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La bellezza del rito liturgico, novembre 2010

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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE

La bellezza del rito liturgico

Hans Urs von Balthasar, nella Introduzione al primo volume della sua monumentale
Herrlichkeit (Gloria), in cui ha sviluppato una teologia sistematica centrata sul
trascendentale del bello, scrive:
La bellezza lultima parola che lintelletto pensante pu osare di pronunciare, perch essa
non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero
e del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa la bellezza disinteressata senza la quale il
vecchio mondo era incapace di intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal
moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidit e alla sua tristezza. Essa
la bellezza che non pi amata e custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera
strappata al suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di riuscire
incomprensibili agli uomini. Essa la bellezza alla quale non osiamo pi credere e di cui
abbiamo fatto unapparenza per potercene liberare a cuor leggero. Essa la bellezza infine
che esige (come oggi dimostrato) per lo meno altrettanto coraggio e forza di decisione della
verit e della bont, e la quale non si lascia ostracizzare e separare da queste sue due sorelle
senza trascinarle con s in una vendetta misteriosa (Gloria. Una estetica teologica, Jaca
book, Milano 1994 [II rist.], pp. 10-11).
Sono parole di chiara condanna, da parte di un teologo ben moderno, di quello spirito
funzionalista tipico della modernit, che non pi capace di apprezzare il valore delle cose
belle che non abbiano un immediato riscontro nel campo dellutile. Come capire oggi il
valore dei dettagli minuziosi che i pittori hanno tracciato sulle volte di innumerevoli chiese e
che sono inutili, perch non percebili da chi guarda la volta dalla navata? Come giustificare
la fatica dei maestri mosaicisti che hanno passato giorni a comporre tessere in luoghi non
visibili delle cattedrali medioevali? Se il dipinto o il mosaico non saranno visti, non saranno
fruiti da alcun occhio umano, a che servito tanto lavoro? Il bello in questo caso non implica
lo spreco di tempo e di energie? E ancora: a cosa serve la bellezza dei paramenti e dei vasi
sacri, se il povero muore di fame o non ha di che coprire la sua nudit? Quella bellezza non
sottrae risorse alla cura dei bisognosi?
Eppure la bellezza serve! E serve proprio quando gratuita, quando non ricerca un utile
immediato, quando irradiazione di Dio. Ricorda Benedetto XVI:
Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare nel valore
teologico e liturgico della bellezza. La liturgia, infatti, come del resto la rivelazione cristiana,
ha un intrinseco legame con la bellezza: veritatis splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero
pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a s e ci chiama alla comunione. [...] La
bellezza della liturgia parte di questo mistero; essa espressione altissima della gloria di
Dio e costituisce, in un certo senso, un affacciarsi del Cielo sulla terra. [...] La bellezza,
pertanto, non un fattore decorativo dellazione liturgica; ne piuttosto elemento costitutivo,
in quanto attributo di Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ci deve renderci
22/10/2014 23:33

La bellezza del rito liturgico, novembre 2010

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consapevoli di quale attenzione si debba avere perch lazione liturgica risplenda secondo la
sua natura propria (Sacramentum Caritatis, n. 35).
Chi non sa apprezzare il valore gratuito (cio di grazia) della bellezza e, in particolare, della
bellezza liturgica, difficilmente pu compiere un adeguato atto di culto divino. Continua Von
Balthasar: Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo
esotico di un passato borghese, di costui si pu essere sicuri che segretamente o
apertamente non pi capace di pregare e, presto, nemmeno di amare (Gloria, p. 11).
La bellezza del rito, quando tale, corrisponde allazione santificatrice propria della sacra
liturgia, la quale opera di Dio e delluomo, celebrazione che d gloria al Creatore e
Redentore e santifica la creatura redenta. Conformemente alla natura composita delluomo,
la bellezza del rito deve sempre essere corporea e spirituale, investire il visibile e linvisibile.
Altrimenti si cade o nellestetismo che vuole soddisfare il gusto, o nel pragmatismo che
supera le forme alla ricerca utopica di un contatto intuitivo col divino. In fondo, in
entrambi i casi si scade dalla spiritualit allemotivit.
Il rischio oggi meno quello dellestetismo e molto pi quello del pragmatismo informale.
Abbiamo bisogno al presente non tanto di semplificare e sfrondare, ma di riscoprire il decoro
e la maest del culto divino. La sacra liturgia della Chiesa attrarr luomo del nostro tempo
non vestendo sempre pi i panni della grigia e anonima quotidianit, cui egli gi ben
avvezzo, bens indossando il manto regale della vera bellezza, abito sempre nuovo e giovane,
che la fa percepire come finestra aperta sul Cielo, come punto di contatto con il Dio Uno e
Trino, alla cui adorazione essa ordinata, attraverso la mediazione di Ges Cristo, Sommo
ed Eterno Sacerdote.

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