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IL NUOVO ESAME DI STATO PER GLI ARCHITETTI

a cura di

Riccardo Bedrone Giuliana Chiappo Jorio

UTET

IL NUOVO ESAME DI STATO PER GLI ARCHITETTI

a cura di

Riccardo Bedrone Giuliana Chiappo Jorio

UTET

Riccardo Bedrone Presidente Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Torino Professore associato di tecnica e pianificazione urbanistica, 2° Facoltà di Architettura, Politecnico di Torino

Giuliana Chiappo Jorio Architetto libero professionista, Torino Membro della Commissione per alcune sessioni dell’esame di Stato

La presente edizione del fascicolo “Il nuovo esame di Stato per gli architetti”

di

Riccardo Bedrone e Giuliana Chiappo Jorio, è offerta gratuitamente dalla UTET

ai

laureati in architettura che intendono sostenere l’esame di Stato.

© 2002 Unione Tipografico-Editrice Torinese

corso Raffaello, 28 - 10125 Torino

Sito Internet Utet: www.utet.com e-mail: utet@utet.it

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di

riproduzione e di adattamento totale o parziale, con qual- siasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche), sono riservati per tutti i Paesi.

Fotocopie per uso personale del lettore possono essere ef- fettuate nei limiti del 15% di ciascun volume/fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso pre- visto dall’art. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633 ovvero dall’accordo stipulato tra SIAE, AIE, SNS

e CNA, CONFARTIGIANATO, CASA, CLAAI, CONF-

COMMERCIO, CONFESERCENTI il 18 dicembre 2000.

Le riproduzioni ad uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superio- re al 15% del presente volume/fascicolo, solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, via delle Erbe, n. 2 - 20121 Milano - Telefax 02/809506 - e-mail aidro@iol.it

Composizione: Puntografica - Torino Stampa: O.G.E. Zeppegno - Torino

PREMESSA DELL’EDITORE

L’esame di Stato, punto finale di un lungo percorso di stu-

L’istituzione di due livelli di laurea, e la “ripartizione” della

di

e momento iniziale dell’itinerario professionale, è non

professione di architetto in progettisti, pianificatori, conser-

solo un’esperienza di grande valore simbolico, moderno

vatori e paesaggisti (cui si aggiungono gli architetti e i piani-

“rito di iniziazione” che separa la condizione di studente

ficatori junior) modificano di necessità anche l’esame di

da

quella di professionista; ma anche una prova non bana-

Stato, il cui futuro svolgimento non è ancora del tutto chiaro.

le

dal punto di vista pratico, poiché il suo superamento

Per questo la nostra Casa editrice, che ha sempre svolto un

non è cosa facile; ed è giusto che non lo sia, perché tale esame corrisponde a una “garanzia” che lo Stato fornisce

importante ruolo di informazione e di aggiornamento per ar- chitetti e ingegneri, ha pensato di venire incontro alle esigenze

ai

cittadini sulla sicurezza con cui potranno affidarsi al fu-

dei futuri professionisti con questo agile opuscolo, dove sono

turo architetto. L’esame di Stato viene perciò affrontato dai candidati con

esposte in modo sintetico le caratteristiche “tradizionali” del- l’esame di Stato, le principali novità che si vanno delineando ed

un

certo timore, o almeno con incertezza; non solo perché

alcuni esempi di temi assegnati negli esami degli anni passati.

non si è mai sicuri al cento per cento della propria prepara- zione, ma anche perché – a differenza degli esami universita- ri sostenuti in precedenza, che corrispondono a singole ma-

A ciò si aggiunge una parte in cui si prendono brevemen- te in rassegna e si illustrano gli aspetti principali dell’ordi- namento e della deontologia che più frequentemente posso-

terie e ad argomenti delimitati – l’esame di Stato può vertere

no essere oggetto di discussione nella prova orale.

su

una gamma vastissima e imprevedibile di temi.

L’intento è di fornire un servizio, piccolo ma prezioso, di

L’incertezza è ancora maggiore in questo momento, in cui le riforme dell’Università e degli Ordini professionali hanno cambiato le carte in tavola, o meglio le stanno cam- biando, poiché esse sono ancora in corso.

informazione; l’augurio è che questo libretto risulti gradito e utile a tutti i candidati all’esame di Stato per un agevole superamento della prova e per l’avvio della propria carriera professionale.

INDICE

Il nuovo esame di Stato per gli architetti Riccardo Bedrone

p.

1

Classi di laurea e accesso ai settori degli albi delle professioni tecniche secondo il D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328

»

7

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale Riccardo Bedrone

»

13

L’esame di Stato fino al 2001: temi assegnati Giuliana Chiappo Jorio

»

23

Decreto di riforma delle professioni

»

33

IL NUOVO ESAME DI STATO PER GLI ARCHITETTI 1

Riccardo Bedrone

1 LA RIFORMA E LA DIRETTIVA EUROPEA

Con la recente legge di riforma è stato introdotto nell’uni- versità italiana un profondo cambiamento, conseguente al-

l’ampliamento dell’autonomia in materia didattica conferi- tale attraverso le disposizioni, concernenti i criteri generali per l’ordinamento degli studi e la determinazione delle ti- pologie dei titoli di studio rilasciati, che aboliscono i corsi di diploma ed istituiscono le lauree triennali e le lauree specialistiche quinquennali. Un’autonomia resa più eviden-

te dalla possibilità, offerta alle diverse sedi, di differenziare

i contenuti della didattica e i relativi profili formativi. All’autonomia nella definizione degli studi attribuita ai sin- goli Atenei si è accompagnata, ad opera del legislatore, la previsione di una nuova normativa di accesso alle professioni (il D.P.R. n. 328 del 5 giugno 2001, pubblicato sulla G.U. n. 190 del 17 agosto 2001), comportante – come inevitabile conseguenza – la completa revisione dei requisiti per l’am- missione all’esame di Stato e delle relative prove da superare

per l’iscrizione agli albi professionali, nonché l’istituzione negli albi stessi di sezioni distinte per dare formale riconosci- mento professionale alle figure individuate dai nuovi titoli di studio intermedi previsti dalla riforma e ai diplomati, rimasti fino ad ora privi di riconoscimento. D’ora in avanti, dunque, l’esame di Stato per coloro che conseguono un titolo di studio nelle Facoltà di Architettura sarà articolato in prove differenziate, per durata degli studi

e per profilo formativo. Con la laurea specialistica sarà

possibile, superandolo, iscriversi nella sezione A degli albi, comprendente i settori dell’architetto, del pianificatore, del paesaggista e del conservatore. Con la laurea – e quindi con il ridursi della durata degli studi e della presumibile difficoltà dell’esame – sarà consentito solo l’accesso alla sezione B, con limitazione ai soli settori dell’architetto e del pianificatore, qualificati entrambi come iunior. È evidente la complessa articolazione del procedimento di reclutamento nel corpo professionale che si verrà a creare e che impone quindi di unificare, per quanto è consentito, i comportamenti dei vari Ordini, chiamati – attraverso i loro rappresentanti nelle Commissioni d’esame – a giudicare il più possibile equamente e pariteticamente i candidati in situazioni geografiche e formative sempre più diverse. Le figure professionali che a seguito del D.P.R. 328/2001 potranno entrare a far parte degli Ordini degli Architetti (i quali diventeranno a loro volta Ordini degli architetti, pianifi-

catori, paesaggisti e conservatori) hanno in ogni caso come elemento unificante l’“architettura” e pertanto devono neces- sariamente confrontarsi con i contenuti della Direttiva 85/384

CEE 2 . Nel definire le modalità di svolgimento delle moltepli-

ci prove previste per i sei nuovi esami di Stato dei laureati

nelle facoltà di Architettura è questo il quadro di riferimento

culturale e normativo al quale vanno ricondotti i principi, le modalità e gli strumenti da tenere in considerazione. Questa Direttiva europea e le relative “raccomandazioni” formulate nel corso degli anni dal “Comitato consultivo per

la formazione nel campo dell’architettura” 3 costituiscono

infatti, nell’insieme, un corpus di principi e di norme che dà luogo ad un quadro di riferimento istituzionalmente au- torevole, ampio nei contenuti e articolato abbastanza da poter presiedere alla definizione dei requisiti delle prove dell’esame di ammissione alla professione. Essa si applica alle attività del settore architettura” ovvero alle “attività che si intendono esercitate abitualmente col titolo profes- sionale di architetto in Europa” e riguarda in generale i re- quisiti ritenuti necessari per esercitare il mestiere di archi- tetto, a partire da una verifica comparativa in cui sono stati presi in considerazione gli elementi comuni a tutti i paesi. Unicamente a partire da questo presupposto è stato pos- sibile al Consiglio Europeo procedere all’individuazione dei criteri della formazione, ovvero delle caratteristiche, delle modalità, dei tempi necessari per consentire l’acquisi- zione delle capacità e conoscenze ritenute convenienti per un architetto. La Direttiva, infatti, stabilisce in 11 punti le caratteristiche del mestiere che la formazione deve fare raggiungere: si tratta “… degli aspetti della formazione che costituiscono requisiti permanenti e comuni per l’esercizio della professione … . Con riferimento alla formazione gli 11 punti mostrano con chiarezza l’intento di individuare in modo analitico i diversi settori disciplinari che concorrono alla costituzione disciplinare dell’architettura 4 e quindi l’insieme degli inse- gnamenti ai quali l’attività dell’architetto può essere ricon- dotta. Dal punto di vista della padronanza del mestiere, gli obiettivi posti sono legati a due fattori principali, sintetizza- bili nel raggiungimento della capacità progettuale e nel pos- sesso dell’insieme delle conoscenze che possono influire sulla qualità del progetto: “… Le conoscenze richieste ri- guardano la storia e le teorie dell’architettura, le tecnologie e le scienze umane, le belle arti, l’urbanistica nonché gli

2

Il nuovo esame di Stato per gli architetti

aspetti fisici e funzionali degli edifici. La capacità di com- prensione richiesta riguarda la destinazione e l’inserimento nell’ambiente degli edifici, la costruzione e la progettazione … La capacità pratica richiesta riguarda la progettazione. Per poter soddisfare le esigenze di natura estetica e tecnica occorre saper tenere conto dei vari elementi e decidere di conseguenza … . Nel merito del progetto occorre notare che la Direttiva fis- sa, in taluni casi specificatamente, soglie di scala (in partico- lare quelle dell’edificio e, in termini più generici, del piano) ma più frequentemente tende a non distinguere trattando, in linea generale, di “concezione architettonica” in termini uni- tari. La capacità di creare progetti architettonici che soddisfi- no esigenze estetiche e tecniche risulta, quindi, il punto d’ar- rivo generale della formazione e la condizione sostanziale e necessaria per l’esercizio della professione, ovvero la base sulla quale, alla fine, dovrà trovare credibilità il procedimento di valutazione dei candidati che vorranno superare l’esame di Stato, prescritto espressamente dall’art. 33 della Costituzione italiana per l’abilitazione ad ogni esercizio professionale.

2 LE MODALITÀ DI SVOLGIMENTO

DELL’ESAME Una questione di particolare delicatezza ed importanza cul- turale è costituita dal rapporto che si porrà tra le procedure da adottare nel nuovo esame di Stato e le modalità fino ad ora seguite nello svolgimento del vecchio, dal momento che, per il numero maggiore delle prove 5 e per la maggiore

specificità che ne caratterizza l’impianto, il nuovo può es- sere valutato come sensibilmente più difficile o comunque più severo dell’attuale. Occorrerà valutare quanto sia cor- retto cambiare d’un colpo un esame di abilitazione per ar- chitetti (nelle varie accezioni introdotte dal Decreto), a fronte di un mercato professionale che ha subito mutamenti non altrettanto repentini seppur rapidi, quando è semmai l’insegnamento che è stato sottoposto a variazioni profonde e non ancora definitive ed è in ragione di queste che la leg- ge è intervenuta a mutare la forma della verifica. Potrà dunque essere opportuno pervenire ad un accrescimento progressivo della difficoltà dell’esame attraverso un altret- tanto progressivo adeguamento della complessità dei temi. Particolare attenzione dovrà essere dedicata alle relazioni tra le diverse prove. La definizione dell’esame per la sezio- ne B contenuta nel Decreto, infatti, connota in modo esau- riente il suo carattere eminentemente tecnico, indirizzando senza equivoci, per differenza, i contenuti di quello della sezione A, volto a fare emergere una attitudine alla com- prensione generale ed al coordinamento delle tecniche e delle discipline apprese. Nel merito dell’esame per la se-

zione B si deve però osservare che la prova di disegno dal vero 6 non sembra corrispondere alle caratteristiche di una figura professionale che ha precipui, se non esclusivi, com- piti di ausilio nella progettazione. Quanto alle modalità, in questi anni è stata sempre più fortemente avversata la prova scritta tradizionale, svolta nella forma dell’esercitazione ex tempore, che potrebbe a maggior ragione essere giudicata inadeguata per la prova pratica dell’esame di Stato. Occorre però sottolineare che questo, nella sua nuova versione, consente di assimilare le prove scritte a parti integrative della prova pratica stessa, costituendo una estensione effettiva del tempo d’esame. Ciò richiederà di dare rapidamente – nell’atteso Regola- mento attuativo del D.P.R. 328/2001 – una chiara definizio- ne delle tipologie dei temi d’esame, delle regole per la pre- parazione dei materiali d’esame (la cui chiarezza e comple- tezza costituiscono una garanzia fondamentale per consentire di concentrare il lavoro efficacemente nei tempi prescritti) e, infine, dei livelli di elaborazione richiesti. Ancora sull’ex tempore occorre osservare che se da un la- to è vero che nelle scuole di architettura italiane non viene utilizzato da anni questo tipo di esercizio 7 , dall’altro è soste- nibile che in una giornata di lavoro, sempre che i problemi vengano formulati in termini chiari, i termini di una risposta forzatamente sommaria ed abbozzata possano consentire di esprimere le componenti prioritarie e generali di un’idea di progetto (di natura tipo-morfologica dell’impianto e degli elementi costitutivi, insieme a indicazioni sui caratteri co- struttivi e dei materiali) in grado di far apprezzare, seppur in modo assai sintetico, il livello dell’esperienza 8 acquisita. In merito alla dimensione temporale della prova pratica sembra comunque difficile trovare alternative allo svolgi- mento dell’esame in un’unica giornata, a causa delle diffi- coltà di prolungare ulteriormente il lavoro di progetto per problemi di custodia dei materiali, per possibili interferenze esterne nella pause tra le prove, per comuni difficoltà gene- rali di organizzazione, di impegno e di eccessiva dilatazione dei tempi di assistenza, sorveglianza e controllo da parte del- le commissioni esaminatrici e del personale ausiliario.

3 I CARATTERI SPECIFICI DELLE PROVE

L’architetto (sezione A, settore “architettura”) Per diventare architetto la riforma dell’esame di Stato ha posto, quale requisito indispensabile per l’iscrizione al set- tore “architettura” della sezione A, il possesso della laurea specialistica nella classe 4/S Architettura e Ingegneria edile (corso di laurea corrispondente alla Direttiva 85/384 CEE) 9 , ovvero il superamento di studi svolti secondo le

5 Sono previste quattro prove (una pratica, due scritte, una orale) per l’i- scrizione nel settore “architettura” sia della sezione A che B; tre prove (una pratica, una scritta, una orale) per l’iscrizione nei settori “pianificazione ter- ritoriale” di entrambe le sezioni e “paesaggistica”, inserito solo nella sezione A; ancora tre prove (due scritte, una orale) per l’iscrizione nel settore “con- servazione”, anch’esso limitato alla sola sezione A.

6 Semmai una prova di disegno automatico, in questo caso, corrisponde- rebbe davvero al tipo di attività che viene richiesta a questa figura, il cui com- pito, dopo tre anni di studi universitari, deve riguardare capacità ben maggiori del semplice ridisegno manuale.

7 A causa anche del carattere di evidente conflitto di un lavoro concen- trato e frettoloso con tutte le norme comportamentali connesse alla delica- tezza, al valore sociale, alla serietà, alla ricerca della qualità, ecc. proprie del mestiere di architetto.

8 Dal punto di vista delle modalità e dei temi per l’esame di Stato, un rife- rimento opportuno può rintracciarsi nella struttura del concorso di architettu- ra, per il quale, analogamente, si procede alla preparazione dei materiali, alla enunciazione di un tema e alla definizione precisa del tipo di elaborazione. Si tratta di una analogia talmente marcata da consentire anche di riutilizzare i materiali di un concorso svolto, cambiando alcune parti dello schema, ad esempio l’oggetto proposto. L’uso di questo strumento può risultare impor- tante, ovviamente, anche per rafforzare e diffonderne il ricorso, contribuendo ad accogliere una delle istanze più ricorrenti e motivate degli architetti.

9 L’architetto specialista sarà, per effetto del riconoscimento comunitario, la figura professionale privilegiata scaturente dal nuovo ordinamento, a cui è da- ta la possibilità di svolgere tutte le prestazioni già riservate o attribuite dalla legislazione vigente. È prevista l’iscrizione automatica a questo settore della sezione A di tutti i professionisti architetti già iscritti negli Albi precedenti.

Il nuovo esame di Stato per gli architetti

3

modalità previste dalla Direttiva e secondo piani di forma- zione riconosciuti dagli organismi europei preposti. Si desume, quindi, che nella prova pratica l’ambito del progetto debba essere affrontato nella sue manifestazioni problematiche così come nella sua dimensione teorica e tecnica tenendo conto anche della possibilità, data dalle prove scritte successive, di integrare e specificare – come precisato nel Decreto – quanto espresso nella prova pratica di progetto sia in termini strutturali e costruttivi che di teo- ria, storia e tecniche progettuali, ovvero di spiegazione in merito alle scelte compiute ed ai loro riferimenti. A titolo di esempio, prendendo in considerazione i conte- nuti della prova pratica per la professione stabiliti dalla rifor- ma dell’esame di Stato, per il settore “architettura” viene pro- posta, in alternativa, “… la progettazione di un’opera di edili- zia civile o di un intervento a scala urbana …”; per la prima prova scritta, inoltre, il Decreto pone un’alternativa corri- spondente al tipo di prova pratica svolto laddove indica come argomenti “… la giustificazione del dimensionamento strut- turale o insediativo relativo alla prova pratica …”. La diffe- renza sembra potersi riferire più che a scale diverse di inter- vento al tipo di operazione proposta: la prima è di natura pre- valentemente tipologica e strutturale e riguarda un singolo elemento edilizio, la seconda è di natura prevalentemente vo- lumetrica e morfologica e riguarda un insieme composto da elementi diversi. Alla luce della citata Direttiva CEE, in ogni caso, il pri- mo argomento risulta adeguato quando anche gli aspetti le- gati all’inserimento armonico nell’ambiente circostante siano stati presi in considerazione così come, per il secon- do, appaiono importanti anche gli aspetti di concezione, di organizzazione e di realizzazione delle opere edilizie.

Il pianificatore (sezione A, settore “pianificazione territoriale”) Il contenuto della prova pratica, disposto dal D.P.R. 328/2001, deve essere volto a dimostrare l’acquisizione da parte del laureato di un adeguato livello delle conoscenze idonee, sul piano tecnico, ad indagare i fenomeni urbani e/o territoriali o ad effettuare le valutazioni di piani e pro- grammi per tutte le scale di intervento. La prova pratica potrà riguardare, ad esempio, l’applica- zione di alcune delle molteplici tecniche di analisi poste a base del piano urbanistico o territoriale: l’andamento de- mografico, il patrimonio edilizio, il dimensionamento del piano, la definizione degli standard prestazionali, il degra- do delle risorse naturali o culturali, la produzione delle me- desime. Oppure potrà essere volta a mostrare la conoscen- za delle nuove tecniche di concertazione pubblico-privato, anche dando attuazione ai principi della perequazione e non tralasciando le applicazioni più propriamente rivolte – con specifiche soluzioni – alla progettazione microurbana od urbanistica. Non debbono escludersi anche i metodi di indagine dell’ambiente urbano volti a definire il sistema di relazioni tra forme degli spazi urbani ed esigenze dei citta- dini. D’altra parte, le conoscenze utili per la formazione di piani e programmi di trasformazione appaiono molto vaste e la loro dimostrazione dovrebbe per conseguenza comprendere le mo- dalità valutative della loro fattibilità amministrativa, urbanisti- ca, ambientale, economica e finanziaria e tendere a rivelare il possesso di specifiche nozioni relative alla struttura della pub-

blica amministrazione, agli obiettivi della gestione urbanisti- co-ambientale, all’analisi economico-finanziaria dell’inve- stimento immobiliare. La prova scritta richiede che il candidato abbia cono- scenza dei fondamenti del diritto urbanistico ed ambientale che possono individuarsi, strutturalmente, nel rapporto fra funzione e potestà pianificatoria dell’ente locale e regiona-

le

e diritti della proprietà immobiliare e nella costruzione

di

processi di condivisione delle decisioni pianificatorie e

progettuali. Dalla prova scritta dovrebbe infine scaturire la descrizione delle forme possibili di superamento degli stru- menti urbanistici esistenti, a favore di quelli che possono sostanziare i nuovi possibili rapporti tra amministrazione, cittadini ed operatori. Posta la notevole articolazione della legislazione regionale la prova descritta potrebbe infine suggerire eventuali facoltative esplicitazioni di norme pro- prie di singole regioni.

Il paesaggista (sezione A, settore “paesaggistica”)

I campi operativi dell’architetto del paesaggio, secondo le

definizioni date nel 1998 dall’EFLA (European Founda- tion for Landscape Architecture) comprendono la progetta- zione di parchi e giardini pubblici e privati, giardini pensili, orti botanici, cimiteri e campi da golf; la riqualificazione di

parchi, giardini e paesaggi storici; l’analisi, la valutazione e

la pianificazione paesistica. Altri possibili settori in cui

possono essere chiamati ad intervenire, quanto meno of- frendo consulenza specialistica, riguardano gli studi di im- patto ambientale, il recupero e la riqualificazione di cave, miniere e aree dismesse, la riqualificazione dei corsi d’ac-

qua, l’inserimento paesistico di reti infrastrutturali ferro- viarie, autostradali e di servizio.

I possibili ambiti di verifica delle sue conoscenze com- prenderanno di conseguenza:

l’analisi paesistica, indirizzata alla valutazione, alla in- terpretazione e alla diagnostica necessari per lo svolgi- mento di studi di impatto ambientale relativi al paesag- gio;

i

contributi alla redazione di piani paesistici, piani del

verde, progetti di inserimento nel paesaggio di complessi

civili e industriali e nello sviluppo di proposte di riduzio-

ne

dell’impatto di impianti e infrastrutture;

la

progettazione di nuove aree verdi, di sistemi del verde,

di

spazi aperti, di giardini privati e pubblici, di allestimen-

to

di mostre ed esposizioni, di assetto ed organizzazione

delle aree scoperte di complessi turistici, di sistemazioni fluviali e cimiteriali, nonché degli interventi di recupero, valorizzazione e restauro di parchi, complessi ambientali storici e paesaggi culturali.

La prova scritta, in particolare, potrà mettere in luce l’atti- tudine alla collaborazione (con competenze specifiche sul paesaggio) svolta all’interno di gruppi di studio e di pro- gettazione interdisciplinari; alla predisposizione di pareri, studi, relazioni, perizie implicanti conoscenze giuridiche sulla legislazione attinente la tutela dell’ambiente naturale

e antropizzato e sulle specificità dell’esercizio della profes- sione; alla concreta applicazione delle conoscenze acquisi-

te

di carattere tecnico, valutativo, estimativo e gestionale in

ordine alla predisposizione di computi metrico-estimativi, alla direzione dei cantieri ed al controllo delle operazioni e delle tecniche di realizzazione delle opere a verde.

4

Il nuovo esame di Stato per gli architetti

Il conservatore (sezione A, settore “conservazione dei beni architettonici ed ambientali”) Questo laureato specialistico deve acquisire una formazione teorico-scientifica, oltre che metodologico-operativa, tale da consentirgli di interpretare criticamente e rappresentare ap- profonditamente i problemi della conservazione dei beni ar- chitettonici ed ambientali, considerandone la molteplicità de- gli aspetti. Trova collocazione autonoma nel mercato del la- voro, con funzioni di responsabilità anche in tutte le istituzioni e gli enti pubblici e privati operanti nei campo del restauro e della valorizzazione. Gli studi seguiti devono permettergli di identificare, for- mulare e risolvere anche in modo innovativo i problemi sottostanti al restauro e alla conservazione dei beni archi- tettonici e ambientali con un approccio multidisciplinare e con l’utilizzo, tra le altre, delle conoscenze acquisite nel campo dell’organizzazione e dell’etica professionale. Con l’obiettivo della realizzabilità dei progetti, deve poter inter-

venire nel processo di conservazione con piena conoscenza degli aspetti estetici, storico-critici, distributivi, funzionali, strutturali, tecnico-costruttivi, gestionali, economici e am- bientali, ponendo particolare attenzione al momento della definizione degli usi compatibili. Deve infine saper eserci- tare attività di tutela con ruoli direttivi e di coordinamento

di speciali sezioni relative agli ambiti di interesse delle isti-

tuzioni. Gli argomenti dell’esame di Stato, posto che il D.P.R. 328/2001 non prevede lo svolgimento della prova pratica,

potrebbero riguardare:

il rilievo della consistenza e l’analisi del degrado e dei dis- sesti che interessino edifici, complessi edificati o parti del territorio di pregio architettonico e ambientale;

lo

svolgimento, con appropriata metodologia, di indagini

storiche su tessuti urbani, emergenze culturali e esempi

di

architettura storica;

gli studi per la conservazione, l’adeguamento e la rifun- zionalizzazione di beni e sistemi architettonici e ambien-

tali di interesse storico (sia puntuali che di tipo diffuso);

la

valutazione economica e gestionale dei progetti di re-

stauro e valorizzazione dei beni architettonici e ambien- tali;

le

conoscenze giuridiche, con appropriata descrizione del

dispiegamento dei loro effetti, riguardanti la legislazione sui lavori pubblici attinenti i beni architettonici e am- bientali, specialmente in materia di tutela e restauro.

L’architetto iunior (sezione B, settore “architettura”) La prova pratica, così come indicata nel Decreto, riguarda

le conoscenze e le capacità necessarie per svolgere i ruoli

previsti di concorso e di collaborazione alle attività proget- tuali per le quali si richiede lo sviluppo grafico di un pro- getto dato. Si tratta di una prova che riguarda la conoscen- za e l’impiego dell’apparato tecnico e quindi impone una comprensione ampia dei problemi connessi alla definizione e alla stesura degli elaborati progettuali. La prova scritta re-

lativa alla valutazione economica quantitativa della prova pratica costituisce una estensione della prova pratica stessa. Nei limiti indicati dal Decreto il laureato può svolgere at- tività di progettazione di “costruzioni civili semplici”, con l’uso di metodologie standardizzate 10 , di cui deve saper mostrare la conoscenza e la padronanza. All’interno della seconda prova scritta, consistente in un tema o in una prova grafica nelle materie caratterizzanti il percorso formativo, saranno individuati temi e modalità che, soprattutto all’in- terno della prova grafica (più adatta a rispondere alle fina- lità della verifica d’esame), consentano di verificare tale capacità.

Il pianificatore iunior (sezione B, settore “pianificazione”) La prova pratica appare identica a quella disposta per il

laureato specialistico. Differenze sensibili si trovano nel-

la prova scritta riguardante la valutazione della “compati-

bilità” urbanistica di un opera pubblica e nella successi- va, scritta o grafica, tesa a verificare la preparazione nel- le materie caratterizzanti. La prova orale rientra nello schema logico delle tematiche legislative della materia. È logico ritenere che la dimostrazione pratica debba ri- spondere ad un livello di prestazioni che dovrebbero confi- gurarsi nei termini di collaborazione e concorrenza alla re- dazione del piano o progetto urbanistico. Questa prova do- vrebbe perciò tendere a dimostrare soprattutto gli obiettivi cui è finalizzata l’applicazione del sistema delle tecniche di analisi poste a base del piano o del progetto urbanistico. Tale condizione dovrebbe essere estesa anche ai caratteri delle al- tre tre prove. Sulla base di queste considerazioni e dell’ampiezza di contenuto della prova pratica si ritiene che la valutazione d’esame debba consentire di riconoscere nel laureato so- prattutto la convinzione dell’unità del processo pianifica- torio e della sua costante reiterabilità a fronte delle inno- vazioni che lo stesso processo acquisisce nel tempo. In quest’ottica sembra proponibile l’accentuazione delle ve- rifiche di conoscenza dei suoi strumenti gestionali.

4 I TIROCINI E I CORSI SOSTITUTIVI DELLE PROVE D’ESAME

Il D.P.R. 328/2001 agli artt. 17 (comma 5) e 18 (comma 4)

dedicati agli esami di Stato rispettivamente per le sezioni A

e B della professione di “architetto, pianificatore, paesag-

gista e conservatore” recita testualmente: “nel caso venga- no attivate, con apposite convenzioni fra Ordini ed Università, attività strutturate di tirocinio professionale, adeguatamente regolamentate ed aventi durata massima di un anno, la partecipazione regolamentata a tali attività esonera dalla prova pratica”. Il Decreto introduce, quindi, nella disciplina abilitativa, la possibilità – e non l’imposizione – per il candidato, di sce- gliere se sostituire una prova, in particolare quella pratica, con un’attività di tirocinio documentata. È evidente il caratte-

Il nuovo esame di Stato per gli architetti

5

re non obbligatorio dello stesso e la sua non coincidenza con le forme di tirocinio previste all’interno del percorso formati- vo universitario e costituenti il pacchetto minimo di crediti obbligatori per ottenere la laurea o la laurea specialistica. Anche per il tirocinio dovranno naturalmente essere seguiti percorsi particolari e differenziati per ciascuna delle sei figu- re professionali introdotte dal Decreto, avendo riguardo del fatto che esso non è previsto per i conservatori, in quanto non viene loro richiesto di sostenere la prova pratica all’esame di Stato, non rientrando la progettazione tra le loro competenze. I tirocini previsti dalla legge in sostituzione della prova pra- tica per la professione di architetto costituiscono una grande novità per l’Italia. Praticato da gran tempo e obbligatoria- mente in diversi stati europei e presente da sempre, ma in for- me spontanee, nel nostro paese, il tirocinio post-laurea impo- ne, d’ora in avanti, che evolva un vero e proprio costume al- l’interno del corpo professionale e universitario. C’è bisogno che si consolidi poco a poco in quelle forme stabili di condu- zione e di rapporto che, seppur del tutto naturali per un me- stiere basato largamente sull’esperienza e sulla sua trasmis- sione, necessitano di un certo tempo per diventare consuetu- dine, per definirsi e sedimentarsi in forma stabile.

IL TIROCINO PROFESSIONALE PER GLI ARCHITETTI IN EUROPA

Paese

UE

Modalità di tirocinio

Austria

si

tre anni con esame

Belgio

si

da due a tre anni dopo il conseguimento della laurea (con controllo finale)

Danimarca

si

tre mesi durante l’ultimo anno del corso di laurea

Finlandia

si

di breve durata durante gli studi

Francia

si

sei mesi durante il il secondo anno del terzo ciclo

Germania

si

da due a tre anni secondo i Länder

Gran Bretagna

si

un anno tra il terzo ed il quinto anno più due anni successivamente

Grecia

si

Irlanda

si

un anno dopo il primo ciclo, due anni complessivamente

Italia

si

Lussemburgo

si

Norvegia

no

Paesi Bassi

si

due anni obbligatori per l’iscrizione all’associazione privata BNA (Bond van nederlandse architekten)

Polonia

no

obbligatorio di tre anni

Portogallo

si

introdotto solo in alcune scuole, un anno obbligatorio dal

 

2002

Spagna

si

Svezia

si

quattro mesi, obbligatorio per l’iscrizione all’associazione privata SAR (Svenska arkitekters riksforbund)

Svizzera

no

un anno tra il sesto e il settimo semestre

Ungheria

no

due anni dopo il diploma

Fonte dei dati: Archieuro e Consiglio degli Architetti d’Europa (CAE) al 1999

Nello sforzo di ricercare una terminologia non equivoca fra lingue e metodologie diverse, il già citato “Comitato Consultivo per la formazione nel campo dell’architettura” concordò definizioni puntuali su termini simili e ricorrenti, riportati dalla Direttiva:

– l’esperienza pratica è un termine usato per indicare “

l’esperienza acquisita fuori degli istituti di formazione e dopo aver ottenuto i titoli accademici …”, obbligatoria in alcuni Stati membri;

– la formazione pratica consiste in “… programmi elabora- ti dalle scuole di architettura, anche in collaborazione con i professionisti, per dare un modello strutturato d’in- segnamento imperniato sull’applicazione delle cono- scenze teoriche a situazioni concrete e sulla realizzazio- ne pratica del processo progettuale …”. Il termine ab- braccia una gamma di attività che rientrano nel programma accademico o ne sono estranee ma è sempre in relazione ad esso e soggetto a supervisione;

– l’esperienza professionale viene “… acquisita in un conte- sto professionale attraverso il contatto diretto sia con la realizzazione di costruzioni, quanto nella conoscenza delle pratiche sia in architettura che in urbanistica … ”. La re- sponsabilità ricade, di regola, sui professionisti che impar- tiscono questa esperienza, efficace soprattutto al termine del programma di studi. Essa può essere dispensata anche durante gli studi ed implica, in questo caso, la partecipazio- ne delle scuole;

– la formazione ed esperienza pratiche (tirocinio) sono l’e- spressione utilizzata più propriamente perché non si li- mita ai due elementi succitati, “… ma ne implica l’effetti- va integrazione. L’obiettivo può essere raggiunto in più modi, in particolare introducendo degli elementi a stadi differenti ed in contesti diversi, secondo la struttura e le modalità dei cicli di studi esistenti o previsti … ”. Sempre secondo la stessa raccomandazione, l’esperienza pratica in un primo tempo può comprendere il lavoro con imprese di costruzione e su cantieri edili per permettere agli studenti o ai neolaureati di familiarizzare con i proce- dimenti costruttivi e di avvicinarsi alla realtà del mestiere, piuttosto che acquisire competenze specifiche. La formazione completa, comunque, dovrà comprendere un programma di formazione pratica strutturata obbligato- ria, nel quale sia compresa una esperienza professionale di almeno un anno, compiuta dopo l’ottenimento del diploma e coordinata con la professione. L’esperienza professionale deve essere controllata da uno studio di architettura, dalla scuola e dalle organizzazioni professionali riconosciute. Per ciò che concerne lo studio, la supervisione dovrà essere assicurata da un architetto sperimentato, pienamente re- sponsabile dell’esecuzione del programma. Lo studio potrà essere di dimensioni grandi o piccole, pubblico o privato, purché abbia un programma differenziato di lavoro. Durante tutto il programma di formazione pratica, le atti- vità e la partecipazione del tirocinante dovranno essere an- notate in un registro. Nasce quindi l’esigenza di mettere in atto tutte le inizia- tive possibili affinché i programmi di formazione pratica siano indirizzati a facilitare anche gli scambi internaziona- li. Anche se le differenze di organizzazione della professio- ne, nei vari Stati, potranno generare problemi di compara- bilità, la libera circolazione e gli scambi debbono essere al primo posto nella scala delle priorità. Un accordo raggiunto nel giugno 1998 in Italia dalla commissione paritetica Università-Consiglio Nazionale de- gli Architetti 11 e finalizzato all’istituzione di un tirocinio

6

Il nuovo esame di Stato per gli architetti

obbligatorio, così come richiesto dalle raccomandazioni CEE, permette di individuare le linee-guida per tutti i punti che in qualche modo possano essere riconducibili al tiroci- nio previsto dal Decreto:

– deve essere svolto dopo aver superato tutti gli esami del

le significa infatti creare ambienti nei quali poter coniu-

gare formazione e avanzamento scientifico e rafforzarne

il compito educativo attraverso la costruzione dell’espe-

rienza.

Il D.P.R. 328/2001 all’art.5, comma 2, così recita inoltre:

corso di studi, con la possibilità comunque di ottempera-

Sono esentati da una delle prove scritte coloro i quali pro-

re

a tale adempimento contestualmente alla preparazione

vengono dalla sezione B o da settori diversi della stessa se-

della tesi di laurea durante l’ultimo anno universitario;

zione e coloro che conseguono un titolo di studio all’esito

– deve comportare un impegno complessivo pari a 800 ore

di un corso realizzato sulla base di specifiche convenzioni

di

attività, valutabile con la formula dei crediti in modo

tra le università e gli ordini professionali ”. Occorre, quin-

da

consentire che una parte di detto impegno, non supe-

di, saper tenere conto delle modalità e degli strumenti pre-

riore alle 300 ore, possa essere svolta anche presso strut- ture universitarie. Tali strutture dovranno essere accredi- tate e l’attività in esse svolta dovrà essere indipendente dalla didattica;

visti nel testo della Direttiva 85/384 CEE e nelle esperienze avviate all’estero istituendo un periodo sperimentale ade- guato e sufficiente a tenere sotto speciale osservazione il sistema previsto. Più liberi devono essere considerati in ogni caso la struttu-

– deve compiersi presso strutture private (studi professio- nali, società professionali e imprese o industrie del setto-

– deve essere correlato alla nuova configurazione dell’esa-

ra

ed i contenuti dei corsi eventualmente da attivare, di natu-

re) italiane o di altri paesi della Commissione Europea o

ra

“professionalizzante”, che una volta seguiti con profitto

pubbliche (uffici tecnici di pubbliche amministrazioni, università ed enti locali);

me di Stato, nel senso che la prova di esame verterà sul- l’esperienza maturata dal tirocinante durante il periodo di praticantato, documentato con elaborati e materiali vari opportunamente raccolti a dimostrazione del tipo di

dovrebbero consentire l’esenzione da una delle prove scritte. Le iniziative-pilota condotte in alcune facoltà italiane con- sentono di segnalare come i più meritevoli di diventare alter- native alla prova scritta siano quei corsi sperimentali (anche nella forma del workshop) che investono aspetti specifici e

concreti dell’esercizio professionale. Essi devono saper anti- cipare, con il concorso di docenti esperti e professionalmen-

esperienza svolta e della capacità di inserimento nel con-

te

attivi, possibilmente segnalati o concordati dagli Ordini

testo professionale scelto;

che si vorranno convenzionare con le Università, le modalità

– deve essere indipendente e separato, per quanto attiene alle responsabilità istituzionali, dal corso di studi univer- sitario ed essere quindi posto sotto la guida organizzativa

di svolgimento di attività che obbligatoriamente fanno parte

del bagaglio di conoscenze di un professionista: ad esempio

le responsabilità amministrative, civili e penali, la deontolo-

il controllo dell’Ordine professionale, stabilendo for-

me di collaborazione con l’Università opportunamente convenzionate. Per quanto riguarda invece i tirocini interni alle strutture universitarie è indispensabile che questi vengano imper- niati su attività concrete, legate a temi impegnativi, com- plessi e fortemente connessi ai caratteri indicati dalla

ed

gia, la sicurezza nel progetto e sul cantiere, la direzione e la contabilità dei lavori. La loro durata dovrebbe essere pari a 120 ore, essendo da commisurarsi all’unico corso (di competenza degli Ordini professionali) che ha dato origine, negli ultimi anni ad atte- stazioni di frequenza abilitanti: quello per diventare re- sponsabile della sicurezza previsto dal D. Lgs. 494/1996.

riforma dell’esame di Stato per quanto riguarda le atti-

 

E

per la loro natura, dovranno essere concepiti e svilup-

vità professionali degli iscritti nella sezione A (art. 16, comma 1) ovvero “… attività che implicano l’uso di me- todologie avanzate, innovative o sperimentali …”. Tali caratteri, riguardando in generale le attività dell’architet-

pati in stretto accordo tra le strutture didattiche universita- rie e gli Ordini o le loro Federazioni. Naturalmente, la loro esplicita configurazione di complemento formativo profes- sionalizzante non potrà che portare il candidato all’esame

to, devono trovare luoghi nei quali la sperimentazione sia

di

Stato, una volta che abbia superato il necessario esame

condotta secondo modalità avanzate in termini di rappor-

di

profitto finale anche di siffatti corsi, all’esenzione della

ti interdisciplinari, di dotazione di strumenti e spazi, di

prova scritta “… vertente sulle problematiche culturali e

rapporti con realtà estere, ecc. Rendere operative le scuo-

conoscitive …” dell’architettura.

CLASSI DI LAUREA E ACCESSO AI SETTORI DEGLI ALBI DELLE PROFESSIONI TECNICHE SECONDO IL D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328

9

Classi di laurea specialistica e accesso ai settori della sezione A degli albi delle professioni tecniche secondo il DPR n. 328/2001

 

Ingegnere

dell’informazione

       

 

   

 

 

                         

Ingegnere

Ingegnere

industriale

         

 

 

 

 

   

               

Ingegnere e

ambientale

 

           

                 

                   

Geologo

Geologo

                                                   

 

forestale e

Dottore agronomo

Dottore

Dottore agronomo e

Dottore forestale

                                                 

     

Architetto, Pianificatore, Paesaggista e Conservatore

Conservatore dei beni architettonici ed ambientali

 

 

                                                 

Paesaggista

                                             

     

Pianificatore

territoriale

 

                                 

                 
 

Architetto

                                                         
   

3/S. Architettura del paesaggio

edile - corso

85/384/cee

e ingegneria

4/S. Architettura direttiva

corrispondente

7/S. Biotecnologie agrarie

Conservazione dei beni architettonici

10/S.

ambientali

ed

23/S. Informatica

25/S. Ingegneria aerospaziale e astronautica

26/S. Ingegneria biomedica

27/S. Ingegneria chimica

28/S. Ingegneria civile

29/S. Ingegneria dell’automazione

30/S. Ingegneria delle telecomunicazioni

31/S. Ingegneria elettronica

32/S. Ingegneria elettronica

33/S. Ingegneria energetica e nucleare

34/S. Ingegneria gestionale

35/S. Ingegneria informatica

36/S. Ingegneria meccanica

37/S. Ingegneria navale

38/S. Ingegneria per l’ambiente e il territorio

Pianificazione territoriale urbanistica

54/S.

ambientale

e

61/S. Scienza e ingegneria dei materiali

e gestione delle risorse

74/S. Scienze

e forestali

rurali

77/S. Scienze e tecnologie agrarie

78/S. Scienze e tecnologie agroalimentari

79/S. Scienze e tecnologie agrozootecniche

Scienze e tecnologie per l’ambiente

82/S.

il territorio

e

82/S. Scienze geofisiche

86/S. Scienze geologiche

88/S. Scienze per la cooperazione allo sviluppo

10

Classi di laurea e accesso ai settori della sezione B degli albi delle professioni tecniche
Classi di laurea e accesso ai settori della sezione B degli albi delle professioni tecniche secondo il DPR n. 328/2001
Architetto,
pianificatore
Perito
paesaggista
e
Dottore agronomo e dottore forestale
Geologo
Ingegnere
Agrotecnico
Geometra
agrario
conservatore
Ingegnere
Ingegnere
Perito
Architetto
Pianificatore
Agronomo e
Biotecnologo
Agrotecnico
Geometra
Zoonomo
Geologo iunior
industriale
dell’informazione
agrario
iunior
iunior
forestale iunior
agrario
Ingegnere civile e
ambientale iunior
laueato
laureato
iunior
iunior
laureato
1.
Biotecnologie
4.
Scienze
dell’architettura e
dell’ingegneria edile
7.
Urbanistica e scienze
della
pianificazione
■■
territoriale
e
ambientale
8. Ingegneria civile e
■■
ambientale
9. Ingegneria
dell’informazione
10. Ingegneria
industriale
16.
Scienze della terra
17.
Scienze
dell’economia e della
gestione aziendale
20.
Scienze e
tecnologie agrarie,
agroalimentari
e
forestali
21.
Scienze e
tecnologie chimiche
23.
Scienze e
tecnologie delle arti
figurative, della musica,
dello spettacolo e della
moda
25.
Scienze e
tecnologie fisiche
26. Scienze informatiche
e
tecnologie
27.
Scienze e
tecnologie per
l’ambienta e la natura
40.
Scienze e
tecnologie
zootecniche
e
delle produzioni
animali
42.
Disegno industriale

11

Tabella A (prevista dall’art. 8, comma 3) - Possibilità di accesso all’esame di Stato della Sezione B per i diplomati nei corsi triennali di diploma universitario

ALBO PROFESSIONALE

DIPLOMI UNIVERSITARI

Architetto - Sezione B

 

Settore architettura

Edilizia Materiali per la manutenzione del costruito antico e moderno

Settore pianificazione

Operatore tecnico ambientale Sistemi informativi territoriali Tecnico di misure ambientali Valutazione e controllo ambientale

Ingegnere - Sezione B

 

Settore civile e ambientale

Edilizia Ingegneria civile Ingegneria dell’ambiente e delle risorse Ingegneria delle infrastrutture Ingegneria Ingegneria per l’ambiente e il territorio edile

Settore industriale

Ingegneria aerospaziale Ingegneria biomedica Ingegneria chimica Ingegneria dei materiali Ingegneria dell’automazione Ingegneria delle materie plastiche Ingegneria elettrica Ingegneria elettrica con teledidattica Ingegneria energetica Ingegneria industriale Ingegneria logistica e della produzione Ingegneria logistica e della produzione - orientamento tessile Ingegneria meccanica Produzione industriale Scienza e ingegneria dei materiali Tecnologie industriali e dei materiali

Settore dell’informazione

Ingegneria delle telecomunicazioni Ingegneria dell’automazione Ingegneria elettronica Ingegneria informatica Ingegneria logistica e della produzione Economia e ingegneria della qualità Ingegneria biomedica

CENNI SULL’ORDINAMENTO E SULL’ ESERCIZIO PROFESSIONALE

Riccardo Bedrone

1 L’ORDINE PROFESSIONALE

L’esercizio professionale degli architetti è protetto da un ordi- namento introdotto con la legge n. 1395 del 1923, successiva- mente integrato dalle norme regolamentari del 1925 (appro- vate con Regio Decreto n. 2537), riguardanti sia l’architetto che l’ingegnere. Entrambi i provvedimenti, anche se entrati in vigore durante il fascismo, sono ispirati alla disciplina delle professioni liberali nata in Italia nella seconda metà del XIX secolo: il fascismo provvide invece a sopprimere gli Ordini, trasferendone le funzioni ai sindacati professionali operanti all’interno delle corporazioni, che costituivano l’organizza- zione unitaria delle forze di produzione del paese.

Prescrizioni ulteriori, volte al ripristino degli albi e delle fun- zioni disciplinari degli Ordini, vennero emanate durante la guerra (con il Decreto luogotenenziale n. 262 del 1944) dopo

di che non sono più intervenuti cambiamenti. In sostanza il

corpo normativo che riguarda le modalità di svolgimento del-

la attività degli architetti è concentrato nella produzione legi-

slativa del biennio 1923-25 (naturalmente emendata a seguito

della entrata in vigore della Costituzione Repubblicana), che

ha dato origine a tutto il modello ordinamentale sul quale si

basano ancor oggi il raggiungimento e il godimento dello sta- tus di architetto (o di ingegnere) professionale. Come si può ben immaginare, una professione descritta e regolata da norme che risalgono a quasi ottant’anni orsono sicuramente necessita di revisioni profonde e di incisivi ag- giornamenti. Peraltro il periodo in cui l’organizzazione pro- fessionale è stata formalmente disciplinata coincideva con il primo dispiegarsi dell’assetto istituzionale dello Stato fasci- sta: gli enti di rappresentanza professionale non potevano al- lora essere intesi – come avviene oggi – come enti di diritto pubblico costituenti articolazioni decentrate del Ministero di Giustizia (cioè essenzialmente come organi giudicanti). All’epoca vennero trasformati, semmai, in strutture ausilia- rie dello Stato e più specificamente nei raggruppamenti di categoria che dovevano contribuire a indirizzare le politiche economiche e sociali del governo, secondo un modello di or- ganizzazione statuale che trovava all’interno delle rappresen- tanze delle libere professioni uno dei suoi appoggi. Con il passare del tempo questo modello comportamen- tale ha mostrato i suoi limiti evidenti, in primo luogo di si- gnificatività della rappresentanza e di giustificabilità degli interessi di cui era portatore. Alla fine della guerra, con la caduta della dittatura e il ripristino delle istituzioni demo- cratiche, gli Ordini hanno ripreso finalità e denominazione originari, anche se le loro attribuzioni non sono cambiate radicalmente, nel senso che i Consigli sono passati più semplicemente da quel ruolo sindacale che possedevano nella corporazione ad un ruolo prevalentemente notarile e

di vigilanza, come magistratura di categoria, senza alcuna

apprezzabile estensione delle loro attribuzioni. Se oggigiorno si parla degli Ordini come di enti periferici

dello Stato è perché i loro compiti essenziali sono rimasti ri- volti alla tutela, non più dei professionisti, ma dell’interesse pubblico e quindi all’imposizione del rispetto di norme di

carattere disciplinare da parte degli iscritti. I loro compiti di magistratura settoriale si esprimono nel controllo sull’atti- vità dei professionisti (iscritti agli albi di cui sono tenutari)

e nella repressione degli abusi che essi possono commettere

nello svolgimento della professione. La vigilanza costitui- sce una funzione istituzionale cui i Consigli degli Ordini non possono sottrarsi e tale attribuzione impone una pun- tuale verifica dei comportamenti che presentano alterazioni rispetto al modello di condotta prospettato dal corpus delle norme di autoregolamentazione che vengono chiamate deontologiche (il cui significato è “studio dei doveri”).

Il codice di comportamento di un libero professionista è quindi, in generale, delineato dall’insieme delle norme deon- tologiche – nazionali e locali – vigenti, volte a fornire alla col- lettività rassicurazioni e garanzie sulla eticità di chi è autoriz- zato a svolgere una professione in virtù della sua appartenenza

ad un Ordine: vale, con diverse declinazioni ispirate alle speci-

ficità delle professioni esercitate, per avvocati, medici, farma- cisti, ingegneri, ecc. e, naturalmente, anche per gli architetti. Naturalmente ad un Ordine oggi non compete solo la re- sponsabilità di far rispettare le norme deontologiche, ma la sua funzione originaria e prevalente resta ancora questa. Da ciò discende chiaramente che un Ordine non è e non deve es- sere confuso né con una libera associazione né con un sinda- cato, poiché non è nato né si è adattato nel tempo per svolge-

re il ruolo di difesa o di promozione di interessi – economici,

sociali, culturali – della categoria specifica che riunisce. Il fine che deve perseguire un Ordine è il raggiungimento

di quell’interesse collettivo che si traduce nella tutela della

capacità professionale, da mettere a servizio della società nelle migliori condizioni possibili: il che significa anche la difesa dei propri iscritti, quando nei loro confronti vengono compiute azioni che possono impedire lo svolgimento delle loro prestazioni intellettuali in piena libertà e con la maggior efficienza possibile. In questo senso l’interesse collettivo l’Ordine lo persegue anche quando punisce gli iscritti che compiono atti – non necessariamente criminosi – tendenti a soddisfare il loro interesse particolare, ma a discapito di quell’interesse generale che la società si attende che scaturi- sca dall’opera frutto di un’attività professionale protetta.

I compiti dell’Ordine Fin dalle origini, del resto, agli Ordini sono state attribuite queste finalità, più alcune altre incombenze, di carattere buro-

cratico, che tendono a rafforzarne il carattere di istituto autore- golamentato di servizio generale più che di tutela della catego-

ria rappresentata e che si possono riassumere sinteticamente:

– tenere aggiornato l’elenco degli iscritti, dal momento che sono gli Ordini i depositari degli albi professionali;

14

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

– stabilire e riscuotere annualmente le quote di iscrizione, di

entità relazionata al costo dei servizi da svolgere istituzio- nalmente e delle spese obbligatoriamente da sostenere;

– fornire pareri a tutti coloro che lo desiderano, tenendo conto che quello più comune è diretto ad esprimere la con- gruità degli onorari richiesti al proprio cliente per le pre- stazioni svolte, in applicazione delle tariffe professionali;

– vigilare sull’esercizio della professione e intervenire nei casi di violazione, da accertare, delle norme deontologiche. La tenuta dell’albo è, con ogni evidenza, un compito di rou- tine, perché impone essenzialmente agli uffici di verificare che coloro che intendono svolgere la libera professione ab- biano conseguito la laurea prevista, abbiano superato l’esa- me di Stato, non abbiano pendenze con la giustizia e che non

re ulteriormente tale forma di certificazione ordinistica sui

compensi professionali. L’Ordine è tenuto ovviamente anche a fornire pareri d’altra natura e finalità: sui conflitti che con una certa frequenza na- scono tra colleghi o con i loro committenti, su particolari aspetti dell’attività normativa e regolamentare degli enti pubblici che possono interessare gli architetti, sull’interpre- tazione di provvedimenti legislativi che ineriscono l’attività dei propri iscritti, sui confronti tra più candidati che vertono sulle idoneità professionali o sulle capacità creative. In que-

sti ultimi casi si esprime attraverso i suoi rappresentanti ap-

positamente nominati, quando viene chiamato dalle pubbli- che amministrazioni a fare parte delle commissioni giudica-

trici per l’assunzione di personale, o delle giurie nei concorsi

ci

siano motivazioni di cui si possa avere notizia tali da scon-

di

idee o di progettazione, o di organismi con funzioni con-

sigliare di consentire loro l’esercizio della libera professione.

sultive, dalle Commissioni edilizie comunali a quelle prepo-

E

sono quindi molto rari i casi in cui il Consiglio dell’Ordine

rifiuta l’iscrizione a qualcuno, per la mancanza di tali requi- siti. D’altra parte, non sono consentite agli Ordini discrezio- nalità che possano configurarsi, sotto qualsiasi forma, come indebita protezione di chi è già iscritto o come contingenta- mento degli accessi (fatto salvo il numero chiuso previsto dall’ordinamento per farmacisti e notai). Chi in Italia vuole svolgere la professione di architetto e

ste all’esame dei progetti di opere pubbliche o di provvedi- menti di carattere prescrittivo.

Le prospettive di riforma Questo insieme di compiti, ancor oggi sostanzialmente im- mutato dopo tanti anni, è stato svolto però con un progressivo mutamento dello sfondo operativo, a partire dagli anni settan- ta. Con il passaggio delle università da sedi riservate di for-

possiede i requisiti di legge (laureato e abilitato con qual- siasi punteggio, incensurato e con una accertabile buona condotta) ha diritto quindi non solo di far domanda ma an- che di ottenere l’iscrizione al proprio Ordine professionale, che è quello che ha sede nella provincia dove risiede. Quanto all’emissione di pareri, per lungo tempo gli Ordini degli Architetti sono stati impegnati per lo più nel valutare la corrispondenza tra ammontare delle parcelle e

mazione intellettuale e professionale privilegiata a istituti di acculturazione di massa, gli Ordini ne subiscono gli stessi traumi, conseguenti al crescere impetuoso e progressivo delle domande di iscrizione negli albi di neolaureati. Soprattutto per gli architetti si esaurisce una storica concezione elitaria della professione, mentre l’esercizio professionale diviene tendenzialmente più difficile a causa di un inarrestabile feno- meno di accrescimento dei laureati, tanto ampio da non trova-

tariffe professionali, per categorie di prestazioni e per sca- glioni di importo delle opere progettate e realizzate: un

re

riscontri in nessun altro paese al mondo. Gli Ordini quindi a poco a poco sono stati costretti a forzare

compito cui erano tenuti obbligatoriamente – ancorché non

la

loro natura e le loro funzioni, sotto la spinta delle richieste

sia mai stato obbligatorio in Italia rivolgersi loro e richie- dere tale parere – per attestare non tanto la qualità del lavo-

eterogenee – chiarimenti, sollecitazioni, consigli, protezioni, aiuti – di un numero crescente di iscritti rivolte all’unico orga-

ro svolto dal progettista quanto l’esatta applicazione degli onorari e delle spese. Soprattutto le pubbliche amministrazioni hanno concorso

nismo che, seppur impropriamente, pareva rappresentarli e li rappresenta ancora, almeno nell’opinione comune: come se fossero un sindacato più che una magistratura.

a instaurare questa prassi, rafforzando l’autorevolezza degli Ordini come istituti accreditati per la verifica dei compen-

Obbligati a reinterpretare la legge istitutiva, nell’attesa mai soddisfatta di una riforma, per adattarsi a diventare qualcosa

si, poiché, fino ai tempi più recenti, i controlli sulle spese

di più e di diverso, in certi casi ai limiti del consentito; a poco

degli enti locali per la realizzazione di opere pubbliche im-

a poco sottoposti a controlli pubblici sempre più penetranti

ponevano, per l’approvazione delle delibere di liquidazione dei professionisti, la vidimazione delle loro parcelle come misura liberatoria. E ciò ha offerto agli Ordini l’unica altra fonte certa, continuativa e di apprezzabile entità di entrate

sulla propria contabilità (benché amministrino unicamente ri- sorse private); sospettati di tenere un condotta protezionistica nei confronti dei propri iscritti (con l’imposizione di tariffe professionali inderogabili, l’applicazione di sbarramenti im-

consentita dalla loro legge istitutiva, cioè i diritti di vidima- zione, corrispondenti ad una percentuale autodeterminata e

pliciti all’iscrizione negli albi conseguenti ad eccessiva seve- rità negli esami di Stato, la supposta difesa aprioristica del lo-

imposta su tutto il territorio provinciale di loro competen-

ro

operato in ogni circostanza); gli Ordini non potevano, con

za, pari in media all’1%-2% degli onorari liquidati. Una

il

completamento del mercato unico europeo, non interessare

fonte che di recente si è praticamente esaurita, come conse- guenza della esplicita rinuncia, da parte degli enti di con- trollo sugli atti delle pubbliche amministrazioni, ad impor-

gli organi preposti, a livello comunitario e nazionale (ove opera la cosiddetta “Commissione Antitrust”), alla vigilanza sulla libertà di concorrenza e alla difesa del consumatore 1 .

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

15

Dopo che più volte negli ultimi anni è stata messa in di-

scussione la loro utilità e dunque la loro esistenza, da parte

di una sorta di “blocco sociale” eterogeneo comprendente

forze politiche, sindacati, associazioni di categorie impren- ditoriali e nuove figure operanti come aggregazione finan- ziario-professionale, sembra ormai accantonata l’ipotesi di scioglierli, in quanto componente più o meno importante di sistema di protezioni da scardinare. E sta emergendo inve-

ce un nuovo modello ordinistico, da tradurre ancora in provvedimento di legge, che assegnerebbe loro compiti di aggiornamento e di accreditamento professionale degli iscritti più che di registrazione e controllo degli accessi, fa- cendoli in tal modo diventare a pieno titolo, anche in Italia, soggetti che assecondano – con la verifica e l’innalzamento delle capacità professionali – il dispiegamento delle leggi della domanda e dell’offerta di un mercato particolare co- me quello delle prestazioni intellettuali. Certo è che, su un mercato sempre più teso a ridurre alla considerazione di un servizio anche lo svolgimento di una prestazione professionale, avvocati, dottori, commerciali- sti, ingegneri, architetti, insomma tutto il panorama delle professioni regolamentate già da tempo deve fare i conti con l’affermazione delle regole di liberalizzazione che di un mercato concorrenziale sono proprie. Il problema, se- condo la “Commissione Antitrust”, non è di impedire la concorrenza tra professionisti all’interno del paese, quando nell’Unione Europea essa è sempre più largamente solleci- tata e praticata, ma di adeguare la qualità delle professioni che gli Ordini rappresentano al livello di eccellenza richie- sto, in quel mercato che da un lato denuncia la presenza di abusivi o di figure di preparazione insufficiente od appros- simativa e dall’altro comincia a registrare l’ingresso mas- siccio di società professionali e multinazionali che erogano

un servizio a prezzi inferiori ai minimi tariffari, senza con- tare la spersonalizzazione del rapporto con la committenza che la loro configurazione giuridica introduce e che rende vano il codice deontologico, il quale invece chiamava in causa le responsabilità personali dei professionisti. Dal punto di vista della scienza economica si rileva che

la fornitura di prestazioni professionali è caratterizzata da

asimmetria di conoscenze tra chi la eroga e chi la riceve. In una materia tanto delicata, non sarebbe possibile demanda-

re la valutazione della capacità e la sanzione dell’incapa-

cità ad organi esterni – dai tribunali ai comitati camerali – che per quanto autorevoli non possiedono le conoscenze necessarie a esprimere giudizi sulle prestazioni svolte. Né potrebbero esercitare controlli o comminare sanzioni le li- bere associazioni, al cui modello di funzionamento, soprat- tutto di quelle di più antica origine nei paesi di tradizione liberistica, taluni vorrebbero rifarsi in Italia per abolire ogni forma di protezione sull’esercizio delle professioni. I vantaggi di una regolazione della professione gestita dai suoi organi rappresentativi stanno però nel fatto che è più facile, e meno oneroso per la collettività, per chi svolge

la stessa professione valutare i bisogni e giudicare i com- portamenti dei colleghi. Ecco perché, in ultima analisi, pro- babilmente continuerà a spettare agli Ordini professionali la funzione comparativa sull’attività dei professionisti, cui si aggiungerà quella di formazione e aggiornamento. Perché lo svolgimento di tali compiti, affidato non a orga- nismi elettivi e rappresentativi di autoregolamentazione ma ad altri enti pubblici o privati, costerebbe di più 2 .

2 LA DEONTOLOGIA

Le attività professionali protette si contraddistinguono per tre aspetti fondamentali:

– il carattere spiccatamente intellettuale delle prestazioni;

– l’indipendenza del professionista, il quale deve essere li- bero nell’effettuazione delle proprie scelte, al punto che se non si sente di condividere l’impronta della prestazio- ne voluta dal suo committente è libero di rinunciare al- l’incarico;

– la fiduciarietà del rapporto, che rende a sua volta il com- mittente libero di scegliere il professionista di suo gradi- mento, che ritiene tecnicamente più capace e moralmente più affidabile. Tenere un comportamento appropriato è un obbligo che ri- guarda tutti i professionisti intellettuali e non solo gli archi- tetti. E il denominatore comune della correttezza è un at- teggiamento in forza del quale si da priorità all’interesse generale, all’interesse del proprio cliente e si subordina a questi due interessi il proprio interesse personale che è quello della remunerazione o comunque dell’affermazione professionale. Se si osserva che la correttezza di un comportamento, cioè la sua conformità all’etica di categoria, è espressamen- te enunciata da quella legge 1395/1923 che ha riconosciuto come liberi professionisti gli architetti e in particolare dalle disposizioni di due articoli del Regolamento del 1925, si ri- cava la necessità di adottare norme che definiscano quali siano i comportamenti a tale etica conformi. L’art. 5 precisa che il Consiglio è preposto alla tutela del- l’esercizio professionale e alla conservazione del decoro dell’Ordine, introducendo un chiaro riferimento ad una esi- genza comportamentale; l’articolo 37 aggiunge che il Consiglio vigila sul mantenimento della disciplina degli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con pro- bità e diligenza, aggiungendo altre due definizioni a quello che deve essere il modello di comportamento da tenersi. La deontologia risulta essere dunque un coacervo di rego- le, in parte scritte e in parte non scritte, in forza delle quali i liberi professionisti rispettano le suddette esigenze di corret- tezza, di decoro, di probità e di diligenza. Sono regole di ca- rattere extragiuridico che però assumono valenza giuridica nel senso giurisdizionale, e nel momento in cui vengono ap- plicate e in conseguenza della loro applicazione può derivar- ne una sanzione, cui si perviene con l’emissione di un prov-

16

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

vedimento che nella sua fase finale può essere esaminato di fronte alla Suprema Corte di Cassazione. Sono regole inoltre che si impongono alla conoscenza del professionista cosic- ché egli è tenuto ad apprenderle, per quanto per loro natura siano in una certa misura mutevoli, nel senso che devono adattarsi alla coscienza collettiva e alla sua evoluzione. Le fonti sono la consuetudine, cioè tutto quello che è dive- nuto pratica costante come derivazione del comportamento passato dei colleghi, sono gli scritti degli organi rappresenta- tivi di categoria e quindi l’insieme delle regole in materia ap- provate dal Consiglio Nazionale degli Architetti, possono es- serlo inoltre essere le pronunce e le decisioni prese da un Consiglio provinciale dell’Ordine. Se è vero che si tratta di regole che devono far parte delle conoscenze professionali, è altrettanto vero che almeno le facoltà universitarie professionalizzanti dovrebbero inte- grare il corso di studi – e oggi non è così – con una prepa- razione sulle tematiche della deontologia, perché solo il crescere di una coscienza professionale induce quella sen- sibilità che è poi propria di chi sa bene in cosa consista la correttezza nel proprio operare, anche se è poi calandosi nel mondo del lavoro che si giunge realmente a compren- dere quali siano le condotte da non porre assolutamente in essere, se non per legittima difesa.

Il “codice” deontologico Si è verificata comunque una tendenza alla codificazione delle norme deontologiche, quanto meno per gli architetti. La prima stesura di tali norme in forma compiuta, emanate come insieme unificato, risale al 1968, e venne curata dal Consiglio nazionale degli Architetti. Anche il Consiglio dell’Ordine di Roma vi si cimentò, approvandone una di- versa redazione che divenne il suo “codice deontologico”:

ebbe successo e diffusione imprevisti anche tra gli altri or- dini italiani. La versione rivista dal Consiglio di Roma ave- va soltanto 11 articoli, quella iniziale del Consiglio Nazio- nale degli Architetti ne comprendeva 46. Soltanto alla fine del 1993 ne è stato approvato un testo riformato, adottato dalla maggioranza degli ordini italiani, che è entrato in vi- gore dal primo gennaio del 1994 e che integrando o rive- dendo profondamente l’impostazione precedente, ha porta- to il loro numero complessivo a 62. Con questa codificazione non si esaurisce l’elenco delle condotte che possono avere rilievo deontologico, perché nell’ampio concetto della violazione dei doveri di diligen- za, probità e correttezza professionale, possono rientrare altre fattispecie non previste, ma ritenute meritevoli di re- pressione da parte di singoli Ordini professionali. La probità si riconosce nell’integrità e nella serietà mora- le del professionista. Probo dunque è, per esempio, chi av- verte il proprio potenziale cliente che la prestazione che gli viene richiesta costerà di più di quanto potrà ricavarne – materialmente o moralmente – e si rifiuta di erogarla per non approfittarne, a meno che il cliente non gli dichiari apertamente di avere coscienza del danno che potrebbe su- birne e manifesti la volontà di richiedere egualmente la pre- stazione. Questo è un comportamento probo, corretto, di persona moralmente integra, cioè di un professionista serio che sa anteporre ai suoi interessi quelli del suo cliente. Ma non sempre le norme deontologiche vigenti permet- tono di scoprire e perseguire chi non tiene analogo com- portamento. In questi casi può supplire il giudizio del

Consiglio dell’Ordine cui la questione venga sottoposta. Va comunque sempre segnalato il fatto che non tutto ciò che è illecito deontologicamente è stato codificato, così come non tutte le volte in cui un architetto si macchia di un reato commette anche illecito deontologico. Quali sono i reati che costituiscono anche violazione deon- tologica? Certamente quelli che hanno direttamente a che fa- re con l’esercizio della professione, come gli abusi edilizi, in particolar modo se sono stati commessi con dolo, cioè con coscienza e volontà dell’azione, nel contravvenire il precetto penale. In effetti il contravvenirlo volontariamente implica un venir meno a un dovere di probità che grava indifferentemen- te su tutti i cittadini, quindi a maggior ragione il professioni- sta che commette un reato con dolo commette anche un ille- cito deontologico: ad esempio, se compie un furto su un’au- tovettura. Per tacere di altri reati, di cui si sono macchiati molti architetti così come molti altri professionisti nei rappor- ti con le pubbliche amministrazioni, quali la concussione, la corruzione, l’abuso in atti d’ufficio, il falso in atto pubblico, che hanno indubbiamente rilievo sotto il profilo disciplinare. D’altro canto, ci sono certamente reati che non dovreb- bero costituire, nella libera valutazione dei Consigli degli Ordini che esaminano il contegno dei loro iscritti, un illeci- to deontologico comportante un provvedimento disciplina- re. La valutazione va fatta caso per caso. Ma se un architet- to viene imputato di omicidio colposo perché alla guida del suo autoveicolo contravveniva alle norme sulla circolazio- ne stradale e uccideva un pedone per disgrazia, pensare di sanzionarlo disciplinarmente in questo circostanza sfortu- nata pare veramente troppo. Se però il presupposto alla violazione delle norme del codice della strada è l’assunzio- ne di stupefacenti o l’ubriachezza, la cosa può invece esse- re esaminata anche sotto il profilo disciplinare. In ogni caso, le sanzioni sono previste dall’art. 45 del Regolamento del 1925 e sono quattro:

l’avvertimento, erogato nei casi di condotte di più lieve rilevanza deontologica o come misura repressiva adottata dai Consigli dell’Ordine più garantisti perché meno per- cettibile, risulta il provvedimento più frequente; ne resta traccia nel curriculum personale dell’architetto ma non costituisce precedente, e consiste di un richiamo scritto;

la censura, che è un richiamo ufficiale, espresso in forma scritta come diffida inoltrata all’iscritto con la quale gli si rendono note le scorrettezze messe in essere nell’eser- cizio dell’attività professionale, lo si rimprovera e lo si invita formalmente a non ripetere l’azione riprovata;

la sospensione, che in ordine di severità crescente inter- viene già nel caso delle mancanze più gravi e impedisce l’esercizio professionale, a chi ne è colpito, per un perio- do la cui durata non può essere superiore a sei mesi;

la cancellazione, infine, che a dispetto dell’apparenza non si pone come provvedimento definitivo ma tempora- neo, come la sospensione; può essere intesa infatti come una forma di sospensione automatica per due anni e con- sente, a domanda e dietro parere conforme e motivato del Consiglio dell’Ordine, la reiscrizione negli albi profes- sionali. Dopo tale periodo può essere revocata con una sorta di riabilitazione.

3

LE RESPONSABILITÀ PROFESSIONALI

Il principio generale a cui attenersi nello svolgimento di qualsiasi attività professionale – nella specie l’attività del-

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

17

l’architetto – è che la prudenza deve essere la grande mae-

Altre fonti di responsabilità di carattere amministrativo-

me professionisti attività di rilievo pubblicistico, che trova-

stra di vita: mai fare cose che sembrino affrettate, che ap- paiano fuori dall’ordinario, che facciano trapelare una non completa cognizione di quello che si compie. Serve cercare

contabile sono quelle legate alla circostanza di svolgere co-

no cioè la loro committenza nella pubblica amministrazio-

invece di ragionare avendo come punto di riferimento le

ne

e sono connesse all’uso del denaro pubblico. La cattiva

cose che sono governabili, dominabili, che in certa misura

gestione del denaro pubblico comporta infatti l’intervento

si

riescono a rappresentare dalla genesi fino al loro ultimo

di

una magistratura particolare, la Corte dei Conti – che è

compimento, anche perché il criterio della prudenza, che

la

magistratura contabile – la cui giurisdizione si esercita

sembra più di ordine etico-morale e comportamentale, in

anche nei confronti del privato, quale può essere il libero

realtà è uno di quelli che il legislatore ha utilizzato per va- lutare le condotte professionali.

professionista, nel momento in cui questi assume nelle pre- stazioni che compie una funzione di carattere pubblicistico.

Il concetto di responsabilità, come è logico, è legato ine- vitabilmente ad un concetto che precede, quello della obbli- gazione: c’è responsabilità nel momento in cui, in presenza

cattivo utilizzo di denaro pubblico nella progettazione o

realizzazione di un’opera pubblica può pertanto essere san- zionato, da un punto di vista contabile, proprio dalla Corte

Il

di

un certo obbligo, questo non viene adempiuto. Il nostro

dei Conti.

Codice Civile, che è legge del 1942 ma che è sicuramente

E vi è infine un ultimo livello di responsabilità di caratte-

legge di attualità – anche perché tuttora vigente – identifica

tra le fonti di obbligazioni una serie di istituti che sono:

1) il contratto (entriamo in un negozio per fare un acqui- sto, dunque stipuliamo un contratto con il negoziante a prestazioni corrispettive tali per cui, a fronte della mer- ce che ci consegna, ci obblighiamo a corrispondergli il prezzo relativo; l’obbligazione di pagarla trae la sua ge- nesi nel contratto di compravendita che accettiamo – è un contratto verbale, non essendo possibile stipularne uno scritto tutte le volte che andiamo a far compere – però la forma per questo tipo di contratto è libera, per cui non sono richieste caratteristiche particolari); 2) il fatto illecito, che non deve necessariamente identifi- carsi con il reato, ovvero con la violazione del Codice Penale ed è descritto all’art. 2043 del Codice Civile co- me qualunque fatto dannoso o pericoloso, che crea in capo a qualcun altro evidenti conseguenze dannose o pericolose (fatto illecito, come esempio, è il comporta- mento imprudente dell’automobilista che investe il pas- sante sulle strisce pedonali e discende dalla condotta contravvenzionale tenuta da chi, sapendo di dover con- cedere la precedenza al passante che cammina in sede protetta, ciononostante non si ferma. L’obbligazione che ne deriva è di carattere risarcitorio);

3) ogni altro fatto o atto idoneo a produrle in conformità del- l’ordinamento giuridico. Tutto ciò, ai sensi dell’art. 1173 del Codice Civile sulle fonti

di obbligazione nell’ambito della responsabilità civile, si tra-

duce nell’individuazione di due forme di coinvolgimento:

una di carattere contrattuale (la responsabilità che deriva al professionista per effetto dell’essere incaricato da un commit- tente dell’esecuzione di una certa prestazione) e una di ordine

extracontrattuale (che non ha cioè la sua genesi nel contratto ma in un fatto esterno, sia esso illecito o di altra natura, in re- lazione al quale un certo atto, fatto o comportamento tenuto dal professionista procura ad altri un danno ingiusto). Accanto a questo tipo di responsabilità, di natura civile,

re amministrativo, che è quella di carattere disciplinare. Normalmente la verifica si svolge al cospetto del Consiglio dell’Ordine professionale di appartenenza che è il titolare

dell’esercizio del potere disciplinare nei confronti dei pro- pri iscritti, ma può svolgersi altresì – quando la professione

di architetto viene svolta alle dipendenze di un ente pubbli-

co – al cospetto del proprio datore di lavoro, perché an- ch’esso è titolare di un potere disciplinare nei confronti dei propri dipendenti.

Le obbligazioni contrattuali

Il contratto che si stipula tra un committente pubblico o

privato e un professionista viene definito contratto di pre- stazione d’opera intellettuale ed è anch’esso descritto nel

Codice Civile 3 . Tale tipo di contratto è spiegato in partico- lare negli artt. 2239 e 2230, nel senso che viene così chia- mato l’impegno reciproco che ha per oggetto la prestazione

di un’opera d’ingegno regolato dalle norme del capo in cui

è ricompreso e – per quanto compatibili – dalle disposizio-

ni del capo precedente. Per capire qual ne è il contenuto bisogna preventivamente

definire da un punto di vista giuridico che cos’è una presta- zione di carattere intellettuale, e questo lo fa la dottrina af- fermando che essa si contraddistingue per una serie di aspet- ti peculiari: innanzitutto per la natura tipicamente professio- nale della prestazione, che assume particolare rilievo perché comporta l’assunzione di una posizione sociale ben determi- nata e anche relativamente permanente; in secondo luogo per il carattere marcatamente intellettuale e tecnico della presta- zione stessa (l’architetto non vende delle merci, ma produce delle idee); infine per il fatto che l’autonomia si trasforma in vera e propria manifestazione della libertà professionale del singolo, che è caratterizzata dalla assoluta discrezionalità. All’interno di questa definizione occorre individuare qual è il tipo di obbligazione che assume il soggetto libero professionista che sottoscrive con un committente privato

ce

ne sono altri che derivano, per esempio per quella pena-

un

contratto di prestazione d’opera intellettuale. E qui biso-

le,

dalla commissione di un fatto illecito che il nostro ordi-

gna fare un passo indietro, per suddividere gli impegni a

namento qualifica come reato. Se ciò che si fa – la redazio-

cui si può sottoporre in un caso di questo genere in due ca-

ne

di un atto, per esempio – è rilevante per la legge penale,

tegorie:

la

responsabilità deriva dal fatto di averlo redatto commet-

1) le obbligazioni di mezzi – l’incarico che viene affidato

tendo un reato, cioè di averla violata.

all’avvocato, per esempio, non è di vincere la vertenza,

18

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

 

ma di mettere a disposizione del cliente le proprie co- gnizioni, le proprie competenze, le proprie capacità pro- fessionali, in modo tale che la causa venga condotta al meglio – impongono di impegnare gli strumenti di co- gnizione, di competenza, di professionalità di cui si di- spone, ma non sicuramente di garantire al cliente il ri- sultato (cioè, nel caso dell’avvocato, la vittoria della causa). Il risultato auspicato è una eventualità, può ac- cadere oppure può non accadere;

cettazione dell’opera, i vizi occulti devono essere denun- ciati entro 8 giorni dalla scoperta e comunque l’azione giu- diziale decade se non avviata entro 12 mesi dalla loro sco- perta. Se invece si tratta di obbligazioni di mezzi, il termi- ne prescrizionale è quello ordinario di 10 anni previsto dall’art. 2946 del Codice Civile. Allora – in termini di mera convenienza – si può ritenere che sia meglio un’obbligazione di risultato nel senso che la responsabilità che ne deriva si risolve nel giro di un anno. Ma

2) le obbligazioni di risultati – chi vuole avere un naso “alla francese” chiede al chirurgo plastico una serie di previsio-

deve essere chiaro che si tratta di quella tal obbligazione in forza della quale, essendo stato conferito l’incarico di redige-

ni sull’esito dell’intervento; il chirurgo le sottopone al

re

un progetto, gli elaborati preparati devono essere così per-

cliente e, ottenutone l’assenso, si obbliga nei suoi con-

fetti da ottenere l’autorizzazione, o la concessione edilizia, o

fronti ad intervenire sul suo naso in modo tale che l’esito

da

rendere concreta la possibilità di eseguire i lavori previsti.

preventivato, cioè la forma “alla francese”, sia il prodotto

E

sotto questo aspetto non vi è dubbio sul contenuto mag-

effettivo della sua prestazione – richiedono che il risultato ottenuto coincida con quanto prospettato al momento del- l’assunzione dell’incarico. Per quanto riguarda l’obbligazione che contrae l’architetto,

giormente impegnativo dell’obbligazione di risultato rispetto

a quella di mezzi, perché con la prima il professionista si im- pegna a fornire al cliente un’opera che sia tanto concepibile quanto realizzabile, mentre con la seconda si impegna ad as-

un

professionista tecnico, nei confronti del cliente dal quale

sicurargli il frutto del suo lavoro professionale senza assume-

riceve un incarico di progettazione, occorre chiarire che si

re

nessuna responsabilità sul fatto che l’Amministrazione co-

opera nell’ambito delle non certezze, un ambito cioè in cui giurisprudenza recente ha raggiunto risultati diametralmen-

munale lo approvi e che in concreto quell’opera possa essere portata a compimento.

te

contrastanti con pari fondatezza di motivazione. A distan-

za

di un anno, infatti, due sezioni della Corte di Cassazione

La protezione della professione

affermano 4 una che si tratta di una obbligazione di mezzi, l’altra di risultati, a seguito peraltro di una discussione dot- trinaria che corrisponde ad elaborazioni giurisprudenziali

protrattesi almeno per una decina d’anni. Se l’incarico affi- dato ad un professionista oscilla tra obbligazioni di mezzo

ed obbligazioni di risultato, pare assolutamente certo invece

che l’obbligazione che assume il direttore dei lavori sia

un’obbligazione di mezzi e non di risultati. A seconda che si tratti dell’una o dell’altra, dal punto di vista della responsabilità derivano però conseguenze diverse. La prima è che, se si tratta di obbligazioni di risultato (realizzare un’opus materiale, una cosa), i vizi del progetto – qualora essi non siano noti immediatamente e conoscibili

da parte del committente sono, se visibili, superati dall’ac-

cettazione del progetto; se occulti, subiscono lo stesso trat- tamento previsto dall’art. 2226 del Codice Civile per l’ope-

ra realizzata da un qualsiasi altro lavoratore autonomo –

devono essere denunciati entro otto giorni dalla scoperta e

la decadenza della relativa azione giudiziale (cioè della

possibilità di proporre una causa per consentire a chi ha su- bito un danno di essere risarcito) matura al termine di un anno. Tutto questo sul presupposto che l’obbligazione che

un architetto assume sia di risultato. È chiaro che si tratta

di termini temporali estremamente ristretti, che impegnano

il committente a rendersi immediatamente conto se l’opera che gli è stata consegnata soddisfa o non soddisfa le sue esigenze. Il risultato della prestazione svolta a favore del committente è sottoposto quindi a termini di verifica estre- mamente brevi, tali per cui i vizi noti sono superati dall’ac-

In merito alle prestazioni a carattere professionale, si dico-

no protette alcune professioni intellettuali che hanno la lo-

ro definizione all’interno di norme di legge: la professione

dell’avvocato, del medico, dell’ingegnere, dell’architetto, tutte attività di tipo professionale che sono sottoposte ad un organismo di controllo, individuato negli Ordini o Collegi professionali di appartenenza. Ma sono definite protette

perché il legislatore ha ritenuto che si tratti di attività che meritano un’attenzione particolare in virtù della valenza pubblicistica del contenuto delle prestazioni che è consen- tito svolgere a chi ne ha i requisiti. Quando l’avvocato esercita il suo mestiere svolge, è vero, una prestazione a favore di un privato, ma nel contempo gli consente di esercitare un diritto costituzionalmente garanti- to. Possono dunque svolgere una professione protetta sol- tanto coloro che posseggono analoghi requisiti, e i requisiti sono anch’essi definiti dalla legge. Non tutti possono pre- sentare dei progetti edilizi, come non tutti possono difende-

re davanti al giudice: i progetti infatti li può presentare alle autorità competenti quel soggetto che ha conseguito un cer-

to titolo di studio, che ha superato un certo esame di Stato,

che è iscritto ad uno specifico albo professionale. Ciò con- sente di applicare al solo soggetto che possiede queste ca- ratteristiche tutta la normativa che regola l’assunzione della

responsabilità professionale, tant’è che l’art. 2232 del Codice Civile stabilisce espressamente che il prestatore d’o- pera, cioè il professionista incaricato, deve eseguire perso- nalmente l’incarico assunto. Ovviamente, se questa norma fosse letta in senso restrit-

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

19

tivo, si prospetterebbe una situazione in cui la professione

non sia consentito da parte dei singoli ordinamenti di uno

1) la nullità del contratto. Se l’architetto assume l’incarico

di

architetto dovrebbe essere svolta all’interno di uno stu-

Stato membro di limitare l’accesso alle gare di questo genere

dio modestissimo, in un rapporto diretto e personale tra il committente e il progettista: un’ipotesi che neanche il legi- slatore del 1942 si è rappresentato in questi termini, tant’è che lo stesso art. 2232 afferma subito dopo che il prestatore d’opera – cioè il professionista – può comunque avvalersi

solo a persone fisiche o solo a soggetti giuridici, anche quan- do in realtà nell’ordinamento nazionale si sia introdotta una li- mitazione di questo tipo. Tutt’al più si possono introdurre li- mitazioni legate alla sicurezza, tali cioè – incaricata una so- cietà di ingegneria – che la redazione del progetto di messa in

sotto la propria direzione e responsabilità di sostituti e au- siliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contrat-

sicurezza avvenga da parte di soggetti abilitati a farlo, ma non si può per questo vietare alla società di ingegneria di parteci-

to

o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della pre-

pare alla gara. Ma questo principio è già previsto nel nostro

stazione. L’Unione Europea, a proposito del contratto di prestazio- ne d’opera, esprime però delle posizioni leggermente di-

ordinamento dal Decreto Legislativo 157/1995, che recepisce la direttiva comunitaria 92/50. Ma qual è l’oggetto della prestazione professionale? E

verse rispetto al legislatore nazionale. Mentre in Italia – co- me si è accennato – la definizione civilistica di contratto di prestazione d’opera si rinviene all’interno del libro intitola-

che cosa può fare legittimamente il professionista incarica- to in adempimento all’obbligazione che assume nei con- fronti del committente? Qui i limiti sono assolutamente

to

“Del lavoro” e del titolo “Del lavoro autonomo”, gli or-

tassativi perché le conseguenze che derivano dallo svolgi-

gani comunitari ritengono invece che non sia niente altro che un contratto di appalto. Abitualmente, il contratto di appalto è considerato lo strumento con cui un certo com-

mittente affida ad una certa impresa edile la realizzazione

mento di prestazioni che non siano proprie corrispondono a sanzioni particolarmente severe:

per lo svolgimento di una prestazione che non rientra

di

una certa opera: ebbene, dal punto di vista del trattamen-

nell’ambito delle sue competenze, non ha diritto di esse-

to

giuridico l’Unione Europea ritiene che l’incarico affida-

re

pagato perché il contratto è nullo. E ciò vale sia per

to

da un committente ad un professionista abbia le stesse

l’architetto che ha conseguito la laurea e poi non ha so-

caratteristiche. Da questo fatto derivano una serie di affer-

stenuto o superato l’esame di Stato, sia – facendo un

mazioni di principio che mettono in crisi l’impostazione

esempio-limite – per l’avvocato che si arroghi il diritto

personalistica della prestazione.

di

presentare un progetto edilizio. Quest’ultimo esercita

La prima novità è la legittimazione di soggetti giuridici che svolgono attività professionale non in forma singola

una professione che non è la sua, che si pone al di fuori dei limiti della sua cognizione. E quali siano i limiti del-

ma associata: le società di ingegneria, le società di proget-

la

professione del progettista, che è un aspetto particola-

tazione, che sono due istituti ormai facenti parte del nostro

re

della più complessa e articolata professione dell’ar-

ordinamento, per essere stati previsti e regolamentati dal- l’articolo 17 della legge 109/1994 (la cosiddetta “legge Merloni”), la quale ha completamente riordinato la materia dei lavori pubblici e, come corollario, degli appalti pubbli- ci. Vi si recita infatti che “… la redazione del progetto pre- liminare, definitivo o esecutivo o parti di essi nonché lo svolgimento di attività tecnico-amministrative connesse al- la progettazione possono essere affidati a liberi professio-

chitetto viene descritto, per quanto riguarda gli incarichi pubblici, nell’art. 16 della citata legge 109/1994, che il- lustra dettagliatamente le tre fasi della progettazione, suddivisa in progettazione preliminare, definitiva ed ese- cutiva. Prima di questa descrizione i limiti della profes- sione di architetto erano sommariamente esposti solo nell’art. 52 del Regio Decreto 2537/1925 (il “Regola- mento per le professioni di ingegnere e di architetto”).

nisti singoli, associati o raggruppati temporaneamente ov- vero a società di ingegneria… ”. La versione definitiva della legge, la cosiddetta “Merloni ter”, individua altresì le società tra professionisti come possibili soggetti destinatari

2) ai sensi dell’art. 348 del Codice Penale, la reclusione fi- no a sei mesi o una multa da duecentomila lire a un mi- lione di lire. Ciò si deve al fatto che, svolgendo un’atti- vità protetta senza averne i titoli, si commette un reato e

di incarichi di progettazione.

L’individuazione quindi di un soggetto giuridico affidata- rio di un incarico professionale che non sia il libero profes- sionista operante singolarmente crea delle ulteriori conse- guenze dal punto di vista della responsabilità, perché si sper- sonalizza il rapporto fiduciario intrattenuto con il committente. Per effetto di tale spersonalizzazione, il regola- mento applicativo della disposizione contenuta nella legge 244/1997 (legge che abroga il divieto di esercitare l’attività professionale in forma societaria), pone il problema di far coincidere in qualche modo le esigenze della personalizza- zione, e quindi della protezione dell’esercizio professionale, con il fatto che possono essere soggetti diversi i destinatari dell’incarico professionale. La direttiva comunitaria 92/50, che è l’atto giuridico euro-

peo di riferimento in materia di servizi e che deve essere ap- plicata nell’affidamento degli incarichi di progettazione, quan-

do i compensi relativi siano superiori alla soglia comunitaria

(corrispondente a 200.000 euro di valore), già prevede che

si viola quindi la legge penale. Come conseguenza, la

pena è molto più grave.

I criteri di valutazione delle prestazioni Quanto alle responsabilità che conseguono dall’inosservan- za del contratto avente per oggetto la prestazione d’opera professionale, nell’ordinamento italiano sono stati introdot- ti un criterio di diligenza di carattere generale nell’adempi- mento di tutte le obbligazioni e un criterio di diligenza par- ticolare nell’adempimento di quelle che hanno un contenu- to specifico. L’art. 1176 del Codice Civile, a proposito delle obbligazioni in generale, precisa che nell’adempierle il contraente deve utilizzare la diligenza del buon padre di famiglia. Si usano questi concetti poiché hanno il vantag- gio di consentire, a chi dovrà applicare in concreto la leg- ge, di regolare la propria valutazione dei comportamenti a seconda di come la società civile li riempie di contenuti. D’altra parte, la diligenza del buon padre di famiglia otto- centesco è diversa rispetto a quella del capofamiglia del se-

20

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

colo scorso o di questo inizio di millennio, ma questa è an- cora una diligenza ordinaria. La diligenza richiesta a chi svolge un’attività professionale è invece una diligenza qualificata. In altre parole, al soggetto al quale l’ordinamento accorda la protezione è richiesta in cambio, dallo stesso ordinamento, un’attenzione nello svolgi- mento dell’attività professionale che sia superiore, come in- tensità, rispetto alla diligenza ordinaria. Lo stesso art. 1176 afferma che nell’adempimento delle obbligazioni inerenti l’e- sercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutar- si con riguardo alla natura dell’attività esercitata. A ciò si deve aggiungere invece un altro principio: l’ar- chitetto nell’adempimento della propria prestazione profes- sionale deve usare la normale diligenza che deve essere im- piegata nello svolgimento di quella attività professionale. Il legislatore impone perciò ai professionisti in genere di de- dicare, nell’esercizio della propria professione, una atten- zione particolare, connessa con il tipo di preparazione, con il livello di professionalità, con il possesso di un certo gra- do di cognizioni tecniche e non solo tecniche che si riten- gono acquisite per il fatto di aver ottenuto un particolare ti- tolo di studio, di aver superato un esame di Stato, di essere iscritti in un albo professionale riservato. La diligenza che deve usare un professionista nello svol- gimento dell’attività che gli è stata commissionata sembre- rebbe quindi la normale diligenza che un professionista de- ve mettere in atto nello svolgimento in generale del proprio lavoro. A prima vista non gli si chiede nulla di straordina- rio, ma ovviamente la diligenza “normale” nello svolgi- mento della propria attività non è cosa di poco conto, poi- ché impone all’architetto una previa cognizione del tessuto normativo, dei contenuti tecnici, della natura dei luoghi do- ve l’intervento deve essere svolto. La colpa conseguente alla accertata mancanza di un comportamento conforme viene valutata dal giudice in re- lazione al tipo di obbligazione che si assume e alla diligen- za ritenuta necessaria per il suo adempimento. Il nostro or- dinamento conosce diversi livelli di colpa: lievissima, lie- ve, grave. Il passaggio successivo è il dolo, ma il dolo ha come presupposto un diverso elemento intenzionale, cioè una diversa coscienza e volontà di violare la norma. Nell’applicazione dell’art. 1176 del Codice Civile diventa interessante da questo punto di vista la valutazione della col- pa lieve: si esige dal professionista la massima attenzione nel- l’ordinario svolgimento della propria attività professionale, tanto che qualsiasi violazione rispetto a questa ordinaria dili- genza è colposa e sanzionabile. Diverso è invece il principio della colpa grave: nell’ipotesi in cui il problema tecnico che il professionista è chiamato a risolvere non sia banale ma pon- ga una questione di difficoltà peculiare che involge uno stu- dio particolare, il professionista si assume un’obbligazione professionale dai contenuti di diligenza estremamente più si-

gnificativi rispetto a quelli derivanti dal ripetere una cosa che

è già stata fatta. Il legislatore si fa carico di non tarpare le ali alla riflessione progettuale e individua nell’art. 2236 del Codice Civile un livello di colpa – che è la colpa grave – ap- plicabile solo ed esclusivamente laddove il tipo di prestazione richiesta “implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà”. Quando un progettista assume un incarico di con- tenuto professionale speciale, tale per cui il problema da af- frontare è nuovo, la diligenza che gli si richiede è superiore rispetto alla diligenza ordinaria.

Di fronte alla diligenza ordinaria si usa un criterio di valu-

tazione misurato dall’impegno che tale diligenza presuppone, ma di fronte alla diligenza straordinaria non si può utilizzare quello stesso criterio di valutazione. Allora nella responsabi- lità civile viene sanzionata la colpa lieve ai sensi dell’art. 1176 quando la prestazione ordinaria viene svolta difforme- mente dall’ordinaria diligenza; viene invece sanzionata civili- sticamente la prestazione straordinaria per colpa grave, solo nell’ipotesi in cui questa prestazione abbia caratteristiche tali da implicare la soluzione di problemi tecnici di speciale diffi- coltà. In tal modo il problema relativo alla valutazione della responsabilità civile del professionista viene sostanzialmente risolto 5 .

Reati tipici del progettista

La responsabilità penale consegue la violazione della legge penale, con la commissione di un reato. I reati si distinguo- no in delitti e contravvenzioni, ma tutti quanti – professio- nisti e non professionisti – sono soggetti che, a dire il vero, potenzialmente possono violare la legge penale (ad esem- pio rubando).

Ci sono però violazioni penali che costituiscono “reati ti-

pici”, perché possono essere commessi solo da alcuni atto- ri, tanto che se chi li commette non ha determinate caratte- ristiche, il comportamento che tiene non viola la legge pe- nale. Reati tipici sono per esempio tutti quelli commessi da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio o eser- centi servizi di pubblica utilità. Il pubblico ufficiale che di- strae a proprio vantaggio denaro pubblico commette pecu- lato, e il peculato è un furto qualificato dal fatto che chi lo compie è un pubblico ufficiale e il provento del reato è, ap- punto, denaro pubblico. Chi non è pubblico ufficiale non può commettere peculato, caso mai commette altri reati. Inoltre, certi reati che riguardano gli architetti come pro- gettisti possono essere da loro commessi solo nel caso in cui rivestano questo tipo di funzioni. L’architetto incaricato da un Comune di redigere un Piano regolatore diventa nello svolgimento di questa particolare at- tività progettuale un pubblico ufficiale, perché esercita il po- tere di pianificazione nell’interesse della collettività, e può commettere – per esempio – reati di falso materiale o di fal- so ideologico in atto pubblico. Nel caso che il suo commit-

5 La legge 109/1994 stabilisce all’articolo 25 (comma 1, lettera d) che

conseguenze, che sono di tipo pecuniario: le spese relative alla nuova pro-

le varianti in corso d’opera sono in linea di principio vietate e che l’opera deve essere esattamente corrispondente alla progettazione. Non è consen-

gettazione e gli oneri conseguenti all’intervento riparatore. La cosiddetta “Merloni ter” descrive in modo ancora più preciso l’errore o l’omissione

tito apportare modificazioni strada facendo. Ci sono però alcune eccezio-

di

progettazione: l’inadeguata valutazione dello stato di fatto, la mancata

ni: una deriva dal manifestarsi di errori od omissioni del progetto esecuti-

o

erronea individuazione della normativa tecnica, il mancato rispetto dei

vo che pregiudicano in tutto o in parte la realizzazione dell’opera ovvero

requisiti funzionali ed economici prestabiliti – un ente pubblico, quando è

la sua utilizzazione. “I titolari di incarichi di progettazione sono responsa-

stazione appaltante, deve avere la certezza della spesa e, in caso di manca-

bili per i danni subiti dalle stazioni appaltanti in conseguenza di omissioni

to

rispetto dei requisiti economici prestabiliti, viene direttamente impe-

od errori di progettazione”. Chi commette uno sbaglio nella progettazio- ne, rendendo necessario apportare una variante, se ne vede imputare le

gnata la responsabilità del progettista incaricato – la violazione delle nor- me di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali.

Cenni sull’ordinamento e sull’esercizio professionale

21

tente sia un privato non può invece commettere nessun tipo

ché non sopporta i carichi calcolati dal progettista e cer-

di

falso ideologico in atto pubblico.

La DIA (Denuncia di inizio di attività) riguarda i lavori edilizi che non necessitano né di autorizzazione né di con- cessione edilizia. L’amministrazione del Comune in cui si devono svolgere ne prende atto e – basandosi semplice-

mente sulla relazione del progettista – può tenere due di- versi comportamenti nei venti giorni successivi alla presen- tazione della denuncia:

1) non dire nulla, con il che consente, decorso tale termi- ne, di darvi inizio;

tificati dal collaudatore, l’autore progettista concorre nel reato di “disastro colposo” e se, a causa del disastro col-

poso qualcuno perde la vita, di “omicidio colposo”. Se tutto ciò deriva da difetti di carattere progettuale, il pro- fessionista ne risponde per l’evento dannoso che è conse- guito al cattivo svolgimento dell’attività professionale commissionata. Un tempo, infine, il professionista incaricato di redigere i progetti non era tenuto a determinare anticipatamente le misure di sicurezza da porre in essere da parte dei prestato-

2) fare delle osservazioni, in base a cui il progettista re- sponsabile può modificare la denuncia.

ri

Decreto Legislativo 494/1996) si è ora regolamentata la si-

d’opera; per effetto di una disposizione di legge (il

quella del progettista ed è definita “coordinatore della sicu-

In

questo caso la prestazione che viene richiesta a chi la pre-

curezza nei cantieri temporanei e mobili fin dalla fase della

senta è particolarmente qualificata, perché il professionista

progettazione. È stata introdotta, nell’ambito delle attività

si

sostituisce in un certo senso all’ente pubblico e lo esonera

connesse alla progettazione e alla realizzazione di lavori

dal verificare la veridicità di quanto afferma. Nello svolgi- mento di questa funzione il professionista non è più sempli- cemente incaricato dal committente privato, ma si trova ad

edilizi, una figura particolare, che può coincidere o no con

rezza in fase di progettazione”. Il progettista incaricato del-

esercitare un servizio di pubblica necessità, ai sensi dell’art.

la

progettazione esecutiva deve tenere conto dell’esigenza

359 del Codice Penale: quindi può essere sanzionato se dice

di

consentire la realizzazione del proprio progetto in sicu-

una cosa diversa dal vero, dal punto di vista sia disciplinare, sia deontologico, sia soprattutto penale, ai sensi dell’art. 481 del Codice Penale, che punisce il falso ideologico commesso dal soggetto esercente un servizio di pubblica necessità. Come progettisti gli architetti – nel presupposto che il progetto sia errato – possono anche commettere reati “contro la pubblica incolumità”: se crolla un ponte per-

rezza assoluta e, laddove l’elaborato del piano di sicurezza fosse un elaborato manchevole, per non aver preventivato tutti i possibili rischi e tutte le opere provvisionali per la realizzazione dell’intervento in sicurezza, il progettista sa- rebbe sanzionabile penalmente, perché le violazioni del D. Leg. 494/1996 sono contravvenzioni intese come violazione della legge penale.

L’ESAME DI STATO FINO AL 2001:

TEMI ASSEGNATI

Giuliana Chiappo Jorio

La prova scritta dell’esame di Stato consiste nello sviluppo

di un progetto, a scelta del candidato, fra tre temi definiti

dalla commissione nelle discipline:

– urbanistica.

– nuova edificazione o recupero di edifici esistenti.

– architettura degli interni o arredo urbano.

L’approfondimento richiesto dipende dalla tipologia del te- ma; gli elaborati che il candidato deve produrre sono co- munque quelli atti a far comprendere alla commissione l’i- dea progettuale ed a valutare il bagaglio tecnico – culturale del candidato.

I temi di urbanistica sono perlopiù relativi alla reda-

zione di strumenti attuativi del P.R.G. (P.E.C., Piani di Recupero, Sistemazioni urbane) di aree interne od esterne a centri abitati. All’uopo vengono allegate al tema d’esame planimetrie, sezioni delle zone d’intervento in scale adeguate, e tutti i dati quantitativi e gli indici per sviluppare il progetto. Gli elaborati richiesti sono perlopiù un progetto planivo- lumetrico o una planimetria con l’individuazione di tutte le diverse destinazioni, private e pubbliche ed una relazione descrittiva dell’intervento. Alcuni temi sono relativi a progetti circoscritti, quali la sostituzione di fabbricati all’interno di un tessuto urbano esistente; vengono allegati anche i prospetti degli edifici

contigui e viene richiesto uno studio più attento che tenga conto delle preesistenze. Gli elaborati richiesti sono in sca-

la a maggior dettaglio, a volte si richiede di specificare an-

che i materiali usati.

I temi di edilizia sono relativi a progetti di nuove co-

struzioni (piccole case, edifici commerciali, scuole) o a progetti di recupero, di ampliamento, di rifunzionalizzazio-

ne di edifici esistenti. Per le nuove costruzioni viene a volte allegata la planime- tria del lotto d’intervento e vengono specificati i dati urbani- stici e gli indici di edificabilità. Gli elaborati richiesti sono perlopiù in scala 1:100 con la definizione di particolari costruttivi. Per i progetti di recupero viene sempre allegato un rilie- vo dell’edificio da ristrutturare, una documentazione foto- grafica e si richiede che il candidato dimostri di saper in- tervenire tenendo conto dei caratteri architettonici e tipolo- gici delle preesistenze.

I temi di architettura degli interni o di arredo urbano

sono relativi a progetti di design o di sistemazioni di aree a verde con manufatti di serie e rifinitura di materiali speci- fici. I disegni da redigere sono quindi in scala più di detta- glio ed è particolarmente adatta la rappresentazione a mano libera con l’uso di matite e penne colorate per meglio ren- dere l’effetto del progetto.

TORINO

I SESSIONE ANNO 1995

1. Progetto di sistemazione urbanistica consistente nella lot- tizzazione di un’area a destinazione residenziale con previ- sione planivolumetrica.

Elaborati richiesti:

– Progetto planivolumetrico degli interventi previsti in scala adeguata con definizione viabilità interna.

– Piante piani interi e sezioni degli edifici, ridotte in forma schematica in scala 1:200.

– Prospetto quantitativo dei dati progettuali.

– Uno o più schizzi prospettici illustrativi.

– Eventuale rappresentazione con sviluppo in dettaglio di ele- menti significativi.

2. Progetto di casa di civile abitazione sita in un lotto di com- pletamento di m 2 680 (allegata planimetria).

Elaborati richiesti:

– Piante, una sezione, due prospetti, scala 1:100 con particola-

re costruttivo scala 1:20.

– Schizzi prospettici.

3. Progetto di sistemazione di uno spazio urbano ad uso pub-

blico a servizio degli abitanti del quartiere (dimensione del- l’area m. 80 120). Prevedere la sistemazione di:

– spazi verdi ed attrezzature;

– giochi bimbi;

– giochi delle bocce e giochi diversi;

– teatri all’aperto;

– piccolo fabbricato a un piano fuori terra con bar e servizi;

– parcheggi ed elementi di arredo e per l’illuminazione.

Elaborati richiesti:

– Plano-altimetrico delle opere previste comprendente plani- metrie quotate, profili e sezioni di scale appropriate.

– Progetto di massima del fabbricato di servizio.

– Rappresentazione dettagliata di alcuni elementi di arredo e

di particolari costruttivi.

– Illustrazione dei materiali da impiegare e delle piantuma- zioni.

– Schema funzionale dei parcheggi.

II SESSIONE ANNO 1995

1. Costruzione di una stazione di servizio per autoveicoli. Occorre prevedere:

– Un fabbricato a piano terra contenente bar e servizi, ristoro, un locale commerciale per articoli vari e per alimentari di produzione locale, servizi per il pubblico e per il personale,

due uffici per i gestori, un locale per ingrassaggio autoveico-

li e di officina.

– Doppia serie di colonnine per l’erogazione del carburante con struttura di copertura.

– Sistemazione aree esterna con spazi per la viabilità e la sosta degli autoveicoli.

24

L’esame di Stato fino al 2001: temi assegnati

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale quotata in scala adeguata.

– Piante, sezioni, prospetti del fabbricato in scala inferiore a

1:100.

– Particolari costruttivi.

– Eventuali altri elaborati (schemi strutturali, schizzi prospetti- ci, ecc.).

2. Ristrutturazione di una copertura industriale sita sulla riva di un lago da utilizzare a circolo velico per piccole derive carrellabili (allegata planimetria e disegni copertura). Si richiede pertanto anche una sistemazione esterna di par- cheggio per 50 auto ed il posteggio di 100 imbarcazioni.

Elaborati richiesti:

– Planimetria in scala 1:500.

– Pianta della ristrutturazione scala 1:100.

– Sezione trasversale e longitudinale scala 1:100.

– Prospetti scala 1:100.

– Accenno di particolare scala 1:20.

3. Progetto di sistemazione urbanistica di area di 21.000 m 2

rientrante nel perimetro del centro abitato (allegata plani- metria scala 1:1000). Destinazione a:

– Verde pubblico.

– Residenza e attività commercio al minuto.

– Parcheggi.

Elaborati richiesti:

– Sistemazione planivolumetrica in scala 1:1000.

– Sezioni principali in scala 1:500.

– Schemi distributivi di una unità abitativa;

– Conteggi analitici.

I SESSIONE ANNO 1996

1. Progetto di ristrutturazione di una mansarda (allegata pian- ta e sezione). La ristrutturazione deve prevedere: soggiorno/pranzo, due ca- mere da letto, due bagni e cucina.

Elaborati richiesti:

– Pianta con disposizione dell’arredo (scala 1:50).

– Sezione (scala 1:50).

– Particolari dell’arredo della cucina e di un serramento inter- no (scala 1:20).

2. Progetto di una casa a torre altezza totale libera (allegata planimetria del lotto).

Elaborati richiesti:

– Pianta piano terreno.

– Pianta piano tipo.

– Una sezione.

– Prospetti.

– Planimetria con sistemazione parcheggi e verde scala 1:500.

3. Progetto di trasformazione di una tettoia mercatale aperta esistente in edificio chiuso adatto a contenere attività com- merciali al minuto (allegata planimetria generale e sezioni).

Elaborati richiesti:

– Planimetria.

– Pianta, prospetti ed almeno una sezione significativa in scala

1:200.

II SESSIONE ANNO 1996

1. Progetto di un arredo urbano di un edicola per giornali con una superficie massima di 20 25 m 2 .

Elaborati richiesti:

–Planimetria. –Piante, prospetti ed almeno due sezioni, in scala 1:20. –Particolari costruttivi in scala 1:5. –Schizzi prospettici di particolari.

2. Progetto di un blocco di case a “schiera”, composto da quattro unità unifamiliari in un lotto di m 48 25.

Elaborati richiesti:

–Piante di tutti i piani, compresa sistemazione del giardino, seminterrato e copertura in scala 1:100. –Particolare di facciata significativo. –Schizzi, annotazioni, descrizioni utili per la comprensione del progetto.

3. Progetto di Piano Particolareggiato di un isolato (allegata planimetria in scala 1:2000) con utilizzo prevalentemente re- sidenziale e commerciale di servizio. Oltre al fabbricato dovranno prevedersi:

–Parcheggi pubblici per una superficie di circa 1500 m 2 . –Parcheggi di uso pubblico al servizio delle attività commer- ciali (80 m 2 ogni 100 m 2 di superficie commerciale). –Parcheggi privati (100 m 2 ogni 1000 m 3 ). –Aree verdi pubbliche (5000 m 2 ).

Elaborati richiesti:

–Progetto planivolumetrico dell’area con sistemazione dei fabbricati, delle aree verdi, delle alberature, dei parcheggi e dei percorsi. –Redazione di tabella con i principali dati dimensionali.

I SESSIONE ANNO 1997

1. Progetto di edificio residenziale in lotto di un sito periferico

di centro storico (allegata planimetria).

Individuazione di due volumi distinti e diversificati in altezza (5 piani f.t. e 9 piani f.t.) con ubicazione degli accessi al grup- po scale ed ascensori fra i due volumi.

Elaborati richiesti:

– Sistemazione dell’area in scala 1:500.

– Piante quotate del piano tipo con scala 1:100.

– Due prospetti significativi in scala 1:100.

– Studio di una sezione limitata a due livelli in cui si eviden- ziano i materiali usati per le strutture in scala 1:50.

– Striscia di facciata, limitata a tre livelli, piano terreno, piano ti- po ed ultimo piano in cui siano evidenziate le tecniche ed i ma- teriali di finiture in scala 1:20.

2. Progetto di complesso residenziale composto da fabbricati unifamiliari disposti a schiera, ciascuno dotato di proprie

pertinenze a verde e parcheggio, ovvero da unità abitative bi- nate (allegata planimetria in scala 1:200).

Si richiede la redazione di un piano particolareggiato che pre-

veda la disposizione dei fabbricati, le nuove strade ed i percorsi

di accesso, i parcheggi, le aree verdi e alberate.

Elaborati richiesti:

– Planivolumetrico dell’area con la rappresentazione della si- stemazione di tutte le destinazioni.

– Profili e sezioni in scala 1:500.

– Schema di una cellula abitativa in scala 1:200.

– Tabella con i principali dati dimensionali del piano.

3. Progetto di ristrutturazione di una baita sita in un villaggio di montagna adiacente ad un comprensorio sciistico (allegate piante, prospetti e sezioni del fabbricato in scala 1:200). La nuova destinazione è a rifugio/ostello di circa 20/30 posti

letto.

Elaborati richiesti:

– Piante, sezioni, prospetti in scala 1:100 e un particolare costrut- tivo in scala 1:20.

II SESSIONE ANNO 1997

1.

In un contesto naturalistico particolarmente suggestivo è in-

serito il fabbricato industriale per la lavorazione della lana,

L’esame di Stato fino al 2001: temi assegnati

25

della seconda metà dell’800 (allegate piante, prospetto e se- zione in scala 1:200). Progettare la ristrutturazione dell’edi- ficio con destinazione di servizio per iniziative volte a racco- gliere, conservare, esporre documenti di cultura materiale. La proposta dovrà documentare, nelle scale che si ritengono più opportune:

– L’organizzazione funzionale ai diversi piani.

– L’adeguamento del sistema strutturale prescelto per la crea- zione di un solaio intermedio e un dimensionamento di mas- sima degli elementi principali che lo compongono.

– I dettagli costruttivi dei diversi elementi di finitura, con par- ticolare attenzione agli orizzontamenti ed al sistema di coi- bentazione della copertura.

– Uno studio di massima delle attrezzature espositive, la loro lo- calizzazione negli spazi espositivi e le soluzioni per l’illumina- zione del materiale esposto.

2. Progetto di una Residenza Protetta per malati terminali si- ta su un’area a margine di un parco urbano. La capienza della Residenza deve essere di 15 – 20 ospiti e do- vrà essere composta delle seguenti aree funzionali:

– Area destinata alla residenzialità con camere ad un posto let- to e bagno accessibile ai disabili;

– Servizio ambulatorio-medicheria, soggiorno e area pranzo;

– Area di socializzazione: bar, sale e soggiorni polivalenti, lo- cali per attività occupazionali.

– Area destinata alla valutazione ed alle terapie.

Elaborati richiesti:

– Planimetria in scala 1:200 della sistemazione generale del- l’area.

– Piante, prospetti e sezioni dell’edificio in scala 1:100.

– Particolare costruttivo in scala 1:200.

3. Abitazione e galleria di un collezionista d’arte. Ristrutturazione di serre esistenti (allegati planimetria, pianta e sezione in scala 1:100). Potrà essere progettata una nuova costruzione solo se manterrà l’aspetto e la volumetria originali il più possibile simile a quel- lo di una serra. Il candidato dovrà avvalersi delle tecniche di costruzioni metal- liche e risolvere i tamponamenti esterni per la maggior parte in vetro.

Elaborati richiesti:

– Piante e prospetti in scala 1:100.

– Sezione longitudinale in scala 1:50.

– Particolare costruttivo in scala 1:20.

I SESSIONE ANNO 1998

1. Progetto di un lotto (allegata planimetria generale e planimetria del lotto) interno ad un P.E.E.P. a destinazione residenziale, con le seguenti strutture:

– Centro commerciale di 1500 m 2 .

– Centro sociale di 200 m 2 .

– Area a parcheggio.

– Area per il tempo libero.

– Area con attività sportive (campi calcetto, tennis volley-ba- sket, ecc.).

Elaborati richiesti:

– Progetto urbanistico e planivolumetrico dell’area a servizi scala 1:1000.

– Progetto definitivo piante, prospetti e sezioni in scala ade- guata.

– Relazione illustrativa.

2. Progetto di edificio residenziale di tre piani f.t., garage in- terrato e giardino in un lotto urbano ottocentesco (allegate planimetrie del lotto in scala 1:1000 e in scala 1:200).

Elaborati richiesti:

– Piante dei piani, sezioni trasversali, prospetti sistemazioni esterne giardino in scala 1:200.

3. Progettazione di un piccolo padiglione esistente all’inter- no di un parco, destinato a sala mostre (allegati planime- trie, disegni e foto del padiglione) con sistemazione dell’a- rea esterna.

Elaborati richiesti:

– Piante, sezioni schematiche in scala 1:100 ma ricche di mo- dificazioni statico-costruttive ed indicanti il dimensionamen- to di massima della struttura.

II SESSIONE ANNO 1998

1. Progetto di area a servizi sita all’interno di una zona a vin- colo cimiteriale (allegata planimetria). Devono essere realizzati:

– Un’area a verde per il tempo libero.

– Un’area sportiva di quartiere.

– Un’area di parcheggio pubblico di circa 100 posti.

Elaborati richiesti:

– Planimetria delle attrezzature.

– Piante, prospetti e sezioni del manufatto edilizio facente parte dell’area sportiva.

2. Progetto di villino unifamiliare in zona precollinare inserito in un’area lottizzata a fine ’800. Il progetto dovrà avere una tipologia analoga ai fabbricati già esistenti documentati dai di- segni allegati (piante, prospetti e sezioni in scala 1:400).

Elaborati richiesti:

– L’impianto architettonico compreso il giardino.

– Piante di tutti i piani in scala 1:100.

– Sezioni, prospetti in scala 1:100, particolari costruttivi che per- mettono di intendere il linguaggio architettonico proposto.

3. Progetto di rifunzionalizzazione dei locali di un fabbricato settecentesco in un centro urbano, in funzione dell’allesti- mento fisso per mostre temporanee (allegate planimetrie e pianta e sezione fabbricato). Il progetto dovrà essere articolato per una parte nel recupero edilizio e per una parte nella ristrutturazione dell’ambiente ur- bano.

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale in scala 1:500.

– Piante e sezioni in scala 1:100.

– Breve relazione illustrativa.

I SESSIONE ANNO 1999

1. Progetto urbanistico di un’area di 20.000 m 2 ad uso resi- denziale dotata di spazi a verde pubblico ed a parcheggio (allegata planimetria in scala 1:5000 e 1:1000).

Elaborati richiesti:

– Planimetria della viabilità, degli spazi destinati a parcheggi ed a verde, delle aree destinate all’edificazione in scala

1:1000.

– Sezioni quotate delle strade tipo.

– Schemi distributivi di una unità abitativa.

2. Sostituzione di edificio di abitazione nel tessuto edilizio di un centro storico con destinazione residenziale e commer- ciale al piano terra (allegate planimetrie e prospetti delle fac- ciate su via).

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale con l’inserimento dell’edificio in scala

1:500.

– Piante di tutti i piani in scala 1:100.

– Sezioni e prospetti in scalaa 1:100.

– Particolare costruttivi ed architettonici in scala 1:50.

– Relazione con la descrizione dell’intervento, la scelta dei materiali, i computi delle superfici e della cubatura.

26

L’esame di Stato fino al 2001: temi assegnati

3. Progetto di edificio residenziale di nuova costruzione o ampliamento di edificio di scarso valore architettonico al- l’interno di una lotizzazione (allegata planimetria in scala 1:250, piante, prospetti e sezioni in scala 1:100).

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale in scala 1:250.

– Piante di tutti i piani e sezione in scala 1:100.

– Particolari di facciata in scala 1:50.

– Relazione di progetto.

– Eventuali schizzi prospettici o assonometrici.

II SESSIONE ANNO 1999

1. Riutilizzo con destinazione culturale di un edificio pubblico settecentesco con annesso giardino (allegate piante, prospetti e sezioni in scala 1:200).

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale in scala 1:200 con le sistemazioni esterne.

– Piante di tutti i piani in scala 1:200

– N. 2 prospetti ed una sezione in scala 1:200.

– Pianta in scala 1:100 del nuovo organismo con particolare costruttivo di facciata.

– Eventuale schizzo prospettico o assonometrico.

– Relazione illustrativa anche sotto forma di note esplicative sugli elaborati grafici.

2. Progetto di P.E.C. (piano esecutivo convenzionato) esteso al- l’intera area riportata nella planimetria allegata. Si richiede l’inserimento di 4 fabbricati di 3 piani f.t. condominiali. (Si ri- portano gli indici di edificabilità e gli standard minimi di legge dei servizi).

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale della sistemazione dell’area in scala

1:500.

– Sezioni del terreno con il profilo degli edifici in scala 1:500.

– Sezione trasversale tipo quotata di una sede stradale com- prensiva delle opere di arredo in scala 1:100.

– Schema della distribuzione degli alloggi all’interno di un edificio in scala 1:200.

– Breve relazione con l’indicazione dei dati quantitativi.

3. Progetto di case unifamiliari a schiera in zona collinare, per una superficie comprensiva di 1000 m 2 (allegata planimetria con curve di livello in scala 1:1000 e 1:500).

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale 1:500 con sistemazione aree verdi, per- corsi, sezioni e prospetti schematici.

– Progetto di due unità abitative con piante, sezioni e prospetti in scala 1:100.

– Sezione e fascia di prospetto in scala 1:50.

– Breve relazione di progetto o legenda dei disegni.

– Eventuali schizzi e/o assonometrie.

I SESSIONE ANNO 2000

1. Progetto di recupero di edificio esistente (ex cascina) per destinarlo a residenza collettiva di studenti universitari per n. 20-30 studenti (allegate piante in scala 1:200 e documenta- zione fotografica).

Elaborati richiesti:

– Sulle piante allegate (si possono usare le stesse fotocopie senza ridisegnarle) risistemazione dei locali e rimodellazio- ne con nuove facciate.

– Ampliamenti consentiti rappresentati con piante, prospetti e se- zioni, l’arredo di una camera e della mensa in scala idonea.

– Studio di particolari costruttivi esterni ed interni.

2. Progettare, all’interno di una cappella barocca, uno spazio per mostre temporanee, all’esterno uno spazio delimitato

per concerti all’aperto per n. 200 persone ed un corpo adia- cente contenente un piccolo museo e una sala biblioteca - conferenze per n. 25 posti. (allegate planimetria in scala 1:500 e piante, sezioni, prospetti della cappella in scala 1:100).

Elaborati richiesti:

– Planimetria, piante, sezioni, prospetti, schizzi assonometrici e particolari costruttivi nelle scale che il candidato riterrà più opportune.

3. Progetto di sostituzione edilizia in un centro storico, con vo- lume edificabile uguale a quello esistente (allegati planime- tria 1:1000 e documentazione fotografica).

Elaborati richiesti:

– Planimetria del lotto con sistemazione area interna in scala

1:500.

– Piante di tutti i piani in scala 1:100.

– Prospetti interni ed esterni in scala 1:100.

– Particolare di facciata in scala 1:20.

II SESSIONE ANNO 2000

1. Intervento di sostituzione edilizia in un centro storico per la realizzazione di un centro sociale comprendente sala per riu- nioni, pranzi sociali, giochi, biblioteca/emeroteca, bar con an- nessa piccola cucina, servizi (allegata planimetria in scala 1:500 e documentazione fotografica).

Elaborati richiesti:

– Piante, prospetti, sezione in scala 1:20.

– Particolare di facciata in scala 1:20.

– Planimetria con sistemazione area interna in scala 1:200.

2. Redazione di un Piano Esecutivo Convenzionato (P.E.C.) inserito in un tessuto edilizio urbano preesistente. L’interveno deve prevedere edifici unifamiliari, bifamiliari e plurifamiliari (allegata planimetria in scala 1:500).

Elaborati richiesti:

– Planimetria in scala 1:500 con l’indicazione dei percorsi,

delle aree da dismettere a servizi e delle principali opere di urbanizzazione primaria.

– Progetto planivolumetrico dell’intervento con profili e sezio-

ni in scala adeguata con indicazione delle tipologie edilizie

(piante, prospetti e sezioni schematiche dei vari tipi di edifi-

ci previsti).

3. Progetto di arredo urbano per la pedonalizzazione di via cittadina (allegate planimetrie 1:500 e documentazione foto- grafica) con l’inserimento di:

– Struttura prefabbricata per piccole esposizioni e mercatini.

– Aree verdi con alberate dotate di fontana e punti di sosta pe- donale.

– Nuova struttura per edicola di giornali.

– Nuova illuminazione.

Elaborati richiesti:

– Planimetria generale in scala 1:500.

– Sezioni longitudinali e trasversali significative in scala

1:500.

– Piante, sezioni, prospetti e particolari costruttivi in scale gra- fiche adeguate della struttura prefabbricata, della fontana e dell’edicola.

– Particolari costruttivi degli elementi di arredo.

I SESSIONE ANNO 2001

1. Progetto di un centro commerciale di prima necessità per

(allegate planimetrie 1:500 e

circa

300

nuove

famiglie

1:1000). Dovranno essere previsti:

– Negozio a libero servizio di circa 600 m 2 .

– N. 8-10 negozi di tipo specializzato.

– Bar-pizzeria di 200 m 2 .

– Farmacia di 50 m 2 .

L’esame di Stato fino al 2001: temi assegnati

27

– Aree a parcheggio per circa 1000 m 2 .

– Aree verdi di pertinenza.

Elaborati richiesti:

– Schizzi, piante, prospetti, prospettive, descrizioni scritte che dimostrino il progetto.

2. Progettazione definitiva ed esecutiva di parcheggi interrati di circa 200 posti che un comune montano intende affidare attraverso la procedura di gara per servizi ai sensi della L. 109/94. Il candidato ipotizzi di essere, quale dipendente dell’Ente, responsabile del procedimento al quale viene richie- sto di formulare il progetto preliminare delle opere quale pre- supposto per la gara per l’incarico dei servizi di ingegneria da affidare a liberi professionisti. Il candidato provveda all’elabo- razione del progetto preliminare così come previsto dalla nor- mativa vigente ed elenchi, in forma indicativa tutti i documenti tecnico-amministrativi necessari (allegati estratto di P.R.G., estratto catastale 1:1000, planimetria generale con curve di li- vello 1:1000, rilievo area 1:1000, profili del terreno, documen- tazione fotografica).

3. Progetto di larga massima per la realizzazione di case di abitazione, con parcheggi e aree verdi su di un’area di circa 2 ha in periferia storica di una città (allegate planimetrie 1:2000, 1:1000 e disegno prospettico dell’intorno).

Elaborati richiesti:

– Planivolumetrico con l’indicazione delle sagome in pianta delle case (con il n. dei piani f.t.), le strade, i parcheggi uti- lizzando lo schema prospettico allegato.

– Indicazione delle tipologie edilizie e costruttive utilizzando schizzi con ampie didascalie.

4. Ristrutturazione di una cascina in disuso per adibirla a re- sidenza familiare ed a laboratorio di falegnameria (allegati planimetria scala 1:200, piante, sezione e prospetto in scala 1:100). Il candidato valuti se i locali siano abitabili e le struttu- re tipologicamente sicure, indicando le opportune opere di risa- namento senza alterare il carattere del complesso.

ROMA

costa. Il volume realizzabile non deve superare 0,20 m 3 per ogni metro quadro di superficie. L’altezza massima ammessa è

di m 7,50. Localizzare 100 piazzole di sosta di tende e camper,

area di parcheggio e servizi necessari al funzionamento del- l’impianto: ingresso e accoglienza, spaccio e ristoro, servizi igienici, attrezzature sportive.

Elaborati richiesti:

– Planimetria dell’intervento in scala 1:1000.

– Rappresentare uno dei manufatti suddetti in scala adeguata.

– Relazione esplicativa.

3. Progetto un insediamento di unità a schiera in un lotto di terreno rettangolare 200 100 m di lato , che preveda al piano terra ed al piano primo alloggi duplex (150 m 2 ), ed al piano superiore una serie di alloggi a ballatoio (simplex), di taglio ridotto (90 m 2 ) serviti da corpi scala indipendenti. Porre particolare attenzione al sistema strutturale che potrà es- sere in setti portanti o a telaio.

Elaborati richiesti:

Planivolumetrico in scala 1:500.

Schema maglia strutturale in scala 1:200.

Per un modulo:

Pianta alloggio duplex in scala 1:100; Pianta alloggio simplex in scala 1:100.

Stralcio:

Prospetti e sezioni in scala 1:100.

4. Progetto di un piccolo mercato di zona di circa 300 m 2 utili coperti, su un lotto di circa 300 m 2 . Prevedere:

– Spazi connettivi, servizi igienici, depositi, ristoro (150 circa

m 2 ).

– Spazi per magazzinaggio, vendita ed esposizione (150 circa

m 2 ).

– Spazi per scarico e carico merci, parcheggi, verde.

– Altezza massima 7,80 m circa.

Elaborati richiesti:

– Planimetria in scala 1:1000.

– Piante, sezioni e prospetti in scala 1:100.

– Particolare costruttivo in scala 1:10.

5. Progetto di un padiglione per esposizioni di sculture e qua-

dri, di circa 300 m 2 utili coperti, su un lotto di 3.000 m 2 , con

 

pendenza

del

5%,

confinante

su

due lati con strade.

I SESSIONE ANNO 1999

Prevedere:

1. Progetto di un piccolo albergo in una località marina, su un terreno a forma rettangolare 160 200 m, con capacità ri-

cettiva

L’albergo può essere strutturato su più livelli. Il terreno è servi- to da una strada parallela al lato maggiore, dove è ubicato l’ac- cesso principale. Prevedere:

igienici.

di

n. 12 stanze

a

due

letti con servizi

– Deposito surf.

– Saletta ricevimento.

– Pranzo.

– Soggiorno.

– Cucina.

– Dispensa.

– Piccolo alloggio di servizio.

Elaborati richiesti:

– Stralcio planimetrico in scala 1:200.

– Pianta ai vari livelli in scala 1:100.

– Due sezioni in scala 1:100.

– Prospetti sui quattro lati in scala 1:100.

– Particolari in scala 1:50 o 1:20.

2. Progetto di un campeggio su un’area di 4 ettari, pianeg- giante, in località marina, distante 500 metri dalla linea di

– Ingresso, atrio, cataloghi, informazioni, schede, computer ri- cerca, connettivi, servizi (120 circa m 2 ).

– Spazi e servizi igienici per il personale (30 m 2 ).

– Spazi espositivi (150 m 2 ).

– Spazi per scarico e carico, parcheggi e verde.

– Altezza massima 7,80 m circa.

Elaborati richiesti:

– Planimetria in scala 1:1000.

– Piante, sezioni, prospetti in scala 1:100.

– Progetto architettonico in scala 1:10.

6. Progetto di intervento di sostituzione edilizia su uno dei fronti di un’asse viario di prevalente edificazione della fine del secolo XIX, congruente con il carattere storico-architet- tonico del sito. L’altezza degli edifici frontistanti la strada (lar- ga 16 m) è mediamente di 22 m in gronda. Il lotto misura lato 25 35. Le destinazioni d’uso sono abitative ai piani superiori e commerciali al piano terreno.

Elaborati richiesti:

– Pianta, prospetti e sezioni in scala 1:100

– Particolari costruttivi nelle scale più opportune.

– Breve relazione introduttiva.

28

L’esame di Stato fino al 2001: temi assegnati

7. Progetto di una chiesa a pianta rettangolare delle dimensio- ni di m 15 25 di altezza m 17,50 ad una unica navata con-

clusa da una volta a botte. Prevedere una copertura a doppia falda inclinata, una struttura portante in muratura e le fonda- zioni di tipo continuo.

– Ipotizzare un intervento di consolidamento antisismico (Legge n. 64/74) che riguardi l’intera struttura: la muratura, la copertura e le fondazioni.

Elaborati richiesti:

– Pianta in scala 1:100.

– Prospetto e sezione in scala 1:100.

– Schemi degli interventi di consolidamento in scala opportuna.

– Relazione tecnica (max 10 righe).

8. Progetto di un parco di pertinenza circoscrizionale su un’a-

rea rettangolare di circa 4 ettari, inserita in un tessuto resi- denziale, confinante su tre lati con la viabilità di quartiere e sull’altro con la linea ferroviaria. Prevedere:

– Piccole attrezzature di servizio per gli utenti.

– Perimetro recintato con delle aree di parcheggio in corri- spondenza degli accessi.

Elaborati richiesti:

– Rappresentare la soluzione progettuale attraverso grafici in scala 1:500 e 1:200.

– Breve relazione.

– Indicare le piantumazioni di essenze vegetali, il tipo e la lo- calizzazione dei servizi e il sistema dei percorsi interni.

– Approfondire la definizione progettuale di almeno un ele- mento costitutivo del parco in scala adeguata.

9. Progetto di una soluzione progettuale di un arredo urbano relativa alla sostituzione della pavimentazione stradale, del- l’illuminazione pubblica e degli impianti tecnologici, per creare aree di sosta e percorsi di viabilità pedonale, relativa ad una piazza urbana all’interno di un centro storico di ca- rattere architettonico prevalentemente rinascimentale o neo rinascimentale. La piazza misura 55 265 m, l’altezza degli edifici frontistanti è di 22 m in gronda, in media; il livello stra- dale è in piano. Le eventuali alberature da porre a dimora de- vono essere di medio fusto alternate ad essenze arboree.

Elaborati richiesti:

– Pianta, prospetti e sezioni.

– Particolari costruttivi in scale opportune.

– Breve relazione introduttiva.

10. Progetto di una piccola biblioteca di quartiere di circa 300 m 2 utili, su un lotto di 3.000 m 2 , circondato da strade. Prevedere:

– Ingresso, atrio, cataloghi, informazioni, schede, computer ricerca, connettivi e servizi igienici per il pubblico (120 cir- ca m 2 ).

– Spazi e servizi igienici per il personale (50 circa m 2 ).

– Magazzino libri accessibile al pubblico per 10.000 libri (50 circa m 2 ).

– Sala lettura (60 circa m 2 ).

– Emeroteca (20 circa m 2 ).

– Parcheggi, verde.

– Altezza massima 7,80 m circa.

Elaborati richiesti:

– Planimetria in scala 1:1000.

– Piante, sezioni, prospetti in scala 1:100.

– Particolare costruttivo in scala 1:10.

II SESSIONE ANNO 1999

1. Progetto di un poliambulatorio di circa 330 m 2 utili in su- perficie, su un lotto di circa 3.000 m 2 circondato da strade. Prevedere:

– Accettazione/informazioni/cassa (30 circa m 2 ).

– Attesa (40 m 2 circa).

– Servizi igienici per il pubblico (25 m 2 circa).

– N. 6 sale ambulatorio (120 m 2 circa).

– N. 3 Locali laboratorio (60 m 2 circa).

– Servizi per il personale (25 m 2 circa).

– Deposito farmaci ed attrezzature (20 m 2 circa).

– Deposito pulizie (10 m 2 circa).

– Connettivi.

– Parcheggi.

– Aree a verde.

– Altezza massima 7,80 m circa.

Elaborati richiesti:

– Piante, schemi strutturali, sezioni, prospetti in scala 1:100.

– Particolare architettonico in scala 1:10.

2. Progetto di un centro sociale polivalente di circa 360 m 2 uti- li, su un lotto di 3.000 m 2