Sei sulla pagina 1di 15

LA NASCITA DELLASSOLUTISMO IN FRANCIA

1. Dal Medioevo alla nascita dello stato moderno


A partire dal 1500 lo Stato diviene il principale organizzatore della vita degli
individui in Europa. Le spinte e le cause che convergono per ch ci sia possibile
sono complesse e numerose quanto lo sono le conseguenze di questo processo:
allevoluzione storica della societ si accompagnata una lenta e graduale ma
inesorabile crescita del ruolo e dello spazio riservato allo Stato il quale non
poche volte ha raggiunto la pretesa di controllare totalmente la vita degli
individui 1 .
Alla fine del Medioevo la tradizionale struttura piramidale della societ feudale
venne sostituita da una costruzione ben diversa che tendeva ad uno slittamento
verso lalto dei poteri e che lasciava una base sempre pi dipendente dalla
volont del sovrano. In questo momento solo la classe pi operosa non si trov
spiazzata ma al contrario favorita da questo accentramento. Anche la
giustificazione del potere cominciava a mutare le sue basi, tralasciando sempre
pi le origini divine ma non per questo depotenziando la sua struttura
centralistica.
Lo Stato rappresenta il mezzo attraverso il quale le societ raggiungono una
pacificazione interna e la difesa verso i nemici esterni. Da queste premesse si
sviluppa quel senso di giustificazione assoluta delloperato dei governi noto
come ragion di Stato. Ci profondamente diversa dallantico patto
medioevale fra il feudatario eil

vassallo poich ora la sovranit pretende

obbedienza assoluta affinch ledificio statale non venga meno. 2


Per quanto riguarda la funzione di equilibratore e pacificatore interno che lo
Stato assume nellera moderna, la pacificazione in questo casi diviene sinonimo
di ordine, esigenza vitale per lo Stato come per il benessere degli individui e lo
sviluppo economico.Questa situazione soprattutto richiesta dalla classi
lavoratrici, ossia dalla borghesia che, gi dal tardo medioevo divenuta la classe
attiva

imprenditrice

per

eccellenza

mettendosi

gradualmente

in

contrapposizione con laristocrazia, vista come una classe inerte e ferma sui suoi
antichi privilegi.
1
2

Cfr. H.Arendt, Le origini del totalitarismo, Milano, Ed. Comunit, 1967.


G.Ritter, La formazione dellEuropa moderna, Roma-Bari, Laterza, 1968, p. 27.

La borghesia infatti in prima fila nel ri chiedere che lordine sociale venga
mantenuto dallalto poich lordine travalica quella di equilibrio se
necessario, in quanto lesercizio delle attivit produttive dar il massimo qualora
la societ sar ben regolata e senza frequenti conflitti interna 3 .
Dunque vi sono tre elementi alla base della nascita dello stato moderno: la
pacificazione interna, lordine e lefficienza. Infatti, il progresso economico e
produttivo non possono sussistere se la macchina burocratica, giuridica e
amministrativa dello Stato non si adegua alle novit e alla complessit che la
nuova societ richiede.
Dunque, la spinta principale allo sviluppo dello Stato moderno provenne dalla
borghesia in quanto classe pi operosa a livello prima manifat turiero,
commerciale e preindustriale e successivamente su scala industriale sempre pi
vasta. Essa infatti rimase ai margini della vita politica fino alla met del XVII
secolo e soprattutto con la Rivoluzione. In un primo periodo storico essa esercit
una pressione esterna sui monarchi affinch regolassero in maniera razionale
lamministrazione delle tasse, dei raccolti, dei commerci 4 .
Le continue tensioni fra le nazioni, che si ripercuotono sullEuropa in maniera
pressoch

continua,

non

potevano

non

esercitare

grande

influenza

sullallargamento dei poteri dello Stato: le guerre di conquista (territoriale ed


economica), linevitabile scontro fra le nazioni per il predominio sulla scena
continentale, il controllo delle colonie - ossia delle nuove ricchezze - ed infine le
grandi guerre che ai motivi tutti politici e dinastici affiancavano quelli non meno
importanti della religione.
2. Il Cinquecento
La Francia del XVI secolo, rispetto ad altre nazioni europee come la Spagna,
non ebbe la possibilit di godere delle ricchezze che pervenivano da oltremare
grazie alla scoperta del Nuovo Mondo. Ma non ebbe neppure il problema di
unificare realt territoriali cos diverse come accadeva per il Regno di Castiglia e
di Aragona. Fin dal Medioevo, infatti, la monarchia capetingia aveva avuto modo
gradualmente di riunire il territorio dalle Fiandre al Mediterraneo mediante un
lento ma costante processo di accentramento della sovranit.
3

Spunti sullinfluenza che la classe borghese ha avuto nella costruzione di uno stato ordinato si possono trovare in
K.Marx, F.Engels, Manifesto del partito comunista, Milano, Newton, p. 70 e segg.; si veda anche J. Ortega Y Gasset,
La ribellione delle masse, Bologna, Il Mulino, 1962, p. 109 e segg.
4
Cfr. P. Anderson, Lo stato assoluto, cit., capitolo primo.

Tuttavia, lenorme estensione territoriale presentava non pochi problemi


come pure la sua ampiezza demografica. Nel 1500 la Francia aveva circa venti
milioni di abitanti e si presentava come la nazione pi popolosa dEuropa. Tutto
ci per non poteva non avere ripercussioni sullorganizzazione amministrativa e
sulla razionalizzazione della nazione.
Di conseguenza la prima fase della storia moderna della Francia tutto un
susseguirsi di azioni mirate allaccentramento politico e reazioni anarchiche
mirate invece alla disgregazione territoriale. Ad ogni modo, si assiste comunque
ad una convulsa avanzata verso uno stato monarchico accentrato fino al
completamento di esso in una struttura stabilmente rigida per la quale si dovr
aspettare il regno di Luigi XIV.
Segnano questa evoluzione alcune drammatiche tappe: la guerra dei centanni
nel XV secolo, le guerre di religione del secolo successivo e la Fronda nel
Seicento.
Nel susseguirsi di questi eventi si assiste per, nonostante tali situazioni
mettano di volta in volta in crisi lapparato centralizzato, ad un suo
rafforzamento finale, fino a giungere al prodotto conclusivo, ossia allepoca
dellassolutismo regio inaugurata da Luigi XIV.
Nella prima met del XVI secolo la Francia di Francesco I ed Enrico II fu un
regno prospero ed in via di espansione. A segnare il processo di assolutizzazione
fu la graduale diminuzione del peso degli Stati generali i quali a poco a poco
caddero in disuso per lungo tempo. Infatti da decenni le citt non venivano pi
regolarmente convocate nelle assemblee, convocazioni che cessarono nel 1517
mentre la politica estera divenne a poco a poco una prerogativa esclusiva della
monarchia. Gradualmente si assistette ad un potenziamento dei diritti giuridici
del sovrano. Inoltre, grazia al concordato firmato a Bologna con il Papa, alla
monarchia venne garantito il controllo sulle nomine ecclesiastiche.
In realt i due sovrani non furono dei monarchi assoluti nel vero senso della
parola, poich era ancora frequente la consultazione delle assemblee regionali e
perch ambedue posero molta attenzione nel rispettare i privilegi della nobilt.
Tra il primo decennio e la met del 1500 le entrare fiscali quasi raddoppiarono
anche se, pur con laccrescimento costante dei redditi e dei prezzi, il prelievo
fiscale non raggiunse i livelli toccati mezzo secolo prima sotto il regno di Luigi
XI.
3

Il prestigio della dinastia veniva poi assicurato dalle frequenti guerre italiane
che servivano ai sovrani per sfogare in qualche modo laggressivit della
piccola nobilt.
Lo sforzo francese per ottenere il predominio italiano cominciato da Carlo VIII
(1496) e conclusosi mezzo secolo dopo (1559) con il trattato di CateauCambresis non port al successo sperato poich nel confronto con la rivale
Spagna, meglio organizzata sul piano strategico e con la possibilit di disporre
basi nel nord Europa e sul mare, grazie anche allalleanza con i genovesi, la
Francia usc pesantemente sconfitta nellaspirazione al controllo della penisola
transalpina.
In tal senso, la prima sconfitta in terra straniera per la giovane nazione francese
offr ad essa modo di abbandonare lespansione territoriale e concentrarsi sulla
razionalizzazione amministrativa e politica interna.
Del resto, la stessa conclusione fallimentare delle guerre in Italia, unite ai
problemi di successione sorti alla morte di Francesco I, misero in evidenza la
fragilit della monarchia e lesigenza di un suo rafforzamento.
Alla morte del sovrano dunque ebbe inizio un quarantennio di sanguinose lotte
civili che si accompagnarono a quelle legate alla Riforma. Esse svelarono in
qualche modo anche la struttura del corpo sociale e politico francese della
seconda met del Cinquecento.
La lotta fra ugonotti e la Santa Lega per il controllo della monarchia rimasta
vacante dopo la morte di Enrico II e la reggenza di Caterina de Medici, divenne
un confronto nel quale confluirono tutti i conflitti politici interni gi in nuce da
molto tempo prima.
Le tre casate in lotta furono i Guisa, i Montomorency e i Borboni. Ognuna di
esse aveva un suo territorio nel senso che esse esercitavano un controllo di tipo
demaniale, avevano fortissime relazioni clientelari e godevano ciascuna di un
forte appoggio allinterno dellamministrazione centrale.
I Guisa controllavano direttamente il Nord-Est della Francia, i Montmorency
avevano il loro dominio nelle zone centrali del Paese, mentre il Sud-Ovest era
sotto linfluenza dei Borboni. Dunque la Francia intera appariva dominata e
divisa in tre grandi aree di influenza e laspra lotta fra le tre casate assunse il
sapore di una lotta feudale.

In tal senso, si comprende bene come, a differenza della Spagna, la Francia di


questo periodo non affatto una monarchia accentrata, anzi, per lungo tempo
rimane fondamentalmente assente per lappunto lelemento centrale di una
monarchia: una casata che regni sovrana su tutto il territorio.
A peggiorare le cose e ad aumentare il clima di guerra civile fu anche
lapporto che i piccoli nobili, fino ad allora scatenatisi nelle guerre italiane,
diedero alle lotte interne: rientrati in patria, lindomani del trattato di CateauCambresis, questi gentiluomini di campagna, stretti nella morsa dellinflazione,
alla fine fornirono quadri militari necessari a prolungare la situazione di guerra
civile.
Le lotte religiose che seguirono allavvento della Riforma protestante si
colorarono subito di motivazioni politiche e ancora una volta fecero emergere le
profonde divisioni regionali che storicamente contraddistinguevano la Francia.
Infatti la ripartizione degli Ugonotti e degli alleati della Lega rispecchia in
qualche modo lantica divisione fra il Sud, posto in posizione pi remota e
chiusa, ed il Nord che ha il suo baricentro nellIle-de-France, zona dorigine
delle antiche dinastie sovrane dei capetingi.
Il protestantesimo si era sviluppato provenendo dalla Svizzera attraverso le reti
di comunicazioni rappresentate dai grandi fiumi Rodano, Loira e Reno e dunque
estendendosi in maniera uniforme su tutto il territorio.
Ma, ad un certo punto, nel momento in cui la tolleranza verso i riformati venne
meno, il protestantesimo si concentr repentinamente in alcune isole protette:
Delfinato, Linguadoca, Guscogna e altre zone di montagna o costiere. Zone
spesso chiuse, povere e nelle quali era presente ancora un tipo di signoria rurale
ma anche fortemente vitali sul piano commerciale.
Se nelle realt urbane invece il fenomeno protestante interess gli artigiani, alla
fine, esso si concentr soprattutto sullaristocrazia terriera del Sud tanto che il
ceto sociale dirigente ugonotto proveniva soprattutto dalle classi di proprietari
terrieri che, alla met del XVI secolo, se potevano vantare di rappresentare una
buona met della nobilt totale del Paese, non arrivava per a rappresentare una
fetta rilevante della popolazione generale della Francia. Dunque gradualmente la
nuova confessione anzich conquistare nuovi territori fin col ritirarsi nel Sud
del Paese e venne a ritrovarsi nellabbraccio delle tendenze pi dissidenti
dellaristocrazia terriera.
5

Tuttavia, la guerra di religione ebbe importanti risultati sullimpoverimento


generale del Paese tanto da arrivare negli ultimi decenni del secolo
allaccrescimento progressivo della miseria soprattutto nelle grandi citt. Infatti,
nel momento in cui il Sud cadde nelle mani dei protestanti, le imposte regie si
riversarono quasi del tutto sulle citt cattoliche del Nord anchesse in stato
dassedio.
Si arriv quindi ad una vera e propria guerra civile che condusse la Francia ad
una disastrosa situazione di anarchia: a Parigi, nel 1584, il potere cadde nelle
mani di un consiglio dittatoriale composto da ecclesiastici e giuristi che godette
dellappoggio della plebe che ormai viveva in condizioni disperate e il supporto
di una schiera di predicatori fanatici. Di l a poco, altre citt seguirono
lesempio: Digione, Lione, Orleans, Borges. A peggiorare il quadro vi furono le
frequenti rivolte contadine che scoppiarono in tutto il Paese senza alcun legame
con i motivi religiosi della lotta ufficiale.
Dunque si ebbe una radicalizzazione generale dello scontro: citt e campagne
che provoc a quel punto una nuova concentrazione delle forze dellaristocrazia
nel timore di una sollevazione generale dal basso. A questo punto il nuovo
sovrano Enrico IV abbracci la fede cattolica, isolando i consigli municipali e
chiamando a serrare le fila i patroni aristocratici della Lega e, infine, soffocando
le rivolte contadine.
Con l'editto di Nantes (1598), Enrico IV, uscito vincitore per la sua abilit
politica e militare e per la stanchezza quasi generale, dalle intricate vicende delle
lotte religiose che avevano profondamente divisa e sconvolta la Francia, tent di
regolare la pacifica convivenza tra cattolici e ugonotti rinnovando e am pliando
garanzie e concessioni gi pi volte promulgate e vio late a partire dall'editto di
Poitiers del 1577.
Il fine dichiarato esplicitamente nell'interessante pream bolo: se ancora non
piaciuto a Dio essere adorato in una stessa forma, se vi ancora divisione tra i
fedeli, il culto avvenga almeno con la stessa intenzione e con regola tale che non
accadano per le differenze religiose, disordini e tumulti.
L'Editto rappresenta una garanzia per gli ugonotti a salvaguardia della libert
delle loro coscienze e a difesa dei loro beni. Il primo Brevetto accordava infatti
agli ugonotti una sovvenzione di 45.000 scudi all'anno e il secondo lasciava in
loro possesso le piazzeforti e i castelli che gi occupavano.
6

Anche se l'appello alla libert delle coscienze pu sembrare straordinariamente


moderno di deve comunque sottolineare che si lontani da un riconoscimento di
tolleranza per le idee religiose dei singoli individui.
Piuttosto, la concessione si inserisce nella struttura giuridica di uno Stato
fondato ancora sui privilegi dei corpi e dei ceti. Gli ugonotti sono sempre
considerati come un corpo, una corporazione alla quale si accordano particolari
privilegi; la libert di culto era pienamente concessa soltanto ai nobili possessori
di feudi con alta giurisdizione.
Tuttavia, se non un trionfo della libert religiosa e della piena tolleranza,
l'Editto segnava l'inizio di un periodo di civile convivenza che molto giov alla
Francia. In conclusione il quarantennio di guerra civile si risolse in un passo
avanti in direzione di una rinnovata concentrazione del potere nelle mani del
sovrano.

Il secolo XVI
Si

ha

quindi

lavvio

del

Grande

secolo

che

vede

repentinamente

laffermazione dellassolutismo francese. ovvio che ancora sussistevano forti


pressioni contrarie da parte dei principi e della nobilt in generale, ma, il nuovo
secolo segn lentrata in scena dei grandi amministratori dello Stato francese:
Sully,

Richelieu

Colbert

quali

procedettero

gradualmente

alla

razionalizzazione della macchina di potere.


La situazione agli inizi del XVII secolo non era comunque affatto tranquilla.
Alla gelosia della nobilt verso il potere centrale del sovrano, si associava la
costante opposizione dei parlamenti provinciali, portatori di un particolarismo
tradizionale. Nelle grandi citt intanto andava sviluppandosi una forte borghesia
commerciale che deteneva di fatto il controllo municipale, come accadeva a
Parigi.
Dunque la caratteristica dellassolutismo francese fu quella di adattarsi a questo
complesso di forze e di spinte centrifughe e di dominarle. Un atto
simbolicamente importante fu la fissazione della residenza del monarca
definitivamente a Parigi, la citt divenne cos il cuore pulsante della nazione,
essa fu ricostruita e abbellita affinch mostrasse, attraverso la grandezza dei suoi

monumenti, il suo valore simbolico di capitale del regno, valore aumentato nel
prestigio dinastico dalla stessa figura del sovrano borbone.
Si deve quindi osservare una profonda svolta politica segnata dallavvento di
Enrico IV, un re che, a differenza dei suoi deboli immediati predecessori, ha
conquistato il trono con la forza e con il valore ed deciso ad imporre la sua
suprema autorit ai principi: avvio ad una politica di restaurazione, o di instaura zione, della piena sovranit del monarca contro le forze partico laristiche e
centrifughe della grande nobilt.
Sul piano economico, allindomani della pacificazione generale, le strutture
amministrative dei poteri pubblici, si preoccuparono di incoraggiare la ripresa
delle attivit agricole, del commercio ed un lungo periodo di pace influ
positivamente sulle casse dello Stato le quali risentirono dei benefici apportati
dalla politica condotta da Sully, il cancelliere ugonotto, che nel breve volger di
tempo raddoppio le entrate soprattutto grazie ad una massiccia politica di
imposte indirette, al taglio delle spese e allopera di razionalizzazione degli
appalti delle imposte.
In questo periodo si svilupper ulteriormente una pratica per accrescere le
finanze dello Stato avviata gi da tempo. Nel 1604 infatti venne rinnovato la
vendita degli uffici nellapparato statale, la paulette, che prende il nome da
Paulet. Tale pratica, esistente da oltre un secolo, venne ampliata da Paulet e resa
stabile

attraverso

la

trasformazione

di

tali

uffici

come

trasmissibili

ereditariamente. Ci poteva avvenire tramite il pagamento di una percentuale


annuale stabilit sul valore acquisito dallufficio stesso.
Questa misura, se da un alto fece accrescere notevolmente le entrate delle
corono, dallaltro cre un sistema di controllo indiretto sulla burocrazia che
venne isolata dallinfluenza dei magnati.
Gi sotto il regno di Luigi XIII la Francia era divenuta la nazione in cui si
praticava il maggior numero di vendita degli uffici mentre, contestualmente la
monarchia creava in continuazione nuove sinecure e prebende. Si consideri che
questo traffico nel 1624 era arrivato a coprire quasi il 40 per cento degli introiti
regi.
Il sistema apparentemente semplice era in realt molto complesso e non sempre
il potere centrale acquisiva un effettivo vantaggio finanziario. Gli appalti per la
riscossione delle imposte, ad esempio, venivano messi allasta regolarmente e
8

acquisiti dai finanzieri pi ricchi i quali poi mettevano in pratica un sistema di


riscossione con il quale arrivavano a drenare anche due terzi degli introiti
destinati alle casse dello Stato.
Si consideri poi che la guerra dei Trentanni e i costi della politica interna
costringevano spesso la monarchia a ricorrere a prestiti forzosi ad alto interesse
da parte delle corporazioni degli appaltatori, i quali, questultimi, avevano
comperato cariche erariali dellapparato statale. Insomma, spesso si trattava di
un circolo vizioso che non faceva altro che aumentate i passaggi di denaro e,
inevitabilmente, la corruzione.
Ci, piuttosto che un beneficio, fin col comportare un reale impedimento al
processo di razionalizzazione della macchina burocratica e amministrativa dello
Stato poich al potere centrale, di fatto, sfuggiva il controllo di gran parte delle
entrate che finiva nella mani della cosiddetta noblesse de robe.
Nonostante questo, in quello scorcio di tempo, si ebbe per opera di Richelieu
lavvio di una vera e propria riorganizzazione razionale dellamministrazione
statale in senso moderno.
Infatti, il cardinale, a partire dal 1624 divenne sovrano a tutti gli effetti e
procedette a liquidare definitivamente le resistenze ugonotte ancora attive nella
Francia sud-occidentale.
Dopo quasi un quindicennio di incertezza seguita alla scom parsa di Enrico IV,
quindi emerse nel governo della Francia la sua forte personalit che si era gi
evidenziata

durante lultima riunione degli stati generali nel 1614 (infatti si

dovr aspettare il fatidico 1789 per vedere riuniti nuovamente gli stati generali)
nella quale Richelieu era stato rappresentante del clero.
Ma soltanto dopo la presa della Rochelle si delinea chiaramente la politica che
Richelieu seguir con grande coerenza e tenacia negli anni seguenti. La
Rochelle, notevole porto atlantico e centro importante, forse il maggiore, della
religione riformata era stata una delle piazze assegnata agli ugonotti dall'editto
di Nantes come garanzia della pace religiosa.
Ma la concessione era per temporanea ed era gi scaduta da tempo quando
Richelieu si decise a muovere un attacco decisivo (1628), mostrando che non era
disposto a tollerare nessuna eccezione alla rigorosa imposi zione dell'assoluta e
preminente autorit del re e del potere centrale.

Non si trattava di una crociata religiosa, ma di una mossa intesa a colpire un


tipo di privilegio che poteva attentare all'unit dello stato e indebolirne la
sovranit.
Era anche una premessa per lo sviluppo di una politica estera rivolta contro
l'egemonia asburgica, con la riaffermata presenza della Francia come potente e,
alla fine, vittoriosa antagonista su tutti i fronti, dai Pirenei alle Alpi, dalla
Fiandra all'Alsazia e alla Lorena.
L'attacco sferrato contro le posizioni politiche e militari degli Ugonotti era
dunque gi in questa prospettiva, ma i suoi veri obiettivi e i suoi limiti non
emergevano ancora chiaramente.
La Spagna avrebbe voluto, dopo la vittoria, anche la revoca della tolleranza
religiosa e una politica di unit degli Stati catto lici, che soprattutto avrebbe
confermato la egemonia asburgica.
Ma proprio perch intendeva riportare la Francia tra le grandi potenze,
Richelieu non poteva aderire ai piani di crociata e saggia mente concesse agli
Ugonotti l'editto di grazia che riconfermava la libera professione del culto.
Richelieu si rivolse a schiacciare definitivamente le rivolte aristocratiche,
procedette allabolizione delle dignit militari di derivazione medioevale, proib
il duello e rase al suolo numerosi castelli appartenenti alla nobilt.
Ma soprattutto con la sua opera amministrativa che venne inaugurato un
nuovo sistema statale. Infatti con Richelieu ebbe inizio il sistema degli
intendenti. Gli intendenti di giustizia, polizia e finanza erano funzionari regi che
venivano inviati in tutte le zone del Paese inizialmente in missioni di durata
temporanea e con scopi limitati, seppure dotati di pieni poteri. Successivamente
gli

intendenti divennero i commissari permanenti del governo in tutte le

province del regno. Essi venivano nominati direttamente dal re, potevano essere
revocati e i loro uffici non erano vendibili; a poco a poco essi divennero
limmagine del potere centrale in ogni angolo del Paese.
Gradualmente Richelieu procedette alla demolizione delle antiche autorit
locali affiancando dapprima allo loro attivit quella degli intendenti, e
successivamente sostituendoli del tutto con queste nuove figure, pi fidate
perch sotto il diretto controllo del potere centrale.
Proseguiva intanto alacremente la vendita degli uffici che era divenuta un vero
e proprio mercato in cui confluiva soprattutto parte dei proventi delle attivit
10

commerciali e manifatturiere in una specie di collusione continua fra stato e una


parte della classe borghese che mirava a trasformarsi in nobilt acquisita
mediante la ricchezza e il traffico di titoli.
Dunque sul piano sociale nacque una classe di tipo nuovo, ossia di una
borghesia che tendeva ad assimilarsi alla nobilt attraverso esenzioni e privilegi.
Ci comport, secondo alcuni, un ritardo di 150 anni nellevoluzione politica
della borghesia francese 5 .
Era evidente che il peso finanziario di questo apparato doveva per forza di cose
appoggiarsi su una parte del Paese. Questa era principalmente composta dai
poveri poich lo stato assoluto, non tanto dissimilmente da quello feudale che
aveva combattuto e vinto, continuava ad accrescersi a spese delle classi meno
abbienti urbane e rurali.
Il carico fiscale aument la sua portata anche in ragione delle enormi spese
militari legate alle vicende politiche internazionali.
Lentrata in campo del grande esercito francese determin il destino della
Germania e quello dellinfluenza spagnola sul continente europeo. Con il trattato
di Wesfalia la Francia estese i suoi confini dalla Mosa al Reno.
I successi internazionali coincisero con il consolidarsi definitivo del complesso
burocratico che si allargava alle zone di guerra e di occupazione. Le esigenze di
guerra avevano dilatato a dismisura la pratica della vendita degli uffici fruttando
enormi fortune ai banchieri.
Se come abbiamo visto erano per i pi poveri a sopportare il peso fiscale
richiesto dalla guerra, ci non rimaneva senza conseguenze. Furono in quegli
anni numerose le rivolte contadine e urbane.
infatti nel Seicento che le rivolte popolari acquistano rilievo soprattutto in
rapporto con le trasformazioni del sistema fiscale e istituzionale promosse dallo
stato moderno.
La fase pi acuta si apre con l'inizio dell'inasprimento della politica fiscale di
Richelieu, che nel giro di pochi anni, dopo il 1628, in vista della preparazione
della guerra contro gli Asburgo, aveva pi che triplicato il gettito delle imposte.
La taille era l'imposizione diretta che, a causa delle esenzioni di citt, corpo razioni, ceti privilegiati, finiva per gravare in primo luogo sulle comunit rurali.

Cfr. B.F. Porsnev, Lotte contadine e urbane nel Grand Siecle, Milano, Jaca Book, 1978.

11

La ripartizione per contingente comportava una responsabilit solidale delle


comunit verso il fisco.
Infatti, non era il singolo contribuente responsabile della sua quota, ma l'intera
comunit, la quale veniva variamente colpita e punita (con l'invio di esattori e di
soldati a carico del bilancio comunale) se non pagava interamente e nei tempi
stabiliti.
Ci favoriva, anche per la persistenza di antichi e vitali legami co munitari, una
reazione di massa che prendeva le mosse e si in dirizzava prevalentemente contro
il nuovo fiscalismo statale ed anche contro le trasformazioni delle strutture
istituzionali e comunitarie che la crescente presenza e il pi attento controllo del
potere centrale introducevano.
Il momento di pi estesa e profonda tensione si ebbe negli anni della fronda
, tra il 1648 e il 1653, quando la politica di accentramento statale fu attaccata
da varie parti, senza per che si riuscisse a realizzare una effettiva alleanza e una
composizione di interessi tra le maggiori famiglie nobiliari, i ceti parlamentari,
le insurrezioni popolari. In Francia lo stato assoluto e la monar chia dimostravano
di essere i pi forti.
Anche alle rivolte popolari il rafforzamento del controllo so ciale e la migliore
organizzazione del sistema repressivo lascia rono minore spazio. Il che non
significa che le rivolte cessarono del tutto. Se i successi militari e politici del Re
Sole ampliarono in un primo tempo l'arca del consenso, sul finire del regno, ai
principi del Settecento, i1 nuovo inasprimento fiscale, le epide mie e le carestie, e
il rinnovarsi della guerra con esito incerto, provocarono nuove intense rivolte.
I primi anni del regno di Luigi XIV bench gi decisamente indirizzati a un
sempre pi rigoroso accentramento ed assolutismo, vanno tuttavia te nuti distinti
dall'oppressivo dispiegarsi, negli anni seguenti, della potenza del Re Sole e dalla
ostinata politica di guerra.
Uno degli aspetti della politica sempre pi autoritaria di Luigi XIV costituito
dalla politica religiosa ed ecclesiastica, che si espresse essenzialmente in due
atti: nell'appoggio dato alla dichiarazione del clero gallicano nel 1682 e nella
revoca dell'editto di Nantes (1685). Sono ben noti gli effetti della revoca, che
provoc l'esodo dalla Francia di migliaia di calvinisti, tra i pi attivi esponenti
del mondo del commercio, dell'industria, dell'artigianato e favor la restaura zione dell'intolleranza religiosa.
12

Sul piano finanziario e amministrativo si ebbe con Luigi XIV un avvitamento


ulteriore della pressione fiscale. Gli Stati provinciali non ebbero pi il diritto di
discutere le imposte, la monarchia dettava precise richieste fiscali che tutti erano
costretti ad accettare; lattivit dei sindaci veniva tenuta sotto controllo mediante
linstallazione di guarnigioni militari e le frequenti visite degli intendenti. Le
cariche di governatori del regno furono ridotte alla durata di tre anni con
lobbligo per i governatori di risiedere a corte (e cos facendo trasformando di
fatto la loro carica in onorifica). Completato il complesso reale a Versailles, la
pi alta nobilt fu obbligata a risiedere a corte presso il re allontanata quindi dai
propri territori.
Ma a contraltare di questo indebolimento della resistenza aristocratica, i nobili
videro accrescere enormemente le loro fortune tanto che si calcola che in un
lasso di tempo di 100 anni quasi il 30 per cento del reddito nazionale fin nelle
mani

dellaristocrazia.

In

tal

senso

nobili

si

ritrovarono

di

fatto

indissolubilmente imbrigliati con la monarchia.


Ci permise di estendere ulteriormente il potere centrale ora che non vi era pi
una vera e propria resistenza della nobilt.
La vita politica si articolava attraverso periodici consigli entro i quali ci si
occupava delle questioni interne ed estere. Il pi importante era il conseil den
haut, un consiglio ristretto presieduto personalmente dal re che comprendeva i
funzionari politici pi fidati ed escludeva i principi ed i magnati; esso era, in
sostanza il consiglio supremo di stato. Al di sotto dei consigli, gli intendenti
provvedevano efficacemente a diramare le deliberazioni prese dal vertice statale
e a farle rispettare. Non vi erano funzioni intermedie che, come accadeva nella
vicina Spagna avevano creato un assolutismo ipertrofico, lento.
La funzionalit dellassolutismo francese era dovuta anche alla forte
personalit di Luigi XIV il quale fungeva da anello di collegamento fra i diversi
consigli e controllava personalmente lattivit degli intendenti.
Se il personale amministrativo dellepoca risultava assai scarso (circa 1000
persone su tutto il territorio), fortissima era la pressione accentratrice e coercitiva
esercitata dal potere centrale.
Tale coercizione era poi garantita nei fatti dallenorme sviluppo delle forze
armate che passarono dalle 30 mila unit a 300 mila sotto il Re Sole. Importante
fu, in tal senso, il consolidamento in senso moderno dellesercito francese.
13

La maggiore caratteristica degli eserciti moderni (almeno fino al Settecento) non


fu nellaspetto nazionale nel senso della partecipazione popolare come noi la
intendiamo quando parliamo di forze armate in democrazia, ma nellenorme
accrescimento delle dimensioni ed in una sempre pi perfezio nata scienza bellica.
Lo Stato assoluto assumeva dunque una capacit di controllo maggiore sul
proprio territorio e - in caso di guerra - sul territorio nemico.
Ma ancora pi importante il fatto che la direzione della politica militare veniva
accentrata secondo in sistema di comando unitario e verticale, e ci, con
lallargamento della coscrizione obbligatoria (che alla fine del settecento si era
ormai compiuta nei maggiori paesi europei) non poteva non contribuire alla
crescita di un sistema piramidale e verticistico interno alla societ 6 .
Fu per lambizione ad estendere a dismisura il potere sovrano e soprattutto la
potenza francese a decretare linizio di una stagione durissima per lo stato. Ci
ebbe inizio con linvasione dellOlanda nel 1672 che aveva il suo principale
motivo nella soppressione di un pericoloso concorrente commerciale. Ad un
iniziale successo delle armate francesi subentr uno scontro durissimo con una
alleanza internazionale (di cui erano principali alleati Spagna e Austria) decisa al
ristabilimento dello status quo e a bloccare le mire espansionistiche della
Francia. La guerra port a un magro bottino poich venne accorpata la Franca
Contea ma con le province Unite dOlanda di nuovo integre.
Successivamente un nuovo conflitto, la guerra della Lega dAugusta (1689-97)
vide praticamente tutta lEuropa schierata contro la Francia ed essa determin la
fine delle mire espansionistiche di Re Sole.
In sostanza, paradossalmente, la prima fase dellassolutismo, con Richelieu e il
successore Mazzarino, vide il conseguire successi in politica estera al contrario
del periodo successivo, dove Luigi XIV, nonostante un esercito completamente
rinnovato ed una macchina amministrativa pienamente accentrata, praticamente
fall in tutti i suoi obiettivi espansionistici.
Dunque si pu parlare di un paradosso dellassolutismo francese che nel
momento di massima fioritura interna si dimostr non preponderante e fuori
gioco allesterno.
Inoltre, l'ambiziosa politica estera, la sete di dominio e di potenza di Re Sole,
se frutt qualche vantaggio territoriale e qualche successo di prestigio, esaur le
6

Cfr. P. Anderson, Lo stato assoluto, cit., pp. 30-1.

14

energie e le risorse della Francia nel vano sforzo di egemonia europea. Resta il
fatto che un tale sforzo, una tale politica di conquiste, rivelatasi alla fine
rovinosa, non sarebbe stata possibile senza 1'incontrollato e dispotico potere
assunto dal re.

15