Sei sulla pagina 1di 2

Stefano Procopio

"Erari, a tu per tu con me stesso"


diario 1977-1983
7 aprile 1978
Il giorno volge ormai al termine, quasi mezzanotte. Mi sento abbastanza libero, senonaltro ho risolto
definitivamente la risoluzione di un problema che mi aveva assillato per molto tempo. Riguarda il regalo da fare
alla Chiara. Oggi siamo andati in gita, a Ferrara e, non so come spiegarlo, sembra quasi sottinteso che dovessimo
aspettarci l'un l'altro, farci compagnia tutto il giorno, parlare, ridere, scherzare, andare di qua, andare di l. Non c'
pi bisogno, vorrei dire quasi con certezza, di chiedere sempre Cosa fai Dove vai Posso venire con te,
eccetera. Si dice andiamo qui, andiamo l ci si volta, nel gruppo, a vedere se l'altro c', ci si vede sempre vicini, e
appunto, con naturalezza, senza paura di seccare, di annoiare, parlando se si ha voglia di parlare, tacendo se si
vuol tacere.

Ma non mi basta, purtroppo, - anzi, per fortuna, perch deve essere bellissimo -, voglio
poterla prendere tra le braccia e dirle ti amo.
Si ecco, l'ho detto; finalmente c' stato chi c' riuscita, e lei unica e sola, a farmi arrivare a questa speranza, a
questa fede nell'amore.
Lei sola riuscita a farmelo provare, questo sentimento bellissimo, proprio a me che andavo ripetendo che l'amore
non esiste. Semplice, prima non esisteva nessuna che fosse riuscita a farlo esistere.
Ti amo Chiara, nella maniera pi vera e pi sincera possibile, il pensiero di te mi d ancora forza nei momenti di
dolore, di debolezza, di sconforto, la tua voce riesce a coprire l'urlo di migliaia di persone attorno, la tua mano mi
provoca un tuffo al cuore, la tua vista mi incanta, mi affascina.
Ti amo Chiara.
Per questo sono riuscito a decidere di regalarle quella catenina con il cuore; se prima temevo che potesse
rifiutarla, per il significato unico e profondo che ha, adesso ho deciso che sono pronto a farle il regalo senza
ripensamenti, perch per lei darei anche il mio cuore. Spero che, rileggendo queste righe, mi appaiono pompose,
roboanti, retoriche, grandiose, perch solo cos potranno descrivere abbastanza bene quello che ho in cuore.

9 aprile 1978
Sto aspettando terribilmente teso il 13/4/78. Pi di cos .

Diario Antonella Federici

Bologna

17.1.83

Cara mamma, la seconda volta che vengo a trovarti e tu sei stranamente dolce e disponibile. Allora, mi viene da
chiedermi: cos' successo? Che cosa ti rende cos buona da farti sembrare perfino giovane d'aspetto? O che
cosa ho mai fatto io, di cos gratificante per te, che possa averti indotto a tornare una madre cos normale? Questa
inattesa
novit
mi
rende
un
po'
perplessa.
In una vecchia cartolina della nonna, un giorno trovai scritta questa frase: la carta parla quando la gente tace.
Sono costretta a scriverti per poterti comunicare le mie sensazioni.. Tra di noi non c' ancora dialogo. Quando va
bene, i nostri lunghi silenzi sono fatti di sorrisi e di rapide tenerezze; ma quando oggi mi hai detto: - Allora, cosa c'
di nuovo? - sono rimasta cos sorpresa che non ho saputo che dirti e ho buttato l un imbarazzante: - Tutto
vecchio, mamma - Desideravo parlarti di me, dei miei problemi attuali, ma non c' stato il tempo e nemmeno il
modo; la tua domanda mi ha colta cos di sorpresa che il fiato stato pi corto ed ripiombato il silenzio.
Peccato, un'altra occasione per aprirci buttata via; e sono occasioni cos rare che bisognerebbe saperle sfruttare.
Ma non ero proprio preparata. Io ti voglio bene, me ne rendo conto in questi giorni in cui sei cos gentile. Sono i
giorni come questo che non mi fanno pentire d'averti cercata, dopo anni di silenzio. Spero che capiti un'altra
occasione, io di speranze ne ho da vendere. Resta il fatto che mi fa piacere vederti cos, perch torni quasi bella
come una volta, quanto ero bambina e avevo di te un'immagine incantata. Rimani cos per un po', se non ti costa
molto.
Un
bacione
da
tua
figlia
Antonella

Bologna

18.1.83

Caro Stefano, voglio rigraziarti per la passeggiata di oggi e per aver sopportato il mio silenzio, anche se ti deve
avere annoiato non poco. Non riesco proprio a parlare, a trovare argomenti per intrattenere o per discutere; non
c' niente che abbia senso dire, o che io abbia voglia, solo un po', di comunicarti. Mi dispiace che io sia cos,
anche perch questi silenzi finiscono per logorarmi i nervi, lasciandomi confusa e amareggiata, quando te ne vai.
Te ne vai sempre, Stefano. Non posso proprio pi attaccarmi a te, volerti anche solo un po' di bene; troppo
difficile, fa troppo male. Tu non hai tempo per me, non hai energia da dedicarmi, tranne qualche volta, quando tu
decidi di fare l'amore e allora ti fai un regalo e ti regali me, per qualche ora.
Per la passeggiata di oggi stata bella, c'era un sole magnifico e e sei riuscito persino a farmi ridere. Sai
Stefano,
dicevo
sul
serio
quando
parlavo
dei
nostri
litigi
che
non
esistono
pi.
vero, non litighiamo pi ma non facciamo pi niente insieme. Ho fatto un voto di volont: non mettere pi niente
per noi, neanche un banale litigio. E tu hai detto che queste cose non le dico seriamente. Ma l'aria che avevo nel
dirti era seria e molto. In fondo, non te ne importa niente: ti sei tolto il dente e adesso stai bene. Cos almeno ti
racconti; non ti fai pi domande, non ti poni problemi. Bravo continua cos e mi perderai del tutto; un giorno riuscir
perfino a fare a meno del tuo sesso e allora per te, nella mia vita, sar finit davvero e per sempre. Adesso ho
ancora una brutta malattia che si chiama malinconia, e non riesco a dare un taglio netto alla nostra storia. Ma sta
guarendo, piano piano, sto guarendo e presto sar libera davvero. Sopportami ancora per poco, Stefano e vedrai
che la grana te la risolvo io. Continua cos: sei sulla buona strada per restare solo, senza un sentimento che ti
scalda
il
cuore,
sempre
che
tu
abbia
un
cuore
dentro
tutto
quel
lardo.
Ciao,
Stefano.
Antonella