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Amici e compagni
con Norberto Bobbio nella Torino del fascismo
e dellantifascismo
a cura di Gastone Cottino e Gabriela Cavagli

Bruno Mondadori

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Il volume rientra nel quadro delle iniziative del Comitato Nazionale per il
centenario della nascita di Norberto Bobbio.

Tutti i diritti riservati


2012, Pearson Italia, Milano-Torino

Per i passi antologici, per le citazioni, per le riproduzioni grafiche, cartografiche e fotografiche appartenenti alla propriet di terzi, inseriti in questopera, leditore a disposizione
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o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, corso di Porta Romana n. 108, 20122 Milano, email segreteria@aidro.org e sito web www.aidro.org

Realizzazione editoriale: Gottardo Marcoli

www.brunomondadori.com

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Indice

Il senso di un libro
di Gastone Cottino
LEONE GINZBURG

I Ginzburg. Una famiglia ebraica da Odessa a Torino


di Marco Brunazzi

13

Ipotecare il futuro: politica e cultura in Leone Ginzburg


di Leonardo Casalino

21

Leone Ginzburg, un intellettuale europeo


fra Russia e Italia
di Laurent Bghin
GIORGIO AGOSTI

35

Giorgio e i suoi amici negli anni della formazione


di Paolo Borgna

49

Il concretismo di Giorgio Agosti


di Ersilia Alessandrone Perona

62

Giorgio Agosti: profilo di una generazione


di Chiara Colombini

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ALESSANDRO GALANTE GARRONE


75

Alessandro Galante Garrone e il suo mondo


nei frammenti di memoria di un suo minore
di Gastone Cottino

89

Galante Garrone e il gruppo torinese di GL


nella cospirazione e nella resistenza
di Aldo Agosti

104

Il magistrato Galante Garrone: dalla scuola


di Peretti Griva alle battaglie degli anni cinquanta
di Paolo Borgna

120

Il presupposto per tentare di cambiare.


Dalle carte di Alessandro Galante Garrone
di Riccardo Marchis
MASSIMO MILA

143

La passione democratica di un musicologo


di Paolo Soddu

154

Massimo Mila germanista per caso


di Andrea Casalegno

162

Massimo Mila interprete dellalpinismo culturale


di Annibale Salsa

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La bella musica
di Sandro Cappelletto

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CASA EDITRICE EINAUDI


175

Il progetto editoriale
di Ernesto Franco

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Il nome invisibile. Leone Ginzburg


e la casa editrice Einaudi, 1933-1944
di Domenico Scarpa

219

I libri sono parte del mondo.


Cesare Pavese allEinaudi
di Maria Rosa Masoero

227

LOfficina Einaudi
di Silvia Savioli

239

Biografie dei personaggi

243

Gli autori dei contributi

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Il nome invisibile. Leone Ginzburg


e la casa editrice Einaudi, 1933-1944
di Domenico Scarpa

La storia di Leone Ginzburg durante i primi dieci anni della casa editrice
Einaudi si pu raccontare come un fortunoso intreccio di nomi, pubblicazioni e luoghi: nomi sostituiti, nomi cancellati, nomi costretti a nascondersi per poi riaffiorare quando il pericolo cessato, nomi eterogenei riuniti in luoghi inattesi; libri che si annunciano senza poi comparire, opere
che si spostano nello spazio e nel tempo, ruoli e situazioni che si capovolgono. Tra i nomi cambiati risulter essenziale quello di una strada; ma il
15 novembre 1933 la casa editrice che si registra come ditta individuale
presso la Camera di commercio di Torino prende il nome di Giulio
Einaudi, studente universitario iscritto alla facolt di Medicina, nato il 2
gennaio 1912: e non lo cambier mai. Giulio Einaudi, Editore1 fissa la
sede in via Arcivescovado 7, nello stesso edificio che aveva ospitato (con
ingresso dal civico 3) le redazioni dellAvanti! e dellOrdine Nuovo.
Ledizione torinese del quotidiano socialista e il settimanale di Antonio
Gramsci si stampavano nei locali affacciati sul grande cortile, mentre le
redazioni da lui guidate erano al primo piano2. Nei ricordi di Einaudi la
sua casa editrice and invece a occupare un ultimo piano, un soffittone
dove cera anche il magazzino, uno studio per me, unaltra stanza per
Ginzburg, e una sala pi grande per la segretaria. Ecco tutto3.
Leone Ginzburg, che aveva tre anni pi di Giulio Einaudi (era nato a
Odessa il 4 aprile 1909), gli era dunque accanto fin da quei primi mesi in
via Arcivescovado, strada dove molti percorsi convergono. Proprio di fianco, al numero 9, sorgeva lIstituto Sociale retto dai Padri Gesuiti: era il
collegio dove, dalle elementari fino allultimo anno del liceo, aveva studiato Mario Soldati, che aveva a sua volta tre anni pi di Ginzburg e cinque
pi di Einaudi: sono stato un allievo dei gesuiti esemplare, da comunione
quotidiana almeno sino ai sedici anni4. Poco pi tardi frequentarono il
ginnasio-liceo al Sociale anche due ragazzi destinati a essere amici di
Ginzburg e suoi compagni nella lotta antifascista Carlo Dionisotti e Aldo
Garosci, nati rispettivamente nel 1908 e 1907 , e ancora Ludovico
Geymonat (1908-1991), futuro primo consulente di casa Einaudi per le
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Il nome invisibile

materie scientifico-filosofiche5: insieme con quella di Soldati, lesperienza


pi notevole fu forse la sua. Al Sociale, Geymonat fece sette anni di studi
severi; ma quando in un tema libero di italiano scrisse che Giovanna
dArco non aveva fatto alcun miracolo fu invitato dai superiori a lasciare
il collegio, e si trasfer al Liceo Cavour dove sostenne la maturit6.
Seguendo itinerari diversi, tutti e quattro gli ex-allievi dellIstituto Sociale
faranno parte della storia di casa Einaudi e tutti figurano come autori nel
suo catalogo storico, a conferma che uneducazione presso i Gesuiti pu
condurre ovunque, anche alla porta del vicino di casa.
Mario Soldati, che nei suoi undici anni di collegio aveva provato il
desiderio violentissimo di prendere i voti ed entrare nellOrdine7, fu il
primo autore che Giulio Einaudi interpell (su indicazione di Carlo Levi)
per allestire una collana di narrativa. Soldati non aveva ancora pubblicato America primo amore, ma Einaudi non gli chiese quel libro che lui
contava peraltro di dare a Bompiani, editore pi solido e che prometteva
successi commerciali8 bens Un viaggio a Lourdes. La lettera del 12
novembre 1934:
Caro Soldati,
Speravo di vederLa ancora laltro giorno a Torino per sentire il Suo parere
intorno ad una collezione che intendo iniziare di romanzi o racconti i quali oltre
ad avere un certo valore letterario possano piacere alla massa del pubblico. Ho
sentito da Carlo che Lei ha in cantiere due volumi, dei quali mi parrebbe che il
Viaggio a Lourdes potrebbe forse rispondere ai requisiti che ho sopra detto. Si
tratta solo di una cronaca giornalistica, oppure vi anche un certo intreccio? Se
s, mi piacerebbe iniziare la collezione con un Suo volume9.

In quel momento Soldati abitava a Corconio, sul Lago dOrta, dividendo


casa con lamico Mario Bonfantini; era una sorta di esilio volontario
cominciato da poche settimane; un anno prima lo avevano licenziato in
tronco dalla Cines di Roma dove lavorava come sceneggiatore, a causa di
un diverbio con Pirandello10. La sua risposta a Einaudi del giorno successivo, 13 novembre.
Caro Einaudi,
La sua lettera e la sua proposta mi hanno fatto molto piacere. Il mio Viaggio a
Lourdes non un romanzo; ma nemmeno una cronaca giornalistica. un racconto seguto di viaggio: tipo, se vuole, Sea and Sardinia del Lawrence. Ma tutto
costruito su una sola salda polemica, e personaggi che ritornano, e frequenti
andature narrative.
Come libro che interessi la massa del pubblico quello che ci vuole. Si figuri
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Amici e compagni
che per editore io pensavo a Sonzogno!
Il manoscritto gi a buon punto, e conto finirlo entro dicembre.
Il 4 dicembre sar per due o tre giorni a Torino: ci vedremo, parleremo e metteremo daccordo.
Ma sarebbe bellissimo se lei, una di queste domeniche, potesse venir su, in auto
o in treno, con Carlo. Il lago, il paesaggio e i paesi qui attorno sono stupendi
anche a questa stagione. E le matasce e il vin da Curcugn assolutamente genuini. Se venite, scrivetemi in tempo: vi risponder con le indicazioni stradali, o gli
orari e gli scambi ferroviari.
Molto cordialmente, mi creda suo
Soldati
P.S. Le accludo una lettera per Carlo.

Ma lincontro a Torino non dov esserci, se in una cartolina del 7 dicembre Soldati insisteva con linvito Perch non viene su a trovarmi? I
treni sono comodi e io sto proprio in questo Albergo della Stazione, che
ella vede nella figura: la cartolina raffigurava appunto il Ristorante
Stazione di Corconio e ringraziava leditore di inviargli puntualmente
La Cultura, rivista che usciva in quei mesi con il marchio dello struzzo,
direttore responsabile Cesare Pavese. Di l a poco (lettera del 23 gennaio
1935) fu invece Giulio Einaudi che invit Soldati a collaborare a un prossimo numero della rivista da dedicare allarchitettura11, mentre temporeggiava sul Viaggio a Lourdes: non Le so ancora dire niente per il fatto che
quella famosa collezione di narratori ancora un po campata in aria: inoltre vorrei dare unocchiata al manoscritto.
Giulio Einaudi lasci sfumare lopportunit di cominciare subito una
collana di narrativa, e con un libro e un autore eccentrici; per il suo avvio
bisogner aspettare fin dentro la guerra; il titolo iniziale sar Biblioteca
dello Struzzo12 e toccher proprio a Pavese inaugurarla: il finito di stampare di Paesi tuoi 10 maggio 1941, e i sette anni fra intenzione e realizzazione parlano chiaro: chi negli anni trenta volesse dare forma a un progetto editoriale in contrasto con la dottrina del fascismo poteva contare su
un tempo breve e accidentato. Soldati, lo si visto, ringrazia per La
Cultura: Einaudi aveva rilevato il mensile nel marzo 1934 creando un
nuovo comitato direttivo composto in origine (cambier pi duna volta)
da Arrigo Cajumi, Bruno Migliorini, Cesare Pavese, Vittorio Sntoli e
Pietro Paolo Trompeo; il direttore responsabile, per i primi due numeri,
fu Sergio Solmi, poi da maggio gli subentr Pavese. Proprio su quella rivista Leone Ginzburg aveva pubblicato, fra il 1929 e il 1933, quarantacinque articoli di storia e letteratura russe, cio la gran parte dei suoi scritti
critici, e nel febbraio del 1931 aveva curato un fascicolo monografico su
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Il nome invisibile

Dostoevskij13; ora, con Einaudi, avrebbe avuto un ruolo defilato ma essenziale, come egli stesso spiega in questa lettera del 30 gennaio 1934 a sua
madre Vera Griliches:
Con La Cultura tutto va bene. Giulio Einaudi stato a Milano ed ha potuto
parlare finalmente con Cajumi. La rivista pu uscire mensilmente dal 15 marzo.
Il direttore sar con tutta probabilit Cesarito [Pavese] ed io sar il cosiddetto
redattore capo. Appena la rivista avr pi di 500 abbonati, ricever uno stipendio, cio il 4% dellutile annuale.
Poich nei primi tempi leditore avr un deficit finanziario, egli vuole anche
pubblicare dei libri Io gli ho consigliato una collezione storica limitandola
intanto alla storia italiana del XIX secolo. Egli ha subito accettato ed ha voluto
che io proponessi a Salvatorelli di scrivere il primo volume su Cavour. Salvatorelli ha accettato e certo sottoscriver il contratto. Io diriger la collezione,
usciranno cinque o sei libri durante lanno 1935 e in seguito si potr anche
aumentare il numero.
Io certamente ricever uno stipendio, 200-300 lire14.

Al principio del 1935 Luigi Salvatorelli inaugurava effettivamente la


Biblioteca di cultura storica Einaudi con Il pensiero politico italiano dal
1700 al 1870, ma per la nuova collana fu il solo volume dellannata15; in
quel 1934, invece, la nuova serie della Cultura di cui Ginzburg aveva
organizzato la direzione allestendo anche il primo fascicolo, datato marzo
non pot contare sul nuovo redattore capo, che il giorno stesso della sua
uscita, il 13 di quel mese, veniva arrestato a Torino16. Il Tribunale Speciale
fascista condanner Ginzburg a quattro anni di reclusione; nella serie
einaudiana della rivista il suo nome non compare mai. Ma le disgrazie non
dovevano finire qui: un anno pi tardi, il 15 maggio 1935, ci furono a
Torino 90 perquisizioni domiciliari e 47 arresti negli ambienti antifascisti;
and in carcere, e poi al confino, anche Pavese, e fin a Regina Coeli per
un breve periodo lo stesso Giulio Einaudi. La Cultura chiuse col fascicolo di aprile 1935; Mario Soldati, di formazione critico darte, non pot
consegnare (se pure lo aveva mai scritto) il suo contributo sullarchitettura17; lultimo numero della rivista terminava con uno stelloncino polemico siglato a.cj. (Arrigo Cajumi) la cui frase iniziale un presagio:
Quando i letterati puri si danno in braccio alla politica, non possono
nascere che dei guai.
lintera vicenda di casa Einaudi a procedere, soprattutto durante i
primi cinque anni di attivit, con passo impedito e sempre sul punto dellarresto definitivo, in ogni senso della parola. Come ormai sappiamo la
data di fondazione il 15 novembre 1933, e sappiamo che la ditta Giulio
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Amici e compagni

Einaudi, Editore Torino non ha ancora stampato nessun libro18 quando il 13 marzo dellanno successivo Leone Ginzburg viene fermato; risale
ad appena quattro giorni prima del suo arresto la nota informativa di
Pubblica Sicurezza per la segreteria particolare del duce, dove si conferma che sta avviando la sua attivit una nuova editrice torinese la quale
avr il compito di diffondere pubblicazioni antifasciste abilmente compilate e attorno alla quale da ora in avanti si andranno raggruppando gli elementi antifascisti del mondo intellettuale19. Sar Benito Mussolini in persona, bench in forma anonima (per un paradosso, il primo nome invisibile di questa storia il suo), a stroncare lesordio delle edizioni Einaudi:
Che cosa vuole lAmerica?, autore Henry A. Wallace, ministro dellAgricoltura degli Stati Uniti20. Larticolo esce il 17 agosto 1934 come editoriale del Popolo dItalia, quotidiano che il Mussolini interventista ha
fondato ventanni prima; adesso la voce ufficiale del suo regime, soprattutto quando in prima pagina compaiono quegli articoli di fondo privi di
firma, perentori nella sintassi, sbrigativi nellargomentazione, inconfondibili nel piglio autoritario.
Il recensore Mussolini interpreta la programmazione economica proposta da Wallace, il cui pamphlet un manifesto del New Deal, come un
omaggio alleconomia corporativa, leconomia di questo secolo. / Merito
e gloria imperitura della Rivoluzione fascista, quella di aver aperto la grande strada sulla quale a poco a poco marceranno tutti i popoli!21. Larticolo termina rivendicando col punto esclamativo la conquista (economica) dellAmerica da parte del fascismo; ma cominciava irridendo il senatore Luigi Einaudi, padre del giovane editore Giulio, per la sua introduzione di ben 37 pagine, una specie di glossa prolissa a un testo che
straordinariamente chiaro e che avrebbe dovuto imbarazzare profondamente un cultore superstite del liberalismo22.
Lintelligenza delloperazione editoriale realizzata da Einaudi jr. consistette appunto nellinaugurare la casa editrice con una collana intitolata
Problemi contemporanei e con un libro dove dialogavano un liberista
insigne come suo padre e un economista rooseveltiano che impersonava il
presente e lavvenire della politica economica23; il funzionario di P.S.,
anche lui anonimo, aveva ragione a dire che le pubblicazioni antifasciste
del neo-editore sarebbero state abilmente compilate. In quel proibitivo
primo anno di attivit i titoli pubblicati furono nove, undici nel 1935 anno
della grande retata antifascista; tra questi ne troviamo due del senatore
Einaudi (Princip di scienza della finanza e Il sistema tributario italiano) e
un secondo di Wallace dal titolo beneaugurante, Nuovi orizzonti24. In
terra ostile, limpresa si sviluppava; Giulio Einaudi, il figlio del senatore,
ebbe addirittura lintelligenza di reclutare Mussolini come testimonial,
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Il nome invisibile

riportando sulla Cultura un passo del suo editoriale:


Che cosa vuole lAmerica? Un libro che ha un titolo di questo genere grandemente attirante e quando poi si aggiunga che lAutore leconomista Wallace,
il quale fa parte dellattuale governo di Roosevelt, la curiosit vi spinge sulle
pagine e ve le fa leggere senza pause da cima a fondo25.

Come per i libri, anche per gli arresti torinesi del maggio 1935 c un autore; un personaggio che cambia nome a seconda dellambiente in cui sinfiltra; allanagrafe il suo nome Dino Segre, ma firma Pitigrilli i suoi
romanzi di successo, mentre in qualit dinformatore dellOVRA registrato come fiduciario 373 (ed anche noto alla polizia politica come
S.O.S., Pindaro, Pilli e Pericle)26. Fu Segre, di origine ebraica e
perci ben introdotto per ragioni di parentela o di amicizia nelle case
degli antifascisti torinesi, a redigere le informative che portarono in carcere un centinaio di iscritti al movimento Giustizia e Libert27. Sempre a
lui si deve la definizione di casa Einaudi un ago calamitato sul quale si
raduna tutta la limatura di ferro dellantifascismo cerebrale torinese28
che si legge nel rapporto del 23 ottobre 1934 alla Questura di Torino e che
possiede una bellezza fatua e atroce: esattamente come la coincidenza per
cui, mentre Leone Ginzburg si trovava nel carcere di Civitavecchia (e
dopo che Segre-Pitigrilli-373 era riuscito a far s che decine di suoi amici
lo raggiungessero, tra prigione e confino), la sua futura moglie Natalia
Levi pubblic, proprio sulla rivista di Pitigrilli Le grandi firme, una
novella intitolata Settembre. Il fascicolo il 271 del primo ottobre 1935,
dove il pezzo forte la terza puntata di un romanzo tra i pi celebri di
Pitigrilli, Dolicocefala bionda29.
Leone Ginzburg usc dal carcere il 13 marzo 1936; allatto della sentenza gli avevano condonato met della pena per indulto, ma restava un vigilato speciale cui era proibita la collaborazione a giornali e riviste. Ginzburg riprese subito a lavorare con Einaudi. Suppergi negli stessi giorni
anche Pavese torn dal confino di Brancaleone Calabro: la casa editrice si
ritrovava. Ginzburg ebbe da Einaudi uno stipendio fisso di seicento lire
al mese, grazie al quale si pot sposare; era il 12 febbraio 1938.
Venticinque anni pi tardi Natalia Levi, che dal 1944 firmava Natalia
Ginzburg i suoi scritti, pubblicher un romanzo di memorie intitolato
Lessico famigliare dove c un ritratto dal vero di Pitigrilli che, nelle settimane successive agli arresti del 1934, fa visita alle famiglie dei prigionieri;
pi avanti c il ritratto di Leone Ginzburg al ritorno dal carcere. Le due
descrizioni sono senza commento, e cos vanno affiancate; la prima spiega anche lapparizione di Settembre in Le grandi firme; Alberto e
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Amici e compagni

Vittorio sono Alberto Levi, uno dei fratelli di Natalia, e Vittorio Foa.
Pitigrilli era un romanziere. Alberto era un grande lettore dei suoi romanzi; e
mio padre, quando trovava per casa un romanzo di Pitigrilli, sembrava che avesse visto un serpente. Lidia! Nascondi subito quel libro! urlava. Difatti aveva
grande timore che io potessi leggerlo: essendo, i romanzi di Pitigrilli, niente
adattati per me. Pitigrilli dirigeva anche una rivista, chiamata Grandi
Firme: anche quella sempre presente nella stanza di Alberto, legata in grossi
fascicoli nei suoi scaffali, insieme ai libri di medicina.
Pitigrilli arriv dunque a casa nostra. Era alto, grosso, con lunghe basette nere
e grige, con un grosso palt chiaro che non si tolse, sedendo in poltrona gravemente, e parlando a mia madre con tono austero, con accento di composto cordoglio. Era stato in carcere una volta, anni prima, e ci spieg ogni cosa: i cibi
che si potevano far avere ai detenuti in certi giorni della settimana, e come bisognava, a casa, sgusciare noci e nocciole, sbucciare le mele, gli aranci, e tagliare
il pane a fettine sottili, perch in prigione non era possibile avere coltelli. Ci
spieg ogni cosa: e poi si trattenne ancora a conversare garbatamente con mia
madre, le gambe accavallate, il grande palt sbottonato, le folte sopracciglia
aggrottate sulla fronte. Mia madre gli disse che io scrivevo novelle; e volle che
io gli mostrassi un mio quadernetto, dove avevo ricopiato, in accurata calligrafia, le mie tre o quattro novelle. Pitigrilli, sempre con quella sua aria misteriosa,
altera e contristata, lo sfogli un poco.
Poi arrivarono Alberto e Vittorio; e mia madre li present a Pitigrilli tutte due.
E Pitigrilli usc in mezzo a loro, sul corso re Umberto, col suo passo pesante, laria altera e contristata, il grande e lungo palt sulle spalle.
Alla fine dellinverno, Leone Ginzburg torn a Torino dal penitenziario di
Civitavecchia, dove aveva scontato la pena. Aveva un palt troppo corto, un
cappello frusto: il cappello piantato un po storto sulla nera capigliatura.
Camminava adagio, con le mani in tasca: e scrutava attorno con gli occhi neri e
penetranti, le labbra strette, la fronte aggrottata, gli occhiali cerchiati di tartaruga nera, piantati un po bassi sul suo grande naso30.

Nessun commento tranne notare che i consigli dellex-galeotto Pitigrilli furono seguiti, come sintuisce da un brano della lettera che Leone Ginzburg
invi a sua madre dalle carceri giudiziarie di Torino il 20 marzo 1934, sette
giorni dopo larresto: A proposito del pigiama, mi sono chiesto se eri tu, che
avevi avuta lidea di sostituire tutte le fettucce con bottoni, o se lavevi fatto
in un secondo tempo, per un consiglio che tavessero dato qui31.
In uno scambio epistolare avvenuto proprio in quelle settimane tra
Pavese e Alberto Carocci, direttore della rivista Solaria, si allude a
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Il nome invisibile

Ginzburg ricorrendo al nome di un detenuto fra i pi celebri della letteratura italiana. Carocci, il 27 marzo: Avevo saputo di Cellini, e la notizia
mi aveva addolorato moltissimo. Ho per lui molta stima e molto affetto.
Pavese, il 30 marzo:
Quanto allamico, qui ne siamo ancora alloscuro quanto Lei. Egli non il solo,
sono circa una dozzina e pare che per lui e qualche altro le cose vadano male.
Non mi stupirei se la faccenda finisse a Roma. Si pu dire a nostro magro
conforto che egli ben preparato a tutto questo, e, se la cosa non dipender che
dal suo valore personale, certo se la caver. Il che non pare verosimile a proposito di qualcuno degli altri32.

Quella fu forse la prima volta che si dovette nascondere il nome di


Ginzburg in una conversazione ordinaria, ma non sarebbe stata lultima.
Le occasioni di Eugenio Montale sono il primo libro di poesia e la prima
opera creativa di letteratura italiana contemporanea pubblicati da
Einaudi33; il finito di stampare del 14 ottobre 1939: le leggi razziali erano
in vigore da quasi un anno e i documenti editoriali ne portano la traccia.
Fu Ginzburg a curare il volume di Montale, nel cui carteggio con casa
Einaudi lamico Leone34 nominato nella lettera del 13 giugno 1939
che accompagna linvio di dieci poesie supplementari da inserire nella
raccolta, mentre lamico Ginzburg compare in quella del 17 luglio,
riguardante questioni di bozze e di messa in pagina. Ma il 25 settembre,
dopo patemi per i ritardi nelliter di stampa, Montale si rivolge Al mio
benevolo revisore fin dallintestazione della lettera, mentre nel breve
messaggio del giorno successivo il riferimento stenografico: il mio cortese revisore Dott. L. G.; al Dott. L. G. sono indirizzati anche gli
avvertimenti correttorii del 2 ottobre. Cosa pu essere capitato in questa corrispondenza dove si ascolta un Montale via via pi ansioso (il libro
devessere pronto per met ottobre e gli omaggi dovranno giungere in
tempo ai giurati di un premio letterario milanese dove ci sono ottime possibilit di vincere), al quale fa fronte un Ginzburg sempre sereno perch
padrone della norma redazionale, dei tempi tecnici, della pulizia di un
lavoro fatto a regola darte? Durante i mesi estivi in cui Le occasioni presero forma di libro, Ginzburg dovette far passare anche lui un avvertimento: meglio che il suo nome circolasse poco, data la sua condizione di
persona tre volte sgradita al regime: ebreo, antifascista, propagatore di letteratura sovversiva. Ginzburg sereno anche in questa rinuncia volontaria al nome purch la cosa proceda, purch il libro di Montale approdi
puntuale in libreria. E in quelle lettere del 25 settembre e del 2 ottobre
Montale lasciava il Dott. L. G. ultimo arbitro di varianti con incidenza
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Amici e compagni

tipografica o di valore ortografico-eufonico, approvandone alcune gi


inserite nelle bozze da questultimo.
Nel gennaio 1940 la sede della casa editrice fu trasferita da via Arcivescovado
in via Giolitti allangolo con piazza San Carlo, al secondo piano di Palazzo
Barbaroux. Una grande sala dangolo, con a fianco, dal lato della piazza, due
uffici di redazione, in uno dei quali stava Pavese, e dal lato della via altre stanze per gli uffici amministrativi e commerciali. A pianoterra, nel cortile interno,
il magazzino dei libri35.

Un tempo il Palazzo Barbaroux si era chiamato Palazzo Turinetti di


Priero; ci aveva vissuto Gabriella Falletti di Villafalletto (1739-1780),
moglie di Giovanni Antonio Turinetti marchese di Priero (Pri) nonch
odiosamata amante di Vittorio Alfieri, che al piede del suo letto aveva
steso nel 1774 aveva venticinque anni i dialoghi della sua prima tragedia, la Cleopatra poi ribattezzata Cleopatraccia36. Ma in questangolo del
centro cittadino non sono soltanto un palazzo e una tragedia giovanile ad
aver cambiato nome, perch nei suoi ricordi Giulio Einaudi tralascia un
particolare decisivo: nel 1940, diciottesimo anno dellra fascista, la strada dove la sua casa editrice trasloc non era ancora intitolata a Giovanni
Giolitti (statista, 1842-1928) bens a Mario Gioda (fondatore del Fascio di
Torino, 1883-1924)37.
Coetaneo di Benito Mussolini, Gioda era con lui a Milano in piazza San
Sepolcro il 23 marzo 1919, giorno in cui vennero fondati i Fasci italiani di
combattimento, e appena due giorni dopo riusc a crearne uno nella sua
citt diventandone il segretario politico. Ex tipografo, antimonarchico,
collaboratore della Folla di Paolo Valera e di altre testate anarco-repubblicane, poi interventista in odio al prussianesimo, Gioda fond nel
1915 un periodico, Guerra sociale, che ebbe vita breve ma gli guadagn lattenzione di Mussolini e linvito a scrivere per Il Popolo dItalia.
Nei primi mesi della Grande Guerra, Gioda destava anche lattenzione di
Antonio Gramsci, il quale lo ribattezz Marco Sbroda, sullAvanti!
prima e su lUnit poi. su questultima testata che il 28 febbraio 1924
appare Gioda o del romanticismo, un articolo firmato con lo pseudonimo
chestertoniano Manalive: un articolo che, per contrasto, aiuta a spiegare
le origini di casa Einaudi e del suo progetto.
Mario Gioda un microcosmo. La vita degli uomini e delle cose, la storia dei
popoli e della natura han avuto un solo fine: creare Mario Gioda. Lintelligenza
di questuomo un filtro portentoso che trattiene tutta la polvere doro della
corrente universale della vita e della storia. []
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Si dice ogni intenditore profondo, ogni attento scrutatore del fascismo ripete
che il fascismo sia un movimento romantico, sia addirittura il romanticismo
italiano. Pur essendo persuaso che il fascismo sia un movimento sociale, cio
politico-economico, che in Italia si verificato e ha potuto trionfare per una
congiuntura storica eccezionale, non mi sento di rigettare questa profonda
visione sintetica del fascismo. Lambiente in cui i singoli fascisti si sono formati, lideologia di cui si sono abbondantemente nutricati, possono essere chiamati romanticismo []. Mario Gioda era lamico di Vautrin, della Folla di
Paolo Valera, era il discepolo pi geniale e promettente di Paolo Valera, deve
ancora avere nel cassetto un grosso romanzo sui bassifondi di Torino, un
romanzo come I misteri di Parigi di E. Sue, un romanzo in cui, col metodo
estensivo di Carolina Invernizio, una pacifica citt provinciale di onesti lavoratori, di pacifici piccoli borghesi pensionati dello Stato diventa una sentina di
tutti i vizi, un acquario di serpenti di mare, una corte dei miracoli di tutti i
mostri sociali. Ecco il romanticismo, ecco lambiente romantico in cui si formata lanima fascista. [] Il romanzo dappendice, lideologia per cui noto ed
ha avuto enorme fortuna il romanzo dappendice, il romanticismo. Victor
Hugo stato un grande romantico e il pi grande scrittore di romanzi dappendice: [] Mario Gioda, Massimo Rocca sono diventati anarchici leggendo le
lotte di Jean Valjean contro Javert, commovendosi allidillio di Mario, alleroismo materno di Fantina, alla capitolazione della nobilt dinanzi al diritto del
popolo, generoso pur nella sua abbiezione e nei suoi delitti. Mario Gioda e
Massimo Rocca hanno rassodato la loro concezione nei romanzi di Eugenio
Sue, sono diventati anticlericali leggendo lEbreo errante, hanno assorbito la
teoria sulla delinquenza di Eugenio Sue, il pi completo rappresentante e grandiosamente imbecille di tutto questo movimento romantico, sissignori, romantico e profondamente romantico ed estensivamente romantico e socialmente
romantico. [] questo il lato romantico del movimento fascista, dei fascisti
come Mario Gioda, Massimo Rocca, Curzio Suckert, Roberto Farinacci, ecc.
ecc.; una fantasia squilibrata, un brivido di eroici furori, unirrequietezza psicologica che non hanno altro contenuto ideale che i sentimenti diffusi nei romanzi dappendice del romanticismo francese del 48: anarchici pensavano la rivoluzione come un capitolo dei Miserabili coi suoi Grantaire, lAigle de Meaux e
C., con contorno di Gavroche e di Jean Valjean, fascisti vogliono fare i principi Rodolfo del buon popolo italiano. La congiuntura storica ha permesso che
questo romanticismo diventasse classe dirigente, che tutta lItalia diventasse
un romanzo dappendice[]38.

Feroce, truculento, raggiante di gioia per odio e per disprezzo, il testo di


Gramsci corrisponde in pieno alla rubrica in cui apparve, Caratteri italiani. Gramsci ha trovato il suo uomo: e affonda la lama nellantropolo195

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gia italica di sempre, abbastanza furba da aggiornarsi nei tratti di superficie mantenendo inalterate le categorie morali ed estetiche del suo cattivo
gusto. Lironia della storia decreta che per circa tre anni, dal 17 giugno
1940 al 14 marzo 1943, Leone Ginzburg non un ebreo errante come in
Eugne Sue bens un ebreo italiano ridotto alla condizione di apolide
dalle leggi razziali fasciste, in base alle cui norme la cittadinanza italiana
gli viene revocata con decorrenza 5 gennaio 1939 abbia dovuto indirizzare in via Mario Gioda 1 tutta la corrispondenza diretta alla casa editrice che ha co-fondato, lui nemico di ogni mediocrit e di ogni romanticismo provinciale, vizi da sconfiggere anche grazie ai libri pubblicati con il
marchio dello struzzo39.
Come Gramsci aveva intuito, i Mario Gioda suscitano libri di tuttaltro
peso. Porta la data 31 ottobre 1938-XVII, diciassette giorni prima che
venga emanato il Regio decreto-legge n. 1728 intitolato Provvedimenti per
la difesa della razza italiana, il finito di stampare del volumetto La vita di
Mario Gioda narrata da Giovanni Croce. Pubblicate a Torino dal Gruppo
rionale fascista Mario Gioda, queste duecento pagine sono lagiografia di
un uomo di lotta e dazione; unanima nobile; un cuore grande didealista
e di poeta40: un eroe del fascismo. Croce trascrive svariate poesie di
Gioda, in italiano Per strade mal fide cammino / col supplice cuore un
ristoro / chiedendo al mio folle destino41 e in dialetto torinese, come il
sonetto A jamis scritto a mo di scherzoso congedo dopo la sua elezione
alla Camera dei deputati: El meis dle reuse e dj as a l trn / tutt a
firiss e ass cheuio ii luvertin / tutt a srid e mi sn magn / perch
cham tca andemne da Turin!42. I versi provengono dalla raccolta inedita Nel silenzio, mentre era stato impresso a Torino nel 1914 presso lo
Stabilimento tipografico De Bianchi, Righini e C. lopuscolo illustrato
Torino sotterranea (32 pagine), dove Gioda aveva voluto mettere a nudo
le vive e putride piaghe che ancora, come in tutte le grandi citt, si aprivano nei quartieri malfamati di Torino [] con certi tocchi di verismo alla
Zola43. Il secondo Croce che scrive di storia inserisce fuori testo la fotografia della lapide collocata fin dal 1929 in via Des Ambrois 2 sulla facciata della casa dove Gioda aveva abitato, ma la notizia risolutiva si legge a
pagina 115 della sua Vita: il Fascio di combattimento di Torino fu fondato
il 25 marzo 1919 in via Arcivescovado 1A, e vi tenne le sue prime riunioni
in una sala comunissima con un arredo dufficio non aristocratico.
Come il 3, il 7 e il 9, anche quel numero civico vantava precedenti:
Gioda aveva scelto il luogo perch era la sede di alcune associazioni di
mobilitazione patriottica come la Lega antitedesca e la Lega per la resistenza interna; ed era, anche, la sede di due tra le principali logge massoniche di Torino44. Tra gesuiti, franchi muratori, squadristi e socialisti, la
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via Arcivescovado del primissimo dopoguerra fu tre volte nera e una sola
volta rossa: ledizione torinese dellAvanti! vi cominci le pubblicazioni il 5 dicembre 1918, mentre il primo numero di LOrdine Nuovo
Rassegna settimanale di cultura socialista sarebbe uscito il primo maggio
1919, segretario di redazione Antonio Gramsci. Il Fascio torinese sinsedi fra il debutto delluna e dellaltra testata, quando nazionalisti e massoni gli avevano gi preparato il terreno. Allattivo di questa storia si pu
segnare solo il nome di Zino Zini, che dopo aver collaborato ai due giornali di via Arcivescovado sar linsegnante di filosofia al Liceo Massimo
dAzeglio frequentato da Ginzburg45, e pi tardi lautore del saggio I fratelli nemici. Dialoghi e miti moderni, pubblicato da Einaudi nel 1937.
Si pu abbandonare Mario Gioda per tornare in via Mario Gioda, intitolata alleroe fascista nel 1931, sette anni dopo la sua morte per leucemia
avvenuta il 28 settembre 1924 nel pieno della crisi del regime seguta al
delitto Matteotti. Prima della variazione il nome della strada era via
dellOspedale: Sono nato in via Ospedale 20, via Ouspidal vint. Chiel a
sa ndoua cha l via Ouspidal?46. La voce appartiene a Mario Soldati,
che era nato il 17 novembre 1906 e che qui incontriamo per lultima volta:
Soldati ha un bel chiederci, in piemontese, se conosciamo il suo luogo
dorigine: perch nel gennaio 1940, quando casa Einaudi trasloca in via
Mario Gioda gi via dellOspedale, per Leone Ginzburg Torino sta per
diventare una citt vietata.
Leone Ginzburg, nato a Odessa nel 1909; residente stabilmente in Italia dal
1914; cittadino italiano per Decreto Reale dal 1932; privato della cittadinanza
per la legge razziale nel 1939. Escluso dallinsegnamento universitario per mancato giuramento di fedelt al fascismo (libero docente alla facolt di lettere di
Torino) nel 1934.
Arrestato e condannato a 4 anni per antifascismo dal tribunale Speciale il 6 novembre 1934. Internato allo scoppio della presente guerra (internato politico)47.

Questo appunto autobiografico, di pugno dello stesso Ginzburg, stato


ritrovato nel suo fascicolo personale presso lArchivio di Stato
dellAquila, Fondo Questura, cat. 8. probabile che nel giugno 1940
Ginzburg abbia fornito personalmente, alle autorit della regione incaricata della sua custodia come internato, le notizie che la Questura
dellAquila aveva chiesto, senza ottenerle, alla Questura di Torino. Anche
stavolta c uno scambio, ma di ruoli: il prigioniero istruisce i carcerieri
sul proprio curriculum criminale, eseguendo lesercizio con una fierezza
priva di reticenza come di protervia. Ginzburg rimarca la cittadinanza
acquisita per Decreto Reale e poi perduta; ricorda la libera docenza che
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ha vinto, rinunciandovi per non giurare fedelt al fascismo; riassume in


due righe la coerenza di un percorso politico che lo ha condotto allinternamento prima come oppositore che come ebreo48.
Dal momento in cui lItalia entra in guerra accanto alla Germania di
Hitler e fino alla caduta del fascismo, Ginzburg internato a Pzzoli, un
piccolo paese in provincia dellAquila. Il 13 ottobre 1940 la sua famiglia,
composta dalla moglie Natalia e dai figli Carlo e Andrea (il primo ha un
anno e mezzo, il secondo pochi mesi), ha il permesso di raggiungerlo. l
che dovr vivere, scrivere, pensare, fare i libri. In un certo senso, Leone
stato davvero il mio Benedetto Croce49, dir Giulio Einaudi molti anni
pi tardi. E proprio a Benedetto Croce Ginzburg confider la regola di
condotta che si data nel suo esilio; la lettera del 30 giugno 1941, passato un intero anno dal suo arrivo a Pzzoli:
La ringrazio della Sua cartolina: io non Le ho mai scritto, in questo anno, anche
se parecchie volte m venuta la tentazione di mandarle un saluto, perch arrivando qua mero proposto di non prendere liniziativa con nessuno, e lasciare
che gli amici mi rintracciassero da s. Le lettere daffari sono unaltra cosa
[]50.

Le lettere che Ginzburg spedisce dal confino di Pzzoli sono in gran parte
lettere editoriali: alle case editrici Einaudi e Laterza, agli autori e ai consulenti Einaudi, alla rivista Argomenti di Alberto Carocci. Soprattutto
nei messaggi destinati allEinaudi, dove il suo ruolo vistoso, Ginzburg
deve praticare un esercizio profondamente contrario alla sua natura: dissimulare, cancellarsi come co-fondatore e direttore dellimpresa, fingere
di non essere, per quella casa editrice (la definizione di sua moglie
Natalia), il pensiero e lanima51. Nelle lettere che invia impersonalmente e collettivamente Alla casa editrice Einaudi (sappiamo a che indirizzo), in quelle lettere che di volta in volta saranno aperte da Giulio Einaudi
o dai suoi amici Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Carlo Muscetta, il mittente si firma prof Leone Ginzburg e adegua il tono epistolare alla qualifica: si rivolge alla redazione come se fosse un qualsiasi anonimo redattore-traduttore, come un collaboratore esterno; in qualche caso si presenta persino come un comune lettore dello Struzzo, che fa rilievi e d consigli sulla fattura dei libri.
Sotto la copertura forzosa di questi giochi di ruolo gli anni 1940-1943
sono un periodo di lavoro intensissimo. Ginzburg traduce Il giocatore di
Dostoevskij, La sonata a Kreutzer di Tolstj e il Carlo V di Karl Brandi; rif
di sana pianta le versioni di Guerra e pace e dellIdiota, rivede quelle dei
Demon e delle Memorie del sottosuolo; progetta volumi o intere collane
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di storia, di filologia, di classici, di narrativa; sceglie e scarta collaboratori, inventa soluzioni tipografiche. Alla durezza di un lavoro su cui
pendono scadenze di consegna via via pi difficili da rispettare si aggiunge spesso la frustrazione, quando il libro stampato non corrisponde alle
attese o quando da Torino giungono decisioni non allaltezza della qualit
che Ginzburg si era prefisso. Motto per i primi volumi dellUniversale:
Will, und kann nicht. Fate di cambiarlo. Si sentono lironia, la pazienza e la riprovazione nel vorrei, ma non posso con cui Ginzburg boccia
lesordio della Universale, prima collana economica varata da Einaudi.
il 26 maggio 1942, la frase si legge in coda a una lettera dove Ginzburg
ha segnalato con puntiglio le deficienze in ciascuno dei volumetti che gli
sono pervenuti, dai colori delle copertine che stingono ai criteri con cui
sono compilate le note a pie pagina, fino alla correzione delle bozze che
stata approssimativa in tutti i volumi: anche nella sua Sonata dove
manca una quantit di virgole52.
Dir Vittorio Foa a Carlo Ginzburg, il primogenito di Leone: A differenza di Gobetti tuo padre era un filologo53. La filologia realmente il
denominatore comune delle attivit intraprese da Ginzburg, negli studi
come in politica.
Non che costringesse i suoi amici a buttarsi anima e corpo nellopposizione
clandestina, ma li poneva col suo esempio inflessibile davanti al dovere di essere, ciascuno con la sua vocazione, sincero e rigido con se stesso. La sua non era
tanto una predisposizione politica quanto una generale pedagogia dello spirito.
Egli era soprattutto, direi, uno spirito filologico: educava s e gli altri allo scrupolo, alla verifica, alla certezza54.

Sono parole di Franco Antonicelli in un ricordo pronunciato alla radio


ventanni dopo la morte di Ginzburg: e non un caso che, finita la guerra, Antonicelli abbia intitolato Biblioteca Leone Ginzburg la collana
portante della piccola casa editrice De Silva da lui diretta a Torino; pubblicati rispettivamente nel 1947 e nel 1948, i suoi numeri 3 e 4 furono Se
questo un uomo di Primo Levi e unAntologia della Rivoluzione
Liberale, la principale rivista di Piero Gobetti55. Ma se Antonicelli arriv
a scrivere quelle frasi sulla pedagogia dello spirito fu perch Ginzburg
la esercitava anche su di lui, e una volta proprio in merito alla De Silva,
che avvi la sua attivit nel 1942; Antonicelli aveva spedito a Ginzburg il
programma editoriale accompagnandolo con una lettera di recriminazioni contro lo strapotere (rispetto a lui, almeno) di Giulio Einaudi;
Ginzburg non lasci passare lo sfogo:
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Ti calunnii quando ti paragoni a un generale di ventura: mi pare che tu conosca
troppo bene la strategia e la tattica editoriale per essere ritenuto un guerrigliero del mondo dei libri. Vincerai certo bellissime battaglie, purch tu abbia
pazienza e costanza. Chi ha secondo te un brillantissimo stato maggiore a
cavallo attorno a s, io lo ricordo quando divideva con Aquilante le cinquanta
o le venti lire che erano in cassa, e due famiglie vivevano alla meglio perch si
potessero stampar nuovi libri, sempre nuovi libri. Perseverando, nelleditoria, si
riesce a spuntarla! (Si capisce che circostanze generali possono contribuirvi
potentemente; ma queste sono l per aiutare anche te)56.

Di nuovo un nome di copertura, Aquilante: Questi erano i dui figli


dOliviero, / Grifone il bianco et Aquilante il nero: Orlando Furioso, canto XV, ottava 67. Sar lo stesso Antonicelli a spiegare che lui e Ginzburg
si erano spartiti quei due soprannomi, Grifone e Aquilante, che si attagliavano alle rispettive carnagioni57. Leone Ginzburg firm Aquilante la sua
recensione al memorando volume che ha fondato in Italia la critica
delle varianti: il saggio col quale il suo maestro Santorre Debenedetti illustrava I frammenti autografi dellOrlando Furioso. Larticolo apparve il
4 giugno 1937 sul quotidiano genovese Il Lavoro: ricorrere a uno pseudonimo fu lunico modo per pubblicarlo, dal momento che Ginzburg era
un vigilato speciale58. Il dialogo con Debenedetti paritario e affettuoso
come tutte le sue relazioni con i maestri, ma movimentato da unironia
che non esclude i toni bruschi attraversa lintero soggiorno a Pzzoli, con
un gusto dellintrattenersi in conversazione che rende speciale la loro confidenza epistolare. Quella recensione del 1937 fu latto fondativo di una
collezione einaudiana, la Nuova raccolta di classici italiani annotati, che
due anni pi tardi e sotto la direzione di Debenedetti si sarebbe aperta
con le Rime di Dante in edizione critica e commentata, a cura di
Gianfranco Contini. Le premesse operative della Nuova raccolta sono
gi nella recensione di Aquilante:
gli scopi che il Debenedetti persegue sono tutti subordinati al suo profondo e
consapevole amore della poesia. A meglio gustare quella del Furioso, ad arricchire la nostra esperienza critica egli intende destinati i Frammenti autografi.
Perci rinnega e abbandona il feticismo di tanta filologia ottocentesca per le
edizioni diplomatiche che, riproducendo materialmente un manoscritto
senza punteggiarlo e staccar le parole alluso nostro, lo fanno spesso illeggibile
e sempre inameno.

Ginzburg ha tratto dal lavoro del suo maestro i capisaldi di unetica della
filologia comunicativa. Il suo scambio epistolare con Debenedetti dimo200

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stra che era pienamente consapevole delle conseguenze pratiche e teoriche di questa impostazione: consapevole persino pi del suo Caro professore. qui che sinnesta il valore politico della sua azione culturale: in
ogni persona dotata di talento, giovane o anziana non importa, Ginzburg
coglie le potenzialit non dispiegate per intero, e fa opera di maieutica
concreta esercitando quella capacit di convincere al dovere che tutti i suoi
amici testimonieranno dopo, con uno sbalordimento non attenuato dal
tempo. Lamoroso fastidio59 che la cifra caratteriale di Debenedetti
(lespressione si legge nella prima lettera di Ginzburg da Pzzoli, 11
dicembre 1940) proprio la leva che dovr produrre il lavoro, e laffetto
che Ginzburg gli dimostra sempre antagonistico:
Non vedo perch si debba aspettare la fine della guerra per gettar le basi della
Biblioteca di filologia moderna. Mi mandi subito un elenco di trenta scritti fondamentali (o venti, ma non meno), ponendo accanto ai titoli la provenienza e la
mole degli scritti, per quelli in lingua straniera il nome delleventuale traduttore. [] Capisco che lei non ha voglia di fare lelenco, voglio dire di scriverlo,
e preferirebbe dettarmelo; ma non potendosi prevedere con esattezza quando
io le potr di nuovo servire da amanuense, consigliabile mettersi senzaltro al
lavoro, approfittando degli attuali otia60.

Ironica, perentoria, cordiale, questa lettera del 18 maggio 1943 la stessa


in cui Ginzburg fa sapere a Debenedetti che Natalia le molto riconoscente per linteressamento dimostrato per La strada61. Debenedetti era
stato testimone alle nozze della coppia Ginzburg-Levi; port in regalo i
sedici volumi della Recherche in unedizione del 29, in una splendida rilegatura rosso e oro62. A ventanni appena compiuti, molto tempo prima
di sposarsi, Natalia Levi aveva deciso di tradurre tutta la Recherche, della
quale i suoi famigliari (soprattutto la madre e la sorella maggiore) erano
lettori appassionati. Quando prese questa decisione, lei stessa a raccontarlo, non aveva letto nemmeno un rigo di Proust: ne aveva solo sentito
parlare in casa sua, per lungo tempo63. Cominciata a Torino sui primi due
tomi di unedizione ordinaria Nel 37, tradotte le prime due pagine, le
avevo mostrate a Leone Ginzburg e mi aveva detto che erano tradotte
molto male. Dovetti ritradurle pi duna volta la versione di La strada
di Swann fu fatta in gran parte negli anni di Pzzoli: Credo daver presto
pensato che, se fossi riuscita a portare a termine la traduzione dei due
primi volumi, sarebbe stato un vero miracolo: avevo, in quegli anni, lincubo di non saper mai portare avanti quello che incominciavo64. Nel
1943, i fogli di quella traduzione furono salvati da unamica di Natalia
dopo larmistizio dell8 settembre, dopo la sua fuga da Pzzoli insieme con
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i bambini e prima che la casa dove aveva abitato con Leone venisse occupata da soldati tedeschi. Il lavoro non era completo; a Pzzoli la Ginzburg
aveva scritto invece dal principio alla fine, tra il settembre e il novembre
del 1941, il suo primo romanzo, per il quale fu suo marito Leone a trovare il titolo La strada che va in citt.
La lettera del 18 maggio 1943 ci dice che la Strada era piaciuta anche a
Santorre Debenedetti, il quale avendo perso per le leggi razziali la cattedra di Filologia romanza alluniversit di Torino e non avendo mai potuto firmare, per lo stesso motivo, la Nuova raccolta da lui diretta poteva sentirsi solidale col nome dautore stampato in copertina: Alessandra
Tornimparte invece che Natalia Ginzburg: un nome di necessit e di
emergenza. Pubblicato sotto la copertura di questo pseudonimo, La strada che va in citt fu il terzo volume dei Narratori contemporanei, finito
di stampare 10 gennaio 1942-XX; Tornimparte era un paese nei pressi di
Pzzoli dove si ricevevano e spedivano i bauli, essendovi una stazione ferroviaria65, Alessandra il nome che i coniugi Ginzburg avrebbero dato
alla figlia femmina che nacque loro a LAquila, nella clinica S. Anna, il 20
marzo 1943. Del parto si prese cura il professor Giovanni Albano che a
Palermo, la citt dove Natalia Levi era nata nel 1916, era stato allievo di
suo padre Giuseppe Levi, biologo e istologo di fama internazionale.
Al prof. Giovanni Albano cordiale e riconoscente omaggio del traduttore Leone Ginzburg LAquila 28 marzo 194366. Il libro La sonata
a Kreutzer di Lev Tolstj, versione eseguita interamente a Pzzoli e pubblicata nella Universale Einaudi nel 1942; ma sul frontespizio il nome
del traduttore non c, e anche la prefazione priva di firma: di qui il
gesto con cui Leone Ginzburg si dichiara al medico che ha portato alla
luce sua figlia67. In questo periodo i destini di casa Einaudi e di Ginzburg
si somigliano in un tratto decisivo: la sproporzione involontaria tra il progetto e i risultati, tra unabbondanza di idee lungimiranti e la frugale realt
di quanto si arriva a strappare alla contingenza storica. Ma nemmeno la
cancellazione forzosa del nome bast a tenere Leone Ginzburg al riparo:
lo testimonia un articolo apparso il 15 gennaio 1942 sul Popolo dItalia
(torna a comparire il giornale di Mussolini) e intitolato Guerra di religione. Lautore Goffredo Coppola, grecista con cattedra alluniversit di
Roma: accusa le edizioni Einaudi di pubblicare autori appartenenti a
nazioni con cui lItalia si trova in guerra. Coppola punta lattenzione su
Guerra e pace, che Einaudi ha appena ristampato nella traduzione di
Elisabetta Carafa duchessa dAndria rivista e corretta minutamente da
Ginzburg: sul Guerra e pace non gi di Leone Tolstoi bens di Lev Tolstj
come casa Einaudi stampa con giudaica scrupolosit di forestiero.
Lallusione personale, per chi conoscesse il mondo letterario, era traspa202

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rente. Corse ai ripari il pi giovane tra i senatori di casa Einaudi (cos si


definivano tra loro, scherzosamente, i consulenti principali): il germanista
Giaime Pintor, nato nel 1919, tenente dellEsercito in servizio diplomatico
presso la Commissione di Armistizio con la Francia, ben introdotto negli
ambienti fascisti meno ottusi e collaboratore di Primato, la rivista quindicinale voluta dal ministro dellEducazione nazionale Giuseppe Bottai:
lunico organo di regime che potesse competere in autorevolezza col quotidiano del duce. Firmandosi con lo pseudonimo Testadoro, Pintor ebbe
buon gioco a ridicolizzare un articolo di giornale in cui si chiede un provvedimento di polizia contro Dostoevskij e si considera traditore della
patria e dintesa col nemico chi si avventuri a tradurre il vecchio Charles
Dickens68. Pintor and al nocciolo del problema attaccando il protezionismo della cultura (la metafora economica riproponeva dopo otto anni i
termini del contrasto Luigi Einaudi-Benito Mussolini sul pamphlet di
Wallace), e di qui pot affrontare la questione pi spinosa:
Che cosa vuol dire giudaica scrupolosit di forestiero? Il nome Tolstj si scrive cos69, e il fatto che lItalia fascista sia in guerra con la Russia bolscevica non
una buona ragione per sbagliare lortografia dei nomi propri. Allo stesso
modo chi scrivesse Churchill con una elle sola non darebbe prova di un particolare odio allInghilterra, ma solo di una scarsa conoscenza dellortografia.
Goffredo Coppola se la prende con le traduzioni e non sa che solo paesi di alta
cultura possono tradurre molto; che la traduzione, quando veramente opera
letteraria, non significa atto di soggezione ma presa di possesso. Tutte queste
opere che entrano in Italia saranno un fecondo terreno di prova per chi sappia
affrontarle con intelligenza critica e riconoscere in questo continuo confronto la
misura della propria originalit.

Giaime Pintor non profitt di un ulteriore possibile argomento: lEnciclopedia Italiana Treccani diretta da Giovanni Gentile, massima espressione culturale del fascismo, aveva adottato la traslitterazione scientifica
della lingua russa e dichiarava di attenersi al sistema approvato
dallAccademia russa delle Scienze70. A parte la grettezza letteraria,
Coppola si dimostrava un approssimativo che non conosce bene la dottrina per cui si batte; e pu darsi che la sua approssimazione sia stata la vera
origine di tanta ostilit: sfogliando i numeri della Cultura pubblicati da
Einaudi si scopre, a pagina 48 del numero di maggio 1934, lannuncio di
un articolo di Goffredo Coppola su Teocrito che viceversa non apparve
mai: forse, dopo averlo letto, il direttivo della rivista lo respinse.
Con il 1934 di Coppola si tornerebbe in via Arcivescovado; invece bisogna avanzare nel tempo fino al 1943, quando il regime fascista si ritrova
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agli sgoccioli trascinando lItalia nella sua rovina: durante il 1943 Torino
subisce la pressione continua dei bombardamenti alleati, e nella notte del
12-13 luglio anche la sede Einaudi in via Mario Gioda 1 viene colpita.
Render meno fosco il quadro la lettera che un neo-senatore Einaudi, il
musicologo e germanista Massimo Mila, inviava il 17 luglio al suo amico
Cesare Pavese:
Caro Zio,
abbiamo vissuto giorni e notti piuttosto agitati, ma lorganizzazione Einaudi ha
funzionato splendidamente, e a meno di otto giorni dal sinistro i vari uffici
hanno gi ripreso il lavoro nei vari locali opportunamente decentrati e a pianterreno. Impegnato al mattino per le mie solite seccature, io non ho potuto prodigarmi come il resto del personale nel salvataggio delle nostre masserizie; ma
in compenso ho trovato i nuovi locali, e per non sbagliarmi ho badato che fossero a quattro passi da casa mia. Vedrai che affare distinto e signorile, con molteplici risorse e a prezzo imbattibile.
[]
Questi aviatori inglesi dellultima incursione dovevano essere dellEsercito della
salvezza o della Christian Science o che so io. Fatto sta che hanno dimostrato le
pi feroci intenzioni contro i, diciamo cos, luoghi di piacere. Il 43 stato conciato per le feste e il 42 salvo per miracolo. Purtroppo non ho potuto raccogliere particolari sullo sgombero e levacuazione delle inquiline, bench mi sia
recato appena ho potuto in devoto pellegrinaggio sui luoghi. Anche il 15 e dintorni lhanno scampata bella. continuata la strage dei cinematografi, con particolare riguardo ai cine-variet. Di questi ora non ce n pi neanche uno.
Fortuna che ci sono le biciclette, il Po e la piscina, se no non si saprebbe pi
dove vedere un paio di gambe71.

Pavese, che dagli ultimi di marzo si era trattenuto a Roma, rientr il 26


luglio e subito scrisse un biglietto su carta intestata Grande Albergo
Principi di Piemonte a una donna, Fernanda Pivano:
Cara Fern,
sono arrivato a Torino e sono occupatissimo in quanto il mondo tutto cambiato. La nuova sede Corso Galileo Ferraris 77, telefono 40 810. Si faccia Viva.
Suo
Pavese

Bench fra il 25 e il 26 luglio 1943 sia tutto cambiato in sguito alle


dimissioni e allarresto di Mussolini, Leone Ginzburg dovr aspettare
diversi giorni prima di essere liberato dal confino,
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giacch la Questura di Aquila mi considera tuttora straniero, avendo io perso la
cittadinanza per le leggi razziali, e mi assimila ai rifugiati ebrei di varia nazionalit! [] Le lascio immaginare, poi, il senso di malinconia e di rabbia che mi d
il continuare a essere considerato straniero nel mio paese.

il primo agosto; Ginzburg scrive, ancora da Pzzoli, al senatore Croce,


stendendo un nuovo breve curriculum personale e chiedendogli un intervento: per, precisa, non vorrei domandare nessuna concessione speciale; chiedo bens che mi sia resa giustizia72. Ginzburg pot partire il 5
agosto, mentre la famiglia rest a Pzzoli. And per qualche giorno a
Roma, dove riprese i contatti politici con il Partito dAzione e quelli editoriali con la sede romana di Einaudi; il 10 agosto era a Torino: ma proprio
durante il suo viaggio, nella notte fra il 7 e l8, un nuovo bombardamento
colpiva la sede provvisoria dellEinaudi, attiva da venti giorni appena. La
lettera che Ginzburg spedisce a sua madre Vera datata 11 agosto:
Cara mamma,
sono a Torino da ieri. Ho trovato la casa editrice nuovamente distrutta, donde
il nuovo trasloco (questa la casa del senatore, evacuata da lui e dallinquilino
al pianterreno). Sono qui che lavoro in una grande camera a pianterreno, che d
sul giardino. Alla mia destra c il tavolo di Pavese, che sta tormentandosi i
capelli. Tutto cos normale, cos pacifico qui; e invece c la guerra, ci sono i
bombardamenti e la situazione piena di incognite73.

Il senatore Luigi Einaudi, la casa la sua abitazione di via Lamarmora


80 nella stessa strada dove, al 35, Pavese abita con sua sorella Maria e
suo cognato Guglielmo Sini. Appena presa la decisione di far trasferire
presso suo padre i documenti e gli strumenti superstiti, Giulio Einaudi ha
fatto stampare la nuova carta intestata con lindirizzo di via Lamarmora:
Ginzburg la sta adoperando per scrivere a sua madre. Allo stile non si
rinuncia neanche in piena emergenza, ma la politica segue una linea di
condotta diversa: il governo presieduto dal maresciallo Badoglio, pur
astenendosi da ogni misura persecutoria contro gli ebrei, mantiene in
vigore le leggi razziali per non inimicarsi i tedeschi, al fianco dei quali la
guerra continua. Quelle leggi saranno abolite soltanto dal Consiglio dei
ministri del 27-28 dicembre 1943, quando ormai i due terzi del territorio
italiano sono occupati dallesercito nazista.
Leone Ginzburg riparte per Roma il 31 agosto; incaricato di dirigere
la sede romana della casa editrice, ma vuole anche riprendere la lotta politica acquisendo la rivista La Ruota, che andr trasformata in settimanale. Il 2 settembre 1943 manda a Giulio Einaudi una lettera che lultima
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del suo carteggio editoriale: breve, densa, fitta di programmi, protesa al


futuro: Ginzburg si rallegra perch Einaudi junior sta per avere un figlio,
mentre Einaudi senior stato nominato rettore delluniversit di Torino.
Nei giorni che intercorsero fra lotto di settembre e il primo di novembre dellanno 1943, ebbi costantemente una gran paura. Dopo, nei mesi che seguirono, smisi daver paura. Non che fossero cessate per me le ragioni daver paura;
e non che io, non avendo pi paura, fossi diventata coraggiosa. Lo smettere daver paura non vuol dire, necessariamente, trovare coraggio. Lo smettere daver
paura pu significare, semplicemente, che la paura ci ha abbandonati; e che
abbiamo in noi, al posto della paura, il vuoto. Quando abbiamo paura, teniamo
lo sguardo ostinatamente fisso sulla nostra vita, e sui beni che essa ci ha dato, e
che sentiamo in pericolo. Ma smettendo daver paura, distogliamo gli occhi
dalla nostra vita e li portiamo su un altro punto. E a volte, quel punto non
altro che il vuoto74.

la voce di Natalia Ginzburg, rimasta a Pzzoli con i tre figli.


Me ne andai dal paese il primo di novembre. Maiut a fuggire la gente di l;
furon loro a decidere il modo e i particolari della mia partenza. Pia and da quei
tedeschi che mangiavano da lei, e chiese se non potevano portare a Roma, quando partiva un camion, una sua cugina, che aveva tre bambini piccoli e aveva perduto le sue carte in un bombardamento a Napoli. Cos salimmo su un camion
tedesco, una mattina, i bambini e io. Il paese non era mai stato cos bello, cos
tranquillo, fresco, il cielo perlaceo, i campi rosseggianti. Piangendo salutai Pia,
tutti i miei amici, lingegnere che si preparava anche lui a fuggire; e dissi addio
al paese perch pensavo che non lavrei mai riveduto, o che certo non lavrei
riveduto con gli occhi di allora75.

Lamica che salv Natalia Ginzburg e i suoi bambini era Pia Fabrizi, che
a Pzzoli dirigeva con sua madre Enrichetta lalbergo Vittoria; la stessa
persona che salver la traduzione della Recherche, e a nome di Pia Fabrizi
la casa editrice Einaudi inviava qualche mese prima il compenso spettante a Natalia per una traduzione eseguita sotto la guida di suo marito: i
Cahiers di Montesquieu, apparsi nei Saggi col titolo Riflessioni e pensieri inediti (1716-1755)76. I coniugi Ginzburg ricevettero il 12 giugno la
prima copia del libro; Leone ne chiese altre due da mandare ad amici di
Camucia e di Sorrento77, ossia Pietro Pancrazi e Benedetto Croce, che
ancora per qualche settimana sarebbe stato meglio non nominare apertamente. Al principio delle Riflessioni, una sezione dedicata alla felicit:
Bisogna che ognuno, in tutta la vita, si procuri quanti pi momenti feli206

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ci gli possibile. Non per questo rifugga dagli affari: poich spesso gli
affari servono al piacere; ma devono dipendere dal piacere, e non invece
il piacere da loro78. Dopo Montesquieu, Natalia Ginzburg propose
allEinaudi la versione di una o pi commedie di Alfred de Musset per
lUniversale. Il 5 luglio la casa editrice approv la proposta chiedendole di tradurre Fantasio, On ne badine pas avec lamour e Il ne faut jamais
jurer79. Con tutta probabilit il lavoro non fu neppure incominciato.
A Roma, dopo l8 settembre, Leone Ginzburg fu chiamato a dirigere
LItalia Libera, quotidiano clandestino del Partito dAzione; dal 13 settembre i nazisti ebbero pieno controllo sulla capitale; Ginzburg si procur un documento falsificato: cera scritto Leonida Gianturco, un semicalco di suoni sulle sue stesse iniziali: il prenome del comandante alle
Termopili, un cognome da infedele nellEuropa del nuovo ordine hitleriano. (E, quanto alle iniziali, il caso aveva voluto che fossero le stesse del
movimento politico nel quale aveva militato, G.L., Giustizia e Libert).
Ginzburg fu arrestato la mattina del 20 novembre nella tipografia di
Manlio Gualerni in via Basento 55, dove si stampava il giornale; era un
seminterrato; lo catturarono quando ebbe disceso lultimo scalino80.
La polizia italiana aveva una grande antipatia per Leone Ginzburg. Il suo viso
non comune, la sua fierezza, la sua rigidit morale, laria di disprezzo che egli
non sapeva dissimulare di fronte ai poliziotti e ai fascisti, quel suo aspetto grave
e oscuro di cospiratore responsabile lo facevano apparire odioso agli occhi dei
commissari. Essi si sentivano giudicati: il complesso di inferiorit tipico del poliziotto italiano gonfiava di rancore i loro cuori.

Questo ricordo di Carlo Levi su Ginzburg rimanda al tempo del primo


arresto per entrambi, 13 marzo 1934; nei due anni precedenti, aggiunge
Levi, non passava giorno che non lo vedessi salire i cinque piani del mio
studio, col viso aperto a quella giovanile intimit, che riempie tutte le cose
e tutti gli argomenti dello stesso calore di comprensione immediata81.
Lultimo arresto della sua vita Ginzburg lo sub in fondo a una scala: ed
singolare che due amici pi anziani di lui lo abbiano ricordato nella pienezza del suo carattere mentre sta salendo delle scale. Dopo la morte di
Leone, avvenuta il 5 febbraio 1944, tocc al meridionalista Tommaso
Fiore, sessantenne, lincarico di avvisare sua sorella Marussia, confinata a
Chieti con la madre Vera Griliches. La notizia aveva impiegato molto
tempo a filtrare da Roma; la lettera di Fiore part da Bari il 12 luglio:
Tuo fratello resta per me uno degli esemplari pi perfetti dellEuropeo moderno. Egli politico, filosofo e filologo, abbracciava nel suo cuore e nel suo pensie207

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ro i vari paesi, dalla Russia alla Francia e allAmerica, ne conosceva la cultura e
i moventi segreti. Io gli ho voluto bene dal primo momento che lho incontrato
fra le scale di casa Croce: ho intuito che era tutto intero, senza riserve, sempre
in prima linea82.

Dopo larresto in via Basento, Leone Ginzburg fu portato a Regina Coeli;


con lui erano stati presi, fra gli altri, Manlio Rossi-Doria e Carlo Muscetta.
La vera identit di Leonida Gianturco fu scoperta da un confronto tra i
suoi documenti e la scheda segnaletica redatta nove anni prima al suo
transito nel carcere romano, prima della destinazione a Civitavecchia. Il
pomeriggio del 9 dicembre 1943, nel sesto braccio di Regina Coeli che
ospitava gli italiani, i detenuti vennero fatti rientrare bruscamente nelle
loro celle prima dellora stabilita: stavano entrando i tedeschi. Il capoguardia pronunci il nome Leone Ginzburg.
Con il suo strapazzato vestito blu e con la sua carnagione scura spiccava fra le
pesanti divise verdognole dei suoi nuovi carcerieri.
In quel momento da una cella qualcuno cominci a fischiare linno del Piave. I
Tedeschi probabilmente non compresero, gli Italiani si commossero. Leone fu
portato via.

Questa testimonianza di Claudio Pavone che vide la scena83. Nove anni


prima, dopo larresto, Carlo Levi e Leone Ginzburg erano stati rinchiusi
nelle Carceri Nuove di Torino, in due celle separate:
Pensavo spesso a Leone nella mia cella e mi domandavo quando mai ci saremmo riveduti. Un giorno, era un venerd di Pasqua, venne dato ai prigionieri,
eccezionalmente, uno speciale piatto di magro: delle seppie stufate, cibo di cui
sono ghiottissimo, e che nella monotonia del pane e della broda quotidiana
pareva una squisitezza. Un agente mi us la cortesia, finito il giro, di portarmi
un secondo piatto di avanzi, e per darmelo mi apr un momento la porta della
cella. Vidi allora (eravamo in prigione da circa due mesi) mentre stavo in piedi
sulla porta, con in mano il piatto di stagno delle seppie, apparire sulla porta di
una delle celle di faccia, Leone, che andava forse a un interrogatorio. Fu un
momento molto commovente, e rischiai di lasciar cadere in terra quella ghiottoneria. Cera un raggio di sole obliquo che traversava il corridoio, da una finestra alta, pieno di un infinito pulviscolo luminoso, un primo segno di primavera dopo i freddi mesi passati. Leone era un po smagrito, pallido, aveva una barbaccia nera di quattro giorni, ma aveva in viso quel suo solito aspetto di semplicit seria e sorridente, laria di chi accetta naturalmente, in tutti i dolori, un
dovere allegramente e liberamente scelto, e seguito con precisione e sicurezza.
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Ebbimo appena il tempo di salutarci con un cenno della mano, che gi la guardia mi respingeva nella cella e richiudeva luscio84.

Nel 1934 come nel 1943, era finito in carcere un uomo che faceva giornali e libri con attenzione. Manlio Rossi-Doria, che fu catturato con lui nella
sede dellItalia Libera, rivela un particolare: non si contentava di fare
il suo mestiere di direttore; andava lui stesso in tipografia e correggeva le
bozze finch un giorno in questa tipografia stato preso e da quel
momento stata la sua fine. Quella mattina del 20 novembre Leone
Ginzburg non doveva andare al giornale perch non sarebbe stato il suo
turno85; ma cera un lavoro che si poteva fare meglio, e lui segu con precisione e sicurezza il suo dovere allegramente e liberamente scelto.
Cos come nella tipografia di via Basento, anche nella sua casa di Pzzoli
Ginzburg aveva lasciato un lavoro interrotto: la traduzione di Kaiser Karl
V. di Karl Brandi, cominciata nel 1941; il 12 aprile di quellanno informava i colleghi: Il volume di Brandi sar pronto al massimo fra tre mesi:
tenete conto che ho dovuto rifare quasi di pianta la prima parte, non solo
per la necessaria adeguazione stilistica, ma per sanare gli innumerevoli
strafalcioni storici e logici86. Quella versione fu soppiantata da lavori pi
urgenti; la complet unaltra persona poco dopo la fine della guerra, ma
sarebbe apparsa a ventanni esatti dallavvio del lavoro. La sera del 30
ottobre 1961 moriva Einaudi, presidente emerito della Repubblica
Italiana, ricoverato da due settimane alla clinica Sanatrix di Roma; dal
giorno precedente era aperto sul suo comodino, alla prima pagina, un
libro su Carlo V; il medico curante, professor Pozzi, dichiar di essersi
preoccupato sul serio quando aveva visto che linfermo non aveva pi la
forza di leggere87. Il libro era appunto il Carlo V di Brandi nella traduzione di Leone Ginzburg e Ettore Bassan, numero 67 della Biblioteca di
cultura storica Einaudi: arrivato finalmente a destinazione, col nome del
primo responsabile scritto in chiaro88.

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Note

1
Una virgola fra il nome e la qualifica figurer per molti anni nei frontespizi dei
volumi pubblicati, ed ancora presente nei volumi stampati a Roma e a Torino
subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
2
Cfr. Una Mole di parole. Passeggiate nella Torino degli scrittori, a cura di A.
Andreini, Torino, Celid, 2006, pp. 142-43; Conversando con Togliatti. Note biografiche a cura di Marcella e Maurizio Ferrara, Roma, Edizioni di Cultura Sociale,
1953, pp. 57-58; si veda inoltre, a cura di P. Spriano, La cultura italiana del 900
attraverso le riviste, volume sesto, LOrdine Nuovo (1919-1920), Torino,
Einaudi, 1963 e, dello stesso Spriano, LOrdine Nuovo e i consigli di fabbrica.
Con una scelta di testi dallOrdine Nuovo (1919-1920), Torino, Einaudi, 1971.
Infine, G. Fiori, Vita di Antonio Gramsci, Bari, Laterza, 1966, p. 136.
3
S. Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Roma-Napoli, Theoria, 1991, p. 23;
G. Turi, Casa Einaudi. Libri uomini idee oltre il fascismo, Bologna, Il Mulino,
1990, p. 23. In unintervista con Angelo dOrsi registrata nel 1983, Marussia
Ginzburg, sorella di Leone, racconta che lEinaudi nata in via Vico, ossia in
casa loro, ed testimonianza credibile. Si vedano, di dOrsi: Un suscitatore di cultura, in Litinerario di Leone Ginzburg, a cura di N. Tranfaglia, Torino, Bollati
Boringhieri, 1996, p. 88, e La cultura a Torino tra le due guerre, Torino, Einaudi,
2000, p. 294.
4
Cristo? Un simbolo. Ma solo il simbolo vero, colloquio a cura di V. Messori,
Jesus, 4, novembre 1982, cit. nella Cronologia di M. Soldati, Romanzi brevi e
racconti, a cura e con un saggio introduttivo di B. Falcetto, Milano, Mondadori,
2009, pp. lxx-lxxi. Soldati frequent le elementari da esterno, il ginnasio e il liceo
da interno.
5
M. Soldati, Caro Giulio, ricordi via Arcivescovado?, Corriere della Sera, 20
ottobre 1988, p. 3. Inoltre: G. Einaudi, Frammenti di memoria, Milano, Rizzoli,
1988, pp. 11 e 38. Per Dionisotti e Garosci si veda la riproduzione del fascicolo
dellIstituto Sociale, con i premi di profitto in Letteratura italiana vinti a pari merito dai due in terza liceale, in Carlo Dionisotti. La vita, gli studi, il pensiero di un
letterato del Novecento, Atti del convegno, Romagnano Sesia, 20 settembre 2008,
a cura di C. Carena e R. Cicala, Novara, Interlinea, 2010, p. 93.
6
Ludovico Geymonat. Mezzo secolo di un filosofo, intervista autobiografica a
cura di M. Quaranta, Iride, 4-5, gennaio-dicembre 1990, pp. 105-53: 105; ringrazio Massimo Bucciantini per la segnalazione. Cfr. anche lIntroduzione di G.
Panizza, in C. Dionisotti, Scritti sul fascismo e sulla Resistenza, Torino, Einaudi,
2008, p. xvii, e Incontro con Carlo Dionisotti, a cura di F. Gimondi, Autografo,

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n.s., VI, 18, ottobre 1989, pp. 77-86, trascrizione dellintervista trasmessa il 2 e il
3 novembre 1988 nel programma Il Frangitempo, diffuso dalla Rete Due della
Radio della Svizzera Italiana; il testo ora raccolto in C. Dionisotti, UnItalia tra
Svizzera e Inghilterra, a cura di M. A. Terzoli, Bellinzona, Casagrande, 2002, pp.
43-66: 47-49. Salvo un accenno ai Gesuiti in E. Fiorani, Ludovico Geymonat,
Belfagor, XXXVI, 1, 31 gennaio 1981, p. 56, le biografie intellettuali di
Geymonat tacciono sulla sua formazione scolastica: vedi per esempio M. Quaranta, B. Maiorca, Larma della critica di Ludovico Geymonat, Milano, Garzanti,
1977, e la voce di G. De Liguori inclusa nel DBI; nessuna informazione nemmeno
nel Ricordo di Ludovico Geymonat di N. Bobbio, Rivista di filosofia, LXXXIV,
1, aprile 1993, pp. 3-19, poi col titolo Ludovico Geymonat in La mia Italia, a cura
di P. Polito, Firenze, Passigli, 2000, pp. 96-112.
7
D. Lajolo, Conversazione in una stanza chiusa con Mario Soldati, Milano,
Frassinelli, 1983, p. 11.
8
America primo amore usc invece dal fiorentino Bemporad con una copertina
disegnata da Carlo Levi: per le vicende del libro si veda ledizione curata da
Salvatore Silvano Nigro presso Sellerio, Palermo 2003.
9
Archivio Einaudi, in deposito presso lArchivio di Stato di Torino,
Corrispondenza Autori, Mario Soldati, cart. 198, fasc. 2833. Le lettere di Giulio
Einaudi e la risposta di Soldati del 13 novembre 1934 sono dattiloscritte con firma
autografa; manoscritta la cartolina di Soldati del 7 dicembre. Un viaggio a Lourdes
sar raccolto in volume solo nel 1943, sezione dapertura del volume Lamico
gesuita (Rizzoli, Milano-Roma, collana Il Sof delle Muse diretta da Leo
Longanesi); si veda la riedizione filologica de Lamico gesuita. Racconti, curata
anchessa da S.S. Nigro e apparsa da Sellerio nel 2008, dove alle pp. 166-67 trascritta parte del carteggio Einaudi-Soldati.
10
Cfr. M. Soldati, Cronologia, cit., pp. xciii-c.
11
Su questo argomento si veda L. Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice
Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta, Torino, Bollati Boringhieri, 1999, pp.
18-19.
12
Cambier il titolo in Narratori contemporanei gi a partire dal secondo
volume: A. Benedetti, Le donne fantastiche, 1942.
13
I testi sono raccolti, con lacune, in L. Ginzburg, Scritti, a cura di D. Zucro
e C. Ginzburg, prefazione di L. Mangoni, introduzione di N. Bobbio, Torino,
Einaudi, 2000 [I edizione, 1964]. Delle lacune d conto L. Bghin in Da Gobetti
a Ginzburg. Diffusione e ricezione della cultura russa nella Torino del primo dopoguerra, Bruxelles-Roma, Istituto Storico Belga di Roma, 2007, nel quale si veda
in particolare il cap. VI, Leone Ginzburg russista. Due scritti dispersi di
Ginzburg si leggono in appendice a un altro saggio di Bghin ugualmente intitolato Leone Ginzburg russista, in Studi Piemontesi, XXIX, 1, marzo 2000,
pp. 42-45.
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14
Leone Ginzburg. Lettere di un antifascista (1930-1940), a cura di M. C. Avalle,
Nuova Antologia, CXXV, 2175, luglio-settembre 1990, p. 192. Vera Griliches
(1873-1963) si trovava in quel momento a Trieste. La lettera riprodotta anche in
Da Odessa a Torino. Conversazioni con Marussia Ginzburg, a cura di M. C. Avalle,
seconda edizione, Torino, Claudiana, 2002, pp. 68-69 [I edizione 1989].
15
Il finito di stampare del 20 marzo 1935; nel frontespizio manca lindicazione dellanno XIII ra fascista, che si ritrova invece nel colophon. La seconda edizione migliorata ed accresciuta, finita di stampare il 10 aprile 1941-XIX, reca
invece lordinale fascista anche sul frontespizio.
16
Segnala la coincidenza Carlo Levi: Ricordo di Leone Ginzburg (gennaio-febbraio 1945), in Aretusa, III, 17-18, gennaio-febbraio 1946, pp. 110-16, ora
ripreso in Aretusa prima rivista dellItalia liberata. Seconda serie: 1945-1946, a cura
di R. Cavalluzzi, Bari, Palomar, 2001, pp. 129-36: 133, e in C. Levi, La strana idea
di battersi per la libert. Dai giornali della Liberazione (1944-1946), a cura di F.
Benfante, Santa Maria Capua Vetere, Edizioni Spartaco, 2005, pp. 94-105: 100.
Per quel primo fascicolo einaudiano della Cultura Carlo Levi aveva scritto,
senza firmarlo, larticolo di apertura: Cinematografo, ora raccolto in C. Levi, Scritti
politici, a cura di D. Bidussa, Torino, Einaudi, 2001, pp. 120-28. Nel verbale di un
interrogatorio cui fu sottoposto il 23 maggio 1935, dieci giorni dopo il suo secondo arresto, Levi diede una versione differente del fatto: Un articolo da me scritto, intitolato Cinematografo, venne pubblicato sulla Cultura durante la mia detenzione; il Comitato di redazione in luogo della mia firma, appose tre asterischi o 3
stellette, non ricordo bene. Erano tre stellette; cfr. C. Levi, Disegni dal carcere
1934. Materiali per una storia, Roma, De Luca Editore, 1983, p. 122.
17
In verit, in calce alla pagina 23 del fascicolo di febbraio 1935 era annunciato un ulteriore contributo di Soldati: Lultimo Faulkner. Lintenzione di scriverlo
gli era nata da un dialogo amichevole e polemico con Pavese; ma la vicenda meriter un racconto a s.
18
Di fatto, nei primi mesi del 34 Giulio Einaudi stamp due volumi senza indicazione di collana, di cui apparve anche la pubblicit sulla Cultura: A.
Ruggiero, LAmerica al bivio e A. Cabiati, Crisi del liberismo o errori di uomini?.
19
Datata Roma, 9 marzo 1934 la COPIA di informazione della P.S. riprodotta nel corredo iconografico del volume Cinquantanni di un editore. Le edizioni Einaudi negli anni 1933-1983, Torino, Einaudi, 1983.
20
Curato e tradotto da Luigi Einaudi, il volume reca nel controfrontespizio lindicazione: A cura della rivista La Riforma sociale; sempre in controfrontespizio una nota avverte che Il libro del WALLACE fu pubblicato nel febbraio 1934
col titolo America must choose The advantages of Nationalism, of World Trade
and of a Planned Middle Course, come terzo numero dei World Affairs Pamphlets
editi sotto gli auspicii della Foreign Policy Association di New York e della World
Peace Foundation di Boston. Il finito di stampare del 16 giugno 1934: gi qui,

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come poi in Salvatorelli, manca lordinale dellra fascista. Sul volume di Wallace
e sugli altri libri di economia di Einaudi editore al suo esordio si veda Turi, Casa
Einaudi, cit., pp. 26-61. Henry Agard Wallace (1888-1965) fu ministro
dellAgricoltura fra il 1933 e il 1940, poi vicepresidente durante il penultimo mandato di Franklin Delano Roosevelt (1941-1945).
21
Anche larticolo di Mussolini (che ha lo stesso titolo del libro: Che cosa vuole
lAmerica?) riprodotto in Cinquantanni di un editore, cit.
22
In verit lIntroduzione di Einaudi, che finisce a pagina 37, comincia a pagina 11.
23
Luigi Einaudi prosegu la discussione, senza citare leditoriale del duce, con
larticolo La grande illusione di Wallace, La Cultura, XIII, 7, settembre 1934,
pp. 96-98.
24
Vedi lElenco cronologico delle edizioni Einaudi, in Antologia Einaudi 1948,
pp. 399-400. La cura del volume, bench non accreditata, di Pavese.
25
Il brano di Mussolini riprodotto al piede di p. 105 in La Cultura, XIII, 7,
settembre 1934: lo stesso fascicolo in cui Luigi Einaudi intervenne nuovamente su
Wallace (v. nota 23).
26
D. Zucro, Lettere di una spia. Pitigrilli e lO.V.R.A., Milano, SugarCo, 1977
[I edizione 1961]; M. Franzinelli, I tentacoli dellOvra. Agenti, collaboratori e vittime della polizia politica fascista [1999], Torino, Bollati Boringhieri, 20003, in particolare pp. 283-91.
27
G. De Luna, Una cospirazione alla luce del sole. Giustizia e Libert a Torino
negli anni trenta, in Litinerario di Leone Ginzburg, cit., pp. 12-39.
28
G. De Luna, Una cospirazione alla luce del sole, cit., p. 33. Il rapporto riguarda specificamente La Cultura, rilevata come sappiamo da Giulio Einaudi.
29
Il testo si legge ora in appendice a A. Nozzoli, Lessico famigliare e altre storie torinesi (in appendice la novella Settembre), in Natalia Ginzburg: la citt, la
casa, la storia, Atti del convegno internazionale, San Salvatore Monferrato 14-15
maggio 1993, a cura di G. Ioli, San Salvatore Monferrato, Edizioni della Biennale
Piemonte e Letteratura, 1995, pp. 55-58. Mi permetto di rinviare anche al mio
Le strade di Natalia Ginzburg, saggio introduttivo a N. Ginzburg, Le piccole virt,
Torino, Einaudi, 1998, in particolare alle pp. v-ix.
30
N. Ginzburg, Lessico famigliare (1963), in Opere raccolte e ordinate
dallAutore, prefazione di C. Garboli, Milano, Mondadori, 1986, pp. 996-97 e
1023.
31
Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino, a cura di L. Cortesi, II, Roma,
Editori Riuniti, 19752, p. 108 [I edizione 1962].
32
Entrambe le lettere sono riprodotte in C. Pavese, Lettere 1924-1944, a cura di
Lorenzo Mondo, Torino, Einaudi, 1966, pp. 370-71. Al principio del 1936, mentre era al confino a Brancaleone Calabro, Pavese avrebbe pubblicato con le
Edizioni di Solaria il suo primo libro, la raccolta di poesie Lavorare stanca; era
stato appunto Ginzburg il tramite fra autore ed editore.
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33
La prima opera creativa non italiana era stata Autobiografia di Alice Toklas di
Gertrude Stein, tradotta da Pavese e pubblicata nel 1938, ottavo numero della collana Saggi.
34
Il carteggio Einaudi-Montale per Le occasioni (1938-39), a cura di C. Sacchi,
Torino, Einaudi, 1988, p. 16; le citazioni successive sono alle pagine 20, 33, 35 e
42.
35
G. Einaudi, Frammenti di memoria, cit., p. 48.
36
Cfr. Una Mole di parole, cit., p. 26, e F. Antonicelli, La storia duna Casa editrice, lettera aperta a Giulio Einaudi, Notiziario Einaudi, III, 7, luglio 1954, pp.
7-11. Di Alfieri si veda la Vita, Epoca terza, capitoli dal decimoterzo al decimoquinto, pi lAppendice prima che riporta un bastante squarcio di codesta composizione; ledizione di riferimento quella curata da G. Dossena, Torino,
Einaudi, 1967; per lo spregiativo Cleopatraccia si vedano le pp. xxv-xxxv della sua
Prefazione e la Introduzione di M. Sterpos ad Antonio e Cleopatra in V. Alfieri,
Tragedie postume. Edizione critica, I, Antonio e Cleopatra. I poeti. Charles Premier,
Asti, Casa dAlfieri, 1980, pp. 9-14.
37
Per la toponomastica depoca ho consultato, oltre il gi citato Una Mole di
parole, la Pianta di Torino pubblicata nel 1941-1942 da G. B. Paravia & C., Torino.
Va qui rettificata lindicazione di Angelo dOrsi, il quale ha creduto che a essere
ribattezzata col nome di Gioda fosse via Arcivescovado, prima sede Einaudi: cfr.
La cultura a Torino tra le due guerre, cit., p. 299.
38
Manalive [Antonio Gramsci], Gioda o del romanticismo, lUnit, 28 febbraio 1924, nella rubrica Caratteri italiani, ora raccolto in Gramsci, La costruzione del Partito Comunista 1923-1926, Torino, Einaudi, 1974, pp. 367-69.
Gramsci aveva ripetutamente preso di mira Gioda negli anni precedenti: Il porcellino di terra, Avanti!, 1 febbraio 1916, ora in Sotto la Mole 1916-1920, Torino,
Einaudi, 1975, pp. 24-26, e in Cronache torinesi 1913-1917, a cura di S.
Caprioglio, Torino, Einaudi, 1980, pp. 108-09; Il porcellino grugnisce, Avanti!,
8 febbraio 1916, in Cronache torinesi, pp. 121-22; [Mario Gioda], Avanti!, 18
febbraio 1916, ivi, p. 139; Aggressioni personali, Avanti!, 13 marzo 1916, ivi,
pp. 193-94, e in Sotto la Mole, pp. 72-73; La lampada di Bistolfi, Avanti!, 15
marzo 1916, ivi, pp. 75-77, e Cronache torinesi, pp. 197-98; Il chierichino,
Avanti!, 31 marzo 1916, ivi, pp. 226-27, e Sotto la Mole, pp. 97-98; Stenterello,
Avanti!, 10 marzo 1917, in Scritti giovanili 1914-1918, ivi 1958, pp. 95-97; La
fabbrica Ferrero a Mosca, articolo scritto da Gramsci in base a un racconto di
Giovanni Parodi e pubblicato sotto il nome di questultimo e con la data Mosca,
febbraio 1924 in LOrdine Nuovo, terza serie, I, 1, marzo 1924, in La costruzione del Partito Comunista, pp. 530-38.
39
L. Ginzburg, Lettere dal confino 1940-1943, a cura di L. Mangoni, Torino,
Einaudi, 2003.
40
G. Croce, La vita di Mario Gioda, Gruppo rionale fascista Mario Gioda, 1938,

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Il nome invisibile
p. 33. Sulla biografia di Gioda si vedano anche la voce di N. DellErba nel DBI,
vol. 55, Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, 2000, pp. 111-14, e la voce di A.
Luparini nel Dizionario biografico degli anarchici italiani, diretto da Maurizio
Antonioli, Giampietro Berti, Santi Fedele, Pasquale Iuso, volume primo, A-G,
Pisa, Biblioteca Franco Serantini edizioni, 2003, pp. 721-23.
41
La vita di Mario Gioda, cit., p. 42.
42
La vita di Mario Gioda, cit., p. 62.
43
La vita di Mario Gioda, cit., p. 186.
44
E. Mana, Dalla crisi del dopoguerra alla stabilizzazione del regime, in Storia di
Torino, VIII, Dalla Grande Guerra alla Liberazione (1915-1945), a cura di N.
Tranfaglia, Torino, Einaudi, 1998, p. 127.
45
Si veda il messaggio di cordoglio inviato da Ginzburg a Marisa Zini, figlia del
suo maestro, il 12 agosto 1937: Due lettere inedite di Leone Ginzburg a Marisa
Zini, l Caval d Brons, LVII, 11, novembre 1979, p. 3. Nato nel 1868, Zini era
morto l11 agosto.
46
M. Soldati, Fuga in Italia (1947), a cura di S. S. Nigro, Palermo, Sellerio, 2004,
p. 63. Si veda anche Una Mole di parole, cit., p. 53.
47
Il documento riprodotto in A. Clementi, I Ginzburg in Abruzzo, Paragone, XLII, 500, ottobre 1991, p. 68.
48
Vale la pena segnalare qui in nota un ulteriore dettaglio. Ginzburg menziona
i quattro anni di carcere irrogati dal Tribunale Speciale, senza fare parola dei due
anni di indulto che gli erano stati accordati fin dalla pronuncia della sentenza, il 6
novembre 1934; il 24 settembre di quellanno, infatti, era nata Maria Pia di Savoia,
e alla sua nascita si doveva il provvedimento di clemenza. Ginzburg tace su questo punto perch tiene al corrispettivo reale della sua attivit antifascista: quattro
anni, per lappunto.
49
S. Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, cit., p. 39.
50
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 62.
51
N. Ginzburg, Memoria contro memoria, Paragone, XXXIX, 462, agosto
1988, ora in Non possiamo saperlo. Saggi 1973-1990, a cura di D. Scarpa, Torino,
Einaudi, 2001, pp. 133-40: 136; ma fin dal 1945 Carlo Levi aveva scritto che
Ginzburg fu lanima della nuova casa editrice Einaudi, e pi di ogni altro contribu a farne quello strumento di libert e di seriet di pensiero che le diedero, in
quegli anni di confusione e di facilit, una funzione cos benefica: Ricordo di
Leone Ginzburg, cit., in C. Levi, La strana idea di battersi per la libert, cit., p. 100.
Sulla dissimulazione si vedano le considerazioni di Giulio Einaudi in S. Cesari,
Colloquio, cit., pp. 29-30.
52
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., pp. 137-38.
53
D. Messina, Ginzburg, mio padre. Filologo della libert, intervista con Carlo
Ginzburg, Corriere della Sera, 1 maggio 2009.
54
Quello che Ginzburg ci ha lasciato, testo della trasmissione LApprodo, andata
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Amici e compagni
in onda alla radio nel marzo 1964. Il dattiloscritto di Antonicelli, 12 fogli con correzioni manoscritte, conservato presso lArchivio Einaudi, Recensione volumi,
cart. 147.
55
LAntologia usc a cura di N. Valeri.
56
Lettera del 2 aprile 1943, in L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 207. Si
veda poi la lettera dell8 aprile (pp. 211-12) con i giudizi sul primo volume pubblicato da De Silva.
57
F. Antonicelli, Aquilante, LOpinione, 3 febbraio 1946, cit. da L. Mangoni
nella nota alla lettera di cui sopra, p. 209. Il Furioso viene citato nella lezione stabilita da Cesare Segre: Milano, Mondadori, 1976, p. 339 [I edizione 1960].
58
Larticolo ora raccolto in L. Ginzburg, Scritti, cit., pp. 433-37. Lo studio di
Santorre Debenedetti, che reca lo stesso titolo della recensione, fu pubblicato nel
1937 da Chiantore, Torino, volume inaugurale per la collana del Giornale storico della letteratura italiana. Testi inediti o rari. Ledizione critica del Furioso curata da Cesare Segre, nipote di Debenedetti, fu completata sulla base dei materiali
postumi approntati da suo zio. Sul progetto della Nuova raccolta si veda la
Prefazione di L. Mangoni agli Scritti di L. Ginzburg, in particolare pp. xxxi-xxxiii
e, della stessa, Pensare i libri, cit., pp. 26-29.
59
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., pp. 15-17: 16.
60
18 maggio 1943, L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 229.
61
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 230. Subito dopo luscita del romanzo, Debenedetti lo aveva prestato a Emanuele Artom, che ne scrisse l11 febbraio
1942: Diari di un partigiano ebreo gennaio 1940-febbraio 1944, a cura di G.
Schwartz, Torino, Bollati Boringhieri, 2008, p. 23 [I edizione 1966].
62
N. Ginzburg, Nota del traduttore (1990), in La strada di Swann, traduzione di
N. Ginzburg, Torino, Einaudi, 1998, p. xx. La prima edizione della versione era
apparsa sempre da Einaudi nel 1946, numero 34 della collana Narratori stranieri tradotti fondata da Ginzburg e da Pavese.
63
Ead., Come ho tradotto Proust, La Stampa, 11 dicembre 1963.
64
L. Ginzburg, Nota del traduttore, cit., pp. xx-xxi.
65
Ead., Autobiografia in terza persona (1990), in Non possiamo saperlo, cit., p.
178.
66
Cfr. A. Clementi, I Ginzburg in Abruzzo, Paragone letteratura, XLII (1991),
p. 79.
67
La proposta di tradurre la Sonata part dalla casa editrice, cfr. la lettera di
Ginzburg del 4 giugno 1941 in Lettere dal confino, cit., p. 59. Il lavoro fu completato fra il febbraio e il marzo 1942, vedi Lettere dal confino, cit., pp. 114 e 119-21.
Il finito di stampare del volume (n. 8 dellUniversale) del 7 maggio 1942; come
si visto, Ginzburg ne accusa ricevuta il 26 maggio.
68
Testadoro [Giaime Pintor], Calendario, Primato, III, 3, 1 febbraio 1942,
pp. 72-73, ora col titolo Indipendenza e ignoranza (Sul protezionismo della cultura)
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Il nome invisibile
in Il sangue dEuropa (1939-1943), scritti raccolti a cura di V. Gerratana, Torino,
Einaudi, 1950, pp. 178-80. Sullepisodio si vedano anche L. Mangoni, Pensare i
libri, cit., pp. 121-23 e M. C. Calabri, Il costante piacere di vivere. Vita di Giaime
Pintor, Torino, UTET, 2007, pp. 299-301 (dove riportata gran parte dellarticolo di Coppola) e 562-63.
69
Il nome Tolstj scritto con laccento sulle copertine e sui frontespizi Einaudi
di quegli anni. Dopo essere stato fra i pretesti di un attacco antisemita, quellaccento scomparir intorno alla met degli anni sessanta, e non figura nemmeno nel
catalogo storico della casa editrice; qui, per la rilevanza di questo dettaglio di ortografia storica, era opportuno recuperarlo.
70
Si veda la Prefazione non firmata al primo volume (A-AGRI) dellEnciclopedia
Italiana di scienze, lettere ed arti, pubblicata sotto lalto patronato di S.M. il Re
dItalia, Roma, Istituto Giovanni Treccani, 1929-VII, p. xviii. Al precedente della
Treccani si richiamer Renato Poggioli nel Poscritto (a guisa di licenza) che suggella la sua antologia Il fiore del verso russo, apparsa da Einaudi nel 1949 (cfr. p. 603).
71
M. Mila, Lettere editoriali, a cura di T. Munari, trascrizione di G. A. Tira,
Torino, Einaudi, 2009, pp. 12-13.
72
Questa e la precedente citazione si leggono in L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., pp. 254-55.
73
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 262. Questa lettera, recuperata in
fotocopia nellarchivio Franco Antonicelli presso la Biblioteca Labronica
Guerrazzi di Livorno, era stata resa nota dal medesimo Antonicelli in
Lastrolabio, XII, 1, 31 gennaio 1974, p. 55, che la accompagnava con un suo
articolo: Tutto preferibile al fascismo.
74
N. Ginzburg, Ritorno a Roma, Europeo, XXI, 1018, 16 maggio 1965; riproposto, con una nota di chi scrive e col titolo Natalia Ginzburg: fuga dai nazisti sul
camion dei tedeschi, in La Stampa, 9 luglio 2006, p. 28.
75
N. Ginzburg, Ritorno a Roma, cit., p. 28.
76
Nel volume manca ogni indicazione sul curatore o sul traduttore; il finito di
stampare del 12 maggio 1943-XXI. NellArchivio Einaudi (cart. 95, fasc. 1459,
Natalia Ginzburg) conservata una lettera del 21 giugno successivo, che attesta il
pagamento a Pia Fabrizi della versione di Montesquieu.
77
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 241.
78
Montesquieu, Riflessioni, cit., p. 23.
79
La proposta (inviata tramite Leone Ginzburg) e la risposta di Einaudi sono in
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., pp. 245-46.
80
Sullarresto di Ginzburg si veda C. Muscetta, La sventurata Italia libera,
Mercurio, I, 4, numero speciale in sostegno alla lotta di Resistenza, dicembre
1944, pp. 212-17; poi, con lo stesso titolo ma in forma di lettera destinata ad
Alessandra Ginzburg, in Lerranza. Memorie in forma di lettere (1992), a cura di S.
S. Nigro, Palermo, Sellerio, 2009, pp. 140-49; nello stesso volume si legga anche
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Amici e compagni
Lo scalino per diventar romani, pp. 131-39. basata sui fatti ma sbilanciata nelle
conclusioni la ricostruzione di Augusto Monti: Ricordo di Leone Ginzburg,
Lastrolabio, II, 2, 25 gennaio 1964, pp. 36-38.
81
Questo brano e il precedente sono tratti dal gi citato Ricordo di Leone
Ginzburg di Carlo Levi, apparso la prima volta in Aretusa, III, 17-18, gennaiofebbraio 1946, pp. 110-16. Larticolo fu scritto nel gennaio-febbraio 1945 su
richiesta di Natalia Ginzburg, per un opuscolo commemorativo che la sede romana di Einaudi avrebbe dovuto stampare nel primo anniversario della morte di suo
marito.
82
La lettera riportata in Da Odessa a Torino, cit., pp. 75-76. Di Tommaso Fiore
si veda anche Leone Ginzburg, Gazzetta del Mezzogiorno, 29 maggio 1964. Sui
rapporti Fiore-Ginzburg: C. Nassisi, Augusto Monti: maestro di antifascismo
nella corrispondenza inedita di Tommaso Fiore (1945-62), in Mezzosecolo,
Torino, n. 12, 1997-1998 [ma: dicembre 1999], pp. 125-54.
83
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., p. 273.
84
C. Levi, Ricordo di Leone Ginzburg, cit.
85
M. Rossi-Doria, Lomaggio alla memoria di Leone Ginzburg, LItalia Libera,
Roma, 6 febbraio 1946, p. 2. Il discorso, pronunciato al I Congresso Nazionale del
Partito dAzione (Roma, 4-8 febbraio 1946) nella seduta antimeridiana di marted
5 febbraio, stato poi raccolto in I congressi del Partito dAzione 1944-1946-1947,
a cura di G. Tartaglia, Roma, Archivio Trimestrale, 1984, pp. 241-42. Si vedano
anche i due volumi di A. Monti, Ricordo di Leone Ginzburg, cit., e Id., Quindici
anni dopo, lUnit, Roma, 20 febbraio 1959, p. 3.
86
L. Ginzburg, Lettere dal confino, cit., pp. 42-43; si veda anche, a p. 120n, la
lettera che la redazione Einaudi inviava a Ginzburg il 28 febbraio 1942.
87
M. Tito, Le ore estreme nella clinica romana, La Stampa, 31 ottobre 1961. Vedi
anche G. Bocca, Storia della Repubblica Italiana, 2, Rizzoli, Milano, 1981, p. 180.
88
Nel 1945 il Carlo V fu oggetto di un disguido, allorch si tratt di assegnare
il completamento della traduzione. A Torino, Pavese aveva incaricato Enrico
Bassan, ma la stessa versione era stata assegnata dalla sede Einaudi di Milano a un
tale Loew, che si era anche messo al lavoro. Tanto Bassan quanto Loew avevano
necessit di denaro; dopo qualche scambio di lettere concitate fra Pavese e Renata
Aldrovandi, moglie di Giulio Einaudi nonch segretaria editoriale presso la sede
milanese, fu Pavese a chiudere la questione, il 27 settembre 1945: A Bassan
impossibile strappare losso. Cfr. S. Savioli, Un buon lavoro. Il carteggio inedito tra Cesare Pavese e Renata Aldrovandi, Levia Gravia, V, 2003, pp. 301-37.

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