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Lezione 2: il suono, princpi fisici

di Michele Gori
mickey24@libero.it
Il suono del flauto prodotto dall'aria contenuta nel tubo dello strumento, che vibra in
seguito alla pressione che su di essa esercita l'immissione di una nuova colonna d'aria.
Questa seconda colonna d'aria, spinta nel flauto attraverso il foro d'imboccatura della
testata, si frange contro lo spigolo opposto dell'imboccatura stessa: penetrando nel
tubo comprime l'aria gi presente originando una serie di condensazioni e rarefazioni
che provocano le vibrazioni e, quindi, il suono.
Durante le vibrazioni, nel tubo del flauto si formano dei ventri, cio punti in cui le
vibrazioni dell'aria raggiungono intensit massima mentre sono minime pressione e
condensazione, e dei nodi, cio punti in cui pressione e condensazione sono massime
e le vibrazioni si annullano.
L'altezza dei suoni determinata dalla lunghezza della colonna d'aria:
pi fori chiusi = colonna d'aria pi lunga = note pi basse
pi fori aperti = colonna d'aria pi corta = note pi acute
Il flauto ha un'estensione di tre ottave:

Le prime due ottave si ottengono con le stesse posizioni delle dita (ad eccezione
del re), semplicemente aumentando la pressione del soffio d'aria per ottenere la
seconda ottava; la terza ottava si ottiene invece con posizioni differenti, seppur simili,
che facilitano l'emissione e l'intonazione delle note.
Aumentando la pressione del soffio, la colonna d'aria contenuta nel tubo del flauto si
divide in due o pi parti uguali che vibrano contemporaneamente e danno origine alla
serie dei suoni armonici.
La colonna d'aria divisa in due parti d origine ai suoni della prima ottava
(fondamentali); divisa in tre parti ne produce la dodicesima; divisa in quattro parti

produce la seconda ottava; in cinque la terza maggiore, in sei la quinta, in sette la


settima minore, in otto la terza ottava e cos via.

Lezione 4: l'emissione
di Michele Gori
mickey24@libero.it
Riuscire a "trovare" il suono probabilmente la cosa che pi preoccupa chi si appresta
a suonare il flauto; in realt, l'esperienza insegna che con le giuste indicazioni bastano
pochi minuti per ottenere i primi risultati.
Vediamo quindi come procedere.
La nostra ricerca del suono comincia con la testata.

Tenendola con le mani alle due estremit (il tappo a vite deve essere alla nostra
sinistra), appoggiamola nella cavit tra mento e labbro inferiore: la testata deve

essere parallela alle labbra ed il labbro inferiore deve coincidere con il bordo interno
del foro; inoltre, assicuriamoci che il foro stesso sia al centro delle labbra. Il consiglio
quello di posizionarsi davanti ad uno specchio per verificare la correttezza della
posizione.
A questo punto tendiamo leggermente le labbra, come per sorridere, e soffiamo
dolcemente cercando di non coprire troppo il foro: si former naturalmente una piccola
apertura e l'aria potr colpire l'interno dell'imboccatura producendo cos questo suono,
corrispondente all'incirca alla nota La della seconda ottava:
Ascolta esempio 1
Proviamo adesso a tappare l'estremit destra della testata con il palmo della mano; in
questo modo possiamo emettere altri due suoni: uno corrispondente all'incirca
al La della prima ottava :
Ascolta esempio 2
ed un altro pi acuto, corrispondente all'incirca al Mi della terza ottava, che possiamo
ottenere aumentando la pressione dell'aria:
Ascolta esempio 3
Aumentare la pressione dell'aria non significa soffiare pi forte, ma vuol dire stringere
le labbra in modo che la loro apertura sia pi piccola.
L'esempio del tubo irroratore chiarir il concetto: se vogliamo aumentare la pressione
dell'acqua senza aumentarne il volume (che corrisponderebbe a soffiare pi forte)
basta otturare con il pollice l'estremit del tubo in modo da ridurre la sua apertura
(ovvero stringere le labbra).
E' bene fare pratica su questi tre suoni ottenuti con la testata, ed acquisire la capacit
di eseguirli uno dopo l'altro con facilit.
Approfondiremo nelle prossime lezioni le tappe successive: l'emissione delle prime
note vere e proprie e le loro posizioni, il colpo di lingua, la respirazione.

INDICE
LEZIONI

Lezione 5: Tavola delle posizioni


di Michele Gori
mickey24@libero.it

Ciao a tutti.
Ecco, come richiesta da molti di voi, la tavola delle posizioni; tratta dal libro
"Suoniamo il Flauto" (ed. Ricordi), scritto dal flautista francese Nicolas Brochot, ed
la tavola pi semplice e chiara tra le tante che ho avuto modo di vedere.

Per i principianti, una volta acquisita la capacit di emettere i suoni con la testata, il
consiglio quello di iniziare con le note dell'ottava media, partendo dal sol: bench
siano pi facili ed immediate le note dell'ottava grave, va detto che iniziare dal
registro basso render poi molto problematico emettere le due ottave successive. E'
bene emettere ciascuna nota con un colpo di lingua, per ottenere un preciso attacco
del suono; questo colpo di lingua si ottiene con un movimento identico a quello che
avviene pronunciando la sillaba "ta".
Qualche piccolo consiglio riguardo la posizione: i principali punti di appoggio del flauto
sono il mento, il pollice sinistro e il pollice destro; i fori delle chiavi vanno chiusi con i
polpastrelli delle dita; per lasciare libera la cassa toracica, le braccia vanno tenute un
po' lontane dal corpo, stando comunque attenti a non alzare le spalle.

Nella seguente tavola delle posizioni le dita sono numerate per ciascuna mano da 1 a
5, partendo dal pollice: quindi 1= pollice, 2= indice, 3= medio, 4= anulare, 5= medio.
Per la chiave di trillo denominata "A" si usa il dito medio, per quella "B" l'anulare.

Lezione 6: Il suono parlato


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Che cosa potrebbe succedere se mentre suoniamo una melodia col nostro flauto,
provassimo contemporaneamente a cantarla?
Cerchiamo di capirlo con questa lezione dedicata a quello che viene definito "suono
parlato", una particolare tecnica che consiste nel cantare con la gola le note che
stiamo emettendo col flauto.

Questa tecnica fu inventata negli anni cinquanta dal flautista americano Sam
Most (Atlantic City, 16 dic 1930), in maniera piuttosto curiosa: abitando in
condominio, il giovane Sam aveva a disposizione pochi orari disponibili per suonare;
cos, per poter studiare a lungo, cercava di suonare a bassissimo volume, addirittura
chiudendosi in un armadio a muro. Si accorse cos che, per evitare di fare rumore,
cantava nel flauto invece di suonare...da qui nacque il suono parlato, tecnica usata da
molti flautisti jazz.
Imparare questa tecnica vuol dire trovare il giusto equilibrio tra l'emissione del suono
del flauto e la voce; possiamo iniziare con il re dell' ottava media, cercando di cantarlo
con la gola mentre lo stiamo suonando:
Ascolta esempio 1
Facciamo attenzione a non chiudere troppo il foro della boccola, e cerchiamo con la
voce di non coprire del tutto il suono del flauto.
Raggiunti i primi risultati con il re, possiamo procedere nota per nota ad esplorare
l'ottava media e quella grave: bene lavorare con calma su ogni singola nota. Dopo
aver fatto pratica con le singole note, il passo successivo quello di applicare il suono
parlato a qualche semplice melodia, che non presenti intervalli di note troppo ampi,
facendo attenzione ad intonare bene le note cantate.
La pratica ci permetter di acquisire al meglio questa tecnica, e potremo cos
applicare il suono parlato a frasi via via sempre pi complesse:
Ascolta esempio 2
A questo punto abbiamo a nostra disposizione una nuova possibilit sonora, in grado,
se lo vogliamo, di arricchire le nostre improvvisazioni.
Se siamo attratti da questo nuovo tipo di suono e vogliamo approfondire ancora di pi
questo argomento, possiamo anche andare oltre Finora, infatti, abbiamo detto di
cantare la stessa nota che stiamo suonando, ma possibile anche cantare con la voce
note differenti da quelle che stiamo emettendo col flauto; flautisti come Roland
Kirk (Columbus, 7 ago 1936 - Bloomington, 5 dic 1977) e James Newton (Los
Angeles, 1 mag 1953), ad esempio, usano spesso la voce per contrappuntare la
melodia eseguita dallo strumento.
Si tratta chiaramente di una tecnica non facile da padroneggiare,
ma bene sapere che esiste anche questa possibilit.
Ecco comunque un semplice esercizio per tutti che ci pu
introdurre a questa tecnica, e che potr servire da spunto a chi
vorr approfondirla: suoniamo con il flauto il Re dell'ottava
media; mentre teniamo questa nota lunga, cantiamo con la voce
le note Re-Mi-Fa#-Sol-La-Sol-Fa#-Mi-Re:
Ascolta esempio 3
Tutte le note cantate devono essere ben intonate, e la nota re del flauto deve essere
sempre udibile.

Lezione 7: Esercizi sul ciclo delle quinte


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Molti di voi mi hanno chiesto di pubblicare qualche esercizio sul circolo delle quinte,
quindi eccone quattro, utili per tutti, basati sulle triadi maggiori e minori, ideali da
utilizzare come riscaldamento prima dello studio vero e proprio.
Partiamo subito dal primo esercizio, che consiste nell'eseguire tutte le triadi maggiori,
sempre partendo dalla tonica.
Cominciamo dal Do della prima ottava e procediamo costruendo le triadi in modo
ascendente; una volta suonata l'ultima triade eseguibile nella terza ottava,
continuiamo procedendo verso il basso, fino all'ultima triade eseguibile nella prima
ottava; a questo punto risaliamo, e cos via:

File audio (MP3)


All'inizio consigliabile eseguire questo esercizio lentamente, pensando bene alla
successione delle triadi; una volta acquisita buona padronanza, si potr anche
aumentare la velocit d'esecuzione.
Possiamo poi eseguire lo stesso esercizio, suonando per le triadi minori.
Avremo in questo caso:

File audio (MP3)


Proviamo adesso a ripetere l'esercizio sulle triadi maggiori, ma invece di partire dalla
fondamentale, partiamo sempre dalla terza:

E partendo dalla terza, eseguiamo l'esercizio anche sulle triadi minori:

Lezione 8: Esercizi sul ciclo delle quinte - II


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Cari amici,
ecco a voi altri quattro esercizi sul circolo delle quinte, che spero apprezzerete come i
precedenti.
Se possibile provate ad eseguirli accompagnati da un amico pianista o chitarrista,
meglio se dotato di una buna dose di pazienza! In alternativa, una base preparata con
un sequencer andr benissimo.
Rinnovo il consiglio di iniziare a studiarli molto lentamente, e nel caso non disponiate
n di qualcuno in grado di accompagnarvi n di una base, eseguiteli con il metronomo.
Partiamo quindi con il primo esercizio, che consiste nello sviluppare una semplice
figurazione, partendo sempre dalla tonica di ogni accordo del circolo delle quinte; in
fase ascendente la figurazione sar composta da I, II, III e V grado della scala
maggiore, in fase discendente da I, VIIb, VII e V grado.
Il princpio di esecuzione lo stesso degli esercizi pubblicati nella lezione precedente,
e cio partendo dal Do della prima ottava, sviluppiamo le figurazioni fino a quella pi
acuta che possiamo suonare; quindi scendiamo verso il basso fino a suonare la pi
grave, poi risaliamo e cos via:

Ovviamente possiamo eseguire lo stesso esercizio anche al minore. In questo caso


avremo:

Acquisita padronanza su questi due esercizi, possiamo eseguirli partendo dalla terza di
ogni accordo. In questo caso la figurazione sar composta in fase ascendente dai gradi
III, IV, V e VIIb; in fase discendente dai gradi III, II, I e VIIB.
Avremo quindi al maggiore:

e al minore:

Lezione 9: Arpeggi - Ia parte


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Cari amici,
vi propongo in questa lezione degli esercizi utili da alternare a quelli sul circolo delle
quinte.
Cominciamo come al solito con le triadi maggiori, iniziando ogni arpeggio dalla tonica
dell'accordo:

Cercate di assimilare velocemente la struttura dell'esercizio, ed eseguitelo a memoria


concentrandovi sulla successione degli accordi e facendovi guidare dall'orecchio.
Preparatevi una base con la successione degli accordi dell'esercizio, e provate anche
ad iniziare gli arpeggi partendo da tonalit differenti da quella di Do.
Possiamo eseguire lo stesso esercizio in altri due modi: suonando le triadi al primo
rivolto, cio iniziando ogni arpeggio dalla terza dell'accordo

e iniziando ogni arpeggio dal quinto grado, eseguendo quindi le triadi al secondo
rivolto

Applichiamo ora lo stesso esercizio alle triadi minori, e avremo:

Quindi, al primo rivolto:

E al secondo rivolto:

Oltre alle maggiori e alle minori, esistono anche le triadi aumentate e le triadi
diminuite.
Le triadi aumentate vengono costruite sovrapponendo alla tonica due intervalli di
terza maggiore; avremo quindi:

Le triadi diminuite vengono invece costruite sovrapponendo alla tonica due intervalli
di terza minore; avremo quindi:

Lezione 10: Arpeggi - IIa parte


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Dopo aver lavorato sulle triadi, vediamo in questa lezione gli stessi esercizi applicati
ad alcuni tipi di quadriadi.

La struttura degli esercizi la stessa dei precedenti: partendo dall'arpeggio in Do, si


scende di semitono fino a raggiungere il Do dell'ottava bassa; quindi si risale con gli
arpeggi sempre di semitono, per tornare all'arpeggio con cui avevamo iniziato.
Cominciamo dalle quadriadi di sesta. Si tratta di accordi che hanno funzione di tonica,
e sono costruiti sul primo grado della tonalit maggiore; rispetto alla scala maggiore, il
codice di costruzione della quadriade di sesta I-III-V-VI; ad esempio in tonalit Do
avremo: I=Do III=Mi V=Sol VI=La.
Quindi l'esercizio sar:

Esistono anche le quadriadi di sesta minore, costruite sul primo grado della tonalit
minore, con funzione di tonica; il codice di costruzione I-IIIb-V-VI:

Sovrapponendo ad una triade maggiore il settimo grado della scala, otteniamo


una quadriade di settima maggiore; questi accordi sono formati quindi dai gradi I,III,V
e VII della scala maggiore:

Se alla triade maggiore sovrapponiamo invece il settimo grado minore, otteniamo


una quadriade di settima di dominante; questi accordi sono costruiti sul quinto grado
della tonalit, e tendono a risolvere verso gli accordi di tonica che si trovano una
quinta giusta al di sotto di essi, formando cos la cosiddetta cadenza perfetta,
o cadenza V-I. Ad esempio G7-Cmaj7, C7-Fmaj7, F7-Bbmaj7, ecc. L'esercizio sugli
arpeggi sar quindi:

Spesso il movimento di cadenza V-Imaj anticipato da una quadriade di minore


settima, andando cos a formare la "famosa" progressione II-V-I: ad esempio Dm7-G7Cmaj7, Cm7-F7-Bbmaj7, ecc.
Il codice di costruzione della quadriade di minore settima, che costruita sul secondo
grado della tonalit maggiore, I-IIIb-V-VIIb; l'esercizio sugli arpeggi sar:

Approfondiremo nelle prossime lezioni il discorso relativo alle cadenze II-V-I,


analizzandole in dettaglio e sviluppando varie stratege di improvvisazione.
Buon lavoro a tutti!

Lezione 11: Esercizi Sulle Cadenze II-V-I


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Cari amici,
vi propongo in questa lezione degli esercizi base sulle cadenze II-V-I maggiori.
Si tratta di esercizi semplici, ma molto utili, dedicati a chi alle prime armi; per i pi
esperti possono essere comunque un buon ripasso, in attesa di qualcosa di pi
impegnativo.
Si parte: cominciamo suonando gli arpeggi delle rispettive quadriadi; avremo quindi:

Suoniamo lentamente, facendoci guidare dall'orecchio, e non trascuriamo le tonalit


pi difficili! Sforziamoci inoltre di eseguire l'esercizio senza parti, immaginando nella
nostra mente la successione degli accordi.
Il passo successivo: l'esercizio il medesimo, ma una volta giunti sul I grado,
suoniamo tutta la scala maggiore:

A questo punto, l'esercizio consiste nel suonare tutte le scale di ogni accordo; in
pratica, suoniamo sempre la scala maggiore partendo per dal II e dal V grado:

Chiudiamo questa lezione di "esercizi base" con due training un po' pi impegnativi,
molto utili per consolidare bene le scale maggiori, e da cui potete prendere spunto per
sviluppare nuovi esercizi:

E un altro esercizio simile, discendendo:

Lezione n.12 Improvvisazione su II-V-I


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Questa lezione dedicata espressamente a tutti coloro che sono all'inizio, e
necessitano di aiuti concreti per iniziare ad improvvisare.
Iniziamo subito, partendo dalla scelta della struttura armonica sulla quale
improvviseremo: un II-V-I maggiore in tonalit di Do.
Nella lezione precedente abbiamo gi analizzato questa struttura, vedendo in
dettaglio le note che compongono gli accordi e le relative scale. Insomma, abbiamo
tutti i mezzi per improvvisarema adesso non sappiamo come e da dove
incominciare.
Vi propongo quindi una serie di idee e suggerimenti, che spero vi saranno utili.
Innanzitutto un breve ripasso: struttura armonica del II-V-I:

note di ciascun accordo:

e scale:

Se proprio non sappiamo da dove cominciare, una buona idea quella di stabilire le
note su cui cadere all' inizio di ogni battuta. Potremmo ad esempio decidere di suonare
la terza di ogni accordo, cio:

A questo punto possiamo improvvisare aggiungendo a nostro piacimento altre note


che servano da raccordo a quelle che abbiamo stabilito; ad esempio:

Ovviamente dalla base di questo esercizio ne possono nascere molti altri!


Potete quindi provare ad iniziare le battute con altre note che non siano le terze degli
accordi, a vostro piacimento. Ad esempio:

Insomma come avrete capito potete davvero inventarne molti altri.


Qualche consiglio: iniziate ovviamente a velocit ridotta, e cercate di unire le note di
inizio battuta procedendo per via scalare; in seguito potrete aumentare la velocit e

cercare collegamenti pi fantasiosi e complicati, variando sia la scelta delle note, sia la
scelta del ritmo, inserendo anche delle pause. Fate attenzione inoltre alle note che
scegliete di suonare all' inizio delle battute, ed al particolare suono che ognuna di esse
possiede.

Questo esercizio vi sar molto utile per svariati motivi: vi far ragionare sui II-V-I,
svilupper del senso critico riguardo alle note da utilizzare, aggiunger qualit alle
vostre improvvisazioni. Provate ad esempio ad improvvisare liberamente su un II-V-I e
registratevi; poi eseguite per una decina di minuti l'esercizio, quindi improvvisate di
nuovo e registratevi ancora una volta: noterete che la seconda improvvisazione sar di
qualit pi alta.
Una volta acquisita una certa padronanza sul II-V-I in Do, affrontate anche le altre
tonalit. All' inizio l'esercizio risulter piuttosto difficile nelle tonalit pi ostiche per noi
flautisti, come ad esempio Gb, Db, B ma ogni tonalit va ben consolidata, quindi
tenete duro e non lasciatevi scoraggiare dalle difficolt iniziali.
Due parole e qualche idea anche sull' improvvisazione libera, per cercare di renderla
produttiva al massimo.
Spesso chi alle prime armi tende a suonare molte note, a riempire gli spazi ma si
tratta di un approccio poco redditizio.
Prendiamo ad esempio un II-V-I in Fa ed improvvisiamo. Il mio consiglio quello di
iniziare cercando di suonare frasi semplici e con poche note, come se doveste
inventare ogni volta un tema nuovo. Qualche semplice idea:

Tenete sempre a portata di mano una matita e un foglio pentagrammato, per poter
annotare qualche frase che avete suonato e vi piaciuta particolarmente: non
rischierete cos di perderla o dimenticarla. Se possibile inoltre registrate la vostra
improvvisazione, per poi riascoltarvi facendo attenzione al suono, alle note, alla
variet ritmica di ci che avete suonato.
Fate attenzione anche a sfruttare tutte e tre le ottave del flauto, evitando di suonare
sempre all'ottava media; provate a creare delle frasi che spazino dall'ottava grava a
quella acuta, e viceversa.
Pu essere utile analizzare e studiare le frasi dei grandi jazzisti, a patto che non
diventiate degli improvvisatori-esecutori di frasi studiate a memoria! Imparare delle
frasi senza riuscire a capirle non servir a migliorare il vostro livello.

Studiatele e fate molta attenzione alle note usate ed al ritmo; si tratta di uno studio
che deve servire ad ampliare le vostre conoscenze, dandovi delle idee melodiche e
ritmiche che ognuno svilupper a suo modo.
Spero che troverete utile questa lezione.
Buono studio e a presto.

Lezione n.13 Lo staccato doppio


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Parliamo in questa lezione dello staccato doppio, una tecnica che ci consente di
eseguire molto velocemente delle note staccate.
Proviamo ad eseguire una nota con lo staccato semplice, e cerchiamo di ribatterla
molto velocemente: raggiunta una certa velocit, inevitabilmente la nostra lingua si
"ingarbuglier".
Come risolvere il problema? Staccando le note pronunciando le sillabe "ta" e "ka":

Pronunciando queste sillabe, rendiamo lo staccato pi agile, dandoci cos la possibilit


di eseguire passaggi molto veloci staccando tutte le note.
La nostra lingua non comunque abituata alla sillaba "ka", per cui all'inizio dopo pochi

minuti di studio sentiremo il bisogno di fermarci: si tratta di sviluppare un nuovo


muscolo, che quando sar ben allenato ci permetter di padroneggiare la tecnica dello
staccato doppio.
Qui di seguito vi propongo tre esercizi base per lo studio di questa tecnica, da cui
potrete prendere spunto per crearne di nuovi, ed eseguirli inoltre in varie tonalit.
Sar fondamentale la costanza: ci vorr del tempo prima di rendere agile il nostro
staccato doppio, ma alla lunga il lavoro quotidiano pagher. L'importante non
scoraggiarsi all'inizio se la lingua si stanca subito, e tenere duro!
Fondamentale, inoltre, affrontare gli esercizi con il metronomo: partite da velocit
lente, l la migliore palestra per allenare lo staccato; iniziate molto lentamente ed
aumentate gradatamente la velocit.
Esercizio 1

Ripeto, iniziate molto lentamente e fate attenzione a pronunciare bene i "ta" e i "ka"; a
mano a mano che aumentate la velocit, cercate di rendere lo staccato il pi agile
possibile. Fermatevi quando vi sentite stanchi o quando raggiungete una velocit oltre
la quale lo staccato risulta sporco. Cercate ogni giorno di aumentare il vostro "limite",
a lungo termine l'obiettivo quello di poter eseguire l'esercizio molto velocemente
ma abbiate comunque pazienza e non cercate subito la velocit.
Esercizio 2

Esercizio 3

Potete a questo provare ad eseguire con lo staccato doppio le scale, ad esempio


quelle che avevo proposto nella lezione 11 sui II-V-I. Inventate qualche altro esercizio,
magari semplicemente prendendo un brano ed eseguendolo tutto con il doppio.
Con la costanza arriverete cos a padroneggiare questa tecnica, ed avrete quindi una
possibilit in pi per arricchire le improvvisazioni; molto flautisti jazz usano lo staccato
doppio per eseguire passaggi veloci: tra questi possiamo citare Eric Dolphy, Lew
Tabackin, James Newton.
Buono studio
A presto

Lezione n.14 Esercizio sul Trasporto


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Propongo in questa lezione un esercizio che sar utile anche ai pi esperti. Si tratta di
trasportare per semitono, prima scendendo e poi salendo, una idea melodica.
Prendiamo questa successione come riferimento armonico:

Si tratta di II-V che scendono per semitono, per poi risalire fino a tornare all' accordo
iniziale.
A questo punto pensiamo ad una semplice frase per la prima battuta, ad esempio:

Bene, ora partiamo da qui e trasportiamo la frase scendendo per semitono; una volta
eseguita la stessa frase all'ottava pi grave, risaliremo per ritornare al punto di
partenza;
Ecco tutto l'esercizio scritto:

Ovviamente questa esercizio vi offre numerosi spunti: ideate nuove frasi, variate il
ritmo, provate ad improvvisare seguendo la stessa struttura armonica e buon
divertimento!
Lezione n.15 II-V-I Minori
di Michele Gori
mickey24@libero.it
Cari amici, in tanti mi avete chiesto degli esercizi per i II-V-I minori, simili a quelli che
avete trovato nelle lezioni relative ai II-V-I maggiori.

In questa lezione vi propongo una serie di spunti che spero vi saranno d'aiuto. Come
noterete, contrariamente alle altre volte, solo un paio di esercizi sono scritti in forma
completa: toccher a voi trasportarli in tutte le tonalit, ormai siete grandi e bravi, e lo
potete fare!
Esercizio 1

Esercizio 2

Esercizio 3

Potete inventare voi numerosi esercizi simili, ascendenti e discendenti, variando anche
il ritmo.
Passiamo quindi alle scale:

A partire da qui provate ad eseguire i salti di terza, ascendenti e discendenti, sull'


esempio di quelli proposti nelle lezioni sui II-V-I maggiori.
Ideate frasi vostre, variate il ritmo, trasportate in tutte le tonalit: di sicuro non vi
annoierete.
A presto!

Lezione n.16 Lady Bird di Tadd Dameron


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Vediamo in questa lezione come organizzare lo studio di un brano. Prenderemo come
esempio "Lady Bird", noto standard di Tadd Dameron.

File Audio
Il giro armonico non presenta particolari complessit: il brano inizia con due battute di
Cmaj7; a seguire abbiamo un II (Fm7) - V (Bb7) di Eb, che conduce nuovamente al
Cmaj7 (battuta 5). Quindi troviamo un II-V-I di Ab (battute 6-7-8-9), un II-V di G (battute
10-11), e un II-V-I in C che conduce al turnaround finale delle ultime due battute (CmajEbmaj7, battuta15 - Abmaj7-Dbmaj7, battuta 16).
Il primo obbligatorio passo quello di saper suonare il tema. E' una buona idea
ascoltare qualche versione dello standard, per farsi un'idea dell'andamento tematico,

e suonarci sopra. Il tema va sicuramente memorizzato!

Suonatelo e risuonatelo fino a che non l'avrete assimilato bene, e cercate una vostra
interpretazione; eseguitelo anche da soli, senza nessun tipo di accompagnamento,
meglio se con il metronomo impostato sul levare. Il tema di Lady Bird pu sicuramente
essere suonato un'ottava sopra rispetto a come scritto; essendo un tema breve, che di
conseguenza esporrete due volte, pu essere una buona idea eseguirlo come scritto la
prima volta, e un'ottava sopra la seconda.
A questo punto ora di interiorizzare il giro armonico, cosa che ci permetter di
improvvisare con cognizione di causa. Conoscere a memoria la successione degli
accordi indispensabile per poter improvvisare esprimendosi al massimo.
Vi propongo quindi un metodo di studio che dovrebbe portarvi alla memorizzazione
degli accordi.
Cominciamo suonando, sul battere di ogni misura, la fondamentale di ogni accordo.
Ok, piuttosto semplice, ma facciamolo fino a che non saremo in grado di farlo a
memoria e con sicurezza.
Quindi sviluppiamo tutti gli accordi, suonando una sorta di walking bass, con la
fondamentale di ogni accordo sul battere di ogni battuta; ecco un esempio:

I pi esperti potranno in seguito suonare una vera e propria linea di walking bass,
esercizio ottimo per l'assimilazione armonica e il timing. Arriviamo quindi alle scale:

A questo punto conosciamo bene il tema, abbiamo chiara la successione degli accordi
e ne conosciamo le relative scale. Abbiamo quindi tutto il materiale che ci occorre per
poter improvvisare.
Se abbiamo interiorizzato bene gli esercizi precedenti, possiamo permetterci di
lasciarci andare nell'improvvisazione, sfruttando le conoscenze teoriche per esprimere
al massimo la nostra creativit.
Per i meno esperti, un consiglio importante: affrontate il brano dividendolo in sezioni
di 4 misure.
Iniziate dalle prime 4: tema, fondamentali, accordi, scale, improvvisazione; rimanete
sulle prime quattro misure fino a che non avrete bene assimilato il tutto. Passate
quindi alle 4 misure successive, e cos via: non abbiate fretta, affrontate sezione per
sezione il brano, costruitelo con calma.

Lezione n.17 Tavola dei trilli


di Michele Gori
mickey24@libero.it
In questa lezione esulo un attimo da argomenti strettamente jazzistici, e lo faccio
accontentando tutte le numerose richieste di pubblicare una tavola dei trilli.

Eccovi quindi accontentati: tra le tante tavole che mi avete suggerito, la seguente mi
sembra molto chiara; tratta dal sito www.gemeinhardt.com/pdf/trillChart.pdf (grazie
a Luciano Cassia per la segnalazione).
I tasti colorati di nero indicano le posizioni delle dita che devono rimanere ferme,
mentre il tasto di colore rosso indica il dito che deve alzarsi ed abbassarsi
velocemente per eseguire il trillo.
E oradivertitevi!

Lezione n.18 Jazz Flute Training


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Presento in questa lezione "Jazz Flute Training", libro didattico di esercizi per flauto
jazz, approfondimento di quanto pubblicato online sinora su queste pagine.

Un sincero ringraziamento va a tutti coloro (davvero molti) che in questi anni mi hanno
scritto, invitandomi a realizzare una versione cartacea e pi approfondita degli esercizi

qui proposti.
Fedeli alla tradizione, non sprechiamo tempo e parole, e vediamo senza tanti fronzoli
di che libro si tratta. "Jazz Flute Training" un libro di esercizi diviso in tre sezioni:
Arpeggi e Scale,
Scale Pentatoniche, Cadenze II-V-I.
Nelle sezione Arpeggi e Scale, troverete scritte per esteso scale e arpeggi di tutte le
quadriadi; ecco un esempio:

La seconda sezione del libro propone degli esercizi sulle scale pentatoniche maggiori e
minori, argomento che in queste pagine non avevamo ancora trattato.
Troverete tutte le pentatoniche scritte per esteso, ed alcuni esercizi basati su di esse,
utili anche dal punto di vista della tecnica strumentale e che servono da spunto per lo
sviluppo di idee originali.
Ecco un paio di esempi:

Infine la terza ed ultima parte del libro dedicata ai II-V-I, maggiori e minori.
Troverete tutti gli arpeggi e le scale, compresi i II-V-I con il V grado alterato e le
sostituzioni di tritono; inoltre vari esercizi di approfondimento come i salti di terza e di
quarta, ascendenti e discendenti.
Insomma, in questo libro troverete dei trainings che costituiscono le basi per poter
esprimersi attraverso l'improvvisazione jazzistica, e che sicuramente serviranno da
spunto per la creazione di nuovi esercizi ideati da voi stessi.

"Jazz Flute Training" pubblicato da Casa Musicale Eco; lo troverete nei migliori
negozi di spartiti musicali, mentre potrete ordinarlo o acquistarlo online all'indirizzo
http://www.casamusicaleeco.com/product_info.php?products_id=506

Lezione n.19 Il Blues


di Michele Gori
mickey24@libero.it
In questa lezione parliamo del blues maggiore e di come affrontarne lo studio.
Affrontiamo questo argomento da un'ottica puramente jazzistica, iniziando col dire che
se vi trovate in jam session, le tonalit in cui suonerete un blues maggiore saranno

molto probabilmente Fa oppure Si bemolle. Di conseguenza, concentratevi


inizialmente sullo studio del blues in queste due tonalit, per poi passare alle altre.
Esistono varie sequenze armoniche per un blues maggiore, che si sviluppano
all'interno di chorus di 12 misure ciascuno.
Un blues in Fa maggiore eseguito in un contesto jazzistico, avr molto probabilmente
la seguente struttura armonica:

Analizziamo quindi queste dodici misure.


Nelle prime due misure abbiamo F7 e Bb7, che tradotto in termini di scale significa:

Alla terza misura abbiamo nuovamente F7, mentre la quarta misura potete intenderla
come una battuta dalla forte carica risolutrice verso il ritorno al Bb7.
I jazzisti durante l'improvvisazione tendono quindi ad alterare l'accordo di F7, che
diventa quindi un F7b9, per risolvere con maggior effetto sul Bb7. Possiamo quindi
usare la scala superlocria di Fa:

Oppure la diminuita semitono-tono:

Spesso possiamo considerare questa quarta misura anche come un vero e proprio II-V
che porta al Bb7 (quindi Cm7 - F7). Provate quindi ad improvvisare pensando cos alle
prime quattro misure:

Potete anche provare ad improvvisare espandendo il II-V, cio:

Provate tutte le soluzioni, fate attenzione all'effetto sonoro che ne deriva, e scegliete
di volta in volta l'approccio che pi si adatta alla vostra improvvisazione.
Le battute 5 e 6 sono quindi caratterizzate dall'accordo di Bb7; alla battuta 7 troviamo
F7 che seguito da un D7b9 (battuta 8).
Questo accordo alterato (anche in questo caso useremo la superlocria di D7 oppure la
sua diminuita semitono-tono) ci consente di preparare con una notevole tensione il II-V
delle battuta successive: un Gm7 e C7 che ben conosciamo.

Troviamo per finire un turnaround F7 D7 Gm7 C7.


Come avrete intuito, anche all'interno della struttura del blues maggiore possibile
mettere in pratica tutti gli studi precedentemente effettuati sui II-V-I.
Vediamo quindi un esercizio per lo studio delle scale relative alla struttura armonica
appena descritta:

Concentratevi su questa tonalit e passate in seguito a quella di Bb7, trasportando


l'esercizio precedente. Come detto all'inizio, Fa e Si bemolle sono le tonalit pi
suonate, ma lo studio del blues in tutte le tonalit non potr che essere di grande
aiuto allo sviluppo delle vostre capacit improvvisative.
Qui di seguito trovate un breve elenco dei temi di blues maggiore maggiormente
suonati, che sono ovviamente da conoscere a memoria:
-

Billie's Bounce
Now's The Time
Au Privave
Blue Monk
Straight No Chaser
C Jam Blues
Tenor Madness

Per lo studio in questione a mio avviso fondamentale un lavoro di trascrizione di


assoli; trascrivete quindi le improvvisazioni di jazzisti di qualunque strumento e
studiatene frasi e modi di interpretare le 12 misure del blues.

Infine, parlando di blues e flauto, impossibile non citare il celebre "Flute Book of
the Blues" di Yusef Lateef. Si tratta di due piccoli volumi contenenti esempi di assoli
sulle strutture del blues maggiore e minore, in tutte le tonalit, scritti dallo stesso
Lateef. Vivamente consigliato!
Lezione N. 20 Jazz Blues in Fa Maggiore
di Michele Gori
mickey24@libero.it
Cari Amici,
in questa lezione vi propongo due chorus scritti sul giro del blues visto nella lezione
precedente, in tonalit di Fa maggiore.
Prendete spunto da questi semplici ma efficaci esempi per sviluppare le vostre idee
originali; provate ad esempio a scrivere voi un terzo chorus, e perch no, anche un
quarto, un quinto.
Vi allego inoltre un mp3 con una base di accompagnamento, che comprende 10
chorus sulla struttura del blues in Fa. Sfruttate la base per suonare gli esempi scritti,
quelli ideati da voi, e naturalmente per improvvisare!
Buono studio e a presto!
File Audio

Lezione N. 21 Minor Jazz Blues


di Michele Gori
mickey24@libero.it
Dopo aver analizzato il blues maggiore, passiamo ora a quello minore. Iniziamo
vedendo la pi comune struttura armonica di un jazz blues minore in tonalit di Do,
con le relative scale:

Applicate quindi a questa successione di accordi i soliti esercizi: scale ascendenti e


discendenti, arpeggi degli accordi, inserimento di frasi, ecc. ecc..
L'accordo Ab7 della misura 9, spesso pu essere sostituito da un Dm7b5
(semidiminuito), che con gli accordi successivi va cos a formare un II-V-I minore
(Dm7b5-G7b9-Cm7): esercitatevi dunque anche con questa differente soluzione
armonica.
Improvvisando su un blues minore, molto probabilmente non riuscirete a resistere alla
tentazione di usare frequentemente la scala blues durante gli accordi di Cm7!
Sviluppate pure le vostre idee creative utilizzando questa scala, che del resto ben si
presta all'invenzione di frasi e riff accattivanti, cercando per di evitare un utilizzo
esclusivo della stessa!
Intanto, come da molti richiesto, qui di seguito trovate scritte per esteso tutte le scale
blues:

Ecco invece una lista essenziale di standards jazz sotto forma di blues
minore: Equinox, Mr.PC, Stolen Moments, Interplay, Blue Trane, Hassan's Dream, Eye
Of The Hurricane. Aggiungo a questa lista anche Footprints di Wayne Shorter, un
blues minore in che presenta qualche interessante variazione nella parte finale.

Infine, vi allego una base mp3 con la quale esercitarvi: 10 chorus di blues minore in
Do.
Base CmMinorBlue (MP3)
Lezione N. 22 I Love You - il solo di Herbie Mann
di Michele Gori
mickey24@libero.it

Un piccolo regalo per i frequentatori di questo spazio: la mia trascrizione del solo
di Herbie Mann (Brooklyn, 16 aprile 1930 1 luglio 2003), sullo standard di Cole
Porter "I Love You", qui eseguito in versione medium swing.
Questo solo fa parte di una raccolta di mie trascrizioni, "Jazz Flute Solos", pubblicata
da Casa Musicale Eco, in cui sono presenti assoli di flautisti come Sam Most, Bud
Shank, James Moody, Joe Farrell, Dave Valentin, Bobby Jaspar, Stefano Benini e Nicola
Stilo.
Chi fosse interessato, pu visitare il mio sito
internet www.michelegori.it/pubblicazioni.cfm.
Questa versione di "I Love You" di Herbie Mann inclusa nel disco "Nirvana", a mio
avviso uno dei migliori della sterminata discografia di Mann, che in questa incisione
(datata 1962) pu vantare il supporto di una sezione ritmica che non necessita di

presentazioni: Bill Evans al pianoforte,Chuck Israels al contrabbasso e Paul


Motian alla batteria.
Il solo in questione si sviluppa su 3 chorus completi, nei quali Mann esibisce un
discreto fraseggio, una buona variet ritmica e qualche frase davvero interessante sui
II-V-I.
Studiatelo con calma, partendo da velocit ridotta, quindi analizzate le frasi sui vari IIV-I, e memorizzate e trasportate in tutte le tonalit quelle che pi gradite.
"I Love You" un brano di ottima valenza didattica, quindi, dopo aver studiato il solo di
Herbie, dedicatevi alla vostra improvvisazione e aggiungete questo standard alla lista

di brani "da sapere"!


Per agevolare lo studio, ecco due basi mp3 (realizzate col solito Band in a Box) sulle
quali suonare il solo e improvvisare.
La prima piuttosto lenta, utile per studiare il solo con calma e precisione:
I Love You #1
La seconda a 170 di metronomo, cio all'incirca la velocit dell'esecuzione sul disco:
I Love You #2
Ed ecco, quindi, la trascrizione:

Vi allego inoltre la trascrizione in formato PDF:


I Love You - Herbie Mann (PDF)

Lezione N. 23 Digitally Effected Flute


di Michele Gori
mickey24@libero.it
E' possibile modificare in tempo reale il suono del flauto traverso?
E' possibile far diventare il flauto uno strumento armonico, in grado di eseguire pi
note contemporaneamente?
Il progetto che vi mostrer in questa lezione, a mio parere davvero rivoluzionario e che
sono sicuro non mancher di appassionarvi e di stimolarvi nella ricerca sonora, nato
da un'idea del musicista fiorentino Giulio Isacco Lampronti, insieme al quale ho
condiviso la crescita e lo sviluppo di ci che vedrete tra poco.

In pratica l'idea quella di usare con il flauto alcuni programmi di effetti normalmente
usati per strumenti come la chitarra; nel nostro caso, ovviamente, collegheremo il
flauto al computer tramite una scheda audio e un microfono, non essendo il nostro
strumento provvisto di entrate jack o simili!
Cos facendo, apriamo al flauto un nuovo mondo sonoro, con centinaia di possibilit.
Il risultato forse pi incredibile quello di poter eseguire pi note
contemporaneamente, trasformando il flauto in uno strumento in grado di eseguire
armonizzazioni e accordi in tempo reale.
Ecco un paio di brevi esempi:
Potremmo quindi essere in grado di sostenere armonicamente un solista mentre
improvvisa, oppure di armonizzare in tempo reale qualunque melodia, sia essa jazz
oppure classica.
Al tal proposito, reputo molto interessante la possibilit di applicare un'armonizzazione
a brani della tradizione classica per flauto solo.
Ecco un esempio, su un brano che tutti noi flautisti conosciamo benissimo, "Syrinx" di
Claude Debussy:
Altre interessanti possibilit riguardano la modifica vera e propria del suono del flauto
traverso.
Ecco un paio di esempi, un fantastico effetto "distorto" e un altro effetto diciamo
"spaziale":
Ovviamente tutti questi effetti possono essere applicati a qualunque tipo di flauto!
L'effetto distorto appena visto, ad esempio, rende a mio parere ancora meglio se
applicato al flauto in sol:

Un altro paio di effetti spesso usati in contesti jazz o fusion: l'octaver, che sostiene
timbricamente il sound del nostro flauto, e il wah-wah:
Abbiamo poi la possibilit di sfruttare anche effetti pi "comuni", come i classici
delays; ecco un breve esempio:
Infine ecco un breve esempio della combinazione tra alcuni di questi effetti e una loop
station, che ci permette di memorizzare in tempo reale quanto appena suonato:
Come avrete capito ci si aprono quindi molte possibilit, che possiamo sfruttare a
seconda delle nostre esigenze e nei contesti musicali pi vari.
La bellezza e anche l'importanza del suono "naturale" del flauto traverso non sono
certo messe in discussione, ma al tempo stesso ritengo che una ricerca sonora di
questo tipo non possa che apportare una ventata di freschezza al nostro strumento!