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I MAESTRI DEL DESIGN

Collana diretta da
Andrea Branzi

jasper

morrison
Gabriele Neri

IL SOLE 24 ORE

Realizzazione editoriale
24 ORE Cultura srl, Milano

Con il sostegno di

Progetto e consulenza editoriale


Chiara Savino
Progetto grafico copertine
Marco Pennisi & C.

In collaborazione con

Foto di copertina
Tthinking mans chair, Cappellini, 1986
Foto: . James Mortimer
Media partner

Biblioteca del Sapere del Sole 24 ORE


Direttore responsabile
Roberto Napoletano
Il Sole 24 ORE S.p.A.
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Registrazione Tribunale di Milano numero n. 696
del 15-11-2007
Settimanale. N. 17/2011
Richiesta arretrati: i numeri arretrati possono
essere richiesti direttamente al proprio edicolante
di fiducia al prezzo di copertina

2011 24 ORE Cultura srl, Milano


Propriet artistica e letteraria riservata per tutti i Paesi
Ogni riproduzione, anche parziale, vietata

S
O
M
M
A
R
I
O

Jasper Morrison
Fulvio Irace

32

Un designer Super Normale

42

Atlante degli oggetti

44

Gli oggetti

100

Lintervista

108

La critica

118

Bibliografia essenziale

Jasper Morrison

Schizzo Atlas Table


System, Alias, 1992

pp. 6-7
Morrison nel suo
studio di Londra, 1989

Fulvio Irace

The Importance of Being Earnest: ovvero


limportanza di essere onesto. Si pu applicare
al lavoro di Jasper Morrison il titolo della famosa
commedia di Oscar Wilde, ovviamente
ribaltandone gli scenari dallinterno soffocante
dei salotti della borghesia vittoriana
direttamente nelle strade delle metropoli globali.
Pi che un designer nel senso attuale del
termine, Morrison un ricercatore, un curioso
esploratore che guarda con rinnovata
meraviglia alle innumerevoli protesi di cui si dota
linconsapevole Robinson Crusoe, sbalzato
dalla civilt dei consumi a quella del riciclo
necessario. Da buon inglese, Morrison
soprattutto un viaggiatore che percorre
il mondo con lo stupore di trovarlo ogni volta
singolare, se non meraviglioso, per i quotidiani
miracoli dellevoluzione della vita. Come Darwin
sembra, infatti, sempre alla ricerca del principio
per cui le cose si trasformano lentamente sotto
la logica delluso, assumendo forme inaspettate
che hanno il sapore forte di piccole verit,
mille miglia lontane dai sofisticati gusti di
quegli oggetti sorti solo da una curiosit
intellettuale o, peggio ancora, dal desiderio
infantile di affermarsi a colpi di forma, destinati
ad abitare nella protezione patinata delle riviste
o a proteggersi dalle contaminazioni nel chiuso
delle gallerie darte. La pila di vasi in terracotta
in una ferramenta di Berlino gli suggerisce
lispirazione per la base del Flower-pot Table;
delle comuni bottiglie di vino lidea di alterazioni
minime del becco o ancora un catalogo

di componenti per veicoli commerciali


suggerisce, a facile portata di mano, il profilo
della maniglia ideale.
Non a caso, Morrison ha esordito nel chiasso
degli anni Ottanta, quando il rompete le righe
del monito postmoderno ha aperto le dighe
del Lusso e dellArte, liberando per sempre
il disegno delloggetto utile dai legami della
funzione. Sono anche gli anni in cui Alessandro
Mendini teorizza la svolta dal design radicale
alla poetica del banale, rivalutando il kitsch
come categoria progettuale e il gusto
paradossale per il quotidiano come antidoto
alle sirene della Gute Form. Una tentazione
antica quella delloggetto anonimo, radicata
nel cuore profondo della modernit, tanto che
Sigfried Giedion il battagliero paladino del
Movimento Moderno in architettura aveva
segretamente coltivato il sogno irrealizzato
di scrivere una storia dellarte senza nomi:
un affresco della cultura materiale del XX
secolo, dove le perle dautore fossero solo
la punta di richiamo di un mondo fatto di
invenzioni e di brevetti, di accessori metallici
e di utensili di largo consumo.
lidea di un atlante universale della memoria
un Mondo senza Parole, come nel titolo del suo
gentile manifesto del 1992 dove immagini di
mondi diversi si sovrappongono in dissolvenza
creando lillusione di una sotterranea,
sostanziale continuit dellingegno. Un racconto
suggestivo dove le lamiere di Prouv si
affacciano tra gli intrichi sottili di Albini, e la

sinuosit di una scultura indiana pu accostarsi


con delicatezza alle curve mammellari di Bucky
Fuller e della sua casa del futuro.
Ma Morrison non un catalogatore di
professione. innanzitutto un creatore. Non nel
senso stereotipato del form-maker, ma in quello
pi autentico del form-finder. Un cercatore di
Forma, insomma, che con occhio allenato sa
cogliere la pepita doro in mezzo al fango. Un
po come Achille Castiglioni, che nel suo atelier
milanese aveva costruito con la pazienza del
castoro la bottega del mago, raccogliendo,
custodendo e studiando gli infiniti reperti
sbattuti dagli eventi sulla spiaggia della vita.
O come Magistretti, ancora, inventore del
design concettuale, dove lidea innanzitutto
duso e, solo in secondo tempo,
apparecchiamento di una forma adeguata.
Col pragmatismo incantato di chi vede le cose
ogni volta con occhi nuovi, Morrison ha scritto
la carta dei diritti del Normale, sublimandolo,
alla maniera dei surrealisti, nellaltra dimensione
del Super Normale. Una surrealt che nasce
dallosservazione che le cose non sono mai
come sembrano o non sembrano mai come
sono: che insomma dietro la pelle (o la scorza)
della loro immagine esteriore ci sono i semi
e il succo, le fibre e i noccioli, e soprattutto la
polpa che trasmette lodore e dona il sapore.
Dobbiamo prenderli in mano con la cautela
di Adamo davanti alla mela di Eva, gli oggetti
disegnati da Morrison: ma poi addentarli con
vigore e, se ci riesce, senza sensi di colpa!

Vi sono modi migliori per


progettare che concentrarsi
esclusivamente nel creare
cose che paiono speciali.
Speciale solitamente meno
utile di normale e di minor
soddisfazione nel tempo.
Le cose speciali attirano
lattenzione per motivi sbagliati,
interrompendo unatmosfera
potenzialmente positiva
con la loro strana presenza.
(da Super Normal. Sensations
of the Ordinary, 2007)

Glo-Ball, Flos, 1999

Utensil Family,
Alessi, 2001

10

11

Pepe Le Moko,
Alessi, 1998
Tin Family,
Alessi, 1998

13

Trash,
Magis, 2005

14

15

Hi-Fi, Sony
Concept Project
con John Tree,
1998

16

17

Telefono, DP01,
Punkt, 2010

18

19

HAL,
Vitra, 2010

20

21

Tre tappeti in
rosso blu e verde,
per Cappellini,
1989

22

23

Place Sofa,
Vitra, 2007

Il carattere di certi oggetti


di autore ignoto risulta spesso
pi attraente di quelli con
pedigree, nei quali lio dellautore
ha forse preso il posto dellutilit.
[] Il valore delloggetto
anonimo sta nella sua capacit
di ricordare a noi (che operiamo
nel mondo del design) che
nel mondo reale un oggetto
semplicemente un oggetto e che
dipende da lui il saper trovare
amore e apprezzamento.

Schizzo Thinking
Mans Chair,
Cappellini, 1986

26

27

Pots & Pans,


Alessi, 2006

28

29

Sveglia AC01,
Punkt, 2011

30

31

Un designer
Super Normale

Penso che la gente viva meglio quando gli oggetti


di tutti i giorni sono discreti. Essi non dovrebbero essere n troppo forti n troppo espressivi, cos che la
gente possa innanzitutto apprezzarli per quello che
sono: contenitori di memoria. La maniera migliore
di vivere con i nostri oggetti di renderli capaci di
rappresentare noi e il nostro modo di essere con
semplicit, cos che cessino di essere status symbol
per diventare dei buoni amici.1
(J. Morrison)

Con quasi trentanni di carriera professionale alle


spalle, durante i quali ha progettato di tutto dagli
oggetti darredo ai trasporti pubblici, dagli elettrodomestici alle scarpe Jasper Morrison ricopre
oggi un ruolo di primo piano nellOlimpo del
design contemporaneo. Spesso per lessenzialit
del suo linguaggio, lontano da eccessi e bizzarrie
formali, stata etichettata in modo sbrigativo sotto
la generica bandiera del minimalismo vaga
categoria estetica di facile appeal mediatico
senza mettere in evidenza tutta la complessit di
una personalissima visione critica del progetto. Per
comprenderne le motivazioni e gli obiettivi bisogna
dunque cercare di ricomporre un percorso i cui
esiti possano figurare, almeno a prima vista, ben
lontani dal punto di partenza.
Da un lato infatti, specie osservando i suoi primi
lavori, emerge con chiarezza la volont di prendere
spunto non soltanto dalla cultura ufficiale del progetto, ma piuttosto dalle suggestioni dedotte dalla
fenomenologia della realt quotidiana: una realt
fatta di oggetti anonimi, talvolta anche sgraziati, dai
quali possibile trarre importanti lezioni di design.
Passeggiando con gli occhi sempre spalancati,
Morrison incontra forme e processi costruttivi che
nelle sue mani assumeranno significati inediti, sfruttando la logica del riciclo e unetica della creativit
che rifugge polemicamente linvenzione a tutti i
costi. Su un versante apparentemente opposto sta
invece una lunga schiera di opere che sembrano
voler sublimare il problema della forma creata ex

32

novo o di seconda mano per approdare a oggetti


semplici, silenziosi, quasi atemporali. Per dirla con
le parole di Morrison: Super Normali.
Nel passare da un estremo allaltro si capisce
come questi due poli non siano affatto oppositivi,
ma perfettamente complementari allinterno di
un ragionamento sul tema della forma sviluppato
con coerenza fin dai primi anni Ottanta, quando
era studente a Londra. Morrison, nato nel 1959,
si infatti creato in piena autonomia la propria
strada daccesso alla professione: scettico sulla
possibilit di dedurre la soluzione di un problema
di design cos come gli veniva insegnato presso
la Kingston Polytechnic Design School, dove si
diplomer nel 1982 era una maniera logica e
sterile di fare design, tipica di quel periodo2 egli
comincia a comporre il proprio atlante personale
di riferimenti progettuali svolgendo unattivit parallela di ricettatore di libri darte e darchitettura
di seconda mano. Comprandoli e rivendendoli,
Morrison si costruito una collezione di immagini
che qualche anno dopo, nel 1988, utilizzer per imbastire la celebre lezione tenuta allIstituto Europeo
del Design di Milano, per la quale decide di non
ricorrere alle parole ma solo alla potenza evocativa
di 160 diapositive, scandite in maniera da creare
paralleli, contrasti e analogie. La lezione milanese
battezzata A World Slide Show ebbe successo
e fu riproposta in pi occasioni, fino a diventare un
agile libretto chiamato A World Without Words3: 100
immagini senza neanche una riga di spiegazione.
Allinterno troviamo di tutto: Jean Prouv e la foto
di un famoso torero in posa davanti allobiettivo;
la protesi di una gamba disegnata da Charles e
Ray Eames di fianco ad alcune capanne in legno
per pescatori; la rotondit della Dymaxion House di
Buckminster Fuller che dialoga con le sfere perfette
dei seni di una scultura indiana; oggetti di Albini,
dei Castiglioni, di Aalto; ma anche il Corpo dAria
di Piero Manzoni, lo stadio di San Siro, la nave da
guerra incagliata sopra al Vittoriale di DAnnunzio,
e cos via. Un database di immagini che accom-

33

Copertina di
A world without
words, Lars Mller
Publishers, 1992-1998

pagner Morrison per tutta la carriera, svelando


preziosi indizi sulla sua educazione visiva.
Un incontro emblematico per la formazione di
Morrison fu lesplosione del Radical Design italiano,
avvenuto durante il Salone del Mobile di Milano del
1981. Scagliandosi contro il concetto di utilit e
contro il dominio delle logiche produttive, la strategia
di Memphis e di Alchimia rappresent per il designer
inglese la consapevolezza di essere a un punto di
non ritorno rispetto al quale bisognava trovare un
punto di vista completamente rinnovato. Tuttavia,
pur sconvolto da tale apparizione, Morrison carp la
lezione di Ettore Sottsass e compagni senza emularne
le forme e i contenuti, nei quali leggeva non pochi
pericoli:Era una sensazione molto strana: in un certo
senso ci si sentiva respinti (almeno io lo ero), ma
al tempo stesso ci si sentiva liberi grazie alla totale

34

The House of Cappellini,


Salone del Mobile,
Fabbrica del Vapore,
Milano, 1992

rottura delle regole. Unemozione che confondeva:


cos, quando tornai al college, subito feci il mio solo
e unico pezzo Memphis, che per fortuna scomparso per sempre4. La lezione pi importante era
infatti quella di abbandonare la consequenzialit
logica che fino ad allora sembrava imprigionare il
rapporto tra loggetto e i problemi che esso avrebbe
dovuto risolvere, voltando lo sguardo verso lesterno,
verso la vita reale.
Inizia cos la sua instancabile flnerie per le strade
della metropoli, da cui nasceranno i primi successi,
in contemporanea con lapertura del suo atelier
a Londra nel 1986. Il Flower-pot Table (1984), come
anche il Coat Stand (1987), sono infatti il prodotto
dellassemblaggio di pezzi trovati da un ferramenta
o in qualche bottega. Ma i ready-made di Morrison
sono ben diversi da quelli di Marcel Duchamp: invece
di essere traghettati in una dimensione artistica, essi
puntano a ritornare alla quotidianit, per svolgere
al meglio le loro nuove mansioni. A questa linea di
ricerca si possono accostare anche opere come
le Three Green Bottles (1988): qui la sofisticazione
delloggetto comune si concentra per su punti
precisi il becco di una normale bottiglia di vino
lievita diventando quasi una bocca siliconata
lasciando intatta la funzione originaria. Oppure la
Doorhandle Series 1144 prodotta nel 1990 da FSB,
composta da pezzi forgiati adattando la forma di
una maniglia di un autobus, di un bulbo di lampadina e di un dado ad alette.
Per Morrison, insomma, il lavoro del designer non
consiste nellinventare una forma, ma nellapplicarla
al posto giusto e al momento giusto, spinto da una
certa dose di buone ragioni5: per questo si pu
attingere dai pionieri del Moderno (lo dimostrano
alcune sedie disegnate nel 1985, che evocano
Rietveld e Prouv, ma anche il One-legged table
del 1986, che sembra una citazione dei tavoli di
Carlo Mollino), o da qualsiasi cianfrusaglia stipata
in un warehouse londinese. Limportante non
dimenticare il carattere di utilit che ogni progetto
deve necessariamente avere: per questo Morrison,
insieme ad Andreas Brandolini e Axel Kufus, alla fine

degli anni Ottanta fonder Utilism International, una


collaborazione sbocciata dalla comune repulsione
per un approccio che del design e dellarchitettura
sembra ignorare lo scopo fondamentale, servire a
qualcosa6.
Intanto la visibilit internazionale del designer
inglese aumenta grazie alla crescente attenzione
delle riviste e ad alcune performance, come linstallazione Reuters News Centre alla Documenta 8 di
Kassel (1987) o le due versioni di Some New Items
for the Home, allestite a Berlino e a Milano nel 1988
e nel 1989. Qui Morrison posiziona alcuni dei suoi
oggetti allinterno di vere e proprie stanze, cos da
mostrare il loro concreto impatto su un ambiente
reale:Pensai che costruendo una stanza e progettandone il contenuto avrei potuto capire meglio in
che modo un oggetto si sarebbe relazionato con

gli altri e come latmosfera di una stanza sarebbe


stata influenzata da essi7. Unaltra stanza ideale
sar quella di The House of Cappellini (1992), che
si dimostrer uno dei suoi clienti pi affiatati.
Dallinizio degli anni Novanta le idee di Morrison
cominciano ad acquisire una crescente consapevolezza critica, narrata attraverso una produzione
teorica chiara e mai ridondante. Del 1991 infatti
La non importanza della forma, breve testo apparso
sulla rivista Ottagono in cui si legge:Se diamo alla
forma una minore importanza possiamo sviluppare
una sensibilit per altre qualit delloggetto. [] Se
noi pensiamo al design come a unequazione per
ottenere di pi dagli oggetti, allora chiaro che un
approccio fondato sulla novit gratuita della forma
non sufficiente8. Sulla stessa linea lo scritto Immacolata concezione, del 1996:Il carattere di certi

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oggetti di autore ignoto risulta spesso pi attraente


di quelli con pedigree, nei quali lio dellautore ha
forse preso il posto dellutilit. [] Il valore delloggetto anonimo sta nella sua capacit di ricordare
a noi (che operiamo nel mondo del design) che
nel mondo reale un oggetto semplicemente un
oggetto e che dipende da lui il saper trovare amore
e apprezzamento9.
Questi concetti si riflettono nelle numerose commesse
che cominciano a fioccare da aziende di mezza
Europa: nel raffinato pauperismo dellUniversal
System (Cappellini, 1990), nella linearit dellAtlas
System (Alias, 1992), nei divani disegnati per Vitra
(versioni aggiornate dei Chesterfield sofas inglesi) e
nellessenzialit dei suoi tavoli si coglie infatti linseguimento di un archetipo, la rincorsa di una purezza
a tratti metafisica, lassenza di protagonismo. Questa
tensione raggiunger lapice nella laconicit nei
numerosi pezzi disegnati per la cucina: la Tin Family
(1998) e i Serving Dishes (2000), le porcellane Moon
(1997) per Rosenthal, fino ai pi recenti servizi di
posate (Knife Fork Spoon, Alessi 2004) e ai bicchieri
per Alessi (2008). In questa riduzione programmatica
dellespressivit della forma si trovano non pochi punti
di contatto con la cultura del progetto giapponese,
celebrata dalla recente collaborazione di Morrison
con Muji. Non a caso il Giappone stato anche
fonte dispirazione (e luogo di lavoro) per altri due
outsider del panorama inglese degli anni Ottanta
e Novanta: David Chipperfield e John Pawson. Pur
da prospettive differenti, i due architetti hanno condiviso con Morrison il rifiuto per alcune tendenze
tipicamente british come il decorativismo mutuato
dalle Arts & Crafts e lesibizionismo tecnologico
figlio di una tradizione che va dal Crystal Palace a
Richard Rogers e Norman Foster, passando per le
fantasie degli Archigram. Pu essere infatti interessante notare le analogie tra il volume di Pawson
dal titolo Minimum10 e A World Without Words, cos
come tra il servizio Tonale di Chipperfield per Alessi
(2007-2009) ispirato dalle ceramiche orientali e da
Giorgio Morandi e il product design di Morrison.
Qual il suo metodo progettuale? Lui dice di non

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averne uno, al di fuori della continua ricerca dispirazione dal mondo esterno.Devo sentirmi libero, non
preoccuparmi troppo del risultato, a me basta essere
aperto11. Il progetto parte infatti da unidea, e non
in punta di matita. Come ha osservato Manolo De
Giorgi, Morrison sembra fortemente sospettoso nei
confronti del disegno, pur tracciando innumerevoli
schizzi: Credo che se disegnassi realmente bene
sarei poi alla fine molto meno capace12. Dietro a
questo atteggiamento ascetico si nasconde per un
ostinato confronto con la concretezza delloggetto:
fin dagli esordi quando sfrecciava per Londra
a bordo della sua Honda 90 in cerca di piccoli
laboratori capaci di realizzare i suoi progetti egli
ha infatti compiuto ostinate indagini sui materiali,
facendo incontrare tecniche artigianali e processi
industriali, che si sono evoluti grazie al confronto
serrato con temi estremamente eterogenei. Il tutto
accompagnato da una cura maniacale per il
dettaglio, talmente studiato da sembrare assente.
Si prendano gli oggetti in plastica disegnati per
Magis, le lampade per Flos, il sistema di arredi per
ufficio ATM per Vitra; ma anche gli elettrodomestici
Rowenta, i cellulari Samsung, le valigie per Bree e i
progetti urbani per Hannover: in tutte queste creazioni
compaiono angoli smussati che sembrano voler
addolcire lincontro-scontro tra la mano dellutente
e loggetto, sia esso la carrozzeria di un tram o il
manico di un bollitore.
E poi le sedie: dalla celeberrima Thinking Mans Chair
del 1986 (frutto della rielaborazione di una vecchia
poltrona notata per strada) alle sue pi recenti realizzazioni, Morrison ha sperimentato legno, metallo,
plastica e tessuti, rivisitando modelli storici del design
o coniando forme nuove, dando prova di grande
versatilit e di sapersi mettersi in discussione. Sedie
come la Plywood Chair (1988), la Sim (1999), la Tate
Chair (2000) o la Trattoria Chair (2009) pur utilizzando
processi costruttivi e materiali differenti mettono in
primo piano lassemblaggio dei loro componenti,
giocando su leggere inflessioni o su accenti di
colore; sedute come la Lima (1996) sembrano
voler aggiornare le Siges pliants et empilables di

Schizzo
Plywood Chair,
Vitra, 1988

37

Cestello
porta bottiglie
Bottle smontato,
Magis, 1994

Charlotte Perriand; la Pipe Chair (1999) rivisita la


Thonet; mentre la serie Air (sviluppata con Magis
dal 1999) sonda la possibilit di forgiare la plastica
sfruttando processi tecnologicamente sofisticati.
Nellopera di Morrison c poi largo spazio per
uno humor tipicamente inglese: ad esempio nella
silhouette del 3 Sofa Deluxe (Cappellini, 1991); nel
Bird Table (Magis, 1991); nel cavatappi Socrates per
Alessi (1998) che fa coppia con i tavoli-sgabello
della Corks Family (Vitra, 2004) oppure nel Book
Safe del 1992, un libro che in realt un comodo
portaoggetti. La forma, insomma, non dipende solo
dalla funzione. Morrison ricorda anche la grande
influenza che ebbero su di lui i cartoni di Walt Disney e di Tintin: Credo che la semplicit del tratto
e leconomia necessaria a creare questi fumetti
mi abbiano fatto un lavaggio del cervello in tenera
et, cosicch ogni cosa allapparenza complessa
rappresenta per me una fatica sprecata13.
Le teorizzazioni di Morrison raggiungono il culmine nel
2006, quando insieme al designer giapponese Naoto
Fukasawa ordisce una grande esposizione-manifesto
(a Londra,Tokyo e poi Milano) dal titolo Super Normal.
Sensations of the Ordinary14.In mostra sono presenti
circa 200 oggetti, selezionati tra opere con e senza
pedigree. Cosa accomuna la lampada Tolomeo e
un comunissimo secchio di plastica, un taglierino
e una Bialetti degli anni Cinquanta? A special kind
of normality, cio la capacit di tenere insieme una
rassicurante normalit e qualcosa di inaspettato,

di imprevisto: il super normale cos come molte


delle creazioni di Morrison si definisce infatti dalla
sua distanza critica, quasi impercettibile, rispetto a
un archetipo di riferimento, in cui loggetto trova la
sua ragion dessere. Una distanza che pu dipendere
dalle dimensioni (di un uovo doca rispetto a un
consueto uovo di gallina: siamo stupiti non dalla
forma ma dal salto di scala), da un materiale o da
un dettaglio, oppure dal carattere raggiunto dopo
anni di sedimentazione da oggetti assolutamente
ordinari, come una bottiglia di vetro per il latte che
ormai icona di se stessa.
Tutto il contrario di speciale:Vi sono modi migliori
per progettare che concentrarsi esclusivamente
nel creare cose che paiono speciali. Speciale
solitamente meno utile di normale e di minor
soddisfazione nel tempo. Le cose speciali attirano
lattenzione per motivi sbagliati, interrompendo
unatmosfera potenzialmente positiva con la loro
strana presenza15. Ancora una volta, il rifiuto di
pensare al design come allinvenzione di forme
originali, lattenzione per la quotidianit, lelogio
della discrezione. Per Morrison il vero industrial design
deve poter essere democratico, e perci rivolto a
tutti, senza limitazioni: Non sono per nulla interessato allidea di lusso. Lidea di godere di qualcosa
che esclude altre persone terribile, non credete?
Credo che il lusso sia stato inventato per gente che
non ha modo migliore di godersi la vita che sentirsi
superiore agli altri16.

Note
In P.A.Tumminelli, Un tram per Hannover e lExpo 2000, in Domus,
798, novembre 1997, p. 109.
2
In C.A. Boyer e F. Zanco, Jasper Morrison, ditions Dis Voir, Paris
1999, p. 43 (trad. dellautore).
3
J. Morrison, A World Without Words, Anthony Arefin, London 1992.
4
J.Morrison,in Memphis,ieri e oggi, inDomus,841,ottobre 2001,p.115.
5
Cfr. J. Morrison, Everything but the Walls, Lars Mller, Baden,
Switzerland 2002, p. 37.
6
J. Morrison, Jasper Morrison si racconta, in Domus, 848, maggio
2002, p. 82.
7
J. Morrison, Everything but the Walls, cit., p. 14 (trad. dellautore).
8
J. Morrison, La non importanza della forma, in Ottagono, 100,
settembre 1991, p. 74.
1

38

J. Morrison, Immacolata concezione, in Ottagono, 188, marzomaggio 1996, pp. 54-56.


10
J. Pawson, Minimum, Phaidon, London 1996.
11
J. Morrison, intervistato da Francesca Picchi, in Domus, 825,
aprile 2000, p. 98.
12
J. Morrison, cit. in M. De Giorgi, Jasper Morrison 1985-1988, in
Domus, 694, maggio 1988, p. 75.
13
C.A. Boyer e F. Zanco, op. cit., p. 73 (trad. dellautore).
14
N. Fukasawa e J. Morrison, Super Normal. Sensations of the
Ordinary, Lars Mller Publishers, Baden, Switzerland 2007.
15
J. Morrison, Super normale, in Domus, 891, aprile 2006, p. 112.
16
J. Morrison in Jasper Morrison: The Minimalist, in Whitewall
Magazine, febbraio 2010, pp. 80-81 (traduzione dellautore).
9

39

Schizzo tavolo
con vassoio
Op-La, Alessi,
1998

40

41

Atlante degli oggetti

FLOWER-POT TABLE

BIRD TABLE

PEPE LE MOKO

UTENSIL FAMILY

TAPPETI

THREE GREEN BOTTLES

LA TOURETTE CHAIR

LUXMASTER

KETTLE

COAT STAND

PLYWOOD CHAIR

HI-FI

AIR CHAIR

COFFEE MAKER

1984

42

BOTTLE

HANNOVER TRAM

1994 1997

PARK SOFA

OBJECT FRAME

PLACE SOFA

CARRARA TABLES

TRATTORIA CHAIR

2003 2004

SVEGLIA AC01

2011

THINKING MANS CHAIR

DOORHANDLE
SERIES 1144

GLO-BALL

HI PAD

CORK FAMILY

OAK TABLES

GLASS FAMILY

UNIVERSAL SYSTEM

3-SOFA DELUXE

OP-LA

LOW PAD

KNIFEFORKSPOON

TRASH

THE COUNTRY TRAINER

ATLAS SYSTEM

TIN FAMILY

SOCRATES

HAL CHAIR

TELEFONO DP01

43

Gli oggetti

44

thinking mans chair


anno: 1986
azienda: Cappellini
materiale: struttura in tubolare dacciaio

Pubblicata per la prima volta su Domus nel 1987,


una delle icone dellopera di Jasper Morrison.
Un giorno notai, esposta fuori da un negozio,
una sedia antica cui mancava il sedile: qualche
tempo dopo mi diede lidea di costruire una sedia
fatta soltanto di elementi strutturali. I braccioli
terminano con due piccoli piani di appoggio
per bottiglia e bicchiere, e infatti il nome originario
doveva essere la sedia delluomo che beve,
ma dopo aver visto su un pacchetto di scovoli
da pipa la scritta The Thinking Mans Smoke
Morrison fiss il titolo definitivo.
Se a prima vista questa sedia-poltrona sembra
discostarsi da buona parte della sua produzione

46

successiva, per un certo espressionismo visibile


nel modo in cui plasmata la struttura in
tubolare dacciaio, la sinuosit che la
contraddistingue ritorna in oggetti come
il One-legged Table (1986), nella serie dimbottiti
3 Sofa Deluxe (1991), in alcune maniglie per FSB,
ecc. Il primo prototipo, creato per una mostra
in Giappone, fu decorato da scritte con
lindicazione delle dimensioni della sedia;
in seguito essa fu esposta a Londra nello
showroom di Aram Design, dove fu notata da
Giulio Cappellini che decise di metterla in
produzione: linizio di una fertile collaborazione
con lazienda italiana che continua ancora oggi.

47

flower-pot table, coat stand


anni: 1984,1987
aziende: Cappellini, Aram Design

Le migliori idee secondo Morrison non vanno


ricercate su un bianco foglio di carta, ma
osservando la realt che ci circonda: queste due
opere, concepite intorno alla met degli anni
Ottanta, nascono infatti dalla rielaborazione di
oggetti incontrati casualmente per strada.
La vista di una pila di vasi in terracotta, rovesciati
e ordinati secondo la loro dimensione allinterno
di un negozio di ferramenta a Berlino, fornisce
lispirazione per disegnare la base del Flower-pot
Table, a cui viene sovrapposta una lastra di
cristallo circolare, mentre pezzi di condotte

50

dellaria condizionata e le gambe di due


vecchie sedie da ufficio vengono riciclati
per dare forma a un appendiabiti, utilizzando
dei comuni tappi di bottiglia in sughero
per chiuderne le estremit. la logica
del ready-made, che caratterizza i primi anni
di attivit del designer inglese.
Il Coat Stand, realizzato con Aram Design,
tra i protagonisti del Reuters News Centre alla
Documenta 8 di Kassel (1987), un ufficio-modello
con alle pareti monitor e fogli pieni di notizie
fornite dalla Reuters.

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some new items for the home,


three green bottles, plywood chair
anno: 1988
azienda: Cappellini, Vitra

Nel 1988 Morrison allestisce a Berlino una stanza


completamente rivestita in legno. Dalla
monocromia di pareti e pavimento emergono
poche cose: il famoso planisfero reinterpretato
da Buckminster Fuller, qualche libro dipinto su
una libreria disegnata sul muro e tre bottiglie in
vetro verde che conquistano la scena grazie
a un particolare: sono comuni bottiglie di vino,
ma Morrison ha agito sul loro becco facendolo
fermentare fino a stravolgere la normalit
dellarchetipo. Del resto, per accrescere il
potenziale di un oggetto non serve molto, come
dimostra la Plywood Chair, altro ospite di questa

stanza: una gamba e uno schienale


leggermente curvi producono uninaspettata
morbidezza, che sembra registrare in
anticipo il peso delle nostre natiche. Morrison
replicher queste stanze ideali in diverse
occasioni una seconda Some New Items
for the Home, con pareti bianche e tre tappeti
colorati, sar a Milano lanno seguente
ansioso di indagare linfluenza che possono
avere gli oggetti sullatmosfera di un ambiente:
volevo disegnare cose che funzionassero
nella vita reale e non soltanto alle mostre
o sulle riviste.

pp. 54-55
Some new items
for the home, parte I,
DAAD Galerie Berlin,
1988

52

53

54

55

doorhandle series 1144


anno: 1990
azienda: FSB
materiale: alluminio naturale

Questa serie di maniglie, commissionata


dallazienda tedesca FSB, costituisce
una tappa importante per la carriera
di Jasper Morrison: si tratta infatti
di uno dei suoi primi progetti prodotti
industrialmente, e segna unulteriore
evoluzione della logica del ready made
sviluppata in precedenza.
La fonte dispirazione questa volta
un catalogo della W. H. Clark Ltd.,
azienda dellEast End londinese che
forniva attrezzature per veicoli
commerciali: il profilo della maniglia
modello 1144 deriva infatti da quella
di un pullman (poi inserita in A World
Without Words), riadattato per renderlo
ancora pi morbido al tatto. Per gli altri
pezzi della collezione il procedimento
lo stesso, ad esempio il pomello di una
porta prende la forma e le dimensioni
del bulbo di una comunissima
lampadina, mentre un dado ad alette
diventa una serratura. Il tutto in alluminio
naturale. Persiste latto del riciclare,
ma si fa sempre pi sofisticato e quasi
irriconoscibile, tendendo allessenzialit
delle sue creazioni successive.

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universal system
anno: 1990
azienda: Cappellini
materiale: legno

Una peculiare caratteristica dei contenitori


Universal System che essi tendono a
semplificare la presenza visiva e spaziale
degli oggetti, pur conservando la possibilit
di accesso a essi. Se tale scopo supremo pu
essere raggiunto, sar allora ridicolo cercare
di complicare questo assioma lavorando
sullaspetto formale del contenitore per farlo
diventare qualcosa di pi che non una
semplice scatola di legno. Per contenere
basta poco: semplici assi di compensato
di betulla che infondono un carattere nordico,
nobilitate per dalla raffinatezza del dettaglio
che punta a togliere invece di aggiungere
materia. Le maniglie infatti non esistono,
sostituite da bucature a forma di goccia
che riescono a rendere sinuosa una
composizione basata sullangolo retto
e sulla calibrata proporzionalit di ante
scorrevoli e cassetti.
A prima vista una collezione di mobili fai da te,
che diventa il manifesto di un modo di
intendere il nostro rapporto con il design.
Morrison ricorda di averlo progettato quando
stava usando il suo primo Apple Mac:
LUniversal System fu pensato per fare
per le piccole cose ci che il computer
fa con i documenti.

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bird table
anno: 1991
azienda: Magis
materiale: polipropilene colorato

Questa mangiatoia per uccelli fu


originariamente realizzata allinizio degli anni
Novanta per un progetto di Gregor Eichinger e
Andreas Brandolini dal titolo Architecture for Birds,
esposto alla Anthologie Quartett e pi tardi in
una galleria di Colonia.
Invece di costruire una gabbia, Morrison pensa
a un rifugio senza pareti composto da due vassoi
in acciaio inossidabile comprati in un negozio
indiano di accessori da cucina, collegati
verticalmente da un tondino metallico filettato

60

e curvato in cima in modo da poter essere


appeso al ramo di un albero. Nel 2001 il Bird Table
verr prodotto da Magis, su idea di Eugenio
Perazza, allinterno della collezione Fuoritema
dedicata agli animali (che include la Dog House
di Michael Young), perfezionandone forma e
materiali. I due vassoi saranno infatti sostituiti da
piatti in polipropilene colorato (verde e marrone)
stampato a iniezione standard, con una texture
che riproduce le venature del legno cos
da avere un aspetto pi naturale.

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atlas system
anno: 1992
azienda: Alias
materiali: laminato in alluminio (piano dappoggio),
tubo in acciaio (gamba), alluminio pressofuso o lastra dacciaio (base)

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Una base in acciaio naturale, una gamba in


alluminio estruso e un piano di appoggio.
Quasi un diagramma, ma coniato a partire dalla
scoperta di un dettaglio: Morrison si trova seduto
in un caff di Vienna, quando viene colpito dalla
gamba di un tavolo che sembra assottigliarsi
verso il basso. Quella che era unillusione creata
dallombra del sole diventa il fulcro dellAtlas
System: tavolini, scrivanie, porta computer,
sgabelli e sedute generati da tre semplici pezzi.
Per ottenere la particolare sagoma della gamba,

lazienda italiana ha impiegato una macchina


per la produzione di alberi da windsurf.
Nelle molteplici versioni, dotate di pezzi aggiuntivi
a seconda dellutilizzo, il colore diventa il mezzo
per sottolineare lo stacco tra i diversi elementi,
mentre la base assume la forma circolare
o di una X, come per rimarcare la sua posizione
nello spazio. Sempre con Atlas, Morrison ha
progettato Alpha Shelving System (1994), librerie
composte da fogli di alluminio piegato
con funzione strutturale.

63

divani
anni: 1991-2004
aziende: Cappellini, Vitra

A partire dalla fine degli anni Ottanta, Morrison


ha progettato numerosi divani e varie collezioni
dimbottiti, giungendo a declinazioni molto
eterogenee. Del 1991 ad esempio la serie 3
Sofa Deluxe prodotta da Cappellini (divano,
chaise longue e poltroncina) che gioca sulla
complementariet di seduta e schienale,
disegnati con un profilo ondulato e ricoperti con
tessuto o pelle colorati. La struttura in multistrato
e poliuretano espanso, i piedini in alluminio
pressofuso naturale lucido. Questa serie, che
permette di scomporre e ricomporre in modo
libero ogni pezzo, stata esposta in occasione
di The House of Cappellini, una casa-modello

messa in piedi alla Fabbrica del Vapore


di Milano nel 1992.
Diversi sono invece divani come il Sofa per Vitra
del 1993 ma anche Orly (Cappellini 1998),
Elan Sofa System (Cappellini 1999), Park Sofa
(Vitra, 2004), ecc. in cui pi evidente il legame
con la tradizione dei Chesterfield sofa inglesi
(per Morrison un simbolo di comfort domestico
della sua infanzia), senza rinunciare a una
semplificazione del profilo complessivo.
Una rivoluzione si ha poi con Oblong
(Cappellini, 2004), sistema dimbottiti di perle
di polistirolo senza struttura di sostegno che
reinterpreta la celebre Sacco.

Park Sofa,
Vitra, 2004

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3-Sofa Deluxe,
Cappellini,
1991

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bottle
anno: 1994
azienda: Magis
materiale: alluminio anodizzato e polipropilene naturale

Verso la met degli anni Novanta dalla


collaborazione con Magis nasce il primo oggetto
in plastica progettato da Jasper Morrison: una
delle sue icone pi celebri e uno dei suoi oggetti
pi copiati,assorbito dallindustria fino
a diventare un nuovo archetipo, una forma
di furto che pu essere presa solo come
un complimento.
Quattro tubolari in alluminio anodizzato naturale
opaco collegano due pezzi identici in
polipropilene stampato a iniezione standard
con gli angoli smussati colorati in bianco, blu,

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arancione o verde capaci di ospitare sei


bottiglie. Bottle in pratica una rielaborazione
dei cestelli normalmente impiegati per
trasportare bottiglie di birra o di acqua minerale,
ma pensato affinch ogni modulo
(36x22x25 cm) sia impilabile verticalmente,
fino a coprire unintera parete o a divenire
un elemento darredo indipendente giocato
sul rapporto tra pieni e vuoti. Seguendo la stessa
logica, sempre con Magis, sono nati diversi
contenitori come Box e ABC, questultimo
destinato alle posate o agli attrezzi da lavoro.

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hannover tram
anno: 1997
azienda: stra

Morrison ha allattivo numerosi progetti


urbani, buona parte dei quali affidati dalla
citt di Hannover, dove negli anni Novanta
lazienda di trasporti locale stra ha
commissionato a famosi architetti e designer
tra cui Alessandro Mendini, James Irvine,
Frank Gehry, Andreas Brandolini
ed Ettore Sottsass diverse attrezzature
pubbliche. Dopo aver disegnato una fermata
dellautobus nel 1992, nel 1995 Morrison
stato incaricato di occuparsi del design di un
nuovo tram e dellammodernamento di tutte
le vetture esistenti, in vista dellExpo del 2000.
Guidato dallesempio dei vecchi bus a due
piani di Londra, Morrison ha affrontato questa
sfida puntando innanzitutto a migliorarne
laccessibilit e lilluminazione, ampliando
le finestrature (con angoli arrotondati
per addolcire la sagoma complessiva)
e concentrandosi sui dettagli, come i sedili
costituiti da un guscio in vetroresina
e schienali in legno naturale, o i sette diversi
tipi di maniglie.
Per me stato un diversivo molto utile per
lattivit nel campo dei mobili e dei piccoli
oggetti, mi diede fiducia nella mia capacit
di trattare situazioni complesse. Il progetto
ha vinto il IF Transportation Design Prize
e lEcology Award.

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la tourette chair
anno: 1998
materiale: legno

Una sedia particolare quella disegnata per il


refettorio del convento de La Tourette, progettato
da Le Corbusier negli anni Cinquanta vicino a
Lione. Quelle originali, andate distrutte, erano
state sostituite da normali sedie da scuola troppo
rumorose per latmosfera del luogo.
Prima di accettare lincarico, Morrison decise
di fare un sopralluogo dormendo in una delle
celle pensate per i monaci, che nonostante
le dimensioni ridotte si dimostr un ambiente
pi confortevole di quasi tutte le camere

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dalbergo in cui mi fosse accaduto di fermarmi.


In appena dieci metri quadri si sviluppa infatti
un appartamento in miniatura, che dimostra
il potere che pu avere larchitettura: un esempio
di vero minimalismo. La sedia, interamente
in legno, prende ispirazione dai banchi per la
preghiera della cappella, in modo da inserirsi
naturalmente allinterno delledificio.
Le gambe e lo schienale sono leggermente
inclinati e collegati alla base, dando continuit
e solidit alla composizione.

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low pad, hi pad


anno: 1999
azienda: Cappellini
materiale: struttura in multistrato di betulla curvato
(seduta e schienale), acciaio inox (gambe),
unimbottitura in poliuretano espanso

Con la Low Pad Morrison voleva ottenere


una poltroncina che fosse confortevole utilizzando
il minor volume possibile, partendo dallesempio
della PK22 del danese Poul Kjrholm (1956).
Dopo vari tentativi ancora insoddisfacenti,
Morrison viene folgorato dal profilo di una
panchina notata in aeroporto,
che indirizza i passi successivi.
Su due esili gambe in acciaio inox satinato
con piedini in gomma viene fissata una struttura
in multistrato di betulla curvato (un pezzo unico
che fa da seduta e schienale), ricoperta
da unimbottitura in poliuretano espanso a quote

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differenziate che segna i tre cuscini. Il rivestimento


in feltro o in pelle, in diversi colori. Seguono a
ruota la Hi Pad, una dining chair basata sugli
stessi principi costruttivi, nonch diversi progetti
come la serie prodotta per la Tate Modern in
collaborazione con gli architetti svizzeri
Herzog & de Meuron. Hi Pad e Low Pad
devono molto allimpegno di Cappellini e
alla competenza delle aziende italiane, come
sottolinea il designer: Solo in Brianza puoi trovare
una tale fanatica dedizione al design, alla qualit
e allinnovazione tecnologica, e da nessunaltra
parte cos perfezionata larte della rifinitura.

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air chair
anno: 1999
azienda: Magis
materiale: polipropilene caricato
con fibra di vetro

La Air Chair, sedia impilabile nata dalla


collaborazione con Eugenio Perazza di Magis,
basata sulla tecnologia di stampaggio a
iniezione assistito da gas (air moulding), che
permette di crearla in soli tre minuti in un pezzo
unico ottimizzando la quantit di plastica
utilizzata polipropilene caricato con fibra di vetro
e il ciclo di produzione. Elementi tubolari
a sezione ellittica costituiscono la struttura
principale, a cui viene aggiunta, in un unico
passaggio, una pelle sottilissima per la seduta
e lo schienale. Nella sua essenzialit evidente

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la mano di Morrison: ad esempio nel profilo


curvato delle gambe posteriori e dello schienale,
cos come nel modo in cui trattato ogni spigolo
al fine di assicurare il massimo comfort fisico e
visivo. Sulla scia della Air Chair verranno prodotti
la Air Armchair (anchessa impilabile ma dotata
di braccioli e con uninclinazione diversa), il Low
Air-Table (2001) tavolino poggiato su rotelle
da roller blade in plastica colorata e la Folding
Air Chair (2001), che utilizza questa innovativa
tecnologia per reinterpretare un vecchio modello
di sedia pieghevole.

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glo-ball, luxmaster
anno: 1999, 2000
azienda: Flos
materiale: vetro soffiato opalino (Glo-Ball), fusione
di alluminio contenuta in uno stampo di policarbonato
con una leggera texture (Luxmaster)

Glo-Ball una linea di lampade formate


da una sfera leggermente schiacciata
(come il globo terrestre) in vetro soffiato opalino,
sospesa a soffitto, sorretta da un esile stelo con
base tonda o semplicemente appoggiata a
terra. Con Luxmaster invece Morrison si rif
ai grandi nomi del design italiano,
reinterpretando il tema della lampada da terra:
chiaro (e dichiarato) il riferimento
a Joe Colombo ad esempio di Alogena ma
obbligato anche quello alla celebre Parentesi
di Achille Castiglioni.Lidea semplice: il filo
elettrico gira a spirale attorno a unasta che
consente di regolare lapparecchio sia in senso

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verticale che in senso laterale. La testa una


fusione di alluminio contenuta in uno stampo
di policarbonato con una leggera texture,
mentre il cavo ispirato a quello dei vecchi
telefoni.La lampada in grado di fornire
una luce potente, e tuttavia la trasparenza
degli elementi con cui costruita la rende
discreta e non invadente.
Entrambe le serie sono state esposte a Tokyo
nel 2001 presso lo spazio mostre di Yamagiwa,
distributore giapponese di Flos, dove oggetti
prodotti da Alessi, Cappellini, FSB, Magis e
Rosenthal navigavano in una costellazione
di Glo-Ball.

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socrates, cork family


anno: 1998, 2004
azienda: Alessi, Vitra

Due progetti fatti per scopi differenti, in tempi


diversi, che sembrano per gli attori della stessa
scena: un cavatappi antropomorfo intitolato
a Socrate (ben diverso da quelli disegnati da
Alessandro Mendini) e una serie di tavoli bassi
molti li usano come sgabelli che proprio dal
tappo di bottiglia prende laspetto e il materiale.
Si arriva a un corto circuito tra forma e funzione,
ma in realt entrambi gli oggetti svolgono
al meglio i loro compiti: lazione del meccanismo
a pantografo rende agevole stappare

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una bottiglia, richiamando un modello


di cavatappi ormai poco diffuso, mentre grazie
al sughero ottenuto pressando gli scarti dei
turaccioli la Corks Family resistente allacqua,
non si deteriora e resiste anche alle termiti.
Ironia quindi, ma anche attenzione per lutilizzo,
sperimentazione e dettaglio. Per completare
la saga si potrebbero affiancare le Three Green
Bottles del 1988: forse il loro becco stato
ingrandito aspettando larrivo di questi tappi
fuori misura.

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rowenta set:
coffee maker, kettle, toaster
anno: 2003
azienda: Rowenta

Nellottica di rivoluzionare la gestione


del progetto, sviluppato di consueto
allinterno dei propri uffici, nel 2001 il
marchio Rowenta si rivolto a Jasper
Morrison per il disegno di una serie di
piccoli elettrodomestici, un campo poco
battuto dal design nei decenni precedenti.
Chiaro e semplice lobiettivo di Morrison:
A me interessava una forma che si riferisse
alluso, e niente di pi. In ogni pezzo ho
ricercato una forma-base che suggerisse
una gentilezza espressiva rispetto alla
funzione che rappresenta. Cos la
macchina per il caff, il bollitore elettrico
e il tostapane non inventano nulla, piuttosto
subiscono una ingentilimento delle forme
che li trasforma in oggetti quasi eterei,
sintetici come fossero un fumetto.
La rivoluzione sta, come al solito, nel modo
in cui si agisce sui punti che renderanno
possibile questa nobilitazione
delloggetto: il raggio di curvatura di un
cucchiaino, la posizione di un pulsante,
il diametro di un manico.
Purtroppo, una volta sul mercato, la serie
stata afflitta da numerosi malfunzionamenti,
che per Morrison sono il monito di come
il design e le buone intenzioni da soli
non sono sufficienti.

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knifeforkspoon, glass family


anno: 2004, 2008
azienda: Alessi

Dalla collaborazione tra Morrison e Alessi sono


nati numerosi pezzi pensati per il mondo della
cucina, tra cui il celebre tavolino Op-La (1998),
linsalatiera Sim & Saladin (1998), il cavatappi
Socrates (1998), la Tin Family (1998), i Bows
& Trays (2000) e la Utensil Family (2001).
Tra i pi recenti ci sono il servizio di posate
KnifeForkSpoon e quello di bicchieri Glass Family,
progetti che incarnano in pieno il concetto
di Super Normalit: in entrambi si coglie la
precisa volont di lasciare fuori il design,
puntando a una certa assenza di visibilit che
per Morrison rappresenta la strada da seguire
nella progettazione. Difatti gli oggetti progettati

90

per attirare lattenzione solitamente sono


insoddisfacenti. Posate e bicchieri si riferiscono
cos a una forma archetipica, ma riescono
a trascendere la dimensione delloggetto
anonimo grazie a una paziente e calibrata
modellazione, guidata dalla convinzione
che sia giusto disegnare prodotti che non
disturbano lutente.
Un design che si contiene anche nel prezzo:
Mi piace lidea di un bicchiere democratico per
il vino che sia leggermente pi formale degli altri,
in modo da essere usato per dare alla tavola
lapparenza di essere una vera cena,
piuttosto che un semplice cenare.

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carrara tables system,


oak table system
anno: 2006
azienda: Galerie Kreo, Cappellini
materiale: marmo di Carrara

Un altro progetto ispirato da un oggetto


anonimo, questa volta scovato in una bottega
artigiana di Tokyo: un tavolino proveniente dalla
Corea, che anni pi tardi fornir lidea di
disegnare una serie di tavoli per una mostra
alla Galerie Kreo di Parigi organizzata da Didier
Krzentowski nel 2005.
Per questa occasione Morrison decide di esporre
un sistema di tre tavolini modulari sovrapponibili
in marmo di Carrara, un tema gi esplorato
ad esempio da Vico Magistretti con Azucena
nel 1949 usando il legno e poi nel 1964 con la
serie Demetrio in resina. I piani in marmo sono
svuotati per contenere un foglio di alluminio
a nido dape che fa aumentare la resistenza
e diminuire il peso complessivo, rendendo
pi agevole lo spostamento dei moduli.
I Carrara Tables furono realizzati in edizione
limitata di soli 12 esemplari, ma Cappellini ha
messo in produzione una serie pi economica
con gambe smontabili in rovere tornito e piano
a doghe in legno massello di rovere naturale,
dotato di incavi circolari che permettono di
impilare i diversi elementi, che possono essere
disposti in 17 combinazioni.

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trattoria chair
anno: 2009
azienda: Magis
materiale: massello di faggio naturale a
sezione circolare (struttura), in policarbonato
traslucido (schienale e sedile)

Fedele al concetto di redesign come valido


antidoto alla ricerca dellinnovazione formale a
tutti i costi, Jasper Morrison progetta questa seduta
delegando al dettaglio la capacit di dare vita ad
un oggetto visibilmente nuovo ma cosciente della
tradizione. Una struttura in massello di faggio
naturale a sezione circolare viene accompagnata
a schienale e sedile in policarbonato traslucido
in diverse tonalit di colore, producendo una
rivisitazione della sedia da trattoria quasi in
chiave Pop. Impossibile non ricordare la seduta
disegnata nel 1960 per il circolo del golf di

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Carimate da Vico Magistretti, nella cui opera si


possono riscontrare non pochi punti di contatto
con quella del designer inglese. Nella Trattoria
Chair, come nella Carimate, convivono infatti
lattenzione per gli oggetti della tradizione
popolare, quello che Vanni Pasca ha definito uno
spirito di voluta modestia tipico del design nordico
e la ricerca di un linguaggio comunque
contemporaneo, che anche larchitetto milanese
riusc a infondere ricorrendo al colore: per la sua
sedia utilizz infatti una tinteggiatura allanilina
rossa, a quei tempi adoperata per i giocattoli.

97

the country trainer


anno: 2010
azienda: Camper
materiale: tela, cotone e gomma (suola)

Negli ultimi anni Camper ha stretto rapporti


con numerosi protagonisti dellarchitettura e del
design contemporaneo, come i Campana
Brothers, Konstantin Grcic, Michele De Lucchi,
Benedetta Tagliabue e tanti altri dando vita
a Camper Together, una collaborazione che
investe molti temi a partire dalla progettazione
dei propri punti vendita. Nellambito specifico dei
modelli di scarpe, lazienda spagnola ha
commissionato progetti a Bernhard Willhelm,
Veronique Branquinho, Romain Kremer e Jasper
Morrison: in controtendenza rispetto agli altri che

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hanno puntato su un design pi appariscente,


questultimo ha deciso di rivisitare Camaleon,
il primo modello prodotto da Camper alla fine
degli anni Venti del secolo scorso, fatto di tela,
cotone e suola in gomma. Nasce cos The
Country Trainer, che rispetta i principi del vecchio
modello coniugandoli con la consueta
attitudine verso semplificazione e funzionalit.
La scarpa, disponibile in diversi colori, stata
presentata durante la London Design Week 2010
per essere messa in vendita dalla primavera
del 2011.

99

Lintervista

100

gabriele neri Tanto per cominciare come


la dobbiamo chiamare? Ho letto che tempo fa
sulla sua dichiarazione dei redditi era classificato
come un restauratore di mobili.
Jasper morrison S, qualche tempo fa, in Inghilterra, non esisteva una categoria per i designer. In
realt una definizione piuttosto azzeccata per il
mio lavoro: restaurare il passato per farlo tornare
presente.
g.n. Comera il panorama culturale londinese degli anni Ottanta nel quale si formato?
C qualche maestro o qualche collega che ha
influenzato il suo lavoro o con cui ha trovato particolare affinit?
J.m. Sono riuscito a restare per sette anni alla
scuola di design, al riparo da quello che sapevo
sarebbe stato un brusco passaggio al mondo
reale. Era un periodo stupendo, anche se, dal
punto di vista culturale, gli anni Ottanta sono
stati un decennio terribile. La musica era orrenda
e lambiente del design molto confuso. Al Royal
College cerano alcuni bravi insegnanti, uno in
particolare Fred Scott, che aveva disegnato una
bella sedia da ufficio chiamata Supporto per Hille
International. E poi a Berlino, dove ho trascorso un
anno, cerano Nick Roericht, che ha creato pezzi
molto belli, inclusa la porcellana per le Olimpiadi
di Monaco e Andrea Brandolini, con cui ho stretto
amicizia.
g.n. La sua produzione teorica sembra mantenere, dallinizio degli anni Novanta a oggi, alcuni
punti irremovibili a proposito di cosa debba o non
debba essere il lavoro del designer. Cosa cambiato, nella sua attivit e nel mondo del design, da
La non importanza della forma a Super Normal?
J.m. Non molto, sono solo diventato pi cosciente
che il buon design nasce dalla consapevolezza
pi che dalle belle forme. Al momento opportuno

102

le belle forme possono aiutare, ma prima non si


deve mai pensare alle forme. Ultimamente le idee
che mi piacciono di pi nascono dalla discussione. In studio o in fabbrica si pu sviluppare
un progetto semplicemente parlandone con le
persone coinvolte. Puoi discutere la praticit di
unidea, prevedere come verr fruita, immaginare
come la gente interagir con loggetto che hai
disegnato, se lo trover utile o fastidioso, oppure
puoi parlare di questioni pratiche legate alla
produzione. Queste discussioni influenzano un
progetto molto pi di quanto non facciano gli
aspetti puramente formali e resto quindi convinto
che la forma non sia importante rispetto a tutti
gli altri fattori coinvolti. Il Super Normale esistito
fin dai tempi del primo vaso di terracotta, ma
nessuno gli aveva dato un nome. Gli oggetti migliori, quelli che funzionano meglio, non lo fanno
perch sono belli o preziosi, ma perch rispettano il codice essenziale di svolgere bene la loro
funzione, come un buon cavatappi, una buona
sedia, un buon paio di scarpe. Questa perfezione
non viene raggiunta da un genio creativo che
disegna qualcosa di mai visto prima, ma attraverso la consapevolezza e la conoscenza della
storia dei cavatappi, delle sedie e delle scarpe,
non in senso accademico, ma nella vita di tutti
i giorni: lesperienza collettiva di aprire bottiglie,
sedersi sulle sedie e indossare scarpe. Il risultato
finale pu essere ancora innovativo, ma stato
raggiunto attraverso il riconoscimento di tutti gli
sforzi compiuti nella lunga storia delle cose, non
il frutto di unavversione creativa al passato.
g.n. Mi ha sempre colpito la Thinking Mans
Chair, uno dei suoi primi successi: sembra in
qualche modo diversa da buona parte della sua
produzione successiva. come se ci fossero pi
concessioni a una libert espressiva della forma
rispetto ad altri oggetti
J.m. vero, stato un approccio molto diverso.
Ricordo ancora la lotta per darle vita sulla carta.

Devo aver fatto centinaia di disegni prima di arrivare a quello giusto.


stato estenuante, alla fine ho pensato che se tutti
i progetti fossero stati cos, sarei impazzito. Ho deciso
che doveva esserci pi economia nel processo
attraverso il quale le cose diventavano se stesse.
g.n. Alcuni dei suoi oggetti sono stati spesso
messi in relazione al design scandinavo e soprattutto
a quello giapponese, per un certo pauperismo o
per il minimalismo delle loro forme. Che rapporti
ha avuto con queste culture? Del resto oggi lavora
per aziende come Muji
J.m. Li ammiro entrambi e penso che i primi
oggetti creati dalluomo siano stati fatti in questo
modo, con uneconomia di dettagli e una finalit
immediata, e che essendo fatti a mano, e quindi
imperfetti, avessero uno spirito e un carattere
che li rendevano efficienti e piacevoli da usare.
Dopo la rivoluzione industriale, il ruolo del designer
pu essere definito come il tentativo di restituire
questo spirito agli oggetti fabbricati in serie, rendendoli amichevoli. Non facile come sembra,
e questo spiega perch alcuni oggetti creati da
designer anonimi abbiano pi successo di altri
disegnati da grandi nomi. Lesigenza di definire
il carattere di un oggetto mettendoci la propria
firma sembra spesso oscurarne il fine ultimo, ovvero
creare cose che siano al tempo stesso funzionali
e piacevoli da guardare.
g.n. Quali sono oggi i suoi pezzi pi venduti?
Nota qualche differenza di gusto nel pubblico
rispetto al passato?
J.m. Ai tempi della mostra Super Normal
pensavo fosse difficile avere successo commerciale con oggetti di design che non volevano
attrarre troppo lattenzione. Non mi era facile
accettare la piacevolezza dei miei pezzi nei
negozi di arredamento. stata quindi per me una
grande sorpresa constatare che questi oggetti,

pi anonimi, vendevano bene e questo mi ha


incoraggiato a proporre altri pezzi super normal.
Non tutti gli oggetti che disegniamo hanno successo sul mercato, ma negli ultimi cinque anni
la media decisamente aumentata. Dobbiamo
ricordare che solo recentemente il pubblico ha
iniziato a informarsi sul design contemporaneo
e forse il gusto collettivo sta diventando pi sofisticato. Se acquisti qualcosa di vistoso e troppo
colorato e dopo un anno, o gi di l, scopri che
non lo sopporti pi, dovresti chiederti perch
lhai comprato.
g.n. In pi di unoccasione ha sottolineato
limportanza di uneducazione visuale e dello
studio di una possibile e auspicabile scienza degli
oggetti. Pu spiegare meglio questi concetti?
J.m. Il modo migliore per imparare a disegnare oggetti attraverso losservazione della
normale vita quotidiana, guardando le cose
che usiamo e come le usiamo, e interrogandoci
sulla loro storia e sul perch abbiano finito per
assumere la forma che hanno. La comprensione
che la propria parte nello sviluppo delle cose
relativamente a breve termine, che lalternativa
tra unirsi al processo evolutivo collettivo oppure
pretendere di sapere tutto meglio di chiunque
altro un momento importante nello sviluppo
di un designer.
Capire la forma migliore per il manico di una
tazza da t pu sembrare una cosa molto basica, ma se ci avete pensato un po lo sapete gi.
Se ci avete pensato ogni volta che una tazza
vi sembrava troppo pesante e il manico non
vi offriva una buona presa, quando arriver il
momento sarete pi preparati per disegnarla.
La scienza degli oggetti si impara meglio alla
scuola della vita.
g.n. indubbio che spesso ci sia una distanza
tra il mondo del design e la maggior parte delle
persone, ma lei ha affermato pi volte che il design

103

Lampada Smithfield.
Flos, 2009

104

dovrebbe essere democratico. Come si sposano


nella sua attivit questi due estremi? La gente ha
veramente bisogno del design?

g.n. Ci pu spiegare secondo quali criteri


un oggetto pu guadagnarsi il titolo di Super
Normale?

J.m. Perch dovrebbero essere estremi? La gente


ha bisogno degli oggetti e il compito del design
quello di renderli migliori. Molti non si fidano del design,
forse sono rimasti delusi dal manico poco pratico
di una tazza da t, oppure da una sedia su cui non
si poteva salire per cambiare una lampadina. Se
c una distanza tra la gente e il design pu essere
soltanto perch il design non stato allaltezza delle
aspettative e non ha eguagliato le prestazioni di
prodotti anonimi e ordinari. Il rapporto costo/valore
sbagliato. Ci vuole un grosso sforzo da parte dei
designer per migliorare il loro lavoro e poi il pubblico
li ricambier. Il design ha bisogno della gente!

J.m. Innanzi tutto devo ammettere che


un fenomeno soggettivo. Ognuno di noi pu
percepire il Super Normale in modo diverso, ma
le caratteristiche di un oggetto Super Normale
sono pi o meno le stesse. Solitamente (ma non
sempre) presenta una certa riduzione della forma;
spesso (ma non sempre) discreto; possiamo
usarlo per molto tempo prima di apprezzarne
appieno le qualit; svolge sempre le sue funzioni
appropriatamente o estremamente bene; non
si cura delle mode e quindi non sar mai fuori
moda; capace, pi che altri oggetti, di creare
una buona atmosfera.

105

Object Frame,
Galerie Kreo, 2009

La critica

108

Installazione Reuters
News Centre,
Documenta 8, Kassel,
Germania, 1987

Il primo importante riconoscimento critico dellattivit di Jasper Morrison giunge dallItalia, appena
un paio danni dopo lapertura del suo atelier.
Nel 1988 compare infatti sulla rivista Domus che
qualche mese prima aveva pubblicato la Thinking
Mans Chair1 un generoso articolo di Manolo De
Giorgi, nel quale vengono abbozzati alcuni punti
utili per contestualizzarne lopera, accanto alle
immagini dei suoi oggetti. Il primo tema riguarda
il metodo seguito da Morrison per sviluppare le
sue idee progettuali: Per i designer inglesi la composizione soprattutto una forma mentis che non
necessariamente dovrebbe passare attraverso il
disegno. [] cercare allora disegni di dettaglio o
particolari nello studio di Morrison operazione
vacua e nella migliore delle ipotesi approderemmo
a schizzi assonometrici generali per noi forse insufficienti ma utili a Morrison per confermare le sue
idee complessive.2 De Giorgi prosegue riflettendo
sul significato del ready made e preannunciando
le future evoluzioni di questa pratica progettuale,
citando lesempio del Flower-pot Table:Il tavolo che
Morrison ha progettato tre anni fa utilizzando come
base una serie di vasi di coccio incastrati e ribaltati
e un semplice piano di cristallo per lui soltanto
una tappa che serve a sondare certe insospettabili
propriet delle cose che sono a nostra portata
di mano ma poi sa benissimo che il progetto se
vorr essere tale dovr fare un altro piccolo scatto
in avanti (magari pi freddo) e mettersi al riparo
anche dalla facile trovata3. Infine, larticolo passa
ad analizzare le condizioni sociali ed economiche
in cui si sta evolvendo il lavoro del designer, e cio il
panorama inglese degli anni Ottanta,fortemente
votato allimperativo del design pubblico e penalizzato nel design domestico4. Questo indica la
necessit di rivolgersi non a grandi aziende ma a
laboratori quasi artigiani, che Morrison ha selezionato con cura organizzando una squadra di vetrai,
saldatori, grossisti di compensato, piccoli fornitori
di packaging, ecc., per produrre serie limitate di
pezzi (spesso su ordinazione) nellattesa di trovare
migliori opportunit.

110

Negli anni successivi le riviste italiane Domus


e Ottagono in particolare si confermano i canali preferenziali per la diffusione delle idee e dei
progetti dellinglese che, anche grazie a questa
visibilit, comincia a ottenere le prime importanti
commesse. Sul numero 100 di Ottagono, del 1991,
viene infatti pubblicato uno dei saggi-manifesto
della produzione teorica di Morrison La non
importanza della forma accompagnato dalla
celebre illustrazione di Adolf Loos chinato su di
un tombino, nella cui forma scorge i principi
dellarchitettura moderna. La stessa vignetta
che rispecchia, con un po di ironia, la curiosit
di Morrison per quanto si pu trovare camminando per strada era stata gi inserita a chiusura
del suo libretto A World Without Words, e sembra
rendere omaggio al noto apprezzamento del
viennese per la cultura anglosassone: Ricordo
di aver sentito un certo orgoglio nel leggere Adolf
Loos e la sua esaltazione degli impianti idrici o
del modo di vestire inglesi5.
Dagli anni Novanta i suoi progetti sono pubblicati
sempre pi frequentemente e Morrison diventa in
breve uno dei protagonisti delle diverse edizioni
del Salone del Mobile milanese, a fianco dei
Maestri. Scrive, ad esempio, Marco Romanelli su
Domus: Al Salone del Mobile di Milano del 1992
il giovane Jasper Morrison e il maestro Achille
Castiglioni sono stati i pi bravi; i pi distanti e in
fondo i pi assimilabili. Con una grande libert
e gioia di creare. Morrison e Castiglioni con i loro
linguaggi difficilmente imitabili e quindi destinati
a durare. A lungo. [] Nati da un lungo lavoro
di sedimentazione, gli oggetti di Jasper Morrison
raggiungono una peculiarit rara: rasserenano.
[] Sono oggetti per i quali pi di una persona ha
riciclato quella corriva espressione (primo assoluto
segnale di incultura) comunemente utilizzata nei
confronti dellarte astratta: Sarei capace di farlo
anchio!,Avrebbe potuto disegnarlo mio figlio!.
Ci per noi significa che loggetto ha raggiunto
una poetica, invidiabile, economia dei mezzi
espressivi6.

Sono gli anni in cui trionfa lestetica minimalista,


di cui linglese, in un modo o nellaltro, viene eletto
come punto di riferimento (una delle sue ultime
interviste, del 2010, titola ancora Jasper Morrison.
The Minimalist7). Nel dibattito che vede impegnata
la critica a distinguere tra la sostanza e i capricci
della moda, sottesi a un tale approccio alla progettazione, ancora Romanelli a sottolineare la
positivit del lavoro di Morrison: Definitivamente
conclusa la parabola post-moderna, ecco ripetersi la medesima vicenda. [] Ma forse, questa
volta, noi eterni illusi possiamo nutrire maggiori
speranze. [] La riscoperta di forme essenziali
condurrebbe con s la riscoperta di paralleli semplici comportamenti8. Tra le speranze realizzate

pp. 112-114
Mostra Super Normal,
Axis Gallery,
Tokyo, 2006

c ovviamente la sua produzione, equiparata


ancora a quella dei grandi nomi del design italiano: Qualit e quantit: portare il plus del disegno
alle categorie di oggetti funzionali, dimostrando,
a parit di costi, un plus di risultato. Per questa
coraggiosa presa di posizione di Jasper Morrison
possiamo purtroppo ricordare pochi altri, nobili e
democratici, esempi: una paletta per spazzatura
di Gino Colombini nel 1956, un cestino gettacarte di Enzo Mari nel 1987, un battipanni ancora
di Colombini nel 1957, un piccolo portacenere
cubico di Bruno Munari nel 1957. Utensili minimi
design by ma capaci di abitare nelle nostre cantine e nei nostri sgabuzzini, di riempirsi di cicche
e di cartacce. questa di Jasper Morrison una

111

piccola, significativa, lezione di umilt, di seriet.


Ovviamente di talento, straordinario9.
Quasi in parallelo, dopo la sua mostra alla Interieur 94 in Belgio e quella del 1995 allArc en Rve
Centre dArchitecture di Bordeaux, la diffusione
dei saggi di Morrison lo render uno dei nomi pi
citati in relazione al design senza firma, tema a
cui Ottagono dedicher un intero numero10 nel
1996. Nella cultura del design italiano scrive
Giampiero Bosoni il concetto di design anonimo ha sempre creato molto imbarazzo. [] la
forte radice umanistica, decisamente autoriale,
espressa storicamente dalla cultura artistica e
architettonica su cui si fondata lesperienza
del design italiano, sempre stata, per sua natura, fondamentalmente antagonista allidea di
un progetto il cui autore destinato a rimanere
anonimo11. Nonostante ci, nellopera di alcuni
protagonisti del design italiano possibile scorgere
linee di ricerca che valorizzino i principi fonda-

112

tivi di unidea di design anonimo che ha ormai


assunto con alcuni modelli lindiscutibile valore
di archetipo12. Ad esempio nel lavoro di Achille
Castiglioni, Vico Magistretti, Enzo Mari e Bruno
Munari: accanto alle loro parole, su Ottagono
viene pubblicato il testo di Morrison Immacolata
concezione, che riflette sul ruolo delloggetto nel
passato e nel presente. Gli oggetti anonimi nati
negli ultimi tempi sono meno in evidenza, o magari
sono appena allinizio della loro evoluzione. Gli
oggetti domestici, di scarso contenuto tecnico,
che una volta erano la riserva dellanonimato, oggi
vengono alla luce solo con unetichetta, come
qualche nuovo tipo di packaging. Altri prodotti
meno attraenti (pi funzionali) hanno tenuto in
vita una tradizione di disinteresse, e si presentano come qualcosa di speciale. Lanonimato si
pu ritrovare al vertice della scala tecnologica:
materiale sportivo, elettronica, jet, automobili, nei
quali lio della Grande Impresa prevale su quello

dellindividuo e il nome della Marca tutto ci


che conta13.
In questo solco si inserir anche Domus qualche
anno pi tardi: il numero 811 (gennaio 1999)
infatti dedicato al Progetto anonimo e il mese
successivo Morrison viene invitato a indicare le sue
personali radici del design, tra cui troviamo una
scena del film Playtime di Jacques Tati, un dipinto
del Rajasthan, la Thonet n. 14, un forcone da fieno
americano, una cartolina di The Cornflake Shop
e alcune sculture greche dellXVIII secolo a.C. La
critica italiana riconosce insomma a Morrison
molto di pi di una ponderata pacatezza nel
disegno delloggetto, cercando di oltrepassare la
limitante definizione di minimalismo per segnalare
una dimensione progettuale che trova analogie
con quella inseguita da una significativa fetta del
nostro migliore design.
Nel 1999 esce per le ditions Dis Voir di Parigi
una piccola monografia sullopera di Morrison,

che ormai ha alle spalle numerosi successi. Nella


prima parte a cui segue unampia intervista
Charles-Arthur Boyer ripercorre le tappe della
carriera di Morrison a partire dal fatidico incontro
con la verve dissacrante di Memphis e Alchimia,
argomento su cui il designer verr interrogato in
numerose occasioni. Ad esempio sulle pagine di
Domus nel 2001, dove Morrison, insieme a colleghi
come Karl Lagerfeld, David Kelley e Marc Newson
spiega linfluenza che ebbero su di lui le idee di
Sottsass e compagni14. Per Boyer, la produzione
di Morrison contiene una welcoming simplicity
paragonabile allatmosfera dei romanzi di Virginia
Wolf e gi pienamente raggiunta in occasione
delle sue prime stanze-installazioni della fine degli
anni Ottanta: Senza diminuire limportanza dei
suoi successivi lavori, questi ambienti definiscono
la sua posizione e i principi su cui essa si fonda:
produrre oggetti quotidiani per tutti, produrre
cose pi leggere e non pi pesanti, pi gentili

113

pp. 116-117
Super Oblong,
Cappellini, 2005

e meno dure, inclusive piuttosto che esclusive,


e aprire alla gente un futuro pieno di emozioni,
piaceri e sogni15.
Il nuovo millennio si apre con importanti commesse
e significativi riconoscimenti, finalmente anche in
patria. Nel 2001 infatti Morrison viene nominato
Royal Designer for Industry e produce gli arredi
per la Tate Modern di Londra, lavorando a fianco degli architetti svizzeri Herzog & de Meuron:
Quando ho cominciato a dedicarmi al design,
non cera posto per un designer del mio tipo in
Inghilterra. [] Il progetto per la New Tate in un
certo senso il primo lavoro che io abbia mai avuto
a Londra. Ed una gran bella sensazione andare
alle riunioni di lavoro in bicicletta invece che in
aeroplano16. Allo stesso tempo si moltiplicano
mostre e installazioni in tutto il mondo, tra cui si
possono ricordare quella al Yamigawa Centre di
Tokyo (2001), la Vitra Home Exhibition a Weil am
Rhein (2004), la mostra monografica al Design

114

Museum di Londra (2006-2007), Take a Seat al


Muse des Arts Dcoratifs di Parigi (2009) e le
recenti esposizioni organizzate presso il Jasper
Morrison Shop di Londra. Dal punto di vista della
critica la mostra pi significativa per Super
Normal, esposizione itinerante inaugurata alla
Axis Gallery di Tokyo nel 2006 e poi ripetuta a
Londra e alla Triennale di Milano: nel catalogo17
sono infatti presenti diversi testi che cercano di
interpretare la nuova categoria estetica descritta
da Morrison e Fukasawa.
Per Gerrit Terstiege, redattore capo della rivista
Form, i 210 oggetti selezionati dai due progettisti come espressioni del Super Normale
potrebbero divenire una sorta di guida per le
future generazioni di designer, ovviamente se
fossero considerati non soltanto per le loro qualit
formali ma per il ragionamento che vi sta dietro.
Infatti, pur insistendo sulla perdita di innocenza
che separa i progettisti di oggi dagli artigiani del

passato, Morrison e Fukasawa non si abbandonano a sentimentalismi per auto-confinarsi in una


torre di avorio: essi sono pienamente coscienti
dei meccanismi che governano strategie di
mercato e produzione industriale, ma cercano
di procedere evitando facili scorciatoie basate
su eccezionalit o stravaganze, per riallacciarsi
alla migliore tradizione del design. Linterpretazione del concetto di Super Normale slogan
che conquister anche la copertina di Domus
nellestate del 200618 sar anche al centro di
unampia intervista ai due progettisti, sempre
allinterno del catalogo, in cui Francesca Picchi
mette in evidenza ulteriori chiavi interpretative: ad
esempio il filo rosso che unisce A World Without
Words (particolarmente apprezzato da Enzo Mari)
con luniverso della super normalit; la diffusa
(ed errata) lettura del Super Normale come un
mero atteggiamento calvinista; la possibilit di
considerare tale categoria come linventario di
una possibile idea di modernit condivisa da
Occidente e da Oriente, ecc.
Per trovare ulteriori chiavi di lettura si possono
sfogliare i diversi volumi che Morrison ha dato alle

stampe fin dallinizio della sua carriera oltre a


quelli citati, si deve ricordare Everything But The
Walls, edito da Lars Mller nel 2002 ma anche
dare unocchiata al suo sito Internet. Qui, ogni
mese, il designer pubblica una fotografia corredata da qualche riga di commento. Protagonisti
di questo diario di bordo non sono le sue opere,
ma oggetti incontrati casualmente viaggiando
in tutto il mondo: un lampadario fatto di bottiglie
di plastica, un anonimo magazzino industriale
nel Queens, una tozza panchina di legno nella
campagna giapponese o un comune lavandino
dotato di tubi di scarico particolarmente sinuosi.
Con poche parole Morrison riesce a radiografarne
forma e processo costruttivo, materiali e funzione,
interrogandosi sulle motivazioni che potrebbero
aver condotto alla loro creazione. Per stupirsi
ancora di come, pur nella loro precariet, nella
loro goffaggine e nella loro apparente casualit,
tali oggetti sono dotati di un certo charme, riflesso
di una spontaneit priva di rimorsi e generata
da circostanze impreviste o da bisogni essenziali,
finalmente libera dai possibili (e troppo frequenti)
eccessi del progetto.

Note
Cfr. Domus, 685, luglio-agosto 1987, p. 5.
M. De Giorgi, Jasper Morrison 1985-1988, in Domus, 694,
maggio 1988, p. 75.
3
Ibidem., p. 76.
4
Ibidem., pp. 76-77.
5
Jasper Morrison intervistato da Francesca Picchi, in Domus,
825, aprile 2000, p. 98.
6
M. Romanelli, Jasper Morrison. Sistema di imbottiti e sistema di
tavolini, 1992, in Domus, 742, ottobre 1992, 1992, p. 62.
7
Jasper Morrison: The Minimalist, in Whitewall Magazine, febbraio 2010, pp. 80-81.
8
M. Romanelli, Miscellanea attorno al concetto di furniture
design, II parte, in Domus, 762, luglio-agosto 1994, p. 50.
9
Ibidem., p. 52.
10
Cfr. Ottagono, 118, marzo-maggio 1996.
1

G. Bosoni, Riflessioni di design anonimo nel lavoro di Castiglioni,


Magistretti, Mari e Munari, in Ottagono, 118, marzo-maggio
1996, p. 34.
12
Ibidem, p. 36.
13
J. Morrison, Immacolata concezione, in Ottagono, 118,
marzo-maggio 1996, p. 56.
14
Cfr. Memphis, ieri e oggi, in Domus, 841, ottobre 2001, p. 115.
15
C.A. Boyer, Experience Made Sensible, in C.A. Boyer e
F. Zanco, Jasper Morrison, ditions Dis Voir, Paris 1999, p. 36
(trad. dellautore)
16
J. Morrison, intervistato da Francesca Picchi, in Domus, 825,
aprile 2000, p. 98.
17
N. Fukasawa e J. Morrison, Super Normal. Sensations of the
Ordinary, Lars Mller Publishers, Baden, Switzerland 2007.
18
Cfr. Domus, 894, luglio-agosto 2006.
11

115

Bibliografia
essenziale

J. Morrison, Design, Projects and Drawings 1981-1989, ADT Design Files,


Design & Technology Press, London 1990.
J. Morrison, A World Without Words, Lars Mller Publishers, Baden, Switzerland 1998
(prima ed. di Anthony Arefin, London 1992).
J.Morrison, A Book of Spoons, Jasper Morrison & Imschoot uitgevers, Gent 1997.
Eine Neue Stadtbahn fr Hannover. Design: Jasper Morrison, Gebrder Mann Verlag, Berlin 1997.
C.A. Boyer e F. Zanco, Jasper Morrison, ditions Dis Voir, Paris 1999.
J. Morrison, Everything but the Walls, Lars Mller Publishers, Baden, Switzerland 2002/2006.
J. Morrison, Rpertoire pour une forme, Bernard Chauveau Editeurs, Paris 2006.
J. Morrison e N. Fukasawa, Super Normal. Sensations of the Ordinary, Lars Mller Publishers,
Baden, Switzerland 2007.

Articoli su riviste:
J. Morrison, La non importanza della forma, in Ottagono, 100, settembre 1991.
J. Morrison, Immacolata concezione, in Ottagono, 118, marzo-maggio 1996.
J. Morrison, Super normale, in Domus, 891, aprile 2006.

118

119

Referenze Fotografiche
Per tutte le immagini Jasper Morrison, Londra.
Joffrey Bello / Techniques et Architecture, Parigi: p. 74
Santi Caleca, Milano: pp. 58 59, 66 - 67
Courtesy of Alessi: 28 - 29
Courtesy of Camper: pp. 98 - 99
Courtesy of Cappellini: pp. 92 93
Courtesy of Cappellini / Studio One, Mariano Comense: p. 23, 35, 111
Courtesy of Flos: p. 85
Courtesy of Magis: pp. 68 - 69
Courtesy of Magis / Miro Zagnoli, Milano: p. 38
Courtesy of Vitra /Nicole Bachmann, Zurigo: p. 109
Suki Dhanda, Londra: p. 101
Marc Eggimann, Basilea: pp. 20 21, 24 25
Ramak Fazel, Los Angeles: p. 80
Fabrice Gousset, Parigi: pp. 106 107
Walter Gumiero, Cant: pp. 62 63, 76 77, 79, 81, 86
Hans Hansen, Amburgo / FSB: p. 57
Anthony Hill, Londra: pp. 16 - 17
Andr Huber, Baden: p. 9, 12 - 15, 41, 83, 87 a sx, 90 - 91
Christoph Kicherer, Parigi: pp. 88 89
Morgane Le Gall, Parigi: pp. 94 95
James Mortimer, ;Londra: p. 47, 51
Timm Rautert, Essen: pp. 6 - 7
Studio Frei, Weil-am-Rein: p. 53
Studio Morrison, Londra: 10 11, 18 - 19, 30 31, 50, 52, 54 - 55, 61, 75, 96 97, 104,
112 114, 116 117
Andreas Stterlin, Weil-am-Rein: pp. 64 - 65
Miro Zagnoli, Milano: pp. 70 -73
LEditore a disposizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche
non individuate e/o per le citazioni riportate ove non sia stato possibile
reperirne la fonte.

Finito di stampare
nel mese di agosto 2011
presso G.CANALE & C. S.p.a.
Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro T.se (TO)