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Performance 1

La larga diffusione del vocabolo inglese performance sta senza dubbio ad indicare
la preminenza che larea anglosassone ha assunto nelle ricerche davanguardia;
ma anche vero che il termine sarebbe ben difficilmente traducibile in italiano.
Ironia del caso, dato che al contrario, si tratta di uno di quei vocaboli, non
infrequenti nella lingua inglese, di purissima origine latina, composto da formare e
dalla preposizione per, che in genere significa andare fino in fondo in qualche
operazione, il compierle alla per-fezione. E fin qui ci sarebbe la possibilit di una
traduzione adeguata mediante i nostri "compiere", "adempiere", come ci segnala
ogni vocabolario. Ma daltra parte il to perform inglese si carica di due connotazioni
assenti nei verbi italiani indicati prima: c in esso il senso di un compiere che e
soprattutto fisicamente, e ci facendo, di dare spettacolo, sfoggiando bravura. Una
spettacolarit che d'altronde non si specializza necessariamente nelle forme
superiori del teatro, della recitazione, dellesecuzione musicale sofisticata, ma si
cala anche in manifestazioni pi povere e rudimentali. Nel vocabolario Hazon trovo
che to perform si dice fra laltro dello spettacolo offerto dagli animali ammaestrati; e
inoltre dobbiamo ricordare che esso vale anche per le prestazioni degli atleti. In
conclusione, un vocabolo n troppo neutro e generico, come sarebbe il nostro
compiere, n troppo specializzato e settoriale, come sarebbero recitare e fare
spettacolo. Il sostantivo performance a sua volta ribadisce il senso del
perfezionare, cio del portare a pieno compimento una singola operazione, dandole
una unit, un volto individuale, una economia interna, indipendentemente dalla
effettiva durata cronologica, che potrebbe essere anche brevissima.
Sempre a proposito dei termini che vengono utilizzati, R. Barilli nota che lattivit
che approda alla performance, nei suoi aspetti teorici e nella sua filosofia, non
molto diversa da ci che in Italia viene chiamato comportamento, anzi, tra i due
non vi nessuna differenza dal punto di vista concettuale, ma una di uso
linguistico, in quanto:
Il nostro comportamento soffre di una ambiguit che pu essere
risolta, ma non molto bene, dal differente uso dellarticolo,
determinativo o indeterminativo; c infatti il comportamento, che
diviene una categoria generale (di una persona o di un gruppo) e
che la qualifica nei tempi lunghi, attraverso una specie di media
statistica; e c invece un singolo comportamento, che ha un
principio e una fine, e si distingue dai molti altri di quella stessa
persona. Ma appunto per indicare questa singolarit, linglese
performance molto pi adatta, mentre invece non la si pu sforzare
fino a un significato categoriale. La performance insomma, come un
singolo atto del comportarsi, caricato anche di quel senso di
perfezione qualitativa e di spettacolarit, seppur povera e
embrionale, che continua a essere assente, o solo vagamente
implicito, nel nostro comportarsi, non meno che in compiere. (R.
Barilli, Informale, Oggetto, Comportamento, Milano, Feltrinelli).
Con "performance" indichiamo tutta una serie di pratiche performative la cui base e
generalmente l'uso del corpo dell'artista, dello spettatore o di entrambe le parti.

Un arte, o una linea di ricerca che conduce a considerare il corpo come "materiale"
e fonte d'arte e che trova un suo embrionale sviluppo all'inizio del Novecento sotto
l'impulso delle ricerche fatte dalle avanguardie storiche, percorre tutto il secolo e
acquista una posizione preponderante dalla fine degli anni cinquanta.
Il corpo dell'artista esprime se stesso mostrandosi all'interno di un "evento" che si
svolge in un luogo e in un tempo definito, uno spazio ben circoscritto in cui l'artista
crea la sua opera esponendo se stesso, da solo o con l'aiuto di altre persone o
anche di oggetti.
Con la performance l'arte che trova la sua ragion d'essere in un corpo, o pi corpi,
che sono valutati o considerati gi intrinsecamente dotati di potenzialit artistiche e
che quindi non hanno bisogno di realizzare "materiale" altro da se.
Molti artisti, italiani e stranieri ad un certo punto hanno sentito l'esigenza di
abbandonare tela e pennelli e di iniziare a comunicare attraverso l'uso del corpo.
Con loro si realizza una rivoluzione epocale, poich il campo d'azione della
dimensione estetica viene enormemente ampliato (per qualcuno proprio superato):
d'ora in poi, fare arte non significher pi esclusivamente produrre un oggetto finito,
materiale, ma anche esporsi in prima persona, entrare "in scena" direttamente; non
significher pi rappresentare un qualcosa, ma anche rappresentarsi.
Pertanto, non intercorre pi nessuna distanza tra l'artista la sua opera, perch
egli l'opera. L'arte e la vita si legano indissolubilmente, e il luogo d'eccellenza per
questo incontro il corpo.
A differenza della rappresentazione teatrale, legata per tradizione ad un luogo, la
performance non abita uno spazio privilegiato, ma pu svolgersi nei recinti
istituzionali del museo o della galleria, oppure all'aperto o comunque in ambienti
appositamente scelti dall'artista perch ritenuti funzionali all'attuazione del progetto.
In questo modo, lo spazio diviene una sorta di cassa di risonanza dell'azione, nella
quale la vicinanza fisica tra spettatori e performer crea un cortocircuito di energie,
un continuo scambio di tensioni e di stimoli. Questo e uno degli aspetti pi
importanti della performance; essa non ha motivo di esistere senza la presenza di
un pubblico, che per la prima volta nella storia dell'arte occidentale, e invitato a una
partecipazione attiva, nel senso che spesso e chiamato a prendere parte
attivamente alla realizzazione dell'opera attraverso forme di intervento che
determinano la durata e la qualit dell'azione.
La performance come evento artistico produce sensibilit, inquietudini e non
oggetti, rappresenta l'affermazione del soggetto e la vanificazione dell'oggetto e
schernisce quindi un sistema artistico che vive sulla produzione di oggetti, ossia di
merce.
Parlare di comportamento vuol dire porre l'accento sulla persona
dell'artista, o meglio, del ricercatore estetico, persona fisica e
psichica, corpo e mente, carne e spirito, mentre le condizioni
tradizionali inducevano a privilegiare l'opera, dimenticando o
mettendo tra parentesi i vari processi gestuali, manuali, fisici,
attraverso cui essa veniva costituita. (R. Barilli, Il Comportamento, in
Arte e societ 1973)
E' pi opportuno ricorrere al concetto di ricerca estetica, nel senso etimologico da
aisthein, cio sentire, percepire, sviluppare la rete delle proprie facolt sensoriali,

senza porre una rigida frontiera tra l'aisthein stesso e il noein, cio lo svolgere di
attivit intellettive, dal momento che e perfettamente ragionevole pensare che
l'uomo si possa "comportare" anche ragionando e risolvendo problemi intellettuali.
Quello di comportamento, secondo Barilli, un concetto tipicamente relazionale,
che non ammette che si ragioni in termini di sostanze separate nel senso di una
sostanza "uomo" separata da quella del mondo e delle cose ma anzi, esiste una
commistione inestricabile, un sistema unico di uomo mondo, o uomo natura,
uomo ambiente. La performance diventa;
la riscoperta delle potenze e della facolt del corpo proprio: mani,
piedi, mimica elementare, deambulazione rudimentale [...] non senza
anche qui un noetico, giacche questi stessi gesti elementari vogliono
essere anche la riscoperta di alfabeti primordiali, di riti apotropaici,
iniziatici; oppure [.] di fatti di moda e di costume assai sfioriti, e
quindi possibili di ironizzazione. (R. Barilli, Il Comportamento, cit., p.
5.)
La performance una manifestazione che pu essere replicata ma ogni volta si
presenta diversa a seconda dello spazio in cui si svolge, dell'artista e soprattutto
del pubblico.

Illustrazione 1: Yoko Ono, Cut piece, 1965

Nel 1964, al Yamaichi Concert Hall di Kyoto, Yoko Ono esegui la performance Cut
piece: mettendo l'accento sulla posizione passiva nella societ in cui il patriarcato
ha per secoli costretto le donne, Ono sedeva sul palcoscenico invitando il pubblico
a salire per tagliarle i vestiti. A mano a mano che i vestiti cadevano per terra,
l'artista si copriva il seno con le braccia. Decostruendo il legame soggetto/oggetto,
apparentemente neutro, che si instaura tra il pubblico e l'opera d'arte, Ono present
una situazione in cui lo spettatore veniva reso complice dell'atto aggressivo di
spogliare un corpo che non opponeva resistenza e che, in quanto corpo femminile,
assumeva connotati di genere ancora pi marcati. Evidenziando il modo in cui
pubblico e il soggetto si trasformano reciprocamente in oggetti, questa performance
dimostrava che, anche se si osserva un oggetto in maniera distaccata, esso
potrebbe comunque venire penetrato e distrutto. Ono a proposito di Cut piece

disse:
La gente continuava a tagliare le parti di me che non le piacevano.
Alla fine di me non era rimasta che la pietra, ma non erano ancora
soddisfatti e volevano sapere come ci si sente nella pietra. (T. Warr,
The artists body)