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Universit degli Studi di Napoli Federico II

FACOLT DI SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI

Corso di Laurea in Fisica


Anno Accademico 2010/2011

Tesi di Laurea Triennale

Studio del decadimento


+0

Relatore:
Chiar.mo Prof.
Marco Napolitano
Dott.ssa
Camilla Di Donato

Candidato:
Roberta Caruso

Matricola:
N85000049

Introduzione
Il presente lavoro di tesi ha per argomento lo studio del decadimento
+ 0 . Lo studio stato eettuato usando un campione di dati acquisito
dalla collaborazione KLOE nel 2004 al collisore e+ e DANE, ottimizzato

per operare all'energia del centro di massa s = 1020M eV , corrispondente


al picco della risonanza del mesone vettoriale .
Il rivelatore KLOE , originariamente progettato per misure legate alla
violazione di CP nei decadimenti dei mesoni K, stato utilizzato anche per
eettuare misure di estremo interesse per la spettroscopia adronica.
A DANE il mesone prodotto secondo il processo radiativo
(BR( ) = 1.309 0.024%) [1]. Nel biennio 2004-2006 KLOE ha
raccolto una luminosit integrata di 2f b1 , che corrispondono a 6 109
mesoni , ovvero 8 107 mesoni .
Il decadimento del mesone pseudoscalare , singoletto di isospin (I=0), in
tre pioni, che sono in uno stato di tripletto (I=1) avviene attraverso il meccanismo di rottura dell'isospin; questo implica che l'ampiezza di transizione
M+ 0 risulti inversamente proporzionale al rapporto tra le masse dei
quark (ms m)/(m

= (mu + md )/2. Lo studio del procesd mu ) con m


so + 0 permette quindi, in linea di principio, di determinare il
rapporto tra le masse dei quark.
In questa attivit di tesi si implementata una procedura di t per
determinare i parametri dello sviluppo in serie dell'ampiezza di transizione
M+ 0 usando il metodo del Dalitz plot. Tale metodo sfrutta il fatto
che nel sistema di riferimento del centro di massa la dinamica di un decadimento in tre corpi descritta in termini di due variabili indipendenti; per
cui gli eventi di decadimento possono essere rappresentati in un diagramma
bidimensionale in cui la densit dei punti proporzionale al modulo quadro
dell'ampiezza di transizione del decadimento e al volume di spazio delle fasi
accessibile.
Nel primo capitolo di questo lavoro di tesi descritto il quadro teorico
del modello a quark per i mesoni leggeri.
Nel secondo capitolo si descritto in maniera sintetica l'esperimento
KLOE e il collisore DANE, il metodo del Dalitz plot applicato al processo + 0 e i risultati dello studio.
3

4
La procedura di t stata testata su un campione MonteCarlo di 878948
eventi generati per validare la bont del procedimento; stata quindi applicata alla simulazione dell'esperimento (ottenuta utilizzando il tool del CERN
GEANT3) e inne ai dati sperimentali.

Capitolo 1

I mesoni pseudoscalari nel


modello a quark. Il mesone .
1.1

SU(3)

Le osservazioni sperimentali sugli adroni hanno condotto alla conclusione che


le interazioni forti conservano, almeno approssimativamente, lo spin isotopico. La conservazione dello spin isotopico pu essere formalizzata in modo
matematico come una simmetria rispetto al gruppo di trasformazioni SU (2).
Introducendo questo nuovo numero quantico, gli adroni possono essere raggruppati in multipletti di isospin di spin-parit assegnata.
All'inizio degli anni '60, esaminando in modo approfondito lo spettro dei
mesoni e dei barioni allora noti, furono individuati multipletti di spin-parit
assegnata pi estesi dei multipletti di isospin. Ci sugger la presenza di una
simmetria pi vasta di SU (2), tuttavia, date le dierenze delle masse dei vari
stati di un multipletto, risultava evidente che questa simmetria non poteva
essere esatta, ma soltanto approssimata.
Il gruppo di simmetria unitaria immediatamente superiore a SU (2)
SU (3), ed quello che si utilizza per giusticare la presenza dei multipletti
adronici. Il procedimento di sviluppo di SU (3) analogo a quello utilizzato
per SU (2), con la dierenza che al doppietto fondamentale si sostituisce il
tripletto fondamentale, la cui funzione d'onda si indica con:

= 2
3
I generatori del gruppo sono gli operatori Fi che operano sugli stati di SU (3)
le trasformazioni innitesime
e le trasformazioni nite

= (1 + i F)

(1.1)

= eiF

(1.2)

6CAPITOLO 1.

MESONI PSEUDOSCALARI NEL MODELLO A QUARK

e soddisfano l'algebra

(1.3)

[Fi ; Fj ] = ifijk Fk

dove le fijk sono le costanti di struttura di SU (3). Tali costanti di struttura si


calcolano a partire dai commutatori delle otto matrici di Gell-Mann 1 . . . 8 ,
che altro non sono che una generalizzazione a SU (3) delle matrici di Pauli.
Le matrici di Gell-Mann costituiscono la rappresentazione fondamentale dei
generatori di SU (3).
In SU (3) gli stati di un multipletto vengono etichettati con i due numeri
quantici I3 e Y , autovalori rispettivamente dell'isospin e dell'ipercarica1 . Le
matrici I3 e Y fanno parte dei generatori di SU (3).
Come si gi detto, nella rappresentazione fondamentale, indicata con
3, gli stati sono membri di un tripletto; i tre stati del tripletto sono descritti
dai vettori

1
0
0

0 , 1 , 0
0
0
1
che sono autovettori simultanei di I3 e Y di autovalori
) (

) (

1 1
2
1 1
,
, ,
, 0,
2 3
2 3
3
come si vede considerando che

(I3 , Y ) =

1
2

I3 = 0 12
0 0

1
0

3
0 eY = 0
0
0

1
0
3
0 23

Studiando le propriet dei graci delle rappresentazioni irriducibili, si


vede che per un particolare peso (I3 , Y ) ci pu essere una degenerazione di
stati; necessario quindi un ulteriore numero quantico per distinguere tra
loro questi stati. Il numero quantico che cerco dev'essere autovalore di un
operatore che commuti sia con I3 che con Y ; la degenerazione dovuta alla
sovrapposizione di diversi stati con stesso peso ma diverso valore dell'isospin,
quindi un primo candidato l'insieme degli autovalori dell'operatore

I2 =

i=1

1
= Ii Ii = {I+ ; I } + I32
2

che risulta eettivamente essere una scelta valida, in quanto commuta con
I3 e Y .
Applicando la coniugazione di carica, si ottiene il tripletto fondamentale
coniugato di SU (3), indicato con
3. Combinando opportunamente 3 e 3 si
ottengono tutti i possibili multipletti adronici.
1

La simmetria

B+S

SU (3)

di sapore che si sta trattando riferita agli adroni leggeri.

con B = numero barionico e S = carica di stranezza.

Y =

1.2.

IL MODELLO A QUARK STATICO DEGLI ADRONI LEGGERI

1.2

Il modello a quark statico degli adroni leggeri

I tre stati del tripletto sono identicati con tre particelle fondamentali, dette
quark, che insieme alle loro antiparticelle sono i costituenti fondamentali degli
adroni.
Il carattere distintivo che d il nome a ciascun quark il sapore : su (up), gi
(down), strano (strange). Nella tabella 1.1 sono riportate le caratteristiche
delle particelle e delle loro antiparticelle.
Sapore
u
d
s
u


d
s

Spin
1/2
1/2
1/2
1/2
1/2
1/2

Q (e)
2/3
-1/3
-1/3
-2/3
1/3
1/3

I
1/2
1/2
0
1/2
1/2
0

I3
1/2
-1/2
0
-1/2
1/2
0

B
1/3
1/3
1/3
-1/3
-1/3
-1/3

S
0
0
-1
0
0
1

Y
1/3
1/3
-2/3
-1/3
-1/3
2/3

Tabella 1.1: Numeri quantici dei quark


Prima di procedere ulteriormente bene osservare esplicitamente che
i tre quark riportati nella tabella 1.1 non esauriscono l'insieme dei quark
considerati dall'attuale Modello Standard delle interazioni fondamentali. Il
Modello Standard prevede, infatti, l'esistenza di sei quark di sapore diverso,
dei quali u,d e s sono semplicemente i pi leggeri. Gli altri tre - c, b, t furono introdotti successivamente per rendere conto di taluni aspetti della
fenomenologia delle particelle e dell'esistenza di nuovi stati adronici, di massa
maggiore di quelli noti negli anni '60, che furono scoperti a partire dal 1974.
Tuttavia la simmetria SU (3) di sapore, basata appunto sui soli tre quark
u, d, s rappresenta ancora oggi un'approssimazione utile per la trattazione
di fenomeni che coinvolgono gli adroni pi leggeri.
1.2.1

Barioni

Nel modello a quark, i barioni risultano essere stati a tre quark (qqq). Il
numero barionico sar dato dalla somma dei numeri barionici dei tre quark,
mentre tutti gli altri numeri quantici (isospin, stranezza, . . . ) si ottengono
con una scelta non ambigua dei sapori. Gli antibarioni si ottengono dai
barioni cambiando segno a tutti i numeri quantici di ciascun quark.
In questo modo, le possibili combinazioni di quark sono 33 = 27, ovvero
gli stati di SU (3) che si ottengono da 333 corrispondono a un decupletto,
due ottetti e un singoletto; per determinare la natura nale dei multipletti
bisogna tener conto sia della simmetria di sapore SU (3) sia della simmetria
di spin SU (2). Gli stati completamente simmetrici rispetto a questa com-

8CAPITOLO 1.

MESONI PSEUDOSCALARI NEL MODELLO A QUARK

binazione si raggruppano soltanto in due multipletti: un decupletto e un


ottetto.

Decupletto barionico
Il decupletto dei barioni di massa pi bassa ha spin-parit J P =
barioni che formano questo decupletto sono riportati in gura (1.1)

3+
2 .

Figura 1.1: Decupletto barionico


Gli stati del decupletto sono completamente simmetrici rispetto allo scambio di sapore.

Ottetto barionico
Gli stati dell'ottetto barionico sono stati di spin-parit J P =
1.2 sono riportati i barioni di questo multipletto.

Figura 1.2: Ottetto barionico

1+
2

In gura

1.3.

IL NONETTO DEI MESONI PSEUDOSCALARI

1.2.2

Mesoni

Nel modello a quark, i mesoni sono costituiti da coppie quark-antiquark del


tipo q q . Tenendo conto dei tre sapori u, s, d, le possibili combinazioni sono
. Tali stati si raggruppano in un
32 = 9, corrispondenti agli stati di 3 3
ottetto e un singoletto, che costituiscono il cosiddetto nonetto mesonico.
1.3

Il nonetto dei mesoni pseudoscalari

Figura 1.3: Nonetto dei mesoni pseudoscalari


Il nonetto dei mesoni pseudoscalari raggruppa i mesoni di massa pi
bassa aventi spin-parit J P = 0 . Come si vede dalla gura (1.3), gli stati
con Q = 0 2 e S = 0 sono ben tre, questo perch le combinazioni che danno
luogo a questi numeri quantici sono u
u, dd, s
s.
Uno dei tre stati il singoletto unitario (indicato con {1|0, 0}, ed una
sovrapposizione simmetrica delle tre combinazioni:

1
u + dd + s
s)
{1|0, 0} = (u
3
Gli altri due stati sono stati dell'ottetto; uno lo stato con I3 = 0 di un
tripletto di isospin, mentre l'altro un singoletto di isospin. Le rispettive
funzioni d'onda sono
1

{8|1, 0} = (u
u dd)
2

1
{8|0, 0} = (u
u + dd 2s
s)
6
che sono ortogonali tra loro e rispetto a quella del singoletto.
2

La carica Q legata all'isospin dalla relazione

Q = I3 +

Y
2

10CAPITOLO 1.

MESONI PSEUDOSCALARI NEL MODELLO A QUARK

Formula delle masse e mixing


La simmetria di sapore SU (3) descrive bene lo spettro di barioni e mesoni
leggeri, ciononostante non pu essere una simmetria esatta, come si vede
dalla dierenza tra le masse degli stati del multipletto riportate nella tabella
1.2. [1]
Mesone
K0
K+

+
K
0
K

Massa (M eV /c2 )
497, 614 0, 024
493, 677 0, 016
139, 57018 0, 00035
547, 853 0, 024
134, 9766 0, 0006
957, 78 0, 06
139, 57018 0, 00035
493, 677 0, 016
497, 614 0, 024

Tabella 1.2: Masse del nonetto dei mesoni pseudoscalari


Le suddette dierenze di massa si possono spiegare assumendo che l'hamiltoniano di interazione forte sia composto da due parti, una per cui SU (3)
vale esattamente (hamiltoniano molto forte) e una a cui sono dovute le violazioni di SU (3) (hamiltoniano meno forte). Sviluppando questa ipotesi,
stata ottenuta la formula delle masse di Gell-Mann e Okubo
[

M = M0 + M1 Y + M2

Y2
I(I + 1)
4

(1.4)

dove M0 , M1 ed M2 sono tre costanti.


Questa formula vericata per i barioni entro l'1%, mentre non altrettanto ben vericata per i mesoni.
La formula da applicare a questi ultimi

1
3
M 21 = M12 + M82
2
4
4

(1.5)

dove gli indici 12 e 1 si riferiscono allo spin isotopico e M8 la massa del


singoletto di isospin dell'ottetto mesonico. Una formula di questo tipo tiene
conto del fatto che l'equazione d'onda che descivere il comportamento dei
bosoni l'equazione di Klein-Gordon, che quadratica nelle masse.
In realt, poich lo stato con I = 0 dell'ottetto ha gli stessi numeri
quantici dello stato di singoletto, in presenza di una rottura di simmetria si
ha un mescolamento (mixing ) dei due stati. Per questo motivo, quando si
parla dei mesoni pseudoscalari ci si riferisce a un nonetto piuttosto che alla
somma di un ottetto e un singoletto.

1.4.

DECADIMENTI DEL MESONE

11

Nel caso dei mesoni pseudoscalari, gli stati sicamente osservati sono
ed , che in termini degli stati di singoletto 1 ed 8 si scrivono

= 1 cos + 8 sin
= 1 sin + 8 cos
ovvero

=R

1
8

con R =

cos sin
sin cos

(1.6)

il parametro di mixing, proposto da Sakurai nel 1962. L'utilizzo di questo


tipo di parametrizzazione rende pi semplice preservare la normalizzazione
degli stati.
Rispetto alla base degli stati sici ed la matrice delle masse
diagonale
]
][
[
] [
M2
0

H
=

0
M2
mentre non lo rispetto alla base degli stati 1 ed 8
[

1
8

2
2
M11
M18
2
2
M18
M88

][

1
8

Poich gli stati si trasformano secondo la (1.6), la matrice di massa si trasformer come
[
]
[
]
2
2
M2
0
M
M
11
18
= R
R
2
2
M18
M88
0
M2
Si ricava che

2 M2
M88

tan = 2
2
M M88
2

(1.7)

2 utilizzando la formula
Note le masse dei mesoni K e , si pu calcolare M88
delle masse (1.5); sostituendo in (1.7) si trova che 11 .
Poich l'angolo di mixing piuttosto piccolo, gli autostati della massa coincidono praticamente con gli stati di singoletto e di ottetto:

8
1.4

Decadimenti del mesone

Il mesone fu osservato per la prima volta nel 1961 da Pevsner e Bloch.


Non sono mai stati osservati stati con carica diversa da zero, dunque il suo
isospin zero.
La sua massa pari a m = 547.853 0.024M eV , mentre la sua larghezza
= 1, 30 0.07M eV [1].

12CAPITOLO 1.

MESONI PSEUDOSCALARI NEL MODELLO A QUARK

Due decadimenti tipici del mesone sono il decadimento in tre pioni e il


decadimento in due fotoni. I rapporti di decadimento sono [1]

( + 0 )/tot = (22, 73 0, 28)%


( 2)/tot = (39, 31 0, 20)%
Il decadimento in due fotoni un decadimento elettromagnetico, e permette
di aermare che la coniugazione di carica dell' C = 1. Poich nello stato
iniziale I = 0, la G-parit G=C=1. Nel decadimento in tre pioni, lo stato
nale ha G = 1, quindi I = 1; poich questo decadimento ha una larghezza
confrontabile con quello in 2 si pensato a lungo che fosse anch'esso elettromagnetico. Recentemente per si visto che i contributi elettromagnetici
al decadimento + 0 sono fortemente sopressi a favore dei contributi dovuti all'interazione forte [2] e che la vita media piuttosto lunga dell'
da imputarsi al fatto che il decadimento in pioni avviene senza che sia
conservato l'isospin.
In questo lavoro di tesi mi sono occupata in dettaglio del decadimento
+0

Capitolo 2

Studio del decadimento


+ 0 con i dati raccolti
dall'esperimento KLOE
2.1

L'acceleratore DA

NE

DANE un acceleratore di particelle che si trova ai Laboratori Nazionali


di Frascati, in cui avviene la collisione di fasci e+ e simmetrici. La simmetria dei fasci implica che la loro energia sia interamente disponibile per la
creazione di particelle, perch in tal caso il sistema di riferimento del centro
di massa (SCM) e quello del laboratorio (LAB) coincidono1 e quindi parte
dell'energia non dev'essere spesa per far muovere il centro di massa nel sistema del laboratorio. L'energia a cui opera 1020M eV , corrispondente al
picco della risonanza del mesone 2 .
DANE costituito dai due anelli del collisore, un acceleratore lineare
(LINAC) e un anello intermedio di accumulazione.
Gli elettroni, accelerati dal LINAC, sono iniettati nell'anello intermedio e
successivamente nell'anello di collisione. La produzione del fascio di positroni nasce anche essa da elettroni nel LINAC che incidono su un bersaglio
di tungsteno producendo fotoni per bremsstrahlung i quali successivamente
generano coppie e+ e . I positroni, accelerati dal LINAC, vengono iniettati
nell'anello di accumulazione.
Una volta raggiunta l'intensit desiderata i pacchetti e+ e vengono iniettati
nei due anelli del collisore principale.
1

NE

In realt a DA

i due fasci, pur avendo la stessa energia, si incrociano formando

un piccolo angolo di 25 mrad

Il mesone prodotto praticamente da fermo, avendo un momento


p
= (12, 6M eV, 0, 0). Ad ogni modo, il boost appena descritto viene
nelle simulazioni.

13

nel LAB pari a


sempre inserito

14

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

Figura 2.1: Schema della -factory DANE

+0

2.2.

15

L'ESPERIMENTO KLOE

Luminosit intrinseca La luminosit un parametro fondamentale di

ogni collisore. E' denita come il rate di interazioni per sezione d'urto
unitaria ed data da
L = nL0
dove n il numero di pacchetti per ciascun fascio e L0 la luminosit intrinseca, ovvero la luminosit che si avrebbe se il fascio fosse composto da
un solo pacchetto. La luminosit intrinseca a sua volta denita come

L0 = f

Ne+ Ne
4x y

(2.1)

dove f la frequenza di rivoluzione di una particella nell'acceleratore, Ne+ e


Ne sono il numero di particelle per ogni pacchetto e x e y sono le sezioni
trasversali del fascio.
A DANE, per massimizzare la luminosit, oltre ad agire sui parametri che
compaiono nella 2.1 si scelto di far circolare i fasci di elettroni e positroni in due distinte camere a vuoto - e, quindi, con due distinti sistemi di
ottica magnetica - portandoli ad incrociarsi, con un angolo compreso tra i
20 e i 30 mrad, soltanto in due zone di intersezione. Questa soluzione, pur
risultando pi costosa di quella con una sola camera a vuoto, permette di
ridurre notevolmente le interazioni fascio-fascio che incidono negativamente
sulla luminosit della macchina e sul suo tasso di degradazione temporale.
2.2

L'esperimento KLOE

L'esperimento KLOE posizionato su uno dei punti in cui si incrociano i


fasci di DANE; stato progettato per la misura della violazione di CP nei
decadimenti dei kaoni neutri provenienti dal decadimento della . I principali
decadimenti del mesone sono riportati in tabella 2.1. [1]

K+ K
KL0 KS0
+ + 0

(48.9 0.5)%
(34.2 0.4)%
(15.32 0.32)%
(1.309 0.024)%

Tabella 2.1: Principali decadimenti del mesone


Il rivelatore costituito da:

Beam pipe intorno al punto di interazione, una sfera in lega Al-Be di raggio

r 10cm e spessore s 0.5mm per minimizzare la diusione multipla,


la perdita di energia e gli eetti indesiderati dovuti alla rigenerazione.

Drift chamber progettata per massimizzare l'accettanza per i decadimenti dei KL0 . E' una camera cilindrica lunga 3.3m con raggio di 2m; le

16

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

Figura 2.2: Schema dell'esperimento KLOE

+0

2.2.

L'ESPERIMENTO KLOE

17

due estremit sono due calotte sferiche che sostengono la tensione dei
li. Le celle elementari sono pressoch quadrate, con 3 li di campo
di alluminio, del diamentro di 80m e un lo di sense di tungsteno del
diametro di 25m; sono pi piccole (2 2cm2 ) negli strati pi interni
e pi grandi (3 3cm2 ) in quelli pi esterni, visto che la densit delle
tracce pi alta nelle zone pi interne. Le celle sono disposte in 58
strati coassiali.
La risoluzione spaziale in tre dimensioni ottenuta attraverso una

Figura 2.3: Celle elementari della camera a drift


diversa inclinazione dei li rispetto all'asse della camera (asse z). L'inclinazione varia da 50mrad per lo strato pi interno a 200mrad per
quello pi esterno; il verso dell'inclinazione si alterna da uno strato al
successivo, ottenendo due viste stereo. Grazie a questa geometria, la risoluzione z 2mm per la coordinata longitudinale e x,y 150m
per il piano trasverso.
La camera riempita da una miscela gassosa composta da He per il
90% e da C4 H10 per il restante 10%.

Calorimetro elettromagnetico per la rivelazione dei fotoni. Si tratta di

un calorimetro a campionamento realizzato alternando strati di bre


scintillanti di 1 mm a piani di piombo sagomati dello spessore di 0.5
mm. Il piccolo spessore degli strati di piombo fa s che la stuttura sia
quasi omogenea, e che l'ecienza nella rilevazione di fotoni di bassa
energia (E < 20M eV ) sia di circa il 99%.

Il calorimetro elettromagnetico di KLOE progettato e ottimizzato per identicare e ricostruire i vertici di decadimento degli eventi
0
0 0 con elevata precisione ( 1cm) e rigettare il fondo dovuKL,S
to a KL0 0 0 0 . La precisione richiesta ottenuta con un'elevata

18

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Figura 2.4: Camera a drift di KLOE

risoluzione nella posizione del punto di conversione dei fotoni sul calorimetro (x,y,z 1cm), una altrettanto buona risoluzione temporale
(t 50ps ) e una buona ermeticit.
E(GeV )

Il calorimetro costituito da una struttura centrale (barrel ) e da due


strutture laterali (endcaps ) dalla caratteristica forma a C. Il barrel
composto da 24 moduli trapezoidali suddivisi ciascuno in 5 piani e 12
colonne, lunghi 5.1 m (di 4.3 m di materiale sensibile), larghi 60 cm e
spessi 23 cm. Il raggio interno del barrel circa 4 m. Gli endcaps sono
composti ciascuno da 32 moduli di lunghezze dierenti posti verticalmente lungo le corde del cerchio inscritto nel barrel.
La geometria appena descritta assicura la copertura ermetica della
regione tra i 9 e i 171 .
Il punto d'impatto e il tempo di volo della particella sono determinati
in maniera indipendente a partire dai dati ricavati dalla lettura delle
due estremit di ciascuna cella; le celle vengono poi raggruppate secondo un algoritmo detto di clustering.
La risoluzione nella posizione del punto di conversione del fotone nel
piano
trasversale ottenuta dividendo la granularit di lettura3 per

12, ottenendo 1cm. Tale granularit consente inoltre di distinguere


tra e . La risoluzione lungo la direzione delle bre, dell'ordine del
3

vale

4.4 4.4cm2

per i primi quattro piani di lettura e

esterno, per un totale di 4880 canali di elettronica

5.2 5.2cm2

per quello pi

2.3.

LA SELEZIONE DEGLI EVENTI

+0

19

Figura 2.5: Calorimetro di KLOE

cm, invece determinata dall'accuratezza della misura della dierenza


di tempo di arrivo del segnale ai due estremi del modulo calorimetrico.
Durante la fase di clustering pu avvenire che un unico cluster venga
erroneamente separato in due (cluster splitting ), tale eventualit viene corretta chiedendo che vengano associate tutte le coppie di cluster
aventi dierenza temporale t 3.5ns e distanza d Emin6(GeV ) cm,
dove Emin la minima energia tra i due cluster.

Solenoide superconduttore per creare un campo elettromagnetico uniforme di 0.6T .

2.3

La selezione degli eventi

+0

Il processo in esame il seguente: + 0 ; esso prodotto nel decadimento del mesone generato alla factory DANE. Le caratteristiche
del rivelatore KLOE permettono di realizzare la chiusura dell'evento, il che
signica che tutte le particelle presenti nello stato nale sono rivelate nell'apparato. Il processo in esame, con + 0 e 0 , produce

20

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

nel rivelatore due tracce cariche associate ai pioni e tre cluster calorimetrici
dovuti ai tre fotoni. Il cluster calorimetrico pi energetico prodotto nel
processo a due corpi ed ha una energia di circa 363 MeV. Il fondo sico per tale analisi dovuto al processo + 0 , quando, oltre
ai cluster relativi ai due fotoni prodotti dal decadimento del 0 , si produce
accidentalemente un terzo cluster calorimetrico. Sebbene ci avvenga con
probabilit estremamente basse, l'alto rapporto di decadimento del processo, 15%, rende necessario uno studio di tale fondo, rispetto al segnale, che
legato al rapporto di decadimento del 1,3% di .
In questo lavoro di tesi ho eettuato l'analisi su un campione MonteCarlo,
generato secondo la simulazione uciale dell'Esperimento KLOE basata sul
tool GEANT3 sviluppato al CERN [5, 6].
Il primo step una preselezione sulle particelle cariche e neutre presenti
nello stato nale, richiedendo:

tre cluster nel calorimetro, non associati a tracce nel rivelatore e compatibili con l'ipotesi di essere stati generati da fotoni prodotti nel punto
di interazione dei fasci: |Rcl /c Tcl | = 0, dove Rcl la distanza del
cluster nel calorimetro dal punto di interazione, Tcl il tempo di arrivo della particella nel calorimetro e c la velocit della luce; inoltre il
singolo cluster calorimetrico deve superare una soglia in energia di 10
MeV
che ciascun cluster sia associabile ad un fotone prodotto al di sopra
di 23 e al di sotto di 157 , cos da escludere la zona circostante i
quadrupoli focheggianti, che circondano il tubo dove corre il fascio
due tracce nella camera a deriva aventi curvatura opposta, e che puntino entrambe al vertice di interazione.
A questo punto si richiede che il cluster pi energetico, corrispondente al
fotone di decadimento del mesone (E 363 MeV), abbia un'energia E >
250 MeV.
Per vericare che le particelle cariche associate alle tracce nella camera
siano pioni, si ricorsi alla tecnica della misura del tempo di volo. Nella quasi
totalit dei casi le tracce dei pioni raggiungono il calorimetro, rilasciando
un segnale anche l e consentendo quindi di misurare il tempo di volo. Tale
tempo viene confrontato con quello ottenuto a partire dal momento misurato
nelle diverse ipotesi di massa (elettrone, muone, pione), vericando quale sia
la pi appropriata.
Lo step successivo serve per selezionare il decadimento del mesone cui
siamo interessati: avendo identicato i pioni carichi, misurando il tempo di
volo, ed avendo identicato il fotone di rinculo del decadimento del mesone ,
per poter chiudere la cinemantica dell'evento dobbiamo identicare il pione

2.3.

LA SELEZIONE DEGLI EVENTI

+0

21

neutro. La conservazione dell'energia e del momento ci dice che:

Pmiss
= P P+ P P

(2.2)

le variabili nella formula reppresentano il quadri-momento del mesone e i


prodotti del suo decadimento. Nel nostro caso il quadrimomento mancante

quello del pione neutro e quindi identichiamo il 0 richiedendo che


Pmiss
|Mmiss m0 | < 15 MeV.
Un'ulteriore selezione eettuata per eliminare i fondi residui, richiedendo che l'angolo tra i due fotoni provenienti dal decadimento del 0 , calcolato
nel sistema di riferimento del 0 , sia > 165 .
Nelle gure 2.6(a) e 2.6(b) si possono distinguere i contributi dell segnale
+ 0 e dei fondi. Notiamo che nel background sono presenti i decadimenti della in K + K e KS KL . La frazione di questi decadimenti
(48.9 0.5)% per K + K e (34.2 0.4)% per KS KL , come si vede
dalla tabella 2.1. Quando quest'ultimo decadimento avviene con un vertice
carico dove almeno un fotone perso e il KL decade (prevalentemente in pioni) vicino al punto di interazione, esso pu essere identicato erroneamente
come un decadimento + 0 .
La procedura di selezione descritta, insieme con le richieste costruite ad
hoc per il segnale, fa s che il campione nale sia contaminato dal fondo al
livello dello 0.6%. Il campione selezionato, quindi, presenta una contaminazione da fondo sico decisamente bassa, che verr trascurata nello studio del
Dalitz plot.

106
Experimental data
+-0 (signal)
,K KL, K+K

105

decays background

104

Entries/2 degree

Entries/2 MeV

L'ecienza di selezione media sul segnale = 0.2276 0.0002. Nel


seguito mostreremo l'eetto che la selezione produce sulle variabili siche.

Experimental data
+-0 (signal)
,K KL, K+K

105

decays background

104

103
103
102
102
0

(a)

50

Spettro

100

della

150

200

massa

intorno alla massa del

250
Mmiss [MeV]

20

40

60

80

100

120

140 160 180


3 [degrees]

mancante (b) Angolo tra i due fotoni e tre pioni


del decadimento, calcolato nel sistema
di riferimento del

Figura 2.6:

22

CAPITOLO 2.

2.4

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Rappresentazione mediante Dalitz plot degli eventi

+0

Il decadimento + 0 un decadimento in tre corpi, e come tale


richiede l'utilizzo di tecniche di analisi dedicate per poter studiare il processo.
Infatti, applicando la conservazione dell'energia e dell'impulso le grandezze
siche che deniscono lo stato dei prodotti nali non sono univocamente
denite perch il numero delle incognite maggiore del numero di equazioni
che si possono costruire. In questi casi particolarmente utile la tecnica del
Dalitz plot con la quale gli eventi vengono rappresentati in un diagramma
bidimensionale in cui la densit dei punti proporzionale al modulo quadro
dell'ampiezza di transizione del decadimento e al volume di spazio delle fasi
accessibile. In questa sezione verranno analizzati nel dettaglio la costruzione
di un Dalitz plot prima in generale e poi nel caso particolare del decadimento
+0
2.4.1

Il Dalitz plot

Si consideri un generico decadimento in tre corpi nel sistema di riferimento


in cui la particella iniziale ferma. I parametri cinematici che descrivono il
processo sono 12: p1 , p2 , p3 ed E1 , E2 , E3 ovvero i momenti e le energie dei
prodotti del decadimento. Tenendo presente che

Le masse sono date, quindi le energie sono determinate dai momenti


I momenti devono soddisfare le tre relazioni scalari di conservazione
espresse dall'equazione vettoriale p1 + p2 + p3 = 0
Le energie devono soddisfare la condizione E1 + E2 + E3 = M
ottengo che i parametri indipendenti sono cinque.

La conservazione del momento mi assicura che i tre momenti siano


complanari, dunque due dei parametri mi forniranno l'orientazione del
versore normale al piano individuato dai tre vettori.
Il triangolo denito dai tre momenti pu ruotare nel piano, perci un
altro parametro ne individuer l'angolo di rotazione.
Gli ultimi due parametri deniscono forma e dimensione del triangolo.
Limitando la discussione al caso in cui non si sia interessati allo stato di
polarizzazione iniziale, il decadimento pu essere descritto utilizzando solo
gli ultimi due parametri. Le possibili scelte sono, per esempio, due delle tre
energie, due delle tre energie cinetiche, o le masse al quadrato di due coppie
(m212 e m213 ). La regione consentita dalla conservazione del momento e dell'energia delimitata da una linea chiusa; si pu dimostrare che gli elementi
di quest'area sono proporzionali al volume di spazio delle fasi accessibile.

2.4.

DALITZ PLOT DEGLI EVENTI

+0

23

Detto R3 l'elemento di spazio delle fasi, e trascurando termini costanti:

R3

d3 p1 d3 p2 d3 p3
(E1 + E2 + E3 M ) 3 (p1 + p2 + p3 )
E1 E2 E3

dove le assicurano la conservazione di energia e momento.


Dopo aver integrato su p3 , passiamo in coordinate polari e integriamo su
1 , 1 e 2 ssato l'angolo 12 tra p1 e p2 . Si ottiene

R3

1
p2 p2 dp1 dp2 d(cos 12 )(E1 + E2 + E3 M )
E1 E2 E3 1 2

poich p23 = (p1 + p2 )2

R3

p3 dp3 = p1 p2 d(cos 12 ):

p1 dp1 p2 dp2 p3 dp3


(E1 + E2 + E3 M )
E1 E2 E3

Dierenziando Ei2 = p2i + m2i si ottiene pi dpi = Ei dEi e sostituendo:

R3

dE1 dE2 dE3 (E1 + E2 + E3 M )

Inne, integrando su E3 si ottiene la seguente relazione, che lega l'elemento


di spazio delle fasi all'integrale delle energie cinetiche

R3

dE1 dE2

dm223 dm213

dT1 dT2

(2.3)

La larghezza del decadimento + 0 data dalla regola aurea di


Fermi, che in questo caso si pu scrivere:

1
=
64m 3

dE1 dE2 |M(E1 , E2 , E3 )|2

(2.4)

con M(E1 , E2 , E3 ) ampiezza di transizione. La dipendenza dell'ampiezza


di transizione dalla posizione di un punto sul diagramma data dal momento
angolare, dalla parit e dall'isospin del sistema. In generale, per i decadimenti dei mesoni in 3 si usa un Dalitz plot a tre assi, del tipo in gura 2.7.
Lo spin-parit dello stato nale ben denito, e le condizioni di simmetria
dell'elemento di matrice che lo determina sono legate a caratteristiche ben
riconoscibili nella distribuzione dei punti in un diagramma del tipo 2.7.
2.4.2

Il Dalitz plot XY

In questo lavoro di tesi, il Dalitz plot che si utilizzato non quello a tre
assi descritto nel paragrafo precedente, ma uno scatter plot bidimensionale
nelle variabili X e Y , denite a partire dalle energie cinetiche dei tre pioni:

T+ T
3
X =
=
(u t)
(2.5)
3
Q
2M Q
3T0
3
Y =
1=
[(m m0 )2 s] 1
(2.6)
Q
2M Q

24

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Figura 2.7: Dalitz plot per un decadimento in 3

con Q = m 2m+ m0 e T+ , T , T0 energie cinetiche dei tre pioni nel


sistema di riferimento dell' .
Le variabili s, t, u si chiamano variabili di Mandelstam. Esse sono invarianti
relativistici costruiti a partire dai quadrimpulsi delle particelle coinvolte in
un processo di scattering o di decadimento. In questo caso sono denite
come
s = (P+ + P )2 = (P P0 )2

t = (P + P0 )2 = (P P+ )2
u = (P0 + P+ )2 = (P P )2
(dove P il quadrivettore impulso) e sono tali che

s + t + u = m2 + 2m2+ + m20
L'elemento di matrice si pu sviluppare in serie di X e Y intorno al centro
del Dalitz plot X = Y = 0:

|M(X, Y )|2 1 + aY + bX + cY 2 + dX 2 + eXY + f Y 3


La regione di spazio delle fasi che risulta accessibile quella di gura 2.8
2.4.3

Costruzione delle variabili X e Y

Le variabili di Dalitz X e Y sono denite nel sistema di riferimento del centro


di massa del mesone . Per passare dal sistema di riferimento del laboratorio
a quello solidale con il mesone necessario fare una trasformazione di
con cui il centro di massa si
Lorentz, per cui occorre conoscere la velocit
muove rispetto al sistema del laboratorio.
Poich i fasci di DANE si incrociano con un angolo di 25 mrad, la
non prodotta a riposo, ma ha un momento non nullo, dato da:

P = (12.6M eV, 0, 0)

2.4.

DALITZ PLOT DEGLI EVENTI

+0

25

Figura 2.8: Spazio delle fasi accessibile per il decadimento + 0

Nel sistema del laboratorio scriviamo la conservazione del quadrimpulso


per il processo

P = P +P

P = P P

P = (E , P ) = (M E , P P )

dove P , P , P sono i quadrimpulsi dei mesoni , e del fotone


rispettivamente

della trasformazione dato da = P . Dai quadrimomenti dei +


Il
E
e si calcolano le loro energie cinetiche nel sistema del centro di massa.

T+CM
TCM

= ECM
+ M +

(2.7)

(2.8)

ECM

In questo lavoro di tesi, la variabile Y stata ricavata dall'energia cinetica


del 0 calcolata direttamente nel sistema del centro di massa dell' a partire
dalle energie cinetiche di + e utilizzando la relazione

T0 = M (E+ + E ) M0

(2.9)

anzich essere ricavata dai due fotoni di decadimento del 0 . Questa scelta
motivata dal fatto che in KLOE la risoluzione sulla ricostruzione di particelle
cariche molto migliore di quella sulla ricostruzione di particelle neutre.
Infatti, calcolando Y a partire dai due fotoni di decadimento del 0 si
ottiene che la risoluzione non soddisfacente, confrontata con quella ottenuta per la variabile Ych . Analizzando la regione corrispondente alle code
della distribuzione Yneu , che si estende anche nella regione in cui i valori non

26

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

hanno signicato sico (|Yneu | > 1), si vede che il picco della massa invariante dei due fotoni non corrisponde alla massa invariante del 0 , ci signica
che si stanno considerando come fotoni anche cluster calorimetrici che non
provengono dal decadimento del 0 (gure 2.10(b) e 2.10(c)). Per vericare
che non si trattasse di errori nell'identicazione delle particelle dovuti a cluster splitting, ho analizzato la distribuzione dell'angolo tra i due fotoni. Il
numero di coppie aventi distanza angolare < 0.3rad tale da escludere la
presenza signicativa di cluster splitting (gure 2.11(b) e 2.11(c)).
Nelle gure 2.9(a), 2.9(b), 2.9(c) 2.9(d) riportata la distribuzione delle
variabili X e Y ricostruite e generate.
Il Dalitz plot ottenuto dalle coppie (Xgen , Ygen ) e (Xrec , Yrec ) riportato
nelle gure 2.12(a) e 2.12(b).

2.5

Studio della risoluzione

Il binning che ho scelto per i plot conseguente allo studio delle risoluzioni
denite come

X = Xrec Xgen
Y

= Yrec Ygen

(2.10)
(2.11)

Il confronto tra le variabili generate e le stesse variabili ricostruite permette


di capire quanto bene l'esperimento riproduca le grandezze che si stanno
misurando, tenendo conto degli eetti sia dell'apparato di misura che del
programma di ricostruzione.
Le due distribuzioni sono state parametrizzate con una gaussiana che ne
descrive il picco. Lo studio delle distribuzioni ha mostrato che le risoluzioni
raggiunte nelle variabili di Dalitz sono (gure 2.13(a) e 2.13(b))

X = 0.023

(2.12)

(2.13)

= 0.033

Come ci si aspetta vista la procedura utilizzata per la costruzione delle variabili di Dalitz, il valore ottenuto per X migliore di quello ottenuto per
Y.
Poich la larghezza dei bin dev'essere almeno tre volte la risoluzione, ho
scelto di dividere il Dalitz plot in un numero di bin tale che

X = 0.125

(2.14)

(2.15)

= 0.125

2.5.

27

STUDIO DELLA RISOLUZIONE

dalitz plot X_true


dal_X_true_ppptrue
Entries
878948
Mean
-7.06e-05
0.451
RMS

80000
70000
60000
50000
40000
30000
20000
10000
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

(a) Variabile X generata

X rec
dalix_rec_sel34
Entries
224588
Mean -0.0004244
0.4515
RMS

20000
18000
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

(b) Variabile X ricostruita

dalitz plot Y_true


dal_Y_true_ppptrue
Entries
878948
Mean
-0.2175
0.4395
RMS

90000
80000
70000
60000
50000
40000
30000
20000
10000
0
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

(c) Variabile Y generata

Y rec
daliy_rec_sel34
Entries
224588
Mean
-0.2341
0.4341
RMS

24000
22000
20000
18000
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
0
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

(d) Variabile Y ricostruita

Figura 2.9: Variabili di Dalitz

28

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Minv |Y|<1
Minv_int_sel35
Entries
232444
Mean
136.8
19.96
RMS

22000
20000
18000
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
0

50

100

150

200

250

|Yneu | < 1

(a) Massa invariante dei due fotoni per

M_inv Y_neu>1
Minv_Y>1_sel34
Entries
14093
Mean
176.2
26.71
RMS

800
700
600
500
400
300
200
100
0

50

100

150

200

(b) Massa invariante dei due fotoni per

250

Yneu > 1

M_inv Y_neu<-1
Minv_Y<-1_sel34
Entries
40663
Mean
91.26
32.4
RMS

4000
3500
3000
2500
2000
1500
1000
500
0

50

100

150

(c) Massa invariante dei due fotoni per

200

250

Yneu < 1

Figura 2.10: Massa invariante dei due fotoni di decadimento del 0

2.5.

29

STUDIO DELLA RISOLUZIONE

angle |Y|<1
angle_int_sel35
Entries
232444
Mean
1.831
0.5256
RMS

30000

25000

20000

15000

10000

5000

0.5

1.5

2.5

3.5

|Yneu | < 1

(a) Angolo tra i due fotoni per

angle Y_neu>1
angle_Y>1_sel34
Entries
14093
Mean
1.795
0.5827
RMS

1600
1400
1200
1000
800
600
400
200
0

0.5

1.5

2.5

(b) Angolo tra i due fotoni per

3.5

4
(rad)

Yneu > 1

angle Y_gamma<-1
angle_Y<-1_sel34
Entries
40663
Mean
1.912
0.6011
RMS

6000

5000

4000

3000

2000

1000

0.5

1.5

2.5

(c) Angolo tra i due fotoni per

3.5

Yneu < 1

Figura 2.11: Angolo tra i due fotoni di decadimento del 0

30

CAPITOLO 2.

+0

STUDIO DEL DECADIMENTO

dalitz plot XY_true

dal_XY_true_ppptrue

Entries
878948
Mean x -7.543e-05
Mean y
-0.2175
0.451
RMS x
RMS y
0.4395

10000
8000
6000
4000
2000
0
10.8

0.6

0.4

0.2
0
X g -0.2-0.4
en
-0.6
-0.8

-1

0.8

0.6

-0.2

0.2

0.4

-0.6 -0.8

-0.4

-1

Y ge n

(a) Dalitz plot generato

Dalitz plot rec

dalixy_rec_sel34
Entries
224588
Mean x -0.0004437
Mean y
-0.2341
0.4523
RMS x
RMS y
0.4341

2500
2000
1500
1000
500
0
10.8

0.6

0.4

0.2
X re

0
-0.2
-0.4
-0.6
-0.8

-1

0.8

0.6

-0.2

0.2

0.4

-0.6 -0.8

-0.4

-1

Y rec

(b) Dalitz plot ricostruito

Figura 2.12: Dalitz plot

resX

resYch

70000
50000
60000
40000
50000
40000

30000

30000
20000
20000
10000
10000
0
-0.4

-0.3

-0.2

-0.1

0.1

0.2

0.3

0.4

(a) Risoluzione della variabile X

0
-0.4

-0.3

-0.2

-0.1

0.1

0.2

0.3

0.4

(b) Risoluzione della variabile Y

Figura 2.13: Risoluzioni

2.6.

31

MISURA DEI PARAMETRI DEL DALITZ PLOT

2.6

Misura dei parametri del Dalitz plot

Per la misura dei parametri ho sviluppato l'elemento di matrice |M(X, Y )|2


intorno al centro del Dalitz plot X = Y = 0 ottenendo l'espressione

|M(X, Y )|2 = N0 (1 + aY + bY 2 + cX + dX 2 + eXY + f Y 3 )

(2.16)

Utilizzato il pacchetto MINUIT, ho minimizza la funzione

2 =

N
biny
binx N

i=1

Nij

xmax
yjmax
i
xmin
i

yjmin

ij |M(X, Y )|2 dXdY


ij

j=1

(2.17)

dove

Nij il numero di eventi in ciascun bin;


ij l'ecienza di ricostruzione per ciascun bin, denita come
=

ij l'errore sul rapporto

Nrec
Ngen

Nij
calcolato come
ij
v
u

Nij u
t 1 +
ij =
ij Nij

()ij
ij

)2

con ()ij errore sull'ecienza, calcolato come

(1 )
Ngen

La procedura di minimizzazione ha come ne la misura dei parametri


a, b, c, d, e, f della funzione 2.16 scelta per parametrizzare |M(X, Y )|. Il valore di tali parametri ci d informazioni sull'interazione in gioco nel processo
sico. Ad esempio, ci aspettiamo che poich il decadimento + 0
C-invariante, i parametri c ed e siano consistenti con zero.
La scelta di minimizzare la funzione 2.17 con il metodo dei minimi quadrati consente di misurare i parametri a, b, c, d, e, f e di testare contemporaneamente la bont del t, visto che il valore 2min si comporta come una
variabile 2 con un numero di gradi di libert dato da
ef f
dof = Nbin
P
ef f
Nbin
il numero di bin eettivi, cio quelli realmente interessati dalla
procedura di t; mentre P il numero di parametri stimati.

32

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Il numero di bin eettivi non coincide con il numero di bin riempiti del
Dalitz plot, ma ottenuto da questo togliendo i bin attraversati dal bordo
del diagramma. Le conseguenti uttuazioni statistiche comportano problemi
per il calcolo dell' ecienza e quindi si scelto di eliminare tali bin. In questa
ef f
tesi, Nbin
= 144.
Su ciascun campione la procedura di t stata fatta variando il numero
di parametri ttati, ssando di volta in volta il valore di alcuni di essi. Nelle
tabelle seguenti, le caselle vuote indicano parametri ssati.

18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
1
0.8

0.6

0.4

0.2
Y

0
-0.2

-0.4

-0.6

-0.8

-1

-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

Figura 2.14:
Andamento dell'ecienza prima della procedura di
mascheramento dei bin.
Questa procedura di t stata testata su un campione MonteCarlo di
878948 eventi. I processi esaminati sono stati generati con un elemento di
matrice tale che

a = 1.04;

b = 0.14;

c = 0;

d = 0.06;

e=0

I risultati che ho ottenuto sono riportati in tabella 2.2.


I risultati del t riproducono abbastanza bene i parametri in ingresso, e le
variazioni dei parametri possono essere considerate indipendenti dal numero
di gradi di libert.
A questo punto ho eseguito la procedura di t su un campione MonteCarlo ricostruito, cio dopo che gli eventi generati sono stati sottoposti alla
procedura di selezione e ricostruzione. Cos facendo, ottengo una simulazione
dell'esperienza reale.
In questo caso, una parte del campione stata usata per calcolare l'efcienza e un'altra per il t vero e proprio. Il campione MonteCarlo su cui
ho eettuato il t contiene 598909 eventi generati, corrispondenti a 153078

2.6.

33

MISURA DEI PARAMETRI DEL DALITZ PLOT

0.3
0.25
0.2
0.15
0.1
0.05
0
1
0.8

0.6

0.4

0.2
Y

0
-0.2

-0.4

-0.6

-0.8

-1

-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

Figura 2.15: Andamento dell'ecienza dopo la procedura di mascheramento


dei bin.

1
0.8
0.22395 0.1872940.228374 0.225861 0.217316 0.234622 0.23479 0.200961

0.6

0.258653 0.254513 0.216809 0.2036290.215924 0.216087 0.209302 0.228931 0.2127250.225806 0.237023 0.227864
0.213737 0.247312 0.232152 0.2507760.223671 0.257143 0.244115 0.236466 0.22149 0.224362 0.219872 0.246063

0.4

0.259588 0.253713 0.250716 0.246809 0.2270220.219219 0.230306 0.233193 0.227586 0.2282660.237522 0.25182 0.256598 0.262003

0.2

0.244031 0.240368 0.236975 0.239803 0.2376780.244023 0.232634 0.250095 0.238319 0.2468560.241794 0.240488 0.233345 0.261888
0.262709 0.23911 0.238498 0.25561 0.2468180.250699 0.260621 0.238464 0.251534 0.2435140.257689 0.236967 0.257126 0.263289

0.247071 0.264418 0.261458

-0.2

0.25

0.2418160.247957 0.238002 0.245183 0.246509 0.24787 0.248291 0.242708 0.25454 0.26445

0.252446 0.248215 0.255545 0.2532970.237169 0.263038 0.256917 0.252698 0.2617330.251178 0.26606 0.251827
0.264147 0.265764 0.264981 0.2645730.252804 0.254784 0.263327 0.252655 0.2654670.264725 0.259017 0.25894

-0.4

0.271627 0.273092 0.2595530.261885 0.2626 0.268268 0.248986 0.2637920.274899 0.261886


0.239449 0.26451 0.2650180.283728 0.270446 0.260108 0.264096 0.2706510.265162 0.246746

-0.6

0.254229 0.26847 0.272578 0.285082 0.259964 0.269807 0.275874 0.26203

-0.8

0.262491 0.256767 0.270461 0.268326

-1
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

Figura 2.16: Valori numerici dell'ecienza per ciascun bin.

34

CAPITOLO 2.

dof

137

Prob

146.20 27%

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

1.034 0.147
0.008
0.007

(0.0003 0.061
0.01)
0.006

(0.007 0.017
0.02)
0.019

1.035 0.147
0.006
0.007

(0.001 0.061
0.002)
0.006

0.017
0.019

1.035 0.147
0.007
0.007

0.061
0.006

0.017
0.019

138

147.04 28%

139

147.49 29%

140

244.58

107

141

247.96

1.012 0.124
0.006
0.007

107

1.022 0.123
0.003
0.007

0.017
0.019

Tabella 2.2: Risultati del t su campione MonteCarlo al variare del numero


dei parametri ttati. Le caselle vuote indicano i parametri ssati a zero.

eventi selezionati e ricostruiti; quello su cui ho calcolato l'ecienza contiene 609934 eventi generati, corrispondenti a 155463 eventi selezionati e
ricostruiti. I risultati ottenuti sono riportati nella tabella 2.3.

dof

137

Prob

149.41 22%

138

150.75 21%

139

151.15 22%

140

159.00 12%

141

160.63 12%

1.07
0.02

0.16
0.02

(0.0002 0.06
0.009)
0.02

1.07
0.02

0.16
0.02

0.005
0.008

1.07
0.02

0.16
0.02

1.05
0.02

0.14
0.02

1.02
0.01

0.14
0.02

0.02
0.02

0.08
0.05

0.06
0.02

0.08
0.05

0.06
0.02

0.08
0.05
0.06
0.05

Tabella 2.3: Risultati del t al variare dei parametri ttati su un campione


MonteCarlo ricostruito. Le caselle vuote indicano i parametri ssati a zero.
Osserviamo che f risulta compatibile con zero sul campione MonteCarlo
generato, mentre il suo valore cresce sul campione ricostruito, per restando
compatibile con zero. Lo scenario del tutto compatibile con l'approccio
utilizzato nell'analisi, avendo trascurato eetti piccoli quali contaminazioni
da fondo e travaso di eventi da un bin all'altro dovuto a eetti di ricostruzione
(smearing).
2.6.1

Analisi dei dati

La procedura di t del Dalitz plot stata messa a punto e testata sul


campione MonteCarlo.

2.6.

35

MISURA DEI PARAMETRI DEL DALITZ PLOT

L'ultima fase del mio lavoro di tesi dedicata alla misura dei parametri
eettuata utilizzando i dati raccolti dall'esperimento KLOE nel 2004: il
sottocampione in analisi di circa 100pb1 .
L'analisi di tale data set ha permesso di selezionare 250512 eventi (gura
2.17).
dalitzplotmasc
Entries
250112
Mean x -0.001539
Mean y
-0.1742
RMS x
0.4216
RMS y
0.3923

10000
8000
6000
4000
2000
0
1

0.8

0.6

0.4

0.2

-0.2

-0.4

-0.6

-0.8

-1

0.8

0.6

0.4

0.2

-0.2

-0.4

-0.6

-0.8

Figura 2.17: Dalitz plot dei dati.


Il confronto tra dati e simulazione MonteCarlo soddisfacente, come si
pu vedere dalla gure 2.18(a) e 2.18(b).
Nella tabella 2.4 sono riassunti i risultati del t sui dati.
I risultati ottenuti sui dati sono in parziale accordo con quelli ottenuti
dalla simulazione dell'esperimento: il parametro b e il parametro f misurati
nei due casi non risultano in accordo tra loro.
Inne, osserviamo che i risultati ottenuti sono in parziale accordo anche
con quelli pubblicati da KLOE in [4]; ad esempio i valori del parametro c
ottenuti in tale lavoro sono consistenti con zero, come ci si aspetta in assenza
di violazione della simmetria C nel decadimento + 0 . Invece il
parametro b 3 fuori dal valore misurato da KLOE .

-1

36

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

20000
18000
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

(a) Confronto tra dati e simulazione MonteCarlo per la variabile X. La linea continua
il MonteCarlo, i quadrati sono i dati.

24000
22000
20000
18000
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
0
-1

-0.8

-0.6

-0.4

-0.2

0.2

0.4

0.6

0.8

(b) Confronto tra dati e simulazione MonteCarlo per la variabile Y. La linea continua
il MonteCarlo, i quadrati sono i dati.

Figura 2.18: Confronto dati-MonteCarlo

2.6.

dof

137

37

MISURA DEI PARAMETRI DEL DALITZ PLOT

Prob

126.753 72%

138

129.68 68%

139

133.04 62%

140

135.65 58%

141

154.65 20%

1.08
0.02

0.060
0.020

(0.006 0.025
0.007)
0.016

0.03
0.02

0.19
0.04

1.07
0.02

0.05
0.02

0.011 0.03
0.006
0.01

0.19
0.04

1.07
0.02

0.05
0.02

0.03
0.02

0.19
0.04

1.07
0.02

0.04
0.02

0.18
0.05

1.006 0.05
0.007
0.02

Tabella 2.4: Risultati del t al variare dei parametri ttati sul campione di
dati. Le caselle vuote indicano i parametri ssati a zero.

38

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Conclusioni
Nel presente lavoro di tesi si descritto il metodo di misura e i risultati della
stima dei parametri dello sviluppo dell'ampiezza di transizione del processo
+ 0 intorno al centro del Dalitz plot:

|M(X, Y )|2 = N0 (1 + aY + bY 2 + cX + dX 2 + eXY + f Y 3 )


Partendo da un campione MonteCarlo contenente sia le variabili cinematiche
cos come sono generate (MonteCarlo verit), sia le variabili cinematiche a
valle della ricostruzione (MonteCarlo ricostruito), si studiata l'ecienza
globale (di selezione e ricostruzione) in funzione delle variabili X e Y. Lo
studio dell'ecienza indispensabile per la stima dei parametri a, b, c, d, e, f
dello sviluppo. Il metodo utilizzato il metodo dei minimi quadrati: si
costruita una procedura che minimizzando una variabile di tipo 2 fornisse
una stima dei parametri secondo il modello scelto.
La bont della procedura stata vericata stimando i parametri sul
MonteCarlo verit e vericando che le stime riproducano correttamente i
parametri in ingresso alla simulazione.
La procedura ha mostrato la sua validit anche sul MonteCarlo ricostruito, dove stata inserita anche l'ecienza (X, Y ) globale, necessaria a
parametrizzare gli eetti dovuti alla misura stessa.
La misura eettuata in tale tesi solo preliminare; la statistica utilizzata
Lint 100pb1 , che rappresenta solo una piccola frazione dei dati disponibili.
In tabella 2.4 sono riportati i risultati ottenuti per diversi valori del numero di
gradi di libert. La stima dei parametri presenta solo errori di tipo statistico;
uno studio degli errori sistematici richiederebbe un tipo di lavoro che esula
dagli scopi di questa tesi. Il confronto dati-MonteCarlo, punto di partenza
per studi di tipo sistematico, mostrato per le variabili X e Y nelle gure
2.18(a) 2.18(b), e d il senso dell'adabilit della procedura.
In conclusione osserviamo che se consideriamo solo i primi due parametri
dello sviluppo in tabella 2.4, a e b, i risultati sono indipendenti dal numero
di termini inclusi nello sviluppo.
La C-invarianza rispettata come da previsione teoriche, dato che c
consistente con zero; e le assunzioni sui parametri d ed e non alterano
signicativamente i risultati per gli altri parametri.
39

40

CAPITOLO 2.

STUDIO DEL DECADIMENTO

+0

Considerazioni a parte vanno fatte per il parametro f . In [4], stato


descritto lo studio della presenza di termini cubici, evidenziando come tra
tutti soltanto Y 3 dia un contributo; il valore di f ottenuto in questo lavoro
di tesi non pu essere considerato signicativo, in quanto la misura stata
eettuata trascurando eetti quali lo smearing e la contaminazione da fondo
che inuenzano le stime dei parametri di ordine superiore quali appunto i
termini cubici.
Corredando il lavoro n qui svolto con una valutazione accurata dei contributi dei fondi e con uno studio delle sistematiche, ed estendendo l'analisi
a tutta la statistica raccolta a KLOE ( 2f b1 ) si pu migliorare la stima
gi pubblicata nel 2008 in [4].

Bibliograa
[1] C. Amsler et al. (Particle Data Group), PL B667, 1 (2008). URL:
http://pdg.lbl.gov
[2] Bell, Sutherland. Current algebra and 3 . Nucl. Phys. B4 (1968) 315
[3] Alessandro Bettini. Introduction to elementary particle physics.
Cambridge University Press, 2008.
[4] F.Ambrosino et all (KLOE collaboration Determination of + 0
Dalitz plot slopes and asymmetries with the KLOE detector. JHEP
085:006,2008.
[5] A. Antonelli, C. Bloise. The KLOE montecarlo GEANFI. KLOE memo
128, Dicembre 1997.
[6] Application Software Group (CERN). GEANT Detector description and
Simulation tool CERN Program library Long Writeups W5013, Ottobre,
1994.

41

42

BIBLIOGRAFIA

Indice
Introduzione

1 Mesoni pseudoscalari nel modello a quark


1.1
1.2
1.3
1.4

SU(3) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il modello a quark statico degli adroni leggeri
1.2.1 Barioni . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.2.2 Mesoni . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il nonetto dei mesoni pseudoscalari . . . . . .
Decadimenti del mesone . . . . . . . . . . .

2 Studio del decadimento + 0


2.1
2.2
2.3
2.4

2.5
2.6

L'acceleratore DANE . . . . . . . . . .
L'esperimento KLOE . . . . . . . . . . .
La selezione degli eventi + 0 .
Dalitz plot degli eventi + 0 . .
2.4.1 Il Dalitz plot . . . . . . . . . . .
2.4.2 Il Dalitz plot XY . . . . . . . . .
2.4.3 Costruzione delle variabili X e Y
Studio della risoluzione . . . . . . . . . .
Misura dei parametri del Dalitz plot . .
2.6.1 Analisi dei dati . . . . . . . . . .

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5
7
7
9
9
11

13
13
15
19
22
22
23
24
26
31
34

Conclusioni

39

Bibliograa

41

43

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