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Luigi M.

Solivetti

Sociologia come Ricerca


Modelli sociologici e percorsi di ricerca

Carocci editore

1a edizione giugno 2001


Carocci editore S.p.A. Roma

Indice
PARTE PRIMA: LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE DISCIPLINE.................. 9
1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO ..................................................... 11
1.1 Sociologia e filosofia della storia ................................................................ 12
1.2. Sociologia e morale .................................................................................... 15
1.3. Sociologia, Fato e Natura........................................................................... 22
2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI ..................................................... 31
2.1. Sociologia e antropologia........................................................................... 31
2.2. Sociologia e storia ...................................................................................... 37
2.3. Sociologia e psicologia............................................................................... 43
2.4. Sociologia e economia................................................................................ 53
2.5. Sociologia e diritto ..................................................................................... 64
PARTE SECONDA: SOCIOLOGIA E MODELLI ESPLICATIVI .............. 75
3. IL MODELLO FUNZIONALISTA .............................................................................. 77
3.1. Premesse ..................................................................................................... 77
3.2. Il funzionalismo in Durkheim ..................................................................... 82
3.3. Il funzionalismo di Malinowski e Radcliffe-Brown..................................... 93
3.4. Merton: critica e affinamento del modello funzionalista.......................... 101
Il funzionalismo e la volont del sistema: una critica ..................................... 116
Parsons e lo struttural-funzionalismo.............................................................. 127
Problemi di convertibilit empirica del metodo sistemico-analitico dello
struttural-funzionalismo ........................................................................................... 147
Dopo Parsons: lo sviluppo del neo-funzionalismo .......................................... 163
IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO................................................... 179
Le origini: il retroterra sociale e culturale...................................................... 179
Un nuovo modo di fare ricerca........................................................................ 183
Lanalisi del social self.................................................................................... 191
Lo sviluppo dellinterazionismo simbolico nel secondo dopoguerra .............. 195
Alcune considerazioni critiche sullinterazionismo simbolico e sulla sua
metodologia.............................................................................................................. 213
IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI .................................................. 243
Linguistica e strutturalismo ............................................................................. 244
Psicologia e strutturalismo.............................................................................. 252
Antropologia e strutturalismo.......................................................................... 255
Strutturalismo, post-strutturalismo e post-modernismo .................................. 274
Post-strutturalismo: il contributo di Foucault................................................. 292
CONCLUSIONI ................................................................................................. 320

Nuove correnti e de-massificazione della societ............................................ 321


La contestazione dei metodi di ricerca e dei confini disciplinari .................... 323
Il significato sociale tra realt empirica e dimensione simbolica ................... 331
La possibilit di una sintesi macro-micro ....................................................... 338

Parte prima

LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE DISCIPLINE

1
La sociologia e la sua opera di ritaglio di un proprio campo
di studio attraverso un diverso approccio metodologico

La sociologia usualmente definita come studio della societ. Questa


definizione, tuttavia, terribilmente generica e non permette di comprendere il
ruolo che la sociologia si conquistato. Lo studio della societ o quella che
potremmo chiamare la riflessione sui fatti sociali ha alle spalle una storia assai
lunga, che si pu fare risalire almeno ad Aristotele e alla sua Politica. Questa
storia non coincide con quella della sociologia. La sociologia possiede una sua
identit non sulla base del suo oggetto di studio, che essa condivide con altre
forme di conoscenza, bens sulla base di un suo specifico metodo. Cos come il
delfino presenta un interesse non tanto come mammifero quanto nella sua
qualit specifica di mammifero che nuota, la sociologia presenta un interesse
non tanto come studio della societ quanto come studio della societ attraverso
un suo modo specifico di relazionarsi al suo oggetto. Tale specificit consiste
nella particolare fondazione della conoscenza cui fa riferimento la sociologia e
nellaspetto collegato della metodologia utilizzata.
La formazione della sociologia come disciplina passa in gran parte
attraverso una sua opera di ritaglio di specifiche competenze sulla base di questo
specifico approccio. E tale opera di ritaglio si realizzata a spese di altre forme
di conoscenza. Allorigine di ci vi innanzi tutto un fatto assai semplice; e cio
il fatto che la sociologia disciplina alquanto recente, che ha trovato alla sua
nascita gi esistenti, e spesso solidamente affermate, molte altre discipline o
comunque strumenti culturali di interpretazione della realt sociale. Se fissiamo
infatti linizio della affermazione della sociologia allopera di Comte, ne deriva
che la sociologia ha meno di due secoli di storia alle spalle. E anche se volessimo generosamente retrocedere tale momento iniziale alla pubblicazione
dellEsprit des loix di Montesquieu, non andremmo oltre i due secoli e mezzo
circa. La relativamente recente affermazione della sociologia, e
contemporaneamente lassai pi antica presenza di una riflessione sui fatti
sociali, costituiscono quindi il quadro in cui possibile comprendere il senso
dellopera di ritaglio della sociologia.

11

SOCIOLOGIA COME RICERCA


1.1
Sociologia e filosofia della storia
Questa opera di ritaglio ha avuto per oggetto prima di tutto un campo gi di
competenza di una riflessione sul senso ultimo della storia, quindi di
competenza al tempo stesso della filosofia e della storia, o meglio di un ibrido di
queste due discipline: una filosofia della storia secondo il termine utilizzato da
Voltaire. La competenza della sociologia in questo campo emerge alla
conclusione di un percorso teoretico-empirico piuttosto lungo e tortuoso. In
effetti, la sociologia entra in gioco solo quando si sono compiutamente affermate
due condizioni a monte: (i) la percezione dei fatti della storia umana come
appartenenti non gi al caos bens ad un processo dotato di un suo ordine
specifico: ad un universo (uni-versus) ordinato, che ha appunto una sua
direzione; (ii) la percezione della storia umana come prodotto della azione dei
fenomeni sociali. Questa seconda condizione centrale rispetto allemergere
della sociologia. Si pu dire che la sociologia prende forma solo nel momento in
cui la societ letta come un sistema intelligibile il cui ordine interno alla
societ stessa, e non pi esterno rispetto ad essa. La prima condizione, pur
avendo un carattere sine qua non rispetto a qualsiasi indagine di filosofia della
storia, non implica la presenza della seconda condizione. Per molti secoli, si
visto nella storia umana un ordine e una logica, senza che questo implicasse un
riferimento al carattere causale dei fenomeni sociali. Agostino stato per lungo
tempo un punto di riferimento preciso. Nel suo De civitate Dei, Agostino
afferma ad esempio che Dio d i regni della terra ai buoni e ai cattivi. Egli non
li dona a caso, perch Dio e non la Fortuna, ma secondo lordine delle cose e
dei tempi; ordine ignoto a noi, ma perfettamente manifesto a lui: ordine al quale
egli non soggetto, ma regge e dispone come Signore e moderatore.1 Questo
orientamento ancora chiaramente dominante nellultimo grande disegno della
storia in senso tradizionale religioso, quello di Bossuet, del 1681. Qui lordine
non pi ignoto, ma la storia umana letta sulla base della Sacra Scrittura ed
percepita come completamento della storia sacra e come manifestazione della
Provvidenza: En un mot, il ny a point de puissance humaine qui ne serve
malgr elle dautres desseins que le siens. Dieu seul sait tout rduire sa
volont. [...] Cest lui qui prpare les effets dans les causes les plus loignes.2
La poderosa opera di G.B. Vico, del 1725, segna, con la sua concezione delle et
delluomo, un tentativo di sintesi dellordine della storia umana, e soprattutto
introduce il concetto della conoscibilit di questo ordine; in quanto quello che
Vico chiama mondo civile stato fatto dagli uomini ed quindi perfettamente
alla portata della loro comprensione. Ma rimane comunque, sotto un aspetto
essenziale, allinterno della
visione tradizionale, dal momento che la divina Provvidenza, e non la volont
delluomo o la societ stessa, rimane il motore della storia umana.3
Con lo svilupparsi del movimento illuministico e soprattutto con il
mutamento pi accelerato delle condizioni economiche e tecnologiche,

12

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


linteresse per lo studio e la razionalizzazione della storia umana aumenta
grandemente. Ma alla sintesi delle fasi storiche e alla loro descrizione non si
accompagna necessariamente il riferimento ai fenomeni sociali come elemento
determinante della storia umana. Cos, nelle opere giovanili di Turgot4 si
contrappone la ripetitivit dei fenomeni naturali allevoluzione continua della
societ umana; la storia umana conosce improvvisi arresti, periodi di lenta
crescita e improvvise accelerazioni, ma non mai la stessa. E lo sviluppo del
progresso vede una prima fase in cui i fatti umani sono attribuiti a divinit dalle
sembianze umane ma dalla potenza superiore; poi una fase metafisica; infine una
fase di conoscenze fisico-empiriche, favorita dalla accumulazione di conoscenze
sperimentali: fasi che saranno riprese da numerosi autori, non ultimo Comte. Ma
il motore di tutto ci sembra essere costituito da fattori piuttosto vagamente
definiti. E anche se si individuano covarianti quali il tipo di governo o la lingua
e la scrittura, le cause ultime dello sviluppo del progresso sono comunque fatte
risalire soprattutto ad entit come la razionalit e lintelligenza umana (le gnie,
nelle parole di Turgot), ossia ad entit di tipo universalistico e innatistico, che
rimangono distanti da una interpretazione in chiave di fattori sociali.
Per quanto riguarda questi ultimi, si pu individuare in Hobbes una prima
affermazione in direzione di essi. vero infatti che lintera teoria di Hobbes
riposa su un concetto universalistico e innatistico, e cio sulle tendenze
egoistiche e antisociali delluomo, quel perpetuall and restlesse desire of Power
after power, that ceaseth onely in Death.5 anche vero per che il suo modello
di societ civile non il prodotto della natura delluomo ma al contrario un
prodotto delle capacit umane: For by Art is created that great Leviathan called
a Common-wealth, or State, (in latine Civitas) which is but an Artificial Man.6
Ed questo prodotto delluomo che a sua volta ne condiziona la stessa natura,
quella libert cos carica di connotazioni negative, e in generale tutta la sua
esistenza sociale.
Un secolo circa pi tardi, Hume non avr pi bisogno del riferimento ad un
elemento universalistico per spiegare lesistenza della societ umana. Affermer
invece che luomo non ha una natura data, e che le varie forme della sua
convivenza sociale, nonch lo sviluppo economico e il progresso delle arti e
delle scienze, sono modellati dallo stesso contesto sociale, attraverso
leducazione, i costumi etc. Le societ sono il frutto della regolamentazione del
comportamento degli uomini operata dalle istituzioni sociali. E la forza di questa
regolamentazione tale che i comportamenti
degli uomini socializzati permettono previsioni con un grado di certezza che si
avvicina a quelle delle scienze naturali.7
Voltaire, che aveva lungamente studiato gli empiristi inglesi, si muove in
una prospettiva non dissimile. Nelle sue opere storiche,8 Voltaire centra la sua
attenzione sulla tecnica, le arti, i costumi, le ideazioni della cultura umana, e sul
loro ruolo nella dinamica della storia. Non solo rigetta linterpretazione
provvidenzialistica della storia, ma rovescia in modo originale il rapporto di
subordinazione che legava la storia umana alla storia sacra. Mentre infatti i

13

SOCIOLOGIA COME RICERCA


tradizionalisti avevano letto la storia umana attraverso le Sacre Scritture,
Voltaire da una parte irride queste ultime, mostrando la contraddittoriet e le
incongruenze sotto il profilo storico tanto dellAntico come del Nuovo
Testamento; dallaltra, senza peraltro notare la propria incoerenza, usa la storia
sacra come affidabile fonte di documentazione sui costumi delle societ
dellantichit, in una prospettiva che al tempo stesso laica ed storiografica
moderna.9
Questa evoluzione della riflessione sulla storia si condensa, nellopera di
Montesquieu, in una concezione definitivamente simile a quella della sociologia,
cos come questa disciplina stata poi intesa. Qui alcuni punti fondamentali
emergono in modo chiaro: (i) anche se Montesquieu, in linea con il pensiero
dominante dellilluminismo, vede dietro la storia umana un principio
universalistico, la natura umana, che costituisce un impulso verso la
socializzazione, la autoconservazione e la pace, questo stesso principio da lui
concepito come la premessa della societ umana in generale, ma non come
lelemento determinante per la comprensione delle varie forme in cui si realizza
questa societ umana; (ii) queste varie forme, parimenti, non sono riconducibili
n alla mano di Dio n alla presenza di un Fato che aleggia sulla storia umana;
(iii) e neppure la presenza di un Stato, di una entit politica suprema, di un
Leviatano, come nel pensiero di Hobbes, la causa sufficiente delle forme, del
resto mutevoli, assunte dalla societ umana; (iv) la storia umana non deve daltra
parte essere ricondotta a quegli elementi come le grandi battaglie e i prodi
condottieri che tanto hanno attirato lattenzione degli storici tradizionali;
anticipando brillantemente gli storici sociali del XX secolo e il loro rigetto della
histoire vnementielle, Montesquieu vuole piuttosto riportare les vnements al
quadro delle condizioni sociali, culturali ed economiche. Gi nel 1734,
Montesquieu afferma in effetti che Ce nest pas la fortune qui gouverne le
monde: on peut le demander aux Romains, qui eurent une suite continuelle de
prosprits quand ils gouvernrent sur un certain plan, et une suite non
interrompue de revers lorsquils se conduisirent sur un autre. Il y a des causes
gnrales, soit morales, soit physiques, qui agissent dans chaque monarchie,
llvent, la maintiennent ou la prcipitent; tous les accidents sont soumis ces
causes; et, si le hasard dune bataille, cest--dire une cause particulire, a ruin
un tat, il y avait une cause gnrale qui faisait que cet tat devait prir par une
seule bataille.10
Questi concetti sono ulteriormente sviluppati nellopera De lesprit des lois,
dove Montesquieu non si limita, come avevano gi fatto altri, a tracciare degli
stadi di sviluppo della societ umana o a indicare le caratteristiche delle diverse
forme politiche che questa pu assumere. Nel mostrare le differenze tra la forma
politica della repubblica, della monarchia e del dispotismo, e soprattutto
nellanalizzare il percorso di sviluppo che va dalla societ basata sulla caccia a
quelle basate rispettivamente sullallevamento, lagricoltura e il commercio,
Montesquieu avr cura di indicare le condizioni della loro esistenza: gli aspetti
climatici, quelli del territorio, la fertilit del suolo, la densit della popolazione,

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1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


le caratteristiche della produzione, il livello dellistruzione, le caratteristiche
della popolazione e le tradizioni. E non senza ragione lo stesso Montesquieu
potr riassumere il senso di questa sua analisi dicendo: Jai dabord examin les
hommes; et jai cru que, dans cette infinie diversit des lois et des murs, ils
ntaient pas uniquement conduits par leur fantaisies. Jai pos les principes; et
jai vue les cas particuliers sy plier comme deux-mmes, les histoires de toutes
les nations nen tre que les suites.11
La strada che la nuova scienza, la sociologia, percorrer gi delineata.
Dalla filosofia della storia, la sociologia prender alcuni concetti fondamentali,
quali in primo luogo quello di progresso e sviluppo, e quello connesso di
evoluzione secondo cicli, stadi e periodi storici e secondo tipologie relative;
nonch quello, epistemologicamente centrale, di una connessione tra determinati
fattori, demografici ed ambientali, e le forme della evoluzione delle istituzioni
sociali. I pi tipici e significativi rappresentanti del pensiero sociologico del XIX
secolo, Comte, Marx, Spencer, utilizzeranno poi questi concetti, dando luogo
alla crescita di una autonoma disciplina, la sociologia appunto, attraverso un uso
sistematico della analisi della interazione tra i fenomeni sociali, in particolare
quelli del mutamento e dello sviluppo, e la enucleazione di una serie di variabili
indipendenti (ad esempio, levoluzione degli atteggiamenti culturali delluomo,
il livello di sviluppo delle forze economiche, il grado di differenziazione delle
organizzazioni sociali etc.) come elementi centrali di un discorso interpretativo
della societ. Progressivamente, la sociologia si sostituisce in definitiva alla
filosofia della storia, affermandosi come disciplina pi specialistica e sottraendo
a questa ultima il proprio campo di indagine.
1.2.
Sociologia e morale
Un percorso non dissimile ha caratterizzato linvasione della sociologia nel
campo della morale. Il contesto pi significativo in cui avvenuta questa
sottrazione di competenza alla morale costituito dalla interpretazione
della contrapposizione tra comportamento conformista e comportamento
deviante e criminale. Prima dellentrata in scena della sociologia, tutto questo
vasto e assai importante campo del sociale stato trattato esclusivamente alla
luce delle considerazioni della morale. Poich ogni individuo era considerato in
grado di scegliere tra il bene e il male sulla base della esistenza della propria
coscienza, il fatto di scegliere il primo invece del secondo e viceversa era
percepito come unespressione del libero arbitrio e quindi della volont umana
(quella volont che per Kant una legge in s). Cos sulla base anche di una
necessaria coincidenza, almeno nelle linee di fondo, tra la legge naturale
espressa dalla religione e il sistema di norme in vigore il comportamento
socialmente corretto era fatto risalire alla azione di sani principi morali operanti
a livello di coscienza individuale; e sani principi morali non potevano che condurre a un comportamento socialmente corretto; mentre, allopposto, un

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SOCIOLOGIA COME RICERCA


comportamento inaccettabile nelle sue manifestazioni di antisocialit trovava la
sua ragione necessaria e sufficiente in una volont moralmente distorta.
Linvasione di campo da parte della sociologia si verifica qui soltanto in
tempi relativamente recenti. Il pensiero illuministico aveva sempre fatto perno
sul principio di una unica natura umana, comune quindi a tutti gli uomini. In
questa natura comune, lelemento della ragione, ossia della razionalit del
comportamento, costituiva un pilastro. Ora, razionalit implicava innanzitutto
razionalit delle scelte; e qui pensiero tradizionale cristiano e pensiero
illuministico, che da un punto di vista moderno e laico attacca il primo,
finiscono per coincidere. Anche se, abbastanza ovviamente, il libero arbitrio del
primo il frutto della Provvidenza divina, e la razionalit del secondo frutto di
una Natura umana, peraltro a ben vedere non meno provvidenziale. E del resto
questa concezione filosofica della razionalit poggiava anche sulla osservazione
di senso comune secondo cui sempre lessere umano, per quanto condizionato
dagli avvenimenti esterni, lautore delle proprie scelte. Insomma, la filosofia
della storia del XVIII secolo aveva gi indicato come vari aspetti oggettivi, quali
il clima, la produttivit del suolo, la forma della produzione etc. potevano
influire sulla societ umana e sulla sua evoluzione. Ma il concetto secondo cui il
comportamento individuale apparteneva alla sfera della razionalit delle scelte,
rimaneva sostanzialmente saldo.
Certo, non tutto era rimasto come era prima; e non sarebbe del resto stato
possibile. Nella sua grande opera sulla Ricchezza delle Nazioni, Smith insinua il
sospetto che, a ben vedere, la stessa razionalit e la intelligenza delluomo
potrebbero essere effetti di qualche cosa di altro, e non cause di tutto, come
aveva pensato Descartes. Fa notare, Smith, che il torpore della mente di cui
sembrano essere dotati i membri delle classi inferiori deriva con tutta probabilit
dalla organizzazione del lavoro industriale, con i suoi compiti

16

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


limitati e ripetitivi.12 E che le differenze che esistono tra un filosofo (il
massimo ovviamente della razionalit per un illuminista!) e un volgare
facchino di strada (sic) non sembrano derivate tanto dal loro differente talento
naturale, quanto dalla loro istruzione, dalle loro abitudini:13 insomma, da
elementi esterni e appartenenti alla societ. E Ferguson, in quegli stessi anni
della seconda met del XVIII secolo,14 avanza lipotesi che tutto il
comportamento delluomo sia frutto della societ; e che non solo i sentimenti e
gli atteggiamenti ma anche lintelligenza sia la conseguenza della
organizzazione dei rapporti sociali. Cosicch, ogni strato sociale e, allinterno di
questo, ogni gruppo esercita una influenza specifica sul comportamento e le
capacit di vario genere di coloro che fanno capo ad esso. Ma, nonostante
qualcosa si muova sul fronte della razionalit assoluta delle scelte, la grande
riforma penale di Cesare Beccaria,15 che introduce fondamentali principi del
diritto moderno, come la certezza delle pene, la efficienza del sistema penalepenitenziario, la prevenzione dei reati, la dolcezza delle pene, pone ancora alla
base del suo sistema il concetto moralistico di una stretta connessione tra
comportamento antisociale e volont dellautore.
Spetter a quegli scienziati sociali che saranno chiamati significativamente
statistici morali, il ruolo di contestatori del concetto di volontarismo assoluto
associato al comportamento umano. O almeno di contestatori della possibilit di
trasferire dal piano individuale a quello sociale il principio della libert della
scelta. Questa trasformazione non avviene su di un piano puramente
concettuale.16 Al contrario questi studiosi, primi fra tutti Qutelet e Guerry, sono
impegnati in un grande opera di raccolta di informazioni quantitative,
demografiche, economiche, sociali, criminali, sulla societ, non solo quella
nazionale, che li circonda. E utilizzano al meglio informazioni quantitative che
ora per la prima volta sono raccolte a livello statale: ad esempio quelle del
Compte gnrale de ladministration de la justice criminelle, che la Francia,
primo paese al mondo, comincia a pubblicare nel 1827. Su questi stessi dati, essi
conducono delle analisi volte ad individuare le ragioni delle modalit con cui
questi dati si presentano: ossia, le ragioni delle loro regolarit o delle loro
variabilit, secondo i casi; le ragioni delle similarit o dissimilarit fra le medie e
le frequenze di pi popolazioni o di pi parti di una stessa popolazione, e cos
via.
Nel pensiero degli statistici morali sono presenti in effetti alcuni aspetti
fondamentali che costituiscono un turning point rispetto ai precedenti studi di
carattere sociale e una anticipazione di successive tendenze della disciplina
sociologica.
1. Innanzitutto, vi qui un netto allontanamento dalla tendenza speculativa
di precedenti studi sulla societ umana. I precursori della sociologia, di cui si

17

SOCIOLOGIA COME RICERCA


sopra trattato, si erano interessati in particolare della costruzione di grandi
affreschi della evoluzione della societ umana; e scegliendo con la massima
libert, ossia con grande arbitrio, da un materiale storico amplissimo, avevano
sintetizzato intere galassie di fatti storici in schemi decisamente riduttivi. Gli
statistici morali continuano certamente a speculare intorno a cause varie e a
possibili evoluzioni dei fenomeni sociali. Ma la loro attenzione si concentra
comunque su fenomeni quantificati e misurabili e sulle relazioni che possono
esistere tra questi fenomeni. Si tratta di una pionieristica applicazione della
logica della ricerca di Galilei al campo delle scienze sociali.
2. In stretta connessione con quanto appena sottolineato, gli statistici morali
si muovono in una prospettiva di forte determinismo per quanto riguarda il
comportamento umano. Si deve notare come essi non attacchino direttamente il
principio della razionalit delle scelte e del libero arbitrio. Sia Qutelet che
Guerry fanno uso di tutta la loro abilit dialettica per evitare di contrapporsi
frontalmente ai sostenitori del libero arbitrio.17 Il loro ragionamento prende la
forma di una riaffermazione del valore della volont individuale, per quanto
riguarda la sfera di azione dellindividuo stesso, e di una negazione della
importanza della stessa volont individuale quando si ha a che fare con il corpo
sociale.18 Il loro modello esplicativo pu essere sintetizzato, sotto il profilo
metodologico, nel modo seguente: sono raccolti ed analizzati dati quantitativi
relativi a quanti pi casi individuali possibili (in modo da annullare il particolare
nei grandi numeri); la ripetitivit dei valori numerici, o le differenze quantitative
tra gruppi e sottogruppi, o, secondo i casi, le variazioni presentate da un
fenomeno, sono imputate a una causa esterna; si presume che la stabilit della
causa esterna dia parallelamente luogo ad una stabilit delle valori che risultano
dalla misurazione dei fenomeni; o che levoluzione della causa esterna porti ad
una parallela evoluzione delle valori relativi ai fenomeni studiati. Gli strumenti
statistici utilizzati sono rudimentali: si tratta prevalentemente di frequenze e
medie; il pi sofisticato strumento della correlazione non sar ad esempio ancora
disponibile per molti decenni. Ma nonostante questi limiti strumentali, e
nonostante naturalmente il riconoscimento, almeno a livello verbale, della
centralit della volont umana come determinante delle scelte individuali, gli
statistici morali sono convinti di avere afferrato e dimostrato una nuova,
fondamentale chance nello studio della societ umana: quella per cui, sulla base
di una serie di dati quantitativi, possibile deterministicamente dedurre e
prevedere da essi tutta una serie di fenomeni sociali. E questo, come dice
orgogliosamente Guerry, con una certezza che non inferiore a quella che si
pu avere per quanto riguarda i fenomeni fisici, la direzione media dei venti o i
cambiamenti annuali della temperatura.19

18

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


3. Se lapproccio positivistico e deterministico degli statistici morali
sembra, nella sostanza se non nella forma, potere costituire un attacco al
principio religioso tradizionale del libero arbitrio e contemporaneamente al
principio illuministico della razionalit delle scelte umane, la loro opera sembra
essere ispirata a forti valori morali. Nel senso che il loro non-conformismo
sostanziale per quanto riguarda il principio della responsabilit morale
delluomo per le proprie azioni bilanciato da una grande sensibilit per le
condizioni sociali e morali dellumanit. Il loro appellativo di statistici morali si
collega con il fatto che essi, attraverso le loro quantificazioni dei fenomeni
sociali, soprattutto di quelli ruotanti intorno al delitto e alla antisocialit,
vogliono dare un quadro della moralit del corpo sociale di cui si occupano.
Ma, al tempo stesso, tutto ci tradisce il valore morale che muove la loro ricerca.
I nuovi strumenti di analisi quantitativa dei fatti sociali e le grandi capacit di
trasformazione dellambiente fisico e sociale che la rapidamente crescente
tecnologia dellOccidente lascia percepire (dal controllo delle acque alla
trasformazione della fertilit del suolo; dalla migliore alimentazione alla
diffusione dellistruzione; dalle nuove medicine alle migliori condizioni
abitative) si fondono nella nuova sensazione di potere finalmente incidere in
modo decisivo sui mali della societ umana e renderla definitivamente migliore.
Un atteggiamento che, come si vedr in seguito, caratterizza del resto anche
lintervento della sociologia nel nuovo campo delle indagini sociali sulla povert
e gli altri problemi sociali.
I punti qui sintetizzati sono facilmente individuabili nellopera in
particolare di Qutelet. Nella introduzione al suo Essai de physique sociale,
Qutelet si pone innanzitutto la domanda se le azioni delluomo siano
sottomesse a delle leggi.
Sarebbe impossibile risolvere una tale questione a priori; se si vuole
procedere in un modo sicuro, si deve cercare la soluzione nellesperienza. Noi
dobbiamo prima di tutto perdere di vista luomo preso isolatamente e non
considerarlo che come una frazione della specie. Spogliandolo della sua
individualit, noi elimineremo tutto ci che accidentale; e le particolarit
individuali che hanno poca o nulla influenza sulla massa si cancelleranno da
sole, e permetteranno di afferrare i risultati generali [...]. Che sarebbero le nostre
conoscenze della mortalit della specie umana se non si fossero osservati che
individui? Al posto delle leggi ammirabili alle quali essa sottoposta noi non
avremmo oggi che una serie di fatti incoerenti che non ci permetterebbero di
supporre alcun seguito, alcun ordine nel procedere della natura. Quello che noi
diciamo della mortalit dell'uomo pu essere inteso per quanto riguarda le sue
facolt fisiche e anche le sue facolt morali. Se noi vogliamo acquisire la
conoscenza delle leggi generali a cui queste ultime sono sottoposte, dobbiamo
riunire le osservazioni in numero sufficientemente grande da fare s che tutto ci
che non che puramente accidentale si trovi eliminato. []

19

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Noi abbiamo visto come, non solo per quanto riguarda le sue qualit
fisiche, ma anche per quanto riguarda le sue azioni, l'uomo si trova sotto
l'influenza di cause che sono per la maggiore parte regolari e periodiche; e
hanno degli effetti ugualmente regolari e periodici. Si pu, per mezzo di una
analisi continuata (conseguente), determinare queste cause e il loro modo di
azione, o le leggi alle quali esse danno vita. [] Queste leggi, per il modo in cui
esse sono determinate, non presentano pi niente di individuale; e per
conseguenza non si saprebbe come applicarle agli individui se non entro certi
limiti. Tutte le applicazioni che si vorrebbero ad un individuo in particolare
sarebbero essenzialmente false; come avverrebbe se si pretendesse di
determinare l'epoca della morte di un individuo, partendo dalle tavole di
mortalit. []
Si tratta dunque di intendersi bene sulla natura e sul valore delle leggi che
ci proponiamo di ricercare; il corpo sociale quello che noi vogliamo studiare, e
non le particolarit che distinguono gli individui di cui esso si compone. Questo
studio interessa soprattutto il filosofo e il legislatore; il letterato e l'artista, al
contrario, saranno interessati di pi alla conoscenza dei particolari che noi
cerchiamo di eliminare dai nostri risultati, particolari che aggiungono fisionomia
e colore alla societ.20
Seguendo queste prospettive, Qutelet riesce a raggiungere sul piano
empirico dei risultati che sembrano, alla luce delle conoscenze attuali, alquanto
scontati, ma che rappresentano al contrario delle scoperte sorprendenti se
correttamente collocati contro lo scenario costituito dalle conoscenze sociali
empiriche della prima parte del XIX secolo. Qutelet in effetti scopre ad
esempio che dal 1826 al 1831 il numero degli omicidi volontari in Francia
variato in modo assai ridotto, ossia da un minimo di 205 ad un massimo di 266,
cosa che ritiene gi sorprendente, specie in considerazione del fatto che si tratta
di reati che sembrerebbero al di l di ogni prevedibilit umana, dal momento che
sono di regola associati a risse occasionali e a circostanze fortuite. Per di pi,
scopre che vi una grande costanza pure nellandamento delle varie
sottocategorie di questo reato, con ad esempio gli omicidi volontari commessi
con il coltello che variano nello stesso periodo solo da un minimo di 34 a un
massimo di 44! Sempre in materia di statistiche giudiziarie-penali, Qutelet
scopre parimenti che la probabilit per un imputato di essere condannato da un
tribunale francese pari in media a 614 per 1.000; ma anche che questa
probabilit varia secondo le condizioni dell'imputato. E anticipando le indagini
della sociologia critica della seconda met del XX secolo, mostra come gli
imputati che non sanno n leggere n scrivere superano questa probabilit,
mentre coloro che hanno una istruzione elevata (e quasi certamente anche mezzi
economici superiori) hanno una probabilit di essere condannati pari a solo 400
per 1.000.21
Qutelet conclude pertanto, in linea con tutta la sua impostazione, La
societ racchiude in se stessa sia i germi di tutti i crimini che saranno commessi

20

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


sia le opportunit necessarie alla loro realizzazione. questa, in qualche modo,
che prepara questi crimini e il colpevole non che lo strumento che li
eseguisce. Ma aggiunge anche Questa osservazione, che pu sembrare
scoraggiante a prima vista, diviene al contrario consolante quando la si osserva
da vicino, dal momento che mostra la possibilit di migliorare gli uomini
modificandone le istituzioni, le abitudini, lo stato delle loro conoscenze e in
generale tutto ci che influisce sul loro modo di essere.22
In definitiva, con lo sviluppo delle statistiche sociali e in particolare di
quelle relative alla criminalit, ci si pone in modo chiaro il problema della
distribuzione dei reati nella societ, della loro relativa stabilit in connessione
con la stabilit delle condizioni di fondo, e conseguentemente della loro
connessione tout court con gli aspetti demografici, sociali, economici. Con
lopera in particolare di Qutelet e Guerry si afferma la possibilit che il
comportamento antisociale non sia semplicemente spiegabile in termini morali,
ma che lo sia anche, se non soprattutto, in termini di influenza da parte di condizioni materiali esterne allindividuo.
Lo sviluppo della sociologia, quindi, porta alla conclusione di grande
rilevanza costituita dalla affermazione che il comportamento sociale quello pi
specificamente relativo al conformismo o, allopposto, alla devianza e criminalit, ma anche quello relativo a qualsiasi altro fenomeno pu essere
analizzato sulla base di regole scientifiche non dissimili da quelle applicate nel
campo delle scienze naturali, e calcolato e previsto in anticipo su queste stesse
basi.
Le successive opere, di grande risonanza internazionale, di Lombroso23 e di
Bonger,24 apporteranno ulteriori contributi in questa direzione. Nel caso di
Lombroso, affermando linfluenza sul comportamento antisociale di fattori di
regressione biologico-sociale nella scala di evoluzione umana. Nel caso di
Bonger, facendo discendere il comportamento antisociale dallazione delle
condizioni economico-sociali lette in una accezione esplicita di determinismo
economico marxiano. Infine, con lopera di Ferri sulla sociologia del crimine,25
e soprattutto con il suo progetto di Codice Penale del 1921, il movimento del
pendolo della teoria raggiunge la sua massima distanza dalla concezione della
responsabilit morale dellindividuo. Non solo il comportamento criminale
ricondotto a una variet di cause in prevalenza sociali, ma il criterio della
responsabilit morale sostituito completamente da quello della pericolosit,
basato sulla responsabilit oggettiva dellindividuo rispetto alla societ.
Si deve notare, peraltro, come lopera degli statistici sociali avr una
influenza che va ben al di l di quella che si pu avvertire sui successivi autori
che si occupano di crimine. In effetti, il carattere delle loro analisi, al tempo
stesso deterministico e macrosociale (ossia tendente a considerare le forze

21

SOCIOLOGIA COME RICERCA


sociali generali come responsabili dei vari fatti sociali, ivi compresi i
comportamenti degli individui) si rifletter su tutta la sociologia del XIX secolo.
Tale carattere ad esempio facilmente rinvenibile nellopera di Durkheim, in
particolare nel Suicidio; ma anche nel determinismo economico di Marx. E
attraverso anche questi ultimi autori, continuer ad esercitare una influenza
fondamentale anche sulla sociologia del XX secolo. La validit di questa
prospettiva sar messa in discussione dalla Scuola di Chicago e poi soprattutto
dallinterazionismo simbolico, in nome del valore alternativo di studi
microsociali, attenti alle esperienze del soggetto nellambito del suo contesto di
riferimento e ai percorsi di vita; ma non sar mai smantellata. Al tempo stesso,
la sociologia di tipo empirico-quantitativo che gli statistici morali introducono e
diffondono costituisce un primo sviluppo di quella corrente di studi quantitativi
che assumer lentamente ma irresistibilmente una importanza sempre pi grande
allinterno della disciplina sociologica, come oggi ci pu confermare anche un
rapido esame delle pi diffuse riviste di sociologia nel mondo.
1.3.
Sociologia, Fato e Natura
Analogamente a quanto avvenuto per campi prima di dominio della filosofia
della storia e della morale, la sociologia si sviluppa attraverso la appropriazione
di un campo i cui fenomeni erano usualmente attribuiti alla influenza di elementi
che Comte avrebbe classificato come appartenenti ad una sfera metafisica: alla
influenza cio del Fato, o di una Natura calamitosa e al tempo stesso dalle
caratteristiche nebulosamente al di l della comprensione umana. Questa
direzione di sviluppo della sociologia investe in particolare lo studio dei c.d.
problemi sociali, primo fra tutti quello della povert. Lespansione della
sociologia in questo campo di studi utilizza la forza dinamica di un nuovo approccio a questi problemi: quello cio, tipicamente positivistico, della possibilit
di una spiegazione scientifica dei fenomeni sociali.
Del resto, linteresse della sociologia per lanalisi dei problemi sociali si
collega con una situazione oggettiva. Essa consiste negli sconvolgimenti sociali
connessi alla Rivoluzione Industriale: nello spostamento di grandi masse dalle
campagne alle citt; nello sradicamento degli individui che compongono queste
masse dai loro tradizionali costumi di vita; e soprattutto nel pericolo per lo status
quo costituito dalle tensioni inerenti, dalla presenza di disoccupati, di lavoratori
insoddisfatti delle proprie condizioni di vita, di poveri.
in questo suo interesse per i problemi sociali che emerge in tutta la sua
chiarezza la connessione tra la sociologia e il contesto storico in cui essa trova

22

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


la sua prima affermazione. Come sottolinea Habermas, la sociologia si sviluppa
intorno al tema costituito dai mutamenti dellintegrazione sociale che si sono
creati nella struttura delle societ europee in seguito al sorgere del sistema degli
Stati moderni e alla differenziazione di un sistema economico regolato dal
mercato. [...] La sociologia nasce come teoria della societ borghese; ad essa
spetta il compito di spiegare lo svolgimento e le forme fenomeniche anomiche
della modernizzazione capitalistica di societ pre-borghesi.26
Di fronte a questa nuova situazione oggettiva di crisi e di mutamento, il
ricorso alla spiegazione tradizionale in termini di Fato o Natura ha
progressivamente ceduto il passo alla indagine sociale. Questa ultima gi
contiene al suo interno lipotesi di una interpretazione sociologica, dal momento
che la stessa indagine sociale rivolta precisamente ad accertare le possibili
cause dei problemi sociali. Al tempo stesso, essa inevitabilmente comporta lo
spazio per nuove interpretazioni di tipo sociologico, attraverso la
moltiplicazione dei dati che rende disponibili.
Poich la indagine sociale sostenuta da queste motivazioni connesse con
la trasformazione sociale, lo sviluppo di questo tipo di raccolta di dati e di
connesse interpretazioni avviene in primo luogo, non sorprendentemente, in
Gran Bretagna, cio nella prima nazione industriale del mondo. I primi
significativi esempi sono lo Statistical Account of Scotland, a cura di J. Sinclair,
pubblicato ad Edinburgo dal 1791 al 1799; i censimenti introdotti nel 1801 e i
classici Reports of the Factory Inspectors e dei Poor Law Commissioners.
Una prima opera di maggiore respiro, che supera gli ambiti settoriali
precedenti e che appare emblematica di questo nuovo approccio ai fatti sociali
costituita dallinchiesta di Engels, The Condition of the Working Class in
England in 1844. Nella Introduzione, lautore descrive il background da cui
emerge la condizione oggetto dello studio. Cio, il quadro di drammatico
mutamento determinato dalla Rivoluzione Industriale. In breve, nei pochi
decenni dallinizio di questa Rivoluzione, vi stato il crollo del sistema
tradizionale di produzione, legato alle attivit agricole e alla produzione
artigianale domestica della cottage industry. Insieme alla nascita delle grandi
fabbriche, connessa in primo luogo collintroduzione dei telai meccanici e
collutilizzazione della forza-vapore, avviene uno spostamento imponente di
popolazione dalle campagne alle zone urbano-industriali. Il Lancashire, sede
della prima industria tessile, vede la propria popolazione aumentare di dieci
volte in 80 anni. Sorgono le prime grandi metropoli moderne, e Londra supera i
2,5 milioni di abitanti. Vengono aperti nella sola Inghilterra canali e corsi
dacqua navigabili per 4.000 miglia. Una rete di strade copre lintero territorio
del paese e apre alle comunicazioni zone rimaste fino ad allora isolate. Il nuovo
trasporto per ferrovia si sviluppa in modo rapidissimo e gi appare possibile
viaggiare da

23

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Londra ad Edimburgo in un solo giorno. Le navi a vapore trasformano
radicalmente il trasporto per mare. Ma le trasformazioni sociali ed organizzative
appaiono forse ancora pi impressionanti. Lo stimolo della competizione nella
produzione spinge gli individui ad abbandonare le comunit originarie e spezza i
legami tradizionali-feudali; la decadenza dellagricoltura tradizionale e delle
attivit artigianali trasforma in classe operaia i tre-quarti dellintera popolazione.
E le condizioni di questa enorme massa appaiono assai spesso terribili, in
termini di condizioni igieniche, di affollamento urbano, di orario di lavoro, di
miseria, di ignoranza e di sfruttamento.
Sulla base della rapidit e drammaticit della trasformazione materiale,
tecnologica e sociale, Engels si lancia non solo in discutibili valutazioni,
sostenendo ad esempio la bont della condizione dei bambini nella precedente
societ preindustriale, ma soprattutto in una serie di previsioni sul futuro. La
fallacia di queste previsioni si dimostrata assoluta come linevitabilit con la
quale esse erano presentate: in pochi anni, ad esempio, lintera popolazione, con
leccezione di pochi miliardari, sarebbe stata composta solo di proletari, e la
rivoluzione proletaria sarebbe avvenuta di l a poco, intorno al 1850!27
Tuttavia, sotto il profilo del metodo con cui lautore si avvicina a i fatti
sociali, lopera di Engels particolarmente rilevante. Lautore non si limita
infatti alla usuale ricerca di informazioni bibliografiche. Insieme ai dati e alle
informazioni sulla condizione della classe operaia ricavate da giornali, rapporti,
documenti sanitari, Engels presenta le informazioni che lui stesso raccoglie
attraverso una vera e propria ricerca sul campo. Si rende conto di persona del
degrado di quartieri urbani di Londra, come St. Giles e Whitechapel, scende nei
tuguri lungo il fiume Irk a Manchester, visita i luoghi dove le masse operaie si
abbrutiscono con lalcool.
Non si tratta del resto solo di un nuovo modo di fare ricerca sociale.
soprattutto nuova lepistemologia di questa ricerca. Le condizioni oggettive in
cui luomo si trova, e quindi non secondariamente le condizioni sociali negative
che le ricerche in questione mostrano, non vengono pi percepite come un fatto
oggettivo, che si esaurisce in s. Nel nuovo quadro culturale e sociale, esse
emergono come qualcosa che al tempo stesso determinata dallattivit
delluomo e modificabile da questa stessa attivit; non pi, come si detto,
come il risultato della Natura e del Fato. Marx ed Engels affermano nettamente
la validit di questa nuova concezione, sottolineando come le condizioni
obiettive non sono estranee, come natura, alluomo; ma sono attivit umana
sensibile, prassi. Per cui, non si tratta pi di interpretarle, ma di trasformarle.28 Il
modo nuovo, quindi, di fare ricerca il frutto di un modo nuovo di guardare ai
fenomeni sociali, non pi solo per descriverli ma per superarli.

24

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


Molte altre opere si inseriranno, anche da un punto di vista meno radicale,
ma sempre decisamente operativo, in questa prospettiva. Particolarmente
significativa di questa erosione di competenze che gli studi sociologici operano
a svantaggio di altri approcci esplicativi lopera di Booth, Life and Labour of
the People in London.29 Uno studio monumentale, basato sulla analisi sul campo
delle condizioni di vita di ampi settori della popolazione di Londra, in cui
lautore, con la collaborazione di ispettori scolastici, assistenti sociali, medici,
etc., traccia una relazione statistica tra, da una parte povert, cattive condizioni
sociali e crimine, e dallaltra occupazione fissa e comportamento socialmente
adeguato. Come Engels alcuni decenni prima, anche Booth e i suoi collaboratori
hanno una conoscenza di prima mano delle situazioni sociali che descrivono, e
in particolare delle situazioni di miseria materiale e morale su cui essi
concentrano la loro attenzione. E se essi mancano dellenfasi rivoluzionaria di
Engels, offrono in compenso una grande ricchezza di dati quantitativi, una
minuziosa opera di raccolta di informazioni e di classificazione delle situazioni
studiate. Cos, nei volumi di Life and Labour abbondano le tabelle che mostrano
ad esempio la suddivisione della popolazione per classe sociale, partendo dalla
classe labour, sottoclasse loafers (ossia fannulloni), fino al suo pendant al livello
pi alto, la classe no work, sottoclasse independent (ossia redditieri); la
classificazione dei bambini secondo listruzione ricevuta; la classificazione delle
abitazioni secondo i criteri light and air e sanitation; la classificazione e
minuziosa descrizione delle attivit lavorative. Degna di nota inoltre nellopera
di Booth luso della grafica per una presentazione ottimale delle informazioni
raccolte: ad esempio limpiego di grafici a barre per rappresentare, nei vari
distretti, le differenze nelle percentuali di popolazione facente capo alle varie
classi sociali; i grafici lineari per mostrare la variazione delle percentuali di
occupati in alcune attivit, al mutare della et dei soggetti; o le giustamente
celebri mappe della povert, di grande impatto visivo, in cui tutti i blocchi di
edifici sono marcati con colori che vanno dal nero al giallo a seconda delle
condizioni economiche degli abitanti, dai poverissimi ai benestanti.
Un ulteriore, notevole esempio di intervento sociologico in questo campo
costituito dallopera di Beatrice e Sidney Webb, fondatori nel 1895 della
London School of Economics and Political Science: una istituzione che avr
grande rilevanza per la diffusione delle scienze sociali in tutto lOccidente e in
particolare per la diffusione del metodo sociologico. I Webb sono autori di numerose inchieste sociali sulle condizioni delle classi operaie in Inghilterra, che
ebbero una sicura importanza nella determinazione dellindirizzo politico del
Trade Unionism. Le loro ricerche,30 non sfavorevoli alla analisi quantitativa e
comunque caratterizzate da un metodo basato su una precise observation of
actual facts, si inseriscono significativamente nella corrente di pensiero del

25

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Fabianesimo. Di quel movimento, cio, che ispirandosi al metodo di azione di
Fabio Massimo il Temporeggiatore, si proponeva gli ideali di un socialismo non
ideologico, improntato ad una azione rivolta a progressive riforme pratiche di
sicuro impatto. Insomma, di un gas and water socialism, che vuole studiare e al
tempo stesso migliorare le condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori
manuali, e che misura levoluzione delle condizioni della classe operaia, e con
questa dellintera societ, non in termini di impatto di slogans politici ma in
termini di variazione nel tempo della quantit di grano acquisibile con la paga
settimanale di un minatore.31 Le indagini sociali dei Webb pongono grande cura
in particolare a tracciare per la giovane ricerca sociologica empirica una strada
metodologica. Le fondamenta di questa ultima sono costituite dai tre capisaldi
Document, Personal Observation, Interview; ma anche dai principi di una ricerca allinsegna di un fact-collecting che vuole evitare quanto pi possibile le
opinioni preconcette, i punti di vista ideologici, le restrizioni alla raccolta e alla
interpretazione dei dati imposte dagli altri o dallo stesso abito mentale del ricercatore, come pure le far-reaching theories, ossia le teorie che rimandano a cause
prime e troppo lontane o a conseguenze troppo generali e indeterminate, per
potere essere validate dal lavoro empirico del ricercatore. Il tutto nella
prospettiva di strappare al dominio della Fatalit il campo dei problemi della
povert, dello sfruttamento e della ignoranza.
Gli stessi presupposti di razionalit scientifica e la prospettiva prioritaria di
un miglioramento della societ sono alla base dei primi tentativi in epoca
positivistica di analisi comparativa a livello internazionale, attraverso esperienze
sul campo. Un posto di rilievo spetta in questo ambito al francese F. Le Play, per
il suo Les ouvriers europens, la cui prima edizione risale al 1855.32 Le Play,
viaggiando continuamente in Europa per il suo lavoro (si trattava
significativamente di una attivit come ingegnere minerario e consulente), aveva
avuto loccasione di prendere in esame qualcosa che fino ad allora non aveva
interessato gli studiosi, o che per lo meno essi non avevano ritenuto meritevole
di approfondimento. Cio, le differenze esistenti in termini di organizzazione
familiare e le connessioni tra queste differenze e gli aspetti strutturali sociali ed
economici della varie societ. La concezione dellopera di Le Play si fonda in
effetti sul seguente ragionamento, presentato dallo stesso Le Play: (i) gli operai
intendendosi qui con operai tutti coloro che eseguono con le loro mani le
operazioni produttive, quindi non solo gli operai dellindustria ma anche i
contadini, i braccianti e gli artigiani formano, nellepoca in cui lautore scrive,
limmensa maggioranza dei produttori e dei consumatori: e questo non solo
presso le societ tecnologicamente poco avanzate (che Le Play chiama con
terminologia gi evoluzionistica, races simples), ma anche presso

26

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


le races compliques; (ii) gli operai eseguono le operazioni che danno luogo
alla produzione di beni, e giocano un ruolo preponderante nella creazione dei
mezzi materiali necessari alla societ; (iii) questi ultimi mezzi si presentano
come fortemente differenziati da paese a paese, da epoca a epoca, da razza a
razza; (iv) sulla base di tutto ci, si pu dedurre innanzitutto, secondo Le Play,
che lorganizzazione materiale e morale della popolazione operaia e la natura
dei suoi lavori costituiscono un tratto caratteristico della struttura delle
societ;33 e, ci che pi importante sotto il profilo metodologico, viene
avanzata loriginale ipotesi che la descrizione minuziosa di un campione di
famiglie operaie possa costituire un ritratto della societ tutta intera, e formare la
base per una successiva comparazione tra societ diverse.
Per mettere in pratica questa ipotesi, Le Play imposta e esegue, o fa
eseguire, una serie di monografie parallele, ognuna delle quali ha per oggetto
una famiglia. Le monografie coprono una variet stupefacente di paesi, che
nelledizione del 1879 va dalla Russia orientale alla Spagna, dallInghilterra alla
Turchia, dalla Svezia allItalia, dallUngheria al Marocco. Il numero delle
monografie necessarie per ottenere un ritratto significativo di una societ non
stabilito a priori. interessante in effetti notare come Le Play applichi qui un
metodo che consiste nel continuare a raccogliere informazioni sui casi (le
famiglie) fino a che nuovi casi non aggiungono pi elementi di rilievo a quelli
gi raccolti. Un metodo che sorprendentemente sembra anticipare per certi versi
quello usato un secolo pi tardi da Becker e da altri interazionisti (vedi infra cap.
sullinterazionismo simbolico). Ogni monografia prevede un lavoro sociologico,
sul campo, di tipo al tempo stesso quantitativo e qualitativo. Si tratta, per ogni
famiglia, di raccogliere di persona informazioni intorno ad una serie fissa di
aspetti: nellordine, le condizioni ambientali, lo stato civile, la religione,
ligiene, la condizione sociale, i mezzi di esistenza, le attivit lavorative,
lalimentazione, labitazione, le attivit ricreative, la storia della famiglia, il
quadro delle entrate e delle uscite. In pratica, si tratta ad esempio di fare
linventario delle abitazioni e di tutto ci che esse contengono, dai mobili, ai
vestiti, agli strumenti; di valutare le somme a disposizione, il valore delle
propriet, le attivit economiche, i consumi; e al tempo stesso anche di
raccogliere informazioni relative alla vita intellettuale e morale, alla educazione,
alle relazioni sociali; nonch alla storia della famiglia, attraverso anche
lutilizzazione dei papiers-journaux, cio dei rendiconti domestici lasciati dagli
antenati.34 Una indagine, quindi, a tutto campo, che potrebbe creare perplessit
in molti per la vastit dei temi analizzati; ma che in effetti sembra brillantemente
preludere al tipico modello degli studi sul campo della antropologia sociale del
XX secolo, rivolti ad una ricostruzione complessiva del sociale; con peraltro, nel
caso di Le Play, una maggiore attenzione al passato.

27

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Il tema del passato peraltro centrale nel pensiero di Le Play. La analisi
delle condizioni delle famiglie operaie in Europa sono da lui messe in rapporto
con le condizioni socio-economiche, e in particolare la diffusione
dellindustrializzazione e della urbanizzazione. Ma, al contrario di Comte e
Spencer, Le Play non ritiene che la nuova societ industriale che si affermata
in Europa possa dare una risposta adeguata ai problemi e alle disfunzioni da essa
stessa creati. Rispetto a Engels il contrasto non potrebbe essere poi pi grande.
Per questo ultimo, e naturalmente anche per Marx, la nuova societ capitalistica
e industriale del XIX secolo rappresenta una specie di bruco, tuttaltro che
attraente, da cui per ci si aspetta di vedere presto anzi prestissimo volare via
una meravigliosa farfalla. Per Le Play, il bruco ancora pi brutto, non fosse
altro perch non si aspetta nessuna farfalla e in questo sembra segnare del
resto un punto a suo favore rispetto a concezioni millenaristiche, di infondato
ottimismo evoluzionistico ma anzi futuri mostri ancora peggiori. Come altri
sociologi che lo hanno preceduto e che lo seguiranno in questo secolo di cruciali
cambiamenti, lopera di Le Play ha una forte valenza morale. Il suo studio delle
famiglie ha come fine esplicito quello di individuare le buone cos come le
cattive organizzazioni sociali; e naturalmente preservare le buone e correggere
le cattive. Ma tutto ci visto in unottica non tanto conservatrice quanto
esplicitamente restauratrice. Si tratta di chapper au joug des nouveauts
contemporaines et ... revenir lintelligence des grandes traditions de
lhumanit.35 Non sorprendentemente, in considerazione di queste premesse, Le
Play ritiene che le buone organizzazioni sociali sono quelle che assicurano la
pratica della legge morale e lottenimento del pane quotidiano. E i mezzi che
realizzano questi obiettivi sono costituiti, almeno per le races prospres, da
due elementi permanenti, i dieci Comandamenti e lautorit paterna; e da
elementi variabili, rappresentati dai riti della religione, lorganizzazione della
sovranit e le forme della propriet fondiaria.
Questa impostazione ci permette di capire, innanzitutto, perch Le Play
abbia posto come oggetto dei suoi studi la famiglia, e cio il nucleo
organizzativo che egli percepisce come non solo centrale ma anche come
meritevole del pi ampio sostegno; e non il singolo individuo, e cio la entit
sociale che la nuova realt economica ed organizzativa sta sostenendo. E ci
permette anche di capire come il suo obiettivo finale debellare i nuovi mali che
minacciano lOccidente; superare le divisioni che si insinuano nelle famiglie;
combattere la frammentazione degli interessi che ostacola il senso comunitario;
mentre i conflitti del capitalismo devono essere superati dalla solidariet tra
patron e operaio e, pi fattualmente, da una compartecipazione delle famiglie
operaie alla propriet. Tuttavia, non deve sfuggire come, al di l

28

1. LA SOCIOLOGIA E LA SUA OPERA DI RITAGLIO


delle considerazioni soggettive in tema di riforma della societ, lopera di Le
Play emblematica della penetrazione della sociologia in un ambito
precedentemente influenzato dalla metafisica: e questo attraverso non solo il
ricorso al metodo innovativo dello studio monografico basato su dati raccolti sul
campo, ma soprattutto il suo fare dipendere le forme del sociale dallesistenza di
fattori oggettivi e quantificabili.
I pochi esempi sinora presentati illustrano quindi il percorso storico
attraverso il quale la sociologia sulla base di una sua specifica fondazione
della conoscenza e di una altrettanto specifica metodologia si ritagliata un
suo campo a spese di altri campi, quali quelli della filosofia della storia, della
morale e della Natura-Fato. Ma la sociologia, nel suo sviluppo come disciplina
specifica, si trovata e si trova tuttora a coesistere spesso in modo competitivo
e non privo di conflittualit anche con altre discipline appartenenti almeno in
senso lato allarea delle scienze sociali. Ci sembra opportuno guardare
comparativamente a queste altre discipline, utilizzando le loro caratteristiche
come un mezzo di contrasto per fare risaltare le caratteristiche peculiari del
metodo sociologico e i suoi aspetti di forza e debolezza. In questa comparazione
con le altre discipline, faremo riferimento prima di tutto al patrimonio della
sociologia classica, pur accennando quando necessario alle nuove prospettive
introdotte da approcci sociologici pi recenti.
Nella seconda e ultima parte del volume, che anche quella pi ampia, ci
occuperemo di tre modelli di spiegazione sociologica: il funzionalismo, lo
strutturalismo e le sue derivazioni, e linterazionismo simbolico. Questi tre
modelli sono a nostro avviso fondamentali per la nostra indagine sia perch ci
permettono di analizzare il mutamento avvenuto nel campo del pensiero
sociologico nellarco del XX secolo, e in particolare lintroduzione, accanto al
modello classico del funzionalismo, di altri modelli in qualche modo
alternativi rispetto a questo; sia perch ci permettono di continuare lanalisi delle
relazioni tra sociologia e altre discipline, quali ad esempio la storia,
lantropologia e la filosofia; sia infine perch questi modelli ci sembrano
particolarmente significativi per una analisi della relazione, allinterno della
sociologia, tra elaborazione teorica e applicazione empirica.

1. Agostino, De civitate Dei, 413-426, Libro IV, XXXIII.


2. J. Bossuet, Discours sur lhistoire universelle, 1681, III, VIII.
3. G.B. Vico, Principi di Scienza Nuova, 1725 e 1744.
4. A.R.J. Turgot, Recherches sur les causes des progrs et de la dcadence des sciences et
des arts, ou rflexions sur lhistoire des progrs de lesprit humain, 1748; Id., Tableau
philosophique des progrs successifs de lesprit humain, 1750.
5. T. Hobbes, Leviathan, 1651, XI.

29

SOCIOLOGIA COME RICERCA

6. Ivi, The Introduction.


7. D. Hume, Essays Moral, Political, and Literary, in part. That Politics May Be Reduced
to a Science, Of the Rise and Progress of the Arts and Sciences, 1741-1742.
8. Voltaire, Essai sur les murs et l'esprit des nations, et sur les principaux faits de
l'histoire, depuis Charlemagne jusq' Louis XIII, 1756.
9. Ad esempio, voci Christianisme e Histoire des rois juifs, in Voltaire, Dictionnaire
philosophique, 1764.
10. C.-L. de Montesquieu, Considrations sur les cause de la grandeur des Romains et de
leur dcadence, 1734.
11. C.-L. de Montesquieu, De lEsprit des lois, 1748, Prface.
12. A. Smith, Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776, 5, I, III,
art. 2.
13. Ivi, 1, II.
14. A. Ferguson, History of Civil Society, 1767.
15. C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, 1764.
16. M. Armatte, Louis-Adolphe Qutelet, in K.M. van Meter (dir.), La sociologie, Paris,
1997, p. 47.
17. L. Radzinowicz, Ideologia e criminalit: uno studio del delitto nel suo contesto storico e
sociale, Milano, 1968, Cap. 2, p. 33-34.
18. L.-A. Qutelet, Sur la statistique morale et les principes qui doivent en former la base,
1840, in L.-A. Qutelet, Mmoires, 1848, 21, pp. 3-6; Id., Sur l'homme et le dveloppement des
ses facults, ou Essai de physique sociale, 1835 e 1869, pp. 316-320; A. Guerry, Essai sur la
statistique morale de la France, 1833, p. 69 ; Id., Statistique morale de lAngleterre compare
avec la statistique morale de la France, 1864, pp. LIX-LX.
19. A. Guerry, Statistique morale de lAngleterre compare avec la statistique morale de la
France, cit., p. LIX.
20. L.-A. Qutelet, Sur l'homme et le dveloppement des ses facults, ou Essai de physique
sociale, 1835, livre 1, p. 1 ss.
21. Ivi, livre 4, chap. II, p. 294 ss.
22. Ivi, livre 1, p. 1 ss.
23. C. Lombroso, Luomo delinquente, Torino, 1875.
24. W.A. Bonger, Criminalit et conditions conomiques, Amsterdam, 1905.
25. E. Ferri, Sociologia criminale, Torino, 1929, V ed. [I ed. 1884].
26. J. Habermas, Theorie des kommunikativen Handelns, Frankfurt am Main, 1981 (trad. it.
Teoria dellagire comunicativo, Bologna, 1986, vol. 1, I, p. 57 e 59).
27. F. Engels, The Condition of the Working Class in England in 1844, London, 1952 [I ed.
1845], Chapter XI, p. 295-296.
28. F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto dapprodo della filosofia classica tedesca,
Roma, 1969 [I ed. 1886], p. 81 e ss., in part. prima e undicesima tesi su Feuerbach.
29. C. Booth, Life and Labour of the People in London, London, 1892 I series; London,
1902-1903 II & III series.
30. Ad es., S. Webb e H. Cox, The Eight Hours Day, 1891; S. e B. Webb, Industrial
Democracy, London, New York and Bombay, 1902; S. e B. Webb, The Decay of Capitalist
Civilization, Westminster, 1923.
31. S. e B. Webb, Industrial Democracy, cit., p. 873 e ss.
32. F. Le Play, Les ouvriers europens. tudes sur les travaux, la vie domestique et la
condition morale de populations ouvrires de lEurope, daprs les faits observs de 1829 1879,
Tours, 1879, 6 vol., [I ed. 1855].
33. F. Le Play, La mthode sociale: abrg des ouvriers europens, Tours, 1879, VIII, p.
208 ss.
34. Ivi, IX, p. 219 ss.
35. Ivi, p. 208 ss.

30

2
La sociologia e le altre scienze sociali:
Aspetti metodologici

2.1.
Sociologia e antropologia
Tra tutte le scienze sociali, la antropologia, cos come oggi intesa, costituisce
senza dubbio quella pi vicina alla sociologia. Questa situazione si determinata
tuttavia solo al termine di un lungo percorso scientifico, e non anche oggi
priva di contraddizioni. La origine della antropologia, legata alla antropologia
fisica e quindi allo studio delle differenze fra le varie razze umane in rapporto
sia al patrimonio genetico sia alladattamento allambiente e alla etnologia e
quindi alla raccolta minuziosa e asistematica delle caratteristiche sociali e
culturali dei popoli diversi, gi sviluppatasi nel periodo dellilluminismo
non possono non differire dalla origine della sociologia, legata invece alla
filosofia della storia, allo studio delle forme politiche, al tentativo di una
comprensione della evoluzione della societ umana. Diversa almeno in parte
dalla sociologia rimane tuttora la c.d. antropologia culturale, nome spesso usato
come sinonimo di etnografia o etnologia, che consiste essenzialmente nella
collezione e descrizione degli aspetti culturali, sociali, folcloristici, delle societ
umane e in particolare di quelle marginali, sottoculturali etc. Disciplina che
ricorda per le sue modalit di collezione di fatti a futura memoria pi la storia
tradizionale che la sociologia, scienza questultima rivolta alla individuazione di
legami logici pi che alla descrizione di avvenimenti o di caratteristiche
culturali.
La convergenza massima con la sociologia si verifica in effetti nel caso
della antropologia sociale, che rappresenta peraltro la branca pi estesa oggi
dellintero gruppo disciplinare antropologico e che in taluni contesti (in
particolare, nei Paesi anglosassoni), gode di un posizione di dominio
incontrastato. La antropologia sociale comunemente descritta come una branca
della sociologia.1 Radcliffe-Brown ha parlato di essa come di una forma di
sociologia comparativa, accomunata alla sociologia vera e propria dal fatto di
investigare i fenomeni sociali attraverso un metodo essenzialmente simile a

31

SOCIOLOGIA COME RICERCA


quello delle scienze fisiche e biologiche.2 Tuttavia, lidea che lantropologia sia
soltanto una branca della sociologia, come ad esempio la sociologia economica,
lascia perplessi. Chiunque abbia visitato un dipartimento di antropologia, e
specialmente un dipartimento di antropologia rinomato, ne di regola uscito con
limpressione che i suoi componenti fossero diversi da quelli degli altri
dipartimenti. Non fosse altro, per labbigliamento informale e le barbe nature. Si
tratta forse solo di apparenze? Come studiosi della societ crediamo di dovere
condividere il pensiero di Oscar Wilde, secondo cui It is only shallow people
who do not judge by appearances.3 Vi devono essere pertanto differenze
maggiori di quelle ammesse dagli stessi antropologi. Vediamone alcune.
1. Lantropologia si orientata essenzialmente verso le societ primitive o
tradizionali, dotate di scarsa differenziazione interna in termini di strutture sociali. La sociologia ha preso in esame il quadro delle societ occidentali pi
sviluppate, dotate di una evidente complessit.
2. Lantropologia come si vedr meglio in seguito ha avuto la tendenza
a produrre ricostruzioni complessive delle societ studiate da essa. La sociologia
ha mostrato la tendenza allanalisi, di volta in volta, di aspetti pi specificamente
selezionati della realt sociale; la sociologia, potremmo dire, ha studiato la
societ a pezzi e bocconi.
3. Allinterno del suo orientamento complessivo, lantropologia si
interessata in particolare allo studio delle comunit ristrette, delle strutture familiari, dei legami di parentela. La sociologia ha focalizzato come oggetto della
sua ricerca aspetti tratti, di volta in volta, da una vastissima e sostanzialmente
infinita gamma di manifestazioni del sociale.
4. Lantropologia, dopo avere abbandonato le sue tradizioni
evoluzionistiche, ha privilegiato nel XX secolo una analisi del presente, cio
lanalisi di una realt sociale immaginata in qualche modo senza alcuna storia significativa alle spalle. A questo ha contribuito in modo rilevante la prospettiva
sincronica del funzionalismo, che tanto peso ha avuto nella storia
dellantropologia moderna (vedi infra). Ma ha anche contribuito il fatto che
lantropologia si occupata soprattutto della struttura sociale, ossia del sistema
di relazioni su cui si basano le aspettative sociali; e nellanalisi della struttura
sociale il tempo apparso elemento secondario.4 La sociologia anche per via
del fatto che si interessata principalmente di societ dotate di una cospicua e
facilmente accessibile storia scritta stata tendenzialmente pi attratta dalla
possibilit di una analisi in una prospettiva storica. Linteresse per la struttura
sociale stato non raramente subordinato allinteresse per lanalisi diacronica
dei fenomeni sociali.

32

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


5. La sociologia attraverso in particolare la sua radice storica relativa alle
indagini sociali stata da sempre imbevuta di una concezione critica e
riformistica del mondo sociale oggetto del suo studio. Lantropologia stata
spesso accusata di condurre, sulle sue societ favorite, uno studio improntato a
un notevole esotismo, e, al tempo stesso, ad un basso livello di coinvolgimento
politico-etico.5 Alcuni antropologi hanno enfatizzato questo aspetto,
sottolineandone la positivit. Cos, Lvi-Strauss parla dellantropologo come
dellastronomo delle scienze sociali,6 ossia di uno studioso che si occupa di
fenomeni assai distanti dal proprio mondo; di una societ lontana che non
niente per lui (ne lui est rien),7 e che proprio perch lontana non mette in
discussione i suoi valori e gli permette in definitiva di effettuare unanalisi pi
profonda e lucida di fenomeni sociali comuni a tutte le societ umane, non
esclusa la propria. Questo punto di vista, peraltro, non affatto condiviso da altri
antropologi. I.M. Lewis parla del coinvolgimento personale dellantropologo
come del suo tratto pi caratteristico ed amato: ed esalta il concetto di going
native come fondamentale strategia di ricerca.8 Si pu tuttavia mediare tra le
due posizioni affermando che, tendenzialmente, il contatto diretto e prolungato
con societ diverse ha costituito un momento fondamentale dellesperienza di
vita dellantropologo e ha comportato un suo forte coinvolgimento personale;
ma questo coinvolgimento stato spesso a differenza di quello del sociologo
pi esistenziale che politico-etico.
Queste differenze di oggetto tra antropologia e sociologia e le stesse
relazioni tra le due discipline sono andate mutando nel corso degli ultimi decenni.
In primo luogo, loggetto tipico di studio della antropologia andato, per
suo conto, mutando: le comunit ristrette, le societ tradizionali di tipo pi semplice, si sono nel corso del XX secolo complicate attraverso il contatto pi o
meno intenso e significativo con le societ pi tecnologicamente e
organizzativamente avanzate.9 Il concetto dellesistenza di una sola societ, di
un unico villaggio globale, da considerare molto pi come unaspettativa che
come una realt; ed del resto in contrasto con le motivazioni di fondo che
muovono lantropologia sociale. Ma sembra comunque innegabile che negli
ultimi decenni lantropologo ha visto spesso mutare il mondo tradizionale
sotto i suoi occhi; e che la presenza dello stesso antropologo stata parte di
questo mutamento. Del resto, lantropologo non pi lo specialista indiscusso di
questo mondo.10 Gli economisti studiano laumento del valore dei cash-crops di
remote aree del Terzo Mondo. I sociologi raccolgono dati sulle famiglie e
calcolano i coefficienti di correlazione nei pi sperduti villaggi africani. Il
mondo dellantropologo si ristretto e non pi suo monopolio. Ma, al tempo
stesso, il raggio di interesse della antropologia si allargato. Gli antropologi, pi
che contrastare linvasione del loro territorio, hanno a loro volta invaso laltrui
campo: e si sono interessati in misura crescente di quelle societ

33

SOCIOLOGIA COME RICERCA


avanzate sulle quali i sociologi credevano di avere il monopolio della ricerca.
Linteresse degli antropologi si rivolto in particolare, allinterno delle societ
avanzate, alle piccole comunit occupanti un territorio delimitato; ma non
mancano studi di altro tipo, come ad esempio il noto lavoro di Ruth Benedict
sulla societ giapponese,11 o quello di Agar sui tossicodipendenti
nordamericani.12
In secondo luogo, con lo sviluppo e lapprofondimento dello studio delle
altre societ, e col crescente contributo in questa direzione dato da studiosi che
provengono da queste stesse societ, limmagine di esse come immobili in un
presente che al tempo stesso passato, si dimostrata sempre meno verosimile.
Al contrario, si pu rilevare come queste societ, che si presumono immobili ed
appartenenti ad uno stadio conosciuto in tempi remoti dalle societ avanzate,
hanno alle spalle una storia evolutiva (talvolta anche registrata dalla storia come
scrittura) non meno lunga ed articolata di quella che usualmente vantano le
societ avanzate. Di tale storia evolutiva del resto testimone il fatto che
queste societ tradizionali, se da un lato presentano un minore sviluppo in certe
loro strutture, dallaltro presentano grande sviluppo in altre strutture che
appaiono invece meno articolate in societ ad alto sviluppo tecnologico ed
economico. Contro limmagine di immobilismo urta daltra parte la realt evolutiva mostrata da queste societ nella seconda parte del XX sec.: i movimenti di
indipendenza e di liberazione e le modificazioni sociali collegate, hanno trovato,
in molti paesi extra-europei, terreno favorevole proprio in societ contadine
tradizionali.
La scoperta della esistenza di una storia propria delle societ tradizionali
oggetto della antropologia ha in definitiva avvicinato maggiormente la
antropologia sociale alla sociologia. Tale scoperta ha infatti proposto anche alla
antropologia la possibilit di uno studio degli aspetti evolutivi e diacronici delle
altre societ, dei modelli di sviluppo, delle regole sottostanti le modalit degli
stessi processi di sviluppo, come tipico di una parte consistente degli studi
sociologici. Si pu anzi dire che la antropologia, che gi fino dal periodo tra le
due guerre mondiali aveva mostrato attraverso in particolare la antropologia
sociale britannica un interesse per le problematiche dello sviluppo, si
progressivamente trasformata, a partire dagli anni 50, in prevalenza in una
antropologia sociale dello sviluppo. In questa ultima, i temi tradizionali della
antropologia sono stati sempre pi riletti alla luce delle modifiche e delle
resistenze determinate nella interazione con le realt economico-sociali
esterne.13
Al tempo stesso, la scoperta di una storia della societ tradizionali ha
anche favorito la rilevazione allinterno di questa del peso dei contatti con le
societ pi evolute tecnologicamente: contatti che in molti casi hanno significato
violenza e sfruttamento per le societ tradizionali, alterazione e

34

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


distruzione del loro ambiente ecologico e delle loro risorse. Tutto ci ha
determinato limpossibilit pratica per lantropologo di conservare il distacco
dellosservatore esterno, dellamante dellesotismo, costringendolo a calarsi in
una situazione critica non meno densa di tensioni di quella di un sociologo alle
prese con i pi conflittuali problemi della societ occidentale moderna cui
appartiene.
A questa evoluzione della antropologia, ha fatto eco daltra parte una
evoluzione convergente della stessa sociologia. Questultima, infatti, ha
sviluppato nel corso di questo secolo un interesse crescente per quelli che
Cooley aveva definito gruppi primari (primary groups),14 e cio gruppi di
raggio limitato, in cui le relazioni sono di tipo diretto o faccia a faccia (face to
face). La sociologia contemporanea si avvicinata pertanto alla antropologia in
questa focalizzazione di realt minute a paragone delle grand theories di filosofia della storia che avevano caratterizzato gran parte del pensiero sociologico del
XIX secolo.
Inoltre, i pi recenti approcci tipici del symbolic interactionism e della
ethnomethodology costituiscono sviluppi della sociologia in una prospettiva
vicina a quella pi usuale della antropologia. Infatti, sia il symbolic
interactionism, con il suo focalizzare il concetto di una costruzione e una
ridefinizione continua del s attraverso la realt dei contatti sociali; sia la
ethnomethodology, con il suo volere ricercare i meccanismi che sostengono la
costruzione delle nozioni, delle definizioni e delle rappresentazioni di senso
comune, e in definitiva la costruzione della stessa realt sociale, si pongono
entrambi in una prospettiva di analisi dei rapporti interpersonali, di attenzione
per la realt della interazione quotidiana, che si avvicina pi alla osservazione
partecipante dellantropologo tradizionale che ai grandi schemi esplicativi di una
certa sociologia.
Al di l di queste convergenze reciproche, vi in ogni caso la realt di
fondo di una similarit complessiva del metodo seguito da antropologi e
sociologi. Entrambi cercano di spiegare fenomeni relativi alle strutture sociali, al
comportamento sociale e alla cultura attraverso il riferimento a fattori relativi
alla organizzazione economica, alla organizzazione sociale, o pi
complessivamente al funzionamento dellintero sistema sociale.
Le differenze che tuttora separano le due discipline fanno capo
sostanzialmente alle preferenze che le discipline manifestano nella verifica delle
loro ipotesi. La ricerca antropologica mantiene tuttora una preferenza per il case
study method, ossia per lanalisi di una singola unit sociale, che qui significa
una societ o una comunit. Il ricercatore si immerge in una societ particolare,
e nella cultura di questultima, che diventano la sua fondamentale esperienza di
field-work e la sua realt preferita di riferimento per la verifica di ipotesi
generali. In questo lavoro sul campo, lantropologo si affida ad una sua tecnica
collaudata, alla osservazione lunga e

35

SOCIOLOGIA COME RICERCA


paziente, alla volenterosit nel cercare i dettagli e nel lasciare che modelli ed
idee emergano da quello che uno vede ed sente.15 E anche quando
lantropologo si occupa di analisi comparative tra societ diverse, utilizzando
dati non raccolti personalmente, questi dati sono frutto della tecnica di cui si
ora detto.
Negli ultimi decenni cresciuta la percentuale di studi antropologici che si
sono concentrati su aspetti specifici dellorganizzazione sociale: ai tradizionali
studi sulla parentela e la famiglia si sono aggiunti in misura crescente studi su
aspetti quali ad esempio leconomia e il diritto. Tuttavia, lantropologia continua
ad avere un interesse prioritario e caratteristico per lo studio di una societ
specifica considerata nella sua interezza, e cio come un tutto, come un sistema
totale.16 Questo anche perch lantropologo, avendo di regola a che fare (i) con
realt relativamente pi limitate in termini di articolazione (con minore divisione
del lavoro, maggiore omogeneit di fondo, minore differenziazione delle
istituzioni), e occupandosi (ii) di altre societ cio di societ sostanzialmente
diverse dalle societ avanzate e conseguentemente di situazioni rispetto alle
quali non si pu affatto dare per acquisita una conoscenza generale da parte del
pubblico cui si rivolge, pi portato di quanto non sia il sociologo a costruire un
modello complessivo della realt sociale oggetto del suo studio. Parallelamente,
lantropologo pi portato a fare affidamento sul senso che emerge dallinsieme
del materiale vario che egli raccoglie attraverso la sua immersione in una
societ.
Si pu sintetizzare tutto ci dicendo che lantropologo tende ad occuparsi
del problema dellinterpretazione del fluire del discorso sociale; e nel fare
questo, mira a una comprensione allargata delle societ oggetto del suo studio,
partendo tuttavia da una conoscenza di realt minute, di aspetti microsociali.
Cos facendo, egli punta a broader interpretations and more abstract analyses
from the direction of exceedingly extended acquaintances with extremely small
matters. E in questa prospettiva, i metodi di misurazione quantitativa sono
tendenzialmente trascurati dal momento che it is not possible [...] to isolate the
ys from the xs to write a proper function.17 Non si tratta di una regola senza
eccezioni, dal momento che non mancano gli antropologi che, specialmente
negli ultimi anni, hanno basato loro ipotesi su dati quantitativi, in una
prospettiva di analisi fortemente comparativa.18
chiaro comunque che, in confronto, la sociologia o almeno una parte
consistente di essa non solo pi orientata verso metodi di misurazione
quantitativa, ma anche verso un modello concept-and-variable centered,19 in cui
le ipotesi tendono ad essere confrontate sulla base di variabili che a loro volta
sono estratte dal contesto pi generale di riferimento.

36

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


2.2.
Sociologia e storia
La possibilit di relazioni tra storia e sociologia un tema complesso, oggetto di
dibattiti spesso aspri, e al quale non si pu dare una risposta soddisfacente senza
una previa analisi della stessa natura del metodo storico e del suo oggetto. Ora,
la storia si interessa, come la sociologia, della analisi della vita umana nella sua
accezione di vita sociale. In questo assai ampio senso, la storia una disciplina
onnivora, con un campo oggetto di studio dalle dimensioni chiaramente
vastissime: tutto ci che appartiene alla vita sociale delluomo, dalle sue malattie
alle guerre, dalla produzione al consumo, dallordine sociale al disordine, pu
ricadere nella sfera di interessi della storia. E questo richiama senzaltro la
similare ampiezza di oggetto della stessa sociologia. Certamente, la storia,
mentre mantiene questa vastissima sfera di interessi, tende comunque a
collocarla cronologicamente in un tempo passato che prevalentemente remoto
e solo in una minoranza di casi prossimo; diversamente da quello che fa la
sociologia, che pur non disdegnando la ricostruzione del passato remoto, si
indirizza in prevalenza alla analisi di realt sociali osservate nel loro attuale
divenire.
Ma al di l di questo, emergono nelle due discipline delle differenze di
metodo che costituiscono parte integrante della peculiarit disciplinare di
entrambe. In effetti, la storia pu apparire in primo luogo collezione di fatti,
memoria degli avvenimenti verificatisi in una societ nel corso del tempo. E una
parte della storia non si avventurata molto pi in l di questo: cos, evidente
come la attivit degli storici narrativi, degli autori di cronache e di annali, si
differenzia dal metodo sociologico. Questultimo rivolto s ad una raccolta di
materiali, non raramente anche storici, ma subordina chiaramente tutto ci alla
prospettiva ulteriore di una ricostruzione del senso di questi fatti sociali, di una
analisi della influenza esercitata da determinati fatti (variabili indipendenti) su
altri fatti (variabili dipendenti). A queste differenze si riferiva Comte quando, in
modo poco diplomatico, parlava della storia come di insignificanti dettagli
raccolti puerilmente dalla curiosit irrazionale di ciechi compilatori di aneddoti
sterili.20 Lvi-Strauss afferma, con maggiore distacco, che la storia, come la
etnografia, privilegia losservazione empirica, mentre la sociologia, come del
resto letnologia (qui nel senso di antropologia), privilegia la costruzione di
modelli.21
Bisogna dire, comunque, che anche la storia pi legata agli vnements, alla
semplice collezione e memoria dei fatti sociali, non si impedisce di tracciare dei
collegamenti di causa-effetto tra variabili: collegamenti il cui interesse consiste
precisamente nel fatto di costituire modelli che si elevano

37

SOCIOLOGIA COME RICERCA


rispetto ai fatti e al contesto specifici. Cos, ad esempio, anche nelle opere
storiche attuali pi strettamente narrative, ben difficilmente sar assente qualche
considerazione sulle differenze di classe sociale, la rigidit del sistema di
stratificazione, lassenteismo della landed aristocracy nella Francia del XVIII
secolo, come modello esplicativo del verificarsi dei fenomeni rivoluzionari.
Ugualmente, pochi libri di storia narrativa mancheranno di fare riferimento alle
peculiarit delletica protestante cos come evidenziate da Max Weber come
modello valido per la spiegazione dello sviluppo del capitalismo industriale (o
della mancanza di questo) nei vari paesi dellEuropa moderna.
In definitiva, la affermazione che la storia si occupa essenzialmente di
eventi singoli, mentre la sociologia si occupa di generalizzazioni, pu essere
ritenuta affrettata e poco significativa. La storia attuale certamente interessata
alla costruzione di modelli esplicativi, alla elaborazione di generalizzazioni:
anche se questo pu sembrare spesso non tanto il suo obiettivo primario, quanto
piuttosto il prodotto inevitabile di una analisi delle sequenze di eventi oggetto
dello studio storico. Nella sociologia, daltra parte, emerge in modo evidente la
tendenza a fare prevalere, sulla collezione e descrizione dei fatti sociali,
linteresse alla individuazione di regole, di meccanismi esplicativi di causaeffetto basati sulla evidenziazione dellinfluenza di determinate variabili
indipendenti sulla evoluzione di altrettanto determinate variabili dipendenti.
Pi significativa probabilmente la considerazione che la storia privilegia
lanalisi della azione, mentre la sociologia quella della struttura. In altre parole,
la storia privilegerebbe lanalisi degli eventi e delle loro sequenze rispetto agli
aspetti pi strutturali costituiti dalle pressioni esercitate dalle forze sociali. In
questa analisi di fatti e sequenze, rientra con pieno diritto nellambito del
metodo storico la evidenziazione delle influenze reciproche tra personaggi ed
eventi,22 tra azione umana e fatto storico. Dal canto suo, la sociologia tende a
interessarsi al personaggio solo nella misura in cui possibile evidenziare come
esso plasmato dalle forze economiche, sociali, culturali, che la societ di un
determinato periodo esprime. Se la sociologia si interessa a Napoleone, tanto per
fare un esempio, essa lo fa esclusivamente nella prospettiva di mostrare come la
carriera travolgente del giovane crso era imprescindibile dalla rottura dei
vecchi equilibri dellAncien Rgime; come il concetto che ogni soldato porta
nel suo zaino il bastone di Maresciallo di Francia che egli andava ripetendo alla
truppa, e che in effetti si era gi dimostrato realistico per lui stesso, non era altro
che una immagine sintetica del superamento della rigida stratificazione per stati,
che aveva permesso ad un outsider come lui di divenire il padrone della politica
europea dellepoca.
Contro la caratteristica della sociologia di concentrarsi sulla costruzione

38

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


di meccanismi esplicativi relativi alla struttura, piuttosto che allazione
dellindividuo evidenziando cos la sua matrice di scienza positivistica si
sono puntate le critiche delle varie correnti del neo-idealismo europeo tra la fine
del XIX secolo e linizio del XX. Gi nel 1883 Dilthey contrapponeva le scienze
naturali, rivolte a spiegare i fenomeni dallesterno (erklren), alle scienze umane
e tra esse la storia, rivolte ad una comprensione dallinterno (verstehen). Una
comprensione dallinterno basata sul fatto che lazione cui si riferiscono le
scienze umane essenzialmente individuale, e pu essere compresa quindi solo
attraverso una analisi appunto dallinterno della unit psichica originaria del
soggetto umano individuale, composta dalla interazione di pensiero, volont e
sentimento. Ne discende che per Dilthey solo la storiografia disciplina
veramente adatta alla comprensione dellunit psichica e alla spiegazione della
azione umana; mentre non solo la sociologia ma anche la filosofia della storia
sono delle pseudoscienze, perch colpevoli del tentativo di trasferire nel campo
della vita sociale il metodo delle scienze naturali e in particolare il concetto
positivistico di nesso causale.23 Parallelamente, Windelband tracciava la nota
distinzione metodologica tra una storia idiografica rivolta allo studio di ci
che unico e individuale, e le scienze della natura nomotetiche rivolte alla
costruzione di leggi universali.24
Croce sviluppava criticamente queste posizioni per contrapporre la presunta
debolezza della scienza sociologica alla forza dellarte storica. Contro la
sociologia pi chiaramente derivata dal positivismo, Croce scriveva infatti:
Minaccia grave incombeva sulla storia per effetto del sociologismo, che
convertiva lidea della vita storica nella monotona ripetizione di alcuni schemi
politici, sociali e variamente istituzionali, e nellazione di alcune leggi generali,
di solito passionalmente colorate dalle utopie democratiche di allora e da altre
tendenze pratiche; e, con tale conversione, vantava dinnalzare la ingenua
storia degli storici a scienza positiva e naturale .25 Anche contro la pi
sofisticata analisi sociologica di Max Weber, certamente assai meno
deterministica nelle sue indicazioni di collegamenti tra fenomeni sociali, Croce
parla comunque di spasmodici e sterili sforzi per spiegare causalisticamente e
psicologicamente gli atti dello spirito, che sono liberi, originali e creativi;
aggiungendo che tutti par che si soddisfino o procurino di soddisfarsi col
costruire faticosamente tipi ossia classi di fatti (che appunto il metodo
sociologico), cio astrazioni, che non sono certamente il fine del pensiero, se il
pensiero le dissolve, sempre che se le trova dinanzi, per attingere la realt
concreta, universale-individuale.26
In opposizione a tutto ci, Croce esalta la storia, la storia come arte, dal
momento che essa non elabora concetti ma riproduce il particolare nella sua
concretezza.27 Una storia che costituisce una dialettica aperta tra,

39

SOCIOLOGIA COME RICERCA


da una parte, le situazioni oggettive naturali ed economiche, e dallaltra lo
sforzo spirituale delluomo rivolto precisamente a plasmare le prime.28
In una prospettiva non dissimile, Collinwood presentava pi
pragmaticamente il problema in questi termini: Quando uno scienziato si
chiede perch la cartina di tornasole ha cambiato colore? egli intende in quali
condizioni le cartine di tornasole cambiano colore?. Quando uno storico si
chiede invece perch Bruto ha pugnalato Cesare? ci che intende a cosa
pensava Bruto da indurlo a pugnalare Cesare? .29
Il prevalere della concezione neo-idealistica, anche attraverso il suo
assorbimento da parte dei regimi di estrema destra in Europa fra le due guerre,
stato determinante per la lunga successiva eclissi delle scienze sociali, e
specialmente della sociologia in Italia. Ma, se la caduta di consenso intorno alle
concezioni neo-idealistiche nel secondo dopoguerra ha portato ad un rilancio
delle scienze sociali, e preminentemente della sociologia, vi da dire che al
tempo stesso la visione neo-idealistica della storia era stata gi contraddetta
dallo sviluppo della c.d. storia sociale, che aveva trovato fin dal 1929 il suo
centro propulsivo negli Annales di Febvre, Bloch e Braudel.
Lorigine della storia sociale contemporanea si pu rintracciare nella
disaffezione del XX secolo per il metodo storico diffuso da Leopold von Ranke:
il metodo cio di una storia oggettiva fondata sui documenti ufficiali e anche
per questo interessata soprattutto ai fatti politici. La storia sociale nasce come
reazione a quelli che Simiand aveva chiamato i tre idoli della trib degli
storici: lidolo della politica, lidolo dellindividuo e lidolo della cronologia.30
Essa si distingue rispetto alla storia tradizionale proprio per il fatto di disdegnare
i nomi, gli vnements, le personalit in quanto tali e di interessarsi per contrasto
ad aspetti precisamente strutturali: alle forze, ai gruppi, alle classe sociali,
considerate separatamente e come reciprocamente dipendenti;31 nonch,
subordinatamente, in una prospettiva meno alta ma non priva di rilevanza, ad
una ricostruzione della realt ripetitiva, minuta, quotidiana, non-vnementielle,
pi legata alle condizioni oggettive, che costituisce il tessuto della storia sostanziale di una societ. Mettendo da parte lattaccamento tradizionale dello storico
per i fatti singolari, ces fleurs dun jour, si vite fanes et que lon tient pas deux
fois entre ses doigts,32 come pure lattaccamento per la focalizzazione dei
grands hommes, visti tradizionalmente come una sorta di direttori dorchestra
autoritari sulla scena della storia, la nuova prospettiva della storia sociale si
interessa abbastanza naturalmente ai tempi lunghi di una analisi dei cicli storici.
Allinterno di questa analisi della struttura, inevitabile che essa si occupi delle
ripetizioni, delle tendenze, delle permanenze: e quindi sostanzialmente di
qualcosa non dissimile dalla ricerca di una formulazione di modelli, di una
evidenziazione di interazioni non-occasionali tra fenomeni, pi tipica della
scienza sociologica.

40

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


Del resto, accanto a questa storia sociale alta, vi stata negli ultimi
decenni una intensa attivit degli storici intorno a temi sociali non convenzionali
(dal punto di vista della storia classica) e ampiamente coincidenti con il
campo di interesse della sociologia: temi cio come quello delloppressione
sociale, della criminalit e devianza, della malattia mentale etc.
Il riavvicinamento tra storia e sociologia non peraltro solo il frutto del
cambiamento di prospettiva introdotto dalla storia sociale. Tale riavvicinamento
anche il frutto di un lungo percorso di evoluzione compiuto dalla sociologia.
Dopo loriginario e peraltro non momentaneo interesse per la filosofia della
storia, di cui si detto, la sociologia mostra nelle opere di alcuni dei suoi pi
illustri esponenti una attenzione assai viva alla storia. Sono esempi di questa
attenzione lopera di Tocqueville LAncien Rgime et la Rvolution,33 dove
lobiettivo della costruzione della teoria sociale si sposa con la ricerca storica
condotta sulle fonti; e lopera di Marx che, soprattutto nel Capitale,34 dedica
molto spazio alla ricerca storica. A sua volta, Max Weber mostrer una
eccezionale competenza storica, che spaziava dal periodo romano a quello
medioevale e a quello moderno; anche se tale competenza trovava poi
espressione soprattutto nella costruzione dei suoi tipi ideali, che filtravano la
complessit e le nuances della storia per arrivare ad un modello puro. Questa
attenzione per la storia e per il suo metodo si arrester per con la diffusione del
funzionalismo, soprattutto della sua versione pi radicale, quella cio secondo la
lezione di Malinowski. Linteresse esclusivo del funzionalismo per la
ricostruzione delle interazioni tra fenomeni sociali contestuali, associato alla sua
preferenza per il metodo della osservazione partecipante, daranno vita per
decenni ad una analisi sincronica, ostile in s al metodo storico. Questo
orientamento trover poi nuova linfa nella diffusione, nella sociologia
nordamericana, di un indirizzo eminentemente quantitativo, in cui linteresse
alla misurazione dei fenomeni e alla analisi delle relazioni statistiche tra di essi
si muover su di un piano prevalentemente di attualit. Ma con laffermarsi della
opportunit di una revisione critica del modello funzionalista, si apre anche,
negli ultimi decenni, un nuovo spazio per studi sociologici storici. In questo
spazio si collocano studi come quello ad esempio di Merton (e cio di un
funzionalista critico) su Puritanesimo, economia e scienza in Inghilterra;35 il
celebre studio di B. Moore Social Origins of Dictatorship and Democracy, in
cui si fondono analisi comparativa, modellistica sociologica e ricerca storica, e
che ha fatto da apristrada a tutta una corrente di studi;36 laltrettanto noto The
Modern World System, di Wallerstein;37 nonch interi volumi dedicati alla
discussione dei temi e dei problemi di sostanza e di metodo della sociologia
storica.38
Nel lungo percorso di evoluzione della sociologia inoltre necessario

41

SOCIOLOGIA COME RICERCA


ricordare altri fatti. La reazione al gi dominante funzionalismo si espressa in
effetti anche attraverso correnti sociologiche decisamente innovative, quali
linterazionismo simbolico. Questultimo pur senza interessarsi di eventi
storici ha nettamente privilegiato, come si vedr meglio in seguito, lanalisi
della azione individuale, letta come sequenza di azioni e reazioni reciproche con
altri individui, rispetto alla pi classica, funzionalistica, analisi della pressione
esercitata dalla struttura. Ci ha comportato una riduzione del distacco della
sociologia dalla prospettiva della storia, almeno di quella classica, attenta
appunto allazione.
Al di l di questa pur significativa convergenza, rimangono tuttavia delle
differenze, poco visibili alla superficie di un esame affrettato, ma che emergono
con maggiore evidenza quando si confrontano empiricamente le modalit di
metodo seguite tendenzialmente dalle due discipline. La storia, si potrebbe dire
riassuntivamente, fa affidamento su un duplice concetto: (i) un posto per ogni
fatto; (ii) ogni fatto al suo posto. Si tratta di un concetto pi complesso e pi
ricco di conseguenze per la distinzione tra storia e sociologia di quanto pu
apparire. Per quanto riguarda il primo elemento, la storia (anche la storia
sociale) rimane pi interessata di quanto non sia la sociologia ad una
ricostruzione della totalit del sociale, nel quale la passione storica per la
raccolta delle varie tessere del mosaico si esprime compiutamente. Dal punto di
vista pratico del metodo di lavoro, possiamo dire che in generale la storia
confida in una osservazione densa e da vicino, attraverso una trama fitta di
presentazione dei fatti sociali. La sociologia, al contrario, privilegia una
osservazione da una certa distanza, che comporta una presentazione rada, ma
pi selettiva dei fatti sociali.
Parallelamente, per quanto riguarda il secondo elemento del concetto, si
pu rilevare come la ricerca storica rimanga incollata al concetto di tempo, che
scandisce e al tempo stesso coordina i fenomeni analizzati da essa, proponendo
in qualche modo ex se il senso del verificarsi storico. Viceversa, la sociologia
nella sua attivit di ricerca attribuisce un ruolo meno dominante al concetto di
tempo. Ci emerge in particolare quando la sociologia si concentra sulla analisi
dellattualit (come il caso di una certa sociologia pi superficiale), e rimane
cos su un piano atemporale che lascia poco spazio alla ricerca, nel presente,
della radice costituita dagli avvenimenti pregressi; o quando essa mette a fuoco
soprattutto il problema della determinazione delle relazioni tra i fenomeni e della
identificazione della ripetitivit del modello sociale, a scapito dellimportanza
dellaspetto sequenziale dei fatti temporali.
bene notare tuttavia come le caratteristiche del metodo storico, costituite
da una osservazione densa e da vicino, e dalla attenzione al concetto di tempo,
non significano che la storia si occupa di fatti, e non di ipotesi, o

42

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


che essa meno soggettiva della sociologia. Entrambe le discipline scelgono tra
i fatti sociali sostanzialmente innumerevoli e tra le altrettanto innumerevoli
prospettive da cui si pu guardare ad un fatto, sulla base di un ragionamento
logico astratto, il cui fine inevitabilmente esplicativo. E sulla base di questo
ragionamento astratto collegano i fatti luno allaltro, attraverso un intervento
che sempre interpretazione. Anche nel caso della storia pi tradizionale e
narrativa, vi sempre un ragionamento che partendo da alcuni fatti e sequenze
di fatti sale al livello superiore del modello astratto. Pertanto, che la storia si
caratterizzi per dare un posto per ogni fatto e per mettere ogni fatto al suo posto
una affermazione che pretende di stabilire una differenziazione in ultima
analisi irrealistica.
Pi realistica la considerazione che la storia, con la sua trama fitta di
presentazione e lattenzione al dettaglio, lascia uno spazio notevole per laffermazione di un concetto di fluidit e libert del sociale, sempre aperto al
verificarsi dellimprevisto, dellevento con una valenza storica particolare. Tutto
ci supera evidentemente e si differenzia dalla prospettiva regolamentatrice
della sociologia, almeno di quella classica.
2.3.
Sociologia e psicologia
La psicologia condivide con la sociologia il fatto di essere disciplina piuttosto
recente, sviluppatasi sostanzialmente tra il XVIII e il XIX secolo. Con la
sociologia e la storia, la psicologia condivide anche il fatto di avere come
oggetto un campo assai vasto, appartenente alla pi generale sfera dello studio
delluomo. Nel caso specifico della psicologia, questo vasto campo costituito
dallo studio delle condotte umane e degli stati di coscienza delluomo, rispetto ai
quali la psicologia si attribuisce il compito di trovare delle spiegazioni, di
comprendere gli sviluppi di questi e, in determinati casi, di pervenire alla
scoperta di leggi generali.
Del resto, per quanto riguarda il metodo relativo a questa spiegazione,
possibile trovare, come ha fatto gi Comte, delle connessioni tra psicologia e
sociologia. Se infatti la societ un sistema di mezzi creati dagli uomini per il
raggiungimento di determinati fini, questi ultimi devono preesistere negli individui; essi sono secondo Comte la fonte delle idee e dei bisogni che hanno
determinato la societ e pertanto il principio di ogni spiegazione non pu essere
che in essi. Poich il fenomeno sociale, concepito nella sua totalit, non altro
che un semplice sviluppo della umanit, senza che nessuna nuova facolt venga
creata [...] tutte le disposizioni affettive che losservazione sociologica potr
successivamente svelare dovranno trovarsi per lo meno in germe nel tipo
primordiale che la biologia ha costituito in anticipo per la sociologia.39 Questo
tipo di deduzione, per Comte, diverr praticamente impossibile quando si
tratter di spiegare la societ appartenente ai livelli pi progrediti della

43

SOCIOLOGIA COME RICERCA


evoluzione, per via della assai pi grande distanza tra il punto di partenza e
quello di arrivo; ma anche in questo caso in cui inevitabilmente le teorie
psicologiche non potranno risultare soddisfacenti per le spiegazioni della societ
umana il ragionamento sociologico per essere ammesso dovr essere
ricondotto razionalmente alla teoria positiva della natura umana e quindi alla
psicologia.40
Lo stesso genere di connessione viene del resto avanzata da Spencer, il
quale ritiene che la societ umana, e quindi dipendentemente la scienza della
sociologia, muove dalle unit sociali, gli individui, sottoposti a condizioni
fisiche, emotive ed intellettuali, e in possesso di certe idee e sentimenti acquisiti
nei primissimi tempi. La societ, una volta costituita, ha il potere di esercitare
una influenza sugli individui, ma questa influenza si esercita tramite i mutamenti
che la societ induce negli individui stessi, e non tramite la diretta
determinazione di fatti sociali.41
Questa connessione esplicativa viene al contrario decisamente negata da
Durkheim, la cui argomentazione costituir un decisivo turning point nella
discussione del rapporto tra psicologia e sociologia. Secondo Durkheim, infatti,
anche se nulla di collettivo si pu determinare senza il dato di base delle
coscienze individuali, la societ non una semplice somma di individui; al
contrario, il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realt
specifica dotata di caratteri propri. In questa realt specifica, e non negli
individui che ne fanno parte, devono essere cercate le cause dei fatti sociali. Il
gruppo pensa, sente ed agisce in modo del tutto diverso da quello in cui si
comporterebbero i suoi membri se fossero isolati. Se si parte da questi ultimi,
non si pu quindi comprendere nulla di ci che accade nel gruppo. [...] Quale
abisso, per esempio, tra i sentimenti che luomo prova di fronte a forze superiori
alla propria e listituzione religiosa con le sue credenze, le sue pratiche cos
numerose e complicate, la sua organizzazione materiale e morale; tra le condizioni psichiche della simpatia che due esseri dello stesso sangue provano lun
per laltro e il farraginoso insieme di regole giuridiche e morali che determinano
la struttura della famiglia, i rapporti delle persone tra loro, delle cose con le
persone e cos via. [...] In una parola, tra la psicologia e la sociologia c la
stessa soluzione di continuit che riscontriamo tra la biologia e le scienze fisicochimiche. Di conseguenza, ogni volta che un fenomeno sociale spiegato
direttamente da un fenomeno psichico, possiamo essere certi che la spiegazione
falsa.42
La stessa connessione esplicativa tra psicologia e sociologia viene del resto
implicitamente rigettata anche da Marx. Questultimo, con la definizione del
concetto di materialismo culturale, pone le basi per una riduzione implicita della
psicologia a disciplina limitata ad un oggetto la cui

44

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


fenomenologia non pu non appartenere al sovrastrutturale. In effetti, la
concezione di Marx, ricollocando il metodo dialettico, ma anche luomo oggetto
di studio del metodo, sui suoi piedi, fa ricadere nellambito sovrastrutturale i
contenuti della coscienza individuale e collettiva, il modo di percezione del s e
dellaltro, le motivazioni, e in definitiva la stessa costruzione della personalit
e quindi la sostanza delloggetto di studio della psicologia . Allambito
sovrastrutturale appartengono al tempo stesso le rappresentazioni (e quindi i
miti, la religione, la filosofia etc.) e i sistemi normativi (le leggi, le istituzioni, le
organizzazioni politiche ed amministrative etc.).43 Tale ambito sovrastrutturale,
privo sostanzialmente di autonomia esplicativa, viene determinato dal contesto
infrastrutturale, e quindi da quei modi di produzione che riassumono le forze e i
mezzi di produzione (ossia le risorse materiali disponibili e le conoscenze e gli
strumenti) nonch i rapporti di produzione (ossia le relazioni in termini di
propriet e di organizzazione che caratterizzano gli individui allinterno di una
societ). In questo modo, Marx non solo tronca la connessione esplicativa tra
psicologia e sociologia indicata da Comte e Spencer, ma ribalta quella
dipendenza della spiegazione sociologica da basilari, primitivi, originali e
pertanto immutabili stati della coscienza, proposta dai medesimi autori. Pone
cos le basi per una priorit della spiegazione storica, economica, sociologica
rispetto a quella psicologica.
Sulla base anche di quanto appena detto, si pu comprendere come in
effetti la psicologia non sia a stretto rigore una scienza sociale. Le scienze di cui
ci stiamo occupando, e cio la antropologia, la storia, leconomia, condividono a
ben vedere con la sociologia, malgrado le differenze gi sottolineate, la prospettiva di uno studio che ha per oggetto il vasto campo delle relazioni tra gli
esseri umani, ossia il campo di ci che sociale in quanto appartenente a quel
sistema per mezzo del quale gli uomini vivono insieme in comunit organizzate.
La psicologia, invece, si occupa essenzialmente dellindividuo anche se non
della sua unicit quanto piuttosto dei tratti psichici che lo accomunano agli altri
individui e riporta ad esso anche tutto ci che appartiene alla sua sfera di
relazioni sociali. Gli aspetti su cui essa si concentra, per fornirne una
comprensione (e quindi in termini di rapporti causa-effetto, le variabili dipendenti), sono di regola lintelligenza, la percezione, lapprendimento, i bisogni
psichici, le sensazioni, le difese, i conflitti, le tensioni, gli aspetti di personalit e
le manifestazioni di psicopatologia. Gli aspetti utilizzati per spiegare queste
variabili (o, in termini meno positivistici, per comprenderle), e cio le variabili
indipendenti, appartengono tendenzialmente allo stesso sistema psichico.
Riferimenti ad aspetti esterni allindividuo e in particolare ad aspetti sociali (ad
esempio, relazioni familiari, relazioni sessuali, cultura, razza, educazione,
condizioni economiche), sono peraltro frequentemente

45

SOCIOLOGIA COME RICERCA


utilizzati dalla psicologia. Ci del resto abbastanza ovvio, considerato che il
sistema psichico di cui si occupa la psicologia appartiene ad un essere sociale.
Ma il fuoco dello studio come vedremo meglio in seguito continua ad essere
il sistema psichico, con le sue modalit e i suoi meccanismi di adattamento,
piuttosto che tali aspetti sociali.
La evidenziazione di queste problematiche non deve comunque fare
perdere di vista il fatto che la psicologia ha come oggetto un campo vasto e
articolato, allinterno del quale si possono identificare differenti approcci, a
ognuno dei quali sottesa una particolare metodologia, o perlomeno una tendenza a privilegiare una particolare metodologia. Possiamo in effetti distinguere
tra i seguenti approcci.
A- Lapproccio della introspezione, intesa come la descrizione e la
spiegazione degli stati di coscienza in quanto stati di coscienza (W. James). Si
tratta evidentemente di un approccio che non pu che fare uso di un metodo
centrato sulla collezione e il riordinamento critico dellinsieme di ogni stato di
coscienza. In questa prospettiva, il valore della descrizione e spiegazione riposa
sulla capacit complessiva di pervenire ad una comprensione globale delle
situazioni dal punto di vista dellindividuo secondo peraltro una procedura non
lontana da quella avanzata da M. Weber come caratteristica del metodo delle
scienze storico-sociali.44 Non si tratta pertanto della presentazione di un legame
di causa-effetto tra una o pi variabili indipendenti e una o pi variabili
dipendenti, secondo il modello tipico del positivismo scientifico. La discutibilit
della prospettiva seguita dalla introspezione peraltro rimarcata dalla critica
gi avanzata da Comte secondo cui nellapproccio dellintrospezione non si
realizzano le condizioni di una buona osservazione, in quanto il soggetto che
osserva e loggetto osservato si confondono nello stesso individuo, rendendo i
risultati della introspezione sostanzialmente dipendenti dal soggetto agente.
B- Lapproccio sperimentale, in cui la prospettiva seguita quella di una
formulazione di ipotesi e di una verifica di queste attraverso losservazione di
una realt provocata sperimentalmente.45 Una sottobranca dellapproccio
sperimentale costituita dalla psicologia centrata sulluso dei test mentali. Qui
situazioni sperimentali standardizzate vengono create in modo da provocare
reazioni nellindividuo che sono a loro volta valutate attraverso la comparazione
statistica di esse con le reazioni di altri individui, al fine di pervenire ad una
classificazione del soggetto in termini di aspetti quantitativi o tipologici.
Lapproccio sperimentale ha giocato un ruolo privilegiato nelle teorie
psicologiche comportamentiste (Behaviourism), basate sul principio che il
comportamento umano sia semplicemente conseguenza di catene causali
stimolo-risposta, e non di contenuti mentalistici. La psicologia sperimentale, pur
differenziandosi dalla sociologia

46

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


precisamente per il fatto di usare un metodo sperimentale che quasi sempre
inapplicabile nel campo di questultima, presenta tuttavia analogie
metodologiche con lapproccio sociologico quantitativo. Con questo essa condivide il concetto del valore dimostrativo della misurazione quantitativa delle
relazioni tra variabili indipendenti e variabili dipendenti.
C- Lapproccio clinico, cio quello che si fa al letto dellammalato. Esso
orientato ad una comprensione complessiva dei modi di essere e reagire
dellindividuo in rapporto ad una situazione determinata, e in particolare ad una
comprensione delle psicopatologie che lindividuo sviluppa in tale situazione.
Appartengono a questo approccio la psicoanalisi (interessata in particolare agli
aspetti inconsci della personalit e delle reazioni dellindividuo risalenti
allesperienza infantile) e le altre metodologie psicoterapeutiche (ad esempio,
Gestalt therapy, analisi transazionale etc.). Tale approccio utilizza le esperienze
precedenti fatte dallo stesso osservatore (lo psicologo clinico) e le esperienze di
altri osservatori, traducendole in modelli generali, ad es. meccanismi di difesa,
transfert, regressione. Tuttavia, questo approccio enfatizza la situazione
dellindividuo in esame ed relativamente meno interessata alla costruzione di
leggi generali, in quanto lobiettivo di una ricostruzione della complessit del
caso individuale porta inevitabilmente ad una esaltazione delle peculiarit
derivate da tale complessit. Si deve notare come tale approccio non escluda
comunque la possibilit di una successiva presentazione di ipotesi in termini di
leggi generali, in relazione ad aspetti pi limitati e specifici, da confermare
anche attraverso i metodi di una psicologia sperimentale o sociale.
D- Lapproccio della psicologia sociale, cio di quella branca della
psicologia che, a differenza della psicologia tout court, non si interessa
essenzialmente dellindividuo come possessore di un sistema psichico, ma
dellindividuo e del suo sistema psichico nella societ.46 Si tratta senza dubbio
dellapproccio pi vicino a quello delle scienze sociali e della sociologia in
particolare. La psicologia sociale si occupa in effetti di un vasta serie di
problemi che si collocano abbastanza ovviamente allintersezione tra lindividuo
e la societ.47 La psicologia sociale, pi specificamente, intende spiegare le basi
psicologiche del comportamento esterno dellindividuo e i suoi atteggiamenti
interiori nel rapporto con gli altri;48 le modalit psico-sociali del comportamento
di vari gruppi sociali (frequentemente, delle diverse classi sociali) nella stessa
societ; le modalit psico-sociali del comportamento di individui appartenenti a
diverse societ; e cos via. Le metodologie utilizzate prevedono frequentemente
il ricorso ad una quantificazione delle variabili esaminate, in concordanza con le
metodologie prevalenti in economia e in parte della sociologia. Ma, al di l di
tutto ci, la psicologia sociale conserva una sua dissimilarit per quanto attiene
alla natura delle variabili prese in considerazione. Le variabili dipendenti finali

47

SOCIOLOGIA COME RICERCA


appartengono in effetti spesso allarea dei fenomeni sociali (ad esempio, il
razzismo, le violenze sessuali, lomosessualit, luso della droga, la diffusione
del valore dellachievement, latteggiamento culturale nei rapporti con lalter, la
tendenza ad interagire secondo modalit predefinibili), ma le variabili
indipendenti rimarranno comunque quelle gi descritte, relative essenzialmente
alla psiche, anche se questultima considerata nella accezione di elementi
tendenzialmente comuni ad un gruppo pi o meno vasto. Se ad esempio la
psicologia sociale si occupa del comportamento di bande di giovani delinquenti,
essa non si soffermer sui possibili fattori di tipo socio-economico e culturale
come farebbe il sociologo e privileger invece gli aspetti costituiti dalle
relazioni interne alla banda, dal significato che questa assume per i singoli
partecipanti.
Queste differenze di fondo appaiono forse ancora pi chiaramente quando
si prende in considerazione quella branca della psicologia sociale interessata ai
comportamenti dei gruppi nazionali: in altre parole interessata ai tratti che
dovrebbero caratterizzare, nelle interazioni sociali, gli individui appartenenti ad
una intera societ nazionale. Si potrebbe ipotizzare in questo caso che loggetto
della analisi sia il fatto sociale, quello in particolare dovuto come dice
Durkheim alla collaborazione diretta degli individui, pi che alla cosciente
adesione a pratiche tramandate: quello che costituisce una risultante della vita
comune, un prodotto delle azioni e delle reazioni che avvengono tra le coscienze
individuali.49 E che, a loro volta, le variabili esplicative siano attinenti
precisamente a questa vita comune e pi in particolare alle modalit
organizzative specifiche che caratterizzano il sistema sociale nazionale cui gli
individui appartengono. Con la possibilit naturalmente che tutto ci si condensi
in atteggiamenti e modi di pensare dotati di una certa viscosit, e comuni a tutti
perch provenienti da fenomeni aventi carattere generale. Ma, per quanto in
particolare riguarda le variabili esplicative, cos non . Se prendiamo in
considerazione la classica psicologia dei popoli, cos come essa stata intesa
nelle opere del XIX secolo e del XX, almeno fino alla seconda guerra mondiale,
ci si rende conto della diversit dei suoi presupposti. Questa psicologia dei
popoli ha per oggetto il c.d. spirito del popolo,50 concetto coniato da J.G.
Herder nel XVIII secolo e divenuto parte integrante della filosofia di Hegel. In
questo senso, lo spirito del popolo qualcosa dotata di carattere
sopraindividuale; si esprime nella lingua, nella cultura, nel diritto, nel costume
di un popolo; ed parallelamente destinata ad evolversi; ma soprattutto
qualcosa appartenente ad una concezione idealistica della storia e della societ.
Questo significa che lo spirito del popolo non pu essere riportato a
condizioni sociali ed economiche a monte; esso piuttosto ci che determina e
plasma queste condizioni. In altre

48

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


parole, il concetto di fondo dietro alla psicologia dei popoli si pone in antitesi,
attraverso la sua natura idealistica, rispetto alla concezione positivistica che
prendendo come modello le scienze naturali informa le scienze sociali
soprattutto del XIX secolo.
Queste caratteristiche della psicologia dei popoli permangono ben entro
in XX secolo. Ne prova il fatto che gli autori classici della psicologia dei
popoli del XX secolo individuano, dietro i modi di pensare e di agire dei popoli,
una radice olistica che assume varie denominazioni, ma che per la sua natura
generica e totalizzante assomiglia sempre al concetto idealistico di spirito.
Cos, Fouille fa derivare le differenze tra i popoli dal loro temperamento (lo
spagnolo bilieux-nerveux; il tedesco flegmatique; il francese sanguin-nerveux
etc.).51 McDougall pone alla base delle sue distinzioni lintensit nei vari popoli
di istinti essenziali, quali quelli relativi allaffermazione, alla socievolezza, alla
sottomissione, nonch le tendenze allintroversione e alla estroversione.52 In de
Madariaga, prevale il concetto della esistenza di tipi psicologico-temperamentali
diversi nei vari popoli, cos che linglese sarebbe essenzialmente uomo di
azione, il francese uomo di pensiero e lo spagnolo uomo di passione; e,
parallelamente, il primo informerebbe il suo comportamento al fair play, il
secondo a le droit, il terzo a el honor.53 Si pu notare come,
complessivamente, le analisi in questione sembrano provenire assai pi
dallintuito e dalle impressioni soggettive degli autori che da una osservazione
avente carattere scientifico. Esse tuttavia potrebbero essere in linea di principio
sostenute dallosservazione scientifica; soprattutto se si abbandonasse un
metodo rivolto alla generalizzazione (gli italiani sono emotivi) e lo si
sostituisse con uno rivolto alla quantificazione della presenza di determinati
tratti nei diversi popoli (gli italiani sono probabilmente comparativamente
caratterizzati, in media, da una maggiore frequenza di manifestazioni di
emotivit nella loro vita sociale). In mancanza di questo mutamento di metodo,
la classica psicologia dei popoli non ha potuto aspirare a molto di pi che la
costruzione o meglio la conferma di facili stereotipi.
Di sicura rilevanza sotto il profilo epistemologico il fatto che la
psicologia dei popoli ha posto alla base delle sue distinzioni un quid, presente
presso ogni popolo, e avente la natura di costante. In quanto costante, questo
quid stato a sua volta messo in relazione con un fattore causale a monte, avente
carattere di stabilit. Tale fattore, peraltro spesso definito in modo
approssimativo dal punto di vista scientifico, attiene o alla razza o ai tratti
temperamentali o comunque a caratteristiche strutturali dei popoli.54 In questo
senso, la possibilit del collegamento di tali caratteristiche con aspetti
economici, sociali ed organizzativi della storia passata e presente dei vari popoli
spesso trascurata. Cos, la descrizione fatta da Tacito

49

SOCIOLOGIA COME RICERCA


dei tratti delle trib germaniche, descrizione poi utilizzata spesso come punto di
partenza per la comprensione della psicologia dei tedeschi, non ha fatto nascere
la domanda se si trattasse di caratteristiche tendenzialmente comuni a tutte le
popolazioni con una organizzazione tribale, piuttosto che alle trib germaniche
in particolare. E, laddove invece gli aspetti economici, sociali ed organizzativi
dei vari popoli sono presi in considerazione, essi sono letti come variabili
accessorie, o anche pi semplicemente come variabili dipendenti cos come si
gi accennato a proposito del concetto idealistico di spirito del popolo. Cos,
ad esempio, de Madariaga prende in esame aspetti che appaiono fondamentali
nella storia sociale dei popoli europei, come la Controriforma per gli italiani e
gli spagnoli, o il sistema delle public schools per gli inglesi; ma solo per
concludere che queste esperienze storiche sono il risultato del carattere
nazionale piuttosto che viceversa. Conclusione peraltro non sorprendente, visto
il carattere stabile e innatistico della psicologia dei popoli.
Questo modo di intendere la psicologia dei popoli entra in crisi con la
conclusione della seconda guerra mondiale. Esso travolto dal suo forte legame
con le concezioni idealistiche e neo-idealistiche, a loro volta decisamente in
crisi, e dalla sua enfatizzazione delle differenze strutturali fra le nazioni, con i
rimandi impliciti alle concezioni razziali. Si ha la percezione che questi studi
abbiamo portato acqua al mulino del nazionalismo fascista; unacqua per di pi
inquinata dalle assai opinabili premesse, e in particolare dallo scarso contenuto
scientifico del discorso relativo alla fonte delle differenze psicologiche tra i
popoli. Come conseguenza, dopo la seconda guerra mondiale, la gi imponente
massa degli studi sulla psicologia dei popoli si ridotta ad un rivolo di
trascurabile importanza. E questo rivolo presenta caratteristiche metodologiche
nuove: tende infatti a scavalcare il problema spinoso della fonte ultima di queste
differenze e a focalizzare invece il problema della individuazione di
caratteristiche psicologiche nazionali con luso di metodi quantitativi dotati di
pi evidente difendibilit scientifica.
Ma, al di l della sua importanza storica, questa corrente di studi permette
tuttora di chiarire meglio laspetto della gestione, da parte della psicologia
sociale in generale, delle variabili di pi chiara valenza sociologica. Anche
lattuale psicologia sociale si trova costantemente di fronte al problema della
gestione di queste variabili. Abitualmente, la psicologia sociale contemporanea
si guarda bene dal negare lesistenza o anche solo limportanza dei fattori sociali
che formano lo specifico oggetto di studio della sociologia. La psicologia sociale
tende invece a collocare questi fattori in un background, ritenuto significativo
ma non determinante se non attraverso il filtro costituito da altre variabili di tipo
pi specificamente psicologico.

50

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


In altre parole, le variabili indipendenti relative ai meccanismi psichici sono
presentate come intermedie rispetto ad altre variabili indipendenti di tipo sociale
(ad esempio, cultura, educazione, lingua, condizioni socio-economiche), ma esse
risulteranno comunque centrali in termini di importanza esplicativa. Lipotesi
che i fattori sociali possano influenzare i vari gruppi sociali in modo tale che le
inevitabili differenze che emergono tra i gruppi sotto il profilo psicologico non
siano determinanti per la previsione dellazione sociale, abitualmente
sottovalutata.
Alcuni esempi possono chiarire meglio tale metodologia. Una nota ricerca
sul razzismo, considerata ormai tipica dellorientamento della psicologia sociale,
e cio quella di Adorno et alii sulla authoritarian personality,55 parte dalla
costruzione di una scala di antisemitismo ed etnocentrismo, basata sugli aspetti
sociali costituiti dagli atteggiamenti di un consistente campione di popolazione
(variabili dipendenti). Prosegue con lidentificazione di differenze di personalit,
collegate a differenze nelle situazioni infantili (variabili indipendenti), come
caratteristiche dei soggetti con pi elevati punteggi nelle scale di antisemitismo
ed etnocentrismo. Essa arriva alla conclusione che queste differenze nelle
situazioni infantili sono determinanti per la costituzione dellatteggiamento
razzista. In questo quadro interpretativo, il contributo potenziale da parte di
variabili relative ad aspetti tipicamente oggetto della sociologia non ignorato;
tanto vero che Adorno e colleghi si preoccupano ad es. di rendere omogeneo il
loro campione rispetto alla provenienza territoriale o alla appartenenza politica o
religiosa dei componenti. Ma la possibilit che latteggiamento razzista possa
essere determinato direttamente da variabili quali ad esempio differenze di
livello di istruzione, appartenenza di classe, esposizione ad una cultura razzista,
differenze in termini di competizione con gruppi etnici minoritari etc., non
diviene un ipotesi-guida della ricerca.
In altri casi, peraltro meno numerosi, ci troviamo di fronte ad un
orientamento apparentemente alquanto diverso, ma in definitiva sostanzialmente
non dissimile rispetto a quello ora presentato. Un esempio pu essere rinvenuto
nel lavoro di Miller e Swanson56 sulla connessione tra classe sociale e inibizione
della aggressivit (si ricordi come un gran numero di ricerche di psicologia
sociale si occupano del concetto di differenziazione sociale e studiano aspetti
quali linfluenza della classe sociale sulleducazione dei bambini, sulla
percezione del mondo, sulle motivazioni al successo). Gli autori in questione
vollero sottoporre ad analisi empirica lipotesi che nella societ nordamericana
i ragazzi appartenenti alla classe sociale media siano maggiormente capaci di
controllare la propria aggressivit di quanto non siano quelli appartenenti alla
classe lavoratrice. Un campione di ragazzi, appartenenti alle due classi sociali,
fu invitato a scrivere la conclusione di tre racconti; successivamente si stimol

51

SOCIOLOGIA COME RICERCA


laggressivit dei ragazzi facendo degli apprezzamenti negativi sul loro conto;
subito dopo, fu chiesto loro di scrivere la conclusione di altri tre racconti; in
ognuno dei racconti, emergeva una situazione di frustrazione per il protagonista;
infine, si misur la variazione della capacit di inibizione della propria
aggressivit, tra la prima e la seconda serie di racconti; e si rilev un assai pi
forte capacit di inibizione della aggressivit nei ragazzi della classe media.
Nelle ricerche che appartengono a questo tipo, le variabili di tipo
classicamente sociologico in questo caso la classe sociale di appartenenza
sembrano essere le uniche usate ai fini della spiegazione delle differenze rilevate
nei comportamenti. In effetti, anche a livello intermedio, non emerge alcuna
variabile psichica capace di un impatto significativo sul fenomeno studiato. Ma,
ad un esame pi approfondito, si pu notare come il metodo seguito tenda a
trattare in modo semplificato la variabile appartenenza di classe, con scarsa
attenzione ad aspetti anche rilevanti, come distinzioni tra le caratteristiche dei
vari substrati sociali (lower middle class etc.), aspetti culturali specifici etc.; e
parallelamente il metodo pone invece assai maggiore attenzione alle
caratteristiche del processo psicologico da cui dovrebbe derivare la rilevata
differenza nei comportamenti. Se a tutto questo si aggiunge il contesto
sperimentale, da laboratorio, della ricerca, si pu avere unidea delle persistenti
differenze tra psicologia sociale e sociologia, anche nelle situazioni di almeno
apparente maggiore somiglianza.
Ulteriori esempi di ricerca appartenenti a questo tipo psicologico-sociale
sono individuabili nellambito dei numerosi studi sullinfluenza della cultura sui
comportamenti sessuali devianti. In particolare, alcune ricerche di taglio
empirico e comparativo hanno messo in luce come i casi di violenza sessuale nei
confronti delle donne possono essere messi in relazione con specifici ambienti
sottoculturali, allinterno di una societ: ambienti caratterizzati da una tendenza
allapprezzamento delle manifestazioni varie di violenza maschile.57 Conclusioni
simili sono raggiunte da studi che hanno comparato un grande numero di societ
sulla base della diversa enfasi da esse posta su un ruolo maschile dominante,
sulla non-uguaglianza tra i sessi etc. Anche qui, la frequenza delle violenze
sessuali messa in relazione con la rilevanza di questi tratti culturali nelle varie
societ.58 Anche in queste ricerche si di fronte comunque ad una particolare
accentuazione della importanza dei processi psicologici rispetto a quella delle
variabili socio-culturali in s.
A conclusione di queste considerazioni intorno a sociologia e psicologia si
deve rilevare che la seconda parte del XX secolo testimone di un certo
riavvicinamento tra le due discipline. Dal lato della psicologia, labbandono
dellorientamento idealistico della psicologia dei popoli ha

52

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


contribuito ad una riduzione dellapertura della forbice. Dal lato sociologia, lo
struttural-funzionalismo di Parsons (vedi infra), malgrado la centralit da esso
attribuita alla variabile cultura e pi in generale ai fenomeni macrosociologici
come determinanti del comportamento sociale, presta notevole attenzione agli
aspetti psicologici della relazione ego-alter come chiavi per la comprensione
delladattamento e della devianza. A sua volta, nel campo delle analisi
microsociali, il gi citato interazionismo simbolico deriva dallopera di Charles
Cooley e di George Mead non solo termini chiaramente psicologici come I o
self, ma anche una serie di collegati concetti psicologici. Cos come avviene
nella psicologia sociale, qui il fuoco della ricerca cade sui rapporti
interindividuali e sulle loro variazioni dovute alla stessa interazione, anche se
lattenzione pi sociologicamente rivolta allaspetto esterno, sintattico,
dellinterazione che a quello interno psicologico. E sempre nellambito delle
analisi microsociali, la c.d. teoria dello scambio di George Homans pone a suo
fondamento una serie di leggi psicologiche delle dinamiche sociali nei piccoli
gruppi: come la propensione a ripetere le azioni che danno luogo a ricompensa;
la propensione a rispondere positivamente ad uno stimolo gi collegato con una
ricompensa; o quella a manifestare un atteggiamento di approvazione nei
confronti del gruppo quando le proprie azioni danno luogo alla ricompensa
attesa.59
2.4.
Sociologia e economia
Tra tutte le diverse scienze sociali, leconomia rispetto alla sociologia possiede
la caratteristica di presentare una particolare e contraddittoria miscela di
similarit e dissimilarit. In effetti, loggetto di studio della economia definita
da Samuelson come The study of how men and society choose [...] to employ
scarce productive resources to produce various commodities over time and
distribute them for consumption, now and in the future, among various peoples
and groups in society60 rientra abbastanza evidentemente nella area degli
studi sociologici, in quanto studi interessati in generale alle modalit della
organizzazione della societ umana e alle relazioni tra gli uomini allinterno di
essa; pur costituendo, leconomia, ovviamente soltanto un settore delimitato di
questi studi. Al tempo stesso, leconomia utilizza metodi ampiamente usati nella
sociologia, o perlomeno ampiamente usati in quegli studi sociologici di taglio
prevalentemente quantitativo. Si tratta di una similarit di fondo che non
affatto casuale. Essa deriva dal fatto che entrambe le discipline nascono o
perlomeno si sviluppano compiutamente come reazione alla visione preilluministica, per la quale la realt del mondo sociale era comprensibile soltanto

53

SOCIOLOGIA COME RICERCA


attraverso la conoscenza fornita dalla religione e dalla metafisica. Contro questa
visione, sociologi ante litteram ed economisti illuministi procedono daccordo
nel proporre una nuova visione della realt sociale comprensibile attraverso
principi razionali e leggi simili a quelle delle scienze naturali. Ad esempio, la
fondamentale opera di Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of
the Wealth of Nations, del 1776, altro non che il tentativo di scoprire le leggi
che regolano i rapporti economici, sulla base della osservazione empirica della
realt, secondo una prospettiva essenzialmente simile a quella degli altri
scienziati sociali dellepoca.
In effetti, tra tutte le scienze sociali, leconomia mostra complessivamente
di possedere la metodologia pi omogenea e quindi anche pi chiaramente identificabile, associata a un livello assai elevato di capacit di costruzione teorica:
qualit che la pongono senza dubbio sotto questo profilo al vertice delle scienze
sociali. Si tratta di una metodologia che risente fortemente del modello di
spiegazione delle scienze naturali. Quindi, di una metodologia forte, secondo il
punto di vista positivistico, se paragonata alle analisi considerate pi
soggettive di una parte della sociologia impegnata in una descrizione
qualitativa della societ.
La capacit di impatto di questa metodologia discende dalla tendenza
alluso di modelli esplicativi semplificati e quindi chiari, spesso espressi in
formule matematiche. Tali modelli tendono a ruotare intorno ad un set limitato o
comunque chiaramente definito di variabili usualmente espresse in termini
quantitativi, e ad indicare le influenze, esistenti allinterno di questo set, tra una
variabile (o un gruppo di variabili) e laltra attraverso eleganti spiegazioni
logiche che fanno comunemente uso di strumenti matematico-statistici. Le
variabili individuate per la spiegazione dei fenomeni economici sono non solo in
genere limitate e chiaramente definite allinterno dei modelli specifici, ma sono
anche limitate e specifiche in assoluto, allinterno del modello esplicativo
generale delleconomia. Questi caratteri di limitatezza e di specificit del
modello economico emergono con chiarezza quando confrontati con quelli del
modello dellantropologia sociale e della sociologia, per non parlare poi del
modello della storia.
Le variabili dipendenti prese comunemente in considerazione
dalleconomia sono in effetti quelle relative alla quantit, al tipo e al prezzo dei
beni e servizi prodotti; quelle relative ai fattori di produzione: terra (risorse
naturali), lavoro (disponibilit e capacit degli esseri umani rispetto alle attivit
lavorative), capitale (beni prodotti destinati ad una successiva produzione) e
meno frequentemente limpresa (attivit dellimprenditore, ricombinazione degli
altri fattori), lo Stato (come presenza di un sistema di regole e di controlli); ed
infine quelle relative alla distribuzione di ci che prodotto attraverso il
processo economico, e quindi alla distribuzione del

54

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


reddito tra i vari gruppi sociali e gli individui appartenenti alla societ in
generale. A queste variabili si devono aggiungere quelle macroeconomiche
prese in considerazione allinterno del sistema economico keynesiano: e cio, il
volume complessivo delloccupazione e il reddito nazionale.
A loro volta, le variabili indipendenti sono di regola circoscritte alla
domanda e offerta. La domanda e lofferta sono in effetti utilizzate come le
variabili da cui dipendono non solo la produzione e le sue modalit, ma anche
lutilizzazione e la combinazione dei fattori di produzione, nonch la
distribuzione del reddito prodotto tra i vari individui e gruppi, sulla base delle
relazioni tra i vari agenti economici che la domanda e lofferta determinano. Le
variabili indipendenti macroeconomiche del sistema keynesiano sono a loro
volta la tendenza al consumo (la domanda di beni e servizi prodotti), le
aspettative del profitto ricavabile dagli investimenti, e il tasso di interesse.61
Se prendiamo lopera di Adam Smith, per un esempio di applicazione della
metodologia economica, e in particolare della sua tendenza ad una limitazione e
specificazione delle variabili considerate, possiamo vedere come nel libro primo
lautore identifichi nel variare della domanda di lavoro, di prodotti e di terra la
ragione della variazione del salario, del profitto e della rendita. Smith afferma al
tempo stesso che i livelli del salario, del profitto e della rendita differiscono da
stadio a stadio di sviluppo (progressivo, stazionario e declinante) e dipendono
dal quadro sociale generale piuttosto che da forze propriamente economiche.62
precisamente in questa limitazione delle variabili operata dalla scienza
economica che si fonda la differenza e talvolta lantagonismo di essa rispetto
alla sociologia. Gi Comte aveva criticato il metodo degli economisti, proprio
per questa loro schematicit razionalizzata, affermando che i processi sociali
costituiscono una realt complessa e spesso oscura, non riducibile alla visione
semplificata che se ne pu ricavare attraverso astratte considerazioni razionali.
Comte contrapponeva a tutto ci la necessit di una scienza sintetica, la sociologia, in grado di abbracciare linsieme dei fenomeni sociali; rispetto ai quali le
scienze analitiche, come la economia, non possono che fornire conoscenze
settoriali e parziali.63 Ora, linfluenza dellimperialismo sociologico di Comte
tramontata con la crisi dellingenua metafisica dellantimetafisica che lo
animava; ma si deve comunque notare come la implicita critica alleconomia,
derivata da un caratteristico orientamento sociologico alle problematiche
economiche, continua a basarsi essenzialmente sulla limitatezza e specificit
delle variabili considerate significative per gli economisti.
Pareto esprime questa critica alla limitatezza e specificit delleconomia
con argomentazioni di elevato rigore logico-formale, e quindi proprio con luso
di un metodo tipico della scienza economica (metodo che del resto

55

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Pareto deve anche alla sua esperienza come economista). Ci emerge in
particolare nella nota discussione sulla utilit economica (che Pareto chiama
ofelimit). Secondo Pareto,64 posto che una collettivit si trovi nel punto Q,
muovendo dal quale si ottiene un vantaggio per tutti i componenti della
collettivit, conviene favorire tale movimento. Ma si arriver inevitabilmente ad
un punto P, muovendo dal quale ogni spostamento ulteriore produrr un
vantaggio per lindividuo A ma uno svantaggio per lindividuo B. Ad esempio,
muovendo da P si potr raggiungere un punto s, con un incremento della utilit
economica pari a 5 per A e un decremento pari a 2 per B; oppure un punto t, con
un incremento pari a 2 per A, e un decremento pari a 1 per B (figura n. 1).
Figura n. 1. Varie situazioni di modifica della ofelimit secondo Pareto.

Ora, da un punto di vista esclusivamente economico, non si pu andare


oltre il punto P. Per calcolare le utilit economiche di A e B nei punti s e t, in
effetti, si dovrebbe ricorrere ad un calcolo comparativo delle utilit economiche.
Ma le utilit economiche di individui diversi sono quantit eterogenee che non
possono essere raffrontate.65 Il problema del calcolo delle situazioni relative ai
punti s e t pu apparire risolvibile in termini di scienza economica, dal momento
che questa (i) rende omogenee con luso di certi coefficienti le quantit
eterogenee delle ofelimit di A e B, e (ii) si occupa della collettivit come
somma di individui. In realt, il calcolo delle utilit economiche di individui
diversi necessita di considerazioni che vanno al di l delleconomia, e che
appartengono alletica, allopportunit sociale etc. Ad esempio, la scelta tra (a)
una collettivit molto ricca ma con forti disuguaglianze di ricchezza tra i suoi
componenti; e (b) una collettivit povera ma senza forti disuguaglianze, implica
il ricorso a coefficienti per rendere omogenee le utilit delle classi sociali; ma il

56

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


valore assegnato a questi coefficienti dipende da considerazioni etico-socialipolitiche. La scienza economica, con i suoi strumenti specifici, competente a
calcolare lofelimit per la collettivit, cio per la somma degli individui che la
compongono; ma questo solo quando il calcolo indipendente da ogni
comparazione tra le ofelimit degli individui diversi ( il caso del punto P
rispetto a Q). Daltra parte, proprio perch non in grado di realizzare la
comparazione tra le ofelimit di individui diversi, la scienza economica non pu
calcolare con i suoi strumenti specifici la ofelimit della collettivit, cio lutilit
economica di una collettivit considerata come una persona.
In sociologia ci troviamo di fronte, secondo Pareto, ad una situazione pi
complessa. Attraverso il riferimento a parametri non soltanto economici,66 la
sociologia in grado di superare limpasse in cui si viene a trovare leconomia
quando dovrebbe calcolare comparativamente lofelimit di individui diversi.
cio in grado di calcolare comparativamente le utilit sociali di individui diversi.
Anche se in modo pi grossolano delleconomia, la sociologia in condizione di
calcolare lutilit sociale per la collettivit, ossia per linsieme dei singoli
individui che compongono la collettivit, o per sottogruppi sociali come le classi
sociali. In sociologia inoltre possibile anche calcolare lutilit sociale della
collettivit, cio della collettivit considerata come ununit globale, distinta
dalla somma degli individui che la compongono. Ad esempio, il caso (a), di una
collettivit molto ricca ma con forti disuguaglianze, pu essere considerato come
il massimo di utilit sociale della collettivit, ma solo a condizione di attribuire
scarsa importanza alla condizione di chi risulta sfavorito da queste forti
disuguaglianze, e cio gli individui appartenenti alle classi inferiori. Se alla
condizione di questi ultimi si attribuisce grande importanza, il massimo di utilit
sociale della collettivit potrebbe coincidere col caso (b). Per Pareto ovvio che,
in ogni caso, tale massima utilit sociale della collettivit non coincide
collutilit degli individui e delle varie componenti sociali. Il concetto di utilit
sociale nasconde in effetti una serie di distinzioni: c infatti una utilit diretta
dellindividuo, una sua utilit indiretta, che in relazione colla utilit altrui, una
utilit delle varie classi sociali, una utilit diretta della collettivit, una utilit
indiretta della collettivit, che in relazione colla utilit delle altre collettivit
(ad esempio, lutilit di una nazione come conseguenza della migliore
condizione delle altre nazioni).
Con queste considerazioni, Pareto porta un attacco alleconomia liberale
classica, per la quale il beneficio totale di una collettivit coincide con la somma
dei benefici ottenuti da ognuno dei suoi componenti.67 In contrasto con la
prospettiva delleconomia, la tesi di Pareto sottolinea da una

57

SOCIOLOGIA COME RICERCA


parte la eterogeneit delle utilit economiche nei diversi individui; e dallaltra il
concetto di una utilit del sistema in quanto tale.
La distinzione di Pareto induce a tutta una serie di ulteriori considerazioni,
che possono chiarire aspetti di fondo della differenza del metodo economico
rispetto a quello sociologico. Ad esempio, la scienza economica pu tentare di
calcolare vantaggi e svantaggi di una riallocazione di risorse tra popolazione
indigena e nuovi immigrati. Ma la valutazione dellutilit di tale politica si basa
anche, se non prima di tutto, sul fatto di potere prevenire conflitti etnici e
culturali tra popolazione nazionale e immigrati, concetto che implica
ovviamente un calcolo ben diverso, di tipo sociale. E ancora, il vantaggio per il
condannato per, mettiamo, sequestro di persona a scopo di estorsione, di vedersi
ridotta di cinque anni la pena detentiva con lapplicazione di una misura
alternativa, pu essere oggetto di calcolo rispetto alla probabilit che lo stesso
soggetto privi un cittadino della propria libert, poniamo per un anno, mettendo
in atto un altro sequestro. Ma il calcolo dellutilit sociale delle decisioni
relative allo stesso problema pu essere palesemente fondato su ben altri
parametri, quali la certezza del diritto, la necessit del mantenimento dellordine
sociale etc., attinenti alla valutazione dellutilit per il sistema in quanto tale.
Cosicch il limitarsi al calcolo economicistico di cui sopra appare in definitiva
assurdo e offensivo rispetto ad interessi pi complessivi.
Da tutto ci dovrebbe emergere con maggiore chiarezza come, sul piano
empirico, la sociologia che si occupa dei fenomeni economici ha come
prospettiva, in sintesi, quella di reintegrare questi ultimi nel contesto della vita
sociale.68 Il contributo sociologico riguarda in primo luogo la analisi
dellinfluenza sui fenomeni economici di variabili che appartengono alla sfera
dei fenomeni culturali, dei fenomeni politici e di quelli pi specificamente
sociali. Al tempo stesso, lapproccio sociologico ai problemi economici, mentre
tenta di reintegrare questi ultimi in un pi ampio quadro sociale, e quindi di
postulare lesistenza di altre variabili oltre quelle suggerite dagli economisti,
tende parallelamente a contestare implicitamente i postulati della scienza
economica. In particolare, i postulati delleconomia neo-classica o marginalista,
che dalla seconda met del XIX secolo costituiscono lossatura degli studi
economici. Tra questi postulati, nessuno probabilmente riassume meglio
lorientamento economico neo-classico come quello di homo conomicus, cio
di un individuo che in quanto individuo crea relazioni economiche ad hoc con
altri individui nello spazio costituito da un mercato libero e sulla base della
libera volont e delle leggi della domanda e dellofferta, nella prospettiva
universalistica della massimizzazione dellutile economico individuale, e in
perfetto isolamento rispetto a qualsiasi influenza sociale e culturale.69
Alcuni esempi possono fare meglio comprendere le modalit attraverso le

58

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


quali si espresso il contributo sociologico allanalisi dei fenomeni economici.
Per quanto riguarda in particolare linfluenza su questi ultimi degli aspetti
culturali, si pu ricordare il classico studio di Weber su Letica protestante e lo
spirito del capitalismo.70 Questo studio pu essere letto come la descrizione
dellinfluenza della religione su un fenomeno storico, lo sviluppo del
capitalismo moderno; o come una critica al determinismo economico-centrico
rappresentato da almeno una parte dellopera di Marx. Ma pu essere letto
anche, e non subordinatamente, come ricostruzione delle influenze del quadro
culturale sulla propensione e dedizione al lavoro, sulla qualit di questo, sulla
determinazione di uno spirito imprenditoriale, sulla propensione al risparmio e
agli investimenti produttivi come alternativa al consumo. Quindi, come un
tentativo di individuare variabili esplicative di tipo non economico per i
fenomeni economici; e parallelamente di contestare la rigidit dei postulati della
scienza economica neo-classica, che avrebbero voluto che ad es. la propensione
al risparmio e agli investimenti fosse universale e determinata dallinteresse
ugualmente universale alla massimizzazione del profitto individuale.
Parallelamente, un altro classico studio sociologico, quello di Veblen sulla
c.d. classe agiata,71 non costituisce solo una analisi del fenomeno sociale della
emersione di una nuova lite nella societ industriale avanzata, ma anche una revisione critica del concetto economicistico della natura utilitaristica del
comportamento economico dellindividuo. A questo concetto, la analisi di
Veblen contrappone la realt di una classe le cui scelte, economicamente rilevanti (ad esempio, scarsa propensione al lavoro produttivo e sfoggio dellozio,
alta propensione al consumo cospicuo), non sono determinate da considerazioni
di utilit economica ma da considerazioni di distinzione sociale, che prevedono
la necessit di costruire una propria identit sociale differenziata da quella delle
altri classi, allinterno di un sistema di stratificazione sociale che per quanto
nuovo riutilizza tuttavia modelli delle societ barbarico-feudali.
Gli spazi per una analisi sociologica dei fenomeni economici sono rilevanti
anche per quanto riguarda il campo specifico delle relazioni tra tali fenomeni e
quelli genericamente definibili come politici. Si pu rilevare, a questo proposito,
come gli studi economici tendono tradizionalmente proprio per la metodologia
che loro caratteristica e in particolare per la loro tendenza a focalizzare alcune
variabili isolate a prospettare almeno implicitamente una situazione tipica di
una organizzazione politica centrata sul concetto di laissez faire. Allinterno di
questo ultimo, la ingerenza dello Stato negli affari economici complessivamente minima e pu essere considerata trascurabile. Il suo ruolo non
che quello di una specie di gendarme incaricato di fare rispettare le esigenze di
ordinata vita sociale, necessarie allo sviluppo delle attivit economiche, e in
particolare di

59

SOCIOLOGIA COME RICERCA


garantire il rispetto dei contratti che sono stati liberamente assunti dagli
individui facenti parte della comunit. In realt, una situazione di laissez faire
perfetta non mai esistita. Soprattutto, comunque, essa non attuale per i paesi
sviluppati, che dallultimo quarto del XIX secolo assistono ad una progressiva
estensione dellintervento dello Stato nel campo delleconomia; estensione che
soltanto recentemente e in modo comunque parziale stata sottoposta a
revisione. Complessivamente, lampiezza dellintervento dello Stato
nelleconomia pu essere desunta dal fatto che in media, ad esempio, nei paesi
della UE lo Stato gestisce poco meno del 50% del valore della produzione
economica nazionale. Questo intervento dello Stato ha assunto due ben distinte
modalit: quella di uno svolgimento da parte dello stesso Stato di attivit
economiche gestite non gi nella prospettiva del profitto economico, bens in
quella del tutto differente della massimizzazione dei vantaggi sociali per la
comunit nazionale; e quella pi generale di un intervento dello Stato attraverso
la pianificazione e il coordinamento dello sviluppo nazionale, nella prospettiva
precisamente di contrastare il naturale corso dei fenomeni sociali, e in
particolare la dipendenza dei fenomeni economici dalle sole leggi economiche.
Anche se la economia keynesiana ha centrato la sua attenzione su questo
cambiamento, il suo metodo rimane comunque limitato sostanzialmente allo
studio di poche variabili specifiche, piuttosto che alla ricostruzione del sistema
di influenze della politica sui fenomeni economici.
Gli spazi aperti per una analisi sociologica riguardano precisamente questa
ricostruzione. In particolare, si pu notare come le attivit economiche svolte
direttamente dallo Stato si prestano poco allutilizzazione di modelli economici
e molto invece a quelli di una analisi sociologica della applicazione e dei
risultati della prospettiva della massimizzazione dei vantaggi sociali. Per quanto
riguarda lattivit dello Stato di pianificazione e coordinamento dello sviluppo
nazionale, esistono evidentemente spazi notevoli per una analisi sociologica
delle modalit organizzative di questa politica e sulle sue conseguenze in termini
sociali.
Gli aspetti tendenzialmente aperti alla analisi sociologica dei fenomeni
economici non sono limitati del resto a questo settore dei fenomeni politici. Si
pu notare a questo proposito come gli studi tradizionali di economia prevedono
un lavoratore ed un datore di lavoro liberi di scegliere e di decidere
autonomamente i propri rapporti reciproci sulla base del puro, incondizionato
interesse economico. Questo non stato mai vero in assoluto ed in particolare
quasi del tutto irrealistico nelle societ avanzate. I rapporti tra datori di lavoro e
lavoratori passano quasi sempre attraverso contratti nazionali obbligatori per le
intere categorie, contratti che vengono gestiti dalle associazioni imprenditoriali e
dai sindacati dei lavoratori. In questi contratti, le variabili economiche hanno
ovviamente un

60

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


peso rilevante, ma molto rilevanti sono anche le variabili di tipo politico-sociale.
Tali sono, ad esempio, dal lato del sindacato dei lavoratori, il garantire un posto
di lavoro stabile piuttosto che un lavoro meglio pagato; o linserire il discorso
contrattuale allinterno di una assai pi ampia prospettiva politica volta ad una
profonda trasformazione dei rapporti tra le varie forze sociali, cos come avviene
laddove i sindacati dei lavoratori possiedono una netta matrice ideologica di
taglio marxista. Gli effetti di questi aspetti socio-politici sul mercato del lavoro
sono di regola consistenti, anche nei sistemi in cui meno forte la matrice di
lotta di classe dei sindacati. Cos negli USA stato ad esempio rilevato che in
media il salario ottenuto dai lavoratori sindacalizzati stato superiore nella
misura del 10% a quello dei lavoratori non sindacalizzati.72
I contributi della sociologia alla comprensione dei fenomeni economici
possono essere, del resto, centrati su ulteriori, pi generali aspetti della influenza
del quadro politico-organizzativo-culturale sui fenomeni economici. Una
significativa area di studi , in questa prospettiva, quella gi esaminata da Weber
nella sua estesa ricerca su Economia e societ.73 In essa, ad esempio, sono individuati vari aspetti del sistema organizzativo-politico, quali la elevata tecnicit
dei quadri politici, la presenza di una burocrazia efficiente, il superamento dei
rapporti clientelari e personalistici dei settori politico, burocratico e giudiziario,
come condizioni indispensabili per lemersione di una economia di grandi
imprese private, che ha bisogno di un quadro caratterizzato da razionalit, stabilit, prevedibilit e certezza del diritto.
Sempre per quanto riguarda linfluenza sui fenomeni economici di aspetti
sociali-organizzativi generali, un riferimento agli studi socio-antropologici
appare inevitabile. Qui possibile trovare materiale per la revisione critica del
concetto economicistico di universalit della natura economica dello scambio;
come pure per lanalisi delle forme culturali che contrastano con questa presunta
universalit. Lo studio teorico di M. Mauss sul dono74 rappresenta in questa
prospettiva una significativa analisi dellesistenza di un modello di scambio
alternativo. Le societ tradizionali canalizzano una parte significativa della loro
produzione economica verso il dono, in una prospettiva economicamente
irrazionale, alla luce almeno dei modelli delleconomia: utilizzandola cio allinterno di un modello culturale, quello del dono appunto, che, attraverso le sue
obbligazioni di regalare, accettare e ricambiare, permette la determinazione di
relazioni sociali tra gruppi altrimenti separati.
La esistenza di questo modello di scambio antieconomico costituito dal
dono stata identificata concretamente in sostanzialmente tutte le societ
tradizionali. In alcune di esse, anzi, questo modello assume la forma estrema di
uno sfoggio distruttivo di beni economici, a fini di prestigio e di

61

SOCIOLOGIA COME RICERCA


distinzione sociale: cos nel noto caso del potlatch degli indiani del nord-ovest
dellAmerica, che sembra, in particolare, costituire uno sberleffo ai presupposti
di universale razionalit utilitaristica del comportamento umano avanzati
dalleconomia. Ma, ci che pi significativo, che questi modelli antieconomici di scambio in una prospettiva essenzialmente rivolta alla creazione di relazioni sociali e alla determinazione di prestigio e distinzione, non appartengono
solo alle societ tradizionali. La quantit di ricchezza che viene canalizzata nei
paesi ad economia altamente sviluppata dellOccidente verso lacquisto di regali
in occasione del Natale, di compleanni, cerimonie varie etc. assai pi alta
di quanto si potrebbe credere: circa 1/20 del valore totale del consumo, cifra
peraltro ritenuta imprecisa per difetto.75 infine particolarmente significativo il
fatto che la percentuale di ricchezza canalizzata verso queste modalit
antieconomiche di scambio per dono nei paesi avanzati si collochi intorno a
valori sorprendentemente simili a quelli rilevati in societ tipicamente
tradizionali!76
Il contesto delle societ diverse da quelle occidentali avanzate costituisce
del resto anche sotto un altro aspetto un campo ideale per la precisazione delle
differenze tra sociologia ed economia. In effetti, la crescita, fin dai primi anni
del secondo dopoguerra, di una sociologia dei paesi in via di sviluppo pu
essere riportata precisamente ad una insoddisfazione nei confronti
dellapproccio in materia delleconomia. Questultima si occupata
essenzialmente della costruzione di indicatori diretti dello svilupposottosviluppo (PIL, investimenti, esportazioni etc.) e della loro utilizzazione per
lidentificazione degli ostacoli allo sviluppo. Ma cos facendo ha nella
sostanza ignorato lassai pi vasto campo degli aspetti culturali, organizzativi e
sociali a cui gli stessi ostacoli allo sviluppo sono strutturalmente collegati. Gli
studi sociologici si sono invece precisamente indirizzati alla ricostruzione di
questi aspetti culturali, organizzativi e sociali, nella convinzione che solo in essi
possibile rinvenire la radice del binomio tradizionalit-sviluppo.
Peraltro, il tema dellinfluenza sui fenomeni economici di aspetti socioorganizzativi generali pu essere approfondito anche in riferimento a contesti
ben diversi da quelli delle societ tradizionali. Un significativo filone di studi,
che comporta una concezione critica nei confronti degli studi economici,
quello relativo alle relazioni tra le imprese produttrici di beni e servizi e gli
acquirenti di questi. Lottica economica d di questa materia una visione caratterizzata da razionalit e trasparenza: gli interessi dei venditori e dei
compratori trovano un punto di incontro in un quadro di limpida razionalit
utilitaristica. Molti studi di taglio eminentemente sociologico danno di questa
materia una visione profondamente diversa: le imprese di produzione e di distribuzione, e in particolare quelle di grandi dimensioni, sono in grado di
influenzare il mercato e di alterare le leggi

62

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


economiche della domanda e dellofferta attraverso azioni spesso puramente
illegali, quali la costituzione di cartelli e altri accordi illegali, la pubblicit
mendace, la truffa vera e propria ai danni dellacquirente.77 stato rilevato
come in particolare la distribuzione delle vittime di questa forma di alterazione
delle leggi economiche del mercato non uniforme nelle varie classi sociali:
esse infatti tendono a provenire soprattutto dai settori economicamente e
culturalmente meno favoriti.78
Infine, si pu notare come il contributo della sociologia alla comprensione
dei fenomeni economici si sviluppato anche in unaltra direzione: quella cio
di studi tesi non tanto alla individuazione dellinfluenza di variabili sociopolitiche-culturali sui fenomeni economici, quanto piuttosto ad unanalisi pi
complessiva dellinterazione tra fenomeni economici e fenomeni in generale
sociali. In questa prospettiva, anche se spesso si attribuisce un ruolo dominante
ai fenomeni economici, essi sono tuttavia letti in unottica sociologica che si
allarga ben al di l di quella tipica delleconomia. Si tratta chiaramente di un
campo di dimensioni vastissime. Allinterno di esso si possono individuare
alcune sotto-aree specifiche: in particolare, quella relativa alla famiglia; quella
relativa al quadro politico, ai gruppi e alle classi sociali.
Per quanto riguarda lanalisi sociologica delle relazioni tra fenomeni
economici e organizzazione familiare, esiste una corrente di studi che si pu fare
risalire come minimo fino agli studi di taglio evoluzionistico di Marx ed
Engels79 su questi aspetti. Si tratta di un campo in cui si sono cimentati sia sociologi propriamente detti sia antropologi sociali, con un peso pi o meno
grande attribuito, secondo i casi, allanalisi delle societ tradizionali. Tramontata
la concezione prettamente evoluzionistica-unidirezionale dello sviluppo, gli
studi della seconda met del XX secolo si concentrano su una analisi comparativa delle influenze del quadro economico sulle modalit della organizzazione
della istituzione familiare e sulle modifiche di questultima indotte dal
mutamento di tale quadro.80
Per quanto riguarda poi le relazioni tra fenomeni economici e quadro
politico, gruppi e classi sociali, si pu innanzitutto ricordare il filone concettuale
del materialismo culturale. Allinterno di esso si possono collocare, ovviamente,
le analisi di Marx sullimpatto del livello di sviluppo dei modi di produzione sul
sistema politico e sulle classi sociali; ma anche moltissime altre analisi non
necessariamente in unottica marxista, quali ad esempio quelle di Rostow sugli
stadi della crescita economica,81 e quelle di Lipset sulla democrazia e la stabilit
politica,82 tutte caratterizzate da una lettura delle specificit politiche e di
stratificazione sociale alla luce dello sviluppo dei fenomeni economici.
Senzaltro di rilievo inoltre un pi recente filone di studi sulle trasformazioni
del sistema di classi ad opera del mutamento economico. Di esso fanno parte ad
esempio

63

SOCIOLOGIA COME RICERCA


gli studi sulle trasformazioni collegate con la post-industrial society, e
specialmente quelli come il noto saggio di Bell The Coming of Post-Industrial
Society centrati sullanalisi del superamento della centralit di aspetti quali la
propriet privata, gli interessi di classe e i conflitti di classe.83
Ma, in definitiva, la critica alleconomia e le proposte di unanalisi
esplicativa alternativa dei fenomeni economici, che provengono dal ct
sociologico non possono e non devono essere considerati come parte di un
discorso scientifico rivolto a sostituire leconomia con la sociologia. Il valore
degli studi economici riposa precisamente su quella capacit di evidenziazione
di variabili limitate e specifiche, che sole permettono di raggiungere la chiarezza
tipica di un discorso estremo nella sua razionalit astratta. E, per quanto riguarda
i postulati delleconomia neo-classica, il loro valore quello di un modello
esplicativo ideale e quindi non assoluto. Come ha affermato Menger, a critica e a
difesa di questi postulati, il concetto di massimizzazione del profitto e legoismo
che ne alla base non esauriscono i fattori determinanti lazione umana. Ma
produttivo per gli studi economici considerare lazione umana sotto questo
profilo. Cos facendo la scienza economica in grado di comprendere specifici e
significativi aspetti della realt. Non vi sono daltra parte scienze capaci di
cogliere la realt sociale nella sua concretezza e totalit.84
Si tratter quindi di comprendere come economia e sociologia possono
fornire una pi convincente immagine dei fenomeni economico-sociali
lavorando in una prospettiva integrativa. In questa prospettiva, la sociologia dei
fenomeni economico-sociali ha evidentemente il compito di comprendere il
quadro sociale in cui si inseriscono i modelli elaborati dalleconomia.
2.5.
Sociologia e diritto
Anche loccasionale osservatore dellintricato insieme di regole che formano il
diritto si rende conto che vi sono in esso due nature; o, ponendoci in una
prospettiva pi soggettivistica, due modi di guardare ad esso. La prima natura o
il primo modo di guardare al diritto attiene allaspetto eminentemente tecnicoformale del diritto, il fatto di essere il prodotto spesso mutevole di vari e ripetuti
tentativi del legislatore di regolare un gran numero di modalit del
comportamento umano. In questo senso Domat, sul finire del XVII secolo, parla
di un diritto arbitrario: quello che discende dalla semplice volont della
autorit, e che pu essere mutato a piacimento di questultima. E, confermando a
livello dottrinale la scoraggiante e pi immediata impressione che innumerevoli
generazioni di

64

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


studenti di diritto continuano ad avere, Domat afferma che le leggi arbitrarie
se remarquent et sapprennent par la simple lecture et par la mmoire et [...]
cest par ltude quil faut les apprendre.85 Laltra natura o laltro modo di
guardare al diritto quello che ruota intorno al tentativo di leggere il diritto
come un sistema di regole unite da un legame di necessit a qualche cosa che sta
a monte rispetto al sistema stesso; un legame che al tempo stesso pu essere
oggetto di un ragionamento logico-causale, non di un semplice esercizio di
memoria o di un ragionamento tecnico-formale. Sulla base del legame di
necessit e della capacit logica di rintracciare tale legame, vi quindi un diritto
che pu essere oggetto di una vera e propria analisi scientifica, di una attivit
conoscitiva rivolta alla identificazioni di leggi non diverse da quelle che
regolano i fenomeni della natura. Il contenuto di questo diritto costituito, per i
primi illuministi, dalle leggi immutabili che discendono dalla natura umana e
che la razionalit delluomo pu scoprire; o come si usa dire, dal diritto
naturale. Questo spesso identificato in un settore limitato dellintero sistema
del diritto e cio nel diritto civile e in particolare nella elaborazione che ne ha
fatto storicamente la civilt romana; senza riflettere troppo sul fatto che di
modello storico precisamente si trattava, e pertanto di qualcosa con specifici
legami con una situazione particolare, tuttaltro che universale.
merito di Montesquieu avere da una parte allargato il campo della analisi
scientifica, logico-causale del diritto, da un settore soltanto del sistema del
diritto a tutto questo sistema; e dallaltra avere chiarito le modalit di questa
analisi alternativa del diritto. In Montesquieu, lo strumento per tale analisi del
diritto come scienza sempre la razionalit umana. Ma la causa ultima del
diritto, il qualcosa cio che sta a monte rispetto al diritto stesso e che permette di
comprenderlo pienamente, di spiegarlo, non pi semplicemente una natura
umana cos genericamente definita, e la razionalit che le propria. Se vero
infatti che per Montesquieu La loi, en gnral, est la raison humaine, en tant
quelle gouverne tous les peuples de la terre; et les lois politiques et civiles de
chaque nation ne doivent tre que de cas particuliers o sapplique cette raison
humaine,86 tale ragione perde poi nei fatti la sua ambizione universale, dal
momento che le leggi sono esaminate dal Montesquieu nel loro divenire storico
e sono riportate al quadro climatico, geografico, demografico, economico e
culturale che ne costituisce la premessa e la condizione.
Da Montesquieu in poi pertanto, si pu affermare, riteniamo, che la
suddivisione tra diritto come analisi tecnico-formale e diritto come scienza non
passa pi per una distinzione tra settori del diritto ma passa per una distinzione
tra metodi di approccio allo studio del diritto stesso. Tale distinzione tuttavia,
non per nulla meno netta, almeno a livello di prima analisi.

65

SOCIOLOGIA COME RICERCA


In questo senso, lo studio tecnico del diritto si presenta come
essenzialmente analisi delle relazioni giuridiche tra vari elementi, allinterno di
un sistema dato. Queste relazioni discendono da principi che sono anche essi
essenzialmente interni al sistema. Tipicamente, si tratta di relazioni che
discendono da criteri di gerarchia, di priorit, di compatibilit e di
consequenzialit stabiliti dal sistema giuridico stesso. Cos, una normale legge
del Parlamento non pu essere in contrasto con una norma primaria o
Costituzionale; una legge quadro stabilisce delle linee generali entro le quali
una normativa di applicazione si dovr mantenere; una norma di diritto
procedurale stabilir che un certo atto, per avere certe conseguenze giuridiche,
dovr essere preceduto da un altro specifico atto, o necessita del verificarsi di
una determinata condizione cronologica; il giudizio espresso da un tribunale
cede di fronte al giudizio espresso da un tribunale superiore; la concessione al
condannato di un particolare beneficio esclude la concessione di altri benefici. E
cos via. A ben vedere, tutti gli elementi ora descritti sono anche dei fatti sociali.
La legge del Parlamento, la sentenza del giudice sono non solo elementi di un
sistema giuridico ma anche fatti sociali. E sono ancora pi evidentemente fatti
sociali altri, come la promessa di scambiarsi beni tra due persone, il dono di un
padre al figlio, o un incidente stradale. Ma tutti questi fatti interessano il diritto
in quanto questo ultimo attribuisce loro un significato: significato che non pu
che essere giuridico. Cos, i fatti sociali ora descritti divengono rilevanti per il
diritto solo nel momento in cui esso li assorbe allinterno del suo sistema,
identificandoli giuridicamente, rispettivamente come una promessa di
compravendita, una violazione di norme sulleredit, un danneggiamento
colposo.
Questo carattere del diritto come analisi delle relazioni interne ad un
sistema giuridico dato non si presenta peraltro come assoluto. Sar infatti quasi
inevitabile, in ogni analisi giuridica, un qualche riferimento ad aspetti a monte
del sistema di relazioni di cui parliamo; cos come inevitabile un qualche
riferimento a situazioni a valle del medesimo sistema. Per quanto riguarda in
particolare gli aspetti a monte, anzi, possiamo dire che quanto pi una
concezione del diritto si presenta come tecnico-formale, tanto pi in essa tender
ad emergere il riferimento ad un elemento esterno e prioritario rispetto al sistema
giuridico stesso. Cos, nella grande corrente del formalismo giuridico, Austin
presenta una concezione del diritto come sistema logico autosufficiente, che fa
discendere per dal comando del sovrano.87 Kelsen, nel presentare la sua
concezione del diritto come sistema di norme gerarchicamente ordinate per cui
le norme di ogni livello sono sempre riconducibili a norme di un livello
superiore88 si trova a dovere fare riferimento in ultima analisi ad una norma di
livello supremo (Grundnorm) che non pu non discendere se non da qualcosa

66

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


esterna al sistema del diritto. Anche per quanto riguarda gli aspetti a valle, il
sistema del diritto non pu non fare riferimento a qualcosa esterna al sistema
stesso. In effetti, anche la pi rigorosa concezione tecnico-formale del diritto,
tutta protesa alla individuazione delle relazioni tecniche tra i vari elementi, non
potr ignorare che le relazioni tra una norma tecnica ed laltra, tra una norma ed
un fatto, non possono essere mediate se non da soggetti sociali, e che in
definitiva le norme stesse si rivolgono sempre e solo a soggetti sociali;
parimenti, queste norme hanno un senso solo se esse hanno una qualche
efficacia rispetto al mondo sociale. Inoltre, evidente come la stessa
caratteristica basilare del diritto di attribuzione di significato giuridico ai fatti
sociali dipende in modo non secondario da fatti esterni al diritto stesso. Ad es.,
la Corte Suprema si accorge della incompatibilit tra i principi fondamentali
del diritto e una certa normativa in materia di rapporti marito-moglie, solo in
quanto il mutamento economico e sociale ha reso intollerabile una certa
situazione relazionale. Oppure, un certo comportamento non costituisce pi una
offesa al pudore per il diritto perch la societ ha progressivamente cambiato la
sua valutazione di ci che offensivo per il pudore stesso. Questi legami
necessari del diritto con aspetti che sono a monte e a valle dello stesso sistema
del diritto possono essere sintetizzati nel concetto che il diritto presenta una
immanenza sociale:89 ossia che esso trova nella societ il suo principio e il suo
fine.
Se tutto questo vero, si deve per riconoscere che questi legami del diritto
con elementi a monte, a valle o comunque esterni al sistema giuridico, sono di
tipo tutto particolare. Per quanto riguarda i legami con gli elementi a monte, si
pu notare come la loro esistenza costituisce solo una premessa sia essa di tipo
formale o sostanziale rispetto ad una analisi che si svolge sostanzialmente tutta
sul piano delle relazioni interne al sistema giuridico dato. Per quanto riguarda i
legami con gli elementi a valle, si deve notare che essi interessano il diritto solo
in quanto essi si riferiscono al diritto stesso. Se infatti il diritto come si gi
sottolineato non si pu rivolgere in definitiva se non a soggetti sociali, inseriti
in un contesto ben pi ampio del diritto stesso, esso prende in considerazione
questi soggetti essenzialmente nella loro qualit di soggetti giuridici. E lo stesso
riguarda quegli elementi che abbiamo definito esterni: essi divengono
significativi per il diritto solo nel momento in cui il diritto li fa propri,
attribuendo loro un significato giuridico. in questo significato giuridico che il
diritto si occupa di questi elementi esterni. In altre parole, il sistema del diritto
guarda con ottica centripeta a tutto ci che si trova allesterno del sistema stesso,
e tende ad utilizzare tutti questi elementi in una prospettiva di enfatizzazione
della centralit dello studio logico-analitico delle relazioni formali esistenti tra le
varie norme e tra i vari elementi che compongono il sistema giuridico.

67

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Questo studio logico-analitico ruota chiaramente intorno alla
individuazione del senso normativo dei singoli precetti giuridici e delle relazioni
tra diritto e fatti sociali, in modo da ricondurli ad un sistema in s logicamente
privo di contraddizioni.90 E, come emerge in modo particolarmente chiaro nel
formalismo giuridico, i vari elementi (nonch i vari soggetti) del sistema
giuridico prevedono, come chiave delle relazioni tra di essi, il concetto di
obbligo, di dovere essere.91 In effetti, la norma di grado inferiore deve piegarsi
di fronte a quella di grado superiore; la sentenza di grado pi basso deve cedere
rispetto a quella di grado pi alto; un certo atto, per avere effetti giuridici deve
essere preceduto, accompagnato o seguito da un altro specifico atto; il giudice
deve fare s che le sue decisioni siano in accordo con i principi generali
dellordinamento giuridico in vigore in quel momento, con norme specifiche e
pi spesso con entrambi; il cittadino deve rispettare la legge, e in caso contrario
le forze dellordine devono intervenire e il giudice deve sanzionare come
previsto il comportamento dellinfrattore. Un certo fatto sociale, la morte ad es.
di una persona, nel momento in cui presenta certe caratteristiche, deve essere
considerata come un omicidio volontario. E cos via.
Se si guarda ora alla posizione della sociologia nei confronti del diritto, ci
si pu rendere conto della seguente situazione: da una parte il diritto estende la
sua sfera di azione a praticamente lintera gamma della interazione sociale,
cosicch qualsivoglia aspetto dei rapporti sociali pu diventare parte della
previsione del diritto; dallaltra il sociologo nel prendere in esame qualsivoglia
tema sociale, dalla famiglia alleconomia, dal matrimonio alla devianza, dai
sindacati ai partiti politici, non pu evitare di entrare in contatto con la realt
dellesistenza del diritto.92 Questi contatti sono, su determinati temi, tanto
inevitabili e significativi da avere dato origine ad una specifica disciplina
sociologica, la sociologia del diritto. Questa ultima considera come propri un
notevole numero di temi specifici. Treves, nel definire la sfera della sociologia
del diritto, afferma che i suoi campi di applicazione sono:93 la produzione delle
norme; lattuazione delle norme; la non attuazione delle norme; i giudici e
lamministrazione della giustizia; gli avvocati e letica professionale; gli altri
operatori del diritto; lincontro di sistemi giuridici diversi; la composizione delle
dispute; le ricerche sullopinione del pubblico rispetto al sistema giuridicogiudiziario.
Al di l della numerosit e vastit dei temi, si deve notare come essi siano
essenzialmente appartenenti a quella area che abbiamo definito come costituita
da relazioni tra il diritto ed elementi a monte o a valle del diritto stesso. Ossia,
da tutto ci che costituisce causa od effetto del sistema giuridico. Per certi temi
ad es. la produzione delle norme, o lopinione del pubblico rispetto al sistema
giuridico-giudiziario questo appartenere allarea delle relazioni tra diritto e
elementi a monte o a valle di esso

68

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


appare immediatamente come evidente. Ma esso emerge in definitiva come tale
anche rispetto agli altri temi. Ad un pi attento esame, infatti, emerge che, se la
sociologia del diritto si occupa ad esempio dei giudici e dellamministrazione
della giustizia, essa non prender in esame come asse dellindagine le norme
giuridiche in vigore che definiscono i limiti e i contenuti della funzione
giudiziaria. Essa si occuper, invece, come in una nota ricerca su questo tema,
delle influenze dellambiente di provenienza dei giudici sulla loro visione della
giustizia e dellordine sociale.94 In altre parole, concettualizzando, la sociologia
del diritto si occuper delle relazioni tra diritto e elementi esterni non in termini
di relazioni giuridiche tra questi, ma in termini di relazioni sociali, economiche e
culturali tra di essi.
La differenze pi sostanziale tra diritto e sociologia non sta quindi soltanto
in un ritagliarsi campi di applicazione non coincidenti. Tale differenza sta prima
di tutto nellorientamento seguito. Per Weber, la sociologia orientata
allindividuazione di ci che accade di fatto nella comunit,95 quindi in
definitiva allindividuazione dei fatti sociali e delle relazioni tra essi, tra
elementi determinanti e le loro risultanti. E, non molto diversamente, il
formalismo giuridico guarda alla sociologia come alla scienza che orientata
allindividuazione delle relazioni di fatto nella realt sociale. Tutto questo la
renderebbe strutturalmente diversa, quindi, dalla conoscenza giuridica come
analisi di relazioni ideali, appartenenti alla sfera del dovere essere. Questa
distinzione tra idealit e fattualit ci sembra tuttavia non molto produttiva: anche
il diritto ha una sua rilevante fattualit; esso talmente oggettivo, reale, da avere
dato vita ad una vasta e autorevole corrente di pensiero il positivismo giuridico
che in opposizione al giusnaturalismo ha guardato al diritto come a qualcosa
che coincide perfettamente ed esclusivamente col diritto positivo, colla realt
normativa, dura, dei codici scritti.
Per gli stessi motivi, non ha molto senso distinguere il diritto dalla
sociologia, attribuendo al primo un carattere irrazionale sulla base di quei tratti
di idealit e di dovere essere che abbiamo gi sottolineati. In realt, anche se
esistito ed esiste tuttora un diritto assai soggettivo, arbitrario e materialmente
irrazionale, il diritto del despota o la giustizia del caso singolo, il diritto pu
essere estremamente razionale nella sua analisi delle relazioni interne al sistema.
La razionalit precisamente la caratteristica saliente che Weber attribuisce al
diritto moderno-occidentale: essa rappresentata dalla generalizzazione il
riferimento ai principi generali nella valutazione del caso singolo dalla
sistematicit cio assenza di lacune e dalla formalit ossia dalla
applicazione di concetti giuridici sotto forma di regole rigorosamente astratte,
non subordinate ad imperativi etici, interessi politici e finalit utilitaristiche.96
Sulla base di tutto questo, sono non

69

SOCIOLOGIA COME RICERCA


pochi i giuristi che rivendicano al diritto, almeno allo studio del diritto positivo,
il carattere di scienza, intesa come disciplina tesa allideale delloggettivit e
dellesattezza.97
Piuttosto, ci sembra opportuno tracciare una diversa distinzione, con un
carattere pi significativo sotto il profilo metodologico. Il diritto si
differenzierebbe, allora, dalla sociologia non in quanto idealit contrapposta a
fattualit, quanto piuttosto in quanto certezza contrapposta a probabilit. Come
ricerca di relazioni ideali, di puro dovere essere, il diritto si orienta
allindividuazione di certezze. Certezze che riguardano le relazioni tra i vari
elementi del sistema, che non devono essere inquinate da contraddizioni ed
ambiguit. E certezza anche nelle conseguenze del diritto stesso, nel senso che
ad una previsione giuridica deve necessariamente fare seguito una conseguenza
giuridica, gi stabilita e prevista dal sistema del diritto. Non per nulla il
Beccaria, nella sua celebre opera sulla riforma della giustizia penale, esalta come
cardine del sistema giuridico moderno il concetto della certezza del diritto, sia
come trasparenza, logicit e prevedibilit delle norme e delle relazioni tra i vari
elementi del sistema, sia come inevitabilit delle conseguenze delle previsioni
giuridiche. La qual cosa comporta un fall-out che partendo dallinterno del
sistema finisce poi per coinvolgere, in nome della certezza, la relazione tra
diritto e societ. In ogni delitto si deve fare dal giudice un sillogismo perfetto:
la [premessa] maggiore deve essere la legge generale; la minore lazione
conforme, o no, alla legge; la conseguenza, la libert o la pena.98
Rispetto al diritto come orientato alla definizione di certezze, la ricerca
sociologica si presenta come caratterizzata da probabilit. Sia le teorie della
sociologia, ossia i tentativi di fornire una plausibile spiegazione dei fatti sociali,
sia le sue ipotesi e cio le pi specifiche affermazioni relative alle relazioni tra
due o pi fenomeni sociali non possono essere considerate, se correttamente
intese, che come affermazioni probabilistiche. Una affermazione scientifica non
pi vera di unaltra; piuttosto, essa pu essere pi probabile. Ci pi
intuitivamente comprensibile per quanto riguarda la ricerca sociale quantitativa,
ma altrettanto fondato per quanto riguarda la ricerca qualitativa. La crescita
incessante della conoscenza scientifica, compresa quella relativa alle scienze
sociali, si pu comprendere solo partendo dalla consapevolezza che la
conoscenza scientifica non raggiunge mai certezze, verit definitive, ma solo
migliori spiegazioni in termini probabilistici. In questo senso, si pu
comprendere laffermazione di Popper che le ipotesi scientifiche possono essere
falsificate ma non verificate, in quanto la certezza non appartiene al mondo
della scienza: tutto lo sviluppo della conoscenza consiste nel miglioramento
della conoscenza esistente e una nuova teoria non pu ambire che ad essere
unapprossimazione alla verit migliore che la vecchia teoria.99

70

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI


Posta in questi termini, la distanza tra diritto e sociologia grande, e
nessuna sovrapposizione sembra possibile. I caratteri di oggettivit ed esattezza
che il diritto rivendica per s non possono essere tradotti automaticamente nel
riconoscimento del carattere scientifico del diritto. Questo proprio per ragioni di
metodo, e cio per il fatto che unanalisi probabilistica delle relazioni causali tra
fenomeni antitetica allo spirito del diritto.

1. L. Mair, An Introduction to Social Anthropology, Oxford, 1968, p. 6.


2. A.R. Radcliffe-Brown, Structure and Function in Primitive Society, London and Henley,
1979 [I ed. 1952], X, p. 189.
3. O. Wilde, The Picture of Dorian Grey, 1891, 2.
4. R. Firth, Elements of Social Organizations, London, 1951, p. 40.
5. Cfr. A. Gramsci, Lettere dal carcere, Torino, 1968, p. 895.
6. C. Lvi-Strauss, Anthropologie structurale, Paris, 1958, Cap. XVII, p. 415.
7. C. Lvi-Strauss, Anthropologie structurale deux, Paris, 1973, Cap. I, pp. 38-39.
8. I.M. Lewis, Social Anthropology in Perspective, Cambridge, 1976, p. 28.
9. Cfr. T.B. Bottomore, Sociology. A Guide to Problems and Literature, London, 1971,
Chapter 4.
10. I.M. Lewis, Social Anthropology in Perspective, cit., p. 31.
11. R. Benedict, The Chrysanthemum and the Sword, Boston, Mass., 1946.
12. M. Agar, Ripping and Running: A Formal Ethnography of Urban Heroin Addicts, New York, 1973.
13. Fra le molte opere, in particolare, M.J. Herskovits, Economic Anthropology, New York,
1952; R. Firth (ed.), Themes in Economic Anthropology, London, 1967; C. Meillassoux, From
Reproduction to Production, Economy and Society, 1972, no. 1; P. Hill, Population, Prosperity
and Poverty: Rural Kano 1900 and 1970, Cambridge, 1978; L. Mair, Anthropology and
Development, London, 1984.
14. C.H. Cooley, Human Nature and the Social Order, New York, 1902.
15. F.G. Bailey, The Scope of Social Anthropology in the Study of Indian Society, in
T.N. Madan, Gopala Sarana (eds), Indian Anthropology, Bombay and New York, 1962, pp. 254265.
16. R. Redfield, The Little Community, Chicago & London, 1979 [I ed. 1960], I.
17. C. Geertz, The Interpretation of Cultures, London, 1993 [I ed. 1973], Part 1, p. 21.
18. Ad esempio, J.R. Goody, Production and Reproduction: A Comparative Study of the
Domestic Domain, Cambridge, 1976, basato su i dati quantitativi dellEthnographic Atlas
compilato da G.P. Murdock.
19. N.J. Smelser, Essays in Sociological Explanation, Englewood Cliffs, N.J., 1968, p. 33.
20 A Comte, Cours de philosophie positive, Paris, 1830-42, vol. V.
21. C. Lvi-Strauss, Anthropologie structurale deux, cit., Cap. XVI, pp. 349-350.
22. H.R. Trevor-Roper, Historical Essays, New York, 1957, Introduction.
23. W. Dilthey, Einleitung in die Geisteswissenschaften, Leipzig, 1883.
24 W. Windelband, Geschichte und Naturwissenschaft, Strassburg, 1894.
25. B. Croce, Primi saggi, Bari, 1951, III ed., p. X.
26. B. Croce, Pagine sparse, Bari, 1962, vol. III, p. 440-443.
27. Si noti come pi recenti approcci al problema della posizione della storia tra arte e
scienza prospettano interpretazioni significativamente diverse. Cos Dummett ritiene che la storia
non una branca della scienza intesa in senso stretto. Tuttavia non neppure una branca della

71

SOCIOLOGIA COME RICERCA

letteratura, come la poesia o il romanzo. Un buon testo di storia sicuramente un contributo alla
letteratura. Ma i libri di storia vanno valutati anche per le loro qualit non letterarie. Testi privi di
meriti letterari possono costituire dei validi contributi agli studi storici: possono portare alla luce
nuovi fatti, proporne spiegazioni inedite, offrire nuove interpretazioni di interi periodi, anche se
sono scritti in modo poco elegante. La storia non una branca della scienza naturale. per,
come la scienza naturale, parte integrante della ricerca della verit. Per questo uno storico pu
ritenere sensato il lavoro di una vita anche se lontanissimo dallessere un grande storico. Non
cos nelle arti. Chi passa la vita a produrre poesie, quadri o musiche senza infamia e senza lode
[...] non avr arricchito lumanit in modo significativo. Alle arti manca sia laspetto cumulativo
che quello cooperativo. M. Dummett, Il pensiero fa progressi, Il Sole 24 ore, 27 luglio 1997, p.
25.
28. B. Croce, Storia del Regno di Napoli, Bari, 1958, III ed., p. 297-8.
29. R.G. Collinwood, The Idea of History, Oxford, 1946; P. Burke, Sociology and History,
London, 1980, I, 2.
30. F. Simiand, Mthode historique et science sociale, Revue de synthse historique,
1903; rist. in Annales, 1960, XV, p. 83-119.
31. International Review of Social History, 1956, n. 1, p. 4.
32. F. Braudel, Ecrits sur lhistoire, Paris, 1969, p. 102.
33. A. de Tocqueville, LAncien Rgime et la Rvolution, 1856.
34. K. Marx, Das Kapital, 1867, 1885, 1894 (trad. it. Il Capitale, Roma, 1964).
35. R.K. Merton, Social Theory and Social Structure, New York, 1968 [I ed. 1949], 4, XX,
XXI (trad. it. Teoria e struttura sociale, Bologna, 1974, vol. 3, 4, XX, XXI).
36. B. Moore Jr., Social Origins of Dictatorship and Democracy, Boston, Mass., 1966; si
veda ad es. T. Skocpol (ed.), Democracy, Revolution & History, Ithaca, N.Y., London, 1998.
37. I. Wallerstein, The Modern World System, New York - London, 1974.
38. Ad esempio, P. Abrams, Historical Sociology, West Compton House, 1982.
39. A. Comte, Cours de philosophie positive, cit., vol. IV, p. 333 e ss..
40. Ivi, p. 346- 355.
41. H. Spencer, Principes de sociologie, (trad. francese), Paris, 1878-87, vol. 1, p. 14-18.
42. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, Paris, 1901, II ed., V, III.
43. K. Marx, in part. Zur Kritik der politischen konomie, 1859 (trad. it. Per la critica
delleconomia politica, Roma, 1957).
44. M. Weber, Wirtschaft und Gesellschaft, Tbingen, 1922 (trad. it. Economia e societ,
Milano, 1980), vol. I, I.
45. Si veda J. Delay, P. Pichot, Abrg de Psychologie, Paris, 1964, chapitre I.
46. Cfr. D. Krech, R.S. Crutchfield, E.L. Ballachey, Individual in Society: A Textbook of
Social Psychology, New York, 1979, 1.
47. P.F. Lazarsfeld, Sociology, in UNESCO, Main Trends in the Social and Human
Sciences, Part One: Social Sciences, Paris and The Hague, 1970, Chapter 5 (trad. it. Introduzione
alla sociologia, Bari, 1973).
48. K.J. Gergen, M.M. Gergen, Social Psychology, New York, 1986, I, 1.
49. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, cit., Cap. 1.
50. P.R. Hofsttter (a cura di), Psicologia, Milano, 1966, p. 233.
51. A.J.. Fouille, Esquisse psychologique des peuples europens, Paris, 1903.
52. W. McDougall, The Group Mind, Cambridge, 1920.
53. S. de Madariaga, Englishmen, Frenchmen, Spaniards, London, 1928.
54. M. Ginsberg, Reason and Unreason in Society: Essays in Sociology and Social
Philosophy, London, New York and Toronto, 1947, p. 131 ss.
55. T.W. Adorno, E. Frenkel-Brunswik, D.J. Levinson, R.N. Sanford, The Authoritarian
Personality, New York, 1950.
56. D.R. Miller, G.E. Swanson, Inner Conflict and Defense, New York, 1960.
57. N. Malamuth, Rape Proclivity among Males, Journal of Social Issues, 1981, 37, pp.
15-27.

72

2. LA SOCIOLOGIA E LE ALTRE SCIENZE SOCIALI

58. P. Sanday, The Socio-Cultural Context of Rape: A Cross-Cultural Study, Journal of


Social Issues, 1981, 37, pp. 28-35.
59. G.C. Homans, Social Behavior: Its Elementary Forms, New York, 1961.
60. P.A. Samuelson, Economics: An Introductory Analysis, New York, 1961, p. 6.
61. N.J. Smelser, Essays in Sociological Explanation, cit., p. 20 e ss..
62. A. Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, cit., libro
primo, capp. VIII, IX, X; si veda P. Sylos Labini, Le forze dello sviluppo e del declino, Bari,
1984, I.
63. A. Comte, Cours de philosophie positive, cit..
64. V. Pareto, Compendio di sociologia generale, Firenze, 1920, 866-882.
65. T. Parsons, The Structure of Social Action, Glencoe, Ill., 1949, II ed., II, VI.
66. Ivi, II, VI.
67. L.A. Coser, Masters of Sociological Thought, New York, 1977, p. 401.
68. R. Knig, Soziologie, Frankfurt am Main, Hamburg, 1958 (trad. it. Sociologia, Milano,
1967, p. 114).
69. L.M. Solivetti, Societ tradizionali e mutamento socio-economico, Roma, 1993, p. 53.
70. M. Weber, Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus, Archiv fr
Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, 1904-1905 (trad. it. Letica protestante e lo spirito del
capitalismo, Roma, 1945).
71. T. Veblen, The Theory of the Leisure Class, London, 1899.
72. H.G. Lewis, Unionism and Relative Wages in the United States: An Empirical Inquiry,
Chicago, 1963; si veda anche N.J. Smelser, The Sociology of Economic Life, Englewood Cliffs,
N.J., 1976, Chapter III.
73. M. Weber, Wirtschaft und Gesellschaft, cit. (trad. it. Economia e societ, in part. vol. 1,
III).
74. M. Mauss, Essai sur le don: forme et raison de lchange dans les socits archaques,
in Anne sociologique, 1923-1924.
75. Si veda, ad esempio, J. Davis, Gifts and the U.K. Economy, Man, 1972.
76. Ad esempio, L.M. Solivetti, The Economic-Organizational Balances of the Domestic
Unit in a Traditional Peasant Society, in Revue Internationale de Sociologie - International
Review of Sociology, 1989, n. 2, pp. 5-69.
77. Fra le molte opere, in part. la fondamentale ricerca di E.H. Sutherland, White Collar
Crime, New York, 1949; si veda anche G. Geis, The Heavy Electrical Equipment Antitrust Cases
of 1961, in M.D. Ermann, R.J. Lundman (eds), Corporate and Governmental Deviance, New
York, 1987, pp. 124-144; W.N. Leonard, M.G. Weber, Automakers and Dealers: A Study of
Criminogenic Market Forces, in D. Nelken (ed.), White-Collar Crime, Aldershot, 1994, pp. 237254.
78. D. Caplowitz, The Poor Pay More, New York, 1963.
79. F. Engels, Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staates, HottingenZrich, 1884.
80. Ad esempio, W.J. Goode, World Revolution and Family Patterns, New York, 1963; J.R.
Goody, Production and Reproduction: A Comparative Study of the Domestic Domain, cit.; D.I.
Kertzer, D.P. Hogan, Family, Political Economy and Demographic Change: The Transformation
of Life in Casalecchio, Italy, 1861-1921, Madison, Wis.,1989.
81. W.W. Rostow, The Process of Economic Growth, New York, 1953.
82. S.M. Lipset, Luomo e la politica, Milano, 1963.
83. D. Bell, The Coming of Post-Industrial Society, Harmondsworth, 1976; per lItalia, si
veda ad esempio C. Barberis, La societ italiana, Milano, 1989.
84. C. Menger, Il metodo della scienza economica, Torino, 1937 [I ed. 1883], p. 64; A. Izzo,
Storia del pensiero sociologico, Bologna, 1991, p. 420.
85. J. Domat, Les Lois civiles, 1689, Trait des lois, XII, XXI.
86. C.-L. de Montesquieu, De lesprit des lois, cit., I, III.
87. J. Austin, Lectures on Jurisprudence, 1823.
88. H. Kelsen, Pure Theory of Law, London, 1967.
89. M.S. Giannini, Sociologia e studi di diritto contemporaneo, Jus, 1957, 223 ss.; si veda
anche A. Bixio, Limmanenza sociale del diritto in Giannini, Rivista Trimestrale Diritto
Pubblico, 2000, n. 4, pp. 983-1021.

73

SOCIOLOGIA COME RICERCA

I, 1).

90. M. Weber, Wirtschaft und Gesellschaft, cit. (trad. it. Economia e societ, in part. vol. 2,

91. H. Kelsen, Pure Theory of Law, cit.; G. Gurvitch, Sociology of Law, London, 1974, p. 5.
92. E.M. Schur, Law and Society: A Sociological View, New York, 1968, Chapter 1.
93. R. Treves, Sociologia del diritto, Torino, 1993, Cap. VIII.
94. R. Dahrendorf, Deutsche Richter: Eine Beitrag zur Soziologie der Oberschicht, in R.
Dahrendorf, Gesellschaft und Freiheit: Zur soziologischen Analyse der Gegenwart, Mnchen,
1961.
95. M. Weber, Wirtschaft und Gesellschaft, cit. (trad. it. Economia e societ, in part. vol. 2,
I, 1; e vol. 1, I, 1).
96. Ivi, in part. vol. 3, VII, 1.
97. Ad es., H. Kelsen, Reine Rechtslehre. Einleitung in die rechtswissenshaftliche
Problematik, Wien, 1934 (trad. it. Lineamenti di dottrina pura del diritto, Torino, 1952).
98. C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, cit., IV.
99. K.R. Popper, Objective Knowledge: An Evolutionary Approach, Oxford, 1972, 2, 18 e
23.

74

Parte seconda

SOCIOLOGIA E MODELLI ESPLICATIVI

SOCIOLOGIA COME RICERCA

76

3
Il modello funzionalista.

3.1.
Premesse
Le origini del modello funzionalista risalgono concettualmente alle opere dei
pionieri della sociologia del XIX secolo. In effetti, la utilizzazione del concetto
di funzione presente nella sociologia del XIX secolo ben prima degli anni 90,
quando mile Durkheim affronta il problema dellanalisi dello stesso concetto di
esplicazione funzionalista. Comte aveva gi utilizzano il concetto di funzione,
allinterno di una visione organicistica della societ umana, in cui ad esempio le
citt sono viste come organi del corpo sociale. Spencer aveva sviluppato
grandemente questa concezione organicistica e aveva parlato di funzione,
struttura, sistema, interdipendenza delle parti di un sistema, autoregolazione; ad
es. di funzione sociale come attivit rivolta a soddisfare un bisogno
dellorganismo sociale, non differentemente da come una funzione fisiologica,
ad esempio la nutrizione, rivolta a soddisfare un bisogno dellorganismo animale, lalimentazione. Inoltre, Spencer aveva coniugato funzionalismo e
mutamento sociale. Nella eterna struggle for life, istituzioni e societ sono
costrette ad adattarsi ai cambiamenti dellambiente. Sopravvivono quelle
istituzioni e societ che attraverso un processo di differenziazione e
integrazione si dimostrano pi adatte, ossia pi funzionali. Spencer tuttavia si
era limitato ad illustrare le analogie tra organismo biologico e sociale, senza
condurre analisi in profondit su una societ o una parte di essa, come quelle che
far Durkheim.
La origine del modello funzionalista legato a un tema di fondo del
pensiero sociologico: cio, al gi sottolineato tema della comprensione dei
problemi di integrazione e controllo nella societ occidentale; una societ che si
lasciata alle spalle gli equilibri apparentemente naturali della tradizione e sta
tentando faticosamente la realizzazione di un sistema completamente nuovo
nella storia della umanit.
Durkheim affronta esplicitamente il problema teorico della individuazione

77

SOCIOLOGIA COME RICERCA


delle forze che dominano il comportamento sociale delluomo. In questa
prospettiva, si confronta nelle sue Regole del metodo sociologico1 con quelle
che ritiene le due pi significative scuole di pensiero in materia: scuole di
pensiero che gli appaiono contrapposte e al tempo stesso superabili da una
ulteriore interpretazione. Alla prima scuola appartengono secondo Durkheim
Hobbes, Rousseau nonch Machiavelli; alla seconda Spencer e prima di lui i
teorici del diritto naturale e gli economisti (qui Durkheim sembra volere fare
riferimento a Adam Smith). La prima scuola presenterebbe secondo Durkheim
una concezione della vita collettiva come prodotto di una costrizione esercitata
sugli stessi uomini che vi partecipano. Gli individui non sarebbero quindi portati
naturalmente ad associarsi per perseguire scopi sociali, ma sarebbero convinti a
fare ci solo dal funzionamento di una macchina politica, amministrativa e
legale rivolta a contrastare le loro spinte antisociali. Senza questo apparato, gli
individui sarebbero portati a seguire esclusivamente le loro pulsioni naturali, che
sono essenzialmente egoistiche e quindi antisociali. Durkheim nota che n
Hobbes n Rousseau sembrano rendersi conto della intrinseca contraddizione
della loro tesi: questa da una parte afferma la naturale, profonda antisocialit
degli uomini e dallaltra sostiene che gli stessi uomini possono essere gli autori
di un apparato perfettamente artificiale eppure capace di contrastare efficacemente la loro natura antisociale.
La seconda scuola di pensiero ritiene invece che la natura delluomo sia
essenzialmente sociale; e che essa si esprima positivamente in questa direzione
ogni qual volta non sia forzata da imposizioni che artificialmente vogliono
orientarla in altro senso. La contrapposizione non potrebbe essere pi netta. In
realt, la posizione dei teorici del diritto naturale nota Durkheim meno
contrapposta a quella rappresentata da Hobbes e Rousseau. Infatti, i primi
ritengono che alla matrice naturale possano essere fatti risalire solo i concetti pi
generali che ispirano lorganizzazione sociale. Mentre quei concetti che
riguardano gli aspetti pi particolari non possono essere determinati che da
interventi specifici e necessariamente artificiali, nel senso che essi si
presentano come espressione di una volont contingente. A prescindere da
questo ultimo punto, la seconda scuola di pensiero pone evidentemente
lindividuo alla base della naturalit della organizzazione sociale. Questa ultima
non sarebbe o non dovrebbe essere sostanzialmente nulla se non
lespressione degli istinti fondamentali dellindividuo. Lorganizzazione sociale
quindi lo specchio della natura degli uomini ed questa che li spinge ad
associarsi, a scambiare etc.
Anche questa seconda scuola, tuttavia, ponendo lindividuo alla base della
organizzazione sociale non riconosce alla societ una natura specifica ed
autonoma. Questo invece il punto che Durkheim vuole affermare.

78

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Alla base dellorganizzazione sociale e del suo funzionamento non vi
sarebbe n la capacit di costrizione di regole frutto di un accordo artificiale n
la forza degli istinti, ma una naturalit specifica della organizzazione sociale.
Questultima possiede una superiorit rispetto agli individui, che le deriva dalla
naturale superiorit dellessere collettivo rispetto allessere individuale. La forza
dellorganizzazione sociale sta quindi semplicemente nella sua capacit di
dominare gli uomini per via della sua natura superiore. E luomo, lindividuo, si
sottopone alla forza di questa autorit, riconoscendola o attraverso la mediazione
simbolica operata dalla religione o pi direttamente e coscientemente attraverso
lanalisi scientifica. Per Durkheim chiaro che questa autorit ha una origine
precontrattuale: essa non pu essere ricercata nelle regole, nelle forme
contrattuali (come quelle individuate da Hobbes e da Rousseau); piuttosto, il
vero motivo per cui queste regole contrattuali sono in genere accettate sta
appunto nellesistenza di tale autorit precontrattuale.
Una riflessione su queste considerazioni di Durkheim permette una
migliore comprensione riteniamo dei problemi generali che costituiscono la
premessa sia dello studio di Durkheim sia dello sviluppo del modello
funzionalista. Ora, innanzitutto, la contrapposizione tra le due scuole di
pensiero, e tra queste e la teoria che Durkheim vuole proporre come alternativa
si presenta nella versione data da Durkheim come schematica e non del tutto
soddisfacente. In effetti, quelle che sono individuate come due scuole di
pensiero contengono al loro interno autori di ben diversa impostazione.
Per quanto riguarda la prima scuola, letichetta di fautore di una concezione
della vita collettiva come risultato di una costrizione delle pulsioni individuali si
adatta bene a Hobbes e alla sua idea del Leviatano. Questultimo infatti
lautorit suprema che permette di contenere le passioni delluomo e in
particolare quel perpetual and restlesse desire of Power after power: da cui, in
mancanza di restrizioni, non pu che nascere la guerra di tutti contro tutti. La
stessa etichetta si adatta abbastanza bene a Machiavelli, il cui pensiero
decisamente coerente con la concezione rinascimentale delluomo come centro
delluniverso e dominatore di esso. Machiavelli vede la coesione sociale come
prodotto non gi di uno spontaneo associarsi degli uomini, ma di una azione ad
hoc proveniente dallalto, espressione della volont di uomini superiori, capaci
di plasmare la storia;2 e questo perch gli uomini, in generale, di per s sono
ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de pericoli, cupidi di
guadagno.3 Tuttavia, si deve notare che tali caratteri umani, nellopera di
Machiavelli, sembrano essere soprattutto esaltati dal decadere delle forme
politiche, delle leggi e della religione,4 piuttosto che costituire delle inevitabili e
costanti realt umane. Mentre del resto laccadere sociale si presenta nel

79

SOCIOLOGIA COME RICERCA


suo pensiero come una forza naturale, uno di questi fiumi rovinosi,5 che per
possono essere arginati se si avuta laccortezza di studiarne la natura. Cosicch
in effetti il pensiero di Machiavelli tuttaltro che contrario ad una analisi delle
regole interne del sociale, in particolare attraverso la storia della societ.
Letichetta di fautore del concetto di costrizione artificiale nella vita collettiva si
adatta infine assai meno bene a Rousseau, dal momento che questultimo attacca
esplicitamente proprio Hobbes per la sua concezione della natura umana; e
afferma che luomo naturalmente portato ad associarsi e a collaborare senza
bisogno dellimposizione di leggi, e non diviene socialmente cattivo che sotto
linfluenza delle cattive passioni prodotte dalle istituzioni, e in special modo da
quelle di una societ ingiusta.6 Per cui, la concezione contrattualistica di
Rousseau ha come fine ultimo quello di produrre una societ pi naturale in
quanto meglio governata, o come dice lo stesso Rousseau: Trovare una forma
di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i
beni di ciascun associato, e per la quale ciascuno, unendosi a tutti, non
obbedisca tuttavia che a se stesso, e resti libero come prima.7
Lindividuazione da parte di Durkheim della seconda scuola di pensiero
ancora pi discutibile. Per prima cosa, avere messo insieme Smith e Spencer
appare opinabile. vero che entrambi questi autori si muovono allinterno di
una logica individualistica, che prevede ad esempio la riduzione al minimo
dellintervento dello Stato e del raggio di azione delle sue leggi, nella
convinzione che questo intervento alteri gli equilibri naturali. Ma le ragioni
presentate per tutto ci sono diverse. Nel caso di Smith, si tratta di una
concezione razionalista tipica dellilluminismo, che lo porta, come Rousseau, a
ritenere che luomo sia in s capace di associarsi positivamente, di collaborare e
di scambiare, con vantaggio di tutti, ci che produce; e, parallelamente, che il
senso della societ va ricercato nellambito delle caratteristiche dellazione
umana percepita in termini individuali. Mentre, nel caso di Spencer, il suo
approccio individualista si esprime nellaffermazione che levoluzione che le societ percorrono data dallevoluzione dei loro membri. Del resto, individui e
societ sono sottoposti allo stesso principio evolutivo. In Spencer, in effetti, la
base di spiegazione del sociale non pi la razionalit dellindividuo; invece
allinterno di una concezione ormai inevitabilmente chiamata di darwinismo
sociale loggettivit e la razionalit interna dellorganismo sociale.8
Questultimo mosso dalla logica del suo sviluppo e dalla dipendenza
funzionale che esiste tra le varie sue componenti. Il fatto che Durkheim cerchi
nel costruire una sua teoria funzionalista di sorvolare sul contributo al
funzionalismo dato da Spencer, appare come ingiusto nei confronti di
questultimo, a cui si deve un primo, significativo, anche se meno teoricamente
elaborato, utilizzo degli stessi concetti di base del funzionalismo.

80

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Al di l di queste incongruenze, i riferimenti fatti da Durkheim al pensiero
degli autori di cui sopra pu servire a chiarire le premesse del modello funzionalista e del contributo fondamentale dato da Durkheim. In effetti, malgrado la
loro disparit di posizione e metodo, le teorie richiamate, e in qualche modo
criticate, da Durkheim, mostrano dei tratti comuni. Esse, cio, appaiono
espressione di una situazione di crisi di fronte ad un mondo in cambiamento per
il quale necessario trovare nuove forme di ordine sociale: e, in primo luogo, un
nuovo modello di interpretazione dei meccanismi del sociale e degli equilibri
raggiungibili attraverso questi. In questo senso pu essere letto il Leviatano di
Hobbes: si tratta dei problemi di integrazione e controllo sociale nel contesto
della costituzione di un forte Stato nazionale che emerge contemporaneamente
alla affermazione di un modello di economia, di tipo moderno-capitalistico, che
sostanzialmente nuovo. E lopera di Machiavelli si propone come una
precedente e pi cupa considerazione sulle difficolt a raggiungere questo stesso
obiettivo di un forte Stato nazionale, superando gli ostacoli che, in Italia in
particolare, erano posti dalla frammentazione del precedente sistema feudale in
una serie di piccole entit politiche, in lotta tra loro, non pi in grado di
assicurare i basilari requisiti di ordine e stabilit. Nel caso di Rousseau, si tratta
evidentemente dei problemi di integrazione, consenso e controllo sociale nel
quadro del disgregarsi della organizzazione dellAncien Rgime e dellaffiorare
di una nuova societ borghese. E lopera degli economisti liberali del XVIII
secolo, e in particolare di Adam Smith costituisce allinterno del medesimo
quadro dellilluminismo, la risposta, in particolare, ai problemi
dellorganizzazione di un nuovo sistema economico, che al tempo stesso
filosofico e politico. Un sistema che dovrebbe, contemporaneamente, garantire
nuova libert agli individui, superare le pastoie e le disfunzionalit dello Stato
mercantilista, trovare un equilibrio complessivo che assicuri il bene comune
usando le energie fornite dallinteresse individuale. I problemi con cui si
confrontano i filosofi sostenitori del diritto naturale presentano del resto una pi
specifica similarit. Questa evidente quando si consideri che il ricorso ai concetti del diritto naturale stato una costante ogni qual volta, negli scorsi secoli e
fino alle esperienze della dittatura sovietica e del nazismo nel XX secolo, un
forte mutamento, generalmente gestito dallalto, e comunque orientato ad una
subordinazione dellindividuo, ha per reazione fatto sentire come necessaria la
difesa di equilibri minimali basati proprio sui diritti degli individui. Infine,
evidente che il pensiero di Spencer si muove nellambito degli stessi problemi di
trasformazione sociale del XIX secolo che sono il retroterra della teoria
funzionalista di Durkheim.
Se le premesse da cui muove il pensiero di Durkheim sono meglio
comprensibili sullo sfondo della similarit delle premesse degli autori da

81

SOCIOLOGIA COME RICERCA


lui stesso richiamati, esistono al tempo stesso delle specificit del contesto che fa
da sfondo alla teoria funzionalista di Durkheim. In effetti, se si esclude quella di
Spencer, le altre teorie nascono tutte da un quadro la cui trasformazione, per
quanto problematica, non pu essere equivalente a quella della societ
occidentale nel XIX secolo. Baster qui ricordare come si ritiene che un uomo
nato in Europa allinizio del XIX secolo abbia avuto la possibilit di assistere,
durante larco normale di una vita, a un cambiamento pi vasto di quello che si
era verificato nei mille anni precedenti.9 La rapidit e la profondit della
trasformazione sociale con cui si confronta Durkheim costituiscono aspetti assai
impegnativi sotto il profilo della sfida intellettuale che essi pongono allo
scienziato sociale che cerca di ricondurli ad un modello. Proprio questa rapidit
e profondit sembra essere alla base del fatto che qualsiasi modello
interpretativo che cercasse fuori della societ stessa, nellindividuo, il senso di
un difficile ordine sociale deve essere apparso a Durkheim come inadeguato ai
tempi. Questo fatto la premessa per un fondamentale concetto teorico alla base
di tutta la impostazione di Durkheim: ossia, il rovesciamento del legame causale
tra individuo e societ. Laddove tutti gli autori ora citati erano partiti
dallindividuo per analizzare la societ, Durkheim parte dalla societ per
spiegare il comportamento dellindividuo. La logica del modello funzionalista
non si basa sulla volont e linteresse dei singoli, sulla evoluzione delle loro
caratteristiche, sulla conoscenza che essi possono avere dei loro bisogni e delle
loro esigenze sociali, sulla razionalit intellettualistica di una visione in termini
di contratto; tale logica si basa invece sui meccanismi sostanzialmente autonomi
del funzionamento del sistema sociale, sul concetto che la societ esiste al di
sopra dellindividuo.
3.2.
Il funzionalismo in Durkheim
Nellopera di Durkheim il primato del sociale emerge in modo chiaro. Nelle
Regole del metodo sociologico, Durkheim si oppone ad una visione dei
fenomeni sociali centrata sullindividuo: quindi, alla concezione di Tarde10 di un
sociale riconducibile alla dimensione psicologica delle volont e degli
atteggiamenti individuali; e ugualmente alla concezione di Spencer di un sistema
sociale centrato sulla unit di base costituita dagli individui e specchio delle
caratteristiche e della evoluzione di questi ultimi.
Durkheim non contesta che un fenomeno sociale per essere collettivo deve
essere generale, cio comune almeno alla gran parte dei componenti della
societ. Ma ritiene che se un tale fenomeno generale, lo in quanto collettivo;
e che esso non , al contrario, collettivo in quanto generale. In altre parole, un
fenomeno sociale nei singoli individui che compongono

82

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
la societ perch esso nel tutto, e non nel tutto perch nei singoli
individui.11 Durkheim continua a sviluppare questo ragionamento ponendo le
basi di un modello esplicativo al tempo stesso macrosociale e deterministico.
Egli afferma infatti che un fenomeno sociale uno stato del gruppo che si
ripete negli individui perch si impone loro;12 al tempo stesso, afferma che La
causa determinante di un fatto sociale deve essere cercata nei fatti sociali precedenti e non negli stati di coscienza degli individui.13
Inoltre, cos come avviene per la causa dei fatti sociali, che non pu che
essere in altri fatti sociali, anche la funzione dei fatti sociali non pu che essere
sociale. Tale funzione non pu consistere che nella produzione di effetti utili,
nella corrispondenza tra il fatto considerato e i bisogni generali dellorganismo
sociale; e pertanto essa deve essere cercata nel rapporto che lega un fatto sociale
con uno scopo socialmente apprezzabile.14
A questa affermazione collegato il concetto pi importante di tutto il funzionalismo: quello cio per cui il sistema sociale persegue funzioni sue proprie,
nella prospettiva implicita di una propria conservazione e perpetuazione; e in
questa prospettiva esso impone agli individui aspetti culturali ed istituzionali che
sono il contenuto concreto delle funzioni che la stessa societ persegue.
Durkheim in connessione con questo concetto definisce come fatto sociale
ogni modo di fare, pi o meno fissato, capace di esercitare sullindividuo una
costrizione esterna oppure un modo di fare che generale nella estensione di
una societ data, pur avendo esistenza propria, indipendente dalle sue manifestazioni individuali;15 quindi, le maniere di agire, di pensare, di sentire, esterne
allindividuo, e che sono dotate di un potere di coercizione in virt del quale si
impongono a lui.
Esiste a livello culturale e quindi anche istituzionale, una coscienza
collettiva che costituisce la struttura anatomica e morfologica della societ. Si
tratta di modelli di comportamento, di regole implicite, di rappresentazioni, che
sottostanno lagire sociale e che lo guidano, senza necessariamente comparire a
livello di volont espressa o anche solo cosciente.
Posta in questi termini, la concezione di funzione di Durkheim sembra
costituire un meccanismo perfettamente stagno che assicura una costante
autoconservazione del sistema, in un quadro che non pu che apparire statico.
Infatti, elementi qualificanti di questo quadro sono:
1. Il fatto che il sistema sociale ha necessit sue proprie, in termini di
equilibrio interno e di integrazione delle sue parti.
2. Il fatto che queste necessit richiedono lo svolgimento di una serie di
attivit che costituiscono il momento di realizzazione di funzioni rispetto alla
soddisfazione delle stesse necessit.
3. Il fatto che la realizzazione di queste funzioni passa attraverso la
coscienza collettiva che a sua volta contiene i modi di agire, pensare e sentire,
che riproducono la dimensione culturale ed istituzionale del sistema.

83

SOCIOLOGIA COME RICERCA


4. Il fatto che lindividuo, sottoposto alla azione della educazione e
soprattutto alla azione pi generale dei processi di socializzazione-integrazione,
portato a interiorizzare tale coscienza collettiva e con essa i presupposti della
conservazione del sistema.
Ora, se innegabile la priorit di un aspetto strutturale di
autoconservazione nella funzione sociale durkheimiana aspetto che sar
trasmesso del resto alle successive interpretazioni della concezione funzionalista
anche innegabile che vi in Durkheim la consapevolezza sia della presenza
del mutamento rispetto allesistente, sia della presenza della devianza rispetto a
norme che sono parte integrante della coscienza collettiva. Anzi, come abbiamo
notato, lorigine della concezione funzionalista si lega proprio alla
consapevolezza delle grandi trasformazioni connesse allaffiorare della societ
moderna, e delle necessit di ordine e integrazione imposte da queste
trasformazioni.
In effetti, Durkheim stesso sottolinea in particolare limportanza
dellaspetto di mutamento costituito dallaumento della densit della popolazione, cui consegue una pi elevata densit morale, presupposto di una nuova
organizzazione fondata sulla differenziazione delle funzioni. Tutto ci non
contrasta con i concetti di fondo del funzionalismo. La coscienza collettiva
cio quella che potremmo chiamare la cassaforte delle norme e dei valori che
ispirano i modi di agire e pensare in cui si concretano le attivit funzionali agli
equilibri del sistema aperta alle possibilit di mutamento, in modo da
adeguarsi alle nuove esigenze del sistema; anche se tale mutamento lento.16
Questo concetto pi chiaramente sottolineato da Durkheim nella 2
edizione della Divisione del lavoro sociale e nellopera sul suicidio,17 dove auspica nuove, pi adeguate forme istituzionali (le corporazioni professionali),
per attrezzare meglio la coscienza collettiva, dotandola di strumenti di solidariet organica pi adatti alle mutate condizioni di divisione del lavoro.
Se la coscienza collettiva pu mutare, anzi deve mutare secondo Durkheim
in presenza di mutamenti demografici, tecnici, produttivi, etc., proprio dalla
non-coordinazione tra questa realt in evoluzione e la coscienza collettiva che
scaturiscono i problemi di disordine e di non-controllo sociale. Durkheim individua in effetti lorigine di forme gravi di devianza, conflittualit, criminalit, in
una situazione di anomia (da nomos, legge e a con valore privativo), cio di
mancanza di norme. Lanomia si sviluppa in particolare in un contesto nel quale
non esiste un sistema normativo-culturale, e quindi una coscienza collettiva,
adeguati. Condizioni di questo tipo si verificano allorch gli organi della societ
moderna non sono sufficientemente ed abbastanza a lungo in contatto, tanto
da creare cio un corpo di regole: tipicamente, in seguito ad un rapido

84

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
mutamento, quale quello derivato dalla evoluzione della organizzazione del
lavoro nel contesto industriale moderno.18 Allora, dato che nulla contiene le
forze opposte ed assegna loro limiti che siano tenute a rispettare, esse tendono a
svilupparsi indeterminatamente ed entrano in collisione.19 Poich daltra parte i
desideri, le aspirazioni degli esseri umani, a differenza di quelli degli animali,
sono stimolabili ed estendibili allinfinito, solo nelle capacit di contenimento
esercitata dalla coscienza collettiva che, per Durkheim, si pu trovare uno
strumento di controllo. Le inadeguatezze di questa ultima provocheranno quindi
ogni forma di squilibrio.
Tutto questo non significa che le manifestazioni sociali che appaiono come
patologiche siano effettivamente sempre tali. Durkheim sviluppa questo punto
prendendo in considerazione il caso del crimine. Trattando del crimine,
Durkheim affronta tre concetti di grande portata: quelli di normalit sociale e di
patologia, nonch quello di funzione, di cui illustra il significato empirico. Ora,
il crimine un fatto sociale che si riscontra in tutte le societ, anche se con
forme diverse. Pertanto esso non pu che essere un fatto sociale normale (un
fatto sociale normale per un tipo sociale determinato, considerato in una fase
determinata del suo sviluppo, quando esso si presenta nella media delle societ
di quella specie, considerate nella fase corrispondente della loro evoluzione20).
Poich daltra parte limpostazione di Durkheim come si visto contraria
ad una spiegazione del sociale in termini individuali, un fatto sociale normale
come il crimine non pu che essere lespressione del sistema sociale e delle sue
esigenze. Allora il crimine non sar dovuto alla incorreggibile cattiveria degli
uomini [...] ma [...] esso un fattore della salute pubblica, una parte integrante di
ogni societ sana.21 Il crimine sar quindi necessario e utile: ci che
condizione indispensabile della vita non pu non essere utile, a meno che la vita
sia inutile.22
La spiegazione di tutto ci sta nel fatto che secondo Durkheim il
crimine svolge una funzione utile allevoluzione del sistema sociale: Dove il
reato esiste i sentimenti collettivi hanno la plasmabilit necessaria per assumere
una nuova forma; e talvolta esso contribuisce anche a predeterminare la forma
che assumeranno. Cos, ad esempio, La libera filosofia ha avuto come
precursori gli eretici di ogni specie, che il braccio secolare ha giustamente
colpito durante tutto il corso del Medioevo e fino alla vigilia dellepoca
contemporanea.23 Non solo, ma anche la reazione sociale al reato e quindi in
altre parole la reazione che lo stesso reato provoca assolve ad una funzione
sociale. Infatti, secondo Durkheim, la pena pu bene avere come finalit la
punizione del reo, ma in effetti la sua funzione diversa. Questa funzione
quella di rinsaldare i valori della coscienza collettiva nelle persone oneste, cio
in coloro che non commettono reati.24

85

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Pertanto, la presenza della coscienza collettiva, che ispira i comportamenti
direttamente funzionali al mantenimento del sistema sociale, non controlla del
tutto i comportamenti che si oppongono a tale mantenimento. Questi ultimi
comportamenti, tuttavia, finiscono per essere comunque indirettamente
funzionali al mantenimento dello stesso sistema!
Durkheim torner ancora su questo tema della anomia e sui problemi della
funzionalit dei fenomeni apparentemente patologici nella successiva opera sul
suicidio.25 Si tratta di unopera basilare nella storia del pensiero sociologico,
perch costituisce la prima importante opera in cui una ricerca con metodi
statistici utilizzata per la affermazione di tesi eminentemente sociologiche.26
opportuno quindi vederne pi da vicino i principali aspetti teorici e
metodologici. Durkheim si propone nellopera di spiegare le radici del
fenomeno del suicidio e, in particolare, aspetti di esso che gi avevano attratto
lattenzione degli studiosi: ad esempio, i differenti tassi di suicidio nei vari paesi
europei e la viscosit delle cifre relative, che mostrano in alcuni casi uno scarto
annuo medio inferiore a quello mostrato da un fenomeno ritenuto
tendenzialmente stabile, come la mortalit generale.
Per potere affrontare il problema sotto il profilo delle sole presunte cause
sociali, Durkheim si trova innanzitutto a dovere eliminare dalla scena le possibili
cause diverse, che chiama fattori extrasociali. Il trattamento riservato alla
discussione di questi fattori extrasociali, che comprendono le malattie mentali,
lalcoolismo, la razza, il clima, limitazione, vario: in alcuni casi Durkheim fa
ricorso a speculazioni logiche, in altri al sostegno di dati empirici. Durkheim
ricorre a questi ultimi, ad esempio, per dimostrare il non fondamento del fattore
alcoolismo e di quello della temperatura. Per lalcoolismo, Durkheim utilizza i
dati, relativi a tutti i Dipartimenti francesi, che ritiene possano costituire degli
indicatori di alcoolismo, e cio i dati dei processi per ubriachezza, dei casi di
alcoolismo, del consumo di alcool. Con luso di carte geografiche, egli mostra
che non vi coincidenza tra le aree in cui sono pi sviluppati i fenomeni
precedenti e quelle in cui vi sono pi suicidi; e respinge quindi lipotesi
alcoolismo. Per il clima e la temperatura, Durkheim si oppone alla tesi sia di
Enrico Morselli27 che di Enrico Ferri,28 i quali partendo dal dato indiscusso di
una maggiore incidenza del fenomeno dei suicidi nella stagione estiva
vedevano la temperatura elevata e la variazione della temperatura dal freddo al
caldo come una causa dei suicidi stessi. Durkheim mostra che i paesi caldi
hanno tassi di suicidio inferiori a quelli freddi; che in primavera ci sono pi
suicidi che in autunno, quando fa relativamente pi caldo; che allincremento
della temperatura media mensile non corrisponde un incremento parallelo dei
suicidi. Ma, anche se ha messo in forte dubbio il fondamento delle ipotesi caldo
e incremento temperatura, Durkheim non pu non accettare la fondatezza del
dato dellalto numero

86

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
dei suicidi durante lestate. Egli per non si limita a presentare come confermata
questa connessione tra estate e suicidi che peraltro sarebbe in s una conferma
dellimportanza dei fattori extrasociali che Durkheim vuole negare. Ma sposta la
spiegazione ad un livello pi alto, pi astratto e naturalmente implicante una
causa sociale ma anche pi lontano dal sostegno fornitogli dai dati empirici.
Afferma infatti, con un processo mentale che Lazarsfeld ha chiamato
elaborazione,29 che la vera causa non lestate e il clima connesso ma
lincremento di interazione sociale che avviene durante lestate (si consideri che
la ricerca si riferisce ad unepoca in cui le attivit sociali dipendevano in gran
parte dalla luce del giorno).
Liberatosi abilmente, in un modo o nellaltro, dai fattori extrasociali,
Durkheim si rivolge quindi ai fattori sociali. In questo ambito, egli descrive
anzitutto la situazione relativa allinfluenza della religione. Nota, come gi fatto
da Morselli, sulla base delle cifre dei suicidi nei vari paesi europei, che i paesi
protestanti hanno un tasso di suicidi assai pi elevato dei paesi cattolici. Ne
deduce poich le due religioni non hanno posizioni sostanzialmente diverse sul
suicidio che la vera causa di ci la maggiore libert in termini individualistici
che il protestantesimo per tradizione lascia ai suoi fedeli.
Passa poi al fattore istruzione. Qui nota subito che esiste una decisa
sovrapposizione tra il fattore istruzione e il gi esaminato fattore religione,
poich i paesi protestanti, dove avvengono pi suicidi, sono anche caratterizzati
da una popolazione mediamente pi istruita. Del resto, listruzione elevata pu
essere considerata, secondo Durkheim, come sinonimo di individualismo, di
indebolimento della fede comune e della vita comunitaria. Altri dati raccolti da
Durkheim sembrano confermare che, anche allinterno di una popolazione che
condivide la stessa religione, le fasce pi istruite sono anche quelle pi propense
al suicidio. La connessione tra istruzione elevata e alta propensione al suicidio,
individuata da Durkheim, trova per davanti a s un ostacolo. Coloro che
appartengono alla religione israelitica sono caratterizzati di regola da alta
istruzione rispetto al resto della popolazione dei paesi in cui si trovano; ma sono
anche poco inclini al suicidio. Durkheim supera questo ostacolo affermando che
per gli israeliti listruzione costituisce solo uno strumento per affermarsi come
minoranza allinterno di popolazioni diverse ed ostili. Essa non per gli israeliti
sinonimo di caduta dei valori tradizionali e di individualismo; e pertanto non
porta a maggiore diffusione del suicidio. Per quanto la valutazione di Durkheim
possa essere verosimile, essa costituisce dal punto di vista teorico un espediente
assai dubbio. Durkheim in effetti procede a ben vedere nel modo seguente:
costruisce, sulla base di alcuni dati e di alcune impressioni, una legge generale
(quella della connessione tra istruzione e suicidio); va alla ricerca di dati che
possano concordare con la legge generale e,

87

SOCIOLOGIA COME RICERCA


trovatili, afferma che la legge confermata; ma dove trova dati che non si
accordano con la legge generale, non ritiene che questa ultima sia confutata;
costruisce invece una legge speciale (una eccezione alla legge) che si applica ai
casi che non rientrano nella legge generale.
Dopo il fattore istruzione, Durkheim prende in esame il fattore famiglia.
Qui, lavorando soprattutto sui dati statistici dei suicidi in Francia, suddivisi per
fasce di et, Durkheim in grado di mostrare che gli uomini sposati (con
leccezione di quelli giovanissimi) si uccidono molto meno dei celibi; i vedovi
pi degli sposati, ma meno dei celibi; e, soprattutto, che gli sposati che hanno
figli si uccidono decisamente meno degli sposati senza figli. Riassume allora
tutto questo nellaffermazione che la vita familiare, soprattutto in presenza di
famiglie di dimensioni consistenti, sinonimo di integrazione dellindividuo, e
quindi di protezione rispetto al suicidio.
Durkheim prende poi in considerazione un altro fattore, quello costituito
dai sommovimenti politici. Qui utilizza anche intuizioni gi espresse da Morselli
e sottolinea, utilizzando alcune cifre relative a vari paesi europei, come sia le
guerre che le rivoluzioni producono una diminuzione dei suicidi. Attribuisce
questo fenomeno ad un rafforzamento dei sentimenti collettivi, e parallelamente
ad una diminuzione dellindividualismo, che emergerebbero durante i
sommovimenti politici.
Conclude quindi questa analisi della prima tipologia del suicidio,
affermando che questultimo varia in ragione inversa dellintegrazione della
societ religiosa, della societ domestica e di quella politica. Chiama il suicidio
connesso ad una situazione di scarsa integrazione suicidio egoistico. Non si
tratta per per Durkheim semplicemente del fatto che lesistenza di una causa
comune (la famiglia, la patria, la comunit religiosa integrata) distoglie
lindividuo dai suoi crucci personali, proteggendolo dal pericolo del suicidio. Si
tratta invece di una ragione pi astratta e lontana: quella per cui in una
situazione di scarsa integrazione la societ perde la sua capacit di presa sugli
individui. Questi ultimi subiscono il peso dei dettami sociali, ma la vita
collettiva diviene per essi priva di oggetto e di significato. La scarsit di
integrazione una malattia della societ nel suo complesso, una forma di astenia
collettiva che, secondo Durkheim, come tutti gli aspetti del sociale, trasmessa
dalla societ allindividuo, secondo uno schema di analisi tipicamente
macrosociale .
La seconda tipologia di suicidio chiamata da Durkheim suicidio
altruistico. Essa dovrebbe essere caratteristica di societ che si presentano come
opposte a quelle precedenti, e cio dotate di alta integrazione. Nellandare alla
ricerca di una casistica per questa seconda tipologia di suicidio, Durkheim
mostra i residui evoluzionistici e etnocentrici che sono presenti nella sua
concezione culturale, malgrado la posizione centrale da lui attribuita alla
prospettiva funzionalistica. Durkheim dispone, sulle

88

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
societ tradizionali, di conoscenze chiaramente limitate: e ci nonostante parla
di esse come di societ rozze, inferiori. Le notizie che riferisce sui suicidi
numerosi che occorrerebbero in esse sembrano palesemente inaffidabili, e
tuttavia Durkheim non sembra avere dubbi sulla loro affidabilit. solo quando
Durkheim si sposta alle societ moderne sue contemporanee che la sua analisi
riprende di tono: in queste ultime egli ritiene si possano individuare dei settori in
cui lindividuo vive in un clima caratterizzato da forte senso del dovere e della
appartenenza e dal senso di assorbimento nel gruppo, in una situazione nella
quale la societ tiene lindividuo alle sue dipendenze. Il settore pi
rappresentativo di questa situazione quello militare. Per quanto riguarda
questultimo, Durkheim in grado di mostrare i tassi dei suicidi dei militari in
una mezza dozzina di stati europei e negli Stati Uniti: e il loro livello
decisamente pi alto rispetto al tasso fra i civili. Poich ritiene che sia
improbabile che ci avvenga a causa delle condizioni dure della vita militare (i
soldati semplici, che pi dovrebbero subire queste ultime, si suicidano infatti
meno degli ufficiali), Durkheim afferma che questo prova lesistenza del
suicidio altruistico.
La terza tipologia di suicidio individuata da Durkheim da lui chiamata
suicidio anomico, e costituisce un segmento di grande rilevanza nella sua
costruzione teorica della societ in generale. Qui Durkheim parte dal fatto, gi
sottolineato da altri, che durante i periodi di crisi economica vi un aumento dei
suicidi. Questo fatto sembra appartenere al numero dei fenomeni ovvi, se ci si
limita a ipotizzare che i problemi economici, determinati dalle crisi generali,
deprimono gli individui e li spingono al suicidio. Tuttavia Durkheim sottolinea
come un aumento dei suicidi si ha anche in concomitanza con periodi di intensa
prosperit nazionale. Ad esempio, in Italia, dopo lunificazione nazionale del
1870, si ebbe un periodo di eccezionale crescita economica, durante il quale i
suicidi aumentarono del 36%. Altri esempi, in particolare quello della Germania
dopo lunificazione, confermano questa connessione. Durkheim chiama
espressivamente queste esplosioni di benessere crises heureuses, e presenta una
ipotesi che, superando linterpretazione pi ovvia delle crisi economiche, vuole
accomunare queste e le crises heureuses sotto ununica spiegazione, avente un
livello di astrazione pi elevato. Egli sostiene che in un contesto appunto
anomico, caratterizzata da una rottura dei meccanismi di regolazione delle
aspirazioni individuali come avviene nelle situazioni di rapido e tumultuoso
mutamento sociale, in crisi di recessione o in crisi di crescita le pulsioni
delluomo sono incessantemente stimolate e non trovano mai limiti a se stesse.
In questo quadro, gli individui subiscono uno shock che pu portarli pi
facilmente al suicidio.
Durkheim si pone, a questo punto, alla ricerca di fatti che possano sostenere
ulteriormente la sua tesi dellanomia. Afferma che, se vi un

89

SOCIOLOGIA COME RICERCA


settore nella societ moderna che pi riproduce in modo stabile (e quindi
cronico) quelle situazioni di anomia che egli ha individuato nelle crisi di
recessione e di crescita, questo settore quello del commercio. E, utilizzando le
cifre relative ai tassi di suicidio per attivit economica in una mezza dozzina di
paesi europei, Durkheim in grado di mostrare che tali tassi nel settore
commerciale sono assai pi alti di quelli nel settore agricolo, decisamente pi
alti di quelli nel settore industriale, pi alti anche di quelli nelle libere
professioni, che sono gi molto elevati. Ne deduce che, dove lo stato di anomia
sembra essere normale, vi anche una sregolazione delle passioni umane e
conseguentemente un alto livello dei suicidi. Lo stato di anomia precisa
Durkheim pu assomigliare solo fino ad un certo punto a quello che porta al
suicidio egoistico. In entrambi i casi la societ non sufficientemente presente
nellindividuo; ma nel suicidio egoistico la societ carente nellattivit
collettiva; nel suicidio anomico essa non regola le aspirazioni umane, che sono
stimolate ma non pi controllate.30 La precisazione di Durkheim non risolve
peraltro i dubbi su una almeno parziale sovrapposizione dei due fenomeni, dal
momento che entrambi sono costituiti da una dilatazione degli interessi
individualistici a spese di quelli sociali.
Nellultima parte del volume sul suicidio, Durkheim riprende le fila di tutti
i ragionamenti svolti e li riporta ai concetti essenziali del suo discorso teorico: si
tratta pertanto della parte pi significativa dellopera per quanto riguarda il
modello funzionalista. Durkheim avanza una serie di affermazioni, che
riprendono in parte quanto gi detto a proposito del crimine:
a) il suicidio la conseguenza dellazione di forze della societ, le quali sono
peraltro non meno reali e efficaci delle forze della natura;
b) ognuno dei tipi di suicidio analizzati il risultato delle forze sociali di un
quadro specifico;
c) un fenomeno diffuso in tutte le societ di un certo tipo, ad un determinato
livello del loro sviluppo (come appare essere il fenomeno del suicidio), un
fatto sociale normale e quindi non patologico;
d) un fatto sociale normale, non potendo per definizione essere il frutto di mere
inclinazioni individuali, deve essere fatto risalire ai bisogni generali
dellorganismo sociale;
e) esso, in quanto dipendente da questi bisogni generali, non pu che essere utile
alla stessa organizzazione sociale.
Ci posto, la ragione che Durkheim d della utilit del suicidio (ossia della
sua funzionalit rispetto allorganizzazione sociale), varia secondo i tipi di
suicidio. Nel caso del suicidio altruistico, esso funzionale nel senso che
inscindibile da una situazione di forte integrazione tra individuo e societ, anzi
da una subordinazione a questultima dellindividuo, come comune nelle
societ semplici e in quei settori della societ moderna dove

90

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
ancora imperano impersonalit e abnegazione. Il suicidio altruistico una
manifestazione della disciplina collettiva e non potrebbe essere eliminato senza
colpire irrimediabilmente questa stessa disciplina.
Il suicidio egoistico, a sua volta, inscindibile da un quadro di esaltazione
dellindividualismo, quale si produce in una societ che dipende, per il
raggiungimento dei suoi obiettivi di produzione e progresso, dalliniziativa
individuale e dalla capacit del singolo di superare i vincoli di tipo comunitario
posti dalla religione, dalla educazione tradizionale, dalla famiglia, dal vicinato.
Il suicidio egoistico parte integrante di questa concezione; e lasciare la porta
aperta per il suicidio equivale a permettere che tale concezione mantenga la
propria forza.
Infine, il suicidio anomico inscindibile da una situazione sociale nella
quale il bisogno di rapido progresso si accompagna al bisogno di un altrettanto
rapido mutamento delle regole. Questa combinazione funzionale al
conseguimento di uno sviluppo accelerato; ma lestrema flessibilit del sistema
normativo che caratterizza inevitabilmente questo quadro non pu essere mantenuta senza che sia lasciato spazio a questa forma di suicidio.
La rigida connessione che nel pensiero di Durkheim vi tra la normalit
di un fenomeno e la sua funzionalit conduce a considerare come non patologici
fenomeni sociali comunemente ritenuti tali: in altre parole conduce a negare la
normalit dellesistenza di fenomeni disfunzionali. Tuttavia, Durkheim sembra costretto a fare rientrare (almeno in parte) dalla finestra quello che aveva
fatto uscire dalla porta. Proprio a proposito del suicidio, egli ammette che
laumento nettissimo dei casi di suicidio che ha caratterizzato nel complesso i
paesi occidentali nel corso del XIX secolo possa essere con tutta probabilit di
natura patologica, ossia essere un fenomeno non necessario rispetto alla
organizzazione sociale. Questo aumento sarebbe dovuto secondo Durkheim
non alla natura intrinseca del progresso, bens alle particolari condizioni in cui
questo si effettua oggi.31 Spiegazioni simili sono avanzate da Durkheim anche
nella precedente opera sulla divisione del lavoro, dove le forme anomiche della
stessa divisione del lavoro sono presentate come patologiche, disfunzionali e
derivate da circostanze eccezionali ed anormali: non si pu infatti parlare di
funzione, poich un modo di agire merita questo nome soltanto se collabora con
gli altri al mantenimento della vita generale.32
In questo modo Durkheim finisce per gettare ombre sulla propria tesi di una
corrispondenza tra normalit di un fatto sociale e sua funzionalit, dal momento
che la anormalit di certi fatti patologici sembra dubbia. Aspetti contraddittori
non dissimili affiorano da unaltra opera di Durkheim di grande rilevanza per il
metodo funzionalista: Le forme elementari della vita religiosa.33 In effetti, in
questa opera il modello esplicativo funzionalista utilizzato in modo ancora pi
esplicito che altrove. Al

91

SOCIOLOGIA COME RICERCA


tempo stesso, questa opera decisamente meno rilevante in termini di ricerca:
per prima cosa, si tratta di uno studio chiaramente di seconda mano, dal
momento che esso si basa su materiale relativo agli aborigeni australiani e
talvolta a indigeni nordamericani, in altre parole su realt sociali di cui
Durkheim non aveva nessuna conoscenza diretta;34 inoltre Durkheim non
conduce su questo tema le indagini di tipo quantitativo effettuate nel Suicidio; e
infine lopera inquinata da notevoli influenze evoluzionistiche, che fanno s
che Durkheim guardi a queste societ come a entit allinizio dellevoluzione,
che rivestono un interesse solo perch in esse la religione pi visibile in quanto
presente in forme pi semplici.
Ci detto, si pu notare come in questa opera Durkheim non intende
occuparsi della validit dei vari credi religiosi. Ritiene invece possibile, e di
grande interesse, ricostruire la natura dellalbero partendo dai suoi frutti: ossia
comprendere la religione analizzando le funzioni sociali da essa svolte. In
particolare, Durkheim, studiando i frutti arriva alla conclusione che lalbero
religione sia una presenza costante nelle pure assai diverse societ umane in
quanto esso vi svolge almeno tre funzioni primarie: (i) una funzione di
rafforzamento del fedele, che attraverso la religione trova sia lenergia per
affrontare le difficolt dellesistenza sia la serenit per sopportare le miserie
umane; (ii) una funzione di idealizzazione del concetto stesso di societ, e delle
idee e sentimenti collettivi, che integra lindividuo nella collettivit; (iii) una
funzione di conservazione e trasmissione di tali idee e sentimenti.
Queste funzioni non possono essere daltra parte il risultato del caso. La
religione il prodotto della societ, non nel senso del materialismo culturale, ma
nel senso che essa prodotto della coscienza collettiva, cos come sono un
prodotto sociale gli schemi, le idee, i concetti della cultura. Il senso dei frutti
sta nella funzione positiva che essi svolgono rispetto allorganismo sociale; la
loro esistenza non pu che essere il risultato dellinteresse specifico della
societ. Rimane da vedere da dove nasca allora, ad esempio, il cambiamento.
Durkheim deve constatare che non vi sono Vangeli immortali; e che ad
esempio la funzione di integrazione svolta dalla religione premoderna
tramontata nella societ moderna. Ma come ci avvenuto se la religione ha
appunto la funzione di conservazione e trasmissione di idee e sentimenti? Al
tempo stesso, il lettore critico di Durkheim si chieder come valutare la presenza
e il ruolo di aspetti almeno apparentemente disfunzionali del fenomeno
religioso: come la frequente riduzione dello spazio per lindividuo, o il fatto di
distogliere questultimo dal problema di lottare qui e ora per cambiare la societ
(cfr. il concetto di religione come oppio dei popoli, caro alla tradizione
marxista).
Tutto ci sottolinea in definitiva alcune aporie intrinseche della concezione
funzionalista. Esse consistono nella difficolt a conciliare la logica

92

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
della presenza di un insieme culturale ed istituzionale destinato alla integrazione
e al mantenimento del sistema dato, con (a) la innegabile presenza del
mutamento e della devianza rispetto a questo sistema, e (b) la presenza di aspetti
che appaiono pi disfunzionali che funzionali. Una accentuazione della logica
integrativa e conservativa rende infatti arduo la comprensione del ruolo degli
elementi di segno contrario. Mentre una accentuazione dei possibili risvolti
funzionali di questi ultimi fa nascere perplessit sulle scelte prioritarie della
stessa coscienza collettiva nel guidare le manifestazioni culturali e materiali del
sociale.
3.3.
Il funzionalismo di Malinowski e Radcliffe-Brown
Le aporie sottolineate non sono superate dalle interpretazioni del funzionalismo
presentate nelle opere di antropologi sociali, in particolare di Malinowski e
Radcliffe-Brown, successivamente alla lezione di Durkheim.
Il fatto che si tratti di contributi che provengono da antropologi sociali
significativo per pi di un aspetto. Ora, Durkheim aveva dedicato molta
attenzione alle societ pre-moderne. Ma, come nel caso degli evoluzionisti che
lo avevano preceduto, lo studio di queste societ pre-moderne doveva servire a
individuare meglio la funzionalit di vari fenomeni presenti nelle societ
moderne, come la religione; non certo viceversa. Per ironia della sorte, la
concezione del funzionalismo si dimostra invece adatta ad una applicazione a
societ non-moderne, dal momento che presenta caratteristiche in contrasto
con il generale atteggiamento etnocentrico ed evoluzionistico del XIX secolo.
Lo stesso atteggiamento complessivo di Durkheim, come si gi notato, appare
ancora in parte allinterno della prospettiva evoluzionistica. Si pensi al suo
concetto di evoluzione legata al progressivo incremento della densit materiale
e parallelamente della densit morale; o alla sua analisi dipendente del resto
dal concetto precedente del passaggio dalla societ primitiva caratterizzata
dalla solidariet meccanica alla societ moderna, ad alta divisione del lavoro,
caratterizzata dalla solidariet organica. Tuttavia, la sua concezione del
funzionalismo al di l di una visione evoluzionistica. Tale concezione infatti
privilegia una interpretazione sincronica,35 tesa alla ricostruzione del significato
della presenza dei vari elementi di una societ rispetto al funzionamento di
questa ultima. Si tratta quindi di una concezione che si contrappone alla
interpretazione diacronica, tesa alla comprensione delle cause della
trasformazione della societ. Linterpretazione diacronica, in Comte, in Spencer,
in Marx, nello stesso Durkheim della solidariet meccanica e organica, ha
portato quasi inevitabilmente ad enfatizzare levoluzione sperimentata dalla
societ occidentale moderna e a guardare in modo

93

SOCIOLOGIA COME RICERCA


etnocentrico alle altre societ come a qualcosa rimasto ad un livello precedente e
non evoluto.
Per questo motivo, la concezione funzionalista favorisce un esame meno
pregiudiziale delle altre societ. Il concentrarsi sulla funzione che gli elementi
culturali ed istituzionali svolgono rispetto alla tenuta e autoriproduzione del
sistema sociale comporta una rivalutazione di questi elementi al di l di un loro
apparire come strani, magici, selvaggi, crudeli, inutili. Il funzionalismo quindi
tende a scoprire ragionevole, anche se ad un livello latente, ci che prima era
percepito come semplicemente selvaggio.
In secondo luogo, il modello funzionalista si presta bene agli studi di
antropologia sociale per via del fatto che questi ultimi tendono a perseguire una
comprensione allargata delle societ diverse oggetto della loro analisi. In effetti, gli studi di antropologia sociale come si peraltro gi accennato
tendono non tanto a analizzare le relazioni tra un fenomeno sociale e un set
limitato di altre variabili sociali, come avviene comunemente negli studi di
sociologia aventi ad oggetto le societ tecnologicamente avanzate; essi tendono
piuttosto a comprendere pi globalmente il sistema sociale nel suo insieme.
In terzo luogo, il modello funzionalista ha costituito uno strumento
privilegiato per gli studi antropologici-sociali perch il suo approccio sincronico
si bene adattato alla analisi di societ sostanzialmente percepite come prive di
storia o comunque caratterizzate da una scarsa significativit del loro
background storico. Questo modo di guardare alle societ diverse apparso
negli ultimi decenni come si gi sottolineato a suo tempo progressivamente
meno giustificato e quindi sempre meno accettabile. I classici studi di
antropologia sociale della prima parte del secolo XX si muovono comunque
indiscutibilmente nellambito di questa prospettiva astorica. E il modello
funzionalista pur essendo applicabile anche ad una analisi diacronica sembra
trovare il suo terreno ideale nella spiegazione dei meccanismi tesi alla
autoconservazione del sistema sociale. Esso sembra prestarsi meglio, quindi, alla
analisi di societ percepite come sostanzialmente stabili nel loro status quo.
Tutto ci pu essere meglio percepito attraverso una lettura dei concetti
elaborati da Bronislaw Malinowski, considerato non solo lesponente pi
rappresentativo del funzionalismo nella sua accezione assoluta, ma anche il
maggiore responsabile della diffusione del funzionalismo in antropologia e
sociologia, nel periodo successivo a Durkheim. Eloquentemente, Malinowski
elabora i pi significativi concetti della sua teoria funzionalista dopo i suoi studi
antropologici delle societ tradizionali dellOceania (aborigeni australiani e
abitanti delle Isole Trobriand): studi caratterizzati come noto dalla sua
lunga permanenza sul campo, che diventer,

94

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
dopo lesperienza pionieristica di Malinowski, una condizione ritenuta
indispensabile dalla antropologia del XX secolo. Sono queste esperienze che
guidano le sue riflessioni sul funzionalismo, e non piuttosto queste riflessioni
che guidano le sue ricerche.
Ora, dalla esperienza sul campo, Malinowski trae innanzitutto ispirazione
per una profonda vena anti-evoluzionistica. E ci comprensibilmente, dal
momento che la massa di informazioni direttamente da lui raccolte su tutti gli
aspetti del sociale da una parte costituivano un disincentivo alla analisi di singoli
elementi sociali e culturali come indipendenti dal resto, secondo lo schema
seguito usualmente dagli evoluzionisti; e dallaltra costituivano aspetti di un
presente ben pi interessante nella sua vivacit e immediatezza che le astratte e
aride ricostruzioni a tavolino degli evoluzionisti classici.
Questa vena anti-evoluzionistica, che caratterizza il pensiero di
Malinowski, cos come quello del suo contemporaneo e rivale collega
antropologo Radcliffe-Brown, deve essere peraltro meglio qualificata. N
Malinowski n Radcliffe-Brown hanno negato la tesi, ereditata dal pensiero
sociologico del XIX secolo, secondo cui le societ si sono evolute da forme pi
semplici a forme pi complesse; essi non hanno neppure negato il passaggio
attraverso diversi stadi di sviluppo.36 Entrambi si oppongono per ad una
impostazione rappresentata in modo esemplare dal pensiero di Maine, di
Morgan e di Tylor secondo la quale il concetto di evoluzione costituiva la
chiave interpretativa delle societ prese in esame. Cos, essi si oppongono a una
concezione delle societ tradizionali come esempi di una rozza primitivit che
rappresenta il passato di tutte le societ evolute; si oppongono ad uno studio
delle societ tradizionali basato sul modo in cui alcuni loro tratti (ad esempio,
quelli relativi al matrimonio o alla famiglia), si differenziano rispetto a forme
pi primitive; si oppongono alla tendenza evoluzionistica a definire come
survival, cio come sopravvivenza del passato, quegli aspetti sociali e culturali
che appaiono collocabili con difficolt nel quadro dello sviluppo attuale della
societ presa in esame.37
Per quanto riguarda in particolare Malinowski, egli afferma contro gli
evoluzionisti che la cultura ha un carattere olistico, che essa un tutto coerente
in cui trovano posto non solo le conoscenze tecniche, le idee e i valori, ma anche
gli strumenti, i beni prodotti, la stratificazione sociale etc.38 Parallelamente, egli
afferma che studiare i tratti culturali atomisticamente, isolandoli, un metodo
che deve essere considerato sterile, in quanto il significato della cultura sta nella
relazione tra i suoi elementi; cosicch lesistenza di complessi culturali
accidentali o fortuiti inammissibile.39 E cos come non ci sono sistemi
culturali accidentali, non ci sono per Malinowski neppure elementi culturali
accidentali.40 Pertanto,

95

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Malinowski formula il concetto di un funzionalismo assoluto, che lo porta ad
affermare che lanalisi funzionale della cultura parte dal principio che in ogni
tipo di civilt, ogni usanza, ogni oggetto materiale, ogni idea e ogni credenza
riveste una funzione vitale, deve svolgere un compito, rappresenta una parte
indispensabile di una totalit organica.41 Si tratta evidentemente di una
affermazione radicale, comprensibile peraltro alla luce del desiderio degli
antropologi funzionalisti di contrapporsi agli evoluzionisti e al loro concetto di
survival, gi utilizzato per distinguere ci che appare comprensibile e ci che
non lo appare allinterno di una organizzazione sociale.
Gradualmente, i concetti funzionalistici del pensiero di Malinowski
vengono elaborati in forma pi compiuta.42 Da una parte, il concetto di funzione
definito come il soddisfacimento di un bisogno per mezzo di unattivit in cui
gli esseri umani cooperano, usano prodotti e consumano beni.43 Dallaltra,
comprensibilmente ci si pone il problema di una individuazione dei bisogni che
devono essere soddisfatti. Una prima serie di bisogni comprende quelli
fondamentali: bisogni bio-psicologici individuali di base, che accomunano tutti
gli uomini proprio per il fatto della loro priorit. Essi sono i bisogni, o
imperativi, di alimentazione, di riproduzione, protezione dalle intemperie, sicurezza, svago, movimento, sviluppo. Ad ogni bisogno corrisponder una
risposta diretta: vettovagliamento, matrimonio e famiglia, domicilio e indumenti,
protezione e difesa, sistemi di gioco e riposo, attivit e comunicazione,
addestramento. Queste risposte dirette sono fornite dal sistema della cultura,
inteso naturalmente in senso olistico. Il sistema della cultura, nella sua attivit
rivolta a soddisfare i bisogni o imperativi fondamentali, produrr a sua volta dei
bisogni o imperativi strumentali: rinnovo dellapparato culturale, statuto del
comportamento, organizzazione della forza e della competitivit. E a questi bisogni strumentali che sembrano essere assai vicini alla concezione della
struttura sociale di Durkheim si trover risposta attraverso risposte strumentali,
con leconomia, il controllo sociale, leducazione, lorganizzazione politica.44
In questo modo, secondo Malinowski, possibile porre ogni aspetto della
vita sociale in rapporto al quadro organizzativo di riferimento, e determinare la
funzione assolta da ogni fenomeno rispetto ai bisogni fondamentali e
strumentali.
Per quanto le opere metodologiche di Malinowski siano cronologicamente
successive ai suoi studi sul campo, questi ultimi si collocano senza dubbio nella
prospettiva funzionalistica descritta dallo stesso Malinowski. E gli effetti di
questo approccio sono costituiti da opere di grande originalit che anche
attraverso la rimarchevole vena polemica che ha caratterizzato lopera di
Malinowski spesso cambiano il modo di

96

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
guardare non solo allorganizzazione delle societ tradizionali ma, complessivamente, al quadro delle relazioni tra i fenomeni sociali e alle loro interazioni in
qualsiasi contesto sociale.
Assai importante , ad esempio, il contributo dato da Malinowski nel suo
Argonauts of the Western Pacific45 alla comprensione del senso delle attivit
economiche. Qui Malinowski si propone di dimostrare la infondatezza di una
serie di convinzioni sulle attivit economiche degli indigeni, e in particolare
quelle relative alla loro presunta indolenza (leggi: il loro scarso interesse o anche
la loro resistenza allinserimento nella organizzazione del lavoro introdotta nelle
colonie dagli europei); alla loro primitiva istintualit (che dovrebbe condurli ad
un rozzo egoismo acquisitivo in economia); ad una loro condizione idilliaca in
cui in contraddizione con il precedente pregiudizio essi dovrebbero ignorare
ogni distinzione tra ci che mio e ci che tuo (come nella visione del
materialismo storico soprattutto di Engels); alla loro capacit di produrre una
organizzazione economica orientata al semplice mantenimento dellesistenza. A
tutto ci Malinowski, sulla base dei suoi studi sul campo, contrappone un
quadro caratterizzato dalla capacit degli indigeni di lavorare duramente,
sistematicamente e razionalmente; di produrre al di l di quanto necessario alla
sussistenza; di lavorare anche per motivi non utilitaristici, come quelli connessi
con il prestigio del singolo; di conoscere molto bene il concetto di valore
personale dei beni.
Ma ci che di maggiore importanza, soprattutto sotto il profilo
metodologico, la spiegazione data da Malinowski al funzionamento del
sistema economico della societ tradizionale oggetto del suo studio. Malinowski
afferma che coloro che appartengono a questa societ sono mossi nella loro
attivit lavorativa da motivazioni che discendono dalla loro personale posizione
sociale, dallinteresse ad ottenere un privilegio, dalla necessit di compiere un
dovere, o dallaccettazione dello status quo. La loro motivazione al lavoro
quindi connessa con ci che ci si aspetta da loro sulla base del sistema di
relazioni sociali. E in ultima analisi, la loro motivazione al lavoro, come pure la
loro accettazione delle relative regole del sistema, sono controllate dagli stessi
fattori sociali e psicologici che operano nella societ occidentale. Solo quindi
attraverso lanalisi del sistema di relazioni sociali e del ruolo delle singole forme
di vita sociale allinterno di questo sistema, possibile comprendere queste
stesse forme. E comprendere al tempo stesso come queste forme
funzionalmente razionali rispetto al sistema analizzato abbiano potute essere
erroneamente giudicate, dallesterno, come irrazionali e frutto solo di
inspiegabili bizzarrie.
Quanto detto da Malinowski, in definitiva, non solo mostra aspetti largamente sconosciuti o incompresi delleconomia delle societ diverse,

97

SOCIOLOGIA COME RICERCA


ma indirettamente contesta la concezione delleconomia neo-classica o
marginalista, e in particolare il suo assioma secondo il quale alla base della
attivit economica (e alla base della validit dei costrutti della stessa economia
marginalista) vi la razionalit e la universalit della ricerca del profitto individuale. A questa presunta razionalit su base individualistica e formale,
Malinowski contrappone forme sociali dotate di razionalit sostanziale in quanto
discendenti da un sistema organizzato, rispetto al quale esse svolgono funzioni
significative.
Almeno altrettanto importante per loriginalit della prospettiva seguita lo
studio di Malinowski sul diritto e il controllo sociale. Anche in questo caso, le
sue considerazioni hanno indirettamente illuminato anche aspetti delle societ
moderne, in particolare il funzionamento del loro sistema di controllo sociale.
merito di Malinowski avere per primo evidenziato nel suo studio della societ
delle isole Trobriand lesistenza di una realt giuridica diversa. Lesistenza cio
di un sistema di status e di relazioni legali tra i titolari dei vari status, da cui
deriva una rete di privilegi, diritti e obbligazioni, garantiti dalla situazione di
dipendenza reciproca che nasce dalla cooperazione nelle attivit economiche
fondamentali.46 Allinterno di questo quadro, Malinowski sottolinea come
lordine sociale non nasca affatto dalla assenza di conflitti di cui anzi facile
rilevare la continua presenza o da una spontanea e peraltro irrealistica
disponibilit alla conciliazione di questi; e neppure dalla efficienza di un sistema
repressivo formale, che appare qui sostanzialmente inesistente. Lordine sociale
nasce invece dalla minaccia, latente in ogni conflitto non risolto, di una
distruzione del sistema di cooperazione su cui si fonda la sopravvivenza
dellindividuo in termini sociali ed economici.
Sia che si tratti degli aspetti della organizzazione economica, sia di quelli
del controllo sociale, in questi studi il metodo funzionalista appare portare non
solo a risultati innovativi, ma anche a elementi di conoscenza in contrasto con la
visione conservatrice gi dominante in questo campo. In effetti, questi studi,
mostrando la razionalit funzionale delle societ diverse, non possono non
rivendicare per esse una dignit sociale e culturale e il prestigio della razionalit
sostanziale. E tutto ci in opposizioni a concezioni coloniali etnocentriche, che
guardavano con superiorit e sufficienza a queste societ. Del resto, lo stesso
Malinowski e gli altri antropologi funzionalisti del tempo daranno un forte
contributo ad una ricerca indirizzata al fine di una conciliazione tra gli interessi
dei nativi e quelli dellamministrazione coloniale. In particolare, essi
sosterranno i diritti dei nativi al rispetto della loro organizzazione socioculturale e metteranno in guardia lamministrazione contro il pericolo di una
imposizione del modello socio-economico occidentale.47 Il funzionalismo avr
quindi in questo contesto un ruolo antagonistico rispetto alle tendenze
conservatrici.

98

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Il contributo dato al funzionalismo da Arthur Radcliffe-Brown presenta
punti di contatto con quello dato da Malinowski. Questo malgrado il fatto che
Radcliffe-Brown dichiarasse forse per contrapporsi al rivale Malinowski di
non appartenere alla corrente del funzionalismo e anzi di essere antifunzionalista, se il funzionalismo significava per usare le parole di RadcliffeBrown spiegare ogni caratteristica culturale di qualsiasi popolazione con
riferimento a sette esigenze biologiche dei singoli esseri umani.48 In effetti, per,
anche in Radcliffe-Brown troviamo la stessa impostazione critica nei confronti
dellevoluzionismo in nome della necessit di studiare la societ hic et nunc,
nella sua qualit di sistema integrato; e lo stesso interesse per i metodi
dellosservazione partecipante e del lavoro empirico, sul campo, che del resto
Radcliffe-Brown aveva praticato prima dello stesso Malinowski.
Dove il pensiero di Radcliffe-Brown diverge da quello di Malinowski
rispetto al gi citato aspetto del ruolo dei bisogni o imperativi fondamentali di
natura biologica e individualistica, che formano il cardine della teoria di
Malinowski. Questo aspetto dei bisogni biologici costituiva a ben vedere un
aspetto criticabile della teoria di Malinowski. Certamente, si pu difficilmente
non riconoscere il buon senso implicito nel riferimento alla necessit per la societ umana di risolvere problemi quali la alimentazione, la riproduzione, la
sicurezza. Al tempo stesso, appare discutibile subordinare lintero meccanismo
delle funzioni e quindi lintero sistema della cultura, nella accezione data da
Malinowski a un set di bisogni che divengono pertanto un corpo separato dal
resto del sistema sociale. Lipotesi di un sistema, che significativamente
chiamato cultura, e che tuttavia sembra dipendere da, piuttosto che
comprendere, inglobare e metabolizzare aspetti con una radice biologica e
individualistica, offre facilmente il fianco alla critica. Specie dal momento che
gi molti anni prima, come abbiamo sottolineato, Durkheim aveva richiamato
lattenzione sul carattere sociale dei bisogni umani.
In effetti, il metodo suggerito da Radcliffe-Brown risente in modo evidente
del modello formulato da Durkheim. In particolare, della concezione
durkheimiana della derivazione dei fatti sociali da altri fatti sociali e non da stati
di coscienza degli individui; e della parallela concezione secondo la quale il
sistema sociale persegue funzioni sue proprie, nella prospettiva implicita di una
propria conservazione e perpetuazione. Ma anche forte , nel pensiero di
Radcliffe-Brown, linfluenza di Durkheim per quanto riguarda la necessit
sociale di integrazione, di solidariet tra le sue componenti. In questa
prospettiva, Radcliffe-Brown propone una concezione chiaramente ed
esplicitamente49 organicistica della societ umana. Al centro di questa visione
c non gi la cultura come suggerito da Malinowski concetto che RadcliffeBrown considera come una astrazione remota rispetto ai fatti concreti osservabili
da chi studia empiricamente

99

SOCIOLOGIA COME RICERCA


una societ. C invece la struttura, un complesso network di relazioni sociali,
effettivamente esistenti e concrete, che collegano gli esseri umani di una
determinata societ.50 Rispetto a questa struttura, le istituzioni sociali, nel senso
di modi standardizzati di comportamento, costituiscono il meccanismo per
mezzo del quale la stessa struttura [...] mantiene la sua esistenza e la sua continuit.51 Parallelamente, si pu definire la funzione sociale di un modo
standardizzato di azione o di pensiero, come la sua relazione alla struttura
sociale alla cui esistenza e continuit essa d un qualche contributo.52
Il ruolo prioritario attribuito in questo quadro ai concetti durkheimiani di
integrazione, coesione e solidariet evidente anche negli esempi scelti da
Radcliffe-Brown per illustrare il suo metodo. Le istituzioni giuridiche sono
infatti per Radcliffe-Brown un significativo campo di applicazione della sua
teoria. Queste istituzioni sono usualmente studiate dai giuristi in modo
sostanzialmente separato dallanalisi del sistema sociale di appartenenza. Ma
una analisi scientifica delle istituzioni giuridiche non pu fare a meno di
prenderle in considerazione essenzialmente sotto il profilo di ci che avviene
concretamente nelle aule di giustizia: e cio in termini del loro essere rivolte a
restaurare, mantenere e modificare le relazioni sociali tra persone e gruppi; e
quindi in termini del loro contributo al mantenimento complessivo di una
determinata struttura sociale.
Utilizzando linsieme di concetti ora descritti, e in particolare quelli di
struttura e funzione, Radcliffe-Brown stato in grado di analizzare, da una
prospettiva originale, diversi aspetti dellorganizzazione sociale delle societ
tradizionali-primitive. Giustamente celebre il suo saggio sul problema dello zio
materno. Il ruolo dello zio materno ha occupato da molto tempo lattenzione
degli antropologi, in quanto fin dal secolo scorso ha suscitato interesse e
perplessit il fatto che un uomo avesse, in molte societ tradizionali, un ruolo
assai importante nei rapporti con i figli della propria sorella. Per tutto il XIX
secolo e fino alla interpretazione di Hartland compresa,53 la spiegazione data
faceva riferimento alla esistenza di una precedente, e largamente ipotetica,
societ matrilineare, che avrebbe dovuto essere allorigine dellimportanza dello
zio materno. Nel 1919, tuttavia, Lowie negava la validit del riferimento ad una
precedente societ matrilineare, e avanzava la ipotesi che si trattasse di una
particolare modalit di una tendenza assai generale ad associare particolari
relazioni sociali con specifiche forme di parentela, a prescindere dal lato
materno o paterno.54
La svolta arriva comunque solo nel 1924, con lintervento di RadcliffeBrown. Questultimo avanza lipotesi che il ruolo dello zio materno sia duplice.
In alcuni casi, lo zio materno ha un ruolo autoritario, di controllo sul nipote, e le
loro relazioni sono improntate a rigido rispetto da parte del

100

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
giovane. In altri casi, la relazione affettuosa ed amichevole e non vi traccia di
autoritarismo. A sua volta, la relazione tra zia paterna e nipote presenta
differenze similari nelle diverse societ, variando dal pi grande rispetto alla pi
grande familiarit. E differenze parallele possono essere osservate anche nelle
relazioni tra nonno e nipoti. La causa di queste relazioni differenti costituita,
secondo Radcliffe-Brown, da un aspetto centrale in societ poco complesse
come quelle da lui prese in considerazione: ossia dal sistema di discendenza.
Dove esso patrilineare, il padre rappresenta lautorit e la sua relazione con i
figli improntata a rigido autoritarismo; qui, grande rispetto deve essere
mostrato non solo nei confronti del padre ma anche della zia paterna (un padre
femminile) e del nonno paterno; parallelamente, lo zio materno considerato
come una madre maschile e la sua relazione con il nipote caratterizzata da
affettuosit. Dove invece il sistema di discendenza matrilineare, la famiglia
materna a rappresentare lautorit; conseguentemente, mentre il rapporto tra
padre (e gli altri familiari del suo ct) e figlio affettuoso e non autoritario, il
rapporto con lo zio materno improntato a caratteri opposti.55
In questo modo, Radcliffe-Brown, mostra come sia possibile sostituire a
delle spiegazioni centrate su fumosi e remoti schemi evoluzionistici altre
spiegazioni centrate invece sulle relazioni funzionali tra le forme sociali e aspetti
fondamentali, attuali e direttamente rilevabili dellorganizzazione sociale. La sua
ipotesi sullo zio materno ricollega in effetti relazioni personali particolari con
tratti di fondo della societ, con linsieme della vita sociale, mostrando al meglio
la concezione olistica del funzionalismo. E in effetti la sua spiegazione sar
messa in discussione, proprio in quanto funzionalistica, quando lo strutturalismo
(come si vedr nel cap. ad esso dedicato) tenter di contrapporre al
funzionalismo un altro modello esplicativo.
3.4.
Merton: critica e affinamento del modello funzionalista
Durante gli anni quaranta, il funzionalismo consolida la sua posizione di spicco
nel panorama delle scienze sociali. Alla base del suo successo vi il riconoscimento della sua utilit di approccio globale al sociale, approccio confortato
dal richiamo allinsegnamento di maestri, come Durkheim; la sua capacit di
guardare ai fatti reali, osservabili, dellorganizzazione sociale; la trasferibilit
del suo approccio, che appare produttivo nei pi diversi contesti sociali e che, in
particolare, permette di estrarre dalle esperienze nelle societ tradizionali schemi
di interazione tra fenomeni sociali che stimolano il tentativo di una loro verifica
anche in altre societ. Tuttavia, questo successo non ha reso invisibili gli
elementi deboli presentati allorigine dal modello.

101

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Alla fine degli anni 40, Robert Merton d un contributo di rilievo
allanalisi critica del funzionalismo.56 Egli stesso si dichiara convinto che il
funzionalismo costituisca il pi promettente anche se il meno codificato degli
indirizzi sociologici. Parallelamente, ritiene che lanalisi funzionale necessiti di
una revisione critica per quanto riguarda precisamente la sua metodologia.
Facendo riferimento alle opere di Radcliffe-Brown e soprattutto a quelle di
Malinowski, Merton individua tre debolezze nel metodo funzionalista.
La prima debolezza riguarda il postulato della unit funzionale della
societ. Sia Radcliffe-Brown sia Malinowski come si sottolineato
guardano ai fenomeni sociali specifici come ad aspetti funzionali rispetto alla
totalit della societ (intesa come cultura o struttura). Merton ritiene che questa
concezione sia infondata. Per dimostrare questo, si serve del fenomeno religioso,
considerato da molti funzionalisti precedenti come un fatto sociale capace di
dare un contributo di tipo integrativo alla societ considerata nel suo complesso.
Merton non esclude che ci possa essere vero per societ piccole e assai
omogenee, come molte di quelle studiate dagli antropologi sociali. Ma esclude
che questo si verifichi anche nelle societ pi complesse. Si chiede anzi come
certi funzionalisti possano essere stati cos accecati dalla loro visione teorica da
ignorare i conflitti e le guerre di religione in Europa, i contrasti tra gli
schieramenti laici e quelli confessionali in molte societ moderne. Merton ritiene
che solo losservazione di quanto effettivamente accade nella societ possa
accertare se un fenomeno sia funzionale rispetto alla societ nel suo complesso.
E afferma che in generale lanalisi funzionale deve espressamente indicare
rispetto a quale aspetto del sociale, rispetto a quali gruppi o individui, un fenomeno risulta funzionale, dal momento che esso pu essere funzionale nei
confronti di un aspetto o di un gruppo e disfunzionale nei confronti di un altro.
La seconda debolezza riguarda il postulato del funzionalismo universale.
Merton sottolinea a questo proposito come, anche se si accetta lipotesi che ogni
aspetto sociale possa avere una funzione, ci non significa che ogni aspetto
sociale debba avere una funzione. Per quanto riguarda questo postulato, gli
antropologi funzionalisti secondo Merton sembrano essere stati trascinati
verso una conclusione troppo drastica dal loro desiderio di contrastare la
concezione dei survivals. Non si deve dimenticare come il dibattito sul concetto
di survival ha costituito allinizio del XX secolo un aspetto centrale del
superamento dellorientamento evoluzionistico in antropologia e sociologia, dal
momento che gli evoluzionisti consideravano i survivals come strumento
essenziale per la loro ricostruzione delle fasi di sviluppo. Ora, secondo
Merton, limportanza delle sopravvivenze per la comprensione di una societ
discutibile, specie quando si ha a che fare con societ in cui esiste una storia
scritta che si pu utilizzare

102

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
per ricostruire il passato. Comunque, si pu ipotizzare che le sopravvivenze
possano avere conseguenze funzionali, o per la societ considerata olisticamente, o solo per certi suoi gruppi, capaci di assicurare la perpetuazione di
queste forme tramite coercizione o persuasione. In ogni caso, bisogner partire,
a livello metodologico, dal presupposto che la funzione svolta da un fenomeno
sociale qualcosa che va accertata empiricamente attraverso la ricerca; e non
assunta come un postulato.
La terza debolezza riguarda il postulato della indispensabilit della
funzione. Con questa espressione Merton si riferisce al concetto, espresso in
modo chiaro da Malinowski (vedi supra), secondo cui ogni aspetto della cultura
o struttura rappresenta una parte indispensabile di una totalit organica. Ora, osserva Merton, il concetto della indispensabilit della funzione implica da una
parte che vi siano prerequisiti o precondizioni funzionalmente necessari; e
dallaltra implica che vi siano forme culturali indispensabili alla esistenza di una
societ. Per quanto riguarda questultimo punto, Merton ritiene che gli antropologi funzionalisti si siano fatti trascinare dallesigenza di contrastare la
precedente concezione etnocentrica che percepiva i costumi delle societ diverse
come semplici bizzarrie e superstizioni. Ma, per opporsi a tutto ci essi sono
caduti nellerrore opposto: quello di considerare ogni aspetto culturale, o
perlomeno determinate forme, come indispensabili. Questo sembra irrealistico.
Infatti, non si capisce perch certe forme non possano essere sostituite da altre.
Ad esempio, perch la magia a cui spesso gli antropologi funzionalisti hanno
attribuito una funzione indispensabile non possa essere sostituita da forme
alternative, in particolare da pratiche laiche capaci di maggiore adattabilit
rispetto al mutare delle condizioni sociali e in definitiva pi efficaci in termini
empirici. Merton conclude pertanto che, a livello metodologico, prima di
affermare che una forma del sociale svolge una funzione indispensabile, si deve
analizzare la possibilit di alternative o sostituti funzionali.
Merton ritiene inoltre che, per un miglioramento della metodologia del
modello funzionalistico, necessario tenere presente come vi sia differenza tra
aspetti soggettivi e aspetti oggettivi dei fenomeni sociali. Infatti, a suo avviso, si
fa confusione, anche tra i sociologi, tra motivazioni coscienti del comportamento
sociale e conseguenze oggettive di esso. Le prime fanno parte del sistema dei
motivi, dei fini o scopi; le seconde si riferiscono alle conseguenze oggettive osservabili dei fenomeni sociali. Parallelamente, si deve distinguere tra funzioni
manifeste e funzioni latenti. Le prime si riferiscono a quelle conseguenze
oggettive per una unit specifica (persona, sottogruppo, sistema sociale o
culturale), che contribuiscono alladattamento o allaggiustamento di essa ed a
tal fine sono volute; le seconde a conseguenze dello stesso genere che non sono
n volute n riconosciute.57

103

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Limportanza di questa distinzione tra funzioni manifeste e latenti , per
Merton, grande: una analisi che tenga conto di questa distinzione pu infatti
andare al di l di fenomeni apparentemente irrazionali; e pu pi in generale
produrre approfondimenti proficui per la comprensione sociologica. Sulla base
di questa distinzione, ad esempio, non necessario fermarsi con lanalisi
sociologica alla constatazione della inefficacia di un comportamento rituale
apparentemente irrazionale (la danza della pioggia e i suoi risultati
meteorologici): si pu invece cercare di capire se dietro linefficacia rispetto alla
funzione manifesta non vi sia una efficacia relativa alla funzione latente (quella,
ad esempio, di integrazione della comunit).
Anche al di l di questo, la distinzione pu portare a nuove comprensioni
del ruolo dei fenomeni sociali. Si tratta peraltro di qualcosa che, come lo stesso
Merton sottolinea, era gi emerso nella letteratura sociologica, senza per
ricevere la dovuta attenzione a livello di metodologia. Merton ricorda come la
distinzione tra funzioni manifeste e funzioni latenti era gi empiricamente
emersa nella celebre ricerca di Elton Mayo alla Western Electric sul rapporto tra
illuminazione e efficienza dei lavoratori.58 Qui, i ricercatori si erano trovati di
fronte alla bizzarra situazione per cui sia il loro gruppo sperimentale (sul quale
venivano provate le differenti condizioni di illuminazione), sia il loro gruppo di
controllo aumentavano la produzione. Solo dopo un accurato esame, era emersa
la presenza di quella che Merton avrebbe appunto chiamata una funzione latente:
il fatto stesso di essere oggetto di attenzione da parte dei ricercatori aveva
determinato una migliore immagine di s per coloro che partecipavano
allesperimento e aveva portato a maggiore coesione e unit del gruppo stesso.
Anche la nota (e qui gi menzionata) opera di Veblen The Theory of
Leisure Class59 per Merton un esempio dellesistenza di funzioni latenti
accanto a quelle manifeste. Il modello di consumo vistoso identificato da Veblen
rimarca il fatto che la funzione manifesta del consumo (e cio quella di fornire al
consumatore una soddisfazione diretta attraverso il valore intrinseco di quanto
acquistato e, nel caso del consumo vistoso, una soddisfazione maggiore per via
della pi alta qualit del bene), si accompagna ad una funzione latente ma
fondamentale: quella che consiste nellottenere attraverso il consumo vistoso
una riaffermazione o un innalzamento di status sociale.
Complessivamente, Merton ritiene che un migliore approfondimento
metodologico e il corretto uso del concetto di disfunzione mettano in grado
lanalisi funzionale di sottrarsi ai trabocchetti di un interpretazione in senso
statico-conservativo. Con una brillante similitudine, Merton fa notare come sia
lattributo di conservatrice sia quello di progressista, usati nei confronti
dellanalisi funzionale, sono frutto di pregiudizi, non diversamente

104

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
da come lo sono nei confronti del metodo dialettico hegeliano. Per il metodo
dialettico come per lanalisi funzionale, si pu parlare di orientamento
conservatore o progressista, dipendentemente dalla prospettiva utilizzata. Se
utilizzato nella prospettiva di esaltazione dellesistente, il metodo dialettico
aveva gi notato Marx costituisce apparentemente uno strumento reazionario;
ma, se compreso nella sua potenzialit di metodo che considera ogni forma
dellesistente come transeunte, modificabile, negabile, superabile da unaltra
forma, esso diviene metodo dai forti connotati critici e rivoluzionari.60 Un uso
dellanalisi funzionale nella prospettiva della individuazione dei soli contributi
al mantenimento del sistema, ovviamente fortemente conservatore. Ma,
accanto ad esso c posto per una analisi funzionale nella prospettiva opposta
della disfunzionalit dei fenomeni sociali; unanalisi nel senso cio delle
pressioni verso il mutamento prodotte dalla presenza di aspetti disfunzionali
rispetto agli equilibri del sistema. Unanalisi in questo senso non pu non essere
radicalmente progressista.
Per superare i limiti di una analisi funzionale dal carattere
metodologicamente rozzo, Merton suggerisce infine un set di concetti operativi
da utilizzare come guida nella ricerca. Questi concetti sono in sintesi i seguenti:
1. Oggetto della analisi funzionale pu essere qualsiasi forma del sociale,
purch essa sia standardizzata, ossia tipica e ricorrente; dovrebbero pertanto
essere escluse dallanalisi le forme atipiche e isolate.
2. Per quanto riguarda le conseguenze delle forme sociali, si pu parlare di
funzioni, disfunzioni o non-funzioni, ossia di forme prive di conseguenze di
rilievo per la societ; parallelamente, vi sono come si visto funzioni manifeste
e funzioni latenti.
3. Lunit sociale rispetto a cui le forme sono funzionali (o disfunzionali)
possono essere individui, gruppi, sistemi culturali e sociali: si pu pertanto
parlare di funzione psicologica, di gruppo, culturale e sociale.
4. Lanalisi funzionale implica il riferimento espresso o tacito allesistenza
di requisiti funzionali del sistema osservato. Ci comporta il difficile problema
di identificare i tipi di requisiti (universali o specifici) del sistema e di rinvenire
le modalit per la convalida della assunzione di tali requisiti.
5. Per evitare di cadere nella facile ed erronea assunzione della inevitabilit
di ci che esistente, si deve esaminare la gamma di possibili variazioni delle
forme sociali identificate come funzionali, in modo da fare emergere possibili
equivalenti funzionali.
6. Questi equivalenti funzionali non esistono per in numero infinito:
questo perch la interdipendenza degli elementi della struttura sociale costituisce
un limite alla presenza di spazi per la affermazione di alternative funzionali.
Esiste quindi una tensione strutturale delle varie parti del sistema;

105

SOCIOLOGIA COME RICERCA


e non capire questo conduce secondo Merton al pensiero utopico e in
particolare alla convinzione che sia possibile eliminare o trasformare elementi
del sistema senza toccare il resto.61
7. Il concetto di disfunzione consente un approccio analitico allo studio del
cambiamento. Ci si deve per chiedere anche come, e fino a che punto, una
struttura sociale sia in grado di assorbire le disfunzioni osservate senza arrivare
ad una rottura; e ci si deve anche chiedere se e in che modo una accumulazione
delle disfunzioni provoca un cambiamento nella direzione di una riduzione della
pressione da esse determinata.
Ora, interessante analizzare come lo stesso Merton ha proceduto quando
ha presentato una sua articolata ipotesi di tipo funzionale sullorigine e le
modalit di uno specifico fenomeno sociale. Prenderemo qui in esame la pi
conosciuta e applicata delle sue ipotesi: quella relativa alla anomia e alla
devianza. Il suo carattere funzionalistico chiaro fin dalle premesse dellipotesi
stessa, che risalgono evidentemente allopera di Durkheim. Merton sembra
essere stato colpito dallidea durkheimiana che una societ moderna, dedita al
progresso commerciale ed industriale, tender a produrre aspirazioni sempre
crescenti e quindi sostanzialmente illimitate nei propri componenti, proprio al
fine di sostenere tale progresso.62 Tuttavia, mentre in Durkheim laspetto
dellautoconservazione del sistema, della sua capacit di integrazione, appare
prioritario e dominante, la presenza di aspetti contra, di una tendenza strutturale
alla disfunzionalit, appare per converso caratterizzare fin dallinizio lanalisi di
Merton. Lobiettivo di questultima scoprire in che modo alcune strutture
sociali esercitino una pressione sociale ben definita su certi membri della societ
tanto da indurli a una condotta non conformista, anzich ad una conformista. Se
ci sar possibile individuare gruppi che siano soggetti in particolare a tali pressioni, potremo aspettarci di rinvenire in questi gruppi un grado piuttosto alto di
comportamento deviante, non perch gli esseri umani che compongono questi
gruppi abbiano tendenze biologiche speciali, ma perch essi reagiscono in modo
normale alla situazione sociale in cui si trovano.63
Nellindividuare i gruppi soggetti in modo particolare a queste pressioni
verso la devianza, Merton sembra avvalersi di un concetto piuttosto radicale, gi
avanzato in criminologia dagli studiosi marxisti e in particolare da Bonger:64
quello secondo cui se in generale una societ capitalistica spinge i suoi
componenti, a qualunque classe appartengano, verso legoismo sociale coloro
che si trovano nelle posizioni pi basse della scala sociale sono portati, a causa
dello sfruttamento a cui sono sottoposti, della disoccupazione, della mancanza di
educazione, delle cattive condizioni di vita, a subire una pi forte pressione
verso la devianza e il crimine vero e proprio.

106

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Sulla base di queste premesse, Merton descrive la struttura culturale della
societ degli Stati Uniti nel XX secolo. Questa struttura gli appare dominata
dallalto valore attribuito al successo personale, e pi specificamente al successo
in campo economico. Utilizzando varie fonti, dai giornali e le riviste ai romanzi
della letteratura classica americana, alle opere popolari su come avere successo
nella vita, Merton mostra in primo luogo come lideale del successo sia il
valore dominante e lelemento unificante di questa cultura. Mostra inoltre come
questo ideale sia presentato come avente valore universale nella societ
nordamericana, cio come esso sia considerato qualcosa alla portata di tutti, a
prescindere dalle condizioni di partenza di ognuno, dalle caratteristiche
dellambiente di provenienza, dal quadro delle opportunit sociali etc.65
Ora, questo stimolo al successo sembra potere svolgere una basilare
funzione positiva per il sistema, dal momento che esso favorisce la
competitivit, il desiderio di miglioramento e di sviluppo. Tuttavia, nota Merton,
una enfasi eccessiva posta sul valore del successo personale si scontra facilmente con altri aspetti non secondari della struttura culturale di una societ: e
cio con quegli aspetti che regolano le modalit lecite attraverso le quali
perseguire gli scopi proposti universalmente. In effetti, la struttura culturale
fornisce non solo gli obiettivi della societ ma anche le regole che individuano i
modelli di comportamento accettabili e quelli non accettabili. Pi
particolarmente, le norme individueranno modelli di comportamento che,
secondo i casi, sono assolutamente prescritti, preferenziali, permessi o proibiti.
Queste norme possono discendere dal costume tradizionale o possono essere
state istituzionalizzate; in certi casi si tratta di norme tecniche, dettate
essenzialmente da esigenze di efficienza. In ogni caso, queste norme sono
spesso, dal punto di vista del singolo, perfettamente contrarie ai suoi interessi,
dal momento che gli impediscono luso della forza, della frode o del potere per
conseguire gli scopi proposti dalla cultura. Talvolta, esse sono anche non
efficienti per la societ stessa, poich ne limitano le chance di progresso: Merton
cita a questo proposito le proibizioni relative agli esperimenti medici e allesame
critico di norme sacre.66 Come si vede, anche in questo caso Merton si mostra
restio a concedere a priori a certi fenomeni letichetta di funzionale, e sottolinea
al contrario la possibilit sempre presente di aspetti di disfunzionalit.
In ogni caso, laddove la cultura enfatizza in modo eccessivo gli scopi
universali da raggiungere, senza che vi sia una proporzionale enfasi sulle regole
per il controllo delle modalit lecite utilizzabili per raggiungere questi scopi, ci
troviamo di fronte ad una frattura nel sistema culturale, cio ad una condizione
di anomia. In linea generale, possiamo distinguere, secondo Merton, tra societ
stabili e societ instabili. Le prime sono quelle in cui vi tendenza allequilibrio
tra gli elementi caratterizzanti la struttura

107

SOCIOLOGIA COME RICERCA


culturale: cio tra gli scopi proposti dalla cultura e le modalit previste per
raggiungere questi. Si tratta di societ che pagano comunque un prezzo per tutto
questo: prezzo costituito dalla loro relativa scarsa flessibilit (anche qui
ricompare, come si vede, la resistenza di Merton alle interpretazioni nel senso
della unit funzionale della societ). Le seconde sono quelle in cui tale
equilibrio non si verifica. Secondo Merton, questo equilibrio non si pu comunque realizzare se non quando gli individui ricevono soddisfazioni sia per il
fatto di perseguire gli scopi proposti, sia per il fatto di attenersi alle modalit
prescritte dalla cultura nel tentativo di raggiungere gli scopi. Ma se lenfasi
viene posta come sembra accadere nella societ degli Stati Uniti quasi
esclusivamente sul raggiungimento degli scopi, ecco che tale equilibrio non
pi raggiungibile. E da questa frattura non pu che derivare un comportamento
anomalo. Tale comportamento in definitiva, secondo le parole di Merton, un
sintomo della dissociazione fra le aspirazioni che vengono prescritte
culturalmente e le vie strutturate socialmente per la realizzazione di queste
aspirazioni.67
Da quanto detto si delinea un tratto di fondo che distingue lipotesi della
anomia di Merton da quella di Durkheim. In questultimo, la condizione di
anomia costituiva qualcosa di non strutturale, ma piuttosto di temporaneo e
contingente, eccezione fatta per il settore del commercio. In Merton, la
condizione di anomia si presenta come strutturale, riguarda tutti i settori della
societ e coinvolge tutti coloro che ne fanno parte; e questa concezione di
strutturale negativit utilizzata nei riguardi dellanomia sembra per certi versi
sorprendentemente coincidere con la prospettiva della sinistra marxista radicale.
Inoltre, la percezione del ruolo delle aspirazioni generate dal sistema e della
regolazione delle medesime non coincide in Merton con quanto indicato da
Durkheim. Entrambi gli autori delineano una interazione tra i due elementi; ma
Durkheim sembra percepire lanomia come il risultato soprattutto di una
mancata regolazione delle aspirazioni; mentre Merton sembra percepirla come il
risultato soprattutto di una eccessiva enfatizzazione delle aspirazioni.
Definito in questo modo il quadro di fondo, Merton passa a identificare le
diverse forme di adattamento individuale alla struttura culturale nel suo
duplice aspetto di scopi proposti e di modalit prescritte nel contesto di una
societ stabile e di una societ instabile.
La prima di queste forme di adattamento costituita dal conformismo. In
questo caso, lindividuo si adatta, accettando sia quello che la cultura propone in
termini di scopi, sia quello che essa prescrive come modalit lecite per
raggiungere gli scopi stessi. Questa modalit di adattamento la pi comune in
una situazione di societ stabile. Se cos non fosse, dice Merton, la stabilit e la
continuit di una societ non potrebbero essere mantenute.68

108

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Le rimanenti forme di adattamento costituiscono tutte manifestazioni di
devianza. La seconda forma di adattamento costituita dallinnovazione:
lindividuo usa allora modalit illecite ma efficaci per raggiungere gli scopi
previsti. Tale forma di adattamento si verifica quando vi stata da parte
dellindividuo una assimilazione degli scopi proposti dalla cultura, senza che vi
sia stata per una assimilazione delle norme regolanti le modalit lecite. Questa
assimilazione differenziata ovviamente favorita dal quadro generale costituito
da una societ instabile. Ma, anche allinterno di questo quadro, gli individui
appartenenti alle varie classi sociali non sono ugualmente esposti alla pressione
verso questa forma deviante di adattamento. Infatti, coloro che si trovano ai
livelli sociali pi bassi sono sottoposti comunque alla pressione verso gli scopi
del successo personale e della ricchezza; ma le loro condizioni di istruzione, le
loro scarse possibilit economiche di partenza, le loro modeste conoscenze
sociali, in breve gli svantaggi dovuti alla struttura di classe, rendono improbabile
per loro raggiungere il successo. Nella societ degli Stati Uniti, queste
sostanziali limitazioni allaccesso ai mezzi leciti per il successo, costituite dalla
struttura di classe, affliggono una parte considerevole della popolazione. E fra
gli individui appartenenti a questa parte della popolazione, il livello di
criminalit particolarmente alto, perch la criminalit costituisce un modo illecito ma spesso efficace per raggiungere il successo. Tuttavia, nota Merton
distaccandosi qui nettamente dalle posizioni marxiste questa forma di
adattamento necessita pur sempre una socializzazione imperfetta, in cui non vi
stata interiorizzazione di quella parte della struttura culturale che prescrive le
modalit lecite per raggiungere gli scopi.
Questa ultima condizione si invece realizzata perfettamente nella terza
forma di adattamento, quella del ritualismo. Qui vi stato un abbandono o una
attenuazione degli scopi di successo, in modo tale che essi divengano pi a
portata di mano per il soggetto interessato. Ma, contemporaneamente, le norme
che regolano le modalit per ottenere il successo sono state bene interiorizzate.
Questo tipo di adattamento sar, secondo Merton, particolarmente frequente in
una situazione come quella della societ degli Stati Uniti, perch lenfasi posta
sullo scopo del successo non pu non provocare un acuto stato di ansia; che, a
sua volta, avr bisogno di qualche escamotage, in modo che la riduzione del
livello delle ambizioni riduca il divario tra queste e le possibilit concrete del
soggetto. In termini di classi sociali, ci si aspetta che questa forma di
adattamento che deviante solo nel senso che implica un abbandono
dellobbligo culturale di puntare in alto sia caratteristica della classe mediainferiore, ossia della piccola borghesia. In questa classe, abitualmente, le
famiglie pongono molta attenzione al fatto che i figli interiorizzino le regole;
ma la struttura di classe offre, a chi proviene da questo

109

SOCIOLOGIA COME RICERCA


ambiente, delle chance decisamente minori di quelle disponibili ai membri delle
classi superiori.
La quarta forma di adattamento costituisce, a parere dello stesso Merton, la
meno diffusa, e quindi sotto questo profilo essa contrapposta alla prima; essa
anche contrapposta alla prima per il forte carattere deviante. Questa forma
costituita dalla rinuncia. Il soggetto che la fa propria ha alle spalle sia una
interiorizzazione degli scopi proposti dalla cultura, sia una profonda
interiorizzazione delle regole; ed entrambi questi aspetti sono stati caricati di
intensa emozione. Questa combinazione fa sentire al soggetto la frustrazione per
la mancanza del successo, mentre parallelamente gli impedisce di ricorrere a
mezzi illeciti per raggiungere gli scopi previsti. Quando a tutto ci si
accompagna una situazione di ripetuto insuccesso nel tentativo di raggiungere
gli scopi proposti dalla cultura, una soluzione possibile consiste nellabbandono
sia delle regole, sia degli scopi. Lindividuo rimane nella societ, ma non
appartiene pi ad essa. Il comportamento specifico messo in atto sar quello del
vagabondo, dellalcoolista, del tossicomane. Levasione completa, dice
Merton, il conflitto viene eliminato e lindividuo diventa asociale.69
La quinta forma di adattamento costituita dalla ribellione. I soggetti che
mettono in atto questa forma di adattamento pi che rinunciare agli scopi
proposti dalla struttura culturale, li rigettano e con essi rigettano le norme che
regolano i mezzi leciti per il successo. Contemporaneamente, questi soggetti
propongono (e lottano per) una nuova societ, con nuovi scopi e nuove regole.
Molti di coloro che mettono in atto la forma di adattamento della ribellione
provengono dalla massa di persone risentite e scontente per le inadeguatezze
della societ. Una societ in cui molti incontrano ostacoli strutturali nel tentativo
di raggiungere gli scopi proposti per mezzo delle modalit legittime, fornir una
riserva sicura di individui scontenti e risentiti. Su costoro far tendenzialmente
presa lidea di superare la situazione di semplice scontento e risentimento, e di
rigettare la societ attuale per tentare di crearne unaltra in cui ci sar finalmente
stretta connessione tra quanto uno merita e quanto uno riceve. Perch si
determini una azione politica c comunque bisogno, secondo Merton, che si
formino nuovi gruppi, coagulati intorno ad un mito: quello secondo cui la
ragione della frustrazione di massa solo nella struttura sociale attuale; mentre,
nella futura societ non vi sar alcuna ragione strutturale per lemergere di tale
frustrazione. Questo riferimento alla frustrazione non implica per che il ribelle
debba provenire dalle classi pi svantaggiate. Merton afferma infatti che la
figura del ribelle che organizza e guida gli scontenti e i risentiti proviene di
regola dalle classi superiori; anzi, si tratta spesso di un rinnegato, ossia di una
persona che ha raggiunto un certo grado di successo nella societ e che ci
nonostante ad un certo punto ne rigetta i principi fondamentali.

110

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Riassumendo, le combinazioni tra gli atteggiamenti verso gli scopi e le
regole del sistema culturale, che danno luogo alle varie forme di adattamento,
si presentano come dalla tavola 1.
Tavola 1. Tipologia dei modi di adattamento individuale rispetto alla struttura
culturale, secondo Merton.
Modi di adattamento
- Conformit
- Innovazione
- Ritualismo
- Rinuncia
- Ribellione

Scopi culturali

Modalit lecite previste dalla cultura

+
+

+
+

Malgrado il riferimento a concetti (frustrazione, ansia etc.) considerati


come appartenenti in primo luogo alla psicologia, lo studio sulla anomia di
Merton si pone in una prospettiva sociologica. Lo stesso Merton ha cura di
sottolineare questo, affermando che il suo studio si propone di prendere in
considerazione gli aspetti del comportamento individuale non come caratteristici
di uno o pi individui specifici, ma in quanto propri di pi individui sulla base di
un modello essenzialmente sociale.70 La prospettiva in effetti sempre quella di
un collegamento tra comportamenti individuali e condizioni sociali: queste
ultime intese eminentemente come condizioni tipiche di certe classi sociali
allinterno della societ specifica presa in considerazione. Il trait dunion in
particolare costituito dal ruolo svolto dalla famiglia: dal ruolo cio di essa come
cinghia di trasmissione intergenerazionale dei valori e dei modelli propri delle
varie classi sociali. Questa trasmissione intergenerazionale nota Merton non
ha per oggetto solo ci che la generazione pi anziana consapevolmente e
volontariamente comunica, ma soprattutto ci che essa trasmette anche
inconsapevolmente come propri valori e modelli attraverso la interazione
quotidiana con le giovani generazioni.71
In un successivo ampliamento dello studio sulla anomia, Merton si in
effetti preoccupato di rafforzare questa prospettiva sociologica. A tal fine, ha
specificato alcune condizioni sociali connesse con quelle forme di adattamento
che nella versione originale potevano apparire alquanto astratte in termini
sociali. Cos, ha avuto cura di sottolineare che la forma di adattamento della
rinuncia dovrebbe essere pi frequente in una situazione acuta di anomia,
quando vi un crollo improvviso del sistema normativo; questa forma sarebbe
inoltre particolarmente frequente tra gli appartenenti a categorie sociali
sottoposte a specifiche condizioni di stress sociale, dovute al subitaneo cambiamento di ruolo e status (vedovi, pensionati etc.). Mentre la forma della
ribellione sarebbe assai frequente non solo in presenza di limitazioni strutturali

111

SOCIOLOGIA COME RICERCA


allaccesso ai mezzi leciti per raggiungere il successo, ma specialmente laddove
gruppi che appartengono agli strati sociali pi bassi sono percepiti come caste
inferiori; cosa che avviene negli Stati Uniti nei confronti dei negri, senza che
venga meno il concetto del successo come scopo universale.72
Come si vede, Merton prevede varie possibilit di forme di adattamento
non conformiste in connessione con una variet di condizioni sociali dei soggetti
coinvolti. In questo senso, scorretto attribuirgli come peraltro spesso avviene
sulla base di una lettura superficiale della sua opera una visione delle forme
non conformiste come provenienti soltanto dalle classi inferiori. Tuttavia,
chiaro che la sua teoria della anomia prevede una concentrazione delle forme di
devianza e soprattutto di criminalit nelle classi pi svantaggiate. E questo
sembra ulteriormente differenziarlo da Durkheim, che aveva invece previsto una
maggiore incidenza della condizione di anomia sulle categorie intellettuali e su
quelle impegnate nella gestione delle attivit industriali e soprattutto
commerciali; quindi, in generale, sulle classi superiori.
Si pu notare come lo studio di Merton sullanomia malgrado luso di una
analisi qualitativa della letteratura del successo rimane ad un livello
essenzialmente teorico. Lautore non ha condotto alcuna ricerca sul campo per
mettere alla prova le proprie ipotesi; fa riferimento, per la verit, a una
ricchissima bibliografia, nella quale trovano posto anche studi sul campo; ma
usa con molta cautela i risultati di questi studi empirici; e limpressione
complessiva che il riferimento a questi studi empirici abbia solo un ruolo
accessorio per le sue ipotesi. La prospettiva principale sembra essere quella di
una analisi funzionalista teorica arricchita dagli aspetti innovativi costituiti
dalluso dei concetti di disfunzionalit, dalla negazione del postulato della unit
funzionale della societ etc.
Nonostante questa valenza teorica, lo studio di Merton ha offerto un
amplissimo spazio per successive applicazioni empiriche. Questo perch lo
studio di Merton, pur presentando un numero rilevante di considerazioni
personali, osservazioni generali, riferimenti a valutazioni di regola qualitative
etc., ruota per intorno a un piccolo nucleo di ipotesi, formulate del resto in
termini di causa-effetto, e quindi facilmente trasferibili sul piano della ricerca
empirica. Queste ipotesi sono relative a: (i) la frattura nella struttura culturale, e
in particolare la enfatizzazione degli scopi del successo a spese della osservanza
delle regole, come causa di una situazione anomica; (ii) le diverse forme di
adattamento come conseguenza delle diverse situazioni dei gruppi sociali
rispetto alla struttura culturale (scopi e regole) e rispetto alle opportunit della
struttura sociale. Gli studi che ne hanno tentato unapplicazione sul campo
hanno preso in

112

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
considerazione praticamente tutte le forme di adattamento previste e vari aspetti
relativi.
Per ricordarne solo alcuni, c stato lo studio di Rosenthal sulla anomia e la
deviazione nella comunit ebraica di una piccola citt polacca nel periodo tra le
due guerre mondiali.73 In questo caso, le forme di deviazione e in particolare di
abbandono dei costumi tradizionali, dellortodossia religiosa etc., sono state
messe in relazione con lanomia sviluppatasi a livello culturale. Questa a sua
volta derivava dal fatto che gli scopi universali previsti dalla cultura (istruzione,
carit, buon comportamento) erano percepiti come difficili da realizzare per
coloro che appartenevano alle classi inferiori; essi infatti mancavano di quelle
opportunit come la ricchezza, il tempo libero, le relazioni sociali, che
costituivano i normali mezzi per il raggiungimento degli scopi previsti. In questo
quadro, la Rosenthal ha constatato come le forme di deviazione interessavano in
particolare le persone appartenenti alle classi inferiori.
Anche interessante il noto studio di Blau sul ritualismo in una agenzia
statale per il collocamento lavorativo negli Stati Uniti.74 In questo caso, lautore
ha constatato lemergere di una forma di ritualismo, caratterizzata dal fatto che
gli impiegati della agenzia tendevano non tanto a mettere in atto quei comportamenti coerenti con i fini istituzionalizzati della struttura (e cio trovare lavoro
ai disoccupati, favorendo i loro contatti con il mondo del lavoro), ma piuttosto
quei comportamenti burocratizzati quali la meticolosa registrazione delle
interviste etc. Questi ultimi comportamenti, che dovevano essere solo
strumentali rispetto agli scopi previsti, finivano per essere considerati degli
scopi in s. Alla base di questo veniva individuata dallautore una situazione di
anomia. Essa era costituita dal fatto che, mentre la struttura culturale regolante il
comportamento degli impiegati prevedeva tutta una serie di regole, tra cui
quelle strumentali relative agli aspetti burocratici, solo queste ultime
costituivano quella parte del comportamento degli impiegati visibile dai
superiori, e quindi fonte di sanzioni positive o negative.
Per quanto riguarda la forma della rinuncia, sono state ad esempio studiate
le dinamiche relative alla tossicodipendenza. In uno studio comparativo tra
tossicomani e non-tossicomani, Gerard e Kornetsky hanno sottolineato come
Le pressioni che la famiglia, prescindendo dal suo status socio-economico
effettivo, esercita sui figli affinch essi si affermino nella scuola e nella
professione, giocano un ruolo importantissimo nella formazione di molti dei
tossicodipendenti. Le famiglie hanno inculcato loro un alto livello di aspirazione
e di aspettazione, mancando per di rafforzare le loro capacit di realizzare gli
scopi attraverso la valutazione realistica dellambiente e laccettazione della
necessit di perseguire scopi intermedi lungo il sentiero che conduce agli
obiettivi finali. Il rifiuto di autolimitazioni,

113

SOCIOLOGIA COME RICERCA


le deformazioni della realt in relazione ai desideri e lorientamento verso lo
status a spese della soddisfazione, sono alcune delle caratteristiche cospicue dei
precedenti familiari dei tossicodipendenti adolescenti, le quali sono
probabilmente connesse con la discordanza aspirazione-affermazione [...] probabile che aspirazioni non realistiche ed eccessive costituiscano un grosso peso
anche per lego pi stabile.75
Quanto detto non significa che lo schema di Merton abbia incontrato solo
consensi. Al contrario, dopo un lungo periodo iniziale, caratterizzato da assai
ampio consenso, lipotesi della anomia stata sottoposta a critiche serrate.
Una prima critica, mossa da un numero rilevante di autori, riguarda il
presupposto della universalit e uniformit (almeno nella cultura cui fa
riferimento Merton, e cio quella nordamericana) del valore del successo.
Ora, E.M. Lemert, seguito da altri, ha fatto notare come lidea che esistano
dei valori culturali diffusi, come tendenza, uniformemente nelle varie classi
sociali non sembra realistico. Infatti, secondo Lemert, i valori generali sono
troppo distanti e generici. Gli individui in effetti si confrontano con lesistenza
di gruppi diversi, allinterno dei quali esistono valori, schemi di comportamento
e modalit di inserimento non omogenei rispetto a questi valori generali.76 A sua
volta, Cohen ha sottolineato come molti giovani appartenenti alle classi inferiori
negli Stati Uniti condividano una serie di valori quali la soddisfazione immediata dei bisogni e lalto senso della vita collettiva (e parallelamente lo scarso
senso di prospettive pi individualistiche come lautodisciplina e
lautocontrollo). Questi valori sono in contrasto con quanto considerato come
prioritario dalla struttura culturale dominante in quella societ. Cosicch, in
quanto portatori di questi valori differenziali (e non solo quindi in quanto
svantaggiati in termini di mezzi loro disponibili), i giovani delle classi inferiori
sperimenteranno assai maggiori difficolt ad avere successo nel tentativo di
raggiungere gli scopi che la cultura dominante presenter loro per il tramite della
scuola e dei mass-media.77 Critiche implicite od esplicite alla concezione di
Merton di una diffusione universale della cultura del successo emergono da altre
note opere sui problemi della devianza e della anomia, come Street Corner
Society di Whyte, dove si sottolinea lesistenza, negli adolescenti maschi delle
classi inferiori, di due categorie culturali di riferimento, quella dei ragazzi da
universit e quella dei ragazzi da strada.78 Cos come da Delinquency and
Opportunity, di Cloward e Ohlin, dove, in riferimento allo stesso ambiente
sociale, accanto ad una categoria con caratteri simili a quelli dei ragazzi di
strada di Whyte si ipotizza lesistenza di unaltra categoria, i cui parametri culturali sono laspirazione al successo economico ma soltanto allinterno del
proprio ambiente sottoculturale.79
Una seconda, diffusa critica alla teoria della anomia riguarda la presunta

114

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
concentrazione dei comportamenti devianti e criminali nelle classi svantaggiate.
In effetti, tale presunta concentrazione si scontra in primo luogo con la diffusa
impressione dellesistenza di un alto livello di devianza e criminalit tra gli
individui che appartengono al mondo della politica, della finanza, del
commercio etc.: quindi tra coloro che appartengono alle classi superiori. Molti
dei comportamenti illegali che rientrano in questo quadro restano nella
penombra del cosiddetto numero oscuro; ma questa non certo una ragione per
trascurarne la rilevanza. Si pu notare, a questo proposito, come, nellaffrontare
il problema della distribuzione della devianza e del crimine nelle varie classi,
Merton non abbia stranamente tenuto nella dovuta considerazione gli studi assai
noti che negli stessi anni erano condotti negli Stati Uniti proprio sul tema della
criminalit degli uomini daffari e dei professionisti.80
A ben vedere, il contenuto di questa seconda critica rimanda alla prima: nel
senso che lalto livello di comportamenti devianti negli individui appartenenti a
classi superiori indica che la presenza di condizioni privilegiate (denaro,
istruzione, rapporti sociali) per il raggiungimento dellobiettivo del successo
individuale non sufficiente a tenere lontani gli individui dai comportamenti
illeciti che rendono pi agevole il raggiungimento di tale successo e in
particolare i livelli di successo pi alti in assoluto. Questo a sua volta lascia
intendere come il valore del successo individuale sia declinato in tante modalit
diverse allinterno delle varie classi sociali. Gouldner va, a questo proposito,
assai pi in l e afferma che la teoria della anomia non prende in considerazione
come vi sia una strutturale causa per unalta devianza delle classi superiori. Cio
il fatto che proprio le condizioni privilegiate di cui essi beneficiano
costituiscono in misura rilevante il risultato non gi del proprio successo
personale, bens di trasmissioni ereditarie dei mezzi economici. Questi individui
beneficerebbero pertanto di una sorta di rendita di posizione, contraria allo
stesso American dream di una affermazione personale sulla base dei propri
meriti; e quindi sarebbero gi in partenza orientati in senso negativo nei
confronti della struttura normativa che dovrebbe controllare la liceit dei mezzi
usati per raggiungere gli obiettivi culturali universali.81
Alcune di queste critiche questo ad esempio il caso di Lemert
confluiscono in un atteggiamento di rigetto teoretico non del costrutto
dellanomia, ma pi globalmente del tentativo di una comprensione del
comportamento sociale sulla base di fattori strutturali a monte del
comportamento stesso; e fanno parte integrante del modello contrapposto
dellinterazionismo, di cui avremo modo di occuparci estesamente in seguito.
Larticolazione delle critiche ora esposte non deve tuttavia fare perdere di
vista il significato pi profondo che pu essere ricavato da esse rispetto al
problema del valore e dei limiti della teoria funzionalista; problema che

115

SOCIOLOGIA COME RICERCA


quello che qui ci interessa prioritariamente. In effetti, non si tratta tanto di vedere se lipotesi di Merton di una universalit e uniformit della cultura del
successo non possa essere superata da pi articolate ipotesi; ma piuttosto di
vedere se il modello funzionalista, che alla base dello studio di Merton, non
esca indebolito da queste critiche. Ora, per lappunto, la diffusione universale
allinterno della societ nordamericana del valore del successo personale
sembrava essere una necessaria conseguenza del bisogno della societ di
difendere i suoi equilibri attraverso la propagazione dei suoi valori trainanti. Il
delinearsi dellesistenza di una differenziazione nei valori presenti nelle varie
classi sociali, e anche nei vari gruppi sociali di una stessa classe, mette quindi in
discussione alcuni concetti-chiave funzionalisti, come quelli relativi allesistenza
di requisiti di base del sistema, e alla inevitabilit della riproduzione e della
propagazione di elementi culturali funzionali alla realizzazione di tali requisiti.
Il funzionalismo e la volont del sistema: una critica
Il modello funzionalista, cos come elaborato da Durkheim, da Malinowski, da
Radcliffe-Brown, da Merton e dai loro seguaci, ha costituito fino a oggi, per la
sociologia, uno strumento principe di spiegazione del sociale. Il suo forte, a
nostro avviso, sta nel fatto che esso si accorda bene con la comune impressione
che, in generale, i fenomeni sociali di un determinato contesto sono meglio
comprensibili se letti in relazione agli altri fenomeni caratterizzanti tale
contesto; e che in particolare i comportamenti sociali stabilizzati sono legati in
qualche modo al quadro sociale in cui essi si determinano.
Ci nonostante, il modello funzionalista presenta come si visto delle
debolezze. E le correzioni apportate da Merton non risolvono del tutto tali
debolezze. Riteniamo che esse riguardino in particolare il problema della
volont funzionalistica del sistema; del modo in cui tale volont si collega con
le volont individuali; del rapporto tra funzioni e disfunzioni.
A proposito della volont del sistema, abbiamo visto come sia Durkheim
che Malinowski, Radcliffe-Brown e non ultimo Merton condividono il concetto
che il sistema ha sue leggi e sue finalit, che esso cerca rispettivamente di
applicare e perseguire. Il sistema ha quindi una sua volont. Ma gi in Durkheim
si visto come non chiaro il modo in cui questa volont si esprime e si
realizza: come si trasmette agli individui, visto che essi possono avere altri fini;
come permette la presenza di ci che appare patologicamente disfunzionale;
come produce gli stessi aspetti del sociale che pur finendo per avere un pi
profondo ruolo funzionale si presentano con le caratteristiche di chiara
negativit rispetto ai modelli

116

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
basilari della coscienza collettiva, considerato che gli aspetti di cui si parla non
possono che passare, evidentemente, attraverso la coscienza collettiva.
La ricerca sul suicidio di Durkheim, nella sua parte pi specificamente
teorica, ci permette di rilevare le incertezze presenti nel modello. Durkheim
parte da solide basi empiriche per sostenere ipotesi di minimo livello in termini
di astrazione (la maggiore incidenza del suicidio tra gli sposati senza figli
rispetto a quelli con figli; la crescita dei suicidi durante le crisi di recessione e
quelle di crescita; etc.). Fa lievitare progressivamente il livello di astrazione
delle ipotesi (suicidio come prodotto della mancanza di integrazione sociale;
delleccesso di integrazione; della non-regolazione delle aspirazioni individuali;
etc.). E finisce poi per portare lastrazione ad un livello assai alto, nel momento
in cui afferma che le varie forme di suicidio sono funzionali alla societ nel suo
complesso; e soprattutto che la societ, nel suo complesso e in una accezione
con la S maiuscola, in cui implicita una forte antropomorfizzazione, agisce
sullindividuo nel senso di realizzare ci che ad essa funzionale, spingendolo,
nel caso specifico, al suicidio. Questo, quando sembrerebbe pi realistico
limitarsi a rilevare la probabile influenza sul suicidio dei modelli organizzativi e
dei valori presenti in strutture concrete, quali la comunit religiosa, la famiglia,
lambiente di lavoro, il mercato etc.
La conseguenza di questa impostazione che attraverso essa si arriva, ad
esempio, a sostenere implicitamente che nella Francia del tempo di Durkheim
dal momento che c un significativo livello di suicidi egoistici, di suicidi
altruistici e di suicidi anomici tutti e tre i tipi di suicidio siano funzionali alla
Societ ed essa incomprensibilmente trasmetta la sua volont unica e tripartita ai
suoi componenti (ma forse si dovrebbe dire sudditi), realizzando cos fenomeni
diversi anzi opposti, come il suicidio egoistico e quello altruistico.
Limpostazione classica del funzionalismo sembra inoltre a disagio
nellaffrontare il problema della esperienza empirica dei processi di formazione
di vari aspetti del sociale. Prendiamo, ad esempio, il sistema del diritto, campo
di importanza centrale, considerato che esso dovrebbe essere espressione della
coscienza collettiva e al tempo stesso servire da cinghia di trasmissione tra la
coscienza collettiva e leffettivo comportamento dei singoli. Insieme al suo
pendant, il crimine, il diritto assume un ruolo di primo piano nella costruzione di
Durkheim, e dopo di lui in quella degli altri funzionalisti. Il diritto sembra essere
un fatto sociale per eccellenza, nella sua capacit di esercitare costrizione
sullindividuo. E ad esso pertanto vengono inevitabilmente attribuite funzioni
sociali. Ora, si pu agevolmente ammettere che in molti casi le forme che il
sistema del diritto assume appaiono perfettamente interpretabili come funzionali
rispetto ad un certo quadro dellorganizzazione generale della societ. Con
qualche

117

SOCIOLOGIA COME RICERCA


difficolt maggiore, si pu anche concedere che queste forme siano la risposta a
pressioni specifiche prodotte dalla stessa organizzazione e recepite dalla
coscienza collettiva. Ad esempio, listituzione giuridica del divorzio nei paesi
occidentali del XX secolo pu essere percepita come una risposta funzionale a
nuove esigenze di individualismo nelle coppie contemporanee, come
conseguenza di nuove forme di organizzazione soprattutto economica; e la
effettiva introduzione legislativa dellistituzione del divorzio pu al tempo
stesso essere immaginata come prodotto di pressioni specifiche da parte della
c.d. coscienza collettiva. Tutto ci non appare peraltro scontato; ci si pu
chiedere ad esempio da dove venivano le notevoli resistenze nei confronti del
divorzio incontrate in diversi paesi; e si potrebbe concludere con limpressione
di avere a che fare con due coscienze collettive invece che con una sola.
Ma c dellaltro. Limmagine del diritto come fatto sociale per eccellenza,
espressione della coscienza collettiva etc., convincente soprattutto se esso
visto dallesterno. Il diritto, visto invece dallinterno, appare come un sistema
determinato sia nella sua entit che nella sua evoluzione e applicazione da
una pressoch infinita variet di esigenze, pressioni e interessi di individui e
gruppi. Lesperienza empirica del diritto, in altre parole, tende piuttosto ad
identificare questultimo come la conseguenza di una assai complessa variet di
situazioni materiali, personali e di gruppo, piuttosto che come il riflesso della
coscienza collettiva. E, parallelamente e per gli stessi motivi, spesso il diritto
appare, evidentemente, non solo scarsamente funzionale agli interessi per
quanto possibile capire del sistema sociale, ma pi specificamente
disfunzionale. E la sua applicazione non solo non rafforza affatto la coscienza
collettiva, e al contrario la indebolisce, ma sembra anche avere un impatto
specifico sul comportamento degli individui: ad esempio, non punendo coloro
che mettono in atto comportamenti disfunzionali rispetto allorganizzazione del
sistema (si pensi alla corruzione latente negli ambienti politici, imprenditoriali e
negli stessi ambienti giudiziari), o punendo coloro che mettono in atto
comportamenti che appaiono funzionali (sentenze restrittive della libert di
informazione o della libert commerciale, per limitarci ad esempi diffusi in tanti
paesi).
Non solo quindi ci possono essere comportamenti contrari alle leggi,
comportamenti la cui esistenza tuttavia svolge una funzione positiva, secondo
limpostazione di Durkheim; ci possono anche essere, ci sono anzi
evidentemente, comportamenti illegali che si oppongono a leggi disfunzionali.
Leggi funzionali e leggi disfunzionali coesistono normalmente e sono
indifferentemente il frutto di interessi di parte in contrasto con la coscienza
collettiva; di interessi di parte che prescindono dalla coscienza collettiva; di
una coscienza collettiva non coerente con le

118

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
apparenti esigenze dellorganizzazione sociale etc. Di fronte a tutto ci,
laffermazione di Durkheim secondo cui il comportamento illecito, e in
particolare il crimine, svolge una funzione sociale positiva pu essere letta come
una necessaria anche se discutibile risposta per non entrare in contraddizione
con la precedente, rigida, affermazione della capacit della coscienza collettiva
di plasmare i fatti sociali. Questa affermazione appare per come una forma di
riduzionismo rispetto alla complessit delle dinamiche che intercorrono tra c.d.
coscienza collettiva, diritto, interessi e volont personali.
Del resto, proprio la specifica e centrale affermazione della funzionalit del
crimine fatta da Durkheim stata oggetto non solo di contestazioni teoriche ma
anche di tentativi di confutazione su base empirica. Ora, come si appena
accennato, il concetto di funzionalit del crimine sembra essere in Durkheim
prima di tutto una affermazione in termini teorici rispetto ad un quadro gi
sostanzialmente configurato. Il crimine un fenomeno presente in qualche
misura in tutte le societ; quindi un fenomeno normale; e i fenomeni
normali non possono che discendere dalla struttura del sistema sociale e dalle
sue esigenze. In particolare, il crimine ha la funzione, attraverso la reazione
sociale che determina e in special modo la punizione del reo, di rinsaldare la
solidariet sociale, riaffermare i valori violati, unire gli individui onesti nella
lotta al crimine e quindi in definitiva anche reprimere o almeno controllare il
crimine stesso. Durkheim non presenta studi empirici su questa funzione sociale
del crimine e si limita a rilevare, come qualcosa di scontato, come una comunit
reagisce alla notizia di uno scandalo, aumentando linterazione sociale (critiche,
commenti e interventi sociali sullo stesso argomento dello scandalo) e attraverso
questa la solidariet sociale tra gli onesti.
Questa affermazione di Durkheim stata acriticamente riportata da
innumerevoli autori come non solo autorevole ma anche valida. Tuttavia, essa
stata occasionalmente messa in discussione, e proprio nei suoi aspetti
funzionalistici. Gi nel 1918, infatti, G.H. Mead ha condotto unanalisi teorica
sullo stesso tema, individuando aspetti disfunzionali tuttaltro che scontati.82
Mead sembra partire da una accettazione dellipotesi durkheimiana, dal
momento che condivide il concetto secondo cui la reazione della comunit al
crimine, in particolare attraverso la punizione del colpevole, determina un
rafforzamento della solidariet sociale. Tuttavia, nota Mead, questa reazione,
con la connessa punizione e laumento della coesione, non solo incapace di
sradicare il crimine, come peraltro ammesso anche da Durkheim, ma soprattutto
produce due effetti negativi: (i) ostacola il reinserimento del colpevole nella
comunit, creando un fossato tra lui e questultima; (ii) rafforza le norme e le
istituzioni che sono state colpite dal comportamento dellinfrattore, a
prescindere da una loro

119

SOCIOLOGIA COME RICERCA


positiva funzione sociale, ostacolando una loro evoluzione e ostacolando altres
una positiva differenziazioni degli individui e delle loro attivit.
Infatti, dice Mead, mentre ci che veramente importante rispetto al
comportamento criminale (specialmente se messo in atto da un minore o un
giovane adulto), comprenderne le motivazioni e organizzare un intervento che
possa produrre il recupero dellinfrattore, nellinteresse della stessa societ, la
reazione sociale al crimine stesso ha un effetto contrario. Questa reazione,
infatti, enfatizza laspetto repressivo-retributivo a spese di qualunque altro.
Per quanto riguarda in particolare il secondo punto, While the most
admirable of the humanitarian efforts are sure to run counter to the individual
interest of very many in the community, or fail to touch the interest and
imagination of the multitude and to leave the community divided and
indifferent, the cry of thief or murder is attuned to profound complexes, lying
below the surface of competing individual effort, and citizens who have
separated by divergent interests stand together against the common enemy. Ma
questo potere solidificante della reazione sociale si oppone allo sviluppo di una
variet di relazioni economiche e sociali tra gli individui come richiesto da una
organizzazione economica avanzata e al parallelo sviluppo di una
differenziazione degli individui stessi; e il medesimo potere solidificante
congela i valori e le istituzioni, rendendoli disfunzionali. Ad esempio,
organizzare una azione sociale per il contenimento della disoccupazione, per la
lotta allalcoolismo, al disadattamento scolastico, alla delinquenza giovanile,
sarebbe veramente funzionale per la societ, perch attaccherebbe le cause
sociali ed economiche del crimine e permetterebbe uno sviluppo complessivo
della societ. Ma, per fare questo, sarebbe necessario dare vita ad una
organizzazione sociale al cui interno esistano una serie di ruoli articolati e una
variet di contatti sociali in cui il self potrebbe esprimere le energie disponibili.
Ora, queste energie sono precisamente quelle che sono congelate dallazione
solidificante del sentimento di ostilit che si esprime nel fare fronte comune
contro linfrattore, e nella riaffermazione dei valori violati. Lintero sillogismo
crimine = reazione-sociale = coesione = funzionalit appare in definitiva messo
seriamente in dubbio dallanalisi di Mead.
Altri autori hanno fatto notare come questo sillogismo sembra, per altre
ragioni, infondato anche in altre situazioni. Ad esempio, nel caso della
diffusione delle tossicodipendenze in Occidente, in cui, ad un crescendo in
termini di gravit e numero delle punizioni comminate agli infrattori seguito
un continuo aumento della diffusione dello stesso fenomeno delle
tossicodipendenze. In questo caso, allaumento delle punizioni sembra essere
seguito una perplessit sullopportunit delle stesse punizioni, piuttosto che un
aumento della coesione sociale intorno a queste ultime.83

120

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
A livello empirico, laffermazione della funzionalit del crimine non ha
trovato che un parziale e debole sostegno in alcune ricerche.84 Un pi
complessivo tentativo di verifica stato portato avanti con riferimento alla
situazione degli USA.85 Si tratta del tentativo di confrontare lipotesi di
Durkheim con lipotesi contraria di una reazione al crimine in termini di paura e
di isolamento dei cittadini, con la conseguenza di una riduzione della interazione
sociale e inevitabilmente anche della coesione sociale. I dati alla base della
ricerca sono quelli relativi ad una survey su un campione di popolazione delle
maggiori citt degli USA, di cui si sono studiate le risposte relative a domande
sul senso di paura per il livello del crimine e sulla possibile variazione
conseguente in termini di interazioni sociali. A questi dati sono stati aggiunti
quelli relativi al livello effettivo del crimine nelle varie aree, dati raccolti tramite
la National Crime Survey e gli Uniform Crime Reports. Gli autori della ricerca si
sono dichiarati non in grado di misurare direttamente i livelli di solidariet e
coesione e la loro variazione in rapporto al crimine. Essi hanno per accertato i
seguenti punti: (i) il livello di paura nel campione di popolazione
positivamente correlato con il livello del crimine e in particolare delle rapine (r
= 0,60); (ii) queste ultime sono correlate con una interazione sociale di tipo
forzatamente ridotto (r = 0,45), a cui si accompagna necessariamente una
coesione sociale ridotta, dal momento che i cittadini tendono a rimanere in casa
e ad evitare i contatti con lambiente esterno; (iii) la riduzione dellinterazione
sociale correlata fortemente con una riduzione della frequenza di altri reati,
come il furto negli appartamenti e le lesioni (r = 0,72), dal momento che i
cittadini rimangono di pi in casa e sono complessivamente pi prudenti.
In definitiva, lipotesi di Durkheim della funzionalit del crimine rispetto
alla coesione sociale sembra essere indirettamente rigettata. Ma, soprattutto, la
ricerca empirica in questione e le precedenti analisi teoriche pur non
concentrando la loro critica sui medesimi aspetti sembrano coincidere nel fare
emergere le debolezze di una costruzione teorica che partendo dalla
constatazione della normalit del crimine voleva per forza trovare a
questultimo una funzionalit sociale e arrivare fino alla affermazione di un
interesse specifico della societ (e addirittura di una sua volont) a mantenere e
riprodurre il fenomeno del crimine.
In Malinowski, il problema del rapporto tra volont individuali e volont
sociale sembra essere pi chiaro e in s pi convincente. Si tratta, come si
visto, di un funzionalismo orientato alla soddisfazione di bisogni fondamentali
di tipo biologico e psicologico; pertanto di bisogni che hanno una matrice a
livello individuale. In questo caso, pertanto, vi sarebbe una coincidenza tra
volont individuale e volont sociale, dal momento che questa ultima ha una
radice individuale. Tali affermazioni da parte di Malinowski hanno per degli
alti costi, a livello teorico: e cio la

121

SOCIOLOGIA COME RICERCA


negazione della disfunzionalit; lo scarso spazio per il mutamento; la contraddizione tra le qualit globali e totalizzanti della cultura e la presenza di bisogni a
monte di essa. Con Radcliffe-Brown torniamo ad una concezione durkheimiana,
con una separazione netta tra volont individuale e volont sociale. Abbiamo
per il rilevante riferimento ad una struttura sociale concreta, come fonte dei
comportamenti funzionali rispetto al mantenimento della stessa struttura e non
a bisogni astratti, come solidariet etc. Con Merton, sembra di essere arrivati ad
una serie di delucidazioni realistiche: ci sono aspetti disfunzionali accanto agli
aspetti funzionali; funzioni e disfunzioni hanno un senso in termini di
conseguenze oggettive e non di speculazioni individuali; ci sono funzioni latenti
oltre che funzioni manifeste. Tuttavia, a ben vedere, rimangono punti oscuri.
Come si determinano le disfunzioni? Come vengono realizzate le funzioni?
Inoltre, la distinzione funzioni latenti / funzioni manifeste apre nuovi
interrogativi. Infatti la distinzione fa riferimento al concetto di conoscenza da
parte dellindividuo o dei gruppi interessati; ma lo stesso Merton fa anche riferimento al concetto di volont. Cosicch, secondo chi scrive, possiamo avere le
seguenti combinazioni: funzioni conosciute e volute; conosciute e non volute;
non conosciute. Il primo caso ovviamente il pi semplice. Si tratta infatti della
situazione nella quale, ad esempio, una determinata consuetudine (ad esempio,
luso di particolari indumenti e rituali per una categoria professionale come la
magistratura) viene mantenuta essenzialmente perch ritenuta utile per il
rafforzamento del gruppo. Durkheim si riferiva probabilmente ad una situazione
del genere quando affermava che vi un piacere sui generis nel fare ci che le
regole sociali ci impongono, per via del concetto di positivit sociale che
associato al concetto di obbligo.86 Un altro esempio pu essere costituito dal
caso di una nazione che presenta stabilmente un alto livello di tensione con le
altre nazioni per dare luogo ad un alto livello di coesione della popolazione.
Si pu notare daltra parte che anche in questi casi, apparentemente
semplici, la consapevolezza e la volont di dare vita a una determinata forma
dotata di funzionalit pu essere presente in un gruppo sociale e assente in un
altro: ad esempio, la funzione di coesione tramite la tensione con le altre nazioni
pu essere consapevolmente cercata dalllite di un paese e seguita
inconsapevolmente dalla massa. Questo complica il quadro a livello teorico e
pone ulteriori dubbi sulla correttezza dellimmagine della societ come dotata di
una sua volont che viene in qualche modo trasmessa o imposta agli individui.
Per rimanere nellambito dellultimo esempio, ci si pu chiedere quanto la
ricerca di questa coesione sia un problema di tutta la societ o solo di un gruppo
al suo interno; come avvenga che tale volont di coesione (o il requisito sociale
della coesione) si trasmetta o si imponga ad un gruppo e non ad un altro.

122

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Abbiamo gi detto delle situazioni che possono essere comprese nel caso di
funzione non conosciuta (nellesempio di Durkheim, la repressione del
crimine ritenuta comunemente giusta e positiva per il colpevole, ma in realt
rivolta ad aumentare la solidariet sociale). Qui il problema comprendere come
faccia la societ a convincere i suoi componenti a mettere in atto un
comportamento rivolto apparentemente ad uno scopo che non quello
funzionalmente necessario. Inoltre, dal momento che la funzione non
conosciuta svolta di regola continuativamente e non occasionalmente (si
pensi allaumento della solidariet sociale tramite la repressione del crimine),
difficile comprendere come essa possa restare non conosciuta, cio come gli
attori sociali possano continuare ad ignorarla. Quesiti non meno disturbanti sono
connessi al caso dei comportamenti sociali apparentemente funzionali, che per
vengono rigettati dagli stessi attori sociali (funzione conosciuta e non voluta,
ad es. declino della partecipazione ai riti religiosi malgrado la consapevolezza
della loro funzione integrativa). Ulteriori complicazioni e ulteriore perplessit
sono aggiunte se si considera la variabile disfunzionalit: come nel caso di
forme disfunzionali ma ritenute funzionali (ad esempio, ripetizione di modelli
burocratici perfettamente inadeguati alle finalit reali): ci si pu chiedere a
questo punto che ruolo giochino in tutto ci volont e bisogni della societ.
Altre immagini classiche del modello funzionalista non aiutano certo a
diminuire le perplessit. Si pensi a quanto presentato da Malinowski nel suo
Crime and Custom in Savage Society, in cui gli individui hanno interessi anche
in contrasto con gli interessi del sistema, ma essi nella interazione con gli altri
sono costretti a riconoscere la necessit delladattamento e in conclusione si
piegano agli interessi del sistema: fatto che sembra contrastare con lorigine biopsicologica delle richieste essenziali presentate dalla societ, dal momento che
questa concezione farebbe pensare ad una identit di interessi tra individuo e
societ.
Un significativo passo in avanti pu essere fatto a nostro avviso se si
abbandona la logica implicita al di sotto della concezione funzionalista. La
logica cio di un organicismo radicale che produce una antropomorfizzazione
della societ, cui si attribuisce una volont simile a quella degli esseri umani,
come strumento per raggiungere finalit proprie, anche esse antropomorfizzate
come assolute e universali. Per cercare di trovare la via di uscita da questa
impasse, possiamo fare riferimento alla concezione di un economista e sociologo
ante litteram, che pure fa uso di concetti antropomorfici e apparentemente
funzionalistici, ma in una diversa prospettiva. Ci riferiamo ad Adam Smith e alla
sua Wealth of Nations. In effetti, anche Smith sembra mettere a fuoco il concetto
della comprensione dellefficace funzionamento delle varie parti del sociale e
lintegrazione organicistica di

123

SOCIOLOGIA COME RICERCA


esse. Anche lui si pone il problema di come coordinare linteresse complessivo
per lordine con linteresse specifico dei singoli individui.87 Non gli sfugge
pertanto il problema del rapporto tra volont individuale e finalit sociali. E
Smith sembra applicare un modello funzionale alla sua analisi sulla efficacia
della concorrenza e del libero mercato. Lindividuo dice Smith in un suo celebre passo in effetti, non intende, in genere, perseguire linteresse pubblico,
n consapevole della misura in cui lo sta perseguendo [...]. Quando dirige tale
attivit in modo tale che il suo prodotto sia il massimo possibile, egli mira solo
al proprio guadagno ed condotto da una mano invisibile [corsivo nostro], in
questo come in molti altri casi, a perseguire un fine che non rientra tra le sue
intenzioni [...]. Perseguendo il suo interesse, egli spesso persegue linteresse
della societ in modo molto pi efficace di quando intende effettivamente perseguirlo.88
Si pu notare come lesempio di Smith individui, da una parte, il caso di
una funzione non conosciuta, realizzata tramite una volont consapevolmente
rivolta ad altro fine; e, dallaltra, il caso di una funzione, conosciuta e voluta,
che risulta per essere in conclusione una funzione solo apparente! La
convergenza tra pensiero di Smith e tradizione funzionalista si arresta per di
fronte ad altri aspetti di fondo. In particolare, quelli della volont del sistema
sociale e dei suoi interessi. Luso di una terminologia antropomorfica (la mano
invisibile) non implica, in Smith, che dietro di essa ci sia una volont della
societ e suoi interessi specifici. Comportandosi in un certo modo, lindividuo
risponde in modo coerente (in un certo senso funzionale) rispetto al quadro
economico e sociale. Del resto, lazione sociale individuale (in questo caso,
lazione economica) sembra essere modellata ad opera delle forze economiche e
sociali che agiscono nel modello in esame. Lindividuo sar allora spinto ad una
certa azione sociale non perch egli manipolato in modo misterioso dai bisogni
intrinsechi di una societ antropomorfizzata, ma perch sottoposto alla azione
combinata dellinteresse personale, delle opportunit offerte dal mercato, della
presenza di un particolare sistema giuridico che sostiene gli aspetti precedenti,
della esistenza di un determinato sviluppo dei mezzi di produzione etc.
Comportandosi in modo coerente con questo quadro, lindividuo dar luogo ad
una situazione che sar caratterizzata, secondo Smith, da un massimo vantaggio
economico per i componenti di quella societ.
Non si pu, daltra parte, fare coincidere questo vantaggio degli individui
della societ con il vantaggio della societ considerata come una entit in s.
Anche sulla base della gi riportata analisi di Pareto (vedi sopra), la
determinazione di questo vantaggio della societ appare di regola come una
operazione arbitraria in termini economici. Essa pi fattibile in termini
sociologici, ma gli esiti possono essere perfettamente opposti a quelli precedenti,
e comunque discutibili: si pu sostenere, e innumerevoli

124

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
uomini politici lo hanno effettivamente fatto, che ad esempio la societ avrebbe
un vantaggio se gli individui rinunciassero alla massimizzazione del loro
interesse a favore della crescita della potenza della propria societ, e di regola
anche degli uomini politici di cui sopra. Evidentemente, comunque lo si guardi,
questo calcolo dellutilit sociale appare come una approssimativa e soggettiva
sintesi di utilit strutturalmente diverse, che fanno capo agli individui, alle classi
etc., e che sono per di pi dirette o indirette. Il calcolo della utilit sociale appare
quindi come una base incerta per qualsiasi ulteriore deduzione. A maggiore
ragione, sembra azzardato affermare che il comportamento sociale in questione
il frutto di una precisa volont della societ e dei suoi interessi superiori, che
dovrebbero coincidere con lutilit sociale. Piuttosto, questo comportamento pu
essere visto come il risultato del gioco degli elementi materiali, organizzativi e
culturali che agiscono nel quadro, e come funzionale al mantenimento o al
rafforzamento di questi elementi o pi facilmente di solo alcuni di essi.
Del resto chiaro che gli elementi di cui stiamo trattando non sono propri
della societ in senso universale-assoluto. Essi sono piuttosto propri di un
particolare modello organizzativo, che qui, nel caso illustrato da Smith, quello
del libero mercato. Questo modello di libero mercato sar poi assolutizzato e
considerato come universale dagli economisti neo-classici. Ma la sua natura
storica e relativa non pu sfuggire allo storico e al sociologo abituati al metodo
della comparazione dei sistemi. Il comportamento dellindividuo orientato alla
massimizzazione del proprio profitto, pertanto, eventualmente funzionale
rispetto ad elementi di un modello organizzativo specifico, con tutte le
limitazioni che questa specificit comporta.
Su questa base, possibile avanzare delle considerazioni sui limiti
epistemologici di un certo funzionalismo radicale e parallelamente sulla
possibilit di una ridefinizione dei suoi strumenti euristici. Il concetto di
interessi e di bisogni della societ stato, nel funzionalismo, tendenzialmente
assolutizzato e de-storicizzato. Piuttosto che di interessi assoluti e universali
della societ, sarebbe bene parlare di interessi e bisogni impliciti di particolari
modelli organizzativi, e, allinterno di essi, di particolari settori, gruppi, lite,
classi etc. Rispetto a tutto ci, le forme del sociale analizzate sotto il profilo
funzionale possono essere classificate non solo come capaci di dare un
contributo positivo, negativo (funzioni e disfunzioni) o neutro; ma anche pi
correttamente come capaci di dare un contributo in parte positivo e in parte
negativo o neutro. Cos, ad esempio, una determinata forma di istruzione pu
essere funzionale al bisogno del modello organizzativo esistente di ottenere un
alto livello di omologazione culturale, ma disfunzionali al bisogno di ottenere
una forza lavoro pi sofisticata tecnologicamente e culturalmente. Una certa
forma di controllo sociale pu essere funzionale al bisogno di impedire
lemergere di una violenza di

125

SOCIOLOGIA COME RICERCA


massa, ma disfunzionale ai bisogni di inserimento sociale e lavorativo di larghi
strati della popolazione. Una certa forma di chiusura del mercato del lavoro pu
andare incontro agli interessi di protezione e sicurezza della grande maggioranza
della popolazione, ma essere disfunzionale rispetto alla produzione economica
complessiva e allinserimento di gruppi marginali, come gli immigrati. E cos
via.
Seguendo la stessa prospettiva, si pu meglio inquadrare i processi
dinamici che ridefiniscono la funzionalit delle forme del sociale. Le forme
sociali ruotanti intorno al ruolo dellaristocrazia feudale nel Medioevo europeo
ad esempio possono essere percepite come funzionali rispetto al modello
organizzativo della societ feudale, dal momento che la comunit locale ha
bisogno di una difesa dai continui attacchi portati in un territorio su cui non
esiste pi il controllo di una superiore entit statale. Ma queste forme divengono
progressivamente disfunzionali man mano che diminuisce il pericolo di questi
attacchi, si sviluppano milizie nei borghi etc., facendo per converso risaltare i
costi sociali delle forme feudali. Ugualmente, ad esempio, lintroduzione di
pratiche anticoncezionali pu costituire un fenomeno disfunzionale in una
societ contadina tradizionale, in cui unalta natalit favorisce una
organizzazione del lavoro centrata sulle forze fisiche della unit domestica. Ma
le stesse pratiche possono divenire gradualmente funzionali rispetto agli interessi
di strati pi limitati della popolazione caratterizzati da attivit economiche
centrate sul possesso del capitale e su una istruzione tecnica superiore.
Questa de-assolutizzazione e de-universalizzazione del sociale gi inteso
con la maiuscola riduce certamente il contenuto enfatico del concetto di
relazione funzionale tra forme del sociale e sistema, come presente nellopera
degli antropologi funzionalisti; ma offre anche un pi specifico e in definitiva
utile strumento empirico di analisi. Parallelamente, tutto ci delimita e
riqualifica limportanza euristica dellanalisi funzionale. Questa ultima non
dovrebbe essere rivolta alla identificazione delle cause ultime delle forme
standardizzate del sociale; cio della loro origine, obiettivo di marcato sapore
deterministico ottocentesco. Ma, pi modestamente e anche pi fruttuosamente a
livello empirico, alla identificazione delle interazioni tra i vari aspetti del
sociale, cio alla individuazione delle modalit con le quali le forme del sociale
sono dinamicamente plasmate, alle convergenze e divergenze, alle coerenze ed
incoerenze che si verificano tra i vari elementi materiali e culturali di una data
societ. Dietro il fatto sociale concetto che ci sembra conservare la sua
utilit sarebbe bene cercare non tanto la volont del sistema, quanto il gioco,
non necessariamente riequilibratore, di questi elementi materiali e culturali;
nonch le opportunit di adattamento che lindividuo pu scoprire e ritagliarsi in
questo

126

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
quadro, in una prospettiva qui pi concretamente funzionale. Si tratta in altre
parole di fare slittare lanalisi da una prospettiva essenzialmente teleologica,
sulla base di un modello organicistico, ad una prospettiva essenzialmente
empirico-causale, sulla base di un modello meccanicistico, che prescinde da fini
ultimi.
Parsons e lo struttural-funzionalismo
Lo struttural-funzionalismo di Talcott Parsons costituisce un tentativo di risposta
alla evidenziazione di problemi di fondo impliciti nel modello funzionalista.
Parsons, le cui opere discendono da una riflessione critica sulle opere dei classici
della sociologia e in primo luogo di Durkheim, rappresenta un tentativo di
avanzamento della teoria sociologica, nellambito di una continuit rispetto alle
tradizioni. Questa continuit si manifesta anche attraverso la scelta delle
tematiche. Ora, per Parsons il problema centrale come gi per Durkheim
quello di comprendere i meccanismi che garantiscono lordine della
organizzazione sociale e il coordinamento delle varie parti rispetto al tutto.
Lidea-cardine, nel pensiero di Parsons, alla quale si fa risalire il coordinamento
delle varie parti rispetto al tutto, comunque precedente al funzionalismo di
Durkheim e discende dalla teoria organicistica di Spencer. Pi di ogni altra cosa,
pi, in particolare, di una ricostruzione del senso e del ruolo di un fenomeno
rispetto alla societ, come in Durkheim, nel pensiero di Parsons sembra essere
centrale il concetto spenceriano di societ come insieme integrato di istituzioni
funzionali ad essa.89 Come in Spencer, in Parsons assai evidente e spesso
dichiarato il parallelismo tra sistema sociale e sistema biologico, tra funzioni
sociali e funzioni biologiche.
Del resto, in tutto ci sembrano giocare un ruolo non indifferente gli studi
universitari di Parsons e la sua laurea in biologia.90 Certamente significativo il
ripetuto riferimento fatto da Parsons allopera The Wisdom of the Body, di
Cannon.91 Questultimo, un fisiologo, negli anni 30 aveva presentato una
concezione del corpo umano in cui venivano esaltati gli aspetti di equilibrio
interno, ottenuto attraverso meccanismi di autoregolazione, che prevedono
retroazioni (feed back), tese al mantenimento della situazione data, in risposta a
stimoli interni od esterni (un esempio di questo equilibrio il mantenimento da
parte del corpo umano di una temperatura interna costante). Questa tendenza alla
autoregolazione particolarmente sottolineata da Cannon, dal momento che essa
si afferma malgrado la condizione di instabilit della materia di cui lo stesso
corpo composto: un riferimento di sicuro interesse per la trasposizione di
questi concetti nel campo del sociale.

127

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Il pensiero di Parsons si alimenta del resto di concetti di altri autori classici,
oltre a Spencer. Da Max Weber, Parsons sembra trarre ispirazione per il
concetto di interpretazione razionale della azione umana. Mentre da Pareto
sembra trarre il concetto di sistema, che nella accezione di Pareto consiste
nellequilibrio che si verifica per il gioco reciproco degli interessi umani.
Questa continuit dellopera di Parsons rispetto alla tradizione ,
contemporaneamente, una rottura rispetto alla pi breve ma non irrilevante
esperienza della sociologia nordamericana. Lopera di Parsons, in effetti,
costituisce un abbandono dei consueti temi pragmatici, dellinteresse per teorie
aventi per oggetto lindividuo, e dello studio di fenomeni sociali analizzati in
una prospettiva di ampiezza limitata. Lopera di Parsons costituisce una
contrapposizione anche rispetto al funzionalismo di Merton, che si propone
lobiettivo di teorie di medio raggio (theories of the middle range), che hanno ad
oggetto il funzionamento di differenti parti del sistema. Vice versa, linteresse di
Parsons per la grand theory della tradizione sociologica europea, e loggetto
corrispondentemente il funzionamento del sistema come un tutto.
Nellopera di Parsons il concetto di sistema sociale gioca un ruolo
fondamentale. Ora, il concetto di sistema sociale naturalmente centrale
nellintera teoria funzionalista. Nella loro prospettiva olistica, tutti i funzionalisti
fanno riferimento ad un sistema, come elemento indispensabile di una
concezione teorica che ha come oggetto il contributo dato dalle varie forme
istituzionalizzate del sociale al mantenimento dellorganizzazione complessiva.
Allinterno di questa omogeneit di fondo dei contributi funzionalisti,
limportanza del concetto di sistema pu tuttavia variare significativamente. In
effetti, nel funzionalismo come corrente di pensiero generale, lanalisi dei
contributi dati dai singoli elementi sociali al funzionamento del sistema ha come
prospettiva prioritaria lidentificazione del ruolo di tali singoli elementi. Autori
come Malinowski e, subordinatamente, Radcliffe-Brown, rappresentano bene
questa corrente di fondo. Nelle loro opere, il metodo funzionalista si propone di
svelare la razionalit di costumi lontani dalla cultura occidentale, attraverso
lidentificazione del contributo dato dalla loro esistenza allobiettivo comune a
tutte le societ del mantenimento del loro sistema organizzativo. Ad esempio,
si propone di individuare le funzione del set di aspettative legate ai ruoli
sociali svolti dai singoli individui rispetto alla organizzazione delle attivit
economiche degli indigeni; oppure, la funzione del modello di cooperazione
come strumento di pressione volto al controllo delle pulsioni antisociali in una
comunit non dotata di una organizzazione formale per il controllo sociale;
oppure, i diversi ruoli svolti dallo zio materno, come conseguenza della integrazione della struttura culturale, che prevede questi diversi ruoli,

128

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
nellorganizzazione di societ rispettivamente matrilineari o patrilineari. Il
concetto di sistema, in un certo senso, quindi strumentale allanalisi dei vari
fenomeni strutturali che si manifestano in una societ.
Non cos in Parsons, in cui la nozione di sistema assume una posizione
centrale non solo strumentalmente. Infatti, lanalisi di Parsons centrata
precisamente sul concetto di sistema: cio sul concetto di un insieme
intelligibile, composto di pi elementi che presentano interrelazioni tra di loro, e
che, sulla base di queste stesse interrelazioni si distingue in modo chiaro
dallambiente circostante. Al di l dei richiami allopera di Pareto, il concetto di
sistema in Parsons risente delluso di questo concetto nelle scienze naturali, e in
particolare nelle scienze biologiche e in ingegneria. Del resto, da queste stesse
scienze Parsons sembra mutuare il concetto di analisi struttural-funzionale (vedi
sotto), originariamente usata per studiare fenomeni che non possono essere
studiati adeguatamente in termini di ereditariet o ambiente esterno.92 Al
concetto di sistema corrisponde quello di analisi sistemica, cio di un set di
proposizioni teoriche, relative ad un fatto empirico, che sono logicamente legate
ed interdipendenti.93 In pratica, Parsons, mantenendo ferma lattenzione sulla
priorit del concetto di sistema, si propone di descrivere gli elementi del sistema
e i ruoli da questi svolti rispetto allinsieme; e si occupa di come gli aspetti
strutturali alla base di un sistema possano essere mantenuti e riprodotti. Nella
sua opera, lidentificazione della funzione svolta dai vari fenomeni sociali
concreti e la verifica empirica di essa non costituiscono lobiettivo dellindagine.
Questi aspetti rappresentano eventualmente soltanto un elemento di una
ricostruzione pi complessa e a ritroso che ha per oggetto il sistema stesso. In
questo senso, Parsons non muove da un fenomeno (nel suo caso, necessariamente, lesistenza del sistema sociale) per ricercarne le cause. Egli
considera invece il sistema sociale, lordine del sociale, come un dato,
necessario e irrefutabile e peraltro ricavato attraverso lassimilazione gi
sottolineata con il sistema organico; e si chiede quali condizioni devono essere
garantite (in termini funzionalistici, a quali funzioni si deve adempiere) per fare
s che questo ordine sia mantenuto e riprodotto.
Questo spostamento della attenzione dai vari fenomeni sociali alla entitsistema e al suo funzionamento come tale, daltra parte, ha delle spiegazioni.
Loggetto degli studi di Parsons non sono fenomeni sociali poco conosciuti di
societ lontane, a cui si deve dare un senso per mezzo dellidentificazione del
ruolo da essi svolto rispetto al funzionamento del sistema sociale loro proprio.
Vice versa, loggetto la societ occidentale contemporanea; e, anche se non vi
una specifica indicazione, loggetto sembra essere pi precisamente la societ
degli Stati Uniti dAmerica del periodo successivo alla seconda guerra mondiale.
Si tratta di una societ che rappresenta e che in primo luogo si autopercepisce
come il modello pi

129

SOCIOLOGIA COME RICERCA


avanzato della societ occidentale; come un esempio di sviluppo e di libert per
tutto il mondo; come una realizzazione sociale che per la sua validit e il suo
successo deve essere fatta conoscere e trasmessa, nelle sue linee di fondo, agli
altri paesi.
Non si deve dimenticare che il quel periodo gli Stati Uniti avevano
raggiunto il massimo del loro prestigio politico (vittoria contro il nazismo,
liberazione dellEuropa occidentale, politica a favore della emancipazione delle
colonie); costituivano la maggiore potenza militare; e al tempo stesso erano di
gran lunga la maggiore potenza economica sulla terra, con una produzione che
costituiva il 50% circa del valore della produzione mondiale.
Ci posto, pi comprensibile il fatto che Parsons si dedica al problema di
fare luce sul modo in cui questo sistema, che appare cos intrinsecamente
autorevole, raggiunge i suoi equilibri; sul modo in cui la sua stabilit viene assicurata; e sul modo in cui le minacce costituite dalla presenza di fenomeni di
devianza e di anomia sono neutralizzate.
Il modello con cui Parsons intende dare una risposta a questi problemi
sembra tenere conto del contributo in materia dato da Malinowski, cercando al
tempo stesso di evitare le debolezze pi evidenti di questo. Cos, Parsons evita
di cadere nella sostanzialmente tautologica, e quindi improduttiva, concezione
del primo Malinowski: cio nella affermazione della funzionalit di tutti i
fenomeni aventi carattere non provvisorio. Nella ricerca di una entit cui
ancorare lanalisi della funzionalit dei fenomeni sociali, Parsons non fa
riferimento neanche ad imperativi quali quelli individuati in un secondo tempo
dallo stesso Malinowski: imperativi cio numerosi, sostanzialmente generici e
non coordinati tra di loro. Al contrario, Parsons sembra partire da alcune
assunzioni relative a caratteristiche minimali di ogni sistema.
Tali caratteristiche o prerequisiti funzionali (functional prerequisites) o
imperativi funzionali di ogni sistema sono quattro, e pi precisamente
Adaptation, Goal attainment, Integration e Latency (in breve, AGIL).

Adaptation indica la necessit per il sistema di adattarsi al suo ambiente di


riferimento.
Goal attainment indica la necessit per il sistema di organizzare le sue
risorse in modo da raggiungere i propri obiettivi.
Integration indica la necessit per il sistema di realizzare la integrazione e la
coerenza tra le sue parti.
Latency indica la necessit per il sistema di mantenere e riprodurre
costantemente il suo equilibrio.

Si deve notare come Parsons individua questi requisiti non solo rispetto al
sistema sociale propriamente detto ma anche ad altri sistemi entro i quali si
esplica lazione umana. Il punto di partenza di Parsons in effetti

130

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
lazione umana, intesa come ogni condotta individuale o collettiva, conscia o
inconscia. Tale azione umana si esplica in quattro diversi contesti che sono in s
dei sistemi:
Behavioral organism, o sistema biologico-comportamentale (meccanismi
fisiologici, caratteristiche anatomiche etc.); fornisce energia agli altri sistemi, e
agisce cos da ponte tra il mondo fisico e quello della personalit, delle norme e
dei valori.94 Questo sistema si occupa dellaggiustamento al mondo esterno e
della sua trasformazione; e conseguentemente gestisce le attivit funzionali in
primo luogo al soddisfacimento del requisito della Adaptation. Parsons dedica
poco spazio alla analisi del behavioral organism, ma laverlo comunque
considerato come essenziale sembra costituire una brillante anticipazione del
successivo sviluppo degli studi di sociobiologia.95
Personality system, o contesto della personalit. Al centro di questo
contesto vi la persona umana, lindividuo, con i bisogni, le motivazioni e gli
atteggiamenti che costituiscono lusuale oggetto della psicologia. Elemento base
di questo sistema per Parsons il bisogno-disposizione (need-disposition). A
differenza delle pulsioni (drives) che sono energia fisiologica che rende
possibile lazione, e che quindi appartengono al contesto del behavioral
organism, i bisogni-disposizioni sono tendenze che non sono innate ma
acquisite tramite lo stesso processo della azione.96 Attraverso lazione, il
sistema della personalit appare connesso col sistema sociale, di cui interiorizza
norme e valori. In definitiva, il sistema della personalit si trova a organizzare le
risorse disponibili per il raggiungimento degli obiettivi. Esso si trova pertanto ad
essere funzionale rispetto al requisito del Goal attainment.
Social system, o sistema sociale in senso specifico. Prevede gli status e le
norme relative ad essi, norme che definiscono che azioni sono o non sono lecite
o accettabili. Il sistema sociale si occupa pertanto della organizzazione di aspetti
funzionali rispetto al requisito della Integration. Il sistema sociale il principale
oggetto dellanalisi di Parsons, e su di esso torneremo tra breve.
Cultural system, o sistema specializzato della cultura. Rappresenta il
contesto predominante del sistema generale della azione di Parsons, il quale ha
parlato di se stesso come di un cultural determinist. Il sistema della cultura
immagazzina conoscenza, idee, simboli e modelli, e lega insieme gli altri
contesti. Questo sistema si occupa di aspetti funzionali rispetto al requisito della
Latency.
Un punto centrale della intera costruzione teorica di Parsons costituito dal
fatto che lazione umana deve essere sempre considerata in relazione a tutti e
quattro questi sistemi. Lazione umana secondo Parsons il risultato delle
influenze che questi quattro sistemi esercitano. necessario

131

SOCIOLOGIA COME RICERCA


quindi guardare alla azione umana in una prospettiva globale, caratterizzata dalla
interazione tra una pluralit di fattori. In effetti, ognuno dei sistemi o contesti
pu essere esaminato separatamente a fini teorico-analitici. Del resto, ognuno di
essi dotato di una sua logica interna, che ne permette una analisi in s; ma le
frontiere di ognuno di questi sistemi sono permeabili e consentono che vi sia una
osmosi continua con gli altri sistemi. Ogni sistema quindi aperto rispetto agli
altri. Ad esempio, il sistema della cultura gestisce linsieme dei valori che sono
da una parte interiorizzati dallindividuo nel contesto del sistema della
personalit, e dallaltra sono parte essenziale del sistema sociale. I bisognidisposizioni del sistema della personalit prendono forma tramite il sistema
sociale; etc. Linsieme dei quattro sistemi costituisce in definitiva un sistema in
s, cio il sistema generale della azione umana. Questa interdipendenza dei
sistemi rafforzata dal fatto che essi non si collocano sullo stesso piano. Per
Parsons, essi possono essere ordinati gerarchicamente, secondo i parametri della
cibernetica, cio della scienza del controllo e della comunicazione negli animali
e nelle macchine, i cui concetti-guida sono quelli dellinformazione e
dellorganizzazione.97 In pratica, i sistemi pi ricchi di informazione e poveri in
energia (il sistema culturale e poi quello sociale) controllano quelli con
caratteristiche opposte (il sistema biologico-comportamentale e poi quello della
personalit: si veda la tavola 2). Una caratteristica fondamentale del pensiero di
Parsons pertanto la sua multidisciplinarit: pi precisamente il fatto che, nello
spiegare lazione umana, egli ritiene necessario fare riferimento
contemporaneamente a tutte le scienze umane. Nella sua opera, quindi, la
sociologia emerge in modo netto come solo una delle scienze umane, il cui
campo stato ritagliato da un pi vasto complesso di elementi, ma rimane
interdipendente rispetto a questo ultimo.98
Lo stesso carattere di interdipendenza degli elementi del sistema alla base
della pi specifica e approfondita analisi che Parsons conduce rispetto al sistema
sociale propriamente detto. Nel definire il sistema sociale egli ne mette in
evidenza le seguenti caratteristiche: (i) una pluralit di soggetti umani
interagenti; (ii) una loro tendenza alla ottimizzazione della gratificazione; (iii)
un loro contesto fisico comune; (iv) un insieme culturale da loro condiviso.99 Il
sistema sociale, come del resto tutti gli altri tre sistemi, presenta i gi ricordati
requisiti di base, AGIL. Tali requisiti, nel caso del sistema sociale, si
manifestano con caratteri particolari.
1. Adaptation riguarda, nel caso del sistema sociale, il bisogno di
procurarsi, dallambiente circostante, risorse sufficienti per la sopravvivenza, e
di ridistribuirle a tutto il sistema sociale. A soddisfare questo bisogno provvede
per Parsons un insieme strutturale concreto, cio una struttura in senso
empirico e non pi analitico, ovvero la struttura economica, economy.

132

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
2. Goal attainment riguarda nel sistema sociale la organizzazione delle
energie per conseguire specifici fini sociali. Esso include peraltro la scelta degli
stessi fini da conseguire, che sono selezionati dalla serie dei possibili fini e
ordinati secondo la loro utilit. Nella descrizione di questo imperativo e pi
specificamente della selezione e della gerarchizzazione dei fini, si palesa
linfluenza su Parsons delle teorie economiche e in particolare del marginalismo.
Linsieme strutturale concreto che si occupa della soddisfazione del bisogno del
Goal attainment la struttura politica, polity.
3. Integration riguarda, nel sistema sociale, il bisogno di coordinare e
regolare le relazioni tra gli attori sociali, intesi come individui, tra le varie unit
del sistema e tra gli uni e le altre, in modo che i contributi di ciascuno non
contrastino con quegli degli altri e non creino disfunzioni. Linsieme strutturale
che provvede a questo bisogno la societal community, rappresentata dagli
apparati legislativi e giudiziari, ma anche dagli aspetti di controllo informale.
4. Latency o Latent pattern maintenance, infine, riguarda nel caso del
sistema sociale la necessit di assicurare la trasmissione ed interiorizzazione dei
valori, delle norme, dei significati e delle motivazioni, essenziali alla
continuazione del sistema. Si tratter in particolare di assicurare la continuit nel
tempo specie tra una generazione e laltra dei valori alla base della
organizzazione del sistema. Sar necessario che le giovani generazioni
interiorizzino questi valori etc., o attraverso lemergere di un generale bisogno
di conformarsi alle norme, o attraverso una specifica motivazione a conformarsi
a specifiche norme. Tutto ci implica che la possibilit di mutare lapparato di
valori, norme etc. non potr essere senza limiti. Se infatti tale apparato fosse
aperto a qualsiasi mutamento, sarebbe difficile produrre nelle giovani
generazioni latteggiamento di rispetto e di conformit al set di valori e norme; e
sarebbe parimenti difficile produrre linteriorizzazione di specifiche motivazioni
allaccettazione di specifiche norme. Per questo motivo, anche se la stabilit
normativa non implica staticit, essa implica un certo grado di ordine nel
cambiamento; la qual cosa rende i contenuti di questa funzione pi stabili dei
contenuti delle altre funzioni. Anzi, le altre funzioni, con il loro pi accentuato
dinamismo, creano problemi di stabilit che devono essere risolti a livello di
Latency. Linsieme strutturale che provvede a questo bisogno il fiduciary
system, costituito da istituzioni quali la famiglia, il gruppo parentale, la scuola,
la chiesa, che provvederanno alla socializzazione di base.
Quanto detto a proposito del mantenimento delle strutture latenti rende
opportuno un esame del significato attribuito da Parsons agli aspetti culturali.
Ora, lindividuazione dei requisiti di base del sistema sociale non permette la
comprensione del funzionamento e del mantenimento di questo ultimo, a meno
che al concetto dei requisiti non venga appaiato quello

133

SOCIOLOGIA COME RICERCA


di cultura. Tutti gli imperativi funzionali, ma in particolare quello della stabilit
delle strutture latenti, rimandano infatti a dei contenuti culturali.
Questi non saranno costituiti da ogni aspetto culturale, ma pi
limitatamente da quegli aspetti che sono stati istituzionalizzati, divenendo cos
strutturali (si noti qui il parallelismo con Radcliffe-Brown). La nozione di
struttura nello schema di Parsons si colloca come elemento intermedio, di
cerniera, tra il sistema sociale e il sistema culturale, tra gli imperativi funzionali
e gli aspetti culturali. Limportanza di questa nozione nella concezione teorica di
Parsons centrale, tanto da avere suggerito allo stesso Parsons il termine di
struttural-funzionalismo per designare la sua concezione. Per Parsons, la
struttura comprende gli elementi dellorganizzazione di un sistema che possono
essere considerati indipendenti dalle fluttuazioni di debole ampiezza o di breve
durata risultanti dai rapporti tra il sistema e il suo ambiente esterno.100
Questi elementi culturali istituzionalizzati e cio abbastanza stabili nel
tempo possono essere distinti secondo quattro modalit. Le prime due
riguardano il lato normativo.101 Esse contengono, rispettivamente, i valori
(values) e le norme (norms). I valori sono per Parsons gli elementi primari che
collegano il sistema sociale e quello culturale; essi si presentano in forma di
principi, e riguardano gli orientamenti di fondo del sistema. I valori assumono
una posizione di supremazia nellambito dellimperativo della stabilit delle
strutture latenti; essi saranno istituzionalizzati dalle strutture del fiduciary system
(per il collegamento tra i concetti si veda la tavola 2).
A differenza dei valori, le norme hanno un ruolo di regolazione dei processi
e delle relazioni sociali. Per queste ragioni, a confronto con i valori, le norme
hanno un carattere tecnico, e pur potendo essere fatte risalire a dei principi, esse
non costituiscono dei principi. Il campo di azione privilegiato delle norme sar
quello relativo allimperativo funzionale della integrazione; esse saranno
istituzionalizzate dalle strutture della societal comunity.
Gli altri due elementi culturali istituzionalizzati appartengono per Parsons
al lato organizzativo, piuttosto che normativo. Essi sono le collettivit
(collectivities) e i ruoli (roles). I ruoli sono costituiti dalle modalit
istituzionalizzate di appartenenza e partecipazione alle varie collettivit del
sistema sociale (ad esempio, ruolo di padre allinterno della famiglia; di medico
nella organizzazione ospedaliera, di docente nella organizzazione universitaria).
La presenza dei ruoli si avverte primariamente allinterno della sfera relativa
allimperativo funzionale delladattamento, dove essi saranno istituzionalizzati
dalle strutture della economy. In questo contesto, i ruoli, modellando la
personalit dei singoli individui, permettono loro di svolgere, in sintonia con le
richieste del sistema, quelle attivit di produzione, controllo e trasformazione
dellambiente, che appunto costituiscono la funzione di Adaptation.

134

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Tavola 2. Il sistema generale della azione e il sistema sociale secondo Parsons:
prerequisiti funzionali, contesti, elementi strutturali e insiemi strutturali.

Sistema generale dellazione


Prerequisiti funzionali
(functional prerequisites)

Contesti o Sotto-sistemi
(action systems)

Ordine gerarchico
(cybernetic hierarchy)

Stabilit normativa
(Latent pattern maintenance)
Integrazione
(Integration)
Conseguimento dei fini
(Goal attainment)
Adattamento
(Adaptation)

sistema culturale
(cultural system)
sistema sociale
(social system)
sistema della personalit
(personality system)
sistema bio-comportamentale
(behavioral organism)

+ informazione

energia

Contesto o sotto-sistema sociale


Prerequisiti funzionali
del social system

Insiemi strutturali
o Istituzioni sociali
(structures)

Elementi
strutturali
(structural
components)

Ordine
gerarchico
(cybernetic
hierarchy)

Stabilit normativa
(Latent pattern maintenance)

strutture di socializzazione
(fiduciary system)
sistema di controllo
(societal community)
struttura politica
(polity)
struttura economica
(economy)

valori
(values)

+ informazione

Integrazione
(Integration)
Conseguimento dei fini
(Goal attainment)
Adattamento
(Adaptation)

norme
(norms)
collettivit
(collectivities)
ruoli
(roles)

energia

Il concetto di collettivit segue in un certo senso quello di ruoli. Le collettivit costituiscono la categoria della struttura intra-sociale. Esse sono formate
dagli individui che si coagulano intorno ad aspetti culturali ed organizzativi, che
le stesse collettivit istituzionalizzano, in relazione a specifiche finalit
organizzative (ad es., la collettivit della famiglia; quella della fabbrica;
delluniversit; dellospedale). Il campo di affermazione primaria delle
collettivit costituito da tutto ci che relativo allimperativo funzionale del
conseguimento dei fini; e le collettivit saranno istituzionalizzate dalle strutture
della polity.

135

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Parsons ha cura di sottolineare come la distinzione degli elementi strutturali
in quattro generi ha solo funzioni analitiche. Empiricamente, non si d il caso
dellesistenza di unit autonome costituite da uno solo di questi elementi.102
Lelemento dei ruoli, ad esempio, nella realt inscindibile da quello delle
collettivit; e al tempo stesso i ruoli non possono non contenere riferimenti a
principi di ordine generale e a aspetti normativi di tipo tecnico (cos, il ruolo del
medico far contemporaneamente riferimento al valore della protezione della
vita umana e alla norma tecnica dellobbligo della denuncia delle malattie
infettive; il docente universitario svolge la sua attivit secondo un ruolo preciso,
che daltra parte connesso con gli aspetti organizzativi della collettivit
universitaria per quanto riguarda lattivit didattica etc.).
Del resto, anche le distinzioni tra gli insiemi strutturali, nella realt sociale,
hanno confini pi sfumati. E la loro connessione con gli elementi strutturali
meno rigida e a senso unico. Ad esempio, la struttura legislativo-giudiziaria
istituzionalizza le norme; ma queste ultime sono connesse con i valori di
giustizia stabilizzati dalle strutture di socializzazione; sono applicate nei
tribunali organizzati dalla struttura politica; sono interpretati da giudici che
svolgono un ruolo istituzionalizzato a livello economico.
Il fatto che gli elementi strutturali siano a livello empirico sostanzialmente
compresenti e inscindibili nella loro funzione di trait-dunion tra sistema sociale
e sistema culturale, non significa tuttavia che essi siano tutti da porre sullo stesso
piano. In effetti, secondo Parsons, gli elementi strutturali (e con essi gli insiemi
strutturali) possono essere ordinati gerarchicamente, in modo non diverso da
quello seguito per i contesti del sistema generale della azione. Lo stesso Parsons
utilizza lesempio della macchina lavatrice, nella quale il meccanismo di
controllo, che ricco di informazioni e necessita poca energia elettrica, gestisce
le altre parti ben pi dispendiose in termini di energia.103 Parsons pone quindi al
vertice della scala gerarchica gli elementi pi ricchi di informazione, cio i
valori e le norme; e alla base quelli pi ricchi di energia, cio le collettivit e i
ruoli. Valori e norme possono essere considerati come effettivamente appartenenti a pieno titolo sia al sistema culturale che a quello sociale. Essi
appartengono infatti al primo sotto il profilo del contenuto; e al secondo sotto il
profilo della guida e del controllo che esercitano sullorganizzazione sociale.
Ruoli e collettivit, meno ricchi di informazione, ricadono maggiormente nel
dominio del sistema sociale, e agiscono in modo pi diretto sullorganizzazione.
Il quadro complessivo che risulta da tutto questo mostrato dalla tavola 2.
Per meglio comprendere lordinamento di questi elementi concettuali nello
schema di Parsons utile, riteniamo, pensare ad essi secondo lo schema usuale
in un sistema di files informatici. Abbiamo allora una directory denominata
sistema generale dellazione; a questa corrispondono i quattro requisiti AGIL.
Allinterno di questa directory troviamo quattro sub-directories, costituite dai
quattro contesti (cultural system, social system, personality system e behavioral
organism). Nella sub-directory social system si trovano le sub-sub-directories

136

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
dei quattro insiemi strutturali (fiduciary system, societal community, polity,
economy), con gli elementi strutturali connessi.
Pur allinterno di un quadro dalle linee di demarcazione pi sfumate di
quello che pu apparire a prima vista, allaspetto specifico dei ruoli che si
collega il concetto di alternative strutturali (pattern variables). Queste
alternative strutturali costituiscono modalit generali di comportamento; nel
senso che cos come ogni societ deve assolvere alle richieste universalistiche
implicite nei prerequisiti funzionali ogni societ deve confrontarsi con queste
modalit universalistiche di comportamento. Al tempo stesso, ogni societ
realizzer queste modalit generali secondo scelte che le sono proprie. Si deve
notare come qui, a livello di alternative strutturali, si verifica una convergenza
tra sistema sociale e azione individuale, in quanto anche gli individui si trovano
di fronte alle stesse scelte alternative di fondo.104 Pattern variables sono dunque
le alternative strutturali, connesse con i ruoli, che definiscono il modello delle
relazioni che allinterno dei ruoli stessi utilizzato nei rapporti con laltro.
Si tratta non solo di un concetto di importanza primaria in Parsons ma
anche probabilmente del concetto parsonsiano che pi stato utilizzato nella
sociologia della seconda met del XX secolo. Lanalisi delle alternative
strutturali , secondo Parsons, essenziale per la comprensione della differenziazione del sistema sociale.105 La prima pattern variable riguarda la
ammissibilit della emozione nel ruolo svolto. Per Parsons, un ruolo prevede un
orientamento da parte dei soggetti che, secondo i casi, prevalentemente espressivo, strumentale o morale. Il soggetto portato a cercare la ottimizzazione della
propria gratificazione, e il modo pi diretto di farlo seguire un orientamento
espressivo: cio, di espressione delle proprie emozioni nel rapporto con laltro.
Sorge pertanto il problema sociale-culturale della ammissibilit di tale emozione
nelle diverse situazioni di ruolo. La prima pattern variable definita come
affettivit contro neutralit affettiva (affectivity v. affective neutrality),
dipendentemente dal fatto che lespressione delle emozioni sia ammessa o
invece sia imposta una rinuncia ad essa in nome di altre finalit strumentali o
morali. Secondo Parsons, sono espressive le societ tradizionali e sono invece
strumentali le societ moderne. Si pu qui notare linfluenza su Parsons di
concetti psicoanalitici freudiani: ossia linfluenza del concetto secondo cui la
costruzione della civilt il frutto della rinuncia a gratificazioni pi dirette e immediate.106
La seconda pattern variable riguarda una scelta concettualmente non
distante da quella ora indicata. La differenza sta nel fatto che in questa seconda
variabile in gioco la rinuncia non alla modalit pi diretta di gratificazione
personale, ma a tutte le modalit di interesse personale. Il modello di ruolo deve
in effetti contenere indicazioni circa la permissibilit,

137

SOCIOLOGIA COME RICERCA


per il soggetto agente, di un comportamento teso a perseguire interessi privati
distinti rispetto a quelli della collettivit. Questa opzione chiamata da Parsons
self-orientation v. collectivity-orientation. Essa pu riguardare indifferentemente
un orientamento del soggetto in termini espressivi, strumentali o morali.
Con la terza variable il fuoco della attenzione si sposta sul criterio di valore
che prevale nel ruolo. Lalternativa qui tra un criterio di valore che guarda
allaltro come rappresentante di una categoria generale, e un criterio di valore
che guarda allaltro come un soggetto con caratteristiche uniche. Nel primo caso
lazione dellego ispirata a concetti normativi di carattere generale (come nel
ruolo che si presume proprio del giudice nei confronti dellimputato); nel
secondo caso lazione ispirata alla relazione personale tra ego e alter nel
rapporto relazionale (ruolo di amico; ruolo del docente nei confronti di un
collega, nel momento in cui questo ultimo percepito prima di tutto come
persona vicina per interessi professionali). Questa variabile quindi chiamata
da Parsons universalismo contro particolarismo (universalism v. particularism).
Le ultime due variabili prendono in considerazione il ruolo non pi sotto il
profilo della azione dellego, quanto piuttosto sotto quello delloggetto di tale
azione. Abbiamo cos innanzi tutto la variabile realizzazione/ascrizione
(achievement v. ascription). Il dilemma di ruolo consiste qui nella predominanza
o meno del concetto di efficacia e successo applicato al risultato della azione. Se
tale predominanza non esiste, allora le aspettative di ruolo prevederanno una
attenzione particolare per la qualit delle persone coinvolte e per la qualit in s
delle loro azioni (ad es., ruolo della madre nel rapporto con i figli, contro ruolo
del docente nei confronti dei propri studenti). Infine, vi la variabile della specificit/diffusione (specificity v. diffuseness). Qui il fuoco loggetto della azione
sotto il profilo dellampiezza dellinteresse dellego verso di esso. Le aspettative
di ruolo prevederanno un interesse diffuso quando ci si rivolge alloggetto come
a qualcosa che ha significato sotto una serie indefinita di aspetti (interesse verso
lamico, la madre, il fidanzato); e un interesse specifico nel caso contrario in cui
questo confinato ad un aspetto singolo o comunque ad aspetti ben definiti
(come nel rapporto venditore-compratore).
Sulla base della combinazione tra queste variabili, e in particolare tra le due
ritenute di maggiore portata cio quelle di universalismo/particolarismo, e di
realizzazione/attribuzione Parsons delinea quattro tipi di societ, ossia quattro
modelli di struttura sociale che emergono da una analisi di tipo comparativo. Si
tratta di un metodo che, come nota lo stesso Parsons, era stato trascurato dai
tempi della crisi della sociologia evoluzionistica. Il fatto che Parsons si
riproponga questo obiettivo indicativo dellinfluenza su di lui del pensiero dei
classici della sociologia dell800

138

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
e in particolare di Spencer. Il tentativo in questione importante, perch costituisce loccasione di un collegamento tra teoria generale e applicazione
empirica, cio di qualcosa non frequente nellopera parsonsiana. Ma lo stesso
autore ad avvertirci che si tratta solo di unanalisi introduttiva, in cui il
contributo empirico limitato. Sviluppare le implicazioni di questa analisi fino
ad un grado avanzato di elaborazione empirica costituisce un compito enorme,
che non pu essere tentato nei limiti di questopera.107
Il primo tipo di societ rappresentata dalla combinazione universalismo &
realizzazione. In esso, lattribuzione degli status e dei compensi discende
dallapplicazione di regole che considerano un soggetto nella sua qualit di
appartenente ad una categoria generale e non come dotato di caratteristiche
uniche per lalter. Gli interessi strumentali, di tipo conoscitivo saranno
parallelamente prevalenti rispetto a quelli espressivi. Nello svolgimento del
ruolo, saranno esaltati gli aspetti relativi alla capacit di raggiungimento degli
scopi. A proposito di questo ultimo punto, Parsons nota che qualsiasi societ
persegue qualche scopo e deve pertanto premere per la realizzazione di esso.
Ma, nel caso della societ di cui si tratta qui, un elemento differenziante
costituito dal fatto che la scelta stessa degli scopi costituisce unespressione del
valore di realizzazione del soggetto agente. Esisteranno quindi una pluralit di
scopi, piuttosto che un set di scopi assoluti, predefiniti. Limportanza prioritaria
attribuita allachievement si tradurr in una prevalenza del concetto di specificit
nellampiezza dellinteresse verso loggetto dellazione, nonch in un forte
senso di individualismo. La stessa importanza dellachievement si accompagna
ad una delimitazione dei legami familiari-affettivi, in modo che questi non
interferiscano eccessivamente con le richieste di realizzazione nel campo
professionale. Pertanto, si avranno obbligazioni familiari delimitate
prevalentemente alla famiglia nucleare essenziale per la riproduzione e
lamore romantico sar canalizzato verso la costituzione di una unit domestica.
Il livello relativamente elevato di affettivit che comunque vi nella famiglia e
nel rapporto damore romantico costituiscono in questo tipo di societ, secondo
Parsons, delle modalit di compensazione per la neutralit affettiva richiesta nel
mondo professionale.
Questo tipo di societ storicamente rappresentato dalla societ
nordamericana presenta problemi strutturali di adattamento. Il primo
costituito dal fatto che non semplice tradurre lideale di realizzazione in
possibilit concrete allinterno del sistema di divisione del lavoro. Questo
perch, secondo Parsons, tale sistema prevede molti ruoli nei quali il valore in
termini di realizzazione di quanto viene fatto pu essere difficilmente valutato.
La frustrazione che consegue per lindividuo per abitualmente bilanciata con
lofferta di benefici quali lorario ridotto di lavoro,

139

SOCIOLOGIA COME RICERCA


il posto sicuro etc. Il secondo problema strutturale costituito dal fatto che
per ridurre la tensione costituita dalla competitivit conseguente allideale della
realizzazione le societ di questo tipo usano meccanismi di adattamento, come
quelli consistenti nel riconoscimento dellanzianit come criterio di status o nel
permanere di aspetti feudali nel mondo accademico. Si pu notare come
Parsons, nel presentare questi problemi strutturali del sistema capitalistico
occidentale, eviti il riferimento al ruolo che possono avere in tutto ci aspetti di
viscosit del potere, di difesa di posizioni di privilegio e di negazione concreta
di principi ideali per motivi di interessi di parte.
Una variazione rilevante di questo tipo di societ comunque
rappresentata, secondo Parsons, da quelle organizzazioni in cui al criterio di
universalismo si associa un criterio di realizzazione che risulta riorientato verso
scopi non empirici dalla presenza del fattore religioso. Mentre il Calvinismo
traduce i suoi obiettivi ultimi non empirici in un criterio empirico di realizzazione terrena, il Cattolicesimo mantiene obiettivi di realizzazione
ultraterrena, i quali impediscono la tensione continua nella direzione del
modello empirico-specifico-strumentale e dello sviluppo continuo. Prevalgono
allora forme di tradizionalismo.
Parsons concentra la sua attenzione sul tipo di societ caratterizzata dalla
combinazione universalismo & realizzazione, mentre dedica significativamente
assai meno spazio agli altri tipi. Vediamoli comunque nei loro aspetti essenziali
(si veda anche la tavola 3).
Il secondo tipo di societ caratterizzato dalla combinazione universalismo
& ascrizione. Come nel tipo precedente, le regole prendono in considerazione i
soggetti come appartenenti a categorie generali; ma la variabile ascrizione d a
tutto questo un senso diverso. Le realizzazioni dei soggetti sono valutate non in
s, ma rispetto ad un fine preordinato (fine supremo) costituito dalla difesa
dello Stato e della Nazione (caso della societ conservatrice tedesca) o dalla
costruzione di una societ migliore (caso dellUnione Sovietica). Lo spartiacque
del fine supremo porta a distinguere tra coloro che sono a favore e coloro che
sono contro. Questo atteggiamento classificatorio si traduce in
unaccentuazione del valore attribuito alle posizioni di status rispetto a quello
attribuito alla realizzazione effettiva. Le persone finiscono per essere valutate
pi per cosa rappresentano rispetto al fine supremo che per cosa hanno
effettivamente fatto. Si verifica quindi quello che solo successivamente, durante
la Rivoluzione Culturale cinese, sarebbe stato metaforicamente indicato come la
necessit di preferire il gatto rosso rispetto al gatto che acchiappa i topi. Nel
quadro di questo secondo tipo di societ, si sviluppa, secondo Parsons, una
tendenza allautoritarismo: nel senso che gli status attribuiti in base
allesaltazione del fine supremo facilitano una organizzazione del

140

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
sistema centrata sul ruolo di guida (duce, padre della patria etc.) di una o pi
persone. A questo, si collega una prevalenza della genericit dei ruoli rispetto ad
una loro specificit (al leader, aggiungiamo noi, riconosciuta una autorit che
spazia dai piani quinquennali allarte della pittura). Il ruolo prioritario attribuito
a determinati valori ideali di tipo collettivo rende necessaria uno stretto controllo
sia dellindividualismo (lindividuo si sacrifica per la Patria, per il Partito, per la
Rivoluzione), sia della affettivit (prevale quindi la neutralit affettiva in modo
pi deciso che nel primo tipo, e poco spazio viene lasciato anche allamore
romantico e alla famiglia).
Tavola 3. Tipi di societ in base alla combinazione delle loro caratteristiche,
secondo Parsons.

Variabili
(pattern
variables)

Universalismo
(Universalism)
- attivismo & pragmatismo
- prevalenza interessi strumentali

Realizzazione
(Achievement)

- individualismo
- famiglia e amore romantico come
strutture di adattamento

Particolarismo
(Particularism)
- famiglia e comunit come punti di
riferimento per la valutazione della
realizzazione
- controllo dellaffettivit e esaltazione
delle prospettive etiche

- specificit dei ruoli

- orientamento verso la collettivit

- scarso autoritarismo

- genericit dei ruoli

- esempio: societ nordamericana

- autoritarismo
- esempio: Cina classica

- esistenza di un fine supremo


- prevalenza degli status in con-

Ascrizione
(Ascription)

nessione con tale fine

- prevalenza della famiglia e della


comunit locale
- importanza degli status connessi

- autoritarismo

- ruoli essenzialmente espressivi

- orientamento verso la collettivit

- individualismo in chiave espressiva

- genericit dei ruoli

- disinteresse nei confronti dello Stato

- decisa neutralit affettiva

- scarsa resistenza allautoritarismo

- esempio: societ tedesca; societ

- esempio: societ dellAmerica Latina

sovietica

Il terzo tipo di societ caratterizzato dalla combinazione particolarismo &


realizzazione. Qui, secondo Parsons, lelemento costituito dal particolarismo
impedisce che la valutazione della realizzazione sia basata su concetti universalistici, quali lefficienza o altro ideale generalizzato. Invece, la valutazione della
realizzazione usa come punti di riferimento le relazioni con la propria famiglia,
con la comunit locale, la continuit con gli antenati, il rispetto delle gerarchie
etc. Lesempio storico costituito dalla societ cinese classica. In questa societ,
lindividuo sottoposto a pesanti obblighi di solidariet nei confronti della propria famiglia, che qui intesa in senso allargato; nonch nei confronti della

141

SOCIOLOGIA COME RICERCA


comunit locale, verso cui si hanno obblighi che riproducono quelli domestici (i
capi come padri della comunit). Grande importanza viene data allo status e ai
connessi concetti di superiorit-inferiorit; i ruoli tendono ad essere improntati
alla genericit piuttosto che alla specificit; lorientamento decisamente verso
la collettivit; e dalla combinazione degli elementi precedenti non pu non
risultare un alto grado di autoritarismo. Lespressione delle emozioni
controllata e si ha pertanto neutralit affettiva, in nome della priorit dei valori
etici della solidariet. Ne consegue un deciso impedimento allo sviluppo di
qualcosa di simile allamore romantico. Daltra parte, la priorit delletica della
solidariet si oppone anche ad un orientamento del ruolo in termini strumentali,
e non rimane quindi che un primato delle azioni simboliche, dei rituali.
La forte enfasi posta in questa societ sul valore di status non si trasforma
tuttavia, secondo Parsons, in una negazione del concetto di realizzazione.
Questultimo permane nel fatto che il criterio della valutazione dei risultati
dellazione degli attori sociali ben presente nellorganizzazione burocratica su
cui si regge lo Stato, attraverso ad esempio il ben noto meccanismo degli esami
per il Mandarinato; anche se i ruoli connessi implicano il concetto di superiorit
generica piuttosto che quello di competenza specifica.
Il quarto e ultimo tipo di societ si basa sulla combinazione particolarismo
& attribuzione. Anche in questo tipo, come nel precedente, si ha, secondo
Parsons, una prevalenza delle norme che considerano lindividuo non come
appartenente a categorie generali ma come membro della propria unit
domestica e della propria comunit. Tuttavia, il fattore attribuzione e la
parallela importanza conferita agli status d a questo tipo il carattere di
organizzazione priva di quellattivismo realizzativo del precedente tipo sociale.
Lesempio storico presentato da Parsons per questo tipo sociale costituito dalle
societ dellAmerica Latina. In queste, le strutture aventi un raggio di azione
superiore alla famiglia e alla comunit locale, ad esempio lo Stato, tendono ad
essere accettate come necessit per il mantenimento dellordine e la stabilit. Ma
esse non sono percepite come entit destinate ad una organizzazione attiva del
sistema. Prevale un atteggiamento di rispetto per le tradizioni. Lorientamento
dei ruoli decisamente non strumentale e, ad esempio, il lavoro non viene percepito come un modo di autorealizzazione ma piuttosto come una necessit della
vita. Anche lorientamento etico scarsamente sviluppato; i ruoli si orientano
pertanto nella direzione della espressivit. In connessione con questo ultimo
punto, presente un livello elevato di individualismo, ma esso si differenzia naturalmente da quello presente nel primo tipo sociale, perch non si

142

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
traduce in un orientamento strumentale dei ruoli. Questo tipo di individualismo
espressivo ha, secondo Parsons, un rapporto ambiguo con gli aspetti di
autoritarismo. In effetti, esso produce una certa tendenza antiautoritaria; tuttavia,
poich i ruoli non orientati strumentalmente si oppongono ad un interesse attivo
degli individui nella sfera politica e amministrativa, vi una certa passivit nei
confronti dellautorit, che comunque vista come garante della stabilit. I
tentativi di dare vita a forme di autoritarismo (esempio, dittature sudamericane)
non incontrano pertanto adeguata resistenza.
Il quadro finora tracciato del pensiero di Parsons mostra come in esso vi sia
una connessione in primis tra sistema sociale e sistema culturale, con gli
elementi strutturali della cultura che giocano un ruolo di cerniera; e le istituzioni
sociali che stabilizzano questi elementi agendo sugli individui stessi. Ora, il
ruolo svolto in tutto ci dagli individui evidentemente cruciale per una
valutazione della teoria di Parsons. In Durkheim, il concetto della capacit della
societ di ispirare il comportamento degli individui attraverso lazione della
coscienza collettiva costituisce un postulato essenziale. Tuttavia, questo
concetto viene da Durkheim affermato pi che analizzato nei suoi complessi
aspetti.108 Parsons tenta un pi analitico esame di questa capacit della societ di
agire sulla volont dellindividuo anche se a livello metodologico questa
capacit rimane un postulato, una affermazione per la quale non si ritiene
necessaria una dimostrazione empirica. La prospettiva di Parsons segue
certamente la traccia di Durkheim; a differenza di questo ultimo, Parsons utilizza
un approccio multifattoriale alla spiegazione della azione umana; ma finisce in
sostanza per de-individualizzare il contributo del soggetto umano.
Parsons comincia collaffermare che lazione sociale implica uno stato di
tensione tra, da una parte, le condizioni oggettive del contesto in cui lazione si
colloca, e dallaltra gli elementi normativi dellazione, ossia quegli elementi
culturali che costituiscono fini a se stessi e che orientano lazione stessa. Parsons
ritiene che se si eliminassero questi elementi normativi, lazione sociale
ricadrebbe nello schema del positivismo radicale (ossia, in uno schema che
prevede solo condizioni oggettive e elementi di conoscenza empirica); mentre se
si eliminassero i riferimenti alle condizioni oggettive, si avrebbe uno schema
idealistico, basato su solo gli aspetti culturali.109 Nello schema presentato da
Parsons, le condizioni oggettive sono ritenute svolgere un ruolo importante, ma
esse sono interdipendenti rispetto agli elementi normativi. E poich questi ultimi
non si coagulano che nella mente dellattore, Parsons definisce questo schema
come teoria volontaristica dellazione. In pratica, per, (i) il peso attribuito
alle condizioni oggettive esterne appare nellopera di Parsons modesto e reso
marginale dalla prospettiva prioritaria della costruzione di schemi analitici

143

SOCIOLOGIA COME RICERCA


aventi valore universale; (ii) il contributo volontaristico dellindividuo
annegato nella enfatizzazione dellimportanza degli elementi normativi nella
determinazione dellazione.
Per quanto riguarda questo secondo punto, Parsons afferma che il sistema
della personalit dei soggetti agenti presenta una sua individualit rispetto agli
altri contesti base dellazione sociale, dovuta alla unicit della esperienza di vita
dei soggetti stessi.110 Tuttavia, in Parsons il sistema della personalit sembra
nella sostanza condizionato dagli altri sistemi. Valori, norme, obiettivi collettivi,
ruoli, dominano lindividuo e ne controllano il comportamento. Linfluenza di
Freud su Parsons si manifesta essenzialmente nella utilizzazione del concetto di
superego, mentre il ruolo dellego freudiano appare qui fortemente delimitato.
Lo spazio per scelte dettate dalla personalit individuale sembra poco
rilevante.111 A livello macro-teorico, la resistenza a lasciare spazio alla
dimensione individuale viene giustificata con laffermazione che essa non porterebbe che alla concezione di Hobbes di una societ umana dominata dai valori
della violenza e dellegoismo individuale: il che secondo Parsons costituisce una
riduzione ad absurdum del concetto di sistema sociale.112 In Parsons, la
personalit formata dal sistema di relazioni sociali nel quale lindividuo si
muove.113 Al tempo stesso, in rapporto al sistema culturale, la personalit si
presenta come un elemento appreso (personality is the learned organization of
the behaving individual).114 In particolari, gli elementi culturali, nel momento
in cui fanno parte della tradizione culturale, devono essere di fatto condivisi. I
caratteri principali del sistema culturale sono costituiti nella concezione
parsonsiana dal fatto che gli elementi di tale sistema sono trasmessi, appresi e
condivisi.115
Vediamo adesso come tutto ci possa avvenire in termini di interazione; e
come in Parsons si determini la condotta individuale conforme alle regole del
sistema, o il suo opposto e cio la condotta deviante. Ora, lapparato culturale,
nel momento in cui appreso e condiviso dallindividuo, diviene parte
integrante della sua personalit. Esso acquista quindi per lindividuo significato
personale, cio diviene modalit espressiva e strumentale per lego (cio per il
soggetto agente). Daltra parte, i ruoli sociali contengono delle definizioni di
comportamento: esse riguardano il modo in cui il soggetto agente si deve
comportare nei confronti degli altri nello svolgimento del ruolo. Se queste
definizioni costituiscono aspettative di ruolo per lego, esse
contemporaneamente si pongono come fondamento delle modalit della reazione
(che Parsons chiama sanzione) da parte dellalter.
Sul piano interattivo, nel momento in cui lazione dellego si presenta come
conforme alle regole del sistema culturale per il tramite di una conformit alle
definizioni di ruolo essa stimoler una reazione favorevole da parte dellalter.
Mentre, ovviamente, se lazione dellego non

144

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
conforme al dettato del sistema culturale la sanzione da parte dellalter non potr
che essere negativa.116 Il binomio conformit-deviazione ha quindi come
pendant interattivo il binomio gratificazione-privazione. Poich,
comprensibilmente, lindividuo agente si orienta in modo da ottenere
gratificazioni e evitare frustrazioni, la propensione alla conformit che gi
esiste a livello culturale sar rafforzata a livello di interazioni sociali. Mentre
contemporaneamente lipotesi peraltro incomprensibile a livello culturale nel
sistema di pensiero parsonsiano di una propensione alla deviazione sar
contrastata.
Per introdurre lipotesi di un comportamento deviante, Parsons fa ricorso
significativamente ad un quid indefinito, estraneo al sistema dato. Immagina
pertanto che si introduca nel sistema un elemento che possa determinare una frustrazione dellego in un rapporto interattivo; in altre parole, una risposta
dellalter non conforme alle aspettative dellego nei confronti dellalter.117
Questo, in un quadro in cui sia ego che alter hanno interiorizzato il sistema
culturale e in particolare il modello di orientamento di valore, ossia il contenuto
degli stessi criteri selettivi che orientano lazione dellindividuo.118
Lemergere di una condizione di frustrazione nellego necessita di una
soluzione adeguata. Questa potr essere costituita da un processo di
apprendimento attraverso il quale lego inibisce il bisogno-disposizione che lo
spinge nei confronti dellalter; oppure, mantiene il bisogno-disposizione ma lo
orienta nei confronti di unaltra persona; oppure, modifica il modello di valore
come conseguenza dellesperienza con lalter. Assai frequentemente, secondo
Parsons, si produce per nellego una situazione di ambivalenza sotto uno o pi
degli aspetti precedenti. Per affrontare questa situazione di ambivalenza, lego
pu essere costretto a sopprimere uno dei due aspetti della stessa situazione di
ambivalenza. Nel fare ci, si pu seguire la strada della soppressione degli
aspetti negativi, con un mantenimento della relazione con lalter e
dellattaccamento ai valori; oppure si pu seguire la strada della soppressione
degli aspetti positivi, con esito opposto al precedente. La soluzione del problema
anche influenzata dalla caratteristica dellorientamento del soggetto nella
situazione di interazione. Questo orientamento naturalmente nello schema
parsonsiano appreso, attraverso il processo di istituzionalizzazione. Vi pu
essere tuttavia una accentuazione (che Parsons definisce come deviazione, ma di
cui non indica, significativamente, lorigine) verso una caratteristica di attivit o
allopposto di passivit. Nel caso in cui predomini la conformit (soppressione
cio degli aspetti negativi) e sia presente una caratteristica di attivit, il risultato
sar il tentativo di forzare lalter a reagire secondo le aspettative ritenute legittime dallego; mentre se presente una caratteristica di passivit, il risultato sar
una acquiescenza forzata dellego alle aspettative.

145

SOCIOLOGIA COME RICERCA


I risultati della combinazione di questi aspetti possono essere ulteriormente
suddivisi e specificati utilizzando unaltra variabile. Si tratta della variabile
costituita dalla possibilit di assumere, come centro di riferimento prevalente per
la reazione dellego, o lalter (inteso come oggetto sociale) o il modello
normativo che regola le relazioni tra ego e alter. Nel primo caso, il turbamento
causato dalla situazione di ambivalenza induce lego a trovare la soluzione nello
stesso rapporto con lalter, cui rimane attaccato emotivamente. Nel secondo
caso, tale attaccamento allalter inferiore e il tentativo di soluzione ruota
intorno al sistema normativo. Parsons nota a questo proposito che il bisogno di
rimanere attaccato allalter nasce, in senso motivazionale, da un bisogno
insoddisfatto di sicurezza nei rapporti personali; mentre il centrare la reazione
sul modello normativo implica un bisogno insoddisfatto di adeguatezza rispetto
alle norme.
Tavola 4. Reazioni dellego e genesi della devianza secondo Parsons.

Orientamenti

Attivit

Passivit

del soggetto

Tentativo di forzare lalter

Acquiescenza forzata dellego

Predominio della
conformit
(soppressione
degli aspetti negativi)

Riferimento

Riferimento

Riferimento

Riferimento

allalter

alle norme

allalter

alle norme

Predominio

Imposizione

Sottomissione

forzata

Ribellione

Predominio
del distacco
(soppressione
degli aspetti positivi)

Aggressivit
verso lalter

Incorreggibilit

Osservanza
perfezionistica

Rinuncia
Indipendenza

Evasione

forzata

Lintroduzione di questa variabile conduce Parsons a prevedere la


possibilit che la combinazione di prevalenza della conformit e riferimento
prioritario allalter dia luogo ad un tentativo di predominio sullalter nel caso in
cui sia presente una caratteristica di attivit; mentre, nel caso sia presente la
caratteristica di passivit, il risultato una sottomissione. Quando la soluzione
viene cercato tenendo come punto di riferimento centrale il sistema normativo, il
risultato sar rispettivamente o il tentativo di una imposizione forzata delle
norme allalter, o la osservanza perfezionistica delle stesse norme da parte
dellego, allinterno di una prospettiva ritualistica. La predominanza del

146

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
distacco, a sua volta, in presenza di una caratteristica di attivit si esprimer in
forme di ribellione; in presenza di una caratteristica di passivit, in forme di
rinuncia. La predominanza del distacco, in combinazione con il riferimento prevalente allalter, dar luogo a una aggressivit verso lalter; o a una
indipendenza forzata dallalter quando la caratteristica di fondo la passivit.
Mentre, con il riferimento prevalente al modello normativo, si avr
rispettivamente un atteggiamento di rigetto delle norme e di sfida
(incorreggibilit), o una evasione, cio un evitare le situazioni fonte di
turbamento. La combinazione di questi percorsi alternativi produce la tavola
4.119
Secondo Parsons, questo schema presenta delle analogie con quello
presentato da Merton (vedi sopra). Pur essendo questultimo il prodotto di una
diversa combinazione (e cio quella tra laspetto dei fini e quello dei mezzi), i
concetti di innovazione e ritualismo dello schema di Merton possono essere
assimilati ai due casi-base di predominio della conformit (tentativo di forzare
lalter a una prestazione secondo le aspettative dellego; acquiescenza forzata); e
ribellione e rinuncia ai casi-base di predominio del distacco nello schema di
Parsons.120 Secondo Parsons, il proprio modello esplicativo dellorigine della
devianza in grado non solo di fornire una analisi pi dettagliata dei possibili
output e dei percorsi a monte; ma anche di superare quello che, per Parsons, un
limite intrinseco del modello di Merton. E cio il fatto che questultimo pi
facilmente applicabile ad un sistema sociale in cui prevalgono i valori di
realizzazione (achievement); mentre la sua applicabilit in un sistema sociale in
cui prevale lattribuzione (ascription) e il particolarismo (particularism) sarebbe
ridotta. Il modello di Merton costituirebbe in definitiva, secondo Parsons, solo
un particolare, anche se importante, del modello parsonsiano.
Problemi di convertibilit empirica del metodo sistemico-analitico dello
struttural-funzionalismo
Il pensiero di Parsons stato sottoposto, nel corso di questi ultimi decenni, a
varie critiche. Una critica riguarda essenzialmente il modo di presentazione della
sua teoria ma in effetti finisce per coinvolgere aspetti sostanziali di questa.
Nellopera di Parsons, la presentazione dei problemi teorici sempre complessa
e spesso oscura. Il linguaggio si basa su una terminologia costruita ad hoc, che
moltiplica i problemi di interpretazione. Inoltre, luso di un gran numero di
sfumature, di sotto-distinzioni e di variazioni rende difficile anche ricollegare
quanto detto alla stessa terminologia costruita da Parsons e ai concetti cui questa
ultima dovrebbe rimandare. Chi legge lopera di Parsons in una lingua diversa
dalloriginale ha limpressione di trovarsi di fronte a una cattiva traduzione,
allopera cio di una traduttore non del tutto capace di afferrare il senso del
lavoro originale. Tuttavia, sorprendentemente, limpressione non

147

SOCIOLOGIA COME RICERCA


cambia di fronte allopera originale! stato affermato, con spirito felice, che
spesso lopera originale di Parsons sembra essere una traduzione troppo letterale
di un testo tedesco.121 Ma cosa accade quando si tenta di arrivare al nucleo della
teoria, superando gli ostacoli posti dalle modalit della formulazione di essa?
Mills, a questo proposito, ha condotto in una sua ben nota opera una operazione polemica di traduzione dei concetti essenziali della teoria di Parsons.
La sua conclusione stata che le affermazioni di Parsons sono in larga parte
sostanzialmente verbosit e per il rimanente comuni concetti sociologici che si
possono trovare in ogni manuale di sociologia.122 Altri, ancora pi severamente,
hanno parlato di espressioni dal suono tecnico date ad interpretazioni da
profano.123 Non comunque facile risolvere il dubbio se queste critiche siano il
frutto di un fraintendimento dellopera di Parsons o, al contrario, di una sua efficace demistificazione.
Il problema di fondo sembra essere pi complesso. Molte critiche
provengono da autori che si aspettano da Parsons un orientamento empirico: pi
specificamente, un orientamento contrario a ogni dipendenza da principi
evidenti per s, idee innate o leggi proprie dello spirito (come invece, ad
esempio, in Cartesio e in Kant). Quindi, un approccio rivolto essenzialmente
nel campo in discussione alla identificazione di fenomeni sociali come cause
determinanti di altri fenomeni sociali. Ma, come si gi accennato, lopera di
Parsons sembra orientata prima di tutto verso un obiettivo di tipo analitico:
lobiettivo cio dellanalisi delle componenti di un sistema; della identificazione
di esse e della loro classificazione. Il problema principale per Parsons la
costruzione di una unit sistemica composta da elementi collegati luno con
laltro da una lucida rete di relazioni logiche. La prospettiva di Parsons non
costruire una teoria sociale che sintetizzi e generalizzi esperienze empiriche,
esprimendo ipotesi destinate strutturalmente e metodologicamente alla verifica
di ulteriori ricerche empiriche. La sua prospettiva piuttosto la deduzione logica
di concetti particolari dalla affermazione di concetti generali. Questi ultimi e
cio la integrazione del sistema sociale, la sua logica di equilibrio interno etc.
sono affermati sulla base di principi chiaramente non empirici. In effetti, il
riferimento allesistenza di concetti evidenti per s; o, alternativamente, ma in
definitiva secondo la stessa prospettiva metodologica, allesistenza di concetti
che, in quanto ritenuti fondati in altre scienze (la biologia, la fisiologia etc.),
sono trasportati nel campo del sociale e qui applicati in quanto evidentemente
validi. Pi che procedere secondo il criterio di relazioni di causa-effetto derivate
dalla ricerca empirica o comunque preparate per una verifica da parte di
questultima Parsons sembra essere interessato metodologicamente a mostrare
lassurdit delle conseguenze delle premesse alternative rispetto alla propria
premessa (metodo della apagogia, o della deductio ad absurdum).

148

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
Come nota Jonas, lecito chiedersi se la teoria di Parsons, trasferendo nel
campo della sociologia concetti organicistici provenienti da altre scienze, e
proponendosi di analizzare questi concetti in una prospettiva sistematica, contribuisca in modo significativo al progresso della conoscenza. Soprattutto, al
progresso della conoscenza in scienze orientate in senso empirico, come le
scienze sociali. Chiarezza analitica allinterno di un orientamento sistematico e
idoneit empirica di una teoria non sono affatto sinonimi. Anzi, la prima qualit
si pu bene risolvere in un impedimento ad una corretta ricerca empirica, come
mostra lesempio della filosofia scolastica.124
Le qualit potenziali migliori della teoria di Parsons e cio, a nostro avviso,
il tentativo complesso e coraggioso di fornire uno schema interpretativo del
sociale basato sulluniversalismo del modello, la multidisciplinariet, la
multifattorialit, la interrelazione tra i sotto-sistemi e la reciproca influenza tra
gli elementi di questi, la connessione tra macro e micro, sembrano dovere essere
inevitabilmente bilanciate da debolezze intrinseche. Cio, dai caratteri
strutturali di assiomatismo, idealismo e antiempirismo del suo orientamento.
Un confronto con i contributi di altri autori che utilizzano il metodo
funzionalista anche rispetto ad aspetti considerati prioritari nello stesso discorso
parsonsiano ci permette una comprensione di qualit e limiti dellopera di Parsons. Un primo paragone inevitabilmente con Durkheim. Questultimo
costruisce una teoria funzionalistica in cui si pu individuare una serie di
premesse in particolare, laffermazione che il sistema sociale ha finalit sue
proprie; lidentificazione della coscienza collettiva come contenitore e
trasmettitore degli elementi culturali ed organizzativi del sociale;
linteriorizzazione da parte dellindividuo di tali elementi etc. in cui lautore
ricorre a postulati e allo strumento della reductio ad absurdum per negare la
possibilit di alternative rispetto alle proprie premesse. Tuttavia, nel momento in
cui affronta, ad esempio, il tema del suicidio, la metodologia di Durkheim non ,
a nostro avviso, travolta dalle debolezze implicite in certe sue premesse. Infatti,
egli segue questa procedura: individuate tre tipologie di suicidio quello
egoistico, quello altruistico e quello anomico si sforza di dimostrare che ogni
tipologia legata ad un particolare quadro culturale, il quale a sua volta
funzionale rispetto ad un particolare modello di organizzazione sociale; e,
collutilizzazione di un metodo empirico, di tipo storico-comparativo, si propone
di dimostrare che societ diverse, con un diverso modello organizzativo e un
parallelo, diverso quadro culturale presentano tassi di suicidio diversi; nonch
diverse tipologie di suicidio; mentre, anche nello stessa nazione, la
trasformazione degli elementi culturali ed organizzativi d luogo ad un
mutamento dei tassi e delle tipologie di suicidio. In definitiva, le premesse,
comprese

149

SOCIOLOGIA COME RICERCA


le loro debolezze, servono da quadro per la interpretazione del fenomeno; ma la
dimostrazione della fondatezza di tale interpretazione affidata alla verifica
empirica della esistenza di determinati fenomeni sociali. E, nel complesso, nel
trattare questi ultimi, Durkheim pur offrendo non raramente il fianco a critiche
fa uso di unanalisi qualitativa e quantitativa tuttaltro che superficiale o
accessoria.
Nulla di tutto questo nellopera di Parsons, malgrado il tempo che corre tra
la sua opera e quella di Durkheim, lo sviluppo della teoria sociologica e la assai
maggiore raffinatezza degli strumenti di ricerca empirici a disposizione dello
scienziato sociale. Nellopera di Parsons come si visto nelle pagine
precedenti la serie delle premesse (la tendenza allequilibrio del sistema,
lineluttabilit del rispetto dei requisiti funzionali etc.) sono esaminate in modo
certamente pi approfondito che nellopera di Durkheim. Queste premesse,
tuttavia, rimangono pur sempre dei postulati; e, come risulta chiaramente ad
esempio nel caso della devianza sociale, esse servono ad introdurre e giustificare
una scomposizione analitica del fenomeno esaminato (la devianza) in una serie
di modalit. La validit di tale analisi e la fondatezza di tali modalit rimangono
dipendenti soltanto dalla logicit delle premesse stesse e delle successive
deduzioni.
Anche rispetto al contributo del suo allievo Merton, il contributo di Parsons
caratterizzato assai pi da una accentuazione degli aspetti puramente teorici,
dei postulati e del ricorso alla reductio ad absurdum per negare alternative alle
proprie premesse. In Parsons vi una enfasi nel senso del dovere essere del
sistema sociale; ossia nel senso di una ricostruzione di esso sulla base del
concetto di imperativi essenziali che sono i postulati dello stesso sistema sociale.
Con una metafora psicoanalitica, si potrebbe dire che la teoria di Parsons
centrata sul concetto dellesistenza di un superego sociale che informa di s i
sistemi sociali (si gi visto, peraltro, come Parsons enfatizzi il ruolo del
superego nel quadro del suo sistema della personalit). Rispetto a Merton, la
teoria di Parsons anche pi astratta dalle condizioni obiettive che si incontrano
in una reale organizzazione sociale. Nel senso che Merton sembra partire dalla
constatazione di fenomeni reali che si incontrano nella esperienza del sociale
(vedi ad esempio il concetto di fenomeno disfunzionale); e a questi fenomeni
reali sembra rimandare in definitiva per una verifica delle ipotesi. Parsons
sembra invece fare discendere tutte le sue ricostruzioni del sociale da uno
schema teorico nel quale le esperienze empiriche trovano scarsissimo posto.
I concetti di devianza e di anomia offrono uno scenario ideale per
comparare i due autori e evidenziare le differenze di orientamento che
permangono dietro le apparenti similarit. Nel caso di Merton, lo svolgimento
della interpretazione funzionalistica della devianza sembra rispettare

150

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
perfettamente cadenze concettuali del pensiero di Durkheim. Allo stesso tempo,
pur non assegnandosi il compito di una verifica sul piano empirico-quantitativo
delle proprie ipotesi, Merton costruisce queste ultime in modo da renderle aperte
a tale verifica. Merton infatti si pone il problema della esistenza di un alto livello
della diffusione di certi comportamenti devianti in determinate societ (quelle
occidentali a sviluppo avanzato e in particolare la societ nordamericana);
ritiene di potere attribuire tali fenomeni alla particolarit della organizzazione
sociale e culturale di queste societ; individua il concetto di stimolazione
continua al successo personale, in senso prevalentemente economico, come una
caratteristica culturale di queste societ; sottolinea, in queste ultime, la funzionalit della esistenza di questo concetto culturale rispetto al modello di
organizzazione sociale; identifica la presenza di una situazione di divario tra le
mete verso cui gli uomini vengono indirizzati dal concetto di successo personale
e i mezzi leciti disponibili per raggiungere tali mete; fa discendere da questo divario una condizione di anomia; collega la situazione di anomia con la
diffusione di comportamenti devianti chiaramente caratterizzati da
disfunzionalit rispetto al sistema ; distingue tra i vari comportamenti devianti,
e attribuisce la diversa propensione ad essi alla diversa interiorizzazione delle
norme e alla diversa disponibilit di mezzi leciti nelle varie classi sociali.
Merton offre in definitiva uno schema di relazioni causa-effetto facilmente
applicabile nella ricerca empirica anche quantitativa e in effetti pi volte
sottoposto a verifiche, che hanno portato peraltro spesso a conclusioni in
contrasto con quelle di Merton e comunque ad un ulteriore sviluppo della conoscenza in materia .
Lo stesso tema, nellapproccio seguito da Parsons, viene trattato in modo
significativamente diverso. In effetti, Parsons parte dal postulato della
inevitabile propensione del comportamento umano alla conformit rispetto alle
regole sociali; descrive analiticamente i passaggi che dovrebbero realizzare
questo postulato, utilizzando concetti di origine prevalentemente psicologica; si
trova costretto a concedere che vi siano situazioni in cui tale conformit non si
verifica; attribuisce queste situazioni di non-conformit ad un quid, di cui
peraltro non interessato ad approfondire n lorigine n le modalit di diffusione; passa immediatamente a descrivere in modo analitico le diverse modalit
con cui si pu presentare tale non-conformit; utilizza, nel fare ci, dei concetti
psicologici, dei quali assume non solo la validit originaria, ma anche la validit
nel campo sociologico, in cui lui stesso li ha trasferiti; produce in definitiva uno
schema analitico delle modalit di devianza a cui attribuisce valore universale; e
critica sulla base di questo schema il modello di Merton, per la sua limitazione
ad un quadro dominato dai valori di achievement. Ma sembra non rendersi conto
che il modello di Merton non rivolto ad obiettivi analitici, bens

151

SOCIOLOGIA COME RICERCA


palesemente a fornire una spiegazione per una realt sociale identificata in un
particolare quadro storico-sociale, rispetto al quale il modello di Merton offre
chance notevoli di applicazione empirica, diversamente da quello che invece
avviene per il proprio schema. Chi avesse dubbi su queste differenze di fondo
dello schema parsonsiano, e in particolare sulla difficolt a riportare questo
ultimo ad una dimensione empirica, pu provare a pensare ad un test delle
modalit previste dalla tavola 4. Ad es., a come controllare se, in termini di
situazioni sociali reali, la combinazione di predominio della conformit,
propensione alla attivit e prevalenza del riferimento allalter rispetto a
riferimento alle norme, d luogo effettivamente a un atteggiamento di
predominio. E si accorger, riteniamo, che lintera sequenza per il carattere
astratto e classificatorio, la formalit delle definizioni, la prospettiva meramente
analitica pu avere valore assiomatico, ma ben difficilmente significanza
empirica.
Si pu notare come i concetti parsonsiani che si prestano meglio a una
applicazione empirica sono quei pochi nei quali lautore oltre alla usuale
scomposizione analitica di questi concetti sub specie di modalit universali di
comportamento affronta il problema di una relazione tra la combinazione dei
sotto-concetti e modalit specifiche di organizzazione sociale riscontrabili sul
piano storico-comparativo: cosa che si verifica in particolare nel caso delle
pattern variables. Probabilmente, il pi noto tentativo di approfondimento dei
concetti di Parsons in una prospettiva applicativa stato compiuto da Hoselitz,
allinterno di un suo studio sulle cause del sottosviluppo.125 Hoselitz identifica
come parametro di differenziazione-contrapposizione tra societ tradizionali e
societ avanzate le diverse scelte operate rispetto a tre delle pattern variables individuate da Parsons nel suo Social System: cio quelle relative alla
predominanza o meno di concetti normativi di carattere generale nel ruolo svolto
(universalism e particularism); alle modalit con le quali si guarda alloggetto
dellazione sociale, e in particolare alla predominanza o meno del concetto di
successo come risultato della azione (ascription e achievement); alla portata pi
o meno ampia dellinteresse verso loggetto che espresso dallego (specificity e
diffuseness). Hoselitz collega conseguentemente lo sviluppo con il progressivo
prevalere delle scelte di universalism, achievement e specificity su quelle di
particularism, ascription e diffuseness; e naturalmente imputa a queste ultime il
perdurare di condizioni di sottosviluppo.
Come noto, la sua tesi stata violentemente attaccata da autori di
tendenza marxista, e in particolare da coloro che hanno fatto capo alla c.d.
teoria della dipendenza (si veda in speciale modo il lavoro di Frank).126
Lattacco stato motivato con il fatto che la teoria di Hoselitz non prendeva in
alcun modo in considerazione il ruolo dei paesi capitalistici occidentali nella
creazione e nel mantenimento del sottosviluppo dei

152

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
paesi del Terzo Mondo. Tale attacco pu essere a sua volta criticato per la sua
natura ideologica, che ha comportato la riduzione di fenomeni complessi ad uno
schema stereotipato. Ma, certamente, nella applicazione di Hoselitz emergono
alcune debolezze caratteristiche dei concetti parsonsiani da lui utilizzati. In
particolare, il formalismo del suo approccio analitico; la concezione
universalistica incapace di tenere conto del fluire storico; la contrapposizione tra
finezza della scomposizione analitica e grossolano riduzionismo a livello di
fenomeni empirici; la esclusione delle variabili riconducibili al fattore potere
politico ed economico.
Il fatto che quando Parsons utilizza le pattern variables per identificare
quattro diversi modelli di organizzazione sociale (nordamericana, tedesca &
sovietica, cinese classica e latino-americana) si muove palesemente in una
prospettiva non empirica. Tanto vero che i riferimenti alle condizioni storiche
e fattuali delle societ in questione sono praticamente assenti e, ad esempio, non
una parola detta sulle origini dello Stato o sulla propriet fondiaria in America
Latina. Le societ specifiche indicate sono quindi mere esemplificazioni del
modello e non viceversa. Al tempo stesso, si pu rilevare come il senso della sua
analisi ruoti intorno alla necessit di coerenza e integrazione in ognuno dei
quattro modelli tra le opzioni effettive, rispetto alle pattern variables: ad
esempio, coerenza e integrazione tra ascrizione, particolarismo, individualismo
espressivo, antiautoritarismo etc., nel modello America Latina. Il fondamento
della spiegazione del sociale fornita da Parsons costituita precisamente da
questa coerenza tra le opzioni effettuate rispetto alle pattern variables, e dal
contributo in senso integrativo che proviene da esse.
Daltra parte, lo schema costituito dai quattro tipi basilari di societ sembra
divenire pi realistico se, ad esempio, per il tipo latino-americano, prendiamo in
considerazione aspetti materiali come la colonizzazione europea,
lannientamento dei precedenti sistemi politici e culturali, la creazione e la
difesa di un sistema economico basato sulla concentrazione dei mezzi di
produzione (in primis, della propriet fondiaria) in poche mani. Questi elementi
di conoscenza possiedono una capacit esplicativa e in particolare sviluppano
una comprensione della dinamica storica che appaiono a chi scrive decisamente
superiori ai corrispondenti concetti analitici utilizzati da Parsons: cio alla
prevalenza degli status, al tradizionalismo, ai ruoli essenzialmente espressivi, e
alla passivit di fronte allautoritarismo dello Stato.
In effetti, il carattere astratto dello schema di Parsons manifesta tutti i suoi
limiti non solo quando ci si pone il problema della sua applicabilit, ma anche e
prioritariamente quando ci si pone il problema della compatibilit delle sue
premesse con la esistenza di fenomeni ben noti a livello empirico. Mills ha
acutamente notato a proposito di Parsons e della

153

SOCIOLOGIA COME RICERCA


sua grand theory, che The basic cause of grand theory is the initial choice of a
level of thinking so general that its practitioners cannot logically get down to
observation. They never, as grand theorists, get down from the higher
generalities to problems in their historical and structural contexts. This absence
of a firm sense of genuine problems, in turn, makes for the unreality so
noticeable in their pages. One resulting characteristic is a seemingly arbitrary
and certainly endless elaboration of distinctions, which neither enlarge our
understanding or make our experience more sensible [...] Claiming to set forth a
general sociological theory, the grand theorists in fact set forth a realm of
concepts from which are excluded many structural features of human society,
features long and accurately recognized as fundamental to its understanding.127
Ora, le caratteristiche strutturali che sono escluse dalla teoria di Parsons
sono in primo luogo proprio quelle che potrebbero mettere in discussione le sue
premesse, relative ad un equilibrio generale fondato non sulla meccanica contrapposizione degli interessi, come ad esempio in Pareto, ma sulla necessaria
integrazione, sia delle componenti sociali sia degli individui, in un ordine dato.
Una delle accuse che pi insistentemente sono state mosse a Parsons ha
riguardato il fatto che la sua visione pro-integrazione trascurava in particolare il
mutamento sociale. Si tratta, come si visto, di una accusa mossa, a torto o a
ragione, nei confronti di tutti gli approcci funzionalisti. Ma certo il fatto che
Parsons ponga la sua concezione integrativa a livello dei massimi sistemi (ossia
a livello della societ come sistema) e per di pi in una prospettiva
universalistica, deve avere favorito questa critica. Cos, Dahrendorf parla, a
proposito della concezione di Parsons, di una Utopia letteraria, di un mondo
fatto di equilibrio dove la Storia non di casa e dove soprattutto non si scorge
nessuna fonte di mutamento interna alla societ stessa.128 Numerosi altri autori
fanno notare come il quadro sociale descritto da Parsons governato da processi
di auto-stabilizzazione e tende a rendere marginale il mutamento.129 Si pu
notare in effetti come i quattro imperativi funzionali, i quattro sotto-sistemi, i
quattro ordini di strutture sociali analizzati da Parsons sembrano essere l per
sorreggersi a vicenda e per enfatizzare integrazione ed equilibrio a spese del
mutamento sociale.
Non del tutto corretto per sottovalutare linteresse e il contributo di
Parsons rispetto al tema del mutamento. In effetti, negli anni 60, anche in
risposta alle critiche avanzate nei confronti di quello che era percepito come un
suo carente trattamento del tema del mutamento, Parsons poneva mano ad un
volume, intitolato Societies, in cui riprendeva peraltro idee gi da lui esposte
sullargomento.130 Significativamente, Parsons inizia la sua trattazione del tema
affermando che non c differenza tra i

154

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
processi che servono a mantenere il sistema e quelli che servono a cambiarlo.131
Ne consegue che, a suo avviso, ci che prioritario la comprensione dei
meccanismi di base del funzionamento del sistema sociale, riassunti dallo
schema AGIL. Del resto, anni prima aveva detto We feel that it is
uneconomical to describe changes in systems of variables before the variables
themselves have been isolated and described.132 Ci posto, Parsons
ispirandosi comprensibilmente a chi aveva gi coniugato funzione e mutamento,
ossia a Spencer identifica come fondamento del processo di mutamento il
fenomeno della differenziazione. Ossia, il fenomeno per cui un sotto-sistema o
una unit, con un definito ruolo nella societ, si suddivide in pi sistemi o unit
(in genere due), ognuno dei quali svolge una funzione significativa e differente
rispetto allintero sistema. Lesempio fornito in particolare da Parsons attiene
alla evoluzione della unit domestica di una societ contadina tradizionale, dove
tale unit al tempo stesso impegnata in attivit di produzione economica e di
socializzazione e sostegno. Colla introduzione, ad esempio, delle officine per la
produzione, continua Parsons, la funzione produttiva emerge come pi efficiente
quando organizzata allinterno di queste nuove unit. Lattivit di produzione
economica si sposta dalla unit domestica a queste nuove unit; ma la stessa
unit domestica non perde necessariamente di funzionalit, perch pu
rafforzarsi nelle sue residue capacit di socializzazione e sostegno. Il punto
fondamentale che, sulla base della pressione creata dalla opportunit di
maggiore efficienza, questo processo di mutamento ci porter ad avere due unit
differenziate e pi specialistiche al posto di una indifferenziata.
Fin qui, lanalisi di Parsons non sembra aggiungere gran cosa a quanto gi
affermato da Spencer nel secolo scorso. Ma la continuazione pi interessante,
anche se sempre sulla falsariga di Spencer. Il processo di differenziazione,
infatti, rende necessario un parallelo processo di integrazione, ossia di
coordinamento delle nuove unit. Nel caso in questione, le attivit di produzione
non possono essere pi controllate dal capofamiglia in quanto tale. necessario
pertanto creare un nuovo sistema di autorit, con ovviamente nuovi ruoli, norme
etc. E in definitiva si deve coordinare le nuove unit, con le loro funzioni, i ruoli
etc. allinterno del sistema sociale generale. Laspetto dellintegrazione,
pertanto, assume una rilevanza centrale nel processo di mutamento, non
inferiore a quella della differenziazione. La combinazione differenziazioneintegrazione d luogo inoltre, secondo Parsons, a fenomeni corollari. Poich
infatti questo processo implica maggiori capacit specialistiche la cui
valutazione presuppone parametri universalistici esso provoca la tendenziale
liberazione delle risorse prima represse da contesti in cui prevaleva il valore
della ascrizione. Questo processo favorisce al tempo stesso anche la tendenziale
inclusione di gruppi prima emarginati. Ma anche fenomeni pi chiaramente

155

SOCIOLOGIA COME RICERCA


conflittuali, come il fondamentalismo, ossia la resistenza mostrata da certi
ambienti della societ di fronte al problema della accettazione delle modifiche ai
valori rese necessarie dal processo differenziazione-integrazione.
Come si vede, quindi, Parsons stato in grado di prendere in
considerazione lesistenza di processi di mutamento; anzi, lesistenza anche di
fenomeni di tensione e conflitto allinterno di questi processi, senza alterare il
suo schema generale di funzionamento del sistema sociale. Certo, anche questa
sua lettura del mutamento appare pi centrata sulla integrazione che sul
conflitto. La societ che sperimenta il mutamento sembra passare da una
situazione precedente di equilibrio ad una di migliore equilibrio! E in definitiva
tensioni e conflitti sembrano esistere nella teoria di Parsons soprattutto per
permettere il loro superamento e il raggiungimento di un equilibrio superiore:
non diversamente da come, nel romanzo classico, allEroe protagonista sono
opposti ostacoli proprio per fare s che Egli li superi e si dimostri pi forte di
loro.
Tuttavia, il discorso di Parsons sul mutamento ci permette di evidenziare
anche qualche cosa di altro e forse pi significativo. Cio, che le analisi di
Parsons appaiono pi realistiche e comunque pi adatte ad applicazioni
empiriche quando esse implicano una teorizzazione a livello meno sistemico.
Cos avviene nel caso dellanalisi del mutamento, dove Parsons sembra spesso
limitarsi alla previsione di effetti di determinati, concreti fenomeni di
mutamento su altri fenomeni che ricadono, diremmo, nellambito di un
approccio di medio raggio (esempio, la differenziazione come meccanismo
liberatore di energie dalla morsa della ascrizione). Cos ugualmente sembra
avvenire quando Parsons si occupa in particolare delle connessioni che
emergono tra le varie pattern variables (esempio, tendenza alla neutralit
affettiva dove prevale il valore della realizzazione). Ma il quadro tracciato
diviene pi problematico e meno realistico quando il livello di teorizzazione
diviene pi generale, fino a investire domande di fondo sul funzionamento
complessivo del sistema sociale. Quando in particolare si deve affrontare
laspetto della concreta comunicazione dei requisiti astratti del sistema da
questultimo alle reali strutture sociali. Quando insomma si ha a che fare con
quello che abbiamo chiamato il problema della volont del sistema e della sua
trasmissione.
Per vedere meglio come emerge questo problema rispetto allanalisi di
specifici, concreti fatti sociali, immaginiamo di dovere analizzare, con gli
strumenti dello struttural-funzionalismo, un fenomeno attuale ben conosciuto
come limmigrazione per motivi di lavoro di cittadini stranieri nei paesi
occidentali. Ora, sembra chiaro che, nei confronti di un fenomeno del genere, ci
si aspetta che il sistema intervenga in chiave integrativa. In particolare,
attraverso il sotto-sistema culturale e il fiduciary system, si dovrebbe garantire il
requisito della pattern maintenance, cio della

156

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
riproduzione e stabilizzazione dei valori; mentre attraverso la societal comunity
e lapplicazione delle norme si dovrebbe garantire il requisito della integrazione;
e cos via.
Le situazioni che effettivamente si verificano sembrano per essere assai
distanti da quelle ipotizzate dallo struttural-funzionalismo. Per cominciare, il
sistema non sembra per nulla garantire la riproduzione e la stabilizzazione dei
valori, trasmettendoli anche agli immigrati. La storia delle minoranze etnicoculturali nei paesi occidentali fornisce molti esempi in proposito. In effetti, gli
immigrati sono spesso incoraggiati a mantenere i propri valori originari dal fatto
che cos facendo essi si assicurano il vantaggio di appartenere ad un gruppo reso
coesivo dalla sua netta dissimilarit rispetto alla societ ospitante. In secondo
luogo, la c.d. societal community non lavora affatto necessariamente nella
direzione dellintegrazione, con una applicazione delle norme coerente rispetto a
questo fine. invece usuale che gruppi e individui dotati di adeguato potere si
rifiutino di applicare nei confronti di questi immigrati le norme standard o quelle
specificamente previste a vantaggio di questi ultimi. Coloro che si trovano in
posizione di forza, anzi, approfittano spesso della condizione di debolezza degli
immigrati per imporre rapporti perfettamente disfunzionali rispetto allobiettivo
dellintegrazione (rapporti di lavoro nero, ruoli marginali o devianti come quelli
connessi con la prostituzione etc.). Del resto, anche i pi scontati meccanismi
della sfera economica non si muovono necessariamente nella direzione del
riequilibrio. Ad esempio, la maggiore offerta di manodopera determinata dalla
immigrazione non produce necessariamente una riduzione del costo del lavoro e
una conseguente espansione delloccupazione. Coloro che sono gi occupati
infatti tendono a imporre, attraverso le loro organizzazioni politico-economiche
(tipicamente, i sindacati), il mantenimento dello status quo rappresentato dai
loro alti salari. Tutto ci a sua volta non potr non ripercuotersi sul c.d. sottosistema della personalit, dal momento che la personalit degli immigrati sar
influenzata disfunzionalmente dalla esistenza di una doppia moralit del sistema:
dal fatto cio che il set dei valori ufficiali contraddetto da un set di valori
reali. Ne deriver la tendenza alla costruzione di personalit conflittuali e
comunque inadeguate. A livello generale, questo metter in discussione il
requisito del conseguimento dei fini che, come si visto, passa attraverso il
sotto-sistema della personalit. Inoltre, questo non solo favorir ulteriormente il
fenomeno appena descritto del ripiegamento degli immigrati sui loro valori
originari; ma favorir anche la costruzione di comportamenti devianti-criminali
come risultato di questi problemi di personalit. Sulle modalit pi disturbanti di
questi comportamenti devianti-criminali si avr con tutta probabilit un
intervento delle agenzie di controllo sociale (formali ed informali), che si
muovono

157

SOCIOLOGIA COME RICERCA


comunque in modo almeno in parte indipendente rispetto alla efficacia dei
processi di socializzazione che dovrebbero assolvere al requisito della pattern
maintenance.
Prendendo spunto da queste ultime considerazioni si possono ricavare,
concettualizzando, due argomenti di critica allo struttural funzionalismo di
Parsons, e in particolare ai concetti large-scale, macrosociali, relativi
allintegrazione del sistema.
1. Limmagine diffusa dallo struttural-funzionalismo, secondo la quale il
sistema sociale porterebbe inevitabilmente le diverse componenti del tutto, e non
ultimi gli attori sociali, ad informare il loro agire ai requisiti dello stesso sistema,
non solo bizzarramente antropomorfica: anche irrealistica. Infatti, le
finalit del sistema si mostrano in buona misura incapaci di avere effetto su
componenti e attori del sistema. In particolare, spesso gli attori sociali si
comportano giustamente come se queste finalit del sistema non esistessero! Il
limitato esempio della immigrazione sembra comunque potere mostrare come il
comportamento degli attori influenzato, pi che dalle finalit del sistema, dalla
presenza di valori non omogenei e di interessi settoriali, dalla prospettiva di
difesa di situazioni di vantaggio, dalla prospettiva di sfruttamento di posizioni di
forza, da situazioni di conflitto etc. Ci che in definitiva Parsons sembra avere
escluso dalla sua teoria la presenza di modelli di valore contrapposti o almeno
non coerenti rispetto a quelli del sistema; la esistenza di interessi autonomi;
la esistenza del potere, cio di forme di concentrazione di forza economica e
politica, che manipolano valori e norme a proprio esclusivo vantaggio, o che
tendono a riprodurre lo status quo, al di l di qualsiasi eventuale ed opinabile
interesse del sistema; lesistenza di una organizzazione per la realizzazione del
controllo sociale che lavora, almeno in parte, indipendentemente dalle forme di
integrazione e che in grado di garantire un certo ordine sociale a prescindere
dalla interiorizzazione dei modelli di valore del sistema in una parte dei
soggetti sottoposti ad essa. Emerge chiaramente, insomma, il carattere idealistico
dellapproccio parsonsiano, fondato sulla antropomorfizzazione della societ e
sulla enfatizzazione dellelemento culturale, a scapito degli aspetti materialiempirici.
2. In una situazione sociale reale non mancano certo fenomeni di
aggiustamento, di integrazione, di bilanciamento etc. Ad esempio, nel nostro
caso della immigrazione straniera, prevedibile che si verifichino fenomeni di
questo tipo. In particolare, uno spostamento dei lavoratori indigeni dalle
occupazioni pi disagevoli e meno pagate, lasciate agli immigrati, ad
occupazioni superiori; una enfatizzazione e un rafforzamento dei valori
nazionali come conseguenza della contrapposizione con i valori alternativi
della nuova minoranza; etc. Ma tutto ci non sembra tanto il risultato
dellintelligenza superiore del sistema e della inevitabile realizzazione delle

158

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
sue finalit implicite. Piuttosto sembra il risultato di pi realistiche pressioni
sociali di raggio limitato, di pi banali movimenti di ritorno del pendolo dei
fenomeni sociali, di meccanismi di feed-back etc.
Se ora dal livello di analisi large-scale relativo alla pressione integrativa
del sistema su i suoi stessi elementi, gruppi etc. passiamo al livello di analisi
micro, relativo alla interazione degli individui (socializzazione ed integrazione
degli attori sociali e il pendant costituito dalla loro devianza), possiamo notare
come la esclusione di una serie di aspetti dal quadro teorico di Parsons non
meno evidente. Peraltro, si pu cominciare col sottolineare come Parsons sembra
avere sentito il bisogno di rivedere la sua concezione decisamente statica degli
equilibri sociali del sistema, e abbia cos sviluppato la sua analisi del
mutamento. Ma egli non sembra avere sentito il bisogno di fare altrettanto con la
sua concezione della socializzazione e della integrazione degli attori sociali.
Questa differenza di trattamento appare significativa. La revisione della
concezione della equilibri statici dei sistemi sociali sembra essere la risposta alle
pressioni che teorici marxisti e neo-marxisti esercitavano, in particolare negli
anni 60, nella direzione di una enfatizzazione degli aspetti di trasformazione
della societ occidentale. Questi critici biasimavano Parsons per non avere
tenuto conto, nella sua concezione degli equilibri del sistema, di quegli elementi
conflittuali e disintegrativi che essi consideravano strutturali nella societ
capitalistica e che essi collegavano con la propria concezione storica ed
evolutiva della societ. Ma non biasimavano particolarmente la concezione
parsonsiana ultrasocializzativa degli individui, che mostrava delle affinit di
fondo con la concezione deterministica a livello macrosociale attraverso cui gli
stessi critici marxisti, almeno quelli ortodossi, guardavano al comportamento
degli individui. Non per nulla, questi stessi critici e in particolare i teorici dei
paesi socialisti, per non rinnegare questa concezione deterministica e per salvare
limmagine positiva della societ socialista, avevano sostenuto che la devianza
sociale in quegli stessi paesi non poteva che scaturire da cause esterne al
sistema, oppure da aspetti anomali e patologici della personalit.
Ora, proprio in questa concezione ultrasocializzativa, che lega il
comportamento dellindividuo ai ruoli sociali, emerge, a nostro avviso, sia la
modernit sia la non-modernit del pensiero di Parsons. Nel senso che egli si
distacca nettamente da tutti coloro che, come Hobbes, Austin e non ultimo
Weber, guardano al problema dellordine come a qualcosa inscindibile dalla
presenza di una autorit, di un potere formalizzato e di un sistema repressivo
volto ad impedire e punire i comportamenti difformi da quelli formalmente
prescritti. Per Parsons invece la socializzazione dellindividuo e la sua tendenza
ad un comportamento socialmente conformista sono il risultato della inevitabile
reciprocit delle aspettative legate ai

159

SOCIOLOGIA COME RICERCA


ruoli. Cos come il bisogno di gratificazione spinge il bambino a rispondere
positivamente alle attese, il bisogno di esprimersi attraverso un ruolo sociale
spinge ladulto a interiorizzare i valori e le regole che danno corpo a questo
ruolo. In questo senso, Parsons si muove in linea con una corrente di pensiero
moderna che, da Malinowski a Black,133 guarda allordine come al prodotto
prima di tutto di meccanismi sostanziali e informali, cio della pressione
originata dalla dipendenza reciproca, dalla collaborazione, dallinteresse a
salvaguardare le interazioni che garantiscono i bisogni psicologici, affettivi ma
anche economici, politici e in senso lato sociali. Si pu senzaltro dire che per
Parsons il controllo sociale formale-repressivo (legge, polizia, tribunali)
rappresenta un aspetto secondario nella determinazione del comportamento
conformista e dellordine.134 Infatti: Without deliberate planning on anyones
part there are developed [...] mechanisms which, within limits, are capable of
forestalling and reversing the deep-lying tendencies for deviance to get into the
vicious circle phase which puts it beyond the control of ordinary approvaldisapproval and reward-punishment sanctions.135
Il fatto di centrare lanalisi della socializzazione, del controllo sociale e in
definitiva dellordine sul processo di interazione ego-alter e sui ruoli sociali
relativi d alla teoria di Parsons un vantaggio esplicativo rilevante. Questo
vantaggio appare evidente se si paragona il metodo di Parsons non solo con
quello dei gi citati teorici del controllo sociale formalizzato, ma anche con
quello dei tanti (positivisti classici, marxisti, funzionalisti macrosociali puri),
che fanno discendere socializzazione, ordine, conformismo e devianza
dellindividuo da parametri esclusivamente macrosociali, senza prestare alcuna
attenzione a come questi ultimi sono tradotti a livello micro.
Daltra parte, come si gi accennato, lanalisi della socializzazione degli
individui e delle loro interazioni strettamente collegata, nel pensiero di
Parsons, con il quadro generale della integrazione delle componenti del sistema.
Nel senso che quando Parsons parla di interazione ego-alter pone sempre al
centro della analisi i ruoli sociali di ego-alter; ruoli che sono fatti discendere
dagli aspetti generali del cultural system e del social system, e attraverso questi
ultimi si legano ai requisiti della pattern maintenance e della integration.
Pertanto, il concetto di interazione ego-alter in Parsons profondamente
differente dalla contemporanea teoria dellinterazionismo simbolico; questa
ultima, come si vedr meglio nella parte ad essa dedicata, si basa sul concetto
che tutte le spiegazioni necessarie per comprendere il comportamento,
conformista o deviante che sia, si trovano nella dinamica della interazione, e non
nel sistema sociale generale.
Parsons si impegna quindi nel pi ambizioso e, a nostro avviso, pi
produttivo progetto di collegare socializzazione, adattamento e ordine sia alla

160

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
sfera macro che a quella micro. Ma questo progetto trova anche immediatamente
dei limiti strutturali nella teoria di Parsons. Da una parte il quadro della
interazione ego-alter costruito da Parsons attribuisce ai meccanismi della stessa
interazione un potere di controllo astratto nella sua assolutezza; dallaltra,
enfatizza il ruolo soprastante del sistema sociale generale, in particolare per
quanto riguarda le sue funzioni integrative complessive. In altre parole, il
vantaggio costituito dallavere messo a fuoco linterazione come base della
socializzazione e delladattamento dellindividuo, e dallavere collegato questa
sfera micro con quella macro, negativamente bilanciato in Parsons dal fatto
che i ruoli su cui si gioca linterazione non solo sono presentati in termini
essenzialmente analitici e soprattutto astratti, ma sono per di pi dipendenti dalle
finalit idealistiche del sistema sociale.
Cosicch, nella teoria di Parsons non vi spazio per una analisi critica di
come i ruoli sociali e linterazione tra gli individui possano dipendere da aspetti
contraddittori, conflittuali, non-integrativi, di mero potere, presenti nel sistema
stesso. Ossia, non vi spazio per la comprensione di come linterazione degli
individui pi che passare per le pretese, astratte necessit del sistema possa
passare per modalit di adattamento differenziali create da condizioni oggettive
contingenti, dalla presenza di nicchie adattative, da posizioni di forza
disfunzionali etc., come descritto nelle pagine precedenti.
Del resto, il modello di valore che regola la relazione ego-alter pu essere
ab origine differente, cio deviante, dal modello di valore considerato come
espressione del sistema: fenomeno noto e rappresentato a livello sociale (cio
non semplicemente individuale) dalla presenza di sottoculture e controculture,
come ad esempio nel caso gi considerato della immigrazione. Cade quindi la
possibilit di utilizzare il sistema chiuso di Parsons come chiave di
spiegazione non solo universalistica ma anche generale (cio di tutto il sistema),
in quanto il suo approccio evidentemente ignora la presenza di valori culturali
differenti rispetto a quelli che potremmo definire conformisti relativamente al
quadro dato del sistema. Spostandoci ora al livello costituito da fenomeni pi
individuali di interazione ed adattamento, si pu ricordare come sia un fatto
conosciuto la esistenza di modalit devianti di relazione con il sistema dei valori
e delle norme: modalit nelle quali, ad esempio, il soggetto rigetta
completamente un certo modello di comportamento, o ancora pi comunemente,
lo accetta solo in parte, lo accetta a determinate condizioni, crea delle eccezioni
ad uso personale allaccettazione di questo; e cos via.136
Si pu notare, en passant, come qui per contrapposizione risalta il
riferimento allesperienza empirica che spesso (ma non sempre!) caratterizza lo
schema di Merton, laddove il comportamento deviante pu realizzarsi

161

SOCIOLOGIA COME RICERCA


attraverso varie combinazione di non accettazione delle norme e delle finalit
ufficialmente proposte dal sistema.
Il fatto che Parsons preveda dei correttivi per contrastare i comportamenti
difformi rispetto alle regole del sistema, non significa che egli prenda in
considerazione lesistenza di queste interazioni alternative. vero infatti che
Parsons parla di reazioni (o per meglio dire sanzioni) messe in atto dallalter
quando le aspettative contenute nel modello di valore non vengono adempiute;
ma il suo schema prevede semplicemente che il modello di valore sia stato
interiorizzato da entrambi gli attori della situazione di interazione. Mentre la
normale esperienza della realt sociale ci dice che comune il fatto che uno dei
soggetti coinvolti nella interazione proponga (o imponga, attraverso il potere)
allaltro un modello di comportamento senza che laltro condivida il modello di
valore relativo.
qui che pertanto emerge anche la non-modernit del pensiero di Parsons.
Parsons sembra continuare a fare riferimento al contesto ideale di una comunit
tradizionale, fortemente omogenea nei suoi valori e nelle sue norme e altrettanto
fortemente integrata. La situazione della societ occidentale avanzata
contemporanea, caratterizzata da una frammentazione e da una continua
evoluzione dei valori e degli stili di vita, da una perdita delle capacit di
omogeneizzazione e di stabilizzazione delle agenzie classiche di socializzazione
e controllo (famiglia, fabbrica, chiesa), sembra in gran parte sfuggirgli. Pi in
generale, a Parsons sembra sfuggire, o almeno non interessare, come leffettivo
funzionamento dei meccanismi sostanziali e informali di integrazione e controllo
da lui stesso individuati (la pressione originata dalla dipendenza reciproca, dalla
collaborazione, dal bisogno di mantenere le interazioni sociali necessarie per
raggiungere anche i fini personali) passi per le varie forme storiche di
organizzazione sociale e per i vari contesti. Cosicch i suoi meccanismi di
integrazione e controllo possono funzionare bene in una organizzazione sociale
in cui la dipendenza reciproca forte; e meno bene in altre. Possono funzionare
in modo soddisfacente in un contesto specifico (famiglia, ambiente di lavoro) e
in modo non soddisfacente quando lindividuo si trova ad operare al di fuori di
questo contesto. Parsons si mostra quindi di nuovo carente sotto il profilo della
prospettiva storico-comparativa e sotto quello dellinteresse per le modalit
empiriche che caratterizzano i diversi contesti sociali.
Ed sempre qui, nel campo dellanalisi dellintegrazione, che emerge di
nuovo laltra, pi profonda debolezza del modello di Parsons. Ossia il fatto di
avere condizionato la sua analisi della interazione integrativa degli individui alle
premesse assiomatiche relative ai bisogni ineludibili del sistema sociale. In altre
parole, di averla condizionata allastratto dovere essere dello stesso sistema, che
si articola in particolare nella necessit che i valori e le norme siano trasmessi e
appresi dallindividuo (stabilit normativa) e che il

162

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
comportamento di questultimo sia in linea con le attese del sistema
(integrazione). Questo atteggiamento metafisico in ultima analisi ha portato
Parsons a ignorare la possibilit di partire dalla constatazione della realt
empirica (presenza di mal-integrazione etc.) per ricercarne le cause; e dalla
constatazione della diversit dellintegrazione raggiunta per risalire alle diverse
caratteristiche dellorganizzazione. E lo ha portato a occuparsi invece di come le
sue premesse assiomatiche avrebbero dovuto manifestarsi in certe conseguenze
indotte nel comportamento individuale. Il quadro della interazione e dei ruoli
previsti da Parsons appare come caratterizzato da incomunicabilit rispetto alle
condizioni effettive della realt.
In definitiva, la ricostruzione della genesi della socializzazione e
delladattamento nella teoria di Parsons mostra forse i suoi lati migliori nella
presentazione dei complessi aspetti interattivi attraverso cui si sviluppano le
relazioni ego-alter. Qui Parsons, con laiuto di una solida capacit di comprensione delle dinamiche psicologiche, in grado di fornire un realistico quadro
delle modalit sociali con le quali si risponde e si mediano problemi relazionali
individuali. Il fatto che al tempo stesso questa ricostruzione appare tronca sia
nelle premesse che nelle conseguenze. Da una parte Parsons non individua una
origine allinterno del suo sistema sociale per le situazioni di disadattamento e
devianza, e deve pertanto ricorrere concettualmente a un quid ipotetico ed
esterno, ad elementi fortuiti e contingenti, per dare origine al suo sistema di
concatenazioni. Dallaltra, le manifestazioni di disadattamento che egli
brillantemente analizza non si trasformano nella sua teoria in elementi interni del
sistema, e non assumono rilievo strutturale in forme collettive e neppure in
forme individuali stabili di diversificazione rispetto alla presunta unit e
funzionalit della cultura sistemica. Mentre le stesse modalit interattive
attraverso cui si dovrebbe realizzare lintegrazione e il controllo sacrificano
sullaltare della universalit qualsiasi opportunit di analisi dei legami fra esse e
le diverse forme dellorganizzazione sociale.
Dopo Parsons: lo sviluppo del neo-funzionalismo
Dalla fine degli anni 30 allinizio degli anni 60 del XX secolo, e quindi per pi
di 20 anni, il funzionalismo ha goduto di una posizione dominante praticamente
incontrastata nellambito della sociologia (nonch, come si notato, in quello
della antropologia sociale). Talcott Parsons, a sua volta, stato lesponente non
solo pi in vista di questa corrente ma soprattutto il pontefice massimo della sua
versione pi integralista, e cio dello struttural-funzionalismo. Per via di questo
suo ruolo, Parsons, negli anni 60 e 70, stato comprensibilmente il bersaglio
preferito di

163

SOCIOLOGIA COME RICERCA


tutte le critiche espresse dalle nuove correnti marxiste, neo-marxiste, radicali,
strutturaliste e post-strutturaliste. Come un novello S. Sebastiano, il suo corpo, o
meglio il corpo della sua teoria, finito per scomparire sotto le frecce critiche,
tanto che di lui non si ricordava pi quello che aveva detto ma quasi
esclusivamente quello che era stato detto contro di lui. Successivamente, in
modo prima sommesso negli anni 80, e poi pi perentorio negli anni 90, il
pensiero di Parsons tornava ad essere oggetto di interesse genuino.
Non azzardato collegare questo avvicendarsi di alte e basse maree nella
fortuna del pensiero parsonsiano con la evoluzione del baricentro politicoculturale internazionale. La prima fase, quella in cui predominava il
funzionalismo e in cui Parsons era considerato il teorico pi rappresentativo
della sociologia, coincide con un periodo di grande espansione per la societ
nordamericana e parallelamente di massimo prestigio per essa e per il modello
basato sulla combinazione tra democrazia parlamentare e liberalismo
economico. La seconda fase, quella del declino prima e della quasi estinzione
poi del pensiero parsonsiano, coincide con una crisi nello sviluppo di questo
modello; e, parallelamente, con la crescente insofferenza verso di esso, con
lattacco da parte della critica marxista e neo-marxista, dei movimenti religiosopopulisti, con i fenomeni di protesta libertari e con i tentativi di dare vita a
esperimenti politico-economici di tipo statalista e socialista, anche al di l della
sfera direttamente sotto il controllo della Unione Sovietica. La terza fase, infine,
quella del ritorno a Parsons, coincide con il crollo politico-economico dei
sistemi socialisti e con il riemergere di un incontrastato dominio della
combinazione democrazia parlamentare e liberalismo economico, anche se con
una egemonia meno netta degli Stati Uniti, la cui posizione, soprattutto in campo
economico, insidiata dallo sviluppo europeo ed asiatico.
Questo ritorno a Parsons appare comunque come qualcosa di differente da
una pura riaffermazione del suo pensiero. Come dice il pi noto dei neoparsonsiani, Jeffrey Alexander, se nel periodo doro del pensiero di Parsons
sembrava difficile guardare al sociale attraverso un orientamento diverso dal
suo, e se viceversa nel periodo della crisi sembrava possibile fare questo senza
prestare alcuna attenzione al contributo di Parsons, nellultima parte del secolo
XX sembra difficile negare a Parsons il ruolo di un classico delle scienze
sociali; ossia di un autore che costituisce un punto di riferimento e i cui
contributi sono senzaltro importanti, anche se le sue teorie non sono
necessariamente accettate come valide.137
In questa prospettiva di un ricupero critico di Parsons, comunque, alcuni
aspetti del suo pensiero sono percepiti come pi obsoleti e contestabili: in
particolare, lo scarso spazio per lautonomia dellindividuo, la valenza
idealistica e lo scarso interesse per i fenomeni empirici, la

164

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
concezione del mutamento troppo incline al riequilibrio, il conservatorismo e
specialmente la scarsa sensibilit verso gli aspetti pi oscuri della modernit e i
fatti sgradevoli della societ occidentale avanzata.138
Sulla base anche di queste considerazioni critiche, vengono individuati una
serie di punti caratterizzanti del funzionalismo nella sua versione riveduta e
corretta:139
1. Il funzionalismo fornisce un quadro generale, un modello delle
interrelazioni tra le parti di un sistema sociale. Questo modello fa della societ
un sistema intelligibile, ma esso ha una valenza descrittiva piuttosto che
esplicativa. Il modello di interrelazioni si presenta come open-ended e
pluralistico e si distingue pertanto dal modello tipico del marxismo, che pur
somigliando al funzionalismo deterministicamente centrato su un solo sottosistema fondamentale.140
2. Il funzionalismo si occupa di azioni e di strutture; di aspetti micro e
macro. Ha un interesse di fondo nella comprensione di come e quanto i fini del
sistema (i suoi requisiti) riescano a gestire i mezzi disponibili.
3. Il funzionalismo guarda alla integrazione come ad una possibilit (!) e
alla devianza e ai processi di controllo sociale come fatti. Lequilibrio
considerato come punto di riferimento per lanalisi del sistema ma non
necessariamente per quella del comportamento degli individui. Lequilibrio pu
essere visto in varie accezioni, e cio come equilibrio che si autoriproduce, o
come equilibrio mobile, che tiene conto del cambiamento; o anche come
equilibrio parziale, sul tipo di quello che economisti come Keynes hanno usato
per descrivere le tensioni sistemiche delleconomia capitalistica.
4. Il funzionalismo attribuisce un ruolo centrale alla cultura e ai processi di
socializzazione; ma guarda pi complessivamente alla personalit, alla cultura e
alla societ come ad entit interrelate, che conoscono il mutamento, le tensioni e
il controllo come effetto precisamente della loro interrelazione.
5. Il funzionalismo guarda al processo di differenziazione come alla forma
principale di mutamento, ed interessato alle tensioni e distorsioni che
accompagnano questo processo.
I punti caratterizzanti appena mostrati non chiariscono tuttavia in modo
adeguato la sostanza e i confini del neo-funzionalismo. Questo perch tali punti
sono comprensivi sia del passato, costituito dalla tradizione parsonsiana, sia
delle nuove direzioni, ma non indicano una netta linea di demarcazione tra il
primo e le seconde. Si tratta pertanto di una presentazione ambigua, fatto che
difficilmente pu essere considerato come accidentale e che invece rispecchia, a
nostro avviso, la ambivalenza di fondo della nuova corrente. Per maggiore
chiarezza sar quindi opportuno prendere in considerazione i maggiori contributi
offerti da essa.

165

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Molti di questi contributi gravitano innanzitutto intorno al tema del
mutamento. Nei lavori di Colomy, uno dei maggiori esponenti della nuova
corrente, emerge un uso del concetto parsonsiano di differenziazione che fa
pensare a questultimo come ad un master trend piuttosto che una regola senza
eccezioni. In particolare, sono indicate una serie di deviazioni da questo trend.
Ad esempio, una uneven differentiation, o differenziazione disomogenea, che
pu emergere nei sotto-sistemi della societ e nelle singole strutture sociali, e
che apportatrice di tensioni e conflitti. E una dedifferentiation, che la
conseguenza di una reazione di rigetto nei confronti della modernizzazione e dei
suoi tentativi di differenziazione, e che si esprime attraverso un cambiamento
nella direzione di un livello inferiore di complessit e differenziazione.141 Come
si pu dedurre da questa nuova sensibilit per le deviazioni dal trend
parsonsiano, la ricerca di Colomy sul mutamento implica una parallela
attenzione per la presenza di gruppi favorevoli al mutamento e di gruppi
favorevoli, per contro, al mantenimento dello status quo; e quindi una attenzione
per le contraddizioni, le tensioni e i conflitti che emergono, di fronte al
mutamento, nei sotto-sistemi della cultura, della societ e della personalit.
Inoltre, e questo ci sembra punto di grande rilevanza, questo filone di ricerche si
basa sulla raccolta di dati storici ed empirici, e si differenzia pertanto nettamente
dal metodo parsonsiano e dalla sua caratteristica carenza in termini storici ed
empirici.
Oltre al tema del mutamento, anche il tema specifico del conflitto
costituisce un focus di interesse per il neo-funzionalismo. Il tema del conflitto
aveva in effetti costituito, fino dagli anni 50, lo spunto per una serie di critiche
e di proposte di revisione rispetto allo struttural-funzionalismo. I lavori di
Dahrendorf e quelli, in chiave decisamente marxista, di Rex,142 sono
emblematici di questa tendenza. Per quanto riguarda Dahrendorf, in particolare,
le sue fonti di ispirazione sembrano essere duplici. Da una parte Dahrendorf
assume dal pensiero di Marx lidea che il conflitto il motore della storia e che
esso permanente, coinvolgendo costantemente due gruppi, e due soli, in
contrapposizione tra loro. Questo peraltro non implica una accettazione da parte
di Dahrendorf di tutto il quadro teorico di Marx, dal momento che Dahrendorf
non ritiene che i conflitti di classe esauriscano la totalit dei conflitti e neppure
che essi portino inevitabilmente ad una rivoluzione.143 Dallaltra, Dahrendorf
prende chiaramente ispirazione dallo struttural-funzionalismo. Egli infatti
riconosce come fondamentale il problema dellordine e del consenso nella
societ; e parallelamente guarda a questa ultima come ad una serie di strutture
allinterno di un insieme sistemico, in modo quindi non diverso da come fa lo
struttural-funzionalismo. Tuttavia, Dahrendorf ritiene che, insieme ad una teoria
per spiegare il consenso e lintegrazione, sia necessario avere una teoria per
spiegare il conflitto. Costruisce pertanto una

166

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
teoria del conflitto, che segue la falsariga della teoria struttural-funzionalista ma
che contrappone alle tesi di questa ultima delle antitesi parallele, come mostrato
dalla tavola 5.144
Tavola 5. Presupposti paralleli della teoria struttural-funzionalista e della
teoria del conflitto.
Teoria struttural-funzionalista

Norme e valori sono gli


elementi costitutivi della vita
sociale
La societ riconosce lautorit
legittima
Ogni societ funzionante
basata sul consenso intorno a
certi valori
Ogni societ si presenta come
una struttura tendenzialmente
stabile e duratura
Ogni societ si presenta come
una struttura ben integrata
Ogni elemento della societ
porta un contributo alla
conservazione della societ

Teoria del conflitto

Gli interessi sono gli elementi


intorno a cui ruota la vita
sociale
La differenziazione sociale
implica potere
Ogni societ basata sulla
coercizione esercitata da alcuni
membri su altri
Ogni societ soggetta in ogni
momento ad un processo di
mutamento e di evoluzione
Ogni societ rivela in ogni
momento dissensi e conflitti
Ogni elemento di una societ
contribuisce alla sua
disintegrazione e al mutamento

Dahrendorf, non diversamente dagli struttural-funzionalisti, riconosce nella


societ lesistenza di forze integrative. Egli per identifica in queste forze un
elemento coercitivo, un enforced constraint che sembra derivare dalla
concezione autoritaria e formale del controllo sociale, cos come nel pensiero di
Hobbes e di Weber (vedi sopra); e parallelamente riduce la portata
dellintegrazione sulla base del consenso e della interiorizzazione dei valori.
Dallenforced constraint fa derivare, allo stesso tempo, il concetto di
permanenza e universalit del conflitto. Tale constraint, che parte integrante
della necessit dellordine sociale, implica infatti, secondo Dahrendorf, che la
societ costituita da una serie di unit che egli chiama imperatively
coordinated associations. In ognuna di queste, la societ attribuisce autorit e
potere ad alcuni individui su altri individui; e questa attribuzione di potere
diviene invariabilmente il fattore determinante di conflitti sociali
sistematici.145 Le radici del conflitto sono per Dahrendorf oggettive. Poich il
potere una risorsa scarsa, in ogni unit sociale coloro che possiedono potere
hanno interesse a mantenerlo; coloro che non lo hanno sono interessati a una sua
distribuzione. Il conflitto pertanto la conseguenza di interessi oggettivi; e
questi interessi sono parte integrante dei ruoli previsti dalla societ.

167

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Su questo ultimo punto, la similarit e la contrapposizione rispetto allo
struttural-funzionalismo risultano a nostro avviso particolarmente evidenti.
Nello schema parsonsiano i ruoli costituivano il momento interattivo in cui
veniva articolato laspetto della interiorizzazione omogenea dei valori e in
definitiva lordine sociale; e il conflitto emergeva come un prodotto solo
secondario di questa interazione, in collegamento con il verificarsi di un disturbo
accidentale nel rapporto tra i ruoli. Nello schema di Dahrendorf, allopposto, i
ruoli sono il veicolo di un conflitto strutturato nei ruoli stessi, sulla base degli
interessi inerenti; e lordine leventuale prodotto di un potere coercitivo che si
rende disponibile per certi ruoli dominanti. La societ in definitiva strutturata
in gruppi di conflitto potenziale, che possono trasformarsi in gruppi di conflitto
effettivo. Lintensit del conflitto discende da condizioni dipendenti in primo
luogo dalle modalit della distribuzione del potere. In particolare, essa dipende
dalla assenza di un modello pluralistico di potere, in cui chi detiene il potere
in una unit sociale non lo detiene in altre. Cos, Dahrendorf ritiene che, ad
esempio, il conflitto sia meno intenso nelle societ in cui chi manager non al
contempo anche proprietario dellimpresa, e viceversa. Muovendo in una
prospettiva vicina a quella di Dahrendorf, Blau e Schwartz mostrano come il
livello di conflitto e il tasso di criminalit sono pi alti nelle citt americane in
cui le differenziazioni in termini di ricchezza si sovrappongono a quelle in
termini di razza.146
La teoria del conflitto stata attaccata da parte dei non funzionalisti,
marxisti e non.147 Essa, malgrado i richiami allopera di Marx, sarebbe secondo i
critici assai pi vicina allo struttural-funzionalismo e ne condividerebbe le
debolezze. In particolare, essa si occuperebbe di un solo aspetto, quello del
conflitto cos come lo struttural-funzionalismo si occuperebbe solo del
consenso trascurando il problema di una comprensione pi generale della
societ. E, ci che importante sotto laspetto della metodologia della ricerca, la
teoria del conflitto sembra rimanere su di un piano di astrazione, in cui anche il
conflitto appare distaccato dalla realt empirica. Ad esempio, malgrado il
riferimento ai fattori dellintensit del conflitto, il prevalere di questo ultimo
rispetto al consenso emerge in modo alquanto misterioso allinterno di un
sistema basato su imperatively coordinated associations, che dovrebbero
precisamente garantire lordine sociale. Tutto ci ricorda laltrettanto misterioso
emergere della devianza allinterno del quadro di consenso descritto da Parsons.
La teoria del conflitto inoltre utilizza, come lo struttural-funzionalismo, un
metodo macrosociale, dando scarsa rilevanza alle dinamiche dellazione
dellindividuo.
Ma, al di l di queste critiche, chiaro come la teoria del conflitto,
ampliando e al tempo stesso contestando il quadro teorico dello strutturalfunzionalismo, costituisce un problema per i nuovi interpreti di questo ultimo
indirizzo. La risposta fornita dai neo-funzionalisti consiste in una serie articolata
di considerazioni. Per prima cosa, essi fanno notare148 come i teorici del conflitto
sembrano negare l'importanza dell'interiorizzazione dei valori e il nesso tra

168

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
cultura e azione individuale che tale interiorizzazione rappresenta. Cos facendo
essi non considerano il contributo dato all'ordine sociale dal sistema dei valori,
anzi tagliano del tutto il legame tra tale sistema e i processi strutturali della
societ. In secondo luogo, dal momento che il concetto di coercizione non pu
essere ritenuto spiegazione sufficiente per l'ordine sociale del resto lo stesso
Dahrendorf aveva affermato che era necessaria un'altra teoria per spiegare
l'equilibrio allora sembra opportuno, secondo i neo-funzionalisti, fare
riferimento ad una spiegazione multidimensionale per comprendere la
tendenziale riproduzione dell'ordine sociale. Questa spiegazione
multidimensionale precisamente quella che pu fornire una rilettura della
teoria struttural-funzionalista. Ad esempio, il concetto di potere "pluralistico"
utilizzato da Dahrendorf pu essere meglio compreso, secondo Alexander,149
partendo dallo schema parsonsiano. Una situazione di potere pluralistico,
come quella dei paesi occidentali avanzati, sembra infatti essere una
applicazione del concetto parsonsiano di differenziazione, con i corollari della
liberazione delle risorse e della inclusione, che prevedono una propensione al
riequilibrio. Un tale schema di lettura sarebbe capace, ci sembra di capire, di
spiegare come le societ occidentali avanzate sono state in grado di ridurre il
livello del conflitto per mezzo di una politica di separazione del potere. E in
definitiva tale schema sarebbe in grado di allargare la tematica del conflitto ai
processi che favoriscono la riproduzione degli equilibri, allinterno di una
concezione funzionalistica.
Un altro, interessante esempio del tentativo dei neo-funzionalisti di
riportare allo schema parsonsiano la tematica del conflitto individuabile nella
analisi da parte di Alexander del noto affaire del Watergate.150 Loperazione di
spionaggio compiuta da un gruppo di Repubblicani americani ai danni del
partito Democratico si muove inizialmente nellambito delle strutture politiche,
cio del political system, che come si visto parte del requisito del Goal
attainment. Una volta scoperta loperazione di spionaggio, i Repubblicani
tentano di reagire alla situazione di conflitto che si crea con i Democratici
affermando che quanto avvenuto fa parte delle inevitabili spiacevolezze della
lotta politica. In altri termini, i Repubblicani tentano di limitare lo scandalo
allambito del political system. Per un certo periodo, questa interpretazione
coincide con quella del pubblico: 75% degli americani si dicono convinti che si
tratti solo di plain politics. Ma lintervento dei mass-media e la reazione
negativa di alcuni settori dellopinione pubblica spostano il problema sul piano
delle norme, quindi delle strutture di controllo della societal community
(requisito della Integration). Da qui, sullonda crescente della reazione del
pubblico, il problema viene ulteriormente spostato a livello di valori generali
della societ americana,

169

SOCIOLOGIA COME RICERCA


cio a livello delle strutture del fiduciary system (requisito della Latent pattern
maintenance). Due anni dopo la denuncia, il caso Watergate divenuto un
simbolo di corruzione che minaccia di sporcare limmagine etica dellintera
nazione: 50% della popolazione guarda ad esso come ad una sfida ai valori pi
sacri della cultura americana. Il dibattito che segue a tutto questo porta ad una
ridefinizione dei valori generali, e da qui rimette in causa le norme e poi lo stile
politico e finisce poi con limpeachment di Nixon e il primo caso di dimissioni
volontarie di un Presidente degli USA. Anche da questo esempio, si pu notare
come i neo-funzionalisti tentino di dimostrare che la tematica del conflitto pu
essere pi proficuamente trattata nellambito dello schema concettuale
parsonsiano, e in particolare in termini di requisiti funzionali, di equilibrio e
interrelazione tra i vari elementi del sistema etc.
Pi in generale, e quindi al di l del problema specifico del conflitto, un
aspetto essenziale del contributo apportato dai neo-funzionalisti costituito a
nostro avviso dalla loro propensione alla ricerca empirica. Nei neo-funzionalisti,
lo schema di Parsons lo schema di un inguaribile teorico, come lui stesso si
definisce nella dedica del suo Social System si apre finalmente alla ricerca
empirica. Dopo tutte le pagine di Parsons dedicate esclusivamente alla
costruzione di distinzioni analitiche, e in cui i rari riferimenti ai fatti empirici
costituivano mere esemplificazioni dei contenuti teoretici, ma non tentativi di
ricerca sociale in senso classico, i lavori dei neo-funzionalisti appaiono come
significativamente differenti sotto il profilo metodologico. Essi, pur ruotando
intorno a tematiche teoretiche, presentano una innovativa tendenza alla
applicazione empirica. In questo senso, il neo-funzionalismo sembra ricomporre
la frattura che il lavoro di Parsons aveva creato rispetto alla tradizione empirica
della sociologia nordamericana.
I contributi dei neo-funzionalisti alla ricerca empirica si diramano dalle
tematiche privilegiate del mutamento e del conflitto e abbracciano in effetti una
vasta gamma di aspetti, dai sistemi politici dei grandi imperi del passato151 alla
globalizzazione della societ contemporanea,152 ai problemi del femminismo.153
A questa apertura alla ricerca empirica si accompagna del resto una apertura a
metodi di ricerca diversi.
Lapertura alla ricerca empirica, il confronto diremmo con la complessit
del sociale, sono responsabili, a nostro avviso, dei pi sostanziali scostamenti
del neo-funzionalismo rispetto alla lezione di Parsons. Lesperienza della ricerca
empirica non ha comportato soltanto una abbastanza ovvia riduzione degli
aspetti speculativi, analitici e idealistici dellapproccio di Parsons. Essa ha
comportato anche (i) una riduzione degli aspetti pi classificatori e statici
emergenti dal lavoro di Parsons; e (ii) una riduzione della importanza attribuita
alle capacit regolatrici del sistema, al suo carattere

170

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA
normativo, alla sua qualit di determinante sia dei fenomeni sociali in senso lato
sia dei comportamenti sociali dellattore individuale. Per quanto riguarda il
primo punto, Donati154 sottolinea come i neo-funzionalisti guardano al lavoro di
Parsons e in particolare allo schema AGIL in una prospettiva processuale, di
flusso, e quindi non statica. Per essi, lo schema si occupa di relazioni dinamiche
tra fenomeni e anche quando sembra semplicemente classificare questi ultimi
collocando, come nellesempio precedente, il caso Watergate inizialmente in
G intende a ben vedere seguire la relazione tra i vari fenomeni allinterno
dellintero schema AGIL. Per quanto riguarda il secondo punto, la complessit
degli aspetti sociali empirici ha contribuito alla multidimensionalit dei fattori e
in particolare alla moltiplicazione degli antecedenti e delle conseguenze
individuati dal neo-funzionalismo. La lettura neo-funzionalista dello schema
parsonsiano ne sottolinea il carattere non riduzionistico in senso deterministico.
Tale schema, in altre parole, deve essere considerato come aperto. Tutto ci ha
liberato in un certo senso i fattori sociali in gioco nella spiegazione sociologica
fornita dal neo-funzionalismo.155
Il ruolo dellordine sistemico parsonsiano nella spiegazione del sociale non
stato comunque spazzato via. Tale ruolo conservato nella importanza
attribuita dai neo-funzionalisti al legame tra dimensione macro (sistema,
requisiti funzionali) e dimensione micro (interazioni sociali), e soprattutto al
carattere relazionale, di interscambio e di necessario adattamento tra i vari
elementi del sistema. La presenza del concetto di fluidit nel pensiero dei neofunzionalisti non deve oscurare limportanza che essi continuano ad attribuire
alla prospettiva funzionalistica: alla prospettiva, cio, secondo cui un fenomeno
deve essere analizzato rispetto al contributo da esso apportato ai requisiti
espressi da AGIL, e pi in generale al funzionamento del sistema come un tutto
integrato. Ma il ruolo dellordine sistemico nel quadro complessivo appare
indebolito e delimitato. Inoltre, la compatibilit tra il senso dellapproccio
parsonsiano e la prospettiva multidimensionale e maggiormente empirica del
neo-funzionalismo non sembra del tutto scontata.
Riprendiamo, ad esempio, il concetto di pattern variables e luso che ne fa
Parsons per identificare quattro diversi modelli di organizzazione sociale, a cui
dovrebbero corrispondere i tipi nordamericano, tedesco & sovietico, cinese
classico e latino-americano. Ora, nel capitolo precedente abbiamo mostrato
come si possa sostituire a questo schema analitico parsonsiano elementi di
carattere storico-fattuale e ottenere, a nostro avviso, un pi realistico quadro del
sistema sociale dei paesi presi in considerazione. Se ci poniamo nella prospettiva
neo-funzionalistica dovremmo aggiungere ed integrare questi elementi storicofattuali rispetto allo schema di Parsons, piuttosto che usarli in luogo di esso. Si
tratta quindi di individuare, ad esempio, nel caso dellAmerica Latina, elementi
quali la marginalit

171

SOCIOLOGIA COME RICERCA


economica e politica della massa della popolazione, il ruolo corporativista dello
Stato e i collegati aspetti di scarsa competizione e accentuato populismo (come
fanno autori che si muovono nella prospettiva neo-funzionalista),156 per ottenere
una comprensione allargata del senso delle stesse pattern variables di Parsons,
delle sue previsioni di differenziazione e successiva integrazione, etc.
Mano mano che si abbandona per la prospettiva di visione aerea della
sociologia di Parsons, con il suo astratto organigramma dei rapporti tra le forze
in gioco, e si entra nel dedalo dei percorsi dei fenomeni empirici e delle
influenze tra questi, il carattere esplicativo dello struttural-funzionalismo sembra
scivolare verso una pi modesta propensione alla descrizione dei fenomeni
sociali, cos come peraltro ammesso dagli stessi neo-funzionalisti (vedi sopra). E
parallelamente, mano mano che la ricerca empirica dei neo-funzionalisti
identifica fenomeni ad hoc in grado di spiegare, nel caso specifico, storico,
oggetto di analisi, la stabilit del sistema, il verificarsi del conflitto o lemergere
di una particolare combinazione di opzioni, il carattere universalistico e al tempo
stesso sistemico della teoria parsonsiana si stempera.
Del resto, la multidimensionalit empirica del neo-funzionalismo
(moltiplicazione degli antecedenti e delle contingenze) convive con disagio con
la fondamentale ambizione universalistica dellapproccio parsonsiano: con
quella ambizione universalistica, cio, che faceva dellAmerica Latina una mera
esemplificazione del modello rappresentato da ascrizione-particolarismo. Se le
pi vaste e multidimensionali ricostruzioni storiche ed empiriche tengono,
allora le distinzioni analitiche di Parsons corrono il pericolo di divenire semplici
conseguenze di pi importanti fatti a monte. Se invece queste ricostruzioni non
conquistano un ruolo centrale, non si vede perch si dovrebbe fare gravare sulle
distinzioni analitiche di Parsons tutte queste elaborazioni. Il fatto che nella
impostazione data da Parsons i tratti oggetto delle distinzioni analitiche si
presentano come gli unici elementi che riassumono ed esplicano la realt sociale,
mantenendo il loro carattere universale. Tali distinzioni analitiche, pertanto, non
tollerano facilmente ulteriori elaborazioni.
Appare logico domandarsi a questo punto se la nuova combinazione di
ricerca empirica, universalismo e teoria sistemica costituisca un ibrido
effettivamente vitale sotto il profilo scientifico, e un avanzamento rispetto al
precedente orientamento. Cos come ci si pu chiedere se i vantaggi in termini di
realismo ottenuti attraverso la nuova propensione empirica compensino le
perdite in termini di capacit esplicativa sistemica. La risposta a queste domande
ci sembra aperta. Ma la propensione alla ricerca empirica ci sembra comunque
avere portato aria fresca in una atmosfera ormai percepita come stagnante.

1. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, cit.

172

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA

2. F. Jonas, Geschichte der Soziologie, Hamburg, 1968 (trad. it. Storia della sociologia,
Bari, 1975, vol. II, cap. VII, 1).
3. N. Machiavelli, Il principe, 1513, XVII, 3.
4. Ad esempio, N. Machiavelli, Discorsi sulla prima deca di Tito Livio, 1513, I, XII, 5; e II,
II, 3.
5. N. Machiavelli, Il principe, cit., XXV, 1.
6. J.-J. Rousseau, Discours sur lorigine et les fondements de lingalit parmi les hommes,
1755, I, p. 76-89.
7. J.-J. Rousseau, Contrat social, 1762, VI.
8. F. Jonas, Geschichte der Soziologie, cit. (trad. it. Storia della sociologia, vol. I, cap. V,
1).
9. Cos J.M. Roberts, History of the World, London, 1988, Book 6, Introduction.
10. G. Tarde, Le lois de limitation: tude sociologique, Paris, 1911.
11. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, cit., I.
12. Ivi.
13. Ivi, V, II.
14. Ivi, V, I-II.
15. Ivi, I.
16. . Durkheim, De la division du travail social, Paris, 1893, Livre 2, III, II.
17. Ivi; . Durkheim, Le suicide. tude de sociologie, Paris, 1897, III, III.
18. . Durkheim, De la division du travail social, cit., Prefazione e Livre III, I.
19. Ivi, Prefazione.
20. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, cit., III, II.
21. Ibidem.
22. . Durkheim, Le suicide. tude de sociologie, cit., III, III.
23. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, cit., III, III.
24. . Durkheim, De la division du travail social, cit., Livre I, II.
25. . Durkheim, Le suicide. tude de sociologie, cit..
26. Si veda, sullopera, J. Madge, The Origins of Scientific Sociology, New York, 1962; R.
Guiducci, Introduzione, e R. Scramaglia, Analisi degli studi successivi a Durkheim, in .
Durkheim, Il suicidio: Studio di sociologia, Milano, 1987.
27 E. Morselli, Il suicidio: Saggio di statistica morale comparata, Milano, 1879.
28 E. Ferri, Variations thermomtriques et criminalit, Archives dAnthropologie
criminelle, 1887; Id., Lomicidio-suicidio: responsabilit giuridica, Torino, 1895.
29. P.F. Lazarsfeld, M. Rosenberg (eds), The Language of Social Research, New York,
1955, p. 119 ss.
30. . Durkheim, Le suicide. tude de sociologie, cit., II, V.
31. Ivi, III, III.
32. . Durkheim, De la division du travail social, cit., Livre III, I, I e III.
33. . Durkheim, Les formes lmentaires de la vie religieuse (Le systme totmique en
Australie), Paris, 1912.
34. I. Craib, Classical Social Theory, Oxford, 1997, p. 70.
35. Su questo punto, A. Swingewood, A Short History of Sociological Thought, London,
1991, III, 8.
36. P.S. Cohen, Modern Social Theory, London, 1968, p. 38.
37. Survival un costume [...] che non pu essere spiegato in base alla sua utilit attuale,
ma diventa comprensibile soltanto in rapporto alla storia passata: W.H.R. Rivers, Survival in
Sociology, The Sociological Review, 1913, 6, pp. 293-305. Sul tema, si veda il classico lavoro di
E.B. Tylor, Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy,
Religion, Language, Art and Custom, London, 1871 e la presentazione di Durkheim in Les rgles
de la mthode sociologique, cit., Cap. V.
38. B. Malinowski, A Scientific Theory of Culture and Other Essays, Chapel Hill, N.C.,
1944.

173

SOCIOLOGIA COME RICERCA

39. B. Malinowski, voce Culture, in Encyclopaedia of the Social Sciences, New York, 1931,
vol. IV, p. 645.
40. G. Rocher, Introduction la sociologie gnrale, Montral, 1968-69, VIII.
41. B. Malinowski, voce Anthropology, in Encyclopaedia Britannica, London, 1926, 1 vol.
suppl..
42. Ci avviene attraverso larticolo The Group and the Individual in Functional Analysis,
American Journal of Sociology, 1939, XLIV, pp. 938-964, e il volume A Scientific Theory of
Culture and Other Essays, cit..
43. B. Malinowski, A Scientific Theory of Culture and Other Essays, cit., p. 46.
44. B. Malinowski, The Group and the Individual in Functional Analysis, cit., p. 942.
45. B. Malinowski, Argonauts of the Western Pacific, London, 1922.
46. B. Malinowski, Crime and Custom in Savage Society, London, 1926.
47. Su questa difesa, ad es. B. Malinowski, Practical Anthropology, Africa, 1929, no. 1;
E.E. Evans-Pritchard, Sorcery and Native Opinion, Africa, 1931, no. 1; M. Fortes, Culture
Contact as a Dynamic Process, Africa, 1936, no. 1; E.W. Smith, The Golden Stool: Some
Aspects of the Conflict of Cultures in Modern Africa, London, 1926.
48. A.R. Radcliffe-Brown, Functionalism: A Protest, American Anthropologist, 1959, vol.
LI, pp. 320-323.
49. A.R. Radcliffe-Brown, On Social Structure, Journal of the Royal Anthropological
Institute, 1940, vol. LXX, ristampato in Id., Structure and Function in Primitive Society, London,
1979, p. 195.
50. Ivi, p. 190.
51. Ivi, p. 200.
52. Ibidem.
53. S. Hartland, Matrilineal Kinship and the Question of its Priority, Memoirs of the
American Anthropological Association, 1917, no. 4.
54. R.H. Lowie, The Matrilineal Complex, University of California Publications in
American Archaeology and Ethnology, 1919, vol. 16, no. 2.
55. A.R. Radcliffe-Brown, The Mothers Brother in South Africa, South African Journal
of Science, 1924, vol. 21.
56. R.K. Merton, Social Theory and Social Structure, cit., 1, III (trad. it. Teoria e struttura
sociale, vol. 1, 1, III, pp. 121-224).
57. Ivi, 1, III, p. 191.
58. E. Mayo, The Social Problem of an Industrial Civilization, Cambridge, Mass., 1945.
59. T. Veblen, The Theory of the Leisure Class, cit..
60. K. Marx, Das Kapital, cit. (trad. it. Il Capitale, Poscritto alla seconda edizione).
61. Questo concetto dei limiti alle alternative posti dalla tensione strutturale del sistema
messo a fuoco sia da studiosi marxisti che da studiosi non marxisti; Merton ricorda in proposito la
affermazione di Marx, secondo cui Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo
arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bens nelle circostanze che essi trovano
immediatamente davanti a s, determinate dai fatti e dalla tradizione (K. Marx, Der Achtzehnte
Brumaire des Louis Napoleon, 1852 (trad. it. Il 18 Brumaio di Luigi Napoleone, Roma, 1964, p.
44); e quella di Malinowski, secondo cui Dato un bisogno culturale ben definito, i mezzi per
soddisfare ad esso sono scarsi e perci laccomodamento culturale che viene a prodursi in risposta
al bisogno suddetto circoscritto entro stretti limiti (B. Malinowski, voce Culture, cit. p. 626).
62. L. Radzinowicz, Ideologia e criminalit: uno studio del delitto nel suo contesto storico e
sociale, cit., Cap. 3, p. 82-83.
63. R.K. Merton, Social Theory and Social Structure, cit., 2, VI (trad. it. Teoria e struttura
sociale, vol. 2, VI, pp. 298-299); la prima formulazione della teoria della anomia di Merton in
Social Structure and Anomie, American Sociological Journal, 1938, 3.
64. W.A. Bonger, Criminalit et conditions conomiques, cit..
65. R.K. Merton, Social Theory and Social Structure, cit., 2, VI-VII (trad. it. Teoria e
struttura sociale, vol. 2, VI-VII, pp. 299-373).

174

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA

66. Ivi, trad. it., 2, VI, p. 300-301.


67. Ivi, trad. it., 2, VI, p. 303.
68. Ivi, trad. it., 2, VI, p. 313.
69. Ivi, trad. it., 2, VI, p. 334.
70. Ivi, trad. it., 2, VI, p. 299.
71. Ivi, trad. it., 2, VI, p. 341 ss..
72. Ivi, trad. it., 2, VII, p. 391 ss..
73. C. Stopnicka Rosenthal, Deviation and Social Change in the Jewish Community of a
Small Polish Town, American Journal of Sociology, 1954, LX, pp. 177-181.
74. P.M. Blau, The Dynamics of Bureaucracy, Chicago, 1963.
75. D.L. Gerard, C. Kornetsky, Adolescent Opiate Addiction: A Study of Control and
Addict Subjects, Psychiatric Quarterly, 1955, XXIX, April.
76. E.M. Lemert, Social Structure, Social Control and Deviation, in M.B. Clinard (ed.),
Anomie and Deviant Behavior: A Discussion and Critique, New York, 1964.
77. A.K. Cohen, Delinquent Boys: The Culture of the Gang, Glencoe, Ill., 1955.
78. W.F. Whyte, Street Corner Society: The Social Structure of an Italian Slum, Chicago,
1955.
79. R.A. Cloward, L.E. Ohlin, Delinquency and Opportunity: A Theory of Delinquent
Gangs, Glencoe, Ill., 1964.
80. E.H. Sutherland, White Collar Crime, cit..
81. A. Gouldner, The Coming Crisis of Western Sociology, New York and London, 1970, p.
325.
82. G.H. Mead, The Psychology of Punitive Justice, American Journal of Sociology,
1918, XXIII, 577-602.
83. L.M. Solivetti, Drug Diffusion and Social Change: The Illusion about a Formal Social
Control, The Howard Journal of Criminal Justice, 1994, 33, 41-61.
84. C.S. Fisher, Towards a Subcultural Theory of Urbanism, American Journal of
Sociology, 1975, 80, pp. 1319-1341; R.D. Crutchfield, M.R. Geerken, W.R. Gove, Crime Rate
and Social Integration: The Impact of Metropolitan Mobility, Criminology, 1982, 20, pp. 467478.
85. A.E. Liska, B.D. Warner, Functions of Crime: A Paradoxical Process, American
Journal of Sociology, 1991, 96, no. 6, p. 1441-1463.
86. . Durkheim, Sociologie et philosophie, Paris, 1924, II.
87. M. Strathern, Discovering Social Control, Journal of Law and Society, 1985, vol. 12,
no. 2, p. 115.
88. A. Smith, Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, cit., 4, II;
concetto ripetuto anche altrove: in questo modo che gli interessi privati e le passioni private
degli individui li dispongono naturalmente a indirizzare i loro fondi verso gli impieghi che in
situazioni ordinarie sono pi vantaggiosi per la societ [...] Perci, senza alcun intervento della
legge, gli interessi privati e le passioni private degli uomini li inducono naturalmente a dividere e
a distribuire i fondi di ogni societ tra tutti i diversi impieghi che vi sono effettuati, avvicinandosi
il pi possibile alla proporzione pi conveniente allinteresse dellintera societ, ivi, 4, VII, III.
89. F. Jonas, Geschichte der Soziologie, cit. (trad. it. Storia della sociologia, vol. II, cap. IX,
3).
90. R.A. Wallace, A. Wolf, Contemporary Sociological Theory: Continuing the Classical
Tradition, Englewood Cliffs, N.J., 1991, II, 1.
91. W.B. Cannon, The Wisdom of the Body, New York, 1932 (trad. it. La saggezza del
corpo, Milano, 1956).
92. M.J. Levy Jr., Analisi struttural-funzionale, in Enciclopedia delle Scienze Sociali,
Roma, 1994, vol. IV, pp. 214-219.
93. G. Rocher, Introduction la sociologie gnrale, cit., IX.
94. T. Parsons, Societies: Evolutionary and Comparative Perspectives, Englewood Cliffs,
N.J., 1966, p. 6-7.
95. G. Ritzer, Sociological Theory, New York, 1996, p. 246.

175

SOCIOLOGIA COME RICERCA

96. T. Parsons, E.A. Shils, Toward a General Theory of Action, Cambridge, Mass., 1951, p.
111-113.
97. La cibernetica (espressione coniata da Ampre dal greco arte del pilota), stata
sviluppata nel secondo dopoguerra da N. Wiener (Cybernetics, Cambridge, Mass., 1948). I suoi
postulati sono costituiti dalla affermazione che il controllo interno di un sistema dato dal flusso
di informazioni; e dalla affermazione della esistenza di leggi universali regolanti il controllo e
lorganizzazione dei sistemi. La sua prospettiva eminentemente transdisciplinare, dal momento
che si pone il fine di superare i tradizionali confini tra sistemi organici e inorganici, e in particolare di individuare le leggi che governano i sistemi cerebrali, biologici, informatici. Le pi
rilevanti applicazioni hanno significativamente riguardato la neurocybernetics, la biocybernetics,
la computer cybernetics.
98. G. Rocher, Introduction la sociologie gnrale, cit., IX.
99. T. Parsons, The Social System, Glencoe, Ill., 1951, cap. I; T. Parsons, An Outline of the
Social System, in E.A. Shils, K. Naegele, J. Pitts (eds), Theories of Societies, New York, 1961,
vol. 1, p. 34.
100. T. Parsons, An Outline of the Social System, cit., vol. 1, p. 36.
101. T. Parsons, Societies: Evolutionary and Comparative Perspectives, cit., p. 18-19.
102. Ivi, p. 19.
103. T. Parsons, Societies: Evolutionary and Comparative Perspectives, cit., p. 9.
104. I. Craib, Modern Social Theory: From Parsons to Habermas, Hemel Hempstead, 1992,
p. 45.
105. T. Parsons, The Social System, cit., cap. II, V.
106. S. Freud, Introduzione allo studio della psicoanalisi, Roma, 1968, XX [I ed. 1917].
107. T. Parsons, The Social System, cit., cap. V, IV.
108. V. Cesareo, Socializzazione e controllo sociale, Milano, 1979, p. 51.
109. T. Parsons, The Structure of Social Action, cit., II, XIX.
110. T. Parsons, The Social System, cit., cap. I; T. Parsons, Social Structure and Personality,
New York, 1970, p. 82.
111. A. Swingewood, A Short History of Sociological Thought, cit., III, 8, p. 237.
112. T. Parsons, The Social System, cit., cap. II, II.
113. Ibidem.
114. T. Parsons, Societies: Evolutionary and Comparative Perspectives, cit., p. 12.
115. T. Parsons, The Social System, cit., cap. I.
116. Ivi, cap. II, II.
117. Ivi, cap. VII, I.
118. Ivi, cap. I,
119. Ivi, cap. VII, II.
120. Parsons comunque consapevole che, nel suo proprio schema, lequivalente di ci che
Merton chiama conformit una condizione di equilibrio, senza conflitto, e senza abbandono
delle aspettative: ivi, cap. VII, II.
121. R.M. Williams, The Sociological Theory of Talcott Parsons, in M. Black (ed.), The
Social Theories of Talcott Parsons: A Critical Examination, Englewood Cliffs, N.J., 1961, pp. 6499.
122. C.W. Mills, The Sociological Imagination, New York, 1959, Cap. 2.
123. M. Black, Some Questions about Parsons Theories, in M. Black (ed.), The Social
Theories of Talcott Parsons: A Critical Examination, cit., pp. 268-288.
124. F. Jonas, Geschichte der Soziologie, cit. (trad. it. Storia della sociologia, vol. II, cap.
IX, 3).
125. B.F. Hoselitz, Sociological Aspects of Economic Growth, Glencoe, Ill., 1960; Id., Main
Concepts in the Analysis of the Social Implications of Technical Change, in B.F. Hoselitz, W.E.
Moore (eds), Industrialization and Society, The Hague, 1963.
126. A.G. Frank, Sociology of Development and Underdevelopment of Sociology, New
York, 1967. Sul tema, L.M. Solivetti, Societ tradizionali e mutamento socio-economico, cit.,
Cap. 6.

176

3. IL MODELLO FUNZIONALISTA

127. C.W. Mills, The Sociological Imagination, cit., Cap. 2, 2-3.


128. R. Dahrendorf, Out of Utopia: Toward a Reorientation of Sociological Analysis, in
R. Dahrendorf, Essays in the Theory of Society, London, 1968, pp. 107-128.
129. A. Gouldner, The Coming Crisis of Western Sociology, cit., p. 351 ss.; P.S. Cohen,
Modern Social Theory, cit.; M. Abrahamson, Functionalism, Englewood Cliffs, N.J., 1978.
130. T. Parsons, N.J. Smelser, Economy and Society, Glencoe, Ill., 1956.
131. T. Parsons, Societies: Evolutionary and Comparative Perspectives, cit., p. 21.
132. T. Parsons, E.A. Shils (eds), Toward a General Theory of Action, cit., p. 6.
133. B. Malinowski, Crime and Custom in Savage Society, cit.; D. Black, The Behavior of
Law, New York, 1976.
134. V. Cesareo, Socializzazione e controllo sociale, cit., p. 53.
135. T. Parsons, The Social System, cit., p. 319.
136. G. Sykes, D. Matza, Techniques of Neutralization: A Theory of Delinquency,
American Sociological Review, 1957, 22, pp. 664-670; D. Matza, G. Sykes, Juvenile
Delinquency and Subterranean Values, American Sociological Review, 1961, 26, pp. 712-719.
137. J.C. Alexander, Neofunctionalism and After, Malden, Mass., and Oxford, 1998, p. 4.
138. J.C. Alexander, Introduction in J.C. Alexander (ed.), Neofunctionalism, Beverly
Hills, Cal., 1985, p. 10; J.C. Alexander, P. Colomy, Neofunctionalism Today: Reconstructing a
Theoretical Tradition, in J.C. Alexander, Neofunctionalism and After, cit., p. 66.
139. J.C. Alexander, Introduction in J.C. Alexander (ed.), Neofunctionalism, cit., p. 9-10.
140. L. Althusser, Marxism is not a Historicism, in L. Althusser, E. Balibar (eds),
Reading Capital, London, 1970, pp. 119-144.
141. P. Colomy, Uneven Differentiation and Incomplete Institutionalization: Political
Change and Continuity in the Early American Nation, in J.C. Alexander, P. Colomy (eds),
Differentiation Theory and Social Change: Comparative and Historical Perspectives, New York,
1990, pp. 222-264; P. Colomy, Recent Developments in the Functionalist Theory of Change,
Sociological Focus, 1986, 19, pp. 139-158.
142. J. Rex, Key Problems in Sociological Theory, London, 1961.
143. G. Rocher, Introduction la sociologie gnrale, cit., XI.
144. R. Dahrendorf, Class and Class Conflict in an Industrial Society, London, 1959; P.S.
Cohen, Modern Social Theory, cit., p. 167.
145. R. Dahrendorf, Class and Class Conflict in an Industrial Society, cit., p. 165.
146. P.M. Blau, J.E. Schwartz, Crosscutting Social Circles: Testing a Macrostructural
Theory of Intergroup Relations, Orlando, Fla., 1984.
147. Ad es., J. Turner, The Structure of Sociological Theory, Belmont, Calif., 1991; G.
Ritzer, Sociological Theory, cit.
148. J.C. Alexander, Neofunctionalism and After, cit., p. 184.
149. J.C. Alexander, Sociology Theory since 1930, New York, 1987.
150. J.C. Alexander, Structure and Meaning: Relinking Classical Sociology, New York,
1989, pp. 174-216; si veda anche P. Donati, Teoria relazionale della societ, Milano, 1991, p.
199.
151. S.N. Eisenstadt, Systemic Qualities and Boundaries of Societies, in J.C. Alexander
(ed.), Neofunctionalism, cit., p. 99-112.
152. R. Robertson, F. Lechner, Modernization, Globalization and the Problem of Culture in
World-Systems Theory, Theory, Culture and Society, 1985, 2, p. 103-118.
153. M.M. Johnson, Strong Mothers, Weak Wives: The Search for Gender Equality,
Berkeley, Calif., 1988.
154. P. Donati, Teoria relazionale della societ, cit., Cap. 4, 4.
155. Ibidem.
156. Ad es., E.P. Reis, Banfields Amoral Familism Revisited: Implications of High
Inequality Structures for Civil Society, in J.C. Alexander (ed.), Real Civil Societies: Dilemmas of
Institutionalization, London, 1998, pp. 21-39.

177

SOCIOLOGIA COME RICERCA

178

4
Il modello dellinterazionismo simbolico

Le origini: il retroterra sociale e culturale


Linterazionismo simbolico costituisce, nelle sue linee essenziali, un
orientamento di pensiero e ricerca interessato a rappresentare la realt sociale
secondo una prospettiva di buon senso, e cio lontana da fumose teorie, e vicina
ad una presunta esperienza individuale; e, in questo ultimo senso, interessato
allo studio empirico della societ, e in particolare allo studio dei problemi
sociali.
Lespressione symbolic interactionism, creata da Herbert Blumer nel 1937,
si lega concettualmente sia alle linee teoriche sia alle esperienze di ricerca sul
campo della Scuola di sociologia di Chicago, la prima, importante scuola di
sociologia sviluppatasi negli Stati Uniti. Malgrado il collegamento evidente con
queste esperienze di ricerca sul campo, e malgrado lenfasi posta sulla
prospettiva di buon senso, lapproccio della Scuola di Chicago e quello
dellinterazionismo simbolico che ne deriva non costituiscono affatto qualcosa
di privo di una significativa radice teorica. Al contrario, essi risultano effettivamente comprensibili e compiutamente valutabili solo attraverso il riferimento ad
un loro complesso retroterra teorico.
I bisogni e le caratteristiche culturali della societ nordamericana del tempo
spingevano la Scuola di Chicago verso una prospettiva diversa rispetto alla
corrente principale della sociologia europea. I problemi di storia apparivano
poco significativi in una societ giovane, che cercava di superare, piuttosto che
enfatizzare, le differenze originarie cementate nella storia degli immigrati che
costituivano la sua popolazione. E le teorizzazioni europee sulle classi sociali
costituivano un tema poco gradito in una societ che considerava come suo pi
grande ideale il sogno americano della mobilit sociale sulla base della buona
volont e dello spirito di iniziativa dellindividuo. Soprattutto, le teorie che
fornivano unimmagine delluomo come semplice oggetto dellazione delle
forze sociali si scontravano

179

SOCIOLOGIA COME RICERCA


con lenfasi culturale che nella nuova societ accompagnava limmagine
dellindividuo come artefice della propria fortuna. Le teorie europee che
concepivano lindividuo come una entit ultrasocializzata in primo luogo
marxismo e funzionalismo in definitiva apparivano parafrasando quanto
detto in altro contesto contro la religione cristiana come una sociologia di
schiavi, e non come una sociologia adatta a uomini liberi.
Si trattava dunque di orientare la teoria sociologica e la ricerca relativa in
un senso coerente rispetto alla cultura e allorganizzazione sociale. Si trattava in
altre parole di trovare una sociologia adatta ad un Martin Eden, il protagonista
del romanzo omonimo di Jack London,1 una delle opere pi rappresentative
della letteratura nordamericana. Martin Eden il povero e non istruito marinaio
che lotta con tutta la sua volont per cambiare la sua posizione sociale, per
arrivare ad avere una istruzione superiore e il successo. In questa lotta titanica ed
individualista egli non si fa fermare dalle difficolt sociali, dagli handicap della
nascita, della classe sociale, della mancanza di istruzione, della cronica scarsit
di denaro, ma anzi trova in queste difficolt lo stimolo per un rafforzamento del
suo impegno e per una reiterazione dei suoi tentativi. Questo nella convinzione,
del personaggio e insieme dellautore convinzione incongrua e a volte persino
ridicola agli occhi europei, per la fede con cui viene affermata che il successo
non pu sfuggire a chi dimostra tanto impegno e lo associa a uno scopo cos
alto. Se evidentemente marxismo e funzionalismo non potevano essere le
risposte adatte a questo modo di vedere la societ, la teoria sociale di Spencer
costituiva invece un utile anche se parziale punto di riferimento. Lopera di
Spencer rifletteva, agli occhi nordamericani, le qualit, apprezzabili dalla cultura
del Nuovo Mondo, del suo autore: il non-conformista in religione, che aveva
lottato tutta la vita per non allinearsi allopinione prevalente; il tecnico delle
ferrovie, che guardava alla societ con la prospettiva delluomo abituato a
confrontarsi con i problemi reali; lautodidatta, la cui istruzione e i cui
successi erano il frutto di grande costanza e volont di miglioramento
individuale. Naturalmente, lopera di Spencer non significava solo questo, ma
anche: lattenzione viva ai problemi del cambiamento sociale e in particolare
alla trasformazione operata dalla societ industriale, attraverso la
differenziazione dei ruoli e delle istituzioni; e contemporaneamente, il mantenere
lindividuo al centro della teoria sociale, affermando che il livello di sviluppo
dellorganizzazione sociale dipende dal livello di sviluppo dei singoli individui e
non semplicemente dellazione delle lite e dei governanti; il cosiddetto
darwinismo sociale, il concetto del survival of the fittest (espressione, si badi
bene, di Spencer e non di Darwin), che implica che il successo va agli individui
e alle societ che meglio si attrezzano per raggiungere questo fine; in modo
ancora pi sintetico, la negazione del determinismo storico e del materialismo

180

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


culturale e lesaltazione dellindividualismo e del liberalismo nelle loro forme
pure e dure, contro ogni modello socialista e collettivista.
Non quindi sorprendente che lopera di Spencer abbia trovato al di l
dellAtlantico ancora maggiore fortuna che in patria: che il suo survival of the
fittest abbia lusingato unintera societ che, con lindividualismo e la
competizione, si accingeva a superare in ricchezza e potenza anche le societ
europee occidentali pi avanzate. E non sorprendente che essa sia stata la base
dello sviluppo della sociologia nordamericana. C.H. Cooley ha sintetizzato cos
questa situazione: I imagine that nearly all of us who took up sociology
between 1870, say, and 1890, did so at the instigation of Spencer [...]. His book,
The Study of Sociology, perhaps the most readable of all his works [...] probably
did more to arouse interest in the subject than any other publication before or
since.2 E parallelamente non sorprendente che la lettura di Spencer sia stata
alla base dellautoistruzione di Martin Eden!
Oltre che a Spencer, la nuova sociologia nordamericana non poteva che
ispirarsi ad altri autori in cui il ruolo dellindividuo fosse esaltata, e in cui ai
fattori economici e sociali fosse attribuito un ruolo meno egemone e totalizzante.
Nel panorama europeo, Simmel sembrava essere un autore ideale sotto questo
profilo. In Simmel era infatti ben presente la componente umanistica, la
concezione della societ come una entit determinata dalle forme assunte dalle
interrelazioni tra individui. Contrario al positivismo scientista e al riduzionismo
materialista di tipo marxista, il pensiero di Simmel presentava la societ come
comprensibile non tanto in termini di leggi generali, quanto in termini di forme,
specifiche ed universali, originate dalla interazione sociale: Oltre a quei
fenomeni macroscopici, che si impongono [...] per la loro importanza esterna,
esiste un numero sterminato di forme di relazione e di modi di azione reciproca
[...] che [...] sono quelle che danno origine alla societ [...] tutte le mille relazioni
che si riflettono da persona a persona, momentanee o durevoli, coscienti o
inconsce [...]. Qui risiedono le azioni reciproche [...] tra gli atomi della societ
[corsivo nostro], che sorreggono [...] tutta la variet e unitariet di questa vita
[...] della societ.3
Queste forme sono usate da Simmel per creare un sistema tassonomico, le
cui classificazioni sono capaci di coniugare laspetto epistemologico della
ricerca di un senso con quello ontologico della descrizione della cosa in s.
Lapproccio si collega alla filosofia kantiana e al problema di una conoscenza
non basata sullesperienza e sul contesto di riferimento, ma su luso di categorie
che esistono a priori nella mente umana. Tuttavia, le implicazioni filosofiche si
traducono nella sociologia di Simmel nelluso di concetti dotati di
immediatezza, per il realismo di descrizioni centrate sul gioco delle
interrelazioni sociali. Cos, le forme del sociale, determinate

181

SOCIOLOGIA COME RICERCA


dalle relazioni tra gli individui e dai loro interessi, sono presentate come
caratterizzate dal con-un-altro, per-un-altro, contro-un-altro, attraverso-unaltro etc.4 Linterpretazione della societ tramite le forme assunte dalle relazioni
sociali (le forme delle gerarchie, delle corporazioni, della famiglia, del
matrimonio, del dominio, dellamicizia, della civetteria) sembrava appartenere
alla sfera del senso comune e al tempo stesso essere dotata di rilevanza per la
ricerca empirica microsociologica. Si pensi alla pi nota delle forme individuate
da Simmel: la diade (composta ad es. dallinsegnante e dallallievo, dal marito e
dalla moglie), caratterizzata da una reciprocit immediata, da una dipendenza del
tutto da entrambi i singoli individui; tale da risultare distrutta dal ritiro di uno
dei componenti e trasformata dallingresso di un terzo partecipante, che le fa
perdere il carattere di reciprocit immediata e le fa assumere quello di
collettivit, che la diade non possedeva. Tutto ci non poteva che rendere il
pensiero di Simmel bene accetto alla cultura nordamericana.
Significativamente, la pi importante rivista americana di Sociologia,
lAmerican Journal of Sociology, pubblicata proprio a Chicago, aveva
contribuito alla diffusione del pensiero di Simmel, presentando un certo numero
di suoi articoli gi prima del 1914. Mentre il primo fondamentale manuale
nordamericano di sociologia, Introduction to the Science of Sociology, di Park e
Burgess, pubblicato nel 1921, conteneva pi riferimenti a Simmel che a qualsiasi
altro autore europeo.5 Del resto, Park era stato allievo di Simmel; e attraverso
Park, il pensiero di Simmel sar trasmesso fedelmente ai suoi allievi, e da questi
ad autori della corrente interazionista del secondo dopoguerra, come innanzitutto
Becker.6
Limportanza dellinfluenza esercitata da questi autori europei sullo
sviluppo di una scienza sociale negli Stati Uniti non deve peraltro offuscare il
contributo teorico dato da una nuova visione filosofica di origine prettamente
americana. Ci riferiamo naturalmente al pragmatismo, come sviluppato da
Peirce, da James e da Dewey. Una teoria in cui forse pi ancora che in altre
limpostazione complessiva riconducibile alle caratteristiche specifiche
dellorganizzazione sociale alla quale appartengono i suoi esponenti. Cio, come
nota Bertrand Russell, alla produzione meccanica, alla affermazione
dellimpresa collettiva, alla trasformazione scientifica dellambiente umano.7
Alcuni concetti del pragmatismo sono in particolare di sicura importanza per
quanto riguarda lo sviluppo della sociologia e della ricerca sociale da parte della
Scuola di Chicago e poi dellinterazionismo. In primo luogo, il primato
dellesperienza, come sinonimo di realt; lenfasi posta sullindividuo e sulla sua
azione rivolta a realizzare lesperienza allinterno di un processo di interazione;
la logica relazionale del processo conoscitivo, il relativismo delle esperienze; la
pluralit delle verit accettabili. Cos, William James afferma opponendosi ad
una concezione

182

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


riduttiva del ruolo dellindividuo e della sua costruzione della realt che The
eternal verities which the structure of our mind lays hold of do not necessarily
themselves lay hold on extra-mental being, nor have they, as Kant pretended [...]
a legislating character even for all possible experiences. They are primarily
interesting only as subjective facts.8 E lesperienza, per James, non che the
last term of a train of sensations, emotions, decisions, movements,
classifications, expectations, etc., ending in the present, and the first term of a
series of similar inner operations extending into the future, on the readers
part.9
Parallelamente, in Dewey la conoscenza non deve aspirare a giudizi che
siano assolutamente veri, in contrapposizione a giudizi assolutamente falsi
concetto che enfatizza il relativismo dellesperienza soggettiva, la possibilit
dellesistenza di diverse verit. Inoltre, la conoscenza effettiva non pu che
passare attraverso unazione, un processo relazionale tra lindividuo e
lambiente che lo circonda, una esperienza pratica in cui lindividuo affronta
problemi concreti.10 In altre parole, e come emerger costantemente dal lavoro
successivo degli interazionisti, la conoscenza non pu che derivare dalla
interazione.
Un nuovo modo di fare ricerca
La diversa prospettiva della sociologia nordamericana rispetto a quella europea e
il suo orientamento verso quello che successivamente sar identificato col nome
di interazionismo simbolico sono gi abbastanza chiari allinizio del secolo XX,
nei primi lavori della Scuola di Chicago. The Polish Peasant, di Thomas e
Znaniecki, indicativo di questa tendenza sia sotto il profilo teorico che sotto
quello metodologico.11
Sotto il profilo teorico, gli autori partono dalla considerazione che gli
individui, come pure i gruppi, sono portatori di valori sociali differenti. A questa
differenziazione se ne aggiunge una ulteriore e rilevante, relativa alla presenza
di differenti atteggiamenti negli individui. I valori sociali sono ci che ha un
significato comune per i componenti di un gruppo; mentre gli atteggiamenti
costituiscono la controparte soggettiva dei valori sociali. Questi ultimi hanno
una capacit di imporsi agli individui, cos come affermato da Durkheim.
Tuttavia, significativamente, nel caso dellopera di Thomas e Znaniecki, i valori
sociali si presentano non solo come differenziati, in quanto propri di individui e
gruppi con diverse esperienze (si pensi, a questo proposito, allinfluenza
esercitata dalla scoperta empirica delle diverse realt culturali degli immigrati in
America); essi si presentano anche come il frutto dellazione degli stessi individui, che contribuiscono a modificarli. qui che il distacco rispetto
allimpostazione

183

SOCIOLOGIA COME RICERCA


funzionalistica, in particolare rispetto alla concezione di Durkheim, e pi in
generale rispetto alle concezioni macrosociali deterministiche tipiche della
sociologia del XIX secolo, si fa pi marcata. Se per Durkheim la causa determinante di un fatto sociale deve essere cercata nei fatti sociali precedenti e
non negli stati di coscienza degli individui,12 per Thomas e Znaniecki la causa
di un fenomeno sociale non mai soltanto un altro fenomeno sociale ma la
combinazione tra un fenomeno sociale e un atteggiamento individuale. In questo
senso, Thomas e Znaniecki sono convinti che individui diversi reagiscono in
modi diversi a influenze identiche. Cos, a titolo di esempio, il quadro dei valori
prevalenti nella societ contadina tradizionale della Polonia prevedeva una
sottomissione dei giovani alla autorit familiare paterna, in nome ovviamente
della solidariet familiare. Ma nel caso abbastanza frequente di conflitto tra
padre e figlio, il risultato specifico che emerge nei vari casi individuali pu
essere sia la sottomissione del figlio, sia una ribellione del medesimo sulla base
di una particolare tendenza alla affermazione della propria personalit.
Tra individui e valori esiste dunque una interazione dinamica, nel senso che
gli individui cercano di adattarsi ai gruppi di riferimento e in questo tentativo ne
interiorizzano i valori. Ma al tempo stesso gli individui agiscono sugli stessi
valori. Questo avviene in particolare quando si verifica una deviazione rispetto
ai valori standard. La deviazione provoca la necessit di una rivalutazione della
situazione e comporta la possibilit di un cambiamento, favorendo cos
levoluzione e il progresso sociale. Lintero quadro teorico cos caratterizzato
da differenziazione, adattamento, mutamento e progresso, piuttosto che dal
problema della trasmissione e perpetuazione dei valori sociali, come invece nella
sociologia funzionalista europea pi conservatrice.
Sotto il profilo metodologico, lopera di Thomas e Znaniecki
caratterizzata da due prospettive congiunte che avranno peso rilevante per i
successivi studi sociologici:
1. Lopera non si propone uno studio comparativo tra le situazioni esistenti
in varie societ rispetto ad un tema specifico e in qualche modo isolato; non si
propone cio di seguire un metodo assai diffuso negli studi sociologici
precedenti e in particolare reso celebre dalla opera di Durkheim sul suicidio.
Lopera di Thomas e Znaniecki invece indirizzata a fornire, attraverso uno
studio monografico, una grande quantit di documentazione su un fenomeno
sociale complesso, che potrebbe essere definito come la vita di un gruppo
sociale. Si preferisce cio la ricostruzione di un tutto, il quadro integrale di una
singola realt, piuttosto che la comparazione tra aspetti pi limitati di realt
diverse.
2. Lopera di Thomas e Znaniecki si propone di mostrare la interazione tra
individui e valori attraverso il riferimento allesperienza empirica, e non

184

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


soltanto attraverso la analisi teorica. Lesperienza empirica a cui si d la priorit
non costituita peraltro da dati statistici di tipo macrosociale, ritenuti dai due
autori poco adatti in considerazione della complessit delloggetto dello studio,
la vita dei contadini polacchi. Questa esperienza empirica proviene invece da
una larga massa di materiale composito, che gli autori chiamano behaviour
documents. Si tratta sia di materiale relativo al quadro di provenienza del
gruppo oggetto di studio, cio alla societ polacca (lettere, in particolare
cinquanta serie di lettere, per altrettanti gruppi familiari, scritte da o a immigrati
polacchi negli Stati Uniti, articoli da giornali e altri documenti sulla situazione
in Polonia); sia di materiale relativo alla nuova societ di arrivo, quella degli
Stati Uniti (lettere, album di parrocchie polacche negli USA, documenti di
associazioni di carit, di associazioni come la Legal Aid Society, che si
occupava di assistenza alle coppie in crisi, documenti di tribunali attinenti ad atti
criminali o devianti commessi da adulti o minori polacchi etc.); pi un intero
racconto autobiografico di un giovane polacco, racconto che da solo occupa
centinaia di pagine. Materiale in definitiva capace di mostrare i problemi di
adattamento, le soluzioni adottate, le modificazioni apportate. La prospettiva
dellopera consiste quindi nel fare riferimento a materiale che riguardava
lindividuo, che veniva raccolto dal ricercatore e che aveva un carattere di
attualit. I processi generali sono pertanto letti per il tramite di case studies, qui
nel senso soprattutto di casi individuali pi ancora che di una singola comunit.
Questa procedura appariva come dotata di una immediatezza e di una aderenza
alla realt sociale tali da contrapporla efficacemente alla sociologia classica
europea e alla sua paludata astrazione.13 Mentre lanalisi di tipo qualitativo, alla
base dellopera, mostrava i suoi lati migliori, e cio la flessibilit e lapertura
alla intuizione e alla associazione.
Il metodo del case study, e in particolare la prospettiva qui seguita che
consiste nel fare riferimento alla esperienza personale cos come presentata e, in
ultima analisi, percepita, dal soggetto agente oggetto di studio apparivano
specialmente adatti a ripercorrere ed illustrare le esperienze di vita alternative.
Le esperienze cio di coloro che, sia sotto il profilo culturale che quello
comportamentale, costituivano una alternativa deviante rispetto al modello
conformista: delinquenti, sbandati, disadattati, marginali, vagabondi, coloro
insomma che impersonavano i problemi sociali del Nuovo Mondo. Chi meglio
del diverso pu spiegare la diversit? Non sorprendentemente, attraverso
lutilizzazione del case study e collaiuto dellosservazione partecipante sono
condotti studi che diverranno emblematici del periodo, come quello di Anderson
sui lavoratori migranti;14 quelli di Shaw sui giovani delinquenti;15 quello di
Thrasher sulle gang giovanili.16
Lutilizzazione della osservazione partecipante costituisce parte
essenziale dellorientamento generale della Scuola. Si tratta quindi di un

185

SOCIOLOGIA COME RICERCA


orientamento assai vicino a quello prevalente nella antropologia sociale classica.
In un articolo del 1915 che anticipava tutti i futuri lavori della Scuola, Park
avanzava lipotesi che se gli antropologi erano riusciti a comprendere la societ
ad es. degli Indiani nordamericani andando a vivere in mezzo a loro, i sociologi
potevano fare lo stesso con le Little Italy dei centri urbani degli Stati Uniti.17
Si pu notare come qui loggetto non sia costituito da una societ tradizionale,
agricola o di allevamento, caccia, pesca o raccolta, e comunque orientata alla
sussistenza. Si tratta invece di una societ moderna, economicamente avanzata,
urbanizzata, dotata di un alto livello di specializzazione, e centrata
conseguentemente sullo scambio invece che sulla sussistenza. Tuttavia,
lattenzione degli autori della Scuola si concentra su gruppi e comunit, esistenti
nel contesto urbano, come ad esempio gli abitanti di un quartiere ben delimitato
o i componenti di un gruppo giovanile: quindi su unit sociali caratterizzate da
un alto livello di interazione al loro interno e da un notevole grado di
omogeneit culturale e sociale. Abbiamo a che fare, in definitiva, con un
approccio definibile come etnologia o antropologia urbana. La preferenza data
al metodo della osservazione partecipante, daltra parte, non importante solo in
s. Questa scelta metodologica si riflette sugli stessi risultati della ricerca
condotta dalla Scuola di Chicago. Usare il metodo della osservazione
partecipante significa concentrare lattenzione su tutto ci che pi facilmente
emerge per mezzo di questo approccio. Ora, losservazione partecipante
permette di rilevare aspetti quantitativi macro, come ad es. lincidenza della
disoccupazione nella popolazione di una certa area; ma al tempo stesso tende a
favorire la rilevazione di ci che ruota intorno allindividuo, dei suoi
atteggiamenti personali, della interazione con gli altri che lo caratterizza. Il
metodo della osservazione partecipante favorisce qui in definitiva, come del
resto avviene di regola negli studi antropologici sociali (si veda infra, sezione
Sociologia e Antropologia), una de-enfatizzazione del valore in s delle variabili
macro e una enfatizzazione di aspetti tendenzialmente micro; e al tempo stesso
una esaltazione dellanalisi qualitativa tesa ad una comprensione complessiva
della peculiarit del soggetto, a spese di quella essenzialmente quantitativa.
Questo atteggiamento di fondo bene rappresentato da Park, che mostra
unostilit crescente nei confronti degli approcci quantitativi in sociologia, tanto
dal finire col chiamarli parlor magic.18
Queste caratteristiche di metodo della Scuola possono essere rilevate nel
trattamento riservato agli aspetti ecologici. In effetti, i Chicagoans sposano
losservazione partecipante ad una particolare attenzione al quadro ecologico.
Questa connessione non casuale. Studiare gruppi e comunit dallinterno porta
il ricercatore a diretto contatto anche con lambiente spaziale in cui i fatti sociali
si determinano. Abbastanza naturalmente, la Scuola di

186

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


Chicago studia il comportamento degli individui, delle famiglie, dei gruppi
anche dal punto di vista della loro collocazione sul territorio.19 Gli autori della
Scuola definiscono lecologia umana come a study of the spatial and temporal
relations of human beings as affected by the selective, distributive and
accommodative forces of the environment.20 In pratica, nello studiare in
particolare la condizione degli individui che vivono nelle diverse aree delle zone
urbane, gli autori della Scuola tendono a sottolineare limportanza delle
caratteristiche di queste varie aree sul comportamento degli individui che vi
risiedono. Aree ad esempio come quelle dei tanti ghetti urbani, caratterizzate da
un degrado delle abitazioni, mancanza di strutture sociali e ricreative, alta
mobilit degli abitanti, finiscono col produrre una alta propensione a
comportamenti immorali, illeciti e criminali.
Lintroduzione di questo orientamento ecologico comporta evidentemente
un recupero di concetti macro-territoriali. Nel senso che le caratteristiche
dellarea sono percepite come capaci di influenzare in modo similare tutti coloro
che appartengono a quellarea. In pratica, tuttavia, i Chicagoans leggono questa
influenza esercitata dal territorio non tanto e non solo come un effetto diretto di
astratte variabili macro-territoriali (livello di reddito, disoccupazione etc.), come
farebbero studi classici di tipo positivistico. Essi, infatti, (i) tendono a
riassumere le singole variabili anche quantitative in un quadro complessivo dai
caratteri sostanzialmente qualitativi; (ii) combinano i dati ecologici di tipo pi
oggettivo con una situational analysis del comportamento individuale, ossia
con una analisi dello inner world del soggetto agente, ottenuta per mezzo di
storie di vita dettagliate;21 questo tipo di analisi rimanda alle motivazioni
individuali che catalizzano le pressioni ambientali; (iii) si occupano degli aspetti
organizzativi e soprattutto culturali che emergono in quelle specifiche
condizioni ambientali; e danno grande importanza allinfluenza sul
comportamento che si determina attraverso le interazioni che si stabiliscono tra
gli individui che fanno capo a quellambiente. Cos, nella competizione che si
verifica tra gli individui per la collocazione nelle varie aree (un concetto che
riecheggia la struggle for life di Spencer), coloro che finiscono nelle aree pi
disagiate condividono spesso gi in partenza caratteristiche di marginalit,
inadeguatezza sociale, sottocultura, povert, disoccupazione etc. Ma, al tempo
stesso, la cultura e i modi di vita prevalenti negli abitanti di quelle aree si
trasmettono facilmente a coloro che vengono a gravitare sulle medesime aree. E
la cultura e i modi di vita prevalenti nellarea finiscono per sostenere lesistenza
di coloro che sono disposti a conformarsi a quel modello di vita. Ad esempio, la
presenza di gruppi di marginali in una certa area disagiata offre sostegno a
coloro che si uniformano ad un modello di marginalit, vizio, criminalit etc. Le
influenza del territorio si trasmettono quindi per il tramite dellinterazione
sociale e non prescindono da aspetti soggettivistici.

187

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Attraverso lutilizzazione di questi metodi di indagine, gli autori della Scuola di
Chicago ritengono di avere individuato nuove tecniche per affrontare i problemi
sociali: tecniche basate non pi sui sentimenti e la tradizione quanto piuttosto
sulla ricerca scientifica. Attraverso questi metodi, la ricerca sociologica pu, a
loro avviso, cessare di essere una mera filosofia e cominciare ad essere scienza
empirica, vicina alle scienze esatte.22 La limitata fiducia nei metodi quantitativi,
quindi, non comporta, almeno nelle intenzioni della Scuola di Chicago,
labbandono del valore di scientificit della ricerca sociale. Questa ricerca
sociale in ogni caso rivolta ad un fare. A fronte della sociologia europea,
mossa da interessi accademici o politici, la sociologia nordamericana si presenta
di regola con i caratteri di uno studio di fattibilit rispetto a progetti di intervento
sulla realt sociale.23 Pi complessivamente, con The Polish Peasant e i
successivi studi americani, la sociologia prende le distanze dalla teoria astratta e
dalle ricerche di biblioteca e diviene studio empirico allinterno di un quadro
teorico specifico:24 fatto che con il dovuto rispetto per i lavori di Engels, di Le
Play, dei Webb,, di Booth appare decisamente innovativo.
Il lavoro di Nels Anderson pu essere considerato come particolarmente
adatto a rappresentare questo nuovo modo di fare ricerca. Quando esso fu
realizzato, lautore era solo uno studente del Dipartimento di sociologia ed
antropologia dellUniversit di Chicago, e non era neppure legato
particolarmente alla vita del Dipartimento.25 Inoltre, lo stesso Anderson vede in
questo suo primo lavoro una tendenza alla sociologia giornalistica, una
scarsit di concetti veramente sociologici e una inclinazione alla
romanticizzazione della condizione degli hobos.26 Tuttavia, il volume di
Anderson, prima pubblicazione della Sociological Series della University of
Chicago Press, in cui appariranno via via i pi importanti lavori della Scuola,
sar valutato complessivamente con favore fin dalla sua apparizione, e sar da
allora citato come una delle opere pi significative della Scuola di Chicago e
come un esempio della validit della linea di ricerca fondata da questa ultima.
La ricerca di Anderson sullo homeless man, e in particolare sul lavoratore
migrante, presenta in effetti risvolti metodologici e, sia pure in gran parte
indirettamente, teorici, di sicura importanza non solo per la comprensione
dellesperienza della Scuola di Chicago ma anche del successivo interazionismo
simbolico, come del resto esplicitato da alcuni protagonisti dello stesso
interazionismo.27
1. Innanzitutto, The Hobo una ricerca che coinvolge direttamente lo stesso
autore, una ricerca in qualche modo dellautore su se stesso. Il padre di
Anderson era stato per lunghi anni lavoratore migrante; lo stesso autore, da
bambino aveva conosciuto questo genere di vita; e da adulto lo aveva praticato
personalmente, di sua iniziativa. Inoltre, anche quando scrive il suo lavoro,
Anderson vive in condizioni di marginalit, non molto dissimili

188

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


da quelle di un hobo temporaneamente urbanizzato. Gli autori della sociologia
europea si erano interessati di regola ad una determinata tematica solo in quanto
questa suscitava il loro interesse professionale, in quanto essa costituiva un
problema sociale; e sembravano esprimere disagio di fronte ad un problema
che potesse coinvolgerli direttamente, come se temessero che una situazione del
genere potesse pregiudicarne lobiettivit di ricercatori. Qui abbiamo a che fare
con un oggetto di ricerca rispetto a cui lo stesso autore ammette il proprio
coinvolgimento in prima persona; e questo coinvolgimento visto come un
elemento positivo, non negativo.
2. Al di l del fatto rappresentato dalla precedente esperienza di vita
dellautore, The Hobo una ricerca sociale che si basa su una partecipazione
dellautore al fenomeno sociale oggetto della ricerca stessa. Anderson realizza la
sua ricerca attraverso i contatti presi personalmente con i soggetti; la
ricognizione dei luoghi e delle condizioni di vita di cui si tratta; la raccolta
diretta di storie, dichiarazioni, documenti, canzoni. Mentre il tratto di cui al
punto 1 non necessariamente presente nelle ricerche della Scuola di Chicago, il
tratto della partecipazione ne costituisce, come si gi accennato, una
caratteristica di fondo. Anderson rileva come gli hobos, pur costituendo una
piccola parte della popolazione di Chicago (non pi del 2 e 1/2%), non sono
dispersi nella citt ma sono concentrati in una area specifica, dove non vivono
essenzialmente che loro e dove la loro cultura dominante. Lisolamento
ecologico-culturale di questa area rispetto alle altre, fa s che, per realizzare un
valido studio delle condizioni e dei comportamenti in essa prevalenti, il
ricercatore, che proviene da un altro contesto sociale e culturale (il caso
personale di Anderson, come si visto in questo senso atipico), deve calarsi
personalmente in questa realt diversa, non diversamente da come fa
lantropologo occidentale alle prese con una altra societ. Lattenzione al
contesto fisico, spaziale e organizzativo in cui la comunit vive ed agisce, d al
tempo stesso alla ricerca un carattere ecologico.
3. Lelemento della osservazione partecipante guida complessivamente
tutto lo studio di Anderson. The Hobo, infatti, costruito intorno al senso
dellesserci. Questo implica, da una parte, ricchezza di dettagli, conoscenza di
aspetti minuti, quotidiani della vita dei soggetti studiati, la freschezza inimitabile
di chi conosce in prima persona i contesti sociali, i comportamenti, i fenomeni di
cui discute (ad esempio, tutti i menu a 10 centesimi di dollaro, e quindi alla
portata degli hobos, offerti sulla Madison Street di Chicago), linesauribile vena,
sempre diversa, della storia delle esperienze personali cos come esse sono
riferite dagli stessi soggetti. Dallaltra parte, questo implica una tendenza ad una
analisi sociologica in cui prevale la ricchezza e la variet dellinformazione, la
comprensione rispetto alla spiegazione, lintuizione riassuntiva rispetto alla
analisi formale delle variabili.

189

SOCIOLOGIA COME RICERCA


4. Gli aspetti precedenti si riflettono necessariamente sul modello
esplicativo che pu essere individuato alla base del volume di Anderson,
malgrado le scarse ambizioni teoriche che lo stesso autore si prefigge. Anche se
prevale la prospettiva dellaccumulo della informazione e della ricostruzione di
un quadro complessivo, nel volume di Anderson si pu individuare un modello
implicito di valutazione dellimpatto dei fatti sociali sui fenomeni studiati. In
particolare, quando Anderson si occupa del perch si diventi vagabondi, non si
limita a registrare le dichiarazioni dei soggetti intervistati e la molteplicit delle
esperienze personali. Egli riorganizza al tempo stesso queste informazioni
grezze (intuizione riassuntiva) in una serie di possibili fattori del fenomeno
studiato: (1) la stagionalit del lavoro disponibile; (2) il disadattamento
determinato dalla stesso sistema industriale (malattie da lavoro, stress etc.); (3) i
difetti della personalit; (4) i problemi della vita privata; (5) le discriminazioni
di razza e nazionalit; (6) il wanderlust, cio il desiderio acuto di nuove
esperienze.28 La sua conclusione, decisamente poco netta, per che il
vagabondaggio il risultato della concomitanza imprecisata di pi fattori.
Anderson non tenta nemmeno di analizzare lincidenza specifica di un
particolare fattore o di una particolare combinazione di fattori, sul fenomeno del
vagabondaggio. Il modello esplicativo di fondo sembra essere la combinazione,
sempre fluida, tra caratteristiche di tipo pi individuale (livello di intelligenza,
malattie mentali, difetti fisici, stati psicologici etc.) e caratteristiche pi socialieconomiche. Queste ultime, a loro volta, sono relative al tempo stesso (i) ad
aspetti strutturali, e quindi macro, della organizzazione sociale (stagionalit del
lavoro, tasso di disoccupazione etc.); (ii) al contesto con cui il soggetto si trova
in rapporto, in particolare al contesto costituito dal gruppo e dalla cultura hobo,
che si situano in luoghi ben precisi, slums urbani o jungle suburbane. Questo
contesto offre opportunit di inserimento ed adattamento a chi si accosta al
modello di vita dellhobo. In altre parole, Anderson traccia una equazione tra
contesto ecologico e aspetti organizzativi, sociali, culturali nonch morali, in
esso prevalenti. Questi aspetti sono a loro volta considerati come assai
significativi per il comportamento del soggetto, attraverso i meccanismi
dellinterazione e dellaggiustamento tra individuo ed ambiente.
In definitiva, il fatto di divenire un hobo non appare determinato da un
preciso fattore a monte, quanto piuttosto da un aggiustamento rispetto al
contesto di riferimento, da un adattamento dellindividuo rispetto a situazioni
che sono tendenzialmente contingenti. La prevalenza del concetto di
aggiustamento a situazioni contingenti, rispetto al concetto di causalit ad opera
di un fattore determinato, si accompagna non sorprendentemente con una forte
rilevanza del concetto di tempo. I vagabondi di Anderson non sembrano essere
divenuti tali da un momento allaltro, come effetto di

190

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


un fatto sociale od economico esterno. Piuttosto, il loro ruolo deriva da una
sequenza di fatti esterni, caratteristiche individuali, azioni individuali, reazioni
altrui, adattamento, apprendimento di aspetti culturali e sociali (fra questi
appaiono ad esempio rilevanti, nellanalisi di Anderson, gli aspetti relativi
allapprendimento delle tecniche di sopravvivenza allinterno delle comunit
hobo).
Il vagabondo di Anderson sembra il risultato di un percorso di adattamento
che non prevedibile sulla base di elementi che prescindano dalla esperienza
effettiva del soggetto allinterno di questo percorso. Un percorso di adattamento
tortuoso e senza fine; ma anche aperto al mutamento, alla inversione di rotta. E
questo, in coerenza con il valore tutto nordamericano dei concetti di mobilit
sociale e di autodeterminazione dellindividuo. Ma anche in coerenza con lidea
che si pu e si deve fare qualcosa per migliorare la societ: e cos,
significativamente, il capitolo di Anderson sui fattori del vagabondaggio si
chiude con la considerazione che la conoscenza di questi fattori la condizione
necessaria per la soluzione dei problemi delluomo senza dimora.29

Lanalisi del social self


Sotto il profilo teorico, altre opere costituiscono comunque gli essenziali punti di
riferimento per la comprensione delle premesse dellinterazionismo simbolico.
Un posto di rilievo spetta innanzitutto a Charles Cooley. Gi nel 1902, nel suo
Human Nature and the Social Order, Cooley presenta alcuni concetti destinati
ad avere una profonda influenza sulla prospettiva della sociologia
nordamericana e non solo su di questa. Cooley fa propria la prospettiva
pragmatista, attraverso in particolare il pensiero di James, e si oppone alla
distinzione di Cartesio tra lIo pensante e il mondo esterno. Egli parte
dallaffermazione che il social self qualsiasi sistema di idee ricavato dalla vita
comunicativa e considerato dalla mente come suo proprio.30 In questo senso,
What we call me, mine, or myself is, then, not something separate from
the general life, but the most interesting part of it, a part whose interest arises
from the very fact that it is both general and individual. That is, we care for it
just because it is that phase of the mind that is living and striving in the common
life, trying to impress itself upon the minds of others. I is a militant social
tendency, working to hold and enlarge its place in the general current of
tendencies.31 Se vogliamo pensare a questo self come ad una immagine,
possiamo scegliere, secondo Cooley, limmagine del nucleo di una cellula
vivente, che non del tutto separato dal materiale che lo circonda ma che
certamente ne costituisce la parte pi attiva e organizzata. Di particolare

191

SOCIOLOGIA COME RICERCA


importanza, per il profilo teorico dellinterazionismo, la capacit del self
sottolineata da Cooley di agire come specchio sociale: the kind of self-feeling
one has is determined by the attitude toward this attributed to that other mind. A
social self of this sort might be called the reflected or looking-glass self:
Each to each a looking-glass
Reflects the other that doth pass.32
Le caratteristiche del self, in altre parole, sono determinate dal modo in cui
il self si percepisce; e questa percezione determinata dallimmagine di se stesso
che il self ricava dal rapporto con gli altri. In particolare, la self-idea il risultato
di tre passaggi, e cio di come immaginiamo di apparire agli altri; di come
immaginiamo che gli altri valutino questo nostro apparire loro; della sensazione
(di orgoglio, mortificazione etc.) che ricaviamo dalla valutazione di noi che
immaginiamo negli altri. Come si pu notare, anche se Cooley pone alla base
della sua costruzione laffermazione che il social self al tempo stesso generale
ed individuale, ossia che societ ed individuo sono semplicemente aspetti
collective e distributive della stessa realt,33 la sua concezione del
comportamento sociale presenta elementi decisamente soggettivistici e
mentalistici. Infatti, lidea del s che alla base del comportamento sociale
dellindividuo in definitiva il risultato dellimmaginazione individuale. Del
resto, la metodologia di ricerca suggerita da Cooley in linea con queste
affermazioni teoriche. Cooley propone in effetti di analizzare le azioni sociali
andando al di l del comportamento in s, cio delle sue manifestazioni esteriori,
ed occupandosi delle motivazioni che sono dietro le stesse azioni.34 Propone in
altre parole un sympathetic understanding del comportamento: e questo
strumento della comprensione non pu che enfatizzare laspetto soggettivo dei
significati per lattore, ma anche in definitiva per il ricercatore sociale che deve
cercare di intuirli.
Questi concetti sono approfonditi da George H. Mead, il cui pensiero il
pi importante punto di riferimento per il successivo sviluppo
dellinterazionismo simbolico. Il contributo di Mead pu essere meglio
compreso collocandolo nellambito del pragmatismo americano e in particolare
in rapporto al pensiero del suo maestro James e del suo amico fraterno Dewey.35
Mead non peraltro un semplice epigono del pragmatismo, e si parlato di lui
come della mente pi originale della filosofia americana dellultima
generazione.36
Occupandosi del comportamento sociale, Mead propone un approccio
allesperienza dal punto di vista dellindividuo:37 ma segue una prospettiva in
contrasto con quella individualistica della psicologia classica. E,

192

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


pur utilizzando il concetto di self di Cooley, Mead ne critica gli aspetti
soggettivistici e mentalistici,38 e va alla ricerca di un pi solido ancoramento al
sociale. Il comportamento dellindividuo pu essere compreso, a suo avviso,
solo in rapporto al gruppo sociale cui appartiene, dal momento che il
comportamento dellindividuo si colloca nel contesto di azioni sociali che vanno
oltre lindividuo e coinvolgono gli altri membri del gruppo.39
Conseguentemente, non si pu comprendere i processi mentali partendo dal
concetto di un Io isolato; di pi, non si pu parlare di un self al di fuori della
societ. Gli individui, fa notare Mead, nascono allinterno di strutture sociali, di
usanze, di norme che essi non hanno creato ma che li condizionano: Noi siamo
individui nati in una certa nazionalit, collocati in un certo punto geografico,
con certe relazioni familiari e certe relazioni politiche.40
Il self appare a Mead capace di svilupparsi solo nella misura in cui esso
assorbe gli atteggiamenti del gruppo al quale appartiene. Pi in particolare, The
self-conscious human individual [...] assumes the organized social attitudes of
the given social group or community (or of some one section thereof) to which
he belongs, toward the social problems of various kinds which confronts that
group or community at any given time, and which arise in connection with the
correspondingly different social projects or organized co-operative enterprises in
which the group or community as such is engaged; and as an individual
participant in these social projects or co-operative enterprises, he governs his
own conduct accordingly.41 Questo processo di formazione del self si articola
in due fasi: nella prima fase, il self si forma assorbendo gli atteggiamenti che
altri specifici individui presentano nei confronti di esso e, reciprocamente, nei
confronti di se stessi; nella seconda fase, che segna il completamento dello
sviluppo del self, questo ultimo non si limita ad assorbire gli atteggiamenti di
specifici altri, ma si forma attraverso una riorganizzazione degli atteggiamenti
sociali di un altro generalizzato, ossia del gruppo sociale considerato nella sua
totalit. In questo modo, il self diviene un riflesso individuale del modello
generale di comportamento sociale. Ed in particolare , secondo Mead,
attraverso lassorbimento degli atteggiamenti sociali di questo altro generalizzato, che la societ influenza il comportamento dellindividuo e esercita un
controllo sociale sulla sua condotta.42
Mead sembra costruire un quadro concettuale in cui sono presenti aspetti di
ultrasocializzazione dellindividuo: un quadro di apparente dominio della societ
sullindividuo che ne fa parte. Tuttavia, Mead legge questo dominio in chiave di
interazioni, e cio come costruzione progressiva del self nel contesto di
situazioni specifiche in cui il self si viene a trovare e nelle quali interiorizza, per
interazione, gli atteggiamenti del gruppo di cui fa parte, nei confronti di quelle
situazioni specifiche. pertanto una

193

SOCIOLOGIA COME RICERCA


forma di dominio della societ che presenta delle differenze rilevanti rispetto
alla interpretazione dello stesso tema nella teoria funzionalistica classica e specialmente durkheimiana. In questa ultima, gli aspetti microsociologici ed
interazionistici non vengono sviluppati, e la trasmissione della cultura dalla
societ allindividuo sembra avvenire in modo alquanto vago, ma
apparentemente pi simile a nostro avviso alla situazione del passaggio di
fluidi da un contenitore a pi alta pressione (la societ) ad uno a pressione pi
bassa (lindividuo).
In ogni caso, alla apparente ultrasocializzazione dellindividuo Mead
aggiunge elementi teorici di segno differente. Il self in effetti non si limita a
assorbire e riprodurre gli atteggiamenti recepiti tramite linterazione con il
gruppo sociale. Esso al tempo stesso soggetto ed oggetto. Esso capace di
riflessione e nel momento in cui riflette sugli atteggiamenti degli altri nei propri
confronti, diviene loggetto della propria riflessione. Tutto ci implica una
capacit soggettiva di interpretazione degli atteggiamenti del gruppo nei propri
confronti. Inoltre, il self interagendo con gli altri mette alla prova se stesso
nei vari ruoli sociali e in definitiva contribuisce alla determinazione di proprie
caratteristiche sociali; e al tempo stesso riceve una risposta che lo conferma in
certi ruoli e in certe caratteristiche. The individual stimulates himself to the
response which he is calling out in the other person, and then acts in some
degree in response to that situation. In play the child does definitely act out the
role which he himself has aroused in himself [...] The content of the other that
enters into one personality is the response in the individual which his gesture
calls out in the other.43
Emergono, in definitiva, nella concezione di Mead, aspetti di attivit e
iniziativa dellindividuo che si contrappongono ai precedenti aspetti di passivit.
Questo punto pi in particolare analizzato da Mead nel momento in cui
distingue, nel self, tra un me e un I. Me riflette i valori, le aspettative etc. della
societ, nel modo che si visto; I assume un ruolo caratterizzato da libert e
iniziativa, e costituisce la risposta che lindividuo d allatteggiamento che gli
altri hanno nei suoi confronti quando egli assume un atteggiamento verso di
essi.44 Questa risposta non mai interamente calcolabile, e ogni I reagisce in un
modo suo proprio, cos come ogni monade di Leibniz riflette luniverso da un
differente punto di vista, e cos riflette un aspetto o una prospettiva differente di
quelluniverso.45 I riafferma in definitiva limportanza di aspetti soggettivistici
nella spiegazione dei fenomeni sociali, e costituisce laltra faccia della medaglia
rispetto agli aspetti di determinismo sociale deducibili dallassorbimento, da
parte dellindividuo, degli atteggiamenti del gruppo.
Ora, i concetti espressi da Mead sembrano avere seguito un duplice destino.
Gli aspetti pi ultrasocializzativi del suo pensiero laddove la societ appare
in grado di trasmettere in modo pressoch totale i propri

194

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


valori e atteggiamenti allindividuo che fa parte di essa sembrano avere trovato
seguito soprattutto nella concezione struttural-funzionalistica e nel primato della
cultura di Parsons. Mentre i concetti relativi alla costruzione del self laddove
pi forte lenfasi sugli aspetti microsociologici di interazione e di sviluppo di un
processo complesso ego-alter sono apparsi come la fonte principale della
concezione post-bellica dellinterazionismo simbolico e della teoria
delletichettamento. Questa ultima concezione, tuttavia, sembra avere assorbito
le idee di Mead soprattutto nella accezione dellimportanza delle reazioni
dellalter per la determinazione delle caratteristiche del self: e non tanto nella
accezione pi complessa e flessibile di una determinazione del self attraverso la
risposta che lo stesso individuo cerca di produrre, di proposito, negli altri con il
proprio comportamento. Nella accezione presentata dallinterazionismo
simbolico, la societ non sembra essere in grado di fare assorbire a tutti gli
individui gli atteggiamenti coerenti con una buona socializzazione ed integrazione anche per la presenza di una variet di gruppi e di una loro variet di
atteggiamenti culturali. Tuttavia, essa sembra in grado di determinare una certa
costruzione del self, in particolare in senso deviante, attraverso le risposte (le
reazioni) allatteggiamento del self. Mentre lo stesso self sembra dotato di una
limitata capacit di autonomia in materia di scelte alternative. In definitiva,
laspetto ultrasocializzativo recuperato, ma nel senso particolare dellimpatto
decisivo che la risposta dellalter pu avere sulla costruzione dellatteggiamento
dellIo.
Lo sviluppo dellinterazionismo simbolico nel secondo dopoguerra
Dopo avere dominato per molti anni lintero campo della sociologia
nordamericana ed essere stata anzi il simbolo di questa di fronte al mondo
scientifico internazionale, la Scuola di Chicago entra negli anni 30 in una crisi
irreversibile. Contribuisce a questa crisi non solo lemergere di nuovi centri di
ricerca negli Stati Uniti e il ruolo montante dello struttural-funzionalismo, ma
anche il crescente interesse espresso dalla sociologia nordamericana nei
confronti di pi sofisticati metodi di ricerca quantitativo-statistici.
Ma leredit della Scuola raccolta dopo la seconda guerra mondiale da un
gruppo di autori che saranno significativamente chiamati Neo-Chicagoans e che
daranno vita alla corrente dellinterazionismo simbolico. Del resto, Mead aveva
pubblicato relativamente poco durante la sua vita e la sua opera considerata pi
importante, Mind, Self and Society aveva visto la luce solo nel 1934, postuma.
Le potenzialit innovative per la ricerca sociale contenute nella sua opera
dovevano svilupparsi solo lentamente,

195

SOCIOLOGIA COME RICERCA


dopo la fine del conflitto mondiale. Tale sviluppo comincia a delinearsi
allinizio degli anni 50, con alcune ricerche, ma anche con alcuni lavori di
carattere teorico. Per opportunit di trattazione, bene cominciare da questi
ultimi.
La figura intellettuale pi rilevante in questo campo costituita da Herbert
Blumer. Nel suo lavoro intitolato Symbolic Interactionism, che del 1969 ma
che raccoglie anche suoi scritti assai anteriori (il termine symbolic
interactionism era stato coniato, come si ricordato, da questo autore circa 30
anni prima), Blumer presenta un vero e proprio manifesto della nuova corrente.46
Questa ultima collocata da Blumer nel contesto pi generale dellorientamento
idealistico. Nel confronto tra realismo-positivismo e idealismo, Blumer ritiene in
effetti che lo scienziato sociale non possa non allinearsi con il secondo, dal
momento in cui il mondo della realt pu entrare a fare parte dellesperienza
umana solo attraverso il modo in cui gli esseri umani vedono tale mondo.
Questo non significa, secondo Blumer, che tale mondo appartiene alla sfera
dellimmaginario. Il mondo della realt ha la capacit di reagire, di sfidare e
resistere rispetto allimmaginario umano. Questo mondo ha, per usare le parole
di Blumer, un obdurate character (un carattere ostinato), che il segno della sua
oggettivit, con la quale lo scienziato sociale deve fare i conti. Si tratta pertanto
di un orientamento idealistico relativo. Ma, rispetto alla tradizione realisticapositivistica, il modello di ricerca sociale sostiene Blumer si deve
necessariamente distinguere sotto due aspetti rilevanti. Il primo implica che si
deve rigettare lidea che il mondo della realt abbia una forma fissa e
definitiva, che pu essere compiutamente conosciuta, una volta per sempre, dal
ricercatore. Il secondo aspetto implica che si deve evitare di forzare il mondo
della realt negli schemi metodologici della ricerca cos come essa stata
modellata dalle scienze naturali.47
Si pu notare, en passant, come i due aspetti abbiano un significato
metodologico assai disomogeneo. Il primo non contrasta affatto con il modello
di ricerca che lorientamento positivistico contemporaneo sostiene. In effetti, il
neo-positivismo metodologico propone unidea probabilistica della conoscenza
scientifica, in cui non c certezza di verit ma solo maggiore o minore
probabilit; e da cui discende che la ricerca non pu mai dirsi definitiva. Il
secondo aspetto al contrario fortemente antitetico rispetto al neo-positivismo e
in generale a tutta la impostazione empirica anche nelle scienze sociali. Esso
infatti ripete complessivamente le posizioni di Husserl, Schutz e seguaci (vedi
infra), e nega il principio della unit del metodo scientifico al di l delle
separazioni dei gruppi disciplinari.
Il modello che Blumer propone non peraltro, nelle sue intenzioni, n
antiempirico n poco interessato agli aspetti metodologici. Blumer esprime al
contrario la preoccupazione di tenere strettamente connessi linteresse

196

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


per laspetto empirico e linteresse per la metodologia della ricerca. Egli ritiene
che la metodologia prevalente nelle scienze sociali sia carente, perch interessata
soprattutto alla elaborazione di strumenti di analisi sofisticati e di schemi di
interpretazioni eleganti ed astratti, alla ripetizione di modelli di moda, alla
adesione a protocolli scientifici prestabiliti, alla cieca fiducia nelle capacit
esplicative offerte dal calcolo automatico. Da questo modo di procedere
consegue una scarsa attenzione nei confronti di aspetti realmente di fondo della
ricerca sociale: in particolare nei confronti (i) della presentazione, dellanalisi e
della critica del modello a cui il ricercatore fa riferimento nel suo lavoro di
ricerca; modello che costituisce la premessa dellintero lavoro e che in effetti il
filtro attraverso cui il ricercatore vede il mondo empirico; (ii) dellanalisi delle
ipotesi specifiche avanzate in relazione alle premesse del modello; ipotesi che
invece sono troppo frequentemente non cruciali rispetto al modello stesso, e cio
troppo connesse con loggetto di studio specifico e poco legate da vincolo di
necessit rispetto al modello, che dovrebbe invece essere sostenuto o cadere,
seguendo inevitabilmente la sorte delle ipotesi ; (iii) della effettiva conoscenza
di prima mano del fenomeno oggetto di studio; conoscenza che invece in genere
sostituita da generiche immagini e da stereotipati punti di vista sullargomento.
Per quanto riguarda questo terzo punto, Blumer ritiene che solo una
conoscenza effettiva, di prima mano, pu ritenersi metodologicamente adeguata.
Pertanto, se uno scienziato sociale vuole studiare i culti religiosi, deve andare a
vedere questi culti religiosi e osservare attentamente come essi si esprimono. Se
vuole studiare luso della droga tra gli adolescenti, deve andare in mezzo a
questi e analizzare tale uso.48 Questo perch, sottolinea Blumer, chi partecipa ad
un culto o chi usa la droga, qualunque soggetto sociale in ultima analisi, agisce
sulla base del significato che tali attivit hanno per lui stesso, e non sulla base
del significato che tali attivit hanno per lo studioso proveniente da tuttaltro
contesto.
Blumer pertanto sostiene la opportunit di una metodologia centrata sulla
osservazione partecipante e sulla raccolta di informazioni tramite lavoro di tipo
etnografico: in definitiva su un metodo basato sul contatto stretto con le azioni e
le esperienze di coloro che sono parte del fenomeno studiato, cos come peraltro
nelle tradizioni della Scuola di Chicago. Blumer fa notare come questo metodo
sia spesso guardato con sufficienza, perch associato con il giornalismo, e
comunque ritenuto tipico di una soft science, secondo il punto di vista dei
positivisti-realisti. Questi ultimi ritengono che in effetti basta la conoscenza
delle problematiche teoriche, pi la padronanza dei metodi della tecnica
scientifica, per comprendere il sociale; e che, daltra parte, un eccessivo
coinvolgimento dellosservatore negativo per la necessit di vedere i fatti in
modo oggettivo.49

197

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Blumer ritiene al contrario che il metodo interazionista lunico che
permette di comprendere il mondo sociale empirico. Questo mondo empirico
in effetti una pluralit di mondi, in accordo con la concezione di Schutz (vedi
infra). Per usare le stesse parole di Blumer, il mondo sociale empirico in short
is the world of everyday experience, the top layers of which we see in our lives
and recognize in the lives of others. The life of a human society, or of any
segment of it, or of any organization in it, or of its participants consists of the
action and experience of people as they meet the situations that arise in their
respective worlds. The problems of the social and psychological sciences
necessarily arise out of, and go back to, this body of ongoing group life. [...]
Ongoing group life, whether in the past or the present, whether in the case of
this or that people, whether in one or another geographical area, is the empirical
social world of the social and psychological sciences.50
La discussione di queste linee-guida della ricerca sociale ha comunque, nel
lavoro di Blumer, valore per cos dire introduttivo rispetto alla presentazione di
alcuni concetti centrali, intorno ai quali ruota la sua difesa e propaganda del
pensiero interazionista:51
1. Gli esseri umani agiscono nei riguardi delle cose sulla base del
significato che le cose hanno per loro. Per cose si intendono qui non solo le cose
fisiche inanimate, o animate come gli altri esseri umani, ma anche le istituzioni, i
valori, le categorie. Un corollario fondamentale che sono cose anche gli
stessi soggetti della azione umana: nel senso che essi guardano a se stessi,
agiscono e guidano la propria azione sulla base del significato che il loro s ha
per essi; ossia dellimmagine del proprio s che essi si sono formati. Secondo
Blumer, questi concetti sono stati costantemente sottovalutati dallorientamento
sociologico classico, cio positivistico; nel senso che i significati sono stati
sorpassati e assorbiti allinterno di una concezione deterministica macrosociale,
nel quale lattenzione stata posta sui fattori causali a monte (posizione sociale,
condizioni economiche, pressioni sociali, norme e valori generali o almeno
norme e valori relativi alle varie fasce o classi sociali), ossia su fattori ritenuti in
s sufficienti a spiegare il comportamento sociale. In questo quadro, il
significato specifico che le cose hanno per il soggetto, parimenti specifico,
dellazione sociale stato ritenuto ininfluente.
2. I significati di cui si tratta nascono dalla interazione sociale tra il
soggetto e gli altri esseri umani. Secondo Blumer, lapproccio positivistico ha
seguito, allopposto, la strada che consiste nel considerare i significati come
strutturati nelle cose ad essi relative; ossia, come entit date, che devono essere
soltanto riconosciute dallesterno. Emerge qui, evidentemente, linfluenza del
modello scientifico delle scienze naturali, in cui il valore, il significato delle
cose dato dalla realt stessa delle cose.

198

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


Linterazionismo considera invece i significati come produzioni sociali,
come creazioni dellattivit definitoria che si concreta nellambito delle
interazioni sociali.
3. Tali significati sono infine considerati come oggetto di manipolazione e
di modificazione attraverso il processo interpretativo che il soggetto elabora nel
trattare con le cose con cui ha a che fare. Secondo Blumer, importante
comprendere come i significati non sono semplicemente derivati dallinterazione
sociale. Essi sono invece rielaborati dal soggetto, allinterno della continua
interazione che questo ha con se stesso. In altre parole, il soggetto deriva i
significati dallinterazione con gli altri; ma poi seleziona, esamina, coordina e
trasforma i significati nel corso del processo di comunicazione con se stesso,
anche sulla base del quadro in cui il soggetto si muove e della azione in cui
impegnato.
Per quanto riguarda i lavori con carattere pi di ricerca, una posizione
prioritaria, anche in termini cronologici, spetta a Howard Becker, che allinizio
degli anni 50 pubblica alcuni articoli sulle maggiori riviste sociologiche
nordamericane, come lAmerican Journal of Sociology e Social Problems.52
In questi saggi, Becker presenta premesse da cui possibile ricavare
indicazioni per la definizione di alcune caratteristiche della corrente principale
dellinterazionismo simbolico. In primo luogo, oggetto dellanalisi sono
esperienze di vita alternative: non si tratta tuttavia tanto di comportamento
criminale quanto di comportamento deviante. Questultimo rispetto al primo
si allarga a comprendere una massa di comportamenti diversi, non
necessariamente contrari alla legge penale, in quanto talvolta semplicemente in
contrasto con i costumi e con gli atteggiamenti di una ipotetica maggioranza.
Questo passaggio dalla sfera del crimine a quella della devianza ha valore rilevante. Esso equivale al passaggio dallanalisi di comportamenti specifici,
tendenzialmente rari nella popolazione (come sono tutti i reati pi gravi) e
comunque pi occasionali nella vita dei loro autori, a comportamenti, come
quelli devianti, assai pi frequenti nella popolazione, meno occasionali, pi
quotidiani per i loro autori, e spesso immediatamente percepibili come collegati
con una situazione di interazione sociale continuata.
In secondo luogo, nellesaminare questa situazione di interazione
continuata e in particolare nel porre vis--vis il comportamento del deviante e
quello di coloro che applicano nei confronti del primo le norme penali o sociali,
non si guarda al deviante come a qualcuno che necessariamente condivide il
quadro culturale e normativo di coloro che applicano le norme. Cos come questi
ultimi considerano il primo un deviante rispetto alle norme del gruppo, essi
stessi possono essere considerati come devianti rispetto ad un set di valori e di
norme che il primo ha fatto propri.

199

SOCIOLOGIA COME RICERCA


In terzo luogo, lanalisi di Becker non si indirizza verso una descrizione
della situazione che si trova a monte dellatto deviante: situazione che
nellanalisi socio-criminologica tradizionale era percepita come determinante
per lemergere del comportamento deviante. Viceversa, lanalisi di Becker, con
una prospettiva innovativa, guarda ai processi interattivi che avvengono a valle
di un primo comportamento deviante (o di una prima serie di comportamenti
devianti). In altre parole, egli mette a fuoco in modo prioritario gli aspetti
microsociologici dellesperienza del soggetto nella situazione di devianza e la
risposta alla sua devianza data dalla societ. Loggetto dellanalisi non pi
pertanto il comportamento del deviante e le cause originali dietro di esso, ma
il deviante e il suo comportamento vis--vis lesperienza deviante.
Becker affronta questo delicato punto nel modo seguente: dopo avere
affermato che la ricerca nel deviante di tratti particolari, in termini di
predisposizioni o motivi alla devianza, non sembra dare conto della devianza
stessa, suggerisce di rovesciare la prospettiva. Suggerisce di non guardare cio ai
motivi devianti come fattore del comportamento deviante, ma al comportamento
deviante come causa entro un certo tempo delle motivazioni devianti.53
Per provare la validit di questo rovesciamento di prospettiva, Becker prova
a leggere la costruzione del comportamento deviante come una serie di steps,
ognuno dei quali comporta un certo atteggiamento da parte del deviante, e la
possibilit di una ridefinizione del s, anche in relazione alle risposte da parte
dellambiente sociale. Questi steps sono obbligati, nel senso che non si pu
raggiungere lo step successivo se non si passati in un certo modo per il
precedente. Ma essi non implicano che il processo di costruzione della devianza
non possa essere interrotto in ogni momento, con una rinuncia da parte del
deviante allo step successivo. Contro le concezioni positivistiche, Becker nota a
questo proposito come gli studi sulla storia di coloro che hanno interrotto una
carriera delinquenziale sono assai pi interessanti sotto il profilo della
conoscenza del crimine che non gli studi sulla storia di coloro che hanno
percorso completamente la carriera delinquenziale.54 Se dunque questo processo
di costruzione di una carriera deviante cos come del resto qualsiasi
costruzione di un ruolo sociale pu essere abbandonato pressoch ad ogni
momento, e lo in effetti, allora si pu affermare ed questo il punto di
importanza teorica che la variabile veramente rilevante non costituita dai
fattori a monte ma dalle modalit di questo processo di interazione e in
particolare dalla risposta del gruppo.
Il fuoco della attenzione dunque posto su questo processo continuativo,
sezionato in innumerevoli steps, di cui peraltro si possono mettere in risalto
alcuni, per la loro importanza ai fini della costruzione del ruolo

200

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


sociale dellindividuo. Cos, nel suo celebre lavoro su come si diventa fumatore
di marihuana (Becoming a Marihuana User), Becker pone, come inizio di
questo processo, la condizione di una disponibilit generica del soggetto nei
confronti della possibilit di fare lesperienza di fumare la droga.55 Seguir poi
lo step costituito dallimparare come fumare; quello costituito dallimparare a
percepire gli effetti della droga; quello costituito dallimparare ad apprezzare
positivamente le sensazioni provocate dalluso della droga. Solo alla fine di
questo processo, secondo Becker, il nostro fumatore di marihuana avr stabilito
un rapporto significativo con la droga. E, quello che pi importante per la teoria interazionista, solo allora avr sviluppato delle disposizioni nei confronti
della droga: disposizioni che invece mancavano allinizio dellesperienza.56
David Matza, in un attento studio analitico sullinterazionismo simbolico,
intitolato non casualmente Becoming Deviant,57 utilizza proprio larticolo di
Becker su come si diventa fumatore di marihuana per approfondirne alcuni contenuti di tipo teorico. La condizione di disponibilit nei confronti
dellesperienza della marihuana da cui prende le mosse Becker pu
sembrare, dice Matza, una concessione alle precedenti tesi deterministiche. Pu
essere letta cio come il riconoscimento del fatto che ci sia qualche cosa a
monte che ha reso il soggetto disponibile nei confronti della esperienza con la
marihuana. Ma questa interpretazione del testo di Becker sarebbe, secondo
Matza, del tutto fuorviante. La disponibilit deve infatti, a suo avviso, essere
letta in tuttaltro senso. Nel senso interazionistico o anche, come dice Matza,
naturalistico, di un soggetto che prova ad immaginare se stesso nellesperienza
della droga (o naturalmente in qualsiasi altra esperienza). Questa disponibilit
in realt uno step iniziale del processo di sperimentazione del s; non prevede
quindi nulla di deterministico alle spalle; e la sua presenza concettuale sta,
allopposto ad indicare che chiunque pu divenire un fumatore di marihuana e
che nessuno costretto a divenirlo.58
Poich si tratta di una disponibilit che non determinata da condizioni a
monte, e che contemporaneamente deve essere rinnovata ogni volta, di fronte ai
vari steps che il processo di interazione (e la sperimentazione del s) prevedono,
emerge, inevitabilmente, una dimensione di volont del soggetto. Questultimo
non obbligato a fare le scelte devianti che in effetti spesso fa; tanto vero che
tali scelte non rappresentano di regola che una caratteristica transeunte, legata in
particolare agli anni giovanili.
Questa teorizzazione del carattere aperto del processo di interazione
incontra per dei limiti nella stessa concezione dei Neo-Chicagoans. Come
abbiamo gi ricordato, la loro descrizione dei processi di interazione tende a
sottolineare limportanza allinterno del processo di interazione della
reazione alla devianza ad opera soprattutto delle persone e delle agenzie

201

SOCIOLOGIA COME RICERCA


che applicano le regole della legge o del costume sociale. Il carattere di apertura
e quindi la possibilit sia di un turning point nel processo di interazione sulla
base della volont del soggetto, sia di una continua ridefinizione del self nel
corso dello stesso processo di interazione sembra cadere quando lattore
sociale subisce limposizione di una specifica etichetta, di tipo essenzialmente
negativo, nei suoi rapporti soprattutto con le agenzie incaricate del controllo
sociale.
Anche per quanto riguarda questo aspetto, lopera di Becker costituisce un
riferimento obbligato. Becker comincia con il sottolineare la natura interattiva
dellattributo di deviante. Egli afferma infatti che la devianza creata dai
gruppi sociali by making the rules whose infraction constitute deviance, and by
applying those rules to particular people and labeling them as outsiders. From
this point of view, deviance is not a quality of the act the person commits, but
rather a consequence of the application by others of rules and sanctions to an
offender. The deviant is one to whom that label has successfully been applied;
deviant behavior is behavior that people so label.59 Parallelamente, Becker
afferma che esiste un cruciale passaggio nella costruzione di una stabile identit
deviante. Questo passaggio costituito dal meccanismo attraverso il quale un
soggetto che ha messo in atto un comportamento deviante viene identificato
come deviante ed etichettato come tale con lapplicazione di una label.
Caratteristica essenziale del meccanismo che tale label non copre solo il
comportamento specifico identificato come deviante ma si allarga a tutta la
identit sociale del soggetto. Questo processo di etichettamento comporta che il
soggetto considerato generalmente e non solo specificamente deviante; in altre
parole, il carattere di deviante, che riguarda originariamente un suo tratto
secondario viene assunto come tratto principale.60 La conseguenza principale
consiste nel fatto che il considerare il soggetto come generalmente deviante
diviene una profezia che si autoavvera (self-fulfilling prophecy).61
Si deve notare come questa affermazione non viene presentata
congiuntamente con una esplicita negazione della rilevanza di tutto ci che sta a
monte della reazione del gruppo sociale allazione dellinfrattore e in particolare
a monte delletichettamento. Piuttosto, si evita una precisa negazione di questo
punto, affermando tuttavia la necessit di concentrare lattenzione sugli aspetti
interattivi connessi con la risposta del gruppo e letichettamento. Si tratta di una
posizione teoricamente ambigua, che non pu non influenzare la complessiva
validit teorica dellorientamento.
Si tratta al tempo stesso di un punto di estrema importanza; anche perch
esso costituisce uno dei leitmotiv, se non il tema principale, e comunque
certamente il tema dellintera teoria dellinterazionismo simbolico che pi
stato popolarizzato. Esso talmente ricorrente e caratteristico in generale
dellintera corrente di studi, che questa correntemente anche se

202

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


impropriamente definita come teoria delletichettamento (labeling theory).
Limportanza del punto del resto sottolineata e analizzata specificamente
anche a livello teorico da moltissimi degli autori che si collocano nella
prospettiva dellinterazionismo simbolico. Erikson, ad esempio, afferma che
The critical variable in the study of deviance [...] is the social audience rather
than the individual actor, since it is the audience which eventually determines
whether or not an episode of behavior or any class of episodes is labeled
deviant.62
Di particolare rilievo, nella affermazione della centralit del concetto di
etichettamento allinterno della teoria dellinterazionismo, stato il ruolo svolto
da E.M. Lemert, le cui posizioni hanno spesso anticipato quelle degli altri
teorici. I parametri di riferimento del pensiero di Lemert sono costituiti, come si
gi notato, dalla sua contestazione delle tesi funzionalistiche che, come nel
caso di Merton, considerano il comportamento degli individui determinato da
fattori culturali, economici e sociali agenti a livello generale; e parallelamente,
dalla sua contestazione del valore generale di un modello culturale dominante.
Cos, proprio criticando il modello di Merton della anomia, ma opponendosi
contemporaneamente anche a Durkheim e Parsons, Lemert afferma che errato
presupporre un modello culturale di riferimento di tipo unitario. In effetti,
secondo Lemert, gli individui mettono in atto comportamenti che si possono
ispirare sia a valori appresi durante i primi anni di vita, soprattutto allinterno dei
gruppi primari, sia a valori che provengono da gruppi e associazioni diverse con
i quali lindividuo si confronta in anni pi tardi. Le azioni che si ispirano ai
primi valori sono azioni largamente irriflessive, senza una precisa valutazione
delle conseguenze; e questi valori sono tendenzialmente valori unitari. Le azioni
che si ispirano ai secondi valori sono azioni molto pi meditate, che prendono in
considerazione costi, benefici ed alternative; questi valori sono tuttaltro che
unitari, dal momento che essi sono espressione di una pluralit di associazioni,
gruppi, comunit locali etc.
In questo quadro, il conflitto individuato da Merton tra un sistema di mete
generalizzato ed enfatizzato (a scapito della rilevanza attribuita alle norme) e un
sistema di opportunit sociali differenziato secondo le classi di appartenenza,
deve essere tradotto, secondo Lemert, in un modello di conflitto diverso. In un
modello, cio, nel quale il conflitto rappresentato dalla presenza, da una parte,
dei valori appartenenti al sistema culturale prevalentemente unitario, fornito dai
gruppi primari, e dallaltra dai valori trasmessi dai gruppi e dalle associazioni di
riferimento. Questi ultimi premono per un riconoscimento dei propri valori,
mediante anche una loro istituzionalizzazione. Accanto agli statuti primari,
che riguardano i valori unitari, ci saranno quindi statuti secondari, che riguardano i valori

203

SOCIOLOGIA COME RICERCA


istituzionalizzati provenienti da queste associazioni etc. La situazione delle
societ occidentali avanzate quindi rappresentata da un pluralismo neotecnologico.
In coerenza con i presupposti del pensiero interazionista, Lemert vede
quindi le scelte fatte dallindividuo non come il risultato del solo
condizionamento di aspetti culturali ed economici essenzialmente astratti e
generali, bens come il risultato anche di processi associativi allinterno dei
gruppi sociali e delle attese di questi nei confronti dellindividuo. Sulla base
dellesistenza di questi processi associativi e di queste attese nei confronti
dellindividuo, si pu affermare, secondo Lemert, che coloro che appartengono
alle classi medie e superiori non sono affatto meno soggetti di coloro che
appartengono alle classi inferiori a pressioni verso varie forme di devianza o
anche di criminalit vera e propria come invece sostenuto da Merton. Gli
appartenenti alle classi inferiori subiranno certamente gli effetti dellesistenza di
una forbice tra le mete proposte dal sistema e le opportunit economiche e
sociali a loro disposizione. Ma il conflitto tra un sistema di valori
tendenzialmente unitario, che rimane sullo sfondo, e i valori e le aspettative che
nascono dalla interazione con i vari contesti sociali di riferimento quotidiano
contesti peraltro spesso in rapido cambiamento non ha limiti di classe. La
carenza di dati statistici affidabili per quanto riguarda certi comportamenti
devianti e criminali, dice Lemert, non impedisce di rilevare il carattere assai
diffuso, allinterno delle classi medie e superiori, di forme di devianza come
luso dellalcool e delle droghe illegali o il ricorso a crimini, come quelli
rientranti nella categoria dei crimini del colletto bianco.63
Sulla base di queste premesse, il tema pi specifico delletichettamento
trattato da Lemert gi nel 1951, in connessione con la sua introduzione del
concetto di devianza primaria e secondaria. La devianza primaria il risultato di
un processo di differenziazione progressiva che si pu instaurare fin dalla
nascita (ad esempio, per via di malformazioni genetiche, di particolarit razziali
etc.); o frequentemente nel corso dellinfanzia e delladolescenza, attraverso
lappartenenza ad ambienti familiari devianti o il contatto assiduo e
lintegrazione in gruppi sottoculturali. Essa pu essere anche la conseguenza
dellacquisizione di tratti devianti durante la vita adulta, sempre tramite un
processo di interazione e di adattamento. Si tratta di una forma di devianza
situazionale che costituisce tendenzialmente un aspetto marginale sotto il profilo
della coscienza di s che il soggetto ha. Il self, potremmo dire, tiene il piede in
due staffe, bilanciando la percezione dei propri tratti devianti con la percezione
di tratti non devianti.
Tuttavia, il soggetto si pu trovare di fronte a congiunture critiche, che
implicano la improvvisa necessit di una significativa ridefinizione del s.
Tipicamente, queste congiunture critiche sono costituite da una severa

204

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


reazione sociale, dallidentificazione del soggetto come deviante da parte degli
altri in particolare dagli addetti al controllo sociale formale e dal suo
etichettamento come tale. Leffetto di questa reazione e di questa identificazione
pu essere costituito da una riorganizzazione del proprio ruolo sociale, con
lutilizzazione di modalit socialmente pi accettabili di espressione delle proprie tendenze devianti. Ma, una modalit alternativa di aggiustamento
costituita dallemergere di una forma di devianza secondaria, parte essenziale
dellimmagine del s e della sua personalit sociale, con caratteristiche di
stabilit e anche di autoaggravamento. When a person begins to employ his
deviant behavior or a role based upon it as a means of defence, attack, or adjustment to the overt and covert problems created by the consequent societal
reaction to him, his deviation is secondary.64 Lemergere di una devianza
secondaria sar difficilmente la conseguenza di una singola reazione ad un
singolo atto deviante. Piuttosto, sar probabile, secondo Lemert, un processo
costituito dalle seguenti tappe: (1) devianza primaria; (2) sanzioni sociali; (3)
ulteriore devianza primaria; (4) sanzioni sociali pi forti ed allontanamento; (5)
ulteriore devianza con la possibilit di risentimento ed ostilit nei confronti di
coloro che hanno messo in atto le sanzioni; (6) congiuntura critica
nellatteggiamento della comunit verso il deviante, con fine della tolleranza e
sua stigmatizzazione; (7) rafforzamento della condotta deviante come reazione;
(8) accettazione da parte del soggetto dello status di deviante e aggiustamento al
ruolo relativo.
Lemert fornisce un emblematico esempio di questo complesso percorso del
deviante da una situazione iniziale, certamente deviante ma non totalizzante a
livello sociale, fino ad una situazione di completa ridefinizione della sua
immagine sociale utilizzando il materiale di una ricerca empirica sulla
sindrome paranoide.65 Il punto di partenza dellanalisi di Lemert lemergere di
sintomi paranoidi in un soggetto. Si noti che lemergere di questi sintomi non
collegato da Lemert ad un processo tipicamente interazionista. Egli afferma
infatti che la malattia si pu instaurare sulla base di cause fisiologiche, come
quelle relative ai mutamenti dei cicli della vita, a mutilazioni etc.; come pure
sulla base di crisi della vita sociale, quali quelle conseguenti alla perdita del
posto di lavoro, alla morte di un familiare, allabbandono da parte del coniuge.
Qualunque sia questa causa, Lemert ritiene che il comportamento che ne segue
nel soggetto paranoide non pu essere efficacemente compreso con luso delle
usuali descrizioni psichiatriche. Queste ultime fanno riferimento alla creazione
da parte del soggetto malato di una pseudocommunity, cio di una comunit
immaginaria di persone che sarebbero coalizzate contro di lui; la comunit reale
costituita dalle persone sane, interverrebbe con lospedalizzazione o lesclusione
sociale solo dopo che il malato esploso in comportamenti violenti o comunque
socialmente intollerabili.

205

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Ora Lemert cerca brillantemente di dimostrare che questa presunta
pseudocomunit reale; essa consiste del gruppo di persone che interagiscono
con il soggetto paranoide e che hanno con lui delle relazioni che in definitiva
confermano ed aggravano la sua sindrome. Piuttosto che essere una caratteristica
esclusivamente personale del soggetto paranoide, la sindrome secondo Lemert
una costruzione di un ruolo e di una immagine sociale attraverso una interazione
con dei significativi altri. In primo luogo, se vero che il comportamento del
soggetto paranoide percepito come deviante da parte del gruppo di riferimento,
anche vero che il comportamento di questultimo percepito dal soggetto
paranoide come deviante. Per il gruppo, il soggetto in questione deviante
perch non rispetta le regole implicite del gruppo stesso, ritiene di avere diritto a
privilegi che gli altri non vogliono accordargli e minaccia di ricorrere o
effettivamente ricorre a mezzi formali, come la legge, per affermare il proprio
punto di vista. Ma in effetti il gruppo stesso si comporta in modo anomalo
rispetto al soggetto paranoide: il gruppo infatti mette in atto nei suoi confronti
un tipo di comportamento spurio, facilmente identificabile come tale dal
soggetto, e caratterizzato da una articolata forma di esclusione nei suoi
confronti.
Queste diverse forme di reazione del gruppo si manifestano secondo la
sequenza sopra indicata, che implica un crescendo di ostilit e di esclusione da
parte del gruppo. La prima forma di reazione da parte del gruppo infatti un
comportamento spurio che consiste nel cambiare discorso quando il soggetto
affronta taluni argomenti scottanti, nel tentare di scherzare su questi, nel
minimizzarne incongruamente limportanza etc.. Questa forma di
comportamento non potr che aggravare la sensazione di ingiustizia e di
isolamento del soggetto, e parallelamente il suo risentimento. Il soggetto si
sentir costretto a ricorrere a mezzi formali ad es., esposti, denunce etc. per
richiamare lattenzione sul suo caso. Il gruppo si sentir allora a sua volta
costretto a ricorrere a misure formali: ad esempio, nel caso comune di un
ambiente di lavoro, al trasferimento altrove del soggetto; oppure, al suo
incapsulamento, cio ad un suo isolamento, che si pu ottenere affidandogli un
compito particolare, che ne riduce le possibilit di interazione conflittuale con
gli altri componenti del gruppo. Tuttavia, queste forme di contenimento possono
non raggiungere lo scopo o anche peggiorare la situazione. Ne potr risultare
lemergere nel gruppo di una sorta di cospirazione contro lo stesso soggetto
paranoide; nel senso che il gruppo cercher di escluderlo informalmente dalle
attivit sociali, dalle informazioni disponibili, dai progetti, enfatizzando la sua
pericolosit e usando questultima come coagulante del gruppo stesso.
Inevitabilmente, il risentimento del soggetto si aggraver: insulti, provocazioni,
minacce gli appariranno come mezzi necessari per trovare una comunicazione

206

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


sia pure palesemente deviante con il gruppo e per contrastare il palese
tentativo di escluderlo.
Il conseguente deterioramento ulteriore della situazione relazionale porta
frequentemente il soggetto paranoide a un riconoscimento della situazione di
fatto creatasi, ad una accettazione di questa e alla costruzione di un suo ruolo
centrato proprio su questi aspetti di alterit persecutoria. Il soggetto allora si
compiacer di essere quello che si oppone a tutti i soprusi e le ingiustizie,
rispetto alle quali gli altri assumono un atteggiamento di passivit; diverr il
protagonista di quotidiane denunce per i pi svariati motivi; produrr una massa
di materiale scritto con cui attaccher continuamente i suoi nemici etc. Solo
leventuale internamento in ospedale psichiatrico o la carcerazione per violenze
fatte ai suoi nemici ora non tanto immaginari fermer temporaneamente lo
svolgimento di questo ruolo pubblico. Avremo quindi, in definitiva, secondo
Lemert, lemergere di una chiara forma di devianza secondaria, che costituisce
un adattamento da parte del soggetto alle reazioni etichettanti degli altri e al
ruolo che questi ultimi gli attribuiscono.
In definitiva, la concezione di Lemert del processo di costruzione di un
ruolo sociale deviante presenta delle sottigliezze teoriche rilevanti per la teoria
dellinterazionismo. Come si visto a proposito della sua concezione del
sistema culturale, Lemert identifica lesistenza accanto ai valori e alle attese di
un contesto di riferimento dinamico e caratterizzato in termini interazionistici
di un sistema culturale pi stabile ed unitario, sullo sfondo. E questo gli
permette di guardare al comportamento sociale come qualcosa definibile tramite
il riferimento a un sistema di valori che non solo quello eminentemente mobile
e soggettivo delle relazioni interazionistiche. A sua volta, lindicazione da parte
di Lemert dellesistenza di una forma di devianza primaria accanto alla devianza
causata dalla reazione della societ gli permette di presentare un modello
interpretativo pi flessibile. Allinterno di questultimo, la dominante
concezione interazionistica lascia comunque uno spazio per spiegazioni relative
a condizioni e situazioni anteriori al momento dellinterazione e influenzate da
altri meccanismi causali. Queste condizioni e situazioni non sono analizzate in
profondit, ma la loro stessa presenza sembra testimoniare un orientamento in
qualche modo multifattoriale e non quindi solo interazionistico.
Tuttavia, opportuno notare come il contributo articolato di Lemert sia
stato soprattutto riletto in una chiave specifica: quella dellimpatto, sul
comportamento del soggetto, della reazione etichettante di gruppi e comunit.
Cos, ad esempio, per Kitsuse lesistenza di una devianza primaria deve essere
messa ai margini dellindagine sulla stessa devianza. I propose to shift the
focus of theory and research from the forms of deviant behavior to the processes
by which persons come to be defined as

207

SOCIOLOGIA COME RICERCA


deviants by others. Such shift requires that the sociologist view as problematic
what he generally assumes as given namely, that certain forms of behavior are
per se deviant and are so defined by the conventional or conforming members
of a group .66
La concentrazione della attenzione sulla devianza secondaria a tutto
svantaggio di un bilanciamento tra questa ultima e la devianza primaria anche
tipica dellopera di Goffman. Il contributo dato da questo autore ha avuto del
resto una importanza centrale nella diffusione del modello dellinterazionismo
simbolico, o almeno di un suo schema particolare. Anche se qualcuno contesta
la sua appartenenza allinterazionismo e lo voglia semplicemente studioso di
microsociologia,67 Goffman sembra utilizzare con originalit concetti e approcci
che pure appartengono indiscutibilmente allinterazionismo. Nei lavori di
Goffman, in particolare nei suoi primi decisivi volumi,68 si ritrovano infatti in
azione gli elementi base della concezione di Mead, self, me ed I; il capitale
concetto interazionista della costruzione del ruolo attraverso gli aggiustamenti
progressivi basati sui comportamenti interattivi, concetto che Goffman sviluppa
con una mirabile attenzione per il dettaglio e le sfumature; il rigetto delle
spiegazioni macrosociali e in generale il disinteresse per ogni aspetto della vita
sociale che non nasca dalla interazione; la enfatizzazione dellimpatto
delletichettamento (o stigmatizzazione); la passione per gli atomi della
societ di Simmel; mentre anche sul piano metodologico vediamo in Goffman
luso di strumenti tipici dellinterazionismo come losservazione partecipante, il
case study individuale, il ricorso a lettere e autobiografie.
Per comprendere meglio lapproccio di Goffman possiamo esaminare uno
dei suoi primi lavori e cio The Moral Career of the Mental Patient del
195969 in cui Goffman sembra concentrare i temi peculiari della sua opera e le
linee di fondo della sua metodologia. Significativamente, nel prendere in
considerazione la categoria paziente malato di mente (mental patient),
Goffman sembra interessato a escludere qualsiasi riferimento a una condizione
psichiatrica oggettiva, propria dei soggetti del suo studio; o almeno a negare
qualsiasi importanza ad essa. Cos, Goffman comincia collaffermare che a
livello sociale lunico aspetto psichiatrico importante per il soggetto quello
che altera il suo destino sociale; cosa che avviene essenzialmente solo attraverso
il processo di ospedalizzazione. Pertanto, Goffman dichiara subito che non si
interesser alle persone che non hanno subito questa alterazione del loro destino
sociale attraverso lapplicazione delletichetta di malato di mente che
lospedalizzazione comporta; anche se si pu trattare di persone che hanno
creato molti problemi a s stesse e agli altri con la loro precaria condizione di
mente. E non si interesser neppure alle persone giudicate malate di mente, ma
che si sono trovate a gestire i loro problemi allinterno di una relazione

208

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


psicoterapeutica. Si interesser invece alle persone che sono entrate nel
meccanismo della struttura dellospedale psichiatrico: persone che a giudizio
di Goffman possono benissimo essere psichicamente in buone condizioni.70
Goffman afferma come se si trattasse di una cosa ovvia e per la quale
comunque egli non offre alcuna prova che in effetti le persone che sono
ospedalizzate in una struttura psichiatrica variano grandemente non solo nel tipo
di malattia ma anche nella gravit della malattia stessa. Una volta posti in
rapporto con la struttura psichiatrica, essi sviluppano delle reazioni similari.
Poich queste reazioni non possono secondo Goffman essere imputate al
loro stato psichico, esse devono essere imputate a qualcosa daltro, capace di
superare le stesse diversit del loro stato psichico. E Goffman conclude la
premessa del suo lavoro affermando che il riconoscere come lo status comune di
malato di mente determini conseguenze comuni per individui assai diversi gli
uni dagli altri costituisce in definitiva un tributo al potere che le forze sociali
sono capaci di esprimere.
Dopo questa premessa ricca di impegnative affermazioni teoriche, Goffman
passa a descrivere alcuni processi di interazione che determinano quelle reazioni
similari nei pazienti dellospedale che sono state ora menzionate. I processi di
interazione di cui si tratta riguardano sia il momento antecedente lingresso in
ospedale, e in particolare il processo di interazione che porta il soggetto in
ospedale, sia il momento della ospedalizzazione vera e propria.
Per quanto riguarda la prima fase, Goffman sottolinea come
lospedalizzazione sia il frutto di quelle che gli esperti di organizzazione del
lavoro chiamano career contingencies. Queste contingencies riguarderanno
lo status sociale ed economico del soggetto, la visibilit del suo comportamento
antisociale, la vicinanza rispetto allospedale, levoluzione delle sue relazioni
con gli altri etc. Non si tratta peraltro di fatti empirici, oggettivi, ma di
percezioni che si manifestano nel fluire dellinterazione. A Goffman preme
presentare lospedalizzazione come risultato non dello stato mentale in s del
soggetto, o di altri fattori oggettivi, ma di aspetti propri dei processi interattivi.
In questa prima fase importante, secondo Goffman, il processo di
interazione che si sviluppa tra il soggetto e la persona che gli pi vicina o
quella sulla quale egli fa pi affidamento (next-of-relation). In effetti, il soggetto
ben difficilmente si recher in ospedale psichiatrico di suo spontanea volont,
senza la pressione o lappoggio di qualcuno che gli molto vicino. E anche
quando il soggetto sar portato in ospedale forzatamente, in seguito ad una
decisione delle autorit, questo qualcuno sar o il promotore
dellospedalizzazione o il mediatore della sua realizzazione. In ogni caso, la
realt dellospedale psichiatrico si sveler come ben pi negativa di quanto
usualmente immaginato e di quanto descritto da questa persona

209

SOCIOLOGIA COME RICERCA


su cui il soggetto faceva affidamento pi che su ogni altra. Come conseguenza di
tutto ci, e in particolare di questo processo interattivo, lospedalizzazione
costituir per il paziente psichiatrico il momento di una ridefinizione negativa
del mondo esterno e della sua relazione con esso. Il soggetto infatti si sentir
tradito, e proprio dalla persona o dalle persone che riteneva pi vicine; realizzer
che il concetto di vicinanza non implica quello di fiducia; si scoprir pi
lontano in termini morali dal mondo esterno e questa lontananza,
inevitabilmente interiorizzata, costituir un ostacolo ad un successivo
reinserimento.
Per quanto riguarda la fase della ospedalizzazione vera e propria, Goffman
sottolinea la presenza di una serie di processi di interazione che danno luogo alla
costruzione di uno status e di un ruolo di malato mentale, che sono proposti e in
vari modi anche imposti al soggetto ricoverato. Nella istituzione totale, il
soggetto si trova innanzitutto privato di molti dei suoi mezzi di affermazione,
delle sue fonti di gratificazione, delle sue difese; soggetto ad esperienze
umilianti, come la convivenza con persone sgradevoli, lassoggettamento
allautorit di molte persone, la restrizione nei movimenti. Tutto ci implica la
necessit di una ridefinizione del s, in termini ovviamente negativi, e
lapprendimento della propria diversit, del proprio essere malato di mente. Una
azione parallela in questa direzione svolta dal sistema di sezioni esistente
allinterno dellospedale sezioni differenti luna dallaltra per le condizioni di
libert, per i benefici, per il controllo sociale, per la qualit dei pazienti ospitati,
e organizzate secondo un criterio di gradualit delle caratteristiche interne. Ora,
lassegnazione e il mantenimento di un soggetto in una particolare sezione
dellospedale costituisce, secondo Goffman, una indicazione del suo livello di
adeguatezza sociale e quindi del suo status.
Goffman nota con acutezza che gli ambienti fisici in cui gli individui
agiscono possono essere variamente significativi dello status di tali individui. In
alcune situazioni, gli ambienti non sono per nulla significativi, come il caso
del turista che non appartiene allambiente in cui si muove e che anzi pu
trovare piacevole precisamente questa mancanza di appartenenza. In altri casi,
il soggetto stesso che organizza lambiente in funzione dellimmagine di s e
in particolare dello status che egli vuole mostrare agli altri, come avviene
usualmente con il salotto della propria abitazione. In altri casi ancora, lambiente
non organizzato dal soggetto che vi si trova ma da un altro, in modo tale che
questo ambiente esprima lo status del soggetto che vi si trova: questo avviene ad
esempio collambiente dellufficio, organizzato dallimpresa o dallente per
evidenziare il diverso status dei propri dipendenti.
Il caso delle sezioni di un ospedale psichiatrico rappresenta un esempio
estremo di questa ultima situazione. La collocazione e il mantenimento

210

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


del paziente in una particolare sezione, con tutte le sue caratteristiche peculiari,
diviene quindi un momento assai rilevante del processo di costruzione (o meglio
di ricostruzione) dellidentit sociale del paziente, con tutte le conseguenze
prevedibili.
Inoltre, una azione similare, per quanto riguarda tale ricostruzione
dellidentit sociale, svolta dalla stessa attivit terapeutica messa in atto
nellospedale. Al centro di questa attivit terapeutica c, secondo Goffman, il
tentativo di convincere il paziente che la sua malattia, la sua personalit, e in
definitiva il suo status, non sono quelli che egli ritiene suoi propri ma sono
quelli di malato mentale che gli sono attribuiti dallo staff dellospedale. Questi
tentativi sono di regola coronati da successo, in quanto ogni rifiuto da parte del
soggetto di accettare limmagine di malato di mente che lo staff gli propone
implica un giudizio ancora pi severo sulla sua malattia, sulla terapia opportuna,
sulla durata della sua permanenza in ospedale etc.
Tutti gli aspetti dei processi di interazione sopra indicati convergono quindi
nel determinare la costruzione di uno status di malato mentale per il paziente
dellospedale psichiatrico, come effetto della definizione differenziale del s che
egli riceve dagli altri e che forzato ad accettare. Goffman far successivamente
notare come a questo adattamento primario del soggetto alle definizioni del s
ricevute, pu accompagnarsi un adattamento secondario di tipo opposto: ossia
forme di difesa con le quali i pazienti, nella vita sotterranea dellospedale,
cercano di resistere ai tentativi altrui di definizione del s.71 In tale modo,
Goffman cerca evidentemente di bilanciare in parte la concezione passiva
delladattamento del soggetto alle definizioni negative connesse con
letichettamento e la stigmatizzazione.
Questa maggiore attenzione per il ruolo attivo del soggetto la ritroviamo in
due noti volumi di Goffman: La vita quotidiana come rappresentazione e Rituali
dellinterazione.72 Nel primo di questi volumi, Goffman dedica la sua attenzione
alla rappresentazione del self che avviene nella interazione quotidiana. Il suo
punto di vista che il soggetto impegnato nella interazione, pi che essere
interessato a raggiungere obiettivi utilitaristici esterni, prima di tutto
interessato a obiettivi interni alla stessa interazione: ossia a mettere in scena
una rappresentazione, ad impersonare, in buona fede o in mala fede, una figura
dotata di caratteri decisamente positivi. Questa figura precisamente quello che
il soggetto-attore desidera apparire agli occhi degli altri.
Luso da parte di Goffman di espressioni come attore, messa in scena,
rappresentazione, sono parte di una metafora esplicitamente prescelta. Il mondo
sociale qui infatti descritto da Goffman come un palcoscenico; e i principi
inerenti alla interazione sono attribuiti ad una drammaturgia. In tale
drammaturgia, si possono distinguere due elementi: la scena vera e propria

211

SOCIOLOGIA COME RICERCA


(front stage), che costituita dalla rappresentazione messa in scena dallattore,
con tutte le espressioni e le tecniche impiegate, nonch con lambientazione
relativa (equipaggiamento, ornamenti, mobilio); e il retroscena (back stage), che
deve rimanere necessariamente invisibile al pubblico, e in cui lattore pu non
solo prepararsi a giocare il proprio ruolo sulla scena, ma soprattutto pu
abbandonare il proprio ruolo e rilassarsi.
Ma quale il senso di questa rappresentazione? Goffman sembra
preoccupato di dissipare limpressione che essa sia solo lespressione ovvia di
un self gi strutturato e definito una volta per tutte in una certa maniera.
Goffman vuole al contrario favorire limpressione che il self sia il prodotto della
rappresentazione continua in cui il soggetto impegnato. In altre parole, noi tutti
siamo soltanto ci che scopriamo di essere quotidianamente nel corso delle
nostre rappresentazioni; ma anche ci che siamo riusciti a fare accettare agli altri
come nostra immagine.73 Nessuno di noi pu divenire leader o donna
affascinante, animatore sociale o distaccato studioso se non si inoltrato
nelle gelide acque dellinterazione e non ha impersonato con successo questi
suoi ruoli nel corso delle rappresentazioni.
Nel suo Rituale dellinterazione, Goffman mostra pi chiaramente che
altrove linfluenza su di lui del pensiero di Simmel e di Mead. Da Simmel
prende ispirazione per la identificazione di modelli di interazione specifici: dei
set di interazioni ritualizzate, i cui elementi sono legati gli uni agli altri con
modalit simili a quelle di una sintassi. Cos, Goffman descrive con grande
profondit di analisi il modello di interazione della conversazione. Questa inizia
con una formale apertura della comunicazione da parte di un soggetto, cui segue
laccordo bilaterale sul tema della conversazione. Essa prosegue con il
mantenimento di un flusso costante di parole e la manifestazione dellinteresse
dei partecipanti, attraverso segni ritualizzati che esprimono attenzione. I
partecipanti si accordano reciprocamente dei tempi di intervento e utilizzano
vari segni per indicare che vogliono prendere la parola o che sono sul punto di
cederla. Infine, la conversazione termina quando i partecipanti mostrano,
attraverso luso di ulteriori rituali, di essere soddisfatti della comunicazione
intercorsa.
Da Mead, Goffman deriva per il suo Rituale dellinterazione una doppia
definizione del self: (a) immagine che il risultato del flusso complessivo di
interazioni; e (b) giocatore di un gioco rituale in cui ridefinita la sua immagine
sociale. Questa seconda definizione del self costituisce il presupposto del tema
centrale del volume: il modo in cui gli attori sociali cercano di salvare la
faccia. Secondo Goffman, linterazione sociale non pu essere compresa se non
si considera il problema del salvare la faccia, che ne costituisce una finalit
essenziale. La seriet del problema di salvare la faccia emerge indirettamente
da tutta una serie di azioni pi o meno ritualizzate che esso impone agli attori
impegnati nella interazione.

212

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


Esempi di tutto questo sono levitare argomenti che possono creare
imbarazzo, mettendo in discussione limmagine del s; il fare finta di non vedere
tutto ci che potrebbe avere lo stesso risultato; pi in generale, ladattarsi alle
aspettative connesse con lo status e il ruolo sociale dellalter, attendendo al
tempo stesso che questi faccia lo stesso con noi; loffrire una compensazione per
ogni azione volontaria o accidentale (faux pas) che possa avere messo in
pericolo limmagine dellaltro; lo sminuire ostentatamente la propria immagine,
ma solo perch laltro faccia lo stesso con la sua e sia costretto a prendere le
nostre difese, in un gioco rituale al ribasso del proprio s in cui si finisce per
ottenere pi o meno gli stessi risultati di un gioco al rialzo, ma con il
fondamentale vantaggio che qui ognuno vede pi facilmente la propria
immagine positiva confermata dallaltro e soprattutto evita il rischio di perdere
la faccia.
Nelle due opere di Goffman ora considerate emerge quindi in modo
sufficientemente chiaro un aspetto del pensiero di Mead tendenzialmente
sottovalutato in altre opere dellinterazionismo e dello stesso Goffman.
Laspetto cio dellimmagine del s come prodotto di una specifica volont del
soggetto che si esprime attraverso una serie di articolati comportamenti orientati
a costruire e confermare tale immagine. Limmagine del self come di una entit
attiva quindi enfatizzata; e parallelamente limpressione di una sua supina
adesione alla propria definizione ad opera degli altri risulta mitigata. Nel
complesso per confermata non solo la ininfluenza degli aspetti, specialmente
macrosociali, precedenti linterazione, ma anche la fluidit e indeterminatezza di
questa ultima. Mentre su tutto il processo di interazione incombe sempre la
minaccia di un evento sociale drammaticamente negativo, un perdere la faccia
dalle conseguenze totalizzanti, che congeli proprio la fluidit e indeterminatezza
del processo.
Alcune considerazioni critiche sullinterazionismo simbolico e sulla sua
metodologia
Per affrontare il problema della validit euristica del modello interazionista
bisogna liberarsi di una impressione iniziale che si pu produrre nel lettore meno
sofisticato a livello teorico. Cio che si abbia a che fare con un semplice
tentativo di utilizzare in modo pi diffuso i case studies, le storie di vita o il
metodo dellosservazione partecipante, per fornire un contributo ausiliario alla
conoscenza sociologica. Questa impressione favorita dagli stessi teorici
dellinterazionismo, che parlano di un down-to-earth approach,74 di un
approccio terra-terra; ma essa deve essere rigettata risolutamente. Lungi dal
volere essere una specie di water-carrier rispetto ad altri modelli sociologici,
linterazionismo simbolico si presenta come un

213

SOCIOLOGIA COME RICERCA


modello sociologico complesso ed avanzato. Esso ambisce in effetti a sostituirsi
a qualsiasi altra interpretazione della societ. Il raggio dazione
dellinterazionismo, del resto, non affatto limitato al settore del
comportamento deviante, come si potrebbe dedurre dalla concentrazione di studi
in questo campo, ma si allarga in effetti a tutto il comportamento sociale. La
presenza dellinterazionismo nel panorama delle scienze sociali contemporanee
stata tuttaltro che marginale e provvisoria. Linterazionismo ha contribuito ad
una profonda e duratura modifica nella percezione delle forze che influiscono
sul comportamento sociale. Bisogna partire da questa consapevolezza delle
implicazioni quasi-imperialistiche dellorientamento interazionista per affrontare
in modo coerente il problema dei suoi punti di forza e di debolezza.
Si deve infatti notare come la apparentemente modesta pretesa di buon
senso dellinterazionismo nasconda un attacco potenzialmente mortale alla
tradizione sociologica. Questultima ha, seppure in varie modalit, sempre
mosso dalla premessa di una dipendenza diretta del comportamento umano da
aspetti sociali al di l dellindividuo. Nata, come si notato, come forma di
conoscenza modernista, laica e scientifica, la sociologia ha voluto sostituire (o,
nelle sue versioni pi soft, almeno affiancare) alla visione umanocentrica e al
concetto di libero arbitrio una visione sociocentrica e il concetto di un
condizionamento del comportamento individuale ad opera di forze sociali. Tutto
questo stato espresso, come si detto, in varie modalit. Dalla pionieristica
concezione di Montesquieu, che vede il progresso economico e lattivit
legislativa delluomo come prodotto della densit demografica sul territorio; al
determinismo materialista di Marx, che fa discendere cultura e pensiero dallo
sviluppo dei modi di produzione; al pensiero antimarxiano di Weber che, pur
allinterno di un orientamento multifattoriale e non strettamente deterministico,
sottolinea, per limitarci a un celebre esempio, il valore esplicativo della variabile
macrosociale del credo religioso nei confronti dello sviluppo economico; al
funzionalismo di Durkheim, che fa dipendere lazione umana dalla necessit di
una sua coerenza con la legge suprema della tendenza allautoconservazione
della struttura sociale; allo stesso formalismo di Simmel, che collega
comportamento umano a modelli tipici di interazione.
Ma, nel modello interpretativo interazionista, questi fattori demografici,
territoriali, economici o pi generalmente sociali, non sono pi considerati come
le cause che determinano il comportamento sociale umano. Essi sono tuttal pi
premesse rispetto agli elementi realmente esplicativi del comportamento sociale,
e cio agli aspetti dellinterazione del soggetto con altri soggetti e con s stesso,
e allinterpretazione che il soggetto stesso riconnette a questa interazione. Come
sottolinea uno dei pi acuti interpreti dellinterazionismo, Blumer,
lorganizzazione sociale per linterazionismo

214

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


non tanto la determinante del comportamento sociale umano, quanto piuttosto
la cornice entro cui questo va collocato.75
In altre parole, nel comportamento sociale, la priorit, in termini causali,
non pi attribuita ad aspetti macrosociologici (condizioni ambientali,
economiche, sociali, culturali, condizioni di status etc.) e neppure ad aspetti non
macrosociologici come le forme di Simmel, che rimangono comunque modelli
predeterminati. La priorit invece attribuita ad aspetti particolarmente
microsociologici, quali linterazione e linterpretazione che il soggetto ne d.
Lelemento dellinterpretazione, a ben vedere, di importanza cruciale. Non per
nulla, lattributo di symbolic (simbolico), che viene associato ad interactionism,
direttamente collegato con lelemento dellinterpretazione. simbolico infatti
ogni aspetto dellinterazione che assume per il soggetto un valore particolare
attraverso linterpretazione.76 Emerge qui lesistenza di un parallelismo tra
strutturalismo (vedi infra) e interazionismo, nel senso che entrambi si
interessano di rappresentazioni, di simboli, pi che di fatti materiali in s. Al
tempo stesso questo parallelismo si interrompe nel momento in cui
linterazionismo dichiara formalmente di avere una definitiva propensione
allanalisi della realt sociale empirica, attraverso in particolare il metodo
naturalistico; realt sociale empirica che, invece, lo strutturalismo disdegna
come non significativa.
Nellinterazionismo, ad esempio, il fatto di essere condannato per un reato
pu divenire per il soggetto simbolo di un certo atteggiamento negativo da parte
degli altri; e, attraverso linterpretazione, si pu trasformare in una percezione
del s come negativo. Ora, lelemento dellinterpretazione non pu che
caratterizzare la concezione interazionista in senso non deterministico, almeno
rispetto agli schemi interpretativi classici. Dal momento che linterpretazione
costituisce una variabile altamente soggettiva, essa accentua il senso di nonprevedibilit, di incertezza che gi insita nel carattere di processo, e quindi
fluido, dellinterazione sociale. Ne consegue che, per linterazionismo, lanalisi
sociologica non pu indirizzarsi allobiettivo di una generalizzazione, cio di
unidentificazione di leggi valide in tutta una serie di casi. Essa si rivolge
eminentemente allinterpretazione di casi singoli e specifici; e tuttal pi
potrebbe tendere ad identificare alcune linee di tendenza attraverso la pur non
deterministica combinazione delle azioni e delle interpretazioni.
Le modalit con cui si presenta tale non-determinismo nella analisi
interazionista del secondo dopoguerra sono tuttavia peculiari e non raramente
contraddittorie. Si pu osservare come uno dei pi discutibili prodotti
dellapproccio interazionista costituito da certe caratteristiche dellimmagine
dellindividuo sociale (usualmente, il deviante), il cui comportamento preso
in esame. Questo individuo in qualche modo sempre una vittima. Egli si trova
coinvolto, per ragioni apparentemente casuali, in

215

SOCIOLOGIA COME RICERCA


qualche cosa di sgradevole e la sua vita da quel momento prende una diversa
piega. Limmagine di questo deviante mostra un quisque de populo, una persona
qualsiasi insomma, non differente nella sostanza dalla massa degli altri, che
casualmente viene identificato come portatore di una diversit, di una forma di
devianza; che, successivamente a questa identificazione, subisce lazione di
etichettamento; che finisce per adattarsi a questo etichettamento, riconoscendosi
nellimmagine che gli altri gli hanno imposto; che, in conclusione, diviene
effettivamente e solo allora un deviante, come prodotto finito di una catena di
montaggio sociale; questultima utilizza come materia prima degli esseri umani
talmente privi in s di caratteristiche personali e sociali proprie da essere
totalmente manipolabili e quindi anche totalmente non responsabili per quello
che avviene loro. Opportunamente, Gouldner parla a proposito di questa
immagine del deviante data dallinterazionismo simbolico come di una nonentit che pi sinned against than sinning.77
Certamente, questa critica non si adatta a tutta la letteratura
dellinterazionismo, o perlomeno non si adatta nella stessa misura ad essa. Come
fanno notare Downes e Rock, la letteratura dellinterazionismo fornisce anche
descrizioni in cui la devianza il risultato di un autoetichettamento, piuttosto
che di un etichettamento da parte degli altri; e il processo di etichettamento
daltra parte non ha un esito prefissato, essendo piuttosto qualcosa di
continuamente modificabile ed effettivamente modificato.78 Del resto, la
letteratura dellinterazionismo ha anche mostrato come letichettamento pu
essere benevolo, nel senso di dare agli autori di comportamenti specificamente
devianti letichetta pi soffice di sbadato. Come nel caso illustrato dallo studio
sulle agenzie incaricate della riscossione dei debiti, in cui le agenzie stesse per
avere migliori probabilit di successo si mostravano propense a considerare
come semplici disattenzioni, da parte dei debitori, dei comportamenti che si
presentavano con le caratteristiche di vere forme di insolvenza fraudolenta.79
Tuttavia, benevole o malevole che sia letichettamento, sembra difficile
negare limpressione che la sottovalutazione della partecipazione attiva del
soggetto intesa come azione nella accezione sia di Weber che di Pareto80
costituisca una caratteristica complessiva del symbolic interactionism. Emerge a
questo punto una curiosa caratteristica dellinterazionismo simbolico, che
sembra porlo in contrasto con una fondamentale premessa della sua prospettiva
concettuale. Nato e sviluppatosi come critica della concezione delluomo come
essere ultrasocializzato e ultradeterminato dallesterno quale esso appare in
particolare nel materialismo marxista e nel funzionalismo classico
linterazionismo simbolico, nel trattare in particolare gli aspetti
delletichettamento, sembra troppo spesso finire per proporre una concezione del
soggetto umano come non meno condizionato

216

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


di quanto appare nelle concezioni sociologiche classiche di tipo pi
deterministico. Questo condizionamento, tuttavia, nel caso dellinterazionismo
avviene a livello di relazioni personali e quindi allinterno di una dimensione
microsociologica. Quanto detto sembra essere particolarmente visibile
nellopera di un autore che occupa una posizione centrale rispetto allo sviluppo
attuale della teoria, come Goffman. Nella sua opera e si veda ad esempio lo
studio originario sulla carriera del malato di mente i soggetti sono presentati
come pressoch totalmente condizionati dal contesto sociale. E questo malgrado
il fatto che lautore abbia poi cura di mostrare come essi tentino ingegnose
strategie per difendere la identit del loro s da questi condizionamenti. La
logica del modello esplicativo, malgrado lo spostamento dellattenzione dai
parametri macrosociali a quelli microsociali, sembra essere impregnata da una
sorta di sostanziale determinismo. Considerazioni simili valgono, almeno in
parte, anche per lopera degli altri esponenti della teoria, compresi Becker e
Lemert.
Al tempo stesso, in contraddizione con tutto ci, linterazionismo simbolico
introduce nel suo schema una dimensione di volont, come elemento capace di
imprimere una svolta ai processi di interazione e di interromperli in ogni
momento. Questa dimensione di volont costituisce qualcosa di peculiare nel
quadro del pensiero sociologico, dal momento che sembra inserire un elemento
appartenente alla sfera delle concezioni filosofiche neo-idealistiche, da sempre
negatrici del valore scientifico, positivistico, della sociologia.
Questa contraddizione, neppure tanto latente, tra da una parte
indeterminatezza e fluidit del processo di interazione, nonch aspetti di
individualismo volontaristico nella risposta dellattore sociale alla stessa
interazione, e, dallaltra, condizionamento deterministico come conseguenza
soprattutto delletichettamento, risulta difficile da spiegare. Si pu tentare di
collegarla innanzitutto con le radici storiche dellinterazionismo e in particolare
con il suo americanismo. Nel senso che tali sviluppi dellinterazionismo
mostrerebbero la continuit di questo orientamento rispetto alla vecchia
Scuola di Chicago e la discontinuit rispetto alla tradizione sociologica europea.
Pi in particolare, la prospettiva complessivamente antideterministica e il fatto
di restringere allambiente sociale immediatamente circostante lindividuo, e
cio al microsociale, le forze capaci di influenzare lattore sociale, potrebbe
discendere dalla gi sottolineata resistenza a prendere in considerazione pi
distanti forze macrosociali di tipo storico ed economico, al di l del raggio di
azione dellindividuo. E anche lulteriore riferimento alla dimensione della
volont sarebbe perfettamente in linea con una impostazione culturale restia a
restringere gli spazi di manovra dellindividualismo. Si tratterebbe insomma di
una concezione tesa a riaffermare la dignit della autonomia per lindividuo, il
sogno della possibilit

217

SOCIOLOGIA COME RICERCA


della sua autoaffermazione a dispetto di ogni determinismo. A sua volta, la
reintroduzione di una concezione deterministica, nello specifico rappresentata
dalletichettamento, appare contraddittoria rispetto al quadro teorico
complessivo; ma sarebbe a ben vedere coerente con lamericanismo di una
impostazione culturale ostile a tutto ci che come un etichettamento casuale e
quindi sostanzialmente iniquo, e soprattutto dalle conseguenze minacciosamente
permanenti sembra negare sia il diritto dellindividuo ad una societ giusta sia
il concetto secondo cui no condition is permanent.
Si pu anche tentare di interpretare tutto ci in termini di problemi nella
costruzione del modello. In questo senso, si ha limpressione che si sia voluto
cercare un modello esplicativo alternativo a quello macrosociologico, e centrato
sulle esperienze sociali a breve raggio dellindividuo; e che, non riuscendo a
dare conto adeguatamente del comportamento sociale dellindividuo attraverso il
riferimento a tali esperienze a breve raggio, si sia avuto bisogno di introdurre
una dimensione individualistica-volontaristica.
In altre parole, la sociologia classica macrosociale si accontentava di
individuare limpatto complessivo delle c.d. forze sociali sul comportamento
umano. Individuava cio pressioni, a cui facevano riscontro tendenze
sociali. Tra tali tendenze e il comportamento dei singoli individui rimaneva
evidentemente uno scarto. Linterazionismo prende spunto dallesistenza di
questo scarto per denunciare linadeguatezza di tutto quel metodo, inficiato
proprio dal difetto di essere over-predicting: cio dal fatto di fare dipendere ad
esempio la propensione alla ribellione, o i tassi di criminalit contro il
patrimonio, dal livello della anomia, senza tenere nel giusto conto il fatto che
una parte di coloro che sono esposti ad un alto livello di anomia non si ribellano
e neppure commettono reati contro il patrimonio. Al posto di tutto ci,
linterazionismo propone di passare dal macro al microsociale, dallanalisi delle
pressioni sociali allanalisi delle esperienze di vita, dallastratto delle forze
sociali al concreto delle interazioni. Ma, malgrado la riduzione del raggio
dellanalisi, il riferimento alla esperienza di vita del soggetto, lattenzione al
tessuto delle interazioni etc., lo scarto tra modello esplicativo e comportamento
effettivo del soggetto non sembra scomparire. Ora, linterazionismo non pu
accettare a cuore leggero lesistenza di questo scarto: vuoi perch ha usato
laccusa di over-predicting per i propri avversari e non pu ora vedersela
girata contro; vuoi perch tale over-predicting era pi tollerabile quando si
aveva a che fare con forze sociali a carattere generale, macro, piuttosto che
quando si ha a che fare con indagini micro, centrate su aspetti prossimi
allindividuo; indagini che dovrebbero quindi eliminare leffetto alone delle
predizioni della sociologia classica. A questo punto, linterazionismo introduce
il deus ex machina dellaspetto volontaristico-individualistico delle scelte sociali
(come nel riferimento agli atteggiamenti in

218

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


Thomas e Znaniecki, o alla disponibilit del soggetto in Becker e Matza),
aspetto che esclude qualsiasi ulteriore ricerca di prevedibilit sociale; o, in
alternativa, reagisce affermando semplicemente che il mondo della realt non
pu essere sottoposto agli schemi metodologici delle scienze sociali tradizionali.
Il concetto della disponibilit del soggetto appare come un aspetto assai
rilevante in questo quadro. Tale disponibilit sembra derivare concettualmente
dalla affermazione di Mead dellesistenza di un elemento di incalcolabilit nel
comportamento sociale dellindividuo. Ma lenfatizzazione del concetto di
disponibilit nel pensiero di autori come Becker e Matza porta in definitiva ad
una negazione del ruolo centrale che nello stesso Mead era riservata al
condizionamento oggettivo, da parte della societ, del comportamento
dellindividuo, attraverso lassorbimento nel self dei valori e degli atteggiamenti
del gruppo sociale.
Per quanto riguarda invece lutilizzazione peculiare da parte
dellinterazionismo del concetto di condizionamento, si pu notare come nelle
rappresentazioni dei processi sociali fatte dallinterazionismo della seconda met
del XX sec. emergono caratteristiche da una parte la mancanza di un preciso
coinvolgimento attivo dellautore di comportamenti devianti, la apparente
casualit con cui questultimo entra in interazione con una comunit o un
gruppo, e dallaltra il determinismo a livello microsociologico con cui sono
descritte certe interazioni nella comunit e nel gruppo che ci ricordano le
spiegazioni autogiustificative di molti devianti, e specialmente di molti
criminali. Ma esse non rispecchiano necessariamente leffettivo svolgimento dei
fatti. Queste caratteristiche sembrano fare parte delle immagini oniriche, in cui
spesso non vi connessione logica tra sequenza e sequenza, pur essendoci una
certa connessione logica allinterno di ogni sequenza. Tali caratteristiche si
ritrovano anche in alcune descrizioni presenti nella letteratura fiction, dove
evidentemente lautore ha una libert di espressione e di immaginazione che lo
studioso pu solo invidiare. Non per nulla, riteniamo che forse la migliore
descrizione interazionista si trovi nello Straniero di Camus.81 Qui, come noto,
il protagonista apparentemente privo di tratti culturali, sociali e di personalit
propri, distaccato, se non completamente avulso, dal quadro macrosociale in cui
tuttavia si muove (vedi Blumer sopra) sembra vivere una vita sociale dominata
dai condizionamenti spiccioli della partecipazione inevitabile a situazioni
microsociologiche. Cos, il protagonista di questo romanzo si fa complice di un
coinquilino violento e criminale solo perch questultimo gli chiede gentilmente
di aiutarlo; si fa coinvolgere da questo in una losca storia solo perch si trova ad
essere presente durante lo svolgimento di alcuni fatti; e finisce per uccidere un
altro uomo che gli perfettamente sconosciuto, solo perch questultimo

219

SOCIOLOGIA COME RICERCA


si trova tra lui e la sorgente di acqua verso cui lo spinge la sete in una giornata
particolarmente calda.
La sorta di determinismo da microinterazione, con cui la letteratura
interazionista sembra trattare soprattutto certe situazioni ruotanti intorno a forme
di etichettamento, non implica concessioni allesistenza di un condizionamento
sociale che agisca a livello macrosociologico. E ci anche quando questo
condizionamento appare pi evidente. In effetti, difficile rimuovere
limpressione che linterazionismo preso dal bisogno dogmatico di totalizzare
il suo orientamento alternativo rispetto alla tradizione sociologica sottovaluti
continuamente lesistenza di caratteristiche culturali, economiche, sociali come
background dei soggetti che danno luogo alle diverse manifestazioni di devianza. Qui in particolare emerge un paradosso strutturale dellinterazionismo:
laffermazione interazionista, spesso esplicita e comunque implicita, della
necessit di un approccio di senso comune alla spiegazione dellorigine del
comportamento sociale e in particolare di quello deviante, contrapposto a
fumose teorie astratte dalla realt sociale, sembra si sia risolta proprio in una
astrazione similare. Nel fare astrazione, cio, dalle condizioni culturali,
economiche e sociali in cui il soggetto agente si muove e dalle quali il suo
comportamento condizionato. Con la conseguenza che il richiamo al senso
comune si risolve nella negazione di ci che pi appare come senso comune.
La prospettiva di buon senso dellinterazionismo simbolico sembra avere
limiti di utilizzazione assai pi ristretti di quanto non appaia a prima vista.
Prendiamo un esempio presentato da Becker per mostrare come la devianza sia
una etichetta la cui applicazione non connessa collesistenza di un
comportamento deviante a monte:82 due persone, un bianco e un nero (si parla
chiaramente degli Stati Uniti) commettono lo stesso reato; ma le probabilit di
essere puniti sono per loro molto diverse. Ora, se quanto presentato da Becker
significa che normale aspettarsi che una persona di colore, con un reddito, una
educazione e una integrazione lavorativa in media assai meno buoni di quelli di
un bianco, possa andare incontro ad un trattamento meno benevolo da parte
della polizia etc., non abbiamo difficolt a trovare tutto questo verosimile e
anche peraltro assai poco eticamente accettabile, anche se questo ultimo aspetto
nulla aggiunge alla validit del modello interazionista. Se invece si vuole
trasformare questa realistica considerazione nellaffermazione pi specifica
avanzata da Becker e dopo di lui ripetuta innumerevoli volte da altri autori
secondo cui il comportamento deviante non connesso a caratteristiche specifiche dellautore ma piuttosto alla reazione che alcuni infrattori delle regole
possono incontrare, allora liniziale interpretazione di buon senso finisce per
trasformarsi nel suo opposto. Se la popolazione carceraria degli Stati Uniti in
maggioranza composta da giovani di colore, di

220

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


sesso maschile, da persone appartenenti quindi ad una minoranza ristretta della
popolazione di quel paese, questo spiegabile con lipotesi di una somma di
reazioni sbagliate da parte delle agenzie preposte allapplicazione delle
norme? O non sar invece pi probabile che questo fenomeno dipenda dal fatto
che negli Stati Uniti la popolazione di colore caratterizzata mediamente da un
livello di reddito e di istruzione inferiore e quindi parte handicappata in termini
di chance di inserimento? O anche dal fatto che in media due terzi di questi
giovani maschi di colore nascono come figli illegittimi, e questo costituisce un
forte ostacolo ad una loro adeguata socializzazione ed integrazione?
Se queste ultime interpretazioni sono realistiche, allora la situazione iniziale
utilizzata da Becker pu essere riletta in termini quasi esattamente opposti a
quelli utilizzati dagli interazionisti. E cio cos: la reazione negativa, da parte
degli addetti al controllo sociale, che alcuni giovani di colore incontrano
dovuta allapplicazione nei loro confronti di uno stereotipo culturale, che vede
in ogni giovane maschio di colore un pericoloso infrattore; e questo stereotipo
culturale trova linfa in alcuni fatti, come lalta percentuale di crimini (di certi
crimini almeno, come quelli di violenza etc.) che si ritengono attribuibili a
questa minoranza; fatti che sembrano direttamente collegabili con le loro
condizioni differenziali in termini di reddito, educazione, ambiente familiare,
chance di adeguata integrazione lavorativa etc. Ma questo collegamento tra certi
fatti e il quadro di fondo economico, educativo, familiare etc. naturalmente
parte di una interpretazione macrosociologica, opposta a quella
dellinterazionismo. Cosicch, lapproccio di buon senso dellinterazionismo
simbolico, quando utilizzato al di l di limiti alquanto ristretti, mostra una notevole dose di non senso, che deve essere superata proprio attraverso il ricorso
allo strumento antagonista di unanalisi macrosociologica.
Del resto, il tentativo da parte dellinterazionismo simbolico di sostituire
alle spiegazioni di tipo macrosociologiche dei fenomeni sociali (siano esse di
tipo marxista, di tipo funzionalista o pi genericamente di tipo causalistico
tradizionale) una spiegazione di tipo microsociologico si arresta di fronte a rilevanti ambiguit di tipo teorico presenti nelle opere interazioniste.
Per chiarire questo punto, bene fare riferimento alle tre premesse del
discorso interazionista individuate da Blumer: e cio che (i) gli esseri umani
agiscono nei riguardi delle cose sulla base del significato che le cose hanno per
loro; (ii) i significati di cui si tratta nascono dalla interazione sociale tra il
soggetto e gli altri esseri umani; (iii) tali significati sono oggetto di
manipolazione e di modificazione da parte del soggetto. Ora, la prima e la terza
premessa costituiscono a ben vedere colli di bottiglia inevitabili rispetto alla
azione umana. Nessuno pu divenire omosessuale o poliziotto,

221

SOCIOLOGIA COME RICERCA


nessuno pu assumere volontariamente eroina o rubare unauto, senza passare
per laspetto del significato che la cosa ha per lui stesso e senza una interazione
personale con questi significati. Ma tutto ci pu trasformarsi in una ovviet.
Nessun sociologo positivista-determinista negherebbe lesistenza di questi colli
di bottiglia; mentre probabilmente affermerebbe piuttosto che il suo interesse
come scienziato sociale consiste nellindividuare le forze che spingono certi
individui determinati verso altrettanto determinati colli di bottiglia. Questo
anche perch la prima e la terza premessa, prese in s, sembrano appartenere ad
un orientamento idealistico. Appartenere, cio, alla sfera della costruzione della
volont personale. In quanto tali, esse possono interessare una disciplina come la
psicologia, che si occupa dei percorsi psichici dellindividuo. E, pertanto, queste
premesse si scontrano con gli interessi della sociologia, che si rivolgono ad una
modellistica della azione sociale in quanto tale.
Se si vuole mantenere il discorso nellambito della sociologia, necessario
procedere, a nostro avviso, secondo la seguente prospettiva: attribuire una
importanza centrale alla seconda premessa, mostrando nitidamente limpatto
dellinterazione sui punti (i) e (ii), e de-volontarizzare comunque questi due
punti, ancorando a parametri sociali (educativi, ambientali, culturali, etc.) gli
aspetti gi attribuiti ad una dimensione pi o meno idealistica. Non basta cio
affermare che i significati nascono dallinterazione sociale. Si deve invece, a
nostro avviso, individuare con precisione limpatto di tale interazione sui
significati attribuiti dallindividuo alle cose, e in particolare alla azione sociale
oggetto della analisi empirica. Soprattutto, necessario che in ultima analisi il
comportamento sociale studiato possa essere fatto risalire precisamente a una
determinata interazione (o a una determinata qualit della interazione); e che
questo legame tra interazione e comportamento sociale sia chiaramente pi
rilevante, in termini esplicativi, di quanto non siano altri fattori, specialmente di
tipo macrosociale; o almeno che esso allinterno di un orientamento
multifattoriale possa aggiungere qualcosa al contributo esplicativo ottenuto
tramite questi altri fattori. Se necessario, il legame tra interazione e
comportamento sociale, che passa per lindividuo, deve essere meglio
qualificato tramite il riferimento ad altri parametri sociali che hanno influenza
sullindividuo, senza tuttavia appartenere alla sfera essenzialmente individualepsicologica.
Cos, per fare un esempio, non basta limitarsi a dire che per diventare
fumatore abituale di marihuana necessario avere considerato in senso almeno
non del tutto negativo questo tipo di comportamento peculiare e avere accettato i
suggerimenti in tal senso di persone con le quali si ha una interazione sociale.
invece necessario, a nostro avviso, seguire un ben diverso percorso esplicativo.
bene partire innanzitutto dalla considerazione che probabilmente tutta la
popolazione dei college statunitensi ha

222

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


avuto occasione di interagire con persone che esprimevano una valutazione
positiva delluso della marihuana (una considerazione alla quale stranamente i
sociologi dellinterazionismo non sembrano prestare la necessaria attenzione, e
che minaccia di fare riapparire nei loro studi il tanto vituperato difetto
dellover-predicting). Su questa base, si dovrebbe cercare di individuare: (i) in
che misura i fumatori abituali abbiano derivato il loro particolarmente
favorevole atteggiamento nei confronti della droga da una particolare
interazione che essi hanno sperimentato e che dovrebbe distinguerli dalla massa
della popolazione dei college; (ii) in che misura, e eventualmente sulla base di
quali condizioni ulteriori, coloro che avevano sperimentato tale interazione si
sono trasformati in consumatori abituali della droga; (iii) in che modo, sul
significato attribuito alluso della droga dai soggetti e sulla successiva
modificazione di questo significato, hanno influito altri possibili fattori del
comportamento in oggetto, sia di tipo pi chiaramente macro (ad es. classe
sociale, povert, collocazione territoriale etc.), sia di tipo pi tendenzialmente
micro (esperienze di conflitto familiare, percorsi scolastici negativi).
Complessivamente, ci sembra difficile si possa negare che linterazionismo
simbolico ha prestato scarsa attenzione a questi delicati punti del percorso
teorico-metodologico. E pertanto, laccusa avanzata dagli interazionisti nei
confronti dei sociologi positivisti-deterministi (vedi sopra), e cio di avere
trascurato sia (i) lanalisi critica nei confronti del modello generale a cui il
ricercatore fa riferimento nel suo lavoro di ricerca, sia (ii) lanalisi delle ipotesi
specifiche avanzate in relazione alle premesse del modello ipotesi che secondo
gli interazionisti dovrebbero essere legate da vincolo di necessit rispetto al
modello sembra avrebbe potuto essere diretta, con almeno altrettanta ragione,
agli stessi interazionisti!
Il trattamento riservato dagli interazionisti al problema della influenza
esercitata dai fattori esterni allo stesso processo di interazione, specialmente dai
fattori macro, risulta particolarmente insoddisfacente. Dire, sulla scia di Blumer,
che il significato che le cose hanno per il soggetto nasce dallinterazione di
questo con gli altri soggetti sociali non chiarisce come questi significati si
formano. Pu essere sul momento soddisfacente immaginare che il soggetto x ha
assorbito un certo significato (il valore della famiglia nucleare, ad esempio, o
della religione monoteistica) dal suo gruppo di interazione e y abbia fatto lo
stesso con il suo. Ma questo tipo di spiegazione appare inadeguata quando
notiamo che i due gruppi in questione, che appartengono alla stessa societ,
hanno espresso significati similari, pur non avendo contatti tra loro. Per
rimanere nellambito dellinterazionismo, si potrebbe argomentare che, pur non
avendo contatti diretti, i due gruppi hanno contatti indiretti tramite altri gruppi, e
che in definitiva tutti interagiscono con tutti. Il che difficilmente pu essere
provato

223

SOCIOLOGIA COME RICERCA


o contestato. Ma resterebbe sempre da spiegare perch una certa societ tende a
credere nella famiglia nucleare e nel monoteismo e unaltra nella famiglia estesa
e nel politeismo. A meno che non si voglia dare maggiore importanza proprio a
quella cornice esistente intorno alle interazioni: cornice di cui linterazionismo
sembra occuparsi solo per minimizzarne linfluenza sul comportamento umano.
I suggerimenti qui avanzati sulla necessit sia di una pi accurata
definizione delle ipotesi interazionistiche, sia di una maggiore attenzione al
problema della verifica empirica di tali ipotesi, secondo i criteri di una moderna
ricerca sociale scientifica, non possono essere accantonati sulla base delle usuali
giustificazioni degli interazionisti. Cio sostenendo che i concetti e le
proposizioni dellinterazionismo sono pensati per lesame diretto del mondo
sociale empirico, cosicch la loro validit deve essere determinata in
quellesame e non nel vedere come essi funzionano quando sottoposti ai criteri
alieni di una metodologia irrilevante. O affermando, con quella che ci sembra
sia una ingiustificata aria di sufficienza, che the premises of symbolic
interactionism [...] can be readily tested and validated merely by observing what
goes on in social life under ones nose.83
Del resto, anche le peculiarit del modello interazionista non sembra
possano essere un buon motivo per rigettare la richiesta di una pi stringente
metodologia di verifica delle ipotesi. Al contrario, facile osservare come
queste peculiarit potrebbero adattarsi ai requisiti di una pi verificabile
metodologia se solo esse fossero meglio organizzate in questa prospettiva.
A questo proposito, si pu notare come il riferimento da parte
dellinterazionismo ad un processo di costruzione sociale step by step, si
presenta come carente. Questo riferimento esplicativo potrebbe soddisfare
requisiti di solidit teorica e di verificabilit empirica se il processo step by step
fosse adeguatamente definito. Il fatto che il processo sia presentato come
qualcosa di articolato e prolungato nel tempo non costituisce un ostacolo
insormontabile. E neppure lipotesi di una pluralit di fattori che agiscono
allinterno di questo processo appare in contrasto con la necessit di requisiti di
solidit teorica. Nulla impedirebbe infatti di formulare una ipotesi esplicativa di
tipo multifattoriale. Il fatto invece che gli aspetti di articolazione, di
prolungamento nel tempo, di presenza di una pluralit di fattori etc. sembrano
qui dare luogo semplicemente alla mancanza di una precisa ipotesi teorica
avente valore euristico e sottoponibile alle usuali procedure di sperimentazione
delle scienze sociali. Sembra infatti non potere essere considerata una precisa
ipotesi teorica quella che pi facilmente possiamo ricavare dal discorso
interazionista. Lipotesi cio secondo cui il comportamento sociale la
conseguenza di una serie di ridefinizioni del soggetto agente in relazione alle
career contingencies con le quali si viene a trovare ad interagire.

224

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


Si tratta infatti di una ipotesi decisamente generica e inquinata anche da
apparenti aspetti di quasi-casualit, dal momento che continue ridefinizioni,
anche in senso contrario, sembrano probabili.
Pi specifica sotto il profilo teorico e pi adatta ad una applicazione
empirica appare lipotesi restrittiva peraltro rispetto alla precedente secondo
cui il comportamento in esame la conseguenza di un preciso etichettamento
subito casualmente o quasi da un qualsiasi soggetto. Ma questa ipotesi pi
specifica appare insoddisfacente; essa sembra contraria anche a quel buon
senso di cui spesso si tratta a proposito dellinterazionismo. Basta pensare ai
numerosissimi casi di devianza o anche di vera criminalit che non subiscono un
etichettamento come tali e ad esempio, al ben noto caso della criminalit del
colletto bianco. Ma anche per comportamenti meno particolari della
criminalit del colletto bianco, limportanza dellelemento costituito
dalletichettamento sociale nella stabilizzazione del comportamento (per non
parlare del suo inizio) sembra oggettivamente assai limitata. Si pensi, a questo
proposito, a due aspetti essenziali, anche se spesso trascurati, che riguardano in
particolare il fenomeno della criminalit. Primo, che solo una parte assai limitata
dei crimini commessi sono portati alla luce, registrati ufficialmente e perseguiti;
secondo, che soltanto per una frazione di questa parte gi assai limitata si giunge
a identificare i responsabili. In effetti, la dimensione del numero oscuro dei reati
del numero cio dei reati sconosciuti alle autorit grandissima anche se
impossibile da stimare con precisione. Alcune stime, ottenute negli Stati Uniti,
in Australia e in Gran Bretagna con il metodo di interviste fatte a consistenti
campioni della popolazione, hanno portato a ritenere che il numero reale dei
furti circa cinque volte quello ufficiale; quello delle rapine, dalle due alle quattro volte superiore; quello dei reati sessuali, escluso lo stupro, circa dieci volte;
quello delle aggressioni e delle truffe, almeno pari a questultimo; mentre quello
dei tipici reati del colletto bianco ovviamente ancora superiore.84 Per quanto
riguarda poi la percentuale dei crimini conosciuti per i quali vengono identificati
gli autori, questa minima. In Italia, ad esempio, negli ultimi anni, nel 98%
circa dei casi di furto non vi stata identificazione dellautore; lo stesso
avvenuto nel 90% circa dei casi di rapina; e, meno prevedibilmente, in ben il
75% circa dei casi di omicidio volontario;85 in Inghilterra, dove esiste una lunga
tradizione di efficienza delle forze dellordine, le probabilit di impunit
sempre per quanto riguarda naturalmente solo i crimini conosciuti sono pi
basse, ma non certo insignificanti: 70% per il furto, 73% per il furto con scasso,
24% per le violenze contro le persone; queste percentuali medie del resto
salgono notevolmente quando si prende in considerazione la zona cosiddetta
metropolitana comprendente Londra e dintorni.86 Si pu quindi affermare con
fondamento che, per alcuni dei

225

SOCIOLOGIA COME RICERCA


pi comuni e significativi reati, lautore di questi avr mediamente commesso
decine e forse centinaia di infrazioni prima di essere ufficialmente identificato
ed etichettato come infrattore.
Ora, questo aspetto del rapporto tra infrazione delle norme penali e
identificazione come infrattore pu bene essere utilizzato dai sostenitori
dellinterazionismo simbolico per caldeggiare le loro tesi. In particolare, quella
della quasi-casualit con la quale un quisque de populo identificato come
infrattore, isolato dalla massa dei suoi pari, e forzato sia ad accettare la
definizione di ruolo che questa identificazione implica, sia ad adeguarsi col suo
comportamento ad essa. Tuttavia, lo stesso aspetto si presta ancora meglio ad
unaltra e contrapposta considerazione. Quella per cui la minima percentuale di
infrazioni che danno luogo ad una identificazione dellinfrattore e ad un suo
possibile etichettamento come tale, rende assai poco plausibile la tesi di fondo
dellinterazionismo, che vorrebbe il comportamento deviante o non deviante
determinato e, ancora di pi, stabilizzato dallidentificazione e
dalletichettamento del suo autore.
Non sembra daltra parte convincente losservazione che letichettamento
pu ben consistere anche soltanto in un autoetichettamento.87 Innanzitutto, il
ruolo giocato dallipotesi dellautoetichettamento allinterno della teoria
dellinterazionismo simbolico decisamente minore. Esso sembra essere un
ruolo marginale rispetto a ci che viene presentato come il quadro normale: in
questultimo, letichettamento avviene per azione esterna, da parte soprattutto di
coloro incaricati dellapplicazione delle norme. Mentre, per coprire la massa dei
casi in cui non si riesce ad individuare un etichettamento esterno, si dovrebbe
trasformare il ruolo teorico dellautoetichettamento da marginale a centrale.
Inoltre, lipotesi di un ruolo maggiore giocato dal solo autoetichettamento
contrastata dallesperienza che possiamo ricavare da determinati comportamenti.
Proprio il caso della criminalit del colletto bianco ci fornisce un ottimo
esempio e ce ne sono del resto molti altri di come coloro che infrangono
norme penali, anche di evidente rilevanza, possano non considerare affatto se
stessi dei devianti e meno che mai dei criminali. noto daltra parte luso
diffuso di meccanismi esplicativi-giustificativi con i quali molti infrattori negano
a se stessi letichetta di deviante o criminale, come mostrato ad esempio da
Sykes e Madza in un loro celebre saggio sulle cosiddette tecniche di
neutralizzazione.88
Riassumendo e generalizzando, se lesperienza mostra come si possa non
accettare una etichetta negativa anche quando lapplicazione di essa da parte
degli altri sembrerebbe assai poco contestabile, allora difficile immaginare
che lautoetichettamento possa avere un ruolo centrale nella determinazione
effettiva del comportamento deviante o conformista. Ed anche difficile
immaginare che letichettamento da parte degli altri sia cos inevitabilmente
determinante per il comportamento.

226

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


La intrinseca debolezza che emerge da molte applicazioni del concetto di
etichettamento non del resto sfuggita allo stesso E.M. Lemert, che oltre ad
essere come si visto un pioniere dello sviluppo di questo concetto anche con
tutta probabilit il suo pi lucido critico. Lemert fa in effetti notare le seguenti
aporie.
1. Innanzitutto, il concetto di etichettamento stato comunemente applicato
in una prospettiva incongruamente unidirezionale. Ci significa che il soggetto
etichettato stato percepito come troppo passivo e incapace di influire sul
processo di etichettamento. In particolare, secondo Lemert, si sottovalutato sia
il contributo dato dalla stessa azione del soggetto alla reazione altrui che
culmina poi con letichettamento, sia la natura oggettiva del danno sociale
causato dal soggetto, danno che invece significativo per comprendere la
reazione di etichettamento. Vi inoltre, secondo Lemert, un aspetto di estremo
relativismo per quanto riguarda la valutazione del comportamento dellindividuo
etichettato; nel senso che la teoria delletichettamento suggerisce lidea che
qualsiasi comportamento possa essere etichettato negativamente. Questo per
Lemert non realistico: i vari comportamenti hanno invece probabilit assai
diverse di essere etichettati. E esiste un consistente gruppo di comportamenti
incesto, adulterio, oziosit, mancanza di rispetto per i genitori, omicidio
volontario, violenza carnale, furto, per citarne alcuni che sono disapprovati e
colpiti, seppure in modi diversi, in praticamente tutte le societ umane. 89
Possiamo aggiungere che, a nostro avviso, questa posizione di relativismo
rappresenta un elemento tuttaltro che isolato nel quadro della teoria
delletichettamento; essa appare al contrario strettamente legata al ruolo passivo
attribuito dallinterazionismo al soggetto etichettato. Nel senso che la
concezione della passivit del ruolo del soggetto etichettato pu essere sostenuta
solo a condizione di ritenere del tutto soggettiva la valutazione data del
comportamento del soggetto etichettato. Valutando infatti come invece
oggettivamente antisociale il comportamento del soggetto, sarebbe pi difficile
negare allo stesso soggetto un ruolo attivo nellintero processo. E, soprattutto,
valutando come oggettivamente antisociale il comportamento del soggetto,
sarebbe pi difficile continuare a sostenere la non-significativit dei possibili
fattori a monte di tale comportamento.
2. Inoltre, secondo Lemert, le persone, i gruppi e le istituzioni che
intervengono nel processo di controllo e di etichettamento sono usualmente
percepiti come caratterizzati da una forte coesione e univocit di intenti. Da una
parte il loro intervento eccessivamente drammatizzato, presentato cio su
uno scenario teatrale che ama i forti contrasti, lopposizione manicheistica tra
buoni e cattivi (con i buoni rappresentati, stranamente, sempre da coloro
che sono etichettati). Dallaltra, i caratteri di coesione e di unicit di intenti
attribuiti ai responsabili delletichettamento

227

SOCIOLOGIA COME RICERCA


danno luogo ad una reificazione del potere, ad una totalizzazione di esso. I
responsabili delletichettamento appaiono quindi come caratterizzati da una
sorta di solidariet durkheimiana nei loro rapporti con i soggetti devianti, che
appaiono invece come outsiders isolati.90 Tutto ci sembra, a nostro avviso,
poco congruo, specie in considerazione della concezione microsociale,
interpersonale e quindi tendenzialmente antidurkheimiana dellintero approccio
interazionista. In ogni caso, Lemert fa notare come una analisi pi attenta delle
persone e delle istituzioni responsabili delletichettamento nella societ
occidentale contemporanea permette di individuare una realt assai diversa. Una
realt cio costituita da una variet di posizioni (si pensi alla compresenza
spesso conflittuale delle posizioni dei legislatori, dei giudici, degli agenti di
polizia, degli avvocati etc.) e parallelamente da una variet di interessi e di
valori, che differenziano, invece di compattare, queste persone e queste
istituzioni. Lazione dei controllori, invece di essere caratterizzata da
unanimit e consenso, come implicitamente suggerito di regola dalla teoria
delletichettamento, in effetti caratterizzata da incertezza, incoerenza, tendenza
al compromesso.91
Al di l della critica dello stesso Lemert, si pu sostenere che se il ruolo
effettivo svolto dallidentificazione ufficiale, dalletichettamento e
dallautoetichettamento nella determinazione del comportamento deviante deve
essere drasticamente delimitato rispetto a quanto usualmente affermato
dallinterazionismo, allora il modello teorico relativo deve essere parallelamente
riqualificato. Il modello dovrebbe essere ricompattato intorno al concetto
essenziale secondo cui il comportamento sia deviante che conformista
frutto, in misura non trascurabile, di un adattamento del soggetto alle circostanze
dellinterazione sociale. Sarebbe ingiusto definire banale questa
riconcettualizzazione del modello: essa infatti contiene comunque un approccio
fortemente innovativo rispetto a quanto per decenni evidenziato in modo
unilaterale dalle teorie macrosociologiche. Tuttavia chiaro che, cos ridefinito,
il modello assai pi limitato nella sua portata di quanto preteso dagli autori (o
almeno da molti di essi). In questo senso, una critica di fondo allinterazionismo
consiste precisamente nel rilevare come esso pretenda incongruamente di
sostituirsi a tutte le altre teorie esplicative del comportamento sociale, mentre
invece esso potrebbe esprimere al meglio le sue potenzialit se considerato in
una prospettiva complementare rispetto ad altre teorie.92
Questa ridefinizione limitativa non pu non riguardare il problema del
ruolo di aspetti a monte rispetto alladattamento alle circostanze dellinterazione
sociale. decisamente grave del resto lambiguit delle posizioni
interazionistiche per quanto riguarda la definizione delle relazioni tra, da una
parte, gli aspetti delletichettamento, dellautoetichettamento, e pi in generale
della interazione dellindividuo con un gruppo o una comunit; e

228

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


dallaltra tutto ci che non rientra in questo, costituendo un aspetto a monte dei
processi presentati.
Lo studio di Goffman sui malati di mente e la ospedalizzazione
emblematico. In questo lavoro infatti, sono presentati gli aspetti interattivi di una
serie di processi sociali che avvengono nellospedale o, concettualmente, nelle
sue vicinanze; la descrizione di questi processi condotta in modo brillante e
persuasivo, anche se il lettore rimane perplesso di fronte alla grande libert con
cui lautore tratta la materia, senza apparente preoccupazione per la necessit di
fornire alle sue affermazioni una base diversa dalle sue mere impressioni (vedi la
discussione successiva sugli aspetti metodologici). Ma, a parte questo, un punto
essenziale costituito dal fatto che lautore mentre presenta queste brillanti
ricostruzioni delle interazioni sociali nellospedale psichiatrico cerca di fare
passare concettualmente unaffermazione assai pi impegnativa e ancora meno
documentata. Quella cio secondo cui data limportanza sociale propria di
queste interazioni sociali esse costituirebbero una sorta di stratum compatto ed
omogeneo che viene steso sopra ogni precedente e pi personale caratteristica
dei soggetti agenti, annullandola. Ora, questo ultimo punto s affermato, ma la
sua dimostrazione solo indiretta, nel senso che essa demandata alla
verosimiglianza dei processi di interazione sociale presentati. Questi ultimi
tuttavia non implicano necessariamente quello che si pretenderebbe. Essi implicano solo un elevato grado di adattamento dellindividuo nei confronti di
determinate strutture, dotate di grande pervasivit per la vita sociale
dellindividuo. Sottolineare, come giusto fare, la innovativit e la potenzialit
euristica di queste analisi interazioniste dei processi sociali non comporta il
dovere chiudere gli occhi di fronte alla ambiguit del tentativo di dare per
dimostrata la validit di un concetto (quello della non-significativit delle
caratteristiche a monte) attraverso la presentazione di elementi a favore della
validit di un altro concetto (quello della significativit per lindividuo di processi interattivi a valle).
Questa ambiguit emerge del resto chiaramente quando lautore
interazionista costretto a riconoscere la significativit delle caratteristiche a
monte. Tale ammissione sovente fatta con grande tranquillit, e in nome del
buon senso, come se il richiamo a questultimo annullasse la contraddizione
rispetto alle precedenti affermazioni. Cos Goffman, nel presentare la tesi che il
paziente dellospedale psichiatrico forzato ad accettare il punto di vista del
personale psichiatrico relativo alla ricostruzione della storia della sua malattia
(tesi che implica, concettualmente, il suggerimento che il paziente diviene
malato di mente solo attraverso la sua interiorizzazione del ruolo relativo
propostogli dal personale psichiatrico), afferma espressamente: These problems
are eased, no doubt unintentionally, by the case-history construction that is
placed on the patients past

229

SOCIOLOGIA COME RICERCA


life, this having the effect of demonstrating that all along he had been becoming
sick, that he finally became very sick, and that if he had not been hospitalized
much worse things would have happened to him all of which, of course, may
be true [corsivo nostro].93
Si deve notare come queste ambiguit teoriche si sono tramutate nei paesi
occidentali, negli ultimi decenni, in politiche sociali altrettanto criticabili ed
effettivamente oggi sempre pi criticate. In particolare, le tesi interazioniste
sulle strutture psichiatriche hanno dato luogo ad un processo di smantellamento
delle strutture psichiatriche tradizionali, accusate di essere semplicemente delle
agenzie che perpetuavano lisolamento del malato di mente dalla comunit e al
tempo stesso catalizzavano la sua condizione di deviante.
Ora, le critiche alle istituzioni psichiatriche tradizionali mosse dagli
interazionisti sono state condivise anche da coloro che non condividevano, se
non in parte, le tesi interazioniste. E, in questo senso, queste ultime hanno svolto
un ruolo rilevante nel superamento di aspetti chiaramente disfunzionali di queste
strutture. Ma le tesi interazioniste, nella loro ambiguit, hanno suggerito che la
malattia mentale come qualit in s del paziente, a monte della sua interazione
con le strutture psichiatriche fosse una caratteristica essenzialmente
trascurabile. E che in definitiva essa non divenisse reale se non come creazione
delle stesse strutture psichiatriche tradizionali. Questa ultima affermazione, nella
sua radicalit, ha comportato pesanti conseguenze, sottolineate da molti studi in
vari paesi occidentali, e del resto percepite chiaramente a livello di pubblica
opinione e soprattutto dalle stesse famiglie dei malati di mente. Come facilmente
prevedibile, i pazienti psichiatrici, anche se sottratti ai processi di etichettamento
delle strutture tradizionali, hanno continuato a comportarsi come malati di
mente. Soprattutto, una larga parte di essi ha mostrato gravissimi problemi di
interazione con la societ esterna. Problemi che hanno trovato espressione in
suicidi, atti di violenza nei confronti degli altri, soprattutto dei propri familiari,
frequente incarcerazione degli stessi malati, e pi in generale un degrado delle
loro condizioni.94
Ai problemi, ora sottolineati, di solidit teorica della costruzione
dellinterazionismo si accompagnano altri problemi a livello specificamente
metodologico. Ora, sarebbe ingiusto trascurare la efficacia a livello
metodologico del ricorso a strumenti quali il case study e losservazione
partecipante, e in particolare il ricorso alle combinazioni che si possono ottenere
da questi due strumenti. Le caratteristiche di immediatezza e brillantezza, la
possibilit di rendere vivace lipotesi teorica associandola al senso di vita
vissuta che proviene da molte di queste descrizioni del sociale non sono da
sottovalutare. I richiami ad un approccio ispirato al buon senso e ad un
naturalismo sociologico non possono essere respinti come pretese

230

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


prive di fondamento. Soprattutto, a nostro avviso, non pu essere respinto il
richiamo alla necessit di una conoscenza empirica e diretta dei fenomeni sociali
studiati.
Questo richiamo in particolare pu servire a sottolineare opportunamente
due difetti che sono emersi spesso nella tradizione della sociologia macrosociale
pi chiusa, e cio:
1. La saccenteria di affermazioni sociologiche prive di conoscenza empirica
dei fenomeni sociali trattati, eccessivamente astratte e lontane dalle esperienze
della vita quotidiana: la sociologia insomma dei sociologi Pangloss, che, come il
personaggio volterriano di Candide, intervengono con convinzione su ogni
fenomeno, specialmente di attualit, attraverso il riferimento ad alcuni concetti
generali, in genere classici e pertanto circondati da una aura di autorit, e
senza che essi ritengano di dovere compiere alcun vero studio sulla realt
oggetto delle loro disquisizioni.
2. La presenza di tesi che utilizzano elementi di conoscenza empirica, ma
rimangono comunque dipendenti da parametri sociali ed economici generali che
appaiono incongruamente deterministici rispetto alle conseguenze che ne sono
dedotte; specie nel momento in cui questi parametri non tengono conto delle
informazioni che potrebbero provenire da una indagine attenta anche alla
dimensione microsociologica e agli aspetti pi di dettaglio. Difetto assai diffuso
e altrettanto variegato, di cui esistono innumerevoli esempi, riconducibili a
nostro avviso a tre diverse categorie: (i) la categoria degli errori generici di
inferenza, come le frequentissime riletture marxiste del fenomeno dellaumento
della ricchezza nelle societ capitalistiche occidentali, da cui si deduce una
parallela concentrazione della ricchezza e un impoverimento delle masse, che
invece negato da studi pi dettagliati; o come le vagamente malthusiane
previsioni di Rostow,95 che individuavano una necessaria correlazione positiva
tra aumento del benessere e natalit nelle societ occidentali, mentre la
correlazione in effetti negativa; (ii) gli errori specifici di universalizzazione,
come ad esempio il comune assunto che la correlazione positiva tra societ
tecnologicamente avanzata e diffusione dei disturbi mentali riguardi tutti questi
disturbi, mentre in effetti i pi gravi disturbi psicotici sono ugualmente diffusi
nelle societ arretrate; o come lassunto secondo cui il tasso di criminalit
correlato positivamente con il livello di urbanizzazione, che ha fondamento per
quanto riguarda in genere certi reati (furto, rapina) ma non altri (omicidio),
specialmente in paesi, come lItalia, dove vi una tradizione di violenza nelle
aree rurali e nei piccoli centri; (iii) gli errori specifici di disaggregazione,
come ad esempio nel noto caso mostrato da Robinson,96 in cui la forte
correlazione positiva tra percentuale di popolazione di colore e percentuale di
analfabetismo nei singoli Stati degli USA ha indotto a credere che il primo
aspetto fosse senzaltro causa del secondo, mentre una analisi

231

SOCIOLOGIA COME RICERCA


pi specifica dei livelli complessivi di analfabetismo nella popolazione di colore
e in quella bianca non conferma lipotesi.
Di fronte a questi tipi di errori, sembra difficile negare lopportunit di
studi pi micro e soprattutto pi diretti dei fenomeni sociali, come predicato
dallinterazionismo. Tuttavia, sembra anche difficile negare che linterazionismo
ha spesso abusato dei suoi strumenti metodologici, a danno della sua capacit di
sostenere adeguatamente le tesi presentate. Cos, la complessit del materiale
che pu essere fornito dai case studies; la gamma pressoch infinita di
impressioni ricavabili dallosservazione partecipante, hanno costituito la
premessa per una libert di interpretazione eccessiva, in cui tutto o quasi pu
essere sostenuto, tutto o quasi pu essere negato ad arbitrio di chi presenta i
risultati dello studio. Gli studi interazionistici, o almeno i migliori di essi, hanno
fornito lo spunto per una messe ricchissima di intuizioni, di interpretazioni, di
identificazioni di possibili relazioni tra fenomeni; ma raramente hanno fornito lo
spazio per un tentativo di verifica di tutto ci. In altre parole, le brillanti
intuizioni sono rimaste metodologicamente tali, per mancanza di un loro
collaudo empirico. Lavarizia nelluso di dati quantitativi e ancora di pi nella
loro elaborazione statistica ha fatto mancare un fondamentale strumento di
controllo della validit di quanto affermato. La preferenza data di regola
allapprofondimento del caso singolo o di un numero di casi molto limitato, a
danno del riferimento a campioni almeno minimamente rappresentativi dei fenomeni sotto esame, ha dato luogo ad una sorta di sociologia clinica: una
sociologia cio, in cui, come nella psicologia clinica, le particolarit del caso
singolo sembrano prevalere sulla possibilit di generalizzare le ipotesi. Con la
differenza che nel caso della psicologia clinica la limitazione della possibilit di
una tale generalizzazione perfettamente riconosciuta da coloro che
appartengono alla disciplina; mentre nel caso di questa sorta di sociologia
clinica tale limitazione non riconosciuta, o lo in modo ambiguo e parziale.
Uno sguardo anche rapido alla metodologia utilizzata dagli esponenti di
punta dellinterazionismo simbolico ci permette di sintetizzare alcuni tratti
negativi ricorrenti.
Ora, ad esempio, per quanto riguarda i consumatori di marihuana di Becker,
lautore dichiara di avere condotto interviste con 50 soggetti, di cui 25 musicisti.
Becker ritiene che, dal momento che i consumatori di marihuana costituiscono
un universo dalle dimensioni sconosciute, il campione utilizzato non pu
avere pretese di rappresentativit; omette per di sottolineare il fatto che questo
universo, per quanto non conosciuto con precisione, non potr certo essere
costituito per il 50% da musicisti; e che pertanto il campione utilizzato gi
grossolanamente difettoso in partenza. Becker aggiunge che, nel costruire le
ipotesi, ha seguito una metodologia

232

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


di induzione analitica: ha cio mantenuto le ipotesi che hanno trovato conferma
in tutti i casi, e ha invece riformulato le ipotesi che non trovavano conferma, in
modo da adattarle a quanto progressivamente emerso. Ma si tratta di ipotesi che
consistono in modelli complessi, che implicano una serie articolata di passaggi,
peraltro definiti in modo non univoco (si pensi allipotesi di disponibilit
generica del soggetto nei confronti dellesperienza della droga, ipotesi che appunto per la sua genericit sembra assai difficile da contestare), e quindi
largamente affidate ad una interpretazione soggettiva.
Nel caso dello studio sui soggetti paranoidi di Lemert, la metodologia
ancora meno definita. Lautore si limita a indicare che sono state condotte
interviste con 44 famiglie della contea di Los Angeles implicate in richieste di
internamento di loro familiari in ospedali psichiatrici, e sono stati studiati le cartelle di 35 casi di internamento; ma aggiunge poi che sintomi paranoidi erano
presenti solo in 16 casi del primo gruppo e in 7 del secondo.
Per quanto riguarda lo studio di Goffman sulla carriera del malato di
mente, lautore talmente poco interessato a fornire un quadro della
metodologia usata da spendere poche righe su questo argomento: tutto quello
che dice che la ricerca si basa sui dati raccolti durante un anno circa di
osservazione partecipante della vita sociale dei pazienti di un ospedale
psichiatrico pubblico. Non neppure chiaro la frequenza e lintensit di tale
osservazione partecipante. Non si parla comunque specificamente di case study.
Mentre si accenna fugacemente al fatto che si scelta la prospettiva della
natural history, nel senso che sono stati scartati gli unique outcomes e al loro
posto sono stati studiati i cambiamenti nel corso del tempo che sono apparsi
come fondamentali e comuni agli appartenenti ad una categoria sociale, pur
essendo capitati a ciascuno di questi ultimi in modo indipendente.97
Naturalmente, legittimo chiedersi quanto le debolezze metodologiche qui
sottolineate siano proprie del modello esplicativo dellinterazionismo o invece
solo di una certa applicazione di esso. Ora, sembra a chi scrive che esistano
spazi non indifferenti, allinterno del modello interazionista, per lapplicazione
di una diversa metodologia. E in effetti un certo numero, peraltro limitato, di
ricerche, pur muovendosi nellambito concettuale dellinterazionismo, ha
mostrato come sia possibile utilizzare metodologie pi vicine alla tradizione
degli studi sociali condotti (anche) in termini di ipotesi-variabile-effetto.
Prendiamo ad esempio lo studio di Braginsky e Braginsky sui pazienti
schizofrenici e le loro capacit di manipolare le interviste.98 In questo studio, gli
autori si chiedono se i pazienti schizofrenici da lungo tempo ospedalizzati siano
effettivamente incapaci di dare valore alle relazioni sociali e

233

SOCIOLOGIA COME RICERCA


di agire socialmente in modo coerente con i loro interessi, come una certa psichiatria tradizionale ritiene. Per verificare ci che effettivamente avviene, gli
autori sottoposero ad interviste un piccolo numero di schizofrenici (30),
ricoverati da lungo tempo in un ospedale psichiatrico e tutti assegnati a un
reparto di tipo aperto, dove essi potevano beneficiare di condizioni migliori di
quelle degli altri ricoverati. Le interviste si limitavano ad ottenere dai pazienti
una autodescrizione del loro stato; sulla base di questa descrizione, un team di
psichiatri, senza conoscere personalmente i pazienti, esprimeva successivamente
un giudizio, formulato in termini quantitativi, sulla gravit della loro condizione
e sulla necessit di ospedalizzazione. Prima di essere ammessi allintervista, i
pazienti venivano informati da un ricercatore delle presunte finalit
dellintervista stessa. Ma ad un terzo di essi, scelti casualmente, era detto che
lintervista era diretta ad accertare se dovevano rimanere o meno nel reparto
aperto; ad un altro terzo, che essa era diretta a controllare se erano pronti per
la dimissione dallospedale; allultimo terzo, che essa era diretta ad accertare le
loro condizioni; una formula, questultima, nota nellospedale come sinonimo di
verifica della opportunit della dimissione del paziente dallospedale. Gli autori
dello studio si aspettavano che il primo gruppo di pazienti volesse dare
limpressione di stare bene, per rimanere nel reparto migliore; che il secondo e il
terzo gruppo volesse dare limpressione di stare male, per evitare la dimissione
dallospedale, temuta dal paziente come una prova troppo dura per le sue
condizioni. Lanalisi dei risultati quantitativi della ricerca conferm quanto ci si
attendeva: in particolare, il primo gruppo dava definizioni positive del proprio
stato (a cui corrispondeva una significativa correlazione positiva con le
valutazioni ottimistiche date del team di psichiatri); il secondo e il terzo gruppo
definizioni negative (con correlazione positiva con le valutazioni sfavorevoli
date dagli psichiatri).
Si pu notare, sotto il profilo teorico, come questa ricerca finisca per
sostenere, almeno parzialmente, alcune delle ipotesi pi comunemente avanzate
dagli interazionisti. In particolare, la ricerca sembra testimoniare a favore di una
immagine degli schizofrenici assai meno socialmente negativa, in s, di quella
che ci si aspetterebbe sulla base della sfavorevole diagnosi che ne fa la
psichiatria tradizionale. La ricerca mostra come i pazienti schizofrenici siano in
grado di interagire con la realt sociale circostante e di adattarsi ad essa in modo
significativo. Come, soprattutto, limmagine che essi danno di se stessi e il loro
comportamento (le risposte date) siano influenzati dallambiente con il quale interagiscono e dallorganizzazione e dalle attese di questultimo. Tuttavia, questi
pazienti sembrano tuttaltro che passive proiezioni di questo ambiente: infatti
essi vogliono apparire ci che fa loro comodo apparire, nelle condizioni in cui si
trovano; e non sembrano accettare limmagine di se stessi che listituzione

234

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


potrebbe proporre loro. Le tesi pi radicali, che vorrebbero che la loro condizione, e in particolare limmagine di s e addirittura la loro patologia, fossero
determinate dallambiente, sembrano qui non fondate; mentre il problema
dellimportanza delle condizioni a monte dellospedalizzazione rimane al di l
del raggio euristico della ricerca, anche se il senso di questa ultima sembra
essere quello di una enfatizzazione dellimportanza del processo interattivo.
Ma sotto il profilo metodologico che la ricerca in questione
probabilmente pi interessante. Al di l delle critiche che si possono esprimere
sulla esiguit del campione scelto, questa ricerca sembra mostrare come sia
perfettamente possibile condurre indagini di tipo pi tradizionalmente empirico
anche nellambito del modello dellinterazionismo simbolico. Per ottenere
questo, la ricerca in oggetto ha evidentemente fatto delle scelte metodologiche
mirate. Le tortuose ricostruzioni di percorsi di vita, in cui gli elementi inseriti
sono scelti con eccessiva libert dallautore, sono qui evitate; la prospettiva della
natural history e dellopposizione agli unique outcomes non applicata; i
modelli complessi e, al loro interno, le definizioni sfumate, non trovano
metodologicamente alcuno spazio; in breve, abbiamo a che fare con un
metodologia di ricerca che limita fortemente il numero delle ipotesi e le
predefinisce in modo sintetico e facilmente falsificabile; che, per provare
quanto affermato, usa valutazioni preferibilmente quantificabili tratte da un
universo empirico ben definito.
Quanto qui sottolineato emerge parimenti da una altra ricerca, assai nota,
realizzata da Schwartz e Skolnick in ambito giuridico-sociale.99 In questo caso,
si tratta in effetti di due studi separati, ma entrambi aventi ad oggetto il problema
delle conseguenze sociali di una condanna penale. Nel primo caso, gli autori
prepararono quattro richieste fittizie di lavoro come operaio generico nel settore
alberghiero; le richieste erano formulate nello stesso modo, tranne che per il
fatto che la prima non indicava alcun precedente penale, la seconda una
condanna per lesioni, la terza una assoluzione per lo stessa reato, la quarta una
assoluzione sempre per lo stesso reato, accompagnata da una altrettanto fittizia
lettera del giudice che dichiarava che il soggetto era stato assolto con formula
piena. Ciascuna richiesta fu inviata a 25 datori di lavoro scelti casualmente nello
Stato di New York (per un totale complessivo, quindi, di 100 datori di lavoro).
Le risposte permisero di rilevare che mentre 9 datori erano pronti ad assumere
il candidato senza precedenti solo uno era disposto a fare altrettanto con quello
condannato, 3 con quello assolto e 6 con quello assolto e munito di lettera del
giudice. E questo malgrado il fatto che il reato scelto per lo studio (lesioni),
nulla avesse a che fare con il tipo di lavoro richiesto.
Il secondo studio, al contrario del primo, prendeva in considerazione

235

SOCIOLOGIA COME RICERCA


persone reali, e pi in particolare 58 medici che avevano subito un processo per
negligenza colposa nellesercizio della loro attivit medica. Unaccusa, quindi,
collegata con lattivit lavorativa. Anche questi medici, come i candidati fittizi
precedenti, erano stati in qualche caso assolti, in altri condannati. Ma i contatti
presi con tutti questi medici portarono alla conclusione che essi non avevano
subito conseguenze significative per le accuse rivolte loro e neppure per le
eventuali condanne. Dei 58 medici, 52 riferirono di non avere subito conseguenze negative, 5 riferirono di avere avuto un incremento della loro clientela
dopo il processo, solo 1 indic conseguenze negative, relative peraltro ad una
sorta di esaurimento nervoso per il processo subito, esaurimento che aveva
determinato a sua volta problemi nellattivit professionale.
Sulla base di quanto emerso dagli studi, gli autori pur ammettendo
francamente le debolezze strutturali insite nella diversa metodologia impiegata
nei due studi ritennero che si potesse concludere nel senso che esistevano
effettive differenze nellatteggiamento manifestato nei confronti delle due
categorie di soggetti presi in considerazione. In particolare, che lalto status
professionale di cui godevano i medici, come categoria, produceva una sorta di
protezione nei confronti anche di accuse penali di negligenza colposa
nellesercizio dellattivit professionale. Si sarebbe trattato, quindi, di un
fenomeno sociale gi individuato da Hughes negli anni 40100 e sottolineato da
Becker:101 quello cio di tratti di status ausiliari che sono attribuiti sulla base
dellesistenza di tratti principali (auxiliary and master status traits). Nel caso dei
medici, il tratto principale costituito semplicemente dalla laurea in medicina;
ma i tratti secondari sono costituiti da altri aspetti che ci si aspetta accompagnino
quello principale: appartenenza alla classe media, alla razza bianca, affidabilit,
professionalit. Non sempre questi tratti ausiliari giocano a favore
dellindividuo: nel caso opposto di una persona non favorita dalla protezione
offerta dal suo status particolare, il tratto principale, la condanna penale (o il
semplice processo penale), pu comportare letichettamento come criminale, con
la estensione della percezione negativa a tutto il suo comportamento, in ogni
situazione in cui il soggetto si viene a trovare. Sembrerebbe questo il caso dei
lavoratori manuali della ricerca di Schwartz e Skolnick. Questi ultimi ritennero
in conclusione che il pregiudizio di classe facesse s che la legge lavorasse a
svantaggio delle classi gi socialmente svantaggiate.
Queste ricerche, se da un lato mostrano la possibilit di condurre
nellambito del modello interazionista studi con una metodologia diversa da
quella qui usuale, dallaltro permettono di sottolineare ancora una volta i
problemi metodologici che normalmente affliggono questo modello.
Complessivamente, riassumendo, ci troviamo di fronte alla mancanza di
una sintetizzazione del magma empirico intorno a poche e chiare ipotesi,

236

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO


utilizzabili per un definizione causalistica dei fatti sociali esaminati sotto il
profilo empirico, e riutilizzabili per una verifica successiva da parte di altri
autori. Cosicch si ha spesso limpressione di avere a che fare non gi con
descrizioni scientifiche del sociale, con le loro ipotesi, i loro mezzi di prova, la
discussione di questi, la ridefinizione delle ipotesi sulla base di quanto emerso
dalla ricerca etc.; bens con semplici descrizioni di frammenti di vita quotidiana,
esperienze peculiari di interazione sociale, testimonianze di vita vissuta,
sostanzialmente prive di valore universale, ma con ambigue pretese nei confronti
di questultimo. I problemi metodologici dellinterazionismo ricordano in
qualche modo lapproccio che certi giornali con pretese male fondate di
impegno culturale riservano alla pornografia. Questi giornali sembrano partire
con la specifica intenzione di spiegare ai lettori cause e caratteristiche del
fenomeno in esame; ma poi il lettore scopre si limitano a mostrare la
pornografia. Essi si limitano cio a fare vedere una serie di esempi del
messaggio pornografico e del modo in cui esso confezionato, con la speranza,
spesso realizzata, che il lettore si compiaccia del messaggio pornografico in s e
al tempo stesso faccia credere (a se stesso in primo luogo) che il vero obiettivo
di quel messaggio la conoscenza della pornografia. Anche nel caso
dellinterazionismo simbolico, si tentati dalla affermazione di potere conoscere
le cause del fenomeno, e poi si sospinti ad accontentarsi di conoscere qualcosa
di assai meno impegnativo ma in qualche modo pi immediatamente accessibile
e fruibile nella sua prospettiva, non necessariamente sempre positiva, di
spiegazione down-to-earth.
In definitiva, le grandi ambizioni di innovazione teorica ed empirica
dellinterazionismo si arrestano di fronte a delle carenze che appaiono come
strutturali: in particolare, linterazionismo simbolico mostra di essere una teoria
(i) monca a monte, per la sua inadeguatezza a rendere conto del ruolo degli
aspetti antecedenti linterazione; (ii) monca a valle, per la sua inadeguatezza a
tradurre lanalisi del processo di interazione in un chiaro modello esplicativo e
soprattutto predittivo; (iii) palesemente contestabile rispetto ad un suo elemento
concettuale centrale, ossia rispetto al concetto di etichettamento, che del resto
rappresenta lunico momento in cui tutte le incertezze strutturali dellidea di
processo di interazione avrebbero dovuto risolversi in un chiaro modello di
causa-effetto.
La fortuna di cui linterazionismo ha goduto sembra potere essere riportata
a due elementi di fondo.
1. Il fatto che la grande libert in termini di definizioni teoriche e di
metodologia che questa corrente si autoconcessa le hanno consentito di
innalzare al livello di spiegazioni quelle che sembrano pi propriamente
descrizioni di fenomeni sociali; fenomeni, per di pi, talmente diffusi da
essere sempre a disposizione di un ricercatore che non va troppo per il

237

SOCIOLOGIA COME RICERCA


sottile (a ben vedere, per quasi qualsiasi comportamento sociale possibile
trovare una qualche reazione sociale che lo ha favorito).
2. Il fatto che la prospettiva e la stessa terminologia dellinterazionismo
simbolico sono divenuti parte integrante di movimenti politici o parapolitici
movimenti per i diritti umani, per la lotta al razzismo, contro le discriminazioni
culturali, per la parit tra i sessi, per una giustizia pi equa, per misure penali
meno afflittive, e pi in generale per il riscatto delle varie categorie di paria
individuabili al mondo. Questo fenomeno ha permesso allinterazionismo
simbolico di godere dellaura di considerazione usualmente associata con la
nobilt delle idee di democrazia, uguaglianza, riscatto sociale; e di trasferirsi dal
discreto ambiente della ricerca scientifica alle luci della ribalta della cultura di
massa. Cosicch, anche coloro che ignorano lintera storia della sociologia sono
portati a condividere e a tentare di applicare alcuni concetti passe-partout
dellinterazionismo, come reazione sociale ed etichettamento. Pi ancora che lo
strutturalismo, che rimasto per i pi una semplice parola associata a LviStrauss, linterazionismo simbolico ha goduto di una diffusione, o meglio di una
volgarizzazione, al di fuori della portata di tutte le altre teorie delle scienze
sociali.
Ma le ragioni ora indicate che hanno contribuito alla fortuna
dellinterazionismo, hanno anche inevitabilmente contribuito a perpetuare la sua
debolezza sotto il profilo pi propriamente scientifico. La popolarizzazione del
metodo ha concorso a rimandare il momento di una pi profonda critica
dallinterno capace di liberare le indubbie potenzialit che linterazionismo
simbolico conteneva.

1. J. London, Martin Eden, New York, 1909.


2. E.C. Jandy, Charles Horton Cooley: His Life and Social Theory, New York, 1942, p. 84,
citato da D. MacRae, Introduction, in H. Spencer, The Man versus the State, (a cura di D.
MacRae), Harmondsworth, 1969, p. 47.
3. G. Simmel, Sociologia, Torino, 1998 [I ed. 1908], p. 19-20.
4. G. Simmel, The Sociology of Sociability, American Journal of Sociology, 1946, LV, 3,
pp. 254-261.
5. A. Swingewood, A Short History of Sociological Thought, cit., III, 9, p. 263.
6. J.-P. Durand, R. Weil, Sociologie contemporaine, Paris, 1997, p. 245.
7. B. Russell, A History of Western Philosophy and its Connections with Political and
Social Circumstances from the Earliest Times to the Present Day, New York, 1945, XIII.
8. W. James, The Principles of Psychology, New York, 1890, vol. II, p. 664-665.
9. W. James, Essays in Radical Empiricism, New York, 1912, Chapter 1.
10. J. Dewey, Perception and Organic Action, The Journal of Philosophy, Psychology and
Scientific Methods, 1912, p. 648; sullargomento, D. Downes, P. Rock, Understanding Deviance:
A Guide to the Sociology of Crime and Rule Breaking, Oxford, 1988, p. 63-76.
11. W.I. Thomas, F. Znaniecki, The Polish Peasant in Europe and America, Chicago, 1920.

238

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO

12. . Durkheim, Les rgles de la mthode sociologique, cit., V, III.


13. H. Maus, A Short History of Sociology, London, 1962, Cap. XIV.
14. N. Anderson, The Hobo: Sociology of the Homeless Man, Chicago, 1923.
15. C.R. Shaw, The Jackroller: A Delinquent Boys own Story, Chicago, 1930; C.R. Shaw,
Delinquency Areas: A Study of the Geographic Distribution of School Truants, Juvenile
Delinquents and Adult Offenders in Chicago, Chicago, 1929.
16. F.M. Thrasher, The Gang: A Study of 1,313 Gangs in Chicago, Chicago, 1927.
17. R.E Park, The City: Suggestions for the Investigation of Human Behaviour in the
Urban Environment, American Journal of Sociology, 1915, vol. 20.
18. G. Ritzer, Sociological Theory, cit., p. 199.
19. E.W. Burgess, Can Neighborhood Work Have a Scientific Basis?, in R.E. Park, E.W.
Burgess, R.D. McKenzie, The City, Chicago and London, 1984 [I ed. 1925], p. 144.
20. R.D. McKenzie, The Ecological Approach to the Study of the Human Community, in
R.E. Park, E.W. Burgess, R.D. McKenzie, The City, cit., p. 63.
21. C.R. Shaw, Delinquency Areas, cit.
22. R.E. Park, Community Organization and Juvenile Delinquency, in R.E. Park, E.W.
Burgess, R.D. McKenzie, The City, cit., p. 110.
23. M.A. Toscano, Spirito sociologico, Milano, 1998, p. 109 ss.
24. M. Bulmer, The Chicago School of Sociology, Chicago, 1984, p. 45.
25. R. Rauty, Vagabondi nella storia. La Scuola di Chicago e la ricerca di Nels Anderson,
in N. Anderson, Il vagabondo. Sociologia delluomo senza dimora, Roma, 1996 [I ed. 1923], p.
XXXIX-XL.
26. N. Anderson, A Stranger at the Gate: Reflections on the Chicago School of Sociology,
Urban Life, 1983, 11, 4, p. 404; N. Anderson, Men on the Move, Chicago, 1940, pp. 1-2.
27. D. Matza, Becoming Deviant, Englewood Cliffs, N.J., 1969, II.
28. N. Anderson, The Hobo: Sociology of the Homeless Man, cit., II, I.
29. Ibidem.
30. C.H. Cooley, Human Nature and the Social Order, New York, 1902; ristampato in J.H.
Abraham, Origins and Growth of Sociology, Harmondsworth, 1973, p. 358.
31. Ivi, p. 359.
32. Ivi, p. 360.
33. C.H. Cooley, Social Organization, New York, 1962 [1909], p. 5.
34. C.H. Cooley, Sociological Theory and Social Research, New York, 1930.
35. L.A. Coser, Masters of Sociological Thought, cit., p. 333.
36. J. Dewey, George Herbert Mead, The Journal of Philosophy, 1931, XXVIII, 12, p.
310.
37. G.H. Mead, Mind, Self and Society, Chicago, 1934; p. 1.
38. G.H. Mead, On Social Psychology, Chicago, 1964, p. 304-305.
39. G.H. Mead, Mind, Self and Society, cit., p. 6-7.
40. Ivi, p. 182.
41. Ivi, p. 156.
42. Ivi, p. 156-160.
43. Ivi, p. 161.
44. Ivi, p. 177.
45. Ivi, p. 201.
46. H. Blumer, Symbolic Interactionism, Berkeley and Los Angeles, Cal., 1986 [I ed. 1969].
47. Ivi, p. 22 ss.
48. Ivi, p. 47.
49. Ivi, p. 51.
50. Ivi, p. 35.
51. Ivi, p. 2 ss.
52. Questi articoli saranno poi ripresi in H.S. Becker, Outsiders: Studies in the Sociology of
Deviance, New York, 1963.
53. Ivi, cap. 3, p. 42.

239

SOCIOLOGIA COME RICERCA

54. Ivi, cap. 2 p. 25.


55. Ivi, cap. 3, p. 46.
56. Ivi, cap. 3 p. 58.
57. D. Matza, Becoming Deviant, cit.
58. Ivi, cap. 6.
59. H.S. Becker, Outsiders: Studies in the Sociology of Deviance, cit., cap. 1, p. 9.
60. Becker utilizza qui la distinzione tra master e auxiliary status traits, identificata da E.C.
Hughes, Dilemmas and Contradictions of Status, American Journal of Sociology, 1945, L, 1, pp.
353-359.
61. H.S. Becker, Outsiders: Studies in the Sociology of Deviance, cit., cap. 2, p. 34.
62. K. Erikson, Notes on the Sociology of Deviance, in H.S. Becker (ed.), The Other Side,
New York, 1964, p. 11.
63. E.M. Lemert, Social Structure, Social Control and Deviation, in M.B. Clinard (ed.),
Anomie and Deviant Behavior: A Discussion and Critique, cit., pp. 57-97.
64. E.M. Lemert, Social Pathology, New York, 1951, p. 55-77.
65. E.M. Lemert, Paranoia and the Dynamics of Exclusion, Sociometry, 1962, vol. 25,
ristampato in D.H. Kelly (ed.), Deviant Behavior: Readings in the Sociology of Deviance, New
York, 1979, pp. 231-249.
66. J. Kitsuse, Societal Reactions to Deviant Behavior, in E. Rubington, M. Weinberg
(eds), Deviance: The Interactionist Perspective, New York, 1968, p. 19-20.
67. R. Collins, The Sociological Traditions, New York, 1985, Chap. 3.
68. E. Goffman, Presentation of Self in Everyday Life, New York, 1959; Id., Asylums, New
York, 1961; Id., Stigma, Englewood Cliffs, N.J., 1963;
69. E. Goffman, The Moral Career of the Mental Patient, Psychiatry, 1959, vol. 22, 123142; ristampato in D.H. Kelly (ed.), Deviant Behavior: Readings in the Sociology of Deviance,
cit., pp. 384-402.
70. Ivi, p. 384-385.
71. E. Goffman, Asylums, cit.
72. E. Goffman, Presentation of Self in Everyday Life, cit.; Id., Interaction Ritual: Essays on
Face-to-Face Behavior, Garden City, N.Y., 1967.
73. A.K. Cohen, Deviance and Control, Englewood Cliffs, N.J., 1966, Chap. 9.
74. H. Blumer, Symbolic Interactionism, cit., p. 47.
75. Ivi, p. 2 ss..
76. H. Blumer in M. Ciacci (a cura di), Interazionismo simbolico, Bologna, 1983, p. 63 ss.
77. A. Gouldner, The Sociologist as Partisan, American Sociologist, 1968, May,
ristampato in A. Gouldner, For Sociology: Renewal and Critique in Sociology Today,
Harmondsworth, 1975, p. 38; si veda anche R. Akers: one sometimes gets the impression from
reading this literature that people go about minding their own business and then - wham - bad
society comes along and slaps them with a stigmatized label, Problems in the Sociology of
Deviance, Social Forces, 1968, vol. 46, 4.
78. D. Downes, P. Rock, Understanding Deviance: A Guide to the Sociology of Crime and
Rule Breaking, cit., p. 190.
79. P. Rock, Making People Pay, London, 1973.
80. M. Weber, Wirtschaft und Gesellschaft, cit. (trad. it. Economia e societ, vol. 1, I, 1); V.
Pareto, Compendio di sociologia generale, cit., Cap. II.
81. A. Camus, Ltranger, Paris, 1957.
82. H.S. Becker, Outsiders: Studies in the Sociology of Deviance, cit., cap. 1.
83. H. Blumer, Symbolic Interactionism, cit., p. 49-50.
84. L. Radzinowicz, J. King, The Growth of Crime: An International Experience,
Harmondsworth, 1977, p. 44-68.
85. Istat, Annuario Statistico Italiano, Roma, 1993.
86. Home Office, Criminal Statistics: England and Wales, 1989, London, 1990.
87. H.S. Becker, Outsiders: Studies in the Sociology of Deviance, cit., cap. 2, p. 31; vedi
anche

240

4. IL MODELLO DELLINTERAZIONISMO SIMBOLICO

D. Downes, P. Rock, Understanding Deviance: A Guide to the Sociology of Crime and Rule
Breaking, cit., p. 190.
88. G.M. Sykes, D. Madza, Techniques of Neutralization: A Theory of Delinquency, cit..
89. E.M. Lemert, Human Deviance, Social Problems, and Social Control, Englewood
Cliffs, N.J., 1972, p. 16-18 e 22.
90. Ivi, p. 18-19.
91. Ivi, p. 20.
92. G. Gennaro, Manuale di sociologia della devianza, Milano, 1991, p. 167.
93. E. Goffman, The Moral Career of the Mental Patient, cit., p. 394.
94. Ad esempio, L. Sosawsky, Crime and Violence among Mental Patients Reconsidered in
View of the New Legal Relationship between the State and the Mentally Ill, American Journal of
Psychiatry, 1978, 135, pp. 33-42; H. Steadman, et al., The Impact of the State Mental Hospital
Deinstitutionalization on United States Prison Population, 1968-1978, The Journal of Criminal
Law and Criminology, 1984, 75, pp. 474-490; F. Adler, Jails as a Repository for Former Mental
Patients, International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, 1986, 30 (3),
pp. 225-236; J.P. Morrissey, H.H. Goldman, Care and Treatment of the Mentally Ill in the United
States: Historical Developments and Reforms, The Annals of the Am. Academy of Political and
Social Science, 1986, 484 (March), pp. 12-27; M.P.I. Weller, B.G.A. Weller, Crime and Mental
Illness, Medicine, Science and the Law, 1988, 28, pp. 38-46; L.M. Solivetti, Deinstitutionalisation, Psychiatric Treatment and Mentally Disordered Offenders in Italy: Some
Critical Considerations, The Howard Journal of Criminal Justice, 1999, 38, pp. 173-197.
95. W.W. Rostow, The Stages of Economic Growth: A Non-Communist Manifesto,
Cambridge, 1960.
96. W.S. Robinson, Ecological Correlations and the Behavior of Individuals, American
Sociological Review, 1950, vol. 15, 351-357.
97. E. Goffman, The Moral Career of the Mental Patient, cit..
98. B.M. Braginsky, D.D. Braginsky, Schizophrenic Patients in the Psychiatric Interview:
An Experimental Study of their Effectiveness at Manipulation, Journal of Consulting
Psychology, 1967, vol. 31.
99. R.D. Schwartz, J.H. Skolnick, Two Studies of Legal Stigma, Social Problems, 1962,
vol. 10, no. 2 (Fall).
100. E.C. Hughes, Dilemmas and Contradictions of Status, cit..
101. H.S. Becker, Outsiders: Studies in the Sociology of Deviance, cit., cap. 2, p. 32.

241

SOCIOLOGIA COME RICERCA

242

5
Il modello strutturalista e i suoi sviluppi.

Lo strutturalismo, assai pi di altre correnti di pensiero e ricerca delle scienze


sociali, si sviluppato in una variet di discipline specifiche: in linguistica,
innanzitutto, che appare essere in qualche modo la disciplina-madre dello
strutturalismo; in psicologia; in psicoanalisi; in antropologia sociale e infine in
sociologia. A questa variet di discipline investite dal diffondersi della teoria
strutturalista, si contrappone peraltro una sua certa delimitazione geograficoculturale. Questo nel senso che lo strutturalismo ha avuto una particolare
diffusione nella cultura francese, in connessione con le tesi di Claude LviStrauss, cui si deve il rilancio su pi vasta scala dellipotesi strutturalista nelle
scienze sociali. Dagli inizi degli anni 50, comunque, lo strutturalismo ha
conosciuto uno sviluppo e un apprezzamento notevoli, trovando rilevante
applicazione, ad esempio, nellopera di Barthes (semiologia), Lacan
(psicoanalisi), Althusser (filosofia e marxismo), Foucault (storia, sociologia e
filosofia). Da queste opere hanno trovato origine, a loro volta, successive
correnti di pensiero, quali il post-strutturalismo e il post-modernismo, che si
sono diffusi anche nel mondo anglo-sassone e in particolare negli Stati Uniti. La
penetrazione dello strutturalismo in vari ambiti disciplinari si accompagna
peraltro ad una certa sua vaghezza per quanto attiene il suo inquadramento e la
sua definizione. Non si tratta infatti di un pensiero organico, sistematico,
riferibile allopera di uno specifico autore. Esso si presenta invece come una
nuova prospettiva, sul piano teorico e soprattutto metodologico, sviluppata da
diversi autori che nei loro rispettivi campi di indagine hanno tentato, attraverso
questa prospettiva, di dare nuove risposte a problemi che emergevano nel
dominio delle scienze umane.
Un tentativo di definizione del modello strutturalista, comunque, dovrebbe,
riteniamo, articolarsi intorno ai seguenti caratteri: (a) si tratta di un modello che
si propone, almeno in linea teorica, di introdurre una metodologia scientifica,
non meno rigorosa di quella utilizzata nelle scienze naturali, nellambito delle
discipline umanistiche, usualmente ruotanti intorno a spiegazioni facenti capo
alla individualit del soggetto umano; (b)

243

SOCIOLOGIA COME RICERCA


si tratta al tempo stesso di un modello antiempirico, e quindi nettamente
contrario al metodo prevalente nelle scienze naturali, ed anche di conseguenza al
metodo positivistico nelle scienze sociali; ci nella misura in cui lo
strutturalismo rifiuta di occuparsi di oggetti e centra invece la sua attenzione sui
segni, o meglio sui sistemi di segni, sulle rappresentazioni e in definitiva sui
linguaggi di comunicazione tra gli esseri umani.1
Linguistica e strutturalismo
Come si detto, un contributo prioritario al metodo strutturalista stato dato
dalla linguistica. In particolare, lo svizzero Ferdinand de Saussure, nel suo
Cours de linguistique gnrale,2 poneva agli inizi del secolo le basi per la
moderna teoria linguistica, affermando alcuni concetti di fondo del metodo
strutturalista (senza peraltro nominare mai il termine struttura). Il punto di
partenza di de Saussure consiste nella contestazione della precedente concezione
dominante del linguaggio, diffusa nel XIX secolo.
Questa concezione, in linea con la cultura del secolo, e quindi di impronta
marcatamente evoluzionistica e positivistica, si era occupata in primo luogo
precisamente di evoluzione interna della lingua. E aveva ipotizzato che il
linguaggio fosse essenzialmente il frutto di fattori storici legati alla evoluzione
della societ e di fattori psicologici legati alla personalit di coloro che usano il
linguaggio. In questa prospettiva, la corrente di pensiero evoluzionistica si era
concentrata sui soli mutamenti identificabili con qualche sicurezza: quelli, in
genere, relativi ad aspetti limitati della stessa lingua, quali i morfemi (cio quelle
parti, come i prefissi e i suffissi, che modificano il valore morfologico di una
radice), e comunque relativi ad aspetti che non riguardavano la lingua nel suo
insieme di sistema grammaticale. In secondo luogo, questa concezione si era
occupata della lingua secondo unaltra prospettiva classica della cultura
evoluzionistica: e cio nella prospettiva di una comparazione tra le diverse realt
sociali, in modo da individuare linfluenza delluna sullaltra, e di stabilire
diversi gradi di primitivit e modernit. Nel caso della lingua, tutto ci
significava una comparazione tra le lingue, in modo da individuare i possibili
tratti ereditati da una lingua, tratti relativi soprattutto alle preposizioni, alle
desinenze, ai prefissi e ai suffissi. Si pensava che questi elementi, ritenuti
piuttosto stabili per via dei loro necessari legami interni con altri elementi della
stessa lingua, potevano ben difficilmente essere presi a prestito, come invece
avveniva ad esempio palesemente nel caso dei sostantivi, e quindi potevano
essere stati loggetto di remote eredit. Anche per quanto riguarda le
comparazioni storiche, in definitiva, linteresse degli studiosi si indirizzava
verso gli elementi della lingua piuttosto che verso linsieme rappresentato da
essa.3
Rispetto a questo quadro, de Saussure introduce un mutamento di
prospettiva di rivoluzionaria portata scientifica, paragonabile a quello reso

244

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


possibile dal funzionalismo nel campo in particolare dellantropologia sociale,
ad opera di Malinowski e Radcliffe-Brown. Anche nel caso di de Saussure, del
resto, si tratta del ripudio della prospettiva evoluzionistica del positivismo
ottocentesco e della utilizzazione di un modello sistemico e sincronico.
Alla prospettiva evoluzionistica, de Saussure contrappone una concezione
sulla quale il pensiero di Durkheim sembra avere influito in modo rilevante. Egli
infatti considera il linguaggio come una entit caratterizzata dal fatto di
costituire non gi una serie di elementi slegati tra loro, bens un sistema. Pi
specificamente, un insieme di entit che si definiscono reciprocamente. Inoltre,
de Saussure prende posizione a fianco di Durkheim e della sua concezione del
sistema sociale come dotato di leggi e finalit sue proprie, e parallelamente
contro la concezione di Tarde di un sociale riconducibile alle volont e agli
atteggiamenti individuali.4 De Saussure considera infatti il linguaggio come
sostanzialmente indipendente dallindividuo ed esterno ad esso. Il linguaggio
contiene sia laspetto langue (lingua) sia laspetto parole (parola). Il primo
essenzialmente una realt data, una istituzione sociale che lindividuo costretto
ad usare se vuole farsi intendere, comunicare con i suoi simili allinterno di una
certa area linguistica. In questo senso, esso un fatto sociale che si impone agli
individui e che rimane al di sopra delle loro volont e delle loro finalit
individuali. Il secondo aspetto, la parole, rappresenta il momento individuale,
quello in cui il linguaggio si realizza attraverso la saldatura tra laspetto formale
e laspetto del significato concreto. A questo livello si determina la stessa
evoluzione del linguaggio, come fenomeno storico a cui contribuiscono gli stessi
individui che fanno parte del gruppo linguistico.
La natura di sistema del linguaggio deriva a questo ultimo secondo de
Saussure dal fatto che ogni elemento del linguaggio ha un significato non in
base al suo suono o per quello che esprime in s, ma solo in quanto inserito in un
contesto di relazioni con altri elementi. Per illustrare questa sistematicit del
linguaggio, de Saussure ricorre frequentemente allimmagine del gioco degli
scacchi. Anche nel gioco degli scacchi, i singoli elementi, ossia i pezzi del
gioco, non hanno significato in s. Un Alfiere, un Pedone o una Regina sono
ugualmente privi di un loro valore specifico. Ma essi acquistano senso
allinterno delle regole del gioco, cio della sua grammatica. In questo contesto,
ogni pezzo ha il suo significato rispetto agli altri, e ad es. la Torre ha senso dal
momento che il suo movimento diverso e complementare rispetto a quello
dellAlfiere; per cui, inoltre, muovere un pezzo vuole dire cambiare lintero
quadro del gioco.
A prova di questi concetti, de Saussure indica come caratteristica essenziale
del segno linguistico la sua arbitrariet. Arbitrariet nel senso che i

245

SOCIOLOGIA COME RICERCA


segni linguistici non si basano su un rapporto tra i loro signifiants (significanti,
cio le immagini acustiche) e i loro rispettivi signifis (significati, cio i concetti
a cui rimandano). Un elemento in favore della tesi della arbitrariet costituito
dalla esistenza stessa di una molteplicit di lingue. Una pi specifica prova
data dal fatto che anche determinati segni che sono intesi richiamare concetti
relativi a suoni esistenti in natura utilizzano nelle varie lingue, ossia nei vari
sistemi linguistici, dei significanti diversi, e cio delle diverse immagini
acustiche. Cos, in italiano labbaiare del cane reso con il significante bau
bau; in inglese con woof woof; in francese con wouah wouah; in tedesco
con wau wau.
Questa arbitrariet del significante rispetto al significato non deve per,
ovviamente, fare pensare ad una arbitrariet del linguaggio in s, che negherebbe
automaticamente laffermazione della sua natura sistemica. Questa natura si
riflette invece nel fatto che i significanti (e i significati dietro di essi) si collocano nel sistema sulla base di relazioni differenziali rispetto ad altri
significanti (anche essi con i loro significati). Larbitrariet del
significante/significato si sposa dunque con la delimitazione negativa operata
da altre unit del linguaggio. Una unit del linguaggio delimitata attraverso la
comparazione con altre unit che, per il loro suono o senso, le somigliano e ne
rappresentano al tempo stesso la frontiera. Nel linguaggio quindi non vi sono
che differenze di significanti a cui corrispondono differenze di significato.
Parallelamente, tutte le unit che compongono il linguaggio trovano il loro
significato attraverso la posizione e la funzione che esse detengono nel sistema
generale. La langue un sistema in cui tutti i termini sono solidali e dove il
valore delluno non risulta che dalla presenza simultanea degli altri. La lingua
fin dalla sua origine un sistema di segni: unalgebra di tipo complesso, in
quanto anche la relazione tra due termini non definita sulla base di questi
termini ma su quella pi vasta delle relazioni in cui essi sono interessati. Per
quanto de Saussure non utilizzi lespressione struttura, questo sistema
generale si presenta come strutturale: per comprendere un elemento del
linguaggio bisogna fare riferimento alle strutture nascoste sottostanti che
contengono le norme, le categorie e le funzioni del linguaggio stesso.
Laspetto del linguaggio come realt sistemica dotata di sue leggi interne
collegato secondo de Saussure con uno studio dello stesso linguaggio in termini
sincronici: cio relativi alla sua esistenza in un momento dato. Lo studio
sincronico si indirizza essenzialmente allanalisi del linguaggio attraverso la sua
grammatica. Allinterno di questultima, la tradizionale distinzione in
morfologia (distinzione delle parole in nomi, pronomi, aggettivi, verbi, avverbi;
modi di coniugazione; modi di declinazione) e sintassi (analisi delle funzioni
svolte dalle forme precedenti nel sistema

246

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


linguistico) considerata da de Saussure come essenzialmente artificiale, in
quanto entrambi gli aspetti si fondono nel sistema del linguaggio e risultano
pertanto dal punto di vista sistemico praticamente inseparabili.
Accanto a questo studio in termini sincronici, esiste uno studio dello stesso
linguaggio in termini diacronici: questultimo riguarda levoluzione storica di un
linguaggio, determinata, come si sottolineato, dalla parole. Lo studio diacronico si interessa pertanto ai cambiamenti fonetici, alle sue cause e alle sue
leggi, alle innovazioni del linguaggio.
Malgrado la previsione, da parte della linguistica strutturalista, di questa
duplicit dellanalisi del linguaggio, i contributi pi significativi della stessa
linguistica strutturalista appartengono tuttavia inevitabilmente come si vedr
meglio in seguito al campo dellanalisi sincronica. Il metodo sistemico
strutturalista di de Saussure ci sembra qui sperimentare il disagio gi conosciuto
dallaltro metodo sistemico da cui aveva preso le mosse, e cio quello
funzionalista, di fronte alla spiegazione del cambiamento. De Saussure afferma
in effetti che la possibilit di unanalisi scientifica rigorosa possibile solo
nellambito sincronico. Nellambito diacronico possibile solo individuare delle
serie di avvenimenti, che non danno luogo per a sistemi tra di loro.
In quanto ora detto, e in particolare nel riferimento a regole sottostanti gli
elementi visibili e nel principio della significativit presente a livello sistemico e
sincronico, si pu rilevare il carattere antiempirico e al tempo stesso lambizione
di razionalit e scientificit del pensiero di de Saussure. Contro lempirismo
positivistico, che atomizza la realt in tanti elementi e guarda a questi ultimi
come ai soli dati dotati di significato per lanalisi scientifica, de Saussure
contrappone il concetto secondo cui in linguistica lelemento di base dotato di
significato non pu essere che il sistema della lingua. Lattribuzione di
significato pertanto spostata dagli elementi pi immediati, visibili e semplici,
appartenenti alla realt empirica, ad aspetti invisibili e complessi, ad un sistema
algebrico interno, che si trova al di sotto degli elementi stessi. La lingua
dunque un sistema di segni, di simboli che rimandano a una struttura di
significati pi profonda, di carattere non empirico; qualcosa non percepibile
immediatamente dalla coscienza, ma tuttavia presente e capace di determinare
gli aspetti della azione umana. Il carattere non empirico, peraltro, non dovrebbe
condurre ad una caduta nella qualit scientifica della linguistica, bens ad una
riappropriazione di tale qualit. Lambizione di de Saussure di ridurre il gap in
termini metodologici scientifici tra scienze umane e scienze naturali, fornendo
anche alle prime una metodologia di tipo matematico, geometrico e statistico,
applicabile precisamente alle caratteristiche sistemiche da lui individuate nella
linguistica.
Questa ambizione di scientificit e di razionalit nel tentativo di una
rifondazione delle scienze umane, non pu tuttavia considerarsi come

247

SOCIOLOGIA COME RICERCA


pienamente realizzata. La concezione strutturalista di de Saussure sembra capace
di convincere gli studiosi successivi per quanto riguarda la produttivit del
concetto di natura sistemica del linguaggio; ma non sembra tuttavia chiarire il
fondamento di tutto ci. Affermare che degli aspetti empirici, come quelli
relativi alla realt dei termini linguistici, sono comprensibili solo attraverso il
riferimento ad una organizzazione sistemica di tipo non empirico lascia irrisolto
un problema di base. Quello di comprendere se questa organizzazione sistemica
sia fine a se stessa, sia cio un sistema per il sistema, o abbia invece legami
causali con aspetti empirici relativi al campo sociale, storico e comunque esterni
al sistema linguistico stesso.
Il contributo innovativo della ricerca di de Saussure non poteva comunque,
malgrado queste incertezze, non essere apprezzato e utilizzato come una nuova
finestra da cui guardare ai fenomeni linguistici e non solo ad essi. La messa a
fuoco dei concetti di sistematicit e sincronia ad esempio utilizzata dalla
cosiddetta scuola linguistica di Praga attiva in particolare tra la fine degli anni
20 e linizio degli anni 30 del XX secolo che elabora ulteriori ipotesi che
saranno poi ampiamente recepite dallo strutturalismo in antropologia. Si tratta
del concetto di opposizione dei fonemi, sulla base del quale Trubeckoj propone
uno studio sistematico della fonologia; mentre Jakobson analizza i fonemi stessi
in termini di opposizione binaria (ad esempio, nasale/orale, sonoro/sordo),
proponendo una piccola serie di opposizioni fondamentali (in numero di dodici)
che avrebbero validit universale, cio sarebbero alla base dei sistemi fonologici
di tutte le lingue.5
I concetti di sistema e di sincronia (ma anche quello della possibilit di
unanalisi diacronica) sono anche alla base dellassai nota opera di Vladimir
Propp sulla morfologia della fiaba;6 opera che di grande interesse per lo
sviluppo del metodo strutturalista, anche per i richiami fatti ad essa da LviStrauss. Propp, innanzitutto, mostra il proprio distacco rispetto alla vecchia
impostazione positivistica-evoluzionistica negli studi linguistici e folcloristici.
Eloquentemente, egli non si propone di studiare tanto le origini delle fiabe, ma
la loro morfologia. Ponendosi chiaramente in unottica sistemica, dichiara di
interessarsi alla morfologia della fiaba, nel senso di studio delle sue forme, non
diversamente da come la botanica studia i vegetali occupandosi delle loro parti e
della relazione di queste con il tutto. A questo proposito, Propp ritiene che i
numerosi studi che hanno avuto per oggetto il contenuto delle fiabe si sono
interessati s delle loro forme, ma in un senso poco fruttuoso: nel senso cio di
uno studio classificatorio che ha comportato una analisi dallesterno piuttosto
che dallinterno. Cos, ad esempio, lo psicologo Wundt aveva classificato le
fiabe suddividendole in favole di pura magia; favole di animali; apologhi morali;
etc.;7 rimanendo quindi nellambito di una mera classificazione di categorie.
Altri hanno introdotto classificazioni sulla base dellintreccio:8 un

248

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


approccio potenzialmente pi interessante ma che non ha portato a molto, dal
momento che la classificazione per intreccio ha incontrato ostacoli notevoli, in
particolare quelli derivanti dalla difficolt di determinare lo stesso concetto di
intreccio e da quella di ridurre storie complesse a intrecci elementari.
A questi tentativi, Propp contrappone la sua ipotesi che le fiabe (in
particolare le fiabe di magia) possano essere classificate secondo le funzioni dei
personaggi, nella convinzione che tali funzioni rappresentino gli elementi
essenziali delle stesse fiabe. Per dotare la sua ipotesi di scientificit, Propp
definisce per prima cosa la funzione in termini che richiamano decisamente i
concetti del funzionalismo: e cio come loperato di un personaggio
determinato dal punto di vista del suo significato per lo svolgimento dellintera
vicenda.9 Ci posto, introduce quattro corollari:
(i) le funzioni dei personaggi sono elementi costanti delle favole, a
prescindere dallidentit dellesecutore;
(ii) il numero delle funzioni presenti nella favole di magia limitato;
(iii) la successione delle funzioni sempre la stessa;
(iv) tutte la favole di magia presentano funzioni identiche.
Per dimostrare la fondatezza della sua ipotesi, Propp esamina la raccolta
delle fiabe russe di magia e ritiene di potere individuare allinterno di esse 31
funzioni. Riassumendo i concetti principali, si ha innanzitutto una fase
preparatoria, composta da 7 funzioni, tra le quali assumono particolare rilievo
limposizione di un divieto alleroe; la infrazione del divieto; lingresso in scena
dellantagonista, linganno delleroe da parte dellantagonista. Questa prima fase
preparatoria nel senso che predispone il quadro in cui avranno luogo le
funzioni successive; la sua presenza non tuttavia necessaria, in quanto si
possono avere fiabe che cominciano direttamente con la fase successiva. Questa
costituita da lesordio, articolato in 4 funzioni: in questa fase lantagonista
arreca un danno o una menomazione (funzione di importanza centrale) e
conseguentemente viene messo in azione leroe per contrastare lantagonista. Si
apre a questo punto la vicenda vera e propria (funzioni 12-22), durante la quale
leroe entra in contatto con il donatore, ossia con un essere dal quale leroe
ricever dopo una opportuna serie di prove un mezzo magico con il quale
impegner in uno scontro lantagonista e lo sconfigger; viene quindi rimosso il
danno o la menomazione arrecata precedentemente. A questo punto la favola
magica pu terminare; in alternativa, si pu aprire una nuova fase (funzioni 2331) in cui ricompare lantagonista, arrecato un altro danno, alleroe proposto
un compito difficile, egli lo supera, lantagonista punito, leroe si sposa e sale
al trono.
Identificate questa serie di funzioni costanti, Propp sottolinea come esse si
aggregano in sfere di azione che fanno capo a personaggi specifici:

249

SOCIOLOGIA COME RICERCA


ad esempio, si ha la sfera dazione del donatore, che comprende la trasmissione
del mezzo magico alleroe, e cos via. Propp ritiene che gli elementi prioritari
della fiaba siano le funzioni e non i personaggi; tuttavia, dalle sfere di azione
emergono inevitabilmente dei personaggi protagonisti, anche essi in numero
limitato: lantagonista, il donatore, leroe, laiutante delleroe, la principessa e il
re suo padre, il mandante, il falso eroe.
Accanto a questi elementi costanti, Propp individua la necessaria presenza
nella fiaba di elementi mutevoli, dai quali dipende la diversit di ogni storia
dalle altre. Questi elementi mutevoli si basano sul fatto che, mentre le funzioni
rimangono costanti, i nomi dei personaggi mutano e ugualmente mutano i loro
attributi (le caratteristiche esteriori dei personaggi, come le loro condizioni, il
loro aspetto etc.) e le modalit attraverso le quali le funzioni sono svolte. Altri
elementi che mutano sono gli elementi ausiliari di collegamento tra una funzione
e laltra; le motivazioni che muovono i personaggi e determinano il loro
intervento. Le fiabe si presentano pertanto come degli insiemi, delle entit
sistemiche allinterno dei quali convivono due realt: una costante, quella delle
funzioni e pi specificamente la successione delle funzioni; laltra mutevole e
manipolabile, quella dei personaggi, dei loro attributi, degli elementi ausiliari e
delle motivazioni. La struttura delle fiabe appare in definitiva simile alla
struttura del linguaggio, come nella lezione di de Saussure, con una parte data,
langue, e una parte nella quale gli individui apportano il loro contributo innovativo, parole.
La individuazione da parte di Propp dellesistenza di regole ben precise
allinterno della tradizione delle fiabe un mondo comunemente percepito come
dominato da una fantasia creatrice priva di logica e quindi di norme dovrebbe
quindi permettere lapplicazione di un metodo scientifico allanalisi delle fiabe.
Loggetto specifico del metodo scientifico sembra essere in primo luogo la parte
costante delle fiabe, e quindi le funzioni presenti in esse e la loro successione.
Eloquentemente, Propp mostra come sia possibile riassumere ogni fiaba
attraverso luso di lettere (minuscole per le funzioni della fase preparatoria,
maiuscole per le altre), simboli ed infine esponenti che individuano le variet
specifiche delle funzioni indicate dalle lettere: il risultato una formula simile
ad una formula della chimica: ad esempio, k1 e1 q1 X1 Y4 W V6 Rm1.
A Propp non sfugge limportanza della affermazione della uniformit della
struttura delle favole di magia e parallelamente non sfugge il problema delle
conseguenze di questa affermazione. Se infatti esiste una uniformit della
struttura di queste fiabe, allora appare inevitabile chiedersi se tale uniformit
non sia la conseguenza della presenza di ununica fonte, di un unico fattore.10 La
risposta di Propp a questa domanda molto cauta, anzi schiva. Egli ritiene che
questa fonte unica non possa essere individuata a livello geografico; e del resto
luniformit della struttura delle

250

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


fiabe non pu essere attribuita a dei limiti delle capacit della fantasia umana,
che appare invece assai prolifica. Propp avanza invece lipotesi che questa
uniformit sia la conseguenza di un preciso collegamento tra forme di vita e
forme religiose del passato e favola.
La formulazione di questa ipotesi introduce peraltro una nuova e differente
prospettiva nellopera di Propp. Si tratta della comprensione della evoluzione
delle fiabe e delle influenze storiche esercitate su questa evoluzione dalle
trasformazioni sociali e culturali. Propp sottolinea in effetti come il metodo
scientifico possa essere applicato anche agli aspetti variabili delle fiabe, e in
particolare agli attributi dei personaggi.11 Anche questa evoluzione e le
trasformazioni relative sono secondo Propp sottoposte a regole determinate. Il
precedente approccio sincronico nellanalisi delle fiabe per in questo caso
necessariamente sostituito da un approccio diacronico. interessante notare
come Propp ha in particolare sviluppato questo approccio diacronico in una sua
opera successiva,12 in cui utilizza il metodo dello storicismo marxista,
ricollocandosi quindi in una prospettiva largamente influenzata
dallevoluzionismo del XIX secolo. Nellopera sulle radici storiche, Propp
considera la fiaba come un aspetto derivato da miti e rituali collegati con
liniziazione dei giovani e la morte. Tramontati questi miti e rituali, e quindi la
funzione originale svolta dalla fiaba, essa sopravvissuta in un contesto
economico e sociale assai differente da quello originario, ma come elemento
artistico e pertanto come aspetto eminentemente sovrastrutturale del sociale.
Il problema della opposizione sincronia/diacronia al centro anche dei pi
recenti sviluppi dello strutturalismo linguistico. Ma il fuoco della attenzione
sembra qui spostarsi dalla sincronia alla diacronia. Prima Harris e poi soprattutto
il suo allievo Chomsky13 hanno introdotto una corrente di studi di grandissimo
successo basata sul concetto dellesistenza di una grammatica generativotrasformazionale delle strutture linguistiche. Secondo Chomsky, dietro tutte le
lingue esiste in effetti una unica grammatica universale, che contiene sia
categorie e strutture, sia principi invarianti (comuni cio a tutte le lingue),
nonch parametri a contenuto meno determinato, che danno luogo alla
possibilit di una scelta tra limitate alternative. Le singole lingue solo
semplicemente la risultante della somma degli elementi invarianti e delle scelte
operate tra le alternative disponibili, scelte che sono peraltro concatenate. Gli
elementi invarianti e la stessa struttura delle trasformazioni sarebbero secondo
Chomsky innati, e pi precisamente derivati dalla razionalit della psiche
umana; essi si collocano quindi necessariamente fuori della storia e invitano ad
una loro analisi sincronica. Ma il sistema presenta anche fondamentali aspetti
dinamici, dal momento che la grammatica generativo-trasformazionale d luogo
allaspetto creativo del linguaggio, che consiste nel fatto che il soggetto,

251

SOCIOLOGIA COME RICERCA


utilizzando le regole del sistema, inventa la propria lingua costruendola ogni
volta che si esprime o riscoprendola ogni volta che la sente parlare. Questi
aspetti dinamici e di costruzione del linguaggio necessitano abbastanza
ovviamente di unanalisi diacronica.
Questo paradigma dello strutturalismo generativo-trasformazionale
presenta, a nostro avviso, allinterno degli studi linguistici, interessanti similarit
con il paradigma sviluppato dallo struttural-funzionalismo nel campo della
sociologia. A ben vedere, anche Parsons fa risalire il suo modello esplicativo a
strutture (prerequisiti funzionali) che appaiono al di l della storia, anche se
appartengono alle condizioni dellesistenza della societ e non a facolt
innatistiche individuali; anche Parsons fa derivare da queste strutture sistemi
organizzativi solo parzialmente determinati, sistemi che soddisfano attraverso
forme sempre diverse le condizioni poste dai prerequisiti; anche Parsons legge le
caratteristiche presentate da queste forme come necessariamente interdipendenti
e in questo senso sistemiche. Tutto ci non prova sufficiente della validit del
concetto di struttura, ma forse lo di una convergenza tra i paradigmi di diverse
discipline nella seconda met del XX secolo.
Psicologia e strutturalismo
Oltre che dalla linguistica, un sostanziale contributo allo sviluppo del modello
strutturalista proviene dalla psicologia. Anche in questo caso, non si avuto
inizialmente una utilizzazione del termine strutturalismo, ma ci non significa
che non vi sia stata consapevolezza del concetto di struttura, per lo meno per
quanto riguarda alcuni degli aspetti poi considerati fondamentali da coloro che si
sono chiamati strutturalisti. Come nel caso della linguistica, anche nel caso della
psicologia il metodo strutturalista trae origine da una reazione ad un precedente
approccio di tipo analitico ed antisistemico. In effetti, la psicologia della forma o
Gestaltpsychologie che si afferma tra la fine del XIX secolo e la prima parte
del XX ad opera in particolare di Max Wertheimer, Kurt Koffka e Wolfgang
Khler si oppone alla precedente impostazione di Wilhelm Wundt. Wundt il
padre della psicologia moderna,14 nonch anche professore sia di Durkheim
che di Malinowski costruisce, secondo una prospettiva di tipo positivistico,
caratteristica del XIX secolo, le basi della psicologia moderna utilizzando il modello delle scienze naturali. La sua scienza psicologica scienza, secondo la sua
definizione, dellesperienza interiore ed immediata basata sullesperimento e
losservazione, percorre la strada della scomposizione dei fenomeni psicologici
negli elementi che li compongono, fino ad ottenere unit semplici non ulteriormente divisibili.

252

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


A questo approccio analitico ed antisistemico si viene appunto a
contrapporre la teoria della Gestalt, o pi precisamente i concetti di GanzheitGestalt-Structure (totalit-forma-struttura). Un primo decisivo passo in questa
direzione viene compiuto nel 1890 da Ehrenfels.15 Questultimo, parte dal
fenomeno gi conosciuto da tempo per cui la percezione di un tutto pu essere alterata da piccoli interventi sugli elementi che lo compongono, attraverso
aggiunte, sottrazioni, manipolazioni. Questo fenomeno facilmente riprodotto
in esperimenti condotti con luso di immagini nelle quali i soggetti sottoposti
allesperimento vedono cose diverse, dipendentemente dagli elementi che
sono aggiunti, spostati, etc. Ehrenfels scopre che parallelamente la percezione di
un tutto pu rimanere costante anche nonostante una completa modifica degli
elementi che lo compongono, se rimane immutata la struttura del tutto, ossia i
rapporti di misura e di posizione tra gli elementi. Nella musica si trovano esempi
convincenti di questo: una melodia rimane perfettamente riconoscibile anche se
essa eseguita su un tono differente. Ehrenfels chiama i tutti che hanno questo
carattere Gestalten (forme); chiama la loro qualit sovrasommativa, ossia il
fatto di essere un tutto con una forma che prevale sulle parti che lo compongono,
Gestaltqualitt (qualit della forma); e il mutamento entro il quale si conserva la
forma Transponierung (trasponibilit). Ne viene dedotto che la totalit data
dalla somma delle parti pi la propriet globale: ossia G = Sommatoria p + g.
Nel 1912, Wertheimer sviluppava il concetto precedente affermando che G
= f (Sommatoria p, c, l, m, n, ...), dove le lettere dopo p indicano la costituzione,
il livello di sviluppo, la storia precedente, laspettativa, il modo di concepire.16
Ne deriva che il tutto qualcosa di diverso dalla somma delle parti: cos in un
celebre esempio della psicologia sperimentale, due segmenti A e B, che formano
un angolo retto, presentati successivamente luno allaltro con un intervallo di 5
centesimi di secondo, danno la sensazione di un solo segmento in movimento
che occupa tutte le posizioni intermedie. Quindi, il tutto, cio la sensazione di
movimento, pi della somma delle percezioni pi semplici (i due segmenti)
che lhanno determinata.
A questi concetti viene aggiunto quello del valore della pregnanza delle
immagini, cio della facilit con cui esse sono percepite. Sono immagini ad alta
pregnanza quelle che presentano caratteri di simmetria e di completezza (forme
buone). Queste immagini ad alta pregnanza prevalgono su quelle con una
pregnanza minore. Cos, un cerchio spezzato mostrato sperimentalmente ad un
soggetto per un tempo assai breve percepito come un cerchio completo. Se ne
deduce che certe forme intuitive, pur discostandosi da quelle oggettive,
prevalgono su queste ultime.
In definitiva, la psicologia della Gestalt permette di sottolineare, a

253

SOCIOLOGIA COME RICERCA


livello generale, come il cervello, nella sua qualit percettiva, non si limita a
mettere insieme ci che gli proviene da stimolazioni separate, per poi associarle
in un tutto in un momento successivo: al contrario, esso agisce fin dallinizio
come uno strumento che organizza in una totalit quanto percepisce. Ancora pi
importante, probabilmente, per i suoi riflessi su una teoria sistemica e sullo
strutturalismo, la affermazione di Wertheimer secondo cui esistono totalit,
ossia insiemi in cui ci che avviene non deducibile dalla propriet dei singoli
elementi n dal modo con cui questi si articolano reciprocamente, ma, al
contrario, sono le leggi strutturali dellunit globale che determinano la
fenomenologia delle singole parti.17 Le immagini che possiedono questo
carattere di totalit hanno anche tratti che non si ritrovano necessariamente nelle
parti che le compongono: ad esempio, lespressione di un volto non si ritrova nei
singoli tratti. O, se vogliamo, limmagine di una pizza napoletana poco ha a che
fare con la descrizione dei suoi elementi data dallOxford Dictionary: Italian
dish of layer of dough baked with savoury topping.18
Per quanto riguarda infine il modo di osservazione globale, ossia il modo
di osservazione adeguato alla comprensione di queste totalit, esso si basa
sullanalisi delle singole parti e delle loro funzioni nella prospettiva del tutto.19
I punti teorici nodali lungo cui si articolano gli studi della psicologia della
Gestalt sono costituiti dalla convinzione che la struttura sia il prodotto della
interazione tra il soggetto e loggetto; che questa interazione attenga ad aspetti
fisici e fisiologici; che essa sia analizzabile attraverso dei metodi empiricinaturalistici; che infine la struttura sia essenzialmente senza storia e quindi la
sua conoscenza favorita da un approccio sincronico.
Il successivo sviluppo del metodo strutturalista in psicologia, attraverso il
contributo sia teorico che empirico dato da Jean Piaget, ruota essenzialmente
intorno alla modifica di questo ultimo punto teorico. Piaget introduce il concetto
innovativo della struttura psicologica come prodotto di un lento processo di
costruzione, che avviene nel periodo dellinfanzia. Questo processo di
costruzione d luogo a strutture logiche, la cui universalit il frutto della
necessit di una autoregolazione dello stesso processo di costruzione, attraverso
la riequilibrazione indotta dal bisogno di gestire materiali ed esperienze che
divengono sempre pi complessi col progredire dellet.20 Ne discende che
lapproccio complessivo si sposta dal piano sincronico a quello diacronico, non
diversamente da come avvenuto nel campo dello strutturalismo linguistico con
lo strutturalismo trasformazionale di Chomsky. Piaget ha in effetti rivoluzionato
il modo di guardare alla psiche del bambino e al suo sviluppo, mostrando come
il modo di pensare degli adulti si sviluppa solo gradualmente nel bambino. Cos,
attraverso un noto esperimento, Piaget mostra come un bambino piccolo ritiene

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5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


che il liquido travasato da un bicchiere largo ad uno stretto sia maggiore nel
bicchiere stretto, perch il suo livello pi alto. Solo con la crescita il bambino
sar in grado di acquisire una visione conservatrice delle quantit, che
appunto tipica delladulto. In termini teorici, Piaget ritiene che tutto ci dimostri
come la percezione e linterpretazione del mondo, e pi complessivamente il
comportamento umano, siano il risultato della influenza di strutture profonde
della psiche.21
In definitiva, per gli psicologi strutturalisti lanalisi del comportamento
umano non pu prescindere da queste strutture profonde; e tale prospettiva
converge quindi con quella dei linguisti strutturalisti e con il loro rimando a
leggi profonde del linguaggio che determinano i modi di comunicare e di
interagire degli esseri umani.
Antropologia e strutturalismo
Come si accennato, per quanto il metodo strutturalista abbia trovato una prima
applicazione sostanziale in linguistica e psicologia gi nel periodo tra la fine del
XIX secolo e linizio del XX, nel secondo dopoguerra, con lantropologia di
Claude Lvi-Strauss, che esso viene rilanciato e diffuso, nonch presentato come
modello teorico con una valenza generale per le scienze umane.
Lo strutturalismo di Lvi-Strauss si richiama esplicitamente al pensiero di
due autori, per altro tra loro almeno apparentemente assai dissimili: e cio Lewis
Morgan e mile Durkheim.
A Morgan, Lvi-Strauss dedica la sua opera pi conosciuta, Les structures
lmentaires de la parent, pubblicato nel 1947. La dedica pu sembrare
bizzarra. Morgan in coerenza con limpostazione del suo tempo costruisce
uno dei tanti modelli positivistici ed evoluzionistici della societ umana, che
avrebbero dovuto spiegare il passaggio dalle societ cosiddette primitive alla
ugualmente cosiddetta societ moderna. In questa prospettiva, Morgan mette a
fuoco diversi stadi di evoluzione della famiglia:22 lo stadio pi primitivo
prevede il matrimonio di gruppo, seguito poi dallo stadio della famiglia
patriarcale e da quello moderno della famiglia monogamica.
Questi stadi sono legati, secondo Morgan, allevoluzione della propriet
privata e alla sua trasmissione per via ereditaria. Cos, il matrimonio di gruppo
corrisponde ad una fase di irrilevanza della propriet privata; e la famiglia
monogamica ad una fase opposta. Inoltre, levoluzione dei modelli familiari e
del valore della propriet privata si collega ad una serie di stadi di evoluzione
tecnica. Con sprezzante etnocentrismo, questi stadi sono chiamati ad esempio
stato selvaggio, stato di barbarie etc. Questi

255

SOCIOLOGIA COME RICERCA


stadi prevedevano passaggi fondamentali legati a innovazioni quali la caccia con
larco o luso del vasellame.
Lopera di Morgan suscit lentusiasmo di Marx ed Engels.23 Essi videro
nel quadro dipinto da Morgan, in particolare nellimpatto della evoluzione della
propriet privata e degli aspetti tecnici sulle forme della famiglia, la scoperta
autonoma dellinterpretazione materialistica della storia. Ma, con il passare degli
anni e il declino del modello evoluzionistico, il pensiero di Morgan era stato
messo da parte. La sua tesi era apparsa ipotetica e priva di riscontri empirici,
difetti che peraltro erano imputati allintera prospettiva evoluzionistica. Il
matrimonio di gruppo non trovava conferma negli studi sul campo; e stessa sorte
toccava allaspetto, essenziale nel modello, di una evoluzione dalla famiglia matrilineare a quella patrilineare; inoltre, la identificazione di certe innovazioni
tecniche (quali quelle sopra citate), come fondamentali momenti di evoluzione
umana, veniva dichiarata infondata.
La rivalutazione, da parte di Lvi-Strauss, di Morgan, tuttavia, non riguarda
questi aspetti, inaccettabili per la scienza sociale del XX secolo, ma qualcosa
daltro, che era stato accantonato insieme agli aspetti precedenti. Si tratta del
lavoro di ricerca di base, a monte del modello evoluzionistico: lavoro che,
significativamente, ha a che fare con la linguistica. Morgan, trattando con le
trib indiane americane, aveva notato delle peculiarit linguistiche. Queste
riguardavano la terminologia della parentela in uso in tali societ primitive (ad
esempio, uso degli stessi termini per individuare parenti in linea sia diretta che
collaterale: come nel caso di figli propri e di figli di fratelli o cugini);
terminologia che non corrispondeva a quella in uso nelle societ occidentali.
Morgan raccoglie informazioni su questi aspetti in un gran numero di societ
tradizionali e moderne sparse per il mondo. Da queste informazioni emerge che i
specifici termini usati per indicare i rapporti di parentela sono diversi da societ
a societ come conseguenza del grandissimo numero di lingue esistenti; ma i
sistemi terminologici (i modelli) sono riducibili a una mezza dozzina di tipi.
Morgan avanza lipotesi fondamentale che queste caratteristiche
terminologiche siano non gi stravaganze linguistiche bens il riflesso della
esistenza di forme diverse e precedenti di organizzazione familiare, quali quella
del matrimonio di gruppo. I sistemi di denominazione dei rapporti di parentela
sarebbero per Morgan in definitiva legati alle forme di organizzazione della
societ, non diversamente da come le sue forme di organizzazione familiare
sono legate al livello di sviluppo della propriet e della tecnica. Si tratta, a ben
vedere, di un tipo di relazione di carattere funzionale, che non dispiacerebbe,
come oggetto di analisi, ai funzionalisti militanti successivi; e che in effetti
non contrasta con lapproccio generale degli antropologi funzionalisti britannici.

256

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


Lvi-Strauss riconosce allanalisi di Morgan della terminologia di parentela
il pregio di essere stata la prima analisi sistemica della organizzazione sociale.
Morgan avrebbe infatti percepito il linguaggio non semplicemente come una
serie di termini pi o meno influenzati dalla storia della societ, bens come un
sistema globale, razionalmente articolato al suo interno, secondo uno schema
logico, e correlato alla organizzazione sociale. Riconoscendo questo merito a
Morgan, Lvi-Strauss ricorda al tempo stesso come il compito dello scienziato
sociale non sia pi quello di scoprire la natura sistemica del linguaggio (e in particolare dei termini di parentela), quanto piuttosto quello di scoprire luso pi
profondo a cui le particolarit di questo sistema sono destinate.24
Il collegamento tra lo strutturalismo di Lvi-Strauss e il pensiero di
Durkheim certamente non meno significativo di quello con Morgan. Cos
come nei confronti di Morgan, anche nei confronti di Durkheim vi da parte di
Lvi-Strauss un esplicito riconoscimento. Il volume Anthropologie structurale
di Lvi-Strauss del 1958 con il quale vengono affrontati i pi importanti
problemi teorici connessi con il modello strutturalista dedicato a Durkheim.
E in altri saggi di Lvi-Strauss ugualmente riconosciuta linfluenza di
Durkheim sullo strutturalismo.25 Questa influenza passa innanzitutto attraverso
la ricezione che abbiamo gi notata del pensiero di Durkheim nella linguistica di de Saussure, e riguarda quindi il concetto di una natura sistemica della
societ umana. Lo stesso Lvi-Strauss individua peraltro esplicitamente aspetti
pi particolari di questa influenza. In Anthropologie structurale deux, LviStrauss ritiene che un grande contributo dato da Durkheim consistito nelle
caratteristiche del suo metodo e in particolare nel fatto che Durkheim ha
mostrato una exigence de spcificit, evitando di porsi questioni sulla natura o
lorigine dei fenomeni sociali prima di avere accertato in che modo questi fenomeni sono legati tra di loro da legami di funzionalit che sono spesso
sufficienti a spiegare la loro esistenza.26
Al di l delle dichiarazioni formali, comunque chiaro che un contributo
fondamentale di Durkheim al modello strutturalista di Lvi-Strauss costituito
dal concetto durkheimiano della superiorit del collettivo sullindividuale e del
relazionale sullisolato.27 Meno evidente ma comunque centrale linfluenza
della affermazione durkheimiana della separazione tra fatti sociali da una parte,
e coscienza, volont e interessi individuali dallaltra. Affermazione con la quale
come abbiamo gi sottolineato Durkheim attribuisce al sociale delle finalit
sue proprie, di sistema a s stante, con obiettivi che vengono perseguiti forzando
in qualche modo gli stessi individui in questa prospettiva, al di l di una loro
coscienza di ci. E quindi superando la prospettiva individualistica e
soggettivistica che ha caratterizzato per lungo tempo gli studi sociali. Lo
strutturalismo adotta

257

SOCIOLOGIA COME RICERCA


questa concezione; e sembra in particolare avvicinarsi allenfasi sullinconscio
tipica delle funzioni latenti di Merton.
Il concetto che i fenomeni sociali dipendono da leggi proprie, non
omologabili a ci che gli individui vi percepiscono, e dotate di un carattere di
stabilit tendenziale, costituisce come si vedr meglio in seguito un elemento
essenziale del modello strutturalista. Lo stesso Lvi-Strauss richiama a questo
proposito una affermazione di Durkheim particolarmente significativa per il
modello strutturalista: quella cio seconda la quale: Senza dubbio i fenomeni
che concernono le strutture hanno qualche cosa di pi stabile dei fenomeni
funzionali.28
In effetti, il modello teorico dello strutturalismo elaborato da Lvi-Strauss
muove dal problema della ricerca di un metodo, nelle scienze sociali, dotato di
specificit scientifica e al tempo stesso capace di spiegare gli aspetti sistemici
delle organizzazioni sociali utilizzando le strutture tendenzialmente stabili che
secondo lo strutturalismo stesso sostengono tali organizzazioni.
Lispirazione per la definizione di questo modello viene a Lvi-Strauss
dagli studi linguistici di de Saussure e dei continuatori del suo pensiero. LviStrauss fa sue le ambizioni dei linguisti strutturalisti di raggiungere, negli studi
umanistici, un livello di razionalit e scientificit simile a quello perseguibile
nelle scienze naturali. E afferma la necessit di trasferire nelle altre scienze
sociali e in particolare nella antropologia e nella sociologia i metodi utilizzati
dalla linguistica moderna, cio strutturalista.
In questa ultima disciplina, secondo Lvi-Strauss, si arrivati non
semplicemente a costruire un sistema in cui trovano posto i vari elementi: ma si
sono effettivamente mostrati i sistemi fonologici nella loro concretezza e se ne
messo in evidenza la struttura; e si sono infine scoperte le leggi generali
sottostanti, che assumono un carattere assoluto. Cos facendo, secondo LviStrauss, si arrivati per la prima volta, nel caso di una scienza sociale, a
formulare delle relazioni necessarie.29
Il problema ora come applicare nel campo delle altre discipline sociali
questi stessi metodi. Nellopera in cui esprime in forma compiuta il nuovo
modello, e cio ne Le strutture elementari della parentela,30 Lvi-Strauss parte
dalla constatazione che la proibizione dellincesto costituisce una caratteristica
dominante nei sistemi matrimoniali delle pi organizzativamente diverse e
territorialmente distanti societ umane. La proibizione dellincesto, dunque, si
presenta con caratteristiche di universalit, almeno a livello formale; questa
caratteristica la assimila ai fenomeni naturali oggetto di studio delle scienze
esatte. Ma, al tempo stesso, la proibizione dellincesto non pu non appartenere
al mondo della cultura, delle regole e delle proibizioni; quindi al mondo delle
scienze umane. La proibizione dellincesto dice Lvi-Strauss possiede tanto
luniversalit delle tendenze e degli istinti, quanto

258

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


il carattere coercitivo delle leggi e delle istituzioni.31 Ma se cos, perch non
tentare di applicare a questo fenomeno sociale il modello strutturalista? Questo
si era dimostrato produttivo di assai interessanti risultati proprio in relazione a
fenomeni linguistici e fonologici che appartenevano al mondo della cultura
umana e possedevano al tempo stesso il carattere di universalit. In altre parole,
lo strutturalismo era servito cos bene a de Saussure per individuare il criterio di
delimitazione negativa quale regola universale di similarit linguistica, e a
Jakobson per analizzare le opposizioni fondamentali alla base dei sistemi
fonologici di tutte le lingue; lo stesso strutturalismo avrebbe potuto essere
utilizzato per interpretare luniversalit culturale della proibizione dellincesto,
e, come nelle analisi precedenti, per il tramite di una rigorosa formalizzazione
scientifica.
In questa prospettiva, Lvi-Strauss applica al problema della proibizione
dellincesto le riflessioni di un altro esponente del pensiero funzionalista, e cio
il sociologo-antropologo Marcel Mauss. Questi, allievo e collaboratore di
Durkheim, nel celebre e qui gi ricordato Saggio sul dono,32 aveva presentato
una spiegazione funzionalistica del fenomeno del dono. E in particolare aveva
sottolineato sia il senso del dono come momento di creazione e di mantenimento
di relazioni sociali ed economiche, sia la sua natura di fenomeno sociale totale,
su cui convergono i vari aspetti della vita collettiva e in cui si esprimono le
istituzioni morali, giuridiche, religiose, politiche e familiari di una societ.
Lvi-Strauss riprende tutto ci e, applicandolo al tema che lo interessa,
avanza lipotesi che la proibizione dellincesto non sia tanto un divieto quanto
un obbligo: un obbligo di donare le donne di un gruppo familiare ad un altro
gruppo. In altre parole, la proibizione di matrimonio con le donne del proprio
gruppo ha come ragione di essere lobiettivo di donare le stesse donne agli
uomini di altri gruppi. Il senso di tutto ci inquadrato, nel pensiero di LviStrauss, in una prospettiva che concorda con quanto detto da Mauss, sia sotto il
profilo formale che sostanziale, e che quindi sembrerebbe vicina al
funzionalismo. La proibizione dellincesto serve, attraverso il dono delle donne
che si fa ad un altro gruppo, a stabilire dei legami, delle alleanze, ad integrare il
gruppo con altri gruppi; il tutto in unottica di reciprocit, che non si limita ai
matrimoni ma si esprime nel carattere totale sessuale, economico, giuridico e
sociale di quellinsieme di prestazioni reciproche che il matrimonio.33 Il
tab dellincesto diviene quindi strumento di comunicazione con gli altri. E il
matrimonio passa da semplice unione sessuale a fatto sociale. Da elemento del
mondo naturale a elemento del mondo culturale. Confermando cos quel duplice
riferimento alla universalit-naturalit e alla socialit-umanit da cui si era partiti
per lanalisi della proibizione dellincesto.

259

SOCIOLOGIA COME RICERCA


Nel suo carattere sociale totale, il matrimonio deve essere quindi studiato
non come un problema di scelte individuali, ma come un sistema di rapporti tra
tutti gli individui di una comunit. La proibizione dellincesto e il sistema di
doni reciproci rendono, generazione dopo generazione, certi matrimoni
impossibili ed altri altamente auspicabili, allinterno di una mappa di relazioni
socio-matrimoniali, con carattere ciclico.
Tutto ci analizzato da Lvi-Strauss mediante un metodo caratterizzato da
una forte formalizzazione. Questa formalizzazione d luogo ad una sorta di
matrice algebrica di combinazioni tra segni, cio tra rappresentazioni che sono
parte della cultura umana. Loggetto di questa formalizzazione non consiste
peraltro in ci che immediatamente visibile e leggibile ma in ci che pu
essere scoperto attraverso il ricorso ad un lavoro teorico-modellistico, del tipo di
quello prodotto nel campo linguistico. Questo lavoro commentato dallo stesso
Lvi-Strauss nella successiva opera specificamente intitolata Antropologia
strutturale. Il tema qui quello della parentela e del suo significato; il
riferimento di base sempre alla linguistica. Comme les phonmes, les termes
de parent sont des lments de signification; comme eux, ils nacquirent cette
signification qu la condition de sintgrer en systmes; les systmes de
parent, comme les systmes phonologiques, sont labors par lesprit
ltage de la pense inconsciente; enfin la rcurrence, en des rgions loignes
du monde et dans des socits profondment diffrentes, de formes de parent,
rgles de mariage, attitudes pareillement prescrites entre certains types de
parents, etc., donne croire, que, dans un cas comme dans lautre, les phnomnes observables rsultent du jeu de lois gnrales, mais caches. Le problme
peut donc se formuler de la faon suivante: dans un autre ordre de ralit, les
phnomnes de parent sont des phnomnes du mme type que les phnomnes
linguistiques. Le sociologue peut-il, en utilisant une mthode analogue quant
la forme (sinon quant au contenu) celle introduite par la phonologie, faire
accomplir sa science un progrs analogue celui qui vient de prendre place
dans les sciences linguistiques?.34
La risposta che Lvi-Strauss d a questa domanda ovviamente
affermativa. Ma, avverte, cadrebbe in trappola chi preso da superficiali
analogie tra sistema linguistico e sistema sociale tentasse di analizzare i
termini di parentela come si analizzano i fonemi linguistici. A questo livello non
si raggiungerebbe alcun risultato valido. E questo perch, secondo Lvi-Strauss,
il livello dei termini di parentela equivale al livello del vocabolario per quanto
riguarda la linguistica.35 Ora, il livello del vocabolario non produttivo di
risultati, in quanto necessario andare oltre questo, dissociare cio le parole nei
fonemi relativi per attingere al vero livello significativo in termini di sistema.
Mutatis mutandis, per quanto riguarda i

260

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


sistemi sociali, la comprensione dei termini di parentela non pu essere trovata a
livello di systme dappellations bens al livello pi profondo costituito dal
systme des attitudes. Questultimo il livello al quale vengono risolte le
contraddizioni, e si assicura la coesione e gli equilibri del gruppo.
Figura n. 2. Combinazioni delle relazioni positive e negative tra marito e
moglie, padre e figlio, fratello della madre e nipote.36

Per dare un esempio di questo modo di analizzare i termini di parentela (e


pi in generale i fenomeni sociali) Lvi-Strauss prende in considerazione il
problema dello zio materno: problema che, come abbiamo sottolineato durante
la presentazione del modello funzionalista, aveva interessato da decenni gli
antropologi. La spiegazione offerta da Radcliffe-Brown sembrava costituire
qualcosa di difficilmente superabile. Lvi-Strauss avanza invece lipotesi che vi
possa essere una ulteriore e pi convincente spiegazione. A questo fine, presenta
anzitutto dei casi di societ tradizionali presso le quali le relazioni zio nipote
non sembrano accordarsi con lo schema di Radcliffe-Brown. Propone poi, come
soluzione, di guardare non semplicemente ai rapporti zio nipote e padre
figlio, come fatto da Radcliffe-Brown, ma ad un gruppo pi vasto di rapporti di
parentela e cio a quelli tra fratello, sorella, padre e figli. Utilizzando
originariamente le informazioni relative a solo sei diverse societ, Lvi-Strauss
mostra come questi quattro termini possono essere uniti da due coppie di
relazioni di carattere opposto, ossia positivo e negativo (similmente a quanto
accade in linguistica), cosicch tra gli individui che appartengono a diverse ge-

261

SOCIOLOGIA COME RICERCA


nerazioni padri e figli; zii e nipoti vi sempre una relazione positiva e una
relazione negativa (figura n. 2).
Solo guardando a questi termini e alle relative coppie di relazioni nella loro
totalit di sistema, noi possiamo percepire, secondo Lvi-Strauss, il significato
di tutto questo e individuare la struttura sottostante. Ma che cos questa
struttura? Essa non altro per Lvi-Strauss che llment de parent, la
struttura elementare della parentela, o ancora pi significativamente latome de
parent. Per sostenere questa affermazione, Lvi-Strauss fa riferimento a quello
che definisce un argomento di ordine logico.37 Una struttura di parentela di
base deve necessariamente contenere i tre tipi di relazione familiare normali
nella societ umana, ossia una relazione di consanguineit (fratello sorella),
una relazione di filiazione (genitore figlio) e una relazione di alleanza (marito
moglie). Il senso quindi delle relazioni tra il giovane maschio e il fratello della
madre pu essere compreso solo allinterno di questa struttura di base, in termini
di quegli equilibri che essa persegue.
Lapproccio qui delineato alla base di tutta la analisi antropologica sociale
di Lvi-Strauss: in particolare lo ritroviamo nei suoi studi sulla parentela e
lincesto; sul totemismo; sul mito. Eloquente a questo proposito la posizione di
Lvi-Strauss nei confronti della gi descritta opera di Propp. Lvi-Strauss
riconosce Propp come precursore del nuovo orientamento caratteristico dello
strutturalismo in antropologia. Egli sottolinea peraltro come questultimo si sia
sviluppato del tutto indipendentemente dallopera di Propp. Lvi-Strauss avanza
comunque alcune obiezioni tuttaltro che marginali allopera di Propp: obiezioni
che delineano nettamente la posizione teorica dello strutturalismo antropologico.
Secondo Lvi-Strauss, il tentativo di Propp coglie solo parzialmente gli obiettivi
conoscitivi nel campo preso in esame. Questo perch Propp si muove allinterno
di una concezione formalista che lo porta a trascurare il contenuto pi profondo
delle forme da lui individuate. Cos facendo egli violerebbe quella
complementarit tra significante e significato che per Lvi-Strauss
caratteristica irrinunciabile dello strutturalismo in linguistica. Il formalismo
finirebbe quindi per annientare il suo oggetto.38
Rispetto al metodo seguito da Propp, Lvi-Strauss propone quindi un altro
livello di analisi, che integri forme e contenuto delle fiabe e dei miti. Si tratta,
nel caso specifico delle fiabe e dei miti, di recuperare dalla storia raccontata
quegli elementi di raccordo, quegli attributi dei personaggi, quelle modalit
attraverso le quali le funzioni sono svolte, quelle motivazioni che spingono i
personaggi allazione allinterno della fiaba. Essi dovrebbero essere usati non
allinterno di una analisi storica come proposto da Propp ma allinterno della
stessa analisi strutturale sincronica. In questo modo, si potrebbe giungere
allindividuazione di elementi strutturali sottostanti. Cos, ad esempio, i
personaggi del re e della pastora permetterebbero di costruire un sistema
intelligibile formato dalle

262

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


opposizioni maschio/femmina (nel rapporto della natura) e alto/basso (nel
rapporto della cultura), e da tutte le permutazioni possibili tra i sei termini.39
Tutto ci successivamente sviluppato da Lvi-Strauss nella sua vasta
opera intitolata Mythologiques.40 In questa sono analizzati centinaia di miti
secondo il concetto di fondo per il quale tutti i miti dicono sostanzialmente la
stessa cosa; ma nessuno di essi dice espressamente questa cosa; ci che essi
esprimono sono in effetti paradossi; e essi possono essere riportati ad un
modello costituito da varie paia di categorie in opposizione binaria (ancora il
concetto linguistico di Jakobson!) tra loro. Cos, lintera mitologia greca antica
, secondo Lvi-Strauss, un unico sistema (linguaggio), rispetto al quale le
singole storie (i miti), non sono altro che particolari esempi. Le categorie che,
allinterno di questo sistema, si oppongono le une alle altre secondo due assi
(destra-sinistra, alto-basso) sono cultura/natura, esseri-divini/esseri-umani,
animali-domestici/animali-selvaggi-mostri, morte/vita, alto/basso, questomondo/laltro-mondo.41 Cos, ad esempio, nel mito di Minosse, Dedalo e il
Minotauro, entrano sulla scena Minosse, figlio di Zeus ed Europa (esseridivini/esseri-umani), poi Pasifae, figlia del Sole (alto); poi Poseidone, dio del
mare (basso), che invia un bellissimo toro (animali-domestici) perch sia
sacrificato; poich invece Minosse non sacrifica il toro, Poseidone fa s che
Pasifae sia presa da passione per il toro; Dedalo con uno stratagemma permette
lunione tra Pasifae ed il toro; da essi nasce il Minotauro (animali-selvaggimostri), che divora tributi di giovani vite.
Si noti che qui, come nel precedente problema dellatomo di parentela, i
riferimenti utilizzati non costituiscono tanto la base su cui poggia la validit
della analisi con cui si perviene alla individuazione della struttura, quanto, come
si accennato, semplici esempi dellesistenza di questa ultima. Il nocciolo duro,
in termini metodologici, di questo approccio pu essere rinvenuto, a nostro
avviso, in unaltra affermazione dello stesso Lvi-Strauss: En ethnologie
comme en linguistique, par consquent, ce nest pas la comparaison qui fonde la
gnralisation, mais le contraire. Si, comme nous le croyons, lactivit
inconsciente de lesprit consiste imposer des formes un contenu, et si ces
formes sont fondamentalement les mmes pour tous les esprits, ancien et
modernes, primitifs et civiliss [...] il faut et il suffit datteindre la structure
inconsciente, sous-jacente chaque institution ou chaque coutume, pour obtenir un principe dinterprtation valide pour dautres institutions et dautres
coutumes, condition, naturellement, de pousser assez loin lanalyse.42
Queste affermazioni sono rilevanti, perch qualificano il pensiero di LviStrauss, mostrandone le differenze di fondo rispetto ad altre correnti di pensiero
e ad altri autori, anche a quelli cui egli dichiara di ispirarsi. In

263

SOCIOLOGIA COME RICERCA


effetti, possiamo individuare almeno tre punti, essenziali nel pensiero di LviStrauss, che rappresentano la vera misura del suo radicale tentativo di
innovazione nelle scienze sociali:
1. Nonostante i richiami al pensiero di funzionalisti come Durkheim e
Mauss, e nonostante il ricorso talvolta al concetto di funzione, lo strutturalismo
di Lvi-Strauss sostanzialmente anti-funzionalista. Entrambi gli approcci fanno
riferimento allesistenza di un sistema. Ma il sistema o la struttura , per
funzionalisti come Durkheim, Malinowski, Radcliffe-Brown o Parsons, lentit
sociale al cui mantenimento i vari fenomeni o istituzioni possono dare un
contributo. Per Lvi-Strauss, la struttura un modello di segni, che va letto in
base alla logica formale delle concordanze e delle opposizioni, delle inclusioni e
delle esclusioni, delle compatibilit e delle incompatibilit, e non in base alla
logica pi sostanziale della funzione.
2. La natura della struttura individuata da Lvi-Strauss non attiene soltanto
alla dimensione dello spirito. In questo senso, Lvi-Strauss non un idealista
radicale alla maniera di Berkeley; non ritiene cio che lunica realt sia quella
percepita dal soggetto. Per Lvi-Strauss, esiste invece una realt esterna, che
governata da leggi naturali e che almeno in parte pu essere analizzabile per il
tramite della indagine scientifica. Ma la analisi condotta dallantropologo
francese riguarda qualcosa daltro; e cio il modo in cui gli uomini classificano e
categorizzano le loro esperienze della realt, secondo dei parametri culturali
profondi che sono trasversali rispetto alla variet delle culture oggettivamente
emerse nei vari contesti dellorganizzazione umana. La struttura, quindi, fa
decisamente parte del reale, ma non appartiene assolutamente alla realt
empirica. per questo motivo, del resto, che Lvi-Strauss sostiene che la
generalizzazione non pu derivare dalla comparazione. La comparazione si situa
infatti su di un piano empirico, attiene ai fatti; mentre la generalizzazione di cui
parla Lvi-Strauss si situa su di un piano che, come si detto, non ha a che fare
con la realt empirica. Questa fondamentale affermazione teorica relativa alla
natura non empirica della struttura fa s che tutti i riconoscimenti formali
allimportanza del pensiero di Durkheim, di Mauss, o anche di Morgan, come
pure tutte le utilizzazioni da parte dello stesso Lvi-Strauss di ragionamenti di
tipo funzionalistico, nascondano una posizione teorica ben diversa. Quella cio
di un rigetto netto del modello funzionalista, nella misura in cui esso stato
basato su una metodologia di tipo empirico. Lo strutturalismo antropologico di
Lvi-Strauss si presenta come alternativo rispetto alla tradizione antropologicosociologica del funzionalismo. N vale richiamare il concetto di conscience
collective (coscienza collettiva) di Durkheim per affermarne la convergenza
rispetto al successivo esprit humain (spirito umano) di Lvi-Strauss; e in
definitiva per riavvicinare questultimo alla tradizione funzionalista francese.
vero che entrambe

264

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


queste entit sono considerate dai rispettivi autori come appartenenti ad un
livello pi profondo rispetto alla coscienza direttamente accessibile
dallindividuo. Ma, innanzitutto, la coscienza collettiva cui fa riferimento
Durkheim al tempo stesso storica e specifica; essa assume modalit diverse
presso ogni societ, e in ogni particolare epoca storica, anche se i suoi
cambiamenti sono comunque lenti. Al contrario lo spirito cui fa riferimento
Lvi-Strauss, e che loggetto della sua indagine, riguarda ugualmente tutti: non
solo coloro che appartengono oggi ad un linguaggio, ma tutti coloro che
appartengono, sono appartenuti e apparterranno ad un qualsiasi linguaggio. E,
soprattutto, la coscienza cui fa riferimento Durkheim, della quale abbiamo
sottolineato comunque lastrazione (vedi infra), appartiene a quello che
potremmo chiamare un secondo livello esplicativo. Durkheim analizza
essenzialmente fatti sociali empirici, e le relazioni tra di essi, ad esempio la qui
gi discussa relazione tra rapido cambiamento del quadro socio-economico e
andamento del suicidio. Il riferimento alla coscienza collettiva introdotto per
concettualizzare gli effetti di questo rapido cambiamento (indebolimento della
coscienza collettiva, cui segue una condizione di anomia). Ma lanalisi rimane
centrata sugli aspetti empirici, ossia sulla comparazione. Viceversa, lintera
analisi di Lvi-Strauss diretta ad individuare lo spirito, la struttura nascosta, ed
quindi centrata sulla generalizzazione; i fatti empirici rimanendo marginali,
esemplificativi, rispetto a tutto ci. La differenza tra il modello di Lvi-Strauss e
il modello di Parsons appare a prima vista meno facilmente distinguibile. In
effetti, anche i prerequisiti funzionali individuati da Parsons dietro ai suoi
sistemi possiedono le caratteristiche di necessit, universalit, astoricit e sono al
tempo stesso al di l della rilevazione empirica. Tuttavia, loggetto dello studio
di Parsons sono i sistemi e le strutture; e anche se il suo interesse principale
sembra essere la scomposizione e lo studio analitico di tali sistemi e strutture, le
forme che questi ultimi assumono sono considerate come tendenzialmente
stabili, ma non immutabili, storiche e rilevabili empiricamente.
3. Il concetto secondo cui la natura della struttura non solo attinente alla
dimensione dello spirito umano, parte di una impostazione antagonistica anche
rispetto alla prospettiva idealistica e soggettivistica dominante negli studi
umanistico-sociali. Lo strutturalismo certamente antiempirico, e quindi
potenzialmente convergente rispetto alla prospettiva idealistica e soggettivistica.
Ma non concorda con lorientamento filosofico e soggettivistico delle discipline
umanistiche, nella misura in cui queste, in nome del contrasto uomo-natura,
situano nel soggetto umano, nella sua volont e nel suo spirito, le determinanti
della realt umana e sociale.43 Insomma, lo strutturalismo coniuga
lantiempirismo con un aggressivo carattere antiumanistico, che deriva dalla
negazione della volont e

265

SOCIOLOGIA COME RICERCA


coscienza delluomo rispetto alle strutture. Lo strutturalismo di Lvi-Strauss
concorda con Durkheim e gli altri maestri del funzionalismo classico nel
considerare i fenomeni sociali come dipendenti da legami di necessit, secondo
una logica causale vicina a quella del modello empirico delle scienze naturali.
Questi legami si collocano tuttavia nel mondo dei segni, e quindi nel dominio
della cultura umana. Questo punto innovativo del pensiero di Lvi-Strauss
significa che il metodo strutturalista impone alle discipline umanistico-sociali il
prezzo della dequalificazione del loro approccio basato su considerazioni di tipo
soggettivistico, storico-ideale, filosofico astratto. Il metodo strutturalista offre
loro, al tempo stesso, il consistente vantaggio di una riqualificazione degli
elementi culturali della loro tradizione disciplinare. A questa tradizione, infatti,
lo strutturalismo lascia intravedere la nuova, attraente possibilit di un metodo
che ambisce ad essere tanto scientifico quanto quello delle scienze empiriche.
Posto in questi termini, agevole comprendere come lo strutturalismo
abbia suscitato un appassionato interesse proprio in quegli ambienti pi
influenzati dalla tradizione umanistica e letteraria, e desiderosi di scrollarsi di
dosso laccusa di vaghezza metodologica e non-scientificit, senza per questo
essere costretti ad abbracciare laborrito empirismo naturalista. Ed anche
agevole comprendere come i nemici metodologici dello strutturalismo si trovino
in primo luogo in quegli ambienti delle scienze sociali che si ritenevano e si
ritengono definitivamente capaci di esprimere una metodologia forte, razionale
ed empirico-quantitativa. Cio, ad esempio, negli ambienti dellantropologia
sociale empirico-funzionalista, o in quelli della sociologia pi orientata agli
studi sul campo di tipo quantitativo, come nel caso della sociologia
nordamericana.
Questa posizione di rottura teorico-metodologica dello strutturalismo pu
essere pi facilmente individuata in termini comparativi; e cio esaminando il
suo modo concreto di procedere e di provare le proprie affermazioni, a
paragone del modo seguito da alcuni esponenti del pensiero sociologicoantropologico che pure hanno avuto influenza sullo stesso strutturalismo. Ad
esempio, rileggendo, rispetto a quanto emerge dal lavoro di Durkheim e di
Radcliffe-Brown, (i) il richiamo strutturalista allesistenza di una struttura sottostante, incosciente e dotata al tempo stesso del carattere di universalit, e (ii) la
affermazione strutturalista che la generalizzazione (cio la definizione di una
regola generale) non deve derivare dalla comparazione, ma viceversa.
Quando Durkheim tenta di fornire una spiegazione al fenomeno del
suicidio, non si limita ad usare i dati empirici (tassi di suicidio, fenomeni sociali
vari in qualche modo quantificabili) per contrastare le tesi avanzate da altri
autori sul medesimo fenomeno del suicidio. In effetti, Durkheim

266

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


prima raccoglie una serie di dati relativi alla associazione tra un alto (o basso)
livello di suicidi e determinati fenomeni sociali. Individua poi un certo quadro
socio-culturale che potrebbe essere responsabile di un particolarmente alto tasso
di suicidi. Definisce unitariamente questo quadro con il concetto di anomia. Poi,
allinterno di un discorso di raffronto delle situazioni che si verificano in diverse
societ (momento comparativo), utilizza indicatori empirici delle conseguenze
della presunta situazione di anomia, come i tassi di suicidio nelle differenti
professioni, per sostenere la validit generale di quanto affermato: ossia della
presenza di una situazione di anomia in relazione alla presenza di alti tassi di
suicidio (momento di generalizzazione dellipotesi).
Radcliffe-Brown, nel tentare di spiegare le particolarit del ruolo dello zio
materno, individua innanzitutto delle peculiarit nelle relazioni tra zio materno
e nipote, e tra zia paterna e nipote, in una serie di societ diverse. Comparando
tra loro societ e peculiarit, ipotizza una connessione tra i due modelli
principali di relazione zii-nipoti e la contrapposizione
patrilinearit/matrilinearit. Mette in relazione tutto questo con i differenti
problemi di autorit che nelle due societ padri e zii materni rispettivamente
devono affrontare. E giunge quindi alla conclusione (generalizzazione) che il
ruolo dello zio materno funzione dei differenti quadri di discendenza ed autorit; lasciando tutto lo spazio possibile per falsificare secondo laccezione di
Popper quanto viene affermato.
Lo stesso tema dello zio materno affrontato da Lvi-Strauss secondo un
approccio differente. Il riferimento a situazioni di fatto in determinate societ
(rapporti affettuosi tra padre e figlio e rapporti non positivi tra zio e nipote in
societ patrilineari; e viceversa) viene da lui utilizzato per porre in dubbio
quanto affermato da altri autori. La affermazione dellesistenza di una simmetria
di segni affettivi tra fratello, sorella, padre, figli e di un equilibrio tra la
relazione padre figlio e quella zio nipote fa ancora riferimento alla realt
conosciuta dellantropologia sociale. Ma, la successiva affermazione che dietro
tutto ci vi sia una struttura elementare della parentela, che a ben vedere
loggetto precipuo dellanalisi, appartiene gi ad un campo che sta al di l della
verifica, della possibilit di una falsificazione dellipotesi.
Questo modo di procedere metodologicamente non del resto ristretto al
tema dello zio materno qui preso in considerazione: esso costituisce un comune
denominatore dellintera opera di Lvi-Strauss. Il trattamento del tema dei miti,
cui si sopra accennato, non si sottrae alla regola, e si contrappone quindi
abbastanza nettamente anche alla metodologia strutturalista seguita da Propp
nella sua analisi delle fiabe di magia. Propp non utilizza semplicemente, come
base del suo modello, i personaggi (il re, la regina, la maga etc.), che
costituiscono probabilmente gli elementi pi

267

SOCIOLOGIA COME RICERCA


indiscutibilmente individuabili, bens le funzioni da loro svolte nella fiaba. Ci
nonostante, la sua metodologia sembra assai meno refrattaria alla possibilit di
una verifica critica. In effetti, le funzioni svolte dai personaggi del modello di
Propp (il divieto violato, il danno arrecato, lintervento del donatore etc.)
appartengono al mondo testuale, sono cio direttamente rappresentati dalla storia
narrata; e non sarebbe ad esempio impossibile identificarli anche
automaticamente, con un programma informatico per la c.d. analisi del
contenuto.
Ma gli elementi del modello della mitologia di Lvi-Strauss appartengono
ad un livello assai pi profondo ed astratto rispetto a quello di Propp. I loro
legami con la realt testuale del mito sono rarefatti. Il testo del mito
evidentemente solo una premessa per un excursus che conduce molto lontano da
esso. I legami con la cultura, che dovrebbe essere il piedistallo del mito,
appaiono come elaborazioni assai soggettive. Se ad esempio il legame Poseidone
- mare culturalmente diretto, il successivo passaggio Poseidone - mare - basso,
che determinante per il modello, appare assai pi discutibile. A ben vedere, la
costruzione delle strutture da parte di Lvi-Strauss segue uno schema
procedurale costante: parte da elementi con un grado di concretezza variabile
(segni, concetti, relazioni) e da questi passa allindividuazione di elementi
decisamente astratti (simbolizzazioni). Questi ultimi costituiscono metafore o
pi spesso sineddochi44 (rappresentazioni di un tutto per mezzo di una delle sue
parti) degli elementi di base. Questo slittamento costante verso lastratto si basa
evidentemente su intuizioni decisamente soggettive e non sottoponibili ad
alcuna verifica. Le concordanze, le simmetrie, le opposizioni di Lvi-Strauss
funzionano solo a condizione di estrarre dagli elementi pi empirici certe
simbolizzazioni piuttosto che altre, di derivarne certe immagini e di rifiutarne
altre non meno plausibili.
Per di pi, la generalizzazione dei modelli strutturalisti di Lvi-Strauss non
dipende dalla comparazione: in altre parole, nel caso del problema in oggetto,
non necessario che il modello sia rintracciabile in tutti i miti; gli specifici miti
non essendo che esempi della struttura gi identificata tramite alcuni di essi.
Pertanto, non sarebbe difficile identificare altri potenziali modelli tramite il
riferimento ad altri casi specifici. Il che produrrebbe pi modelli, tutti
necessariamente universali, allinterno della stessa mitologia. Inoltre, e questo
criticamente ancora pi rilevante, si troverebbe in gravi difficolt chiunque
volesse contestare la validit di quanto affermato da Lvi-Strauss. Come trovare,
ad esempio, nella mitologia, e non solo in quella greca, esempi che escludano la
possibilit dellidentificazione delle opposizioni binarie morte/vita, esseridivini/esseri-umani, cultura/natura etc.? Le strutture di Lvi-Strauss appaiono in
definitiva difficili (o, dipendentemente dalla prospettiva, troppo facili) da
confermare; certamente esse sono ancora pi difficili da contestare.

268

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


Lintero approccio seguito da Lvi-Strauss, e specialmente la sua analisi dei
miti, sembrano ricordare lopera di Sigmund Freud e in particolare il suo studio
dei sogni. Si noti, innanzitutto, che Lvi-Strauss sembra prendere da Freud
lidea che gli esseri umani possiedono sia una parte conscia che una parte
inconscia; e che questa ultima relativamente pi naturale, mentre la prima
pi culturale. I sogni, a loro volta, presentano sia un contenuto manifesto che
un contenuto latente. Non diversamente dai miti, i sogni presentano infatti un
contenuto manifesto, cio emerso, esplicito, dichiarato, e peraltro in s di
modesta importanza. Questo contenuto ha una valenza simbolica rispetto al
contenuto latente, e anche spesso una funzione di copertura rispetto a questo
ultimo. Al contenuto latente, quello veramente significativo, si pu risalire
partendo da quello manifesto. Il contenuto latente lespressione dellinconscio;
questultimo contiene sia le rappresentazioni rimosse, sia gli impulsi istintivi
ereditari. Gli impulsi istintivi sono al di l della coscienza individuale; come le
strutture di Lvi-Strauss, essi sono trasversali rispetto alle categorie della storia e
dellindividuo. Cos, Freud dichiara esplicitamente di ritenere che i nostri
antenati di 3.000 e pi anni fa sognavano in modo simile al nostro.45
Le similarit tra Freud e Lvi-Strauss non si limitano peraltro a questi
aspetti di contenuto ma investono il livello specificamente metodologico. In
Freud, il passaggio dai contenuti manifesti a quelli latenti attuato in base
allindividuazione dei possibili significati simbolici del linguaggio emerso.
Lanalisi condotta per il tramite di intuizioni di mirabile brillantezza, che
poggiano sul supporto di una vasta cultura linguistica ed umanistica classica, e
che hanno indubbiamente grande presa sul lettore. Ma la stessa analisi non si
avvale di informazioni comparative, se non in modo complementare, rimanendo
prima di tutto interessata allo studio del singolo caso clinico (vedi infra,
Sociologia e psicologia). E in definitiva, lintero procedimento, per quanto
seducente possano apparire i risultati, presenta una fondamentale debolezza.
Quella di non potere essere contestato. Se supponiamo infatti per un momento
che tutto ci sia solo una colta fantasia, ci rendiamo conto di non potere
dimostrare che proprio di ci, di una colta fantasia, si tratta. Le stesse difficolt
si provano di fronte alle strutture latenti intuite da Lvi-Strauss.
Una indiretta conferma della seriet di questo problema ci viene dalla solo
apparente facilit con la quale le ipotesi formulate nellambito dello
strutturalismo antropologico sono difese da Lvi-Strauss di fronte alle possibili
obiezioni che possono essere loro rivolte. Le forme strutturali sono per usare la
definizione di Lvi-Strauss fondamentalmente le stesse per tutti gli spiriti,
antichi e moderni, primitivi e civilizzati;46 ne discende che esse dovrebbero
essere al tempo stesso universali ed immutabili. vero che queste strutture si
situano ad un livello culturale pi profondo

269

SOCIOLOGIA COME RICERCA


rispetto alle varie culture immanenti in cui si articola lorganizzazione umana.
Ma ci si aspetta che in qualche modo questa universalit e immutabilit si
manifesti nella realt empirica, sia pure naturalmente solo in quella dei fenomeni
culturali-sociali.
Cos, tornando al caso fondamentale dello zio materno, se la struttura della
parentela, latomo almeno di questa, possiede tali qualit di universalit e
immutabilit, ci si aspetterebbe di trovare in ogni contesto socio-culturale anche
la prova evidente di quella simmetria nei rapporti padri figli, zii nipoti che
era stata considerata come lespressione di questa struttura sottostante (momento
di generalizzazione). Ma il fatto che cos non , non viene assolutamente
considerato come una adeguata smentita dellipotesi. Al contrario, un fatto del
genere considerato da Lvi-Strauss come una indicazione della esistenza di
una situazione pi complessa del sistema di parentela, tale che le forme che
fanno capo alle strutture di base risultano annegate nel contesto differenziato;
senza per che tutto ci possa pi semplicemente mettere in discussione la stessa
identificazione di tali strutture.
Si afferma parallelamente che in ogni caso le forme in discussione, ossia le
particolari relazioni zii nipoti etc., dovranno necessariamente ricomparire
quando il sistema in questione entra in una fase di trasformazione rapida, si
trova in conflitto con altre culture, o sullorlo di una crisi fatale. Ora, si pu
notare come laccertamento della esistenza di tutte queste situazioni, caratterizzate da un notevole grado di indeterminatezza (quante sono, ad esempio, le
societ che sicuramente non sono in conflitto con altre culture?), non pu molto
spesso che essere lasciato ad una valutazione altamente soggettiva. Cosicch
evidentemente laccertamento della stessa necessit della ricomparsa di queste
forme particolari, in una determinata societ e in un determinato momento,
materia altamente discutibile, e in definitiva lesistenza delle strutture sottostanti
sfugge alla possibilit di una verifica. Pi che di una generalizzazione che
costituisce il fondamento della comparazione, si tratta qui di una
generalizzazione che prescinde dalla comparazione, in quanto si trova ad un livello non attingibile da questultima.
Si pu notare, del resto, come negli ultimi decenni la ricerca socioantropologica abbia trovato interessanti spazi per un approfondimento dei temi
delle relazioni tra coniugi, figli, parenti ed affini proprio in una opposta
direzione rispetto a quella dello strutturalismo di Lvi-Strauss. E cio, non in
una generalizzazione universalistica, di difficile riscontro empirico, bens
allopposto in una identificazione empirica, comparativa e storicistica, della
connessione tra vari fenomeni. In particolare, tra, da una parte, forme di
trasmissione della propriet (dote alla sposa contro pagamenti matrimoniali alla
famiglia della sposa), relazioni sociali ed affettive nella famiglia (affettivit e
personalizzazione dei rapporti contro neutralit

270

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


affettiva), e, dallaltra, organizzazione delle attivit produttive, sviluppo dei
mezzi di produzione (lavoro agricolo basato sulle braccia dei lavoratori, oppure
su strumenti tecnici come laratro; produzione economica su base comunitaria
oppure individualistica), diritti sulla terra (terra disponibile per tutti gli
appartenenti alla comunit contro terra acquistabile solo tramite impiego di
capitale), etc.47
Lambizione di individuare delle strutture universali, sottostanti la variet
delle manifestazioni del sociale, comporta un peculiare e difficile rapporto tra
strutturalismo e storia. Se le strutture hanno la qualit della universalit, esse
non possono evitare di passare attraverso la storia, senza esserne condizionate.
Secondo Lvi-Strauss, in effetti, la storia consiste essenzialmente nella
attualizzazione, secondo modalit contingenti, delle strutture universali. Queste
ultime possono combinarsi in modo diverso e presentare forme di complessit
variabile, senza per questo motivo mutare intrinsecamente. In conseguenza di
ci, la posizione dellantropologo sociale nei confronti della storia deve essere
rivolta secondo Lvi-Strauss al superamento di tutto quello che costituisce
levento immanente, le manifestazioni pi esteriori. In questo senso, lapproccio
sembrerebbe avvicinarsi alla concezione della storia sociale. Ma solo apparentemente. Infatti, per gli autori della storia sociale, le manifestazioni pi esteriori,
gli vnements, devono essere s messi da parte, ma solo per potere meglio
mettere a fuoco aspetti di pi lunga durata, fenomeni ciclici, fasi storiche. Tutti
aspetti cio a cui difficilmente si pu negare un carattere di forte oggettivit. Nel
caso dello strutturalismo, invece, non solo questi aspetti immanenti, esteriori,
devono essere considerati di importanza secondaria; ma, pi in generale, tutta la
storia non serve che a comprendere una struttura sottostante, che al di fuori
della storia stessa. La storia non quindi utile che come una serie di esempi, dai
quali si pu risalire alle strutture sottostanti, che sono abbastanza ovviamente di
numero limitato.
Il difficile rapporto tra lo strutturalismo di Lvi-Strauss e la storia implica
inesorabilmente un enfatizzazione degli aspetti sincronici a tutto svantaggio di
quelli diacronici. E questo a sua volta apre una forbice tra questo strutturalismo
antropologico e gli sviluppi dello strutturalismo in psicologia e linguistica, dove
come abbiamo sottolineato, le opere di Piaget e di Chomsky si muovono al
contrario verso il concetto diacronico di costruzione e sviluppo. Una forbice
similare si apre per lo stesso motivo tra strutturalismo di Lvi-Strauss e
sociologia, perlomeno tra esso e la sociologia che fa del mutamento sociale un
suo oggetto non secondario di studio. Ma lopposizione tra questo strutturalismo
e la sociologia a ben vedere pi radicale. Tale opposizione va al di l del gi
ricordato disprezzo dello strutturalismo per lempirismo. Essa attiene al fatto
basilare che lo strutturalismo di Lvi-Strauss colloca la spiegazione del sociale
non nel sociale

271

SOCIOLOGIA COME RICERCA


stesso (come ha sempre fatto la sociologia) ma in qualcosa a monte di esso, in
una dimensione che non pu che essere dellintelletto. Antiempirismo,
antistoricismo, amore per lanalisi sincronica, sono in definitiva solo
conseguenze di questo riportare il sociale alla sfera intellettiva.
In questo quadro, non pu non assumere un significato centrale il problema
del rapporto tra la natura delle strutture e la modalit con cui esse possono essere
conosciute dal soggetto. Le strutture inconsce sono necessariamente, come si
detto, non empiriche. Tuttavia, secondo Lvi-Strauss, esse, ovviamente, non
sono semplicemente uno schema artificiale frutto della fantasia dellosservatore.
Al tempo stesso, esse non sono innate nellindividuo; piuttosto esse sono
generate in modo omogeneo da ogni individuo in quanto homo sapiens;48 e
possono essere comprese da questultimo attraverso le sue capacit intellettive.
Questo punto, come si pu intendere ad un pi attento esame, decisamente
delicato sotto il profilo della capacit di convinzione dellintera costruzione
della teoria. Se infatti lo strutturalismo, dopo avere definito le strutture come
non appartenenti alla dimensione empirica, le attribuisse alla sola dimensione
del soggetto, creerebbe una contrapposizione tra soggetto e realt empirica che
sarebbe difficilmente gestibile allinterno di una prospettiva che ha comunque
come oggetto fenomeni sociali e non meccanismi psichici. Daltra parte, se le
strutture fossero attinenti a qualcosa di esterno al soggetto, non si capirebbe
come esse possano essere comprese da questultimo, per mezzo dei suoi mezzi
intellettivi, senza al tempo stesso potersi basare sullesperienza empirica.
La soluzione proposta da Lvi-Strauss per questa impasse consiste
nellaffermare che le strutture non possono che appartenere ad un livello
intermedio tra realt materiale e coscienza dellindividuo. Tale livello risale ad
un momento precedente allaffermarsi di una dicotomia tra soggetto e oggetto.
Le strutture rappresentano la finalit inconscia dello spirito,49 e a livello di
questultima si realizza una convergenza tra il carattere finalistico della
coscienza e il carattere deterministico della storia.
Si tratta comunque di una soluzione teorica che non indolore sotto il
profilo anche epistemologico. Affermando che la struttura appartiene a questo
livello inconscio, lo strutturalismo antropologico-sociale di Lvi-Strauss opera
una cesura rispetto al modello dello strutturalismo linguistico classico. Le
strutture di questo ultimo (la delimitazione negativa dei significanti; la
opposizione binaria dei fonemi etc.), in effetti, sono costrutti non direttamente
visibili, che rimangono al di sotto della realt immediata. Si tratta infatti non
tanto di aspetti empirici (come i fonemi) ma di legami logici che riguardano
questi aspetti empirici. Quindi, di aspetti non empirici in una accezione
positivistica restrittiva, ma neppure di finalit inconsce dello spirito. In quanto
appartenenti alle finalit inconsce dello spirito, i costrutti di Lvi-Strauss si
collocano su un piano differente da

272

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


quello dei costrutti della linguistica. Del resto, il nostro autore arriva a queste
finalit inconsce attraverso passaggi solo apparentemente simili a quelli della
linguistica. opportuno fare attenzione a questo proposito, al fatto che LviStrauss, utilizzando la terminologia di de Saussure, chiama le sue
simbolizzazioni signifiants, suggerendo quindi una loro equivalenza agli
elementi base della lingua. Ma i suoi significanti, a differenza ad es. dei fonemi
che sono forme acustiche, sono gi simbolizzazioni e appartengono al
metalinguaggio come lo stesso Lvi-Strauss concede50 non alla realt
empirica del linguaggio. Inoltre, intuitivo come il concetto della opposizione
tra, mettiamo, fonemi sonori e sordi si colloca su un piano di oggettivit e
verificabilit ben superiore a quello della opposizione natura/cultura individuata
da Lvi-Strauss nella mitologia greca. Questo dal momento che natura e cultura
sono concetti a loro volta riassunti in modo decisamente soggettivo come
abbiamo gi notato da aspetti materiali pi remoti (il testo che riporta il mito).
Malgrado i continui richiami espliciti allo strutturalismo linguistico come
scienza madre dello strutturalismo antropologico-sociale, questultimo quindi
rompe con il suo modello originale, rispetto ad un punto di importanza
fondamentale.
Il riferimento alla struttura come finalit inconscia dello spirito appare,
nello strutturalismo antropologico, come parte di una pi generale
caratterizzazione di questa teoria. In essa, il rigetto della dimensione empirica
finisce per essere rigetto del valore dellesperienza, arroccamento in una
posizione ontologica, che guarda cio allente (qui, la struttura) come a ci che
pu esistere, piuttosto che a ci la cui esistenza sostenuta dalla ricerca
empirica; e, non ultimo, prevedibilmente, fastidio di fronte al problema di
sottoporre le ipotesi relative alla struttura (le generalizzazioni) al confronto, in
chiave effettivamente comparativa, con diverse situazioni reali, in una
prospettiva sincronica o diacronica. Lostilit allempirismo e alla
comparazione, il carattere soggettivo delle interpretazioni, finiscono del resto
per rendere difficile una difesa della teoria dalla accusa di avere sovrapposto ad
altre societ categorie della societ occidentale spacciate per universali.
Riassumendo e concettualizzando, lo strutturalismo di Lvi-Strauss sembra
caratterizzato da promesse teorico-metodologiche che vanno oltre le effettive
capacit di esplicazione del metodo. In particolare, questo approccio incontra
difficolt sia quando si tenta di utilizzare le sue generalizzazioni per una
previsione delle forme assunte dai fenomeni sociali nei vari contesti socioculturali (come nel caso ad esempio dello zio materno e delle relazioni
familiari); sia quando si passa da una analisi sincronica ad una diacronica
(quando cio lo si vuole utilizzare nei confronti della evoluzione del quadro
storico). Tutto ci sembra dimostrare che lo strutturalismo in grado di costruire
fascinose sintesi modellistiche della realt

273

SOCIOLOGIA COME RICERCA


sociale; ma anche che queste sintesi modellistiche sono di scarsa utilit per
lanalisi empirica, perch il mondo empirico sembra dipendere da fattori (e in
definitiva da leggi) che sfuggono alle generalizzazioni dello strutturalismo.
Nella sua prospettiva non per nulla antiempirica, lo strutturalismo sembra
incapace di completare la serie dei passaggi del metodo sperimentale di Bacone
e di Galileo: ossia, per quanto riguarda il primo, partire dalla osservazione di
una serie di particolari, individuare gli elementi essenziali e escludere gli
accidentali, e procedendo per gradi, raggiungere per induzione luniversale
(generalizzazione), per poi passare da questo ultimo a nuovi particolari e a
generalizzazioni pi inclusive;51 e, per quanto riguarda il secondo, pi
specificamente, il passaggio costituito dal riesame della ipotesi iniziale, seguito
da cambiamento delle condizioni, seguito da ulteriore osservazione e da verifica
empirica dellipotesi.52
Il pensiero strutturalista , sotto questo ultimo profilo, eloquentemente
similare al pensiero di un altro studioso della societ, Pareto, che ha posto alla
base delle sue analisi (i) lambizione di una logica rigorosamente scientifica, non
dissimile da quella delle scienze naturali, e facente riferimento a legami aventi il
carattere di uniformit se non di necessit; (ii) il ricorso ad una decisa
formalizzazione modellistica delle ipotesi (si veda ad esempio quanto mostrato
qui in Sociologia e economia); (iii) lindividuazione di elementi (i residui), con
carattere istintuale, privi di esistenza oggettiva ma capaci di determinare il
comportamento umano; elementi che sono tendenzialmente costanti, ossia che
variano poco nella sostanza, anche se assumono forme diverse, e che quindi
sono trasversali rispetto alla storia. Non diversamente dalle strutture di LviStrauss, i residui individuati da Pareto (si possono ricordare, ad esempio, quelli
della classe II, persistenza degli aggregati, in base ai quali una volta costituito
laggregato esso si oppone alle variazioni; o quelli della classe I, istinto delle
combinazioni), costituiscono fascinose generalizzazioni di fenomeni sociali.
Queste generalizzazioni sono capaci di migliorare la comprensione del senso
profondo di molti accadimenti della societ umana. Esse sono per largamente
inadatte ad applicazioni empiriche: e in effetti i fatti sociali appaiono poi nel
loro divenire frutto dellinfluenza di ben altri fattori, specifici e contingenti,
rispetto a cui linfluenza dei residui, quando anche reale, si confonde e si perde.
Strutturalismo, post-strutturalismo e post-modernismo
Malgrado le perplessit suscitate, in particolare sotto il profilo metodologico, lo
strutturalismo di Lvi-Strauss non ha mancato di suscitare una vasta eco nelle
discipline umanistiche e in determinati settori delle scienze

274

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


sociali pi legati alla tradizione degli studi culturali. Il contributo innovativo
dello strutturalismo non sfuggito a coloro che, in queste discipline, si
percepivano, e ancora si percepiscono, presi in una sorta di tenaglia. Costoro
infatti da una parte si sono sentiti oggetto di accuse di inadeguatezza sotto il
profilo del rigore logico-formale; dallaltra, non sono stati disposti a venire a
patti con lempirismo metodologico suggerito dai successi delle scienze naturali,
o perch essi consideravano queste scienze come colonizzatrici, o perch essi si
sentivano semplicemente impreparati ad applicare tale metodologia. A tutti
costoro il metodo strutturalista, nella accezione fornita da Lvi-Strauss,
sembrato rappresentare la risposta ideale ai loro problemi. Questo metodo,
infatti, permette di continuare a concentrare lanalisi su elementi non empiricoquantitativi, e in primo luogo sul linguaggio; di mantenere la tradizione degli
studi culturali; di sfruttare al meglio le capacit critiche, letterarie e di analisi
qualitativa, senza sentirsi al tempo stesso irrimediabilmente obsoleti sotto il
profilo metodologico.
quindi comprensibile come la lezione di Lvi-Strauss abbia trovato un
numero consistente di seguaci, anche se il modello originale dello strutturalismo
antropologico si venuto via via modificando, talvolta in modo considerevole.
Nelle opere dei continuatori, il modello si rifuso con loriginale paradigma
dello strutturalismo linguistico, ha subito anche linfluenza di concetti marxisti e
neomarxisti, si intrecciato con una corrente di studi il post-modernismo
centrata sulla trasformazione sociale e lemergere di una nuova fase dello
sviluppo della societ occidentale, rappresentata appunto dalla c.d. postmodernit.
Questa variet di approcci, strategie e campi disciplinari del tardo
strutturalismo ovvero, come usualmente chiamato, del post-strutturalismo
condivide aspetti di fondo del pensiero strutturalista, e cio: (i) lopposizione
allempirismo scientifico; (ii) il riferimento ad un sistema di segni, di
rappresentazioni, come oggetto di analisi; (iii) linterpretazione simbolica di
questi segni, derivata in particolare dalla lezione di Lvi-Strauss. Ma accanto a
queste fondamentali convergenze esistono anche divergenze che fanno del poststrutturalismo un corrente di pensiero diversa dal suo modello ispiratore. In
effetti, il post-strutturalismo sembra mettere da parte la qualit universalistica e
il riferimento alla dimensione dello spirito che hanno caratterizzato le strutture
nel paradigma di Lvi-Strauss. E, conseguentemente, si libera anche della astoricit che era legata alle precedenti caratteristiche. Questo permette al poststrutturalismo di portare avanti analisi strutturalistiche su aspetti culturali aventi
un carattere storico, cio emergenti solo allinterno di un determinato periodo
storico. O anche di occuparsi della evoluzione degli elementi strutturalistici da
un determinato quadro storico ad un altro. Cos facendo, il post-strutturalismo

275

SOCIOLOGIA COME RICERCA


abbandona lambizione di Lvi-Strauss di riportare la cultura alla natura umana
e perde pertanto il fascino dei tentativi di scoprire luniversale; ma acquista una
flessibilit e un raggio di azione invidiabili.
Inoltre, il post-strutturalismo si sceglie come proprio oggetto di analisi i
segni, e pi specificamente lelemento discorsivo, nella sua accezione scritta e
talvolta anche orale; ma si autoattribuisce una competenza che si allarga a tutti i
sistemi di segni e finisce col comprendere ugualmente le immagini della pittura
e le immagini filmiche, la musica e la televisione. Insieme con questo
allargamento del suo campo di indagine, il post-strutturalismo sembra realizzare
un altro tipo di allargamento: quello nella direzione di una analisi degli aspetti di
contenuto, dei valori. A differenza dello strutturalismo linguistico, che limitava
essenzialmente la sua indagine alla individuazione delle connessioni formali tra i
segni, il post-strutturalismo supera ben volentieri questi limiti. Utilizzando in
modo costante e spesso estremo lo strumento dellinterpretazione simbolica cos
fruttuosamente divulgato da Lvi-Strauss, il post-strutturalismo tende a
subordinare linteresse per queste connessioni formali a quello per un discorso
sui contenuti culturali, e in particolare sui valori. Discorso che assume qui
inevitabilmente un aspetto critico se non esplicitamente ideologico, che non era
presente nello strutturalismo linguistico e neppure in quello antropologico di
Lvi-Strauss. Al tempo stesso, il post-strutturalismo e le sue derivazioni
esprimono, come si vedr meglio in seguito, una forte critica nei confronti del
paradigma della scienza moderna, critica che era assente nello strutturalismo
linguistico e antropologico.
Una prima, evidente testimonianza di questo slittamento dallo
strutturalismo al post-strutturalismo costituita dalla corrente di studi
semiologici. La semiologia assume come suo riferimento di base il paradigma
dello strutturalismo linguistico e gli studi di Propp, ma enfatizza il collegamento
tra segni e vita sociale e tende a occuparsi pertanto dei fenomeni significativi
dal punto di vista sociologico. Al tempo stesso, la semiologia espande il suo
campo di indagine a praticamente tutte le forme di comunicazione, e si occupa
di sistemi di segni che vanno dalle espressioni facciali alle comunicazioni di
massa, alla cucina. Roland Barthes, vero pioniere di questi studi fin dagli anni
50,53 offre in Systme de la Mode un ottimo esempio di questa nuova
tendenza.54 Barthes comincia col concedere che esiste un fenomeno empirico
della Moda, costituito dagli oggetti reali di abbigliamento e dallindustria che li
produce: fenomeno che egli ritiene di competenza della sociologia (disciplina
che egli evidentemente confonde con leconomia). Ritiene per che questa realt
empirica sia sostanzialmente indipendente dai segni del sistema Moda, costituiti
dalle immagini visive e dai testi scritti: sistema che egli ritiene di competenza
della semiologia. E concentra la sua attenzione su questi segni e in particolare
sui testi

276

5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


scritti, che sottopone comunque ad una interpretazione simbolica, come in LviStrauss. Il sistema di segni della Moda permette, a suo avviso, di condurre una
analisi sincronica pura, perch questi segni si mantengono stabili per circa un
anno. Ma il fatto che essi cambiano di anno in anno lascia evidentemente lo
spazio anche per una analisi diacronica. Il punto di partenza di Barthes che i
segni della Moda sono arbitrari (cette anne, les imprims triompheront aux
Courses); ma che essi al tempo stesso rimandano a strutture i cui termini
presentano relazioni non casuali. Il metodo di Barthes consiste precisamente
nellindividuare strutture di relazioni tra i segni: insiemi di relazioni la cui
esistenza provata dal fatto che lalterazione di un segno necessariamente
accompagnata dalla alterazione dei segni collegati (es. collo aperto = sportivo =
trama grossa; collo chiuso = elegante = trama fine, etc.). Ma lindagine
semiologica si espande successivamente in un discorso pi generale sulla cultura
in cui emergono elementi critici-ideologici: la Moda (la struttura) come
dception du sens, ambiguit etica, mistificazione del sistema dominante etc.
Lemergere del post-strutturalismo deve molto anche allopera di Jacques
Derrida: a lui alcuni55 fanno risalire linizio vero e proprio di questa corrente, ma
anche il post-modernismo lo considera tra i suoi massimi ispiratori.56 Derrida
porta avanti dagli anni 60 un discorso essenzialmente filosofico57 che si ispira
ai concetti dello strutturalismo classico, ma che radicalizza questi concetti. Tale
radicalizzazione si esprime in primis nel rigetto di qualsiasi forma di analisi che
faccia riferimento a elementi esterni al testo (il ny a pas de hors-texte), in
particolare alla presenza centripeta del soggetto-autore. Ma anche in una
prospettiva fortemente critica verso tutto ci che appare come unitario e
centripeto. In effetti, Derrida porta un attacco contro quello che chiama il
logocentrismo del pensiero occidentale, cio la metafisica di una presenza della
parola, come ricerca di un sistema teorico capace di dare risposte definitive.
Questo carattere logocentrico gli appare come essenzialmente oppressivo. Da
tutto ci, Derrida elabora la sua proposta metodologica pi conosciuta e ripresa:
quella di una decostruzione (sintesi di distruzione e costruzione) del discorso del
testo. Questa strategia permetterebbe di riconoscere le tracce della metafisica del
pensiero occidentale nei discorsi elaborati da questultimo. Si tratta per di fare
emergere non tanto la coerenza degli elementi strutturali, come in una
prospettiva strutturalista classica, quanto piuttosto le omissioni e le elisioni, le
oscurit e le assenze, le fratture, le contraddizioni sia linguistiche che
ideologiche, il carattere gerarchico delle opposizioni. Come un lavoro
psicanalitico, la strategia della decostruzione punta a individuare le mancanze e
le disfunzionalit,58 in una prospettiva che quindi critica anche nei confronti
dello stesso strutturalismo.
Anche se il post-strutturalismo ha avuto in Derrida un pioniere e un
ispiratore, il contributo dato fin dallinizio degli ani 60 da Michel

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SOCIOLOGIA COME RICERCA


Foucault stato ancora pi decisivo ed influente. Il lavoro di Foucault storico,
sociologo, filosofo e teorico della ricerca sociale costituisce un rilevante
contributo agli studi sociali in generale: e, aspetto non secondario, permette di
vedere lapproccio strutturalista alle prese con temi di scienze sociali non
limitati alla sola antropologia. In effetti, Foucault, oltre che di temi teorici, si
occupato di una gamma di temi che va dalla sessualit al carcere, dalla malattia
mentale al crimine e alle forme del controllo sociale.
La vasta opera di Foucault ha dato luogo ad una rilevante corrente di
pensiero e di studi, sia di qua che di l dellAtlantico. Si deve in effetti a
Foucault la diffusione del paradigma post-strutturalista e il fatto che esso sia
divenuto qualcosa di simile a un culto. Si deve notare comunque come questa
corrente di pensiero si intrecciata, come si accennato, con il movimento postmodernista, il cui modello epistemologico deve moltissimo a Foucault. Il postmodernismo, dopo avere assorbito in s gli elementi pi significativi del poststrutturalismo, ha sostanzialmente rimpiazzato, negli ultimi decenni del secolo
XX, lo stesso post-strutturalismo, ereditandone lo status di culto. Sar bene
presentare ora i concetti basilari e le radici del pensiero post-modernista,
avvertendo come essi siano in larga misura comuni allo stesso paradigma poststrutturalista fatta eccezione per il concetto della esistenza di una nuova fase
dello sviluppo della societ occidentale, concetto che caratterizza pi
specificamente il post-modernismo. Analizzeremo poi in modo pi esteso
lopera di Foucault, avanzando delle osservazioni critiche che possono essere in
larga misura estese allo stesso post-modernismo.
Col nome di post-modernismo si intende una corrente di pensiero che, pi
ancora che lo strutturalismo, comprende una pluralit di approcci e di strategie
di critica e ricerca, e che pertanto non pu dirsi unitaria. Del resto, si tratta di
una corrente che interessa pi discipline in particolare, insieme alla sociologia,
lantropologia, la storia, la scienza politica e la critica letteraria e anzi che,
come si vedr meglio in seguito, pone come uno dei suoi capisaldi il
superamento delle barriere disciplinari.
Tutta la corrente post-modernista presenta, come significativo
denominatore comune, la convinzione che il mondo sociale attuale sia il frutto di
profonde trasformazioni che lo hanno reso diverso dal mondo moderno. Con
questa perentoria affermazione, il post-modernismo vuole mettere in discussione
quella assimilazione tra modernit e attualit cos automatica nella cultura del
900. Parallelamente il post-modernismo, in armonia con il post-strutturalismo,
attacca i paradigmi fondamentali del pensiero moderno, ossia lilluminismo e la
derivata concezione del positivismo scientifico, come espressioni di un mondo
datato e come approcci inadeguati al mondo attuale. Allilluminismo e al
positivismo i teorici del post-

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5. IL MODELLO STRUTTURALISTA E I SUOI SVILUPPI


modernismo muovono una serie di accuse, al tempo stesso articolate e collegate
tra loro. Pi specificamente, le accuse:
1. Di avere posto al centro del concetto di conoscenza della realt lUomo
dotato di Ragione (entrambi termini con la maiuscola), ossia una entit con
pretese di universalit e di assolutezza a-storica, di unicit e certezza. Questo
Uomo dotato di Ragione e i suoi corollari di universalit, assolutezza e astoricit sono al contrario il prodotto di una precisa cultura, oltre tutto
storicamente determinata, ossia della cultura dellOccidente moderno. E la
attivit scientifica che si ispira a questi criteri trova legittimazione solo sulla
base di tale cultura e del suo rapporto con lo Stato moderno.59 Questa entit
universalistica stata costruita artificialmente, a spese di altre, innumerevoli
prospettive, tutte ugualmente minoritarie, perch non facenti parte della cultura
dominante dellOccidente (ad es., la prospettiva delle culture non-europee, o,
nello stesso mondo occidentale, le prospettive delle culture popolari o quelle
delle donne). Il post-modernismo reagisce alla imposizione di tale prospettiva
artificiosamente universalistica, e la denuncia come desiderio di totalitarismo
scientifico. Ogni tentativo di costruzione di grand theories, di metanarratives,
ossia di modelli esplicativi unici e totali, come quelli di Marx, Durkheim o
Parsons, percepito con orrore.60
2. Di avere offuscato con lenfatizzazione di tale universalit e
assolutezza, come pure del carattere oggettivo della conoscenza scientifica
alcuni aspetti rilevanti della stessa attivit scientifica. Il paradigma della
conoscenza scientifica che si affermato in Occidente e poi nel resto del mondo,
non nato in un vuoto di valori religiosi, politici e morali. Al contrario, questo
paradigma ha mosso i suoi primi passi e ha ottenuto le prime affermazioni nel
contesto conflittuale della opposizione allAncien Rgime, della battaglia tra il
modello organizzativo tradizionale-feudale e quello moderno-commerciale, della
contrapposizione tra spirito laico (o semplicemente religioso-naturale) ed
autorit religiosa (si pensi al conflitto di Galileo o di Darwin con la Chiesa). Al
tempo stesso, la conoscenza scientifica ha svolto un ruolo assai significativo
nella affermazione di nuovi valori e modelli di organizzazione politica,
economica e sociale (si pensi al ruolo della scienza economica nel XVIII e XIX
secolo), nonch nella legittimazione di tali valori e modelli.
3. Di avere fatto coincidere lanalisi scientifica con un orientamento di tipo
normativo (Bauman parla di orientamento legislative).61 Ossia, con un
orientamento rivolto alla formulazione di leggi quanto pi possibili generali, di
principi di certezza, di fondamenti. Allinterno di questo orientamento, il fine
vero della analisi scientifica stato la classificazione, la regolazione e in
definitiva il controllo della natura e della societ. Uno dei leitmotiv del postmodernismo in effetti costituito dalla denuncia di ci che

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SOCIOLOGIA COME RICERCA


percepito come il potere negativo della conoscenza. Si tratta di un concetto
innovativo: il pensiero moderno, dallilluminismo in poi, ha percepito la
conoscenza (in particolare, quella che si presume scientifica), come uno
strumento di emancipazione e di progresso umano; il post-modernismo,
seguendo peraltro pedissequamente il pensiero di Foucault, vede nella
conoscenza un sistema di potere che permette di definire, limitare e dominare gli
altri.
4. Di avere costruito il paradigma della attivit scientifica intorno ad una
serie di opposizioni binarie (si noti il riferimento alla linguistica di Jakobson),
come scienza/religione, scienza/politica, scienza/letteratura, scienza/mito,
scienza/ideologia, scienza/retorica; opposizioni che implicano una illegittima
gerarchizzazione della conoscenza. E, parallelamente, di avere accompagnato a
queste opposizioni altre, di contenuto non disciplinare quanto piuttosto
sostanziale, quali quelle ragione/a