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Mario Livio

Dio un matematico
Rizzoli
Propriet letteraria riservata
2009 by Mario Livio
2009 RCS Libri S.p.A., Milano
ISBN 978-88-58-60109-9

Titolo originale dell'opera:


IS GOD A MATHEMATICIAN?
Edizione originale Simon & Schuster, Inc.
In copertina:
progetto grafico di Meg Paradise per Mucca Design
Traduzione di: Carlo Capararo e Andrea Zucchetti.
Realizzazione editoriale: Studio Editoriale Littera, Rescaldina (MI).

www.rizzoli.eu
Come possibile che un prodotto della mente umana, pur essendo
indipendente dallesperienza, si accordi tanto bene agli oggetti della
realt fisica? Se lo chiedeva, tra gli altri, Einstein pensando alla
matematica, una disciplina che almeno dai tempi dei pitagorici ha
assunto unaura di divinit per le sue caratteristiche di perfezione e
trascendenza. Man mano che le nostre conoscenze tecniche si
sviluppano, scopriamo che le formule e le forme geometriche, elaborate
sullo slancio della speculazione pura, descrivono con precisione il
mondo che ci circonda e spesso anticipano scoperte ben pi tarde. Qual
il mistero di tanta irragionevole efficacia?

Per rispondere a questa domanda, Mario Livio ripercorre con vivace


curiosit le avventure, i pensieri e gli accesi dibattiti delle grandi menti
del passato: geni che non a caso furono insieme matematici e mistici,
astronomi, fisici, sociologi e alchimisti. Cos, tra le leggi della
gravitazione universale di Newton, le geometrie non euclidee di
Riemann e il teorema dincompletezza di Gdel, nel racconto trovano
spazio anche le Osservazioni fatte sui bollettini di mortalit con cui nel
Seicento il merciaio londinese John Graunt apr la strada al trionfale
ingresso di numeri ed equazioni nelle scienze sociali per mezzo della
statistica. Secoli di interrogativi, conclude lautore, non sono bastati a
dissipare il mistero della perfetta corrispondenza tra speculazione
matematica e realt fisica, ma ci hanno regalato almeno una certezza: se
Dio esiste, di sicuro un matematico integralista.
MARIO LIVIO, astrofisico di fama internazionale, lavora dal 1991
presso lo Space Telescope Science Institute, che coordina lattivit del
telescopio spaziale Hubble, di cui ha diretto la divisione scientifica.
Appassionato darte e di storia della matematica, ha gi pubblicato per
Rizzoli La sezione aurea (2003) e Lequazione impossibile (2005).
dedica
A Sofie
Prefazione
Quando si lavora nel campo della cosmologia lo studio del cosmo
nel suo complesso , una delle certezze della vita diventa larrivo a
scadenza settimanale di una lettera, une-mail o un fax inviati da
qualcuno (invariabilmente un uomo) che vuole esporvi la propria teoria
delluniverso. Il pi grosso errore che possiate commettere rispondere
gentilmente dicendo che vi piacerebbe saperne di pi. Il risultato
immediato sar un interminabile fuoco di fila di messaggi. Come si pu
dunque prevenire lattacco? Una tattica che ho trovato particolarmente
efficace (a parte la scortesia di non rispondere affatto) di far presente
un fatto incontestabile: fintantoch una teoria non formulata in
maniera precisa nel linguaggio della matematica, impossibile
valutarne la validit. Questa risposta blocca allistante la gran parte dei
cosmologi dilettanti. La verit che senza matematica i cosmologi
moderni non avrebbero potuto progredire nemmeno di un passo nel loro

tentativo di comprendere le leggi della natura. La matematica fornisce


la solida impalcatura che tiene insieme ogni teoria delluniverso. Pu
darsi che ci non appaia cos sorprendente finch non ci si rende conto
che la natura della stessa matematica non del tutto chiara. Come ha
affermato una volta il filosofo inglese Sir Michael Dummett, Le due
discipline intellettuali pi astratte, la filosofia e la matematica, fanno
sorgere la stessa perplessit: di che cosa trattano? La perplessit non
nasce soltanto dallignoranza: anche coloro che si occupano
professionalmente di queste materie trovano difficile rispondere alla
domanda.
In questo libro cercher umilmente di chiarire sia alcune
caratteristiche essenziali della matematica sia la natura del rapporto tra
la matematica e il mondo che osserviamo. Lintento non quello di
stilare una storia generale della matematica: quello che faccio
piuttosto seguire levoluzione cronologica di alcuni concetti che hanno
risvolti diretti per capire il ruolo della matematica nella nostra
comprensione del cosmo.
Nel corso di un lungo periodo di tempo, molte persone hanno
contribuito, direttamente e indirettamente, alle idee presentate nel libro.
Vorrei ringraziare Sir Michael Atiyah, Gia Dvali, Freeman Dyson,
Hillel Gauchman, David Gross, Sir Roger Penrose, Lord Martin Rees,
Raman Sundrum, Max Tegmark, Steven Weinberg e Stephen Wolfram
per i proficui scambi di opinioni. Sono grato a Dorothy Morgenstern
Thomas per avermi permesso di consultare il testo completo del
resoconto di Oscar Morgenstern dellesperienza avuta da Kurt Gdel
con il Servizio di immigrazione e naturalizzazione statunitense.
William Christens-Barry, Keith Knox, Roger Easton e in particolare
Will Noel sono stati tanto gentili da offrirmi spiegazioni dettagliate sui
loro tentativi di decifrare il palinsesto di Archimede. Un ringraziamento
speciale va a Laura Garbolino per avermi fornito materiali fondamentali
per la mia ricerca e documenti rari riguardanti la storia della
matematica. Ringrazio anche i dipartimenti collezioni speciali della
Johns Hopkins University, della University of Chicago e della
Bibliothque nationale de France (Parigi) per aver trovato alcuni
manoscritti rari per me.
Sono grato a Stefano Casertano per laiuto nelle difficili traduzioni
dal latino, e a Elizabeth Fraser e Jill Lagerstorm per la loro impagabile
assistenza bibliografica e linguistica (offerta sempre con il sorriso).

Devo un ringraziamento speciale a Sharon Toolan per la sua


assistenza professionale nella preparazione del manoscritto per la
stampa, e a Ann Feild, Krista Wildt e Stacey Benn per aver realizzato
alcune delle figure riprodotte nel libro.
Qualsiasi autore dovrebbe essere riconoscente del sostegno continuo
e paziente che io ho ricevuto da mia moglie Sofie durante il lungo
periodo della stesura del libro.
Infine, vorrei esprimere la mia sincera gratitudine alla mia agente,
Susan Rabiner, senza il cui incoraggiamento questo libro non sarebbe
mai esistito. Sono anche profondamente riconoscente al mio editor Bob
Bender per la sua attenta lettura del manoscritto e i suoi commenti
penetranti, a Johanna Li per la sua preziosa assistenza nella produzione
del libro, a Loretta Denner e Amy Ryan per la revisione finale del testo,
a Victoria Meyer e Katie Grinch per la promozione del libro, e
allintero staff di produzione e di marketing della Simon & Schuster per
il loro lavoro indefesso.
1
Un mistero
Qualche anno fa tenni un discorso alla Cornell University. Su una
delle mie diapositive PowerPoint apparve la scritta: Dio un
matematico?. Sentii uno degli studenti seduti in prima fila esclamare:
Oh Dio, spero di no!.
Quella mia domanda retorica non era n un tentativo filosofico di
definire Dio per il mio pubblico n unastuta macchinazione per
intimidire le persone affette da fobia per la matematica. Stavo
semplicemente presentando un mistero in cui da secoli si dibattono
alcune tra le menti pi originali: i poteri in apparenza onnipresenti e
onnipotenti della matematica, caratteristiche che in genere si associano
soltanto a una divinit. Come disse una volta il fisico inglese James
Jeans (1877-1946), Sembra che luniverso sia stato progettato da un
matematico puro.[1] Sembra, insomma, che la matematica sia quasi
troppo efficace per descrivere e spiegare non solo il cosmo in generale,
ma persino alcune delle attivit umane pi caotiche.
I fisici che tentano di formulare teorie delluniverso, gli analisti di
borsa che si rompono la testa per prevedere il prossimo crollo dei
mercati, i neurobiologi che costruiscono modelli del funzionamento del

cervello, gli esperti di statistica dellintelligence militare che cercano di


ottimizzare lallocazione delle risorse, tutti costoro utilizzano la
matematica. E, anche se si servono di formalismi elaborati in differenti
branche matematiche, fanno tutti riferimento a un unico sistema
matematico globale coerente. Che cosa d alla matematica questi
incredibili poteri? Come possibile si chiese una volta Einstein che
la matematica, un prodotto della mente umana che indipendente
dallesperienza [il corsivo mio], si accordi in maniera tanto eccellente
agli oggetti della realt fisica?[2]
Questo senso di assoluta meraviglia non nuovo. Gi alcuni filosofi
dellantica Grecia, Pitagora e Platone in particolare, manifestavano il
loro stupore di fronte allapparente capacit della matematica di dar
forma alluniverso e di governarlo, e di esistere, a quanto sembrava, al
di sopra del potere degli uomini di alterarla, dirigerla o influenzarla.
Anche il filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679) non riusciva a
nascondere la sua ammirazione. Nel Leviatano, limponente opera in
cui espose ci che considerava il fondamento della societ e del
governo, Hobbes individua nella geometria il paradigma del
ragionamento razionale:
Se allora tale verit consiste nel giusto ordinamento dei nomi nelle
nostre affermazioni, un uomo che cerca la verit precisa deve ricordarsi
per che cosa sta ogni nome che utilizza e posizionarlo di conseguenza,
altrimenti si trover intrappolato nelle parole, come un uccello in un
rametto di vischio, che pi cerca di divincolarsi e pi rimane
invischiato. E cos in geometria (che lunica scienza che Dio ha
voluto finora donare al genere umano) gli uomini cominciano con lo
stabilire i significati delle loro parole, chiamando definizioni questa
sistemazione di significati e collocando tali definizioni allinizio del
calcolo.[3]
Millenni di ricerche matematiche portentose e di speculazioni
filosofiche erudite hanno contribuito relativamente poco a far luce
sullenigma del potere della matematica. Anzi, in un certo senso il
mistero si addirittura infittito. Il noto fisico matematico di Oxford
Roger Penrose, per esempio, oggi identifica addirittura un triplo
mistero. Penrose distingue tre mondi: il mondo delle nostre
percezioni coscienti, il mondo fisico e il mondo platonico delle
forme matematiche.[4] Il primo mondo la sede di tutte le nostre
immagini mentali: come percepiamo i volti dei nostri figli, come

godiamo di un tramonto mozzafiato o come reagiamo di fronte a


orripilanti immagini di guerra. anche il mondo che contiene lamore,
la gelosia e i pregiudizi, le nostre percezioni della musica, degli odori
del cibo e della paura. Il secondo mondo quello che in genere
chiamiamo realt fisica. Oggetti reali come fiori, pastiglie di aspirina,
nuvole bianche e aviogetti appartengono a questa categoria, cos come
vi appartengono galassie, pianeti, atomi, cuori di babbuino e cervelli
umani. Il mondo platonico delle forme matematiche, che per Penrose
altrettanto reale quanto quello fisico e mentale, la patria della
matematica. qui che troveremo i numeri naturali 1, 2, 3, 4..., tutte le
figure e i teoremi della geometria euclidea, le leggi newtoniane del
moto, la teoria delle stringhe, la teoria delle catastrofi e i modelli
matematici del comportamento dei mercati finanziari. E a questo punto,
osserva Penrose, sorgono i tre misteri. Primo, il mondo della realt
fisica sembra obbedire a leggi che risiedono nel mondo delle forme
matematiche. Era questo il mistero che lasciava perplesso Einstein.
Il Premio Nobel per la Fisica Eugene Wigner (1902-1995) ne era
altrettanto sbalordito:
Il miracolo dellidoneit del linguaggio della matematica alla
formulazione delle leggi della fisica un dono meraviglioso che non
comprendiamo n meritiamo. Dovremmo esserne grati e sperare che
rimarr valido nella ricerca futura e che si estender, nel bene e nel
male, per il nostro piacere e forse anche per il nostro sconcerto, a vaste
branche del sapere.[5]
Secondo, la stessa mente che percepisce la sede delle nostre
percezioni consce emersa in qualche modo dal mondo fisico. Come
ha fatto la mente a nascere, in senso letterale, dalla materia? Saremo
mai in grado di formulare una teoria della coscienza che sia coerente e
convincente quanto lo , per fare un esempio, la teoria
dellelettromagnetismo? Alla fine, ed il terzo mistero, il cerchio si
chiude. Quelle menti che percepiscono sono state capaci di accedere al
mondo matematico scoprendo o creando ed esprimendo una raccolta
preziosa di forme e concetti matematici astratti.
Penrose non offre una spiegazione per nessuno dei tre misteri.
Conclude invece laconicamente: Senza dubbio i misteri non sono tre
ma uno, la cui vera natura al momento non riusciamo nemmeno a
intravedere. Questa unammissione molto pi umile della risposta

data dal preside nella commedia Forty Years On (scritta dallautore


inglese Alan Bennett) a una domanda in qualche modo simile:
Foster: Sono ancora un po confuso riguardo alla Trinit, signore.
Preside: Tre in uno, uno in tre, assolutamente chiaro. Per qualsiasi
dubbio al riguardo rivolgiti al tuo professore di matematica.
Il mistero ancora pi intricato di quanto ho appena esposto. Ci sono
in realt due facce della capacit con cui la matematica riesce a
spiegare il mondo che ci circonda (una capacit che Wigner chiamava
lirragionevole efficacia della matematica), e sono una pi
straordinaria dellaltra. In primo luogo, c un aspetto che si potrebbe
definire attivo. Quando i fisici si aggirano per il labirinto della
natura, fanno uso della matematica per illuminare la strada: gli
strumenti che adoperano e sviluppano, i modelli che costruiscono e le
spiegazioni che trovano sono tutti riconducibili alla matematica.
Questo, in apparenza, in s un miracolo. Newton osserv una mela
che cadeva, la Luna e le maree sulla riva del mare (non sono nemmeno
sicuro che vide mai queste ultime!), non delle equazioni matematiche.
Eppure, da tutti quei fenomeni naturali riusc a ricavare leggi
matematiche della natura chiare, concise e incredibilmente precise. Allo
stesso modo, quando il fisico scozzese James Clerk Maxwell (18311879) ampli la cornice della fisica classica per includervi tutti i
fenomeni elettrici e magnetici che erano noti attorno al 1860, lo fece
per mezzo di quattro equazioni matematiche soltanto. Rifletteteci solo
un attimo. La spiegazione di un insieme di risultati sperimentali
sullelettromagnetismo e sulla luce la cui descrizione in precedenza
aveva richiesto interi volumi, si riduceva a quattro equazioni succinte.
La teoria generale della relativit di Einstein ancora pi stupefacente:
lesempio perfetto di una teoria matematica straordinariamente
precisa su qualcosa di tanto fondamentale quanto lo la struttura dello
spazio e del tempo.
Ma c anche un lato passivo nella misteriosa efficacia della
matematica, ed un aspetto cos sorprendente che quello attivo
impallidisce al confronto. I concetti e le relazioni che i matematici
studiano per ragioni puramente teoriche senza assolutamente valutare
uneventuale applicazione pratica si rivelano a distanza di decenni (a
volte di secoli) come soluzioni inaspettate a problemi che hanno le loro
basi nella realt fisica! Com possibile? Consideriamo il buffo caso di
Godfrey Harold Hardy (1877-1947), un eccentrico matematico inglese.

Hardy era cos orgoglioso del fatto di lavorare esclusivamente


nellambito della matematica pura che proclam con enfasi: Nessuna
mia scoperta ha aggiunto qualcosa, n verosimilmente aggiunger
qualcosa, direttamente o indirettamente, nel bene e nel male, alle
attrattive del mondo.[6] Indovinate un po? Si sbagliava. Uno dei
risultati da lui ottenuti si reincarn con il nome di legge di HardyWeinberg in onore di Hardy e del fisico tedesco Wilhelm Weinberg
(1862-1937) , un principio fondamentale da cui hanno attinto i
genetisti per studiare levoluzione delle popolazioni.[7] Semplificando,
la legge di Hardy-Weinberg stabilisce che se in una popolazione
numerosa gli accoppiamenti avvengono in modo totalmente casuale (e
in assenza di influenze esterne quali migrazioni, mutazioni e selezioni),
allora la composizione genetica della popolazione resta costante nel
passaggio da una generazione allaltra. Persino lopera apparentemente
astratta che Hardy comp nellambito della teoria dei numeri lo
studio delle propriet dei numeri naturali trov applicazioni inattese.
Nel 1973, il matematico inglese Clifford Cocks si serv della teoria dei
numeri per ottenere un progresso rivoluzionario nel campo della
crittografia, lelaborazione di codici cifrati.[8] La scoperta di Cocks
rese obsoleta unaltra affermazione di Hardy. Nella sua famosa
Apologia di un matematico, pubblicata nel 1940, Hardy aveva
proclamato: Nessuno ha ancora scoperto un uso bellico della teoria dei
numeri. Ancora una volta, Hardy era in errore. I codici cifrati sono
assolutamente fondamentali per le comunicazioni militari. Persino
Hardy, dunque, una delle voci pi critiche nei confronti della
matematica applicata, fu trascinato (probabilmente scalciando e
strepitando, se fosse stato ancora in vita) a produrre teorie matematiche
utili a livello pratico.
Ma questa solo la punta di un iceberg. Keplero e Newton
scoprirono che i pianeti del nostro sistema solare percorrono orbite di
forma ellittica, curve che erano state studiate dal matematico greco
Menecmo (circa 350 a.C.) due millenni prima. Le geometrie di nuovo
tipo che Georg Friedrich Bernhard Riemann present per la prima volta
durante lesame di abilitazione allinsegnamento del 1854 si rivelarono
proprio gli strumenti di cui Einstein aveva bisogno per spiegare la
struttura del cosmo. Un linguaggio matematico chiamato teoria dei
gruppi, elaborato dal giovane prodigio francese variste Galois (18111832) al solo scopo di determinare la risolvibilit delle equazioni

algebriche, diventato oggi il linguaggio adottato da fisici, ingegneri,


linguisti e persino antropologi per descrivere tutte le simmetrie del
mondo.[9] Oltretutto, il concetto di forme matematiche di simmetria ha,
in un certo senso, capovolto lintero procedimento scientifico. Per
secoli, il percorso seguito per comprendere i meccanismi di
funzionamento del cosmo era cominciato con una raccolta di fatti
sperimentali e osservativi a partire dai quali gli scienziati, procedendo
per tentativi ed errori, cercavano di formulare le leggi generali della
natura. La procedura era quella di iniziare da osservazioni locali e di
costruire il puzzle tassello per tassello. Nel XX secolo, con il
riconoscimento del fatto che alla base della struttura del mondo
subatomico ci sono motivi matematici ben definiti, i fisici moderni
hanno cominciato a seguire il percorso opposto. Hanno messo al primo
posto i princpi matematici di simmetria, sostenendo che le leggi della
natura e gli stessi costituenti fondamentali della materia dovrebbero
seguire determinati modelli, e da questi requisiti hanno dedotto le leggi
generali. Come fa la natura a sapere di obbedire a queste simmetrie
matematiche astratte?
Nel 1975 Mitchell Jay Feigenbaum, allepoca giovane fisico
matematico presso il Los Alamos National Laboratory, stava giocando
con la sua calcolatrice tascabile HP-65. Mentre esaminava il
comportamento di una semplice equazione, not che una sequenza di
numeri che comparivano nei calcoli si approssimava sempre pi a un
valore particolare: 4,669... Quando esamin altre equazioni, si accorse
con stupore che quello strano numero si ripeteva nuovamente. Di l a
poco Feigenbaum giunse alla conclusione che la sua scoperta
rappresentava qualcosa di universale, qualcosa che, in qualche modo,
segnava il punto di transizione dallordine al caos, anche se non era in
grado di darne una spiegazione.[10] In principio, come prevedibile, i
fisici si mostrarono scettici. In fin dei conti, perch mai lo stesso
numero avrebbe dovuto caratterizzare il comportamento di quelli che
apparivano come sistemi decisamente diversi? Dopo sei mesi di
valutazioni da parte di esperti, il primo articolo scientifico di
Feigenbaum sullargomento fu rifiutato. Non molto tempo dopo,
tuttavia, alcuni esperimenti mostrarono che quando lelio liquido viene
riscaldato dal basso si comporta esattamente come previsto dalla
soluzione universale proposta dal fisico matematico. N quello, si
scopr, era lunico sistema che sottostava alla scoperta di Feigenbaum.

Il sorprendente numero di Feigenbaum faceva la sua comparsa nella


transizione di un fluido da un flusso ordinato a un moto turbolento e
persino nel comportamento dellacqua che gocciola da un rubinetto.
Lelenco di tali anticipazioni matematiche su ci che generazioni
dopo risulter necessario in svariate discipline molto lungo. Uno degli
esempi pi affascinanti dellinterazione tra matematica e mondo (fisico)
reale lo fornisce la storia della teoria dei nodi, ovvero lo studio
matematico dei nodi. Un nodo matematico simile a un comune nodo
di corda i cui due capi sono uniti. In altre parole, un nodo matematico
una curva chiusa senza estremit libere. Per quanto strano, limpulso
principale allelaborazione della teoria dei nodi venne da un errato
modello dellatomo sviluppato nel XIX secolo. Una volta che quel
modello fu abbandonato, appena due decenni dopo il suo
concepimento, la teoria dei nodi continu a evolversi nella forma di una
branca relativamente oscura della matematica pura. Il fatto
sorprendente che questo studio astratto ha trovato inaspettate
applicazioni moderne in ambiti che spaziano dalla struttura molecolare
del DNA alla teoria delle stringhe, che tenta di conciliare il mondo
subatomico con la gravit. Torner su questa notevole vicenda nel
Capitolo 8, poich la sua circolarit rappresenta forse la miglior
dimostrazione di come alcune branche della matematica possano
emergere da tentativi di spiegare la realt fisica, si perdano poi nel
regno astratto della matematica e alla fine ritornino inaspettatamente
alle loro origini ancestrali.
Scoperti o inventati?
Gi la breve descrizione che ho dato fin qui fornisce prove
schiaccianti del fatto che luniverso o governato dalla matematica o,
come minimo, suscettibile di essere analizzato tramite la matematica.
Come questo libro mostrer, anche molta parte dellattivit umana, se
non tutta, sembra emergere da una struttura matematica sottostante,
persino dove meno ce lo si aspetta. Esaminiamo un esempio tratto dal
mondo della finanza, la formula di Black-Scholes per il calcolo del
prezzo delle opzioni.[11] La formula valse il Premio Nobel per
lEconomia ai suoi creatori (Myron Scholes e Robert Carhart Merton;
Fischer Black mor prima che il premio fosse assegnato). Lequazione
chiave del modello consente di comprendere come si assegna un prezzo
alle opzioni azionarie (le opzioni sono strumenti finanziari che
permettono di acquistare o vendere azioni in un momento futuro a un

prezzo concordato). C per un fatto sorprendente. Al cuore di questo


modello sta un fenomeno che i fisici studiano da decenni: il moto
browniano, lo stato di agitazione che manifestano minuscole particelle
sospese nellacqua, come il polline, o nellaria, come le particelle di
fumo. Per di pi, come se non bastasse, la stessa equazione si applica al
moto delle centinaia di migliaia di stelle che formano un ammasso
stellare. Non , per attingere al linguaggio di Alice nel paese delle
meraviglie, qualcosa di stranissimo, e sempre pi stranissimo?
Dopotutto, quale che sia il comportamento del cosmo, gli affari e la
finanza sono mondi creati dalla mente delluomo.
Consideriamo ora un problema ben noto ai costruttori di circuiti
stampati e ai progettisti di computer. Costoro usano trapani laser per
ricavare decine di migliaia di fori nelle loro schede. Per minimizzare i
costi, i progettisti di computer vogliono impedire che i loro trapani si
comportino come turisti per caso. Il loro problema trovare il tour
pi breve tra i fori, quello che permetta di visitare una sola volta
ciascun punto da perforare. Il fatto che i matematici studiano questo
stesso problema, noto come il problema del commesso viaggiatore,
fin dagli anni Venti del secolo scorso. In sostanza, se un venditore, o un
politico impegnato in una campagna elettorale, ha bisogno di visitare un
certo numero di citt spendendo il meno possibile, e se il costo del
viaggio tra ciascuna coppia di citt noto, allora il viaggiatore deve
trovare un metodo per calcolare il modo pi economico di far tappa in
tutte le citt e tornare al punto di partenza. Il problema del commesso
viaggiatore fu risolto per il caso di 49 citt degli Stati Uniti nel 1954.
Nel 2004 stato risolto per il caso di 24.978 citt della Svezia.[12] In
altre parole, lindustria elettronica, le imprese di corrieri che utilizzano
furgoni e persino i costruttori giapponesi di macchinette pachinko (che
devono inserirvi migliaia di chiodi) si devono affidare alla matematica
per compiti semplici come ricavare dei fori, programmare un itinerario
o progettare fisicamente un computer.
La matematica penetrata persino in aree che tradizionalmente non
vengono associate alle scienze esatte. Per esempio, il Journal of
Mathematical Sociology (che nel 2006 giunto al suo tredicesimo
volume) orientato a uno studio matematico di strutture sociali,
organizzazioni e gruppi informali complessi. Gli articoli della rivista si
occupano di argomenti che partono da un modello matematico per

predire lopinione del pubblico a un altro per prevedere le interazioni


allinterno di gruppi sociali.
Procedendo nella direzione opposta dalla matematica verso le
scienze umanistiche il campo della linguistica computazionale, che in
origine coinvolgeva soltanto scienziati informatici, oggi unattivit di
ricerca interdisciplinare che riunisce linguisti, psicologi cognitivi, logici
ed esperti di intelligenza artificiale, tutti impegnati nello studio della
complessit delle lingue che si sono evolute per via naturale.
un perfido trucco di cui siamo vittime? Un trucco tale per cui tutti i
tentativi umani di comprensione conducono alla fine a scoprire i campi
sempre pi raffinati della matematica in base ai quali sono stati creati
luniverso e le sue complesse creature, ovvero noi stessi? La
matematica davvero, come amano ripetere gli educatori, il manuale
nascosto, quello che il professore usa per insegnare mentre ai suoi
studenti d una versione molto pi modesta in modo tale da apparire
pi saggio? O, per usare una metafora biblica, in un certo senso la
matematica il frutto ultimo dellalbero della conoscenza?
Come ho fatto notare brevemente allinizio di questo capitolo,
lirragionevole efficacia della matematica ci pone di fronte a
interessanti enigmi: la matematica ha unesistenza che completamente
indipendente dalla mente umana? Noi stiamo semplicemente scoprendo
delle verit matematiche, esattamente come gli astronomi scoprono
galassie in precedenza ignote? Oppure la matematica non altro che
uninvenzione umana? Se davvero la matematica esiste in un mondo
astratto, quale rapporto c tra quel mondo mistico e quello fisico?
Come fa il cervello umano, con i suoi limiti, a ottenere accesso a quel
mondo immutabile, che sta al di fuori dello spazio e del tempo? Daltra
parte, se la matematica una mera invenzione umana che non esiste al
di fuori delle nostre menti, come si spiega il fatto che linvenzione di
tante verit matematiche abbia dato miracolosamente risposte in
anticipo a domande sul cosmo e sulla vita delluomo che non sono
nemmeno state poste se non molti secoli dopo? Non sono interrogativi
facili. Come mostrer esaustivamente in questo libro, anche
matematici, scienziati cognitivi e filosofi moderni non concordano sulle
risposte. Nel 1989, il matematico francese Alain Connes, vincitore di
due dei pi prestigiosi premi matematici, la Medaglia Fields (1982) e il
Premio Crafoord (2001), espresse con chiarezza la sua opinione in
proposito:

Prendiamo per esempio i numeri primi [i numeri divisibili solo per


uno e per se stessi], che a mio parere costituiscono una realt pi stabile
della realt materiale che ci circonda. Il matematico impegnato nella
propria attivit pu essere paragonato a un esploratore che si mette in
marcia per scoprire il mondo. Lesperienza rivela fatti fondamentali.
Facendo semplici calcoli, per esempio, ci si rende conto che la serie dei
numeri primi sembra proseguire senza fine. Compito del matematico,
allora, dimostrare che esiste uninfinit di numeri primi. Si tratta,
naturalmente, di un vecchio risultato ottenuto da Euclide. Una delle
conseguenze pi interessanti di questa dimostrazione che se un giorno
qualcuno dovesse sostenere di aver trovato il pi grande numero primo,
sar facile mostrare che si sbaglia. Lo stesso vale per ogni
dimostrazione. Dunque noi ci imbattiamo in una realt che altrettanto
incontestabile quanto la realt fisica.[13]
Anche Martin Gardner, famoso autore di numerosi testi di
matematica ricreativa, sposa lidea della matematica come scoperta.
Per lui non ci sono dubbi: i numeri e la matematica hanno unesistenza
propria, indipendentemente dal fatto che gli uomini ne siano o meno a
conoscenza. Se due dinosauri raggiungessero altri due dinosauri in una
radura ha osservato con arguzia, ci sarebbero quattro dinosauri anche
se non ci fossero uomini a osservarli e gli animali fossero troppo stupidi
per saperlo.[14] Connes ha sottolineato che secondo i sostenitori
dellidea della matematica come scoperta (che, come vedremo,
conforme alla concezione platonica), una volta che un concetto
matematico, per esempio quello di numeri naturali 1, 2, 3, 4..., stato
compreso, allora ci si trova davanti a dati innegabili, quali 32 + 42 =
52, a prescindere da quello che ne pensiamo. Ci ci d limpressione,
come minimo, di essere in contatto con una realt esistente.
Altri non sono daccordo. Recensendo un libro in cui Connes
presentava le sue idee, il matematico inglese Sir Michael Atiyah (che
ha vinto la Medaglia Fields nel 1966 e il Premio Abel nel 2004) ha
osservato:
probabile che qualsiasi matematico simpatizzi con Connes. Tutti
noi abbiamo la sensazione che i numeri interi o i cerchi esistano
realmente in un senso astratto e che la visione platonica [che sar
descritta in dettaglio nel Capitolo 2] sia estremamente seducente. Ma
possiamo davvero difendere tale concezione? Se luniverso fosse stato
unidimensionale o addirittura discreto, difficile immaginare come si

sarebbe potuta evolvere la geometria. Potrebbe sembrare che nel caso


degli interi ci si muova su un terreno pi solido, e che contare sia un
concetto realmente primordiale. Immaginiamo per che lintelligenza
non avesse trovato sede nelluomo ma in una enorme medusa solitaria e
isolata, sprofondata negli abissi dellOceano Pacifico. Questa creatura
non avrebbe alcuna esperienza degli oggetti individuali, solo dellacqua
che la circonda. Movimento, temperatura e pressione le fornirebbero i
dati sensoriali fondamentali. In un continuum cos perfetto, il concetto
di discreto non nascerebbe, n ci sarebbe nulla da contare.[15]
Perci, secondo Atiyah, Luomo ha creato [il corsivo mio] la
matematica idealizzando e astraendo elementi del mondo fisico. Della
stessa idea sono il linguista cognitivista George Lakoff e lo psicologo
Rafael Nez. Nel loro libro Da dove viene la matematica, concludono:
La matematica una parte naturale delluomo. Nasce dal nostro corpo,
dal nostro cervello, e dalle nostre esperienze quotidiane del mondo.
Il punto di vista di Atiyah, Lakoff e Nez fa sorgere unaltra
domanda interessante. Se la matematica uninvenzione interamente
umana, davvero universale? In altre parole, se esistesse una civilt
extraterrestre, avrebbe inventato la stessa matematica? Carl Sagan
(1934-1996) pensava che la risposta a questultima domanda fosse s.
Nel suo libro Cosmo, quando discute del tipo di segnale che una civilt
intelligente trasmetterebbe nello spazio, conclude:
estremamente improbabile che un qualsiasi processo fisico naturale
possa trasmettere messaggi radio che contengano soltanto numeri primi.
Se ricevessimo un siffatto messaggio ne dedurremmo lesistenza di una
civilt lontana che quanto meno aveva una passione per i numeri primi.
Ma un fatto certo? Nel suo recente libro A New Kind of Science, il
fisico matematico Stephen Wolfram afferma che quella che chiamiamo
la nostra matematica potrebbe rappresentare solo una possibilit tra
una ricca variet di sapori della matematica. Per esempio, invece di
usare regole basate sulle equazioni matematiche, potremmo adottarne
altre di diverso tipo, rappresentate da semplici programmi per
computer. Inoltre, di recente alcuni cosmologi hanno discusso della
possibilit che il nostro universo sia soltanto un membro di un
multiverso, un gigantesco insieme di universi. Se questo multiverso
esiste davvero, ci dobbiamo aspettare che gli altri universi posseggano
la nostra stessa matematica?

I biologi molecolari e gli scienziati cognitivi mettono sul tavolo


unaltra prospettiva ancora, basata sugli studi delle facolt cerebrali. Per
alcuni di questi ricercatori, la matematica non molto differente dal
linguaggio. A detta loro, in questo scenario cognitivo, dopo che gli
uomini trascorsero un tempo lunghissimo a osservare due mani, due
occhi, due seni, nella nostra specie emersa la definizione astratta del
numero 2, in modo molto simile a quello in cui la parola uccello ha
finito per rappresentare molti animali volanti dotati di due ali. Scrive il
neuroscienziato francese Jean-Pierre Changeux: Secondo me il
metodo assiomatico [che si impiega, per esempio, nella geometria
euclidea] lespressione di facolt cerebrali legate alluso del cervello
umano. Ci che distingue il linguaggio, infatti, proprio il suo carattere
generativo.[16] Ma se la matematica semplicemente un altro
linguaggio, come possiamo spiegare il fatto che mentre i bambini
apprendono facilmente le lingue, molti di loro trovano tanto difficile
studiare la matematica? La bambina prodigio scozzese Marjory
Fleming (1803-1811) descrisse in maniera deliziosa il tipo di difficolt
che gli scolari incontrano con la matematica. La Marjory, che non visse
abbastanza a lungo per festeggiare il suo nono compleanno, lasci dei
diari che comprendevano pi di novemila parole di prosa e cinquecento
versi poetici. A un certo punto si lamenta: Adesso vi racconter
lorribile e tremenda afflizione che mi d la tabella pitagorica; non
potete immaginarla. La cosa pi diabolica 8 x 8 e 7 x 7; una cosa
che la natura stessa non pu tollerare.[17]
Alcuni degli elementi delle complesse questioni che ho presentato
possono essere riformulati in modo diverso: esiste una qualche
differenza di tipo fondamentale tra la matematica e altre espressioni
della mente umana come le arti visive o la musica? E se non ci sono,
perch la matematica mostra una coerenza e una consequenzialit
grandiose che non sembrano appartenere a ogni altra creazione umana?
La geometria di Euclide, per esempio, rimane valida oggi (dove si
applica) quanto lo era nel 300 a.C.; rappresenta verit che ci sono
imposte. Al contrario, non siamo obbligati ad ascoltare la stessa musica
che ascoltavano gli antichi greci n ad accettare lingenuo modello del
cosmo di Aristotele.
Sono molto poche le odierne discipline scientifiche che fanno ancora
uso di idee vecchie di tremila anni. Daltro canto, le ricerche
matematiche pi recenti possono far riferimento a teoremi pubblicati da

un anno o da una settimana, ma possono anche far ricorso alla formula


per calcolare larea della superficie di una sfera, che fu dimostrata da
Archimede attorno al 250 a.C.! Nel XIX secolo il modello dellatomo
basato sulla teoria dei nodi sopravvisse per due decenni scarsi perch
nuove scoperte dimostrarono che era infondato. cos che la scienza
progredisce. Newton attribu il merito della sua grandiosa visione (o
forse no! Si veda il Capitolo 4) ai giganti sulle cui spalle stava. Forse
avrebbe dovuto anche chiedere scusa a quei giganti di cui aveva reso
obsoleta lopera.
Per la matematica diverso. Anche se cambia il formalismo
necessario per dimostrare certi risultati, i risultati matematici non
cambiano. In effetti, come ha detto una volta il matematico Ian Stewart,
C una parola nella matematica per definire i risultati del passato che
sono cambiati: quella parola errori.[18] E questi errori sono giudicati
tali non a causa di nuove scoperte come avviene nelle altre scienze, ma
di unapplicazione pi attenta e rigorosa delle stesse vecchie regole
matematiche. Ci fa della matematica la lingua madre di Dio?
Qualora pensiate che comprendere se la matematica fu inventata
oppure scoperta non sia importante, considerate quanto diventa
insidiosa la differenza tra inventato e scoperto nella seguente
domanda: Dio stato inventato o scoperto?. O, ancor pi
provocatoriamente, nella domanda: Dio cre gli uomini a sua
immagine, oppure gli uomini inventarono Dio a loro immagine?.
In questo libro prover ad affrontare molti di questi interrogativi (e
parecchi altri) e le loro allettanti risposte. Allo stesso tempo, passer in
rassegna ci che abbiamo compreso grazie allopera di alcuni dei pi
grandi matematici, fisici, filosofi, scienziati cognitivi e linguisti dei
secoli passati e di quello attuale. Mi affider anche alle opinioni, agli
ammonimenti e alle riserve di molti pensatori moderni. Questo viaggio
eccitante inizia dalla prospettiva pionieristica di alcuni dei pi antichi
filosofi.
2
Mistici: il numerologo e il filosofo
Il forte desiderio di comprendere il cosmo da sempre insito
nelluomo. Gli sforzi per trovare una risposta alla domanda Che cosa
significa tutto ci? sono stati di gran lunga superiori a quelli necessari

per la mera sopravvivenza, per il miglioramento delle condizioni


economiche o della qualit della vita. Ci non significa che tutti si siano
impegnati attivamente nella ricerca di un ordine naturale o metafisico.
Le persone che lottano per sbarcare il lunario di rado possono
permettersi il lusso di pensare al significato della vita. Nella galleria di
coloro che hanno dato la caccia a regolarit nascoste sotto la
complessit delluniverso percepito, poche figure si sono distinte in
maniera predominante.
Per molti, il nome del matematico, scienziato e filosofo francese
Cartesio (1596-1650) sinonimo della nascita della filosofia e della
matematica dellera moderna. Cartesio fu uno dei principali architetti
del passaggio da una descrizione del mondo naturale in termini di
propriet percepite direttamente dai nostri sensi a spiegazioni espresse
attraverso quantit ben definite dal punto di vista matematico.[1] Invece
di impressioni, odori, colori e sensazioni, Cartesio voleva spiegazioni
scientifiche per indagare a livello pi fondamentale attraverso il
linguaggio della matematica:
Non conosco altra materia delle cose corporee che quella che i
geometri chiamano la quantit e che prendono per oggetto delle loro
dimostrazioni [...]. E poich pu rendersi ragione, in questo modo, di
tutti i fenomeni della natura, io non credo che si debbano ammettere
altri princpi nella fisica, e nemmeno che si abbia ragione di desiderarne
altri.[2]
interessante notare che Cartesio escludeva dalla sua grandiosa
visione scientifica i domini di mente e pensiero, che considerava
indipendenti da quel mondo della materia che si pu spiegare tramite la
matematica. Se indubbio che Cartesio sia stato uno dei pensatori pi
influenti dei quattro secoli passati (e sulla sua figura torner nel
Capitolo 4), non fu per il primo a conferire alla matematica una
posizione centrale. Che ci crediate o meno, idee di ampia portata su un
cosmo permeato di matematica e governato dalla matematica idee che
in un certo senso andavano persino oltre quelle di Cartesio erano gi
state espresse, seppur con forte tono mistico, due millenni prima. Il
personaggio a cui la leggenda attribuisce il concetto secondo cui
lanimo umano fa musica quando impegnato nella matematica pura
fu lenigmatico Pitagora.
Pitagora

Probabilmente Pitagora (572-497 a.C. circa) fu il primo a essere al


contempo un influente filosofo naturale e un carismatico filosofo
spirituale: uno scienziato e un pensatore religioso. A lui si attribuisce
lintroduzione dei termini filosofia (amore per il sapere), e
matematica: le discipline dotte.[3] Anche se non sono sopravvissute
opere di Pitagora (sempre ammesso che siano esistite, considerato che
la maggior parte dei suoi insegnamenti veniva trasmessa oralmente),
possiamo avvalerci di tre sue biografie dettagliate, seppure solo in parte
attendibili, risalenti al III secolo.[4] Una quarta, anonima, era
conservata tra gli scritti del patriarca e filosofo bizantino Fozio (829891 d.C. circa). Il problema principale che si presenta quando si tenta di
stabilire quali siano i contributi personali di Pitagora, sta nel fatto che i
suoi seguaci e discepoli i pitagorici gli attribuiscono
invariabilmente tutte le loro idee. Di conseguenza, persino Aristotele
(384-322 a.C.) ha difficolt a identificare i passaggi della filosofia
pitagorica che possono essere attribuiti con sicurezza a Pitagora in
persona, cos che di solito parla di pitagorici o di cosiddetti
pitagorici.[5] Tuttavia, considerata la fama di cui godette Pitagora
nelle epoche successive, in genere si ipotizza che fu lautore di almeno
una parte delle teorie pitagoriche verso cui Platone e persino Copernico
si sentirono in debito.
Ci sono pochi dubbi sul fatto che Pitagora nacque allinizio del VI
secolo a.C. sullisola di Samo, non lontana dalla costa dellattuale
Turchia. Probabilmente viaggi a lungo nella prima fase della sua vita,
soprattutto in Egitto e forse a Babilonia, dove avrebbe ricevuto almeno
una parte della sua istruzione matematica. Alla fine emigr in Magna
Grecia, nella piccola colonia di Crotone, dove un gruppo di discepoli
entusiasti si raccolsero rapidamente intorno a lui.
Lo storico greco Erodoto (485-425 a.C. circa) lo defin uno dei pi
saggi tra i greci,[6] e il filosofo e poeta presocratico Empedocle (492432 a.C. circa) affermava ammirato:
Cera tra essi un uomo di straordinaria sapienza, che possedeva
davvero ricchezza immensa dingegno, e valentissimo era in opere
varie e sapienti, s che quando tendeva con ogni potenza la mente,
facilmente ciascuna delle cose vedeva, che son nel corso di dieci, venti
et umane.[7]
Non tutti per erano altrettanto impressionati. In alcuni commenti
che sembrano nascere da una certa rivalit personale, il filosofo Eraclito

di Efeso (535-475 a.C. circa) riconosce le vaste conoscenze di Pitagora,


ma si affretta ad aggiungere parole denigratorie: Il sapere molte cose
non insegna ad avere intelletto; altrimenti lo avrebbe insegnato a
Esiodo [un poeta greco vissuto attorno al 700 a.C.] e a Pitagora.
Pitagora e i primi pitagorici non erano n matematici n scienziati nel
vero senso del termine. Al cuore delle loro dottrine cera una
concezione filosofica metafisica sul significato dei numeri. Per i
pitagorici i numeri erano entit viventi e princpi universali che
permeavano ogni cosa, dal cielo alletica umana. I numeri possedevano
due aspetti distinti e complementari: da un lato avevano unesistenza
fisica tangibile; dallaltro erano precetti astratti su cui si fondava ogni
cosa. Per esempio la monade (il numero Uno) era interpretata sia
come la generatrice di tutti gli altri numeri unentit reale quanto
lacqua, laria e il fuoco che faceva parte della struttura fisica del
mondo sia come unidea, lunit metafisica allorigine della
creazione.[8] Lo storico della filosofia Thomas Stanley (1625-1678)
descrisse magnificamente (seppur nellinglese del XVII secolo) i due
significati che i pitagorici associavano ai numeri:
Il numero di due tipi, lIntellettuale (o immateriale) e lo Scienziale.
LIntellettuale quella sostanza eterna del Numero che nel suo
Discorso riguardante gli Dei Pitagora asseriva fosse il principio pi
provvidenziale di tutto il Cielo e la Terra, e della natura che intra esse
[...]. Questo ci che chiamato il principio, fontana e radice di tutte le
cose [...]. Il Numero Scienziale quello che Pitagora definisce
lestensione e la produzione in atto delle ragioni seminali che sono nella
Monade, o in una moltitudine di Monadi.[9]
Perci i numeri non erano semplicemente strumenti per denotare
quantit o grandezze. I numeri dovevano essere scoperti, e
rappresentavano gli agenti formativi attivi in natura. Ogni cosa
nelluniverso, dagli oggetti materiali come la Terra ai concetti astratti
come quello di giustizia, era numero da cima a fondo.
Il fatto che qualcuno trovi il mondo dei numeri affascinante non poi
cos sorprendente.[10] Dopotutto, persino i numeri ordinari che si
incontrano nella vita quotidiana possiedono propriet interessanti.
Considerate il numero dei giorni che ci sono in un anno: 365. Potete
facilmente verificare che 365 uguale alla somma di tre quadrati
consecutivi: 365 = 102 + 112 + 122. Ma non tutto: anche uguale alla
somma dei due quadrati seguenti (365 = 132 + 142)! E provate a

esaminare il numero di giorni di un mese lunare: 28. Questo numero


uguale alla somma di tutti i suoi divisori: 28 = 1 + 2 + 4 + 7 + 14. I
numeri caratterizzati da questa speciale propriet sono detti numeri
perfetti (i primi quattro sono 6, 28, 496, 8218). Notate anche che 28
la somma dei cubi dei primi due numeri dispari: 28 = 13 + 33. Anche
un numero largamente usato nel nostro sistema decimale qual 100
presenta le sue peculiarit: 100 = 13 + 23 + 33 + 43.
Daccordo, abbiamo stabilito che i numeri possono essere
affascinanti. Ma, ci si potrebbe comunque chiedere, quale fu lorigine
della dottrina pitagorica dei numeri? Come nacque lidea che non solo
tutte le cose possiedono un numero, ma anche che tutte le cose sono
numeri? Dato che Pitagora non lasci nulla di scritto o che le sue opere
sono andate distrutte, non facile rispondere a questa domanda.
Limpressione che sopravvive sul modo di ragionare di Pitagora si basa
su un piccolo numero di frammenti preplatonici e su alcune discussioni
molto pi tarde e meno attendibili, per lo pi di filosofi di scuola
platonica e aristotelica. Il quadro che emerge mettendo insieme i vari
indizi suggerisce che lossessione dei pitagorici per i numeri potrebbe
trovare una spiegazione nel loro interesse per due attivit in apparenza
non collegate: esperimenti di musica e osservazioni delle sfere celesti.
Per capire come si materializzarono queste misteriose connessioni tra
i numeri, le sfere celesti e la musica, dobbiamo partire da una
considerazione essenziale: i pitagorici erano soliti raffigurare i numeri
per mezzo di sassolini o punti. Per esempio, disponevano i numeri
naturali 1, 2, 3, 4... in forma di triangolo usando dei ciottoli (figura 1).
In particolare, il triangolo costruito a partire dai primi quattro interi
(disposti in un triangolo di dieci ciottoli) era chiamato tetraktis (che
significa tetrade, o quattricit).
Figura 1
La tetraktis fu scelta dai pitagorici per simboleggiare la perfezione e
gli elementi che la compongono. Lo documenta una storia sui pitagorici
dellautore satirico greco Luciano (120-180 d.C. circa). Pitagora chiede
a un uomo di contare. Mentre questultimo conta: 1, 2, 3, 4 Pitagora
lo interrompe: Vedi? Quello che a te sembra 4 10, il triangolo
perfetto, il nostro giuramento.[11] Il filosofo neoplatonico Giamblico
(250-325 d.C. circa) ci dice che il giuramento dei pitagorici era in
effetti questo:
Io giuro su colui che scopr la Tetraktis,

che la sorgente di tutta la nostra saggezza,


la radice perenne della fonte della Natura.[12]
Perch la tetraktis era cos venerata? Perch, agli occhi dei pitagorici
del VI secolo a.C., racchiudeva in s lintera natura delluniverso. In
geometria il trampolino dellepocale rivoluzione del pensiero dei
greci il numero 1 rappresentava un punto, il 2 una linea , il 3 una
superficie e il 4 un solido tridimensionale tetraedrico . Perci sembrava
che la tetraktis comprendesse tutte le dimensioni percepite dello spazio.
Ma questo era solo linizio. La tetraktis fece inaspettatamente la sua
comparsa persino nellapproccio scientifico alla musica. A Pitagora e ai
pitagorici si attribuisce di solito la scoperta del fatto che dividendo una
corda in semplici quantit intere consecutive si producono intervalli
armoniosi e consonanti, il che si manifesta in ogni esecuzione di un
quartetto darchi. Quando due corde simili sono pizzicate
simultaneamente, il suono risultante piacevole se tra le lunghezze
delle corde c un rapporto semplice.[13] Per esempio, corde di uguale
lunghezza (rapporto 1:1) producono un unisono; un rapporto 1:2
produce lottava; 2:3 d luogo alla quinta perfetta e 3:4 alla quarta
perfetta. Oltre ai suoi attributi di spazio, perci, si poteva anche
concludere che la tetraktis rappresentasse i rapporti matematici alla
base dellarmonia della scala musicale. Questa correlazione, quasi
magica, tra spazio e musica produsse un simbolo per i pitagorici e diede
loro lidea di unharmonia (accordo) del kosmos (lordine delle
cose).
E come entrano le sfere celesti in tutto ci? Nel campo
dellastronomia Pitagora e i pitagorici ebbero un ruolo che, pur non
potendo definirlo cruciale, non fu nemmeno trascurabile. Furono tra i
primi a sostenere che la Terra avesse forma sferica (probabilmente
perch percepivano la superiorit matematica ed estetica della sfera). E,
verosimilmente, furono anche i primi ad affermare che i pianeti, il Sole
e la Luna si muovono di moto proprio da ovest a est, nella direzione
opposta alla rotazione quotidiana (apparente) della sfera delle stelle
fisse. A queste appassionate osservazioni del cielo notturno non
potevano sfuggire le propriet pi ovvie delle costellazioni: la loro
forma e il numero delle loro stelle. Ciascuna costellazione si identifica
grazie al numero delle stelle che la compone e alla forma geometrica
che le stelle disegnano. Ma queste due caratteristiche erano proprio gli
ingredienti essenziali della dottrina pitagorica dei numeri, esemplificata

dalla tetraktis. Il fatto che le figure geometriche, le costellazioni stellari


e le armonie musicali dipendessero dai numeri estasiava i pitagorici al
punto che i numeri divennero tanto i mattoni per la costruzione
delluniverso quanto i princpi alla base della sua esistenza. Non
stupisce perci che Pitagora affermasse con enfasi che Tutto
numero.
Troviamo una testimonianza di quanto i pitagorici prendessero
seriamente questa massima in due commenti di Aristotele. In un passo
della raccolta di trattati intitolata Metafisica, egli scrive: I cosiddetti
Pitagorici [...] per primi si applicarono alle matematiche e le fecero
progredire, e, nutriti delle medesime, credettero che i princpi di queste
fossero princpi di tutti gli esseri. In un altro passo Aristotele descrive
in maniera vivida la venerazione dei pitagorici per i numeri e il ruolo
speciale che assegnavano alla tetraktis: Eurito [discepolo del
pitagorico Filolao] cercando di stabilire quale numero appartenesse a
ciascuna cosa, ossia, per esempio, questo numero alluomo, questaltro
al cavallo, disponeva i suoi sassolini in modo da ottenere le figure degli
animali e delle piante [...] alla maniera di coloro che mettono i numeri
in forma di triangolo o di quadrato. Lultima frase (in forma di
triangolo o di quadrato) allude sia alla tetraktis sia a unaltra
affascinante costruzione dei pitagorici: lo gnomone.
La parola gnomone[14] (indicatore) trae origine dal nome di uno
strumento astronomico babilonese, simile a una meridiana, di cui ci si
serviva per misurare il tempo. A quanto pare quello strumento fu
introdotto in Grecia dal maestro di Pitagora, il filosofo naturale
Anassimandro (611-547 a.C. circa). Non possono esserci dubbi sul fatto
che lallievo fu influenzato dalle idee del suo mentore nel campo della
geometria e dalla loro applicazione alla cosmologia, lo studio
delluniverso nel suo complesso. In seguito lo gnomone cominci a
essere usato per denotare uno strumento con cui disegnare angoli retti,
simile alla squadra di un carpentiere, oppure la figura ad angolo retto
che, quando la si aggiunge a un quadrato, produce un quadrato pi
grande (figura 2). Notate che se si aggiungono a un quadrato 3 x 3 sette
sassolini disposti in modo da formare un angolo retto (ovvero uno
gnomone), si ottiene un quadrato composto da sedici (4 x 4) sassolini.
Si tratta di una rappresentazione grafica della seguente propriet: nella
serie degli interi dispari 1, 3, 5, 7, 9..., la somma di un qualsiasi numero
della serie preso in successione (a partire da 1) produce sempre un

numero quadrato. Per esempio, 1 = 12; 1 + 3 = 4 = 22; 1 + 3 + 5 = 9 =


32; 1 + 3 + 5 + 7 = 16 = 42; 1 + 3 + 5 + 7 + 9 = 25 = 52, e cos via. In
questo stretto rapporto tra lo gnomone e il quadrato che cinge, i
pitagorici riconoscevano un simbolo della conoscenza in generale, in
cui latto di conoscere abbraccia il conosciuto. Perci secondo i
pitagorici i numeri non fornivano soltanto una descrizione del mondo
fisico, ma erano anche alla radice dei processi mentali ed emotivi.
Figura 2
possibile che i numeri quadrati associati agli gnomoni siano stati
anche i precursori del ben noto teorema di Pitagora. Questo
celeberrimo enunciato matematico stabilisce che per ogni triangolo
rettangolo (figura 3), il quadrato costruito sullipotenusa uguale alla
somma dei quadrati costruiti sui cateti. La scoperta del teorema stata
documentata in modo umoristico in una vignetta del fumetto Frank
and Ernest (figura 4). Come mostra lo gnomone della figura 2,
laggiunta di un numero quadrato dello gnomone, 9 = 32, a un quadrato
4 x 4 d come risultato un nuovo quadrato 5 x 5: 32 + 42 = 52. Perci i
numeri 3, 4, 5 possono rappresentare le lunghezze dei lati di un
triangolo rettangolo. I numeri interi che possiedono questa propriet
(per esempio 5, 12 e 13, dato che 52 + 122 = 132) sono chiamati terne
pitagoriche.
Figura 3
Figura 4
Pochi teoremi matematici godono dello stesso riconoscimento
immediato del teorema di Pitagora. Nel 1971, quando la Repubblica
del Nicaragua scelse le dieci equazioni matematiche che hanno
cambiato la faccia della Terra come tema per una serie di francobolli,
il teorema di Pitagora comparve sul secondo francobollo (figura 5; sul
primo francobollo era raffigurata lequazione 1 + 1 = 2).
Figura 5
Fu veramente Pitagora il primo a formulare il teorema che gli viene
attribuito? Di certo alcuni degli antichi storici greci credevano fosse
cos. In un commentario agli Elementi di Euclide (325-265 a.C. circa),
il filosofo greco Proclo (411-485 d.C. circa) scriveva: Se diamo retta a
coloro che desiderano raccontare la storia antica, possiamo trovare
qualcuno che attribuisce questo teorema a Pitagora, e che afferma che
egli sacrific un bue in onore della scoperta. [15]Tuttavia alcune triple
pitagoriche si possono gi trovare nella tavoletta cuneiforme babilonese

nota col nome di Plimpton 322, che risale grossomodo allepoca della
dinastia Hammurabi (1900-1600 a.C. circa). Inoltre, costruzioni
geometriche basate sul teorema di Pitagora sono state trovate in India,
correlate alledificazione di altari. Chiaramente queste costruzioni
geometriche erano note allautore del Satapatha Brahmana, il
commentario sugli antichi testi sacri indiani, che probabilmente fu
scritto almeno qualche secolo prima di Pitagora.[16] Ma
indipendentemente dal fatto che sia stato Pitagora lartefice del teorema
oppure no, indubbio che le ricorrenti connessioni che furono trovate
per intrecciare insieme numeri, forme e luniverso avvicinarono di un
passo i pitagorici a una dettagliata metafisica dellordine.
Un altro concetto che rivest un ruolo fondamentale per i pitagorici fu
quello degli opposti cosmici. Poich lo schema degli opposti era il
principio fondante della primissima tradizione scientifica ionica, era del
tutto naturale che Pitagora, ossessionato dallidea di ordine, lo
adottasse. In effetti Aristotele ci racconta che anche un medico di nome
Alcmeone, che visse a Crotone allepoca in cui Pitagora aveva l la sua
famosa scuola, abbracciava lidea secondo cui tutte le cose trovano
equilibrio a coppie. La coppia principale di opposti era formata dal
limite, rappresentato dai numeri dispari, e dallillimitato,
rappresentato da quelli pari. Il limite era la forza che introduce ordine e
armonia in ci che casuale, fuori controllo, illimitato. Si riteneva che
tanto le complessit delluniverso in generale quanto quelle della vita
umana, a livello microcosmico, consistessero di e fossero dirette da una
serie di opposti che in qualche modo combaciavano. Questa visione del
mondo decisamente in bianco e nero era riassunta in una tavola degli
opposti conservata nella Metafisica di Aristotele:
Limite
Illimitato
Dispari
Pari
Unit
Pluralit
Maschio
Femmina
Quiete
Movimento
Retto

Curvo
Luce
Oscurit
Buono
Cattivo
Quadro
Oblungo
La filosofia di base espressa dalla tavola degli opposti non era
confinata allantica Grecia.[17] Lo yin e lo yang cinesi, con lo yin che
rappresenta la negativit e loscurit e lo yang che il principio
luminoso, dipingono lo stesso quadro. Convinzioni non molto diverse si
trasferirono nel Cristianesimo, attraverso i concetti di paradiso e inferno
(e persino in dichiarazioni dei presidenti americani quali: O siete con
noi o siete con i terroristi). Pi in generale, sempre stato vero che la
morte illumina il significato della vita e il paragone con lignoranza
quello della conoscenza.
Non tutti gli insegnamenti pitagorici avevano direttamente a che fare
con i numeri. Lo stile di vita nella compatta scuola pitagorica si basava
anche sul vegetarianismo, su una forte credenza nella metempsicosi
(limmortalit e la trasmigrazione dellanima) e sulla misteriosa
proibizione a mangiare fave. Sono state avanzate molte spiegazioni su
questultimo punto: dalla somiglianza della forma delle fave a quella
dei genitali al fatto di paragonare il loro consumo a quello dellanima
vivente. Stando a questa seconda interpretazione, il meteorismo che
spesso segue lassunzione di fave sarebbe stata la prova di un respiro
soffocato. Il libro Philosophy for Dummies[18] riassume cos la
dottrina pitagorica: Tutto fatto di numeri, e mangiare fave vi far
fare un brutto numero.
La pi antica storia che ci sia stata tramandata su Pitagora riguarda la
credenza nella reincarnazione dellanima in altri esseri.[19] Questo
racconto quasi lirico in effetti opera di un poeta del VI secolo a.C.,
Senofane di Colofone: Si dice che una volta, passando, [Pitagora] vide
percuotere un cane e avendone pena parl cos: Basta, non picchiarlo
pi, che l c lanima dun mio amico, lo so perch ho riconosciuto la
sua voce.
Le inconfondibili impronte digitali di Pitagora si trovano non
soltanto negli insegnamenti dei filosofi greci che vennero subito dopo
di lui ma, proseguendo nel tempo, fino nei programmi delle universit

medievali. Le sette materie insegnate si dividevamo nel trivium, cio


dialettica, grammatica e retorica, e nel quadrivium, che comprendeva le
quattro discipline preferite dai pitagorici: geometria, aritmetica,
astronomia e musica. La celeste armonia delle sfere la musica che
si pensava eseguissero i pianeti nelle loro orbite e che, secondo i suoi
discepoli, solo Pitagora poteva udire ha ispirato poeti e scienziati. Il
famoso astronomo Keplero (1571-1630), che scopr le leggi del moto
dei pianeti, scelse il titolo Harmonices Mundi per una delle sue opere
pi importanti. Nello spirito pitagorico, elabor persino dei piccoli
motivi musicali per i diversi pianeti (cos come fece tre secoli dopo il
compositore Gustav Holst).
Dal punto di vista delle questioni che sono al centro dellinteresse di
questo libro,[20] una volta che alla filosofia pitagorica stato tolto il
suo rivestimento musicale, lo scheletro che resta ancora
unimportante affermazione sulla matematica, sulla sua natura e sulla
sua relazione tanto con il mondo fisico quanto con la mente umana.
Pitagora e i pitagorici furono i progenitori della ricerca di un ordine
cosmico. Possono essere considerati come i fondatori della matematica
pura perch, a differenza dei loro predecessori babilonesi ed egizi ,
si dedicarono alla matematica come disciplina astratta, avulsa da ogni
finalit pratica. La questione diventa pi spinosa quando si afferma che
i pitagorici abbiano anche fatto della matematica uno strumento alla
merc della scienza. indubbio che associassero tutti i fenomeni ai
numeri, ma furono i numeri stessi, non i fenomeni o le loro cause, a
diventare il fulcro dei loro studi, e questa non era una direzione
particolarmente fruttuosa da intraprendere per la ricerca scientifica. Ci
non toglie che per la dottrina pitagorica fosse fondamentale la fede
implicita nellesistenza di leggi naturali generali. Questa fede, divenuta
il pilastro su cui si fonda la scienza moderna, ha forse avuto le sue
origini nel concetto di fato, che proprio della tragedia greca. Ancora
nel Rinascimento, questa fede ardita nellesistenza reale di un corpus di
leggi in grado di spiegare tutti i fenomeni procedeva con largo anticipo
su qualsiasi prova concreta, e solo Galileo, Cartesio e Newton la
trasformarono in una proposizione che poggiava la sua validit su basi
induttive.
Un altro contributo apportato dai pitagorici fu la scoperta che la loro
stessa religione numerica era, in effetti, pateticamente inefficace. I
numeri interi 1, 2, 3... non sono sufficienti per costruire la matematica,

e tanto meno per descrivere luniverso. Esaminiamo il quadrato della


figura 6, il cui lato di lunghezza pari a ununit e dove d indica la
lunghezza della diagonale. Applicando il teorema di Pitagora a uno
qualunque dei due triangoli rettangoli in cui diviso il quadrato,
possiamo calcolare la lunghezza della diagonale. In base al teorema, il
quadrato della diagonale (lipotenusa) uguale alla somma dei quadrati
dei cateti: d2 = 12 + 12, ossia d2 = 2.
Figura 6
Una volta noto il quadrato di un numero, per trovare il numero si
estrae la radice quadrata (per esempio, se x2 = 9, allora il valore
positivo di x = v9 = 3). Perci, d2 = 2 implica d = v2 unit. Dunque il
rapporto tra la lunghezza della diagonale e quella del lato del quadrato
il numero v2. Ma a questo punto una scoperta sconvolgente demol la
filosofia pitagorica dei numeri discreti, costruita con tanta meticolosit.
Uno dei pitagorici (forse Ippaso di Metaponto, che visse nella prima
met del V secolo a.C.)[21] riusc a dimostrare che impossibile
esprimere la radice quadrata di 2 come rapporto tra due numeri interi.
In altre parole, anche se esistono infiniti numeri interi tra cui scegliere,
la ricerca di due numeri interi il cui rapporto sia uguale a v2 destinata
a fallire. I numeri che si possono esprimere come rapporti tra due interi
(per esempio 3/17; 2/5; 1/10; 6/1) sono chiamati numeri razionali. I
pitagorici dimostrarono che v2 non un numero razionale. In effetti,
subito dopo quella prima scoperta ci si rese conto che non sono numeri
razionali nemmeno v3, v17, n la radice di qualsiasi numero che non
sia un quadrato perfetto (come 16 o 25). Le conseguenze furono di
enorme portata: i pitagorici dimostrarono che allinfinit dei numeri
razionali siamo costretti ad aggiungere uninfinit di un nuovo tipo di
numeri, che oggi chiamiamo numeri irrazionali. impossibile
esagerare nel ritenere fondamentale questa scoperta per il successivo
sviluppo della matematica. Inoltre, nel XIX secolo essa port a
riconoscere lesistenza di infiniti numerabili e non numerabili.[22]
Ma per i pitagorici la crisi filosofica fu cos tragica che, narra il filosofo
Giamblico, luomo responsabile della scoperta dei numeri irrazionali e
di aver svelato la loro natura a chi non era degno di conoscere la
teoria fu oggetto di un tale disprezzo che non solo venne bandito
dalla comunit e dalle consuetudini di vita [dei pitagorici], ma gli fu
eretta una tomba, come se non facesse pi parte della comunit dei
vivi.[23]

Pi importante ancora della scoperta dei numeri irrazionali fu forse il


fatto che i pitagorici furono i primi a porre laccento sulla
dimostrazione matematica, una procedura basata interamente sul
ragionamento logico che permette, partendo da alcuni postulati, di
stabilire senza ambiguit la validit di qualsiasi proposizione
matematica. Prima dei greci, nemmeno i matematici nutrivano il
minimo interesse per gli sforzi mentali che li conducevano a una
particolare scoperta. Se una soluzione matematica funzionava se, per
esempio, permetteva di spartire equamente un terreno questo bastava.
I greci, daltra parte, volevano spiegare perch la soluzione funzionava.
Probabilmente fu Talete di Mileto (625-547 a.C. circa) a introdurre il
concetto di dimostrazione matematica, ma i pitagorici furono coloro
che trasformarono quella pratica in uno strumento infallibile per
appurare verit matematiche. La portata di questa conquista nel campo
della logica fu enorme. Le dimostrazioni tratte dai postulati posero
immediatamente la matematica su fondamenta molto pi salde di ogni
altra disciplina studiata dai filosofi dellepoca. Una volta presentata una
dimostrazione rigorosa, basata su passi logici che non lasciavano
scappatoie, la validit dellaffermazione matematica diventava
inattaccabile. Anche Arthur Conan Doyle, creatore del detective pi
famoso al mondo, riconosceva lunicit della dimostrazione
matematica. In Uno studio in rosso, Sherlock Holmes dichiara che le
sue conclusioni sono infallibili al pari dei teoremi di Euclide.
Quanto alla questione: La matematica fu scoperta o inventata?,
Pitagora e i pitagorici non avevano dubbi: la matematica era reale,
immutabile, onnipresente e pi sublime di qualsiasi cosa potesse mai
emergere dalla debole mente delluomo. I pitagorici radicavano
letteralmente luniverso nella matematica. In effetti per loro Dio non
era un matematico, ma la matematica era Dio![24]
Limportanza della filosofia pitagorica non sta solo nel suo valore
reale, intrinseco. Preparando la strada, e in certa misura il programma,
per la successiva generazione di filosofi di Platone in particolare i
pitagorici stabilirono una posizione di dominio nel pensiero
occidentale.
Nella caverna di Platone
Il famoso matematico e filosofo inglese Alfred North Whitehead
(1861-1947) osserv una volta che laffermazione generale pi sicura

che si pu fare sulla storia della filosofia occidentale che si tratta


soltanto di una serie di note a margine su Platone.[25]
In effetti Platone (428-347 a.C. circa) fu colui che per primo riun
campi che andavano dalla matematica, la scienza e il linguaggio, alla
religione, letica e larte, e che li consider come un tuttuno e, in
sostanza, defin la filosofia come disciplina. Per Platone la filosofia non
era una materia di studio astratta, separata dalle attivit quotidiane, ma
piuttosto la guida fondamentale che indica agli uomini come vivere,
riconoscere le verit e condurre la politica. In particolare, Platone
sosteneva che la filosofia pu darci accesso a un mondo di verit che si
trova ben oltre ci che siamo in grado di percepire con i nostri sensi o
anche di dedurre attraverso il semplice buonsenso. Chi era questo
instancabile ricercatore della conoscenza pura, del bene assoluto e delle
verit eterne?[26]
Platone, figlio di Aristione e di Perittione, nacque ad Atene o a
Egina. La figura 7 mostra unerma romana di Platone che, con tutta
probabilit, la copia di un originale greco pi antico, risalente al IV
secolo a.C. In entrambi i rami della sua famiglia spiccano personaggi di
prestigio, quali Solone, il famoso legislatore, e Codro, lultimo re di
Atene. Carmide, zio di Platone, e Crizia, cugino di sua madre, erano
vecchi amici del famoso filosofo Socrate (470-399 a.C. circa), e ci
influenz sotto molti aspetti la formazione della mente del giovane
Platone. Allinizio Platone intendeva dedicarsi alla politica, ma una
serie di violenze perpetrate dalla fazione che lo corteggiava a
quellepoca lo dissuase. possibile che pi tardi quelliniziale
repulsione per la politica abbia spinto Platone a tratteggiare ci che egli
considerava leducazione fondamentale per i futuri custodi dello Stato.
In un caso, tent anche (senza successo) di fare da tutore al signore di
Siracusa, Dionisio II.
Figura 7
Dopo lesecuzione di Socrate nel 399 a.C., Platone intraprese un
lungo viaggio che termin soltanto nel momento in cui decise di
fondare la sua rinomata scuola di filosofia e scienza lAccademia
attorno al 387 a.C.; Platone diresse lAccademia ne fu lo scolarca
fino alla morte, dopodich gli succedette suo nipote Speusippo. A
differenza degli odierni istituti universitari, lAccademia raggruppava
una cerchia informale di intellettuali che, sotto la guida di Platone, si
dedicavano a diverse discipline. Non cerano tasse scolastiche,

programmi di studi definiti e nemmeno veri e propri docenti. Eppure


sembra che ci fosse un requisito dingresso piuttosto insolito. Stando
a unorazione dellimperatore Giuliano lApostata, vissuto nel IV
secolo d.C., sopra lingresso dellAccademia di Platone era inscritta una
frase lapidaria.[27] Il testo non citato nellorazione, ma lo si pu
trovare in unaltra annotazione marginale del IV secolo. Liscrizione
diceva: Non oltrepassi la soglia chi digiuno di geometria. Poich
ben otto secoli separano la fondazione dellAccademia dalla prima
descrizione della frase, non possiamo avere la certezza che liscrizione
esistesse davvero. per indubbio che il sentimento espresso da quel
difficile requisito riflettesse lopinione personale di Platone. In uno dei
suoi famosi dialoghi, il Gorgia, Platone scrive: Luguaglianza
geometrica di grande importanza presso gli dei e gli uomini.
In genere gli studenti dellAccademia avevano di che mantenersi,
e alcuni di loro il grande Aristotele per esempio vi rimanevano
anche per ventanni. Platone considerava questi prolungati contatti tra
menti creative il miglior veicolo per la produzione di nuove idee in
discipline che andavano dalla metafisica astratta e la matematica
alletica e alla politica. La purezza e le qualit quasi divine dei discepoli
di Platone sono state colte magnificamente in un quadro intitolato La
scuola di Platone del pittore simbolista belga Jean Delville (18671953). Per mettere in evidenza la spiritualit dei discepoli, Delville li
dipinse nudi, con un aspetto androgino, perch si riteneva che tale fosse
lo stato degli uomini primordiali.
Scoprire che gli archeologi non sono mai riusciti a individuare i resti
dellAccademia platonica per me stata una gran delusione.[28]
Durante un viaggio in Grecia nellestate del 2007, ho cercato un luogo
che gli secondo per importanza. Platone parla della Sto di Zeus (un
portico costruito nel V secolo a.C.) come uno dei luoghi da lui preferiti
per discorrere con gli amici. Ho trovato le rovine di questa sto sul lato
nordoccidentale dellantica agor di Atene (il centro della vita civile
della citt allepoca di Platone; figura 8). Devo dire che, bench la
temperatura superasse i 45 gradi, fui scosso da un brivido mentre
camminavo lungo lo stesso percorso che quel granduomo aveva
compiuto centinaia, se non migliaia, di volte.
Figura 8
La leggendaria iscrizione posta sopra lingresso dellAccademia
esprime con grande chiarezza latteggiamento di Platone nei confronti

della matematica. Di fatto, nel IV secolo a.C. gran parte della ricerca
matematica significativa fu compiuta da uomini associati in un modo o
nellaltro allAccademia. Eppure lo stesso Platone non era un
matematico dotato di grande abilit tecnica, e i suoi contributi diretti
alle conoscenze matematiche furono probabilmente irrisori. Era
piuttosto uno spettatore entusiasta, una fonte di sfide e di motivazioni,
un critico intelligente e una guida ispiratrice. Il quadro che ne fa al
proposito Filodemo, storico e filosofo del I secolo, chiaro: A quel
tempo si assistette a grandi progressi nella matematica, con Platone che
fungeva da architetto proponendo problemi e i matematici che li
studiavano con impegno.[29] E il filosofo e matematico neoplatonico
Proclo aggiunge: Platone [...] fece progredire molto la matematica in
generale e la geometria in particolare a causa del suo entusiasmo per
quegli studi. noto che i suoi scritti sono disseminati di termini
matematici e che egli tenta ovunque di suscitare lammirazione per la
matematica tra gli studenti di filosofia.[30] In altre parole Platone, le
cui conoscenze matematiche erano in linea di massima aggiornate, era
in grado di conversare alla pari con i matematici e di sottoporre loro
problemi, anche se personalmente non ottenne mai significativi risultati
in questa disciplina.
Unaltra prova evidente del fatto che Platone apprezzasse la
matematica ci fornita da quella che forse la sua opera pi compiuta,
La Repubblica, una fusione vertiginosa di estetica, etica, metafisica e
politica. Nel libro VII, Platone (per tramite del personaggio centrale di
Socrate), tratteggia un ambizioso piano educativo per creare
unutopistica figura di governante. Questo curriculum rigoroso, per
quanto idealizzato, prevedeva una formazione precoce nellinfanzia
impartita attraverso il gioco, i viaggi e la ginnastica. Dopo aver
selezionato coloro che si dimostravano promettenti, il programma
continuava con non meno di dieci anni di matematica, cinque anni di
dialettica e quindici anni di esperienza pratica, che comprendeva
lassunzione del comando in tempo di guerra e altri incarichi adatti ai
giovani. Platone spiega in modo chiaro perch ritiene che questa sia la
formazione necessaria per i potenziali uomini dediti alla politica:
Al governo devono andare persone che non amino governare.
Altrimenti la loro rivalit sfocer in contesa [...]. Chi dunque
costringerai ad assumersi la guardia dello Stato se non coloro che
meglio conoscono quali sono i modi per la migliore amministrazione di

uno Stato, e che possono avere altri onori e una vita migliore di quella
politica?[31]
Corroborante, vero? In effetti, se probabilmente un programma tanto
impegnativo era irrealizzabile gi al tempo di Platone, anche George
Washington riteneva che una formazione matematica e filosofica non
fosse una cattiva idea per i futuri politicanti:
In una certa misura la scienza dei numeri non solo un requisito
indispensabile in ogni percorso della vita civile; lindagine sulle verit
matematiche abitua la mente al metodo e alla correttezza del
ragionamento, ed unattivit particolarmente adatta allessere
razionale. In uno stato desistenza indistinto, in cui sono tante le cose
che appaiono dubbie alla sconcertata ricerca, le facolt razionali
trovano il fondamento su cui poggiare. Dal terreno elevato della
dimostrazione matematica e filosofica, siamo condotti senza rendercene
conto a speculazioni molto pi nobili e a meditazioni pi sublimi.[32]
Per la questione sulla natura della matematica, pi importante ancora
del Platone che fa matematica o stimola a farla il Platone filosofo
della matematica. In questambito, le sue idee innovative non solo lo
posero al di sopra di tutti i matematici e filosofi della sua generazione,
ma ne fecero una figura influente per i millenni a seguire.
La concezione espressa da Platone su che cosa sia davvero la
matematica in stretta relazione con la sua famosa allegoria della
caverna, a cui fa riferimento per sottolineare la dubbia validit delle
informazioni ottenute attraverso i sensi. Ci che percepiamo come
mondo reale, dice Platone, non pi reale delle ombre proiettate sulle
pareti di una caverna.[33] Quello che segue lo straordinario passaggio
sullallegoria nella Repubblica:
Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna, con lentrata
aperta alla luce e ampia quanto tutta la larghezza della caverna, pensa di
vedere degli uomini che vi stiano dentro fin da fanciulli, incatenati
gambe e collo, s da dover restare fermi e da poter vedere soltanto in
avanti, incapaci, a causa della catena, di volgere attorno il capo. Alta e
lontana brilli alle loro spalle la luce dun fuoco e tra il fuoco e i
prigionieri corra rialzata una strada. Lungo questa pensa di vedere
costruito un muricciolo, come quegli schermi che i burattinai pongono
davanti alle persone per mostrare al di sopra di essi i burattini [...].
Immagina di vedere uomini che portano lungo il muricciolo oggetti di
ogni sorta sporgenti dal margine, e statue e altre figure di pietra e di

legno, in qualunque modo lavorate [...]. Credi che tali persone possano
vedere, anzitutto di s e dei compagni, altro se non le ombre proiettate
dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte?
Secondo Platone, noi uomini non siamo diversi da quei prigionieri
nella caverna che confondono le ombre con la realt (lincisione del
1604 di Jan Saenredam riprodotta nella figura 9 illustra lallegoria della
caverna). In particolare, sottolinea Platone, le verit matematiche non si
riferiscono ai cerchi, ai triangoli e ai quadrati che si possono disegnare
su un papiro o tracciare sulla sabbia, ma a oggetti astratti che risiedono
in un mondo ideale, sede delle vere forme e perfezioni. Questo mondo
platonico delle forme matematiche distinto dal mondo fisico, ed in
esso che le proposizioni matematiche come il teorema di Pitagora
hanno validit. Il triangolo rettangolo che potremmo disegnare su un
foglio di carta non che una copia imperfetta unapprossimazione
del vero triangolo astratto.
Un altro argomento fondamentale che Platone analizz in dettaglio
riguardava la natura della dimostrazione matematica come
procedimento basato su postulati e assiomi. I postulati sono
asserzioni elementari la cui validit si d per scontata. Per esempio, il
primo postulato della geometria euclidea il seguente: Tra due punti
possibile tracciare una retta.
Figura 9
Nella Repubblica, Platone combina in modo affascinante il concetto
di postulato con la sua idea del mondo delle forme matematiche:
Tu sai, credo, che coloro che si occupano di geometria, di calcoli e di
simili studi, ammettono in via di ipotesi il pari e il dispari, le figure, tre
specie di angoli e altre cose analoghe a queste, secondo il loro
particolare campo di indagine; e, come se ne avessero piena coscienza,
le riducono a ipotesi e pensano che non meriti pi renderne conto n a
se stessi n ad altri, come cose a ognuno evidenti. E partendo da queste,
eccoli svolgere i restanti punti dellargomentazione e finire, in piena
coerenza, a quel risultato che si erano mossi a cercare [...]. E quindi sai
pure che essi si servono e discorrono di figure visibili, ma non
pensando a queste, s invece a quelle di cui queste sono copia:
discorrono del quadrato in s e della diagonale in s, ma non di quella
che tracciano [...] per cercar di vedere quelle cose in s che non si
possono vedere se non con il pensiero [il corsivo mio].

Le idee di Platone costituirono la base di ci che, nella filosofia in


generale e nelle discussioni sulla natura della matematica in particolare,
ha preso il nome di platonismo.[34] Nel senso pi ampio del termine
il platonismo abbraccia lidea che esistano realt astratte eterne e
immutabili che sono completamente indipendenti dal mondo effimero
percepito dai nostri sensi. Secondo il platonismo, lesistenza reale delle
entit matematiche un fatto oggettivo tanto quanto lesistenza
delluniverso stesso. Non solo esistono i numeri naturali, i cerchi e i
quadrati, ma anche i numeri immaginari, le funzioni, i frattali, le
geometrie non euclidee e gli insiemi infiniti, cos come una grande
variet di teoremi su queste entit. In breve, tutti i concetti matematici o
le asserzioni oggettivamente vere (la cui definizione verr data in
seguito) che siano mai stati formulati o immaginati, e uninfinit di
concetti e asserzioni non ancora scoperti, sono entit assolute, ovvero
universali, che non possibile creare n distruggere. Esistono
indipendentemente dalla conoscenza che noi ne abbiamo. Inutile dire
che tali oggetti non sono fisici; vivono in un mondo autonomo di entit
eterne. Il platonismo considera i matematici come esploratori di terre
sconosciute: essi possono solo scoprire verit matematiche, non
inventarle. Cos come lAmerica esisteva ben prima che Colombo (o
Leif Eirksson) la scoprisse, i teoremi matematici esistevano nel mondo
platonico prima che i babilonesi inaugurassero lo studio della
matematica. Per Platone, le sole cose che hanno unesistenza vera e
completa sono queste forme e idee matematiche astratte, poich solo
nella matematica, sosteneva, possiamo raggiungere una conoscenza
assolutamente certa e oggettiva. Di conseguenza, la matematica
strettamente associata al divino.[35] Nel dialogo Timeo, il dio creatore
usa la matematica per plasmare il mondo, e nella Repubblica la
conoscenza della matematica considerata una tappa fondamentale nel
percorso verso la conoscenza delle forme divine. Platone non si serve
della matematica per formulare leggi della natura che siano verificabili
attraverso esperimenti: il carattere matematico del mondo
semplicemente una conseguenza del fatto che Dio geometrizza
sempre.
Platone estese le proprie idee sulle forme vere ad altre discipline,
in particolare allastronomia. Sosteneva che nella vera astronomia
dobbiamo lasciar perdere i corpi celesti e non cercare spiegazioni alle
disposizioni e ai moti apparenti delle stelle visibili.[36] Al contrario

Platone considerava la vera astronomia come una scienza che


riguardava le leggi del moto in un mondo ideale, matematico, di cui il
cielo osservabile una mera rappresentazione (allo stesso modo in cui
le figure geometriche disegnate su un papiro sono solo rappresentazioni
delle vere figure).
I suggerimenti di Platone per la ricerca astronomica sono considerati
controversi anche da alcuni dei pi devoti platonici. Coloro che
difendono le sue idee sostengono che ci che davvero intende Platone
non che la vera astronomia dovrebbe occuparsi di un cielo ideale che
non ha nulla a che fare con il cielo osservabile, ma che dovrebbe
occuparsi dei moti reali dei corpi celesti invece che dei loro moti
apparenti visti dalla Terra. Altri fanno per notare che unaccettazione
troppo letterale del dettato platonico avrebbe seriamente ostacolato lo
sviluppo dellastronomia osservativa come scienza. Quale che sia
linterpretazione del pensiero platonico sullastronomia, il platonismo
diventato uno dei dogmi pi importanti in relazione ai fondamenti della
matematica.
Ma il mondo platonico della matematica esiste davvero? E se esiste,
dove sta esattamente? E che cosa sono questi enunciati oggettivamente
veri che risiedono in quel mondo? O forse i matematici che aderiscono
al platonismo esprimono semplicemente la stessa credenza romantica
che stata attribuita a Michelangelo? Secondo la leggenda,
Michelangelo riteneva che le sue magnifiche sculture esistessero gi
dentro i blocchi di marmo e che il suo compito fosse semplicemente
quello di portarle alla luce.
I platonici moderni (ebbene s, esistono, e delle loro concezioni si
parler nei capitoli successivi) insistono ad affermare che il mondo
platonico delle forme matematiche reale, e offrono quelli che
considerano esempi concreti di enunciati matematici oggettivamente
veri che hanno sede in quel mondo.
Considerate la seguente proposizione: ogni numero intero pari
maggiore di 2 pu essere espresso come somma di due numeri primi
(numeri che sono divisibili solo per uno e per se stessi). Questo
enunciato in apparenza semplice noto come congettura di
Goldbach, poich una congettura equivalente compare in una lettera
scritta il 7 giugno 1742 dal matematico dilettante prussiano Christian
Goldbach (1690-1764). Potete facilmente verificare la validit della
congettura per i primi numeri pari: 4 = 2 + 2; 6 = 3 + 3; 8 = 3 + 5; 10 =

3 + 7 = 5 + 5; 12 = 5 + 7; 14 = 3 + 11 = 7 + 7; 16 = 5 + 11 = 3 + 13; e
cos di seguito. Lenunciato cos semplice che, come disse il
matematico inglese G. H. Hardy, Qualsiasi idiota avrebbe potuto
intuirlo. Il grande matematico e filosofo francese Cartesio aveva in
effetti formulato la congettura prima di Goldbach. Dimostrarla, tuttavia,
non si rivelato molto semplice. Nel 1965 il matematico cinese Chen
Jingrun fece un passo decisivo sulla strada di una dimostrazione. Riusc
a provare che ogni numero intero pari sufficientemente grande la
somma di due numeri, uno dei quali primo mentre laltro ha al pi due
fattori primi. Alla fine del 2005, il ricercatore portoghese Toms
Oliveira e Silva ha dimostrato che la congettura vera per tutti i numeri
fino a 3 x 1017 (trecento milioni di miliardi). Eppure, nel momento in
cui scrivo, una dimostrazione generale continua a sfuggirci. Nemmeno
lincentivo di un milione di dollari offerti tra il 20 marzo 2000 e il 20
marzo 2002 (per pubblicizzare un romanzo intitolato Zio Petros e la
congettura di Goldbach) ha prodotto il risultato sperato.[37] Ma
proprio questo il nocciolo del significato di verit oggettiva in
matematica. Supponete che nel 2016 verr formulata una dimostrazione
della congettura. Questo ci consentirebbe di poter affermare che
lenunciato era gi vero quando Cartesio lo concep per la prima volta?
Quasi tutti penserebbero che si tratta di una domanda sciocca. chiaro
che, se si dimostra che la proposizione vera, allora sempre stata
vera, anche prima che fosse dimostrata la sua validit. Consideriamo un
altro esempio in apparenza innocente: la congettura di Catalan.[38] I
numeri 8 e 9 sono interi consecutivi ed entrambi sono potenze perfette,
ovvero 8 = 23 e 9 = 32. Nel 1844 il matematico belga Eugne Charles
Catalan (1814-1894) congettur che, tra tutte le possibili potenze di
numeri interi, lunica coppia di numeri consecutivi (escludendo 0 e 1)
composta da 8 e 9. In altre parole, potete passare la vita a scrivere tutte
le possibili potenze dei numeri interi e non troverete mai, a parte 8 e 9,
altri due numeri di questo tipo che differiscano solo di ununit. Gi nel
1342 il filosofo e matematico ebreo francese Levi Ben Gerson (12881344) aveva dimostrato in parte la congettura, ovvero che 8 e 9 sono le
sole potenze di 2 e di 3 la cui differenza sia 1. Un importante passo
avanti fu compiuto dal matematico Robert Tijdeman nel 1976. Ma la
dimostrazione della congettura di Catalan nella sua forma generale ha
frustrato le migliori menti matematiche per pi di centocinquantanni.
Finalmente, il 18 aprile 2002, il matematico romeno Preda Miha?ilescu

ha presentato una dimostrazione completa della congettura. La sua


dimostrazione stata pubblicata nel 2004 e oggi la sua validit stata
accettata. Di nuovo possiamo chiederci: quando diventata vera la
congettura di Catalan? Nel 1342? Nel 1844? Nel 1976? Nel 2002? Nel
2004? Non forse ovvio che lenunciato sempre stato vero, anche se
noi non sapevamo che lo fosse? Sono queste le verit che i platonici
definirebbero verit oggettive.
Ci sono matematici, filosofi, scienziati cognitivi e altri utenti della
matematica (come gli informatici) che considerano il mondo platonico
come un parto dellimmaginazione di menti troppo sognatrici (parler
in dettaglio di questo punto di vista e di altri dogmi nel Capitolo 9). Nel
1940, il famoso storico della matematica Eric Temple Bell (1883-1960)
fece la seguente previsione:
Secondo i profeti, lultimo seguace dellideale platonico avr fatto la
fine dei dinosauri nellanno 2000. Spogliata dei suoi epici indumenti di
eternalismo, la matematica verr allora riconosciuta per ci che
sempre stata, una lingua costruita dagli uomini, inventata per scopi ben
definiti e stabiliti dagli uomini. Lultimo tempio di una verit assoluta
sar svanito insieme al nulla che custodisce.[39]
La profezia di Bell si dimostrata errata. Se vero che sono emersi
dogmi che sono diametralmente opposti al platonismo (ma che puntano
in diverse direzioni), tali dogmi non hanno conquistato completamente
le menti (n i cuori!) di tutti i matematici e di tutti i filosofi, che oggi
rimangono pi divisi che mai.
Ma immaginate che il platonismo lavesse spuntata, e che tutti noi
fossimo diventati platonici convinti. Il platonismo spiegherebbe
effettivamente lirragionevole efficacia con cui la matematica
descrive il nostro mondo? Non proprio. Perch mai la realt fisica
dovrebbe obbedire a leggi che risiedono nellastratto mondo platonico?
Dopotutto, questo uno dei misteri proposti da Penrose, e Penrose un
platonico convinto. Perci per il momento dobbiamo accettare il fatto
che, anche se dovessimo abbracciare il platonismo, lenigma dei poteri
della matematica rimarrebbe irrisolto. Come scrive Wigner, difficile
sottrarsi allimpressione che ci troviamo di fronte a un miracolo, un
miracolo che nella sua straordinariet paragonabile a quello della
mente umana che mette in fila mille argomentazioni senza finire in
contraddizione.

Per apprezzare appieno la portata di questo miracolo, dobbiamo


scavare nella vita e nelleredit di alcuni di coloro che lo hanno
realizzato: le menti a cui si deve la scoperta di alcune delle
incredibilmente precise leggi matematiche.
3
Maghi: il maestro e leretico
A differenza dei Dieci comandamenti, la scienza non fu consegnata
al genere umano su maestose tavole di pietra. La sua storia la storia
dellascesa e della caduta di numerose argomentazioni, ipotesi e
modelli. Molte idee apparentemente ingegnose si sono rivelate false
partenze o hanno portato a vicoli ciechi. Alcune teorie che un tempo
erano considerate a prova di bomba, quando sono state sottoposte alla
verifica rigorosa degli esperimenti e delle osservazioni si sono dissolte,
divenendo completamente obsolete. Nemmeno le straordinarie capacit
intellettuali di alcuni pensatori hanno reso i loro concetti immuni
dallessere soppiantati. Il grande Aristotele, per esempio, riteneva che
le pietre, le mele e gli altri oggetti dotati di peso cadessero verso il
basso perch cercavano di raggiungere la loro sede naturale, il centro
della Terra. Man mano che si avvicinavano al suolo, sosteneva
Aristotele, la loro velocit aumentava perch erano lieti di tornare alla
loro dimora. Laria (come il fuoco), daltra parte, si muoveva verso
lalto perch sua sede naturale erano le sfere celesti. A tutti gli oggetti
si poteva assegnare una natura in base alla loro relazione con i
costituenti pi fondamentali: terra, fuoco, aria e acqua. Scriveva
Aristotele:
Delle cose che esistono, le une sono da natura, le altre da altre cause.
Da natura sono [...] i corpi semplici, come per esempio la terra, il fuoco,
laria e lacqua [...]. E tutte le cose sopra richiamate chiaro che sono
differenti rispetto alle cose che non esistono da natura. manifesto,
infatti, che tutte le cose che sono da natura, hanno il principio del
movimento e del riposo in se stesse [...]. Allora la natura principio e
causa dellessere in movimento e dello stare in riposo di ci cui essa
appartiene originariamente [...]. Tutte queste cose sono secondo
natura, e sono tali anche quelle cose alle quali compete per s questo
attributo, come per esempio al fuoco compete la propriet di essere
spinto in alto.[1]

Aristotele tent anche di formulare una legge quantitativa del moto.


Afferm che gli oggetti pi pesanti cadono pi rapidamente, con una
velocit che direttamente proporzionale al peso (cio un oggetto che
pesa il doppio di un altro dovrebbe cadere a velocit doppia). Bench
lesperienza quotidiana potesse far apparire questa legge abbastanza
ragionevole se si facevano cadere un mattone e una piuma dalla
medesima altezza, si osservava il mattone raggiungere prima il suolo ,
Aristotele non analizz mai il suo enunciato quantitativo in maniera pi
precisa. Non pens mai, o non lo ritenne necessario, di verificare se due
mattoni legati insieme cadessero effettivamente a una velocit doppia
rispetto a un solo mattone. Galileo Galilei (1564-1642), che era molto
pi orientato verso la matematica e gli esperimenti e non provava alcun
rispetto per la felicit di mattoni e mele che cadevano, fu il primo a
osservare che Aristotele era completamente fuori strada. Ricorrendo a
un ingegnoso esperimento mentale, Galileo riusc a dimostrare che la
legge di Aristotele era priva di senso, dato che era incoerente dal punto
di vista logico.[2] Galileo ragion come segue: immaginiamo di legare
insieme due oggetti, uno pi pesante dellaltro. A quale velocit cadr
loggetto composto rispetto a ciascuno dei suoi componenti? Da un
lato, stando alla legge di Aristotele, si pu concludere che dovrebbe
cadere a una velocit intermedia, dato che loggetto pi leggero
rallenterebbe il pi pesante. Daltro canto, dato che loggetto composto
pi pesante dei suoi componenti, dovrebbe cadere con maggior
velocit del pi pesante dei due, il che ci pone di fronte a una palese
contraddizione. La ragione per cui una piuma cade pi lentamente sulla
terra rispetto a un mattone che la piuma subisce una maggior
resistenza dellaria; se li lasciassimo cadere dalla stessa altezza nel
vuoto, i due oggetti raggiungerebbero il suolo simultaneamente. Questo
dato stato dimostrato in numerosi esperimenti, nessuno dei quali pi
spettacolare di quello compiuto dallastronauta dellApollo 15, David
Randolph Scott. Scott il settimo uomo a mettere piede sulla Luna
lasci cadere nel medesimo istante un martello da una mano e una
piuma dallaltra. Poich la Luna praticamente non possiede atmosfera,
il martello e la piuma colpirono il suolo lunare contemporaneamente.
Ci che sorprende della falsa legge del moto di Aristotele non tanto
che fosse errata, quanto il fatto che fu ritenuta valida per quasi duemila
anni. Com possibile che unidea sbagliata abbia goduto di una tale
longevit? Fu un caso di tempesta perfetta: tre distinte forze che si

combinarono per creare una dottrina inattaccabile. Primo, cera il


semplice fatto che in assenza di misure precise la legge di Aristotele
sembrava in accordo con il senso comune fondato sullesperienza: i
fogli di papiro indugiavano nellaria mentre i blocchi di piombo no. Ci
volle il genio di Galileo per sostenere che il senso comune poteva
essere fuorviante. Secondo, cera il peso colossale della reputazione e
dellautorit quasi senza pari di cui godeva Aristotele come erudito.
Dopotutto, era luomo che aveva posto molte fondamenta della cultura
intellettuale occidentale. Che si trattasse dellindagine su tutti i
fenomeni naturali o di etica, di metafisica, politica o arte, Aristotele ne
scrisse letteralmente i libri base. E non tutto. In un certo senso,
intraprendendo i primi studi formali di logica, Aristotele ci insegn
anche come pensare. Oggi quasi tutti gli studenti sanno riconoscere un
sillogismo (approfondiremo ampiamente questa e altre strutture
logiche nel Capitolo 7), il sistema di inferenza logica introdotto da
Aristotele:
Tutti gli uomini sono mortali;
Tutti i greci sono uomini;
Dunque, tutti i greci sono mortali.
La terza ragione dellincredibile persistenza dellerrata teoria di
Aristotele che la Chiesa la adott come parte della sua dottrina
ufficiale, il che rappresent un deterrente contro gran parte dei tentativi
di contestare le affermazioni di Aristotele.
A dispetto dei suoi grandiosi contributi alla sistematizzazione della
logica deduttiva, Aristotele non passato alla storia per la sua
matematica. Per quanto sia forse sorprendente, alluomo che in sostanza
fece della scienza unattivit organizzata non interessava molto la
matematica (certo non tanto quanto interessasse a Platone) e le sue
conoscenze erano piuttosto limitate nel campo della fisica. Anche se
riconobbe limportanza dei rapporti numerici e geometrici nelle
scienze, Aristotele considerava la matematica una disciplina astratta,
avulsa dalla realt fisica. Di conseguenza, bench non sussistano dubbi
sulla sua genialit, Aristotele non incluso nel mio elenco di maghi
della matematica.
In questa sede uso il termine mago per riferirmi a quei personaggi
che furono capaci di estrarre letteralmente un coniglio da un cappello; a
coloro che scoprirono connessioni tra la matematica e la natura che non
erano mai state individuate in precedenza, che furono in grado di

osservare fenomeni naturali complessi e di estrarne leggi matematiche


ben definite. In alcuni casi, questi eccelsi pensatori ricorsero anche a
esperimenti e osservazioni per compiere progressi in matematica. La
questione dellirragionevole efficacia della matematica per spiegare la
natura non sarebbe mai sorta se non fosse stato per questi maghi.
Lenigma nacque direttamente dalle intuizioni miracolose di questi
ricercatori.
Non possibile rendere giustizia in un solo libro a tutti i superbi
scienziati e ai matematici che hanno contribuito a farci comprendere
luniverso. In questo capitolo e nel prossimo intendo concentrarmi
soltanto su quattro di questi giganti dei secoli passati, il cui status di
maghi non pu essere messo in dubbio: sono la crme de la crme del
mondo scientifico. Il primo mago del mio elenco ricordato per un
episodio davvero insolito: ha attraversato le strade della sua citt
completamente nudo.
Datemi un punto dappoggio e vi sollever il mondo
Quando lo storico della matematica Eric Temple Bell dovette
decidere chi porre ai primi tre posti nel proprio elenco di matematici,
concluse:
Qualsiasi elenco dei tre grandissimi matematici della storia deve
comprendere il nome di Archimede; gli altri due nomi che gli vengono
abitualmente associati sono Newton (1642-1727) e Gauss (1777-1855).
Alcuni, considerando la ricchezza (o povert) delle scienze
matematiche e fisiche nelle rispettive et di questi giganti e valutandone
lopera in rapporto al loro tempo, metterebbero Archimede al primo
posto.[3]
Archimede (287-212 a.C.; la figura 10 mostra un busto le cui fattezze
si attribuiscono ad Archimede ma che probabilmente ritrae un re
spartano) fu in effetti il Newton o il Gauss della sua epoca; uomo dotato
di un genio, unimmaginazione e un intuito tali che sia i suoi
contemporanei sia le generazioni successive pronunciavano il suo nome
con ammirazione e reverenza. Anche se conosciuto soprattutto per le
sue ingegnose invenzioni di ingegneria, Archimede fu in primis un
matematico, e in questa particolare disciplina era in anticipo di secoli
sul proprio tempo. Purtroppo sappiamo ben poco delle sue origini e
della sua infanzia. La sua prima biografia, scritta da un certo
Eracleide,[4] non sopravvissuta, e i pochi dettagli che conosciamo
sulla sua vita e la sua morte violenta vengono per lo pi dagli scritti

dello storico romano Plutarco (46-120 d.C. circa). In realt Plutarco era
pi interessato alle imprese militari del generale romano Marcello, che
conquist Siracusa, la citt di Archimede, nel 212 a.C.[5]
Fortunatamente per la storia della matematica, Archimede aveva
procurato un tale mal di testa a Marcello durante lassedio di Siracusa
che i tre storici pi importanti del periodo, Plutarco, Polibio e Tito
Livio, non poterono ignorarlo.
Archimede nacque a Siracusa, una colonia greca in Sicilia.[6] Stando
alla sua testimonianza, era figlio dellastronomo Fidia, di cui si sa poco
a parte il fatto che aveva stimato il rapporto tra il diametro del Sole e
della Luna. anche probabile che Archimede fosse in qualche modo
imparentato con il re Gerone II, a sua volta figlio illegittimo di un
nobile e la sua schiava. Indipendentemente da quali fossero i suoi
legami con la famiglia reale, il re e suo figlio Gelone tennero sempre in
alta considerazione Archimede. In giovent egli trascorse un periodo ad
Alessandria dEgitto,[7] dove studi matematica prima di far ritorno a
Siracusa per condurre una vita di ricerche.
Figura 10
Archimede fu veramente un cultore della matematica in se stessa.
Secondo Plutarco, egli riteneva ignobile e servile linteressamento per
la tecnologia e ogni arte che tien conto delle necessit pratiche e
riservava il suo impegno a quelle sole discipline delle quali la
superiorit e la bellezza non si mescolano con la necessit quotidiana.
A quanto pare lassillo di Archimede per la matematica astratta e il
grado con cui ne era divorato andavano ben oltre lentusiasmo mostrato
di solito da coloro che praticano tale disciplina. Scrive ancora Plutarco:
Lusingato continuamente da quella disciplina che era come una
sirena, privata e domestica, si dimenticava di mangiare e di curare il
proprio corpo; per conseguenza, trascinato spesso a forza a fare un
bagno o a farsi ungere, era solito delineare sul pavimento figure
geometriche, e sul corpo unto di olio tracciava con il dito delle linee,
tanto era posseduto da un gran piacere e dominato dalle Muse.
A dispetto del suo disprezzo per la matematica applicata, e della poca
importanza che lui stesso assegnava alle proprie idee di ingegneria, le
sue geniali invenzioni gli valsero la fama che tuttora detiene.
La leggenda pi nota su Archimede accresce ulteriormente la sua
immagine stereotipata di matematico con la testa tra le nuvole. Questo
aneddoto divertente, raccontato per la prima volta dallarchitetto

romano Vitruvio nel I secolo a.C., narra quanto segue: il re Gerone


voleva dedicare una ghirlanda doro agli dei immortali. Quando la
ghirlanda gli fu consegnata, risult dello stesso peso delloro fornito per
la sua realizzazione. Ma il re sospettava che una certa quantit del
prezioso metallo fosse stata sostituita con una quantit equivalente
dargento. Incapace di avvalorare i propri sospetti, il re si risolse a
chiedere consiglio al maestro della matematica, Archimede. Un giorno,
prosegue la leggenda, mentre era assorto nel problema di come scoprire
la potenziale frode della ghirlanda, Archimede entr nella vasca da
bagno. Mentre si immergeva nellacqua, si rese conto che il suo corpo
spostava un certo volume dacqua, che traboccava dai bordi della vasca.
Immediatamente la soluzione gli si present alla mente. Sopraffatto
dalla felicit, Archimede salt fuori dalla vasca e corse nudo per la
strada gridando: Eureka, eureka!.[8]
Unaltra famosa esclamazione di Archimede, Datemi un punto
dappoggio e vi sollever il mondo, appare oggi (in varie versioni) su
oltre 150.000 pagine web. Questo audace proclama, che sembra quasi
lo slogan programmatico di una grande multinazionale, stato citato da
Thomas Jefferson, Mark Twain e John F. Kennedy, e compare persino
in un poema di Lord Byron.[9] A quanto pare la frase esprimeva il
culmine degli studi di Archimede sul problema di muovere un
determinato peso applicandovi una determinata forza. Plutarco ci
racconta che quando re Gerone gli chiese di dare una dimostrazione
pratica della sua capacit di maneggiare un grande peso con una piccola
forza, utilizzando un sistema di carrucole Archimede riusc a mettere in
mare una nave con tutto il suo carico. Plutarco aggiunge ammirato che
lievemente e senza sobbalzi la tir a s, come se volasse sul mare.
Versioni leggermente modificate dello stesso aneddoto compaiono in
altre fonti. Se difficile credere che Archimede fosse realmente in
grado di spostare una nave con i congegni meccanici di cui poteva
disporre a quel tempo, la leggenda lascia poco spazio al dubbio
riguardo al fatto che egli diede una dimostrazione impressionante di
uninvenzione che gli consentiva di muovere grandi pesi.
Archimede invent molti altri oggetti utili in ambito civile, come per
esempio una vite idraulica per sollevare lacqua e un planetario in grado
di mostrare i moti dei corpi celesti, ma nellantichit raggiunse la
notoriet soprattutto per il ruolo che ebbe nella difesa di Siracusa contro
i romani.

Le guerre non sono mai sfuggite ai resoconti storici. Di conseguenza,


gli eventi dellassedio dei romani a Siracusa negli anni 214-212 a.C.
sono stati raccontati con dovizia di particolari da molti storici. Il
generale romano Marco Claudio Marcello (268-208 a.C. circa), che
allepoca godeva di una notevole fama come uomo darmi, prevedeva
una vittoria rapida. A quanto sembra omise di tenere in considerazione
la caparbiet di re Gerone, che era assistito da un genio della
matematica e dellingegneria. Plutarco ci offre una descrizione vivida
del caos che le macchine di Archimede produssero tra le forze romane:
Ma Archimede mise in opera le macchine e contrast i fanti nemici
con frecce di ogni genere e sassi di smisurata grandezza che cadevano
con incredibile velocit e fracasso, e poich nulla resisteva al loro peso,
abbattevano tutti quelli che stavano di sotto, scompigliando le file; nello
stesso tempo delle barre, protese allimprovviso dalle mura sulle navi,
battendone alcune dallalto con un peso massiccio, le sprofondavano
nei gorghi, altre invece le tiravano su da prora con mani di ferro o
qualcosa di simile ai becchi delle gru, le rizzavano sulla prua e poi le
affondavano, oppure, facendole girare mediante funi che tiravano in
senso contrario, le sbattevano sugli spuntoni di roccia che si trovavano
sotto il muro, con grande strage di marinai che in tal modo venivano
sfracellati.
La paura di fronte ai marchingegni di Archimede si diffuse cos
rapidamente tra i soldati romani che se solo vedevano una funicella
penzolare dal muro o un piccolo pezzo di legno sporgere da esso, se ne
fuggivano gridando che Archimede stava movendo una macchina
contro di loro. Persino Marcello rimase profondamente impressionato,
tanto che se ne lament con i propri ingegneri militari:
Ci sar una conclusione del combattimento contro questo geometra
Briareo [un gigante dalle cento braccia, figlio di Urano e Gaia] che si
serve delle nostre navi per attingere acqua dal mare [...] e supera i
mitici centimani scagliando nello stesso tempo contro di noi cos tanti
dardi?
Secondo un altro aneddoto molto diffuso che apparve per la prima
volta negli scritti del medico greco Galeno (129-200 d.C. circa),
Archimede utilizz una combinazione di specchi che focalizzavano i
raggi solari per incendiare le navi romane. Larchitetto bizantino del VI
secolo Antemio di Tralle e numerosi storici del XII secolo ripresero
questa storia fantastica, anche se la reale fattibilit di una tale impresa

rimane incerta.[10] Ma, nellinsieme, tutti questi racconti quasi mitici ci


forniscono una ricca testimonianza sulla venerazione che il sapiente
ispir nelle generazioni a lui successive.
Come ho gi detto, lo stesso Archimede il Briareo geometra che
godeva di tanta stima non attribuiva alcuna importanza ai suoi
giocattoli bellici; li considerava sostanzialmente piacevoli distrazioni
dalla geometria. Purtroppo questo atteggiamento distaccato gli cost
probabilmente la vita. Quando alla fine i romani conquistarono
Siracusa, Archimede era cos intento a disegnare le sue figure
geometriche su un vassoio ricoperto di polvere che non si accorse del
tumulto dei combattimenti. Stando ad alcune cronache, quando un
soldato romano gli ordin di seguirlo da Marcello, il vecchio geometra
ribatt indignato: Tu, stai lontano dai miei disegni.[11] La risposta
fece infuriare il soldato al punto che, disobbedendo ai precisi ordini
impartitigli dal suo comandante, sguain la spada e trafisse il pi
grande matematico del mondo antico. La figura 11 mostra la
riproduzione (del XVIII secolo) di un mosaico scoperto a Ercolano che
si presume ritragga gli ultimi istanti della vita del maestro.
La morte di Archimede segn, in un certo senso, la fine di unepoca
straordinariamente vibrante nella storia della matematica. Come ha
osservato il matematico e filosofo inglese Alfred North Whitehead:
La morte di Archimede per mano di un soldato romano il simbolo
del cambiamento enorme che avvenne nel mondo [...]. I romani furono
una grande razza, ma erano afflitti dalla sterilit comportata dalla
praticit [...]. Non erano abbastanza sognatori da giungere a nuovi punti
di vista che avrebbero potuto dare un controllo superiore delle forze
della natura. Nessun romano perdette mai la vita perch era assorto
nella contemplazione di un diagramma matematico.[12]
Figura 11
Per fortuna, se i dettagli sulla vita di Archimede sono scarsi, molti
dei suoi magnifici scritti (seppure non tutti) sono giunti fino a noi.
Archimede aveva labitudine di inviare note sulle sue scoperte
matematiche ad amici matematici e a persone che teneva in grande
stima. Lelenco esclusivo di coloro con cui intrattenne scambi epistolari
comprendeva (tra gli altri) lastronomo Conone di Samo, il matematico
Eratostene di Cirene e il figlio del re, Gelone. Dopo la morte di
Conone, Archimede fece pervenire alcune note a Dositeo di Pelusio,
discepolo dellastronomo.

Lopera di Archimede copre una gamma strabiliante di argomenti


matematici e fisici.[13] Quello che segue un parziale elenco dei tanti
risultati da lui ottenuti. Archimede introdusse dei metodi generali per
trovare le aree di figure piane e i volumi di porzioni di spazio delimitate
da ogni genere di superfici curve: larea del cerchio, dei segmenti di
parabola e di una spirale, e i volumi di segmenti di cilindri, coni e di
altre figure generate dalla rotazione di parabole, ellissi e iperboli.
Dimostr che il valore del numero p, il rapporto tra la circonferenza di
un cerchio e il suo diametro, deve essere maggiore di 310/71 e minore
di 310/7. In unepoca in cui non esistevano metodi per rappresentare
numeri molto grandi, ne invent uno che non solo gli permetteva di
scrivere numeri di ogni ordine di grandezza, ma anche di manipolarli.
In fisica, Archimede scopr le leggi che governano i corpi galleggianti,
fondando cos la scienza dellidrostatica. Calcol anche i centri di
gravit di molti solidi e formul le leggi meccaniche delle leve. In
astronomia fece osservazioni volte a stabilire la lunghezza dellanno e
le distanze dei pianeti.
Le opere della maggior parte dei matematici dellantica Grecia erano
caratterizzate da originalit e attenzione per i dettagli. Eppure i metodi
di ragionamento di Archimede lo differenziano da tutti gli scienziati del
suo tempo. Permettetemi qui di presentare solo tre esempi significativi
che danno lidea dellinventiva di Archimede. A prima vista non
sembra nulla pi di una divertente curiosit, ma a un esame pi attento
rivela la profondit della mente indagatrice di Archimede. Gli altri due
esempi dei suoi sistemi mettono in luce un modo di ragionare cos
avanti nei tempi che elevano immediatamente Archimede a quello che
ho definito status di mago.
A quanto pare Archimede era affascinato dai grandi numeri. Ma i
numeri molto grandi sono difficili da esprimere quando li si scrive nella
notazione comune (provate a scrivere per esteso su un assegno 8,4
miliardi di dollari, il debito pubblico statunitense nel luglio del 2006,
nello spazio destinato alla cifra in numeri). Cos Archimede elabor un
metodo che gli permetteva di rappresentare numeri con 80.000 miliardi
di cifre. Us poi questo sistema in un originalissimo trattato intitolato
Arenario per dimostrare che il numero totale di granelli di sabbia del
mondo non infinito.

Persino lintroduzione del trattato cos illuminante che ne riporter


qui un passaggio (lintera opera era indirizzata a Gelone, figlio del re
Gerone II):
Alcuni pensano, o re Gelone, che il numero [dei granelli] della sabbia
sia infinito in quantit: dico non solo quello dei [granelli di sabbia] che
sono intorno a Siracusa e nel resto della Sicilia, ma anche di quello [dei
granelli di sabbia] che sono in ogni regione, sia abitata sia non abitata.
Vi sono poi alcuni che ritengono che quel numero non sia infinito, ma
che non si possa nominare un numero che superi la sua quantit.
chiaro che se coloro che cos pensano si rappresentassero un volume di
sabbia di grandezza tale quale quella della Terra, avendo riempito tutti i
mari e tutte le depressioni fino a raggiungere laltezza delle pi alte
montagne, molto meno comprenderebbero che si possa nominare un
numero che superi quella quantit.
Ma io tenter di mostrarti, per mezzo di dimostrazioni geometriche
che tu potrai seguire, che, dei numeri da noi denominati ed esposti negli
scritti inviati a Zeusippo, alcuni superano non soltanto il numero [dei
granelli] della sabbia aventi [nellinsieme] grandezza uguale alla Terra
riempita come abbiamo detto, ma anche grandezza uguale al cosmo
[intero]. Tu sai che dal pi gran numero di astrologi vien chiamata
cosmo la sfera il cui centro il centro della Terra, e il [cui] raggio
uguale alla retta compresa tra il centro del Sole e il centro della Terra:
questo lhai appreso dalle dimostrazioni scritte dagli astrologi.
Aristarco di Samo, poi, espose per iscritto alcune ipotesi, secondo le
quali si ricava che il cosmo pi volte maggiore di quello suddetto.
Suppone infatti che le stelle fisse e il Sole rimangano immobili, e che la
Terra giri seguendo la circonferenza di un cerchio, attorno al Sole, che
sta nel mezzo dellorbita.[14]
Questa introduzione chiarisce due punti fondamentali: 1) Archimede
era disposto a contestare anche credenze molto popolari (come il fatto
che esistano infiniti granelli di sabbia) e 2) Archimede considerava con
rispetto la teoria eliocentrica di Aristarco (pi oltre nel trattato, a dire il
vero, Archimede corresse una delle ipotesi di Aristarco). Nelluniverso
di Aristarco la Terra ruotava attorno a un sole stazionario che era
situato al centro (tenete presente che questo modello fu proposto 1800
anni prima di Copernico!). Dopo queste note preliminari, Archimede
inizia ad affrontare il problema dei granelli di sabbia, procedendo
attraverso una serie di passi logici. Per prima cosa stima quanti granelli

di sabbia, disposti uno accanto allaltro, sarebbero necessari per


ricoprire il diametro di un seme di papavero. Poi, quanti semi di
papavero starebbero sulla larghezza di un dito; quante dita in uno stadio
(circa 185 metri); e cos via fino a dieci milioni di stadi. Mentre
procede, Archimede inventa un sistema di indici e un tipo di notazione
che, combinati, gli consentono di classificare i suoi giganteschi numeri.
Partendo dallipotesi che la sfera delle stelle fisse sia inferiore per
grandezza a dieci milioni di volte la sfera contenente lorbita del Sole
(come la si osserva dalla Terra), Archimede calcol che il numero di
granelli in un universo riempito di sabbia fosse inferiore a 1063 (uno
seguito da sessantatr zeri). Quindi concludeva il trattato rivolgendo
parole deferenti a Gelone:
Queste cose poi, o re Gelone, ritengo che sembreranno incredibili ai
molti [che siano] imperiti nelle matematiche, ma che saranno credibili,
mediante le dimostrazioni, a coloro che son versati [nelle matematiche]
e che abbiano meditato sulle distanze e sulle grandezze della Terra, del
Sole, della Luna e di tutto il cosmo: perci ho ritenuto che fosse bene
che tu conoscessi queste cose.
Loriginalit dellArenario sta nella facilit con cui Archimede passa
dagli oggetti della quotidianit (semi di papavero, sabbia, dita) alle
entit astratte dei numeri e della notazione matematica, e poi di nuovo
da questi al sistema solare e alluniverso nel suo insieme. evidente
che Archimede possedeva una flessibilit mentale tale da permettergli
di usare agevolmente la matematica per scoprire propriet sconosciute
delluniverso e di attingere alle caratteristiche del cosmo per presentare
concetti matematici.
Il secondo elemento che permette di rivendicare il titolo di mago
per Archimede deriva dal metodo che egli utilizz per arrivare a molti
dei suoi straordinari teoremi. Su questo metodo e sul suo procedimento
mentale si sapeva molto poco fino al XX secolo. Il suo stile stringato
rivelava pochissimi indizi. Poi, nel 1906, una scoperta sensazionale apr
una finestra sulla mente di questo genio. Le vicende di questa scoperta
assomigliano a tal punto ai gialli storici di Umberto Eco che mi sento
obbligato a compiere una piccola diversione per raccontarla.[15]
Il palinsesto di Archimede
In un momento imprecisato del X secolo,[16] un anonimo
amanuense di Costantinopoli (lodierna Istanbul) copi tre importanti
opere di Archimede: Il metodo, Stomachion e Sui corpi galleggianti.

Ci rientrava probabilmente in un interesse generale per la matematica


greca accresciuto grazie al matematico del IX secolo Leone geometra.
Ma nel 1204 i partecipanti alla Quarta crociata furono persuasi a
saccheggiare Costantinopoli dalla promessa di un sostegno finanziario.
Negli anni seguenti la passione per la matematica si affievol, mentre lo
scisma tra Chiesa cattolica a Occidente e Chiesa ortodossa a Oriente
diveniva un fatto compiuto. In una data precedente al 1229, il
manoscritto che conteneva le tre opere di Archimede fu sottoposto a un
riciclaggio catastrofico: fu liberato dalla rilegatura e ripulito in modo
tale che i fogli di pergamena potessero essere riutilizzati per un libro di
orazioni. Lamanuense Ioannes Myronas termin di copiare il libro di
orazioni il 14 aprile 1229.[17] Fortunatamente la cancellatura
delloriginale non ne elimin completamente il testo. Nella figura 12 si
pu vedere una pagina del manoscritto, con le linee orizzontali che
rappresentano il testo delle preghiere e le linee verticali i contenuti
matematici. Nel XVI secolo il palinsesto il documento riciclato fin
in Terra Santa, nel monastero di San Saba, a est di Betlemme. Allinizio
del XIX secolo la biblioteca del monastero possedeva non meno di
mille manoscritti. Tuttavia, per ragioni che non sono ancora del tutto
chiare, il palinsesto di Archimede era stato portato nuovamente a
Costantinopoli. Poi, negli anni Quaranta dellOttocento, il famoso
biblista tedesco Kostantin von Tischendorf (1815-1874), scopritore di
una delle copie pi antiche della Bibbia, visit il Metochion, la
biblioteca del Santo Sepolcro di Costantinopoli, che dipendeva dal
patriarcato greco di Gerusalemme, e individu il palinsesto.
Tischendorf dovette trovare davvero interessante il testo matematico
seminascosto dalle preghiere, perch strapp una pagina dal
manoscritto e la rub! Gli esecutori testamentari di Tischendorf
vendettero quella pagina alla Cambridge University Library nel 1879.
Figura 12
Nel 1899 lo studioso greco Papadopoulos-Kerameus catalog tutti i
manoscritti che erano conservati nel Metochion, e nel suo elenco
assegn il numero 335 al palinsesto di Archimede. PapadopoulosKerameus riusc a leggere alcune righe del testo matematico e,
comprendendone forse la potenziale importanza, pubblic quelle righe
nel suo catalogo. Fu un punto di svolta nella saga del manoscritto. Il
testo matematico riportato nel catalogo fu segnalato al filologo danese
Johan Ludvig Heiberg (1854-1928). Resosi conto che quel testo era di

Archimede, Heiberg si rec a Istanbul nel 1906, esamin e fotograf il


palinsesto, e un anno pi tardi annunci le sue sensazionali scoperte:
due trattati di Archimede inediti e uno noto in precedenza solo nella
traduzione latina. Heiberg riusc a leggere e in seguito a pubblicare
parti del manoscritto nel suo libro sulle opere di Archimede, ma
rimanevano lacune consistenti. Purtroppo, dopo il 1908 il manoscritto
scomparve da Istanbul in circostanze misteriose, per poi riapparire,
altrettanto misteriosamente, nelle mani di una famiglia parigina che
sosteneva di possederlo dagli anni Venti. Conservato in maniera
impropria, il palinsesto aveva subto danni irreversibili provocati dalla
muffa, e tre pagine trascritte in precedenza da Heiberg erano andate
perdute. Inoltre, dopo il 1929 qualcuno aveva realizzato miniature in
stile bizantino sopra quattro pagine. Alla fine la famiglia francese che
ne era in possesso vendette il manoscritto a Christies che lo mise
allasta. La propriet del palinsesto fu oggetto di una disputa giudiziaria
presso la corte federale di New York nel 1988. Il patriarcato greco
ortodosso di Gerusalemme rivendicava il fatto che il manoscritto era
stato rubato da uno dei suoi monasteri negli anni Venti, ma il giudice
diede ragione a Christies. Cos il palinsesto fu messo allasta il 29
ottobre 1998 e un anonimo compratore se lo aggiudic per due milioni
di dollari. Il nuovo proprietario affid il manoscritto di Archimede al
Walters Art Museum di Baltimora, dove tuttora sottoposto a
unintensa opera di conservazione e ad approfondite analisi. Oggi gli
scienziati che si occupano di elaborazione dimmagini possiedono
strumenti di cui in passato i ricercatori non disponevano. Luce
ultravioletta, immagini multispettrali, e persino fasci monocromatici di
raggi X (a cui il palinsesto stato esposto presso lo Stanford Linear
Accelerator Center) hanno gi contribuito a decifrare parti del
manoscritto che in precedenza non erano state rivelate. Nel momento in
cui scrivo, lo studio meticoloso del manoscritto di Archimede da parte
degli esperti ancora in corso. Ho avuto la fortuna di incontrare il team
di scienziati che investiga sul palinsesto: la figura 13 mi ritrae accanto
allapparato sperimentale che illumina una pagina del manoscritto a
varie lunghezze donda.[18]
Le vicende che si sono svolte intorno al palinsesto si confanno
perfettamente a un documento che ci offre uno sguardo inedito sul
metodo del grande geometra.
Figura 13

Il metodo
Quando si legge una qualunque opera di geometria scritta nellantica
Grecia, non si pu fare a meno di rimanere impressionati dalla sobriet
stilistica e dalla precisione con cui pi di duemila anni fa i teoremi
venivano enunciati e dimostrati. Ci che questi preziosi volumi in
genere non fanno, tuttavia, fornire indicazioni chiare sul modo in cui i
teoremi venivano concepiti. Quelleccezionale documento che Il
metodo di Archimede riempie almeno in parte questa lacuna,
rivelandoci come lo stesso Archimede si convinceva della validit di
certi teoremi prima ancora di sapere come dimostrarli. Ecco un brano
tratto da ci che egli scrisse al matematico Eratostene di Cirene (276194 a.C. circa) nellintroduzione al Metodo:
Di questi teoremi ti mando le dimostrazioni, avendole scritte in
questo libro. Vedendoti poi, come ho detto, diligente ed egregio
maestro di filosofia, e tale da apprezzare anche nelle matematiche la
teoria che [ti] accada [di considerare], decisi di scriverti e di esporti
nello stesso libro le caratteristiche di un certo metodo, mediante il quale
ti sar data la possibilit di considerare questioni matematiche per
mezzo della meccanica [il corsivo mio]. E sono persuaso che questo
[metodo] sia non meno utile anche per la dimostrazione degli stessi
teoremi. E infatti alcune delle [propriet] che a me dapprima si sono
presentate per via meccanica sono state pi tardi [da me] dimostrate per
via geometrica, poich la ricerca [compiuta] per mezzo di questo
metodo non una [vera] dimostrazione: poi pi facile, avendo gi
ottenuto con questo [metodo] qualche conoscenza delle cose ricercate,
compiere la dimostrazione, piuttosto che ricercare senza alcuna nozione
preventiva.[19]
Qui Archimede tocca uno dei punti pi importanti nella ricerca
scientifica e matematica: spesso pi difficile scoprire quali sono le
questioni o i teoremi di portata decisiva di quanto non sia trovare le
soluzioni a questioni note o le dimostrazioni di teoremi gi formulati.
Come faceva dunque Archimede a scoprire nuovi teoremi? Usando la
sua padronanza concettuale della meccanica, dellequilibrio e dei
princpi delle leve, metteva a confronto mentalmente solidi o figure
piane di cui stava tentando di determinare il volume o larea con quelli
che gi conosceva. Dopo aver stabilito in questo modo quale fosse
larea o il volume sconosciuto, trovava molto pi facile dimostrare la
correttezza di quel risultato per via geometrica. Perci Il Metodo inizia

con un certo numero di affermazioni sui baricentri e solo in una fase


successiva passa alle proposizioni geometriche e alle loro
dimostrazioni.
Il metodo di Archimede straordinario per due aspetti fondamentali.
Primo, Archimede ha sostanzialmente introdotto il concetto di
esperimento concettuale nella ricerca scientifica. Fu il fisico del XIX
secolo Hans Christian rsted a battezzare questo strumento un
esperimento immaginario condotto al posto di uno reale
Gedankenexperiment (esperimento condotto nel pensiero). In fisica,
dove questidea si rivelata estremamente fruttuosa, gli esperimenti
concettuali si usano o per intuire qualcosa prima di eseguire
esperimenti reali oppure nei casi in cui non possibile compiere
esperimenti reali. In secondo luogo Archimede liber la matematica
dalle catene in qualche modo artificiali che Euclide e Platone le
avevano messo, poich per loro cera uno e un solo modo di fare
matematica. Era necessario partire dagli assiomi e procedere per mezzo
di uninesorabile sequenza di passaggi logici, per mezzo di strumenti
ben definiti. Con il suo spirito libero, daltra parte, Archimede
utilizzava ogni tipo di munizione che riusciva a concepire per formulare
nuovi problemi e risolverli. Non esitava a esplorare e a sfruttare i nessi
tra gli oggetti matematici astratti (le forme platoniche) e la realt fisica
(solidi e superfici reali) per progredire nella sua matematica.
Un ultimo esempio che rafforza ulteriormente lo status di mago di
Archimede la sua anticipazione del calcolo integrale e
differenziale, una branca della matematica che sarebbe stata elaborata
formalmente da Newton (e indipendentemente dal matematico tedesco
Leibniz) solo alla fine del XVII secolo.[20]
Lidea fondamentale alla base del procedimento di integrazione
piuttosto semplice (una volta che lo si sia rilevato!). Supponete di dover
determinare larea di un segmento di ellisse. Potete dividere la
superficie in molti rettangoli di uguale larghezza e sommare le loro aree
(figura 14). evidente che quanti pi rettangoli userete tanto pi vi
approssimerete alla corretta area del segmento di ellisse. In altre parole,
larea del segmento uguale al limite a cui tende la somma delle aree
dei rettangoli quando il numero dei rettangoli tende allinfinito.
Loperazione che permette di trovare quel limite prende il nome di
integrazione. Archimede ricorse a una versione del metodo che ho
appena descritto per calcolare i volumi e le aree delle superfici della

sfera, del cono, di alcuni ellissoidi e paraboloidi (i solidi che si


ottengono facendo ruotare ellissi e parabole intorno ai loro assi).
Figura 14
Uno degli scopi principali del calcolo differenziale invece quello
di trovare la pendenza di una linea retta che tangente a una curva in
un dato punto, ovvero la linea che tocca la curva soltanto in quel punto.
Archimede risolse questo problema nel caso particolare di una spirale,
preannunciando parzialmente in tal modo lopera futura di Newton e
Leibniz. Oggi, i campi del calcolo differenziale e integrale e quelli a
essi associati formano la base su cui si costruisce la maggior parte dei
modelli matematici, tanto in fisica quanto in ingegneria, economia, o
dinamica delle popolazioni.
Archimede cambi in modo sostanziale il mondo della matematica e
la percezione del rapporto tra matematica e cosmo. Con la sua
strabiliante combinazione di interessi teorici e pratici, egli produsse le
prime prove empiriche, invece che mitiche, dellesistenza di un
apparente progetto matematico in natura. Lidea che la matematica sia
il linguaggio delluniverso, e di conseguenza lidea che Dio sia un
matematico, nascono nellopera di Archimede. Eppure c una cosa che
Archimede non fece: non discusse mai dei limiti che i suoi modelli
matematici presentano quando li si applica a circostanze fisiche reali.
Le sue analisi teoriche delle leve, per esempio, partivano dal
presupposto che fossero infinitamente rigide e prive di peso. Di
conseguenza, Archimede apr la porta, in una certa misura,
allinterpretazione dei modelli matematici come qualcosa che salva le
apparenze, ovvero che i modelli matematici possono rappresentare
soltanto ci che gli uomini osservano invece di descrivere la realt
fisica reale e concreta. Il matematico greco Gemino (10 a.C.-60 d.C.
circa) fu il primo ad analizzare pi approfonditamente la differenza tra
la costruzione di modelli matematici e le spiegazioni fisiche in
relazione al moto dei corpi celesti.[21] Gemino distingueva tra
astronomi (o matematici) che, a suo modo di vedere, dovevano soltanto
suggerire modelli che riproducessero i moti osservati nel cielo, e fisici,
che dovevano trovare delle spiegazioni per i moti reali. Questa netta
separazione sarebbe giunta a un drammatico punto di rottura al tempo
di Galileo, e vi torner ancora in questo capitolo.
Pu sembrare bizzarro, ma Archimede considerava uno dei suoi
risultati pi importanti la scoperta del fatto che il volume di una sfera

inscritta in un cilindro (figura 15) sempre pari a 2/3 del volume del
cilindro. Era cos soddisfatto di questo risultato che chiese che fosse
inciso sulla sua lapide.[22]
Figura 15
Ben centotrentasette anni dopo la morte di Archimede, il famoso
oratore romano Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C. circa) individu la
tomba del grande matematico. Quello che segue il commovente
racconto del ritrovamento:
Quando ero questore [in Sicilia] scopersi il suo sepolcro, tutto
circondato e rivestito di rovi e pruni, di cui i Siracusani ignoravano
lesistenza, anzi escludevano che ci fosse. Ricordavo di alcuni senari di
poco conto, che sapevo trovarsi iscritti sulla sua tomba; dicevano che
sulla sommit del sepolcro era posta una sfera e un cilindro. Un giorno
scrutavo ogni angolo con lo sguardo [fuori della porta sacra a Ciane c
un gran numero di sepolcri] e scorsi una colonnetta che non sporgeva
molto dai cespugli, su cui stava leffigie di una sfera e di un cilindro.
Subito dissi ai Siracusani [si trovavano con me i pi ragguardevoli
cittadini] che pensavo si trattasse proprio di ci che cercavo. Si mand
molta gente con falci e il luogo fu ripulito e sgombrato. Quando fu
aperto laccesso, ci avvicinammo al lato frontale del piedestallo: si
vedeva uniscrizione quasi dimezzata, in cui i versi si erano corrosi
verso la fine di ciascuno. Cos una fra le pi celebri citt della Grecia, e
una volta anche fra le pi dotte, avrebbe ignorato lesistenza della
tomba del suo pi geniale cittadino, se non glielavesse fatta conoscere
un uomo di Arpino.[23]
Cicerone non esagerava nel descrivere la grandezza di Archimede. In
effetti, ho posto cos in alto lo sbarramento per lassegnazione del titolo
di mago che, se si procede oltre il gigante Archimede, bisogna fare
un balzo in avanti di circa diciotto secoli per incontrare un uomo di
statura simile alla sua. A differenza di Archimede, che affermava di
poter muovere la Terra, questo mago sosteneva che la Terra si stesse
gi muovendo.
Il miglior allievo di Archimede
Galileo Galilei (figura 16) nacque a Pisa il 15 febbraio 1564.[24] Suo
padre Vincenzo era un musicista e sua madre, Giulia Ammannati, era
una donna brillante ma piuttosto astiosa che non tollerava la stupidit.
Nel 1581 Galileo segu il consiglio di suo padre e si iscrisse alla facolt
delle Arti dellUniversit di Pisa per studiare Medicina. Il suo interesse

per le scienze mediche si affievol per quasi subito per lasciar posto a
quello per la matematica. Cos, durante le vacanze estive del 1583,
convinse il matematico della corte dei granduchi di Toscana, Ostilio
Ricci (1540-1603), a incontrare suo padre e a convincerlo che lui,
Galileo, era destinato a diventare un matematico. La questione fu
sistemata di l a poco, poich quel giovane entusiasta rimase
letteralmente stregato dalle opere di Archimede. E vie pi parr a
quelli che le sottilissime invenzioni di s divino uomo tra le memorie di
lui aranno lette ed intese scrisse, dalle quali pur troppo chiaramente
si comprende, quanto tutti gli altri ingegni a quello di Archimede siano
inferiori, e quanta poca speranza possa restare a qualsisia di mai poter
ritrovare cose a quelle di esso simiglianti.[25] A quel tempo Galileo
non sapeva di essere lui stesso il possessore di una delle poche menti
non inferiori a quella del maestro greco. Ispirato dalla storia
leggendaria di Archimede e della ghirlanda del re, nel 1586 Galileo
scrisse un libriccino intitolato La bilancetta, su una bilancia idraulica
che lui stesso aveva inventato. In seguito fece di nuovo riferimento ad
Archimede in una lezione di letteratura che tenne allAccademia
fiorentina e in cui parl di un argomento decisamente insolito: la
posizione e le dimensioni dellInferno nel poema dantesco.
Figura 16
Nel 1589 a Galileo fu affidata la cattedra di Matematica presso
lUniversit di Pisa, in parte grazie alla forte raccomandazione di
Cristoforo Clavio (1538-1612), uno stimato matematico e astronomo
cui Galileo aveva fatto visita nel 1587 a Roma. Lastro del giovane
matematico era ormai in decisa ascesa. Nei tre anni successivi Galileo
espose i suoi primi pensieri sulla teoria del movimento. Questi saggi,
che sono chiaramente influenzati dallopera di Archimede, contengono
unaffascinante miscela di idee interessanti e asserzioni false. Per
esempio, insieme allinedita scoperta del fatto che possibile verificare
le teorie sulla caduta dei gravi usando piani inclinati per rallentare il
movimento verso il basso, Galileo vi sostiene erroneamente che quando
si lasciano cadere dei corpi da una torre, il legno si muove pi veloce
del piombo allinizio del movimento.[26] Le propensioni e il modo di
ragionare di Galileo in questa fase della sua vita sono stati travisati in
certa misura dal suo primo biografo, Vincenzo Viviani (1622-1703).
Viviani cre limmagine popolare di uno sperimentatore meticoloso e
concreto che riusciva a comprendere cose nuove esclusivamente per

mezzo di osservazioni attente dei fenomeni naturali.[27] In realt, fino


a quando non si trasfer a Padova nel 1592, lorientamento e la
metodologia di Galileo furono soprattutto matematici. Egli si affidava
per lo pi agli esperimenti concettuali e a una descrizione archimedea
del mondo in termini di figure geometriche che obbedivano a leggi
matematiche. La sua critica ad Aristotele era che il grande filosofo
ignorava le profonde e pi oscure scoperte della geometria, ma anche i
pi elementari princpi della scienza.[28] Inoltre, Galileo riteneva che
Aristotele si fosse basato troppo sulle esperienze sensoriali, poich
esse offrono a prima vista una certa parvenza di verit. Galileo
proponeva al contrario di impiegare sempre il ragionamento invece
che gli esempi [poich noi cerchiamo le cause e gli effetti, ed essi non
vengono rivelati dallesperienza].
Il padre di Galileo mor nel 1591, e ci indusse il giovane, che ora
doveva mantenere la sua famiglia, ad accettare un incarico a Padova,
dove il suo stipendio sarebbe stato triplicato. I diciotto anni successivi
furono i pi felici della vita di Galileo. A Padova ebbe inizio la sua
lunga relazione con Marina Gamba, che non spos mai ma che gli diede
tre figli: Virginia, Livia e Vincenzo.[29]
Il 4 agosto 1597 Galileo scrisse una lettera personale al grande
astronomo tedesco Giovanni Keplero in cui ammetteva di aver adottato
da molti anni la dottrina di Copernico, aggiungendo di aver trovato
nel modello eliocentrico copernicano le spiegazioni di svariati
fenomeni naturali che con la dottrina geocentrica non si potevano
raggiungere. Lamentava per il fatto che Copernico rimanesse oggetto
di ridicolo e derisione. Quella lettera segnava una spaccatura sempre
pi profonda tra Galileo e la cosmologia aristotelica. Cominciava a
prendere forma lastrofisica moderna.
Il messaggero celeste
La sera del 9 ottobre 1604, alcuni astronomi a Verona, Roma e
Padova osservarono con sbigottimento una nuova stella che divenne
rapidamente pi luminosa di tutti gli altri astri del firmamento. Anche il
meteorologo Jan Brunowski, funzionario imperiale a Praga, la not il
10 ottobre e, in preda a una forte agitazione, inform immediatamente
Keplero. Le nuvole impedirono a Keplero di vedere la stella fino al 17
ottobre, ma, una volta riuscitoci, egli continu a registrare le sue
osservazioni per circa un anno e alla fine pubblic un libro sulla stella
nova nel 1606. Quellevento, che oggi noi definiamo supernova di

Keplero, provoc grande sensazione a Padova. Galileo riusc a vedere


la nuova stella con i propri occhi verso la fine di ottobre e, in seguito,
nei mesi di dicembre e di gennaio, tenne due lezioni pubbliche davanti
a grandi platee. Appellandosi alla conoscenza invece che alla
superstizione, Galileo fece notare che lassenza di uno spostamento
apparente (parallasse) nella posizione della nuova stella (rispetto allo
sfondo delle stelle fisse) dimostrava che essa doveva trovarsi al di l
della regione lunare. La portata di quellosservazione era enorme. Nel
mondo aristotelico tutti i mutamenti per cos dire celesti avvenivano
esclusivamente al di qua della Luna, mentre la sfera molto pi lontana
delle stelle fisse era ritenuta inviolabile e immune al cambiamento.
Il superamento del concetto di sfera immutabile era cominciato gi
nel 1572, quando lastronomo danese Tycho Brahe (1546-1601) aveva
osservato unaltra esplosione stellare oggi nota come supernova di
Tycho. Levento del 1604 fu un altro duro colpo per la cosmologia
aristotelica. Ma la vera rivoluzione nella comprensione del cosmo non
deriv n dal regno della speculazione teorica n dalle osservazioni a
occhio nudo. Fu invece la conseguenza di semplici esperimenti
compiuti con lenti di vetro convesse e concave: se se ne scelgono due
appropriate e le si dispone a una distanza di trentatr centimetri circa
luna dallaltra, si ottiene uno strumento che fa apparire come per
magia gli oggetti lontani pi vicini. Nel 1608 questi cannocchiali
cominciarono a fare la loro comparsa in tutta Europa, tanto che un
fabbricante di specchi olandese e due fiamminghi ne chiesero il
brevetto. Notizie di quel miracoloso strumento giunsero al teologo
veneziano Paolo Sarpi, che nel maggio del 1609 ne inform Galileo.
Ansioso di avere una conferma di quelle voci, Sarpi scrisse anche a un
amico parigino, Jacques Badovere, per chiedergli se le informazioni che
circolavano fossero vere. Stando alla sua stessa testimonianza, Galileo
fu preso dal desiderio di quel bellissimo oggetto. In seguito descrisse
quegli eventi nel libro Sidereus Nuncius, che apparve nel marzo 1910:
Circa dieci mesi fa ci giunse notizia che era stato costruito da un
certo Fiammingo un occhiale, per mezzo del quale gli oggetti visibili,
pur distanti assai dallocchio di chi guarda, si vedevan distintamente
come fossero vicini; e correvan voci su alcune esperienze di questo
mirabile effetto, alle quali chi prestava fede, chi no. Questa stessa cosa
mi venne confermata pochi giorni dopo per lettera dal nobile francese
Iacopo Badovere, da Parigi; e questo fu causa che io mi volgessi tutto a

cercar le ragioni e ad escogitare i mezzi per giungere allinvenzione di


un simile strumento, che poco dopo conseguii, basandomi sulla dottrina
delle rifrazioni.[30]
Qui Galileo dimostra di possedere un modo di procedere creativo e
concreto del tutto simile a quello di Archimede: una volta saputo che
era possibile costruire un telescopio, non gli ci volle molto per scoprire
come poteva fabbricarsene uno lui stesso.[31] Ma c dellaltro: tra
lagosto 1609 e il marzo 1610, Galileo si serv della sua inventiva per
migliorare il telescopio portandone il potere dingrandimento da otto a
venti. Era una grande conquista tecnica di per s, ma la vera grandezza
di Galileo stava per rivelarsi non nella sua abilit tecnica, quanto
nelluso che fece del suo tubo per migliorare la visione (che egli
chiam perspicillum). Invece di spiare le navi al largo del porto di
Venezia o esaminare i tetti di Padova, Galileo punt il suo telescopio
sul cielo. Ci che segu fu qualcosa che non aveva precedenti nella
storia della scienza. In circa due mesi scrive lo storico della scienza
Noel Swerdlow, dicembre e gennaio [del 1609 e del 1610
rispettivamente], egli fece pi scoperte che cambiarono il mondo di
chiunque altro prima o dopo di lui.[32] In effetti il 2009 stato scelto
come Anno internazionale dellastronomia per celebrare il
Quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni di Galileo. Ma
che cosa fece Galileo per diventare un eroe della scienza di queste
dimensioni? Quelli che seguono sono solo alcuni dei risultati
sorprendenti che egli ottenne con il suo telescopio.
Puntando lo strumento verso la Luna ed esaminando in particolare il
terminatore la linea che divide la parte illuminata del disco lunare da
quella oscura , Galileo scopr che quel corpo celeste aveva una
superficie irregolare, con montagne, crateri e grandi pianure.[33]
Osserv che nella parte della Luna velata dalloscurit apparivano dei
punti luminosi e che quei puntini si allargavano e si estendevano come
accade con le cime delle montagne sulla Terra al sorgere del Sole. Us
persino la geometria di luci e ombre per determinare laltezza di una
montagna, che risult superiore a 7000 metri. Ma non era tutto. Galileo
not che anche la parte oscura della Luna (nella fase crescente) era
debolmente illuminata, e ne concluse che ci era dovuto alla luce del
Sole riflessa dalla Terra. Cos come la Terra illuminata dalla Luna
piena, afferm Galileo, la superficie lunare circonfusa di luce riflessa
dalla Terra.

Alcune di queste scoperte non erano del tutto nuove, ma la forza


delle prove fornite da Galileo elevava il dibattito a un livello
completamente inedito. Fino allepoca di Galileo, cera stata una netta
distinzione tra terrestre e celeste, mondano e divino. La
differenza non era soltanto scientifica o filosofica. Attorno a questa
separazione tra Cielo e Terra era stato intessuto un ricco arazzo di
mitologia, religione, poesia romantica e sensibilit estetica. In
contrapposizione alla dottrina aristotelica, Galileo pose la Terra e un
corpo celeste (la Luna) su un piano molto simile: ambedue avevano
superfici accidentate e riflettevano la luce del Sole.
Spingendosi oltre la Luna, Galileo si mise a osservare i pianeti,
termine coniato dagli antichi greci per indicare gli astri vagabondi
del cielo notturno. Dirigendo il suo telescopio su Giove il 7 gennaio
1610, scopr con grande stupore tre nuove stelle disposte lungo una
linea che attraversava il pianeta, due a oriente e una a occidente. Nelle
notti seguenti, le nuove stelle cambiarono posizione rispetto a Giove. Il
13 gennaio Galileo vide comparire una quarta stella. Dopo circa una
settimana dalla prima osservazione, Galileo giunse a una conclusione
stupefacente: le nuove stelle erano in realt satelliti che orbitavano
attorno a Giove, esattamente come la Luna orbita attorno alla Terra.
Una peculiarit che accomuna le personalit che hanno avuto un
impatto significativo sulla storia della scienza la loro capacit di
comprendere al volo quali sono le scoperte che davvero possono fare la
differenza. Un altro tratto che contraddistingue molti scienziati influenti
il modo in cui riescono a rendere comprensibili agli altri le loro
scoperte. Galileo era un maestro in tutti e due questi ambiti.
Preoccupato che qualcun altro potesse individuare i satelliti gioviani,
Galileo si affrett a rendere noti i risultati ottenuti: gi nella primavera
del 1610 il suo trattato Sidereus Nuncius veniva pubblicato a Venezia.
Galileo, che in quel momento della sua vita era ancora politicamente
accorto, dedic il libro al granduca di Toscana Cosimo II de Medici, e
chiam i satelliti di Giove stelle medicee. Due anni pi tardi, dopo
quella che egli defin una fatica atlantica, Galileo fu in grado di
determinare i periodi orbitali il tempo necessario a ciascuno dei
quattro satelliti per compiere una rivoluzione attorno a Giove con uno
scarto di pochi minuti. Sidereus Nuncius ebbe un successo immediato:
le sue cinquecento copie iniziali andarono rapidamente esaurite,
rendendo Galileo famoso in tutto il continente.

La scoperta dei satelliti gioviani fu di vasta portata.[34] Non erano


solo i primi corpi celesti a essere aggiunti al sistema solare dai tempi
delle osservazioni degli antichi greci, ma la loro mera esistenza
eliminava in un sol colpo una delle pi serie obiezioni alla teoria
copernicana. Gli aristotelici sostenevano che era impossibile che la
Terra orbitasse intorno al Sole, dato che la stessa Terra aveva la Luna
che orbitava intorno a s. Comera possibile che luniverso avesse due
distinti centri di rotazione, il Sole e la Terra? La scoperta di Galileo
dimostrava inequivocabilmente che un pianeta poteva avere satelliti che
gli orbitavano intorno pur seguendo la propria traiettoria attorno al
Sole.
Unaltra scoperta di fondamentale importanza che Galileo fece nel
1610 fu quella delle fasi del pianeta Venere. Secondo la dottrina
geocentrica, Venere si sarebbe dovuto muovere lungo un piccolo
cerchio (epiciclo) sovrapposto alla sua orbita intorno alla Terra. Il
centro dellepiciclo avrebbe dovuto trovarsi sempre sulla linea che
congiunge la Terra al Sole (come nella figura 17a, che non in scala).
In questo caso ci si aspetterebbe che Venere, osservata dalla Terra,
appaia sempre come una falce di ampiezza variabile. Nel sistema
copernicano, daltra parte, laspetto di Venere dovrebbe cambiare
passando da un piccolo disco luminoso quando il pianeta si trova dal
lato opposto del Sole rispetto alla Terra, a un disco grande e quasi
completamente oscuro quando Venere si trova dallo stesso lato della
Terra. Nelle posizioni intermedie tra questi due punti, Venere dovrebbe
passare attraverso una sequenza completa di fasi simili a quelle della
Luna.
Figura 17
Su questa differenza tra le predizioni dei due modelli cosmologici,
Galileo tenne una corrispondenza con un suo ex studente, Benedetto
Castelli (1577-1644), e tra lottobre e il dicembre del 1610 comp le
osservazioni decisive, il cui verdetto era chiaro: esse confermavano in
maniera inequivocabile le predizioni del modello copernicano,
dimostrando che Venere orbitava attorno al Sole. L11 dicembre, un
Galileo in vena di burle invi a Keplero un oscuro anagramma in latino:
Haec immatura a me iam frustra leguntur o y (Queste cose premature
da me sono lette invano o. y.).[35] Keplero cerc senza successo di
decifrare il messaggio nascosto nellanagramma e alla fine vi
rinunci.[36] Nella lettera seguente, datata 1 gennaio 1611, Galileo gli

forn la soluzione: Cynthiae figuras aemulatur mater amorum (La


madre dellamore [Venere] imita le figure di Cinzia [la Luna]).
Tutte le scoperte di cui ho parlato fin qui riguardavano pianeti del
sistema solare corpi celesti che orbitano intorno al Sole e riflettono la
sua luce oppure satelliti che ruotano attorno a questi pianeti. Ma
Galileo fece anche due scoperte relative alle stelle, corpi celesti che
brillano di luce propria, come il Sole. Nella visione aristotelica del
mondo, il Sole avrebbe dovuto simboleggiare la perfezione e
limmutabilit ultraterrene. Immaginatevi quale sbigottimento produsse
lo scoprire che la superficie solare tuttaltro che perfetta, che presenta
macchie e punti oscuri che compaiono e scompaiono mentre il Sole
ruota attorno al proprio asse. La figura 18 riproduce alcune immagini
delle macchie solari. Su quei disegni il collega di Galileo Federico Cesi
(1585-1630) scrisse che si gustano per la meraviglia dello spettacolo, e
per la diligenza dellespressione. In realt Galileo non fu il primo a
vedere le macchie solari e nemmeno il primo a scriverne. Un trattatello
in particolare, Tres epistolae de maculis solaribus, scritto dallo
scienziato gesuita Cristoph Scheiner (1573-1650), irrit a tal punto
Galileo che egli si sent obbligato a pubblicare una risposta articolata.
Secondo Scheiner, non era possibile che le macchie si trovassero sulla
superficie del Sole. La sua tesi si basava in parte sul fatto che, a suo
modo di vedere, le macchie erano troppo scure (pensava che fossero pi
scure delle parti in ombra della Luna) e in parte sul fatto che non
sempre sembravano ricomparire nelle stesse posizioni. Di conseguenza
Scheiner riteneva che fossero piccoli pianeti in orbita attorno al
Sole.[37]
Figura 18
Nella sua Historia e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro
accidenti, Galileo confut sistematicamente le argomentazioni di
Scheiner a una a una. Con una meticolosit, unarguzia e un sarcasmo
che avrebbero fatto balzare in piedi ad applaudire Oscar Wilde, Galileo
dimostr che le macchie non erano affatto oscure, ma che apparivano
tali rispetto alla luminosa superficie del Sole. Inoltre, lopera di Galileo
dimostrava incontrovertibilmente che le macchie si trovavano proprio
sulla superficie solare (ritorner su questo argomento pi avanti in
questo capitolo).
Le osservazioni di altre stelle compiute da Galileo rappresentarono a
tutti gli effetti la prima escursione delluomo nel cosmo al di fuori dei

confini del sistema solare. Galileo scopr che, a differenza di quanto


accadeva con la Luna e i pianeti, il suo telescopio non ingrandiva le
immagini delle stelle. Le implicazioni erano chiare: le stelle erano
molto pi lontane dei pianeti. Gi questa era una deduzione
stupefacente, ma il dato davvero sbalorditivo era il mero numero delle
nuove, deboli stelle che il telescopio aveva rivelato. Soltanto in una
piccola regione della costellazione di Orione, Galileo scopr non meno
di 500 nuove stelle. Quando il pisano rivolse il suo telescopio sulla Via
Lattea il nastro irregolare di debole luce che attraversa il cielo
notturno and incontro alla sorpresa pi grande. Persino quella
macchia luminosa daspetto omogeneo si frantumava in una quantit
innumerevole di stelle che nessun uomo aveva mai visto prima.
Luniverso diventava di colpo molto pi grande. Galileo rifer la sua
scoperta con il linguaggio spassionato di uno scienziato:
Quello che in terzo luogo osservammo, lessenza o materia della
Via Lattea, la quale attraverso il cannocchiale si pu vedere in modo
cos palmare che tutte le discussioni, per tanti secoli cruccio dei filosofi,
si dissipano con la certezza della sensata esperienza, e noi siamo
liberati da sterili dispute. La Galassia non altro che un ammasso di
innumerabili stelle disseminate a mucchi; ch in qualunque parte di
essa si diriga il cannocchiale, subito si offre alla vista un grandissimo
numero di stelle, parecchie delle quali si vedono abbastanza grandi e
molto distinte, mentre la moltitudine delle piccole affatto
inesplorabile.
La reazione di alcuni contemporanei di Galileo fu entusiastica. Le
sue scoperte accesero limmaginazione di scienziati e non, in tutta
Europa. Il poeta scozzese Thomas Seggett compose versi appassionati:
Colombo diede alluomo terre da conquistare col sangue,
Galileo nuovi mondi che a nessuno recano danno.
Chi migliore?[38]
Sir Henry Wotton, ambasciatore inglese a Venezia, riusc a entrare in
possesso di una copia del Sidereus Nuncius il giorno stesso in cui
comparve. Lo sped immediatamente a re Giacomo I dInghilterra,
accompagnato da una lettera che diceva tra laltro:
Invio con la presente a sua Maest la notizia pi strana (come posso a
buon diritto chiamarla) che ella abbia mai ricevuto dalla mia parte del
mondo; si tratta del libro annesso (uscito questo stesso giorno) del
professore di matematica di Padova che con laiuto di uno strumento

ottico [...] ha scoperto quattro nuovi pianeti che girano intorno alla sfera
di Giove, oltre a molte altre stelle fisse sconosciute.[39]
Si potrebbero scrivere interi volumi (e infatti sono stati scritti!) su
tutto quello che scopr Galileo, ma ci esula dagli scopi di questo libro.
Qui intendo limitarmi a esaminare leffetto che alcune di queste
scoperte sbalorditive ebbero sulle idee di Galileo riguardo alluniverso.
In particolare, quale relazione colse Galileo, se ne colse, tra la
matematica e il cosmo smisurato che gli si dispiegava davanti.
Il grande libro della natura
Il filosofo della scienza Alexandre Koyr (1892-1964) osserv una
volta che la rivoluzione del pensiero scientifico si pu ridurre a un
elemento essenziale: la scoperta che la matematica la grammatica
della scienza. Mentre gli aristotelici si accontentavano di una
descrizione qualitativa della natura e, anche per quella, si appellavano
allautorit di Aristotele, Galileo affermava che gli scienziati avrebbero
dovuto ascoltare la natura stessa e che le chiavi per decifrare il
linguaggio delluniverso erano le relazioni matematiche e i modelli
geometrici. Le differenze inconciliabili tra queste posizioni sono
esemplificate dagli scritti di esponenti di spicco delle due concezioni.
Ecco le parole dellaristotelico Giorgio Coresio: Concludiamo,
dunque, che chi non vuole camminare alla cieca, bisogna che si consigli
con Aristotele, ottimo interprete della natura.[40] Un altro filosofo
aristotelico, il pisano Vincenzo di Grazia, aggiunge:
Avanti che veniamo a considerare le dimostrazioni del Sig. Galileo,
ci paruto necessario il dimostrare quanto sieno lontani coloro dal vero
che con ragioni matematiche vogliono dimostrare le cose naturali, de
quali se io non minganno il Sig. Galileo. Dico dunque che tutte le
scienze e tutte larti hanno i propri princpi e le proprie cagioni per le
quali del proprio oggetto dimostrano i propri accidenti. Quindi che
non lecito con i princpi duna scienza passare a dimostrare gli effetti
dunaltra [il corsivo mio]. Onde grandemente vaneggia colui che si
persuade di voler dimostrare gli accidenti naturali con ragioni
matematiche, essendo queste due scienze tra di loro differentissime;
imperciocch lo scientifico naturale considera le cose che hanno per
propria e naturale affezione il movimento, laddove il matematico il
proprio soggetto astrae da ogni movimento.[41]
La compartimentazione ermetica delle branche della scienza era
proprio il tipo di concetto che faceva infuriare Galileo. Nella bozza del

suo trattato sullidrostatica, Discorso intorno alle cose che stanno in su


lacqua o che in quella si muovono, egli present la matematica come
un motore potente che offre agli uomini la capacit di penetrare i
segreti della natura:
Qua io maspetto un rabbuffo terribile da qualcuno de gli avversarii;
e gi parmi di sentire intonar negli orecchi che altro trattar le cose
fisicamente ed altro matematicamente, e che i geometri doveriano restar
tra le lor girandole, e non affratellarsi con le materie filosofiche, le cui
verit sono diverse dalle verit matematiche; quasi che il vero possa
esser pi di uno; quasi che la geometria a i nostri tempi progiudichi
allaqquisto della vera filosofia, quasi che sia impossibile esser
geometra e filosofo, s che per necessaria conseguenza si inferisca che
chi sa geometria non possa saper fisica, n possa discorrere e trattar
delle materie fisiche fisicamente. Conseguenze non meno sciocche di
quella di un tal medico fisico, che, spinto da un poco di livore, diceva
che il medico Aqquapendente [Hieronymus Fabricius di
Acquapendente (1537-1619)], essendo grande anatomista e chirurgo,
doveva contentarsi di star tra i suoi ferri ed unguenti, senza volersi
ingerire nelle cure fisiche, come se la cognizione di chirurgia
destruggesse e fosse contraria alla fisica.[42]
Un semplice esempio del modo in cui questi diversi atteggiamenti
nei riguardi dei risultati osservativi potevano alterare completamente
linterpretazione dei fenomeni naturali dato dalla scoperta delle
macchie solari. Come ho gi detto, lastronomo gesuita Christoph
Scheiner osserv le macchie con competenza e attenzione. Fece per
lerrore di lasciare che i suoi pregiudizi aristotelici sulla perfezione dei
cieli condizionassero le sue conclusioni. Quindi, quando scopr che le
macchie non facevano ritorno nella stessa posizione e nello stesso
ordine, si affrett ad annunciare che era in grado di liberare il Sole
dalla ferita delle macchie. La premessa di unimmutabilit celeste
pose un limite alla sua immaginazione e gli imped di considerare la
possibilit che le macchie potessero modificarsi fino a diventare
irriconoscibili.[43] Perci dedusse che le macchie dovevano essere astri
in orbita attorno al Sole. Il percorso seguito da Galileo per affrontare la
questione della distanza delle macchie dalla superficie del Sole era
completamente diverso. Egli individu tre osservazioni che
necessitavano di una spiegazione. Primo, le macchie apparivano pi
sottili quando erano vicine al bordo del disco rispetto a quando si

trovavano al suo centro. Secondo, la distanza tra esse sembrava


aumentare quando si avvicinavano al centro del disco. Infine, le
macchie sembravano muoversi pi rapidamente in prossimit del centro
che vicino al bordo. Con una sola costruzione geometrica, Galileo
riusc a dimostrare che la sua ipotesi, e cio che le macchie fossero
adiacenti alla superficie del Sole e si muovessero insieme a essa, era in
accordo con tutti i fatti osservati. La sua dettagliata spiegazione si
basava sul fenomeno visivo dello scorcio su una superficie sferica,
ovvero sul fatto che delle sagome disegnate su una sfera appaiono pi
sottili e meno distanti quando sono vicine al bordo (la figura 19 mostra
leffetto nel caso di sagome circolari).
La dimostrazione di Galileo per la costruzione del procedimento
scientifico era di enorme portata. Le stesse osservazioni potevano
portare a interpretazioni dubbie, a meno che non le si interpretasse in un
pi ampio contesto teorico.
Figura 19
Galileo non si tirava mai indietro di fronte allopportunit di
unaccesa contesa. Lesposizione pi articolata delle sue idee sulla
natura della matematica e sul suo ruolo nella scienza compare in
unaltra pubblicazione di carattere polemico, Il saggiatore. Questo
brillante trattato, scritto magistralmente, raggiunse una tale popolarit
che il papa Urbano VIII se ne faceva leggere delle pagine mentre
consumava i suoi pasti. Ci che stupisce che la tesi centrale esposta
da Galileo nel Saggiatore era completamente sbagliata. Galileo cercava
di sostenere che le comete erano fenomeni causati da qualche scherzo
della rifrazione ottica nel mondo sublunare.
Lintera vicenda del Saggiatore d quasi limpressione di essere stata
tratta dal libretto di unopera italiana.[44] Nellautunno del 1618
apparvero tre comete in successione. La terza, in particolare, rest
visibile per quasi tre mesi. Nel 1619 Orazio Grassi, matematico gesuita
del Collegio Romano, pubblic anonimamente un pamphlet nel quale
descriveva le sue osservazioni di quelle comete. Calcando le orme del
grande astronomo danese Tycho Brahe, Grassi giungeva alla
conclusione che le comete si trovavano tra il Sole e la Luna.
Probabilmente il pamphlet sarebbe passato inosservato, ma Galileo
decise di replicare alle argomentazioni addotte da Grassi, poich aveva
sentito che alcuni gesuiti vedevano nella pubblicazione del matematico
un colpo alla teoria copernicana. Galileo forn la sua risposta sotto

forma di letture (in gran parte scritte da Galileo stesso) che furono
tenute da Mario Guiducci, un suo discepolo.[45] Nella versione scritta
di queste letture, che fu pubblicata con il titolo Discorso sulle comete,
Galileo attaccava direttamente Grassi e Tycho Brahe. Adesso era il
turno di Grassi di risentirsi. Con lo pseudonimo di Lotario Sarsi, e
facendosi passare per uno dei propri studenti, Grassi pubblic una
risposta caustica, in cui criticava senza mezzi termini Galileo (la
risposta era intitolata Bilancia astronomica e filosofica, con la quale si
esaminano le opinioni sulle comete di Galileo Galilei, esposte
allAccademia Fiorentina da Mario Guiducci). A difesa della sua
applicazione dei metodi di Tycho per calcolare le distanze, Grassi
(parlando come se fosse il suo studente), argomentava:
Via, si conceda pure che il mio maestro ader a Ticone [Tycho
Brahe]. Che gran delitto infine questo? Chi seguire di preferenza?
Tolomeo [lastronomo alessandrino che aveva perfezionato il modello
geocentrico]? i cui seguaci Marte, fatto gi pi vicino, minaccia alla
gola con la spada sguainata? Copernico? ma chi religioso allontaner
piuttosto tutti da lui, e unipotesi or ora condannata, ugualmente
condanner e respinger. Ecco che solo tra tutti rimaneva Ticone,
perch lo potessimo prendere a guida per le vie ignote degli astri.[46]
Questo brano mostra magnificamente la sottile linea sulla quale
erano costretti a procedere i matematici gesuiti allinizio del XVII
secolo. Da un lato, la critica che Grassi muoveva a Galileo era
pienamente giustificata ed estremamente penetrante. Dallaltro, non
potendo compromettersi con il modello copernicano, Grassi si era
autoimposto una camicia di forza che pregiudicava la sua
argomentazione generale.
Gli amici di Galileo erano cos preoccupati dalla possibilit che
lattacco di Grassi minasse lautorit del maestro che lo sollecitarono a
controbattere. Ci port, nel 1623, alla pubblicazione del Saggiatore (il
cui titolo completo spiega che nellopera con bilancia esquisita e
giusta si ponderano le cose contenute nella Libra astronomica e
filosofica di Lotario Sarsi Sigensano).
Come ho gi osservato, Il saggiatore contiene laffermazione pi
limpida e avveniristica di Galileo sul rapporto tra la matematica e il
cosmo. Eccone uno straordinario passaggio:
Parmi, oltre a ci, di scorgere nel Sarsi ferma credenza, che nel
filosofare sia necessario appoggiarsi allopinioni di qualche celebre

autore, s che la mente nostra, quando non si maritasse col discorso


dun altro, ne dovesse in tutto rimanere sterile ed infeconda; e forse
stima che la filosofia sia un libro e una fantasia dun uomo, come
lIliade e lOrlando furioso, libri ne quali la meno importante cosa
che quello che vi scritto sia vero. Signor Sarsi, la cosa non ist cos.
La filosofia scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci
sta aperto innanzi a gli occhi [io dico luniverso], ma non si pu
intendere se prima non simpara a intender la lingua, e conoscer i
caratteri, ne quali scritto. Egli scritto in lingua matematica, e i
caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali
mezi impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi un
aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto [il corsivo mio].[47]
Non stupefacente? Secoli prima che ci si ponesse la questione del
perch la matematica fosse uno strumento cos efficace per spiegare la
natura, Galileo pensava di conoscere gi la risposta! Per lui, la
matematica altro non era che il linguaggio delluniverso. Per
comprendere luniverso, sosteneva, era necessario parlare quella lingua.
Dio altro non era che un matematico.
Lintera gamma delle idee che Galileo espone nei suoi scritti dipinge
un quadro ancora pi dettagliato delle sue opinioni sulla matematica.
Innanzitutto, dobbiamo tener presente che per Galileo essa significava
fondamentalmente geometria. Di rado era interessato a misurare valori
in numeri assoluti. Descriveva i fenomeni soprattutto per mezzo di
rapporti tra quantit e in termini relativi. Anche in questo Galileo era un
autentico discepolo di Archimede, del cui principio della leva e del cui
metodo della geometria comparativa si serv efficacemente e
ampiamente. Unaltra questione degna di nota, che si manifesta
soprattutto nellultima opera di Galileo, la distinzione che lautore fa
tra i ruoli della geometria e quelli della logica. Lopera, Discorsi e
dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze,[48] scritta
nella forma di vivaci discussioni tra tre interlocutori, Salviati, Sagredo e
Simplicio, personaggi le cui parti sono definite in modo chiaro. Salviati
a tutti gli effetti il portavoce di Galileo. Sagredo, laristocratico
appassionato di filosofia, un uomo la cui mente si gi sottratta alle
illusioni del senso comune aristotelico e che dunque pu essere
convinto dalla forza delle argomentazioni della nuova scienza
matematica. Simplicio, che nellopera precedente di Galileo era ritratto
come un personaggio succube dellautorit di Aristotele, qui appare

come un erudito di ampie vedute. Durante il secondo giorno di


discussioni, Sagredo ha un interessante scambio di idee con Simplicio:
Sagredo: Che diremo, signor Simplicio? non convien egli confessare,
la virt della geometria essere il pi potente strumento dogni altro per
acuir lingegno e disporlo al perfettamente discorrere e specolare? e che
con gran ragione voleva Platone i suoi scolari prima ben fondati nelle
matematiche?
Simplicio sembra trovarsi daccordo e introduce il paragone con la
logica:
Simplicio: Veramente comincio a comprendere che la logica, bench
strumento prestatissimo per regolare il nostro discorso, non arriva,
quanto al destar la mente allinvenzione, allacutezza della geometria.
Poi Sagredo affina la distinzione:
A me pare che la logica insegni a conoscere se i discorsi e le
dimostrazioni gi fatte e trovate procedano concludentemente; ma che
ella insegni a trovare i discorsi e le dimostrazioni concludenti, ci
veramente non credo.
Qui il messaggio di Galileo semplice: riteneva che la geometria
fosse lo strumento per mezzo del quale si scoprono nuove verit. La
logica, daltra parte, per Galileo serve a valutare e criticare scoperte gi
compiute. Nel Capitolo 7 esamineremo una prospettiva diversa secondo
cui tutta la matematica scaturisce dalla logica.
Come giunse Galileo allidea che la matematica fosse il linguaggio
della natura? In fondo, una conclusione filosofica di questa portata non
poteva essersi materializzata allimprovviso dal nulla. In effetti le radici
di questo concetto si possono far risalire fino agli scritti di Archimede.
Il maestro greco fu il primo a far uso della matematica per spiegare
fenomeni naturali. Poi, in un tortuoso percorso che passava attraverso
alcuni matematici medievali e delle corti rinascimentali italiane, la
natura della matematica si guadagn lo status di argomento degno di
discussione. Alla fine, anche alcuni dei matematici gesuiti del tempo di
Galileo, Cristoforo Clavio in particolare, riconobbero che forse la
matematica si poneva a met strada tra la metafisica (i princpi
filosofici sulla natura dellessere) e la realt fisica. Nei prolegomeni
alledizione da lui commentata degli Elementi di Euclide, Clavio
scrisse:
Poich le discipline matematiche concernono cose che sono
considerate separate da ogni materia sensibile, sebbene siano immerse

nelle cose materiali, chiaro che esse occupano un posto intermedio tra
la metafisica e la scienza naturale, se consideriamo il loro oggetto di
studio.
Lidea della matematica come mero trait dunion non soddisfaceva
Galileo. Egli comp un ulteriore e audace passo in avanti equiparando la
matematica alla lingua madre di Dio. Questidentificazione, tuttavia,
sollevava una grande contraddizione, che avrebbe avuto un effetto
drammatico sulla vita di Galileo.
Scienza e tecnologia
Secondo Galileo, nel progettare la natura Dio parlava il linguaggio
della matematica. Secondo la Chiesa cattolica, Dio era lautore della
Bibbia. Come giudicare dunque quei casi in cui le spiegazioni
scientifiche fondate sulla matematica sembravano contrapporsi alle
Scritture? Nel 1546, i teologi del Concilio di Trento risposero senza
mezzi termini:
Nessuno, basandosi sulla propria saggezza, negli argomenti di fede e
di costumi, che riguardano la dottrina cristiana, piegando la Sacra
Scrittura secondo i propri modi di vedere, osi interpretarla contro il
senso che ha [sempre] ritenuto e ritiene la santa madre Chiesa, alla
quale spetta di giudicare del vero senso e dellinterpretazione delle
sacre scritture.
Di conseguenza, quando nel 1616 furono chiamati a rendere pubblica
la loro opinione sulla cosmologia eliocentrica copernicana, i teologi
conclusero che essa era formalmente eretica, per essere espressamente
contraria alla Sacra Scrittura. In altre parole, lelemento davvero
centrale delle obiezioni mosse dalla Chiesa al copernicanesimo di
Galileo non era tanto la rimozione della Terra dalla sua posizione al
centro delluniverso, quanto piuttosto il fatto che sfidasse lautorit
della Chiesa nellinterpretazione delle Scritture.[49] In un clima in cui
la Chiesa cattolica romana si sentiva gi in pericolo a causa delle
controversie con i teologi della Riforma, Galileo e la Chiesa erano
chiaramente in rotta di collisione.
Gli eventi cominciarono a evolversi rapidamente verso la fine del
1613. Benedetto Castelli, ex allievo di Galileo, present le nuove
scoperte astronomiche al granduca di Toscana e alla sua corte. Come
era prevedibile, fu sollecitato a spiegare le evidenti discrepanze tra la
cosmologia copernicana e alcuni racconti biblici, per esempio quello in
cui Dio ferma il Sole e la Luna nel loro tragitto per permettere a Giosu

e agli israeliti di portare a termine la vittoria sugli amorei nella valle di


Aialon. Anche se Castelli difese con energia la teoria copernicana
Mi diportai da paladino, rifer , Galileo rimase piuttosto turbato
dalla notizia di quello scontro e si sent obbligato a esprimere le proprie
opinioni sulle contraddizioni tra la scienza e le Sacre Scritture. In una
lunga lettera a Castelli datata 21 dicembre 1613, Galileo scrive:
Stante, dunque, che la Scrittura in molti luoghi non solamente
capace, ma necessariamente bisognosa desposizioni diverse
dallapparente significato delle parole, mi par che nelle dispute naturali
ella doverebbe esser riserbata nellultimo luogo: perch, procedendo di
pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come
dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice
de gli ordini di Dio; ed essendo, di pi, convenuto nelle Scritture, per
accomodarsi allintendimento delluniversale, dir molte cose diverse, in
aspetto e quanto al significato delle parole, dal vero assoluto; ma,
allincontro, essendo la natura inesorabile e immutabile e nulla curante
che le sue recondite ragioni e modi doperare sieno o non sieno esposti
alla capacit de gli uomini, per lo che ella non trasgredisce mai i
termini delle leggi imposteli; pare che quello de gli effetti naturali che o
la sensata esperienza ci pone innanzi a gli occhi o le necessarie
dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato
in dubbio per luoghi della Scrittura chavesser nelle parole diverso
sembiante, poi che non ogni detto della Scrittura legato a obblighi
cos severi comogni effetto di natura.[50]
Questinterpretazione del significato della Bibbia era chiaramente in
contrasto con quella di alcuni dei teologi pi intransigenti. Per esempio,
il domenicano Domingo Bez aveva scritto nel 1584: Lo Spirito
Santo non solo ispir tutto ci che contenuto nella Scrittura, ma dett
e sugger anche ogni parola con cui essa fu scritta.[51] Ovviamente
Galileo non ne era convinto. Nella sua lettera a Castelli aggiunse:
Io crederei che lautorit delle Sacre Lettere avesse avuto solamente
la mira a persuader a gli uomini quegli articoli e proposizioni, che,
sendo necessarie per la salute loro e superando ogni umano discorso,
non potevano per altra scienza n per altro mezzo farcisi credibili, che
per la bocca dellistesso Spirito Santo. Ma che quel medesimo Dio che
ci ha dotati di sensi, di discorso e dintelletto, abbia voluto, posponendo
luso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo
conseguire, non penso che sia necessario il crederlo, e massime in

quelle scienze delle quali una minima particella e in conclusioni divise


se ne legge nella Scrittura; qual appunto lastronomia, di cui ve n
cos piccola parte, che non vi si trovano n pur nominati i pianeti.
Una copia della lettera di Galileo arriv alla Congregazione del
SantUffizio a Roma, dove si giudicavano le questioni relative alla
fede, e in particolare nelle mani dellinfluente cardinale Roberto
Bellarmino (1542-1621). La prima reazione di Bellarmino alla teoria
copernicana era stata abbastanza moderata: egli considerava lintero
modello eliocentrico come un modo per salvar lapparenze, o simil
cose, alla guisa di quelli che hanno introdotto gli epicicli e poi non gli
credono. Come altri prima di lui, anche Bellarmino trattava i modelli
matematici proposti dagli astronomi come semplici stratagemmi ideati
per descrivere ci che gli uomini osservavano, ma non ancorati in alcun
modo alla realt fisica. Questi accorgimenti per salvar le apparenze,
sosteneva il cardinale, non dimostrano che la Terra si muova
veramente. Di conseguenza Bellarmino non vedeva alcuna minaccia
immediata nel libro di Copernico (il De revolutionibus), anche se si
affrettava ad aggiungere che sostenere che la Terra si muovesse non
avrebbe soltanto rischiato dirritare tutti i filosofi e theologi
scholastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le
Scritture Sante.
Tutti i dettagli del resto di questa tragica vicenda esulano dallo scopo
e dallinteresse principale di questo libro, perci qui ne dar solo una
breve descrizione. La Congregazione dellIndice mise al bando il libro
di Copernico nel 1616. Gli ulteriori tentativi di Galileo di appoggiarsi a
numerosi passi tratti dallopera del pi rispettato tra i primi teologi
santAgostino per la sua interpretazione del rapporto tra le scienze
naturali e le Scritture non gli guadagnarono molte simpatie.[52] A
dispetto delle sue articolate lettere incentrate sulla tesi secondo cui non
cera disaccordo (se non superficiale) tra la teoria copernicana e i testi
biblici, i teologi dellepoca consideravano le argomentazioni di Galileo
unintrusione non gradita nella loro sfera di competenze. Con cinismo,
quegli stessi teologi non esitavano a esprimere opinioni su questioni
scientifiche.
Mentre allorizzonte si addensavano nubi minacciose, Galileo
continuava a credere che la ragione avrebbe prevalso: un gravissimo
errore quando si sollevano dubbi su materie di fede religiosa. Galileo
pubblic il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo[53] nel

febbraio del 1632 (la figura 20 mostra il frontespizio della prima


edizione).
Figura 20
Questopera polemica la pi minuziosa esposizione delle idee
copernicane di Galileo. Oltretutto, nel libro Galileo sosteneva che se gli
uomini praticano la scienza usando il linguaggio dellequilibrio
meccanico e della matematica, possono comprendere la mente di Dio.
In altre parole, quando una persona trova la soluzione di un problema
usando la geometria proporzionale, le intuizioni e la comprensione che
ne ricava sono di natura divina. La reazione della Chiesa fu rapida e
risoluta. La circolazione del Dialogo fu vietata gi nellagosto dellanno
della pubblicazione. Il mese successivo Galileo fu convocato a Roma
per difendersi dallaccusa di eresia. Il processo ebbe inizio il 12 aprile
1633 e Galileo fu giudicato veementemente sospetto di eresia il 22
giugno 1633. I giudici dichiararono Galileo colpevole daver tenuto e
creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e Divine Scritture, chil sole
sia centro della terra e che non si muova da oriente a occidente, e che la
terra si muova e non sia centro del mondo. La sentenza fu dura:
Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio
nostro; e per penitenze salutari timponiamo che per tre anni a venire
dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi
facolt di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e
penitenze.[54]
Distrutto, il settantenne Galileo cedette alla pressione. Con lanimo a
pezzi present una lettera di abiura in cui si impegnava a lasciar la
falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che
la terra non sia il centro del mondo e che si muova. E concludeva:
Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e dogni
fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me
conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto
li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore,
eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per lavvenire non
dir mai pi n asserir, in voce o in scritto, cose tali per le quali si
possa aver di me simil sospizione.[55]
Lultima opera di Galileo, Discorsi e dimostrazioni matematiche
intorno a due nuove scienze, fu data alle stampe nel luglio del 1638. Il
manoscritto fu portato clandestinamente fuori dallItalia e pubblicato a
Leida, in Olanda. Il contenuto del libro esprimeva appieno e con forza

il sentimento simboleggiato dalle famosissime parole Eppur si


muove. Questa frase di sfida, che in genere viene messa in bocca a
Galileo alla conclusione del processo, probabilmente non fu mai
pronunciata.
Il 31 ottobre 1992, la Chiesa cattolica ha infine deciso di riabilitare
Galileo. Ammettendo che lo scienziato aveva sempre avuto ragione, ma
astenendosi ancora dal muovere critiche dirette allInquisizione, papa
Giovanni Paolo II dichiar:
Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostr su questo
punto [le evidenti discrepanze tra la scienza e le scritture] pi
perspicace dei suoi avversari teologi [...]. La maggioranza dei teologi
non percepiva la distinzione formale tra la Sacra Scrittura e la sua
interpretazione, che li indusse a trasporre indebitamente nel campo
della dottrina della fede una questione di fatto appartenente alla ricerca
scientifica.
I giornali di tutto il mondo festeggiarono levento. ufficiale: la
Terra gira attorno al Sole, anche per il Vaticano proclam il Los
Angeles Times.
Ma molti non trovarono la cosa tanto divertente. Qualcuno
considerava questo mea culpa della Chiesa davvero troppo modesto,
eccessivamente tardivo. Lo studioso di Galileo Antonio Beltrn Mar
osserv:
Il fatto che il papa continui a sentirsi unautorit legittimata a dire
qualcosa di importante su Galileo e la sua scienza dimostra che, da
parte sua, nulla cambiato. Il papa si sta comportando esattamente
come i giudici di Galileo, il cui errore adesso riconosce.[56]
Va precisato, per esser giusti, che il papa si trovava in una situazione
senza via duscita. Qualsiasi decisione avesse preso, tanto quella di
ignorare il problema e lasciare la condanna di Galileo in giudicato,
quanto quella di riconoscere finalmente lerrore della Chiesa,
probabile che avrebbe comunque subto delle critiche. Eppure, in
unepoca in cui si tenta di presentare il creazionismo biblico come
teoria scientifica alternativa (sotto il velo sottile della definizione di
disegno intelligente) bene ricordare che Galileo ha gi combattuto
questa battaglia quasi quattro secoli fa. E che lha vinta.
4

Maghi: lo scettico e il gigante


In uno dei sette episodi del film Tutto quello che avreste voluto
sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, Woody Allen
interpreta la parte di un buffone che si esibisce in numeri comici per un
re medievale e la sua corte. Bramando i favori sessuali della regina, il
giullare le d un afrodisiaco sperando di riuscire a sedurla. In effetti la
sovrana finisce per sentirsi attratta dal buffone ma, ahim, un enorme
lucchetto chiude la sua cintura di castit. Trovandosi di fronte a questa
situazione frustrante nella camera da letto della regina, il giullare
commenta nervosamente: Devo pensare in fretta a qualcosa, prima che
arrivi il Rinascimento e finiamo tutti dipinti in un quadro.
A parte gli scherzi, questa parodia una descrizione comprensibile
degli eventi che accaddero in Europa nel XV e XVI secolo. In effetti il
Rinascimento ha prodotto una tale abbondanza di capolavori di pittura,
scultura e architettura che queste straordinarie opere darte
costituiscono ancora oggi parte importante della nostra cultura. Quanto
alla scienza, il Rinascimento fu testimone della rivoluzione eliocentrica
in astronomia, una rivoluzione alla cui testa si posero Copernico,
Keplero e soprattutto Galileo. La nuova visione delluniverso offerta
dalle osservazioni compiute da Galileo con il telescopio e le rivelazioni
ottenute grazie ai suoi esperimenti di meccanica ispirarono forse pi di
ogni altra cosa i progressi matematici del secolo seguente. Mentre si
avvertivano le prime avvisaglie del crollo della filosofia aristotelica e si
muovevano le prime critiche aperte allideologia teologica della Chiesa,
i filosofi iniziavano a cercare nuove fondamenta su cui erigere la
conoscenza umana. La matematica, composta comera da verit
apparentemente certe, forniva quella che sembrava la base pi solida
per un nuovo inizio.
Luomo che intraprese il compito decisamente ambizioso di scoprire
una formula che in qualche modo avrebbe imposto un ordine allintero
pensiero razionale e unificato tutta la conoscenza, la scienza e letica,
era un giovane ufficiale e gentiluomo francese di nome Ren Descartes
o nella forma italianizzata Cartesio.
Un sognatore
Molti considerano Cartesio (figura 21) sia il primo dei grandi filosofi
moderni sia il primo biologo moderno. Se a queste grandiose
credenziali si aggiunge il fatto che il filosofo empirista inglese John
Stuart Mill (1806-1873) defin uno dei risultati ottenuti da Cartesio nel

campo della matematica il pi gran passo che sia stato mai fatto nel
progresso delle scienze esatte,[1] si comincia a capire quanto immenso
fosse il potenziale del suo intelletto.
Cartesio nacque il 31 marzo 1596 a La Haye, in Francia.[2] In onore
del suo cittadino pi illustre, nel 1801 la citt fu ribattezzata La HayeDescartes e, a partire dal 1967, chiamata semplicemente Descartes.
Allet di otto anni Cartesio entr nel collegio gesuita di La Flche,
dove studi latino, matematica, lettere classiche, scienze e filosofia
scolastica fino al 1612. A causa della salute relativamente fragile, era
esentato dalla brutale sveglia alle cinque e aveva il permesso di
trascorrere le ore del mattino a letto. In seguito continu a dedicare la
prima parte del giorno alla meditazione e una volta confess al
matematico Blaise Pascal che il solo modo che aveva per rimanere in
buona salute ed essere produttivo era di non alzarsi mai prima di
sentirsi nelle condizioni di spirito di farlo. Come vedremo tra poco,
quellaffermazione si rivel tragicamente profetica.
Figura 21
Dopo La Flche, Cartesio si laure in Legge allUniversit di
Poitiers, ma non pratic mai la professione. Irrequieto e ansioso di
vedere il mondo, decise di arruolarsi nellesercito del principe Maurice
dOrange, che in quel momento era di stanza a Breda, nelle Province
Unite (la futura Olanda). Un incontro casuale in quella citt si rivel
cruciale per lo sviluppo intellettuale di Cartesio. Si narra che, mentre se
ne andava a spasso per le viuzze della citt, Cartesio not un cartellone
affisso che sembrava proporre un difficile problema matematico.
Chiese alla prima persona che passava di tradurne il testo dallolandese
in latino o in francese. Poche ore dopo aveva risolto il problema,
convincendosi cos di essere veramente portato per la matematica.
Luomo che aveva tradotto il testo altri non era che lo scienziato e
matematico olandese Isaac Beeckman (1588-1637),[3] che per anni
avrebbe esercitato la sua influenza sulle indagini fisico-matematiche
di Cartesio.[4] I nove anni seguenti videro Cartesio alternarsi tra il
trambusto della vita parigina e il servizio in vari eserciti. In unEuropa
in preda a conflitti politici e religiosi e mentre infuriava la Guerra dei
Trentanni, per Cartesio non era difficile trovare battaglie da
combattere o spiegamenti di soldati in marcia a cui unirsi, a Praga come
in Germania o in Transilvania. Eppure per tutto quel periodo rimase,

per citare le sue stesse parole, completamente immerso nello studio


della matematica.
Il 10 novembre 1619 Cartesio fece tre sogni che non solo ebbero
conseguenze decisive sul resto della sua esistenza, ma segnarono forse
anche linizio del mondo moderno.[5] In seguito, raccontando
lepisodio, Cartesio scrisse in uno dei suoi appunti: Ero pieno
dentusiasmo per aver trovato i fondamenti di una scienza
meravigliosa. Su cosa vertevano quei sogni tanto importanti?
In realt, due furono veri e propri incubi. Nel primo Cartesio si trova
preso in un turbine di vento che lo fa roteare con violenza sul piede
sinistro. A terrorizzarlo anche la sensazione di cadere a ogni passo.
Poi compare un vecchio che tenta di porgergli un melone proveniente
da un Paese straniero. Anche il secondo sogno una visione
terrificante: Cartesio intrappolato nella sua stanza tra tuoni minacciosi
e scintille che gli volano tuttintorno. In netto contrasto con i primi due,
il terzo sogno unimmagine di calma e meditazione. Mentre scruta la
stanza, Cartesio posa il suo sguardo su un tavolo sopra il quale ci sono
libri che appaiono e scompaiono. Tra questi c unantologia poetica
intitolata Corpus Poetarum e unenciclopedia. Cartesio apre lantologia
a caso e locchio gli cade sul primo verso di un componimento di
Ausonio, un poeta romano del IV secolo. Quod vitae sectabor iter?
(Quale strada seguir nella vita?) recita il verso. Dal nulla appare come
per miracolo un uomo che cita un altro verso: Est et non ( e non ,
S e no). Cartesio vuole mostrargli il verso di Ausonio ma lintera
visione svanisce allimprovviso nel nulla.
Di solito limportanza dei sogni non sta tanto nel loro contenuto
reale, che spesso sconcertante e bizzarro, quanto nellinterpretazione
che il sognatore sceglie di darvi. Nel caso di Cartesio, leffetto di quei
tre sogni enigmatici fu stupefacente. Egli giudic che lenciclopedia
stesse a significare la conoscenza scientifica collettiva e che lantologia
poetica rappresentasse la filosofia, la rivelazione e lentusiasmo.
Interpret il S e no i famosi opposti pitagorici come la
rappresentazione del vero e del falso. (Come prevedibile, alcune
interpretazioni psicoanalitiche hanno suggerito connotazioni sessuali
legate al melone.) Cartesio era assolutamente convinto che quei sogni
gli avessero indicato la direzione per unificare lintera conoscenza
umana per mezzo della ragione. Si conged dallesercito nel 1621 ma
per altri cinque anni continu a viaggiare e a studiare matematica. Tutti

coloro che conobbero Cartesio durante quel periodo, e tra questi una
carismatica guida spirituale come il cardinal Pierre de Brulle (15751629), rimasero profondamente colpiti dallacutezza e dalla lucidit del
suo pensiero. Molti lo incoraggiarono a pubblicare le proprie idee. Con
qualsiasi altro giovane quel saggio consiglio paterno avrebbe
probabilmente avuto lo stesso effetto controproducente di quellunica
parola Plastica! che il personaggio interpretato da Dustin
Hoffman si sente rivolgere nel film Il laureato come consiglio sulla
carriera da intraprendere, ma Cartesio era diverso. Dato che si era gi
impegnato nellobiettivo di cercare la verit, si lasci convincere
facilmente. Si trasfer in Olanda, che allepoca sembrava offrire un
ambiente culturale pi tranquillo, e nel corso dei ventanni successivi si
produsse in un tour de force dietro laltro.
Cartesio pubblic il suo primo capolavoro sul fondamento della
scienza, il Discorso sul metodo, nel 1637 (la figura 22 riproduce il
frontespizio della prima edizione).
Figura 22
Accompagnavano il trattato tre eccezionali appendici, sullottica, la
meteorologia e la geometria. Poi venne la sua opera filosofica,
Meditazioni metafisiche, nel 1641, e quella sulla fisica, I principi della
filosofia, nel 1644. Ormai il pensiero di Cartesio aveva raggiunto tutta
lEuropa, e annoverava tra i suoi ammiratori una principessa in esilio,
Elisabetta di Boemia (1618-1680), con cui lui intratteneva una feconda
corrispondenza. Nel 1649 Cartesio fu invitato a impartire lezioni di
filosofia alla pittoresca regina Cristina di Svezia (1626-1689). Avendo
sempre avuto un debole per i reali, Cartesio accett lincarico. In effetti,
la lettera che invi alla regina era cos ricolma di auliche espressioni di
deferenza tipiche della prosa del XVII secolo che oggi ci appare
decisamente ridicola: Oso qui affermare a Vostra Maest che Ella non
saprebbe mai comandarmi niente di cos difficile che io non sia sempre
pronto a fare tutto il possibile per eseguire; e che se fossi nato Svedese
o Finlandese non potrei esserlo con maggiore sollecitudine, n pi
perfettamente di quello che sono. Quella regina ventitreenne dalla
volont di ferro voleva a tutti i costi che Cartesio le tenesse le sue
lezioni a unora impossibile: le cinque del mattino. In un Paese cos
freddo che, come scrisse Cartesio a un amico, persino i pensieri
congelavano, quellincombenza si dimostr letale. Qui non sono nel
mio elemento scrisse Cartesio, e non desidero altro che tranquillit e

riposo, beni che i pi potenti Re della Terra non possono dare a coloro i
quali non sanno prenderseli da soli.[6] Dopo aver affrontato per pochi
mesi il rigido inverno svedese in quelle buie ore mattutine che era
riuscito a evitare per tutta la vita, Cartesio contrasse una polmonite.
Mor a cinquantatr anni, l11 febbraio 1650, alle quattro del mattino,
come se avesse voluto evitare di essere svegliato ancora una volta.
Luomo le cui opere preannunciarono lera moderna cadde vittima del
proprio snobismo e dei capricci di una giovane regina.
Cartesio fu sepolto in Svezia, ma le sue spoglie, o almeno una loro
parte, furono trasferite in Francia nel 1667.[7] Dopo essere stati spostati
pi volte, il 26 febbraio 1819 i resti mortali di Cartesio furono tumulati
in una delle cappelle della cattedrale di Saint-Germain-des-Prs, a
Parigi.
Figura 23
La figura 23 mi ritrae accanto alla semplice lapide nera che lo
commemora. Il suo presunto teschio pass di mano in mano in Svezia
finch non fu acquistato da un chimico di nome Berzelius che lo
trasport in Francia. Quel teschio si trova attualmente al Museo di
Scienze Naturali, che fa parte del Muse de lHomme, a Parigi. Spesso
viene esposto di fronte al teschio delluomo di Neanderthal.
Un moderno
Letichetta di moderno, quando viene applicata a un essere umano,
si riferisce in genere a quegli individui che potrebbero tranquillamente
conversare con i loro pari del XX (o, ormai, del XXI) secolo. Ci che
rende Cartesio un vero moderno il fatto che egli os mettere in
discussione tutte le affermazioni filosofiche e scientifiche che erano
state fatte prima della sua epoca.[8] Una volta osserv che la sua
istruzione formale era servita solo ad aumentare la propria perplessit e
a renderlo consapevole della propria ignoranza. Nel suo celebre
Discorso sul metodo, scrisse: Della filosofia dir soltanto che,
vedendo come essa sia stata coltivata dagli intelletti pi eccellenti di
ogni tempo [...] ci nonostante non c in essa nulla di cui non si seguiti
a disputare come di cosa ancora dubbia. Se vero che il destino di
molte delle idee filosofiche dello stesso Cartesio non sarebbe stato
molto diverso, visto che i filosofi a lui successivi hanno messo in
evidenza i notevoli limiti delle sue proposizioni, il suo impudente
scetticismo, persino nei confronti dei concetti pi basilari, lo rende
certamente moderno in tutto e per tutto. Pi importante nellottica di

questo libro il fatto che Cartesio riconoscesse che i metodi della


matematica producevano esattamente il tipo di certezza che mancava
alla filosofia scolastica precedente alla sua epoca.[9] Cartesio lo
dichiar con chiarezza:
Quelle catene di ragionamenti, lunghe, eppure semplici e facili, di cui
i geometri si servono per pervenire alle loro pi difficili dimostrazioni,
mi diedero motivo a supporre che nello stesso modo si susseguissero
tutte le cose di cui luomo pu avere conoscenza [il corsivo mio], e
che, ove si faccia attenzione di non accoglierne alcuna per vera quando
non lo sia, e si osservi sempre lordine necessario per dedurre le une
dalle altre, non ce ne fossero di cos lontane alle quali non si potesse
arrivare, n di cos nascoste che non si potessero scoprire.
Questa audace asserzione va, in un certo senso, oltre le concezioni di
Galileo. Non solo luniverso fisico a essere scritto nel linguaggio
della matematica: tutta la conoscenza umana ne segue la logica. Nelle
parole di Cartesio, Tale disciplina infatti deve contenere i primi
rudimenti della ragione umana, e deve estendersi alle verit che si
possono trar fuori da qualsiasi soggetto; e, a dirla apertamente, io son
persuaso che essa sia pi importante di ogni altra cognizione a noi data
umanamente, essendo quella che fonte di tutte le altre. Lobiettivo di
Cartesio divenne perci quello di dimostrare che il mondo della fisica
per lui una realt descrivibile per mezzo della matematica poteva
essere rappresentato senza affidarsi alle nostre percezioni sensoriali
spesso fallaci. Sosteneva che la mente dovrebbe filtrare quello che gli
occhi vedono e tradurre le percezioni in idee. In fondo, argomentava
Cartesio, non vi sono segni abbastanza certi che permettano di
distinguere nettamente la veglia dal sonno. Ma, si chiedeva Cartesio,
se tutto ci che percepiamo come realt potrebbe di fatto essere solo un
sogno, come facciamo a sapere che anche la Terra e il cielo non sono
che illusioni e inganni impressi nei nostri sensi da un potentissimo
cattivo genio? Per dirla alla Woody Allen, E se tutto fosse
unillusione, se nulla esistesse? Ma allora avrei pagato uno sproposito
per quella mia moquette.
Un tale diluvio di dubbi inquietanti produsse quello che diventato
lassunto pi memorabile di Cartesio: Cogito ergo sum.[10] In altre
parole, dietro i pensieri deve esserci una mente conscia.
Paradossalmente, forse, dellatto stesso di dubitare che non si pu
dubitare! Cartesio cerc, partendo da questa osservazione

apparentemente esile, di costruire un sistema completo di conoscenze


attendibili. Si ciment in filosofia, ottica, meccanica, medicina,
embriologia, meteorologia, e in ognuna di queste discipline ottenne
risultati di rilevanza non indifferente. Eppure, a dispetto della sua
insistenza sulla capacit umana di ragionare, Cartesio non credeva che
la logica da sola potesse portare alla luce verit fondamentali.
Giungendo sostanzialmente alle stesse conclusioni di Galileo, osserv
che i sillogismi e la maggior parte dei precetti della logica servono
piuttosto a spiegare agli altri le cose che gi si sanno che non ad
apprendere le cose che uno ignora. Egli cerc invece, in tutto il suo
eroico tentativo di reinventare o di stabilire le fondamenta di intere
discipline, di servirsi dei princpi che aveva distillato dal metodo
matematico, in modo da essere sicuro di procedere su un terreno solido.
Descrisse queste rigorose direttive nellopera Regole per la guida
dellintelligenza. Sarebbe partito da verit su cui non nutriva dubbi
(simili agli assiomi della geometria euclidea); avrebbe cercato di
scomporre i problemi difficili in altri pi abbordabili; avrebbe
proceduto dal rudimentale al complesso; e avrebbe ricontrollato tutta la
procedura seguita per esser certo di non aver ignorato alcuna potenziale
soluzione. inutile dire che anche questo sistema rigoroso, realizzato
con tutte le precauzioni, non poteva rendere le conclusioni di Cartesio
immuni da errori. Di fatto, bench egli sia pi noto per le sue
monumentali conquiste nel campo della filosofia, i suoi contributi pi
durevoli sono stati ottenuti in quello della matematica. Adesso
concentrer lattenzione in particolare su quellidea di splendida
semplicit che John Stuart Mill defin il pi gran passo che sia stato
mai fatto nel progresso delle scienze esatte.
La matematica di una cartina di New York
Date unocchiata alla cartina parziale di Manhattan nella figura 24.
Se vi trovaste allangolo tra la 34a Strada e l8a Avenue e doveste
incontrarvi con qualcuno allangolo tra la 59a Strada e la 5a Avenue,
non avreste alcun problema a individuare il vostro percorso, giusto? Era
questa lessenza dellidea di Cartesio per una nuova geometria. La
espose per sommi capi in unappendice di 106 pagine al suo Discorso
sul metodo intitolata La geometria.[11] difficile a credersi, ma questo
concetto straordinariamente semplice rivoluzion la matematica.
Cartesio part dalla constatazione quasi banale del fatto che, proprio
come mostra la cartina di Manhattan, una coppia di numeri determina la

posizione di un punto sul piano senza ambiguit (come accade, per


esempio, con il punto A nella figura 25a).
Figura 24
Quindi utilizz questo dato di fatto per elaborare una teoria delle
curve estremamente efficace: la geometria analitica. In onore di
Cartesio, la coppia di linee rette che si intersecano per fornirci il
sistema di riferimento da lui inventato prende il nome di sistema di
coordinate cartesiane. Per consuetudine, la retta orizzontale chiamata
asse delle x, la retta verticale asse delle y e il punto di intersezione
origine. Il punto indicato con A nella figura 25a, per esempio, ha una
coordinata x pari a 3 e una coordinata y pari a 5; in simboli lo si
rappresenta con la coppia ordinata di numeri (3,5). Lorigine
rappresentata dalla coppia (0,0). Adesso supponete di voler definire in
qualche modo tutti i punti del piano che si trovano a una distanza esatta
di cinque unit dallorigine. Naturalmente questa altro non che la
definizione di un cerchio centrato sullorigine e con un raggio di
lunghezza pari a cinque unit (figura 25b). Se si prende il punto (3,4) su
questo cerchio, si scopre che le sue coordinate soddisfano lequazione
x2 + y2 = 52. In effetti facile dimostrare (attraverso il teorema di
Pitagora) che le coordinate di un qualsiasi punto del cerchio soddisfano
questequazione. Inoltre, i punti che giacciono sul cerchio sono i soli
punti del piano per i quali lequazione x2 + y2 = 52 valida. Ci
significa che lequazione algebrica x2 + y2 = 52 definisce in maniera
precisa e univoca quel cerchio. Cartesio dunque scopr un modo per
rappresentare una curva geometrica per mezzo di unequazione
algebrica, vale a dire tramite numeri, e viceversa.[12]
Figura 25
Forse il caso di un semplice cerchio non appare particolarmente
esaltante, ma ogni grafico che vi sia mai capitato di vedere, che si tratti
del saliscendi settimanale del mercato azionario, della temperatura al
Polo Nord durante il secolo scorso o della velocit di espansione
delluniverso, si basa su questo geniale apporto di Cartesio. Di colpo la
geometria e lalgebra non erano pi due branche separate della
matematica ma due rappresentazioni delle stesse verit. Lequazione
che descrive una curva contiene implicitamente ogni propriet
immaginabile di quella curva, compresi, per esempio, tutti i teoremi
della geometria euclidea. E non tutto. Cartesio asser che era possibile
tracciare diverse curve sullo stesso sistema di coordinate e trovare i loro

punti di intersezione semplicemente trovando le soluzioni comuni alle


rispettive equazioni algebriche. In questo modo Cartesio riusc a
sfruttare i punti di forza dellalgebra per porre rimedio a quelli che
considerava i preoccupanti limiti della geometria classica. Per esempio,
Euclide definiva un punto come unentit priva di parti e di dimensioni.
Questa definizione alquanto oscura divenne del tutto obsoleta una volta
che Cartesio defin un punto nel piano semplicemente come una coppia
ordinata di numeri (x,y). Ma anche la comprensione di questi nuovi dati
rappresenta solo la punta delliceberg. Se due quantit x e y possono
essere messe in relazione in modo tale che a ogni valore di x
corrisponda un solo valore di y, allora costituiscono una funzione, e
le funzioni si trovano dappertutto. Quando controllate quotidianamente
il vostro peso durante una dieta, o laltezza di vostro figlio, o il modo in
cui lautonomia della vostra auto dipende dalla velocit a cui viaggiate,
i dati possono essere rappresentati tramite funzioni.
Le funzioni sono il pane quotidiano degli scienziati, degli statisti e
degli economisti moderni. Molti esperimenti o osservazioni scientifiche
ripetute producono le stesse interrelazioni espresse da funzioni, tanto
che esse possono acquisire il rango di leggi della natura, descrizioni
matematiche di un comportamento a cui tutti i fenomeni naturali
obbediscono. Per esempio, la legge della gravitazione universale di
Newton, su cui torneremo pi avanti in questo capitolo, stabilisce che
quando la distanza tra due masse puntiformi raddoppia, lattrazione
gravitazionale tra esse diminuisce di quattro volte. Dunque le idee di
Cartesio aprirono la porta alla matematizzazione di quasi tutto, il che
poi lessenza stessa dellidea secondo cui Dio un matematico. Dal lato
puramente matematico, stabilendo lequivalenza di due distinte
prospettive che in precedenza venivano considerate disgiunte
(lalgebrica e la geometrica), Cartesio allarg gli orizzonti della
matematica e spian la strada alla moderna arena dellanalisi, che
permette ai matematici di passare senza problemi da una sottodisciplina
allaltra. Di conseguenza, non soltanto divenne possibile descrivere una
gran variet di fenomeni tramite la matematica, ma la matematica stessa
divenne pi ampia, ricca e unificata. Per citare le parole del grande
matematico francese Joseph-Louis Lagrange (1736-1813), Finch
lalgebra e la geometria procedettero su terreni separati, il loro
progresso fu lento e le loro applicazioni limitate. Ma quando queste

scienze si unirono, trassero luna dallaltra nuova vitalit e da allora


procedettero con rapido passo verso la perfezione.
Per quanto importanti furono i risultati ottenuti in matematica,
Cartesio non limit i suoi interessi scientifici a questa disciplina. La
scienza, disse, come un albero le cui radici sono la metafisica, il
tronco la fisica, e i rami principali la meccanica, la medicina e la
morale. A prima vista la scelta dei rami pu apparire piuttosto
sorprendente, ma in effetti essi simboleggiano molto bene i tre campi
fondamentali in cui Cartesio intendeva applicare le sue nuove idee:
luniverso, il corpo umano e il modo di condurre la vita. Cartesio
dedic i primi quattro anni del suo soggiorno in Olanda dal 1629 al
1633 alla stesura del suo trattato sulla cosmologia e sulla fisica,
intitolato Il mondo.[13] Proprio quando il volume era pronto per essere
dato alle stampe, tuttavia, egli si preoccup per notizie che aveva
ricevuto. Espresse il suo rammarico in una lettera al filosofo naturale
Marin Mersenne (1588-1648), suo amico e critico:
Mi ero proposto di inviarvi il mio Mondo per queste festivit; e non
pi di quindici giorni fa ero ancora assolutamente deciso a inviarvene
almeno una parte, se non fosse stato possibile trascriverlo interamente
in questo lasso di tempo. Ma vi dir che avendo fatto cercare in quei
giorni a Leida e Amsterdam se ci fosse il Sistema del Mondo di Galilei,
giacch mi sembrava di aver sentito che era stato stampato in Italia
lanno scorso, mi si fatto sapere che era vero che era stato stampato,
ma che tutti gli esemplari erano stati bruciati a Roma
contemporaneamente, e lui condannato a qualche ammenda; ci mi ha
sconcertato a tal punto che mi sono quasi deciso a bruciare tutte le mie
carte o, almeno, a non lasciarle vedere a nessuno. Infatti, non sono
riuscito a immaginare per quale motivo egli, che italiano e, come
sento, pure benvoluto dal Papa, abbia potuto essere incriminato se non
perch avr senzaltro voluto stabilire il movimento della Terra, che so
bene esser stato censurato altre volte da qualche Cardinale. Pensavo
per di aver sentito dire che da allora non si smetteva di insegnarlo
pubblicamente, anche a Roma. Ora confesso che, se falso, lo sono
anche tutti i fondamenti della mia filosofia [il corsivo mio]: esso
viene, infatti, dimostrato in modo evidente per mezzo [di tali
fondamenti] ed talmente legato a tutte le parti del mio trattato che non
potrei scorporarlo senza rendere mancante tutto il resto. Ma siccome,
per niente al mondo, vorrei che da me uscisse un discorso in cui si

trovasse la minima parola che fosse disapprovata dalla Chiesa,


preferisco allora sopprimere il mio trattato piuttosto che farlo uscire
storpiato.
Cartesio abbandon Il mondo (il manoscritto incompleto fu poi
pubblicato nel 1664), ma inser gran parte delle conclusioni a cui era
giunto nei Principi della filosofia, che comparvero nel 1644. In questa
dissertazione sistematica, Cartesio present le leggi della natura e la
teoria dei vortici. Due di quelle leggi assomigliavano molto alle famose
prime due leggi del moto di Newton, ma le altre erano errate.[14]
Secondo la teoria dei vortici, il Sole era al centro di un turbine creato
nel continuum della materia cosmica. I pianeti erano trascinati da
questo vortice come foglie in un mulinello formato dalla corrente di un
fiume. A loro volta, essi creavano vortici secondari che trasportavano
con s i satelliti. Per quanto fosse palesemente sbagliata come in
seguito Newton sottoline senza piet la teoria dei vortici di Cartesio
era comunque interessante, poich era il primo tentativo serio di
formulare una teoria delluniverso nel suo complesso che si basasse
sulle stesse leggi che si applicavano sulla superficie della Terra. In altre
parole, per Cartesio non cera alcuna differenza tra fenomeni terrestri e
celesti: la Terra faceva parte di un universo che obbediva a leggi fisiche
costanti. Purtroppo, elaborando una teoria dettagliata che non poggiava
le sue fondamenta n su una matematica coerente n sulle osservazioni,
Cartesio ignor i princpi da lui stesso stabiliti. Nondimeno lo scenario
da lui immaginato, in cui il Sole e i pianeti perturbano la materia
omogenea delluniverso che li circonda, conteneva alcuni elementi che
molto tempo dopo divennero la pietra angolare della teoria della
gravitazione di Einstein. Nella teoria della relativit generale, la gravit
non una forza misteriosa che agisce attraverso le immense distanze
dello spazio. Sono invece i corpi dotati di grande massa come il Sole
che incurvano lo spazio circostante, proprio come una palla da bowling
farebbe incurvare un tappeto elastico. Perci i pianeti altro non fanno
che seguire la traiettoria pi breve possibile in questo spazio incurvato.
Ho deliberatamente scelto di escludere da questo sunto delle idee di
Cartesio quasi tutti i suoi apporti in materia filosofica, poich ci ci
avrebbe condotti troppo lontano dal centro del nostro interesse: la
natura della matematica. (Pi avanti in questo capitolo torner su alcuni
dei suoi pensieri riguardanti Dio.) Non posso per esimermi
dallinserire nel testo il divertente commento che segue. A scriverlo fu,

nel 1908, il matematico inglese Walter William Rouse Ball (18501925):


Quanto alle teorie filosofiche [di Cartesio], sar sufficiente dire che
egli discusse gli stessi problemi di cui si dibattuto negli ultimi
duemila anni e di cui probabilmente si dibatter con identico zelo nei
prossimi duemila. quasi inutile aggiungere che questi problemi sono
di per s importanti e interessanti, ma per la natura del caso nessuna
soluzione che sia mai stata proposta in grado di darne una
dimostrazione o una confutazione rigorose; tutto quel che si pu fare
rendere una spiegazione pi probabile di unaltra, e ogni volta che un
filosofo come Cartesio crede di aver infine risolto una questione una
volta per tutte, i suoi successori hanno avuto la possibilit di mostrare la
fallacia delle sue ipotesi. Ho letto da qualche parte che la filosofia si
sempre interessata principalmente alle interrelazioni tra Dio, la Natura e
lUomo. I primi filosofi erano antichi greci che si occupavano
soprattutto dei rapporti tra Dio e la Natura, e separatamente dellUomo.
La Chiesa cristiana era cos assorbita dal rapporto di Dio con lUomo
da trascurare completamente la Natura. I filosofi moderni, infine, si
interessano principalmente ai rapporti tra lUomo e la Natura. Qui non
mimporta di discutere se questa sia una corretta generalizzazione
storica delle concezioni che di volta in volta hanno prevalso, ma
laffermazione relativa allambito di interesse della filosofia moderna
contrassegna i limiti degli scritti di Cartesio.
Figura 26
Le parole con cui Cartesio conclude il suo trattato sulla geometria
sono: Spero che i posteri mi giudicheranno con benevolenza, non solo
per le cose che ho spiegato, ma anche per quelle che ho
intenzionalmente omesso, cos da lasciare ad altri il piacere della
scoperta (figura 26). Non poteva saperlo, ma un uomo che aveva
soltanto otto anni quando lui mor avrebbe fatto compiere un enorme
passo avanti alle sue concezioni della matematica come cuore della
scienza. Quel genio ineguagliato avrebbe avuto pi opportunit di
provare il piacere della scoperta di chiunque altro nella storia del
genere umano.
E fu la luce
Il grande poeta inglese Alexander Pope (1688-1744) aveva
trentanove anni quando Isaac Newton (1642-1727) mor (la figura 27

mostra la tomba di Newton nella cattedrale di Westminster).[15] In un


famoso distico Pope tent di compendiare le imprese di Newton:
Nature and Natures laws lay hid in night:
God said, Let Newton be! And all was light.
[La natura e le leggi di natura giacevano nascoste nella notte
Ma Dio disse, Sia Newton! E tutto fu luce.]
Quasi centanni dopo la morte di Newton, Lord Byron (1788-1824)
aggiunse due versi al suo poema epico Don Giovanni:
And this is the sole mortal who could grapple,
Since Adam, with a fall or an apple.
[E questo il solo mortale che, dai tempi di Adamo,
poteva aggrapparsi alla caduta di una mela.]
Figura 27
Per le generazioni di scienziati che gli succedettero, Newton stato e
rimane una figura di proporzioni leggendarie, persino per chi non d
importanza ai miti. La famosa frase di Newton Se ho visto pi lontano
perch stavo sulle spalle di giganti viene spesso presentata come un
modello di quella generosit e umilt che gli scienziati dovrebbero
manifestare nei confronti delle proprie scoperte. In realt Newton la
scrisse forse come risposta sarcastica sottilmente velata a una lettera di
un personaggio che egli considerava il suo nemico giurato in ambito
scientifico: il prolifico fisico e biologo Robert Hooke (1635-1703).[16]
In pi occasioni Hooke aveva accusato Newton di avergli rubato le
idee, prima sulla teoria della luce e, in seguito, sulla gravit. Il 20
gennaio 1676 Hooke, adottando un tono pi conciliatorio, scrisse in una
lettera personale indirizzata a Newton: I vostri progetti e i miei
[riguardo alla teoria della luce] suppongo mirino entrambi alla stessa
cosa, che la scoperta della verit; e suppongo che voi e io possiamo
entrambi sopportare di ascoltare delle obiezioni. Newton decise di
stare al gioco. Nella sua risposta alla lettera di Hooke,[17] datata 5
febbraio 1676, scrisse: Quello che Des-Cartes [Cartesio] ha compiuto
un buon passo [il riferimento alle idee di Cartesio sulla luce]. Voi
avete aggiunto molto e in diverse maniere, specialmente prendendo in
considerazione filosofica i colori delle lamine sottili. Se ho visto pi
lontano perch stavo sulle spalle di giganti. Poich, lungi dallessere
un gigante, Hooke era molto basso ed era affetto da una grave scoliosi,
la frase pi celebre di Newton probabilmente esprimeva soltanto la sua
convinzione di non dovere assolutamente nulla a Hooke. Il fatto che

Newton non perdesse occasione di offenderlo, che affermasse che la


propria teoria distruggeva tutto ci che [Hooke] ha detto e che si
rifiutasse di dare alle stampe il proprio trattato sulla luce, lOttica,
prima della morte del rivale, indica che questinterpretazione della sua
frase non forse troppo campata per aria. Lostilit tra i due scienziati
raggiunse lapice in seguito, quando loggetto della disputa divenne la
teoria della gravit.[18] Quando Newton venne a sapere che Hooke
aveva sostenuto di essere il padre della legge di gravit, cancell in
modo meticoloso e implacabile ogni riferimento al suo nome
dallultima parte del proprio trattato. Il 20 giugno 1686 Newton scrisse
al suo amico astronomo Edmund Halley (1656-1742):
[Hooke] avrebbe dovuto piuttosto scusarsi a cagione della sua
incapacit. Poich chiaro dalle sue parole che non sapeva come
mettervi mano. Non divertente? I matematici che scoprono, risolvono
e portano a termine lopera si devono accontentare di non essere che
aridi esecutori di calcoli e sgobboni, mentre chi non fa nulla e pretende
di capire tutto finisce per portarsi via lintera creazione, tanto di quelli
che lo seguiranno quanto di quelli che lhanno preceduto.
Qui Newton chiarisce bene perch pensava che Hooke non meritasse
alcun credito: non era in grado di formulare le sue idee nel linguaggio
della matematica. In effetti, la qualit che davvero distingueva le teorie
di Newton la caratteristica insita che le trasformava in ineluttabili
leggi della natura era proprio lesprimerle in forma di relazioni
matematiche cristalline e coerenti. Al confronto, le idee teoriche di
Hooke, per quanto fossero geniali, non sembravano altro che una
raccolta di intuizioni, congetture e speculazioni.[19]
Per inciso, le minute vergate a mano della Royal Society relative al
periodo compreso tra il 1661 e il 1682, per molto tempo considerate
perdute, sono inaspettatamente ricomparse nel febbraio del 2006. Il
fascicolo, che contiene pi di 520 pagine scritte dalla mano di Robert
Hooke, stato trovato in una casa nello Hampshire, in Inghilterra, dove
si ritiene sia rimasto per cinquantanni chiuso in un armadio. Le minute
del dicembre 1679 riportano la corrispondenza tra Hooke e Newton, in
cui i due discutono di un esperimento in grado di confermare la
rotazione della Terra.
Tornando al colpo di genio scientifico di Newton, egli prese la
concezione di Cartesio secondo cui possibile descrivere il cosmo
tramite la matematica e la tradusse in una realt operativa. Nella

prefazione alla sua monumentale opera intitolata I principi matematici


della filosofia naturale (Philosophiae Naturalis Principia Matematica), o
pi semplicemente Principia, Newton afferma:
Per questa ragione proponiamo questi nostri principi matematici di
filosofia. Sembra infatti che tutta la difficolt della filosofia consista
nellinvestigare le forze della natura a partire dai fenomeni del moto e
dopo nel dimostrare i restanti fenomeni a partire da queste forze. A
questo mirano le proposizioni generali delle quali abbiamo trattato nel
libro primo e secondo. Nel terzo libro, invero, ho esposto un esempio di
ci al fine di spiegare il sistema del mondo. Ivi, infatti, dai fenomeni
celesti, mediante le proposizioni dimostrate matematicamente nei libri
precedenti, vengono derivate le forze della gravit, per effetto delle
quali i corpi tendono verso il sole e i singoli pianeti. In seguito da
queste forze, sempre mediante proposizioni matematiche, vengono
dedotti i moti dei pianeti, delle comete, della luna e del mare.[20]
Quando ci si rende conto che nei Principia Newton ha realizzato tutto
quello che aveva anticipato nella prefazione, la sola reazione possibile
quella di meravigliata ammirazione. Era inequivocabile, poi,
linsinuazione sulla superiorit dei Principia rispetto allopera di
Cartesio: Newton scelse di intitolare il suo volume Principi matematici
in contrapposizione ai Principi della filosofia cartesiani. Adott un
ragionamento e una metodologia matematici dello stesso tipo anche
nellOttica, limpresa letteraria che pi di ogni altra si basava su
esperimenti.[21] LOttica si apre con le seguenti parole: Il mio scopo
in questo libro di spiegare le propriet della luce non mediante ipotesi,
bens di proporle e di provarle mediante la ragione e gli esperimenti. In
ordine a ci premetter le seguenti definizioni e i seguenti assiomi.
Dopodich Newton procede come se il suo fosse un trattato sulla
geometria euclidea, con definizioni e proposizioni concise. Infine,
concludendo il libro, per dare ancora pi enfasi al concetto, aggiunge:
Come in matematica, cos nella filosofia naturale lo studio delle cose
difficili, mediante il metodo analitico, dovrebbe sempre precedere il
metodo sintetico.
I risultati raggiunti da Newton con il suo corredo di strumenti
matematici furono davvero miracolosi. Questo genio, che per una
coincidenza storica era nato proprio nellanno della morte di Galileo,
formul le leggi fondamentali della meccanica, decifr quelle che
descrivono il moto dei pianeti, eresse le basi teoriche dei fenomeni

relativi alla luce e ai colori e fond lo studio del calcolo integrale e


differenziale. Tutto questo sarebbe bastato a far ottenere a Newton un
posto donore nella galleria degli scienziati pi famosi. Ma fu la sua
opera sulla gravit che lo fece salire in cima al podio dei maghi, nel
posto riservato al pi grande scienziato che fosse mai vissuto.
Quellopera colm il divario tra il Cielo e la Terra, fuse i campi
dellastronomia e della fisica e pose lintero cosmo sotto un unico
ombrello matematico. Come nacque quel capolavoro che furono i
Principia?
Cominciai a pensare alla gravit che si estende fino allorbita della
luna
Il medico e studioso di antichit William Stukeley (1687-1765), un
amico di Newton (nonostante li separassero quarantanni di et),
sarebbe diventato il primo biografo del grande scienziato. Nelle sue
Memoires of Sir Isaac Newtons Life[22] troviamo il racconto di una
delle leggende pi famose della storia della scienza:
Il 15 aprile 1726 feci visita a Sir Isaac Newton presso i suoi alloggi
negli edifici Orbels a Kensington, pranzai con lui e passai con lui
lintera giornata, da solo [...]. Dopo pranzo, poich faceva caldo,
andammo in giardino a bere il t allombra di alcuni meli, lui e io soli.
Tra le altre cose, mi disse che si trovava proprio nello stesso posto
quando, tempo addietro [ovvero nel 1666, quando Newton era tornato a
casa da Cambridge per fuggire alla peste], aveva concepito lidea della
gravitazione. A occasionarla era stata la caduta di una mela, mentre egli
sedeva in uno stato danimo meditativo. Perch, aveva pensato tra s e
s, la mela cade sempre perpendicolarmente al suolo? Perch non si
muove di lato o verso lalto ma invariabilmente verso il centro della
terra? Senza dubbio la ragione che la terra lattira. Deve esserci una
forza dattrazione nella materia; e la risultante della forza dattrazione
presente nella materia della terra deve essere nel centro della terra e in
nessunaltra sua parte. per questo che la mela cade
perpendicolarmente, ovverosia verso il centro. Se dunque la materia
attrae la materia, ci deve avvenire in proporzione alla sua quantit.
Perci la mela attrae la terra cos come la terra attrae la mela. C una
forza, quella che chiamiamo gravit, che si estende per luniverso intero
[...]. Fu cos che nacquero le scoperte strabilianti per mezzo delle quali
egli eresse la filosofia su solide fondamenta, con grande meraviglia
dellEuropa intera.

Indipendentemente dal fatto che nel 1666 lepisodio si sia verificato


davvero,[23] laneddoto della mela non rende giustizia al genio di
Newton e allinarrivabile profondit del suo pensiero analitico. Se
indubbio che il primo manoscritto di Newton sulla teoria della gravit
fu precedente al 1669, egli non aveva certo bisogno di vedere una mela
cadere per concludere che la Terra attrae gli oggetti vicini alla sua
superficie. N lincredibile intuizione che lo port a formulare una
legge universale della gravit poteva scaturire dalla semplice vista di
una mela che cade. In effetti ci sono indizi che fanno ritenere che
alcune idee fondamentali di cui Newton aveva bisogno per poter
enunciare lesistenza di una forza gravitazionale universale non furono
concepite prima del biennio 1684-1685. Unidea di tale portata cos
rara negli annali della scienza che anche una persona dotata di una
mente fenomenale qual era Newton doveva arrivarci attraverso una
lunga serie di tappe intellettuali.
Probabilmente tutto cominci quando Newton era ancora
giovane,[24] con lincontro non proprio felice con gli Elementi, il
monumentale trattato di geometria di Euclide. Stando alla
testimonianza dello stesso Newton, allinizio lesse solo i titoli delle
proposizioni, poich le trovava cos facili da capire che si chiese
come qualcuno si potesse divertire a scriverne le dimostrazioni. La
prima proposizione che lo indusse a soffermarsi e a inserire alcune linee
nelle figure del libro fu quella che recitava: In un triangolo rettangolo
il quadrato costruito sullipotenusa uguale alla somma dei quadrati
costruiti sugli altri due lati, il teorema di Pitagora. Per quanto
sorprendente, se vero che Newton lesse alcuni testi di matematica
mentre era al Trinity College di Cambridge, tuttavia non furono pochi i
volumi disponibili allepoca che studi. Evidentemente non ne aveva
bisogno.
Il libro che esercit forse la maggiore influenza sul pensiero
matematico e scientifico di Newton fu nientemeno che La geometria di
Cartesio. Newton lo lesse nel 1664 e lo rilesse varie volte, finch per
gradi non ne acquist una completa padronanza. La flessibilit offerta
dal concetto di funzioni e dalle loro variabili libere sembrava aprirgli
infinite possibilit. Non solo la geometria analitica prepar la strada alla
creazione da parte di Newton del calcolo infinitesimale e allo studio a
esso associato delle funzioni, delle loro tangenti e curvature, ma lo
stesso spirito scientifico che animava Newton ne fu letteralmente

infiammato. Fine delle noiose costruzioni geometriche fatte con riga e


compasso; il loro posto veniva preso da curve arbitrarie che potevano
essere rappresentate per mezzo di espressioni algebriche. Poi, tra il
1665 e il 1666, Londra fu colpita da una terribile epidemia di peste.
Quando il tributo settimanale di vite umane raggiunse le migliaia, fu
necessario chiudere le universit. Costretto a lasciare il Trinity College,
Newton torn a casa nello sperduto villaggio di Woolsthorpe. L, nella
tranquillit della campagna, Newton fece i suoi primi tentativi di
dimostrare che la forza che tratteneva la Luna nella sua orbita attorno
alla Terra e la gravit terrestre (la forza che faceva cadere la mela)
erano, in realt, esattamente la stessa cosa. Newton descrisse quei primi
tentativi in un appunto scritto verso il 1714:
E lo stesso anno [il 1666] cominciai a pensare alla gravit che si
estende fino allorbita della Luna, e avendo scoperto come calcolare la
forza con cui [un] globo che ruota allinterno di una sfera preme contro
la superficie della sfera, dalla Legge di Keplero dei periodi dei Pianeti
che sono in proporzione sesquialtera con le distanze dal centro delle
loro Orbite, dedussi che le forze che trattengono i Pianeti nelle loro
Orbite devono [essere] reciproche ai quadrati delle loro distanze dai
centri attorno a cui ruotano: e cos paragonai la forza richiesta per
trattenere la Luna nella sua Orbita con la forza della gravit sulla
superficie della Terra e trovai che esse corrispondevano piuttosto bene.
Tutto ci avvenne nei due anni della peste del 1665 e del 1666, poich
in quegli anni ero nel fiore della mia et creativa e mi dedicavo alla
Matematica e alla Filosofia pi di quanto abbia mai fatto in seguito.[25]
Qui Newton fa riferimento alla sua importante deduzione (tratta dalle
leggi di Keplero sul moto dei pianeti) del fatto che lattrazione
gravitazionale di due corpi sferici varia in modo inverso al quadrato
della loro distanza. In altre parole, se la distanza tra la Terra e la Luna si
triplicasse, la forza dattrazione gravitazionale che la Luna subirebbe
sarebbe nove volte (32) pi piccola.
Per motivi che non sono del tutto chiari, Newton abbandon
praticamente ogni ricerca sulla gravitazione e sul moto dei pianeti fino
al 1679.[26] Poi, due lettere del suo avversario per antonomasia Robert
Hooke risvegliarono il suo interesse per la dinamica in generale e i moti
planetari in particolare. I risultati di questa rinata curiosit furono
sensazionali: utilizzando le leggi della meccanica che aveva formulato
in precedenza, Newton dimostr la seconda legge di Keplero sul moto

dei pianeti, ovvero che mentre un pianeta percorre la sua orbita ellittica
intorno al Sole, la linea che lo congiunge al Sole spazza aree uguali in
uguali intervalli di tempo (figura 28). Dimostr inoltre che per un
corpo che orbita lungo unellisse [...] la legge dellattrazione nella
direzione di un fuoco dellellisse [...] inversa al quadrato della
distanza. Erano due importanti pietre miliari sulla strada che condusse
ai Principia.
Figura 28
I Principia
Nella primavera o estate del 1684 Halley si rec a Cambridge per far
visita a Newton. Da un po di tempo lastronomo stava discutendo delle
leggi di Keplero con Hooke e con il celebre architetto Christopher
Wren (1632-1723). In quelle conversazioni da caff, sia Hooke sia
Wren sostenevano di aver dedotto la legge della gravit da qualche
anno, ma non erano in grado di costruire una teoria matematica
completa a partire dalle loro deduzioni. Halley decise di porre a
Newton la domanda cruciale: sapeva quale forma avrebbe dovuto
assumere lorbita di un pianeta su cui agiva una forza dattrazione che
variava inversamente al quadrato della distanza? Con suo stupore,
Newton rispose di aver dimostrato alcuni anni prima che lorbita
avrebbe dovuto essere unellisse. Il matematico Abraham De Moivre
(1667-1754) narra lepisodio in questi appunti (una pagina dei quali
riprodotta nella figura 29):[27]
Nel 1684, il dottor Halley lo venne a trovare a Cambridge e, dopo
essere stati un po insieme, gli chiese quale pensasse fosse la curva che
i pianeti descriverebbero supponendo che la forza di attrazione verso il
Sole fosse inversa al quadrato della loro distanza. Sir Isaac gli rispose
immediatamente che sarebbe unellisse, e il dottore pieno di gioia e
sorpresa gli chiese come facesse a saperlo. Perch, gli rispose
[Newton], lho calcolato, al che il dottor Halley gli chiese subito il
calcolo, ma Sir Isaac guardando tra le sue carte non riusc a trovarlo.
Promise per di rifarlo e di mandarglielo.
Halley torn a trovare Newton nel novembre dello stesso anno. Tra
le due visite Newton lavor a ritmi frenetici. De Moivre ce ne offre un
breve resoconto:
Figura 29
Sir Isaac, per mantener fede alla sua promessa, si mise di nuovo
allopera, ma non riusc a giungere alla conclusione che pensava di aver

analizzato con cura in precedenza. Tent tuttavia una nuova strada che,
bench fosse pi lunga, lo ricondusse alla conclusione originaria, poi
studi attentamente quale poteva essere la ragione per la quale il
calcolo che aveva intrapreso in precedenza non si era dimostrato
corretto, e [...] riusc a far quadrare entrambi i calcoli.
Da questa asciutta sintesi non nemmeno lontanamente possibile
intuire ci che Newton aveva compiuto nei pochi mesi intercorsi tra le
due visite di Halley. Aveva scritto un intero trattato, De Motu
Corporum in Gyrum, in cui dimostrava gran parte delle propriet dei
corpi che si muovono lungo orbite circolari o ellittiche e tutte e tre le
leggi di Keplero, e inoltre aveva trovato una soluzione al problema del
moto di una particella in un mezzo resistente (come, per esempio,
laria). Halley era sbalordito. Con sua grande soddisfazione, riusc
almeno a convincere Newton a pubblicare tutte le sue incredibili
scoperte: i Principia stavano finalmente per tramutarsi in realt.
Allinizio Newton aveva concepito lopera semplicemente come una
versione ampliata e pi approfondita del De Motu. Quando cominci a
lavorarci, tuttavia, si rese conto che alcuni argomenti richiedevano
unulteriore riflessione. Due punti in particolare continuavano ad
assillarlo. Uno era il seguente: in origine Newton aveva formulato la
sua legge dellattrazione gravitazionale considerando il Sole, la Terra e
gli altri pianeti come se fossero masse puntiformi, punti matematici
privi di dimensioni. Naturalmente sapeva che non era cos, e perci
considerava i suoi risultati applicati al sistema solare come
unapprossimazione. Qualcuno ipotizza persino che abbandon di
nuovo le sue ricerche sul tema della gravitazione dopo il 1679 perch
insoddisfatto dello stato delle cose.[28] La situazione era anche
peggiore nel caso della forza che agisce sulla mela, in cui le parti della
Terra che si trovano direttamente sotto la mela sono chiaramente a una
distanza molto pi breve di quelle che si trovavano dal lato opposto del
pianeta. Come si doveva calcolare lattrazione risultante? Lastronomo
Herbert Hall Turner (1861-1930) descrisse lo sforzo intellettuale di
Newton in un articolo apparso sul Times di Londra il 19 marzo 1927:
Allepoca in cui concep lidea di una forza dattrazione che varia
con linverso della distanza, vedeva serie difficolt per una sua
completa applicazione, difficolt di cui menti inferiori alla sua erano
inconsapevoli. La pi importante di esse non la super che nel 1685
[...]. Era quella di mettere in relazione lattrazione della Terra su un

corpo distante quanto la luna alla sua attrazione su una mela vicina alla
sua superficie. Nel primo caso le diverse particelle che compongono la
terra (e a ciascuna delle quali Newton sperava di estendere la sua legge,
cos da renderla universale) si trovano a distanze dalla luna che non
sono molto diverse n in valore assoluto n in direzione; le loro
distanze dalla mela, al contrario, variano in maniera cospicua tanto in
grandezza quanto in direzione. Come vanno sommate o combinate in
ununica risultante le singole forze dattrazione nel secondo caso? E in
quale centro di gravit, se ne esiste uno, potrebbero concentrarsi?
La svolta arriv infine nella primavera del 1685, quando Newton
riusc a dimostrare un teorema fondamentale: per due corpi sferici,
lintera forza, per effetto della quale una di tali sfere attrae laltra,
inversamente proporzionale al quadrato della distanza dei centri. In
altre parole, lazione gravitazionale dei corpi sferici si esercita come se
essi fossero masse puntiformi concentrate nei loro centri. Limportanza
di questo magnifico teorema fu messa in evidenza dal matematico
James Whitbread Lee Glaisher (1848-1928). Nel discorso pronunciato
in occasione delle celebrazioni per il bicentenario dei Principia di
Newton (1887), Glaisher disse:
Non appena Newton ebbe dimostrato il suo superbo teorema e noi
sappiamo dalle sue parole che non si aspettava affatto un risultato cos
bello finch non emerse dalle sue indagini matematiche tutta la
meccanica delluniverso gli si spalanc di colpo davanti [...]. Quanto
diverse dovettero sembrare quelle proposizioni agli occhi di Newton
quando si rese conto che quei risultati, che aveva ritenuto solo
approssimativamente corretti se applicati al sistema solare, erano in
realt esatti! [...] Possiamo immaginare leffetto che questa improvvisa
transizione dallapprossimazione allesattezza ebbe per stimolare la
mente di Newton a compiere sforzi ancora pi grandi. Adesso aveva la
possibilit di applicare lanalisi matematica con assoluta precisione al
vero problema dellastronomia.[29]
Laltra questione che apparentemente angustiava ancora Newton
quando scrisse la prima bozza del De Motu era quella di trascurare
leffetto delle forze dattrazione esercitate dai pianeti sul Sole. Per dirla
in altro modo, nella sua prima formulazione Newton riduceva il Sole a
un mero centro di forza immoto del tipo che difficilmente esiste, per
citare le sue stesse parole, nel mondo reale. Questo schema
contraddiceva la terza legge del moto da lui stesso formulata, secondo

la quale le azioni dei corpi attraenti e attratti sono sempre mutue e


uguali. Ciascun pianeta attrae il Sole esattamente con la stessa forza
con cui il Sole lo attrae. Di conseguenza, aggiungeva Newton, se i
corpi sono due [come la Terra e il Sole], non pu giacere in quiete n il
corpo attraente n quello attratto. Questa contraddizione in apparenza
poco rilevante costituiva in realt un gradino importante sulla strada
che conduceva al concetto di gravitazione universale. Possiamo provare
a ipotizzare quale sia stata la linea di pensiero seguita da Newton: se il
Sole attira la Terra, allora anche la Terra deve attirare il Sole, e con
uguale forza. Ci significa che la Terra non ruota semplicemente
attorno al Sole, ma sia luna sia laltro ruotano intorno al loro comune
centro di gravit. E non tutto. Anche tutti gli altri pianeti attraggono il
Sole, e ciascun pianeta non subisce solo lattrazione del Sole ma anche
quella di tutti gli altri pianeti. Lo stesso tipo di logica si poteva
applicare a Giove e ai suoi satelliti, alla Terra e alla Luna e persino a
una mela e alla Terra. La conclusione strabiliante nella sua semplicit:
c ununica forza di gravit, che agisce tra ogni coppia di masse,
ovunque nelluniverso. Questo era tutto ci di cui Newton aveva
bisogno. I Principia 510 fitte pagine scritte in latino furono
pubblicati nel luglio del 1687.
Newton comp osservazioni ed esperimenti con unaccuratezza di
appena il 4 per cento e ne trasse una legge matematica della
gravitazione che si rivel pi precisa che al milionesimo. Un per la
prima volta spiegazioni di fenomeni naturali al potere di predire i
risultati delle osservazioni. Tra fisica e matematica si form un
intreccio che non si sarebbe pi sciolto, mentre divenne inevitabile la
rottura definitiva tra scienza e filosofia.
La seconda edizione dei Principia, ampiamente rivista da Newton e
dal matematico Roger Cotes (1682-1716), fu pubblicata nel 1713 (la
figura 30 ne riproduce il frontespizio). Newton, che non passato alla
storia per la sua cordialit, non si prese nemmeno il disturbo di
ringraziare Cotes nella prefazione del libro per il suo magnifico lavoro.
Ma quando Cotes mor per una febbre violenta a trentatr anni, Newton
manifest una certa stima per lui: Se fosse vissuto, avremmo appreso
qualcosa.
Curiosamente, alcuni dei commenti pi memorabili di Newton su
Dio comparvero solo come appendici aggiuntive nella seconda edizione
dei Principia. In una lettera a Cotes del 28 marzo 1713, meno di tre

mesi prima del completamento della seconda edizione, Newton inser


questa frase: Sicuramente compete alla filosofia naturale di disquisire
di Dio a partire dai fenomeni [della natura]. In effetti Newton espresse
le proprie concezioni di un Dio eterno e infinito, onnipotente e
onnisciente nello Scolio generale, la sezione dei Principia che
considerava come il tocco finale alla sua opera.
Figura 30
Ma il ruolo di Dio restava immutato, in questo universo sempre pi
matematico, oppure veniva percepito sempre pi come un matematico?
Dopotutto, fino alla formulazione della legge di gravitazione universale
i moti dei pianeti erano stati considerati come inequivocabili opere di
Dio. Che cosa pensavano Newton e Cartesio di questo spostamento
dellenfasi verso uninterpretazione scientifica della natura?
Il Dio matematico di Newton e Cartesio
Cos come gran parte dei loro contemporanei, Newton e Cartesio
erano entrambi credenti. C una celebre frase dello scrittore francese
noto con lo pseudonimo di Voltaire (1694-1778), che su Newton scrisse
molto: Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo.
Per Newton, lesistenza stessa del mondo e la regolarit matematica
del cosmo osservato erano prove della presenza di Dio.[30] Questo tipo
di ragionamento causale fu elaborato per la prima volta dal teologo
Tommaso dAquino (1225-1274 circa) e rientra nelle categorie
filosofiche generali dellargomento cosmologico e dellargomento
teleologico. In altre parole, secondo largomento cosmologico, poich
il mondo fisico in qualche modo deve esser nato, deve esserci una
Prima Causa, vale a dire un Dio Creatore. Largomento teleologico, o
argomento del disegno intelligente, tenta di fornire la prova
dellesistenza di Dio ricorrendo allapparente esistenza di un disegno
del mondo. Ecco come Newton esprimeva la sua opinione in proposito
nei Principia: Questa elegantissima compagine del Sole, dei pianeti e
delle comete non pot nascere senza il disegno e la potenza di un ente
intelligente e potente. E se le stelle fisse sono centri di analoghi sistemi,
tutti questi, essendo costruiti con un identico disegno, saranno soggetti
alla potenza dellUno. La validit degli argomenti cosmologico,
teleologico e simili da secoli oggetto di dibattito tra i filosofi.[31] La
mia impressione personale sempre stata che i teisti non abbiano
bisogno di queste spiegazioni per convincersi e che gli atei non se ne
lascino persuadere.

Newton aggiungeva un altro elemento ancora, un elemento basato


sulluniversalit delle sue leggi. Considerava il fatto che lintero cosmo
fosse governato dalle stesse leggi e apparisse stabile come ulteriore
prova dellesistenza della mano divina a guidarlo, soprattutto in
quanto la luce delle stelle fisse della stessa natura [il corsivo mio]
della luce del Sole, e tutti i sistemi inviano la luce verso tutti gli altri. E
affinch i sistemi delle stelle fisse non cadano, a causa della gravit,
vicendevolmente luno sullaltro, questo stesso pose una distanza
immensa fra di loro.
NellOttica, Newton afferm con chiarezza di non credere che le
leggi della natura fossero sufficienti in s a spiegare lesistenza
delluniverso, ma che Dio fosse colui che aveva creato e sosteneva tutti
gli atomi che compongono la materia del cosmo: Infatti, spett a colui
che le cre disporle in ordine. E se questo avvenne, non da filosofi
cercare di trovare una qualunque altra origine del mondo o pretendere
che esso sia potuto nascere dal caos per effetto di semplici leggi
naturali. Per Newton Dio era (tra le altre cose) un matematico non solo
metaforicamente, ma quasi in senso letterale: il Dio Creatore che aveva
generato un mondo fisico governato da leggi matematiche.
Per Cartesio, che era molto pi incline alla filosofia rispetto a
Newton, riuscire a dimostrare lesistenza di Dio costituiva un problema
preoccupante. Per lui, la strada che dalla certezza della nostra stessa
esistenza (Cogito ergo sum) conduceva alla capacit di realizzare un
affresco di scienza oggettiva doveva passare attraverso una prova
inattaccabile dellesistenza di un Dio di perfezione suprema. Questo
Dio, asseriva Cartesio, era la fonte ultima di ogni verit e il solo garante
dellattendibilit del raziocinio umano. Questargomento di sospetta
circolarit (noto come circolo cartesiano) veniva gi criticato
allepoca di Cartesio, soprattutto dal filosofo, teologo e matematico
francese Antoine Arnauld (1612-1694). Arnauld pose una domanda che
nella sua semplicit appariva destabilizzante: se abbiamo bisogno di
dimostrare lesistenza di Dio per avere la certezza della validit del
processo del pensiero umano, come possiamo credere a quella
dimostrazione, che essa stessa un prodotto della mente umana?
Cartesio comp alcuni tentativi disperati di fuggire da quel circolo
vizioso di ragionamento, ma molti dei filosofi che vennero dopo di lui
non giudicarono i suoi sforzi particolarmente convincenti. La prova
supplementare cartesiana dellesistenza di Dio era altrettanto

discutibile: rientra nella categoria filosofica generale dellargomento


ontologico. Il teologo e filosofo santAnselmo dAosta (1033-1109) fu
il primo a formulare, nel 1078, questo tipo di ragionamento che da
allora riaffiorato sotto diverse spoglie. La sua struttura logica pi o
meno la seguente: Dio, per definizione, cos perfetto che non si pu
concepire un essere pi grande di lui. Ma se Egli non esistesse, allora
sarebbe possibile concepire unentit ancora pi grande, che, oltre a
essere dotata di tutte le perfezioni divine, esiste anche. E ci
contraddirebbe la definizione di Dio come il pi grande essere
concepibile; perci Dio esiste. Nelle parole di Cartesio, lesistenza non
pu essere separata dallessenza di Dio pi di quel che dallessenza di
un triangolo rettilineo lequivalenza dei suoi tre angoli a due retti.
Questo tipo di stratagemma logico non convince molti filosofi, i
quali sostengono che per stabilire lesistenza di qualsiasi cosa abbia un
peso nel mondo fisico, e in particolare di qualcosa di cos immenso
come Dio, la sola logica non sufficiente.[32]
Stranamente Cartesio fu accusato di incoraggiare lateismo e nel
1667 le sue opere finirono nellIndice dei libri proibiti dalla Chiesa
cattolica. Era unaccusa ben singolare, alla luce dellinsistenza con cui
il matematico affermava che Dio era lestremo garante della verit.
Lasciando da parte le questioni puramente filosofiche, laspetto pi
interessante per quelli che sono i nostri scopi lopinione di Cartesio
secondo cui Dio cre tutte le verit eterne. In particolare, egli
afferm che le verit matematiche, che voi chiamate eterne, sono state
stabilite da Dio e ne dipendono interamente, come fanno tutte le restanti
creature. Dunque il Dio cartesiano era pi di un matematico, nel senso
che era creatore tanto delle verit matematiche quanto del mondo fisico,
che si fonda a sua volta interamente sulla matematica. Stando a questa
concezione del mondo, che alla fine del XVII secolo stava diventando
prevalente, evidente che gli uomini scoprono soltanto la matematica,
non la inventano.
Pi importante il cambiamento profondo che le opere di Galileo,
Cartesio e Newton hanno apportato al rapporto tra la matematica e le
scienze. Primo, gli sviluppi esplosivi della scienza diedero un forte
stimolo alle ricerche matematiche. Secondo, attraverso le leggi di
Newton, campi matematici ancora pi astratti come il calcolo
infinitesimale divennero lessenza delle spiegazioni della realt fisica.
Infine, ed forse laspetto pi degno di nota, il confine tra la

matematica e le scienze divenne nebuloso fino a risultare


irriconoscibile, quasi al punto da produrre una completa fusione tra le
intuizioni matematiche e ampie aree di territorio da esplorare. Tutti
questi sviluppi produssero un entusiasmo per la matematica a cui forse
non si assisteva pi dal tempo degli antichi greci. I matematici avevano
la sensazione che il mondo fosse la loro terra di conquista, e che
offrisse possibilit di scoperta illimitate.
5
Statistici e probabilisti: la scienza dellincertezza
Il mondo non sta fermo. Gran parte delle cose che ci circondano o
in movimento o in cambiamento continuo. Persino la Terra che sembra
immobile sotto i nostri piedi in realt ruota sul proprio asse, orbita
attorno al Sole e insieme al Sole attorno al centro della nostra
galassia, la Via Lattea. Laria che respiriamo composta da milioni di
milioni di molecole che si muovono senza sosta in modo casuale. Nel
frattempo le piante crescono, le sostanze radioattive decadono, la
temperatura atmosferica sale e scende durante il giorno in base alle
stagioni, e laspettativa di vita delluomo non cessa di crescere. Tutta
questa irrequietezza cosmica, tuttavia, non ha disorientato la
matematica. Newton e Leibniz introdussero la branca della matematica
chiamata calcolo infinitesimale proprio per permettere unanalisi
rigorosa e una descrizione precisa mediante modelli tanto del
movimento quanto del cambiamento.[1] Oggi, questo incredibile mezzo
diventato cos indispensabile e onnicomprensivo che vi si pu
attingere per esaminare problemi diversissimi, dal moto dello space
shuttle alla diffusione di una malattia infettiva. Come un film pu
catturare il movimento suddividendolo in una sequenza di singoli
fotogrammi, cos il calcolo infinitesimale pu misurare il cambiamento
su un reticolo tanto capillare da permettere di calcolare quantit
dallesistenza effimera, come la velocit, laccelerazione o il tasso di
variazione istantanei.
Seguendo i passi da gigante compiuti da Newton e Leibniz, i
matematici dellEt della Ragione (che va dagli ultimi decenni del
XVII fino a tutto il XVIII secolo) ampliarono il calcolo infinitesimale
aggiungendovi la nuova branca ancora pi importante e universale delle
equazioni differenziali. Muniti di questa nuova arma, gli scienziati

erano ora in grado di proporre precise teorie matematiche di fenomeni


che variavano dalla musica prodotta dalla corda di un violino al
trasporto del calore, dal moto di una trottola al flusso di liquidi e gas.
Per un certo periodo, le equazioni differenziali divennero lo strumento
delezione per compiere progressi nella fisica.
Alcuni dei primi esploratori dei nuovi panorami aperti dalle
equazioni differenziali appartenevano alla leggendaria famiglia dei
Bernoulli.[2] Tra la met del XVII secolo e la met del XIX, la famiglia
produsse non meno di otto matematici di spicco. Queste personalit di
talento erano quasi altrettanto note per le feroci rivalit che le
dividevano quanto per la loro straordinaria matematica.[3] Se le liti tra i
Bernoulli riguardavano sempre la lotta per la supremazia matematica,
alcuni dei problemi su cui si accapigliavano oggi probabilmente non
appaiono cos rilevanti. Eppure, la soluzione di quei complicati
rompicapi prepar la strada a conquiste matematiche pi spettacolari.
Nel complesso, non ci sono dubbi sul fatto che i Bernoulli ebbero un
ruolo decisivo per fare della matematica il linguaggio atto a descrivere
una variet di processi fisici.
Un episodio pu aiutare a far comprendere la complessit degli
intelletti di due dei pi brillanti tra i Bernoulli: i fratelli Jakob (16541705) e Johann (1667-1748). Jakob Bernoulli fu uno dei pionieri della
teoria della probabilit e su di lui torneremo pi avanti in questo
capitolo. Ma nel 1690 Jakob era impegnato a riesumare un problema
che era stato studiato per la prima volta due secoli prima da Leonardo
da Vinci, luomo del Rinascimento per antonomasia: quale forma
prende una catena flessibile ma inestensibile sospesa a due punti fissi
(figura 31)? Leonardo aveva disegnato alcuni schizzi di questo tipo di
catene nei suoi taccuini. Il problema della catenaria, come fin per
essere chiamato, fu anche sottoposto a Cartesio dal suo amico Isaac
Beeckman, ma non ci sono tracce di un suo tentativo di risolverlo.
Galileo pensava che la forma assunta da una catenaria fosse parabolica,
ma il gesuita francese Ignace Pardies (1636-1673) dimostr che si
sbagliava. Tuttavia Pardies non fu allaltezza del compito di trovare una
soluzione matematica per la forma corretta.
Figura 31
Solo un anno dopo che Jakob Bernoulli aveva proposto il problema,
suo fratello minore Johann lo risolse per mezzo di unequazione
differenziale. Giunsero alla soluzione anche Leibniz e il fisico e

matematico olandese Christiaan Huygens (1629-1695), ma Huygens


fece ricorso a un metodo geometrico pi astruso.[4] Il fatto che Johann
fosse riuscito a risolvere un problema che aveva frustrato i tentativi di
Jakob, suo fratello e maestro, continu a essere fonte di enorme
soddisfazione per il pi giovane dei Bernoulli, anche trentanni dopo la
morte di Jakob. In una lettera del 29 settembre 1718 al matematico
francese Pierre Rmond de Montmort (1678-1719), Johann non riusciva
a celare la propria soddisfazione:
Voi dite che fu mio fratello a proporre questo problema: ebbene,
vero, ma ne consegue che egli ne ottenne una soluzione? Nientaffatto.
Quando propose il problema su mio suggerimento (perch fui io il
primo a pensarci), n luno n laltro di noi fu in grado di risolverlo;
disperavamo anzi di riuscirci, considerandolo insolubile, finch il
signor Leibniz diede notizia pubblica nel giornale di Lipsia del 1690, p.
360, di aver risolto il problema ma di non averne pubblicato la
soluzione per dare il tempo ad altri analisti di provarci, e fu questo che
ci incoraggi, mio fratello e io, a impegnarci di nuovo.[5]
Dopo essersi attribuito senza vergogna persino la paternit della
proposizione del problema, Johann proseguiva con palese
autocompiacimento:
I tentativi di mio fratello non ebbero successo; quanto a me, fui pi
fortunato, poich trovai lartificio (lo dico senza vantarmene, perch
dovrei nascondere la verit?) per risolverlo completamente [...]. pur
vero che mi cost meditazioni che mi privarono del riposo per una notte
intera [...] ma la mattina seguente, pieno di gioia, corsi da mio fratello,
che stava ancora lottando miseramente con quel nodo gordiano senza
venir a capo di nulla e continuava a pensare come Galileo che la
catenaria fosse una parabola. Fermatevi! Fermatevi! gli dissi, non
torturatevi pi per cercare di dimostrare unidentit tra la catenaria e la
parabola dove non ne esiste alcuna [...]. Ma ecco che voi mi
sorprendete giungendo alla conclusione che mio fratello trov un
metodo per risolvere quel problema [...]. Vi chiedo, pensate davvero
che se mio fratello avesse risolto il problema in questione, sarebbe stato
cos gentile nei miei riguardi da non comparire tra i solutori, cos da
concedermi la gloria di comparire da solo sul proscenio in qualit di
primo solutore, insieme con i signori Huygens e Leibniz?
Casomai vi dovessero servire prove del fatto che i matematici sono,
in fondo, esseri umani, questa vicenda ne fornisce in abbondanza. Ma la

rivalit famigliare non toglie nulla ai risultati che i Bernoulli ottennero.


Negli anni che seguirono lepisodio della catenaria, Jakob, Johann e
Daniel Bernoulli (1700-1782) non solo continuarono a risolvere altri
problemi simili relativi a funi sospese, ma anche a far progredire la
teoria delle equazioni differenziali in generale e a trovare soluzioni per
il moto di proiettili in un mezzo resistente.
Lepisodio della catenaria serve a dimostrare unaltra sfaccettatura
del potere della matematica: anche per problemi di fisica
apparentemente banali esistono soluzioni matematiche. Per inciso, la
forma della catenaria continua a deliziare i milioni di visitatori del
famoso Gateway Arch di Saint Louis, nel Missouri. Larchitetto
americano di origine finlandese Eero Saarinen (1910-1961) e
lingegnere strutturista americano di origine tedesca Hannskarl Bandel
(1925-1993) progettarono questa struttura iconica in una forma simile a
quella di una catenaria rovesciata.
Lo stupefacente successo delle scienze fisiche nello scoprire le leggi
matematiche che governano il comportamento del cosmo in generale
suscit una domanda inevitabile: cera la possibilit che princpi
analoghi fossero alla base dei processi biologici, sociali o economici?
La matematica soltanto il linguaggio del mondo naturale, si
chiedevano i matematici, o anche il linguaggio di quello umano?
Anche nel caso in cui non esistano princpi davvero universali, si
potrebbero usare gli strumenti della matematica almeno per costruire
modelli di comportamento sociale e conseguentemente di spiegarli?
Inizialmente molti matematici erano convinti che leggi basate su una
qualche versione del calcolo infinitesimale sarebbero state in grado di
predire tutti gli eventi futuri, grandi o piccoli che fossero. Era questa
lopinione, per esempio, del grande fisico matematico Pierre-Simon
Laplace (1749-1827). I cinque volumi della Mcanique Cleste di
Laplace fornirono la prima soluzione sostanzialmente completa, seppur
approssimativa, dei moti dei corpi del sistema solare. Inoltre Laplace
rispose a una domanda che aveva lasciato perplesso persino il grande
Newton: come si spiega la stabilit che caratterizza il sistema solare?
Newton pensava che, a causa dellattrazione reciproca, i pianeti fossero
destinati a cadere sul Sole o a disperdersi nello spazio profondo, e
invocava la mano di Dio a sostegno dellintegrit del sistema solare. Il
punto di vista di Laplace era decisamente diverso. Invece di affidarsi
allintervento di Dio, diede una dimostrazione matematica del fatto che

il sistema solare stabile per periodi di tempo molto pi lunghi di quelli


previsti da Newton. Per risolvere questo complesso problema, Laplace
introdusse un nuovo formalismo matematico, noto col nome di teoria
delle perturbazioni, che gli permise di calcolare gli effetti cumulativi
di molte piccole perturbazioni sullorbita di ciascun pianeta. Infine, a
coronamento di tutto questo, propose uno dei primi modelli per
lorigine stessa del sistema solare: secondo la sua autorevole ipotesi
nebulare, il sistema solare si form dalla contrazione di una nebulosa
gassosa.
Considerate tutte queste sue imprese grandiose, non sorprendente
che nel suo Saggio filosofico sulle probabilit, Laplace affermasse con
baldanza:
Tutti gli avvenimenti, anche quelli che per la loro piccolezza
sembrano non ubbidire alle grandi leggi della Natura, ne sono una
conseguenza necessaria, come lo sono le rivoluzioni del Sole.
Ignorando i legami che li uniscono al sistema intero dellUniverso, li si
fatti dipendere dalle cause finali o dal caso, a seconda che si
manifestassero e si succedessero con regolarit oppure senza ordine
apparente [...]. Dobbiamo dunque considerare lo stato presente
dellUniverso come leffetto del suo stato anteriore e come la causa del
suo stato futuro. Unintelligenza che, per un dato istante, conoscesse
tutte le forze da cui animata la Natura e la situazione rispettiva degli
esseri che la compongono, se, per di pi, fosse abbastanza profonda per
sottomettere questi dati allanalisi, abbraccerebbe nella stessa formula i
movimenti dei pi grandi corpi dellUniverso e dellatomo pi leggero:
nulla sarebbe incerto per essa e lavvenire, come il passato, sarebbe
presente ai suoi occhi. Lo spirito umano offre, nella perfezione che ha
saputo dare allastronomia, un pallido esempio di questa
Intelligenza.[6]
Nel caso ve lo stiate domandando, quando Laplace parlava di
questipotetica intelligenza suprema, non si riferiva a Dio. A
differenza di Newton e di Cartesio, Laplace non era credente. Quando
regal una copia della sua Mcanique cleste a Napoleone Bonaparte,
questultimo, avendo saputo che nellopera non cerano riferimenti a
Dio, comment: Signor Laplace, mi dicono che avete scritto
questenorme libro sul sistema delluniverso senza tuttavia mai
menzionare il suo creatore. La replica di Laplace fu immediata: Non
ho avuto bisogno di fare tale ipotesi. Napoleone, divertito, rifer quella

risposta al matematico Joseph-Louis Lagrange, che esclam: Ah!


Eppure una magnifica ipotesi, che spiega molte cose. Ma la vicenda
non finisce qui. Quando venne a sapere della reazione di Lagrange,
Laplace comment seccamente: Questipotesi, signore, in effetti
spiega tutto, ma non permette di predire nulla. Come studioso, io devo
fornirvi opere che permettano di fare predizioni.
Nel XX secolo, lo sviluppo della meccanica quantistica la teoria
del mondo subatomico ha dimostrato che le speranze di un universo
totalmente deterministico erano troppo ottimistiche. La fisica moderna
ha provato che non possibile prevedere lesito di un esperimento,
nemmeno in linea di principio. La teoria pu predire soltanto le
probabilit dei diversi esiti. Nel caso delle scienze sociali, la situazione
resa evidentemente ancora pi complicata dalla presenza di una
molteplicit di elementi interdipendenti, molti dei quali sono nel
migliore dei casi estremamente incerti. Gli scienziati del XVIII secolo
compresero presto che la ricerca di princpi sociali universali precisi
simili alla legge della gravitazione di Newton era condannata a fallire
gi in partenza. Per un po sembr che, quando si inserivano
nellequazione le complessit della natura umana, diventasse
praticamente impossibile compiere previsioni certe. E la situazione
appariva ancor pi disperata quando a essere coinvolte erano le menti di
unintera popolazione. Ma, invece di abbandonarsi al fallimento, alcuni
geniali pensatori svilupparono un nuovo arsenale di strumenti
matematici innovativi: la statistica e la teoria della probabilit.
Le probabilit oltre la morte e le tasse
Lo scrittore inglese Daniel Defoe (1660-1731), noto soprattutto per il
romanzo davventura Robinson Crusoe, elabor anche un saggio sul
soprannaturale intitolato Satana. Storia politica del diavolo. In
questopera Defoe, che vedeva ovunque indizi della presenza del
diavolo, scrisse: Alle cose certe quanto la morte e le tasse si pu
credere con maggior fermezza. A quanto pare, Benjamin Franklin
(1706-1790) sposava lo stesso punto di vista riguardo alla certezza.
Allet ottantatr anni, in una lettera al fisico francese Jean-Baptiste
Leroy, scrisse: La nostra Costituzione entrata in vigore. Tutto
sembra promettere che durer; ma in questo mondo non si pu dire che
nulla sia sicuro, a parte la morte e le tasse. In effetti il corso delle
nostre vite appare imprevedibile, esposto ai disastri naturali, soggetto
agli errori umani e influenzato dal puro caso. Espressioni come Che

vuoi farci? la vita sono state coniate proprio per esprimere la nostra
vulnerabilit di fronte allinaspettato e la nostra incapacit di
controllare il destino. A dispetto di questi ostacoli, e forse persino a
causa delle sfide che essi pongono, fin dal XVI secolo matematici,
studiosi di scienze sociali e biologi si sono imbarcati in seri tentativi di
affrontare il problema dellincertezza in maniera metodica. Dopo lo
sviluppo della meccanica statistica, e di fronte alla realizzazione del
fatto che gli stessi fondamenti della fisica espressi dalla meccanica
quantistica sono basati sullindeterminazione, i fisici del XX e del
XXI secolo si sono uniti alla lotta con entusiasmo. Larma che i
ricercatori adoperano per combattere la mancanza di un determinismo
preciso la capacit di calcolare le probabilit di un particolare esito.
Se impossibile prevedere un risultato, calcolare la probabilit dei
diversi esiti possibili la miglior cosa che si possa fare. Gli strumenti
che sono stati forgiati per andare oltre le congetture e speculazioni la
statistica e la teoria della probabilit forniscono la base su cui poggia
non solo gran parte della scienza moderna, ma anche una vasta gamma
di attivit sociali, dalleconomia allo sport.
Tutti noi ricorriamo alle probabilit e alla statistica in quasi ogni
decisione che prendiamo, talvolta inconsciamente. Per esempio, forse
non sapete che nel 2004 le vittime di incidenti automobilistici negli
Stati Uniti sono state 42.636. Ma se quel numero fosse stato, mettiamo
caso, 3 milioni, sono sicuro che non solo lavreste ricordato, ma che
quellinformazione vi avrebbe presumibilmente indotto a pensarci due
volte prima di salire in auto la mattina. Perch quei dati precisi sulle
vittime della strada ci fanno prendere la decisione di metterci al volante
con una certa fiducia? Come vedremo tra breve, un ingrediente chiave
della loro affidabilit il fatto che sono basati su numeri molto alti. Il
numero di vittime di Frio Town, Texas, che nel 1969 aveva una
popolazione di 49 abitanti, difficilmente sarebbe stato altrettanto
convincente. Probabilit e statistica sono due tra le migliori frecce
allarco degli economisti, dei consulenti politici, dei genetisti, delle
compagnie dassicurazione e di chiunque tenti di distillare conclusioni
significative da enormi quantit di dati. Quando parliamo della
matematica che permea discipline che in origine non rientravano
nellambito delle scienze esatte, spesso linclusione avvenuta grazie
alle finestre aperte dalla teoria della probabilit e dalla statistica. Come
sono emersi questi campi fecondi?

Figura 32
La parola statistica, che trae origine dallitaliano stato e
statista, si riferiva inizialmente alla mera raccolta di dati da parte di
funzionari governativi. Il primo lavoro importante di statistica nel senso
moderno del termine fu portato a termine da un ricercatore improbabile:
un bottegaio della Londra del XVII secolo. John Graunt (1620-1674)
era specializzato nella vendita di bottoni, aghi e tessuti.[7] Dato che la
sua professione gli lasciava una notevole quantit di tempo libero,
Graunt studi latino e francese da autodidatta e inizi a interessarsi ai
Bills of Mortality, bollettini settimanali che riportavano il numero dei
decessi, parrocchia per parrocchia, e si pubblicavano a Londra dal
1604. La divulgazione di questi bollettini era stata istituita
principalmente per fornire il pi presto possibile un segnale dallarme
in caso di epidemie devastanti. Basandosi su quelle nude cifre, Graunt
cominci a compiere interessanti osservazioni che alla fine pubblic in
un libricino di ottantacinque pagine intitolato Osservazioni naturali e
politiche fatte sui bollettini di mortalit. La figura 32 mostra una tavola
tratta dal volumetto di Graunt in cui sono elencate in ordine alfabetico
non meno di sessantatr malattie e fatalit. In una dedica al presidente
della Royal Society, Graunt sottolinea che, poich la sua opera riguarda
lAria, i Paesi, le Stagioni, la Fertilit, la Salute, le Malattie, la
Longevit e la proporzione tra i Sessi e le Et dellUmanit, un vero
trattato di storia naturale. In effetti Graunt fece molto pi che limitarsi a
raccogliere e presentare dati. Esaminando, per esempio, il numero
medio di battesimi e sepolture di maschi e femmine a Londra e nella
parrocchia di campagna di Romsey, nello Hampshire, egli dimostr per
la prima volta la costanza del rapporto tra i sessi alla nascita. In
particolare, Graunt scopr che a Londra nascevano tredici femmine ogni
quattordici maschi e a Romsey quindici femmine ogni sedici maschi.
Vale la pena di notare che Graunt fu tanto lungimirante da esprimere il
desiderio che i viaggiatori indaghino se la stessa cosa accade in altri
paesi. Notava anche che una benedizione per lumanit, che grazie
a questa sovrabbondanza di Maschi ci sia questo Impedimento naturale
alla Poligamia: poich in una tale condizione le Donne non potrebbero
vivere in quella parit ed eguaglianza di spesa con i loro Mariti, come
fanno adesso e qui. Oggi si stima che il rapporto tra bambini e
bambine alla nascita sia di circa 1,05. La spiegazione tradizionale che si
d a questa disparit che Madre Natura trucchi le carte in modo da

favorire le nascite maschili a causa di una certa maggior fragilit dei


feti e dei neonati maschi. Tra parentesi, per ragioni che non sono del
tutto chiare, a partire dagli anni Settanta la percentuale di nascite
maschili subisce una leggera diminuzione annuale tanto negli Stati
Uniti quanto in Giappone.
Un altro tentativo pionieristico intrapreso da Graunt fu quello di
formulare una distribuzione per et, o tavola di mortalit, della
popolazione utilizzando i dati sul numero delle morti in base alla loro
causa. La valenza politica di questa statistica era evidente, dato che
aveva conseguenze per il numero degli uomini atti alle armi, ovvero dei
cittadini di sesso maschile compresi tra i sedici e i cinquantasei anni
det. A rigor di termini, Graunt non disponeva di dati sufficienti per
dedurre una distribuzione per et. proprio qui, tuttavia, che dimostr
di possedere ingegno e creativit di pensiero. Quella che segue la
descrizione della sua stima della mortalit infantile:
La nostra prima Osservazione sui Decessi sar che in ventAnni di
morti di tutte le malattie e le fatalit, per un totale di 229.250, ne sono
morti 71.124 di Afta, Convulsione, Rachitismo, Denti e Vermi; e come
Aborti, non ancora Battezzati, Infanti, Fegatosi e Soffocati; vale a dire
che circa 1/3 del totale morto di quelle malattie, che supponiamo
siano accadute tutte a Bambini sotto i quattro o cinque Anni. E inoltre
di Vaiolo, di Vaiolo suino e di Morbillo, e di Vermi senza Convulsioni
ne sono morti 12.210, di cui supponiamo che circa 1/2 possano essere
Bambini sotto i sei Anni. Ora, se consideriamo che 16 dei detti 229
mila sono morti della straordinaria e grave Fatalit della Peste,
troveremo che circa il trentasei per cento di tutti i concepiti vivi sono
morti prima dei sei anni.
In altre parole, Graunt calcol che la mortalit sotto i sei anni det
fosse (71.124 + 6.105) ? (229.250 - 16.000) = 0,36. Attingendo ad
argomentazioni analoghe e ipotesi realistiche, riusc a calcolare la
mortalit nella vecchiaia. Infine, colm la lacuna tra i sei e i settantasei
anni grazie a un assunto matematico sullandamento della mortalit in
base allet. Se molte delle conclusioni di Graunt non erano
particolarmente attendibili, tuttavia il suo studio diede avvio alla
scienza della statistica come la conosciamo oggi. La sua osservazione
del fatto che le percentuali di certi eventi che in precedenza si pensava
dipendessero solo dal caso o dal destino (come i decessi causati da
malattie) manifestavano in realt una regolarit estremamente solida,

introdusse il modo di pensare scientifico, quantitativo, nelle scienze


sociali.
I ricercatori che vennero dopo Graunt adottarono alcuni aspetti della
sua metodologia, ma svilupparono anche una migliore comprensione
matematica delluso della statistica. Curiosamente, forse, luomo che
apport i miglioramenti pi significativi alla tavola di mortalit di
Graunt fu lastronomo Edmond Halley, proprio colui che convinse
Newton a pubblicare i Principia. Perch tutti erano cos interessati alle
tavole di mortalit? In parte perch costituivano, e costituiscono tuttora,
il fondamento delle assicurazioni sulla vita. Le compagnie di
assicurazioni (e le avventuriere che si sposano per denaro!) desiderano
conoscere la risposta a domande come la seguente: Se una persona
vissuta fino a sessantanni, quante probabilit ci sono che viva fino a
ottanta?
Per costruire la sua tavola di mortalit, Halley si serv dei registri
dettagliati che, gi a partire dalla fine del XVI secolo, venivano
compilati nella citt di Breslau in Slesia. Un pastore di Breslau, il dottor
Caspar Neumann, usava quegli elenchi di dati per opporsi alle
superstizioni secondo cui la salute era influenzata dalle fasi della Luna
o dalle et divisibili per sette e nove. Il saggio di Halley, che portava un
titolo decisamente lungo An Estimate of the Degrees of the Mortality
of Mankind, drawn from curious Tables of the Birds and Funerals at the
City of Breslaw; with an Attempt to ascertain the Price of Annuities
upon Lives fin per diventare la base della matematica delle
assicurazioni sulla vita.[8] Per farci unidea di come le compagnie di
assicurazioni possono calcolare le probabilit, esaminiamo la tavola di
mortalit di Halley riportata qui sotto:
TAVOLA DI MORTALIT DI HALLEY
La tavola mostra, per esempio, che di 710 persone di sei anni det,
346 erano ancora vive a cinquantanni. Si poteva dunque prendere il
rapporto di 346/710, o 0,49, come stima della probabilit che una
persona di sei anni vivesse fino a cinquanta. Analogamente, di 242
sessantenni, 41 erano ancora vivi a ottantanni. Perci si poteva stimare
che la probabilit che un sessantenne arrivasse agli ottantanni fosse
pari a 41/242, ovvero a 0,17 circa. La logica che sta dietro questa
procedura semplice. Ci si affida allesperienza passata per stabilire la
probabilit di diversi eventi futuri. Se il campione su cui si basa
lesperienza sufficientemente ampio (e la tavola di Halley fondava le

sue stime su una popolazione di 34.000 persone) e se certe ipotesi


(come il fatto che il tasso di mortalit rimanga costante nel tempo) sono
valide, allora le probabilit calcolate risulteranno attendibili. Ecco come
Jakob Bernoulli descriveva lo stesso problema:
Quale mortale, domando, potrebbe accertare il numero di malattie,
contando tutti i casi possibili, che affliggono il corpo umano in ciascuna
delle sue molte parti e a ogni et, e dire quanto pi probabile che una
malattia sia pi fatale di unaltra [...] e su quella base fare una
previsione sul rapporto tra vivi e morti nelle generazioni future?[9]
Dopo aver concluso che questa e altre simili previsioni dipendono
da fattori che sono completamente oscuri e che ingannano
continuamente i nostri sensi per linfinita complessit dei rapporti che li
legano, Bernoulli suggeriva di adottare un approccio
statistico/probabilistico:
C, tuttavia, unaltra strada che ci condurr a ci che stiamo
cercando e ci consentir per lo meno di appurare a posteriori ci che
non possiamo determinare a priori, ovvero di appurarlo dai risultati
osservati in numerosi casi analoghi. A tal proposito si deve ipotizzare
che, in simili condizioni, il verificarsi (o il non verificarsi) di un evento
futuro seguir lo stesso andamento che stato osservato per eventi
simili nel passato. Per esempio, se abbiamo osservato che di 300
persone della stessa et e della stessa costituzione di un certo Tizio, 200
sono morte entro dieci anni mentre le altre sono sopravvissute,
possiamo concludere con ragionevole certezza che le probabilit che
anche Tizio paghi il proprio debito alla natura entro il decennio
seguente sono doppie delle probabilit che viva oltre quel tempo.
Halley fece seguire ai suoi articoli matematici sulla mortalit
uninteressante appendice che aveva sfumature pi filosofiche. Uno dei
passi particolarmente toccante:
Al di l degli usi citati nel mio precedente, potrebbe forse non essere
una cosa inaccettabile dedurre dalle stesse Tavole quanto ingiustamente
ci doliamo della brevit delle nostre vite, e riteniamo di subire un torto
se non raggiungiamo la Vecchiaia, mentre dalle Tavole appare che una
met dei nati muoiono entro Diciassette anni, riducendosi da 1238 a
616 in quel lasso di tempo. Cosicch invece di lagnarci di quella che
chiamiamo una Morte prematura, dovremmo rassegnarci con Pazienza
e noncuranza a quella Dissoluzione che la Condizione necessaria dei
Materiali perituri di cui siamo fatti, e della nostra Struttura e

Composizione, che sono delicate e fragili; e considerare una


Benedizione il fatto che abbiamo vissuto, magari per molti anni, oltre
quel Periodo di Vita a cui la met dellintera Razza Umana non arriva.
Se in buona parte del mondo moderno la situazione migliorata in
modo significativo rispetto alla triste statistica di Halley, purtroppo
questo dato non vale per tutti i Paesi. In Zambia, per esempio, la
mortalit tra i bambini con unet compresa tra zero e cinque anni nel
2006 stata stimata in uno sconcertante 182 morti per ogni mille nati
vivi. Laspettativa di vita nello Zambia resta ferma al valore
angosciosamente basso di 37 anni.
Ma le statistiche non hanno a che fare solo con la morte. Si insinuano
in ogni aspetto della vita umana, dai meri tratti fisici ai prodotti
dellintelletto. Uno dei primi a riconoscere la capacit della statistica di
produrre potenziali leggi per le scienze sociali fu lerudito belga
Lambert-Adolphe-Jacques Qutelet (1796-1874). A lui pi che a
chiunque altro si deve lintroduzione del concetto statistico di uomo
medio, ovvero di quella che oggi chiameremmo la persona media.
La persona media
Adolphe Qutelet nacque il 22 febbraio 1796 nellantica citt belga
di Gand.[10] Suo padre, funzionario municipale, mor quando Adolphe
aveva solo sette anni. Costretto a mantenersi in giovane et, Qutelet
inizi a insegnare matematica gi a diciassette anni. Nel tempo libero
componeva poesie, scrisse il libretto di unopera, partecip alla
redazione di due drammi e tradusse alcune opere letterarie. Ma la sua
disciplina preferita rimase la matematica, ed egli fu il primo a ottenere
la laurea di dottore in Scienze allUniversit di Gand. Nel 1820
Qutelet fu nominato membro dellAccademia Reale delle Scienze a
Bruxelles e in breve tempo ne divenne il partecipante pi attivo. Dedic
gli anni immediatamente successivi soprattutto allinsegnamento e alla
pubblicazione di alcuni trattati di matematica, fisica e astronomia.
Qutelet era solito inaugurare il suo corso di Storia della scienza con
la seguente osservazione penetrante: Con pi le scienze sono
progredite, con pi hanno teso a entrare nel dominio della matematica,
che una sorta di centro verso cui convergono. Possiamo valutare il
grado di perfezione a cui giunta una scienza dalla facilit pi o meno
grande in cui possibile affrontarla con il calcolo.
Nel dicembre del 1823 Qutelet si trasfer a Parigi a spese dello
Stato, principalmente per studiare le tecniche dosservazione

astronomica. Tuttavia, quel soggiorno di tre mesi nella citt che


allepoca era la capitale mondiale della matematica, port Qutelet su
tuttaltra direzione, quella della teoria della probabilit. La persona
maggiormente responsabile di accendere in Qutelet un interesse
entusiastico per quella disciplina fu Laplace in persona. Pi tardi
Qutelet raccont la sua esperienza con la statistica e la probabilit:
Il caso, questa misteriosa e abusatissima parola, dovrebbe essere
considerato solo una copertura per la nostra ignoranza; un fantasma
che esercita il dominio pi assoluto sulle menti comuni, abituate a
considerare gli eventi isolati, ma che si riduce a nulla davanti al
filosofo, il cui occhio abbraccia una lunga serie di eventi e la cui
penetrazione non portata fuori strada dalle variazioni, che spariscono
quando egli gode di una visuale sufficiente ad afferrare le leggi della
natura.[11]
Questa conclusione di enorme importanza. Sostanzialmente
Qutelet negava che il caso avesse un ruolo nella vita quotidiana e, al
suo posto, faceva unipotesi audace (seppure non completamente
dimostrata), ovvero che anche i fenomeni sociali hanno una causa, e
che le regolarit manifestate dai risultati statistici possono essere
utilizzate per scoprire le regole che sono alla base dellordine sociale.
Nel tentativo di sottoporre a verifica il suo approccio statistico,
Qutelet mise mano allambizioso progetto di raccogliere migliaia di
misurazioni relative al corpo umano. Studi per esempio la
distribuzione della circonferenza toracica di 5738 soldati scozzesi e
dellaltezza di 100.000 coscritti francesi, riportando separatamente su
un diagramma la frequenza di ciascun tratto umano che ricorreva. In
altre parole, rappresent graficamente il numero di coscritti la cui
altezza era compresa, per esempio, tra 155 e 160 centimetri, quello dei
coscritti daltezza compresa tra 160 e 165 centimetri e cos via. In
seguito costru curve analoghe anche di quelle che definiva
caratteristiche morali per le quali disponeva di dati sufficienti. Tra
queste suicidi, matrimoni e propensione al crimine. Con sua sorpresa,
Qutelet scopr che tutte le caratteristiche umane seguivano la
distribuzione a campana (figura 33), che oggi nota come
distribuzione normale (o gaussiana, nome derivato, in maniera non
del tutto giustificata, da quello del principe della matematica Carl
Friedrich Gauss). Sia che si trattasse di altezze, pesi, misure delle
lunghezze degli arti o di qualit intellettive determinate per mezzo di

quelli che allepoca rappresentavano i primi test psicologici mai


eseguiti, quel tipo di curva si ripresentava inevitabilmente. La curva in
s non era nuova a Qutelet: i matematici e i fisici la conoscevano dalla
met del XVIII secolo, e Qutelet stesso ne aveva familiarit grazie al
suo lavoro nel campo astronomico. A costituire una sorpresa fu il fatto
che la curva si associasse a caratteristiche umane. In precedenza era
chiamata curva di errore, poich appariva con ogni tipo di errore
nelle misurazioni.
Figura 33
Immaginate, per esempio, di essere interessati a misurare con
estrema accuratezza la temperatura di un liquido in un recipiente. Potete
servirvi di un termometro ad alta precisione e nel corso di unora fare
mille letture consecutive dello strumento. Scoprirete che, a causa di
errori casuali e forse anche di fluttuazioni della temperatura, non tutte
le misurazioni daranno esattamente lo stesso valore. I valori misurati
tenderanno invece a convergere attorno a uno centrale, mentre alcune
misurazioni daranno valori di temperatura pi alti o pi bassi. Se
riportate su un grafico il numero di volte in cui avete ottenuto una certa
misurazione per ciascun valore di temperatura, otterrete lo stesso tipo di
curva a campana a cui giunse Qutelet per i tratti umani. In effetti,
quanto pi grande il numero di misure di una qualsiasi quantit fisica
che si eseguono, tanto pi la distribuzione delle frequenze che si ottiene
si approssima a una curva gaussiana. La conseguenza immediata di
questo fatto per la questione dellirragionevole efficacia della
matematica stupefacente: anche gli errori umani obbediscono a rigide
regole matematiche.
Qutelet pensava che le conclusioni da trarre fossero di portata
ancora maggiore. Considerava la scoperta che i tratti umani seguono la
curva derrore come un indizio del fatto che luomo medio fosse in
realt un modello che la natura stava cercando di produrre.[12] Secondo
Qutelet, come gli errori di fabbricazione creavano una distribuzione di
lunghezze attorno al valore medio (corretto) della lunghezza di un
chiodo, cos gli errori della natura si distribuivano attorno a un modello
biologico favorito. Afferm che gli abitanti di una nazione si
raccoglievano attorno alla loro media come se fossero i risultati di
misurazioni compiute su un unico individuo, ma con strumenti tanto
inadeguati da giustificare la grandezza della variazione.

evidente che le speculazioni di Qutelet erano eccessive. Se la


scoperta del fatto che i tratti biologici (fisici o mentali che siano) si
distribuiscono lungo la curva di frequenza normale era di enorme
importanza, tuttavia non la si poteva considerare una prova delle
intenzioni della natura, n tale dato legittimava a considerare le
variazioni individuali meri errori. Per esempio, Qutelet scopr che
laltezza media delle reclute francesi era di un metro e sessanta. Ma
allestremo inferiore della scala egli trov un uomo alto quarantatr
centimetri. Ovviamente impossibile fare un errore di oltre un metro
quando si misura laltezza di un uomo di un metro e sessanta.
Anche se ignoriamo lidea di Qutelet secondo cui esistono leggi
che forgiano gli uomini in un unico stampo, il fatto che le distribuzioni
di una variet di tratti che vanno dal peso corporeo al quoziente
intellettivo (QI) seguano tutte la curva normale decisamente notevole
in s. E se ci non bastasse, persino la distribuzione della media di
battute nella lega professionistica americana di baseball discretamente
normale, cos come il rendimento annuale degli indici azionari (che
sono composti da numerosi singoli titoli azionari). In effetti, le
distribuzioni che deviano dalla curva normale richiedono a volte un
esame approfondito. Se per esempio si scoprisse che i voti dinglese in
una scuola non seguono una distribuzione normale, ci potrebbe portare
a unindagine sul metodo di attribuzione dei voti in quella scuola.
Questo non significa che tutte le distribuzioni siano normali. La
lunghezza delle parole usate da Shakespeare nelle sue opere teatrali non
segue una distribuzione normale: egli sceglieva molte pi parole di tre o
quattro lettere che non di undici o dodici lettere. Anche il reddito
annuale delle famiglie negli Stati Uniti non obbedisce a una
distribuzione normale. Nel 2006, per esempio, il 6,37 per cento dei
nuclei famigliari con il reddito annuale pi elevato ha incamerato circa
un terzo del reddito nazionale complessivo. Questo dato in s solleva
una questione interessante: se tanto le caratteristiche fisiche quanto
quelle intellettive degli uomini (che presumibilmente determinano il
reddito potenziale di una famiglia) seguono una distribuzione normale,
perch anche il reddito non la segue? La risposta a una simile questione
socioeconomica esula dagli scopi del nostro libro. Dalla prospettiva
limitata che ci poniamo, il fatto sorprendente che la distribuzione di
praticamente tutte le caratteristiche misurabili delluomo o degli

animali o delle piante (per ciascuna data variet) espressa da un


unico tipo di funzione matematica.
Dal punto di vista storico, le caratteristiche umane non servirono
soltanto come base per lo studio delle distribuzioni statistiche delle
frequenze, ma anche per stabilire il concetto matematico di
correlazione. La correlazione la relazione tra due variabili casuali
tale che a ciascun valore della prima variabile corrisponde con una certa
regolarit un valore della seconda. Per esempio, ci si pu aspettare che
le donne pi alte calzino scarpe pi grandi. Analogamente, gli psicologi
hanno scoperto una correlazione tra lintelligenza dei genitori e il grado
di profitto scolastico dei figli.
Il concetto di correlazione diventa particolarmente utile in quelle
situazioni in cui non esiste una dipendenza funzionale precisa tra due
variabili. Immaginate, per esempio, che una variabile sia la massima
temperatura giornaliera nellArizona meridionale e laltra il numero di
incendi forestali in quellarea. Per un dato valore di temperatura, non
possibile prevedere con esattezza il numero di incendi che
scoppieranno, dato che dipende da altri fattori quali lumidit e il
numero di fuochi accesi dalla gente. In altre parole, per ogni dato valore
di temperatura potrebbero esserci molti numeri corrispondenti di
incendi forestali e viceversa. Tuttavia, il concetto matematico chiamato
coefficiente di correlazione ci consente di misurare quantitativamente
la forza del legame tra due variabili di questo genere.
Colui che per primo introdusse lo strumento del coefficiente di
correlazione fu il geografo, meteorologo, antropologo e statistico
vittoriano Sir Francis Galton (1822-1911).[13] Galton che, per inciso,
era cugino lontano di Charles Darwin non era matematico di
professione, ma, essendo un uomo straordinariamente pratico, lasciava
che del perfezionamento matematico delle sue idee innovative si
occupassero altri matematici, e in particolare lo statistico Karl Pearson
(1857-1936). Ecco come Galton spiegava il concetto di correlazione:
La lunghezza del cubito (lavambraccio) correlata alla statura,
considerato che un avambraccio lungo implica in genere un uomo alto.
Se questa correlazione molto stretta, un cubito molto lungo dovrebbe
implicare in genere una statura molto grande, ma se non fosse molto
stretta, un cubito molto lungo sarebbe associato in media solo con una
statura grande, non grandissima; mentre, se la correlazione fosse nulla,

un cubito molto lungo non sarebbe associato ad alcuna statura speciale,


e perci, in media, sarebbe associato allordinariet.
Sarebbe stato Pearson a offrire una definizione matematica precisa
del coefficiente di correlazione. Il coefficiente definito in modo tale
per cui quando la correlazione molto alta cio quando una variabile
segue dappresso landamento dellaltra esso assume il valore 1.
Quando due quantit sono anticorrelate, ovvero quando una cresce se
laltra decresce e viceversa, il coefficiente uguale a -1. Due variabili
che si comportano ciascuna come se laltra nemmeno esistesse hanno
un coefficiente di correlazione pari a 0. (Per esempio, il comportamento
di alcuni governi evidenzia purtroppo un coefficiente di correlazione
vicino allo zero rapportato ai desideri della popolazione che in teoria
dovrebbe rappresentare.)
La ricerca medica e le previsioni economiche moderne dipendono
fondamentalmente dallindividuazione e dal calcolo delle correlazioni. I
nessi tra fumo e cancro ai polmoni e tra esposizione al sole e cancro
alla pelle, per esempio, sono stati accertati inizialmente scoprendone e
valutandone le correlazioni. Gli analisti del mercato azionario tentano
continuamente di trovare e quantificare correlazioni tra il
comportamento del mercato e altre variabili; ognuna di queste scoperte
pu produrre enormi profitti.
Come alcuni dei primi statisti scoprirono subito, tanto la raccolta di
dati quanto la loro interpretazione sono risultati molto delicati da
analizzare e dovrebbero essere maneggiati con la massima cura. Un
pescatore che usa una rete con maglie da 25 centimetri potrebbe essere
indotto a concludere che tutti i pesci sono pi grandi di 25 centimetri
semplicemente perch i pesci pi piccoli sfuggirebbero alla rete. Questo
un esempio di effetto di selezione, una distorsione introdotta nei
risultati a causa dellapparato utilizzato per raccogliere i dati o della
metodologia impiegata per studiarli. La scelta del campione presenta un
altro problema. Nei moderni sondaggi dopinione non si intervistano
che poche migliaia di persone. Ma come fanno i sondaggisti ad avere la
certezza che le opinioni espresse da quel campione rappresentino quelle
di centinaia di milioni di persone? Un altro punto da tener presente
che una correlazione non implica necessariamente un rapporto di causaeffetto. Pu darsi che le vendite di un nuovo tostapane crescano
contemporaneamente a un aumento del pubblico che assiste ai concerti
di musica classica, ma questo non significa che la presenza di un nuovo

tostapane in casa incrementi lapprezzamento per la musica. invece


possibile che entrambi gli effetti siano provocati da un miglioramento
delleconomia.
A dispetto di queste importanti avvertenze, la statistica, introducendo
letteralmente la scienza nelle scienze sociali, diventata uno degli
strumenti pi efficaci nella societ moderna. Ma perch la statistica
funziona? La risposta data dalla matematica della probabilit, che
esercita il suo dominio su molti aspetti della vita moderna. Gli
ingegneri che cercano di decidere quale meccanismo di sicurezza
installare sul veicolo spaziale che sostituir lo space shuttle, i fisici
delle particelle che analizzano i risultati degli esperimenti compiuti con
gli acceleratori, gli psicologi che classificano i bambini con i test del
quoziente intellettivo, le industrie farmaceutiche che valutano
lefficacia di nuovi medicinali e i genetisti che studiano i caratteri
ereditari nelluomo, devono tutti ricorrere alla teoria matematica della
probabilit.
Giochi di probabilit
Un approccio serio allo studio della probabilit[14] ebbe inizi molto
modesti: i tentativi da parte dei giocatori di adeguare le loro scommesse
alle possibilit di successo. A met del XVII secolo, in particolare, un
nobile francese Chevalier de Mr che aveva la reputazione di
essere un gran giocatore, pose una serie di domande sul gioco
dazzardo al matematico e filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662).
Nel 1654 Pascal intrattenne una fitta corrispondenza su tali questioni
con un altro grande matematico francese dellepoca, Pierre de Fermat
(1601-1665). La teoria della probabilit nacque essenzialmente da
quella corrispondenza.
Esaminiamo uno degli esempi affascinanti di cui discute Pascal in
una lettera datata 29 luglio 1654.[15] Immaginate due nobiluomini
impegnati in un gioco che prevede il lancio di un singolo dado. Ciascun
giocatore ha messo sul tavolo trentadue pistole doro. Il primo giocatore
ha scelto il numero 1 e il secondo il numero 5. Ogni volta che esce il
numero scelto da uno dei due giocatori, quel giocatore ottiene un punto.
Vince chi per primo si aggiudica tre punti. Supponete che dopo un certo
numero di lanci il numero 1 sia uscito due volte (cosicch il giocatore
che ha scelto questo numero abbia due punti), mentre il numero 5 sia
uscito soltanto una volta (cosicch il suo avversario si aggiudicato un
solo punto). Se per un qualsiasi motivo il gioco si interrompe in quel

preciso momento, come andranno divise tra i due giocatori le


sessantaquattro pistole che stanno sul tavolo? Pascal e Fermat trovarono
la risposta matematicamente logica a questa domanda. Se il giocatore
con due punti dovesse vincere al lancio successivo, si aggiudicherebbe
le sessantaquattro pistole. Se toccasse al suo avversario vincere al
lancio successivo, entrambi i giocatori avrebbero due punti, e perci
ciascuno riceverebbe trentadue pistole. Dunque, se i giocatori si
separano senza effettuare il lancio successivo, il primo potrebbe
correttamente argomentare: Ho la certezza di aggiudicarmi trentadue
pistole anche se dovessi perdere il prossimo lancio; quanto alle altre
trentadue pistole, pu darsi che me le aggiudichi io come pu darsi che
ve le aggiudichiate voi; le possibilit sono le stesse. Perci dobbiamo
dividere quelle trentadue pistole in parti uguali e voi dovrete darmi
anche le trentadue pistole di cui sono sicuro. In altre parole, il primo
giocatore dovrebbe ricevere quarantotto pistole e il suo avversario
sedici. Non incredibile che una disciplina matematica nuova e
complessa sia potuta emergere da questo tipo di discussione
apparentemente banale? Eppure proprio questa la ragione per cui
lefficacia della matematica risulta cos irragionevole e misteriosa.
Dai seguenti, semplici fatti, si pu cogliere lessenza della teoria
della probabilit.[16] Nessuno in grado di prevedere con certezza
quale faccia mostrer una moneta non truccata lanciata in aria, una
volta che ricadr. Anche se lesito del lancio stato testa per dieci volte
di fila, ci non accresce di una virgola la nostra capacit di predire con
certezza lesito del lancio successivo. Eppure, possiamo prevedere con
sicurezza che se lanciassimo la moneta dieci milioni di volte, la met
quasi esatta dei lanci dar testa e la met quasi esatta dar croce. In
effetti, quando alla fine del XIX secolo lo statistico Karl Pearson ebbe
la pazienza di lanciare una moneta 24.000 volte, ottenne testa in 12.012
dei lanci. In un certo senso di questo che si occupa la teoria della
probabilit. Ci fornisce informazioni precise sullinsieme dei risultati di
una grande quantit di esperimenti; non pu mai prevedere il risultato
di un esperimento specifico, qualunque esso sia.[17] Se un esperimento
pu produrre n esiti possibili e ciascuno ha la stessa probabilit di
verificarsi, allora la probabilit di ciascun esito pari a 1/n. Se lanciate
un dado non truccato, la probabilit di ottenere 4 pari a 1/6, dato che il
dado ha sei facce, ognuna delle quali rappresenta un esito egualmente
probabile. Supponete di aver lanciato il dado sette volte di fila e di aver

sempre ottenuto 4: quale sar la probabilit di ottenere 4 al prossimo


lancio? La teoria della probabilit fornisce una risposta inequivocabile:
la probabilit sarebbe ancora di 1/6; il dado non ha memoria, e idee
come quelle di mano calda o del fatto che il lancio successivo
compensi lo squilibrio precedente sono solo miti. Quello che vero
che se dovessimo lanciare il dado un milione di volte, i risultati si
equilibrerebbero e il 4 apparirebbe un numero di volte molto prossimo a
1/6 del totale.
Esaminiamo una situazione un po pi complicata. Supponete di
lanciare simultaneamente tre monete. Qual la probabilit di ottenere
due croci e una testa? Per scoprirlo, ci basta elencare tutti gli esiti
possibili. Se indichiamo le teste con T e le croci con C, noteremo
che gli esiti possibili sono otto: CCC, CCT, CTC, CTT, TCC, TCT,
TTC, TTT. Potete constatare che in tre casi si realizza la sequenza due
croci e una testa. Perci la probabilit di questevento 3/8. Pi in
generale, se m esiti tra n possibili realizzano la sequenza che vi
interessa, allora la probabilit che si verifichi pari a m/n. Notate che
ci significa che la probabilit ha sempre un valore compreso tra zero e
uno. Se la sequenza che vi interessa impossibile, allora m = 0 (nessun
esito lo pu realizzare) e la probabilit sar dunque pari a zero. Se,
daltro canto, la sequenza assolutamente certa, ci significa che tutti
gli n esiti la realizzano (m = n), e la probabilit sar m/n = 1. I possibili
esiti del lancio di tre monete dimostrano un altro risultato importante
della teoria della probabilit: se ci sono diversi eventi che sono
totalmente indipendenti tra loro, allora la probabilit che accadano tutti
pari al prodotto delle singole probabilit. Per esempio, la probabilit
di ottenere tre teste 1/8, ovvero il prodotto delle tre probabilit di
ottenere testa con ciascuna delle tre monete: 1/2 1/2 1/2 = 1/8.
Daccordo, starete forse pensando, ma a parte i giochi da casin e
dazzardo, quali usi possiamo fare di questi concetti probabilistici
elementari? Che ci crediate o no, queste leggi della probabilit
apparentemente insignificanti sono al cuore della moderna genetica: la
scienza che studia lereditariet delle caratteristiche biologiche.
Colui che port la probabilit nella genetica fu un monaco moravo.
Gregor Mendel (1822-1884) nacque in un villaggio nei pressi del
confine tra Moravia e Slesia (oggi Hync?ice, nella Repubblica
Ceca).[18] Dopo essere entrato nellabbazia agostiniana di San
Tommaso a Brno, studi zoologia, botanica, fisica e chimica

allUniversit di Vienna. Tornato a Brno, cominci a fare esperimenti


su piante di piselli, con il sostegno deciso dellabate del monastero
agostiniano. Mendel incentr le sue ricerche sulle piante di pisello
perch erano facili da coltivare e perch possedevano organi
riproduttivi maschili e femminili insieme. Di conseguenza, una pianta
di pisello poteva riprodursi sia per autoimpollinazione sia per
impollinazione incrociata con unaltra pianta.
Incrociando piante che producevano solo semi verdi con piante che
producevano solo semi gialli, Mendel ottenne dei risultati che
apparivano piuttosto sconcertanti (figura 34).
Figura 34
Le piante di prima generazione avevano tutte semi gialli, mentre in
quella successiva cera un rapporto di 3 a 1 tra le piante con semi gialli
e quelle con semi verdi. Da questi sorprendenti risultati Mendel riusc a
trarre tre conclusioni che divennero altrettante importanti pietre miliari
della genetica:
1. Leredit di un carattere comporta la trasmissione di certi
fattori (quelli che oggi chiamiamo geni), dai genitori alla progenie.
2. Ogni discendente eredita uno di questi fattori da ciascun
genitore (per ogni dato tratto).
3. Una data caratteristica pu non manifestarsi in un discendente ma
pu essere trasmessa alla generazione successiva.
Come si possono spiegare i risultati quantitativi degli esperimenti di
Mendel? Il monaco moravo argu che ciascuna delle piante genitrici
doveva possedere due fattori identici (quelli che chiameremmo alleli:
variet di uno stesso gene), o entrambi gialli o entrambi verdi (figura
35). Quando le due piante venivano incrociate, ciascun discendente
ereditava due alleli diversi, uno da ciascun genitore (in base alla regola
2). In altre parole, ogni pianta di pisello generata dallincrocio
conteneva un allele giallo e un allele verde. Ma allora perch tutti i
piselli di quella generazione erano gialli? Perch, spiegava Mendel, il
giallo era il colore dominante e mascherava la presenza dellallele
verde in quella progenie (regola 3). Tuttavia (ancora in base alla regola
3), il giallo dominante non impediva al verde recessivo di venir
trasmesso alla generazione seguente. Nella serie di incroci successiva,
ciascuna pianta contenente un allele giallo e un allele verde si
incrociava con una pianta contenente la stessa combinazione di alleli.
Poich la progenie contiene sempre un allele proveniente da ciascun

genitore, i semi di questa seconda generazione possono contenere una


delle seguenti combinazioni (figura 35): verde-verde, verde-giallo,
giallo-verde o giallo-giallo. Ma poich il giallo il carattere dominante,
tutti i semi con un allele giallo diventano piselli gialli. Perci, poich
tutte le combinazioni di alleli hanno la stessa probabilit di verificarsi,
il rapporto tra piselli gialli e verdi sar di 3 a 1.
Figura 35
Avrete probabilmente notato che il procedimento seguito da Mendel
sostanzialmente identico allesperimento in cui si lanciano due
monete. Associare la testa di una moneta al verde e la croce al giallo e
chiedersi quanta parte di piselli risulter gialla (considerando che il
giallo dominante per la determinazione del colore), equivale a
chiedersi qual la probabilit di ottenere almeno una croce quando si
lanciano due monete. Evidentemente questa probabilit pari a 3/4,
dato che tre dei quattro esiti possibili (croce-croce, croce-testa, testacroce, testa-testa), contengono almeno una croce. Ci significa che il
rapporto tra il numero di lanci che danno come risultato almeno una
croce e il numero di lanci che non lo fanno dovrebbe essere (a lungo
andare) di 3 a 1, proprio come nellesperimento di Mendel.
Mendel pubblic il Saggio sugli ibridi vegetali[19] nel 1866 (e
present i risultati dei suoi esperimenti a due convegni scientifici), ma
il suo lavoro pass praticamente inosservato, per essere infine
riscoperto allinizio del XX secolo. E se vero che sono stati sollevati
dubbi sullaccuratezza dei suoi risultati,[20] Mendel considerato
ancora oggi colui che pose le basi matematiche della genetica moderna.
Seguendo la strada aperta da Mendel, linfluente statistico britannico
Ronald Aylmer Fisher (1890-1962)[21] fond la branca della genetica
delle popolazioni, che si incentra sulla costruzione di modelli
matematici della distribuzione dei geni allinterno di una popolazione e
sul calcolo delle variazioni della loro frequenza nel tempo. Oggi i
genetisti possono avvalersi di campioni statistici in combinazione con
studi sul DNA per prevedere i probabili tratti dei nascituri. Ma qual
esattamente il rapporto tra probabilit e statistica?
Fatti e previsioni
Di solito, gli scienziati che tentano di decifrare levoluzione
delluniverso provano ad attaccare il problema da entrambi gli estremi.
C chi inizia dalle pi minuscole fluttuazioni nella trama cosmica
delluniverso primordiale e chi studia ogni dettaglio delluniverso nel

suo stato attuale. I primi si servono di grandi simulazioni al computer


allo scopo di ricostruirne levoluzione. I secondi si dedicano a unopera
dindagine in stile poliziesco cercando di dedurne il passato da una gran
quantit di fatti sul suo stato attuale. La teoria della probabilit e la
statistica sono legate da un rapporto analogo. Nella teoria della
probabilit le variabili e lo stato iniziale sono noti e lobiettivo predire
il risultato finale pi probabile. Nella statistica si conosce lesito, ma le
cause che lhanno determinato rimangono incerte.
Esaminiamo un semplice esempio di come le due discipline si
integrino a vicenda e si incontrino, per cos dire, a met strada.
Possiamo partire dal presupposto che: gli studi statistici mostrano che le
misurazioni di una grande variet di quantit fisiche e persino di molte
caratteristiche umane si distribuiscono lungo una curva di frequenza
normale. Per essere pi precisi, la curva normale non ununica curva
ma piuttosto una famiglia di curve tutte descrivibili per mezzo della
stessa funzione generale e tutte definite completamente da due quantit
matematiche. La prima di queste quantit la media il valore
centrale attorno al quale i valori misurati si distribuiscono in modo
simmetrico. Il valore effettivo della media dipende naturalmente dal
tipo di variabile misurata (per esempio il peso, laltezza o il quoziente
intellettivo). Ma anche per una stessa variabile il valore della media pu
risultare diverso per popolazioni differenti. probabile che laltezza
media della popolazione maschile in Svezia sia diversa da quella della
popolazione maschile in Per. La seconda quantit che definisce una
curva normale chiamata deviazione standard e misura la
dispersione dei dati attorno al valore medio. Nella figura 36, la curva
normale di sinistra quella caratterizzata dalla deviazione standard
maggiore, dato che i suoi valori sono pi dispersi.
Figura 36
Qui interviene per un fatto interessante. Attraverso il calcolo
integrale per misurare le aree sottese dalle curve, si pu dimostrare
matematicamente che, quali che siano i valori della media e della
deviazione standard, il 68,2 per cento dei dati ricade nellintervallo di
valori compreso allinterno della deviazione standard a destra e a
sinistra della media (figura 37). In altre parole, se il quoziente
intellettivo medio di una certa popolazione (vasta) 100 e la deviazione
standard 15, allora il 68,2 per cento degli individui della popolazione
ha valori di QI compresi tra 85 e 115. Inoltre, per qualsiasi curva di

frequenza normale, il 95,4 per cento di tutti i dati ricade allinterno di


un intervallo pari a due deviazioni standard dalla media, e il 99,8 per
cento in un intervallo pari a tre deviazioni standard su entrambi i lati del
valore medio (figura 37). Ci significa che nellesempio precedente il
95,4 per cento della popolazione ha un quoziente intellettivo compreso
tra 70 e 130 e che il 99,8 per cento ha valori di quoziente intellettivo
compresi tra 55 e 145.
Figura 37
Adesso supponiamo di voler predire qual la probabilit che una
persona scelta a caso allinterno di una certa popolazione abbia un QI
compreso tra 85 e 100. La figura 37 ci mostra che la probabilit sarebbe
pari a 0,341 (ovvero del 34,1 per cento), poich in base alle leggi delle
probabilit essa non altro che il numero degli esiti favorevoli diviso
per il numero complessivo degli esiti possibili. Oppure potremmo
essere interessati a stabilire qual la probabilit che una persona,
sempre scelta a caso, abbia un QI maggiore di 130 allinterno di quella
popolazione. Unocchiata alla figura 37 ci rivela che la probabilit
solo dello 0,022 circa, ovvero del 2,2 per cento. In modo analogo,
utilizzando le propriet della distribuzione normale e lo strumento del
calcolo integrale (per misurare le aree), si pu calcolare la probabilit
che un valore del QI ricada allinterno di un qualsiasi intervallo dato. In
altre parole, la teoria della probabilit e la sua compagna
complementare, la statistica, si combinano per offrirci la risposta.
Come ho gi sottolineato diverse volte, probabilit e statistica hanno
senso quando si ha a che fare con un gran numero di eventi, mai con
eventi singoli. La comprensione di questo fatto dimportanza capitale,
noto con il nome di legge dei grandi numeri, si deve a Jakob
Bernoulli, che lo formul in forma di teorema nel suo libro Ars
Conjectandi (il frontespizio dellopera riprodotto nella figura 38).[22]
In parole semplici, il teorema afferma che se la probabilit che un
evento si verifichi p, allora p il valore pi probabile del rapporto tra
il numero di volte in cui levento si verifica e il numero totale delle
prove effettuate. Inoltre, quando il numero delle prove effettuate si
approssima allinfinito, il valore del rapporto diventa p con certezza.
Ecco come Bernoulli introduceva la legge dei grandi numeri nella sua
Ars Conjectandi:
Ci su cui si deve ancora indagare se aumentando il numero delle
osservazioni noi per conseguenza continueremo anche ad aumentare la

probabilit che il rapporto registrato tra i casi favorevoli e quelli


sfavorevoli si avvicini al rapporto vero, cosicch alla fine tale
probabilit finir per superare qualsiasi grado di certezza si desideri.
Figura 38
Bernoulli procedeva poi a spiegare il concetto con un esempio
specifico:
Abbiamo un vaso che contiene 3000 sassolini bianchi e 2000 neri e
vogliamo stabilire empiricamente il rapporto tra ciottoli bianchi e neri
(supposto che non lo conosciamo) estraendo un sassolino dopo laltro e
registrando quante volte ne esce uno bianco e quante uno nero. (Vi
ricordo che un requisito importante per questo procedimento di
riporre nellurna ogni ciottolo dopo averne annotato il colore, prima di
estrarre il successivo, cos che il numero dei ciottoli contenuti nellurna
rimanga costante.) Ora ci chiediamo, possibile, ripetendo
indefinitamente loperazione, rendere 10, 100, 1000 volte pi probabile
(fino a raggiungere la certezza morale) che il rapporto tra il numero
di estrazioni di un sassolino bianco e il numero di estrazioni di un
sassolino nero assuma lo stesso valore (3 a 2) del rapporto reale tra
sassolini bianchi e neri nellurna, rispetto alleventualit che tale
rapporto assuma un valore diverso? Se la risposta no, allora ammetto
che il nostro tentativo di stabilire il numero di casi tramite
losservazione probabilmente destinato a fallire. Ma se vero che alla
fine riusciremo a raggiungere la certezza morale usando questo metodo
[e Jakob Bernoulli dimostrer che cos nel capitolo successivo
dellArs Conjectandi] [...] allora potremo determinare il numero dei
casi a posteriori con una precisione quasi pari a quella che avremmo se
lo conoscessimo a priori.[23]
Dopo aver dedicato ventanni al perfezionamento di questo teorema,
che da allora diventato uno dei pilastri a fondamento della statistica,
Bernoulli terminava lArs Conjectandi esprimendo la propria fede
nellesistenza ultima di leggi che governano anche quelle circostanze
che sembrano dipendere dal caso:
Se si osservassero di continuo tutti gli eventi da adesso e per
leternit (di modo che la probabilit alla fine si trasformi in certezza),
si scoprirebbe che ogni cosa nel mondo avviene per determinate ragioni
e in conformit a determinate leggi, e che pertanto siamo costretti,
anche per cose che potrebbero apparire del tutto casuali, a ipotizzare
una certa necessit e, per cos dire, una fatalit. Per quel che so, era

questo che Platone aveva in mente quando, nella dottrina del ciclo
universale, sosteneva che dopo il trascorrere di innumerevoli secoli
tutto ritorna al suo stato originario.
La conclusione di questa storia della scienza dellincertezza molto
semplice: la matematica si pu applicare per molti versi anche nelle
aree meno scientifiche della nostra vita, comprese quelle che
sembrano governate dal puro caso. Perci, se vogliamo tentare di
trovare una spiegazione allirragionevole efficacia della matematica,
non possiamo limitare la nostra discussione soltanto alle leggi della
fisica. Dovremo invece cercare in qualche modo di capire che cosa
rende la matematica cos ubiqua.
Gli incredibili poteri della matematica non sfuggirono al famoso
drammaturgo e saggista George Bernard Shaw (1856-1950). Pur non
essendo sicuramente noto per il suo talento matematico, una volta Shaw
scrisse un articolo penetrante sulla statistica e sulla probabilit intitolato
Il vizio del gioco e la virt delle assicurazioni.[24] Nellarticolo, Shaw
ammette che per lui le assicurazioni sono fondate su fatti che sono
inesplicabili e su rischi che soltanto i matematici di professione sanno
calcolare. Eppure ci offre la seguente acuta osservazione:
Immaginate dunque un colloquio daffari tra un mercante che brama
di commerciare oltremare ma terrorizzato allidea di fare naufragio o
di essere mangiato dai selvaggi, e il comandante di una nave che brama
un carico e dei passeggeri. Il capitano garantisce al mercante che le sue
merci saranno assolutamente al sicuro e altrettanto lo sar lui, qualora
decidesse di viaggiare con loro. Ma il mercante, che ha la testa piena
delle avventure di Jonah, san Paolo, Odisseo e Robinson Crusoe, non
ha lardire di correre il rischio. La loro conversazione andr cos:
CAPITANO: Venite! Scommetter con voi una montagna di sterline
che se navigherete con me, tra un anno esatto sarete vivo e vegeto.
MERCANTE: Ma se accetto, dovrei scommettere con voi quella
somma che morir di qui a un anno.
CAPITANO: Perch no se perderete la scommessa, come
sicuramente accadr?
MERCANTE: Ma se io annego annegherete anche voi; e allora che
ne sar della nostra scommessa?
CAPITANO: Vero. Ma vi trover un uomo di terra che far la
scommessa con vostra moglie e la vostra famiglia.

MERCANTE: Questo modifica i termini della questione; e riguardo


al carico?
CAPITANO: Bah! Possiamo scommettere anche sul carico. Oppure
fare due scommesse: una sulla vostra vita, laltra sul carico. E sarete
entrambi salvi, ve lo garantisco. Non accadr nulla: e voi vedrete le
meraviglie che si vedono oltremare.
MERCANTE: Ma se io e la mia merce ce la facciamo, dovr pagarvi
il valore della mia vita e per sopraggiunta quello della merce. Se non
annego, sar rovinato.
CAPITANO: Anche questo verissimo. Ma non che per me ci
siano tutti quei vantaggi che voi pensate. Se annegherete, io annegher
prima di voi, perch devo essere lultimo uomo ad abbandonare la nave
che affonda. Lasciate, tuttavia, che vi convinca a correre il rischio.
Scommetter dieci a uno. Questo vi tenta?
MERCANTE: Beh, in tal caso...
Il capitano ha scoperto il sistema delle assicurazioni come gli orafi
scoprirono quello delle banche.
Per una persona come Shaw, che si lamentava perch nel corso della
sua istruzione non ci fu detta una sola parola sul significato o lutilit
della matematica, questo resoconto umoristico della storia della
matematica delle assicurazioni davvero notevole.
Se si eccettua il brano di Shaw, fin qui abbiamo seguito lo sviluppo
di alcune branche della matematica attraverso gli occhi di individui che
la praticarono. Per costoro, e di fatto per molti filosofi razionalisti come
Spinoza, il platonismo era una verit ovvia. Non sussistevano dubbi sul
fatto che le verit matematiche esistessero in un proprio mondo e che la
mente delluomo potesse avervi accesso senza doverle osservare,
esclusivamente grazie alla facolt della ragione. I primi indizi di un
possibile divario tra la percezione della geometria euclidea come
raccolta di verit universali e altre branche della matematica furono
messi in luce dal filosofo irlandese George Berkeley, vescovo di
Cloyne (1685-1753). In un pamphlet intitolato Lanalista: Discorso
indirizzato a un matematico infedele[25] (un matematico che si
suppone fosse Edmond Halley), Berkeley muoveva una critica alle
fondamenta stesse del calcolo infinitesimale e dellanalisi matematica
come erano state presentate da Newton (nei Principia) e da Leibniz. In
particolare, Berkeley dimostr che il concetto delle flussioni, o tassi
istantanei di variazione, formulato da Newton, era ben lungi dallessere

definito in maniera rigorosa; e questo secondo Berkeley era sufficiente


a screditare lintera disciplina:
Il metodo delle flussioni la chiave di volta grazie alla quale i
Matematici moderni svelano i segreti della Geometria e, per
conseguenza, della Natura [...]. Ma come io intendo indagare con la
massima imparzialit se tale metodo sia chiaro oppure oscuro, coerente
oppure contraddittorio, probante oppure aleatorio, cos sottopongo la
mia indagine al vostro stesso Giudizio, e a quello di ogni candido
Lettore.
Sicuramente Berkeley coglieva nel segno, e in effetti una teoria
dellanalisi matematica pienamente coerente fu formulata soltanto negli
anni Sessanta del Novecento. Ma la matematica avrebbe attraversato
una crisi pi drammatica nel XIX secolo.
6
Geometri: lo shock del futuro
Nel suo celebre libro Lo shock del futuro,[1] Alvin Toffler definiva
lespressione riportata nel titolo come lo stress e il disorientamento
sconvolgenti che induciamo negli individui sottoponendoli a un
cambiamento eccessivo in un tempo eccessivamente breve.
Nel XIX secolo i matematici, gli scienziati e i filosofi
sperimentarono esattamente questo tipo di shock.
Di fatto, la millenaria fede in una matematica in grado di offrire
verit eterne e immutabili ne fu annientata. Questo inatteso
bouleversement intellettuale fu causato dallemergere di geometrie di
nuovo tipo che oggi sono chiamate geometrie non euclidee.
Anche se forse la maggior parte dei profani non ne ha mai nemmeno
sentito parlare, qualcuno ha accostato la portata della rivoluzione del
pensiero seguita a queste nuove branche della matematica a quella
inaugurata dalla teoria darwiniana dellevoluzione.
Per apprezzare appieno la natura di questo enorme cambiamento
nella visione del mondo, dobbiamo prima esaminare brevemente lo
sfondo storico-matematico in cui ebbe luogo.
La verit euclidea
Fino allinizio del XIX secolo, se cera una branca della conoscenza
che veniva considerata lapoteosi della verit e della certezza, questa
era la geometria euclidea, la geometria tradizionale che impariamo sui

banchi di scuola. Non sorprende perci che il grande filosofo ebreo


olandese Baruch Spinoza (1632-1677) intitolasse il suo audace
tentativo di unificare scienza, religione, etica e ragione Etica dimostrata
secondo lordine geometrico. Oltretutto, a dispetto della chiara
distinzione tra lideale mondo platonico delle forme matematiche e la
realt fisica, la maggior parte degli scienziati considerava gli oggetti
della geometria euclidea come astrazioni distillate delle loro controparti
reali e fisiche. Persino un empirista fervente come David Hume (17111776), pur sostenendo con tenacia che le stesse fondamenta della
scienza fossero molto meno sicure di quanto si sospettasse, giunse alla
conclusione che la geometria euclidea fosse salda quanto la rocca di
Gibilterra. Nelle sue Ricerche sullintelletto umano e sui principi della
morale, Hume identifica due tipi di verit:
Tutti gli oggetti della ragione e della ricerca umane si possono
naturalmente dividere in due specie, cio relazioni tra idee e materia di
fatto. Alla prima specie appartiene [...] qualsiasi affermazione che sia
certa, sia intuitivamente che dimostrativamente [...]. Proposizioni di
questa specie si possono scoprire con una semplice operazione del
pensiero, senza dipendenza alcuna da qualche cosa che esista in qualche
parte delluniverso. Anche se non esistessero in natura circoli o
triangoli, le verit dimostrate da Euclide conserverebbero sempre la
loro certezza ed evidenza. Le materie di fatto [...] non si possono
accertare nella stessa maniera, n levidenza della loro verit, per
quanto grande, della stessa natura della precedente. Il contrario di
ogni materia di fatto sempre possibile, perch non pu mai implicare
contraddizione [...]. Che il sole non sorger domani una proposizione
non meno intelligibile e che non implica pi contraddizione
dellaffermazione che esso sorger. Invano tenteremo, dunque, di
dimostrare la sua falsit.[2]
In altre parole, se Hume, come tutti gli empiristi, affermava che ogni
conoscenza nasce dallosservazione, per lui la geometria e le sue
verit continuavano a godere di uno status privilegiato.
Leminente filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) non sempre
concordava con Hume, ma innalzava anchegli la geometria euclidea al
rango di certezza assoluta, attribuendole una validit indiscutibile.
Nella sua memorabile Critica della ragion pura, Kant tent, in un certo
senso, di invertire il rapporto tra la mente e il mondo fisico. In
contrapposizione allidea secondo cui le impressioni della realt fisica

si fissano su una mente altrimenti passiva, Kant assegn alla mente la


funzione attiva di costruire o elaborare luniverso percepito.
Rivolgendo la propria attenzione al mondo interiore, Kant non si
chiedeva ci che possiamo conoscere, ma come facciamo a conoscere
ci che possiamo conoscere.[3] Se vero che i nostri occhi rilevano
particelle di luce, spiegava, queste non formano unimmagine nella
nostra coscienza finch linformazione non viene elaborata e
organizzata dal cervello. E in questo processo di costruzione egli
assegnava un ruolo chiave alla comprensione umana a priori
intuitiva o sintetica dello spazio, il quale a sua volta si fondava sulla
geometria euclidea. Kant riteneva che la geometria euclidea fornisse la
sola via valida per elaborare e concettualizzare lo spazio, e che questa
conoscenza intuitiva, universale, dello spazio fosse al cuore della nostra
esperienza del mondo naturale. Per citare le sue parole:
Lo spazio non un concetto empirico, proveniente da esperienze
esterne [...]. Lo spazio una rappresentazione a priori, necessaria, che
sta a fondamento di tutte le intuizioni esterne [...]. Su tale necessit a
priori si fonda la costruzione a priori di tutti i principi geometrici,
nonch la possibilit della loro costruzione a priori. Infatti, se questa
rappresentazione dello spazio fosse un concetto ricavato a posteriori
dalla generale esperienza esterna, i principi primi della determinazione
matematica altro non sarebbero che percezioni. Possederebbero quindi
la medesima contingenza della percezione e non sarebbe perci
necessario che fra due punti sussista una sola linea retta, toccando
allesperienza di insegnarcelo ogni volta.[4]
Per dirla in maniera semplice, secondo Kant, se percepiamo un
oggetto, allora quelloggetto necessariamente spaziale ed euclideo.
Le idee di Hume e Kant mettono in primo piano i due aspetti molto
diversi ma ugualmente importanti che storicamente erano stati associati
alla geometria euclidea. Il primo era lasserzione del fatto che la
geometria euclidea rappresenta lunica descrizione accurata dello
spazio fisico. Il secondo era lidentificazione della geometria euclidea
con una struttura deduttiva solida, definitiva e infallibile. Prese insieme,
queste due supposte propriet della geometria euclidea fornivano a
matematici, scienziati e filosofi quella che essi consideravano la prova
pi autorevole del fatto che esistono verit informative e ineluttabili
sulluniverso. Fino al XIX secolo queste asserzioni erano date per
scontate. Ma erano davvero valide?

Le fondamenta della geometria euclidea furono poste attorno al 300


a.C. dal matematico greco Euclide dAlessandria. In una monumentale
opera in tredici volumi intitolata Gli elementi, Euclide tent di erigere
la geometria su un presupposto logico ben definito. Inizi con dieci
assiomi che si presumevano verit incontestabili, e sulla base di quelle
dieci asserzioni cerc di dimostrare un gran numero di proposizioni
ricorrendo esclusivamente a deduzioni logiche.
I primi quattro assiomi euclidei erano caratterizzati da unestrema
semplicit e da una squisita concisione.[5] Per esempio, il primo
recitava: Tra due punti qualsiasi si pu tracciare una linea retta, e il
quarto: Tutti gli angoli retti sono uguali. Al contrario, il quinto
assioma, noto come il postulato delle parallele, era pi complicato
nella sua formulazione e molto meno ovvio: Se due rette che
giacciono su un piano intersecano una terza retta in modo tale che la
somma interna degli angoli su un lato inferiore a due angoli retti,
allora le due rette si intersecheranno tra loro se le si estender a
sufficienza da quel lato. La figura 39 mostra graficamente il
significato dellassioma. Bench nessuno dubitasse della sua verit, il
postulato delle parallele mancava dellaffascinante semplicit degli altri
assiomi. Tutto indica che nemmeno Euclide era completamente
soddisfatto del quinto assioma: nelle dimostrazioni delle prime ventotto
proposizioni degli Elementi non vi ricorse mai.[6]
Figura 39
La versione equivalente del postulato delle parallele oggi pi citata
fece la sua comparsa per la prima volta nel V secolo, nei commentari
del matematico greco Proclo, ma nota generalmente con il nome di
assioma di Playfair, in onore del matematico scozzese John Playfair
(1748-1819). In questa formulazione lassioma afferma quanto segue:
Dati una retta e un punto che non giace sulla retta, possibile tracciare
per quel punto una e una sola retta parallela alla retta data (figura 40).
Le due versioni dellassioma sono equivalenti, nel senso che lassioma
di Playfair (insieme agli altri assiomi) implica necessariamente il quinto
assioma nella versione originaria di Euclide e viceversa.
Figura 40
Con il passare dei secoli la crescente insoddisfazione nei riguardi del
quinto assioma produsse un certo numero di tentativi di dimostrarlo per
mezzo degli altri nove assiomi o di rimpiazzarlo con un postulato pi
ovvio. Di fronte al susseguirsi di fallimenti, altri geometri cominciarono

a cercare di rispondere a una suggestiva domanda ipotetica: e se il


quinto assioma non si fosse dimostrato vero? Alcuni di questi sforzi
infruttuosi fecero sorgere dubbi assillanti sul fatto che gli assiomi di
Euclide fossero realmente verit evidenti in se stesse e non fossero
invece basati sullesperienza.[7] Il sorprendente verdetto finale sarebbe
arrivato nel XIX secolo: era possibile creare nuovi tipi di geometria
scegliendo un assioma diverso dal quinto di Euclide. Inoltre, queste
geometrie non euclidee potevano, in linea di principio, descrivere lo
spazio fisico altrettanto accuratamente quanto la geometria euclidea!
Permettetemi a questo punto di soffermarmi un momento affinch il
significato del verbo scegliere si imprima bene nelle nostre menti.
Per millenni, la geometria euclidea era stata considerata unica e
inevitabile: la sola vera descrizione possibile dello spazio. Il fatto che
adesso si potessero scegliere gli assiomi e ottenere una descrizione
ugualmente valida rivoluzionava lintero concetto. Quel sistema
deduttivo sicuro, costruito con cura, diventava di colpo simile a un
gioco in cui gli assiomi avevano semplicemente il ruolo delle regole.
Era possibile cambiare gli assiomi e divertirsi in un gioco diverso. Il
solo rendersene conto ebbe un impatto enorme sulla comprensione della
natura della matematica.
Parecchi furono i matematici dalla mente creativa che prepararono il
terreno per lassalto finale alla geometria euclidea. Tra questi, ebbero
un ruolo particolarmente importante il gesuita Girolamo Saccheri
(1677-1733), che indag le conseguenze di sostituire il quinto postulato
con un diverso enunciato, e i matematici tedeschi Georg Klgel (17391812) e Johann Heinrich Lambert (1728-1777), che furono i primi a
comprendere che potevano esistere geometrie alternative a quella
euclidea. Qualcuno, tuttavia, doveva assumersi il compito di assestare il
colpo di grazia alla geometria euclidea come unica e sola
rappresentazione possibile dello spazio. Quellonore fu condiviso da tre
matematici, uno russo, uno ungherese e uno tedesco.
Strani nuovi mondi
Il primo a pubblicare un intero trattato su una geometria di nuovo
tipo, una geometria che poteva essere costruita su una superficie a
forma di sella incurvata (figura 41a), fu il matematico russo Nikolaj
Ivanovic? Lobac?evskij (1792-1856; figura 42).[8] Con quella che oggi
viene chiamata geometria iperbolica, il quinto postulato di Euclide
sostituito da un altro enunciato: Data una retta e un punto che non

giace sulla retta, esistono almeno due rette per quel punto parallele alla
retta data. Unaltra differenza importante tra la geometria di
Lobac?evskij e quella euclidea che mentre in questultima la somma
degli angoli di un triangolo sempre uguale a 180 gradi (figura 41b),
nella prima tale somma sempre inferiore a 180 gradi. Poich fu
pubblicato sulloscuro Messaggero di Kazan, il lavoro di
Lobac?evskij pass quasi totalmente inosservato finch non apparvero
le sue prime traduzioni francesi e tedesche nei tardi anni Trenta
dellOttocento. Ignaro dei progressi di Lobac?evskij, un giovane
matematico ungherese, Jnos Bolyai (1802-1860), formul una
geometria simile negli anni Venti.[9]
Figura 41
Traboccante di giovanile entusiasmo, nel 1823 Bolyai scrisse a suo
padre (il matematico Farkas Bolyai; figura 43): Ho scoperto cose cos
magnifiche che ne sono rimasto sbalordito [...]. Ho creato un altro,
nuovo universo dal nulla. Nel 1825 Jnos era gi pronto a sottoporre al
vecchio Bolyai il primo abbozzo della sua nuova geometria. Il
manoscritto era intitolato Appendix scientiam spatii absolute veram
exhibens.[10] A dispetto dellesuberanza di Jnos, il padre non era del
tutto convinto della fondatezza delle sue idee. Decise tuttavia di
pubblicare la nuova geometria in appendice al proprio trattato in due
volumi sulle basi della geometria, dellalgebra e dellanalisi matematica
(il cui titolo invitante, almeno nelle intenzioni dellautore, era Ientamen
Juventutem studiosam in elementa Matheseos purae). Nel giugno del
1831 Farkas sped una copia del libro al suo amico Carl Friedrich
Gauss (1777-1855; figura 44), che non era solo il pi famoso
matematico dellepoca, ma anche considerato da molti, insieme ad
Archimede e Newton, uno dei tre pi grandi di ogni tempo. Il libro
and perduto nel caos provocato da unepidemia di colera, e Farkas
dovette spedirne unaltra copia. Gauss invi una risposta il 6 marzo
1832, e i suoi commenti non corrispondevano esattamente a ci che il
giovane Jnos si aspettava:
Se cominciassi dicendo che non posso lodare questo lavoro,
rimarreste certamente sorpreso per un istante. Ma non posso fare
altrimenti. Lodarlo, significherebbe lodare me stesso. Il fatto che
lintero suo contenuto, il percorso seguito da vostro figlio e i risultati a
cui quel percorso lha condotto, coincidono quasi completamente con le
mie meditazioni, che hanno tenuto in parte impegnata la mia mente

negli ultimi trenta o trentacinque anni. Perci sono rimasto piuttosto


stupefatto. Per quanto riguarda il mio lavoro, di cui finora ho affidato
poco alla carta, non era mia intenzione farlo pubblicare nel corso della
mia vita.
Figura 42
A quanto pare noto per inciso Gauss temeva che quella geometria
radicalmente inedita sarebbe stata considerata dai filosofi kantiani, che
egli chiamava beoti (lepiteto usato dagli antichi greci come
sinonimo di stupidi), uneresia filosofica. Nella lettera Gauss
proseguiva:
Figura 43
Figura 44
Daltra parte, era mia intenzione mettere per iscritto tutto questo pi
avanti, di modo che non scomparisse insieme a me. dunque per me
una piacevole sorpresa che mi sia stata risparmiata questa fatica, e mi
allieta molto il fatto che sia il figlio di un mio vecchio amico a
precedermi in modo tanto notevole.
Le lodi di Gauss furono accolte con grande soddisfazione da Farkas,
che le giudic molto gentili, ma Jnos ne fu devastato. Per quasi un
decennio si rifiut di credere che la pretesa di priorit avanzata da
Gauss non fosse falsa, e persino i rapporti con suo padre (che egli
sospettava di aver comunicato prematuramente i risultati a Gauss)
subirono una forte tensione. Quando alla fine si rese conto che Gauss
aveva effettivamente cominciato a lavorare sul problema gi nel 1799,
Jnos rimase profondamente amareggiato, e gli studi matematici che
comp in seguito (alla sua morte lasci qualcosa come ventimila pagine
manoscritte) risultarono molto pi opachi al confronto.
In realt ci sono pochi dubbi sul fatto che Gauss avesse riflettuto
molto sulla geometria non euclidea.[11] In unannotazione del suo
diario del settembre 1799, scrisse: In principiis geometriae egregios
progressus fecimus (Sui princpi della geometria abbiamo fatto ottimi
progressi). Poi, nel 1813, scrisse: Nella teoria delle rette parallele oggi
non siamo pi avanti di quanto fosse Euclide. Questa la partie
honteuse [la vergogna] della matematica, che presto o tardi dovr
prendere una forma molto diversa. Qualche anno dopo, in una lettera
datata 28 aprile 1817, Gauss affermava: Sto convincendomi sempre
pi che la nostra geometria [euclidea] non pu essere dimostrata.
Infine, in contrasto con le concezioni di Kant, Gauss concludeva che la

geometria euclidea non poteva essere considerata una verit universale


e che al contrario non si dovrebbe collocare la geometria [euclidea]
sullo stesso piano dellaritmetica, che si regge a priori, quanto
approssimativamente su quello della meccanica. Risultati simili
furono raggiunti in maniera indipendente da Ferdinand Schweikart
(1780-1859), docente di Giurisprudenza che, tra il 1818 e il 1819, mise
al corrente Gauss del proprio lavoro. Ma poich n Gauss n
Schweikart pubblicarono i risultati dei propri sforzi, la priorit della
pubblicazione sullargomento viene tradizionalmente attribuita a
Lobac?evskij e a Bolyai, anche se non possono essere assolutamente
considerati gli unici creatori della geometria non euclidea.
La geometria iperbolica piomb nel mondo della matematica come
un fulmine a ciel sereno, assestando un colpo tremendo alla
convinzione che la geometria euclidea fosse lunica, infallibile
descrizione dello spazio. Prima del lavoro di Gauss-Lobac?evskijBolyai, la geometria euclidea era, a tutti gli effetti, il mondo naturale. Il
fatto che fosse possibile selezionare un diverso insieme di assiomi e
costruire un diverso tipo di geometria sollev per la prima volta il
sospetto che la matematica fosse uninvenzione delluomo e non la
scoperta di verit che esistono indipendentemente dalla mente umana.
Allo stesso tempo, limprovviso venir meno di un collegamento
immediato tra geometria euclidea e spazio fisico reale mise allo
scoperto quelle che apparivano come lacune fatali nellidea che la
matematica fosse il linguaggio delluniverso.
Figura 45
Lo status privilegiato della geometria euclidea sub un altro colpo
quando uno degli studenti di Gauss, Bernhard Riemann (1826-1866),
dimostr che la geometria iperbolica non era lunica geometria non
euclidea possibile. In una brillante lezione tenuta a Gottinga il 10
giugno 1854 (la figura 45 riproduce la prima pagina del testo della
lezione), Riemann present le sue opinioni Sulle ipotesi che stanno alla
base della geometria.[12] Esord affermando che la geometria
presuppone, come qualcosa di dato, sia il concetto di spazio, sia i primi
concetti fondamentali per le costruzioni nello spazio. Di essi d soltanto
definizioni nominali, mentre le determinazioni essenziali compaiono
sotto forma di assiomi. Tuttavia, osservava Riemann, Il rapporto tra
questi postulati rimane nelloscurit; non si vede se e in che modo la
loro connessione sia necessaria, n, a priori, se sia possibile. Tra le

teorie geometriche, Riemann esamin la geometria ellittica, ovvero


quella in cui ci si imbatterebbe sulla superficie di una sfera (figura 41c).
Notate che in questa geometria la distanza pi breve tra due punti non
una linea retta, ma il segmento di un circolo massimo il cui centro
coincide con quello della sfera. Le compagnie aeree sfruttano questo
fenomeno a proprio vantaggio: i voli tra Stati Uniti ed Europa non
seguono quella che su una mappa apparirebbe come una rotta rettilinea,
ma un circolo massimo che allinizio li conduce verso nord. Potete
verificare facilmente che due circoli massimi si incontrano sempre in
due punti diametralmente opposti. Per esempio due meridiani terrestri,
che allequatore appaiono paralleli, si incontrano ai poli. Di
conseguenza, a differenza della geometria euclidea, dove c
esattamente una parallela che passa per un punto esterno a una retta
data, e della geometria iperbolica, dove tali parallele sono almeno due,
non esistono parallele nella geometria ellittica su una sfera. Riemann
port i concetti non euclidei un passo pi avanti, introducendo
geometrie in spazi curvi di tre, quattro e pi dimensioni. Uno dei
concetti fondamentali sviluppati da Riemann fu quello di curvatura,
la misura del grado di incurvamento di una linea o di una superficie.
Per esempio, la superficie di un guscio duovo ha una curvatura
inferiore intorno al suo perimetro che non lungo una linea che passa per
una delle sue estremit appuntite. Riemann diede una definizione
matematica esatta della curvatura in spazi con un numero qualsiasi di
dimensioni. In tal modo, consolid quel legame tra algebra e geometria
che era stato sancito da Cartesio. Nellopera di Riemann le equazioni
con un numero qualsiasi di variabili trovavano i propri equivalenti
geometrici, e i nuovi concetti di geometrie superiori finivano associati a
equazioni.
La supremazia della geometria euclidea non fu lunica vittima dei
nuovi orizzonti che il XIX secolo apr alla geometria. Lidea kantiana
di spazio non perdur a lungo. Kant sosteneva, come ricorderete, che le
informazioni provenienti dai nostri sensi sono organizzate
esclusivamente in base a modelli euclidei prima di essere registrate
nella nostra coscienza. I geometri del XIX secolo svilupparono
rapidamente unintuizione delle geometrie non euclidee e impararono a
percepire il mondo su quella falsariga. La percezione euclidea dello
spazio si rivel, in fin dei conti, appresa e non intuitiva. Tutti questi
sviluppi condussero il grande matematico francese Henri Poincar

(1854-1912) a concludere che gli assiomi della geometria non sono n


giudizi sintetici a priori n fatti sperimentali. Sono delle convenzioni [il
corsivo mio]: la nostra scelta, fra tutte le convenzioni possibili,
guidata da fatti sperimentali, ma resta libera. In altre parole, Poincar
riteneva che gli assiomi fossero soltanto definizioni mascherate.[13]
Le idee di Poincar non si ispiravano solo alle geometrie non
euclidee descritte fin qui, ma anche alla proliferazione di altre
geometrie inedite, geometrie che prima della fine dellOttocento
sembravano quasi sfuggire al controllo. Nella geometria proiettiva
(come quella che si ottiene quando si proietta su uno schermo
limmagine di una pellicola di celluloide), per esempio, era possibile
scambiare letteralmente i ruoli dei punti e delle linee, cosicch i teoremi
su punti e linee (nellordine) diventavano teoremi su linee e punti. E
nella geometria differenziale i matematici si servivano del calcolo
infinitesimale per studiare le propriet geometriche locali di vari spazi
matematici, come le superfici di una sfera o di un toro. Queste e altre
geometrie sembravano, almeno a prima vista, ingegnose invenzioni di
menti matematiche creative piuttosto che descrizioni accurate dello
spazio fisico. Come era dunque possibile difendere ancora lidea
secondo cui Dio era un matematico? Dopotutto, se Dio geometrizza
sempre (una frase che lo storico Plutarco attribuiva a Platone), qual
tra tutte queste geometrie quella praticata dal divino?
La rapidit con cui cresceva la consapevolezza dei limiti della
geometria euclidea classica costrinse i matematici a riconsiderare
seriamente le fondamenta della matematica in generale e il rapporto tra
matematica e logica in particolare. Torneremo su questo argomento nel
Capitolo 7. Qui permettetemi di osservare soltanto che era lidea stessa
della coerenza interna degli assiomi a essere ridotta in frammenti. Di
conseguenza, se il XIX secolo fu testimone di altri sviluppi significativi
nei campi dellalgebra e dellanalisi, fu probabilmente la rivoluzione
della geometria ad avere gli effetti pi importanti sulle concezioni della
natura della matematica.
Spazio, numeri e uomini
Prima che i matematici potessero rivolgere lattenzione al tema
sovrastante delle fondamenta della matematica, tuttavia, cerano alcune
questioni minori che richiedevano unattenzione immediata. Primo, il
fatto che le geometrie non euclidee fossero state formulate e pubblicate
non significava necessariamente che fossero figlie legittime della

matematica. Rimaneva lonnipresente timore dellincoerenza, la


possibilit che indurre queste geometrie alle loro conseguenze logiche
estreme avrebbe prodotto contraddizioni irrimediabili. Negli anni
Settanta dellOttocento, litaliano Eugenio Beltrami (1836-1900) e il
tedesco Felix Klein (1849-1925) dimostrarono che se era coerente la
geometria euclidea, allora lo erano anche le geometrie non euclidee.
Rimaneva aperta la questione della solidit su cui poggiavano le
fondamenta della geometria euclidea. Quasi tutti i matematici
dellepoca consideravano le nuove geometrie, nella migliore delle
ipotesi, amene curiosit. Mentre la geometria euclidea traeva molta
della sua storica autorevolezza dal fatto di essere considerata la
descrizione dello spazio reale, le geometrie non euclidee inizialmente
erano state percepite come prive di rapporti di qualsiasi genere con il
mondo fisico. Di conseguenza, erano considerate da molti matematici
come le cugine povere della geometria euclidea. Henri Poincar era un
po pi accomodante della maggioranza, ma sosteneva anchegli che se
gli uomini fossero stati trasportati in un mondo in cui la geometria
invalsa era non euclidea, avrebbe avuto ancora la certezza che non
troveremmo pi conveniente fare un cambiamento passando dalla
geometria euclidea a quella non euclidea. Cerano dunque due domande
che si profilavano minacciose: 1) Era possibile basare la geometria (in
particolare) e altre branche della matematica (in generale) su solide
fondamenta logiche assiomatiche?, e 2) Quale rapporto cera, ammesso
che ce ne fosse uno, tra la matematica e la realt fisica?
Alcuni matematici adottarono un atteggiamento pragmatico nei
confronti di una convalida delle basi della geometria. Delusi dal fatto di
aver scoperto che quelle che avevano considerato verit assolute si
erano rivelate pi basate sullesperienza che rigorose, rivolsero la loro
attenzione allaritmetica, la matematica dei numeri. La geometria
analitica di Cartesio, in cui i punti del piano venivano identificati con
coppie ordinate di numeri, i cerchi con tutte le coppie di numeri che
soddisfacevano una determinata equazione (si veda il Capitolo 4) e cos
via, forniva proprio gli strumenti atti a ricostruire le fondamenta della
geometria partendo dai numeri. presumibile che il matematico
tedesco Jacob Jacobi (1804-1851) intendesse esprimere questo cambio
di orientamento quando sostitu al Dio geometrizza sempre di
Platone un proprio motto: Dio aritmetizza sempre. In un certo senso,
tuttavia, questi tentativi si limitavano a trasferire il problema in un altro

campo della matematica. Se vero che il grande matematico tedesco


David Hilbert (1862-1943) riusc a dimostrare che la geometria
euclidea era coerente nellordine in cui lo era anche laritmetica, la
coerenza di questultima disciplina era ancora lungi dallessere
accertata in modo inequivocabile.
Si percepiva in un modo del tutto nuovo il rapporto tra matematica e
mondo fisico. Per molti secoli, linterpretazione della matematica come
lettura del cosmo aveva subto progressi spettacolari e continui. La
matematizzazione delle scienze da parte di Galileo, Cartesio, Newton, i
Bernoulli, Pascal, Lagrange, Qutelet e altri ancora veniva addotta
come prova schiacciante dellesistenza in natura di un progetto
matematico sottostante. Se la matematica non era il linguaggio della
natura si poteva evidentemente argomentare allora perch riusciva a
spiegare cos bene fenomeni che spaziavano dalle leggi fondamentali
della natura ai tratti umani?
A onor del vero i matematici erano ben consapevoli del fatto che la
matematica aveva a che fare soltanto con forme platoniche piuttosto
astratte, ma tali forme erano considerate ragionevoli idealizzazioni di
entit fisiche reali. In effetti, la sensazione che il libro della natura fosse
scritto nel linguaggio della matematica era cos profondamente radicata
che molti matematici si rifiutavano nel modo pi assoluto di prendere
anche solo in considerazione concetti e strutture matematiche che non
fossero direttamente legati al mondo fisico. Era il caso, per esempio,
della pittoresca figura di Girolamo Cardano (1501-1576). Cardano era
un matematico provetto, un noto medico e un giocatore compulsivo.
Nel 1545 pubblic una delle opere pi influenti della storia
dellalgebra, lArs magna. In questo trattato generale Cardano
analizzava nel dettaglio le soluzioni delle equazioni algebriche, dalla
semplice equazione quadrata (in cui lincognita compare elevata al
quadrato: x2), ai risultati mai raggiunti prima delle equazioni cubiche
(in cui compare x3) e quartiche (in cui compare x4). Nella matematica
classica, tuttavia, le quantit venivano spesso interpretate come
elementi geometrici. Per esempio, il valore dellincognita x era vista
come un segmento di retta di quella lunghezza, la sua seconda potenza
x2 come unarea, e la sua terza potenza x3 come un solido di volume
corrispondente. Di conseguenza, nel primo capitolo dellArs magna
Cardano spiega:

Concluderemo il nostro dettagliato esame con la cubica, mentre le


altre [equazioni] saranno citate, ancorch in generale, solo di passaggio.
Infatti, poich la posizione [la prima potenza] si riferisce a una linea, il
quadrato a una superficie e il cubo a un corpo solido, sarebbe follia
andare oltre questo punto. La natura non lo permette. Perci, come si
vedr, verranno dimostrati completamente tutti i casi fino alla cubica
compresa, ma gli altri, che aggiungeremo o per necessit o per
curiosit, ci limiteremo giusto a presentarli.[14]
Secondo Cardano, in altre parole, poich il mondo fisico come lo
percepiamo attraverso i sensi prevede solo tre dimensioni, sarebbe
sciocco che i matematici si interessassero a studiare un numero
maggiore di dimensioni, o a equazioni di grado pi elevato.
Unopinione simile fu espressa dal matematico inglese John Wallis
(1616-1703) dalla cui opera Arithmetica infinitorum Newton apprese i
metodi dellanalisi. In un altro volume degno di nota importante,
Trattato di Algebra, Wallis prima proclamava: La natura,
propriamente parlando, non ammette pi di tre dimensioni
(locali).[15] Poi sviluppava il concetto:
Una Linea aggiunta a una Linea produrr un Piano o una Superficie;
questo, aggiunto a una Linea, produrr un Solido. Ma se questo Solido
aggiunto a una Linea, o questo Piano a un Piano, che cosa produrr?
Un Piano-Piano? Si tratta di un Mostro della Natura, pi impossibile di
una Chimera [un essere mostruoso della mitologia greca che alita fuoco
ed composto da un serpente, un leone e una capra] o di un Centauro
[nella mitologia greca, una creatura che ha la parte superiore del corpo
di un uomo e il tronco e le zampe di un cavallo]. Infatti la Lunghezza,
la Larghezza e lo Spessore occupano lo Spazio nella sua interezza. N
la nostra fantasia pu immaginare come dovrebbe essere una Quarta
Dimensione Locale oltre queste Tre.
La logica seguita da Wallis chiara: non aveva alcun senso anche
solo immaginare una geometria che non descrivesse lo spazio reale.
Ma alla fine questa visione cominci a cambiare.[16] I matematici
del XVIII secolo furono i primi a considerare il tempo come una
potenziale quarta dimensione. In un articolo intitolato Dimensione,[17]
pubblicato nel 1754, il fisico Jean DAlembert (1717-1783) scrisse:
Pi sopra ho affermato che impossibile concepire pi di tre
dimensioni. Un uomo dingegno di mia conoscenza sostiene per che si
potrebbe guardare alla durata come a una quarta dimensione, e che il

prodotto del tempo e della solidit in un certo modo un prodotto di


quattro dimensioni. Forse questidea pu essere contestata ma a me
sembra che abbia qualche pregio oltre la mera novit.
Nel 1797 leminente matematico Joseph Lagrange si spinse un passo
pi in l affermando con maggior risolutezza che:
Poich la posizione di un punto nello spazio dipende da tre
coordinate rettangolari, nei problemi di meccanica queste coordinate
sono concepite come funzioni di t [il tempo]. Perci potremmo
considerare la meccanica come una geometria in quattro dimensioni, e
lanalisi meccanica come unestensione dellanalisi geometrica.[18]
Queste idee ardite aprirono nuove strade nella matematica che in
precedenza erano inconcepibili: geometrie in un qualsiasi numero di
dimensioni che ignoravano totalmente la questione di un qualsivoglia
rapporto con lo spazio fisico.
Pu anche darsi che Kant fosse in torto quando credeva che nella
percezione dello spazio i nostri sensi seguono esclusivamente calchi
euclidei, ma non ci sono dubbi sul fatto che le nostre capacit percettive
funzionino nel modo pi naturale e intuitivo in un numero di
dimensioni non superiore a tre. Riusciamo a immaginare con relativa
facilit quale aspetto avrebbe il nostro mondo tridimensionale
nelluniverso di ombre di Platone, ma andare oltre le tre dimensioni
richiede davvero limmaginazione che si pu ritrovare solo in un
matematico.
Parte dellinnovativa opera di elaborazione della geometria ndimensionale la geometria in un numero arbitrario di dimensioni
fu compiuta da Hermann Gnther Grassmann (1809-1877).[19]
Grassmann, terzo di dodici figli ed egli stesso padre di undici, era un
insegnante che non ebbe mai una formazione matematica universitaria.
Nel corso della sua vita ricevette maggiori riconoscimenti per il lavoro
svolto nel campo della linguistica (in particolare per gli studi sul
sanscrito e il gotico) che per i risultati ottenuti in quello della
matematica. Uno dei suoi biografi ha scritto: Sembra che il destino di
Grassmann sia quello di essere riscoperto di tanto in tanto, ogni volta
come se fosse stato dimenticato dopo la morte. Eppure a Grassmann si
deve la creazione della scienza astratta degli spazi al cui interno la
geometria convenzionale rappresentava solo un caso particolare.
Grassmann pubblic le sue idee pionieristiche (dando origine alla
branca della matematica che prende il nome di algebra lineare) nel

1844, in un libro noto generalmente con il titolo di Ausdehnungslehre


(Teoria dellestensione; il titolo completo recita Teoria dellestensione
lineare: un nuovo ramo della matematica).
Nella prefazione, Grassmann scrisse:
La geometria non pu in alcun modo essere considerata [...] una
branca della matematica; la geometria riguarda invece qualcosa che
gi dato in natura, ovverosia lo spazio. Mi ero inoltre reso conto del
fatto che deve esserci una branca della matematica che produce in
modo puramente astratto leggi simili a quelle della geometria.
Era una concezione radicalmente nuova della natura della
matematica. Per Grassmann la geometria tradizionale eredit degli
antichi greci riguarda lo spazio fisico e pertanto non pu essere
considerata una vera branca della matematica astratta. Per lui la
matematica era infatti una creazione astratta della mente umana che non
necessariamente ha applicazioni nel mondo reale.
affascinante seguire il filo di pensieri apparentemente banali che
mise Grassmann sulla strada che lavrebbe condotto alla sua teoria di
unalgebra lineare.[20] Egli prese spunto dalla semplice formula AB +
BC = AC, che compare in ogni manuale di geometria in riferimento alle
lunghezze dei segmenti di retta (figura 46a). Grassmann not per
qualcosa di nuovo nella formula. Scopr che essa resta valida
indipendentemente dallordine di A, B e C, a condizione che non si
interpretino AB, CD e AC come mere lunghezze, ma si assegni loro
anche una direzione, cosicch risulti, per esempio, BA = -AB. In tal
caso, se C sta tra A e B (figura 46 b), risulter AB = AC + CB; ma
poich CB = -BC, avremo AB = AC - BC e la formula iniziale potr
essere ripristinata semplicemente aggiungendo BC a destra e a sinistra
del segno duguaglianza.
Figura 46
Ci era piuttosto interessante di per s, ma lintuizione di Grassmann
conteneva altre sorprese. Notate che se fossimo nellambito dellalgebra
invece che in quello della geometria, allora unespressione come AB
denoterebbe in genere il prodotto A B. In questo caso, la proposta di
Grassmann di porre AB = -BA violerebbe una delle leggi fondamentali
dellaritmetica, ovvero che due quantit moltiplicate tra loro producono
lo stesso risultato indipendentemente dallordine dei termini.
Grassmann affront di petto questinquietante possibilit inventando
una nuova algebra dotata di coerenza interna (chiamata algebra

esterna) che consentiva di utilizzare diversi procedimenti di


moltiplicazione e al contempo di manipolare la geometria in un numero
qualsiasi di dimensioni.
Negli anni Sessanta dellOttocento la geometria n-dimensionale[21]
si stava diffondendo come i funghi dopo un temporale. Non solo la
lezione germinale di Riemann aveva fatto degli spazi dotati di ogni
curvatura e di un numero arbitrario di dimensioni unarea di studio
fondamentale, ma altri matematici come Arthur Cayley e James
Sylvester in Inghilterra e Ludwig Schlfli in Svizzera stavano
aggiungendo i propri contributi in quel campo. Questi studiosi
cominciavano a sentirsi liberi dal giogo delle restrizioni che per secoli
avevano legato la matematica esclusivamente ai concetti di spazio e
numero. Nel corso della storia questa relazione era stata presa cos sul
serio che ancora nel XVIII secolo il prolifico matematico svizzero
Eulero (1707-1783) esprimeva lopinione secondo cui la matematica,
in generale, la scienza della quantit, ovvero la scienza che studia i
metodi per misurare la quantit. Fu solo nel XIX secolo che inizi a
soffiare il vento del cambiamento.
In primis, lintroduzione degli spazi geometrici astratti e del concetto
di infinito (tanto nella geometria quanto nella teoria degli insiemi)
aveva offuscato il significato di quantit e di misurazione al punto
da renderli irriconoscibili. In secondo luogo, il rapido diffondersi degli
studi sulle astrazioni matematiche contribu ad allontanare ancora di pi
la matematica dalla realt fisica, mentre, al contempo, infondeva vita ed
esistenza a quelle stesse astrazioni.
Georg Cantor (1845-1918), lartefice della teoria degli insiemi,
descrisse questo spirito di libert della matematica appena scoperto con
la dichiarazione dindipendenza seguente: La matematica nel suo
sviluppo completamente libera ed vincolata soltanto allevidente
condizione che i suoi concetti non siano contraddittori tra loro e siano
in relazioni fissate mediante definizioni a concetti introdotti in
precedenza e che sono gi disponibili e certi.[22] Sei anni dopo,
lalgebrista Richard Dedekind (1831-1916) aggiunse: Considero il
concetto di numero totalmente indipendente dalle nozioni e dalle
intuizioni di spazio e tempo [...]. I numeri sono libere creazioni della
mente umana.[23] Insomma, sia per Cantor sia per Dedekind la
matematica unindagine astratta, concettuale, limitata solo al requisito
della coerenza, senza obblighi di alcun genere nei riguardi del calcolo e

del linguaggio della realt fisica. Per citare la sintesi di Georg Cantor,
Lessenza della matematica risiede interamente nella sua libert.
Alla fine del XIX secolo la maggior parte dei matematici
condivideva le idee di Cantor e Dedekind sulla libert della matematica.
Lo scopo ultimo della matematica cambi, passando dalla ricerca di
verit relative alla natura alla costruzione di strutture astratte sistemi
di assiomi e allindividuazione di tutte le conseguenze logiche di
questi assiomi.
Era lecito pensare che ci avrebbe posto fine a tutte le tormentanti
discussioni sul fatto che la matematica si scoprisse oppure si inventasse.
Se la matematica non era altro che un gioco, per quanto complesso,
condotto sulla base di regole inventate arbitrariamente, allora era chiaro
che non aveva senso credere nella realt dei concetti matematici.
La separazione dalla realt fisica instill inaspettatamente in alcuni
matematici il sentimento esattamente opposto. Invece di concludere che
la matematica era uninvenzione umana, ritornarono allidea platonica
originaria secondo cui la matematica era un mondo di verit, la cui
esistenza era reale quanto quella delluniverso fisico. I tentativi di
mettere in relazione la matematica alla fisica erano considerati da questi
neoplatonici divagazioni nel campo della matematica applicata, a
cui opponevano la matematica pura, che ritenevano disinteressata a
tutto ci che aveva unesistenza fisica. Ecco come il matematico
francese Charles Hermite (1822-1901) esprimeva il concetto in una
lettera scritta al collega olandese Thomas Joannes Stieltjes (1856-1894)
il 13 maggio 1894:
Mio caro amico,
sono molto felice di scoprire che siete disposto a trasformarvi in un
naturalista per osservare i fenomeni del mondo dellaritmetica. La
vostra dottrina uguale alla mia: io credo che i numeri e le funzioni
dellanalisi non siano prodotti arbitrari della nostra mente. Penso che
esistano al di fuori di noi e che posseggano le stesse caratteristiche
essenziali che posseggono le cose della realt oggettiva, e che noi li
incontriamo e li scopriamo esattamente come fanno i fisici, i medici e
gli zoologi.[24]
Il matematico inglese G. H. Hardy, anchegli un praticante della
matematica pura, stato uno dei platonici moderni pi schietti. In un
eloquente discorso tenuto allAssociazione britannica per il progresso
della scienza il 7 settembre 1922, dichiar:

I matematici hanno realizzato un gran numero di sistemi geometrici


differenti. Euclidei e non euclidei, in uno, due, tre o qualsivoglia
numero di dimensioni. Tutti questi sistemi posseggono completa e
uguale validit. Essi rappresentano i risultati delle osservazioni che i
matematici fanno della loro realt, una realt molto pi profonda e
molto pi rigida della realt dubbia ed elusiva della fisica [...]. Il
compito di un matematico, dunque, semplicemente quello di
osservare i fatti che riguardano il suo difficile e intricato sistema di
realt, quel complesso straordinariamente bello di rapporti logici che
formano largomento della sua scienza, come se fosse un esploratore
che osserva una lontana catena di montagne, e di registrare i risultati
delle sue osservazioni su una serie di mappe, ciascuna delle quali una
branca della matematica pura.[25]
Evidentemente i platonici pi irriducibili non erano disposti a gettare
le armi nemmeno di fronte a prove che indicavano la natura arbitraria
della matematica. Al contrario, trovavano lopportunit di indagare, per
citare le parole di Hardy, la loro realt ancora pi eccitante che
continuare a esplorare i legami con la realt fisica. Tuttavia, a
prescindere dalle opinioni sulla realt metafisica della matematica, una
cosa stava diventando evidente. Per quanto fosse in apparenza libera da
ogni briglia, la matematica rimaneva soggetta a una limitazione
immutata e irremovibile: quella della coerenza logica. I matematici e i
filosofi stavano prendendo pi che mai coscienza dellimpossibilit di
tagliare il cordone ombelicale che legava matematica e logica. A questo
segu unaltra idea: era possibile edificare lintera matematica su
ununica base logica? E se s, era questo il segreto della sua efficacia?
Oppure, viceversa, era possibile adottare i metodi della matematica per
lo studio del ragionamento in generale? In tal caso, la matematica
sarebbe diventata non solo il linguaggio della natura ma anche il
linguaggio del pensiero umano.
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7
Logici: riflettere sul ragionamento
In un villaggio, sullinsegna fuori da un negozio di barbiere c
scritto: Rado tutti (e soltanto) gli uomini del villaggio che non si
radono da soli.[1] Sembra perfettamente sensato, vero? chiaro che

gli uomini che si radono da soli non hanno bisogno dei servigi del
barbiere, ed naturale che questultimo faccia la barba a tutti gli altri.
Ma provate a domandarvi: chi rade il barbiere? Se si rade da s, allora,
in base alla scritta sullinsegna, dovrebbe essere tra quelli a cui non fa
la barba. Daltro canto, se non si rade da solo, sempre secondo
linsegna, dovrebbe essere uno di quelli a cui fa la barba! Insomma, si
rade oppure no? Storicamente, quesiti assai meno intricati hanno
provocato furibonde liti famigliari. Questo paradosso venne proposto da
Bertrand Russell (1872-1970), uno dei pi insigni logici e filosofi del
XX secolo, solo per dimostrare come lintuizione logica umana non sia
infallibile. I paradossi, o antinomie, riflettono situazioni nelle quali
premesse in apparenza accettabili portano a conclusioni inaccettabili.
Nellesempio sopraccitato, il barbiere del villaggio al tempo stesso si
rade e non si rade. Si pu risolvere questo paradosso? Una possibile
soluzione, a rigor di termini, semplice: il barbiere una donna!
Daltra parte, se ci fosse stato detto in anticipo che il barbiere era di
sesso maschile, allora lassurda conclusione sarebbe stata in primo
luogo frutto di tale premessa. In altre parole, un simile barbiere
semplicemente non pu esistere. Ma questo che cosa ha a che fare con
la matematica? In effetti, matematica e logica risultano strettamente
correlate. Ecco come Russell in persona descrisse questo legame:
La matematica e la logica, storicamente parlando, sono state due
discipline interamente distinte. La matematica viene di solito
idealmente collegata con la scienza, la logica con i greci. Ma entrambe
si sono sviluppate nellepoca moderna: la logica diventata pi
matematica e la matematica divenuta pi logica. La conseguenza
che adesso [nel 1919] assolutamente impossibile tirare una linea tra le
due, perch sono una cosa sola. Differiscono come il ragazzo e luomo:
la logica la giovent della matematica, e la matematica la maturit
della logica.[2]
Russell sostiene che, per lo pi, la matematica riducibile alla
logica. Quindi, i concetti basilari della matematica, persino i numeri, di
fatto possono essere definiti nei termini delle leggi fondamentali del
ragionamento. Inoltre, Russell in seguito avrebbe asserito che
possibile utilizzare quelle definizioni in combinazione con i princpi
logici per generare i teoremi matematici.
Inizialmente, questa visione della natura della matematica (nota
come logicismo) aveva ricevuto la benedizione sia di coloro che

consideravano la matematica nientaltro che un elaborato gioco


inventato dagli uomini (i formalisti), sia degli afflitti platonisti. I
primi erano felici di vedere un cumulo di giochi apparentemente non
correlati fondersi in una madre di tutti i giochi. I secondi scorgevano
invece un raggio di speranza nellidea che lintera matematica potesse
essere scaturita da una sola e indubitabile fonte. Agli occhi dei
platonisti, ci aumentava la probabilit di ununica origine metafisica.
Inutile dirlo, una radice unica della matematica poteva anche
contribuire, almeno in linea di principio, a identificare la causa delle
sue potenzialit.
A rigor di termini, va osservato che esisteva una scuola di pensiero
lintuizionismo che si opponeva con veemenza tanto al logicismo
quanto al formalismo.[3] Il portavoce di questa scuola era Luitzen E. J.
Brouwer (1881-1966), un matematico olandese alquanto fanatico,
convinto che i numeri naturali derivassero da unintuizione umana del
tempo e di momenti isolati nella nostra esperienza. Secondo Brouwer,
era fuor di dubbio che la matematica fosse frutto del pensiero umano, e
pertanto non vedeva la necessit di leggi logiche universali del tipo
proposto da Russell. Brouwer, tuttavia, si spinse anche oltre, e afferm
che le uniche entit matematiche dotate di significato erano quelle che
potevano essere esplicitamente costruite sulla base dei numeri naturali,
usando un numero finito di passi. Di conseguenza, rifiutava a priori
parti considerevoli della matematica per cui non erano possibili
dimostrazioni costruttive. Un altro concetto logico negato da Brouwer
era quello del principio del terzo escluso, secondo il quale nessuna
proposizione o vera o falsa. Riconosceva invece lesistenza di
proposizioni che si trovano in una terza condizione, una sorta di limbo
in cui sono indecidibili. Queste e altre restrizioni intuizioniste
contribuirono a emarginare la scuola di pensiero. Cionondimeno, le
idee intuizioniste anticiparono alcune delle scoperte dei cognitivisti
circa il modo in cui gli esseri umani acquisiscono una conoscenza
matematica (argomento che sar trattato nel Capitolo 9), e inoltre
influenzarono lanalisi di filosofi e matematici moderni (come per
esempio Michael Dummett). Lapproccio di Dummett
fondamentalmente linguistico, e asserisce con vigore che il significato
di una proposizione matematica determina ed esaurientemente
determinato dal suo uso.[4]

Ma come si sviluppata una cos stretta associazione tra matematica


e logica? E il programma logicista era in qualche modo attuabile?
Riesaminiamo brevemente alcune delle pietre miliari degli ultimi
quattro secoli.
Logica e matematica
Tradizionalmente, la logica si occupava delle relazioni tra concetti e
proposizioni, e dei processi con cui da tali relazioni si potevano trarre
delle inferenze valide.[5] A mo di esempio facilmente comprensibile,
inferenze come tutte le X sono Y; alcune Z sono X; quindi alcune Z
sono Y sono costruite in modo da garantire automaticamente la verit
della conclusione, posto che le premesse siano vere. Per esempio, tutti
i biografi sono degli autori; alcuni politici sono biografi; quindi alcuni
politici sono autori produce una conclusione vera. Daltro canto, le
inferenze tutte le X sono Y; alcune Z sono Y; quindi alcune Z sono X
non sono valide, poich possibile trovare esempi in cui, malgrado le
premesse siano vere, la conclusione falsa. Per esempio: Tutti gli
uomini sono mammiferi; alcuni animali con le corna sono mammiferi;
quindi alcuni animali con le corna sono uomini.
Finch certe regole vengono seguite, la validit di un argomento non
dipende dai soggetti delle affermazioni. Per esempio:
Il miliardario stato assassinato o dal maggiordomo o dalla figlia;
sua figlia non lha ucciso;
quindi lassassino il maggiordomo
produce una deduzione valida. La fondatezza di questo argomento
non si basa affatto sullopinione che abbiamo del maggiordomo o sui
rapporti tra il miliardario e la figlia. Qui la validit assicurata dal fatto
che gli enunciati della formula generale se p o q, e non q, allora p
danno una verit logica.
Forse avrete notato che nei primi due esempi X, Y e Z svolgono un
ruolo molto simile a quello delle variabili nelle equazioni matematiche:
indicano il punto dove possono essere inserite le espressioni, allo stesso
modo in cui i valori numerici vengono inseriti come variabili
nellalgebra. In maniera analoga, la verit nellinferenza se p o q, e
non q, allora p ricorda gli assiomi della geometria euclidea. Tuttavia,
sono dovuti passare quasi due millenni di meditazioni sulla logica
prima che i matematici prendessero seriamente in considerazione
questa analogia.

Il primo ad aver tentato di combinare le due discipline della


matematica e della logica in ununica matematica universale fu il
matematico e filosofo razionalista Gottfried Wilhelm von Leibniz
(1646-1716). Di formazione giuridica, Leibniz svolse gran parte delle
sue ricerche nei campi della matematica, della fisica e della filosofia. In
vita, fu noto soprattutto per aver formulato indipendentemente da
Newton (e quasi contemporaneamente allo scienziato inglese) le basi
del calcolo infinitesimale (nonch per la successiva, aspra querelle tra i
due circa la paternit della scoperta). In un saggio concepito per gran
parte allet di sedici anni, Leibniz elabor una lingua universale del
ragionamento, o characteristica universalis, che considerava come lo
strumento definitivo del pensiero. Ci che si proponeva era di
rappresentare semplici nozioni e idee per mezzo di simboli, e altre pi
complesse attraverso opportune combinazioni di quei segni
fondamentali. Sperava cos di riuscire a calcolare (letteralmente) la
verit di qualunque affermazione, in qualunque disciplina scientifica,
grazie a mere operazioni algebriche, profetizzando che, con il corretto
calcolo logico, ogni disputa filosofica sarebbe stata risolta. Purtroppo,
Leibniz non fece molta strada nello sviluppo della sua algebra della
logica. Oltre al principio generale di un alfabeto del pensiero, i suoi
due principali contributi sono stati una chiara enunciazione su quando
due cose si devono considerare identiche e il riconoscimento, peraltro
piuttosto ovvio, che nessuna affermazione pu essere al tempo stesso
vera e falsa. Perci, sebbene le sue idee fossero brillanti, passarono
quasi del tutto inosservate.
La logica torn in auge nella met del XIX secolo, e limprovvisa
ondata di interesse produsse opere importanti, da parte prima di
Augustus de Morgan (1806-1871) e in seguito di George Boole (18151864), Friedrick Gottlob Frege (1848-1925) e Giuseppe Peano (18581932).
De Morgan fu uno scrittore straordinariamente prolifico che pubblic
migliaia di libri e articoli sui pi svariati argomenti nel campo della
matematica, della storia della matematica e della filosofia.[6] La sua
opera pi bizzarra comprendeva un lunario (che copriva alcuni
millenni) e un compendio di matematica eccentrica. Se qualcuno gli
chiedeva let, rispondeva: Avevo x anni nellanno x2. Potete
verificare voi stessi come lunico numero che, elevato al quadrato, d
un numero compreso tra 1806 e 1871 (gli anni di nascita e morte di De

Morgan) sia 43. I suoi contributi pi originali furono probabilmente


quelli nel campo della logica, dove ampli in modo considerevole la
portata dei sillogismi aristotelici e tent un approccio algebrico al
ragionamento. De Morgan guardava alla logica con gli occhi di un
algebrista e allalgebra con quelli di un logico. In uno dei suoi articoli,
descrisse cos la sua prospettiva visionaria: allalgebra che
dobbiamo guardare per luso pi consueto delle forme logiche [...]
lalgebrista viveva nella pi elevata atmosfera del sillogismo,
lincessante composizione di relazioni, prima che si ammettesse che
tale atmosfera esistesse.
Uno dei maggiori apporti di De Morgan alla logica noto come
quantificazione del predicato, un nome alquanto pomposo per ci che
si potrebbe ritenere una svista sorprendente da parte dei logici del
periodo classico. Gli aristotelici si erano resi giustamente conto che
partendo da premesse quali alcune Z sono X e alcune Z sono Y
non era possibile giungere a nessuna conclusione necessaria circa la
relazione tra X e Y. Per esempio, le frasi alcune persone mangiano
pane e alcune persone mangiano mele non consentono nessuna
conclusione sul rapporto tra i consumatori di pane e quelli di mele. Fino
al XIX secolo, i logici presumevano che per qualunque relazione tra X
e Y, affinch si abbia per forza una conclusione, il termine medio (Z)
devessere universale in una delle premesse. De Morgan dimostr
come tale assunto fosse errato. Nel suo libro Formal Logic (pubblicato
nel 1847), osserv che da premesse come la maggior parte delle Z
sono X e la maggior parte delle Z sono Y consegue necessariamente
che alcune X sono Y. Per esempio, le frasi la maggior parte delle
persone mangia pane e la maggior parte delle persone mangia mele
implicano inevitabilmente che alcune persone mangiano sia pane sia
mele. De Morgan si spinse anche oltre e diede al suo nuovo sillogismo
una forma quantitativa precisa. Immaginate che il numero totale di Z
sia z, il numero di Z che sono anche X sia x, e il numero di Z che sono
anche Y sia y. Nellesempio summenzionato, ci potrebbero essere 100
persone in totale (z = 100), di cui 57 mangiano pane (x = 57) e 69
mangiano mele (y = 69). Dunque, not De Morgan, devono esserci
almeno (x + y - z) X che sono anche Y. Almeno 26 persone (dato che
57 + 69 - 100 = 26) mangiano sia pane sia mele.
Sfortunatamente, questo ingegnoso metodo per quantificare il
predicato trascin De Morgan in una sgradevole disputa pubblica.

Infatti il filosofo scozzese William Hamilton (1788-1856) da non


confondersi con il matematico irlandese William Rowan Hamilton lo
accus di plagio, avendo pubblicato alcuni anni prima idee abbastanza
simili (bench assai meno accurate). Lattacco di Hamilton non
sorprese nessuno, visto il suo generale atteggiamento verso la
matematica e i matematici. Una volta ebbe a dire: Uno studio
eccessivo della matematica rende del tutto inabile la mente privandola
di quelle energie intellettuali che la filosofia e la vita richiedono. La
raffica di lettere che segu laccusa di Hamilton produsse per un
risultato positivo, sebbene assolutamente involontario: avvicin
lalgebrista George Boole alla logica. Boole in seguito raccont
nellAnalisi matematica della logica:
Nella primavera di questanno la mia attenzione fu attirata dalla
disputa allora sorta fra Sir W. Hamilton e il Professor De Morgan; e fui
indotto dallinteresse che ispirava a riesumare trame, ormai quasi
dimenticate, di indagini precedenti. Mi pareva che, malgrado la logica
possa essere esaminata con riferimento allidea di quantit, essa fosse
caratterizzata anche da un altro e pi profondo sistema di relazioni. Se
era legittimo osservarla dallesterno, come una scienza che mediante il
Numero si connette con le intuizioni di Spazio e Tempo, era legittimo
anche osservarla dallinterno, come basata su fatti di ordine diverso che
hanno la loro sede nella costituzione della mente.[7]
Queste umili parole descrivono lavvio di quello che sarebbe
divenuto uno sforzo germinale nella logica simbolica.
Leggi del pensiero
George Boole (figura 47) nacque il 2 novembre 1815 nella citt
industriale di Lincoln, in Inghilterra.[8] Suo padre, John Boole, che
faceva il calzolaio, nutriva un forte interesse per la matematica e si era
specializzato nella fabbricazione di svariati strumenti ottici. La madre
di Boole, Mary Ann Joyce, era domestica presso una gentildonna. Con
un padre propenso a trascurare la sua attivit di sostentamento, la
famiglia non navigava in buone acque. George frequent un istituto
commerciale fino allet di sette anni, poi continu le elementari in una
scuola dove ebbe come maestro un certo John Walter Reeves. Da
ragazzino si interess soprattuto al latino, che gli venne insegnato da un
libraio, e al greco, che invece impar da solo. A quattordici anni riusc
a tradurre un componimento del poeta greco Melagro (I secolo a. C.).
Fiero di lui, il padre fece pubblicare la traduzione sul Lincoln Herald,

alla quale segu un articolo in cui un professore locale esprimeva tutta


la sua incredulit. La povert che regnava in casa costrinse il sedicenne
George Boole ad accettare un posto di assistente insegnante. Negli anni
seguenti, dedic il proprio tempo libero allo studio del francese,
dellitaliano e del tedesco. La conoscenza di queste lingue moderne si
dimostr molto utile, poich gli permise di rivolgere la sua attenzione
alle grandi opere di matematici come Sylvestre Lacroix, Laplace,
Lagrange, Jacobi e diversi altri. Non gli era tuttavia ancora possibile
seguire regolari corsi di matematica, e continu a studiare da
autodidatta, contribuendo al tempo stesso a mantenere genitori e fratelli
con il suo lavoro di insegnante. Ciononostante, il suo talento
matematico non tard a manifestarsi, e cominci a pubblicare articoli
sul Cambridge Mathematical Journal.
Figura 47
Nel 1842, Boole inizi a intrattenere una regolare corrispondenza
con De Morgan, al quale spediva i suoi saggi matematici perch li
commentasse. Grazie alla sua crescente fama di matematico originale e
alla forte raccomandazione di De Morgan, nel 1849 gli venne offerto il
posto di professore di matematica al Queens College di Cork, in
Irlanda, dove insegn per il resto della sua vita. Nel 1855, Boole spos
Mary Everest (dal cui zio, il topografo George Everest, prende il nome
la montagna pi alta del globo), di diciassette anni pi giovane, con la
quale ebbe cinque figlie femmine. Boole scomparve prematuramente
allet di quarantanove anni. In una fredda giornata invernale del 1864,
arriv bagnato fradicio al college, ma insistette per tenere le sue lezioni
sebbene avesse gli abiti zuppi. Tornato a casa, la moglie probabilmente
peggior le sue condizioni versando dei secchi dacqua sul letto,
secondo la credenza popolare che la cura deve in qualche modo
replicare la causa della malattia. Boole contrasse una polmonite e mor
l8 dicembre 1864. Bertrand Russell non faceva mistero della sua
ammirazione per questo autodidatta: pura matematica quella
scoperta da Boole, in unopera che ha chiamato Le leggi del pensiero
(1854) [...]. Il suo libro era difatti attinente alla logica formale, che la
stessa cosa della matematica. Fatto degno di nota per lepoca, sia
Mary Boole (1832-1916) sia le cinque figlie raggiunsero una
considerevole fama in campi che andavano dalla pedagogia alla
chimica.

Boole diede alle stampe Lanalisi matematica della logica nel 1847 e
Le leggi del pensiero nel 1854 (il cui titolo completo Indagine sulle
leggi del pensiero, su cui sono fondate le teorie matematiche della
logica e della probabilit). Si trattava di veri e propri capolavori, i primi
a far compiere un enorme passo avanti al parallelismo tra operazioni
logiche e aritmetiche. Boole trasform letteralmente la logica in un tipo
di algebra (che prese il nome di algebra booleana) ed estese lanalisi
della logica persino al ragionamento probabilistico. Cos scrisse al
riguardo:
Lo scopo del seguente trattato [Le leggi del pensiero] indagare le
leggi fondamentali di quelle operazioni della mente tramite cui si
effettua il ragionamento; dar loro espressione nel linguaggio simbolico
di un Calcolo e, su questi fondamenti, stabilire la scienza della Logica e
costruire il suo metodo; fare di questo stesso metodo la base di un
metodo generale per lapplicazione della teoria matematica delle
Probabilit; e infine trarre dai vari elementi di verit portati alla luce nel
corso di questa indagine qualche indicazione attendibile circa la natura
e la costituzione della mente umana.[9]
Il calcolo di Boole poteva essere interpretato sia in riferimento alle
relazioni tra le classi (collezioni di oggetti o membri) sia nellambito
della logica delle proposizioni. Per esempio, se x e y fossero delle
classi, allora una relazione come x = y significherebbe che le due classi
hanno esattamente gli stessi membri, anche se le classi sono state
definite in modo diverso. Quindi, se tutti gli alunni di una certa scuola
sono alti meno di due metri, le due classi definite come x = tutti gli
alunni della scuola e y = tutti gli alunni alti meno di due metri sono
uguali. Se x e y rappresentano delle proposizioni, allora x = y significa
che le due proposizioni sono equivalenti (cio che una vera se e solo
se vera anche laltra). Per esempio, le proposizioni x = John
Barrymore era il fratello di Ethel Barrymore e y = Ethel Barrymore
era la sorella di John Barrymore sono uguali. Il simbolo x . y
rappresenta la parte comune delle due classi x e y (quei membri che
appartengono sia a x sia a y), o la congiunzione delle proposizioni x
e y (cio x e y). Se x la classe di tutti gli scemi del villaggio e y la
classe di tutti quelli con i capelli neri, allora x . y la classe di tutti gli
scemi del villaggio dai capelli neri. Per le proposizioni x e y, la
congiunzione x . y (o il termine e) significa che entrambe le
proposizioni devono essere valide. Per fare un esempio, quando per

ottenere la patente si richiede di superare un esame di teoria e un esame


di guida, ci vuol dire che ambedue i requisiti vanno soddisfatti.
Secondo Boole, per due classi che non hanno membri in comune, il
simbolo x + y rappresenta la classe composta tanto dai membri di x
quanto dai membri di y. Nel caso delle proposizioni x + y
corrisponde a x oppure y ma non entrambe. Per esempio, se x la
proposizione i pioli sono quadrati e y i pioli sono rotondi, allora
x + y i pioli sono o quadrati o rotondi. Analogamente, x - y
rappresenta la classe di quei membri di x che non sono membri di y, o
la proposizione x ma non y. Boole indica la classe universale (che
contiene tutti i possibili membri in questione) con 1, e la classe vuota o
nulla (che non ha alcun membro) con 0. Occorre notare che la classe (o
insieme) nulla non esattamente la stessa cosa del numero 0;
questultimo soltanto il numero di membri nella classe nulla. Va
altres osservato che la classe nulla non lo stesso che niente, poich
una classe che non contiene niente rimane pur sempre una classe. Per
esempio, se in Albania tutti i giornali fossero scritti in albanese, allora
la classe di tutti i giornali in lingua albanese dellAlbania sarebbe
indicata con 1 nella notazione booleana, mentre la classe di tutti i
giornali in lingua spagnola dellAlbania verrebbe indicata con 0.
Quanto alle proposizioni, 1 rappresenta la proposizione standard vera
(gli esseri umani sono mortali) e 0 quella falsa (gli esseri umani sono
immortali).
Servendosi di queste convenzioni, Boole fu in grado di formulare una
serie di assiomi che definivano unalgebra della logica. Per esempio
potete verificare che, servendovi delle suddette definizioni, la
proposizione (evidentemente vera) ogni cosa x oppure non x
potrebbe essere scritta nellalgebra booleana come x + (1 x) = 1, che
valida anche nellalgebra ordinaria. Allo stesso modo, laffermazione
che la parte comune tra qualunque classe e la classe vuota
rappresentata con 0 . x = 0, che significa inoltre che la congiunzione di
qualsiasi proposizione con una proposizione falsa falsa. Per esempio,
la congiunzione lo zucchero dolce e gli esseri umani sono
immortali produce una proposizione falsa malgrado la prima parte sia
vera. Si noti di nuovo come questa uguaglianza sia valida anche con i
normali numeri algebrici.
Per dimostrare lefficacia dei suoi metodi, Boole tent di utilizzare i
suoi simboli logici per qualunque cosa reputasse importante, arrivando

persino ad analizzare le argomentazioni dei filosofi Samuel Clarke e


Baruch Spinoza a favore dellesistenza e degli attributi di Dio. La sua
conclusione, tuttavia, fu piuttosto pessimistica: Non possibile, credo,
terminare un accurato esame degli argomenti di Clarke e Spinoza senza
un profondo convincimento della futilit di tutti gli sforzi per stabilire,
esclusivamente a priori, lesistenza di un Essere Infinito, i Suoi
attributi, e la Sua relazione con luniverso. Nonostante la fondatezza
della conclusione di Boole, a quanto pare non tutti erano convinti della
futilit di tali sforzi, poich versioni aggiornate degli argomenti
ontologici per provare lesistenza di Dio continuano a fiorire anche ai
nostri giorni.[10]
Nel complesso, Boole riusc comunque ad addomesticare
matematicamente i connettivi (od operatori) logici e, o, se... allora, e
non, che oggi sono alla base del funzionamento del computer e della
commutazione di circuiti. Di conseguenza, considerato uno dei
profeti che anticiparono lavvento dellera digitale. Tuttavia, a causa
della sua natura pionieristica, lalgebra booleana non era perfetta.
Innanzitutto, gli scritti di Boole erano e rimangono piuttosto ambigui e
difficili da comprendere, avendo adottato una notazione troppo simile a
quello dellalgebra comune. In secondo luogo, confuse la distinzione tra
proposizioni (Aristotele mortale), funzioni proposizionali o
predicati (x mortale), ed enunciati quantificati (per ogni x, x
mortale). In conclusione, Frege e Russell in seguito avrebbero
sostenuto che lalgebra deriva dalla logica. Si potrebbe dunque asserire
che aveva pi senso costruire lalgebra sulla base della logica, e non
viceversa.
Tuttavia, un altro aspetto del lavoro di Boole si sarebbe presto
rivelato assai fruttuoso, cio la consapevolezza di quanto la logica e il
concetto di classi o insiemi fossero strettamente correlati.
importante tener presente che lalgebra booleana si applicava altrettanto
bene alle classi e alle proposizioni logiche. In effetti, quando tutti i
membri di un insieme X sono anche membri dellinsieme Y (X un
sottoinsieme di Y), questo fenomeno pu essere definito come
unimplicazione logica della forma se X allora Y. Per esempio, il
fatto che linsieme di tutti i cavalli sia un sottoinsieme dellinsieme di
tutti i quadrupedi pu essere riscritto come laffermazione logica se X
un cavallo allora un quadrupede.

Lalgebra della logica di Boole venne successivamente ampliata e


migliorata da numerosi ricercatori, ma colui che seppe sfruttare appieno
la similarit tra insiemi e logica, portando lintero concetto a un livello
del tutto nuovo, fu Gottlob Frege (figura 48).
Figura 48
Friedrich Ludwig Gottlob Frege nacque a Wismar, in Germania,
dove entrambi i suoi genitori furono, in periodi diversi, presidi di una
scuola superiore femminile. Studi matematica, fisica, chimica e
filosofia, dapprima allUniversit di Jena e poi, per altri due anni,
allUniversit di Gottinga. Dopo aver completato gli studi, nel 1874
inizi a tenere dei corsi a Jena, dove insegn matematica per tutta la sua
carriera professionale. Malgrado il pesante fardello dellinsegnamento,
nel 1879 riusc a dare alle stampe la sua prima, rivoluzionaria opera
sulla logica.[11] La pubblicazione aveva come titolo Begriffsschrift;
eine der arithmetischen nachgebildete Formelsprache des reines
Denkens (Ideografia, un linguaggio in formule del pensiero puro, a
imitazione di quello aritmetico). In questo volume, Frege svilupp un
originale linguaggio logico, che in seguito ampli nei due volumi di
Grundgesetze der Arithmetik (Principi dellaritmetica). Il suo progetto
nel campo della logica era da un lato estremamente focalizzato, ma
dallaltro straordinariamente ambizioso. Pur concentrandosi
principalmente sullaritmetica, Frege intendeva dimostrare che persino
concetti estremamente familiari come i numeri naturali, 1, 2, 3...,
potevano essere ridotti a costrutti logici. Sosteneva quindi che si
potessero provare tutte le verit dellaritmetica partendo da alcuni
assiomi della logica. In altre parole, secondo lui, anche affermazioni
come 1 + 1 = 2 non erano verit empiriche, basate sullosservazione,
bens potevano essere derivate da una serie di assiomi logici. Il
Begriffsschrift di Frege esercit una tale influenza che il logico
contemporaneo Willard Van Orman Quine (1908-2000) una volta
scrisse: La logica un vecchio argomento, che dopo il 1879
diventato importante.
Centrale nella filosofia di Frege era lasserzione che la verit
indipendente dal giudizio umano. Nei Grundgesetze scrive: Lesser
vero differente dallesser ritenuto vero, da uno, da molti o da tutti, e in
nessun caso va ridotto a questo. Non c contraddizione nellesser certo
di qualcosa che chiunque ritiene falso. Per leggi logiche io non
intendo le leggi psicologiche del ritener vero, ma le leggi dellesser

vero [...]. Esse sono pietre di confine posate su fondamenta eterne, che
il nostro pensiero pu sommergere, ma non smuovere.[12]
Gli assiomi logici di Frege in genere assumono la forma per tutti...
se... allora....[13] Per esempio, uno degli assiomi recita: Per tutte le p,
se non-(non-p) allora p. Questo assioma in sostanza afferma che se
una proposizione che contraddittoria rispetto a quella in discussione
falsa, allora la proposizione vera. Per esempio, se non vero che non
dovete fermarvi a uno stop, allora dovete di certo fermarvi a uno stop.
Al fine di sviluppare realmente un linguaggio logico, Frege integr la
serie di assiomi con un nuovo, importante aspetto. Sostitu il
tradizionale stile soggetto/predicato della logica classica con concetti
presi a prestito dalla teoria matematica delle funzioni. La cosa necessita
di una breve spiegazione. Quando in matematica si scrivono espressioni
come f(x) = 3x + 1, questo sta a significare che f una funzione della
variabile x e che il valore della funzione pu essere ottenuto
moltiplicando il valore della variabile per tre e poi aggiungendo uno.
Frege defin ci che chiamava concetti come funzioni. Supponiamo
per esempio che si voglia discutere il concetto mangia carne. Tale
concetto sarebbe denotato simbolicamente da una funzione F(x), e il
valore di questa funzione sarebbe vero se x = leone, e falso se x =
cervo. Analogamente, facendo riferimento ai numeri, il concetto
(funzione) essere inferiori a 7 assegnerebbe ogni numero uguale o
superiore a 7 al vero e tutti i numeri inferiori a 7 al falso. Frege si
riferiva agli oggetti per cui un certo concetto dava un valore di verit
come a oggetti che cadevano sotto quel concetto.
Come gi osservato in precedenza, Frege era fermamente convinto
che ogni proposizione concernente i numeri naturali fosse conoscibile e
derivabile unicamente da leggi e definizioni logiche. Quindi inizi la
sua esposizione del tema dei numeri naturali senza richiedere una
preventiva comprensione della nozione di numero. Nel linguaggio
logico di Frege, due concetti sono equinumerosi (cio hanno lo stesso
numero associato a essi) se c una corrispondenza biunivoca tra gli
oggetti che cadono sotto un concetto e gli oggetti che cadono sotto
laltro. Perci, i coperchi dei bidoni dellimmondizia sono
equinumerosi con i bidoni stessi (se ogni bidone ha un coperchio), e
questa definizione non richiede alcuna menzione di numeri. Frege
quindi introdusse uningegnosa definizione logica del numero 0.
Immaginate un concetto F definito da non identico a se stesso.

Poich qualunque oggetto devessere identico a se stesso, nessun


oggetto cade sotto F. In altre parole, per ogni oggetto x, F(x) = falso.
Frege defin il comune numero zero come il numero del concetto F.
Poi continu definendo tutti i numeri naturali in termini di entit
estensioni.[14] Lestensione di un concetto era la classe di tutti gli
oggetti che cadono sotto quel concetto. Bench forse questa definizione
non sia la pi facile da assimilare per i non logici, in realt piuttosto
semplice. Lestensione del concetto donna, per esempio, la classe
di tutte le donne. Notate per che lestensione di donna non in s
una donna.
Magari vi chiederete come questa astratta definizione logica possa
contribuire a definire, diciamo, il numero 4. Secondo Frege, il numero 4
era lestensione (o classe) di tutti i concetti che hanno quattro oggetti
che cadono sotto di essi. Pertanto, il concetto essere una gamba di un
cane particolare di nome Snoopy appartiene a quella classe (e dunque
al numero 4), cos come il concetto essere un nonno di Gottlob
Frege.
Il programma di Frege era davvero impressionante, ma conobbe
anche qualche serio inconveniente. Da un lato, lidea di usare i concetti
i mezzi di sussistenza del pensiero per costruire laritmetica era
geniale. Dallaltro, Frege non si accorse di alcune incongruenze nel suo
formalismo. In particolare, uno dei suoi assiomi noto come il V
principio si dimostr tale da condurre a una contraddizione e venne
di conseguenza fatalmente invalidato.
Il principio affermava abbastanza innocentemente che lestensione di
un concetto F identica allestensione del concetto G se e solo se F e G
si applicano agli stessi oggetti. Ma la bomba venne sganciata il 16
giugno del 1902, quando Bertrand Russell (figura 49) scrisse a Frege
una lettera nella quale gli sottoponeva un certo paradosso che
dimostrava lincongruenza del V principio. Destino volle che la lettera
arrivasse proprio mentre il secondo volume dei Grundgesetze stava per
essere pubblicato. Uno scioccato Frege si affrett ad aggiungere al
manoscritto una postilla in cui ammetteva con franchezza:
Difficilmente a uno studioso pu capitare qualcosa di pi
indesiderabile del veder cedere le fondamenta proprio quando il lavoro
terminato. Io sono stato messo in questa situazione da una lettera del
signor Bertrand Russell quando lopera era quasi pronta per andare in
stampa. A Russell, ebbe la cortesia di scrivere: La vostra scoperta

della contraddizione ha suscitato in me grande sorpresa e, direi quasi,


costernazione, poich ha scosso le basi su cui intendevo costruire
laritmetica.
Il fatto che un paradosso possa avere un effetto cos devastante su un
intero programma volto a creare le fondamenta della matematica potr
forse apparire sorprendente, ma come ha osservato il logico della
Harvard University W.V.O. Quine: Pi di una volta nella storia la
scoperta di un paradosso ha rappresentato loccasione per
unimportante ricostruzione delle basi del pensiero. Il paradosso di
Russell forn esattamente unoccasione di questo tipo.
Figura 49
Il paradosso di Russell
Colui che, essenzialmente solo, fond la teoria degli insiemi fu il
matematico Georg Cantor. Gli insiemi, o classi, si rivelarono ben presto
talmente basilari e intrecciati con la logica che qualsiasi tentativo di
costruire la matematica sulle basi della logica implicava
necessariamente che la si stesse costruendo sul fondamento assiomatico
della teoria degli insiemi.
Una classe semplicemente una collezione di oggetti, che non per
forza devono essere in qualche modo correlati. Si pu parlare di una
classe che contiene tutte le seguenti cose: le soap opera andate in onda
nel 2003, il cavallo bianco di Napoleone e il concetto di vero amore.
Gli elementi che appartengono a una certa classe sono detti membri.
La maggior parte delle classi di oggetti che potrebbero venirvi in
mente non sono membri di se stesse. Per esempio, la classe di tutti i
fiocchi di neve non in s un fiocco di neve; la classe di tutti gli
orologi antichi non un orologio antico, e cos via. Alcune classi per
sono in realt membri di se stesse. Per esempio, la classe di tutto
quello che non un orologio antico un membro di se stessa, dato che
tale classe di certo non un orologio antico. Allo stesso modo, la classe
di tutte le classi un membro di se stessa poich ovviamente una
classe. Che dire, tuttavia, della classe di tutte quelle classi che non
sono membri di se stesse? Supponendo di chiamare questa classe R, R
un membro di se stessa (di R) oppure no? evidente che R non pu
appartenere a R, perch, se cos fosse, ci violerebbe la definizione
dellappartenenza di R. Ma se R non appartiene a se stessa, allora, in
base alla definizione, devessere un membro di R. Analogamente alla
situazione con il barbiere del villaggio, scopriamo quindi che la classe

R al contempo appartiene e non appartiene a R, il che una


contraddizione logica. Questo era il paradosso che Russell invi a
Frege. Poich questa antinomia minava alla base lintero procedimento
con cui si potevano determinare le classi o insiemi, il colpo inferto al
programma di Frege fu letale. Il logico tedesco fece alcuni disperati
tentativi per aggiustare il suo sistema assiomatico, ma invano. La
conclusione pareva disastrosa: invece di essere pi solida della
matematica, la logica formale si rivelava pi vulnerabile a paralizzanti
incongruenze.[15]
Pi o meno nello stesso periodo in cui Frege sviluppava il suo
programma logicista, il matematico e logico italiano Giuseppe Peano
tentava un approccio differente. Peano intendeva basare laritmetica su
un fondamento assiomatico. Di conseguenza, il suo punto di partenza fu
la formulazione di una concisa e semplice serie di assiomi, i primi tre
dei quali dicono:
1. Zero un numero.
2. Il successore di ogni numero un numero.
3. Non esistono due numeri con lo stesso successore.
Il problema era che sebbene il sistema assiomatico di Peano potesse
in effetti riprodurre le leggi note dellaritmetica (una volta introdotte
definizioni supplementari), non cera nulla che identificasse in modo
univoco i numeri naturali.
Il passo successivo fu fatto da Bertrand Russell, il quale sosteneva
che lidea originale di Frege cio far derivare laritmetica dalla logica
era ancora la strada giusta da seguire. Per adempiere a questo arduo
compito, Russell scrisse, in collaborazione con Alfred North Whitehead
(figura 50), uno straordinario capolavoro logico in tre volumi, i
Principia Mathematica.[16] Con la possibile eccezione dellOrganon di
Aristotele, si tratta probabilmente dellopera pi influente nella storia
della logica (la figura 51 mostra il frontespizio della prima edizione).
Figura 50
Nei Principia, Russell e Whitehead peronavano la visione di una
matematica che fosse fondamentalmente unelaborazione delle leggi
della logica, senza una netta linea di demarcazione tra le due
discipline.[17] Per realizzare una descrizione coerente, tuttavia,
dovevano in qualche modo tenere sotto controllo le antinomie o
paradossi (oltre al paradosso di Russell, ne erano emersi altri). Ci
richiedeva qualche abile gioco di prestigio logico. Russell afferm

che quei paradossi sorgevano solo a causa di un circolo vizioso in cui


si definivano le entit in termini di classi di oggetti che contenevano in
s lentit definita. Per usare le sue parole: Per esempio, se dico
Napoleone aveva tutte le qualit che fanno un grande generale, devo
definire le qualit in maniera tale da non includere quel che sto
dicendo; cio lavere tutte le qualit che fanno un grande generale
non devessere essa stessa una qualit nel senso suddetto.
Per evitare il paradosso, Russell propose una teoria dei tipi nella
quale una classe appartiene a un tipo logico pi alto rispetto a quello
dei suoi membri.[18] Quindi, seguendo questo ragionamento, tutti i
singoli giocatori della squadra di football americano Dallas Cowboys
sarebbero del tipo 0; la squadra dei Dallas Cowboys, che una classe di
giocatori, sarebbe del tipo 1; la National Football League, che una
classe di squadre, sarebbe del tipo 2; una collezione di leghe (se ne
esistesse una) sarebbe del tipo 3, e cos via. In questo schema, la mera
nozione di una classe che membro di se stessa non n vera n
falsa, ma semplicemente priva di significato. Di conseguenza, non si
incontrano mai paradossi del genere di quello di Russell.
Figura 51
Indubbiamente, i Principia rappresentavano una conquista
straordinaria nel campo della logica, tuttavia era difficile considerarli
come il fondamento della matematica che da cos lungo tempo si
andava ricercando. La teoria dei tipi di Russell era considerata da molti
come un rimedio artificiale al problema dei paradossi, rimedio che per
giunta produceva fastidiose e complesse ramificazioni. Per esempio
venne fuori che i numeri razionali (come le frazioni semplici) erano di
un tipo pi alto dei numeri naturali. Per evitare alcune di queste
complicazioni, Russell e Whitehead introdussero un assioma
aggiuntivo, noto come assioma di riducibilit, che a sua volta gener
controversie e sospetti.[19]
Modi pi eleganti per evitare i paradossi vennero alla fine suggeriti
dai matematici Ernst Zermelo e Abraham Fraenkel, che infatti
riuscirono ad assiomatizzare in maniera coerente la teoria degli insiemi
e a riprodurne gran parte degli esiti. Questo a prima vista sembrava
avverare almeno in parte il sogno dei platonisti. Se la teoria degli
insiemi e la logica erano davvero due facce della stessa medaglia, allora
un solido fondamento della prima implicava un solido fondamento della
seconda. Se, inoltre, buona parte della matematica era effettivamente

riconducibile alla logica, questo le conferiva una sorta di certezza


oggettiva, che forse poteva anche spiegare lefficacia della matematica.
Sfortunatamente, i platonisti non festeggiarono a lungo, perch stavano
per sperimentare un brutto dj vu.
Una nuova crisi non euclidea?
Nel 1908, il matematico tedesco Ernst Zermelo (1871-1953) imbocc
una strada molto simile a quella percorsa da Euclide intorno al 300
a.C.[20] Euclide aveva formulato alcuni postulati non dimostrati, ma
presumibilmente ovvi, su punti e linee per poi costruire la geometria
sulla base di quegli assiomi. Zermelo che gi nel 1900 aveva scoperto
da s il paradosso di Russell propose un modo per basare la teoria
degli insiemi su un corrispondente fondamento assiomatico. Secondo
questa teoria, il paradosso di Russell poteva essere aggirato con
unaccurata scelta di princpi costruttivi che avrebbero eliminato
concetti contraddittori come linsieme di tutti gli insiemi. Lo schema
di Zermelo fu ulteriormente sviluppato nel 1922 dal matematico
israeliano Abraham Fraenkel (1891-1965) per ottenere quella che
oggi conosciuta come la teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel
(altre importanti modifiche vennero apportate da John von Neumann
nel 1925).[21] Le cose sarebbero state quasi perfette (la coerenza
doveva ancora essere dimostrata), se non fosse stato per qualche
irritante dubbio. Cera un particolare assioma lassioma della scelta
che, proprio come il famoso quinto postulato di Euclide,
rappresentava per i matematici un bel grattacapo. In parole semplici,
lassioma della scelta afferma che se X un insieme di insiemi non
vuoti, allora possibile scegliere un singolo membro da ciascuno degli
insiemi in X per formare un nuovo insieme Y.[22] Potete facilmente
verificare che questa affermazione vera se la collezione X non
infinita. Per esempio, se abbiamo cento scatole, ognuna contenente
almeno una biglia, possiamo senza problemi scegliere una biglia da
ciascuna scatola per formare un nuovo insieme Y che conterr quindi
cento biglie. In questo caso, non abbiamo bisogno di un assioma
speciale: possiamo realmente provare che una scelta possibile.
Laffermazione vera anche per infinite collezioni X, finch possiamo
specificare con esattezza come operiamo la scelta. Proviamo a
immaginare una collezione infinita di insiemi non vuoti di numeri
naturali, e supponiamo che i membri di questa collezione siano insiemi
come {2, 6, 7}, {1, 0}, {346, 5, 11, 1257}, {tutti i numeri naturali

compresi tra 381 e 10.457} e via dicendo. In ogni insieme di numeri


naturali, c sempre un membro che il pi piccolo. La nostra scelta
potrebbe quindi essere unicamente descritta cos: Da ciascun insieme
abbiamo scelto lelemento pi piccolo. Anche in questo caso
lassioma della scelta non necessario. Il problema sorge per le
collezioni infinite nei casi in cui non possiamo definire la scelta. In
queste circostanze il processo di scelta non ha mai fine, e lesistenza di
un insieme che comprende precisamente un elemento di ciascuno dei
membri della collezione X diventa una questione di fede.
Fin dal principio lassioma della scelta fu oggetto di controversia tra i
matematici. Il fatto che lassioma affermi lesistenza di certi oggetti
matematici (per esempio, le scelte), senza davvero fornirne alcun
esempio tangibile, suscit critiche soprattutto tra i seguaci della scuola
di pensiero nota come costruttivismo (che era filosoficamente
collegata allintuizionismo). I costruttivisti sostenevano che tutto ci
che esiste devessere anche chiaramente costruibile. Anche altri
matematici tendevano a eludere lassioma della scelta, limitandosi ad
attingere agli altri assiomi della teoria degli insiemi di ZermeloFraenkel.
Le imperfezioni percepite nellassioma della scelta indussero i
matematici a domandarsi se potesse essere dimostrato o confutato per
mezzo di altri assiomi. La storia del quinto postulato di Euclide si stava
ripetendo. Una soluzione parziale venne fornita alla fine degli anni
Trenta: Kurt Gdel (1906-1978), uno tra i pi influenti logici di tutti i
tempi, dimostr che lassioma della scelta e unaltra famosa congettura
dovuta al padre della teoria degli insiemi, Georg Cantor, e conosciuta
come ipotesi del continuo, erano entrambi coerenti con gli altri
assiomi di Zermelo-Fraenkel.[23] Nessuna delle due ipotesi, quindi,
poteva essere confutata usando gli altri assiomi della teoria degli
insiemi. Prove ulteriori presentate dal matematico americano Paul
Cohen (1934-2007, purtroppo scomparso mentre scrivevo questo libro)
hanno stabilito lassoluta indipendenza dellassioma della scelta e
dellipotesi del continuo.[24] In altre parole, lassioma della scelta non
poteva essere n dimostrato n confutato sulla base degli altri assiomi
della teoria degli insiemi. Allo stesso modo, non si pu n dimostrare
n confutare lipotesi del continuo partendo dalla stessa serie di
assiomi, anche se tra questi incluso quello della scelta.

Questo sviluppo ha avuto clamorose conseguenze di tipo filosofico.


Come nel caso delle geometrie non euclidee del XIX secolo, non
esisteva ununica e definitiva teoria degli insiemi, ma per lo meno
quattro! Era possibile fare differenti supposizioni sugli insiemi infiniti e
arrivare a teorie degli insiemi che si escludevano a vicenda. Per
esempio, si poteva presumere che sia lassioma della scelta sia lipotesi
del continuo fossero veri e ottenere una versione, oppure che ambedue
non lo fossero e ricavare una teoria del tutto diversa. Analogamente,
ipotizzare la validit di uno dei due assiomi e la negazione dellaltro
avrebbe portato ad altre due teorie degli insiemi.
Era una nuova crisi non euclidea, solo peggiore. Il ruolo
fondamentale della teoria degli insiemi come potenziale pilastro
dellintera matematica rendeva ancor pi cruciale il problema agli occhi
dei platonisti. Se infatti era possibile formulare molte teorie degli
insiemi semplicemente scegliendo serie diverse di assiomi, ci non
stava a dimostrare che la matematica non era altro che uninvenzione
umana? La vittoria dei formalisti sembrava virtualmente assicurata.
Una verit incompleta
Mentre Frege si preoccupava del significato degli assiomi, il
principale fautore del formalismo, il grande matematico tedesco David
Hilbert (figura 52), propugnava la necessit di evitare qualunque
interpretazione delle formule matematiche. Hilbert non era interessato a
questioni quali la possibilit di dedurre la matematica da nozioni
logiche. Per lui, la matematica propriamente detta consisteva
semplicemente in una collezione di formule prive di senso, modelli
strutturati composti da simboli arbitrari.[25] Il compito di garantire i
fondamenti della matematica veniva attribuito da Hilbert a una nuova
disciplina, cui si riferiva con il termine metamatematica. La
metamatematica si occupava di dimostrare che lintero procedimento
invocato dal sistema formale fosse coerente attraverso i metodi propri
dellanalisi matematica, quindi di dedurre i teoremi dagli assiomi
seguendo rigide regole di inferenza. In altri termini, Hilbert pensava di
poter provare matematicamente la matematica, come egli stesso spiega:
Le mie indagini sulle nuove basi della matematica hanno come scopo
niente di meno che questo: eliminare, una volta per tutte, il dubbio
generale circa lattendibilit dellinferenza matematica [...]. Tutto ci
che in precedenza costituiva la matematica devessere rigorosamente
formalizzato, affinch la matematica propriamente detta o la

matematica in senso stretto diventi uno stock di formule [...]. Oltre a


questa matematica formalizzata, abbiamo una matematica che in una
certa misura nuova: una metamatematica che necessaria per rendere
sicura la matematica, e nella quale in contrasto con i metodi di
inferenza puramente formali della matematica propriamente detta si
applica linferenza contestuale, ma solo per dimostrare la coerenza
degli assiomi [...]. Perci lo sviluppo della scienza matematica nel suo
complesso avviene in due modi che si alternano di continuo: da un lato
deriviamo formule dimostrabili dagli assiomi mediante linferenza
formale; dallaltro, uniamo nuovi assiomi e ne dimostriamo la coerenza
con linferenza contestuale.[26]
Figura 52
Il programma di Hilbert sacrificava il significato in nome della
validit dei fondamenti. Di conseguenza, per i suoi seguaci formalisti,
la matematica in realt non era che un gioco, ma il loro obiettivo era
dimostrare in modo rigoroso che fosse un gioco assolutamente
coerente. Con tutti gli sviluppi nellambito dellassiomatizzazione,
lavverarsi di questo sogno teoretico-deduttivo formalista sembrava
giusto dietro langolo.[27]
Eppure, non tutti erano convinti che la via imboccata da Hilbert fosse
quella giusta. Ludwig Wittgenstein (1889-1951), da alcuni ritenuto il
pi grande filosofo del XX secolo, considerava gli sforzi di Hilbert con
la metamatematica una perdita di tempo.[28] Non possiamo stabilire
una regola per lapplicazione di unaltra regola asseriva. In altre
parole, Wittgenstein non credeva che la comprensione di un gioco
potesse dipendere dalla costruzione di un altro gioco: Se sono incerto
circa la natura della matematica, nessuna prova pu aiutarmi.[29]
Tuttavia, nessuno si poteva immaginare che un fulmine stava per
abbattersi sul mondo della matematica. In un sol colpo, il
ventiquattrenne Kurt Gdel avrebbe conficcato un paletto dritto nel
cuore del formalismo.
Figura 53
Kurt Gdel (figura 53) nacque il 28 aprile 1906 nella citt morava
nota in seguito con il nome ceco di Brno.[30] Allepoca la citt faceva
parte dellImpero austroungarico, e Gdel crebbe in una famiglia di
lingua tedesca. Il padre, Rudolf Gdel, dirigeva uno stabilimento
tessile, mentre la madre Marianne si assicurava che il giovane Kurt
ricevesse unadeguata istruzione in campo matematico, storico,

linguistico e religioso. Negli anni delladolescenza, Gdel svilupp un


particolare interesse per la matematica e la filosofia, e a diciotto anni
entr allUniversit di Vienna, dove la sua attenzione si rivolse
principalmente alla logica matematica. Era soprattutto affascinato dai
Principia Mathematica di Russell e Whitehead, oltre che dal
programma di Hilbert, e scelse come argomento di tesi la questione
della completezza. Lo scopo della sua indagine era in sostanza
determinare se lapproccio formale perorato da Hilbert fosse sufficiente
a produrre tutti gli enunciati veri della matematica. Gdel consegu il
dottorato nel 1930, e appena un anno dopo rese pubblici i suoi teoremi
di incompletezza, che causarono un autentico terremoto nellambiente
matematico e filosofico.[31]
Nel linguaggio della matematica pura, i due teoremi sembravano
piuttosto tecnici, e non particolarmente entusiasmanti:
1. Qualunque sistema formale coerente S in cui una certa quantit di
aritmetica elementare pu essere espressa incompleto rispetto a
proposizioni di aritmetica elementare: esistono proposizioni che non
possono essere n dimostrate n confutate in S.
2. Per qualunque sistema formale coerente in cui una certa quantit
di aritmetica elementare pu essere espressa, la coerenza di S non pu
essere dimostrata in S.
Parole in apparenza innocue, ma le cui implicazioni per il
programma dei formalisti erano di vasta portata. Per semplificare, i
teoremi dellincompletezza dimostravano che il programma formalista
di Hilbert era essenzialmente destinato a fallire sin dallinizio. Gdel
dimostr come qualsiasi sistema formale abbastanza potente da
rivestire un qualche interesse sia implicitamente incompleto o
incoerente. Nel migliore dei casi, cio, ci saranno sempre affermazioni
che il sistema formale non in grado n di dimostrare n di confutare.
Nel peggiore, il sistema produrr delle contraddizioni. Poich accade
sempre che per ogni proposizione T, o T o non-T devessere vera, il
fatto che un sistema formale finito non possa n provare n confutare
certe affermazioni significa che esisteranno sempre proposizioni vere
che non sono dimostrabili allinterno del sistema stesso. In altre parole,
Gdel provava che un sistema formale composto da una serie finita di
assiomi e regole di inferenza non pu mai abbracciare lintero corpus di
verit della matematica. Il massimo che si pu sperare di ottenere che

le assiomatizzazioni comunemente accettate siano solo incomplete e


non incoerenti.
Lo stesso Gdel era convinto dellesistenza di un concetto platonico
e indipendente di verit matematica. In un articolo pubblicato nel 1947
scrisse:
Malgrado la loro lontananza dallesperienza dei sensi, abbiamo un
qualcosa di simile a una percezione degli oggetti della teoria degli
insiemi, come si evince dal fatto che gli assiomi stessi ci costringono a
considerarli veri. Non vedo alcun motivo per cui dovremmo avere
meno fiducia in questo tipo di percezione, vale a dire lintuizione
matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale.[32]
Per ironia della sorte, proprio mentre i formalisti si preparavano a
festeggiare la vittoria, Kurt Gdel un platonista dichiarato si abbatt
come un temporale sulla parata del programma formalista.
Il celebre matematico John von Neumann (1903-1957), che allepoca
teneva un seminario sul lavoro di Hilbert, cancell le lezioni successive
e dedic il tempo restante alle scoperte di Gdel.
Gdel era sotto ogni aspetto complicato quanto i suoi teoremi.[33]
Nel 1940 fugg insieme alla moglie Adele dallAustria nazista per
trasferirsi negli Stati Uniti, dove gli era stato offerto un posto
allInstitute for Advanced Study di Princeton, in New Jersey. Qui
divenne buon amico e compagno di passeggiate di Albert Einstein.
Quando Gdel fece domanda per ottenere la cittadinanza americana, nel
1948, fu Einstein che, insieme al matematico ed economista della
Princeton University Oskar Morgenstern (1902-1977), lo accompagn
al colloquio che doveva sostenere presso lufficio del Servizio
Immigrazione e Naturalizzazione. Lepisodio universalmente noto,
ma cos rivelatore della personalit di Gdel che i fatti meritano di
essere riportati per esteso, esattamente come vennero ricordati e
registrati da Morgenstern il 13 settembre 1971. Sono grato a Dorothy
Morgenstern Thomas, vedova di Morgenstern, e allInstitute for
Advanced Study per avermi fornito una copia del documento:
Nel 1946, Gdel si apprestava a diventare un cittadino americano. Mi
chiese di fargli da testimone, e come secondo testimone propose Albert
Einstein, il quale fu a sua volta lieto di accettare. Io e Einstein ci
incontravamo di tanto in tanto ed eravamo pieni di aspettative per
quello che sarebbe accaduto prima e durante le procedure per la
naturalizzazione.

Gdel, che vedevo assai di frequente nei mesi precedenti allevento,


cominci a prepararsi in maniera meticolosa. Poich un uomo molto
scrupoloso, inizi a informarsi sulla storia degli insediamenti umani in
Nordamerica. Ci lo condusse gradualmente allo studio degli Indiani
dAmerica, delle loro varie trib eccetera. Mi telefonava di continuo
per chiedermi dei testi che poi studiava con diligenza. Poco per volta,
prese a sollevare molte questioni e naturalmente ad avere molti dubbi
circa la correttezza di queste storie e le particolari circostanze che
rivelavano. Partendo da qui, nelle settimane successive Gdel continu
a studiare la storia americana, concentrandosi soprattutto su vari aspetti
della legge costituzionale. Fin anche per interessarsi a Princeton, e
volle sapere da me in particolare dove fosse il confine tra borough e
township. Cercai ovviamente di spiegargli che tutto ci non era per
nulla necessario, ma invano. Insistette nel voler scoprire tutti i fatti che
voleva conoscere, e cos gli fornii ogni informazione che desiderava,
anche su Princeton. Poi volle sapere come venivano eletti il Borough
Council e il Township Council, chi era il sindaco, e come funzionava il
Township Council. Pensava che gli avrebbero fatto delle domande su
questi argomenti. Se avesse dimostrato di non conoscere la citt in cui
viveva, ci avrebbe fatto una cattiva impressione.
Provai a convincerlo che non facevano mai domande simili, che le
domande erano per la maggior parte una pura formalit e che non
avrebbe avuto difficolt a rispondere; che al massimo avrebbero potuto
chiedergli che forma di governo abbiamo in questo Paese o come si
chiama il tribunale di grado pi elevato, e altre domande di questo
genere. A ogni buon conto, lui persever nel suo studio della
Costituzione.
Poi ci fu uno sviluppo interessante. Mi comunic piuttosto eccitato
che, esaminando la Costituzione, aveva riscontrato con angoscia alcune
contraddizioni nascoste e che poteva provare come, in modo
perfettamente legale, sarebbe stato possibile per qualcuno diventare un
dittatore e instaurare un regime fascista, il che non era certo nelle
intenzioni di coloro che avevano scritto la Costituzione. Gli dissi che
era altamente improbabile che un evento del genere potesse verificarsi,
anche supponendo che avesse ragione, della qual cosa naturalmente
dubitavo. Ma lui insistette, per cui avemmo parecchie discussioni su
questo punto particolare. Io cercai di persuaderlo che avrebbe dovuto
evitare di sollevare questioni del genere davanti al giudice a Trenton, e

ne parlai anche con Einstein: era inorridito che a Gdel fosse venuta
unidea simile, e a sua volta gli disse che non doveva preoccuparsi di
queste cose n tirare in ballo largomento.
Passarono molti mesi, e finalmente arriv la data dellesame a
Trenton. Quel giorno, passai a prendere Gdel con la mia macchina.
Lui si sistem sul sedile posteriore, poi andammo a prelevare Einstein a
casa sua, in Mercer Street, e partimmo per Trenton. A un certo punto
del viaggio, Einstein si gir e chiese: Allora, Gdel, sei davvero
preparato bene per questo esame?. Comera naturale, questa
osservazione turb enormemente Gdel, il che era esattamente ci che
voleva Einstein, il quale si divert molto nel vedere la preoccupazione
dipingersi sul volto di Gdel. Quando arrivammo a Trenton, ci fecero
entrare in una grande stanza, e sebbene di norma i testimoni vengano
sentiti separatamente dal candidato, grazie alla presenza di Einstein
venne fatta uneccezione e fummo invitati tutti e tre a sederci insieme,
Gdel nel mezzo. Lesaminatore chiese a Einstein e poi a me se
pensavamo che Gdel sarebbe stato un buon cittadino. Gli garantimmo
di s, che era una persona distinta eccetera. Poi si rivolse a Gdel e gli
disse: Dunque, signor Gdel, da dove viene?.
Gdel: Da dove vengo? DallAustria.
Lesaminatore: Quale forma di governo avete in Austria?
Gdel: Era una repubblica, ma la costituzione era tale che alla fine
diventata una dittatura.
Lesaminatore: Oh! Molto male. Una cosa simile non sarebbe potuta
accadere in questo Paese.
Gdel: Oh, s, e io posso dimostrarlo.
Tra tutte le domande possibili, lesaminatore aveva posto proprio
quella pi critica. Io e Einstein ascoltavamo atterriti questo scambio di
battute; lesaminatore per fu abbastanza intelligente da placare subito
Gdel dicendo: Oddio, non entriamo in questo argomento, e dichiar
concluso lesame, con nostro grande sollievo. Infine ce ne andammo, e
mentre ci dirigevamo verso gli ascensori, un uomo ci raggiunse di corsa
con un pezzo di carta e una penna, si avvicin a Einstein e gli chiese
lautografo. Einstein lo accontent. Mentre scendevamo con
lascensore, mi voltai verso Einstein e osservai: Devessere terribile
essere importunati in questo modo da tante persone. Einstein disse:
Sai, lultimo residuo di cannibalismo. Perplesso, dissi: Prego?. E

lui: S, un tempo volevano il tuo sangue, adesso vogliono il tuo


inchiostro.
Tornammo a Princeton, e quando giungemmo allangolo di Mercer
Street, domandai a Einstein se voleva andare allIstituto o a casa. Lui
rispose: Portami a casa, il mio lavoro non vale pi niente, in nessun
modo. Quindi cit da una canzone politica americana (purtroppo non
ricordo le parole, pu darsi che ce labbia nei miei appunti e di certo la
riconoscerei se qualcuno mi suggerisse la frase particolare). Comunque,
andammo a casa di Einstein, e lui si gir unaltra volta verso Gdel e
disse: Dunque, Gdel, stato il tuo penultimo esame. Gdel: Buon
Dio, ce ne sar ancora un altro?, e aveva gi laria preoccupata. Allora
Einstein disse: Gdel, il prossimo esame sar quando entrerai
camminando nella tua tomba. E Gdel: Ma Einstein, io non entrer
camminando nella mia tomba. E poi Einstein disse: Gdel, proprio
questo il lato divertente della faccenda!, e con ci se ne and. Io
accompagnai Gdel a casa. Erano tutti sollevati che questa terribile
storia fosse finita; Gdel aveva di nuovo la testa libera e poteva tornare
a occuparsi dei problemi di filosofia e logica.[34]
Pi tardi, Gdel soffr periodicamente di seri disturbi mentali, che lo
portarono a rifiutare il cibo. Mor il 14 gennaio 1978, di denutrizione e
sfinimento.
Contrariamente ad alcuni diffusi ed errati giudizi, i teoremi di
incompletezza di Gdel non implicavano che alcune verit non saranno
mai conosciute. Non possiamo nemmeno dedurre da essi che le capacit
intellettive umane siano in qualche modo limitate. Piuttosto, i teoremi
dimostrano soltanto la debolezza e i difetti dei sistemi formali. Potrebbe
quindi sorprendere che, nonostante lenorme rilevanza dei teoremi per
la filosofia e la matematica, il loro impatto sullefficacia della
matematica come strumento per costruire teorie sia stato minimo. In
effetti, nei decenni precedenti e successivi la pubblicazione della
dimostrazione di Gdel, la matematica stava ottenendo i progressi pi
spettacolari nelle teorie fisiche delluniverso. Lungi dallessere
abbandonata perch inaffidabile, la matematica e le sue logiche
conclusioni stavano diventando sempre pi essenziali per la
comprensione del cosmo.
Ci tuttavia significava che il difficile problema dellirragionevole
efficacia della matematica era destinato a divenire ancora pi spinoso.
Provate per un attimo a immaginare che cosa sarebbe accaduto se il

tentativo logicista avesse avuto pieno successo. Ci avrebbe implicato


che la matematica deriva interamente dalla logica: letteralmente, dalle
leggi del pensiero. Ma come poteva una scienza cos deduttiva adattarsi
in modo tanto meraviglioso ai fenomeni naturali? Qual la relazione tra
logica formale (forse dovremmo addirittura parlare di logica formale
umana) e universo? La risposta non divenne affatto pi chiara dopo
Hilbert e Gdel. Adesso non esisteva altro che un gioco formale
incompleto, espresso in linguaggio matematico.[35] Come potevano dei
modelli basati su un sistema cos inaffidabile produrre qualche
profonda intuizione sulluniverso e i suoi meccanismi? Prima di
affrontare tali questioni, sar utile metterle a fuoco un po meglio,
prendendo in esame alcuni esempi che dimostrano le sottigliezze
dellefficacia della matematica.
8
Irragionevole efficacia?
Nel Capitolo 1 ho osservato che il successo della matematica nelle
teorie fisiche presenta due aspetti: uno che ho chiamato attivo e
laltro passivo. Quello attivo riflette il fatto che gli studiosi
formulano le leggi della natura in termini matematici palesemente
applicabili. Si servono cio di entit, relazioni ed equazioni
matematiche che sono state sviluppate presupponendo unapplicazione,
il pi delle volte per largomento stesso in discussione. I ricercatori
tendono a fare affidamento sulla somiglianza tra le propriet dei
concetti matematici e i fenomeni osservati o i risultati sperimentali.
Lefficacia della matematica non appare cos sorprendente in questi
casi, poich sempre possibile sostenere che le teorie erano fatte su
misura per adattarsi alle osservazioni. Tuttavia, luso attivo presenta
un lato stupefacente legato allaccuratezza, di cui parler pi avanti in
questo capitolo. Lefficacia passiva si riferisce a casi in cui teorie
matematiche completamente astratte sono state sviluppate, senza
unapplicazione prestabilita, solo per trasformarsi in seguito in modelli
fisici potentemente predittivi. La teoria dei nodi costituisce un esempio
dellinterazione tra efficacia attiva e passiva.
Nodi
I nodi sono addirittura protagonisti di leggende. Ricorderete forse il
mito greco del nodo gordiano. Un oracolo, interpellato dagli abitanti

della Frigia, diede come responso che il loro prossimo re sarebbe stato
il primo uomo a entrare nella capitale a bordo di un carro. E fu cos che
lignaro contadino Gordio, arrivato in citt sul suo carretto guidato da
buoi, divenne re. Pieno di gratitudine, Gordio dedic il suo carro agli
dei, e lo leg a un palo con un nodo intricatissimo che rese vano ogni
tentativo di scioglierlo. Secondo una successiva profezia, limpero
dellAsia sarebbe toccato a colui che avesse disfatto il nodo. Il fato
volle che a riuscirci fosse Alessandro Magno (nellanno 333 a.C.), che
in seguito divenne infatti signore dellAsia. La soluzione escogitata da
Alessandro per sciogliere il nodo gordiano non si potrebbe esattamente
definire ingegnosa o corretta, visto che a quanto pare tagli il nodo con
la spada!
Ma non occorre risalire fino allantica Grecia per incontrare i nodi.
Un bambino che si allaccia le scarpe, una ragazza che si fa la treccia,
una nonna che lavora a maglia, un marinaio che ormeggia
unimbarcazione... Tutti fanno nodi di qualche tipo. Alcuni hanno nomi
fantasiosi, come bocca di lupo, margherita, gassa damante,
vaccaio o nodo del boia.[1] I nodi marinari in particolare,
considerati importanti dal punto di vista storico, ispirarono unintera
collezione di libri a essi dedicati nellInghilterra del XVII secolo. Uno
di questi, per inciso, fu scritto nientedimeno che dallavventuriero
inglese John Smith (1580-1631), meglio noto per la sua relazione
sentimentale con la principessa Pocahontas, nativa americana.
La teoria matematica dei nodi vide la luce nel 1771 in un saggio del
matematico francese Alexandre-Thophile Vandermonde (17361796).[2] Vandermonde fu il primo a riconoscere che i nodi potevano
essere studiati come facenti parte della geometria di posizione, che si
occupa di relazioni che dipendono unicamente dalla posizione,
ignorando dimensioni e calcolo delle quantit. Il successivo, per il suo
ruolo nello sviluppo della teoria dei nodi, fu il principe della
matematica tedesco Carl Friedrich Gauss. Nei suoi appunti si
ritrovano disegni e dettagliate descrizioni di nodi, insieme ad analisi
delle loro propriet. Per quanto fossero importanti i contributi di
Vandermonde, di Gauss e di alcuni altri matematici del XIX secolo, il
principale impulso alla teoria dei nodi provenne da una fonte
inaspettata un tentativo di spiegare la struttura della materia. Lidea fu
frutto della mente del famoso fisico inglese William Thomson, oggi
meglio conosciuto come Lord Kelvin (1824-1907), i cui sforzi si

concentrarono sulla formulazione di una teoria degli atomi, i


componenti basilari della materia. Secondo la sua fantasiosa congettura,
gli atomi in realt erano tubi di etere (la misteriosa sostanza che si
riteneva permeasse tutto lo spazio) annodati. La variet di elementi
chimici, nel contesto di questo modello, poteva essere spiegata dalla
molteplicit di nodi.[3]
Se lipotesi di Thomson oggi ci appare a dir poco stravagante, solo
perch abbiamo avuto un intero secolo per abituarci al corretto modello
dellatomo in cui gli elettroni orbitano attorno ai nuclei atomici e
testarlo sperimentalmente. Ma quella era lInghilterra degli anni
Sessanta dellOttocento, e Thomson era profondamente colpito dalla
stabilit di complessi anelli di fumo e dalla loro capacit di vibrare, due
propriet considerate allepoca essenziali per creare un modello
dellatomo. Al fine di sviluppare per i nodi lequivalente di una tavola
periodica degli elementi, Thomson doveva riuscire a classificarli
scoprire cio quanti nodi diversi possibile realizzare e fu questa
esigenza di una tabulazione a suscitare un forte interesse per la
matematica dei nodi.
Come ho gi avuto modo di spiegare nel Capitolo 1, un nodo
matematico simile a un normale nodo in una corda, solo che i due
capi sono incollati. In altre parole, un nodo matematico raffigurato da
una curva chiusa, senza estremit libere. Alcuni esempi sono mostrati
nella figura 54, nella quale i nodi tridimensionali sono rappresentati con
le loro proiezioni, od ombre, sul piano.
Figura 54
La posizione nello spazio di due tratti di corda che si incrociano
indicata nella figura spezzando la linea che raffigura il tratto
sottostante. Il nodo pi semplice definito banale, cio sciolto non
altro che una curva circolare chiusa (figura 54a). Il nodo a trifoglio
(figura 54b) presenta tre incroci, mentre il nodo a otto (figura 54c) ne
ha quattro. Nella teoria di Thomson, questi tre nodi potrebbero
rappresentare, in linea di principio, modelli di tre atomi di crescente
complessit, per esempio atomi, rispettivamente, di idrogeno, carbonio
e ossigeno. Tuttavia, si rendeva necessaria una classificazione completa
dei nodi, compito al quale si dedic un amico di Thomson, il fisico e
matematico scozzese Peter Guthrie Tait (1831-1901).
Le domande che i matematici si pongono riguardo ai nodi non sono
in realt molto diverse da quelle che ci si potrebbe fare davanti a una

normale corda annodata o una matassa aggrovigliata di filo. Sono


davvero annodate? Un nodo equivalente a un altro? Il significato di
questultima domanda semplice: un nodo pu essere deformato fino
ad assumere la forma dellaltro senza tagliare la corda o inserirne un
tratto dentro laltro come nei cosiddetti anelli cinesi dei prestigiatori?
Limportanza di tale quesito dimostrata nella figura 55, che illustra
come mediante certe manipolazioni si possano ottenere due
rappresentazioni assai differenti di quello che in realt lo stesso nodo.
In definitiva, la teoria dei nodi si propone di provare che determinati
nodi (come il nodo a trifoglio e il nodo a otto; figure 54b e 54c) sono
davvero diversi, ignorando le differenze superficiali di altri nodi, come
i due della figura 55.
Figura 55
Tait intraprese con fatica la sua opera di classificazione.[4] Senza
nessun principio matematico rigoroso che lo guidasse, compil elenchi
di curve con un incrocio, due incroci, tre incroci e cos via. In
collaborazione con il reverendo Thomas Penyngton Kirkman (18061895), anchegli matematico dilettante, inizi a passare al setaccio le
curve per eliminare duplicati dovuti a nodi equivalenti. Il compito era
tuttaltro che semplice. Si deve tener presente che a ogni incrocio ci
sono due modi per scegliere quale tratto di corda passa sopra. Ci
significa che se una curva contiene, diciamo, sette incroci, ci saranno 2
2 2 2 2 2 2 = 128 nodi da prendere in considerazione. In
altre parole, la vita umana troppo breve per completare con questo
metodo intuitivo la classificazione di nodi con dieci o pi incroci.
Tuttavia, lo sforzo di Tait non manc di essere apprezzato. Il grande
James Clerk Maxwell, che formul la teoria elettromagnetica classica,
tratt con rispetto la teoria atomica di Thomson, affermando che
soddisfa pi condizioni di qualunque atomo finora considerato.
Essendo al tempo stesso ben consapevole del contributo di Tait,
Maxwell gli dedic i versi seguenti:
Clear your coil of kinkings
Into perfect plaiting,
Locking loops and linkings
Interpenetrating.
[Dipana la tua matassa ingarbugliata
in una treccia perfetta,
chiudendo nodi e curve

che si compenetrano.][5]
Entro il 1877, Tait aveva classificato nodi alternati fino a sette
incroci. I nodi alternati sono quelli in cui il filo passa alternativamente
sopra e sotto ogni incrocio, come in un tappeto intrecciato. Tait fu
anche artefice di alcune scoperte pi pragmatiche, sotto forma di
princpi basilari che in seguito presero il nome di congetture di Tait.
Queste congetture, tra parentesi, erano talmente solide che resistettero a
qualunque tentativo di dimostrarle in maniera rigorosa fino alla fine
degli anni Ottanta del XX secolo. Nel 1885, Tait pubblic tavole di
nodi fino a dieci incroci, e decise di fermarsi l. In modo del tutto
autonomo, anche il professore dellUniversit del Nebraska Charles
Newton Little (1858-1923) diede alle stampe (nel 1889) tavole di nodi
non alternati con un numero di incroci pari o inferiore a dieci.[6]
Lord Kelvin nutr sempre dellaffetto per Tait, come attestano le
parole che pronunci durante una cerimonia al Peterhouse College di
Cambridge, dove veniva presentato un ritratto del fisico scozzese:
Ricordo che una volta Tait osserv che la scienza era lunica cosa per
cui valesse la pena di vivere. Era sincero, ma egli stesso ha dimostrato
come ci non fosse vero. Tait era un gran lettore. Sapeva a memoria
Shakespeare, Dickens e Thackeray. La sua memoria era prodigiosa. Se
leggeva qualcosa che gli piaceva, se lo ricordava per sempre.
Purtroppo, quando Tait e Little ebbero ultimato il loro eroico lavoro
di classificazione dei nodi, lipotesi di Lord Kelvin era stata ormai
completamente scartata come potenziale teoria atomica. Linteresse per
i nodi per non si affievol, con la differenza che, per dirla con le parole
del matematico Michael Atiyah, lo studio dei nodi divenne una branca
esoterica della matematica pura.
La branca della matematica in cui qualit come la dimensione,
luniformit e in un certo senso persino la forma vengono ignorate,
prende il nome di topologia. La topologia la geometria della
superficie elastica prende in esame quelle propriet che rimangono
immutate quando lo spazio viene allungato o deformato in qualunque
modo (senza per causare strappi o buchi).[7] Per loro stessa natura, i
nodi appartengono alla topologia. Per inciso, i matematici distinguono
tra nodi singoli, links, cio insiemi di pi nodi intrecciati tra loro, e
braids (trecce), insiemi di corde verticali fissate a una sbarra
orizzontale allestremit superiore e inferiore.

Se per caso non foste impressionati dalla difficolt di classificare i


nodi, riflettete su questi fatti molto significativi. La tavola di Charles
Little, pubblicata nel 1899 dopo sei anni di lavoro, conteneva
quarantatr nodi non alternati di dieci incroci; venne attentamente
esaminata da molti matematici e ritenuta corretta per settantacinque
anni. Poi, nel 1974, lavvocato e matematico newyorchese Kenneth
Perko, mentre faceva esperimenti con delle corde sul pavimento del
soggiorno, con sua gran sorpresa scopr che due dei nodi nella tavola di
Little erano in realt gli stessi.[8] Al momento siamo convinti che ci
siano solo quarantadue distinti nodi non alternati di dieci incroci.
Se il XX secolo stato testimone di enormi passi in avanti nel campo
della topologia, i progressi nella teoria dei nodi sono stati relativamente
lenti. Uno dei principali obiettivi dei matematici che si sono occupati di
nodi stato quello di identificare delle propriet che li distinguessero in
modo preciso. Tali propriet sono dette invarianti dei nodi, e
rappresentano quantit per cui due differenti proiezioni del medesimo
nodo danno esattamente lo stesso valore. In altri termini, un invariante
ideale letteralmente unimpronta digitale del nodo, una
caratteristica che non muta se il nodo viene deformato. Linvariante pi
semplice cui si possa pensare forse il numero minimo di incroci in un
disegno del nodo. Per esempio, per quanto vi sforziate di sbrogliare il
nodo a trifoglio (figura 54b), non ridurrete mai il numero di incroci a
meno di tre. Sfortunatamente, ci sono uninfinit di ragioni per cui il
numero minimo di incroci non costituisce linvariante pi utile. Primo,
come dimostra la figura 55, non sempre facile determinare se un nodo
stato disegnato con il minor numero possibile di incroci. Secondo, e
pi importante, molti nodi realmente diversi hanno lo stesso numero di
incroci. Nella figura 54, per esempio, ci sono tre nodi differenti con
sette incroci, e non meno di sette nodi differenti che ne hanno sette. Ne
consegue che il numero minimo di incroci non distingue la maggior
parte dei nodi. In definitiva, il numero minimo di incroci, in ragione
della sua natura semplicistica, non ci aiuta a comprendere le propriet
dei nodi in generale.
Un ulteriore progresso si raggiunse nel 1928, quando il matematico
americano James Waddell Alexander (1888-1971) scopr un importante
invariante, conosciuto oggi come polinomio di Alexander.[9]
Fondamentalmente, il polinomio di Alexander unespressione
algebrica che definisce il nodo in base alla disposizione degli incroci.

Laspetto positivo era che se due nodi avevano polinomi di Alexander


differenti, i nodi erano necessariamente differenti. Quello negativo era
che due nodi che presentassero gli stessi polinomi potevano comunque
essere diversi. Di conseguenza, bench estremamente utile, il polinomio
di Alexander non era ancora perfetto per distinguere i nodi.
I matematici spesero i quattro decenni successivi a esplorare la base
concettuale del polinomio di Alexander e ad acquisire ulteriori
conoscenze sulle propriet dei nodi. Perch appassionarsi a tal punto a
questo argomento? Di certo non per uneventuale applicazione pratica.
Il modello atomico di Thomson era da tempo finito nel dimenticatoio, e
in vista non cera nessun altro problema nelle scienze, nelleconomia,
nellarchitettura o in qualsiasi altra disciplina che sembrasse richiedere
una teoria dei nodi. I matematici passavano ore e ore sui nodi
semplicemente perch erano curiosi! Per queste menti, lidea di
comprendere i nodi e i princpi che li regolavano rivestiva un fascino
particolare. Limprovviso lampo dintuizione rappresentato dal
polinomio di Alexander era irresistibile per i matematici quanto la sfida
di conquistare la vetta dellEverest per lalpinista George Mallory, il
quale, interrogato sul perch volesse scalare la montagna, diede la
celebre risposta: Perch l.
Alla fine degli anni Sessanta del Novecento, il prolifico matematico
inglese John Horton Conway scopr un procedimento per sciogliere
gradualmente i nodi, portando cos alla luce la relazione fondamentale
tra i nodi e i loro polinomi di Alexander.[10] In particolare, Conway
introdusse due semplici operazioni chirurgiche che potevano servire
come base per definire un invariante del nodo. Queste operazioni,
soprannominate flip e smoothing, sono descritte schematicamente
nella figura 56. Nel flip (figura 56a), lincrocio viene trasformato
facendo passare il tratto di corda superiore sotto quello inferiore (la
figura mostra come si pu effettuare questa trasformazione in un nodo
reale). Noterete che il flip ovviamente cambia la natura del nodo. Per
esempio, vi sar facile persuadervi che il nodo a trifoglio della figura
54b diventa un nodo banale, cio sciolto (figura 54a), in seguito a un
flip. Lo smoothing di Conway invece elimina del tutto lincrocio (figura
56b), riattaccando i fili nel modo sbagliato. Pur con le nuove
conoscenze acquisite grazie al lavoro di Conway, i matematici rimasero
convinti per quasi un altro ventennio che nessun altro invariante dei

nodi (del tipo del polinomio di Alexander) potesse essere trovato. La


situazione ebbe una svolta clamorosa nel 1984.
Figura 56
Il matematico americano di origine neozelandese Vaughan Jones non
stava affatto studiando i nodi, bens esplorando un mondo ancora pi
astratto: quello delle entit matematiche conosciute come algebre di
von Neumann. Inaspettatamente, Jones not come una relazione che
emergeva nelle algebre di von Neumann somigliasse in modo sospetto
a una relazione nella teoria dei nodi. Si incontr con la teorica dei nodi
della Columbia University Joan Birman per discutere con lei delle
possibili applicazioni. Un esame della relazione alla fine rivel un
invariante dei nodi del tutto nuova, chiamata polinomio di Jones.[11]
Il polinomio di Jones venne immediatamente riconosciuto come un
invariante pi valido rispetto al polinomio di Alexander. Distingue tra i
nodi e la loro immagine speculare (per esempio, i nodi a trifoglio della
figura 57), per cui i polinomi di Alexander erano identici. Ma
soprattutto la scoperta di Jones suscit un entusiasmo senza precedenti
tra i teorici dei giochi. Lannuncio di un nuovo invariante scaten
unattivit talmente frenetica che il mondo dei nodi parve di colpo la
borsa valori in un giorno in cui la Federal Reserve abbassa in modo
inatteso i tassi dinteresse.
Figura 57
Ma la scoperta di Jones fu molto di pi che un passo in avanti nella
teoria dei nodi. Il polinomio di Jones trov infatti collegamenti con una
stupefacente variet di aree della matematica e della fisica, che
andavano dalla meccanica statistica (utilizzata, per esempio, per
studiare il comportamento di grossi insiemi di atomi o molecole) ai
gruppi quantici (la branca della matematica correlata alla fisica del
mondo subatomico). I matematici di tutto il mondo si tuffarono
febbrilmente in tentativi volti a individuare invarianti ancor pi generali
che in qualche modo includessero sia il polinomio di Alexander sia
quello di Jones. Questa corsa termin con quello che forse il risultato
pi sbalorditivo nella storia della competizione scientifica. Soltanto
alcuni mesi dopo che Jones ebbe reso noto il suo nuovo polimonio,
quattro gruppi, lavorando in modo indipendente luno dallaltro e
adottando
tre
diversi
approcci
matematici,
annunciarono
contemporaneamente la scoperta di un invariante ancora pi sensibile.
Il nuovo polinomio venne chiamato polinomio HOMFLY, dalle

iniziali dei cognomi dei suoi scopritori: Hoste, Ocneanu, Millett, Freyd,
Lickorish e Yetter. Per giunta, come se quattro gruppi che tagliano
insieme la linea del traguardo non bastassero, due matematici polacchi
(Przytycki e Traczyk) giunsero esattamente allo stesso risultato,
mancando per lappuntamento con la pubblicazione a causa di un
capriccioso servizio postale. Di conseguenza, ci si riferisce al
polinomio anche come al polinomio HOMFLYPT (o talvolta
THOMFLYP), aggiungendo le iniziali degli scopritori polacchi.
Sebbene da allora siano stati scoperti altri invarianti, una
classificazione completa dei nodi non ancora stata attuata. Quale nodo
precisamente possa essere ritorto e ruotato per produrre un altro nodo
senza luso delle forbici rimane una domanda senza risposta. Al
momento attuale, lultimo invariante scoperto si deve al matematico
franco-russo Maxim Kontsevich, che per il lavoro svolto ha ricevuto la
Medaglia Fields nel 1998 e il Premio Crafoord nel 2008. Nel 1998, Jim
Hoste del Pitzer College di Claremont, California, e Jeffrey Weeks di
Canton, New York, hanno classificato tutti i nodi fino a sedici incroci.
Unidentica tabulazione stata realizzata da Morwen Thistlethwaite
dellUniversit del Tennessee di Knoxville. Ogni elenco contiene
esattamente 1.701.936 nodi diversi!
Lautentica sorpresa, tuttavia, non arriv dai progressi nella teoria dei
nodi, ma dal suo inatteso e clamoroso ritorno in auge in svariate
discipline scientifiche.[12]
I nodi della vita
Come abbiamo precedentemente notato, la teoria dei nodi ebbe
origine da un errato modello dellatomo. Una volta morto e sepolto quel
modello, per, i matematici non si scoraggiarono. Al contrario, si
imbarcarono con grande entusiasmo in un lungo e difficile viaggio per
cercare di comprendere i nodi. Immaginate quindi il loro entusiasmo
quando la teoria dei nodi allimprovviso si rivel la chiave per capire i
processi fondamentali riguardanti le molecole della vita. Avete bisogno
di un esempio migliore del ruolo passivo della matematica pura nello
spiegare la natura?
Lacido desossiribonucleico, o DNA, il materiale genetico di tutte
le cellule. Consiste in due lunghi filamenti che si intrecciano tra loro
milioni di volte per formare una doppia elica. Lungo le due spine
dorsali, cui possiamo pensare come ai lati di una scala, si alternano
molecole di zucchero e di fosfato. I pioli della scala sono composti

da coppie di basi unite da legami di idrogeno in una corrispondenza


fissa (ladenina si appaia solo con la timina, e la citosina solo con la
guanina; figura 58).
Figura 58
Quando una cellula si divide, il primo passo la duplicazione del
DNA, in modo che le cellule figlie ne ricevano una copia. In modo
analogo, nel processo di trascrizione (mediante il quale
linformazione genetica viene trasferita dal DNA allRNA), una sezione
della doppia elica del DNA si srotola e soltanto un filamento serve
come stampo. Quando la sintesi dellRNA completata, il DNA si
riavvolge nella sua elica. La duplicazione e la trascrizione non sono
processi facili, perch il DNA cos strettamente annodato e intrecciato
(al fine di compattare le informazioni) che, a meno di un
dipanamento, questi processi vitali non potrebbero aver luogo.
Inoltre, affinch la duplicazione venga ultimata, le molecole figlie di
DNA devono essere slegate e il DNA parentale deve ritornare alla sua
configurazione originale.
Gli agenti che si occupano di questopera di districamento sono gli
enzimi, che fanno passare un filamento di DNA attraverso laltro
creando delle interruzioni temporanee e riconnettendo le estremit in
maniera diversa.[13] Questo processo vi suona familiare? Si tratta
esattamente delle operazioni chirurgiche introdotte da Conway per
disfare i nodi matematici (figura 56). In altre parole, da un punto di
vista topologico, il DNA come un nodo complicato che devessere
sciolto dagli enzimi per consentire la duplicazione e la trascrizione.
Servendosi della teoria dei nodi per calcolare quanto difficile
districare il DNA, i ricercatori possono studiare le propriet degli
enzimi deputati a questo compito. Meglio ancora, usando tecniche di
visualizzazione sperimentali quali il microscopio elettronico e
lelettroforesi su gel, gli scienziati sono in grado di osservare e
quantificare i cambiamenti nel modo in cui si annoda e si collega il
DNA causati da un enzima (la figura 59 mostra la micrografia
elettronica di un nodo di DNA). La sfida per i matematici quindi di
dedurre i meccanismi con i quali operano gli enzimi dai mutamenti
osservati nella topologia del DNA. Come effetto secondario, i
cambiamenti nel numero di incroci del nodo di DNA offrono ai biologi
una misura dei tassi di reazione degli enzimi, cio quanti incroci al
minuto pu provocare un enzima di una data concentrazione.

Figura 59
Ma la biologia molecolare non lunico campo in cui la teoria dei
nodi trova impreviste applicazioni. Anche la teoria delle stringhe
lattuale tentativo di formulare una teoria unificata che spieghi tutte le
forze della natura ha a che fare con i nodi.
Luniverso in una stringa?
La gravit la forza che opera su scala pi grande: tiene insieme le
stelle nelle galassie, e influenza lespansione delluniverso. La relativit
generale di Einstein una notevole teoria della gravit. Nel profondo
dei nuclei atomici, regnano altre forze supreme e una diversa teoria. La
potente forza nucleare tiene assieme le particelle chiamate quark per
formare protoni e neutroni, i componenti fondamentali della materia.
Nel mondo subatomico, il comportamento delle particelle e delle forze
governato dalle leggi della meccanica quantistica. Quark e galassie
seguono le stesse regole? I fisici credono di s, anche se non ne
conoscono ancora la motivazione. Per decenni hanno cercato una
teoria del tutto, capace di descrivere nella loro interezza le leggi della
natura. In particolare, i fisici vogliono colmare il divario tra il grande e
il piccolo con una teoria quantistica della gravit, conciliando la
relativit generale con la meccanica quantistica. La teoria delle
stringhe (o teoria delle corde) sembra attualmente la scommessa
migliore per arrivare a una teoria del tutto.[14] Originariamente
sviluppata e poi scartata come teoria per la forza nucleare, venne
riesumata nel 1974 dai fisici John Schwarz e Joel Scherk. Lidea alla
base della teoria delle stringhe abbastanza semplice. La teoria
suggerisce che le particelle subatomiche elementari, come elettroni e
quark, non sono entit puntiformi, prive di una struttura. Le particelle
elementari rappresentano piuttosto differenti modi di vibrazione di una
stringa. Il cosmo, secondo questa concezione, pieno di curve
minuscole, flessibili, simili a elastici. Cos come la corda di un violino
pu essere pizzicata per ottenere armonie diverse, vibrazioni differenti
di queste stringhe corrispondono a distinte particelle della materia. In
altre parole si potrebbe dire che il mondo somiglia a una sinfonia.
Poich le stringhe sono curve chiuse che si muovono nello spazio,
con il passare del tempo percorrono delle aree (dette fogli
duniverso), sotto forma di cilindri (figura 60). Se una stringa emette
altre stringhe, il cilindro si biforca in strutture a forma di forcella.
Quando pi stringhe interagiscono, formano unintricata rete di

ciambelle (il termine esatto tori) fuse luna nellaltra. Studiando


queste complesse strutture topologiche, i teorici delle stringhe Hirosi
Ooguri e Cumrun Vafa scoprirono un nesso sorprendente tra il numero
di tori, le propriet geometriche intrinseche dei nodi, e il polinomio di
Jones.[15] Prima di loro, Edward Witten uno dei protagonisti della
teoria delle stringhe aveva trovato uninaspettata relazione tra il
polinomio di Jones e i fondamenti stessi della teoria delle stringhe (nota
come teoria quantistica dei campi).[16] Il modello di Witten stato
successivamente rivisto da una prospettiva puramente matematica da
Michael Atiyah.[17] Perci, la teoria delle stringhe e quella dei nodi
vivono in perfetta simbiosi. Da un lato, la prima ha beneficiato dei
risultati ottenuti dalla seconda; dallaltro, ha condotto a nuove
intuizioni nella teoria dei nodi.
Figura 60
Sebbene con una portata assai pi ampia, la teoria delle stringhe si
propone di spiegare i componenti pi elementari della materia, pi o
meno come Thomson in origine aveva ricercato una teoria dellatomo.
Thomson credeva erroneamente che i nodi potessero fornire la
risposta. Grazie a una svolta imprevista, i teorici delle stringhe hanno
scoperto che i nodi possono davvero aiutare a trovare almeno alcune
spiegazioni.
La storia della teoria dei nodi dimostra perfettamente le inaspettate
potenzialit della matematica. Come ho accennato in precedenza, il lato
attivo dellefficacia della matematica quando cio gli scienziati
generano la matematica di cui hanno bisogno per descrivere una
scienza osservabile offre alcune sconcertanti sorprese quando si tratta
di entrare nel dettaglio. Permettetemi di illustrare brevemente un
argomento della fisica in cui tanto laspetto attivo quanto quello passivo
hanno avuto un ruolo, ma che particolarmente degno di nota per via
dellaccuratezza raggiunta.
Il peso dellaccuratezza
Newton attinse alle leggi della caduta dei gravi scoperte da Galileo e
altri sperimentalisti italiani, le combin con quelle del moto dei pianeti
enunciate da Keplero, e utilizz questo schema unificato per elaborare
una legge sulla gravitazione universale. Lungo il cammino, Newton
dovette ideare una branca totalmente nuova della matematica il
calcolo infinitesimale che gli consentisse di catturare in modo conciso
e coerente tutte le propriet delle leggi sul moto e la gravitazione che

intendeva proporre. Il grado di accuratezza con cui Newton poteva


verificare la sua legge sulla gravit, dati i risultati frutto di osservazioni
ed esperimenti disponibili ai suoi tempi, non superava il 4 per cento
circa. Tuttavia, la legge si dimostr precisa al di l di ogni ragionevole
aspettativa. Negli anni Cinquanta del Novecento, il margine di
incertezza era pari a un decimillesimo di punto percentuale. Ma questo
non tutto. Alcune recenti teorie congetturali, volte a spiegare il fatto
che lespansione del nostro universo sembra accelerare, hanno
suggerito che la gravit possa modificare il suo comportamento su scale
di distanza molto piccole. Ricorderete come la legge di Newton affermi
che lattrazione gravitazionale inversamente proporzionale al
quadrato della distanza; cio, se si raddoppia la distanza tra due corpi,
la forza gravitazionale avvertita da ciascun corpo diventa quattro volte
pi debole. Il nuovo scenario prediceva delle deviazioni da questo
comportamento per distanze inferiori a un millimetro. Eric Adelberger,
Daniel Kapner e i loro collaboratori dellUniversit di Washington,
Seattle, hanno condotto una serie di ingegnosi esperimenti per testare
questo preannunciato cambiamento nella dipendenza dalla
separazione.[18] I loro risultati pi recenti, pubblicati nel gennaio 2007,
mostrano che la legge dellinverso del quadrato valida fino a una
distanza di cinquantasei millesimi di millimetro! Perci una legge
matematica proposta pi di trecento anni fa sulla base di osservazioni
limitate non solo si rivelata straordinariamente accurata, ma ha
dimostrato la sua validit in un campo di variazione che stato
possibile sondare solo cos di recente.
Cera unaltra importante questione che Newton lasci senza
risposta. Come funziona realmente la gravit? Come pu la Terra, a
oltre 380.000 chilometri di distanza dalla Luna, influenzarne il moto?
Newton era consapevole di questa lacuna nella sua teoria, e lo ammise
apertamente nei Principia:
Fin qui ho spiegato i fenomeni del cielo e del nostro mare mediante
la forza di gravit, ma non ho mai fissato la causa della gravit. Questa
forza nasce interamente da qualche causa, che penetra fino al centro del
Sole e dei pianeti [...]. La sua azione si estende per ogni dove a
immense distanze, sempre decrescendo in proporzione inversa al
quadrato delle distanze [...]. In verit non sono ancora riuscito a dedurre
dai fenomeni la ragione di queste propriet della gravit, e non invento
ipotesi.

La persona che decise di raccogliere la sfida posta dallomissione di


Newton fu Albert Einstein (1879-1955). Nel 1907, Einstein aveva
unottima ragione per interessarsi alla gravit: la sua nuova teoria
della relativit ristretta sembrava infatti confliggere con la legge di
gravitazione newtoniana.[19]
Newton credeva che lazione della gravit fosse istantanea.
Supponeva insomma che i pianeti avvertissero allistante la forza
gravitazionale del Sole, e cos una mela lattrazione terrestre. Daltro
canto, il pilastro centrale della relativit ristretta di Einstein stava
nellaffermazione che nessun oggetto, forma di energia o informazione
poteva viaggiare a una velocit superiore a quella della luce. Come
poteva dunque la gravit operare istantaneamente? Il seguente esempio
mostra che le conseguenze di questa contraddizione potevano rivelarsi
disastrose per concetti cos fondamentali come la nostra percezione di
causa ed effetto.
Immaginate che il Sole per qualche motivo allimprovviso scompaia.
Privata della forza che la mantiene nella sua orbita, la Terra (secondo
Newton) inizierebbe immediatamente a muoversi lungo una linea retta
(a parte piccole deviazioni dovute alla gravit di altri pianeti). Tuttavia,
il Sole in realt sparirebbe alla vista degli abitanti della Terra solo circa
otto minuti pi tardi, poich questo il tempo impiegato dalla luce per
coprire la distanza tra il Sole e la Terra. In altre parole, il cambiamento
di moto della Terra precederebbe la scomparsa del Sole.
Per eliminare questa contraddizione, e al tempo stesso affrontare il
quesito lasciato senza soluzione da Newton, Einstein si dedic in
maniera quasi ossessiva alla ricerca di una nuova teoria della gravit. Si
trattava di unimpresa formidabile. Qualunque nuova teoria doveva non
soltanto salvaguardare tutti i notevoli successi della teoria di Newton,
ma anche spiegare come funzionava la gravit, e farlo in un modo che
fosse compatibile con la relativit ristretta. Dopo un certo numero di
false partenze e lunghi vagabondaggi in vicoli ciechi, alla fine Einstein
raggiunse la meta nel 1915. La sua teoria della relativit generale
tuttora considerata da molti una tra le pi straordinarie teorie mai
formulate.
Il concetto centrale dellinnovativa intuizione di Einstein che la
gravit sia da considerarsi come una curvatura nella struttura dello
spazio e del tempo. Secondo Einstein, cos come le palline da golf
vengono guidate dalle ondulazioni del campo, i pianeti descrivono

traiettorie curve nello spazio deformato che rappresenta la forza di


gravit del Sole. In altri termini, in assenza di materia o altre forme di
energia, lo spazio-tempo (composto dalle tre dimensioni dello spazio
e da quella del tempo) sarebbe piatto. Materia ed energia incurvano lo
spazio-tempo come una pesante palla da bowling con un tappeto
elastico. I pianeti seguono le traiettorie pi dirette in questa geometria
curva, che una manifestazione della gravit. Risolvendo il problema
di come funziona la gravit, Einstein forniva anche il contesto per
affrontare quello relativo alla velocit con cui si propaga. La questione
si riduceva a determinare quanto potessero viaggiare veloci le curve
nello spazio. In fondo, era un po come calcolare la velocit delle
increspature in uno stagno. Einstein riusc a dimostrare che, nella
relativit generale, la gravit viaggia esattamente alla stessa velocit
della luce, il che superava la discrepanza tra la teoria di Newton e la
relativit ristretta. Se il Sole dovesse sparire, il cambiamento nellorbita
della Terra si verificherebbe otto minuti dopo, in coincidenza con
losservazione della scomparsa.
Il fatto che Einstein avesse trasformato lo spazio-tempo
quadridimensionale e curvo nella pietra angolare della sua nuova teoria
sul cosmo significava che aveva assoluta necessit di una teoria
matematica di simili entit geometriche. Disperato, si rivolse a un suo
vecchio compagno di studi, il matematico Marcel Grossmann (18781936): Nutro ormai il massimo rispetto per la matematica, le cui parti
pi astruse giudicavo in precedenza un puro e semplice lusso.
Grossmann gli fece notare che la geometria non euclidea di Riemann
era proprio lo strumento di cui aveva bisogno: una geometria di spazi
curvi di un numero qualsiasi di dimensioni. Questa era unincredibile
dimostrazione di ci che ho definito lefficacia passiva della
matematica, che Einstein fu lesto a riconoscere. Possiamo in effetti
considerare [la geometria] come la pi antica branca della fisica
dichiar. Senza di essa non sarei stato in grado di formulare la teoria
della relativit.
La relativit generale stata sottoposta a esperimenti con
impressionante accuratezza. Questo tipo di test non facile da
realizzare, poich la curvatura spazio-temporale causata da oggetti
come il Sole si misura solo in parti per milione. Mentre in origine le
prove erano tutte associate a osservazioni nellambito del sistema solare
(per esempio, piccolissime variazioni nellorbita del pianeta Mercurio,

confrontate con le predizioni della gravit newtoniana), di recente sono


diventati possibili test pi esotici. Una delle migliori verifiche sfrutta un
oggetto astronomico conosciuto come doppia pulsar.
Una pulsar una stella straordinariamente compatta che emette onde
radio, con una massa maggiore di quella del Sole, ma ha un raggio di
appena dieci chilometri circa. La densit di questa stella (nota come
stella di neutroni) cos alta che un centimetro cubo della sua
materia ha una massa di centinaia di milioni di tonnellate. Queste stelle
di neutroni ruotano molto velocemente, emettendo onde radio dai loro
poli magnetici. Quando lasse magnetico disallineato rispetto allasse
di rotazione (figura 61), il fascio di radiazioni originato da un dato polo
pu attraversare la nostra linea visiva solo una volta ogni rotazione,
come il lampo di luce di un faro. In tal caso, lemissione radio sembrer
pulsare; da qui il termine pulsar. anche possibile che due pulsar
orbitino luna attorno allaltra, creando un sistema di doppia pulsar.
Ci sono due propriet che rendono la doppia pulsar un eccellente
laboratorio per testare la relativit generale: 1) Le radio pulsar sono dei
superbi orologi: la loro velocit di rotazione talmente regolare che
superano in precisione gli orologi atomici; 2) Le pulsar sono cos
compatte che i loro campi gravitazionali sono molto forti, producendo
significativi effetti relativistici. Queste caratteristiche permettono agli
astronomi di misurare con estrema accuratezza le variazioni nel tempo
di percorrenza della luce causate dal moto orbitale delle due pulsar
ciascuna nel campo gravitazionale dellaltra.
Il test pi recente stato il frutto di osservazioni effettuate nellarco
di due anni e mezzo sul sistema di due pulsar noto come PSR J07373039A/B (il lungo numero telefonico riflette le coordinate del
sistema nel cielo). Le due pulsar di questo sistema completano una
rivoluzione orbitale in appena due ore e ventisette minuti, e il sistema si
trova pressappoco a duemila anni luce dalla Terra (un anno luce la
distanza percorsa dalla luce in un anno nel vuoto, ed equivale a circa
9460 miliardi di chilometri). Un team di astronomi guidato da Michael
Kramer dellUniversit di Manchester ha misurato le correzioni
relativistiche al moto newtoniano. I risultati, pubblicati nellottobre del
2006, hanno confermato i valori previsti dalla relativit generale con
unincertezza dello 0,05 per cento![20]
Figura 61

Incidentalmente, sia la relativit ristretta sia quella generale hanno un


ruolo importante nel Global Positioning System (GPS), che ci aiuta a
individuare la nostra posizione sulla superficie terrestre e la strada per
muoversi da un posto a un altro, in macchina, in aereo o a piedi. Il GPS
determina la posizione del ricevitore misurando il tempo che impiega il
segnale proveniente da diversi satelliti a raggiungerlo ed effettuando
una triangolazione delle posizioni conosciute di ciascun satellite. La
relativit ristretta predice che gli orologi atomici a bordo dei satelliti
dovrebbero funzionare pi lentamente (restando indietro di alcuni
milionesimi di secondo al giorno) di quelli a terra per via del loro moto
relativo. Al tempo stesso, secondo la relativit generale, gli orologi sui
satelliti dovrebbero andare pi veloci (di qualche decina di milionesimi
di secondo al giorno) rispetto a quelli a terra, poich in alto, sopra la
superficie terrestre la curvatura spazio-temporale dovuta alla massa
della Terra inferiore. Senza apportare le necessarie correzioni per
questi due effetti, gli errori nelle posizioni globali potrebbero
accumularsi a un ritmo di oltre otto chilometri al giorno.
La teoria della gravit soltanto uno dei molti esempi che illustrano
la miracolosa adattabilit e la strabiliante accuratezza della
formulazione matematica delle leggi della natura. In questo caso, come
in parecchi altri, ci che tiriamo fuori dalle equazioni molto pi di
quel che ci abbiamo messo dentro allinizio. Laccuratezza delle teorie
di Newton e Einstein si rivelata di gran lunga superiore a quella delle
osservazioni che le teorie si proponevano di spiegare.
Forse il miglior esempio della stupefacente precisione che una teoria
matematica pu raggiungere fornito dalla elettrodinamica
quantistica (QDE), cio la teoria che descrive tutti i fenomeni che
coinvolgono la luce e le particelle elettricamente cariche. Nel 2006, un
gruppo di fisici di Harvard ha determinato il momento magnetico
dellelettrone (che misura la forza con cui un elettrone interagisce con
un campo magnetico) con una precisione pari a otto parti per trilione,
unimpresa sperimentale straordinaria.[21] Ma se aggiungiamo il fatto
che i pi recenti calcoli teorici basati sulla QDE raggiungono una
precisione analoga e che i due risultati concordano, laccuratezza
diviene quasi incredibile. Quando venne a conoscenza del continuo
successo della QDE, uno dei suoi artefici, il fisico Freeman Dyson,
comment: Sono sbalordito dalla precisione con cui la Natura danza
sulle note del motivetto che abbiamo scribacchiato con noncuranza

cinquantasette anni fa, e da come sperimentatori e teorici riescano a


misurare e calcolare la sua danza fino a una parte per trilione.
A contribuire alla fama delle teorie matematiche non per
solamente laccuratezza, ma anche la forza predittiva. Lasciatemi fare
due semplici esempi, uno riferito al XIX secolo, laltro al XX. La prima
teoria prediceva un nuovo fenomeno e la seconda lesistenza di nuove
particelle fondamentali.
James Clerk Maxwell, che formul la teoria elettromagnetica
classica, nel 1864 mostr che la teoria prediceva come campi elettrici o
magnetici che variano generino onde che si propagano. Queste onde
le familiari onde elettromagnetiche (per esempio, le onde radio)
furono individuate per la prima volta dal fisico tedesco Heinrich Hertz
(1857-1894) in una serie di esperimenti condotti alla fine degli anni
Ottanta dellOttocento.
Nei tardi anni Sessanta del Novecento, i fisici Steven Weinberg,
Sheldon Glashow e Abdus Salam svilupparono una teoria che tratta la
forza elettromagnetica e la forza nucleare debole in modo unificato.[22]
Questa teoria, oggi conosciuta come teoria elettrodebole, prediceva
lesistenza di tre particelle (chiamate bosoni W+, W- e Z) che non
erano mai state osservate prima. Le particelle furono scoperte nel 1983
durante una serie di esperimenti condotti con un acceleratore (che fa
collidere le particelle subatomiche le une contro le altre ad altissima
energia) dai fisici Carlo Rubbia e Simon van der Meer.
Il fisico Eugene Wigner, che coni lespressione lirragionevole
efficacia della matematica, propose di definire tutti questi inattesi
successi delle teorie matematiche come la legge empirica
dellepistemologia (lepistemologia la disciplina che indaga le
origini e i limiti della conoscenza). Se questa legge non fosse stata
corretta,
sostenne,
gli
scienziati
sarebbero
stati
privi
dellincoraggiamento e della rassicurazione che sono assolutamente
necessari per unapprofondita esplorazione delle leggi della natura.
Wigner, tuttavia, non offr alcuna spiegazione per la legge empirica
dellepistemologia. La considerava piuttosto un dono meraviglioso
per cui dovremmo essere grati pur senza comprenderne lorigine. In
effetti, questo dono catturava lessenza della questione relativa
allirragionevole efficacia della matematica.
A questo punto, penso che abbiamo raccolto indizi sufficienti per
provare a rispondere alle domande con cui abbiamo iniziato. Perch la

matematica cos efficace e produttiva nello spiegare il mondo che ci


circonda da generare persino nuove conoscenze? E la matematica, in
definitiva, viene inventata oppure scoperta?
9
La mente umana, la matematica e luniverso
Le due domande: 1) La matematica esiste indipendentemente dalla
mente umana?, e 2) Perch i concetti matematici hanno unapplicabilit
che va ben oltre il contesto in cui sono stati originariamente sviluppati?,
sono correlate in modi assai complessi. Tuttavia, per semplificare la
discussione, tenter di affrontarle una alla volta.
Per prima cosa, forse vi chiederete come la pensano i matematici
moderni in merito alla questione se la matematica sia una scoperta o
uninvenzione. Ecco come i matematici Philip Davis e Reuben Hersh
hanno descritto la situazione nel loro meraviglioso libro Lesperienza
matematica:
La maggior parte di coloro che scrivono sullargomento sembrano
concordi nel dire che il tipico matematico di professione un platonista
[considera la matematica una scoperta] nei giorni feriali e un formalista
[considera la matematica uninvenzione] la domenica. Cio, quando fa
matematica convinto di avere a che fare con una realt oggettiva di
cui sta cercando di determinare le propriet. Ma poi, quando viene
sfidato a fare un resoconto filosofico di questa realt, trova pi facile
fingere che dopotutto non ci crede.[1]
Ho limpressione che questa caratterizzazione possa considerarsi
valida per molti matematici e fisici teorici contemporanei. Nondimeno,
alcuni matematici del XX secolo si sono schierati apertamente da una
parte o dallaltra. Ecco qui, a rappresentare il punto di vista platonico,
G. H. Hardy nellApologia di un matematico:
Per me, e suppongo per la maggior parte dei matematici, esiste
unaltra realt, che chiamer realt matematica; e non vi alcun
accordo riguardo la natura della realt matematica n tra i matematici
n tra i filosofi. Alcuni ritengono che sia mentale e che in un certo
senso noi la costruiamo, altri che sia fuori e indipendente da noi. Un
uomo che fosse in grado di descrivere in modo convincente la realt
matematica, avrebbe risolto moltissimi dei problemi pi difficili della

metafisica. Se poi riuscisse a includere la realt fisica nella sua


descrizione, li avrebbe risolti tutti.
Non vorrei discutere qui nessuna di tali questioni, nemmeno se avessi
la competenza per farlo, ma esporr dogmaticamente la mia posizione
al fine di evitare il minimo fraintendimento. Credo che la realt
matematica stia fuori di noi, che il nostro compito sia di scoprirla o di
osservarla, e che i teoremi che noi dimostriamo, qualificandoli
pomposamente come nostre creazioni, siano semplicemente
annotazioni delle nostre osservazioni. Questa idea stata sostenuta, in
una forma o nellaltra, da molti eminenti filosofi da Platone in poi, e
user il linguaggio che naturale per un uomo che la sostiene.[2]
I matematici Edward Kasner (1878-1955) e James Newman (19071966) espressero esattamente il punto di vista opposto in Matematica e
immaginazione:
Non sorprendente che la matematica goda di un prestigio
ineguagliato da qualunque altro esercizio mentale finalizzato a uno
scopo. Ha reso possibili cos tanti progressi in campo scientifico, al
tempo stesso cos indispensabile nelle faccende pratiche e senza dubbio
un tale capolavoro di astrazione pura che il riconoscimento della sua
preminenza tra le conquiste dellintelletto umano le quantomeno
dovuto.
Malgrado questa preminenza, la matematica ha avuto il suo primo
significativo apprezzamento solo di recente, con lavvento della
geometria quadridimensionale e non euclidea. Questo non vuol dire che
i passi avanti compiuti grazie al calcolo infinitesimale, la teoria della
probabilit, laritmetica dellinfinito, la topologia e gli altri argomenti
che abbiamo trattato, vadano minimizzati. Ciascuno ha ampliato la
matematica e reso pi profondo il suo significato come pure la nostra
comprensione delluniverso fisico. Tuttavia, nessuno ha contribuito
allintrospezione matematica, alla conoscenza della relazione che lega
le parti della matematica tra loro e con il tutto, tanto quanto le eresie
non euclidee.
In conseguenza del coraggioso spirito critico che ha generato le
eresie, abbiamo superato il concetto che le verit matematiche hanno
unesistenza indipendente e separata dalle nostre menti. Ci appare
persino strano che un tale concetto sia potuto esistere. Eppure quello
che Pitagora avrebbe pensato e con lui Cartesio e centinaia di altri
grandi matematici prima del XIX secolo. Oggi la matematica non pi

prigioniera; si sbarazzata delle sue catene. Qualunque sia la sua


essenza, riconosciamo che libera come la mente, prensile come
limmaginazione. La geometria non euclidea la dimostrazione che la
matematica, a differenza della musica delle sfere, opera delluomo,
soggetta solamente ai limiti imposti dalle leggi del pensiero.[3]
Perci, contrariamente alla precisione e allaccuratezza che
contraddistinguono le affermazioni in matematica, qui siamo di fronte a
una divergenza di opinioni pi tipica dei dibattiti filosofici o politici.
Dovremmo sorprenderci? No davvero. Chiarire se la matematica sia
stata inventata oppure scoperta una questione che non attiene alla
matematica.
La nozione di scoperta implica la preesistenza in qualche universo,
reale o metafisico. Il concetto di invenzione coinvolge la mente
umana, individuale o collettiva. La questione dunque appartiene a una
combinazione di discipline che pu riguardare la fisica, la filosofia, la
matematica, la scienza cognitiva, persino lantropologia, ma di certo
non unicamente la matematica (almeno non in maniera diretta). Di
conseguenza, forse i matematici non sono i meglio attrezzati per
rispondere a questa domanda. Dopotutto, i poeti, che fanno magie con il
linguaggio, non sono per forza i migliori linguisti, e i pi grandi filosofi
in genere non sono esperti di funzioni cerebrali. La risposta al dilemma
invenzione o scoperta? pu quindi ricavarsi soltanto (sempre che sia
possibile) da un attento esame di numerosi indizi sparsi nelle discipline
pi disparate.
Metafisica, fisica e cognizione
Quanti credono che la matematica esista in un universo indipendente
dagli esseri umani si dividono ancora in due differenti fazioni quando si
tratta di identificare la natura di questo universo.[4] Innanzitutto, ci
sono i veri platonisti, per i quali la matematica abita nel mondo
eterno e astratto delle forme matematiche. Poi, ci sono coloro che
suggeriscono che le strutture matematiche costituiscono di fatto una
parte reale del mondo naturale. Poich ho gi parlato profusamente del
platonismo puro e di alcune delle sue imperfezioni filosofiche, vorrei
soffermarmi sul secondo punto di vista.[5]
La persona che offre forse la versione pi estrema e congetturale
dello scenario della matematica come parte del mondo fisico un
collega astrofisico del MIT, Max Tegmark.

Tegmark sostiene che il nostro universo non soltanto descritto


dalla matematica: la matematica (il corsivo mio).[6] La sua
argomentazione parte dal presupposto indiscusso che esiste una realt
fisica esterna indipendente dagli esseri umani. Quindi passa ad
analizzare quale potrebbe essere la natura della teoria definitiva di una
tale realt (quella che i fisici chiamano teoria del tutto). Poich
questo mondo fisico completamente autonomo dagli uomini, afferma
Tegmark, la sua descrizione devessere libera da qualunque bagaglio
umano (per esempio, il linguaggio). In altre parole, la teoria definitiva
non pu includere concetti quali particelle subatomiche, stringhe
vibranti, spazio-tempo curvo o altri costrutti elaborati dalluomo.
Da questa supposta intuizione, Tegmark giunge alla conclusione che
lunica possibile descrizione del cosmo deve implicare unicamente
concetti astratti e i rapporti tra essi, che giudica essere la definizione
funzionante della matematica.
Largomentazione di Tegmark a sostegno di una realt matematica
di certo affascinante e, se fosse corretta, avrebbe aperto una strada
verso la soluzione del problema dellirragionevole efficacia della
matematica. In un universo identificato con la matematica, il fatto che
questa si adatti come un guanto alla natura non sarebbe affatto
sorprendente. Purtroppo, io non trovo il ragionamento di Tegmark
particolarmente convincente. Il salto dallesistenza di una realt esterna
(indipendente dagli esseri umani) alla conclusione che bisogna credere,
per citare le sue stesse parole, in ci che io chiamo lipotesi
delluniverso matematico: che la nostra realt fisica una struttura
matematica, a mio avviso implica un artificio. Quando Tegmark cerca
di qualificare cosa sia realmente la matematica, afferma: Per un logico
moderno, una struttura matematica precisamente questo: un insieme
di entit astratte correlate tra loro. Ma questo logico moderno un
essere umano! In pratica, Tegmark non dimostra mai davvero che la
nostra matematica non stata inventata dalluomo; si limita a
presumerlo. Inoltre, come ha fatto notare il neurobiologo francese JeanPierre Changeux in risposta a una simile asserzione: Mi sembra che
rivendicare una realt fisica per gli oggetti matematici, a livello dei
fenomeni naturali che studiamo in biologia, ponga un preoccupante
problema epistemologico. Come pu uno stato fisico, interno al nostro
cervello, rappresentare un altro stato fisico esterno a esso?.[7]

Gran parte degli altri tentativi di collocare correttamente gli oggetti


matematici nella realt fisica esterna fanno esclusivo affidamento
allefficacia della matematica nello spiegare la natura in modo
verificabile. Ci tuttavia presuppone che non sia possibile nessunaltra
spiegazione per lefficacia della matematica, il che, come mostrer in
seguito, non risponde a verit.
Se la matematica non risiede n nel mondo platonico senza spazio e
senza tempo, n nel mondo fisico, questo significa forse che
interamente inventata dalluomo? Assolutamente no. In effetti, pi
avanti sosterr che gran parte della matematica dovuta a delle
scoperte. Prima di passare oltre, per, ritengo utile esaminare alcune
delle opinioni di scienziati cognitivi contemporanei. La ragione
semplice: se anche la matematica fosse totalmente frutto di scoperte,
queste sarebbero state comunque compiute da matematici umani per
mezzo delluso del loro cervello.
Visti gli enormi progressi ottenuti in anni recenti nel campo delle
scienze cognitive, era naturale aspettarsi che neurobiologi e psicologi
rivolgessero la loro attenzione alla matematica, in particolare alla
ricerca dei fondamenti della matematica nella cognizione umana. Un
rapido sguardo alle conclusioni della maggior parte degli scienziati
cognitivi potrebbe inizialmente darvi limpressione di vedere incarnata
la frase di Mark Twain: Per chi ha un martello, tutto assomiglia a un
chiodo. Con piccole variazioni nellenfasi, la quasi totalit di
neuropsicologi e biologi stabiliscono che la matematica
uninvenzione umana. A un esame pi attento, tuttavia, si scopre che
sebbene linterpretazione dei dati cognitivi sia ben lungi dallessere
inequivocabile, non vi dubbio che gli sforzi cognitivi costituiscono
una fase nuova e innovativa nella ricerca dellorigine della matematica.
Ecco un piccolo ma rappresentativo campionario di commenti di
scienziati cognitivi.
Il neuroscienziato francese Stanislas Dehaene, che si interessa
principalmente di cognizione numerica, nel suo libro del 1997 Il pallino
della matematica concluse che lintuizione dei numeri saldamente
ancorata nel nostro cervello.[8] Questa posizione non si discosta molto
da quella degli intuizionisti, che volevano dare allintera matematica
delle basi nella pura forma dellintuizione dei numeri naturali. Dehaene
sostiene che le scoperte relative alla psicologia dellaritmetica
confermano come il numero appartenga agli oggetti naturali del

pensiero, alle categorie innate secondo le quali comprendiamo


luniverso. In seguito a uno studio separato condotto con i Munduruku
unisolata trib indigena dellAmazzonia Dehaene e i suoi
collaboratori nel 2006 hanno espresso un giudizio analogo sulla
geometria: Listintiva comprensione di concetti geometrici e mappe da
parte di questa remota comunit umana la prova che la conoscenza
geometrica essenziale, al pari dellaritmetica di base, un elemento
costitutivo universale della mente umana.[9] Non tutti gli scienziati
cognitivi concordano con questa conclusione.[10] Alcuni rilevano, per
esempio, che il successo dei Munduruku in questo recente test di
geometria in cui dovevano identificare una curva in mezzo a linee
rette, un rettangolo tra quadrati, unellisse tra cerchi, e cos via , ha
probabilmente pi a che vedere con la loro abilit visiva
nellindividuare lintruso che con uninnata cognizione geometrica.
Il neurobiologo francese Jean-Pierre Changeux, in Pensiero e
materia, un affascinante dialogo sulla natura della matematica con il
matematico (di persuasione platonica) Alain Connes, ha osservato:
La ragione per cui gli oggetti matematici non hanno nulla a che fare
con il mondo sensibile riguarda [...] il loro carattere generativo, la loro
capacit di produrre altri oggetti. Il punto che qui va evidenziato che
esiste nel cervello ci che si pu chiamare un compartimento
cosciente, una sorta di spazio fisico per la simulazione e la creazione
di nuovi oggetti [...]. Per alcuni aspetti, questi nuovi oggetti matematici
sono come esseri viventi: al pari degli esseri viventi, sono oggetti fisici
suscettibili di unevoluzione molto rapida; diversamente dagli esseri
viventi, con la particolare eccezione dei virus, si evolvono nel nostro
cervello.[11]
Infine, laffermazione pi categorica nel contesto invenzione contro
scoperta si deve al professore di linguistica cognitiva George Lakoff e
allo psicologo Rafael Nez nel loro saggio, piuttosto controverso, Da
dove viene la matematica. Come ho gi osservato nel Capitolo 1, hanno
dichiarato:
La matematica una parte naturale dellessere umano. Ha avuto
origine dai nostri corpi, dai nostri cervelli e dalle nostre esperienze
quotidiane nel mondo. [Lakoff e Nez parlano quindi di una
matematica che scaturisce da una mente embodied, cio
incarnata.] La matematica un sistema di concetti umani che fa un
uso straordinario degli strumenti ordinari della cognizione umana [...].

Gli esseri umani sono stati i responsabili della creazione della


matematica, e abbiamo sempre la responsabilit di conservarla e
ampliarla. Il ritratto della matematica ha un volto umano.[12]
Gli scienziati cognitivi basano le loro conclusioni su quello che
considerano un corpus di prove convincenti frutto dei risultati di
numerosi esperimenti. Alcuni di questi test comportavano studi di
imaging funzionale dellattivit cerebrale durante lesecuzione di
compiti matematici. Altri prendevano in esame la capacit matematica
dei bambini, di gruppi di cacciatori come i Munduruku, che non hanno
mai ricevuto uneducazione scolastica, e di soggetti con danni cerebrali
di varia entit. La maggior parte dei ricercatori si trova daccordo sul
fatto che certe capacit matematiche sembrano innate. Per esempio,
tutti gli esseri umani sono in grado di determinare con unocchiata se
stanno guardando uno, due o tre oggetti (una capacit chiamata
subitizing, valutazione a colpo docchio). Anche una versione molto
limitata dellaritmetica, sotto forma di raggruppamenti, accoppiamenti e
semplici operazioni di addizione e sottrazione, pu essere innata, come
pure una comprensione molto elementare dei concetti geometrici
(sebbene questa affermazione risulti pi controversa). I neuroscienziati
hanno inoltre identificato regioni nel cervello, come il giro angolare
nellemisfero sinistro, che appaiono cruciali per destreggiarsi tra i
numeri e i calcoli matematici, ma che non sono essenziali per il
linguaggio o la working memory (memoria di lavoro).[13]
Secondo Lakoff e Nez, uno strumento importante per sviluppare
queste capacit innate la costruzione di metafore concettuali, cio
processi mentali che traducono concetti astratti in altri pi concreti. Per
esempio, la nozione di aritmetica ha il suo fondamento nella metafora
basilare della collezione di oggetti. Daltro canto, la pi astratta algebra
delle classi di Boole collegava metaforicamente le classi ai numeri.
Lelaborato scenario sviluppato da Lakoff e Nez offre interessanti
intuizioni sul perch gli uomini trovano alcuni concetti matematici
molto pi difficili di altri. Diversi ricercatori, come la neuroscienziata
cognitiva Rosemary Varley dellUniversit di Sheffield, suggeriscono
che almeno alcune strutture matematiche dipendono in modo
parassitico dalla facolt della parola; le intuizioni matematiche si
sviluppano cio prendendo a prestito gli strumenti mentali utilizzati per
costruire il linguaggio.[14]

Gli scienziati cognitivi adducono ragioni abbastanza valide a favore


di un collegamento tra matematica e mente umana, e contro il
platonismo. tuttavia interessante come quello che io reputo forse
largomento pi convincente contro il platonismo non provenga dai
neurobiologi, bens da Michael Atiyah, uno dei pi grandi matematici
del XX secolo. Ho accennato brevemente al suo pensiero nel Capitolo
1, ma ora vorrei presentarlo pi in dettaglio.
Se doveste scegliere il concetto della nostra matematica che ha le
maggiori probabilit di esistere indipendentemente dalla mente umana,
quale indichereste? La scelta della maggioranza delle persone
ricadrebbe verosimilmente sui numeri naturali. Cosa c di pi
naturale di 1, 2, 3...? Anche il matematico tedesco Leopold
Kronecker (1823-1891), dalle inclinazioni intuizioniste, dichiar in una
celebre frase: Dio fece i numeri naturali; tutto il resto opera
delluomo. Perci, se si potesse dimostrare che persino i numeri
naturali, come concetto, hanno origine nella mente umana, questo
rappresenterebbe un fortissimo argomento a favore del paradigma
dellinvenzione. Ecco come la pensa Atiyah:
Proviamo a immaginare che lintelligenza, invece che nel genere
umano, risieda in qualche solitaria e isolata medusa, nascosta negli
abissi dellOceano Pacifico. Non avrebbe alcuna esperienza di singoli
oggetti, solo dellacqua che la circonda. Movimento, temperatura e
pressione fornirebbero i suoi dati sensoriali fondamentali. In questo
puro continuo, il discreto non sorgerebbe e non ci sarebbe nulla da
contare.[15]
In altre parole, Atiyah convinto che anche un concetto basilare
come quello dei numeri naturali sia stato creato dalluomo, astraendo
(gli scienziati cognitivi direbbero attraverso metafore fondanti)
elementi del mondo fisico. Per fare un esempio, il numero 12
rappresenta unastrazione di una propriet comune a tutti gli oggetti che
si presentano a dozzine, esattamente come la parola pensieri
rappresenta una molteplicit di processi che avvengono nel nostro
cervello.
Il lettore potrebbe avere da ridire sulluso dellipotetico universo
della medusa per dimostrare questo punto, e sostenere che c un unico,
inevitabile universo, e che ogni congettura dovrebbe essere esaminata
nel contesto di questo universo. Tuttavia, ci equivarrebbe ad
ammettere che il concetto di numeri naturali in effetti dipende in

qualche modo dalluniverso dellesperienza umana! Noterete che


questo precisamente ci che Lakoff e Nez intendono quando fanno
riferimento a una matematica incarnata.
Ho appena asserito che i concetti della nostra matematica hanno
origine nella mente umana. Potreste dunque domandarvi perch in
precedenza ho insistito sul fatto che in realt viene scoperta, una
posizione che appare pi vicina a quella dei platonisti.
Invenzione e scoperta
Nel nostro linguaggio quotidiano, la distinzione tra scoperta e
invenzione a volte cristallina, a volte un po confusa. Nessuno direbbe
mai che Shakespeare ha scoperto Amleto, o che Marie Curie ha
inventato il radio. Al tempo stesso, nuovi farmaci per curare certe
malattie vengono di norma annunciati come scoperte, bench sovente
comportino la meticolosa sintesi di nuovi composti chimici. Vorrei
quindi illustrare in modo abbastanza dettagliato un esempio specifico
che credo non solo aiuter a chiarire la distinzione tra i due concetti, ma
favorir anche preziose intuizioni sul processo con cui la matematica si
evolve e progredisce.
Nel Libro VI degli Elementi, la monumentale opera di Euclide sulla
geometria, troviamo la definizione di una certa divisione di una linea in
due parti diseguali (una precedente definizione, in termini di aree,
appare nel Libro II). Secondo Euclide, se una linea AB divisa da un
punto C (figura 62) in modo che il rapporto delle lunghezze dei due
segmenti (AC/CB) sia pari allintera linea divisa per il segmento pi
lungo (AB/AC), allora si dir che la linea stata divisa secondo il
rapporto medio ed estremo.
Dal XIX secolo, tale rapporto comunemente noto come rapporto
aureo.[16] Un po di semplice algebra mostra che il rapporto aureo
pari a:
(1 + v5) / 2 = 1,6180339887...
Figura 62
La prima domanda che potreste porvi perch Euclide si sia preso il
disturbo di definire questa particolare divisione di una linea e di trovare
un nome al rapporto. Dopotutto, ci sono infiniti modi in cui un
segmento pu essere diviso. La risposta poggia nelleredit culturale e
mistica dei pitagorici e di Platone. Ricorderete come i pitagorici fossero
ossessionati dai numeri. Consideravano i numeri dispari come
maschili e buoni, e quelli pari come femminili e cattivi.

Nutrivano una particolare simpatia per il numero 5, in quanto somma di


2 e 3, cio il primo numero pari (femminile) e il primo numero dispari
(maschile). (Il numero 1 non era considerato un numero, bens piuttosto
il generatore di tutti i numeri.) Per i pitagorici, quindi, il numero 5
rappresentava lamore e il matrimonio, mentre il pentagramma la
stella a cinque punte (figura 63) era il simbolo della loro
confraternita. qui che il rapporto aureo fa la sua prima apparizione.
Se prendete un pentagramma regolare, il rapporto della lunghezza del
lato di ciascuno dei triangoli con la sua base implicita (a/b nella figura
63) esattamente uguale al rapporto aureo. Analogamente, il rapporto
di qualunque diagonale di un pentagono regolare con il suo lato (c/d
nella figura 64) a sua volta pari al rapporto aureo. Infatti, costruire un
pentagramma usando riga e compasso (il comune metodo di
costruzione geometrica degli antichi greci) richiede la divisione di una
linea secondo il rapporto aureo.
Figura 63
Figura 64
Platone aggiunse unaltra dimensione al significato mitico del
rapporto aureo. Gli antichi greci credevano che ogni cosa nelluniverso
fosse composta da quattro elementi: terra, fuoco, aria e acqua. Nel
Timeo, Platone tent di spiegare la struttura della materia utilizzando i
cinque solidi regolari che oggi portano il suo nome: i solidi platonici
(figura 65).
Figura 65
Questi poliedri convessi, che includono il tetraedro, il cubo (o
esaedro), lottaedro, il dodecaedro e licosaedro, sono gli unici in cui
tutte le facce (di ogni singolo solido) sono uguali e sono poligoni
regolari, e i cui vertici giacciono tutti su una sfera. Platone associ i
quattro elementi cosmici primari a quattro dei solidi platonici: la terra al
cubo, fermo e stabile; il fuoco penetrante al tetraedro appuntito; laria
allottaedro; e lacqua allicosaedro. In merito al dodecaedro (figura
65d), Platone scrisse nel Timeo: Restava una quinta combinazione, e
Dio se ne giov per decorare luniverso. Il dodecaedro simboleggiava
pertanto luniverso nella sua interezza. Occorre tuttavia osservare che il
dodecaedro, con le sue dodici facce pentagonali, ha il rapporto aureo
scritto ovunque; tanto il suo volume quanto la sua area possono essere
espressi come semplici funzioni del rapporto aureo (lo stesso vale per
licosaedro).

La storia mostra dunque che attraverso numerosi tentativi ed errori, i


pitagorici e i loro seguaci scoprirono modi per costruire determinate
figure geometriche che rappresentavano per loro concetti importanti,
come lamore e lintero cosmo. Non c quindi da stupirsi che, insieme
a Euclide (il quale document tale tradizione) abbiano inventato il
concetto di rapporto aureo implicito in queste costruzioni, dandogli un
nome. A differenza di qualunque altro rapporto arbitrario, il numero
1,618... divenne il centro di unintensa e ricca storia di indagini, e
continua a spuntar fuori ancora oggi nei luoghi pi inaspettati. Per
esempio, due millenni dopo Euclide, Keplero scopr che questo numero
appare miracolosamente, per cos dire, in relazione a una sequenza di
numeri conosciuta come serie di Fibonacci. La serie di Fibonacci: 1,
1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233... caratterizzata dal fatto che,
iniziando dal terzo, ogni numero la somma dei due precedenti (2 = 1
+ 1; 3 = 1 + 2; 5 = 2 + 3 e cos via). Dividendo ciascun numero della
sequenza per quello immediatamente precedente (144 ? 89; 233 ?
144...), si scopre che i rapporti oscillano attorno al rapporto aureo,
approssimandosi a esso man mano che si procede nella successione. Per
esempio, arrotondando i numeri al sesto decimale, si ottengono i
seguenti risultati: 144 ? 89 = 1,617978; 233 ? 144 = 1,618056; 377 ?
233 = 1, 618026 e cos via.
In tempi pi moderni, si riscontrato che la serie di Fibonacci, e con
essa il rapporto aureo, figuravano nella disposizione delle foglie di
alcune piante (il fenomeno noto come fillotassi) e nella struttura dei
cristalli di certe leghe di alluminio.
Perch considero la definizione euclidea del concetto di rapporto
aureo uninvenzione? Perch latto inventivo di Euclide ha selezionato
questo rapporto e ha attirato su di esso lattenzione dei matematici. In
Cina, daltra parte, dove il concetto di rapporto aureo non stato
inventato, la letteratura matematica non vi contiene essenzialmente
alcun riferimento. Anche in India il concetto non stato inventato, ed
esistono solo alcuni insignificanti teoremi di trigonometria che
coinvolgono marginalmente il rapporto.
Numerosi altri esempi dimostrano che la domanda La matematica
una scoperta o uninvenzione? mal posta. La nostra matematica
una combinazione di invenzioni e scoperte. Gli assiomi della geometria
euclidea in quanto concetto erano uninvenzione, proprio come le
regole del gioco degli scacchi. Gli assiomi erano inoltre integrati con

una variet di concetti inventati, come triangoli, parallelogrammi,


ellissi, il rapporto aureo eccetera. I teoremi della geomeria euclidea,
daltro canto, erano nel complesso delle scoperte; erano i sentieri che
collegavano i differenti concetti. In alcuni casi, le prove generavano i
teoremi: i matematici prendevano in esame ci che potevano dimostrare
e da quello deducevano i teoremi. In altri, come descritto da Archimede
nel Metodo, prima trovavano la risposta a una particolare domanda che
li interessava, e poi elaboravano la prova.
Tipicamente, i concetti erano invenzioni. I numeri primi, come
concetto, erano uninvenzione, ma tutti i teoremi sui numeri primi
erano scoperte.[17] Gli antichi matematici babilonesi, egizi e cinesi non
inventarono mai il concetto di numeri primi, nonostante la loro
matematica fosse assai progredita. Potremmo invece dire che
semplicemente non scoprirono i numeri primi? Non pi di quanto
potremmo affermare che il Regno Unito non ha scoperto ununica
costituzione scritta e codificata. Proprio come un Paese pu
sopravvivere senza una costituzione, la matematica elaborata poteva
svilupparsi senza il concetto di numeri primi. E cos stato!
Sappiamo perch gli antichi greci inventarono concetti quali gli
assiomi e i numeri primi? Non possiamo esserne certi, ma si potrebbe
ipotizzare che facesse parte dei loro sforzi implacabili di indagare gli
elementi costitutivi delluniverso. I numeri primi erano i mattoni
fondamentali dei numeri, cos come gli atomi lo erano della materia. In
modo analogo, gli assiomi erano la fonte da cui si supponeva
sgorgassero tutte le verit geometriche. Il dodecaedro rappresentava
lintero cosmo e il rapporto aureo era il concetto che dava origine a quel
simbolo.
Questa discussione evidenzia un altro aspetto interessante della
matematica: essa fa parte della cultura umana. Una volta che i greci
ebbero inventato il metodo assiomatico, tutti i successivi ricercatori
europei ne seguirono lesempio e adottarono la stessa filosofia e le
stesse pratiche. Lantropologo Leslie A. White (1900-1975) tent una
volta di riassumere questo aspetto della questione, osservando: Se
Newton fosse cresciuto nella cultura [tribale sudafricana] degli
ottentotti, avrebbe calcolato come un ottentotto.[18] Questo carattere
culturale della matematica con ogni probabilit responsabile del fatto
che parecchie scoperte matematiche (per esempio, gli invarianti dei
nodi) e persino alcune importanti invenzioni (per esempio, il calcolo

infinitesimale) vennero fatte contemporaneamente da diverse persone


che lavoravano in modo indipendente luna dallaltra.
Parlate la lingua della matematica?
Precedentemente ho paragonato limportanza del concetto astratto di
un numero a quello del significato di una parola. La matematica
dunque una specie di lingua? Le intuizioni che provengono dalla logica
matematica da un lato, e dalla linguistica dallaltro, indicano che in una
certa misura lo . Gli apporti di Boole, Frege, Peano, Russell,
Whitehead, Gdel e i loro seguaci moderni (in particolare in aree quali
la sintassi e la semantica filosofica, e parallelamente nella linguistica)
hanno dimostrato che grammatica e ragionamento sono strettamente
correlati a unalgebra della logica simbolica. Ma allora come mai ci
sono pi di 6500 lingue e una sola matematica? In realt, tutti i
differenti idiomi presentano numerose caratteristiche strutturali comuni.
Per esempio, il linguista americano Charles F. Hockett (1916-2000)
negli anni Sessanta attir lattenzione sul fatto che tutte le lingue
dispongono di meccanismi incorporati per acquisire nuove parole e
frasi (pensate a home page, laptop eccetera).[19] Allo stesso
modo, tutte le lingue umane tengono conto dellastrazione
(surrealismo, assenza, grandezza), della negazione (non) e di
frasi ipotetiche (Se mio nonno avesse le ruote, sarebbe una carriola).
Due delle pi importanti caratteristiche di tutte le lingue vengono
definite open-endedness (indeterminatezza) e stimulus-freedom
(libert di risposta a uno stimolo). La prima propriet rappresenta la
capacit di creare e comprendere enunciati mai sentiti prima. Per
esempio, posso facilmente generare una frase tipo: Non si pu riparare
la diga di Hoover con della gomma da masticare. Sebbene non
labbiate mai udita prima, non avete alcuna difficolt a capirne il senso.
La stimulus-freedom invece la facolt di scegliere come (o addirittura
se) rispondere a uno stimolo ricevuto.[20] Per esempio, la risposta alla
domanda posta dalla cantautrice Carole King nel suo brano Will You
Still Love Me Tomorrow? (Mi amerai ancora domani?) potrebbe essere
una qualsiasi delle seguenti: Non so se sar ancora vivo, domani;
Certamente!; Non ti amo nemmeno oggi; Non quanto amo il mio
cane; Questa decisamente la tua canzone pi bella; o addirittura
Mi chiedo chi vincer gli Australian Open questanno. Riconoscerete
come molte di queste caratteristiche (astrazione, negazione,

indeterminatezza, la capacit di evolversi) siano proprie anche della


matematica.[21]
Come ho gi fatto notare in precedenza, Lakoff e Nez enfatizzano
il ruolo delle metafore nella matematica. I linguisti cognitivi usano le
metafore per esprimere quasi tutto. Cosa forse ancor pi importante, sin
dal 1957, anno in cui il celebre linguista Noam Chomsky pubblic la
sua rivoluzionaria opera Le strutture della sintassi, molti degli sforzi
linguistici hanno ruotato attorno al concetto di grammatica
universale, ovvero i princpi che regolano tutte le lingue.[22] In altre
parole, quella che sembra una Torre di Babele della diversit potrebbe
in realt celare una sorprendente somiglianza strutturale. In effetti, se
cos non fosse, i dizionari che traducono da una lingua allaltra non
avrebbero mai potuto funzionare.
Forse vi chiederete perch la matematica tanto uniforme, in termini
sia di contenuto sia di notazione simbolica. Il primo quesito
particolarmente interessante. La maggior parte dei matematici concorda
sul fatto che la matematica cos come la conosciamo si evoluta dalle
branche fondamentali della geometria e dellaritmetica praticate dagli
antichi babilonesi, egizi e greci. Tuttavia, era davvero inevitabile che
cominciasse con queste due specifiche discipline? Non
necessariamente, almeno cos sostiene lo scienziato informatico
Stephen Wolfram nel suo poderoso libro A New Kind of Science.[23]
In particolare, Wolfram ha mostrato come partendo da semplici insiemi
di regole che agiscono come brevi programmi (detti automi
cellulari), sia possibile sviluppare un tipo assai diverso di matematica.
Questi automi cellulari potrebbero essere usati almeno in linea di
principio come strumenti basilari per simulare i fenomeni naturali,
invece delle equazioni differenziali che hanno dominato la scienza per
tre secoli. Cos allora che ha spinto le antiche civilt a scoprire e
inventare la nostra speciale marca di matematica? Non lo so davvero,
ma pu darsi che abbia a che vedere con le particolarit del sistema
percettivo umano. Gli uomini individuano e percepiscono con estrema
facilit spigoli, curve e linee rette. Basta notare, per esempio, con quale
precisione sappiamo stabilire (semplicemente per mezzo dei nostri
occhi) se una linea perfettamente dritta, o come siamo in grado di
distinguere senza alcuno sforzo tra un cerchio e una forma leggermente
ellittica. Queste abilit percettive possono avere inciso profondamente
sullesperienza umana del mondo, e condotto di conseguenza a una

matematica basata su oggetti discreti (aritmetica) e su figure


geometriche (geometria euclidea).
Luniformit della notazione simbolica probabilmente il risultato di
quello che potremmo chiamare leffetto Microsoft Windows: il
mondo intero usa il sistema operativo di Microsoft, non perch tale
conformit sia inevitabile, ma perch una volta che un sistema
operativo ha iniziato a dominare il mercato dei computer, tutti hanno
dovuto adottarlo, in ragione della comodit nella comunicazione e della
disponibilit di prodotti. Analogamente, la notazione simbolica
occidentale ha imposto luniformit al mondo della matematica.
Anche lastronomia e lastrofisica possono fornire un contributo
interessante alla questione invenzione e scoperta. Gli studi pi
recenti sui pianeti extrasolari indicano che circa il 5 per cento delle
stelle ha un pianeta gigante (come Giove nel nostro sistema solare) che
gli ruota attorno, e che questa frazione rimane pi o meno costante, in
media, in tutta la Via Lattea. Sebbene la frazione esatta di pianeti
terrestri (cio simili alla Terra) sia ancora sconosciuta, ci sono buone
probabilit che la galassia pulluli di miliardi di questi pianeti. Anche se
soltanto una piccola (ma non trascurabile) frazione di queste Terre si
trovasse in una zona abitabile (il range di orbite che permette
lesistenza di acqua allo stato liquido sulla superficie di un pianeta)
attorno alla sua stella ospite, la probabilit che sulla superficie di tali
pianeti si sviluppi la vita in generale, o la vita intelligente in particolare,
non uguale a zero. Se dovessimo scoprire unaltra forma di vita
intelligente con cui comunicare, potremmo ottenere informazioni di
valore inestimabile sui formalismi elaborati da questa civilt per
spiegare il cosmo. Non solo faremmo inimmaginabili progressi nella
comprensione dellorigine e dellevoluzione della vita, ma potremmo
persino confrontare la nostra logica con il sistema logico di creature
potenzialmente pi progredite.
Su un piano ancor pi speculativo, alcuni scenari della cosmologia
(per esempio linflazione eterna) predicono la possibile esistenza di
universi multipli. Alcuni di questi universi potrebbero non solo essere
caratterizzati da valori differenti delle costanti della natura (lintensit
delle diverse forze, i rapporti di massa delle particelle subatomiche
eccetera), ma addirittura da leggi della natura del tutto differenti.
Lastrofisico Max Tegmark sostiene che dovrebbe esserci un universo
che corrisponde a ogni possibile struttura matematica.[24] Se ci fosse

vero, si tratterebbe di una versione estrema del punto di vista secondo


cui luniverso matematica: non c solo un mondo che si pu
identificare con la matematica, ma un intero insieme di mondi.
Sfortunatamente, non soltanto questa congettura radicale e per il
momento non verificabile, ma sembra anche contraddire, almeno nella
sua forma pi semplice, il cosiddetto principio di mediocrit.[25]
Come ho descritto nel Capitolo 5, se scegliamo una persona a caso per
strada, abbiamo il 95 per cento di probabilit che la sua statura sia
compresa tra due deviazioni standard dallaltezza media. Un argomento
simile dovrebbe applicarsi anche alle propriet delluniverso. Ma il
numero di possibili strutture matematiche aumenta vertiginosamente
con laumentare della complessit. Questo significa che la struttura pi
mediocre, cio pi vicina alla media, dovrebbe essere
incredibilmente complicata. Ci in contrasto con la relativa semplicit
della nostra matematica e delle nostre teorie sul cosmo, violando cos la
naturale aspettativa che il nostro universo sia tipico.
Lenigma di Wigner
La matematica stata creata o scoperta? la domanda sbagliata da
porsi, poich implica che la risposta debba essere una o laltra e che le
due possibilit si escludano a vicenda. Invece, io suggerisco che la
matematica sia in parte creata e in parte scoperta. Gli esseri umani di
norma inventano concetti matematici e scoprono le relazioni tra essi.
Alcune scoperte empiriche sicuramente precedettero la formulazione
dei concetti, ma questi ultimi senza dubbio costituirono un incentivo
per la scoperta di altri teoremi. Occorre notare che alcuni filosofi della
matematica, come lamericano Hilary Putnam, adottano una posizione
intermedia conosciuta come realismo[26] credono cio
nelloggettivit del discorso matematico (le frasi sono vere o false, e ci
che le rende vere o false esterno alluomo), senza pronunciarsi in
modo esplicito, come i platonisti, sullesistenza degli oggetti
matematici. Qualcuna di queste intuizioni porta anche a una
spiegazione soddisfacente dellenigma dellirragionevole efficacia di
Wigner?
Lasciatemi prima passare in rassegna alcune delle potenziali
soluzioni proposte da pensatori contemporanei.[27] Il Premio Nobel per
la fisica David Gross scrive:
Un punto di vista che, per la mia esperienza, non insolito tra i
matematici creativi cio che le strutture matematiche a cui riescono

ad arrivare non sono creazioni artificiali della mente umana, ma


possiedono piuttosto una loro naturalezza, quasi fossero reali quanto le
strutture create dai fisici per descrivere il cosiddetto mondo reale. I
matematici, in altre parole, non stanno inventando una nuova
matematica, la stanno scoprendo. Se cos, allora forse alcuni dei
misteri che siamo andati esplorando [lirragionevole efficacia] sono
resi un po meno misteriosi. Se la matematica riguarda strutture che
costituiscono una parte reale del mondo naturale, reali quanto i concetti
della fisica teorica, allora non sorprendente che sia uno strumento
efficace per analizzare il mondo reale.[28]
Gross fa qui assegnamento a una versione della prospettiva
matematica come scoperta che si pone da qualche parte tra il mondo
platonico e il mondo delluniverso matematica, ma pi vicino alla
concezione platonica. Come abbiamo visto, difficile sostenere
filosoficamente che la matematica una scoperta. Inoltre, il platonismo
non pu veramente risolvere il problema dellaccuratezza fenomenica
che ho descritto nel Capitolo 8, un punto su cui concorda anche Gross.
Michael Atiyah, le cui idee sulla natura della matematica ho
largamente preso in considerazione, afferma quanto segue:
Se si considera il cervello nel suo contesto evolutivo, allora il
misterioso successo della matematica nelle scienze fisiche almeno
parzialmente giustificato. Il cervello si evoluto al fine di affrontare il
mondo fisico, perci non deve sorprendere pi di tanto che abbia
sviluppato un linguaggio, la matematica, ben adatto allo scopo.
Questo ragionamento molto simile alle soluzioni proposte dagli
scienziati cognitivisti. Tuttavia, Atiyah riconosce anche che questa
spiegazione non affronta la parte pi spinosa del problema, e cio in
che modo la matematica chiarisce gli aspetti pi esoterici del mondo
fisico. In particolare, lascia aperta la questione di quella che ho
chiamato lefficacia passiva (i concetti matematici che trovano
applicazione molto tempo dopo essere stati inventati). Atiyah osserva:
Lo scettico potrebbe rilevare che la lotta per la sopravvivenza ci
richiede solo di affrontare i fenomeni fisici su scala umana, eppure la
teoria matematica sembra occuparsi con successo di tutte le scale, da
quella atomica a quella galattica. Il suo unico suggerimento : Forse
la spiegazione sta nella natura gerarchica astratta della matematica, che
ci mette in condizione di spostarci su e gi nella scala del mondo con
relativa facilit.[29]

Il matematico e scienziato informatico americano Richard Hamming


(1915-1998) ha elaborato nel 1980 unampia e interessante analisi
dellenigma di Wigner.[30] Innanzitutto, circa la questione della natura
della matematica, ha concluso che La matematica stata fatta
dalluomo ed di conseguenza soggetta a essere continuamente
modificata da esso. Poi ha proposto quattro potenziali spiegazioni per
lirragionevole efficacia: 1) gli effetti della selezione; 2) levoluzione
degli strumenti matematici; 3) la limitata capacit esplicativa della
matematica; 4) levoluzione degli esseri umani.
Ricorderete che gli effetti della selezione sono alterazioni introdotte
nei risultati degli esperimenti dallapparato di cui ci si serve o dal modo
in cui i dati vengono raccolti. Per esempio, se in un test sullefficacia di
un programma dietetico il ricercatore rifiuta di tenere in considerazione
i dati di chiunque abbandoni lesperimento, questo ne influenzer
lesito, poich molto probabilmente coloro che rinunciano sono quelli
per cui il programma non funzionava. In altre parole, Hamming
suggerisce che almeno in alcuni casi il fenomeno originario deriva
dagli strumenti matematici che usiamo e non dal mondo reale [...]
molto di ci che vediamo dipende dagli occhiali che portiamo. Come
esempio, fa notare, e a ragione, che possibile mostrare che qualunque
forza che scaturisca in modo simmetrico da un punto (conservando
energia) nello spazio tridimensionale deve comportarsi secondo una
legge dellinverso del quadrato, e di conseguenza che lapplicabilit
della legge della gravitazione universale di Newton non deve
sorprendere. Lopinione di Hamming condivisibile, ma gli effetti
della selezione non spiegano affatto la straordinaria accuratezza di
alcune teorie.
La seconda soluzione teorica offerta da Hamming si basa sul fatto
che gli esseri umani selezionano e migliorano di continuo la
matematica affinch si adatti a una determinata situazione. In pratica,
Hamming suggerisce che stiamo assistendo a ci che potremmo
definire unevoluzione e selezione naturale delle idee matematiche, e
che solo quelle che si adattano vengono scelte. Per anni anchio ho
creduto che fosse questa la spiegazione definitiva. Unanaloga
interpretazione stata avanzata dal Premio Nobel per la Fisica Steven
Weinberg nel suo libro Il sogno dellunit delluniverso.[31] Questa
pu essere la spiegazione dellenigma di Wigner? Non c dubbio che
una simile selezione e una simile evoluzione si verifichino davvero.

Dopo aver vagliato una gran variet di formalismi e strumenti


matematici, gli scienziati conservano quelli che funzionano, e non
esitano a sostituirli o modificarli non appena se ne rendono disponibili
di migliori. Ma, anche se accettassimo questa ipotesi, perch ci sono
teorie che possono spiegare luniverso?
La terza spiegazione che offre Hamming che la nostra impressione
dellefficacia della matematica potrebbe in effetti non essere che
unillusione, poich c molto nel mondo che ci circonda che la
matematica non realmente in grado di spiegare. A sostegno di questa
prospettiva potrei citare la frase pronunciata dal matematico Izrail
Moiseevic? Gelfand: C solo una cosa che pi irragionevole
dellirragionevole efficacia della matematica nella fisica, ed
lirragionevole inefficacia [il corsivo mio] della matematica nella
biologia.[32] Non credo che questo di per s possa spiegare in maniera
soddisfacente il problema di Wigner. vero che, a differenza della
Guida galattica per gli autostoppisti, non possiamo affermare che la
risposta alla domanda fondamentale sulla vita, luniverso e tutto quanto
sia quarantadue. Cionondimeno, c un numero sufficientemente
grande di fenomeni su cui la matematica pu fare chiarezza per
garantire una spiegazione. Inoltre, la gamma di fatti e processi che
possibile interpretare mediante la matematica continua ad ampliarsi.
La quarta teoria proposta da Hamming molto simile a quella
suggerita da Atiyah, cio che levoluzione darwiniana selezionava
naturalmente per la sopravvivenza quelle forme di vita in competizione
che avevano nelle loro menti i modelli migliori di realt intendendo
per migliori i migliori per sopravvivere e moltiplicarsi.
Lo scienziato informatico Jef Raskin (1943-2005), che avvi il
progetto Macintosh per la Apple, aveva idee analoghe. Pur ponendo
laccento sul ruolo della logica, Raskin concludeva che:
La logica umana ci stata imposta dal mondo fisico ed di
conseguenza coerente con esso. La matematica deriva dalla logica.
Ecco perch la matematica coerente con il mondo fisico. Qui non c
alcun mistero, anche se non dovremmo perdere la nostra sensazione di
meraviglia e stupore per la natura delle cose pur comprendendole
sempre meglio.
Hamming meno convinto, malgrado la validit dei suoi stessi
argomenti:

Se scegliamo 4000 anni per lera della scienza, in generale,


otteniamo un limite massimo di 200 generazioni. Considerando gli
effetti dellevoluzione che stiamo cercando mediante la selezione di
piccole variazioni di probabilit, non mi pare che levoluzione possa
spiegare se non in minima parte lirragionevole efficacia della
matematica.
Raskin insisteva che le basi per la matematica erano state gettate
molto prima nei cervelli dei nostri antenati, probabilmente nel corso di
milioni di generazioni.[33] Devo ammettere, tuttavia, che non trovo
questo argomento particolarmente persuasivo. Anche se la logica fosse
stata inculcata nei cervelli dei nostri antenati, difficile capire come
questa capacit possa aver condotto a teorie matematiche astratte del
mondo subatomico, come la meccanica quantistica, di accuratezza
stupefacente.
notevole come Hamming finisca il suo articolo concludendo che
tutte le spiegazioni che ho fornito, una volta messe insieme,
semplicemente non sono sufficienti a spiegare ci di cui mi proponevo
di dar conto (cio lirragionevole efficacia della matematica).
Dobbiamo quindi chiudere ammettendo che lefficacia della
matematica resta misteriosa come quando abbiamo iniziato?
Prima di darci per vinti, proviamo a distillare lessenza dellenigma
di Wigner prendendo in esame il cosiddetto metodo scientifico. Gli
scienziati apprendono i fatti della natura attraverso una serie di
esperimenti e osservazioni. Questi fatti servono inizialmente per
sviluppare alcuni tipi di modelli qualitativi dei fenomeni (la Terra attrae
le mele; la collisione di particelle subatomiche produce altre particelle;
luniverso in espansione eccetera). In molte branche della scienza
emergono teorie che possono restare non matematiche. Uno dei
migliori esempi di una teoria esplicativa di questo tipo la teoria
dellevoluzione di Darwin. Sebbene la selezione naturale non si basi su
un formalismo matematico, il suo successo nel chiarire lorigine delle
specie stato notevole. Nella fisica fondamentale, daltra parte, di
solito il passo successivo comporta dei tentativi di costruire delle teorie
matematiche e quantitative (la relativit generale, lelettrodinamica
quantistica, la teoria delle stringhe e cos via). Infine, i ricercatori fanno
riferimento a quei modelli matematici per predire nuovi fenomeni,
nuove particelle, e i risultati di osservazioni ed esperimenti mai eseguiti
prima. A sconcertare Wigner e Einstein era lincredibile successo degli

ultimi due processi. Com possibile che i fisici riescano continuamente


a trovare strumenti matematici che non soltanto spiegano gli esiti di
esperimenti e osservazioni, ma che portano anche a intuizioni del tutto
inedite?
Tenter di rispondere a questa versione della domanda prendendo in
prestito un esempio del matematico Reuben Hersh, il quale ha proposto
che, nello spirito dellanalisi di molti problemi simili della matematica
(e della fisica teorica), si debba esaminare il caso pi semplice.[34]
Considerate lesperimento apparentemente banale di mettere dei sassi
in un vaso opaco. Supponiamo che in un primo tempo ci gettiate quattro
sassi bianchi, e in seguito sette sassi neri. A un certo punto della loro
storia, gli esseri umani impararono che per alcuni scopi potevano
rappresentare una collezione di sassi di ogni colore con un concetto
astratto che avevano inventato: un numero naturale. I sassi bianchi
potevano cio essere associati al numero 4 (o IIII o IV o qualunque
altro simbolo fosse usato allepoca) e quelli neri al numero 7. Mediante
una sperimentazione del tipo che ho descritto prima, gli uomini
scoprirono anche che un altro concetto inventato laddizione
aritmetica rappresentava correttamente latto fisico dellaggregazione.
In altri termini, il risultato del processo astratto denotato
simbolicamente con 4 + 7 poteva predire in modo inequivocabile il
numero finale di sassi nel vaso. Che cosa significa tutto questo?
Significa che gli esseri umani hanno sviluppato uno straordinario
strumento matematico, in grado di predire in maniera affidabile il
risultato di qualunque esperimento di questo genere! In realt esso
assai meno banale di quanto possa apparire, poich lo stesso strumento,
per esempio, non funziona per le gocce dacqua. Se lasciate cadere
quattro gocce dacqua nel vaso, e poi altre sette, non avrete undici
singole gocce dacqua nel vaso. In effetti, per fare delle predizioni
riguardo ad analoghi esperimenti con i liquidi (o i gas), gli uomini
dovettero inventare concetti del tutto diversi (come il peso) e rendersi
conto che era necessario pesare singolarmente ogni goccia o volume di
gas.
La lezione chiara. Gli strumenti matematici non erano scelti in
modo arbitrario, ma esattamente sulla base della loro capacit di
prevedere in maniera corretta gli esiti di importanti esperimenti od
osservazioni. Cos, almeno per questo semplice caso, la loro efficacia
era sostanzialmente garantita. Gli esseri umani non dovevano

indovinare in anticipo qual era la matematica giusta. La natura


concedeva loro il lusso del metodo per prove ed errori allo scopo di
determinare cosa funzionava e cosa no. Non avevano nemmeno
bisogno di utilizzare sempre gli stessi strumenti in ogni circostanza. A
volte il formalismo matematico appropriato per un dato problema non
esisteva, e a qualcuno toccava inventarlo (come nel caso di Newton,
che invent il calcolo infinitesimale, o dei matematici moderni, che
generano varie idee topologiche/geometriche nel contesto degli attuali
sforzi nel campo della teoria delle stringhe). In altri casi, il formalismo
esisteva gi, ma qualcuno doveva scoprire che era una soluzione in
attesa del problema giusto (come Einstein, che utilizz la geometria di
Riemann, o i fisici delle particelle, che si sono avvalsi della teoria dei
gruppi). Il punto che grazie alla curiosit, allostinazione, alla
creativit e alla determinazione, gli uomini riuscirono a trovare gli
importanti formalismi matematici per simulare un gran numero di
fenomeni fisici.
Una caratteristica della matematica assolutamente cruciale per ci
che ho definito efficacia passiva era la sua validit praticamente
eterna. La geometria euclidea corretta oggi come lo era nel 300 a.C.
Ora comprendiamo che i suoi assiomi non sono ineludibili; invece che
rappresentare delle verit assolute sullo spazio, rappresentano delle
verit nellambito di un universo particolare percepito dalluomo e del
formalismo a esso collegato, frutto dellinvenzione umana.
Ciononostante, una volta compreso questo contesto pi limitato, tutti i
teoremi sono validi. In altre parole, i rami della matematica vanno
incorporati in branche pi grandi (per esempio, la geometria euclidea
solo una versione possibile della geometria), ma la correttezza
allinterno di ciascuna di esse permane. questa indefinita longevit
che consente agli scienziati di cercare in qualunque momento gli
strumenti matematici adeguati nellintero arsenale dei formalismi
sviluppati.
Il semplice esempio dei sassi nel vaso non affronta tuttavia due
aspetti dellenigma di Wigner. In primo luogo, c la questione del
perch in alcuni casi ci sembra di ricavare dalla teoria unaccuratezza
maggiore di quella che vi abbiamo immesso. Nellesperimento dei
sassi, la precisione dei risultati predetti (laggregazione di altri
numeri di sassi) non migliore di quella degli esperimenti che avevano
portato alla formulazione della teoria (laddizione aritmetica).

Daltro canto, nella teoria della gravitazione di Newton, per esempio,


laccuratezza delle sue previsioni si rivel di molto superiore a quella
dei risultati delle osservazioni allorigine della teoria. Perch? Un breve
riesame della storia della teoria newtoniana pu fornirci qualche
indizio.
Il modello geocentrico di Tolomeo regn sovrano per circa quindici
secoli. Sebbene non avesse pretese di universalit il moto di ogni
pianeta era trattato singolarmente e non vi fosse menzione di cause
fisiche (forza, accelerazione), la concordanza con le osservazioni era
ragionevole. Niccol Copernico (1473-1543) pubblic il suo modello
eliocentrico nel 1543, e Galileo pens a fornirgli basi solide. Galileo
stabil inoltre i fondamenti delle leggi del moto. Ma fu Keplero a
dedurre dalle osservazioni le prime leggi matematiche (quantunque solo
fenomenologiche) del moto planetario. Keplero si serv di unenorme
quantit di dati lasciati dallastronomo Tycho Brahe per determinare
lorbita di Marte, e si rifer alle centinaia di pagine piene di calcoli che
seguirono come alla mia guerra con Marte. A parte due discrepanze,
unorbita circolare corrispondeva a tutte le osservazioni. Tuttavia,
Keplero non era soddisfatto di questa soluzione, e in seguito scrisse:
Se avessi pensato che otto minuti in longitudine [circa un quarto del
diametro di una luna piena] dovessero essere trascurati, avrei solamente
modificato lipotesi accettata precedentemente [...]. Ma poich non li ho
ignorati, questi otto minuti hanno da soli aperto la strada a una nuova
visione dellintera astronomia.[35] Le conseguenze di una tale
meticolosit furono clamorose. Keplero dedusse che le orbite dei
pianeti non sono circolari, bens ellittiche, e formul due ulteriori leggi
quantitative che si applicavano a tutti i pianeti. Quando queste leggi
vennero abbinate alle leggi newtoniane sul moto, servirono come base
per la legge di gravitazione universale di Newton. necessario tener
presente per che, lungo il cammino, Cartesio propose la sua teoria dei
vortici, secondo la quale i pianeti erano trasportati attorno al Sole da
vortici di particelle che si muovevano circolarmente. La teoria non
avrebbe fatto molta strada nemmeno se Newton non ne avesse
dimostrato lincoerenza, poich Cartesio non svilupp mai una
trattazione matematica sistematica dei suoi vortici.
Che cosa ci insegna questa breve storia? Non vi dubbio che la legge
di gravitazione universale di Newton sia opera di un genio. Ma questo
genio non operava in un vuoto. Alcune delle basi erano state

accuratamente gettate dai suoi predecessori. Come ho osservato nel


Capitolo 4, matematici molto meno influenti di Newton, come
larchitetto Christopher Wren e il fisico Robert Hooke, suggerirono in
modo indipendente la legge dellinverso del quadrato relativa
allattrazione. La grandezza di Newton si pales nella sua capacit
unica di mettere tutto insieme nella forma di una teoria unificante, e
nella sua ostinazione nel fornire una prova matematica delle
conseguenze della sua teoria. Perch questo formalismo era tanto
accurato? In parte perch si occupava del problema pi fondamentale
le forze tra due corpi gravitanti e il moto che ne derivava. Nessun altro
fattore complicante era coinvolto. Fu unicamente per questo problema
che Newton ottenne una soluzione completa. Perci la teoria
fondamentale era estremamente accurata, ma le sue implicazioni
necessitarono di continui perfezionamenti. Il sistema solare composto
da pi di due corpi. Quando vengono inclusi gli effetti degli altri pianeti
(sempre secondo la legge dellinverso del quadrato), le orbite non sono
pi semplici ellissi. Per esempio, si riscontrato che lorbita della Terra
cambia lentamente il suo orientamento nello spazio, in un movimento
noto come precessione. In effetti, studi recenti hanno dimostrato che,
contrariamente alle aspettative di Laplace, le orbite dei pianeti possono
divenire caotiche.[36] La stessa teoria di Newton, naturalmente, in
seguito venne inclusa nella relativit generale di Einstein. E lemergere
di quella teoria segu una serie di false partenze e successi parziali.
Pertanto laccuratezza di una teoria non pu essere prevista. Bisogna
provare per credere; occorre apportare modifiche e correzioni finch
non si ottiene la precisione voluta. I pochi casi in cui si raggiunge
unestrema accuratezza in un solo passo hanno del miracoloso.
Sullo sfondo c chiaramente un fatto cruciale per cui vale la pena
ricercare le leggi fondamentali, cio che la natura stata benevola con
noi facendosi governare da leggi universali invece che particolari. Un
atomo di idrogeno sulla Terra, allaltro capo della Via Lattea e in una
galassia distante dieci miliardi di anni luce, si comporta esattamente
nello stesso modo. E questo vale in qualsiasi momento e in qualunque
direzione si guardi. I matematici e i fisici hanno inventato un termine
matematico per riferirsi a queste propriet: sono chiamate simmetrie
e riflettono limmunit ai cambiamenti di posizione, orientamento o
momento in cui si fa partire lorologio. Se non fosse per queste (e altre)
simmetrie, qualunque speranza di decifrare il grande disegno della

natura andrebbe delusa, poich gli esperimenti andrebbero


continuamente ripetuti in ogni punto dello spazio (sempre che la vita
potesse emergere in un tale universo). Un altro aspetto del cosmo che si
cela allombra delle teorie matematiche noto come localit, e
rispecchia la nostra capacit di costruire il grande disegno come un
puzzle, iniziando dalla descrizione delle interazioni pi basilari tra le
particelle elementari.
Siamo infine arrivati allultimo elemento dellenigma di Wigner:
cos che garantisce che esista una teoria matematica? In altre parole,
perch, per esempio, c una teoria della relativit generale? Non
possibile che non ci sia nessuna teoria matematica della gravit?
La risposta in verit pi semplice di quel che potreste pensare.[37]
Non ci sono garanzie! Esiste una miriade di fenomeni per cui non
possibile alcuna predizione precisa. Neppure in linea di principio.
Questa categoria include, per esempio, una gran variet di sistemi
dinamici che sviluppano caos, nei quali la minima variazione delle
condizioni iniziali produce risultati del tutto diversi. I fenomeni che
mostrano un comportamento del genere comprendono le valutazioni del
mercato azionario, le condizioni atmosferiche sulle Montagne
Rocciose, una pallina che rimbalza sulla ruota della roulette, il fumo
che sale da una sigaretta... e le orbite dei pianeti nel sistema solare.
Questo non vuol dire che i matematici non abbiano elaborato ingegnosi
formalismi in grado di affrontare alcuni importanti aspetti di questi
problemi, ma non esiste nessuna teoria deterministica predittiva.
Lintero campo delle probabilit e delle statistiche stato creato
esattamente per far fronte a quelle aree in cui non si ha a disposizione
una teoria che produca pi di quanto vi stato messo dentro.
Analogamente, un concetto chiamato complessit computazionale
definisce i limiti della nostra capacit di risolvere i problemi mediante
algoritmi pratici, e i teoremi di incompletezza di Gdel indicano le
limitazioni della matematica anche nel suo stesso ambito. La
matematica quindi straordinariamente efficace per alcune descrizioni,
soprattutto quelle che riguardano la scienza fondamentale, ma non in
grado di descrivere il nostro universo in tutte le sue dimensioni. In una
certa misura, gli scienziati hanno selezionato i problemi su cui lavorare
in base alla possibilit di elaborare una trattazione matematica.
Abbiamo risolto il mistero dellefficacia della matematica una volta
per tutte? Io ho certamente fatto del mio meglio, ma dubito che tutti

siano stati convinti dagli argomenti che ho presentato in questo libro.


Posso comunque citare Bertrand Russell nei Problemi della filosofia:
Quindi, per riepilogare la nostra discussione sul valore della
filosofia; la filosofia va studiata, non per amore delle risposte precise
alle domande che pone, poich nessuna risposta precisa, di norma, pu
esser data con certezza per vera, ma piuttosto per amore delle domande
stesse, perch tali domande ampliano la nostra concezione di ci che
possibile, arricchiscono la nostra immaginazione intellettiva e
diminuiscono la sicurezza dogmatica che chiude la mente alla
speculazione; ma soprattuto perch, attraverso la grandezza
delluniverso che la filosofia contempla, anche la mente resa grande, e
diviene capace di quellunione con luniverso che costituisce il suo
bene supremo.[38]
_0060_note
Note
1. Un mistero
1 Jeans 1930.
2 Einstein 1934.
3 Hobbes 1651.
4 Penrose offre una magnifica argomentazione su questi tre mondi
nella Mente nuova dellimperatore e nella Strada che porta alla realt.
5 Wigner 1960. Torneremo pi volte su questo articolo nel corso del
libro.
6 Hardy 1940.
7 Per un approfondimento della legge di Hardy-Weinberg nel
contesto delle sue applicazioni, si veda per esempio Hedrick 2004.
8 Nel 1973 Cocks invent lalgoritmo di cifratura che sarebbe poi
diventato noto con la sigla RSA, ma che allepoca fu secretato.
Lalgoritmo fu poi reinventato in modo indipendente pochi anni dopo
da R. Rivest, A. Shamir e L. Adleman al MIT. Si veda Rivest, Shamir e
Adleman 1978.
9 Unesposizione divulgativa della simmetria, della teoria dei gruppi
e della loro storia intrecciata si pu trovare in Livio 2005, Stewart
2007, Ronan 2006 e in Du Sautoy 2008.
1010. Una splendida descrizione della nascita della teoria del caos si
pu trovare in Gleick 1987.
1111. Black e Scholes 1973.

1212. Uneccellente ma tecnica esposizione del problema e della sua


soluzione si pu trovare in Applegate et al. 2007.
1313. Changeux e Connes 1995.
1414. Gardner 2003.
1515. Atiyah 1995.
1616. Changeux e Connes 1995.
1717. Una breve biografia di Marjory Fleming si pu trovare, per
esempio, in Wallechinsky e Wallace 1975-1981.
1818. Stewart 2004.
2. Mistici: il numerologo e il filosofo
1 Una descrizione pi dettagliata dei contributi di Cartesio
presentata nel Capitolo 4.
2 Cartesio 1644.
3 Giamblico 300 d.C. circa; si veda anche Guthrie 1987.
4 Laerzio 250 d.C. circa; Porfirio 270 d.C. circa; Giamblico 300 d.C.
circa.
5 Aristotele 350 a.C. circa; si veda anche Burkert 1972.
6 Erodoto 440 a.C.
7 Porfirio 270 a.C. circa.
8 Unanalisi chiara della visione pitagorica si pu trovare in
Strohmeier e Westbrook 1999.
9 Stanley 1687.
1010. Per un affascinante elenco di propriet dei numeri, si veda
Wells 1986.
1111. Citato in Heath 1921.
1212. Giamblico 300 d.C. circa; si veda Guthrie 1987.
1313. Strohmeier e Westbrook 1999; Stanley 1687.
1414. T. L. Heath propone unanalisi dettagliata del termine e del suo
significato in epoche diverse (Heath 1921). Il matematico Teone di
Smirne (70-135 d.C. circa) fece uso del termine in relazione
allespressione figurativa dei numeri nel suo scritto Matematica utile
per comprendere Platone (Teone di Smirne 130 d.C.).
1515. Noterete che nel suo commento Proclo non afferma
specificamente ci che pensa riguardo al fatto che Pitagora fosse stato
davvero il primo a formulare il teorema. La storia del sacrificio del bue
compare negli scritti di Laerzio, di Porfirio e dello storico Plutarco (46120 d.C. circa) e si basa su alcuni versi di Apollodoro. I versi parlano
per soltanto di quella famosa proposizione senza specificare di

quale proposizione si tratti. Si vedano Laerzio 250 d.C. circa e Plutarco


75 d.C. circa.
1616. Renon e Felliozat 1947, van der Waerden 1983.
1717. Questa concezione cosmologica si basava sullidea secondo
cui la materia (considerata indefinita) foggiata dalla forma
(considerata il limite).
1818. Morris 1999.
1919. Joost-Gaugier 2006.
2020. Valide disamine dei contributi della filosofia pitagorica e della
loro influenza si possono trovare in Huffman 1999, Riedweg 2005,
Joost-Gaugier 2006 e Huffman 2006 (Stanford Encyclopedia of
Philosophy).
2121. Fritz 1945.
2222. In questo libro non affronter argomenti quali i numeri
transfiniti n lopera di Cantor e di Dedekind. Eccellenti resoconti
divulgativi si possono trovare in Aczel 2000, Barrow 2005, Devlin
2000, Rucker 1995 e Wallace 2003.
2323. Giamblico, 300 d.C. circa.
2424. Si veda Netz 2005.
2525. Whitehead 1929.
2626. Ovviamente i titoli dei testi dedicati a Platone e alle sue idee
possono riempire da soli un intero volume. Qui mi limito a elencarne
alcuni che ho trovato molto utili. Su Platone in generale: Hamilton e
Cairns 1961, Havelock 1963, Gosling 1973, Ross 1951, Kraut 1992.
Sulla matematica: Heath 1921, Cherniss 1951, Mueller 1991, Fowler
1999, Herz-Fischler 1998.
2727. Lorazione fu scritta nel 362 d.C., ma non fornisce dettagli sul
contenuto delliscrizione. Le parole incise sopra lingresso
dellAccademia sono tratte da una nota a margine di un manoscritto di
Publio Elio Aristide. probabile che la nota sia stata vergata dal retore
del IV secolo Sopratro, secondo cui (nella traduzione di Andrew
Barker): Era inciso sulla facciata della Scuola di Platone: Non entri
nessuno che non sia geometra. [Il che sta] al posto di sleale o
ingiusto; infatti la geometria persegue lealt e giustizia. La nota
suggerirebbe dunque che nellinscrizione di Platone le parole persona
sleale o ingiusta, che si trovavano comunemente scritte allingresso di
luoghi sacri (Non entrino persone sleali o ingiuste), fossero sostituite
dalla frase chi non geometra. La storia venne ripresa in seguito da

non meno di cinque filosofi alessandrini del VI secolo, per poi trovare
posto nel libro Chiliades dellerudito del XII secolo Giovanni Tzetzes
(1110-1180 circa). Per un approfondimento si veda Fowler 1999.
2828. Un sommario dei molti tentativi infruttuosi compiuti dagli
archeologi si pu trovare in Glucker 1978.
2929. Si vedano Cherniss 1945, Mekler 1902.
3030. Cherniss 1945, Proclo 450 d.C. circa.
3131. Platone 360 a.C. circa.
3232. Washington 1788.
3333. Per uninteressante disamina dellallegoria si veda Stewart
1905.
3434. Per approfondimenti sul platonismo e sul suo ruolo nella
filosofia della matematica, si vedano Tiles 1996, Mueller 1992, White
1992, Russell 1945, Tait 1996. Per esposizioni eccellenti in testi
divulgativi, Davis e Hersh 1981, Barrow 1992.
3535. Per un approfondimento di questo aspetto, si veda Mueller
2005.
3636. I commenti di Platone sullastronomia e sui moti planetari si
trovano nella Repubblica (Platone 360 a.C. circa), nel Timeo e nelle
Leggi. G. Vlostos e I. Mueller analizzano le implicazioni del punto di
vista di Platone (Vlostos 1975, Mueller 1992).
3737. Doxiadis 2000.
3838. Per unesposizione dettagliata sulla congettura di Catalan, si
veda Ribenboim 1994.
3939. Bell 1940.
3. Maghi: il maestro e leretico
1 Aristotele, 330 a.C. circa; si veda anche Koyr 1978.
2 Galilei 1589 e 1592.
3 Bell 1937.
4 La biografia scritta da Eracleide citata nei commentari del
matematico Eutocio (480-540 d.C. circa) in Sulla misura del cerchio. Si
veda, inoltre, Heiberg 1910-1915.
5 Plutarco 75 d.C. circa.
6 Lanno di nascita di Archimede stato stabilito in base allopera
Chiliades dello scrittore bizantino del XII secolo Giovanni Tzetzes.
7 Le prove del soggiorno in Egitto sono discusse in Dijksterhuis
1957.

8 Larchitetto romano Marco Vitruvio Pollione (I secolo a.C.) ci


racconta laneddoto nel suo trattato De Architectura (si veda Vitruvio, I
secolo a.C.). Egli scrive che Archimede immerse nellacqua un pezzo
doro e un pezzo dargento, entrambi dello stesso peso della ghirlanda.
In tal modo scopr che la ghirlanda spostava pi acqua dellargento ma
meno delloro. facile dimostrare che dai differenti volumi dacqua
spostata si pu calcolare il rapporto tra le quantit doro e dargento
contenute nella ghirlanda. Perci, a differenza di quanto affermato in
alcuni resoconti popolari dellepisodio, Archimede non ebbe bisogno di
affidarsi alle leggi dellidrostatica per risolvere il problema della
ghirlanda doro.
9 In una lettera del 1814 a M. Correa de Serra, Thomas Jefferson
scrisse: La buona opinione degli uomini, come la leva di Archimede,
unita a un dato fulcro, solleva il mondo. Lord Byron cita
laffermazione di Archimede nel Don Giovanni. John Fitzgerald
Kennedy pronunci la frase in un comizio elettorale citato dal New
York Times il 3 novembre 1960 e Mark Twain fece lo stesso in un
articolo intitolato Archimede nel 1887.
1010. Un gruppo di studenti del MIT ha tentato di riprodurre
lesperimento dellincendio di una nave con specchi ustori nellottobre
2005. Alcuni di loro hanno anche ripetuto lesperimento per lo show
televisivo Myth Busters. I risultati sono stati dubbi: gli studenti sono
riusciti ad appiccare un fuoco, ma non a produrre un incendio di grandi
dimensioni. In un esperimento simile eseguito in Germania nel
settembre 2002, si dato fuoco alla vela di una nave per mezzo di 500
specchi. Un approfondimento sugli specchi ustori si pu trovare sul sito
web di Michael Lahanas.
1111. Le esatte parole pronunciate da Archimede sono citate da
Tzetzes in Chiliades; si veda Dijksterhuis 1957. Plutarco dice
semplicemente che Archimede si rifiut di seguire il soldato che
doveva accompagnarlo da Marcello finch non avesse risolto il
problema in cui era assorto (Plutarco 75 d.C. circa).
1212. Whitehead 1911.
1313. Un volume superbo sullopera di Archimede The Works of
Archimedes (Heath 1897). Altri eccellenti approfondimenti si possono
trovare in Dijksterhuis 1957 e in Hawking 2005.
1414. Heath 1897.

1515. Per un magnifico resoconto della storia del Progetto


Palinsesto, si veda Netz e Noel 2007.
1616. Probabilmente nel 975 d.C.
1717. Netz e Noel 2007.
1818. Will Noel, direttore del progetto, aveva organizzato per me un
incontro con il team formato da William Christens-Barry, Roger Easton
e Keith Knox, che ha progettato un sistema di imaging in banda
stretta e inventato lalgoritmo per rivelare una parte del testo. I
ricercatori Anna Tonazzini, Luigi Bedini ed Emanuele Salerno hanno
sviluppato altre tecniche di elaborazione dimmagini.
1919. Dijksterhuis 1957.
2020. Per una bella esposizione della storia e del significato del
calcolo infinitesimale, si veda Berlinski 1996.
2121. Heath 1921.
2222. Plutarco 75 d.C. circa.
2323. Cicerone I secolo a.C. Per unanalisi erudita del testo di
Cicerone in termini di struttura, retorica e funzione simbolica, si veda
Jaeger 2002.
2424. Unautorevole recente biografia di Galileo Galileo: una
biografia scientifica di S. Drake (Drake 1978). Un resoconto pi noto
Galileo di J. Reston (Reston 1994). Si veda anche Van Helden e Burr
1995. Le opere complete di Galileo sono in Favaro 1890-1909.
2525. Il passo tratto dalla Bilancetta, Galileo 1586.
2626. Galilei 1589 e 1592 (Galilei 1600a e Galilei 1600b). C. B.
Schmitt suggerisce (Schmitt 1969, dopo D. A. Maklich) che
laffermazione di Galileo potrebbe essere conseguenza del fatto che la
mano che regge una sfera di piombo si stanca prima di quella che regge
la palla di legno, e che perci il rilascio di questultima avverrebbe con
maggior tempismo. Uneccellente esposizione delle idee di Galileo
sulla caduta dei gravi si trova in Frova e Marenzana 1998. Koyr offre
un approfondimento straordinario della fisica di Galileo (Koyr 1978).
2727. Unesauriente analisi dei metodi e del modo di ragionare di
Galileo si trova in Shea 1972 e in Machamer 1998.
2828. Galilei 1589 e 1582. Galileo riserva una profusione di critiche
ad Aristotele nel De Motu. Si veda Galilei 1600a, b.
2929. La vita di Virginia, che sarebbe poi divenuta suor Maria
Celeste, raccontata magnificamente nel libro di Dava Sobel La figlia
di Galileo, Sobel 1999.

3030. Galilei 1610a, b.


3131. Unottima descrizione del lavoro che condusse Galileo a
realizzare telescopi rifrattori si pu trovare in Reeves 2008.
3232. Swerdlow 1998. Per una descrizione dettagliata delle scoperte
compiute da Galileo con il telescopio, si vedano Shea 1972 e Drake
1990.
3333. Una descrizione pi divulgativa e molto avvincente delle
scoperte di Galileo, oltre che una storia generale del telescopio, si pu
trovare in Panek 1998.
3434. Una trattazione ampia e approfondita del copernicanesimo di
Galileo si trova in Shea 1998 e in Swerdlow 1998.
35 La lettera era indirizzata allambasciatore del granduca di Toscana
a Praga, ma Galileo vi incluse lanagramma per Keplero.
3636. Keplero scrisse a Galileo: Ti scongiuro di non lasciarci pi in
dubbio sul significato. Perch, vedi, tu hai a che fare con dei veri
tedeschi. Pensa a quale sofferenza mi sottoponi con il tuo silenzio.
Citato in Caspar 1993.
3737. Lintera vicenda descritta nel dettaglio in Shea 1972.
3838. Lepigramma fu scritto in latino. Seggett (1570-1627) era stato
un allievo di Galileo a Padova. Lepigramma compare in Favaro, Le
Opere di Galileo Galilei. Un bellapprofondimento su poesia e telescopi
si pu trovare in Nicholson 1935.
3939. Curzon 2004.
4040. Coresio 1612; citato anche in Shea 1972.
4141. Vincenzo di Grazia, Considerazioni (1612), in Favaro Le
Opere di Galileo Galilei, vol. IV, p. 385.
4242. Galilei, Diversi frammenti attenenti al trattato delle cose che
stanno in su lacqua, in Favaro, Le Opere di Galileo Galilei, vol. IV, pp.
49-50; citato anche in Shea 1972.
4343. Van Helden 1996 e Swerdlow 1998 offrono interessanti ed
esaurienti esposizioni della controversia sulla natura delle macchie
solari; si veda anche Shea 1972.
4444. Galilei 1623.
4545. Antonio Favaro, curatore delledizione completa delle opere di
Galileo, scopr che ampie parti del manoscritto di Guiducci (contenenti
le letture) erano vergate nella calligrafia di Galileo.
4646. Grassi 1619. La traduzione dal latino del passo citato tratta
dalledizione del Saggiatore segnalata nella bibliografia (Galilei 1623).

4747. Galilei 1623.


4848. Galilei 1638.
4949. Eccellenti disamine delle opinioni di Galileo sul rapporto tra
scienza e Sacre Scritture si possono trovare in Feldberg 1995 e
McMullin 1998.
5050. Lettera di Galileo Galilei a Benedetto Castelli, 21 dicembre
1613, in Opere di Galileo Galilei, a cura di Ferdinando Flora, Riccardo
Ricciardi Editore, Milano-Napoli 2004, pp. 988-989. La lettera citata
anche in Von Gebler 1876-1877.
5151. E nel 1585 il teologo Melchior Cano afferm che non solo le
parole ma anche ogni virgola [nelle scritture] stata data dallo Spirito
Santo. Citato in Vawter 1972.
5252. Un ampio resoconto di questi tentativi si trova in Redondi
1998.
5353. Galilei 1632.
5454. De Santillana 1955.
5555. Ibid.
5656. Beltrn Mar 1994. Si veda anche Frova e Marenzana 1998.
4. Maghi: lo scettico e il gigante
1 Citato in Sedgwick e Tyler 1917.
2 Esistono numerose biografie di Cartesio. Quella classica Baillet
1691. Altri libri che ho trovato molto utili sono stati Vrooman 1970 e il
pi recente Rodis-Lewis 1998. Bell 1937 fornisce un sunto breve ma
meraviglioso della vita di Cartesio. Consiglio anche Finkel 1898,
Watson 2002 e Grayling 2005.
3 Bench non sussistano dubbi sul fatto che quel giorno Cartesio
conobbe Beeckman, nel suo diario Beeckman non accenna mai a un
problema esposto su un cartellone. Beeckman afferma invece che
Cartesio tent in tutti i modi di dimostrare che in realt langolo non
esiste.
4 Si veda Gaukroger 2002.
5 Secondo la maggior parte dei biografi, quella notte Cartesio era a
Ulm, in Germania. Lui stesso raccont lepisodio in un taccuino che fu
visto dai suoi primi biografi e di cui sono sopravvissuti solo alcuni
passi trascritti. Cartesio scrisse di nuovo delle impressioni lasciategli da
quei sogni nel suo Discorso sul metodo (Adam e Tannery 1897-1910).
Una disamina approfondita dei sogni e delle loro possibili
interpretazioni si trova in Grayling 2005 e Cole 1992.

6 Lettera al visconte di Brgy, ambasciatore di Francia in Polonia.


Adam e Tannery 1897-1910, Cartesio 1619-1650.
7 Cartesio fu dapprima sepolto nel cimitero di Nord Malm. Quando
i suoi resti furono trasferiti in Francia, gir la voce (Adam e Tannery
1897-1910) che alcune parti dei suoi resti, il teschio in particolare,
fossero rimaste in Svezia. In Francia, le sue spoglie furono sepolte
prima nellabbazia di Sainte-Genevive, poi nel convento dei PetitsAugustins. Alla fine i resti furono sistemati nella cattedrale di SaintGermain-des-Prs, in quella che oggi la cappella di Saint-Benot. Non
mi stato facile trovare la sua tomba, perch non riuscivo a credere che
Cartesio non avesse avuto una sepoltura tutta per s. In effetti nella
stessa cappella sono inumati i due frati benedettini Mabillon e
Montafaucon, e solo del primo c un busto.
8 Per un punto di vista sulla modernit di Cartesio, si veda Balz
1952.
9 Lautorevole opera di riferimento che raccoglie i testi di Cartesio
Adam e Tannery 1897-1910. Gran parte dei passi da me citati
provengono da questa fonte. Sulla filosofia della scienza di Cartesio, si
veda anche Clarke 1992.
1010. Uneccellente introduzione alla filosofia di Cartesio in
generale si pu trovare in Cottingham 1986. Per un approfondimento
sul dubbio cartesiano e il conseguente Cogito si vedano Wolterstorff
1999, Ricoeur 1996, Sorell 2005, Curley 1993 e Beyssade 1993.
1111. Cartesio 1637.
1212. I risultati ottenuti da Cartesio in campo matematico sono ben
sintetizzati in Rouse Ball 1908. Aczel 2005 offre una magnifica
descrizione divulgativa della vita e dellopera di Cartesio. Il livello
dastrazione dellalgebra di Cartesio analizzato in Gaukroger 1992.
1313. La convinzione di Cartesio nellesistenza di leggi della
natura si pu intuire da una lettera che egli scrisse a Mersenne nel
maggio 1632: Sono diventato cos audace che oso ora ricercare la
causa della posizione di ogni stella fissa. Infatti, sebbene appaiano
sparse molto irregolarmente qua e l nel cielo, tuttavia non dubito che
tra esse si trovi un ordine naturale che regolare e determinato.
Cartesio 1619-1650.
1414. Adam e Tannery 1897-1910. Si veda anche Miller 1983.
Garber 1992 offre un buon approfondimento sulla fisica di Cartesio.

Una descrizione pi generale della filosofia naturale di Cartesio


compare in Keeling 1968.
1515. Il monumento funebre fu eretto nel 1731. Venne
commissionato a William Kent e allo scultore fiammingo Michael
Rysbrack. Oltre alla figura di Newton con il gomito appoggiato sopra
alcune delle sue opere, la scultura mostra dei putti che reggono i
simboli delle pi importanti scoperte dello scienziato. Dietro il
sarcofago si innalza una piramide, e dal mezzo della piramide una sfera
su cui sono dipinte molte costellazioni e la traiettoria della cometa del
1681.
1616. impossibile sapere per certo se Newton intendesse rivolgere
quella frase a Hooke come un insulto oppure no. R. K. Merton ha
scoperto che sulle spalle di giganti era unespressione piuttosto
comune al tempo di Newton (Merton 1993).
1717. Lintera corrispondenza di Newton stata raccolta in Turnbull,
Scott, Hall e Tilling 1959-1977.
1818. Lostilit tra i due scienziati descritta in dettaglio in alcune
eccellenti biografie di Newton, tra cui Westfall 1983, Hall 1992 e
Gleick 2003.
1919. In un saggio pubblicato nel 1674, Hooke scrisse a proposito
della gravit che le sue forze dattrazione sono tanto pi potenti
quanto pi vicino ai loro centri il corpo su cui agiscono. Perci,
bench avesse avuto una giusta intuizione, non fu in grado di
descriverla in termini matematici.
2020. Esistono numerose eccellenti traduzioni in inglese dei
Principia di Newton, a partire da quella di Motte del 1729 e fino a
quella del 1999 di Cohen e Whitman (si veda Newton 1729). La pi
accessibile, completa di utili note, la versione rielaborata da
Chandrasekhar (Chandrasekhar 1995). Lidea generale di una legge di
gravit e la sua storia sono discusse in Girifalco 2008, Greene 2004,
Hawking 2007 e Penrose 2004.
2121. Newton 1730.
2222. Oltre alle biografie complete, esistono piccoli volumi che
riportano alcuni episodi della vita di Newton o dei suoi parenti. Tra
questi segnalo De Morgan 1885 e Craig 1946.
2323. Nella sua biografia di Newton, David Brewster scrisse nel
1831: Il celebre melo, di cui si dice che la caduta di una delle sue mele
abbia indirizzato lattenzione di Newton sul tema della gravit, fu

distrutto dal vento circa quattro anni fa; ma il signor Turnon


[proprietario della casa in cui era vissuto Newton a Woolsthorpe] lha
conservato nella forma di una sedia. Brewster 1831.
2424. Una buona descrizione degli studi matematici di Newton si
pu trovare in Hall 1992.
2525. Lannotazione fa parte della Portsmouth Collection. Altri
documenti suggeriscono che Newton pens alla legge della
gravitazione universale durante gli anni della peste. Si veda, per
esempio, Whiston 1753.
2626. Per una discussione generale sulle ragioni del ritardo
nellannuncio da parte di Newton della legge di gravitazione universale,
si vedano Cajori 1928 e Cohen 1982.
2727. In quegli appunti De Moivre ricordava ci che Newton gli
aveva riferito.
2828. A suggerirlo Cohen 1982, per citare una sola fonte.
2929. Glaisher 1887.
3030. Nei Principia Newton scrive che Dio onnipresente non per
sola virt, ma anche sostanzialmente [...] egli anche [...] tutto occhio,
tutto orecchio, tutto braccio, tutta forza sensoriale, intellettiva e attiva.
In un manoscritto della prima met del Settecento, battuto allasta da
Sothebys nel 1936 ed esposto al pubblico a Gerusalemme nel 2007,
Newton si serv del libro biblico di Daniele per calcolare la data
dellApocalisse. Nel caso vi stiate preoccupando, Newton concluse di
non vedere ragioni di una sua fine prima del 2060.
3131. Per degli eccellenti studi recenti sulla storia di questi
argomenti e una valutazione della loro fondatezza logica, si vedano
Dennett 2006, Dawkins 2006 e Paulos 2008.
3232. Si vedano Dennett 2006, Dawkins 2006 e Paulos 2008.
5. Statistici e probabilisti: la scienza dellincertezza
1 Esposizioni estremamente accessibili del calcolo infinitesimale si
trovano in Berlinski 1996, Kline 1967 e Bell 1951. Pi tecnico, ma
davvero eccellente, Kline 1972.
2 Per alcuni dei risultati ottenuti dalla famiglia Bernoulli, si vedano
Maor 1994 e Dunham 1994. Si veda anche la Bernoulli-Edition (in
tedesco)
alla
pagina
web
dellUniversit
di
Basilea
(http://www.ub.unibas.ch/spez/bernoull.htm). Informazioni sul progetto
di
unedizione
inglese
si
possono
trovare
sul
sito

http://www.springer.com/cda/content/document/cda_downloaddocume
nt/Bernoulli2005web.pdf?SGWID=0-0-45-169442-0.
3 Le rivalit tra i Bernoulli vengono affrontate in Hellman 2006.
4 Una straordinaria descrizione del problema, e della soluzione di
Huygens in particolare, si trova in Bukowski 2008. Le soluzioni di
Bernoulli, Leibniz e Huygens appaiono in Truesdell 1960.
5 Citato in Truesdell 1960.
6 Laplace 1814.
7 Eccellenti resoconti della vita e dellopera di Graunt si trovano in
Hald 1990, Cohen 2006 e Graunt 1662.
8 Larticolo stato ristampato in Newman 1956.
9 Citato in Newman 1956. Un sunto del suo lavoro in Todhunter
1865.
1010. Due ottimi libri su Qutelet sono Hankins 1908 e Lottin 1912.
Brani pi brevi ma anchessi informativi si trovano in Stigler 1997,
Krger 1987 e Cohen 2006.
1111. Qutelet 1828.
1212. Nella sua memoria dedicata alla propensione al crimine,
Qutelet scrisse: Se si determinasse luomo medio per una nazione,
egli rappresenterebbe il modello di quella nazione; se lo si potesse
determinare dallinsieme degli uomini, rappresenterebbe il modello
dellintera razza umana.
1313. Per unesposizione divulgativa dellopera di Galton, si veda
Kaplan e Kaplan 2006.
1414. Tra i saggi divulgati pubblicati di recente sulla probabilit, la
sua storia e le sue applicazioni, ci sono Aczel 2004, Kaplan e Kaplan
2006, Connor 2006, Burger e Starbird 2005 e Tabak 2004.
1515. Todhunter 1865, Hald 1990.
1616. Una descrizione eccellente, divulgativa e succinta di alcuni dei
princpi fondamentali della teoria della probabilit si pu trovare in
Kline 1967.
1717. La rilevanza della teoria della probabilit in situazioni della
vita reale descritta magnificamente in Rosenthal 2006.
1818. Per uneccellente biografia di Mendel, si veda Orel 1996.
1919. Una traduzione inglese dellarticolo si pu trovare sul sito
Internet realizzato da R. B. Blumberg: http://www.mendelweb.org.
2020. Si veda, per esempio, Fisher 1936.

2121. Per una breve descrizione di parte del lavoro di Fisher, si veda
Tabak 2004. Fisher scrisse un articolo non specialistico ed
estremamente originale sul modo di progettare esperimenti intitolato La
matematica di una signora che degusta del t (si veda Fisher 1956).
2222. Per una superba traduzione di questopera, si veda Bernoulli
1713b.
2323. Citato in Newman 1956.
2424. Larticolo di Shaw riportato per intero in Newman 1956.
25 25. Il pamphlet fu scritto da George Berkeley nel 1734. Una
versione a cura di David Wilkins disponibile sul sito
http://www.maths.tcd.ie/pub/HistMath/People/Berkeley/Analyst/;
si
veda Berkeley 1734.
6. Geometri: lo shock del futuro
1 Toffler 1970.
2 Hume 1748.
3 Secondo Kant, uno dei compiti fondamentali della filosofia dar
conto della possibilit di una conoscenza sintetica a priori dei concetti
matematici. Segnalo, tra lampia bibliografia, Hffe 1994 e Kuehn
2001 per la filosofia kantiana in generale. Una buona disamina
dellapplicazione alla matematica si pu trovare in Trudeau 1987.
4 Kant 1781.
5 Per unintroduzione relativamente accessibile alle geometrie
euclidee e non euclidee, si veda Greenberg 1974.
6 I teoremi dimostrati senza ricorrere al quinto postulato sono
esaminati in Trudeau 1987.
7 Una descrizione eccellente di tutti i tentativi che alla fine portarono
allo sviluppo delle geometrie non euclidee si trova in Bonola 1955.
8 La traduzione inglese del 1891 di George Bruce Halsted
dellarticolo di Lobac?evskij, Ricerche geometriche sulla teoria delle
parallele, riportata in Bonola 1955.
9 Per una biografia di Bolyai e una descrizione della sua opera, si
veda Gray 2004. La ragione per cui non ho inserito unimmagine di
Jnos Bolyai nel libro che limmagine che si mostra di solito di
dubbia autenticit. A quanto pare, il suo unico ritratto relativamente
attendibile una scultura in rilievo sulla facciata del Palazzo della
cultura di Marosvsrhely.
1010. Una copia fotostatica delloriginale (in latino) e la traduzione
inglese di George Bruce Halsted si trovano in Gray 2004.

1111. Uneccellente descrizione dellintero episodio, della


prospettiva della vita e dellopera di Gauss, si trova in Dunnington
1955. Kline 1972 offre una sintesi concisa ma accurata delle
rivendicazioni di priorit avanzate da Lobac?evskij e Bolyai. Una parte
della corrispondenza di Gauss sulla geometria non euclidea compare in
Ewald 1996.
1212. Una traduzione inglese della lezione di Riemann si trova,
insieme ad altri documenti fondamentali sulle geometrie non euclidee,
in Pesic 2007. La traduzione italiana in Riemann, Sulle ipotesi che
stanno alla base della geometria e altri scritti scientifici e filosofici, a
cura di Renato Pettoello, Bollati Boringhieri, Torino 1994.
1313. Poincar 1891.
1414. Cardano 1545.
1515. Wallis 1685. Per un conciso sommario della vita e dellopera
di Wallis si veda Rouse Ball 1908.
1616. Un breve sunto di questi sviluppi si pu trovare in Cajori 1926.
1717. Larticolo, che faceva parte dellEnclyclopdie di DAlembert
e Diderot, citato in Archibald 1914.
1818. Lagrange 1797.
1919. Petsche 2006 offre uneccellente biografia di Grassmann e una
descrizione della sua opera (in tedesco). Si veda inoltre OConnor e
Robertson 2005.
2020. Fearnley-Sander 1979 e 1982 offrono descrizioni
relativamente accessibili, per quanto tecniche, dellopera di Grassmann nellambito dellalgebra lineare.
2121. Un buon testo introduttivo sulla geometria n-dimensionale si
pu trovare in Sommerville 1929.
2222. Citato in Ewald 1996.
2323. Ibid.
2424. La prima lettera di Stieltjes a Hermite era datata 8 novembre
1882. La corrispondenza tra i due matematici consiste di ben 432
missive ed riportata integralmente in Hermite 1905. La traduzione del
brano citato mia.
2525. Il testo del discorso si pu trovare in OConnor e Robertson
2007.
7. Logici: riflettere sul ragionamento
1 Il paradosso del barbiere viene discusso in numerosi testi. Si veda
per esempio Quine 1966, Rescher 2001 e Sorensen 2003.

2 Russell 1919. Si tratta della pi popolare esposizione delle idee di


Russell sulla logica.
3 Il programma intuizionista di Brouwer ben riassunto in Van Stegt
1998. Unottima e accessibile esposizione quella di Barrow 1992. Il
dibattito tra formalismo e intuizionismo descritto in modo divulgativo
in Hellman 2006.
4 Dummett aggiunge che un individuo non pu comunicare ci che
comunica senza poter essere osservato: se un individuo associava un
simbolo o una formula matematica a un contenuto mentale, laddove
lassociazione non risiedeva nelluso che egli faceva del simbolo o
della formula, allora non poteva trasmettere tale contenuto mediante il
simbolo o la formula, poich i suoi ascoltatori erano ignari
dellassociazione e non avevano modo di divenirne consapevoli.
Dummett 1978.
5 Unintroduzione alla logica estremamente accessibile si pu
trovare in Bennet 2004. Pi tecnico, ma brillante, Quine 1982. Un
buon riassunto della storia della logica, a opera di Czeslaw Lejewski,
appare nellEncyclopaedia Britannica, 15a edizione.
6 Per una concisa ma acuta descrizione della sua vita e delle sue
opere si veda Ewald 1996.
7 Boole 1847.
8 Per una biografia pi estesa si veda MacHale 1985.
9 Boole 1854.
1010. Boole concluse che quando si tratta di credere nellesistenza di
Dio anche deboli passi [basati sulla fede e illogici] di un intelletto
limitato nelle sue facolt e nei suoi strumenti di conoscenza, sono pi
utili dellambizioso tentativo di arrivare a una certezza irraggiungibile
sul terreno della religione naturale.
1111. Frege 1879. Si tratta di una delle pi importanti opere nella
storia della logica.
1212. Frege 1893, 1903.
1313. Per una discussione generale delle idee e del formalismo di
Frege si veda Resnik 1980, Demopoulos e Clarke 2005, Zalta 2005 e
2007, e Boolos 1985. Per uneccellente discussione generale della
logica matematica rimando a DeLong 1970.
1414. Frege 1884.

1515. Il paradosso di Russell, le sue implicazioni e i possibili rimedi


vengono affrontati, in una vasta letteratura, in Boolos 1999, Clark 2002,
Sainsbury 1988 e Irvine 2003.
1616. Whitehead e Russell 1910. Per una popolare ma illuminante
descrizione del contenuto dei Principia si veda Russell 1919.
1717. Per linterazione tra le idee di Russell e quelle di Frege
rimando a Beaney 2003. Per il logicismo di Russell, invece, Shapiro
2000, e Goodwyn e Irvine 2003.
1818. Uneccellente esposizione si pu trovare in Urquhart 2003.
1919. La teoria dei tipi in realt stata accantonata da molti
matematici. Tuttavia, un costrutto simile ha trovato nuove applicazioni
nellinformatica. Si veda, per esempio, Mitchell 1990.
2020. Per una descrizione dei suoi contributi si veda Ewald 1996.
2121. La traduzione dei saggi originali di Zermelo, Fraenkel e del
logico Thoralf Skolem si pu trovare in Van Heijenoort 1967. Per
unintroduzione relativamente agevole agli insiemi e agli assiomi di
Zermelo-Fraenkel, rimando a Devlin 1993.
2222. Una dettagliata discussione dellassioma si pu trovare in
Moore 1982.
2323. Cantor elabor un metodo per comparare la cardinalit di
insiemi infiniti. In particolare, dimostr che la cardinalit dellinsieme
dei numeri reali maggiore di quella dellinsieme degli interi. In
seguito formul lipotesi del continuo, la quale affermava che non
esiste nessun insieme la cui cardinalit strettamente compresa tra
quella dei numeri interi e quella dei numeri reali. Quando David Hilbert
nel 1900 pose i suoi famosi problemi di matematica, la questione di
determinare se lipotesi del continuo fosse valida fu la prima che
affront. Per una discussione abbastanza recente di questo problema si
veda Woodin 2001a, b.
2424. Il matematico descrisse il suo lavoro in Cohen 1966.
2525. Una buona descrizione del programma di Hilbert contenuta
in Sieg 1988. Un eccellente e aggiornato resoconto della filosofia della
matematica, e un chiaro riassunto delle tensioni tra logicismo,
formalismo e intuizionismo sono presenti in Shapiro 2000.
2626. Hilbert tenne questa lezione a Lipsia nel settembre del 1922. Il
testo reperibile in Ewald 1996.
2727. Per unottima discussione sul formalismo si veda Detlefsen
2005.

2828. Una meravigliosa biografia si pu trovare in Monk 1990.


2929. Citato in Waismann 1979.
3030. Per una recente biografia si veda Goldstein 2005. La biografia
di riferimento rimane Dawson 1997.
3131. Testi eccellenti sui teoremi di Gdel, sul loro significato e sul
rapporto con altre branche del sapere includono Hofstadter 1979, Nagel
e Newman 1959, e Franzn 2005.
3232. Gdel 1947.
3333. Unesauriente descrizione delle idee filosofiche di Gdel e di
come egli le collegasse ai fondamenti della matematica offerta da
Wang 1996.
3434. Morgenstern 1971.
3535. Questa chiaramente una semplificazione eccessiva,
consentita solo in un testo divulgativo. In realt, seri tentativi
nellambito del logicismo continuano ancora oggi. In genere presumono
che molte verit matematiche siano conoscibili a priori. Si veda Wright
1997 e Tennant 1997, per esempio.
8. Irragionevole efficacia?
1 Un interessante libro sui nodi Ashley 1944.
2 Vandermonde 1771. Uneccellente storia della teoria dei nodi si
pu trovare in Przytycki 1992. Una vivace introduzione alla teoria
presente in Adams 1994. Per un resoconto divulgativo si veda, invece,
Neuwirth 1979, Peterson 1988, e Menasco e Rudolph 1995.
3 Ottime descrizioni sono presentate da Sossinsky 2002 e Atiyah
1990.
4 Tait 1898; Sossinsky 2002. Una breve, ma brillante biografia di
Tait si pu trovare in OConnor e Robertson 2003.
5 Knott 1911.
6 Little 1899.
7 Per unintroduzione tecnica, ma accessibile alla topologia, si
veda Messer e Straffin 2006.
8 Perko 1974.
9 Alexander 1928.
1010. Conway 1970.
1111. Jones 1985.
1212. Per esempio, il matematico Louis Kauffman ha dimostrato una
relazione tra il polinomio di Jones e la fisica statistica. Un testo

ottimo, ma piuttosto tecnico, sulle applicazioni della fisica, Kauffman


2001.
1313. Uneccellente descrizione della teoria dei nodi e dellazione
degli enzimi fornita in Summers 1995. Si veda anche Wasserman e
Cozzarelli 1986.
1414. Per delle magnifiche opere divulgative sulla teoria delle
stringhe, i suoi successi e i suoi problemi si veda Greene 1999, Randall
2005, Krauss 2005 e Smolin 2006. Per unintroduzione tecnica si veda,
invece, Zweibach 2004.
1515. Ooguri e Vafa 2000.
1616. Witten 1989.
1717. Atiyah 1989. Per una prospettiva pi ampia rimando ad Atiyah
1990.
1818. Kapner et al. 2007.
1919. Esistono molte esposizioni degne di nota dei concetti della
relativit ristretta e di quella generale. Citer qui quelle che ho
apprezzato particolarmente: Davies 2001, Deutsch 1997, Ferris 1997,
Gott 2001, Greene 2004, Hawking e Penrose 1996, Kaku 2004, Penrose
2004, Rees 1997 e Smolin 2001. Una recente e meravigliosa
descrizione dellEinstein uomo e delle sue idee si ritrova in Isaacson
2007. Precedenti ritratti di Einstein altrettanto stupendi includono
Bodanis 2000, Lightman 1993, Overbye 2000 e Pais 1982. Per una
bella raccolta di documenti originali si veda Hawking 2007.
2020. Kramer et al. 2006.
2121. Odom et al. 2006
2222. Unottima descrizione contenuta in Weinberg 1993.
9. La mente umana, la matematica e luniverso
1 Davis e Hersh 1981.
2 Hardy 1940.
3 Kasner e Newman 1989.
4 Uno dei migliori testi divulgativi sulla natura della matematica
Barrow 1992. Pi tecnico, ma comunque accessibile, Kline 1972.
5 Per unaltra eccellente discussione degli argomenti trattati in questo
libro, si veda Barrow 1992.
6 Tegmark 2007a, b.
7 Changeux e Connes 1995.
8 Dehaene 1997.
9 Dehaene et al. 2006.

1010. Si veda, per esempio, Holden 2006.


1111. Changeux e Connes 1995.
1212. Lakoff e Nez 2000.
1313. Si veda, per esempio, Ramachandram e Blakeslee 1999.
1414. Varley et al. 2005; Klessinger et al. 2007.
1515. Atiyah 1995.
1616. Per una dettagliata descrizione del rapporto aureo, della sua
storia e delle sue propriet, si veda Livio 2002, e anche Herz-Fischler
1998.
1717. Una buona esposizione di queste idee fornita da un articolo
di Yehuda Rav in Hersh 2000.
1818. White 1947.
1919. Per una descrizione di tipo divulgativo si veda Hockett 1960.
2020. Una discussione di agevole lettura sul linguaggio e il cervello
si pu trovare in Obler e Gjerlow 1999.
2121. Le analogie tra lingua e matematica sono discusse anche in
Sarrukai 2005 e Atiyah 1994.
2222. Chomsky 1957. Per saperne di pi sulla linguistica, un ottimo
manuale Aronoff e Rees-Miller 2001. Un punto di vista interessante
offerto da Pinker 1994.
2323. Wolfram 2002.
2424. Tegmark ha identificato quattro tipi distinti di universi
paralleli. Nel Livello I ci sono universi con identiche leggi della
fisica, ma diverse condizioni iniziali. Nel Livello II ci sono universi
con le stesse equazioni della fisica, ma forze differenti costanti della
natura. Il Livello III adotta linterpretazione dei molti mondi della
meccanica quantistica. E nel Livello IV sono presenti strutture
matematiche diverse. Tegmark 2004, 2007b.
2525. Per uneccellente discussione su questo tema si veda Vilenkin
2006.
2626. Putnam 1973.
2727. Ci sono altre opinioni che non ho menzionato. Per esempio,
Steiner (2005) sostiene che Wigner non mostra come gli esempi di
irragionevole efficacia che fornisce non hanno nulla a che vedere con
il fatto che i concetti siano matematici.
2828. Gross 1988. Un approfondimento sulla relazione tra
matematica e fisica si pu trovare in Vafa 2000.
2929. Atiyah 1995; si veda anche Atiyah 1993.

3030. Hamming 1980.


3131. Weinberg 1993.
3232. Citato in Borowik 2006.
3333. Raskin 1998.
3434. Un eccellente articolo di Hersh contenuto in Hersh 2000.
3535. I libri di Keplero, ristampati in inglese nel 1981 e 1997,
costituiscono uninteressantissima lettura sulla storia della scienza.
Ottime biografie sono Caspar 1993 e Gingerich 1973.
3636. Per una panoramica, si veda Lecar et al. 2001.
3737. Uninteressante discussione sullutilit della matematica
appare in Raymond 2005. Acute osservazioni sullenigma di Wigner si
possono trovare anche in Wilczek 2006, 2007.
3838. Russell 1912.
_0070_biblio
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Referenze

Lautore e leditore ringraziano per il permesso concesso di


pubblicare il seguente materiale:
Immagini
Figure 1, 2, 6, 14, 15, 17, 19, 24, 25, 54, 55, 56, 60, 61: Ann Feild.
Figure 3, 28, 31, 33, 34, 35, 36, 37, 39, 40, 41, 46, 62, 63, 64, 65:
Krista Wildt.
Figura 4: Scott Adams/Dist. by United Feature Syndicate, Inc.
Figure 7, 10, 11, 16, 21, 26, 42, 43, 44, 45, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53:
Biblioteca Speciale di Matematica Giuseppe Peano, con lassistenza
di Laura Garbolino.
Figure 8, 27: Per gentile concessione dellautore.
Figura 9: Bibliothque Nationale de France, dipartimento della
riproduzione.
Figura 12: Per gentile concessione di Will Noel e dellArchimedes
Palimpsest Project.
Figura 13: Per gentile concessione di Roger L. Easton, Jr.
Figure 18, 20: Collezione privata del Dr. Elliott Hinkes. Ottenute
grazie allassistenza della Milton S. Eisenhower Library, John Hopkins
University.
Figura 22: Roger-Viollet, Parigi, Francia.
Figura 23: Per gentile concessione di Sofie Livio.
Figura 29: University of Chicago Library, Special Collections
Research Center, Joseph H. Schaffner.
Figure 30, 32: Collezioni speciali della Milton S. Eisenhower
Library, John Hopkins University.
Figura 38: Biblioteca dellAccademia delle Scienze di Torino, con
lassistenza di Laura Garbolino.
Figura 58: Stacey Benn.
Figura 59: Per gentile concessione di Steven Wasserman.
Testi
Pag. 76-77, The Sand Reckoner (Aranario): compare in T. L. Heath,
The Works of Archimedes, 1897; ristampato con il permesso della
Cambridge University Press.
Pag. 198-199, The Vice of Gambling and the Virtue of Insurance
(Il vizio del gioco e la virt delle assicurazioni): compare in J. R.
Newman, The World of Mathematics, vol. 3, 1956; ristampato con il
permesso della Simon & Schuster.

Pag. 263-266, History of the naturalization of Kurt Gdel:


ristampato con il permesso dellInstitute for Advanced Study,
Princeton, New Jersey, e di Dorothy Morgenstern Thomas, con
lassistenza di Margaret Sullivan.
Indice
Prefazione
1. Un mistero
2. Mistici: il numerologo e il filosofo
3. Maghi: il maestro e leretico
4. Maghi: lo scettico e il gigante
5. Statistici e probabilisti: la scienza dellincertezza
6. Geometri: lo shock del futuro
7. Logici: riflettere sul ragionamento
8. Irragionevole efficacia?
9. La mente umana, la matematica e luniverso
Note
Bibliografia
Referenze