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CONGRESSO TOMISTA INTERNAZIONALE

LUMANESIMO CRISTIANO NEL III MILLENIO:


PROSPETTIVA DI TOMMASO DAQUINO
ROMA, 21-25 settembre 2003
Pontificia Accademia di San Tommaso

Societ Internazionale Tommaso dAquino

La causalit dellintelletto
nellatto di scelta
Prof. Federica Bergamino
Pontificia Universit della Santa Croce, Roma (Italia)

This paper concerns the problem of freedom. It examines the relation of intellect and will, and particularly the
nature of the intellects causality, in St. Thomass analysis of the act of choice. Aquinas maintains, in fact, that reason is
the cause of the freedom of choice. The understanding of this point is crucial for St. Thomas anthropology and the
humanism resulting from it. Among Thomistic authors, the interpretations waver between intellectualism (those who
hold for a last practical judgment determining the choice) and voluntarism (those who tend to assign a certain primacy
to the will, seen as somehow autonomo us vis--vis intellect). Through a study of St. Thomass writings, the paper offers
an explanation of the act of choice, and of the intellects causal role in it, that shows how freedom of will dependsupon
the intellects causality, in the strong sense of this term (i.e. intellect exerts a genuine causal action over will). On the
other hand, this causality, although real (in the sense that intellect moves will), is not deterministic; hence there is no
need for a last practical judgment to determine the will. The notion of a last practical judgment is in fact called into
question.

Considerare luomo come individuo razionale e non come un io,


significa per alcuni autori contemporanei collocarlo ancora sul piano della natura
e non del soggetto. Scrive P. Ricoeur criticando la concezione antropologica
tomista e in particolare la concezione della libert in Tommaso:
la cosmologia generale delle facolt confonde i regni e tradisce lintuizione generale
del poter volere. E ciononostante si colpiti dalla positivit di quel potere, sottolineata
da numerosi testi in cui si affermato il dominio della volont sui suoi atti. S. Tommaso
sembra andare molto vicino ad una psicologia che assuma veramente, come centro
radicale e prospettico lIo e non una natura. () Tuttavia il tomismo invoca
questautodeterminazione di s in misura sufficiente per fare della buona psicologia,
ma subito la ricongiunge a tutto lordine della natura, in misura sufficiente da
dispensarsi dal condurre questa buona psicologia fino ad una vera metafisica della
soggettivit1.

La critica di Ricoeur allantropologia metafisica tommasiana di grande


interesse soprattutto se si pone in rapporto ad altre interpretazioni del tomismo
1

P. RICOEUR, Filosofia della volont, Marietti, Genova 1990, pp. 162-163.


Copyright 2003 INSTITUTO UNIVERSITARIO VIRTUAL SANTO TOMS
Fundacin Balmesiana Universitat Abat Oliba CEU

F. BERGAMINO, La causalit dellintelletto nellatto di scelta

secondo le quali nella posizione e soluzione del problema della libert di


Tommaso () ci sarebbe qualche lacuna di fondo2 a causa della quale non si
rende pienamente ragione dellio personale, quale principio esistenziale
incomunicabile-comunicante nel suo doppio rapporto al mondo e a Dio. Scrive
infatti Cornelio Fabro:
anche sulla realt dinamica della persona gli scolastici si sono limitati a considerazioni
di tipo metafisico-formale. Lo stesso S. Tommaso, quando afferr per un momento
limportanza del soggetto singolo spirituale, cio quando volle rompere il cerchio
dellimmanenza averroistica, si ferm allargomento dello hic homo (singularis) intelligit
() lasciando scoperta e nellombra la zona dellhic homo vult, eligit, amat, che il
campo in cui si decide il senso e lesito della vita delluomo3 .

Il problema fondamentale che Fabro rileva nella spiegazione della libert


di Tommaso il ruolo prioritario da questi assegnato allintelletto e alla
dimensione naturale; e quindi, anche se in molteplici occasioni negli scritti
dellAquinate, non pu non riscontrare un primato conferito alla volont,
tuttavia un alone o uno sfondo quasi intellettualistico sembra innegabile4 .
Fabro infatti concluder che Tommaso pur rimanendo nella scia
dellintellettualismo classico, ha degli spiragli notevoli per soddisfare
allesigenza moderna della principialit dellio5 , ma detta principialit viene
riconosciuta dallinterprete tomista sempre in contrasto o nonostante la
dimensione intellettiva.
Risulta quindi che nella critica di Ricoeur e di Fabro si suppone una sorta
di antinomia tra volont e intelletto, tra natura e soggetto che sembra assente
nella filosofia classica6 . Ora, ci che mi chiedo qui, se effettivamente
nellanalisi della libert in Tommaso si riscontra detta antinomia. Penso che la
risposta a tale quesito costituisca un punto centrale per intendere la concezione
tommasiana della libert e di conseguenza la sua antropologia e lumanesimo
C. FABRO, La dialettica di intelligenza e volont nella costituzione dellatto libero, Doctor
Communis, 1 (1977), pp. 163-191.
3 Ibidem, p. 163-165.
4 Ibidem, 178.
5 Ibidem, 188.
6 Cfr. E. BERTI, Soggetto, anima e identit personale in Aristotele, in Per Psich, de
Homine, antropologia nuovi approcci, pp. 1-14, qui emerge una nozione, che quella
classica e aristotelica, secondo la quale il termine soggetto si estende oltre luomo per
comprendere ogni sostanza individuale che sempre il sostrato di qualche tipo di
operazione o movimento. Ogni livello della natura ha quindi una certa soggettivit
perch la natura in genere non mai concepita dalla filosofia classica in senso
meramente passivo o meccanicistico, come invece accade da Cartesio in poi.
Evidentemente per il soggetto in senso pi pieno solo il soggetto razionale, perch
ha un perfetto dominio sul suo agire, in quanto libero.
2

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che ne deriva. Mi propongo quindi di approfondire alcuni elementi dellatto


libero nei testi dellAquinate con particolare riferimento al ruolo della causalit
intellettuale. Su questo punto lesegesi tomista si oltremodo impegnata, ma, a
mio avviso, senza pervenire a una soluzione o risposta del tutto soddisfacente7 .
Uno dei maggiori esponenti della lettura interpretativa che in assoluto
stata la pi seguita nel XX secolo Garrigou-Lagrange8 , il quale tende a
spiegare la libert tommasiana in termini di simultaneit: lintelletto e la
volont offrirebbero simultaneamente il proprio contributo allatto, per cui
latto di volont che muove il giudizio e latto di volont mosso dal giudizio,
sarebbero un unico atto. Il giudizio in questione lultimo giudizio pratico e
latto di volont che muove e che mosso allo stesso tempo, la scelta. Il
giudizio sarebbe determinato dal volere, e paradossalmente, esso stesso
muoverebbe il volere9 .
Non entro qui nella problematica e nelle contraddizioni cui queste
affermazioni danno luogo. Ora mi interessa segnalare questo: la tesi della
simultaneit chiamata in causa per evitare il determinismo; in tale posizione
infatti soggiace la convinzione per cui se c un giudizio prima della scelta
che muova a scegliere, quel giudizio muove necessariamente. La scelta non pu
non seguirlo. Il giudizio aperto agli opposti, ossia quel giudizio indeterminato
che apre a diverse possibilit, per Garrigou-Lagrange, cos come per i tomisti
che lo hanno preceduto10 , incapace a muovere, cio non sufficiente per il darsi
della scelta; perch si possa scegliere necessario avere un giudizio gi
determinato ad unum dal volere stesso e che cos pu determinare la scelta.
Difficile da spiegare poi e qui emerge la contraddizione pi grossa della tesi
della simultaneit come latto di volere che determina il giudizio, sia lo stesso
determinato dal giudizio (la scelta). Si tratta sembra di un tentativo di
conciliare la libert con lintellettualit, ma allinterno di una concezione della
causalit intellettuale intesa sempre come deterministica. O il giudizio non
muove (giudizio indifferente aperto agli opposti) o se muove, muove
necessariamente (ultimo giudizio pratico cui la scelta segue infallibilmente). La
tesi della simultaneit crolla per quando lo stesso Garrigou-Lagrange cerca di
rispondere al determinismo razionalistico. Scriver infatti: latto libero una
risposta gratuita sorta dalle profondit infinite della volont alla sollecitazione

Per unanalisi dettagliata della questione rimando al mio studio: La razionalit e la


libert della scelta, Edusc 2002, alle pp. 135-191.
8 Cfr.GARRIGOU-LAGRANGE, Intellectualisme et libert chez Saint Thomas, Rev. sc.
phil. theol. I parte (1907), pp. 648-673 ; II parte (1908) pp. 5-32.
9 Ibidem, p. 16.
10 Il riferimento in particolare ai Salmaticensi.
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F. BERGAMINO, La causalit dellintelletto nellatto di scelta

impotente di un bene finito 11 . Il bene finito presentato nel giudizio indifferente


impotente, incapace a muovere, quindi la volont deve far ricorso a se stessa
perch si dia latto. Questo atto conclude non dipende da un fattore
intellettuale. Latto volitivo che determina lultimo giudizio pratico in ultima
istanza un atto senza motivo. In definitiva, per il darsi della libert si
costretti a porre un atto nuovo senza causa. Risalta pertanto qui in quello che
si pu considerare il paradigma ermeneutico dei tomisti una concezione della
libert della scelta in cui lelemento volitivo si legge in contrasto con quello
intellettivo. Per lemergere del proprium volitivo bisogna annullare lazione
causale dellintelletto in quanto implicitamente sempre intesa come
deterministica.
I tentativi di giustificare la tesi della simultaneit sono stati molteplici12
anche se, a mio avviso, nessuno approdato a una soluzione soddisfacente13 ,
mentre si andata diffondendo nel mondo contemporaneo la convinzione che
anche in Tommaso dAquino, come nellantropologia moderna si d lo iato di
cui sopra tra volont e intelletto, tra natura e soggetto.
Il nucleo della questione, a mio parere, sta nellintendere fino in fondo il
ruolo dellintelletto e la sua specifica modalit causale allinterno dellatto.
Propongo quindi lanalisi di alcuni testi di Tommaso che possono gettare luce
sul problema. Scrive Tommaso:
... Non ogni causa per necessit produce il suo effetto, anche se causa sufficiente;
questo perch la causa pu essere impedita, di modo che leffetto non segua; come le
cause naturali, che non producono i loro effetti per necessit, ma nella maggior parte,
perch raramente vengono impedite. Cos quella causa che fa che la volont voglia
qualcosa, non necessario che faccia questo per necessit: perch pu essere posto dalla
stessa volont un impedimento, o rimuovendo tale considerazione che lo induce a
volere, o considerando lopposto, cio che questo che viene proposto come bene,
secondo qualcosa non bene14 .

Il testo emblematico della sua posizione quanto alla nozione di causa


contingente (una causa che pu essere impedita) e nello specifico, alla causalit
esercitata sul volere. Innanzi tutto diversamente dalla proposta di soluzione
fornita da Garrigou-Lagrange Tommaso assume qui come ovvia lesistenza di
una causa dellatto di scelta. Afferma altres che tale causa non muove la
volont in modo necessario, per muove. La spiegazione dellassenza di

GARRIGOU-LAGRANGE (1908), p. 26.


Emblematico quello di Lebacqz in LEBACQZ J., Libre arbitre et jugement, Descle de
Brouwer, Paris-Bruges 1960, dietro richiesta di Sertillanges.
13 Come si evince dallo studio storico-critico di LEBACQZ (1960).
14 De malo, q. 6 a. un. ad 15.
11
12

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Congresso Tomista Internazionale

necessit ossia della contingenza data dal fatto che la causa pu essere
impedita dal produrre il suo effetto (latto di scelta). Limpedimento dellatto
volitivo, diversamente da quello delle cause fisiche, viene posto dalla stessa
volont, e non da una causa esterna. La volont allora, nellatto di scelta, si
presenta al contempo come passiva e come attiva. passiva perch latto
volitivo ha una causa che non sembra coincidere n con latto stesso, n con la
potenza volitiva; attiva perch la volont pu intervenire sulla causa del suo
atto e impedirla, ha quindi un dominio sul proprio atto. Ora, ci che si tratta di
approfondire a questo punto la relazione tra la causa contingente ma effettiva
dellatto, e il dominio che la volont ha su di esso. E quanto si vuole dimostrare
che in Tommaso il dominio della volont sul proprio atto, non solo non
incompatibile con il fatto che essa abbia una causa, ma si d proprio in virt
della causalit contingente delloggetto dellatto presentato dallintelletto.
Al fine di esaminare la natura della causalit intellettuale nellatto di
scelta, propongo qui in sintesi alcune considerazioni sulla nozione di forma in
Tommaso e sulla volont.
La forma la base del potere e la fonte dellinclinazione ad agire15 ; essa
il nucleo della sufficienza della causa. Inoltre, ci che muove linclinazione in
senso proprio e per se, il bene la perfezione che conviene a ogni cosa a
seconda della sua forma e la forma ci per cui loggetto dellinclinazione
viene messo in rapporto allagente; per questo il principio della sua
inclinazione16 . Lagente infatti inclinato ad agire a causa delloggetto stesso
della sua inclinazione, nella misura in cui loggetto gli si presenta in qualche
modo17 , in una qualche forma. In Tommaso, quando lagente possiede una
determinata forma, questa costituisce la causa sufficiente18 di quel determinato
agire: capace di agire ed quindi inclinato allazione. Ora, riferendo questo
alle cause intellettuali, sembra che la causa dellagire volitivo non consista in
ununica forma, ma che vi siano molte forme, cos da rendere indeterminato
lagente. La forma intellettiva infatti universale e allinterno di essa possono
essere comprese molte forme; e, poich latto nelle cose singolari, e in esse non

Cfr. De pot. q. 2 a. 1, e S. Th., I q. 14 a. 8.


Cfr. S. Th., I q. 5 a. 5.
17 BROCK S.L., Action and Conduct. Thomas Aquinas and the Theory of Action, T&T
Clark, Edinburgh 1998, p. 117.
18 Da notare che la nozione di causa sufficiente per Tommaso non coincide con quella
moderna per cui se la causa sufficiente sempre e necessariamente deriva leffetto.
Nella maggior parte dei casi Tommaso usa lespressione causa sufficiente per indicare
una causa che adeguata per conseguire leffetto, ma che pu anche esserne impedita.
Non quindi necessaria.
15
16

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F. BERGAMINO, La causalit dellintelletto nellatto di scelta

vi nulla di adeguato alla potenza delluniversale, resta che linclinazione della


volont si volge indeterminatamente a molte cose19 .
La volont facolt desiderativa intellettuale; lunica causa sufficiente a
muoverla in modo necessario, il bene universale20 . In virt della conoscenza
intellettuale infatti, lagente volitivo conosce il bene nella sua universalit;
conosce quindi la ragione di bene la stessa desiderabilit e quindi tutte le
cose che partecipano di essa, tutti i beni concreti e particolari; a motivo di tale
apertura universale, nessun bene particolare pu esaurire la capacit
desiderativa dellappetito intellettuale e quindi muoverla in modo necessitante
a un agire21 . Lunico motore ad essa proporzionato quel bene conveniente che
si presenta come tale in tutti gli aspetti che si possono considerare, ossia la
felicit22 .
Ora, per, se nessun bene particolare pu muovere la volont in modo
necessario, si pu comunque affermare che capace di muoverla in modo
contingente? Si legge infatti nella Summa contra gentiles:
la forma appresa principio movente in quanto appresa sotto la ragione di bene o di
conveniente: poich latto esterno negli esseri che muovono se stessi deriva dal giudizio
col quale una cosa giudicata buona o conveniente mediante la forma suddetta. Se
quindi chi giudica applica se stesso a giudicare, bisogna che applichi se stesso a codesto
giudizio mediante una forma appresa pi alta. E questo non pu essere altro che la
nozione stessa di bene o di cosa conveniente con la quale si pu giudicare di ciascun
bene determinato. Perci possono muovere se stessi a giudicare quegli esseri che
conoscono la ragione universale di bene. E questi sono solo gli esseri intelligenti23 .

La forma appresa, cui si riferisce qui lAquinate allinizio della citazione,


non una forma universale, invece una forma particolare, conosciuta sotto

Cfr. De malo, q.6 a.un.


Cfr. S. Th., I-II, q. 10 a. 2, in particolare ad 1. Qui Tommaso parla di una causa
sufficiente che totaliter habet rationem motivi, ossia che muoverebbe la volont in modo
necessario, in quanto non in nessun modo deficiens, infatti il bene universale e
perfetto. Da notare quindi che in questo testo si usa sufficiens come opposto a deficiens, e
non come opposto a insufficiens (che sottolinea linadeguatezza e lincapacit, piuttosto
che la limitatezza). Nel De malo invece, come anche in S. Th., I-II, q. 75 a. 1 ad 2, si usa
sufficiens come opposto a insufficiens; mentre quindi nel testo citato Tommaso vuole
insistere che c un motivo che pu muovere per necessit (anche se non tutti i motivi
sono cos), negli altri testi menzionati si sottolinea di pi il fatto che una cosa che non
pu muovere per necessit, pu comunque muovere (in particolare in S. Th., I-II, q. 75
a. 1 ad 2: il peccato pur non essendo necessario ha comunque un motivo).
21 Cfr. S. Th., I q. 82 a. 3 ad 2.
22 Cfr. De malo, q. 6 a. un.
23 C.G., L. II, c. 48, 3.
19
20

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Congresso Tomista Internazionale

una ragione universale. Per lagente intellettuale la ratio principale della cosa da
fare sarebbe il fine dellazione stessa; e poich egli non conosce solo il fine come
cosa da raggiungere, ma anche la ragione di fine, vede che in questa ragione
questa forma universale rientrano tante forme o ragioni particolari, ossia tanti
modi di pervenire allo stesso fine. E quindi, una volta voluto il fine, pu essere
mosso da ognuna di queste forme in cui si presentano i beni particolari in
quanto tutte sono ordinate al fine; tutte partecipano della desiderabilit del fine
voluto, e quindi della ragione di bene e di cosa conveniente24 . Le molteplici
forme diverse e opposte, hanno quindi il potere di causare latto volitivo proprio
in quanto partecipano tutte della stessa rationem finis.
Ora, una volta assodato che per Tommaso il bene particolare ha capacit
di muovere, va evidenziato che il tramite della mozione volitiva contingente,
che presenta la forma appresa (il bene in quanto particolare) in un giudizio,
lintelletto. Bisogna quindi soffermarsi sulla natura del giudizio in cui si
presenta il bene particolare. Qual il giudizio che interessa ora prendere in
considerazione? Se si va a esaminare le asserzioni di Tommaso si constata che
per lui il proprium delle potenze razionali il dominio che esse hanno sul
proprio atto25 , e la causa di tale dominio sta nel fatto che sono aperte agli
opposti26 . nellapertura agli opposti della ragione che Tommaso colloca la
radice della contingenza e al contempo del dominio delle potenze razionali. Il
giudizio che interessa allora prendere in esame sar il giudizio aperto agli
opposti. Se si dimostra infatti che il giudizio aperto agli opposti causa latto di
scelta e addirittura lo rende libero, mi sembra che si sia dimostrato come in
Tommaso non solo non si d antinomia tra intelletto e volont, ma addirittura
che lintelletto causa della libert della volont e quindi dellio come soggetto
di auto-determinazione.
Nel momento della deliberazione lintelletto paragona vari beni
particolari in rapporto al fine voluto e in rapporto tra di loro, e formula cos
diversi giudizi di convenienza27 . Ciascuno di questi giudizi consiste
nellapplicazione di una forma appresa a una cosa giudicata, e ciascuno
presenta una ragione, principio movente per unazione e quindi causa sufficiente
per un atto di scelta. Al termine del processo deliberativo si arriva a una visione
articolata della situazione. Detta visione consisterebbe appunto nel giudizio
aperto agli opposti: un atto intellettuale in cui simultaneamente si vedono le
alternative eleggibili in rapporto al fine e in rapporto tra di loro. La facolt
intellettiva in virt dellimmaterialit ha invero la capacit di conoscere
24
25
26
27

Cfr. De malo, q. 6 a. un.


Cfr. In Meta., L. IX, lect. 2 1786-1787.
Ibidem, 1789.
Si veda qui 2. 3. a sulla deliberazione.

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F. BERGAMINO, La causalit dellintelletto nellatto di scelta

molte cose insieme in quanto formano ununit, ossia servendosi di una sola
specie intenzionale28 ; e questo ci che avviene propriamente nella
formulazione del giudizio aperto agli opposti: si conosce la differenza e la
comparazione di una cosa con unaltra ossia di due termini sotto laspetto di
ununica comparazione e ununica differenza29 in rapporto al fine. La volont
infatti, una volta voluto il fine, spinge la ragione a deliberare sui mezzi in vista
del fine30 . Questa, deliberando sotto lunica ragione del fine31 la ragione di
bene e di cosa conveniente attraverso il confronto e il paragone di vari beni
particolari, perviene a una sorta di giudizio globale che raccoglie giudizi
contrari: un ultimo giudizio che presenta diverse alternative tutte eleggibili,
perch tutte in modo diverso, secondo diverse proporzioni, sono convenienti al
fine32 . Tale giudizio contiene quindi in s, sia il principio il fine da
perseguire , che le conclusioni i giudizi diversi e opposti che presentano
unopinione ragionevole per il perseguimento del fine, a favore di una cosa da
fare, e unopinione ragionevole contro quella cosa da fare e a favore di unaltra .
E pertanto questo giudizio ha tutti i connotati per essere al contempo causa
dellatto di scelta offre una ragione sufficiente per spiegare latto di scelta , e
della sua libert non la muove necessariamente secondo una ragione.
In questo giudizio infatti sono contenute diverse forme o ragioni, le quali
sono le cause sufficienti di scelte diverse (ogni forma o ragione causa per una
scelta); in tal senso si pu dire che il giudizio che le contiene tutte, fornendo la
base del potere per agire e la fonte di diverse inclinazioni, causa sufficiente di
ogni scelta. Allo stesso tempo, in questo giudizio, lagente intellettuale vede
simultaneamente le conclusioni in rapporto tra di loro e con il principio; e
quindi ogni conclusione viene vista come contingente. Levento sillogistico che
ha portato al giudizio non consistito in una dimostrazione. Le conclusioni del
sillogismo pratico derivano dalle premesse e trovano in esse la loro causa, ma

Cfr. S. Th., I, q. 85 a. 4.
Cfr. S. Th., I, q. 85 a. 4, ad 4.
30 Cfr. S. Th., I-II, q. 14 a. 1 ad 1.
31 Ci si riferisce qui a qualunque fine, anche subordinato, e non necessariamente al
fine ultimo.
32 Si preferisce qui la denominazione di giudizio globale o giudizio aperto agli
opposti, evitando invece la denominazione di ultimo giudizio pratico che potrebbe
confondersi con altri giudizi che hanno lo stesso nome ma che non coincidono con
questo. Nemmeno si user qui il termine giudizio indifferente, in quanto ritenuto
non corretto ed equivoco. Potrebbe invero dar adito a pensare che in questo giudizio le
diverse possibilit offerte per la scelta siano uguali, cosa che non ; si tratta invece di
possibilit diverse ma con lo stesso potere causale: tutte conducono ugualmente al fine,
ma tutte vi conducono in modo differente.
28
29

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Congresso Tomista Internazionale

non ne derivano in modo necessario33 . Le premesse potrebbero avere anche


unaltra conclusione, perch non tutto ci che ordinato al fine,
indispensabile per il suo raggiungimento34 . E il giudizio aperto agli opposti
presenta tutto questo: si vede quindi che il principio (il fine) non esige
necessariamente quella conclusione (quel mezzo) perch contemporaneamente
si vede anche unaltra conclusione e quindi che un altro mezzo pu essere
scelto, ossia che ha un potere altrettanto sufficiente per causare un atto di scelta,
e che quindi pu impedire latto ad unum della volont. Il bene particolare allora,
pur muovendo, ossia pur suscitando il desiderio dellagente volitivo, non
muove in modo necessario, cio non determina necessariamente latto
dellagente. E questo perch ci sono altri beni che hanno lo stesso potere, e che,
presentandosi in simultanea, fanno da possibile (ma non insuperabile)
impedimento alla volizione necessaria di un unico bene particolare. Si pu
concludere allora che il bene particolare presentato dallintelletto in un
giudizio causa; la sua causalit consiste nel dare una ragione allatto di scelta
un motivo che in grado di provocare latto , ma questa ragione non
determinante; infatti, pur essendo sufficiente per la spiegazione dellatto e
quindi per il suo darsi, non necessaria; contingente, ossia, pu essere
impedita. In questo caso limpedimento unaltra causa con effettivo potere
causale: unaltra ragione (o forma).
Per spiegare la contingenza e il dominio sullatto, non necessario allora
porre un ulteriore giudizio rispetto a quello globale, determinato in un senso,
n tanto meno che la volont intervenga a determinare il giudizio; il fatto che la
volont muova la ragione a deliberare, non significa invero che la spinga a un
determinato giudizio. La volont spinge a giudicare, ma lintelletto che
giudica, e il giudizio risulta aperto agli opposti perch ci sono molti beni che
portano al fine (molte forme che rientrano nella forma universale), e tutti gi
attirano in qualche modo. Sar poi la scelta a determinare tra i giudizi presenti
nel giudizio aperto agli opposti, e a prenderne o seguirne uno. Scrive invero
Tommaso:
poich la potenza razionale aperta contemporaneamente a due contrari, e poich da
una causa comune non procede un effetto determinato se non c qualcosa di proprio
che determini la causa comune a un effetto pi che a un altro, segue di necessit che,
oltre alla potenza razionale che comune ai due contrari, sia posto qualcosa che la

La natura del sillogismo pratico viene ben illustrata da FLANNERY K., Acts Amid
Precepts, The Aristotelian Logical Structure of Thomas Aquinass Moral Theory, The Catholic
University of America Press, Washington 2001, pp. 8-12. Anche ibidem, p. 131, sullo
stesso tema si veda anche DEWAN L., O.P., St. Thomas and the Causes of Free Choice,
Acta Philosophica, 8 (1999), pp. 90-91 e p. 95.
34 Cfr. S. Th., I-II, q. 13 a. 6 ad 1.
33

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F. BERGAMINO, La causalit dellintelletto nellatto di scelta


avvicini alla cosa da fare, cio che la metta in atto. E questo invero lappetito o
proairesis, cio la scelta di qualunque dei due, che appartiene alla ragione35 .

Le asserzioni dellAquinate sembrano qui piuttosto esplicite: dopo il


giudizio aperto agli opposti, per ridurre allatto la potenza razionale, non si
necessita di un ulteriore fattore n intellettuale n volitivo che non sia latto
stesso di scelta36 . Una volta che si ha il giudizio aperto agli opposti ci sono
quindi una serie di giudizi secondo i quali la volont pu determinarsi a una
pluralit di scelte. Ora, ci che sembra evidente da quanto fin qui spiegato,
che quel giudizio concreto e particolare che andr a informare la scelta,
essendo compreso nel giudizio globale, precede la scelta; altrimenti non ci
sarebbe la base per il darsi dellatto. Ma questo non significa che
necessariamente deve intercorrere tempo tra la formulazione del giudizio e il
darsi della scelta; la scelta potrebbe anche essere immediata. Formulato il
giudizio segue la scelta. In caso contrario se cio la scelta non potesse seguire
immediatamente alla formulazione del giudizio si potrebbe pensare che il
giudizio non abbia sufficiente potere per causarla.
Al contempo, va rilevato che, anche nel caso di una deliberazione
totalmente esaustiva, pu accadere che si richieda tempo per il darsi della
scelta: la volont potrebbe vacillare tra un bene e un altro prima di decidersi a
scegliere37 . Non bisogna dimenticare infatti che, laddove c scelta, c qualche
inclinazione anche verso la parte che poi verr respinta; questa pone un
ostacolo e pu essere che si richieda pi o meno tempo per superarla a seconda
che i motivi per essa siano pi o meno forti38 . E comunque, ci che in prima
istanza costituisce il potere di scegliere il mezzo, il volere o amore del fine,
insieme naturalmente al giudizio di preferibilit del mezzo39 . La volont
volendo il fine in atto riduce se stessa dalla potenza allatto40 per prendere
uno dei beni voluti; nello scegliere, latto stesso di scelta rende definitivo che un
bene impedisca laltro. quindi nellatto di scegliere che si rende determinato o
definitivo uno dei giudizi presentati dallintelletto, e non prima, ed con latto
stesso che si realizza uno dei beni proposti nel giudizio41 .
In Meta., L. IX, lect. 4 1820.
La vera e definitiva conclusione della deliberazione appunto la scelta; si veda
al proposito S. Th., I, q. 83, a. 3, ad 2; anche De veritate, q. 22, a. 15.
37 Per esempio nel caso presentato da Tommaso in S. Th., I-II, q. 13 a. 6 ad 3.
38 Cfr. quanto dice Tommaso a proposito della formazione di un abito in S. Th., I-II, q.
51 a. 3.
39 Cfr. ad es. S. Th., I-II, q. 12 a. 4; anche S. Th., I-II, q. 8 a. 3.
40 Cfr. S. Th., I-II, q. 9 a. 3 ad 1.
41 Risulta quindi che per Tommaso lultimo giudizio pratico la scelta stessa. Sulla
nozione di iudicium electionis identificata con la stessa scelta si veda: De veritate, q. 16 a.
1 ad 15; anche q. 24 a. 1 ad 17.
35
36

p. 10

Congresso Tomista Internazionale

Per ritornare quindi al problema posto allinizio, mi sembra di poter dire


che la concezione della libert di Tommaso attraverso lanalisi dellatto di scelta,
offre una dimostrazione delleffettiva auto-determinazione del soggetto in virt
del suo essere intellettuale. La concezione antropologica che ne deriva ammette
una effettiva principialit dellio che non antinomica rispetto alla natura e
allintellettualit. Anzi, una reale metafisica e psicologia della soggettivit in
Tommaso necessitano della natura e dellintellettualit. Infatti, se vero che
nellatto volitivo che si agisce come un io, anche vero che il principio
immediato e fondante di esso lattivit intellettuale. Ci significa peraltro che
detta soggettivit o principialit dellio non assoluta, richiede un fine. Mi
sembra quindi che lantropologia dellAquinate spinga a una pi profonda
riconsiderazione delle nozioni di natura e in particolare di intellettualit, se si
vuole davvero prospettare un nuovo umanesimo.

p. 11