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Un mazzo di gigli bianchi e una busta con un biglietto. Lennesimo.

Impegnato nel lancio del suo romanzo desordio, Christian Thydell riconosce sul cartoncino bianco
che gli viene recapitato prima di una presentazione la stessa calligrafia elaborata che da oltre un anno
lo perseguita, e finisce per crollare. A Erica Falck, sua preziosa consulente nella stesura del libro,
confessa di ricevere da tempo oscure lettere anonime. Uno sconosciuto lo minaccia di morte, e il
pericolo si fa sempre pi vicino.
Quando dal ghiaccio lungo la costa viene ripescato il corpo di un vecchio amico di Christian
misteriosamente scomparso tre mesi prima, lispettore Patrik Hedstrm si convince che tra i due
episodi ci sia una relazione e comincia a indagare. Intanto Erica, in faticosa attesa di due gemelli,
decide di seguire una pista tutta sua. Chi meglio di lei conosce la psicologia di uno scrittore? Sa bene
che, quando si scrive, si finisce sempre per infilare nella trama anche qualcosa della propria vita.
Il presente di Fjllbacka torna a intrecciarsi a drammi che hanno la loro origine in tempi lontani, una
fumosa e tormentata concatenazione di cause ed effetti che si trascina negli anni, a conferma che i
segreti non si lasciano mai seppellire per sempre e che il passato, inesorabilmente, finisce
collagguantarti.

Tra le pi celebri e vendute autrici di polizieschi della Svezia, pubblicata in


ben 55 paesi, CAMILLA LCKBERG (1974) vive a Stoccolma con i tre fi gli e
continua a lavorare alla sua serie ambientata a Fjllbacka, ora diventata
anche una fi ction televisiva di successo, in onda in Italia su la Effe.

FARFALLE

Camilla Lckberg

La sirena
Traduzione di Laura Cangemi

Marsilio

Della stessa autrice


nel catalogo Marsilio
La principessa di ghiaccio (vai alla scheda)
Il predicatore (vai alla scheda)
Lo scalpellino (vai alla scheda)
Luccello del malaugurio (vai alla scheda)
Il bambino segreto (vai alla scheda)
La sirena (vai alla scheda)
Il guardiano del faro (vai alla scheda)

Titolo originale: Sjjungfrun


Camilla Lckberg 2008
First published by Bokfrlaget Forum, Sweden
Published by arrangement with Nordin Agency, Sweden
2014 by Marsilio Editori s.p.a. in Venezia
Prima edizione digitale 2014
ISBN 978-88-317-3596-4
www.marsilioeditori.it
ebook@marsilioeditori.it
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vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

A Martin.
I wanna stand with you on a mountain.

LA SIRENA

Sapeva che prima o poi sarebbe venuto fuori. Una cosa del genere non la si poteva tenere nascosta.
Ogni parola laveva avvicinato a ci che era innominabile, spaventoso. Ci che per tanti anni aveva
cercato di rimuovere.
Ora non poteva pi fuggire. Mentre camminava il pi velocemente possibile sent laria del mattino
riempirgli i polmoni. Il cuore batteva forte nel petto. Non voleva andarci, ma doveva. E cos aveva
stabilito di lasciare che fosse il caso a decidere. Se ci fosse stato qualcuno, avrebbe parlato. Se invece
non avesse trovato nessuno, avrebbe proseguito per andare a lavorare, come se non fosse successo
niente.
Ma quando buss la porta si apr. Oltrepass la soglia e socchiuse gli occhi nella luce fioca. La
persona davanti a lui non era quella che si era aspettato.
I capelli lunghi le ondeggiavano ritmicamente sulla schiena mentre lo precedeva nella stanza
successiva. Lui cominci a parlare, a chiedere, mentre i pensieri gli vorticavano nella mente. Niente
era come sembrava. Era sbagliato, o forse era giusto cos.
Dun tratto si zitt. Qualcosa laveva colpito al diaframma con una violenza tale da troncare le
parole a met. Abbass gli occhi e vide il sangue affiorare mentre la lama scivolava fuori dalla ferita.
Poi una nuova coltellata, una nuova fitta, e lacciaio tagliente che gli si muoveva nel corpo.
Cap che era la fine. Che la sua ora era scoccata, anche se gli restavano tante cose da fare, vedere,
vivere. Ma cera anche una sorta di giustizia, in questo. Non si meritava la bella vita che aveva avuto,
tutto lamore ricevuto. Non dopo quello che aveva fatto.
Quando il dolore gli stord tutti i sensi e il coltello si ferm fu la volta dellacqua. Il rollio di una
barca. Poi sprofond nel mare freddo e non sent pi nulla.
Lultimo ricordo fu quello dei capelli di lei. Lunghi, neri.

Sono passati tre mesi! Perch non lo trovate?


Patrik Hedstrm osserv la donna seduta davanti a lui, pi stanca e sciupata ogni volta che la
vedeva. Veniva alla stazione di polizia di Tanumshede ogni settimana dal giorno in cui suo marito era
scomparso, allinizio di novembre. Tutti i mercoled.
Stiamo facendo il possibile, Cia. Lo sai.
Lei annu in silenzio, le mani che le tremavano leggermente in grembo. Poi alz su di lui gli occhi
pieni di lacrime. Non era la prima volta che Patrik sosteneva quello sguardo.
Non torner pi, vero? Ora non erano solo le mani a tremare, ma anche la voce, e Patrik dovette
trattenersi dallalzarsi, fare il giro della scrivania e abbracciare quella donna fragile. Doveva
mantenere un comportamento professionale, anche se questo voleva dire contravvenire al suo istinto
protettivo. Riflett sulla risposta da darle. Alla fine inspir profondamente. No, non credo.
Cia Kjellner non fece altre domande, ma lui si accorse che le sue parole avevano solo confermato
ci che lei gi sapeva. Suo marito non sarebbe tornato a casa. Il 3 novembre Magnus si era alzato alle
sei e mezza, aveva fatto la doccia, si era vestito, aveva salutato i due figli e poi la moglie, diretti
rispettivamente a scuola e al lavoro. Lui era uscito di casa pi tardi, poco dopo le otto, per andare alla
Tanumsfnster. Da quel momento se ne erano perse le tracce. Non era mai arrivato dal collega che
avrebbe dovuto dargli un passaggio in auto, svanendo nel nulla in un punto imprecisato tra la sua
abitazione nella zona del campo sportivo e la casa del collega dalle parti del campo di minigolf di
Fjllbacka.
Avevano passato in rassegna tutta la sua vita. Avevano diramato avvisi di ricerca, parlato con pi di
cinquanta persone, sia colleghi che familiari e amici, frugato a caccia di debiti da cui poteva essere
fuggito, amanti, frodi contabili o qualsiasi cosa potesse spiegare la scomparsa nel nulla da un giorno
allaltro di un quarantenne dotato di una posizione solida, con moglie e figli adolescenti. Non avevano
trovato niente. Non risultava che fosse andato allestero e neanche che avesse prelevato denaro dal
conto cointestato con la moglie. Magnus Kjellner si era trasformato in un fantasma.
Dopo aver accompagnato Cia alluscita, Patrik buss piano alla porta di Paula Morales. Avanti
sent rispondere subito. Entr e se la chiuse alle spalle.
Di nuovo sua moglie?
S rispose Patrik con un sospiro, sedendosi davanti alla scrivania e mettendoci sopra i piedi. Ma
locchiataccia della collega lo indusse a toglierli subito.
Pensi che sia morto?
S, purtroppo rispose. Era la prima volta che esprimeva ad alta voce il timore nutrito fin dai primi
giorni. Abbiamo controllato tutto e non c nessuna delle solite motivazioni che possono giustificare
una scomparsa. Pare che sia solo uscito di casa e poi... svanito nel nulla!
Ma niente cadavere.
No, niente cadavere. E dove dobbiamo cercarlo? Non possiamo dragare il mare intero, o
perlustrare palmo a palmo tutti i boschi intorno a Fjllbacka. Possiamo solo girare i pollici e sperare

che qualcuno lo trovi, vivo o morto. Perch adesso non so proprio pi cosa fare. E neanche so cosa
dire a Cia quando viene qui tutte le settimane aspettandosi che abbiamo fatto progressi.
solo il suo modo di affrontare la tragedia, vuole reagire invece di starsene a casa ad attendere.
Fossi nei suoi panni, linattivit mi farebbe impazzire. Paula lanci unocchiata alla foto accanto al
computer.
S, lo so disse Patrik. Ma non per questo mi pesa meno.
Be, certo.
Dopo qualche attimo di silenzio Patrik si alz.
Non resta che sperare che salti fuori, in un modo o nellaltro.
Gi concord Paula, con lo stesso tono rassegnato.
Cicciona!
Senti chi parla! Anna guard la sorella indicando con un gesto eloquente la sua pancia.
Erica Falck si gir di profilo verso lo specchio, come Anna, e dovette ammettere che aveva ragione.
Dio santo, era davvero enorme. Sembrava una pancia gigantesca a cui fosse stata appiccicata un po di
Erica per pura formalit. E il peso si sentiva tutto. In confronto, quando era incinta di Maja era un
prodigio di agilit. Daltra parte questa volta i bambini erano due.
Non ti invidio per niente disse Anna con la brutale sincerit tipica delle sorelle minori.
Ah, grazie davvero! esclam Erica spintonandola con la pancia. Anna la imit e per poco non
persero entrambe lequilibrio. Ridevano tutte e due cos forte che dovettero sedersi sul pavimento.
Non possibile! disse Erica asciugandosi qualche lacrima. Non si pu sembrare un incrocio tra
Barbapap e quel signore dei Monty Python che esplode dopo aver mangiato una mentina.
In effetti sono proprio contenta dei tuoi gemelli. In confronto mi sento una silfide.
Mi fa piacere per te disse Erica cercando di alzarsi, con scarso successo.
Aspetta, ti aiuto io intervenne Anna, ma anche lei, sconfitta dalla legge di gravit, ricadde
pesantemente sul sedere. Si scambiarono unocchiata dintesa e gridarono allunisono: Dan!
Cosa c? si sent dal piano di sotto.
Non riusciamo ad alzarci! rispose Anna.
Coshai detto?
Lo udirono salire le scale in direzione della camera da letto.
Ma cosa state combinando? esclam divertito vedendo la compagna e la cognata sedute a terra
davanti allo specchio a parete.
Non riusciamo ad alzarci rispose Erica con tutta la dignit che riusc a chiamare a raccolta,
tendendo una mano.
Aspettate che vado a prendere il muletto disse Dan fingendo di scendere di nuovo.
Ehi, tu! lo ammon Erica mentre Anna continuava a ridere.
E va bene, forse ce la faccio da solo. Dan le afferr la mano e tir. Oh... issa!
Lascia perdere gli effetti sonori, per favore.
Erica si rizz faticosamente in piedi.
Mamma mia se sei grossa! esclam Dan, e lei gli diede una sberla sul braccio.
Ormai lavrai detto almeno cento volte, e non sei il solo. Mi fai il piacere di piantarla? Guardati la
tua, di cicciona.
Molto volentieri. Dan tir su Anna e ne approfitt per stamparle un bacio sulla bocca.
Sci, a casa gli disse Erica dandogli di gomito.
Veramente ci siamo gi, a casa rispose lui baciando di nuovo la compagna.

Giusto, ma allora vediamo di concentrarci sul motivo per cui mi trovo qui concluse Erica
andando verso larmadio della sorella.
Non capisco cosa ti fa pensare che io possa aiutarti disse Anna seguendola. Dubito di avere
qualcosa che ti vada bene.
Be, e cosa faccio, allora? Erica pass in rassegna i capi sulle grucce. Stasera c la festa per il
lancio del libro di Christian e lunica alternativa che ho la tenda degli indiani di Maja.
Okay, okay, qualcosa dovremmo riuscire a inventarci. I pantaloni che hai addosso non sono niente
male e credo di avere una camicia che forse potrebbe contenerti tutta. A me era un po grande,
almeno.
Tir fuori dallarmadio una tunica lilla ricamata. Erica si tolse la maglietta e con laiuto della
sorella se la infil. Abbassandola sulla pancia si sent un po una salsiccia, ma ci stava dentro. Si gir
verso lo specchio e scrut critica la propria immagine.
Stai dincanto comment Anna, ed Erica le rispose con un grugnito.
Considerando lingombro del momento, essere un incanto le sembrava un po unutopia, ma se non
altro aveva un aspetto dignitoso e sembrava quasi elegante.
Va bene disse cercando di togliersela da sola, per poi rassegnarsi e farsi aiutare dalla sorella.
Dov la festa? chiese Anna lisciando la tunica e riappendendola alla gruccia.
Allalbergo centrale.
Be, leditore stato carino a organizzare una festa per un esordiente comment Anna andando
verso la scala.
Sono esaltatissimi. E le vendite vanno alla grande, considerando che la sua prima esperienza
letteraria, per cui lo fanno ben volentieri. A quanto ho sentito, anche la stampa sembra sostenerlo.
E tu cosa ne pensi del libro? Immagino che ti piaccia, altrimenti non lo avresti raccomandato al tuo
editore. Ma davvero bello?
Lo definirei... Erica riflett mentre scendeva cauta i gradini alle spalle della sorella. Magico.
Cupo e bello, inquietante e intenso e... insomma, magico la descrizione migliore che ho.
Christian devessere strafelice.
Mah... Erica sembr esitare mentre andava in cucina e si metteva a preparare il caff con i gesti
sicuri di chi conosceva bene quella casa. Immagino di s. Per... Smise di parlare per non perdere il
conto dei misurini. Quando il libro stato accettato era molto contento, ma ho limpressione che
scrivendolo abbia fatto venire a galla qualcosa. difficile dire cosa, anche perch in realt non lo
conosco bene. Non so perch si sia rivolto a me, ma naturalmente quando mi ha chiesto aiuto mi sono
resa disponibile. Anche se non scrivo romanzi, una certa esperienza con i testi ce lho. E allinizio
andato tutto benissimo. Christian aveva un atteggiamento positivo ed era aperto ai miei suggerimenti.
Ma alla fine, quando volevo discutere certi punti, a volte si chiudeva in se stesso. Non saprei spiegarlo
esattamente. Comunque un tipo piuttosto eccentrico, forse solo questo.
Allora ha scelto il mestiere giusto osserv Anna serissima, ed Erica si gir verso di lei.
Ah, quindi adesso non sono pi solo una balena, ma anche uneccentrica?
E pure distratta. Anna accenn alla macchina del caff che Erica aveva appena acceso. Metterci
anche lacqua in genere aiuta.
Lapparecchio borbott come per dire che era daccordo e, con unocchiataccia alla sorella, Erica
spense linterruttore.
Le incombenze domestiche si erano ridotte a una serie di gesti meccanici. Caric la lavastoviglie
dopo aver sciacquato piatti e posate, tolse con le dita i resti di cibo dal lavello e lo pul con la spazzola

e un goccio di detersivo. Poi inumid la spugnetta, la strizz e la pass sul tavolo della cucina per
eliminare briciole e rimasugli vari.
Mamma, posso andare da Sandra? Elin, quindici anni, entr in cucina e dalla sua espressione di
sfida si capiva che era gi preparata a un no.
Sai che non possibile. Stasera vengono i nonni.
Uffa, sono sempre qui. Perch devo esserci anchio ogni volta? La voce si era alzata assumendo il
tono lamentoso che Cia faticava a sopportare.
Ma vengono qui per stare con te e Ludvig. Lo capisci che rimarrebbero delusi non trovandovi a
casa, no?
Sempre la stessa storia! La nonna si mette a piangere e il nonno le dice di smettere. Voglio andare
da Sandra. Saranno tutti l.
Non stai esagerando un po? disse Cia sciacquando la spugnetta e appendendola al rubinetto. Non
credo che ci saranno proprio tutti. Ci andrai unaltra sera, quando non vengono qui i nonni.
Pap mi avrebbe lasciata andare.
Cia sent che i polmoni le si contraevano. Non ce la faceva. Non riusciva a reggere la rabbia e le
provocazioni di Elin. Magnus avrebbe saputo affrontare la situazione. Lei non ce la faceva. Non da
sola.
Pap non c adesso.
E dov, si pu sapere? grid Elin mentre sul viso le scorrevano le lacrime. Se n andato? Si
sar stufato di te! Maledetta... maledetta rompicoglioni!
Nella testa di Cia cal il silenzio. Fu come se i rumori fossero cessati di colpo e tutto intorno a lei si
fosse trasformato in una foschia grigia.
morto. La voce sembrava venire da qualche altra parte, come se fosse unestranea a parlare.
Elin la fiss.
morto ripet Cia. Si sentiva stranamente calma, quasi aleggiasse al di sopra della scena e
osservasse se stessa e la figlia dallalto.
una bugia disse Elin, con il petto che si sollevava come se avesse corso per decine di
chilometri.
No. La polizia ne convinta. E io so che cos. Sentendo le proprie parole si rese conto di quanto
fosse vero. Si era rifiutata di ammetterlo, aggrappandosi alla speranza. Ma la verit era che Magnus
era morto.
Come fai a saperlo? Come fa la polizia a dirlo?
Non ci avrebbe mai lasciate e basta.
Elin scosse la testa come per impedire a quellidea di attecchire, ma Cia si accorse che lo sapeva
anche lei. Magnus non se ne sarebbe andato in quel modo.
Fece i pochi passi che la separavano dalla figlia e labbracci. Elin oppose resistenza, ma poi si
rilass e si lasci stringere, concedendosi di tornare piccola. Cia le accarezz i capelli mentre il pianto
sintensificava.
Shh sussurr, sentendo che per qualche strana ragione la sua forza era inversamente
proporzionale a quella della figlia. Tu vai pure da Sandra, stasera. Spiegher io la situazione ai
nonni.
E si rese conto che dora in poi sarebbe stata lei a prendere tutte le decisioni.
Christian Thydell si scrut allo specchio. A volte non sapeva esattamente come rapportarsi al
proprio aspetto da quarantenne. Chiss come, gli anni gli erano volati accanto e quello che vedeva era

ormai un uomo non solo adulto ma addirittura un po ingrigito sulle tempie.


Che figurino. Christian sobbalz. Sanna gli si era materializzata alle spalle e gli aveva cinto la
vita con le braccia.
Mi hai spaventato. Non avvicinarti cos in silenzio. Si divincol dalla sua stretta e prima di
voltarsi ebbe il tempo di leggerle la delusione negli occhi.
Scusami mormor lei sedendosi sul letto.
Sei elegante anche tu disse Christian, sentendosi ancora pi in colpa quando vide gli occhi
illuminarsi per quel complimento da nulla. Allo stesso tempo, era infastidito. Detestava che si
comportasse come un cucciolo che scodinzola al minimo cenno di attenzione del padrone. Sua moglie
aveva dieci anni meno di lui, ma a volte sembrava che fossero venti.
Mi dai una mano con la cravatta? Le si avvicin e lei si alz e con gesti sicuri gli fece un nodo
perfetto al primo tentativo. Arretr di un passo e ammir la propria opera.
Stasera farai faville.
Mm... mugol Christian, pi che altro perch non sapeva cosa si aspettava che rispondesse.
Mamma! Nils mi picchia! Melker entr di corsa e con le dita impiastricciate di cibo si aggrapp
al primo appiglio sicuro che trov: le gambe del padre.
Maledizione! Christian scart bruscamente per sottrarsi al figlio di cinque anni, ma era troppo
tardi: allaltezza delle ginocchia sui pantaloni si vedevano chiare impronte di ketchup. Tent di
mantenere la calma, ma negli ultimi tempi ci riusciva sempre meno.
Possibile che tu non sappia tenerli a bada? sibil, cominciando a sbottonarsi i pantaloni con gesti
rabbiosi.
Vedrai che riesco a pulirli disse Sanna lanciandosi contemporaneamente allinseguimento di
Melker che stava puntando al letto con le manine sporche.
E come, me lo spieghi? Devo essere l tra unora. Mi dovr cambiare.
Ma... Sanna aveva il pianto nella voce.
Bada ai bambini, invece.
Sanna batt gli occhi a ogni sillaba, come fosse uno schiaffo. In silenzio, afferr Melker e lo
sospinse fuori dalla camera.
Quando furono usciti, Christian si sedette pesantemente sul letto. Con la coda dellocchio vide il
proprio riflesso nello specchio. Un uomo dallespressione grave, in giacca, camicia, cravatta e
mutande, con la schiena curva come se tutti i problemi del mondo pesassero sulle sue spalle. Prov a
raddrizzarla, spingendo in fuori il petto, e subito ebbe limpressione che andasse meglio.
Quella sarebbe stata la sua serata e nessuno poteva togliergliela.
Novit? Gsta Flygare sollev interrogativamente il bricco del caff in direzione di Patrik che
aveva appena messo piede nella saletta del personale della stazione di polizia.
Patrik accett con un grazie e si sedette. Sentendo che qualcuno faceva uno spuntino, Ernst arriv di
corsa e si stese sotto il tavolo sperando che cadesse qualche leccornia da far sparire con una veloce
linguata.
Tieni. Gsta mise davanti a Patrik una tazza di caff nero e gli si sedette di fronte.
Sei un po pallidino comment scrutandolo.
Lui alz le spalle. solo stanchezza. Maja ha cominciato a dormire male e a fare i capricci. Ed
Erica piuttosto esaurita, per ragioni pi che comprensibili. Quindi la situazione a casa
pesantuccia.
E andr anche peggio disse Gsta laconico.

Patrik sorrise. Ah, grazie per lincoraggiamento!


Quindi di Magnus Kjellner non hai saputo niente di nuovo? Gsta pass con discrezione un
biscotto a Ernst, che batt felice la coda sui piedi di Patrik.
No, niente.
Ho visto che venuta di nuovo.
S, sono appena andato da Paula a parlarne. una specie di rituale compulsivo. Ma non poi cos
strano. Come si affronta il fatto che il proprio marito sia svanito nel nulla?
Forse dovremmo sentire qualcun altro sugger Gsta dando un secondo biscotto al cane.
Chi, per esempio? rispose Patrik accorgendosi da solo che lirritazione traspariva dalla voce.
Abbiamo parlato con i familiari e gli amici, siamo andati di casa in casa in tutto il quartiere, abbiamo
appeso manifesti e lanciato appelli dalla stampa locale. Cosaltro possiamo fare?
Non da te arrenderti.
Infatti, ma se hai suggerimenti sono pronto ad ascoltarti. Patrik si pent subito del proprio tono
brusco, anche se Gsta non sembrava essersela presa. brutto sperare che lo ritrovino morto
aggiunse con voce pi calma, ma sono convinto che solo allora scopriremo cosa gli successo.
Scommetto che non sparito di sua volont, e se avremo un corpo se non altro ci dar qualcosa da cui
partire.
S, hai ragione. orribile pensare che venga sospinto a riva o spunti in qualche bosco. Ma ho la tua
stessa sensazione. E devessere tremendo...
Non sapere? disse Patrik spostando i piedi che, sotto il sedere caldo del cane, avevano cominciato
a sudare.
Gi, prova un po a immaginartelo. Non avere idea di dove sia la persona che si ama. come per i
genitori a cui sparisce un figlio. C un sito americano sui bambini scomparsi. Una pagina dopo laltra
di foto e avvisi di ricerca. Da star male, ecco.
Io non riuscirei a sopravvivere disse Patrik. Pens a quel tornado che aveva per figlia e lidea che
potesse sparire gli riusc insopportabile.
Di cosa state parlando? Qui dentro c unatmosfera da funerale.
La voce allegra di Annika ruppe il silenzio. Si sedette con loro. Subito dopo, attratto dalle voci e dal
profumo di caff, arriv anche il membro pi giovane della truppa, Martin Molin. Era in congedo
parentale part time e coglieva ogni opportunit per stare con i colleghi e scambiare quattro chiacchiere
tra adulti, tanto per cambiare.
Stavamo parlando di Magnus Kjellner spieg Patrik in un tono che lasciava capire che
largomento era chiuso. Per sottolinearlo ulteriormente, pass ad altro.
Come vanno le cose con la piccola?
Oh, ieri ci sono arrivate altre foto rispose Annika tirandone fuori alcune che teneva nella tasca del
cardigan. Guardate com diventata grande. Le mise sul tavolo e Patrik e Gsta le esaminarono a
turno. Martin aveva avuto modo di vederle appena arrivato al lavoro.
davvero stupenda disse Patrik.
Annika annu. Adesso ha dieci mesi.
Quando hai detto che andate a prenderla? domand Gsta con sincero interesse. Era consapevole
di aver contribuito alla decisione di Annika e Lennart di considerare seriamente lidea di unadozione,
e dunque riteneva che la bambina delle foto fosse un po anche sua.
Mah, riceviamo continuamente informazioni diverse rispose Annika raccogliendo le foto e
rimettendole delicatamente in tasca. Tra un paio di mesi, penso.
Immagino che ti sembri una lunga attesa. Patrik si alz e mise la tazza nella lavastoviglie.

S, in effetti. Per... il viaggio cominciato. E lei c.


Gi, lei c concord Gsta, mettendo istintivamente una mano su quella di Annika per poi
ritirarla di scatto. Adesso vado a lavorare. Non ho tempo di stare qui a parlare a vanvera borbott
imbarazzato, alzandosi.
I tre colleghi lo guardarono uscire dalla stanza, divertiti.
Christian! Gaby von Rosen gli and incontro e lo strinse in un abbraccio greve di profumo.
Lui trattenne il fiato per non essere costretto a inspirare quella zaffata dolciastra. La donna al
vertice della casa editrice non era nota per il suo profilo discreto. Tutto in lei era esagerato: troppi
capelli, troppo trucco, troppo profumo e, come se non bastasse, un gusto nel vestire che, a voler essere
gentili, si poteva definire appariscente. In onore della serata indossava un completo rosa shocking con
unenorme rosa di tessuto verde sul bavero, e come sempre i tacchi erano vertiginosi. Ma, nonostante
lo stile a volte leggermente ridicolo, non cera nessuno che non prendesse sul serio la donna alla testa
della casa editrice pi recente e attuale del paese. Aveva oltre trentanni di esperienza nel settore e
unintelligenza tanto acuta quanto era affilata la sua lingua. Chi commetteva lerrore di sottovalutarla
come avversaria non lo faceva una seconda volta.
Sar una serata stupenda! Gaby arretr tenendolo per le braccia e lo guard raggiante.
Christian, ancora impegnato a difendersi dalla nuvola di profumo, riusc solo ad annuire.
Lars-Erik e Ulla-Lena, dellalbergo qui, sono stati fantastici continu lei. Che persone deliziose!
E il buffet ha un ottimo aspetto. Mi sembra davvero il posto giusto per lanciare il tuo bellissimo libro.
Come ti senti?
Christian si liber delicatamente dalla stretta e fece un passo indietro.
Be, a dire il vero mi sembra quasi irreale. Ci ho pensato per tanto tempo e adesso... insomma,
eccomi qui. Lanci unocchiata alla pila di libri su un tavolino di fianco alluscita e lesse il proprio
nome capovolto e il titolo: La sirena. Sent un vuoto allo stomaco. Era tutto vero.
Abbiamo pensato di fare cos riprese lei tirandolo per una manica. Christian la segu
meccanicamente. Cominciamo con le interviste, in modo che i giornalisti possano parlarti in tutta
tranquillit. Siamo molto soddisfatti dellattenzione della stampa. Gteborgsposten, Gt,
Bohuslningen e Strmstads Tidning sono qui. Non sono a copertura nazionale, ma basta la
travolgente recensione uscita oggi su Svenska Dagbladet.
Quale? chiese lui mentre veniva trascinato su una specie di rampa di fianco al palco su cui
evidentemente sarebbe stata accolta la stampa.
Lo sentirai dopo rispose Gaby facendolo sedere sulla poltroncina pi vicina alla parete.
Christian tent di riprendere il controllo della situazione, ma era come se fosse stato risucchiato da
una centrifuga senza alcuna possibilit di venirne fuori, e la vista di Gaby che si stava gi
allontanando rafforz quella sensazione. Il personale correva da un punto allaltro della sala
apparecchiando i tavoli. Nessuno faceva caso a lui. Si concesse di chiudere gli occhi per un attimo.
Pens al libro, La sirena, alle ore davanti al computer. Centinaia, migliaia di ore. Pens a lei, alla
Sirena.
Christian Thydell?
La domanda lo riscosse dai suoi pensieri. Apr gli occhi. Luomo davanti a lui aveva la mano tesa e
sembrava aspettare che gliela stringesse. Si alz e lo fece.
Birger Jansson, Strmstads Tidning. Luomo appoggi a terra uningombrante borsa da
fotoreporter.
S, sono io. Prego, si accomodi disse Christian, incerto su come comportarsi. Cerc di localizzare

Gaby, ma vide solo uno sprazzo rosa shocking davanti alla porta dingresso.
Certo che non badano a spese, eh? comment Birger Jansson guardandosi intorno.
Gi, cos pare rispose Christian. Poi scese il silenzio ed entrambi parvero a disagio.
Cominciamo? O vogliamo aspettare gli altri?
Christian fiss il giornalista con aria inespressiva. Come faceva a saperlo? Non aveva mai
partecipato a niente del genere. Jansson sembr prenderlo per un assenso e mise sul tavolo un
registratore, accendendolo.
Bene... disse in tono incoraggiante. Questo il suo romanzo desordio.
Christian si chiese se ci si aspettava che facesse qualcosa di pi che confermare laffermazione. S,
esatto disse schiarendosi la voce.
Mi piaciuto molto continu Birger Jansson in un tono asciutto che contraddiceva il contenuto
delle parole.
Grazie disse Christian.
Qual il messaggio del libro? Jansson controll che il registratore fosse in funzione.
Il messaggio? Non saprei esattamente. una storia, un racconto che avevo nella testa e premeva
per uscire.
molto cupo, direi quasi tetro continu Jansson scrutandolo come se volesse frugare negli angoli
pi reconditi del suo io. la sua visione della societ?
Non so se nel mio libro ho cercato di trasmettere la mia visione della societ rispose Christian
cercando febbrilmente di trovare qualcosa di intelligente da dire. Non aveva mai pensato alla scrittura
da questo punto di vista. La storia era dentro di lui da tanto tempo, e alla fine era stato semplicemente
costretto a metterla nero su bianco. Ma cosa voleva dire della societ? Lidea non laveva nemmeno
sfiorato.
Alla fine fu salvato da Gaby, che arriv con gli altri giornalisti in truppa compatta. Mentre tutti
prendevano posto Birger Jansson spense il registratore. Christian colse loccasione per ricomporsi.
Gaby cerc di attirare lattenzione dei presenti.
Benvenuti a questo incontro con il nuovo astro nascente nel firmamento degli scrittori, Christian
Thydell. La nostra casa editrice orgogliosissima di aver pubblicato il suo romanzo La sirena ed
convinta che segner linizio di una lunga e fantastica carriera. Christian non ha ancora avuto modo di
vedere la rassegna stampa ed con grande piacere che annuncio luscita di ottime recensioni oggi su
Svenska Dagbladet, Dagens Nyheter e Arbetarbladet, solo per citarne alcune. Vorrei leggerne un paio
di estratti.
Inforc un paio di occhiali e si allung verso un fascio di fogli appoggiato sul tavolo davanti a lei.
Qua e l sul fondo bianco risaltavano alcune sottolineature rosa.
Un virtuoso del linguaggio che descrive la vulnerabilit del singolo essere umano senza perdere il
senso di una prospettiva pi ampia. Questo era Svenska Dagbladet chiar Gaby con un cenno a
Christian, passando al foglio successivo. La prosa scabra di Christian Thydell rappresenta una
lettura piacevole e insieme lacerante nel momento in cui getta luce sulle false rappresentazioni di
sicurezza e democrazia nella nostra societ. Le sue parole penetrano come un coltello nella carne, nei
muscoli e nella coscienza e spingono a proseguire nella lettura con impazienza, come un fachiro alla
ricerca del dolore che tormenta ma purifica. Questo era Dagens Nyheter concluse Gaby togliendosi
gli occhiali e passando il fascio di recensioni a Christian.
Lui lo prese, incredulo. Aveva ascoltato le sue parole e non poteva dire di essere rimasto
indifferente a quegli elogi, ma a dire il vero non capiva di cosa parlassero. Lui aveva solo scritto di
lei, aveva raccontato la sua storia. Aveva tirato fuori quello che aveva dentro, un processo che a tratti

laveva fatto sentire quasi svuotato. Non voleva dire niente della societ. Voleva dire qualcosa di lei.
Rimand gi le obiezioni. Nessuno avrebbe capito, e forse era cos che doveva essere. Non sarebbe
mai stato in grado di spiegare.
Sono veramente contento disse accorgendosi di quanto quelle parole suonassero vuote.
Poi arrivarono le domande. Ancora lodi e riflessioni sul suo libro, mentre lui si rendeva conto di non
essere in grado di rispondere in maniera sensata a una sola di quelle domande. Come si poteva
descrivere qualcosa che aveva riempito la vita fin negli angoli pi reconditi? Che non era solo un
racconto ma aveva anche a che fare con la sopravvivenza. Con il dolore. Si destreggi come poteva,
cercando di replicare in maniera chiara e ponderata. Evidentemente ci riusc, perch di tanto in tanto
Gaby gli rivolgeva un cenno di approvazione.
Finite le interviste, Christian voleva solo andare a casa. Si sentiva completamente vuoto. Ma doveva
fermarsi nella bella sala dellalbergo centrale e cos fece un respiro profondo e si prepar ad
affrontare gli invitati che cominciavano ad arrivare. Sorrideva, ma era un sorriso che gli costava molto
pi di quanto chiunque potesse immaginare.
Riuscirai a restare sobria, stasera? sibil Erik Lind alla moglie in modo che gli altri in attesa di
entrare non lo sentissero.
E tu riuscirai a tenere a freno le mani, stasera? replic Louise senza prendersi la briga di
bisbigliare.
Non capisco di cosa parli rispose lui. E abbassa la voce, per piacere.
Louise rivolse al marito unocchiata gelida. Era un belluomo, questo non poteva negarlo. E un
tempo il suo aspetto non laveva lasciata indifferente. Si erano conosciuti alluniversit e molte
ragazze la guardavano con invidia perch era riuscita ad accalappiare Erik Lind. Da allora per lui
aveva lentamente ma inesorabilmente spazzato via fino allultima briciola di amore, rispetto e fiducia
a forza di scopate. Non con lei, figuriamoci. Al di fuori del talamo, invece, sembrava non avere alcun
problema a farlo funzionare.
Ehi, che bello, siete qui anche voi! Cecilia Jansdotter si fece strada fino a loro e li salut entrambi
con un bacio sulla guancia. Era la parrucchiera di Louise e da un anno anche lamante di Erik. Ma
naturalmente erano convinti che lei non lo sapesse.
Ciao, Cecilia la salut Louise sorridendo. La considerava una cara ragazza e se avesse dovuto
portare rancore a tutte quelle che erano andate a letto con il marito non sarebbe potuta restare a
Fjllbacka. Tra laltro aveva smesso di curarsene da anni. Aveva le figlie. E quella meravigliosa
invenzione chiamata vino bag-in-box. Cosa se ne faceva di Erik?
Non emozionante che abbiamo un altro scrittore qui a Fjllbacka? Prima Erica Falck, e adesso
Christian. Cecilia stava praticamente saltellando per leccitazione. Avete letto il romanzo?
Io leggo solo la stampa economica rispose Erik.
Louise alz gli occhi al cielo. Era proprio da lui vantarsi di non occuparsi dei libri.
Spero di riuscire a prenderne una copia disse avvolgendosi meglio nel cappotto e augurandosi che
la fila si muovesse un po pi rapidamente per poter entrare presto al caldo.
S, in famiglia Louise la lettrice. Daltra parte non che ci sia molto da fare quando non si
lavora. Non cos, tesoro?
Louise alz le spalle senza lasciarsi toccare dalla frecciata. Non valeva la pena sottolineare che era
stato lui a insistere perch restasse a casa dallufficio quando le ragazze erano piccole. O che era lei a
far funzionare gli ingranaggi dellesistenza perfettamente organizzata che lui dava per acquisita.
Avanzarono lentamente chiacchierando del pi e del meno. Alla fine poterono entrare nella hall e

togliersi i cappotti per poi scendere i pochi gradini che portavano nella sala da pranzo.
Con lo sguardo di Erik puntato sulla schiena, Louise fece rotta verso il bar.
Cerca di non stancarti troppo disse Patrik dando a Erica un bacio sulla bocca prima che lei uscisse
con la pancia in resta.
Vedendo sparire la mamma, Maja si mise a piagnucolare ma si calm subito quando Patrik la piazz
davanti a Bolibompa, la cui sigla con il drago verde era appena cominciata. Negli ultimi mesi era
diventata molto pi capricciosa e intrattabile, e le sceneggiate scatenate da un no avrebbero potuto
fare invidia alla pi consumata delle dive. In parte Patrik la capiva. Subiva anche lei linflusso della
tesa aspettativa mista a timore che precedeva larrivo dei fratellini. Dio santo, due gemelli. Sebbene lo
sapessero dalla prima ecografia, alla diciottesima settimana, non era ancora riuscito a digerire del
tutto la notizia. A volte si chiedeva dove avrebbe trovato la forza. Era stato difficile con una neonata,
ma con due? Come ci si comportava per allattarli, farli addormentare e cos via? Avrebbero anche
dovuto cambiare macchina per avere posto per tre bambini con relativi passeggini. Solo quello era gi
un problema non da poco.
Patrik si sedette sul divano accanto a Maja, lo sguardo perso nel vuoto. Ultimamente era
stanchissimo. Si sentiva sempre in riserva e certe mattine quasi non riusciva ad alzarsi dal letto. Ma
forse non era poi cos strano. Oltre alla situazione a casa, con Erica affaticata e Maja trasformata in un
piccolo mostro capriccioso, cera il peso del lavoro. Negli ultimi anni aveva affrontato diverse
indagini relative a casi di omicidio e anche la continua lotta con il suo capo, Bertil Mellberg, era
piuttosto logorante.
E ultimamente si era aggiunta la storia della scomparsa di Magnus Kjellner. Non sapeva se fosse
lesperienza o listinto a dirglielo, ma era convinto che gli fosse successo qualcosa. Difficile dire se
fosse rimasto vittima di un incidente o di un crimine, ma avrebbe scommesso il suo distintivo di
poliziotto sul fatto che non era pi in vita. Ritrovarsi davanti sua moglie ogni mercoled, pi sciupata
e rattrappita della settimana precedente, lo metteva a dura prova. Avevano fatto tutto quello che era
umanamente possibile fare, ma non riusciva a liberarsi dallo spettro del viso di Cia Kjellner.
Pap! Maja lo risvegli dal suo rimuginare attingendo a insospettabili risorse vocali. Lindice era
puntato verso il televisore e Patrik cap subito cosa avesse causato la crisi. Doveva essersi perso nelle
sue riflessioni molto pi a lungo di quanto pensasse, perch il programma per bambini era gi finito e
quello per adulti appena cominciato non interessava certo a Maja.
Ci penso io disse sollevando le mani per calmarla. Che ne dici di Pippi?
Trattandosi della passione del momento, sapeva gi quale sarebbe stata la risposta. Tir fuori il dvd
e quando cominci Pippi e i pirati di Taka Tuka si risedette di fianco alla figlia e le cinse il corpicino
con un braccio. Lei gli si rannicchi soddisfatta sotto lascella. Cinque minuti dopo, Patrik dormiva.
Christian aveva cominciato a sudare. Gaby gli aveva appena comunicato che tra poco sarebbe
arrivato il momento di salire sul palco. La sala non era certo al completo, ma le persone che si erano
sedute a tavola con un bicchiere di vino o di birra dopo essersi servite al buffet dovevano essere una
sessantina. Quanto a lui, era riuscito a mandare gi soltanto del vino rosso e stava attaccando il terzo
bicchiere, pur sapendo benissimo che non era il caso di bere tanto. Non avrebbe fatto una gran figura
se durante lintervista si fosse messo a biascicare al microfono. Ma senza vino non se la sarebbe mai
cavata.
Stava vagando con lo sguardo sulla sala quando sent una mano sul braccio.
Ciao, come va? Hai laria un po tesa. Erica lo stava guardando inquieta.

Sono piuttosto nervoso ammise trovando conforto nel dirlo a qualcuno.


Capisco perfettamente disse Erica. Io mi sono esibita in pubblico la prima volta durante un
evento riservato agli esordienti, a Stoccolma, e praticamente mi hanno dovuta raccogliere con il
cucchiaino. E il bello che non ricordavo nemmeno una parola di quello che avevo detto sul palco!
Ho la sensazione che dovranno raccogliere anche me con il cucchiaino rispose Christian
passandosi una mano sul collo. Per un attimo pens alle lettere e il panico lo invest di colpo. Barcoll
e fu solo grazie al sostegno di Erica che non croll a terra.
Oh oh disse lei. Ho limpressione che tu abbia un po esagerato con il vino. Mi sa che meglio
non bere altro, prima di iniziare. Gli tolse delicatamente dalla mano il bicchiere e lo appoggi sul
tavolo pi vicino. Vedrai che andr tutto bene. Gaby presenter te e il libro, poi io ti far alcune
domande, e quelle le abbiamo gi esaminate insieme. Fidati di me. Lunico problema sar issarmi sul
palco con questa pancia.
Rise e Christian si un a lei. Una risata piuttosto stridula e non troppo spontanea, ma serv
ugualmente. Una parte della tensione si allent, permettendogli di respirare. Scacci con decisione il
pensiero delle lettere. Quella sera non avevano importanza. Il libro aveva dato voce alla Sirena, e
adesso con lei aveva chiuso.
Ciao, amore. Sanna si era unita a loro con gli occhi che luccicavano. Christian sapeva che per lei
era un grande momento, forse pi che per lui.
Sei bellissima le disse, vedendola crogiolarsi nel complimento. Ed era bella davvero. Sapeva di
avere avuto fortuna a incontrarla. Sopportava molte cose di lui, pi di quanto avrebbe fatto la maggior
parte delle donne. Non era colpa sua se non era in grado di colmare il vuoto che lui si portava dentro.
Probabilmente non ci sarebbe riuscito nessuno. Le cinse le spalle con un braccio e le baci i capelli.
Come siete carini! esclam Gaby veleggiando verso di loro sui tacchi alti. Ti sono arrivati dei
fiori, Christian.
Lui fiss lo sguardo sul mazzo tra le sue mani. Era un bel bouquet, anche se molto semplice. Solo
gigli bianchi.
Allung la mano, che tremava incontrollatamente, verso la busta bianca fissata alla carta trasparente
che li avvolgeva. Le dita riuscirono a malapena ad aprirla mentre lui era solo vagamente consapevole
degli sguardi perplessi delle tre donne.
Anche il biglietto era semplice. Un cartoncino bianco, il testo scritto con un inchiostro nero in una
calligrafia elaborata, la stessa delle lettere. Fiss le poche righe, poi divent tutto nero.

Era la cosa pi bella che avesse mai visto. Aveva un buon odore e i capelli lunghi, fermati da una
fascia bianca, rilucevano al punto di costringerlo quasi a socchiudere gli occhi. Fece un passo
esitante verso di lei, non sapendo se gli fosse permesso sfiorare quella bellezza. Lei gli tese le mani
per indicargli che poteva, e a passi veloci lui si rifugi tra le sue braccia, lontano dal male nero, per
essere circondato da una luce bianca, dal profumo di fiori e dai capelli morbidi come la seta contro la
guancia.
Sei tu la mia mamma, adesso? chiese alla fine, facendo controvoglia un passo indietro. Lei annu.
Sicura? Si aspettava che qualcuno entrasse e con una frase brusca mandasse tutto in frantumi,
dicendogli che era un sogno. Che una persona cos meravigliosa non poteva essere la mamma di uno
come lui.
Invece non sent alcuna voce. Lei annu di nuovo e lui non riusc a trattenersi. Le si gett di nuovo
tra le braccia. Non voleva staccarsi mai pi da lei. Da qualche parte nella sua mente premevano altre
immagini, altri odori e rumori, ma naufragarono nel profumo di fiori e nel fruscio del tailleur. Li
scacci, relegandoli nel buio per fare spazio a quella cosa nuova e fantastica che stava succedendo.
Quella cosa incredibile.
Alz gli occhi sulla sua nuova mamma e il cuore gli fece una capriola nel petto per la felicit.
Quando lei lo prese per mano e lo condusse via, la segu docile.

Ho sentito che la serata stata un po movimentata, ieri. Cos saltato in mente a Christian?
Possibile che dovesse sbronzarsi proprio in unoccasione del genere? Kenneth Bengtsson era arrivato
tardi in ufficio dopo un pesante inizio di giornata a casa. Pos la giacca sul divano ma, cogliendo
locchiata di disapprovazione di Erik, la riprese e lappese a un gancio nellingresso.
S, non si certo conclusa nel migliore dei modi rispose Erik. Se non altro, per, servito a
evitare che Louise si perdesse completamente nelle nebbie dellalcol come sembrava intenzionata a
fare.
La situazione cos grave? chiese Kenneth scrutandolo. Era raro che gli confidasse qualcosa di
personale. Era sempre stato cos, fin da quando erano piccoli e giocavano insieme, e anche ora che
erano adulti Erik lo trattava come se lo tollerasse appena, quasi gli facesse un favore a concedergli di
frequentarlo. Se non fosse stato che Kenneth aveva in effetti qualcosa da offrirgli a sua volta, la loro
amicizia sarebbe finita in nulla, come era quasi successo negli anni in cui Erik aveva studiato
alluniversit e poi lavorato a Gteborg. Kenneth era rimasto a Fjllbacka e aveva avviato il suo
piccolo studio contabile, che con il tempo aveva vissuto una notevole espansione.
Perch Kenneth aveva talento. Era consapevole di non essere particolarmente bello o affascinante, e
nemmeno si illudeva di avere unintelligenza superiore alla media. Ma sapeva fare magie con i
numeri. Era in grado di palleggiare le poste di bilancio come un David Beckham della contabilit.
Questa sua abilit, unita alla capacit di portare le autorit fiscali dalla propria parte, aveva
improvvisamente fatto s che per la prima volta acquisisse agli occhi di Erik un valore inestimabile.
Cos, quando si era deciso a investire nel sempre pi remunerativo mercato edilizio della costa
occidentale, Kenneth si era subito configurato come il socio giusto. Erik gli aveva chiarito che
avrebbe dovuto stare al suo posto, e gli aveva concesso solo un terzo delle azioni invece della met
che avrebbe meritato il suo contributo, ma non importava. Kenneth non aspirava n alla ricchezza n
al potere. Gli bastava potersi occupare delle cose che sapeva fare bene ed essere socio di Erik.
Gi, non so proprio cosa fare disse Erik alzandosi. Se non fosse per le ragazze... Scosse la testa
e si mise il cappotto.
Kenneth annu con aria comprensiva. In realt sapeva benissimo dovera il problema. E le figlie non
centravano per niente. A impedire a Erik di divorziare era il fatto che Louise avrebbe avuto diritto a
met dei soldi e del patrimonio.
Io vado. Star via un po. Mi prendo una pausa pranzo lunga.
Okay rispose Kenneth. Pausa pranzo lunga, certo.
in casa? Erica era sui gradini dingresso di casa Thydell.
Sanna sembr esitare qualche secondo, ma poi si scost e la fece passare.
di sopra. Nello studio. Se ne sta seduto davanti al computer con lo sguardo perso nel vuoto.
Posso salire?
Sanna annu. S. Se gli parlo io, non reagisce. Forse tu avrai pi fortuna.

Erica percep una sfumatura amareggiata nella voce e la osserv. Aveva laria stanca. Stanca e
qualcosaltro, su cui Erica non avrebbe saputo mettere il dito.
Vedo cosa riesco a fare.
Erica sal faticosamente le scale tenendosi una mano sulla pancia. Ultimamente anche un piccolo
sforzo come quello la sfiniva.
Ciao. Buss cauta sulla porta aperta e Christian si gir. Era seduto sulla poltroncina da ufficio ma
lo schermo del computer era spento. Ieri ci hai fatto prendere un bello spavento disse Erica
sedendosi su una poltrona in un angolo.
Solo un po di esaurimento da superlavoro minimizz Christian, ma aveva gli occhi cerchiati e le
mani che tremavano leggermente. E poi questa storia di Magnus mi preoccupa.
Sicuro che non ci sia altro? Aveva parlato in tono pi brusco del previsto. Ieri ho trovato questo
e lho portato con me. Si frug nella tasca della giacca e tir fuori il biglietto che accompagnava il
bouquet di gigli bianchi. Devi averlo lasciato cadere.
Christian lo fiss.
Toglimelo da davanti.
Cosa significa quello che c scritto? Erica guard preoccupata luomo che aveva cominciato a
considerare un amico.
Lui non rispose e lei ripet, questa volta in tono pi dolce: Christian, cosa significa? Ieri hai avuto
una reazione molto forte. Non cercare di farmi credere che si tratta solo di esaurimento da
superlavoro.
Ancora silenzio, ma improvvisamente dalla porta si sent la voce di Sanna: Dille delle lettere.
Sanna rimase sulla soglia in attesa della risposta del marito. Dopo qualche secondo, con un
profondo sospiro Christian apr lultimo cassetto e gett sulla scrivania un mucchietto di lettere.
da un po di tempo che le ricevo.
Erica le prese e le fece passare tra le mani. Fogli bianchi, inchiostro nero. La calligrafia era senza
alcun dubbio la stessa del biglietto. Anche le parole sembravano familiari. Formulazioni diverse, ma
identico argomento. Lesse ad alta voce dalla prima lettera del mucchietto: Lei ti cammina accanto, ti
segue. La tua vita le appartiene.
Erica alz confusa lo sguardo dal foglio. Cosa significa? Tu ci capisci qualcosa?
No. La risposta era arrivata subito, decisa. No, non ne ho idea. Non conosco nessuno che possa
volermi male. E non so chi sia questa lei. Avrei dovuto buttarle via continu tendendosi verso le
lettere, ma Erica non accenn a restituirgliele.
Dovresti rivolgerti alla polizia.
Christian scosse la testa. No, sar sicuramente qualcuno che vuole solo divertirsi a mie spese.
Non sembra uno scherzo. E non mi pare che tu lo trovi particolarmente divertente.
Ho detto la stessa cosa anchio intervenne Sanna. Mi fa paura, pensando anche ai bambini e a
tutto il resto. E se fosse un malato di mente che... Fiss Christian, ed Erica cap che non era la prima
volta che ne parlavano. Ma lui scosse la testa, ostinato.
Non voglio farne un problema.
Da quanto tempo va avanti questa storia?
Da quando ha cominciato a scrivere il libro rispose Sanna ricevendo unocchiataccia dal marito.
S, pi o meno ammise lui. Un anno e mezzo.
Pu esserci un nesso? Nel libro ti riferisci a persone o avvenimenti reali? Qualcuno potrebbe
sentirsi minacciato da quello che hai scritto? Erica tenne lo sguardo inchiodato su Christian, che
appariva decisamente a disagio. Era evidente che, potendo, avrebbe evitato volentieri quella

conversazione.
No, unopera di fantasia rispose stringendo le labbra. Nessuno potrebbe sentirsi tirato in ballo.
Lhai letto, no? Ti sembrava autobiografico?
Non direi rispose Erica alzando le spalle. Ma so anche che spesso quando si scrive si infila nella
trama anche il proprio vissuto, in maniera consapevole o inconsapevole.
Ho detto di no! esclam Christian di colpo spingendo indietro la poltroncina e alzandosi. Erica
cap che era il momento di andarsene e cerc di sollevarsi dalla poltrona, ma le leggi della fisica
congiuravano contro di lei e i suoi sforzi valsero solo a farla sbuffare. Lespressione cupa di Christian
si addolc. Le tese la mano per aiutarla.
Sar sicuramente qualche idiota che ha saputo che stavo scrivendo un libro e si fatto venire
strane idee. Nientaltro disse in tono pi calmo.
Andando verso la macchina, Erica pens che quella non sembrava la verit, ma era pi che altro una
sensazione e non aveva prove per sostenere il contrario. Sperava che Christian non si accorgesse che le
lettere nel suo cassetto non erano pi sei ma cinque. Uscendo ne aveva messa di nascosto una nella
borsa. Non capiva dove aveva trovato il coraggio di farlo, ma se Christian non voleva parlare avrebbe
fatto lei qualche ricerca. Il tono delle lettere era minaccioso e il suo amico poteva essere in pericolo.
Hai dovuto disdire qualche appuntamento? Erik le mordicchi un capezzolo e Cecilia gemette e si
allung sul letto. Erano nel suo bilocale, comodamente situato nello stesso edificio del salone di
bellezza.
Ti piacerebbe, eh, che cominciassi a scontentare le clienti per fare posto a te! Cosa ti fa pensare di
essere cos importante?
Perch, c qualcosa di pi importante di questo? Le pass la lingua sul seno e lei se lo tir
addosso, incapace di aspettare.
Dopo, gli appoggi la testa sul braccio e si sent solleticare la guancia dai peli ruvidi.
stato un po strano incontrare per caso Louise, ieri. E te.
Mm mugol lui chiudendo gli occhi. Non aveva alcun desiderio di discutere della moglie o del
suo matrimonio con lamante.
A me Louise simpatica continu Cecilia infilandogli le dita tra i peli del petto, e se sapesse
che...
Non lo sa la interruppe bruscamente lui, alzandosi a sedere. E non verr mai a saperlo.
Erik colse il suo sguardo e cap immediatamente che piega avrebbe preso il discorso.
Prima o poi deve venire a saperlo.
Erik sospir tra s e s. Possibile che dovessero sempre esserci discussioni sul poi e sul futuro? Tir
gi le gambe dal letto e cominci a vestirsi.
Te ne vai gi? domand Cecilia, e il suo sguardo ferito serv solo a irritarlo ulteriormente.
Ho molto lavoro tagli corto lui abbottonandosi la camicia. Sentiva nelle narici odore di sesso,
ma si sarebbe fatto la doccia in ufficio, dove teneva sempre un cambio per occasioni del genere.
Dunque cos che devessere? Cecilia era ancora a letto ed Erik non riusc a distogliere lo
sguardo dal suo corpo nudo. Il seno era sodo, con grandi capezzoli scuri di nuovo eretti a causa della
temperatura fresca nella stanza. Fece un rapido calcolo. In realt non aveva poi tanta fretta di tornare
in ufficio, e non aveva niente contro una ripassatina. Ci sarebbe voluta una certa capacit persuasiva,
adesso, ma la tensione stava gi salendo e il suo corpo gli diceva che ne sarebbe valsa la pena. Si
sedette sul bordo del letto e ammorbid voce e sguardo, le avvicin la mano alla guancia e le fece una
carezza.

Cecilia disse, continuando poi con parole che gli uscivano dalla bocca con la facilit di sempre.
Quando, per tutta risposta, lei gli si strinse contro, avvert la pressione del seno attraverso la camicia e
la sbotton di nuovo.
Patrik era andato a pranzo tardi, al ristorante Kllaren, e rientrando parcheggi davanti al basso
edificio bianco della stazione di polizia, che sicuramente non era destinato a vincere un concorso di
architettura.
Hai visite annunci Annika quando lo vide passare.
Cio?
Mah, non so, comunque uno schianto. Forse un tantino pienotta, ma secondo me ti piacer.
Cosa stai dicendo? chiese Patrik domandandosi se la segretaria avesse dun tratto deciso di fare la
sensale per i suoi colleghi, peraltro quasi tutti felicemente accompagnati.
Insomma, vai a vedere e poi mi dirai rispose Annika facendogli locchiolino.
Patrik and verso il suo ufficio e si ferm sulla porta.
Ciao, amore! Cosa ci fai qui?
Seduta davanti alla scrivania, Erica stava sfogliando la rivista Polizia.
Alla buonora disse lei senza rispondere alla domanda. Sarebbe questa la frenetica attivit che si
svolge tra le mura della stazione di polizia di Tanumshede?
Patrik si limit a un sorriso. Sapeva che Erica adorava stuzzicarlo.
Allora, come mai qui? chiese di nuovo, sedendosi. Si sporse in avanti e guard la moglie,
rendendosi conto per lennesima volta di quanto fosse stupenda. Ricordava ancora la prima volta che
era andata da lui, l alla polizia, quando la sua amica Alexandra Wijkner era stata uccisa, e da allora
gli sembrava che fosse soltanto diventata pi bella. Nella routine capitava che se ne dimenticasse,
travolto comera dalluniformit di una vita fatta di lavoro, avanti e indietro dallasilo nido, spesa e
serate stanche davanti alla televisione. A intervalli regolari, per, capiva che lamore per lei non era
stato intaccato dalla quotidianit. E adesso che era seduta davanti a lui, l nel suo ufficio, con il sole
invernale che entrava dalla finestra facendo risaltare i capelli biondi e con i loro due bambini nella
pancia, la sensazione fu cos intensa da convincerlo che sarebbe durata per tutta la vita.
Si accorse di non aver ascoltato la risposta di Erica e le chiese di ripetere.
Dicevo che stamattina sono andata a trovare Christian.
Come sta?
Mah, benino, mi sembrato, anche se era un po scosso. Per... Si morse il labbro.
Per cosa? Pensavo che si trattasse pi che altro di agitazione, e magari di qualche bicchiere di
troppo.
No, non tutto qui. Erica estrasse delicatamente dalla borsa una busta di plastica e gliela tese.
Ieri gli stato consegnato questo biglietto con un mazzo di fiori. E la lettera una delle sei che ha
ricevuto nellultimo anno e mezzo.
Patrik guard la moglie e fece per aprire la busta.
Penso sia meglio che tu cerchi di leggere senza tirarli fuori. Li abbiamo gi toccati io e Christian,
sar meglio non aggiungere ulteriori impronte.
Altra occhiata, poi Patrik ubbid e lesse biglietto e lettera attraverso la plastica.
Tu come li interpreti? Erica si spost in avanti, ma dovette affrettarsi a ridistribuire il peso
sentendo che rischiava di ribaltarsi.
Mah, in effetti sembrano minacce, seppure indirette.
Lo penso anchio, e sicuramente anche Christian, per quanto tenti di sminuire la cosa. Non vuole

neanche mostrare le lettere alla polizia.


Quindi questi...? Patrik sollev la busta davanti a Erica.
Oh, ma guarda, devo essermeli portati via senza accorgermene. Che sbadata. Inclin la testa di
lato e cerc di assumere unespressione suadente, ma suo marito non ci casc.
Quindi li hai rubati a Christian?
Ma che rubati! Li ho solo presi in prestito.
E cosa vorresti che facessi di questo materiale... preso in prestito? chiese Patrik pur conoscendo
benissimo la risposta.
evidente che qualcuno sta minacciando Christian, e che lui ha paura. Glielho letto in faccia
anche oggi. La prende molto sul serio. Non capisco perch non voglia sporgere denuncia, ma forse tu,
con discrezione, potresti verificare se sulla lettera e sul biglietto c qualcosa di utilizzabile... La
voce di Erica era implorante e Patrik sentiva gi di essere sul punto di capitolare. Quando ci si
metteva era impossibile resisterle, lo sapeva per esperienza.
Okay, okay disse. Mi arrendo. Vedr se riesco a trovare qualcosa. Ma non in cima alla lista
delle priorit.
Erica sorrise. Grazie, amore.
Adesso vai a casa a riposarti disse lui sporgendosi per darle un bacino.
Quando se ne fu andata, si mise a giocherellare con la busta di plastica. Il cervello era un po fuori
esercizio, ma qualcosa si smosse lo stesso. Christian e Magnus erano amici. Poteva esserci...? Scacci
immediatamente lidea, ma quella si ripresent poco dopo inducendolo a guardare la foto sulla parete
davanti a lui. Che ci fosse un legame?
Bertil Mellberg spingeva il passeggino davanti a s. Leo era come al solito allegro e soddisfatto e
ogni tanto gli rivolgeva un sorriso a due denti. Questa volta Ernst era rimasto in ufficio, ma in genere
li seguiva docile e faceva la guardia in modo che niente potesse minacciare quello che ormai era
diventato il centro intorno al quale ruotava anche la sua vita, oltre a quella del suo padrone.
Mellberg non aveva mai pensato di poter provare sentimenti tanto intensi per qualcuno. Era stato il
primo a tenerlo tra le braccia, dopo avere assistito al parto, e Leo gli aveva rapito il cuore. A dirla
tutta, anche la nonna materna cera riuscita piuttosto bene, ma in cima alla lista delle persone pi
importanti nel mondo di Mellberg cera quel fagottino.
Di malavoglia, si diresse verso la stazione di polizia. In realt avrebbe dovuto occuparsi Paula del
piccolino, durante la pausa pranzo, mentre la sua compagna Johanna sbrigava alcune commissioni, ma
era dovuta andare ad ascoltare una donna che era stata picchiata dallex marito. Cos Mellberg si era
affrettato a offrirsi volontario per portare Leo a fare una passeggiata. E adesso non aveva nessuna
voglia di riconsegnarlo. Era invidiosissimo di Paula, che presto sarebbe andata in maternit. Non
sarebbe dispiaciuto neanche a lui rallentare un po il ritmo per passare pi tempo con Leo. Poteva
essere una buona idea, in effetti: in qualit di superiore, doveva dare ai suoi collaboratori la possibilit
di crescere. Inoltre il bambino aveva bisogno di una forte presenza maschile fin dallinizio. Con due
madri e neanche un padre in vista era decisamente il caso di pensare al suo bene e fare in modo che
potesse prendere esempio da un uomo affidabile e con tutte le carte in regola. Uno come lui, insomma.
Apr con il fianco la pesante porta della stazione di polizia e si tir dietro il passeggino. Vedendoli,
Annika si illumin, e lui si gonfi dorgoglio.
Ah, vedo che qui ci si d alle passeggiate! disse lei alzandosi per aiutarlo.
S, le ragazze avevano bisogno di una mano rispose Mellberg cominciando a togliere
delicatamente al bambino i vari strati di vestiti. Annika lo osserv divertita. Il tempo dei miracoli non

era finito.
Dai, piccolino, andiamo a vedere se la mamma tornata cinguett Mellberg prendendo in braccio
Leo.
Paula non rientrata lo inform Annika tornando a sedersi dietro la sua scrivania.
Ma che peccato! Be, dovrai sopportare ancora per un po il tuo vecchio nonno concluse
soddisfatto Mellberg, dirigendosi verso la saletta del personale con il bambino in braccio. Erano state
le ragazze a proporre che si facesse chiamare nonno Bertil quando, qualche mese prima, si era
trasferito da Rita. E adesso coglieva tutte le occasioni per utilizzare quella parola, per abituarcisi e
rallegrarsene. Nonno Bertil.
Ludvig compiva gli anni e Cia stava cercando di farlo sembrare un compleanno qualsiasi. Tredici
anni. Tanti ne erano passati da quando, nel reparto maternit, era scoppiata a ridere davanti allassurda
somiglianza tra padre e figlio. Somiglianza che con il passare del tempo non era diminuita ma si era
anzi rafforzata, tanto che ora, nei momenti pi bui, quasi non riusciva a guardare suo figlio, quella
combinazione di occhi scuri spruzzati di verde e capelli biondi che gi allinizio dellestate si
schiarivano al punto di sembrare quasi bianchi. Anche nella corporatura e nel modo di muoversi
Ludvig era identico a Magnus: alto, dinoccolato e con le braccia che, quando la circondavano, le
trasmettevano la stessa sensazione di quelle del marito. Avevano persino le stesse mani.
Con dita incerte tent di tracciare il nome di Ludvig sul dolce al marzapane. Aveva anche questo in
comune con suo padre: Magnus era capace di farsi fuori una torta intera da solo, e senza mettere su un
grammo di ciccia. Uningiustizia bella e buona. A lei bastava guardare una ciambellina alla cannella
per ingrassare di mezzo chilo. Adesso per era magra come aveva sempre sognato. Da quando era
scomparso Magnus, i chili le erano scivolati di dosso uno dopo laltro. Il cibo le lievitava in bocca
ogni volta che cercava di mandare gi qualcosa. E il nodo che le serrava lo stomaco dallistante in cui
si alzava a quello in cui andava a letto per immergersi in un sonno irrequieto lasciava il posto solo per
piccolissime porzioni. Eppure non le interessava nulla del proprio aspetto: s e no si guardava allo
specchio. Che importanza aveva ora che non cera Magnus?
Avrebbe preferito averlo visto morire sotto i propri occhi, vittima di un infarto o di un incidente
stradale. Qualsiasi cosa, se solo le avesse dato una certezza e la possibilit di occuparsi di un funerale,
delle pratiche per leredit e di tutte le incombenze connesse alla morte di una persona. Forse in quel
caso il dolore avrebbe avuto modo di infiammarsi e bruciare per poi scemare lentamente, lasciandole
un senso di nostalgia e tanti bei ricordi.
Cos, invece, non aveva niente. Era tutto un vuoto. Lui non cera e lei non aveva nulla a cui
aggrapparsi e nessun motivo per andare avanti. Non riusciva neanche pi a lavorare e non sapeva per
quanto ancora avrebbe dovuto restare in malattia.
Abbass gli occhi sul dolce. Aveva fatto un pasticcio con la glassa. Nei mucchietti irregolari che
coprivano il marzapane non si riusciva a leggere niente, e fu come se le sue ultime energie si
esaurissero di colpo. Si accasci con la schiena contro il frigorifero e le lacrime arrivarono da dentro
sgorgando prepotenti.
Non piangere, mamma. Cia sent una mano sulla spalla. Era la mano di Magnus. No, di Ludvig.
Scosse la testa. La realt le stava sfuggendo e lei voleva solo mollare la presa e lasciarsi scivolare
nelle tenebre che aspettavano. Tenebre calde e piacevoli che, se lei lavesse permesso, lavrebbero
avvolta per sempre. Ma attraverso le lacrime vide quegli occhi scuri e quei capelli biondi e si rese
conto che non poteva arrendersi.
La torta singhiozz, facendo per alzarsi. Ludvig laiut a rimettersi in piedi e poi le tolse

delicatamente di mano la siringa della glassa.


Ci penso io, mamma. Tu vai a riposare che mi occupo io della torta.
Le fece una carezza sulla guancia, tredici anni ma non pi un bambino. Aveva preso il posto di suo
padre, ora, di Magnus, la roccia della famiglia. Cia sapeva che non avrebbe dovuto permettergli di
farlo, che era ancora troppo piccolo. Ma trov solo la forza per scambiare riconoscente il proprio
ruolo con il suo.
Mentre Ludvig prendeva un coltello e grattava via delicatamente la glassa dal marzapane, Cia si
asciug gli occhi con la manica del maglione. Lultima cosa che vide prima di uscire dalla cucina fu il
figlio che, concentrato, tentava di tracciare la prima lettera del proprio nome: L come Ludvig.

Sei il mio bambino bellissimo, lo sai? disse la mamma pettinandolo con dita leggere.
Lui annu. S, lo sapeva. Era il bambino bellissimo della mamma. Glielo aveva sentito dire un
giorno dopo laltro da quando era stato portato l e non si stancava mai di ascoltarla. A volte pensava
a quello che cera stato prima. Al buio, alla solitudine. Ma gli bastava guardare un istante la
splendida creatura che adesso era sua madre per far sparire tutto. Come se non ci fosse mai stato.
Aveva appena fatto il bagno e la madre laveva avvolto nellaccappatoio verde a fiori gialli.
Che ne dice il mio amore di un gelatino?
Lo stai viziando. La voce del padre dalla soglia.
Cosa c di male nel viziarlo? chiese la madre.
Lui si rannicchi nellaccappatoio tirando su il cappuccio per proteggersi dal tono duro delle
parole che rimbalzavano sulle piastrelle. Dal buio che riemergeva in superficie.
Sto solo dicendo che non gli fai un favore viziandolo.
Vuoi dire che non so come educare nostro figlio? Gli occhi della madre si erano fatti cupi, senza
fondo. Sembrava che volesse annientare il marito con lo sguardo. E come al solito la sua ira fece
dissolvere quella del padre. Quando lei si alz e gli and incontro, sembr rimpicciolirsi. Un padre
piccolo e grigio.
Probabilmente ne sai pi tu di me mormor uscendo, lo sguardo fisso a terra. Poi un rumore di
scarpe che venivano indossate e la porta che si apriva e si richiudeva piano. Sarebbe andato a fare
lennesima passeggiata.
Lasciamolo perdere sussurr la madre con la bocca vicina al suo orecchio nascosto sotto la
spugna verde. Siamo io e te che ci amiamo. Solo io e te.
Lui le si strinse al petto come una bestiolina, lasciandosi consolare.
Solo io e te sussurr.

No! Non voio! Quando, la mattina del venerd, Patrik cerc disperatamente di consegnarla a Ewa,
leducatrice del nido, Maja riusc quasi a dare fondo al suo ridotto vocabolario. Aggrappata ai
pantaloni del padre, la bambina strillava disperatamente e alla fine lo costrinse a staccarle le dita dalla
stoffa a una a una. Vedendola portare via con le braccia tese verso di lui gli venne il magone. Mentre
si avviava verso la macchina gli riecheggiava nella testa il suo lacrimoso: Pap! Rimase a lungo
seduto con lo sguardo fisso oltre il parabrezza, la chiave dellaccensione in mano. Si comportava cos
da due mesi, e sicuramente era lennesima reazione alla gravidanza di Erica.
Toccava a lui affrontare la battaglia tutte le mattine. Si era offerto di propria iniziativa. Per Erica
era decisamente troppo pesante vestire e svestire la bambina, e addirittura impensabile chinarsi per
allacciarle le scarpe. Dunque non cera alternativa. Ma era logorante e la lotta cominciava ben prima
di arrivare allasilo. Gi quando doveva vestirla, Maja gli si aggrappava addosso facendo resistenza, e
Patrik si vergognava ad ammettere che a volte la frustrazione lo aveva portato ad afferrarla con tanta
forza da farla urlare. Dopo, si sentiva invariabilmente il peggior genitore del mondo.
Si pass stancamente una mano sugli occhi, inspir a fondo e avvi il motore. Ma invece di andare a
Tanumshede gli venne lispirazione di svoltare verso le villette dietro Kullen. Parcheggi davanti a
casa Kjellner e si diresse titubante verso la porta. Sarebbe stato meglio preavvertire della visita, ma
ormai era l. Alz la mano e la lasci battere pesantemente sul legno bianco. Cera ancora una
ghirlanda natalizia. Nessuno aveva pensato a toglierla o sostituirla con qualcosaltro.
Dallinterno non provenivano rumori e Patrik buss di nuovo. Forse non cera nessuno. Poi per
sent dei passi e Cia apr la porta. Vedendolo, il corpo le si tese come un arco e lui si affrett a
scuotere la testa.
No, non vengo per darti notizie disse, ed entrambi sapevano cosa intendeva. Cia abbass le spalle
e si scost per farlo passare.
Patrik si tolse le scarpe e appese la giacca a uno dei pochi ganci non occupati dai capi dei ragazzi.
Ho pensato di venire a fare due chiacchiere disse sentendosi di colpo un po incerto su quale fosse
il modo migliore per esporre quelli che in realt erano solo pensieri sparsi.
Cia annu e lo precedette nella cucina a destra dellingresso. Patrik la segu. Era gi stato l un paio
di volte. Nelle giornate immediatamente successive alla scomparsa di Magnus, seduti intorno al
tavolo di pino, avevano ripetutamente passato in rassegna tutto quanto, anche i dettagli che sarebbe
stato giusto restassero privati ma avevano smesso di esserlo nellistante in cui Magnus Kjellner era
uscito di casa per non tornare pi.
La casa era uguale a prima. Accogliente e normale, un pochino in disordine, con tracce della
presenza di adolescenti in ogni angolo. Ma lultima volta che ci era stato si percepiva ancora un senso
di speranza. Adesso la rassegnazione era come un coperchio opprimente.
Mi rimasta un po di torta. Ieri era il compleanno di Ludvig disse lei con voce svogliata,
alzandosi per andare a prenderla dal frigo. Patrik cerc di protestare, ma Cia aveva gi cominciato a
tirare fuori piatti e cucchiaini e lui si rese conto che per quella mattina avrebbe dovuto rassegnarsi a

una colazione a base di torta.


Quanti anni ha compiuto? Patrik se ne tagli una fetta ridottissima sperando di non offendere la
padrona di casa.
Tredici rispose Cia accennando un sorriso, servendosi a sua volta una fettina trasparente. Patrik
avrebbe voluto costringerla a mangiarne un po di pi, considerando quanto era dimagrita negli ultimi
mesi.
Una bella et. O anche no disse, accorgendosi da solo di quanto suonasse forzato quel commento.
La panna montata gli lievit in bocca.
Somiglia tanto a suo padre disse Cia, facendo tintinnare il cucchiaino sul piatto. Lo appoggi e
guard Patrik. Perch sei qui?
Lui si schiar la voce. Pu darsi che sia unidea campata in aria ma so che tu vuoi che facciamo
tutto quello che possibile e devi scusarmi se...
Parla lo interruppe Cia.
Ecco, stavo pensando una cosa. Magnus frequentava Christian Thydell. Come si erano conosciuti?
Cia lo guard perplessa ma non fece domande, piuttosto sembr riflettere.
Veramente non lo so. Penso che sia successo poco dopo che Christian si era trasferito qui. Sanna
di Fjllbacka. Devessere stato sette anni fa, pi o meno. Anzi, ne sono sicura, perch lei rimasta
incinta di Melker poco dopo e lui adesso ha cinque anni. Mi ricordo di aver pensato che non avevano
perso tempo.
Sono entrati in contatto tramite te e Sanna?
No, lei ha dieci anni meno di me, quindi non ci frequentavamo. A essere sincera non ricordo
esattamente com andata. Quello che so che Magnus mi ha proposto di invitarli a cena e da allora ci
siamo visti parecchio. Io e Sanna non abbiamo molto in comune, ma una cara ragazza e sia Elin che
Ludvig si divertono a far giocare i bambini. E a me Christian va decisamente pi a genio degli altri
amici di Magnus.
A quali ti riferisci?
Quelli dinfanzia, Erik Lind e Kenneth Bengtsson. Li ho frequentati, insieme alle mogli, per far
contento Magnus. Li trovo terribilmente diversi da lui.
E Magnus e Christian erano molto amici?
Cia sorrise. Temo che Christian non abbia nessun vero amico. A volte pu apparire malinconico e
non facile penetrare attraverso la sua scorza. Ma con Magnus era completamente diverso. Era
leffetto che mio marito faceva alla gente. Andava a genio a tutti. Riusciva a mettere a proprio agio le
persone. Deglut e Patrik si accorse che aveva parlato come se Magnus non ci fosse pi.
Perch mi chiedi di Christian, a proposito? Non gli successo niente, spero... aggiunse Cia
inquieta.
No, niente di grave.
Ho sentito parlare della festa per il lancio del suo libro. Ero invitata ma mi avrebbe dato una strana
sensazione essere l senza Magnus. Mi auguro che Christian non se la sia presa per la mia assenza.
Non credo proprio la rassicur Patrik. Per pare che qualcuno gli spedisca lettere minatorie da
oltre un anno. Magari non centra per niente, ma volevo comunque chiederti se anche Magnus aveva
ricevuto qualcosa del genere. Dato che si conoscevano potrebbe forse esserci un collegamento.
Lettere minatorie? disse Cia. E pensi che non te lavrei detto? Perch avrei dovuto tenervi
nascosta uninformazione che avrebbe potuto aiutarvi a scoprire cosa successo a Magnus? La voce
si era fatta stridula.
Sono convintissimo che ce lavresti riferito, se ne fossi stata al corrente si affrett a rassicurarla

Patrik. Ma magari Magnus potrebbe non avertelo detto per non metterti in pensiero.
E in questo caso come potrei riferirtelo?
La mia esperienza mi suggerisce che le mogli intuiscono molte cose senza che gliele si debba dire
per forza. Per lo meno, la mia.
Cia sorrise di nuovo. Gi, forse hai ragione. vero, mi sarei accorta se qualcosa avesse
preoccupato Magnus. Ma era spensierato come al solito. Era luomo pi equilibrato e affidabile del
mondo, quasi sempre allegro e ottimista. A volte mi mandava in bestia ed capitato che cercassi di
provocare una sua reazione quando mi sentivo gi o ero nervosa. Non ci sono mai riuscita. Magnus era
quello che era. Se qualcosa lavesse preoccupato, prima di tutto me ne avrebbe parlato, e se contro
ogni aspettativa non lavesse fatto me ne sarei accorta lo stesso. Lui sapeva tutto di me e io sapevo
tutto di lui. Sapevamo tutto luno dellaltra. La voce era decisa e Patrik cap che credeva in quello
che diceva. Eppure lui ne dubitava. Nessuno sa mai tutto di unaltra persona. Neanche di quella che
ama e con cui divide la vita.
La guard. Devi scusarmi se ti sembro invadente, ma potrei dare ancora una volta unocchiata
intorno? Per farmi unidea pi precisa di comera Magnus. Sebbene avessero gi parlato di lui al
passato, Patrik si pent subito della propria formulazione. Ma Cia non fece commenti. Si limit a
indicare la porta con un cenno, accompagnandolo con poche parole: Guarda pure quanto vuoi. Dico
davvero. Fate quello che volete, chiedete quanto vi pare. Basta che lo troviate. Con un gesto quasi
rabbioso della mano si asciug una lacrima.
Patrik cap che aveva bisogno di stare sola e colse loccasione per alzarsi. Cominci dal soggiorno,
identico a migliaia di soggiorni svedesi. Un grande divano blu dellIkea, una libreria Billy con i faretti
incassati. Un televisore a schermo piatto su una mensola dello stesso legno chiaro del tavolino da
salotto. Piccoli soprammobili e souvenir di viaggi, immagini dei figli alle pareti. Si avvicin a una
foto delle loro nozze, grande, incorniciata, appesa sopra il divano. Non era certo il solito rigido ritratto
tradizionale: Magnus era steso su un fianco sullerba, appoggiato al gomito, in frac. Cia era in piedi
alle sue spalle in un abito da sposa decisamente fru fru, con un largo sorriso sul viso e un piede
piazzato sullo sposo.
I nostri genitori sono inorriditi vedendola disse Cia alle sue spalle, e Patrik si gir.
In effetti abbastanza... originale. La guard di nuovo. Da quando si era trasferito a Fjllbacka gli
era capitato di incontrare qualche volta Magnus, ma non erano mai andati oltre le solite frasi di
cortesia. Osservando quel viso aperto e allegro sent che gli sarebbe stato simpatico.
Posso salire al piano di sopra? chiese. Cia annu.
Anche lungo la scala erano appese delle foto e Patrik si ferm a studiarle. Testimoniavano una vita
piena, incentrata sulla famiglia e sulla gioia delle piccole cose. Era chiaro che Magnus Kjellner era
fierissimo dei propri figli. Una foto in particolare gli fece venire un nodo allo stomaco: Magnus in
vacanza, sorridente, in mezzo a Elin e Ludvig, un braccio sulle spalle di ciascuno. Il suo sguardo
traboccava di felicit al punto che Patrik dovette distogliere gli occhi. Si gir e sal gli ultimi gradini.
Le prime due stanze erano dei figli. Quella di Ludvig si rivel sorprendentemente ordinata. Niente
vestiti gettati a terra, il letto rifatto e, sulla scrivania, un portamatite e altri oggetti sistemati in modo
impeccabile. Si vedeva che era appassionato di sport. Al posto donore sopra il letto campeggiava una
maglia della nazionale con lautografo di Zlatan Ibrahimovic. Per il resto, a dominare la stanza erano
le immagini dellIfk Gteborg.
Ludvig e Magnus andavano a vedere le partite ogni volta che potevano.
Patrik fece un salto. La voce di Cia laveva colto di nuovo di sorpresa. Doveva avere la capacit di
muoversi molto silenziosamente, perch non laveva sentita salire le scale.

un ragazzino ordinato.
S, proprio come suo padre. Era soprattutto Magnus a sistemare e pulire la casa. Io sono la pi
disordinata dei due. Se dai unocchiata alla prossima stanza capisci subito chi ha preso da me.
Patrik apr la porta successiva sfidando la minacciosa scritta a grandi lettere: Bussare prima di
entrare!
Caspita. Fece un passo indietro.
Eh s concord Cia incrociando le braccia sul petto, quasi volesse impedirsi di dare una sistemata
in quel casino. Perch la camera di Elin era davvero un casino. Rosa, oltretutto.
Pensavo che prima o poi sarebbe uscita dalla fase del rosa, ma pare che invece si sia solo
intensificata. Dal rosa confetto al rosa shocking.
Patrik batt le palpebre. Era quello laspetto che avrebbe avuto la camera di Maja nel giro di
qualche anno? E se i gemelli fossero stati due femmine? Sarebbe annegato nel rosa.
Io ci ho rinunciato. Le ho detto di tenere la porta chiusa, cos almeno mi risparmio questo
spettacolo. Faccio solo un controllo ogni tanto per accertarmi che non ci sia puzza di cadavere.
Trasal alle sue stesse parole, ma si affrett a continuare: Magnus non sopportava neanche lidea che
qui dentro ci fosse un casino del genere, ma lho convinto a lasciarla fare. Essendo della stessa pasta
sapevo che non avrebbe portato ad altro che a litigi e scontri. Io ho imparato a tenere un po di ordine
quando ho avuto un appartamento mio e penso che sar cos anche per lei. Richiuse la porta e indic
la stanza in fondo al corridoio.
Quella la nostra camera. Non ho toccato niente delle sue cose.
Patrik not subito che avevano le lenzuola uguali a quelle sue e di Erica. A quadretti bianchi e blu,
comprate allIkea. Per qualche motivo la cosa lo mise a disagio, facendolo sentire vulnerabile.
Magnus dormiva sul lato della finestra.
Patrik and da quella parte. Avrebbe preferito guardare per conto suo. Aveva la sensazione di
ficcare il naso, e la sensazione era rafforzata dalla presenza di Cia. Non sapeva cosa cercare ma aveva
bisogno di capire qualcosa di pi di Magnus, per farlo diventare una persona in carne e ossa e non solo
una foto su una parete della stazione di polizia. Gli occhi di Cia gli trapanavano ancora la schiena e
alla fine si gir verso di lei.
Non prendertela, ma... potrei restare solo? Sperava con tutto se stesso che capisse.
Ma certo rispose lei con un sorriso di scuse. Non intendevo starti con il fiato sul collo. Capisco
che possa metterti a disagio. Scendo a fare qualcosa, cos hai la casa tutta per te.
Grazie rispose Patrik sedendosi sul bordo del letto. Cominci dal comodino. Occhiali, un fascio
di fogli che si rivel il manoscritto della Sirena, un bicchiere vuoto e un blister di tachipirina. Non
cera altro. Apr il cassetto e sbirci dentro. Niente che attirasse la sua attenzione. Un tascabile,
Tempesta solare di sa Larsson, una scatola di tappi per le orecchie e un sacchettino di pastiglie per la
gola.
Si alz e si avvicin allarmadio, che copriva tutto un lato della stanza. Spostando le ante scorrevoli
gli venne da ridere: era la conferma di quanto gli aveva raccontato Cia in merito al rispettivo senso
dellordine. La met armadio pi vicina alla finestra era un prodigio di organizzazione. Era tutto ben
piegato e distribuito in cestelli in filo di metallo: calze, mutande, cravatte e cinture. Sopra erano
appese camicie stirate, giacche, maglie in piqu e t-shirt. Appendere alle grucce le magliette... che
roba! Lui al massimo le infilava a forza in un cassetto per poi imprecare quando, dovendole indossare,
le trovava tutte stropicciate.
La met di Cia, in effetti, sembrava ispirarsi al suo metodo. Era tutto mescolato, come se qualcuno
avesse aperto le ante solo per scaraventarci dentro la roba a caso e richiudere subito.

Si gir. Cera un che di straziante in un letto matrimoniale con un solo lato usato. Si chiese se era
davvero possibile abituarsi a dormire in un lettone con una met vuota. Il solo pensiero di passare una
notte senza Erica gli pareva impossibile.
Quando scese in cucina Cia stava sparecchiando. Lo guard interrogativa e lui le disse in tono
gentile: Grazie di avermi permesso di dare unocchiata in giro. Non so se avr una qualche
importanza, ma almeno credo di sapere qualcosa di pi su chi era... su chi Magnus.
Ha importanza. Per me.
La salut e usc. Si ferm sui gradini e guard la ghirlanda appassita appesa alla porta. Dopo un
attimo di esitazione la stacc. Con il suo senso dellordine, Magnus non avrebbe voluto che restasse l.
Le urla dei due bambini rimbalzavano tra le pareti della cucina facendogli scoppiare la testa. Erano
diverse notti che non dormiva bene e i pensieri giravano e rigiravano nella mente come se ciascuno
dovesse essere rielaborato con cura prima di poter passare a quello successivo.
Aveva persino pensato di andare al capanno da pesca per mettersi a scrivere, ma il silenzio e il buio
della notte avrebbero solo dato libero sfogo ai fantasmi e le sue frasi non erano in grado di coprire le
loro voci. Cos, era rimasto a letto fino al mattino, con lo sguardo fisso sul soffitto, mentre la
disperazione gli premeva addosso da ogni lato.
Adesso basta! Sanna separ i due bambini che si stavano accapigliando per una confezione di
cacao solubile lasciata per sbaglio alla loro portata. Poi si gir verso Christian, seduto con lo sguardo
perso nel vuoto, la fetta di pane e burro intatta sul piatto e la tazza di caff piena.
Non sarebbe male se dessi una mano anche tu, sai?
Ho dormito poco rispose lui sorbendo un sorso di caff ormai freddo. Si alz, vers il resto nel
lavello, si riemp nuovamente la tazza e ci mise un goccio di latte.
Capisco perfettamente che tu abbia tante cose per la testa, adesso, e sai bene che mentre lavoravi al
libro io ti ho sempre sostenuto. Ma c un limite a quello che sono disposta a fare. Sanna strapp di
mano a Nils un cucchiaio un attimo prima che lo desse in testa al fratello maggiore e lo gett nel
lavello dove atterr con un tintinnio. Prese fiato per raccogliere le energie prima di continuare a
sfogare la frustrazione accumulata. Christian avrebbe voluto premere il pulsante pausa. Non ce la
faceva, in quel momento.
Non ho fiatato per tutto il tempo in cui sei andato direttamente dal lavoro al capanno per poi
restare l a scrivere tutta la sera. Andavo a prendere i bambini, cucinavo, li mettevo a tavola,
sistemavo la casa, controllavo che si lavassero i denti, leggevo la storia della buonanotte e li mettevo a
letto. Ho fatto tutto questo senza mai lamentarmi mentre tu sviluppavi il tuo stramaledetto talento
creativo!
Lultima parola trasudava un sarcasmo che non le aveva mai sentito usare prima. Chiuse gli occhi e
cerc di isolarsi dalle parole che gli si riversavano addosso. Ma lei non si diede per vinta.
E sono davvero felice che le cose vadano bene. Che il libro sia stato pubblicato e tu sia diventato
una nuova stella nel firmamento degli scrittori. Mi fa piacere e ti concedo ogni soddisfazione. Ma io?
Che posto occupo io in tutto questo? Non c nessuno che mi faccia i complimenti, che mi guardi e
dica: cavoli, Sanna, come sei brava, Christian fortunato ad avere te. Non lo dici neanche tu. Dai
semplicemente per scontato che lavori come una schiava occupandomi di figli e casa mentre tu fai
quello che devi fare. Tracci le virgolette nellaria. E pu anche andarmi bene. Mi accollo
volentieri tutto. Sai che adoro occuparmi dei nostri figli, ma non per questo meno pesante. E vorrei
almeno avere un grazie da te! Chiedo forse troppo?
Sanna, non davanti ai bambini... mormor Christian, ma si rese conto che era la cosa sbagliata da

dire.
Ma certo, trovi sempre una scusa per non parlare con me, per non prendermi sul serio! O sei troppo
stanco, o non hai tempo perch devi scrivere il tuo libro, oppure non vuoi discutere perch ci sono i
bambini, oppure, oppure, oppure...
Melker e Nils, ammutoliti, li guardavano con occhi pieni di paura e Christian sent che la stanchezza
lasciava il posto alla rabbia.
Era unabitudine di Sanna che detestava, questa di non farsi remore a coinvolgere i bambini nei loro
conflitti, e ne avevano discusso pi volte. Sapeva che avrebbe tentato di renderli suoi alleati nella lotta
sempre pi esplicita tra loro. Ma cosa poteva fare? Per lui era chiaro che le tensioni derivavano dal
fatto che lui non lamava e non laveva mai amata. E che lei lo sapeva, anche se non lavrebbe mai
ammesso neanche davanti a se stessa. Laveva perfino scelta proprio per quel motivo: perch non era
una donna che avrebbe potuto amare. Non nel modo in cui aveva amato...
Batt il pugno chiuso sul tavolo facendo sobbalzare sia Sanna che i bambini. Si era fatto male, ed
era proprio quello lo scopo. Il dolore serv a ricacciare indietro tutto ci a cui non voleva pensare e a
fargli sentire che stava riprendendo il controllo.
Non affrontiamo questa discussione adesso tagli corto, evitando di guardarla in faccia. Mentre
andava nellingresso, si metteva le scarpe e la giacca e usciva, si accorse che i suoi occhi lo seguivano.
Lultima cosa che sent prima che la porta sbattesse fu Sanna che spiegava ai figli che il loro pap era
un deficiente.
La cosa peggiore era la desolazione. Riempire le ore in cui le ragazze erano a scuola con qualcosa
che potesse avere un minimo di senso. Non che il lavoro mancasse. Non era un compito da pigri
assicurarsi che lesistenza di Erik scorresse liscia e senza preoccupazioni. Le camicie dovevano essere
sempre pronte, lavate e stirate, si dovevano pianificare e organizzare le cene con i suoi partner daffari
e la casa doveva essere sempre scintillante. Avevano una donna delle pulizie pagata in nero che veniva
una volta alla settimana, ma non bastava neanche lontanamente. Cerano milioni di piccole cose che
dovevano funzionare ed essere al proprio posto senza che Erik si accorgesse una sola volta della fatica
che costavano. Lunico problema era la noia. Quando le bambine erano piccole adorava stare a casa
con loro. Le piaceva occuparsene, persino cambiare i pannolini, incombenza che Erik non aveva mai
nemmeno preso in considerazione. Ma a lei non pesava, perch si sentiva utile. Importante. Era lei il
perno su cui ruotava il loro mondo, era lei che la mattina si alzava per prima e faceva splendere il
sole.
Ma quellepoca era finita da tempo. Ora le ragazze andavano a scuola, si dedicavano agli amici e ai
propri interessi e pi che altro la consideravano una dispensatrice di servizi. Esattamente come Erik.
Tra laltro si stava tristemente rendendo conto che entrambe cominciavano a diventare piuttosto
insopportabili. Erik compensava la propria assenza comprando loro tutto quello che volevano e
contagiandole con il disprezzo che mostrava nei suoi confronti.
Louise pass una mano sul piano di lavoro della cucina, marmo italiano importato su ordinazione.
Laveva scelto Erik di persona durante un viaggio daffari. A lei non piaceva: troppo freddo e troppo
duro. Se avesse potuto, avrebbe scelto qualcosa in legno, magari di quercia. Apr lo sportello liscio e
lucido di un pensile. Ancora gelo, ancora gusto senza sentimento. Al piano in legno scuro avrebbe
accompagnato dei pensili rustici dipinti a mano in modo che le pennellate si vedessero e dessero vita
alla superficie.
La mano si chiuse intorno a uno dei grandi bicchieri da vino, dono di nozze dei genitori di Erik.
Vetro soffiato, naturalmente. Durante la cena di nozze la suocera le aveva tenuto una lunga lezione

sulla piccola ma esclusiva vetreria danese dove aveva ordinato apposta per loro quei costosi bicchieri.
Ebbe un fremito e la mano si apr come fosse dotata di volont propria. Il vetro si frantum in mille
pezzi contro il pavimento in travertino nero, anche quello ovviamente italiano. Era uno dei tratti che
Erik sembrava avere in comune con i suoi genitori: ci che era svedese non era mai di qualit
sufficiente. Di qualsiasi cosa si trattasse, pi arrivava da lontano meglio era. A meno che non venisse
da Taiwan, naturalmente. Louise si lasci scappare una risatina, si allung verso un altro bicchiere e
scavalc i pezzi di vetro con le pantofole, diretta alla confezione di vino sul piano di lavoro. Erik
disprezzava il suo vino bag-in-box. Per lui andava bene solo quello in bottiglia, da centinaia e
centinaia di corone al litro. Non si sarebbe mai sognato di rovinarsi le papille gustative con una
confezione da dieci litri a duecento corone. A volte lei si divertiva, per dispetto, a riempirgli il
bicchiere di quello, invece che dellottava meraviglia francese o sudafricana di cui Erik si dilungava a
tessere le lodi esaltandone il carattere particolare. Stranamente anche il suo vino da quattro soldi
doveva avere lo stesso carattere, perch lui non si accorgeva mai della differenza.
Erano quelle piccole vendette quotidiane a permetterle di sopportare la vita e fregarsene del fatto
che lui le mettesse contro le figlie, la trattasse come una merda e si scopasse una parrucchiera
insignificante.
Mise il bicchiere sotto il dispenser della confezione e lo riemp fino allorlo. Poi brind con il
proprio riflesso nellanta in acciaio inossidabile del frigorifero.
Erica non riusciva a smettere di pensare alle lettere. Camminava su e gi per la cucina, ma quando il
logorante dolore lombare cominci a farsi sentire si sedette. Si allung per prendere un blocco e una
penna sul tavolo e annot in fretta quello che ricordava. Aveva unottima memoria per i testi scritti,
quindi era sicura di aver riportato il contenuto di quelle lettere quasi integralmente.
Lesse pi e pi volte quelle parole e a ogni rilettura le parve che diventassero sempre pi
minacciose. Chi poteva provare una rabbia tanto feroce nei confronti di Christian? Scosse la testa. Era
impossibile stabilire se lautore fosse un uomo o una donna. Ma cera qualcosa nel tono, nella
costruzione delle frasi e nelle espressioni usate che la faceva propendere per un odio femminile.
Esitante, allung una mano verso il telefono, poi la ritir. Forse non era il caso. Ma dopo aver riletto
per lennesima volta le parole sul blocco afferr lapparecchio e compose un numero che conosceva a
memoria.
Pronto? Gaby rispose al primo squillo.
Ciao, sono Erica.
Erica! La voce squillante delleditore si alz di unottava, costringendola ad allontanare il
telefono dallorecchio. Come stai, tesoro? Non hai ancora scodellato i piccoli? Lo sai, vero, che i
gemelli in genere arrivano prima del tempo? Da come parlava, sembrava che stesse camminando a
passo spedito.
No, ancora niente rispose Erica cercando di controllare lirritazione. Non capiva perch la gente
sentisse continuamente il bisogno di dirle che i gemelli nascevano in anticipo. Se cos fosse stato, se
ne sarebbe accorta al momento opportuno. Ti chiamo a proposito di Christian.
Gi, come sta? domand Gaby. Ho provato a telefonargli pi volte, ma sua moglie mi dice
sempre che non in casa. Ovviamente non ci credo. Mi ha fatto davvero paura quando crollato a
quel modo. Domani ha il primo appuntamento per gli autografi e se dobbiamo annullare, cosa che
spero proprio non succeda, dobbiamo avvertire per tempo.
Io lho visto e credo che domani sar sufficientemente in forma. Non preoccuparti la consol
Erica, prendendo la rincorsa per esporre il vero motivo della chiamata. Fece il respiro pi profondo

consentitole dalla scarsa capacit dei suoi polmoni e continu: Avrei una cosa da chiederti.
Dimmi.
In casa editrice vi arrivato qualcosa che riguarda Christian?
In che senso?
Mah, mi chiedevo se fossero arrivate lettere o mail su di lui, o indirizzate a lui. Di contenuto
minaccioso.
Minacce?
Erica cominciava a sentirsi sempre pi una bambina che avesse fatto la spia su un compagno di
scuola, ma ormai era troppo tardi per fare marcia indietro.
Vedi, il fatto che da un anno e mezzo, cio pi o meno da quando ha cominciato a scrivere il
libro, riceve delle lettere minatorie. E vedo benissimo che preoccupato, anche se non vuole
ammetterlo. Ho pensato che magari poteva essere arrivato qualcosa anche l da voi.
No, ma cosa dici? Qui non arrivato niente del genere. C scritto chi le ha spedite? Christian sa
chi ? Gaby si mangiava le parole e il suono dei tacchi sullasfalto era cessato, quindi doveva essersi
fermata.
Sono anonime e non credo che Christian sappia chi ci sta dietro. Ma lo conosci, non scontato che,
anche sapendolo, lo direbbe. Se non fosse stato per Sanna non avrei scoperto niente. Il crollo alla festa
di mercoled stato scatenato dal biglietto sul mazzo di fiori, che pare provenga dallo stesso
mittente.
Ma tutto questo pazzesco! Ha a che vedere con il libro?
Ho chiesto la stessa cosa a Christian, ma lui sostiene che non c nessuno che possa sentirsi
chiamato in causa da quanto c scritto.
In ogni caso terribile. Mi raccomando, fatti viva se vieni a sapere qualcosa di pi!
Tenter rispose Erica. E, per favore, non dire a Christian che te ne ho parlato.
Tranquilla. Rimarr tra noi. Terr docchio la sua posta. Adesso che stiamo uscendo con il libro
dovrebbe arrivarne parecchia.
Sono contenta per le recensioni disse Erica per cambiare argomento.
Vero? Sono fantastiche! concord Gaby con uno slancio tale da costringerla ad allontanare di
nuovo il telefono. Ho gi sentito fare il nome di Christian a proposito del Premio August. Per non
parlare del fatto che ci sono gi diecimila copie in distribuzione.
Incredibile comment Erica sentendo il cuore gonfiarsi dorgoglio. Se cera una persona che
sapeva quanto si era dannato Christian per quel libro era proprio lei, e le faceva un immenso piacere
che i suoi sforzi stessero dando i frutti che meritavano.
Vero? Be, tesoro, ora sono un po di corsa, devo fare qualche telefonata cinguett Gaby.
Qualcosa, in quellultima frase, la fece sentire a disagio. Avrebbe dovuto riflettere un po pi a
lungo prima di chiamarla. Era il caso di darsi una calmata. Quasi volesse confermarglielo, uno dei
gemelli le sferr un calcio alle costole.
Era una sensazione cos strana. Felicit. Anna laveva accettata gradualmente, imparando piano
piano a vivere in quel modo. Ma era passato tanto tempo dallultima volta, ammesso che ci fosse mai
stata davvero.
Dammi qua! Belinda stava rincorrendo Lisen, la figlia pi piccola di Dan, che si nascose dietro di
lei urlando. In mano stringeva convulsamente la spazzola della sorella maggiore.
Non te la presto! Dammela!
Anna... La voce di Lisen era implorante, ma Anna la prese e la spost davanti a s, tenendola

senza stringerla.
Se hai preso la spazzola di Belinda senza il suo permesso devi ridargliela.
Visto? esclam Belinda.
Anna le rivolse unocchiata di avvertimento.
Tu per potresti anche evitare di rincorrere tua sorella per tutta la casa.
Lei alz le spalle. Se mi frega le cose sono cavoli suoi.
Aspetta che arrivi il fratellino! grid Lisen. Spero che ti rompa tutta la tua roba!
Tanto io tra poco andr a stare via di casa, quindi saranno le tue cose che romper ribatt Belinda
facendole una linguaccia.
Senti un po, hai cinque anni o cosa? disse Anna, senza riuscire, per, a trattenere una risata. E
come mai siete tanto sicure che sia un maschio?
Perch la mamma dice che quando a una donna incinta viene un sederone come il tuo perch
nella pancia c un maschio.
Shh! Belinda zitt Lisen con unocchiataccia, visto che la sorella sembrava non essersi accorta di
quale fosse il problema. Devi scusarla aggiunse.
Tranquilla. Anna sorrise, ma in realt era un po offesa. Dunque lex moglie di Dan trovava che
avesse un sederone. Neanche un commento del genere, nel quale peraltro riconosceva un pizzico di
verit, sarebbe tuttavia riuscito a farle perdere il buon umore. Sapeva cosa significava toccare il
fondo, letteralmente. Lo sapeva lei e lo sapevano i suoi figli, Emma e Adrian, che nonostante tutto
quello che avevano passato erano due bambini sereni ed equilibrati. A volte quasi non ci credeva.

Ti comporterai bene con gli ospiti, vero? chiese la mamma guardandolo seria.
Annu. Non si sarebbe mai sognato di comportarsi male facendo vergognare sua madre. Non
desiderava altro che fare quello che lei gli chiedeva, perch continuasse ad amarlo.
Il campanello suon e lei si alz di scatto. Eccoli. Lui percep laspettativa nella sua voce, una
sfumatura che lo preoccup. A volte, dopo aver usato lo stesso tono che ora vibrava tra le pareti della
camera da letto, la madre si trasformava in una persona diversa. Ma non era detto che succedesse
anche quel giorno.
Prendo io il cappotto. Sent la voce del padre e il vocio degli ospiti nellingresso.
Vai pure, io arrivo tra poco. La madre gli fece un cenno con la mano, accompagnato da
unondata di profumo. Seduta al tavolino della toilette, controll unultima volta capelli e trucco
ammirando la propria immagine riflessa. Lui rimase l in piedi a osservarla affascinato. Quando i due
sguardi si incrociarono nel grande specchio le si form una ruga tra le sopracciglia.
Sei ancora qui? gli disse seccamente, e lui sent che per un attimo loscurit simpadroniva di
tutto.
Abbass la testa, mortificato, e scese incontro al vocio nellingresso. Si sarebbe comportato bene.
La mamma non avrebbe avuto motivo di vergognarsi.

Laria gelida gli graffiava la gola. Adorava quella sensazione. Dicevano tutti che era pazzo a uscire
a correre in pieno inverno, ma lui preferiva macinare le sue decine di chilometri al freddo piuttosto
che nellopprimente calura estiva. E approfittava del fine settimana per fare un giro in pi.
Kenneth lanci unocchiata allorologio, dotato di tutte le funzioni che gli servivano: misuratore del
battito cardiaco, contapassi e persino la memorizzazione dei tempi degli allenamenti precedenti.
Lobiettivo, al momento, era la maratona di Stoccolma. Laveva fatta due volte, come quella di
Copenaghen. Erano due decenni che si preparava, e potendo scegliere sarebbe volentieri schiattato, di
l a venti o trentanni, durante una gara. Perch la sensazione che provava quando correva, quando i
piedi volavano sullasfalto segnando il ritmo con una cadenza costante che finiva per coincidere con
quella dei battiti, non somigliava a nessunaltra. Persino la stanchezza, quel senso di intorpidimento
alle gambe quando si scatenava lacido lattico, era qualcosa che aveva imparato ad apprezzare sempre
di pi a ogni anno che passava. Correndo sentiva la vita dentro di s. Era la descrizione migliore che
riuscisse a esprimere.
Avvicinandosi a casa cominci a rallentare landatura. Davanti ai gradini dingresso saltell per
qualche istante sul posto e poi afferr la ringhiera per allungare i muscoli delle cosce. Il fiato gli
usciva bianco dalla bocca e dopo venti chilometri a velocit relativamente sostenuta si sentiva pulito e
forte.
Sei tu, Kenneth? Quando la porta sbatt, dalla stanza degli ospiti gli giunse la voce di Lisbet.
Sono io, tesoro. Mi faccio una doccia veloce e poi sono da te.
And in bagno, port il miscelatore al massimo del calore e si piazz sotto lintenso getto. Era la
parte pi piacevole di tutta la procedura. Talmente piacevole che solo con un grande sforzo di volont
pot uscire dalla doccia, rabbrividendo. In confronto, il bagno sembrava un igloo.
Mi porteresti il giornale?
Certo, amore. Jeans, t-shirt e un maglione, ed era pronto. Infil i piedi nudi in un paio di zoccoli
in gomma comprati lestate precedente e corse fuori fino alla cassetta della posta. Estraendo il
quotidiano si accorse di una busta bianca rimasta incastrata sul fondo. Doveva essergli sfuggita il
giorno prima. Alla vista del proprio nome scritto con linchiostro nero sent una stretta allo stomaco.
No, non unaltra volta!
Appena rientrato apr la busta ed estrasse il foglio che conteneva. In piedi dovera, lesse il testo,
breve e molto strano.
Gir il foglio per vedere se dietro cera scritto qualcosaltro, ma niente: solo quelle due righe
alquanto criptiche.
Che fine hai fatto, Kenneth?
Si affrett a mettere via la busta.
Stavo solo controllando una cosa. Arrivo.
Si diresse verso la stanza degli ospiti con il giornale in mano. Il foglio bianco gli bruciava nella
tasca posteriore dei jeans.

Era diventata una droga: la botta di adrenalina scatenata in lei dal fatto di controllargli le mail, di
passargli al setaccio le tasche, di analizzare la distinta delle telefonate le aveva creato una sorta di
dipendenza. Ogni volta che non trovava niente sentiva il corpo rilassarsi. Ma non durava molto.
Bastava poco perch langoscia tornasse a montare e la tensione salisse gradualmente fino a spazzare
via il buon senso che le diceva di smetterla, di trattenersi. Allora tornava a sedersi al computer, apriva
il programma e inseriva la password, che aveva indovinato senza difficolt. Ne usava una sola per
tutto. La data del compleanno, per ricordarla facilmente.
In realt non aveva veri motivi che giustificassero quella sensazione che le graffiava il petto e che la
tormentava dentro fino a farle venire voglia di urlare. Christian non aveva mai fatto niente che potesse
indurla a dubitare di lui. In tutti quegli anni non le era mai capitato di trovare un solo indizio sospetto.
Era come un libro aperto, e insieme non lo era. A volte le dava limpressione di essere altrove, in un
luogo a cui lei non aveva accesso. E perch non le raccontava quasi niente del proprio passato? Diceva
che i suoi genitori erano morti da tempo, e non cera mai stata occasione di vedere qualcuno dei
parenti che da qualche parte dovevano pur essere. E non aveva amici dinfanzia o vecchi conoscenti
che si facessero vivi. Era come se avesse cominciato a esistere nello stesso momento in cui aveva
incontrato lei e si era trasferito a Fjllbacka. Non le aveva neanche mai mostrato lappartamento in cui
stava a Gteborg: ci era andato da solo con un camioncino di una ditta di traslochi tornando con poche
suppellettili.
Sanna diede una scorsa alla posta in arrivo. Un paio di mail dalla casa editrice, giornalisti che
volevano intervistarlo, comunicazioni dal comune a proposito del suo lavoro alla biblioteca.
Nientaltro.
Quando fece il logout la sensazione che prov fu meravigliosa come sempre. Prima di spegnere il
computer controll la cronologia del browser, ma non trov niente di strano. Christian aveva visitato i
siti di due giornali, Expressen e Aftonbladet, e quello della casa editrice. Inoltre aveva cercato un
nuovo seggiolino per auto nel sito di annunci gratuiti Blocket.
Ma cera quella faccenda delle lettere. Christian sosteneva ostinatamente di non sapere chi gli
scrivesse quelle frasi criptiche, eppure qualcosa, nella voce, contraddiceva quellaffermazione. Sanna
non sapeva dire esattamente cosa fosse e questo la faceva impazzire. Cosa le stava nascondendo? Chi
gli mandava quelle lettere? Una sua ex amante? Una sua attuale amante?
Apr e richiuse le mani e si costrinse a respirare normalmente. La calma momentanea si era gi
dileguata, nonostante Sanna cercasse di convincersi che andava tutto bene. Serenit: era la sola cosa a
cui aspirava. Voleva solo essere sicura che Christian lamasse.
Nel profondo di se stessa, per, sapeva che lui non le era mai appartenuto. Che aveva sempre
cercato qualcosaltro, qualcun altro, fin da quando si erano messi insieme. Sapeva che lui non laveva
mai amata. Non per davvero. E un giorno avrebbe trovato la persona con cui voleva stare, che amava
veramente, e lei sarebbe rimasta sola.
Seduta sulla poltroncina da ufficio, si strinse le braccia intorno al corpo. Poi si alz. Il giorno prima
era arrivata la bolletta del cellulare di Christian. Ci sarebbe voluto un po per controllare tutta la
distinta delle chiamate.
Erica girava senza meta. Quelleterna attesa la innervosiva. Lultimo libro era finito e non aveva la
forza di avviare un nuovo progetto. In casa non poteva fare granch, altrimenti la schiena e le
articolazioni cominciavano a protestare. Cos, leggeva o guardava la televisione. Oppure faceva quello
che stava facendo, cio vagava per le stanze in preda alla frustrazione. Se non altro, per, essendo
sabato, Patrik era a casa. Aveva portato fuori Maja per farle prendere un po daria fresca e lei stava

contando i minuti nella speranza che tornassero presto.


Lo squillo del campanello le fece quasi saltare un battito. Prima che avesse il tempo di arrivarci, la
porta si apr e Anna entr nellingresso.
Cominci anche tu a non poterne pi? disse togliendosi sciarpa e giacca.
E me lo chiedi? rispose Erica sentendosi subito molto pi contenta.
Andarono in cucina e Anna lanci sul piano di lavoro un sacchetto appannato. Ciambelline appena
sfornate. Le ha fatte Belinda.
Belinda fa le ciambelline? ripet Erica cercando di immaginarsi la figlia maggiore di Dan che, in
grembiule, impastava con le unghie smaltate di nero.
innamorata disse Anna, come se questo spiegasse tutto. Il che forse era vero.
Ah. Non ricordo di essere mai stata colpita da questo particolare effetto collaterale comment
Erica disponendo le ciambelline su un piatto.
Pare che ieri lui le abbia detto che gli piacciono le ragazze che sinteressano alle faccende
domestiche. Anna sollev un sopracciglio e rivolse alla sorella unocchiata eloquente.
Ma guarda un po!
Allungandosi verso una ciambellina Anna si mise a ridere. Calma, calma, non c bisogno che tu
vada a casa sua a dargli una lezione. Lho conosciuto e, credimi, Belinda si stancher di lui nel giro di
una settimana per tornare ai soliti straccioni vestiti di nero che suonano in equivoci gruppi musicali e
se ne fregano del suo eventuale interesse per le faccende domestiche.
Speriamo. Per devo ammettere che non sono venute niente male. Erica chiuse gli occhi
mettendone in bocca un altro pezzetto. In quelle condizioni, le ciambelline alla cannella erano
lesperienza pi vicina a un orgasmo a cui potesse arrivare.
Gi. Il vantaggio del nostro aspetto attuale che possiamo mangiare tutto quello che vogliamo
comment Anna servendosi di nuovo.
S, per il conto arriva dopo osserv Erica senza che questo le impedisse di seguire lesempio
della sorella prendendo unaltra ciambellina. Belinda aveva davvero un talento naturale.
Con due gemelli, vedrai che perderai tutto quello che hai accumulato e anche di pi. Anna rise.
Mi sa che hai ragione. La mente di Erica part per la tangente e la sorella sembr capire al volo a
cosa stava pensando.
Andr benissimo. E questa volta non sarai sola. Ci sar io a tenerti compagnia. Possiamo piazzare
due poltrone una di fianco allaltra, davanti a Oprah Winfrey, e allattare dalla mattina alla sera.
E ordinare a turno piatti da asporto per quando tornano a casa i nostri signori e padroni.
Esatto. Lo vedi? Andr a meraviglia. Anna si lecc le dita e si appoggi allo schienale con un
gemito. Caspita, sono pienissima. Sollev le gambe gonfie sulla sedia vicina e allacci le mani sulla
pancia. Hai parlato con Christian?
S, ci sono andata gioved. Erica imit Anna tirando su i piedi come lei. La ciambellina rimasta
sola sul piatto la stava letteralmente chiamando e dopo una breve battaglia si allung a prenderla.
E cosera successo?
Erica esit un attimo, ma non era abituata ad avere segreti con la sorella e alla fine le rifer delle
lettere.
Che brutta cosa comment Anna scuotendo la testa. E che strano che abbiano cominciato ad
arrivare prima ancora che il libro uscisse. Sarebbe stato pi logico che fossero partite adesso che ha
risvegliato lattenzione della stampa. Voglio dire, sembrano essere di qualcuno che non ha tutte le
rotelle a posto.
Gi, cos parrebbe. Christian comunque non vuole prendere la cosa sul serio, o almeno quello che

afferma. Ma dalla faccia di Sanna si capiva che preoccupata.


Me lo immagino comment Anna inumidendo la punta dellindice per acchiappare lo zucchero
perlato rimasto sul piatto.
Oggi comunque ha il primo appuntamento con il pubblico in libreria annunci Erica con
unombra di orgoglio nella voce. Per molti versi si sentiva partecipe del successo di Christian e
attraverso di lui riviveva anche il proprio esordio di scrittrice. I primi autografi. Era unesperienza
grandiosa, davvero.
Che bello. Dove?
Prima a Torp, alla Bcker och Blad, e poi da Bokia a Uddevalla.
Speriamo che ci sia un po di gente. Sarebbe triste che si ritrovasse l tutto solo.
Erica fece una piccola smorfia al ricordo del primo appuntamento con i lettori in una libreria di
Stoccolma. Per unora intera era rimasta seduta fingendo indifferenza mentre la gente le passava
davanti come se lei non esistesse.
Ha avuto parecchia attenzione dalla stampa, quindi qualcuno ci sar di sicuro, se non altro per
curiosit disse sperando di avere ragione.
Meno male, per, che i giornali non hanno fiutato la storia delle minacce comment Anna.
Gi rispose Erica. Ma linquietudine non voleva mollare la presa.

Sarebbero andati in vacanza e lui non stava nella pelle. In realt non sapeva esattamente cosa
comportasse una vacanza, ma era una parola dal suono allettante. E ci sarebbero andati con la
roulotte parcheggiata in cortile.
Non gli era permesso giocarci dentro. Qualche volta aveva tentato di sbirciare dai finestrini, oltre
le tendine marroni, ma non si vedeva niente. Ed era sempre chiusa. Adesso per la mamma la stava
pulendo. Aveva spalancato la porta, per cambiare laria come si deve, cos aveva detto, e la lavatrice
si era riempita di cuscini da cui bisognava lavare via lodore dellinverno.
Gli sembrava unavventura favolosa, del tutto inverosimile. Si chiedeva se durante il viaggio gli
avrebbero permesso di stare nella roulotte, in quella casetta in movimento verso un luogo nuovo e
sconosciuto, ma non osava domandarlo. Negli ultimi tempi la mamma era di umore strano. La
sfumatura tagliente nella sua voce si percepiva con chiarezza, e le passeggiate del padre si erano
intensificate, quando non era nascosto dietro un giornale.
In qualche occasione laveva sorpresa a fissarlo in modo strano. Nel suo sguardo cera qualcosa
che lo spaventava riproiettandolo nel buio che si era lasciato alle spalle.
Hai intenzione di startene l a non far niente o di venire ad aiutarmi? La mamma era davanti a lui
con le mani sui fianchi.
La voce brusca lo fece trasalire.
Prendi queste e portale in lavanderia gli disse lanciandogli delle coperte puzzolenti con una
forza tale che per poco non perse lequilibrio.
S, mamma rispose affrettandosi a entrare in casa.
Se solo avesse saputo cosaveva fatto di sbagliato. Le ubbidiva sempre. Non rispondeva mai male, si
comportava come doveva e non si sporcava. Eppure a volte sembrava che la madre quasi non
sopportasse di vederselo davanti.
Aveva cercato di parlarne con il padre. In una delle rare occasioni in cui si erano ritrovati soli si
era fatto coraggio e gli aveva chiesto come mai la mamma non gli voleva pi bene. Lui aveva
abbassato il giornale per un attimo e gli aveva risposto seccamente che era una sciocchezza e che non
voleva sentirgli ripetere una cosa del genere. Se lavesse saputo, ci sarebbe rimasta male. Doveva
essere riconoscente di avere una madre come lei.
Non aveva pi fatto domande. Rattristare la mamma era lultima cosa che voleva. Desiderava solo
che fosse contenta e gli facesse di nuovo le carezze sulla testa ripetendo che lui era il suo bambino
bellissimo. Non chiedeva altro.
Appoggi le coperte davanti alla lavatrice e scacci i pensieri tristi. Dopotutto sarebbero andati in
vacanza. In roulotte.

Christian tamburellava con la penna sul tavolino che gli avevano messo a disposizione. Accanto a
lui cera unalta pila di copie della Sirena. Non riusciva a saziarsi di quella vista, tanto gli sembrava
irreale il suo nome sulla copertina di un libro. Un vero libro.
Per il momento non si era propriamente verificato un assalto e neanche pensava che ci sarebbe stato.
Erano solo quelli come Liza Marklund ad attirare le folle. Per quanto lo riguardava, era soddisfatto
delle cinque copie che aveva firmato.
Eppure, l seduto, si sentiva un po perso. Le persone gli passavano davanti di corsa, lo guardavano
curiose ma non si fermavano. Non sapeva se fosse il caso di salutarle quando si giravano verso di lui o
se invece fosse meglio fingersi impegnato in qualche occupazione.
Per fortuna gli venne in soccorso Gunnel, la direttrice della libreria. Avvicinandosi, accenn con la
testa alla pila di libri.
Posso chiederti di autografarne alcuni? utilissimo averne qualcuno gi firmato da vendere.
Certo! Quanti te ne servono? rispose Christian, contento di avere qualcosa da fare.
Mah, una decina, direi disse Gunnel raddrizzando la pila.
Nessun problema.
Abbiamo fatto pubblicit, sai?
Ne sono convinto. Christian sorrise. Evidentemente, Gunnel temeva che potesse attribuire lo
scarso afflusso di lettori al mancato impegno della libreria nel diffondere la notizia. Non che io sia
un nome conosciuto, quindi non avevo grandi aspettative.
Per qualche copia labbiamo venduta disse lei in tono gentile, lasciandolo per andare alla cassa a
dare una mano.
Christian si allung verso un libro e tolse il cappuccio alla penna per mettersi allopera. Con la coda
dellocchio vide che qualcuno si era piazzato proprio davanti al tavolino e quando alz lo sguardo si
ritrov un grosso microfono giallo davanti alla bocca.
Siamo nella libreria in cui Christian Thydell sta autografando le copie del suo romanzo desordio,
La sirena. Christian, oggi sei su tutte le prime pagine. Sei preoccupato per le minacce che ti sono state
rivolte? La polizia ne al corrente?
Il giornalista, che non si era ancora presentato ma che a giudicare dalla scritta sul microfono era
della radio locale, lo incalzava con lo sguardo.
Christian rimase allibito. Prime pagine? chiese.
S, sei sulla locandina del Gt, non lhai vista? Senza aspettare risposta, ripet la prima domanda:
Ti preoccupano le minacce che hai ricevuto? Al momento sei scortato dalla polizia?
Il giornalista si guard intorno nella libreria ma poi torn a rivolgersi a Christian, rimasto con la
penna sospesa a mezzaria.
Non capisco come... balbett.
Ma vero, no? Mentre lavoravi al libro sei stato ripetutamente minacciato e mercoled hai avuto
un crollo dopo che ti stato consegnato un biglietto, alla festa per il lancio del libro, non cos?

Be, s ammise Christian boccheggiando.


Sai chi ti sta minacciando? E la polizia informata? Il microfono era a pochi centimetri dalla sua
bocca e Christian dovette trattenersi per non scostarlo di colpo. Non voleva rispondere a quelle
domande. Non capiva come la notizia fosse arrivata alle orecchie della stampa. Pens alla lettera che
aveva nella tasca della giacca. Quella arrivata il giorno prima, che era riuscito a togliere dal
mucchietto della posta senza che la vedesse Sanna.
In preda al panico, cerc una via duscita. Incroci lo sguardo di Gunnel che sembr rendersi
immediatamente conto che qualcosa non andava.
Si avvicin. Cosa succede?
Sto facendo unintervista.
Ma ha chiesto allautore se vuole essere intervistato? Guard Christian, che scosse la testa.
Appunto. Gunnel trapan con lo sguardo il giornalista, che aveva abbassato il microfono.
Christian occupato, e devo chiederle di lasciarlo in pace.
S, per... Il giornalista stava per mettersi a protestare, ma poi richiuse la bocca. Premette un
pulsante sulla sua attrezzatura. Non potremmo avere una breve intervista dopo che...
Sparisca tagli corto Gunnel, e Christian non riusc a trattenere un sorriso.
Grazie disse quando se ne fu andato.
Cosa voleva? Sembrava piuttosto insistente.
Il sollievo per la scomparsa del giornalista svan rapidamente. Christian deglut. Dice che sono
sulla locandina del Gt. Ho ricevuto alcune lettere minatorie e pare che la stampa sia venuta a saperlo.
Ahia. Gunnel gli rivolse uno sguardo che da costernato si fece preoccupato. Vuoi che vada a
comprarne una copia, cos vedi cosa c scritto?
Saresti cos gentile? disse lui sentendo battere forte il cuore nel petto.
Certo, ci penso io. Gli diede un colpetto rassicurante sulla spalla e si allontan.
Christian rimase immobile per qualche istante con lo sguardo fisso davanti a s. Poi prese la penna e
cominci a firmare i libri, come gli aveva chiesto Gunnel. Dopo un po sent il bisogno di andare alla
toilette. Al tavolino non si era ancora formata la fila, quindi pens di poter fare una corsa senza grossi
problemi.
Si affrett verso la zona riservata al personale sul retro della libreria e pochi minuti dopo era gi di
ritorno alla sua postazione. Si sedette al tavolino. Vedendo che Gunnel non era ancora rientrata con il
giornale cerc di prepararsi mentalmente a ci che lo aspettava.
Prese la penna e poi guard perplesso i libri da firmare. Li aveva lasciati cos? No, cera qualcosa di
diverso rispetto a come erano sistemati prima e pens che forse qualcuno aveva approfittato della sua
assenza per rubarne uno. Per non gli sembrava che la pila fosse pi bassa, e alla fine concluse che
doveva esserselo immaginato. Apr il primo libro per autografarlo.
La pagina non era pi bianca. E la calligrafia era fin troppo familiare. Lei era stata l.
Gunnel stava arrivando con il Gt, sul quale campeggiava una sua foto. Sapeva cosa significava: il
passato stava per agguantarlo. Lei non si sarebbe mai arresa.
Dio santo, lo sai quanti soldi hai fatto fuori lultima volta che sei stata a Gteborg? Erik stava
fissando il rendiconto mensile della carta di credito.
S, circa diecimila corone rispose Louise continuando tranquillamente a mettersi lo smalto.
Diecimila! Come si fa a spendere diecimila corone in una sola giornata di shopping? Erik
sventol il foglio e poi lo gett sul tavolo della cucina.
Se mi fossi decisa per quella borsetta sarebbero diventate quasi trenta comment lei osservando

soddisfatta le unghie rosa.


Tu sei fuori di testa! Riprese in mano il rendiconto e lo fiss come se con la sola forza di volont
fosse possibile cambiare il saldo.
Non possiamo permettercelo? chiese la moglie guardandolo con un sorrisino.
Non questione di poterselo permettere o no. che io lavoro giorno e notte per guadagnare i soldi
che tu sperperi in... idiozie.
Gi, perch io invece qui in casa non faccio niente rispose Louise alzandosi e agitando le mani
per far asciugare lo smalto. Me ne sto a mangiare cioccolatini e a guardare serie televisive dalla
mattina alla sera. E sicuramente hai pensato tu anche a tirare su le ragazze, no? Non mi dirai che io ho
partecipato in qualche modo! Sei stato tu a cambiare i pannolini, a imboccarle, ad accompagnarle in
giro e a tenere tutto in ordine qui in casa. Vero? disse, e usc dalla stanza senza guardarlo.
Era una discussione fatta mille volte. E, se non fosse successo qualcosa di determinante, si sarebbe
ripetuta per altre mille. Erano come due ballerini affiatati che conoscevano bene i passi e sapevano
muoversi con eleganza.
Questo uno degli acquisti che ho fatto a Gteborg. Bella, vero? Louise aveva preso una giacca di
pelle nellingresso. Era in saldo, lho pagata solo quattromila corone. Se la mise davanti e, dopo
averla riappesa, imbocc la scala e and al piano superiore.
Probabilmente anche questa volta nessuno dei due sarebbe uscito vincitore. Erano avversari di ugual
valore e tutte le dispute di quegli anni erano finite in parit. Paradossalmente sarebbe stato meglio che
uno dei due fosse pi debole dellaltro, perch cos il loro infelice matrimonio sarebbe potuto finire.
La prossima volta ti taglio la carta di credito! le grid dietro lui. Le ragazze erano da unamica e
dunque non cera motivo di moderare il tono della voce.
Finch spendi una fortuna per le tue amanti la mia carta di credito la lasci stare. Pensi di essere il
solo a saper controllare un rendiconto?
Erik imprec. Doveva decidersi a chiedere che la posta della banca arrivasse allindirizzo
dellufficio. Non si poteva negare che lui fosse un uomo generoso nei confronti della prescelta che di
volta in volta aveva il piacere e lonore di accoglierlo nel proprio letto. Imprec di nuovo e infil i
piedi nelle scarpe, costretto ad ammettere che alla fine questo round era stato vinto dalla moglie. E
che lei lo sapeva.
Esco a prendere il giornale disse sbattendo la porta.
Quando part con la Bmw la ghiaia schizz da sotto le ruote. Solo avvicinandosi al centro abitato
sent che i battiti cominciavano a rallentare. Se sposandosi avessero scelto la separazione dei beni,
Louise ormai sarebbe stata un pallido ricordo. Ma allepoca erano due studenti spiantati e non
sembrava importante. Quando, un paio danni prima, aveva affrontato largomento, lei gli aveva riso
in faccia. Ma lui non le avrebbe permesso di portargli via la met di quello che aveva costruito,
lottando con le unghie e con i denti. Mai e poi mai! Batt il pugno sul volante e si calm solo mentre
entrava nel parcheggio della Konsum.
Fare la spesa era compito di Louise, quindi oltrepass velocemente le corsie degli alimentari. Si
ferm per qualche istante davanti alle caramelle ma poi decise di evitare. Mentre proseguiva verso
lespositore dei giornali, proprio accanto alla cassa, si blocc a met di un passo. I caratteri cubitali di
una locandina strillavano: Il nuovo fenomeno letterario Christian Thydell minacciato di morte! E
sotto, pi in piccolo: Il crollo dopo un biglietto recapitato durante la festa per il lancio del libro.
Erik dovette costringere i piedi a continuare a muoversi. Gli sembrava di camminare nellacqua
alta. Prese una copia del Gt e con dita tremanti la sfogli fino alla pagina con quellarticolo. Quando
ebbe finito di leggere corse verso luscita. Non aveva pagato e da un punto indeterminato alle sue

spalle sent la cassiera che lo chiamava, ma non si ferm. Doveva tornare a casa.
Come lhanno scoperto i giornali?
Patrik era andato al supermercato con Maja e prima di mettere in frigo la spesa gett sul tavolo una
copia del Gt. La bambina si era arrampicata su una sedia ed era tutta presa ad aiutarlo a svuotare i
sacchetti.
Ehm... fece Erica.
Patrik si blocc a met di un gesto. Conosceva abbastanza sua moglie per capire cosa significava.
Coshai combinato? La guard negli occhi, la confezione della margarina in una mano.
Temo che possa essere colpa mia.
In che modo? Con chi hai parlato?
Persino Maja avvert la tensione nellaria e, immobile, guard la mamma. Erica deglut e prese la
rincorsa. Gaby.
Gaby! Per poco non gli and di traverso la saliva. Lhai detto a Gaby? Tanto valeva che
telefonassi direttamente al Gt!
Non pensavo...
Esatto, non hai proprio pensato. E Christian cosa ne dice? domand Patrik indicando i caratteri
cubitali del titolo.
Non lo so rispose Erica. Al pensiero della reazione di Christian, sent un nodo in gola.
Come poliziotto devo dire che la cosa peggiore che potesse succedere. Tutta questa pubblicit
potrebbe stimolare la fantasia non solo di chi ha inviato le lettere ma anche di altri.
Non sgridarmi, so bene che ho agito da stupida. Erica sent arrivare le lacrime. Aveva il pianto
facile e gli ormoni della gravidanza non miglioravano certo la situazione. Non ho riflettuto. Ho
chiamato Gaby per sapere se fossero arrivate lettere minatorie alla casa editrice e mi sono resa conto
appena avevo finito di parlare che era stata unidiozia, ma ormai era troppo tardi... La voce anneg
nel pianto ed Erica tir su col naso.
Patrik le tese un pezzo di carta da cucina e poi labbracci e le accarezz i capelli, parlandole
dolcemente allorecchio: Amore, non essere triste. Non intendevo sgridarti. So bene che non volevi
che finisse cos. Su, su... La cull tra le braccia ed Erica sent che il pianto si calmava.
Non pensavo che potesse...
Lo so, lo so. Ma una persona completamente diversa da te. E devi imparare che non tutti
ragionano allo stesso modo. La scost da s e la guard negli occhi.
Erica si asciug le guance.
E adesso cosa faccio?
Dovrai parlarne con Christian, scusarti e spiegargli tutto.
Ma...
Nessun ma. lunica soluzione.
Hai ragione ammise Erica. Per mi pesa. E ho intenzione di parlare anche con Gaby.
Pi che altro devi riflettere su cosa dici e a chi lo dici. Gaby d la priorit alla sua casa editrice, voi
siete in secondo piano. cos che funziona.
S, s, ho capito. Non c bisogno di insistere. Erica lo guard storto.
Discorso chiuso disse Patrik finendo di mettere via la spesa.
Sei riuscito a guardare meglio la lettera e il biglietto?
No, non ne ho avuto il tempo.
Ma lo farai?

Patrik annu e cominci a tagliare la verdura per la cena.


Ma Christian faciliterebbe le cose se collaborasse. Tanto per cominciare, vorrei vedere anche le
altre lettere.
Allora chiamalo. Magari lo convinci.
Capir che sei stata tu a parlarmene.
Be, considerando che lho sbattuto in prima pagina su uno dei principali giornali del paese, tanto
vale che tu ne approfitti. Mi star gi augurando un posto allinferno.
Non detto che ne faccia una tragedia.
Se fosse successo il contrario, non gli avrei mai pi rivolto la parola.
Smettila di essere cos pessimista disse Patrik issando Maja sul piano di lavoro. La bambina
adorava partecipare, quando preparavano da mangiare, e tentava di dare una manina anche lei. Vai da
lui, domani, e spiegagli come sono andate le cose, digli che non prevedevi che finisse cos. Poi gli
parler io e cercher di farlo collaborare. Tese a Maja un pezzo di cetriolo che lei si mise subito in
bocca per lavorarlo con i suoi pochi ma assai affilati dentini.
Domani, dunque. Erica sospir.
Domani conferm Patrik chinandosi a baciare la moglie sulla bocca.
Guardava continuamente a bordo campo. Senza di lui non era la stessa cosa.
Era sempre venuto agli allenamenti, con qualsiasi tempo. Il calcio era la loro passione comune,
quella che li teneva uniti nonostante la sua voglia di emanciparsi dai genitori. Perch lui e suo padre
erano amici. Certo, a volte litigavano anche loro come tutti i padri e i figli, ma alla base del loro
rapporto cera lamicizia.
Ludvig chiuse gli occhi e se lo rivide davanti, in jeans e felpa con il cappuccio, quella con la scritta
Fjllbacka sul petto, che metteva continuamente, con grande disappunto della mamma. Le mani in
tasca e gli occhi sulla palla. E su di lui. Per non lo sgridava mai, come invece facevano tanti padri
che venivano agli allenamenti e alle partite solo per dare addosso ai figli: Muovi quel culo, Oskar!
Danne, per la miseria, dacci dentro! Mai niente del genere, da suo padre. Solo: Bravo, Ludvig!
Bel passaggio! Dai, Ludde, che ce la fai!
Con la coda dellocchio vide arrivare la palla e la pass per puro riflesso. Il calcio non gli dava pi
gioia. Ma stava tentando di ritrovarla, quella gioia, e infatti era l a correre e impegnarsi nonostante il
gelo. Avrebbe potuto dare la colpa a tutto quello che era successo e rinunciare. Saltare gli allenamenti,
fregarsene dei compagni e delle partite. Non lavrebbe accusato nessuno, avrebbero capito. Tutti,
tranne suo padre. Arrendersi non era da lui, non lo era mai stato.
Per questo era l. Uno della squadra. Ma mancava la gioia e il bordo campo era deserto. Suo padre
non cera pi, ora lo sapeva. Non cera pi.

Non aveva avuto il permesso di rimanere nella roulotte durante il viaggio. Ed era stata solo la
prima di molte delusioni nel corso di quella cosiddetta vacanza. Niente si era rivelato come aveva
sperato. Non avendo pi una casa intera in cui espandersi, il silenzio, interrotto solo da parole dure,
si era compresso. Era come se la vacanza comportasse pi tempo per litigare, maggiori possibilit di
sfogo per la madre. E il padre sembrava ancora pi piccolo e grigio.
Per lui era la prima volta, ma aveva capito che i genitori andavano ogni anno con la roulotte in
quel luogo dallo strano nome. Fjllbacka, pendio di montagna. Peccato che di montagne non ce ne
fossero e anche i pendii scarseggiassero, almeno nel campeggio in cui avevano incuneato in mezzo
alle altre la loro roulotte. Quel posto non gli piaceva, ma suo padre gli aveva spiegato che il motivo
per cui la mamma voleva andarci era che la sua famiglia era originaria di l.
Ma anche questo era strano, perch non aveva visto nessun parente. Durante uno dei litigi nello
spazio ristretto aveva alla fine capito che cera qualcuno che si chiamava Befana, e che la parente
doveva essere lei. Era un nome buffo. Befana. Ma non sembrava che la mamma le volesse bene, perch
quando ne parlava la voce le si induriva ancora di pi e non erano mai andati a trovarla. Allora
perch dovevano stare l?
La cosa che gli piaceva meno, della vacanza e di Fjllbacka, comunque, era fare il bagno. Non era
abituato allacqua di mare, e allinizio non sapeva cosa pensare. Ma la mamma aveva insistito,
dicendo che non voleva avere per figlio un fifone e che doveva smetterla con tutte quelle storie. Cos
aveva preso un respiro profondo e si era immerso cautamente, anche se il gelo e il sale sulle gambe
lavevano fatto boccheggiare. Quando lacqua gli era arrivata alla vita, si era fermato. Era troppo
fredda, non riusciva a respirare. E gli sembrava che ci fossero delle cose che si muovevano intorno ai
piedi, ai polpacci, strisciandogli addosso. La mamma laveva raggiunto, si era messa a ridere e
laveva preso per mano, avanzando con lui. Di colpo si era sentito felice. La mano in quella della
mamma e la risata di lei che rimbalzava sul pelo dellacqua e su di lui. I piedi si muovevano da soli,
staccandosi dal fondo, sollevandosi. Alla fine si era accorto di non toccare pi, ma non faceva niente,
perch la mamma lo teneva, lo sosteneva, lo amava.
Poi lei laveva lasciato andare. Lui aveva sentito scivolare via il palmo, le dita e infine i
polpastrelli, e dun tratto anche la mano, come i piedi, era rimasta sospesa senza appiglio. Aveva di
nuovo avvertito lacqua contro il petto ma poi era salita velocemente arrivando alle spalle, al collo, e
lui aveva sollevato il mento per non farla entrare in bocca, ma era successo tutto troppo in fretta e lui
non aveva fatto in tempo a chiuderla. La bocca si era riempita di sale, di gelo che gli scendeva in
gola, e lacqua aveva continuato a salire, fino alle guance, agli occhi, per poi chiudersi come un
coperchio sopra la testa finch tutti i rumori erano scomparsi e non aveva sentito altro che un fruscio
strisciante tuttintorno a s.
Aveva agitato le braccia, combattendo contro la forza che lo trascinava verso il basso, ma quel
muro compatto dacqua era troppo per lui e quando alla fine aveva sentito della pelle contro la
propria, una mano sul braccio, listinto era stato di divincolarsi. Poi si era sentito tirare verso lalto

e la testa aveva rotto la superficie. Il primo respiro era stato brutale e doloroso e poi aveva
boccheggiato ingurgitando aria, e ancora, e ancora. La presa della mamma intorno al braccio era
stretta, ma non importava, perch lacqua non poteva fargli pi niente.
Aveva alzato gli occhi su di lei, grato che lavesse salvato, che non lavesse lasciato annegare. Ma
nel suo sguardo aveva letto il disprezzo. In qualche modo aveva sbagliato, laveva delusa di nuovo. Se
solo avesse saputo come.
I lividi sul braccio gli erano rimasti per giorni.

Era proprio necessario trascinarmi qui oggi? Non accadeva spesso che Kenneth lasciasse
trasparire lirritazione. Per lui era un punto donore mantenere sempre la calma e la concentrazione.
Ma Lisbet gli era sembrata davvero triste quando gli aveva riferito che Erik aveva chiamato dicendo
che dovevano trovarsi per un paio dore in ufficio, sebbene fosse domenica. Non aveva neanche
protestato, e forse era quella la cosa peggiore. Sapeva quanto fosse poco il tempo che restava da
passare insieme, quanto fosse inestimabile il suo valore. Eppure non aveva protestato. Al contrario,
laveva vista chiamare a raccolta le forze per riuscire a sorridere e a dire: Ma certo, vai pure, io me la
cavo.
Avrebbe quasi preferito che si arrabbiasse e gli facesse una scenata. Che gli dicesse che era ora di
scegliere le sue priorit. Ma non era il tipo. Kenneth non ricordava una sola occasione, nel loro quasi
ventennale matrimonio, in cui avesse alzato la voce con lui. O con qualcun altro. Aveva affrontato
tutte le avversit e i dispiaceri con grande serenit e persino consolato lui quando era crollato. Nel
momento in cui non era stato forte abbastanza, lo era stata lei al posto suo.
E adesso laveva lasciata sola per andare al lavoro, per sprecare due delle loro preziose ore. Odiava
se stesso per la pessima abitudine che aveva di accorrere a ogni schiocco di dita di Erik. Non capiva
perch continuasse a succedere. Era un meccanismo creatosi in unepoca cos lontana che faceva
ormai parte della sua personalit. E a rimetterci era sempre Lisbet.
Erik non si degn neanche di rispondere. Lo sguardo fisso sullo schermo del computer, sembrava in
un altro mondo.
Era davvero indispensabile farmi venire qui oggi? ripet Kenneth. Di domenica? Non si poteva
rimandare a domani?
Erik si gir lentamente.
Rispetto la tua situazione personale disse alla fine. Ma se non ci prepariamo a dovere per la gara
dappalto di questa settimana possiamo anche chiudere. Tutti noi dobbiamo fare dei sacrifici.
Kenneth si chiese a quali sacrifici si riferisse Erik per quanto lo riguardava. E poi la cosa non era
urgente come la faceva lui. Le carte si potevano tranquillamente preparare lindomani, e che il futuro
della loro attivit dipendesse da quellappalto era unesagerazione bella e buona. Probabilmente a Erik
serviva un pretesto per uscire di casa, ma perch doveva trascinare l pure lui? La risposta era molto
semplice: perch poteva farlo.
Tornarono ciascuno alle proprie faccende e lavorarono in silenzio per un po. Lufficio era
composto da un solo ampio locale, il che impediva di chiudersi da qualche parte per stare in pace.
Kenneth sbirci verso Erik. Aveva qualcosa di diverso. Difficile dire cosa, ma sembrava meno
azzimato del solito. Era un po sciupato, i capelli non pettinati alla perfezione, la camicia leggermente
stropicciata. Insomma, non era lo stesso di sempre. Si chiese se fosse il caso di domandargli se
qualcosa non andava, a casa, ma evit. Disse invece, nel tono pi calmo possibile: Hai letto le notizie
su Christian, ieri?
Erik fece un salto sulla sedia. S.

Che roba. Minacce da qualcuno con qualche rotella fuori posto continu Kenneth con voce
rilassata, quasi indifferente, anche se nel petto il cuore gli batteva forte.
Mm... Erik tenne lo sguardo fisso sullo schermo, senza per toccare n tastiera n mouse.
Christian te ne ha mai parlato? Era come quando si cerca di evitare di grattare una crosticina. Non
voleva farlo, eppure non riusciva a trattenersi. Allora? Te ne ha parlato?
No rispose Erik cominciando a rimescolare i documenti sulla scrivania. Ma stato molto preso
con il libro e quindi non che ci siamo visti o sentiti spesso, ultimamente. E poi, in genere queste
sono cose che si tengono per s.
Ma non dovrebbe parlarne con la polizia?
Chi ti dice che non labbia fatto? Erik continuava a spostare le carte da una parte allaltra.
vero, in effetti... Kenneth rimase in silenzio per un po. Ma cosa pu fare la polizia se sono
lettere anonime? Voglio dire, potrebbe essere un folle qualsiasi.
E io che ne so? rispose Erik, imprecando per essersi tagliato con il bordo di un foglio. Merda!
Si succhi il dito.
Pensi che siano da prendere sul serio?
Erik sospir. Perch dobbiamo stare qui a fare congetture su questa faccenda? Non ne ho la pi
pallida idea, ti ho detto. Verso la fine della frase la voce si era fatta stridula, e Kenneth lo guard
sorpreso. Erik non era se stesso. Cerano dei problemi con la societ?
Kenneth non si era mai fidato del tutto di lui. Aveva commesso qualche sciocchezza? Scacci subito
quellidea. Il controllo sui conti laveva lui: se Erik avesse fatto qualche colpo di testa se ne sarebbe
accorto subito. Sicuramente si trattava di Louise. Era un mistero che avessero resistito per tanto
tempo, sembravano essere gli unici a non capire che se si fossero lasciati si sarebbero fatti un gran
favore a vicenda. Ma non stava a lui farglielo notare. E poi aveva gi abbastanza a cui pensare.
Me lo chiedevo soltanto disse.
Clicc sul file dellultimo rapporto mensile. I pensieri erano da tuttaltra parte.
Il vestito sapeva ancora di lei. Christian se lo port al naso e inspir le microscopiche tracce di
profumo rimaste impigliate nel tessuto. Chiudendo gli occhi, con quellodore nelle narici riusciva a
rivedersela davanti. I capelli lunghi fino alla vita che portava raccolti in una treccia o in uno chignon.
Pettinature da vecchia signora, ma non su di lei.
Si muoveva come una ballerina, anche se aveva appeso le scarpette al chiodo. Le mancava la
volont, diceva. Il talento cera, ma non la volont di anteporre la danza a tutto il resto, di sacrificare
amore, tempo, risate e amici. Voleva vivere intensamente.
Cos aveva smesso di ballare. Ma quando si erano conosciuti aveva ancora la danza nel corpo e cos
era stato fino alla fine. Gli capitava di restare seduto a guardarla per ore, a osservarla mentre girava
per casa, sistemava qualcosa e canticchiava un motivetto, muovendo i piedi con una grazia tale che
sembrava non sfiorassero nemmeno il pavimento.
Avvicin di nuovo il vestito al viso. Era cos liscio sulla guancia calda e febbricitante, resa ruvida
dalla barba un po lunga. Laveva indossato per lultima volta alla festa di mezzestate. Il colore
faceva risaltare lazzurro degli occhi e la treccia che le ricadeva sulla schiena era lucida come il
tessuto.
Era stata una serata fantastica. Uno dei rari solstizi destate benedetti da un sole splendente.
Avevano mangiato in giardino, aringhe e patate novelle. Avevano preparato tutto insieme. Il piccolo
era allombra con la zanzariera ben chiusa sulla carrozzina, in modo che non entrassero insetti. Era al
sicuro.

Il nome del bambino gli balen nella mente, facendogli fare un salto come se si fosse punto con uno
spillo. Si costrinse a pensare ad altro: bicchieri appannati, gli amici che li sollevavano in un brindisi
allestate, allamore, a se stessi. Pens alle fragole che lei aveva portato fuori in una grande zuppiera.
La ricordava seduta al tavolo della cucina a pulirle mentre lui la prendeva in giro perch ogni tre o
quattro che metteva nel recipiente una finiva tra le sue labbra. Le avrebbe servite agli ospiti
accompagnate dalla panna, montata dopo averci aggiunto un pizzico di zucchero come le aveva
insegnato la nonna materna. Lei aveva accolto le sue battutine con una risata, e laveva attirato a s
per baciarlo con le labbra che sapevano di fragole mature.
Stringendo il vestito tra le mani si lasci scappare un singhiozzo. Non riusc a trattenersi. La stoffa
si scur in pi punti per le lacrime, e lui la asciug con la manica della maglia. Non voleva sporcarla,
non voleva rovinare quel poco che gli era rimasto di lei.
Rimise delicatamente il vestito nella valigia. Era lunica cosa che restava di loro, lunica cosa che
fosse riuscito a tenere. Chiuse la valigia e la spinse nellangolo. Sanna non doveva trovarla. Il solo
pensiero che la aprisse, ci guardasse dentro e toccasse il vestito gli faceva rivoltare lo stomaco.
Sapeva che era sbagliato, ma aveva scelto Sanna per ununica ragione: non le somigliava. Sanna non
aveva labbra che sapevano di fragole e non si muoveva come una ballerina.
Ma non era servito. Il passato laveva agguantato lo stesso, con la stessa malvagit di quando aveva
agguantato lei, la donna con il vestito azzurro. E adesso non vedeva via di scampo.
Potete tenere voi Leo per un po? Paula stava guardando sua madre ma in realt riponeva
maggiori speranze in Mellberg. Subito dopo il parto, sia lei che Johanna si erano rapidamente rese
conto di aver trovato nel nuovo compagno della madre il baby-sitter ideale. Mellberg era
assolutamente incapace di dire di no.
Veramente noi... fece per dire Rita, ma lui la interruppe e le assicur con slancio: Nessun
problema, possiamo occuparci noi di Leo. Voi andate pure dove volete.
Rita sospir rassegnata ma non pot fare a meno di rivolgere unocchiata affettuosa al diamante
alquanto grezzo con cui aveva deciso di convivere. Sapeva che molti lo consideravano un uomo rozzo
e inadeguato. Ma fin dallinizio lei era riuscita a vedere in lui altre qualit, doti che una donna in
gamba sarebbe riuscita a far emergere in superficie.
E aveva avuto ragione. Lui la trattava come una regina. Bastava osservarlo mentre guardava il
nipotino per capire quali risorse nascondesse. Adorava quel bambino. Lunico problema era che lei era
velocemente finita in secondo piano. Ma non le dispiaceva troppo. Inoltre stava riuscendo a metterlo
in riga anche sulla pista da ballo. Non lavrebbe mai trasformato in un re della salsa, ma almeno non
doveva pi prendere in seria considerazione lidea di procurarsi un paio di scarpe con la punta in
acciaio.
Se non un problema, magari la mamma potrebbe venire con noi. Io e Johanna pensavamo di
andare a Torp a comprare alcune cose per la cameretta di Leo.
Lancia qui disse Bertil, agitando le mani in direzione del bambino in braccio a Paula. Certo che
ci arrangiamo, per un paio dore. Un biberon o due quando ha fame e poi un po di intrattenimento di
qualit con nonno Bertil. Cosa pu esserci di meglio?
Paula gli tese il bambino e Mellberg lo prese tra le braccia. Santo cielo, che coppia male assortita!
Ma avevano un feeling tutto particolare, non poteva negarlo. Pur essendo ancora, dal punto di vista
professionale, il peggior capo che ci si potesse immaginare, aveva dimostrato di essere il miglior
nonno del mondo.
Siamo sicuri che filer tutto liscio? chiese Rita, un po in ansia. Anche se dava spesso una mano

con Leo, quanto a puericultura lesperienza di Mellberg era a dir poco limitata. Lunico figlio che
aveva, Simon, era entrato nella sua vita solo da adolescente.
Certo che filer tutto liscio rispose lui, offeso. Mangiare, caghicchiare, dormire. Quanto sar
difficile? Io lo faccio da pi di sessantanni. Praticamente le spinse fuori dalla porta, chiudendola di
colpo. Era ora che lui e il piccolino si facessero compagnia in pace.
Due ore dopo era sudato fradicio. Leo strillava a squarciagola e lodore di cacca aleggiava come una
nebbia nel soggiorno. Nonno Bertil cercava disperatamente di zittire il bambino, che invece gridava
sempre pi forte. Il riporto, normalmente raccolto in una specie di nido duccello sulla testa, gli era
scivolato sullorecchio destro, e sotto le ascelle si erano formate chiazze di sudore grandi come piatti.
Il panico era alle porte e Mellberg lanci unocchiata al cellulare sul tavolo del soggiorno. Era il
caso di chiamare le ragazze? Sicuramente erano ancora a Torp e, anche se fossero salite in macchina
subito, non sarebbero arrivate in meno di tre quarti dora. Inoltre, se avesse chiesto aiuto forse non
avrebbero pi osato affidargli il bambino. No, doveva cavarsela da solo. Ai suoi tempi aveva
affrontato un bel po di brutti ceffi, finendo in mezzo a sparatorie e coltellate tra spacciatori. Ci
mancava soltanto che non fosse in grado di gestire una situazione come quella. Dopotutto il ragazzino
era un soldo di cacio, anche se aveva le energie di un uomo fatto.
E va bene, piccolino, vediamo di sistemare questa faccenda disse mettendo gi il bambino
urlante. Dunque, vediamo, ti sei smerdato fino alle orecchie. E mi sa pure che hai fame. In altre
parole siamo in crisi su tutta la linea. A questo punto bisogna stabilire a quale dei due problemi dare la
priorit. Mellberg parlava a voce alta per sovrastare le urla. Be, il cibo sempre al primo posto,
almeno per me. Quindi adesso andiamo a preparare un bel biberon di farina lattea.
Prese Leo in braccio e lo port in cucina. Sulla preparazione della farina lattea aveva ricevuto
istruzioni precise, e con il microonde era questione di un attimo. Si assicur della temperatura
succhiandone un sorso di persona.
Bleah. Non si pu certo dire che sia buona. Ma per assaggiare qualcosa di meglio ti toccher
aspettare di crescere un po.
Alla vista del biberon Leo si mise a urlare ancora pi forte, e Bertil si sedette sul tavolo della cucina
sostenendolo con il braccio sinistro. Gli port la tettarella alla bocca e il bambino si mise a succhiare
avidamente. In un baleno il biberon fin e Mellberg sent che il corpicino si rilassava. Poco dopo per
il bambino ricominci ad agitarsi, a disagio. La puzza stava toccando livelli insopportabili. Il
problema era che il cambio del pannolino rientrava tra le incombenze che Mellberg era abilmente
riuscito a evitare.
Bene, la prima andata. Rimane solo la seconda disse in un tono spavaldo che non corrispondeva
affatto a ci che provava in vista di quello che lo attendeva.
Port Leo, piagnucolante, nel bagno. Aveva aiutato le ragazze a fissare al muro un fasciatoio, e l
cera tutto il necessario per loperazione. Lo piazz sul ripiano e gli sfil i pantaloncini. Cercava di
respirare dalla bocca ma la puzza era tale che non bastava. Stacc gli adesivi che fissavano i lati del
pannolino e quando la delizia gli si spieg davanti agli occhi in tutto il suo splendore per poco non
svenne.
Dio santo. Si guard intorno disperato e individu una confezione di salviette inumidite. Si
allung per prenderle, e Leo approfitt del fatto che la presa si era allentata per affondare i talloni nel
pannolino.
No, no, non cos! disse Mellberg. Arraff una manciata di salviette e cominci a strofinarlo, ma
ottenne solo leffetto di spalmare di pi la cacca, finch si rese conto che prima doveva allontanare la
fonte del problema. Prese il piccolo per i piedi e sfil il pannolino che deposit schifato nel secchio.

Mezza confezione di salviette pi tardi, cominci a vedere la luce in fondo al tunnel. La maggior
parte della cacca era stata asportata e il bambino si era calmato. Mellberg tolse delicatamente quel
poco che restava e prese un pannolino nuovo dalla mensola sopra il fasciatoio.
Ecco qui, siamo sulla buona strada disse soddisfatto a Leo che sgambettava, apparentemente
felice di far prendere un po daria al sederino. E questo da che parte si metter? Dopo averlo girato
e rigirato, decise che le decorazioni con gli animaletti andavano sicuramente dietro, come letichetta
di un capo di vestiario. Per la forma non sembrava adattarsi perfettamente, e gli adesivi non si
attaccavano a dovere. Possibile che fosse cos difficile produrre i pannolini con un po di criterio?
Meno male che lui era un tipo intraprendente per il quale ogni problema rappresentava una sfida.
Prese in braccio Leo, lo port con s in cucina e lo appoggi sulla spalla mentre frugava nellultimo
cassetto. L trov quello che cercava. And in soggiorno, mise il bambino sul divano, blocc il
pannolino con un paio di giri di nastro adesivo e contempl soddisfatto la propria opera.
Ecco fatto. E pensare che le ragazze avevano paura che non sapessi prendermi cura di te. Cosa dici,
ci siamo meritati di schiacciare un pisolino?
Tir su il bambino, ben impacchettato, e si stese comodamente stringendolo tra le braccia. Leo si
agit per qualche attimo e poi si sistem soddisfatto con il faccino contro il collo di Bertil.
Quando, mezzora dopo, le donne della loro vita rientrarono in casa, dormivano entrambi
profondamente.
Christian qui? Quando Sanna aveva aperto la porta, Erica era stata fortemente tentata di girare
sui tacchi e scappare, ma Patrik aveva ragione: non aveva scelta.
S, su in mansarda. Lo chiamo. And ai piedi della scala. Christian! Hai visite! grid. Poi si
rivolse a Erica: Entra, arriva subito.
Grazie. Si sentiva un po a disagio l nellingresso con Sanna, ma poco dopo sent dei passi sulla
scala. Quando Christian comparve not quanto era sciupato e il senso di colpa si abbatt impietoso
sulla sua coscienza.
Ciao disse in tono interrogativo, salutandola con un breve abbraccio.
Ho bisogno di parlarti di una cosa annunci Erica, provando di nuovo limpulso di infilare la
porta.
Ah, allora vieni. Christian le fece cenno di seguirlo e lei si tolse la giacca.
Vuoi qualcosa da bere?
No, grazie. Scosse la testa. Desiderava soltanto togliersi il pensiero.
Com andata in libreria? chiese sedendosi nellangolo del divano, dove sprofond.
Bene rispose Christian in un modo che dissuadeva dal fare ulteriori domande. Hai visto il
giornale, ieri? le chiese poi. Nella luce invernale che filtrava dalla finestra la pelle del suo viso
sembrava grigia.
S, era di questo che volevo parlarti. Erica si fece coraggio per continuare. Uno dei gemelli le
piant un tallone in una costola, facendola boccheggiare.
Scalciano?
Altroch. Inspir profondamente e disse: colpa mia se la stampa venuta a saperlo.
Cosa vuoi dire? Christian si era rizzato sul divano.
No, non sono stata io a fare la soffiata si affrett ad aggiungere lei, tenendo gli occhi bassi. Ma
ho commesso la sciocchezza di parlarne alla persona sbagliata.
Gaby? chiese Christian stancamente. Ma come hai fatto a non capire che...
Erica lo interruppe. Patrik ha detto esattamente la stessa cosa. E avete ragione entrambi. Avrei

dovuto sapere che non potevo fidarmi di lei e che lavrebbe considerato un modo per farsi pubblicit.
Mi sento una vera cretina. Davvero non avrei dovuto essere cos ingenua.
Gi, ma ormai non possiamo farci niente.
La rassegnazione di Christian la fece sentire ancora peggio. Quasi quasi avrebbe preferito unurlata
a quellespressione stanca e delusa.
Scusa, Christian. Mi spiace tanto.
Bah, non ci resta che sperare che abbia ragione.
Chi?
Gaby. Almeno venderei un po di pi.
Non capisco come si faccia a essere cos cinici. Metterti in piazza a quel modo solo per far
prosperare gli affari.
Non certo arrivata dove arrivata cercando di essere amica di tutti.
Va bene, ma assurdo pensare che ne valga la pena. Erica era desolata per la mancanza di cui si
era macchiata, per errore e ingenuit, e non riusciva proprio a capire come qualcuno potesse farlo
consapevolmente. Per mero profitto, oltretutto.
La tempesta si calmer disse Christian, ma non sembrava troppo convinto.
Sei stato sommerso dalle telefonate dei giornalisti? Erica cambi posizione sul divano per cercare
di stare pi comoda. Comunque si mettesse, sentiva che qualcosa veniva compresso.
Dopo la prima, ieri, ho spento il cellulare. Non ho intenzione di alimentare la cosa.
E come va con... Erica esit. Hai ricevuto altre minacce? Immagino che tu non abbia pi fiducia
in me, ma... credimi, ho imparato la lezione.
Il viso di Christian sincup. Guard fuori dalla finestra, senza rispondere. Quando parl la voce era
fioca e stanca.
Non voglio discutere di questa cosa. Ha assunto proporzioni eccessive.
Si sent un tonfo e un bambino si mise a strillare. Christian non si mosse. Sanna si precipit verso la
scala.
Vanno daccordo? chiese accennando con la testa al piano di sopra.
Non troppo. Il pi grande non apprezza la concorrenza, diciamo. Christian sorrise.
Temo che spesso si tenda a concentrarsi un po troppo sui primogeniti osserv Erica.
Gi rispose lui, senza pi ombra di sorriso. Aveva una strana espressione che lei non riusc a
interpretare. Adesso, al piano di sopra, i bambini strillavano tutti e due e la voce rabbiosa di Sanna si
un alle loro.
Devi parlare con la polizia disse Erica. Come immaginerai ne ho accennato a Patrik, e di questo
non mi pento. Lui ritiene che tu debba prendere la cosa sul serio, e il primo passo la denuncia. Puoi
cominciare andando da lui, se vuoi anche in modo ufficioso. Si accorse di aver usato un tono
insistente, ma era davvero turbata dalla storia delle lettere e intuiva che in realt anche Christian lo
era.
Non ne voglio pi parlare disse lui alzandosi. So che non era nelle tue intenzioni che finisse
cos, quando lhai detto a Gaby. Ma adesso credo che tu debba accettare il fatto che non voglio farne
una questione cos grande.
Le urla al piano di sopra erano ormai al livello di guardia e Christian si avvi verso la scala.
Scusami, ma devo aiutare Sanna prima che i bambini si ammazzino a vicenda. Trovi la strada da
sola, vero? Sal senza salutare ed Erica ebbe limpressione che scappasse.

Non sarebbero mai tornati a casa? La roulotte gli sembrava ogni giorno pi piccola e ormai il
campeggio era stato esplorato fino allultimo angolino. Forse a casa avrebbero ricominciato a
occuparsi un po di lui. L era come se non esistesse.
Il pap faceva cruciverba e la mamma era malata. Almeno, quella era la spiegazione che gli veniva
data quando lui cercava di andare da lei, stesa dalla mattina alla sera sulla stretta brandina in fondo
alla roulotte. Non lo aveva pi portato a fare il bagno. Pur ricordando la paura provata e la
sensazione delle strane cose che gli si avvinghiavano alle gambe, avrebbe preferito quello al costante
isolamento a cui era costretto.
La mamma non sta bene. Vai a giocare.
E lui andava via e riempiva le giornate a modo suo. Allinizio gli altri bambini del campeggio
avevano provato a coinvolgerlo nei loro giochi, ma la cosa non gli interessava. Se non poteva stare
con la mamma non voleva stare con nessuno.
Vedendo che non guariva, cominci a preoccuparsi. A volte la sentiva vomitare, e poi gli sembrava
sempre pi pallida. E se fosse stato qualcosa di grave? E se fosse morta anche lei, come la sua vera
mamma?
Il solo pensiero gli faceva venire voglia di nascondersi in un angolino e chiudere forte gli occhi in
modo che il buio non riuscisse a mettere radici dentro di lui. Non doveva permettersi di ragionare
cos. La sua bella mamma non poteva morire. No, non poteva succedere anche a lei.
Aveva trovato un posto tutto suo. In cima allo sperone roccioso, con vista sul campeggio e sul mare.
Se allungava il collo riusciva persino a scorgere il tettuccio della roulotte. Passava le giornate l, in
pace. Standosene seduto in quel punto riusciva a far scivolare via le ore.
Anche suo padre voleva tornare a casa. Glielaveva sentito dire, ma la mamma non voleva saperne.
Pallida e dimagrita, gli aveva risposto dalla brandina che non intendeva dare quella soddisfazione
alla Befana. Era giusto che sapesse che loro avevano passato come al solito l tutta lestate, senza
andare a trovarla. No, non sarebbero tornati a casa. Piuttosto, sarebbe morta l.
E non cera stato verso: quello che decideva la mamma si faceva e basta. Lui andava nel suo posto
speciale ogni giorno, e se ne stava seduto con le braccia strette intorno alle ginocchia mentre i
pensieri e le fantasie si scatenavano.
Se fossero andati a casa sarebbe tornato tutto come prima. S, ne era sicuro.

Non allontanarti troppo, Rocky! grid Gte Persson, ma come al solito il cane non gli diede retta.
Fece appena in tempo a vedere un guizzo della coda chiara prima che il golden retriever girasse a
sinistra dietro un macigno. Affrett il passo, ma la gamba destra gli impediva di muoversi con
sufficiente rapidit. Da quando aveva avuto lictus, larto non rispondeva pi come una volta.
Tuttavia, Gte sapeva di aver avuto fortuna. Dopo che lintero lato destro del corpo era rimasto
danneggiato, i medici non gli avevano dato grandi speranze di poter tornare a muoversi, se non in
maniera molto limitata. Ma non avevano fatto i conti con la sua caparbiet. Grazie alla testa dura
come il marmo e al fisioterapista, che gli era stato addosso come se dovesse prepararlo per le
olimpiadi, aveva continuato a fare esercizio una settimana dopo laltra. Cerano stati anche dei
peggioramenti, e in molte occasioni si era quasi arreso, ma ogni volta aveva ricominciato a lottare
facendo nuovi progressi che lavevano portato pi vicino al traguardo.
Adesso usciva ogni giorno per unora con Rocky. Procedeva a scatti, zoppicando visibilmente, ma
arrivava sempre in fondo alla passeggiata. Non rinunciava mai, qualsiasi tempo ci fosse, e ogni metro
era una conquista.
Il cane ricomparve. Stava annusando in giro sulla spiaggetta di Slvik e alzava lo sguardo solo di
tanto in tanto per accertarsi che il padrone non sparisse. Gte colse la palla al balzo per fermarsi e
riprendere fiato. Si palp la tasca assicurandosi per la centesima volta di non aver perso il cellulare.
S, era l. Per scrupolo lo estrasse e controll di non averlo spento o silenziato per sbaglio e di non
avere perso delle chiamate. Ancora nessuna telefonata. Lo rimise in tasca, impaziente.
Sapeva di rendersi ridicolo controllando ogni cinque minuti, ma gli avevano promesso di avvertirlo
quando fossero partiti per lospedale. Il primo nipotino. Sua figlia Ina aveva passato il termine di
quasi due settimane e lui non capiva come sia lei che il genero potessero essere cos tranquilli. Anzi, a
dirla tutta gli era sembrato di percepire una certa irritazione quando, per la decima volta nella stessa
giornata, aveva chiamato chiedendo se cerano novit. In effetti aveva limpressione di essere
decisamente pi in ansia di loro. Nelle ultime notti era rimasto sveglio quasi sempre, fissando a turno
sveglia e cellulare. Capitava spesso che il travaglio cominciasse nelle ore notturne. E se avesse
dormito troppo profondamente per sentire lo squillo?
Sbadigli. Le veglie stavano cominciando a logorarlo. Quando Ina e Jesper gli avevano annunciato
che aspettavano un bambino si erano scatenate in lui tante emozioni. Glielavevano detto pochi giorni
dopo che era stato portato durgenza in ambulanza a Uddevalla. In realt avrebbero voluto aspettare,
dato che la gravidanza era agli inizi e lavevano appena scoperto anche loro, ma nessuno pensava che
sarebbe sopravvissuto. Non erano neanche sicuri che avesse sentito, steso comera su quel letto
dospedale con tubi e fili che lo collegavano a una macchina.
E invece aveva sentito, aveva sentito ogni parola, ed era stata quella notizia a fornire alla sua
ostinazione lappiglio di cui aveva bisogno. Un motivo per vivere. Sarebbe diventato nonno. La sua
unica figlia, la luce dei suoi occhi, avrebbe avuto un bambino. Come avrebbe potuto perdersi un
evento del genere? Sapeva che Britt-Marie lo aspettava, e in realt non avrebbe avuto niente in

contrario a lasciarsi andare per ricongiungersi a lei. Ne aveva sentito la mancanza tutti i giorni,
minuto dopo minuto, da quando era rimasto solo con la figlia. Ma la sua presenza era diventata
necessaria, lo aveva spiegato a Britt-Marie. Le aveva detto che non poteva ancora andare da lei, che la
loro bambina aveva bisogno di lui.
E lei aveva capito, come sapeva che avrebbe fatto. Gte si era svegliato, lasciando quel sonno cos
diverso e sotto molti aspetti cos allettante. Era sceso dal letto e ogni passo fatto da quel momento era
stato per il piccolino, o la piccolina. Aveva tanto da dare e intendeva sfruttare ogni minuto in pi che
gli fosse stato concesso per viziare il suo nipotino. Ina e Jesper avrebbero potuto protestare finch
volevano. Era il privilegio dei nonni.
Il cellulare squill nella tasca strappandolo di colpo al suo rimuginare. Lo prese con dita impazienti
e per poco non lo fece cadere a terra. Guard il display e vedendo il nome di un amico abbass le
spalle, deluso. Non os rispondere. Se avessero chiamato avrebbero rischiato di trovare occupato.
Non vedendo pi il cane rimise in tasca il cellulare e si avvi zoppicando nella direzione in cui
doveva essere scomparso. Con la coda dellocchio percep un movimento e gir la testa verso il mare.
Rocky! grid con il terrore nella voce. Il cane si era avventurato sul ghiaccio. Era a una ventina di
metri dalla riva, con la testa abbassata. Sentendosi chiamare si mise ad abbaiare furiosamente e a
grattare con le zampe. Gte trattenne il respiro. Se fosse stato un inverno da lupi non si sarebbe
preoccupato. Molte volte, soprattutto in passato, lui e Britt-Marie si erano portati i panini e un termos
di caff e avevano fatto una passeggiata, camminando sulla distesa immacolata, fino a una delle isole.
Negli ultimi tempi, per, alle gelate si erano alternati periodi in cui la temperatura era salita sopra lo
zero e il ghiaccio si era fatto insidioso.
Rocky! chiam di nuovo. Vieni qui! Cerc di usare un tono deciso, ma il cane lo ignor.
Gte aveva solo un pensiero nella mente. Non poteva perdere Rocky. Se il ghiaccio avesse ceduto,
finendo nellacqua gelida il cane sarebbe morto, e lui non avrebbe retto. Erano compagni di strada da
dieci anni e gi lo vedeva giocare con il nipotino. Non riusciva a immaginarsi la vita senza Rocky.
Si avvicin alla riva. Appoggi il piede e saggi il ghiaccio. Si form una rete di crepe sottili, ma
solo in superficie. Sembrava essere abbastanza spesso da reggere il suo peso. Avanz di un paio di
passi. Rocky abbaiava ancora concitatamente, sempre grattando con le zampe.
Vieni qui! Cerc di attirarlo, ma il cane non sembrava avere alcuna intenzione di spostarsi.
Sebbene il ghiaccio sembrasse abbastanza solido, Gte decise di limitare il pi possibile il rischio
distendendosi. Si mise faticosamente prono e cerc di ignorare il gelo che penetrava attraverso i
vestiti pesanti.
Non era facile spostarsi in avanti stando sulla pancia. Se cercava di spingersi puntando i piedi
scivolava. Sarebbe stato meglio cominciare a usare i ramponi da ghiaccio, come facevano tutti i
pensionati sensati, invece di evitarlo per vanit.
Si guard intorno e vide due bastoncini che forse potevano fare al caso suo. Li raggiunse strisciando
e prov a usarli come punteruoli, per quanto approssimativi. In effetti riusciva a muoversi pi
rapidamente. Pochi centimetri alla volta si avvicin al cane, chiamandolo a intervalli regolari.
Tuttavia, qualsiasi cosa avesse trovato, Rocky doveva ritenerla troppo interessante per distogliere lo
sguardo anche solo per un secondo.
Quando era ormai vicinissimo, Gte sent che il ghiaccio schioccava e protestava sotto il suo peso e
si concesse di riflettere sullironia della sorte: aveva dedicato mesi e mesi alla riabilitazione solo per
finire annegato al largo di Slvik. Il ghiaccio, per, sembrava reggere, e allungando la mano il vecchio
sfior il pelo di Rocky.
Non possiamo stare qui, bello mio disse in tono calmo, strisciando avanti ancora per qualche

centimetro per afferrare il collare. Non aveva ancora pensato a un piano per arretrare trascinando con
s il cane recalcitrante, ma sarebbe riuscito a fare anche quello.
Cosa c di cos interessante? Strinse saldamente il collare. Poi abbass gli occhi.
Nella sua tasca, il cellulare cominci a suonare.
Come sempre, il luned mattina era quasi impossibile combinare qualcosa. Patrik era seduto con i
piedi sulla scrivania, gli occhi fissi sulla foto di Magnus Kjellner, quasi potesse indurlo a dirgli dove
si trovava. O meglio, dove si trovava il suo corpo.
Era anche preoccupato per Christian. Apr il primo cassetto della scrivania e tir fuori la busta di
plastica con la lettera e il biglietto. Avrebbe voluto mandarli ad analizzare, soprattutto per cercare di
ricavare qualche impronta digitale, ma aveva poco su cui basarsi. In effetti, non era successo niente di
concreto. Neppure Erica, che aveva letto tutte le lettere, poteva affermare con sicurezza che qualcuno
avesse intenzione di fare del male a Christian. Eppure sentivano entrambi che in quelle righe si celava
qualcosa di malevolo. Fece un sorrisino. Che razza di parola aveva scelto. Malevolenza. Non era una
descrizione propriamente scientifica. In ogni caso, le lettere sembravano trasmettere una volont di
fare del male. Non riusciva a descrivere la cosa meglio di cos. E quella sensazione non gli dava pace.
Quando Erica era tornata dalla visita a Christian gliene aveva parlato. Era stato tentato di andare a
trovarlo ma lei glielaveva sconsigliato, dicendo che al momento non era ricettivo, e gli aveva
suggerito di aspettare che i titoli dei giornali si fossero ridimensionati. Lui aveva accettato, ma ora,
guardando quella calligrafia elaborata, si domandava se fosse stata una decisione saggia.
Sentendo squillare il telefono fece un salto sulla sedia.
S? Patrik Hedstrm. Rimise la busta nel cassetto e lo chiuse. Poi sirrigid. Come? Cosa?
Ascolt teso e appena ebbe riattaccato si mise allopera. Fece alcune telefonate, poi si alz e corse a
bussare alla porta di Mellberg, entrando senza aspettare risposta e svegliando cane e padrone.
Che cazz... Mellberg si rizz a sedere, frastornato, fissando il suo sottoposto. Non te lha
insegnato nessuno che prima di entrare si bussa? Si sistem il nido di capelli. Allora? Non vedi che
sono occupato? Cosa vuoi?
Mi sa che abbiamo trovato Magnus Kjellner.
Mellberg raddrizz la schiena. Ah s? E dove? Su unisola caraibica?
Non proprio. imprigionato nel ghiaccio. Al largo di Slvik.
Nel ghiaccio?
Ernst avvert la tensione nellaria e allung le orecchie.
Ha chiamato un vecchio che era fuori con il cane. Naturalmente non sappiamo ancora se lui, non
ne abbiamo la conferma. Ma le probabilit sono molte.
Cosa aspettiamo! esclam Mellberg alzandosi di scatto. Afferr la giacca e gli pass davanti. E
che cazzo! Quanto ci voleva a sputare il rospo, eh? Alla macchina! Guidi tu!
Mellberg corse al garage e Patrik si affrett verso lufficio per prendere la giacca. Sospir. Avrebbe
preferito non averlo al seguito, ma sapeva benissimo che il suo capo non si sarebbe mai lasciato
scappare la possibilit di essere al centro degli avvenimenti. Ci si trovava alla grande, limportante era
evitare di lavorare.
Allora, ti sbrighi? Mellberg era gi in macchina. Patrik si mise al volante e gir la chiave.
la prima volta che compari in tiv? cinguett la truccatrice.
Christian incroci il suo sguardo nello specchio e annu. Si sentiva la bocca secca e le mani sudate.
Due settimane prima aveva accettato linvito del quarto canale al programma mattutino di

approfondimento, ma se nera amaramente pentito. Sul treno per Stoccolma, la sera precedente, aveva
dovuto combattere per tutta la durata del viaggio contro limpulso di tornare indietro.
Quando il quarto canale si era fatto vivo, Gaby era al settimo cielo. Avevano saputo che si stava
accendendo una nuova stella nel firmamento editoriale e volevano battere sul tempo la concorrenza
con unintervista. Gaby gli aveva spiegato che non avrebbe potuto esserci occasione migliore e che
grazie a quei pochi minuti avrebbero venduto una montagna di libri.
Cos, si era lasciato sedurre. Aveva chiesto un permesso in biblioteca e Gaby gli aveva prenotato il
biglietto del treno e una camera in un albergo a Stoccolma. Allinizio lidea di comparire in
televisione con il suo libro, La sirena, laveva emozionato. Sarebbe stato ospite di unemittente a
copertura nazionale in qualit di scrittore per parlare del suo romanzo desordio. Ma le locandine
del fine settimana avevano rovinato tutto. Come aveva potuto ingannare se stesso fino a quel punto?
Dopo tanti anni di vita ritirata, si era illuso di poter uscire di nuovo allo scoperto. Persino dopo che
avevano cominciato ad arrivare le lettere aveva continuato a vivere nel falso convincimento di essere
al sicuro. I titoli dei giornali, per, gli avevano tolto quellillusione. Qualcuno avrebbe visto, qualcuno
avrebbe ricordato. Sarebbe tornato tutto a galla. Fu scosso da un brivido e la truccatrice se ne accorse.
Hai freddo, con il caldo che c qui? Ti stai ammalando?
Lui annu e sorrise. Era la cosa pi semplice. Fare a meno di spiegare.
Lo spesso strato di cerone gli conferiva un aspetto innaturale. Persino sulle orecchie e sulle mani gli
avevano messo quella crema color carne, per evitare che sullo schermo la normale tonalit della
carnagione risultasse pallida e verdastra. In un certo senso era piacevole: era come mettere una
maschera dietro cui nascondersi.
Ecco fatto. Tra poco verr a prenderti lassistente di studio. La truccatrice controll soddisfatta il
risultato. Christian fiss la propria immagine e la maschera rispose al suo sguardo.
Qualche minuto dopo fu accompagnato in una stanza in cui era stato predisposto un ricco buffet per
la colazione. Si accontent di un bicchiere di succo darancia. Sentiva ladrenalina pulsargli in tutto il
corpo e quando sollev il bicchiere la mano gli trem leggermente.
Vieni con me disse lassistente di studio facendogli un cenno e Christian pos sul tavolo il
bicchiere ancora mezzo pieno per seguirla su ginocchia malferme al piano di sotto, dove si trovava lo
studio.
Accomodati pure gli sussurr la donna indicandogli il suo posto. Appena si fu seduto, sent una
mano sulla spalla e trasal.
Scusa, devo solo metterti il microfono bisbigli un uomo con le cuffie in testa e lui annu. Se
possibile, aveva la bocca ancora pi secca. Si scol il bicchiere dacqua che aveva davanti.
Buongiorno, Christian, mi fa molto piacere conoscerti. Ho letto il tuo libro e devo dire che lho
trovato fantastico. Kristin Kaspersen gli tese la mano e, dopo un attimo di esitazione, lui gliela
strinse. Sudata comera, la sua doveva dare la sensazione di una spugna bagnata. Anche laltro
conduttore si avvicin e si sedette, salutandolo e presentandosi come Anders Kraft.
Sul tavolo cera una copia del libro. Alle loro spalle il meteorologo stava dando le previsioni del
tempo. Dovevano parlare sussurrando.
Non sei nervoso, vero? chiese Kristin con un sorriso. Non ne hai motivo: segui noi e vedrai che
andr tutto bene.
Christian annu nuovamente, muto. Il bicchiere era stato riempito e lui lo svuot di nuovo dun
fiato.
Tra una ventina di secondi tocca a noi disse Anders Kraft, strizzandogli locchio. La calma dei
due conduttori seduti di fronte a lui laveva un pochino tranquillizzato. Faceva di tutto per non pensare

alle telecamere tuttintorno che lavrebbero fatto comparire in diretta davanti a una fetta piuttosto
consistente della popolazione svedese.
Kristin cominci a parlare rivolta a un punto dietro di lui, facendogli capire che la trasmissione era
cominciata. Il cuore gli batteva forte e il sangue gli frusciava nelle orecchie. Dovette fare uno sforzo
per ascoltare le parole della conduttrice. Dopo una breve introduzione arriv la prima domanda:
Christian, il tuo romanzo desordio, La sirena, ha ricevuto lunanime consenso dei critici, e
considerando che sei un autore sconosciuto anche linteresse dei lettori piuttosto sorprendente.
Come ti fa sentire tutto questo?
Quando cominci a parlare la voce gli tremava un po, ma Kristin lo guardava calma e sicura e lui si
concentr sul suo viso invece di fissare la telecamera, che vedeva con la coda dellocchio. Dopo
qualche frase incerta, sent che la voce si faceva pi salda.
Naturalmente una sensazione fantastica. Mi sono sempre portato dentro il sogno di diventare uno
scrittore, e vederlo realizzato, oltretutto con questa accoglienza, supera qualsiasi aspettativa da parte
mia.
La casa editrice ha investito parecchio su di te. Ti vediamo sui cartelloni nelle vetrine delle
librerie, si parla di una prima tiratura di quindicimila copie e nelle pagine della cultura i critici fanno
a gara nel paragonarti ai grandi nomi della letteratura. Non spiazzante? Lo sguardo di Anders Kraft
era amichevole.
Christian si sentiva pi sicuro, adesso, e il cuore aveva ritrovato il suo battito regolare.
Il fatto che la mia casa editrice creda nel libro e abbia il coraggio di investire su di me ha
naturalmente grande importanza. Ma essere paragonato ad altri scrittori mi d una sensazione strana.
Dopotutto ciascuno ha il proprio modo di scrivere, che credo sia unico. Adesso era su un terreno
sicuro. Si rilass ulteriormente e dopo un altro paio di domande gli pareva di essere in grado di
continuare a parlare senza limiti.
Kristin Kaspersen prese qualcosa dal tavolo e lo sollev verso la telecamera. Il sudore torn ad
affiorare da tutti i pori. Era il Gt del sabato precedente, con il suo nome a caratteri cubitali.
Lespressione minacciato di morte gli urlava in faccia. Il bicchiere era vuoto e Christian deglut pi
volte per cercare di inumidire la bocca.
In Svezia accade sempre pi di frequente che le persone famose siano oggetto di minacce, ma nel
tuo caso successo ancora prima che tu diventassi un volto noto. Che origine potrebbero avere,
secondo te?
Dalla gola gli usc inizialmente solo un verso rauco, ma poi riusc a rispondere: Questa faccenda
stata isolata dal suo contesto e ha assunto proporzioni decisamente esagerate. Ci sono persone
invidiose o che hanno problemi psichici e... insomma, non credo di avere altro da dire in proposito.
Era teso come una molla e si asciug le mani sui pantaloni, sotto il tavolo.
Bene, allora ti ringraziamo per essere venuto qui a parlarci del tuo romanzo, che, lo ricordiamo, si
intitola La sirena. Anders Kraft sollev il libro verso la telecamera, sorridendo. Quando Christian si
rese conto che lintervista era finita, si sent pervadere da unondata di sollievo.
andata bene osserv Kristin Kaspersen raccogliendo le sue carte.
S, davvero conferm Anders Kraft, che si alz e aggiunse: Scusatemi, adesso devo correre a
Gratta il tris.
Christian fu liberato dai fili del microfono dalluomo con le cuffie, ringrazi e segu lassistente
fuori dallo studio. Gli tremavano ancora le mani. Salirono le scale, passarono davanti al buffet della
colazione e poi si ritrov fuori al freddo, scombussolato e stordito. Non era del tutto sicuro di essere
in condizione di incontrare Gaby negli uffici della casa editrice, come avevano deciso.

Mentre il taxi lo portava verso il centro lui continuava a guardare fuori dal finestrino. Ormai aveva
perso del tutto il controllo della situazione, e lo sapeva.
Be, e adesso come facciamo? Patrik stava fissando la distesa di ghiaccio.
Torbjrn Ruud sembrava come al solito tranquillissimo. Manteneva sempre la calma, per quanto
potessero sembrare complicati i compiti che si trovava ad affrontare. Come capo della polizia
scientifica di Uddevalla si era abituato a risolvere problemi di ogni genere.
Dobbiamo praticare un foro e tirarlo su con una corda.
Ma il ghiaccio regger il vostro peso?
Se gli uomini hanno lattrezzatura giusta non corrono rischi. Il pericolo maggiore che quando
facciamo il buco il corpo si stacchi e scivoli sotto il ghiaccio, per poi essere portato via dalla
corrente.
E come farete a evitarlo? chiese Patrik.
Faremo un foro pi piccolo per agganciarlo, e dopo lo allargheremo.
Vi gi capitato di svolgere operazioni del genere? Patrik non era ancora del tutto tranquillo.
Bah... Torbjrn sembr riflettere. No, direi che non abbiamo mai dovuto recuperare qualcuno
bloccato sotto il ghiaccio in questo modo. Penso che me lo ricorderei.
Gi concord Patrik tornando con lo sguardo sul punto in cui si trovava il corpo. Fate quello che
dovete fare. Io intanto vado a parlare con il testimone. Si era accorto che Mellberg era tutto preso da
una conversazione con il vecchio che aveva trovato il cadavere. Non era mai una buona idea lasciarlo
troppo tempo con qualcuno, che si trattasse di un testimone o di una qualsiasi altra persona.
Buongiorno. Sono Patrik Hedstrm disse avvicinandosi.
Gte Persson rispose luomo stringendo la mano tesa di Patrik e cercando allo stesso tempo di
trattenere un golden retriever molto eccitato.
Rocky vuole tornare l, sono riuscito a portarlo a riva a fatica spieg luomo dando uno strattone
al collare per mostrare chi comandava.
stato il cane a trovarlo?
Gte annu. S, si avventurato sul ghiaccio e non voleva saperne di tornare indietro. Stava l e
continuava ad abbaiare. Avevo paura che il ghiaccio non reggesse e cos lho raggiunto strisciando, ed
stato allora che ho visto... Impallid, probabilmente ricordando il viso del morto sotto la superficie
gelata. Si riscosse e le guance tornarono ad assumere un colorito quasi normale. Devo restare ancora
a lungo? Mia figlia partita ora per lospedale. Sta per partorire. il mio primo nipotino.
Patrik sorrise. Be, allora capisco che abbia fretta. Solo qualche minuto e poi la lasciamo andare.
Vedr che non si perder niente.
Gte si accontent di quellassicurazione e Patrik gli fece alcune domande, ma ben presto fu chiaro
che non aveva granch da aggiungere. Aveva semplicemente avuto la sfortuna di trovarsi nel posto
sbagliato al momento sbagliato, o forse nel posto giusto al momento giusto, a seconda della
prospettiva. Dopo aver preso nota dei suoi dati Patrik lasci andare il futuro nonno che, zoppicando
appena, si diresse rapidamente verso il parcheggio.
Poi raggiunse il punto pi vicino alla zona in cui un tecnico stava lavorando per agganciare in
qualche modo il cadavere attraverso un foro praticato nel ghiaccio. Per sicurezza, era steso prono, con
una corda intorno alla vita. Sia la corda che il cavo con il gancio erano ancorati alla riva. Torbjrn non
faceva correre rischi ai suoi uomini.
Appena lavremo assicurato apriremo il ghiaccio e lo tireremo su, come ti dicevo prima. La voce
di Torbjrn risuon improvvisamente alla sua sinistra, facendolo sussultare.

Poi lo trascinerete a riva?


No, rischieremmo di perdere eventuali tracce sugli abiti. Cercheremo di infilarlo nel sacco
portasalme prima di iniziare a trascinarlo.
Possibile che ci siano tracce sui vestiti, dopo tutto questo tempo? domand Patrik scettico.
Mah, saranno andate perse quasi tutte. Per non si pu mai dire. Potrebbe esserci qualcosa nelle
tasche o nelle pieghe dei vestiti e quindi meglio non rischiare.
S, hai ragione disse Patrik, ma non lo riteneva probabile. Aveva avuto a che fare altre volte con
cadaveri recuperati dallacqua, se erano a mollo da tempo in genere non rimaneva granch.
Si scherm gli occhi con la mano. Il sole si era leggermente abbassato sullorizzonte e il suo
riflesso sul ghiaccio glieli faceva lacrimare. Li socchiuse. Cap che il gancio era stato fissato, perch il
tecnico stava segando il ghiaccio per ottenere un buco pi grande. Lentamente vi fece passare il
cadavere. Patrik era contento di essere troppo lontano per poter distinguere i particolari.
Un secondo uomo si avvicin strisciando con cautela sul ghiaccio, e quando il corpo fu
completamente fuori dallacqua due paia di mani lo chiusero in un sacco portasalme sigillandolo
accuratamente. Un cenno agli uomini a terra e il cavo si tese. Un metro dopo laltro, il sacco nero
raggiunse la riva. Patrik arretr istintivamente, ma si rimprover subito per la propria debolezza.
Chiese ai tecnici di aprirlo e si costrinse ad abbassare lo sguardo sulluomo trovato sotto il ghiaccio. I
suoi sospetti furono confermati. Era quasi sicuro che si trattasse di Magnus Kjellner.
Mentre guardava il sacco che veniva risigillato, sollevato e portato a braccia fino allo spiazzo che
fungeva da parcheggio, poco sopra la spiaggetta, si sent svuotato. Dieci minuti dopo, il corpo era gi
in viaggio verso listituto di medicina legale di Gteborg, dove si sarebbe svolta lautopsia. Che
avrebbe comportato delle risposte, delle tracce da seguire. Ma anche la necessit, dopo
lidentificazione, di dare la notizia alla famiglia. E lidea non gli piaceva.

Finalmente la vacanza era finita. Suo padre aveva caricato tutto sullauto e sulla roulotte. La
madre era come al solito stesa, ancora pi magra e pi pallida. Adesso voleva soltanto andare a casa.
Alla fine il pap gli aveva spiegato il motivo di tutta quella nausea. In realt non era malata. Aveva
un bambino nella pancia. Un fratellino o una sorellina. Lui per proprio non capiva perch dovesse
stare tanto male. Ma il pap gli aveva detto che erano cose che capitavano.
Allinizio era contento. Un fratellino, qualcuno con cui giocare. Poi li aveva sentiti parlare e aveva
capito. Ora sapeva perch non era pi il bambino bellissimo della mamma, perch lei non gli
accarezzava pi la testa e non gli riservava pi gli sguardi di un tempo. Sapeva chi glielaveva
portata via.
Il giorno prima era tornato alla roulotte come un indiano, avvicinandosi senza fare rumore, in
punta di piedi sui suoi mocassini, con una penna di gabbiano nei capelli. Era Nuvola Rabbiosa e i suoi
genitori erano visi pallidi. Li vedeva aggirarsi dietro le tendine della roulotte. La mamma non era
stesa e stava parlando, e Nuvola Rabbiosa era contento perch forse adesso stava meglio e il bambino
nella pancia non la faceva pi sentire malata. Aveva la voce felice, anche se stanca. Si era avvicinato
ulteriormente: voleva sentire ancora quella voce allegra. Un passo dopo laltro, si era ritrovato sotto
il finestrino aperto e, appoggiando la schiena alla parete, aveva chiuso gli occhi per ascoltare.
Ma quando avevano cominciato a parlare di lui, li aveva riaperti. E subito dopo unondata nera
laveva investito. Era di nuovo vicino a lei, alla sua vera mamma, con quellodore terribile nelle
narici e il silenzio che gli riecheggiava in testa.
La voce della madre per era penetrata attraverso il silenzio nero. Per quanto fosse piccolo, capiva
perfettamente quello che stava dicendo. Si era pentita di averlo accolto. Ora avrebbero avuto un figlio
tutto loro e se solo avesse saputo che era possibile non se lo sarebbe mai preso in casa. Il padre aveva
detto, con il suo tono stanco e grigio: Gi, ma ormai con noi quindi dobbiamo adeguarci.
Nuvola Rabbiosa era rimasto immobile, e in quel momento aveva sentito nascere lodio. E aveva
capito che era un sentimento piacevole e allo stesso tempo straziante.
Cos, mentre il padre caricava in macchina il fornellino a gas e i vestiti e le scatolette e tutte le
altre cianfrusaglie, lui si era caricato dodio, un odio che riempiva tutto il sedile posteriore su cui si
era sistemato. Ma non odiava la mamma. Come avrebbe potuto? Lui lamava.
Odiava chi gliela stava portando via.

Erica era andata alla biblioteca di Fjllbacka. Sapeva che quel giorno Christian non era di turno.
Aveva partecipato al programma mattutino del quarto canale e, almeno fino alla parte finale, aveva
fatto unottima figura. Poi, quando gli avevano chiesto delle minacce, aveva lasciato trasparire
chiaramente il nervosismo. Era stato un tormento vederlo arrossire e sudare, tanto che aveva spento il
televisore prima che lintervista finisse.
E adesso era l che gironzolava, fingendo di curiosare tra i libri, mentre in realt stava solo cercando
di trovare un modo per avvicinare la collega di Christian, May. Pi pensava alle lettere, pi si
convinceva che a minacciarlo non fosse uno sconosciuto. No, era qualcosa di personale, e la risposta
doveva nascondersi nellambiente in cui si muoveva ogni giorno, oppure nel suo passato.
Il problema era che Christian era sempre stato molto riservato. Quella mattina si era seduta, decisa a
scrivere tutto ci che gli aveva sentito dire di s, solo per ritrovarsi con la penna in mano e un foglio
bianco davanti. Si era resa conto di non sapere proprio niente. Sebbene avessero passato parecchio
tempo insieme durante il lavoro sul manoscritto e avessero in questo modo legato molto, lui non le
aveva mai detto nulla. N da dove veniva, n come si chiamavano i suoi o cosa facevano, e nemmeno
dove aveva studiato, se da giovane aveva praticato qualche sport, quali amici aveva avuto e se era
ancora in contatto con loro. Non sapeva niente.
Gi questo faceva suonare un campanello dallarme, perch chiacchierando si svela sempre
qualcosa di s, si forniscono piccoli frammenti di informazioni su chi si stati e come si diventati
ci che si . Il fatto che Christian avesse tenuto cos a freno la lingua la convinceva ancor pi che la
risposta fosse nel suo passato. Restava da capire se non avesse mai abbassato la guardia con nessuno.
Magari una collega che lavorava gomito a gomito con lui tutti i giorni poteva aver carpito qualche
informazione in pi.
Lanci unocchiata a May, che stava lavorando al computer. Se non altro, erano sole nella biblioteca
e avrebbero potuto parlare indisturbate. Alla fine decise di adottare un approccio tattico. Non poteva
andare dritto al sodo e farle un interrogatorio su Christian. Avrebbe dovuto avvicinarsi allargomento
con cautela.
Si mise una mano sulla zona lombare, sospir e si lasci cadere pesantemente su una delle sedie
davanti al bancone dietro cui era seduta la bibliotecaria.
Pesano, eh? Ho saputo che sono gemelli disse May con uno sguardo materno.
S, sono in due, qui dentro. Erica si pass una mano sulla pancia e cerc di assumere laspetto di
chi ha davvero bisogno di prendere fiato. Non che dovesse sforzarsi pi di tanto di fingere, in effetti.
Solo sedendosi aveva sentito la schiena rilassarsi.
Ricordati che devi riposare come si deve.
S, certo, quello che faccio. Erica sorrise. Hai visto Christian in televisione stamattina?
aggiunse poi.
Purtroppo lho mancato. Ero qui a lavorare. Per ho programmato la registrazione, almeno credo.
Non ho mai preso troppa confidenza con quegli aggeggi. Ha fatto bella figura?

Certo. una cosa fantastica, questa del libro.


Gi, siamo davvero fieri di lui rispose May illuminandosi. Pensa, non avevo idea che scrivesse.
Lho saputo solo quando uscita la notizia della pubblicazione. Ma che libro! E che recensioni!
S, incredibile. Erica tacque per qualche istante. Tutti quelli che lo conoscono saranno
felicissimi per lui. Anche i suoi ex colleghi, mi auguro. Dov che lavorava prima di venire qui a
Fjllbacka? Cerc di assumere lespressione di una che lo sa ma lha dimenticato.
Mm... A differenza di Erica, May sembrava stesse effettivamente frugando nella memoria. Ora
che ci penso, non glielho mai sentito dire. Che strano. Ha cominciato a lavorare qui prima di me, e mi
sa che non abbiamo mai parlato di cosa faceva prima.
Non sai neanche di dove sia originario o dove abitasse prima di trasferirsi qui? Erica si rese conto
di suonare un po troppo interessata e si sforz di assumere un tono pi neutro. Ci pensavo stamattina
seguendo lintervista. Mi sempre sembrato che avesse laccento dello Smland, e invece questa volta
ho notato uninflessione che non saprei ricondurre a nessuna regione. Non che fosse granch, come
pretesto, ma non le era venuto in mente niente di meglio.
May sembr prenderlo per buono. No, non dello Smland, questo sicuro. Per non ne ho proprio
idea. Naturalmente qui al lavoro chiacchieriamo, e Christian sempre gentile e disponibile. Parve
riflettere su come formulare il proprio pensiero. Eppure ho limpressione che ci sia una sorta di
confine che non si pu valicare. Forse ridicolo, ma non gli ho mai fatto domande personali, perch in
qualche modo lui ha lasciato intendere che non sarebbero state gradite.
Capisco cosa vuoi dire disse Erica. E lui non ha mai accennato a niente, magari di passaggio?
May ci pens su di nuovo. No, non mi... anzi, aspetta...
S? disse Erica, maledicendo la propria impazienza.
Una cosa da niente. Ma ho avuto limpressione... Una volta abbiamo parlato di Trollhttan. Ero
appena andata a trovare mia sorella, che abita l. Sembrava che conoscesse il posto. Poi stato come
se si fosse accorto di averlo lasciato capire, ha cambiato subito argomento. Mi ricordo di averlo
notato, questo improvviso sviamento del discorso.
Dava lidea di averci vissuto?
S, direi di s. Anche se naturalmente non potrei giurarci.
Non era molto, ma se non altro cera un posto da cui cominciare. Trollhttan.
Avanti, avanti! Accomodati! Gaby gli and incontro sulla porta e Christian avanz cauto nei
bianchi spazi aperti della sede della casa editrice. Gli uffici erano tanto spogli e monocromatici
quanto leditore era stravagante e multicolore. Forse era intenzionale, perch come sfondo per la
scoppiettante figura di Gaby erano perfetti.
Caff? chiese lei indicando un attaccapanni a sinistra della porta, e Christian appese la giacca.
S, grazie, volentieri.
La donna si avvi facendo risuonare i tacchi alti lungo un corridoio e lui la segu. La saletta del
personale era bianca come il resto degli uffici, ma le tazze che tir fuori erano rosa shocking e non si
vedevano altri colori tra cui scegliere.
Latte macchiato? Cappuccino? Espresso? Gaby indic una gigantesca macchina del caff sul
piano di lavoro e Christian valut le varie possibilit.
Latte macchiato, grazie.
Ecco qui. Gaby si allung per prendere la sua tazza e premette alcuni pulsanti. Quando la
macchina ebbe finito di sbuffare gli fece cenno di seguirla.
Andiamo nel mio ufficio. Qui gira troppa gente. Accenn discretamente con la testa a una donna

sulla trentina che entrava in quel momento nella stanza. A giudicare dal suo sguardo atterrito, Gaby
doveva essere una che teneva a distanza i collaboratori.
Accomodati. Lufficio era di fianco alla saletta del personale. Era una stanza elegante ma
impersonale. Niente foto di famiglia, niente oggettini particolari. Niente che potesse fornire un filo
conduttore per capire chi fosse in realt quella donna, e Christian sospettava che fosse esattamente
quello lo scopo.
Stamattina hai fatto un figurone! Gaby si sedette alla scrivania, raggiante.
Lui annu e si rese conto che il nervosismo non era passato inosservato. Si chiese se la donna
davanti a lui provasse il bench minimo senso di colpa per averlo dato in pasto ai lupi.
Hai una notevole presenza scenica, sai? Il sorriso che gli rivolse mise in mostra una fila di denti
bianchi. Troppo bianchi, probabilmente schiariti.
Lui strinse la tazza rosa tra le mani sudate.
Cercheremo di farti partecipare ad altri talk show continu allegramente Gaby. Carin 21.30,
Malou sul quarto canale, magari qualche quiz televisivo. Penso che...
Non voglio pi andare in televisione.
Gaby lo fiss. Scusa, devo aver sentito male. Hai detto che non vuoi pi andare in televisione?
Hai sentito bene. Hai visto cos successo stamattina, no? Non ho intenzione di subire lo stesso
trattamento unaltra volta.
La televisione vende. Le narici di Gaby fremevano. Quei pochi minuti sul quarto canale daranno
una spinta alle vendite. Batt irritata le unghie lunghe sul piano della scrivania.
Ne sono certo, ma non importa. Non ho intenzione di andarci. Era serio. Non voleva n poteva
mettersi in mostra pi di quanto avesse gi fatto. Aveva gi esagerato, e come provocazione bastava.
Forse, con un taglio netto, avrebbe ancora potuto fermare il destino.
La nostra una collaborazione. Io non posso vendere il tuo romanzo, farlo arrivare ai lettori, se tu
non fai la tua parte. E questo comporta che ti impegni nel marketing. La voce era gelida.
Christian avvert un fruscio nella testa. Fiss le unghie rosa di Gaby che risaltavano sul legno chiaro
e cerc di fermare il fruscio, che stava aumentando dintensit. Si gratt con forza il palmo sinistro
che gli prudeva intensamente. Come per un eczema invisibile che a quel contatto non faceva che
peggiorare.
Non ho intenzione di andarci ripet, senza riuscire a sostenere il suo sguardo. Il vago nervosismo
provato allidea di quellincontro era ora degenerato in panico. Gaby non poteva costringerlo. Oppure
s? Cosa cera scritto sul contratto che aveva firmato senza neanche leggerlo, felice comera che il suo
manoscritto fosse stato accettato?
La voce delleditore si sovrappose al fruscio. Noi ci aspettiamo che tu dia il tuo contributo. Me lo
aspetto io. Il tono irritato alimentava il prurito. Si gratt ancora pi furiosamente il palmo, che ora
gli bruciava. Abbassando gli occhi sulla mano vide i segni sanguinanti lasciati dalle unghie. Alz lo
sguardo.
Adesso devo andare a casa.
Gaby lo scrut con la fronte aggrottata. Cosa succede, esattamente? La ruga tra le sopracciglia le
si accentu quando vide il sangue sul palmo. Christian... Sembrava non sapere come continuare e
lui non resistette pi. I pensieri bisbigliavano sempre pi forte, dicendogli cose che non voleva
sentire. Tutti i punti interrogativi, tutti i collegamenti, tutto si mescol finch non percep altro che il
prurito sotto la pelle.
Si alz e corse fuori dalla stanza.

Patrik fiss il telefono. Ci sarebbe voluto del tempo prima di ricevere un rapporto completo sul
corpo che avevano trovato sotto il ghiaccio, ma contava di avere a breve almeno la conferma che si
trattava davvero di Magnus Kjellner. Sicuramente la voce aveva gi cominciato a spargersi a
Fjllbacka e non voleva che giungesse alle orecchie di Cia per vie traverse.
Il telefono per restava muto.
Ancora niente? Annika fece capolino dalla porta guardandolo con aria interrogativa.
Patrik scosse la testa. No, ma Pedersen dovrebbe chiamare da un momento allaltro.
Speriamo rispose la segretaria, e nel momento stesso in cui si volt per tornare nel suo ufficio si
sent lo squillo. Patrik si lanci sul ricevitore.
Hedstrm. Ascolt e fece un cenno ad Annika. Era Tord Pedersen, della medicina legale. S...
okay, capisco. Grazie. Riattacc e prese fiato. Ha confermato che si tratta di Magnus Kjellner. Non
potr stabilire la causa della morte prima di aver completato lautopsia, ma pu dire con certezza che
ha subito unaggressione violenta. Il corpo presenta profonde ferite da taglio.
Povera Cia.
Patrik annu. Allidea del compito che lo aspettava si sent il cuore pesante, ma voleva essere lui ad
andare a darle la notizia. Glielo doveva, considerando tutte le volte che era venuta l alla polizia, ogni
volta un po pi triste, un po pi sciupata, ma ancora animata da qualcosa che somigliava alla
speranza. Ora quella speranza era stata spazzata via, e lunica cosa che aveva da darle era una
certezza.
Meglio che vada a parlarle subito disse alzandosi. Prima che lo scopra da qualcun altro.
Ci vai da solo?
No, con Paula.
And verso lufficio della collega e buss sulla porta aperta.
lui? Come al solito, era andata dritto al sodo.
S, vado a parlare con sua moglie. Mi accompagni?
Paula sembr esitare, ma non era una che si sottraesse ai suoi doveri.
Certo rispose. Sinfil la giacca e segu Patrik che si era gi avviato.
Nellingresso furono fermati da Mellberg.
Ci sono novit? chiese eccitato.
S, Pedersen ha confermato che si tratta di Magnus Kjellner. Patrik si volt per proseguire verso
lauto, parcheggiata davanti alla stazione, ma il commissario non aveva finito.
Si annegato, vero? Sapevo che si trattava di suicidio. Avr avuto problemi con le donne o si sar
rovinato con il poker su internet. Ne ero certo.
Non sembrerebbe un suicidio. Patrik aveva pesato ogni parola. Sapeva per esperienza che il suo
capo usava le informazioni a proprio piacimento ed era in grado di provocare delle catastrofi senza
neanche sforzarsi troppo.
Oh cazzo! Omicidio, dunque?
Non sappiamo ancora granch. Patrik si sforz di suonare intimidatorio. Per ora, Pedersen ha
potuto dire solo che il corpo presenta numerose ferite da taglio.
Oh cazzo ripet Mellberg. Questo naturalmente comporta che lindagine riscuoter tuttaltra
attenzione. Dobbiamo accelerare i tempi, controllare tutto quello che stato fatto e non stato fatto.
Finora non ho partecipato attivamente al lavoro ma naturalmente di qui in avanti bisogna che la
principale risorsa di questa stazione prenda in mano le redini della situazione.
Patrik e Paula si scambiarono unocchiata ma come al solito Mellberg non not alcun segno di
scarsa stima nei suoi confronti e prosegu di slancio: Dovremo fare una valutazione collettiva del

materiale che abbiamo. Mi aspetto che alle quindici siate tutti presenti e con i sensi allerta! Abbiamo
gi sprecato troppo tempo. Dio santo, possibile che ci siano voluti tre mesi per trovare quel tizio? C
da vergognarsi. Fiss severo Patrik che represse a stento linfantile impulso di mollare al suo capo un
calcio in uno stinco.
Alle quindici, ricevuto. Ma adesso se mi permette vorrei andare. Paula e io dobbiamo dare la
notizia alla moglie di Magnus Kjellner.
Va bene, va bene li liquid Mellberg impaziente. Sembrava stesse gi calcolando come delegare i
compiti in quella che si era appena rivelata essere unindagine su un omicidio.
Erik aveva sempre avuto la situazione in pugno. Era abituato a essere quello che decideva, che dava
la caccia. Ora qualcun altro la stava dando a lui, uno sconosciuto che si sottraeva al suo sguardo, e
questa era la cosa che lo spaventava di pi. Sarebbe stato tutto molto pi facile se avesse saputo chi lo
perseguitava, ma non ne aveva davvero la pi pallida idea.
Aveva dedicato parecchio tempo a rifletterci sopra, facendo linventario della propria vita. Aveva
passato in rassegna le sue donne, i suoi partner daffari, i suoi amici e i suoi nemici. Non poteva
negare di essersi lasciato dietro amarezza e rabbia. Ma odio? Non ne era sicuro. E tuttavia le lettere
che riceveva trasudavano odio e desiderio di vendetta. Niente di pi e niente di meno.
Per la prima volta, Erik si sentiva solo al mondo. Per la prima volta si rendeva conto di quanto fosse
sottile lo strato di vernice, di quanto poco significassero le pacche sulle spalle e lapparente successo
quando il gioco si faceva duro. Aveva persino pensato alla possibilit di confidarsi con Louise, o con
Kenneth, ma non era ancora riuscito a trovare un istante in cui lei non lo guardasse con disprezzo, e il
servilismo di Kenneth lo smontava. Nessuno dei due atteggiamenti favoriva la confidenza, gli riusciva
impossibile parlare con loro dellinquietudine che provava da quando era arrivata la prima lettera.
Non cera neanche una persona a cui potesse rivolgersi. Si rendeva conto di avere creato da solo
quellisolamento ed era dotato di sufficiente consapevolezza per sapere che non avrebbe agito
diversamente neppure se se ne fosse presentata la possibilit. Il successo aveva un gusto troppo dolce.
La sensazione di essere superiore, ammirato da tutti, era troppo inebriante. Non si pentiva di nulla, ma
avrebbe desiderato lo stesso avere qualcuno al proprio fianco.
In mancanza daltro decise di dedicarsi alla sua altra attivit preferita: il sesso. Non cera niente che
lo facesse sentire altrettanto invincibile, permettendogli contemporaneamente di lasciarsi andare
come non faceva mai in altre circostanze. La donna che sceglieva non centrava per niente: negli anni
ne aveva avute talmente tante che nella memoria non riusciva pi a collegare nome e aspetto fisico.
Ricordava che una aveva un seno perfetto, ma per quanto si sforzasse non gli veniva in mente quale
viso corrispondesse a quel seno. E unaltra aveva un sapore fantastico. Gli aveva fatto venire voglia di
usare la lingua, inspirare quellodore. Ma il nome? Non ne aveva idea.
Al momento cera Cecilia e non pensava che lavrebbe ricordata in modo particolare. Era nella
media, da tutti i punti di vista. Accettabile a letto, ma non certo una che facesse cantare gli angeli in
coro. Un corpo proporzionato, che glielo faceva rizzare. Ma non gli veniva spontaneo richiamarlo alla
mente quando, a casa, chiudeva gli occhi per soddisfare le proprie voglie. Era l, disponibile. La sua
maggiore attrattiva stava in questo, ed Erik sapeva che presto se ne sarebbe stancato.
Per il momento per gli bastava. Suon impaziente il campanello sperando di dover sprecare meno
tempo possibile a parlare prima di concludere e sentire finalmente attenuarsi la tensione.
Quando gli apr, la speranza si polverizz. Le aveva mandato un sms chiedendole se poteva passare,
e per tutta risposta aveva ricevuto un s. Vedendola, cap che avrebbe dovuto telefonarle per verificare
di che umore era. Lespressione era decisa. Non arrabbiata o scocciata, questo no. Solo decisa e calma.

E la cosa lo preoccupava molto pi che se fosse stata imbestialita.


Entra, Erik disse lei scostandosi per farlo passare.
Erik. Non era mai un bene quando qualcuno sottolineava un nome a quel modo. Significava che
voleva dare peso a ci che diceva. Che cercava tutta lattenzione dellinterlocutore. Consider lidea
di andarsene, fingendo di ricordare un impegno per evitare di esporsi a quella determinazione.
Ma Cecilia si stava gi dirigendo verso la cucina. Non aveva scelta. Chiuse la porta a malincuore, si
tolse la giacca e la segu.
Mi fa piacere che tu sia venuto. Stavo proprio per chiamarti disse.
Erik appoggi la schiena al piano di lavoro e incroci le braccia sul petto, in attesa. Ecco, lo sapeva.
La solita solfa. Arrivate a un certo punto, volevano cominciare a guidare la relazione, assumere il
comando e andare avanti ponendo condizioni e pretendendo promesse che lui non poteva fare. A volte
quei momenti gli davano una sorta di appagamento: godeva nel mandare in briciole, lentamente e
sistematicamente, le loro patetiche speranze. Ma non quel giorno. Avrebbe avuto bisogno di sentire
pelle nuda e odori dolci, di salire verso la vetta e vivere il liberatorio languore dellorgasmo. Ne
avrebbe avuto bisogno per tenere a distanza chi lo perseguitava. Possibile che quella stupida dovesse
scegliere proprio quel giorno per mandare in pezzi i propri sogni?
Immobile, Erik fiss freddamente Cecilia, che sostenne composta il suo sguardo. Questa era una
novit. In genere vedeva nervosismo, guance rosse allidea del balzo imminente, euforia al pensiero di
aver trovato il coraggio interiore di pretendere ci a cui ritenevano di avere diritto. Invece Cecilia
era impassibile.
Apr la bocca proprio quando nella tasca dei pantaloni di lui il telefono vibr. Erik premette un tasto
e lesse il messaggio. Una frase. Una sola frase, e le sue ginocchia cedettero. Allo stesso tempo, da un
punto lontanissimo sent arrivare la voce di Cecilia. Gli stava parlando, diceva qualcosa. Parole
impossibili da assorbire. Ma lei lo costrinse ad ascoltare, forz il suo cervello a dare a quelle sillabe
un significato.
Sono incinta, Erik.
Erano rimasti in silenzio per tutto il tragitto fino a Fjllbacka dopo che Paula aveva chiesto con tatto
a Patrik se voleva che se ne occupasse lei. Lui aveva scosso la testa. Erano passati a prendere Lena
Appelgren, pastore della parrocchia locale, che ora si trovava sul sedile posteriore. Neanche lei aveva
aperto bocca dopo che aveva saputo quello che doveva sapere sulle circostanze.
Quando accostarono davanti al passo carraio della famiglia Kjellner, Patrik si pent di aver preso
lauto della polizia invece della sua Volvo. Cia avrebbe potuto interpretarne larrivo in un modo
soltanto.
Premette il pulsante del campanello. La moglie di Magnus apr nel giro di cinque secondi e dalla
sua espressione Patrik intu che aveva visto lauto e tratto le sue conclusioni.
Lavete trovato disse stringendosi nel golfino quando laria fredda la invest attraverso la porta
aperta.
S rispose Patrik. Labbiamo trovato.
Per un attimo Cia sembr mantenere il controllo, ma poi le ginocchia cedettero e lei si accasci sul
pavimento dellingresso. Patrik e Paula la sollevarono e la accompagnarono in cucina, dove la fecero
sedere.
Vuoi che telefoniamo a qualcuno? Patrik le si sedette accanto e le prese la mano.
Lei parve riflettere un attimo, lo sguardo vitreo. Probabilmente faticava a mettere ordine nei
pensieri.

Mandiamo a prendere i genitori di Magnus? chiese dolcemente, e lei annu.


Lo sanno? domand con voce tremante.
Non ancora rispose Patrik. Ma in questo momento stanno andando da loro due colleghi e se vuoi
posso chiamarli e chiedere loro che li accompagnino qui.
Non fu necessario: poco dopo, una seconda auto della polizia parcheggi accanto alla prima e Patrik
cap che Gsta e Martin avevano gi dato la notizia ai suoceri di Cia, che stavano scendendo in quel
momento. Entrarono senza suonare e Patrik sent Paula andare nellingresso e parlottare con i
colleghi. Dalla finestra li vide uscire e ripartire.
Paula torn in cucina, seguita da Margareta e Torsten Kjellner.
Mi sembrava che fossimo troppi, per cui ho rimandato Gsta e Martin a Tanumshede. Spero di
aver fatto bene disse. Patrik annu.
Margareta and da Cia e la strinse a s. Tra le braccia della suocera la donna si lasci sfuggire un
singhiozzo e subito le difese cedettero lasciando spazio alle lacrime. Torsten era pallido e a disagio, e
Lena si fece avanti e si present.
Si sieda anche lei. Io preparo un po di caff disse. Si conoscevano solo di vista, ma sapeva che il
suo compito era tenersi nellombra e uscirne solo quando se ne fosse presentata la necessit.
Circostanze del genere potevano essere molto diverse e a volte lei serviva solo per infondere calma e
preparare qualcosa di caldo da bere. Cominci a rovistare nei pensili e dopo un po aveva recuperato
tutto il necessario.
Coraggio, Cia disse Margareta, accarezzandole la schiena e incrociando lo sguardo di Patrik che
dovette trattenersi dal distogliere i propri occhi da quelli pieni di dolore di una madre che aveva
appena saputo di aver perso un figlio. Eppure aveva la forza di offrire conforto alla nuora. Alcune
donne avevano una determinazione tale che nulla avrebbe potuto spezzarle. Piegarle, forse, ma mai
spezzarle.
Mi dispiace tanto. Patrik si rivolse al padre di Magnus, seduto al tavolo, lo sguardo perso nel
vuoto. Torsten non rispose.
Ecco un po di caff. Lena gli mise davanti una tazza e gli appoggi per qualche secondo una
mano sulla spalla. Inizialmente non reag, poi disse con voce debole: Lo zucchero?
Subito. Dopo qualche altra ricerca gli tese un pacchetto di zollette.
Non capisco... disse Torsten chiudendo gli occhi. Poi li riapr. Non capisco. Chi pu aver fatto
del male a Magnus? Non cera nessuno che potesse desiderare questo per il nostro ragazzo! Guard
la moglie, ma lei non lo ascoltava. Era ancora in piedi con le braccia di Cia intorno alla vita: una
chiazza bagnata si stava allargando sulla sua maglia grigia.
Non lo sappiamo, Torsten disse Patrik rivolgendo un cenno riconoscente a Lena che prima di
sedersi con loro gli mise davanti una tazza di caff.
E cosa sapete, allora? La rabbia e il dolore gli spensero le parole in gola.
Margareta gli rivolse unocchiata severa che significava: non ora, non il momento.
Lui sinchin a quello sguardo e si allung per prendere alcune zollette, che mise nella tazza.
Intorno al tavolo scese il silenzio. Il pianto di Cia aveva cominciato a calmarsi, ma Margareta la
teneva ancora stretta, rimandando a dopo il proprio dolore.
Cia alz la testa, le guance rigate dalle lacrime.
I bambini. Non sanno niente, sono a scuola. Devono tornare a casa disse con la voce incrinata.
Patrik annu. Poi si alz e and alla macchina con Paula.

Si copr le orecchie con le mani. Non capiva come un esserino tanto piccolo potesse fare un
fracasso del genere, e come qualcosa di cos brutto potesse attirare tutta lattenzione.
Dopo la vacanza al campeggio la vita era completamente cambiata. La mamma era diventata
sempre pi grossa finch non era sparita per una settimana, tornando poi con la sorellina. La cosa
laveva lasciato un po perplesso, ma le sue domande erano rimaste senza risposta.
Ormai non cera nessuno che si curasse di lui. Il padre si comportava come al solito, e la madre
aveva occhi solo per quel fagottino rattrappito. Teneva continuamente in braccio la sorellina che non
faceva che urlare. Era sempre l a darle da mangiare, cambiarla, coccolarla e vezzeggiarla. Lui era di
troppo, e le uniche volte in cui sua madre si accorgeva della sua presenza era per sgridarlo. Non gli
piaceva, quando succedeva, ma era sempre meglio di quando neanche lo vedeva, come fosse fatto
daria.
La cosa che pi la infastidiva era quando mangiava troppo. Era attenta al cibo. Bisogna pensare
alla linea diceva sempre quando il padre voleva prendere dellaltra salsa.
Lui faceva sempre il bis, e non una ma due tre volte. Allinizio la mamma cercava di impedirglielo,
ma lui la fissava e, con gesti consapevolmente lenti, continuava a versare la salsa o a mettere nel
piatto il pur. Alla fine lei si era arresa, limitandosi a guardarlo male. E le porzioni erano diventate
sempre pi grandi. Una parte di lui godeva del disgusto che leggeva nei suoi occhi quando spalancava
la bocca e ingurgitava tutto quel cibo. Se non altro, lo vedeva. Non diceva pi che lui era il suo
bambino bellissimo. Non era pi bello, era brutto, sia dentro che fuori. Ma in quel modo almeno non
veniva ignorato.
Spesso, quando la piccola era nella culla, la mamma andava a riposare. Era in quei momenti che lui
si avvicinava alla sorellina. Se cera lei, non gli era permesso. Via quelle mani, possono essere
sporche. Ma quando la mamma era a letto lui poteva guardarla. E toccarla.
Inclin la testa di lato e la osserv. Sembrava una vecchietta, con quella pelle rossa e un po
screpolata. Nel sonno chiudeva le manine a pugno e si muoveva. Aveva scalciato via la coperta, ma lui
non la risistem. Perch avrebbe dovuto? Lei gli aveva portato via tutto.
Alice. Persino il nome gli faceva schifo. Lui odiava Alice.

Voglio che tu dia i miei gioielli alle figlie di Laila.


Lisbet, ti prego, non possiamo pensarci unaltra volta? Afferr la mano appoggiata sulla coperta.
La strinse, sentendo sotto la pelle le ossa fragili. Come quelle di un uccellino.
No, Kenneth, non possiamo pensarci unaltra volta. Non riesco a rilassarmi se non so che le cose
sono sistemate. Non troverei pace sapendo di averti lasciato nel caos. Sorrise.
Ma... Kenneth si schiar la voce e riprov. cos... La voce gli si incrin di nuovo e sent che
gli si inumidivano gli occhi. Se li asciug di scatto. Doveva trattenersi, essere forte. Ma le lacrime
gocciolarono lo stesso sul lenzuolo fiorato, ormai sbiadito dai tanti lavaggi. Lo usava sempre perch
sapeva che a lei piaceva tanto.
Non devi recitare, con me disse Lisbet facendogli una carezza sulla testa.
Mi lisci la pelata? Lui cerc di ridere, e lei gli fece locchiolino.
Ho sempre pensato che i capelli siano sopravvalutati, lo sai. La testa molto pi affascinante
quando luccica un po.
Lui rise. Lisbet aveva sempre avuto la capacit di farlo ridere. E chi ci avrebbe pensato, dopo? Chi
gli avrebbe sfiorato la pelata con le labbra dicendo che era una fortuna che Dio gli avesse messo una
pista di atterraggio per i suoi baci proprio al centro della testa? Kenneth sapeva benissimo di non
essere luomo pi affascinante sulla faccia della terra, ma agli occhi di Lisbet lo era sempre stato. E
gli succedeva ancora di restare di stucco al pensiero di avere una moglie cos bella. Anche adesso che
il cancro le aveva portato via tutto quello che cera da portare via e laveva consumata fino a dove era
riuscito ad arrivare. Le era dispiaciuto perdere i capelli e lui aveva tentato di scherzarci su come
faceva lei, dicendo che Dio aveva voluto una pista di atterraggio anche per i suoi, di baci. Ma il sorriso
che aveva avuto in risposta non era affatto convinto.
I capelli erano sempre stati il suo vanto: biondi e ricci. Kenneth vedeva che gli occhi le si
riempivano di lacrime quando, davanti allo specchio, si passava la mano tra le ciocche sparse rimaste
dopo la chemio. La trovava ancora bellissima, ma sapeva quanto soffriva. Cos, la prima cosa che
aveva fatto una volta che era andato a Gteborg era stata entrare in una boutique e comprarle un
foulard di Herms. Lei laveva sempre desiderato, facendo per resistenza quando lui si offriva di
regalarglielo. Non ha senso pagare tutti quei soldi per un pezzetto di stoffa di quelle dimensioni
diceva quando lui tentava di convincerla.
Ma quella volta glielaveva comprato lo stesso, scegliendo il pi caro che avevano. Lei si era alzata
a fatica dal letto, aveva aperto il pacchettino e tolto il foulard dalla sua elegante confezione ed era
andata davanti allo specchio. Con lo sguardo fisso sul proprio viso si era annodata intorno alla testa
quel quadrato di seta cangiante tra il giallo e loro, nascondendo le ciocche e la cute. E negli occhi le
era tornato lo scintillio che la chemio le aveva portato via insieme ai capelli.
Non aveva detto una parola. Si era solo avvicinata a lui, seduto sul letto, si era chinata e gli aveva
dato un bacio proprio al centro della pelata. Poi si era infilata di nuovo sotto le coperte e si era
appoggiata al cuscino su cui loro risaltava in modo particolare. Da allora non aveva mai smesso di

portarlo.
Voglio che tu dia ad Annette il collier doro e a Josefine le perle. Il resto possono dividerselo come
credono. Speriamo solo che non litighino. Lisbet rise, sicura che le figlie della sorella sarebbero state
capaci di accordarsi sulla ripartizione dei pochi gioielli che aveva accumulato nella sua vita.
Kenneth si riscosse. Si era perso nei ricordi e il risveglio fu brutale. Capiva il desiderio della moglie
di lasciare tutto in ordine al momento di congedarsi dalla vita, ma allo stesso tempo non reggeva tutti
i dettagli che non facevano che ricordargli linevitabile, a sentire gli esperti ormai molto vicino.
Avrebbe dato qualsiasi cosa pur di non ritrovarsi l seduto con una mano fragile tra le proprie ad
ascoltare ladorata moglie che ripartiva i suoi beni terreni.
E non voglio che tu rimanga solo per il resto della tua vita. Vedi di uscire ogni tanto, per renderti
conto di cosa c a disposizione. Per tieniti alla larga dai siti internet per single, mi raccomando,
perch secondo me...
Ora basta, tesoro le disse facendole una carezza sulla guancia. Pensi davvero che esista una
donna alla tua altezza? Meglio lasciar perdere.
Non voglio che tu rimanga solo insistette lei, seria, stringendogli la mano con tutte le forze che
aveva. Mi hai sentita? Bisogna andare avanti. La fronte le si era imperlata di sudore e lui gliela
tampon dolcemente con il fazzoletto che teneva sul comodino.
Adesso sei qui. lunica cosa che conta.
Rimasero in silenzio per un po, lo sguardo negli occhi dellaltro, dove era raccolta tutta la loro vita
insieme. La grande passione dei primi tempi, mai completamente scomparsa nonostante la
quotidianit lavesse un po smussata. Tutte le risate, laffiatamento, lamicizia. Tutte le notti in cui
erano rimasti stretti luno allaltra, lei con la guancia appoggiata al petto di lui. Tutti gli anni con i
figli mai arrivati, la speranza spazzata via da quelle cascate rosse ma sfociata, alla fine, in una calma
accettazione. La vita che si era riempita di amici, di interessi, dellamore reciproco.
Il cellulare suon nellingresso. Lui rimase dovera senza lasciarle la mano. Ma gli squilli
continuavano e alla fine lei gli rivolse un cenno.
Tanto vale che tu risponda. Pare che qualcuno tenga molto a rintracciarti.
Kenneth si alz di malavoglia, and nellingresso e prese il cellulare che aveva lasciato sul
cassettone. Sul display cera il nome di Erik. Si sent pervadere da unondata di irritazione.
Linvadenza di quelluomo non aveva limiti.
S? rispose senza sforzarsi di nascondere ci che provava. Ma, mentre ascoltava, la sua
espressione cambi. Dopo qualche breve domanda chiuse la chiamata e torn da Lisbet. Inspir
profondamente con lo sguardo puntato sul suo viso, cos segnato dalla malattia ma ai suoi occhi
ancora cos bello, incorniciato da unaureola di giallo e oro.
Pare che abbiano trovato Magnus. Morto.
Erica aveva chiamato ripetutamente Patrik, ma lui non le aveva risposto. Doveva avere molto da
fare.
Era seduta al computer, a casa, e stava navigando su internet. Cercava ostinatamente di concentrarsi,
ma non poteva prescindere dalla distrazione consistente in due paia di piedini che le scalciavano nella
pancia. E i pensieri erano difficili da tenere a bada. Lansia. Il ricordo dei primi mesi dopo la nascita
di Maja, ben lungi dalla rosea beatitudine che si era immaginata. Un buco nero, e questa volta sarebbe
stato doppio. Due neonati da nutrire, due che si svegliavano, due che richiedevano tutta la sua
attenzione, tutto il suo tempo. Forse era egoista, ed era per questo che faceva fatica a mettere tutta se
stessa nelle mani di qualcun altro. Dei suoi figli. Aveva paura e allo stesso tempo si sentiva in colpa.

In fondo, che ragione aveva di preoccuparsi per una cosa cos meravigliosa come avere altri due
bambini, due doni in una volta? E invece era cos. Si angustiava fino a sentirsi lacerare dentro. In
compenso, ora sapeva cosa veniva dopo. Maja la rendeva talmente felice che non si pentiva neanche di
un secondo di quel periodo difficile. Eppure il ricordo cera, e la tormentava.
Un calcio pi forte degli altri le mozz il fiato. Uno dei due piccoli, se non entrambi, doveva avere
una notevole predisposizione per il gioco del pallone. Il dolore la richiam al presente. Era
consapevole del fatto che tutte le riflessioni su Christian e le lettere erano probabilmente un mezzo
per tenere a bada i pensieri e lansia, ma non le importava pi di tanto.
Apr google e per prima cosa inser il suo nome, christian thydell. Vennero fuori diverse pagine di
risultati, ma parlavano tutte del libro, niente che si riferisse al passato. Prov aggiungendo trollhttan.
Nessun risultato. Se ci aveva abitato, doveva pur aver lasciato tracce di s. Bisognava solo trovare il
modo per scoprirle. Si rosicchi lunghia del pollice, riflettendo. Che fosse sulla strada sbagliata? In
realt niente indicava che le lettere venissero spedite da qualcuno che laveva conosciuto prima del
trasferimento a Fjllbacka.
Tuttavia, rimaneva il silenzio sul proprio passato. Era come se Christian avesse cancellato la propria
vita fino al momento del cambio di residenza. Oppure era solo con lei che non voleva parlarne?
Quellidea le bruciava, ma non riusciva a scacciarla. Effettivamente sembrava che non fosse stato
particolarmente estroverso neanche al lavoro, ma non era la stessa cosa. Nonostante tutto, le era
sembrato che lavorando al manoscritto, palleggiandosi idee e riflessioni, discutendo sfumature e
linguaggio, lei e Christian si fossero avvicinati molto. Ma probabilmente non era stato cos.
Erica si rese conto che avrebbe dovuto parlare con qualche altro amico di Christian prima di
lavorare troppo di fantasia. Ma aveva solo una vaga idea di chi frequentasse. Magnus Kjellner era
stato il primo a venirle in mente, ma a meno di un miracolo non era una via praticabile. Christian e
Sanna incontravano ogni tanto anche Erik Lind, limprenditore edile, e il suo socio Kenneth
Bengtsson, ma era difficile dire in che rapporti fossero e con quale dei due sarebbe stato meglio
parlare. E poi, come avrebbe reagito Christian se fosse venuto a sapere che lei andava in giro a
interrogare i suoi amici e conoscenti?
Decise di non farsi troppi problemi. La curiosit era pi forte. E in fondo era per il bene di
Christian. Se lui non voleva scoprire chi gli spediva quelle minacce, ci avrebbe pensato lei.
E di colpo cap da chi doveva partire.
Ludvig guard di nuovo lorologio. Non mancava molto alla ricreazione. Matematica era la materia
che pi detestava e come al solito lora non passava mai. Ancora cinque minuti. La pausa coincideva
con quella della 7A, la classe di Sussie, che aveva larmadietto nella fila dietro la sua. Con un po di
fortuna, si sarebbero trovati a mettere via i libri contemporaneamente. Erano pi di sei mesi che ne era
innamorato. Non lo sapeva nessuno, eccetto Tom, il suo migliore amico, il quale sapeva anche che, se
avesse parlato, sarebbe morto dopo lunghe e dolorose torture.
Quando suon la campanella, chiuse di colpo il libro, sollevato, e corse fuori dallaula. Mentre si
dirigeva verso larmadietto si guard intorno, ma Sussie non si vedeva. Forse la sua classe non era
ancora uscita.
Tra non molto avrebbe trovato il coraggio di parlare con lei, ormai aveva deciso. Lunico problema
era che non sapeva come cominciare, cosa dire. Aveva cercato di convincere Tom a farsi avanti con
qualche sua amica, per poterla avvicinare in quel modo, ma lui si era rifiutato e quindi doveva trovare
unaltra soluzione.
Quando arriv agli armadietti, non cera nessuno. Apr il suo, mise dentro i libri e chiuse con cura il

lucchetto. Forse era assente. Non laveva vista neanche prima, per cui poteva essere rimasta a casa
malata o per altri motivi. Quel pensiero lo abbatt al punto che gli venne voglia di saltare lultima ora
di lezione. Quando qualcuno gli tocc la spalla fece un salto.
Scusa, Ludvig, non intendevo spaventarti.
Dietro di lui cera la preside, pallida e seria. Ludvig impieg una frazione di secondo a capire cosa
voleva dirgli. Il pensiero di Sussie e di tutto quello che fino a un attimo prima era sembrato
importante spar per essere sostituito da un dolore cos intenso da togliergli il fiato.
Puoi venire un attimo nel mio ufficio? Elin gi l.
Annu. Non aveva senso chiedere di cosa si trattasse, lo sapeva gi. Il dolore gli pervase le braccia
fino alle punte delle dita e mentre camminava non si sentiva pi i piedi. Li spostava avanti, uno dopo
laltro, come sapeva che doveva fare, ma non sentiva niente.
Nel corridoio incroci Sussie. Lei lo guard negli occhi. Era passata uneternit da quando questo
significava qualcosa. Per lui ora lei era trasparente. Non cera niente al di fuori del dolore, intorno a
cui echeggiava soltanto il vuoto.
Vedendolo, Elin scoppi a piangere. Sicuramente si era sforzata fino a quel momento di non cedere
alle lacrime. Come mise piede nellufficio, lei gli corse incontro per abbracciarlo. Lui la strinse forte
accarezzandole la schiena mentre piangeva.
Il poliziotto che aveva gi visto alcune volte rimase in disparte lasciando che si confortassero a
vicenda. Non aveva ancora detto una parola.
Dove lavete trovato? chiese alla fine Ludvig. La domanda gli era uscita di bocca senza che si
fosse reso conto di averla formulata nella mente. Non era neanche sicuro di voler ascoltare la risposta.
Gi a Slvik disse il poliziotto, che gli sembrava si chiamasse Patrik. La sua collega era rimasta
qualche passo indietro, laria imbarazzata. La capiva. Neanche lui sapeva cosa dire o fare.
Pensavamo di portarvi a casa, se per voi va bene. Patrik fece cenno a Paula di precederli fuori. I
ragazzi la seguirono. Sulla porta, Elin si volt verso Patrik.
Pap annegato?
Si ferm anche Ludvig, ma si accorse che per il momento il poliziotto non aveva intenzione di
aggiungere altro.
Andiamo a casa, Elin. Il resto lo vedremo dopo disse piano prendendo per mano la sorella. Lei
oppose resistenza. Non voleva proseguire, voleva sapere. Poi si mosse.
Allora, vediamo un po... Mellberg fece una pausa a effetto e indic il pannello su cui Patrik
aveva appuntato con cura il materiale raccolto sulla scomparsa di Magnus Kjellner. Qui c tutto
quello che sappiamo, anche se non granch. Tre mesi, e siete riusciti a mettere insieme solo questo.
Ve lo dico io: avete una bella fortuna a essere qui in provincia e non a Gteborg. L avreste dovuto
farlo in una settimana, questo lavoro!
Patrik e Annika si scambiarono unocchiata. Da quando Mellberg era commissario a Tanumshede,
quello degli anni di servizio a Gteborg era un tema ricorrente. Anche se ormai, dopo essere stato
lunico a contarci, sembrava aver abbandonato ogni speranza di essere richiamato l.
Abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere replic Patrik stancamente. Era consapevole
dellinutilit di tentare di opporsi ai rimproveri del capo. Inoltre, solo oggi diventata unindagine
su un omicidio. Finora rientrava nella casistica degli scomparsi.
Va bene, va bene. Puoi riassumere brevemente cos successo, dove e come stato trovato e
coshai saputo da Pedersen? Non ho ancora avuto il tempo di dargli un colpo di telefono. Per il
momento ci accontenteremo di quello che ha detto a te.

Patrik rifer gli avvenimenti della giornata.


Era proprio imprigionato nel ghiaccio? chiese Martin con un brivido.
Avremo presto le foto del luogo del rinvenimento, ma s, era imprigionato nel ghiaccio. Se il cane
non si fosse avventurato sul lago gelato non lavremmo trovato per un altro bel pezzo. O forse con il
disgelo il corpo si sarebbe staccato e sarebbe stato portato via dalla corrente, finendo chiss dove.
Patrik scosse la testa.
Quindi non sappiamo neanche quando stato gettato in acqua, giusto? Gsta, laria cupa, stava
accarezzando la testa di Ernst, appoggiato alla sua gamba.
Be, il ghiaccio si formato solo a dicembre. Dobbiamo aspettare che Pedersen ci confermi da
quanto tempo morto, ma a occhio direi che il decesso avvenuto poco dopo la denuncia della sua
scomparsa. Sollev un dito. Per non abbiamo niente a supporto di questa ipotesi, quindi non
possiamo darlo per scontato.
Sembra plausibile, comunque osserv Gsta.
Hai parlato di lesioni. Cosa sappiamo? Paula strinse gli occhi scuri facendo rimbalzare
impaziente la penna sul blocco che aveva davanti.
Pedersen non mi ha rivelato granch. Lo conoscete anche voi. Non gli va di anticipare troppe
notizie prima di aver fatto un esame approfondito. Ha detto solo che il corpo presenta profonde ferite
da taglio.
Quindi stato accoltellato concluse Gsta.
S, probabile.
Quando avremo altre informazioni? Mellberg, seduto a unestremit del tavolo, schiocc le dita
per chiamare il cane. Ernst si stacc subito da Gsta e and ad appoggiare la testa sulle ginocchia del
suo padrone.
Lautopsia sar eseguita verso la fine della settimana rispose Patrik sospirando. A volte quel
mestiere non andava proprio daccordo con la sua impazienza. Avrebbe voluto ricevere il rapporto
subito, non di l a giorni. Quindi sabato o domenica, se siamo fortunati, altrimenti luned, o marted.
E di come scomparso cosa sapete? Mellberg sollev ostentatamente la tazza vuota verso
Annika, che finse di non vederla. Fece un secondo tentativo con Martin Molin, e gli and meglio: il
pi giovane acquisto della stazione non aveva ancora accumulato lautostima necessaria per ignorarlo.
Quando lo vide scomparire alla volta della saletta del personale, Mellberg si appoggi soddisfatto allo
schienale.
Sappiamo che si mosso da casa poco dopo le otto del mattino. Cia era partita verso le sette e
mezza per andare a Grebbestad, dove lavora in unagenzia immobiliare. I ragazzi erano usciti intorno
alle sette per prendere lautobus che li porta a scuola. Patrik fece una pausa per bere un sorso del
caff che Martin aveva versato a tutti, e Paula ne approfitt per inserirsi con una domanda.
Come sai che si mosso subito dopo le otto?
Lha visto uscire un vicino.
In auto?
No, lunica macchina della famiglia la usava Cia, che mi ha detto che per lo pi lui andava a
piedi.
Non fino a Tanum, immagino disse Martin.
No, si faceva dare un passaggio da un collega, Ulf Rosander, che abita dalle parti del campo di
minigolf. Era fin l che andava a piedi. Quella mattina aveva telefonato a Rosander per avvertirlo che
era in ritardo. Invece non mai arrivato.
Ne siamo sicuri? intervenne Mellberg. Avete rivoltato come un guanto questo Rosander?

Dopotutto, abbiamo solo la sua parola.


Gsta andato a parlargli e niente suggerisce che menta, n ci che dice n il suo comportamento
rispose Patrik.
Lavete messo sotto torchio? ribatt il commissario prendendo un appunto sul suo blocco. Alz
gli occhi e trapan Patrik con lo sguardo. Fallo prelevare e strizzalo come si deve.
Non un provvedimento troppo drastico? La gente potrebbe decidere di non collaborare, se si
sparge la voce che preleviamo i testimoni a forza per portarli alla stazione e interrogarli obiett
Paula. Non meglio che lei e Patrik andiate a trovarlo a Fjllbacka? Oppure posso andarci io, dato
che al momento lei molto occupato. Strizz locchio a Patrik senza farsi vedere.
Mm, in effetti vero. Ho parecchio da fare. Ottimo, Paula. Tu e Patrik farete un giretto e andrete
da questo... Rosell.
Rosander lo corresse Patrik.
Perch, io cosho detto? Mellberg lo fulmin con lo sguardo. Comunque, tu e Paula andate a
parlargli. Secondo me pu venirne fuori qualcosa. Agit impaziente una mano. Be, e poi? Cosaltro
avete fatto?
Siamo passati di casa in casa lungo tutto il percorso che Magnus avrebbe dovuto compiere per
arrivare da Rosander. Nessuno ha visto niente, ma questo non ci permette di arrivare a conclusioni
attendibili. Di mattina la gente indaffarata disse Patrik.
Sembra quasi che, messo piede fuori dalla porta, si sia dissolto nel nulla. Fino al ritrovamento del
cadavere. Martin guard rassegnato Patrik, che si sforz di apparire pi ottimista di quanto non si
sentisse.
Nessuno si dissolve nel nulla. Da qualche parte un indizio c. Dobbiamo solo trovarlo.
Si accorse da solo di quanto suonasse banale la frase che aveva appena pronunciato, ma al momento
non aveva altro da offrire.
E nella sua vita privata abbiamo rovistato a dovere? Abbiamo tirato fuori gli scheletri
dallarmadio? Mellberg rise della propria battuta, ma nessuno si un alla risata.
La cerchia degli amici di Magnus e Cia comprendeva Erik Lind, Kenneth Bengtsson e Christian
Thydell, con relative mogli. Abbiamo parlato con tutti e anche con la famiglia di Magnus ed venuto
fuori soltanto che era un padre attento e un ottimo amico. Niente pettegolezzi, niente segreti, niente
dicerie.
Sciocchezze! sbott Mellberg. Tutti hanno qualcosa da nascondere, bisogna farlo venire alla
luce. Evidentemente non vi siete impegnati abbastanza.
In realt... fece per dire Patrik, ma richiuse la bocca rendendosi conto che, per una volta, forse
Mellberg non aveva torto. Forse non avevano scavato a sufficienza, non avevano posto le domande
giuste. Naturalmente, adesso rifaremo il giro di familiari e amici disse. Di colpo si vide davanti
Christian Thydell e la busta con la lettera e il biglietto, nel primo cassetto della scrivania, ma ritenne
che non fosse il caso di farne parola, almeno finch non avesse avuto qualcosa di pi concreto di una
sensazione su cui basarsi.
Bene, allora ricominciamo da capo, e questa volta cerchiamo di non girare a vuoto! Mellberg si
alz di scatto e per poco non fece cadere allindietro Ernst, appoggiato con la testa sulle sue ginocchia.
Era quasi sulla porta quando si gir, guard i suoi sottoposti con aria severa e aggiunse: E vediamo di
accelerare un po i tempi, intesi?
Fuori dal finestrino del treno era sceso il buio. Era sveglio da tante di quelle ore che gli sembrava
fosse sera inoltrata anche se lorologio mostrava che era solo pomeriggio. In tasca, il cellulare aveva

vibrato una volta dopo laltra, ma lui laveva ignorato. Chiunque fosse, era uno scocciatore.
Christian fiss lo sguardo oltre il vetro. Stavano attraversando Herrljunga. Aveva lasciato la
macchina a Uddevalla, e da l gli ci sarebbero voluti tre quarti dora per arrivare a Fjllbacka.
Appoggi la testa al finestrino e chiuse gli occhi. Il vetro era freddo sulla pelle. Il buio premeva verso
linterno, verso di lui. Inspir di scatto e si spost. La fronte e la punta del naso avevano lasciato dei
segni netti sul finestrino. Li cancell con la mano. Non li voleva l, non voleva lasciare tracce del
proprio passaggio.
Quando arriv a Uddevalla era cos stanco che quasi non ci vedeva. In treno aveva cercato di
appisolarsi, ma le immagini che gli balenavano in testa gli avevano impedito di riposare. Si ferm al
McDonalds di Torp e prese un caff che bevve in fretta, solo per fare il pieno di caffeina.
Il cellulare vibr di nuovo, ma non aveva la forza di tirarlo fuori dalla tasca e ancora meno di
parlare con chi lo cercava con tanta insistenza. Sicuramente era Sanna. Rientrando lavrebbe trovata di
pessimo umore, ma era un rischio che doveva correre.
Cerc di cambiare posizione sul sedile, sentendo formicolare il corpo. La luce dei fari di una
macchina si rifletteva nello specchietto retrovisore e tornando a guardare avanti rimase accecato per
un attimo. Qualcosa, in quei fari, in quella distanza costante, lo indusse a spostare di nuovo lo sguardo
sullo specchietto. Aveva dietro la stessa auto da quando aveva lasciato Torp. O non era la stessa? Si
pass una mano sugli occhi. Ormai non era pi sicuro di niente.
Quando usc dalla superstrada seguendo lindicazione per Fjllbacka i fari lo seguirono. Christian
socchiuse gli occhi cercando di distinguere il modello, ma era troppo buio e il riflesso nello
specchietto lo abbagliava. Le mani gli sudavano sul volante. Lo stringeva tanto forte che le dita gli
facevano male, e per un attimo le apr.
Fu allora che la vide, con il vestito azzurro, il bambino tra le braccia. Lodore di fragole, il sapore
delle sue labbra, la sensazione della stoffa del vestito sulla pelle. I lunghi capelli scuri.
Qualcosa gli si par davanti. Christian inchiod perdendo per qualche secondo la presa sullasfalto.
Lauto scivol verso il fosso e lui si lasci andare senza opporre resistenza, ma a qualche centimetro
dal ciglio della strada la macchina si ferm. Un capriolo balz spaventato nel campo oltre il fosso e
lui lo segu con lo sguardo.
Il motore era ancora acceso ma il rumore fu soffocato dal brusio che gli esplose nella testa. Nello
specchietto retrovisore vide che si era fermata anche lauto che lo seguiva e si rese conto che doveva
ripartire, fuggire da quei fari.
Una portiera si apr e qualcuno scese dalla macchina alle sue spalle. Chi stava venendo verso di lui?
Fuori era tutto nero. Vide soltanto una figura asessuata. Ancora qualche passo e lavrebbe raggiunto.
Le mani presero a tremare sul volante. Distolse lo sguardo dallo specchietto e lo port sul campo e
sul limitare del bosco che si distingueva appena, poco pi in l, restando in attesa. La portiera del
passeggero si apr.
Tutto bene? Non lha investito, mi pare.
Christian gir la testa verso la voce. Un uomo sui sessantanni lo stava scrutando.
Tutto a posto mormor. Sono solo rimasto un po scosso.
Gi, quando saltano davanti al muso della macchina a quel modo fanno prendere un colpo. Sicuro
che sta bene, allora?
Certo. Adesso riparto e vado a casa. Sto tornando a Fjllbacka.
Ah, io invece vado a Hamburgsund. Prosegua piano, mi raccomando.
Luomo chiuse la portiera e Christian sent che i battiti rallentavano. Erano solo fantasmi, ricordi
del passato. Niente che potesse fargli del male.

Una vocina dentro di lui cercava di parlare delle lettere. Non erano un prodotto della sua fantasia,
ma lui fece orecchie da mercante, non voleva ascoltare. Se avesse cominciato a pensarci, lei avrebbe
riacquisito il suo potere. Non poteva permetterlo. Aveva lavorato tanto per dimenticare. Non le
avrebbe consentito di arrivare di nuovo a lui.
Ripart in direzione di Fjllbacka. Nella tasca, il cellulare vibrava.

Alice continuava a strillare, giorno e notte. Coliche, dicevano i suoi. Li aveva sentiti mentre ne
parlavano. Qualsiasi cosa fossero, era terribile dover sentire ininterrottamente quelle urla. Avevano
invaso la sua vita, rubandogli tutto.
Perch la mamma non la odiava per tutti quegli strilli? Perch la teneva in braccio, le cantava le
canzoncine, le sussurrava allorecchio paroline dolci e la guardava intenerita, come se provasse pena
per lei?
Non meritava compassione. Lo faceva apposta, lui ne era convintissimo. A volte, quando si chinava
sulla culla e la guardava, stesa sulla schiena come un orrendo scarafaggio, lei sosteneva il suo
sguardo e i suoi occhi gli dicevano che non voleva che la mamma amasse anche lui. Per questo
strillava e attirava su di s tutta la sua attenzione, in modo che non ne restasse per lui.
Si era accorto che anche il pap la pensava allo stesso modo, anche lui sapeva che Alice lo faceva
apposta in modo che nemmeno lui potesse avere la mamma per s, eppure non muoveva un dito.
Perch? Dopotutto era grande, era adulto. Avrebbe potuto farla smettere.
La mamma quasi non la lasciava toccare neanche al pap, la piccola. A volte lui ci provava, la
prendeva in braccio e le dava dei colpetti sul sedere e sulla schiena per calmarla, ma la mamma gli
diceva sempre che sbagliava, che doveva darla a lei. E allora lui si ritirava in buon ordine.
Un giorno per gli aveva concesso di tenerla. Erano tre notti di fila che Alice strillava pi che mai.
Tre notti passate con il cuscino sulla testa per tenere fuori quelle grida. E sotto il cuscino lodio era
cresciuto, dilatandosi e invadendolo tutto fino a non permettergli quasi di respirare e a costringerlo a
sollevare il cuscino per prendere aria. La mamma era stanca, ormai. Era rimasta sveglia anche lei per
tre notti. Per questo aveva fatto uneccezione, lasciando la piccola al pap per andare a riposare. E
lui aveva deciso di farle il bagno e gli aveva chiesto se voleva guardare.
Aveva misurato con cura la temperatura dellacqua nella vasca e aveva rivolto ad Alice, che per
una volta stava zitta, lo stesso sguardo della mamma. Mai, prima di allora, il padre era stato
importante. Era una figura invisibile, scompariva nello sfolgorio della mamma e come lui era rimasto
escluso dal sodalizio tra madre e figlia. Ma nel momento in cui aveva sorriso ad Alice e lei aveva
risposto al suo sorriso anche lui aveva acquisito un significato.
Il padre si inginocchi e immerse delicatamente il corpicino nudo nellacqua, posandolo su una
specie di sdraietta rivestita di spugna simile a una piccola amaca, in modo che la piccola potesse
stare quasi seduta. Con gesti teneri le lav le braccia, le gambe, il pancino, mentre lei agitava mani e
piedi. Non strillava, finalmente aveva smesso di strillare. Ma non importava. Aveva vinto lei. Persino
il pap aveva lasciato il suo rifugio dietro il giornale per sorriderle.
Immobile sulla porta, non riusciva a distogliere lo sguardo dalle mani che si muovevano sul
corpicino della bambina. Le mani del padre, che da quando la mamma aveva smesso di accorgersi
della sua esistenza era diventato per lui la cosa pi vicina a un confidente. Quando il campanello
suon, ebbe un sussulto. Il padre pass con lo sguardo dalla porta ad Alice, incerto sul da farsi. Alla
fine disse: Puoi tenere docchio la sorellina per un attimo? Guardo solo chi . Torno subito.

Esit un secondo. Poi sent che la testa si abbassava annuendo. Il padre si alz e gli chiese di
avvicinarsi. I piedi si mossero meccanicamente per fare quei pochi passi. Con la coda dellocchio, lo
vide uscire dal bagno.
Erano soli. Lui e Alice.

Erica guard Patrik, senza parole.


Nel ghiaccio?
S, quel poveruomo che lha trovato deve aver subito uno shock. Patrik le aveva riferito in breve
gli avvenimenti della giornata.
Ci credo! Erica si lasci cadere pesantemente sul divano e Maja cerc immediatamente di salirle
in braccio, impresa non proprio agevole.
Ponto... ponto... chiam la bambina, rivolta alla pancia. Da quando le avevano spiegato che i
gemelli potevano sentirla coglieva ogni occasione per comunicare con loro, solo che, data la
limitatezza del suo vocabolario, le conversazioni erano piuttosto monotone.
Dormono, non svegliarli le sussurr Erica portandosi un dito alle labbra.
Maja ripet il gesto e poi premette lorecchio sulla pancia per verificare se dormivano davvero.
Devessere stata una giornata terribile disse piano Erica.
Gi. Patrik annu cercando di scacciare limmagine di Cia e dei suoi figli. Soprattutto lo sguardo
di Ludvig, cos simile a quello di Magnus, gli sarebbe rimasto impresso a lungo. Adesso, se non
altro, sanno. A volte penso che lincertezza sia peggio disse sedendosi sul divano. Maja gli salt
allegramente sulle ginocchia, dove cera un po pi di posto, e gli nascose il faccino contro il petto.
Lui le accarezz la testolina bionda.
Mi sa che hai ragione. Per dura, quando la speranza svanisce. Erica esit. Avete idea di cosa
possa essere successo?
Patrik scosse la testa. No, al momento non abbiamo neanche un appiglio. Assolutamente nulla.
E le lettere di Christian? domand lei, che stava combattendo una battaglia interiore. Era il caso
di parlare della visita in biblioteca e delle riflessioni sul passato di Christian? Decise di rimandare.
Preferiva avere qualche informazione in pi, prima.
Non ho ancora avuto il tempo di occuparmene. Dobbiamo riparlare con i familiari e gli amici di
Magnus, e alla fine riaffronter largomento con lui.
Stamattina durante lintervista gli hanno fatto una domanda sulle minacce ricevute disse Erica
rabbrividendo al pensiero del ruolo che aveva avuto nella vicenda che aveva portato Christian a subire
quellinterrogatorio in diretta.
Cosha risposto?
Ha sminuito la cosa, anche se si vedeva che era sotto pressione.
Non poi cos strano. Patrik baci la testolina di Maja. Cosa dici, andiamo a preparare un po di
pappa per la mamma e i gemellini? Si alz prendendo in braccio la bambina, che annu con slancio.
Cosa preferisci? Cacchette di capra con cipolle?
Maja si mise a ridere come una pazza. Era piuttosto precoce per la sua et, aveva gi cominciato ad
apprezzare il tipico umorismo caccaculopiscia che trasformava le polpette in cacchette di capra e altri
cibi in ulteriori poco appetibili varianti.
Anzi no disse Patrik. Facciamo i bastoncini di pesce con il pur. Le cacchette le teniamo per

unaltra volta.
La bambina riflett un pochino e poi annu con aria condiscendente. Per questa volta potevano
andare anche i bastoncini di pesce.
Sanna camminava avanti e indietro. I bambini stavano guardando Bolibompa in soggiorno. Lei
invece non riusciva a stare ferma. Girava per la casa stringendo convulsamente il cellulare. A
intervalli regolari componeva il numero. Ma niente. Christian non rispondeva al telefono dalla sera
prima e nella sua mente avevano preso forma una scena dellorrore dietro laltra, ancor pi dopo che
la notizia del ritrovamento di Magnus aveva scioccato Fjllbacka. Nel corso della giornata aveva
ricontrollato le mail dieci volte. Dentro di lei si stava accumulando qualcosa che premeva sempre di
pi, pretendendo di essere smentito o confermato. Nel profondo di se stessa desiderava quasi di
coglierlo in fallo in qualche modo, cos almeno avrebbe trovato una valvola di sfogo per langoscia e
la paura che langustiavano.
In realt sapeva di agire nel modo sbagliato: con la sua mania di controllarlo e le sue continue
domande su chi vedeva e cosa pensava non faceva che allontanarlo ancora di pi da s. Razionalmente
ne era consapevole, ma la sensazione di non potersi fidare di lui, di non essere allaltezza, finiva
sempre per avere la meglio. Era certa che le nascondesse qualcosa. Che non lamasse.
Quel pensiero era cos doloroso che Sanna si sedette sul pavimento della cucina abbracciandosi le
ginocchia. Il frigorifero le vibrava dietro la schiena ma lei non se ne accorse neanche. Sentiva solo un
grande vuoto dentro.
Dovera? Perch non si faceva sentire? Perch non rispondeva alle sue chiamate? Compose di nuovo
il numero, decisa. Gli squilli si susseguirono. Si alz e si avvicin al tavolo, su cui era appoggiata una
lettera. Era arrivata quel giorno e lei laveva aperta subito. Le frasi erano criptiche come al solito. Sai
che non puoi fuggire. Io sono nel tuo cuore: non puoi nasconderti, dovessi arrivare in capo al mondo.
La calligrafia le era ormai familiare. Sollev tremante la busta e se la port al naso. Sapeva di carta e
inchiostro. Niente profumo o altri indizi che potessero svelare qualcosa sul mittente.
Christian continuava a sostenere, ostinato, di non sapere chi gli scrivesse quelle lettere, ma lei non
gli credeva. Era semplicemente cos. La collera si risvegli dentro di lei inducendola a gettare la
lettera sul tavolo e a salire le scale di corsa. Uno dei bambini la chiam dal divano ma lei lo ignor.
Doveva sapere, cercare delle risposte. Era come se qualcun altro si fosse impossessato del suo corpo e
non fosse pi lei a governarlo.
Cominci dalla camera da letto: apr i cassetti del com, quelli di Christian, tir fuori alla rinfusa il
contenuto e lo esamin con attenzione, e tast il fondo dopo averli svuotati. Niente, assolutamente
niente se non magliette, slip e calze.
Si guard intorno nella stanza, frugandola con gli occhi. Gli armadi. Coprivano tutta la parete di
fondo. Sanna si avvicin e cominci a esaminarli sistematicamente, gettando tutto sul pavimento.
Camicie, pantaloni, cinture, scarpe. Non trov niente di personale, niente che potesse dirle qualcosa di
pi sul marito o aiutarla a penetrare il muro che si era costruito intorno.
Scaravent fuori tutto ci che apparteneva a Christian, sempre pi velocemente, lasciando dentro
solo le proprie cose. Alla fine si sedette sul letto e pass una mano sulla sopracoperta, fatta a mano
dalla sua nonna materna. Erano tanti gli oggetti che rivelavano chi era lei, qual era stato il suo passato
prima che diventasse la moglie di Christian. La sopracoperta, il tavolino da toilette appartenuto alla
nonna paterna, le collane ereditate dalla madre. Tutte le lettere di amici e familiari che conservava in
una scatola nellarmadio. Gli annuari scolastici ordinatamente impilati su una mensola, il tradizionale
berretto bianco dei neodiplomati custodito in una cappelliera insieme al bouquet da sposa con i fiori

secchi. Una quantit di piccole cose che raccontavano una storia, una vita.
Di colpo si rese conto che suo marito non aveva niente del genere. Non era un sentimentale come lei
e in generale non aveva la tendenza a conservare gli oggetti, ma qualcosa avrebbe dovuto esserci.
Nessuno poteva passare una vita intera senza affezionarsi a un ricordo.
Batt il pugno chiuso sul letto. Lincertezza le faceva battere forte il cuore nel petto. Chi era
Christian in realt? Poi le venne unidea. Cera un posto dove non aveva cercato. La soffitta.
Erik fece roteare il bicchiere tra le dita osservando il rosso intenso del vino che si schiariva
leggermente verso il bordo. Segno che era un vino giovane: lo aveva imparato a uno dei tanti corsi da
sommelier che aveva frequentato.
La sua intera vita stava andando in pezzi e lui non riusciva ancora a capacitarsene. Era come se
fosse stato trascinato da una corrente cos forte da spazzare via ogni resistenza.
Magnus era morto. Un secondo shock si era sovrapposto al primo, al punto che soltanto ora stava
assorbendo linformazione ricevuta da Louise. Il messaggio in cui lei lo informava di aver sentito dire
che era stato ritrovato il corpo di Magnus gli era arrivato quasi contemporaneamente alla notizia della
gravidanza di Cecilia. Due eventi che lo avevano scosso nel profondo e di cui era venuto a conoscenza
a distanza di mezzo minuto.
Potresti almeno rispondere, no? disse Louise, tagliente.
Cosa? domand rendendosi conto in quel momento del fatto che doveva essersi perso la domanda.
Coshai detto?
Ti ho chiesto doveri oggi quando ti ho mandato il messaggio. Ho chiamato in ufficio ed eri fuori.
Allora ho provato pi volte sul cellulare e scattava la segreteria telefonica. Aveva la voce impastata.
Probabilmente aveva cominciato a bere fin dalla mattina.
Il disgusto gli invase la bocca mescolandosi al vino che assunse di colpo un sapore amaro,
metallico. Gli ripugnava il fatto che si fosse lasciata andare fino a quel punto. Perch non tentava di
rimettersi in carreggiata invece di fissarlo con lo sguardo da martire e il corpo traboccante di vino
scadente?
Ero fuori per una commissione.
Una commissione? Louise bevve un sorso di vino. Me la immagino.
Smettila disse lui stancamente. Non oggi. Non giornata.
Ah, davvero? E come mai? Il tono era combattivo ed Erik cap che voleva litigare. Le ragazze
dormivano gi da un po. Cerano solo loro. Lui e Louise.
Uno dei nostri amici pi cari stato trovato morto, oggi. Non potremmo stare un po tranquilli?
Louise si zitt. Erik cap che si vergognava. Per un attimo gli balen nella mente limmagine della
ragazza che aveva conosciuto alluniversit: carina, sveglia e con la battuta pronta. Ma era scomparsa
rapidamente, lasciandosi dietro solo pelle floscia e denti rovinati dal vino rosso. Di nuovo avvert quel
gusto amaro in bocca.
E poi Cecilia. Come doveva comportarsi con lei? Per quanto ne sapeva, era la prima volta che una
delle sue amanti restava incinta. Forse aveva avuto fortuna. Ma adesso era finita. Lei aveva detto che
intendeva tenere il bambino. In piedi, in cucina, glielaveva comunicato con la massima freddezza.
Niente considerazioni, niente discussioni. Lo aveva fatto solo perch doveva farlo e voleva dargli la
possibilit di scegliere se dare un contributo.
Di colpo era diventata adulta. Ingenuit e risatine erano sparite dincanto. L di fronte a lei, aveva
capito dal suo sguardo che per la prima volta lo vedeva per ci che era. E la cosa laveva messo a
disagio. Non voleva vedere se stesso attraverso i suoi occhi. Non voleva vedersi e basta.

Per tutta la sua vita aveva dato per scontata lammirazione. A volte anche la soggezione, e la cosa
gli aveva fatto altrettanto piacere. Ma quel giorno, con una mano a proteggere la pancia, lei lo aveva
guardato con occhi pieni di disprezzo. La loro relazione era finita. Gli aveva elencato le possibilit che
restavano. Era disposta a tenere la bocca chiusa sullidentit del padre del bambino in cambio di un
consistente contributo versato mensilmente sul suo conto dal giorno della nascita a quello del
diciottesimo compleanno del figlio, oppure avrebbe raccontato tutto a Louise e avrebbe cercato in
ogni altro modo di farlo cadere in disgrazia.
Guardando la moglie, Erik si chiese se avesse fatto la scelta giusta. Non amava Louise. La tradiva e
la feriva continuamente, e sapeva che lei sarebbe stata pi felice senza di lui, ma il potere
dellabitudine era notevole. Non lo allettava lidea di una vita da scapolo con montagne di stoviglie e
di biancheria da lavare, i piatti pronti della Findus davanti alla televisione e i fine settimana
programmati con le figlie. Louise aveva avuto la meglio per comodit. E perch aveva diritto a met
del suo patrimonio. Era la semplice verit. E ora gli sarebbe toccato pagarla cara per diciotto anni.
Per quasi unora rimase seduto nellauto. Vedeva Sanna passare da una stanza allaltra e da come si
muoveva capiva che era sconvolta.
Non aveva la forza di affrontare la sua rabbia, i suoi pianti e le sue accuse. Se non fosse stato per i
bambini... Christian avvi la macchina e super il passo carraio per impedire a se stesso di completare
quel pensiero. Ogni volta che sentiva pulsare nel petto lamore nei confronti dei figli veniva
sopraffatto dalla paura. Aveva cercato di tenerli a distanza, ma le lettere gli avevano fatto capire che il
male incombeva. E ci che provava per i bambini era profondo e senza ritorno.
Doveva proteggerli a qualsiasi prezzo. Non poteva fallire di nuovo, altrimenti tutta la sua vita, tutto
ci in cui credeva sarebbe cambiato per sempre. Appoggi la testa al volante, sentendo la plastica
contro la fronte. Si aspettava che da un momento allaltro la porta dingresso si aprisse. Ma
evidentemente Sanna non aveva visto arrivare la macchina e cos ebbe alcuni secondi per ricomporsi.
Si era illuso di poter provare un senso di sicurezza chiudendo la parte del cuore che apparteneva a
loro, ma si era sbagliato. Non poteva fuggire. E non poteva fare a meno di amarli. E dunque non gli
restava che andare incontro al male e combatterlo faccia a faccia. Affrontare ci che per tanto tempo
si era tenuto dentro e che il libro aveva fatto riaffiorare. Per la prima volta pens che non avrebbe
dovuto scriverlo. Che se non lo avesse fatto sarebbe stato tutto diverso. Allo stesso tempo sapeva
benissimo che non era stata una libera scelta. Aveva dovuto scriverlo, raccontare di lei.
In quel momento si apr la porta. Sanna rabbrivid nel golfino stretto sul petto. Lui alz la testa e la
guard. La luce proveniente dallingresso la faceva sembrare una madonna, in pantofole e golfino
logoro. Lei era al sicuro, vedendola l in piedi ne ebbe la conferma: non smuoveva nulla dentro di lui.
Non laveva mai fatto n lavrebbe mai fatto. Non doveva preoccuparsi di proteggerla.
Tuttavia, avrebbe dovuto rispondere alle sue domande. Quando scese dalla macchina si sent le
gambe pesanti. Chiuse la portiera con il pulsante della chiave e si avvi verso la luce. Sanna arretr
nellingresso, fissandolo, il volto pallido.
Ti ho cercato. Ti chiamo da ieri sera e tu non ti sei degnato di rispondere. Dimmi che ti hanno
rubato il telefono o che si rotto, dimmi qualcosa che possa essere una spiegazione plausibile.
Christian alz le spalle. Non cerano spiegazioni.
Non lo so disse sfilandosi la giacca. Anche le braccia erano intorpidite.
Non lo sai... Le parole le uscivano a scatti e, sebbene la porta dingresso fosse ormai chiusa, le
braccia erano ancora strette sul petto.
Ero stanco disse lui accorgendosi da solo di quanto suonasse inadeguata quella frase. Stamattina

lintervista stata impegnativa e poi sono andato da Gaby e... Ero stanco. Non aveva la forza di
raccontare quello che era successo durante il colloquio con il suo editore. Desiderava soltanto andare
di sopra, infilarsi sotto le coperte, abbandonarsi al sonno e dimenticare.
I bambini dormono? chiese passandole davanti. La urt e lei ondeggi leggermente ma non si
spost. Visto che non rispondeva, Christian ripet la domanda.
I bambini dormono?
S.
Sal le scale ed entr nella cameretta. Sembravano due angioletti, nei loro lettini. Guance rosse e
ciglia folte, simili a ventagli scuri. Si sedette sul bordo del letto di Nils e gli fece una carezza sui
capelli biondi. Ascolt il respiro di Melker. Si alz e rimbocc le coperte a entrambi e poi torn gi.
Sanna era ancora nella stessa posizione, nellingresso. Intu che questa volta non si trattava del solito
litigio, delle solite accuse. Sapeva che lei lo controllava in tutti i modi possibili, che passava in
rassegna le sue mail e chiamava al lavoro con pretesti inventati solo per verificare che fosse davvero
l. Sapeva tutto questo e lo aveva accettato. Ma questa volta cera dellaltro.
Se avesse potuto scegliere, si sarebbe voltato e sarebbe tornato di sopra, mettendo in atto quello che
aveva pensato e andando direttamente a dormire. Ma sapeva che era inutile. Sanna voleva parlargli e
lo avrebbe fatto, che lui fosse in piedi o a letto.
successo qualcosa? chiese, sentendosi gelare allimprovviso. Sapeva di cosa era capace.
arrivata unaltra lettera rispose lei, cambiando finalmente posizione. And in cucina e lui ne
dedusse che doveva seguirla.
Una lettera? Christian tir il fiato. Meno male. Niente di pi grave.
Una delle solite disse Sanna gettandogli la busta. Chi che te le spedisce? Non dirmi che non lo
sai. Non ci credo neanche per un secondo. La voce le and in falsetto. Chi , Christian? Sei andato
da lei oggi? Per questo non rispondevi? E perch continua a spedirti queste lettere? Le domande e le
accuse sembravano non aver fine e Christian si sedette stancamente sulla sedia pi vicina alla finestra,
tenendo la lettera in mano senza nemmeno guardarla.
Non ne ho idea, Sanna. Nel profondo provava il desiderio di raccontarle tutto, ma non poteva.
Stai mentendo. Sanna soffoc un singhiozzo. Abbass la testa e si strofin il naso con la manica
del golfino. Poi alz lo sguardo. So che stai mentendo. C unaltra, oppure c stata. Oggi ho girato
come una pazza per casa in cerca di qualcosa che mi potesse fornire il minimo appiglio per scoprire
con chi sono sposata. E sai una cosa? Non c niente. Niente! Non ho idea di chi sei!
Ormai stava urlando e Christian si lasci investire dalla sua rabbia. Aveva ragione. Si era lasciato
alle spalle tutto ci che era stato. Loro e lei. Ma avrebbe dovuto capire che lei non si sarebbe lasciata
seppellire nelloblio, nel passato. Avrebbe dovuto saperlo.
Insomma, di qualcosa!
Christian trasal. Sanna si era chinata su di lui e gridando aveva sputato. Sollev lentamente il
braccio per asciugarsi la faccia. Lei avvicin ulteriormente il viso al suo e sussurr: Sai, ho cercato a
lungo. Tutti hanno qualcosa che non vogliono dimenticare. E quello che voglio sapere... Fece una
pausa e lui avvert un formicolio sotto la pelle. Sanna aveva unespressione soddisfatta ed era una cosa
nuova, che gli faceva paura. Non voleva sentire altro, non voleva pi stare al gioco, ma sapeva che lei
avrebbe continuato imperterrita fino al traguardo.
Allung la mano verso una delle sedie dallaltra parte del tavolo, gli occhi lucidi di tutte le
emozioni accumulate durante gli anni trascorsi con lui.
Quello che voglio sapere a chi appartiene questo disse sollevando qualcosa di azzurro.
Christian cap immediatamente cosera e dovette trattenere limpulso di strapparglielo di mano.

Non aveva il diritto di toccarlo! Voleva dirglielo, urlarglielo in faccia e farle capire che aveva
oltrepassato il limite. Ma aveva la bocca secca e non riusc a spiccicare parola. Tese una mano verso il
vestito azzurro, cos morbido contro la guancia e cos leggero, quasi impalpabile. Lei lo tir indietro,
fuori dalla sua portata.
Di chi ? La voce era ancora pi bassa, quasi impercettibile. Sanna lo spieg e se lo mise davanti
come fosse in un negozio e volesse controllare se il colore le donava.
Christian non la vedeva nemmeno, gli occhi fissi sul vestito. Non reggeva allidea che fosse
profanato da mani estranee. Eppure il suo cervello continuava a lavorare con freddezza ed efficienza
sorprendenti. I suoi due mondi, tenuti separati con tanta cura e impegno, stavano per scontrarsi, ma la
verit non doveva venire fuori. Non poteva essere pronunciata a voce alta. Anche se la miglior
menzogna quella che racchiude in s parte della verit.
Di colpo si sent pervadere dalla calma. Avrebbe dato a Sanna quello che voleva, un pezzetto del suo
passato. Si mise a raccontare, e dopo un po lei si sedette. Quella che stava ascoltando era la sua
storia, una parte della sua storia.
Il respiro era irregolare. Ormai erano mesi che Lisbet non dormiva pi nel letto matrimoniale al
piano di sopra. Quando la malattia si era aggravata, lui le aveva sistemato la cameretta degli ospiti,
cercando di renderla il pi accogliente possibile. Ma questa volta lospite era il cancro, che occupava
la stanza con il suo odore, la sua costanza e il suo presagio di morte.
Presto quellospite se ne sarebbe andato ma, mentre ascoltava il respiro di Lisbet, Kenneth desider
che potesse trattenersi. Perch non sarebbe partito da solo: gli avrebbe portato via la cosa pi preziosa.
Il foulard era sul comodino. Kenneth si gir sul fianco, appoggi la testa alla mano e osserv la
moglie alla luce fioca dei lampioni che entrava dalla finestra. Allung una mano e sfior leggero la
peluria sulla testa. Vedendola trasalire, ritir subito il braccio nel timore di svegliarla da quel sonno di
cui aveva tanto bisogno e che raramente durava pi di pochi brevi istanti.
Non potevano pi dormire vicini, avvinghiati luno allaltra come era loro abitudine e come
avevano sempre adorato fare. Si stringevano sotto le coperte, e lui la circondava con il braccio: lo
avevano fatto dalla loro prima notte insieme. Ma la malattia aveva sottratto loro anche quella gioia. Il
contatto le faceva troppo male. Bastava che la sfiorasse perch lei sussultasse, e allora Kenneth aveva
sistemato una brandina di fianco al letto. Non dormire nella stessa stanza sarebbe stato insopportabile.
La possibilit di passare la notte nella camera al piano di sopra non esisteva.
Sulla brandina dormiva male. La schiena ne soffriva e al mattino doveva stirarsi a lungo e con
cautela. Aveva preso in considerazione lipotesi di un letto vero e proprio da mettere di fianco
allaltro ma, anche se i suoi sentimenti facevano resistenza, sapeva che non valeva la pena comprarlo.
Non sarebbe servito per molto. Di l a qualche tempo si sarebbe ritrovato a dormire da solo nel letto
matrimoniale.
Batt le palpebre per scacciare le lacrime e vide che Lisbet continuava a respirare a scatti,
superficialmente e faticosamente. I suoi occhi si muovevano come se sognasse. Si chiese cosa stesse
succedendo nel sogno. Era sana? Correva con il foulard legato sui lunghi capelli?
Si gir dallaltra parte. Doveva cercare di riaddormentarsi. Aveva anche il lavoro a cui pensare. Per
troppe notti aveva continuato a girarsi e rigirarsi sulla brandina, guardandola per non perdere
nemmeno un minuto della loro vita insieme e finendo per essere costantemente accompagnato da una
stanchezza che non passava mai.
Sent che doveva urinare. Tanto valeva arrendersi. Non avrebbe potuto dormire finch non avesse
sbrigato la cosa. Si gir a fatica per mettersi seduto, facendo scricchiolare sia la schiena che la

brandina, e impieg qualche istante per distendere i muscoli contratti. Quando si alz e and in punta
di piedi nellingresso sent il pavimento freddo sotto i piedi. Il bagno era subito a sinistra. Accendendo
la luce batt le palpebre. Alz la tavoletta, abbass i pantaloni del pigiama e alleggerendo la vescica
chiuse gli occhi.
Dun tratto avvert una strana corrente intorno alle gambe e li riapr. La porta del bagno era
spalancata ed era come se un vento freddo si fosse insinuato in casa. Cerc di voltare la testa per
guardare, ma non aveva ancora finito e girandosi troppo avrebbe rischiato di perdere la mira. Dopo
avere scosso le ultime gocce tir su i pantaloni e and verso la porta. Sicuramente era solo
unimpressione, e infatti non sentiva pi la corrente. Eppure qualcosa gli diceva che doveva essere
prudente.
Lingresso era in penombra. La luce del bagno illuminava una porzione limitata del pavimento e il
resto della casa era immerso nel buio. Lisbet metteva sempre alle finestre le stelle dellavvento gi a
novembre, e poi le lasciava fino a marzo perch le piacevano tanto, ma questa volta non ne aveva
avuto la forza e lui non si era deciso a farlo.
In punta di piedi usc dal bagno. Non era unimpressione. La temperatura era di qualche grado pi
bassa, come se la porta dingresso fosse stata aperta. And a verificare. Non era chiusa a chiave. In s
non era una cosa strana: non sempre si ricordava di dare una mandata, la sera.
Lo fece e si assicur che la porta fosse ben chiusa. Poi si gir per tornare a letto, ma avvertiva un
formicolio nella pelle, la sensazione che non fosse tutto come al solito. Guard verso la cucina, che
era illuminata soltanto dal lampione sulla strada. Socchiuse gli occhi e fece un passo avanti. Sul
tavolo spiccava qualcosa di bianco, qualcosa che non cera quando era andato a letto dopo aver
sparecchiato. Fece qualche altro passo, mentre la paura gli pervadeva il corpo a ondate.
Al centro del tavolo cera una lettera. Lennesima. E accanto alla busta bianca qualcuno aveva
diligentemente appoggiato uno dei loro coltelli da cucina. Lacciaio rifletteva la luce del lampione.
Kenneth si guard intorno ma si rese conto che lintruso, chiunque fosse, se nera gi andato,
lasciando solo la lettera e il coltello.
Non gli rimaneva che cercare di capire il messaggio.

Lei gli sorrise. Un sorriso aperto fatto solo di gengive sdentate. Ma lui non si lasci incantare.
Sapeva cosa voleva. Voleva portargli via tutto, spogliarlo di ogni cosa.
Di colpo sent quellodore nelle narici. Dolciastro e disgustoso. Cera stato allora e cera adesso.
Doveva venire da lei. Abbass gli occhi sul corpicino lucido, bagnato. Tutto in lei lo disgustava. La
pancia rotonda, la fessura tra le gambe, i capelli neri sparsi sulla testa.
Le mise una mano sulla fronte. La pelle sottile pulsava. La mano premette pi forte, facendola
scivolare verso lacqua. Lei sorrideva ancora. Lacqua le avvolse le gambe e quando i talloni
toccarono il fondo della vasca si alzarono degli schizzi.
Sentiva la voce del pap, lontanissima, che saliva e scendeva. Sotto il palmo la testa pulsava ancora
e Alice cominci a piagnucolare. Il sorriso andava e veniva, come se non sapesse se essere contenta o
triste. Forse attraverso la mano percepiva quanto lui la odiasse, quanto detestasse ogni secondo
passato vicino a lei.
Sarebbe andata molto meglio senza i suoi strilli. Non avrebbe pi visto la felicit sul viso della
mamma ogni volta che la guardava e la totale mancanza di gioia ogni volta che guardava lui. Era cos
evidente. Quando i suoi occhi passavano da lei a lui era come se qualcuno avesse spento una
lampada: la luce svaniva.
Tese di nuovo lorecchio per sentire se il padre stesse tornando. Alice sembrava aver deciso di non
scoppiare a piangere, per il momento, e lui le sorrise. Poi le pass delicatamente il braccio sotto la
testa, per sostenerla, come aveva visto fare alla mamma. Con laltra mano la liber dalla sdraietta.
Non fu facilissimo perch Alice era scivolosa e non stava ferma.
Alla fine riusc a spostarla. Ora tutto il peso della bambina era sul suo braccio sinistro. Lodore
dolce e nauseante si fece pi intenso inducendolo a girare la testa. Il suo sguardo gli bruciava la
guancia e la sua pelle era bagnata e scivolosa contro il braccio. La detestava perch gli aveva fatto di
nuovo sentire quellodore, perch lo aveva costretto a ricordare.
Lentamente ritir il braccio e la guard. La testa scivol allindietro e un istante prima che
toccasse lacqua la piccola prese fiato per strillare. Ma era troppo tardi e il faccino spar sotto la
superficie. Gli occhi lo fissavano coperti dallacqua agitata dai movimenti di braccia e gambe. Pur
dimenandosi, non riusciva a tirarsi su. Era troppo piccola, troppo debole. Non dovette neanche
tenerle la testa sotto: era adagiata sul fondo, e riusciva solo a girarla da una parte allaltra.
Accovacciato, appoggi la guancia sul bordo della vasca e continu a osservarla mentre lottava.
Non avrebbe dovuto cercare di portargli via la sua bella mamma. Meritava di morire. Lui non ne
aveva colpa.
Dopo un po le braccia e le gambe smisero di agitarsi e sprofondarono lentamente. Lui si sent
pervadere dalla calma. Lodore non cera pi e finalmente poteva riprendere a respirare. Sarebbe
tornato tutto come al solito. Con la testa inclinata, appoggiata allo smalto freddo, osserv Alice,
ormai immobile.

Avanti, avanti. Quando li fece entrare, pur essendo vestito di tutto punto Ulf Rosander sembrava
essersi appena alzato dal letto.
Grazie di averci ricevuti con cos scarso preavviso disse Paula.
Nessun problema. Ho solo dovuto avvertire in ufficio che sarei arrivato un po pi tardi. Date le
circostanze, hanno capito perfettamente. Abbiamo perso tutti un collega. Li precedette in soggiorno,
dove sembrava che fosse esplosa una bomba. Dappertutto, giocattoli e oggetti di ogni genere. Ulf
spost una pila di indumenti per bambini dal divano in modo che potessero sedersi.
La mattina, quando devono uscire per andare alla scuola materna, sempre un caos disse per
scusarsi.
Quanti anni hanno? chiese Paula, e Patrik si appoggi allo schienale lasciandole il compito di
introdurre il discorso. Non bisognava mai sottovalutare limportanza delle chiacchiere per conquistare
la fiducia dellinterlocutore.
Tre e cinque anni rispose Rosander illuminandosi. Due femmine. Sono la seconda cucciolata. Ho
anche due maschi di quattordici e sedici, ma al momento sono dalla madre, altrimenti sarebbe stato
anche peggio.
Vanno daccordo, nonostante la differenza di et? sinform Patrik.
Oltre ogni aspettativa, a dire il vero. Ovviamente i ragazzi sono come tutti gli adolescenti e quindi
qualche attrito c sempre, ma le bambine li venerano e lamore corrisposto. Li chiamano i
fratellalci.
Patrik rise, mentre Paula sembrava non capire. Il nome viene da un libro per bambini spieg lui.
Vedrai che tra un paio danni lo avrai ben presente anche tu.
Torn serio e si rivolse a Rosander. Come sai, Magnus stato ritrovato.
Il sorriso delluomo si spense. Si pass una mano tra i capelli, gi arruffati.
Si sa come morto? Si gettato in mare?
Patrik scosse la testa. Non sappiamo ancora nulla. Ma ora pi di prima importante fare chiarezza
su cosa successo la mattina in cui scomparso.
Capisco, ma non so come aiutarvi. Rosander fece un gesto sfiduciato. So solo che mi ha
telefonato per avvertirmi che era un po in ritardo.
Era inusuale? domand Paula.
Che Magnus fosse in ritardo? Luomo aggrott la fronte. S, pensandoci bene direi che non era
mai successo.
Da quanto tempo andavate al lavoro insieme? Patrik spost con discrezione una coccinella di
plastica su cui si era seduto per sbaglio.
Da quando ho cominciato a lavorare alla Tanumsfnster, cinque anni fa. Prima prendeva lautobus,
ma un giorno ci siamo messi a parlare e gli ho detto che poteva venire con me, cos avremmo diviso la
spesa della benzina.
E in cinque anni non mai arrivato in ritardo? ripet Paula.

No, mai. Me ne ricorderei.


Che voce aveva quando ha chiamato? chiese Patrik. Calma? Turbata? Non ha accennato al
motivo del ritardo?
No, non ha detto nulla. Per... non posso esserne assolutamente certo, anche perch ormai passato
del tempo, ma la voce era un po diversa dal solito.
In che senso? Patrik si sporse in avanti.
Turbata un aggettivo troppo forte, ma ho comunque avuto limpressione che qualcosa non
andasse. Ho pensato che avesse litigato con Cia o con i ragazzi.
stato qualcosa che ti ha detto a fartelo pensare? chiese Paula, scambiando unocchiata con
Patrik.
No, figurati, la telefonata sar durata tre secondi. Ha chiamato, mi ha detto che era in ritardo e che
se non lo vedevo arrivare potevo partire. Si sarebbe arrangiato da solo. Poi ha riattaccato. Io lho
aspettato per un po e poi sono andato via. Tutto qui. Immagino sia stato il tono di voce a indurmi a
pensare che si trattasse di un contrattempo a casa.
Sai se lui e la moglie avessero qualche problema di coppia?
Non gli ho mai sentito dire una sola parola negativa su Cia, anzi, sembravano davvero affiatati.
Non che si possa sapere cosa succede davvero nelle famiglie, ma ho sempre avuto limpressione che il
loro fosse un matrimonio molto felice. Per non parlavamo spesso di queste cose. Chiacchieravamo
del pi e del meno. Del campionato, soprattutto.
Eravate amici? chiese Patrik.
Rosander esit. No, non direi. Andavamo al lavoro insieme e a volte scambiavamo due parole nella
pausa pranzo, ma non ci siamo mai frequentati. Non so perch, in effetti. Ci trovavamo bene insieme.
Ma ognuno di noi ha la propria cerchia di amici e non frequente che la cambi.
Quindi se si fosse sentito minacciato o se avesse avuto delle preoccupazioni non si sarebbe
confidato con te? domand Paula.
No, non credo. Ma lo vedevo cinque giorni su sette, avrei notato se fosse stato preoccupato. Invece
era come al solito. Allegro, tranquillo. Un uomo a posto, insomma. Rosander abbass lo sguardo
sulle proprie mani. Mi dispiace di non potervi dire qualcosa di pi utile.
Sei stato molto disponibile. Patrik si alz, imitato da Paula. Strinsero la mano a Rosander e lo
ringraziarono.
In macchina commentarono la conversazione.
Tu che ne pensi? chiese Paula girandosi verso Patrik sul sedile del passeggero.
Ehi, guarda avanti! Patrik afferr la maniglia sopra la portiera e Paula evit per un pelo di urtare
un camion nella stretta curva subito prima di Mrhult.
Oh oh disse lei riportando lo sguardo sulla strada.
Donne al volante... borbott Patrik.
Paula cap che la prendeva in giro e lasci cadere la battuta. Anche perch le era capitato di andare
in giro con Patrik alla guida, e il solo fatto che avesse la patente era da considerarsi un miracolo.
Non credo che Rosander abbia a che fare con la morte di Magnus disse Patrik, e Paula annu.
Sono daccordo. Mellberg si sbagliato.
Ora per dobbiamo convincerlo.
Comunque stato un bene averlo incontrato. Gsta non aveva raccolto questa informazione.
Doveva esserci un motivo se Magnus era in ritardo per la prima volta in cinque anni. Limpressione di
Rosander stata che fosse turbato, o almeno diverso dal solito. E quella stessa mattina Magnus
sparito: difficile credere che sia stato un caso.

Hai ragione. Solo che non so come andare avanti per colmare questa lacuna. Ho gi chiesto a Cia
se quel giorno fosse successo qualcosa di particolare, e lei dice di no. Era andata a lavorare prima di
Magnus, ma cosa pu essere accaduto nel breve arco di tempo in cui rimasto solo in casa?
Sono stati controllati i tabulati telefonici? chiese Paula stando bene attenta a non spostare lo
sguardo dalla strada.
Pi volte. Quella mattina non sono arrivate chiamate, n sul fisso n sul cellulare. Lunica
telefonata quella che ha fatto lui a Rosander. Nientaltro.
Qualcuno potrebbe essersi presentato a casa sua.
Non credo. Patrik scosse la testa. I vicini avevano sottocchio la porta dingresso. Quando
Magnus uscito stavano facendo colazione. Certo, qualcosa pu essere sfuggito anche a loro, ma lo
ritengono improbabile.
Mail?
Altro cenno negativo. Con il permesso di Cia abbiamo esaminato il computer, e non cerano mail
che potessero suscitare qualche interesse.
Per un po rimasero in silenzio, entrambi immersi nei propri pensieri. Come aveva fatto Magnus
Kjellner a sparire nel nulla un bel giorno per essere ritrovato imprigionato nel ghiaccio tre mesi dopo?
Cosera accaduto quella mattina?
Quella di andare a piedi era stata una decisione davvero stupida. A occhio, la meta che aveva in
mente le era sembrata molto vicina a casa, invece la distanza si era rivelata molto pi lunga.
Erica si port una mano sulla zona lombare e si ferm per riprendere fiato. Guard in direzione
della Havsbygg, ancora troppo lontana. Ormai era a met strada e quindi non aveva molte possibilit:
o proseguiva, o si sedeva su un cumulo di neve.
Dieci minuti dopo varc sfinita la soglia degli uffici. Aveva evitato di telefonare per annunciare la
propria visita sperando di riuscire a sfruttare il fattore sorpresa per guadagnarsi qualche minuto di
colloquio. Fuori per aveva controllato che non ci fosse lauto di Erik. Era con Kenneth che voleva
parlare. Possibilmente, a quattrocchi.
permesso? chiese. Nessuno sembrava aver sentito la porta e cos entr. Era evidente che si
trattava di una normale villa convertita a uffici. La maggior parte del piano inferiore era a pianta
aperta e lungo le pareti correvano diversi ripiani carichi di raccoglitori. Cerano anche alcune
gigantografie degli edifici costruiti dalla Havsbygg. A una delle due scrivanie era seduto Kenneth,
apparentemente inconsapevole della sua presenza. Aveva lo sguardo perso nel vuoto davanti a s.
permesso? ripet Erica in tono esitante.
Kenneth sobbalz. Scusa, non ti ho sentita entrare. Si alz e le and incontro. Erica Falck, se non
sbaglio.
Esatto. Gli strinse la mano e sorrise. Kenneth parve accorgersi dello sguardo che rivolgeva a una
delle poltroncine e gliela indic con la mano.
Accomodati. La pancia ormai devessere pesantuccia da portare in giro. Non manca molto,
immagino.
Erica si appoggi allo schienale e avvert subito un grande sollievo.
No. Ma sono gemelli spieg, quasi trasalendo al suono di quella parola.
Ah, allora avrai il tuo bel da fare osserv lui in tono gentile, sedendosi di fianco a lei. Stai
cercando una casa nuova?
Vedendolo da vicino, illuminato dalla lampada, Erica rimase sorpresa nel notare quanto apparisse
stanco e sciupato. O forse sotto pressione. Dun tratto si ricord di aver sentito dire che la moglie era

gravemente malata. Si trattenne dal mettere una mano sulla sua, sospettando che non lavrebbe
interpretato nella maniera giusta. Non riusc per a fare a meno di dire qualcosa. Il dolore e la
stanchezza erano terribilmente evidenti, scolpiti nei solchi del viso.
Come sta tua moglie? chiese sperando di non metterlo in imbarazzo.
Male. un momento difficile.
Rimasero in silenzio per qualche istante. Poi Kenneth si raddrizz e cerc di abbozzare un sorriso
che per non riusciva a celare il dolore.
Be, stavamo dicendo... siete interessati a una casa nuova? So che la vostra molto bella. In ogni
caso con Erik che dovreste parlare: io mi occupo dei numeri, della contabilit, ma sul resto non sono
molto ferrato. Credo che rientrer dopo pranzo, quindi se torni tra un po...
No, non sono venuta per comprare una casa.
Ah no? E allora di che si tratta?
Erica esit. Uffa, perch era cos curiosa e ficcava sempre il naso dappertutto? Come doveva
spiegare quella storia?
Hai sentito di Magnus Kjellner, vero? Del suo ritrovamento, intendo cominci procedendo
tentoni.
Kenneth annu mentre il suo viso assumeva una sfumatura ancora pi grigia.
A quanto ho capito vi frequentavate abbastanza.
Perch me lo chiedi? domand Kenneth, lo sguardo improvvisamente vigile.
Ecco... Erica cerc una spiegazione accettabile senza trovarla. Le toccava ricorrere a una bugia.
Hai letto sul giornale delle lettere che ha ricevuto Christian Thydell?
Kenneth annu di nuovo, laria grave. Qualcosa gli balen nello sguardo, ma fu un attimo ed Erica
non era sicura di averlo visto davvero.
Christian mio amico e voglio aiutarlo. Penso ci sia un collegamento tra le minacce nei suoi
confronti e quello che successo a Magnus Kjellner.
Che tipo di collegamento? chiese Kenneth sporgendosi in avanti.
Non posso dirlo rispose lei evasiva. Ma mi sarebbe davvero di grande aiuto se tu mi parlassi un
po di Magnus. Aveva dei nemici? Qualcuno voleva fargli del male?
No, non riesco a immaginarlo. Kenneth torn ad appoggiarsi allo schienale. Tutto il suo
atteggiamento indicava che era restio a parlare dellargomento.
Da quando vi conoscevate? chiese Erica portando la conversazione su un terreno meno minato. A
volte le deviazioni rappresentano la via pi breve per arrivare allobiettivo.
Funzion. Kenneth sembr rilassarsi. Praticamente da quando siamo nati. Abbiamo la stessa et e
quindi siamo stati nella stessa classe dalle elementari al liceo. Un trio.
Un trio? Tu, Magnus ed Erik Lind?
Esatto. Se ci fossimo conosciuti da adulti probabilmente non ci saremmo frequentati, ma
Fjllbacka cos piccola che in qualche modo siamo stati spinti dalle circostanze a stare insieme e poi
abbiamo semplicemente continuato. Nel periodo in cui Erik era a Gteborg non lo vedevamo spesso,
ma da quando tornato ad abitare qui ci siamo incontrati di frequente anche con le rispettive famiglie.
Per abitudine, immagino.
Vi definireste amici intimi?
Kenneth ci pens su. Poi spost lo sguardo verso la distesa di ghiaccio oltre la finestra e rispose:
No, non direi. Io ed Erik lavoriamo insieme e quindi siamo continuamente a contatto, ma non siamo
amici intimi. Credo che Erik non ne abbia. E anche io e Magnus eravamo molto diversi. Non potrei
dire una sola parola critica nei confronti di Magnus, e penso che non possa farlo nessun altro. Ci

siamo sempre trovati bene insieme, ma non eravamo in confidenza. Forse erano Magnus e il nuovo
arrivato nel gruppo, Christian, ad avere pi cose in comune.
E Christian com entrato nel gruppo?
A dire il vero non lo so. stato Magnus a invitarlo con Sanna la prima volta, subito dopo che lui si
era trasferito qui.
Sai niente del suo passato?
No rispose Kenneth, dopo una pausa. Ora che ci penso... non so quasi niente di quello che faceva
prima di venire a stare a Fjllbacka. Non ne abbiamo mai parlato. Sembrava sorpreso della sua stessa
risposta.
Tu ed Erik andate daccordo con Christian?
uno che tiene un po le distanze e a volte abbastanza cupo, ma mi sembra un tipo a posto e
dopo un paio di bicchieri di vino in genere si rilassa e diventa una compagnia piacevole.
Hai mai avuto limpressione che fosse sotto stress per qualche motivo? Che qualcosa lo
preoccupasse?
Ti riferisci a Christian? Di nuovo un guizzo nello sguardo.
S, da circa un anno e mezzo che riceve quelle lettere.
Cos tanto? Non lo sapevo.
Non vi siete mai accorti di niente?
Kenneth scosse la testa. Come ti dicevo, Christian piuttosto... complicato, forse si potrebbe
descriverlo cos. Non facile capire cosa gli gira in testa. Per esempio, ho saputo del libro solo
quando era gi pronto per la pubblicazione.
Lhai letto? abbastanza inquietante disse Erica.
Kenneth scosse di nuovo la testa. Non sono un grande appassionato di libri. Ma mi pare che abbia
avuto buone recensioni.
Ottime conferm Erica. Quindi a voi non aveva detto niente delle lettere?
No, non ne ha fatto parola. Ma la nostra frequentazione si limita a qualche serata. Cene tra coppie,
vigilie di capodanno, feste di mezzestate, cose cos. Per con Magnus potrebbe essersi confidato.
E neanche Magnus ha mai accennato alla storia delle lettere?
No, mai. Kenneth si alz. Se vuoi scusarmi, adesso avrei del lavoro da fare. Sicuri che non
volete investire in una casa nuova? Sorrise indicando con un gesto circolare i poster pubblicitari alle
pareti.
Ci troviamo benissimo nella nostra, grazie. Ma sono molto belle. Erica fece per alzarsi, come al
solito con scarsi risultati. Kenneth le tese una mano e laiut.
Grazie. Si avvolse la sciarpona intorno al collo. Mi dispiace davvero tanto disse poi. Per tua
moglie. Spero... Non trov altre parole e Kenneth annu in silenzio.
Quando si ritrov di nuovo fuori al freddo, Erica rabbrivid.
Christian faticava a concentrarsi. Il suo lavoro di bibliotecario gli piaceva, ma in quel momento gli
sembrava impossibile incanalare i pensieri in quella sola direzione.
Tutti quelli che entravano avevano qualcosa da dire sulla Sirena: che lavevano letto, che avevano
intenzione di leggerlo, che avevano seguito lintervista in televisione. E lui rispondeva educatamente.
Ringraziava se gli facevano i complimenti e spiegava il tema del libro a quelli che glielo chiedevano.
Ma in realt avrebbe voluto mettersi a gridare.
Non riusciva a non pensare alla terribile fine di Magnus. Di nuovo sentiva quel formicolio alle
mani, che ormai si era diffuso alle braccia, al busto e alle gambe. A tratti aveva limpressione che il

corpo intero fosse in fiamme e non riusciva a stare seduto. Continuava ad alzarsi e a girare tra gli
scaffali, spostando i libri finiti nel posto sbagliato e allineando i dorsi.
Per un attimo si blocc con la mano appoggiata su alcuni volumi e gli sembr di non poterla
spostare n abbassare. In quel momento tornarono i pensieri, quelli che si presentavano sempre pi
spesso. Cosa ci faceva l? Perch era proprio in quel luogo, in quel momento? Scosse la testa per
scacciarli, ottenendo leffetto opposto.
Qualcuno pass davanti allingresso della biblioteca. Ebbe solo il tempo di intravedere la persona,
pi un movimento che altro. Ma limpressione che gli lasci era la stessa che aveva provato in auto la
sera prima: un senso di minaccia che aveva per qualcosa di familiare.
Corse nellingresso e guard nel corridoio nella direzione presa da quella persona. Niente. Non si
sentivano n passi n altri rumori, non si vedeva nessuno. Se lera immaginata? Si premette le dita
sulle tempie, chiuse gli occhi e si vide davanti Sanna, la sua espressione quando le aveva raccontato
quello che era per met vero e per met falso. La bocca aperta, la compassione che si mescolava al
terrore.
Non gli avrebbe fatto altre domande, almeno per un po. E il vestito azzurro era di nuovo in soffitta,
dove doveva stare. Con un pezzetto di verit si era comprato una tregua. Tuttavia, presto Sanna
avrebbe ricominciato a mettere in discussione le cose, a cercare risposte e a pretendere la parte della
storia che lui non le aveva raccontato. Ma quella parte doveva restare sepolta. Non cera alternativa.
Aveva ancora gli occhi chiusi quando sent qualcuno schiarirsi la voce.
Mi scusi, mi chiamo Lars Olsson e sono un giornalista. Volevo chiederle se possiamo scambiare
due parole. Ho cercato di contattarla telefonicamente ma non ci sono riuscito.
Ho spento il cellulare. Christian allontan le mani dalle tempie. Cosa voleva?
Ieri stato trovato un uomo imprigionato nel ghiaccio. Magnus Kjellner, scomparso in novembre.
Mi risulta che foste amici. cos?
Perch le interessa? Christian arretr rifugiandosi dietro il bancone delle informazioni.
una coincidenza un po singolare, no? Lei minacciato da tempo e uno dei suoi pi cari amici
viene trovato morto. Tra laltro, probabilmente si tratta di un omicidio.
Omicidio? ripet Christian nascondendo sotto il bancone le mani che tremavano visibilmente.
S, il corpo presenta delle lesioni che lo fanno pensare. Sa se anche Magnus Kjellner fosse
minacciato o chi pu essere il mittente delle lettere arrivate a lei? Il tono del giornalista era
incalzante e non lasciava a Christian la possibilit di rifiutarsi di rispondere.
Non so niente di tutto questo. Niente.
Eppure sembra che qualcuno si sia fissato su di lei e dunque plausibile credere che siano stati
coinvolti anche altri nelle sue immediate vicinanze. La sua famiglia ha subito minacce, per esempio?
Christian riusc soltanto a scuotere la testa. Nella mente gli balenarono delle immagini che ricacci
indietro. Non doveva lasciare che prendessero il sopravvento.
Il giornalista non si era accorto della sua evidente riluttanza a rispondere alle domande. Oppure se
nera accorto ma aveva scelto di ignorarla.
A quanto ho capito, le minacce hanno cominciato ad arrivare prima che lei, con luscita del libro,
finisse sotto i riflettori. Questo indica che si tratta di una questione personale. Ha qualcosa da dire in
proposito?
Christian scosse di nuovo la testa con enfasi, stringendo le mascelle talmente forte che il viso si
trasform in una maschera rigida. Voleva scappare e sottrarsi alle domande, evitare di pensare a lei e
al fatto che, dopo tanti anni, alla fine laveva agguantato. Non voleva che gli si avvicinasse di nuovo,
ma sapeva che era troppo tardi: lei era l, e lui non aveva scampo. Forse non laveva mai avuto.

Quindi non ha idea di chi possa esserci dietro quelle lettere minatorie? E non vede un
collegamento con lomicidio di Magnus Kjellner?
Mi sembrava che avesse parlato di una probabilit, non di una certezza.
S, ma molto verosimile rispose il giornalista. E, come dicevo, deve ammettere che nella
nostra piccola Fjllbacka una strana coincidenza che una persona subisca delle minacce e unaltra
persona sua amica sia trovata uccisa. Se non altro, suscita una serie di domande.
Christian sent montare lirritazione. Che diritto avevano di entrare di prepotenza nella sua vita,
pretendendo risposte che lui non poteva dare?
Non ho altro da dire.
Lei capisce che scriveremo di questa vicenda con o senza la sua collaborazione, no? nel suo
interesse fornirci la sua versione.
Ho detto tutto quello che avevo da dire ripet Christian, ma il giornalista non sembrava
intenzionato ad andarsene.
Christian si alz. And in bagno e chiuse la porta a chiave. Vedendo la propria immagine riflessa
arretr di scatto. Era come se quella che lo guardava dallo specchio fosse unaltra persona. Non si
riconosceva pi.
Chiuse gli occhi e si appoggi al lavandino. Aveva il respiro corto e superficiale. Tent di rallentare
il battito cardiaco e di riprendere il controllo con la sola forza di volont, ma lei gli stava portando via
la vita. Lo sapeva. Un giorno lei gli aveva sottratto tutto e ora era tornata per rifarlo.
Le immagini danzavano dietro le palpebre chiuse. Sentiva anche le voci. Quella di lei e quelle degli
altri. Senza riuscire a trattenersi, pieg la testa allindietro e poi la proiett violentemente in avanti.
Sent il rumore dello specchio che andava in pezzi e una goccia di sangue sulla fronte. Ma non faceva
male. Perch mentre le schegge gli penetravano nella pelle le voci si erano zittite. E quel silenzio era
benedetto.
Era appena passato mezzogiorno e Louise era piacevolmente ubriaca, stordita al punto giusto.
Rilassata, intorpidita, ma senza aver perso la presa sulla realt.
Si riemp di nuovo il bicchiere. Aveva la casa tutta per s. Le ragazze erano a scuola, Erik in ufficio.
O altrove, magari dalla sua puttanella.
Negli ultimi giorni si era comportato in modo strano, mostrandosi pi silenzioso e pacato del solito.
E il terrore si era mescolato alla speranza. Era sempre cos quando si convinceva che Erik lavrebbe
lasciata davvero. Si sentiva sdoppiata in due persone: una che provava sollievo allidea di uscire dalla
prigione rappresentata dal loro matrimonio, da tutti i tradimenti e le menzogne, e unaltra che veniva
sopraffatta dal panico allidea di essere abbandonata. Certo, avrebbe avuto una parte dei soldi di Erik,
ma cosa ne avrebbe fatto una volta rimasta sola?
Non che si potesse dire che conducevano una vita a due, al momento, ma era sempre meglio di
niente. Di notte cera un corpo caldo nel letto e a colazione cera qualcuno seduto a tavola a leggere il
giornale. Se lui lavesse lasciata, si sarebbe sentita completamente abbandonata. Le ragazze stavano
diventando grandi e si comportavano come ospiti, sempre in procinto di andare dagli amici o a scuola.
Avevano gi cominciato ad adottare la laconicit degli adolescenti e s e no rispondevano alle sue
domande. Quando erano in casa si chiudevano in camera e lunico segno di vita era il pulsare costante
della musica dai rispettivi stereo.
Il bicchiere era di nuovo vuoto e Louise lo riemp. Dovera Erik? In ufficio o con lei? Si stava
rotolando tra le lenzuola avvinghiato al corpo nudo di Cecilia? Era dentro di lei? Le accarezzava il
seno? A casa non faceva niente di tutto questo. Da pi di due anni non la toccava con un dito.

Allinizio lei aveva cercato di allungare una mano sotto le coperte per accarezzarlo, ma si era arresa
dopo che lui laveva ripetutamente umiliata girandosi con ostentazione dallaltra parte o allontanando
addirittura la sua mano.
Vide la propria immagine riflessa nellacciaio lucido del frigorifero. Come sempre quando si
specchiava, si port una mano al viso. Non era poi cos male. Un tempo aveva una bella presenza.
Teneva alla linea, stava attenta a quello che mangiava e disprezzava le sue coetanee che permettevano
a ciambelline e trecce danesi di accumularsi in rotoli di ciccia che si illudevano di nascondere sotto
abiti comprati alla Lindex, larghi come tende. Lei invece poteva ancora permettersi di portare dei
jeans attillati in tutta dignit. Sollev il mento per verificare la situazione. In effetti la pelle era un po
cascante. Lo alz ancora un po. Ecco, cos poteva andare. Lo riabbass e vide che si formava una
piega. Dovette trattenersi per non prendere dal ceppo uno dei coltelli da cucina e tagliare via quel
ripugnante lembo di pelle. Di colpo fu disgustata dalla propria immagine. Non era strano che Erik non
volesse pi neanche sfiorarla e che preferisse sentire carne soda sotto le mani invece di qualcuno che
stava lentamente appassendo come per effetto di una putrefazione interiore.
Sollev il bicchiere e ne lanci il contenuto contro lanta del frigo, cancellando il proprio riflesso
con il liquido rosso che scivol sulla superficie lucida. Il telefono era davanti a lei. Compose il
numero dellufficio. Doveva sapere dovera.
Ciao, Kenneth. C Erik, per favore?
Quando riattacc, il cuore le batteva forte nel petto, anche se ormai avrebbe dovuto esserci abituata.
Povero Kenneth. Quante volte aveva coperto il suo socio, inventandosi su due piedi che era fuori per
una commissione ma sarebbe sicuramente rientrato di l a poco.
Si riemp ancora una volta il bicchiere senza curarsi di pulire il frigo e si diresse decisa verso lo
studio di Erik. Lui non voleva che ci entrasse. Sosteneva che facendolo avrebbe turbato il suo ordine e
dunque le aveva vietato categoricamente di metterci piede. Proprio per questo fu l che and.
Appoggi goffamente il bicchiere sulla scrivania e apr un cassetto dopo laltro. In tutti quegli anni
di dubbi non aveva mai frugato tra le sue cose, preferendo non sapere. I sospetti erano meglio delle
certezze, anche se nel suo caso la differenza era sottilissima. In un modo o nellaltro sapeva sempre
chi frequentava. Due delle segretarie del periodo di Gteborg, uneducatrice della scuola materna
delle bambine, la mamma di una loro compagna di scuola. Lo capiva dallo sguardo evasivo e
leggermente colpevole che le rivolgevano incontrandola. Riconosceva il profumo, notava un
fuggevole trasalimento che non avrebbe dovuto esserci.
Per la prima volta apr i cassetti e frug tra le carte, fregandosene che scoprisse che era stata l. Era
sempre pi certa che il silenzio oppressivo degli ultimi giorni potesse significare una cosa sola: lui
lavrebbe lasciata. Lavrebbe buttata via come immondizia, un articolo usa e getta, proprio lei che
aveva partorito le sue figlie, pulito la sua casa, preparato le sue stramaledette cene con i suoi
stramaledetti partner daffari, pallosi al punto che quando era costretta a intrattenerli le sembrava che
dovesse esploderle la testa. Se Erik pensava che si sarebbe ritirata in buon ordine come un animale
ferito, senza lottare e senza opporre resistenza, si sbagliava di grosso. Tra laltro, era a conoscenza di
numerose transazioni non proprio cristalline. Se avesse commesso lerrore di sottovalutarla, lavrebbe
pagata cara.
Lultimo cassetto era chiuso. Lo tir, dando strattoni sempre pi forti, ma senza risultato. Doveva
aprirlo. Se Erik aveva usato la chiave era perch non voleva che lei vedesse. Scrut la scrivania. Era
un modello moderno. In altre parole, non rappresentava la stessa sfida di un robusto mobile antico.
Locchio le cadde su un tagliacarte. Poteva bastare. Tir il cassetto finch la serratura non lo blocc e
a quel punto infil la lama nella fessura. Poi cominci a fare leva. Allinizio la manovra sembr non

funzionare, ma quando ci mise un po pi di forza sent scricchiolare il legno e cominci a sperare.


Alla fine la serratura cedette cos di colpo che Louise riusc a restare in piedi solo aggrappandosi al
bordo della scrivania.
Curiosa, guard nel cassetto, sul cui fondo si vedeva qualcosa di bianco. Allung la mano e cerc di
mettere a fuoco. Buste bianche. Il cassetto conteneva solo buste bianche. Ricordava di averle viste in
mezzo alla posta, ma non ci aveva fatto caso. Erano indirizzate a Erik e quindi le aveva
semplicemente messe con le altre che lui avrebbe aperto la sera tornando dal lavoro. Perch le teneva
in un cassetto chiuso a chiave?
Prese le buste, si sedette sul pavimento e le sparse davanti a s. Cinque in tutto, con il nome di Erik
e lindirizzo scritti in nero in una calligrafia elaborata.
Per un attimo pens di rimetterle nel cassetto e ignorarle, per continuare a vivere
nellinconsapevolezza. Ma la serratura era stata forzata ed Erik si sarebbe accorto che lei era stata l.
Tanto valeva andare avanti.
Aveva bisogno del conforto dellalcol che avrebbe calmato il dolore che la tormentava. Si allung
verso il bicchiere di vino. Tre sorsi. Poi lo appoggi accanto a s e apr la prima busta.
Dopo averle lette tutte, raccolse le lettere in un mucchietto. Non aveva capito niente, se non che
qualcuno voleva male a Erik. Qualcosa di terribile minacciava la loro esistenza, la loro famiglia, e lui
non ne aveva fatto parola. Si sent colmare da una furia molto pi travolgente di tutte le altre volte.
Lui non laveva ritenuta degna di sapere tutto questo. Ma avrebbe dovuto risponderne. Non gli avrebbe
permesso di continuare a trattarla in modo cos irrispettoso.
Quando sal in macchina appoggi le buste sul sedile del passeggero. Solo dopo un paio di respiri
profondi riusc nellimpresa di inserire la chiave dellaccensione. Si rendeva conto che non avrebbe
dovuto guidare, ma come al solito mise a tacere la coscienza e si avvi.

Gli pareva quasi graziosa, adesso che, immobile, aveva smesso di strillare e non pretendeva pi
niente. Allung una mano e le sfior la fronte. Il contatto rimise in movimento lacqua e i lineamenti
si confusero sotto le increspature della superficie.
Sembrava che il padre stesse salutando il visitatore. I passi si avvicinarono. Lui avrebbe capito.
Anche lui era rimasto escluso. Alice aveva sottratto qualcosa a entrambi.
Mosse le dita nellacqua, creando disegni e onde. Le mani e i piedi della bambina erano appoggiati
sul fondo. Solo le ginocchia e parte della fronte spuntavano fuori.
Ecco, suo padre era proprio davanti alla porta del bagno. Non alz lo sguardo. Di colpo era come
se non riuscisse a staccarlo da lei. Gli piaceva, cos. Per la prima volta le voleva bene. Premette la
guancia ancora pi forte contro la vasca. Tese le orecchie, in attesa che il padre capisse che
finalmente si erano liberati di lei, che avevano riconquistato la mamma. Ne sarebbe stato felice, ne
era certo.
Poi sent che qualcuno lo strappava dalla vasca. Sorpreso, alz lo sguardo. Il viso del padre era
talmente alterato da emozioni contrastanti che non sapeva come interpretarlo. Ma non aveva laria
contenta.
Coshai fatto? La voce gli sincrin mentre sollevava Alice dallacqua. Con il corpicino
abbandonato tra le braccia si guard intorno senza sapere cosa fare. Lo adagi piano sul tappetino.
Coshai fatto? ripet, senza guardarlo.
Ci aveva portato via la mamma. Sent che le spiegazioni gli si bloccavano in gola senza poter
uscire. Non capiva. Pensava che sarebbe stato contento.
Suo padre non rispose. Gli lanci solo unocchiata, lespressione incredula. Poi si chin e premette
leggermente le dita sul petto della bambina. Le chiuse il naso, le alit delicatamente in bocca e fece di
nuovo pressione sul suo petto.
Perch fai cos? Sentiva da solo quanto suonava lagnoso. Alla mamma non piaceva quando
piagnucolava. Si cinse le ginocchia con le braccia e premette la schiena contro la vasca. Non era cos
che doveva andare. Perch il pap lo guardava in modo tanto strano? Non era solo rabbia: sembrava
che avesse paura di lui.
Il padre continuava ad alitare nella bocca di Alice. Le mani e i piedi erano immobili sul tappetino
come quando era adagiata sul fondo della vasca. Si spostavano un po solo per effetto dei movimenti
del padre.
La quarta volta che il padre soffi e premette sul corpicino, per, una mano ebbe un fremito. Poi
vennero un colpo di tosse e lo strillo. Quello strillo familiare, stridulo, soffocante. Ecco, non gli
piaceva pi.
Si sentirono i passi della mamma lungo la scala. Il pap si strinse Alice al petto, bagnandosi la
camicia. Lei strillava cos forte da far vibrare tutto il bagno e lui desider che tornasse a essere
buona e zitta comera prima che il pap si mettesse a maneggiarla.
Mentre la mamma si avvicinava, il pap gli si accovacci davanti. Aveva gli occhi sbarrati e

impauriti, e con il viso vicinissimo gli disse: Non una parola su quello che successo. E se ci riprovi,
ti caccer via cos in fretta che non sentirai neanche sbattere la porta alle tue spalle. Capito? Tu non
la tocchi pi.
Cosa sta succedendo qui? La voce della mamma. Una se ne va a letto per cercare di riposare un
po e guarda che manicomio. Cosha la bambina? Le ha fatto qualcosa? Si gir a guardarlo, seduto
sul pavimento.
Per qualche secondo lunica risposta furono le urla di Alice. Poi il padre si alz tenendola in
braccio e disse: No, non sono stato abbastanza pronto ad avvolgerla nellasciugamano quando lho
tirata fuori dallacqua. arrabbiata, tutto qui.
Siamo sicuri che lui non centri? Lo stava fissando, ma lui abbass la testa e si finse occupato a
giocherellare con le frange del tappetino.
Certo, mi ha dato una mano. stato bravissimo. Con la coda dellocchio vide che il padre gli
rivolgeva unocchiata di avvertimento.
La mamma si lasci convincere. Tese le braccia verso la bambina e dopo qualche esitazione il pap
gliela diede. Quando lei se ne fu andata cullandola per calmarla, si guardarono, in silenzio. Negli
occhi del padre lesse che aveva detto sul serio. Non avrebbero mai parlato di quello che era successo.

Kenneth? Quando chiam il marito, la voce le venne meno.


Nessuna risposta. Se lera immaginato? No, aveva sentito la porta aprirsi e richiudersi.
C qualcuno?
Ancora nessuna risposta. Lisbet cerc di alzarsi a sedere, ma negli ultimi giorni le energie le erano
scemate e non ci riusc. Le forze che le restavano servivano per le ore in cui Kenneth era in casa, per
convincerlo che stava meglio di quanto non fosse ed evitare ancora per un po lodore di ospedale e la
sensazione delle lenzuola ruvide sulla pelle. Lo conosceva troppo bene: se avesse saputo in quali
condizioni era effettivamente, lavrebbe portata di corsa in reparto. Lavrebbe fatto perch era ancora
aggrappato alla speranza.
Ma il corpo le diceva che ormai mancava poco. Le riserve erano finite e la malattia aveva preso il
sopravvento, trionfante. Lei non desiderava altro che morire a casa, sotto la sua coperta e con il suo
cuscino a sorreggerle la testa. E con Kenneth che le dormiva accanto, di notte. Stava spesso sveglia ad
ascoltarlo, cercando di imprimersi nella memoria ogni suo respiro. Sapeva quanto fosse scomoda
quella brandina sgangherata, eppure non ce la faceva a dirgli di andare di sopra. Forse era egoista, ma
lo amava troppo per stare lontana da lui per quel poco che sarebbe stato loro concesso.
Kenneth? chiam di nuovo. Era appena riuscita a convincersi di essersi immaginata tutto quando
sent il rumore familiare dellasse sconnessa nellingresso. Quando qualcuno la calpestava protestava
sempre sonoramente.
Chi ? chiese. Cominciava ad avere paura. Si guard intorno in cerca del telefono che in genere
Kenneth le metteva a portata di mano, anche se ultimamente era cos stanco che ogni tanto
dimenticava di farlo. Come questa volta.
C qualcuno? Si aggrapp al letto e di nuovo cerc di rizzarsi a sedere. Si sentiva come il
protagonista di uno dei suoi racconti preferiti, La metamorfosi di Franz Kafka: quel Gregor Samsa che
si trasforma in scarafaggio e, finito sulla schiena, non riesce a voltarsi e rimane bloccato, impotente.
Passi nellingresso, prima esitanti, poi sempre pi vicini. Lisbet sent montare il panico. Chi era?
Perch non rispondeva? Kenneth non le avrebbe mai fatto uno scherzo del genere... Non le aveva mai
riservato sorprese inquietanti e difficilmente avrebbe cominciato a farlo adesso.
I passi si erano arrestati. Fiss la vecchia porta di legno che aveva piallato e riverniciato con le
proprie mani in quella che ormai sembrava unaltra vita. Vedendo che non si muoveva, per un
momento pens di nuovo che fosse stato il suo cervello a giocarle un brutto scherzo, che il cancro
fosse arrivato anche l impedendole di ragionare chiaramente e percepire la realt comera.
Poi per la porta cominci lentamente a ruotare sui cardini. Qualcuno, dallaltra parte, la spingeva.
Lisbet chiam aiuto con tutte le forze che aveva per cercare di sovrastare quel silenzio spaventoso.
Quando la porta fu spalancata, smise. E la persona cominci a parlare. La voce era familiare e insieme
estranea. Socchiuse gli occhi per vederla. I lunghi capelli neri la indussero istintivamente a toccarsi la
testa per assicurarsi che il foulard giallo fosse al suo posto.
Chi...? chiese, ma la persona si port il dito alle labbra, zittendola.

Di nuovo si sent la voce. Questa volta veniva dal capezzale, vicino al viso. Quella persona le diceva
cose che le fecero venire voglia di coprirsi le orecchie con le mani. Scosse la testa. Non voleva
ascoltare, ma la voce non si ferm, impietosa e ipnotizzante. Narrava una storia e qualcosa, nel tono e
nel procedere in avanti e a ritroso del racconto, le fece capire che era vera. E quella verit era pi di
quanto potesse sopportare.
Paralizzata, continu ad ascoltare. Pi veniva a sapere, pi sindeboliva il filo sottile che laveva
tenuta in vita fino a quel momento, per mera forza di volont, grazie allamore e alla fiducia che
nellamore riponeva, pur sapendo che il suo tempo era in realt scaduto. Ora che le era stato tolto tutto
questo, lasci andare la presa. Lultima cosa che ud fu la voce. Poi il cuore cedette.
Secondo te quando potremo riparlare con Cia? Patrik guard la collega.
Purtroppo non possiamo aspettare rispose Paula. Capir sicuramente che dobbiamo procedere
con le indagini.
S, penso che tu abbia ragione. Patrik annu, ma non sembrava del tutto convinto. Era sempre una
decisione difficile da prendere: meglio fare il proprio dovere a costo di calpestare il dolore degli altri
o cedere alla compassione e far passare in secondo piano il lavoro? Daltra parte, con le sue regolari
visite ogni mercoled, Cia aveva dimostrato chiaramente quale fosse la sua priorit.
Cosa possiamo fare? Cosabbiamo tralasciato? O cosa dovremmo rifare? Da qualche parte
qualcosa ci sfuggito, devessere cos per forza.
Gi. Per cominciare, Magnus sempre vissuto a Fjllbacka, quindi se nel suo presente o nel suo
passato ci sono dei segreti bisogna cercarli qui. Questo dovrebbe semplificare le cose. Ma, anche se il
tamtam di solito estremamente efficace, su di lui non siamo riusciti a cavare un ragno dal buco.
Niente che possa rappresentare un motivo per volergli cos male da giungere a un atto cos drastico
come lassassinio.
Gi, sembra il tipico bravo ragazzo. Matrimonio solido, figli per bene, frequentazioni sociali
normali. E nonostante tutto qualcuno lo ha massacrato di coltellate. Pu essere opera di un folle? Uno
psicopatico a cui ha dato di volta il cervello e che ha scelto una vittima a caso? Paula non sembrava
troppo convinta della sua teoria.
Non lo si pu escludere, ma non credo. Il particolare che pi contraddice questa supposizione che
ha avvertito Rosander del ritardo, oltretutto con una voce strana. No, quella mattina successo
qualcosa.
In altre parole, dobbiamo orientarci sulle persone che lo conoscevano.
Pi facile a dirsi che a farsi comment Patrik. Fjllbacka ha un migliaio di abitanti. E si
conoscono pi o meno tutti.
Ah be, grazie, ho cominciato a capire come funziona. Paula rise. Non era molto che abitava l e
stava ancora cercando di abituarsi alla perdita dellanonimato tipico delle grandi citt.
In linea di principio per hai ragione. Propongo di cominciare dal centro e procedere verso
lesterno. Parliamo con Cia appena possiamo. Anche con i figli, se lei acconsente. Poi passiamo agli
amici, Erik Lind, Kenneth Bengtsson e Christian Thydell. C qualcosa in quelle lettere minatorie...
Patrik apr il primo cassetto della scrivania e ne estrasse la busta di plastica con la lettera e il
biglietto. Rifer come Erica se li fosse procurati. Paula lo ascolt incredula, poi lesse in silenzio quelle
parole minacciose.
Questa una cosa seria disse. Dovremmo farli analizzare.
Lo so rispose Patrik, ma meglio stare attenti a non trarre conclusioni affrettate. Anche se ho la
sensazione che possa esserci un collegamento.

S concord Paula, alzandosi. Neanchio credo troppo al caso. Prima di uscire dallufficio di
Patrik si ferm. Andiamo oggi a parlare con Christian?
No, vorrei che dedicassimo il resto della giornata a tirare fuori tutto il materiale che abbiamo su
quei tre: Christian, Erik e Kenneth. Cos domani mattina lo esaminiamo insieme e vediamo se c
qualcosa che pu tornarci utile. E dobbiamo anche leggere con attenzione gli appunti presi durante i
colloqui con loro immediatamente dopo la scomparsa di Magnus e controllare se lultima volta che li
abbiamo sentiti si siano contraddetti in qualche modo.
Parlo con Annika. Sar sicuramente in grado di darci una mano a recuperare il materiale.
Bene. Io intanto sento Cia per chiederle se pu riceverci.
Dopo che Paula se ne fu andata, Patrik fiss a lungo il telefono.
Smettetela di chiamare qui! Sanna sbatt il ricevitore. Il telefono squillava senza interruzione
dalla mattina presto. Giornalisti che cercavano Christian. Non dicevano cosa volevano, ma non era
difficile immaginarlo. Il fatto che Magnus fosse stato trovato morto cos poco tempo dopo che si era
saputo delle lettere minatorie li aveva ovviamente indotti a lanciarsi sulla preda. Ma era assurdo. Le
due cose non potevano essere collegate. Certo, girava voce che Magnus fosse stato ucciso, ma lei si
sarebbe rifiutata di crederci finch non avesse avuto la conferma da fonti pi sicure delle solite
pettegole del paese. E anche se una notizia cos impensabile fosse stata vera, perch avrebbe dovuto
avere a che fare con le lettere ricevute da Christian? Le cose stavano come aveva detto lui quando
aveva cercato di calmarla, dopo la festa per il lancio del libro: un qualche squilibrato, con ogni
probabilit del tutto innocuo, lo aveva preso di mira per caso.
Le era venuta voglia di chiedergli perch, in questo caso, alla festa avesse reagito in maniera cos
emotiva. Credeva davvero a quello che le aveva detto? Ma quando lui le aveva raccontato da dove
veniva il vestito azzurro aveva ricacciato indietro le domande. Di fronte a quanto aveva appena
saputo, tutto il resto passava in secondo piano. Era una storia terribile, che le aveva provocato un
dolore quasi fisico al cuore mentre la ascoltava. Allo stesso tempo per era un conforto, perch
spiegava molte cose, e gliene faceva perdonare parecchie.
Le sue preoccupazioni erano niente rispetto a quelle di Cia e a quello che doveva passare in quel
momento. Avrebbero sentito la mancanza di Magnus, sia lei che Christian. Forse non sempre era stata
una frequentazione allinsegna della naturalezza, ma in qualche modo era come scontata. Erik,
Kenneth e Magnus erano cresciuti insieme e avevano un passato comune. Lei li aveva osservati a
distanza, ma a causa della differenza di et aveva cominciato a uscire con loro solo dopo che Christian
era entrato nella sua vita. Certo, le mogli degli altri la consideravano giovane e forse anche ingenua,
ma lavevano ugualmente accolta a braccia aperte, e con gli anni le occasioni che passava con loro
erano entrate a far parte della sua quotidianit. Festeggiavano insieme le ricorrenze e qualche volta nei
fine settimana si trovavano per una cena improvvisata.
Tra le mogli quella che le andava pi a genio era Lisbet, per la sua calma, il suo humour pacato e il
modo che aveva di parlarle da pari a pari. Inoltre adorava Nils e Melker. Era una vera ingiustizia che
lei e Kenneth non avessero avuto figli. Eppure non aveva il coraggio di andare a trovarla, e per questo
si sentiva rodere dal senso di colpa. Ci aveva provato, a Natale. Si era presentata con una piantina e
una scatola di cioccolatini Aladdin, ma appena laveva vista a letto, pi morta che viva, le era venuta
una gran voglia di scappare a gambe levate. Lisbet se nera accorta: laveva capito dalla sua
espressione, un misto di indulgenza e delusione. E non aveva pi trovato il coraggio di affrontare
quellesperienza, di vedersi davanti la morte travestita da essere umano e di fingere che quella l
distesa fosse la sua amica.

Ciao, gi a casa? Christian era entrato e si era tolto la giacca con movimenti spenti.
Sanna lo guard sorpresa.
Stai male? Non dovevi staccare alle cinque, oggi?
Non mi sento bene mormor lui.
In effetti non hai una bella cera comment lei osservandolo preoccupata. E coshai fatto alla
fronte?
Lui liquid la domanda con un gesto della mano. Niente.
Ti sei tagliato?
Smettila, non sopporto questi interrogatori. Inspir e poi aggiunse con voce pi calma: venuto
in biblioteca un giornalista a chiedermi di Magnus, e delle lettere. Non ne posso pi.
Immagino. Hanno chiamato come indemoniati anche qui. E tu cosa gli hai detto?
Il meno possibile. Si blocc. Ma domani pubblicheranno lo stesso qualcosa. Tanto, scrivono
quello che gli pare.
Be, se non altro Gaby sar contenta osserv Sanna acida. Com andata con lei, a proposito?
Bene tagli corto lui, ma qualcosa fece intuire a Sanna che non diceva la verit.
Sicuro? Non mi stupirei se tu fossi arrabbiato, dopo che ti ha dato in pasto ai lupi a quel modo...
Ho detto che andata bene! abbai Christian. Possibile che tu debba sempre mettere in
discussione ogni mia parola?
La rabbia gli mont di nuovo dentro e Sanna rimase a fissarlo esterrefatta mentre lui si avvicinava
senza smettere di urlare.
Devi lasciarmi in pace! Lo capisci o no? Piantala di starmi addosso dalla mattina alla sera!
Piantala di ficcare il naso in affari che non ti riguardano!
Sanna guard gli occhi di suo marito, che dopo tanti anni passati insieme avrebbe dovuto conoscere.
Ma luomo che in quel momento la fissava era un estraneo. E per la prima volta ne ebbe paura.
Imboccando la curva dopo il circolo velico, in direzione di Slvik, Anna strizz gli occhi. La figura
che camminava ondeggiando poco pi avanti aveva qualche somiglianza con sua sorella, almeno a
giudicare dal colore dei capelli e dallabbigliamento. Per il resto, pi che altro ricordava
Barbamamma. Rallent e abbass il finestrino.
Ciao, stavo giusto venendo da te. Hai laria di aver bisogno di un passaggio.
S, grazie rispose Erica aprendo la portiera e lasciandosi cadere sul sedile del passeggero. Ho
sopravvalutato le mie possibilit. Sono sfinita e sudata fradicia.
Ma doveri andata? Anna ingran la prima e ripart in direzione della casa un tempo appartenuta
ai genitori e ora abitata da Erica e Patrik. Per poco non era stata venduta, ma Anna scacci
rapidamente il ricordo di Lucas e del passato. Quellepoca era chiusa. Per sempre.
Sono stata a fare una chiacchierata con Kenneth alla Havsbygg.
Perch? Non vorrete vendere la casa?
No, no si affrett a dire Erica. Volevo solo parlare un po con lui di Christian. E di Magnus.
Anna parcheggi. Perch? chiese, pentendosi per quasi subito della domanda. La curiosit di sua
sorella andava al di l di qualsiasi immaginazione e a volte la metteva in situazioni di cui Anna
preferiva rimanere alloscuro.
Mi sono resa conto di non sapere niente del passato di Christian. Non mi ha mai raccontato niente
disse Erica scendendo dallauto. Inoltre trovo che sia tutto un po strano. Magnus probabilmente
stato ucciso e Christian ha subito delle minacce. Considerando che erano amici, non riesco a
convincermi che sia una coincidenza.

S, ma Magnus aveva mai ricevuto lettere minatorie? Anna segu Erica nellingresso e si tolse la
giacca.
No, per quanto ne so io. Patrik ne sarebbe stato al corrente.
Sei sicura che, se lavesse scoperto nel corso delle indagini, te lavrebbe detto?
Erica sorrise. Stai dicendo che il mio maritino capace di mantenere un segreto?
No, in effetti hai ragione. Anna rise, entrando in cucina e sedendosi. Se si metteva dimpegno per
cavargli di bocca qualcosa, Erica riusciva abbastanza facilmente a smantellare le sue difese.
Inoltre, quando gli ho mostrato la lettera e il biglietto di Christian mi sono accorta che per lui
erano una novit. Se su Magnus fosse venuto fuori qualcosa del genere, avrebbe reagito
diversamente.
Gi, mi sa che hai proprio ragione. E da Kenneth hai ricavato qualcosa?
No, non molto. Ma ho avuto limpressione che trovasse spiacevoli le mie domande. Devo aver
toccato un tasto dolente, per non so quale.
Fino a che punto si conoscono?
Non lo so. Faccio molta fatica a vedere cosa Christian possa avere in comune con Kenneth ed Erik.
Per Magnus il discorso diverso.
Io ho sempre pensato che anche Christian e Sanna siano una coppia un po improbabile.
Gi... Erica cerc le parole giuste. Non voleva dare limpressione di sparlare di qualcuno. Forse
una questione di et disse alla fine. Lei molto giovane e inoltre credo che sia terribilmente
gelosa. In parte posso capirla: Christian un belluomo e il loro rapporto non sembra molto
equilibrato. Aveva preparato il t e mise in tavola teiera, miele e latte.
Cosa intendi con equilibrato? domand Anna curiosa.
Non li ho frequentati tantissimo ma ho la sensazione che Sanna veneri Christian e che lui invece la
tratti con una certa condiscendenza.
Non una bella cosa osserv Anna bevendo un sorso di t, decisamente troppo caldo. Riappoggi
la tazza per aspettare che si raffreddasse.
Mah, magari traggo conclusioni affrettate da quel poco che ho visto, per mi pare che il rapporto
somigli di pi a quello tra un genitore e un figlio che a quello tra due adulti.
Comunque il suo libro sta andando molto bene.
S, e lo merita concord Erica. Christian uno degli scrittori pi di talento in cui mi sia
imbattuta e mi fa molto piacere che i lettori lo apprezzino.
Anche gli articoli sui giornali contribuiscono alle vendite. Mai sottovalutare la curiosit della
gente.
Vero, ma se serve a far comprare il libro, chi se ne frega disse Erica mettendo nella tazza il
secondo cucchiaino di miele. Si sforzava di non dolcificare eccessivamente il t, ma finiva sempre per
cedere.
E quello come va? Anna indic il pancione di Erica senza riuscire a nascondere linquietudine.
Nel difficile periodo seguito alla nascita di Maja non era riuscita a starle vicina, dato che aveva i suoi
problemi da risolvere. E adesso era seriamente preoccupata per sua sorella e non voleva vederla di
nuovo inghiottita dalle nebbie della depressione.
Mentirei se dicessi che non ho paura rispose Erica esitante. Ma questa volta mi sento
mentalmente pronta. So cosa aspettarmi e quanto siano duri i primi mesi. Per faccio fatica a
immaginare come sar, visto che sono due. Magari andr molto peggio, per quanto io sia preparata.
Ricordava ancora benissimo come si era sentita dopo la nascita di Maja. Della vita quotidiana dei
primi mesi non le era rimasto nessun particolare, nessuna immagine istantanea. Sotto quellaspetto,

quando cercava di ripensarci trovava il nero pi assoluto. Ma la sensazione era ancora palpabile e al
solo pensiero di ripiombare in quella disperazione senza fondo e in quellabbandono totale le veniva il
panico.
Anna intu i suoi pensieri. Allung una mano e lappoggi su quella della sorella.
Questa volta sar diverso. Certo, limpegno aumenter, non posso dire il contrario. Ma io sono qui,
Patrik qui, e ti prenderemo in tempo se darai segno di ricadere in quel buco nero. Te lo garantisco.
Guardami, Erica. Costrinse la sorella ad alzare gli occhi e a sostenere il suo sguardo. Quando ebbe la
sua totale attenzione ripet con voce ferma e pacata: Non lasceremo che tu ci ricada.
Erica batt le palpebre per scacciare le lacrime e strinse forte la mano della sorella. Quante cose
erano cambiate tra loro, negli ultimi anni. Lei non era pi una specie di mamma per Anna, quasi
neanche una sorella maggiore. Erano sorelle e basta. E amiche.
Nel freezer ho una confezione di Ben&Jerrys Chocolate Fudge Brownie. La tiro fuori?
E me lo dici adesso? esclam Anna con aria offesa. Sbrigati, prima che ti disconosca.
Quando vide lauto di Louise frenare sbandando davanti allufficio, Erik sospir. Non ci veniva mai,
e il fatto che si presentasse cos, senza preavviso, non lasciava presagire nulla di buono. Lo aveva
cercato anche per telefono solo pochi minuti prima, subito dopo che era uscito per una rapida puntata
al supermercato. Glielaveva riferito Kenneth. Per una volta, il suo socio aveva potuto dare una
risposta sincera.
Si chiese come mai tenesse tanto a parlargli. Che avesse scoperto la sua tresca con Cecilia? No, il
fatto che lui andasse a letto con unaltra non lavrebbe indotta a muoversi in auto sotto la neve
bagnata. Si sent gelare. Aveva saputo della gravidanza? Cecilia aveva forse disatteso il loro accordo,
peraltro proposto da lei stessa? Possibile che il desiderio di fargli del male e vendicarsi avesse
prevalso su quello di assicurarsi il mantenimento per s e per il bambino?
Vide Louise scendere dallauto. Lidea che Cecilia potesse aver svelato tutto lo paralizz. Mai
sottovalutare le donne. Pi ci pensava, pi gli sembrava plausibile che lei avesse sacrificato i soldi pur
di prendersi la soddisfazione di mandare a rotoli la sua vita.
Louise entr dalla porta dingresso come una furia. Quando gli arriv vicino, Erik sent che era
avvolta dallodore del vino, simile a una nebbia fitta.
Ma sei pazza? Hai guidato ubriaca? sbott. Con la coda dellocchio vide che Kenneth si fingeva
concentrato su qualcosa sul proprio schermo, ma anche se avesse voluto non avrebbe potuto fare a
meno di sentire quello che si dicevano.
Non ti riguarda biascic Louise. Tanto guido meglio io da ubriaca che tu da sobrio. Ondeggi
ed Erik guard lorologio. Le tre del pomeriggio, ed era gi conciata cos.
Cosa vuoi? le chiese Erik. Meglio sbrigare la faccenda: se doveva rovinargli la vita, tanto valeva
che lo facesse subito. Era sempre stato un uomo dazione, non aveva mai evitato le cose spiacevoli.
Ma, invece di lanciarsi in accuse contro Cecilia e il bambino, di mandarlo allinferno e annunciargli
che gli avrebbe portato via tutto quello che possedeva, Louise si frug in tasca e ne estrasse qualcosa
di bianco. Cinque buste. Erik le riconobbe immediatamente.
Sei entrata nel mio studio? Hai rovistato nei miei cassetti?
Certo che lho fatto. Tu non mi dici mai niente, neanche che qualcuno ti manda delle lettere
minatorie. Credi che sia una cretina? Pensi che non abbia capito che sono come quelle di cui si
parlato sui giornali, le lettere inviate a Christian? E adesso anche morto Magnus. La sua rabbia
ribollente aveva finalmente trovato sfogo. Perch non me le hai mostrate? Uno psicopatico ci manda
delle lettere minatorie e tu ritieni che io non abbia il diritto di saperlo? Proprio io, che sono in casa

dalla mattina alla sera, senza alcuna protezione?


Erik lanci unocchiata a Kenneth, irritato al pensiero che il socio fosse presente mentre Louise lo
trattava a quel modo. Quando vide la sua espressione, per, si sent gelare. Non stava pi guardando lo
schermo. Gli occhi erano puntati sulle cinque buste bianche che Louise aveva gettato sulla scrivania, il
volto pallidissimo. Per un attimo li alz su Erik, poi distolse il viso. Ma troppo tardi: Erik aveva
capito.
Le hai ricevute anche tu?
A quella domanda, Louise trasal e guard Kenneth, che sembrava non aver sentito, assorto comera
a studiare un file che riassumeva entrate e uscite. Ma Erik non aveva intenzione di lasciarlo andare.
Ti ho fatto una domanda! Era sempre la stessa voce, uguale da quando si conoscevano. E Kenneth
reag come aveva sempre fatto, fin da piccolo: remissivo, si assoggett allautorit e al desiderio di
comandare del socio. Si gir lentamente fino a ritrovarsi di fronte a Erik e Louise. Allacci le mani e
rispose a voce bassa: Me ne sono arrivate quattro. Tre per posta. Una lho trovata sul tavolo della
cucina.
Louise impallid. Linformazione aveva gettato benzina sulla sua rabbia nei confronti del marito. Si
gir verso di lui. Cos questa storia? Tu, Christian e Kenneth... Cosavete fatto? E Magnus? Ne
aveva ricevute anche lui? Pass con lo sguardo dalluno allaltro e di nuovo al primo.
Scese un attimo di silenzio. Kenneth guard Erik, che scosse lentamente la testa.
Non che io sappia. Magnus non me ne ha parlato, ma questo non vuol dire niente. Tu sapevi
qualcosa?
Kenneth rispose con un cenno negativo del capo.
No. Se cera uno con cui Magnus avrebbe potuto parlarne, sarebbe stato Christian.
Quando ti arrivata la prima? Il cervello di Erik aveva cominciato a rielaborare linformazione,
girandola e rigirandola nella mente, cercando di trovare una soluzione e di riprendere il controllo.
Non saprei. Prima di Natale, comunque. In dicembre.
Erik si allung verso le lettere sulla scrivania. Louise si era afflosciata, quasi la rabbia si fosse
sgonfiata. In piedi davanti al marito, lo guard riordinare le buste secondo il timbro postale. La prima
era finita sotto le altre. Lui la sollev e socchiuse gli occhi per rileggere la data.
15 dicembre.
S, potrebbe coincidere con la prima delle mie conferm Kenneth riabbassando lo sguardo.
Le hai tenute? Puoi controllare i timbri su quelle arrivate per posta? chiese Erik nel suo
caratteristico tono formale ed efficiente.
Kenneth annu e inspir profondamente. Accanto alla quarta cera anche uno dei nostri coltelli da
cucina.
Sei sicuro di non avercelo messo tu? Louise non biascicava pi. La paura aveva spazzato via le
nebbie della sbornia.
Certo. Avevo sparecchiato, quando sono andato a letto il tavolo era sgombro.
Non avevi chiuso a chiave la porta dingresso? Erik era ancora freddo e razionale.
Temo di no. Non sempre mi ricordo di farlo.
Le mie invece sono state mandate tutte per posta disse Erik sparpagliandole. Poi gli venne in
mente una cosa che aveva letto sul giornale.
Christian stato il primo a riceverle. Hanno cominciato ad arrivargli un anno e mezzo fa. Io e te,
invece, le riceviamo solo da un paio di mesi a questa parte. E se avesse a che fare solo con lui? Se
fosse lui il vero bersaglio del mittente, mentre noi siamo finiti in questo casino per caso, perch lo
conosciamo? Erik parlava in tono concitato, adesso. Guai a lui se sa qualcosa di questa faccenda e

non ci ha detto niente, se ha esposto me e la mia famiglia ai gesti di un mentecatto senza avermi
messo in guardia.
Ma non sa che le abbiamo ricevute anche noi obiett Kenneth, ed Erik dovette ammettere che
aveva ragione.
vero, ma ora lo sapr. Erik fece una pila ordinata delle buste e la pareggi battendo il bordo sul
piano della scrivania.
Hai intenzione di parlargli? Kenneth sembrava inquieto. Erik sospir. A volte non sopportava la
paura che il suo socio aveva di ogni forma di conflitto. Era sempre stato cos: seguiva la corrente, non
diceva mai no, sempre e solo s. Certo, gli era sempre convenuto. A decidere doveva essere uno solo, e
finora quel ruolo era toccato a lui. E lui lo avrebbe conservato.
Voglio parlargli, eccome. E lo far anche con la polizia. Avrei dovuto decidermi prima, ma stato
solo leggendo la notizia delle lettere ricevute da Christian che ho cominciato a prendere sul serio la
faccenda.
Era ora borbott Louise, che fu incenerita dallo sguardo del marito.
Io non voglio che Lisbet resti turbata. Kenneth aveva sollevato il mento e negli occhi aveva uno
sguardo di sfida.
Qualcuno entrato in casa tua, ha messo una busta sul tavolo della cucina e ci ha piazzato vicino
un coltello. Se fossi in te mi preoccuperei pi di questo che delleventuale turbamento di Lisbet,
considerando anche il fatto che per la maggior parte della giornata sola in casa. E se la persona in
questione entrasse mentre tu sei fuori?
Erik si accorse che il socio si era gi posto quella domanda e, irritato dalla sua mancanza di
iniziativa, sorvol elegantemente sul fatto che neanche lui aveva fatto parola delle lettere con sua
moglie. Le sue, daltra parte, non erano mai state consegnate a domicilio.
Bene, allora facciamo cos. Tu vai a prendere le tue e poi consegniamo tutto alla polizia in modo
che possa cominciare a esaminare la faccenda.
Kenneth si alz. Ci vado subito. Torno tra un attimo.
Vai, vai.
Una volta che il socio fu uscito, Erik si gir verso la moglie e la osserv per qualche secondo.
Abbiamo diverse cose di cui parlare.
Louise lo guard. Poi sollev la mano e gli diede uno schiaffo.

Ho detto che non ha niente che non va! La voce della mamma era rabbiosa e incrinata dal pianto.
Lui si defil e and a mettersi dietro il divano, a debita distanza. Ma non cos lontano da non sentire.
Tutto quello che riguardava Alice era importante.
Adesso gli andava pi a genio. Il suo sguardo non voleva pi portargli via tutto. Di solito se ne
stava stesa, zitta, e lui trovava che fosse molto piacevole.
Ha otto mesi e non ha mai neanche tentato di gattonare o spostarsi in qualche modo. Dobbiamo
farla visitare da un medico. Il pap parlava a voce bassa, come quando voleva convincere la mamma
a fare qualcosa che lei non voleva nemmeno prendere in considerazione. Il pap ripet la frase
posandole le mani sulle spalle per costringerla ad ascoltarlo.
C qualcosa che non va. Prima troviamo aiuto, meglio . Non le fai un favore chiudendo gli
occhi.
La mamma scosse la testa. I capelli neri rilucevano sulla sua schiena e lui desiderava allungare una
mano per toccarli. Ma sapeva che non voleva, che si sarebbe spostata.
Mentre continuava a scuotere la testa, le lacrime le scorrevano sulle guance: segno che, nonostante
tutto, stava cominciando ad arrendersi. Il padre si gir per met e gli lanci unocchiata. Dal suo
posto dietro il divano lui gli sorrise, non sapendo cosa significasse, ma evidentemente non era stata
una buona idea perch lo vide aggrottare le sopracciglia e assumere unespressione arrabbiata, come
se si fosse aspettato una reazione diversa.
Non capiva perch fossero tutti e due tanto preoccupati e tristi. Alice era cos buona, adesso! La
mamma non doveva pi tenerla sempre in braccio e ovunque la si mettesse stava tranquilla. Eppure
loro non erano contenti. E, sebbene adesso ci fosse spazio anche per lui, lo trattavano come un essere
trasparente. Le attenzioni del padre non gli interessavano pi di tanto: non era lui che contava. Ma
neanche la mamma lo prendeva in considerazione, e se lo guardava lo faceva solo con disgusto e
disprezzo.
E lui non riusciva a trattenersi. Non poteva fare a meno di sollevare la forchetta una volta dopo
laltra, portarla alla bocca, masticare, deglutire, servirsi ancora, sentire il corpo riempirsi. La paura
era troppo grande: paura che lei non lo vedesse. Non era pi il bambino bellissimo della mamma. Ma
era l, e occupava spazio.

Quando entr in casa regnava il silenzio. Sicuramente Lisbet stava dormendo. Pens di andare a
darle unocchiata, ma non voleva rischiare di svegliarla. Magari aveva appena preso sonno. Meglio
farlo al momento di uscire di nuovo. Aveva bisogno di tutto il riposo possibile.
Kenneth si ferm un attimo nellingresso. Quello era il silenzio con cui avrebbe presto dovuto
convivere. Non che non si fosse mai trovato a casa da solo. Lisbet simpegnava molto nel suo lavoro
dinsegnante e spesso restava a scuola fino a sera. Ma il silenzio di quando lui rientrava prima di lei
era diverso, carico di aspettative in vista del momento in cui la porta dingresso si sarebbe aperta e lei
sarebbe entrata dicendo: Amore, eccomi qui!
Non avrebbe mai pi sentito quelle parole. Lisbet avrebbe lasciato quella casa per non tornarci pi.
Di colpo si sent sopraffare dal dolore. Aveva investito un sacco di energia nel tentativo di tenerlo a
distanza, di non anticiparlo, ma in quel momento si ruppero gli argini. Appoggi la fronte al muro e
sent arrivare le lacrime. Le lasci scorrere, piangendo silenziosamente mentre gli gocciolavano sui
piedi. Per la prima volta si concesse di provare quello che avrebbe provato quando lei non ci fosse pi
stata. Sotto molti aspetti non cera gi pi. Lamore era ancora immenso, ma diverso, perch la Lisbet
della stanza degli ospiti era solo lombra della donna che amava, e che rimpiangeva.
Rimase a lungo in quella posizione. Dopo un po le lacrime si attenuarono e cominciarono a
gocciolare pi lentamente. Quando cessarono del tutto inspir a fondo, sollev la testa e si asciug le
guance con la mano. Bastava cos. Non poteva permettersi di continuare.
And nello studio. Le lettere erano nel primo cassetto della scrivania. Allinizio aveva pensato di
buttarle, di ignorarle, ma qualcosa laveva trattenuto. E quando, la notte prima, era arrivata la quarta,
lasciata ad arte nel bel mezzo di casa sua, era stato contento di averle tenute, perch aveva capito che
doveva prenderle sul serio. Qualcuno gli voleva male.
Avrebbe dovuto consegnarle alla polizia fin dallinizio, invece di farsi guidare dal desiderio di non
turbare la calma attesa della morte di Lisbet. Solo facendo cos avrebbe potuto proteggerla. Meno
male che se nera reso conto in tempo, anzi, che Erik glielaveva fatto capire. Se le fosse capitato
qualcosa a causa della sua solita incapacit di agire, non se lo sarebbe mai perdonato.
Con mani tremanti prese le buste, attravers lingresso per andare in cucina e le infil in un
sacchetto di plastica. Si chiese se non fosse il caso di andarsene e basta per non rischiare di svegliare
Lisbet, ma non pot rinunciare a fare capolino dalla porta per controllare che andasse tutto bene e
vedere il suo viso immerso in un riposo, sperava, sereno.
Socchiuse piano la porta, che si apr senza rumore permettendogli di vederla un po alla volta.
Dormiva. Gli occhi erano chiusi e lui sincant a guardare ogni lineamento, ogni tratto del suo viso.
Emaciato, con la pelle secca, ma ancora bello.
Non riuscendo a resistere alla voglia di toccarla, fece qualche passo in punta di piedi, ma
improvvisamente sent che qualcosa non andava. Sebbene Lisbet avesse laspetto consueto di quando
dormiva, Kenneth cap cosa laveva fatto reagire: il silenzio era assoluto, non si sentiva niente.
Neanche il suo respiro.

Si precipit da lei, appoggi due dita sulla gola, le spost sul polso sinistro tastandolo avanti e
indietro e desiderando intensamente di avvertire sotto i polpastrelli una pulsazione vitale, ma invano.
Non sent niente. Nel silenzio regnava il silenzio e il corpo di Lisbet era immobile. Laveva lasciato.
Sent uno strano singulto disperato, un verso gutturale e come animalesco, e si rese conto che veniva
da lui. Si sedette sul bordo del letto e sollev il busto di sua moglie, delicatamente, come se lei
potesse ancora provare dolore.
Appoggi la sua testa, pesante, sulle proprie ginocchia. Accarezzandole la guancia sent tornare le
lacrime. Il dolore lo aggred con una violenza che spazz via tutto ci che aveva vissuto fino ad allora,
tutto ci che sapeva del dolore. Quello era un tormento fisico, che si propag in tutto il corpo torcendo
ogni filamento nervoso e facendolo urlare. Il grido riecheggi nella stanza, rimbalz sulla coperta e
sulla tappezzeria sbiadita e torn a investirlo.
Le mani di Lisbet erano allacciate sul petto e lui le stacc dolcemente. Voleva stringerne una per
lultima volta. Sent la pelle ruvida sotto la propria, quella pelle a cui le terapie avevano sottratto la
morbidezza ma che gli era ancora cos familiare.
Si port la sua mano alla bocca, premette le labbra sul dorso mentre le lacrime bagnavano le dita
intrecciate. Chiuse gli occhi, e il sapore salato delle lacrime si mescol allodore di lei. Avrebbe
voluto restare l in eterno, senza mai lasciarla andare, ma sapeva che era impossibile. Lisbet non era
pi sua, non era pi l, e lui doveva rassegnarsi. Aveva smesso di soffrire, era finita. Il cancro aveva
vinto.
Depose delicatamente la mano lungo il fianco. La destra era sul petto, come fosse ancora allacciata
alla sinistra, e Kenneth la prese per stendere il braccio allo stesso modo.
A met del gesto si blocc. Tra le dita cera qualcosa, qualcosa di bianco. Il cuore si mise a battere
forte. Avrebbe voluto riallacciarle le mani e nasconderlo, ma non poteva. Tremando, apr le dita e
loggetto bianco cadde sulla coperta. Il foglietto, piegato, nascondeva un messaggio. Ne era sicuro. Il
male aleggiava nella stanza.
Si allung a prendere il foglietto. Esit un istante, poi lesse il messaggio.
Quando squill il campanello, Anna era appena uscita. Erica pens per un attimo che si fosse
dimenticata qualcosa, ma in genere la sorella non aspettava che andasse ad aprirle ed entrava senza
farsi troppi problemi.
Pos le tazze che stava per lavare e and alla porta.
Gaby? Cosa ci fai qui? Si scost per far passare leditore, che quel giorno ravvivava il grigiore
invernale con un cappotto turchese ed enormi orecchini doro scintillanti.
Ero a Gteborg per una riunione e cos ho pensato di fare un salto a salutarti.
Un salto? Era unora e mezza di viaggio, solo andata, e non aveva neanche telefonato per controllare
che lei fosse in casa. Cosa poteva giustificare quella fretta di parlarle?
Avrei bisogno di fare due chiacchiere con te su Christian. Gaby aveva risposto alla sua domanda
inespressa. Avresti un goccio di caff?
Eh? Certo, certo.
Come al solito, ricevere Gaby corrispondeva a essere investiti da un treno. Non si prese neanche la
briga di togliersi gli stivali: dopo esserseli puliti alla meglio sullo zerbino si avvi tacchettando sul
parquet. Erica rivolse unocchiata apprensiva alle belle tavole di legno che puliva con il sapone nero e
sper che non restassero dei brutti segni. Ma non valeva la pena dirle qualcosa. Erica non ricordava di
averla vista una sola volta senza scarpe e si chiese se le togliesse almeno per andare a letto.
Che casetta... accogliente osserv Gaby con un sorriso, ma Erica lesse nei suoi occhi che il caos

di giocattoli, vestitini di Maja, carte di Patrik e altra roba sparpagliata al pianterreno laveva fatta
inorridire. Non era la sua prima visita l, ma nelle altre occasioni, sapendo del suo arrivo, Erica aveva
riordinato.
Gaby spazz via dalla sedia qualche briciola e si sedette. Erica si affrett a passare lo strofinaccio
sul tavolo, che non era stato pulito n dopo la colazione n dopo lo spuntino con Anna.
appena stata qui mia sorella disse togliendo la confezione di gelato vuota.
Lo sai, vero, che la storia che si pu mangiare per due una balla? comment Gaby guardando la
pancia enorme di Erica.
Mm rispose lei trattenendo una risposta per le rime. Gaby non era nota per il suo tatto. La figura
slanciata che esibiva era il risultato di una dieta strettissima e di duri allenamenti, tre volte alla
settimana con tanto di personal trainer, a Sturebadet, e non portava segni di gravidanze: la carriera
rappresentava da sempre la priorit assoluta.
Per dispetto Erica dispose dei biscottini su un piatto e glieli avvicin.
Gradisci un dolcetto, no?
Gaby era combattuta tra il desiderio di non essere scortese e una voglia disperata di rifiutare. Alla
fine arriv a un compromesso.
Ne prendo mezzo, se per te va bene. Spezz uno dei biscottini e fece una smorfia, neanche stesse
per mangiare uno scarafaggio.
Volevi parlare di Christian? chiese Erica, e nonostante tutto dovette ammettere di essere curiosa.
S, non so cosa gli sia successo. Gaby sembr sollevata di aver superato lo scoglio dei dolcetti e
mand gi il boccone con un lungo sorso di caff. Dice che non vuole pi saperne di partecipare alla
promozione del libro, ma non cos che ci si comporta. Non professionale!
Pare che abbia preso molto male gli articoli che sono usciti disse Erica prudente, sentendosi
ancora un po in colpa per il ruolo avuto nella vicenda.
Gaby agit la mano fresca di manicure. Be, comprensibile. Ma sono tempeste che passano
rapidamente, e dopotutto sono serviti a dare una bella spinta al libro. La gente si incuriosita. Voglio
dire, alla fine Christian a guadagnarci, e deve capire che abbiamo investito tempo e denaro su di lui.
Quindi ci aspettiamo qualcosa in cambio.
S mormor Erica, ma era incerta sulla posizione da prendere. Da un lato capiva Christian, perch
doveva essere orribile sentirsi messi in piazza a quel modo, dallaltro sapeva che effettivamente erano
tempeste che si placavano in fretta. Era allinizio della sua carriera di scrittore, e probabilmente
lattenzione che stava raccogliendo gli sarebbe tornata utile per molti anni a venire.
Perch ne parli con me? chiese con garbo. Non dovresti affrontare largomento con lui?
Ci siamo visti ieri tagli corto Gaby. E credo di poter dire che il colloquio non stato positivo.
Strinse le labbra come per sottolineare laffermazione ed Erica intu che le cose dovevano essere
andate davvero fuori controllo.
Oh, mi dispiace. Ma credo che Christian sia sotto pressione, al momento, e bisogna mostrarsi
indulgenti...
Lo capisco, ma io mi occupo di affari e noi abbiamo un contratto con lui. E anche se non vengono
elencati in dettaglio i suoi obblighi in merito ai rapporti con la stampa, alla promozione del libro e
cos via, comunque sottinteso che noi ci aspettiamo una serie di cose da lui. Alcuni possono
permettersi di fare gli eremiti e tenersi a distanza da ci a cui ritengono di essere superiori, ma si
tratta di eccezioni, autori affermati che hanno un vasto pubblico di lettori. Christian ha ancora molta
strada da fare. Forse ci arriver, ma una carriera non si costruisce in una notte, e dopo lottimo avvio
che ha avuto con La sirena ha il dovere, verso se stesso e verso la casa editrice, di fare qualche

sacrificio. Gaby fece una pausa e inchiod Erica con lo sguardo. Speravo che potessi spiegarglielo
tu.
Io? Erica non sapeva come replicare. Non era affatto convinta di essere la persona giusta per
convincere Christian a gettarsi di nuovo in pasto ai lupi, anche perch, per cos dire, era stata lei a
condurli alla sua porta.
Non sono del tutto sicura che sia... Cerc una formulazione diplomatica, ma Gaby la interruppe:
Bene, allora deciso. Vai a trovarlo e gli dici cosa ci aspettiamo da lui.
Cosa... Erica la guard e si chiese perch avesse interpretato le sue parole come un assenso. Ma
Gaby si stava gi alzando. Si lisci la gonna, prese la borsetta e se lappese alla spalla.
Grazie per il caff e la chiacchierata. Mi fa piacere che collaboriamo cos bene. Si sporse verso le
sue guance, baciando laria, e poi si avvi tacchettando.
Non c bisogno che mi accompagni, cara! disse a voce alta. Ciao ciao!
Ciao ciao! rispose Erica salutandola con la mano e sentendosi completamente travolta.
Patrik e Gsta erano in auto. Erano passati cinque minuti scarsi dalla chiamata. Allinizio Kenneth
Bengtsson non era quasi riuscito a parlare, ma dopo un po Patrik aveva capito cosa gli stava dicendo.
Sua moglie era stata assassinata.
Cosa diavolo sta succedendo? Gsta scosse la testa, la mano stretta sulla maniglia sopra la
portiera, come sempre quando Patrik era al volante. Devi proprio accelerare cos, in curva? Sono
praticamente spiaccicato sul finestrino.
Scusa. Patrik rallent un pochino, ma ben presto il piede torn a premere sul pedale. Cosa sta
succedendo? Mah, me lo chiedo anchio disse con aria grave, dando unocchiata allo specchietto per
controllare che Paula e Martin li seguissero.
Cosa ti ha detto? Aveva anche lei delle ferite da taglio?
Non sono riuscito a cavargli granch di bocca. Era sotto shock, e di brutto. Ha detto soltanto che
rientrando lha trovata assassinata.
A quanto ho sentito, non le restava comunque molto da vivere osserv Gsta. Detestava tutto ci
che aveva a che fare con malattie e morte, e da un pezzo si aspettava di essere colpito da un qualche
male incurabile. Prima per voleva riuscire a fare il maggior numero possibile di partite di golf. E al
momento Patrik aveva unaria meno sana della sua.
Non hai una bella cera, sai?
Uffa, la pianti di dirmelo? sbott Patrik. Dovresti provare com la vita tra lavoro e figli piccoli.
Mai che si riesca a fare quello che si deve fare, mai che si riesca a recuperare un po di sonno
perduto. Patrik si pent delle proprie parole mentre gli uscivano di bocca. Sapeva che il pi grande
dolore di Gsta era il ricordo del figlioletto morto subito dopo la nascita.
Scusami, ho detto una sciocchezza mormor, e Gsta annu.
Tranquillo.
Rimasero in silenzio per qualche istante, ascoltando solo il rumore delle gomme sullasfalto della
strada provinciale che portava a Fjllbacka.
Sono contento per Annika e la bambina disse alla fine Gsta, lespressione raddolcita.
Gi, peccato che debbano aspettare tanto rispose Patrik, lieto di cambiare argomento.
Eh s, ci vuole un secolo. Io proprio non lo immaginavo. La piccola gi belle nata, dove sar il
problema? Gsta era impaziente quasi quanto Annika e suo marito Lennart.
Burocrazia rispose Patrik. E in un certo senso un bene che controllino come si deve, invece di
consegnare i bambini al primo che passa.

Certo, hai ragione.


Siamo arrivati. Patrik accost davanti alla casa dei Bengtsson, imitato un attimo dopo da Paula,
nella seconda macchina. Una volta spento il motore, rimase solo il fruscio del bosco.
Kenneth Bengtsson apr la porta, bianco in viso e con unespressione confusa.
Hedstrm si present Patrik, tendendogli la mano. Dov? Fece segno agli altri di restare fuori.
Il lavoro della scientifica sarebbe stato pi complicato se fossero entrati in massa. Kenneth tenne
aperta la porta e indic un punto allestremit opposta dellingresso.
L dentro. Io... posso aspettare qui? Fiss Patrik, lo sguardo vuoto.
Rimani con i colleghi, io me la cavo da solo. Lanci unocchiata a Gsta per invitarlo a occuparsi
di lui. Professionalmente lasciava abbastanza a desiderare ma con le persone ci sapeva fare, nelle sue
mani Kenneth sarebbe stato al sicuro. Nel giro di qualche minuto sarebbe anche arrivato il personale
dellospedale. Aveva telefonato prima di muoversi dalla stazione, quindi lambulanza doveva essere
per strada.
Entr cauto nellingresso e si tolse le scarpe, procedendo poi nella direzione indicata da Kenneth.
Doveva essere la porta in fondo. Era chiusa, e Patrik si blocc con la mano a mezzaria. Potevano
esserci delle impronte digitali. Aiutandosi con il gomito abbass la maniglia e apr spingendo con la
spalla.
Lisbet era stesa sul letto con gli occhi chiusi e le braccia lungo i fianchi. Sembrava che dormisse. Si
avvicin di un altro paio di passi e cerc segni di lesioni sul corpo. N sangue n ferite. Limpronta
della malattia era invece chiarissima. Dalla pelle tesa e secca sporgevano le ossa e sotto il foulard la
testa doveva essere calva. Patrik sent una fitta al cuore al pensiero di ci che aveva passato quella
donna, e con lei anche Kenneth, costretto a vedere la moglie in quelle condizioni. Ma nulla faceva
pensare a qualcosa di diverso da un decesso nel sonno. Arretr cauto e usc dalla stanza.
Fuori, Gsta parlava in tono tranquillizzante con Kenneth mentre Paula e Martin aiutavano lautista
dellambulanza a fare manovra lungo il vialetto daccesso.
Sono andato a vederla disse Patrik a voce bassa a Kenneth, mettendogli una mano sulla spalla.
Non c nulla che indichi che sia stata uccisa, come mi hai detto al telefono. Mi sembra di capire che
tua moglie fosse gravemente malata, vero?
Kenneth annu senza parlare.
Non credi sia pi probabile che sia semplicemente morta nel sonno, allora?
No, stata uccisa. Kenneth gli rivolse uno sguardo di sfida.
Patrik scambi unocchiata con Gsta. Non era inusuale che le persone in stato di shock reagissero
in modo strano e dicessero cose insensate.
Cosa te lo fa pensare? Come ti dicevo, sono appena stato dentro e il corpo non presenta lesioni,
niente che indichi... qualcosa fuori dal normale.
stata uccisa! insistette Kenneth, e Patrik si rese conto che per il momento non cera altro da
fare. Avrebbe chiesto al personale dellospedale di occuparsi di lui.
Guarda qui! Kenneth estrasse qualcosa dalla tasca e lo tese a Patrik, che lo prese senza riflettere.
Era un foglietto bianco piegato in due. Patrik guard luomo con espressione interrogativa e lo apr. In
nero, con dei caratteri elaborati, cera scritto: Lha uccisa la verit su di te.
Patrik riconobbe immediatamente la calligrafia.
Dove lhai trovato?
Nella sua mano. Glielho sfilato dalle dita balbett Kenneth.
E non lha scritto lei? Era una domanda superflua, ma Patrik doveva ugualmente farla per
spazzare via ogni dubbio. In realt conosceva gi la risposta. La calligrafia corrispondeva. E quelle

semplici parole trasmettevano la stessa malevolenza che traspariva dalla lettera che Erica aveva preso
a casa di Christian.
Come previsto, Kenneth scosse la testa. No disse sollevando qualcosa che prima Patrik non aveva
notato. la stessa persona che ha spedito queste.
Allinterno del sacchetto trasparente Patrik vide alcune buste bianche. Lindirizzo era scritto con un
inchiostro nero e la calligrafia era elegante. La stessa del foglietto che aveva in mano.
Quando ti sono arrivate? chiese con il cuore che batteva forte.
Stavamo per consegnarvele rispose Kenneth a voce bassa, dandogli il sacchetto.
Stavamo? chiese Patrik esaminando le buste. Quattro in tutto.
S, io ed Erik. Ne ha ricevute anche lui.
Parli di Erik Lind? Le ha ricevute anche lui? ripet Patrik per accertarsi di aver sentito bene.
Kenneth annu.
Ma perch non ce le avete portate prima? Cerc di trattenere limpazienza: luomo che aveva
davanti aveva appena perso la moglie e non era il momento di rimproverarlo.
Io... noi... Solo oggi io ed Erik ci siamo resi conto di averle ricevute entrambi. E che fossero
arrivate a Christian labbiamo saputo nel fine settimana, quando ne hanno parlato i giornali. Non
posso rispondere per Erik, ma io non volevo preoccupare... La voce gli sincrin.
Patrik guard di nuovo le buste. Tre hanno indirizzo e timbro postale. Sullaltra c solo il nome.
Come ti arrivata?
Ieri notte qualcuno entrato e lha lasciata sul tavolo della cucina. Esit e Patrik rimase in
silenzio, sentendo che cera dellaltro. Accanto alla busta ho trovato anche un coltello, uno dei nostri.
Ed un messaggio che si pu interpretare in un modo soltanto.
A questo punto non riusc a trattenere il pianto, ma continu: Pensavo di essere io quello preso di
mira. Perch Lisbet? Perch uccidere lei? Si asciug una lacrima con il dorso della mano,
evidentemente imbarazzato.
Per il momento non possiamo dire se sia stata effettivamente uccisa replic Patrik in tono mite.
Ma qualcuno stato qui, questo certo. Hai idea di chi possa essere? Di chi abbia spedito le lettere?
Tenne lo sguardo fisso su Kenneth per poter cogliere anche il minimo cambiamento di espressione, e
quando rispose gli sembr sincero.
Ci ho pensato e ripensato, da quando hanno cominciato ad arrivare. stato poco prima di Natale.
Ma proprio non riesco a farmi venire in mente chi potrebbe volermi male. Non c nessuno, ecco. Non
mi sono mai fatto dei nemici. Sono troppo... insignificante.
Ed Erik? Da quanto tempo le riceve?
Anche lui da prima di Natale. Sono nel suo ufficio. Dovevo solo tornare a casa a prendere le mie e
poi vi avremmo contattati... La voce si spense e Patrik cap che con il pensiero era di nuovo nella
stanza in cui aveva trovato la moglie morta.
Cosa potrebbero significare le parole sul biglietto? chiese con tatto. Quale potrebbe essere la
verit su di te a cui allude chi lha scritto?
Non lo so. Non lo so proprio rispose Kenneth. Poi inspir profondamente. Ora cosa farete di
lei?
Verr trasportata a Gteborg dove verr esaminata.
Esaminata? Stai parlando di unautopsia? Il viso gli si contrasse in una smorfia.
S. Purtroppo indispensabile per capire cos successo.
Kenneth annu ma gli occhi erano lucidi e le labbra stavano assumendo una sfumatura bluastra.
Patrik si rese conto che erano fuori da troppo tempo, considerando gli abiti leggeri delluomo, e si

affrett a dire: Fa freddo, devi metterti al coperto. Che ne dici di andare in ufficio? Il tuo ufficio,
intendo. Cos parliamo con Erik. Se non te la senti, per, posso farlo anche da solo. A proposito, c
qualcuno che vorresti chiamare?
No. E vengo volentieri disse Kenneth in tono quasi di sfida. Voglio sapere chi stato a fare
questo.
Bene. Patrik gli pos una mano sul gomito e lo condusse allauto. Dopo aver aperto la portiera del
passeggero and da Paula e Martin per dare loro qualche istruzione. Poi fece cenno a Gsta di salire
sullauto e rientr a prendere una giacca per Kenneth. Quelli della scientifica stavano arrivando e
Patrik sperava di riuscire a tornare prima che avessero finito le rilevazioni. In caso contrario,
avrebbero parlato dopo. Quella faccenda era cos urgente che non poteva essere rimandata.
Quando lauto si mise in moto, Kenneth lanci una lunga occhiata in direzione della casa e le sue
labbra si mossero come se formulassero un addio silenzioso.
In realt non era cambiato niente: il vuoto era uguale a prima. Lunica differenza era che ora aveva
un corpo da seppellire e che anche lultimo barlume di speranza si era spento. I suoi presentimenti si
erano rivelati giusti, ma quanto avrebbe voluto essersi sbagliata.
Come avrebbe fatto a vivere senza Magnus? Che esistenza sarebbe stata senza di lui? Era cos
difficile credere che suo marito, il padre dei suoi figli, di l a poco sarebbe finito in una tomba al
cimitero. Proprio lui, cos traboccante di vita, capace di divertirsi e di far divertire chi aveva intorno.
Certo, a volte la sua spensieratezza e le sue continue trovate la irritavano. Le saltavano i nervi quando
cercava di parlargli di qualcosa di serio e lui faceva lo stupido e scherzava finch lei non riusciva a
fare a meno di ridere anche se in realt non voleva. Eppure non lavrebbe cambiato per nulla al
mondo.
Cosavrebbe dato per una sola ora con lui... Anche mezzora, o un minuto. La loro vita insieme non
era finita, era appena cominciata. Il percorso che avevano alle spalle era solo una parte di quello che
avevano progettato. Lincontro travolgente a diciannove anni. Il primo periodo, quello
dellinnamoramento. La dichiarazione di Magnus e il matrimonio nella chiesa di Fjllbacka. I
bambini. Le notti di strilli in cui avevano dormito a turno. Tutti i momenti di giochi e risate con Elin e
Ludvig. Le sere in cui avevano fatto lamore o semplicemente si erano addormentati mano nella
mano. E poi gli ultimi anni in cui i figli erano diventati grandi e loro si erano conosciuti di nuovo
come due esseri umani.
Restava ancora tanta strada da fare insieme, una strada lunga e piena di esperienze. Magnus
aspettava con ansia il momento di prendere in giro i primi fidanzatini dei figli, che sarebbero arrivati,
timidi e balbettanti, per essere presentati. Avrebbero aiutato Elin e Ludvig a traslocare nel loro primo
appartamento, a portare mobili, a tinteggiare pareti e confezionare tende. Magnus avrebbe tenuto il
tradizionale discorso ai loro matrimoni e avrebbe parlato troppo, si sarebbe commosso e dilungato
eccessivamente sui particolari della loro infanzia. Avevano persino cominciato a fantasticare sui
nipotini, anche se si trattava di qualcosa di ancora molto lontano. Tutto questo rappresentava una
promessa che scintillava in fondo alla strada, come un gioiello. Sarebbero diventati i migliori nonni
del mondo, sempre disponibili e pronti a viziare i nipotini, concedendo un dolcetto prima di cena e
comprando troppi giocattoli. Regalando loro il proprio tempo, ogni minuto libero.
Tutto questo era stato spazzato via, i sogni sul futuro non sarebbero mai diventati realt. Di colpo
Cia avvert il peso di una mano sulla spalla. E sent una voce, ma era cos insopportabilmente simile a
quella di Magnus che smise di ascoltarla. Dopo un po la voce tacque e la mano si spost. Davanti a s
vide scomparire la strada, come se non ci fosse mai stata.

Lultimo tratto fu una specie di salita al Golgota. Erica aveva telefonato in biblioteca per chiedere
di Christian, ma le avevano detto che era andato a casa. Cos, si era messa al volante, non senza
difficolt, per raggiungerlo. Non era ancora del tutto certa che eseguire lordine di Gaby fosse una
buona idea, ma sapeva anche che non sarebbe riuscita a districarsi da quella situazione. Il suo editore
non avrebbe mai accettato un no.
Cosa vuoi? chiese Sanna aprendole la porta. Sembrava ancora pi depressa del solito.
Avrei bisogno di parlare con Christian rispose Erica sperando di non dover rimanere l fuori a
motivare la richiesta.
Non in casa.
Quando rientra? domand paziente, quasi contenta per quella possibilit di rimandare
lappuntamento.
Sta scrivendo. Nel capanno da pesca. Puoi andarci, se vuoi, ma a tuo rischio e pericolo.
Ci prover. Erica ebbe un attimo di esitazione. importante aggiunse.
Sanna alz le spalle. Fai come vuoi. Conosci la strada?
Erica annu. Era gi andata un paio di volte a trovarlo nel suo rifugio.
Cinque minuti dopo parcheggi davanti alla fila di capanni. Quello in cui Christian stava lavorando
era stato ereditato da Sanna. Il nonno materno laveva comprato per due soldi e adesso era uno dei
pochi di propriet di qualcuno che abitasse permanentemente a Fjllbacka.
Christian doveva aver sentito la macchina, perch apr la porta prima che lei avesse il tempo di
bussare. Erica vide che aveva una ferita sulla fronte ma decise che non era il caso di fargli un
interrogatorio.
Ah, sei tu disse lui con lo stesso scarso entusiasmo della moglie.
Erica cominci a sentirsi unappestata. Io e un altro paio di persone cerc di scherzare, ma lui non
sembr apprezzare la battuta.
Sto lavorando disse senza accennare a farla entrare.
Ti disturbo solo qualche minuto.
Sai anche tu come funziona quando si preso il ritmo.
Le cose stavano andando anche peggio di quanto si fosse aspettata. Poco fa venuta da me Gaby.
Mi ha detto del vostro colloquio.
Christian abbass le spalle con un sospiro. venuta fin da Stoccolma per questo?
Era a Gteborg per una riunione. Ma molto preoccupata. E pensava che io... Senti, non potremmo
parlare dentro?
Finalmente Christian si scost e la fece entrare. Il soffitto lo costringeva a tenere la testa
leggermente piegata, mentre lei, pi bassa di una quindicina di centimetri, poteva stare dritta. Lui le
gir le spalle e la precedette nella stanzetta rivolta verso il mare. Il computer acceso e le pagine sparse
sul tavolino davanti alla finestra indicavano che stava effettivamente lavorando.
Be, cosa ti ha detto? Si sedette, accavall le lunghe gambe e incroci anche le braccia sul petto.
Tutto il suo corpo esprimeva riluttanza.
Gaby preoccupata. Dice che non hai pi intenzione di farti intervistare e che non vuoi
promuovere il libro.
Esatto. Christian strinse ancora di pi le braccia al petto.
Posso chiederti perch?
Dovresti saperlo, no? sibil, ed Erica si ritrasse di scatto. Lui se ne accorse e parve pentito del
tono usato. Lo sai disse in tono cupo. Non posso... Non dopo gli articoli che sono usciti.
Temi di attirare lattenzione? Si tratta di questo? Ti sono arrivate altre minacce? Sai chi te le ha

inviate? Le domande le uscirono a raffica.


Christian scosse la testa con enfasi. Non so niente. La voce si era di nuovo alzata. Non so
proprio niente! Voglio solo un po di pace. Voglio lavorare ed evitare... Distolse lo sguardo.
Erica lo osserv in silenzio. Non si fondeva bene con lambiente, l. Ci aveva gi pensato le altre
volte che era andata a trovarlo e adesso le risultava ancora pi chiaro. In mezzo agli attrezzi da pesca
appesi alle pareti sembrava un pesce fuor dacqua. Il capanno faceva pensare a una casa di bambola in
cui lui avesse infilato a forza le lunghe membra rimanendo incastrato senza pi poterne uscire. Forse
in un certo senso era proprio cos. Guard le pagine sul tavolino. Dal punto in cui si trovava non
riusciva a vedere di cosa si trattasse, ma a occhio erano un centinaio.
il nuovo libro? Non intendeva abbandonare largomento che laveva turbato, voleva solo
concedergli un po di tempo per tranquillizzarsi.
S. Christian parve rilassarsi un pochino.
La continuazione della Sirena?
Christian sorrise. Non ci sar mai una continuazione della Sirena rispose spostando lo sguardo sul
mare. Non capisco dove si trovi il coraggio aggiunse poi in tono esitante.
Scusa? Erica non capiva cosa lo avesse indotto al sorriso, in quello che gli aveva detto. Il
coraggio di cosa?
Di saltare.
Erica segu il suo sguardo e di colpo cap cosa intendesse.
Vuoi dire dalla torre dei tuffi? Quella di Badholmen?
S. Christian continu a fissarla senza battere le palpebre.
Io non lho mai avuto, ma daltra parte ho paura dellacqua, una paura imbarazzante considerando
che sono cresciuta qui.
Neanche io lho mai avuto. La voce di Christian suonava lontana, sognante. Erica aspett con tutti
i sensi allerta. Cera qualcosa, tra le righe, una tensione che sembrava sul punto di trovare sfogo. Non
osava muoversi, quasi neanche respirare. Dopo qualche istante lui riprese a parlare, apparentemente
dimentico della sua presenza.
Lei ce laveva.
Chi? sussurr Erica. Per un attimo pens che non avrebbe avuto risposta. Era sceso il silenzio. Poi
Christian disse a voce bassissima, quasi impercettibile: La Sirena.
Quella del libro? Erica non ci capiva niente. Cosa cercava di dire? E dove si trovava? Non l, non
con lei, in quel momento. Era altrove, e a lei sarebbe tanto piaciuto sapere dove.
Di colpo, lattimo pass. Christian inspir profondamente e si gir verso di lei. Era tornato.
Voglio concentrarmi sul nuovo manoscritto, non mi interessa rilasciare interviste e scrivere
dediche di compleanno sui libri.
Fa parte del nostro lavoro, Christian gli fece notare Erica in tono calmo, provando per una punta
di irritazione davanti a quellarroganza.
Dunque non ho alcun diritto di scegliere? La voce era controllata, ma la tensione restava.
Se non volevi accollarti questa parte del lavoro dovevi dirlo fin dallinizio. La casa editrice, il
mercato, e non ultimi i lettori, che sono poi la cosa pi importante che abbiamo, si aspettano che
dedichiamo loro del tempo. Non puoi cambiare le regole a met del gioco.
Christian abbass lo sguardo ed Erica si accorse che la stava ascoltando. Quando alz gli occhi,
erano pieni di lacrime.
Non posso, Erica. Non riuscir mai a spiegarti... Scosse la testa e ricominci. Non posso. Che mi
facciano causa, mi mettano sul libro nero, non me ne importa. Continuer a scrivere lo stesso perch

devo farlo. Ma non prender parte a questo gioco. Si gratt furiosamente le braccia come se sotto la
pelle si aggirassero miriadi di formiche.
Erica lo scrut inquieta. Era come una corda tesa che rischiava di spezzarsi da un momento allaltro,
ma lei non poteva farci niente. Lui non voleva parlare con lei. Per risolvere il mistero doveva cercare
le risposte da sola, senza il suo aiuto.
Christian la fiss per un istante e poi avvicin di scatto la sedia al computer.
Adesso devo lavorare. Il viso era inespressivo, chiuso.
Erica si alz. Avrebbe voluto guardare dentro la sua testa, estrarne i segreti che, lo sentiva, erano la
chiave di tutto. Ma Christian era girato verso lo schermo, concentrato sulle parole che aveva scritto lui
stesso, quasi fossero le ultime che gli era concesso di leggere.
Uscendo, Erica non disse niente, neanche un ciao.
Seduto alla scrivania, nel suo ufficio, Patrik lottava contro quella maledetta stanchezza che lo
attanagliava. Le indagini erano in una fase critica e lui doveva concentrarsi. Paula fece capolino dalla
porta.
Cosa succede adesso? chiese, constatando che il collega aveva un brutto colorito e la fronte
sudata. Era preoccupata per lui. Ultimamente sembrava sciupato.
Patrik inspir profondamente e costrinse i pensieri a tornare agli ultimi sviluppi.
Lisbet Bengtsson stata portata a Gteborg per lautopsia. Non ho parlato con Pedersen ma,
considerando che ci vorranno almeno un paio di giorni prima che ci arrivino i risultati di quella di
Magnus Kjellner, penso che su di lei sapremo qualcosa, se va bene, allinizio della settimana
prossima.
Ma secondo te stata uccisa?
Patrik tentenn. Su Magnus sono sicuro al cento per cento. Le lesioni sul corpo non possono che
risultare da unaggressione in piena regola. Lisbet invece... Non so cosa dire. A quanto ho potuto
vedere non aveva lesioni esterne, ed era molto malata, per cui potrebbe benissimo trattarsi di morte
naturale. Se non fosse per quel biglietto, per. Qualcuno entrato nella stanza e glielha messo tra le
mani, ma se sia successo prima, contemporaneamente o dopo la morte non possiamo stabilirlo.
Dobbiamo aspettare che Pedersen ci dia qualche informazione in pi.
E le lettere? Coshanno detto Erik e Kenneth? Hanno qualche sospetto su chi potrebbe averle
mandate e perch?
No, almeno a quanto dicono. E al momento non ho motivo di dubitare delle loro parole. Ma sembra
improbabile che i tre destinatari siano stati scelti a caso. Si conoscono, si frequentano, e un
denominatore comune devesserci. Solo che noi non lo vediamo.
Ma allora perch Magnus non le ha ricevute? obiett Paula.
In realt, pu darsi che gli siano arrivate e che lui non labbia detto a nessuno.
Ne hai parlato con Cia?
S, subito dopo aver saputo delle lettere recapitate a Christian. Ha risposto che Magnus non ne
aveva ricevute, che se fosse successo lei lavrebbe saputo e ce lavrebbe detto fin dallinizio. Ma non
ne abbiamo la certezza. Magnus potrebbe averglielo tenuto nascosto per proteggerla.
Ho limpressione che la cosa si faccia sempre pi seria. Entrare in casa di qualcuno in piena notte
pi grave che spedire una lettera per posta.
Hai ragione ammise Patrik. Vorrei poter assegnare una scorta a Kenneth, ma non abbiamo le
risorse per farlo.
No, infatti concord Paula. Ma se dovesse venire fuori che la morte della moglie non stata

naturale...
Prenderemo posizione al momento concluse Patrik stancamente.
A proposito, le lettere sono state mandate alla scientifica?
S, subito. E ho aggiunto anche quella che Christian aveva dato a Erica.
Che lei gli aveva fregato, vuoi dire lo corresse Paula cercando di nascondere un sorrisino. Si era
divertita moltissimo, quando il collega aveva tentato di difendere liniziativa della moglie.
E va bene. Patrik arross leggermente. Ma non credo che sia il caso di aspettarsi troppo. Le
abbiamo gi toccate in tanti ed difficile risalire a qualcosa partendo da un normale foglio bianco e da
un comune inchiostro nero. Chiss in quanti posti li vendono, in giro per la Svezia.
Gi. Paula annu. E c anche il rischio che si tratti di qualcuno che sta bene attento a far sparire
ogni traccia.
possibile, ma magari avremo fortuna.
Finora non ne abbiamo avuta molta borbott Paula.
Gi, cos pare... Patrik sospir ed entrambi ponderarono la situazione in silenzio.
Domani ci rimbocchiamo di nuovo le maniche. Alle sette facciamo il punto e ripartiamo da l.
Okay, ripartiamo da l ripet Paula, tornando nel suo ufficio. Serviva davvero una svolta. E Patrik
aveva bisogno di riposarsi. Prese nota mentalmente di tenerlo docchio. Non sembrava affatto in
forma.
Christian procedeva a rilento. Le parole gli si accumulavano in testa senza lasciarsi plasmare in
frasi. Il cursore lampeggiava fastidioso. Il secondo libro si stava rivelando pi difficile del primo,
anche perch dentro non cera molto di lui. Nella Sirena invece aveva messo troppo di s. Lo stupiva
che nessuno se ne fosse accorto, che fosse stato letto acriticamente e considerato una fiaba, una tetra
fantasia. La sua pi grande paura si era rivelata infondata. Durante tutto il pesante ma necessario
lavoro sul libro era stato tormentato dal timore di ci che sarebbe accaduto quando avesse sollevato il
macigno e la luce del giorno fosse arrivata a illuminare ci che vi si nascondeva sotto.
Invece non era successo proprio niente. La gente era ingenua, cos abituata a farsi rifilare storie
inventate da non riconoscere la realt neanche sotto il pi leggero dei travestimenti. Guard di nuovo
lo schermo cercando di costringere le parole a uscire, a trovare la forma di quella che effettivamente
sarebbe diventata una fiaba. Le cose stavano come aveva detto a Erica. Non cera una continuazione
della Sirena. Quella storia si fermava l.
Aveva giocato con il fuoco e le fiamme ora gli lambivano i piedi. Lei era vicina, ormai: lo sentiva.
Laveva trovato e la colpa era solo sua.
Con un sospiro chiuse il computer. Aveva bisogno di sgomberare la mente dai pensieri. Si mise la
giacca e tir su la cerniera fino al mento. Con le mani in tasca si diresse a passo veloce verso Ingrid
Bergmans Torg, percorrendo vie tanto deserte nei mesi invernali quanto vivaci e pulsanti in estate. Ma
a lui andavano bene cos.
Solo quando svolt allaltezza del molo a cui erano attraccate le imbarcazioni della guardia costiera
si rese conto di quale fosse la sua meta. I piedi lo condussero verso Badholmen e la torre dei tuffi che
si stagliava contro il grigio cielo invernale. Soffiava un forte vento e mentre percorreva il molo di
pietra che conduceva allisolotto un refolo gli sinsinu sotto la giacca gonfiandola come una vela.
Dietro le palizzate di legno che dividevano le cabine regnava la calma, ma appena mise piede sulle
rocce piatte il vento ricominci a farla da padrone. Christian si ferm, lasciandosi spostare dalle folate
mentre piegava la testa allindietro e guardava la torre. Non era bella, ma aveva trovato una sua
collocazione. Dalla piattaforma pi alta si vedevano tutta Fjllbacka e lo sbocco nel mare. Inoltre

aveva ancora una sua sciupata dignit, come una vecchia signora che avesse vissuto bene la sua vita e
non si vergognasse dei segni lasciati dal tempo.
Dopo un attimo di esitazione mise il piede sul primo gradino, tenendosi al corrimano con le dita
gelate. La torre scricchiol e protest. In estate reggeva orde di adolescenti frenetici che correvano su
e gi, ma adesso il vento la stava strattonando con una tale potenza da fargli dubitare che potesse
reggere anche solo il suo peso. Eppure doveva salire.
Avanz ancora di qualche gradino. Era evidente che la torre ondeggiava. Si muoveva come un
pendolo nel vento, sballottandolo. Ma Christian continu a salire e alla fine si ritrov in cima. Si
sedette sulla piattaforma, riprese fiato e chiuse gli occhi per un istante. Poi li riapr.
Lei era l, avvolta nel vestito azzurro. Danzava sul ghiaccio con il bambino tra le braccia senza
lasciare orme. Pur essendo scalza, come in quella festa di mezzestate, non sembrava avere freddo.
Anche il bambino era vestito leggero, pantaloni bianchi e una maglietta, ma sorrideva nel vento
invernale come se non ne fosse toccato.
Christian si alz in piedi su gambe malferme, lo sguardo fisso su di lei. Voleva urlarle di stare
attenta. Il ghiaccio era sottile, non ci si poteva camminare o danzare. Vedeva le crepe, alcune gi
aperte, altre che cominciavano ad allargarsi. Ma lei ballava con il bambino in braccio e il vestito che
le sventolava tra le gambe. Rideva e lo salutava con la mano, i capelli scuri che le incorniciavano il
viso.
La torre ondeggi, ma lui riusc a rimanere in piedi, tenendosi in equilibrio con le braccia aperte.
Cerc di urlarle qualcosa, ma dalla gola uscirono solo versi rauchi. Poi la vide. Una mano bianca,
bagnata. Usc dallacqua e cerc di afferrare i piedi di lei che danzava, di prenderle il vestito, di
trascinarla nellabisso. Vide la Sirena. Il suo volto bianco che si allungava bramoso verso la donna e il
bambino, verso ci che lui amava.
Ma la donna non la vide. Continu a ballare, prese per mano il bambino e lo salut, spost i piedi
sul ghiaccio, a un millimetro dalla mano bianca che cercava di afferrarla.
Nella testa gli balen un lampo. Non poteva fare niente, era impotente. Si port le mani alle
orecchie e chiuse gli occhi. E fu allora che giunse il grido. Alto e stridulo, usc dalla gola per
rimbalzare sul ghiaccio e sulle rocce, scavando ferite nel petto. Quando cess, si tolse piano le mani
dalle orecchie. Poi apr gli occhi. La donna e il bambino erano spariti. Ma ora lui lo sapeva: lei non si
sarebbe arresa finch non gli avesse portato via tutto.

La piccola richiedeva ancora molte attenzioni. La mamma dedicava ore alla rieducazione, a
piegarle le articolazioni e a farla esercitare con figure e musiche. Una volta accettata la situazione,
aveva mosso mari e monti. Alice non era del tutto normale.
Ma lui non si arrabbiava pi come una volta. Non odiava sua sorella per il tempo che le dedicava la
mamma, perch dal suo sguardo era sparito il trionfo di prima. Era tranquilla e silenziosa. Per la
maggior parte del tempo se ne stava in disparte ad armeggiare con qualcosa, ripetendo lo stesso
movimento per ore, guardando fuori dalla finestra o addirittura sul muro, dove cera qualcosa che
solo lei poteva vedere.
Impar a fare alcune cose. Prima a stare seduta, poi a trascinarsi in giro, infine a camminare.
Come gli altri bambini, solo che ci aveva impiegato molto pi tempo.
Ogni tanto capitava che il pap cercasse il suo sguardo al di sopra della testolina di lei. Per un
breve attimo i loro occhi si incrociavano e in quelli del pap cera qualcosa che lui non riusciva a
interpretare. Capiva per che lo sorvegliava, che sorvegliava Alice. Avrebbe voluto dirgli che non era
necessario. Perch avrebbe dovuto farle del male, ora che era cos buona?
Non le voleva bene. Ne voleva solo alla mamma. Per la tollerava. Alice era ormai parte della sua
vita, un lembo della sua realt, allo stesso modo del televisore con il suo mormorio, del letto in cui si
infilava ogni sera e delle pagine fruscianti del giornale che leggeva suo padre. Una parte altrettanto
scontata e altrettanto insignificante.
Alice invece lo venerava. Lui non capiva. Perch lo preferiva alla mamma, che era cos bella?
Vedendolo si illuminava e solo con lui tendeva le manine per farsi prendere in braccio. In generale
non amava essere toccata. Spesso, quando la mamma cercava di coccolarla, si divincolava. Lui
proprio non la capiva. Se la mamma avesse voluto toccarlo, lui si sarebbe lasciato sprofondare nel
suo abbraccio, avrebbe chiuso gli occhi e non si sarebbe pi mosso.
Lamore incondizionato di Alice lo lasciava perplesso. Eppure, gli dava anche una certa
soddisfazione: se non altro, qualcuno lo voleva. A volte lo metteva alla prova. Nei rari istanti in cui il
padre dimenticava di sorvegliarli e andava in bagno o a prendere qualcosa in cucina, lo misurava:
voleva vedere quanto poteva tormentarla prima che la luce nei suoi occhi si spegnesse. In quelle
occasioni la pizzicava oppure le tirava i capelli. Una volta le aveva sfilato piano piano una scarpa e
le aveva graffiato la pianta del piede con il coltellino a serramanico che aveva trovato e che teneva
sempre in tasca.
Non gli piaceva farle del male, ma sapeva quanto poteva essere superficiale lamore, con quanta
facilit poteva sparire. Lo affascinava il fatto che Alice non piangesse pi, che non assumesse
nemmeno unaria di rimprovero. Si adeguava. In silenzio, con quegli occhi chiari puntati su di lui.
Nessuno notava i piccoli lividi e graffi sul suo corpo. Lei sbatteva dappertutto, urtava gli oggetti e
si feriva. Era come se si muovesse con qualche secondo di ritardo, e spesso reagiva solo quando stava
gi andando a sbattere. Ma neanche in quelle occasioni piangeva.
Da fuori non si vedeva niente. Perfino lui era costretto ad ammettere che sembrava un angelo.

Quando la mamma usciva con lei nel passeggino, in cui la portava ancora, vista la lentezza con cui
camminava, sebbene fosse gi troppo grande, gli sconosciuti che incontrava per strada le rivolgevano
sempre un commento.
Che splendida bambina cinguettavano. Si chinavano e la guardavano con occhi affamati, quasi
volessero succhiare la sua dolcezza come un nettare. In quei momenti lui alzava gli occhi e per un
secondo vedeva la mamma gonfiarsi dorgoglio raddrizzando compiaciuta la schiena.
Poi lincantesimo si spezzava. Alice si tendeva verso gli ammiratori con i suoi movimenti goffi,
cercando di dire qualcosa, ma le parole uscivano distorte e un filo di saliva le sfuggiva dallangolo
della bocca. A quel punto gli sconosciuti arretravano. Fissavano la mamma, prima inorriditi e poi
compassionevoli, e in quel momento lorgoglio le si spegneva negli occhi.
Lui non veniva degnato di uno sguardo. Era solo uno che camminava dietro di loro, ammesso che
glielo permettessero. Una massa informe che nessuno degnava di un solo pensiero. Ma non gli
importava. Era come se la rabbia che un tempo gli bruciava nel petto fosse morta nel momento stesso
in cui lacqua aveva coperto il viso di Alice. Non sentiva neanche pi lodore nelle narici. Era
scomparso, come se non ci fosse mai stato, lavato via dallacqua. Restava solo il ricordo. Non di
qualcosa di reale, piuttosto il senso di qualcosa del passato. Era un altro, adesso. Uno che sapeva che
la mamma non lo amava pi.

Cominciarono subito. Patrik non aveva voluto sentire ragioni: la riunione doveva iniziare alle sette
in punto.
Limmagine che ho di chi sta dietro questa faccenda terribilmente sdoppiata disse dopo aver
fatto il punto della situazione. Credo che si tratti di una persona disturbata a livello psichico ma
anche molto cauta e organizzata. Una combinazione pericolosa.
Non sappiamo ancora se chi ha ucciso Magnus ha anche scritto le lettere e si anche introdotto in
casa di Kenneth obiett Martin.
Vero, ma non abbiamo niente che dimostri il contrario. Propongo di partire dal presupposto che le
due vicende siano collegate. Patrik si pass una mano sul viso. Aveva trascorso la maggior parte
della notte a girarsi e rigirarsi nel letto ed era pi stanco che mai. Quando avremo finito qui,
chiamer Pedersen per sapere se ha stabilito con certezza la causa della morte di Magnus Kjellner.
Ha ancora un paio di giorni per risponderci osserv Paula.
S, ma stargli un po addosso non guasta. Patrik indic il pannello sulla parete. Abbiamo perso
troppo tempo. Sono passati tre mesi dalla scomparsa di Magnus e solo ora siamo venuti a sapere delle
minacce a queste persone.
Gli sguardi corsero alle foto appese sul pannello.
Abbiamo quattro amici: Magnus Kjellner, Christian Thydell, Kenneth Bengtsson ed Erik Lind. Uno
morto, gli altri tre hanno ricevuto delle lettere minatorie. Purtroppo ignoriamo se ne siano arrivate
anche a Magnus. Sua moglie Cia sembra non esserne al corrente, e dunque non lo sapremo mai.
Ma perch proprio questi quattro? Paula socchiuse gli occhi scrutando le foto.
Se lo sapessimo, sapremmo sicuramente anche chi c dietro rispose Patrik. Annika, sei riuscita
a scoprire qualcosa di interessante sul loro passato?
Mah, per il momento non molto. Nessuna sorpresa per quanto riguarda Kenneth Bengtsson. Su Erik
Lind c parecchio, ma niente che mi sembri pertinente. Pi che altro sospetti su attivit economiche
ambigue e roba simile.
Scommetto che Lind coinvolto in qualcosa di losco intervenne Mellberg. Quello un viscido.
Girano parecchie voci sui suoi affari. E poi un donnaiolo. Chiaramente lui quello che dobbiamo
rivoltare come un guanto. Si batt un dito sul lato del naso.
Perch sarebbe stato ucciso Magnus, allora? chiese Patrik, ricevendo in cambio unocchiataccia.
Con Christian sono ancora indietro continu Annika impassibile. Ma approfondir e appena
trover qualcosa di utile vi avvertir.
Non dimentichiamo che stato lui il primo a ricevere le lettere. Paula stava ancora fissando il
pannello. Alcune risalgono a un anno e mezzo fa. E lui anche quello a cui ne sono arrivate di pi.
Daltra parte, sarebbe strano che fossero stati coinvolti anche gli altri, se lui fosse stato lunico
bersaglio. Ho la netta sensazione che qualcosa li unisca.
Sono daccordo. E anche il fatto che abbia ricevuto per primo queste attenzioni dovrebbe
significare qualcosa. Patrik si asciug la fronte, che gli si era imperlata di sudore. Nella stanza cera

un caldo soffocante. Si rivolse ad Annika. Concentrati su Christian, quando riprendi le ricerche.


Io sono ancora convinto che si debba esaminare pi da vicino Erik Lind ribad Mellberg. Spost
lo sguardo su Gsta. Tu che ne dici, Flygare? Dopotutto siamo noi due ad avere pi esperienza, qui
dentro. Secondo te non dovremmo dare la precedenza a lui?
Gsta si agit sulla sedia. Da quando era in polizia se lera sempre cavata applicando la regola della
minor resistenza possibile, ma dopo una breve lotta interiore scosse la testa: Capisco cosa intende,
ma sono daccordo con Hedstrm sul fatto che al momento Christian Thydell sia lelemento pi
interessante.
Ah be, se volete sprecare altro tempo, prego disse Mellberg alzandosi con espressione offesa. Io
ho cose pi importanti da fare che starmene qui a gettare perle ai porci. Si alz e usc.
Le cose pi importanti consistevano probabilmente in un bel sonnellino, ma Patrik non accenn a
fermarlo. Pi se ne stava alla larga, meglio era.
Allora, tu ti concentri su Christian concluse facendo un cenno ad Annika. Quando pensi di
potermi dare qualcosa?
Entro domani spero di avere unidea pi chiara del suo passato.
Benissimo. Martin e Gsta, voi dovrete andare da Kenneth e cercare di acquisire altri particolari
sulla giornata di ieri e sulle lettere. E bisognerebbe anche riparlare con Erik Lind. Io telefoner a
Pedersen alle otto in punto. Patrik diede unocchiata allorologio. Erano solo le sette e mezza. Poi
pensavo di andare a trovare Cia aggiunse, rivolto a Paula.
La collega annu. Quando sei pronto, per me va bene.
Ottimo. Allora sappiamo tutti cosa fare.
Martin alz la mano.
S?
Non dovremmo prevedere una qualche forma di protezione per Christian e gli altri?
Naturalmente ci ho pensato. Ma non abbiamo le risorse, e c poco su cui basarsi, quindi per il
momento aspettiamo. Altre domande?
Silenzio.
Bene, allora al lavoro. Si asciug di nuovo la fronte. Freddo invernale o meno, alla riunione
successiva avrebbe lasciato la finestra aperta per far entrare un po di ossigeno.
Quando gli altri furono usciti, rimase a fissare il pannello per qualche istante. Quattro uomini,
quattro amici. Uno morto.
Cosa li legava?
Le sembrava di girargli costantemente intorno in punta di piedi. Non erano mai stati bene insieme,
neanche allinizio. Le pesava doverlo ammettere, ma non poteva pi chiudere gli occhi davanti alla
verit. Lui non laveva mai lasciata entrare nella propria vita.
Aveva detto quello che ci si aspettava, fatto quello che doveva, laveva corteggiata senza
risparmiare complimenti. Ma lei non gli aveva creduto fino in fondo, anche se si era rifiutata di
ammetterlo. Perch lui era pi di quello che lei avesse mai sognato. La sua professione poteva far
pensare a una persona noiosa e piatta, ma in realt Christian era lesatto opposto: irraggiungibile e
affascinante, con uno sguardo che sembrava aver visto tutto. E quando la fissava negli occhi, era lei a
riempire quei vuoti. Lui non laveva mai amata e Sanna si rese conto di averlo sempre saputo. Eppure
si era autoingannata. Aveva visto quello che voleva vedere e ignorato ci che strideva con
quellimmagine.
Adesso non sapeva cosa fare. Non voleva perderlo. Sebbene il suo amore non fosse corrisposto lei lo

amava e questo doveva bastare, se lui fosse rimasto. Allo stesso tempo, al pensiero di vivere a quel
modo, di essere lunica ad amare, si sentiva vuota e gelida dentro.
Si alz a sedere sul letto e lo guard. Dormiva profondamente. Allung piano una mano e gli sfior
i capelli, folti e scuri, con qualche spruzzo di grigio. Una ciocca gli era caduta sugli occhi e lei la
scost delicatamente.
La serata era stata difficile, e succedeva sempre pi spesso. Non si poteva mai prevedere quando
sarebbe esploso in un accesso dira per una cosa o per laltra. Questa volta i bambini avevano fatto
troppo rumore, poi la cena non gli era piaciuta e lei aveva detto qualcosa nel tono sbagliato. Non si
poteva continuare cos. Gli aspetti pi difficili degli anni passati insieme avevano improvvisamente
preso il sopravvento e presto non ci sarebbe pi stato niente di buono. Era come correre alla velocit
della luce verso un buio ignoto. Lei avrebbe voluto gridare: stop!, e far tornare tutto come al solito.
Eppure, adesso capiva di pi. Lui le aveva regalato un pezzo del suo passato. E, nonostante lorrore
di quella storia, le sembrava che le avesse fatto un dono grandissimo. Le aveva parlato di s,
condividendo qualcosa che non aveva mai condiviso con nessuno. E questo per lei era prezioso.
Solo, non sapeva come utilizzare quella confidenza. Avrebbe voluto aiutarlo, parlare ancora e sapere
altre cose che nessuno sapeva. Ma lui non le aveva detto altro. Il giorno prima aveva tentato di fargli
ancora qualche domanda, con lunico risultato di vederlo uscire sbattendo la porta cos forte da far
tremare i vetri. Non sapeva quando fosse rientrato. Intorno alle undici si era finalmente addormentata,
sfinita dalle lacrime, e quando si era svegliata se lera trovato accanto. Ormai erano quasi le sette. Se
voleva andare a lavorare doveva alzarsi. Guard la sveglia. Non laveva puntata. Era il caso di
svegliarlo?
Esit, seduta sul bordo del letto. Sotto le palpebre, gli occhi di Christian si muovevano rapidamente.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per sapere cosa sognava, che immagini vedeva. Il corpo fu scosso da un
fremito e il viso assunse unespressione tormentata. Sanna gli appoggi incerta una mano sulla spalla.
Se fosse arrivato tardi al lavoro perch lei laveva lasciato dormire si sarebbe arrabbiato. Se per non
aveva il turno della mattina, essere svegliato per niente lavrebbe mandato su tutte le furie. Quanto
avrebbe voluto sapere come comportarsi per farlo contento, o magari addirittura felice.
La voce di Nils, dalla camera dei bambini, la fece trasalire. La stava chiamando, chiaramente
spaventato. Si alz in piedi e tese le orecchie. Per un attimo pens di esserselo immaginato, e che
quella voce fosse uneco dei suoi sogni in cui i bambini avevano costantemente bisogno di lei e non
facevano che chiamarla. Ma poco dopo lo sent di nuovo gridare: Mamma!
Perch era cos spaventato? Il cuore prese a batterle forte, facendola scattare. Sinfil la vestaglia e
si precipit nella cameretta. Il bambino era seduto sul letto, gli occhi sbarrati e puntati sulla porta, su
di lei. Teneva le braccia spalancate in aria, come un piccolo Ges sulla croce. Sanna avvert lo shock
come un pugno nello stomaco. Gli guard le dita tese e tremanti, il petto, ladorato pigiama con
lorsetto Bamse, lavato cos tante volte che aveva cominciato a sfrangiarsi sui polsini. Vide tutto quel
rosso e il suo cervello quasi si rifiut di recepirlo. Poi alz lo sguardo sulla parete sopra il letto e
lurlo scatur dalla gola: Christian! CHRISTIAN!
Gli bruciavano i polmoni. Era una sensazione strana, nella nebbia in cui si trovava. Da quando aveva
trovato Lisbet morta, si sentiva avvolto da una specie di foschia. Dopo essere stato in ufficio con la
polizia, aveva trovato la casa immersa in un silenzio assoluto. Erano venuti a prenderla, lei non cera
pi.
Aveva considerato lipotesi di trasferirsi da qualche altra parte: gli sembrava di non poter varcare la
soglia di quella che era stata la loro casa. Ma dove poteva andare? Non aveva nessuno a cui

appoggiarsi. Inoltre lei era l. Nei quadri alle pareti e nelle tende alle finestre, nelle scritte sulle
etichette dei contenitori nel freezer. Nella selezione dei canali della radio in cucina e in tutti gli strani
prodotti che riempivano la dispensa: olio al tartufo, biscotti di spelta, strane cose in salamoia. Li
aveva portati a casa lei, tutta soddisfatta, ma non li aveva mai usati. Quante volte laveva presa in giro
per i suoi ambiziosi progetti culinari che sfociavano sempre in qualcosa di molto pi semplice.
Quanto avrebbe voluto poterla prendere in giro ancora una volta.
Kenneth acceler. Erik gli aveva detto che non era necessario che andasse in ufficio, quel giorno,
ma la routine gli era indispensabile. Cosa poteva fare a casa? Si era alzato come al solito al suono
della sveglia, dalla brandina accanto al letto ormai vuoto di lei. Perfino il dolore alla schiena era il
benvenuto, adesso. Perch era lo stesso di quando lei cera. Sarebbe arrivato in ufficio di l a unora,
dopo la corsa nel bosco che durava quaranta minuti ogni mattina. Aveva oltrepassato da poco il campo
da calcio, il che significava che era circa a met. Acceler ulteriormente landatura. I polmoni gli
segnalarono che si stava avvicinando al limite della loro capacit, ma i piedi continuarono a
martellare il terreno. Andava bene cos. Il dolore ai polmoni oscurava solo una piccola parte di quello
che gli opprimeva il cuore, ma bastava per impedirgli di stendersi a terra, raggomitolarsi e lasciarsi
sopraffare dalle lacrime.
Non capiva come avrebbe potuto vivere senza di lei. Era come dover vivere senzaria. I piedi si
muovevano sempre pi veloci. Davanti agli occhi gli balenarono delle chiazze luminose e il campo
visivo gli si restrinse. Si concentr su un punto lontano, un varco tra il fogliame da cui cominciava a
filtrare un primo accenno di alba. Ma la luce dura dei lampioni per il momento era pi intensa.
La pista si ridusse a un sentiero, sempre pi accidentato, pieno di cunette e buche. Cera anche un
po di ghiaccio, ma lui conosceva il percorso e non si cur di abbassare lo sguardo, continuando a
fissare la luce e a concentrarsi sul mattino incipiente.
Non cap subito cosera successo. Fu come se qualcuno gli avesse messo davanti di colpo una parete
invisibile. Rimase sospeso a met di un passo, poi fu proiettato in avanti. Istintivamente cerc di
frenare la caduta con le mani e quando i palmi toccarono terra lurto gli si propag nelle braccia fino
alle spalle. Poi arriv un altro genere di dolore, bruciante, infuocato, che lo fece boccheggiare. Si
guard le mani. Entrambi i palmi erano coperti da uno strato di schegge. Frammenti piccoli e grandi
di vetro trasparente che si stavano colorando di rosso via via che il sangue affiorava dai punti in cui
erano penetrati nella pelle. Non si mosse, circondato dal silenzio assoluto.
Quando cerc di alzarsi sent che i piedi erano incastrati in qualcosa. Si guard le gambe. Anche l
le schegge gli si erano conficcate nella pelle attraverso i pantaloni. Corse con gli occhi fino a terra e fu
allora che vide il filo.
Dai, fai la brava, per favore! Erica era tutta sudata. Maja aveva fatto resistenza alla vestizione,
dalle mutande alla tuta termica, e adesso, rossa di rabbia, strillava mentre la mamma cercava di
metterle i guanti.
Fuori fa freddo. Non si pu stare senza guanti tent di convincerla, anche se quella mattina gli
argomenti verbali non sembravano funzionare granch.
Erica sent risalire il pianto. Provava rimorso per tutte le sgridate e le urla, e in realt avrebbe
voluto toglierle la tuta e tenerla a casa dallasilo per passare la giornata a farle le coccole, ma sapeva
che non si poteva. Non aveva le energie per occuparsi della bambina da sola per unintera giornata, e
oltretutto, se avesse ceduto, il giorno dopo sarebbe stato anche peggio. Pensando al fatto che Patrik
doveva combattere a quel modo tutti i giorni, cap come mai avesse laria cos esaurita.
Riusc faticosamente ad alzarsi e senza ulteriori discussioni prese per mano la bambina e se la tir

dietro fuori dalla porta. I guanti se li mise in tasca. Forse allasilo le cose sarebbero andate meglio.
Non le restava che augurare miglior fortuna alle educatrici.
Mentre andavano verso la macchina, di colpo Maja punt i piedi opponendosi con tutta la forza che
riusc a chiamare a raccolta.
Per favore, Maja. Non posso portarti in braccio. Erica la tir pi forte, con il risultato che la
bambina cadde e si mise a piangere come una fontana. A quel punto arrivarono anche le lacrime di
Erica. Se qualcuno lavesse vista in quel momento, avrebbe chiamato di corsa i servizi sociali.
Si accovacci piano cercando di ignorare gli organi interni che venivano compressi. Aiut Maja ad
alzarsi e disse con voce pi dolce: Scusami se sono stata cattiva. Che ne dici di un
bellabbraccione?
In genere Maja approfittava di ogni occasione per farsi coccolare, ma questa volta continu a
guardarla storto, piangendo ancora pi forte. Sembrava una sirena.
Su, su, amore mio le disse facendole una carezza sulla guancia. Dopo un po la bambina si calm
e gli ululati si stemperarono in singhiozzi. Erica fece un secondo tentativo: Non lo dai un abbraccio
alla mamma?
Maja esit un attimo ma poi le nascose il faccino contro il collo, ed Erica sent che glielo bagnava
tutto.
Scusa, tesoro, non volevo farti cadere. Ti sei fatta male?
Mm mugol la bambina tirando su col naso.
Vuoi che soffi? chiese Erica. Di solito, il gesto veniva apprezzato.
Maja annu.
Dove? Cosa ti fa male?
La bambina riflett un pochino e poi cominci a indicare ogni parte del corpo che riusciva a farsi
venire in mente. Erica soffi un po dappertutto e poi le spazz via la neve dalla tuta rossa.
Non pensi che i tuoi amici ti stiano aspettando allasilo? disse. E tir fuori lasso di briscola:
Secondo me Ture gi arrivato e non vede lora di abbracciarti.
Maja smise di tirare su col naso. Ture era il suo grande amore. Aveva tre mesi pi di lei ed era
dotato di unenergia apparentemente inesauribile. Inoltre lamava a sua volta con grande trasporto.
Erica trattenne il respiro. Maja fece un sorrisone. Namo da Tule.
Subito! esclam Erica. Andiamo da Ture. Ma meglio che ci sbrighiamo, altrimenti fa in tempo
a laurearsi e finisce che gli danno un qualche incarico allestero.
La bambina le rivolse uno sguardo interrogativo ed Erica non pot fare a meno di ridere.
Non stare ad ascoltare la tua mamma stupidina. Adesso andiamo da Ture.

Quando tutto cambi aveva dieci anni. In realt, ormai si era abbastanza adattato alla situazione.
Non era felice, non quanto aveva pensato di poterlo essere la prima volta che aveva visto la sua bella
mamma o quanto lo era stato prima che Alice cominciasse a crescerle nella pancia. Ma non era
neanche infelice. Aveva un posto nellesistenza, si perdeva nei sogni del mondo dei libri e questo gli
bastava. Inoltre, il grasso che gli ricopriva il corpo lo proteggeva da ci che faceva male.
Alice continuava ad adorarlo. Lo seguiva come unombra e non parlava molto, e a lui andava a
pennello. Se aveva bisogno di qualcosa, lei era a disposizione. Quando aveva sete andava subito a
prendergli lacqua, quando voleva qualcosa da mangiare lei si intrufolava nella dispensa per
portargli i biscotti nascosti dalla mamma.
Capitava ancora che negli occhi del padre si vedesse uno strano sguardo, ma non lo sorvegliava
pi. Alice era grande, ormai, cinque anni compiuti. Alla fine aveva imparato a camminare e a parlare,
ma solo se restava ferma e non apriva bocca sembrava uguale a tutti gli altri. In quei momenti era
cos graziosa che la gente si fermava a guardarla, come quando era piccola e girava in passeggino. Se
per si muoveva o si metteva a parlare, le persone scuotevano la testa con la compassione negli occhi.
Il medico aveva detto che non sarebbe mai guarita del tutto. A lui non era permesso andare dal
dottore, anzi, non lo portavano mai da nessuna parte, ma non aveva disimparato a muoversi come un
indiano. Girava per casa senza fare il minimo rumore, le orecchie sempre tese. Ascoltava le
discussioni e sapeva cosa veniva detto di Alice. Era soprattutto la mamma a parlare. Era lei a
portarla a tutte le visite per trovare nuove cure, nuovi metodi o nuovi esercizi che potessero aiutarla a
migliorare.
Nessuno parlava mai di lui. Anche di questo si era reso conto origliando. Era come se lui non
esistesse, come se occupasse solo uno spazio. Ma se nera fatto una ragione. Le poche volte che era
triste pensava allodore e a ci che ormai assumeva sempre di pi i contorni di una fiaba spaventosa,
di un ricordo lontano. Bastava per permettergli di sopportare il fatto di essere invisibile per tutti.
Tutti tranne Alice, ora che laveva resa buona.
Fu una telefonata a cambiare tutto. La Befana era morta e la mamma aveva ereditato la casa di
Fjllbacka. Non ci erano pi stati da quando era nata Alice, da quellestate in roulotte in cui lui
aveva perso tutto. E adesso si sarebbero trasferiti l. Fu la mamma a decidere. Il padre cerc di
protestare, ma come al solito non lo ascolt nessuno.
Alice non grad quel cambiamento. A lei piaceva che fosse tutto come sempre, la stessa cosa ogni
giorno. Cos, quando tutto fu pronto e impacchettato e loro salirono in macchina con il padre al
volante, Alice si gir e premette il naso contro il lunotto, guardando la casa finch non scomparve
alla sua vista. Poi si strinse a lui. Gli appoggi la guancia sulla spalla e per un attimo lui prese in
considerazione la possibilit di consolarla, di farle una carezza sulla testa o prenderle la mano. Ma
non lo fece.
Lei rimase appoggiata alla sua spalla fino a Fjllbacka.

Ieri mi hai fatto fare una figura orribile. Erik era davanti allo specchio della camera da letto e
stava cercando di annodarsi la cravatta.
Louise non rispose. Gli gir le spalle e si mise sul fianco.
Hai sentito cosho detto? Aveva alzato leggermente la voce, ma non tanto da farsi sentire dalle
figlie, le cui camere erano sullaltro lato del corridoio.
Ho sentito rispose lei a voce bassa.
Non farlo mai pi. Mai! Se di giorno, qui a casa, vuoi bere come una spugna, fai pure. Basta che
quando ti vedono le ragazze tu riesca a tenerti in piedi. Ma non sognarti mai pi di venire in ufficio in
quelle condizioni.
Nessuna reazione. Lo irritava che lei non gli opponesse resistenza. Preferiva le sue risposte
sprezzanti a quel silenzio.
Mi disgusti, lo sai? Il nodo della cravatta era finito troppo in basso. Imprec e lo sciolse con gesti
bruschi per ricominciare. Lanci unocchiata a Louise. Era ancora girata, ma le spalle sobbalzavano.
Maledizione. Quella mattina si stava prospettando pi complicata del previsto. Detestava langoscia
da sbornia condita di pianti e autocommiserazione.
Smettila. Devi darti una regolata. Sent che quelle frasi, ripetute chiss quante volte, gli stavano
facendo perdere la pazienza.
Ti vedi ancora con Cecilia? La domanda arriv mezza soffocata dal cuscino. Poi Louise gir la
testa per ascoltare la risposta.
Erik la guard ancora pi disgustato. Struccata e senza gli abiti costosi sotto cui si nascondeva, era
orribile.
Lei ripet la domanda: La vedi ancora? Te la scopi?
Dunque sapeva. Non immaginava che ci sarebbe arrivata.
No. Pens allultimo colloquio avuto con Cecilia. Non voleva parlarne.
Come mai? Ti sei gi stancato? Non voleva mollare losso, un mastino con le mascelle serrate.
Piantala!
Dalle stanze delle ragazze non provenivano rumori. Sper che non avessero sentito. Si era reso
conto di aver urlato, ma non aveva la forza di pensare a Cecilia e al bambino che sarebbe stato
costretto a mantenere in segreto.
Non voglio parlarne disse in tono pi calmo, riuscendo finalmente ad annodarsi la cravatta.
Louise lo guard a bocca aperta, laspetto di una vecchia. Le lacrime si erano raccolte agli angoli
degli occhi, il labbro inferiore tremava. E lei continuava a fissarlo in silenzio.
Io vado al lavoro. Alza quel culo dal letto e vedi di far andare a scuola le ragazze. Se ne sei
capace. La guard freddamente e poi le volt le spalle. Forse, nonostante tutto, era meglio liquidarla.
Cera abbondanza di donne che sarebbero state ben felici di quello che lui aveva da offrire. Non
sarebbe stato difficile sostituirla.

Pensi che sar in condizione di parlare con noi? Martin si gir verso Gsta. Stavano andando a
casa di Kenneth, ma nessuno dei due era ansioso di disturbarlo a cos breve distanza dalla morte della
moglie.
Non lo so rispose Gsta in un tono che faceva capire chiaramente che non aveva voglia di
discuterne.
Come va con la piccola? chiese dopo una pausa di silenzio.
A meraviglia! Martin sillumin. Dopo una lunga serie di storie finite male, aveva quasi
abbandonato la speranza di farsi una famiglia, ma Pia aveva cambiato tutto e in autunno avevano
avuto una bambina. La vita da single era ormai un ricordo lontano e non particolarmente piacevole.
Di nuovo silenzio. Gsta tamburellava con le dita sul volante, ma smise dopo unocchiataccia del
collega.
Lo squillo del cellulare fece fare un salto a entrambi. Martin rispose, e via via che ascoltava la sua
espressione diventava sempre pi grave.
Muoviamoci disse dopo aver chiuso la telefonata.
Come? Cos successo?
Era Patrik. Dobbiamo andare a casa di Christian Thydell. Ha appena chiamato dicendo qualcosa di
assolutamente incomprensibile che per aveva a che fare con i bambini.
Oh cazzo. Gsta acceler immediatamente. Tieniti forte disse a Martin premendo a fondo il
pedale. Avvertiva una spiacevole sensazione alla bocca dello stomaco. Aveva sempre avuto difficolt
ad affrontare i casi che coinvolgevano dei bambini, e la cosa non era migliorata negli anni.
Non sappiamo altro?
No rispose Martin. Christian era fuori di s. Non sono riusciti a cavargli di bocca niente di
sensato, quindi vedremo quando saremo l. Stanno arrivando anche Patrik e Paula, ma dovremmo fare
prima noi. Patrik ha detto di non aspettarli. Anche Martin era pallido. Era gi sufficientemente
difficile arrivare sulla scena di un delitto quando si sapeva a cosa si andava incontro, e ora non
avevano idea di cosa avrebbero trovato.
Davanti a casa di Christian e Sanna lasciarono lauto di traverso e si precipitarono alla porta.
Suonarono, ma non venne nessuno ad aprire e cos entrarono.
Si pu?
Sentendo dei rumori al piano superiore, salirono le scale di corsa.
Polizia! gridarono. Ancora nessuna risposta, ma da una delle stanze provenivano singhiozzi e
strilli infantili mescolati al rumore dellacqua che scorreva.
Gsta trattenne il respiro e guard dentro il bagno. Accovacciata, Sanna piangeva in modo cos
violento da tremare tutta. Nella vasca cerano i due bambini. Lacqua intorno a loro era leggermente
rosata e la madre li stava strofinando energicamente.
Cos successo? Sono feriti?
La donna si gir di scatto e lo guard, per poi rivolgersi di nuovo ai figli e continuare a lavarli.
Sono feriti, Sanna? Dobbiamo chiamare unambulanza? Gsta si avvicin, le si accovacci
accanto e le appoggi un braccio sulle spalle, ma lei non rispose. Continuava a strofinare, senza grandi
risultati. Le chiazze rosse non se ne andavano e sembravano anzi allargarsi ancora di pi.
Gsta guard meglio i due bambini e sent rallentare i battiti. Non era sangue.
Chi stato?
Sanna tir su col naso e con il dorso della mano si asciug qualche goccia rosa che le era schizzata
in faccia.
Loro... loro... Non trovava la voce e Gsta le strinse le spalle per tranquillizzarla. Con la coda

dellocchio vide che Martin aspettava sulla soglia.


vernice disse rivolto al collega. Poi guard Sanna, che fece un respiro profondo e tent di nuovo
di parlare.
Nils mi ha chiamata. Era seduto sul letto. Loro... erano cos. Qualcuno ha scritto sulla parete e ha
schizzato un po di vernice sui letti. Pensavo che fosse sangue.
Non avete sentito niente durante la notte, o stamattina?
No, niente.
Dov la camera dei bambini?
Sanna fece un cenno con la mano.
Vado a vedere disse Martin.
Vengo anchio. Prima di alzarsi, Gsta costrinse Sanna a guardarlo negli occhi. Torniamo
subito, okay?
Lei annu e Gsta usc dal bagno. Dalla cameretta provenivano voci concitate.
Mettilo gi, per favore disse Martin.
Devo togliere... Christian sembrava confuso come Sanna, ed entrando nella stanza videro che era
armato di un grosso secchio dacqua, pronto a gettarne il contenuto sulla parete.
Aspetta, lasciaci il tempo di guardare. Martin sollev una mano per fermarlo. Christian indossava
solo un paio di slip e aveva il petto macchiato di rosso. Doveva aver aiutato Sanna a portare i bambini
in bagno.
Fece per gettare lacqua, ma Martin si lanci in avanti e afferr il secchio. Lui non oppose
resistenza e si limit a mollare la presa, ondeggiando leggermente.
Con Christian sotto controllo, Gsta pot concentrarsi su quello che stava tentando di cancellare.
Sulla parete sopra i letti dei bambini qualcuno aveva scritto: Non li meriti.
La vernice era colata verso il basso, e sembrava sangue. Gsta cap lo shock che doveva aver subito
Sanna entrando nella cameretta, e anche la reazione di Christian. Mentre fissava la scritta, aveva il
viso completamente inespressivo, ma continuava a mormorare qualcosa tra s e s. Gsta si avvicin.
Non li merito. Non li merito.
Lo prese delicatamente per un braccio. Vai a metterti qualcosa addosso. Poi parliamo un po.
Gentile ma deciso, lo sospinse verso la camera accanto.
Christian si lasci accompagnare ma si limit a sedersi sul letto senza accennare a vestirsi. Gsta si
guard intorno e vide una vestaglia appesa a un gancio allinterno della porta. Gliela pass e lui se la
infil con gesti lenti e indecisi.
Do unocchiata a Sanna e ai bambini e poi scendiamo in cucina a fare due chiacchiere.
Christian annu, gli occhi vuoti sembravano coperti da una patina vitrea. Gsta lo lasci seduto sul
letto e raggiunse Martin, che era rimasto nella cameretta.
Cos questa storia?
Martin scosse la testa. assurdo. Devessere opera di un pazzo. E cosa significa, poi? Non li
meriti. Chi? I bambini?
Dobbiamo accertarcene. Patrik e Paula dovrebbero essere qui da un momento allaltro. Puoi
scendere e andare loro incontro? E chiama anche un medico. Credo che i bambini siano illesi, ma sia
Sanna che Christian sembrano aver subito un vero e proprio shock. meglio che qualcuno dia loro
unocchiata. Io aiuto Sanna a ripulire i piccoli, altrimenti finisce che li scortica vivi.
Dobbiamo chiamare anche la scientifica.
Giusto. Appena arriva, di a Patrik di chiedere a Torbjrn di mandare subito una squadra. E noi
cerchiamo di non lasciare altre tracce.

Se non altro siamo riusciti a salvare la parete disse Martin.


Gi, meno male.
Scesero al piano di sotto e Gsta individu rapidamente la porta della cantina. Imbocc cauto la
scala illuminata solo da una lampadina. Come nella maggior parte delle case, anche in quella della
famiglia Thydell il locale era ingombro di ogni genere di cianfrusaglie: scatoloni, giocattoli rotti,
casse contrassegnate dalla scritta Addobbi natalizi, attrezzi che avevano laria di non essere utilizzati
troppo spesso. Cera anche una mensola con il materiale per tinteggiare: latte, barattoli, pennelli e
stracci. Gsta si allung verso un flacone di acquaragia ma, nellattimo stesso in cui le sue dita si
chiusero sul vetro, con la coda dellocchio vide qualcosa. Sul pavimento cera uno straccio. Macchiato
di vernice rossa.
Lesse rapidamente le etichette dei prodotti sulla mensola. Nessuna vernice rossa, ma Gsta ne era
certo: quella sullo straccio era la stessa sfumatura che aveva visto sulla parete della cameretta. La
persona che aveva usato la vernice per scrivere quelle parole si era probabilmente macchiata a sua
volta ed era scesa in cantina per ripulirsi. Guard il flacone che aveva in mano. Accidenti, potevano
esserci delle impronte digitali, che non doveva cancellare. Ma gli serviva un solvente. I bambini
dovevano essere ripuliti e tirati fuori dalla vasca. Risolse il problema con una bottiglia di Coca-Cola
vuota: ci vers dentro lacquaragia e poi rimise il flacone al suo posto, senza avere cambiato la
posizione delle dita. Forse non aveva eliminato tutte le impronte. E anche lo straccio poteva dare
qualche indicazione.
Con la bottiglia in mano torn al piano superiore. Patrik e Paula non erano ancora arrivati, ma ormai
dovevano essere nelle vicinanze.
Quando entr in bagno, Sanna stava ancora strofinando ostinatamente i piccoli che strillavano
disperati. Gsta si accovacci davanti alla vasca e disse dolcemente: Non riuscirai a togliere la
vernice solo con il sapone. Dobbiamo usare lacquaragia. Sollev la bottiglia e lei si blocc e lo
guard. Lui stacc un asciugamano da un gancio accanto al lavandino e vers qualche goccia di
solvente sulla spugna. Sanna lo osservava. Le mostr lasciugamano e poi prese il braccio di Nils. Non
sarebbe riuscito a calmarli, ormai, quindi tanto valeva darci dentro.
Guarda, vedi che va via? Sebbene Nils si divincolasse, Gsta riusc a strofinare via quasi
completamente la vernice. Li ripuliremo, toglieremo tutto.
Si rese conto che si stava rivolgendo a Sanna come fosse una bambina, ma sembrava funzionare,
perch gradualmente lei torn sempre pi presente a se stessa.
Ecco, uno pronto. Appoggi lasciugamano, prese il soffione della doccia e sciacqu via
lacquaragia da Nils, che si mise a scalciare appena Gsta lo sollev per tirarlo fuori dalla vasca.
Sanna per reag e lo avvolse in un accappatoio. Lo prese in braccio e lo cull tenendolo stretto al
petto.
Okay, Melker. Adesso tocca a te.
Il maggiore dei fratelli sembr capire che, lasciandosi lavare dal poliziotto, sarebbe uscito dalla
vasca per finire tra le braccia della mamma. Chiuse la bocca di colpo e rimase immobile mentre Gsta
versava sullasciugamano dellaltra acquaragia e cominciava a ripulirlo. Poco dopo anche lui, rosa
chiaro come il fratello, si ritrov in braccio alla mamma avvolto in un grande telo da bagno.
Intanto, Gsta aveva sentito prima delle voci al piano inferiore e poi dei passi sulla scala.
Patrik comparve nel vano della porta. Cos successo? chiese con il fiatone. Stanno tutti bene?
Martin dice che i bambini sembrano illesi. Lo sguardo corse alla vasca, piena di acqua rosa.
I bambini stanno bene, sono solo un po scioccati. Come i genitori, del resto. Gsta si alz e usc
dal bagno per fornirgli un breve resoconto.

Ma assurdo. Chi pu aver fatto una cosa del genere?


Ce lo siamo chiesti anche noi. Qualcosa non va, questo poco ma sicuro. E credo che Christian
sappia pi di quanto ci ha raccontato disse Gsta, e rifer a Patrik le parole che luomo aveva
mormorato davanti alla scritta.
S, un po che ho anchio questa sensazione. Dov adesso?
In camera. Dobbiamo cercare di capire se in condizione di parlare con noi.
Credo che sar necessario.
Il telefono squill. Patrik lo estrasse dalla tasca e rispose. Poi sussult.
Come, scusa? Puoi ripetere? Guard sconvolto Gsta, che cercava invano di capire cosa stesse
dicendo linterlocutore. Okay, ho capito. Noi siamo dai Thydell, successa una cosa anche qui, ma
risolveremo.
Chiuse la chiamata.
Kenneth Bengtsson ricoverato allospedale di Uddevalla. Stamattina presto uscito a correre e
qualcuno gli ha teso una trappola. Un filo tirato in mezzo al sentiero lha fatto cadere su uno strato di
cocci di vetro.
Per la miseria sussurr Gsta. E poi, per la seconda volta quella mattina, disse: Cosa diavolo
questa storia?
Erik fiss il cellulare. Kenneth era in ambulanza, diretto in ospedale. Ligio come sempre al dovere,
evidentemente aveva convinto i soccorritori ad avvertire che non poteva andare in ufficio.
Qualcuno gli aveva teso una trappola lungo la pista da corsa. Erik non prese neanche in
considerazione lipotesi che si trattasse di un errore, uno scherzo sfociato in un esito imprevisto.
Kenneth faceva sempre lo stesso giro. Ogni mattina, esattamente lo stesso percorso. Lo sapevano tutti
e chiunque avrebbe potuto verificarlo. Quindi non cerano dubbi: qualcuno voleva fargli del male. E
questo comportava che volevano farne anche a lui.
Sent che il terreno cominciava a franargli sotto i piedi. In tutti quegli anni aveva corso molti rischi
e pestato i calli a parecchia gente, ma non avrebbe mai potuto prevedere una situazione del genere, e
soprattutto non il terrore che provava.
Si gir verso lo schermo e si colleg al sito della banca. Doveva fare il punto sulle possibilit che
aveva. I pensieri gli si accavallavano nella mente ma cerc di concentrarsi sui saldi dei vari conti e di
canalizzare la paura in un piano, una via di fuga. Si domand chi potesse essere lautore delle lettere,
la persona che probabilmente aveva anche ucciso Magnus e sembrava avere spostato la propria
attenzione su Kenneth. Per il momento. Scacci quei pensieri. Non serviva a niente rimuginarci sopra.
Poteva essere chiunque. Ora doveva cercare di salvare la pelle, prendere quello che poteva e andarsene
in un posto pi caldo dove nessuno sarebbe stato in grado di trovarlo, per restarci finch non fosse
passata la tempesta.
Certo, le ragazze gli sarebbero mancate, ma ormai erano grandicelle e forse Louise, se avesse
dovuto assumersene tutta la responsabilit, si sarebbe data una regolata. Naturalmente non le avrebbe
lasciate senza mezzi di sostentamento: avrebbe fatto in modo che sui conti bancari restasse denaro a
sufficienza perch potessero cavarsela per un pezzo. Poi Louise avrebbe dovuto trovarsi un lavoro. Tra
laltro, le avrebbe fatto bene. Non poteva aspettarsi di essere mantenuta vita natural durante. Lui
aveva tutto il diritto di prendere unaltra strada, e quello che aveva guadagnato negli anni gli sarebbe
bastato per mettere in piedi una vita altrove, al sicuro.
Per il momento aveva la situazione sotto controllo, doveva solo organizzare un po gli aspetti
pratici. Tra le altre cose, aveva bisogno di parlare con Kenneth. Lindomani sarebbe andato

allospedale, sperando che il socio fosse in condizione di esaminare con lui un po di conti. Capiva che
lasciandolo solo, a pochi giorni dalla morte di Lisbet, lavrebbe messo in difficolt, e sicuramente ci
sarebbero state delle ripercussioni sulla societ, ma ormai era il momento che anche Kenneth
camminasse sulle proprie gambe, e forse gli stava addirittura facendo un piacere. Pensandoci bene, il
fatto di non avere pi lui come stampella avrebbe giovato sia a Kenneth che a Louise.
Poi cera Cecilia. Ma lei gli aveva chiarito che non aveva bisogno del suo aiuto, se non dal punto di
vista economico. E una piccola somma poteva in effetti destinargliela.
S, avrebbe fatto cos. Anche Cecilia se la sarebbe cavata, come tutti gli altri. E le ragazze avrebbero
capito. Con il tempo, avrebbero capito.
Cera voluto parecchio per estrarre i frammenti. E due erano ancora dentro. Erano penetrati
talmente in profondit che per asportarli sarebbe stato necessario un intervento pi impegnativo. Ma
aveva avuto fortuna: il vetro non aveva reciso nessuno dei principali vasi sanguigni. In caso contrario
poteva andare a finire molto male. Aveva detto proprio cos, il medico, in tono allegro.
Kenneth gir la testa verso la parete. Come facevano a non capire che peggio di cos non poteva
andare? Che avrebbe preferito che un vetro gli avesse reciso laorta stroncando il dolore e cancellando
il buco nero che aveva nel cuore, quel ricordo terribile? Perch in ambulanza, mentre la sirena gli
faceva fischiare le orecchie e lui a ogni minimo sobbalzo del mezzo tratteneva una smorfia,
improvvisamente si era accesa la lampadina. Di colpo aveva capito chi dava loro la caccia. Chi odiava
lui e gli altri. Chi gli aveva portato via Lisbet. Il pensiero che fosse morta con la verit che le
rimbombava nelle orecchie era pi di quanto riuscisse a sopportare.
Si guard le braccia bendate, appoggiate sulla coperta. Aveva corso la sua ultima maratona. Ci
sarebbe voluto un miracolo per far cicatrizzare per bene tutte le ferite, aveva detto il medico. Ma
ormai non aveva importanza. Non voleva pi correre.
E ancora meno voleva sfuggirle. Gli aveva gi portato via tutto ci a cui teneva. Il resto non gli
interessava. Era una sorta di giustizia biblica alla quale non poteva ribellarsi. Occhio per occhio, dente
per dente.
Dietro le palpebre chiuse scorrevano le sequenze che aveva relegato in un oscuro recesso della
mente, come se non fosse mai successo niente. Una sola volta i ricordi erano riemersi in superficie. In
occasione di quel solstizio destate in cui il suo mondo era stato sul punto di crollare. Ma i muri
avevano tenuto e lui aveva ricacciato indietro quelle immagini.
E ora eccole l. Era stata lei a riportarle alla luce, costringendolo a vedere se stesso. Non riusciva a
sopportare quella vista. Soprattutto, non riusciva a sopportare lidea che fosse stata lultima cosa che
Lisbet aveva vissuto. Aveva cambiato tutto? Laveva trasformato in un estraneo? Lisbet era morta con
una voragine in quel petto che un tempo racchiudeva tanto amore per lui?
Riapr gli occhi. Fiss il soffitto e sent le lacrime scorrere sulle guance. Poteva venire a prenderlo,
adesso. Non sarebbe corso via.
Occhio per occhio, dente per dente.

Spostati, ciccione!
Quando gli passavano accanto in corridoio, i compagni lo urtavano di proposito. Lui cercava di
ignorarli, di diventare invisibile anche a scuola, come lo era a casa. Ma non era possibile. Sembrava
non avessero aspettato altro che uno come lui, uno che si staccava dal gruppo, per avere la
soddisfazione di tormentarlo. Lo capiva. Tutte le ore passate a leggere avevano fatto s che sapesse di
pi e comprendesse di pi rispetto ai suoi coetanei. A lezione si distingueva e gli insegnanti lo
adoravano. Ma a cosa serviva se non sapeva calciare il pallone, correre veloce o sputare lontano? Se
insomma non sapeva fare niente di ci che contava e significava qualcosa?
Si avvi verso casa, trascinando i piedi e guardandosi intorno per controllare che nessuno gli
tendesse un agguato. Per fortuna, la strada, irta di pericoli, non era lunga. Bastava scendere lungo
Hckebacken, girare a sinistra in direzione del molo che conduceva verso Badholmen e la casa era l.
La casa che avevano ereditato dalla Befana.
La mamma la chiamava ancora cos. Aveva ripetuto quel nome ogni volta che, gongolando, aveva
gettato una delle sue cose nel container messo in giardino in occasione del trasloco.
Sarebbe bello che la Befana fosse qui a vedere la fine che fanno le sedie del suo salotto buono!
aveva detto sgomberando e ripulendo come una pazza. Adesso buttiamo via le stoviglie di tua nonna,
lo vedi?
Non aveva mai saputo come la nonna fosse diventata la Befana e perch la mamma ce lavesse tanto
con lei. Una volta aveva provato a chiederlo al pap, ma lui aveva liquidato la domanda borbottando.
Sei gi qui? Quando entr, la mamma stava spazzolando i capelli ad Alice.
Abbiamo finito alla solita ora rispose lui ignorando il sorriso della sorella. Cosa c per cena?
A guardarti, direi che quello che hai gi mangiato pu bastarti per tutto lanno. Oggi niente cena
per te. Attingi alle tue riserve di grasso.
Erano solo le quattro e sentiva gi quanta fame avrebbe avuto nel giro di qualche ora. Ma
guardando la madre si accorse che non valeva la pena protestare.
Sal in camera, chiuse la porta e si stese sul letto con un libro. Poi infil speranzoso una mano sotto
il materasso. Con un po di fortuna, poteva esserci qualcosa. Invece no, niente: lei era abile. Per
quanto lui cercasse di nasconderle, trovava sempre le sue scorte di cibo e dolcetti.
Un paio dore dopo, lo stomaco brontolava sonoramente. Aveva una fame tale che gli veniva da
piangere. Dal piano di sotto saliva il profumo delle ciambelline alla cannella e sapeva che la mamma
le preparava apposta per farlo impazzire. Annus laria e poi si gir seppellendo il viso nel cuscino. A
volte progettava di scappare di casa. Tanto, non sarebbe importato a nessuno. Forse Alice avrebbe
sentito la sua mancanza, ma lui se ne fregava. Lei aveva la mamma.
Le dedicava tutto il suo tempo libero. Perch la bambina non riservava a lei quelle occhiate
adoranti? Perch dava per scontato tutto quello che lui desiderava con tutto se stesso?
Doveva essersi appisolato, perch fu svegliato da un colpetto leggero alla porta. Il libro gli era
scivolato sulla faccia e nel sonno aveva sbavato, il cuscino era umido di saliva. Si asciug la guancia

con la mano e, alzandosi su gambe un po malferme, and ad aprire. Fuori cera Alice, con una
ciambellina nella mano tesa verso di lui. Gli venne lacquolina in bocca, ma esit. La mamma si
sarebbe arrabbiata se avesse saputo che lei gli portava da mangiare di nascosto.
Alice lo guardava con gli occhioni sbarrati. Lo implorava di vederla, di amarla. Unimmagine gli
prese forma nella mente. Unimmagine e la sensazione di un corpicino di neonata viscido e bagnato.
Alice che lo guardava dallacqua, che si agitava e poi restava immobile.
Afferr la ciambellina e le chiuse la porta in faccia. Ma non serv. Limmagine non se ne and.

Patrik aveva spedito Gsta e Martin a Uddevalla a verificare se Kenneth era in condizione di parlare
con lui. La squadra della scientifica di Torbjrn Ruud stava arrivando ma avrebbe dovuto dividersi tra
il punto in cui era caduto Kenneth e casa Thydell. Gsta aveva protestato: voleva fermarsi a
interrogare Christian. Patrik per preferiva farlo con Paula. Riteneva pi opportuno che fosse una
donna a parlare con Sanna e i bambini. Aveva comunque preso nota dello straccio in cantina. Gsta
aveva dimostrato una certa prontezza di spirito, doveva riconoscerlo. Con un po di fortuna avrebbero
potuto rilevare sia le impronte digitali che il dna della persona che fino a quel momento si era
mostrata cos prudente.
Scrut luomo che aveva davanti. Christian era invecchiato e sciupato. Sembrava che fossero passati
dieci anni dallultima volta che laveva visto. Non si era curato di annodare la cintura della vestaglia e
il petto nudo lo faceva apparire vulnerabile. Patrik si chiese se fosse il caso di dirgli di coprirsi
meglio, ma lasci perdere. In quel frangente, labbigliamento era di certo lultima cosa di cui si
preoccupava.
I bambini si sono calmati. La mia collega, Paula, parler con loro e con tua moglie. Proceder con
cautela e far del suo meglio per non spaventarli o turbarli ulteriormente. Okay? Patrik cerc di
incrociare il suo sguardo per vedere se lo stava ascoltando. Allinizio non ottenne risposta. Stava per
riformulare la domanda quando Christian annu lentamente.
Nel frattempo potremmo scambiare quattro chiacchiere anche noi due continu Patrik. So che
fino a questo momento non sei stato particolarmente ansioso di parlare con noi, ma credo che adesso
tu non abbia scelta. Qualcuno si introdotto in casa tua, entrato nella camera dei tuoi figli e ha fatto
qualcosa che, pur non provocando lesioni fisiche, li ha sconvolti. Se sai chi pu esserci dietro devi
dirlo. Lo capisci?
Ancora la stessa esitazione, ma alla fine Christian annu di nuovo. Si schiar la voce come per
parlare, senza che dalle labbra uscisse un solo suono. Patrik prosegu: Solo ieri abbiamo saputo che
anche Kenneth ed Erik hanno ricevuto le stesse lettere minatorie che sono arrivate a te. E stamattina
Kenneth si ferito gravemente mentre era fuori a correre. Qualcuno gli aveva teso una trappola.
Christian alz lo sguardo per un attimo ma lo riabbass subito.
Non abbiamo prove che Magnus fosse stato minacciato ma ci siamo mossi partendo dal
presupposto che si tratti della stessa persona. E ho la sensazione che tu sappia pi di quello che ci hai
detto. Forse c qualcosa che non vuoi far venire alla luce, oppure qualcosa che ritieni insignificante,
ma dobbiamo essere noi a giudicarlo. Anche il pi tenue filo conduttore pu avere importanza.
Christian tracci dei cerchi con il dito. Poi incroci lo sguardo di Patrik, che per un attimo pens
volesse dirgli qualcosa. Ma subito si richiuse in se stesso.
Non ne ho idea. Non ho la pi pallida idea di chi abbia fatto questo, esattamente come voi.
Sei consapevole del fatto che tu e la tua famiglia sarete in pericolo finch non avremo preso questa
persona?
Sul viso di Christian scese una calma inquietante. La preoccupazione era stata spazzata via,

sostituita da unespressione determinata.


Lo capisco. E do per scontato che farete del vostro meglio per scoprire chi il colpevole. Ma
purtroppo non posso aiutarvi. Non so niente.
Non ti credo disse Patrik schietto.
Christian alz le spalle. Non posso farci nulla. Io posso dire solo come stanno le cose, e cio che
non so niente. Di colpo si rese conto di essere praticamente nudo e si strinse la vestaglia sul petto,
annodando la cintura.
A Patrik venne voglia di dargli uno scrollone. Era convintissimo che tenesse qualcosa per s. Non
sapeva cosa, e neanche se avesse qualche valore per le indagini. Ma qualcosa cera.
Decise di rimandare a dopo altre domande su quellargomento. Non intendeva lasciare che se la
cavasse tanto facilmente. Aveva visto la faccia spaventata dei bambini, in bagno. Forse la volta
successiva non sarebbe pi stata solo vernice. Doveva riuscire a far capire a Christian la gravit della
situazione.
A che ora siete andati a letto ieri?
Io sul tardi, poco dopo luna. Non so quando sia salita in camera Sanna.
Sei stato in casa tutta la sera?
No, ero fuori a fare una passeggiata. Io e Sanna abbiamo... dei problemi. Avevo bisogno daria.
Dove sei andato?
Non lo so. In nessun posto in particolare. Ho fatto il giro dello sperone roccioso e poi ho vagato un
po per il paese.
Solo? In piena notte?
Non volevo stare a casa. Dove dovevo andare?
Quindi sei tornato intorno alluna? Quanto sei sicuro dellorario?
Abbastanza. Ho guardato lorologio allaltezza di Ingrid Bergmans Torg ed era luna meno un
quarto. Da l ci vogliono dieci quindici minuti per venire qui a piedi.
Sanna dormiva?
Christian annu. S, dormivano tutti. La casa era silenziosa.
Sei andato a dare unocchiata ai bambini, rientrando?
Lo faccio sempre. Come al solito, Nils aveva scalciato via le coperte, cos gliele ho rimboccate.
E in quel momento non hai visto niente di strano o inusuale?
Qualcosa tipo delle grandi lettere rosse sul muro, vuoi dire? Il tono era sarcastico e Patrik sent
montare lirritazione.
Ripeto: rientrando, hai notato qualcosa di insolito o che ti abbia in qualche modo fatto reagire?
No rispose Christian. Non ho visto niente del genere, altrimenti dubito che sarei andato a letto,
no?
Gi, immagino. Patrik si accorse di sudare. Possibile che la gente dovesse sempre tenere il
riscaldamento cos alto? Si allarg un po il colletto. Gli sembrava che non gli arrivasse abbastanza
aria ai polmoni.
Quando sei tornato hai chiuso a chiave la porta?
Christian assunse unaria pensosa. Non lo so disse. Credo di s, di solito lo faccio. Ma... non ho
un ricordo preciso. Il sarcasmo era sparito dalla voce, ora diventata bassa, quasi un sussurro: Non
mi ricordo se ho chiuso la porta.
E stanotte non avete sentito niente?
No, niente. Non io, almeno, ma penso neanche Sanna. In effetti abbiamo tutti e due un sonno
piuttosto profondo. Io mi sono svegliato solo quando lei si messa a urlare. Non avevo nemmeno

sentito Nils...
Patrik fece un secondo tentativo. Quindi non hai nessuna teoria sul motivo per cui qualcuno si stia
comportando in questo modo e ti stia inviando lettere minatorie da un anno e mezzo? Neanche un
sospetto?
Ma mi ascolti quando parlo, o no? E che cazzo!
Patrik sobbalz, impreparato a quella reazione. Christian aveva gridato e dal piano di sopra si sent
la voce di Paula.
Tutto bene?
S, tranquilla la rassicur Patrik, sperando di avere ragione. Christian sembrava sul punto di
crollare. Era tutto rosso e si stava grattando furiosamente il palmo di una mano.
Io non so niente ripet, controllandosi a fatica per non gridare di nuovo. Si grattava cos forte che
la pelle cominciava a lacerarsi.
Patrik aspett che Christian tornasse a un colorito normale e si rilassasse un pochino. Quando ebbe
smesso di grattarsi, guard sorpreso i graffi sulla propria mano, come se non capisse da dove fossero
arrivati.
C un posto dove potreste trasferirvi per un po, finch non ne sapremo di pi? chiese Patrik.
Sanna pu andare a Hamburgsund da sua sorella con i bambini.
E tu?
Io rimango qui. Christian era deciso.
Non mi sembra una buona idea replic Patrik, altrettanto deciso. Non abbiamo la possibilit di
offrirti una protezione ventiquattrore su ventiquattro. Preferirei che tu scegliessi un domicilio pi
protetto.
Mi fermo qui.
Il tono non ammetteva repliche.
Okay disse Patrik di malavoglia. Assicurati che la tua famiglia parta il pi presto possibile.
Cercheremo di tenere sotto sorveglianza la casa, ma non abbiamo le risorse per...
Non ho bisogno di protezione lo interruppe Christian. Me la cavo da solo.
Patrik gli piant gli occhi negli occhi. C in giro uno squilibrato che ha gi ucciso una persona,
forse due, e che pare deciso a far fare la stessa fine a te, a Kenneth e a Erik. Non un gioco. Non mi
sembra che tu labbia capito. Aveva parlato lentamente e chiaramente perch il messaggio arrivasse
a destinazione.
Lo capisco benissimo. Ma rimango qui.
Se cambi idea, sai dove trovarmi. E come ti ho gi detto: non credo proprio che tu non sappia
niente. Spero ti renda conto di quello che rischi a non dircelo. Di qualsiasi cosa si tratti, lo scopriremo.
Lunico dubbio se succeder prima o dopo che qualcun altro ci vada di mezzo.
Come sta Kenneth? mormor Christian evitando lo sguardo di Patrik.
So solo che ferito, nientaltro.
Cos successo?
Qualcuno aveva teso un filo di traverso e aveva cosparso la pista di vetri rotti. Forse capisci,
adesso, perch ti sto chiedendo di collaborare.
Christian non rispose. Distolse il viso e guard oltre la finestra. Aveva la pelle bianca come la neve
fuori, le mascelle serrate, e la voce era gelida e vuota quando, lo sguardo perso lontano, ripet: Non
so niente. Non. So. Niente.
Fa male? Martin guard le braccia, appoggiate sulla coperta. Kenneth annu.

Te la senti di rispondere a qualche domanda? Gsta accost una sedia al letto e fece cenno a
Martin di imitarlo.
Visto che vi siete seduti, avete gi deciso che me la sento disse Kenneth con un sorriso pallido.
Martin non riusciva a staccare gli occhi dalle bende. Doveva avergli fatto un male cane sia cadere
sui vetri che farseli togliere a uno a uno.
Rivolse uno sguardo incerto a Gsta. A volte aveva limpressione che non sarebbe mai arrivato ad
avere abbastanza esperienza per riuscire a gestire le situazioni che si trovava ad affrontare come
poliziotto. Doveva farsi valere e cominciare con le domande, o mostrare rispetto per il collega pi
anziano e lasciare che fosse lui a guidare il colloquio? Sempre questi dubbi. Sempre il pi giovane,
sempre quello che poteva essere spedito di qua o di l. Anche lui avrebbe voluto restare a casa
Thydell, come Gsta che aveva borbottato per tutto il tragitto fino a Uddevalla. Anche lui avrebbe
voluto sentire Christian e la moglie, parlare con Torbjrn allarrivo della scientifica, essere al centro
degli avvenimenti.
Gli bruciava che per lo pi Patrik gli preferisse Paula, sebbene fosse arrivata diversi anni dopo di
lui. Effettivamente lei aveva lavorato a Stoccolma, mentre la sua breve esperienza di poliziotto era
limitata a Tanumshede. Ma doveva per forza essere un elemento negativo? Conosceva i paraggi e fino
allultimo piantagrane della zona, sapeva come ragionava la gente, come funzionava la vita di
provincia. Era stato persino compagno di scuola di un paio dei delinquenti peggiori. Per Paula erano
perfetti sconosciuti. E, da quando le voci sulla sua vita privata si erano diffuse a macchia dolio, molti
la guardavano con diffidenza. Lui non aveva assolutamente niente contro il fatto che due persone dello
stesso sesso stessero insieme, ma parecchia gente con cui entravano in contatto quotidianamente non
era altrettanto comprensiva. Per questo non cera da meravigliarsi se Patrik sceglieva di metterla in
evidenza. Lunica cosa che Martin riteneva di poter pretendere era che gli dessero un po di fiducia.
Che smettessero di trattarlo come un pivellino. Non era pi cos giovane. E adesso era anche diventato
padre.
Scusa? Era cos immerso nei suoi pensieri che non si era accorto che Gsta gli stava dicendo
qualcosa.
Ho chiesto se vuoi cominciare tu.
Martin lo fiss sorpreso. Gli aveva letto nel pensiero? Comunque, colse loccasione al balzo e si
rivolse a Kenneth.
Puoi dirci cos successo?
Kenneth fece per allungarsi verso un bicchiere dacqua sul comodino, ma si rese conto di non poter
usare le mani.
Aspetta, ci penso io. Martin prese il bicchiere e lo aiut a bere dalla cannuccia. Poi Kenneth si
riappoggi ai cuscini e rifer calmo e distaccato cosera successo, dal momento in cui si era allacciato
le scarpe per fare lo stesso giro di tutte le mattine a quando era caduto.
Che ore erano quando sei uscito? Martin aveva tirato fuori blocco e penna.
Le sette meno un quarto rispose Kenneth, e lui prese nota senza esitare. Aveva limpressione che,
se quelluomo diceva che erano le sette meno un quarto, doveva essere cos.
Vai a correre tutte le mattine alla stessa ora? Gsta si appoggi allo schienale e incroci le
braccia.
S, dieci minuti pi, dieci minuti meno.
Non hai preso in considerazione la possibilit di... Considerando che... Martin si accorse che stava
balbettando.
Non hai preso in considerazione la possibilit di non andare a correre, dato che tua moglie

mancata ieri? Gsta era riuscito a completare la frase senza suonare scortese e senza farla sembrare
unaccusa.
Kenneth non rispose subito. Deglut e poi disse a voce bassa: Se cera un giorno in cui dovevo
uscire a correre, era oggi.
Capisco disse Gsta. Fai sempre lo stesso giro?
S. Solo di rado, nei fine settimana, ne approfitto per ripeterlo una seconda volta. Sono una persona
piuttosto quadrata. Non mi piacciono le sorprese, le avventure o i cambiamenti. Tacque. Gsta e
Martin capirono a cosa stava pensando e rimasero in silenzio.
Kenneth si schiar la voce e distolse il viso perch non notassero le lacrime che gli erano salite agli
occhi. Poi se la schiar una seconda volta, sperando che reggesse. Come dicevo, sono piuttosto
ripetitivo. da ventanni che corro in questo modo.
Immagino che siano in molti a saperlo. Martin alz gli occhi dal blocco dopo aver scritto
Ventanni! e aver tracciato un cerchio con la biro intorno allappunto.
Non c mai stato motivo di tenerlo segreto. Il sorriso che gli era comparso sulle labbra svan
immediatamente.
Non hai incontrato nessuno lungo la pista, stamattina? domand Gsta.
No, neanche unanima. Mi capita raramente. Qualche volta mi successo di incrociare qualcuno
con il cane, o con un figlio piccolo nel passeggino, ma piuttosto inusuale. Per lo pi sono solo. E
cos stato anche stamattina.
Non hai visto auto parcheggiate nei dintorni? Martin ricevette uno sguardo di apprezzamento da
Gsta.
Kenneth riflett per un po. No, non mi pare. Non ci giurerei, nel senso che potrebbe essercene
stata una che non ho notato. Per no, ripensandoci credo che me ne sarei accorto.
Quindi, niente che fosse fuori dal normale? insistette Gsta.
No, tutto come le altre mattine. Tranne... Le parole rimasero sospese nellaria e le lacrime
ricominciarono a scorrere.
Martin si vergogn dellimbarazzo che provava vedendolo piangere. Si sentiva goffo e non sapeva
se fosse il caso di fare qualcosa, ma Gsta, calmo, prese dal comodino un fazzoletto con cui asciug
delicatamente le guance a Kenneth, per poi rimetterlo a posto.
Sapete qualcosa? sussurr lui. Di Lisbet?
No, troppo presto. Ci vorr un po per avere il parere del medico legale rispose Martin.
Lha uccisa lei. Kenneth sembr rattrappirsi, gli occhi che fissavano il vuoto.
Scusa, coshai detto? chiese Gsta sporgendosi in avanti. Chi lei? Sai chi ha fatto questo a te
e a tua moglie? Martin not che il collega stava trattenendo il fiato e si rese conto di aver smesso di
respirare anche lui.
Negli occhi di Kenneth pass un lampo.
Non ne ho idea disse deciso.
Hai detto lei gli fece notare Gsta.
Luomo evit il suo sguardo. La calligrafia sembrerebbe femminile. Per questo ho dato per
scontato che a scrivere le lettere sia stata una donna.
Mm fece Gsta, con unespressione che lasciava capire chiaramente che non gli credeva. Ci
deve essere una spiegazione al fatto che proprio voi quattro siete stati presi di mira. Tu, Magnus,
Christian, Erik. Qualcuno ha un conto in sospeso con voi. E tutti voi, escluso Magnus, dite di non
sapere chi sia e perch agisca in questo modo. Eppure dietro le sue azioni c un grande odio, e la
domanda : cosa lha scatenato? Mi riesce difficile credere che non abbiate una vostra teoria o anche

solo un sospetto. Si avvicin di pi.


Devessere una persona che ha dei problemi psichici, non ho altra spiegazione. Kenneth distolse il
viso e serr le labbra.
Martin incroci lo sguardo di Gsta, dallaltra parte del letto. Entrambi si resero conto che non gli
avrebbero cavato di bocca nientaltro. Almeno per il momento.
Erica fissava scioccata il telefono. Patrik aveva chiamato per avvertire che avrebbe fatto tardi,
spiegando in breve la situazione, e lei quasi non aveva creduto alle sue parole. I figli di Christian. E
poi Kenneth. Un filo lungo la pista da corsa. Semplice e geniale.
Le si mise subito in moto il cervello. Doveva essere possibile accelerare le indagini in qualche
modo. Dalla voce si capiva che Patrik era sotto pressione e non cera da meravigliarsene. La questione
si faceva sempre pi seria e la polizia non riusciva ad avvicinarsi a una soluzione.
Soppes pensosa il cellulare. Patrik sarebbe diventato una furia se si fosse immischiata. Ma lei era
abituata a svolgere le ricerche che le servivano per i suoi libri e, pur trattandosi di casi gi chiusi, non
poteva esserci troppa differenza rispetto a unindagine ancora in corso. E soprattutto era noiosissimo
stare in casa a girare i pollici. Non vedeva lora di fare qualcosa di utile.
Inoltre sapeva di avere un grande intuito, che gi in altre occasioni laveva condotta nella direzione
giusta. Questa volta le diceva che la risposta era da cercare intorno a Christian. Diversi elementi
portavano a lui: era stato il primo a ricevere le lettere, non diceva una parola sul proprio passato ed era
chiaramente in ansia. Piccoli dettagli, ma importanti. Da quando gli aveva parlato nel capanno da
pesca, aveva anche la sensazione che sapesse qualcosa e lo tenesse deliberatamente nascosto.
Indoss la giacca in fretta per non rischiare di cambiare idea. Avrebbe chiamato Anna dallauto per
chiederle di passare a prendere Maja, dato che lei sarebbe tornata prima di sera ma non entro gli orari
dellasilo. Da l a Gteborg cera unora e mezza di strada, un viaggio non da poco per unintuizione
vaga come quella, ma se non avesse scoperto niente di utile ne avrebbe approfittato per andare a
trovare Gran, il fratello che lei e Anna avevano conosciuto da poco.
Lidea di avere un fratello maggiore le risultava ancora quasi incomprensibile. Era stato
sconvolgente venire a sapere che subito dopo la fine della seconda guerra mondiale la madre aveva
partorito in segreto un figlio, poi dato in adozione. Ma i drammatici avvenimenti dellestate
precedente avevano comunque portato qualcosa di buono, e da allora lei e Anna avevano costruito un
ottimo rapporto con Gran. Sapeva che gli faceva sempre piacere se passavano a salutare lui e la
madre con cui era cresciuto.
Anna rispose che non aveva difficolt ad andare a prendere Maja, adorata sia dai suoi due bambini
che dalle figlie di Dan. Sarebbe sicuramente tornata a casa spossata dai giochi e sazia di dolcetti e
caramelle.
Mentre guidava, Erica si mise a ragionare. Lavorando ai propri libri, che ripercorrevano casi di
omicidio realmente avvenuti e che avevano riscosso grande successo, aveva imparato come svolgere
al meglio una ricerca. Se avesse avuto il numero di codice fiscale di Christian si sarebbe risparmiata
un bel po di telefonate. Ma, vista la situazione, doveva accontentarsi del nome e di quello che le
aveva detto una volta Sanna, cio che quando si erano conosciuti lui abitava a Gteborg. Non aveva
dimenticato linformazione avuta in biblioteca da May riguardo a Trollhttan, ma Gteborg le
sembrava il punto di partenza pi logico. Era l che lui viveva prima di trasferirsi a Fjllbacka, ed era
da l che lei doveva cominciare. Se si fosse rivelato necessario, avrebbe proceduto a ritroso. Del fatto
che la verit si nascondesse nel passato di Christian non aveva dubitato neanche per un secondo.
Quattro telefonate dopo, aveva in mano qualcosa: lindirizzo di Christian prima che andasse a

vivere con Sanna. Alle porte di Gteborg si ferm a un distributore della Statoil e compr una cartina
della citt, approfittando della sosta anche per andare in bagno e sgranchirsi un po. Era scomodissimo
guidare con due bambini tra lei e il volante. La schiena e le gambe erano rigide e intorpidite.
Era appena risalita in macchina quando suon il cellulare. Tenendo il bicchiere di cartone con il
caff in una mano, prese lapparecchio con laltra e guard il display. Patrik. Meglio lasciar scattare la
segreteria. Gli avrebbe spiegato tutto dopo. Se fosse tornata a casa con qualcosa di utile per proseguire
le indagini, le sarebbe stata risparmiata almeno una parte dei rimproveri che doveva aspettarsi.
Dopo unultima occhiata alla cartina avvi la macchina e si immise nella superstrada. Erano passati
sette anni da quando Christian aveva cambiato indirizzo. Di colpo esit. Quante probabilit cerano
che fossero rimaste tracce del suo passaggio? Spesso la gente si trasferiva senza lasciarsi alle spalle
proprio niente.
Sospir. Ormai era arrivata, e prima di tornare verso casa si sarebbe fatta offrire un caff da Gran,
quindi non sarebbe comunque stato un viaggio a vuoto.
Sent un segnale acustico. Patrik le aveva lasciato un messaggio.
Dove sono tutti? Mellberg si guard intorno con laria di essersi appena svegliato. Aveva chiuso
gli occhi per un attimo, ed ecco che si ritrovava la stazione vuota. Che se ne fossero usciti senza
avvertirlo?
Irruppe nella segreteria e trov Annika.
Cosa succede? Pensano che sia gi domenica? Perch non c nessuno a lavorare? Se sono in
pasticceria, quando tornano mi sentono. I cittadini si aspettano che siamo pronti a intervenire,
abbiamo il dovere agit un dito per aria di essere sul posto quando hanno bisogno di noi. Mellberg
adorava il suono della propria voce. Il tono autoritario gli si addiceva, lo aveva sempre saputo.
Annika lo fiss senza aprire bocca, prendendolo in contropiede. Il commissario si aspettava una
profusione di scuse e giustificazioni a nome dei colleghi. Invece nel suo cervello cominci a prendere
forma una sgradevole sensazione.
Dopo un po, Annika disse in tono calmo: Sono fuori per una chiamata. A Fjllbacka. Sono
successe diverse cose, mentre lei lavorava nel suo ufficio. La parola lavorava era stata pronunciata
senza evidente sarcasmo, ma qualcosa gli diceva che la segretaria era pienamente consapevole del
fatto che si era addormentato. Non gli restava che salvare il salvabile.
Perch non mi hai detto niente?
Patrik ci ha provato. Ha bussato alla sua porta per un pezzo, ma lei aveva chiuso a chiave e non ha
risposto. Alla fine dovuto partire.
Gi... a volte mi immergo nel lavoro e non sento e non vedo niente rispose Mellberg imprecando
tra s e s. Perch doveva avere un sonno cos profondo? Era una benedizione e insieme una condanna.
Mm... comment Annika girandosi di nuovo verso il computer.
Be, insomma, cos successo? chiese rabbioso, ancora con la sensazione di essere stato
ingannato.
Annika rifer in breve quello che era accaduto a Kenneth e a casa di Christian. Mellberg rimase a
bocca aperta. Quella storia diventava sempre pi strana.
Tra poco rientreranno, almeno Patrik e Paula, e potranno dirle qualcosaltro. Martin e Gsta sono
andati a Uddevalla per parlare con Kenneth, quindi loro impiegheranno un po pi di tempo.
Di a Patrik di venire immediatamente da me, quando arriva replic Mellberg. E chiedigli di
bussare come si deve, questa volta.
Riferir. E gli ricorder di bussare forte, nel caso lei sia di nuovo immerso nel lavoro come

prima.
Annika lo stava guardando seria, ma Mellberg non riusc a scuotersi di dosso la sensazione che lo
stesse prendendo in giro.
Non puoi venire con noi? Perch vuoi fermarti qui? Sanna gett qualche maglione alla rinfusa
nella valigia.
Christian non rispose, cosa che la contrari ancora di pi.
Allora? Vuoi startene da solo in questa casa? unidiozia, una... lanci rabbiosamente un paio di
jeans verso la valigia, ma sbagli mira e li fece finire ai piedi di Christian. Gli si avvicin per
raccoglierli ma invece di farlo gli strinse il viso tra le mani. Cerc di incrociare il suo sguardo, ma lui
lo distolse.
Per favore, amore mio. Non capisco. Perch non vieni con noi? Se resti qui non sarai al sicuro.
Non c niente da capire disse lui spostandole le mani. Resto qui, cos e basta. Non ho
intenzione di scappare.
Scappare da chi? Da cosa? Se sai chi , perch non dici niente? Le lacrime le scorrevano sulle
guance e sentiva ancora sulle mani il calore del viso di Christian. Lui la teneva a distanza e questo le
bruciava. In una situazione del genere avrebbero dovuto sostenersi a vicenda, e invece lui le voltava le
spalle, non la voleva. Lumiliazione le arross le guance. Si allontan e continu a preparare la
valigia.
Per quanto tempo pensi che dovremo restare l? chiese prendendo dal primo cassetto del com
una manciata di mutande e unaltra di calze.
Come faccio a saperlo? Christian si era tolto la vestaglia, si era ripulito il petto dalla vernice
rossa e aveva indossato un paio di jeans e una maglietta. Lei lo trovava ancora luomo pi bello che
avesse mai visto. Lo amava tanto da provare un dolore fisico.
Chiuse il cassetto e lanci unocchiata verso il corridoio, dove i bambini stavano giocando. Erano
pi silenziosi del solito, pi seri. Nils spostava avanti e indietro le sue macchinine mentre Melker
faceva combattere i suoi actionmen. Senza i soliti effetti sonori e senza litigare, cosa normalmente
inevitabile.
Pensi che... Il pianto le risal di nuovo dalla gola, costringendola a ricominciare: Pensi che
abbiano subito un trauma?
Non hanno neanche un graffio.
Non intendo traumi fisici. Sanna non capiva come potesse essere cos freddo e distaccato. Quella
mattina era scioccato, confuso e impaurito quanto lei. Adesso sembrava che non fosse successo niente.
Qualcuno si era introdotto in casa mentre loro dormivano, era entrato nella camera dei bambini e
forse li aveva resi paurosi e insicuri per sempre, non pi sereni e certi che nei loro letti, in quella casa,
non potesse succedere niente di brutto. Che non potesse accadere nulla quando la mamma e il pap
erano a pochi metri di distanza. Forse quella serenit era stata spazzata via per sempre. Eppure, il loro
pap se ne stava l seduto, impassibile, come se non gliene importasse niente. In quel momento lo
odi.
I bambini dimenticano in fretta disse Christian guardandosi le mani.
Sanna vide che aveva dei graffi profondi su un palmo e si chiese come se li fosse procurati, ma non
fece domande. Per una volta, si trattenne. Forse quella era la fine? Se Christian non riusciva a starle
vicino, ad amarla, quando erano minacciati dal male, forse significava che era giunto il momento di
arrendersi.
Continu a gettare indumenti nella valigia senza curarsi di sceglierli, strappandoli dalle stampelle

mentre le lacrime le appannavano gli occhi. Alla fine la valigia traboccava e fu costretta a sedercisi
sopra per chiuderla.
Aspetta, ti aiuto. Christian si alz e con il suo peso permise a Sanna di far scorrere la cerniera.
La porto gi io. La prese per la maniglia e la port fuori dalla camera, oltrepassando i bambini.
Perch dobbiamo andare da zia Agneta proprio adesso? E perch ci portiamo dietro tutta questa
roba? Dobbiamo stare via tanto tempo? Lansia che traspariva dalla voce di Melker fece s che
Christian si bloccasse a met scala. Dopo qualche secondo, per, riprese a scendere in silenzio.
Sanna si avvicin ai figli e si accovacci. Con la voce pi calma che riusc a chiamare a raccolta,
disse: Facciamo finta di partire per le vacanze. Ma non andiamo tanto lontano, solo dalla zia e dai
cuginetti. Di solito vi divertite, quando siete l. E per oggi organizziamo una seratina speciale, va
bene? Potrete avere le caramelle anche se non sabato.
I bambini la guardarono diffidenti, ma caramelle era una parola magica. Ci andiamo tutti?
chiese Melker, e suo fratello ripet, mangiandosi un po le parole: Ci andiamo tutti?
Sanna inspir profondamente. No, solo noi tre. Il pap deve restare qui.
S, il pap deve restare qui e combattere contro i cattivi disse Nils.
Quali cattivi? chiese Sanna facendogli una carezza sulla guancia.
Quelli che ci hanno sporcato la cameretta. Nils incroci le braccia sul petto, lespressione
arrabbiata. Se tornano, il pap li picchia!
Il pap non combatter contro nessun cattivo. Non verr pi nessuno. Sanna gli accarezz la
testolina e maledisse Christian. Perch non li accompagnava? Perch taceva? Si alz.
Ci divertiremo un sacco. Sar una vera avventura. Aiuto il pap a caricare la macchina e poi vengo
a prendervi, okay?
Okay risposero, ma senza grande entusiasmo. Mentre scendeva le scale sent che la seguivano con
lo sguardo.
Christian stava infilando la valigia nel bagagliaio. Gli si avvicin e lo prese per un braccio.
lultima possibilit. Se sai qualcosa, se hai anche solo la minima idea di chi ci stia facendo
questo, ti imploro di dirlo. Per il nostro bene. Se adesso non dici niente e poi scopro che lo sapevi,
finita. Lo capisci? finita!
Christian si blocc. Per un attimo Sanna pens che avrebbe detto qualcosa. Poi lui si scosse di dosso
la sua mano e spinse dentro la valigia.
Non so niente. Smettila di insistere!
Chiuse il bagagliaio con un colpo secco.
Annika blocc Patrik nel momento stesso in cui lui e Paula mettevano piede nella stazione.
Mellberg si svegliato, mentre eravate via. Era un po contrariato per non avere ricevuto le
informazioni del caso.
Ma se sono stato l un pezzo a battere come un forsennato sulla sua porta senza che lui aprisse!
S, glielho detto, ma sostiene che doveva essere immerso nel lavoro e non ha sentito.
Ah be, certo replic Patrik, sentendo per lennesima volta quanto era stanco del suo
incompetente superiore. A essere del tutto sincero, comunque, non gli dispiaceva non trascinarsi
dietro Mellberg. Diede unocchiata allorologio. Okay, vado ad aggiornare il nostro venerabile capo.
Ci vediamo tra un quarto dora nella saletta del personale per fare il punto. Puoi dirlo anche a Gsta e
Martin, per favore? Dovrebbero essere in arrivo.
And dritto alla porta di Mellberg e buss. Forte.
Avanti. Mellberg sembrava concentratissimo su una pila di documenti. Ho saputo che sono

successe delle cose e devo dire che non d una buona impressione che, quando usciamo per una
chiamata di questa importanza, non sia presente anche chi ha il comando.
Patrik apr la bocca per rispondere, ma Mellberg alz una mano. Evidentemente non aveva ancora
finito.
Se non prendiamo sul serio queste situazioni, inviamo un segnale sbagliato ai comuni cittadini.
Ma...
Niente ma. Accetto le tue scuse, ma che non si ripeta.
Patrik sent i battiti rimbombargli nelle orecchie. Bastardo. Chiuse le mani a pugno ma subito le
riapr e inspir profondamente. Doveva cercare di ignorarlo e di concentrarsi sulla cosa pi importante
al momento: lindagine.
Avanti, dimmi cos successo. Cosavete scoperto? Mellberg si sporse in avanti.
Pensavo di fare il punto nella saletta del personale, se per lei va bene.
Il commissario riflett un istante. S, forse una buona idea. Inutile ripetere tutto due volte.
Allora, ci diamo una mossa, Hedstrm? Sai, in unindagine come questa il tempo prezioso.
Patrik volt le spalle al suo capo e usc dalla stanza. Su un punto Mellberg aveva innegabilmente
ragione: il tempo era prezioso.

Si trattava di sopravvivere. Ma ogni anno comportava uno sforzo sempre maggiore. Il trasloco era
stato positivo per tutti tranne che per lui. Il pap aveva trovato un lavoro che gli piaceva e la mamma
era contenta di abitare nella casa della Befana, di averla trasformata fino a renderla irriconoscibile e
di avere cancellato ogni traccia di lei. Alice sembrava trarre giovamento dalla calma e dallatmosfera
tranquilla che regnava in quel luogo per nove mesi allanno.
La mamma le faceva lezione a casa. Allinizio il pap si era opposto dicendo che ad Alice avrebbe
fatto bene uscire e stare con dei coetanei, che aveva bisogno di vedere altre persone, ma lei lo aveva
guardato e gli aveva risposto con voce gelida: Alice ha bisogno solo di me.
E con questo la discussione era chiusa.
Quanto a lui, era diventato ancora pi grasso e mangiava continuamente. Era come se la spinta a
ingurgitare cibo vivesse di vita propria. Si metteva in bocca in modo compulsivo tutto ci che trovava
a portata di mano, visto che la mamma non faceva pi attenzione a lui. A volte capitava che gli
lanciasse unocchiata disgustata, ma per lo pi lo ignorava. Era passato un sacco di tempo da quando
lui pensava a lei come alla sua bella mamma, anelando al suo amore. Si era rassegnato, arrendendosi
allidea di essere qualcuno che nessuno poteva amare, che non meritava affetto.
Lunica che gli voleva bene era Alice che, come lui, era un aborto della natura. Si muoveva a scatti,
biascicava le parole e non riusciva a fare quasi niente da sola. A otto anni non sapeva neanche
allacciarsi le scarpe. Gli stava sempre addosso, seguendolo come unombra. La mattina, quando lui
andava a prendere lo scuolabus, lei era alla finestra a guardarlo, le mani sul vetro e gli occhi pieni di
nostalgia. Lui non la capiva, ma la lasciava fare.
La scuola era un tormento. Ogni giorno, uscendo di casa, gli sembrava di andare in prigione. Le
lezioni gli piacevano, ma la sua paura era la ricreazione. Se i primi anni erano stati difficili, quelli
delle medie si erano rivelati anche peggiori. Stavano sempre l a prenderlo in giro, spintonarlo,
vandalizzargli larmadietto e gridargli insulti. Non essendo uno stupido, capiva perfettamente di
essere una vittima designata. Il grasso che lo circondava gli faceva commettere il peccato peggiore in
assoluto: distinguersi dagli altri. Lo capiva, ma questo non rendeva le cose pi facili.
Lo trovi luccello, quando devi pisciare, oppure non ci riesci per colpa della pancia?
Erik. Spaparanzato su uno dei tavoli in cortile, era circondato dalla solita corte di sostenitori. Era
il peggiore. Il ragazzo pi popolare della scuola, bello e sicuro di s, sfrontato con gli insegnanti e
dotato di uninesauribile scorta di sigarette che fumava e distribuiva ai suoi. Difficile dire chi fosse
pi da disprezzare: Erik che, apparentemente mosso da pura cattiveria, cercava modi sempre nuovi di
ferirlo, oppure quegli imbecilli sghignazzanti che gli stavano intorno, ammirati, e si crogiolavano
nella sua luce riflessa.
Eppure avrebbe dato qualsiasi cosa per essere uno di loro, per poter sedere allo stesso tavolo di
Erik, accettare una sigaretta da lui, fare commenti sulle ragazze che passavano ed essere
ricompensato con risatine complici e guance rosse.
Ehi, parlo con te! Rispondi quando ti faccio una domanda! Erik si alz e gli altri due lo

fissarono, allerta. Magnus, quello che faceva un sacco di sport, incroci il suo sguardo. A volte gli
sembrava di scorgere un briciolo di compassione in lui, ma evidentemente non era sufficiente per
fargli rischiare di cadere in disgrazia presso Erik. Kenneth era solo vigliacco ed evitava sempre di
guardarlo negli occhi. Stava scrutando il capo, in attesa delle sue direttive. Ma quel giorno Erik non
sembrava avere lenergia che serviva per dargli veramente fastidio, perch torn a sedersi ridendo.
Sparisci, ciccione di merda! Se corri, per oggi niente botte.
Avrebbe voluto mostrarsi coraggioso e mandarlo affanculo. Con forza e precisione gli avrebbe dato
la lezione che si meritava, mentre tutti gli altri si sarebbero resi conto che il loro eroe stava cadendo
dal piedistallo. Erik avrebbe faticosamente sollevato la testa da terra e, con il sangue che scorreva
dal naso, lo avrebbe guardato con rispetto. E da quel momento in poi lui avrebbe avuto un posto nella
banda. Ne avrebbe fatto parte.
Invece si gir e corse via, alla massima velocit consentitagli dalla sua mole. Gli bruciava il petto e
il grasso gli ballonzolava addosso. Li sent ridere alle sue spalle.

Erica si immise nella rotatoria di Korsvgen con il cuore in gola. Il traffico di Gteborg la
innervosiva sempre e quel punto in particolare la terrorizzava. Riusc a oltrepassarla sana e salva e
imbocc lentamente Eklandagatan frugando con lo sguardo alla ricerca della traversa giusta.
Rosenhillsgatan. Il palazzo era in fondo alla salita, con vista su Korsvgen e sul luna park di
Liseberg. Controll il numero civico e parcheggi davanti al portone. Guard lorologio. Il piano era
suonare il campanello e sperare che qualcuno fosse in casa. In caso contrario, era daccordo con Gran
che avrebbe passato un paio dore da sua madre, per poi riprovare. Ma cos sarebbe rientrata tardi a
Fjllbacka, e quindi si augurava di avere fortuna al primo colpo. Aveva memorizzato il nome quando
aveva fatto le telefonate lungo la strada e lo individu subito sul citofono: Janos Kovcs.
Premette il pulsante. Nessuna risposta. Lo premette di nuovo e a quel punto sent una scarica e poi
una voce dal marcato accento straniero.
Chi ?
Mi chiamo Erica Falck. Vorrei farle qualche domanda su una persona che tempo fa abitava nel suo
appartamento, Christian Thydell. Aspett, tesa. Quella spiegazione suonava campata in aria alle sue
stesse orecchie, ma si augur che luomo sincuriosisse e le aprisse. Lo scatto del portone le conferm
che aveva avuto fortuna.
Lascensore si ferm al secondo piano ed Erica usc. Da una delle tre porte, socchiusa, un
sessantenne basso e grassoccio la stava guardando. Quando vide il pancione sganci la catena e
spalanc la porta.
Avanti, avanti disse.
Grazie rispose Erica entrando e avvertendo subito un odore di cibo, greve e speziato, che le
provoc un certo fastidio. Non era sgradevole, ma la gravidanza aveva acuito la sua sensibilit
olfattiva.
Ho del caff, buon caff forte. Luomo stava indicando un cucinotto in fondo al corridoio. Lei lo
segu lanciando unocchiata allunica stanza dellappartamento, che fungeva sia da soggiorno che da
camera da letto.
Dunque era l che Christian abitava prima di trasferirsi a Fjllbacka. Erica sent che il cuore le
batteva pi forte, sollecitato dal senso di aspettativa.
Si sieda. Janos Kovcs quasi la spinse gi sulla sedia e le serv il caff. Poi, con unesclamazione
trionfante, le mise davanti un piatto pieno di biscotti.
Biscotti ai semi di papavero! Specialit ungherese. Mia madre me li spedisce spesso, perch sa che
li adoro. Avanti, assaggi! La invit a servirsi e lei ne prese uno addentandolo cauta. Un gusto diverso,
certo, ma buono. Si rese conto di colpo di non aver mangiato niente dopo la colazione e quando il
primo boccone le fin nello stomaco la pancia emise un brontolio soddisfatto.
Lei deve mangiare per due. Ne prenda ancora uno, due, quelli che vuole! Janos Kovcs spinse il
piatto verso di lei con gli occhi che scintillavano. Grande bambino disse indicando la pancia.
Erica rispose al sorriso. Era impossibile non farsi contagiare dal suo buon umore.

Mah, pi che altro sono due.


Oh, gemelli! Luomo giunse le mani, estasiato. Che benedizione!
Lei ha figli? chiese Erica con la bocca piena.
Janos Kovcs raddrizz la schiena orgoglioso. Ho due bravi maschi. Adesso sono grandi. Lavorano
tutti e due alla Volvo. E ho anche cinque nipoti.
E sua moglie? chiese Erica con tatto, guardandosi intorno. Non sembrava che in
quellappartamento vivesse una donna. Il sorriso di Janos Kovcs impallid leggermente.
Sette anni fa tornata a casa e ha detto: Me ne vado. E cos ha fatto. Spalanc le braccia.
stato allora che mi sono trasferito qui. Abitavamo in questo stesso palazzo, avevamo un trilocale al
piano di sotto. Indic il pavimento. Ma quando sono andato in prepensionamento e lei mi ha
lasciato non ho pi potuto permettermelo. Cos, visto che Christian aveva conosciuto una ragazza e
voleva cambiare casa, ho traslocato. Tutto andato a finire per il meglio! esclam con laria di
esserne davvero convinto.
Quindi lei conosceva Christian? chiese Erica bevendo un sorso di caff. Era davvero buono.
No, non lo conoscevo veramente, ma ci incrociavamo spesso per le scale. Sono un tipo pratico
Janos sollev le mani, e quando posso aiutare qualcuno lo faccio volentieri. Christian invece non
sapeva neanche cambiare una lampadina.
Gi, me lo immagino disse Erica sorridendo.
Lei conosce Christian? Perch fa domande su di lui? Sono passati tanti anni da quando abitava qui.
Non gli successo niente, vero?
Faccio la giornalista rispose Erica utilizzando la scusa che aveva escogitato lungo il tragitto.
Christian diventato uno scrittore, e devo preparare un lungo articolo su di lui. Per questo cerco di
raccogliere qualche informazione sul suo passato.
Christian scrittore? Niente male. Be, in effetti era sempre con un libro in mano e ne possedeva
tantissimi.
Lei sa cosa faceva quando abitava qui? Dove lavorava?
Janos Kovcs scosse la testa. No, non saprei. Non glielho mai chiesto. Bisogna avere rispetto per i
vicini, non ficcare il naso nei loro affari. Se qualcuno ha voglia di parlare dei fatti suoi, lo fa.
Sembrava una filosofia condivisibile ed Erica riflett che sarebbe stato bello se a Fjllbacka pi
persone fossero state dello stesso avviso.
Riceveva spesso visite?
Mai. Mi faceva un po pena. Era sempre solo, e lessere umano non fatto per la solitudine.
Abbiamo tutti bisogno di compagnia.
Erica pens che Janos aveva proprio ragione, e sper che anche lui avesse qualcuno che andava a
trovarlo di tanto in tanto.
Ha lasciato qui qualcosa, magari in cantina o da qualche altra parte?
No, quando sono venuto a starci io non cera niente.
Erica decise di arrendersi. Non sembrava che Janos Kovcs avesse altre informazioni sulla vita di
Christian. Ringrazi e declin educatamente lofferta di un sacchetto di biscotti.
Stava infilando la porta quando luomo la ferm.
Giusto, non so come ho fatto a dimenticarmene. Si vede che comincio a essere un po
arteriosclerotico. Si tocc la tempia con lindice e rientr in casa. Poco dopo torn con qualcosa in
mano.
Quando vede Christian, potrebbe dargli queste, per favore? Gli dica che ho fatto come mi aveva
chiesto e ho buttato via tutta la posta, ma queste... insomma, mi faceva strano eliminarle,

considerando che ne sono arrivate una o due allanno da quando ha cambiato casa. Evidentemente
sono di qualcuno che teneva a mettersi in contatto con lui. Non mi aveva dato il suo nuovo indirizzo, e
cos le ho messe da parte. Gliele consegni e me lo saluti. Con un sorriso allegro le tese un fascio di
buste bianche.
Erica le prese e sent che le tremavano le mani.
La casa era immersa in un silenzio echeggiante. Christian si sedette in cucina e si prese la testa tra
le mani. Sentiva pulsare le tempie e avvertiva di nuovo il prurito. Mentre si grattava il palmo
graffiato, il corpo intero prese a bruciare e formicolare. Chiuse gli occhi e appoggi la guancia sul
tavolo, cercando di immergersi nel silenzio e scacciare la sensazione che qualcosa gli stesse
penetrando attraverso la pelle.
Un vestito azzurro gli balen sotto le palpebre. Spar e torn. Il bambino in braccio a lei. Perch non
ne vedeva mai il viso? Era vuoto, senza contorni, ed era impossibile distinguerne i lineamenti. Era mai
riuscito a vederlo? Oppure lamore sconfinato nei confronti di lei lo aveva sempre messo in ombra?
Non ricordava, era passato tanto tempo.
Il pianto cominci piano, con un lento gocciolio di lacrime sul tavolo. Poi risal prepotente dal
petto, scuotendogli il corpo. Christian sollev la testa. Doveva scacciare quelle immagini, scacciare
lei, altrimenti sarebbe crollato. Lasci cadere pesantemente la testa, colpendo con forza il legno con la
guancia. Sent la superficie liscia contro la pelle e continu a sollevare la testa, ancora e ancora, e a
lasciarla battere violentemente. Rispetto al prurito e al bruciore che gli avevano invaso il corpo, il
dolore era quasi piacevole, ma non serviva a scacciare le immagini. Lei era l davanti a lui, distinta e
viva come non mai. Sorrideva e gli tendeva una mano, cos vicina che avrebbe potuto sfiorarlo se solo
si fosse spinta un po pi avanti.
Aveva sentito un rumore? Si blocc a met del movimento, la testa a una decina di centimetri dal
tavolo, come se qualcuno avesse improvvisamente premuto il tasto pause nella sua vita. Tese le
orecchie, immobile. S, dal piano di sopra proveniva un fruscio. Passi leggeri.
Si rizz lentamente sulla sedia, il corpo teso, pronto a scattare. Poi si alz e il pi silenziosamente
possibile si mosse verso la scala. Tenendosi al corrimano, sal addossato al muro posando i piedi dove
sapeva che i gradini scricchiolavano meno. Qualcosa guizz al margine del suo campo visivo, nel
corridoio del piano superiore. O se lera immaginato? Ora non cera pi niente, la casa era immobile e
silenziosa.
Un gradino scricchiol e Christian trattenne il respiro. Se lei era lass, adesso sapeva che lui stava
salendo. Lo aspettava? Si sent pervadere da una strana calma. La famiglia era al sicuro, adesso. A
loro non poteva pi fare del male. Cera solo lui ed era tra loro due che dovevano vedersela,
esattamente come era stato fin dallinizio.
Un vagito infantile. Possibile che fosse un bambino? Lo ud di nuovo e questa volta gli sembr uno
di quei rumori che producono ogni tanto le case vecchie. Sal ancora qualche gradino e si ritrov al
piano superiore. Il corridoio era vuoto. Si sentiva solo il suo respiro.
La porta della camera dei bambini era aperta e dentro regnava il caos. I tecnici della scientifica
avevano fatto ancora pi disordine e adesso cerano anche le macchie scure della polvere usata per
rilevare le impronte digitali. Si sedette al centro della stanza con il viso rivolto verso le lettere sulla
parete. A un primo sguardo la vernice sembrava ancora sangue. Non li meriti.
Sapeva che lei aveva ragione: non li meritava. Continu a fissare la scritta, lasciando che gli si
depositasse nella coscienza. Avrebbe messo tutto a posto. Solo lui poteva farlo. In silenzio, rilesse le
parole. Era a lui che lei voleva arrivare. E cap dove voleva incontrarlo. Le avrebbe dato quello che

pretendeva.
Ben ritrovati. Patrik si allung verso il rotolo di carta da cucina e si asciug la fronte. Stava
sudando in maniera assurda. Doveva essere davvero in pessima forma. La situazione questa:
Kenneth Bengtsson in ospedale. Tra poco Gsta e Martin ci diranno qualcosa di pi sulla faccenda. E
stanotte qualcuno si introdotto in casa di Christian Thydell. Non ha ferito nessuno, ma ha scritto un
messaggio con della vernice rossa sulla parete della camera dei bambini. Ovviamente tutta la famiglia
sotto shock. evidente che la persona con cui abbiamo a che fare manca di qualsiasi freno inibitore
e pu di conseguenza diventare molto pericolosa.
Non necessario dirvi che questa mattina avrei voluto essere presente. Mellberg si schiar la
voce. Purtroppo non sono stato informato.
Patrik scelse di ignorarlo e continu, lo sguardo puntato su Annika. Hai trovato qualche
informazione sul passato di Christian?
Annika esit. Forse, ma prima vorrei fare unulteriore verifica su alcune cose.
Okay disse Patrik rivolgendosi poi a Gsta e Martin. Cosa siete venuti a sapere quando avete
parlato con Kenneth? Come sta?
Martin guard Gsta, che con un cenno gli chiese di cominciare.
Le ferite non sono gravi, ma secondo il medico gli andata molto bene. I vetri gli hanno provocato
dei tagli profondi sulle braccia e sulle gambe e se avessero tranciato una delle arterie principali
sarebbe probabilmente morto sulla pista. La domanda : che intenzioni aveva chi gli ha teso la
trappola, voleva solo fargli del male o si tratta di un tentato omicidio?
Nessuno accenn a rispondere e Martin prosegu: Kenneth ci ha detto che era universalmente noto
che seguiva lo stesso percorso ogni mattina, esattamente alla stessa ora. Quindi potremmo sospettare
di tutti gli abitanti di Fjllbacka.
Ma non possiamo partire dal presupposto che chi lha fatto sia del posto. Pu trattarsi anche di
qualcuno di passaggio sinser Gsta.
E come avrebbe fatto a conoscere le abitudini di Kenneth? Non meglio concentrarsi sulla gente
del posto? chiese Martin.
Patrik riflett un istante. Mah, non possiamo escludere che si tratti di qualcuno di fuori. Basterebbe
osservare Kenneth per qualche giorno per constatare che un abitudinario. Lui cosa ha detto in
proposito? Ha qualche ipotesi?
Gsta e Martin si guardarono di nuovo, ma questa volta fu il pi anziano dei due a prendere la
parola.
Dice di no. Tuttavia sia io che Martin abbiamo avuto limpressione che mentisse. Sa qualcosa, ma
per qualche motivo lo tiene per s. Ha nominato una lei.
Davvero? Tra le sopracciglia di Patrik aveva preso forma un solco profondo. Ho la stessa
impressione ogni volta che parlo con Christian. Nasconde qualcosa, ma cosa? Eppure nel loro
interesse sbrogliare questa matassa. Nel caso di Christian, sembra che anche la sua famiglia sia in
pericolo. E Kenneth convinto che sua moglie sia stata uccisa, anche se non sappiamo ancora se
cos. Perch non collaborano?
Neanche Christian ha detto niente? Gsta separ meticolosamente i due dischi di un biscotto
Ballerina e lecc la crema alla nocciola, per poi passare di nascosto lanello chiaro a Ernst, sdraiato
sotto il tavolo sui suoi piedi.
No, non gli ho cavato niente rispose Patrik. Era chiaramente sotto shock. Ma sostiene a spada
tratta di non sapere n chi sia stato n perch lo abbia fatto e io non sono in grado di dimostrare il

contrario. Ho solo una sensazione, come quella che ha dato a voi Kenneth. Si ostina a restare a casa
sua. Per fortuna ha spedito Sanna e i bambini dalla sorella di lei, a Hamburgsund. Speriamo che l
siano al sicuro.
La scientifica ha trovato qualcosa di utile? Hai informato i tecnici dello straccio sporco di vernice
e del flacone, vero? chiese Gsta.
Sono rimasti sul posto per un pezzo. E s, si sono portati via anche quello che avevi trovato in
cantina. Ottimo spirito di osservazione, mi ha incaricato di dirti Torbjrn. Ma naturalmente ci vorr
del tempo prima che abbiano qualche risultato concreto. Dovr invece telefonare a Pedersen e
mettergli fretta. Stamattina non sono riuscito a parlargli. Speriamo che possano rivedere le priorit e
darci rapidamente gli esiti delle autopsie. Considerando la piega che hanno preso i fatti, non possiamo
permetterci di sprecare tempo prezioso.
Dimmi se vuoi che chiami io, in modo che la richiesta acquisisca maggior peso intervenne
Mellberg.
Grazie, cercher di cavarmela da solo. Non sar facile, ma far del mio meglio.
S, ma sappi che io ci sono, nel caso ti serva un sostegno insistette Mellberg.
Paula, cosha detto la moglie di Christian? chiese Patrik rivolgendosi alla collega. Erano tornati
insieme da Fjllbacka, ma non avevano avuto il tempo di parlare di Sanna. Il telefono non aveva mai
smesso di squillare.
Non credo che sappia qualcosa rispose Paula. disperata e confusa. E ha paura. Ma ha esitato
leggermente, prima di dirmi che secondo lei Christian davvero non sa niente, quindi ne deduco che
non ne del tutto sicura. Potrebbe essere utile riparlare con lei in condizioni di maggiore tranquillit,
dopo che lo shock sar passato. A proposito, ho registrato la conversazione, se vuoi ascoltarla. La
cassetta sulla tua scrivania. Forse tu puoi cogliere qualcosa che a me sfuggito.
Grazie rispose Patrik, questa volta con sincerit. Paula era sempre affidabile e averla al proprio
fianco nelle indagini gli dava sicurezza.
Spazi con lo sguardo sul gruppetto di colleghi. Bene, direi che abbiamo finito. Annika, tu
continua con le ricerche, e tra qualche ora ci ritroviamo qui. Io pensavo di andare da Cia con Paula,
visto che stamattina non siamo arrivati a destinazione e che, dopo gli ultimi avvenimenti, il colloquio
quanto mai necessario. In qualche modo la morte di Magnus collegata a tutto questo, ne sono
sicuro.
Erica si sedette in un bar per poter esaminare con calma le lettere. Non si fece alcuno scrupolo di
aprire la corrispondenza di altri: se Christian avesse desiderato riceverla, avrebbe dato il suo nuovo
indirizzo a Janos Kovcs o chiesto allufficio postale di recapitare tutto direttamente a Fjllbacka.
Quando apr la prima busta, le mani le tremavano leggermente. Aveva indossato i sottili guanti di
pelle che teneva sempre in macchina. I lembi erano ben incollati e quando infil nella fessura il
coltello che aveva trovato sul tavolino apparecchiato e diede uno strattone per poco non rovesci sulle
altre buste lalto bicchiere di latte macchiato. Lo port rapidamente a distanza di sicurezza.
Non aveva riconosciuto la grafia sulla busta. Non era la stessa delle lettere minatorie e le sembrava
pi maschile che femminile. Estrasse il foglio e lo apr, sorpresa. Si aspettava un messaggio, e invece
era un disegno infantile, capovolto. Lo gir dalla parte giusta e lo guard. Due persone disegnate con
tondi e tratti dritti, una grande e una piccola. Quella grande teneva quella piccola per mano e
sembravano entrambe felici. Intorno cerano dei fiori e nellangolo in alto a destra splendeva il sole.
Sotto i piedi, una riga verde rappresentava lerba. Sopra la figura pi alta cera scritto Christian e
accanto allaltra Io, a lettere storte.

Erica si allung verso il bicchiere per bere un sorso. Sent che la schiuma le aveva lasciato i baffi
sul labbro superiore e se lo pul distratta con la manica. Chi era quellIo? Chi era la piccola figura
accanto a Christian?
Allontan di nuovo il bicchiere e prese le altre buste, che apr rapidamente una dopo laltra
ritrovandosi alla fine con un mucchietto di disegni davanti. Apparentemente erano stati fatti dalla
stessa mano. Ognuno mostrava due figure: una grande, Christian, e una piccola, Io. Il contorno
variava. In un disegno cera qualcosa che poteva somigliare a una spiaggia, e la figura pi piccola
usciva dallacqua con la testa e le braccia. In un altro si vedevano degli edifici, tra cui una chiesa. Solo
nellultimo cerano altre persone, ma era difficile dire quante fossero, perch costituivano una sola
entit con un caos di braccia e gambe. Il disegno era pi cupo degli altri. Non cerano n sole n fiori.
La figura grande era relegata nellangolo a sinistra. Non era sorridente, e neanche la figura pi piccola
era allegra. Nellaltro angolo cerano solo tratti neri. Erica socchiuse gli occhi e cerc di distinguere
cosa potessero rappresentare, ma il disegno era goffo e non si riusciva a capirlo.
Guard lorologio e sent che aveva nostalgia di casa. Qualcosa, in quellultimo disegno, le aveva
fatto venire un nodo allo stomaco. Non sapeva dire cosa fosse, ma laveva turbata.
Si alz faticosamente e decise di rimandare la visita da Gran. Sarebbe sicuramente rimasto deluso,
ma avrebbero rimediato in unaltra occasione.
Guid immersa nei suoi pensieri per tutto il tragitto fino a Fjllbacka, con quelle immagini che le
guizzavano sulla retina. Christian, grande, e quel piccolo Io. Istintivamente sentiva che quellIo era la
chiave di tutto. E cera una sola persona in grado di dirle chi fosse. Lindomani avrebbe parlato con
Christian. Questa volta sarebbe stato costretto a rispondere.
Che strana coincidenza. Stavo proprio per telefonarti. La voce di Pedersen era asciutta e corretta
come sempre, ma Patrik sapeva che il medico legale era dotato di un sottile senso dellumorismo,
anche se per lo pi evitava di esibirlo.
Pensa un po. E io che volevo mettervi fretta. Avremmo bisogno di notizie. Qualsiasi cosa
potrebbe aiutarci ad andare avanti.
Be, non so quanto possa esservi utile, ma ho preso autonomamente liniziativa di anticipare le due
autopsie che riguardano il vostro caso. Abbiamo finito con Magnus Kjellner ieri sera tardi, e ho
appena completato anche quella di Lisbet Bengtsson.
Patrik se lo immagin al telefono con il camice ancora macchiato di sangue e il ricevitore nella
mano coperta dal guanto.
A che conclusioni siete arrivati?
Prima di tutto, linformazione scontata: Kjellner stato ucciso. Era una conclusione che si poteva
trarre gi da una prima ispezione, ma non si sa mai. Negli anni mi sono capitati alcuni casi in cui la
persona in questione era deceduta per cause naturali e aveva subito le lesioni post mortem.
Ma questa volta non andata cos.
No, decisamente. La vittima presenta una serie di ferite da taglio al petto e alladdome, provocate
da un oggetto affilato, probabilmente un coltello, che sono state senza alcun dubbio la causa della
morte. Laggressione avvenuta frontalmente e sulle mani e sugli avambracci ci sono le classiche
lesioni da tentata difesa.
possibile determinare il tipo di coltello?
Mah, non vorrei sbilanciarmi, ma a giudicare dalle ferite direi che si tratta di una lama liscia.
Inoltre... Pedersen fece una pausa a effetto. Tirando un po a indovinare, propenderei per un qualche
genere di coltello da pesca concluse soddisfatto.

Come fai a saperlo? chiese Patrik. Ne esisteranno un milione di modelli.


Infatti, e in realt non posso giurare che si tratti di un coltello da pesca, per stato usato per
pulire il pesce.
Okay, ma come lo sai? Patrik si stava facendo prendere dallimpazienza. Avrebbe preferito che
Pedersen non godesse a tenere in sospeso linterlocutore, anche perch sapeva benissimo di avere gi
tutta la sua attenzione.
Ho trovato delle squame rispose il medico legale.
Cosa? Ma come, scusa? Come possono essere ancora l dopo che il corpo rimasto in acqua per
tutto questo tempo? Patrik sent che gli aumentavano i battiti. Teneva davvero ad avere
uninformazione, un appiglio qualsiasi che desse lo spunto per continuare le indagini.
Molte si saranno senzaltro disperse nellacqua, ma ne ho trovate alcune conficcate in profondit
nelle ferite. Le ho mandate ad analizzare per vedere se si riesce a risalire alla specie. Spero possa
esservi utile.
Magari rispose Patrik, rendendosi per conto che quellinformazione sarebbe stata praticamente
inservibile. Dopotutto era di Fjllbacka che si parlava, un posto in cui le squame di pesce non erano
propriamente una rarit.
Altro su Kjellner?
Niente di speciale. Pedersen sembrava un po deluso che Patrik non avesse mostrato maggiore
entusiasmo per la sua scoperta. stato accoltellato a morte e probabilmente morto subito. Ha perso
moltissimo sangue. Il luogo dellesecuzione deve avere avuto laspetto di un macello, dopo.
Ed finito subito in acqua?
Impossibile stabilirlo rispose il medico legale. Posso dirti soltanto che rimasto a mollo per un
pezzo, e che forse ci finito abbastanza rapidamente, ma questo ha a che vedere pi con un probabile
comportamento dellassassino che con la scienza, quindi tocca a voi deciderlo. Ti mando il rapporto
via fax, come al solito.
E Lisbet? Coshai scoperto riguardo a lei?
morta per cause naturali.
Ne sei sicuro?
Ho fatto unautopsia accuratissima. Dalla voce il medico legale sembrava offeso e Patrik si
affrett ad aggiungere: Dunque stai dicendo che non stata assassinata?
Esatto rispose Pedersen, ancora un po sulle sue. A essere sincero, penso sia una specie di
miracolo che sia vissuta tanto a lungo. Il cancro si era diffuso praticamente a tutti gli organi vitali.
Lisbet Bengtsson era una donna molto malata. Si addormentata, tutto qui.
Quindi Kenneth si sbaglia mormor Patrik tra s e s.
Scusa?
No, niente. Stavo solo riflettendo ad alta voce. Grazie di aver dato la priorit al nostro caso. In
questo momento abbiamo veramente bisogno di tutto laiuto possibile.
Siete messi cos male? chiese Pedersen.
S, siamo proprio messi cos male.

Lui e Alice avevano una cosa in comune. Adoravano lestate. Lui perch non doveva andare a
scuola e subire le angherie dei prepotenti. Lei perch poteva fare il bagno. Passava in mare ogni
minuto che poteva, nuotando avanti e indietro e facendo le capriole. Tutto ci che non andava nei suoi
gesti e nel suo corpo quando era a terra spariva nel momento stesso in cui entrava in acqua.
La mamma restava a guardarla per ore, applaudendo le sue prodezze e incitandola a nuotare. La
chiamava la sua sirena.
Ma ad Alice non importava granch dellentusiasmo della madre. Invece cercava lui e lo chiamava.
Guardami! Si tuffava dallo scoglio e quando riemergeva sorrideva.
Hai visto? Hai visto cosho fatto? Aveva la voce eccitata e quello sguardo affamato negli occhi,
ma lui non rispondeva mai. Dallasciugamano steso sulle rocce lisce alzava appena gli occhi dal libro
che stava leggendo. Non capiva cosa volesse da lui.
Di solito era la madre a rispondere al posto suo, dopo avergli lanciato uno sguardo contrariato.
Non lo capiva neanche lei, che dedicava tutto il proprio tempo e il proprio affetto ad Alice.
Ho visto, amore! Bravissima! le url quel giorno. Ma era come se Alice non la sentisse. Invece
chiam di nuovo lui.
Guarda adesso! Guarda cosa faccio! E si mise a nuotare verso lorizzonte, a stile libero, i
movimenti delle mani coordinati e ritmati.
La mamma si alz in piedi, inquieta. Alice, tesoro, non allontanarti! Si scherm gli occhi con la
mano.
Sta andando troppo al largo. Vai a prenderla!
Lui cerc di fare come Alice, finse di non sentire. Gir lentamente la pagina e si concentr sulle
parole, lettere nere su carta bianca. Poi, un dolore bruciante. La mamma laveva afferrato per i
capelli e stava tirando con tutte le sue forze. Si alz e lei moll la presa.
Vai a prendere tua sorella. Muovi quel culone e vedi di farla tornare verso riva.
Per un attimo ricord la mano di lei intorno alla sua quando avevano nuotato insieme e lei si era
staccata lasciandolo sprofondare sottacqua. Da quel giorno non gli piaceva fare il bagno. Lacqua
aveva qualcosa di inquietante. Sotto la superficie cerano cose che non vedeva, di cui non si fidava.
La mamma prese tra le dita il rotolo di ciccia intorno alla vita e lo pizzic.
Vai a prenderla. Adesso. Altrimenti non ti riporto a casa. Il suo tono di voce non gli lasciava
scelta. Sapeva che diceva sul serio. Se non le avesse ubbidito, lavrebbe lasciato l.
Con il cuore che batteva forte, si avvi verso il mare. Dovette chiamare a raccolta tutta la sua forza
di volont per prendere la rincorsa, darsi la spinta con i piedi e lanciarsi. Non osando tuffarsi di
testa, come faceva Alice, si butt di piedi nellacqua verdazzurra. Qualche goccia gli and negli
occhi. Batt le palpebre per tornare a vedere e sent arrivare il panico mentre la respirazione si
faceva rapida e superficiale. Socchiuse gli occhi e scorse Alice che nuotava verso il sole, lontana. Si
mise a seguirla goffamente, sentendo alle spalle la presenza della madre, in piedi sullo scoglio con le
mani sui fianchi.

Non sapeva nuotare bene a stile libero. Le bracciate erano corte e veloci, ma continu lo stesso
verso il largo, conscio in ogni momento dellabisso che si apriva sotto di lui. Il sole gli tormentava gli
occhi impedendogli di vedere Alice. Cera una luce accecante che lo faceva lacrimare. Avrebbe tanto
voluto tornare indietro, ma non poteva. Doveva raggiungere sua sorella e riportarla alla mamma,
perch la mamma voleva bene ad Alice e lui voleva bene alla mamma, nonostante tutto.
Di colpo sent qualcosa intorno al collo, qualcosa che lo stringeva e gli tirava la testa sottacqua. Il
panico simpadron di lui facendogli agitare le braccia. Tent di divincolarsi e di tornare in
superficie. Poi, la pressione sul collo spar con la stessa velocit con cui era arrivata. Sentendo di
nuovo laria sul viso, boccheggi per riprendere fiato.
Stupidone, ero io.
Alice si teneva a galla senza sforzo e gli rivolgeva uno sguardo luccicante. I capelli neri che aveva
ereditato dalla mamma scintillavano nel sole facendo a gara con le ciglia orlate di sale.
Rivide gli occhi. Gli occhi che lo fissavano da sotto la superficie dellacqua. Il corpo rilassato e
inanimato, abbandonato sul fondo della vasca. Scosse la testa per scacciare quellimmagine.
La mamma vuole che torni indietro disse con il fiatone. Non sapeva tenersi a galla con la stessa
facilit di Alice, il suo corpo veniva attirato verso il basso come se avesse dei pesi.
Dovrai riportarmi tu indietro disse Alice in quel suo modo speciale, come se la lingua non
trovasse la giusta posizione in bocca.
Smettila, non ce la faccio.
Lei rise e gett indietro i capelli bagnati.
Torno indietro solo se mi traini.
Perch dovrei trainarti, visto che nuoti molto meglio di me? Ma sapeva di aver perso. Le fece
cenno di mettergli di nuovo le braccia intorno al collo e ora che sapeva cosera, che era lei, non ebbe
problemi.
Si mise a nuotare. Era faticoso, ma poteva farcela. Le braccia di Alice erano forti. Aveva nuotato
cos tanto, quellestate, che le si vedevano i bicipiti. La guancia appoggiata alla schiena di lui e le
gambe penzoloni, si faceva trainare come una barchetta.
Sono la tua sirena disse. Non la sirena della mamma.

Non lo so... Cia fissava un punto alle spalle di Patrik, le pupille dilatate. Probabilmente le era
stato prescritto qualche farmaco, che contribuiva a darle unaria assente.
vero, ti abbiamo fatto queste domande una quantit di volte disse Paula, ma dobbiamo cercare
il nesso tra la morte di Magnus e quello che successo oggi. Adesso che abbiamo constatato che tuo
marito davvero stato ucciso, ancora pi importante. Pu trattarsi di qualcosa a cui non hai pensato,
un particolare che potrebbe aiutarci ad andare oltre.
Ludvig entr in cucina trascinando i piedi e si sedette di fianco a sua madre. Probabilmente aveva
ascoltato da fuori.
Noi vogliamo aiutarvi disse serio. Lespressione nei suoi occhi lo faceva sembrare decisamente
pi adulto dei suoi tredici anni.
Come stanno Sanna e i bambini? chiese Cia.
Naturalmente sono rimasti scioccati.
Patrik e Paula avevano discusso per tutto il tragitto fino a Fjllbacka sullopportunit di tenere
nascosti a Cia gli ultimi avvenimenti. Aveva gi ricevuto una quantit sufficiente di brutte notizie.
Tuttavia, erano giunti alla conclusione che non potevano evitare di informarla. Lavrebbe comunque
saputo da amici e conoscenti. E quegli eventi avrebbero anche potuto farle ricordare qualcosa che
aveva dimenticato.
Ma chi pu fare una cosa del genere? Ai bambini, poi... disse con una voce in cui trovava spazio
la compassione, nonostante il tono spento. I farmaci evidentemente la stordivano, rendendo le
emozioni e i sentimenti meno intensi e meno dolorosi.
Non lo so disse Patrik, e gli sembr che quelle parole riecheggiassero tra le pareti.
E Kenneth... Cia scosse la testa.
per questo che dobbiamo insistere con le domande. Qualcuno ha preso di mira Kenneth,
Christian ed Erik, e con ogni probabilit aveva fatto lo stesso anche con Magnus disse Paula.
Ma a Magnus non sono mai arrivate delle lettere come quelle che hanno ricevuto gli altri.
No, non a quanto ne sappiamo. Ma riteniamo che la sua morte abbia a che vedere con le minacce
rivolte agli altri.
Cosa dicono Erik e Kenneth? Non sanno cos questa storia? E Christian? Qualcuno di loro deve
pur capirci qualcosa intervenne Ludvig, che aveva appoggiato un braccio sulle spalle della madre con
fare protettivo.
Gi, quello che verrebbe da pensare concord Patrik, ma dicono di non saperne niente.
Ma allora come potrei... La voce di Cia si spense.
successo qualcosa in questi anni di frequentazione? Qualcosa che ti ha dato da pensare? Potrebbe
essere qualsiasi cosa disse Patrik.
No, non c mai stato niente di strano. Ve lho gi detto. Cia inspir profondamente. Magnus,
Kenneth ed Erik erano molto uniti gi ai tempi della scuola elementare, e quindi allinizio erano solo
loro tre a frequentarsi. Non mi mai sembrato che Magnus avesse molto in comune con gli altri due,

ma continuavano a vedersi per abitudine. Daltra parte non che qui a Fjllbacka ci sia un gran
ricambio di persone.
Comerano i rapporti interni al gruppo? domand Paula.
In che senso?
Be, sai, ci sono dinamiche diverse, in un insieme di persone. Ognuno assume il proprio ruolo.
Come funzionavano le cose tra loro prima che sinserisse nella compagnia anche Christian?
Cia riflett seria. Erik era sempre il leader, quello che decideva. Kenneth era... il cagnolino. Suona
bruttissimo detto cos, ma ha sempre ubbidito a ogni suo cenno e io ho sempre avuto di lui limmagine
di un cucciolo che scodinzolava intorno a Erik elemosinando la sua attenzione.
E Magnus come si rapportava agli altri due? chiese Patrik.
Cia ci pens su di nuovo. So che trovava che a volte Erik fosse prepotente ed anche capitato che
glielo facesse notare, quando esagerava. A differenza di Kenneth, Magnus sapeva parlare chiaro e farsi
ascoltare.
Non hanno mai litigato? continu Patrik. Sentiva che la risposta era da qualche parte nel passato
dei quattro uomini e nel rapporto che li univa. Il fatto che fosse sepolta tanto in profondit e cos
difficile da portare alla luce lo stava facendo impazzire.
Mah, ogni tanto avevano un battibecco, come capita a tutti quelli che si conoscono da tanto tempo.
Erik pu essere un po impetuoso, a volte. Magnus invece sempre stato un tipo calmo. Non lho mai
visto alterarsi o alzare la voce. Non una sola volta in tutti gli anni che abbiamo passato insieme. E
Ludvig identico a suo padre. Si gir verso il figlio e gli fece una carezza sulla guancia. Lui le
rivolse un sorriso, ma assunse unaria pensosa.
Io ho visto litigare il pap, una volta. Con Kenneth.
Quando? chiese Cia, sorpresa.
Ti ricordi lestate in cui aveva comprato la videocamera e io non facevo altro che filmarvi?
Oddio, s, eri un vero tormento. Eri persino entrato in bagno per riprendere Elin seduta sul water.
Quella volta hai rischiato grosso. Gli occhi di Cia si animarono un po e le guance presero un tenue
colore rosato.
Ludvig si alz talmente di scatto che per poco non ribalt la sedia allindietro.
Venite, vi mostro una cosa! Stava gi uscendo dalla cucina. Andate in soggiorno, arrivo subito!
Lo sentirono correre al piano di sopra. Patrik e Paula si alzarono, seguiti da Cia.
Eccola qui. Ludvig era tornato gi con una cassetta in una mano e la videocamera nellaltra.
Tir fuori un cavo e colleg lapparecchio al televisore. Mentre lo osservava in silenzio, Patrik sent
aumentare leggermente il battito cardiaco.
Cosa vuoi mostrarci? domand Cia sedendosi sul divano.
Aspetta e vedrai rispose Ludvig. Inser la cassetta e premette il tasto play. Di colpo il viso di
Magnus comparve sullo schermo. Cia trattenne il respiro e Ludvig si gir inquieto.
Ce la fai, mamma? Altrimenti vai ad aspettarci in cucina.
Ce la faccio rispose lei, anche se aveva gli occhi pieni di lacrime.
Magnus faceva il buffone, si esibiva in varie smorfie e parlava con chi lo stava riprendendo.
Non la smettevo pi di filmarli, quella sera disse piano Ludvig, e Patrik si accorse che adesso
aveva anche lui gli occhi lucidi. Guardate, arrivano Erik e Louise aggiunse poi.
Erik usciva in giardino dalla porta finestra della terrazza e salutava Magnus con la mano. Louise e
Cia si abbracciavano e la prima tendeva un pacchettino alla padrona di casa.
Devo mandarla avanti. Quella parte viene dopo disse Ludvig premendo un tasto sulla
videocamera. La festa per il solstizio prese a scorrere sullo schermo sempre pi velocemente.

Voi pensavate che fossimo a letto spieg Ludvig, invece ci siamo alzati di nascosto e vi abbiamo
spiati. Eravate ubriachi e un po fuori e noi ci siamo divertiti un sacco.
Ludvig! esclam Cia imbarazzata.
Ma s, eravate brilli insistette lui, e a giudicare dallaudio era davvero riuscito a coglierli nel
momento clou della serata. Le voci si erano fatte pi alte e le risate risuonavano nel crepuscolo estivo.
Sembrava che la compagnia si stesse divertendo.
Cia fece per dire qualcosa ma Ludvig si port il dito alle labbra.
Shh, tra poco arriva.
Tutti fissarono lo sguardo sullo schermo, in silenzio. Si sentivano solo i rumori della festa. Due
persone si alzarono, presero i piatti e si avviarono verso la casa.
Dove vi eravate nascosti? chiese Patrik.
Nella casetta dei giochi. Era il posto ideale: riuscivo a filmare dalla finestrella. Di nuovo si port
il dito alle labbra. Ascoltate.
Due voci, a una certa distanza dalle altre, entrambe piuttosto alte. Patrik rivolse uno sguardo
interrogativo a Ludvig.
Pap e Kenneth chiar lui senza staccare gli occhi dal televisore. Si erano messi in disparte per
fumare.
Ma come? Magnus non fumava osserv Cia, sporgendosi in avanti per vedere meglio.
Lo faceva di nascosto, a volte, pi che altro alle feste. Non te ne sei mai accorta? Ludvig aveva
fermato la cassetta perch le loro voci non si sovrapponessero a quelle del filmato.
Sul serio? disse sua madre, perplessa. Non lo sapevo.
Comunque, qui lui e Kenneth sono dietro langolo a fumare. Indic un punto sullo schermo con il
telecomando e fece ripartire la cassetta.
Di nuovo due voci. Le parole si distinguevano a fatica.
Tu ci pensi mai? Era Magnus.
Ma di cosa parli? Kenneth, biascicando.
Sai a cosa mi riferisco. Anche Magnus era decisamente brillo.
Non ne voglio parlare.
Prima o poi dobbiamo affrontare largomento. Magnus, con un che di implorante nella voce che
fece rizzare i peli sulle braccia a Patrik.
Chi lo dice? Quel che fatto fatto.
Ma non capisco come possiate conviverci, cazzo. Dobbiamo... La frase si perdeva in un mormorio
indistinto.
Datti una regolata, Magnus! Non ci si guadagna niente a parlarne. Pensa a Cia e ai ragazzi. E a
Lisbet. Di nuovo Kenneth, con una voce scocciata da cui si percepiva per anche qualcosaltro:
paura.
Lo so, ma che cazzo devo farci? A volte ci penso e me lo sento qui dentro...
Nel buio non si vedeva cosa stesse indicando.
Poi la conversazione diventava incomprensibile. I due abbassavano la voce e borbottando si
riunivano al resto della compagnia. Ludvig premette il tasto pause e limmagine delle due figure
riprese da dietro si blocc sullo schermo.
Tuo padre ha mai visto questo filmato? chiese Patrik.
No, me lo sono tenuto io. In genere era lui a occuparsi delle cassette, ma questa lavevo registrata
di nascosto, per cui lho portata in camera mia. Ne ho altre, nellarmadio.
Neanche tu lavevi mai vista prima? Paula si sedette di fianco a Cia che fissava il televisore con

le labbra semiaperte.
No rispose. No.
Sai di cosa parlano? chiese Paula appoggiando una mano sulla sua.
Io... no. Cia aveva lo sguardo ancora puntato sul contorno scuro di Magnus e Kenneth. Non ne ho
idea.
Patrik le credeva. Di qualsiasi cosa si trattasse, Magnus laveva tenuta accuratamente nascosta a sua
moglie.
Kenneth deve saperlo per forza osserv Ludvig. Premette il tasto stop, estrasse la cassetta e la
rimise nella custodia.
Vorrei prenderla in prestito disse Patrik.
Dopo un attimo di esitazione, Ludvig gliela mise nella mano tesa.
Non la rovinerete, vero?
Ti prometto che staremo attentissimi. Te la restituiremo nelle stesse condizioni.
Allora andrete a parlare con Kenneth? chiese Ludvig, e Patrik annu.
S, gli parleremo.
E perch non ha ancora detto niente? Cia sembrava confusa.
Ce lo chiediamo anche noi. Paula le diede una pacchetta sulla mano. E lo scopriremo.
Grazie, Ludvig disse Patrik sollevando la cassetta. Questa potrebbe rivelarsi importante.
Figurati. Mi venuta in mente solo perch hai chiesto se avevano mai litigato replic Ludvig,
arrossendo fino alla radice dei capelli.
Allora andiamo? Patrik si gir verso Paula, che si alz. Stai vicino a tua madre. E chiamami se
c qualche problema disse poi a Ludvig mettendogli in mano il biglietto da visita.
Quando partirono, lui rimase a guardarli. Poi entr e chiuse la porta.
Allospedale il tempo trascorreva lento. Il televisore acceso trasmetteva una puntata di una serie
americana. Linfermiera era passata a chiedergli se voleva che cambiasse canale, ma vedendo che lui
non aveva la forza di risponderle se nera andata.
La solitudine era molto pi dura da sopportare di quanto si sarebbe mai immaginato. Provava una
nostalgia cos intensa che lunica cosa su cui riusciva a concentrarsi era il proprio respiro.
Sapeva che lei sarebbe arrivata. Aspettava da tanto tempo e ora non cera un posto in cui rifugiarsi.
Ma lui non aveva paura, anzi. Lavrebbe salvato dalla solitudine e dal dolore che lo stava lacerando.
Desiderava solo ricongiungersi con Lisbet per poterle spiegare cosera accaduto. Sperava che lei
capisse che a quellepoca era unaltra persona, che lei laveva cambiato. Non sopportava lidea che
fosse morta con il suo peccato davanti agli occhi. Era questo che, pi di ogni altra cosa, gli pesava sul
petto, rendendo ogni respiro uno sforzo immenso.
Un colpetto alla porta e Patrik Hedstrm entr nel suo campo visivo, seguito dalla collega piccola e
scura.
Ciao, come ti senti? Il poliziotto aveva laria seria. Prese due sedie e le avvicin al letto.
Kenneth non rispose e mantenne lo sguardo fisso sugli attori che recitavano enfatici sullo sfondo di
quinte poco convincenti. Patrik ripet la domanda e alla fine Kenneth si decise a girare il viso verso i
visitatori.
Ci sono stati tempi migliori. Cosa doveva dire? Come poteva descrivere il modo in cui si sentiva
veramente, il bruciore nel petto, il cuore che pareva dover esplodere da un momento allaltro? Tutte le
risposte sarebbero suonate come frasi fatte.
Due nostri colleghi sono gi stati qui, oggi. Hai parlato con Gsta e Martin. Kenneth vide che

Patrik guardava le bende come se cercasse di immaginare la sensazione di centinaia di frammenti di


vetro conficcati nella pelle.
S rispose indifferente. Non aveva detto niente prima e non avrebbe detto niente adesso. Avrebbe
solo aspettato che arrivasse lei.
A loro hai riferito che non sai chi possa esserci dietro quello che ti successo stamattina. Patrik
lo fiss e Kenneth sostenne il suo sguardo.
Infatti.
Patrik si schiar la voce. Noi pensiamo che non sia cos.
Cosa erano venuti a sapere? Di colpo fu assalito dal terrore. Non voleva che lo scoprissero, non
voleva che la trovassero. Lei doveva portare a compimento lopera iniziata. Era lunica possibilit di
salvezza che gli rimaneva. Se avesse pagato il prezzo di ci che aveva fatto, avrebbe potuto spiegare
tutto a Lisbet.
Non so di cosa stiate parlando. Distolse il viso, ma si rese conto che i suoi occhi avevano lasciato
trasparire la paura. Lavevano notata entrambi i poliziotti, interpretandola come una debolezza da
sfruttare per penetrare attraverso la sua scorza. Si sbagliavano. Tacendo aveva tutto da guadagnare e
nulla da perdere. Per un attimo pens a Erik e Christian. Soprattutto a Christian, che a differenza di
Erik era stato coinvolto senza avere nessuna colpa. Ma non poteva farsi degli scrupoli per loro.
Lunica che contava era Lisbet.
Siamo appena stati da Cia. Abbiamo visto un filmato girato a una festa di mezzestate a casa sua.
Patrik sembrava aspettare una reazione, ma Kenneth non sapeva di cosa stesse parlando. La vecchia
vita, con feste e amici, sembrava lontanissima.
Tu e Magnus, che era piuttosto alticcio, siete andati insieme a fumare in disparte. Come se voleste
evitare che gli altri sentissero quello che dicevate.
Ancora non capiva a cosa di riferisse il poliziotto. Tutto era avvolto in una specie di foschia che
cancellava ogni contorno.
Ludvig vi ha filmati a vostra insaputa. Magnus era turbato. Voleva parlare con te di qualcosa che
era successo. Tu gli hai risposto che quello che era fatto era fatto, scocciato. Che doveva pensare alla
sua famiglia. Non te ne ricordi?
S, la scena stava riprendendo forma nella sua mente, seppure un po indistinta. Ricordava la
sensazione scatenata dal panico negli occhi di Magnus. Perch la cosa fosse saltata fuori proprio
quella sera non laveva mai capito. Forse sentiva il bisogno di parlarne, di rimediare. E questo laveva
spaventato. Aveva pensato a Lisbet, a cosa avrebbe detto, a come lavrebbe guardato. Alla fine era
riuscito a calmarlo, di questo era certo. Ma da quel momento in poi aveva cominciato ad aspettare che
accadesse qualcosa che avrebbe fatto crollare tutto. E cos era stato, ma non nel modo che
immaginava, perch anche nei peggiori scenari che si era prefigurato Lisbet era ancora in vita, pronta
a rimproverarlo. Cera ancora una piccola possibilit di spiegare. Ora era tutto diverso. Era necessario
che giustizia fosse fatta. Non poteva lasciare che loro lo impedissero.
Scosse la testa, fingendo di riflettere.
No. Non mi ricordo niente del genere.
Possiamo farti vedere la cassetta, se questo pu aiutarti a ricostruire la situazione disse Paula.
Certo, la guarder, ma non credo proprio che si trattasse di qualcosa di importante, altrimenti non
lavrei dimenticato. Saranno state sciocchezze da ubriachi. Capitava che Magnus straparlasse, quando
beveva. Diventava teatrale e sentimentalista, e cos cose di poco conto si gonfiavano assumendo
proporzioni assurde.
Si accorse che non gli credevano, ma non importava: non erano in grado di leggergli nel pensiero. A

tempo debito il segreto sarebbe stato svelato, questo lo capiva. Non si sarebbero arresi finch non
avessero saputo tutto. Ma non doveva accadere prima che lei fosse riuscita ad arrivare fino a lui per
infliggergli il castigo che meritava.
Si fermarono ancora un po, ma non fu difficile difendersi dalle loro domande. Non avrebbe
spianato la strada alla verit. Doveva pensare a se stesso e a Lisbet. Erik e Christian se la sarebbero
cavata da soli.
Prima di uscire, Patrik lo guard con dolcezza.
Volevamo anche dirti che abbiamo avuto lesito dellautopsia di Lisbet. Non stata uccisa. Si
trattato di morte naturale.
Kenneth distolse il viso. Sapeva che si sbagliavano.
Mentre tornavano da Uddevalla, Patrik era cos provato da rischiare di addormentarsi. Per un attimo
le palpebre si chiusero e lauto si spost sulla corsia opposta.
Cosa fai? grid Paula afferrando il volante per raddrizzarlo.
Patrik si riscosse e trattenne il respiro.
Cazzo. Non so cosa mi sia successo. Sono solo stanco.
Paula lo guard preoccupata. Adesso andiamo a casa tua e ti lascio l. E domani non ti fai vedere
alla stazione. Hai laria di non stare affatto bene.
Non possibile. Ho un sacco di lavoro da fare. Patrik batt le palpebre e cerc di concentrarsi
sulla strada.
Facciamo cos disse Paula decisa. Infilati in quel distributore, cos ci scambiamo di posto. Ti
porto a casa e poi vado alla stazione e prendo il materiale che ti serve, dopodich te lo porto a
Fjllbacka. Vedr anche di mandare ad analizzare la cassetta. Tu per devi promettermi di darti una
calmata. Stai lavorando troppo e sicuramente anche a casa la situazione non delle pi leggere. So
quanto stato pesante per Johanna, quando aspettava Leo, e quindi immagino che gran parte delle
incombenze ricadano sulle tue spalle.
Patrik annu suo malgrado e ubbid. Entr nella piazzola del distributore di Hogstorp e scese, troppo
sfinito per avanzare obiezioni. Non poteva prendersi nemmeno un paio dore di riposo, tuttavia il suo
corpo gli stava inviando un messaggio chiaro. Se solo avesse potuto fermarsi un po, approfittandone
magari per passare in rassegna tutto il materiale, forse avrebbe recuperato almeno in parte le forze.
Appoggi la testa al finestrino e si addorment prima ancora che Paula si fosse immessa nel
traffico. Quando riapr gli occhi la macchina era parcheggiata davanti a casa sua.
Adesso vai a letto. Torno tra poco. Lasciami la porta aperta, in modo che possa entrare e posare le
carte da qualche parte disse Paula.
Okay. Grazie. Non ebbe la forza di dire altro.
Apr con la chiave ed entr.
Erica!
Nessuna risposta. Nel corso della mattinata laveva cercata senza riuscire a trovarla. Forse era
andata da Anna e si era fermata da lei. Per sicurezza le lasci un biglietto sul cassettone nellingresso
per evitare che si spaventasse se, rientrando, avesse sentito dei rumori. Poi sal le scale con le gambe
intorpidite e croll sul letto. Si addorment non appena la testa tocc il cuscino, ma fu un sonno
leggero e tormentato.
Qualcosa stava cambiando. Non poteva affermare che la vita degli ultimi anni fosse stata il
massimo, ma almeno era qualcosa di familiare. Il gelo, lindifferenza, gli scambi di frecciate taglienti

ripetute allinfinito.
Ora invece sentiva franare la terra sotto i piedi. Negli ultimi battibecchi aveva notato una sorta di
risolutezza nello sguardo di Erik. Il disgusto non era una novit e ormai non la toccava pi, ma
qualcosa era cambiato e questo fatto la spaventava pi di quanto avrebbe potuto immaginare, perch
nel profondo di se stessa aveva probabilmente pensato che avrebbero continuato in eterno a ballare la
loro elegante danza di morte.
Quando aveva nominato Cecilia, lui aveva reagito in modo strano. In genere sentirla parlare delle
sue amanti non gli faceva n caldo n freddo. Ostentava indifferenza, e basta. Perch allora si era
arrabbiato, quella mattina? Era segno che Cecilia significava qualcosa per lui?
Louise si scol il bicchiere di vino. Cominciava ad avere difficolt a tenere ordine nei pensieri.
Tutto sprofondava in una piacevole foschia e nel calore che si diffondeva nel corpo. Si vers altro
vino. Guard fuori dalla finestra, verso la distesa di ghiaccio che abbracciava le isole, mentre la mano
portava meccanicamente il bicchiere alle labbra.
Doveva scoprire come stavano le cose, se la crepa sotto i suoi piedi era immaginaria o reale. E una
cosa era certa. Se doveva finire, la danza non si sarebbe conclusa con una lenta giravolta. Aveva
intenzione di battere i piedi e mulinare le braccia finch del loro matrimonio non fossero rimaste che
briciole. Non voleva Erik per s, ma questo non significava che intendesse lasciarlo andare.
Quando era passata a prenderla da Anna, Maja non si era lasciata portare via senza proteste. Era
troppo divertente giocare con i cugini perch la prospettiva di tornare a casa le sorridesse.
Negoziando, Erica era per riuscita a metterle la tuta termica e a caricarla in macchina. Le sembrava
un po strano che Patrik non si fosse rifatto vivo, ma daltra parte non laveva cercato neanche lei.
Non aveva ancora pensato a come raccontargli della sua piccola escursione, eppure doveva farlo,
perch era necessario consegnargli subito i disegni. Qualcosa le diceva che erano importanti.
Soprattutto, bisognava che la polizia ne parlasse con Christian. In realt avrebbe voluto farlo lei, ma
sapeva di aver gi esagerato. Non poteva prendere altre iniziative a sua insaputa.
Accostando davanti a casa scorse nello specchietto retrovisore unauto della polizia. Sicuramente
era Patrik, ma perch non aveva preso la sua macchina? Tolse Maja dal seggiolino mentre lauto si
fermava di fianco a lei. Sorpresa, vide che alla guida non cera suo marito, ma Paula.
Ciao! Dov Patrik? le chiese avvicinandosi.
In casa rispose lei scendendo. Era cos stanco che gli ho ordinato di andare a riposare. Non
sarebbe nelle mie prerogative, ma mi ha ubbidito lo stesso. Nonostante la risata, si vedeva che negli
occhi cera unombra di preoccupazione.
successo qualcosa? chiese Erica, improvvisamente impaurita. A quanto ne sapeva, non era mai
successo che Patrik rientrasse dal lavoro in anticipo.
No, no. Solo che secondo me negli ultimi tempi ha lavorato troppo e ha laria affaticata. Cos sono
riuscita a convincerlo che se non avesse riposato non sarebbe stato di alcuna utilit.
E lui si piegato senza protestare?
Mah, diciamo che abbiamo raggiunto un compromesso. Ha accettato a patto che io andassi a
prendergli il materiale dellindagine. Dovevo lasciarglielo nellingresso, ma visto che sei qui posso
darlo a te spieg, tendendole un sacchetto di carta.
Ah ecco, mi sembrava che non fosse da lui rispose Erica sentendosi subito pi calma. Se non era
riuscito a mollare del tutto il lavoro significava che tanto male non stava.
Ringrazi Paula e port in casa il sacchettone, seguita dalla bambina saltellante. Quando vide il
biglietto che le aveva lasciato Patrik, sorrise. S, in effetti si sarebbe spaventata a morte se avesse

sentito dei rumori al piano superiore senza sapere che era rientrato in anticipo.
Maja si mise a strillare, indispettita dal fatto di non riuscire a togliersi le scarpe, ed Erica si affrett
a zittirla.
Shh, stellina. Pap sta dormendo. Non dobbiamo svegliarlo.
La bambina spalanc gli occhioni e si port un ditino alle labbra. Shh fece anche lei, guardando
verso la scala. Erica la aiut a sfilarsi scarpe e tuta, lasciando poi che corresse in soggiorno dove i suoi
giocattoli erano sparsi dappertutto.
Erica si tolse la giacca e stacc la maglia dal corpo facendosi aria. Ultimamente sudava tantissimo.
Temeva sempre di puzzare, tanto che si cambiava tre volte al giorno e si passava il deodorante sotto le
ascelle con una frequenza tale che la Nivea doveva aver avuto unimpennata di vendite.
Lanci unocchiata alla scala e poi al sacchetto di carta che le aveva dato Paula. La scala, e poi il
sacchetto. Stava conducendo una lotta impari con se stessa, ben consapevole, in realt, di essere
condannata a perdere. Una tentazione del genere era semplicemente irresistibile.
Unora pi tardi aveva passato in rassegna tutte le carte contenute nel sacchetto, senza per questo
averci capito qualcosa di pi. Anzi: le domande si erano moltiplicate. Tra i documenti cerano anche
dei fogli con appunti presi da Patrik. Qual il nesso tra i quattro? Perch Magnus morto per primo?
Perch quella mattina era turbato? Perch ha chiamato per avvertire del ritardo? Perch Christian ha
cominciato a ricevere le lettere tanto tempo prima degli altri? Magnus ne aveva ricevute? E in caso
contrario, perch? Una pagina dopo laltra di domande, ed Erica non sopportava di non avere neanche
una risposta. Al contrario, aveva alcune domande da aggiungere. Perch Christian si era trasferito
senza lasciare il suo nuovo indirizzo? Chi gli aveva spedito i disegni? Chi era la figura pi piccola? E
soprattutto: perch Christian faceva mistero del suo passato?
Prima di tornare al materiale, controll che Maja fosse ancora occupata con i suoi giochi. Restava
solo una cassetta senza contrassegno. Si alz dal divano e and a prendere il registratore. Per fortuna il
nastro era compatibile. Erica lanci unocchiata inquieta verso il piano di sopra. Poi premette il tasto
play, abbass il volume il pi possibile e si port lapparecchio allorecchio.
La registrazione durava venti minuti ed Erica ascolt con tutti i sensi allerta, finch un dettaglio
non la fece irrigidire. Premette il tasto rewind e riascolt.
Quando ebbe finito tolse la cassetta e la rimise nella custodia e poi nel sacchetto, con tutto il resto.
Le tante interviste fatte negli anni a persone diverse per i suoi libri lavevano esercitata a cogliere
particolari e sfumature, e quello che aveva appena sentito era importante, non cerano dubbi.
Avrebbe dovuto occuparsene il giorno dopo. Sentiva che al piano di sopra Patrik aveva cominciato a
dare segni di vita. Con un guizzo degno di tempi migliori rimise il sacchetto nellingresso, torn sul
divano e si finse immersa nei giochi di Maja.
Il buio era calato sulla casa. Non aveva acceso le luci, tanto non serviva. In fondo alla strada non c
bisogno di illuminazione.
Seduto seminudo sul pavimento, Christian fissava la parete. Aveva coperto le parole con della
vernice nera che aveva trovato gi in cantina. Aveva dato tre mani sulla sentenza che lei aveva
pronunciato, eppure gli sembrava di vedere la scritta con la stessa nitidezza di prima.
La vernice nera come la pece laveva macchiato un po dappertutto. Si guard il palmo destro e se
lo pul sul petto, ma il nero sembr spandersi ancora di pi.
Lei lo stava aspettando. Lo sapeva da sempre, eppure aveva rimandato, ingannando se stesso e
trascinando con s i suoi figli nella caduta. Il messaggio era chiaro. Non li meriti.
Vide il bambino in braccio alla donna che aveva amato. Dun tratto gli dispiaceva di non aver potuto

amare Sanna. Non le aveva mai voluto male, eppure laveva tradita. Non con altre donne, come faceva
Erik, ma nel peggior modo possibile. Sapeva che Sanna lo amava e le aveva sempre concesso quel
poco che le bastava per coltivare la speranza di essere un giorno riamata, sebbene fosse impossibile.
Lui non ne aveva pi la capacit. Era scomparsa insieme a un vestito azzurro.
Con i bambini era unaltra cosa. Erano carne della sua carne e anche il motivo per cui lui doveva
permetterle di portarlo via con s. Era lunico modo per salvarli: avrebbe dovuto capirlo prima di
arrivare a quel punto, invece di illudersi che si trattasse solo di un brutto sogno e che fossero al sicuro,
lui e loro.
Era stato un errore tornare, riprovare. Ma lidea di riavvicinarsi, di essere di nuovo l, era stata una
tentazione irresistibile. Sebbene non lavesse capito, cera dallistante stesso in cui se nera presentata
la possibilit. E lui aveva creduto di avere una seconda chance. La chance di avere di nuovo una
famiglia, se solo lavesse tenuta a distanza scegliendo qualcuno che non lo coinvolgesse. Si era
sbagliato.
Le parole sulla parete erano la verit. Amava i suoi figli, ma non li meritava. Non meritava neanche
laltro bambino, come non meritava la donna dalle labbra che sapevano di fragola. E loro avevano
dovuto pagarne il prezzo. Ma questa volta avrebbe fatto in modo di pagarlo personalmente.
Si alz lentamente e si guard intorno nella stanza. Un orsacchiotto liso in un angolo. Lavevano
regalato a Nils quando era nato e lui lo aveva amato con un trasporto tale che ormai era tutto
spelacchiato. Gli actionmen di Melker ordinatamente riposti in una scatola. Li teneva con la massima
cura e se il fratellino osava toccarli il pugno si chiudeva subito in aria. Christian si accorse di
tentennare, di essere assalito dai dubbi, e si rese conto che doveva uscire di l. Doveva andarle
incontro, prima di perdere il coraggio.
Torn in camera per mettersi qualcosa. Qualsiasi cosa, tanto ormai non aveva pi importanza. Scese
le scale, prese la giacca dal gancio e si guard intorno per lultima volta. La casa era buia e silenziosa.
Non si cur di chiudere a chiave.
Durante la breve passeggiata tenne lo sguardo puntato a terra. Non voleva vedere nessuno n farsi
rivolgere la parola. Doveva concentrarsi sul compito che stava per portare a termine, su chi stava per
incontrare. I palmi avevano ripreso a prudere ma riusc a ignorarli. Era come se il cervello avesse
chiuso la comunicazione con il corpo, ormai superfluo. Lunica cosa importante era quello che cera
nella testa: le immagini e i ricordi. Non viveva pi nel presente. Vedeva solo ci che era stato, come
un film che scorreva lentamente mentre la neve gli scricchiolava sotto i piedi.
Quando imbocc il molo che portava a Badholmen sent che si era alzato un po di vento. Sapeva di
avere freddo perch tremava, eppure non lo sentiva. Il posto era deserto. Nel buio e nel silenzio non si
vedeva nessuno, ma lui avvertiva la sua presenza, come sempre. La colpa sarebbe stata espiata l, non
cera altro luogo. Laveva vista in acqua dalla piattaforma pi alta, laveva vista allungarsi verso di
lui. Ed era venuto a consegnarsi.
Mentre oltrepassava ledificio di legno che segnava lingresso alla spiaggia, il film nella sua testa
cominci a scorrere pi velocemente facendogli provare la sensazione di un coltello conficcato nello
stomaco, tanto il dolore era intenso e affilato. Si costrinse a guardare oltre, a guardare avanti.
Mise il piede sul primo gradino della torre dei tuffi e sent il legno incurvarsi sotto gli scarponi.
Respirava meglio, ora che non cera ritorno. Mentre saliva port lo sguardo verso lalto. La neve
aveva reso scivolosi i gradini costringendolo a tenersi ai due corrimano. Fiss il nero del cielo.
Neanche una stella. Non se le meritava. A met della scaletta cap che lei lo seguiva. Non si gir a
guardarla, ma sentiva i passi. Lo stesso ritmo, la stessa elasticit. Ormai era con lui.
Sulla piattaforma pi alta sinfil la mano in tasca ed estrasse la corda che si era portato da casa. La

corda che avrebbe sopportato il peso ed espiato la colpa. Lei aspett sulla scaletta mentre lui
preparava tutto, annodandola, avvolgendola e fissandola al parapetto. Per un attimo si sent insicuro.
La torre era vecchia e sgangherata e il legno aveva subito i morsi delle intemperie. E se non avesse
retto? Ma la presenza di lei lo tranquillizz. Non avrebbe permesso che fallisse. Non dopo aver
aspettato tanto a lungo, alimentando il proprio odio per tutti quegli anni.
Quando ebbe finito si ritrov in piedi, le spalle alla scaletta e lo sguardo rivolto al profilo di
Fjllbacka. Si gir soltanto quando sent che lei era vicinissima, dietro di lui.
Nei suoi occhi non cera alcuna gioia, solo la consapevolezza che lui era finalmente, dopo tanto
tempo, pronto a espiare. Era bella come la ricordava. Aveva i capelli bagnati e lui si sorprese che non
gelassero. Ma niente in lei era come ci si aspettava che fosse. Niente poteva essere come ce lo si
aspettava, in una sirena.
Lultima cosa che vide quando fece il passo verso il mare fu un vestito azzurro che svolazzava nella
brezza estiva.
Come ti senti? chiese Erica quando Patrik scese le scale con i capelli spettinati dal cuscino.
Solo un po stanco rispose, ma era pallido.
Sicuro? Non hai laria di stare troppo bene.
Grazie. Lha detto anche Paula. Volete smetterla, voi ragazze, di farmi notare che sono un
catorcio? Potrei anche offendermi. Sorrideva, ma dava ancora limpressione di non essersi
completamente svegliato. Si chin e prese al volo Maja che stava arrivando di corsa.
Ciao, piccolina! Dillo almeno tu! Il pap in forma smagliante ed il pi bello del mondo, vero?
Le tocc il pancino con un dito, facendola ridere.
Mm fece lei, annuendo.
Meno male che c ancora qualcuno che ha un po di buon senso. Patrik si gir verso Erica e le
diede un bacio sulla bocca. Maja gli strinse la faccia tra le manine e sporse le labbra per fargli capire
che anche lei voleva prendere parte alle coccole.
Siediti e spupazzatela un po che intanto preparo del t e qualche fetta di pane e burro disse Erica
tornando in cucina. A proposito, Paula ti ha portato un sacchetto con tutto il materiale dellindagine
disse cercando di suonare il pi disinvolta possibile. nellingresso.
Grazie! rispose Patrik, e poco dopo la raggiunse in cucina.
Devi lavorare stasera? chiese lei mentre versava lacqua fumante nelle due tazze in cui aveva
messo le bustine di t.
No, credo che per una volta me la prender comoda e mi godr mia moglie, poi andr a letto presto
e domani mattina rester a casa per passare in rassegna tutto con calma. A volte in ufficio c un po
troppo casino.
Sospir e si mise alle spalle di Erica, circondandola con le braccia.
Non arrivo neanche pi a unire le mani mormor nascondendole il viso contro il collo.
Gi, ho limpressione che tra un po mi spaccher in due.
Sei preoccupata?
Mentirei se dicessi il contrario.
Ci sar io ad aiutarti disse lui stringendola pi forte.
Lo so. Me lha detto anche Anna. Penso che questa volta andr meglio, visto che so a cosa vado
incontro. Per sono due al prezzo di uno.
Doppia felicit. Patrik sorrise.
Doppio lavoro rispose Erica, girandosi per abbracciarlo da davanti, impresa non facile, ormai.

Chiuse gli occhi e appoggi la guancia a quella di Patrik. Aveva riflettuto su quale fosse loccasione
migliore per dirgli della sua puntatina a Gteborg, giungendo alla conclusione che era meglio farlo
quella sera stessa. Ma Patrik aveva laria davvero stanca, e lindomani mattina si sarebbe fermato a
lavorare a casa. Poteva aspettare, anche perch nel frattempo avrebbe avuto modo di fare quello che le
era venuto in mente ascoltando la cassetta. S, avrebbe agito cos. Se fosse riuscita a trovare qualcosa
di importante per le indagini, forse Patrik si sarebbe arrabbiato meno per la sua intromissione.

In realt non avere amici non gli pesava pi di tanto. Dopotutto aveva i libri. Ma pi cresceva, pi
sentiva la mancanza di ci che avevano tutti gli altri. Il senso di appartenenza, laffiatamento. Perch
lui era sempre solo. Lunica che cercasse la sua compagnia era Alice.
A volte Erik, Kenneth e Magnus lo rincorrevano dalla fermata dello scuolabus fino a casa, ululando
dalle risate mentre lo incalzavano procedendo pi lenti di quanto fossero in realt. Il loro unico scopo
era costringerlo a correre.
Datti una mossa, ciccione di merda!
E lui correva e disprezzava se stesso. Nel profondo sperava in un miracolo: che un giorno
smettessero e basta, che lo vedessero, capissero che era qualcuno. Ma sapeva che era solo un sogno.
Non lo vedeva nessuno. Alice non contava. Era una mongoloide. Era cos che la chiamavano loro,
soprattutto Erik. Ogni volta che la vedeva, si faceva rotolare la parola sulla lingua:
mongolllooooideee...
Alice andava spesso ad aspettarlo alla fermata dello scuolabus, nonostante lui le dicesse di non
farlo. Sotto la pensilina, con i lunghi capelli neri raccolti in una coda di cavallo, sembrava normale.
Gli occhi azzurri frugavano felici tra i ragazzi della scuola di Tanumshede che scendevano. A volte si
sentiva quasi orgoglioso quando la vedeva dal finestrino. Quella bellezza dai capelli neri e dalle
gambe lunghe era sua sorella.
Ma poi arrivava sempre il momento di scendere, e allora lei si muoveva verso di lui con i suoi gesti
scomposti, come se avesse dei fili invisibili fissati a braccia e gambe e manovrati da qualcuno, a caso.
Poi biascicava il suo nome e i ragazzi scoppiavano a ridere. Mongolllooooideee...
La cosa che pi lo metteva in imbarazzo era che Alice non capiva niente. Sorrideva felice e a volte li
salutava addirittura con la mano. In quei casi lui si metteva a correre da solo, senza che lo
costringesse nessuno, per sfuggire allurlo di Erik che riecheggiava tra le case. Ma non sarebbe mai
riuscito a scappare da Alice. Lei pensava sempre che fosse un gioco. Lo raggiungeva senza troppi
sforzi e a volte gli si gettava al collo con uno slancio tale da farlo quasi cadere a terra.
In quei momenti la odiava con la stessa intensit di quando, strillando, gli aveva portato via la
mamma. Avrebbe voluto colpirla in faccia per farla smettere. Finch lei fosse stata l sotto la
pensilina ad aspettarlo, a chiamarlo per nome e a gettarglisi al collo, lui non sarebbe mai riuscito a
essere parte di qualcosa.
Avrebbe tanto desiderato essere qualcuno, e non solo per Alice.

Quando si svegli, Patrik dormiva profondamente. Erano le sette e mezza e anche Maja era ancora
nel mondo dei sogni, sebbene di solito fosse gi arzilla ben prima delle sette. Erica si sentiva inquieta.
Durante la notte si era svegliata pi volte e si era messa a pensare a quello che aveva notato mentre
ascoltava la cassetta, non vedendo lora che fosse mattina per affrontare la cosa.
Si alz senza fare rumore, si vest, scese in cucina e prepar un po di caff. Dopo la prima
indispensabile immissione in circolo di caffeina guard impaziente lorologio. Cera qualche
possibilit che fossero gi svegli. Con dei bambini piccoli in casa era addirittura probabile.
Lasci a Patrik un biglietto in cui comunicava in maniera alquanto vaga che era uscita per una
commissione. Che ci rimuginasse pure sopra. Tanto, una volta tornata gli avrebbe comunque
raccontato tutto.
Dieci minuti dopo imbocc la strada principale di Hamburgsund. Aveva chiamato il numero delle
informazioni telefoniche per sapere dove abitava la sorella di Sanna e aveva ottenuto subito
lindirizzo. La casa, piuttosto grande, era in mattoni darenaria calcarea. Mentre imboccava il vialetto
dingresso passando tra due pilastrini piuttosto ravvicinati trattenne il respiro. Uscire in retromarcia si
sarebbe rivelato una faccenda complessa, ma ci avrebbe pensato al momento opportuno.
Allinterno della casa qualcuno si muoveva ed Erica si accorse sollevata che la sua intuizione era
stata corretta. Suon il campanello e poco dopo si sentirono dei passi lungo la scala. La porta le fu
aperta da quella che doveva essere la sorella di Sanna.
Ciao disse Erica presentandosi. Volevo sapere se per caso Sanna si gi alzata... Avrei bisogno
di scambiare qualche parola con lei.
La donna sembrava curiosa, ma non fece domande.
Certo. Anche i piccoli mostri sono svegli. Accomodati pure.
Erica entr e si tolse la giacca, per poi seguirla lungo una ripida scala che sfociava in un corridoio.
Girando a sinistra, ci si ritrovava in una grande stanza che fungeva da cucina, sala da pranzo e
soggiorno.
I bambini erano a tavola con Sanna e con i cuginetti, un maschio e una femmina che a giudicare
dallaspetto avevano qualche anno pi di loro.
Scusa se ti disturbo nel bel mezzo della colazione disse Erica guardando Sanna. Volevo solo
parlarti di una cosa.
Lei non accenn ad alzarsi da tavola. Sembrava che i pensieri le vorticassero nella mente. Teneva il
cucchiaio a mezzaria, poi per lo appoggi sul piatto e si alz.
Sedetevi gi in veranda, cos potete stare tranquille sugger la sorella, e Sanna annu.
Erica la segu lungo la scala e attravers diverse stanze al piano inferiore, fino a una veranda in
vetro che si affacciava sul prato e sul piccolo centro di Hamburgsund.
Come state? chiese Erica dopo che si furono sedute.
Abbastanza bene, credo. Sanna aveva laria pallida e tirata, come se non avesse dormito granch.
I bambini continuano a chiedere del pap e io non so cosa rispondere. Non so neanche se meglio

cercare di farli parlare di quello che successo o no. Oggi pensavo di chiamare il servizio di
psicologia dellet evolutiva e chiedere consiglio.
Mi sembra una buona idea rispose Erica, ma i bambini sono forti, hanno pi risorse di quante
gliene attribuiamo.
S, probabilmente hai ragione. Sanna si perse con lo sguardo nel vuoto. Poi si rivolse a Erica. Di
cosa volevi parlarmi?
Come in tante altre occasioni, Erica non sapeva in che modo introdurre largomento. Non aveva
incarichi n altro che giustificasse le sue domande. Lunica risorsa di cui disponeva era la sua
curiosit. E la sua sensibilit. Riflett un secondo. Poi si chin sulla borsa e tir fuori i disegni.
Si alzava sempre al canto del gallo. Ne andava molto fiero e non mancava di vantarsene ogni volta
che se ne presentava loccasione. A che serve restare a letto? Ad allenarsi per quando si sar
ricoverati nel reparto di lungodegenza? diceva compiaciuto, spiegando che lui alle sei era gi in
piedi, sempre. La nuora a volte lo prendeva in giro perch andava a letto alle nove di sera. E questo
non un allenamento per la lungodegenza? capitava che gli dicesse con un sorriso. Ma lui ignorava
quelle battute. In ogni caso, sfruttava pienamente la giornata.
Dopo una nutriente colazione a base di pappa davena prese posto sulla poltrona preferita e lesse
accuratamente il giornale mentre fuori dalla finestra cominciava a fare giorno. Quando finiva, la luce
in genere era gi sufficiente per permettergli di svolgere la sua ispezione mattutina. Con gli anni, era
diventata unabitudine.
Si alz e and a prendere il binocolo che teneva appeso a un chiodo. Poi si piazz davanti alla
finestra. La casa si trovava sul pendio sovrastante i capanni da pesca, con la chiesa alle spalle, e gli
offriva una visuale perfetta su tutto il porto di Fjllbacka. Port il binocolo agli occhi e cominci
lispezione da sinistra verso destra. Prima, i vicini. S, si erano alzati anche loro. Non erano molti
quelli che abitavano in paese per tutto lanno, ma lui aveva la fortuna di averne una coppia proprio l
accanto. Per di pi, la signora aveva labitudine di girare per casa in biancheria intima, di mattina. Pur
essendo sulla cinquantina aveva un gran bel fisico, not spostando lo sguardo.
Case vuote, solo case vuote. Alcune erano completamente buie, in altre lilluminazione era regolata
da un timer e qua e l si vedevano delle lampade accese. Sospir, come sempre. Che disastro.
Ricordava ancora quando erano tutte abitate e in paese il movimento non mancava mai, per dodici
mesi lanno. Ormai i villeggianti estivi avevano messo le mani sulla quasi totalit delle case e si
degnavano di venire a starci al massimo per tre mesi. Poi se ne tornavano in citt con una bella
abbronzatura da esibire fino ad autunno inoltrato in occasione di feste e cene: Eh, sai, abbiamo
passato tutta lestate a Fjllbacka. Che sogno sarebbe poterci abitare tutto lanno! Pensa che pace, che
tranquillit! L s che si riuscirebbe a rallentare il ritmo! Naturalmente non pensavano una sola
parola di quello che dicevano. Non avrebbero resistito un solo giorno, in inverno, quando era tutto
chiuso e spento e non ci si poteva rosolare sulle rocce per abbronzarsi.
Orient il binocolo su Ingrid Bergmans Torg, deserta. Aveva sentito dire che quelli che si stavano
occupando del sito di Fjllbacka avevano installato una telecamera in modo che ci si potesse collegare
in qualsiasi momento con il computer per osservare cosa succedeva in paese. Certo che uno non deve
avere proprio niente di meglio da fare per divertirsi a quel modo, pens. Non cera granch da vedere.
Spost ancora il binocolo facendo scivolare lo sguardo lungo Sdra Hamngatan, oltre la ferramenta,
in direzione di Brandparken. Si sofferm un attimo sulla motovedetta della capitaneria di porto e la
rimir come di consueto. Davvero un gioiellino. Aveva sempre amato le barche, e la Minlouis,
attraccata al molo, era tirata a lucido. Segu poi la strada verso Badholmen, e vedendo le alte palizzate

dietro cui ci si andava a cambiare, uomini da una parte e donne dallaltra, si sent come al solito
investire dai ricordi. Da ragazzini cercavano sempre di sbirciare verso il lato delle signore, raramente
con qualche successo.
Vide le rocce e i trampolini, sfruttati a dovere dai bambini durante lestate. Poi la torre dei tuffi,
ormai piuttosto malandata. Sperava che la sistemassero e non decidessero di abbatterla. In un certo
senso faceva parte della storia di Fjllbacka.
Oltrepass la torre e spazi con lo sguardo verso Valn. Poi torn indietro di scatto. Ma che
diavolo... Regol la messa a fuoco e socchiuse gli occhi nel tentativo di vedere meglio. Se non si
sbagliava, dalla torre penzolava qualcosa, qualcosa di scuro che ondeggiava nel vento. Possibile che i
ragazzi ne avessero combinata una delle loro appendendo l un fantoccio o qualcosa del genere? Non
si riusciva a distinguere cosa fosse.
La curiosit ebbe la meglio. Si mise la giacca, infil i piedi nelle scarpe intorno alle quali aveva
assicurato il laccio elastico con i ramponi da neve e usc. Aveva dimenticato di spargere la sabbia sui
gradini e si tenne stretto al corrimano per evitare di fare un volo. Una volta raggiunta la strada si sent
pi al sicuro e si avvi alla massima velocit possibile verso Badholmen.
Quando oltrepass Ingrid Bergmans Torg, labitato era immerso nel silenzio pi completo. Riflett
sulla possibilit di fermare unauto con la mano, se ne fosse passata una, ma poi decise di lasciar
perdere. Era inutile suscitare un vespaio. Magari si sarebbe rivelato un falso allarme.
Avvicinandosi, aument landatura. Un paio di volte alla settimana cercava di fare una lunga
passeggiata e dunque il fiato non gli mancava, ma quando raggiunse gli edifici dellisolotto ansimava
lo stesso.
Si ferm un attimo per respirare, o almeno finse che il motivo fosse quello. La verit era che fin dal
momento in cui aveva scorto quella figura scura con il binocolo si era sentito cogliere da un brutto
presentimento. Esit, ma poi fece un respiro profondo ed entr nellarea della spiaggia, senza riuscire
ancora ad alzare gli occhi sulla torre dei tuffi. Li tenne invece fissi sui propri piedi, che appoggiava
cauto sulle rocce per evitare di scivolare e non riuscire pi ad alzarsi. Ma a qualche metro dalla torre
sollev lo sguardo e lo fece risalire lentamente verso la cima.
Patrik si alz a sedere sul letto, confuso. Qualcosa ronzava. Si guard intorno e allinizio non riusc
a orientarsi o a identificare da dove provenisse il rumore, ma quando fu sveglio a sufficienza si
allung subito verso il cellulare. Aveva tolto la suoneria ma la vibrazione era attiva e lapparecchio
saltellava rabbioso sul comodino con il display che riluceva nella penombra.
Pronto?
In un attimo si sent sveglissimo e cominci a infilarsi i pantaloni mentre ascoltava e faceva
qualche domanda. Qualche minuto dopo era completamente vestito e stava per uscire dalla porta,
quando vide il biglietto di Erica e si rese conto di non averla trovata accanto a s a letto. Imprec e
torn su di corsa. Nella sua cameretta, Maja stava giocando tranquilla sul pavimento. Che cazzo
doveva fare adesso? Non poteva lasciarla sola in casa. Irritato, chiam Erica sul cellulare, ma gli
squilli si susseguirono finch non scatt la segreteria. Dove poteva essere a quellora di mattina?
Interruppe la chiamata e compose il numero di Anna e Dan. Per fortuna la cognata rispose e Patrik,
sollevato, le spieg in breve il problema. Poi rimase a passeggiare su e gi nellingresso, impaziente,
per i dieci minuti che lei impieg per salire di corsa in auto e raggiungerlo.
Certo non si pu dire che non abbiate emergenze, ultimamente. Ieri Erica che doveva andare a
Gteborg, e oggi sei tu che hai il fuoco al sedere. La cognata rise, entrando in casa.
Lui la ringrazi e corse alla macchina. Solo quando si ritrov al volante gli si deposit nella mente

la battuta di Anna. A Gteborg? Il giorno prima? Non ci capiva niente. Ma ci avrebbe pensato pi
tardi. Adesso aveva altro di cui occuparsi.
Quando arriv a Badholmen cera grande agitazione. Parcheggi davanti alla motovedetta della
capitaneria di porto e si diresse di corsa verso lisolotto. Torbjrn Ruud e i suoi tecnici erano gi sul
posto.
Quando avete ricevuto la chiamata? chiese Patrik a Gsta, che gli era venuto incontro. La squadra
della scientifica veniva da Uddevalla ed era strano che fosse arrivata prima di lui, e lo stesso valeva
per i colleghi, che ovviamente erano partiti da Tanumshede. Perch non era stato chiamato prima?
Annika ti ha cercato ripetutamente, e pare che labbia fatto anche ieri, ma tu non rispondevi.
Patrik tir fuori il telefono dalla tasca, pronto a dimostrare che non era cos. Ma quando guard il
display vide che cerano sei chiamate non risposte, tre della sera precedente e tre di quella mattina.
Sai cosa voleva ieri? domand maledicendosi per aver tolto la suoneria e deciso di rilassarsi per
una sera. Naturale che succedesse qualcosa la prima volta che si concedeva di non pensare al lavoro da
uneternit a quella parte.
Non ne ho idea. Ma stamattina si trattava di questo. Indic la torre dei tuffi con la mano e Patrik
ebbe un sussulto. Cera qualcosa di atavicamente tragico nella vista delluomo che ondeggiava al
vento con un cappio al collo.
Che orrore mormor. Pens a Sanna e ai bambini, e poi a Erica. Chi lha trovato? Patrik cerc
di assumere un contegno professionale, nascondendosi dietro il lavoro che andava fatto e cacciando in
fondo alla mente il pensiero di tutte le conseguenze. In quel momento Christian doveva essere non un
uomo che aveva moglie e figli, amici e una vita, ma una vittima, un mistero da risolvere. A lui
spettava solo verificare cosera successo.
Il vecchio laggi, Sven-Olov Rnn. Abita nella casa bianca. Gsta stava indicando una delle
villette sul pendio che sovrastava la fila di capanni da pesca. Pare che abbia labitudine di perlustrare
ogni mattina i dintorni con il binocolo, e oggi ha visto penzolare qualcosa dalla torre dei tuffi.
Allinizio pensava che fosse uno scherzo di qualche ragazzo, ma quando arrivato qui si accorto che
si trattava di un essere umano.
Sta bene?
un po scosso, ovviamente, ma sembra uno con la pellaccia dura.
Non lasciarlo andare via finch non gli avr parlato disse Patrik, avviandosi verso Torbjrn che
stava organizzando la delimitazione dellarea con il nastro segnaletico.
Certo non si pu dire che non vi teniate in allenamento comment il capo della scientifica.
Credimi, ne faremmo volentieri a meno. Patrik si fece forza per alzare di nuovo lo sguardo verso
Christian. Gli occhi erano aperti e nel momento in cui si era spezzato losso del collo la testa era
ricaduta in avanti. Sembrava che fissasse il mare.
Patrik rabbrivid.
Per quanto ancora deve restare l appeso?
Non per molto. Basta che finiamo di scattare le foto, poi possiamo tirarlo gi.
Il furgone?
Sta arrivando rispose Torbjrn laconico. Sembrava avesse fretta di mettersi al lavoro.
Fate quello che dovete disse Patrik, lasciandolo tranquillo in modo che potesse dare istruzioni ai
suoi uomini.
Torn da Gsta e dalluomo anziano, apparentemente piuttosto infreddolito.
Patrik Hedstrm, polizia di Tanum disse tendendogli la mano.
Sven-Olov Rnn rispose laltro mettendosi quasi sullattenti.

Come si sente? gli chiese scrutandogli il viso in cerca di segni di shock. Luomo era pallido ma
sembrava abbastanza composto.
Be, non stato piacevole disse lentamente, ma se quando torno a casa mi bevo un goccetto
penso di essere a posto.
Non vuole parlare con un medico? chiese Patrik, ma laltro assunse unespressione inorridita.
Evidentemente apparteneva al genere di anziani che piuttosto di andare dal dottore si amputavano un
braccio da soli.
No, no disse. Non serve.
Bene concluse Patrik. So che ha gi parlato con il mio collega qui accenn con la testa a Gsta,
ma vorrei chiederle di raccontare anche a me com stato che ha trovato... luomo lass.
Vede, io mi alzo sempre al canto del gallo rispose Sven-Olov Rnn, per poi spiegargli le stesse
cose che gli aveva gi riferito Gsta poco prima, anche se con qualche dettaglio in pi. Dopo alcune
domande supplementari Patrik decise di mandarlo a casa a scaldarsi.
Mah. Secondo te cosa significa, Gsta? disse pensoso.
La prima cosa da accertare se sia stata opera sua. Oppure se si tratti dello stesso... Non concluse
la frase, ma Patrik cap a cosa stava pensando.
Ci sono tracce di colluttazione, o simili? grid Patrik a Torbjrn, che si ferm a met della
scaletta che portava in cima alla torre.
Niente, per il momento. Ma abbiamo appena cominciato rispose. Partiamo con le fotografie, e
poi vedremo disse agitando lapparecchiatura che aveva in mano. Te lo comunico subito, nel caso.
Bene, grazie. Patrik si rese conto che per il momento non poteva fare molto. E cera un altro
incarico che doveva sobbarcarsi.
Martin Molin si avvicin, bianco come sempre quando era nelle vicinanze di un cadavere.
Stanno arrivando anche Mellberg e Paula.
Bene disse Patrik senza entusiasmo, e sia Martin che Gsta sapevano benissimo che il tono
rassegnato non aveva a che vedere con Paula.
Cosa vuoi che facciamo? domand Martin.
Patrik inspir profondamente e cerc di dare forma a un piano. Era tentato di delegare il compito
che pi lo terrorizzava, ma il suo lato responsabile ebbe la meglio e dopo un altro respiro disse:
Martin, tu aspetti gli altri. Mellberg possiamo anche non contarlo: non far che ciondolare in giro e
infastidire i tecnici. Prendi con te Paula e comincia a passare di casa in casa intorno a Badholmen.
Sono quasi tutte vuote, quindi non dovrebbe volerci troppo tempo. Gsta, vieni tu con me a parlare
con Sanna?
Gli occhi del collega si fecero tristi. Certo. Quando ci muoviamo?
Subito rispose Patrik. Voleva togliersi il pensiero. Per un attimo fu tentato di chiamare Annika
per chiederle il motivo della telefonata della sera prima, ma rimand. Non ne aveva il tempo, in quel
momento.
Allontanandosi da Badholmen, entrambi si sforzarono di non girarsi a guardare la figura che
ondeggiava ancora nel vento.
Ma non capisco. Chi pu averli spediti a Christian? Sanna guardava confusa i disegni sul tavolo.
Si sporse per prenderne uno ed Erica fu lieta di aver avuto laccortezza di infilarli in buste di plastica
in modo da poterli maneggiare senza distruggere eventuali prove.
Non lo so. Speravo che tu avessi una teoria in proposito.
Sanna scosse la testa. Non ne ho idea. Dove li hai trovati?

Erica rifer della visita al vecchio indirizzo di Gteborg e di Janos Kovcs che aveva conservato i
disegni per tutti quegli anni.
Perch ti interessa tanto la vita di Christian? Sanna la stava guardando perplessa.
Erica riflett un attimo su come spiegare quel suo modo di agire, di cui a dire il vero capiva poco lei
stessa.
Sono preoccupata per lui da quando sono venuta a sapere delle lettere minatorie. E siccome sono
come sono, non riesco a non pensarci. Christian non dice niente, e cos mi sono messa a scavare un po
di mia iniziativa.
A lui li hai mostrati? domand Sanna prendendone un altro per esaminarlo con attenzione.
No, volevo prima parlare con te. Rimase in silenzio un istante. Cosa sai del passato di Christian?
Della sua famiglia, della sua infanzia.
Sanna fece un sorriso triste.
Quasi niente. Padrona di non crederci. Non ho mai conosciuto nessuno che racconti tanto poco di
s. Su ci che volevo sapere dei suoi genitori, della sua casa, di cosa faceva da piccolo, degli amici
che aveva... insomma, su tutto quello che si chiede quando si conosce qualcuno, Christian non ha mai
fiatato. Mi ha detto che i suoi genitori sono morti, che non ha fratelli e sorelle, che la sua infanzia
stata come quella di chiunque altro e che non vale la pena parlarne. Deglut.
Non ti sembra strano? chiese Erica senza riuscire a nascondere una sfumatura di compassione
nella voce. Si vedeva che Sanna lottava con le lacrime.
Lo amo. E quando mi mettevo a fargli domande lui era sempre contrariato, quindi ho smesso.
Volevo solo... Volevo solo che restasse con me. Sussurr le parole tenendo lo sguardo fisso sulle
ginocchia.
A Erica venne voglia di sedersi accanto a lei e circondarle le spalle con un braccio. Di colpo
sembrava cos giovane e vulnerabile. Non doveva essere facile vivere una relazione come quella,
sentendosi sempre in posizione dinferiorit. Perch capiva benissimo quello che Sanna aveva detto
tra le righe: lei amava lui, ma lui non amava lei.
Quindi non sai chi potrebbe essere la figura pi piccola di fianco a Christian? le chiese
dolcemente.
Non ne ho idea, ma devessere stato un bambino a fare questi disegni. Magari da qualche parte ha
un figlio di cui io sono alloscuro? Sbott in una risatina che per le si ferm in gola.
Non trarre conclusioni affrettate. Erica cominci a pensare di aver solo peggiorato le cose. Sanna
sembrava sullorlo di un esaurimento nervoso.
No, ma capirai che sono confusa. Glielho chiesto mille volte da quando hanno cominciato ad
arrivare le lettere, e lui continua a dire che non sa chi le spedisce. Ma non sono sicura di credergli. Si
morse il labbro.
Non ha mai parlato delle sue ex, o di altro del genere? Non ci sono state altre donne nella sua
vita? Erica si rese conto di essere insistente, ma forse negli anni Christian aveva detto qualcosa che
si era depositato nel subconscio di Sanna.
Lei scosse la testa e rise amareggiata. Credimi, se avesse nominato unaltra donna me lo
ricorderei. Pensavo addirittura... Sinterruppe e sembr pentirsi di aver cominciato la frase.
Cosa pensavi? chiese Erica, ma Sanna si chiuse a riccio.
Niente. Sono io che sono una sciocca. Diciamo che ho problemi di gelosia.
Non poi cos strano, pens Erica. Vivere con un estraneo per tanti anni, amare senza essere amata.
Vorrei vedere chi non sarebbe geloso. Tuttavia non disse niente e decise di portare la conversazione su
quello che le frullava in testa dalla sera prima.

Ieri hai parlato con una collega di Patrik, Paula.


Sanna annu. stata molto carina. E mi piaciuto anche Gsta. Mi ha aiutata a lavare i bambini.
Di a Patrik di salutarlo e ringraziarlo. Non credo di aver avuto la prontezza di spirito di farlo, ieri.
Promesso rispose Erica, facendo una piccola pausa prima di continuare. C una cosa, nella
vostra conversazione di ieri, che non credo sia stata colta del tutto da Paula.
E tu come lo sai? domand Sanna perplessa.
Paula ha registrato il colloquio e Patrik lha ascoltato a casa. Non ho potuto fare a meno di
sentirlo.
Ah fece Sanna, apparentemente convinta. E cosa sarebbe che...
Be, vedi, hai accennato al fatto che Christian non ha avuto una vita facile. E sembrava che ti
riferissi a qualcosa in particolare.
Il viso di Sanna si irrigid. Evit lo sguardo di Erica e cominci a giocherellare con le frange della
tovaglia.
Non so di cosa...
Sanna la interruppe Erica in tono implorante. Non il momento di avere dei segreti e di tacere
per proteggere qualcuno... per proteggere Christian. Tutta la vostra famiglia in pericolo, e non solo,
ma possiamo evitare che altri vadano a finire male come Magnus. Non so cosa tu voglia evitare di dire
e perch. Forse non ha affatto a che vedere con questo e ho limpressione che tu sia convinta che le
cose stiano proprio cos. Altrimenti avresti parlato. Soprattutto dopo quello che successo ai bambini
ieri. Ma puoi esserne del tutto sicura?
Sanna guard fuori dalla finestra, verso un punto lontano oltre gli edifici, in direzione della distesa
gelata e delle isole. Rimase in silenzio per un lungo istante ed Erica non apr bocca, lasciando che
portasse a termine la sua lotta interiore.
Ho trovato un vestito in soffitta, un vestito azzurro disse Sanna alla fine. Poi continu, parlando
della propria rabbia e della propria insicurezza e di come avesse affrontato Christian, che si era deciso
a raccontare quella storia terribile.
Quando ebbe finito si afflosci, svuotata. Erica rimase immobile cercando di mandare gi quello
che aveva appena sentito. Era impossibile. Il cervello umano si rifiuta di recepire alcune cose. Non
riusc a fare altro che spostare una mano e appoggiarla su quella di Sanna.
Per la prima volta, Erik si sent sopraffare dal panico. Christian era morto. Penzolava come una
bambola di stracci dalla torre dei tuffi di Badholmen.
Era stata una poliziotta a telefonare. Gli aveva detto di essere prudente, e che poteva richiamare in
qualsiasi momento. Lui laveva ringraziata, rassicurandola. Non riusciva a capire chi diavolo li stesse
braccando, ma non aveva intenzione di restare ad aspettare il suo turno con le mani in mano. Anche
questa volta avrebbe assunto il controllo, mantenuto il potere.
Il sudore gli aveva impregnato la camicia, a dimostrazione del fatto che non era calmo come
cercava di credere. Stringeva ancora il cellulare e, con dita tremanti, compose il numero di Kenneth.
Dopo cinque squilli entr in funzione la segreteria. Irritato, Erik chiuse la chiamata e lanci
lapparecchio sulla scrivania. Poi cerc di costringersi ad agire in modo razionale riflettendo su tutto
quello che doveva fare.
In quel momento il cellulare squill. Fece un salto sulla sedia e guard il display.
Pronto?
Non posso rispondere da solo disse Kenneth. Devono aiutarmi a mettere lauricolare. Non riesco
a tenere niente in mano spieg con un po di autocommiserazione nella voce.

Per un attimo Erik si disse che forse avrebbe dovuto prendersi il disturbo di andare a trovarlo in
ospedale, o almeno di mandargli dei fiori. Ma non poteva pensare a tutto, e qualcuno doveva pur stare
in ufficio. Kenneth lo capiva di sicuro.
Come stai? chiese sforzandosi di sembrare realmente interessato alla risposta.
Bene tagli corto laltro. Conosceva Erik e sapeva che non lo stava chiedendo perch gli
importasse di lui.
Ho brutte notizie. Tanto valeva andare dritto al sodo. Kenneth aspett in silenzio che continuasse.
Christian morto. Erik si allarg il colletto della camicia. Non aveva ancora smesso di sudare e
sentiva che la mano che stringeva il cellulare era umida. Lho appena saputo dalla polizia. Impiccato
alla torre di Badholmen.
Ancora silenzio.
Pronto? Hai sentito cosho detto? Christian morto. La poliziotta con cui ho parlato non ha voluto
dire altro, ma evidente che chi ha fatto questo ha fatto anche tutto il resto.
S, lei disse Kenneth alla fine, la voce calma e gelida.
Cosa vuoi dire? Sai chi ? Erik stava quasi urlando. Kenneth sapeva chi era stato e non diceva
niente? Se non lo avesse preceduto qualcun altro, lo avrebbe ammazzato lui, per la miseria.
Verr a cercare anche noi.
Quella calma inquietante fece rizzare i peli sulle braccia a Erik. Per un attimo si chiese se Kenneth
avesse anche sbattuto la testa.
Mi faresti la cortesia di informarmi di quello che sai?
Credo che ti terr per ultimo.
Erik dovette imporsi di non prendere il cellulare e sbatterlo sulla scrivania per la rabbia.
Chi ?
Davvero non hai capito? Hai ferito e danneggiato cos tante persone da non riuscire a distinguerla
dalla massa? Per me stato facile. lunica persona a cui io abbia mai fatto del male. Non so se
Magnus avesse intuito che lei lo stava cercando, ma sono certo che lui soffriva per quello che era
successo. Tu invece no, vero? Non hai mai sofferto n ti sei mai rigirato nel letto, insonne, per il
crimine di cui ti eri macchiato. La voce di Kenneth, ancora composta, non suonava turbata o
accusatoria.
Ma di cosa stai parlando? sibil Erik mentre i pensieri gli ribollivano nella mente. Un vago
ricordo, unimmagine, un volto. Qualcosa cominci a risvegliarsi. Qualcosa che era stato sepolto
talmente in profondit da non essere pi tornato in superficie.
Strinse forte il cellulare. Possibile che...?
Kenneth tacque ed Erik non dovette nemmeno dire che ora sapeva anche lui: fu sufficiente il suo
silenzio. Chiuse la telefonata senza salutare, quasi volesse mettere un coperchio sulla certezza che gli
era stata imposta a forza.
Poi apr la casella di posta elettronica e cominci rapidamente a fare quello che andava fatto.
Doveva muoversi.
Non appena riconobbe la macchina di Erica sul vialetto della casa, Patrik avvert una sgradevole
sensazione allo stomaco. Sua moglie tendeva a ficcare il naso in faccende che non la riguardavano e,
anche se spesso lammirava per la sua curiosit e la sua capacit di ottenere risultati importanti, non
gli andava a genio che si immischiasse nel lavoro della polizia. In cuor suo avrebbe desiderato
proteggere lei, Maja e i due gemelli non ancora nati da tutto il male del mondo, ma per quanto
riguardava Erica il compito era assai arduo: finiva invariabilmente per trovarsi al centro degli

avvenimenti, ed evidentemente doveva essersi lasciata coinvolgere anche in quellindagine, a sua


insaputa.
Non la macchina di Erica, quella? chiese Gsta laconico quando parcheggiarono dietro la Volvo
beige.
Gi rispose Patrik, e il collega evit di dire altro, limitandosi a sollevare un sopracciglio.
Non dovettero neanche suonare il campanello. La padrona di casa aveva gi aperto e li stava
aspettando con unespressione preoccupata sul viso.
successo qualcosa?
Vorremmo parlare con Sanna disse Patrik senza rispondere alla domanda. Avrebbe preferito avere
con s Paula anche questa volta, ma non gli era sembrato il caso di rinviare la visita a Sanna.
La donna strinse le labbra, ma si scost in silenzio e li fece entrare.
nella veranda disse indicando da che parte dovevano andare.
Grazie. Patrik la guard. Potresti tenere i bambini alla larga per un po?
Lei deglut. S, me ne occupo io.
Raggiunsero la veranda e le due donne, quando li sentirono entrare, alzarono gli occhi. Erica assunse
unaria colpevole ma Patrik le comunic a gesti che avrebbero parlato dopo. Si sedette di fianco a
Sanna.
Purtroppo ho una brutta notizia da darti disse in tono calmo. Christian stato trovato morto
stamattina presto.
Sanna boccheggi e gli occhi le si riempirono di lacrime.
Non abbiamo ancora molti elementi, ma scopriremo cos successo aggiunse.
Come...? Sanna cominci a tremare violentemente.
Patrik esit, incerto su come formulare la risposta.
stato trovato impiccato. Alla torre dei tuffi di Badholmen.
Impiccato? Il respiro le usciva a scatti dalla bocca e Patrik le appoggi una mano sul braccio.
Per il momento non sappiamo altro.
Lei annu, lo sguardo vitreo. Patrik si rivolse a Erica e disse a voce bassa: Potresti dare il cambio a
sua sorella? Chiedile di venire gi e tieni docchio tu i bambini.
Erica si alz subito. Prima di uscire dalla veranda rivolse un lungo sguardo a Sanna, e subito dopo si
sentirono i suoi passi sulla scala. Quando la sorella cominci a scendere, Gsta le and incontro
nellingresso. Patrik dedic un pensiero riconoscente al collega che aveva avuto la prontezza di andare
a riferire alla donna laccaduto in modo da evitargli di ripetere la notizia davanti a Sanna.
La sorella entr, si sedette di fianco a Sanna e labbracci. Rimasero cos mentre Patrik chiedeva se
doveva chiamare qualcuno, o se desideravano parlare con un pastore. Le solite domande a cui si
aggrappava per non crollare al pensiero che al piano di sopra cerano due bambini che avevano appena
perso il padre.
Subito dopo dovette congedarsi. Aveva del lavoro da sbrigare, un lavoro che svolgeva anche e
soprattutto per loro. Erano le vittime e i loro familiari che si vedeva davanti quando, in ufficio,
passava lunghe ore cercando la soluzione di casi pi o meno complicati.
Sanna piangeva disperata e Patrik incroci lo sguardo della sorella, che annu quasi
impercettibilmente alla sua richiesta inespressa di rimanerle accanto.
Si alz. Sicure che non volete che avverta qualcuno?
Telefoner io ai nostri genitori appena potr rispose la sorella. Per quanto pallida, era calma e
composta, e Patrik sent che poteva lasciarle sole.
Sanna, chiamaci pure quando vuoi disse, fermandosi sulla porta. Noi... Non sapeva quanto

poteva promettere, perch gli stava capitando la cosa peggiore per un poliziotto nel bel mezzo di
unindagine: cominciava a perdere la speranza di riuscire a trovare il responsabile di tutto quello che
era successo.
Non dimenticare i disegni disse Sanna tirando su col naso e indicando un mucchietto di fogli sul
tavolo.
Cos questa roba?
Li ha portati Erica. Qualcuno li aveva mandati al vecchio indirizzo di Christian a Gteborg.
Patrik fiss i disegni e poi li raccolse con cautela. Cosera saltato in testa a sua moglie? Doveva
parlarle al pi presto. Urgeva una spiegazione. Allo stesso tempo non poteva negare che quei disegni
sembravano promettenti. E non sarebbe stata la prima volta che Erica riusciva a procurarsi un
elemento determinante.
Certo che qui le ore di baby-sitting si sprecano disse Dan entrando in casa di Erica e Patrik.
Aveva chiamato Anna sul cellulare e quando lei gli aveva spiegato dove si trovava laveva raggiunta a
Slvik.
Mah, non so cosa stia combinando mia sorella, e non voglio neanche saperlo, temo disse Anna
avvicinandosi e tendendo il viso per dargli un bacio.
Quindi non hanno niente contro il fatto che io mi autoinviti qui da loro? chiese Dan, quasi
travolto da Maja che voleva saltargli al collo.
Ciao, piccolina! Come sta la mia ragazza? Perch tu sei la mia ragazza, no? Non ti sarai trovata un
nuovo fidanzato! le disse con aria burbera. Maja rise come una pazza strofinando il naso contro il
suo, gesto che lui interpret come una conferma: era ancora in cima alla lista dei preferiti.
Hai saputo quello che successo? chiese Anna facendosi improvvisamente seria.
No, cosa? chiese Dan sollevando in aria la bambina e riabbassandola rapidamente. Considerando
la sua statura, il gioco era alquanto emozionante.
Non so dove sia Erica, ma Patrik doveva andare a Badholmen. Stamattina presto Christian Thydell
stato trovato impiccato alla torre dei tuffi.
Dan si blocc, con Maja appesa a testa in gi. La piccola, convinta che fosse parte del gioco, rise
ancora pi forte.
Ma come? disse Dan abbassandola lentamente fino al tappeto.
So solo questo. Me lha detto Patrik prima di precipitarsi fuori. Christian morto. Anna non
conosceva bene Sanna Thydell, ma ogni tanto la incrociava, come capitava un po con tutti a
Fjllbacka, e aveva stampati nella memoria i volti dei due figli.
Dan si sedette pesantemente al tavolo della cucina e Anna cerc di scacciare limmagine dalla
mente.
Che orrore disse lui, portando lo sguardo fuori dalla finestra. Prima Magnus Kjellner e adesso
Christian. E Kenneth Bengtsson che in ospedale. Patrik devessere in un bel casino.
Gi disse Anna versando dello sciroppo di frutta a Maja. Ma non potremmo parlare di
qualcosaltro, adesso? Era sempre molto turbata da quel genere di disgrazie e la gravidanza
centuplicava la sua sensibilit. Non ce la faceva a sentire che cerano persone che stavano
attraversando momenti cos difficili.
Dan colse il segnale e lattir a s. Con gli occhi chiusi, le appoggi la mano aperta sulla pancia.
Tra poco, tesoro. Tra poco sar qui anche lui.
Anna sillumin. Ogni volta che pensava al bambino sentiva che non le sarebbe successo niente di
male. Amava moltissimo Dan e il fatto che dentro di lei ci fosse qualcuno che li univa la rendeva

pazza di felicit. Gli accarezz la testa e mormor nei suoi capelli, prendendolo in giro: Devi
smetterla di chiamarlo lui. Secondo me qui abbiamo una principessa. Dai calci che tira, far la
ballerina.
Sapeva che Dan, dopo tre femmine, avrebbe desiderato un maschietto, ma anche che sarebbe stato
felicissimo di chiunque fosse arrivato, maschio o femmina, perch sarebbe stato il loro bambino.
Patrik fece scendere Gsta a Badholmen e, dopo qualche istante di riflessione, prosegu verso casa.
Doveva parlare con Erica per scoprire cosa sapeva.
Varcata la soglia respir a fondo. Anna era ancora l e non voleva coinvolgerla nella loro
discussione. Aveva lirritante abitudine di spalleggiare la sorella e al momento lui non aveva nessuna
voglia di trovarsi due avversarie schierate allangolo opposto del ring. Dopo avere ringraziato la
cognata, e anche Dan, evidentemente arrivato a darle manforte come baby-sitter, cerc di far capire a
entrambi che dovevano lasciarlo solo con Erica. Anna intu al volo e si tir dietro Dan, anche se Maja
non voleva lasciarlo andare.
Mi sa che la bambina dovr stare a casa dallasilo, oggi disse Erica in tono allegro guardando
lorologio.
Cosa ci facevi da Sanna Thydell? E cosa sei andata a fare a Gteborg ieri? chiese lui serio.
Ecco, io... Erica inclin la testa di lato e cerc di assumere la sua espressione pi amabile.
Vedendo che non attaccava, sospir. Tanto valeva confessare. In fondo aveva avuto intenzione di farlo
fin dallinizio, solo che lui laveva prevenuta.
Si sedettero in cucina. Patrik allacci le mani e le pos sul tavolo senza distogliere lo sguardo. Erica
riflett qualche secondo per decidere da che parte cominciare.
Part spiegando che si era chiesta come mai Christian fosse tanto geloso del proprio passato e che
aveva pensato di ripercorrere la sua vita allindietro, andando a Gteborg e presentandosi al suo
vecchio indirizzo. Gli raccont del simpatico ungherese, delle lettere arrivate e mai recapitate, dato
che Christian non aveva lasciato informazioni per linoltro. Dopo aver preso fiato, ammise anche di
aver letto di nascosto il materiale dellindagine senza riuscire a resistere alla tentazione di ascoltare la
cassetta, e di aver sentito, mentre lo faceva, qualcosa che le era rimasto impresso nella mente e che
aveva voluto approfondire. Di qui la visita a Sanna di quella mattina. Rifer anche cosa le aveva detto
lei, la storia del vestito azzurro e il resto, cos straziante da risultare incomprensibile. Quando ebbe
finito, aveva il fiatone e quasi non riusciva a guardare Patrik, che per tutto il tempo non si era mosso
di un millimetro.
Vedendo che non diceva niente, deglut e si prepar a una lavata di capo coi fiocchi.
Volevo solo aiutarti aggiunse. Negli ultimi tempi mi sei sembrato cos stanco.
Patrik si alz. Ne riparleremo pi tardi. Adesso devo tornare alla stazione. Mi porto via i disegni.
Quando usc, Erica lo segu a lungo con lo sguardo. Era la prima volta da quando si erano conosciuti
che usciva di casa senza darle un bacio.
Non era normale che Patrik non si facesse vivo. Annika aveva provato a telefonargli pi volte, la
sera prima, limitandosi a lasciare un messaggio per essere richiamata. Voleva riferirgli di persona
quello che aveva scoperto.
Quando finalmente lo vide entrare, pi affaticato che mai, avvert per lennesima volta un moto di
inquietudine. Paula aveva detto di avergli ordinato di restare a casa a riposare un pochino, e lei aveva
approvato in pieno. Aveva pensato di farlo lei stessa pi volte, negli ultimi tempi.
Mi avevi cercato disse Patrik entrando nella segreteria. Lei si gir.

Gi, e non si pu dire che tu sia stato velocissimo a richiamarmi disse scrutandolo da sopra gli
occhiali, ma il tono non era di rimprovero. Semmai, preoccupato.
Lo so rispose Patrik prendendo posto sulla sedia addossata alla parete. Sono successe un po di
cose.
Devi stare attento a non logorarti. Ho unamica che qualche anno fa ha avuto un esaurimento e non
si ancora ripresa del tutto. difficile ritornare a galla, se si va a fondo.
S, lo so ammise Patrik. Ma non sono messo poi cos male. C soltanto troppo lavoro. Si pass
una mano tra i capelli e appoggi i gomiti sulle ginocchia. Cosa volevi?
Ho finito le ricerche su Christian. Annika tacque di colpo, rendendosi conto solo in quel momento
di dove era stato Patrik quella mattina. A proposito, com andata? disse a voce bassa. Come lha
presa Sanna?
Come si pu prendere una notizia del genere? Patrik le fece cenno con la testa di continuare,
evidentemente restio a parlarne.
Annika si schiar la voce. Dunque, per cominciare Christian non presente in nessuno dei nostri
registri. Non mai stato condannato n sospettato di nulla. Prima di venire a Fjllbacka vissuto per
diversi anni a Gteborg. Ha studiato l alluniversit e poi, a distanza, ha fatto anche il corso di
biblioteconomia. La scuola di specializzazione si trova a Bors.
Mm... mormor Patrik, sulle spine.
Non mai stato sposato prima e non ha altri figli oltre a quelli avuti da Sanna.
Annika smise di parlare.
Tutto qui? chiese Patrik senza riuscire a nascondere la delusione.
No. Non sono ancora arrivata alla parte interessante. Ho scoperto quasi subito che rimasto orfano
a soli tre anni. A proposito, nato a Trollhttan, ed era l che abitava quando morta sua madre. Del
padre non si mai saputo niente. Cos ho deciso di scavare un po nella faccenda.
Prese un foglio e si mise a leggere ad alta voce, seguita con attenzione da Patrik, impegnato nel
tentativo di collegare le nuove informazioni a quel poco che gi sapeva.
Quindi il cognome della madre che ha ripreso al compimento del diciottesimo anno comment
Patrik. Thydell.
S. Ho trovato un po di materiale anche su di lei. Gli tese un foglio che lui lesse velocemente,
ansioso di arrivare pi vicino alla verit.
Mi sembra che ci siano diversi appigli su cui lavorare disse Annika vedendo lentusiasmo di
Patrik. Adorava frugare negli archivi e nei registri in cerca di minuscoli particolari che, uniti,
formavano un quadro dinsieme e, nella migliore delle ipotesi, servivano a portare avanti le indagini.
Gi, e so anche da quale partire rispose Patrik alzandosi. Un vestito azzurro.
Annika lo guard allontanarsi, stupita. Di che diavolo stava parlando?
Cecilia non rimase sorpresa quando, aprendo la porta, vide chi era. In realt se lo aspettava.
Fjllbacka era piccola e i segreti venivano sempre svelati, prima o poi.
Entra, Louise disse scostandosi e trattenendosi dal portarsi una mano alla pancia, come faceva
spesso da quando aveva avuto la conferma di essere incinta.
Spero che Erik non sia qui disse Louise. Cecilia si accorse che aveva la voce impastata dallalcol
e prov per un attimo un po di compassione. Ora che la fase dellinnamoramento era finita, capiva
quale inferno doveva essere la vita con Erik. Probabilmente anche lei avrebbe annegato i dispiaceri
nella bottiglia, in una situazione come quella.
No, non c. Entra ripet precedendola in cucina. Louise la segu. Era come al solito vestita in

modo elegante, con costosi abiti dal taglio classico e discreti gioielli doro. Nella sua tuta da casa,
Cecilia si sentiva sciatta e trascurata. La prima cliente aveva appuntamento con lei alluna e cos si era
concessa una mattinata tranquilla in casa. Inoltre la nausea non le permetteva di tenere i soliti ritmi.
Ce ne sono state tante. Alla fine ci si stanca.
Cecilia si gir, sorpresa. Non era unapertura, quella che si aspettava. Piuttosto, rabbia e accuse.
Invece Louise sembrava solo triste e quando le si sedette accanto Cecilia not le crepe in quella
facciata elegante. I capelli erano opachi e le unghie rosicchiate, con lo smalto sfaldato. La camicetta
era stata abbottonata male e dalla cintura ne spuntava un lembo.
Lho mandato al diavolo disse Cecilia, accorgendosi di provare una bella sensazione.
Perch? chiese Louise, spenta.
Ho avuto quello che volevo da lui.
Cio? Louise la stava fissando con uno sguardo vuoto e assente.
Di colpo Cecilia si sent invadere da un immenso sollievo. Non sarebbe mai diventata come Louise.
Era troppo forte perch potesse succedere anche a lei. Ma forse lo era stata anche Louise, un tempo,
piena di aspettative e del desiderio che tutto andasse per il meglio. Speranze spazzate via, ormai.
Erano rimasti solo il vino e anni di menzogne.
Per un attimo prese in considerazione lidea di mentirle o almeno di tenerle temporaneamente
nascosta la verit. A tempo debito sarebbe risultata evidente. Poi per si rese conto che doveva
dirglielo. Non poteva mentire a una persona che aveva perso tutto ci che aveva un valore.
Sono incinta. Il bambino di Erik. Per un attimo scese il silenzio. Gli ho chiarito che da lui non
voglio altro che un contributo economico. Ho minacciato di raccontarti tutto.
Louise sbuff. Poi scoppi a ridere, una risata sempre pi alta e stridula. Le lacrime presero a
scorrerle dagli occhi e Cecilia la osserv affascinata. Non era certo la reazione che si aspettava. Quella
donna era davvero una miniera di sorprese.
Grazie disse Louise dopo essersi sfogata.
Di cosa mi ringrazi? chiese Cecilia curiosa. Louise le era sempre andata a genio, ma
evidentemente non abbastanza da impedirle di portarsi a letto suo marito.
Perch mi hai dato la spinta che mi serviva. Guarda come sono conciata. Abbass gli occhi sulla
camicetta e quasi strapp i bottoni nella foga di sistemarla. Le tremavano le mani.
Prego rispose Cecilia, senza riuscire a trattenere una risatina davanti allaspetto comico della
situazione. Cosa intendi fare?
Quello che hai fatto tu. Mandarlo allinferno rispose Louise sottolineando ogni parola. Lo
sguardo non era pi spento. La sensazione di avere ancora in mano la propria vita aveva prevalso sullo
sconforto.
Prima assicurati di avere un tetto sulla testa disse Cecilia. Erik mi piaceva, un tempo, ma so che
tipo . Se prendi tu liniziativa di piantarlo in asso, ti lascer in braghe di tela. Gli uomini come lui
non accettano di essere scaricati.
Non preoccuparti: vedr di cavargli tutto quello che posso rispose Louise infilando nei pantaloni
la camicetta perfettamente abbottonata. Come sto? Mi si sciolto il trucco?
Un pochino. Aspetta, ti aiuto io. Cecilia si alz, strapp un pezzo di carta da cucina e lo inumid
sotto il rubinetto. Poi le si mise davanti e le pul delicatamente il mascara dalle guance. Sentendo la
mano di Louise sulla pancia si blocc. Per un po non dissero niente. Poi Louise sussurr: Spero che
sia un maschietto. Le ragazze desiderano da sempre un fratellino.
Che orrore disse Paula. una delle cose pi rivoltanti che mi sia capitato di sentire.

Patrik le aveva riferito quello che Erica era venuta a sapere da Sanna. La collega gli lanci
unocchiata. Dopo lesperienza ai confini della morte del giorno prima, laveva costretto a prendere
posto sul sedile del passeggero, decisa a impedirgli di guidare finch non avesse avuto unaria pi
riposata.
Ma cosha a che vedere con lindagine? Ormai sono passati un bel po di anni.
Gi. Trentasette, per essere precisi. E non so se centri, in qualche modo, ma pare che tutto ruoti
intorno a Christian. Secondo me la risposta nel suo passato. Il collegamento con gli altri deve essere
l. Ammesso che ce ne sia uno. Forse sono solo stati spettatori innocenti e sono rimasti coinvolti
perch si trovavano nel giro di Christian, ma di questo dobbiamo accertarci e tanto vale che
cominciamo dallinizio.
Paula sorpass un camion e per poco non perse luscita per Trollhttan.
Sicura che non vuoi che guidi io? chiese Patrik, ansioso, tenendosi alla maniglia sopra la portiera.
No, carino, cos finalmente saprai come ci si sente. Paula rise. Dopo ieri, non mi fido pi. Sei
riuscito a riposarti un po, a proposito? Mentre accelerava superando una rotatoria, gli lanci unaltra
occhiata.
S, a dire il vero rispose Patrik. Ho dormito un paio dore e poi ho passato una serata tranquilla
con Erica. stato davvero piacevole.
Vedi di non esaurirti.
Me lha appena raccomandato anche Annika. Dovete smettere di fare le chiocce disse Patrik.
Paula passava con lo sguardo dalla cartina, che avevano scaricato da internet, alle targhe delle vie
lungo la strada e per poco non invest un ciclista che arrivava da destra.
Aspetta, la cartina la guardo io. Questa storia che le donne riescono a fare due cose
contemporaneamente non funziona cos bene come sostenete voi comment Patrik ridacchiando.
Attento a quel che dici... bofonchi Paula, ma non aveva laria di essersela presa.
Gira a destra, dovremmo essere vicini segnal Patrik. Questo colloquio sar interessante. Pare
che gli incartamenti ci siano ancora e la persona con cui ho parlato al telefono ha capito subito a quale
caso mi riferivo. Non una storia che possa cadere nel dimenticatoio tanto facilmente.
Meno male che con il procuratore le cose sono filate lisce. In questi casi pu essere difficile avere
accesso ai documenti.
Gi conferm Patrik scrutando concentrato la cartina.
Ecco disse Paula indicando ledificio che ospitava i servizi sociali di Trollhttan.
Qualche minuto dopo furono fatti entrare nellufficio della persona con cui Patrik aveva parlato al
telefono, Eva-Lena Skog.
Eh gi, sono in molti a ricordare questa storia disse appoggiando sulla scrivania una cartellina
piena di fogli ingialliti. Sono passati tanti anni, ma una vicenda del genere rimane impressa nella
memoria. Si scost una ciocca grigia dalla fronte. Sembrava la personificazione dellinsegnante, con
i capelli lunghi ordinatamente raccolti in una crocchia.
La gravit della situazione era risaputa? chiese Paula.
S e no. Erano arrivate delle segnalazioni e avevamo fatto... apr la cartellina e fece scorrere il
dito sul primo foglio ... avevamo fatto due visite domiciliari.
Senza riscontrare la necessit di intervenire? chiese Patrik.
difficile da spiegare... Erano altri tempi... rispose Eva-Lena con un sospiro. Oggi saremmo
intervenuti in una fase molto pi precoce, mentre allora... mah, semplicemente non cera la
preparazione sufficiente. Pare che si alternassero periodi migliori e peggiori e probabilmente i
sopralluoghi erano stati fatti in momenti in cui la situazione non era cos critica.

Non cerano parenti o amici che si fossero accorti di qualcosa? domand Paula. Era difficile
capacitarsi del fatto che qualcosa del genere fosse accaduto senza che nessuno se ne fosse reso conto.
Non cerano familiari. E neanche amici, per quello che ne so. Vivevano molto isolati e anche per
questo le cose sono andate a finire a quel modo. Se non fosse stato per lodore... Deglut e abbass gli
occhi. Abbiamo fatto molti passi avanti da allora. Oggi non potrebbe pi succedere.
C da sperarlo comment Patrik.
Immagino che vi serva in relazione allindagine disse Eva-Lena spostando verso di loro la
cartellina. Ma tratterete il materiale con la dovuta riservatezza, vero? Sono informazioni che
rilasciamo solo in circostanze particolari.
Useremo la massima discrezione, garantito rispose Patrik. E sono sicuro che il materiale ci
aiuter a proseguire nelle indagini.
Eva-Lena Skog lo guard con malcelata curiosit.
Ma come possono avere a che fare con questa storia? Sono passati tanti anni!
Non mi consentito rivelarlo, mi spiace disse Patrik. In realt non ne aveva la pi pallida idea.
Ma da qualche parte dovevano cominciare.

Mamma!
Cerc di scuoterla di nuovo, ma lei rimase immobile. Non sapeva da quanto tempo fosse l distesa.
Aveva solo tre anni e non aveva ancora imparato a leggere lora, per era venuto buio due volte. A lui
non piaceva il buio, e neanche alla mamma. Di notte tenevano una luce accesa e quando si era accorto
che nellappartamento non ci si vedeva pi era andato a premere linterruttore. Poi le si era
raggomitolato vicino, come quando dormivano. Aveva premuto il viso contro il suo corpo morbido.
Non cera niente di spigoloso nella mamma, niente che pungesse o fosse duro. Solo morbidezza, calore
e sicurezza.
Ma quella notte non era calda. Le si era stretto addosso senza che lei reagisse, e allora era andato
a prendere la coperta di riserva nellarmadio, anche se quando era buio aveva paura a mettere i piedi
per terra perch potevano esserci dei mostri sotto il letto. Ma non voleva che la mamma avesse freddo
e poi aveva freddo anche lui. Aveva rimboccato bene la coperta, ma non era bastato a scaldarla e
neanche a scaldare lui. Era rimasto l a tremare per unaltra notte aspettando che si svegliasse, che
quello strano sogno finalmente finisse.
Quando aveva cominciato a fare chiaro si era alzato e aveva sistemato la coperta, che durante la
notte si era spostata. Perch la mamma dormiva cos tanto? Non lo faceva mai. A volte restava a letto
tutto il giorno, ma ogni tanto si svegliava, parlava con lui e gli chiedeva di andare a prenderle
dellacqua o qualcosaltro. Quando non si alzava, capitava che dicesse delle strane cose, cose che gli
facevano paura. Qualche volta gli urlava contro, ma avrebbe preferito che lo facesse anche adesso,
invece di restare l, cos ferma e fredda.
Sent che la fame gli tormentava lo stomaco. Forse la mamma avrebbe detto che era stato bravo, se
svegliandosi avesse visto che si era preparato la colazione. Quel pensiero lo rallegr un pochino e
decise di andare in cucina. A met strada gli venne in mente una cosa e torn indietro. Meglio
portarsi dietro Nalle, lorsacchiotto, per non stare solo. Trascinandoselo dietro and di nuovo verso
la cucina. Pane, burro e marmellata, come faceva sempre la mamma. Si sarebbe preparato pane, burro
e marmellata.
Apr il frigo. Ecco la marmellata, con il coperchio rosso e le fragole sulletichetta. Ed ecco il burro.
Lo tir fuori, cauto, e lo appoggi sul bancone della cucina. Poi and a prendere una sedia, lavvicin
e ci sal sopra. Cominciava a essere una specie di avventura. Si allung verso il contenitore del pane e
ne trov due fette. Dal primo cassetto prese un coltellino da burro in legno. La mamma non gli
lasciava usare i coltelli veri. Con estrema precisione spalm il burro su una fetta e la marmellata
sullaltra, e poi le un. Ecco fatto.
Riapr il frigo e nello scomparto della porta trov una confezione di succo. La tir fuori, non senza
difficolt, e la mise sul tavolo. Sapeva doverano i bicchieri: nel pensile. Sal di nuovo sulla sedia e
prese un bicchiere, attento a non farlo cadere. La mamma si sarebbe arrabbiata se lavesse rotto.
Mise tutto sul tavolo e risistem la sedia. Ci sal sopra, in ginocchio, per riuscire a versarsi il
succo. La confezione era pesante e, sebbene si sforzasse di centrare il bicchiere, met fin fuori, cos

avvicin la bocca alla tovaglia di tela cerata e lo lecc.


Il panino era buonissimo. Era il primo che si fosse preparato da solo e lo mangi in pochi bocconi.
Poi si accorse di avere ancora fame e decise di prepararsene un altro. Tanto, ormai sapeva come si
faceva. La mamma sarebbe stata tutta contenta quando, svegliandosi, avesse scoperto che sapeva
arrangiarsi da solo.

Qualcuno ha visto qualcosa? Patrik era al telefono con Martin. No, va bene, non che avessi
grandi speranze. Per continua lo stesso, non si sa mai.
Chiuse la chiamata e addent il suo Big Mac. Si erano fermati al McDonalds per mangiare un
boccone e avere la possibilit di discutere su come proseguire.
Niente, dunque? chiese Paula, che aveva ascoltato la telefonata spizzicando le patatine.
No, per il momento. Dinverno non abita molta gente in quella zona, per cui non strano.
E come procedono le cose alla torre dei tuffi?
Hanno portato via il corpo rispose Patrik dopo un secondo boccone. Torbjrn e i suoi uomini
stanno finendo. Ma ha promesso di chiamarmi se scoprono qualcosa di interessante.
Allora, adesso cosa facciamo?
Prima di cominciare a mangiare avevano dato una scorsa ai documenti avuti dai servizi sociali.
Sembrava che tutto corrispondesse a quello che Sanna aveva raccontato a Erica.
Andiamo avanti. Sappiamo che poco dopo Christian fu sistemato presso una coppia, i Lissander,
qui a Trollhttan.
Chiss se vivono ancora qui disse Paula.
Patrik si pul bene le mani, trov un foglio e memorizz i dati. Poi compose il numero delle
informazioni telefoniche.
Buongiorno, vorrei sapere se a Trollhttan risultano in elenco Ragnar e Irne Lissander. Okay,
grazie. Sillumin e annu, rivolto a Paula, per confermarle che avevano avuto fortuna. Pu inviarmi
lindirizzo con un sms?
Quindi abitano ancora qui? Paula si mise in bocca qualche altra patatina.
Pare di s. Che ne dici di andare da loro a fare una chiacchierata?
Patrik si alz e guard Paula, impaziente.
Non telefoniamo, prima?
No, voglio vedere cosa succede se arriviamo senza preavviso. strano che Christian abbia ripreso
il cognome della madre biologica e non li abbia mai nominati a nessuno, neanche a sua moglie.
Forse non rimasto con loro molto a lungo.
Mah, pu darsi, per... Patrik non riusciva a esprimere il motivo per cui sentiva cos chiaramente
che era una pista da seguire.
Comunque, nel giro di poco tempo avrebbero saputo qualcosa di pi, e unaltra tessera del puzzle
della vita di Christian Thydell, o Christian Lissander, avrebbe trovato la sua giusta collocazione.
Erica esit con la mano sul telefono. Doveva o non doveva? Alla fine pens che di l a poco la
notizia sarebbe stata di dominio pubblico, e quindi tanto valeva che fosse lei a darla a Gaby.
Ciao, sono Erica.
Chiuse gli occhi sperando che laltra esaurisse rapidamente la solita trafila di entusiastiche frasi di
saluto, ma fu costretta a interromperla a met.

Christian morto, Gaby.


Lungo la linea cal il silenzio. Poi Erica la sent boccheggiare.
Cosa? Come? balbett. la stessa persona che...?
Non lo so. Erica chiuse di nuovo gli occhi. Pronunciandole, quelle terribili parole suonavano
irrevocabili. stato trovato impiccato stamattina. La polizia non pu dire niente di pi, n se stato
lui n se invece... Non concluse la frase.
Impiccato? Non pu essere vero!
Erica rimase in silenzio per qualche istante. Sapeva che linformazione doveva depositarsi prima di
trasformarsi lentamente in realt. Aveva provato la stessa sensazione quando laveva ricevuta da
Patrik.
Mi far viva appena sapr qualcosa disse. Ma apprezzerei che i mezzi dinformazione venissero
tenuti alloscuro della cosa il pi a lungo possibile. Per la sua famiglia la situazione gi abbastanza
dura cos.
Certo, certo disse Gaby, e questa volta sembrava sincera. Ma tienimi aggiornata su quello che
succede.
Promesso rispose Erica riattaccando. Sapeva che, anche se Gaby si fosse astenuta dal telefonare ai
giornalisti, la morte di Christian sarebbe presto finita in prima pagina. Era diventato famoso in una
notte, dimostrando che il suo nome ormai era uno di quelli che vendevano. La sua morte misteriosa
avrebbe sicuramente dominato i titoli dei giorni a venire. Povera Sanna. Poveri bambini.
Quasi non era riuscita a guardarli in faccia mentre li teneva docchio a casa della sorella di Sanna.
Erano seduti davanti a un mucchio di lego, tutti impegnati a giocare, allegri e spensierati, con le sole
interruzioni dettate dai piccoli battibecchi tra fratelli. La brutta esperienza del giorno prima sembrava
gi dimenticata, ma forse la nascondevano nel profondo, forse qualcosa si era rotto, dentro di loro,
anche se da fuori non si notava niente. E adesso il loro pap non cera pi. Come avrebbe influenzato
la loro vita, quellevento?
Era rimasta seduta sul divano, immobile, e alla fine si era costretta a guardarli mentre con le teste
vicine discutevano su dove piazzare il lampeggiante dellambulanza. Cos simili a Christian e anche a
Sanna. Erano lunica cosa che sarebbe rimasta di lui. Loro, e il libro. La sirena.
Di colpo avvert limpellente desiderio di rileggerlo, una specie di commemorazione di Christian.
Prima and a dare unocchiata a Maja, che dormiva. A causa degli imprevisti della mattina era rimasta
a casa dallasilo. Le fece una carezza sulla testolina bionda. Poi and a prendere il libro, si mise
comoda e lo apr.
Il funerale si sarebbe tenuto di l a due giorni. Magnus sarebbe stato sepolto.
Cia non usciva di casa da quando era stata informata del ritrovamento del cadavere. Non sopportava
gli sguardi della gente in cui, insieme alla compassione, leggeva troppe domande su cosa poteva avere
fatto, Magnus, per meritarsi quella fine. Si capiva che facevano congetture, chiedendosi se potesse
essersi attirato addosso in qualche modo la disgrazia.
Sapeva che le voci giravano. Dopotutto, per molti anni era stata anche lei nel giro dei pettegolezzi,
pur senza contribuire granch, ma ascoltando senza protestare.
Non c fumo senza arrosto. Chiss come possono permettersi di andare in vacanza in Tailandia,
quelli. Si vede che lui lavora in nero. Avete visto le scollature che sfoggia quella ultimamente?
Chiss su chi vuole fare colpo!
Voci sparse, estrapolate dal contesto e pazientemente combinate in un misto di realt e invenzione.
E alla fine, diventavano di colpo verit.

Immaginava quali storie si raccontassero in paese. Tuttavia, se solo avesse potuto continuare a stare
a casa sua, non importava. Quasi non riusciva a pensare al filmato che Ludvig aveva mostrato ai
poliziotti il giorno prima. Dicendo che non ne sapeva niente aveva detto la verit, per quella breve
registrazione laveva fatta riflettere, ed effettivamente aveva avuto, a volte, limpressione che Magnus
le tenesse nascosto qualcosa. Oppure era una ricostruzione a posteriori, adesso che era tutto sottosopra
e cos confuso? Per le sembrava di ricordare di essersi meravigliata, a volte, di vedere il marito
stranamente oppresso, soprattutto considerando che era lallegria personificata. Era come se unombra
lo oscurasse, una specie di eclissi di sole. In un paio di occasioni gli aveva chiesto come mai. Ecco,
ora ricordava: gli aveva fatto una carezza sulla guancia e domandato a cosa stesse pensando. E ogni
volta era stato come riaccendere la luce, lombra era svanita prima che lei riuscisse a studiarla bene.
A te, naturalmente aveva risposto lui, dandole un bacio.
Era capitato che lei percepisse qualcosa anche quando lui non dava a vedere niente, ma aveva
sempre scacciato quellimpressione, comunque rara, e in fondo non aveva niente di concreto su cui
basarsi.
Dal giorno prima, per, non aveva potuto fare a meno di pensarci. La ragione per cui lui non era pi
l aveva a che fare con quellombra? Da dove arrivava? Perch lui non ne aveva mai fatto parola? Si
era illusa che si dicessero tutto, di sapere tutto di lui cos come lui sapeva tutto di lei? E se non fosse
stato cos? E se fosse stato un unico, grande abbaglio?
Lombra assunse proporzioni sempre pi grandi nella sua coscienza. Si vide davanti il viso di lui.
Non quello allegro, affettuoso e pieno damore accanto al quale le era stato concesso di svegliarsi ogni
mattina negli ultimi ventanni, ma quello del filmato, disperato e contratto.
Cia si port le mani agli occhi e pianse. Non aveva pi nessuna certezza. Era come se Magnus fosse
morto per la seconda volta, e non poteva sopportare di perderlo di nuovo.
Patrik suon il campanello e dopo un po la porta fu aperta da un omino dalla pelle raggrinzita.
S?
Patrik Hedstrm, polizia di Tanum. E questa la mia collega Paula Morales.
Luomo lo scrut.
Siete venuti da lontano. Come posso aiutarvi? Il tono era affabile, ma si percepiva una nota
diffidente.
lei Ragnar Lissander?
S, sono io.
Vorremmo entrare per fare due chiacchiere. Anche con sua moglie, se in casa disse Patrik.
Sebbene la formulazione fosse molto educata, era chiaro che non si trattava solo di un desiderio.
Luomo sembr esitare. Poi si scost e li fece entrare.
Mia moglie non si sente molto bene e sta riposando, ma vado a chiederle se pu scendere per
qualche minuto.
Grazie rispose Patrik, domandandosi se Ragnar Lissander intendesse lasciarli ad aspettare
nellingresso.
Accomodatevi pure, arriviamo subito disse luomo come se gli avesse letto nel pensiero.
Patrik e Paula seguirono la direzione indicata e videro un salotto sulla sinistra. Mentre il padrone di
casa saliva al piano di sopra si guardarono intorno.
Non che sia una casa molto accogliente sussurr Paula.
Patrik non pot che dichiararsi daccordo. La stanza dava pi lidea di una sala da esposizione che di
un salotto. Era tutto lucido e scintillante, e i Lissander sembravano avere una passione per i

soprammobili. Il divano era in pelle marrone e davanti cera il tavolino di vetro di prammatica, senza
una sola ditata. Patrik rabbrivid al pensiero dellaspetto che avrebbe avuto se fosse stato in casa loro,
con le dita sporche di Maja sempre in giro.
Quello che colpiva di pi era che non si vedevano oggetti personali. Niente foto, niente disegni di
nipotini, niente cartoline con i saluti di parenti o amici.
Si sedette sul divano e Paula prese posto accanto a lui. Sentirono delle voci concitate al piano di
sopra senza per riuscire a distinguere le parole. Dopo qualche altro minuto di attesa, sulla scala
risuonarono dei passi, questa volta di due paia di piedi.
Ragnar Lissander comparve sulla soglia. Patrik pens che era davvero la personificazione della
parola vecchio: grigio, curvo e invisibile. La donna alle sue spalle era tutta unaltra cosa. Non
camminava: incedeva solenne verso di loro, avvolta in una vestaglia che era una nuvola di volant color
albicocca. Tendendo la mano a Patrik emise un profondo sospiro.
Mi auguro che sia davvero importante, visto che avete interrotto il mio riposo.
Patrik ebbe limpressione di essere finito in un film muto degli anni venti.
Abbiamo alcune domande rispose rimettendosi seduto.
Irne Lissander prese posto sulla poltrona di fronte senza curarsi di stringere la mano a Paula.
S, Ragnar mi ha detto che siete venuti da... si rivolse al marito ... Tanumshede, giusto?
Lui annu borbottando qualcosa e si sedette sul bordo del divano, le mani penzoloni tra le ginocchia
e lo sguardo fisso sul vetro lucido del tavolino.
Non capisco cosa vogliate da noi continu altezzosa la donna.
Patrik non pot fare a meno di sbirciare in direzione di Paula, che alz gli occhi al cielo senza farsi
vedere dai due.
Ci stiamo occupando di un caso di omicidio disse poi, e abbiamo ricevuto delle informazioni su
un episodio avvenuto qui a Trollhttan trentasette anni fa.
Con la coda dellocchio vide che Ragnar trasaliva.
In quel periodo accoglieste un bambino in affido.
Christian disse Irne facendo dondolare un piede. Indossava delle pantofole con il tacco alto,
aperte davanti. Le unghie erano accuratamente smaltate di un rosso vivo che faceva a pugni con la
vestaglia.
Esatto. Christian Thydell, che in seguito assunse il vostro cognome. Lissander.
Poi riprese il suo intervenne Ragnar in tono pacato, ricevendo dalla moglie unocchiataccia che lo
zitt e lo fece ritirare nel suo angolino.
Lo avevate adottato? chiese Paula.
No, assolutamente. Irne scost una ciocca di capelli neri, evidentemente tinti. Abitava qui, ecco
tutto. Il cognome glielavevamo dato per... semplicit.
Patrik era sconvolto. Quanti anni aveva passato Christian in quella casa, trattato, a quanto si poteva
giudicare dal gelo con cui la madre affidataria ne parlava, come un semplice inquilino?
Ah... e quanto rimase qui da voi? Si rese conto che la sua disapprovazione trapelava dalla voce,
ma Irne Lissander non sembr farci caso.
Mah, quanto sar stato, Ragnar? Il marito non rispose e lei si rivolse di nuovo a Patrik. Non aveva
ancora degnato Paula di un solo sguardo, dando limpressione che nel suo mondo non esistessero altre
donne.
Non dovrebbe essere difficile calcolarlo. Al suo arrivo aveva tre anni e qualcosa. E quanti ne aveva
quando se ne and, Ragnar? Diciotto, no? Atteggi la bocca a un sorriso di circostanza. Voleva
andare in cerca di fortuna da qualche altra parte, e da allora non ne abbiamo pi saputo niente. Vero,

Ragnar?
S, fu proprio cos rispose luomo a voce bassa. Spar, e basta.
Patrik prov compassione per quel poveruomo. Possibile che fosse sempre stato cos bistrattato e
sottomesso? O erano stati gli anni con Irne a prosciugargli tutte le energie?
Non sapete che fine abbia fatto?
Assolutamente no. Irne riprese a dondolare il piede.
Perch queste domande? chiese Ragnar. In che modo coinvolto Christian in un caso di
omicidio?
Patrik esit. Purtroppo devo comunicarvi che stato trovato morto stamattina.
Ragnar non riusc a nascondere il dolore. Se non altro, qualcuno aveva provato qualcosa per
Christian, anzich considerarlo solo un inquilino.
Come morto? chiese con voce malferma.
stato trovato impiccato. Per il momento sappiamo solo questo.
Aveva famiglia?
S, due bei maschietti e una moglie, Sanna. Abitava a Fjllbacka. Faceva il bibliotecario. La
settimana scorsa uscito il suo romanzo desordio, La sirena. Ha avuto ottime recensioni.
Dunque era lui disse Ragnar. Ho letto il nome sul giornale e mi sono chiesto se potesse
corrispondere. Ma luomo nella foto non somigliava affatto al Christian che abitava con noi.
Non lo si sarebbe proprio detto, che quello l potesse riuscire in qualcosa, nella vita comment
Irne, il volto duro come pietra.
Patrik si morse la lingua per non dirle quello che pensava. Doveva comportarsi in maniera
professionale e tenere a mente lobiettivo. Sent che stava ricominciando a sudare e stacc il maglione
dal corpo per farsi un po daria.
Christian aveva vissuto unesperienza terribile. Si notava, dal suo comportamento?
Era cos piccolo. Sono cose che si dimenticano, a quellet rispose Irne liquidando la domanda.
A volte aveva degli incubi intervenne Ragnar.
Capita a tutti i bambini. No, non abbiamo mai notato niente. In effetti era un ragazzino strano, ma
considerando chi laveva messo al mondo...
Cosa sapete della sua madre biologica?
Una sgualdrina della peggior feccia. Tra laltro non aveva tutte le rotelle a posto. Irne si port
lindice alla tempia e sospir. Comunque, proprio non capisco che aiuto possiamo darvi. Se non c
altro, andrei a stendermi di nuovo. Non sto molto bene.
Ancora un paio di domande. C qualcosaltro, che riguardi la sua infanzia e la sua adolescenza,
che potreste dirci? Stiamo cercando una persona, probabilmente una donna, che ha minacciato sia lui
che altre persone.
Mah, di certo non aveva ragazze che gli ronzassero intorno disse Irne.
Non parlo solo di eventuali fidanzate. Non cerano altre donne nel suo ambiente?
No, quali potevano essere? Aveva solo noi.
Patrik stava per concludere quando Paula sinser con una domanda.
Unultima cosa. A Fjllbacka morto un altro uomo: Magnus Kjellner, amico di Christian. E altri
due suoi amici pare abbiano subito le stesse minacce rivolte a lui: Erik Lind e Kenneth Bengtsson.
Sono nomi che vi dicono qualcosa?
Come vi abbiamo gi spiegato, da quando se n andato non abbiamo pi avuto sue notizie!
esclam Irne alzandosi di scatto. E adesso dovete proprio scusarmi. Ho il cuore debole e la vostra
visita stata uno shock tale che sento di avere bisogno di stendermi. Si avvi verso lingresso e poco

dopo si sentirono i suoi passi sulla scala.


Avete idea di chi sia stato? Ragnar guardava la porta dalla quale era appena uscita la moglie.
No, per il momento rispose Patrik. Ma sono convinto che tutta questa vicenda ruoti intorno a
Christian. E non mi arrender finch non sapr come e perch. Stamattina ho dovuto dare la notizia
della sua morte alla moglie.
Capisco disse Ragnar lentamente. Poi riapr la bocca, come per aggiungere qualcosa, ma la
richiuse. Si alz e li guard. Vi accompagno.
Davanti alla porta, Patrik sent che non avrebbe dovuto andarsene, che avrebbe fatto meglio a
fermarsi e scuotere il vecchio che aveva davanti finch non avesse sputato il rospo. Invece gli mise in
mano il suo biglietto da visita e usc.

Ormai non cera pi niente da mangiare. Aveva finito il pane e da due giorni aveva dovuto
accontentarsi dei cereali, senza latte perch laveva gi bevuto tutto, come anche il succo. Dal
rubinetto per fortuna usciva lacqua e se saliva in piedi sulla sedia ci arrivava.
Per il cibo per non sapeva come fare. Nel frigo non aveva trovato molta roba e nella dispensa
cerano solo scatolette che non riusciva ad aprire. Aveva persino pensato di andare a fare la spesa da
solo. Sapeva dove teneva i soldi la mamma: nella borsetta che era sempre nellingresso. Ma la porta
di casa non si apriva. Per quanto cercasse di girare la chiave, non cera verso. Se ce lavesse fatta, la
mamma sarebbe stata ancora pi contenta di lui. Non era solo capace di prepararsi il panino, ormai,
ma anche di andare a fare la spesa mentre lei dormiva.
Negli ultimi giorni aveva cominciato a chiedersi se potesse essere malata, ma di solito quando si
era malati veniva la febbre e si diventava caldissimi, e invece la mamma era fredda. Inoltre aveva un
odore strano. La sera, quando le si rannicchiava accanto per dormire, doveva tapparsi il naso con le
dita. E la pelle era diventata appiccicosa. Non sapeva come avesse fatto, per per sporcarsi doveva
essersi alzata mentre lui non vedeva. Forse si sarebbe alzata di nuovo.
Di giorno giocava, seduto nella sua camera, con i giocattoli sparsi intorno a s. Sapeva anche
accendere il televisore, con il pulsante pi grande. A volte cerano dei programmi per bambini. Era
bello guardarli, dopo aver giocato da solo tutto il giorno.
La mamma per si sarebbe arrabbiata vedendo tutta quella roba in giro. Doveva mettere in ordine.
Solo che aveva fame, una fame terribile.
Qualche volta aveva guardato il telefono e anche sollevato il ricevitore, sentendo il segnale
acustico. Pip, pip, pip. Ma chi poteva chiamare? Non sapeva nessun numero. E non capitava mai che
il telefono squillasse.
Comunque, presto la mamma si sarebbe svegliata. Si sarebbe alzata, avrebbe fatto il bagno e
quellodore che lo faceva stare male sarebbe andato via. Avrebbe avuto di nuovo odore di mamma.
Con lo stomaco che brontolava si arrampic sul letto e le si mise vicino. Lodore gli dava fastidio,
ma dormiva sempre con lei, altrimenti non riusciva a prendere sonno.
Tir su la coperta. Fuori stava calando il buio.

Gsta si alz appena sent arrivare Patrik e Paula. Alla stazione latmosfera era cupa. Si sentivano
tutti impotenti e avevano bisogno di qualcosa di concreto per rimettersi in moto.
Riunione tra cinque minuti disse Patrik, infilandosi nel suo ufficio.
Gsta and nella saletta del personale e si sedette al suo posto preferito, di fianco alla finestra.
Cinque minuti dopo arrivarono anche i colleghi, uno dopo laltro. Patrik entr per ultimo, si appoggi
al piano di lavoro dellangolo cottura e incroci le braccia sul petto.
Come gi sapete, stamattina Christian Thydell stato trovato morto. Allo stato attuale non
sappiamo se si tratti di suicidio o di omicidio. Dovremo aspettare i risultati dellautopsia. Ho parlato
con Torbjrn, che purtroppo non aveva molto da dire. Ha per anticipato che non ci sono tracce
evidenti di colluttazione.
Martin alz la mano. Qualche orma di scarpe? Altro che indichi che al momento della morte
Christian non fosse solo? Se sui gradini cera la neve forse sono riusciti a rilevare qualcosa.
Glielho chiesto rispose Patrik, ma ha detto che il vento laveva spazzata via e che comunque
non avrebbero potuto stabilire quando fossero state lasciate eventuali tracce. In ogni caso, hanno
rilevato diverse impronte digitali, soprattutto sui corrimano, e naturalmente le analizzeranno. Solo che
ci vorranno due tre giorni prima che arrivi la risposta. Si gir, si riemp un bicchiere dacqua e ne
bevve alcuni sorsi. Novit dal porta a porta?
No rispose Martin. Praticamente abbiamo bussato a tutte le case della parte pi a valle del paese,
ma a quanto sembra nessuno ha visto niente.
Dobbiamo andare a casa di Christian e perquisirla come si deve, per verificare se pu aver
incontrato lassassino l, prima.
Lassassino? intervenne Gsta. Quindi credi che si tratti di omicidio, non di suicidio?
Non so cosa credo, al momento rispose Patrik passandosi stancamente una mano sulla fronte.
Ma propongo di partire dal presupposto che anche Christian sia stato assassinato, finch non sapremo
qualcosa di pi. Si rivolse a Mellberg: Lei cosa ne pensa?
In genere le cose filavano un po pi lisce se si fingeva di coinvolgere il commissario.
S, mi pare una buona impostazione disse lui.
Dovremo anche affrontare la stampa. Appena fiuteranno la faccenda, i giornalisti ci si butteranno a
pesce. Raccomanderei di non rilasciare dichiarazioni e di indirizzarli a me.
Eh no, su questo non sono daccordo obiett Mellberg. Come responsabile della stazione di
polizia dovrei occuparmi io di una faccenda delicata come la gestione dei rapporti con la stampa.
Patrik valut rapidamente le alternative. Lasciare che Mellberg parlasse a ruota libera con i
giornalisti sarebbe stato un incubo, ma tentare di convincerlo del contrario avrebbe richiesto una gran
quantit di energia, decisamente troppa.
Okay, allora i contatti con la stampa li cura lei. Ma, se posso dare un consiglio, allo stato attuale
meno informazioni diamo meglio .
Non preoccuparti. Con la mia esperienza, li terr in pugno senza problemi rispose Mellberg

appoggiandosi allo schienale.


Come sicuramente saprete, io e Paula siamo stati a Trollhttan.
Avete scoperto qualcosa? domand Annika interessata.
Non lo so ancora, ma credo che siamo sulla strada giusta, quindi continuiamo a scavare. Bevve un
altro sorso dacqua. Era il momento di raccontare ai colleghi quello che aveva fatto tanta fatica a
digerire.
Cosavete saputo? chiese Martin tamburellando impaziente con la penna sul tavolo, ma
smettendo dopo unocchiataccia di Gsta.
Come Annika aveva gi riscontrato, Christian rimasto orfano da piccolo. Viveva con la madre,
Anita Thydell. Il padre risulta ignoto. Secondo le informazioni dei servizi sociali, conducevano una
vita molto isolata, e in alcuni periodi la madre faceva fatica a prendersi cura di lui a causa di problemi
psichici combinati ad abusi di vario tipo. In seguito alle segnalazioni di alcuni vicini, il piccolo nucleo
familiare era tenuto docchio, ma evidentemente le visite domiciliari sono state effettuate tutte in
momenti in cui la madre aveva la situazione pi o meno sotto controllo, o almeno questa stata la
spiegazione che ci stata data sul motivo per cui non si intervenuti. E i tempi erano diversi
concluse senza riuscire a nascondere lironia. Un giorno, quando Christian aveva tre anni, un
inquilino ha informato il padrone di casa che dallappartamento di Anita Thydell proveniva un forte
tanfo. Luomo entrato con la propria chiave e ha trovato Christian solo, con la mamma morta. Il
decesso risaliva a una settimana prima, e il bambino era sopravvissuto mangiando quello che aveva
trovato in casa e bevendo lacqua del rubinetto. Ma il cibo doveva essersi esaurito da qualche giorno,
perch allarrivo della polizia e del personale sanitario era denutrito e spossato. Lhanno trovato
rannicchiato, semincosciente, contro il corpo della madre.
Santo cielo disse Annika, gli occhi pieni di lacrime. Anche Gsta batteva le palpebre e Martin
aveva assunto un colorito verdastro.
Gi, e purtroppo le disgrazie di Christian non erano finite. Poco dopo stato dato in affido a una
coppia, i coniugi Lissander. Siamo andati a trovarli.
Quel povero bambino non deve aver avuto vita facile, in casa loro intervenne Paula con voce
pacata. A essere sincera ho avuto limpressione che la signora non fosse del tutto a posto con la
testa.
Nella mente di Gsta balen un lampo. Lissander. Dove aveva gi sentito quel cognome? In qualche
modo lo associava a Ernst Lundgren, il collega licenziato poco pi di un anno prima. Si sforz di
ricordare e si chiese se fosse il caso di dire qualcosa, ma decise di aspettare che la memoria gli
venisse in aiuto.
Patrik continu: Sostengono di non avere pi avuto alcun contatto con lui da quando ha compiuto
diciotto anni, epoca in cui evidentemente ha rotto i ponti e se n andato.
Pensate che abbiano detto la verit? chiese Annika.
Patrik guard Paula, che annu.
S disse poi. Oppure sanno mentire bene.
E non conoscevano nessuna donna che potesse avercela con lui per qualche motivo? domand
Gsta.
No, almeno a sentire loro. Ma su questo punto non sono cos sicuro della loro attendibilit.
Non aveva fratelli o sorelle?
Non hanno detto niente in proposito, per forse potresti controllare, Annika. Dovrebbe essere
facile scoprirlo. Ti dar i dati completi, cos potrai farlo al pi presto.
Se vuoi me ne occupo subito rispose la segretaria. questione di un attimo.

Okay. Sulla cartellina che trovi sulla mia scrivania attaccato un post-it giallo con tutto quello che
ti serve.
Torno tra poco disse Annika alzandosi.
Non dovremmo fare unaltra chiacchierata con Kenneth? Adesso che Christian morto forse si
decider a parlare osserv Martin.
Buona idea. In altre parole, abbiamo una serie di compiti da svolgere: parlare con Kenneth e
perquisire a dovere la casa di Christian, e anche ricostruire in dettaglio la sua vita prima del trasloco a
Fjllbacka. Gsta e Martin, andate voi a parlare con Kenneth? I due colleghi annuirono e lui si
rivolse a Paula. Allora io e te andiamo a casa di Christian. Se troviamo qualcosa di interessante
telefoniamo alla scientifica.
Bene rispose lei.
Mellberg, lei quindi rimane qui per rispondere alle eventuali domande dei giornalisti continu
Patrik, e Annika continuer a scavare nel passato di Christian. Adesso abbiamo parecchio su cui
basarci.
Pi di quanto tu pensi disse la segretaria dalla soglia.
Trovato qualcosa?
Direi proprio di s rispose lei guardando i colleghi con unespressione tesa. I Lissander hanno
avuto una figlia due anni dopo aver accolto Christian. Ha una sorella. Alice Lissander.
Louise? Erik chiam la moglie dallingresso. Forse non era in casa, e sarebbe stata una bella
fortuna: avrebbe evitato di inventarsi un pretesto per farla uscire per un po. Doveva preparare le
valigie. Si sentiva come se avesse la febbre, come se tutto il suo corpo gridasse che doveva partire, e
subito.
Gli aspetti pratici erano stati sistemati. Aveva gi un biglietto prenotato, per partire da Landvetter
lindomani. Non si era preso la briga di procurarsi una falsa identit. Ci sarebbe voluto troppo tempo e
a dirla tutta non avrebbe neanche saputo come fare. Ma non cera motivo di credere che qualcuno gli
avrebbe impedito di partire. E una volta arrivato a destinazione sarebbe stato comunque troppo tardi.
Esit qualche istante davanti alle stanze delle ragazze. Avrebbe voluto entrare e guardarsi intorno,
congedarsi, ma non ne ebbe la forza. Era pi semplice mettersi il paraocchi e concentrarsi su quello
che andava fatto.
Mise sul letto la valigia pi grande. La tenevano in cantina. Anche se Louise avesse scoperto che
non cera pi, lui sarebbe stato gi lontanissimo. Se ne sarebbe andato di casa la sera stessa. Quello
che era venuto a sapere parlando con Kenneth laveva scosso e non poteva restare un minuto di pi.
Avrebbe lasciato un biglietto dicendo di essere partito per un affare urgente e poi avrebbe raggiunto
un hotel nelle vicinanze di Landvetter. E il giorno dopo avrebbe preso laereo, diretto verso latitudini
pi meridionali. Irrintracciabile.
Erik gett nella valigia un indumento dopo laltro. Non poteva portare via troppa roba. Se rientrando
avesse trovato cassetti e armadi vuoti, Louise avrebbe capito cosa stava succedendo. Decise di
prendere lo stretto necessario. Avrebbe comprato il resto una volta a destinazione. Tanto, i soldi non
sarebbero stati un problema.
Setacci gli armadi con le orecchie tese, per assicurarsi che Louise non lo cogliesse di sorpresa. Se
lavesse sentita rientrare, avrebbe spinto sotto il letto la valigia e finto di preparare il trolley che
teneva in camera e che usava sempre per i viaggi daffari.
Per un attimo si blocc. Il ricordo risalito in superficie si rifiutava di tornare nelloblio. Non poteva
dire che lo facesse stare male. Tutti commettevano degli errori, era umano. Ma era affascinato

dallidea che qualcuno potesse essere cos determinato, dopo tutto quel tempo.
Poi si riscosse. Non ci guadagnava niente a rimuginarci sopra. Di l a due giorni sarebbe stato al
sicuro.
Appena lo videro, le anatre planarono a terra. Ormai erano amici di lunga data. Lui si fermava
sempre l, con un sacchetto di pane vecchio in mano. E loro gli si radunavano intorno, ansiose di
dividersi quello che aveva portato.
Ragnar ripens al colloquio con i due poliziotti, a Christian. Avrebbe dovuto fare di pi. Lo sapeva
fin dallinizio. Per tutta la vita era stato un passeggero che, silenzioso e debole, era rimasto in disparte
senza intervenire. Era stato sempre cos. Nessuno dei due aveva saputo rompere gli schemi.
Irne era sempre stata totalmente assorbita dalla propria avvenenza. Le piaceva la bella vita fatta di
feste e drink, di uomini che lammiravano. Lui sapeva tutto al riguardo. Il fatto che si fosse nascosto
dietro la propria inadeguatezza non comportava necessariamente che fosse alloscuro delle sue
avventure con altri uomini.
E quel povero bambino non aveva avuto nessuna possibilit. Non bastava, non era in grado di darle
quello che lei pretendeva. Probabilmente era convinto che Irne amasse Alice, ma se era cos si
sbagliava. Lei era incapace di amare. Si era solo rispecchiata nella bellezza della figlia. Avrebbe
voluto dirlo al ragazzo, prima che venisse scacciato di casa come un cane. Non era sicuro di cosa fosse
successo davvero, di quale fosse la verit, a differenza di Irne che aveva emesso la condanna e
inflitto la punizione in un colpo solo.
Il dubbio laveva tormentato e lo tormentava ancora. Ma con gli anni i ricordi erano impalliditi.
Avevano continuato a vivere la loro vita, lui sullo sfondo e Irne nella convinzione di essere ancora
bella. Nessuno laveva informata che ormai quellepoca era lontana. Cos, lei pensava ancora che da
un momento allaltro sarebbe tornata al centro dellattenzione: la pi bella e desiderabile della festa.
Ma tutto questo doveva finire. Nellistante stesso in cui si rese conto del motivo per cui erano
venuti, cap di aver commesso un errore. Un errore enorme e fatale. Era il momento di rimettere a
posto le cose.
Tir fuori il biglietto da visita dalla tasca. Poi prese il cellulare e compose il numero.
Cominciamo a conoscerla bene, questa strada. Gsta super Munkedal accelerando.
Gi, direi proprio di s concord Martin. Guard il collega che, da quando si erano lasciati alle
spalle Tanumshede, era rimasto insolitamente taciturno. Non che normalmente fosse un
chiacchierone, ma era raro che non aprisse bocca del tutto.
Qualcosa non va? chiese quando non riusc pi a sopportare il silenzio.
Cosa? No, no, niente rispose Gsta.
Martin non insistette. Sapeva che, se non voleva parlare, era inutile fare pressione. Al momento
opportuno si sarebbe deciso.
Che storia assurda. Alla faccia dellinfanzia difficile disse poi. Stava pensando alla sua figlioletta
e a cosa sarebbe potuto succedere a lei nella stessa situazione. Era proprio vero che diventando
genitori si finiva per essere mille volte pi sensibili a tutto ci che riguardava i bambini.
Gi, povero piccolo comment Gsta, e dun tratto sembr un po pi presente.
Non sarebbe meglio parlare con Kenneth dopo avere raccolto qualche altra informazione su questa
Alice?
Sicuramente Annika star gi facendo un doppio o triplo controllo incrociato. Per prima cosa,
cercher di sapere dove si trova.

Non basterebbe domandarlo ai Lissander? chiese Martin.


Dato che non ne hanno fatto parola, Patrik pensa che ci sia sotto qualcosa. E non guasta mai avere
informazioni da pi di una fonte.
Martin sapeva che aveva ragione e si sent stupido per averlo chiesto.
Pensi che possa essere lei?
Non ne ho idea. Ma troppo presto per fare congetture.
Restarono in silenzio per il resto del tragitto. Quando ebbero parcheggiato davanti allospedale
andarono dritti in reparto.
Eccoci di nuovo qui annunci Gsta entrando.
Kenneth non rispose e si limit a guardarli come se veder entrare qualcuno non gli facesse n caldo
n freddo.
Come vanno le ferite? Si stanno rimarginando come si deve? chiese Gsta accomodandosi sulla
stessa sedia della volta precedente.
Mah, non un processo cos rapido rispose Kenneth muovendo un pochino le braccia bendate.
Mi danno degli antidolorifici, quindi non sento molto.
Hai saputo di Christian?
Kenneth annu. S.
Non sembri troppo turbato comment Gsta senza scortesia.
Non sempre si vede tutto da fuori.
Gsta lo osserv pensoso per qualche istante.
Come sta Sanna? chiese Kenneth, e per la prima volta nel suo sguardo balen qualcosa.
Compassione. Sapeva cosa si provava a perdere qualcuno.
Non troppo bene. Gsta scosse la testa. Siamo stati l stamattina. Poveretti anche quei bambini.
Gi concord Kenneth, lo sguardo velato.
Martin cominciava a sentirsi vagamente escluso. Era ancora in piedi, ma si decise ad accostare una
sedia dallaltra parte del letto, di fronte a Gsta che, a una sua occhiata, annu per incoraggiarlo a fare
le domande che voleva.
Pensiamo che tutto ci che accaduto negli ultimi tempi abbia in qualche modo a che vedere con
Christian e abbiamo fatto alcune ricerche sul suo passato. Tra le altre cose abbiamo scoperto che, da
piccolo, aveva un nome diverso: Christian Lissander. Ha anche una sorella, Alice Lissander. Ne hai
mai sentito parlare?
Kenneth impieg parecchio a rispondere.
No, non mi era noto.
Gsta lo inchiod con lo sguardo, quasi volesse penetrargli nella mente per verificare se quella era
la verit.
Lho gi detto ma te lo ripeto: se sai qualcosa e non ce lo riferisci, metti in pericolo non solo te
stesso ma anche Erik. Adesso che Christian morto devi pur renderti conto della gravit della
situazione, no?
Io non so niente rispose Kenneth calmo.
Se ci tieni nascosto qualcosa, prima o poi lo scopriremo lo stesso.
Farete sicuramente un lavoro accurato rispose Kenneth. L disteso, con le braccia appoggiate sulla
coperta azzurra dellospedale, dava limpressione di essere piccolo e fragile.
Gsta e Martin si guardarono. Avevano capito che non gli avrebbero cavato niente di bocca. Ma
nessuno dei due era convinto che dicesse la verit.

Erica chiuse il libro. Aveva letto per diverse ore, interrotta solo di tanto in tanto da Maja che veniva
a chiederle qualcosa. In queste occasioni era molto riconoscente dellautonomia di gioco della figlia.
A una seconda lettura, il romanzo era ancora pi bello. Davvero eccezionale. Non che mettesse di
buon umore, anzi: riempiva la mente di pensieri cupi. Eppure, stranamente, non era sgradevole. Erano
riflessioni su cui a volte bisognava soffermarsi, per prendere posizione e capirsi meglio.
Ai suoi occhi parlava del senso di colpa e di come possa divorare una persona dallinterno. Per la
prima volta si chiese cosavesse voluto raccontare Christian in realt, cosa desiderasse comunicare
con la sua storia.
Appoggi il libro sulle ginocchia con la sensazione di non cogliere qualcosa che aveva proprio
davanti agli occhi, qualcosa che le sfuggiva perch era troppo tonta o cieca. Tir su il risvolto della
quarta di copertina, con la foto di Christian in bianco e nero in una classica posa da scrittore dietro gli
occhiali con la montatura metallica. Aveva un aspetto distinto, ma con un che di introverso. Negli
occhi cera una solitudine che gli conferiva unaria un po assente. E in realt non stava mai insieme a
nessuno, non lo si vedeva mai in compagnia. Era vissuto in una bolla. Ma, paradossalmente, questo
esercitava una certa attrattiva sulle persone. Si desidera sempre quello che non si pu avere, e con
Christian era proprio cos.
Erica si alz faticosamente dalla poltrona. Si sentiva un po in colpa per essersi lasciata prendere
dalla lettura a quel modo, finendo per ignorare Maja. Con qualche difficolt riusc a mettersi seduta a
terra di fianco a lei, che fu felicissima di vedere che la mamma si era unita al suo gioco.
Ma in fondo alla mente aveva ancora la Sirena. Sembrava che volesse dirle qualcosa. Christian
aveva qualcosa da comunicarle, ne era sicura. Avrebbe tanto voluto sapere cosa.
Patrik non pot fare a meno di tirare fuori il cellulare dalla tasca e guardarlo.
Piantala. Paula rise. Non che, se lo guardi ogni due per tre, Annika ti chiamer prima. Ti
garantisco che lo sentirai suonare.
S, lo so rispose Patrik, sorridendo imbarazzato. che mi sembra che siamo cos vicini,
adesso... Continu ad aprire i cassetti e gli sportelli. Avevano rapidamente ottenuto il nulla osta per
la perquisizione domiciliare. Il problema era solo che non sapevano cosa cercare.
Non dovrebbe essere difficile rintracciare Alice Lissander lo consol Paula. Annika si far
sicuramente sentire da un momento allaltro per darci lindirizzo.
S disse Patrik guardando nel lavello. Non sembrava che Christian avesse ricevuto visite, e
neanche che qualcuno lavesse costretto a uscire o fosse entrato con la forza. Ma perch non hanno
detto che hanno una figlia?
Lo scopriremo presto. Comunque penso che sia saggio fare le nostre ricerche su di lei prima di
parlarne con loro.
Lo credo anchio. Per dopo avranno un bel po di domande a cui rispondere.
Salirono al piano superiore. Anche l era tutto come il giorno prima. Tranne che nella camera dei
bambini: la scritta sulla parete, quella fatta di lettere rosso sangue, era stata coperta con uno spesso
strato di vernice nera.
Rimasero fermi sulla soglia.
Deve averla cancellata Christian ieri disse Paula.
Lo capisco. Avrei fatto altrettanto.
Cosa ne pensi? Paula and nella camera accanto. Le mani sui fianchi, spazi con lo sguardo nella
stanza prima di passare a esaminarla in dettaglio.
Di cosa? domand Patrik avvicinandosi agli armadi e cominciando ad aprirli.

Christian stato ucciso? O si suicidato?


So perfettamente cosho detto durante la riunione, ma non escludo nessuna possibilit. Christian
era un tipo difficile. Le poche volte che lho incontrato ho percepito che era una persona tormentata.
In ogni caso, non mi sembra che qui ci siano lettere daddio.
Non sempre ci sono, lo sai bene. Paula apr i cassetti del com e pass la mano in mezzo alla
biancheria.
No, certo, ma se ne avessimo trovata una avremmo evitato di fare congetture. Raddrizz la
schiena e riprese fiato per un attimo. Il cuore batteva di nuovo forte e la fronte era imperlata di sudore.
Direi che non c niente che valga la pena esaminare meglio disse Paula chiudendo lultimo
cassetto. Andiamo?
Patrik esit. Non voleva arrendersi, ma Paula aveva ragione.
Torniamo alla stazione e aspettiamo che Annika ci dica qualcosa. Forse Gsta e Martin hanno
avuto miglior fortuna con Kenneth.
Gi, speriamo. Paula sembrava scettica.
Stavano uscendo quando il telefono di Patrik squill. Lo tir fuori con dita maldestre. Delusione.
Sul display non era comparso il numero della stazione ma quello di uno sconosciuto.
Patrik Hedstrm, polizia di Tanum disse sperando che la conversazione potesse chiudersi
rapidamente in modo da evitare ad Annika di trovare occupato. Poi sirrigid.
Buongiorno, Ragnar. Fece cenno di fermarsi a Paula, che era quasi arrivata alla macchina.
S? Ah. S, anche noi abbiamo saputo alcune cose... Certo, meglio parlarne di persona. Anche
subito. A casa vostra? No, ho capito. S, lo troviamo. Perfetto, partiamo immediatamente. Va bene, ci
vediamo l tra quarantacinque minuti circa.
Chiuse la chiamata e guard Paula. Era Ragnar Lissander. Ha qualcosa da raccontarci. E qualcosa
da farci vedere.
Lissander. Quel cognome gli ronzava nella testa da quando erano ripartiti da Uddevalla. Possibile
che fosse cos difficile ricordarsi dove laveva gi sentito? Anche Ernst Lundgren continuava a fargli
capolino nella mente. In qualche modo doveva esserci un collegamento. Allaltezza delluscita per
Fjllbacka si decise. Sterz a destra e usc dalla superstrada.
Cosa fai? chiese Martin. Non dovevamo tornare direttamente alla stazione?
Prima facciamo una piccola visita domiciliare.
Visita domiciliare? E a chi?
Ernst Lundgren. Gsta scal e gir a sinistra.
Cosa andiamo a fare a casa sua?
Gsta rifer al collega su cosa aveva rimuginato per tutto il tragitto.
E non hai proprio idea di dove ti sia capitato di imbatterti in quel cognome?
Be, se cos fosse te lavrei detto, no? sibil Gsta. Sospettava che il collega attribuisse la sua
smemoratezza allet.
Calma, calma disse Martin. Andiamo pure a casa sua e vediamo se pu aiutarci. Magari per una
volta dar un contributo positivo a unindagine.
Gi, sarebbe una novit. Gsta non pot trattenere un sorrisino. Come i colleghi, non nutriva
particolare rispetto per la competenza e la personalit di Ernst, ma allo stesso tempo non riusciva a
detestarlo con lo stesso trasporto degli altri, escluso forse Mellberg. Avevano lavorato a lungo
insieme, e ci si abitua a tutto o quasi. Non poteva negare che negli anni si fossero fatti un bel po di
risate. Ernst per ne aveva combinate di tutti i colori, soprattutto nellultima indagine in cui era stato

coinvolto prima del licenziamento. Ma forse questa volta sarebbe andata diversamente.
Se non altro sembra sia in casa disse Martin quando accostarono.
Gi. Gsta annu, parcheggiando di fianco allauto di Ernst, che apr prima ancora che avessero
suonato il campanello. Doveva averli notati dalla finestra.
Pensa un po, visite di riguardo! disse facendoli entrare.
Martin si guard intorno. A differenza di Gsta, non era mai stato in quella casa, ma quello che vide
non gli piacque particolarmente. Certo, allepoca in cui viveva nel suo appartamento da scapolo
neanche lui teneva un ordine impeccabile, ma non cera paragone. Piatti sporchi impilati nel lavello,
indumenti gettati ovunque e in cucina un tavolo che sembrava non fosse mai stato pulito.
Non posso offrirvi granch disse Ernst, ma qualcosa da bere ce lho sempre. Si allung verso
una bottiglia.
Per me no, grazie. Devo guidare rispose Gsta.
E tu? Potrebbe farti bene qualcosa per tirarti un po su. Ernst sollev la bottiglia verso Martin,
che declin linvito.
E va bene, fate pure la vostra crociata contro lalcol. Riemp un bicchierino per s e lo svuot
dun fiato.
Cos va meglio. Di che si tratta? Si sedette e gli ex colleghi lo imitarono.
C una cosa che mi ronza in testa e forse tu te la ricordi disse Gsta.
Ah, comodo venire qui quando vi servo.
Sto parlando di un cognome. Mi familiare, e in qualche modo lo collego a te.
Be, noi due abbiamo lavorato insieme per qualche annetto disse Ernst con voce quasi nostalgica.
Non doveva essere stato il primo bicchierino della giornata.
Gi. Gsta annu. E adesso ho bisogno del tuo aiuto. Sei disposto a darmelo o no?
Ernst riflett per qualche istante. Poi sospir e agit il bicchierino vuoto.
Okay, spara.
Ho la tua parola donore che quello che sto per dirti non uscir da queste quattro mura? Gsta lo
inchiod con lo sguardo e lui annu di malavoglia.
Ma s, s. Chiedi e facciamola finita.
Stiamo indagando sullomicidio di Magnus Kjellner, di cui avrai sicuramente sentito parlare.
Facendo alcune ricerche ci siamo imbattuti in questo cognome: Lissander. Non so perch, ma mi
suona familiare e per qualche motivo mi porta a pensare a te. Ti dice qualcosa?
Ernst ondeggi leggermente sulla sedia. Intorno al tavolo scese il silenzio e sia Martin che Gsta si
sorpresero a pendere dalle sue labbra.
Poi il volto di Ernst si apr in un sorriso.
Lissander! Certo che lo ricordo, per la miseria!
Avevano stabilito di incontrarsi nellunico posto che Patrik e Paula conoscevano in tutta
Trollhttan: il McDonalds di fianco al ponte, dove si erano fermati solo poche ore prima.
Ragnar Lissander li aspettava allinterno del locale e Paula gli si sedette accanto mentre Patrik
andava a prendere il caff per tutti. Luomo aveva un aspetto ancora pi anonimo che a casa. Magro,
capelli radi, soprabito beige, strinse il bicchiere di cartone con mano tremante. Si vedeva che faceva
fatica a guardarli negli occhi.
Voleva parlarci? esord Patrik.
Noi... non vi abbiamo detto tutto.
Patrik rimase in silenzio. Era curioso di vedere come avrebbe spiegato il silenzio sullesistenza

della figlia.
Non sempre stato facile, sapete. Ci nacque una figlia, Alice. Christian aveva circa cinque anni e
per lui fu un duro colpo. Avrei dovuto... La voce si spense e luomo bevve un sorso di caff prima di
continuare. Credo che lesperienza che aveva vissuto lavesse traumatizzato per la vita. Non so
quanto sappiate, ma Christian rimase da solo per una settimana con la mamma morta. Aveva dei
disturbi psichici e non sempre era in grado di prendersi cura di lui, e di se stessa. Alla fine mor, in
casa, e Christian non riusc a comunicarlo a nessuno. Pensava che dormisse.
S, lo sappiamo. Abbiamo parlato con i servizi sociali e ci stata data tutta la documentazione sul
caso. Patrik si accorse del proprio tono formale. Il caso. Ma era lunico modo per mantenere le
distanze.
Mor per unoverdose? chiese Paula. Non avevano ancora avuto il tempo di esaminare a fondo il
materiale.
No, non si drogava. A volte, nei periodi peggiori, beveva troppo, ma naturalmente assumeva dei
farmaci. Fu il cuore a non reggere pi.
Perch? Patrik non era sicuro di capire.
Conduceva una vita disordinata, in cui rientravano sia lalcol che i farmaci. Inoltre era obesa.
Pesava oltre centocinquanta chili.
Nel subconscio di Patrik scatt qualcosa. Cera un particolare che non tornava. Ma ci avrebbe
pensato pi tardi.
E Christian venne a stare da voi? chiese Paula.
S, poi venne a stare da noi. Irne voleva adottare un bambino. Sembrava che non riuscissimo ad
avere figli nostri.
Invece ladozione non and in porto, giusto?
Lavremmo portata a termine, se Irne non fosse rimasta incinta.
Fenomeno non cos raro, pare comment Paula.
Esatto, lo disse anche il medico. E quando nacque nostra figlia era come se Irne non avesse pi
alcun interesse per Christian. Ragnar Lissander guard fuori dalla finestra e strinse forte il bicchiere
di cartone. Forse per lui sarebbe stato meglio se le avessi dato retta.
Cosa voleva? domand Patrik.
Ridarlo indietro. Secondo lei non aveva senso tenerlo dopo che avevamo avuto una figlia nostra.
Fece un sorriso storto. Mi accorgo da solo che a sentirlo dire suona orribile. Irne non perfetta e a
volte ha qualche idea balzana. Ma non animata da cattive intenzioni, come potrebbe sembrare.
Qualche idea balzana? A Patrik and di traverso il caff. Stavano parlando di una donna che voleva
mandare via il bambino preso in affido dopo averne avuto uno suo, e il vecchio la difendeva.
E perch non lo avete restituito ai servizi sociali? chiese gelido.
stata una delle poche volte in cui mi sono imposto. Allinizio mi ignorava, ma quando le feci
notare che sarebbe sembrato brutto acconsent a tenerlo. Invece non avrei dovuto... Di nuovo la voce
si spense. Era evidente che gli riusciva difficile parlarne.
Comerano i rapporti tra Christian e Alice negli anni dellinfanzia e delladolescenza? chiese
Paula, ma Ragnar non parve sentire la domanda. Era perso nei suoi pensieri. Poi disse a voce bassa:
Dovevo stare pi attento. Povero bambino, non capiva.
Cosa non capiva? domand Patrik.
Ragnar sussult e si risvegli dal suo rimuginare. Guard Patrik.
Volete conoscere Alice? Dovete vederla, per rendervi conto della situazione.
S, ci farebbe piacere. Patrik non riusc a nascondere leccitazione. Quando possiamo farlo?

Dove si trova?
Andiamoci subito disse Ragnar alzandosi.
Mentre si avviavano verso la macchina, Patrik e Paula si guardarono. Era lei la donna che
cercavano? Avrebbero finalmente trovato il bandolo della matassa?
Quando entrarono, era girata di spalle. I capelli lunghi arrivavano quasi alla vita, neri e ben
spazzolati.
Ciao, Alice. Sono pap. La voce di Ragnar echeggi nella stanza spoglia. Qualcuno aveva fatto un
tentativo svogliato di renderla accogliente, senza riuscirci. Una piantina semiappassita sul davanzale,
un poster del film Le grand bleu, un letto con una sopracoperta lisa. A parte questo, solo una piccola
scrivania alla quale era seduta Alice. Le sue mani si muovevano, ma Patrik non vedeva cosa stesse
facendo. Quando il padre laveva salutata non aveva reagito.
Alice ripet lui, e questa volta lei si gir lentamente.
Patrik rimase di sasso. La donna davanti ai suoi occhi era di una bellezza fiabesca. Doveva avere
circa trentacinque anni, ma ne dimostrava dieci abbondanti di meno. Il viso ovale era completamente
liscio, quasi infantile. Gli occhi immensi e azzurri, con folte ciglia scure. Si accorse che la stava
fissando.
bella, la nostra Alice disse Ragnar avvicinandosi. Le mise una mano sulla spalla e lei gli
appoggi la testa allaltezza della vita, come un micino che si strofini contro il padrone. Le mani
erano abbandonate sulle ginocchia.
Abbiamo visite. Questi sono Patrik e Paula. Esit. Sono amici di Christian.
Sentendo nominare il fratello, qualcosa le balen negli occhi, e Ragnar le accarezz lentamente la
testa.
Ecco, ora sapete. Ora avete conosciuto Alice.
Da quanto tempo? Patrik non riusciva a distogliere gli occhi da quel volto. Fisicamente
somigliava moltissimo alla madre, eppure era completamente diversa. Tutta la cattiveria impressa sul
volto di Irne mancava in quella creatura... magica. Si rese conto che era una descrizione ridicola, ma
non ne trov unaltra.
Molto. Non abita pi a casa con noi dallestate dei suoi tredici anni. il quarto posto in cui viene
ospitata. Quelli precedenti non mi piacevano, ma questo non male. Si chin e diede un bacio sulla
testa alla figlia. Lei non mostr alcuna emozione, ma gli si strinse pi vicino.
Cosa...? Paula non sapeva come formulare la domanda.
Cosha che non va? disse Ragnar. Se lo chiede a me, proprio niente. perfetta. Ma capisco cosa
intende.
Si accovacci davanti ad Alice e le parl dolcemente. L, con sua figlia, non era pi invisibile.
Aveva un portamento pi eretto e lo sguardo limpido. Era qualcuno. Era il padre di Alice.
Tesoro, pap non pu fermarsi tanto oggi. Volevo solo farti conoscere gli amici di Christian.
Lei lo guard. Poi si gir e prese qualcosa dalla scrivania. Un disegno. Glielo tese, incalzante.
per me?
Lei scosse la testa e le spalle di Ragnar si abbassarono un pochino. per Christian? domand a
voce bassa.
Lei annu e glielo porse di nuovo.
Glielo spedir. Promesso.
Unombra di sorriso. Poi si sistem meglio sulla sedia e le mani presero a muoversi. Stava
cominciando un nuovo disegno.

Patrik lanci unocchiata verso il foglio nella mano di Ragnar Lissander e riconobbe
immediatamente stile e motivo raffigurato.
Ha mantenuto la promessa. Ha spedito i disegni a Christian disse quando uscirono dalla stanza di
Alice.
Non tutti. Ne fa tantissimi. Gliene ho mandato solo qualcuno, perch sapesse che lei lo pensa.
Nonostante tutto.
Come sapeva a che indirizzo spedirli? Non aveva interrotto ogni rapporto con voi a diciotto anni?
chiese Paula.
Infatti. Ma Alice desiderava tanto che ricevesse i suoi disegni, e cos mi informai. Probabilmente
ero anche curioso. Prima lo cercai sotto il nostro cognome, senza trovarlo. Poi provai con quello della
madre e individuai un indirizzo di Gteborg. Dopodich lo persi di vista: aveva cambiato casa e la
posta tornava al mittente, ma alla fine lo rintracciai. In Rosenhillsgatan. Per non sapevo che si fosse
trasferito a Fjllbacka. Pensavo fosse ancora l. La posta non mai stata respinta.
Mentre camminavano lungo il corridoio, Patrik gli rifer delluomo che aveva tenuto i disegni per
Christian. Si sedettero in una grande sala luminosa che fungeva da mensa e caffetteria, del tutto
impersonale, con grandi piante che come quella di Alice soffrivano di scarsit dacqua e di cure. I
tavoli erano tutti deserti.
Piangeva molto disse Ragnar passando la mano sulla tovaglia pastello. Coliche, probabilmente.
Irne aveva gi cominciato a perdere interesse nei confronti di Christian durante la gravidanza. E cos
quando arriv Alice, che per giunta richiedeva tante attenzioni, per lui non ne rimase nessuna. E
oltretutto era un bambino che aveva sofferto gi prima.
E lei? chiese Patrik, capendo dallespressione di Ragnar di avere toccato un punto dolente.
Io? Ragnar smise di muovere la mano. Io chiudevo gli occhi, non volevo vedere. sempre stata
Irne a decidere. E la lasciai fare. Era la strada pi semplice.
Quindi Christian non voleva bene a sua sorella? chiese Patrik.
Stava l a guardarla nella culla. Avevo visto la cupezza nei suoi occhi, ma non avrei mai pensato...
Ero soltanto andato ad aprire la porta. Avevano suonato il campanello. La voce era assente e Ragnar
fissava un punto indefinito alle loro spalle. Mi allontanai solo per pochi minuti.
Paula apr la bocca per chiedere qualcosa ma la richiuse. Meglio dargli il tempo che gli serviva. Si
vedeva che faceva fatica a formulare le parole. Il corpo era teso, le spalle contratte.
Mia moglie era andata a riposare un pochino e per una volta mi aveva lasciato Alice da accudire.
Non lo faceva praticamente mai. La piccola era tanto graziosa, anche se piangeva sempre. Era come se
Irne avesse avuto in regalo una nuova bambola con cui giocare. Una bambola che non voleva prestare
a nessun altro.
Di nuovo qualche istante di silenzio, e Patrik dovette sforzarsi di non incalzarlo.
Mi allontanai soltanto per pochi minuti... ripet. Era come se si fosse incantato il disco. Come se
il resto non potesse essere espresso a parole.
Christian dovera? chiese Patrik in tono pacato per aiutarlo ad andare avanti.
Con Alice. Volevo farle il bagno. Avevamo una di quelle sdraiette su cui si adagiano i neonati in
modo da avere entrambe le mani libere per lavarli. Lavevo messa nella vasca che poi avevo riempito.
E Alice era l.
Paula annu. Avevano un aggeggio simile anche loro, per Leo.
Quando tornai in bagno, Alice... era immobile. La testa completamente sottacqua. Gli occhi...
aperti, spalancati.
Ragnar si dondol appena sulla sedia e sembr costringersi a continuare, ad affrontare i ricordi e le

immagini.
Christian era l, appoggiato al bordo della vasca, e la fissava. Ragnar punt lo sguardo su Paula e
Patrik, come se fosse tornato al presente. Non mosse un dito, e sorrideva.
E lei la salv? Patrik sent che gli si rizzavano i peli sulle braccia.
S, la salvai. La feci respirare. E vidi... Si schiar la voce. Lessi la delusione negli occhi di
Christian.
Lo raccont a Irne?
No, non avrei mai... No!
Christian cerc di annegare la sorellina e lei non disse niente a sua moglie? Paula lo guard
incredula.
Avevo la sensazione di dovergli qualcosa, dopo tutto quello che aveva passato. Se lo avessi detto a
Irne lei lo avrebbe mandato via subito, e lui non avrebbe retto. Inoltre, il danno ormai era fatto. La
voce del vecchio suonava implorante. Allora non potevo sapere quanto fosse grave la situazione. Ma
anche se lavessi saputo, non avrei potuto farci niente. Mandare via Christian non avrebbe migliorato
le cose.
Quindi finse che non fosse successo niente? chiese Patrik.
Ragnar sospir e si rimpicciol ulteriormente sulla sedia. S, finsi che non fosse successo niente.
Ma non lo lasciai mai pi solo con lei. Mai.
Ci prov di nuovo? Paula era impallidita.
No, non credo. Sembrava soddisfatto, in un certo modo. Alice aveva smesso di strillare tanto. Se ne
stava per lo pi tranquilla e non richiedeva tante attenzioni come prima.
Quando vi accorgeste che qualcosa non andava? domand Patrik.
Fu una presa di coscienza graduale. Non imparava a fare le cose allo stesso ritmo degli altri
bambini. Quando finalmente convinsi Irne a rendersene conto la facemmo visitare... be, a quel punto
constatarono che aveva subito un danno cerebrale che probabilmente lavrebbe relegata allo stadio
infantile per tutta la vita.
Irne non sospett mai nulla? chiese Paula.
No. Il medico disse addirittura che probabilmente la lesione risaliva al momento del parto, anche
se non era stata notata.
E come and, poi, quando crebbe?
una lunga storia... disse Ragnar con un sorriso triste. Irne si curava solo di Alice. Era la
bambina pi graziosa che abbia mai visto, e non lo dico perch mia figlia. Insomma, lavete vista
anche voi.
Patrik ripens a quegli immensi occhi azzurri. S, laveva vista.
Irne ha sempre amato le cose belle. Da giovane anche lei era molto bella, e credo che vedesse
Alice come una conferma. Le riservava ogni attenzione.
E Christian? domand Patrik.
Christian? Era come se non esistesse.
Devessere stato terribile per lui disse Paula.
Gi. Ragnar annu. Ma aveva il suo modo di ribellarsi. Mangiava di gusto e ingrassava
facilmente. Probabilmente aveva ereditato la tendenza dalla madre. Avendo capito che questo irritava
Irne, si mise a mangiare ancora di pi e a ingrassare ulteriormente, per dispetto. Era una continua
lotta tra loro, ma in quel campo Christian riusciva a batterla.
Quindi da ragazzo era robusto? chiese Patrik. Cerc di immaginarsi il Christian adulto, slanciato,
come un ragazzino cicciotto, ma era impossibile.

Non era robusto, era grasso. Grassissimo.


E Alice come si comportava con Christian? domand Paula.
Ragnar sorrise, questa volta con tutto il viso. Lo adorava. Lo venerava, anzi. Lo seguiva come un
cagnolino.
E lui?
Credo che non avesse niente in contrario. La lasciava fare. A volte sembrava quasi sorpreso
dellaffetto che lei gli riversava addosso. Come se non ne capisse il motivo.
Probabilmente era cos comment Paula. E dopo cosa successe? Come reag Alice quando lui se
ne and di casa?
Sul viso di Ragnar cal un velo. Successero molte cose insieme. Christian and via e noi non
fummo pi in grado di prenderci cura di Alice.
Come mai? Perch non pot restare a casa con voi?
Era diventata grande e aveva bisogno di pi aiuto di quello che potevamo darle noi.
Lumore di Ragnar Lissander era cambiato, ma Patrik non avrebbe saputo dire in che modo.
Non ha mai imparato a parlare? tent. Mentre erano nella sua stanza, Alice non aveva detto
niente.
Sa parlare, ma non vuole rispose il vecchio, il volto inespressivo.
Potrebbe avere motivo di nutrire rancore nei confronti di Christian? Sarebbe capace di fargli del
male? A lui o a chi gli sta intorno? Patrik si rivide davanti la donna con i lunghi capelli neri. Le mani
che volavano sul foglio bianco creando disegni che avrebbero potuto uscire dalla matita di una
bambina di cinque anni.
No, Alice non ha mai fatto male a una mosca rispose Ragnar. Per questo ho voluto portarvi qui,
per farvela incontrare. Non saprebbe torcere un capello a nessuno. E ama... amava Christian.
Prese il disegno e lo mise davanti a loro. In alto un grande sole, erba verde punteggiata di fiori in
basso. Due figure: una grande e una piccola che si tenevano per mano, felici.
Lei amava Christian ripet.
Ma sicuro che si ricordi di lui? Sono passati tanti anni dallultima volta che si sono visti gli fece
notare Paula.
Ragnar non rispose e si limit a indicare il disegno. Due figure. Alice e Christian.
Chiedete al personale, se non mi credete. Alice non la persona che cercate. Non so chi volesse
male a Christian. Lui uscito dalla nostra vita a diciotto anni. Possono essere successe molte cose da
allora, ma Alice era quella che gli voleva bene. E gliene vuole ancora.
Patrik guard luomo che aveva davanti. Sapeva che avrebbe fatto come aveva detto lui, avrebbe
chiesto al personale. Ma sapeva anche che quello che aveva appena detto il padre di Alice era vero.
Non era lei la persona che cercavano. E cos erano di nuovo alla casella di partenza.
Ho una comunicazione importante da darvi. Mellberg aveva anticipato Patrik nello stesso istante
in cui lui si accingeva a riferire sui nuovi sviluppi. Per un periodo passer al part time. Mi sono reso
conto di aver esercitato la mia leadership in modo cos efficace da potervi affidare alcune delle mie
responsabilit. Dedicher ad altri scopi la mia competenza e la mia esperienza.
Tutti lo guardarono sbalorditi.
tempo che investa nella risorsa pi importante della societ, cio la prossima generazione, quella
che dovr traghettarci verso il futuro continu il commissario, infilando i pollici sotto le bretelle.
Cosa fa, va a lavorare in un centro ricreativo giovanile? sussurr Martin a Gsta, che per tutta
risposta alz le spalle.

Inoltre importante che si dia una possibilit alle donne. E alle minoranze. Guard Paula.
Insomma, tu e Johanna avete avuto qualche problema con il congedo parentale. E il piccolo ha
bisogno di un modello maschile forte fin dallinizio. Quindi io ho chiesto il part time, e la direzione
del personale ha gi dato lokay. Per il resto del tempo mi occuper del bambino.
Mellberg si guard intorno, aspettandosi evidentemente un applauso, ma nella stanza regnava il
silenzio. La pi sbalordita di tutti era Paula. Per lei era una novit, ma pi ci pensava e migliore le
sembrava lidea. Johanna avrebbe potuto ricominciare a lavorare e lei sarebbe riuscita a combinare le
ore di servizio con il congedo parziale. E poi non poteva negare che il suo capo ci sapesse fare con
Leo. Si era dimostrato un ottimo baby-sitter, magari con leccezione del pannolino fermato con il
nastro adesivo.
Una volta che la sorpresa fu scemata, anche Patrik non pot che trovarla unidea grandiosa. Allatto
pratico significava che la presenza del commissario alla stazione si sarebbe almeno dimezzata, il che
sicuramente non era un male.
Ottima iniziativa, Mellberg. Magari fossero di pi le persone che ragionano in questo modo!
esclam. Detto questo, torniamo alle indagini. Oggi sono successe parecchie cose.
Fece il resoconto della seconda trasferta fatta con Paula a Trollhttan, del colloquio con Ragnar
Lissander e dellincontro con Alice.
Non avete dubbi sulla sua innocenza? chiese Gsta.
No, nessuno. Ho parlato con il personale e dal punto di vista mentale una bambina.
Pensate che roba, dover convivere con la consapevolezza di aver fatto una cosa del genere alla
propria sorella disse Annika.
Gi, e oltretutto lei lo venerava disse Paula. Devessere stato un fardello pesante da portare.
Ammesso che si fosse reso conto di quello che aveva fatto.
Abbiamo anche noi qualcosa da raccontare. Gsta si schiar la voce e lanci unocchiata a Martin.
Mi sembrava che il cognome Lissander mi dicesse qualcosa, ma non ricordavo dove lavevo sentito.
Non ero neanche sicuro che fosse proprio cos. Ormai questo vecchio catorcio non pi molto
affidabile disse indicando la testa.
E? lo incalz Patrik.
Gsta guard di nuovo Martin. Be, mentre tornavamo dalla visita a Kenneth, il quale per inciso
sostiene con convinzione di non sapere niente e di non aver mai sentito nominare i Lissander, mi sono
chiesto perch continuasse a venirmi in mente Ernst Lundgren. Cos siamo andati a trovarlo.
Siete andati a casa di Ernst? E perch? chiese Patrik.
Ascolta quello che ha da dire Gsta intervenne Martin, e Patrik tacque.
Gli ho spiegato la faccenda e lui ci arrivato.
A cosa?
A quando avevo sentito quel cognome rispose Gsta. Hanno vissuto qui, per un periodo.
Chi? chiese Patrik, confuso.
I Lissander. Irne e Ragnar. Con i figli, Christian e Alice.
Ma impossibile replic Patrik scuotendo la testa. Come mai, se cos fosse, nessuno ha
riconosciuto Christian? Non pu essere.
Invece s disse Martin. Pare che avesse preso dalla madre biologica e durante linfanzia e
ladolescenza fosse fortemente sovrappeso. Togli sessanta chili e aggiungi ventanni e un paio di
occhiali e vedrai che diventa difficile capire che si tratta della stessa persona.
Come faceva Ernst a conoscere la famiglia? E tu? domand Patrik.
Irne gli piaceva. Sembra che a una qualche festa avessero combinato qualcosa, e da allora Ernst

non perdeva occasione per passare davanti a casa sua. Ne abbiamo fatti parecchi, di giretti sotto le sue
finestre, negli anni.
Dove abitavano? chiese Paula.
Vicino alla capitaneria di porto.
Davanti a Badholmen? chiese Patrik.
S, proprio l. La casa era stata della madre di Irne. Unautentica megera, a quanto si diceva. Per
molti anni lei e la figlia avevano interrotto i rapporti, ma alla sua morte Irne eredit la propriet e ci
si trasfer da Trollhttan.
Ernst sa perch andarono via di qui? chiese Paula.
No, non ne ha idea. Ma successe tutto molto in fretta, pare.
Allora mi sa che Ragnar non ci ha detto tutto comment Patrik. Cominciava a non poterne pi di
tutte quelle persone che tenevano per s i propri segreti rifiutandosi di dire le cose come stavano. Se
fossero state pi collaborative probabilmente il caso sarebbe stato risolto da un pezzo.
Ottimo lavoro disse con un cenno di apprezzamento ai due colleghi. Far unaltra chiacchierata
con Ragnar Lissander. Avr avuto un motivo per non accennare al fatto che abitavano a Fjllbacka.
Ma avrebbe dovuto capire che lavremmo scoperto, prima o poi.
Questo per non risponde ancora alla domanda sulla donna che cerchiamo. Secondo me devessere
una persona che Christian ha conosciuto quando viveva a Gteborg, cio negli anni trascorsi da
quando andato via di casa a quando tornato a stare a Fjllbacka con Sanna. Martin stava
ragionando ad alta voce.
Chiss perch tornato qui sinser Annika.
Dobbiamo scoprire qualcosaltro sugli anni di Gteborg disse Patrik annuendo. Finora sappiamo
di tre donne nella vita di Christian: Irne, Alice, e la madre biologica.
Non potrebbe essere Irne? Lei avrebbe avuto un motivo per vendicarsi, dopo quello che Christian
aveva fatto ad Alice disse Martin.
Patrik rimase in silenzio per qualche istante, ma poi scosse lentamente la testa.
Ci ho pensato anchio e non si pu ancora escluderlo, ma non credo che sia cos. Ragnar sostiene
che non mai venuta a conoscenza dellepisodio. E anche se sapesse, che motivo avrebbe avuto di
prendersela anche con Magnus e gli altri?
Ripercorse mentalmente lincontro a Trollhttan con quella donna, che definire antipatica era poco.
Sent riecheggiare le sue sprezzanti frasi su Christian e sulla madre di lui. E di colpo cap cosa non
tornava dopo il secondo colloquio con Ragnar! Tir fuori il cellulare e compose velocemente un
numero. Tutti lo guardarono sorpresi, ma lui sollev lindice per segnalare di rimanere in silenzio.
Ciao, sono Patrik Hedstrm. Cercavo Sanna. Certo, capisco. Ma potresti farmi un favore?
importante. Chiedile se il vestito azzurro che ha trovato della sua taglia. S, lo so che una strana
domanda, ma ci sarebbe di grande aiuto saperlo. Grazie.
Aspett e dopo un minuto circa la sorella torn allapparecchio.
S? Okay. Grazie mille. E saluta Sanna. Patrik chiuse la telefonata con unespressione pensosa sul
viso.
Il vestito azzurro della taglia di Sanna.
E allora? chiese Martin, esprimendo apertamente la perplessit di tutti gli altri.
un po strano, considerando che la madre di Christian pesava centocinquanta chili. Devessere
appartenuto a qualcun altro. Dicendo che era di sua madre, lui ha mentito a Sanna.
E se fosse di Alice? domand Paula.
Pu darsi, ma non credo. Nella vita di Christian c stata unaltra donna.

Erica guard lorologio. La giornata di lavoro di Patrik si protraeva pi del previsto. Non laveva
sentito da quando era uscito di casa e non voleva disturbarlo al telefono. La morte di Christian doveva
aver scatenato il caos alla stazione di polizia, quindi sarebbe tornato quando sarebbe tornato.
Sperava che non fosse pi arrabbiato con lei. Non lo era mai stato sul serio, e lultima cosa che
desiderava era deluderlo o rattristarlo.
Si pass una mano sulla pancia. Stava crescendo in maniera incontrollata e a volte lansia le
toglieva il respiro. Allo stesso tempo, non vedeva lora che i piccoli nascessero. Dentro di lei si
contendevano il posto molte emozioni contrastanti: felicit e preoccupazione, panico e aspettativa.
Tutto in un bel miscuglio.
Doveva essere la stessa cosa anche per Anna. Si sentiva un po in colpa per non aver prestato
sufficiente attenzione alla sorella. Era stata troppo concentrata su se stessa. Dopo tutto quello che era
successo con Lucas, lex marito padre dei suoi due figli, questa nuova gravidanza di Anna doveva aver
fatto risalire in superficie un bel po di emozioni. Si vergogn del proprio egoismo. Non aveva fatto
altro che parlare di s e della sua situazione. Lindomani mattina le avrebbe telefonato per proporle
uno spuntino o una passeggiata insieme, cos avrebbero avuto il tempo di parlare.
Maja le si arrampic sulle ginocchia. Aveva laria stanca anche se erano solo le sei e mancavano
due ore al momento di andare a letto.
Pap? disse appoggiando la guancia alla pancia.
Arriver tra poco, penso rispose Erica. Ma io e te abbiamo gi fame, per cui adesso preparo
qualcosa. Che ne dici di una cenetta tra ragazze?
Maja approv.
Maccheroni e salsiccia di Falun, con un sacco di ketchup, okay?
La bambina annu di nuovo. La mamma s che sapeva cosa si doveva servire in una cenetta tra
ragazze.
Come procediamo? chiese Patrik, avvicinando la sedia a quella di Annika.
Fuori era buio pesto e avrebbero dovuto essere tutti a casa da un pezzo, ma nessuno aveva accennato
ad avvicinarsi alluscita, tranne Mellberg che se nera andato fischiettando da un quarto dora
abbondante.
Partiamo dai registri di pubblico dominio, anche se dubito che troveremo altro. Li ho esaminati
prima, quando mi sono occupata del suo passato, e non penso di essermi lasciata sfuggire qualcosa. Il
tono di Annika era di scuse e Patrik le appoggi una mano sulla spalla.
So che sei la precisione personificata, ma a volte, a forza di guardare le stesse cose, non si riesce
pi a vedere i dettagli. Se ci mettiamo tutti e due forse noteremo qualcosa che prima ci scappato.
Penso che Christian abbia vissuto con una donna, a Gteborg, o che abbia almeno avuto una relazione.
Forse possiamo trovare qualcosa che ci aiuti a scoprirlo.
Be, la speranza lultima a morire rispose Annika orientando lo schermo in modo che Patrik
potesse vederlo. Niente matrimoni precedenti, come ti dicevo.
Figli?
Annika digit qualcosa sulla tastiera e poi indic di nuovo lo schermo.
No, risulta padre soltanto di Melker e Nils.
Uffa, che palle. Patrik si pass la mano tra i capelli. Forse mi sono sbagliato. Non so perch mi
sono messo in testa che ci fossimo persi qualcosa per strada. Temo che le risposte non siano qui
dentro.
Si alz e and nel suo ufficio, dove rimase a lungo seduto senza fare niente, lo sguardo perso sulla

parete. Lo squillo del telefono lo risvegli dai suoi pensieri.


Patrik Hedstrm rispose con voce spenta. Ma quando luomo allaltro capo del filo si fu
presentato ed ebbe spiegato il motivo della chiamata, si drizz sulla sedia. Venti minuti dopo entr a
precipizio nellufficio di Annika.
Maria Sjstrm!
Maria Sjstrm?
Christian aveva una compagna, a Gteborg. Si chiamava Maria Sjstrm.
Come fai a...? cominci Annika, ma Patrik ignor la sua domanda.
C anche un figlio, Emil Sjstrm. Anzi, cera.
Cosa vuoi dire?
Sono morti. Entrambi. C unindagine mai archiviata.
Cosa succede? Sentendo Patrik parlare a voce alta nellufficio di Annika, Martin arriv di corsa.
Anche Gsta si precipit, a una velocit per lui decisamente inconsueta. Rimasero tutti e due sulla
porta.
Ho appena parlato con un certo Sture Bogh. un commissario di Gteborg, in pensione. Patrik
fece una pausa ad arte prima di continuare. Ha letto sul giornale di Christian e delle minacce nei suoi
confronti e il nome gli ha fatto ricordare uno dei casi che aveva seguito. Pensava di avere
informazioni utili.
Patrik rifer la telefonata con il vecchio commissario. Sebbene fossero passati tanti anni, Sture Bogh
non aveva dimenticato quelle due tragiche morti, ed era stato in grado di riferire molte informazioni
importanti con estrema precisione.
La reazione non si fece aspettare: erano tutti a bocca aperta.
Possiamo avere accesso al materiale? chiese Martin eccitato.
un po tardi, adesso. Temo sar difficile.
Tentar non nuoce sintromise Annika. Ho qui il numero di Gteborg.
Patrik sospir. Se tra poco non sar a casa, mia moglie creder che sia scappato a Rio de Janeiro
con una bionda da schianto.
Prima chiama Erica, e poi cerchiamo di rintracciare qualcuno a Gteborg.
Patrik capitol. Nessuno sembrava intenzionato a levare le tende e neanche lui voleva mollare prima
di aver tentato tutto il possibile.
Okay, ma mentre telefono dovrete trovarvi qualcosa da fare. Preferisco non avere tutti intorno.
Prese il cellulare, and nel suo ufficio e chiuse la porta. Erica si dimostr comprensiva. Lei e Maja
avevano cenato da sole e di colpo gli venne una tale nostalgia delle sue ragazze che si sent sullorlo
delle lacrime. Non ricordava di essere mai stato cos stanco. Chiuse la chiamata, inspir
profondamente e compose il numero che gli aveva dato Annika.
Non si accorse subito che qualcuno aveva risposto. Pronto? ripet una voce perplessa, e Patrik si
rese conto che avrebbe dovuto dire qualcosa. Si present e spieg cosa cercava. Con sua grande
sorpresa, la richiesta non fu immediatamente respinta. Il collega di Gteborg si mostr gentile e
disponibile e si offr di verificare se fosse ancora possibile rintracciare il materiale.
Misero gi e Patrik incroci le dita. Dopo poco pi di un quarto dora il telefono squill.
Sul serio? Quasi non credeva alle proprie orecchie. Il fascicolo era stato recuperato. Ringrazi
con trasporto e chiese di metterglielo da parte. Si sarebbe organizzato per il giorno dopo. Nella
peggiore delle ipotesi sarebbe andato a prenderlo lui, oppure la stazione si sarebbe accollata il costo di
un corriere.
Dopo avere riattaccato, rimase seduto. Sapeva che gli altri, nei propri uffici, aspettavano di essere

informati su quella vecchia indagine. Prima per voleva raccogliere le idee. Nella testa gli vorticavano
tutti i particolari, come tessere di un puzzle. Sapeva che in qualche modo erano collegati. Il problema
era scoprire come.
Il congedo fu pi malinconico del previsto. Era normale che non fosse facile salutare le ragazze con
il semplice abbraccio di quando partiva per pochi giorni, ma si sorprese a provare una certa riluttanza
anche nel dire addio alla casa e a Louise che, nellingresso, lo scrutava con uno sguardo insondabile.
Lintenzione iniziale era stata di lasciare un biglietto e uscire prima del loro rientro, ma poi aveva
sentito il bisogno di un saluto vero e proprio. Per sicurezza aveva gi caricato nellauto la valigia
grande, in modo che Louise pensasse allennesimo viaggio daffari con bagaglio leggero.
Nonostante le inaspettate difficolt nel congedarsi, sapeva che si sarebbe trovato presto a suo agio
nella nuova vita che gli si prospettava. Tra laltro le ragazze ormai erano grandi. Non avevano bisogno
di lui.
Di che affari si tratta? chiese Louise.
Qualcosa, nel suo tono di voce, lo mise in allarme. Possibile che sapesse? Scacci quellidea. Anche
se avesse sospettato qualcosa, non avrebbe avuto modo di intervenire.
Una riunione con un nuovo fornitore rispose giocherellando con le chiavi della macchina. Era
stato anche generoso: avrebbe preso lutilitaria lasciando a lei la Bmw. E i soldi rimasti sul conto
sarebbero bastati a pagare le spese sue e delle figlie per un anno, compreso il mutuo della casa. Quindi
Louise avrebbe avuto tutto il tempo per sbrogliare la situazione.
Raddrizz la schiena. Non aveva davvero motivo di sentirsi uno stronzo. Che quella decisione
causasse problemi ad altri non lo riguardava. Era la sua vita a essere in pericolo e lui non poteva certo
starsene l con le mani in mano ad aspettare che il passato lo agguantasse.
Torno dopodomani disse in tono leggero, con un cenno a Louise. Era moltissimo tempo che non
labbracciava o la baciava al momento di partire.
Torna quando ti pare rispose lei alzando le spalle.
Di nuovo ebbe limpressione che ci fosse qualcosa di strano, ma sicuramente era autosuggestione. E
di l a due giorni, quando lei avrebbe cominciato ad aspettare il suo rientro, lui sarebbe gi stato al
sicuro.
Ciao disse, girandole le spalle.
Ciao rispose lei.
Salendo in macchina e mettendo in moto guard unultima volta nello specchietto retrovisore. Poi
accese la radio e cominci a canticchiare. Era partito.
Quando Patrik entr, Erica lo guard, sulle spine. Maja dormiva da un po e lei si era messa sul
divano con una tazza di t.
Giornata dura? chiese cauta, avvicinandosi e prendendolo tra le braccia.
Patrik le nascose il viso contro il collo e rimase immobile per qualche secondo.
Ho bisogno di un bicchiere di vino.
Si stacc ed Erica torn sul divano. Dalla cucina arrivarono il tintinnio del bicchiere e il rumore del
tappo che veniva estratto dalla bottiglia. Anche lei avrebbe bevuto volentieri un po di vino rosso, ma
era meglio accontentarsi del t. Quello era uno dei grandi svantaggi della gravidanza e
dellallattamento. Ogni tanto, per, ne assaggiava un sorso da Patrik, e poteva bastare.
Che bello essere a casa disse lui con un sospiro, sedendosi accanto a lei e circondandole le spalle
con un braccio mentre appoggiava i piedi sul tavolino.

Che bello averti a casa rispose Erica stringendosi a lui. Rimasero in silenzio per qualche minuto.
Patrik sorseggiava il suo vino.
Christian ha una sorella.
Erica lo guard. Una sorella? Mai saputo niente del genere. Aveva detto di non avere una
famiglia.
E invece... Probabilmente mi pentir di avertelo raccontato, ma sono distrutto. Ho la testa ingolfata
da tutto quello che ho saputo oggi e ho bisogno di parlarne con qualcuno. Ma deve restare tra noi.
Okay? La guard severo.
Promesso. Adesso parla.
Patrik le rifer tutto. Erano seduti nel buio del salotto, illuminato solo dal riflesso del televisore.
Erica ascolt in silenzio, trattenendo il respiro quando lui le spieg come Alice fosse diventata
cerebrolesa e come Christian avesse convissuto con quel segreto da allora, protetto e sorvegliato da
Ragnar. Quando il racconto su Alice, sulla difficile infanzia di Christian e sulla sua rottura con la
famiglia arriv alla fine, scosse la testa.
Povero Christian.
E non finita qui.
Cosa vuoi dire? chiese Erica, per poi restare senza fiato a causa di un calcio pi forte del solito.
Quella sera i gemelli erano particolarmente vivaci.
Mentre studiava a Gteborg conobbe una donna, Maria, che aveva un figlioletto, nato da
pochissimo. Lei non era pi in contatto con il padre del bambino. Andarono a vivere insieme dopo
poco tempo, in un appartamento nel sobborgo di Partille. Il piccolo Emil divent presto come un figlio
per Christian. Sembra che fossero molto felici.
E cosa successe? In realt Erica non era certa di volerlo sapere. Sarebbe stato pi facile portarsi le
mani sulle orecchie e non lasciarsi toccare da quello che Patrik stava per dirle.
Un mercoled daprile Christian torn a casa dalluniversit. La voce di Patrik era atona ed Erica
gli prese la mano. La porta non era chiusa a chiave e accorgendosene si preoccup. Chiam Maria ed
Emil ma non ottenne risposta e si mise a cercarli nellappartamento. Era tutto come al solito. Le
giacche erano appese nellingresso e non sembrava che fossero usciti. Il passeggino di Emil era ancora
sul pianerottolo.
Non so se voglio sentire altro sussurr Erica, ma Patrik, lo sguardo fisso davanti a s, non parve
sentirla.
Alla fine li trov, in bagno. Erano stati annegati.
Dio santo. Erica si port una mano alla bocca.
Il bambino era steso supino nella vasca mentre la madre aveva la testa sottacqua e il resto del
corpo fuori. Dallautopsia risultarono dei lividi sul collo. Qualcuno le aveva tenuto gi la testa con la
forza.
Chi...?
Non lo so. La polizia non mai riuscita a trovare il colpevole. Stranamente, nessuno sospett di
Christian, sebbene fosse la persona pi vicina. Per questo non saltato fuori niente quando abbiamo
cercato il suo nome nei nostri registri.
Com possibile?
Non lo so esattamente. Tutti affermarono che erano una coppia affiatatissima. La mamma di Maria
prese le parti di Christian e inoltre una vicina aveva visto uscire dallappartamento una donna proprio
intorno allora che secondo il medico legale corrispondeva al momento del decesso.
Una donna? disse Erica. La stessa che...?

Non so cosa pensare. Questa cosa mi sta facendo impazzire. In qualche modo tutti questi
avvenimenti devono essere collegati tra loro. Qualcuno odiava Christian con un tale trasporto che
neanche il tempo bastato ad attenuare quel sentimento.
E non avete idea di chi possa essere? Erica sent che dentro di lei cominciava a prendere forma
unidea, ma era ancora unentit sfuggente, unimmagine sfocata. Di una cosa era sicura, per: Patrik
aveva ragione. In qualche modo era tutto collegato.
Ti spiace se vado a letto? chiese lui mettendole una mano sul ginocchio.
No, tranquillo, amore rispose con voce assente. Io resto ancora un po alzata e poi arrivo.
Okay. Patrik le diede un bacio e poco dopo si sentirono i suoi passi sulla scala.
Erica rimase seduta al buio. Alla televisione trasmettevano il telegiornale ma lei escluse laudio e
ascolt i propri pensieri. Alice. Maria ed Emil. Cera qualcosa che avrebbe dovuto vedere, qualcosa
che avrebbe dovuto capire. Spost lo sguardo sul libro appoggiato sul tavolino. Esitante, lo prese, se lo
mise sulle ginocchia e guard la copertina e il titolo. La sirena. Pens alle tenebre e al senso di colpa.
Al messaggio che Christian aveva voluto trasmettere. Sapeva che era l dentro, nelle parole e nelle
frasi che si era lasciato dietro. E lei avrebbe scoperto qual era.

Gli incubi avevano cominciato a presentarsi ogni notte. Era come se avessero aspettato che la sua
coscienza si risvegliasse. In realt era strano che fosse successo cos allimprovviso. Dopotutto
laveva sempre saputo, aveva visto tante volte limmagine della sdraietta che veniva spostata e di
Alice che sprofondava nellacqua. Il corpicino che si agitava in cerca daria e poi restava immobile.
Gli occhi che, azzurri, lo fissavano senza vederlo da sotto il pelo dellacqua. Laveva sempre saputo,
ma non aveva capito.
Era stato un episodio minimo, un dettaglio, a fargli intuire la verit. Era successo un giorno di
quellultima estate. Gi allora si era reso conto di non poter restare. Non cera mai stato un posto per
lui, ma la presa di coscienza era avvenuta gradualmente. Doveva lasciare la famiglia.
Le voci dicevano la stessa cosa. Erano arrivate di punto in bianco, n sgradevoli n spaventose,
simili ad amiche, piuttosto, a confidenti che gli sussurravano allorecchio.
Gli unici dubbi gli venivano quando pensava ad Alice. Ma non duravano mai a lungo. Le voci ne
uscivano rafforzate. Decise di restare fino alla fine dellestate. Poi sarebbe partito senza voltarsi
indietro. Si sarebbe lasciato alle spalle tutto quello che aveva a che fare con i genitori affidatari.
Quel giorno Alice voleva il gelato. Voleva sempre il gelato e quando non aveva di meglio da fare lui
la accompagnava al chiosco in piazza. Lei sceglieva sempre la stessa cosa: cialda con tre palline
gusto fragola. A volte, per prenderla in giro, faceva finta di capire male e chiedeva tre palline al
cioccolato, ma lei scuoteva forte la testa, gli strattonava il braccio e diceva, in quel suo modo strano:
Fragola!
Con il gelato in mano, Alice toccava il cielo con un dito. Il viso radioso di felicit, lo gustava con
aria sognante, leccandolo con attenzione tuttintorno perch non colasse. Fu cos anche quella volta.
Prese la cialda e si avvi lentamente mentre lui aspettava il proprio cono per pagarli entrambi.
Quando si volt per seguirla si blocc a met di un passo. Erik, Kenneth e Magnus. Erano seduti e lo
stavano guardando. Erik aveva un ghigno stampato sulla faccia.
Sent che il gelato cominciava a colare sul cono e sulla mano. Ma doveva passare davanti a loro.
Cerc di tenere gli occhi fissi sul mare, di ignorare il loro sguardo e il cuore che batteva a un ritmo
sempre pi forsennato. Fece un passo, e un altro. Poi cadde in avanti. Erik gli aveva fatto lo
sgambetto. Allultimo momento riusc ad attutire la caduta con le mani, sentendo una fitta ai polsi. Il
gelato vol lontano sullasfalto, coprendosi di polvere e sassolini.
Oh oh fece Erik.
Kenneth sbott in una risatina nervosa, mentre Magnus guard Erik con aria di disapprovazione.
Questa potevi risparmiartela.
Erik non gli diede ascolto. Gli brillavano gli occhi. Tanto non si pu dire che tu abbia bisogno di
un altro gelato.
Si alz faticosamente. Gli facevano male le braccia e alcuni sassolini gli si erano conficcati nei
palmi delle mani. Si spazzol via la polvere e si avvi zoppicando. Cammin pi veloce che poteva,
con la risata di Erik che gli echeggiava nelle orecchie.

Alice lo aspettava poco pi in l. Lui non ci fece caso e prosegu. Con la coda dellocchio la vide
affrettare il passo per stargli dietro, ma solo davanti a casa si ferm a riprendere fiato. Alle sue
spalle si blocc anche Alice. Per un po rimase in silenzio, ascoltando il respiro affannoso di lui. Poi
gli tese il gelato.
Tieni, Christian. Prendi il mio. alla fragola.
Guard la mano tesa e il gelato. Alla fragola, la sua passione. Fu in quel momento che si rese conto
dellenormit di quello che le aveva fatto. Le voci cominciarono a urlare, minacciando di fargli
esplodere la testa. Cadde in ginocchio, le mani sulle orecchie. Dovevano smetterla, doveva farle
smettere. Poi si sent circondare dalle braccia di Alice e scese il silenzio.

Aveva dormito tutta la notte come se gli avessero dato una botta in testa, eppure non si sentiva
riposato.
Amore? Nessuna risposta. Guard lorologio e imprec tra s e s. Le otto e mezza. Doveva
muoversi. Cera una marea di lavoro da sbrigare.
Erica? Scese al piano di sotto, senza trovare traccia n della moglie n della figlia. In cucina cera
il caff pronto e sul tavolo vide un biglietto.
Buongiorno amore, ho portato Maja allasilo. Ho pensato a quello che mi hai detto ieri sera e devo
fare una piccola verifica. Mi faccio viva appena so qualcosa di pi. Potresti controllare due cose per
me? 1. Christian aveva dato un soprannome ad Alice? 2. Di quale malattia psichica soffriva la madre
biologica? Baci. P.S. Non arrabbiarti.
E adesso cosa le era saltato in mente? Avrebbe dovuto capire che non sarebbe riuscita a trattenersi.
Prese di scatto il telefono e compose il numero del cellulare di Erica. Dopo alcuni squilli scatt la
segreteria. Patrik si calm e si rese conto che per il momento non poteva fare niente. Doveva andare al
lavoro al pi presto e non aveva idea di dove si fosse cacciata.
Inoltre le domande sul biglietto avevano risvegliato la sua curiosit. Aveva scoperto qualcosa? Erica
era dotata di grande intuito, ed era successo spesso che notasse un dettaglio che a lui era sfuggito.
Avrebbe solo desiderato che non partisse da sola, lancia in resta, a quel modo.
Bevve un caff in piedi e dopo qualche esitazione riemp anche la tazza termica da tenere in auto
che gli aveva regalato Erica per Natale. Aveva bisogno di caffeina, e infatti la prima cosa che fece
arrivando alla stazione fu andare nella saletta del personale e berne una terza razione.
Cosabbiamo allordine del giorno, oggi? chiese Martin quando per poco non si scontrarono in
corridoio.
Dobbiamo esaminare tutto il materiale sullomicidio della compagna di Christian e di suo figlio.
Chiamo subito Gteborg e vedo se riusciamo a farcelo portare, in qualche modo. Magari da un
corriere. Poi tenteremo di nascondere la spesa nella contabilit in modo che Mellberg non se ne
accorga. Bisogna anche parlare con Ruud per sentire se arrivata la risposta dal laboratorio centrale
sullo straccio e sul flacone trovati nella cantina di Christian. ancora presto, ma meglio stargli un
po addosso. Che ne dici, puoi cominciare da l?
Certo, ci penso io. Altro?
Al momento no rispose Patrik. Devo verificare una cosa con Ragnar Lissander, ma vi dir dopo,
appena sapr qualcosa di pi.
Okay.
Patrik and nel suo ufficio. Era assurdo che si sentisse cos stanco. Neanche la caffeina gli faceva
pi effetto. Inspir profondamente per chiamare a raccolta le forze e poi telefon al padre affidatario
di Christian.
Non posso parlare liberamente adesso sussurr lui, facendogli capire che Irne era nelle
vicinanze.

Ho solo due domande insistette, accorgendosi di aver abbassato la voce anche se non aveva senso
farlo. Prese rapidamente in considerazione la possibilit di chiedere al vecchio anche il motivo per cui
non aveva detto niente del periodo trascorso a Fjllbacka, ma poi decise di rimandare a unoccasione
in cui potessero parlare indisturbati. Inoltre sentiva che quello che voleva sapere Erica era pi urgente.
Okay disse Ragnar, ma facciamo in fretta.
Patrik gli rivolse le due domande. Le risposte lo lasciarono interdetto. Cosa significavano?
Ringrazi, chiuse la chiamata e prov di nuovo a telefonare a sua moglie. Ancora la segreteria.
Lasci un messaggio e poi si appoggi allo schienale. Come si inseriva tutto questo nel quadro
dinsieme? E dove si trovava Erica?
Erica! Thorvald Hamre si chin e la strinse tra le braccia. Sebbene fosse alta un metro e settanta e
portasse in giro un bel pancione, rispetto a lui si sent una nana.
Ciao, Thorvald! Grazie di avermi ricevuta con cos scarso preavviso disse lei rispondendo
allabbraccio.
Sei sempre la benvenuta, lo sai. Laccento norvegese si percepiva appena. Abitava in Svezia da
quasi trentanni e con il tempo era diventato pi indigeno degli indigeni, come testimoniava la
gigantesca bandiera dellIfk Gteborg appesa alla parete.
Come posso aiutarti, questa volta? Cosa stai scrivendo di bello? Si tir i folti baffi grigi, con gli
occhi che brillavano.
Si erano conosciuti quando Erica cercava qualcuno che potesse aiutarla con i risvolti psicologici
delle ricerche che svolgeva mentre scriveva i suoi libri. Thorvald gestiva un ambulatorio privato
molto frequentato, ma dedicava tutto il tempo libero a studiare i lati pi oscuri degli esseri umani.
Aveva persino seguito un corso dellFbi. Erica si era astenuta dal chiedergli a che astuzie fosse ricorso
per farsi ammettere. Quello che contava, per lei, era che Thorvald fosse un bravissimo psichiatra,
oltretutto disponibile a condividere la propria competenza con altri.
Avrei bisogno delle tue risposte ad alcune domande, ma in questo momento non posso rivelarti
perch. Spero che tu voglia aiutarmi lo stesso.
Certo. Sempre a tua disposizione.
Erica gli rivolse unocchiata riconoscente e pens a come cominciare. Non era ancora riuscita a
mettere insieme tutti i particolari. Il disegno continuava a mutare come i colori e le forme in un
caleidoscopio. Ma una struttura doveva esserci e forse Thorvald sarebbe riuscito a distinguerla. Aveva
ascoltato il messaggio di Patrik subito prima di arrivare a Gteborg. Aveva sentito gli squilli ma non
aveva risposto per non dover affrontare le sue domande. Le informazioni che le aveva lasciato nel
messaggio non lavevano sorpresa: erano solo la conferma di quello che gi sospettava.
Dopo aver raccolto le idee per qualche attimo, cominci a raccontare. Rifer tutto quello che sapeva.
Thorvald la segu attentamente, con i gomiti appoggiati alla scrivania e i polpastrelli uniti. Di tanto in
tanto, mentre parlava, Erica avvertiva un nodo allo stomaco al pensiero delle atrocit che stava
raccontando.
Quando ebbe finito aveva quasi il fiatone, come se avesse fatto una corsa. Uno dei gemelli le diede
un calcetto allaltezza del diaframma, quasi a ricordarle che nella vita cera qualcosa di buono e degno
damore. Thorvald rimase in silenzio.
Tu cosa pensi? chiese alla fine.
Dopo qualche esitazione, Erica espose la teoria che aveva preso forma in lei quella notte mentre,
con lo sguardo puntato al soffitto, vegliava accanto a Patrik profondamente addormentato. Durante il
tragitto lungo la E6 verso Gteborg laveva ulteriormente limata, convincendosi che doveva

assolutamente parlarne con Thorvald. Lui sarebbe stato in grado di stabilire se era assurda come
sembrava, se insomma si fosse lasciata prendere la mano dalla fantasia.
Lui non la pensava cos. La guard negli occhi e le disse: possibile. Assolutamente possibile.
Le sue parole le fecero tirare il fiato in un misto di terrore e sollievo. Adesso aveva la certezza di
averci visto giusto. Ma le conseguenze erano quasi impossibili da valutare.
Parlarono per circa unora. Erica gli fece tutte le domande che le si affacciarono alla mente. Se
voleva seguire quella strada, doveva avere tutte le informazioni del caso, altrimenti avrebbe rischiato
grosso. E alcune tessere mancavano ancora. Ne aveva abbastanza per intuire il disegno del puzzle, ma
in diversi punti cerano dei grossi buchi. Per poter riferire ad altri la sua teoria era necessario
riempirli.
Quando si ritrov in macchina, appoggi la testa al volante, sentendo il fresco sulla fronte. Non era
ansiosa di passare alla visita successiva, di fare domande e ascoltare risposte. E neanche era del tutto
sicura di voler trovare quella tessera. Ma non aveva scelta.
Avvi lauto e part in direzione di Uddevalla. Uno sguardo al cellulare le bast per vedere che
aveva perso due chiamate di Patrik. Avrebbe dovuto aspettare.
Chiam appena la banca apr. Erik laveva sottovalutata. Lei ci sapeva fare con le persone, ed era
brava a scoprire ci che le interessava. Inoltre disponeva di tutte le informazioni che le servivano per
porre le domande giuste: numeri dei conti e numero di immatricolazione della societ. Aveva anche la
voce adatta, perentoria e decisa. Il funzionario non mise in dubbio il suo diritto di controllare lo stato
delle cose.
Dopo aver riattaccato rimase seduta in cucina. Non cera pi niente. Be, non proprio. Era stato
tanto generoso da lasciare qualcosa, perch se la cavassero per un po di tempo. Per il resto, aveva
ripulito i conti, sia personali che societari.
La furia le mont dentro con una violenza inaudita. Non gli avrebbe permesso di farla franca. Era un
idiota e pensava che anche lei lo fosse. Aveva prenotato il biglietto con il suo nome vero e non ci
vollero molte telefonate per scoprire con che volo e per quale destinazione pensava di partire.
Louise si alz e prese un bicchiere da un pensile, lo mise sotto il rubinetto della confezione e
osserv il meraviglioso liquido rosso che inizi a scorrere. Ne aveva pi bisogno che mai. Si port il
bicchiere alle labbra ma si ferm percependo lodore nelle narici. Non era il momento giusto. Quella
riflessione la sorprese, perch da anni era sempre stato il momento giusto per un bicchiere di vino.
Adesso non pi. Doveva essere lucida e forte. E determinata.
Aveva tutte le informazioni necessarie, poteva indicare quello che voleva con la bacchetta magica e
fare poff come la fattucchiera Amelia. Le scapp una risatina che ben presto si trasform in una
fragorosa risata. Continu a ridere mentre appoggiava il bicchiere sul piano di lavoro e guardava la
propria immagine riflessa nellanta lucida del frigorifero. Aveva ripreso il controllo della propria vita,
e presto avrebbe fatto poff.
Era tutto organizzato. Il corriere con il materiale proveniente da Gteborg stava arrivando. Patrik
avrebbe dovuto fare i salti di gioia, eppure non riusciva a essere veramente contento. Non aveva
ancora rintracciato Erica e il pensiero che scorrazzasse in giro a gravidanza cos avanzata per fare
chiss cosa non gli dava pace. Sapeva che se cera una persona in grado di badare a se stessa era
proprio lei, ed era uno dei tanti motivi per cui lamava. Ma non poteva fare a meno di preoccuparsi.
Il corriere sar qui tra mezzora! gli grid Annika, che aveva richiesto la spedizione.
Perfetto! le rispose. Poi si alz e si mise la giacca. Passandole davanti mormor qualcosa di

inintelligibile e poi fece una corsa da Hedemyrs, cercando di proteggersi dal vento. Era irritato con se
stesso. Avrebbe dovuto pensarci prima, ma nel suo mondo incasellato non cera posto per quelle cose.
A essere sincero non era mai stato sfiorato da quellidea, almeno finch non aveva scoperto quale
soprannome aveva dato Christian alla sorella. Sirena.
Il reparto era al pianterreno del grande magazzino. Lo trov subito. I titoli degli scrittori del posto
erano in evidenza, e quando vide un grande espositore con i libri di Erica, corredato da una sagoma di
cartone con la sua immagine a figura intera, sorrise.
Che cosa terribile che abbia fatto quella fine disse la commessa mentre incassava i soldi. Patrik si
limit ad annuire. Non era dellumore giusto per chiacchierare. Tornando verso la stazione sinfil il
libro sotto la giacca. Quando lo vide passare, Annika lo guard ma non disse niente.
Lui and nel suo ufficio, chiuse la porta, si sedette alla scrivania e cerc di mettersi comodo. Poi
apr il libro. In realt aveva un sacco di incombenze da sbrigare, sia operative che amministrative, ma
qualcosa gli diceva che era importante. Cos, per la prima volta nella sua carriera, Patrik Hedstrm si
mise a leggere un romanzo durante lorario di lavoro.
Non sapeva esattamente quando sarebbe stato dimesso, ma non aveva importanza. Poteva restare l
o tornare a casa. Lei lavrebbe trovato in ogni caso.
Forse sarebbe stato meglio a casa, dove si avvertiva ancora la presenza di Lisbet. Tra laltro cerano
alcune cose che preferiva sistemare, prima. Il funerale, per esempio. Avrebbe invitato solo una cerchia
ristretta di persone. Abiti chiari, niente musiche lugubri, e poi lei voleva il foulard giallo. Laveva
detto chiaramente.
Un colpetto delicato alla porta lo risvegli dai suoi pensieri. Gir la testa. Erica Falck. Chiss cosa
vuole, si chiese senza un vero interesse.
Posso entrare? I suoi occhi corsero, come quelli di tutti, alle bende. Lui fece un gesto che si
poteva interpretare come si voleva: avanti, oppure: vattene. Non sapeva neanche lui che significato
dargli.
In ogni caso lei entr, prese una sedia e gli si sistem accanto, allaltezza della testa. Lo guard con
dolcezza.
Tu sai chi era Christian, vero? Non Christian Thydell. Christian Lissander.
In un primo momento pens di mentirle come aveva fatto con i poliziotti che erano stati l, ma lei
aveva usato un tono diverso e anche lespressione non era la stessa. Sapeva, aveva gi le risposte, o
almeno una parte.
S, lo so ammise Kenneth. So chi era.
Raccontami di lui disse Erica. Era come se con le sue domande lo stesse incatenando al letto.
Non c molto da raccontare. Era la vittima designata della scuola. E noi... noi eravamo i peggiori.
A partire da Erik.
Bullismo?
Non credo che lavrebbero chiamato cos, a quellepoca. Ma gli rendevamo la vita un inferno
appena capitava loccasione.
Perch? chiese Erica, e la parola rimase sospesa nellaria.
Perch? Mah, chi lo sa? Era diverso, veniva da fuori. Era grasso. Gli esseri umani hanno sempre
bisogno di qualcuno da prendere a calci, da considerare inferiore.
Capisco il ruolo di Erik. Ma tu? E Magnus?
Non era stata formulata come un rimprovero, ma quella domanda bruciava lo stesso. Se lera posta
tante volte anche lui. A Erik mancava qualcosa. Difficile dire cosa, forse un minimo di empatia. Non

era una scusa, ma una spiegazione. Lui e Magnus, invece, erano diversi. Questo rendeva pi o meno
gravi le loro colpe? Non sapeva rispondere.
Eravamo giovani e stupidi disse, accorgendosi da solo che la scusa non reggeva. Aveva
continuato a seguire Erik anche dopo, lasciandosi guidare da lui e persino ammirandolo. Era normale
stupidit umana. Paura e vigliaccheria.
Non lavevate riconosciuto da adulto? domand lei.
No, mai. Sei padrona di non crederci, ma non ci sono mai arrivato, e neanche gli altri. Christian era
unaltra persona. Non si trattava solo dellaspetto fisico, era... Un altro. Neanche adesso che so...
Scosse la testa.
E Alice? Dimmi di lei.
Kenneth fece una smorfia. Non voleva. Parlare di Alice sarebbe stato come mettere volontariamente
una mano nel fuoco. Negli anni laveva respinta talmente in fondo alla coscienza che era come se non
fosse mai esistita. Ma le cose dovevano cambiare. Avrebbe accettato di bruciarsi. Doveva riuscirci.
Era bella da togliere il fiato. Ma appena si muoveva o parlava si capiva che qualcosa non andava.
Stava sempre attaccata a Christian. Non siamo mai riusciti a capire veramente se lui le volesse bene o
no. A volte sembrava scocciato, ma altre volte pareva quasi contento di vederla.
Voi parlavate con lei?
No, a parte le frasi di scherno che le gridavamo dietro. Si vergognava. Ora ricordava tutto
chiaramente. Quello che dicevano, che facevano. Avrebbe potuto essere il giorno prima, anzi, lo era.
No, era passato tanto tempo. Sembrava che i ricordi che aveva rimosso impazzassero nella sua mente
travolgendo tutto quello che trovavano sul loro cammino.
Quando Alice aveva tredici anni la famiglia lasci Fjllbacka e Christian se ne and per conto suo.
Accadde qualcosa, e io credo che tu sappia cosa. La voce di Erica era pacata, senza traccia di
condanna. Gli fece venire voglia di raccontare. Tanto, di l a poco lei sarebbe arrivata. E presto lui si
sarebbe ricongiunto con Lisbet.
Successe in luglio disse, chiudendo gli occhi.

Christian avvertiva linquietudine in tutto il corpo. Aumentava senza sosta, impedendogli di


dormire la notte e facendogli balenare nella mente limmagine di quegli occhi sotto il pelo dellacqua.
Doveva andarsene, lo sapeva. Per trovare un posto per s doveva allontanarsi, sia dai genitori
affidatari che da Alice. Stranamente, era proprio quella la cosa pi difficile. Lasciare Alice.
Ehi! Tu!
Si gir, sorpreso. Come al solito era andato fino a Badholmen. Gli piaceva stare l seduto e perdersi
con lo sguardo fisso sul mare e su Fjllbacka.
Da questa parte!
Christian non sapeva cosa pensare. Vicino alle cabine degli uomini erano seduti Erik, Magnus e
Kenneth. Ed Erik lo stava chiamando. Li guard sospettoso. Qualsiasi cosa volessero, non poteva
essere niente di buono. Ma era una tentazione troppo forte, e con finta indifferenza Christian infil le
mani in tasca e si avvicin senza fretta.
Vuoi una sigaretta? chiese Erik tendendogliene una. Christian scosse la testa. Stava ancora
aspettando che si verificasse la catastrofe, che i tre lo attaccassero tutti insieme. Qualsiasi cosa pur
di non dover affrontare quella... benevolenza.
Siediti disse Erik battendo una mano per terra di fianco a s.
Come in un sogno, si sedette. Sembrava tutto irreale. Aveva immaginato quella scena tante volte e
ora stava succedendo. Era l seduto come uno di loro.
Cosa fai stasera? domand Erik, scambiando unocchiata con Kenneth e Magnus.
Niente di speciale. Perch?
Pensavamo di organizzare una festicciola, qui. Una cosa per pochi intimi, per cos dire. Erik rise.
Ah fece Christian. Si sistem meglio per stare pi comodo.
Vuoi venire?
Chi, io? Non era certo di aver sentito bene.
S, tu. Per ci vuole il biglietto dingresso continu Erik, rivolgendo unaltra occhiata ai due
amici.
Dunque cera un inghippo. A quale umiliazione intendevano sottoporlo?
Che biglietto? chiese, pur sapendo che non avrebbe dovuto fare quella domanda.
Bisbigliarono per un po tra loro. Alla fine Erik lo guard di nuovo e disse in tono di sfida: Una
bottiglia di whisky.
Ah, solo quello. Si sent pervadere dal sollievo. A casa non avrebbe avuto difficolt a fregarne una.
Certo, nessun problema. A che ora?
Erik aspir un paio di boccate. Con la sigaretta in mano aveva laria adulta, da uomo vissuto.
Dobbiamo essere sicuri che non ci disturbi nessuno. Dopo mezzanotte, quindi. Facciamo alla
mezza?
Christian si accorse di aver annuito con troppo trasporto. Okay, mezzanotte e mezza. Ci sar.
Bene concluse laconico Erik.

Christian si affrett verso casa, a passo quasi leggero. Forse finalmente la fortuna sarebbe girata e
lui avrebbe avuto qualcuno con cui stare.
Il resto della giornata si trascin. Quando venne lora di andare a letto, non ebbe il coraggio di
chiudere gli occhi per paura di addormentarsi. Sveglissimo, rimase a fissare le lancette che piano
piano si spostavano. A mezzanotte e un quarto si alz e si vest senza fare rumore. Scese in soggiorno
e si avvicin al mobile bar. Vide che cerano diverse bottiglie di whisky e prese quella pi piena.
Spostandola provoc un leggero tintinnio e si blocc, ma sembrava che non si fosse svegliato nessuno.
Arrivando a Badholmen li sent in lontananza. Sembrava che fossero l gi da un po, come se la
festa fosse cominciata senza di lui. Per un istante fu tentato di tornare indietro, rientrare in casa,
rimettere al suo posto la bottiglia e infilarsi nel letto. Poi per sent la risata di Erik e prov il
desiderio di ridere con lui e di essere uno di quelli con cui scambiava le sue solite occhiate. Cos
riprese a camminare, la bottiglia di whisky stretta sotto il braccio.
Ehi, ciao lo salut Erik, biascicando le parole e indicandolo. Ecco qui il re della festa. Si mise
a ridacchiare e gli altri due si unirono a lui. Magnus sembrava aver bevuto pi di tutti: ondeggiava,
anche se era seduto, e faticava a mettere a fuoco lo sguardo.
Ce lhai il biglietto dingresso? gli chiese Erik facendogli cenno di avvicinarsi.
Christian gli tese la bottiglia, sulle sue. Sarebbe arrivata adesso lumiliazione? Lavrebbero
cacciato via dopo aver avuto quello che volevano?
Non successe nulla, se non che Erik svit il tappo, bevve un lungo sorso di whisky e gli pass la
bottiglia. Christian la fiss. Voleva bere, ma non sapeva se ne aveva il coraggio. Erik lo incalz e lui
si rese conto che, se voleva essere uno di loro, doveva ubbidirgli. Si sedette con la bottiglia in mano e
se la port alla bocca. Quando il sorso di whisky gli scivol in gola per poco non gli and di traverso.
Ehi, stai bene? Erik gli batt una mano sulla schiena, ridendo.
S rispose, e per dimostrarlo ne bevve un altro goccio.
La bottiglia fece un paio di giri e Christian si sent pervadere il corpo da un piacevole calore.
Linquietudine si plac. Il whisky spazz via tutto ci che gli aveva impedito di dormire negli ultimi
tempi. Gli occhi sotto il pelo dellacqua. Lodore di carne in decomposizione. Ne bevve ancora un
altro goccio.
Magnus si era steso sulla schiena e fissava il cielo stellato. Kenneth non parlava molto. Si limitava
a pendere dalle labbra di Erik dichiarandosi daccordo su tutto. Ma a Christian piaceva stare l. Era
qualcuno, una parte di un gruppo.
Christian? Una voce dal varco tra le palizzate di legno. Si gir di scatto. Cosa ci faceva l?
Perch doveva sempre rovinare tutto? Lantico rancore si risvegli di colpo.
Sparisci le disse, vedendo che il viso le si contraeva.
Christian? ripet lei con il pianto nella voce.
Si alz per mandarla via, ma Erik gli appoggi una mano sul braccio.
Lasciala stare con noi disse. Christian lo guard sorpreso ma torn a sedersi, ubbidendo.
Vieni! Erik fece cenno ad Alice di avvicinarsi.
Lei guard Christian con espressione interrogativa, ma lui si limit ad alzare le spalle.
Siediti disse Erik. Stiamo facendo una festa.
Una festa! esclam Alice, illuminandosi.
Meno male che sei arrivata. Ci mancava proprio una ragazza carina. Le cinse le spalle con un
braccio e le accarezz una ciocca di capelli neri. Alice rise. Le piaceva sentirsi dire che era carina.
Tieni. Se si vuole partecipare alla festa bisogna bere. Tolse la bottiglia a Kenneth, che se la stava
portando alla bocca, e la pass ad Alice, che di nuovo lanci unocchiata a Christian. Ma a lui non

fregava niente di quello che faceva. Se voleva seguirlo, doveva stare al gioco.
Alice si mise a tossire ed Erik le accarezz la schiena. Su, su, brava bambina. Non succede niente,
vedrai che ti abitui. Bisogna solo riprovare.
Esitante, lei si port di nuovo la bottiglia alla bocca e bevve un secondo sorso. Questa volta and
meglio.
Brava. Sono queste le ragazze che piacciono a me, quelle carine che sanno bere il whisky disse
Erik con un sorriso che fece annodare lo stomaco a Christian. Gli venne voglia di prendere Alice per
mano e andarsene di l. Ma Kenneth gli si sedette accanto, gli cinse le spalle con un braccio e
biascic: Cazzo, Christian, pensa che siamo qui con te e tua sorella. Non te lo saresti mai
immaginato, eh? Ma abbiamo pensato che sotto questa montagna di grasso doveva esserci un tipo in
gamba. Gli ficc un dito nella pancia e Christian si chiese se quelle parole fossero da prendere come
un complimento o no.
davvero carina, tua sorella disse Erik avvicinandosi ancora di pi a lei. Laiut con la bottiglia
e le fece bere qualche altro sorso di whisky. Le brillavano gli occhi e la bocca sorrideva.
Di colpo Christian sent che tutto gli girava intorno, lintera Badholmen, come un mappamondo. Si
mise a ridacchiare e si stese sulla schiena di fianco a Magnus, guardando le stelle che sembravano
vorticare nel cielo.
Un mugolio di Alice lo indusse ad alzarsi a sedere. Faceva fatica a mettere a fuoco, ma poi li vide.
Erik e Alice. E gli sembrava che lui le avesse infilato la mano sotto la maglietta. Ma non ne era
sicuro. Tutto gli girava intorno. Si stese di nuovo.
Shh... La voce di Erik, e di nuovo quel mugolio di Alice. Christian si gir sul fianco appoggiando
la testa sul braccio. Osserv Erik e sua sorella. Era senza maglietta, adesso. Aveva un seno piccolo e
perfetto. Fu la prima cosa che pens. Che il suo seno era perfetto. Non lo aveva mai visto prima.
Non succede niente. Voglio solo sentire un pochino... Erik le massaggiava il seno con una mano,
il respiro affannoso. Kenneth lo fissava.
Vieni a sentire. Erik lo chiam con un cenno.
Christian si accorse che lei aveva paura, che cercava di proteggersi con le braccia, ma aveva la
testa cos pesante da non riuscire a sollevarla.
Kenneth si sedette di fianco ad Alice. Dopo aver aspettato il segnale da Erik, cominci a toccarle il
seno sinistro, prima con delicatezza, poi sempre pi intensamente, e Christian vide che sotto gli shorts
prendeva forma una protuberanza.
Chiss se anche il resto cos carino mormor Erik. Cosa dici, Alice? Hai una passera bella
come le tette?
Gli occhi di lei erano sbarrati, spaventati. Non sapeva opporre resistenza. Lasci che lui le sfilasse
le mutandine, senza toglierle la gonna ma sollevandola per far vedere a Kenneth cosa cera sotto.
Tu che dici? Secondo me non ci ha mai fatto una visitina nessuno. Le apr le ginocchia e Alice lo
lasci fare, rigida, incapace di protestare.
Cazzo, guarda che meraviglia. Magnus, svegliati! Ti stai perdendo qualcosa!
Dalla bocca dellamico uscirono solo un gemito e un borbottio indistinto da ubriaco.
Christian sent aumentare il groppo allo stomaco. Era tutto sbagliato. Vide che Alice lo fissava in
una muta richiesta daiuto, ma lo faceva con gli stessi occhi che lavevano guardato da sotto la
superficie dellacqua e lui non poteva muoversi, non poteva aiutarla. Poteva solo stare sdraiato sul
fianco a osservare il mondo che girava.
Tocca a me per primo disse Erik sbottonandosi gli shorts. Se comincia a fare la difficile, tienila
ferma.

Kenneth annu. Era pallido, ma non riusciva a staccare gli occhi dal seno di Alice che riluceva
bianco sotto la luna. Erik la spinse gi, costringendola a stare ferma, lo sguardo rivolto verso il cielo.
Per un attimo Christian si sent sollevato di non avere pi quegli occhi addosso, di sapere che
fissavano le stelle e non lui. Poi il groppo aument ancora, e con uno sforzo lui si alz a sedere. Le
voci gli gridavano nella testa e lui sapeva che doveva fare qualcosa, ma non cosa. Alice non stava
protestando. Se ne stava l distesa e lasciava che Erik le aprisse le gambe, si stendesse su di lei e
cominciasse a spingere.
Soffoc un singhiozzo. Perch doveva sempre rovinare tutto? Prendere quello che era suo, stargli
appiccicata, amarlo. Lui non le aveva chiesto di amarlo. La odiava. E ora lei neanche si divincolava.
Erik si irrigid ed emise un gemito. Poi si tir su e si abbotton gli shorts. Si accese una sigaretta
riparandola dal vento con la mano a coppa e guard Kenneth.
Tocca a te.
A... a me? balbett Kenneth.
S, adesso tocca a te ripet Erik in un tono che non ammetteva repliche.
Kenneth esit. Poi guard di nuovo il seno sodo con i capezzoli rosa scuro inturgiditi dal vento
estivo. Cominci a slacciarsi gli shorts, prima lentamente e poi sempre pi di fretta. Alla fine si gett
su Alice e cominci a spingere come un forsennato. Non ci volle molto prima che anche lui emettesse
un gemito, il corpo scosso dagli spasmi.
Niente male comment Erik aspirando unaltra boccata. Adesso tocca a Magnus. Lo indic con
la sigaretta, ma lui dormiva, con un rivolo di saliva che gli colava dallangolo della bocca.
Magnus? Non ce la far mai, troppo ubriaco. Kenneth rise. Non guardava pi Alice, adesso.
Ci toccher dargli una mano rispose Erik, prendendolo per le braccia. Dai, muoviti disse poi a
Kenneth, che si precipit ad aiutarlo. Insieme lo trascinarono vicino ad Alice ed Erik cominci a
sbottonargli la patta.
Tiragli gi le mutande ordin a Kenneth, che con una smorfia di vago disgusto ubbid.
Magnus non era pronto e per un attimo Erik sembr contrariato. Gli assest un paio di calci,
svegliandolo un po dal torpore.
Sbattiamoglielo sopra. Deve scoparsela anche lui, cazzo.
Le voci si erano zittite, adesso, e la testa echeggiava vuota. Christian aveva limpressione di vedere
un film, qualcosa che in realt non stava accadendo e di cui lui non era parte. Vide che depositavano
Magnus sopra Alice e che lui si svegliava quel tanto che bastava per cominciare a emettere orribili
versi animaleschi. Non riusc ad arrivare fino in fondo come gli altri e a met si addorment
pesantemente su di lei.
Erik per era soddisfatto e lo spost, di nuovo pronto. La vista di Alice l distesa, bellissima e
assente, sembrava eccitarlo. Si mise di nuovo a spingere dentro di lei, sempre pi forte, avvolgendosi i
lunghi capelli intorno alla mano e tirando cos forte da strapparne alcune ciocche.
Fu allora che lei lanci un grido, improvviso e inaspettato, che lacer la notte. Erik smise di colpo,
la guard e sent montare il panico. Doveva farla tacere, farla smettere di strillare.
Christian ud il grido mandare in pezzi il suo silenzio. Si premette le mani sulle orecchie, invano.
Erano le stesse urla di quando era piccola, di quando gli aveva portato via tutto. Vide Erik che, seduto
a cavalcioni su di lei, sollevava la mano per colpirla. A ogni schiaffo la testa rimbalzava, sollevandosi
e riabbassandosi, e quando il pugno di Erik le arriv sul viso si sent un osso andare in frantumi. Vide
Kenneth che, bianco in volto, fissava Erik. Anche Magnus era stato svegliato dalle urla. Si alz a
sedere, in stato confusionale, guard Erik e Alice e i propri shorts sbottonati.
Poi le urla si spensero e scese il silenzio pi assoluto. E Christian scapp. Si alz e scapp, lontano

da Alice, lontano da Badholmen. Corse a casa, entr, sal le scale fino alla sua camera, si stese sul
letto e si tir le coperte fin sopra la testa, a coprire le voci.
Lentamente, il mondo smise di girare.

La lasciammo l. Kenneth non aveva il coraggio di guardare Erica. La lasciammo l e basta.


E dopo cosa successe? chiese Erica, ancora senza alcun rimprovero nella voce, cosa che lo fece
sentire anche peggio.
Mi venne una paura boia. La mattina, quando mi svegliai, allinizio mi sembr un brutto sogno, ma
poi capii che era successo davvero e mi resi conto di quello che avevamo fatto... La voce gli
sincrin. Per tutto il giorno aspettai che la polizia venisse a bussare alla porta.
Invece non fu cos?
No. E la settimana dopo scoprimmo che i Lissander si erano trasferiti.
E voi tre? Ne parlaste?
No, mai. Non fu un accordo esplicito, semplicemente and cos. Solo a quella festa di mezzestate,
dopo aver alzato un po troppo il gomito, Magnus ha affrontato largomento.
Per la prima volta? Erica era incredula.
S, era la prima volta. Ma io sapevo che soffriva. Era quello che faceva pi fatica ad accettarlo. Io
ero riuscito a rimuovere la cosa, in qualche modo. Mi ero concentrato su Lisbet e sulla mia vita,
scegliendo di dimenticare. Quanto a Erik, credo che lui non abbia neanche dovuto tentare di
dimenticare. Penso proprio che non gliene importasse niente.
Eppure siete rimasti insieme per tutto questo tempo.
Gi, non lo capisco neanchio. Noi... io mi meritavo questo. Agit le mani bendate. Mi merito di
peggio, anzi, ma Lisbet non lo meritava. Era innocente. Quello che mi tormenta che deve aver saputo
tutto, che devessere stata lultima cosa che ha sentito prima di morire. Io non ero quello che pensava,
la nostra vita era una menzogna. Mand gi le lacrime.
Quello che avete fatto orribile disse Erica. Non posso dire niente di diverso. Ma la tua vita con
Lisbet non stata una menzogna e credo che lei lo sappia. Qualsiasi cosa le sia stata detta.
Cercher di spiegarglielo sussurr Kenneth. So che tra poco toccher a me, che lei verr, e allora
avr modo di spiegare tutto. Devo crederlo, altrimenti... Distolse il viso.
Cosa vuoi dire? Chi verr?
Alice, naturalmente. Possibile che Erica non avesse ascoltato quello che le aveva raccontato?
Tutto questo opera sua.
Per un po Erica tacque, limitandosi a guardarlo, compassionevole.
Non stata Alice disse poi. Non stata Alice.
Patrik chiuse il libro. Non aveva capito tutto, e per i suoi gusti era un po troppo profondo, a tratti
involuto, ma lintreccio era riuscito a inquadrarlo. Avrebbe dovuto leggerlo prima, perch adesso
alcune cose cominciavano a chiarirsi.
Era emerso un ricordo. Un fermo immagine della camera da letto di Cia e Magnus. Qualcosa che
aveva visto ma a cui al momento non aveva attribuito importanza. Come avrebbe potuto farlo? Sapeva
benissimo che sarebbe stato impossibile. Eppure non pot fare a meno di rimproverarselo.

Compose un numero sul cellulare.


Ciao, Ludvig. La mamma in casa? Sent i passi del ragazzo e un mormorio. Poi Cia venne
allapparecchio.
Ciao, sono Patrik Hedstrm. Scusa se ti disturbo, ma avrei una domanda. Cosaveva fatto Magnus
la sera prima di sparire? No, non per lintera serata, solo dopo lora di andare a letto. Ah s? Tutta la
notte? Okay, grazie.
Chiuse la chiamata. Tornava. Tornava ogni cosa. Con le teorie per non sarebbe arrivato lontano.
Aveva bisogno di prove concrete. E non voleva informare gli altri prima di averle trovate, perch
avrebbe corso il rischio di non essere creduto. Ma cera una persona con cui poteva parlare, una
persona che poteva aiutarlo. Afferr di nuovo il cellulare.
Amore, so che non osi rispondere perch pensi che sia arrabbiato o che voglia convincerti a
interrompere quello che stai facendo, ma ho appena letto La sirena e sono convinto che siamo sulla
stessa pista. Avrei bisogno del tuo aiuto, quindi richiama appena senti questo messaggio. Bacio. Ti
amo.
arrivato il materiale da Gteborg.
La voce di Annika dalla soglia gli fece fare un salto.
Oh, scusa, ti ho spaventato? disse. Ho bussato, ma mi sa che non hai sentito.
S, avevo la testa da tuttaltra parte ammise lui riscuotendosi.
Secondo me devi andare al poliambulatorio a fare qualche esame sentenzi la segretaria. Tu non
stai bene.
Sono solo un po stanco mormor lui. Ottimo che i documenti siano arrivati. Devo fare un salto
a casa, li prendo con me.
Sono sulla mia scrivania.
Dieci minuti pi tardi Patrik usc dalla segreteria con le stampe sotto il braccio.
Patrik! lo chiam Gsta.
S? rispose lui in tono pi scocciato di quanto avrebbe voluto. Aveva fretta.
Ho appena parlato con la moglie di Erik Lind, Louise.
S? ripet Patrik, anche questa volta senza grande entusiasmo.
Dice che suo marito sta lasciando il paese. Ha svuotato tutti i conti, sia personali che societari, e
prender un volo da Landvetter alle cinque.
Ed cos? chiese Patrik, adesso decisamente interessato.
S, ho verificato. Cosa vuoi che faccia?
Prendi Martin con te e vai subito allaeroporto. Io telefono per farmi dare le autorizzazioni
necessarie e chiedo ai colleghi di Gteborg di aspettarvi l.
Sar un vero piacere!
Mentre si avviava alla macchina Patrik non pot trattenere un sorriso. Gsta aveva ragione. Era un
vero piacere mettere i bastoni tra le ruote a Erik Lind. Poi gli torn in mente il libro e il sorriso si
spense. Sperava che Erica fosse in casa, al suo arrivo. Gli serviva il suo aiuto per mettere fine a quella
storia.
Patrik aveva tratto le sue stesse conclusioni. Lo cap appena ebbe sentito il messaggio sulla
segreteria. Solo che non sapeva ancora tutto, perch non aveva ascoltato la confessione di Kenneth.
Era stata costretta a fare un salto a Hamburgsund, ma quando fu di nuovo sulla superstrada premette
il piede sullacceleratore. In realt non cera fretta, eppure aveva la sensazione di doversi sbrigare. Era
tempo di svelare i segreti.

Quando imbocc la salita che portava a casa loro vide la macchina di Patrik. Laveva chiamato
dicendo che stava arrivando, chiedendogli se doveva raggiungerlo in ufficio, ma lui era gi a casa che
laspettava, o meglio, che aspettava la sua parte del puzzle.
Ciao, amore disse Erica entrando in cucina e dandogli un bacio.
Ho letto il libro spieg lui.
Erica annu. Avrei dovuto capirlo fin dallinizio, anche se avevo visto solo le bozze, e a pezzi. Non
so come ho potuto lasciarmelo sfuggire.
E io avrei dovuto leggerlo da un pezzo disse Patrik. Magnus lha fatto la notte prima della sua
scomparsa, cio della sua morte, probabilmente. Era stato Christian a dargli il manoscritto. Ho appena
sentito Cia, mi ha detto che aveva cominciato a leggere la sera per poi continuare tutta la notte, cosa
che laveva stupita. La mattina lei gli aveva chiesto se era bello, ma lui le aveva risposto che non
voleva dire niente prima di averne parlato con Christian. La cosa peggiore che dando una scorsa ai
nostri appunti probabilmente scopriremmo che Cia ce laveva gi riferito, senza che noi capissimo
limportanza di questo dettaglio.
Leggendo il manoscritto deve avere capito tutto disse Erica lentamente, anche chi era
Christian.
E doveva essere intenzione di Christian farglielo capire, altrimenti non glielo avrebbe mai dato.
Ma perch Magnus e non Kenneth o Erik?
Credo che fosse attirato da Fjllbacka e da tutti e tre rispose Erica, ripensando a quello che le
aveva detto Thorvald. Pu sembrare strano, e probabilmente non era in grado di spiegarlo neanche
lui. Di sicuro li odiava, almeno allinizio, ma poi penso che Magnus abbia cominciato a piacergli.
Tutto quello che ho sentito dire di lui indica che era una persona simpatica. Ed era lunico che aveva
partecipato contro la propria volont.
Come lo sai? chiese Patrik, sorpreso. Nel romanzo si dice solo che sono tre, ma non sono
riportati molti dettagli.
Ho parlato con Kenneth rispose Erica pacata. Mi ha raccontato quello che successo quella sera,
dallinizio alla fine. Rifer tutto a Patrik, che si fece sempre pi pallido.
Cazzo. E lhanno fatta franca. Perch i Lissander non denunciarono lo stupro? Perch cambiarono
soltanto casa, mandando Alice in un istituto?
Non lo so, ma loro saranno sicuramente in grado di risponderti.
Dunque Erik, Kenneth e Magnus violentarono Alice sotto gli occhi di Christian. E perch lui non
fece niente? Perch non laiut? Per questo riceveva le lettere minatorie pur non avendo partecipato
allo stupro?
Patrik aveva ripreso colore. Inspir profondamente e continu: Alice lunica che avrebbe motivo
di vendicarsi, ma non pu essere stata lei. Non sappiamo chi sia il colpevole di tutto questo. Spinse
un fascio di carte verso Erica. Ecco il materiale sullomicidio di Maria ed Emil. Sono stati annegati
nella vasca della loro casa. Qualcuno ha tenuto sottacqua la testa di un bambino di un anno finch non
ha smesso di respirare e poi ha fatto la stessa cosa con sua madre. Lunica pista era una vicina che
aveva visto una donna con i capelli lunghi, neri, uscire dallappartamento. Non poteva essere Alice, e
nemmeno Irne, credo, anche se avrebbe avuto un movente. Dunque chi cazzo ? Batt il pugno sul
tavolo per la frustrazione.
Erica aspett che si calmasse. Poi disse pacata: Penso di saperlo. E penso di poterlo provare.
Erik si lav i denti con cura, indoss labito e si annod perfettamente la cravatta. Si pettin e
concluse loperazione scompigliando appena i capelli con le dita, per poi ammirare il risultato allo

specchio. Era un uomo di classe e di successo, con il pieno controllo della propria vita.
Prese la valigia in una mano e il trolley nellaltra. Aveva trovato ad aspettarlo alla reception il
biglietto che adesso era al sicuro nella tasca interna, insieme al passaporto. Un ultimo sguardo allo
specchio e usc dalla camera dalbergo. Prima di partire avrebbe fatto in tempo a bersi una birra in
aeroporto, seduto tranquillo a guardare i suoi connazionali che correvano da una parte allaltra e con
cui presto non avrebbe pi avuto a che fare. Lindole svedese non gli era mai andata particolarmente a
genio. Tutta quellattenzione alla collettivit, tutte quelle chiacchiere sullequa ripartizione. La vita
non era equa. Alcuni avevano presupposti migliori di altri. E allestero lui avrebbe avuto ottime
occasioni per sfruttarli.
Tra poco sarebbe stato in volo. Respinse nel subconscio la paura, la paura di lei. Tra poco non
avrebbe avuto pi importanza. Non sarebbe stata in grado di trovarlo.
Come facciamo a entrare? chiese Patrik quando si trovarono davanti alla porta del capanno. Erica
non aveva voluto aggiungere altro su quello che sapeva o sospettava. Aveva solo insistito per farsi
accompagnare.
Sono passata a prendere le chiavi da Sanna disse, tirando fuori un grosso mazzo dalla borsa.
Patrik sorrise. Si potevano dire tante cose di sua moglie, ma non che mancasse di spirito
diniziativa.
Cosa cerchiamo? chiese quando entrarono nel capanno.
Lei non rispose alla domanda ma disse semplicemente: lunico posto appartenuto a Christian e a
lui soltanto. Almeno, io non ne conosco altri.
Ma scusa, non di Sanna? domand Patrik cercando di abituare gli occhi allilluminazione
piuttosto fioca.
S, sulla carta, ma lui veniva qui quando voleva scrivere in pace. Credo che lo considerasse un
rifugio.
E? disse Patrik sedendosi sulla panca appoggiata a una parete. Era cos stanco che le gambe non
lo reggevano pi.
Non lo so. Erica si guard intorno senza sapere che pesci pigliare. Penso solo che... Pensavo...
Cosa? chiese Patrik. Il capanno non era un gran nascondiglio, qualsiasi cosa stessero cercando.
Due stanzette, con il soffitto tanto basso da costringerlo a piegare la testa per non sbatterla, piene di
attrezzi da pesca. Davanti alla finestra cera un tavolino pieghevole con una vista splendida
sullarcipelago. E su Badholmen.
Speriamo che ce lo chiariscano presto mormor Patrik guardando la torre dei tuffi che si stagliava
scura contro il cielo.
Cosa? Erica stava gironzolando senza meta in quello spazio ristretto.
Se stato un suicidio oppure un omicidio.
Christian, intendi? disse Erica, senza aspettare risposta. Se solo trovassi... Uffa, pensavo...
Perch cos avremmo... Stava parlando in modo sconnesso e Patrik non pot trattenere una risata.
Dai limpressione di essere un po confusa, sai? Non potresti dirmi cosa stiamo cercando, cos ti
aiuto anchio?
Credo che Magnus sia stato ucciso qui. E speravo di trovare qualcosa... Ispezion le pareti di
legno grezzo, verniciate dazzurro.
Qui? Patrik si alz e la imit, spostando poi lo sguardo sul pavimento. Dopo un attimo disse, con
voce incerta: Il tappeto.
Cosa vuoi dire? pulitissimo.

Esatto. Troppo pulito. Ha laria di essere nuovo. Aiutami ad alzarlo. Lo sollev da un lato ed
Erica lo afferr faticosamente dallaltro.
Scusami, amore. Forse un po troppo pesante per te. Fai piano disse Patrik inquieto sentendola
ansimare per lo sforzo.
Ce la faccio rispose lei. Aiutami invece di parlare a vanvera.
Spostarono il tappeto e guardarono sotto. Sembrava pulito.
Forse nellaltra stanza? disse Erica, ma anche l il pavimento era immacolato, e non cerano
tappeti.
Chiss se...
Cosa? chiese Erica, ma Patrik non rispose. Singinocchi ed esamin le fessure tra le tavole.
Dopo un po si rialz.
Dovremo far venire la scientifica e aspettare i risultati, ma penso che tu abbia ragione. stato
pulito con cura, per sembra che nelle fessure sia colato del sangue.
Ma in questo caso non dovrebbe averlo assorbito anche il legno? chiese Erica.
S, solo che difficile vederlo a occhio nudo, se stato strofinato a dovere. Patrik spost lo
sguardo sul resto del pavimento, dove si vedevano macchie di sfumature diverse.
Quindi morto qui? Sebbene ne fosse gi piuttosto convinta, Erica sent il cuore farle una
capriola nel petto.
S, penso di s. Tra laltro vicino al mare, quindi sarebbe stato facile scaricare il corpo. Adesso
vuoi dirmi cosa succede?
Diamo unaltra occhiata in giro, prima rispose lei, ignorando la sua espressione frustrata.
Controlla lass. Indic la piccola soffitta a cui si accedeva con una scaletta di corda.
Stai scherzando?
O ci vai tu o ci vado io. Erica si piazz ostentatamente le mani sul pancione.
Okay. Patrik sospir. Mi toccher salire. Immagino che tu non possa ancora dirmi cosa sto
cercando.
Non lo so esattamente rispose Erica, sincera. solo una sensazione.
Una sensazione? E io devo salire su quella scaletta di corda per una sensazione?
Dai, muoviti.
Patrik ubbid, infilandosi nella piccola soffitta.
Vedi qualcosa? gli chiese Erica allungando il collo.
S, ovvio che vedo qualcosa. Ci sono un sacco di cuscini, guanciali e giornalini. Mi sa che la tana
dei bambini.
Nientaltro? domand Erica imbronciata.
No, non mi pare.
Patrik cominci a scendere, ma si ferm a met.
E qui dentro cosa c?
Dove?
Qui. Stava indicando una botola inserita nella parete di fianco alla soffitta aperta.
Di solito nei capanni ci sono dei ripostigli dove si tengono le cianfrusaglie, per controlla.
S, s, calma, ora lo faccio. Cerc di stare in equilibrio sul piolo di corda mentre con una mano
apriva il gancio. Si poteva togliere lintero battente. Lo pass a Erica e guard dentro.
Ma che cazzo...? esclam, sbalordito. Poi la scaletta di corda si stacc e Patrik piomb gi con un
tonfo.

Louise riemp dacqua minerale un bicchiere da vino e lo sollev per un brindisi. Tra poco sarebbe
finita, per lui. Il poliziotto con cui aveva parlato al telefono aveva capito subito di cosa si trattava e
aveva detto che avrebbero preso provvedimenti, ringraziandola per avere chiamato. Prego. Non c di
che.
Chiss cosa gli avrebbero fatto. In effetti non se lera ancora chiesto. Aveva solo pensato che
dovevano fermarlo, impedirgli di scappare come un vigliacco con la coda tra le gambe. Ma cosa
sarebbe successo se fosse finito in prigione? I soldi le sarebbero stati restituiti? Si sent prendere
dallansia, ma poco dopo si calm. Certo che li avrebbe riavuti, e si sarebbe presa fino allultimo
centesimo. Dalla prigione, lui avrebbe saputo che stava sperperando tutto il loro denaro e non avrebbe
potuto fare un bel niente per impedirlo.
Dun tratto si decise. Voleva vedere la sua faccia. Voleva vedere la sua espressione nellattimo in
cui si fosse reso conto che era tutto perduto.
Che roba ci tocca vedere, a volte disse Torbjrn. Era in cima alla scala che avevano preso in
prestito dal capanno di fianco.
Gi, puoi dirlo forte. Patrik si massaggi il fondoschiena, che aveva preso una bella botta. Gli
faceva un po male anche il petto.
Nessun dubbio sul fatto che sia sangue, comunque. E ce n un bel po Torbjrn indic il
pavimento, illuminato da uno strano riflesso. Il luminol avrebbe rivelato tutti i residui, per quanta cura
fosse stata usata nel ripulire. Abbiamo prelevato alcuni campioni che il laboratorio potr confrontare
con il sangue della vittima.
Bene, grazie.
Quindi queste cose appartengono a Christian Thydell? continu Torbjrn. Il tizio che abbiamo
tirato gi dalla torre dei tuffi? Sinfil strisciando nel piccolo ripostiglio e Patrik lo segu con
qualche difficolt.
Pare proprio di s.
Perch... fece per chiedere il capo della scientifica, ma richiuse la bocca. Non erano affari suoi. A
lui toccava il compito di raccogliere gli indizi. A tempo debito avrebbe avuto tutte le risposte. Indic
qualcosa.
questa la lettera di cui parlavi?
S. Almeno ci d la certezza che si trattato di un suicidio.
Sempre meglio di niente comment Torbjrn, che sembrava non credere ancora ai propri occhi.
Lintero ripostiglio era pieno di articoli femminili. Abiti, trucchi, gioielli, scarpe. Una parrucca di
lunghi capelli neri.
Raccoglieremo tutto. Ci vorr un po. Torbjrn arretr cauto fino a quando i piedi non toccarono
la scala. Che roba mormor di nuovo.
Io torno in ufficio. Devo controllare alcune cose prima di poter riferire agli altri disse Patrik.
Fatti vivo appena avete finito. Si rivolse a Paula che era arrivata e stava seguendo con attenzione il
lavoro dei tecnici.
Tu rimani qui?
Certo.
Patrik usc dal capanno e inspir a fondo la frizzante aria invernale. Quello che gli aveva raccontato
Erica dopo che avevano trovato il nascondiglio di Christian, unito al contenuto della lettera, stava
facendo andare tutte le tessere del puzzle al proprio posto. Era incomprensibile, ma sapeva che era
vero. Adesso capiva tutto. Avrebbe aspettato fino al rientro di Gsta e Martin e poi avrebbe riferito

tutto ci che aveva scoperto su quella triste vicenda ai colleghi.


Mancano quasi due ore al decollo. Non era necessario partire cos presto. Si stavano avvicinando
a Landvetter e Martin aveva appena guardato lorologio.
Be, nessuno ci obbliga a stare seduti ad aspettare. Gsta svolt nel parcheggio di fronte al
terminal delle partenze internazionali. Entriamo e facciamo un giro, e se troviamo il bastardo lo
prendiamo.
Ma dobbiamo aspettare i rinforzi da Gteborg osserv Martin. Quando le cose non andavano fatte
secondo il regolamento era sempre in ansia.
Ma va, bastiamo io e te replic Gsta.
Okay rispose Martin dubbioso.
Scesero dallauto ed entrarono nellaeroporto.
Bene, e adesso che facciamo? Martin si guard intorno.
Tanto vale che ci sediamo a bere un caff e intanto teniamo gli occhi aperti.
Non dovevamo fare un giro per cercarlo?
E io cosho detto? ribatt Gsta. Che intanto teniamo gli occhi aperti. Se ci sediamo qui stava
indicando un bar al centro dellatrio abbiamo sotto controllo tutti e due i lati. Quando arriva deve per
forza passarci davanti.
S, hai ragione. Martin si arrese. Sapeva che con un bar a portata di mano era inutile opporre
resistenza.
Presero un caff e un dolcetto alla pasta di mandorle per ciascuno e si sedettero a un tavolino.
Quando addent il suo dolcetto, Gsta si fece raggiante.
Questo cibo per lanima.
Martin non si cur di fargli notare che la pasta di mandorle, pi che cibo, era uno sfizio, anche
perch non poteva negare che fosse buona. Si era appena messo in bocca lultimo pezzetto quando
not qualcosa con la coda dellocchio.
Guarda, non lui?
Gsta si volt di scatto.
S, hai ragione. Vieni, andiamo a prenderlo. Si alz con inconsueta velocit e Martin gli si
precipit dietro. Erik si stava allontanando a passo sostenuto, trascinando un trolley con una mano e
una grossa valigia con laltra. Era vestito in modo impeccabile, in giacca, cravatta e camicia bianca.
Gsta e Martin accelerarono per raggiungerlo e Gsta fu il primo a mettergli pesantemente una
mano sulla spalla.
Erik Lind? Dobbiamo pregarti di venire con noi.
Erik si gir con unespressione stupita sul volto. Per un secondo sembr tentato di scappare, ma poi
si accontent di scuotersi di dosso la mano del poliziotto.
Devesserci un errore. Sto partendo per un viaggio daffari disse. Non so cosa vi sia saltato in
mente ma devo prendere un aereo, ho una riunione importante. La fronte gli si era imperlata di
sudore.
Bene, avrai modo di spiegare tutto pi tardi rispose Gsta, sospingendo Erik verso luscita.
Intorno a loro si erano tutti fermati a fissare incuriositi la scena.
Lo giuro! Devo prendere quellaereo!
Capisco disse calmo Gsta. Poi si gir verso Martin. Puoi prendere i bagagli, per favore?
Martin annu, ma dentro di s imprec. Mai che i compiti pi emozionanti toccassero a lui.

Quindi stato Christian? Anna era a bocca aperta.


S, e insieme no rispose Erica. Ne ho parlato con Thorvald, e lui dice che non lo si potr mai
sapere con assoluta certezza, ma quasi tutto punta in quella direzione.
Cio che avesse due personalit distinte? Anna sembrava scettica. Quando Erica le aveva
telefonato, dopo la visita al capanno, era corsa subito da lei. Patrik doveva tornare alla stazione di
polizia ed Erica non voleva stare sola. Anna era lunica persona con cui si sentisse di parlare.
Bah, secondo Thorvald, Christian soffriva di schizofrenia, a cui si sovrapponeva quello che viene
chiamato disturbo dissociativo della personalit. stato questo a causare lo sdoppiamento. In pratica
un modo per gestire il rapporto con la realt. Pu derivare da traumi particolarmente gravi. E
Christian ne aveva subiti di molto grossi: prima la morte della madre e la settimana passata con il suo
cadavere, poi un vero e proprio maltrattamento, per quanto psicologico, da parte di Irne Lissander. Il
fatto che i genitori affidatari lo abbiano ignorato dopo la nascita di Alice deve essere stato vissuto da
lui come un secondo abbandono. Di cui aveva colpa la neonata, Alice.
Per questo tent di annegarla? Anna si pass una mano sulla pancia, come per proteggerla.
S, la salv il padre, ma a causa dellipossia i danni cerebrali furono gravi. Il padre non parl
dellaccaduto per proteggere Christian, per dargli una mano, ma non sono sicura che glielabbia data
davvero. Pensa, crescere con quella consapevolezza e quel senso di colpa. Pi diventava grande, pi
prendeva coscienza di quello che aveva fatto. E il senso di colpa era probabilmente incrementato dal
fatto che Alice lo adorava.
Nonostante quello che le aveva fatto.
Ma lei non lo sapeva. Non lo sapeva nessuno, tranne Ragnar e Christian stesso.
E poi lo stupro.
S, e poi lo stupro ripet Erica con un nodo alla gola. Stava enumerando tutto quello che era
accaduto nella vita di Christian come se si trattasse di unequazione con un risultato, quando in realt
era una tragedia.
Squill il telefono. Rispose.
Erica Falck. S? No, no, nessuna dichiarazione. Non richiamate. Allontan rabbiosa
lapparecchio.
Chi era?
Un giornale. Volevano una dichiarazione sulla morte di Christian. Hanno di nuovo fiutato la
notizia. E non sanno ancora tutto. Sospir. Povera Sanna...
Ma quand che si ammalato? Anna sembrava ancora confusa ed Erica la capiva. Anche lei
aveva fatto mille domande a Thorvald, che aveva cercato di rispondere lentamente e con grande
pazienza.
La madre era schizofrenica, e c chi pensa che la malattia sia ereditaria. Spesso si manifesta
nelladolescenza e pu darsi che Christian abbia cominciato ad accorgersene allora, senza sapere cosa
fosse. Ansia, sogni, voci, visioni... ci sono tanti sintomi diversi. Probabilmente i Lissander non
notarono niente perch lui and a stare via di casa proprio in quel periodo. Anzi, ne fu cacciato, per
essere precisi.
Cacciato?
S, lha scritto nella lettera che ha lasciato nel capanno. I Lissander diedero per scontato, senza
neanche chiederlo, che fosse stato Christian a violentare Alice. E lui non fece alcuna obiezione.
Probabilmente si sentiva in colpa per non essere intervenuto a difenderla, e gli sembrava quasi di
essere stato lui. Ma queste sono solo congetture mie disse Erica.
Quindi lo buttarono fuori di casa?

S, e quanto questo abbia influito sulla sua malattia non sono in grado di valutarlo, ma Patrik
cercher le cartelle cliniche e altre informazioni. Se dopo essersi trasferito a Gteborg stato curato,
da qualche parte dovrebbe risultare. Bisogna solo trovare i registri giusti.
Erica fece una pausa. Era difficilissimo capire veramente tutto quello che Christian aveva passato. E
tutto quello che aveva fatto.
Patrik pensa che i colleghi di Gteborg riesamineranno anche il caso dellomicidio della compagna
e del bambino continu. Considerando quello che venuto fuori, il minimo che possano fare.
Pensano che Christian sia colpevole anche di quel duplice omicidio? Perch?
Probabilmente non lo sapremo mai con certezza rispose Erica, e neanche scopriremo il motivo.
Se la sua seconda personalit, la Sirena o Alice, o comunque la si voglia chiamare, era arrabbiata con
la prima, quella di Christian, forse non tollerava che lui fosse felice. la teoria di Thorvald, e pu
darsi che abbia ragione. Forse stata proprio la felicit di Christian a far scattare qualcosa. Ma come
ti dicevo non credo che avremo mai una risposta.

In realt non aveva niente contro il bambino e la donna. Non voleva male a nessuno dei due. Eppure
non potevano continuare a esistere, perch erano riusciti a fare ci che mai era successo: rendere
felice Christian.
Rideva spesso, adesso. Una risata spensierata e cordiale che risaliva gorgogliando dalla pancia.
Lei odiava quella risata. Non riusciva pi a ridere, era solo vuota e fredda, dentro. Morta. Anche lui
era morto, ma grazie alla donna e al bambino ora era tornato vivo.
A volte li osservava di nascosto. La donna e il bambino in braccio a lei. Ballavano, e quando il
bambino rideva lui sorrideva. Era felice, ma non lo meritava. Le aveva portato via tutto, laveva
immersa nellacqua finch i suoi polmoni avevano rischiato di esplodere, il cervello non aveva pi
ricevuto ossigeno e lei si era lentamente spenta mentre lacqua le avvolgeva il viso.
Nonostante questo laveva amato. Per lei, lui era tutto. Non si curava degli altri, non le importava
come lo consideravano. Per lei era sempre stato il pi bello e il pi buono del mondo. Il suo eroe.
Ma laveva abbandonata. Aveva lasciato che la toccassero, la profanassero e la picchiassero fino a
romperle le ossa del viso, lo sguardo puntato sul cielo stellato e le gambe aperte. Ed era scappato.
Ora lei non lo amava pi, e nessun altro avrebbe avuto il diritto di farlo. Allo stesso modo, lui non
avrebbe amato nessuno. Non come amava la donna con il vestito azzurro e il bambino, quel bambino
che non era neanche suo.
Il giorno prima avevano parlato di un secondo figlio, che appartenesse a tutti e due. Christian e la
donna avevano imbastito programmi, riso e poi fatto lamore. Lei aveva sentito tutto, chiudendo le
mani a pugno e ascoltandoli pianificare una vita insieme, la vita che a lei era negata.
Lui non era in casa, adesso. La porta non era chiusa a chiave, come al solito. La donna non stava
attenta a quelle cose e lui la rimproverava dolcemente, le diceva di chiudere, che non si poteva mai
sapere chi sarebbe potuto entrare.
Abbass cauta la maniglia e apr la porta. La donna canticchiava in cucina. Si sentiva il bambino
sguazzare nellacqua, in bagno. Era nella vasca e quindi lei sarebbe andata da lui da un momento
allaltro. Stava attenta a quelle cose, non lo lasciava mai solo troppo a lungo.
And in bagno. Vedendola il piccolo sillumin come un sole.
Shh... fece lei sbarrando gli occhi come se fosse un gioco. Il bambino rise. Tendendo le orecchie
per sentire se arrivavano dei passi, si avvicin alla vasca e abbass gli occhi sul bambino nudo. Non
era colpa sua, ma rendeva felice Christian. E lei non poteva permetterlo.
Lo prese e lo sollev leggermente per stenderlo supino nella vasca. Il bambino rideva ancora,
allegro e sicuro che al mondo non potesse accadere niente di brutto. Quando lacqua gli si chiuse sul
viso smise di ridere e cominci ad agitare braccia e gambe, ma non fu difficile tenerlo sotto. Bast
premergli la mano sul petto, leggermente. Lui si agit sempre pi freneticamente, finch i movimenti
cominciarono a rallentare per poi fermarsi del tutto.
Ecco i passi della donna. Abbass gli occhi sul piccolo che, l disteso, aveva unaria serena e
pacifica. Si addoss al muro, a destra della porta. La donna entr e quando lo vide si blocc a met di

un passo. Poi grid e si precipit in avanti.


Fu semplice quasi come con il bambino. Si avvicin in silenzio, afferr per il collo la donna che si
era chinata sul bordo della vasca e us il proprio peso per tenerle la testa sottacqua. In poco tempo
fu tutto finito.
Andandosene non si volt indietro. Sent la soddisfazione pervaderle il corpo. Christian non
sarebbe pi stato felice.

Patrik guard i disegni. Dun tratto li capiva. La figura grande e quella piccola: Christian e Alice. E
le figure nere, molto pi scure delle altre.
Christian si era attribuito la colpa. Patrik aveva appena parlato con Ragnar, che aveva confermato.
Quando Alice era tornata a casa, quella sera, avevano dato per scontato che a violentarla fosse stato
lui. Erano stati svegliati da un grido e alzandosi per vedere cosa fosse successo avevano trovato Alice
stesa a terra nellingresso. Portava solo la gonna e il viso era gonfio e insanguinato. Quando si erano
avvicinati, lei aveva sussurrato una parola e nientaltro.
Christian.
Irne era salita come una furia in camera sua, laveva tirato gi dal letto, aveva sentito puzza di
alcol e tratto le sue conclusioni. Anche Ragnar aveva pensato la stessa cosa, ma il dubbio gli era
rimasto. Forse per questo aveva continuato a spedire a Christian i disegni di Alice. Perch non era mai
stato sicuro.
Gsta e Martin avevano acciuffato in tempo Erik. Patrik aveva appena ricevuto la notizia: stavano
partendo in quel momento da Landvetter. Sempre meglio di niente. Restava da verificare cosa si
poteva fare a quella distanza di tempo. Kenneth, comunque, non si sarebbe pi rifiutato di parlare,
Erica ne era certa. E se non altro Erik aveva un bel po di cosette da spiegare in merito alle sue
attivit. Sicuramente si sarebbe ritrovato dietro le sbarre per un pezzo, ma al momento era una magra
consolazione.
I giornalisti hanno cominciato a telefonare! Mellberg irruppe raggiante nel suo ufficio. Ci sar
un bel clamore intorno a questa faccenda, tutta pubblicit per la nostra stazione di polizia!
Gi, immagino. Patrik stava ancora guardando i disegni.
Abbiamo fatto un ottimo lavoro, Hedstrm, devo proprio dirlo. Insomma, ci voluto un po, ma
quando vi siete rimboccati le maniche e avete applicato i buoni metodi di una volta, il risultato
arrivato.
Certo concord Patrik. Non aveva neanche la forza di irritarsi con Mellberg. Si pass una mano
sul petto. Gli faceva ancora male. Evidentemente la botta per la caduta era stata pi forte di quello che
gli era sembrato.
meglio che torni nel mio ufficio continu il commissario. Poco fa ho parlato con Aftonbladet,
quindi a momenti telefoner anche Expressen.
Mm... mormor Patrik continuando a strofinarsi il petto. Il dolore non accennava a sparire. Forse
se avesse fatto due passi si sarebbe sentito meglio. Si alz e and nella saletta del personale. Ecco,
come al solito. Nel bricco non cera pi caff, proprio adesso che ne voleva una tazza. Paula entr
subito dopo di lui.
Noi abbiamo finito. Sono sconvolta. Non ci sarei mai arrivata.
Gi. Patrik si rese conto di non essere particolarmente affabile, ma era stanchissimo. Non aveva
la forza di parlare del caso, e neanche di pensare ad Alice e Christian, a un bambino che vegliava il
corpo della mamma morta che si decomponeva nella calura estiva.

Lo sguardo fisso sul filtro, cominci a versarci dentro il caff. Quanti misurini aveva messo? Due o
tre? Non lo ricordava pi. Cerc di concentrarsi, ma quello successivo fin fuori. Infil il misurino nel
pacchetto per riempirlo di nuovo, e una fitta al petto lo fece boccheggiare.
Patrik, cosa c? Patrik! Sentiva la voce di Paula, ma veniva da lontano, lontanissimo. La ignor e
tent di continuare con il caff, ma la mano non gli ubbid. Un lampo gli accec gli occhi e il dolore al
petto si moltiplic per mille. Ebbe appena il tempo di pensare che qualcosa non andava, che stava per
succedere qualcosa.
Poi divent tutto nero.
Quindi mandava le lettere minatorie a se stesso? Anna cambi posizione sulla sedia. Il bambino
premeva sulla vescica e in realt avrebbe dovuto andare a fare la pip, ma prima voleva capire fino in
fondo.
S, e anche agli altri due rispose Erica. Non sappiamo se Magnus ne abbia mai ricevute.
Probabilmente no.
Ma perch la cosa cominciata quando si messo a lavorare al libro?
Ancora una volta, sono solo teorie, ma secondo Thorvald pu darsi che i farmaci per la
schizofrenia non gli permettessero di scrivere. Danno pesanti effetti collaterali, come stanchezza e
lentezza di riflessi, e forse faceva fatica a concentrarsi. La mia ipotesi che abbia interrotto la terapia
e che per questo la malattia sia riesplosa dopo essere stata tenuta in scacco per molti anni, facendo
risvegliare il disturbo dissociativo. Il principale oggetto dellodio di Christian era lui stesso, e
probabilmente non pi riuscito a gestire un senso di colpa notevolmente aumentato. Cos ha scisso in
due la propria personalit: Christian, che cercava di dimenticare e di vivere una vita normale, e la
Sirena, o Alice, che odiava Christian e lo aiutava a reggere il peso della colpa.
Non era facile capire, ed Erica stava pazientemente cercando di spiegare alla sorella quella vicenda
al limite dellincomprensibile. Thorvald aveva sottolineato che solo molto di rado la malattia
assumeva forme cos estreme. Non era un caso comune, sotto nessun aspetto. Ma in fondo Christian
non aveva avuto una vita comune. Le esperienze che aveva vissuto avrebbero potuto distruggere anche
la pi forte delle persone.
sempre per questo che si suicidato continu Erica. Nella lettera ha spiegato di essere stato
costretto a salvarli da lei nellunico modo possibile, dandole ci che voleva: se stesso.
Ma era stato lui a scrivere quella frase nella camera dei bambini! Era lui la minaccia!
Esatto. Quando si reso conto di voler bene ai suoi figli ha capito che per proteggerli doveva
togliere di mezzo ci che scatenava lodio della Sirena, cio Christian. Nel suo mondo lei era reale,
non un parto della fantasia. Esisteva davvero e voleva distruggere la sua famiglia, esattamente come
aveva ucciso Maria ed Emil. Cos li ha salvati ammazzandosi.
Anna si asciug una lacrima. una storia tristissima.
S concord Erica. Tristissima.
Il telefono squill di nuovo ed Erica lo afferr irritata. Se un altro cazzo di giornalista giuro
che... Pronto? Erica Falck. Il viso le si rasseren. Ciao, Annika! Poi lespressione cambi di nuovo
e improvvisamente Anna la vide boccheggiare. Come? Dove lhanno portato? Sicura? A Uddevalla?
La mano che stringeva la cornetta tremava e la sorella la guard inquieta.
Cosa succede? chiese quando ebbe riattaccato.
Erica deglut. Aveva gli occhi lucidi.
Patrik collassato sussurr. Pensano possa essere un infarto. Lo stanno portando a Uddevalla in
ambulanza.

Per un attimo Anna rimase bloccata per lo shock. Poi prevalse il suo carattere efficiente. Si alz di
scatto e si diresse verso la porta, prendendo le chiavi della macchina dal mobiletto nellingresso.
Andiamo a Uddevalla. Vieni. Guido io.
Erica la segu muta. Aveva la sensazione che il mondo le stesse crollando intorno.
Louise simmise nella strada facendo schizzare la ghiaia. Aveva fretta. Laereo di Erik sarebbe
partito di l a due ore e voleva essere presente al momento dellarresto.
Acceler. Doveva farlo, altrimenti non sarebbe arrivata in tempo. Allaltezza del distributore, per,
si rese conto di aver dimenticato il portafoglio a casa. La benzina non sarebbe bastata. Imprec a voce
alta e fece uninversione a U allincrocio. Avrebbe perso tempo tornando a prenderlo, ma non aveva
scelta.
In ogni caso sapere di aver ripreso il controllo le dava una bella sensazione. Era una persona nuova,
piacevolmente rilassata. Il potere la rendeva bella e forte. Il mondo era un luogo bellissimo e per la
prima volta dopo tanti anni le apparteneva.
Sarebbe rimasto sorpreso. Non poteva immaginare che lei avesse intuito quello che stava tramando
e ancora meno che avesse chiamato la polizia. Mentre lauto filava oltre il colmo di Galrbacken rise
forte. Era libera, adesso. Niente pi balletti umilianti, niente pi menzogne e mortificazioni. Niente
pi Erik. Premette ancora lacceleratore. Lauto schizz come una lancia verso la sua nuova vita. Era
padrona della velocit, di tutto. Della propria esistenza.
Quando la vide era troppo tardi. Aveva distolto lo sguardo per una frazione di secondo, portandolo
verso il mare per ammirare la bellezza della distesa di ghiaccio. Una frazione di secondo, ma bast
quella. Si rese conto di essere finita nella carreggiata opposta ed ebbe appena il tempo di vedere che
sui sedili anteriori cerano due donne, due donne che spalancarono la bocca in un grido.
Poi si sent un rumore di lamiere riecheggiare contro la parete rocciosa. E dopo, solo silenzio.

Pi di ogni altro voglio ringraziare il mio Martin. Perch mi ama e perch trova continuamente
nuovi modi di dimostrarmelo.
Come sempre c una persona che imprescindibile per la riuscita dei miei libri: la mia
meravigliosa editor Karin Linge Nordh. Decisa e affettuosa insieme, in una combinazione unica, sa
sempre rendere migliore quello che scrivo. Questa volta ci ha aiutate nellediting anche Matilda Lund,
risorsa rivelatasi davvero eccezionale, a cui sono molto grata. E anche tutti gli altri della casa editrice
Forum: voi sapete chi siete. Fate un lavoro fantastico! doveroso citare anche lagenzia promozionale
Ester che ha creato campagne entusiasmanti. Il motivo di maggior gratitudine nei confronti del mio
editore la disponibilit a pubblicare il libro Tormenta e odore di mandorle a favore
dellorganizzazione MinStoraDag.
Bengt Nordin tuttora una persona importantissima per me, da un punto di vista sia personale che
professionale. Grazie anche ai nuovi talenti della Nordin Agency, Joakim, Hanserik, Sofia e Anna, per
lentusiasmo e il lavoro svolto da quando hanno raccolto il testimone da Bengt, che avr adesso modo
di godersi meritatamente il suo ozio. Solo tu, Bengt, sei in grado di capire cosa significhi per me.
Sotto tutti gli aspetti.
Grazie a mia madre per tante cose, tra cui laiuto con i bambini, e ad Anders Torevi per la veloce
lettura del manoscritto e per la costante disponibilit a fornirmi le informazioni che mi servono su
Fjllbacka. Vorrei anche ringraziare tutti gli abitanti del posto per essersi presi a cuore i miei libri e
avermi sostenuta cos lealmente. Nonostante i tanti anni trascorsi a Stoccolma, mi fate ancora sentire
come una figlia di Fjllbacka.
Grazie ai poliziotti della stazione di Tanumshede: non faccio nomi per non dimenticare nessuno. Il
vostro un lavoro eccezionale e ogni volta che accogliete me, e anche la troupe televisiva, dimostrate
di avere una gran pazienza. Grazie a Jonas Lindgren dellistituto di medicina legale di Gteborg per la
disponibilit con cui corregge i miei errori nel suo ambito di specializzazione.
Devo anche citare i miei fantastici amici che dimostrano di avere tanta pazienza nonostante io sia
per lunghi periodi pessima nel tenere i contatti. Grazie alla mia ex suocera Mona, che ho convinto a
continuare a rifornirmi delle polpettine pi buone del mondo in cambio della promessa di farle
leggere il manoscritto appena pronto. Un grandissimo grazie anche al padre dei miei figli, Micke, per
la sua bont e la sua comprensione. E al nonno paterno, Hasse Eriksson. Non so come spiegarti quanto
sei importante. Questanno ci sei stato strappato, allimprovviso e prematuramente, ma il miglior
nonno del mondo non pu scomparire. Tu vivi nei tuoi figli e nipoti, e nel ricordo. E s, so fare da
mangiare...
Grazie a Sandra, che da due anni ormai segue i bambini ogni volta che serve. La miglior baby-sitter
che esista, senza alcun dubbio. Capita addirittura che ci chieda di poter passare a giocare con loro se
non la chiamiamo per un po di tempo. Tiene davvero ai nostri figli, e gliene sar eternamente grata.
Grazie anche a tutti i fedeli lettori del mio blog. E alle amiche scrittrici, soprattutto Denise
Rudberg, la persona pi intelligente e leale che conosca, sempre disponibile ad ascoltare.

Ultimi, ma non in ordine di importanza: Caroline e Johan Engvall, probabilmente gli esseri umani
pi buoni sulla faccia della terra, che tra le altre cose mi hanno aiutata, in Tailandia, quando il mio
computer si rotto proprio mentre scrivevo gli ultimi capitoli della Sirena. Vi voglio tanto bene. E
Maj-Britt e Ulf: siete fantastici, sempre disponibili quando serve davvero.
Copenaghen, 4 marzo 2008
Camilla Lckberg
www.camillalackberg.com

La principessa di ghiaccio
Primo caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Erica Falck tornata nella casa dei genitori a Fjllbacka, incantevole localit turistica sulla costa
occidentale della Svezia che, come sempre dinverno, sembra immersa nella quiete pi assoluta.
Ma il ritrovamento del corpo di Alexandra, lamica dinfanzia, in una vasca di ghiaccio riapre una
misteriosa vicenda che aveva profondamente turbato il piccolo paese dellarcipelago molti anni prima.
Erica convinta che non si tratti di suicidio, e in coppia con il poliziotto Patrik Hedstrm cerca di
scoprire cosa si nasconde dietro la morte di una persona che credeva di conoscere. A trentacinque
anni, con la sensazione di non sapere bene cosa volere nella vita ma stimolata da un nuovo amore,
approfitta del suo status di scrittrice per smascherare menzogne e segreti di una comunit dove
lapparenza conta pi di ogni cosa.
Tra gli ultimi clamorosi fenomeni del poliziesco svedese, Camilla Lckberg stata in patria lautrice
pi venduta per tre anni consecutivi; grazie ai suoi personaggi cos ricchi di sfumature e alle trame
attente agli aspetti pi oscuri della psicologia umana stata definita dalla critica la nuova Agatha
Christie del Nord.
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Il predicatore
Secondo caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Da pi di ventanni una dolorosa faida lacera la famiglia Hult: Ephraim, il predicatore che
infiammava le folle promettendo guarigione e salvezza, ha lasciato ai suoi discendenti uneredit
molto controversa. Il peso del sospetto continua a gravare su un ramo del clan, coinvolto suo malgrado
nella sparizione di due ragazze risalente a molti anni prima. Una vicenda che nel delizioso paesino di
Fjallbcka, sulla costa occidentale della Svezia invasa dai turisti per la bella stagione, torna a essere
sulla bocca di tutti dopo lomicidio di una giovane donna, quando in una splendida gola naturale, sotto
quel corpo martoriato, la polizia scopre anche i resti di due scheletri. La calda estate di Erica Falck e
Patrik Hedstrm, che presto avranno un bambino, viene cos sconvolta da unindagine che, in
unangosciosa lotta contro il tempo, cerca di sviscerare i meccanismi della seduzione del potere,
sfidando la malevolenza di una piccola comunit di provincia carica di segreti. In questo secondo
episodio della serie di Erica Falck, Camilla Lckberg si conferma maestra nel tessere gli intrighi di
una societ chiusa, dove lapparenza conta sopra ogni cosa e scoprire cosa accade realmente nella vita
degli altri si rivela unimpresa alquanto complessa.
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Lo scalpellino
Terzo caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Al largo di Fjllbacka, nella nassa di un pescatore a caccia di aragoste rimane impigliato il corpo
senza vita di una bambina. Nei suoi polmoni ci sono tracce dacqua dolce e sapone: qualcuno lha
annegata in una vasca da bagno prima di gettarla in mare. Mentre Erica, mamma da poche settimane,
completamente assorbita da una neonata che tutto le offre fuorch le gioie deliranti della maternit
che si aspettava, Patrik guida le indagini. Ma chi pu aver voluto la morte della piccola Sara? Il paese
alla ricerca di un capro espiatorio, la gente bisbiglia, i conflitti nutriti negli anni si fanno pi aspri:
dentro le case dalle facciate perfette affiorano drammi famigliari che il tempo non ha saputo placare.
Al terzo romanzo della sua serie pubblicata in trentadue paesi, Camilla Lckberg, con occhio attento
agli esseri umani e alla loro psicologia, intreccia le colpe del passato agli effetti devastanti sul
presente, tracciando il ritratto lacerante di una psiche femminile sfrenata, affascinante, e mostruosa.
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Luccello del malaugurio


Quarto caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Fjllbacka sta per lasciarsi alle spalle un altro dei suoi lunghi inverni silenziosi, e nella giunta
cittadina c chi ansioso di attirare lattenzione sul piccolo centro della costa. Quale occasione
migliore di un reality show, con telecamere piazzate dovunque a riprendere luoghi e persone che
entreranno nelle case di decine di migliaia di telespettatori? La proposta approvata, i riflettori
puntati, ma larrivo del cast crea non poco scompiglio, tanto pi che il produttore, consapevole che gli
scandali aumentano laudience, si diverte ad alimentare le tensioni tra i concorrenti. Ma il trambusto
mediatico rischia di assorbire anche le risorse della polizia, e lispettore Patrik Hedstrm, gi distratto
dai preparativi per il suo matrimonio con Erica, in affanno: le indagini su una donna morta in
circostanze sospette vanno a rilento. Cercando faticosamente di mettere insieme i pezzi di un caso dai
mille colpi di scena, tra minacce, segreti e sterili menzogne, Patrik trova un diario e vecchi ritagli di
giornale che potrebbero contenere indizi preziosi. E anche un collegamento con un incidente molto
simile avvenuto solo qualche anno prima. Non gli resta che insistere, per arrivare ad aprire una breccia
nel muro di silenzio che la piccola comunit di Fjllbacka, vera protagonista di una serie che si
imposta su milioni di lettori nel mondo, erge a difesa della propria immagine, che vuole conservare
irreprensibile.
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Il bambino segreto
Quinto caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Nella soffitta di casa, in un baule dove la madre Elsy conservava i suoi oggetti pi cari, Erica trova
alcuni diari e una medaglia dellepoca nazista avvolta in un camicino da neonato macchiato di sangue.
Incuriosita, decide di rivolgersi a un vecchio professore di storia in pensione. Ma le risposte che
riceve sono vaghe e, due giorni dopo, il professore viene assassinato. Mentre le pagine del diario di
Elsy gettano luce su un passato drammatico, Erica cerca di capire chi ancora disposto a tutto pur di
tenere segreti eventi tanto lontani, anche a uccidere.
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La sirena
Quinto caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Dal ghiaccio lungo la costa di Fjllbacka, viene ripescato il corpo di un uomo misteriosamente
scomparso quattro mesi prima. stato ucciso. Poco dopo, un conoscente della vittima, lo scrittore
Christian Thydell, riceve una serie di minacciose lettere anonime. Christian sta per pubblicare un
romanzo dal titolo La sirena, annunciato come un grande successo, ma allennesima minaccia, proprio
al momento del lancio, crolla, confidandosi con Erica Falck. Un secondo omicidio, chiaramente legato
al precedente, complica ulteriormente il caso e costringe le persone coinvolte nellindagine a fare
qualche delicata ricerca nel passato.
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Il guardiano del faro


DISPONIBILE DA OTTOBRE 2014
Settimo caso della serie di Erica Falck e Patrick Hedstrm
Lispettore Patrick Hedstrm rientrato al lavoro dopo un lungo congedo durante il quale si preso
cura dei due gemellini nati prematuramente. Patrick non ha nemmeno il tempo di mettere piede in
ufficio che subito viene coinvolto in un nuovo caso. Un uomo stato ucciso con un colpo di pistola
alla nuca nel suo appartamento. La vittima il direttore finanziario del Consiglio locale, persona
amata e stimata, su cui nessuno ha nulla da dire. Con i suoi colleghi, Patrik Hedstrm indaga, portando
alla luce segreti inimmaginabili.
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