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Neumann, Erich

Psicologia del profondo e nuova etica.


(ATTENZIONE: il testo corretto, ma non si garantisce l'esattezza ortografica dei
vocaboli e dei nomi stranieri).
Il punto di giunzione fra scoperte della psicologia
del profondo e necessit di una nuova
etica sta proprio nella catastrofica inadeguatezza
della vecchia etica rispetto ai conflitti
individuali e collettivi della nostra epoca.
Scritto nel 1943, in piena guerra e pubblicato
nel 1948 a Tel Aviv, questo libro ancora
essenziale per meglio comprendere il
nostro tempo.
Grande il caos alla superficie della storia
collettiva: il mondo del XX e del XXI secolo
sempre pi unificato dall'economia,
ma a costo di una geopolitica dilaniata dai
conflitti di guerre mondiali e locali che attraversano,
una dopo l'altra, tutte le regioni
del pianeta. Grande il caos nel profondo
e nello spirito: l'apparenza della libert
perde ogni attrattiva, guastata dal disordine
senza requie di menti confuse nel discernimento
e di anime sciupate in un bailame
di valori precari e di emozioni incomprese.
Questo libro, invece, sfida le analisi effimere
e arriva a noi messo alla prova da sessantanni durante i quali davvero "tutto
cambiato": la verifica del tempo non ne diminuisce
il valore, anzi lo esalta. Sembra
che Erich Neumann, allievo di Carl G.
Jung, emigrato in Israele per sfuggire al nazismo,
abbia guardato i decenni che sarebbero
seguiti alla guerra mondiale e abbia
diagnosticato il nostro presente.
L'anno in cui queste pagine furono publicate, il 1948, l'anno della "Dichiarazione
dei diritti universali dell'uomo" alle
Nazioni Unite e della fondazione dello Stato
d'Israele e della guerra contro gli stati
arabi che ne volevano impedire la nascita.
dall'Introduzione di Romano Madera
In copertina: Statue monolitiche dell'isola di
IL TRIDENTE
Saggi
cura di Eva Pattis e Carla Stroppa
Neumann, Erich
Psicologia del profondo e nuova etica / Erich Neumann
traduzione di Maria Anna Massimello. introduzione di Romano Madera. Bergamo : Moretti & Vitali, c2005. ((Tit. orig.: Tiefenpsychologie und neue Ethik
(Il Tridente Saggi)
ISBN 88 7186 296 1

I. Neumann, Erich
IL Massimello, Maria Anna
III. Madera, Romano
1. Psicanalisi
CDD : 150.1954
Scheda catalografica a cura dell'Ufficio Catalogazione
del Sistema Bibliotecario Urbano di Bergamo
Titolo originale:
Tiefenpsychologie und neue Ethik
Copyright Patmos Verlagshaus 2003
www. morettievitali. it
Copyright luglio 2005 by
Moretti & Vitali Editori
Via Segantini 6, 24128 Bergamo
telefono 035 251300; fax 035 4329409
e- mail: info@morettievitali. it
Composizione tipografica:
Simoncini Garamond (interno)
Finito di stampare nel settembre 2005 presso
Tecnoprint snc, Romano di Lombardia (BG)
ERICH NEUMANN
PSICOLOGIA
DEL PROFONDO
E NUOVA ETICA
Traduzione di Maria Anna Massimello
Introduzione di Romano Madera
Moretti&Vitali
\\SOMMARIO
Introduzione di Romano Madera
PSICOLOGIA DEL PROFONDO E NUOVA ETICA
Prefazione 25
I. Il crollo dei valori nella modernit e il problema del male 27
II La vecchia etica 34
III. Stadi dello sviluppo etico 56
IV. La nuova etica 69
V. Mete e valori della nuova etica 90
Note 117
APPENDICI
Carl G. Jung, Tre lettere sulla "nuova etica" (1947-1957) 123
Erich Neumann, Prefazione all'edizione spagnola (1959) 137
\\Introduzione
Un'etica che sa dell'anima e del mondo per l'era planetaria
Il libro che state per leggere un libro essenziale per il nostro
tempo. Dovrebbe far parte dei beni di prima necessit per affrontare,
con un buon equipaggiamento psicologico ed etico, il grande
caos del mondo. Grande il caos alla superficie della storia collettiva:
il mondo del XX e del XXI secolo sempre pi unificato dall'economia,
ma a costo di una geopolitica dilaniata dai conflitti di
guerre mondiali e locali che attraversano, uno dopo l'altra, tutte le
regioni del pianeta. Grande il caos nel profondo e nello spirito:
l'apparenza della libert perde ogni attrattiva, guastata dal disordine
senza requie di menti confuse nel discernimento e di anime sciupate
in un bailamme di valori precari e di emozioni incomprese.
Questo minuscolo libro, invece, sfida le analisi effimere e arriva
a noi messo alla prova da sessanta anni durante i quali davvero "tutto
cambiato": la verifica del tempo non ne diminuisce il valore, anzi
lo esalta. Sembra che Erich Neumann, questo allievo creativo di

Carl G. Jung, emigrato in Israele dalla Germania per sfuggire al nazismo,


abbia guardato i decenni che sarebbero seguiti alla guerra
mondiale e abbia diagnosticato il futuro nostro presente. Queste
pagine infatti furono scritte nel 1943, in piena guerra, e pubblicate
nel 1948 a Tel Aviv. Il 1948: l'anno della "Dichiarazione dei diritti
universali dell'uomo" alle Nazioni Unite, l'anno della fondazione
dello Stato d'Israele e della guerra contro gli stati arabi che ne volevano
impedire la nascita.1 Questi fatti non sono citati nel testo, finito
per l'essenziale gi nel 1943, ma credo ne possano indicare il contesto
storico. L'ebreo Neumann, scampato al nazismo che lo ha tra9
gicamente diviso dalla sua patria tedesca e dalla sua lingua materna,
si trova di nuovo nel cuore di un conflitto, ancora una volta minacciato
in quanto ebreo, costretto alla scissione fra la sua appartenenza
personale e le convinzioni universalistiche di superamento della
guerra che l'esperienza e la riflessione, storica e psicologica, avevano
radicato in lui. Quelle stesse convinzioni che sono poste alla base
dei diritti di ciascun individuo nella Dichiarazione universale.
Il tema annunciato subito nelle pagine della Prefazione del
1948: la danza della morte sembra dominare la scena della storia, il
nazismo potrebbe essere stato solo poco pi di un preludio, le nazioni
che si sono battute per la libert dell'umanit gi competono
freneticamente per l'egemonia mondiale e per le armi atomiche, la
terza guerra mondiale potrebbe essere lo sbocco di queste tensioni.
Si pu obbiettare che la terza guerra mondiale non scoppi, che
l'impero russo e comunista si dissolto, che le forze della libert
hanno di nuovo vinto. Ma proprio dai neo conservatori americani
di oggi viene avanzata la tesi che si trattato di una "terza guerra
mondiale", anche se combattuta sui campi di battaglia di paesi terzi
e utilizzando, oltre alle armi convenzionali, le armi della finanza internazionale
e il sostegno legale e illegale a tutte le forze antisovietiche.
Anzi, senza pi competitori per l'egemonia mondiale, oggi negli
Usa si pu teorizzare apertamente una "quarta guerra mondiale"
contro il terrorismo islamista che, data la difficolt di individuarlo,
deve essere estirpato combattendo i regimi avversari dei portatori
della libert (dopo Afghanistan ed Iraq si comincia a parlare di
"pressioni" sull'Iran, facendo, come si vede, una voluta confusione
fra gruppi terroristi, fondamentalisti religiosi, avversari politici, stati,
condanne ideologiche e misure diplomatiche e militari ). Solo
un'interessata cecit non coglie il nesso causale fra il modo di condurre
la terza guerra mondiale e l'ingresso nella quarta: fu proprio
per sconfiggere l'impero sovietico in Afghanistan che vennero armati
i fondamentalisti che poi diedero vita ai gruppi terroristici, come
insegna la storia di Osama Bin Laden; fu per combattere l'Iran
khomeneista che venne sovvenzionata la guerra di Saddam contro
l'Iran. I fondamentalisti cristiani, tanto influenti alla Casa Bianca,
dovrebbero ricordare il detto biblico: chi semina vento, raccoglie
tempesta.
10
Ma che pu, di fronte allo smisurato Golia della geopolitica
mondiale, il minuscolo Davide della psicologia del profondo che si
misura nell'impresa di dar vita a una nuova etica? Proprio questa
la metafora che sceglie Neumann. La sua risposta entusiasmante
per la dimensione epocale attraverso la quale sa guardare alla realt:
nell'individuo creativo sta il senso dell'evoluzione di milioni di anni

e di millenni di storia, ma l'individuo creativo non il superuomo


che disprezza il gregge, ne anzi il saggio pastore che ne prevede la
salvezza possibile. Straordinaria la nettezza con la quale Neumann
enuncia l'utopia che da senso alla storia e il cui sviluppo vede disegnato
da ci che le scienze ci insegnano: il prossimo fine dell'evoluzione
la Comunit dei Liberi Individui.
D'accordo o no che si sia con questo superbo esempio di "ottimismo
tragico" - sapendo che si tratta di un ossimoro - andrebbe
riconosciuto, se non altro, che le obbiezioni alla prospettiva del processo
di individuazione junghiano, come un'idea che sarebbe contrapposta
a ogni possibile sviluppo etico e sociale, sono completamente
fuori bersaglio. Neumann, forse il pi rilevante dei prosecutori
creativi di Jung, ne la immediata e radicale confutazione.
Il punto di giunzione fra scoperte della psicologia del profondo
- un modo ecumenico, si noti anche questo, per parlare delle diverse
forme di indagine e terapia dell'inconscio - e necessit di una
nuova etica, sta proprio nella catastrofica inadeguatezza della vecchia
etica rispetto ai conflitti individuali e collettivi della nostra epoca.
La profonda sensibilit per l'evoluzione organica, culturale, storica
e psichica di Neumann - un tratto per il quale l'allievo Neumann supera nettamente e, quasi inavvertitamente, corregge il
maestro Jung - gli fa apprezzare la funzione storica della vecchia
etica ma, al tempo stesso, sono proprio gli sviluppi storici della contemporaneit
a fargli avvertire i limiti intrinseci a quel modo di condurre
la vita ormai al tramonto.
Quali sono dunque le caratteristiche portanti della vecchia etica
che devono essere superate perch aggravano la malattia che dovrebbero
curare? Neumann individua con precisione il carattere
fondamentale della vecchia etica: l'etica del mondo patriarcale nel
quale la figura del padre personale, come rappresentante della collettivit
e dei suoi valori, si impone all'Io- infantile.2 Naturalmente
11
ci non significa che nel mondo patriarcale gli adulti fossero o bambini
o padri, ma che l'io collettivo, rappresentato dal padre, si rapporta
all'io dei membri della comunit come il padre con il figlio
piccolo. Il mondo patriarcale caratterizzato cio da una infantilizzazione
della responsabilit individuale a favore di un ingigantimento
della responsabilit collettiva, impersonata dalle autorit.
Neumann prosegue con una chiarissima tesi, critica dell'impostazione
freudiana fino a rovesciarla. Egli riporta l'attacco di un celeberrimo
passo del Disagio della civilt nel quale Freud scriveva:
Ci che cominci col padre, si compie nella massa. Se la civilt il
cammino evolutivo necessario dalla famiglia all'umanit, ad essa inseparabilmente
si ricollega l'esaltazione del senso di colpa...,3 e
commenta che tanto filogeneticamente quanto ontogeneticamente i
contenuti collettivi sovrapersonali precedono i contenuti personali,
che l'ambito del collettivo precede l'ambito personale e la formazione
dell'io. Per questo il mito l'origine del romanzo familiare e non
viceversa! Straordinaria semplicit della verit, attestata da ogni ricostruzione
paleoantropologica, antropologica, di storia sociale ed
economica, che dovrebbe stare alla base e fare da limite a ogni "delirio"
psicoanalitico che, dal caso singolo che ha davanti, pretende
di divinare la storia del mondo! Qui Neumann scavalca d'un balzo
l'atomismo epistemologico che contraddistingue l'impianto di
Freud e di gran parte della psicoanalisi a seguire, compreso, per certi
aspetti e nonostante la sua insistenza sulla storicit della psiche
(della psiche, si noti, non del mondo e quindi della psiche), lo stesso

Jung. Neumann dice insomma che la relazione sociale, che parte


essenziale della natura umana e che d forma alla storia collettiva,
precede e condiziona ogni sviluppo individuale e familiare. Che aria
sana spira da queste affermazioni, libere da quella soffocante radice
dell'individualismo settecentesco e ottocentesco che faceva nascere
la storia da Robinson isolati, isolati come gli interessi privati che
muovevano l'economia del tempo!4
Quali sono le caratteristiche della immensamente lunga storia
patriarcale (ma bisogna ricordare che il pensiero di Neumann si
muove sui tempi dell'evoluzione )?
Il suo tratto fondamentale, il suo Grundzug la negazione del
negativo.5 Se questa negazione consapevole, allora la dinamica
12
psichica corrispondente e prevalente sar la repressione. E questa
modalit sarebbe soprattutto tipica dei settori culturalmente egemoni
della societ. Se la negazione del negativo, viceversa, inconscia,
allora la dinamica psichica corrispondente sar quella della rimozione:
E questa modalit sarebbe quella diffusa fra le masse. Ancora,
due reazioni accompagnano la convinzione e la volont di
distruggere il negativo: da un lato l'identificazione dell'io con i valori
etici da affermare produce inflazione, dall'altro l'impossibilit di
realizzare questa identificazione costringe a riconoscersi in una condizione
originaria intaccata dal male, che grava su ogni sforzo etico
e porta a uno stato di deflazione che solo una redenzione esterna,
operata da una potenza soprannaturale, potr risospingere verso la
salvezza. Il senso di colpa inconscio, conseguenza inevitabile della
volont di negare il negativo,6 cerca quindi una via di alleggerimento
e di espressione che sfocia nella istituzione, centrale per questa
economia psichica, del capro espiatorio. Si raccoglie cos in una istituzione,
che garantisce la sostenibilit del costo psichico di questa
etica, l'insieme delle proiezioni d'ombra che il negativo negato deve
forzatamente produrre.
Di qui lo scoppio epidemico di guerre e persecuzioni. Il negativo
si proietta sui nemici e in essi deve venir distrutto. Faccio notare,
di passaggio, che questa una teoria generale della nascita e del funzionamento
sacrificale dell'istituzione del capro espiatorio che nessuno
- che io sappia - ha confrontato con quella, assai posteriore, di
Ren Girard, neppure lo stesso Girard. Compararle, discuterne
aperture e limiti, un lavoro ancora tutto da fare. Neumann offre
una spiegazione essenziale, ma di enorme valore euristico, anche
per avvicinarsi alla comprensione del tremendo novecento e della
nostra attualit.7 L'epidemia di guerre al nemico esterno trova il suo
corrispettivo nelle persecuzioni del nemico interno. Gli obbiettivi
di questa proiezione negativa variano al di sotto e al di sopra della
mediet che si vuole custode della morale e delle leggi buone: minoranze
di ogni genere, portatori di "minorit" di diverso tipo e, infine,
innovatori, riformatori, rivoluzionari (come negli esempi di Socrate,
di Ges, di Galilei ). La teoria della morte sacrificale del dio
sofferente - ma anche la radice dell'assassinio del padre, non capito
da Freud - avrebbe, secondo Neumann, alla sua radice, questo ten13
tativo di risoluzione dell'etica dualistica patriarcale che funziona secondo
il principio della doppia equazione: male uguale straniero,
straniero uguale male.
E di qui la fonte di ogni guerra, in una mescolanza tragica di

buona coscienza e emersione incoercibile della sua ombra. La necessit


del superamento della vecchia etica sta proprio nell'effetto
di rafforzamento del negativo che viene, involontariamente, prodotto
dal tentativo di difendersene negandolo. la rabbia dell'impotenza
che si scatena allora fino al sadismo. Gli sforzi per non riconoscere
l'ombra creano un senso inconscio di insicurezza e di inferiorit,
che deve venir sovracompensato dall'autoaffermazione, in
un circolo tremendo che ritorna a colpire gli aspetti d'ombra proiettati
paranoicamente all'esterno. In passaggi rabbrividenti per durezza
critica e lucidit profetica, Neumann mette a nudo la derivazione
dei moderni sistemi di giustizia e di pena - fino all'educazione
familiare e scolastica - dalla psicologia del linciaggio del capro
espiatorio. Modello di giustizia che, trasferito sul piano internazionale
dei rapporti fra i popoli, produce il ricorso alla guerra.
Questa etica ormai minata, e la psicoanalisi ne un effetto, prima
ancora di esserne una causa. La vecchia etica deve rassegnarsi alla
riduzione delle pretese di dominio dell'io, proprio perch il negativo
non accolto ne mina sempre pi decisamente i valori. Ma, come
accade per certi versi anche con la psicoanalisi di Freud e di Adler,
sembra aprirsi una nuova via di fuga: si attenua il senso del peccato
e della colpa regredendo a una infantilizzazione che si giustifica con
una sorta di innocente - o immatura?8 - assenza di responsabilit.
L'irrompere del lato oscuro, la scoperta, l'enfasi, la celebrazione
dell'infelicit, della anormalit, del "primitivo", dell'estraniante, si
impongono come sensibilit di massa, per quanto espressa e diretta
dalle elits culturali. La catastrofe dell'etica patriarcale abbraccia
tanto la popolarizzazione della teoria evolutiva, per cui si ormai
convinti di essere scimmie nude, quanto la riduzione dello spirituale
all'economico- politico, il credersi al di l di ogni comandamento
morale, il rimando a un onnipervasivo relativismo. Il sospetto che
ogni affermazione di valore e di verit sia condizionata da interessi
economici e politici, da pulsioni sessuali o aggressive, da eredit genetiche
o da storie familiari, contribuisce a ipernutrire il sentimento
14
di insicurezza esistenziale. Di qui la diagnosi di nichilismo reattivo
che porta alla estreme conseguenze la tendenza a valorizzare il lato
oscuro, le mozioni della terra contro le istanze del cielo. Una posizione
fondamentalmente pessimistica e deflativa, la definisce Neumann, compensata, dal lato opposto, da una tendenza inflativa che
sposta nel futuro la risoluzione dei problemi che l'escatologia religiosa
poneva alla fine dei tempi. Oggi, dopo la sconfitta del nazismo
e il tramonto dell'ideologia comunista, questa compensazione sembra,
a prima vista, passata di moda. Ma non ci si accorge che ancora
sono sul campo svariate illusioni delegate al progresso delle scienze,
insieme a speranze sentimentaleggianti sulla prossimit di una nuova
era dell'umanit e, ben pi pericolosamente, insieme a deliri,
funzionali per alla geopolitica del tempo, sulla vittoriosa esportazione
della democrazia, contrapposti peraltro a deliri sulla riscossa
del vero Islam. In mezzo al pessimismo deflativo e nichilista da un
lato, e all'enfatica inflazione della soluzione finale del problema uomo,
sta la politica dello struzzo, che si accontenta di declinare ogni
responsabilit e si rifugia nel suo particolare.
Questo lo scenario, tratteggiato da Neumann, del disfacimento
della vecchia etica patriarcale e delle reazioni terrificanti alla crisi
epocale che ne seguita. Di qui l'impegno per una nuova etica, che
sappia elaborare le scoperte della psicologia dell'inconscio e le porti
all'altezza, e alla profondit, delle trasformazioni antropologico-

storiche delle quali esse sono in effetti espressioni. Neumann vede il


pericolo, a tutt'oggi dominante, di un puro e semplice rovesciamento.
La negazione dei vecchi valori finisce per agire, in ultima istanza,
proprio come la vecchia etica che intendeva negare: proprio perch
vuole negarla, il rovesciamento negativo finisce per assomigliarle. Il
capro espiatorio cambia soltanto di nome e di posizione: quello che
era positivo diventa negativo e, con ci, deve essere eliminato. Tutto
sommato noi ci troviamo ancora in questa stessa temperie.
La nuova etica, proposta da Neumann, mira invece ad essere
un'etica dell'intera personalit, e non di una sua parte, quale che essa
sia. In questo si differenzia dalla reazione alla vecchia etica che
diventata un'etica del lato precedentemente relegato nell'ombra.
Ma un'etica dell'intero promuove consapevolmente un'attenzione
mirata al rapporto fra l'individuo e il collettivo. Su questo punto
15
Neumann, giustamente, non polemizza, ma mi sembra evidente come
la sua sia un'integrazione importante dell'atteggiamento psicoanalitico,
sia perch reinscrive la terapia e la scienza in un'etica, sia
perch pone come centrale la responsabilit nei confronti della storia
collettiva. In secondo luogo la nuova etica riguarda l'insieme
della personalit e quindi prende in considerazione gli effetti che
l'atteggiamento cosciente provoca sullo psichismo inconscio: l'imputazione
di responsabilit non si indirizza all'io come centro della
coscienza, ma riportata alla personalit totale. Queste due direzioni
di allargamento della dimensione etica - potremmo anche dire
che una amplia l'implicita eticit della ricerca psicoanalitica, l'altra
invece rivolge l'appello etico alle regioni dello psichismo inconscio,
trascurate da ogni etica precedente - sono strettamente legate e reciprocamente
interagenti. Infatti, come abbiamo visto, la negazione
dell'ombra ha imponenti effetti collettivi, e la scissione fra individuale
e collettivo rende l'individuo stesso preda dell'invasione collettiva
inconscia. Proprio la conciliazione con le ombre personali con la asocialit, l'avidit, la lussuria, la crudelt, la malvagit, il mostro,
la bestia, lo straniero, il disperato, l'escluso, il menomato porta con s la conciliazione con l'oscuro fratello dell'umanit. E
questo fratello, implicito nell'ombra personale, il mio prossimo
pi prossimo.
Invece che assenza di radicalit e di rigore etico, come spesso si
crede, questo percorso porta a un riconoscimento della appartenenza
alla comune umanit che impedisce la proiezione feticizzata
del negativo, da combattere ed eliminare nelle figure dei sempre diversi
e sempre uguali capri espiatori.
Neumann osserva che, con un movimento opposto all'originario
messaggio di Ges di Nazareth, l'etica cristiana si assestata su
un dualismo che ha marchiato col disvalore un mondo e un uomo
inferiore, contrapponendoli a un mondo e a un uomo superiori.
Nella nuova etica l'altra parte non quella del peccatore, ma quella
del gemello oscuro che sconosciuto e incompreso e, come tale,
prima di essere giudicato in qualsiasi modo, deve essere riconosciuto
e compreso. Imparando a conoscerlo potremmo anche scoprire
di averne fraintesi i messaggi, o di poter riequilibrare i suoi
impulsi con le istanze della nostra parte in luce e con i suoi valori.
16
In questo modo la riduzione della personalit, che deriva dal superamento
dell'idealizzazione del voler essere "solo luce", si rivela un

suo ampliamento, nel senso della profondit e del radicamento nella


terra. La conciliazione con l'ombra comporta il sacrificio dell'illusoria
autoidentificazione con l'io- ideale e il complementare ritrovamento
del legame con la terra e con la natura. evidente, in questo
passaggio, l'amalgama dei motivi della psicologia del profondo
con quelli della sensibilit ecologica per dar forma alla nuova etica
inaugurata da Neumann. Un'etica che, per essere nuova, deve utilizzare
metodi nuovi: cos, in luogo della rimozione e della repressione,
si dovr cercare di accogliere e di integrare in un processo
che, nel corso della sua elaborazione, muta di significato e di valore
i contenuti scissi e parzialmente autonomi dei complessi inconsci. I
fini e i valori della nuova etica sono posti nella sintesi degli opposti,
piuttosto che nella differenziazione e nella separazione, in un processo
di amplificazione e di unificazione pi comprensivo. L'intero
quindi la figura alla quale questa etica si ispira, le parti inconsce
allora non saboteranno nascostamente gli obbiettivi della coscienza,
cesseranno di essere il nemico perseguitato e per questo ribelle
e, metaforicamente, la coscienza potr mettersi alla testa di una federazione
dei popoli della psiche. Ma proprio questa metafora significativa,
perch indica che la psiche stessa concepita secondo
un modello di relazioni socialmente articolate e, con ci, diventa
da subito evidente il valore "politico" dell'etica individuale. L'autonomia
psichica, in senso forte, di un individuo capace di scegliere
il proprio percorso, non ci assicura della sua "bont", proprio
perch non gli richiesta una sottomissione a valori collettivi predeterminati
rispetto alla sua capacit critica, ma permette a ciascuno
di essere propositivo e di non infettare la collettivit con la
proiezione della sua ombra. Dunque proprio la nuova etica pu essere
consapevolmente capace di irraggiamento sociale, mentre la
vecchia finiva per agire le sue ombre sul collettivo, familiare o politico,
senza sentirsene in alcun modo responsabile. A rigore quindi
la nuova etica proclama il principio della responsabilit collettiva
di ogni comportamento del singolo, potrebbe perci essere chiamata
un'etica dell'interintradipendenza di tutti da tutti e da tutto.9
E cos che la tendenza fondamentale dello sviluppo della persona17
lit alla "centroversione" viene riconosciuta e fatta propria dall'individuo.
La nostra un'et di transizione, di tramonto del vecchio canone
e di composizione del nuovo, inevitabile sar allora l'assunzione
del conflitto, la comprensione e l'accettazione del "male" che accompagna
il superamento della morale ormai divenuta solo convenzionale.
Nel corso di questo passaggio turbolento non si possono
fissare teoricamente le norme del comportamento. Si tratta piuttosto
di un processo nel quale le determinazioni della situazione - dalla
tipologia psicologica all'et, al momento storico - devono essere
prese in considerazione ogni volta in modo diverso: pu far da guida
solo l'intenzione e l'attenzione alla possibile sintesi, all'integrazione
e all'assimilazione di ci che di volta in volta si presenta come
estraneo e ostile. Ci che deve essere sacrificato la pretesa di innocenza
e l'unilateralit ad essa legata. Naturalmente questo non significa
affatto dar libero sfogo ad ogni negativit, al contrario l'assunzione
su di s del negativo e il rapporto con l'intero dello psichismo
conduce a circoscrivere e prevenire l'epidemia delle proiezioni
incrociate delle demonizzazioni reciproche.
Neumann ha il coraggio di riconoscere che la sua proposta non
riguarda tutti, che molti devono ancora passare per la vecchia etica,
imparando a differenziarsi, a reprimere e a rimuovere: la nuova etica

un'etica gerarchica, capace di riconoscere le differenti capacit


delle persone, i loro condizionamenti socioculturali e psicologici.
Bench la nuova etica sia stata anticipata storicamente da personalit
geniali, solo oggi essa diventa una possibilit concreta per uno
strato pi ampio di persone. Una dimensione diversa che implica la
rinuncia al principio di una giustizia penale punitiva. Il che non significa
accettare ci che non in nessun modo assimilabile, al presente,
ma sapere che la nostra incapacit, e non la giustizia della
vendetta, a rendere necessario difenderci in questo modo. Il dovere
etico diventa allora l'ampliamento del divenire consapevoli, la verit
con se stessi in relazione ai propri lati oscuri diventa ci che
eticamente buono, al di l del contenuto. Neumann sottolinea che
non si tratta di "sublimazione", anzi che essa solo un trucco, perch
o una tendenza dell'organismo, e allora non si tratta di etica, o
inefficace, e riproduce, nell'inconscio, proprio ci da cui si stacca
18
tentando di sublimarlo. Il nuovo senso e il suo simbolo invece
quello della discesa, della discesa agli inferi e del riemergere della figura
di Pan: il contatto con la terra e con la corporeit, la cui molteplicit
di processi pu servire da analogia per le dinamiche del S.
La figura, la forma dell'intero quella del S, cos come i diversi sistemi
funzionali sono ricompresi nella vita del corpo come organismo
unitario. Qui non si pu pi parlare di processi causali, la forma
dell'intero precede e segue, dunque teleologicamente ordinata
al funzionamento delle sue parti. A questa forma dell'intero si ispira
la nuova etica, sapendo che la vecchia etica ha avuto una funzione
storica di differenziazione che si per oggi esaurita, portando con
s effetti devastanti. Corrispondentemente, anche la derivazione
dell'etica dal Super- io e dal complesso di Edipo raffigura una condizione
di moralit infantile, tipica del romanzo familiare, fondamentalmente
eteronoma, basata sull'ansia sociale che forma la coscienza,
rispondendo al principio del premio, della punizione e del senso
di colpa. Ma l'archetipo del padre, e non il padre personale, sta all'origine
del Super- io collettivo. In questo senso la proposta di Neumann si pone come un superamento della riduzione psicoanalitica
dell'etica, mostrando, all'opposto, la psicoanalisi stessa come un
aspetto dell'ethos patriarcale nel suo momento di presa di coscienza
e di crisi. Il debito con Jung di Neumann , invece, per un verso evidente,
per un altro fin troppo sottolineato. Nella prefazione del
1949 a questo libro, Jung dapprima si schermisce, ripetendo che lui
solo un empirico e non si avventura in discussioni filosofiche che
riguardano l'etica, poi, di fatto, come fa quasi sempre, arriva ad affermare
tanto la fondazione psicologica delle affermazioni filosofiche,
quanto il carattere morale, e non tecnico, della cura psicologica.
Io credo che Neumann, rispetto a Jung, abbia spostato l'asse del
discorso su tre punti decisivi: il primo proprio quello di assumere
in tutta la sua portata, apertamente, che si sia in certo modo costretti,
quando si parla di cura dell'anima, a formulare una visione etica.
Gi il fatto che si voglia curare un male appellandosi alla libert dell'altro,
e non si possa studiarlo e cambiarne lo stato senza accordo
di due volont, pone le psicoterapie nel campo dell'etica. Il secondo
punto di ampliamento e oltrepassamento del pensiero di Jung, sta
nel preciso rapporto che Neumann sa istituire fra storia delle cultu19
re, intese come formazioni sociali, e organizzazione psichica corrispondente.

Il terzo punto sta nel deciso orientamento progettuale


del suo pensiero: Neumann dichiara che lo scopo prevedibile dello
sviluppo della coscienza umana la costituzione di una universale
Comunit dei Liberi Individui.
Il tentativo di Neumann rimane, per quanto ne so, isolato all'interno
del campo delle psicologie del profondo, nessuno d'altra parte
ha neppure avuto l'ardire di tentare sintesi cos ampie e rischiose
come le sue. N l'etica propriamente filosofica ha saputo ascoltare il
suo discorso,10 anzi, io credo che esso sia ancora tutto da meditare,
e possa e debba essere oggetto di un decisivo ripensamento dell'impostazione
etica. Tuttavia, al di l dei libri, mi sembra che la storia
del mondo, nei cinquanta anni seguiti a questo scritto, ne stia confermando
le intuizioni, tanto nelle tragedie, dove il meccanismo della
negazione del negativo e della psicologia collettiva del capro
espiatorio dominano il campo, quanto nelle speranze - certo pi
oscure e pi flebili - che innervano innumerevoli tentativi, collettivi
e individuali, di rendere concreta l'utopia di una comunit di uomini
liberi, aperta alla responsabilit della interdipendenza e consapevole
di un comune destino della specie e del pianeta, un'utopia che
sia profondamente inscritta in un comprendere unitario dell'intelletto,
del cuore e della visione.
Romano Madera
20
\\Note
Una descrizione che fa rivivere il dramma della nascita dello stato di
Israele dall'interno, capace al tempo stesso di "sentire" l'opposta disgrazia
dei palestinesi, il capolavoro di Amos Oz, Una storia d'amore e di
tenebra, Feltrinelli, Milano 2002.
Cfr. p. 122 di E. Neumann, Tiefenpsychologie und neue Ethik (1948),
Fischer, Frankfurt am Main 1999 (7a edizione).
S. Freud, Il disagio della civilt (1929), in Opere, vol. X, Bollati
Boringhieri, Torino 1989, p. 619.
E evidente il mio riferimento alla critica marxiana delle robinsonate dell'economia
volgare. Che citare la critica di Marx suoni oggi desueto
mostra soltanto la pochezza delle capacit critiche in circolazione di questi
tempi.
E. Neumann, op. cit., p.18.
Si noter la differenza con l'interpretazione di Franco Fornari, di quasi
venti anni posteriori, che, ispirandosi alle teorie di Freud e della Klein,
riconduce la guerra a una elaborazione paranoica del lutto (F. Fornari,
Psicoanalisi della guerra, Feltrinelli, Milano 1966). Il punto che la visione
psicoanalitica classica, della quale Fornari un esponente, prende le
mosse da una dinamica psichica e trova poi appiglio all'esterno nelle condizioni
storiche. In realt questa visione scinde storia e psiche, come se le
condizioni socioculturali, nella loro concreta configurazione storica, non
comprendessero gi una dimensione psichica che, proprio per questo,
trova poi le sue profonde risonanze negli psichismi degli individui, che
rispondono filtrando le loro tematiche personali nello scenario collettivo,
sullo sfondo di disposizioni biopsichiche all'aggressivit e alla distruttivit
sempre presenti nella specie. Mi sembra che in Nuemann, al di l del suo
continuo richiamo al maestro Jung, si possa cominciare a intrawedere
questo spostamento paradigmatico che analizza lo psichismo come
dimensione intermedia fra il concreto contesto storico, dominato da certe
formazioni socioculturali, e le disposizioni biopsichiche proprie della
eredit filogenetica.
Vorrei far notare, di passaggio, come l'impostazione di Neumann sappia
articolare dimensione archetipica e dimensione storica, senza annullare

l'una nell'altra, come accade spesso sia agli storici che, sul versante opposto,
alla psicologia archetipica. Si potrebbero utilmente confrontare, a
questo proposito, le prospettive di Neumann sulla guerra e quelle di
James Hillman (Un terribile amore per la guerra, 2004, Adelphi, Milano
21
2005) e si vedrebbe che mentre Neumann differenzia, e insieme articola,
le dimensioni archetipiche, quelle storico- sociali e quelle psicologico personali,
Hillman condensa la storia e le sue dimensioni in un "al di sotto"
e in un "a priori" archetipico che travolge ogni pensiero capace di distinzione.
Non a caso per Hillman la guerra sembra inscritta nel destino
umano mentre Neumann guarda, con consapevolezza mai disgiunta dalla
capacit e dal dovere del progetto, alle condizioni di un superamento possibile
della guerra. La guerra non un destino: gi immaginarne e progettarne
il superamento lo lascia supporre.
Cfr. A questo proposito il bel saggio di F. Cataluccio, Immaturit, ha
malattia del nostro tempo, Einaudi, Torino 2004.
Per il senso del termine "interintradipendenza" rimando a R. Mdera, L.
V. Tarca, La filosofia come stile di vita. Introduzione alle pratiche filosofiche,
Bruno Mondadori, Milano 2003.
Bisognerebbe tentare quello che ha fatto nel 1958, riprendendolo nel
2004, A. Mclntyre in The Unconscious. A Conceptual Analysis, Routledge,
London 2004, nei confronti del discorso freudiano.
22
\\PSICOLOGIA DEL PROFONDO E NUOVA ETICA
\\Prefazione
Questo scritto, concepito durante la seconda guerra mondiale e
sotto il suo impatto diretto, vede le stampe in un momento storico
gi turbato dallo spettro minaccioso di una terza guerra mondiale.
Esso intende domandarsi se si possa ancora parlare di etica, o addirittura
di una "nuova etica", in un'epoca dominata da una danza
macabra, rispetto alla quale il nazionalsocialismo in Germania stato
un semplice preludio.
Le nazioni che appena ieri si proclamavano solidali nella lotta
per la libert, sono ora entrate in competizione per la produzione
della bomba atomica, ed indubbio che quello che oggi impensabile
possa diventare ovvio in futuro. Dove si pu collocare, in una
panoramica mondiale di questo tipo, la ridicola questione morale e
l'ancor pi ridicola risposta: "Tutto dipende dall'individuo"?
Potr sembrare che tanto la domanda quanto la risposta siano
obsolete e che in queste pagine non si cerchi che di dar retta al grave
disagio avvertito da una manciata di individui in via d'estinzione.
Tutto sembrerebbe giocare a sfavore di questo punto di vista.
Una coscienza storica che tenga conto dell'evoluzione dell'umanit
non pu non riconoscere che il pi alto compito della specie umana
sempre stato quello di creare un nuovo individuo. La prossima
meta dell'evoluzione la comunit di individui liberi, e si tratta di
una meta ancora lontana, ma che gi si affaccia all'orizzonte. Non
saranno in ogni caso le bombe atomiche ad annunciare la comunit
e la libert, n saranno le Grandi Potenze a fondare la libert e l'individualit.
24
Su noi tutti incombe il lato d'Ombra dell'umanit, che ci offusca
il cielo con le sue emanazioni mortifere e con le bombe atomiche.
Ci che piccolo viene (quasi) sempre annientato da ci che grande,

e tuttavia sopravvive sempre, e ogni volta Davide ad avere la


meglio su Golia. Ci che piccolo porta in s il miracolo, perch
proprio l'individuo creativo a consentire all'umanit di seguire il
proprio corso nella storia.
Di conseguenza ci che piccolo rimane di fatto l'elemento pi
grande, e una psicologia che proprio di questi tempi consideri l'individualit
come problema centrale della comunit parrebbe battersi
per una causa persa. Ma proprio, da che mondo mondo, proprio
le cause perse sono i. punti di partenza per nuovi decisivi sviluppi
dell'umanit.
Erich Neumann
Tel- Aviv, maggio 1948
26
\\I Il crollo dei valori nella modernit e il problema del male
Vicino
E difficile da cogliere il Dio.
Ma dove il pericolo, cresce
Anche ci che ti salva.1
Il problema del male uno dei problemi cruciali dell'uomo moderno.
Anche volendo attenersi ai vecchi valori e modelli morali
non possiamo non riconoscere che viviamo in un mondo in cui il
male, emergendo in proporzioni colossali dal profondo dell'uomo,
ci pone tutti, senza eccezione, di fronte alla questione del come venirne
a capo.
Nell'epoca moderna la scienza e la tecnologia stanno dimostrando,
in maniera indubitabile, la capacit della mente cosciente di tener
testa alla natura fisica e di dominarla ampiamente, o comunque
in una misura maggiore che non in qualsiasi altra epoca. Ma questa
anche l'epoca in cui si manifesta nel modo pi terrificante, come
non mai successo in passato, l'incapacit di affrontare la natura
psichica, ossia l'anima umana.
Il risultato di tale incapacit possiamo vederlo nel lago di sangue
che ha sommerso l'Europa e in cui il mondo intero minaccia di
scomparire, giacch le guerre mondiali non sono che uno dei sintomi
di questa situazione.
Il fenomeno che segna in particolare la nostra epoca l'esplosione
collettiva del male presente nell'uomo, in una misura tale, quale
non si era mai manifestata prima nella storia del mondo. Le varie
spiegazioni coscienti, siano esse ideologiche, politiche, sociologiche
o quant'altro ancora, che - come ben sa la psicologia del profondo in ogni caso non colgono mai le vere cause degli eventi, non riescono
a spiegare come mai il male abbia potuto coinvolgere centinaia
di milioni di esseri umani. La vecchia etica ebraico- cristiana si dimostrata
incapace di tenere a freno le forze distruttive dell'uomo.
27
Il declino di quella che definiamo "vecchia etica" , come si pu
ben dimostrare, un fenomeno necessario nella storia dell'uomo. Ci
invita tuttavia a domandarci se esistano gi orientamenti o linee fondamentali
di un'etica nuova, perch l'umanit rischia di venire annientata
dalla moral insanity che se ne impadronita e che sintorno
di uno stato di transizione, privo di etica.
Nel conflitto che sta spaccando l'umanit, i fronti sono ben definiti
solo in apparenza. Non c' dubbio che combattere il male sia
cosa ben diversa dal male stesso, ma l'essere afferrati dal male travalica
gli schieramenti politici e militari e affonda le sue radici dentro

di noi, dovunque noi siamo. Colpevoli non sono solo gli assassini,
ma anche gli assassinati.
Legato al male chiunque abbia visto e non abbia agito, chiunque
abbia distolto lo sguardo, perch non voleva vedere, sebbene
avesse potuto farlo, ma colpevoli sono stati anche tutti coloro che
non avevano occhi capaci di vedere. Colpevoli siamo tutti, colpevoli
sono tutti i popoli, tutte le nazioni, tutte le religioni, tutte le classi;
colpevole l'umanit intera.
Il male che si manifestato nella rivendicazione di potere del nazismo
lo stesso male che finora ha impedito, nel mondo civilizzato,
di risolvere la questione sociale e l'emancipazione delle popolazioni
di colore e che cerca con ogni forza di distruggere la realt dell'unit
degli esseri umani e la coscienza del destino comune degli uomini
e delle culture.
L'uomo del nostro tempo si trova nella sventurata situazione di
poter contrapporre all'annientamento consapevole dei valori ad
opera del male soltanto un'etica che ha gi perso la sua efficacia psichica.
L'insicurezza interiore del singolo individuo, che si appella ai
valori della vecchia etica ebraico- cristiana, senza tuttavia pi avvertirne
la validit e sperimentandone giorno dopo giorno l'inefficacia,
lo espone troppo facilmente al contagio del male.
Tutti noi abbiamo visto come per il "bene" non si muova un dito,
a meno che questo dito non appartenga a un corpo la cui esistenza
sia direttamente minacciata. Ci significa per che non il bene a
determinare l'essere umano o il popolo, quand'anche quell'essere
umano o quel popolo si richiamino in fondo all'ideologia del bene,
ma soltanto l'istinto di autoconservazione, attivato dal pericolo.
28
Finch il male non minaccia la nostra esistenza, viene ricoperto
di tanti bei mantelletti, che vengono poi strappati via solo quand'esso
digrigna i denti per attaccare la nostra persona, la nostra casa o la
nostra nazione. L'uomo moderno non si mette in movimento per
combattere il male - tale l'amara verit che abbiamo sperimentato
- ma tutt'al pi per combattere la rovina provocata dal male stesso.
Si inclini ad ammettere che tale reazione una caratteristica
universalmente umana e che questo sempre stato l'atteggiamento
di fondo del genere umano. Ma si trascura il fatto che ci sono stati
indubbiamente dei tempi in cui l'uomo prendeva spontaneamente
l'iniziativa di lottare contro il "male" e questo ha creato persino dei
movimenti di massa. Se si analizzano tali iniziative e quei movimenti
di massa non solo si potr accertare l'opposizione avanzata da
parte di forze contrarie, ma si riuscir sempre anche a dimostrare la
presenza di forze che si sono servite soltanto della maschera del bene.
Ma indubbio che, per la coscienza di quegli uomini, il male
era una cosa cattiva e che la lotta contro quel male era una "guerra
santa".
Finch la vecchia etica restava valida, i suoi valori possedevano
una reale efficacia, ma dal momento in cui nella sua immagine del
mondo ha fatto irruzione il suo lato d'Ombra, l'uomo moderno
diventato talmente scettico e insicuro da non riuscire pi a viversi
come persona che lotta contro il male a favore del bene. Ha perduto
l'ingenuit del guerriero e l'interrogativo segreto che ne fa vacillare
la sicurezza interiore il seguente: Chi sta lottando contro chi e
che cosa sta combattendo contro cosa?.
Quando l'orientamento religioso costituiva lo sfondo dell'orientamento
etico, si sapeva che Jahv oppure Ormuzd, Cristo o Allah
avevano ordinato di combattere per imporre certi valori. Il domandarsi

per se l""industria" oppure la "classe", l""imperialismo", la


"nazione" oppure ancora la "razza" costituiscano la forza propulsiva
che muove il conflitto, il chiedersi se l'individuo in questa lotta
venga ingannato, se egli ne sia inconsapevole, perch le forze che
agiscono dietro le quinte sono ben mascherate, se egli combatta
senza sapere di che cosa quelle battaglie siano realmente il sintorno,
tali interrogativi apparentemente irrisolvibili e che hanno gi ricevuto
migliaia di risposte aleggiano nella coscienza di chi s'impegna
29
nella lotta, e sono espressione della situazione caotica del nostro
tempo.
L'assolutezza con cui le varie ideologie contrapposte reciprocamente
si offrono come soluzione a tale problema pu "aiutare" la
coscienza di chiunque riesca a farsi catturare completamente da una
simile ideologia. Ma la legge psicologica che vede ogni fanatismo
della coscienza compensato da un dubbio altrettanto radicale nell'inconscio,
spiega perch le ideologie abbiano contribuito in misura
cos notevole alla confusione del nostro tempo e tanto poco gli
abbiano fornito un nuovo orientamento.
La "vecchia" etica ha conferito un'impronta ebraico- cristiana al
carattere dell'uomo occidentale. La sua perdita di efficacia causa,
conseguenza ed espressione di una catastrofe in cui diventano visibili
le forze contrapposte che erano contenute dalla vecchia etica.
Ma ovunque si possono gi scorgere gli inizi di una nuova etica, che
esprimono il mutare della costellazione psichica di fondo dell'uomo
moderno.
Il problema del male si pone all'uomo moderno sia sul piano collettivo
che su quello individuale. Negli ultimi centocinquant'anni
della storia dell'uomo occidentale esso esploso gi nei luoghi pi
diversi, ha minato alle fondamenta le vecchie categorie della civilt
facendone piazza pulita, ma nei suoi aspetti particolari tale problema
si pu osservare anche nella storia psichica del singolo individuo.
L'evoluzione psicologica del singolo individuo a livello profondo,
nella quale si manifesta il problema del male, consente assai meglio
di quanto non sia reso possibile da un'indagine sugli eventi collettivi
di dimostrare i nuovi princpi sintetici, vale a dire gli elementi
costitutivi di una nuova etica. Questo dipende dal fatto che sul piano
cronologico l'evoluzione collettiva esterna segue sempre di decenni
l'evoluzione dei singoli individui che, come una specie di
avanguardia, si sono gi occupati in anticipo dei problemi che in seguito
dovranno essere affrontati dalla collettivit in quanto massa.
Non difficile capire che nell'evoluzione del singolo individuo i
tentativi di soluzione positiva si possono riconoscere pi in fretta e
con maggior chiarezza che non nelle trasformazioni della collettivit.
L'individuo che riscontra la prepotenza sconvolgente del male
e ne viene scosso e spesso spinto fino all'orlo dell'abisso, cerca di di30
fendersi dall'annientamento. Per continuare a vivere, egli ha bisogno
- non per scelta arbitraria, ma per necessit assoluta - delle
energie profonde dell'inconscio, per trarre da esse e da s medesimo
nuove strade, nuove forme di vita, valori e simboli capaci di guidarlo.
Ma la realt del male che colpisce il singolo non nasce soltanto
dalla sua realt personale, bens anche la configurazione individuale
di una situazione collettiva. Allo stesso modo, le energie
creative del suo inconscio, che gli indica nuove strade, non sono soltanto

energie individuali, ma la forma individuale del lato creativo


dell'inconscio collettivo comune a tutta l'umanit.
Tanto il problema quanto il livello a cui emerge la soluzione si
manifestano nell'individuo; entrambi trovano tuttavia il loro fondamento
sul piano collettivo. E appunto questo a rendere cos importante
l'esperienza del singolo uomo. Ci che avviene in lui rappresentativo
dell'insieme, e i moti creativi che gli possono recare soluzioni
e salvezza costituiscono lo stadio iniziale di futuri valori e
simboli della collettivit.
Il singolo individuo, con il suo specifico destino, il prototipo
del collettivo, l'alambicco in cui vengono distillati i veleni e gli antidoti
della collettivit. per questo che l'accadimento psichico
profondo che interessa il singolo e che in quest'ultimo si pu sperimentare
di enorme importanza in un periodo di transizione e di
disgregazione delle norme collettive.
Il futuro della collettivit vive nel presente dei singoli, pressati
dai loro problemi, ed essi rappresentano gli organi di tale collettivo.
Gli individui sensibili, coloro che sono affetti da disturbi psichici e i
creativi sono sempre dei precursori. La loro accresciuta permeabilit
ai contenuti dell'inconscio collettivo, dello strato profondo che
determina la storia dell'accadere nei gruppi, li rende sensibili ai
nuovi contenuti emergenti, che non sono ancora percepiti dalla collettivit.
Ma queste sono anche le persone per le quali tali problematiche
diventano scottanti sul piano personale, almeno cinquantanni prima che se ne prenda coscienza a livello collettivo.
Allo stesso modo in cui la questione femminile fu anticipata dalle
donne del Romanticismo, cos la crisi morale del ventesimo secolo
fu presentita da Nietzsche, tanto per fare due soli esempi. Ma ci
che vale per gli individui creativi, vale anche - in misura pi ridotta
31
- per le persone sensibili e per una parte degli individui nevrotici.
Non di rado succede che una persona sensibile si ammali proprio
per l'incapacit di risolvere un problema che, come tale, non riconosciuto
dal mondo in cui essa vive, ma che costituir un problema
futuro per l'umanit, che vi si trover coinvolta e sar costretta a
confrontarvisi.
Si spiegano cos gli atteggiamenti anacronistici, la marginalit e
l'isolamento di queste persone, ma anche il loro ruolo di profetici
precursori. Il loro destino e la lotta, spesso tragica, che esse ingaggiano
con quella problematica sono di decisiva importanza per la
collettivit, che proprio da tali individui trova bell'e pronti per
adottarli non solo i problemi, ma anche le soluzioni, non solo la vecchia
critica distruttiva, ma anche la nuova sintesi creativa.
Il nesso tra la problematica del singolo e quella della collettivit
molto pi stretto di quanto gli uomini in generale non si rendano
conto. Si continua ancora a non vedere la "costellazione globale" in
cui ogni singolo individuo un organo della collettivit; egli ne porta
con s nel suo inconscio collettivo la comune struttura interna e
la collettivit cessa di essere per lui un'astrazione, per divenire invece
l'unione di tutti gli individui, in cui esso si rappresenta.
La tragedia coniugale del singolo individuo l'arena in cui la
collettivit disputa la questione della trasformazione della relazione
tra maschile e femminile, un problema che presenta comunque un
significato e una rilevanza collettivi, anche al di l del conflitto coniugale
del singolo. E allo stesso modo il problema morale che fa
ammalare di nevrosi il singolo individuo, al tempo stesso arena ed
espressione del fatto che la collettivit non venuta a capo del problema

del male, che richiama clamorosamente la sua attenzione.


Finch determinati valori mantengono la loro forza vitale e la loro
efficacia per la collettivit, il singolo individuo, a meno che si
tratti di una persona eccezionale, non ha difficolt ad accettare quei
valori. Non si ammala per i problemi che nascono dall'osservanza di
quei valori, poich esistono forme istituzionali per affrontarli con
successo. Finch e fin dove esista il sacramento del matrimonio, non
ci saranno nevrosi causate da problemi coniugali, bens adulterio e
peccato, punizione e perdono. L'orientamento mantiene la sua validit,
anche se il singolo si comporta in maniera poco consona.
32
Quando invece la collettivit non possieda pi quei valori, vale a
dire quando sia subentrata una crisi, al singolo verr a mancare l'orientamento
collettivo. Allora egli si ammaler a causa del suo problema,
per il quale non si dar pi alcuna risposta collettiva, n alcuna
modalit collettiva di soluzione. L'individuo finir allora intrappolato
in un conflitto, da cui nessuna istituzione potr ormai
liberarlo, ma per il quale deve soffrire e sperimentare la propria soluzione
individuale negli eventi del suo destino personale.
33
\\II La vecchia etica
Il concetto di "vecchia etica" riguarda una sfera molto ampia di
fenomeni. Comprende i pi variegati ideali umani e include in s
un'intera gamma di stadi di perfezionamento. Si tratta per di considerare
come assoluti alcuni valori che questa vecchia etica presenta
come dei "doveri".
La vecchia etica occidentale ha molte fonti, le pi influenti delle
quali sono quelle ebraico- cristiane e greche. Non nostro compito
presentare le origini, le varie combinazioni e variazioni di questa
vecchia etica n seguirne passo passo lo sviluppo. Centrale in essa
il modello ideale del santo o del saggio, del nobile o della persona
buona, del devoto o di colui che obbedisce alle leggi, dell'eroe o
dell'uomo che controlla le sue passioni.
Se per il kalos kai agathos dei greci, l'atteggiamento da gentleman
degli inglesi, la devozione di un san Francesco o la fedelt alla
Legge del fariseo appaiono come ideale da seguire, si tratta in ogni
caso di un bene che pu essere conosciuto, che si pone quale valore
assoluto. Tale valore andr considerato come una legge esplicita o
immanente, come un'idea intuita o come un dettame della ragione,
ma sar pur sempre un valore che si pu codificare e trasmettere e
che determina in modo "universale" il comportamento dell'essere
umano.
L'ideale di perfezione pu e deve sempre venir realizzato eliminando
i tratti che lo contraddicono. Il carattere fondamentale di
questa etica consiste proprio nel negare ogni elemento negativo,
che viene escluso sistematicamente e non senza violenza. Per quanto
variabili possano essere i suoi modelli, la formazione etica della
34
personalit possibile in ogni caso solo attraverso una tendenza cosciente
all'unilateralit e grazie all'insistenza sul carattere assoluto
del valore etico, che esclude di volta in volta i gruppi di qualit umane
che contraddicono quel valore.
Non nostra intenzione indagare sulla validit dei valori, la cui
relativizzazione uno dei risultati dell'evoluzione spirituale dell'Occidente,
e neppure ordinarli in base a una gerarchia; ci proponiamo

piuttosto di esaminare gli effetti psichici che la vecchia etica


ha avuto sull'uomo occidentale. In tale esame si possono notare due
princpi - si potrebbero anzi definire metodi - fondamentali che
hanno reso possibile l'attuazione della vecchia etica. Si tratta della
repressione e della rimozione.
La negazione di ogni elemento negativo, principio fondamentale
della vecchia etica, avviene con la massima evidenza nella repressione,
vale a dire nell'esclusione compiuta dalla coscienza dell'Io
di tutti quei tratti e di tutte quelle tendenze della personalit che
non corrispondano al valore etico. Disciplina e ascetismo sono le
forme pi note di questa strada della repressione che porta, per
esempio, il santo ebraico- cristiano esattamente come quello indiano
e islamico a mantenere le sollecitazioni del corpo e della sessualit
lontane da ogni realizzazione concreta. La fedelt alla legge esclude
ogni tendenza che contraddica la legge, e il gentleman rifiuta di ammettere
in s qualsiasi tratto che non corrisponda a quel modello
ideale di uomo.
La repressione un'operazione cosciente dell'Io, che viene avviata
e mantenuta attiva perlopi in maniera sistematica. E importante
che nella repressione si attui una rinuncia, che essa faccia soffrire.
Tale sofferenza viene accettata, cosicch i contenuti scissi e le
componenti dissociate della personalit mantengono un collegamento
continuo con l'Io.
Un divieto morale che richieda la repressione di un orientamento
pulsionale, ossia dell'esercizio della sessualit, impedisce a tale
pulsione di realizzarsi in concreto, ma l'orientamento pulsionale represso
svolge ancora un ruolo importante nell'immagine del mondo
dell'Io cosciente, che opera la repressione. Dell'economia psichica
della repressione ci occuperemo in seguito, al momento di analizzare
le conseguenze psichiche della vecchia etica.
>5
In antagonismo alla repressione, la rimozione pu essere considerata
come il modo pi frequente in cui la vecchia etica impone i
suoi valori. Nella rimozione i contenuti esclusi, ossia gli aspetti della
personalit che sono in contrasto con il valore etico, hanno perso
ogni collegamento col sistema della coscienza, sono inconsci o dimenticati,
vale a dire l'Io non sa neppure che esistano. In tal modo i
contenuti rimossi sono sottratti, diversamente che nella repressione,
al controllo della coscienza, funzionano in modo indipendente
da essa e conducono, come ha dimostrato la psicologia del profondo,
una vita sotterranea autonoma e attiva, con risultati fatali sia per
l'individuo che per la collettivit.
La teoria delle nevrosi ha dimostrato al singolo - e lo mostreremo
in seguito anche per la collettivit - che i complessi dell'inconscio,
che la rimozione esclude dalla luce diurna della coscienza, mineranno
e scalzeranno alle sue fondamenta il mondo della coscienza.
La mancanza di pulizia e l'opacit della situazione psichica che si
originano dalla rimozione, portano a conseguenze assai pi pericolose
di quella dell'ascesi, che continua invece a mantenere una chiara
consapevolezza della repressione.
L'istanza che ha consentito alla vecchia etica di imporsi nel singolo,
la "coscienza morale", dove questa istanza morale, che Spitteler ha ben rappresentato nel suo Prometeo ed Epimeteo, si trova a
opporsi alla "Voce" come espressione individuale dell'elemento
psichico. In un secondo tempo Freud ha rivisto la sua affermazione
secondo cui la coscienza morale sarebbe in origine "angoscia sociale"
e null'altro, ma se partiamo dalla distinzione tra coscienza
e Voce interiore la sua tesi rimane valida.
Una componente essenziale dell'istanza morale dell'uomo determinata

dall'ambiente, dalla societ, dal periodo storico. Essere in


sintonia con il canone dei valori vigenti in una comunit e che costituisce
il "Super- io della civilt" significa avere la "coscienza immacolata",
la mancanza di sintonia d invece la "coscienza sporca". La
coscienza morale rappresenta la norma collettiva e con questa norma
scambia contenuti e pretese. La medesima istanza che nell'uomo
comune invitava nel Medioevo alla totale consonanza con l'immagine
del mondo vetero- testamentario e condannava e reprimeva
ogni aspetto scientifico come "eresia", nel diciannovesimo secolo
36
invitava invece a entrare in totale sintonia con l'immagine scientifica
del mondo, condannando e reprimendo le tendenze religiose come
"inganni dei preti". La medesima coscienza morale vieta nella casta
dei guerrieri l'atteggiamento pacifista, e in un gruppo pacifista la
pulsione aggressiva.
Poich la coscienza del singolo si evolve solo grazie all'aiuto della
collettivit e delle sue istituzioni e ne riceve i valori "correnti",
l'Io, in quanto centro di tale coscienza, diventa di solito anche latore
e rappresentante dei valori collettivi validi in quel dato momento.
l'istanza che in un'identificazione pi o meno completa con quei
valori rappresenta le esigenze della collettivit nella sfera individuale
e rifiuta le tendenze contrarie che vi sono presenti.
La meta della collettivit sempre quella di favorire la vita in generale
e, in particolare, la vita in comune, in modo che esse siano disturbate
il meno possibile dalle forze attive nell'individuo, a prescindere
dal fatto che tali energie siano di per s migliori o peggiori.
Tutto ci che contrasta con l'equilibrio della collettivit, diventa
tab e se ne proibisce lo sviluppo nell'individuo, mentre non possibile
stabilire il contenuto dei valori che producono tale equilibrio.
Quello che rappresenta un valore per una data societ, per un certo
periodo storico o per una determinata comunit, pu rappresentare
un disvalore per altri.
La sintonia con i valori della collettivit fornisce l'orientamento
etico all'individuo, che parte del gruppo e la coscienza morale
l'istanza del sistema psichico che cerca di indurre con le sue reazioni
a tale consonanza. Appare quindi fino a questo punto giustificata
la definizione data da Freud del Super- io come autorit esterna introiettata.
comunque un compito impossibile aderire totalmente
ai valori collettivi di volta in volta dominanti. Poich i valori della
vecchia etica sono "assoluti", ossia non riferiti alla realt dell'individuo,
l'adattarsi ad essi costituisce uno dei compiti pi ardui che si
presentino nella vita di ciascuno. Esso rientra nel suo adattamento
pi generale alla collettivit.
Come abbiamo visto, la repressione e la rimozione sono i principali
metodi di cui il singolo si serve per raggiungere il suo adattamento
all'ideale etico. Come risultato naturale di tale tentativo, nella
personalit si formano due sistemi psichici, uno dei quali rimane
37
perlopi completamente inconscio, mentre l'altro viene formato in
buona parte dall'attiva partecipazione dell'Io e della coscienza vigile.
Il sistema psichico che rimane perlopi inconscio l'Ombra,
mentre l'altro la personalit fittizia o Persona. La personalit fittizia
si forma sostanzialmente per opera della coscienza morale. Soltanto
con il suo aiuto diviene possibile creare usanze e convenzioni,
avviare una vita sociale della comunit e un ordinamento etico della
societ.
La formazione della Persona tanto necessaria quanto universale.
La Persona, la maschera, ossia il modo in cui l'individuo viene
considerato e come appare, in contrasto con la sua vera natura individuale,

corrisponde all'adattamento alle esigenze del dato periodo


storico, dell'ambiente e della comunit. La Persona l'abito e il rivestimento,
la corazza e l'uniforme dietro e dentro i quali l'individuo si
nasconde spesso non solo davanti al mondo, bens anche davanti a s
stesso. 1""atteggiamento" dietro cui resta invisibile ci che incontrollato
e incontrollabile, la facciata accettabile che si lascia alle spalle
il lato oscuro e strano, eccentrico, segreto e inquietante.
Una parte essenziale dell'educazione sar sempre dedicata alla
formazione di una Persona, che renda l'individuo "immacolato" e
"presentabile" e gli insegni non tanto quello che reale, bens quello
che dev'essere considerato come tale; tutte le societ umane sono
in ogni tempo ben pi interessate all'apprendimento di tecniche per
non vedere, per ignorare, per volgere gli occhi altrove, piuttosto che
di strumenti volti ad affinare lo sguardo, ad accrescere la vigilanza e
ad amare la verit.
Sia che si tratti di un tab dei primitivi, di una convenzione della
societ o di un divieto morale, che si tratti di non parlare di certi temi,
di non vedere determinati fatti o di comportarsi come se certe
cose che non esistono fossero davvero reali, che si tratti di dire cose
che non si pensano o di non dire quello che si pensa davvero, in
ogni caso l'esigenza della collettivit si volge verso valori che sono di
vitale importanza per il suo sviluppo e per l'evoluzione della coscienza
e senza i quali esso non potrebbe esistere o perlomeno crede
di non poter esistere.
L'Io sar premiato dall'approvazione morale della collettivit,
nella misura in cui riesca a identificarsi con la Persona, con la perso18
nalit fittizia collettivizzata, perch la personalit fittizia l'espressione
della sintonia coi valori della collettivit.
Il processo di formazione della Persona avviene su piani diversi
e dipende dalle caratteristiche e dalla tipologia dell'individuo, nonch
dal periodo storico in cui egli vive. Da questo punto di vista non
ha alcuna importanza che tale personalit- Persona in cui l'Io s'identifica
con le esigenze e i valori della societ, della classe sociale o del
gruppo etnico, appartenga a uno sciamano o a un avvocato, a un capo
trib o a un funzionario di partito, a un re o a un artista. ugualmente
irrilevante il fatto che la societ, che impone all'individuo la
maschera collettiva della Persona, sia una societ primitiva o civilizzata,
democratica o fascista.
Il contrasto tra la "coscienza morale" e la "voce interiore", di cui
ci occuperemo pi avanti, pu rafforzare il nostro convincimento
che l'etica sia collegata con la formazione della Persona. Questo
contrasto emerge con la massima chiarezza nel caso dei fondatori di
un nuovo movimento religioso o etico, che erano sempre dei "criminali"
e come tali andavano trattati. Abramo che distrusse gli idoli
di suo padre, i profeti, Ges e Lutero, che disgregarono rispettivamente
l'orientamento religioso nazionalistico del popolo ebraico, la
vecchia Legge e il cattolicesimo, vennero tutti considerati dei "criminali",
al pari di Socrate, che introdusse "nuovi di", o di Marx e
Lenin, che iniziarono a smantellare l'ordine sociale esistente.
Ogni rivoluzionario sta sempre dalla parte della voce interiore e
si pone contro la coscienza morale del proprio tempo, che di volta
in volta espressione dei vecchi valori dominanti, e la condanna a
morte di questi rivoluzionari accade sempre per motivi "etici" e sacrosanti.
Nel corso della storia succede abbastanza spesso - ma non
sempre, come insegna la storia degli eretici - che si finisca poi per riconoscere
nei "criminali" della "voce interiore" i precursori di una
nuova etica. Ma ci non cambia il fatto che la coscienza morale della
nuova epoca, sebbene contaminata dalle imprese di molti rivoluzionari

della voce interiore, ritorni comunque a creare un canone di


valori dominanti e richieda all'individuo di adattarsi nuovamente a
questo canone, sviluppando una personalit fittizia.
Seguendo l'autorit della coscienza morale la Persona esclude
un certo numero di componenti psichiche. In parte esse vengono ri39
mosse nell'inconscio, in parte sono invece controllate dall'Io e tenute
consapevolmente lontane dalla vita della personalit. Tutte le
qualit, capacit, tendenze che non coincidono coi valori collettivi,
tutto ci che schiva i riflettori dell'opinione pubblica si trasforma in
Ombra, nella parte oscura della personalit, che l'Io non conosce e
non riconosce. La serie interminabile di figure Ombra e di doppi
presenti nella mitologia, nella fiaba e nella letteratura parte da Caino
e da Edom, passando per Giuda e Hagen, per arrivare fino a Mr.
Hyde di Stevenson e all'uomo pi cattivo dello Zarathustra; anche
se tali figure si sono ripresentate in continuazione alla coscienza, il
significato psicologico di queste immagini negative non ancora
chiaro all'umanit.
L'Ombra l'altro lato, l'espressione del nostro essere incompiuti
e terreni, il negativo che non in sintonia con i valori assoluti,
la corporeit che si oppone all'assolutezza e all'eternit di un'anima
che "non di questo mondo". L'Ombra rappresenta l'unicit e
la caducit della nostra natura, il nostro condizionamento e il nostro
limite, ma costituisce anche il nucleo che struttura la nostra individualit.
La vecchia etica ammette due possibili reazioni alla situazione
psichica creata dalla coscienza. Sono entrambe deleterie, ma hanno
una diversa portata e producono effetti diversi sull'individuo. La situazione
pi frequente e pi comune per l'individuo medio che
l'Io si identifichi con i valori etici. Tale identificazione avviene tramite
un'identificazione dell'Io con la Persona. L'Io si confonde con
la personalit fittizia, che anzi in realt solo la sua parte conforme
alla collettivit e dimentica di possedere anche degli aspetti che sono
in contrasto con la Persona. Ci significa che l'Io ha rimosso il lato
d'Ombra e che non esiste pi alcun contatto con i contenuti
oscuri, che sono scissi dalla sfera della coscienza in quanto negativi.
Mediante l'identificazione coi valori collettivi, l'Io si "mette a
posto la coscienza". Esso si immagina di essere in sintonia con i valori
riconosciuti come positivi dalla sua cultura e non si sente pi
soltanto latore della luce consapevole della conoscenza umana, ma
anche della luce morale del mondo dei valori.
In tale processo l'Io cade vittima di un'inflazione molto pericolosa,
ossia del rigonfiamento della coscienza da parte di un contenu40
to inconscio. L'inflazione della "coscienza immacolata" consiste
nell'identificazione ingiustificata di un valore molto personale, dell'Io,
con un valore sovrapersonale che fa dimenticare all'individuo
la sua Ombra, vale a dire la sua limitatezza creaturale e la sua corporeit,
col risultato di passare sotto silenzio l'inevitabile mancanza di
sintonia dell'Io con i valori collettivi.
La rimozione dell'Ombra e l'identificazione con i valori positivi
sono due facce di un medesimo processo. L'identificazione dell'Io
con la personalit fittizia consente la rimozione e la rimozione , a
sua volta, la base dell'identificazione dell'Io con i valori collettivi
mediante la Persona.
Le forme in cui si esprime l'atteggiamento etico di facciata possono
andare dall'illusione pi ingenua all'atteggiamento del "come
se", alla menzogna ipocrita. Queste reazioni errate dell'uomo alle
richieste dell'etica non sono limitate a una determinata epoca storica,
ma tale pseudoatteggiamento appare con particolare frequenza

nella storia dell'Occidente degli ultimi centocinquant'anni. In nessun'altra


epoca l'identificazione illusoria dell'uomo occidentale coi
valori, identificazione che ne onnubila la realt, stata maggiore che
nell'epoca della borghesia che ora sta tramontando. Per, diversamente
da quanto avvenuto nelle epoche precedenti, questa illusione
stata ora resa consapevole da parecchi punti di vista nell'autocritica
dell'uomo moderno.
La fede nel progresso nutrita dal positivismo ha preannunciato
la Prima guerra mondiale e l'arroganza dell'uomo moderno, che
pone se stesso come il senso supremo e il culmine evolutivo della
creazione, ha fatto da preludio alla brutale presunzione della razza
dominante ariana nel nazionalsocialismo.
L'illusione e la falsit del collettivo in pace e in guerra sia la
causa che il risultato delle illusioni e della falsit dei singoli individui,
che manifestano in ogni campo della vita un atteggiamento
pseudocristiano, pseudoumanistico, pseudoliberale e pseudoumano.
L'inflazione dell'Io implica sempre una condizione in cui l'Io
invaso da un contenuto che pi grande, pi forte e pi carico di
energia che non la coscienza e che per questo prende quasi possesso
di quest'ultima. Ci che rende cos pericoloso questo stato di pos41
sessione - a prescindere dai contenuti che vi si celano - il fatto che
esso impedisce all'Io e alla coscienza di orientarsi correttamente
nella realt.
Ogni inflazione e ogni stato di possessione sono accompagnati
da un restringimento del campo della coscienza. Ci evidente soprattutto
nell'ide fixe, vale a dire nella situazione in cui l'Io sopraffatto
e dominato da un'idea fissa, con il risultato di lasciarsi
sfuggire parti essenziali della realt. La prevalenza del contenuto da
cui la coscienza posseduta porta alla rimozione degli elementi della
realt che sono incompatibili con tale contenuto, e l'ignorare questo
fattore conduce alla catastrofe.
Come la storia ci insegna sia nei piccoli che nei grandi eventi,
tutti i fanatismi, tutti i dogmi e tutte le unilateralit ossessive verranno
alla fine sconfitti proprio dagli elementi che erano stati rimossi,
repressi e ignorati. L'inflazione dell'Io dovuta alla sua identificazione
con i valori etici collettivi non comunque cos deleteria per il
fatto che tali valori siano intrinsecamente pericolosi, ma perch l'individuo,
che creatura limitata, perde i suoi limiti e diventa disumano
proprio per il fatto che si identifica con l'elemento sovrapersonale
nella forma dei valori collettivi.
La sostanziale non- identit dell'individuo con l'elemento sovrapersonale
costituisce la base della sua vita. L'unicit e l'individualit
dell'uomo si realizzano soltanto nel distinguersi di colui che limitato
in quanto creatura rispetto al Creatore che non ha limiti. L'inflazione
fa dimenticare questa situazione di base e l'uomo diventa
una chimera, un "puro spirito" o fantasma.
Tale costellazione, che si manifesta sul piano psicologico in forma
di sogni di volare o nei sogni di diventare invisibili, finisce spesso
come il volo di Icaro, che la rappresentazione simbolica e mitologica
di questa situazione psichica di base. Le ali dell'Io inflazionato,
fissate soltanto con la cera, non ne sostengono il volo troppo
ardito, non tollerano la forza dissolvente del sole sovrapersonale. Il
risultato che si cade in mare, si viene inghiottiti dall'inconscio,
mentre l'Io, nel suo delirio di immortalit, viene annientato.
proprio questo elemento inferiore, sorvolato dall'hybris, dalla
sacrilega presunzione dell'uomo, a portarlo alla rovina, l'elemento
rimosso e non visto nella superbia del volo si vendica.

42
Dal simbolismo della mitologia e dei sogni sappiamo che il mare
che inghiotte immagine dell'inconscio. La legge per cui nella mitologia
Yhybris dell'uomo viene punita con la vendetta degli di e
con la morte la proiezione di una legge psicologica. Ogni inflazione,
ogni autoidentificazione dell'Io con un contenuto sovrapersonale
- questo il significato dell'hybris in cui ci si sente uguali a Dio porta alla rovina. Il contenuto sovrapersonale, costituito nella fattispecie
dagli di, annienta allora l'Io, che non all'altezza del loro
potere superiore.
Mentre nell'immagine mitologica sono raffigurate le conseguenze
che l'inflazione produce nei confronti dell'Io, noi dovremo qui
occuparci piuttosto delle catastrofi collettive che derivano dal comportamento
un tempo richiesto dalla vecchia etica. L'inflazione dei
valori la forma di realizzazione della vecchia etica che l'uomo medio
sceglie pi di frequente, ma non l'unica.
In origine la vecchia etica era un'etica di lite. Era la soluzione
adottata da forti personalit che volevano risolvere il problema mediante
la repressione, come negazione cosciente di ogni elemento
negativo.
La situazione psichica di questo gruppo d'elite caratterizzata
da altri pericoli diversi da quello della rimozione e dell'inflazione
dell'Io, perch essi presentano un'altra tipica costellazione psicologica:
la perdita d'umanit come conseguenza dell'inflazione impedita
da un fenomeno psichico collegato con la repressione e il sacrificio,
impedita cio dalla sofferenza.
La tendenza ascetica della vecchia etica sempre accompagnata
dalla sofferenza cosciente dell'individuo dovuta alla sua scissione
esistenziale in due "anime", la dicotomia tra la parte rifiutata e da
reprimere, da un lato, e dall'altro l'affermazione dei valori coscienti.
E poi di secondaria importanza il fatto che questa sofferenza assuma
la forma della rinuncia ascetica, della conquista eroica, della pia
devozione o dell'obbedienza fedele alla legge. Nella sofferenza si
accetta e si mette in pratica la situazione dell'essere limitati in quanto
creature umane. L'impossibilit che questo Io personale si identifichi
con il valore sovrapersonale diviene un'esperienza vitale nell'uomo,
quando egli soffre la tensione della sua duplice natura e vive
il sacrificio della sua parte rimossa.
43
La meta della vecchia etica espressa dall'imperativo: L'uomo
sia nobile, soccorrevole e buono oppure nelle varianti di questi valori
etici: pio, devoto, valoroso, efficiente, sottomesso al volere di
Dio, ragionevole. Tale meta si raggiunge, come ho gi sottolineato
pi volte, mediante la rimozione o la repressione di tutte le componenti
"negative". Perci la vecchia etica, nella sua sostanza, dualistica.
Riconosce un mondo di luce e di tenebre contrapposte, suddivide
l'esistenza nei due emisferi del puro e dell'impuro, del bene e
del male, di Dio e del Diavolo, e assegna all'uomo il suo compito in
tale universo scisso dualisticamente.
L'Io deve rappresentare il lato di luce. Questo atteggiamento di
fondo si pu esprimere in molteplici forme. Pu essere attivo o passivo,
estroverso o introverso, politico, religioso, filosofico o artistico.
L'Io si pu identificare con il lato luminoso nella lotta e cercare
di rappresentarlo. Ma pu anche lottare e soffrire per esso. In ogni
caso l'universo dualistico, diviso tra luce e tenebre, comprende anche
l'uomo.
L'individuo ora completamente scisso tra un mondo di valori,
con cui deve identificarsi, e un mondo sotterraneo di valori che pu
far parte della sua natura, anzi, che pu essere molto potente e che

oppone il mondo della luce della coscienza e dei valori a quello dell'oscurit.
Il dualismo della vecchia etica, che particolarmente evidente
nelle sue varianti iraniane, ebraico- cristiane e gnostiche, divide sia
l'uomo che il mondo e la divinit in due parti: un uomo superiore e
uno inferiore, un mondo superiore e uno inferiore, un Dio e un Diavolo.
In pratica, questa dicotomia agisce al di l di ogni dichiarazione
di unit ideologica o filosofica, religiosa o metafisica. Fino ad oggi,
la realt dell'uomo occidentale stata sostanzialmente determinata
da tale dicotomia.
La vecchia etica si fonda sul principio degli opposti. Il suo problema
di fondo la lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre.
Per quanto il contenuto del bene e del male possa cambiare, il principio
degli opposti e il loro confronto conflittuale permane comunque
quale contenuto dell'etica.
La figura ideale di questa etica resta pur sempre l'eroe, sia che
esso assuma la forma di un santo che venga considerato identico al
44
principio di luce, un'illusione che simboleggiata nell'aureola dei
santi, oppure che - come san Giorgio - sottometta il drago. L'altro
lato sempre completamente estirpato, oppure vinto definitivamente
ed escluso dalla vita. Tuttavia la lotta tra gli opposti (e ci
corrisponde alla concezione etica iraniana della lotta tra la luce e
l'ombra) interminabile, perch il lato oscuro rimosso, represso e
vinto, continua a riemergere, le teste tagliate dell'Idra tornano a ricrescere
in continuazione.
L'umanit si trova davanti al problema, strano e paradossale per
la vecchia etica, che il mondo, la natura e l'anima siano teatro di una
perpetua e inesauribile rinascita del male. Allo stesso modo in cui la
luce non estinguibile dalla superiorit delle tenebre, cos non esistono
indizi che le tenebre stesse possano essere vinte dal potere superiore
della luce.
Mentre, per l'uomo medio, la vecchia etica si basava sull'inflazione
dell'Io e sulla rimozione, e la sua modalit fittizia di soluzione
consisteva nell'identificazione dell'Io con i valori collettivi, questa
situazione risulta invece pi complessa nel caso della morale d'elite.
Qui troviamo addirittura la costellazione opposta, cio la deflazione
dell'Io. Questa deflazione, l'identificazione con il disvalore, il male,
si esprime in un senso sopraffacente del peccato, e trova la sua pi
evidente formulazione nella dottrina del peccato originale, secondo
cui il male insito nella natura umana sin dalla nascita.
In tal caso, pu succedere che la svalutazione dell'Io sia talmente
forte e che il sentimento di inferiorit nei confronti del potere sovrapersonale
sia enfatizzato in modo talmente catastrofico che non
resta pi davvero spazio per un'etica autentica. La soggezione dell'uomo
al male in questo caso vissuta cos radicalmente che nulla
di ci che l'uomo pu fare o essere potrebbe mai far risalire la bilancia,
a meno di un intervento della grazia divina.
A partire da questo atteggiamento estremo e unilaterale di identificazione
col male, troviamo altri gradi di consapevolezza del peccato
che vanno dall'esperienza di uno stato pi o meno disperato di
corruzione da parte dell'elemento terreno- materiale, corporeo e
animale, per giungere a un atteggiamento psichico intermedio. In
quest'ultimo si arriva perlomeno a fare esperienza della nostra doppia
natura, che al tempo stesso buona e cattiva. Ma anche in que45
sto caso la sofferenza causata dal proprio lato cattivo va repressa, e
la "vita in questo mondo" - come essa intesa ad esempio dal puritanesimo
e dal fariseismo - assume un carattere austero, melanconico
e ostile alla vita.

Tipico di questo atteggiamento che accanto alla depressione


causata dalla coscienza del peccato possano attivarsi l'inflazione
dell'Io e l'identificazione col valore etico. La superbia dell'inflazione
che "conosce" il bene e l'arrogante certezza di "possedere" il bene
nel proprio agire possono coesistere fianco a fianco con l'umilt
di una coscienza contrita di peccatore.
In questa psicologia si possono ritrovare tutte le mescolanze, che
vanno dalle illusioni morali e dall'adempimento narcisistico della
Legge all'impegno militante nella lotta per il bene, fino alla sofferenza
per il dualismo del mondo, alla disperazione per la malvagit
del proprio animo e alla coscienza autocorrosiva del peccato. In
ogni caso, per, l'esperienza della sofferenza attribuisce alla vita
uno sfondo cupo in cui gli elementi rimossi ritornano a interessare
indirettamente la coscienza.
Mentre nella rimozione il contatto con i contenuti oscuri che sono
fonte di sofferenza viene evitato dissociando i contenuti inconsci,
la sofferenza consente invece a colui che reprime di condurre
una vita relativamente sana. Quest'ultimo non colto di sorpresa n
sopraffatto dal lato oscuro dell'inconscio come capita a colui che rimuove.
Lautolimitazione volontaria della vita tramite il sacrificio e
la repressione una forma di esistenza che non necessariamente fa
ammalare l'individuo. Le conseguenze di questa repressione sono
per disastrose per la collettivit, persino l dove l'individuo non
viene danneggiato. Il metodo della repressione e quello della rimozione,
caratteristici della vecchia etica, hanno come risvolto comune
il fatto che sia poi la collettivit a dover scontare la falsa virt
dell'individuo.
La repressione, ma ancor pi la rimozione, porta a un ristagno
nell'inconscio dei contenuti repressi e rimossi. Dal punto di vista
dell'economia energetica la situazione ancora una volta pi favorevole
nella repressione. I contenuti repressi continuano comunque
a intervenire nella coscienza sotto forma di problema che disturba
la coscienza stessa. Il confronto con il male occupa uno spazio con46
siderevole nella coscienza. Inoltre anche l'Io sacrifica un significativo
ammontare di energia psichica nei contenuti repressi. Infatti l'energia
che viene impiegata per la repressione agisce in parte come
equivalente psichico per la mancata realizzazione dei contenuti repressi.
L'energia che si sarebbe dovuta investire per realizzare un
certo contenuto viene ora offerta a quest'ultimo sotto forma di
energia necessaria per tenerlo represso. L'equivalente di energia rimane
legato al contenuto rifiutato ed investita nell'inibire o nel
bloccare il contenuto e i meccanismi di autocontrollo che sono gli
strumenti della repressione.
Questo tipo di contrasto con l'inconscio talora giustificato, se
consideriamo la storia dello sviluppo della coscienza. Ma nella forma
dello spostamento di un equivalente di energia n la preoccupazione
cosciente della repressione e neppure la sofferenza che vi insita
sono sufficienti a venire a capo del problema psichico causato
dalla repressione di parti della personalit ripudiate sul piano etico,
ossia cattive.
Nella rimozione manca invece qualsiasi parziale elaborazione,
qualsiasi equivalente o valvola di sfogo quali invece troviamo nella
repressione. Le forze e i contenuti che vengono completamente rimossi
e non hanno alcun accesso alla coscienza non rimangono immutati
nell'inconscio e non mantengono il loro carattere originario,
ma si trasformano. I contenuti rimossi diventano "regressivi" e si
rafforzano negativamente. Anche se in questa sede non sar possibile
dilungarci sul processo della regressione,5 possiamo tuttavia affermare

che in esso vengono attivate forme di reazione pi primitive.


Un omicidio compiuto in un impeto di passione per esempio
una reazione umana primitiva che stata superata dall'evoluzione
della coscienza tramite l'istanza della coscienza morale e la nascita
del diritto. Nel processo di regressione si offusca la coscienza superiore
e al suo posto ricompare la reazione primitiva pi arcaica.
L'esperienza comune, su cui tuttavia non potremo soffermarci in
questa sede, ci dice che i contenuti capaci di divenire coscienti, ma
il cui accesso alla coscienza viene in qualche modo bloccato, diventano
progressivamente cattivi e distruttivi. Ben sappiamo dalla vita
quotidiana che l'incapacit o la non volont di ammettere l'esistenza
di un fatto o di un contenuto oppure di "abreagirlo", come si di47
ce,6 molte volte trasforma un moscerino in un elefante o, ancor peggio,
in un serpente velenoso. Il contenuto scisso diventa regressivo,
si collega nell'inconscio ad altri contenuti negativi, col risultato che,
in una personalit psichicamente labile, non di rado per esempio
una lieve irritazione non ammessa alla coscienza si trasforma in un
accesso di rabbia o in una depressione. In generale si pu dire che le
forze escluse dalla coscienza si accumulano e creano nell'inconscio
una forte tensione che tende a divenire distruttiva.
A questo punto occorre domandarsi che cosa accada alle componenti
della personalit, alle tensioni, alle forze e alle pulsioni che
la vecchia etica esclude dalla vita. Questa esclusione tanto pi radicale,
la frattura tra la coscienza che si identifica con il valore e l'inconscio
antietico tanto pi ampia quanto pi dogmaticamente si
impone nel gruppo e nel singolo la vecchia etica, quanto pi forte
l'azione della coscienza morale.
Nella repressione la forza della coscienza morale si manifesta in
un senso di colpa cosciente, mentre nella rimozione si esprime in un
senso di colpa inconscio. Il senso di colpa corrisponde alla percezione
dell'Ombra, che nella repressione si esprime nella sofferenza,
ma che nell'inflazione e nella rimozione rimane inconscio. Questo
senso di colpa che si fonda sulla presenza dell'Ombra si scarica sia
individualmente che sul piano collettivo nel medesimo modo, ossia
mediante la proiezione dell'Ombra. L'Ombra che si trova in contraddizione
con i valori non pu essere accettata come parte negativa
della propria struttura psichica e viene proiettata, vale a dire spostata,
verso l'esterno e vissuta come un elemento esteriore. Viene
combattuta, punita e sterminata come "nemico esterno", e non considerata
invece come un nostro elemento personale "interno".
Il modo in cui la vecchia etica allontana il senso di colpa e scarica
le forze negative scisse e isolate costituisce uno dei maggiori pericoli
dell'umanit. Intendiamo parlare a questo proposito dell'espediente
psichico dell'individuare un capro espiatorio. Questo tentativo
di trovare una soluzione al problema, tentativo riscontrabile in
ogni periodo dell'umanit,7 noto in particolare nel rituale ebraico
in cui la purificazione della collettivit veniva ottenuta accumulando
ogni impurit e ogni male sul capro espiatorio che poi veniva abbandonato
in balia di Azazel8 nel deserto. Grazie a tale rituale il ma48
le veniva scacciato dalla comunit e dalla sua coscienza per finire
nell'ignoto e nell'inconscio.
I conflitti psichici inconsci dei gruppi e delle masse si esprimono
soprattutto in esplosioni epidemiche, come le guerre e le rivoluzioni
violente, in cui le forze inconsce che si erano accumulate nella collettivit
diventano dominanti e "fanno la storia". Nella psicologia
del capro espiatorio ci troviamo di fronte a un primo tentativo, seppure
ancora inadeguato, di risolvere questi conflitti inconsci. Tale

psicologia definisce la vita all'interno di un popolo e in pari tempo


ne configura le relazioni con gli altri popoli. Le esplosioni di violenza
che nella massa si propagano come un'epidemia e la psicologia
del capro espiatorio sono due reazioni psichiche sovente legate tra
loro e sono conseguenza di un conflitto inconscio. Dal punto di vista
del risultato finale poi relativamente indifferente che tale conflitto
non fosse ancora maturo per la coscienza, oppure che ne fosse
stato rimosso.
In uno stadio primitivo, in cui gli uomini che formano la collettivit
hanno ancora una coscienza debole il progresso nella direzione
dei valori necessari alla societ non pu essere ottenuto in altro modo
che mediante la proiezione del male all'esterno. Il male pu accedere
alla coscienza solo se "presentato davanti agli occhi" della
collettivit in una cerimonia solenne, e quindi estirpato. La purificazione
che ne deriva sta nel prendere coscienza del male, rendendolo
visibile e liberando l'inconscio da tale contenuto mediante la proiezione.
Ci significa che, a questo livello, il male non viene pi riconosciuto
dall'individuo come suo proprio, ma viene pur sempre riconosciuto
in quanto tale. Con una formulazione pi precisa, si potrebbe
dire che il male riconosciuto come facente parte della
struttura della nostra collettivit, e viene eliminato in modo collettivo,
per esempio con la cerimonia del Gran Sacerdote che trasferisce
i peccati del popolo sul capro espiatorio come vittima sostitutiva.
Una simile purificazione mantiene la sua efficacia psicologica
finch si avverte ancora un'identit con la vittima designata, vale a
dire finch questa vittima suscita l'autentica commozione della collettivit,
e la sua immolazione non viene svilita a mero spettacolo.
A questo stadio la psicologia del capro espiatorio si muove ancora
allo stadio pi primitivo dell'etica, quello della responsabilit e
4')
dell'identit di gruppo. pur vero che nell'ebraismo l'individuo
sar in seguito coinvolto anche personalmente nella purificazione e
portato cos ad acquisire consapevolezza del suo lato d'ombra. Tuttavia
persino in questo stadio la confessione del peccato non individuale,
ma nasce dallo spirito della responsabilit collettiva, in
quanto ciascuno si addossa la colpa collettiva dicendo: Noi abbiamo
peccato, noi abbiamo tradito, eccetera.
Per gli uomini primitivi - e l'uomomassa di ogni nazione reagisce,
come sappiamo, allo stesso modo dell'uomo primitivo - il male
non pu essere riconosciuto come "male personale", perch la coscienza
ha uno sviluppo ancora troppo limitato, per essere in grado
di affrontare il conflitto che ne scaturisce. Per tale motivo il male
viene vissuto dall'uomomassa come qualcosa di estraneo, e le vittime
della proiezione dell'Ombra sono perci ovunque e sempre gli
estranei, i diversi.
Le minoranze di ogni nazione, gli estranei, sono gli obiettivi di
questa proiezione; se sono di provenienza razziale o etnica diversa, o
meglio ancora se hanno la pelle di un altro colore, ovvio che ben si
adattano a tale scopo. Questo problema psicologico delle minoranze
presenta varianti religiose, nazionali, etniche e sociali, ma inevitabilmente
il sintorno di una struttura psichica collettiva dissociata. I
cinesi, i neri e gli ebrei svolgono lo stesso ruolo che in epoche precedenti
era stato assunto dai prigionieri di guerra o dai naufraghi in
quanto stranieri e diversi. In ogni religione la minoranza religiosa
sottost alla medesima legge e il fascista in una societ comunista ha
lo stesso ruolo che il comunista riveste sotto un governo fascista.
Il ruolo outcast dell'estraneo, in quanto oggetto della proiezione
dell'Ombra, perci cos importante per l'economia psichica perch
nell'Ombra, in quanto componente della personalit estranea

all'Io, viene proiettata all'esterno - ed eliminata - sempre la posizione


inconsciamente opposta alla nostra, che minaccia l'atteggiamento
e la sicurezza della coscienza. Nell'eretico combattiamo il nostro
stesso dubbio religioso, nell'avversario politico l'insicurezza della
nostra posizione politica, nel nemico della nazione la consapevolezza
dell'unilateralit del nostro punto di vista nazionale.
La collettivit continuer ad avvertire il bisogno di liberarsi mediante
la psicologia del capro espiatorio fintanto che permarr il
50
senso di colpa inconscio che, in quanto manifestazione di una scissione,
scaturisce dalla formazione dell'Ombra. La coscienza di non
essere all'altezza dei valori che sono stati dichiarati valori guida porta
alla formazione dell'Ombra, ma allo stesso tempo anche a un senso
di colpa inconscio e a un'insicurezza interiore, perch l'Ombra
contraddice la convinzione dell'Io di identificarsi coi valori.
Si cerca quindi e si sfrutta ogni occasione che ci convinca di essere
in armonia con tali valori, ma la via pi facile quella di estirpare
l'Ombra mediante il capro espiatorio.
Il secondo gruppo che rappresenta la vittima designata della psicologia
del capro espiatorio costituito da coloro che si trovano in
una condizione di "inferiorit etica", ossia coloro che non si uniformano
ai valori assoluti della collettivit e che non sono neppure in
grado di adattarsi creandosi una personalit fittizia. Coloro che sono
moralmente inferiori, per esempio gli psicopatici, i malati e le
persone ataviche, ossia coloro che sono rimasti ancorati a un'epoca
evolutiva precedente, vengono banditi, puniti e giustiziati dalla legge
e dai suoi esecutori. Questo si verifica, comunque, quando tale
gruppo non possa essere utilizzato dalla collettivit. Al contrario, in
tempo di guerra non ci si fa scrupolo di servirsi proprio di loro.
Anche questo gruppo viene trattato come un elemento estraneo,
e come un corpo estraneo si cerca di estirparlo, perch la collettivit
afferma cos nel modo pi deciso la propria alterit e diversit rispetto
al male. La solennit collettiva con cui si compie l'estirpazione del
male corrisponde al significato collettivo originario che il capro
espiatorio assume di fatto a un livello primitivo. Dall'alto della loro
coscienza immacolata lo Stato e il potere spirituale assistono all'immolazione
delle disgraziate vittime che fungono da capri espiatori, e
ogni volta dato di osservare chiaramente il sollievo provato dal singolo
e dalla collettivit per l'espulsione del male al di fuori di essi.
Che entrambi i gruppi di capri espiatori sacrificali siano intercambiabili
e che non sia solo il male ad essere vissuto come estraneo,
ma al contrario che l'estraneo venga vissuto come malvagio costituisce
uno dei fatti basilari della psicologia umana. un tratto
che si pu osservare a partire dalla psicologia dei primitivi, per
giungere fino alla moderna politica nei confronti degli stranieri sostenuta
dai cosiddetti Stati civilizzati.
51
Una terza categoria che viene scelta come vittima della psicologia
del capro espiatorio si trova nel pi stridente contrasto con la categoria
degli individui moralmente inferiori che abbiamo descritto.
Il terzo gruppo che viene sacrificato quello delle personalit superiori,
dei capi o dei geni. In molte usanze primitive si pu riscontrare
la tendenza a sacrificare ritualmente in quanto vicari gli individui
migliori che emergono dal gruppo e a sfruttarli come capri espiatori
per purificare la collettivit. Questo probabilmente l'elemento che
collega da un lato i residui totemici, che Freud ha frainteso interpretandoli
come "parricidio", ossia l'assassinio rituale del re ai primordi
della storia umana, e dall'altro la dottrina della morte sacrificale
del dio sofferente.

Due motivi sono qui intrecciati. In primo luogo la capacit della


personalit emergente di rappresentare la collettivit nel farsi vittima
sacrificale la rende adatta a tale scopo anche di fronte ai "poteri
superiori", e in secondo luogo la personalit di spicco, dal punto di
vista dalla collettivit, ancora una volta l'elemento "estraneo". La
tendenza all'inerzia propria della massa, che vuole mantenere la
propria posizione mediana, sacrifica gli esponenti dei due estremi,
sia le personalit inferiori, che si trovano al di sotto della media, sia
le personalit straordinarie, che osano muoversi al di sopra di quel
livello medio.
Anche la storia ordinaria delle cosiddette nazioni civilizzate caratterizzata
dal sacrificio di taluni individui eccezionali che in realt
sono i fulcri attorno a cui ruota la storia. In questa serie interminabile
troviamo, per esempio, Socrate e Ges, oppure Galileo. Tutti i
popoli e tutte le epoche hanno dato il proprio contributo per sacrificare,
come capro espiatorio, colui che emerge dalla massa, anche
se in questo caso si tratta di un rituale non pi cosciente ma inconscio,
il che costituisce un progresso alquanto discutibile.
Non staremo ora a domandarci se tale reazione non possa nascere
da una vendetta della collettivit per le richieste spesso eccessive
di civilt portate avanti dalla personalit di spicco, ma l'importante
riconoscere che l'elemento d'Ombra inconscio, da cui il collettivo
cerca di liberarsi s'impone ancora una volta nella crudelt del sacrificare
il capro espiatorio senza che la collettivit di renda conto di tale
nesso. La coscienza - fedele al principio di base della psicologia del
52
capro espiatorio - si crede in sintonia coi valori superiori e commette
le pi efferate atrocit, pur agendo con le "migliori intenzioni".
Ogni guerra (e in particolare le guerre di religione), ogni lotta di classe
e conflitto tra partiti evidenzia il nesso tra la coscienza di agire con
buone intenzioni e l'irruzione dell'Ombra nell'azione stessa.
Anche in questo caso dobbiamo distinguere tra due gruppi: da
una parte, coloro che reprimono il lato d'Ombra e che a un atteggiamento
eroico- ascetico uniscono sensi di colpa coscienti e sofferenze
consapevoli, e dall'altra invece coloro che rimuovono, che
mantengono inconsci tanto il senso di colpa quanto la sofferenza
che ne provano. In entrambi i gruppi troviamo come conseguenza
della negazione degli aspetti negativi un rafforzamento inconscio di
tali aspetti, sino ad arrivare al sadismo e al piacere brutale della distruzione.
La differenza consiste soltanto nel fatto che nel gruppo
ascetico il sadismo pi prossimo alla coscienza e assume una forma
sistematica e razionalizzata, mentre nel gruppo che rimuove, ossia
la massa, assume le forme di un'emotivit scatenata capace di sopraffare
la coscienza.
Sia l'Inquisizione che il puritanesimo, sia l'ebraismo legalista dei
farisei che la ferrea disciplina del prussianesimo si attengono a questa
legge psicologica. Il rigore dell'atteggiamento ascetico compensato
da un sadismo aggressivo, che viene applicato sul piano istituzionale
dagli esponenti dell'ascesi.
Il gruppo scisso sul piano psichico tra l'identificazione della coscienza
con i valori e l'inconsapevolezza dell'Ombra mostra, oltre al
senso di colpa inconscio, un'insicurezza psichica come compensazione
della presunzione della coscienza. La rimozione deve continuamente
stare in guardia contro la percezione del lato d'Ombra,
perch il rafforzamento inconscio del lato d'Ombra rende difficile
che la coscienza e l'Io una volta o l'altra se ne rendano conto.
La scissione interiore causata dalla percezione del lato d'Ombra
porta quindi a un senso di inferiorit inconscio e alle forme di reazione
scoperte da Alfred Adler. Il senso di inferiorit viene iper-

compensato dalla tendenza all'autoaffermazione e conduce a una rimozione


ancora pi tenace. La proiezione dell'Ombra viene ora sistematizzata,
e si giunge alle reazioni paranoiche dei singoli
individui e delle nazioni, le cui tendenze aggressive rimosse si espri55
mono nella paura della persecuzione da parte di altri popoli e dell'ambiente
circostante. La tesi della politica di accerchiamento, la
congiura dei Savi di Sion,9 il pericolo bianco, giallo o nero, le smanie
di conquista del capitalismo o del bolscevismo, tutti i sistemi deliranti
di questo tipo sono finalizzati unicamente a rimuovere la propria
aggressivit e la propria Ombra.
All'interno della collettivit questa presunzione si espressa nella
vecchia pedagogia e nella giustizia penale. Anche qui troviamo il
compromesso proprio della psicologia del capro espiatorio che,
ammantandosi di una veste etica, d al proprio lato d'Ombra la possibilit
di sfogarsi in punizioni, torture e intimidazioni. Esecuzioni,
lavori forzati, carcere e penitenziario, collegio, ma anche scuola e famiglia
costituiscono, in gradi diversi in quanto forme istituzionali
dell'etica collettiva, un'espressione eccellente e un raccapricciante
campo d'azione del lato d'Ombra. Ogni giustizia che si fondi sulla
punizione, che cio non si basi sulla consapevolezza che anche la
collettivit partecipe della colpa di chi colpevole, di chi compie il
male, solo una forma mascherata di linciaggio.
Se la forma istituzionale della psicologia del capro espiatorio viene
usata perlopi dai maestri della vecchia etica, dai tipi ascetici, come
strumento di civilt e di civilizzazione, il suo lato emozionale ha
un ruolo molto pi importante e pi disastroso per l'umanit. Le
istituzioni che servono alla psicologia del capro espiatorio non possiedono
pi quel carattere orgiastico che portava a una redenzione
collettiva del problema dell'Ombra, com'era possibile in origine
nell'uccisione rituale alla presenza dell'intera trib. Per la collettivit
rimane quindi sempre pi urgente il bisogno di liberarsi in maniera
esplosiva e violenta delle energie aggressive accumulate, per
scaricare perlomeno temporaneamente lo stato di tensione e di ingorgo
emotivo. Queste esplosioni di violenza che dilagano a macchia
d'olio nella massa si verificano all'interno della collettivit a
danno dei gruppi di capri espiatori, ma la proiezione dell'Ombra,
come fenomeno principale della psicologia del capro espiatorio,
svolge un ruolo decisivo anche nei conflitti internazionali tra i popoli,
ossia nelle guerre.
Non possibile dichiarare una guerra, se prima il nemico non
viene investito della proiezione dell'Ombra, e il piacere e il godi54
mento che si prova nel fare la guerra, senza cui nessun essere umano
potrebbe mai essere indotto a combattere, nasce dal soddisfacimento
del lato d'Ombra inconscio. Le guerre costituiscono l'aspetto corrispondente
alla vecchia etica, e il fare le guerre l'espressione visibile
dell'irruzione violenta del lato d'Ombra collettivo inconscio.
Troviamo qui la medesima costellazione presente nel singolo individuo.
Ogni popolo pensa di identificarsi, nell'inflazione della
"coscienza immacolata", con i valori pi alti dell'umanit, si identifica
con essi e prega in coscienza il "suo" Dio, come quintessenza
del lato luminoso, di donargli la vittoria. Quest'inflazione della coscienza
a posto non viene in alcun modo disturbata dalla messa in
atto di un'Ombra brutale.10
La frattura tra il mondo etico di valori proprio della coscienza e
un mondo sotterraneo inconscio da reprimere e da rimuovere che
nega quegli stessi valori, conduce l'umanit a nutrire sensi di colpa e
ad accumulare nell'inconscio energie ormai ostili alla coscienza,

energie che, manifestandosi con violenza repentina, trasformano il


corso della storia umana in un terribile fiume di sangue.
La vecchia etica responsabile non solo di aver negato il lato
d'ombra, ma al tempo stesso anche di aver prodotto una scissione,
che va assolutamente eliminata per il futuro benessere dell'umanit.
Il progresso dell'umanit dipender in non piccola parte da come
quest'ultima riuscir a impedire la scissione psichica della collettivit.
55
\\III Stadi dello sviluppo etico
Per comprendere i motivi per cui la vecchia etica sia andata in
crisi nella nostra epoca, e le ragioni per cui proprio negli ultimi centocinquant'anni si sia giunti allo sfaldamento degli antichi valori e a
un progressivo disorientamento dell'uomo moderno - realt questa
di cui siamo noi stessi sia testimoni che vittime - sar necessario occuparsi
brevemente dello sviluppo della coscienza e dei suoi vari
stadi all'interno dell'umanit. L'evoluzione dell'etica e quella della
coscienza sono strettamente legate tra loro e non possibile comprendere
l'una senza l'altra. Poich abbiamo descritto altrove11 in
maniera pi approfondit gli stadi dello sviluppo della coscienza ci
limiteremo in questa sede a presentare a grandi linee tale evoluzione
senza addentrarci nei particolari.
In principio troviamo lo stadio dell""unit originaria". Il nucleo
dell'Io, un Io ancora non indipendente dominato dall'inconscio, vive
in questa fase in condizioni di quasi totale dipendenza dal gruppo,
dal mondo e dall'inconscio collettivo. I contrassegni pi evidenti
di questa situazione delle origini sono la participation mystique e
la prevalenza della psiche collettiva sulla psiche individuale, ancora
indifferenziata. Ne consegue che in questo primo stadio di riferimento
etico non esiste ancora una responsabilit individuale e cosciente.
Cos come il singolo funziona soltanto come parte del gruppo,
e la coscienza del gruppo pi importante di quella del singolo,12
troviamo qui una responsabilit e un'etica di gruppo. Lo stato
di participation mystique, l'identit inconscia delle persone tra loro
si esprime nel fatto che il gruppo responsabile per i singoli e che,
viceversa, ogni singolo vale come incarnazione dell'intero gruppo.
56
La psicologia primitiva ricca di modelli di comportamento che
mostrano come il gruppo sia identico agli individui da cui composto,
e viceversa anche che ogni individuo rappresenta in s l'intero
gruppo.
L'identit inconscia che unisce tra di loro i componenti del gruppo
fa s che per esempio un parricidio o un fratricidio rimangano invendicati,
perch l'assassino si gi colpito per cos dire nella propria
carne. Lui e i suoi parenti pi prossimi sono quasi una cosa sola,
in modo che in simile caso, come anche nel suicidio, non viene
leso alcun interesse del gruppo, ed solo questo che conta. Allo
stesso modo la riparazione del danno provocato con l'uccisione di
un parente lontano in cui dev'essere risarcito il danno meno grave
dell'uccisione di un estraneo. In virt della sua identit di gruppo, il
parente ucciso compropriet dell'assassino. Viceversa, troviamo
per esempio in Cina l'altra conseguenza che si trae da questa identit:
i genitori e i responsabili del gruppo familiare vengono puniti
per una malefatta del figlio.
In questo contesto rientra anche la credenza caratteristica dell'ebraismo
secondo cui Jahv premia o castiga i discendenti di un determinato

individuo. Sul piano morale ci presuppone un'identit


di gruppo della linea familiare. In questo caso, non soltanto vengono
vissuti come gruppo i membri della parentela attuale, ma costituisce
un'unit anche la serie di discendenti, concezione questa che
di grande importanza per la comprensione dell'ebraismo.
La realt dell'identit di gruppo non soltanto dimostrabile dal
punto di vista biologico, ma anche un fatto psicologico, come viene
di continuo confermato dall'analisi dell'uomo moderno. Non di
rado la malattia o la reazione patologica di un individuo legata a
una "colpa" dei genitori, spesso perfino dei nonni, che continua a
produrre i suoi effetti finch rimane allo stato inconscio. Cos, tanto
per fare un esempio, il nonno severo ha determinato la mancanza di
autonomia della figlia che, a sua volta, reagisce crescendo figli nevrotici.
Nello stadio primario, in cui i singoli membri del gruppo sono
ancora in ampia misura indifferenziati, il "Grande Individuo" rappresenta
la personalit mana,13 costituisce per cos dire il S del
gruppo, il suo centro creativo, e in quanto leader e uomo creativo
57
anche colui dal quale la collettivit riceve i suoi valori.
Come abbiamo gi detto in altra sede,14 il Grande Individuo
un fondatore e un iniziatore in tutti i campi, vale a dire un progenitore
spirituale. E lo in quanto agisce e compie imprese eroiche, sul
piano artistico, scientifico, filosofico, religioso e anche etico.
La nascita dei valori etici il risultato della rivelazione da parte
di una "Voce" presente nell'individuo precursore. Possiamo individuare
ovunque, dai primitivi fino ai popoli civilizzati, un'etica collettiva
fondata sulla rivelazione destinata a un singolo individuo
precursore. Le sentenze degli di, le decisioni dei veggenti e degli
sciamani, dei sacerdoti e dei capi e dei posseduti da Dio a partire
dagli oracoli e dal giudizio divino sino ad arrivare alla rivelazione
della divinit nella Legge sono sempre atti di rivelazione unici, scaturiti
da una determinata situazione. Essi verranno in seguito codificati
e otterranno una validit universale astratta, ossia si distaccheranno
a poco a poco dalla situazione concreta in cui erano stati rivelati
in origine.
I fatti originari dell'etica derivano dalla "Voce" che parla a certi
individui baciati dalla Grazia. Il loro carisma sta proprio nel sentire
la Voce. Che questa sia la voce di un Dio o di un animale, di un sogno
o di un'allucinazione, la realt della Voce comunque assoluta
e vincolante per l'individuo fondatore. Essa proviene "da Dio" o
dal simbolo che rappresenta Dio, viene recepita da un'elite che il
Fondatore raccoglie attorno a s e quindi da quest'ultima viene imposta
al gruppo in quanto norma collettiva.
Gli individui creativi realizzano per se stessi l'atteggiamento etico- religioso,
ma nell'atto di fondazione, in cui essi trasmettono come
legge a un'elite di seguaci l'etica che stata loro rivelata, l'etica
della "Voce", l'etica religiosa individuale diventa un'etica collettiva.
L'elite procede a educare la collettivit secondo l'orientamento
della nuova etica e impone i suoi valori come valori umani universali,
vale a dire come valori collettivi, che la collettivit deve seguire.
Questo atteggiamento del singolo che si basa su una rivelazione interiore
della Voce ci noto dai popoli primitivi, ma anche dai grandi
fondatori di religioni, che sempre hanno imposto un nuovo fardello
etico alla comunit che veniva colpita dalla loro predicazione.
Lo sviluppo etico procede attraverso la rivelazione originaria ai
58

Grandi Individui e all'identificazione dell'elite con essi fino a giungere


allo stadio dell'etica collettiva, in cui il gruppo accetta e prende
su di s la "Legge". Non importa quali siano i contenuti di questa
legge. La collettivit si sottomette infine al canone etico acriticamente
e con la medesima naturalezza con cui l'uomo inconsapevole
affronta ogni situazione data. Per un'esistenza priva di coscienza
storica l'usanza usanza, e la legge legge, perch cos sempre stato,
sebbene questa motivazione sia anche solo la risposta a una domanda
che il primitivo stesso non si pone, ma che gli viene posta
dall'uomo occidentale.
La sottomissione alla legge della collettivit rappresenta, comunque,
un progresso decisivo della coscienza. Ci implica che l'evoluzione
della coscienza giunge al superamento dell'unit originaria,
dove prevale l'inconscio e dove la differenziazione e il rafforzamento
dell'Io e della coscienza portano a una separazione tra i due
sistemi, ossia tra la coscienza e l'inconscio. Tale separazione tra sistemi
legata a uno sviluppo generale di tendenze e di funzioni che
cercano di rafforzare la coscienza e di delimitare l'inconscio. L'etica
del collettivo opera proprio in questa direzione.
Nell'umanit primitiva la vita sociale del gruppo, la sua formazione
e il suo progresso vengono turbate e appesantite dal prevalere
di forze inconsce. Si rivela perci assolutamente necessaria una legge
come norma collettiva che renda visibile il lato luminoso dei valori
e della coscienza, stimolando la lotta contro il lato oscuro. L'introduzione
dei valori nella collettivit che viene annunciata dall'elite
in quanto esecutrice del volere della personalit del fondatore sta
sempre dalla parte della coscienza contro il prevalere e il dilagare
delle dominanti inconsce.
La vecchia etica era produttiva finch traeva l'uomo dallo stato
originario di un'esistenza inconscia e induceva l'individuo ad acquisire
una coscienza. Il "tu devi" morale, anche se assume la forma
primitiva di una legge universale di tipo collettivo, stimola la coscienza
se compare come un orientamento generale che argina la
natura inconscia dell'uomo, ricca di emozionalit elementare e imponderabile.
Per tale motivo la vecchia etica uno strumento importante
nello sviluppo della coscienza umana. Essa rappresenta un
necessario stadio di transizione, e le sue tecniche di repressione e ri59
mozione fanno parte dei meccanismi di difesa che la coscienza mette
in atto contro l'inconscio. Questa coscienza e il suo sviluppo hanno
perci all'inizio un estremo bisogno di operare una svalutazione
e una deflazione dell'inconscio, perch la coscienza ancora fragile
e, senza questa tendenza alla svalutazione nei confronti dell'inconscio,
non avrebbe mai potuto educare, sistematizzare e dimostrarsi
creatrice di civilt.
A livello magico primitivo, per esempio nel rituale del sacrificio
del capro espiatorio, la rappresentazione dei misteri, in cui il male
presentato davanti agli occhi di tutti, corrisponde a una prima fase
della presa di coscienza. Qui tutto avviene ancora esternamente sul
piano dell'oggetto, in quanto teatro della proiezione. Come nel caso
del dramma antico, il soggetto dell'evento non il singolo, ma la
collettivit che compie l'esperienza. L'esperienza del male esterno
all'individuo e proiettato sull'Altro costituisce la base per la formazione
dell'istanza della coscienza morale sul piano interiore che rappresenta
i valori dell'etica collettiva. Tuttavia la formazione della coscienza
in quanto formazione di un'istanza psichica interiore

espressione della ricerca di individualit dell'uomo nel gruppo, sebbene


i contenuti della coscienza morale siano collettivi e non individuali.
Lo sviluppo dell'Io e della coscienza soggetto all'influenza decisiva
della collettivit. Sviluppo dell'Io non significa ancora - nella
sua fase iniziale - sviluppo di un Io creativo, ma di un Io che capace
di farsi carico e di applicare le esigenze del collettivo su se stesso
e anche verso altri, in maniera autonoma e sotto la propria regia, di
realizzare cio, in quanto individuo, le prescrizioni e i divieti dell'etica
collettiva con l'ausilio della sua coscienza morale.
Dal momento in cui l'individuo e la sua coscienza dell'Io si differenziano
progressivamente e si separano dalla loro matrice collettiva
originaria, lo sviluppo umano procede verso un secondo stadio
etico: lo stadio della responsabilit morale individuale. Per cominciare,
tale responsabilit morale si esprime anzitutto nell'etica collettiva,
vale a dire quando il singolo tenta di realizzare i valori della
collettivit o almeno di identificarsi con essi.
Dato che lo sviluppo e la differenziazione della coscienza furono
riconosciuti come una tendenza evolutiva necessaria dell'umanit,
60
l'elite cerc di escludere tutti gli aspetti di segno opposto caratteristici
della vecchia etica. E anche nel caso in cui non abbia raggiunto
il suo intento, essa consente di ampliare un poco la coscienza nell'interesse
dell'evoluzione complessiva.
Prima che la vecchia etica facesse la sua comparsa, l'Io era ampiamente
preda delle forze dell'inconscio che ora sono proibite. Era
ancora posseduto, sottomesso e dominato da forze e impulsi come
la sessualit, la volont di potenza e la crudelt, oppure la fame, la
paura e la superstizione. L'Io ne era lo strumento, ma non sapeva di
esserne posseduto, perch viveva quello stato di fatto senza poter
prendere le distanze dalle forze che lo tenevano in pugno.
L'etica esige ora che si riconoscano tali contenuti e che li si reprima.
La repressione uno degli atti tipici del differenziarsi, del distanziarsi,
l'unico atto che pu porre le basi della coscienza. La
componente psichica che prima rappresentava la dominante che
muoveva l'Io diviene ora, perlomeno in parte, contenuto della coscienza,
oggetto di un confronto e di un conflitto in cui l'Io si pone
in quanto soggetto di fronte a questa componente psichica intesa
come oggetto. Anche quando sbaglia sul piano etico, quando pecca
e viene sopraffatto dal contenuto che intendeva reprimere, l'Io non
pi indifferenziato come nello stadio pre- etico, dove era in bala
delle pulsioni o degli istinti; ora esso sa che avrebbe dovuto reprimere
qualcosa, e sa anche che cosa. Ha mangiato i frutti dell'albero
della conoscenza del bene e del male. L'istituzione etica della coscienza
rimane, anche se l'Io viene meno.
L'etica collettiva, che insieme alla responsabilit individuale costituisce
la forma classica della vecchia etica, precedente alla nascita
della coscienza morale, continua poi a evolversi in due direzioni.
Entrambe le direzioni corrispondono ad analoghi processi nello sviluppo
dell'Io e in quello della coscienza del singolo individuo.
Una direzione quella che, col procedere dell'autonomia individuale,
conduce all'etica di individuazione, alla "nuova" etica,
mentre l'altra porta al decadimento della vecchia etica e ai fenomeni
di regressione che sono stati esposti in altra sede.15 Cos come nello
sviluppo dell'umanit l'eroe prototipico per lo sviluppo dell'individuo,16
anche la personalit etica dei fondatori un prototipo di
quello che pu succedere oggi ad ogni individuo.

6\
La rivelazione della Voce nel singolo presuppone un individuo
dotato di individualit talmente forte da potersi rendere indipendente
dalla collettivit e dai suoi valori. Ogni personalit etica di fondatore
"eretica" perch contrappone la rivelazione della Voce a quella
della coscienza, in quanto rappresentante dell'etica collettiva.
La legge psicologica della realt della rivelazione etica afferma
che la rivelazione individuale al gruppo ristretto dei discepoli imposta
alla collettivit e che l'uomo collettivo introietta la legge rivelata
sotto forma di istanza della coscienza con l'aiuto della repressione
e della rimozione di tutte le forze e tendenze che sono in contrasto
con la rivelazione.
Ogni nuova "spinta alla rivelazione", vale a dire ogni nuovo rivelarsi
della Voce in un singolo individuo, contrasta con la coscienza
morale che segue la vecchia etica collettiva. perci inevitabile che
la rivelazione etica concessa all'individuo creativo preceda la collettivit
e rappresenti un livello etico che spesso superiore, molto superiore,
al livello etico normale della collettivit. Quest'antinomia
insolubile. Mediante l'atto di fondazione del singolo precursore si
fornisce alla collettivit una norma che, nel corso della storia, la
porter a un futuro sviluppo di cui per essa non ancora totalmente
all'altezza.
Anche se oggi abbiamo raggiunto il punto di non ritorno della
vecchia etica, non dobbiamo dimenticare che cosa essa abbia significato
per lo sviluppo dell'umanit, e che essa continua a essere valida
per una parte considerevole dell'umanit con una limitazione di
cui parleremo in seguito. Nello stesso tempo le regressioni che ne
costellano la storia indicano per che la forma normativa della vecchia
etica esige persino troppo dalla maggioranza degli uomini, e
che occorre trovare il modo per impedire gli effetti negativi di queste
pretese eccessive, perch altrimenti si giunger a una frattura nefasta,
dovuta alle richieste legalistiche dell'elite. Da un lato abbiamo
la compagnia ristretta di coloro per i quali la legge creata dal Fondatore
corrisponde alla loro natura e al loro livello etico, un'elite composta
di sciamani, sacerdoti, guerrieri, filosofi o santi, di profeti o di
discepoli dei profeti; dall'altro lato c' il gruppo, al quale il canone
di valori viene "imposto" come legge e che lo accetta, senza per esserne
all'altezza. Mentre l'elite riesce a soddisfare senza troppi dan62
ni le esigenze imposte dal canone dei valori, facendo uso di tecniche
come la repressione e il sacrificio, l'ascesi e l'autodisciplina, esse
hanno un effetto altamente deleterio sulla collettivit, fatto - questo
- finora mai riconosciuto a sufficienza.
L'elite crea un ideale umano che stato riconosciuto dalla collettivit
come valore supremo e che si cerca di realizzare anche in pratica.
La collettivit tuttavia, che composta da individui di medio livello
etico, possiede una struttura psichica pi primitiva, in cui proprio
quelle forze e quelle tendenze che devono essere superate sono
particolarmente forti e attive, comunque molto pi forti che nelle
lite. La collettivit pu perci conformarsi solo a prezzo degli sforzi
pi intensi - qualora ci riesca - all'ideale etico richiesto e annunciato
dall'elite.
L'identificazione con i valori etici, di cui abbiamo detto sopra,
avvia quindi il processo di formazione della personalit fittizia e instaura
la rimozione che sposta nell'Ombra tutte le parti della personalit
che non sono in sintonia con i valori. La situazione paradossale

ora data dal fatto che il singolo, in quanto membro del gruppo,
si trova in contrasto con i modelli ideali della collettivit. Questi ultimi
sono validi per la collettivit e da essa riconosciuti, anche se di
fatto sono stati imposti dall'elite al gruppo mediante un atto normativo,
e non corrispondono alla natura di quest'ultimo.
Quest'aspetto sarebbe paradossale e incomprensibile se l'elite e
la personalit del Fondatore di sistemi etici non rappresentassero in
realt un necessario progresso nell'evoluzione. Ma dato che succede
proprio questo, e dato che - solo per fare un esempio - l'assunzione
del potere giudiziario da parte dello Stato e della comunit
rappresenta un progresso rispetto alla vendetta di sangue, anche
nell'individuo gregario sussiste una tendenza naturale ad accogliere
la norma superiore imposta dall'elite. Nel far questo, egli rimuove o, nel caso migliore, reprime - le tendenze della propria natura che
sono in contrasto con il nuovo ordinamento etico.
Tale evoluzione rafforzata dal rigorismo etico dell'lite, che
severo nei confronti sia di se stesso che della collettivit nell'imporre
pretese morali. Sebbene possa sembrare che ci avvenga nell'interesse
del progresso morale, in realt si rafforza in maniera deleteria
il processo di scissione all'interno del gruppo. La scissione psi63
chica prodotta dalla vecchia etica sfocia poi nella psicologia del capro
espiatorio e nelle violente esplosioni del lato rimosso, come
possiamo vedere nelle epidemie di massa.17
Negli ultimi secoli lo sviluppo della coscienza e l'individualizzazione
hanno rafforzato l'etica individuale di un'elite in crescita,
hanno liberato un numero sempre maggiore di individui dall'originaria
responsabilit anonima del gruppo, per condurli alla responsabilit
etica individuale, la cui suprema esigenza rimaneva per il
riconoscimento dei valori collettivi stabiliti come norma.
Al polo opposto di questa tendenza ad acquisire un'autonomia
individuale troviamo il processo di massificazione dell'era moderna,
quale risultato dell'enorme espansione della specie umana avvenuta
negli ultimi secoli. La massificazione ha prodotto il dissolvimento
dei gruppi. Dal punto di vista della vecchia etica, le masse sono, per
loro natura, inferiori e tendono all'identit di gruppo primitiva, libera
dalla responsabilit individuale, ossia la massa si comporta in
modo atavico e regressivo, senza tuttavia essere contenuto da una
responsabilit di gruppo.
All'interno del processo di massificazione troviamo un numero
sempre maggiore di gruppi umani, che non sono all'altezza degli
standard di civilt delle lite e che subiscono una specie di violenza
da parte dei postulati della vecchia etica. Quanto pi ampia la
massa, tanto pi basso risulta necessariamente il livello medio di
consapevolezza civile e morale. Si viene perci a costituire una fascia
sempre pi ampia di individui che, rispetto al livello dell'elite,
non raggiungono lo standard richiesto e diventano asociali, inferiori,
reietti e criminali.
Gli sforzi che questa fascia sociale compie per reprimere e rimuovere
le proprie tendenze incompatibili si esprimono nell'attivazione
del lato inconscio negativo del singolo e del gruppo. Ne risulta
perci una crescente discrepanza tra l'alto livello morale dell'individuo
e l'etica della collettivit.
L'ingorgo dei contenuti rimossi nella collettivit massificata minaccia
di disgregare la vecchia etica ebraico- cristiana, e i movimenti
nichilistici e materialistici che nascono a seguito di tale crisi tendono
persino ad annullare nuovamente il livello della responsabilit

etica individuale stessa.


64
Il divario tra la coscienza dell'uomomassa e il suo lato d'Ombra
rimosso porta anzitutto a rafforzare la persona per mascherare la
differenza fra ci che si fa in pratica e ci che richiede invece la vecchia
etica. Tale processo diventato particolarmente evidente nell'ipocrisia
e nella falsit del diciannovesimo secolo, in particolare dell'epoca
vittoriana.
Qualora comunque la distanza tra le esigenze naturali e quelle
dell'elite cresca eccessivamente, diventa impossibile anche la soluzione
fittizia dell'identificazione conscia con i valori. Negli ultimi
secoli questo destino ha interessato un numero sempre maggiore di
gruppi che, obbedendo alla loro natura, si pongono in contrasto
con l'etica dell'elite. Si tratta spesso di persone dotate di una psicologia
che sarebbe stata normale in tempi antichi e la cui struttura di
coscienza non corrisponde all'epoca storica in cui vivono.
Simili forme di atavismo costituiscono solo esempi estremi della
frammentazione dell'uomo moderno, che spesso, per esempio, come
tecnico vive nel presente, come filosofo nell'Illuminismo, come
religioso nel Medioevo, come combattente nell'antichit, senza essere
minimamente consapevole di dove e di come quei suoi atteggiamenti
parziali si contraddicano l'un l'altro.
A questo punto della mia esposizione si rende necessario trattare
sotto il profilo psicologico l'idea erronea dell'uguaglianza di tutti
gli uomini, ma al tempo stesso comunque necessario proteggere
da qualsiasi fraintendimento il nucleo di verit che si cela in un simile
errore. Il nucleo di verit contenuto nell'idea dell'uguaglianza di
tutti gli uomini nasce dalla considerazione dell'uguaglianza della
natura umana. Solo al momento attuale stiamo iniziando a capire
che questa identit radicata nella natura profonda dell'uomo, nell'inconscio
collettivo.
L'inconscio collettivo il precipitato di tutte le reazioni identiche
e originarie della specie umana. questo che rende l'uomo un
uomo, in contrasto con ogni altra specie animale. L'identit costante
delle sue reazioni profonde che si manifesta negli istinti e negli archetipi
correlata con la struttura del suo sistema psicofisico, con la
tensione tra i poli opposti del sistema nervoso autonomo e cerebrospinale,
tra l'anima della pancia e quella della testa. In contrasto con
l'uguaglianza della struttura profonda troviamo invece una pronun65
ciata disuguaglianza delle strutture della coscienza. Questa disuguaglianza
si pu osservare non solo tra razze (per esempio tra la razza
nera e le grandi razze e i grandi popoli bianchi), ma anche fra trib,
famiglie e singoli individui.
In realt, le differenze costituzionali nelle doti, nella capacit di
evolversi in generale e nella possibilit di evoluzione della coscienza
- per nominarne solo alcune - coprono una gamma straordinaria di
possibilit. La disposizione ereditaria e l'educazione, gli influssi della
collettivit e il temperamento individuale sono strettamente intrecciati
in un gioco complesso di affinit e opposizioni. E tuttavia,
per prevenire ogni possibile fraintendimento, occorre riconoscere
che, specialmente in un'epoca di ingiustizie sociali, il principio dell'uguaglianza
degli uomini costituisce la base per asserire il diritto
del singolo a una crescita personale e per cercare di eliminare gli
ostacoli, dovuti a circostanze esterne ingiuste, che si oppongono a

tale crescita.
Senza dubbio un ordine sociale pi giusto, che nasca dall'uguaglianza
tra gli uomini, potrebbe contribuire a far emergere dalla
massa un maggior numero di lite. Ma ci non toglie nulla alla correttezza
della nostra asserzione della disuguaglianza degli uomini e
della frattura, che la massificazione moderna sta sempre pi accentuando,
tra un'elite e un numero crescente di individui che, incapaci
di recepire le richieste morali dell'elite, le contrastano.
Le richieste eccessive che l'elite rivolge alla collettivit e l'ingorgo
dei lati d'Ombra rimossi che essa provoca nell'inconscio un
nuovo problema etico di estrema attualit. Siamo qui di fronte all'emergere
di un'etica che non considera pi l'atteggiamento e le decisioni
morali del singolo come fatti isolati e non valuta soltanto la situazione
della sua coscienza, ma per giudicarlo ne considera gli effetti
sulla collettivit, e nella valutazione etica include anche la
situazione dell'inconscio.
Se parliamo di una nuova etica collettiva, non intendiamo naturalmente
le tendenze regressive che sono osservabili al giorno d'oggi
e che ripropongono l'etica collettiva dell'uomo primitivo; tentando
di distruggere la responsabilit individuale, essi compiono infatti
un passo indietro nella storia. Noi invece riteniamo al contrario
che uno sviluppo etico progressivo dell'individuo debba includere
66
anche l'effetto che il suo atteggiamento etico produce sulla collettivit.
Accanto alla "responsabilit di fronte a Dio", che obbliga l'individuo
ad ascoltare la "Voce", se ne profila anche una "di fronte alla
comunit". Tale responsabilit non si limita pi, come in passato, al
semplice compito di trasformare l'etica della Voce, che vincolante
per l'individuo, in atti normativi di un'etica generale. Il singolo non
pi responsabile soltanto per se stesso o del fatto di riuscire o meno
a ottemperare ai propri compiti; nella misura in cui egli generalizza
tale atteggiamento, deve anche includere nella propria responsabilit
gli effetti inconsci che da quell'atteggiamento derivano in
coloro che si trovano a un livello spirituale umano ed etico pi limitato.
Si giunge in tal modo a un'etica di tipo relativizzante e gerarchico
che va di pari passo con l'avanzata individualizzazione dell'uomo
moderno e con la sua spiccata tendenza a differenziarsi. Lo scopo
quello di evitare la dissociazione psichica come conseguenza della
vecchia etica e di eliminare in tal modo la causa principale di moltissimi
disturbi individuali e sviluppi patologici, escludendo cos una
causa determinante delle irruzioni epidemiche di massa del lato
d'Ombra in seno all'umanit.
Prima di volgerci a parlare della "nuova etica" che comincia gi
a rendersi visibile, anche se non completamente, in una molteplicit
di contesti e di tratti individuali, vorremmo ancora riassumere in
breve le nostre tesi sulla "vecchia etica".
Dal punto di vista psicologico, la vecchia etica un ""etica parziale".
un'etica dell'atteggiamento cosciente e non prende in considerazione
n valorizza le tendenze e gli effetti inconsci. Caratteristica
la frase di Agostino, in cui il filosofo ringrazia Dio di non essere
responsabile, di fronte a lui, dei propri sogni.
La vecchia etica richiede repressione e sacrificio e consente, in linea
di principio, anche la rimozione, vale a dire non considera le
condizioni della psiche o della personalit nella loro globalit, ma si
accontenta dell'atteggiamento etico della coscienza come sistema
parziale della personalit. Sul piano collettivo, ci favorisce una forma
di etica illusoria che si riferisce solo all'agire dell'Io e della coscienza.

Questa illusione per pericolosa, perch introduce nel vi67


vere insieme del gruppo e delle collettivit fenomeni di compensazione
negativi, in cui il lato d'Ombra rimosso e represso emerge violentemente,
all'interno della comunit, nella ricerca del capro espiatorio,
mentre nelle relazioni internazionali esso esplode in forme
epidemiche di reazioni di massa ataviche, ossia nelle guerre.
Per l'uomo moderno la vecchia etica non solo si dimostra insufficiente
alla soluzione del suo pressante problema morale, ma lo aggrava
ulteriormente per la tendenza alla dissociazione scaturita dalla
sua teoria dualistica del mondo e dei valori.
L'etica parziale un'etica individualistica, perch non si assume
la responsabilit delle reazioni inconsce del gruppo, della collettivit.
La vecchia etica inadeguata proprio per il fatto che la relazione
compensatoria tra coscienza e inconscio, di cui essa non tiene
conto, si rivelata essere la causa prima della crisi che l'umanit sta
attraversando, e di conseguenza il problema etico pi rilevante del
nostro tempo.
L'esigenza etica che la responsabilit vada accettata anche per i
processi inconsci chiaramente derivata dalla situazione psicologica
problematica dell'uomo moderno in quanto individuo. Proprio
nei termini della collettivit, comunque, lo stesso problema balza alla
ribalta per il fatto che nessuna lite pu sottoporre la propria etica
alla massa senza sentirsi coinvolta dalle catastrofi che ne conseguono.
Il processo di massificazione e quello, ad esso contrapposto, di
differenziazione dell'individuo portano nell'uomo moderno a un
tale squilibrio di livello etico e a un tale grado di tensione psichica
nell'individuo e nella collettivit che la situazione richiede ormai,
per trovare soluzione, un riadattamento della coscienza e una nuova
etica.
68
\\IV La nuova etica
Dobbiamo ora occuparci della situazione problematica dell'individuo
e della sua crisi morale, e capire i processi che ne definiscono
il passaggio a un'etica nuova. Occorre ritornare alla relazione tra
la collettivit e l'individuo che abbiamo gi affrontato all'inizio di
questo scritto, al collegamento tra i problemi della collettivit e il
destino del singolo, in cui quei problemi risultano evidenti.
Il conflitto o la malattia che solo di rado costringono l'uomo moderno
a imboccare il percorso della psicologia del profondo non
possono quasi mai essere sanati da un semplice aggiustamento della
coscienza, da un mero riassestamento del materiale dato, nel senso
di un nuovo ordinamento. Perlopi si rende necessario dischiudere
alla coscienza e rendere a essa accessibili livelli della personalit che
sino a quel momento risultavano al di fuori della sua portata e della
sua esperienza, livelli che perci vengono definiti come "inconsci".
Nei tempi pi antichi una crisi di questo genere era vissuta come
una minaccia per la salvezza dell'anima. Commettere un grave peccato
aveva, per esempio, delle ripercussioni tali sul piano della coscienza
da minacciare l'intera esistenza, il nucleo pi vitale dell'individuo
e la sua "anima". L'uomo moderno, invece, vive la propria situazione
anzitutto come una crisi della coscienza e dell'Io. Il
conflitto viene interpretato come un fallimento, come una sconfitta,
come l'incapacit di cavarsela nella situazione o nel problema della
vita, ma quasi mai l'individuo si sente minacciato o messo in discussione

nella propria globalit. Nella maggior parte dei casi egli avverte
soltanto che si attenta all'integrit del suo Io, e si difende energicamente
dal capire la reale portata del suo problema.
69
inevitabile che il percorso che conduce nel profondo della psiche,
ritrovando i nessi tra la situazione attuale e le sue origini negli
strati retrostanti e nei recessi pi intimi della personalit, porti sempre
un profondo mutamento nel mondo dell'Io e della coscienza.
Infatti in tale percorso il mondo della coscienza messo a confronto
con la totalit della personalit e con il territorio sconfinato dell'inconscio.18
Sia che un individuo intraprenda il lavoro analitico alla luce dell'esperienza,
che gli ha dimostrato che la sua immagine del mondo,
il suo codice morale e il suo modo di vivere non sono adeguati ad affrontare
il problema che lo tocca, sia che invece soltanto nel lavoro
analitico si manifesti l'inadeguatezza del suo orientamento precedente,
all'inizio del percorso analitico c' sempre da aspettarsi uno
scombussolamento del mondo dei suoi valori.
Lo sviluppo psichico dell'uomo moderno inizia quasi sempre,
senza eccezione, con il problema morale e con il ri- orientamento
che inizia con l'assimilazione dell'Ombra e con la rielaborazione
della Persona.19 Descriviamo questo processo valendoci dei termini
della psicologia analitica junghiana, perch quella che ne d la descrizione
pi completa e articolata. Essi si possono facilmente tradurre
anche nella terminologia adleriana e freudiana, perlomeno
negli stadi iniziali dell'analisi.
La problematica morale del percorso di psicologia del profondo
trova la sua pi chiara formulazione nel concetto di "personalit
Ombra". La zona dell'Ombra e il confronto con essa si trova - come
ha riconosciuto Jung - all'inizio del percorso che attraversa i vari
strati delle zone psichiche che s'incontrano quando si proceda a
indagare nel profondo.
L'effetto di disillusione nell'incontro con la propria Ombra, con
la parte inconscia negativa della personalit, compare ovunque l'Io
abbia vissuto identificandosi con la Persona e con i valori collettivi
dell'epoca. Per tale motivo al tipo estroverso, che per sua natura intuisce
meno la propria soggettivit rispetto all'introverso, quest'incontro
risulta particolarmente drastico e scabroso. L'ingenua autoillusione
dell'Io che si identificato pi o meno con ogni cosa buona
e bella riceve un duro colpo, e il compito essenziale della prima fase
dell'analisi consiste proprio nel far vacillare questo atteggiamento.
70
A tale proposito sorprendente notare come in molti individui
l'atteggiamento illusorio dell'Io non sia stato intaccato dalla crisi o
dalla malattia che li ha condotti in analisi. La mancanza del "senso
del peccato", vale a dire di una reazione morale allo scombussolamento
che ha colpito la nostra vita pare essere una caratteristica del
nostro tempo.
In epoche precedenti, la malattia o il fallimento erano vissuti nei
termini delle categorie di peccato, colpa e punizione; questa reazione
morale perlopi estranea alla coscienza (ma non all'inconscio)
dell'uomo moderno. Tale situazione viene ora interpretata soprattutto
come il risultato di influenze esterne - dovute ad altri esseri
umani, a particolari circostanze, all'ambiente o all'ereditariet - rispetto
alle quali la personalit si sente "condizionata".
La concezione popolare causalistica che si ha della psicoanalisi,

secondo la quale le primissime esperienze dell'infanzia sarebbero


"all'origine" dei successivi problemi molto in sintonia con tale atteggiamento,
anzi, una delle sue espressioni pi specifiche. Il risultato
che nella crisi l'Io si sente innocente, perch non pu identificarsi
in modo veramente responsabile con l'Io della prima infanzia.
Nell'incontro con l'Ombra, l'Io perde bruscamente la sua identificazione
con la Persona che aderisce ai valori collettivi. Il lavoro
analitico riduttivo di Freud e Adler ha ancor pi ampliato il lato
d'Ombra della psiche umana in tutta la forza del suo contrasto con
l'autovalutazione illusoria dell'Io. L'incontro con l""altro" lato, con
la parte negativa, si verifica in una gran quantit di sogni in cui esso
si presenta all'Io nelle vesti di mendicante o storpio, emarginato o
malvagio, folle o fallito, mortificato od offeso, brigante, malato.
Ci che sgomenta l'individuo la necessit di prendere atto che
l""altro lato", nonostante il suo carattere ostile ed estraneo all'Io,
costituisce una parte della sua personalit. Il grande e terribile insegnamento
del "that are thou" [questo sei tu] che percorre come un
motivo conduttore tutta la psicologia del profondo, incomincia
proprio dall'Ombra con un accordo doloroso e all'inizio estremamente
dissonante.
La crisi individuale costringe l'individuo a raggiungere una
profondit in cui egli non si sarebbe mai spinto volontariamente.
Deve venir meno la vecchia immagine idealizzata dell'Io, e al suo
71
posto subentrare il pericoloso riconoscimento della duplicit e delle
molte sfaccettature della propria esistenza.
Un processo in cui l'Io venga costretto a riconoscersi come cattivo
e malato, asociale e sofferente, come odioso e limitato, un percorso
analitico che faccia dissolvere l'inflazione dell'Io e lasci sperimentare
in quali aspetti esso sia limitato e unilaterale, condizionato
dal suo tipo psicologico, pieno di pregiudizi e ingiusto, rappresenta
una forma cos amara di incontro con se stessi che si pu comprendere
quanta resistenza esso susciti.
Doversi riconoscere come esseri infantili e falliti, brutti e infelici,
come animali umani apparentati con le scimmie, come esseri sessuati
e creature gregarie d sicuramente una bella scossa a qualsiasi Io
che si fosse identificato coi valori collettivi. Ma il problema dell'Ombra
ha radici pi profonde e diventa mortalmente serio se lo
scavo penetra fino alle radici del male, dove la personalit esperisce
la propria intima affinit con il nemico dell'umanit, con la pulsione
aggressiva e distruttiva presente nella struttura del proprio essere.
Alla fine l'individuo si vede confrontato con la necessit di "accettare"
la sua porzione di male. Quest'affermazione pu, a tutta
prima, risultare incomprensibile, comunque vero che il suo pieno
significato non si pu comprendere di primo acchito. Quest'atto di
accettazione del male non dev'essere svilito e mascherato da tentativi
di relativizzarlo, con cui cerchiamo di tranquillizzarci, sostenendo
che il male in questione non poi cos terribile; la situazione diventa
ancora pi difficile, perch il male non compare pi come un
fenomeno riconosciuto collettivamente.
Il "mio" male pu non essere considerato tale dal mio prossimo,
o viceversa, ed proprio questo fatto a creare difficolt. La valutazione
e la responsabilit del gruppo cessano l dove nessuna approvazione
della norma generalmente accettata pu sollevare l'Io dall'idea
di aver agito male, e dove d'altra parte non esiste condanna da
parte del collettivo che abbia il potere o il diritto di sostituirsi
all'orientamento

dell'Io.
La differenziazione del "mio male" rispetto al male generale
una parte essenziale della conoscenza di s che nessuno pu evitare
nel corso del processo di individuazione. Con l'individuazione si
sgretola, al tempo stesso, la vecchia tendenza alla perfezione dell'Io.
72
Va sacrificata ogni esaltazione inflazionistica dell'Io, e per l'Io
diventa necessario giungere in qualche modo a un gentlemen's
agreement con l'Ombra, un'evoluzione - questa - che diametralmente
opposta al vecchio ideale etico di assolutezza e perfezione.
Il confronto con l'Ombra conduce, in apparenza, a un livellamento
morale della personalit verso il basso. Il riconoscere e l'accettare
l'Ombra presuppone ben pi di una semplice disponibilit a
vedere il fratello oscuro20 in noi, lasciandolo ancora in uno stato di
repressione, in cui egli languisce come un prigioniero in carcere. Si
richiede invece di metterlo in libert e di lasciare che partecipi alla
vita. Per tale motivo consentire che l'Ombra prenda parte alla nostra
vita possibile solo a un livello morale pi "profondo". L'Io deve
scendere dal suo piedestallo e rendersi conto dell'imperfezione
individuale, costituzionale e storica che fa parte del suo destino.
L'accettare la propria imperfezione un compito straordinariamente
difficile. Ciascuno di noi, a prescindere dal proprio tipo psicologico
o dal sesso, ha una funzione inferiore e un'Ombra; questo
il motivo per cui tutti noi troviamo ugualmente difficile assimilare
questo lato della personalit.
Quando in un sogno vediamo un gobbo che sbuca fuori dalla
siepe e si getta alla gola del sognatore gridando: Voglio prender
parte anch'io alla tua vita!, vi scorgiamo enfatizzato il carattere
violento e predatorio dell'Ombra. L'Ombra per deve imporsi con
violenza solo se l'Io non pronto ad accettarla; ci significa che i
contenuti violenti, che in un primo tempo sono estranei e sconosciuti
all'Io cosciente, si imporranno con violenza nella reazione
dell'inconscio che l'Io sperimenta. La problematica dell'Ombra e il
conflitto morale vengono allora incontro all'Io nella forma mascherata,
ma aggressiva, dell'attivazione del complesso. La riduzione del
disturbo nevrotico - che troviamo in Freud e in Adler - alla pulsione
sessuale o alla volont di potenza si fonda proprio sul fatto che
l'Ombra a imporsi nel sintorno o nel complesso.
C' una tentazione naturale a rifiutare una simile "accettazione
del negativo", considerandolo come un processo senza senso, non
necessario, anzi, persino pericoloso, e ritenere che il ridimensionamento
dell'Io dovuto all'Ombra sia consentito o necessario soltanto
in taluni casi "patologici". Operare un ridimensionamento dell'Io
73
non operazione che vada lasciata alla casualit o al capriccio individuale;
nasce piuttosto dall'impronta che la situazione collettiva
della nostra cultura lascia sull'individuo. A differenza, per esempio,
dell'uomo medievale cristiano o dell'uomo antico asiatico o primitivo,
l'uomo occidentale si trova attualmente in uno stato di deprezzamento
collettivo del proprio valore, che dev'essere accettato come
un dato di fatto e assimilato. L'irruzione del lato oscuro nella coscienza
occidentale ormai un processo irreversibile.
Parlando dell'irruzione del lato oscuro nella coscienza occidentale
intendiamo dire che nel corso degli ultimi centocinquant'anni il
fenomeno dell'Ombra si reso visibile sino al punto da divenire

problematico nello stesso modo e al medesimo tempo in molteplici


ambiti. Questo fenomeno determinato da ci che definiamo massificazione
dell'Occidente, che ha portato a un rafforzamento del
fenomeno collettivo e a una chiara prevalenza dell'evento collettivo
su quello individuale.
L'irruzione violenta del lato oscuro corrisponde a uno spostamento
sostanziale del centro di gravit psicologico verso il basso,
verso la terra, un fenomeno di cui il mondo cristiano occidentale
non aveva mai potuto fare esperienza prima d'ora. La scoperta
dell""uomo pi orrendo", del disgraziato, del malvagio e del primitivo
occupa nella vita culturale del nostro tempo uno spazio ben pi
grande di quanto crediamo.
A tale proposito di grande importanza la scoperta dell'elemento
primitivo insito nella natura umana. Il mondo dei primitivi, la
storia dei primordi dell'umanit hanno messo ora l'uomo in una
nuova posizione nei confronti del mondo e del cosmo, gli hanno
mostrato l'oscuro terreno in cui affondano le sue radici e da cui egli
proviene, e paiono aver distrutto radicalmente la sua somiglianza
con Dio e la sua posizione centrale nell'universo, che si rivela essere
una mera illusione.
Il condizionamento dell'uomo da parte della natura - la sua
ereditariet e costituzione, l'uomomassa e la struttura istintiva dell'individuo,
l'inconscio come fattore determinante decisivo - tutti
questi elementi che con la loro sorprendente univocit e con la loro
innegabile importanza per la posizione dell'Io individuale sembrano
puntare nella medesima direzione: il riconoscimento del lato
74
d'Ombra. La "prova" darwiniana della parentela dell'uomo con la
scimmia, la critica alla Bibbia e la tesi che interpreta lo Spirito come
un epifenomeno del processo economico, cos come l'Aldil del bene
e del male di Nietzsche e Il futuro di un'illusione di Freud sono
tutti fattori che hanno contribuito alla distruzione degli antichi valori.
La secolarizzazione, il materialismo, l'empirismo e il relativismo
sono i concetti pertinenti a chiarire questo spostamento del baricentro,
in particolare in contrapposizione all'uomo medievale cristiano
e al suo orientamento nel mondo.
Non esiste altra epoca storica precedente a quella odierna in cui
il lato oscuro sia stato in tal modo al centro dell'attenzione. Chi
malato, psicopatico, pazzo, l'uomo degenerato e menomato, bisognoso
d'assistenza, anormale e criminale suscita l'interesse e la simpatia
dell'uomo contemporaneo come non era mai successo in precedenza.
Non solo la ricerca scientifica, ma anche le istituzioni statali
cominciano a occuparsi di questi gruppi, spesso mostrando di
subirne il fascino in un modo che appare quasi perverso, se lo si
confronta con la mancanza di interesse per l'uomo normale e per le
sue necessit.
In conformit con questa tendenza generale anche nell'arte si
fanno strada le brutture, le dissonanze e il male. Il percorso che nella
musica va da Mozart all'arte atonale passando per Beethoven e il
corrispondente processo di disgregazione avvenuto in letteratura e
in pittura esprimono il declino del vecchio ordine del mondo e degli
antichi valori anche nell'estetica. Non dobbiamo pensare soltanto ai
grandi rivoluzionari come ad esempio Dostojevski, che pone al centro
della disperazione l'uomo malato, malvagio e reietto. Anche il
fenomeno universalmente diffuso del romanzo e del film giallo e di
avventure rientra in questo inquietante contesto.
Sarebbe esagerato sostenere che nessuna delle epoche precedenti

abbia prestato attenzione a questo lato dell'uomo. Le religioni


salvifiche, e tra esse il cristianesimo, si sono sempre rivolte a questo
lato dell'uomo. Ma mentre l'epoca precedente considerava la
natura profonda dell'uomo come cattiva e bisognosa di redenzione,
e allo stesso tempo la ripudiava, la metteva al bando e cercava
di rimuoverla dal canone morale, oggi invece da tale lato oscuro
emana un fascino profondo, inquietante e pericoloso. L'attrazione
75
che l'uomo moderno prova per il lato oscuro gli "chiede" anche
qualcosa, e non va mai ignorata o tralasciata. Nella sua oscurit
presente il rischio di catastrofe per l'Occidente, ma insieme anche
la possibilit di ogni suo futuro sviluppo, anche se in un primo
tempo indubbiamente pi evidente il carattere di disastro e di
sconvolgimento.
L'uomo occidentale del nostro tempo sa di essere condizionato
sul piano biologico, storico, sociologico e psicologico, conosce la
propria dipendenza dal corpo, non meno di quella dalla politica e
dall'economia. Per tale ragione egli pervaso da un profondo senso
di precariet della propria posizione ideologica e psicologica. pur
vero che non sempre egli - in quanto Io e in quanto individuo -
pienamente cosciente di tali condizionamenti, e in questo la sua situazione
diventa realmente pericolosa, proprio tale sentimento a
costituire l'atmosfera della sua vita e la base della sua insicurezza
esistenziale. Sia l'eccessivo peso della collettivit che l'esperienza
del condizionamento della propria struttura personale minano la
posizione dell'individuo, e una psicologia di massa che nega ogni
importanza al singolo contribuisce a togliere all'Io gli ultimi resti di
saldezza e di coraggio.
Ci si verifica in particolare quando la struttura della coscienza e
quella dell'Io avvertono ancora la loro dipendenza da un fattore psichico
inconscio che in ogni circostanza si dimostra di una superiorit
schiacciante. Prima della nascita della psicologia del profondo
l'individuo occidentale, a parte alcune personalit geniali, non era
mai stato pienamente cosciente di questa irruzione del lato oscuro.
Al contrario, l'inflazione occidentale dell'Io - tendenza, questa,
perseguita a partire dal Rinascimento e dalla civilt europea - continua
ancora a caratterizzare la filosofia di vita del singolo individuo.
Ci significa che il sentimento o la premonizione di un pericolo e di
un'insicurezza esistenziali coesistono con la "sicurezza" di un Io
che crede di poter fare, sapere e organizzare ogni cosa e che si rallegra
del motto: "Volere potere". La polarizzazione di queste posizioni
opposte - la sicurezza di s propria dell'Io, da un lato, e la
sempre maggiore pressione del lato oscuro, dall'altro - conducono
infine alla dissociazione della personalit, che avviene sia nel singolo
che nel gruppo. Il disorientamento collettivo dell'uomo moderno,
76
anche se rimane inconscio e non viene assimilato, ossia se non diventato
esperienza individuale del singolo, porta a una serie di reazioni
pericolose che caratterizzano sul piano sia collettivo che individuale
l'immagine del nostro tempo e dei nostri contemporanei.
Si possono distinguere due tipi di reazioni diverse che spesso sono
tipicamente compresenti nel medesimo individuo.
La prima reazione quella deflazionistica. collettiva, e svaluta
l'Io e l'individuo. L'altra reazione inflazionistica. Essa individualistica
e sopravvaluta l'individuo e l'Io. Entrambe costituiscono dei

tentativi inconsci di sfuggire al proprio problema personale; a entrambe


comune il desiderio di nascondere il fatto che sia necessario
un nuovo atteggiamento etico per venire a capo dei conflitti che
tormentano l'uomo moderno.
La prima risposta alla disgregazione del vecchio sistema di valori
dunque negativistica e nichilistica e include le molteplici forme
in cui viene sconfitto il rispetto che l'uomo ha di se stesso. L'ideale
della Bestia bionda e il principio che la coscienza una fatalit,21
cos come l'ideologia del "Blut und Boden" [sangue e suolo] sono
tutte varianti di tale reazione catastrofica. Tutte queste tendenze
"sanno" che il sistema di valori della coscienza illusorio, e reagiscono
con ostilit alla coscienza. Se il mondo di valori della coscienza
illusorio, allora diventa impossibile ogni rinnovamento attraverso
la coscienza e va abbandonato ogni tentativo in tal senso. Subentra
un'identificazione dell'Io con i disvalori collettivi, in
contrasto con l'identificazione dell'Io con i valori collettivi che era
tipico della vecchia etica.
Coscienza e conoscenza diventano allora pseudovalori, e mentre,
ad esempio, in Adler l'inconscio era considerato ancora come
un espediente - ossia come un'appendice - della coscienza, la reazione
nichilistica considera invece la coscienza come un espediente
dell'inconscio. La coscienza ora solamente un mezzo per la realizzazione
di forze istintive inconsce, e d'altra parte spirito e conoscenza
sono considerati soltanto quali semplici strumenti di qualche co
stellazione istintiva, appartenente al gruppo o all'individuo.
Tale reazione nichilistica una radicalizzazione della tendenza al
materialismo che un altro sintorno dell'irruzione del lato oscuro
nel mondo occidentale. Le varie forme di materialismo in filosofia
77
sono quindi il risultato di una riduzione e deflazione del valore che
l'uomo si attribuisce, dal momento che la coscienza e lo spirito e il
regno dei valori vengono resi epifenomeni di una substruttura di altro
tipo. Cos come, in sociologia, i valori sono considerati semplici
ideologie e sovrastrutture di condizioni di vita "reali", allo stesso
modo in psicoanalisi i fenomeni culturali sono interpretati come
"irreali" prodotti di compromesso di una struttura psichica che
essenzialmente inconscia.
In ogni caso un'impostazione cos pessimistica e deflazionistica
l'espressione di un profondo scombussolamento della coscienza
scaturito dall'esperienza del lato d'Ombra della vita. Mentre l'etica
ebraico- cristiana viveva gli opposti in modo dualistico, soffrendo o
lottando contro l""altro" lato, la reazione nichilistica monistica in
senso negativo, vale a dire riduce il principio degli opposti a un'unica
struttura di base (per esempio quella materialistica) e spiega il lato
spirituale come un mero epifenomeno.
L'altra modalit di reazione inflazionistica anche monistica, ma
di segno contrario. La si potrebbe definire come mistico- pleromatica. Si tratta di una concezione del mondo che ha preso grande spazio
nella nostra epoca. Vi si tenta di ignorare la realt come dato di
fatto. Essa "pleromatica", nel senso che il Pleroma, la pienezza
della natura divina com'era prima che cominciasse il mondo, allorch
la divinit non vi aveva ancora fatto il proprio ingresso, considerato
come lo stato reale del mondo. Tale modalit di reazione
mistica, perch la relazione o la connessione con il Pleroma pu essere
raggiunta solo in modo mistico o illusorio.
La reazione mistico- pleromatica compare perlopi legata a elementi
escatologici, ossia tende a un'anticipazione utopica di uno

stato di redenzione, che nella storia delle religioni posto generalmente


alla fine dei tempi. In essa, accanto a residui della vecchia etica,
agisce una psicologia escatologica della redenzione che pensa di
aver gi raggiunto uno stato al di l degli opposti. L'Io tenta di sfuggire
al problema dell'oscurit e del lato d'ombra nel mondo e nell'uomo
in un modo illusorio per mezzo di un'espansione mistica e
inflazionaria dell'individuo, che si paragona al Pleroma, allo spirito
originario, alla divinit e cos via, e che si libra, per dissolversi, nel
regno dell'infinito e dell'assoluto. Tipica di tale concezione l'at78
tuale Christian Science, che nega semplicemente l'esistenza di ogni
elemento negativo, ma un atteggiamento simile si riscontra in molti
movimenti mistici, settari e politici.
La reazione pleromatica e quella nichilistica al problema dell'Ombra
dell'uomo moderno sono spesso intimamente legate, un
connubio che troviamo prefigurato anche in alcune sette gnostiche.
La tendenza mistico- pleromatica trova la sua espressione pi evidente
nei movimenti collettivistici che si proclamano portatori della
salvezza e che in un certo senso lo fanno anche, giacch considerano
l'individuo come ricolmo di Pleroma e lo innalzano cos allo stato di
redenzione gi avvenuta. In tal modo l'individuo viene ricollettivizzato, ossia reso di nuovo parte della massa; nel momento in cui gli
viene tolta ogni responsabilit personale, egli viene riscattato dal
suo isolamento. La liberazione del singolo dalla problematica morale
e l'assunzione di responsabilit da parte della collettivit, sta alla
base del carattere redentoristico di ogni movimento collettivo. Tale
carattere ha assunto oggi perlopi una forma politica, ma non difficile
accorgersi di come, in questo caso, la politica sia un "oppio dei
popoli" e, di fatto, un surrogato della religione. Nell'atteggiamento
di fede, che si nutre verso la dottrina, oppure verso il leader e il redentore,
la componente della realizzazione pleromatica cos forte
che ogni problema morale pare risolto. Questo conduce, attraverso
la ricollettivizzazione, al dissolvimento della coscienza individuale e
alla moral insanity del collettivo come ultima conseguenza della reazione
mistico- pleromatica.
L'esempio pi evidente di tale fenomeno il nazionalsocialismo,
ma il fanatismo religioso e la collettivizzazione producono ovunque
fenomeni analoghi. La figura del leader assimilata alla figura del
redentore, la personalit mana dell'inconscio collettivo22 e ci che
lui insegna imposto come una dottrina salvifica.
Una volta che sia stata accettata tale dottrina, la coscienza individuale,
capace di operare scelte morali, viene dissolta dalla personalit
mana e la figura sostitutiva del redentore identificata con lo
spirito originario che trascende ogni valore morale. In tal modo la
personalit si annulla, l'Ombra viene dimenticata e l'individuo, ridotto
a fantasma, cade in balia della malattia mentale. Questo fenomeno
ci noto dalla psicologia della mania religiosa, e nella nostra
79
epoca dobbiamo intendere in quest'ottica tutta una serie di fenomeni
collettivi di analogo tenore.
Sia le reazioni nichilistiche che quelle pleromatiche tendono a
un monismo in cui si cerca di abolire il principio degli opposti, che
costella il problema morale, e di esaltare uno dei due poli dandogli
un valore assoluto. Mentre nella reazione nichilistica il lato spirituale
ridotto a un epifenomeno della materia, la concezione pleroma-

tica dello spirito, d'altra parte, considera lo spirito come l'unica


realt esistente, e il mondo materiale come un suo epifenomeno,
che pu in realt essere facilmente ignorato; il mondo diventa allora
una sorta di errore prospettico.
Un'ultima forma di reazione all'urgenza del problema dell'Ombra
infine il tentativo di restare svincolati da ogni valore e di concepire
la vita in termini di behaviourismo, di libertinismo o di utilitarismo.
il tentativo di escludere ancora una volta il mondo dell'oscurit
e di sfuggire cos alla crisi di coscienza che inevitabile
quando si prenda in considerazione il problema del male.
Questo tipo di non- reazione si presenta perlopi in una forma
mista, vale a dire mescolata ad altri atteggiamenti. Si cerca di eliminare
il problema morale mediante la politica dello struzzo rispetto
al male, in parte riducendolo all'aspetto materiale, in parte proiettandolo
in altre condizioni. Tipico di questo atteggiamento anche
il fatto che l'uomo non si assuma in prima persona il problema del
male, ma - facendo cos - gli lasci in pratica il pi ampio campo d'azione.
Entrambe le reazioni di fuga di fronte al problema dell'Ombra quella collettivistica e quella individualistica mistico- pleromatica rappresentano tentativi estremi di identificarsi con un unico lato degli
opposti in conflitto, con la massa o con l'elite. Nel collettivismo,
ad essere sacrificati sono la Io- coscienza e il mondo dei valori, nella
tendenza mistico- pleromatica l'uomomassa e l'Ombra.
Nessuna delle due reazioni in grado, di fatto, di eliminare il
problema dell'Ombra con cui l'uomo moderno deve fare i conti. Sia
il movimento collettivistico, che tende al nichilismo, sia quello pleromatico, che si tinge sovente di un illusorio liberalismo, possono
avere effetti estremamente pericolosi sulla vita politica e sociale, a
causa dell'instabilit dei suoi esponenti.
80
L'analisi degli individui e dei movimenti collettivi continua sempre
a mostrare che entrambi sono contaminati dal loro polo opposto,
che il collettivista un occulto mistico pleromatico, e che il pleromatico , segretamente, un nichilista. Questa contaminazione,
che pu essere intesa come una tendenza inconscia alla compensazione,
rafforza l'instabilit di coloro che ne sono portatori e, nonostante
le apparenti certezze dogmatiche, li rende facili prede del
contagio opposto.
Per la loro condizione di dissociazione interiore, gli individui rigidamente
unilaterali costituiscono una classe intermedia altamente
insicura che fallisce - e non pu non fallire - in ogni situazione in
cui occorra affrontare un autentico conflitto e prendere delle decisioni.
Il classico esempio di tale fallimento quello offerto dalla
classe borghese, che rappresenta la vecchia etica - perlomeno in
Germania - con una marcata impronta di idealismo pleromatico. Il
fallimento di questa classe, fenomeno non limitato alla sola Germania,
come il futuro ci mostrer, rimane ancora un enigma. La loro
decisa volont morale pareva rendere gli esponenti di questa classe
persone di grande moralit e pionieri della vecchia etica; in realt
essi erano invece inconsciamente sempre pi inghiottiti dal lato opposto,
quello che avevano rimosso. Individui e gruppi unilaterali di
quel tipo appartengono sempre fondamentalmente, pur senza esserne
consapevoli, alla quinta colonna, al fronte opposto della loro
stessa ideologia cosciente, perch in loro l'Ombra pi attiva di
quanto non sia l'Io etico del sistema di valori cosciente. Nell'ora
della decisione le persone di questo tipo fanno un completo voltafaccia,
e passano al fronte opposto. Il patteggiamento con le forze

nemiche trova le sue radici pi profonde nelle loro reali condizioni


di scissione interiore.
L'instabilit dell'atteggiamento, che determinata dalla presenza
della parte opposta nell'inconscio, non soltanto propria dell'uomo
comune, che come membro della massa si mette al seguito
di tutti i "movimenti"; essa si trova anche - fatto ben pi deleterio tra i leader, gli educatori e i maestri, nonch tra i politici.
L'incompetenza dei politici, rivelatasi all'uomo moderno in modo
cos orripilante e cruento, nasce essenzialmente dalla loro inadeguatezza
umana, vale a dire dalla struttura psichica moralmente
81
minata alla base, che ha portato a prendere in concreto decisioni
completamente errate. In futuro il fatto che i leader non siano mai
sottoposti a qualche verifica che ne accerti le qualit umane e morali
sembrer altrettanto grottesco di quanto oggi ci apparirebbe
mettere un portatore di difterite a dirigere il reparto lattanti di un
ospedale.
Dal punto di vista della nuova etica l'inadeguatezza morale di un
politico non sta nel fatto che, sul piano della sua coscienza, egli non
sia una personalit moralmente irreprensibile, sebbene anche questo
aspetto non sia in alcun modo garantito. Il fattore veramente decisivo
- e sovente catastrofico quanto basta -, ossia ci che conta
davvero che egli sia inconsapevole della propria Ombra, e che la
sua coscienza abbia quindi un orientamento illusorio.
Moralmente "irreprensibile" secondo la nuova etica solo l'individuo
che abbia accettato il problema che gli posto dalla propria
Ombra, vale a dire che sia diventato consapevole del proprio lato
negativo. Il pericolo che minaccia continuamente l'umanit e che ne
ha finora dominato la storia sta nel fatto che non vengano mai "testati"
quei leader che possono essere integri secondo la vecchia etica,
ma le cui reazioni di segno opposto inconsce e passate inosservate
hanno "fatto la storia" ben pi che non la loro coscienza vigile.
Proprio perch noi oggi sappiamo che l'inconscio determina spesso,
se non sempre, la vita di un individuo pi di quanto non facciano
la sua coscienza, la sua volont e la sua intenzione, non possiamo
in alcun modo accontentarci dei cosiddetti "sani princpi" che sono
un sintorno della coscienza. E che, al contrario, l'accettazione dell'Ombra
non vada realizzata mediante un'identificazione con quest'ultima
parrebbe cosa ovvia. Ma, come insegna la storia dell'irruzione
violenta del lato oscuro nei paesi occidentali, sono emersi e
hanno "fatto storia" anche rovesciamenti della vecchia etica, come
per esempio quelli presenti nei culti del diavolo praticati nel Medioevo.
La nuova etica rifiuta l'egemonia di una struttura parziale della
personalit e postula l'intera personalit come base del comportamento
morale. Un'etica fondata sull'Ombra altrettanto unilaterale
di quella che orientata soltanto sui valori dell'Io. Essa porta alla
repressione, all'ingorgo e all'irruzione delle forze positive opposte,
82
ma ne risulta un'instabilit della struttura umana altrettanto rilevante
di quella della vecchia etica. Un'etica terroristica negativa della
dittatura, della violenza e di un opportunismo che neghi la dignit
della persona umana un'etica altrettanto parziale di quella ebraico- cristiana.
Essa conduce alle medesime conseguenze, solo che in
questo caso il ruolo del capro espiatorio dovr essere svolto da ci
che nella vecchia etica considerato un valore positivo.

La nuova etica "globale" sotto due aspetti: anzitutto perch


non considera soltanto la situazione etica dell'individuo da un punto
di vista meramente individualistico, ma vi include anche l'effetto
che l'atteggiamento individuale ha sulla collettivit. In secondo luogo,
perch non solo un'etica parziale della coscienza, ma tiene
conto anche dell'effetto che l'atteggiamento cosciente esercita sull'inconscio.
Ora la responsabilit dev'essere infatti assunta dalla
personalit nel suo insieme e non solo dall'Io come centro della coscienza.
Questi due ampliamenti del nostro orizzonte etico sono intimamente
legati l'uno all'altro. L'attenzione che tributiamo all'Ombra
che, dal punto di vista esterno alla collettivit, include anche l'uomo- massa
primitivo nella responsabilit morale, corrisponde sul
piano interiore individuale a una relazione responsabile con l'uomo- massa
primitivo che una componente interiore di ogni personalit.
La collettivit esterna con le sue tendenze arcaiche ha i suoi rappresentanti
interni nell'inconscio collettivo presente in ogni individuo.
Le tendenze e le immagini arcaiche dell'inconscio collettivo
che rappresentano il lato istintuale sono il precipitato dell'esperienza
collettiva ancestrale dell'uomo, e ci mostrano il modo tipico in
cui quest'ultimo ha sempre reagito e vissuto le sue esperienze. Lo
stesso inconscio collettivo tuttavia dirige anche le masse e si riversa
e si esprime nei fenomeni di massa.
La nuova etica nasce all'insegna di una maggiore comprensione,
di una verit pi globale e della conoscenza meno illusoria della natura
umana nella sua integrit, che il vero risultato della psicologia
del profondo. Da questo punto di vista il problema morale dell'individuo
costellato in primo luogo dalla coesistenza di Io e Ombra,
e la responsabilit della personalit si amplia sino a includere l'in83
conscio o perlomeno la componente personale dell'inconscio, quella
parte in cui racchiusa la figura dell'Ombra.
La responsabilit nei confronti del gruppo presuppone una personalit
che abbia elaborato il problema che nasce dalla sua Ombra.
Prima di potersi assumere un ruolo di responsabilit collettiva l'individuo
deve rielaborare la sua problematica morale. Rendersi conto
della propria imperfezione, fatto che include anche l'accettazione
dell'Ombra, un compito arduo in cui all'individuo chiesto sia
di liberarsi della rigidit della sua fissazione pleromatica, sia anche
di svincolarsi dall'identificazione con i valori collettivi.
L'accettazione dell'Ombra comporta solo un'apparente "riduzione"
della personalit. In verit viene ridotta solo l'identificazione
illusoria dell'Io con l'assoluto, vale a dire un'irreale e parziale idealizzazione
della personalit, che comunque viene danneggiata dalla
realt e dall'azione contraria dell'inconscio. Il sacrificio dell'ideale
di perfezione assoluta predicato dalla vecchia etica parziale non
porta in alcun modo a sminuire il valore dell'uomo. L'eliminazione
degli effetti negativi dei fenomeni di scissione sarebbe un guadagno
talmente grande per la nostra vita, che basterebbe gi di per s a
giustificare la richiesta della nuova etica di accogliere in s anche gli
aspetti negativi dell'uomo.
Per tale motivo viene a cadere l'accusa secondo cui la nuova etica
deriverebbe dall""intento di semplificarsi la vita".23 Ed egualmente
falso il rimprovero di opportunismo e di ricerca di comodit
che sarebbe in contrasto con la radicalit e la rigorosit delle
pretese assolute della vecchia etica. Questo rigorismo etico si sempre
soltanto limitato a un'etica parziale della coscienza e non ha mai
potuto compiere il tentativo di riferirsi alla personalit nel suo complesso.

D'altra parte i rischi del rigorismo sono enormi. Nel corso


della storia si scopre di continuo che l'influenza disastrosa delle personalit
criminali viene superata soltanto da quella di un'altra categoria
umana, ossia da quella degli idealisti radicali, dei dogmatici e
dei fautori di ogni assolutismo. Degni rivali di Nerone e di Cesare
Borgia possono essere solo Torquemada e Robespierre.
La nuova etica si basa su una presa di coscienza delle forze positive
e negative della struttura umana e sulla loro inclusione consapevole
nella vita dell'individuo e della comunit. L'Ombra che chieda
84
di essere accettata l'outcast della vita. la forma individuale che
accoglie il lato oscuro dell'umanit in me e per me, come parte della
mia personalit.
Il mio lato d'Ombra parte ed esponente del lato d'Ombra dell'intera
umanit, e se la mia Ombra antisociale e avida, crudele e
maligna, povera e miserabile, se mi si accosta con l'aspetto di un
mendicante, di un negro o di una bestia feroce, allora dietro alla riconciliazione
con essa si cela la riconciliazione col "fratello oscuro"
dell'umanit intera. Ci significa che quando io l'accetto e in essa
accetto anche me stesso, allora accetto anche quella parte dell'umanit
che in quanto mia Ombra il mio prossimo.
L'amore che Ges di Nazareth nutr per il prossimo diventa ora
amore del prossimo in quanto ladrone24 e Ombra. Nella sua limitazione
a una figura interna personale esso pare rivelarsi una forma
paradossale di "amore di s", al contrario dell'amore altruistico predicato
dal Nazareno. Ma l'amore per l'Ombra e la sua accettazione
sono la base essenziale per un atteggiamento etico realizzabile anche
nei confronti del "tu" che fuori di noi.
Nella psicologia del capro espiatorio, la negazione di ogni elemento
negativo, e con essa l'autogiustificazione personale, conducono
direttamente alla negazione dell'amore per il prossimo. In
contrasto con l'etica del cristianesimo originario predicato da Ges
di Nazareth, l'etica cristiana quale la conosciamo attualmente non
mai uscita da questa dicotomia; essa si sempre sostanzialmente attenuta
a una concezione dualistica gnostica di un uomo superiore e
di un inferiore, una dualit tra questo e l'altro mondo, sia all'interno
dell'uomo che dell'universo.
Solo dopo aver fatto esperienza di me stesso in quanto oscuro non in quanto peccatore - mi sar possibile accogliere anche l'Io
oscuro dell'Altro, perch prendo atto della mia unit con lui precisamente
nel mio "essere anche oscuro", non solo nel mio "essere
anche luminoso".
L'esperienza di s che si attua nel percorso della psicologia del
profondo (nel primo stadio in cui si incontra la propria Ombra)
rende l'individuo pi povero di illusioni, ma pi ricco di intuizioni e
di comprensioni profonde; l'ampliamento della personalit che si
ottiene attraverso l'inclusione dell'Ombra apre un nuovo canale di
85
comunicazione non solo con il proprio inconscio, ma anche con il
lato oscuro dell'umanit nel suo complesso. L'accettazione dell'Ombra
comporta una crescita verso la profondit delle proprie radici,
e con la perdita dell'illusione fatua di un Io ideale si acquisiscono
una profondit, una radicamento e una stabilit del tutto nuovi.
La relazione vitale con l'Ombra porta l'Io a vivere la sua appartenenza
alla specie umana e all'intima esperienza della sua storia,

nel momento in cui scopre dentro di s un gran numero di strutture


psichiche preistoriche quali pulsioni, istinti, immagini primordiali,
simboli, idee archetipiche e modelli primitivi di comportamento.
Questo incontro ci rende consapevoli di quanto l'uomo si legato
alla psicologia del gruppo, ma anche del fatto fondamentale che la
sfera dell'Io e della coscienza, che differenziano un essere umano
dall'altro, occupa una porzione veramente limitata dell'universo infinitamente
esteso della psiche. Gli aspetti specificamente umani e
individuali costituiscono solo lo strato pi superficiale dell'inconscio
collettivo che si estende fino al livello animale. Perci gli sforzi
che l'Io compie per staccarsi da questo suo fondamento e per identificarsi
con i cosiddetti valori assoluti che sarebbero indipendenti
dalle limitazioni terrene sono dunque insensati e avulsi dalla realt.
L'affiorare di elementi e di simboli pagani collegati col lato
d'Ombra (ma non solo in questo contesto) una chiara espressione
del necessario legame storico che ci unisce, a ritroso, al livello umano
e psichico pi arcaico, che sottostante alla cultura etica e religiosa
ebraico- cristiana e dell'uomo moderno.
Allorch l'Io comprende in concreto di essere ancora legato all'uomo
malvagio e pi orrendo, all'uomo predatore e all'uomo
scimmia che prova terrore nella giungla,25 la sua statura si accresce
di un fattore decisivo, la cui assenza ha precipitato l'uomo moderno
nella catastrofe del suo stato di dissociazione e di isolamento dell'Io,
ossia il legame con la natura e con la terra.
Non intendiamo qui discutere degli elementi positivi costruttivi
di questo strato profondo dell'inconscio, gli elementi capaci cio di
stimolare la coscienza, sebbene essi siano di cruciale importanza per
il futuro dell'umanit. Nostro tema solo l'incontro con quello che,
dal punto di vista dell'Io, considerato come il "male".
sorprendente che anche nell'analisi individuale si dimostri co86
me l'incontro e la riconciliazione con l'Ombra continui a essere la
premessa per avere un atteggiamento veramente tollerante nei confronti
degli altri esseri umani, di altri gruppi e di altre forme e livelli
di civilt.
Solo l'assimilazione del lato primitivo della propria natura porta
a stabilizzare il senso di appartenenza umana e di corresponsabilit
collettiva. Poich l'etica globale comprende anche la responsabilit
dell'Ombra, vengono allora anche a cessare la proiezione di questo
lato, che porta alla psicologia del capro espiatorio e alla campagna
di annientamento, camuffata sotto pretesti morali, contro il male insito
nel nostro vicino. Al suo posto subentra ora un atteggiamento
nuovo, non pi condizionato dall'equivoca impostazione punitiva
ed espiatoria propria della vecchia etica.
L'accettazione dell'Ombra una parte del processo di sviluppo
in cui, come ho detto, si crea una struttura della personalit che unisce
in s i sistemi della coscienza e dell'inconscio. L'ampliamento
della personalit avviene anzitutto attraverso l'assimilazione e la
presa di coscienza di contenuti inconsci ben promettenti per il futuro,
che indicano alla coscienza nuove direzioni e nuove strade da
percorrere, e in secondo luogo la coscienza si amplia attraverso l'assorbimento
e la trasformazione di contenuti inconsci "negativi", ossia
di contenuti che si presentano come ostili all'Io e alla coscienza.
La psicologia del profondo ci insegna che tali contenuti sono autonomi.
L'inconscio si compone di una serie di contenuti parziali
non integrati, dotati di tendenze autonome, i complessi scoperti da
Jung, i quali conducono nell'inconscio un'esistenza separata, ma altrettanto

reale ed efficace che sfugge al controllo dell'Io- coscienza.


La vita dell'individuo malato e di quello normale, ma in particolare
la vita del gruppo, determinata da questi contenuti inconsci
autonomi. Pu succedere che non soltanto un contenuto negativo
come l'Ombra, ma anche un contenuto inconscio positivo, ossia un
istinto o un archetipo, si possa imporre nella vita del singolo con
potere autonomo, senza che l'Io abbia il minimo sentore dell'influenza
a cui viene esposto.
L'instabilit del gruppo e del singolo sar tanto maggiore quanto
pi ampio il territorio occupato dai contenuti inconsci e quanto
pi limitato il campo della coscienza. Questa legge valida sia in
87
psicologia che nella psicopatologia del singolo e del gruppo. Un
esempio di tale legge dato dal livello particolarmente alto di instabilit
che si trova tra i primitivi e nelle masse dove si intensamente
influenzati dagli affetti.
Poich, come abbiamo ribadito pi volte, la psicologia dei primitivi
e delle masse profondamente radicata in ogni singolo individuo,
questa legge pu essere verificata ovunque e in ciascuno di
noi. L'instabilit di un individuo, il suo essere imprevedibile e inaffidabile
aumentano nella misura in cui la sua coscienza si riduce o,
viceversa, viene attivata la regione dei contenuti autonomi inconsci.
A parte certe costellazioni costituzionali di base in periodi evolutivi
quali l'infanzia e la pubert, questa attivazione pu avvenire
in maniera non intenzionale anche nella malattia, nel sonno, in certi
stati di intossicazione o di avvelenamento, oppure pu essere indotta
consapevolmente per scopi religiosi, cultuali, ma pu anche
essere dovuta all'influenza della massa che rimette l'individuo in
contatto con l'elemento collettivo, riportandolo al livello di uomo
primitivo.
In tutte queste situazioni e in altre simili si giunge a una disgregazione
della personalit. Ci significa che l'unit della personalit
normalmente rappresentata dall'Io viene dissolta, e che un contenuto
parziale dell'inconscio - per esempio un complesso, una costellazione
istintuale attivata - prende il comando e impone la sua
volont indipendentemente da quelle tendenze della coscienza che
l'Io aveva riconosciuto come capaci di guidarlo nelle situazioni precedenti.
Come illustrazione di una simile riduzione della personalit abbiamo
per esempio citato il caso del dilagare nella personalit del lato
d'Ombra dell'inconscio, un fenomeno in cui i contenuti rifiutati
e rimossi tornano nuovamente a imporsi.
La nuova etica deve adempiere alla sua funzione facendo uso di
metodi, tendenze e atteggiamenti completamente diversi da quelli
precedenti. La tensione tra gli opposti che, in forma di dualismo,
era il segno distintivo della vecchia etica non pu di certo essere
semplicemente abolita e negata. Se la nuova etica "accoglie" i contenuti
inconsci e vuole aggregarli alla coscienza, anzich reprimerli
e rimuoverli, si trova allora di fronte al compito di rielaborarli.
88
L'assunzione di tali contenuti in una totalit pi ampia che non
la totalit gi data della vecchia coscienza il compito del processo
di integrazione. I contenuti autonomi, fino a quel momento scissi,
in tale processo diventano parti di una struttura psichica globale
che collegata con l'Io e la coscienza, e acquistano in tal modo un
senso e un'importanza diversi.

In questa sede ci proponiamo di descrivere soltanto i princpi e i


contenuti di base della nuova etica senza illustrarli con materiale casistico.
Da altri gi stato ampiamente descritto sotto quali forme si
presenti la trasformazione di un contenuto negativo inconscio in un
contenuto della coscienza e in qual modo avvenga tale trasformazione.26
89
\\V Mete e valori della nuova etica
Il compito principale della nuova etica quello di indurre un
processo di integrazione, e la sua prima meta di rendere suscettibili
di integrazione le componenti dissociate che sono ostili al sistema
di vita dell'individuo. La compresenza degli opposti che costituisce
la totalit del mondo dell'esperienza non si pu pi risolvere
con l'affermazione di un lato e la rimozione dell'altro, ma soltanto
mediante una sintesi degli opposti.
L'aspirazione ultima della vecchia etica era quella di dividere, distinguere
e dissociare, come possiamo vedere nella proiezione mitologica
del giudizio universale, in cui si separano le pecorelle buone
da quelle cattive, i buoni dai malvagi; l'ideale della nuova etica, invece,
la ricomposizione degli opposti in una struttura unitaria. A
partire dalla molteplicit delle forze in conflitto, dalla pluralit delle
coppie di opposti, occorre creare una struttura che combini in s tali
forze opposte e in cui la molteplicit delle coppie di opposti sar
riunita nel saldo abbraccio di un'unit superiore. Il valore della
struttura che si otterr alla fine sar proporzionato alla forza della
tensione fra gli opposti combinati e il numero delle forze polari che
entrano nella nuova combinazione.27
Scopo dell'etica globale quello di arrivare a creare la totalit, la
globalit della personalit. In tale totalit il contrasto esistente fra i
due sistemi della coscienza e dell'inconscio non conduce pi a una
condizione di scissione e la direttivit dell'Io- coscienza non viene
pi sabotata dalle tendenze opposte dei contenuti inconsci, di cui
sia l'Io che la coscienza non sono consapevoli. Nella nuova situazione
etica l'Io- coscienza diventa responsabile di una sorta di Lega del90
le nazioni della psiche di cui fanno parte vari gruppi di Stati sia primitivi
e preumani che differenziati e moderni, e in cui sono rappresentati
in vari gradi e coesistono l'uno accanto all'altro elementi
ateistici e religiosi, istintuali e spirituali, distruttivi e costruttivi.
Tutti questi gruppi di forze devono esser presi in considerazione
perch, come succede nella vita collettiva dei popoli, la repressione
o la rimozione portano a reazioni contrarie che danneggiano la vita
della comunit tenendola in perenne stato di agitazione.
La principale caratteristica della nuova etica non sta tanto nel
fatto che l'individuo sia "buono", bens nel fatto che esso sia autonomo
sul piano psichico, vale a dire sano e produttivo, e al tempo
stesso non contagioso sul piano psichico. E l'autonomia della personalit
etica significa essenzialmente che l'assimilazione e l'uso delle
forze negative presenti in ogni struttura avviene nella maniera pi
consapevole possibile all'interno del processo di autorealizzazione.
Spesso, se non addirittura di regola, nella vecchia etica succedeva
che la forte personalit "etica" non vivesse le sue pulsioni negative
personali, ma le proiettasse con forza sui punti deboli dell'ambiente
circostante. Di conseguenza i contenuti negativi rimossi e repressi
emergevano nell'ambiente pi prossimo (la famiglia o la collettivit)
in maniera compensatoria, senza che la personalit di colui che li rimuoveva

avesse il minimo sentore della sua responsabilit morale in


tali fenomeni.
Apparentemente l'obiettivo etico di non "portare contagio" pu
sembrare solo una meta negativa. La limitazione negativa viene per
compensata dall'aspetto dell'interezza della personalit, i cui effetti
si estendono ben al di l dell'etica e del problema del male, che sono
oggetto di questo scritto. La totalit della personalit, la sua autonomia
e integrit nel senso della nuova etica costituiscono la base dei
processi creativi che danno vita a nuovi valori. Soltanto questi processi
dimostrano che si raggiunta una struttura ben integrata della
personalit e che il lavoro di ri- centramento ben riuscito. Ma non
portare contagio sembra quasi un fattore pi importante dell'essere
creativi. vero che la collettivit dipende dall'intervento creativo
del singolo individuo, ma essa potrebbe rinunciare alla creativit
piuttosto che esporsi all'influsso contagioso inconscio dell'individuo
non integrato, e in tal senso non sano sul piano psicologico.
91
La psicologia del capro espiatorio resta, in ultima analisi, il concetto
principale che include in s anche questa forma di contagio
dell'ambiente a noi pi prossimo. In questa sede possiamo soltanto
accennare al fatto che, in base all'identit inconscia primaria dei
gruppi, la ricezione di contenuti dall'ambiente e la loro successiva
trasmissione non solo possibile, ma anche assai frequente. Dalla
psicologia infantile e dei primitivi si possono desumere numerosi
esempi di tal genere.28
L'autonomia morale e l'etica totale richiedono a ciascuno di noi
di gestire in prima persona e consapevolmente la propria Ombra.
Freud ha pienamente ragione quando sostiene che "in realt" non
possibile alcuna estirpazione del male,29 ma poich tale affermazione
si estende anche all'individuo, la personalit ha il compito di
vivere il male che le "tocca" in sorte assumendosene liberamente la
responsabilit.
Quando agisce sul piano inconscio e si irradia per via sotterranea,
il male possiede la forza micidiale di espandersi come un'epidemia;
d'altra parte il male compiuto consciamente dall'Io e accettato
nella propria responsabilit personale non contagia l'ambiente,
ma si presenta all'individuo come un suo problema e come un contenuto
da inglobare nella vita e nella formazione della personalit,
alla stregua di ogni altro contenuto psichico.30
"Venire a capo" di un contenuto l'espressione popolare per ci
che noi intendiamo con la parola integrazione. Accettare, venirne a
capo, digerire, assimilare, andare oltre sono vari modi di formulare
quest'atto di assimilazione. Essi definiscono diversi stadi in cui la
personalit cerca di impadronirsi di un nuovo contenuto, per quanto
esso possa rivelarsi alieno e ostile all'Io, senza per difendersi come faceva la vecchia etica - con la rimozione e la repressione.
In un'altra opera abbiamo mostrato come lo sviluppo dell'Io e
della coscienza del singolo segua il prototipo della vita dell'eroe e
dell'impresa eroica. Tra i conflitti fondamentali dell'esistenza eroica,
ma anche dello sviluppo di ogni personalit, c' anche quello relativo
al compiere il male. La separazione dei genitori del mondo31
e l""uccisione dei genitori primordiali" sono i grandi simboli
che designano l'impresa e il crimine dell'eroe che comunque, allo
stesso tempo, l'atto essenziale necessario alla liberazione'dell'Io.
92

Cos anche nella vita normale dell'individuo succede che, per


esempio, l'uccisione - simbolica - dei genitori corrisponda a una fase
evolutiva inevitabile. Come insegna un gran numero di casi con
problemi nello sviluppo, spesso succede che il vantaggio di essere
un "bravo bambino", che rifugge dall""uccidere" i propri genitori,
venga poi pagato nel corso della vita a caro prezzo col sacrificio della
propria indipendenza.
L'analisi psicologica di ogni normale sviluppo mostra che per diventare
adulti occorre compiere e assimilare una certa quantit di
male ed essere capaci di superare i conflitti che ne derivano. La conquista
dell'autonomia legata alla capacit dell'Io non solo di adottare
i valori della collettivit, ma anche di assicurare il soddisfacimento
dei bisogni dell'individuo che si trovano in contrasto con i
valori collettivi, e ci significa fare del male.
Nello sviluppo psichico dell'individuo si ripresenta a ogni momento
il problema che la "voce", in contrasto con la "coscienza morale",
richiede che si compia il "male" e che si accetti con tutte le
sue difficolt il conflitto esterno e interiore che ne deriva. Con sorprendente
frequenza, evitare il male e il conflitto che il male porta
con s diventa un fatto "immorale" dal punto di vista della "Voce".
In periodi storici normali, in cui la personalit protetta all'interno
del canone culturale, di cui essa riconosce come autentici i valori,
anche la vitalit degli affetti propria degli strati pi profondi
dell'uomo trova un'espressione adeguata.32 Religione e arte, riti e
usanze sono perci talmente saturi di simbolismi che la vita normale
dell'individuo, anche se non si tratta propriamente del "Grande
Individuo", contenuta in modo vitale nella cultura del suo tempo.
In periodi di rivolgimenti storici, invece, periodi segnati dal declino
di un certo canone culturale, il singolo cade fuori da questo
stato di contenimento e cade in mano a potenze e di primordiali,
sia per gli aspetti vitali che per quanto riguarda la morte. A proposito
del singolo si dice che egli esposto ora ai pericoli dell'esperienza
diretta, non filtrata da alcuna convenzione. Tanto per fare un esempio,
tale problema si pu esprimere nei termini di un conflitto nella
relazione, in cui la moralit convenzionale si trova a confrontarsi
con un amore nascente. Chiunque non prenda sul serio questo problema
si trover in una situazione di enorme pericolo. Se si attiene
93
alla legge, l'individuo non pu pi mantenere il proprio equilibrio e
va incontro a quei disturbi e a quelle distorsioni nello sviluppo che
l'uomo antico - e di fatto ogni concezione mitologica del mondo,
che riconosca le forze transpersonali come di -avrebbe interpretato
come la "vendetta di Afrodite".
Il pericolo di essere invasi dagli di il pericolo di vivere l'esperienza
delle nostre parti profonde della psiche il cui potere divino e
il cui diritto sovrapersonale non possono essere bloccati, a meno di
bloccare al tempo stesso ogni vitalit, profondit e dimensione sovrapersonale
causando la propria rovina. Qui nasce il conflitto di
dover compiere il "male" - rispetto al canone culturale - ma non
nella sconsideratezza di un esserne travolti, bens nell" accettazione"
consapevole e conflittuale del "male", che in questo caso richiesto
dall""intervento della divinit".
Dal punto di vista della vecchia etica l'eludere il conflitto e con
ci la sofferenza che esso ci provoca cosa buona e lodevole anche
in presenza del rischio che l'individuo in questione si rifugi in fantasie
di tipo sessuale. Che una relazione umana "moralmente legittima"
possa venir avvelenata in questo modo e che non solo quell'uomo

stesso ma l'intero suo ambiente circostante possano cader vittima


di questo genere di contagio, troppo sovente viene scoperto solo
quando ci si addentra nella situazione sul piano analitico, cosa che
si render poi necessaria per via dei disturbi comparsi in seguito alla
cosiddetta "vittoria" morale.
Disturbi di questo tipo, che possono verificarsi comunque nella
realt esterna, rappresentano tuttavia soltanto un aspetto del problema
e sicuramente non l'unico. Assumersi la responsabilit di
ogni lato della personalit, cos come vuole l'etica globale, un atteggiamento
che non si estende soltanto alla realt esterna, ma anche
a quella interna, vale a dire ai sogni, alle fantasie, ai pensieri e
cos via. La realt dell'anima ci obbliga a riconoscere che una fantasia
pu avere gli stessi gravi effetti di un'azione, una verit questa
- che l'estremo Oriente ci insegna gi da tempo. La parte decisiva
svolta dalla realt psichica, che la psicologia del profondo inizia a
scoprire solo ora, ben pi ampia e pi recondita di quanto non sospetti
l'ingenua coscienza dell'occidentale medio. Singoli individui
e gruppi, ma anche popoli e movimenti della storia sono condizio94
nati dalla forza delle realt psichiche interiori che sin troppo spesso
in un primo tempo sono emerse nei singoli individui sotto forma di
fantasie. Non solo la religione e l'arte, ma anche la politica e la tecnica
rientrano tra i campi di espressione del mondo interiore. Guerre
e distruzioni che continuano a tormentare il mondo sono spesso
originate da un individuo mosso da fantasie di potenza, cos come le
immagini interiori dell'individuo creativo diventano patrimonio
culturale dell'intera umanit.
La realt del mondo interiore afferma per anche che l'accettazione
del male non comporta in ogni caso e per ogni uomo l'azione
esterna. Molto spesso assolutamente sbagliato realizzare in concreto
un'immagine interiore, cio realizzarla nella realt esterna.
Realizzare e vivere il male dentro di noi non significa affatto metterlo
in atto. Le molteplici e complesse sfaccettature di questa situazione
rendono impossibile qualsiasi suggerimento teorico di quale
comportamento morale sia preferibile. La costellazione esterna e interna,
il tipo psicologico e costituzionale, l'et e la specificit individuale
sono i fattori costitutivi di qualsiasi decisione etica, che perci
presenta sempre un aspetto differente, perch ci che male per
l'uno pu essere bene per l'altro, e viceversa. La rimozione del male,
l'obbedienza alle convenzioni e il dimostrarsi valorosi nel senso
della vecchia etica molto spesso altro non sono che una scappatoia
per evitare qualsiasi rischio affinch nulla cambi. Ma laddove aumenta
il pericolo "cresce anche ci che salva", e la voce della nuova
etica evidentemente determinata ad accettare entrambi: sia il pericolo
che ci che salva, perch l'uno non esiste senza l'altro.
Da queste semplici considerazioni diventa evidente che la via
della nuova etica tutt'altro che un modo per "rendersi l'esistenza
pi facile". vero il contrario: abbandonare le certezze morali assicurate
dalla vecchia etica e approvate dalla collettivit, e accettare
l'ambiguit della propria esperienza interiore risulta sempre pi difficile
per l'individuo, perch in ogni caso ci significa addentrarsi
nell'ignoto con tutto il rischio che comporta l'accettazione del male
da parte di un Io responsabile.
Questa situazione pu essere esemplificata dal sogno seguente
di una donna ebrea della Palestina:
95
Mi trovo a Jaffa insieme a X. Tutt'a un tratto si raduna una grande

folla, vengo separata da X e mi ritrovo sola, circondata dagli arabi. Un


arabo mi rivolge un sorriso che assomiglia a un ghigno e mi afferra, ma
molti altri si gettano su di lui e mi strappano dalle sue mani, imprecano e
inveiscono contro di lui gridando: "Questa riservata al re". Poi la scena
cambia, mi trovo su un ponte e sono circondata dagli arabi; impossibile
fuggire. Inoltre so che devo sposare il figlio del re degli arabi. Rifletto
per un momento. Sono molto triste di essere lontana da X. Ma ora non
c' pi nulla da fare. Penso che non ci siano vie d'uscita e che sia meglio
dare il mio consenso. Accanto a me c' un sacerdote che mi dice:
"Possiamo redimere soltanto coloro che si rendono impuri". ovvio penso - che bisogna prima diventare impuri, osare qualcosa per essere
redenti. Il sacerdote allora dice: "Osiride anche sotto".
necessario premettere alcune osservazioni all'interpretazione
di questo sogno per evitare che si possa a torto ritenere che l'accettazione
del male abbia ripercussioni anche "esterne" e sia la conseguenza
di una situazione negativa, insoddisfacente. Entrambe le
supposizioni sono false. Si tratta qui di una donna che intrattiene
una relazione soddisfacente dal punto di vista sia sessuale che sentimentale
con X e che non in alcun modo "insoddisfatta".
Jaffa e gli arabi sono sovente - per gli ebrei che vivono in Palestina
- simboli dell'Ombra, con una certa coloritura sessuale. Che
per la situazione di fondo del diventare "impuri" non si limiti soltanto
all'aspetto sessuale emerge dal simbolismo sacrale del sogno.
Il fatto che la sognatrice sia riservata "al re" e la menzione dell'egizio
Osiride, sovrano e dio dei morti e della resurrezione, alludono al
significato pi profondo ed elevato della scena onirica. L""accettazione
del male" avviene anche in questo caso nello "spazio interiore",
all'interno del processo di trasformazione della personalit. Il
simbolismo sessuale sacrale delle fantasie che nacquero in seguito a
questo sogno diviene comprensibile, come non di rado succede, nel
senso del "desiderio beato" di Goethe,33 ossia come "nozze superiori"
che nel mito sono raffigurate nella relazione tra Iside e il defunto
Osiride.34 Non intendiamo qui addentrarci nell'interpretazione
di questo sogno, ma solo accennare al nesso tra "diventare impuro"
e "redenzione". La donna doveva abbandonare proprio la
purezza della sua coscienza e la sua determinazione a mantenerla tale,
non tanto per raggiungere una purezza superiore, ma per speri96
mentare la trasformazione promessale da Osiride e dal mondo ctonio, attraverso cui essa doveva entrare in relazione anche con le tenebre
e con l'abisso.
Ci che va sacrificato in questo contesto l'innocenza e l'univocit
della coscienza. Solo nell'esperienza dell""essere impuri" che le
mancava, questa donna poteva trovare la strada verso se stessa e
verso una nuova filosofia e visione della vita, non pi soltanto collettiva
e convenzionale, ma tale da comprendere luce e Ombra, purezza
e impurit nel suo carattere redentivo.
Il coraggio di dare giudizi di valore individuali che, nel bene e
nel male, siano indipendenti dai valori collettivi una delle richieste
pi difficili che la nuova etica avanza nei confronti dei singoli. Nella
maggior parte dei casi i valori della collettivit sono rappresentati
nel Super- io del singolo, e questo porta a un serio conflitto psichico.
L'accettazione della Voce infatti non significa certo prendere per
oro colato tutto ci che viene da dentro, cos come l'accettare il nostro
lato negativo non significa affatto metterlo in atto senza fare alcuna
resistenza.
La realizzazione della nuova esigenza etica afferma che l'individuo

deve rielaborare sotto la sua regia la porzione di male che gli


"tocca in sorte" per costituzione o per volere del destino. In tal modo
una parte del negativo dev'essere vissuta consapevolmente in un
grado che varia da individuo a individuo. Un compito non indifferente
del lavoro analitico sta proprio nel rendere l'uomo capace di
vivere in questo mondo assumendosi il coraggio morale di non voler
essere peggiore ma neanche migliore di quello che .
L'accettazione dei propri lati negativi diventa un problema urgente
in genere proprio per quelle persone che presentano uno
standard etico molto elevato. Un uomo di questo genere ha fatto il
sogno seguente:
Davanti a me c' un mucchio di lettere dell'alfabeto che vanno lucidate.
Quando ho terminato una parte del lavoro, compare una grossa mano
che pesca nel mucchio per portarsi via le lettere. Io vorrei gridare: "Le lettere
non sono ancora pronte! ". Poi mi ritrovo in piedi davanti a un grande
libro. Molti caratteri sono offuscati, ma mi si fa capire che posso trovare
il modo per vedere come in realt essi siano ancora splendidi e lucenti.
Il loro lato luminoso soltanto coperto.
97
Non abbiamo bisogno delle associazioni del sognatore alla Cabala
e alla dottrina esoterica ed essoterica per riconoscere che anche
in questo caso si tratta del disvelamento sacro e segreto del lato luminoso
presente in ci che, invece, ci pare offuscato. Occorre per
trovare la via per imparare a notare questo fatto basilare dell'esistenza,
ed necessario essere un individuo che vuole lucidare tutte
le lettere, ossia che s"impegna strenuamente35 a fare il bene, proprio
nel senso della vecchia etica.
Coloro che si servono dell'accettazione del male per "semplificarsi
la vita" sono sempre persone di tipo primitivo, che devono ancora
sperimentare i valori della vecchia etica. Essi non devono certo
imparare a rimuovere i propri istinti, quanto piuttosto acquisire la
capacit di reprimere e di sacrificarsi. La capacit di autodisciplina
e di ascesi necessarie per ottenere quell'Io stabile che necessario
all'uomo civilizzato.
Ancora una volta ci imbattiamo nel principio gerarchico della
nuova etica, il quale afferma che essa non pu essere codificata n
diventare la base di una legge generale "senza rispetto per la persona".
La variet dei tipi nella specie umana e il fatto che gli individui
che vivono nella medesima epoca possono appartenere ai pi diversi
livelli culturali e stadi di coscienza uno degli asserti fondamentali
della nuova etica.
La diversa gamma di personalit e di coscienze corrisponde anche
a diversi gradi di maturit etica. Nello sviluppo pi limitato della
personalit, per esempio nel caso di un Io primitivo, di un Io infantile,
sar sufficiente seguire l'etica convenzionale della collettivit
(la "legge"); invece nel caso di forme pi elevate di personalit,
in cui si raggiunta una certa compiutezza, sar l'istanza della Voce
a sostituire la legge collettiva della coscienza.
Nei tempi antichi questo fenomeno era gi evidente e interessava
soltanto le personalit etiche geniali, mentre oggi esso riguarda
gi uno strato molto pi ampio di uomini occidentali individualizzati.
Un sintorno di questa evoluzione il fatto che nel secolo passato
si giunti a rendere sempre pi articolata la legislazione, in modo
da tener conto dell'individuo e della sua capacit costituzionale e
psichica di intendere e di volere.
In questo contesto rientra anche il rifiuto del principio punitivo

98
da parte della nuova etica. La punizione tende sempre a estirpare,
reprimere e rimuovere il lato negativo. Non si pone come meta la
trasformazione della personalit, ma solo un parziale cambiamento
etico, sia esso reale o illusorio, della coscienza.
Per tale ragione la nuova etica che si fonda sulla psicologia del
profondo non ha interesse a infliggere punizioni. In maniera conseguente,
potr essere d'accordo per esempio nell'escludere dalla
collettivit elementi che non siano assimilabili, ma non lo fa in obbedienza
al principio di punizione o per una supposta superiorit
morale, bens nella consapevolezza della propria incapacit psicologica
e biologica. Il fatto che un organismo non riesca a digerire
qualcosa, non parla certo a sfavore dell'elemento indigeribile, ma
testimonia soltanto dell'incapacit dell'organismo stesso di integrarlo.
Esistono gi ovunque dei tentativi di mettere in pratica la nuova
etica, per esempio nella liberalizzazione del vecchio sistema carcerario,
cos come nella pedagogia ad orientamento psicoanalitico,
nella previdenza sociale e nel sistema carcerario della nuova Russia.
proprio nell'emergere di tendenze che si muovono nella stessa
direzione, partendo per dalle ideologie pi diverse che si conferma
la nostra ipotesi di una trasformazione generale della struttura
psichica dell'uomo moderno, del tramonto della vecchia etica e
dell'emergere di una nuova morale.
La necessit di assimilare il male sotto la propria regia conduce
al postulato che prenderne coscienza sia un dovere morale. Una
volta che si sia riconosciuto quali sventure produca l'inconsapevolezza
dovuta alla rimozione, sia nel singolo che nella collettivit, diverr
allora di centrale importanza questa esigenza in cui s'incontrano
il desiderio di conoscenza scientifica dell'uomo europeo e la
nuova etica. terribile vedere gli esseri umani, sia individui che
popoli, minati dall'interno e divorati dalla menzogna che si cela
nella loro tendenza a non voler guardare in faccia la realt.
Potrebbe ora sembrare che il principio della bugia abbia preso il
posto che occupava il male nella vecchia etica e che nella nuova si
tratti perci di un semplice cambiamento di contenuti, per quanto
riguarda il male. Il nocciolo della questione invece diverso. Il principio
della verit si riferisce, nella nuova etica, alla vera relazione tra
99
l'Io e l'inconscio. Il dovere morale di prendere consapevolezza significa
che la coscienza posta quale autorit a creare e controllare
la relazione dei contenuti inconsci con la coscienza. Il tutto, per
giungere a considerare la globalit di ogni fatto psichico. Questo
compito indipendente dal contenuto che va reso cosciente e dal
fatto che esso sia buono o cattivo nel senso della vecchia etica. In
questo caso il fattore etico decisivo il criterio della verit. Una conoscenza
sempre pi ampia di se stessi si presenta in questo contesto
come un valore etico, e non come un valore scientifico.
Riconoscere il proprio male un "bene". Essere troppo buoni ossia trascendere i limiti del bene che realmente disponibile e possibile
- invece un "male". Il male che ciascuno compie in coscienza,
vale a dire con piena consapevolezza della propria responsabilit,
e a cui egli non si sottrae, "bene" dal punto di vista morale. La
rimozione del male, sempre accompagnata da una sopravvalutazione
inflazionata di s, "male" anche se scaturisce da una "buona intenzione",
o dalla "buona volont".
Lo stretto collegamento tra la nuova etica e la coscienza e l'importanza

che in essi assumono la coscienza e l'Io, pu apparire di


primo acchito troppo razionalistico, e per esempio non rendere sufficiente
giustizia alla maniera istintiva, ossia inconscia, in cui una
personalit in quanto compiuta pu essere capace di convivere con
il proprio male. Vedremo in seguito, comunque, che l'Io, nonostante
l'importanza che gli viene attribuita, in realt non ha l'ultima parola
nelle decisioni.
Commettere del male in modo consapevole in contrasto con
quello che viene definito "sublimazione" in senso freudiano. La sublimazione
va considerata come un espediente mediante il quale il
male viene "snaturato" e applicato agli scopi della civilt. Ma la sublimazione
di Freud pi un adattamento inconscio che una scelta
cosciente. Quando una persona "assetata di sangue" - ossia una
persona che presenti nella sua natura un eccesso di componenti
istintive aggressive - diventa macellaio, soldato o chirurgo, si tratta
di una sublimazione in cui la primitiva tendenza allo spargimento di
sangue viene inglobata in forme di realizzazione pi o meno consone
alla civilt e approvate dalla comunit. Non possiamo qui addentrarci
nell'oscuro capitolo della "sublimazione", n trattare il pro100
blema della sua presenza nella societ, ma ci limiteremo a fare le
considerazioni che seguono.
Una sublimazione pu aver luogo qualora esista una certa tendenza
o disposizione a mutare le pulsioni egoistiche in pulsioni sociali
tramite un'organizzazione ereditaria.36 Ove sia presente
una struttura di tal genere non nasce alcun problema etico, ma l'esperienza
insegna che una sublimazione volontaria, vale a dire diretta
dall'Io e dalla coscienza, possibile solo in misura molto limitata;
in realt l'Io non pu far deviare le sue naturali tendenze istintive
verso le mete della civilt.
Laddove per sussista una simile possibilit, ci troviamo nel circolo
vizioso della vecchia etica; questa sublimazione avviene a costo
di una sventura contagiosa che nasce dalla rimozione e repressione
degli elementi inconsci non sublimabili. Ben conosciamo i santi che
sublimano e la cui "irreprensibile" - nel senso della vecchia etica esistenza non conosce la sessualit vissuta ed ricolma di amore per
il prossimo, perlomeno a livello cosciente. A uno sguardo pi attento,
tuttavia, non pu sfuggire l'aureola infernale che spesso emana
da tanta santit. Alla periferia di quel purissimo centro irradiante
scopriamo la corona di fantasie sessuali perverse che il "diavolo" invia
come tentazioni, non diversamente dal cerchio di sangue e di
fuoco in cui sono perseguitati con odio gli infedeli; vi scorgiamo tutta
la disumana crudelt dei roghi e delle camere di tortura, dei po'grom e delle crociate che smentiscono l'amore per il prossimo e le
"sublimazioni" della coscienza.
Proviamo ripugnanza per tutta questa santit in qualunque forma
essa si manifesti, che sia la santit dell'Inquisitore o dei bonzi di
partito, perch abbiamo riconosciuto che in tutti questi casi si tratta
sempre di un unico e medesimo fenomeno e che le differenze sono
semplici differenze di costume e di epoca storica, ma non di
umanit.
La vecchia posizione etica del "tu devi" assoluto presentava come
necessario contrappeso il "peccato originale", espressione dell'impossibilit
di realizzare il "tu devi" assoluto. Ne conseguiva il
ripudio della "vita di questo mondo", il ripudio della terra e dell'elemento
terreno, e non da ultimo il ripudio dell'uomo stesso. Vita,
terra e creatura umana venivano rinnegati in quanto latori del male

101
e di aspetti negativi. Nelle varie forme di fuga dalla vita, nella svalutazione
dell'Io dovuta a un senso soverchiante del peccato, cos come
nell'inflazione dell'Io che si ha nella santificazione, si rifuggiva
sempre da questo aspetto "inferiore" del mondo innalzandosi verso
il cielo, considerato come simbolo di tutto ci che buono e positivo.
In contrasto con questo atteggiamento la nuova etica, con la sua
accettazione del lato negativo, esprime sia l'autoaffermazione dell'uomo
moderno che la sua accettazione della terra e della vita in
questo mondo. In modo abbastanza caratteristico il nuovo orientamento
appare sempre rivolto alla discesa agli inferi, anzi proprio
orientato sul patto col diavolo. L'alleanza tra Faust e Mefistofele
l'alleanza tra l'uomo moderno e la sua Ombra, e il male; solo questa
alleanza gli rende possibile intraprendere, vivendo appieno la vita,
la discesa alle Madri e la risalita verso l'Eterno Femminino.
Senza eludere le proprie colpe, questo percorso conduce attraverso
l'intero mondo delle creature viventi - e non un caso che esso
arrivi in profondit - al livello delle divinit pagane precedenti
alla Legge ebraica e cristiana. E ancora oggi, dopo Faust, continua
ad affiorare continuamente dall'inconscio dell'uomo moderno la
figura di Pan, il prototipo ancora integro del Diavolo cristiano che
nella sua capacit di custodire il mistero della natura gli offre la
chiave per giungere nel profondo. Il tentatore non viene rifiutato,
ma accolto, perch pare che oggi possa essere "redento" soltanto
chi con i suoi strenui sforzi non evita il pericolo della caduta e del
caos.
Nell'accettare il male l'uomo moderno accetta anche il mondo e
se stesso nella duplice insidiosa natura che entrambi possiedono.
Quest'autoaffermazione va intesa nel senso pi profondo come
un'affermazione della totalit umana che abbraccia sia l'inconscio
che la coscienza e il cui centro non costituito dall'Io, che rappresenta
soltanto il punto mediano della coscienza, e neppure dal cosiddetto
Super- io, ma dal S. Il S rappresenta un concetto limite
per la coscienza, vale a dire non pu essere compreso razionalmente
da quest'ultima. Partendo dai processi di sviluppo della personalit
per possibile fare qualche considerazione sul modo in cui esso
compare e sulle forme che assume.
102
Prima di illustrare l'idea del S mettendolo a confronto con il
Super- io, una semplice analogia pu aiutarci a chiarire la natura di
questo concetto. Se osserviamo la molteplicit dei processi fisici che
avvengono nel corpo umano e l'incredibile complesso di intrecci e
di interrelazioni fra i processi biochimici e neuropsicologici implicati
(di cui la scienza in grado di comprendere soltanto singoli sistemi
parziali), ci nonostante ci possiamo rendere conto che questo
corpo funziona in modo unitario come singolo organismo globale.
I vari sistemi parziali - dai processi ultramicroscopici (sia
percepibili che invisibili) della cellula ai sistemi di pi ampie dimensioni
come la circolazione sanguigna o le reazioni del sistema nervoso
- lavorano in maniera coordinata e sono coordinati l'uno all'altro
in una sinfonia di mutua dipendenza. Questi processi costituiscono
un'unit, il cui centro virtuale il S o l'Entelechia in quanto simbolo
della totalit dell'organismo. La struttura complessiva, in quanto
grandezza sovraordinata al di sopra di tutte queste interrelazioni
parziali, pu anche essere concepita come un centro che le dirige e

le controlla come sua periferia. Questo controllo di tutti i processi


parziali da parte di un centro invisibile il fenomeno pi evidente
che differenzia gli esseri viventi da quelli inorganici.37 L'investigazione
scientifica dei nessi causali non ha nulla a che spartire con
questo indispensabile punto di vista teleologico sull'organismo. Il
S, come centro di tutte le realt psichiche, che include anche i processi
inconsci allo stesso tempo identico con la totalit del corpo,
perch - come dobbiamo supporre e come in parte possiamo gi dimostrare
- ogni processo psichico ha anche il suo correlato fisico.
Non questo il luogo per discutere il problema della relazione
fra corpo e psiche, che di grande rilievo per la psicologia delle nevrosi.
Dobbiamo comunque constatare che l'inclusione dell'inconscio
significa sempre anche il coinvolgimento del corpo. Quando
parliamo della terra, questa terra identificata simbolicamente con
il corpo, allo stesso modo in cui la fuga dalla terra sempre al tempo
stesso la fuga dal corpo. Mentre per la totalit del corpo, nella sua
unitariet e centratura, lavora inconsciamente come un fenomeno
naturale in ogni aspetto organico, ci che distingue la situazione
umana il fatto che, nel corso della storia, si sia sviluppata nel regno
psichico la tensione tra gli opposti di coscienza e inconscio che poi
103
culminata in una loro separazione. Questa separazione tra gli opposti,
i cui poli possono essere formulati in termini di conscio e inconscio,
spirito e vita, sopra e sotto, cielo e terra, o in altri simboli di carattere
mitologico, filosofico, morale o religioso, in s indispensabile
per lo sviluppo della coscienza; ma questo stato esasperato al
punto da dimostrarsi fatale, sia per il singolo che per la collettivit.
Gli opposti sono stati cos violentemente separati che l'uomo si
perso nella tensione tra i due estremi. Di conseguenza, l'intera posizione
dell'uomo nel mondo e non solo questo, ma anche tutto il
processo che rende gli esseri umani capaci di vivere insieme, stato
profondamente compromesso.
A un primo sguardo la tendenza verso uno sviluppo globale parrebbe
essere solo una necessit individuale, e in quanto tale emerge
nei processi individuali di sviluppo, con il bisogno, persino l'urgenza
di diventare una stabile struttura psichica che pu contrapporsi
come baluardo alle tendenze disgreganti del mondo e dell'inconscio.
In questa sede non possiamo affrontare il problema del processo
di individuazione n la sua importanza per il singolo. Jung ha gi
trattato questi argomenti, adducendo materiale pertinente. Tale
processo per legato all'etica, perch la tendenza a rendere stabile
la personalit di estrema importanza dal punto di vista etico.
Anche in questo caso possiamo notare come ci si stia avviando
verso una nuova epoca di sviluppo dell'umanit.
L'evoluzione della legge, degli obblighi morali vincolanti per
tutti, dei valori collettivi e la formazione e lo sviluppo di coscienza
morale e Super- io servivano al rafforzamento del sistema della coscienza
e dell'Io e alla sua liberazione dallo stato originario in cui essi
erano sopraffatti dall'inconscio. Ma anche lo sviluppo della coscienza,
con tutte le sue conseguenze, nato originariamente dalla
necessit di formare una struttura stabile nei confronti delle tendenze
disgreganti dell'inconscio e del mondo esterno. I valori collettivi
agiscono nel senso di questo sviluppo, e la coscienza morale come
istanza psichica - che rappresenta i valori collettivi nell'individuo aveva in origine la funzione positiva di proteggere il singolo e la collettivit
dal ricadere nello stato emotivo di pulsionalit inconscia.
In questo senso il Super- io rappresenta un'etica estranea, etero-

104
noma, ma di fronte all'Io primitivo esso costituisce un punto di vista
relativamente superiore, ed un'incarnazione del S valida, anche
se relativa, per questo stadio di sviluppo.
L'Io primitivo un Io infantile. La collettivit gli viene incontro
nella figura del Super- io, munito di tutto il peso dell'autorit esterna.
La coscienza morale in quanto "ansia sociale", la legge con il suo
principio di premio o di punizione, e il senso di colpa nei confronti
del Super- io culturale costituiscono l'esperienza morale primaria
per l'Io infantile dell'uomo dei primordi. La relazione tra l'Io individuale
e infantile e il Super- io collettivo compare regolarmente nell'immagine
della relazione padre- figlio. Ma questo dato simbolico
non giustifica in alcun modo la derivazione della morale dal romanzo
familiare.
Il complesso di Edipo un mito vero, ma nell'interpretazione
personalistica - come romanzo familiare - che ne d Freud, viene
scambiata la causa per l'effetto. Nella teoria del padre primordiale
avanzata da Freud viene appena dissimulata la vecchia storia di
Adamo ed Eva come origine della famiglia umana. Il fatto che
Freud allarghi la famiglia di Adamo ed Eva all'orda primordiale
non modifica in nulla il fatto che la storia familiare della famiglia di
Adamo sia semplicemente postulata come origine dello sviluppo
umano.
Il paradosso dell'assassinio del padre, qualora venga inteso in
senso concreto, diverr particolarmente evidente se si costretti ad
ammettere che il dramma dell'assassinio del padre che Freud ha descritto
in Totem e tab dovrebbe essersi verificato in realt innumerevoli
volte e dovrebbe essersi ripresentato ovunque, se dobbiamo
considerarlo come la storia che sta all'origine del Super- io.
L'esistenza e la cruciale importanza del complesso di Edipo nell'inconscio
non va in alcun modo messa in discussione. Questa e
rimane l'indimenticabile scoperta di Freud. la confusione dell'archetipo
del padre con il padre personale a condurre qui in errore,
come spesso capita, confusione in cui c'induce il fatto che l'archetipo
del padre viene proiettato, nell'infanzia, sul padre personale.
L'archetipo del padre per un simbolo, un'immagine in cui l'Io
infantile dell'uomo primordiale esperisce l'impatto del Super- io
collettivo. Si potrebbe dire, tanto per semplificare a m di chiarimento,
che il piccolo Io individuale sperimenta la collettivit superindividuale
da cui deriva, che dispone e che controlla i suoi destini
e che gli prescrive i suoi valori nella forma dell'archetipo del padre.
proprio a partire dall'identit di gruppo dell'epoca primordiale
che si rende comprensibile questa esperienza della scintilla dell'Io.
Ci che la psicoanalisi riduce ed elimina dall'interpretazione in
realt il fattore decisivo. Che l'archetipo del padre come appare nel
totem venga inteso come qualcosa di non- umano un'espressione
simbolica del fatto che non si tratta di un elemento personalmente
noto, ma di una realt estranea, numinosa e sovrapersonale. questo
il modo in cui l'uomo primitivo fa esperienza dell'essenziale alterit
dell'animale, la pi frequente incarnazione del totem.
L dove il padre personale appare all'Io infantile come il rappresentante
della collettivit e dei valori collettivi (come, in genere, avviene
nel mondo patriarcale), l'archetipo del padre viene proiettato
su di lui ed esperito in lui in quanto padre personale. La frase di
Freud secondo cui ci che cominciato col padre si completa nella
massa38 va esattamente capovolto. Dal punto di vista della storia
dell'evoluzione i contenuti collettivi sovrapersonali appaiono sia sul

piano filogenetico che su quello ontogenetico prima della formazione


dei contenuti personali riferiti all'Io, e solo successivamente la
sfera personale si distacca dallo sfondo collettivo man mano che l'Io
si sviluppa. Il mito precede il romanzo familiare, allo stesso modo in
cui l'inconscio collettivo lascer solo in un periodo successivo emergere
l'Io e la coscienza insieme a tutta la sua sfera vitale.39
La coscienza morale come rappresentante del Super- io collettivo
rappresenta un influsso eteronomo proveniente dall'esterno,
non importa se tale influsso incoraggi o meno la coscienza vigile. All'autorit
esterna del Super- io che presenta il carattere del dato di
fatto, della stabilit, della fissit e della rigida tradizione, si contrappone
la "Voce" come fattore determinante e come vocazione,40 come
espressione della rivelazione interiore, del nuovo e di ci che si
sviluppa progressivamente, insomma: di ci che deve venire.
La Voce ha sempre e inevitabilmente carattere di "figlio" nei
confronti del carattere di "padre" costituito dalla legge, e l'assassinio
del padre da parte del figlio rimane un archetipo della storia interiore
dell'umanit e dell'individuo. Tale relazione non sussiste so106
lo tra la "religione del figlio" del cristianesimo e la "religione del padre"
dell'ebraismo; il medesimo archetipo domina l'uccisione del
padre- Papa, che poi il pap della realt familiare, da parte dell'eretico
Lutero, cos come - al contrario - nell'ebraismo la rivoluzione
del figlio caratteristica del chassidismo, che si leva contro la posizione
paterna tipica della classe rabbinica.
Il processo di massificazione dell'epoca moderna, il cui aspetto
collettivo comporta per l'individuo un elevato pericolo di disgregazione,
produce a m di compensazione una nuova tendenza verso
la stabilit, nel processo di individuazione. Questo tentativo di stabilizzazione
non si fonda pi soltanto sulla solidit della coscienza,
ma su una struttura psichica compiuta.
Al posto del Super- io, come espressione di un'etica eteronoma,
collettiva proveniente dall'esterno e sovraordinata all'Io infantile,
subentra ora il S come centro interiore della personalit. L'io- coscienza
adulto che divenuto indipendente e che, nella storia dell'Occidente,
perde il suo carattere infantile nel corso del processo
di individualizzazione si orienta ora su di s medesimo o sul S in
quanto centro della totalit della psiche. L'instaurarsi del S che sostituisce
il Super- io eteronomo espressione, nella personalit, di
un'autonomia etica di recente acquisizione.
L'orientamento sul S non pu pi avvenire col semplice metodo
di orientare l'Io alla luce dei valori stabiliti, ma richiede un processo
di continua autointerrogazione e di autocontrollo. Esso viene
prodotto dall'Io (abbiamo sottolineato il fatto che questo dovere
etico assunto dalla coscienza), ma la sua meta non un'interrogazione
della coscienza nel senso di un esame delle motivazioni e dei
contenuti, bens l'oggetto dell'indagine ora l'intera struttura della
personalit che include anche l'inconscio.
In tale processo l'Io si pu avvalere della compensazione psichica.
Essa vede sussistere tra coscienza e inconscio una relazione di tale
natura, per cui i contenuti mancanti al sistema della coscienza e
necessari per raggiungere la completezza compaiono nell'inconscio
in forma rinforzata. Questa legge di compensazione fa s, per esempio,
che un atteggiamento errato della coscienza venga poi corretto
nel sogno notturno, oppure che un principio represso nella vita cosciente
- un istinto, oppure un contenuto di altro tipo - quando sia

107
invece di importanza vitale faccia valere i suoi diritti affiorando in
forma di fantasie, sogni, atti mancati o disturbi fisici.
La compensazione un'espressione diretta della totalit, e perci
del S. In essa non si considera con sguardo unilaterale soltanto
una struttura parziale come la coscienza o l'inconscio; al contrario
proprio l'aspetto di totalit della psiche ad affermarsi qui a dispetto
delle arbitrarie deviazioni dei sistemi parziali.
Come abbiamo gi sottolineato, nel regno organico troviamo
ovunque analoghi esempi di guida pilotata da una totalit. La cooperazione
tra i singoli sottosistemi possibile soltanto per effetto di fenomeni
omeostatici di compensazione. La coscienza che persegua tale
compensazione nella sfera psichica e non si limiti a prendere atto
delle proprie manifestazioni, ma reagisca anche ad esse, rappresenta
un vero, reale orientamento dell'Io sul S. Quando ci si interroga su
se stessi, il centro di gravit della personalit viene gradatamente spostato
dall'Io e dalla coscienza verso il S e verso la totalit della psiche.
Solo a questo punto si pu capire per quale ragione abbiamo affermato
che il percorso in cui l'etica viene collegata alla totalit della
psiche porti a dare maggiore stabilit alla personalit. Verr evitata
in questo modo l'instabilit che nasce dalla scissione del lato
d'Ombra dalla coscienza con tutte le sue disastrose conseguenze.
Sar necessario per che l'Ombra e l'inconscio rimangano sotto il
controllo della coscienza e che si cerchi, con sforzo costante, di
mantenerli legati alla coscienza e alla vita concreta. In tal modo il
processo d'integrazione attento ai fenomeni di compensazione e
orientato sul S e sulla totalit porter a creare una personalit non
pi disgregata dalla lotta tra gli opposti e dal prevalere dell'uno o
dell'altro lato.
La via di mezzo attraverso cui si sviluppa la personalit ora libera
dall'unilateralit della posizione dogmatica assolutizzata propria
dei sistemi parziali. Essa svincolata dall'essere soltanto "buona"
o soltanto "cattiva" e non risente dell'unilateralit di un atteggiamento
conscio meramente razionalistico, da un lato, o di un
irrazionalismo di principio, dall'altro. In tale processo, inoltre, la
personalit si libera dalla disastrosa dialettica in cui una posizione
unilaterale viene di continuo contrapposta aggressivamente alla sua
controparte altrettanto unilaterale.
108
Questa libert dagli opposti e la sua "via di mezzo" non vanno
per confusi coi loro illustri antecedenti orientali. La nostra via di
mezzo presenta taluni tratti di affinit con la sua omologa orientale,
ad esempio l'autonomia etica e la parziale indipendenza dal mondo
con cui si in contatto, e altri ancora; in contrasto con la spiritualit
orientale ostile al mondo, la nuova via induce invece a "essere nel
mondo" in maniera pi radicata e pi salda, e ci consente di centrare
se stessi sul S e di includere nella personalit anche gli elementi
inconsci. Il processo di assimilazione delle parti inconsce della
personalit non lascia che uno spazio ridotto alla sublimazione. A
prescindere dalla realizzazione di contenuti negativi sotto il controllo
della coscienza il ruolo pi importante e decisivo svolto dalla
trasformazione di simili contenuti all'interno della personalit.
La trasformazione degli elementi negativi era il problema psicologico
fondamentale dell'alchimia, come indicato da Jung.41 La trasformazione
del piombo, dell'elemento meno pregiato, in oro, il
metallo pi prezioso, stata intesa dagli alchimisti stessi come un

processo psichico.
Il medesimo problema si trova espresso in maniera simile ma diversa
nella Cabala e nel chassidismo, ossia nel movimento di rinnovamento
religioso che pi di un secolo e mezzo fa ha interessato in
massa gli ebrei orientali. Quando vi si dice: Le scintille pi sante si
trovano al livello pi basso e "il bene si cela nelle tenebre", s'intende
questa via di trasformazione, cos come l'interpretazione della
frase ama Dio con tutto il cuore si dovrebbe trasformare in:
amalo con gli istinti buoni e con quelli cattivi.
Il pieno significato di questa concezione, che stato compreso
solo da pochi maestri del chassidismo ma non dall'ebraismo, si
esprime nella seguente interpretazione: nel verso ama il tuo prossimo
come te stesso, io Jahv la parola ebraica il tuo prossimo42
viene sostituita da "il tuo male", parola che si pronuncia allo stesso
modo, ma si scrive diversamente. La frase viene dunque letta: Ama
il tuo male come te stesso, Io Jahv, e l'interpretazione recita: Come
tu ti comporti, cos mi comporto anch'io, Jahv., il che significa:
Se tu ami il tuo male, anch'io lo amo.43
Non intendiamo qui descrivere la trasformazione del male e degli
elementi negativi che avviene nella personalit del singolo; essa
109
fa parte del processo di individuazione, in cui tipico osservare la
comparsa di simboli alchemici di trasformazione anche nell'uomo
moderno. La trasformazione in cui la personalit viene "cotta e fusa"
e spesso collegata con il simbolismo della rinascita, ed sempre
segno del "diventare esseri completi".
Nella nuova etica si giunge alla seguente formulazione di valori:
"bene" ci che porta alla completezza, "male" ci che porta alla
dissociazione: l'integrazione bene, la disgregazione male. La vita,
le tendenze costruttive e l'integrazione stanno dalla parte del bene,
cos come la morte, la dissociazione e la disgregazione stanno dalla
parte del male. Allo stesso tempo, comunque, l'uomo moderno
conscio dell'interdipendenza indissolubile dei due princpi. La psiche,
cos come la sostanza vivente in generale, caratterizzata dalla
prevalenza di processi di integrazione. La nostra valutazione morale
non si riferisce pi, allora, ai contenuti, alle qualit o ai fatti considerati
quali entit, ma riferita - dal punto di vista funzionale - alla
totalit. Ci che aiuta all'integrazione la totalit centrata sul S
"bene", di qualunque natura esso sia. E viceversa male tutto ci
che conduce alla disgregazione e alla dissociazione, siano pure le
"buone intenzioni", dei valori riconosciuti sul piano collettivo o
qualcos'altro di "intrinsecamente buono".
L'inclusione degli elementi negativi nel processo di integrazione
il criterio non solo della forza, ma anche della prestazione etica.
Tutti gli esseri viventi vivono la tensione delle coppie di opposti che
in essi sono collegati a un'unit superiore, sia che si tratti degli opposti
bene e male, maschile e femminile, fuori e dentro, razionale e
irrazionale, e altri ancora.
La totalit che si ottiene nell'unit di coscienza- inconscio lega
sia le energie pi basse sia quelle pi elevate. Il rischio di dissociazione
va combattuto, sia nel caso in cui prevalgano le forze spirituali
celesti, sia nel caso in cui predominino quelle istintuali terrene.
L'ideale della nuova etica quello di uno sviluppo che superi l'unilateralit
della natura, sia essa determinata dal tipo psicologico o dal
sesso; in questo modo, nei suoi giudizi di valore l'uomo moderno
cerca di non rifiutare la realt del mondo, ma di accettarlo e di comprenderlo
in una sintesi superiore.

per questa ragione che uno dei simboli fondamentali del pro110
cesso di individuazione il mandala, il simbolo del cerchio. Esso
la perfetta figura della psiche, che si presenta per esempio in forma
di sfera o di fiore, i quali esprimono la rotondit dell'anima che in
armonia con se stessa e in cui la quaternit delle funzioni psichiche,
la polarit tra il maschile e il femminile e le componenti ereditarie
inconsce della personalit sono integrate in una struttura unitaria,
pur mantenendo una molteplicit di opposti.
Da un certo punto di vista la nuova etica un'etica individuale,
un'etica di individuazione. Essa formula l'unico compito di ogni individuo
(unico in quanto nasce dall'unicit della sua costellazione)
di venire a capo dei suoi specifici problemi morali, che derivano
dalla sua costituzione psicofisica e dal suo destino. Ma l'altro aspetto
della nuova etica, perlomeno di pari rilevanza, il significato collettivo
dell'individuazione che essa pretende. La stabilit della
struttura psichica - come l'abbiamo definita - della massima rilevanza
anche per la collettivit, cosa che abbiamo gi sottolineato.
Abbiamo descritto la costellazione della vecchia etica come
"contagiosa", perch in essa gli aspetti negativi non sono accettati
dall'individuo ed assimilati, trasformati, vissuti e sofferti dentro di
lui, ma espulsi e scissi dalla coscienza, col risultato di farli migrare
nelle componenti primitive dei gruppi, dove possono indurre effetti
patologici.
D'altra parte la personalit che ha trovato il suo centro e ha acquisito
autonomia morale nel senso dell'etica globale costituisce
con la sua struttura stabile e con la sua coscienza dilatata un punto
fermo e di sostegno per la collettivit. un pilastro stabile nel fluire
dei fenomeni, un pilastro contro cui si infrangono le onde battenti
del collettivismo e della psiche di massa, nei loro attacchi provenienti
sia dall'interno che dall'esterno. Quelle onde possono travolgere
soltanto le personalit sviluppatesi secondo le direttive di un'etica
parziale, poich non hanno radici ancorate nell'inconscio. Esse
vengono sopraffatte - come da un potere a loro estraneo - dall'impeto
degli eventi della massa intorno a loro e in loro, come oggi possiamo
constatare ovunque.
La struttura psichica consolidata di colui che segue l'etica globale
perci meno esposta al rischio, perch egli ha assimilato e inglobato
in s un gran numero di elementi della psiche di massa, dell'in111
conscio collettivo, da cui gli altri uomini restano sopraffatti, provando
sentimenti di orrore, sbalordimento, ammirazione o attrazione
ossessiva. Una simile personalit ha pi familiarit con gli aspetti
pi elevati, ma anche con quelli pi bassi e infimi, della natura umana,
dato che li ha esperiti e vissuti dentro di s. Nelle catastrofi dovute
al dilagare di contenuti psichici negativi in periodi di trasformazioni
collettive tale personalit costituisce una barriera nei confronti
dell'espandersi delle epidemie di massa, in quanto istanza
capace di vigilare e di purificare la collettivit. Citiamo a questo
proposito le parole di Jung: La personalit per non si fa prendere
dal panico di chi si sta destando alla coscienza, perch si gi lasciata
alle spalle ogni forma di terrore. all'altezza del mutare dei tempi,
e involontariamente e inconsapevolmente un capo.44
Questo tipo di assimilazione, da parte del singolo, di contenuti
attivi nella collettivit ci nota per esempio dai profeti dell'Antico

Testamento. I profeti hanno sperimentato anzitutto su loro stessi


l'aspetto d'Ombra del popolo e i suoi rischi, per poi annunciarglieli
precorrendo i tempi; viceversa, quando giungeva la catastrofe essi
erano i primi a sperimentare in s l'emergere di energie nuovamente
costruttive dal profondo e le possibilit di salvezza che anzitutto vivevano
in prima persona, per poi manifestarle all'esterno come consolazione
e promessa per il futuro.
Nella misura in cui viva concretamente la totalit della sua esistenza
individuale, il singolo individuo diventa dunque, come abbiamo
detto all'inizio di questo saggio, il crogiolo alchemico in cui
gli elementi della collettivit si fondono per approdare a una nuova
sintesi, che a sua volta si volge alla collettivit. Ma nel metabolizzare
in anticipo il male che egli compie insieme all'assimilazione della
sua Ombra, egli anche un agente immunizzante per la collettivit.
L'Ombra del singolo sempre collegata anche con l'Ombra collettiva
del gruppo, e nella metabolizzazione del proprio male invariabilmente
compreso anche un frammento metabolizzato del male
collettivo.
In contrasto con la psicologia del capro espiatorio, in cui l'individuo
elimina il suo proprio male proiettandolo sui fratelli pi deboli,
si giunge qui al fenomeno opposto, ossia a quello della "sofferenza
vicaria". Il singolo si assume la responsabilit personale di
112
una parte del peso della collettivit e decontamina questo male, integrandolo nel proprio lavoro di trasformazione interiore. Se ci
riesce, si arriva a una liberazione interiore del collettivo, che viene
perlomeno in parte redento dal male.45
Col problema della "sofferenza vicaria" e della redenzione ci siamo
immersi nel campo religioso, che indissolubilmente legato all'etica.
L'accettazione del suo lato oscuro rimanda continuamente
l'individuo al suo essere condizionato dalla sua struttura costituzionale,
al legame con la terra e alla sua dipendenza anche da pulsioni e
istinti, ed in tale processo che egli diventa pienamente umano; allo
stesso modo gli viene incontro anche il divino, in forma umana.
L'individuo non lo vive nell'assolutezza dell'astrazione e di un infinito
privo di contenuti, ma nella finitezza relativa di una rivelazione
realmente intraumana, ossia come voce interiore.
precisamente dall'accettazione del lato oscuro dell'esistenza
che scaturisce la possibilit di accedere non solo a una nuova esperienza
etica, ma anche a una nuova esperienza religiosa. Tali opportunit
contrastano con la vecchia etica e con la vecchia forma di religione
che le era associata, ma presentano comunque il vantaggio di
combinare la vitalit della nostra nuova immagine dell'uomo con la
nuova e trasformata immagine di Dio che ne emerge.
Sul piano umano, l'assimilazione dell'Ombra pone l'Io in collegamento
con gli strati della psiche che corrispondono al mondo della
funzione inferiore46 e al livello dell'umanit primitiva. Dietro ai
problemi morali personali dell'individuo si affaccia il problema morale
della collettivit, di cui l'individuo parte; ci significa che egli
acquisisce consapevolezza delle sue falsit e rimozioni collettive,
delle sue inadeguatezze e del suo essere condizionato dal tempo storico.
Alla fine si profila per il problema morale dell'umanit intera,
che al tempo stesso quello della divinit.
Qui il problema morale - per quanto possiamo averne esperienza
interiore - trascende i limiti dell'aspetto personale e si dilata a
problema del male nell'umanit e del male in s; in termini teologici
diventa quindi il problema del male presente in Dio. La nuova etica

corrisponde alla concezione originaria dell'ebraismo secondo cui la


divinit ha creato luce e tenebre, bene e male, poich sia Dio che Satana
erano aspetti del numinoso, non separati l'uno dall'altro, ma
113
collegati reciprocamente. Il tratto apparentemente primitivo della
concezione ebraica di Dio implicava che sempre, accanto all'immagine
del Dio padre, era considerato esplicitamente anche il carattere
della potenza irrazionale di Dio, quale esperienza esistenziale.
Nell'ebraismo classico l'uomo di Dio non si distingueva necessariamente
per la sua condotta morale. La relazione tra il divino e il
mondo in cui si era realmente inseriti si realizzava in origine nell'ascolto
della voce interiore del divino nell'uomo, non nell'adempimento
di determinati doveri etici. Abramo che abbandon il padre,
cos come Giacobbe che tese un inganno, Mos l'assassino e Davide
l'adultero non erano per nulla circondati dall'aureola di santit che
avrebbe caratterizzato il soggiogatore del drago delle tenebre, sebbene
in essi si trovino anche tratti di questo tipo. La loro natura gettava
una forte ombra, ma il centro della loro esistenza restava proprio
per questo in contatto con la divinit, a immagine e somiglianza
della quale essi erano stati creati. Infatti la divinit stessa non era
semplicemente del tutto buona e saggia, ma nel suo abisso impenetrabile
coesistevano sia la giustizia e la grazia che l'ira e la gelosia,
l'intelligibile esisteva accanto all'incomprensibile, e accanto alla luce
sussistevano anche le tenebre.
Nel sogno di un uomo moderno si sentiva la voce di una persona
invisibile che chiamava il sognatore, mentre lui voleva sottrarsi a
presenze spettrali di malattie e morte: "Dio ama anche la sua peste".
Il messaggio e la richiesta espressi in questa frase fanno sgretolare la
vecchia etica e la vecchia problematica degli opposti, e costringono
l'Io a trovare un nuovo orientamento, che richieder di andare al di
l del bene e del male, come premessa di una vita autentica.
Invece di lottare contro la peste o semplicemente di accettarla o
tollerarla, ci si richiede forse addirittura di amarla? Ci si spalanca di
colpo un vertiginoso abisso di delirio, crimine e morte. Che cosa
vuol dire ancora orientamento, in questo contesto? Non ci troviamo
piuttosto di fronte al crollo di ogni etica, a una tentazione insensata
e completamente irrealizzabile in cui la figura un tempo nota
come Satana, ma ora ammantata nelle moderne vesti delle richieste
che provengono dall'inconscio ci attira verso la distruzione?
E indubbio che l'elemento raccapricciante presente in questa
frase supera ogni capacit di comprensione umana, ma in essa
114
contenuta un'autorivelazione della divinit che, una volta per tutte,
mette fine all'ingenuit di quella rappresentazione etica che considera
il mondo di Dio diviso tra luce e tenebre, tra purezza e impurit,
tra salute e malattia. Il creatore della luce e delle tenebre, dell'istinto
buono e di quello cattivo, della salute e della malattia pone
l'uomo moderno di fronte alla sua ambivalenza numinosa, in una
impenetrabilit che diventa evidente nei confronti dell'orientamento
della vecchia etica come punto di vista eccessivamente presuntuoso
e infantile.
Con l'emergere della nuova etica e della sua richiesta che l'uomo
sia responsabile in quanto creatura unitaria, il principio di perfezione
viene sacrificato a favore di quello di completezza. L'etica globale
si trova ad affrontare l'imperfezione dell'uomo, del mondo e della

divinit, dal momento che anche la divinit imperfetta, in quanto


contiene in s il principio degli opposti.
Lo stato di completezza al di l degli opposti un'unit in cui
vengono a coincidere non solo l'esigenza estetica ed etica, ma anche
quella religiosa. L'esigenza di riconoscere questa unit a livello cosciente
ed elaborare un atteggiamento verso questa completezza il
compito fondamentale dell'uomo moderno. Il nuovo punto di vista
umano che accetta il lato oscuro e il negativo include in s anche gli
elementi positivi del cristianesimo, l'affermazione del mondo nell'ebraismo
e l'accento secolare dato dall'uomo moderno al lato terreno
che reagisce alla distruzione del cosmo antropocentrico, spostando
in maniera sempre pi evidente il punto focale verso valori
umani sovrapersonali e verso una fratellanza universale.
Il crollo del vecchio orientamento morale e il conseguente spodestamento
dell'essere umano ha condotto a una situazione psichica
caotica. L'uomo moderno si vede ora come una creatura periferica
su un minuscolo pianeta in una infinit priva di vita, relativizzato
dal riconoscere la propria esistenza condizionata e precondizionata
e limitato, nella sua possibilit di redenzione, dai confini impostigli
dalla natura umana e dalla sua costituzione psicofisica individuale.
La crescente presa di coscienza della limitatezza umana deve
portare, nel corso dei prossimi secoli, a un sentimento di solidariet
umana crescente e al riconoscimento del fatto che, nonostante tutte
le differenze, la struttura umana sostanzialmente identica. Inco115
mincia a rendersi evidente il fatto che tutte le religioni e le filosofie
affondino le loro radici nell'inconscio collettivo dell'umanit. Diventa
dunque chiaro che, anche se diverse costellazioni archetipiche
possono essere dominanti o recessive, nei singoli popoli, nelle
singole razze e nei singoli periodi storici la specie umana comunque
una e indivisibile nella sua struttura spirituale.
Poich queste affinit creano la storia interiore dell'umanit,
sar l'unit del globo terrestre a determinare la storia del futuro.
come se gli uomini irrigiditi dal freddo glaciale dello spazio cosmico
vuoto e senza vita che li fissa orribilmente da ogni parte, senza Dio,
senz'anima e senza umanit non avessero altra scelta che stringersi
insieme per fronteggiare quell'enorme minaccia. Poco alla volta, ma
progressivamente, l'umanit sta ritirando lentamente a poco a poco
ma progressivamente le proiezioni psichiche con cui aveva riempito
il vuoto del mondo con gerarchie di di e di spiriti, di paradisi e di
inferni e sta sperimentando con stupore per la prima volta la pienezza
creativa del sostrato originario della sua anima.
Dal centro di questo cerchio, tuttavia, che comincia ora a costituirsi
dal confluire di tutte le componenti dell'umanit, di tutti i popoli
e di tutte le razze, di ogni regione e cultura della terra, emerge
dall'interiorit dell'uomo la medesima divinit creatrice, informe e
dalle forme molteplici, che prima colmava i cieli e le sfere dell'universo
intorno a noi.
116
\\Note
1 Cfr. F. Holderlin, "Patmos" (1802), in: Id., Poesie, ed. it. a cura di G.
Vigolo, Mondadori, Milano 1971, p. 217.
2 S. Freud, Il disagio della civilt (1929), OSF 10, 555 sgg.
3 S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e la morte (1915), OSF 8, 123
sgg-

4 C. G. Jung, L'Io e l'inconscio (1928), OCGJ 7, 154 sgg.


5 Cfr. G. G. Jung, Energetica psichica (1928), OCGJ 8.
6 [Cfr. per es. S. Freud, Studi sull'isteria (1892-95), OSF 1, 180-82.]
7 Cfr. J. Frazer, Il ramo d'oro, capitoli LVII- LVIII ("Capri espiatori"), tr. it.
Boringhieri, Torino 1973, pp. 867-906.
8 [Cfr. Levitico, 16, 8-10. Azazel viene interpretato sia come un luogo desolato
che come demone.]
9 [Riferimento ai celebri Protocolli dei Savi Anziani di Sion (1905), un opuscolo
creato a scopo di propaganda antisemita nella Russia dell'inizio del
secolo scorso.]
10 pur vero che al giorno d'oggi si possono gi notare delle differenze tra
i popoli. Accanto alla totale brutalit inconscia del rimosso troviamo
anche una coscienza relativamente pi ampia, capace di riconoscere la
negativit della distruzione e di accettarla con una nuova forma di responsabilit
morale.
11 Cfr. E. Neumann, Storia delle origini della coscienza, tr. it. Astrolabio,
Roma 1978. In quest'opera i concetti relativi alla psicologia culturale, qui
impiegati, si inseriscono in una descrizione sistematica dell'evoluzione
della coscienza e delle civilt. Compito di questo scritto invece dimostrare
quanto sia rilevante per l'etica l'aspetto legato allo studio psicologico
delle culture.
12 Cfr. L. Lvy- Brhl, L'anima primitiva, tr. it. Bollati Boringhieri, Torino
1990, passim.
117
13 Cfr. C. G. Jung, L'Io e l'inconscio (1928), OCGJ 7.
14 Cfr. E. Neumann, op. cit., Appendice 1: "Il gruppo e il Grande Individuo".
15 Cfr. E Neumann, op. cit., Appendice 2: "L'uomo di massa e i fenomeni di
ricollettivizzazione", pp. 378-85
16 Cfr. Neumann, op. cit., parte prima: "Gli stadi mitologici dello sviluppo
della coscienza".
17 Il problema del gruppo che soffre sotto la pressione di una norma morale
per lui troppo elevata sempre esistito, ma in epoche antiche era controbilanciato
da un'identit di gruppo ancora efficace. Anche dopo che
erano cessate sia l'unit tribale del gruppo che la sua originaria responsabilit
collettiva, sussistevano per ancora la comunit del villaggio, la
gilda e alla fin fine la famiglia, capaci di svolgere il ruolo collettivo. La
collettivit
era in grado di assimilare gli individui inferiori, pi deboli che
non erano all'altezza di quel livello di civilt e dei suoi valori, di renderli
innocui o di provvedere a loro senza che si trasformassero in un problema
per la collettivit. L'idiota del villaggio e l'individuo menomato, il folle
e lo stupido vivevano nella comunit a prescindere dal fatto che l'identit
di gruppo fosse data dalla trib o dalla classe sociale, dalla comunit
territoriale
o dalla famiglia. Questa situazione si mantenne finch il gruppo
rimaneva di dimensioni ridotte, finch ci fu una forte consapevolezza dell'identit
di gruppo.
18 Ci riferiamo qui, come tutte le volte che parliamo del percorso psicologico,
solo a quelle persone per le quali necessario compiere un processo
di individuazione, ossia a individui che si trovano nella seconda met della
vita ed hanno gi effettuato il loro adattamento alle norme della collettivit.
19 Cfr. C. G. Jung, L'Io e l'inconscio (1928), OCGJ 7.
[Allusione allo "scritto della grafologa Gertrud Gilli, Der dunkle Bruder,
Zurigo 1938, a cui Jung scrisse una prefazione; cfr. OCGJ 18, 289-91.]
20 Cfr. Alfred Seidel, Bewufitsein als Verhngnis, Cohen, Bonn 1927.
21 Cfr. C. G.Jung, L'Io e l'inconscio (1928), OCGJ 7.
22 Cfr. Jaspers, La situazione spirituale del tempo, a cura di N. De Domenico,

prefazione di A. Rigobello, Jouvence, Roma 1982.


23 [Allusione al ladrone che si pent sulla Croce].
24 Per evitare fraintendimenti occorre precisare che si tratta di un'immagine
psichica che emerge ed proiettata in questa forma. Tale immagine corrisponde
dunque a una realt psichica, e non a una realt zoologica o antropologica.
25 Cfr. C. G.Jung, Psicologa e religione (1938-1940), OCGJ 11, 15-111; Id.,
The Integration of the Personality, Farrar and Rineart, New York, e Kegan
118
26 Paul, London, 1940; tr. inglese di W. Stanley Dell; Id., Psicologia e alchimia
(1944), OCGJ 12.
27 La struttura della totalit ottenuta dall'integrazione delle componenti
psichiche
la realizzazione di una tendenza fondamentale della personalit,
la centroversione, il cui sviluppo stato da me descritto in altra sede. La
centroversione che nasce dalla funzione di totalit della personalit e che
mira a creare e a mantenere tale totalit resa cosciente e accolta dall'Io
nell'etica globale.
28 Cfr., tra gli altri: F. C. Wickes, Il mondo psichico dell'infanzia, tr. it.
Astrolabio, Roma 1948; Lvy- Bruhl, op. cit.
29 Cfr. S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte (1915), OSF
8, 128.
30 Cfr. C. G. Jung, Dopo la catastrofe, OCGJ 10/2.
31 [Cfr. E. Neumann, op. cit.,: "La separazione dei genitori del mondo, ovvero
Il principio degli opposti", pp. 104 sgg.]
32 Cfr. E. Neumann, op. cit., Parte seconda, pp. 227 sgg.
" [Titolo di una lirica goethiana presente nel "Libro del cantore", in: J. W.
Goethe, Divan occidentale- orientale, tr. it. Einaudi, Torino 1990, pp. 28
sg.]
34 Cfr. E. Neumann, op. cit., Parte prima, pp. 198 sgg.
35 [Cfr. Goethe, Faust, Parte seconda, atto V, w. 11935-36: Wer immer strebend sich hemhtj den knnen wir erlsen (Chi s'impegna sempre strenuamente
/ noi possiamo redimerlo).]
36 Cfr. S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte (1915), OSF
8, 130.
37 A questo proposito cfr. il centro di introversione in E. Neumann, op. cit.,
pp. 229 sgg.
38 Cfr. S. Freud, // disagio della civilt (1929), OSF 10.
39 Cfr. il concetto di "personalizzazione secondaria" e il suo significato in:
Neumann, op. cit., passim.
40 [Gioco di parole intraducibile tra Bestimmendes (fattore determinante) e
Bestimmung (vocazione).]
41 Cfr. C. G. Jung, Commento al Segreto del fiore d'oro (1929-1957), OCGJ
13, e Psicologia e alchimia (1944), OCGJ 12.
42 [Lev. 19,18.]
43 Thorat Rabbi Nachmann. p. 73 (cfr. A. Horodetzky).
44 Cfr. C. G. Jung, Il divenire della personalit (1934), OCGJ 17, p. 173.
45 Un'essenziale integrazione alle idee espresse in questo libro - concluso,
nella sua sostanza, nel 1943 - si pu trovare nelle osservazioni di Carl
119
Gustav Jung relative al concetto di colpa psicologica collettiva da lui
avanzate nello scritto Dopo la catastrofe (1945), OCGJ 10/1, 13 sgg.
La colpa "psicologica" collettiva si basa sul fatto che, a causa del legame
inconscio tra tutti i membri del gruppo - ossia per la loro participation
mystique - la psiche del gruppo , per larga parte, il fattore dominante.
L'etica di gruppo , perci, responsabile delle azioni del collettivo. Negli

eventi di gruppo l'etica individuale sospesa; ci accade per esempio in


guerra per quanto riguarda il divieto di uccidere, che normalmente vincolante
per l'individuo. Ma da ci logicamente consegue anche la responsabilit
collettiva di ogni membro del gruppo per le azioni del gruppo
stesso, responsabilit che viene stabilita nell'etica primitiva di gruppo
(vedi sopra, p. 53). Questo reale fondamento della colpa psicologica collettiva
dev'essere riconosciuto dal singolo individuo che parte del gruppo.
Un altro risultato della regressione morale all'etica di gruppo l'introduzione
della punizione Collettiva. Alla coscienza dell'individuo "innocente"
tale punizione sembra, di primo acchito, una cosa ingiusta. Se per
il ruolo svolto dall'individuo come personalit globale in eventi di gruppo
incluso nella sfera della responsabilit morale (sempre nello spirito
dell'etica globale), allora la nostra valutazione etica cambier. In tal senso
il riconoscimento e l'accettazione della colpa collettiva un comandamento
della nuova etica, dal momento che per l'etica la responsabilit dell'uomo
non pi limitata alla sola intenzione cosciente.
La problematica della giustizia nella relazione tra l'individuo e il collettivo,
ossia il problema della colpa collettiva, viene discussa gi con la massima
chiarezza nel dialogo tra Abramo e Jahv che precede la caduta di
Sodoma {Genesi 18, 23 sgg.). Anche questa discussione, in cui Abramo
protesta contro il fatto di "far perire il giusto insieme con l'empio",
porta al riconoscimento della colpa collettiva persino da parte dei giusti.
Cfr. C. G. Jung, Tipi psicologici (1921), OCGJ 8.
120
\\Carl G. Jung
Tre lettere sulla "nuova etica"
1947-1957
da Carl G. Jung, Letters, vol. 1,1906-1950,
Princeton Univ. Press, 1973; voi. II, 1951-1961, Routledge&Kegan Paul, 1976.
Traduzione di Paola Donfrancesco
A Erich Neumann
Dicembre 1948
Caro collega,
mi scusi se le scrivo a mano ma cos posso concentrare meglio i miei
pensieri. Il manoscritto di Mysterium coniunctionis non ha ancora
una forma pronta per essere congedato; anche l'ultimo capitolo non
ancora stato scritto. Ci sono per diversi manoscritti che sono pi
o meno pronti per la stampa e di cui le potr mandare le copie.
Qui uscito il suo libro sull'etica e sta gi sollevando tanta di
quella polvere che arriver presto il momento in cui dovr prendere
posizione esplicitamente. All'Istituto ci si domandati se fosse il caso
di far uso del suo gentile permesso e pubblicare il libro nella serie.
Si temeva che ci potesse essere di pregiudizio alla futura discussione
e che l'Istituto potesse essere compromesso, anche se soltanto
moralmente, da alcune formulazioni o da impressioni
esteriori. Un piccolo Istituto ancora debole sulle gambe non pu
correre il rischio di troppi avversari (occhiate di traverso da parte
dell'Universit e della Chiesa).
Ho letto il suo libro una seconda volta e ne ho avuto di nuovo
una forte impressione e insieme la certezza che avr l'effetto di una
bomba. Le sue formulazioni sono brillanti e spesso taglienti come
un rasoio; sono provocatorie e aggressive - truppe d'assalto che
vengono all'aperto, dove niente, sfortunatamente, doveva esser visto
prima.
Naturalmente il nemico concentrer il fuoco su un distaccamento
cos esposto. proprio la formula pi trasparentemente chiara,

125
quella non ambigua, ad essere pi esposta al pericolo, perch lascia
un fianco scoperto. Nessuna guerra pu essere intrapresa senza che
ci siano perdite, e con uno "stallo" non si va in nessun posto. Gi il
titolo Nuova etica uno squillo di tromba: Aux armes citoyanes Qui
avremo una zaffata di gas velenoso e alcuni che scuoteranno la testa.
A Tel- Aviv lei corre il rischio delle bombe egiziane.
Io, per natura, non sono attaccabrighe, ma sono combattivo e
non posso nasconderle il mio segreto piacere. Ma dovr mostrarmi
preoccupato e, se sar necessario, adempiere alle mie funzioni come
un comandante dei pompieri. I suoi scritti diventeranno petra scandali,
ma anche il pi potente impulso a futuri sviluppi. Per questo le
sono profondamente grato.
Con i miei saluti,
sinceramente suo
Carl Gustav Jung
126
A Jiirg Vieri
13 gennaio 1949
Caro dottor Fierz,
innanzi tutto lei deve rendersi conto che non ho l'abitudine di interferire
con i miei allievi. Non ho il diritto n il potere di farlo. Essi
possono tirare le conclusioni che ritengono giuste e devono assumersene
tutta la responsabilit. Ci sono stati molti dei miei allievi
che hanno prodotto, a partire da ci che hanno preso da me, ogni
sorta di sciocchezze. Non ho mai detto di tenermi dietro Neumann
"senza compromettermi". Non si tratta naturalmente di questo. E
ovvio che io posso avere delle riserve.
Se vuole comprendere bene Neumann deve considerare che egli
scrive nel vuoto spirituale di Tel- Aviv. Per il momento, da quel luogo
non pu venir fuori altro che un monologo. Egli scrive ci che
immagina. Indubbiamente ci provocatorio, ma io ho scoperto
che i libri provocatori non sono sicuramente i peggiori. Irritano la
gente soltanto perch tali persone non possono essere raggiunte in
altro modo.
Se la gente vuol sapere cosa penso di queste cose, ha i miei libri e
ciascuno libero di ascoltare le miei opinioni. Farebbero meglio a
leggere i miei libri invece di eccitarsi tanto per Neumann. Se raccomando
il suo libro soprattutto perch esso rappresenta le conclusioni
cui si arriva, se si meditano senza piet e fino in fondo i problemi
etici. Si deve anche tener presente che Neumann ebreo e che
quindi conosce la cristianit solo dall'esterno; e, inoltre, che agli
127
ebrei stato drasticamente dimostrato che il male viene continuamente
proiettato. Per il resto - per ci che riguarda la confessione naturale che se una persona non considera una certa cosa peccato,
non ha alcun bisogno di confessarla. Se Neumann raccomanda la
"voce interna" come criterio di comportamento etico, anzich la
coscienza cristiana, ci in completo accordo con l'opinione orientale
secondo cui nel cuore di ciascuno abita un giudice che conosce
i suoi cattivi pensieri. A questo proposito Neumann si trova anche
in accordo con moltissimi mistici cristiani. Se il malato mentale afferma
la stessa cosa, ed sempre stato cos, si dovrebbe soltanto sapere
che le voci del folle sono qualcosa di diverso da ci che Neu-

mann chiama la "voce. interna". Molte persone folli si presentano


come moralisti par excellance senza alcun incoraggiamento da parte
di Neumann. Non c' naturalmente alcuna giustificazione esterna
alla voce interna, per la semplice ragione che nessuno sa ci che
bene e ci che male. Tutto sarebbe terribilmente semplice, se ci si
potesse regolare sulla base del decalogo, o del codice penale, o di
qualsiasi altro codice morale, perch tutte le colpe in essi catalogate
sono ovviamente cos prive di significato, o cos morbose, che nessuna
persona ragionevole potrebbe fare a meno di vedere quanto
esse siano fatue. La decisione etica ha a che fare con cose molto pi
complicate, cio con conflitti di dovere, le cose pi diaboliche mai
inventate e allo stesso tempo le pi solitarie mai sognate dal pi solitario
di tutti, il Creatore del Mondo. Nei conflitti di dovere un codice
ti dice: Alt!, e l'altro: Vai!, e tu non ne sai di certo pi di prima.
un dato di fatto che ci che un bene per uno a un altro appare un
male. Basta pensare alla madre piena di premure che si intromette
in tutte le faccende del figlio - naturalmente con la sollecitudine pi
disinteressata - ma in realt con effetto micidiale. Per la madre naturalmente
una cosa buona che il figlio faccia questa cosa o non faccia
quest'altro, per il figlio semplicemente una rovina fisica e morale
- figurarsi se una cosa buona.
Lei ha perfettamente ragione a dire che l'etica individuale di
Neumann esige molto pi da noi di quanto non faccia l'etica cristiana.
L'unico sbaglio che fa qui Neumann uno sbaglio tattico: dice
ad alta voce, incautamente, ci che stato sempre vero. Non appena
un'etica viene fissata come un assoluto una catastrofe. Essa pu
128
essere presa solo relativamente, cos come Neumann pu essere
compreso solo relativamente, cio come un ebreo religioso, di cultura
tedesca, che vive a Tel- Aviv. Se uno immagina di poter semplicemente
spazzar via tutte le visioni del mondo, si illude: le visioni
del mondo sono fondate sugli archetipi, che non possono essere affrontati
cos facilmente. Ci che Neumann ci offre il risultato di
un'operazione intellettuale, che egli ha realizzato per se stesso, al fine
di ottenere una nuova base per la sua etica. Come medico egli
profondamente impressionato dal caos morale e si sente altamente
responsabile. A causa di questa responsabilit egli sta cercando di
mettere ordine nel problema morale, non per imporre un dictat legale,
ma per chiarificare le sue riflessioni etiche, naturalmente con
l'aspettativa di far ci anche per il mondo attorno a lui.
Nel leggere questo libro lei deve anche considerare in che mondo
stiamo vivendo. Lei sa, forse, che oggi la Cristianit relativizzata
dalla divisione della Chiesa in tanti milioni di cattolici e in tanti
milioni di protestanti, e che il Bolscevismo regna supremo da Thringen a Vladivostok; e che inoltre c' un Oriente con alcuni miliardi
di non- cristiani, che hanno anch'essi le loro visioni del mondo.
Da che mondo mondo ci siamo sempre trovati di fronte alla domanda:
"Come dobbiamo comportarci di fronte a tutto questo?".
Non possiamo semplicemente limitarci alla nostra visione del mondo,
ma dobbiamo per forza trovare un punto di vista da cui sia possibile
una visione che vada un passetto oltre quella cristiana, quella
buddhista, ecc.
Come cristiano lei dovrebbe esercitarsi, assumendolo come
preoccupazione giornaliera, a superare il doloroso conflitto nella
Chiesa trovando una posizione di mediazione. Non si pu essere
semplicemente protestanti o cattolici. veramente troppo facile,
perch in definitiva l'uno fratello dell'altro e non ci si pu liberare

di uno di essi semplicemente dichiarandolo non valido. Neumann


postula una posizione che nel suo senso pi profondo valida per
tutti. Se un fattore interno quello decisivo, esso deve essere valido
per tutti gli uomini. Il problema soltanto questo: "Esiste una voce
interna, cio una vocazione?" Senza dubbio non esiste per il novantanove
per cento dell'umanit, proprio come tutta una gamma di
cose non esiste per questa vasta maggioranza, per la semplice ragio129
ne che tali persone non sanno di queste cose. Non esiste un'igiene
abbastanza comune da poter essere valida per pi del novanta per
cento dell'umanit, figuriamoci se esiste un codice morale di questo
tipo. Se la decisione etica non in ultima istanza qualcosa di insito
nella natura umana, allora il caso completamente senza speranza,
perch nessun libro di leggi ha resistito alla lunga distanza. Soggettivamente
sono assolutamente convinto del fattore interno che decide,
e la mia pratica con i pazienti mira esclusivamente a portare
questo fattore interno alla coscienza. Ci che si pu imparare da codici
morali, da manuali di moralit o da codici penali, sono cose di
ordine pratico, che nessuna persona intelligente trascurer. Ma non
mai stato scritto nessun libro di leggi per conflitti di dovere, ed
soltanto l che comincia il vero problema etico. Soltanto l si pu imparare
la responsabilit etica. Ogni altra cosa regolata dall'adattamento
o dal sano buonsenso. Per il momento non considero come
un particolare merito morale il fatto che una persona eviti tutto ci
che consuetudine considerare peccato. I valori etici riguardano
soltanto quelle decisioni raggiunte in situazioni di supremo dubbio.
quello il problema che brucia l'anima di Neumann, e ci ha tutta
la mia solidariet, non importa se la mia posizione o non relativizzata.
Io non sono un opportunista, ma osservo a questo riguardo
alcuni fondamentali principi etici e non quelli utilitaristici.
Se dovessi scrivere io sull'etica non mi esprimerei evidentemente
come Neumann. Ma io non sono Neumann, che stato costretto da
un atroce destino a una contrapposizione militante. Se egli ha affrontato
il mondo con una difficolt con la quale cos tante persone
devono tormentarsi, ci non mi sorprende per niente, e non lo biasimo
per questo. N mi posso rammaricare se questi cos detti Cristiani
sono tormentati un pochino. Se lo sono ampiamente meritato.
Ciarlano sempre di moralit cristiana, ma mi piacerebbe vedere una
volta tanto qualcuno che la segue veramente. Essi non riescono a
mostrare neanche la pi esile comprensione nei confronti di Neumann, figuriamoci l'amore fraterno.
Desidero soltanto che i Cristiani di oggi possano accorgersi una
volta tanto che ci che essi sostengono non affatto la Cristianit,
ma una religione terribilmente legalistica, da cui lo stesso fondatore
cerc di liberarli seguendo la sua voce e la sua vocazione, fino all'a130
mara conclusione. Se cos egli non avesse fatto, non ci sarebbe stata
una Cristianit. certo che la "comunit" sar oltraggiata da questo
problema di un'etica individuale, ma deve essere cos, perch il problema
questo: comunit di chi? O con chi? Non comunit in
quanto tale, perch quella l'abbiamo sempre avuta, e con quale risultato?
La "comunit della gente" in Germania e cose simili. ora
che la gente rifletta su quello che e su quale sia la natura di ci che
vogliono introdurre in una comunit. Una causa cattiva non resa
migliore se si moltiplica per diecimila, e cento mascalzoni non fanno

un uomo buono.
Come prima regola su come leggere un libro, le consiglierei di
considerare sempre chi l'autore . Ormai avremmo dovuto imparare
che i pensieri espressi dalle parole non rappresentano mai qualcosa
di assoluto, e che soltanto coloro che non lasciano traccia si
fanno abiti nuovi con brandelli di pensiero.
Con ossequi
Sinceramente suo,
Carl Gustav Jung
131
A Erich Neumann
3 giugno 1957
Caro Neumann,
mi ha fatto molto piacere avere di nuovo sue notizie e sapere che ha
letto il mio opuscolo.1 Sembra che qui abbia avuto successo, per cui
gi in arrivo la seconda edizione.
Fondamentalmente siamo in totale accordo sulla cosiddetta
"nuova etica", ma vorrei esprimerle questo delicato problema in
termini un po'"diversi. Perch in realt non si tratta di una questione
di "nuova etica". Il male , e resta, ci che tu sai che non dovresti fare.
Ma per disgrazia l'uomo, a questo proposito, si sopravvaluta:
crede di essere libero di scegliere il bene o il male. Egli pu immaginare
di potere ci, ma in realt, considerando la grandezza di questi
opposti, troppo piccolo e impotente per scegliere l'uno o l'altro
volontariamente e in qualsiasi circostanza. Avviene piuttosto che,
per ragioni pi forti di lui, egli fa o no il bene che vorrebbe fare, allo
stesso modo in cui il male gli capita come un'avventura. un'etica
quello che gli rende impossibile fare deliberatamente il male e che lo
spinge - spesso con scarso successo - a fare il bene. Egli cio pu fare
il bene, ma non pu evitare il male, anche se la sua etica lo spinge
a saggiare la forza della sua volont a questo proposito. In realt egli
vittima di queste forze. costretto ad ammettere che in nessuna
circostanza pu evitare il male in assoluto; proprio come, d'altra
parte, pu nutrire la speranza di essere capace di fare il bene. Poich
il male inevitabile, egli non pu mai evitare del tutto di pecca132
re, e questo il fatto che deve essere riconosciuto. Ci d luogo non
a una nuova etica, ma a riflessioni etiche differenziate, come per
esempio alla domanda: "Come mi metto in relazione con il fatto che
non posso evitare il peccato?" La guida offerta dal loghion di Cristo
"Se sai quello che fai... "2 indica la via per la soluzione etica del problema:
"So di non voler fare il male, eppure lo faccio; ma non per
scelta, perch esso mi sopraffa". In quanto uomo sono debole e fallibile,
e cos il male mi pu sopraffare. So che lo faccio, so ci che ho
fatto e so che per tutta la mia vita mi trover nel tormento di questa
contraddizione. Eviter il male quanto lo potr, ma cadr sempre
in questo buco. Ma cercher di vivere come se cos non fosse; me la
caver bene in una brutta impresa, come l'amministratore ingiusto
che coscientemente present un conto falso.3 Far questo non perch
voglio ingannare me stesso, figuriamoci il Signore, ma per non
dare pubblico scandalo a causa della debolezza dei miei fratelli, e
per conservare il mio atteggiamento morale e una certa parvenza di
umana dignit. Sono quindi come un uomo che si sente diabolicamente
atterrito in una situazione pericolosa e che sarebbe fuggito
dalla sua vita, se non avesse ripreso animo a causa degli altri, fingendo

coraggio ai propri e ai loro occhi, per salvare la situazione. Non


ho reso irreale il mio panico, ma l'ho fatta franca nascondendomi
dietro la maschera del coraggio. questo un atto di suprema ipocrisia,
proprio un altro peccato, senza il quale saremmo perduti. Questa
non una nuova etica, ma un'etica pi differenziata, privata dell'illusione,
ma la stessa di sempre.
Puoi dire queste sottili riflessioni a Zeus ma non a un bue.4 Esse
sono cos sottili perch presuppongono condizioni del tutto speciali.
Sono valide soltanto per una persona realmente cosciente della
sua ombra, ma per chi teme la propria ombra come un inconveniente
incidentale, o per colui che, privo di ogni scrupolo e responsabilit
morale, la spazza via come irrilevante, tali riflessioni offrono pericolose
occasioni di aberrazione del giudizio morale, come sono caratteristiche
in persone con un difetto morale e che di conseguenza
soffrono di inflazione intellettuale. Molti conflitti possono essere alleviati
strizzando l'occhio morale, o esagerando un punto o due, ma
si dovrebbe sapere che ci va pagato, perch "ogni colpa si vendica
sulla terra".5
134
Proprio adesso sono impegnato in un lavoro su un tema del tutto
diverso, ma nel discorso mi stato necessario menzionare il problema
etico. Non ho potuto fare a meno di ripudiare l'espressione
"nuova etica", anche se non ho fatto nomi.6 Questo ancora un altro
di quei peccati, una sorta di slealt che scende come una condanna
nel momento in cui devo proteggere l'aspetto incomparabilmente
pi alto della nostra psicologia dalla rozzezza di una comprensione
volgare, a vantaggio generale. In questo caso tutta la
difficolt sta nella scivolosit del linguaggio. Si quindi costretti a
spargere sabbia e pu capitare che questa vada a finire negli occhi di
chi legge.
Non vedo l'ora che lei estenda Storia delle origini della coscienza
alla psicologia del bambino:7 vi si potrebbe inserire un ricco materiale
illustrativo.
Mi sento veramente incerto sul problema di pessimismo e ottimismo8
e devo lasciare la soluzione al fato.
L'unico che potrebbe risolvere questo dilemma - Dio - si finora
rifiutato di rispondere.
Spero che tutto le vada bene in ce meilleur des mondespossibles.
Tout cela est bien dit, mais ilfaut cultiver notrejardin.
Con molti saluti,
Sinceramente suo
Carl Gustav Jung
135
\\Note
Presente e futuro, in Opere, X, II voi. pp. 101-156.
"O uomo, se sai quello che fai sei benedetto; ma se non lo sai sei maledetto
o sei un trasgressore della legge", Codex Bezae ad Lucam, 6,4.
Lue. 16,1-13
Quod licet Iovi non licet bovi".
Goethe, Wilhelm Meister Lehrjahre.
Il libro cui Jung stava lavorando era Un mito moderno, he cose che si vedono
in cielo, dove, oltre ad affrontare il problema etico, cita anche il detto non
canonico e la parabola dell'amministratore ingiusto. Poich per non c'
alcun riferimento a "nuova etica", se ne deve dedurre che Jung in un secondo
tempo ha soppresso questo disconoscimento del termine.

Neumann aveva programmato di estendere alcuni concetti di Storia delle


origini della coscienza allo sviluppo psicologico del bambino. Il piano rimase
incompleto, ma il manoscritto fu pubblicato postumo dalla vedova Julie
Neumann, con il titolo Das Kind.
Neumann pensava che Presente e futuro potesse essere considerato troppo
pessimistico e che l'individuazione, come processo collettivo, sarebbe riuscita,
anche se avrebbe richiesto secoli.
136
Erich Neumann
\\Prefazione all'edizione spagnola
1959
Il piacere della traduzione in spagnolo di questo libro stato mitigato
da una certa ansiet. Sono stato costretto a pormi la domanda
"Fino a qual punto sono io il responsabile delle molte erronee interpretazioni
che sono sorte dalla discussione di questo libro?". Con
ci non intendo le proteste nel campo dei princpi o delle ideologie,
oppure le obiezioni (niente affatto originali) di critici che non si sono
nemmeno presi la briga di leggere il libro attentamente. Il bisogno
che avverto di riflettere sul problema della nuova etica, prima
di informare il pubblico, non mi sembra meno necessario oggi di
quanto ne scrissi originariamente. Nemmeno le molte occasioni nelle
quali questa necessit stata gratificata da lettori ai quali il libro
ha dato un aiuto nel chiarire i loro problemi pi importanti, possono
in qualche modo mitigare questa ansiet.
Uno degli argomenti pi importanti di questo modesto libro
stato quello di stabilire la necessit di un'etica gerarchica, cio di dimostrare
che per uomini di differente struttura psicologica sono appropriati
diversi tipi di etica. Nello stesso tempo ho ripetutamente
sostenuto che la nuova etica, con il suo diverso atteggiamento nei
confronti del male, presuppone un uomo "morale" dal punto di vista
della vecchia etica. Le esigenze della nuova etica - se possibile
parlare di esigenze in tutto questo contesto - sono pi alte e pi difficili
di quelle della vecchia etica. Non c' assolutamente nessun permesso
di prendere le cose in un modo pi facile rispetto a prima.
Ma la conoscenza degli uomini e del mondo, da parte dell'uomo
moderno, cresciuta; egli ha imparato che non pi possibile defi137
nire la vita, con tutta la sua complessit e la sua ferale potenza, in
una singola, semplice formula morale del tipo "Tu devi fare questo"
e "Tu non devi fare quello"; e la verit che egli messo alla prova
dal bisogno di un nuovo orientamento etico. proprio perch i vecchi
valori religiosi ed etici hanno perso la loro presa sull'uomo moderno,
e perch egli a sua volta ha perduto la prospettiva della vita
che essi gli offrivano, che egli si trova in una situazione di estremo
pericolo: un pericolo che appare in forme pi chiare solo nei malati
che lo psicoterapeuta incontra nel suo studio ogni giorno, ma che affliggono
anche le cosiddette persone normali che proclamano le
guerre, che dirigono le nostre ricorrenti persecuzioni, o che organizzano
e preparano i mezzi necessari per realizzare questi propositi.
Un'espressione di questa grave crisi morale la disperazione
nihilistica dell'uomo, che caratteristica essenziale dell'arte e della
filosofia del nostro tempo. Ma la capacit creativa della psiche umana
viene deliberatamente ignorata in questo contesto. D'altra parte,
invece, la psicologia del profondo essenzialmente fondata su questo
soggetto, e la qualit creativa dell'uomo e i mezzi per incoraggiare

la sua espressione autentica sono il problema basilare di tutte le


psicoterapie. Il fenomeno del quale tratta questo libro, e sul quale
esso basa le sue conclusioni, riguarda gli stessi processi creativi che,
con la loro tendenza al raggiungimento della completezza, si ritrovano
nell'opera dell'uomo moderno.
La causa principale che ha impedito la comprensione di questo
libro e la fonte della maggior parte delle incomprensioni che esso ha
incontrato, va ricercata nella massima ignoranza degli avvenimenti
psicologici all'interno dell'uomo moderno. Il problema etico infatti
solo una parte del problema generale della trasformazione interna
e attualmente in atto nell'uomo moderno; e per spiegare chiaramente
come - e perch - cos, ho aggiunto al libro, nella forma
di un'appendice, le mie Riflessioni sull'ombra, in cui questo complesso
di relazioni riceve una trattazione pi ampia ed esplicita e cosa ancora pi importante - gli viene anche riconosciuta la sua importanza
e la sua posizione particolare nella vasta gamma dei problemi
che ci assillano.
Un tentativo di indicare la via che l'uomo moderno costretto a
intraprendere nel suo confronto con il male - e questo, n pi n
138
meno, il nostro argomento - dovrebbe essere certamente considerato
con urgente priorit, dato che consciamente o inconsciamente
il problema del male scotta dentro ciascuno di noi. Un tale tipo di
urgenza ha dato, come constato con piacere, un risvolto tagliente ad
alcune mie formulazioni, senza comunque renderle troppo dure,
dal mio punto di vista. Non sono stato capace di cambiare queste
enunciazioni, come mi stato suggerito. Il tono polemico di gran
parte di questo libro attribuibile non solo al temperamento dell'autore,
ma al fatto che questa una dichiarazione di guerra contro
un'etica la cui reale impotenza ha spinto l'uomo moderno sull'orlo
della disperazione. Non mi piace essere "fonte di noia": la responsabilit
profonda e religiosa che pesa tanto sullo psicoterapeuta oggi,
quella che gli proibisce di essere vago, specialmente in una situazione
in cui proprio l'insipida monotonia della tendenza etica e religiosa
a nuocere all'uomo occidentale. Uno degli scopi principali di
questo volume quello di mettere in evidenza che un vero atteggiamento
morale pu nascere solo (se non esclusivamente) dal rispetto
per gli accadimenti che si verificano nella psiche umana.
Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare il mio maestro e amico
Carl G. Jung, non solo per il lavoro di ricerca di una vita, sul quale
si basa il mio lavoro, ma per avermi suggerito parecchie correzioni
che ho potuto inserire in questa traduzione. Non c' bisogno di
aggiungere che la responsabilit di questo volume interamente
mia.
Un dubbio finale. La nuova etica, ritenuta cos essenziale per
l'uomo moderno, "inopportuna" in un momento in cui la vecchia
etica che lo prepar alla vita cos cospicua da venir onorata pi
violandola che osservandola?
Mi piacerebbe rispondere con una storia hassidica.
Una volta Rabbi Jechiel Meur di Gostynin era andato alla Festa delle
Settimane con il suo maestro a Kozk. Ritornato a casa, suo suocero gli
chiese:
- Dimmi, dove tu eri, la Rivelazione [della legge a Mos sul Monte
Sinai] venne accolta con un significato diverso che altrove?
- Certamente! ", fu la risposta.
139

- Come? - chiese il suocero.


- Come intenderesti tu, per esempio, il comandamento "Non rubare"?,
chiese a sua volta Rabbi Jechiel.
- Beh, naturalmente - rispose suo suocero - uno non deve rubare
agli altri.
- Non c' bisogno di fare "a noi" questa raccomandazione - disse
Rabbi Jechiel -. A Kozk la intendono cos: "Uno non deve rubare a se
stesso!".
Erich Neumann
Tel- Aviv, 1959
140
Saggi
1. William Willeford, Il Fool e il suo scettro. Viaggio nel mondo dei
clown, dei buffoni e dei giullari
2. Adolf Guggenbhl- Craig, Il bene del male
3. Giovanni Moretti, Un clown sul divano. La forza dell'ambivalenza
nell'incontro terapeutico
4. Andrew Samuels, La psiche politica
5. Luigi Zoja, Coltivare l'anima
6. Christian Gaillard, Donne in mutazione
7. James Hillman, Politica della bellezza
8. Arturo Schwarz, L'immaginazione alchemica, ancora
9. Marie- Luise von Franz, Il filo di paglia, il tizzone e il fagiolo
10. Augusto Romano, Madre di morte
11. Aa. Vv. (Anima 2000), Un oscuro impulso interiore
12. Pier Claudio Devescovi, Il giovane Jung e il periodo universitario
13. Aa. Vv. (a cura di I. Valent), Cura e salvezza
14. Evelyne Pewzner, Iluomo e la sua colpa
15. Francesco Donfrancesco, Una poetica dell'analisi
16. Donald Kalsched, Il mondo interiore del trauma
17. Aa. Vv. (Anima 2001), Ver nascosti sentieri
18. Albert Kreinheder, II corpo e l'anima
19. Augusto Vitale, Solve coagula
20. Natalie Zajde, I figli dei sopravvissuti
21. Aa. Vv. (Anima 2002), Un remoto presente
22. Paul Kugler, L'alchimia delle parole
23. Aa. Vv. (a cura di L. Zoja) L'incubo globale
24. Stefano Marinucci, Uno spazio per esistere
25. Aa. Vv. (Anima 2003), Figure della devozione
26. Rafael Lpez- Pedraza, Ermes e i suoi figli
27. Neil Russack, Gli animali guida
28. Luigi Zoja, Storia dell'arroganza
29. Aa. Vv. (a cura di F. Donfrancesco) Ifili dell'anima
30. Murray Stein, Nel mezzo della vita
31. Ann e Barry Ulanov, Cenerentola e le sorellastre
32. Aa. Vv. (Anima 2004), Muse malinconiche
33. Te Tao Ching, Il libro della virt della via (a cura di A. Vitale)
34. Hayao Kawai, Il Buddhismo e l'arte della psicoterapia
35. Aa. Vv. (Anima 2005), L'anima appassionata
36. Greg Mogenson, La colomba nello studio dell'analista
37. Erich Neumann, Psicologia del profondo e nuova etica
Erich Neumann, nato a Berlino nel 1905, si
laureato prima in filosofia nel 1927, poi in
medicina nel 1933.
Ha studiato con Carl G. Jung dal 1934 al

1936. Dal 1934 ha trasferito definitivamente


la sua residenza a Tel Aviv, dove stato
presidente dell'Associazione Israeliana degli
Psicologi Analisti e dove morto il 5 novembre
del 1960.
Ha pubblicato per Astrolabio La Psicologia
del femminile, Amore e Psiche, Storia
delle origini della coscienza (1978) e la monumentale
opera La Grande Madre (1980),
uno studio etnologico e mitologico della
Magna Mater.
Grafica di Stefano Iannucci
ISBN 88 7186 296 1 Euro 16,0