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Idee per

il tuo futuro

Renato Cozzi
Pierpaolo Protti Tarcisio Ruaro

Elementi di
analisi chimica
strumentale
Seconda edizione

Tecniche di analisi
con estensione
digitale per
Biotecnologie
ambientali
e sanitarie

SCIENZE

Renato Cozzi
Pierpaolo Protti Tarcisio Ruaro

Elementi di
analisi chimica
strumentale
Seconda edizione

Tecniche di analisi
con estensione digitale per
Biotecnologie
ambientali e sanitarie

SCIENZE

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Renato Cozzi
Pierpaolo Protti Tarcisio Ruaro

Elementi di
analisi chimica
strumentale
Seconda edizione

Tecniche di analisi
con estensione digitale per
Biotecnologie
ambientali e sanitarie

Indice

INTRODUZIONE AI METODI ELETTROCHIMICI


1.1

Principi generali

1.2

Classificazione

4
4

1.2.1
1.2.2

Metodi a corrente zero: potenziometria


Metodi a corrente diversa da zero: elettrogravimetria,
coulombometria, voltammetria e conduttimetria

POTENZIOMETRIA
2.1

Elettrodi e potenziale di elettrodo


2.1.1
2.1.2
2.1.3

2.2

Celle galvaniche o pile


2.2.1
2.2.2
2.2.3
2.2.4

2.3

Elettrodo a vetro

Elettrodi per la misura del potenziale redox


2.5.1
2.5.2
2.5.3

2.6

Elettrodo ad argento/cloruro dargento


Elettrodo a calomelano
Altri elettrodi di riferimento

Elettrodi per la misura del pH


2.4.1

2.5

Potenziali standard di ossidoriduzione


Tensione pratica (d.d.p.) di una pila
Calcolo della tensione teorica (f.e.m.) di una pila
Alcuni tipi di pile

Elettrodi di riferimento
2.3.1
2.3.2
2.3.3

2.4

Classicazione degli elettrodi


Calcolo dei potenziali di elettrodo: legge di Nernst
Polarizzazione degli elettrodi

Elettrodo al platino
Elettrodo doro
Elettrodo ad argento

Elettrodi selettivi
2.6.1
2.6.2
2.6.3
2.6.4

Elettrodi ionoselettivi
Elettrodi gas-selettivi
Elettrodi a membrana biocatalitica (biosensori)
Prestazioni degli elettrodi ionoselettivi

6
8
8
10
11
13
15
18
20
23
23
24
26
26
26
32
33
33
34
35
37
39
40
41

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

II

Indice

2.7

Dispositivi di giunzione liquida

2.8

Strumenti per la misura del potenziale,


del pH e del pIONE
2.8.1

2.9

Millivoltmetri elettronici

Misura del pH
2.9.1

Taratura del piaccametro

43
44
45
46
47

2.10 Misura dellattivit e della concentrazione

48

2.11 Misura del potenziale redox

2.2

2.12 Titolazioni potenziometriche classiche

50
51

2.12.1

Determinazione del punto di equivalenza

2.13 Titolazioni potenziometriche


con il metodo di Gran

2.10

Laboratorio 2.1 DETERMINAZIONE DEL POTENZIALE STANDARD


DELLA COPPIA Fe(CN)63 / Fe(CN)64

Laboratorio 2.2 TARATURA DEL PIACCAMETRO


Laboratorio 2.3 TITOLAZIONE POTENZIOMETRICA CLASSICA
CON DETERMINAZIONE GRAFICA DI Ve

58

INTRODUZIONE AI METODI ELETTROLITICI


3.1

I metodi elettrolitici

62

3.2

Elettrolisi: una teoria semplificata

63
64
65
66
67

3.2.1
3.2.2
3.2.3
3.2.4

54
57

Reazioni allanodo
Reazioni al catodo
Reazioni complessive ai due elettrodi
Previsione delle reazioni di cella

3.3

La sovratensione

68

3.4

Meccanismi di trasporto

70

3.5

Applicazioni

71

VOLTAMMETRIA E AMPEROMETRIA
4.1

Principi e applicazioni

4.2

Il processo di scarica (I): elettrodo a potenziale


costante
4.2.1
4.2.2
4.2.3
4.2.4

4.3

Il movimento delle particelle nella soluzione


Lelettrolita di supporto
Corrente faradica e corrente capacitiva
Lo strato di diffusione

Il processo di scarica (II): scansione del potenziale


4.3.1

Un esempio pratico: la scarica di Pb2+ allelettrodo


durante una scansione lineare di potenziale

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

4.2
4.3
4.4
4.6
4.6
4.7
4.7
4.8

Indice

4.3.2
4.3.3

4.4

4.4.2
4.4.3
4.4.4
4.4.5

4.4.6

4.4.7

4.7

4.16
4.17
4.18
4.18
4.19
4.19

Metodi di analisi

4.20
4.20
4.22
4.22
4.23
4.23

4.7.7

4.9

Lelettrodo di lavoro
Elettrodo di mercurio
Elettrodi doro, platino e grate vetrosa (Glassy Carbon)
Elettrodi a lm

Applicazioni
4.7.1
4.7.2
4.7.3
4.7.4
4.7.5
4.7.6

4.8

4.10
Voltammetria a scansione rapida lineare (Rapid Scan
Voltammetry Linear Sweep Voltammetry, LSV)
4.10
ciclica (Cyclic Voltammetry, CV)
4.11
Voltammetria differenziale a impulsi (Differential Pulse
Voltammetry, DPV)
4.12
Voltammetria a onda quadra (Square Wave
Voltammetry, SWV)
4.13
Voltammetria idrodinamica a disco rotante o ad anello e disco
rotante (Rotating Disk Voltammetry; RDV, Rotating Ring-Disk
Voltammetry, RRDV)
4.14
Voltammetria di ridissoluzione (Stripping Voltammetry,
SV, Anodic Stripping Voltammetry, ASV, Cathodic Stripping
Voltammetry, CSV)
4.15
Voltammetria per adsorbimento (Adsorbtive Voltammetry, AdV)
e voltammetria di ridissoluzione per adsorbimento
(Adsorbtive Stripping Voltammetry, AdSV)
4.16

Strumentazione
4.5.1
4.5.2
4.5.3
4.5.4

4.6

4.9
4.10

Metodi voltammetrici
4.4.1

4.5

Potenziale di picco
Corrente di picco e altezza del picco (hpicco)

Le fasi di unanalisi voltammetrica


Analisi qualitativa
Analisi quantitativa
Il metodo dellaggiunta di standard
Metodo dellaggiunta multipla in voltammetria
Metodo dellaggiunta singola per le tecniche
voltammetriche
Pulizia dei materiali e dellambiente di lavoro

4.24
4.25

Confronti tra spettrofotometria di assorbimento


atomico (AAS), spettrofotometria di emissione al
plasma accoppiato induttivamente (ICP)
e voltammetria

4.26

Principi

4.27

4.10 Titolazioni biamperometriche

4.31

Laboratorio 4.1 DETERMINAZIONE DI CADMIO E PIOMBO NELLACQUA


DI MARE MEDIANTE DPASV

4.32

Laboratorio 4.2 DETERMINAZIONE DEL NICHEL NEGLI ALIMENTI


MEDIANTE VOLTAMMETRIA DI ADSORBIMENTO A IMPULSO DIFFERENZIALE
CON DIMETILGLIOSSIMA

4.36

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

III

IV

Indice

CONDUTTIMETRIA
5.1

Principi e applicazioni
5.1.1
5.1.2

Conducibilit elettrica delle soluzioni


Mobilit degli ioni

74
74
78

5.2

Conduttimetri

80

5.3

Celle conduttimetriche

81

5.4

Misure dirette

83

5.5

Misure indirette

83

5.6

Misure in alta frequenza

84

5.7

Titolazioni conduttimetriche
84
Laboratorio 5.1 DETERMINAZIONE DELLA COSTANTE DI CELLA
87
Laboratorio 5.2 DETERMINAZIONE DEL COEFFICIENTE DI TEMPERATURA
E MISURA DELLA CONDUCIBILIT SPECIFICA A UNA TEMPERATURA
DI RIFERIMENTO

89

INTRODUZIONE AI METODI OTTICI


6.1

Atomi e molecole: modello orbitalico


6.1.1
6.1.2
6.1.3

6.2

Radiazioni elettromagnetiche
6.2.1

6.3

Modello corpuscolare
Modello ondulatorio
Spettroscopia di assorbimento
Assorbimento atomico
Assorbimento molecolare

Emissione
6.5.1

6.6

Transizioni energetiche: un modello semplicato


Regole di selezione
Distribuzione di Boltzmann

Assorbimento
6.4.1
6.4.2
6.4.3
6.4.4
6.4.5

6.5

Lo spettro elettromagnetico

Interazioni fra radiazioni e materia


6.3.1
6.3.2
6.3.3

6.4

Energia interna degli atomi


Legame chimico
Energia interna delle molecole

Spettroscopia di emissione

Luminescenza
6.6.1
6.6.2
6.6.3
6.6.4

Fluorescenza e fosforescenza molecolare


Fluorescenza atomica
Fluorescenza X
Emissione Raman

92
94
94
97
99
100
101
102
102
103
105
105
106
106
107
109
111
111
112
113
115
116
116

6.7

Riflessione

117

6.8

Rifrazione

119

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

Indice

6.9

Diffusione
6.9.1
6.9.2
6.9.3
6.9.4

Diffusione di Rayleigh
Diffusione di Mie
Effetto (o diffusione) Tyndall
Diffusione Raman

6.10 Polarizzazione

122

6.11 Interferenza

123

6.12 Diffrazione

125
126
128

6.12.1
6.12.2

Reticoli di trasmissione
Reticoli di riessione

6.13 Il colore
6.13.1
6.13.2
6.13.3
6.13.4

120
120
120
121
121

Loggetto illuminato
Il sistema occhio-cervello e la percezione dei colori
La sorgente luminosa
Analisi del colore

129
130
133
134
135

SPETTROFOTOMETRIA UV/VISIBILE
7.1

Assorbimento nellUV/visibile
7.1.1
7.1.2

Assorbimento dei composti organici


Assorbimento dei composti di coordinazione

137
138
138

7.2

Legge dellassorbimento

140

7.3

Sorgenti

142

Monocromatori

143
144
144
145

7.4

7.4.1
7.4.2
7.4.3

7.5

Filtri
Prismi
Reticoli

Rivelatori
7.5.1
7.5.2

Fotomoltiplicatori
Fotodiodi

146
146
147

7.6

Sistema di elaborazione dei segnali

147

7.7

Tipi di strumento

148
148
150
152
7.2
152
7.3

7.7.1
7.7.2
7.7.3
7.7.4
7.7.5
7.7.6
7.7.7

Strumenti monoraggio
Strumenti doppio raggio
Strumenti a serie di diodi
Box 7.1
Strumenti a bra ottica
Qualit degli spettri negli spettrofotometri
Parametri fondamentali per valutare le prestazioni
di uno strumento
Scelta del tipo di strumento

7.5
7.6

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

VI

Indice

7.8

Celle

153

7.9

Analisi qualitativa

7.7

7.10 Analisi quantitativa


7.10.1
7.10.2
7.10.3
7.10.4

Deviazioni dalla legge di Beer


Uso della legge di Beer nellanalisi quantitativa
Spettri in derivata
Metodi di analisi quantitativa

154
154
159
161
161

Laboratorio 7.1 ANALISI QUANTITATIVA SPETTROFOTOMETRICA:


DETERMINAZIONE DEI FOSFATI NELLE ACQUE

165

Laboratorio 7.2 ANALISI QUANTITATIVA SPETTROFOTOMETRICA:


DETERMINAZIONE DEL FERRO NEL CACAO, NEL CIOCCOLATO,
NEL CAFF E NEGLI ALIMENTIIN GENERE

Laboratorio 7.3 DETERMINAZIONE DEL FENOLO NELLE ACQUE

171
7.14

SPETTROFOTOMETRIA IR
8.1

Assorbimento nellIR
8.1.1
8.1.2
8.1.3

8.2

Strumentazione MIR e FIR


8.2.1
8.2.2
8.2.3
8.2.4
8.2.5
8.2.6
8.2.7
8.2.8
8.2.9

8.3

8.5

Analisi in trasmittanza
Analisi in riettanza

Accoppiamento della spettrofotometria


MIR con altre tecniche
Analisi qualitativa
8.5.1

8.6

Spettrofotometri FT-IR
Sorgenti
Rivelatori
Interferometro
La trasformata di Fourier
Limiti degli strumenti FT-IR
Sistema di elaborazione dei dati
Vantaggi degli spettrofotometri FT-IR
Parametri fondamentali per valutare le prestazioni
di uno spettrofotometro FT-IR

Modalit di raccolta degli spettri MIR


8.3.1
8.3.2

8.4

Vibrazioni molecolari
Spettri IR
Parametri caratteristici delle bande IR

Interpretazione degli spettri MIR

Analisi quantitativa
8.6.1

Misura dellassorbanza netta

Laboratorio 8.1 RICONOSCIMENTO DI SOSTANZE ORGANICHE

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

8.3
8.7
8.9
8.12
8.15
8.15
8.15
8.15
8.15
8.19
8.20
8.22
8.22
8.23
8.23
8.23
8.28
8.30
8.31
8.34
8.40
8.40
8.41

Indice

SPETTROFOTOMETRIA DI ASSORBIMENTO ATOMICO


9.1

Assorbimento atomico
9.1.1
9.1.2
9.1.3

9.2
9.3

Spettri di assorbimento atomico


Allargamento delle righe spettrali
Assorbimento atomico e concentrazione

179
179
180
182

Sorgenti

185

Sistemi di atomizzazion

187
187
190
193

9.3.1
9.3.2
9.3.3

Atomizzatore a amma
Fornetto di grate
Altri sistemi di atomizzazione senza amma

9.4

Monocromatori e sistema ottico

194

9.5

Rivelatori e sistema di lettura dei segnali

194

9.6

Microprocessore

196

9.7

Ottimizzazione dello strumento e controllo


delle prestazioni

197

Sistemi di correzione dellassorbimento


di fondo

9.2

9.8
9.9

Analisi quantitativa
9.9.1
9.9.2
9.9.3

Metodo della retta di taratura


Analisi di matrici complesse metodo dellaggiunta
Metodo dellaggiunta multipla

199
199
200
201

Laboratorio 9.1 RETTA DI TARATURA E SENSIBILIT DI UNO


SPETTROFOTOMETRO PER ASSORBIMENTO ATOMICO A FIAMMA

Laboratorio 9.2 DETERMINAZIONE DELLO ZINCO NEI CAPELLI

203
207

10 SPETTROSCOPIA DI EMISSIONE ATOMICA


10.1 Emissione atomica

210

10.2 Spettrometria di emissione di fiamma

10.2

10.3 Spettrometria di emissione al plasma

212
214
215
10.6

10.3.1
10.3.2
10.3.3

Il plasma
Spettrometri ICP
Interferenze

10.4 Spettrometria di emissione con


eccitazione elettrotermica

10.8

10.5 Analisi quantitativa

224

10.6 Analisi qualitativa

227

Laboratorio 10.1 DETERMINAZIONE DEL PIOMBO NEI ROSSETTI

227

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

VII

VIII

Indice

11 SPETTROSCOPIE DI LUMINESCENZA MOLECOLARE:


FLUORIMETRIA, FOSFORIMETRIA,
SPETTROSCOPIA RAMAN
11.1 Principi generali

230

11.2 Fluorimetria

233
233
234
236
238

11.2.1
11.2.2
11.2.3
11.2.4

Spettri di uorescenza
Fattori che determinano e inuenzano la uorescenza
Strumentazione
Metodi di analisi

11.3 Fosforimetria
11.3.1
11.3.2
11.3.3

Fattori che determinano e inuenzano la fosforescenza


Strumentazione
Metodi di analisi

11.4 Spettroscopia di diffusione Raman


11.4.1
11.4.2

Teoria
Strumentazione

11.5 Analisi qualitativa e quantitativa

242
242
243
244
244
244
247
248

Laboratorio 11.1 DETERMINAZIONE DELLA CHININA


NELLE BEVANDE E NEI FARMACI

249

12 INTRODUZIONE ALLE TECNICHE CROMATOGRAFICHE


12.1 Principi generali della separazione cromatografica 252
253
Dinamica elementare della separazione cromatograca
254
Meccanismi chimico-sici della separazione cromatograca 255
Tecniche cromatograche
257
Il cromatogramma
259

12.2 Esperimento fondamentale


12.2.1
12.2.2
12.2.3
12.2.4

12.3 Grandezze, equazioni e parametri fondamentali


12.3.1
12.3.2
12.3.3
12.3.4
12.3.5
12.3.6
12.3.7
12.3.8

Costante di distribuzione
Fattore di ritenzione
Selettivit
Efcienza
Risoluzione
Tempi di lavoro
Asimmetria dei picchi
Capacit

261
262
263
265
266
280
282
283
285

13 CROMATOGRAFIA SU STRATO SOTTILE


13.1 Principi e applicazioni

286

13.2 Grandezze, parametri e prestazioni

287
287
288

13.2.1
13.2.2

Selettivit e fattore di ritenzione


Efcienza

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

Indice

13.2.3
13.2.4
13.2.5

Risoluzione
Capacit
Riproducibilit

289
289
290

13.3 Materiali
13.3.1
13.3.2
13.3.3
13.3.4

Materiali di sostegno
Fase stazionaria
Fase mobile
Criteri per la scelta della fase mobile e della fase stazionaria

290
290
291
295
296

13.4 Tecnica operativa

13.2

13.5 Varianti della TLC

13.12

13.6 Analisi qualitativa

298

13.7 Analisi quantitativa

298

Laboratorio 13.1 RICERCA DELLELUENTE OTTIMALE PER


LA SEPARAZIONE DI COLORANTI ALIMENTARI SINTETICI IN TLC

Laboratorio 13.2 SEPARAZIONE DI CLOROFILLE E CAROTENI


Laboratorio 13.3 RICERCA DELLASPARTAME E DEI SUOI PRODOTTI
DI IDROLISI NELLE BEVANDE DIETETICHE

300
304
306

14 CROMATOGRAFIA SU COLONNA A BASSA PRESSIONE


14.1 Principi e applicazioni

14.2

14.4
Meccanismi di azione
14.4
Fase stazionaria
14.4
Fase mobile
14.5
Criteri per la scelta della fase stazionaria e della fase mobile 14.5
Prestazioni
14.6
Tecnica operativa
14.7
Applicazioni
14.11

14.2 Cromatografia di adsorbimento-ripartizione


14.2.1
14.2.2
14.2.3
14.2.4
14.2.5
14.2.6
14.2.7

14.3 Cromatografia di esclusione


14.3.1
14.3.2
14.3.3
14.3.4
14.3.5

Meccanismi di azione
Propriet e prestazioni dei gel per cromatograa di esclusione
Fase stazionaria
Fase mobile
Criteri per la scelta del gel, della colonna e del usso
delleluente

14.4 Cromatografia di scambio ionico


14.4.1
14.4.2
14.4.3
14.4.4
14.4.5
14.4.6

Meccanismi di azione
Propriet e prestazioni delle resine a scambio ionico
Fase stazionaria
Fase mobile
Criteri per la scelta della fase stazionaria e della fase mobile
Applicazioni

14.5 Cromatografia di affinit

14.11
14.11
14.14
14.16
14.18
14.18
14.21
14.21
14.22
14.26
14.27
14.27
14.29
14.30

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

IX

Indice

15 GASCROMATOGRAFIA
15.1 Principi e applicazioni
15.1.1

Classicazione delle tecniche gascromatograche

15.2 Grandezze, parametri e prestazioni


15.2.1
15.2.2
15.2.3
15.2.4
15.2.5
15.2.6
15.2.7

Tempo e volume di ritenzione


Costante di distribuzione, fattore di ritenzione
e rapporto di fase
Selettivit
Efcienza
Risoluzione
Tempi di lavoro
Asimmetria dei picchi e capacit

15.3 Materiali e tecniche di separazione


15.3.1
15.3.2

Fase mobile
Fase stazionaria

15.2
15.4
15.5
15.5
15.6
15.7
15.7
15.12
15.13
15.14
15.16
15.16
15.17

15.4 Bombole, riduttori di pressione e raccordi

15.22

15.5 Essiccatori e trappole

15.23

15.6 Colonne

15.23
15.25
15.26

15.6.1
15.6.2
15.6.3
15.6.4

Criteri di scelta per le colonne


Dispositivi e tecniche di iniezione
Sistema a crioconcentrazione e PTV
(Programmed Temperature Vaporizer)
Introduzione dei campioni

15.7 Camera termostatica


15.7.1

Programmazione della temperatura

15.8 Rivelatori
15.8.1
15.8.2
15.8.3
15.8.4

Rivelatore a ionizzazione di amma


Rivelatore a cattura di elettroni
Rivelatore a termoconducibilit
Rivelatore termoionico (TDI, TSD o NPD) per composti
azotati e fosforati
15.8.5 Rivelatore a conducibilit elettrolitica (ELCD)
15.8.6 Rivelatore amperometrico (ASD) per composti solforati
15.8.7 Rivelatore fotometrico a amma (FPD)
15.8.8 Rivelatore a chemiluminescenza
15.8.9 Rivelatore a fotoionizzazione (PID)
15.8.10 Rivelatore ad emissione atomica (AED)
15.8.11 Accoppiamento GC-spettrometro di massa
15.8.12 Scelta del rivelatore

15.30
15.31
15.32
15.33
15.34
15.36
15.56
15.58
15.59
15.59
15.60
15.60
15.60
15.60
15.60
15.62
15.62

15.9 Sistema di elaborazione dei segnali

15.63

15.10 Dispositivi accessori

15.64

15.11 Varianti e tecniche particolari

15.65

15.12 Trattamento del campione

15.66

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

Indice

15.12.1 Disidratazione
15.12.2 Derivatizzazione
Box 15.1
15.12.3 Gascromatograa di pirolisi
15.12.4 Gascromatograa dello spazio di testa
15.12.5 Preconcentrazione per adsorbimento

15.13 Metodo della normalizzazione interna


15.13.1 Normalizzazione interna senza fattore di risposta
15.13.2 Normalizzazione interna con fattore di risposta

15.66
15.66
15.68
15.39
15.40
15.42
15.42
15.43
15.44

15.14 Taratura diretta

15.45

15.15 Standardizzazione esterna retta di taratura

15.45

15.16 Metodo dello standard interno

15.45

Laboratorio 15.1 ANALISI QUANTITATIVA CON IL METODO


DELLA NORMALIZZAZIONE INTERNA CON FATTORE DI CORREZIONE

15.48

Laboratorio 15.2 ANALISI QUANTITATIVA CON IL METODO


DELLO STANDARD INTERNO

15.50

Laboratorio 15.3 DETERMINAZIONE DEL METANOLO


NEI DISTILLATI ALCOLICI E NEI VINI

15.70

16 CROMATOGRAFIA IN FASE LIQUIDA


A ELEVATE PRESTAZIONI
16.1 Principi e applicazioni
16.1.1

Classicazione delle tecniche HPLC

16.2 Grandezze, parametri e prestazioni


16.2.1
16.2.2
16.2.3
16.2.4
16.2.5
16.2.6

Tempo e volume di ritenzione


Costante di distribuzione, fattore di ritenzionee
rapporto di fase
Selettivit
Efcienza
Risoluzione
Capacit

16.3 Caratteristiche generali delle fasi


16.3.1
16.3.2

La fase stazionaria
La fase mobile

312
313
315
315
315
316
316
318
319
319
319
321

16.4 HPLC liquido-solido (LSC) - HPLC a fasi legate (BPC) 322


16.4.1
16.4.2
16.4.3
16.4.4

Fasi stazionarie per LSC


Fasi stazionarie legate
Fase mobile
Criteri di scelta della fase stazionaria e della fase mobile

16.5 Cromatografia di esclusione


16.5.1
16.5.2

Fasi stazionarie
Fase mobile

16.6 Cromatografia di scambio ionico

322
322
323
326
327
328
328
329

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

XI

XII

Indice

16.6.1
16.6.2
16.6.3
16.6.4
16.6.5
16.6.6

Prestazioni
Fase stazionaria
Fase mobile
Rivelazione degli ioni alluscita della colonna
Cromatograa ionica con sistemi di soppressione
Tecniche HPLC per la separazione di composti
ionici e ionizzabili

329
331
332
333
334
336

16.7 Cromatografia su fasi chirali

340

16.8 Scelta della tecnica analitica

341

16.9 Il cromatografo per HPLC

343
343
343
345
345
346
346
348
349
349
349

16.9.1
16.9.2
16.9.3
16.9.4
16.9.5
16.9.6
16.9.7
16.9.8
16.9.9
16.9.10

Riserva della fase mobile


Pompe
Filtri
Sistemi per realizzare il gradiente di eluizione
Sistemi di iniezione
Colonne
Termostato
Raccoglitore di frazioni
Misuratori di usso
Rivelatori
Rivelatore a spettrometria di massa, uorimetrico,
rifrattometrico, conduttimetrico, amperometrico,
evaporativo a diffusione di luce laser
16.9.11 Sistema di elaborazione dei segnali

16.10 Analisi qualitativa


16.10.1 Uso del cromatogramma
16.10.2 Uso delle frazioni raccolte

16.11 Analisi quantitativa

16.2
16.5
354
354
355
355

Laboratorio 16.1 DETERMINAZIONE DELLA CAFFEINA


NELLE BEVANDE STIMOLANTI

356

Laboratorio 16.2 DETERMINAZIONE DEI PARABENI


NELLE CREME COSMETICHE

361

17 METODI ELETTROFORETICI
17.1 Principi
17.1.1
17.1.2
17.1.3

Le soluzioni elettrolitiche
Fasi solide, soluzioni elettrolitiche, campi elettrici
e fenomeni elettrocinetici
Fattori che inuenzano la separazione elettroforetica

17.2 Tecniche elettroforetiche


17.2.1
17.2.2
17.2.3
17.2.4
17.2.5

Elettroforesi zonale su supporto solido


Elettroforesi zonale su gel
Elettroforesi zonale su gel di agarosio
Elettroforesi zonale su gel di poliacrilammide (PAGE)
Elettroforesi zonale su gel con sistemi tampone denaturanti

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

367
367
368
372
373
373
375
376
376
376

Indice

17.2.6

Isoelettrofocalizzazione (Isoelectric Focusing, IEF)


o elettroforesi zonale su gel con gradiente di pH
17.2.7 Elettroforesi bidimensionale
(Two Dimensional Electrophoresis, 2D)
17.2.8 Immunoelettroforesi
17.2.9 Elettroforesi zonale su gel a campo pulsato
(Pulsed Field Gel Electrophoresis, PFGE)
17.2.10 Isotacoforesi (Isotacophoresis, ITP)

377
378
379
379
379

17.3 Elettroforesi capillare (capillary electrophoresis, CE)


o elettroforesi capillare di zona
(capillary zone electrophoresis, CZE)
382
17.3.1
17.3.2
17.3.3
17.3.4
17.3.5

Elettroforesi capillare in fase libera o di zona (CZEFSCE)


Isotacoforesi capillare (Capillary Isotacophoresis, CITP)
Isoelettrofocalizzazione capillare
(Capillary Isoelectric Focusing, CIEF)
Elettroforesi capillare in gel
(Capillary Gel Electrophoresis, CGE)
Cromatograa micellare elettrocinetica capillare
(Micellar Electrokinetic Capillary Chromatography, MECC)

384
384
385
386
386

17.4 Strumentazione

386

17.5 Analisi qualitativa e quantitativa

387

18 SPETTROMETRIA DI MASSA
18.1 Tecniche di ionizzazione

18.3

18.2 Lo spettro di massa

18.5

18.3 Applicazioni

18.5

18.4 Sistema di introduzione del campione

18.7

18.5 Sorgente ionica e camera di ionizzazione

18.7

18.5.1
18.5.2
18.5.3
18.5.4
18.5.5
18.5.6

18.5.7

18.5.8

Impatto elettronico o ionizzazione elettronica


(Electron Ionization o Electronic Impact, EI)
Ionizzazione chimica (Chemical Ionization, CI)
Ionizzazione di campo (Field Ionization, FI)
Bombardamento di atomi veloci
(Fast Atom Bombardment, FAB)
Desorbimento con laser (Laser Desorbment, LD)
Desorbimento laser assistito da matrice (Matrix Assisted
Laser Desorption Ionization, MALDI) e SELDI
(Surface-Enhanced Laser Desorption Ionization)
Ionizzazione secondaria (spettrometria di massa
di ioni secondari, Secondary Ion Mass Spectrometry, SIMS,
e spettrometria di massa di particelle neutre secondarie,
Secondary Neutral Mass Spectrometry, SNMS)
Desorbimento per ionizzazione elettrospray
(Desorption Electrospray Ionization, DESI)

18.8
18.8
18.8
18.9
18.9

18.9

18.9
18.10

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

XIII

XIV

Indice

18.5.9

Ionizzazione elettrospray con sonda di campionamento


(Sampling Probe Electrospray Ionization, SPESI)

18.6 Analizzatore
18.6.1
18.6.2
18.6.3
18.6.4
18.6.5

Spettrometri a focalizzazione elettromagnetica


Spettrometri a tempo di volo (Time of Flight, TOF)
Spettrometri a quadrupolo
Spettrometri a trappola ionica (ion-trap)
Spettrometri a risonanza ionica ciclotronica,
a trasformata di Fourier (Fourier transform-ion cyclotron
resonance, FT- ICR)

18.7 Collettore e rivelatore di ioni

18.10
18.11
18.11
18.12
18.12
18.13

18.13
18.14

18.8 Sistema di elaborazione e di presentazione dei dati 18.14


18.9 Accoppiamento dello spettrometro di massa
con altre tecniche di analisi strumentale
18.9.1
18.9.2
18.9.3
18.9.4
18.9.5

Accoppiamento MS/MS (Tandem Mass Spectrometry)


Accoppiamento GC/MS
Accoppiamento LC/MS
Accoppiamento CE/MS
Accoppiamento ICP/MS

18.10 Analisi qualitativa


18.10.1 Identicazione dello ione molecolare
18.10.2 Studio dei frammenti registrati
18.10.3 Assegnazione della possibile struttura

18.11 Analisi quantitativa

18.14
18.14
18.15
18.15
18.18
18.18
18.18
18.19
18.23
18.24
18.25

Laboratorio 18.1 DETERMINAZIONE DI SOLVENTI VOLATILI IN ACQUA


MEDIANTE GC-MS

18.27

19 RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE


19.1 Propriet magnetiche delle particelle

19.4

19.2 Livelli energetici e interpretazione quantistica


dellassorbimento NMR

19.5

19.3 Assorbimento e rilassamento NMR


19.3.1
19.3.2
19.3.3

Rilassamento spin-reticolo (spin-lattice)


Rilassamento spin-spin
Allargamento dei segnali

19.4 Lo spettro NMR monodimensionale


19.4.1
19.4.2
19.4.3

Caratteristiche generali dello spettro


Spostamento chimico (chemical shift)
Accoppiamento spin-spin

19.5 Modalit di eccitazione e metodi di raccolta


del segnale
19.5.1

Spettroscopia a impulsi e trasformata di Fourier

19.6 Spettroscopia di elementi diversi dallidrogeno

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

19.7
19.8
19.9
19.9
19.10
19.10
19.12
19.14
19.18
19.19
19.23

Indice

19.6.1
19.6.2

Spettroscopia 13C-NMR
La spettroscopia NMR di altri elementi

19.7 Componenti NMR


19.8 Spettroscopia nmr bidimensionale
a trasformata di fourier, 2D-NMR
19.8.1

Teoria

19.23
19.24
19.25
19.27
19.27

19.9 Spettroscopia nmr tridimensionale a trasformata


di fourier, 3D-NMR
19.29
19.10 Spettroscopia NMR allo stato solido

19.31

19.11 Tomografia NMR (imaging)

19.32
19.32
19.35

19.11.1 Teoria
19.11.2 Tecniche per limmagine e strumentazione

19.12 Altre applicazioni

19.3

19.13 Analisi qualitativa: linterpretazione dello spettro


monodimensionale
19.36
19.14 Analisi quantitativa
19.14.1 SNIF-NMR

19.41
19.42

20 METODI CINETICI DI ANALISI CHIMICA


20.1 La velocit di reazione
20.1.1
20.1.2
20.1.3
20.1.4
20.1.5

Natura delle specie interessate alla reazione


Fattore sterico: orientazione dei reagenti
Fattore probabilistico: stato di suddivisione
e concentrazione dei reagenti
Meccanismo e molecolarit delle reazioni
Fattore energetico: temperatura del sistema
e presenza di catalizzatori

392
393
394
395
397
398

20.2 Velocit di reazione ed equilibrio chimico

403

20.3 Applicazioni

404

20.3.1

Unapplicazione particolare: la datazione


di reperti archeologici

405

21 SENSORI E AUTOMAZIONE DELLE ANALISI


21.1 Sensori
21.1.1
21.1.2
21.1.3

Sensori elettrochimici
Sensori ottici
Biosensori

408
409
414
416

21.2 Prestazioni

419

21.3 Utilizzo dei sensori e automazione delle analisi

419

21.3.1

Analisi in usso
(Flow Analysis, FA e Flow Injection Analysis, FIA)

420

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

XV

XVI

Indice

22 TRATTAMENTO DEI DATI ANALITICI


22.1 Raccolta e sintesi dei dati
22.1.1
22.1.2
22.1.3
22.1.4

Registrazione dei dati


Prestazioni degli strumenti analitici
Scelta del valore centrale di una serie di dati
Sintesi dei dati

423
423
425
428
22.2

22.2 Fonti di errore dei risultati

429

22.3 Distribuzioni di frequenza e di probabilit

430
432
433
434

22.3.1
22.3.2
22.3.3

Dallistogramma alla curva


Frequenza e probabilit
Curve di distribuzione di probabilit

22.4 La variabilit dei dati nellanalisi chimica


probabilit e statistica
22.4.1
22.4.2
22.4.3
22.4.4

448
Parametri e denizioni
448
Determinazione dellincertezza di un risultato
451
Test statistici
456
Test di signicativit
459
Test F per il confronto fra varianze
22.6
Confronto fra due medie osservate aventi varianza diversa 22.10
Confronto di dati appaiati
22.11

22.5 Relazioni lineari fra due variabili


22.5.1
22.5.2

Correlazione
Test per la verica dellindipendenza di due variabili
Regressione
Intervallo di ducia del coefciente angolare
e dellintercetta
Test per vericare se lintercetta diversa da zero
Test per controllare se un dato aberrante
Intervallo di ducia di un valore di y
Intervallo di ducia di un valore di x ricavato da
un valore misurato di y

463
463
22.14
465
22.18
22.19
22.19
22.21
22.22

23 SICUREZZA
23.1 Rischio, prevenzione e protezione
23.2 Il sistema di gestione dei rischi
nelle attivit lavorative
23.2.1
23.2.2

23.2.3
23.2.4
23.2.5

Il datore di lavoro (DL)


Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione
(RSPP) e gli addetti al servizio per la gestione
delle emergenze
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
Il medico competente
Il documento di valutazione dei rischi (DVR)

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

474
476
476

476
477
478
478

Indice

23.3 Il rischio nel laboratorio di chimica


23.3.1
23.3.2

I prodotti chimici
Il Regolamento REACH e la Normativa RoHS

23.4 Etichettatura dei prodotti chimici


23.4.1
23.4.2
23.4.3

23.4.4
23.4.5

Il Regolamento CLP
Caratteristiche delletichetta di un prodotto chimico
Frasi di pericolo H e prescrizioni di prudenza
Frasi H - Informazioni sui rischi
Frasi E - Informazioni supplemetari sui pericoli
Prescrizioni di prudenza P
Pittogrammi
Scheda di sicurezza e scheda tecnica

23.5 Valutazione dei rischi legati alla manipolazione


delle sostanze chimiche
23.5.1
23.5.2
23.5.3

Valori limite di esposizione


Monitoraggio biologico
Protezione dai pericoli da manipolazione
di prodotti chimici

479
479
480
480
480
483
483
23.2
23.3
23.4
484
486
486
489
492
493

23.6 Pericoli da apparecchiature elettriche

493

23.7 Pericoli da incendio

494
494
495
495

23.7.1
23.7.2
23.7.3

Protezione passiva
Protezione attiva
Estintori

23.8 Segnaletica di sicurezza

497

23.9 Rifiuti

498
500
501

23.9.1
23.9.2

I riuti nel laboratorio di chimica


Tipici riuti chimici prodotti dai laboratori

23.10 Sigle, acronimi e organizzazioni

502

APPENDICE DIGITALE

A1

INDICE ANALITICO

505

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

XVII

Analisi chimica strumentale

Cozzi, Protti, Ruaro ELEMENTI DI ANALISI CHIMICA STRUMENTALE Zanichelli 2013 Tecniche di analisi - per Biotecnologie ambientali e sanitarie

Introduzione ai metodi
elettrochimici

1.1

Principi generali

1.2

Classificazione

1.1

PRINCIPI GENERALI

I metodi elettrochimici di analisi strumentale si basano su unampia serie di tecniche


associate alla misura del segnale elettrico fornito da un campione con caratteristiche
opportune (rappresentato in genere da una soluzione) quando viene inserito in un
sistema di misura.
Tali metodi presentano spesso il vantaggio di avere un costo contenuto e si prestano
bene a determinazioni analitiche di ogni tipo, che vanno dalla misura di importantissimi parametri chimico-fisici come il pH o la conducibilit elettrica, alla determinazione
dellattivit (o della concentrazione) di numerose specie chimiche, fino alla valutazione
dei vari stati di ossidazione di elementi, molecole e ioni.
Per effettuare le misure, il campione viene inserito in un sistema elettrochimico, ovvero un insieme opportunamente strutturato di conduttori di prima e di seconda specie.
In un conduttore di prima specie (metalli, semiconduttori) il passaggio di corrente
avviene in seguito a un flusso di elettroni. La legge fondamentale che descrive il fenomeno nota come prima legge di Ohm:
V = Ri

(1.1)

dove V la differenza di potenziale o tensione (abbreviata d.d.p.) ai capi del


conduttore R la resistenza elettrica i lintensit di corrente.
Nei metalli la resistenza aumenta con la temperatura perch aumenta lagitazione termica degli atomi nel reticolo cristallino, che ostacola il flusso di elettroni. Nei semiconduttori, invece, la resistenza diminuisce con la temperatura, perch in queste sostanze gli
elettroni richiedono un apporto di energia per fluire liberamente nel reticolo.
In un conduttore di seconda specie il passaggio di corrente dovuto allo spostamento di ioni; i sali fusi, le soluzioni elettrolitiche (in cui sono presenti ioni liberi solvatati
in varia misura) e alcuni solidi ionici, come per esempio AgCl e LaF3, sono conduttori di seconda specie. Nei solidi ionici la mobilit ionica dovuta alla presenza di

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1. Introduzione ai metodi elettrochimici

lacune distribuite in modo casuale nel reticolo cristallino, che consentono agli ioni
di migrare, in presenza di un campo elettrico, verso il polo di carica opposta.
Per questi conduttori la prima legge di Ohm assume una forma leggermente modificata:
V = Ri + EW

(1.2)

Il termine aggiuntivo (EW) indica la differenza di potenziale in pi che necessario


applicare perch nel circuito si stabilisca la corrente i. Infatti, nei conduttori di seconda
specie presente una forza controelettromotrice (corrispondente a EW) che genera una
corrente opposta a i, la quale deve essere perci controbilanciata.
Anche nei conduttori di seconda specie la resistenza elettrica diminuisce con laumento di temperatura perch tanto maggiore la temperatura, tanto maggiore lenergia e quindi la mobilit degli ioni.
Un sistema elettrochimico, in sostanza, costituito da tre componenti principali
(Xfig. 1.1): un circuito esterno, gli elementi sensibili (o elettrodi) e loggetto di analisi (o
analita), che in genere una soluzione elettrolitica.

Il circuito esterno linsieme di dispositivi (tutti conduttori di prima specie) che consentono di trasmettere impulsi elettrici alla soluzione in analisi (e quindi alle specie chimiche in essa contenute) e/o di ricevere e misurare i segnali che si generano in questultima.
Ci viene realizzato attraverso opportuni elementi sensibili, costituiti da conduttori di
prima specie (o di seconda specie, nei casi pi complessi) immersi nella soluzione; gli
elettrodi, dunque, costituiscono il tramite fra il circuito esterno e la soluzione in analisi.
necessario chiarire subito che, per consuetudine ormai radicata, il termine elettrodo pu assumere in elettrochimica due diversi significati:

Figura 1.1
Schema di un sistema per misure
elettrochimiche. Gli elementi sensibili, detti elettrodi, trasferiscono al
sistema oggetto di analisi (in genere una soluzione) il segnale elettrico generato dal circuito esterno,
oppure comunicano a questultimo
il segnale proveniente dalla soluzione.

a. in generale, indica il conduttore di prima specie (un filo o una lamina metallica, ma
anche una goccia di mercurio) immerso nella soluzione in esame;
b. nelle tecniche potenziometriche (v. Capitolo 2) indica lintero sistema formato dal
conduttore metallico e dalla soluzione in cui immerso.
Linsieme degli elettrodi e della soluzione costituisce la cella elettrochimica. I parametri
su cui si opera o che vengono misurati durante unanalisi di tipo elettrochimico sono:

potenziale e differenza di potenziale (simbolo, V o E1);


intensit di corrente (i);
quantit di carica elettrica (q);
resistenza (R) oppure conduttanza ().

Il preciso significato e luso di queste grandezze in sede analitica sono trattati nelle pagine che seguono; per il momento stabiliremo una classificazione dei diversi metodi di
analisi elettrochimica facendo riferimento a questi parametri.

I due simboli sono talvolta


usati indifferentemente, ma il
secondo indica, a rigore, la forza
elettromotrice (f.e.m.), cio la
differenza di potenziale della cella
misurata a corrente zero. In alcuni
casi preferibile usare i simboli
V e E, dove la lettera greca
(si legge delta) indica la
differenza fra due diversi valori di
E o V, rispettivamente.

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Introduzione ai metodi elettrochimici

1.2

CLASSIFICAZIONE

In linea del tutto generale, i metodi elettrochimici possono essere classificati in base
allentit della corrente che fluisce nel sistema nel corso della misura.


1.2.1 Metodi a corrente zero: potenziometria
Si tratta di metodi in cui la misura viene effettuata raccogliendo il segnale proveniente
dalla soluzione, mediante gli elettrodi: si opera, cio, in modo passivo e in condizioni
di equilibrio, turbando il meno possibile lo stato della soluzione in esame.
In questo ambito rientra essenzialmente la potenziometria (v. Capitolo 2), ovvero
una serie di tecniche mediante le quali viene misurata la differenza di potenziale che si
stabilisce tra due elettrodi immersi nella soluzione in analisi. I due elettrodi svolgono
diverse funzioni: uno (elettrodo di riferimento) mantiene un potenziale costante, laltro
(elettrodo di misura) si pone in equilibrio con la soluzione. Il potenziale del sistema
formato dai due elettrodi dipende dalle attivit delle specie in soluzione e pu essere
ricavato in base alla legge di Nernst. Per un generico sistema redox:
ox + ne red
la legge di Nernst assume la forma:

(1.3)

Ricordiamo che nel Sistema


Internazionale il bar (= 105 Pa) ha
sostituito latmosfera (atm).

dove E il potenziale assunto dallelettrodo di misura Eo il potenziale standard


assunto dallelettrodo (a 25 C e 1 bar2) quando le forme ossidata e ridotta hanno
attivit unitaria e la misura di potenziale viene effettuata rispetto allelettrodo
standard a idrogeno (abbreviato SHE) R la costante termodinamica dei gas T la
temperatura (in kelvin) F la costante di Faraday n il numero di elettroni scambiati
nella reazione redox indica lattivit della specie scritta fra le due barrette.
La misura, in genere, viene eseguita con un millivoltmetro (o voltmetro elettronico), uno
strumento in grado di misurare la differenza di potenziale fra gli elettrodi in condizioni
di corrente praticamente nulla.
Il valore di E, o la sua variazione E, sono utili per determinare importanti parametri chimico-fisici (come il pH) o per stabilire il punto di equivalenza nelle titolazioni.


1.2.2 Metodi a corrente diversa da zero: elettrogravimetria,
coulombometria, voltammetria e conduttimetria
Nellambito di questi metodi si misura lentit della corrente che attraversa la cella
quando a essa viene applicata, attraverso gli elettrodi, una differenza di potenziale fissa
o fatta variare in maniera opportuna. Si tratta insomma di operare in modo attivo sul
campione, turbandone le condizioni di equilibrio, in modo da raccogliere la risposta
elettrica proveniente da esso.

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1. Introduzione ai metodi elettrochimici

X
Elettrogravimetria
Lelettrogravimetria (v. Capitolo 4) la pi antica tecnica elettrochimica che si basa sul fenomeno dellelettrolisi. Due elettrodi opportunamente conformati sono immersi nella soluzione in esame; a determinati potenziali assunti dagli elettrodi si verifica la scarica (cio
lossidazione su un elettrodo e la riduzione sullaltro) delle specie chimiche in analisi che,
se si depositano sugli elettrodi possono essere poi determinate per via gravimetrica.
X
Coulombometria
Il termine coulombometria (v. Capitolo 4) deriva da coulomb, lunit di misura della
quantit di carica elettrica. In questa tecnica si impone unopportuna differenza di potenziale fra due elettrodi e si misura la corrente che circola in un determinato intervallo
di tempo in seguito ai fenomeni di elettrolisi che si verificano agli elettrodi.
La coulombometria si basa sulla legge di Faraday:
(1.4)
dove m la massa MM la massa molare della specie chimica che si scarica
allelettrodo F la costante di Faraday n il numero di elettroni scambiati nella
reazione di scarica i lintensit di corrente t il tempo.
X
Voltammetria
In voltammetria (v. Capitolo 5) si misura la variazione della corrente (i) che passa fra
gli elettrodi immersi nella soluzione in analisi al variare del potenziale applicato a uno
di essi (elettrodo di lavoro).3 Lelettrodo di lavoro pu essere allo stato solido oppure
costituito da una singola goccia di mercurio pendente da un capillare. Se la goccia di
mercurio cade ritmicamente dal capillare, e quindi viene continuamente rinnovata durante la scansione, si parla pi propriamente di polarografia.
Lamperometria una variante della tecnica voltammetrica che consente di effettuare
titolazioni. Il potenziale dellelettrodo di lavoro viene mantenuto a un valore costante, tale
da garantire il passaggio di una corrente di determinata intensit; la variazione dellintensit di corrente che si ha durante laggiunta di titolante consente di individuare il punto di
equivalenza.

Con questa tecnica si possono


raccogliere informazioni sia qualitative sia quantitative sulle specie
chimiche presenti in soluzione, secondo la modalit con cui queste si
scaricano allelettrodo.

X
Conduttimetria
In conduttimetria (v. Capitolo 6) si misura la conducibilit elettrica (linverso della resistenza elettrica) della soluzione in analisi. Si possono effettuare misure dirette mediante
elettrodi di conformazione adatta che consentono di determinare, per esempio, il contenuto salino di una soluzione, oppure si possono eseguire titolazioni registrando la
variazione di conducibilit dovuta allaggiunta del titolante.4 La conduttimetria sfrutta,
a fini analitici, la seconda legge di Ohm che per soluzioni elettrolitiche assume la forma:
= K

(1.5)

dove la conduttanza della soluzione (si legge chi) la conducibilit specifica


della soluzione K la costante di cella.

Di solito, la misura viene effettuata in corrente alternata per evitare fenomeni indesiderati di elettrolisi; usando corrente alternata ad
alta frequenza si possono determinare anche le costanti dielettriche
di sistemi liquidi.

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2
Teoria

Strumentazione

Metodi di analisi
e laboratorio

Potenziometria

2.1

Elettrodi e potenziale di elettrodo

2.2

Celle galvaniche o pile

2.3

Elettrodi di riferimento

2.4

Elettrodi per la misura del pH

2.5

Elettrodi per la misura del potenziale redox

2.6

Elettrodi selettivi

2.7

Dispositivi di giunzione liquida

2.8

Strumenti per la misura del potenziale, del pH e del pIone

2.9

Misura del pH

2.10 Misura dellattivit e della concentrazione


2.11 Misura del potenziale Redox
2.12 Titolazioni potenziometriche classiche
2.13 Titolazioni potenziometriche con il metodo di Gran

TEORIA

2.1

ELETTRODI E POTENZIALE DI ELETTRODO

Consideriamo un sistema relativamente semplice (Xfig. 2.1a) costituito da una lamina


metallica (per es. di rame) immersa in acqua pura o in una soluzione molto diluita di un
suo sale (per es. il solfato). Un sistema di questo tipo costituisce una semicella (o semielemento o semplicemente elettrodo).
Allinizio, sia il metallo sia la soluzione sono elettricamente neutri; quasi immediata-

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2. Potenziometria

Figura 2.1
Rappresentazione schematica di
un elettrodo e del doppio strato
elettrico che lo caratterizza. (a) Una
semplice semicella elettrochimica.
(b) Rappresentazione semplificata
del doppio strato elettrico che si
forma per effetto di unossidazione, cio quando il metallo cede ioni
positivi alla soluzione. Le molecole
dipolari dellacqua sono orientate
sia nella sfera di solvatazione degli ioni sia vicino alla superficie del
metallo, che ha carica negativa.

mente dopo il contatto, per, si verifica uno scambio spontaneo di materia fra il metallo
e la soluzione: pi precisamente, si verifica un passaggio di ioni Cu2+ in soluzione.1
Si crea cos uno squilibrio elettrico: la soluzione assume carica positiva perch gli
ioni solfato non compensano la carica degli ioni Cu2+ passati in soluzione, mentre la
lamina di rame, che ha trattenuto due elettroni per ogni nuovo ione Cu2+, assume carica
elettrica negativa.
Si forma, perci, un doppio strato elettrico (Xfig. 2.1b), cio una separazione di carica allinterfaccia metallo/soluzione e, quindi, una differenza di potenziale (abbreviata
d.d.p.) fra la lamina di metallo e la soluzione; questa d.d.p. detta potenziale di semicella (o potenziale di elettrodo). Nel nostro esempio, la lamina di rame assume carica negativa e quindi ha potenziale negativo, mentre la soluzione assume potenziale positivo.
Il potenziale di semicella pu essere espresso indifferentemente come la differenza
di potenziale fra il metallo e la soluzione, oppure fra la soluzione e il metallo: si tratta
di una pura convenzione. In questo libro seguiremo la convenzione europea, adottata
a livello internazionale dalla IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry)
nel 1953, in base alla quale:
a. se si indica con e, il potenziale del metallo (fase solida) e con s, quello della soluzione (fase liquida), la d.d.p. uguale a e s. Quindi nel nostro esempio il potenziale di elettrodo2 negativo;
b. le reazioni redox associate a una semicella devono essere scritte nel senso della riduzione.
Quindi, per lelettrodo di rame, la reazione di semicella scritta nella forma seguente:
Cu2+ + 2e Cu
Il significato chimico-fisico del potenziale (Ve) assunto dallelettrodo di rame, in seguito
al passaggio spontaneo di ioni Cu2+ in soluzione (per effetto di una ossidazione), il
seguente: esso rappresenta il lavoro (Le) per unit di carica (q) che bisogna compiere
per realizzare il processo non spontaneo opposto, cio il deposito di rame sulla lamina
(per effetto di una riduzione). Poich i fenomeni in gioco sono sia di natura chimica che
elettrica,3 si parla pi correttamente di potenziale elettrochimico dellelettrodo.

Infatti, se si usa una lamina di


rame marcata, cio contenente
isotopi radioattivi del rame, in un
tempo pi o meno lungo anche la
soluzione manifesta una leggera
radioattivit; questo dimostra che
una quantit, sia pure minima, di
rame passata in soluzione.

Il termine elettrodo, che in potenziometria si riferisce allintero


sistema metallo/soluzione, spesso
viene riferito alla sola fase solida (la
lamina metallica), seguendo cos la
consuetudine in uso nelle tecniche
elettrolitiche.

3
Il lavoro necessario per depositare uno ione sulla lamina, riducendolo, di tipo sia elettrico (nei
confronti delle forze del campo elettrostatico generato dallelettrodo),
sia elettrico di superficie (per superare il doppio strato di cariche), sia
chimico (perch nel processo di riduzione dello ione sul metallo intervengono forze di natura chimica).

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Analisi chimica strumentale

Matematicamente:
Ve =

Le
q

Ovviamente queste considerazioni sono valide anche per il caso in cui la reazione di
riduzione il processo che avviene spontaneamente. Ci si verifica, per esempio, quando la soluzione ha una concentrazione di ioni Cu2+ cos elevata che leffetto netto degli
scambi metallo/soluzione consiste nel trasferimento di ioni sul metallo, che perci acquista una carica positiva e quindi un potenziale positivo rispetto alla soluzione.
Esiste anche ununica concentrazione di ioni Cu2+ per la quale non si verifica scambio apparente di materia fra il metallo e la soluzione; a questa concentrazione le due
reazioni opposte (riduzione e ossidazione) procedono alla stessa velocit e il sistema
si trova in uno stato di equilibrio termodinamico fin dallistante in cui il metallo viene
immerso in soluzione.


2.1.1 Classificazione degli elettrodi
Un metallo immerso in una soluzione dei suoi ioni costituisce un elettrodo di prima
specie, il cui potenziale dipende dalla concentrazione (pi precisamente dallattivit)
degli ioni in soluzione.
Quando invece il metallo si trova in equilibrio con la soluzione di un suo sale poco
solubile, si ha un elettrodo di seconda specie; un filo dargento immerso in una soluzione satura di AgCl, tutto ricoperto dal sale, un tipico elettrodo di seconda specie. La
reazione di elettrodo :
AgCl + e Ag + Cl
Un elettrodo di terza specie costituito da un metallo inerte immerso in una soluzione
contenente una coppia redox. Un tipico esempio costituito da un filo di platino (un
metallo nobile e quindi inerte nelle normali condizioni di lavoro) immerso in una soluzione di ioni Fe2+ e Fe3+. Il metallo si pone in equilibrio con la soluzione, di cui assume
il potenziale. Infatti, la superficie di platino diventa sede dello scambio di elettroni fra le
due specie ioniche, che danno luogo alla reazione:
Fe3+ + e Fe2+
Infine, gli elettrodi di quarta specie (che possono essere considerati come una variante
dei precedenti) sono i cosiddetti elettrodi a gas, in cui il metallo inerte e poroso viene
saturato da un gas (per esempio idrogeno) e posto a contatto con una soluzione contenente la forma ionica del gas (nellesempio, H+). Nel caso dellidrogeno, la reazione di
elettrodo :
2H+ + 2e H2


2.1.2 Calcolo dei potenziali di elettrodo: legge di Nernst
Il potenziale di elettrodo tanto maggiore in valore assoluto, quanto maggiore la
differenza di carica nel doppio strato (per esempio quella che si instaura allequilibrio
fra i due lati dellinterfaccia metallo/soluzione) e dipende sia dalla natura chimica della
coppia redox sia dallattivit degli ioni in soluzione.

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2. Potenziometria

Consideriamo lequilibrio per una generica semireazione di elettrodo:


aox + bB + ne cred + dD
Allequilibrio, il potenziale di elettrodo, che in realt una differenza di potenziale fra il
metallo e la soluzione, espresso dalla legge di Nernst:4

(2.1)

dove E il potenziale di elettrodo (in V) R la costante dei gas (che vale 8,31451
J/mol K) T la temperatura assoluta (in K) F la costante di Faraday5 (che vale 96
485 coulomb/mol) n il numero di elettroni scambiati nella semireazione indica
lattivit della specie scritta fra le due sbarrette.
E il potenziale standard della coppia redox, cio il potenziale che la semicella assume
alla temperatura di 25 C (298,15 K) quando tutte le specie hanno attivit unitaria e i gas
si trovano alla pressione parziale di 1 bar (100 kPa) o, pi precisamente, hanno fugacit
unitaria (v. paragrafo 2.2.1).6
Lattivit di ogni specie uguale al prodotto C, dove il coefficiente di attivit
e C la concentrazione molare (v. Box 2.1); quindi lequazione di Nernst pu essere riscritta nella forma:

(2.2)

Questa legge pu essere ricavata in base a considerazioni termodinamiche ed elettrochimiche


su cui non ci soffermeremo. Notiamo, in particolare, che largomento
del logaritmo linverso del quoziente di reazione.

La costante di Faraday equivale


alla carica elettrica di un numero di
Avogadro (cio di una mole) di elettroni.

6
Molti autori chiamano potenziale formale il potenziale di riduzione misurato in ben definite condizioni (pH, forza ionica ecc.). La
formula corretta, in realt sarebbe
C
F= L , dove Co la concentraCo
zione allo stato standard = 1.

Isolando i coefficienti di attivit e inserendo il simbolo per indicare la concentrazione


molare, si ottiene:
o

E=E +

a b
RT ox B
RT [ox ] [ B ]
RT [ox ] [ B ]
= Ef +
ln c d +
ln
ln
c
d
nF red D nF [red ] [ D ]
nF [red ]c [ D ]d

(2.3)

La somma del primo e del secondo addendo del secondo membro dellequazione corrisponde al potenziale formale (Ef) della coppia redox in oggetto.
Il potenziale formale pu differire in modo significativo dal potenziale standard e si
rivela pi utile di esso per una valutazione, anche solo orientativa, del comportamento
della coppia redox, in quanto tiene meglio conto delle reali condizioni in cui si opera.
Quando si lavora con soluzioni molto diluite (al di sotto di 103 M), si pu assumere
con buona approssimazione che il coefficiente di attivit di tutte le specie sia uguale a 1;
in questa ipotesi il terzo addendo della precedente equazione si annulla (perch ln 1 =
0). A questo punto, se si inserisce il valore numerico di R/F e il fattore numerico per la
conversione ai logaritmi decimali7, si ottiene:

ln = 2,3026 log.

(2.4)

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10

Analisi chimica strumentale

8
La scelta del simbolo S* dovuta alla necessit di distinguerlo
dal simbolo S che indica invece il
coefficiente completo del logaritmo, cio (0,1984 w 103)T/n.

Ponendo (0,1984 w 103)T = S*, si pu scrivere:8


(2.5)

Alla temperatura di 25 C (298,15 K), S* vale 0,05916 V; ecco allora che la legge di
Nernst assume la sua forma pi nota e usata:

(2.6)

Per esempio, per la semireazione:


Cu2+ + 2e Cu
la legge di Nernst (a 25 C) assume la forma:

In questa equazione non compare la concentrazione della forma ridotta perch lattivit di una specie chimica pura nelle condizioni standard viene convenzionalmente
assunta uguale a 1.
In effetti, spesso si lavora con soluzioni non particolarmente diluite quindi, nei calcoli, bisogna fare riferimento alle attivit invece che alle concentrazioni; di conseguenza
lequazione (2.6) diventa:


2.1.3 Polarizzazione degli elettrodi

9
Il termine polarizzazione, soprattutto nelle applicazioni, viene spesso
usato, in modo fin troppo generico,
per definire situazioni poco chiare;
per esempio nellindustria galvanica si parla spesso di polarizzazione
quando il processo produttivo non
segue landamento previsto, anche
se le vere cause sono tutte da definire.

In tutti i casi in cui il sistema dellelettrodo si discosti dalle condizioni di equilibrio


termodinamico, la legge di Nernst diventa inadeguata a descrivere il sistema stesso. Ci
accade, per esempio, quando allelettrodo viene imposto un potenziale arbitrario e/o
la corrente che lo attraversa molto intensa; in questi casi il potenziale di elettrodo
risulta diverso da quello previsto in base alla legge di Nernst e si dice che lelettrodo
polarizzato.9
In particolare, quando la concentrazione degli ioni alla superficie di un elettrodo
diversa da quella nel resto della soluzione, si verifica una polarizzazione di concentrazione in quanto il sistema non si trova nelle condizioni di equilibrio cui fa riferimento il
modello di Nernst.
La polarizzazione pu derivare anche dal cambiamento dello stato chimico e/o fisico
della superficie di elettrodo, oppure dal verificarsi di reazioni chimiche collaterali alla
reazione di elettrodo.

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2. Potenziometria

Attivit delle specie in soluzione

BOX 2.1

elle soluzioni estremamente diluite (la cosiddetta diluizione infinita) le particelle dei soluti non interagiscono fra loro, ovvero si muovono liberamente in tutto il
volume della soluzione e quindi partecipano alle reazioni
in misura direttamente proporzionale alla loro concentrazione. Invece in soluzioni relativamente concentrate (pi
di 103 M) la concentrazione attiva dei soluti, in realt,
minore della concentrazione nominale, perch le particelle
sono impegnate a interagire fra loro.
Di conseguenza, per ogni soluto i-esimo si definisce
lattivit (ai) mediante la relazione semplificata:
ai = Li Ci
Il coefficiente di attivit (Li) un numero puro, minore o
uguale a 1, il cui valore tanto pi vicino a 1 quanto pi
diluita la soluzione. Il coefficiente di attivit, dunque,
quel numero che, moltiplicato per la concentrazione di una
specie in soluzione, ne fornisce lattivit.
Nel caso di soluzioni elettrolitiche, le forze che si
esercitano fra le particelle dei soluti sono anche di natura
elettrostatica e il comportamento di ogni ione dipende in
modo sensibile dal numero (o meglio dalla concentrazione) e dalla carica di tutti gli altri ioni presenti in soluzione.
Nel 1923 Debye e Hckel svilupparono una teoria per
spiegare il comportamento delle soluzioni elettrolitiche.
Anzitutto abbastanza probabile che in soluzione ogni ione
sia circondato da ioni di carica opposta, che lo avvolgono in
una sorta di atmosfera ionica, rendendolo quindi meno
attivo di quanto ci si attenderebbe se interagisse solo con il
solvente.
Il coefficiente di attivit di ogni ione dipende dalla
natura del solvente, dalla temperatura, dalla carica e dalla
concentrazione di tutti gli altri ioni; pi precisamente, dipende dalla forza ionica della soluzione.
La forza ionica (I) esprime leffetto complessivo di tutti
gli ioni presenti in soluzione:

dove Ci la concentrazione di ogni specie ionica iesima (espressa in termini di molalit) Zi la carica di
ogni ione.

2.2

Per esempio la forza ionica di una soluzione di NaCl 1 m


vale 1; per una soluzione 1 m di Na2SO4 vale 3; per una
soluzione 1 m di MgSO4 vale 4, e cos via.
Lequazione che correla coefficienti di attivit e forza
ionica di una soluzione acquosa :

dove a il raggio dello ione idratato A e B sono


costanti che dipendono dal tipo di solvente e dalla temperatura.
In soluzioni acquose (a 25 C), se a espresso in centimetri, A vale 0,51 e B vale 0,33 w 108.
Per gli ioni K+ e Cl (e per diversi altri) a vale circa 3 w
8
10 cm e quindi lequazione diventa:

In soluzioni molto diluite (al di sotto di 102 m), in cui


la forza ionica minore di 0,01, lequazione si semplifica
ulteriormente nella cosiddetta equazione limite di DebyeHckel:

log = AZ 2 I
Per un elettrolita di formula AnBm si definisce il coefficiente di attivit medio ():

= v nA m
B
dove v (= m + n) il numero di ioni che si forma nella
dissociazione di 1 unit formula dellelettrolita.
Sperimentalmente, sulla base di misure di conducibilit
elettrica o di potenziale elettrochimico, possono essere determinati solo i valori dei coefficienti di attivit medi e non
quelli dei singoli ioni.

CELLE GALVANICHE O PILE

Se si collegano elettricamente fra loro due semicelle (elettrodi) si realizza un dispositivo


che pu erogare corrente; tale dispositivo detto cella galvanica (o pila, Xfig. 2.2).
In una pila le due semicelle sono separate da un setto poroso o da un ponte salino, che

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