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Bryn Mawr Classical Review 2014.11.

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Pierre Laurens, Histoire critique de la littrature latine: de Virgile Huysmans. Paris: Les Belles
Lettres, 2014. Pp. 652. ISBN 9782251444819. 39.50.
Reviewed by Sergio Audano, Centro di Studi sulla Fortuna dellAntico Emanuele Narducci Sestri
Levante (sergioaudano@libero.it)
Preview (http://www.lesbelleslettres.com/livre/?GCOI=22510100877740)
Pierre Laurens, professore emerito alla Sorbonne di Parigi, notoriamente un grande esperto del
Fortleben della letteratura latina, in particolare della sua ricezione nel variegato arcipelago della cultura
rinascimentale francese ed europea, come testimoniato da una larga e autorevole produzione al
riguardo, al cui interno doveroso ricordare almeno il recente La dernire muse latine: Douze lectures
potiques, de Claudien la gnration baroque (BMCR 2010.01.41
(http://bmcr.brynmawr.edu/2010/2010-01-41.html) ).
Il monumentale volume qui recensito rappresenta la summa di questo fecondo metodo di ricerca e
propone al lettore un percorso molto originale, come lautore stesso ampiamente argomenta nella sua
densa Prface (pp. 8-20, in particolare, alle pp. 18-20, il capitolo metodologico Ambition du prsent livre).
Come nel titolo ben spiegato dallaggettivo critique, questo libro non costituisce un manuale di storia
letteraria nellaccezione classica, ma si propone di definire la storia del processo di costruzione della
letteratura latina attraverso la dialettica, certamente feconda, tra rielaborazione critica di filologi,
traduttori, studiosi professionisti dellantico e quanti, invece, si sono accostati ai grandi scrittori della
latinit per un intento di rielaborazione creativa (talora anche polemica), come poeti, romanzieri,
drammaturghi.
Il merito di Laurens, dunque, consiste nellaver dipinto un grande affresco della diversa, e non sempre
coincidente, rappresentazione dellantico, derivante da approcci diversi, che spesso hanno seguito
percorsi paralleli. Tra esegesi dei testi fondate su rigore scientifico (spesso scambiato per pedanteria),
oppure loro riletture in chiave pi artistica e soggettiva (a loro volta imputate di impressionismo e di
scarsa aderenza filologica), non sono mancati, nel corso della storia, momenti di scontro o di
incomprensione, ma Laurens molto attento a cogliere le esigenze di entrambi questi accessus ai testi
antichi, e a valutarne il reciproco contatto valorizzando, in modo particolare, le sintonie. In questo libro,
quindi, la filologia si trova a dialogare strettamente con la poesia, secondo un assioma che non sarebbe
affatto spiaciuto al Pfeiffer dellHistory of Classical Scholarship.
Il frutto pi maturo di un simile percorso lelaborazione di un canone autoriale, che naturalmente pu
variare col passare del tempo, fino talora a pervenire, di volta in volta, a esiti molto diversi (si veda il
giudizio di Leon Bloy, citato a p. 16, secondo cui Tacite et Juvnal ne seraient quel es balbutiements
humains de la langue que saint Jrme a parle divinement). Giustamente lo studioso molto attento
anche a valorizzare il costante apporto generazionale nella determinazione dei vari riferimenti letterari: la
letteratura di tradizione classicistica dialoga con i suoi modelli non in astratto e neppure sempre in nome
di un riconosciuto e condiviso principio di auctoritas letteraria, ma sul fondamento della concreta
contingenza culturale sollecitata dallorizzonte di attesa del momento, col determinante contributo,
pertanto, di ogni generazione di lettori che produce un jugement qui ancre luvre ancienne dans la
modernit (p. 19).
Il fenomeno facilmente ravvisabile nei momenti pi forti della storia culturale: si pensi, ad esempio, allo
straordinario processo intellettuale che fa seguito a grandi movimenti come il Rinascimento o il
Romanticismo, ovviamente con esiti radicalmente diversi per quanto riguarda il rapporto con lantico, ma

in realt ogni epoca (anche in anni ravvicinati) tende a privilegiare aspetti nuovi e peculiari di ogni singolo
autore, sul piano formale quanto su quello dei contenuti, magari fino ad allora tenuti pi in ombra o non
valorizzati, o anche a riscoprire la ricchezza di intere et della storia antica (come il tardoantico, su cui
per troppo tempo ha gravato il giudizio fortemente negativo di studiosi come Gibbon o Mommsen). Sulla
valorizzazione di questi aspetti riscoperti si fondano, dunque, i presupposti per avviare una nuova lettura
di autori, generi, periodi dellantico, che si pu definire giustamente critica, poich non sono infrequenti i
casi in cui sono proprio le
suggestioni creative a offrire nuova linfa al dibattito scientifico e filologico (si pensi, ad esempio,
allinflusso suscitato dal romanzo di Hermann Broch, Der Tod des Vergil, che ha contribuito a modificare
la percezione di Virgilio, fino agli anni della seconda guerra mondiale dipinto come il cantore dei destini
imperiali di Roma).
Ho volutamente esposto con una certa ampiezza i notevoli presupposti teorici che determinano, con
piena coerenza, i contenuti di questo volume, che ora analizzeremo, in maniera pi analitica, nella sua
struttura.
Proprio perch si distacca dalle tradizionali storie letterarie, la scansione dei materiali non segue il
consueto ordine cronologico, ma rispecchia un principio gerarchico, funzionale alla rilevanza della
ricezione del singolo autore e alla sua incidenza nellelaborazione di nuove forme letterarie in et
moderna; dopo lampia Prface, il volume si apre con la sezione, significativamente definita con
espressione dantesca La bella scuola, che raccoglie i quattro nomi qui nont jamais disparu de lhorizon,
astres majeurs du ciel de la littrature latine (p. 20), Virgilio (pp. 23-48), Cicerone (pp. 49-68), Orazio
(pp. 69-83) e Ovidio (pp. 85-105). La seconda, e assai ampia, parte raccoglie invece Les genres de la
prose et de la posie (pp. 106-418), che si articola in sei sezioni: LHistoire (pp.109-176), La philosophie
(pp. 177-211), La posie dramatique (pp. 213-236), Le roman (pp. 237-255), La posie (pp. 257-384),
pistoliers, orateurs et thorie de lloquence (pp.
387-418). Fa poi seguito la terza parte, La littrature technique et rudite (pp. 419-525), equamente
suddivisa tra La littrature technique (pp. 421-480), che, partendo dallenciclopedia di Plinio il Vecchio,
spazia su architettura, astronomia, geografia, medicina, agricoltura, cucina e diritto, e Lrudition (pp.
481-525). La quarta parte, Fragments de littrature (pp. 527-578), costituita da unampia e variegata
miscellanea di autori e generi, in larga misura frammentari. La categoria di frammento acquista in
questo capitolo una valenza semantica pi complessa, riferendosi non solo ad autori giunti in forma
frammentaria, a iniziare dagli epici arcaici, ma anche ai pochi testi sopravvissuti per intero in
rappresentanza di generi che erano praticati con una certa estensione (ad esempio i centoni pagani e
cristiani in et tardoantica: cfr. pp. 571-573). Il volume poi chiuso da un sintetico pilogue (pp. 579581), che riepiloga le riflessioni metodologiche pi
significative: particolarmente interessante, a p. 580, lanalisi dei modi in cui lantico stato variamente
percepito nel corso del tempo, dalle forme di appropriazione, tipiche della cultura medievale (e in questo
contesto la citazione dantesca di apertura trova la sua pienezza di senso, poich Dante opera in spirito
di sostanziale continuit con i grandi predecessori del passato), alla distanza propria della neutralit
scientifica, a partire dalla presa di coscienza di un metodo storicistico in et umanistica (e lo stesso
percorso rintracciabile anche nella dimensione artistico-creativa: non a caso a p. 581 Laurens richiama
le note riflessioni sul classico di Italo Calvino). Seguono poi quattro ricche ed erudite Appendices: la
prima (pp. 585-593) costituita dalle liste delle editiones principes; la seconda (pp. 595-602) dallelenco
dei principali commentari storici, che hanno offerto un reale contributo alla ricezione del patrimonio
antico (per fare un ese
mpio, dal Seneca e Tacito di Giusto Lipsio fino al VI dellEneide di Norden; stupiscono, tuttavia, alcune
assenze, come ledizione lucreziana di Denis Lambin); la terza (pp. 603-615), con esempi di traduzione
comparative, ad opera sia di filologi sia di poeti e scrittori (molto interessante, alle pp. 613-165, il
catalogo delle versioni di un breve epigramma di Marziale, I 35, da Marot del 1544 a quella dello stesso
Laurens nel 1989), mentre la quarta e ultima (pp. 617-622) dedicata alla Chronologie. Il volume ,

infine, concluso dagli Indices, quelli degli autori antichi e medievali (pp. 625-630), degli autori anteriori al
XX secolo (pp. 631-637) e degli autori dei secoli XX e XXI (pp. 639-646).
Ogni profilo concluso da un Aperu, una breve sequenza antologica che in maniera significativa
inquadra le principali tematiche di ogni autore, invitando il lettore a una pi approfondita lettura
personale.
Nel breve spazio di questa recensione sarebbe impossibile discutere singoli punti, in modo particolare
quelli riguardanti la caratterizzazione di ogni autore. Come sovente capita con i grandi libri di sintesi,
soprattutto quando sono espressione di un singolo studioso dalla forte personalit scientifica, il ritratto di
un poeta o di uno scrittore riflette, in maniera marcata, preferenze e idiosincrasie del tutto personali, che
sarebbe insensato discutere con altrettanta soggettivit.
Ci sono indubbiamente ritratti di ottimo livello, come quello di Ovidio, di cui Laurens, con grande
raffinatezza critica, mette nella giusta evidenza sa pntration psychologique et mieux, sa tendresse et
sa compassion pour la souffrance amoureuse (p. 97); nella prosa ho avuto modo di apprezzare
soprattutto le pagine su Tacito: la grandezza dello storico trova la sua massima espressione quale
Thucydide latin grazie al giudizio di Mar Antoine Muret, formulato nelloratio II del 1580, che aprir poi la
strada a Pascal e a Lipsio e, possiamo aggiungere, alla diffusione pervasiva del tacitismo nella cultura
storica e politica dellintero 600. Nelle pagine su Tacito emerge con nitore la capacit di Laurens di porre
abilmente in dialettica il percorso tra antico e moderno, ma anche il suo contrario: la fortuna di un autore,
soprattutto se della statura di un Tacito, contribuisce ad approfondire al meglio la complessit e la
variegata sfaccettatura della sua personalit. La
qualit delle letture compiute in et successive ha spesso la capacit di aprire nuovi orizzonti di studio e
di riflessione, che riguardano e investono lautore in s, in una prospettiva che appunto pienamente
critica.
Non sempre questo risultato raggiunto in maniera uniforme: a mio giudizio, alquanto debole il ritratto
di Lucano (Laurens sembra purtroppo ignorare i notevoli lavori di Emanuele Narducci su questo poeta: il
suo antiteismo, la volont di costruire unepica contro limpero, svelando dallinterno i meccanismi
distruttivi del potere), sottratto dalla Bella Scola dantesca e inquadrato con troppo compiacimento nel
solito clich du style baroque et maniriste (p. 266), cos come Giovenale appare forse troppo
appiattito sul consueto paradigma dellindignatio, che, per quanto indubbio e potente stimolo alle riletture
di et moderna, rischia di essere troppo unilaterale nella valutazione di un poeta cos complesso e
sofisticato. E, pi in generale, toglie talora efficacia la distinzione di un singolo autore tra generi letterari:
linterscambio tra Seneca filosofo e tragico, ad esempio, rimane spezzato, indebolendo la presa che la
sua figura, in modo unitario, ha esercitato
sullimmaginario dei secoli successivi.
I percorsi proposti da Laurens sono spesso legati alla cultura francese, ma il respiro di questo volume
davvero ampio, anche a fronte di qualche rilievo, che nulla toglie alloriginalit del progetto, al modo in
cui stato realizzato, ai risultati cui pervenuto.
E questo volume, di cui appena uscita ledizione italiana preceduta da una densa intervista dello stesso
Laurens al pi diffuso quotidiano italiano, il Corriere della Sera
(http://archiviostorico.corriere.it/2014/febbraio/15/memoria_salvata_dei_grandi_latini_co_0_20140215_b
99f9df2-960e-11e3-8c84-0c0a88d6ee55.shtml) , deve necessariamente trovarsi nella biblioteca di ogni
antichista studioso di Fortleben, ma anche di quei modernisti attenti a cogliere i rapporti pi significativi
con una tradizione, come quella greco-latina, spesso contestata, talora vilipesa, ma mai ignorata.