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Genny 'a Carogna, personaggio divenuto "pubblico" per faccende esplicitamente illecite, pu

implicitamente rappresentare uno spartiacque tra differenti stili della politica di ieri e di oggi.
Il primo rappresentato da Enrico Letta. Pisano, classe '66, ha rappresentato il rilancio di quella
generazione che, sopravvissuta alle macerie di tangentopoli e all'era del berlusconismo, ha provato a
ridare prestigio ad un'Italia arenata sulla banchina della impotenza. Nominato subito dopo le
elezioni del 2013, il Governo Letta ha ridato speranza ad un paese frastornato, attraverso opere
concrete. Il decreto del fare ed il decreto sull'Imu (sospensione rata di giugno 2013)
rappresentano solo l'inizio. A ci seguir il decreto sull' Ilva di Taranto, dove lo stesso Enrico
sventa un presunto golpe internazionale sull'acciaio). Segue la difesa nell'acquisto degli F35,
oltrech il taglio per 50 milioni su auto blu e aerei blu di Stato. Il suo incarico termina il 14 febbraio
2014, con le dimissioni dovute ai giochi di palazzo del suo stesso partito, per l'occasione tanto
spietato quanto democratico.
Il secondo stile incarnato da Matteo Renzi. Fiorentino, classe '75, da Sindaco di Firenze nel giro di
pochi anni scala il Pd con fare deciso e irriverente. Perde le primarie contro Bersani per la
presidenza del consiglio ma le vince contro Cuperlo per la Segreteria del Pd. Appoggia Letta
giurandogli fedelt con parole sicure (Mi ricandido a fare il Sindaco per 5 anni, lancio l'ashtag
#enricostaisereno), salvo poi presentare il benservito allo stesso Letta e votandone di fatto la
sfiducia nella direzione del Nazareno. Apre uno ospizio nel suo partito e lo destina alla sinistra
massimalista (e non mi riferisco alla corrente del PSI, bens a quella corrente di sinistra capitanata
dal leader maximo D'Alema) e a tutte quelle parvenze di ex comunisti ancora presenti nel Pd. Poi
costruisce un Governo di fedelissimi, e avvia i suoi accordi con l'ormai condannato Silvio
Berlusconi sul piano riforme costituzionali. L'Italicum va via via dissolvendosi per le sue pretese
monocamerali insensate, e la riforma stessa del Senato non trova consensi in virt della non
chiarezza della stessa (al riguardo invito tutti a leggere Scalfari su Repubblica dell'11 maggio 2014).
Lavora sul job act e aumenta la retribuzione netta mensile sul credito d'imposta di 80 euro (per
lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 24.000 euro lordi l'anno).
Tra i renziani pi accaniti, ci che da me viene personalmente descritto potrebbe essere messo in
discussione, non senza qualche difficolt. Ma un episodio e solo uno li pone inevitabilmente uno di
fronte all'altro e ne smaschera le differenze. Stiamo parlando di Gennaro de Tommaso e della
trattativa Stato - Ultras.
Gli eventi suscitati da Genny hanno inevitabilmente marcato un solco profondo per la seriet delle
istituzioni. E' imperdonabile il fatto che Renzi, l sugli spalti ad assistere al match NapoliFiorentina, si sia totalmente disinteressato della (o per meglio dire delle faccende) riguardanti
violenza e inno. E, come un turista nel nostro paese, abbia ignorato ogni accadimento, tentando poi
un improvvisato dietrofront alle parole di dolore della vedova Raciti, denunciando la lontananza
delle istituzioni per i fatti dell'Olimpico. Non uno, bens quattro episodi dovevano far agitare
Renzi: primo, il popolo che ama il calcio in "ostaggio" dei facinorosi nello stadio; secondo, la
vedova Raciti e le forze dell'ordine umiliate dalla provocatoria maglia del capo ultras; terzo, il
fumogeno che colpisce il Vigile del fuoco di servizio che cade atterra allo stadio; quarto e ultimo, la
dignit di ogni italiano calpestata per i fischi sull'inno italiano.
E allora permettetemi di essere nostalgico. E concedetemi di ritornare, anche solo per un momento,
a pensare ad Enrico Letta. S perch quest'ultimo, serio oltre ogni aspettativa nei panni istituzionali,
non sarebbe rimasto in tribuna d'onore a ridersela mentre sotto la nord era in corso una trattativa.
Questi: primo, avrebbe sicuramente chiamato Alfano e chiesto spiegazioni; secondo, avrebbe
abbandonato lo stadio, intervenendo duramente la sera stessa con immediate dichiarazioni di

condanna; ma cosa che maggiormente inconcepibile, che non avrebbe fatto finta di nulla,
continuando a cantare disinteressato, nel momento in cui l'inno veniva fischiato dalla maggior parte
dei presenti. Dallo stesso Gennaro, a cavalcioni sulla barriera di protezione.
Solo per dire che la politica dovrebbe essere una cosa seria. E se questa nuova generazioni
d'interpreti con Renzi pensa che tutto possa risolversi con qualche frase da bravi venditori, un
tweet accattivante e qualche improvvisato decreto, allora qualcosa che non va c'. E se cos deve
andare ridateci quelli vecchi: figli di una generazione forse colpevole, ma sicuramente all'altezza di
ricoprire incarichi istituzionali e di rappresentare lo Stato. Ma soprattutto, consapevole che momenti
come questi andrebbero gestiti da protocollo con il massimo della fermezza da parte delle
instituzioni. Perch ci che Renzi ha mostrato al paese, il simbolo di una noncuranza grandiosa
dei problemi (veri!) che affliggono il nostro paese.
L'Italia cambia? No: l'Italia peggiora solamente. Poich se in un paese dove personaggi ha perso la
vita per combattere l'illegalit e difendere lo Stato, un premier in tribuna d'onore continua a mangia
i suoi pop-corn e non si interessa di cosa accade, condanna l'Italia tutta a rimanere pietrificata
davanti all'illegalit e all'ingiustizia.
Ridateci dunque Enrico. Datecene anche un'altro. Purch abbia amore e senso di Stato. Non solo del
potere fine a se stesso. Sarebbe gi un inizio.
Luca Bedoni