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WINCKELMANN E LA BELLEZZA IDEALE DEL


CLASSICO
Il 9 dicembre del 1717 nacque uno dei pi
importanti e influenti storici dell'arte, archeologo e
critico, considerato dai pi il padre della storia
dell'arte. Johann Joachim Winckelmann, formatosi
brillantemente alle universit di Jena e Halle, inizi
la sua carriera di teorico dell'arte e archeologo
grazie all'interesse per le lingue e le civilt
classiche. La conversione al cattolicesimo e
l'amore per il mondo classico resero il successivo
viaggio a Roma fondamentale, soprattutto per
l'approfondimento della conoscenza dell'arte e
delle antichit. La permanenza in Italia gli permise
inoltre la visita agli scavi archeologici pompeiani,
inestimabile fonte documentaria della pittura e
architettura antica. Tra le opere pi importanti di
Winckelmann
si
ricordano
i
Pensieri
sull'imitazione delle opere greche in pittura e
scultura (1755), la Storia dell'arte nell'antichit
o Storia delle arti del disegno presso gli antichi
(1763-64), vero sunto del pensiero del teorico tedesco. La posizione di Winckelmann rispetto
all'arte classica si muove anzitutto dalla scultura greca, simbolo della purezza formale e
compositiva, exemplum di armonia: quest'et aurea

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dell'arte considerata per corrotta dalla versione


romana, una statuaria che rappresenta, per il teorico,
una mera copiatura, priva della bellezza originaria dei
modelli greci. Suddividendo l'arte in quattro fasi
(Antico, Sublime, Bello e Imitazione), infatti,
Winckelmann non fa altro che escludere tutta l'arte
extra-greca dall'idea di bello, considerandola, al
contrario, una forma di degenerazione e decadenza.
Sicuramente, l'esperienza diretta del viaggio a Roma,
lo studio e la catalogazione della statuaria romana, e la
scoperta degli scavi archeologici, hanno contruibuito a
cambiare il pensiero di Winckelmann circa l'arte
romana, nonostante questa venga sempre considerata
inferiore al modello greco. L'arte perfetta un'arte che
ricerca la forma ideale, uno studio dell'equilibrio
compositivo che rende il prodotto artistico armonico e
d'immortale bellezza. La bellezza ideale si esprime, per
Winckelmann, secondo il celebre principio di nobile
semplicit e quieta grandezza, la ricetta della
perfezione dell'arte classica. La grazia delle opere greche deriva infatti da canoni compositivi
razionali, piacevoli alla ragione. Il legame tra percezione e intelletto, tra bellezza e ragione,
diviene fondamentale nella considerazione compiuta dal teorico: l'apprezzamento dell'arte deriva
dalla razionalit dei canoni classici impiegati, dalla sublimazione delle forme, purificate da ogni
elemento individualizzante o caratterizzante. Questa teorizzazione stata fondamentale per l'arte
neoclassica che, recuperando la purezza e la razionalit compositiva dell'arte greca, ha dato il
via ad una stagione artistica ispirata ai modelli antichi, della quale, sicuramente, il maggior
rappresentante

stato
lo
scultore
Antonio
Canova.

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Se da una parte, per, il Neoclassicismo poteva risultare la perpetuazione di un semplice


atteggiamento di copia-studio del modello greco, Winckelmann sottolinea il concetto di imitazione
interpretandolo come assimilazione dei principi e canoni classici, finalizzata alla nuova e originale
creazione artistica. Per attenersi al modello antico, l'artista deve impostare razionalmente la
propria arte, svuotandola di sentimenti e passioni, che possono deformare la pura bellezza della
forma razionale. Allo stesso modo, deve evitare il colore, espressione fuorviante della passione,
basando il proprio lavoro sulla linea, strumento di costruzione razionale. Egli sostiene infatti:
come la profondit del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie,
l'espressione delle figure greche, per quanto agitate da passioni, mostra sempre un'anima
grande e posata. Il bello ideale teorizzato da Winckelmann dunque l'opposto del Barocco,
inteso come irregolarit, sfarzosit e espressione passionale. Questa ammirazione e
venerazione del teorico per la purezza della statuaria greca si fonda in parte, per, sul palese
fraintendimento del candore del marmo, creduto erroneamente come originale (in realt anche
le statue greche erano colorate). Ma non varrebbe nulla, forse, palesare l'errore: per
Winkelmann l'unica via per noi di diventare grandi e, se possibile, insuperabili, l'imitazione
degli antichi.
.
Federica Gennari

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