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Analisi ~*~ matematica Indice 0 Introduzione. 1 Insiemi. we 0.1.1 Operazioni elementar 0.2) Funzi 0.3 Un po’ di logica. 0.4 Insiemi finiti. we wee a Potenza del binomio (Formula di Newton). 0.5 Insiemi infiniti ¢ dei numeri naturali: N. ¢ dei numeri interi rek 05.3 Hcampo dei numeri razionali: Q, ss. 0.5.4 Hcampo dei nnmeri reali: BR. 5 DistanzesuR . « 06 Propriet’ di funzioni - fumz 0.7 Tcampo dei numeri 0.7.1 Forma algeb 0.7.2. Forma trigonometrica dei numeri compless 0.7.3 Radici n-esim 0.7.4 Teorema fondamentale delValgebra. 1 Tcampo reale one del Campo Reale Operazioni algebriche 2 Successioni. 2.1 Introduzione. 2.2 sioni reali, 2.3 24 sioni monotone. 25 li convergenza e di 2.6 Teoremi fondamentali per il calcolo dei limiti. . 2.7 numero" 2.8 Alcuni lim notevoli, vill 30 2.9 Confronto tra infiniti (¢ tra infinitesimi) 2.9.1 Confronto tra infinitesi 2.10 Massimo e mini 2.11 La condizione 10 limit Cauchynr eevee ences Serie 34 Introduzione, 3.2 Serie a termini posi 3.3 Assoluta comvergenzas sss e sce ere eee e eee eee Funzioni: continuita, limi 4.1 Introduzione, . 4.2 Contin we . 4.2.1 Prime propriet delle fimzioni : . 4.3 Limiti, , Leen nett ees . 431 4.3.3. Prime proprictA dei limit. 6.0... 4.3.4 Limiti di funzioni monotone. see 4.4 ProprietA fondamentali delle funzioni continue, 4.4.1 1 teorema di Bolzano (0 degli eri)... « 4.4.2 I teorema di Weierstrass. sees 4.4.3 La continuitd uniforme, 64... 0 ee 4.4.4 Funzioni inverse di funzioni cot Calcolo differenziale. 5.1 Introduzione. BQ Laderivata ccc. cece cere e eee eee 5.2.1 Derivate di funzioni elementari ..... « 5.2.2. Regole di derivazione. sees ‘Teoremi fondamentali del Caleolo Differenziale, . 5.3.1 Conseguena ‘Teoremi eee Derivate di ordine superiore al primo. «4... « La formula di Taylor . . - 5.6.1 Valutazioni dellerrore (0 resto)... «+ 6.2 Formula diMe Laurin... see 5.6.3 Appli 5.7 Convessit 5.7.1 Verso della concavitA per finzioni derivabili 5.7.2. Massimi e minimi di funzioni derivabili, Bak ion. INDICE Seen vee OF vee 96 98 103 105 INDICE iit iv INDICE 6 Integrale. 109 GAL Tntroduzione, v6 vee eee ee eee LOD 6.2 Definizione diintegrales oo cette eee en eee ee LOD 6.2.1 Funzioni a scala e loro integral 109 ut 13 116 18 121 121 122 6.3 Integrale di una funzione limitata. . « 1 Classi di funzioni integrabili, Formule di calcolo approssimato, 6.4 ProprietA dell’integrale, 6.5 Teorema fondamentale del calcolo integral Funwione integrale, 6.5.2 Il teorema del calcolo. 5.3. Calcolo delle primitive, Pee eee DM 6.6 i 127 67 132 A Fumzioni di pit: variabili 141 Adl Introduzione, 66 ccc cece eee eee eee erence ee HAL AQ Limiti. 142 A.B Derivate parziali, 6... « 143 A Derivate parziali di ordine superiore. 145 A. Derivabilita delle finzioni composte. 146 A.6 Formula di Taylor. 147 A.7 Mas: inimi Hi 148 Capitolo 0 Introduzione. Questo Capitolo ha natura e scopo differente da tutti quelli che seguono, essenzialmente per dne motivi. Il primn ® che molto del materiale riportato devrebbe gif far parte del bagaglio culturale del lettore e di queste argomenti vi sono in generale solo richiami, senza aleun riferimento © dimostrazione. Il secondo motivo @ che quelle parti che potrebhero avere caratteristiche di novitA (ad esempio i numeri reali) saranno riprese nei Capitoli seguenti. Viene qui inoltre introdotta una buona parte del simbolismo matematico che vern’ ntilizzato nel seguito, II lettore ® pertanto invitato, per una miglior comprensione dei capitoli successivi, a completare le eventuali lactne sugli argomenti qui richiamati 0.1 Insiemi. In tutta la trattazione che segue assumeremo come acquisita la nozione di insieme: avremo sempre a che fare con insiemi "ben definiti”, Un insieme & definito quando & assegnata una legge che consenta di stabilire se un oggetto appartenga o no all'insieme in esame. La legge che definisce Tinsieme pud essere formulata in vari modi, pud essere un elen- co degli clementi che appartengono alFinsieme o pud enunciare una propriet’ che lo caratterizzi: per esempio A={abe} , A={24,6} , A={eerbun mumero primo}. La relazione che lega un insieme A al suo elemento a? la relazione di appartenenza: col simbolo a € A si indica che a appartiene ad A (se a non appartiene ad A si scrive 0 ¢ A). Dati due insiemi A e B si dice che A = B (relazione di uguaglianza) quando A e B clementi (cine A e B sono lo stesso insieme); si dice che A ? un sottoinsieme di Be si sctive AC B (relazione di inclusion) quando ogni elemento di A & anche un elemento di B. La relazione di inclusione ® una relazione d’ordine: ha le proprict’ # riflessiva (cio? Ac A) © antisimmetrica (cio? se Ac Be Bc Aallora A= B) © tramsitiva (ciod se AC Be BCC allora ACC) v vi CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. Si noti che Ia relazione di inclusione non & di inclusione stretta: ogni insieme 2 un sottoinsieme di sé stesso: per indicare che A é contenuto strettamente in B. cio’ che c® almeno un elemento di B che non appattiene ad A é usato comunemente il simbolo A B. La serittnra a C A é errata, & invece corretta serivere {a} CA: questo significa che insiome che ha come unico elemento a cio’ Vinsieme B = {a} ? um sottoinsieme di A. Econveniente (ami iispensabile) considerare tra gli insiemi l'insieme vuoto (I'insieme che non contiene nessun elemento, indicato con 2): ess toinsieme di ogni insieme, Ogni insieme A non vuoto ha due sottoinsiemi detti impropri: @ e A, eli eventuali altri insiemi sono detti sottoinsiemi propri: sono quelli conteuti propriamente (0 stretta- mente) in A, Naturalmente eli insiemi che hanno solo un elemento hanno solo sottoinsiemi impropti, Non esiste Finsieme di tutti gli insiomi (si pud dimostrare che, se esistesse, allora se ne pottebbe castruire tno pitt grosso); per motivi di omageneita e per evitare paradossi & spesso opportuno limitarsi a un “universo temporaneo”, cio’ prendere in considerazione solo sottoinsiemi di questo universo: se per esempio stiama facendo dei calcoli ci rest giamo ad insicmi numerici, se siamo al ristorante ci limitiamo ai cibi alle bevande elencati nel menii ed eventualmente ai loro prezzi. 0.1.1 Operazioni elementari sugli insiemi. ¢ Unione di due insiemi A ¢ B : si indica con AJB edt Vinsieme i cui elementi appartengono ad almeno uno tra i due insiemi A e B. « Intersezione di due insiemi Ae B : si indica con AO B ed 2 Vinsieme degli celementi comuni ad A e B (degli elementi che appartengono sia ad A che a B) Differenza tra due insiemi Ae F (0 camplemento di R rispetto ad A): si indica con A\ B ed 2 Vinsieme che ha come elementi gli clementi di A che non sono elementi iB, Questa operavione ha senso anche se B non ¢ un sottoinsieme di A: in effetti sitolgono da A solo gli elementi di ANB, quindi A\ B= A\(ANB) Fissato un universo temporaneo X ® comodo avere a disposizione anche Voperazione di « Complemento di un insieme A (ovviamente rispetto all'universo prefissato X): si indica con AC ed @ Tinsieme X \ A. (Da usare con cautela: deve essere avvio che siamo in un ambiente predefinito, lo spazio X). Elenchiamo ora alcune proprieta, di immediata verifica, cont ti alle operazioni preceden- 0.2. FUNZIONI. ALA=A ACA AUS ANS AUX=X ANX= ALB UA ACB=BNA (AUB)UC=AU(BLOC) (AnB)NC=AN (BNC) AL(ANB)=A AC(AJB)=A (ALB)IC=(ArC)U(BrC) (ANB) JC =(ALC)N (BUC) (AUB)® = ACT BE (An B)® = ACUBS Con le operazioni precedenti, se si? in un ambiente emogeneo, non si esce dall'ambiente io, gruppi di esseri umani si ottengono ancora gruppi di esseri umani, T’esistenza delinsieme vuoto fa in modo che Vintersevione di due insiemi sia sempre un insieme: gli insiemi con intersezione vuota si dicono disgiunti, Un'operazione sneli insiemi che non ha la caratteristica di omogeneitA sopra citata 2 il « Prodotto cartesiano di due insiemi Ae B: si indica con A x B ed il risultato ® Finsieme delle coppie ordinate (a.)) in cui il primo elemento della coppia & un elemento di A ed il secondo t un elemento di B: Ax B= {(a,b):a € A,b< B). Per esempio, se A= {1,234} e B={r-y.z} allora (2) 22) (2) (442) AxB=) (Ly) (2y) Bw) (oy) (a) (2) (3:2) (2) 0.2 Funzioni. Dati due insiemi A e B (non necessariamente distinti) si chiama funzione da A a B una qualungne corrispondenza (formula, regola) che associa ad ogni clemento di A uno ed un solo elemento di R. Se diamo il nome f a questa funvione, si scrive f > A — B: il valore y € B corrispondente di € A tramite f viene indicato con y = f(z). A volte si usa (impropriamente) quest’ultima notazione per indicare la fimzione, la scrittura: => f (vc) & quella corretta, Linsieme A su cui la fimvione f ® definita & il dominio (0 campo di esistenza) di /, jeme B in cui f assume valor @ il codominio di f. Tinsieme f (A) = U{f (z) : 2 € A} ® Timmagine (di A tramite f), Una funzione f : A> B si dice jettiva ser # y => f (x) # f(y) 0. equivalentemente, f (x) = f (y) => 2=y « suriettiva se f(A) = Vili CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. © biiettiva se 8 contemporaneamente iniettiva e suricttiva, ciod se stabilisce una corrispondenza biunivoca tra Ae B. Se f: A+ Beseg@, asua volta, uma finvione definita in B (a valori in un certo insieme C), & possibile costruire ln funzione composta h=gef . h:A—>C defi dalla regola h(x) = 9 (f (2) Se f : A> B® uma funzione biiettiva si dice che f & invertibile e si pud costruire la fanzine g : B + A che associa ad ogni y € B unico 2 < A tale che f (2) = y. La funzione ne detta funzione inversa di f ¢ viene di solito indicata con f~!. Ovviamente se fo! allora f = g7!. Si osservi che la funzione composta tra due funzioni inverse tra loro ff © g ® sempre Fidentit (Ia fimzione che ad ogni valore fa corrispondere sé stesso), ma Ip su B. 1 At > B definita da fi (c) = f (2) per oani got cio la prima @ Videntita su A, la seconda & I Sia f: A> Be sia Ai C A, La fimzione fr r€ A, viene detta restrizione di f ad A). 11 grafico di una funzione f : A > B 2 il sottoinsieme del prodotto cartesiano Ax B TN ={a,f(o)):2€ A} ={(e.y) 12 AYE B.y= flo}. Sia f+ A> B ma qualsiasi funzione (in generale non inverti rischio di confusione) il simbolo f~! per indicare, in varie situazioni, V'insieme delle con- troimmagini (0 delle immagini inverse). in particolare, per ogni y € B si indica con f-"(y) Vinsieme degli x € A per cui f (x) = y, ciot f-! (y) = {x2 = A, f (x) =y}. In generale se EC B siha f~!(B) = {rr Af (x) € E}. 8 pnssihile che per qualche 1 € B Vinsieme {1 (y) sia vuoto (in questo caso f non suriettiva) o sia costituito da pit di tm elemento (in questo caso f non @ iniettiva). Per le immagini e per le controimmagini 2 immediato verificare che valgono sempre le seguenti relazioni FOUL) PXCV FOO NFO) SEEXYU FY) fNXNY) = fol(X)e fv) usa ancora (con 0.3. Un po’ di logica. Introduciamo ora alcune definizioni ed il simbolismo della logica clementare comunemente usati nella matematica. Una proposizione & una frase dotata di senso: pud oraneamente vera e falsa (pu) anche darsi che non si esempio: 1. 1008 un quadrato perfetto, 0.3. UN PO’ DI LOGICA. ix 2, 122 divisibile per 3. 3. Fequazione a” +5” = c” non ha sohvioni intere se n > 3, 4, 9 & un numero pari, 5, il canarino un mammifero, 6, Fequazione a” +5" = c non ha soh ii intere per ogni n > 1, 7, ogni numero pari maggiore di due @ la somma di due numeri primi sono proposizioni: le prime tre sono vere, Pultima non si sa (@ una “congettura”), le altre sono fake, La terza proposizione (teorema di Fermat) era una congettura fino a pochi anni fa, Prendiamo in considerazione solo le proposizioni per cui & noto se sono vere o fals possiamo allacciare due propesizioni mediante connettivi logici, i pitt semplici tra questi sono: "e" (congiunzione) si indica col simbolo: / e significa "entrambe” © 0” (disgiunzione) si indica col simbolo: V e significa "almeno una” ¢ non” (negazione) si indica col simbolo: ~. Se indichiamo con P e con O due proposizioni, allora la proposizione PAQ (si legge P e Q) & vera se e solo se sono vere sia P che Q. & falsa quando almeno una tra Pe O? falsa, mentre la proposizione PV Q (si legge P a Q) & vera se e solo se almeno una tra Pe Q& vera, & falsa se sia P che Q sono false. Ovviamente P (si legge non P) & vera se e solo se P & falsa CC® una stretta parentela tra questi simboli e quelli delle operazioni tra insiemi, ad esempio A e B sottoinsiemi di X’, allora dire che € AO B significa che per zr sono contemporaneamente verificate Ie condizioni di appartenere ad A e di appartenere a B, quindi A)B={a:reA\ceB} , AUB={r:4eAvre BY A\ B= {a:(reA)A(e eB} , AT ce X)A(¢ A)}. La relazione di disgiunzione va intesa nel senso di ”almenc una delle due” (il latino " vel”) e non nel senso di contrapposizione (come ne! latino “aut” ¢ nelVitaliano “oppure”). cio di “una sola tra Ie due”. La frase "solo una tra le proposizioni P, Q” deve essere scritta cost: [PA (-Q)] V[(=P) AQ] Analogamente Vinsieme degli clementi che appartengono ad uno ed tno solo tra due insiemi A e (differenza simmettica tra A e B) & (A\ B)U(B\ A) = (47 B®) U(BOA®) = (ALB) \ (ANB). x CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. Un altro connettivo é Vimplicazione si indica col simbolo: = e significa "se... allora” col simbolo P => Q intendiamo "se t vera P allora t vera Q” (0 anche P ¢ una condizione sufficiente per Q, o da P segue Q. o infine, ma da evitare, Q@ una condizione necessaria per P). B ovvio che P => Q& vera quando sono vere sia P che Q ed ® falsa quando P & vera € Qé falsa. Meno ovvio & che cosa si pud dire quando P ® falsa: i logici assicurano che,in questo caso, Fimplicazione @ vera qualunque sia la verita di Q (cio’: dal falso segue sempre il vero}. Dunque le due proposizioni P => Qe QV (+P) sono contemporaneamente vere © contemporaneamente false (la cosa non deve turbarci: per noi Fipotesi 2 sempre vera, quindi ~P & falsa. La doppia implicazione, che si indica col simbolo: <= significa "se ¢ solo *condizione necessaria ¢ suffcente” dice che P e Q sono contemporaneamente vere o false, si dice anche che P e Q hanno lo stesso "grado di verit{", Esempi. (nb pari) => (nb divisibile per 4) falsa (n2 divisibile per 4) => (m8 pari) vera (n& divisibile per 4) <=> (n & pari) falsa [(n 2 divisibile per 4) A (n 2 divisibile per 3)] <=> (n 2 divi falsa [(& divisibile per 2) A (n & divisibile per 3)] <> (n & divisibile per 6) vera (la gallina & un mammifero)== (10 ® dispari) vera (la gallina & un mammifero)=>(10 & pari) vera (la gallina & un mammifero) <== (10 ® dispari) vera (la gallina & un mammifero)<=>(10 @ pari) falsa Date due proposizioni P e Q oltre alla nuova proposizione P ==> Q (diretta) si possono costruire altre tre proposizioni: Q => P (inversa) , (“P) => (-O) (contmaria) e (-Q) => (-P) (inversa della contraria 0 contraria della inversa, a volte chiamata contronominale): facile verificare one diretta ¢ Ia contronominale hanno sempre lo stesso grado di verit, di loro, con lo stesso grado di veriti. Naturalmente, come si vede dagli esempi precedenti pud capitare che la proposizione diretta sia vera mentre Ja inversa (e quindi anche Ia contraria) sia falsa, Sul fatto che P => Q sia eqnivalente a (-Q) => (“P) # hasato il metodo di dimostra- zione per assurdo: si suppone falsa la tesi per arrivare a dimostrare che, di conseguenza, non pud essere vera T'ipotesi, che perd. si sa, deve essere vera, da cui Fassurdo. Ogni proposizione che contenga almeno una variabile (ciob in cui si fa riferimento ad un elemento che pud variare in un prestabilito insieme) si chiama predicato ; questa proposizione pub essere vera o falsa a seconda dei valori assunti dalle variabili, Per esempio Ia frase P(x) = {a 8 un quadrato perfetto} 0.4, INSIEMI FINITI. xi ® vera quando 2 vale 1,4,9,+++ , falsa per x = 2,3,5, Dato un predicato si possono sempre costruire le due proposizioni Vr,P(e) , Ex: P(x) che vogliono dire, rispettivamente: per ogni z vale Ia props izione P (x) & possibile trovare almeno un x per cui vale P (1) naturalmente «fa parte di un universo provvisorio: se questo non & chiaro a priori si pud precisare scrivendo Yr € X,P (x) oppure 3r € X : P(x), Per esempio la proposizione *in ogni triangolo la somma degli angoli interni vale un angolo piatto” @ vera purché si pensi ai triangoli piani, non lo pit se il triangolo & disegnato su una sfora. L'uso dei quantificatori v ed = particolarmente comodo quando si vogliono negare delle propriet4; infatti negare la frase Vr € X,P (2) significa affermare che si pud trovare (in X) almeno un elemento per cui la proprieta P(r) ® falsa, ciod = (We € X,P(2)) = Er € X:-P(a)) e, analogamente negare la frase =x € X : P (2) s di X la proprieta P (x) @ falsa, cioe nifica affermare che per ogni elemento 3@r EX: P(a)) = (vr € X.-P (2). Per esempio, per negare che ogni numero intero & pari basta trovare un numero intero che non 2 divisibile per due, per negare che esiste un numero intero maggiore o ueuale di tutti i numeri interi (ciot che Pinsieme degli interi ammette massimo) bisogna mostrare che comunque si prenda un numero intero se ne pud sempre trovare uno maggiore. 0.4 Insiemi finiti. Diamo per ovvia la possibilitA di costruire insiemi che contengono un numeto finito di of eetti distinti: c’t un solo insieme vuoto e ci sono tanti (quanti se ne vuole) insi it da un solo elemento: tutti questi insiemi di singoli possono essere posti in cortispondenza biunivoca tra di loro (in un sol modo). Ogni insieme di due clementi pud essere ordinato (ciob posto in comrispondenza biunivoca con Vinsieme {1,2}) in due modi diversi generale, ogni insieme di n elementi {a1.a2.-+- ,aq} pud essere posto in com biunivoca con Vinsieme (1,2.++ .n} inn! = n(n 1) + (12) +000 36261 modi diversi (ci veda la dimostrazione nel seguito del paragrafo), il simbolo n! si legge "n fattoriale, Diciamo che un insieme E é finito quando & possibile trovare un numero n in modo che sia possibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra B ed {1,2.-+- .n}. Ovviamente il numero n & unico e, come detto sopra. i p allineamenti distinti (Ie permutazioni) di E sono nl. xii CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. In altri termini: due insiemi finiti hanno lo stesso numero di elementi (la stessa cardinae 'A) se e solo se li si pud mettere in corrispondenza biunivoca, Si noti che non & possibile stabilie una corrispondenza biunivoca tra un insieme finite ed un suo sottoinsieme pro- prio. Da questo punto di vista, per ogni n fissato, tutti gli insiemi di m elementi vengono ritenuti equivalenti tra di loro ed il “prototipo” di questi insiemi ® E, = {1,2,--- .n}. Per ogni intero positivo k non superiore ad n il numero di tutte le possibili funzioni iniettive da Ey ad En & ne (nV sve(n—k+1) (numero delle disposizioni semplici din ogeetti ka k). In generale, dati n ogeetti diversi tra loro ogni allincamento di k oagetti distinti scelti tra gli n viene chiamato dispesizione semplice, con la convenzione che si ritengono diversi due di questi allineamenti quando almeno in uno dei k posti differiscono per Foggetto contemuto, Infatti siano Ey = {1,2,+++ .A} ed En = {1,2.+++ .n}. Possiamo costruire f : Ey — En iniettiva nel modo seguente: F (1) pnd essere seelta in n modi diversi, rma valta scelto f (1) f (2) pud essere scelto in (n— 1) modi diversi, per cinscuna delle n(n 1) scelte diverse della copia {f (1). f 2} f (3) pud essere scelto in (n= 2) modi e cosi via fino ad f (Ik). Nel caso k =n otteniamo, come detto in precedenza, che il numero di tutte le poss fanzioni biiettive tra due insiemi din clementi msne(n—l)e(n=2)e03 Qed Liinsieme Ey {1.2.+++ ,n} ha, come sottoinsiemi, linsieme vuoto, linsieme En stesso, n sottoinsiemi (distinti) di un elemento e gli n sottoinsiemi di (n — 1) elementi complementari rispetto ad Ey, scuno degli insiemi precedenti. In generale, comunque si fissi k compreso tra 0 ed n, ci sono n(n=V-n=k +) @) Ti sottoinsiemi (distinti) di elementi ed altrettanti sottoinsiemi di (n — k) elementi, Infatti sia Aj, C B,, un qualunque sottoinsieme (non ordinato!) di k elementi: sappiamo che Ay pud essere ordinato in k! modi div piamo che ci sono n(n—1)+++(n—k+1) ili allincamenti di kt clementi (distinti) scelti in Ey. Se a il numero di tutti i pose sibili sottoinsiemi (distinti) di Ep costituiti da k elementi allora deve essere nm ~ i) . 9) viene detto coefficiente binomiale. Si definisce combinazione sem- lice di n oggetti k a k ogni scelta di k oggettit di Iti tra n oggetti assegnati, (2) @ quindi anche il numero delle combinazioni semplici din oggetti k a k. Si conviene di pore =1e (7)=(")=1 0) Fn r-M=n(n=1)-(n=k+1) — quindi 1 mumero (( inti 0.4, INSIEMI FINITI. xiii 0.4.1 Potenza del binomio (Formula di Newton). Tl termine coefficiente binomiale sopra introdotto ¢ giustificato dalla seguente formula: o+y"=> ({) atrrs it Scriviamo (a +5)" come prodotto di (a +5) per sé stesso n volte nel seguente modo: (a +B)" = (ay + by) (a2 + ba) +++ (an + Bn) bn a=a=eSan=0 , bh (gli indici servono solo a ricordare che a, e bj fanno parte dell’i-esimo fattore. Il risultato de] prodotto 2 costituite dalla somma di 2" termini tutti della forma Tyme In dove —-%=Qj oppure =bj perogni *=1.2.00+n. I coefficiente di a ¥'-* @ il numero delle possibilita di estrarre daglin fattori (a; + bi) esattamente ke degli a; : ¢ questo, per quanto detto, & (D) . #8 comodo erdinare i coefficienti binomiali in una tabella (triangolo di Tartaglia) in cui ({2) si trova allinerocio della riga di indice n com Ta colonna di indice h kO12 3 4 5 6789 n oo4 1 41 2 121 301331 4 14641 5 1500 5 1 6 161 0 1 6 1 7 1723 3 2 7 1 8 18 28 56 70 56 28 8 1 9 1.9 36 84 126 126 84 36.91 in questa tabella si vede immediatamente che ogni riga 2 simmetrica rispetto al contro, infatti nmy_(™ in ii termi li (Cn) = (2%) , inoltre ogni termine non agli come somma dei due termini della tiga precedente, uno sulla stessa colonna, Valtro nella colonna precedente, ciok @=C7)* G7) emi di una tiga pud essere attenuto xiv CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. Dalla formula di Newton segue immediatamente che la classe dei sottoinsiemi distinti di Ep. Pinsieme delle parti di Fn. ha 2” elementi: (1+ 1)" => (2) =m, 0.5 Insiemi infiniti Come detto precedentemente ogni insieme finito (non vuoto} & caratterizzato dal numero dei suci elementi, Un insieme non vuoto che non sia finito viene detto infinito: si pud dinostrare che eli insiemi infiniti sono caratterizzati dalla proprietA di poter essere posti in corrispondenza binivoca con una loro parte propria. 0.5.1 Insieme dei numeri naturali: N. N = {12.316} (secondo alti N = {0,1.2,3,+++}) @ il "pid piccolo” (rispetto alla relazione di inclusione) insieme con le seguenti proprietA (assiomi di Peano): P1) uno é un numero naturale (in simboli: 1 € N) P2) per ogni numero naturale n esiste un numero naturale univocamente determinato detto il successivo din (in simboli: n+) P3) 1 non 2 i successivo di alcun numero naturale 4) numeri naturali diversi hanno successivi diversi P5) se At un sottoinsieme di NV con le propriet’ ij 1eA, i) neA=nteA allora A=N, artendo da questi assiomi si possono definire la somma ed il prodotto di due numeri naturali (Ie usuali operazioni) e si pud introdurre una relazione di ordine (totale): nsme {(n=m)V(pEN:m=ntp)}. Come per la relazione di inclusione questa relazione gode delle proprietA riflessiva, anti- simmetrica e transitiva; diciamo che Fordine totale perché, a differenza della relazione di inclnsione per eni possinn esistere insiemi non eonfrontabili (nessimo dei che ® eontennto nell'altro), in questo caso dati due numeri naturali li si pud sempre confrontare e vale sempre tna e una sola tra Ie possibilité nem, n=m, n>m E facile costrnire una corrispondenwa biunivoca tra NN ed un suo sottoinsieme proprio: per esempio quella che ad ogni numero intero associa il suo doppio (cit f :m => 2n) dA una 0.5. INSIEMI INFINITI xv cortispondenza biuniveca tra N e Vinsieme dei numeri pari Ogni insieme che pud essere posto in cortispondenza biunivoca con N viene detto numerabile, Si pud dimostrare che Funione ed il prodotto cartesiano di un numero finito di insiemi numerabili & ancora un insieme numerabile. i pud dedurre il fondamentale Principio di induzione: Dall’ assioma P5} Se una proprieta P (n) dipendente da una variabile intera n vale per n€N vale P(n) => P(n +1) allora P vale su tutto N Le se, per ogni Esercizi: Si possono dimostrare per induzione le seguenti propriet®: n(n+1) Pint? _ (e,)* etna (53). f= @Se x>-1 alla (1+2)">1+n0, en>ar, Oe ee ee #atey"= > (T)ater’, ae © Ogni insieme din elementi ha 2" sottoinsiemi. 0.5.2 Insieme dei numeri interi relativi: Z. Z = (0,41,42,43,---} = NU {0} J (-N). E ottennto “aggiungendo” ad N lo zero ane deeli opposti di tutti i numeri naturali, con le regole nt+0=n , nt(-n)=0 Esercizio: cosa vuole dire n+(-m) ? xvi CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. 0.5.3 II campo dei numeri razionali: 0. Q = {p/a:p = Z.q = N}. Si ottiene questo insieme, con costruzioni diverse ma equivae enti, “aggiungendo” i reciproci degli interi relativi non nulli ed i loro multipli e definendo opportunamente le operazioni di somma ¢ di prodotto, Il risultato t un insieme numera- bile (lo si pud pensare contenuto in un insieme equivalente a Z x N) che ha la struttura algebrica di “campo”, cio® «sono definite due operazioni (comma e prodotto), entrambe commntative e associa tive ed entrambe dotate di elemento nentra. T’clemento neutro rispetto alla somma viene chiamato zero, mentre quello rispetto al prodotto viene chiamato unit’ o uno. « ogni elemento di Q ammette opposto ed ogni elemento di Q\ {0} ammette reciproco, «vale la propriet4 distributiva (del prodotto rispetto alla somma): a-(b-+ ¢) = a-b+a-c inolire su Q @ definita una relazione di ordine totale (quella usuale) che ® compatibile con le operazioni, cio? @¥aeQ vale a0) = arce. «6¢X 2m minorante di Bsc Ye € B vale Ge. « seilminimo di se 6=he Vee Evale d allora eArA cam, Si pub dimostrare che R non ? numerabile (si dice che ha la potenza del continuo) NelFinsieme dei numeri reali positivi'equazione 2” =a (a >0) hasempre una e una sola soluzione, che viene in generale indicata con x = {/@ 0 con « = al/", Per esempio nel c la soluzione delequazione 22=0 & T=sup{a>O:22 2 il numero /Z non pud essere un numero razionale, # Per ogni intero n > 2 per ogni numero primo p il numero YF non pud essere un numero razionale. CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. « Per ogni interon > 2c per ogni prodotto finito di numeri primi p1,p2.-- .p distinti il numero (py +pz+++++p,)'/" non pud essere un numero razionale. Quanto chiesto sopra si basa sulla proprieth che ogni numero intero pud essere scompo- sto in una sola maniera in prodotto di numeri primi (a meno delfordine in cui i fattori compaiono). 0.5.5 Distanze su R. La funzione |-| : 2 = |a| = max {z,—z} (valore assoluto 0 modulo di 2) che ad ogni x € B associa sé stesso se x > 0 0 il suo opposto se x < 0 & particolarmente utile per introdurre nel campo reale Ia nozione di distanza: dati due numeri reali x e y si chiama distanza tra x ¢ y il numero reale non negativo |a = yl, si pone ciod d(x.) = |r = y|. B immediato verificare che questa distanza ha le proprieta: ed(c.y)20 © d(z.y)=0e5e ¢d(x.y) =dy2) © d(z.y) Sd(z.2) +d(2,y) In B si definisce intorno circolare di centro xp ¢ raggio r (r > 0) Finsieme U (aor) ~ {rE R: [v= ao] a} @ at) ={reRiaa} © [a,b) ={aeR:a Ry che verifichi le tre proprietA prima richiamate per il valore assoluto (0 modulo), Esempi. ¢ A={1/n.n€N}_ ®Punione di infiniti chiusi. non & né chiuso né aperto. ogni suo punto 2 un punto isolato, ha un solo punto di accumulazione, 0, che non appartiene ad A, A ammette massimo e non ammette minimo: 1 ? il massimo di A ¢ 0 ne estrema inferior. od CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. © B={O}Uf{I/nnEN} b chiuso, © C= (0,1) U{3} non t né chiuso né aperto, 0 & il minimo di Ce 3 ne & il massimo (quindi anche Vestremo superiore). L’unico punto di accumulazione di C che non appattiene a C & 1, Si noti che in questo caso, fissato ¢ > 0 (¢ minore di 2) Tunica elemento di G che 8 maggiore di 3 = © 23. © D={p/q:pEN,qEN,p f (2) < f (0p) si dice che 2p & un punto di massimo assoluto forte, altrimenti si parla di massimo (sempre assoluto) debole. Sia ora AC R, si dice che zo & un punto di massimo relativo per f (0 che f ha in 29 ‘un massimo relativo) se @ possibile trovare un intorno Uf di ap in modo che « € U => f (2) S f (a0). La definizione di minimo relativo ? analoga. Sinoti che se 9 & un punto isolato allora zy ® contemporaneamente punto di massimo di minimo, analogamente ogni funzione cestante ha in ogni punto del suo dominio sia un massimo che un minimo (deboli). Se f una funzione reale di vatiabile reale con dominio A (f : Ac R +R). Si dice che « f & non decrescente in Ase z,y€ A, a< y= f(z) < f(y) « f & strettamente crescente in Ase x,y A, 2 f (x) < f(y) « f non crescente in A se r.yS A, 2 f(a) > f(y) « f & strettamente decrescente in A se r.y€ A, x f(x) > f(y) Le funzioni con queste proprietA vengono dette monotone e a volte, generando un po! di confusione i termini non decrescente e non crescente vengono sostituiti con crescente e, rispettivamente, decrescente, Tutte le funzioni strettamente monotone su un insieme sono iniettive e, quindi, invert Se A 2 simmetrico rispetto allorigine si dice che 4 f © pari se per ogni x € A risulta f (—2) = f (x) 0.6. PROPRIETA DI FUNZIONI - FUNZIONI ELEMENTARI. xxi # f dispari se per ogni x € A risulta f (2) f(x). Elenchiamo ora aleune funzioni di uso comune nell'analisi matematica che, salvo avviso contrario, sono definite su tutto R. « Funzioni costanti: f (2) =e. Associano ad ogni grafico & una retta orizzontale, sempre lo stesso valore, TL loro © Funzioni linea ciente angolare m. f(a) = me, Toro grafico & una retta per Forigine di coefti- « Funzioni affini: f (x) = mx-+g. Moro grafico é una retta, di coefficiente angolare ‘m, che incontra Passe verticale nel punta di ordinata q. * Potenze ad esponente intero positivo: f(r) dispari a seconda che n sia pari o dispari. "m€N. Sone funzioni pari © Polinomi: f(z) = > ez* = oy + ie + e2? +++ + ene". Sono combinazior lineati di potenze: olite ai casi visti sopra per n = 0 en = 1, sen =2si ha una parabola P(x) a@) « Fumsioni razionali: f () = punti in cui Q(x) 40. con Pe Q polinomi. Sono definite in tutti * Radici n-esime: f(r) = (7. Se n 2 dispari sono definite su tutto R e sono Je funzioni inverse delle funzioni potenza: se n ¢ pari sono definite su Ry ('insieme dei numeri reali non negativi) e sono le funzioni inverse della restrizione ad Ry delle funzioni potenza, * Potenze ad esponente razionale: sia p € Z, q=N ed x > 0, Si pone f(a) = 2/1 = (ya)? = YaP. Se p/q ® positive allora la fimzione viene definita anche per = 0 ponendo f (0) = 0. * Potenze ad esponente reale: f(r) = 2°, a € B Sea 2 positivo e non & ravioale sono funvioni definite solo su Be, per ogni x > 1 fissato si defnisce a = sup {20/9: 8 1 ind 2 =. 1 r Se a <0 allora x¢ = —, definita solo per x > 0. Funzioni esponenziali: f(r) =a" , a > 0. Sono le funvioni definite nel punto precedente in cui la variabile si trova all’esponente. Sono definite su tutto R, assumo- no valori strettamente positivi e sono strettamente crescenti se a > 1 . strettamente decrescenti se a < 1. xii CAPITOLO 0. INTRODUZIONE. « Funzioni logaritmiche: f(x) = log, x , a > 0, a 4 1. Sono le funzioni inverse delle funzioni esponenziali: sono definite per 1 > 0c sono (ovviamente) strettamente crescenti se a > 1 , strettamente decrescenti se a < 1. Riportiamo per comoditA del lettore ale propriet’ fondamentali (e note) delle potenze e dei logaritmi. Siano a,bc.y>0 . (2,641) , uv € BR E ben noto che valgono le seguenti proprieta: a, gt B= (ad) logy (ry) = logy 2 +log,y , u-logy r= log, (2") e, per definizione di logaritmo come funzione inves sa dell'esponenziale & sempre at = 7, Ing a® © Funzioni trigonometriche: consideriamo, in un tesiane ortogonali, la circonferenza unitaria: & il luogo dei punti le cui coordinate (z,y) verificano Vequazione 2? + y? — 1. P un punto sulla circonferenza e sia A il punto di coordinate (1,0), Detta 9 Fampiezza del angolo (misurato in radianti) POA (0 la nghezza dellarco di estre- mi Ae Psi definiscono come cos e sin9 rispettivamente Fascissa e Yordinata di P, In effetti i punti Ae P non determinano un solo angolo ma infiniti e due di questi differiscono per un numero intero di giri, le loro ampiezze differiscono quindi per un innltiplo intero di 27. Le le funzioni seno e coseno sono quindi funzioni periodiche di pe in(9 +2kn) =sin6 , cos (6+ 2k) = cos. Si definisce la funzione tangente come rapporto tra senoe coseno: tan = sin6/ cos 9 ® una funvione periodica di periodo 7 e non ? definita dove il coseno si annnilla, cio® nei punti di ascissa kr + 1/2, k EZ. do 2, cio’ Proprieta delle funzioni trigonometriche. Oltre alla uguaglianza fondamentale sin? 9+ cos? 6 = 1 si vede immediatamente che la funzione coseno & "sfasata” di 1/2 rispetto al seno, cio’ cos (7/2 +6) = sin6 inoltre la funzione coseno ? pari mente le funzioni seno e tangente sono dispari. Riportiamo qui alcune delle formule di maggior utilizzo cos (= y cosrcosy+sinrsiny cos (x + y) = coscosy = sinrsiny sin(c+y) =sincoosy +coszsiny — sin(a—y) =sinzcosy —cosrsiny sin 2x = 2sinzcosx cos 2 = cos x = sin? x = 2cos? x 2sin? x A °( ) x (2) 14 cost sin? (=) = cos? (2) = 20st e tana —ti . tana tt oy — fan = tany _ tana + tany tan (ry) = SS tan (x+y) = mn (1-9) = TS anrtang an (+8) = TT tans tany 2tane 1 _ sin? + cos? x > tan 2e = Se tate tan? cos 0.6. PROPRIETA DI FUNZIONI - FUNZIONI ELEMENTARI. soil « Funzioni inverse delle funzioni trigonometriche. In quanto periodiche le fum- zioni trigonometriche non possono essere invertibili non essendo iniettive, & perd possibile definire Ia funzione inversa di una loro opportuna restrizione. Vengono chiamate arcoseno, arcocoseno, arcotangente ed indicate con arcsin(-) , arccos(-) , arctan(-) rispettivamente le funzioni inverse delle restrizioni del seno a [-1/2,77/2] del coseno a [0,7 ¢ della tangente a (~1/2,7/2). Le prime due funzioni sono definite in [=1, 1 Fultima su tutto B, « Altre funzioni di uso comune. Abbiamo gif incontrato Ja funzione modulo © valore assoluta ottenuta come massimo tra due funzioni. Si definisce come parte intera la fimvione che ad ogni numero reale associa il massimo tra i numeri interi che non superano il numero assegnato: [r] = max{n=Z:n 0,-IserO, ps >0 implica Pl =p) © 6 =%+2%m permkeZ. Lo zero del campo complesco & caratterizzato dal fatto di avere modulo nullo mentre Fargomento non & definibile, La scrittura z= p (cos + isin6), dove del numero complesco 2 sono posti in evidenza modulo ed argomento, viene detta forma trigonometrica di 2. Vedremo ora come la forma trigonometrica sia particolarmente conveniente per rappresentare il prodotto di due numeri complessi: siano 21 = (cos; + sind) e 22 = p2 (cosb2+ ésin®s) alllora, ricordando le formule di addizione per le funzioni trigonometriche, ¢ immediato verificare che 21 + 22 =, (cos) + isin 91) - py (cos62 + isin62) = p, - py {cos (91 + 62) + isin (61 + O2)}- Da questo segue che il prodotto di due numeri complessi ha per modulo il prodotto dei soi CAPITOLO 9. INTRODUZIONE. moduli e per argomento la comma degli argomenti Quanto sopra 2 illustrato nella figura che segue, Dalla formula precedente si ricava che se z = p (cos 6 + isin) allora L_ lias in (—6)) = 5 Glos (-8) + isin(—0)) = 5 eda questo si ottiene che il quoziente di due numeri complessi ha per modulo il quoziente dei moduli e per argomento Ja differenza degli argomenti (ovviamente il divisore deve essere non nnllo e gli argomenti possono essere scelti in modo qualsiasi). Abbiamo visto che, dati due numeri complessi, il modulo del prodotto e del quoziente sono rispettivamente il prodatto ed i quoziente dei moduli, una analoga propriet non vale per la somma, siha tuttavia la seguente disuguaglianza triangolare (da dimostrare per esercizio, si veda anche Ia figura relativa alla somma di numeri compless): (cos = isind) Il2a| = l2ll $ [za + 22] < Jaa] + lal - Nella disuguaglianza precedente vale |[21| — |z9| arg — arg) = (2k-+ 1) x, mentre si ha |2i + 22 arg 21 — arg 22 = 2km (per un k € Z). Definendo ora d (21,22) = |z1—22| & immediato verificare che anche per questa distanza nel campo complesso valgonn Ie proprietA della distanza definita sun B all'inizio del paragrafo 0.5.5. Si osservi infine che d (21,22) non 8 altro che la usuale distanza nel piano tra i punti che rappresentano 21 € 23. 0.7.3 Radici n-esime. Mostriamo ora come l'equazione 2” = w (con w # 0 ed n intero positivo) abbia sempre nel ‘campo complesso 7 soluzioni distinte, dette "radici n-esime” di w; uma simile proprieta ® ben lungi dal valere nel campo reale. Posto 2=p(cosé+isins) , w=r(cosy+ising), dalla formula del prodotto (in forma trigonometrica) si ha 2” =p" (cosn9 + isinn6) da cui p? (cosnd + isinn6) = r (cosy + ising) 0.7. IL CAMPO DEI NUMERI COMPLESSI: C. XX) quindi = p= da questo si ottiene : (oe + kez a ete , kEZ srviamo ora che, al variare di k in Z. dalla formula precedente otteniamo solo n numeri complessi distinti scluzioni dell'equazione data. Infatti ponendo §) = 2421 con j =0,1,+++ n=1 ovviamente due di questi argomenti non possono differire tra‘Joro per multipli interi di 2r, mentre ogni x della forma gt tkn = 2 Qn. Le radici n-esime del numero w = r (cosy + ising) hamo quindi In forma , EZ differisce da un 9; per un multiplo (eventualmente null) di yee 7 ¢ Ie loro immagini si trovano ai vertici di. un peligono regolare di n lati iscritto in una circonferenza con centro nellorigine e rageio (Yr. 0.7.4 Teorema fondamentale dell’algebra. Trisultato appena ottenuto. sulle radici n-esime, pud essere riformutato nel modo seguente: il polinomio di grado n Py (2) = 2" — w pud sempre essere scomposto nel prodotto din fattori di primo grado, infatti abbiamo mt ea) ove aj = YF (cos Es isin PEPE) 7 7 = 6 TI Teorema fondamentale delfalgebra, che ci limiteremo ad ennnciare, assicura che una simile scomposizione pud essere fatta per un qualsiasi polinomio di grado n; nel campo reale il teorema non & vero in quanto, come gid osservato, non sempre possibile una scomposizione in fattori di primo grado del polinomio Fy (1) = 2" — a con a reale non nll. Teorema fondamentale del'algebra. Sia P(z) = Sax 2* con ay € C © an #0; is allora P (2) pud sempre essere fattorizeate in modo essenzialmente unico come segue: P(2)=an]] @- 2)" il dove gli 2g sono le s radici (cio? soluzions ) distinte dell’equazione P (z) = 0 ¢ gli interi positivi v4, soddisfano ta relazione Yn i soaiv CAPITOLO 9. INTRODUZIONE. Liintero v4 & detto molteplicitA della radice z,. Il Teorema pud essere formulato anche, in forma equivalente, come segue: Nel campo complesso ia somma delle molteplicita delle radici di un potinomio di grado n 2 uguale ad n. ‘Vediamo ora come la fattorizzazione ottenuta nel campo complesso permetta di fatto- rizzare (in modo diverso) un polinomio nel campo reale, cosa questa che sari di una certa utilith per le applicazioni, A questo proposito dovremo premettere alcune definizioni ed osservazioni, Dato um numero complesso 2 a= ib, Per Z valeono le seguent + th di definisce coniugato di il numero complesso relazioni, di immediata verifica: iIms , arg(2)+2km , per un opportamo k = Z aru) = 240, @w=20 , H)=@)" , Gl)=2z/0 Utilizziamo le relazioni precedenti per dimostrare Ja seguente Proposizione, Sia P(z) = }~ ax 2* un polinomio di grado n a coefficienti reali im (ay €R per k =0.1,+--n), Allora se w 8 una radice del polinomio di molteplicitA r anche BC una radice del polinomio con la stessa molteplicita. Dimostrazione. Dimostriamo dapprima che 7 & uma radice del polinomio (si tenga presente che per ipotesi ay = TR): Pm =S a = Vat = raw ist = T) = 22 —(2Rew)z+|w|* & un polinomio Be (z) di allora P(z) = Q(z)» Bz(z) ove Q & un polinomio, a coefficienti reali, di grado n ~ 2 per cui w & una radice di molteplicith r ~ 1. Iterando il procedimento altre (eventuali) r — 1 volte si ottiene lasserto. Dal teorema fondamentale dell‘algebra e dalla Proposizione precedente otteniamo, per un polinomio a coefficienti reali, la seguente fattorizzazione: Sia Py(@)=Cape* (a, ER. oy #0) allorasiha Pry (a) = an (t @ -»¥") (I (0? + m2 +a") 0.7. IL CAMPO DEI NUMERI COMPLESSI: C. (XXXV con jp. ER, 14.114 N leeati dalla relavione t Vy 42 yan Si Si noti che le 2; sono le radici reali delequazione Fy (2) = 0 mentre Ie equazioni 2? + px + qx =0 hanno due radici complesse e conjugate. soci CAPITOLO 9. INTRODUZIONE. Capitolo 1 Il campo reale 1.1 Introduzione In questo capitolo ci proponiamo di definire il Campo dei numeri reali ed illustrame le principali proprieta; queste risulteranne fondamentali per tutto cid che segue, TI punto di partenza sari la conoscenza del campo razionale Q, Ia cui inadeguatezza era gid stata rilevata dai Greci, pit di duemila anni fa, quando constatarono Fincommensurabilit’ tra il lato e la diagonale di uno stesso quadrato, In termini pitt attuali cid significa che usando solo i numeri razionali non & possibile ”misurare” la diagonale di un quadrato se PunitA di misura é il suo Tato; in altre parole non esiste alcun numero razionale il cui quadrato & 2. Questa premessa non deve indurre a sottovalutare Pimportanza del campo raziona- Te Q, si pensi che gli elaboratori, avendo un numero finito di cifre disponibili, operano esservialmente su Q, anzi su un sottoinsieme "molto piccolo “di Q. Ricordiamo che se Ny 2 Vinsieme deg interi assoluti, N = {0,1.2,...n,.6; Z F anello deali interi relativi, Z = {0, £1, £2,...,4n,...} e Q il campo razionale +2:ng0, n,m No} abbiamo, con le ovvie identificazioni, Nh CNC ZC G ed in Q le operazioni di somma sottrazione moltiplicazione e divisione (con divisore non nullo) sono sempre éseguibili nel senso che il “risultato di queste operazioni” appartiene ancora a Q. Cid invece non sempre accade in N per la sottrazione e la divisione, ed in Z per la divisione, Conviene osservare che gli elementi di Q possono essere rappresentati in modo unico mediante gli allineamenti decimali finiti o periodici con periodo diverso da 9. Questi allineamenti si ottengono eseguendo la divisione tra numeratore ¢ denominatore di una frazione +4 che rappresenta il numero razionale (algoritmo Euclideo) ed osservando che essendo i resti possibili della divisione solo n, dopo all pitt n +1 passi dopo la virgola, nella divisione si ritrova un resto ottenuto in precedenza: da qui la periodicit’: il fatto che il periodo non possa essere 9 @ meno immediato da vedere e ne riportiamo Ja dimostrazione nelFappendice. Viceversa ? noto che dato un numero -E¢c.¢) ....¢Kjyis= ky ove Ie cifte TrqT--Tiys hon sono tutti 9, esiste un unico ravionale +21 per cui facendo Ta tra m ed n si ottiene ep, ¢1 «.. cx2¢pies Ces + Fibula infatti ce kg Seth Ohts Tor * TOF dos—1))" 1 2 CAPITOLO 1. IL CAMPO REALE Si noti che Ie operazioni aritmetiche sulle frazioni sono relativamente semplici, suali allineamenti finiti (a di periodo 0) sono un poco pitt complicate (si pensi alla divisione) mentre sueli allineamenti periodici le operazioni sono decisamente pitt complesse ¢ di fatto per eseguitle ci si riporta alle frazioni generatrici Quale & es Vi-sono almeno due vantaggi: il primo & che ogni razionale & rappresentato da un segno e da un unico allineamento. cosa che non accade per la rappresentazione fravicnaria, in secondo Inogo, mentre per decidere quale tra due frazioni sia maggiore possono essere ne- cessarie delle moltiplicazioni, dati due allineamenti 2 immediato decidere quale rappresenti il numero maggiore. Gli allincamenti infiniti permetteranno inoltre di introdurre in modo naturale il" campo dei numeri reali”. Premettiamo che vi sono molte differenti presentazioni (o modelli) dei numeri reali allineamenti infiniti, sezioni di Dedekind, coppie di classi contigue, successioni di Cauchy di numeri razionali ed altre. Da un punto di vista teorico tutte le presentazioni sono equivalenti (isomorfe); la scelta di considerare i numeri reali come allineamenti infiniti & quindi puramente didattica. Nel paragrafo definiremo un campo numerico R che “contiene i razionali” e sul quale si possano eseguire incondizionatamente (salvo la divisione per zero) le quattro operazioni e mediante il quale sia possibile misurare ogni segmento della retta. 1.2 Definizione del Campo Reale Gli elementi del campo reale R sono gli allineamenti infir preceduti da un segno + o da un seeno = cio’ non periadici di periado 9 Ee, C102 04a ee ove cy € 1) € ¢1;62;+++;€ny+++ Sond interi compresi tra 0 e 9, sono esclusi, almeno per ora, gli allincamenti periodici di periodo 9, cio? in cui da un certo posto in poi tutte Ie cifre sono 9 Dopo aver identificato, come & d’uso, +0,000...0... € -0,000...0... due numeri reali si dianno ngnali se ¢ solo se hanno In stesso segnn ¢ Io stesso allineamento decimale (infinito), Osservazione 1 Questi allineamenti contengono ctviamente allineamenti periodici che rappresentano i numeri razionali, ma ne contengono molti altri, ad esempio , 100100010000100000100000010... ove i paochetti sempre pit tunghi di zeri sono seguiti da un unico 1; & immediato che un simile allineamento infinito non pud essere periodico, Gli allineamenti periodici sono detti razionali, quelli non periodici irrazionali 1.2. DEFINIZIONE DEL CAMPO REALE 3 Lallineamento £0,000...0... & detto semplicemente zero e si indica con 0, inoltre ali allineamenti petiodici di periodo zero vengono in generale scritti omettendo il periodo. Gli allineamenti diversi da zero e preceduti dal segno *-+" (che in genere si omette) sono detti numeri reali positivi e quelli preceduti dal segno "—" sono detti reali negativi. Con RY si indica Vinsieme dei reali positivi con B- Vinsieme dei reali neeativi. per cui R=RtU{}LR. Inaccordo eon le solite convenzioni, sey = +179, €1 «Gy ++ portemo =y = =19,€1 +. + ese 9 = —mibsbi sssby+.« pomremo ~7 = m,bi v+.bn «+» @ indicheremo con [9] il numero 7 se questo 8 positivo o nullo, mentre se ~y negativo |7| = -7. Introduciamo infine su R l’ordinamento nel modo seguente Definizione 2 Dati due elementi di T= WoT Ine © B= a SteeSne diremo che y > 6 se e solo se per qualche n> 0 si ha Y= 8 WA Siw Ine =Sn-1 & An > bn Porreme ogni elemento positivo di R maggiore di ogni elemento negatiuo. mentre sey € 5 sono negativi porremo y>d seesolose 71 <|é) infine lo 2ero & maggiore di ogni elemento negativo © minore di ogni elemento positivo. E immediato verificare che B, con Fordinamento introdotto, gode delle segnenti pro- prieta 1, per ogni 7. 5, € B capita uno e uno solo dei segnenti fatti 0 ¥5, 0 7=5 2, per ogni 7, 5. © € IR dal fatto che y <6 e5 < e segue che 7 < ¢ (proprietA transitiva), Si noti che su Q (pensato come sottoinsieme di R, Vordinamento appena definito coincide con quello solito. ove si pone a > 6 => 0-6 >0, Al fine di semplificare il Tinguaggio degli: enunciati ed evitare inutili distinguo nelle dimostrazioni introdurremo la seguente convenzione che non porter’ ad alcuna ambiguitd, contraddizione. Convenzione. Un allineamento del tipo mycic2+++¢499999... con, #9 (1) 4 CAPITOLO 1. IL CAMPO REALE periodico di periodo 9 (che sino ad ora avevamo escluso dalle nestre considerazioni) , sar’ identificato con Fallineamento m,c1e2 ++. (ck +1) (1.2) in altre parole i due allineamenti (1.1) e (1.2) rappresentano lo stesso numero reale, pur essendo diversi Cosi facendo perdiamo Funicit’ di scrittura dei numeri reali (in particolare di tutti i numeri decimali finiti), ma otterremo i vantaggi di cui si? accennato sopra. Osservazione 3. La comvenzione appena fatta non introduce alcun inconveniente rispetto all’ordinamento, cioé non pud capitare che, per qualche a4, y>a se @ rappresentato mediante ta (Isl) mentre ySa se mappresentato metliante In (1.2), poiché ¢ immediato constatare che non vi & aleun allineamento compreso tra (1.1) ¢ (1.2) con Vordinamento sopra introdotto, Non staremo a ripeterlo ma una simile proprietd varr anche con le operazioni che introdurremo: il risultato di qualsiasi cperazione non cambier’ se utilizzeremo Ia forma (1.1) 0 la forma (1.2) per rappresentare il numero 7, Prima di definire le operazioni su R mostriamo che B gode di una propriet’ fondamen- tale (rispetto all ordinamento) che mancava a Q. A questo proposito introduciamo alcune definizioni. Definizione 4 Un sottoinsieme AC R si dice limitato superiormente se esiste uny € R fale che per ogni a€ A risulta asy. Un simile 7 viene detio mnggiorante ai A, Analogamente un sottoinsieme A C R si dice limitato inferiormente se esiste un 6 € R fale che per ogni a€ A risulta S 6 (5 @ un minorante ¢ ai A) ii) se 6 > 5 allo esiste 7 A tale che 7 <8 (non vi sono minoranti di A pin. grandi aid) Osservazione 8 (ome vedremo nel soguita in Q esistona insiemi limitati superiormente che non ammettons (in Q!) estremo superiore, Vedrema che & proprio questo fatto che non permette, in Q, i risolvere il problema della misura, In R vale it sequente Teorema 9 Sia A un sottoinsicme di RB. Allora se A é limitato superiormente esiste ed 2 unica Uestremo superiore di A. Se A é limitato inferiormente esiste ed & unico Uestremo inferiore di A. Dimostrazione, Dimostreremo che per un insieme di R* limitato superiormente esiste estremo inferiore che estremo superiore. Con semplici consi poi il caso generale, Poiché A & limitato superiormente vi 2 solo un numero finito di intere (gli interi prima della virgola) deali clementi di A. Detto mp il massimo di tali valori, definiamo Ay = {a € A : Ia parte intera di a & proprio 77} Ag & dunque il sottoinsieme non yuoto di A in eni tutti gli elementi hanno fa massima parte intera, Poiché vi ® solo un numero finito di scelte per Ih prima cifra c1 dopo la virgola, esisterd almeno un elemento di Ap per cui tale cifra @ massima, detto 7) tale valore definiamo Ay = {a Ap : la prima cifra dopo la virgola di a & proprio 71} ancora A; non & vuoto, e per ricorrenza definiamo Ay = {a € Ay #1 neesima cif dopo Ia vingola di a ® massima} . Si consideri ora Vallineamento (eventualmente di periado 9) 6 CAPITOLO 1. IL CAMPO REALE E immediato vedere che 7 8 un maggiorante di A, Infatti dato un elemento a € A, con = 06,01 GUEStO O appartiene a tutti gli An e in tal caso coincide con 77 oppure appartiene ad un An—1 ma non ad An, allora a = Wip,T1Cx03 +++Tm=i0n++ CON Gn . 1.2.1 Operazioni algebriche Introduciamo ora per i numeri reali le operazioni aleebriche che gi conosciamo per i razionali, ed in particolare per gli allineamenti periodici di periodo zero, AA tale scopo & necessaria In seguente Definizione 10 Data una succession? 7y.Yo:+++ +Jnse++ i numeri reali diremo che tale successions si stabilizza se, posto (ove si é exitato il pericdo § ) si ha che per ogni poste k fissato esiste un intero N (che in generale dipende da k), tale che per ogni n > N la k-esima cifra cB diy, ha sempre lo stesso valore. ‘Vale allora il seguente Teorema 11 Sia {7m}; una successione limitata di numeri reali positivi, monotona crescente (tale cio? tale che Ym < Inu +n). allora {7q}% si stabilizza Dimostrazione. Scriviamo gli elementi di 7, evitando il periodo 9. Yn = MnsCnyd ee Cakes Si proceda come nella dimostrazione del Teorema 9: la parte intera assumerd per un valore No il suo valore massimo mp, ed allora per Ia monotonia per n > ro ogni mp risulterd 1.2. DEFINIZIONE DEL CAMPO REALE 7 uguale a mp,; cost pure assumer’ valore massimo per un certo n > ng e quindi Vn > m1 avremo my =m, Cn =m cost proseguendo troveremo un ny , con rg Sm S +++ Spar Sng , per cui cy. assume il valore massimo e per ogni n > my Cak = Cook dunque la successione si stabilizza. Confrontando Ja costruzione sopra riportata con quella (simile) del Teorema 9 si ha che il numero = SUPE Yn} = Mg: Ent +++ Crgsk ¢ Festremo superiore dell'insieme numerico costituito dai 7. Definizione 12 Scriverema 7, + a per indicare un successione yy che si stabilizea ad a. Osservazione 13 Si é usala una notazione che in seguito sard utilizeata per indioare il limite di una successione Cid non genererd equivaci poiché in realld, per successioni ‘monotone, i concetto appena introdotte equivate at concetto da limite, Definizione 14 Dato un numero Y= MCL esata d indicherema con 6) = meres Cn0000... ‘il suo troncato al posto n. E chiaro che y") & razionale. Definizione di somma. Siano my, 04.. n+ G=mabievbneee due numeri reali positivi, allora la successione fal”) + pM} (1.3) & monotona crescente ¢ dungue per il Teorema 11 {00 4p} oy CAPITOLO 1. IL CAMPO REALE Alora 7 per definizione si chiama somma di a e 6 ¢ si scrive y=at+s (1.4) Si noti che in (1,3) la somma é la solita tra numeri razionali, mentre in (1.4) la somma @ quella definita per tutti i reali positivi; una simile considerazioni andra tenuta presente anche per il seguito, Se a > 0 ¢ <0 , si modifica Ieggermente Ia (1,3) e si considera fain 4 (6 w }: (1.5) ancora la (1.5) & monotona crescente ¢ si stabilizza ay , si pork y=0+ 6 Se a e 6 somo negativi ( 0 la successione 1.2. DEFINIZIONE DEL CAMPO REALE 9 & monotona crescente, Quindi 1 aot aaa Poniamo 5 Mediante £4 usuale regola dei segni si definisce il prodotto in tutti i casi in cui ae 6 non siano entrambi positivi e cos! pure Finverso se a 4 0, Per il prodotto valgono le seguenti proprieta: Ip 0, 6ER% o6ER (RE chinso rispetto al prodotto) 06 = Ga (proprietd commutativa del prodotto) (65) = (o6)5 (proprietA associativa del prodotto) Jo =o Yo (esistenza dell'clemento neutro rispetto al prodotto) 1 sea #079:09=1 (8=—=07!) (esistenza dell'elemento inverso) goeper Ancora la Ip & la definizione, la 2p, 4p, 5p seguono immediatamente dalla definizione, mentre la dimostrazione della 3p richiede un po’ di lavoro ed & lascinta al lettore. Anche il prodotto sul sottoinsieme dei razionali coincide con quello gid noto. Altre propriet&. Per E valgono anche Ie seguenti propriet& che sappiamo valere per Q. Id Vo, 8, JER siha o(6 +4) = a6 + a8 (proprictA distributiva del prodotto rispetto alla somma), Un insieme dotato di due operazioni che soddisfano le proprietd 1s,...,5s : Ip,.s.5ps 1d ® chiamatn campo. Q, Vinsieme dei razinnali. ¢ 1m campo.N e Z non Io sono. Abbiamo gi introdotto un ordinamento su B che gode delle sue segnenti propriet& Jo Yo, GER vale mac una sola delle seguenti relazioni: a<6, a=6, a>8 20 Sea fi seguea+7> +7 lop Sea > ey >Oallora ya > 75 Definizione 15 Un campo per cud valgono anche te lo, 20. los ¢ lop viene dette campo ordinato. 10 CAPITOLO 1. IL CAMPO REALE Quindi R 8 um campo ordinato. Le proprict& 1o 2o sono di dimostrazione immediata mentre 10s ¢ lop si dimostrano facilmente, tenendo presente che valgono per Q. anche esso campo ordinato, 2 dunque un campo ordinato che gode della propricta dell’estremo superior. Non lo faremo, ma si potrebbe dimostrare che, "a meno di isomorfismi”, esiste un unico campo ordinato (non ridotto al solo elemento 0) che gode della propriet’ dell’estremo supe- riore. Cid assicura che tutte le diverse costruzioni dei numeri reali portano sostanzialmente allo stesso campo ordinato, Come avevamo gia anticipate la differenza essenziale tra R e Q 2 che, come vedremo subito, in Q non vale la proprietA dell’estrema superiore, Per questo basta mostrare che esiste un sottainsieme A C Q, con A non vuoto e limitato superiormente, che non ammette estremo superiore in Q, A={a€Q * a>Oen? <2} Anon 2 wuoto poiché 1 € A ed & limitata superiormente poiché a € A a <2. Supponiamo per assurdo che esista 7 € Q con y= sup A, Come abbiamo ricordato nelVintroduzione, se 7 @ razionale, non pud essere 7? — 2: dungne deve accadere ehe 0 72 > 2 oppure 7? < 2. Mostreremo che in entrambe i casi si artivera ad un assurdo Supponiamo 72 > 2e sia hh = 72-2 > 0. Sceeliamo un 6 > 0 con 6 < min{h,1} ¢ poniamo 6 =y- 3 > 0, Chiaramente 6 <7,6€ Qe Sy a P=Q-D=r ees tiasy -P+2=2 Dungue 6? un maggiorante di A e G < + contro Vipotesi che 7 fosse estremo superiore di A, Sia ora 7? < 2eh = 2-7? > 0. Scegliamo un 5 > 0 con 6 < min{4.1} e sia 6= +> 0. Chiaramente 6 >7.8¢Qe 4 5 yee Pages asctth~ 2 PH O+ 5 Dunque y+ ¢ € A ed essendo y < y+ $7 non & un maggiorante di A. Dunque siamo arrivati ad un assurdb. Ora, con Faiuto del Teorema 9, mostriamo che in R si della radice n-esima. Vale infatti il seguente solve facilmente il problema Teorema 16 Fissato un intero n> 1 ed un numero a > 0 esiste un unico numero 6 > 0 tale che 6" = 0, tale fi viene chiamato radice nesima assoluta di Dimostrazione. Dimostriamo dapprima Funicita della radice n-esima ascoluta. Fissati a ed n supponiamo per assurdo che esistano due numeri reali € g con (6)" = (f2)" = a. Supponendo 4, < fi otteniamo (6,)" < (Gz)", assurdo, Dimostriamo ora l’esistenza della radice n-esima assoluta. 1.2. DEFINIZIONE DEL CAMPO REALE uw Se n= 1 il Teorema é ovvio, Supponiamo quindi n > 2 ¢ sia A={a€R :a>0, a" € A, Liinsieme A t limitato superiormente, infatti (1+ a)" > L+a> a dunque 1 +0 ¢ un maggiorante dell'insieme A, Sia 8 = supA, un tale 6 esiste per il Teorema 9. Mostreremo che 6" = a facendo vedere che non pnd essere 5" > a 0 5" 0, Scegliamo un 5 con 0 <5 <1 abbastanza piccolo in modo tale che si verifichino le seguenti condizioni Bl-a <6 O 6-4 > Oe, per la formula dello sviluppo del binomio (si veda Mntroduzione), ; ny rigordando che (17) = t (B= 5" = ESD Kaha (") > Sewttor(2) Sate (2) > a 5yemt (2) = 6" -5{(146)"-S"} >a. Quindi 6-5 & un maggiorante minore di f, assurdo. ; . =" Se invece fosse 6" < a, scegliamo un 5 con0<6<1e5<—— T+5"— Operando come in precedenza si ha (8 nm in . sk gna (TE (p+oy B +pite @< weap er (2) < BM 45{L4 6)" 6} 1 € sia 6 > 0, insieme A= {a4 cond0 si pone a =inf A, Per ogni a> 0.s¢ 8 <0 si pone of= 1 “= essendo i secondo membro definito in preoedenza. Infine se per definizione 0° = 1. 0 si pone, per ogni a > 0. Osserviamo che gli esponenziali a sopra definiti con a e G reali, a > 0, gedono di tutte Je proprieta usuali delle patenze. Definito Vesponensiale si pud introdurre per ogni coppia di numeri reali positivi a,b con a # 1 il concetto di logaritmo in base a di b denotato con log, 5. La definizione ® la seguente: y=loa,b => a =b Vale infatti il seauente Teorema (di esistenza del logaritmo) Teorema 18 Per ogni a > 0,.a #1 fissato, ed ogni b positive fissato Vequazione ab hha sempre un'unica soluzione Per la dimostrazione, che non riporteremo, si procede come nella dimostrazione del esistenza della radice; vi 2 solo alcune varianti tecniche concernenti Fuso di opportune maggiorazioni Dalle proprieta degli esponenziali seguono immediatamente le principali proprietA dei logaritmi gi richiamate nell'Introduzione, cio® og, (+2) = logy + low, 2 bea) cloera tgs Ya>Ga#k a2>0 seb>0ebAl = bey loa = Toga ‘Terminiamo questa breve trattazione dei numeri reali con alcune proprietA del campo reale che ci torneranno utili in seguito. 1.2. DEFINIZIONE DEL CAMPO REALE 1B Teorema 19 (di densiti) Dati due numeri reali a € 6 tra a € 6 esistono infiniti numeri mzionali © infiniti numeri irmzionali, Dimostrazione. Supponiamo a < f. Per dimostrare il Teorema basterh far vedere dhe tra. ¢ (i esistono sempre un razionale r ¢ un irrazionale 4, Poiché poi il procedimento pud essere iterato negli intervalli (a,r) e (a4). Sia 0 an + necessariamente per qualche k > 0 si ha 1M < By 00 = Bos OL = Bye ees OR = inolire esiste un ng > K con On, #9. allora il numero razionale cercato & 00,01 64 Ob=10K 14s (Ong + Us Cerchiamo ora un irrazionale ¢ compreso tra a ¢ 6. Sia m, un intero positivo tale dhe 10-™ V3 < =r, dove il numero razionale trovato in precedenza, Poiché 10- V2 & irrazionale (essendolo V7) il numero i = 7 + 10-™ V3 & un numero itrazionale compreso trade fi. Osservazione 20 Dalla dimostrazione segue anche che tra due numeri reali esistono ‘infiniti numeri decimal finiti, “4 CAPITOLO 1. IL CAMPO REALE Capitolo 2 Successioni. 2.1 Introduzione. 1 pitt semplice approccio alle idee ed ai metodi del calcolo infinitesimale, in particokare al fondamentale concetto di limite. @ costituito dalle succession, cio’ dalle funzioni definite sugli interi. Il dominio di queste funzioni ha infiniti elementi distinti e lontani uno dalFaltro di almeno una unit, Guardando in prospettiva questo insieme perd, sembra che 101 punti si accumulino verso un punto molto lontano (ma inesistente). Definizione 21 Sia Ny = {0.1,2,3;.4.} Vinsieme degli interé non negativi ed Aun ine sieme qualsiasi (non vuoto,.. Ogni corrispondenza f che assegni ad ogni elemento di Ny tun elemento di A si dice successione, L'clemento di A corrispondente allintero n, f(n), viene usualmente denotato con dn ed @ chiamato il “termine n-esimo” (0 di” icen”) della successione; questa viene di solito indicata con uno dei simboli {an} {dn}ncn — {Qn}rzo {Fen A volte pud essere utile scrivere esplicitamente i primi termini di una successione che viene allora indicata nel modo seguente: hy, 4 201359** 2s + termine a, di una successione (¢ quindi la successione) pud essere definito da una formula esplicita oppure assegnando tna regoln che permetta, una volta noti i primi ter= mini, di ottenere ay in funzione dei precedenti: in questo caso si dice che Ja definita per ricorrenza (si vedano gli esempi 9, 10 © 11 alla fine del paragrafo). Si osservi che non ® detto che glia, siano elementi di A tutti distinti tra loro, anzi se A} un insieme finito deve necessariamente esserci almeno un elemento di A ripetuto infinite volte. 15 16 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL Nei casi particolariA = Re A = C si parla di successioni reali e di successioni complesse, Esempi di successioni reali e complesse: 1 2 3. 4, 5. an = (24 (=1)")" 6.a=1, a= (144 "ern >t = 1, 7 > _ EFDED (-rh) On41 = Oy + dne1 pern>1 4 (0 + 2) (x > 0 fissato} 1. an = (1+ )" 15. an =S7)_, a (w EC fissato} 2.2 Successioni reali. Sebbene la maggioranza dei concetti che introdurremo nel presente capitolo e nel prossimo sit) generali (ad esempio il campo complesso), per ridurre imiteremo a considerare il caso reale, possano essere estesi a situazioni al minimo le difficolta iniziali ci Premettiamo alcune definizioni che mettono in evidenza certe importanti caratteri- stiche delle successioni. 2.2, SUCCESSIONI REALL Ww Definizione 22 Una successione reale {am} si dice limitata s¢ linsieme numerico dei valori da essa assunti ® limitate, cio? se & possibile determinare un numero positive K tale che | an |< K per ogni n. E immediato verificare che. negli esempi precedent, le successioni 2, 3 e 8 sono limitate mentre 1, 4, 5, 9 ¢ 14 non Io sono. Definizione 23 Una successione reale {an} si dice manotona non decrescente se Oni aq per ogni n. Tn maniera analoga si definisce il concetto di successione non crescente. Nel caso in cui risulti, per ogni m, ans1 > an (angi < an), la succession si dir’ strettamente crescente (strettamente decrescente). Pitt genericamente diremo che una successione ¢ monotona se é verificata almeno una. delle propriet’ precedenti (? ovvio che ogni successione crescente ? anche non decrescente, ma non vice-versa) Negli esempi precedent le successioni 9, 11, ¢ 12 sono monotone non decrescenti mentre la Le la 7 somo strettamente crescenti, La 2, e la 8, sono strettamente decrescenti, mentre Ie 3., 4, € 5 non hanno alcuna proprietA di monotonia. Nel segnito ditemn che nna snecessione ha definitivamente nna cert propriet’ se questa proprieta vale "da un certo posto in poi”, ciob se esiste un indice v tale che Ja mova successione Oy, 412 842s 006 yAvgns vee abbia Ja proprietd in questione, Per esempio se la disuguaglianza 441 > dy vale per tutti gli n maggiori di un certo indice v, diciamo che {am} ? definitivamente crescente, Le successioni non deerescenti 9 e 11 sono definitivamente crescenti, mentre Ia 12 non lo 2, Le successioni 1 ¢ 2 sono definitivamente magaiore di 100 e, rispettivamente, minore di 1/100. Osserviamo inoltre che, assegnando una successione ay, = f(n) tramite una espres analitica, pud capitare che f(r) non sia definita per alcuni valori di n (per esempio A = 1/logn), Poiché, come vedremo nel seguito, questo non creer problemi per i concetti e le questioni che ci interesseranno, considereremo la successione {an} senza stare a precisare esplicitamente che essa sia definita da un certo posto in poi. Concludiamo con la nozione di sottosuccessione, che verrh spesso utilizzata nel seguito Definizione 24 Data una successione {an}, sia {rg} = {n(k}} una successione cre scente di interi positivi, La nucua suocessione {bx} = {dng} = {Macy} viene detta sottosuccessione di {ax} (0 anche successione parziale o successione estratta). 18 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL Per esempio la successione dei numeri pari 2 una sottosuccessione di quella degli inter Ja suceessione 13 ammette una sottosuccessione a valori reali, 2.3 Limiti In questo paragrafo introdurremo, nel caso delle successioni reali, il concetto di convergenza, che sta alla base di tutta Ia Analisi Matematica, Saranno altrest dimostrate alcume semplici proprieté delle successioni convergenti. Definizione 25 La successione {an} conuerge s¢ esiste un numero £ tale che Ye>0 Sv =v(e) tale che n>v>|an—E| pnssibile trovare mm nmmero tale & con questa proprietA: comungue si fissi un intervallo centrato in £ Ja successione cade definiti- vamente in questo intervallo, In questo caso diciamo anche che {ay } converge (o tende) a é per n tendente allinfinito, o che € il limite, per n tendente all'infinito, di an, ¢ scriviamo Jim ay, oppure a, 9 € per_n—¥ 430. A volte si sctive, e si dice, pitt brevemente, lima, = ¢ 0 a) — ¢, omettendo "per n-+ +5", Nel caso delle succession} infatti, contrariamente ad altri casi che vedremo in seguito, & ragionevole definire solo il limite per n tendente allinfinito, Osservazione 26 Nel onso reale, la disuguaglianza | aq —0 |< ¢ 2 equivatente a 0= = < an < E+E. La definizione di limite si pud enunciare anche dicendo: an — ¢ per n—> +00 se, fissato arbitrariamente = > 0, i termini della succession appartengono definitivamente all’intervallo (0 £,0+). Osservazione 27 a, — 0 se ¢ solo s¢ | ay |->0. Osservazione 28 an > & se ¢ solo se bn = (am — 6) > 0 ¢ quindi, per Vosservazione precedente, s€ ¢ solo 2 | ay — | 0- Esempi: 0 per n> 00. Infatti, fissato © > 0 scegliendo +1. ((o! = parte intera dia). In condizione (2.1) & verificata, 2.3. LIMITT 19 2. ay = low, (0 + 2) +0 per n> oo, Infatti, fissato € > 0 scegliendo [ +1. Ia condizione (2.1) @ verificata. + an = loa yy (100 + 3) 2 per n + oc, Infatti, fissato £ > 0 scegliendo v —_1 a . Todo — a +1 la condizione (2.1) é verificata. Dalla precedente definizione si ottione immediatamente Fimportante Teorema 29 Se {a,} converge, il suo limite ¢ unico. Dimostrazione. _ Supponiamo che esistano (almeno) due valori distinti 4 ed é: che soddisfino (2.1). cio? tali che, cormunque fissato £ > 0. 14 (¢) tale che n> 11 =| an = 6s [<= 2(¢) tale che n> 12 =| an = & |< = ipponiamo £; < fa. Scelto, ad esempio, F = $(l; — fy) sia T= max{v(Z),v2(Z}}. Per ogni n > 7 deve essere GE < an 0 Sv=v(K) tale che n>v => an > K. (2.2) 20 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL In questo caso scriviamo Tim an = +90, oppure — a, $C per n> +00. Cosi come Ia convergenza ? caratterizzata dal fatto che la successione cade definitiva- mente in intervalli arbitrariamente piccoli, si ottiene una caratterizzazione della divergenza ponendo la condizione che la successione superi definitivamente ogni barriera. per quanto grande essa sia stata posta. Analogamente, per la divergenza a —oc, vale Ja Definizione 32 La successione {an} diverge a = se WK >0 =u(K) tale che n> v= an <-K. (23) Qui scriveremo Tim an = oc. oppure aq - =30 per n> 456. Esempi. 1. an =n? + +00. Infatti fissato K > 0 basti vetificata, +1 eln(2.2)0 sceglicre v= [ 2 an lomo > ><. Infatti fissato K > 0 basta scegliere v = [10] +1 € la (2.3) & verificatal Osservazione 33 Chiarimente una successione divergente a +0c non pud divergere an= che a 2c (© viceversa); inoltre poiché non pud essere limitata essa non pud nemmeno onuengere. Chiameremo regolari le suecessioni che ammettono od oscillanti Ie altre. Dall’osservazione precedente e dal Teorema 29 segue che ogni successione regolare ‘ammette un unico limite, finito o infinito. I inoltre immediato vedere che ogni sottosuc- cessione di ima sneressinne regolare > regnlare @ ne conserva il limite. Per le successioni regolari, se non convergono a zero, vale il finito od infinito, irregolari Teorema 34 (Della permanenza del segno.) Se {an} converge ad un limite diverso dda zero 0 se diverge a +2¢ 0.4 =X, {An} ha definitivamente segno costante (quello det proprio limite) 2.3. LIMITT 21 Dimostrazione. L’enunciato é ovvio nel caso delle succession divergenti. Sia quindi limay = £ ¢ supponiamo ¢ positivo, Se si sceglie = £/2, ay & definitivamente maggiore di £/2. Nel caso ¢ negativa rocede allo stesso modo, = La successione che tende a zero, mostra che per £ 7 generale, alcuna permanenza di segno, hon si pud assicurare, in Riportiamo tre esempi di successioni inregolari y= (21% an =sin(r/2). ay = (1). E immediato constatare che ognuma di esce ha infiniti termini positivi ¢ infiniti termini neeativi. quindi, per il teorema della permanenza del segno, nesstma pud ammettere limite diverso da zero, E inoltre ovvio che zero non pud essere il limite di nessuna di queste succ iani. Si osservi che nel primo e nel terzo caso {|an|} & regolare. jone migliore dell'andamento di una suc imite gia introdotte. A volte & possibile dare una descri affinando come segue le definizioni di Definizione 35 La successions {an} converge ad & per difetto se We>0 Sv=v(c) tale che n>vsl-e & perm 20, 0 anche finn an = La precedente definizinne esprime il fatto che la sneressinne {ay} tende ad f, mantenendosi definitivamente minore 0 uguale ad £. Analogamente si dice che an — &* quando Ve>0 v=v(c) tale che n>vsl 0, Per Ja proprieta caratteristica dell'estremo superiore esiste almeno un indice » tale che a, > $ =e. Poiché {a,} ® monotona per ogni n > v > S-e K, Allora (ancora per la monotonia) per ogni n > v risulterebbe dn > ay > K. Quindi lim an ~ 3c. Tn mado del tutto analogo si dimostra il seguente Teorema 38 Sia {am} una suocessione non crescente. Se {an} @ limitata inferiormente allora converge, per eccesso, all’estremo inferiore dei valori da essa assunti. Se {an} non @ inferiormente timitata diverge a =o. Osservazione. I due teoremi precedenti si adattano anche alle successioni definitivamente monotone, nel senso che il limite esiste, finito o infini 2.4, SUCCESSIONI MONOTONE. 23, Infatti sia, per esempio, {aq} erescente per n > v. Si vede facilmente che sfimy_an = Sup{ay : k > v} enon? detto che questa quantita coincida con Sup{ax : k € Nj. Per esempio Ie jecessioni 1 n=10 1 n=G © T4n? > 14 (n= 10)? sono definitivamente decrescenti ma solo ultima converge all'estremo inferiore dei valori assunti. Osserviamo infine che non @ detto che una successione convergente o divergente con on = n+ (1) 10. Mostriamo ora con un esempio come per successioni date per ricorrenza Ia eventuale monotonia possa essere una propriet estremamente utile per stabilime il carattere e, aualor siano regolar. per ealolare il Himite On rn E immediato verificare per induzione che ay < 1; da cid segue che {an} ® monotona cre- sconte, Quindi {an}. crescente ¢ Timitata, tende ad un limite a < 1. Poiché {m1} © {an} hanno Io stesso limite, utilizzando le propriet dei limiti che vedremo nel Capitolo sulla continuita segue immediatamente che deve sussistere la relazione Sia ag = 0, ang1 dacui a@=1 se nella successione precedente si fosse posto m = 3, si sarebbe ottenuto una successione positiva, monotona decrescente, ancora con limite 1, Applicazioni. Come applicazione dei teoremi sulla monotonia ricaveremo alcuni importanti li guardanti le funzioni esponenziali e logaritmiche che, come osservato nell'Introduzione, risultano strettamente monotone nel loro insieme di definizione. Proposizione 39 Sia a>1. —allora i) lima" =+400 i) ‘Jim logyn = +00 ni nie Sia O 1 le suecessioni a” ¢ logan sono crescenti, basta quindi dimostrare che non sono imitate, Posto a= 1 +¢ (con ¢ > 0), si ha a" =(1+6)">1+ne_ e quest’ultima quantita non é limitata rispetto ad n, da cui 4). Per dimostrare iz). basta osservare che se fosse log, n < K (per qualche K fissato e per ogni n), allora sarebbe n < a, sempre per ogni n, ¢ si avrebbe un assurdo. 24 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL La #i!) si ottione dalla ii) con un cambiamento di base mentre Ia i) si ottiene dalla 4) panendo 7: a> Fe tenendo conto dell*Osservazione 46 it!) Pit in generale si pud dimostrare la Proposizione 40 Sia.a> 1, ¢ sia 1 -> +00, allora i) lima = 400 it) Tim log tn = $30 Sia 0, per la Proposizione 1, ? possibile determinare un intero » per cui a” > M. Poiché ry — +0, esiste un A. per cui Ty > v per ogni n > f. Si ba dunque che, per n> fi, a" > a” > M, da cni 1), In modo analogo si dimestrano gli altri punti. Proposizione 41 Siaa>0, ¢ sia, +€ (0€R), allora jim_at =al, Se moltre a 1¢£>0 lim logy tn = log £ Dimostrazione. Supponiamo che sia a > 1 ed £ = 0, Mostriamo dapprima che a!/ — 1, La suceessione a'/” @ decrescente e maggiore di uno, Se il suo limite w fosse maggiore di uno, si avrebbe a!/" > w, cio’ w" 0, per quanto detto sopra, esiste un intero 7 per cui iha deecaY call” cl 4e. ora {gn} tna qualsiasi successione tendente a 0. Alora esiste un fi per cui, per ogni N>Ab =I/v < Yn <1/v. da cui, per n> N, si ha L-e Led £0 cisi riconduce al caso precedente considerando Puguaglianza a™ af(a~f—1) eponendo ty — £= ya La dimostrazione nel caso a < 1 2 identica alla precedente. Per dimostrare Ia seconda parte osserviamo che ogg tn — log, £ = logg(tn/2)- 2.5. CRITERI DI CONVERGENZA E DI DIVERGENZA. 25 Posto an/£ = yn, dobbiamo solo dimostrare che sey, & una successione tendente ad 1 allora Jog yj — 0. Come nel caso precedente, considerando questa volta le successioni 1 1/n, si dimostra che log yn converge e che il suo limite & 0, Si ha inoltre il seguente utile Corollario 42 Sia {2} una successione a termini positivi ¢ sia a #0. Se mol¢0, the a 0 se adO Se m0, no{ i eo a too se a>0 movin gfe eae Dimostrazione. Basta scrivere, per esempio, ff nella forma 2°! ed applicare le proposizioni precedenti. 2.5 Criteri di convergenza e di divergenza. Diamo ora alcuni criteri di convergenza per successioni generiche. Per stabilire il carat~ tere ed eventualmente il limite di una suecessione reale ? di fondamentale importanza la seguente osservazione, espressa dal Teorema 43 (del Confront) Siana {an}; {bn}-{on} tre suocessioni (reali) tali che, ale meno definitivamente Qn < bn Sen Se {an} € {en} conrergono allo stesso limite, allora {bn} converge © Tim ay = lim ba = nea ie Sean +00 alllora anche by > +30. Se Gy =3e allora anche by > = Dimostrazione. Sia lima, = lime, = é (finito). Fissato © > 0 siano 1(e) e v2(e) tali che n>V1 l= = vy = l-2 max{v1.2} siottiene bm e 0. per il eriterio del confronto | sing, |-> 0 e quindi sine, —> 0 (si veda FOsservarione 27). Pitt in generale, se an — a, anche sina — sina, Infatti lcos 0< |sina, sina Posto an = 0 e fn = |am — a] per POsservazione (28) segue Fasserto, In modo analogo si dimostra che se ay + a. anche COs @y — cosa. 2. Sia ora {en} tna successione mai nulla e convergente a zero. Allora Infatti se 0 << 1/2, considerando nella figura le aree dei triangoli OS. OTP e del settore circolare OSP, risulta sina << igr, da cui anche quando =1/2 < zx < 0, poiché cost e = non dipendono dal segno di 2. Alllcra avremo definitivamente sinén C08 En < q>1, allora im. \an| — +20. 2.5. CRITERI DI CONVERGENZA E DI DIVERGENZA. 7 Dimostrazione. La dimostrazione ® immediata osservando che, nel primo caso si ha definitivamente |an| 4”. Esempio, n= 3 tende a zero per n+. Infatti vin=2 6. Criterio del rapporto. Data una successione {an} a termini definitivamente diversi da zero, se risulta definitivamente feet 1 allora Tim |an| = +20. Dimostrazione. Pest v. Allora, sempre per n > v, an] fava dose, der _an_| < gnn ay) Pay Oya Ome On da cui |an| < 4g" e, poiché ultimo termine della criterio del confrento ay — 0. Nel caso q > 1 la dimostrazione ? analoga, Esempio. 10" ay = p90 pee n+ be. got — 0 Oe n> 10, isuguaglianza tende a zero, per il Infatti risulta a ntl Nello stesso modo si pub vedere che per ogni A > 0 risulta a 9 Smeal (2.7) ji an. Osservazione. Ly el easo (farticolare) in cui esiste il limite, , ai {/[aq] oppure di an se01 |q| 420. Al 2 immediatamente che, se.) < 1a successione (YJan] (oppure Infatti, posto q = +, (q il punto medio tra 1 2), dalla definizione di limite segue ral ) & definitivamente minore di q <1, mentre se \ > 1 @ definitivamente maggiore di q > 1. Se invece = 1 mnlla si pud dite a priori del comportamento dian. Basta infatti considerare Ie suceessioni {n}, {2} : {a + 3} e{24+(-I"}: Yaad in tutti i casi. ma la prima diverge, la seconda tende a zero, la terza converge a3 € la quarta oscilla, 28 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL Esempio 44 Sia A>1eda>0, allo m= FO Infatti risulta S44 = ( qoq 0, Comunque tale che sia, contemporaneamente, per ogni n > v fissi 1) > 0 & possibile trovare v = v(n) Jam Alen |b Bl v si ha | (@n + bn} = (A+B) |S\ n= A| + \bn- Bl ss. : poiché fy enmverge, risnlta | hn [ 0. Seriviamo allora, Janbn - AB| = |anby — Abp| + | Abn — AB| = [bn| \an — Al +]Al [bn — Bl < < M{an—- Al +|A\|bn - Bl 0 & possibile trovare un > v1 per chi. per ogni n > B sia Si ha dunqne, per n > E, >, le scegliere 11 in modo che, per n > v1 sia | by [> | | bn - B |< te 2 | alin = Bl. 20 = "TB, SB eR? se sid fissato 7 < = si ottiene I’ asserto, La seguente osservazione mostra come i risultati precedenti possano essere estesi a casi pid generali, per esempio quando uno dei limiti ¢ infinito, Osservazione 46 i’) Se {an} diverge € {Un} é limitata allora {ay + bn} € {1m — divergono. i) Se {an} diverge © {bn} (limitata 0 no) ha definitivamente lo stesso segno di {an}, {an + bn} diverge. i’) Se an + 0.€ {bn} 2 lirnitata allora an «by > Os Wi") Se dy 920 © by >> 0 allora aq +by > 0c. nk iv’) Se an 0* € ay #0 Yn atlora z te. iv”) Se am 0c allora 4 0 (0* 007 in accordo col segne dell’infinita). Dimostriamo, a titolo di esempio, lai’), Supponiamo che an -> +2 € che sia | bn |< M per ogni n, Fissato K sia 7 tale che per ogni n > @ risulti an > K + M. Allora, se n > @ si ha ay + by > K. Le altre due dimostrazioni sono lascinte al lettore come esercizio. TI teorema precedente pud essere riformulato dicendo tout court che il Timite di una somma, di un prodotto o di un quoziente di successioni ® rispettivamente Ja somma, il prodotto o il quoziente dei limiti, purché Ie operazioni algebriche coinvolte, nel caso del quoziente, siano possibili, L’osservazione estende questi risultati al caso in cui alcuni dei limiti coinvolti non siano numeri reali, proponendo una suggestiva aritmetizzazione parziale del tipo +4004 K = +00 oppure 1/20 =0, 1/0* Hoe Attenzione: non abbiamo introdotto alcuna nuova operazione né alcun nuovo numero reale: Ie scritture precedenti possono essere utilizzate solo per sintetizzare una situazione coinvelgente un procedimento di limite. Questa "aritmetizzazione parziale” non pud essere ulteriommente forzata, infatti come abbiamo visto in (2.6) n-sin(1/n) > 1 per n> >. Si noti che bn = sin(1/n) — 0. ma dy =n — +2. Se ponessimo invece dy = n? oppure aq = Yn si avtebbe aq + by > 00 0, rispettivamente ay by — 0. Questi esempi mostrano che se by +0 € aq —* +2¢ nulla si pud dire a priori (cio’ senza un ulteriore esame) sul comportamento di a, - by. Esamineremo ora sistematicamente queste situazioni 30 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL ne (razionali). Quando le successioni considerate nel Teorema 4 hanno limiti infiniti o la successione al denominatore tende a zero non si pud. a prio nulla né sull'esistenza né sul valore dei limiti, In tutti i casi sotto riportati si riscontrano delle "forme di i mostriamo che se Gy +20 € bn +24 {Gn — bn} pud avere quahmque tipo di comportamento. +0 )" 2 inregolare. al 0 ax 2+(-1)"e inregolare. \decisione "0/0" e "0-2" . Tiducono al caso precedente considerando nel primo caso le stccessioni reciproche. nel condo il prodotto di una per la reciproca delfaltra Altre forme di indecisione, Dalle relazioni — Toey bn 1) low, bn = fn = blot an | Toga On ii) alt =a segue che per il caleolo dei limiti delle successioni #) © ii) ci si pud’ sempre riportare, ediante le proposizioni 39 ¢ 40 all’utilizzo del teorema 45, salvo incappare poi in qualche forma di indecisione. Queste ultime si possono schematicamente rappresentare nella forma log. X , logy 1. logy 0. logs oc . log 0.1%. 20, 0°. : 2.7 Il numero La seguente successione: 2.7. IL NUMERO "E”. al che riveste un ruolo di grande importanza sia nell’ Analisi Matematica che in molte appli- cazioni si presenta nella forma di indeci Ci proponiame di dimostrare ct convergente. I suo limite viene indicato con Ia lettera "e” Per veri sione {bn Vale allora il seguente ne appena richiamata 1°, questa successione @ crescente ¢ limitata, quindi care Ia limitatezza di {ax} pud essere oppertuno introdurre la mova succes- Teorema 47 Le successioni {am} © {bn} sopra definite hanno le seguenti proprietis i) {an} @ crescente id) {Dy} 2 decrescente iit) On S bn per ognin iv) Jima an = Jima bn Dimostrazione. n ) tue (1+3)" _ (mt tal perché, applicando la disuguaglianza 1 pe (14+)" > 1 -+nzr, valida per 2 > =1 (ec #0), cone (-3) atin (S nm 7 ( si ottiene 32 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL iv) {an} & superiormente limitata (per esempio da by, che vale 4) e {bn} & inferiormente limitata, quindi le due successioni sono convergenti e, posto. A= liman, B= lim, da a O si ottiene 1 0 =. Nel seguito svilupperemo dei metodi che permettono di approssimare rapidamente ¢'Con la precisione voluta e di dim Virrazionalit&. Riportiamo qui Ie prime cifre decimali di questo "mitico” numero: 2, 718281828459 +++ ii) Dal risultato precedente si ottiene immediatamente che, se {kn}® una successione crescente di interi (divergente a +20) Ia succession (sn) sottosuccessione di (0 + 7) converge ancora ad e, n Con un procedimento standard si ottiene che ¢ @ ancora il limite della successione (+3)" to la sola condizione che {fn} sia una successione di interi (non necessariamente cre- scente) divergente a +00. ora {1p} una qualsiasi successione divergente a +c. Vale ancora Tim (+4) "ae i (V+ g, un = (1 + =n) ™ tm ( + a) mm 8) Infatti, posto 2.8, ALCUNI LIMITI NOTEVOLI. 33 {con [tq’ si intende Ia parte intera di zn, quindi [v,) < eq < [rq] +1), & immediato verificare che {um} {tn} convergono ad e, inoltre ne (142) 0 si ha ancora om im (1 + =) =e ak Infatti, posto zn = —yn si ottiene: 1\m 1\7 tm Yt mn (4a) = (a) = G)"= (+g) ) ‘(= 7) 76 Possiamo concludere affermando che Ia condizione | rn |-» > & sufficiente per garantire Ja convergenza ad e della successione 1\% (: + a) . Tn 2.8 Alcuni limiti notevoli. Dai risultati del paragrafo precedente si ottengono facilmente i seguenti limiti, di notevole interesse: Siano: # reale, a positivo, {tq} ed {en} due successioni tali che [tn 400 © En 0; En #0 per ogni n. Allora M CAPITOLO 2. SUCCESSIONL Dimostrazione. i) ¢ FO = tg, Cio’ ty = On (rispettivamente én =— = (8) -Ca ay“ Posto (1+ £n)!/*" = ans sia an > , quindi per la Proposizione 41 log ay = —loe(1 + sn) > loge = En iv) Posto at" —1 = op, cio’ En = logy(1 +n) siha on 40.2 on og a loa, En Wgq(1 + on) loge(1 + on) v) Se J #0, altrimenti Fasserto & avvio, si attiene: oben) <1 og(l + en) a. Tloa( + Osservazione 48 Sia 9 >0, allora poiché ( + *) te, e) > 140 € passando ai logaritm: si ottiene anche log, (1+) < J. 2.9. CONFRONTO TRA INFINITI (E TRA INFINITESIMI) 35 2.9 Confronto tra infiniti (e tra infinitesimi) ‘Vogliam ora introdurre il concetto di” rapiditd” di divergenza alFinfinito 0 di convergenza che daremo qui non solo saranno es per lo sviluppo @y = 10000 bn tuttavia ci sembra job che, per ogni M E chiaro che entrambe queste successioni sono divergenti a oc ; ragionevole asserire che by tende a +00 “pit rapidamente” di an, (abbastanza grande) la successione bn risulta maggiore di M molto p Naturalmente il concetto di "rapidita” di divergenza esige un riferi parlare di "lentezza” o di "rapidit’” di an rispetto a by Quest maniera operativa dalle seeuenti definizioni, Cominciamo a considerare il caso della divergenza a +50. Siano dunque {an} ¢ {bn} due successioni entrambe divergenti a +3. Definizione 49 i) Diciamo che dy @ un infinito di ordine inferiore rispettc aby 0 che by @ un infinito di ordine superiore rispetto ad an se 2 in tal caso seriviamo dy = o(bn) che si legge “an 2 0 piccolo di bn”. it) Diciamo che an € bn sons asintotiche s¢ @ in tal caso seriviamo ay ~ bn © leggiamo "an & asintotica aby”. ni) Pai in generale diciamo che dy € by hanno lo stesso ordine di grandezza se la an, successione 5 si manticne limitata € discosta da zero, cio® se & possibile trovare due numeri positivim ¢ M tati che Dall’ esempio 44 si deduce che, se A> 1 ed a > 0 la successione {A"} diverge pit rapidamente di {n°}, cio? n® = 0(A"), Mostriamo ora che, con semplici modifiche, si pub giungere al risultato generale 36 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL Proposizione 50 Siano {an} ¢ {Bn} divergenti a +00 © siano A>l,a>0,8>0 Allora: (on)? = 014), 8) (loz (n))" = 0((n)*) « Dimostrazione. Dimostriamo dapprima la propesizione nel caso Procedendo come in 2.8 si ha Alora, poiché, per n abbastanza grande, (an) © (lan) + D* ai Sg 2a)" _ “Aan dal teorema del confronto segue i) con a = 6 = 1. Dalla uguaglianza 6 \a Ba, AF ¢ da quanto sopra segne i) nel caso generale ii) si ottiene da i) ponendo log bn = an. Abbiamo gi visto che ( vedi 2.7) per ogni A > 1 risulta AY = o(n!). D’altra parte, siccome risulta a sua volta n! = o(n"). Attenzione: mentre ? del tutto avvio che , siccome n® = o(A?), allora anche (10n)" = o( A") purch¢ sia A > 1, non & altrettanto chiaro (anzi, come si vede facilmente. 8 falso) che (2n)! = o(n"). 2.9.1 Confronto tra infinitesimi NO On € by due successioni positive © convergenti a zero. Ovviamente le succession U/dn € 1/by divergono al'infinito ¢ Ia rapiditA di divergenza di queste ci dA una misura della rapidita di convergenza di ay, e by. Per esempio se a, = 1/n?e by = 1/n_risulta spontaneo dire che dn converge a zero pitt rapidamente di by. in quanto n? diverge pit rapidamente din, Tutto questo pud essere precisato con la seguente definizione : 2.9. CONFRONTO TRA INFINITI (E TRA INFINITESIMI) 37 Definizione 51 Diciamo che an un infinitesimo di ordine superiore rispetto abn 0 che by @ un infinitesimo di ordine inferiore rispetto ad a, se an in = m5 By In tal caso scriveremo ay = o(Bn). Le definizioni e le scritture per Ie successioni infinitesime as ordine di grandezza coincidono con quelle date per le successioni intotiche 0 con Io stesso ivergenti, Per esempio, se an + 0. tenendo conto dei risultati ottenuti precedentemente, (a) ~ ay (vedi(2.6)) Toa,(1 + Gn) ~ an =~ ay, Per Ie successioni infinitesime vale ancora la Proposizione 50, riformulata nel seguente modo Proposizione 52 Sia {an} una successione positiva € tendente a 2er0. € siano A, By, ae 8 positivi, A<1, B41, Allora: i) APM =o((an)) 5 AH) Cn) Hoey (an) |? = 0(1) dove con o(1) si intende una successione il cui rapporte con la successione costante 1 tende a 2er0, cioé una successione infinitesima. Ponendo in i) by, = 1/aq si trova un risultato analogs a quello della Proposizione 1 nel caso A< 1, Al fine del calcolo dei limiti risulterA di fondamentale importanza la seguente Proposizione 53 Siano {an}, {bn}, {en} ¢{dn} quattro successioné. Supponiamo che il limite di si presenti in una forma indeterminata Supponiamo inoltre che sia n+ on bn + dn n= 0(an) © dn =o(bn). Alora an to li nile By dy 0% By La precedente uguaglianza va interpretata nel modo seguente: se esiste uno dei due limiti esiste anche I'altro ed essi coincidono. Infatti: in dy 38 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL 2.10 Massimo e minimo limite. Abbiamo gif osservato che data una successione, anche se limitata, non ? detto che questa ammetta limite, cio’ che “esista un numero che ne descriva i comportamento all'infinito” In questo paragtafo mostreremo come, almeno parzialmente, sia possibile avviare a questo inconveniente. Dapprima vediamo come ad ogni successione reale limitata si possono associate due "significative successioni monotone e quindi convergent, Se {an} ® uma successione reale e limitata, per ogni k € N poniamo by = Inf{an in > k} (2.9) 4 = Supfay im > kp. (2.10) Le successioni {b.} € {cx} sono ovviamente monotone (rispettivamente non decrescente e non crescente). Osserviamo che, per ogni ksiha bk Sc, ani da questo ¢ dalla monotonia delle due succession copia diinteri i, 7 & bj 0 W=v(e):n b= Bre 0, esistono infiniti elementi di {an} maggiori di C—£, mentre solo un numero finito di elementi di {an} pud essere maggiore di C+. In altri termini: {ay} non > definitivamente minnrante di C—< mentre } definitivamente minorante di C+ =, Se infatti {aj} fosse definitivamente minorante di C — ¢, se ciod fosse ay < C= = per ogni n > v, per (2.10) sarebbe anche ce < C= per ogni k > v, assurdo perché cy > C per ogni k. Laffermazione relativa a C += seaue dalla (2.11). Per il minimo limite si dimostra, in modo analogp, la: Proprieta caratteristica del minimo limite: B él minima limite di {ay} se © solo se, comunque si fissi © > O, esistono infiniti elementi di {tm} minori di B+, mentre solo un numero finito di elementi di {an} pud essere minore di B= «. Cio’: {an} non ® definitivamente maggiorante di B+ mentre & definitivamente maggiorante di B= «, Dalle proprieth caratteristiche del massimo ¢ del minimo limite date sopra segue immediatamente la seguente caratterizzazione della convergenza di una snecessione, Teorema 55 Condizione necessaria © sufficiente perché In suocessione (reale) limitata {a} converga é che Timinf an = Timsup an in tal caso questo valore @ il limite della successione. Dimostrazione. 1) La condizione & sufficiente, infatti abbiamo gid osservato che per ogni = > 0 risulta (liminf an) -= 0 risulta, per n > v = (6), © < an v}e Han in >v} 0, nell'intervallo (é—€ , + €) cadono infiniti clementi di {an}. Completamento della definizione, Se Ia successione {an} 2 inferiormente limitata ma non lo @ superiormente, la definizione di minimo limite data in precedenza continua a valere, mentre Ia successione {c,} non 2 definita, In questo caso ¢ immediato constatare che dalla successione {an} & possibile estratre una sottosuccessione divergente a +3. Si dice allora che limsupay = +0c. In modo analogo si definisce il minimo limite di una successione non limitata inferiormente, Naturalmente per una successione che non sia limitata né superiormente né inferiormente si porr’, Timinfa, = 00, Timsupay = +50. 2.11, LA CONDIZIONE DI CAUCHY. 4l Esempi: Lay = (-1)" Timinf a, limsup ay = 1 2 an =(2+(-")" ——_Timinf a, limsup aq = +00 Timinf an = + limsup an = € Timinf qn ==1 0 limsup an = 1 liminf a, = V3 limsup aq = V3 Timinf an = limsup an = 1 liminf a, limsup ay, = 1 Si noti che negli esempi 4. ¢ 5. anche 0 2 un valore limite di an, mentre nell'esempio 6, sono valori limite, oltre a -1 ¢ +1, anche ~1/2 ¢ +1/2, Per quanto riguarda resempio 7. si pud provare (ma non & semplice) che sono valori limite tutti i valori tra = e +1 2.11 La condizione di Cauchy. Quanto esposto nel paragrafo precedente ci permette di introdurre e di dimostrare una condizione necessaria ¢ sufficiente per la convergenza di una successione (teorema 60). che he, opportunamente adattate, si presenteranno ogni qual volta si portati a considerare processi di limite, Premettiamo le seguenti definizione ed osservazione: Definizione 58 Si dice che la successione {an} uerifica la condizione di Cauchy (o {an} & una successione di Cauchy, se We>0 Sv=v(e) tale che nym >v=+|an—am |< Osservazione 59 Ogni successione di Cauchy @ limitata, Infatti posto, per esempio, ¢ = 1, sia 7 = 1(1).L insieme {an : 1 7 si ha | an [S| a, | +1. quindi anche Vinsieme {ay : 7 > 7} & limitato, E quindi limitata anche I” unione dei due insiemi, ciod la successione {an}. Dimostriamo ora il fondamentale Teorema 60 Condizione nevessaria ¢ sufficiente perché ta successione {am} converga & che essa sia di Cauchy. a2 CAPITOLO 2. SUCCESSIONL Dimostrazione. 1) Lacondizione & necessaria, Sia = liman. Fissato ¢ > (c/2) tale che per ogni k > 7 risulti | ay—2 |< ¢/2. Comunque presin > Ved m > si ha {Qn — am |<] an —£| + | am — |< & 2) La condizione @ sufficiente. La successione {an}. di Cauchy, & limitata: siano C= limsup an ce, supposto per assurdo B < C, sifissi = (C— B)/Je sia 7 = v(@) in (2.12). Per le proprict4 caratteristiche del massimo e del minimo limite esistono almeno unm >7 ed un n >T tali che dm < B+ ed an > C—E. Quindi assurdo. Capitolo 3 Serie 3.1 Introduzione. In molte applicazioni, riguardanti ad esempio problemi di appressimazione, risulta conve- niente considerare successioni assegnate nel modo seguente: $n = Snot +n dove sp1 rappresenta Fapprossimazione al passo (n—1)-esimo ed ay @ il ermine aggiumtivo per ottenere una “migliore” approssimazione al passo successivo. Dati i termini {a,} si ottiene in queste modo una successione {sq} che possiamo sctivere per esteso nella forma Sn = 06 + a1 +03 + sn + One (3.1) Viceversa, data una successione {5q}, posto ap = so €, per ogni n > 1, An = Sn = Snets questa pud assumere Ia forma (3-1). Per convenienza le successioni precedenti si indicano col simbolo Yan (3.2) nat © vengono chiamate serie (di termine generale an), La successione {sn} viene chiamata * suecessione delle somme parziali” della serie (3.2) . Tisimbolo an non deve trarre in inganno: non abbiamo definito la somma di infiniti = termini (infatti, come vedremo, in generale non valgono le usuali propriet della somma), ma solo scritto la successione {sp} in una forma differente. Di conseguenza attribuiremo alla serie il carattere della successione delle sue somme parviali: si dice dunque che Definizione 61 Una serie converge ed ha per somma A se la successione {sn} converge ad A, 43 44 CAPITOLO 3. SERIE In questo caso scriviamo A = J an. Analogamente si dice che la serie diverge se {sn} at diverge, che Ia serie & oscillante se la successione {s,} oscilla, 1 Consideriamo ad esempio la serie (serie di Mengoli):. S° x nn+) 1 Poiché an =—+— = 1-1 sotticne: at) (an Un altro esempio di serie. particolarmente significativo, ¢ dato dalla ” serie geometrica i ragione q? cosh definita: dr ove q @ un numero reale fissato. Si verifica immediatamente che per q # 1 si ha pag 1 nat on net FGtPt Ptr t grt smaltat Pretend mentre seq=12 s)=n+1 Quindi per -11 0 sn — toc, mentre sp Osservazione 62 Se la serie Say converge allora an + 0. Infatti poiché an = sn — Sn-1 ed il secondo membro dell'uguaglianza tende a zero. anche an > 05 Diamo ora un esempio di serie non convergente il cui termine generale an — 0, Osserviamo preliminarmente che una setie i cui termini sono positivi o nui non pud essere oscillante: infatti sy = spat +n > Sy=1 quindi la successione {s,} 8 monotona, dunque regolare. Dalfosservazione precedente segue che, per mostrare la divergenza della serie armo- nica )~ 4 & sufficiente vedere che la successione delle samme parziali non & limitata, sl Poiché ot dt 2+] © M42 ana (Soni = 52) = 3.2, SERIE A TERMINI POSITIVI. 45 siha: 1 st = (ques — 929) + (S¢ — Spet) +--+ (si) $51 > EDS +h Abbiamo cos trovato una sottesuccessione illimitata di {sq}, da cui Fasserto, Dalla definizione di serie convergente si deduce immediatamente che tutte le propriet’ viste per le suce ossono adattare alle serie: in particolare se an converge e ER, anche la serie > (Aan) converge e si ha Yan) =A an, inoltre se anche 57 ty converge, allora la serie (an + bn) converge e si ha Yn tn) = ant Yh La questione del prodotto di due serie 2 molto pitt delicata e non la tratteremo, Per il seguito sar utile riscrivere esplicitamente la condizione di Cauchy per Ie serie, derivandola naturalmente dalla condizione sulla successione delle somme parziali, Osserviamo che, seq maggiore dip, $4— Sp = ps1 p42-+++--+taq. Si ottiene allora il Teorema 63 (Condizione di Cauchy per le serie) Condizione necessaria ¢ sufficien- te affinché la serie San converga 2 che Ve >0 Fv >0 tale che per ognip.q conv

v, ponendo p = 2" ¢ q = 2"*!"si oltiene sempre che lap yi + apy +++ tag] > 4. 3.2 Serie a termini positivi. Quando si devono considerare delle serie si presentano naturalmente due problemi: preli- minarmente stabilimne la convergenza, poi calcolame Ia soma o. quanto meno, attenerne tuna “buona approssimazione”. Tl secondo problema @ il pitt delicato, e nel segnito (vedi TOsservavione 82) riuscitemo a risolverlo solo in qualche caso particolare, Ci occuperemo ora di dare criteri che assicurano la convergenza di una serie, Per quanto osservato nel paragrafo precedente una serie a termini positivi pud solo convergere o divergere a +30; questo dipende dalla limitatezza o meno delle somme parziali © quindi, in definitiva, da “quanto rapidamente” il termine generale tende a zero. II seguente criterio, quasi ima ovvia osservazione. & molto utile per determinare il carattere di una serie: 46 CAPITOLO 3. SERIE Teorema 65 (Criterio del confronto) Siano Ya © Y1by due serie a termini positina. Se, per ogni n, vale ta relazione 0 < dn < bn; allora: se la serie San diverge anche la serie Ybn diverge, s¢ la serie S*bn converge anche la serie San converge. Dimostrazione. Posto An =a +a +az+9+++Gn ; Baa bo tdi tba tbs tere t bn (3.3) si ha An < Bp; poichd le succession’ {An} € {Bn} sono monotone (quindi regolari), la tesi segue immediatamente dal teorema del confronto per le successioni, Osservazione 66 Dalla (3.3) segue, nel case della eamergenca delle due serie, che posto A=San eB=S bn, ASB. Nelle condizioni precedenti si dice che la serie Say, & minorante della serie J7hy 0 anche che Ia seconda serie @ maggiorante della prima, Questo criterio 2 applicabile una volta noto il comportamento di alcune serie campione con le quali operare il confronto, Per esempio ogni serie maggiorante della serie armonica ® divergente ed ogni serie (a termini non negativi) minorante della serie di Mengoli 8 convergente, a “ 1 Mostriamo ora che la serie S~ aa comverge se ¢ solo se a> 1, A tol ; casi ott ; Infatti, se < 1, > 5, ¢ dal confronto con la serie armonica si ottiene che la serie data 7 nn diverge, Se invece a > 1, consideriamo ancora la differenza 1 1 1 (sont 9) = Gt pe tt Te S 1 gn _ ofl-ajn. mI OEP a = Segue alllora che Sonia = (Sgni1 — $90) + (S90 — Sona) Free + (S281) $81 S " ieajh = gp Le iranns) < +502 =9+—ogea $51t ogee La limitatezza di sge+t implica la convergenza della serie, Osservazione 67 Si lascia al leftore la dimostrazione della sequente proprict decrescendo, allora per ogni k intero le serie Yin 6 YOR ae sed, 90 hanno Io stesso carattere. 3.2, SERIE A TERMINI POSITIVI. a Osservazione 68 Se nel criteria del confronto la relazione an < by valesse solo per gli indici n abbastanza grandi, le conclusioné del criterio del confronio continuerehbero a vatere (basia apportare una piccola modifica alla dimostrazione, che viene lasciata al lettore). Naturalmente non é piti detta che, sempre nel caso della convergenza, sia Yan < Y bn. Tenendo infine presente che Ie due serie San € Ye%m (¢ costante positiva) hanno lo stesso carattere si ricava il seguente criterio di uso frequente: Osservazione 69 Se aq ~ by allora le due serie San ¢ Shy hanno lo stesso caruttere Infatti dalla relazione di asintoticitA segue che esiste un indice v tale che per ogni n > v i ha 4bq < dn < 2bn quindi, per il criterio del confronto, Vasserto. 1 je Osservando che = ~ ayremmo potuto ottenere la convergenza della serie nin +1) > 4 per o> 2 confrontandola con la serie di Mengoli. Vediamo un altro esempio: si consideri la serie S7—-Y2_,Poiché 7 ben vi Teen Dal criterio del confronto dal comportamento della serie geometrica due seguenti criteri (della radice e del rapporto) gid visti per le successioni . ~n-3? ea serie) n73 converge. lo stesso accade per Ia serie data, ottengono i ‘Teorema 70 (Criterio del rapporto) Se esiste un ) <1 tale che, definitivamente, si abbia M2 < ), allora ta serie converge, mentre, se ot > 1 definitivamente, la serie a diverge. Ons Dimostrazione. Sia < A per n > v. Ripetendo il procedimento utilizzato nel criterio del rapporto per le successioni si ottiene: 0 < an < (aA7”) \" da cui, per confronto con Ia serie geometrica di ragione \ < 1 (moltiplicata per Ia costante a,A~"), segue Ia convergenza. Se invece +4 > 1, ay 2 definitivamente monotona non decrescente Gn © non pud tendere a zero. any 21 ay nT Sper ” Esempio 71 La serie S> Sy converges infatti si ha Sempre confrontando con la serie geometrica si ha il ‘Tearema 72 (Criteria della radice) Se esiste un \ <1 tale che, definitivamente, si abbia @/m <>, Ia serie converge, se invece é definitivamente Gm > 1. la serie diverge. Dimostrazione. La prima affermazione seaue dal fatto che, per n abbastanza grande, 4 < N" con ) < 1, quindi la serie & definitivamente minorante di una serie geometrica convergente. Se ¢/fm > 1, an non tende a zero e quindi la serie diverge . 48 CAPITOLO 3. SERIE - a 2 Esempio 73 Si consideri la serie S>—. Poiché yn = = <1 per n > 2, la serie converge. ” n Tcriteri enunciati sopra si utilizzano frequentemente nella seguente forma (pitt debole) Sst ‘On Corollario 74 Se Jim “#4 Yam diverge. " =a <1 la serie Fan converge, se lim “> 1 Ia serie , +1 wei «ott Dimostrazione, Nel primo caso. posto “S (si osservi che a < \ < 1), si ottiene nh» dofiniti snore did j che “441 @ definitivamente minore di A, il secondo caso & ovviamente analogo. on Con modifiche di dettaglio si dimostra il Corollario 75 Se Jim, Yon Tan diverge. <1 la serie Faq converge, se lim Yq > 1 la serie Osservazione 76 Se il limite di S44 Ht di ix vale 1 nulla si pud dire sul comportamento della serie, Consideriamo infatti la serie armonica e la serie di Mengoli: la prima serie diverge € la seconda converge, ed in entrambi i cast Jim, ** = lim ym = 1. 3.3 Assoluta convergenza. ‘Vedremo ora come i criteti per le serie a termini non negativi, applicati alla serie dei moduli, possano essere utilizzati per stabilire la convergenza di una serie con termini di segno qualsiasi. Per questo & opportuno introdurre la nezione di serie assolutamente convergente. Si potrebbe vedere che le serie assolutamente convergenti godono di tutte Je propriet’ formali della somma, Definizione 77 Si dice che una serie San converge assolutaments se converga la serie Elen « La condizione della convergenza assoluta & pitt forte della convergenza (semplice 0 ordinaria): vale infatti il seguente Teorema 78 Se ¥-|an| converge allora anche an converge Dimostrazione, Poiché [app + appa beets tag] < Jap yi] + Japs] +++ + Jagl converge ascolutamente, la condizione di Cauchy deve essere verificata per la ie dei moduli. cio lay 41| + {apyal ++++ + [aq| <=. Per la disuguaglianza precedente la condizione di Cauchy ¢ verificata anche per)” ay, che deve, di consegnenza, convergere. 3.3. ASSOLUTA CONVERGENZA. 49 Osservazione 79 Una ovuia consequenza di questo teorema é che, data una serie a ter- mini di segno qualunque, se ne pud studiare Vassoluta convergenza (che implica In con= vergenza semplice) applicanda i criteri del confronto, del rapporto € della radice alla serie diet moduli. Osservazione 80 Vedremo tra poco che la serie scyrt converge ma non converge assolutamente, dunque il tearema 78 non pud essere imvertilo. Consideriamo ora, tra Ie serie i cni termini non sono, nemmeno definitivamente, di segno costante, una classe molto particolare per la quale & facile stabilire direttamente Ia convergenza semplice: quella delle serie con termini di segno alterna, Vale il seguente Teorema 81 (Criterio di Leibniz) Sia aq > 0, am +0. € dns1 < an Per ognin > 1. Alllora la serie S*(=1)" an 2 convergent Dimostrazione. Consideriamo le somme parziali ottenute sommando un numero pari di termini: si pud scrivere Sonat = (ay = a1) + (a2 = 03) +++ + (020-2 = G21) © poiché ogni addendo tra parentesi ® positivo, questa successione & monotona crescente, Inolire riscrivendo Son—1 = Ae = (a1 = 92) = (03 = 04) = +++ = ont ha anche che Son—1 < ap, quindi la successione S2,—1 convergerd, per difetto, ad un Timite A < ap. Poiché Sn = Syn—1 +2 © aan > 0 anche Syn — A, da cui asserto. Osservazione 82 Con analoghe considernzioni si pud vedere che Say € monotona decre- scente, Si avrd quindi che Son tende ad A per eccesso. inoltre poiché |Sn — Sn—1| = |dn|- sivede che |A = Sq| (—1)" an diverge a per esempio posto On =e, mentre posto dy = 2°" per n parison = 37" per n dispari, )>(=1)" an converge (assalutamente) a= pur non essendo Ia successione {am} monotona. Osservazione 85 Il criterio di Leibniz ci permette tra Valtro di costruire serie convergenti il cui termine generale tende a zero tanto lentamente quants si vuole, cosa impossible con le serie a termini positivi. Chiudiamo il capitolo con la seguente considerazione, che permette meglio di capire il rapporto tra Ie serie assolutamente convergenti ¢ quelle solo semplicemente convergenti: Osservazione 86 Poniamo (an)* = max {an.0} € (an)7 = max {—an.0} ed osserviae mo che Qn = (an)* — (an)7 © che |an| = (dn)* + (dn)7. Per il criterio del confronto Ia serie ¥lan| converge se ¢ solo se le serie (a termini positivi) S (an)* € X (an)~ convergono. Si vede inoltre che se San converge ma non converge assolutamente allora nevessaria= mente Y(an)* © S.(an)~ divergono entrambe. Infatti se una sola di queste due serie fosse dinergente, per ta convergenza delaltra, tn somma sarebhe divergente, Dallosservazione precedente si capisce il ruolo fondamentale delle compensazioni nel caso di serie convergenti ma non assolutamente convergenti: Yordine con cui si susseguano i termini positivi e quelli negativi risulta essenziale sia per Ia comvergenza che per il valore numerico della somma della serie, essendo J7(an)* e Y~(an)7 divergenti, E appunto per questo fatto che le serie non assolutamente convergenti non godono di una propriet’ fondamentale della somma: la propriet commutativa, Capitolo 4 Funzioni: continuita, limiti. 4.1 Introduzione. In questo capitolo introdurremo il concetto di continuitA per una funzione e, partendo da questo, estenderemo la nozione di limite, gid vista per le successioni, al caso delle funzioni, Se f ® uma funzione a valori reali definita in un intervallo J. il suo grafico ¢ un sottoinsieme di Ix B; identificando f col suo grafico viene naturale dire che f & "continua in I” se il suo grafico & una linea continua nel senso comune del termine, cio’ una linea che si pud tracciare senza staccare la penna dal foglio. In altre parcle a punti " abbastanza vicini” in J corrispondono punti "vicini” in f(Z). Questo, espresso informalmente, @ il concetto “plobale” di continuita, che ben aderisce al senso comune. Esprimiamo ora in termini matematici questa idea di ” vicinanza” 4.2. Continuita. Diamo ora la definizione di continuita in un punto. Siano A ¢ B due sottoinsiemi (non vuoti) di R (per esempio degli intervalli) e sia f: A > B. Definizione 87 f : A B é continua in ao € A se ad ogni numero positivo © si pud associare un numero positiva 5 (in generale dipendente ia ¢) tale che per ogni. in A che disti da ro per meno did segue che f (x) dista da f (x9) per meno dic. In forma sintetica f & continua in zp s Ve >O 25=4(e) >0:(@ = A)A (lx — a0] <5) = |F(a) — Fao) B 2 continua in a9 € A se per ogni suocessione {19} di elementi dAdo Indo segue f(In) > f(z0)- (4.2) Dimostrazione. Infatti a) (4.1) implica (4.2), Sia {an} una successione convergente ad ro: deve risultare definitivamente |x — 2o| < 6 e quindi |f (tp) — f(t)| < =. b) (4.2) implica (4.1). Supponiamo, per assurdo, che (4-1) non sia verificata, cio che > 0:5 > 0 Sr = 2(6) € A: (|x — 29] < 5) A (lf(e) — f(a0)| >F) Allora, ponendo nella formula precedente. per ogni n intero, 5 = 4, si pud trovare un In = Acon [tn — 29| < } ed |f (tn) — f(a0)| >. Sié cost costruita una successione {zn} convergente ad ao con {f(zn)} non convergente ad f(z0). Osservazione 89 Se 29 ¢ un “punto isolato” di A, cio? se esiste un intorno di sy che non contiene altri punti di A, dalta definizione 87 seque immediatamente che ogni funzione definita in A & continua in x, in particolare tutte le successioni sono funzioni continue suN. Diamo ora la definizione di fuzione continua in un in jeme. TNefinizione 90 f é continua in A se @ continua in ogni punto di A. Dalla Definizione 87 segue immediatamente che f & continua in A se e solo se Vino € AWE >0 25 =d{e,20) >0: (cE A) A (|v ~ a0] <3) => | F(x) - F(a} < (4.3) Dal Teorema 88 segue invece che f & continua in A se € solo se per ogni sucessione {tq} di elementi di A. convergent ad un punto di A. (4.4) detto 1¢ il limite di tp risulta (1) + f(o)s Osservazione 91 Vadirema in seguito (Tearema 113) che, se A é un intervallo, le funzioni continue in A sono propria quelle il cui grafico & una linea continua, La continuitad di una funzione in un solo punta non porta invece come conseguenza la possibilita di disegnarne tun grafico: ta funeione gfimztone f= { a) sexémarionale 2 sontinua in x = 0 (e solo én x = 0) ed il suo grafico = sexe irrazionale é addirittura impensabile. 4.2, CONTINUITA. 53 4.2.1 Prime proprieta delle funzioni continue. Per Je funwioni continue in un punto o in un insieme valgono proprietA analoghe a quel- Ie delle successioni convergenti: utilizzando il Teorema 88 ¢ le analoghe propriet delle suceessioni convergenti ? immediato dimostrare che: © Se f 2 continua in zp @ possibile trovare un intomno di zp in cui f @ limitata. trovare un intorno di zp in cui f si © Se f & continua in xy ed f(a) # 0, 2 possi mantiene di segno costante (il segno di f(1r.)). @ Se f eg sono continue in xp, lo sono anche f +9, f —ge f +g. se inolire f(g) # 0, i a anche = & continua in o. f Le funzioni elementari sono continue nel loro insieme di definizione, Una notevole propriet& delle funzioni continue & che la continuitA si conserva attraverso a composizione di funzioni: vale infatti il seguente Teorema 92 Siano A.B.’ sottoinsiemi non vuoti di ® e siano f: A+ B eg: BC due funzioni continue rispettivamente in ao € Ae in yo = (ao) € Bs Altora ta funzione h=gof (h:A-+C) é continua in xy Dimostrazione. Per il Teorema 88 basta provare che, per ogni successione {rq} in A, Ta condizione zn —> x0 implica h(n) + h(t0). Per Ia continuita di f, posto ¥m = f(a), 8€ tn + 2 allora yn = (an) > f(e) = yo es per la contimuit’ dig, se yn 49 ayn) > (yo) dunque Rtn) = 9(f (En) = (yn) > gly) = lf (0)) = h{ao). Se le condizioni del teorema precedente valgono per ogni zo € A e per ogni yo € B si ottiene In continuitA globale della funzione composta: Corollario 93 Siano f: A> B © g:B—>C duc funzioni continue rispettivamente AcinB. Allora la funzione gof (h:A+C) @eontinua in A, Osservazione 94 Non si pud dire che una funzione continua in un insieme sia ivi limitata (basta pensare all’identita su Rj, nemmens se Vinsieme di definizione ® limitato: per 1 esempio f(x) @ definita e continua su (0.1), ma non @ ivé limitata, Osservazione 95 & hene ribadire che si parla di continuita di una funzione “solo” nei punti ove questa ? definita: la funzione f(x) = Ve “ anh mentre tn funzione f(x) = 1/x é continua sul suo insieme di definizione, cio? su non é continua in Ba CAPITOLO 4. FUNZIONI: CONTINUITA, LIMITI. In alcuni testi capita di leggere che Ia funzione 1/1 non 2 continua (sottintendendo "su tutto B) nel senso che non ? possibile estendere questa funzione ad una funzione continua su tutto B; questo, anche se scusabile, ® comunque un abuso di linguageio. 4.3 Limiti. Consideriamo le funzioni cosi definite su R\{0}: al z )=sind Gz) = A(z) = sine E facile constatare che se x 8 “abbastanza vicine” a 0, f(a) ® vieina ad 1, g(z) vale +1 sui positivi e —1 sui negativi, h(x) assume infinite volte ogni valore tra =1 ed | in ogni in ogni insieme del tipo 0 < |r| <6 © k(2), in questi ultimi insiemi, non ¢ superiormente limitata. sine mr sexZ#0 Nel primo caso, posto F(a) =4 7 F uma fimzione continna in © = 0 1 ser=0 (lo 8 in effetti su tutto R), negli altri casi invece non & possibile “estendere per continuita” Ie funzioni g, h, k in x = 0. Siamo cosi portati alla seguente definizione di limite: Definizione 96 (di limite fi mulazione per A, Diciamo che al finito) Sia f : A+ B ¢ sia 29 un punto di accue Jim f(x) ey f(z) perc #2 Flr) = { 6 perr=2 se, posto F 2 continua in ro. La defi valenti ne precedente si pud riformullare in forma diretta nei due seguenti modi equi- Definizione 97 Sia f:A— Be sia aq un punto di accumutazione per A. Diciama che se We >0 F=S(c) >0:(@E AAO <[a—a0l <8) => |f(z) -A < (4.5) 4.3, LIMIT. 55 Definizione 98 Sia f: A> B e sia xy un punto di accumulazione per A. Diciama che lim f(x) =€ se per ogni successione {an} an € A, In > 20; In # 29 => flan) 9 (4.6) Osservazione 99 I! fatto che f sia o meno definita in xp non ha nessuna importanza per quanto riguarda Vesistenza del limite ed il suo eventuale valore: se f & definita in ao, a seconda che sia (re) ~ € 0 f (ta) 7 € si potra dire che f & continua in 1 oppure che non lo’, Osservazione 100 Per quanta visto net Capitolo delle successioni (si veda 1.8) possiamo affermare che, per a reale ¢ per x +0 valgono i sequenti limiti (ta-a)"7 e4 loe(1 +7) - a1 > loga G4a-1 ae 4.3.1 Limiti infiniti e limiti allinfinito. Supponiamo che f non ammetta limite finito per 2 + zr. Se, considerate tutte le succe ni {a} che convergono ad ap senza mai assumere il valore rg. le corrispondenti successioni {f(cn)} sono tutte divergenti a +oc (oppure tutte a 2c) diremo che f ammette limite +00 (rispetitivamente 90) per 2 > rp. In caso contrario diremo che f non ammette limite per « > xg. Otteniama in questo modo Ie definizioni di limite infinita (+00 0 >) Definizione 101 Sia f: A> B ¢ sia xo un punto di accumulazione per A. *) lim f(x) = +2 (rsmtioamente Jim fle) = ay In © Ay Ly 9 Loy Tn # D9 => F(Tn) 4 +00 (rispettivamente f(a) > -90) o anche, equivalentemente 56 CAPITOLO 4. FUNZIONI: CONTINUITA, LIMIT. Definizione 102 Sia f : A> B ¢ sia 29 un punto di accumulazione per A. Jim s(e) = +00 (risetioamente Jim, H)=-») VK >0 =5=8(K)>0:(x€ AVA < [r= aol <5) = f(z) > K (rispettivamente f(r) < —K). (4.8) Conchudiamo col caso pitt simile a quello delle successioni: quello del limite per 2 +90 (0 per r+ 90). Tl dominio A di f deve, in questo caso, essere illimitato superiormente (0 inferiormente), Definizione 103 lim, f(x) = € (oppure + 0 =0c) se per ogni suocessione {29} in A, In +00 => f(tn) + £ (oppure f (tn) +00 0 f(tn)>-00) (4.9) che @ equivalente a: Definizione 104 lim, f(z) —€ (oppure +00 0 3x) se Ve > 03H = H(c) >0:(e€ A)A(e> H) = |f(a)-O] 0:(@E€A)A(a> HW) = f@)>K (6 f(a) <-K) (4.10) VK > 05, La definizione di limite per x > —00 @ analoga e viene lasciata come eserci 4.3.2 Limiti per difetto e per eccesso. Discontinuita. J +A Re sia xq un punto di accumulazione per A (appartenente 0 meno ad A). Siano Av={ce Areca} e@ Apa {ae Are > ao} Se ay ® un punto di accumulazione sia per Ay che per 2, consideriamo Ie due“ restrizioni” di f ad Ay ead Ap, ciot le due funzioni fi: Ay +R © fz: 424 R cos definite: A@)=f(a) per cA, fa(t)= f(a) per ve Ay Per ciascuma di queste due funzioni ha senso cercare il li ite per x» ao3se Timm fa(x) = & (Ginito od infinite) o se Jim fa(z) = é (finito od infinito) scriveremo . lim f(x)=4 — erispettivamente lim, f(x) = 2 ae wae 4.3, LIMIT. oT ¢ diremo che il limite per x che tende ad zo per difetto o per eccesso (o anche da sinistra eda destra) di f 2 ¢ (rispettivamente ¢2). L’esistenza di ciascuno dei due limiti prece- denti non implica quella delaltro. né tantomeno, in generale, questi, qualora esistano, necessatiamente coincidono. B tuttavia immediato verificare che lim f(z) => lim f(c) = lim, f(x) wit ite rit cio f ammette limite per « — o s¢ € solo se ammette Timite da destra ¢ da sinistra ¢ questi limiti sono uguali. Osservazione 105 Se 27) é punto di accumulazione solo per Ay (0 solo per Ar}, ovviae mente avrd solo senso parlare di limite per difetto (0 per eccessa). Le nozioni sopra definite di limite per difetto © per eccesso ci permettono di descrivere il comportamento qualitativo di uma funzione nell’intomno di un suo punto di discontinuit’. In generale si dice che f in ao ha um “discontinuita a salto” se i limiti per difetto e per eccesso esistono finiti e sono diversi um discontinuitA climinabile se il limite esiste finito, ma é diverso da f(o) Sempre se f ® definita in zo si hanno altri tipi di discontinuitA quando « almeno uno dei due limiti (per eccesso 0 per difetto) & infinito ‘¢ almeng uno dei due limiti (Per eccessa 0 per difetto) non esiste. A questi due ultimi tipi di discontimuita vengono dati, dai vari Autoti, nomi diversi, Come gi visto nel caso delle successioni, pub capitare che Jim f(a) = & ¢ che, in tun oppertuno intorno di zp. sia sempre f(z) < & (oppure f(z) > &). In questo caso. riferendoci perd ai valori assunti dalla funzione invece che a quelli assunti dalla variabile indipendente, parleremo ancora di limite per difetto o per eccesso (0 anche dal di sotto e dal di sopra) e scriveremo dim f@ (rispettivamente Jn, f(z) =e). Riportiamo, a titolo di esempio, la seguente definizione: lim, f(e) = 7” see solo se Ve > 0 35 = 5(¢) > 0: (CEA) AB<0< 346) => 7-€< fla) <7 Osservazione 106 Tulle le definizioni di limite possono essere riassunte in una sola: (4.11) Sf) 6 per xx — (ay € RU{+00}U{-20}) significa che, comunque assegnato un intorno U di € é possibile trovare un intorno V di ap tale che, per ognic = VA, tranne eventualmente 1 =o, risulta f(x) € U. In altri termini: f ((V.9.A)\ {x0}) CU. 5S CAPITOLO 4. FUNZIONI: CONTINUITA, LIMITI. Una analoga struttura hanno anche i limiti per eccesso e per difetto: in questo caso eli intorni vamno considerati ” unilateri”, in accordo con la (4.11), Dalla condizione di Cauchy per le successioni e dalla Definizione 98 segue immediata- mente, per le funzioni, Ia seguente Condizione di Cauchy: Condizione necessaria ¢ sufficiente perché f ammetta limite finito per x > x9 (to €RI{+20}J{-2c}) @ che, fissato arhitrariamente © > 0 sia possibile trovare un intorna V di ap tale che, per ogni 11.22 € (V.A)\ {zo}) risulti [flaa) — fla) < Se 9 € B Ia condizione precedente ha la seguente forma: Ve >O 25 = dle) >O: (a1,t2 € A\ {o}) A (1 — 2| <0) => |f(e1) — f(a) <£ nel caso rp = +90 scriveremo Ve>0 SK =K(e)>0:(z1,22€A, 21 >K, 22> K) => |flai) - flea) < nel caso zr = —00 Ta condizione & analoga, 4.3.3 Prime proprietA dei limiti. Per i limiti di funzioni valgono, opportunamente riadattate, tutte le proprieti viste per i limiti di successioni (si veda Capitolo 1) e quelle delle funzioni continue. Queste propriet’ si possono dimostrare direttamente, oppure le si pud ricavare come conseguenza della Definizione 98 e dalle analoghe propriet4 delle successioni, In particolare: @ I limite, se esiste, 2 unico, © Se f ammette limite finito per x ro (0 per x ~ ox), f 2 limitata in un opportune intorno di zp (0 di 2c). « Se f ammette limite positivo (0 +0c) per ao (0 per 2 > xx), f & positiva in un opporttno intomno di 9 (0 di 2c). # Se f eg sono due funzioni che ammettono limite per x -> zp (0 per « > 2<) ¢ vale la disuguaglianza f(z) < g(z), allora lim f(2) < lim g(a) (non é detto che debba essere lim f(x) 29 0 per x ~> oc) e questo coincide coi precedenti, (Teorema del confronto). Se f © ammettono limite finito, allora lim(f +g) =limf+limg —Tim(f —g) = lim f — img Tim(f +g) = (lim f)(limg) , e se lim f #0 si ha lim = im (Quindi lim = 4.3, LIMIT. 59) © Se f ha limite infinito e g & limitata, allora f +9 ha limite infinito. © Se f ha limite 0 g @ limitata, allora f +g ha limite 0. 1 © fle) 9 42 per e > 2p (0 per 2 > oc} = > OF per a a9 (0 per x > >) Fo) © f(v) 9 0* per 2 ap (0 per > 00) = > 400 per x ap (0 per rx) purché abbia senso calcolare il limite. © flv) + £ per x +00 se € solo se, posto Ia fanzione F(t) = f (3) tende a é pert 0% Osservazione 107 Per i limiti non vale, in generale, ta proprieta della composizione: @ necessario chiedere anche 1a continuita in ro dé una delle funzioné della composizione (quella esterna): Esempio: 0 serZ40 {@ 92) 0 ser=0 csin(n/x) sex #0 5 ser=0 A(x) = (F(a) 5 sex=Oor=1/k, k=41,42,- 0 altrimenti J ® continua, lim g(z) = 0, ma h non ammette limite per 0. 4.3.4 Limiti ji funzioni monotone. caso delle funzioni monotone t relativamente simile a quello delle successioni monotone: per le suecessioni ha solo senso cercare il limite per n —> +00, ed avevamo potuto, allora, assicurarne Vesistenza (si vedano i teoremi 1.4.1 ¢ 14.2). Se f & una fimzione monotona in un intervallo (a,2), limitato o illimitato, il risultato sopra citato vale ancora quando 2 ae quando «— b (se a € b sono finiti si tratta avviamente di limiti per eccesso e per difetto). Vale infatti il ‘Teorema 108 Sia f :(a,)) > R una funzione monotona, Allora se f & non decrescente a se f é non crescente (3) tim fle) = in (4(2) 2 &(Q)} (A) my Fa) = su (F) 4 < (a,0)}. Jing a) = sup (Fe) + € (a6) (2) _ Him f(a) = ink (fa): € (a,8)} 60 CAPITOLO 4. FUNZIONI: CONTINUITA, LIMITI. Dimostrazione. Dimostriamo sclo Vaffermazione (1) (le altre si dimostrano in modo analogo), Sia $= sup {f(r} : x € (a,b)} e supponiama S € B, Per la proprietA dellestre- mo superiore, fissato © > 0 & possibile determinate F € (a,b) tale che f(Z) > S—e, Vista Ja monotonia di f risulta, per ogni x € (T.). S—= < f(x) < S: vale dunque la (1) nel caso finito, Se invece fosse § = +42, fissato K > 0 sarebbe possibile determinare F € (a,b) tale che f(Z) > K, e ancora per ogni 2 € (F,b) si avrebbe f(z) > K, quindi la (1). Non & invece detto che il limite esista in ogni altro punto interno ad (0,2). punti si pud perd assicurare Vesistenza dei limiti (finiti) per difetto e per eccesso. Sia infatti 2p interno ad (a,b) e siano Ay = (are) ; Ag = (o,}). Applicando il teorema precedente alle restrizioni di f ad Ay e ad Ay si ottiene il in questi Corollario 109 Sia f : (a,b) +R monotona ¢ sia 9 € (a,b). Alloa se f @ non decrescente lim_f(x) = sup {f(x) : x < ao} lim, f(z) = inf { f(x): 2 > ao} an a se f € non crescente Him f(x} =n {f(@) 2 zo}. rae Osservazione 110 Una immediata conseguenza é che le funzioni monotone possano avere solo discontinuita a salto, Si pud inoltre dimostrare che Vinsieme dei punti di discontinuita di una funzione monotona é al pin numerabile, cio woto, finite o infinito numerabile. 4.4 ProprietA fondamentali delle funzioni continue. Vedremo ora alcune importanti proprietA delle funzioni continue su un intervallo chiuso ¢ limitato (a,b). Ricordiamo che, per il teorema di Bolzano-Weierstrass (‘Teorema 1.10.2). vale la seguente propriota: Da ogni successione {en} contenuta in un intervallo chiuso ¢ limitato (a. ssi pud estrarre una sottosuccessione convergente ad un punto di (a,b). In B® (o pid in generale neeli spazi di dimensione finita) questa proprietA vale per tutti gli insiemi chiusi e Timitati (e solo per questi). Gli insiemi che godono di questa proprieta vengono detti "compatti per successioni Nel seguito ci sara indispensabile a volte richiedere la continuitA della funzione in oggetto su un intervallo mentre in altri casi sar sufficiente avere Ja continnitA su un insieme compatto per succession. 4.4, PROPRIETA FONDAMENTALI DELLE FUNZIONI CONTINUE. 61 4.4.1 Il teorema di Bolzano (o degli zeri) La prima proprieta @ connessa alla parola "continuita”: questa ci suggerisce che il grafico di una funzione continua deve essere una linea che si pub tracciare senza staccare la matita dal foglio, Perché questo possa avvenire deve per prima cosa essere continuo il dominio della funzione, deve ciod essere un intervallo. TI teorema degli zeri dice che non t possibile unire con una linen continua due punti che si trovano da parti opposte rispetto ad una retta (Iasse delle ascisse nel nostro caso) senza toccare almeno una volta la retta stessa: Teorema 111 (di Bolzano o degli zeri) Sia f continua su [a,b] ¢ sia f(a) f(b) <0. Allora esiste almeno un punto interno ad (a,b) in cui f si annua Dimostrazione. Procediamo per bisezioni successive: otterremo una successione che converge ad uno "2era” di f. Supponiamo f(a) < 0. f(B) > 0 e consideriamo i valore ay assunto da f nel punto medio di (a,b), cio’ posto ZT {(C) = 0 abbiamo trovato uno "zero di f (e il teorema ¢ dimostrato), altrimenti poniamo se f(c) <0 ay =e, =b se f()>0 m=a,h=c Nel'intervallo [a,)i] sono verificate le ipotesi di partenza: f ® continua, fla) < 0 © F(b1) > 0. Possiamo ripetere la costruzione precedente considerando il segno di f nel punto medio di [a1,b1) e costruendo (se 2 il caso) il nuovo intervallo a2, 2] in modo che sia f(a2) <0 € f(bz) > 0. Ripetendo indefinitamente (a meno che si sia trovato uno ze- 10) il procedimento otteniamo una successione di intervalli [ann] ciascuno contennto nel precedente ¢ di ampiezza sempre la meta. Inoltre sara sempre (an) <0, f(bn) > 0. Consideriamo le successioni {an} e {bn}: sono limitate, la prima & non decrescente, Ia seconda ® non crescente. Ciascuna delle due successioni, essendo monotona e limitata, converge e, posto tenendo conto che B= a, f(b) 0 si pud determinare un d- > 0 dhe dipende solo da © (ed eventualmente da A), cict: Definizione 119 f : A 2 uniformemente continua in A se ve>0 = Ole) > 0: (t.t2 © A) A (| — 22] < 5) => [flar) - F(aa)| 0 fissato si pud costruire la funzione de(xr) che da, nel generico punto x, Vestremo superiore delle semiampiezze degli interalli in cud i valori assunti da f distano dal valore f(x) per meno die f 2 uniformemente continua in A se tutte queste funzioni (della variabile x © dipendenti dal parametro €) si mantengono discoste da 0, se cio’ (per ogni = > 0) inf {(6.(a):x€ A} =. >0. Ogni funzione uniformemente continua in A é, ovviamente. ivi continua, ma non é detta il viceversa: esistono ciob funzioni che sono continue, ma non sono uniformemente continue. Per mostrare che una funzione non @ uniformemente continua in un insieme A occorre negare la Definizione 4.12 e quindi vedere che | <8) A (F(a) ~ f(e2)| 2 FE>O:Vb >Oni,m2€ At {er (4.13) Esempi. La fanzione esponenziale f(x) =e & uniformemente continua in ogni insieme superior mente limitato. Infatti, se x < y < M si ottiene: f(y) — f(a) =e - = (eh - 1) < eM (eh -1) questa quantitA non stppera £ se y —r < e~™ log(1 +e), Questo & il 6(e) che dipende da M (cio’ dallinsieme) ma non dal punto. 64 CAPITOLO 4. FUNZIONI: CONTINUITA, LIMITI. La fumzione esponenziale f(z) = et non 8 uniformemente continua in ogni intervallo superiormente illimitato, Ripetendo la valutazione precedente e posto y = x +5 si ottiene per la disuguaglianza nell'Osservazione 48: fla +5) = fla) =e" (¢-1) >er (¢-1) >be Posto F = 1, per ogni § > 0 esiste almeno una coppia 2, + 5 per cui Vescillazione di f tra ced x +6 risulta maggiore di ZT basta prendere x > log(/5). La funzione log 2 uniformemente continua in (1, +00); mentre non Jo 8 in (0,1) « Per x > 1 si ottione: log(r + 6) — log = log (1 + +) < 2 (cempre per 'Osservazione 48). Basta allora prendere 6(e) = ¢/2. Per « < 1, tenendo conto che log. — log(r/2) = log2, si vede immediatamente che si possono prendere punti tanto vicini quanto si vuole in modo che tra questi Fosciltazione dif valea almeno log.2. La condizione di continuit& su insiemi chit infatti il itati implica la continuita uniforme, vale Teorema 121 (di Cantor-Heine) Ogni funzione continua su un insieme A chiuso © Limitato ¢ ivi uniformemente continua. Dimostrazione. Procediamo per assurdo: supponiamo cic? che valea (4.13). Posto (per ogni n intero) 6 = 1/n & possibile determinare zn ed yn in A in modo che {2m ~ to] < A ALflen) = flyn)| 2% Dalla successione {z,,} si pud estrarre una sottosuccessione {:r,,, } convergente ad un punto di A: sia z questo punto. La sottosuccessione di {yn} Presa sugli stessi indici ng @ anch’essa convergente allo stesso punto 2: infatti 1 Ve = 21 < Dome — tng] + Hing = 21 < Fo + [my = 21 O- Per la continnita di f deve essere f (ne) > f(2) « f (Ung) + #2): euindi F (2m) = F Gn) > 0, in contrasto con | f(r) — f(Yn)| 2 F per egni n. Osservazione 122 Ogni funzione uniformemente continua su un intervalte limitato (a,b) ¢ limitata ¢ pud sempre essere estesa per continuitd ad (a,b), cioe esistono finiti lim, f(x) «ip fo Infatti per ogni suceessione {179} in (a,)) convergente ad a* (0 a B=) la suecessione { f(an)} grazie alla continuitA uniforme, ¢ tna successione di Cauchy. quindi converge. E immediata verificare che il limite non dipende dalla successione scelta, 4.4, PROPRIETA FONDAMENTALI DELLE FUNZIONI CONTINUE. 65 Una conseguenza di quanto sopra ® che Ja funzione sin(1/2) 8 continua su (0, +3) ma non uniformemente continna, 10 @ invece su ogni insieme della forma [a, +00) per ogni a>0. Una condizione sufficiente (ma non necessaria) per assicurare Ia continuit’ uniforme (anche in insiemi non limitati) ¢ la Condizione di Lipschitz: questa dice che il rapport tra Pincremento della funzione e quello della variabile si mantiene limitato, Vedremo in seguito che questa condizione ® assicurata sotto ipotesi che si possono verificare con una. certa facilita, Definizione 123 f : A B é lipschitziana in A se esiste un numero K tate che vowed |f(t)—f@)| < K\x-ul (4.14) La verifica che le funzioni lipschitziane sono uniformemente continue immediata: basta prendere §(¢) = ¢/K. La funzione y/T fornisce un esempio di fmione uniformemente continua su (0,1) che non @ lipschitziana: infatti i) 0c per 1 +0 Osservazione 124 E immediate verificare che se f eg sono due funzioni uniformemente continue 0 Lipschitziane nello stesso insieme, ogni toro combinazione lineare conserva tale proprieta, Lo stesso non si pud dire, in generale, per il prodotto: la funzione f(x) =x ‘uniformemente continua su tutto R mentre il suo quadrato non Io Le proprieta di cui sopm vengons invece conseruate con la composizione: & infatti im- mediato verificare che se f: AB € g:B—C sono tali che Wi1.02€A, Yinte € B [f (a) ~ f (22)| $ K |x - 29] ; lo (1) - 9 (e)| S Kn - allora lo (aa) = 9 (a2))| S HIK | ~ 29) Osservazione 125 Per funzioni continue in insiemi illimitati la verifica della eventuale continuita unifarme non € sempre semplice, @ peré immediato assicurare questa propricta quando la funzione ammette un asintota (orizzontale oppure obliquo j Infatti se esistono due numeri m e q tali che f() — (mer +4) > 0 per > 20, per 1r1 e 2 abbastanza grandi si ottiene: [fex) = faa] = (Fen) = (ny + g)) = (fea) = (oma + gh) n(n = 29)| < fm(er = 22)| + 5 € sta quindi scegliere § = ——. basta quindi sceeliere 5 = 5— Vediamo ora come il Teorema di Heine-Cantor posta essere applicato ad un problema di approssimazione di funzioni continue mediante funzion# a scala, Una fimvione f : [a,6) + B si dice a scala (0 costante a tratti) quando assume un numero finito di valori e ciascuno di questi valori viene assunto in una unione finita di sottointervalli di (a, 6) Vale allora il seguente 66 CAPITOLO 4. FUNZIONI: CONTINUITA, LIMITI. Corollario 126 Sia f : {a,b} > R una funzione continua, Allora Ve > 0 & possibile determinare una funzione a scala g- tale che | f(r) —ge(x)| < per ogni < (a,b. Infatti. fissato © > 0 esiste un 5 tale che |x a= 49 <4) < a2 < +++ < ty = buna suddivisione di [a,b) tale che x51 — 4 < 6. per i= O.1,+++ n= 1. Posto ge(¢) = f(x,) nelVintervallo [),:1451), ge(b) = f(tn—1): Ta funzione g- ha la proprietA sopra citata, <5 = |f(z) — f(y)| <<, Sia allora Utilizzando la costruzione precedente € interpolando linearmente tra i punti di coordi- nate (z;, f(z,)) si ottiene una funzione é- continua, lineare a tratti, che si scosta per meno die da f. 4.4.4 Funzioni inverse di funzioni continue. Ricordiamo che f : A > B @ invertibile quando @ iniettiva, cio’ quando essa di una corrispondenza biunivoca tra A e /(A). Ci poniamo ora il problema di stabilire se e quando la continuitA di una fanzione invertibile implichi la contimuita della fanzione inversa, In generale questo non avviene sempre. Esempio 127 La funzione f : [0.1L (2.3) — (0,2) definita daz f(a) =aper0 max { f(xy), f(a3)} oppure (2) < min { (v1). f(ea)} Nel primo caso ogni valore compreso tra max { (1). f(ts)} € f(t2) dovrebbe essere ase sunto, per Ia proprictA di Darboux, almeno due volte da f, nel secondo lo stesso dovrebbe accadere per ogni valore compreso tra min { f (1). f(t3)} € f (22). assurdo per Vinvertibilita dif. Osservazione 129 Non ha importanza che Vintervallo sia chiuso, aperto, limitato 0 meno. Osservazione 130 La (stretta) monotonia di f (sempre sufficiente per garantire Vine vertibilita) non & una condiione necessaria, nemmeno su un intervallo, quando non si rrichiede la continuita, Per esempia le funciona f : (0,1) > [0,1] definite da: FM=0, f)=1, fe) a per O 7 Nyo)s Sia, per ogni n. tn = f-'(yn) (am & Punico punto di A tale che f(an) = yn). Se. per assurdo, zy = f~!(yn) non convergesse a rp = f~!(yp), da questa successione si potreb- be estranre una sottosuceessione {2rn, } convergente ad un punto z €4, 2 # to, Dalla continuitA di f in A si ottiene assurdo per Vipotesi di invertibilit&, Osservazione 134 Considerando la funzione f : (=2<,0) > (051) definita da f (0 si vede subito che la proprieta di continuita uniforme non si conserva passando all'inversa. Capitolo 5 Calcolo differenziale. 5.1 Introduzione. In questo capitolo tratteremo del Calcolo Differenziale per funzioni di una sola variabile reale: cenni di Calcolo Differenziale per funzioni di pitt variabili reali saranno riportati nell Appendice, Tl Calcolo Differenziale ¢ uno strumento fondamentale dell’ Analisi Matematica e permette non solo di raffinare lo studio delle proprietA qualitative delle furzioni, ma anche di fornire approssimé numeriche di funzioni appartener particolare la formula di Taylor fornisce approssimazioni mediante polinomi di funzioni enn mm npportinn "gradn di regnlarit\" 5.2 La derivata. Introduciamo ora Ja nozione di derivata per una funzione reale di variabile reale, In tutto questo capitolo supporemo che f sia una funzione a valori reali definita in un intervallo (limitato 0 illimitato), Molte delle considerazioni che faremo si possono estendere, con opportune cautele, al caso di funzioni definite in un insieme costituito dall’unione di un numero finito di intervalli Sia 2 un punto interno ad J ¢ sia h reale tale che il punto incrementato x = ro +h Appartenga ancora ad I, L'inerementa della variabile indipendente ® la qnantith Ac=2-2=h mentre la quantit Af (doh fap +h) ~ f(0) viene detta incremento della variabile dipendente, Chiameremo rapporte incrementate relativo al punto o ¢ alFincremento h la quantit’ h Ar 9 70 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Definizione 135 Diciamo che f 2 derivabile in ao se esiste finito iy £0204) = flee) hd h Talore € di tale limite, che denoteremo con il simbolo f"(zo) tiene detto derivata della funzione f nel punto oe Altri simboli comunemente usati per indicare la derivata di f nel punto ¢p sono: Fey wna Le e se Ia funzione viene indicata con il simbolo y = f(x) si usano i simboli vee) Heo) Hen). Nel caso risultino entrambi finiti, ma diversi i due limiti fim LOM = flan) _ flaoth) = f(a0) hoot h 1% hh =t at he ° diremo che f ammette, rispettivamente, derivata destra e sinistra in 29 e scriveremo £1 = fi.(tp) eb = f(a). Nel caso esista uno solo dei suddetti limiti diremo che f ammette derivata destra o sinistra in 1. E owvio che f risulta derivabile in a se e solo se esistono derivata destra e sinistra e sono uguali, Nel caso rp € J sia Vestremo sinistro o destro delVintervallo si parla ancora di deriva- bilitA di f in ¢o considerando rispettivamente solo la derivata destra o sinistra di f nel punto zo. Osservazioni. Risulta evidente che se f & costante in J allora per ogni rp = I e per ogni A risulta Af(ao.h) = 0. € quindi f'() = 0 per ogni x, viceversa se esiste un rp € I tale che, per ogni h risulti A f(z, h) = 0, f & costante in Z. Disegnato il grafico della funzione f in un sistema cartesiano ortogonale, si considerino su di esso i due punti P; e P, rispettivamente di coordinate Py = (0:40) = (os f(70)) © Pa = Ans Yn) = (to +h, f(t0 + F)). L’equavione della retta che Hi congiunge y= _ Af(zosh) z—Z0 a AfGoh) il rapporto incrementale congiungente i due punti P; e Pj. Da cid segue che le uniche fanz ita quindi il coefficiente angolare della retta wenti: rapporto 5.2. LA DERIVATA. 7 incrementale costante in um punto «9 sono quelle il cui grafico & una retta. In altre parole Te uniche funzioni per cui Pincremento A f(o,h) risulta proporvionale ad h sono del tipo fle) =ar+b. In generale il rapporto incrementale non é costante e rappresenta la “pendenza media” del grafico di f nel'intervallo [r9,.10 + #0 [0 + hero Significato geometrico di f(r). Abbiamo gid osservato che il rapporto incrementale feo = fle) = AVEC nay rappresenta il coefficiente angolare della retta congiungente i due punti di coordinate (ao: f(z0)) € (a0 +h, flay +h)). Dire che f & derivabile in xo equivale a dire che esiste il limite di tan9(h) per h — 0 e quindi che la retta secante ¢p congiungente i punti 7 e F}, ammette tuna "posizione limite” fo per h 0. Quanto detto sopra giustifica la Definizione 136 Sia f derivabile in xo. Si dice retta tangente al grafico di f nel punto 4 coordinate (29, f(ee}) ta retta to di equazione y= f(ao) + f(ao)(© = 40)- (6.1) Dimostreremo ora che tutte Ie funzioni derivabili sono continue, e inoltre che tra tutti i polinomi di primo grado P(2). il polinomio P;(x) = f (xe) + f!(ao)(x — 29) & V'umico per cui risulta f(x) — P(x) = o((x — xp) per x — ro. Geometricamente questo significa che tra tutte le rette passanti per il punto (zo. f(z) Ia retta tangente 2 quella il cui grafico approssima meglio, in un opportuno intorno del punto r9, quello della funzione f. Vediamo dapprima che Vesistenza della derivata (finita) in un punto ® una condizione pill forte della continnitA nel punto stesso: vale infatti il Teorema 137 Sia f derivabile in ao. Allora f ¢ continua in xo 72 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Dimostrazione. Per ogni h # 0 si ha Flew +H) = fae) = ALGotd (62) F(x. h) e poiché 4 7 ttiene ~ f'(20) (finito) Jima (lao + h) = f(a0)) =0. Precisiamo e dimostriamo ora quanto affermato dopo Ia Definizione 136: Teorema 138 Sia f derivabile in rq ¢ sia P(x) un qualsiasi polinamio di primo grado, seritto nella forma P(z) =a+m(x— 20). Allora f(a) - P@) rie aig see solo sea= f(t) 2 m= f'(ao). Dimostrazione. Siccome fe P sono funzioni continue in zr, se fosse f (a0) # Plas) = a il limite non potrebbe essere finito, quindi deve essere a = f (a9). Dunque La) = Plo) _ f(x) = (eo) =m (w= 20) _ f@) - foo) < 2 ABA 100 in 5 px9) —m da cui Fasserto, Osservazione 139 La formula (5.2) si pud riscrivere come (a0 +h) = f(ao) +h f'(x0) + oh). Notiamo che, nel passare dal punto xo al punto xo+h, la funzione f subisce un incremento Af(aash} = hf"(e0) + o(h) mentre APi(a0,h) = h f'(@0)- APi(x0.h) € quindi la “parte principale” di A f(o.h) ¢ prende it nome di differenziale della funzione f relativa al punto ao ¢ all‘incremento he viene usualmente denotata con il simbolo df(re.h) 6, pi semplicemente, con df, quando non vi siano dubbi circa il punto Vincremento in questione. Geometricamente df(re-h) rappresenta Vincremento relative al passaggio da rp a tp +h misurato sul grafica della retia tangente al grafico della funzione nel punto di coordinate (20s f(@o)). 5.2. LA DERIVATA. 2B Osservazione 140 Nella definizione di derivabilita abbiamo richiesto che il limite del mapporto incrementale fosse finito ed abbiamo quindi potuto dimostrare la continuita delle funcioni derivabili, Quando it limite del rapporto incrementale esiste ma 8 +> 0 =< pud accadere che la funzione sia discontinua in xe: per esempio ta funzicne sen(zx) (segno di x) che vale 1 per x > 0, =1 per 2 <0 €0 per x =D, ¢ discontinua nell‘origine ed il limite del rapporto incrementale in 1p = 0 esiste € vale +00, Non ha ovuiamente senso, nell’esempio precedente, parlare di retta tangents nellorigine al grafico delta funzione. Tuttavia nel caso di funzioné continue per cui il limite del rapporto incrementale in 1r¢ esiste infinito, in accordo con Vintuizione geometrica conviene definire la retta (verticale) I = o come retta tangente al grafico della funzione nel punto (ro; f(ao)) . si pensi ad esempio alla funzione f(x) = ft. 5.2.1 Derivate di funzioni elementari Procediamo ora al calcolo delle derivate di alcune funzioni che sono di importanza fone damentale nell’ Analisi Matematica. Considereremo sempre funzioni continue, quindi il rapporto incrementale si presenter sempre nella forma di indecisione 0/0: per superare queste difficoltA si utilizzeranno sistematicamente i limiti notevoli visti in precedenza, 1) Sia fw) = cona #0 reale; f & definita per ogni « positive e, fissato x) > 0 risulta: 1+ zt ° van (tO) fm (mn) im, 7 Big, (2) Te per il limite notevole (2.8.v). Quindi f"(ze) = ag! Nel caso in cui a sia un intero relativo la stessa formula vale per ogni x # 0 ed anche in x = 0 nel caso a intero positivo. In quest‘ultimo caso invitiamo il lettore a dimostrare 1h formula precedente utilizzando la formla del binomio di Newton, 2) Sia f(a) =0® (a> 0), Allora foo +h) = flea) _ ateth =a h da cui F'(o) =a loge a (5.3) 3) Sia f(z) (x). Ricordando le formule di prostaferesi abbiamo: h h h e tenuto conto del limite notevole (1.6) e della continuitA della funzione coseno f'(c0) = cos(xp) (54) 74 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Analogamente, posto f(x) = os(z) si ottiene f"(c0) = —sin(2) (6.5) 4) Sia infine f(r) = log, (7) (a > 0.0 1) e sia 79 > 0. Per le note prprieta dei logaritmi abbiamo 1 1 h Toga (aa +h) —Toea(zo) _ 88 > ag, h h © quindi ricordando il limite notevole (1.8.1) 1 "(ag) = Fp Obae (5.6) Osservazione 141 Si noti come In scelia della tase e per le funzioni espanenciali © logaritmiche renda le formule (5.3) © (5.6) particalarmente semplici. 5.2.2 Regole di derivazione. Derivata e operazioni algebriche. jimiti mostreremo che, nota Ia derivata di due icavare, nello stesso punto, la derivata di funzioni joni algebriche, Vale infatti il seguente Come & gi stato fatto per il calcolo funzioni f e g nel punto 29. 8 poss ottenute da queste mediante oper: Teorema 142 Siano f ¢ 9 derivatili in xp. Allora le funzioni af (a reale) f +9 € f +9 risullano anch’esse derivabili in aro © 4. (af)'(a0) = af'(a0) 2 (f +9)! (a0) = f'(a0) + g'(e0) 9. (Fg)! (a0) = f'(w0)9(e0) + F(e0)q (a0) inolire se g(t0) 70, anche f/q risulta derivable in ro € “t (ro)s 5.2. LA DERIVATA. 7 Tenendo conto della continuitd di f nel punto 9 la 3. si ottiene passando al limite per h0. Infine per dimostrare la 4. cominciamo con Fosservare che, se g(x) # 0 allora per con- tinuita esiste un 5 > 0 tale che g{2) £ 0 per la = zo| <5. Per tali x risulta defini fimzione G(x) = e inoltre G2) Glao +h) = Glan) _ 1 1 it 1 _ Gro) = glao +h) te TG Teas ~ eae Maceo) h pet 0 < |h| <6, Passando al limite per h - 0 si ottiene Gf (20) G00) = ~Tetan)} >. (5.7) Combinando Ia 3, ¢ (5.7) si ottiene la 4. Esempio 143 Calcoliamo la derivata di tan(x) Per la 4, abbiamo (tan)! (2) = 1+ (tan(z))?. Derivata della funzione composta. Vedremo ora altre due regole estremamente utili per il calcolo delle derivate: queste regole infatti ci permetteranno, note le derivate delle funvioni elementari, di calcolare facitmente Ie derivate delle funzioni che si ottengono da queste mediante composizione ed inversione, ‘Teorema 144 (Derivata della funzione composta) Sia f una funzione definita in un ‘intervallo aperto I contenente il punto xq ¢ sia g definita in un intervatlo aperto J conte- nente il punta yp = (ao). Se f ¢ derivabile in ay €g é derivabile in yo, allora ta funcione composta go f (che ad ogni « associa g(f(a)}) @ derivatite in ay ¢ risulla (92 FY! (0) = 9'(ye)- f'(20) Dimostrazione. Consideriamo la fumzione gy) = ayo) se y4y yw vate $y) = Gu) se y= Yo. Poiché g & derivabi per ogni x #9 in yo la funzione ¢ risulta continus yy. Osserviamo inoltre che. 76 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. ep(ay FOL), ee) Gf) = gf o)) a= Infatti se f(x) = f(¢c) entrambi i membri della (5.8) sono nulli, mentre se f(x) # f(0) ottiene il secondo membro della (5.8) moltiplicando e dividendo il primo membro per F(x) f (ao) ¢ tenendo presente la definizione della funzione ¢. Poiché ¢ ed f sono continue rispettivamente in yo e in eo ed f & detivabile in zp si ottione la tesi facendo tendere a Io. Esempi. A titolo di esempio calcoliamo le derivate di A(z) = (sin(z))* e di A(x) %), Nel primo caso & f(x) = sin(r) e g(y) = y°, nel secondo f(r) = re g(y) = siny. Si ottiene: A(x) = 3(sin(x})? cose K(x) = 3x? sin(e*). Fuso del Teorema precedente si estende in modo immediato al caso di composizione di tre © pitt funzioni. Caleoliamo per esempia la derivata di f@)= Posto h(a) = sin e*) risulta Fa) =) Hea) = eS cos(e2). Derivata della funzione inversa. Osserviamo che una funzione invertibile ¢ Ja sua inversa hanno “il grafico in comune", quindi anche la retta tangente al grafico, se esiste, ¢ la stessa. Se scriviamo la sua equazione nella forma ax -+by-+c=0 questa diventa ys—pr- 5 eanche or In dipendenza dal sistema di riferimento il coefficente angolare assumerd un valore o il suo reciproco, con la sola avvertenza che Ia tangente orizzontale per una funzione diventa verticale per la funzione invers: Tl seguente teorema formalizza quanto detto sopra e per la sua dimestrazione si richic- der la continuita della funzione inversa. Trorema 145 (Derivata della funzione inversa) Sin f : (a.h) R continua ¢ ine rertibile, Sia ro un punto di (a,b) in cui f risulta derivabile con f'(x) #0. Allora ta funzione inversa f~' risulta derivabite nel punto yo = f(t0) € 1 1 Fan) = FO) (5.9) “ay (PMO = Fey = FM 5.2. LA DERIVATA. "1 Dimostrazione. Osserviamo innanvitutto che f~! risulta definita e continua in un in- tervallo aperto contenente yo (vedi Osservazione 114), Dobbiamo calcolare il limite per y > yo del rapporto incrementale fy) = Fo) ym Mostriamo che per ogni suecessione {yn}21 convergente a yo (im # 40) Mon) = Myo) ; nH Feo) Posto zn = f"(yn) per la continuita di f!si ha che tn 0 = f(y). Poiché (yo) __tn We Fen) Wn) Un il Teorema @ dimostrato. Osservazione 146 Si osservi che una volta dimostrata U'esistenza di (f~!)' in yp la for mula (5.9) si ottiene immediatamente dal Teorema della derivata della funzione composta tenendo presente che f-'(f(x)) =a. Esempio 147 Sia y = f(c) =tan(c), conz€ (-F 42). Calcotiamo la derivata detla funzione inversa arctan y ne. generico punto yo. Dalla formula precedente risulta che 1 1 1 arctan'(Yo) = TaiT(arctantgo) ~ 1+ (amtarctanoyye ~ 1 (ae (5.10) Esempio 148 Derivata delle funcioni arcoseno € arcocoseno. Sia y= f(a) =sinz, conte (-3.+4) « Calcotiamo ta derivata della funzione inversa x = f~\(y) = arcsiny nel generico punto yo interno all’intervallo (—1,1). Risulta 1 arcsin' (yp) mac (5.11) cos() = /T= Gina), risultera aresin’ (yo) = (5.12) (uo) v Consideriamo ora y = f(x) = cos:r, con « € (0,7). Con gli stessi procedimenti si ottiene per a fimzinne inversa r= f7!(y) = arceasy nel generien prmto yp interno all'intervallo (-1.) arecos’ (yg) = (5.13) 7s CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Esercizio 149 Ricordando che x = logy ¢ la funzione inversa di y derivata delta funzione logaritms facenda uso det Teorema precedente, * ricavare la Osservazione 150 Si osservi che tutte le *regole” di derivazione dimostrate finora sono in realta dei Tecremi che hanno come ipotesi fondamentale il fatto che le funzioni coinvolte siano derivabili nei punti presi in esame, Qualora cid non sia a priori garantito, come ‘mostra il seguente esempio, non rimane altro che ricorrere alla definizione di derivata per decidere la derivabilita 0 meno della funzione in esame. Fsempio 151 Siaa>0 © sia na=t in(3) rer o#0 0 per o=0 Osserviamo che, se r9 # 0, {ff(t0) esiste per le regole sopra citate e vale (2) sin (4) = |xc|"-2 cos (3,) . alr|*-) Seto = one qui sopra perde di significato. Amalizando il rapporto incrementale si ottiene LO+h) = FO) ot gn (4 LORE 10) = cent sin(> he sen(h) |h|°~! sin i da cui segue immediatamente che: F4(0) non esiste se 0 1; in questo caso sea>l, L 2 1 aleo|2~! sgn(2o) sin =) = |2ol2"? cos (4) per 2p #0 Salaa) = Ge wo 0 per zy =0 Analogamente a quanto fatto per le funzioni continue diamo la seguente Definizione 152 f si dice deriuabite nell'intervatio aperto I se é derivabile in ogni punto ail. Pint in generate diremo che f & derivabile nelVinsieme E unione di intercalli disgiunti se f 8 derivabile in ogni punto di E, Negli eventuati estremi degli intervalli si considerano naturalmente solo ta derivata destra 9 sinista, secondo i casi 5.3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE. 79 Osservazione 153 Nell’sempio precedente Tiny f(x) non esiste se 1 2, quindi fa risulta continua e derivabite per a> 1 ma fi, risulta continua solo per a> 2. In seguito (si veda la Propesizione 176) dimostreremo, facendo uso del Teorema di Lacran« ge, che questo tipo di discontimiita ”patologico” 8 unico ammissibile per una funzione derivata. Per comodita del lettore riportiame ora una tabella di derivate di funzioni elementari f@ f(@) a gt e e a a loga 1 log || i og, |x| slog, e = I pee eT sing cos cose =sine tang 1+ tan” sinhx cosh. cosh sinha 2 1 tanh tanh? 2 =—— cosh? aresin 5.3 Teoremi fondamentali del Calcolo Differenziale. Ci proponiamo ora di illustrare alcune tra Ie piti importanti applicazioni del concetto di derivata; i Teoremi che dimostreremo costituiscono i fondamenti del Calcolo Differenziale CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. per funzioni di una variabile reale, sono inoltre la base per il Caleolo Differenziale per funzioni di pitt variabili ed uno strumento essenviale per procedure ¢ formule di approssi mazione, Questi risultati saranno utilizzati nelle applicazioni del Calcolo Diflerenziale allo io dell’andamento del grafico di una funzione reale di variabile reale e alla ricerca di formule di approssimazione di funzioni mediante polinomi, Una prima semplice considerazione riguarda il significato del‘annnllarsi della derivata: abbiamo visto che il Teorema di Weierstrass assicura Vesistenza di massimo © minimo assoluti per funzioni continue su un intervallo chiuso ¢ limitato, Se la funzione ? anche derivabile, il seguente teorema ci permette di localizzarli, Teorema 154 (di Fermat) Sia / : [a,!] > B ¢ sia aq € (a,b) un punto di massimo o di minimo relativo per f. Allora se f 8 derivabile in 29 risulta "(aa) =0. Dimostrazione. Supponiamo che 9 sia un punto di massimo relativo (nel caso del minimo si procede in modo analogo}, Per definizione di massimo relativo esiste un 5 > 0 tale che, per |h| <4, $0 + h) = feo) <0 quindi foo +h) = f(a) a 20 © -s 0 mentre fi, (xp) < 0@ dovendo essere f! (rp) = f'(xp), risulta fi(ao) =0. Osservazione 155 [ina immediata conseguenza di questo Teorema ® che f non pud avere massimi o minimi relativ’ nei punti interni al suo insieme di definizione in cui essa é derivabile con derivata diversa da zero. Osservazione 156 Si noti che gli estremi dell’intervallo a € b passono essere punti di massimo 6 minimo relativa senza che necessariamente le due derivate f(a) € f(b) (se esistona) risultino nulle, si pensi per esempio a f(x) = x in (0,1). Ricordiama inoltre che Uesistenza di un punto di massimo 0 di minimo relative per una funeione f nel punte 1g non implica né Ia derivabilita né la continuita di f in (xo). come mostrano i sequenti esempi. fla) <1 <2 <1, Nell’ origine f ha un minimo (assoluto), ma non é ivi derivabile 0. sex é razionale fla) = (funzione di Divichelet). In ogni ay € R la funzione 1 ser é irmazionale assume un massimo oppure un minimo, ma f ® discontinua ovunques 5.3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE. 8l Tl teorema che segue, facile conseguenza dei tecremi di Fermat e di Weierstrass, il primo di una catena che ci permetterd di passare da uno studio qualitativo delle funzioni di variabile reale alla possibilitA di darne una approssimazione numerica, ‘Teorema 157 (di Rolle) Sin f :[a,h) + R una funzione © 1 continua nelV’intervatlo chiuso [a,b] 2, derivabile nellintervallo aperto (a,b) 9. tale che f(a) = f(B) Allora esiste almeno un punto € in (a,b) tale che #'(€) =0. Dimostrazione, Per il Teorema di Weierstrass ogni funzione continua su_un intervallo chiuso e limitato assume ivi un valore massimo e un valore minimo (assoluti). Siano ¢ e d rispettivamente il punto di massimo e quello di minimo, Se almeno uno tra ce dé interno ad (a,b), in questo punto, per il Teorema di Fermat, f ha derivata mulla: questo punto & uno degli € cercati, Se invece il punto di massimo e quello di minimo si trovano entrambi agli estremi dell'intervallo, poiché f assume valori uguali negli estremi essa & costante & quindi ha derivata nulla in ogni punto, in questo caso € ¢ un punto qualsiasi delF'intervallo (a,b) Osservazione 158 I seguenti esempi mostrano che basta che una sola delle tre le ipotesi non sia verificata perché non si possa pi garantire Vesistenza di un punto a tangente orizzontale. 82 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Se togliamo, nel Teorema di Rolle, Vipotesi f(a) = f(b), possiamo ancora garantire esistenza di un punto in cui la retta tangente al grafico della funzione ¢ parallela alla retta che unisce i punti di coordinate (a, f(a)) e (b, f(b)). Questa & Pinterpretazione geometrica del Teorema 159 (di Lagrange) Sia f : (a,b) +R tuna funzione © 1. continua nelV'intervallo chiuso (a,b) 2, deriuabite nellintervalto aperto (a,) Alora esiste un punto € in (a,b) tate che p(@) = LQ=LO, Dimostrazione. Ci riportiamo al Teorema di Rolle mediante una funzione ausiliaria h costruita per differenza tra f ¢ la funzione il cui grafico 2 Ia retta pascante per i punti di coordinate (a. f(a)) e (b. £(@)). Sia dunque Hie) = f= (f(a) B=LO 0), Ovviamente h(a) = h(b} = 0. ¢ h, somma di funzioni continue e derivabili, soddisfa tutte ¢ tre le ipotesi del Tecrema di Rolle, Pertanto esiste & interno ad [a,] tale che h(€) poiché ita) = pa) 20 =L0 £O-s@) 0="O=fO- a =a da cui la tesi. Osservazione 160 Si osservi che sia per il Teorema di Rolle che per quelto di Lagrange non ® richiesta Vesistenza di fi.(a) f(b). Prima di dare importanti applicazioni dei teoremi precedenti, concludiamo dimostran- done una ulteriore generalizzazione di interpretazione geometrica meno immediata, ma che ci permetterd di dimostrare Fimportante Teorema di de Hopital. Teorema 161 (di Cauchy) Siano f © 9 due funzioni continue in un intervatlo chiuso {a,b} € derivabiti nell'intervallo aperto (a,b). Supponiamo inoltre che g(x) £0. per ogni x in (a,b). Allora esiste un punto € interno ad [a,b] tale che ") £0) £0, 9) — ga) gO) = 5.3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE. 83 Dimostrazione. Osserviamo innamzitutto che g(a) # 9(b): se, per assurdo, cos) non fosse dovrebbe esserci almeno un punto in (a,5) in cui g! si annulla, Come per il Teorema di Lagrange si tratta ora di costruire una funzione ausiliaria alla quale applicare il Teorema di Rolle, A tale scopo scegliamo una combinazione lineare di ‘f eg suggerita dalla tesi del Teorema. Poniamo A(z) = [9(6) — 9(a)] f(x) - [F) - f(a] ofa) Ab continua e derivabile, inoltre h(a) = h(b) = g(b) f(a) — f(b)g(a), dunque esiste un punto € in cui O=R') = [9(b) — 91a) F') - [FH - F@)] 96). da cui la tesi, Osservazione 162 Si osservi che ponendo, nel Teorema di Cauchy, g(t) =x si ritrova il teorema di Lagrange, che é state enunciato separatamente, sia per il suc frequente utilizzo sia per Ta sua evidenza geometrica, 5.3.1 Conseguenze. Il Teorema di Lagrange fornisce una relazione tra i valori che una finzione f assume ¢ i valori che assume la sua derivata f' e cid risulta di fondamentale importanza per lo studio dell'andamento del grafico di f. Vediamone ora aleune applicazi Proposizione 163 Sia f derivabite in (0.8). Condizione necessaria e sufficiente affinché {sia non decrescente in (c1,8) é che risulti f"(zx) > 0 per ogni x € (a; 5). Condizicne nevessaria sufficiente affinché f sia non crescente in (a,8) ® che risulti Sa) <0 per ogni x € (0,6). Dimostrazione. Ricordiamo che una funzione 8 non decrescente in un intervallo (a, 3) se e snlp se per ogni coppia di pmnti (0,1) in (0, 8) risnlta £()= F(a) Ant eo (5.14) Quindi se f & non decrescente e derivabile, f' risulta sempre non negativa, Viceversa se ’ > 0 in (0.6) applicando il Teorema di Lagrange si ottiene che esiste almeno un punto £ in (0,8) per cui Hee = f'(O. Poiché in questo punto la detivata & non-negativa la (5.14) & soddisfatta, In modo analogo si dimostra la seconda parte, Osservazione 164 Dalla dimostrazione precedente risulta anche che se f(x) > 0 (rispet= tivamente f'(x) <0) allora f & strettamente crescente (rispettivamente decrescente). Non vale invece il viceversa come mostra il sequente Esempio 165 f(r) = 2° in (a,b) 1,1). f @ strettamente crescente ma f"(0) = CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Osservazione 166 Dalla Proposizione precedente si ottiene immediatamente la sequente regola per Ia determinazione dei punti di massimo © di minimo relative interné allinsieme di definizione di una funzione derivabile: Regola: Sia f derivabile in un intorno del punto zp: se f'(z) <0 per x < aoe f’(2) >0 per > 2p allora ag ? un punto di minimo relativo per f, 2 8 invece un punto di massimo relativo se’ (x) > 0 per a 20. Una immediata conseguenza di quanto appena detto & che i punti di massimo di mi- nimo relativo interni all’insieme di definizione di una funzione derivabile vanno cercati nei punti in cui la derivata della funzione si annulla, Questo non esclude che vi possano essere massimi o minimi relativi nei punti di frontiera del dominio della funzione. Nel caso di funzioni non derivabili in qualche punto, questi punti devono essere presi in considerazione eparatamente: per esempio la funzione f : ¢ > |r| ha un minimo nelVorigine senza essere ivi derivabile, Una trattazione pitt esauriente del problema della ricerca dei massimi dei imi sari riportata nell'ultimo paragrafo di questo Capitolo. Proposizione 167 (Caratterizzazione delle castanti) Una funzione é costante in un intervallo (0,8) se € solo se essa é derivabile ed ha ivi derivata identicamente nulla, Dimostrazione. # ovvio che ogni fimzione costante su un intervallo ha ivi derivata nulla, Sia ora f'(c) = 0 in (0,5). Fissiamo a in (0.8) ©, per ogni in (0,8), applichiamo il Teorema di Lagrange nelMintervallo (a, x", Otteniamo f(x) — f(a) = (x — a) f'(@) = 0. ciok f(x) = f(a) per ogni x € (a. 6), da cui la test Osservazione 168 Le due Proposizioni precedenti riguardano solo funzioni definite su intervalli, Se Vinsieme di definiaione non é un intercallo gli enunciati non sono pit, in generale, necessariamente veri, come mostrano i sequenti esempi: La funzione tan(z) ® continua e derivabile nel sto insieme di definizione con derivata 1+ (tan(2))? > 0, ma non ® crescente nel suo insieme di definizione, Osservazione 169 La furcione cost definita: a)={ -l ose a<-l ha derivata nulla, ma non @ costante sul suo insieme di definizione. Esercizia 170 Facendo uso delle derivate dimostrare che 1) _f-n/2 se «<0 arctan(e) + arctan (2) = { ye a50 € dire perché cid non 8 in contraddizione con ta Proposizione 167. 5.3. TEOREMI FONDAMENTALI DEL CALCOLO DIFFERENZIALE. 8 Proposizione 171 Sia, per qualche 5 > 0, f continua in [a,a-+d) ¢ derivabile in (a,a+6). Alllora se esiste finito dig. a= esiste anche f(a) © risulta f(a) = Dimostrazione. Scri iamo il rapport incrementale (dJestro) relativo ad a: dove a <&, 0 e F/(b) < 0 ¢ mostriamo che F' deve annallarsi in. almeno un punto di (a,8). Poiché F @ continua in [a,5] essa deve assumere in questo intervallo massimo assoluto ed il punto di massimo non wh essere né 2 =ant 2 =b perché F(a) > 0 implica che il rapporto incrementale LO—F@) 4 positivo per in un intorno destro di a, da cui F (x) > F (a) (a non & quineli tm punto di tnastinno), in modo analogo si vede che anche & non pud essere di massime, Nel punto € di massimo assoluto (intemno ad /a,5)) deve essere F”(E) Nel caso generale, se £& un valore compreso tra 7a) e F\(b) il risultato si ottiene applicando le considerazioni precedenti alla funzione G(r) = F(x) — &x. 5.4 Teoremi di de I’H6pital Tl Teorema di Cauchy ha applicazioni immediate allo studio dei limiti nelle forme di indeci sione del tipo = € = Occupiamoci prima del caso pitt sempl Teorema 177 (di de Hopital per la forma 0/0) Siano f ¢ g due funzioni continue © derivabili su un intervatio (a,b). Supponiamo che inoltre g/(x) # 0 su (a,b) © che Jim, fle) = lim, ale) = 0. “Allom se esiste (finito 0 infnito) i limite Ha) 1. Tw esiste anche il limite Tim, i) € i due limiti sono uguali, cioé risulta raat ga) LO) _ gg £2, 28 a) = gray” Dimostrazione, Cominciamo con Posservare che f e g sono prokmneabili con continuit’ ad (a,b) ponendo f(a) = g(a) = 0; Ie considereremo quindi definite su [a.}) . Dal Teorema di Cauchy segue che ad ogni x € (a,b) si pud associare uno £, € (a, 2) per cui £@) _ fl)=f@) _ f&) gz) 9o(z)— 9a) Quando « tende ad a anche ¢, tende ad a, ed applicando il Teorema di compesizione di limiti si ottiene la t 5.4, TEOREMI DI DE L’HOPITAL 87 Osservazione 178 Risultati del tutto analoghi si attengono se f €g tendono a zero per c+ 5- anziché ad a*, Osservazione 179 Si osserei che al Teorema di de VHépital non asserisce che Vugua- glianza 1 tim 10. = tim LO rit g(a) asat G(r) tale sempre ma che ogni volta che esiste il limite del rapporto tra le derivate esiste anche quello del rapporto tra le funzioné ein questo caso i due limiti sono uguali; non pud quindi capitare che esistano entrambi i limiti € siano diversi. Pud perd ann che ( q esista tim £2 anon esisia tim, L& rat @(Z) raat ; come mostra il seguente Esempio 180 Sia pot? 3) se 240 o se c=0 Abhiamo gid osservate in precedenza (Osservazione 155 ed Esempio 151) che ras { 2rsin (3) = cos (3) per 2 £0 0 per r=0 e che in particolare che lim f'(x) non esiste. D'altronde, se poniamo g(x) = 2, @ facile verificare che im £2) 1 ol )- mentre im LOD) o din ga) = ino non esiste, Infatti, ricordando ta formula (5.2) f(z) _ Hao) (e oe) ~ Fe) (a Si noti che questo non contraddice quanto detto in precedenaa, si sono poste differenti ipotesi. CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Il Teorema di de F Hopital si estende facilmente al caso in eu fe g tendano a zero per P-4 +0¢ 0 per x —0c: vale infatti il Corollario 182 Siano f ¢ g derivabili in un intervallo del tipo (+00) © sia lim_f(@) = lim_g(z) =0. Sia inoltre g(x) 40 ger x >a. Allora se esiste im £0 2 Ta) esiste anche im £62) ol G@) e risulta L)_ x, £2) oR. Ga) = oe Ga) Th analogo risltato unle , con ovuie modtifiche, per, Tim f Dimostrazione. Ci limitiamo al caso r+ +0c essendo Faltro del tutto analogo. Poniamo 2(t) = + esiano F(t) = f ) eGlt)=9 (7): ‘Allora F eG tano continue e derivabili nell’intervallo (0 3) : a. 0 ip ce i(\\ 1 (3) nee. row! KS fi L@) aoe a) i in LO i i ir esiste Jim, Zrgy_&:applicando il Teorema appena dimestrato Poiché tiene fiz) _ in 2 = ti HO in LE), ate G@ ont GO) eet GU) Pe g(a) Occupiamoci ora del caso in cui f e g tendano a +20 per + a. Volendo essere pignoli ci sarebbero parecchi altri casi (quanti?) da considerare: almeno una tra fe g pud tendere a oc ed x pud tendere ab", a +20 0a 5c. Tuttavia questi casi possono essere riportati facilmente al caso in esame mediante semplici considerazioni sui segni o mediante il cambiamento di vatiabilex = 4, 5.4. TEOREMI DI DE L’HOPITAL 89 ‘Teorema 183 (di de I’H6pital per la forma >¢/>c) Siano f € g due funzioni deriva- bili in (ab) © sta g'(x) #0 per ogni x € (a,b). Supponiamo che Hp 1G) = Bip gta) = +e supponiama inoltre che esista lim, £@ rut Ja) Allora esiste anche il limite del rapporta f € @ _ im LO, at Ga) aim, rie Dimostrazione. Osserviamo che, per la proprieta dei valori intermedi per le funzioni derivate (Proposizione (176)), g' non pud cambiare segno in (a,5) (altrimenti dovrebbe annullarsi in almeno un punto), Poiché im, g(x) = +oc risultera g/(2) <0 per ogni x € (a,b), quindi g ® decrescente in (a,5). Sia L = tim, £62. pimostrerema che per ogni suocessione {1p} tendente ad a per eccessa ant gD) risulta im o = L. A tale scopo conviene distinguere due casi: L. finito e L = +00. 1) Sia L finito, Sia {27,} 1ma qnalimqne snecessinne tendente ad a per eecessn. Fissatn € > 0 arhitzario, per ipotesi esiste un 5 > 0 tale che Vr €(a,a+5) risulta L-e< £0 ery, J@ Scegliendo 5 suffcientemente piccolo possiamo garantire che g(z) > 0 se x € (a, a+ 5). Fissiamo y € (a.a +6): per n abbastanza grande risulterd a < an 0 arbitrario, per ipotesi esiste un 5 > 0 tale che Vee (aa+5) ruta M< £9, gia) Jiendo 5 sufficientemente piccolo possiamo garantire che g(cr) > 0 se x (a.a+5). iamo y € (a,a +4), per n abbastanza grande risulterh a +2¢ non @ mai stata usata, Si pud quindi concludere che questo Teorema & applicabile, contrariamente a cid che acende per la forma 0/0, sia che i numeratore ammetta limite 0 no, fermo restando ouviamente che le altre épotesi siano soddisfatte. 5.5. DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE AL PRIMO. om 5.5 Derivate di ordine superiore al primo Sia J un intervallo di R. e sia f una funzione derivabile in J. L’applicazione che associa ad ogni x € J il valore f'(c) 8 a sua volta una funzione definita su J a valori in R che indicheremo col simbolo f’. La funzione f' pud essere a sua volta derivabile in un certo punto zo € J o addirittura in tutto Fintervallo J. In tal caso diremo che f é derivabile due volte in zg (rispettivamente in J) e denoteremo con il simbolo f"(¢) Ia derivata di f" calcolata in zp e con f” Ja funzione che ad ogni a € I associa il valore f(z). 1 procedimento pud essere iterato, si definiranno q modo analogo la derivata terza, quarta, n—esima, dove si é posto, per ricorrenza, f("(2) = (f°")!(2) per n > 1. Anche per indicare le derivate n—esime sono usate diverse notazioni, riportiamo qui quelle pitt comunemente usate: af ty. a ae J." sono simboli frequentemente usati per le prime tre derivate. cost pure in Fisica Df ed in Meccanica si indicano le derivate prima e seconda di f con f ed f rispettivamente, Osservazione 185 La funzione ’ (0 qualunque altra derivata successiva dif) non pud essere una qualunque funzione, ma é vincolata ad avere alcune proprieta di "regolarita”, per esempio non pud avere discontinuita a salto poiché per essa (si veda la Proposizione (176)) deve valere la propricta dei valori intermedi, Nel seguito torner’ utile la seguente Definizione 186 Per ogni n intero non negativo diremo che f 2 di classe C/™ in un intervalle aperto I (e scriverema f € C™ (I}) quando f @ derivabile n volte in I ¢ tutte queste derivate sono continue in I; in questa definizione si conviene che C® (I) indichi Pinsieme delle funzioni continue su I, Diremo infine che una funzione f @ di classe C(®) (I) se f é di classe C™ (1) per ogni ‘intero positive n. Esempi. I polinomi ¢ le funioni esponenziali sono tutti di classe CB), Le funvioni razionali, logaritmiche e trigonometriche sono di classe C'°) su ogni intervallo contenuto nel loro insieme di definizione, Ogni funzione ottenuta componendo Ie funzioni sopra citate 8 ancora di classe C(°) su ogni intervallo contennto nel suo insieme di definizione, Questo dipende dalla regola di derivazione delle funzioni composte e dal fatto che Je derivate di queste funzioni sono ancora “dello stesso tipo”. Se k ® un intero positivo la funzione f(r) = |2\* risulta definita e continua in B ma se k @ dispari risulta di classe C#- (IR) e non di classe C\) (IR). mentre per ogni k pari f risulta (ovviamente) di classe C\~’ (RR). Si noti inoltre che per ogni k la funzione in oggetto. ristretta all'intervallo (0, +90) 0 all'intervallo (—>c, 0) risulta di classe C(). Concludiamo questo paragrafo trovando l'espr dotto di due funzioni. me della derivata n-esima del pro- 92 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Proposizione 187 Siano f ¢ 9 due funzioné derivabili n volte in un intervallo, Allora fg @ derivabile n volte e vale F-) = 3° (8) Ja—®, 7 Dimastrazione, La dimostrazione si fa per induzione su n e viene lasciata al lettore (si veda anche Ja dimostrazione dello sviluppo della potenza del binomio). 5.6 La formula di Taylor ‘Veniamo ora alla formula pit importante del Calcolo Differenziale, Scopo di tale formula @ di “approssimare” uma funzione f di classe C” (2) con un polinamio Py, di grado al pith n T1 termine “approssimare”, & molto vago € non esiste, in generale, la "migliore appros. simazione”: anche restando in un ambito polinomiale si potranno trovare polinomi diversi che costituiscono la miglior approssimazione della stessa funzione. in relazione al problema che si sta tratando. Nell'ambito delle funzioni di classe G" troveremo la migliore approssimavione “locale” cio’ determineremo un polinomio P,, di grado al pitt n, tale che fin LD Pale) _ 2 (@=a,)" Questo generalizza cid che abbiamo ottenuto nel caso Tineare (ciob con n = 1) (si veda quanto segue la Definizione 136), Mostrerema anche che, sotto opportune ipotesi. il poli- nomio cos} trevato dari anche nna "buona approssimazione” globale (si veda il Teorema 195). Polinomi di Taylor. E noto dallalgebra che fissati nel piano n +1 punti di coordinate (2), yi) con ay # 2) per i # j esiste un unico polinomio P di grado al piii n tale che P(x;) = yj. Te n+1 condizioni P(2,) = y: determinano quindi univocamente il polinomio P(r) = exa* determinandone i coefficienti eo, ¢1.++» sn Una cosa analoga accade quando si dinno opportune n +1 condizioni inerenti uno stesso punto zr. Vale infatti il seguente Teorema 188 Fissatin-+1 numeri bp,bi.+++ .by ed un punto xg € R esiste un unico rolinomio P di grado al pitt n tale che P(t) =e per k=O, Lee ene 5.6. LA FORMULA DI TAYLOR 93 Dimostrazione. Poich? ogni polinomio di grado n si pub scrivere nella forma Pala) = Yeux = 20)* = 00 + exe = 20) + 02a = 29)? + +++ + eal = 20)". i= Poich¢ la derivata s-esima di Py vale P(e) = iG =D @- 540) G (= 20) siha che P(x) = ste, per ogni s = 0, 1,+++ ,n. Il polinomio cereato ® quindi p= & Si osservi che le n+ 1 condizioni date determinano univocamente Pr. F(x = ao)*. Corollario 189 Sia f = C(I) ¢ sia tp € I. I polinomio LUE) gy)? boot La Prjaolt) = f (to) + f'(ao)(a — a0) + 2 Vunico polinomio di grado al pit) n tale che PE an (0) =F (ao) per K=O,Ae yn Definizione 190 Il polinomio Py,jr) viene chiamata Polinomio di Taylor di f di grado n centrato nel punto 10. Indicheremo F,,j25 semplicemente con P,, omettendo quindi la dipendenza da f e da Zp ogniqualvolta questo non dia Iuogo a equivoci, Osservazione 191 Se f é un polinamia di grado k, per ogni n > k si ha Py, = f. Osservazione 192 Poiché il polinomio di Taylor di una funzione viene costruito utili2- zando le derivate della funzione stessa, valgono per questi polinomi proprieta di linearita diretlamente deducibili dalle regole di derivazione. In particolare: Pragsngare = Fafa + MPa gts» Papa pate (f"-20)- 94 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. 5.6.1 Valutazioni dell’errore (0 resto). Data una funzione f , n volte derivabile in ro, si pud sempre scrivere (a) = Pala) + (f(a) ~ Fala). Allora =fa)- risulta essere Ferrore che si commette quando si sostituisce ad f(z) il valore P, (2). Si conoscono diversi tipi di valutazione per Rn(r); il problema che si sta trattane do in genere ne sugeerisce la scelta: noi ci limiteremo a riportame due. particolarmente ignificative per i problemi che affronteremo, Vale a proposito il seguente Teorema 193 (Formula di Taylor con resto di Peano) Sia f : > R derivabile n volte in un punto ag € 1. Allora risulta Ra(x) ats Te a0) Dimostrazione. Ricordiamo che se f ? derivabile n volte in zp allora esiste un intorno U di ao in cui f risulta di classe C2, Inoltre f° risulta derivabile in zo. Questo non garantisce la continuitA di f(°-!) in tutto 17 ma solo nel punto zg. f(x) - Pala) zi Consideriamo ora il rapporto . 1 numeratore si annullla in x =z con tutte 3 le sue derivate fino alFordine n ssa dencasinatone stan con tutte Ie su diate fino allfordine n = 1 solo nel punto x = 5. Possiamo quindi applicare iterativamente il Teorema di de Hopital n — 1 volte ottenendo cost la seguente uguaglianza: py L(O= Palt) gy FO DG) = FOP (co) = FM = 9), an ea aa wits vill = 0) Poiché, per definizione di derivata n—esima si ha iy LOM = FOE) _ neg) aim, 7) (20) otteniamo che sy LOTP w= FO (a) = f (aa) = 0) _ an l(c = a0) OMe) ~ f-B(aa) _ Fc) nt nl = 20) Osservazione 194 Questa valutazione del resto, dovuta a G. Peano, risulta significativa solo quando si @ in presenza di qualche proceso di limite © non permette di ricavare alcuna stima numerica dell’errore. Questo dipende essenzialmente dal fatto che abbiama {fatto ipotesi su f sole nel punto xq (che coinuelgono il comportamento di f in un opportuno intorna di 9). Aleune applicazioni saranno ripartate in fondo at Capitolo, 5.6. LA FORMULA DI TAYLOR 95 Vediamo ora come, ponendo su f ipotesi in un intero intervallo (a,b) si possa trovare una espressione del resto che ne permetta anche una valutazione numerica, ‘Teorema 195 (Formula di Taylor con resto di Lagrange) Sia f € C+) (I) ¢ sia tp € I. Allora per ogni x € I esiste un punto &, compreso tra xp ex (cio? &, = 29 +9(x— x0) per un opportuno @ € (0, 1)) tale che a)" mo) ot me fd. Ry (2) = Dimostrazione. $i tratta di applicare n volte il teorema di Cauchy partende dalle due funzioni = Ryle) © G(x) =(e—-25)"*!. Si osservi preliminarmente che F (0) = F(a) = 0 = FO) =0 © anche Go) = Gao GE (a0) mentre GD (2) = (n+ De F™ D(a) = f(a), Per comoditA di scrittura supponiamo x > rp. Per il teorema di Cauchy abbiamo la segnente catena di uguaglianze FO _ FO=F) _ Fe) _ Gi) ~ Ga) = Gla) GE) OE FOE) _ FOG) = FO (a0) GOE,) GONE) = GO (ao) dove 19 << fn <1 <4 cc. Per larbitrarietA di M e per la definizione di somma di una serie vale, su tutto R, l'uguaglianza Osservazione 197 Con la valutazione dell’errore trovata in (5.17) dimostreremo Virra- zionalita del numero e. Supponiamo per assurdo che ¢ sia razionale: con pe q interi primi tra loro, Scealiendo n > max{2.q}. dalla (5.17) si ottiene Biyl O a: si riottiene cosi la formula del binomio di Newton: sea riottiene la seconda formula riportata nell’elenco. Esercizio 198 Mostrare che + 2x? + 323 + 4x4 $06 +2" + Rn (x). 98 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. 5.6.3 Applicazioni. Prima di presentare alcune applicazioni della formula di Taylor mostriamo che la rappre- sentazione di una funzione f nella forma F(x) = 00 + 1 (w= 20) + €9 (w= 20)? +49* + en (w= a0)" + 0((x = 20)") (5.18) ® unica, Infatti supponiamo, per ascurdo, di avere due rappresentazioni distinte della stessa funzione f, ciot oltre alla (5.18) sia anche fla) = do + dy (= 40) + da (x = 0)? 14+ + dn (= 20)" + O(a = 0)" ove almeno uno dei dj ® diverso dal corrispettivo cj). Sia k il primo degli indici per eui ci’ avviene. Abbiamo dunque, sottraendo le due uguaglianze precedenti = (ch = dy) (a= 20)" + (ch41 — dst) (= 20)8*1 ++ + (Cn = dn) (w= 20)" + 0((z = 2)"). Dividendo tutti i termini della formula precedente per (x — x0)" si cttiene 0 (4 = de) + (eat = dy1) (e200) b+ (On = dn) (= t0)"* 40 (= 20)""*) questo risulta assurdo perché il primo membro & identicamente nullo mentre il secondo, per © ap, tende a cy — dy che & diverso da zero. Osservazione 199 Se f ammette Mn derivate nel punto Zo allora dalla formula di Taylor g “(a + va tuftavia osservate che Uesistenza per una furzione f di una rappresentazione wa tipo (5.18) non implica, per n > 2, Vesistenza della derivata n—esima di f nel punto aa. Si pensi ad esempio alla funzione che vale a? sui razionali € =x? sugli irrazionali.: per questa funzione risulta , per x > 0. segue necessariamente che cx f(z)=o(2?) . f)=F'=0 ma f' non esiste per nessun x #0, quindi f non é derivabile due volte in nessun punto. ‘Vediamo ora come dall'Osservazione precedente si possano ricavare, senza calcoli di deri= vate, i polinomi di Taylor di alcune funzioni elementati. 1 nel git - ; =(l4rde2 beet c epoické 2 = = 9(2") si ba lo sviluppo (1). Lo sviluppo (2) si ottiene nello stesso modo. Analogamente, 1 = (1422 +2! 4 e422") +0(2") da cui la formula di Taylor per 1 Ricordando che log(1 +f) = Lede g (ey oun a sO tal + + nt oft") sila che log(d +28) = 23 — a8 + bao pane (ay 4 ofa) abbiamo cos) la formula di Taylor per log(1 + 2°). 5.7. CONVESSITA. 99 E chiaro a questo punto come possa essere utilizzata losservazione precedente per ottenere nuove formule di Taylor da formule note, Si noti infine che se Py @ il polinomio di Taylor di grado n di una fnzione f, allora P, ° il polinomio di Taylor di grado n = “i dif", In particolare dalla forma (3) si ricava imamediatamente ln (2) ¢ dalla (5) In ( In segnito vedremo che una relazione analoga vale anche per Ie primitive. Vediamo ora come la formula di Taylor col resto secondo Peano pesca essere utilizzata per il calcolo dei limit Si ennsideri lim IgA Z J + 0(a3 = tig TO 20 r 3 Procedendo in modo analogo si ottiene an (2 1 in (3+ a 2? + log(1 = 22) it a Toa es) 4a | zsing —sin (2?) — -F toe) +2 lim rt Va cosa a T 1-5 Fz tol Fro) +o(c®) in = 0, Vediamo infine come, anche per il caloolo dei limiti per x —+ oc, si possano ancora utilizzare eli sviluppi di Taylor operando prima la trasformazione « = 1/t Jima 2? (Varro — a( (Te re ime 2? OPP ag ot og mina (16 - So tot) = (48+ S00) 5.7 Convessita. el?) = lim el) = tim of nt rm “j= In questo paragrafo vedremo come il segno della derivata seconda di una funzione reale caratterizzi alcuni aspetti del suo grafico. Introdurremo a questo proposito il concetto di funzione convessa e studieremo in qualche dettaglio alcune proprieta di questa classe di funzioni; cid perché, al di JA della immediata applicazione di queste propricta allo studio dei grafici, nel prosieguo deeli studi ci si imbatterd spesso in questioni, per esempio in attimizzazione, Ja convessit4 gioca un ruolo fondamentale. 100 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Sia f uma funzione definita in un intervallo J a valori reali, Diremo che f & convessa in I se per ogni coppia di punti 1, r2 di J per ogni numero reale 4 € [0. 1] aceade che FUL = Adri + Ag) < (1d) f(a) + AF (a2). (5.19) Ricordiamo ora aleuni fatti di geometria clementare che permettono di dare una sem plice interpretazione geometrica della (5.19), Il generico punto a del segmento [11,3] ha ascissa ay = 21 + (22-21) = (1—d)x1 + Axe al variare di ) in [0,1 . Inoltre poiché la retta congiungente i punti (27, f (71)) . (a2, f (2)) hha equazione (a2) = f (a1) y= f(n) + SEL on) il punto di ascissa ry sulla retta risulta avere ordinata uy = (1=A) F(t) + (aa) La condizione (1) & dunque equivalente alla sequente condizione geometrica: tuna funzione si dice convessa in un intervallo I se per ogni coppia di punti x, 02 di T il grafico dif ristretto allintervallo (21,22) si frova non al di sopra del segmento che unisce i punti (ry. f (a1)) € (a2. (a2) Diamo ora un'altra defini toinsieme di R? costituito dai punti "ch Epi(f) = {(z.y) se Tey > f(a)}. Allora f & uma funzione convessa se ¢ solo se Epi(f) ® una figura convessa nel senso della geometria clementare, cio se per ogni coppia di punti Pj). P; € Bpi(f) anche il segmento che li congiunge appartiene ad Epi(f). inno sopra al grafico di f” cio Th 5.7. CONVESSITA. 101 Osservazione 200 Poiché per ogni polinomio di primo grado y = mx +q la condizione (1) uate sempre con il segno "=" nel seguito, ogniqualvotia eonvenga, potremo sempre sommare alle funzioni in esame un opportuno polinomio di primo grado senza con questa alteramne ta convessita. In particolare fissati u © v in I sard opportuno considerare In funzione LO =L0 Gus (2) = f (x) — f (u) — —u) poIChE Gu.v(U) = Gusv(t) Siamo ora in grado di dimestrare il seguente Lemma 201 Sia f convessa in I, siano uv € I con u r+ 29s dat Gv) dalla prima disuguagtianza si ottiene feat Ta fares vu mentre dalla seconda si ottiene (poiché z= v é negativo) £@)-f@ -fM=-fw) D uw da cui Vasserto, Dal Lemma 201 ¢ dalla osservazione precedente si ottiene il Teorema 204 Una funzione f & conuessa su un intervalto I se ¢ solo se, comunque fissato ap in I, i rapporto inerementale f(a) = f(o) =m @ una funzione non decrescente di x. Dimostrazione. Sia f convessa e sia ro € I fissato. Siano r),22 € I con ry < 22. Mostriamo che Her) = flea) ¢ fla) = flee) (521) a-% ~ %2=% Tnfatti, se x1 < 2p < 2, la (6.21) segue dallla (5.20) ove si 2 posto Ty =U. 2=W =o, Lp =v, Se invece Xo <1 < x2. la (5.21) segue ancora dalla (5.20) ponendo 1rp w, £1 = 2, 42 =e. In modo analogo si procede nel caso 2 <2 <1. Supponiamo ora che f sia una funione a rapporto incrementale non decrescente e che f non sia convessa in Z. Allora Fosservazione 203 porta a una contraddizione. 5.7. CONVESSITA. 103 Corollario 205 Sia f canvessa su [a,b]. Allora in ogni punto xe € (a,b) esistono finite sia la derivata destra f', (0) che la derivata sinistra ft (co). Dimostrazione. L’asserto segue immediatamente per la proprietA di esistenza del limite della funzione monotona fai Osserviamo che in generale non'é detto che una fzione convessa sia derivabile in tutti i punti del suo inseme di defniione,basti pensar a f(«) = |: nsppure si pub garantie Tesi za, /_(b) e di f',(a) finite come mestera i “cee esempio 0 se0 y >a. Allora per il Teorema 204 risulta LW= f(z} y tendere y a zp si ottiene Ia (5.22) per ¢ > zp, Per z< ay si procede in modo analoeo. 104 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Viceversa supponiamo per assurdo che valga la (5.22) e che f non sia convessa, Per Fosservavione 203 esistono quindi zp..01.222 € I con £1 <2 < 22 tali che Ela) = fry), fo} ~ f za) (523) a= ay mo = 2 D’altra parte per ipotesi abbiamo che (a1) > f (@o) + F' (0) (a1 - 20) da cui Pleo) ~ Fle) - Hep L) 0, f ha concavit differenti nei due intervalli (29 = 5,:r0) - (2o.-r0 + 5) « Nel caso Ja funzione ammetta derivata seconda continua, per quanto detto sopra, quest*ultima. deve annullarsi nei punti di flesso, Osservazione 210 La somma di due funcioni convesse sullo stesso intervallo & sempre una funzione convessa mentre in generale Ia differenza non to e, come mostra il sequente esempic: A@=2 , fle)=2? +sina, Osservazione 211 In molti problem# di approssimazione risulta utile Ia seguente, sem- plicissima considerazione: se f € convessa su un intervallo I allora per ogni k € & Vequazione f(x) = k non pud avere pith di due soluzioni, Da quanto detto sopra segue anche che i grafici di due funzioné, una concava ¢ Valtra convessa sullo stesso intervalle I hanno al piti due intersezioni, Osserviamo infine che questo nan accade ger funzioni con la stessa concarita: basta consi- derare le due funzioni dell Osservazione precedente, i cui graficé hanno infinite intersezioni, 5.7.2. Massimi e minimi di funzioni derivabi Sia A un intervallo o una unione di intervalli e sia f : A > R. Ricordiamo che per il teorema 154 (di Fermat) i punti di massimo ¢ di minimo (relativi ed assoluti) per f vanno cercati tra pmnti interni ad A inc enn derivata alla i punti interni ad A in cui f non 2 continua o non 2 derivabile punti sulla frontiera di A. 106 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Per gli ultimi due casi 8 necessario un esame diretto del comportamento di f in un opportuno intorno di questi punti, Per il primo caso invece, se zp 8 un punto intemo ad A, f’(ao) = 0 ed f ® derivabile in tun inforno dio, il teorema di Lagrange (Teorema 159) assicura che f ® crescente in ogni intervallo in cui f’ > 0, decrescente in ogni intervallo in cui f’ < 0, Quindi se f'(x)>Opearao allora zo é un punto di massimo se f'(x)Operr>ao allora zo? un punto di minimo se f'(x)>OparOpar>a o se f'(q)ao allora zo non pud essere né un punto i massimo né di minimo, Lo studio del segno di " pud essere particolarmente complicato; se f ammette derivata seconda in un intomno di ro e questa & di segno costante allora f’ (nulla in 2) & monotona deve essere positiva prima di zp e negativa dopo o vice-versa, dunque F(x) <0inU (x9) allora a9 & un punto di massimo, Ff" (2) >0inU (29) allora zp ¢ un punto di minime. Questa condizione ® abbastanza ovvia: il grafico di f ha retta tangente orizzontale in (20; f (z0)) e, per motivi di concavitA, deve stare sotto (rispettivamente sopra) la retta tangente. In ogni caso per stabilize se rp & un punto di massimo 0 di minimo ? suficiente conoscere il segno di f” (xo) : vale la regola se f(ao)—O0 © f (oo) <0 allora rp @ un punto di massimo se f'(ao)=0 © f(x) >0 allora zp 2 un punto di minimo. Infatti f" (ao) = 0 € f* (ao) <0 fin LOR) — py LO vit: @=ap ai E29 e questo implica che (in un opportuno intorno di zo) il segno dif’ (z) 8 opposto a quello di (x ~ 10) dunque f(r) > 0 per x < ae e f'(2) <0 per 1 > a0. Naturalmente, nel caso f” (2) = 0, nulla si pud dire sulla presenza di massimi o ininimi: in tal caso sono necessari studi pitt approfonditi, per esempio lo studio del seeno dif” con le sue implicazioni sulla monotonia di f’. Se per esempio fosse f (2) > 0 in U (xp) allora f’ (nulla in zo) sarebbe non decrescente, quindi negativa prima di zo ¢ positiva dopo; in questo caso 29 sarebbe punto di minimo. In generale, se f ® detivabile n volte in zy con £20) =f" (ao) =+ =f") (zo) =0 ef (ao) 40 allora 5.7. CONVESSITA. 107 nt pari ef (ee) <0 allora 2¢ 6 un punto di massimo ne patie f(r) > allora 20 @ un punto di minimo, senédispari allora ro non 2 un punto di massimo né di minimo, Questa proprietA pub essere dimostrata con le stesse argomentazioni usate in precedenza nel caso JF” (20) # 0, studiando il segno delle derivate suecessive in U (79) . Molto pitt semplice & risolutivo @ perd 'utilizzo della formula di Taylor con resto secondo Peano: 0) + oa (x 25)" + 0((x— x0)") me F (2) = f (20) = (@= 20)" {= {zo) voor} nt on ce tenendo conto che, in un opportuno intorne di zo la quantita {zo) il segno dif (ao), a seconda che n sia pari o dispari, f (x) rispettivamente, di segno costante (caso del massi +o(1) mantiene f (wo) si mantiene, 10 0 del minimo) oppure cambia segno. Si era detto allinizio che i punti di massimo e di minimo di f andavano cercati, oltre che tra i punti in cui Ja derivata prima si annolla, anche tra i punti interni ad A in cui f non derivabile e tra i punti sulla fronticra di A. Non &, ovviamente, detto che questi punti debbano necessariamente essere di massimo o di minimo: ogni punto deve essere considerato singolarmente, Tuttavia in qualche caso una analisi del tipo precedente funviona ancora: supponiamo f : [a,] + B, allora, come si pub facilmente dimostrare. f(a)>0 => adiminimo ( fl (a)<0 => aédimassimo f.(@)>0 => addimassimo fL(B) <0 => aédiminimo inolire se x9 € (a,b) © Fi(to) <0 , fi (te) >0 => zy é di minimo fL(eo) >0 5 fi (ao) 2p 2 di massimo, Esempio. Sia f : (0. 1] +B Ia funzione cos} definita: F=0 , f(ay=x+2r%sint Risulta f', (0) = 1e, perc #02 f' (a) =1-2cosd +4rsint. Llorigine } un punto di minimo (di frontiera) ed ® anche punto di accumulazione di massimi e di minimi relativi, infatti_f' (x) cambia di segno infinite volte in ogni intorno del origine. Possiamo osservare che la condizione f" (ao) # 0 non implica che debba esistere un intorno di xo in cui f & monotona, 108 CAPITOLO 5. CALCOLO DIFFERENZIALE. Capitolo 6 Integral 6.1 Introduzione. La necessit’ concreta di misurare area di una superficie piana (terreno) ha stimolato sin dallantichit4 la messa a punto di uno strumento matematico che risolvesse il problema. Naturalmente le diffcoltA sorgevano quando il bordo della superficie da misurare non ti- sultava essere una poligonale bensi una figura composta da tratti curvi. Anche in questo caso perd, sebbene non fosse possibile determinare con esattezza Varea della figura, si riusciva a dame una approssimazione con Paccuratezza "sufficiente allo scopo”. In qual- che caso particolare, con metodi molto ingeenosi, si riusciva anche a darne delle stime esatte. L’idea di integrale & dunque molto antica ma la potenzialitA ¢ la applicabilith di questo strumento divennero notevolissime quando fu sviluppato il calcolo differenziale e fu provato il legame tra il Calcolo integrale e il Calcolo differenziale (Teorema fondamentale del caleolo integrale), Cid che ai tempi di Archimede tichiedeva virtuosismi matematici & attualmente un banale esercizio di calcolo, Con Newton ¢ Leibniz il calcolo differenziale ed integrale combinati hanno favorito uno sviluppo enorme sia della Matematica che della, Fisica, o meglio della modellistica fisica attualmente chiamata Meccanica Razionale. At- tnalnente sono state elaborate diverse ¢ sofisticate teorie della integrazione: nei paragrafi segnenti presenteremo Fintegrale di Riemann che, oltre ad avere una sufficiente generalit’ per Je applicazioni pitt comuni, ha anche il pregio di poter essere presentato in forma elementare. 6.2 Definizione di integrale. 6.: In questo paragrafo intendiamo definire (quando possibile) V'integrale su un insieme limi- tato di una funzione limitata cio’ di una funzione f : [a,b > B con —x f(a) Wee a} pp (0) de da cui [row=oo{ [eo des ¢€ S((asb) 612) $f) Yee [at]} < [re de 4 dunque vale sempre la relazione [ f(a)de< / f(a) da. Diamo ora la definizione di funzione integrabile. Definizione 220 Sia f : [a,b] > R con -2c la "funzione ai Dirichlet” cost definita: 1 per re QN 0-1] fa)= = XQ 01 0 per c= QS [0,1 altora se y(x) = Sex Xn(2) = fe) per ogni x € [a,b] capita che, salvo per qualche a indice k per cui Vintervallo Ij, @ ridotto a un solo punto, tutti i rimanenti cy sono maggiori © uguali a 1 poiché ogni intercatlo non ridotto a un solo punto contiene infiniti razionali, Segue quindli che per ogni funzione a scala y maggiorante di f risulta I Ylo)dr > 1 da 7 oui { fv) de Analcgamente, tenenda presente che ogni intercallo non ridotto ad un solo punto con- 4 tiene infiniti irrazionali, si vede che [ f (0) de quindi ta funzione di Dirichiet non rrisulta integratile, Certamente questa funzione & piuttosto "patolagica”: avevama gid infatti osseruate che essa é discontinua in ogni punto. 6.3.1 Classi Al fine di stabilire che ampie classi di funzioni sono integrabili premettiamo il seguente criterio di integrabilita 4 CAPITOLO 6. INTEGRALE. Teorema 225 Sia f una funzione reale definita su un intervallo limitato [a,b] ed ivi limitata, Allora f 2 integrabile se e solo se per ogni > 0 é possibile trovare due funzioni a scala Ps € te con ple) < f(x) < Aa) per ogni x € [a,b] ¢ tali che 4 2 [ vende = [ glade <«, (6.3) Dimostrazione, Osserviamo che per la definizione di integrale superiore ¢ di integrale inferiore, fissato ¢ > 0 devono esistere due funzioni a scala y- e ws con p-(1r) < f(x) < ya) & , f f(a) dr- be Da questa catena di disuguaglianze si ottiene che 6 b a ff etoar [pcayar < 40 ae quindi l'integrabilita di_f implica la (6.3). a 4 Viceversa, poiché [se we fs (a) acs | t, (ote [ gelw)dr se vale la : Li : [rods firmus = de < dr b @) f F(a) d+ 7 < [ e.la)dr < f(c) de+e b condizione (6.3) deve essere [i (a) de - f J (0) de < €e, per Varbitrarieta die, f & integrabile. “ = Dimostriamo ora il seguente Teorema 226 (Ogni funzione continua su un intervallo chiuso € limitato é ii integrable. Dimostrazione. Osserviamo preliminarmente che peril teorema di Weierstrass (‘Teorema 116) la funzione é limitata ed ha q senso parlare di integrabilita. Poiché Fintervallo {a,b & chiuso e limitato f ¢ ivi uniformemente continua (vedi Teorema 121) quindi, fissato > Oesiste nm A> 0 per cni 1152 [a8] © [ar = a2| < S allora |f(01) ~ flaa)| < p=. ora {J,}f21 una partisione di T cio’ una collezione finita di intervalli disgiunti tali che (U4, scelti in modo che Ia Tunghezza di ciascuno di questi intervalli non superi 4, inf{f(@):eeh} e My=sup{f(e):2€ hk} ; € siha che | My—my < p= 6.3. INTEGRALE DI UNA FUNZIONE LIMITATA. M5 Siano ee = mex & t=O Moxy: ai i Ovviamente vale la relazione ¢.(z) < f(x) < y-(x) inoltre b a a [ pelo)de -[ gela)de = 37 (My — mg) £(Un) < es 5 a ma Dal Teorema precedente segue asserto. TI Teorema appena dimostrato si pud adattare anche a funzioni continue, purché limitate. definite su intervallilimitati ma non chiusi, Vale infatti il seguente Corollario 227 Sia I un intervallo limitato ¢ sia f : I > B una funzione continua ¢ Timitata su I. Allora f @ integrabile su I. Dimostrazione. Fissato © > 0, sia J C I-un intervallo chiuso ¢ limitato con E(D) > CD) = Definiamo ora su I le due funzioni a scala toe en= {20 sere J veon={ 40 sere -M sex€I\s M sereI\J Si ha immediatamente (x) < f(x) < W(x) e fpb— Jp ¢ <=, da cui, per il criteria di integrabilita (6.3) segue Fasserto. Nello stesso modo si ottiene il Corollario 228 Sia I un intervalte limitato © sia f : 1 +B una funzione timitata su T ed ivi continua salio in un numero finite di punti, Allora f é integrabile su T, 1h cui dimostrazione @ lasciata per esercizio, Una diversa classe di funzioni integrabili 8 data dal seguente Teorema 229 Sia f : {a,4] +B una funzione monotona, Alora f é integrabite su [a,6] Dimostrazione. Per la dimostrazione useremo ancora il criterio di integrabilit& (6.3). Supponiamo per esempio che f sia non decrescente. “sliamo un intero n in modo che 279 o £@) ¢ ¢ dividiamo yeuali, T punti della partizione saranno ry = a+ 224, con k= 0, 1,+++ .m. Posto = Flte) « Xprgaresay + £En-1) *Xfeper.tel a 116 CAPITOLO 6. INTEGRALE. ne YE floes) Xrparesy + Fn) * Xeperstal = allora risulta ¢-(z) < f(x) < ¥.(x) e 5 : _ye o-ayo- ff vcovae~ [gcayte = =2S° Flax = flay) < PTO ALO) A h ¥ Osservazione 230 Questo teorema assicura Vintegrabilita di funzioni che, purché mo= notone, possono anche auere una infinita (numerahile, di punti di discontinuita. Con le stesse tecniche usate nel Corollaria 227 il Tearema si pud estendere a funzioni monotone a tratti. Da quanto precede risulta che tutte Je fanzioni di uso pit comune. purché limitate. sono integrabili su un intervallo limitato, Vale infine la pena di ricordare che Ia ricerca di condizioni necessarie e sufficienti di integrabilita (in termini della "misura” dell’insieme dei punti di discontimuita) ha portato alla costruzione di teorie dell integrazione pitt sofisticate che esulano dagli scopi della nostra trattazione. 6.3.2. Formule di calcolo approssimato. Mostriamo ora come direttamente dalle definizioni date si possano ricavare formule per il calcolo approssimato delFintegrale, Dette formule assumono interesse particolarmente rilevante quando non risulti possibile la determinazione di una "primitiva” della fuzione integranda ed applicare il Teorema fondamentale del calcolo integrale, che vedremo a suo tempo. Procedendo come nella dimostrazione del Teorema 226 dimostriamo il seguente Teorema 231 Sia f continua su [a,b]. Allora per ogni © > 0 é possibile determinare un 5 = 6(e) > 0 tale che per ogni partizione di a,b) in intervalli disgiuti I, di tunghezza lk <4 (per ogni k) © per ogni scelta di yx in Ty si ha [1-Sso0-e a kel Dimostrazione. Fissato = > 0 sia 5 tale che per ogni coppia di punti 2’. in [a,6] con la! = 2" | <6 risulti |f(o") = f(a”)| < —=— (questo & possibile per la continnit’ uniforme di J), Sia ora {J}, una qualunque collezione di intervalli disgiunti ciascuno di lunghezza minore di 6 tali che [a,6] = [| Ie. Posto =I <é (6.4) = imexn 5 te =O Morn ma 6.3. INTEGRALE DI UNA FUNZIONE LIMITATA. uz dove my, ed Mj sono rispettivamente Festremo inferiore e Vestremo superiore dei valori assunti da f in Ik. Procedendo come nella dimostrazione del Teorema 226 si ha f velayde t pelo)at <= ff esate < ff toowe < [ , . . [cdnde < Sta) s [txoyde In a a naturalmente (c)dr ed anche perché my < f (yx) < My. Da queste tre relazioni segue Passerto. Si noti che S> f(yx)+2 non altro che Fintegrale della funzione a scala g = S* #4) *Xrqe =i isi Considerando, nel Teorema precedente una suddivisione in parti uguali, si ottiene il seguente Corollario 232 Sia f continua su [a,b]. Allora ’ fade = (6.5) Osservazione 233 La formula (6.5) ¢ la definizione ai integrate di una funaione continua data da Cauchy, E abbastanza evidente come la dimostrazione del Teorema precedente si possa adattare anche a funzioni continue a tratti, Tl Teorema vale in generale per furzioné integrabili ma la dimostrazione, sebhene non difficile, ¢ piuttosto laboriosa, quindi la omettiamo. Aggiungendo ipotesi di regolaritA sulla funzione f si pud attenere facilmente una stima delferrore nella formula (6.4). Vale infatti il seguente Teorema 234 Sia f di classe C\) (\a,b)) ¢ sia |f! (&) < K per ogni x € [a,b]. Allora se {Ux}, @ una partizione di {a.6] in intercalli disgiunti di lunghezza ly, <5 (per ogni ky allora per ogni scelia di yy in Ty si ha Ls [F-X so a kel Dimostrazione. 10 = € Ye come nella dimostrazione del Teorema precedente, L’asserto segue immediatamente dal fatto che, per il Teorema di Lagrange y.—¢. < Ké <5K(b-a), us CAPITOLO 6. INTEGRALE. 6.4 Proprieta dell’integrale, In questo paragrafo mostreremo che Ie tutte proprieta viste per I'integrale delle funvioni a scala valgono in generale per le funzioni intesrabili. Si ha infatti il Teorema 235 Siano f © g due funzioni limitate ¢ integrabili su [a,b]. Allora (a) ¥o,6=R af + Gg ¢ integrabile su [a. 0]; (t) f* ed f- (parte positiva ¢ parte negativa di f sono integrabili su (a,b); (C) |f|_ @ integrabile su [a.0); (d) f +9 integrabile su (a,)). Valgono inolire te sequenti formule. (1 f(afla) + Gg(z)) de = a f° fla)de + 6 fi g(c)de (Qsef>0 allora J? f(a)da >0 (3) sef>g allora f? f(a)da > f? g(e)ae 4) (Le Heae| < fe \Fe@lae (5) se f > 0 2 continua allora da af f(a)dr =0 segue che f(a) =0 per ogni x (6) sem < f(x) 0 per Tintegrabilita di f ¢ dig si p PjerP fer © Payer Vg tali che ssono trovare due coppie di funzioni pelt) < FA) Spel) « Ggel2) Sale) SY fvscortee fo Allora posto 6.4. PROPRIETA DELL’INTEGRALE. 119 risulta ela) < f(z) + 9{z) < Yea) & ° ade -[ pAlajde < Dunque f +9 2 integrabile e poiché [teas [sear ’ , adr < [ (sla) + 9a) er e anche ‘ ‘ teladde < [ sla)ae+ f aayde +2 quindi , 5 fe) +t da fi payde - ela (1) t dimostrata, Per la (b) basta osservare che se ¢.(r) < f(z) <¥i-(r) allora BOSH) f(z) e anche | f(2)| > —f(2) La (5) ® conseguenza del Teorema della permanenza del segno per Je funzioni continue: infatti se f fosse positiva in un punto, dovrebbe essere f(x) > h per qualche A > 0 in un intervallo I, dunque poiché f(r) > h- x7(x) dovrebbe essere f flalde > he(). La (6) seane dal fatto che m+ Xjas4(0) < f(z) B limitata ed integrabile (Alora f & integrabile su ogni intervatio (a, 5. contenuto in (a.t]. (b) Se f é limitata ed integrabile anche su (bye) allora f 2 integrabite su (a,¢) ¢ vale la relazione ff terae= [sears [see (6.6) Dimostrazione. Come al solito applicheremo la condizione (6.3). Fissato © > 0 esistono. per V'integrabilita di f su a, 4] due funzioni a scala ¢, € a. con alo) < fe siete) 0 fvelalde [palate 0 si ha |f(c)| R una funzione di variabile reale sull'intervallo I, Allora G: IR si dive primitina di f su I se G(x) = f(x) per ogni r € 1. Osservazione 242 Se G é una primitiva di { su I ovviamente per ogni costante reale ¢ anche la funzione G+ 6 8 una primitiva di f su I. ‘Vale anche il viceversa, cio? Proposizione 243 Ogni primitiva di f si attiene aggiungends una costante ad una pri- mitava prefissata, Dimostrazione, Siano Ge G, due primitive di f su I, Posto F = Gi —G. F ha derivata identicamente nulla su I poiché F!(x) = Gi (x) -G"(a) = f(x) = f(x) = 0, di conseguenza, per In proposizione 167 la funzione F bt identicamente uguale ad una costante ¢ ¢ quindi Gi =G + ¢, da cui Fasserto. 6.5. TEOREMA FONDAMENTALE DEL CALCOLO INTEGRALE. 123 Osservazione 244 Abbiamo ristretto la definizione di primitiva alle sole funzioni definite su intervalli, Questa definizione potrebbe essere estesa, ad esempio, a funzioni definite su tunioni di intervalti disgiunti, Tuftavia in quest ultima caso non si potrebbe pit affermare che due primitive della stessa funzione differiscono per una costante: per convéncersene ‘asta considerare il seguente esempio: sia F:OU23) RB con f(z) = 1, Allora te funzioné atl prQI derixabile, Allora ta funzione (2) [O° soe (a) 1 2 derivabile ¢ vale la sequente relazione: H'(x) = f (g (0) +4! (2) « Dimostrazione. Basta csservare che H (x) = (Fog) (x) dove F (u) = [i f(t)dt ed applicare quindi la regola di derivazione delle funzioni compost. Naturalmente se f(z) e g(x) sono due funzioni derivabili a valor Isiha: a px) Bye! voglia per esempio derivare H(r) = [ 6.5.3 Calcolo delle primitive. iportanza, ai fini del calcolo di un one integranda; in questo paragrafo ive 0, come & anche in uso dire, degli 11 Teorema fondamentale del calcolo mette in luce integrale, della conoscenza di una primitiva della ci occuperemo di sviluppare il caloolo delle pri 6.5. TEOREMA FONDAMENTALE DEL CALCOLO INTEGRALE. 125 Converrd, a questo proposito, introdurre Ia seguente notazione: se f & una funzione che ammette primitiva in un intervallo J con il simbolo f f 0 con f f(x)dr indicheremo Finsieme di tutte le primitive di f in Z. Ad esempio se f(x) = cos abbiamo cos ede = one precedente ottengono tutte Ie pri Tl simbolo introdotto chiarisce anche il isati in alcun modo gli estremi di integra Cominciamo con la seguente, ovvia mine integrale indefinito non sono infatti Osservazione 249 Poiché la ricerea di una primitiva é Voperazione inversa det calcalo della derivata, dalla tabella delle derivate delle funzioni elementari (letta a rovescio) si ottiene una tabella delle primitive. che riportiamo qui nel seguito per comoditi del lettore. 1 a+ atte eageal — & & 4 log|zi +e sea log cosh +e ing +c) = —arccos +c arctan + [ou = ese [ou = Hoorsrnatbgere [suze = -cosrt+e [conte ing +c [vsnaae = log |cosz| +e cake [ inhz +c i | / Dalle regole di deri primitive: si ha infat guono immediatamente analoghe regole per la ricerca delle eguente Proposizione 250 1) Se f © ammettono primitiva in I ed a € b sono costanti reali si ha frrsin=af sso fo 126 CAPITOLO 6. INTEGRALE. 2) Se f eg sono derivabili con continuita in I si ha / fo = fo- { fg (formula di integrazione per parti)) 3) Nelle stesse ipotesi, purché la scrittua abbia senso, / Ff (g(2)) g'(a)de = f (G(x) +e (formula di integrazione per sostituzione)) Dimostrazione. Basta derivare entrambi i membri delle uguaglianze, tenendo presen- ti, rispettivamente, le regole di derivazione della somma, del prodotto e della funzione composta. Mestriamo ora qualche esempio di utilizzo delle formule precedenti, 2 1 [Feit f (0 parma + cane te +e ae 2 [retar -4 fe (21) da — $e? +e. Si’ posto f(t) eet—ga)~2 1 3 Te = Sarctang +0 4, Si voglia calcolare / etd, Usando la formula 2) con f(x) = r,9!(2) = € si ottiene [etic mnet= [ete =e -84e 5. Procedendo iterativamente come nell'esempio precedente si calcola ametdr=atetan | a letdr si = (#22 'nm-netnenet) =e Lot i it 6. Sian #=1. Alora Menara 2 LF anay = 2° fy 1 [orteate= 2 ge [amie = 22 (uge- chp) +0 ; = a = 1 2" =cranctane— [2dr = arctan — bho (142) +e 8. f da = -anetancosa +0. $i 8 usata la 8) con Treas H0=Ty 6.6. INTEGRAZIONE DELLE FUNZIONI RAZIONALI. 17 9. [oorear= foxreords =sincoose f sv? rde = cde dacui eos + [ (I-ox*2) dr=sinceosr +e f [ootcar = fet fsinzosz te Osservazione 251 A questo punto vorremmo mettere in guardia lo studente circa le dif- ficaltd che si possona incontrare nel ealcolo delle primitive, Za prima difficolta @ di natura algoritmica: essendo ta ricerca delle primitive Voperazione inversa della derivazione, anche in casi relativamente semplici Vapplicazione delle regole 2) € 3) & meno meccanica che nel caso diretto della derivazione © non € detto che porti sempre ad un risultato, Ritorneremo nel sequito, con un esempio specifica, su questa os- seruazione. Vi é tuttavia una ragione ancora pit profonda che rende il ealcolo delle primitive "diffi- eile”: il fatto é che mentre la derivata di una funzione composta di funzioni elementari 8 ancora esprimibile come funzione compasta di queste funzioni ¢ delle lore derivate, cid non auviene per te primitive. Si potrebbe dimostrare (ma questo esula dai nostri scopi) che le primitive della celebre fimzione gaussiana f(r) = e~** non sono esprimibili mediante funzioni elementari o com poste di queste; © cos} avviene anche per le fumzioni cos? e sinz?, Naturalmente da queste funzioni se ne possono ricavare molte altre con la medesima proprieta, ad esempio 2%e-™ con n intero positivo: tuttavia cid non significa che ogniqualvolta si incontri una funzione f nella cui espres ica compaia e~*” allora f non ammetta una primitiva esprimibile mediante funzioni clementari: si veda il secondo degli esempi precedenti, 6.6 Integrazione delle funzioni razionali. Dall’osservazione precedente si comprende quanto possa essere utile sviluppare metodi per Ta determinazione delle primitive di classi particolari di funzioni, Ci occuperemo in questo paragrafo di sviluppare un algoritmo che permetta di trovare Ie primitive delle fanzioni razionali, cio’ della forma )- 20 *~ Qe) con P(r) € Q(x) polinomi: naturalmente Je primitive sono cercate negli intervalli in cui J (x) 8 definita. ‘Vediamo dapprima due casi particolari ai quali, come vedremo, ci si pud sempre ridurre purehé si conoscano le radici del polinomio Q(z). f(a 1) Si voglia determinare / wo" con n intero positivo. Questa caso & molto e si ha: 128 CAPITOLO 6. INTEGRALE. a dz = alog|a —al + per n Is alog|—a| +c Le uguagliaize scritte significano che in ogni intervallo non contenente a le primitive a vont di —*, sono le fanzioni al secondo membro. (cay 2) Si voglia ora determinare { Ets ae dove 1, 8:p,q sono numeri reali, 12 (c? + px +4) tun intero positivo e p? = 4q < 0 (il polinomio a denominatore non ha quindi radici reali). ret 2n+p . 1 [oetre t/t ( Teper a TI primo integrate al secondo membro nella (6.6) ottiene Flog (22 + pr+q) + sen=1 r rz n= 2 r 1 Dow GT te end T= sme 2 Ee per il secondo integrate nella (6.6) poiché x? + px+q= (x +4? dove k L siha 1 1 oP) | ar = (5) | — ptr = (: 2) fo peg (s DI te ae yu ty Ite ay . iy Operiamo nellultimo integrale la sostituzione £ /2) T e, a meno della costante z+p/2 Bk moltipticativa £ ci riconduciamo a calcalare 1 = | aap 2t a ert = t =Da+Q"t 2Zm=) = as +2nJn—InJns1 da integrale 1 n= [oat Jot TI Ten a= _ 1 ‘e : y n= / a# Byrd = GF oF 7 m fo + cui 1 t 5 Inv = (ao + (2n=1) h) . (6.7) Poiché sappiamo che J, cortenza ogni Jy che. a arctan f, la formula precedente permette di calcolare per conti fatti, si esprimeranno come combinazioni lineari di funz 6.6. INTEGRAZIONE DELLE FUNZIONI RAZIONALL. 129 della forma ue ed arctan ¢; si ricordi che alla fine la variabile ¢ deve essere sostituita rt n/p k Mlustriamo ora con un creme concreto il metodo precedente, [oe Qe +3 a= [ acs f 1 n= @ymesy maa @Futy eye i(_t Ue +arcant) et wy 1 rt atg tharian(e +) +6 \ P@ w casi considerati precedentemente. con Fespressione poiché per la (6.7) p(t} x +1 siottiene Vediamo ora come nel caso generale in cui f(c) , con P © Q polinomi possa ricondurre ai dt Premettiamo che ci minore del grado di Q, poic pud sempre ridurre al caso in cui il grado di P sia strettamente eseguendo la di P(x) PO) _ 5a) 4 Fe) 8 * ae ‘ove $(z) 8 un polinomio (di integrazione immediata) ed il grado del resto R & minore del prado di @. Possiamo inoltre supporre che P ¢ Q non abbiano fattori comuni ¢ che il coefficiente del termine di grado massimo di Q sia 1. ‘ione tra i due polinot Rw) Vale alllora il seguente teorema di decomposizione Teorema 252 Siano P ¢ Q due polinomi a coefficienti reali, primi tra loro ¢ col grado di P minore del grado dQ che supponiamo uguale adn. Siano inolire 0.02.++* «Oy le radici reali di Q di molteplicita rispettivamente hyyha.-+-hy © By £i +62 Bet i7, le madici complesse © coniugate di Q di malteplicita rispettwve ky. ko, hy thy bees hep + 2(kr + hy bee hs) =n, cio’ Q(a) = (= a)" (@ = 0)" + (w= 07)" ( ove, peri=live 8 si@ posto p= 28) 9% Allora esiste ed & unica la decomposiaione di 5 nella forma sequente: PC) _ Au aa" (=a) (x= 09) 130 CAPITOLO 6. INTEGRALE. (c-ay)" © (e—a0,)™ (-a,) p Met May Mizt+ Mia, Mist + Nits (+ (P+mctayet (pata) » Mat + Mott Noe, Mast + Nowe (2+ pert a)? (a? + mata)" @ ptt @) Me Maar +p 45)" La dimostrazione della precedente decompos riportata nell Appendice, isulta essere piuttosto Iaboriosa ed 2 Osservazione 253 L'uniciti della decomposizione significa che le costanti Ai,j, Muy ed Nw che entrano nella decomposizione precedente sono univacamente determinate. Di fat- eseguendo le somme indicate al seconds membro ed uguagliando it risultato al primo tment at atten un sistema tinea dn equazioni nelle n incognite Ay,j. Mug, €d Nos che ammette una unica soluzione, Cid fornisce anche un metodo concreto, ma non sem= pre il pi mpido, per oftenere la decomposizione di cui sopra; In difficolta risiede nella determinazione delle radici reali e complesse del polinomio Q al denominatore. Prima di riportare qualche esempio osserviamo che dal Teorema enunciato sopra e dai calcoli che lo precedevano segue immediatamente il Teorema 254 La primitiva di una funzione mzionale & sempre esprimibile mediante la combinazione lineare di una furcicne razicnale con logaritmi di polinomé di primo secondo grado © con funzioni arcotangente di polinomi di primo grado, Esempi 1) Si voglia integrare / wore" at muartn Ora, per quanta detto sopra, si ha +: —ets para Pt t +) @=17 ¥2¥1) Facendo la somma al secondo membro ed uguagliando i due termini si ottiene aia (24241) +2 (2-1) (22 +241) + (maztma)(e-1P=241 Ia cui soluzione da atl 7 daca _kee(e=) , ee (e? +e +t) _ va e+ 3 6 o vit 6.6. INTEGRAZIONE DELLE FUNZIONI RAZIONALL 131 2) Consideriamo ora / Jieae=/ te = = dx lune + I)(a? + V20 +1) 4 24 nT =P {nest + 2arctan (12-1) + 2arctan (1/2 + o} be. 1 1 8 tv2+1 TI precedente esempio mostra chiaramente il perch¢ possano nascere complicazioni nel caleolo delle primitive. Derivando il risultato dell’esercizio precedente per ottenere Ja funvione integranda si devono eseguire molte semplificazioni: il metodo di integrazione illustrato permette di percorrere a rovescio questa serie di semy nni partendo dalla fumzione integranda, In aleuni c ile, con semplic sostityrioni rcondus Pe voglia ad esempio calcolare [= cpt: Ponendo t Q-t t+ )(e= oy" wl (q mate ah)e- = flog (t+) ~ Hoe (@ -t41) + sqm * sj ottiene quindi Oi = og (er +1) - toe (28 er 41) 4 4 [ees peete +1) Ze le er +1) Wi wetan Vi Con tn procedimento analogo si integrano funzioni razionali di funzioni trigonometriche z =tan5 itr, Con la sostituzione di utilizzando, ad Si voelia calcolare / -mpio, la sostituzione sopra, ticordando che Os /R (3 -2v2) log (t+ V2- 1) -2(34 abe (t= si ottiene die = cos + sine —4v2) log (tan 5 + V2—1) — (6 + 4v2) log (tan 5 - V2-1) +0 132 CAPITOLO 6. INTEGRALE. Come si? visto nell'esempio precedente Vutilizzo delle formule parametriche porta a caleoli a volte complicati: quando & possibile conviene utilizzare altte sostituvioni. per esempio per w(t tiga ay ta . vtinaione calcolare in (C4 3) una primitiva di -=°"— conviene fare Ia sostituzione ¢ = ci si riporta cost al calcolo di = 1 a re tanz 2cosr+3 / Feet = Glee te dacuisiottione [ oe te. 6.7 Integrali generalizzati. Nei paragrafi precedenti abbiamo introdotto la nozione di integrale per funzioni limitate definite su intervalli Himitati, tutta la teoria sviluppata @ dunue legata a queste due restrizioni; con opportuni processi di limite vedremo ora come si possano rimuovere queste due limitazior La generalizzazione dell'integrale che faremo permettera, tra Valtro, di misurare, nelle situazioni pid comuni, Marea di insiemi non limitati e di esplicitare importante connessione tra gli intearali e le serie, Cominciamo considerando Fintegrale di funzioni non limitate definite su intervalli mitati. Sia f : (0,4) 3 R, f non limitata sn (a, 4] ma limitata ed integrabile su ogni intervallo his so [a + 9,5] con 0 <0 < b=a: ha allora senso considerare Fintegrale I (7) / f (Bat. ate La funzione I (a) risulta definita per ogni o € (0,5 = Diamo ora la seguente Definizione 255 Se esiste filo lim, I(} = I si dice che f ammette integrate genera- t izento nellintervalte (a,b) ¢ si pone T= / J (that. Osservazione 256 Su questo argoments non sempre viene usata una terminologia uni- forme: aleuni Autori, ad esempio, nel caso in cui lim, I(a) esista infinito dicono che Fintegrale generalizzato esiste € vale infinite, altri dicono che diverge. altri ancora dicons che Vintegrale non esiste, Osservazione 257 Se Ia funzione f ha segno costante nellintervallo (a,8] allora (a) risulta monctona © quindi lim I (0) esiste sempre, finito 0 infinito; si tratta soto di stabitire quale dei due casi si verifichi, La situazione & pit: complicata nel caso in cui f ‘cambi segno infinite volte in ogni intorno destro di a, poiché allora il limite pud anche non esistere. Mostriamo ora con qualche esempio Ie possibili situazioni. 1) Sia a <0 fissato e si consideri la {nzion fo(t) = 2% con x € (0, 1]. Allora [vu- a 7 -logo per @ (1-0!) pera# (0) 6.7. INTEGRALI GENERALIZZATI. 133 ss 1 ; dunque per a > —1 Tintegrale generalizzato vale —— mentre per a < —1 si ha 1, (0) = +00. Trisultato precedente si pu interpretare geometricamente come segue: fel grafico (*) ¢riportato Fandamento qualitativo dela fanvione f(x) = 24 per un a > =I Farea trattesgiata ha misura finita, mentre nel grafico (**) per la stessa funzione con a < ~1 Farea tratteggiata non ha misura finita, 2) Si consideri nell'intervalle (0, 1) Ia funzione poiché per: > 0 nina primitiva di questa fimzione & + 08 + siha che I (a) = cos 1 dunque non existe lim (0). 3) Consideriamo ora, sempre nellintervallo (0, 1), la funzione smitiva » rein and.» ein cuin i alla una sua primitiva & zsin = dunque 1 (2) = sin] = osin— — sin] quindi in questo inl, 1 caso V'integrale generalizzato esiste ed & [ ( i + - eos 3) de © ii due esempi la conoscenza di una primitiva di f ha reso particolarmente semplice il decidere sull’esistenza o no degli integrali impropri. anche in presenza di infiniti cambiamenti di segno. In generale le cose sono pitt complicate, tuttavia in molti casi ci si pud riportare a considerare gli integrali di funzioni positive, Infatti Fesistenza dell'inte- erale improprio equivale all'esistenza del limite finito per « —» 0* di I(a); Ia condizione necessaria € sufficiente di Cauchy per Tesistenza di questo limite si esplicita nel modo seguente: 134 CAPITOLO 6. INTEGRALE. Proposizione 258 Nelle ipotesi poste per f, condizione necessaria sufficiente affinché esjsta I flalda 2 che per ogni e > 0 esista un 5 > 0 tale che per ogni copia 01,02 con * atag f° Head 0. Sia inolire g(x) > 0 su (a, 8] ed esista / g(x)de. Allora se |f(«)| < g(a) per x < (a,8] anche f € |f| ammettono integrate improprio in (a,b). Dimostrazione. Infatti se 0 <9) <02, Allora |f (2)| < 1 1 quindi poiché = ammette integrale improprio in (0,1] anche f ¢ [f| lo ammettono, ir La definizione di integrale improprio e le varie asservavioni fatte si possono ripetere, in modo analogo, per funzioni f : [a,b) —> R limitate ed integrabili su ogni intervallo [a,b — 0 con 0 <7 < b—an: si pensi ad esempio alla famiglia di funzioni definite sullintervallo [0, 1) fa(c) = (1-2) cona <0, Vedremo nel segnita come considerare i due casi, ed anche situazioni pitt generali, contem> poraneamente. Studiamo ora il caso di funzioni definite su intervalli non limitati, Sia f : a, +c) > R, limitata ed integrabile su ogni intervallo [a,a] con o > a. Poste allora (0) = { S(e)ar la funzione I (a) & definita per ogni o > a, 8 quindi possibile dare la seguente |" Definizione 260 Se esistefnito, lim_I(0) = I si dice che la funcione ammette integrate te generatizzato su [a, +00) ¢ si scrive (aydr. 6.7. INTEGRALI GENERALIZZATI. 135 Come nei casi precedenti, se f ha segno costante in qualche intervallo del tipo [6, +0), Ih funzione I(o) risulta definitivamente monotona e quindi esiste sempre, finite 0 no, plim F(a): si trata quindi di stabilire quale dei due casi si verfichi, Svilupperemo a proposito alcune tecniche molto simili a quelle viste per le serie a tert Nel caso f cambiasse seeno infinite volte (in un intorno di +oc) ancora mediante la condizione di Cauchy si mostra immediatamente che se |f (x)| < g(a) su [a, +20) ed ivi g ammette integrale generalizzato, allora anche fe |f| Jo ammettono, Esempi. Sia, per a <0. fa (v) = © per € (1. +00), Allora L 0 (ot! =1) pera #=1 T(0) f wdr= i OF1 1 logo pera=-1 dunque: lung ax 4 per a <1 Pintegrale generalizzato esiste & / dx = > mentre 1 pera>=1 Jim I(o) = +20. invece ora la finzione f : (0. +90) + B f(x) 1—coso che non ammette limite per ¢ + +30. I seguenti grafici jlustrano Je tre situazioni: in 2a Varea trattegeiata & finita, in 2b risulta essere infinita, mentre in 2c area (con segno) tra 0 e 7 non ammette limite per ot Si dA una analoga definizione di integrale generalizzato per funzioni f : (->c, 8] > B Timitate ed integrabili st ogni intervallo (c, 4] con o < b; tutte le considerazioni fatte nel caso precedente valgono cvviamente anche in quest‘ultimo caso. Consideriamo ora una situazione che comprende i casi precedenti non necessariamente Timitato e sia f : BR una funzione non necessariamente limitata, Allora 136 CAPITOLO 6. INTEGRALE. Definizione 261 Si dice che f ammette integrate generalizzato su E se é possibile scom- rorre E come unione disgiunta di un numero finito ai intervalli I, su ogruno dei quae Li f ammette integrale generalizzato di uno dei tipi prima considerati, In tal caso, se B=Uh (bAk=tperr ds) si pone J fooae= xh, Fade ‘ove ognuno degli integrali contenuti nella sommatoria & un integrate generalizznto. Osservazione 262 Vale la pena di ribadire che la decomposizione B = (Ik non é 1 certo unica, ed # volta ad isolare le "singolarita” della funzione integranda € gli eventuali intervalli illimitati; in concreto se Ty é un intervallo limitato di estremi ay ¢ by allora f deve essere limitata o su ogni intervallo del tipo [ay +0.b,) oppure del tipo [ays bk — 7] con 0 Bla fumvione f2) = FTE Spezziamo (0, +00) in (0.1) U[1, +c). Allora : 1 _ 1 J pga = hi Ravcom vi, x toed . oe I, et iy Banctan Vn x " 7 . ee 1 Dungue Fintegtale generalizzato corcato esiste e vale / ) Cems Vedian ora con un eseipio come si possano trovae situavioui paradossali non islando Ue singolanith dif. Sia f : (1,1) > cost definita: f(a) = -=2p. f non pud ammettere integrale generalizzato su I perché non lo ammette né su (—1,0) né su (0,1). Infatti J ~ 2 ae log (1 = 22)])-7 = = log (20 = 2) 3-0 per a 0. Non isoando Ie 0 leo I 2 ae 0 per nig T= ogni 7 > 0. Succede quindi che procedendo simmetricamente verso i due punti singolari le compensavioni della parte positiva e della parte negativa nascondono Ia non esistenza delFinteerale eeneralizzato. singolarita e tenendo conto che f & dispari si otterrebbe invece { 6.7. INTEGRALI GENERALIZZATI. 137 Il seguente esempio mostra come il teorema fondamentale del caleclo non valea in generale per gli integrali generalizzati se prima non si stabilita la loro esistenza, Sin f s (1.1) \ {0} > R la fnzione f(2) = =p. Allora, osservando che (-4) oa Zz applicando erroneamente il teorema fondamentale del calcolo otteniamo: ovviamente assurdo perché una funzione positiva non pud avere integrale negativo, I] fatto ® che f non ammette integrale generalizzato in (—1,1) e che == non ® una primitiva di 1 2 (1D. Come abbiamo gia accemnato non & sempre facile o possibile calcolare esplicitamente il valore numerico di un integrale, tuttavia metodi numerici permettono in molti casi di dar- ne uma buona approssimazione. In questa ottica. quando si tratta di integrali generalizzati diviene di fondamentale importanza (come del resto ha mostrato Tesempio precedente) stabilime a priori Fesistenza. II critetio del confronto che abbiamo visto in un caso parti colare vale cvviamente anche nella situazione pitt generale descritta nell ultima definizione. Riportiamo nel seguito alcuni esempi nei quali si utilizzano tecniche analoghe a quelle usate a suo tempo per Ie serie, Fsempi. 1) Si consideri la funzione f : (0.1 4 R con f(x) = (1 — cos YE)". Ricordando lo sviluppo dios z siha che, per 20, 1=cos YF 5VE +0 (v2) dunque, in un opportuno intervallo (0,4). vale la disuguaelianza 1—cos YE >4W7? da cui 1253, Poiché la funzione f(x) = (1 — cos ¥T)~' & continua in (6, 1] esiste Vintegrale generalizzato i I (1 cos Y2)"! dr. ° +00 ‘ato — esiste, infatti o Yea-De- E=0.4%)\ {12.3}=0.)UG-0UGIUBIVEDU 8 Consideriamo per esempio l'intervallo [4,1) : poiché | f(x}| < 2) L'nteerale generali f ammette in- tegrale generalizzato in questo intervallo, in modo analogo si ragiona in tutti gli altri intervalli limitati, mentre in (4, +30) 1 . ; j eoato i 0< f@)< = © quest’ultima funzione ammette integrale generalizzato in (4,420). +00 2 3) /{ wePdr esiste, Infatti poiché xe“ + 0 per x > +00 si ha che, 2d « eciste Ti . per z > 6 > 0 (con 5 opportuno) 22e~™ < gq da cui esiste Fintegrale generalizzato £.3)UG9Ui4 +00). 138 CAPITOLO 6. INTEGRALE. 4 I 2“ de. Poiché Ja funzione ® pari lo stesso vale per Vintervallo simmetrico. A. 0 to mnaggior ragione esiste finito / "dx integrale della funzione di Gauss, ‘Vediamo infine come gli integrali generalizzati su intervalli illimitati possano essere utilizzati per stabilire la convergenza o la divergenza discrie a termini positivi. Osserviamo preliminarmente che data una serie convergente ax, se defininmo f : [D, +20) + R nel = modo seguente: f(e) =a, per kK-1 +00 " te fim. [ #e@ar= fim f payar= f s(ear. [rota [roe | Abbiamo cosi visto che ad ogni serie convergente possiamo associare una funzione il cui integrale generalizzato vale la somma della serie, In questo spirito possiamo enunciare il seguente criteria di convergenza per le serie a termini positivi, illustrato nella figura a fine Capitolo: Teorema 264 Sia f una funzione positiva definita su (0, +0¢) ed ivi monotona decrescen= te. 450 Allora S~ f {k) & convengente se ¢ sola se esiste Vintegrate generatizzato [ f(a)de. isi 0 Dimostrazione. Siano infatti he g due funzioni costanti a tratti cosi definite in [0, +2c) g(x) = f(k) perksr 0. h(@)=f(k+l) perkseck+l Alora. per la monotonia di f, per ogni x € [0,+2c) si ha che h(2) < f(r) < g(x) quindi ntl n n n n n Derw= Vwi = [meyers [ snars f giaae=S4 0. = 0 0 0 k=0 ct i= 6.7. INTEGRALI GENERALIZZATI. 139 Dal questa catena di disuguaglianze segue immediatamente che la convergenza della serie implica Yesistenza delf'integrale generalizzato ¢ viceversa, Ribadiamo anche in questo caso che essendo f positiva e tendente a zero all'infinito, per Vesistenza dellintegrale generalizzato basta calcolare il limi ner 1 a Thez ® positiva © monotona decrescente in [2,+9c) ed ha come primitiva loglogr per cui Fintegrale generalizzato non esiste (finito). Mostriamo ad esempio che Ia serie diverge. La funzione f (x) = nlogn Sia invece 6 > 1, Mostriamo che la serie S*—1— converge. Infuti f(a) = Sa nlog?n hog? 2 positiva e monotona decrescente in [2, +0c) ed ha come primitiva log!~6 & per cui Fintegrale generalizzato dif esiste, quindi la serie data converge. Mediante il criterio del confronto per le > 1 n@ Ton? n ie & immediato stabilire che la serie converge se e solo se 0 > Le i & qualsiasi oppure se a= 16 6 > 1, Osservazione 265 La condizione di monotonia por f risulta essenziale per Vanalogia tra le serie © gli integrali generalizanti. Si osservi perd che, come mostra il seguente esempio. per Vesistenan delUintegrale generalizzata su insiemi illimitati non é necessario che ta funzione integranda tenda a zero quando x tende all’infinito. Si consid [1 +c) + B def da f(x) = cos (2) . Allora 7 <(@ a=]? cos (2) , =e [02 ) [owe |» or tt om of Ure I primo addendo ammette limite finito per 9 -> 2c, il 0) <1 1 ammette integrate gencralizzato in 1.420) Ue | > Te ® Tee cere veo) Lo studente pud costruire da sé altri esempi di questo tipo. secondo addendo pure poiché 140 CAPITOLO 6. INTEGRALE. Appendice A Funzioni di pid variabili A.1_ Introduzione. Ricordiamo che, dato un punto P = (z.y) in R2, la distanza di P dalla origine ® data da /2 + y. Questo numero viene detto norma di (r,y) & 0 con | (x,y)|| E immediato verificare che la norma ha Ie seguenti propriet4: ell 20 ec | (2.y)||=0 (ay) = (0.0). eA @VI=—l @yl| perogni ACR © (cy) + (2:8) <| (e-y)l| +[)(2-8)| per ogni coppia di elementi (x.y) e (2,¢) in 2. Mediante la norma & possi ‘2,t) nel modo seguente: AP.Q) = | (v.y) — (2.1) | = V@— 2 + yt? Con queste notazioni, fissato un punto (zr, yo) € R? ed un numero r > 0, P'insieme dei punti che stanno nel cerchio di centro (rp-4o) ¢ ragaio rt: introdure la distanza tra due punti P = (x,y) © Q {(,y) €R + \(a,y) ~ (aoa) 0 esiste un fy) Hie 5 > 0 tale che per ogni (r.y) © A, per cui 0 < | (x,y) —(co.y))|| < 4 si ha [flay) - A B 2 continua nel punto (20.0) € A se ey ey tO = £000). Inoltre si dird che f ® continua in A se essa & continua in ogni punto di A. Osservazione 270 Il grafico di una funzione di due variabili # il sottoinsieme di B® AB. DERIVATE PARZIALL 143 {(2.y.f(asy)) (0-4) € A} €, in generale, pud essere rappresentato come una superficie Ln condizione di continuita suggerisce che questa superficie "non presenta strappi”. Per le funzioni di pitt variabili, in modo analogo al caso unidimensionale, si ancora che somme © prodotti di funzioni continue sono continue, Per i quozienti naturalmente richiedere che i] denominatore non si annulli. A.3 Derivate parziali. Sia, come al solito, f : A +R e sia (ao.yo) € A. Fissato y = yo si ottiene una funzione della sola variabile x che, per Fosservazione 267 & definita in un intorno di zo. Sia p:2+4 f(2,yo) la funzione cosi costruita. Definizione 271 f si dice derivabile parzialmente rispetto ad x nel punto (xo. Yo) se y € derivabile in xp, In questo casa si pone (4) (2o.0) = ¢'(z0). Alle scritture utilizzate per indicare la derivata parziale di f rispetto ad x nel punto (20,46) sono: Drf (tay) 5 feleasyn) + fr(zo-¥o) Procedendo in modo analogo si ottiene la definizione di funzione derivabile parzialmen- te rispetto ad y nel punto (x;,y;): fissato x = f(a» yo) + Definizione 274 Se f # continua in A ed ammette derivate parziali continue in A direma che f ECD (A), A.4_ Derivate parziali di ordine superiore. Supponiamo ora che f sia derivabile parzialmente rispetto ad cin A. La funzione 4 pud a sna volta essere derivabile parzialmente rispetto ad x e rispetto ad y e Io stesso pud aceadere per 22, si possono cost costruire quattro nuove funzioni (Ie derivate seconde di fy % (se) » aCe) » a () che indicheremo rispettivamente con Pf PF ae Ge? * Bydx * Deoy aye % Is Naturalmente diremo che f ¢ C®)(A) se queste derivate sono continue, 146 APPENDICE A. FUNZIONI DI PIU VARIABILL ay ir sono essere diverse, Un noto teorema (teorema di Schwarz ometfiamo Ia dimostrazione, assicura che esse coincidono in ogni punto in cni sono continue, In generale le "derivate seconde miste” di f cio? (zr) e % po Procedendo sempre in questo mado diremo che f € C'")(A) se f ha derivate parziali continue fino alfordine n, Le derivate di ordine n di f sono 2” ma, se sono continue, applicando ripetutamente il teorema di Schwarz, soltanto n+ 1 sono distinte: precisamente OF MP Lm mn: Talay * Tay oye A.5 Derivabilita delle funzioni composte. f € C% (A) e siano z = x(t) . y = y(t) due funzioni definite e derivabili in un intervallo aperto (a,b) tali che il punto (a(¢),y(t)) € A. per ogni t ¢ (a,b). Ci preponiamo di trovare Ia derivata della furione composta F(t) = f(x(t),y(t)). Questa @ data dal seguente Nelle ipotesi precedenti la funzione F(¢) & derivabile nelI'intervallo (a. 6) e vale FO) = frla.y) 2) +f @.¥O) ¥O- Dimostrazione. Fissato un punto fp in (a,5), © posto (0,4) = (alts), y(to)), dalla formula dellincremento finito per funzioni di pitt variabili (A.1) si ha F(ty +h) — F(t) = f (alto +h), ylto + A) = f(@(to), lto)) = Fr(o: Yo) (a(to + h) — (to) + Fy(t0: 40) (wlta +A) — yt) ++ dove p~ \/ (to +h) = x(to))? + (ylto +h) y(t)? € 940 per p40. Dividendo ‘entrambi i membri della formula precedente per h otteniamo F(to +h) = Flt) _ to +h) ato) to +h) = ult FF = FO) = $1 ( 4p) OANA HO) 5 xg, yp) MOAN =O) 4 8 osserviamn ara che jin (rl(to))? + (y'to))? ep che 7 30 per h 3 0 drmqne oF +0 per h-+0. Da questo, per la derivabilith di 2(¢) e di y(f), facendo tendere fh a'zero si ottiene Vasserto. Nel caso f € CA) © x = a(t),y = y(t) € C™a,b) il teorema precedente pud essere applicato m volte ¢ si ottiene che la fumione composta F(t) = f (x(0).y(t)) @ de- x(t) = m+th ult) = yn +tk della derivata m=esima & particolarmente semplice (oltreché utile): si ottiene infatti my 57 (™) OF niga F 0-3 (1) aaa u(t) RR riyabile con continuita m volte. Nel caso particalare Vespressione A.6. FORMULA DI TAYLOR. 7 che, data la mediante Ia sc omiglianza con la formula del binomio di Newton, & facile memorizzare ura simbolica a. a.\o) (arg) A.6 Formula di Taylor. Siamo ora in grado di dimostrare Ja formula di Taylor per funzioni di pid variabili, Vale infatti il seguente Teorema 275 Sia f € C(A) ¢ siano (29. yo),(x-y) punti di A tali che il segmento che i congiunge sia tutto interna ad A. Allora posto h=2—zq, k=y—yp vale la formula: Hlao-+ hinge +8) = flaoun) + $Etco.ap)h-+ SE eon) dove (0 + Oh. yo + one) (0 opportuns compreso tm 0.e Lj. (resto secondo Lagrange) Shae) (EY) it (resto secondo Peano). Dimostrazione. Posto F(#) = f(za + th.yo + tk) si ha, per Ia formula di Taylor per funzioni di una sola variabile , FOO) @rpr F (ta + h.yo +8) = f (0:40) = FL) - FO) = Dalle formule per le derivate di F ricavate in precedenza segue la formula di Taylor con il resto di Lagrange. Tenendo conto della continnitA delle derivate e del fatto che 148 APPENDICE A. FUNZIONI DI PIt} VARIABILI |Wiee—'| < (ViF=)" si ottiene immediatamente 4 (= (") ato + Ohy yo + ne) - A(E 0) Rte wwe) = o(( VFR’). i= A.7 Massimi e minimi liberi Sia f(x,y) una funzione definita in un aperto A di R? a valori reali, Come nel caso di funzioni reali di una sola variabile reale diremo che un punto (c-4o) appartenente ad A & un punto di massimo relativo per f se esiste un intorno J di (ro, yo) tale che per ogni (x.y) € J risulti f(2,y) < f(ao. Yo): In altre parole (ro, yp) risulta un massimo relativo se esiste un numero positiva r tale che per ogni (x.y) per cui risulti ||(x,y) — (o-¥o) <7 si abbia F(tsy) $ F(e0%0)- La definizione di minimo relativo ¢ analoga Si osservi che se una funzione f ha in (zp. ye) un punto di massimo relativo allora sia a funzione della sola x f(z. yp). che la funzione della sola y f(0.y), hanno un massimo relativo rispettivamente in zo ¢ in yo. Da quanto detto risulta evidente la seguente Proposizione 276 Sia f(r.y) una funzione a valori reali definita in A. ed ivi dotata di derivate parziali. Condizione necessaria affinché (xp.40) sia un punto di massimo o di minimo relativo per f é che le derivate parziali in (20.4) siano nulle, Si vede perd facilmente che non vale il viceversa. Si consideri infatti la funzione f (x.y) = 2? = Bay + 2y? = (x — y)(x — 2y). Il punto (0,0) risulta un minimo relativo sia per f(0.y) che per f(,0). ma non esiste alcun cerchio con centro in (0,0) dove f abbia segno costante. Ci proponiamo quindi di trovare delle condizioni s zare eventuali estremanti per funzioni di due variabili, \ tale scopo premettiamo la seguente osservazione ificienti che permettano di localiz Proposizione 277 Siano a, b, ¢ reali non tutti nulli, Si consideri il trinomio di seconda grado Qla,y) = ax? + hry + cy. Per (a,y) # (0,0) si haz # se 8? ac <0 allo Q(z,y) non si annulla mai ed ha sempre to stesso segno (quello dia) A.7.. MASSIMI E MINIMI LIBERTE 149 # se = ac =0 allo Q(z,y) si annulla sulla refta ax + by = € nei rimanenti punti ha sempre to stesso segno (quetlo dia o di c) seb? —ac > 0 allora Q(2,y) cambia seqno in ogni intorno delta origine. Dimostrazione. Supponiamo a # 0. Posto ¢ = = si consideri il trinomio di secondo y grado P(t) = af? + 26t +c, Si osservi che, se y # 0 si ha op(£ (2,y) =P (2) Qa) =P mentre Q(r.0) = ar”. La tesi segue dalla nota discussione sul segno dei trinomi di secondo grado di una variabile, Se a=0 eb 0 si procede in modo analogo ponendo ¢ = 4 Infine se a = ¢ = 0 & owvio che bry ha il seano di b nel primo e nel terzo quadrante mentre ha segno opposto a quello di b negli altri due quadranti. m Supponiamo ora f(x,y) € C?(A). La matrice Hessiana H(x.y) associata a f & definita nel modo seguente: &f ef salty) = (e-y) Hey =| ee Bee heen Fo) Poiché f ® di classe C?, H(2,y) risulta una matrice simmetrica. Nel seguito indicheremo con det (H(a,y)) il suo determinante, Vale il seguente ‘Teorema 278 Sia f : A > R una funzione di classe C? e sia (xo. yo) un punto in cui f= fl=0. Condizione necessaria affinch¢ il punt (2,40) sia un estremo relativo 2 che det (H (20.49) > 0. Condizione sufficiente affinché il punta (20, yo) sia un estremo relativo ¢ che det (H(ao. yo) > 0. In questo caso il punto (2,40) sara © dé massimo s¢ fix(t0:yo) <0, © di minimo se fr,(t0-Yo) > 0. 150 APPENDICE A. FUNZIONI DI PIU VARIABILL Dimostrazione. La formula di Taylor arrestata al secondo ordine (con il resto secondo Peano) e con centro nel punto (0-yo) ci daz 3(Z Hao + heye +R) ~ floes) = § (Sa, ) ea rots eanan|k?) + 0 dove p=VIEFR ¢ 9 +0 perp 40. Condizione necessaria: supponiamo per assurdo che sia det (H(9, Ya)) < 0. Be Posto Q(h. k) 1 (Fees. veh (ro. yo)hk + Fhe yo)k?) sappiamo per la a proposizione 277 che esistono due coppie (Fay. k1) © (ha. ke) tali che QUn.ki) =s1>0 € Qlhe.ke) = s2 <0. Posto dapprima (h,k) = ¢(hu.A1) siha Q(h,k) = @s1 guindi F(a + hyo +h) = f(aosyp) = Ps + PVAEF IPO =P (si +o+ VIPAT) ove +0 per t > 0, Per ¢ abbastanza piccolo Vincremento di f & dunque positive.’ Ponendo ora invece (h,k) = (ho. kz) € ragionando nello stesso modo si vede che in questo caso, per t abbastanza piccolo, incremento di f ® negativo. Tl punto (2, yo) non pud allora essere né di massimo né di minimo. Condizione sufficiente: sia det (H(ro, yo) > 0. Per Ia Proposizione 277 a fumzione Q(cos 9, sin) ha segno costante, quello nan 0) Supponiamola pesitiva, II minimo di Q(cos 0. sin) su [0,2 teorema di Weierstrass, sari un numero a > 0. Preso un generi avremo: certamente esistente per il icremento (f cost sind) lao +t cosd.yo +t sin) — f(to.4o) 2? (ato) eo +0 pert. Quindi per ogni t > 0 abbastanza piccolo Pincremento di f risulta essere positivo, dunque 2 f ba un minimo relativo in (9, 4). In modo analogo si procede nel caso hevcun) <0 e si ottiene il massimo relativo. Osservazione. Il caso det (H(a,yo)) = 08 detto caso dubbio ¢ deve essere analizzato volta per volta. Sia per esempio f(2,y) = 2? -y*. 1mediato verificare che oo, O= Foo =0 ¢ che det (H(0,0)) = 0, La funzione non ha né un massimo né un minimo nelForigine, infatti ® positiva snll’asse 7 ¢ negativa snllasse y. Se invece consideriamo la funzione f(x-y) = 2? + y'. questa verifica ancora tutte Te condizioni precedenti, ma ha un minimo (assoluto) nell'erigine.