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Luca Cerchiai

Universit degli Studi di Salerno


lcerchiai@unisa.it


NEAPOLIS E LA SECONDA BATTAGLIA DI CUMA*

In un saggio recente, Daniela Giampaola e Bruno dAgostino hanno rialzato


la datazione della fondazione di Neapolis alla fine del VI secolo a.C.
La proposta si fonda sia sullanalisi sistematica dei contesti archeologici,
in primo luogo quelli relativi alla fase pi antica della fortificazione, sia su
una riconsiderazione della tradizione storica, che ha condotto ad attribuire
la ktisis allaristocrazia cumana espulsa dal tiranno Aristodemo dopo la
vittoria di Aricia nel 505 a.C.1.
Il nuovo inquadramento cronologico stato condiviso da Alfonso Mele,
che ha ultimamente sottoposto ad un sistematico riesame la tradizione storica
relativa a Cuma e a Neapolis2: lo studioso preferisce riportare la fondazione
di Neapolis nellultimo venticinquennio del VI secolo, inquadrandola nel
turbolento clima politico e sociale che prelude allinstaurazione, a Cuma,
della tirannide di Aristodemo3.
Il rialzamento della data di fondazione di Neapolis riapre il discorso sul
ruolo giocato dalla citt in occasione della seconda battaglia di Cuma nel
474 a.C.: lassenza di una citazione esplicita della polis in rapporto alla nau-

*
Ringrazio Alfonso Mele, che ha arricchito il mio studio con sostanziali indicazioni e consigli,
consentendomi, inoltre, di utilizzare la relazione da lui tenuta in occasione del XLVIII Convegno
di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2008) dedicato a Cuma, quando questa era ancora inedita.
1
Giampaola, dAgostino 2005.
2
Mele 2007; Mele 2008; Mele 2009; Mele 2010.
3
Mele 2009; Mele 2010, 185.

Incidenza dellAntico 8, 2010, 213-219

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machia contro gli Etruschi ha, del resto, rappresentato uno degli argomenti
principali a sostegno di una sua fondazione posteriore allevento4.
Ma proprio su questo punto intende incentrarsi la breve riflessione che
segue: non , infatti, impossibile riconoscere nella tradizione storica unesile
traccia del coinvolgimento di Neapolis nella battaglia navale e, al tempo
stesso, di una sostanziale rimozione del suo intervento.
Come noto, le fonti, tutte riconducibili ad ambiente siracusano, attribuiscono la vittoria dei Greci ad esclusivo merito della citt siceliota: nella
Pitica I (vv. 71-80) Pindaro celebra Ierone che rovescia il grido di guerra
degli Etruschi nel lamento per la migliore giovent scomparsa nelle acque
di Cuma5; in Diodoro Siculo (XI 51,1-2) le sequenze della spedizione navale
sono, invece, scandite secondo la retorica di unasciutta cronaca militare:
,
,
. , ,
,
, ,
6.

Nel resoconto dello storico il ruolo di Cuma rigidamente circoscritto: sostanzialmente ridotto allinvio di ambasciatori a Siracusa per chiedere aiuto
al tiranno, mentre sono i comandanti delle triremi siracusane a vincere gli
Cfr. la bibliografia raccolta in Raviola 1995, 94 n. 4, 104 n. 31.
Lintento propagandistico ancora pi esplicito nello scolio a Pyth. I 71c Drachmann: I
Tirreni e i Cartaginesi che sono coloni dei Fenici combatterono contro i Cumani; quando i Cumani erano sul punto di perdere definitivamente, Ierone, combattendo con loro, li salv e uccise
moltissimi Tirreni. Lo scolio introduce nella naumachia unassociazione di Etruschi e Cartaginesi che evoca lalleanza tra le due potenze in occasione della battaglia del Mare Sardo e pu
contribuire a chiarire la pregnanza dellespressione in Pyth. I 73 alla luce
dellimportante suggestione di M. Gras, LOccidente e i suoi conflitti, in I Greci. Storia Cultura
Arte Societ, a cura di S. Settis, 2.II. Una storia greca. Definizione, Torino 1997, 61, che connette
il toponimo al greco , grido di guerra: il termine evocherebbe lo stesso sistema
di riferimento del toponimo (Diod. V 13,4), in cui si propone di riconoscere la trascrizione
greca del nome attribuito dagli Etruschi alla colonia di Aleria. A una prospettiva non dissimile,
che denota gli Etruschi attraverso i selvaggi suoni della guerra, potrebbe ricondurre anche la
tradizione sullinvenzione della da parte dei pirati tirreni, valorizzata dallo
stesso studioso (cfr. M. Gras, Trafics tyrrhniens archaques, BFAR, 258, Roma 1985, 586-588).
6
Ierone, re dei Siracusani, essendo venuti presso di lui ambasciatori di Cuma dItalia a
chiedere alleati contro i Tirreni padroni del mare, invi in aiuto numerose triremi. I comandanti
di queste navi, dopo che navigarono alla volta di Cuma, combatterono con le forze locali contro
i Tirreni e, distruggendo molte loro navi, ottennero una grande vittoria. Umiliarono i Tirreni,
liberarono i Cumani dal terrore e tornarono a Siracusa.
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Etruschi e a restituire leleutheria ai Cumani7; per di pi, con una significativa variazione di prospettiva, la flotta alleata non combatte a fianco dei
Cumani ma insieme ai locali ( ).
Il ricorso alla nozione di enchorioi riveste un particolare interesse: la definizione inserita tra le citazioni di Cuma e dei Cumani allinizio e alla fine
del brano e se, teoricamente, potrebbe riferirsi ad essi, come un espediente
volto ad evitarne la reiterazione del nome8, la sequenza temporale in cui
calata (ambasceria/Cumani; battaglia navale/enchorioi; liberazione/Cumani)
sembra piuttosto mirata a introdurre una specifica distinzione degli agenti in
funzione dellottica della fonte. Nel passo diodoreo il termine enchorioi serve
innanzitutto a marcare la prospettiva siracusana rispetto alla popolazione
locale, ma, al tempo stesso, pu essere finalizzato a distinguere dai Kymaioi
la categoria pi estesa degli abitanti della chora9, specificamente connessi al
mare e riconducibili alla citt euboica, visto che partecipano in suo sostegno
alla naumachia contro gli Etruschi: essi rientrano nel quadro geografico, in
cui ricade anche Neapolis, che si struttura intorno alle nozioni coincidenti di
Phlegraion pedion e Kymaion pedion, secondo la corrispondenza attestata
in Diod. IV 21,5-6, riconducibile a Timeo.
Lesigenza della fonte di operare una distinzione tra Kymaioi ed enchorioi acquista un senso solo se questi ultimi sono rivolti a includere anche
i Neapolitani, in un momento in cui il ruolo cumano svilito in favore di
Siracusa: la stessa tendenza sottesa alla nuova definizione geografica del
Golfo di Napoli come Cratere da parte di Antioco di Siracusa (in Strab. V
4,3 e 4,8), che soppianta quella di riportata da Eratostene
(in Strab. I 2,12-13)10.
Lipotesi di inserire i Neapolitani tra gli enchorioi pu sostenersi sulla
verifica della pregnanza del termine in Diodoro Siculo: la parola usata
estesamente dallo storico per indicare genti, tradizioni, culti e divinit legate
ad un territorio rispetto ad un referente esterno e in questa prospettiva , in
particolare, utilizzata in contesti relativi ad episodi in cui la componente locale funge da controparte di rifondazioni e/o inserimenti di nuove componenti.

Mele 2009, 163 ss.


Luso del termine enchorioi per designare gli abitanti di una citt non raro in Diodoro: cfr.,
ad es., V 3,4 (Imera); 13,4 (gli abitanti delle citt della Corsica sottomesse agli Etruschi); 83,3
(Tenedo); XVII 48,4 (Menfi); XVII 64,4-5 e XIX 91,1 (Babilonia); XVII 96,5 e 103,8 (le citt degli
Agalassi e di Armatelia in India); XVIII 22,3 e 6 (la citt degli Isauri); XX 55,3 (Hippou Akre).
9
Una diretta relazione tra enchorioi e la nozione di chora si ritrova ad es. in Diod. IV 22,3;
23,3; XIV 80,1; XV 22,2; 30,4; XVI 67,3.
10
Sulla prospettiva culturale e politica sottesa alla rifunzionalizzazione delle nozioni geografiche di Phlegraion/Kymaion pedion e di chora (che Strabone trae da Polibio)
intervenuto a pi riprese Mele: cfr., ad es., Mele 2008, 33-35; Mele 2009, 109 ss.
7
8

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In tali episodi il vocabolo risulta costantemente associato alle parole


katoikia e katoikein, impiegate a definire il rapporto di coabitazione che lega
le popolazioni native ai nuovi, sopraggiunti abitanti: il caso del Palatino,
dove i buoni ospiti Cacio e Pinario accolgono benevolmente Eracle (IV
21,1); di Iolao e i suoi, che fondano una colonia in Sicilia presso i Sicani
(IV 30,3); dei Driopi che giungono a Cipro (IV 37,2); di Lipari, dove gli
Cnidi sotto la guida di Pentatlo si integrano con gli enchorioi (V 9,4), come
Eolo aveva fatto ai tempi di Liparo (V 7,6); dellisola di Calidna (V 54,2),
dove i naufraghi della flotta di Agamemnone si mescolano alle popolazioni
di origine caria; degli abitanti di Camiro, che accolgono benevolmente il
cretese Althaimenes (V 59,3).
Ma soprattutto appare significativo il confronto istituibile con Diod. XI
49,1-2, dove si narra del trasferimento forzoso (metoikizein) degli abitanti
di Nasso e Catania a Leontini, operato da Ierone nel 476 a.C.: nella nuova
destinazione ai deportati imposto di coabitare con i locali (
).
Lepisodio di Leontini pu fornire una chiave di lettura importante per
approfondire il significato del termine enchorios nellambito del racconto
diodoreo della seconda battaglia di Cuma.
Si tratta, infatti, di avvenimenti pressoch contemporanei, innescati dalla
politica espansionistica di Ierone: come a Leontini, anche nel Golfo di Napoli
lintervento siracusano finalizzato ad un progetto di egemonia politica
e militare che ha lambizione di imprimere un nuovo assetto territoriale,
riorganizzandone il popolamento.
La possibilit di istituire un collegamento tra i due fatti corroborata dallo
stesso testo pindarico della Pitica I, dove il poeta, attraverso una estensione
a Pitecusa del mito di Tifeo11, celebra la connessione tra la vittoria sugli
Etruschi a Cuma e la fondazione di Aitna, seguita proprio alla distruzione
di Catania e al trasferimento dei suoi abitanti12.
Il riferimento a Tifeo e ai fenomeni vulcanici consente a Pindaro di
istituire una relazione geografica diretta tra lEtna e Pitecusa, mentre un
rapporto pi ampio tra il vulcano e la pianura flegrea si trova in Strabone (V
4,9), che, citando proprio i versi della Pitica I, fa riferimento ad un
esteso 13.
Se si accetta linsieme di questa analisi, in Diod. XI 51,2 la definizione di
enchorioi utilizzata per indicare le forze che combattono contro gli Etruschi
11
Pyth. I 32-34, in cui, come noto, non si nomina direttamente Pitecusa, ma le coste oltre
Cuma lambite dal mare.
12
Gentili et al. 1995, 14; Mele 2008, 36-37.
13
Anche nel gi citato Diod. IV 21,5 lEtna messo in rapporto con il Phlegraion pedion e,
in particolare, con il Vesuvio: Mele 2008, 36-37.

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si applica a caratterizzare gli abitanti di un settore del Golfo, da cumano


divenuto il Cratere, destinato a subire un processo di ristrutturazione
politica imposto dallesterno: la parola traduce una nozione di carattere
estensivo che, oscurando un pi specifico toponimo/poleonimo, esplicita
una condizione subalterna della popolazione coinvolta.
Una simile condizione si presta efficacemente a definire lo statuto di
Neapolis da una prospettiva cumana e, soprattutto, siracusana.
Per quanto riguarda lantica citt euboica, conviene richiamare la messa
a punto di Mele, che ha riconosciuto tra Lutazio e Strabone lesistenza di
due filoni distinti di tradizione relativi alla fondazione di Neapolis14: uno, di
ambiente neapolitano, che tende a marcare lautonomia della Citt Nuova
rispetto a Cuma attraverso la valorizzazione di Pitecusa e, soprattutto, di
Partenope; laltro, di ambiente cumano e risalente ad Eforo, che sostiene,
piuttosto, una relazione diretta Neapolis/Cuma: in questo filone la Citt
Nuova considerata una fondazione cumana15, oscurando il precedente di
Partenope in quanto comunit precocemente distintasi dalla metropolis e
concorrenziale rispetto ad essa.
In una prospettiva non dissimile si sviluppata anche lanalisi di dAgostino, che tende a riconoscere dietro la fondazione di Neapolis le stesse
tensioni con Cuma tramandate da Lutazio nel caso di Partenope: possibile
che, dopo la caduta di Aristodemo, gli oligarchi che avevano determinato
la fondazione della nuova citt ritornati in patria non avessero alcun
desiderio di consolidare il ricordo di quel momento drammatico della loro
storia16 e si potrebbe aggiungere mirassero anzi a circoscrivere la portata
politica dellavvenimento.
Ma ancora pi evidente appare linteresse di Siracusa a non tener conto
dellautonomia di Neapolis.
La fonte di Diodoro cita solo i Cumani nel rapporto con Siracusa, considerando la Citt Nuova nella dimensione riduttiva di un territorio abitato,
integrato con quello di Cuma: , questa, la visione politica e istituzionale
sottesa allinstallazione del teichos siracusano a Pitecusa, secondo una
strategia che quella della Pitecusa etnea e che, come sottolinea Flavio
Raviola, doveva successivamente prevedere lintegrazione con il territorio circostante, [] lesito normale o tendenziale di simili installazioni di
mercenari, non solo di quelli dinomenidi17.

Mele 2010.
[Scymn.] 251 s.; Strab. V 4,7; Vell. Pat. I 4,2.
16
Giampaola, dAgostino 2005, 63.
17
Raviola 1995, 101, 110-113.
14
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Ma il disegno espansionistico di Siracusa teso al controllo dellarea del


Golfo si rivela effimero, concludendosi al pi tardi con la morte di Ierone
(466 a.C.): proprio lepisodio di Pitecusa, con la fuga del presidio siracusano in seguito al terremoto e limmediata occupazione dellisola da parte di
Neapolis, segnala lesistenza di una precoce tensione tra Siracusa e la Citt
Nuova, rendendo conto della allusione di Pindaro nella Pitica I:

18.

Come noto, Ettore Lepore ha riconosciuto dietro il riferimento al


un richiamo a Neapolis, pronta ad approfittare della situazione
favorevole per impadronirsi dellisola: una manifestazione di energica
autonomia e affermazione di sovranit, poi temperata da giustificazioni
e proteste di amicizia, che risulta immediatamente comprensibile come
reazione al tentativo siracusano di comprimere lautonomia di una comunit
orgogliosa, riducendola alla condizione di una terra enchoria19.
Nella stessa direzione la tradizione storica offre una conferma particolarmente interessante con il frammento di Ferecide che collega la prigione di
Tifeo a Pitecusa, separandola dallEtna e dalla prospettiva annessionistica
di Ierone celebrata da Pindaro20.
Anche dopo la caduta dei Dinomenidi, Neapolis continua ad esaltare la
propria autonomia nei confronti di Cuma, fino ad oscurare il ruolo svolto
dalla citt madre nella sua fondazione, quando questa conquistata dai
Campani21.
18
Pyth. I 51-52: per necessit lo ha trattato da amico con blandizie anche chi si mostrava
orgoglioso.
19
E. Lepore, La vita politica e sociale, in Storia di Napoli, I, Napoli 1967, 158-164. Gentili
et al. 1995, 345-346, preferiscono riferire il passaggio pindarico alla vittoria nel 472/70 a.C. contro
Trasideo, figlio di Terone, ricordando anche lipotesi formulata da August Boeckh di riconoscere
negli orgogliosi i Cumani, irriconoscenti dopo la vittoria nella battaglia navale (A. Boeckh,
Pindari Interpretatio Epiniciorum Latina cum commentario perpetuo, fragmenta et indices, rist.
Hildesheim 1963 [Lipsiae 1821], 232-233). Nella stessa prospettiva si colloca anche Raviola 1995,
103 n. 30. Lipotesi di un collegamento con avvenimenti siciliani mi sembra, tuttavia, difficile
proprio alla luce della connessione istituita da Pindaro tra Ierone e Filottete: lassociazione tra il
tiranno e leroe non si esaurisce nella comune condizione di invalidit e malattia, ma si estende
anche alla provenienza da unisola, la Sicilia per luno e Lemno per laltro, che risulta pi efficace
se limpresa di Ierone si svolta allesterno del territorio regionale. Inoltre, il ricordo in Pindaro
dellambasceria degli eroi greci semidivini presso Filottete introduce nel confronto tra episodio
mitico e avvenimento storico una sequenza dei tempi (richiesta di aiuto/vittoria/guarigione) che
corrisponde strettamente a quella della battaglia di Cuma.
20
Pherec., FGrHist 3 F 54 (= Schol. in Ap. Rhod. II 1210 Wendel): cfr., ad es., L. Cerchiai,
Le scimmie, i Giganti e Tifeo: appunti sui nomi di Ischia, in Lincidenza dellantico. Studi in
memoria di Ettore Lepore, II, a cura di L. Breglia Pulci Doria, Napoli 1996, 141-150.
21
Mele 2010, 183 e n. 4, che valorizza la testimonianza di Stat. Silv. III 5,78-80; IV 8,45-49.

219

Nella stessa prospettiva si pu richiamare il noto passo di Licofrone


dove la torre di Phaleros messa in rapporto alla tomba di Partenope, che
significativamente eretta proprio dagli enchorioi22: il termine sembra ora
acquistare il valore positivo di una marca di identit politica in rapporto alla
rifondazione della Citt Nuova innescata dallepoikia ateniese al tempo
della spedizione di Diotimo, intorno alla met del V secolo a.C.23.

Abbreviazioni bibliografiche
Gentili et al. 1995
Pindaro, Le Pitiche, introduzione, testo critico e traduzione di B. Gentili. Commento a cura di P. Angeli Bernardini, E. Cingano, B. Gentili, P. Giannini, Milano 1995.
Giampaola, dAgostino 2005
D. Giampaola, B. dAgostino, Osservazioni storiche e archeologiche sulla fondazione di Neapolis, in Noctes Campanae. Studi di storia antica ed archeologia
dellItalia preromana e romana in memoria di Martin W. Frederiksen, a cura di
W.H. Harris ed E. Lo Cascio, Napoli 2005, 49-80.
Mele 2007
A. Mele, Atene e la Magna Grecia, in Atene e lOccidente. I grandi temi. Le
premesse, i protagonisti, le forme della comunicazione e dellinterazione, i modi
dellintervento ateniese in Occidente (Atti del Convegno Internazionale, Atene,
25-27 maggio 2006), a cura di E. Greco e M. Lombardo, Atene 2007, 239-268.
Mele 2008
A. Mele, I Campi Flegrei: tra Cuma, i Sanniti e i Romani, in Museo archeologico
dei Campi Flegrei. Catalogo generale, I. Cuma, a cura di F. Zevi, F. Demma,
E. Nuzzo, C. Rescigno, Cl. Valeri, Napoli 2008, 31-52.
Mele 2009.
A. Mele, Cuma in Opicia tra Greci e Romani, in Cuma (Atti del XLVIII
Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto 27 settembre - 1 ottobre 2008),
Taranto 2009, 77-167.
Mele 2010
A. Mele, Tra sub-colonia ed epoikia: il caso di Neapolis, in Colonie di colonie.
Le fondazioni sub-coloniali greche tra colonizzazione e colonialismo (Atti del
Convegno Internazionale, Lecce, 22-24 giugno 2006), a cura di M. Lombardo e
F. Frisone, Galatina 2010, 183-201.
Raviola 1995
F. Raviola, Napoli Origini (Hespera. Studi sulla grecit di Occidente, 6),
Roma 1995.
Lycophr. Alex. 719.
Mele 2007, 255-266; cfr. anche Mele 2010, 186, 195, per la pregnanza di una tradizione
neapolitana che matura nel clima successivo alla conquista campana di Cuma.
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