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Filtrazione Glomerulare - Velocit di filtrazione

FiltrazioneGlomerulare
Quali forze influenzano la filtrazione glomerulare?
Solo una minima parte, circa 1/5 (20%), del sangue che entra nei glomeruli renali subisce il processo di
filtrazione; i rimanenti 4/5 raggiungono il sistema capillare peritubulare attraverso l'arteriola efferente. Se
tutto il sangue che entra nel glomerulo fosse filtrato, nell'arteriola efferente troveremo un ammasso
disidratato di proteine plasmatiche e cellule ematiche, che non potrebbe pi fuoriuscire dal rene.
Al bisogno, il rene ha la capacit di variare la percentuale di volume plasmatico filtrata attraverso i glomeruli
renali; tale capacit viene espressa dal termine frazione di filtrazione e dipende da questa formula:
Frazione di filtrazione (FF) = Velocit di filtrazione glomerulare (VFG) / frazione del flusso
plasmatico renale (FPR)
Nei processi di filtrazione, oltre alle strutture anatomiche analizzate nel precedente capitolo, entrano in
gioco anche forze molto importanti: alcune si oppongono a tale processo, altre lo favoriscono, vediamole nel
dettaglio.

La pressione idrostatica del sangue che scorre nei capillari glomerulari favorisce la filtrazione, quindi
la fuoriuscita del liquido dall'endotelio fenestrato verso la capsula di Bowman; questa pressione
dipende dall'accelerazione di gravit imposta sul sangue dal cuore e dalla perviet vasale, per cui
tanto maggiore la pressione arteriosa e tanto maggiore risulta la spinta del sangue sulle pareti
capillari, quindi a pressione idrostatica. La pressione idrostatica capillare (Pc) di circa 55 mmHg.

La pressione colloido-osmotica (o semplicemente oncotica) legata alla presenza delle proteine


plasmatiche nel sangue; questa forza si oppone alla precedente, richiamando il liquido verso
l'interno dei capillari, in altre parole si oppone alla filtrazione. All'aumentare della concentrazione
proteica del sangue aumenta la pressione oncotica e l'ostacolo alla filtrazione; viceversa, in un
sangue povero di proteine la pressione oncotica bassa e la filtrazione maggiore. La pressione
colloido-osmotica del sangue che scorre nei capillari glomerulari (p) di circa 30 mmHg

Anche la pressione idrostatica del filtrato accumulato nella capsula di Bowman si oppone alla
filtrazione. Il liquido che filtra dai capillari deve infatti opporsi alla pressione di quello gi presente
nella capsula, che tende a spingerlo indietro.
La pressione idrostatica (Pb) esercitata dal liquido accumulato nella capsula di Bowman di circa 15
mmHg.

Sommando le forze appena descritte emerge che la filtrazione favorita da una pressione netta di
ultrafiltrazione (Pf) pari a 10 mmHg.

Il volume di liquido filtrato nell'unit di tempo prende il nome di velocit di filtrazione glomerulare (VFG).
Come anticipato il valore medio della VFG di 120-125 ml/min, pari a circa 180 litri al giorno.
La velocit di filtrazione dipende dalla:

Pressione netta di ultrafiltrazione (Pf): risultante dal bilancio tra le forze idrostatiche e colloidoosmotiche agenti attraverso le barriere di filtrazione.

ma anche da una seconda variabile, detta

Coefficiente di ultrafiltrazione (Kf = permeabilit x superficie filtrante), nel rene 400 volte superiore a
quello degli altri distretti vascolari; dipende da due componenti: la superficie filtrante, ovvero l'area
della superficie dei capillari disponibili per la filtrazione, e la permeabilit dell'interfaccia che separa i
capillari dalla capsula del Bowman

Per fissare i concetti espressi in questo capitolo, possiamo affermare che riduzioni della velocit di
filtrazione glomerulare possono dipendere da:

una riduzione del numero di capillari glomerulari funzionanti

una riduzione della permeabilit dei capillari glomerulari funzionanti, ad esempio per processi infettivi
che ne sovvertono la struttura

un aumento del liquido contenuto nella capsula di Bowman, ad esempio per la presenza di ostruzioni
urinarie

un aumento della pressione colloido-osmotica del sangue

una riduzione della pressione idrostatica del sangue che scorre nei capillari glomerulari

Tra quelli elencati, ai fini della regolazione della velocit di filtrazione glomerulare, i fattori pi soggetti a
variazioni, quindi sottoposti a controllo fisiologico, sono la pressione colloido-osmotica e soprattutto la
pressione ematica nei capillari glomerulari.

Pressione colloido-osmotica e filtrazione glomerulare


In precedenza, abbiamo sottolineato come la pressione colloido-osmotica all'interno dei capillari glomerulari
sia pari a circa 30 mmHg. In realt questo valore non costante in tutti i tratti del glomerulo, ma aumenta
mano a mano che ci si sposta dai segmenti contigui all'arteriola afferente (inizio dei capillari, 28 mmHg) a
quelli che si raccolgono nell'arteriola efferente (fine dei capillari, 32 mmHg). Il fenomeno facilmente
spiegabile sulla base della progressiva concentrazione delle proteine plasmatiche nel sangue glomerulare,
risultato della sua privazione dei liquidi e dei soluti filtrati nei precedenti tratti del glomerulo. Per questo,
all'aumentare della velocit di filtrazione (VFG), la pressione oncotica del sangue glomerulare aumenta
progressivamente (essendo privato di quantit maggiori di liquidi e soluti).
Oltre che dalla VFG, l'aumento della pressione oncotica dipende per anche da quanto sangue arriva ai
capillari glomerulari (frazione del flusso plasmatico renale): se ne arriva poco la pressione colloido-osmotica
aumenta in misura maggiore, e viceversa.
La Pressione colloido-osmotica quindi influenzata dalla frazione di filtrazione:

Frazione di filtrazione (FF) = Velocit di filtrazione glomerulare (VFG) / frazione del flusso plasmatico
renale (FPR)

L'aumento della Frazione di filtrazione aumenta la velocit di incremento della pressione colloido-osmotica
lungo i capillari glomerulari, mentre la diminuzione ha effetto opposto. Come anticipato e come confermato
dalla formula, affinch la frazione di filtrazione aumenti necessario un aumento della velocit di filtrazione
e/o un calo della frazione del flusso plasmatico renale.

In condizioni normali, il flusso ematico renale (FER) ammonta a circa 1200 ml/min (21% circa della gittata
cardiaca).
La Pressione colloido-osmotica inoltre influenzata dalla

Concentrazione delle proteine plasmatiche (che aumenta in caso di disidratazione e diminuisce in


caso di malnutrizione o problemi epatici)

Tante pi proteine plasmatiche ci sono nel sangue in arrivo ai glomeruli e tanto maggiore risulta la pressione
colloido-osmotica in tutti i segmenti dei capillari glomerulari.

Pressione arteriosa e filtrazione glomerulare


Abbiamo visto come la pressione idrostatica, cio la forza con cui il sangue viene spinto contro le pareti dei
capillari glomerulari, aumenti all'aumentare della pressione arteriosa. Ci lascia presupporre che quando i
valori di pressione arteriosa aumentano si eleva di conseguenza anche la velocit di

filtrazione.
In
realt il rene dotato di efficaci meccanismi di compenso, capaci di mantenere costante la velocit di
filtrazione in un ampio range di valori pressori. In assenza di questa autoregolazione, aumenti relativamente
piccoli della Pressione arteriosa (da 100 a 125 mmHg), produrrebbero aumenti di circa il 25% della VFG (da
180 a 225 l/d); con un riassorbimento invariato (178.5 l/d) l'escrezione di urina passerebbe da 1.5 l/d a
46.5 l/d, con la completa deplezione del volume ematico. Fortunatamente ci non avviene.
Come mostrato dal grafico, se la pressione arteriosa media rimane entro valori compresi tra 80 e 180
mmHg, la velocit di filtrazione glomerulare non cambia. Questo importante risultato viene ottenuto in primo
luogo regolando la frazione del flusso plasmatico renale (FPR), quindi correggendo la quantit di sangue
che attraversa le arteriole renali.

Se le resistenze delle arteriole renali aumentano (le arteriole si restringono lasciando passare meno
sangue), il flusso ematico glomerulare diminuisce

Se le resistenze delle arteriole renali diminuiscono (le arteriole si dilatano lasciando passare pi
sangue), il flusso ematico glomerulare aumenta

L'effetto della resistenza arteriolare sulla velocit di filtrazione glomerulare dipende da dove si sviluppa tale
resistenza, in particolare se la dilatazione o il restringimento del lume vasale interessa l'arteriola afferente o
quella efferente.

Se aumenta la resistenza delle arteriole renali afferenti al glomerulo, a valle dell'ostruzione scorre
meno sangue, quindi si riduce la pressione idrostatica glomerulare e la velocit di filtrazione
diminuisce

Se diminuisce la resistenza delle arteriole renali efferenti al glomerulo, a monte dell'ostruzione la


pressione idrostatica aumenta e con essa aumenta anche la velocit di filtrazione glomerulare (
come occludere parzialmente un tubo di gomma con un dito, si osserva che a monte dell'ostruzione
le pareti del tubo si rigonfiano per aumento della pressione idrostatica dell'acqua, che spinge il
liquido contro le pareti del tubo).

Riassumendo il concetto con delle formule


Resistenza arteriole afferenti

Resistenza arteriole efferenti

R Pc e VFG (FER)

R Pc e VFG (FER)

R Pc e VFG (FER)

R Pc e VFG (FER)

R = resistenza arteriole - Pc = pressione idrostatica capillare VFG = velocit di filtrazione glomerulare - FER = flusso ematico renale

Per concludere, sottolineiamo come l'aumento della VFG per aumento di resistenza delle arteriole efferenti
sia valido solo quando tale aumento di resistenza modesto. Se paragoniamo la resistenza arteriolare
efferente ad un rubinetto, notiamo che mano a mano che chiudiamo il rubinetto - aumentando la resistenza
al flusso - la velocit di filtrazione glomerulare aumenta. Giunti a un certo punto, continuando a chiudere il
rubinetto, la VFG raggiunge un picco massimo ed inizia lentamente a diminuire; ci la conseguenza
dell'aumento della pressione colloido-osmotica del sangue glomerulare.

Regolazione delle resistenze arteriose glomerulari


Cosa influenza le resistenze arteriolari e la velocit di filtrazione glomerulare?
Il controllo della resistenza opposta dalle arteriole afferenti ed efferenti al glomerulo renale dipende da
numerosi fattori, sia sistemici che locali.

L'autoregolazione della velocit di filtrazione glomerulare coinvolge diversi meccanismi intrinseci al nefrone,
tra i quali ricordiamo:

la risposta miogena: capacit intrinseca del muscolo liscio vascolare di rispondere


ai cambiamenti di pressione.
Se stirato dall'aumento pressorio sistemico, il muscolo liscio delle arteriole afferenti
risponde contraendosi; in questo modo aumenta la resistenza al flusso riducendo la
quantit di sangue che attraversa l'arteriola e con essa la pressione idrostatica
esercitata sulle pareti dei capillari glomerulari si riduce la velocit di filtrazione.
Viceversa, se diminuisce la pressione arteriosa sistemica, il muscolo arteriolare si
rilassa ed il vaso si dilata in maniera massimale; aumenta cos il flusso di sangue
all'interno del glomerulo e con esso aumentano anche la pressione idrostatica
glomerulare e la velocit di filtrazione. Va comunque precisato che
la vasodilatazione non efficace come la vasocostrizione, poich in condizioni
normali l'arteriola afferente risulta gi piuttosto dilatata. Ne consente che la risposta
miogena in grado di compensare bene l'aumento di pressione arteriosa sistemica,
e un po' meno bene un suo eventuale calo.

Se
la pressione ematica media scende al di sotto degli 80 mmHg, la velocit di
filtrazione glomerulare diminuisce; se pensiamo che la pressione arteriosa pu
scendere in maniera massiva a seguito di una forte disidratazione o di emorragia,
questo meccanismo di riduzione della VFG consente di ridurre al massimo la
quantit di liquidi persa con le urine, aiutando la conservazione del volume ematico

il feedback tubulo-glomerulare: le variazioni di flusso del liquido che attraversa il


tratto finale dell'ansa di Henle e il tratto iniziale del tubulo distale influenzano la
velocit glomerulare. Nell'ansa di Henle avvengono processi di riassorbimento
di acqua e ioni sodio e cloruro. La particolare struttura ripiegata del nefrone fa s
che la porzione finale dell'ansa di Henle passi fra le arteriole afferenti ed efferenti al
glomerulo renale. In questa regione tra le due strutture si stabilisce una relazione
strutturale e funzionale tale da costituire un vero e proprio "apparato" definito
"apparato juxtaglomerulare. Nei punti in cui vengono a contatto, sia le pareti

arteriolari che quelle del tubulo hanno una struttura modificata che le permette di
influenzarsi reciprocamente. In particolare, la struttura tubulare modificata
costituita da una placca di cellule detta macula densa, mentre la parete adiacente
dell'arteriola afferente contiene cellulare muscolari lisce specializzate, dette cellule
granulari (o juxtaglomerulari o JG). Queste ultime secernono renina, unormone
proteolitico coinvolto nel bilancio idrosalino, con effetti ipertensivi.

Quan
do le cellule della macula densa captano un aumento della quantit di cloruro di
sodio (espressione di un aumento della VFG) segnalano alle cellule granulari di
ridurre la secrezione di renina e di contrarre l'arteriola afferente. In questo modo
aumenta la resistenza al flusso offerta dall'arteriola afferente e la pressione
idrostatica del sangue a valle, cio nel glomerulo, diminuisce assieme alla VFG.
Nella condizione opposta, cio in caso di riduzione della concentrazione di NaCl a
livello del tratto terminale dell'ansa di Henle, le cellule della macula densa
segnalano alle cellule granulari di aumentare la quantit di renina, e all'arteriola
afferente di dilatarsi riducendo le proprie resistenze; di conseguenza si ha un
aumento della velocit di filtrazione glomerulare.
Il controllo della resistenza delle arteriole afferenti ed efferenti regolato anche da fattori sistemici.
D'altronde, una delle principali funzioni del rene quella di regolare la pressione arteriosa sistemica, per cui
importante che i glomeruli recepiscano eventuali variazioni della pressione arteriosa sistemica ed
adeguino la VFG di conseguenza. Tali variazioni vengono trasmesse al rene per via endocrina e nervosa.
Il controllo nervoso della VFG affidato a neuroni simpatici che innervano sia l'arteriola afferente che quella
efferente. La stimolazione simpatica, mediata dal rilascio di adrenalina, provoca vasocostrizione, soprattutto
dell'arteriola afferente. Di conseguenza, una forte attivazione del simpatico, conseguente per esempio ad
una forte emorragia o ad una severa disidratazione, determina una contrazione delle arteriole afferenti ed
efferenti ai glomeruli, riducendo sia la velocit di filtrazione glomerulare che il flusso ematico ai reni. In
questo modo si cerca di conservare al massimo il volume idrico.

Il controllo endocrino della VFG affidato a diversi ormoni. Oltre all'adrenalina circolante, i cui effetti
vasocostrittori sono appena stati descritti, la resistenza arteriolare viene aumentata anche dall'angiotensina
II. Tuttavia, in quest'ultimo caso, la vasocostrizione riguarda soprattutto le arteriole efferenti, per cui
l'aumento pressorio nei capillari glomerulari aumenta la velocit di filtrazione glomerulare. Tra le sostanze
vasodilatatorie che si oppongono all'effetto vasocostrittore del sistema nervoso simpatico e
dell'angiotensina II, ricordiamo alcune prostaglandine (PGE2, PGI2, Bradichinina), che riducono la
resistenza al flusso offerta soprattutto delle arteriole afferenti. Ne consegue un aumento della velocit di
filtrazione glomerulare. Anche l'ossido nitrico esplica un'azione vasodilatante a livello arteriolare.
L'azione endocrina si esplica a livello dei podociti o delle cellule mesangiali. La contrazione o il rilassamento
di queste ultime, che ricordiamo essere collocate negli spazi circostanti i capillari dei glomeruli renali,
modifica l'area della superficie capillare disponibile per la filtrazione. I podociti, invece, modificano le
dimensioni delle fessure glomerulari di filtrazione; se queste si allargano, aumenta la superficie di filtrazione,
quindi si eleva anche la velocit di filtrazione glomerulare.

Recettore colinergico nicotinico


Ven, 03/05/2010 - 09:11 Medicinapertutti.it

Il recettore colinergico nicotinico (nAChR) appartiene alla famiglia dei recettori-canale cationici nonch
alla classe I (insieme al recettore serotoninico di tipo 3, al recettore del GABA di tipo A e al recettore
glicinergico di tipo A), quindi un eteropentamero di cui sono state clonate diverse subunit (alfa1-9, beta14, gamma, delta, epsilon) che possono assemblarsi tra loro a formare diverse isoforme che hanno propriet
biologiche
e
farmacologiche
diverse.
Quando due molecole di acetilcolina si legano ai siti recettoriali presenti sulla subunit alfa, si apre un canale
ionico che permette il passaggio allinterno della cellula di ioni Na + e Ca++ con conseguente depolarizzazione
ed
eccitazione
cellulare.
Il recettore nicotinico cos chiamato perch ha alta affinit per il ligando non endogeno nicotina, media per
lacetilcolina e bassa per la muscarina. Esiste anche un recettore colinergico definito muscarinico (mAChR),
ma questo accoppiato a proteine G (quindi metabotropico).

Il recettore nicotinico pu essere di tipo muscolare e di tipo neuronale.

Il recettore nicotinico muscolare (NM) si trova a livello della placca


neuromuscolare e, quando attivato dal legame con lACh, determina lapertura del
canale del Na+ causando la serie di eventi che portano alla contrazione muscolare.
Considerando il recettore nicotinico muscolare nell'embrione, esso ha una struttura
del tipo (2alfa1/1beta1 /1gamma/1delta); nell'adulto, invece, la subunit gamma
sostituita da una subunit epsilon che modifica le propriet ioniche dato che la
subunit gamma responsabile di una bassa conduttanza del recettore-canale
tant che lapertura del canale avviene in 11 ms; nell'adulto la conduttanza alta e
l'unica differenza riguarda lespressione della subunit epsilon invece della gamma.
In questo caso il tempo di apertura raggiunge un massimo di 5 ms.
Le subunit del recettore nicotinico muscolare sono disposte in maniera tale che
una subunit alfa continui con la subunitgamma (o epsilon nelladulto) e che l'altra
subunit alfa confini con la subunit delta. Gli aminoacidi che partecipano al legame
con l'ACh ed altri farmaci sono localizzati nell'interfaccia tra la subunit alfa e la
subunit gamma adiacente.
Un'altra molecola di acetilcolina pu riconoscere siti di legame dati da amminoacidi
posti
nell'interstizio
tra
la
subunit alfa e
la
subunit delta.
Nel sito di legame che riconosce la molecola di ACh stato identificato un sito
principale che lega la testa cationica dell'ACh (testa cationica ad azoto quaternario).
Questo sito formato da un amminoacido fondamentalmente presente sulla
subunitalfa1; il legame con la testa cationica con tale amminoacido non fa altro che
attirare amminoacidi carichi negativamente che sono posti sulla subunit gamma o
sulla subunit delta. In ultima analisi si crea un avvicinamento di queste subunit tra
di loro deteminando una slittamento di -eliche transmembrana responsabili

dell'aumento

della

dimensione

del

poro-canale.

Il recettore nicotinico neuronale (NN) ha sede nel SNC, nei gangli del sistema
nervoso autonomo (SNA) e nella midollare del surrene. Le sue funzioni, quando
lega
lACh
o
agonisti,
sono:
- Nel SNC, coinvolgimento nei meccanismi dellattenzione, con ruolo poco definito.
- Depolarizzazione dei neuroni postgangliari partecipando cos alla trasmissione
gangliare.
- Determinare
la
secrezione
di
catecolamine
dal
surrene.
Il recettore nicotinico del SNC ha una struttura del tipo 2alfa/3beta; sono espresse
tutte le isoforme tranne quelle espresse nel recettore nicotinico muscolare; infatti, le
isoforme apossono essere presenti dalla 2 alla 10 tranne la 1 che tipica del
recettore muscolare come le subunit beta che sono espresse in tutte le isoforme,
da 2 a 4, tranne la 1 tipica del muscolare. Il recettore ad alta densit, formato
dall'isoforma alfa4 e dalla beta2 (2alfa4/3beta2), come il recettore nicotinico di placca
riconosce ed sensibile alla nicotina ma non lega l-bungarotossina che una
tossina
paralizzante.
A livello del SNC ci sono altri due tipi di recettore formati da 5 subunit uguali
(5alfa7 o 5alfa9) la cui presenza conferisce a questo recettore un'elevata
permeabilit al calcio, quindi una propriet controcorrente dato che i recettori
nicotinici muscolari hanno spiccata permeabilit al sodio; tali recettori, per, sono
sensibili all-bungarotossina.

Il recettore colinergico oltre al sito principale che riconosce lACh, gli agonisti selettivi come la nicotina e gli
antagonisti competitivi specifici che competono con lACh per legarsi sullo stesso recettore, presenta anche
dei siti di modulazione; tra questi ce ne sono due che legano farmaci e sono i siti per i glucocorticoidi. I
glucocorticoidi sono usati anche nelle malattie autoimmunitarie, tra cui la miastenia grave. importante
conoscere l'esistenza di questo sito di modulazione del recettore nicotinico per gli steroidi perch attraverso
tale legame gli steroidi inibiscono l'attivit del recettore nicotinico e sono importanti per comprendere gli
effetti secondari dei glucocorticoidi a livello dei recettori nicotinici nei muscoli respiratori. Nel trattamento di
questa malattia si utilizzano dei farmaci inibitori dell'ACh-esterasi che potenziano la trasmissione colinergica
che carente in questa malattia; tra questi c leserina il cui effetto benefico dovuto ad un duplice
meccanismo:

Inibire l'ACh-esterasi mantenendo un buon tenore di ACh potenziando la


trasmissione colinergica;

Legare direttamente il recettore nicotinico in un sito di modulazione allosterica


favorendo l'attivit del recettore stesso.

Clearance
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La clearance di un organo, in farmacologia, indica il volume virtuale di plasma che quell'organo in grado di depurare da una certa
sostanza "x" nell'unit di tempo. Si parla infatti di clearance renale, epatica ecc.

Calcolo
Il calcolo del volume di plasma depurato da un certa sostanza x una applicazione del principio di conservazione della massa, secondo
il quale la quantit di sostanza rimossa dal plasma (Qf) deve essere uguale alla quantit di sostanza allontanata con le urine (Qe).

Sapendo poi che, per il principio di diluizione, una quantit di sostanza data dal prodotto fra la concentrazione della stessa (Cx) e
il volume (V) nel quale disciolta

possibile riscrivere l'uguaglianza come:

dove Vu il flusso urinario, Ux la concentrazione della sostanza nell'urina, Px la concentrazione della sostanza nel
plasma e Vp il volume di plasma depurato nell'unit di tempo (flusso plasmatico depurato), che altro non che CLx. Ora
risolvendo per Vp avremo:

Solitamente l'unit di misura utilizzata per la clearance il millilitro al minuto (ml/min)


Sulla clearance di una sostanza influisce molto il comportamento che questa ha rispetto ai fenomeni
di filtrazione[1], riassorbimento[2] e secrezione[3].

Sostanze utilizzate
Poich alcune sostanze vengono diversamente depurate dal sangue, in alcuni casi la loro misurazione si presta al
calcolo della velocit di filtrazione glomerulare (di seguito VFG) e del flusso plasmatico renale(di seguito FPR).
In particolare, sostanze organiche come l'inulina, vengono esclusivamente filtrate e pertanto la loro
concentrazione nelle urine serve a stimare la VFG.

Sostanze che, invece, vengono prima filtrate e poi totalmente secrete, venendo cos del tutto eliminate dal sangue,
come il paramminoippurato (di seguito PAI), permettono il calcolo del FPR.

Saturabilit
Poich i processi di riassorbimento e secrezione sono il prodotto dell'azione di sistemi di trasporto molecolari che
possono andare incontro a saturazione, le sostanze totalmente riassorbite, come il glucosio, non vengono
riassorbite del tutto. Similmente, le sostanze totalmente secrete, come il PAI, non vengono pi secrete del tutto.
Per entrambi questi tipi di sostanza, quindi, pi la loro concentrazione aumenta oltre la soglia di saturazione
(soglia renale), pi la loro clearance si avvicina a quella di una sostanza esclusivamente filtrata. Poich per basse
concentrazioni il glucosio viene completamente riassorbito, avra una Clearance uguale a 0. Tuttavia, come gi
detto, per alte concentrazioni il glucosio non completamente riassorbito e la sua Clearance avr un valore
maggiore di 0, che tende al valore della VFG. Il Pai invece per basse concentrazioni avr clearance uguale al
FPR, per alte concentrazioni invece la clearance avr un valore minore rispetto all'FPR e che tende al VFG.

Clearance osmolare e dell'acqua libera


La clearance osmolare il volume di plasma liberato da tutti i soluti osmoticamente attivi nell'unit di tempo. La
clearance dell'acqua libera la differenza tra l'ammontare di acqua escreta con le urine nell'unit di tempo (o
flusso urinario) e la clearance osmolare. Questa misura indica quindi se si sta producendo un volume urinario
maggiore del volume di plasma depurato oppure il contrario, cio se si sta perdendo acqua o se c' ritenzione
idrica.

Calcolo
La formula per il calcolo della clearance osmolare ricalca quella precedente per il calcolo della clearance di una
singola sostanza:

Dove Vu il volume di urina prodotto nell'unit di tempo, Uosm l'osmolarit della stessa e Posm
l'osmolarit del plasma. La clearance dell'acqua libera quindi esprimibile con una sottrazione. I passaggi
successivi mostrano come a determinare la positivit o la negativit della clearance dell'acqua libera sia
essenzialmente la differenza di concentrazione dei soluti tra le urine ed il plasma.

Come mostra il numeratore della frazione

e quindi si sta perdendo acqua in eccesso, viceversa si ritiene acqua:

La meccanica muscolare studia le modalit di contrazione del muscolo scheletrico nelle


sue

due

componenti

fondamentali:

la scossa

semplice (o

scossa

singola)

la sommazione di due scosse. La scossa semplice, pur essendo un evento di natura


esclusivamente sperimentale in altri termini applicabile soltanto in laboratorio
lepisodio funzionale di base per comprendere come un muscolo, nellunione dei propri
sarcomeri, genera la forza.

Componenti dello studio della meccanica muscolare

Nel momento in cui il potenziale d' azione giunge alla cellula muscolare, la contrazione
non immediata ma avviene con un ritardo di alcuni millisecondi. Questo periodo si
chiama periodo di latenza ed giustificato dal fatto che il meccanismo che porta al ciclo
dei ponti trasversalinon immediato ma necessita di un piccolo lasso di tempo per
lattivazione. In altre parole, la serie di eventi che hanno inizio dal riversamento dello
ione calcio, che viene tradotto nel reticolo sarcoplasmatico al citoplasma, il legame con la
troponina, lo spostamento della tropomiosina e via dicendo, si esauriscono in un piccolo
intervallo di tempo.

La contrazione dura, in media 70ms, ed il periodo nel quale il muscolo si accorcia.


In linea teorica la scossa muscolare, proprio come il potenziale dazione, risponde alla
logica del tutto o nulla. In altre parole, se trasmesso un potenziale dazione a una
cellula muscolare, e se questo di sufficiente ampiezza, possibile che la cellula si
contragga. Modificando il potenziale d'azione, ad esempio aumentandone lintensit o la
frequenza, la contrazione, entro certi limiti, rimane eguale. La risposta della cellula
muscolare, in effetti, pu differire se sono applicate scosse ravvicinate tra loro.
In base alla frequenza si distinguono quattro eventi:

Scossa singola, che avviene quando le stimolazioni, dal punto di vista temporale,
sono lontane tra loro;

Sommazione, nella quale gli stimoli ravvicinati determinano un aumento della


tensione e, di conseguenza, della forza applicata dal muscolo;

Tetano incompleto, detto anche tetano non fuso nel quale si osserva
una scala crescente di tensione fino ad arrivare ad un punto quasi sinusoidale, nel quale si
pu ricavare una tensione media;

Tetano completo, o tetano fuso nel quale la fibra muscolare resta perennemente
contratta dallinizio fino alla fine della stimolazione;

Eventi della meccanica muscolare

Guaina mielinica
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La guaina mielinica (cerchi concentrici scuri) avvolge l'assone di un neurone al cui interno sono visibili cisterne di reticolo
endoplasmaticoliscio. Sezione trasversale ottenuta al microscopio elettronico a trasmissione
La guaina mielinica una struttura biancastra multilamellare e con funzioni isolanti, che avvolge gli assoni dei neuroni dei Vertebrati,
formando la fibra nervosa. Essa non altro che la membrana plasmatica delle cellule della neuroglia o glia che vanno a rivestire il

neurone. La differenza principale tra questa membrana e le altre che possiede una quantit di lipidi maggiore. Nel sistema nervoso
centrale le cellule che rivestono l'assone sono gli oligodendrociti, mentre nel sistema nervoso periferico sono le cellule di Schwann.

Dettagli
costituita da lembi citoplasmatici estremamente sottili di cellule appiattite, ripetutamente avvolti attorno all'assone. Tali lembi
citoplasmatici derivano daoligodendrociti (nel sistema nervoso centrale) o da cellule di Schwann (nel periferico).
Gli oligodendrociti possono mielinizzare pi assoni adiacenti, mentre le cellule di Schwann mielinizzano un solo assone.
A causa del prevalente contributo della membrana cellulare, la guaina mielinica (o semplicemente mielina) consiste di circa il 40% di
acqua e per il 60% di componente solida; tale componente solida a sua volta composta di lipidi (79%), proteine (18%) e tracce
di carboidrati.
La guaina mielinica avvolge gli assoni in modo discontinuo: si interrompe infatti a intervalli regolari nei cosiddetti "nodi di Ranvier", lo
spazio fra due cellule di Schwann consecutive, in corrispondenza dei quali l'assone quindi parzialmente scoperto. Si permette cos,
per mezzo di un meccanismo a salti da un nodo di Ranvier al successivo, la propagazione del segnale elettrico molto pi rapidamente
(fino a 150 m/s) che non negli assoni senza guaina mielinica. Se l'impulso dovesse percorrere l'intero assone, la velocit dell'impulso si
ridurrebbe infatti a soli 5 m/s. La membrana cellulare esterna, plasmalemma, delle cellule di Schwann va a disporsi attorno all'unico
assone, formando una struttura a doppia membrana (mesassone), che si allunga e si avvolge a spirale, in strati concentrici, attorno
all'assone stesso. Durante questo processo di avvolgimento, il citoplasma della Cellula di Schwann viene "spremuto" all'esterno, mentre
le superfici delle membrane a contatto finiscono per condensarsi andando a formare le lamelle della guaina mielinica definitiva.

Malattie
Possiamo distinguere tra malattie acquisite, come la sclerosi multipla, e malattie metaboliche ereditarie, dette leucodistrofie. Si dicono
"demielinizzanti" le malattie del primo gruppo, in cui la mielina viene attaccata e distrutta ad opera del sistema immunitario. Nel secondo
caso il problema legato a fattori genetici, e quindi alla formazione difettosa della mielina; in questo caso si parla di malattie
"dismielinizzanti".
Recentemente, sono stati scoperti dei meccanismi attraverso i quali cellule staminali possono raggiungere zone neurali lese da malattie
degenerative, e trasformarsi in cellule produttrici di mielina o addirittura in cellule di rivestimento (Cellula di Schwann, Cellula della glia,
eccetera).