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numero 33 anno VI 1 ottobre 2014


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METROPOLITANA M4: UNA TELENOVELA MILANESE


Luca Beltrami Gadola
La discussione sulla linea M4 della
metropolitana milanese riporta alla
ribalta vecchie e irrisolte questioni,
tutte legate alle opere pubbliche (in
generale) ma soprattutto a quelle
finanziate con sofisticati strumenti
che in una parola son chiamati project financing, locuzione che riassume un notevole ventaglio di tipi
possibili di contratto tra privato e
pubblico, quando questultimo senza risorse proprie a sufficienza, voglia ricorrere a quelle private per
finanziarsi, ventaglio complicato da
una nostra legislazione in materia
assai carente in Italia.
Sono necessarie alcune premesse
sia generali che specifiche. Le opere pubbliche, tutte o quasi destinate
a soddisfare bisogni della collettivit, dovrebbero essere sempre oggetto di un preliminare bilancio di
costi e benefici, questi ultimi evidentemente non sono certo ricavi economici ma di tipo sociale e politico.
Il beneficio sociale riguarda la collettivit intera, quello politico linsieme
degli amministratori pubblici che da
queste opere pensano principalmente di ricavare consenso elettorale.
Il bilancio sociale dovrebbe essere
racchiuso in un documento che ne
illustri le principali caratteristiche e i
costi immediati e futuri. Questo documento dovrebbe essere liberamente disponibile per la collettivit e
oggetto di discussione allargata
perch, salvo casi rari, la realizzazione di opere pubbliche comporta
per una parte pi o meno grande
dei cittadini sacrifici legati alle consuetudini di vita o addirittura al reddito che diminuisce e questo per
tutta la durata dei lavori e anche
dopo. C il rovescio della medaglia: i benefici in termini di accesso
a servizi ma anche economici ad
esempio la rivalutazione immobiliare
dovuta allapertura di fermate della
metropolitana vicine alle proprie case. Altri infiniti aspetti vanno presi in
considerazione nella stesura di un
bilancio ma questi appaiono i principali.
Nel caso della linea 4 della metropolitana milanese questanalisi non
credo sia stata fatta prima di prendere una decisione ma se lo fu i
suoi contenuti rimasero ignoti alla
cittadinanza e non certo discussi. Si
deve rimediare ora, visto che il dibattito sullabbandono del progetto o
la sua prosecuzione sembra ancora
in corso. Di tutta la vicenda non

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agevole ricostruire liter e sarebbe


veramente interessante se si fosse
tenuto una sorta di giornale di bordo (pubblico) perch i cittadini potessero avere unidea di come vanno le cose in questo nostro Paese e
nella nostra citt.
Per il momento il documento accessibile pi completo sembra essere
la Deliberazione 20 dicembre 2012
della Autorit di Vigilanza sui Contratti Pubblici, oggi divenuta Autorit
Nazionale Anticorruzione, che esprime un parere sulla Nuova Linea
Metropolitana M4 di Milano da Lorenteggio a Linate. Il documento
non descrive ovviamente il progetto
ma le procedure di approvazione
una parte soltanto del percorso.
La lettura non agevole e qui mi sia
permessa una digressione. Oggi i
cittadini, desiderosi sempre di pi di
partecipazione, non accettano ormai
pasti preconfezionati, niente cotto e
mangiato! Vogliono vederci chiaro.
Se la materia ardua, e la contrattazione per la costruzione della linea 4 e i suoi meandri lo , spetta al
potere pubblico renderla leggibile
nei due sensi: comprensibilit e accessibilit.
Ma da cosa nasce la complessit?
Da un contratto legato a un altissimo numero di variabili collegate tra
loro (costo di costruzione, costo di
esercizio, condizioni dellambiente
circostante e cos via), che legate al
valore dellinvestimento e al risk assestment, cio la valutazione dei
rischi per i contraenti, deve invogliare i privati a intervenire nelloperazione.
La storia e la letteratura al riguardo
sono univoche nel considerare che
in questo tipo di trattativa la parte
debole, e inevitabilmente soccombente, sia quella pubblica anche solo per le competenze messe in
campo: il privato lo fa di mestiere il
pubblico occasionalmente e affidandosi a strutture interne difficilmente altrettanto preparate e pochissimo motivate. Soccombere cosa vuol dire? In pratica andare incontro a incertezze sui costi finali
delloperazione e incappare successivamente in automatiche revisioni
degli oneri annuali, spesso assai
diversi da quelli previsti. Lascio ai
pi interessati la lettura del rapporto.
Ricordo a tutti che il progetto della
linea 4 era nato e aveva come precondizione di essere finito in tutto il
suo tracciato per unire laeroporto di

Linate (che ha rischiato e rischia


ancora di essere declassato come
vorrebbe Maroni) con larea di Expo
e che si ha ormai la certezza che
cos non sar.
Ricordo che il Comune nel 2012,
viste alcune inadempienze dei privati,
poteva
lasciar
cadere
loperazione e non lo fece pur essendo radicalmente mutate le sue
disponibilit finanziarie presenti e
future. Ricordo pure che nella procedura detta partenariato pubblico
privato istituzionalizzato, quella adottata per la M4, fu usato uno
strumento inusuale, il contratto accessorio, una sorta di aggiustamento precontrattuale concordato con il
vincitore della gara che modific
parti consistenti del futuro contratto
rispetto al bando.
Ricordo che il Commissario straordinario di Expo, avvalendosi dei
suoi poteri, modific il rapporto tra
pubblico e privati a favore di questi
ultimi utilizzando i suoi poteri probabilmente in maniera impropria. Ricordo infine che il paventato abbattimento di 130 alberi del Parco Solari (equivalenti alla compromissione
dello stesso) oggi previsto non
inevitabile ma deriva da una scelta
organizzativa dei cantieri pi economica di quella prevista in origine.
Non si pu ignorare unaltra anomalia: lassociazione temporanea di
imprese (ATI) che vinse lappalto
aveva come partner ATM, dunque
una situazione di potenziale conflitto
di interesse che si sarebbe dovuta
evitare, tra il Comune e una societ
posseduta dallo stesso.
Per concludere non posso impedirmi di pensare pure ad altro: anche
questa vicenda della linea 4 figlia
della legge 109, del cosiddetto Codice degli appalti, la cui scomparsa
sar salutata come il primo passo
verso un mondo delle opere pubbliche pi dinamico, meno oligopolistico, pi trasparente e pi onesto.
NB: il Governo chiede di ridurre al massimo le societ partecipate dal pubblico,
il Comune per la Linea 4 costituisce la
SPV Linea M4 SPA (400 milioni di capitale) alla quale partecipa con il 23%
mentre i privati partecipano al 30% e il
resto lo mette lo Stato. Sui margini di
profitto dei privati sullopera di costruzione varr la pena di aprire un discorso,
giacch con una quota di capitale sociale di 92 milioni acquisiscono un appalto
di 1.687 milioni.

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SORPRESINE METROPOLITANE ALLE ELEZIONI PER IL CONSIGLIO


Walter Marossi
Il ruolo dei partiti nel nostro sistema
tende progressivamente a ridursi fin
quasi a scomparire, in particolare
nella dimensione locale. Nel centro
destra il partito ormai da anni stato sostituito dalla leadership personale di Berlusconi che direttamente
o attraverso delegati ha assunto tutte le competenze attribuite alle strutture sia in materia di selezione dei
gruppi dirigenti che in materia di
scelte politiche. Con la crisi della
leadership berlusconiana l'evanescenza del partito si palesa in tutta
la sua profondit.
Oggi di organizzato nel centro destra esistono solo le correnti e i
gruppi, quasi un ritorno all'Italia dei
notabili giolittiana, sfortunatamente
senza Giolitti. Per capire qual il
peso reale di un politico bisogna interpretare con appositi strumenti
divinatori quello che pensa l'ex cavaliere perch neppure le preferenze sono un dato certo evaporando il
giorno dopo le elezioni.
Nel PD e in generale nel centro sinistra i candidati alle cariche monocratiche vengono scelti attraverso
primarie dalla platea eterogenea e
di volta in volta diversa ma che quasi mai corrisponde a quella degli iscritti. La personalizzazione renziana non ha ancora acquisito le caratteristiche berlusconiane ma certo ha
tutte quelle craxiane.
I consiglieri regionali e comunali
vengono eletti con il sistema delle
preferenze le quali necessitano di
bacini di supporter spesso lontani
dalle strutture di partito e organizzati
autonomamente sia in forma individuale che di cordata. Spesso lo
stesso presentarsi in liste civiche o
personali alternative a quelle con il
simbolo del partito non comporta
una automatica fuoriuscita dallo
stesso.
Le stesse elezione degli organismi
interni avvengono con meccanismi
nei quali il peso dell'iscritto e di
quello che un tempo era chiamato
l'apparato tende a essere modesto.
La definizione delle liste per l'elezione della camera e del senato avviene anch'essa utilizzando forme di
primarie sia pure pi irrigimentate
ed sottoposta a un controllo nazionale che tende sostanzialmente
a sostituirsi totalmente alla struttura
locale.

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Infine, per entrambi gli schieramenti,


la pi importante delle superstiti leve di potere, quella finanziaria, si
andata inaridendo per via dei tagli al
finanziamento pubblico e ai rimborsi
elettorali. Gli scontri sulla contribuzione degli eletti nel centrodestra o
sulla funzione delle fondazioni nel
centro sinistra evidenziano bene le
nevrosi degli apparati che senza
quattrini dipendono sempre pi dalla
generosit degli eletti.
In questo quadro per rispondere a
una delle mission principali di quel
che resta delle segreterie e dei direttivi di partito cio l'autoconservazione dei gruppi dirigenti, si propongono ovunque possibili elezioni di
secondo grado che fondamentalmente dovrebbero ridurre al minimo
la possibilit di sorprese sia politiche che di uomini. Il primo esempio
di elezione di questo tipo si avuta
con il voto per le citt metropolitane
e le nuove provincie.
In quasi tutta Italia centro destra e
centro sinistra hanno adottato nella
gestione di queste elezioni un criterio consociativo. In parte obbligati
dal meccanismo farraginoso dei pesi attribuiti agli eletti e dai meccanismi di presentazione, in parte condizionati dal clima nazionale, per cui
il principale supporter del governo
sembra essere il leader dell'opposizione, ma sopratutto accomunati dal
terrore di sorprese nell'urna.
Trasformare l'elezione di secondo
grado in un atto burocratico di presa
d'atto dei numeri usciti dalle elezioni
amministrative, evitando di pesarsi
sia politicamente che numericamente stato l'obbiettivo dei due schieramenti.
Obbiettivo raggiunto sul terreno della politica: pressoch in tutto il paese di queste elezioni non si parlato. Quasi ovunque sul terreno dei
numeri. In alcuni casi lo si raggiunto attraverso un listone, come a
Genova (Comuni e Comunit - Pd,
Forza Italia, NcD, Sel, Lista Doria,
Progresso Ligure) in altri casi attraverso coalizioni eterogenee e del
tutto indipendenti da quanto avevano votato i cittadini. In qualche caso,
come in Corea del nord e ad Asti, si
addirittura presentata una sola
lista. Massimo esempio di questa
logica consociativa stato il tentativo del sindaco di Parma di includere

in un listone anche i cinque stelle


per "rappresentare il territorio nel
suo complesso, dalla montagna alla
bassa, per valorizzare le specificit
di ognuno".
Vittime predestinate di questa logica
le liste civiche, le liste radicali, i partiti minori e in generale i dissidenti
interni alle coalizioni e ai partiti, obbligati dalla logica dei numeri o ad
accodarsi o a restare fuori. Ma proprio il declino del ruolo dei partiti ha
portato qua e l a delle sorprese.
Chi dissente infatti ha utilizzato la
carta del voto per esplicitare le differenze.
Cos a Milano ad esempio andato
a votare solo l'80% degli aventi diritto ma sopratutto sono stati eletti degli indesiderati. In primis Biscardini
e Cappato rappresentanti di partiti
che, pur onusti di gloria, si davano
in via di estensione. Ma anche i
rappresentanti della sinistra radicale
che grazie al voto presumibile di
dissidenti PD hanno ottenuto pi
eletti del previsto. A pagare il prezzo
stato il PD (complice anche una
discutibile
interpretazione
delle
norme) che non solo ha avuto meno
eletti del previsto, ma ha visto escludere anche qualche membro
della segreteria.
Intendiamoci non credo che dei 24
eletti rester traccia nella storia politica della citt ma due questioni risultano invece importanti. La prima
riguarda il ruolo del sindaco, che in
qualche modo pu aver contribuito
al relativo insuccesso del Pd, magari gi operando per quella nuova
cosa di cui tutti parlano e che il Pd
lombardo (insieme ad Ambrosoli)
vede come una provocazione.
La seconda riguarda la riforma della
legge elettorale per il Senato. infatti possibile che sorprese e meccanismi politici confusi si ripetano in
occasione delle elezioni politiche
senatoriali. Come faccio ad essere
cos sicuro? Domenica si votato
per il senato francese e la scontata
vittoria del centrodestra stata accompagnata da sorprese sia sul terreno politico sia su quello degli eletti.
In conclusione anche se si trattato
di elezioncine, a Milano ma non solo, hanno evidenziato novit e tendenze che avranno ben diverso peso nel prossimo futuro.

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PIAZZA CASTELLO, UNA TRASFORMAZIONE CONTINUA


Stefano DOnofrio*
stata una giornata interessante,
quella di sabato 27: il Comune, attraverso la Triennale, ha chiesto a
11 studi di architettura di Milano di
ragionare su Piazza Castello e di
farlo con un doppio sguardo, uno
effimero, con un orizzonte temporale della chiusura di Expo, e uno
permanente e duraturo. Inevitabile,
quindi, confrontarsi con la realt dei
fatti, che cambiata sotto gli occhi
dei progettisti stessi, che hanno lavorato durante lestate mentre una
striscia di asfalto rosso contornato
da cordoli si srotolava lungo la piazza.
Si parlato spesso, durante la giornata del 27, della neonata pista ciclabile che percorre la piazza per
tutta la sua interezza. Raramente in
termini lusinghieri, pi spesso definendola e declinandola come un
errore, un incomprensibile interruzione della continuit pedonale in
unarea dove le macchine, ormai da
diversi mesi, non passano pi.
A mio parere le trasformazioni che
questa piazza ha vissuto nel corso
degli ultimi 9 mesi (eravamo
allinizio di gennaio quando venne
annunciata la pedonalizzazione della piazza, che avvenne poi in aprile)
sono lesempio pratico degli incroci
pericolosi per rimanere in tema di
mobilit tra politica, burocrazia e
cittadinanza, tra i tempi di queste tre
entit, i costi e le procedure.
Il progetto della pista ciclabile ha
una storia lunga, che parte dal
2007, ai tempi del piano della mobilit ciclabile dellinizio della giunta
Moratti. Ha previsto luso di fondi
europei veicolati dallo Stato e destinati alla realizzazione di piste in

struttura, ha avuto una fase di gestazione di diversi mesi, quindi si


fermato ed stato ripreso solo
allindomani dellelezione di Giuliano
Pisapia, quando la scadenza per
lerogazione dei fondi diventava
imminente. Il nostro Consiglio di
Zona lha studiato ormai due anni
fa: in quel momento sembrava a
me che presiedo la Commissione
Mobilit ma anche a tutti noi consiglieri di maggioranza un passo
avanti importante nella costruzione
di una Milano pi a misura di bicicletta. Un percorso (si snoder, a
lavori conclusi, da Cairoli fino a via
Pagano) che finalmente prevede un
collegamento tra pezzi sparuti di
ciclabili realizzati nel corso degli anni, come via Legnano, via Carducci,
XX Settembre, e altri che si intende
realizzare, come corso Sempione;
un collegamento con lasse che da
Via Dante porta verso il Duomo e da
qui a San Babila. Il nostro parere,
con alcune osservazioni, stato positivo. La mia personale preferenza
per lindividuazione di percorsi non
separati era superata dalla convinzione che in unarea tanto ampia e
con le caratteristiche di piazza Castello, la separazione con un cordolo era corretta, anche per ridurre di
molto la sproporzionata dimensione
delle corsie per le auto.
La politica, per, va avanti. Area C
ha cambiato molte cose nella mobilit cittadina, la Giunta decide che
il momento di fare un passo ancora
pi lungo rispetto alle pedonalizzazioni gi fatte, come piazza Liberty,
Pio XI e Beccaria, e decide di pedonalizzare Piazza Castello, con tutte
le polemiche che ne sono seguite,

tra traffico, bancarelle e gare podistiche. Il cantiere, nel frattempo,


viene posato. Perch liter andato
avanti, le conferenze dei servizi sono avvenute, i lavori appaltati, le reti
posate. In pochi mesi siamo arrivati
alla conclusione di un progetto nato
nel 2007.
Sono in tanti a vedere contraddizioni e schizofrenie tra le scelte
dellamministrazione, che prima
traccia una ciclabile, poi pedonalizza. Chiunque pensi a due processi
partiti nello stesso momento avrebbe probabilmente ragione, invece si
tratta di due pensieri fatti a 7 anni di
distanza, entrambi corretti nella loro
contingenza, giunti a realizzazione
pratica contemporaneamente, complice Expo e la furia che lo accompagna. Difficile interrompere progetti
in fase avanzata o bloccarne solo
una parte ecco gli incroci pericolosi tra politica e burocrazia, fatti di
penali e di ritardi e ora lunica
strada quella di fare di necessit
virt. Alcuni dei progetti presentati
sabato 27 hanno pensato alla ciclabile, ai cordoli, ai marciapiedi, ai
semafori. Lhanno sfruttata come
altri progetti hanno fatto con le aiuole e i fossati del Castello: un elemento della piazza di cui bisogna
tenere conto e rimarr un percorso
che i ciclisti useranno per muoversi
meglio in citt. Ora rimane lultimo
incrocio, quello con la cittadinanza
che potr dire la sua sui progetti,
nelle sedi del Consiglio di Zona e
delle commissioni consiliari.
*Presidente della Commissione Mobilit,
Traffico, Strade e Arredo Urbano, Consiglio di Zona 1.

ELEZIONI DEL 28 SETTEMBRE: LA FATTORIA DEGLI ANIMALI?


Fiorello Cortiana
Per l'elezione dei 24 membri del
Consiglio Metropolitano di Milano
avevano gi predisposto tutto: attori,
sceneggiatura, conclusione. Un
corpo elettorale, attivo e passivo,
composto dai soli consiglieri e sindaci dei 134 comuni (133, perch
uno sospeso per mafia), accettazione delle candidature e raccolta
delle presentazioni a partire dall'ultima settimana di agosto e da completare entro la prima di settembre.
Una circolare del ministero dell'Interno che impediva la propaganda
personale (?!) e l'uso delle sedi istituzionali che faceva il paio con quella AGCOM che non prevedeva al-

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cun confronto informativo sulla radiotelevisione pubblica.


Infine il parere negativo dell'Assessore Benelli all'Ordine del giorno
che chiedeva che tutti i Consiglieri
comunali dei Comuni della provincia
ricevessero immediatamente una
formale convocazione delle elezioni
del 28 settembre con indicazione di
luogo e orario dei seggi, modalit di
votazione e di propaganda elettorale. Che venissero predisposti seggi
elettorali anche decentrati al fine di
favorire la partecipazione al voto dai
comuni pi lontani. Che tutte le liste
e i candidati fossero messe nelle
condizioni di comunicare il proprio

programma e le proprie proposte


direttamente a tutti i Consiglieri comunali dei Comuni della Provincia di
Milano nel rispetto del diritto fondamentale di informazione dellelettorato attivo.
Se mettiamo in relazione tutto ci
con le riforme istituzionali ed elettorali definite nel Patto del Nazareno,
c' di che spiegarsi un astensionismo e unespressione elettorale di
alterit assoluta (il Movimento 5
stelle) che rappresentano oltre il 50
per cento degli elettori. Ma in questa
sceneggiatura, come in quelle avvincenti, si inserita una variabile
inaspettata. Questa volta persone

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legate a culture libertarie invece di
contendersi come galli un pollaio
hanno promosso una rete aperta,
mettendo a nudo la fattoria dove,
come scrisse Orwell, All animals
are equal but some animals are more equal than others.
Cos ha preso corpo la Lista civica
Costituente per la Partecipazione La citt dei comuni, quasi un manifesto nella denominazione. Le candidature e le firme sono state raccolte e si operato in modo reticolare, inclusivo e aperto. Perch il
momento costituente di una citt
metropolitana che produce pi del
10% del PIL nazionale e consuma
oltre 100 milioni di pasti l'anno nella
ristorazione collettiva necessita di
essere definito con velo dignoranza
e in modo paritario da tutti i partecipanti. Molti hanno messo a disposizione competenze ed esperienza,
tanto da sembrare una forza politica
organizzata, capace diniziativa diffusa dai media ai consigli comunali.
Le pressioni dirette del Pd e dei suoi
indipendenti, tanto arroganti quanto
preoccupate, si sono aggiunte
nell'ultima settimana alle derisioni e
alle diffamazioni iniziali. I due consiglieri eletti, non previsti dalla sceneggiatura iniziale, dovrebbero indurre a una riflessione rigorosa invece di coprire una sordida conta
tra cordate nei due poli con i ricorsi
al TAR annunciati dal Pd.
Abbiamo aperto un varco nel recinto
del Nazareno, per la dignit costituzionale e per la politica ma, invece
dei ringraziamenti per concorrere in
modo costruttivo a un momento costituente, avvertiamo una miope insofferenza. Troppi dirigenti politici,
funzionari e nominati, vivono alla
giornata e fanno di conto in modo
utilitaristico senza visione e ambizione di indirizzo politico.
Se il Sindaco di Milano automaticamente il Sindaco della Citt Metropolitana perch i cittadini di Paullo o di Buccinasco non dovrebbero
pretendere di partecipare alla sua
elezione? Se il Seveso esonda perch i cittadini di Senago non dovrebbero partecipare alle decisioni
sull'assetto
idrogeologico
e
sullallocazione delle vasche di laminazione? Se la Terna vuole fare

un attestamento elettrico sui campi


agricoli di Settimo Milanese perch
il sindaco e i suoi cittadini non dovrebbero dire la loro, cos per quelli
di Vignate e dintorni sull'inutile doppione del centro di interscambio esistente a Segrate? Se l'inquinamento atmosferico richiede la limitazione del traffico privato perch i
cittadini di Abbiategrasso o di Legnano non dovrebbero pretendere
una tariffa metropolitana uniforme
per il trasporto pubblico? Perch i
cittadini dei comuni interessati dal
tracciato della tangenziale esterna
TEEM non dovrebbero pretendere
di dire la loro sul tracciato e sulla
tipologia delle opere connesse, cos
come su quella ventilata a sud?
Sta tutta qui la spiegazione della
possibilit/necessit che lo Statuto
Metropolitano preveda l'elezione
diretta del sindaco e del consiglio
metropolitano, partecipazione informata alla politica pubblica, quindi
open data e open government, rendicontazione pubblica, referendum
deliberativi, tariffe e servizi metropolitani uniformi, strumenti per la cittadinanza attiva. La precostituzione
dall'alto della Citt Metropolitana
spiega la sostanziale diffidenza dei
sindaci e dei consiglieri dei 134 comuni e solo l'80% dei votanti il 28
settembre.
I tentativi di relativizzare una proposta costituente aperta sono anche
un riflesso consapevole della portata politico-elettorale di una proposta
reticolare e federata. Una proposta
che, non rispondendo a interessi
particolari o/e di cordata, quando
analizza, ad esempio, la necessit
di opere e la natura del progetto arriva a esprimere valutazioni e soluzioni condivise, fuori da logiche precostituite. I voti arrivati alla nostra
lista civica, di l dalla ponderazione,
sono stati significativi perch espressione di una consapevolezza e
di una determinazione che andavano oltre ogni pressione.
La cosa spiazzante per chi pensava di vincere facile rappresentando unampia consociazione che ha
trovato la sua definizione / rappresentazione nel Patto del Nazareno.
Gi nelle ultime settimane di campagna elettorale la nostra presenza

ha consentito/costretto a liberare un
confronto politico sulla natura della
citt metropolitana. Cos, a tratti, la
Legge Delrio sembrava arrivare da
Marte e gli esponenti dei partiti che
l'avevano approvata affermavano
che da pi di un anno sostenevano
le cose che noi proponevamo. Ora il
confronto sar possibile e vero.
Chiederemo che sia innanzitutto visibile e partecipato, con il forte coinvolgimento della Conferenza Metropolitana e dei 134 sindaci fuori dalla
ponderazione e l'uso di una piattaforma digitale interattiva.
Noi sappiamo che le energie sociali
e imprenditoriali della Grande Milano vengono in gran parte mortificate
e dissipate dentro una costrizione
consociativa, ben rappresentata
dall'asse Lega delle Cooperative Compagnia delle Opere. Una proposta politica che si proponga di liberare queste energie una proposta di governo, non di testimonianza. Qui il conflitto politico, qui la
competizione per il riformismo radicale dell'odierno illuminismo lombardo. Bellezza, innovazione condivisa, cittadinanza attiva, sostenibilit
ambientale, partecipazione informata al processo deliberativo, Green
Economy, costituiscono le condizioni per la produzione di valore del
nostro territorio. La Grande Milano
chiede di tornare a esprimere consapevolmente unidentit, un ruolo e
una funzione che le sono proprie,
oltre lo stato depressivo drogato da
tangenti, corruzione e malavita organizzata.
Abbiamo dimostrato che, razzolando come si predica, fuori da ogni
soggezione cortigiana, questa ambizione non si risolve in velleit. La
sfida su due piani. Un serio lavoro
di condivisione partecipata sulle
proposte statutarie e un confronto
chiaro sui nodi territoriali, quelli delle
partecipate e dei servizi, il dopo Expo e quelli pi spinosi con lo
sguardo di chi pensa che la politica
pubblica debba riferirsi agli interessi
generali di queste delle future generazioni, valutando gli effetti delle
nostre scelte dilazionati nello spazio
e nel tempo dell'ecosistema naturale e sociale in cui viviamo. La bicicletta adesso l'abbiamo.

QUESTA LA DARSENA CHE VOLEVAMO?


Gabriella Valassina*
Molte erano le aspettative per la
riqualificazione della Darsena. Avevamo visto il progetto alla sua nascita nel 2004, quando si prevedeva la costruzione del deprecabile
parcheggio a rotazione sotto il ba-

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cino dellacqua, e gi allora ci erano


sembrate deboli e inappropriate le
scelte strutturali e paesaggistiche.
Il parcheggio stato, grazie al cielo,
accantonato ma si voluto mantenere intatto limpianto del progetto

originario per quello che riguardava


il riassetto superficiale della Darsena. In questo mancata e manca,
secondo noi, la volont di cogliere
loccasione per restituire lo spirito e

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la storia di questo luogo prezioso
per Milano.
Non accogliamo, quindi, le entusiastiche conclusioni a cui giunge
lavvocatessa Ilaria Li Vigni quando
afferma sulle pagine di ArcipelagoMilano che il progetto interviene su
Piazza XXIV Maggio per trasformare entro il 2015 tutta Piazza
XXIV Maggio in una terrazza sulla
Darsena di Milano, rendendola uno
spazio vivace, polifunzionale, ricco
di locali, ristoranti, attivit, intrattenimenti, una sorta di cuore pulsante
del sistema Navigli nonch nuovo
polo dattrazione turistico della citt.
Sono asserzioni che riteniamo se
non altro frettolose come la sorprendente sottovalutazione dellingombrante presenza del mercato
che quasi dimezza laffaccio della
piazza sulla Darsena e ne cancella
il valore di terrazza panoramica o
lentusiastica elencazione delle future, vivaci, attivit di svago che di
fatto gi esistono numerose da anni, pulsano e insistono, non sempre
apprezzate e apprezzabili, sullintero ambito della Darsena mettendolo a continuo rischio di infarto.

Il fine delle lotte dei residenti e dei


cittadini di Milano per una vera riqualificazione del quartiere e del
nodo dincontro dei Navigli era soprattutto quello di realizzare un luogo in cui si potesse respirare la cultura e la storia di Milano e delle sue
acque. In realt, come abbiamo in
diverse occasioni denunciato alle
istituzioni, noi abbiamo assistito solo allattuarsi dellaspetto commerciale e, soprattutto, di quello della
movida notturna.
La storia stata quasi completamente dimenticata, ci che rimarr
esposto non saranno i secenteschi
bastioni, ritrovati ma interrati nuovamente per mancanza di soldi, e
neanche la famosa e illustre conca
lignea del 1439. Quella, secentesca, di Viarenna non stata neanche presa in considerazione dal
progetto. Ci rimarr, recente e imprevisto ritrovamento, il quattrocentesco ponticello che scavalcava il
Ticinello alla sua uscita dalla Darsena.
Infine, non crediamo che il mercato
rionale, tanto utile ai residenti, sia
da considerarsi o possa diventare
un progetto di comunit bens, riteniamo, un altro elemento di

quellindirizzo esclusivamente commerciale con cui si rivestito questo luogo.


Lo stesso indirizzo che, senza alcuna giustificazione di ordine paesaggistico, ci appare anche il mantenimento del chiosco del pesce
nella stessa sede che gli fu assegnata al tempo in cui la piazza, priva di un disegno proprio, si adattava di volta in volta alle esigenze
della mobilit pubblica e privata. A
ci si aggiunga, anche, lavergli
concesso una maggiore volumetria
e un plateatico per ospitare il rapido
consumo del cibo cotto oltre alla
privilegiata posizione prospettica di
significativa rilevanza.
Ci che invece avevamo chiesto
come spazio pubblico e sociale per
i cittadini viene a tuttoggi negato.
Ledificio dellex Fornace sito in Alzaia Naviglio Pavese avrebbe dovuto e potuto diventare una biblioteca
pubblica moderna con servizi e attivit fruibili da residenti e turisti. Per
un turismo vero, quello che si nutre
anche di cultura dei luoghi.
Possiamo ora solo sperare che ci
che rimarr di questo bacino idrico
sia rispettato da chi lo frequenter.
*Comitato Navigli

MILANO COME COMUNIT: SE PARLARE DI SUICIDI VUOL DIRE PROGETTARE IL FUTURO


Emanuele Telesca
LOrganizzazione Mondiale della
Sanit (OMS) ha divulgato nei giorni
scorsi una statistica sui tassi di suicidio a livello globale. I risultati sono
stati ripartiti in quattro insiemi corrispondenti ad altrettanti tassi di suicidio ogni centomila abitanti. Sulla
cartina ci evidenziato da colori
sempre pi scuri e carichi in rapporto al lievitare delle cifre.
Si evidenzia come paesi ricchi e
benestanti soffrano di alti tassi di
suicidi. USA ed Australia, ad esempio, rientrano nella fascia di allarme
con un tasso di 10/14,9 decessi ogni centomila abitanti. Un dato condiviso con paesi europei quali la
Francia, lOlanda, la Svezia e la Finlandia.
Ancora pi preoccupanti i numeri
che caratterizzano i paesi emergenti, quali ad esempio Russia e India:
qui si supera il muro dei quindici
suicidi ogni centomila abitanti. Un
dato che certamente risponde a differenti cause di natura economica,
sociale e culturale: basti pensare
che nel subcontinente indiano il suicidio illegale, con una stigmatizzazione volta ad escludere la famiglia di chi compie il gesto pi estremo. Pi in generale lOMS rileva

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che il suicidio stata la seconda


causa di morte nellanno 2012 nella
fascia di et compresa tra i 15 e i 29
anni; la quindicesima causa di morte a livello complessivo.
Numeri tragici, che nascondono un
oceano infinito di storie, vite, legami,
amori, tradimenti, delusioni. E
lItalia? Fortunatamente siamo tra i
paesi definiti dal colore pi chiaro,
con un tasso di suicidi inferiore a
cinque ogni centomila abitanti. Un
dato che corrisponde con quanto
accade nella nostra Milano, rivelato
dallultima statistica ISTAT presentata nel 2010. In quellanno, nel capoluogo lombardo, si sono accertati
novanta suicidi e centosettantacinque tentativi; corrispondenti ad un
tasso del 2,9 e del 5,6 individui ogni
centomila abitanti.
Trarre una morale dai freddi numeri
sempre lavoro ostico, talvolta
unimpresa di pura fantasia influenzata dalle convinzioni di chi vi si intrufola. Eppure alcune riflessioni sono dobbligo.
Come poter dimenticare lincidenza
sui dati presentati dei suicidi (riusciti
o tentati) nel contesto carcerario?
Un dramma a cui non si vuole porre
rimedio, lasciando a singole misure

emergenziali il compito di sgonfiare


(temporaneamente) la bolla del sovraffollamento delle carceri. Mai per
ragioni di politica penale e criminale
di medio e lungo periodo: ci che
pi sta a cuore sono le sanzioni che
lUnione Europea, a ragione, ci impone di pagare per il trattamento
disumano e degradante a cui vengono sottoposti i detenuti.
Un fatto concreto, una lama affilata
che incide la citt di Milano, nel cui
centro storico situato il carcere di
san Vittore, uno degli esempi pi
eclatanti di mala gestione in fatto di
diritto penitenziario. Salvo poche
eccezioni, il tema non pare trovare
spazio nelle fitte agende della politica. La rivoluzione del sistema carcere cos come pensato in Italia,
reperto di una impostazione autoritaria che collide con il garantismo
dei nostri codici, di l da venire.
Nemmeno i suicidi causati dalla crisi
economica possono essere dimenticati. Non solo per il numero di persone coinvolte, ma perch tragedia che unisce e livella lavoratori e
imprenditori, disoccupati e liberi professionisti. Un meccanismo perverso di giustizia sociale messosi in
moto da quasi un lustro, che nessu-

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no riesce a fermare. La politica cerca soluzioni, provare a trovare
sponde in tecnici esperti e navigati,
nel disperato tentativo di uscire dalla morsa del rigore economico autoimposta. Come voler curare il malato iniettando dosi massicce di virus. La lungimiranza, anche in questo caso, non virt dei nostri amministratori.
In tal senso da lodare limpegno
profuso dalla Giunta del Comune di
Milano per far collidere le esigenze

di bilancio con la garanzia di servizi


alla cittadinanza e, in primis, alle
persone. Numerosi progetti per il
lavoro sono stati avviati, nuove reti
di sostegno allimprenditoria hanno
preso forma. Una necessit insuperabile per Milano, che ha saputo nel
contempo accogliere negli ultimi
mesi migliaia di rifugiati provenienti
dai pi cruenti scenari di guerra. Un
fatto che dovrebbe rendere orgogliosi tutti i milanesi che, inclini alla

polemica, hanno potuto trovare


qualche ragione in pi per sorridere.
Forse proprio questa la morale:
parlare di suicidio vuol dire ragionare della vitalit (o del suo desiderio)
che vi si cela, del grido di aiuto lanciato. dovere di tutti noi, e innanzitutto di chi ha ruoli pubblici ed istituzionali, raccoglierlo con largo anticipo per mettere in campo gli strumenti necessari al fine di garantire
una risposta. Il silenzio di una citt,
di una comunit, la vera sconfitta..

ARCHITETTI IN FAMIGLIA, STORIE MILANESI


Lucia Borromeo*
Lidea di mettere insieme un vivace
gruppo di nipoti nobili dellarchitettura milanese nasce soprattutto
da un istinto di curiosit. Ci si
chiesti infatti cosa significhi guardare oggi agli edifici della citt non
tanto come segno di uno sviluppo
urbano, ma come frutto della creativit di un vicino parente, un nonno,
uno zio o addirittura un padre. Come si intreccia ad esempio il ricordo
di una festa di famiglia o di uno
scambio di idee nel salotto di casa
con lanalisi delle pi belle costruzioni moderne che costellano i quartieri milanesi?
quello che cercheremo di indagare con un ciclo di otto appuntamenti
che il Fai ha ideato e ospiter nelle
sue sedi milanesi di Villa Necchi
Campiglio e della Cavallerizza tra
ottobre e dicembre: una nuova lettura di una importante parte del Novecento milanese.
Molti dei discendenti dei nomi esemplari dellarchitettura hanno subto infatti lo stesso fascino del progettare che aveva in passato guidato la mano del loro predecessore e
sono diventati a loro volta architetti:
come si confrontano allora questi
pi giovani professionisti con una
tale pressante eredit, quanto
lonore e quanti gli oneri? La citt,
dunque, ma anche la casa, la famiglia, il progetto, e soprattutto il ricordo: questi i temi-chiave su cui si
concentreranno le conversazioni
che animeranno gli incontri tra pronipoti-successori e intervistatori.
Motore primo delliniziativa sono le
stesse vicende storico-architettoniche di Villa Necchi Campiglio,
che hanno visto muoversi, disegnare e intervenire nella dimora diversi
autori. Se il primo ideatore del complesso naturalmente Piero Portaluppi, non si pu trascurare
lapporto di Guglielmo Ulrich, che
per la casa ha realizzato mobili elegantissimi e che nella manifestazione del FAI verr affrontato da chi ne

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ha studiato a fondo il ricco archivio:


il figlio Giancorrado e larchitetto Luca Scacchetti, che di Ulrich ha curato una corposa monografia.
A primi due nomi della Villa si aggiunge, quasi contemporaneamente, quello di Tomaso Buzzi, che fa
compiere alle sale della residenza
quella virata storica che evidentemente risponde alle esigenze di gusto e di lusso degli agiati committenti. Tornando quindi ai nostri giorni e
al ciclo di interviste, chiaro che il
colloquio con Piero Castellini (direttore tra laltro del progetto di restauro e apertura al pubblico della Villa
nel 2008) non potr trascurare le
opere del nonno Piero Portaluppi e
il ruolo che queste continuano a
svolgere in citt, dal Planetario
allArengario. Nello stesso tempo
per lintervistatore Luca Molinari,
che
in
passato
ha
curato
limportante mostra alla Triennale
sullarchitetto milanese, sapr mettere in luce i rapporti familiari sottolineando tratti comuni e connessioni
professionali che hanno unito e coinvolto i due progettisti.
Certo, Villa Necchi Campiglio non
il solo stimolo da cui muove
liniziativa: alle spalle della costruzione di Portaluppi svettano infatti le
opere di Giovanni Muzio, che nel
primo degli incontri verranno illustrate con diretta competenza dallomonimo nipote, in colloquio con lo storico dellarchitettura Roberto Dulio,
docente del Politecnico come molti
altri intervistatori della rassegna.
Diverse infatti le istituzioni coinvolte,
che generosamente hanno messo a
disposizione risorse (umane), documenti e materiali. Con il medesimo slancio tutti i partecipanti hanno
inoltre accettato di intervenire senza
compenso; mentre il FAI, non potendo contare su altri sostegni economici, ha messo a disposizione le
proprie sedi storiche, dalla villa di
via Mozart allottocentesca Cavallerizza in cui sono ospitati gli uffici

della Fondazione (restaurata, tanto


per citare un altro nome noto, su
progetto di Vittorio Gregotti).
Milano quindi sa anche essere munifica e tutti hanno aderito senza
esitazione: da Salvatore Licitra, che
con passione cura leredit anche
archivistica di Gio Ponti agli altri docenti del Politecnico (Martignoni,
Capitanucci, Poli), a Marco Solari,
che lascer per un giorno la gestione della Scarzuola in Umbria per
parlare insieme a Valerio Terraroli
dei progetti di Buzzi per la citt; e
ancora a Francesca Molteni, che,
come curatrice, tra le altre cose,
delle mostre Vivere alla Ponti e
Dove vivono gli architetti, avr il
compito di commentare e chiudere il
programma.
Fortunatamente le dinastie di buoni
architetti non permettono ai cambi
generazionali di disperdere le loro
forze creative e oggi possiamo
quindi contare sullapporto di Marco
e Paola Albini, diretti discendenti di
Franco, per ricordare in famiglia il
padre e nonno architetto e museografo; cos come contiamo su Alberico e Ricciarda Barbiano di Belgiojoso per un racconto intimo e inedito
di Lodovico, della sua opera con i
BBPR e della sua storia e, infine, su
Margherita Pellino per rivelare il volto non solo professionale del celebre nonno Vico ma anche del bisnonno Pier Giulio, che a Milano, tra
gli altri lavori, firma una sontuosa
villa che sembra rappresentare
lultimo antecedente della moderna
dimora di via Mozart.
E cos si chiude il cerchio aperto
con Villa Necchi Campiglio, ma molti altri restano ancora da aprire: un
patrimonio di evocazioni familiari
che, come intimi spiragli, possono
gettare una luce calda e personale
sullarchitettura della nostra citt.
*Responsabile Ufficio Cultura e Ricerca
del FAI

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COMUNE. PUBBLICIT LESIVA DELLA DIGNIT DELLA DONNA. TUTTO A POSTO


Adriana Nannicini, MariaGrazia Ghezzi, Antonella Coccia, Ambrosia
Ricordate il dibattito su donne, pubblicit e normalit e la relativa delibera comunale sostenuto da ArcipelagoMilano? Ci preoccupava dover stabilire cosa normale e cosa
non lo e le ragioni per cui una parola tanto discriminatoria viene utilizzata allinterno di un documento
che avrebbe voluto rappresentare
un esempio di lotta alle discriminazioni. Gli intenti di lotta alla pubblicit sessista di questa delibera risultavano anche per noi importanti, ma
altrettanto le parole, il linguaggio, la
comunicazione.
Vogliamo ora congratularci con la
Delegata del Sindaco alle Pari Opportunit Francesca Zajczyk in particolare, e con la Giunta nel suo insieme, per aver apportato le modifiche al punto 2 della Delibera su
Pubblicit Discriminatoria. Apprezziamo infatti che le modifiche siano
state apportate anche in seguito alle
nostre richieste e tenendo conto del
dialogo che si instaurato sul tema
specifico. Apprezziamo che siano
stati eliminati "i riferimenti al concetto di "normalit" come da noi e da
altre e altri sollecitato, e apprezziamo anche che siano indicati come
riferimento le "cittadine e i cittadini"
invece del "pubblico" dando valore a
una dimensione inclusiva e politica.
Ricordate? Proprio su questo settimanale in autunno scorso abbiamo
chiesto insieme a circa 200 donne e
uomini che con noi firmarono una
lettera rivolta alla Giunta di Milano
che il termine normale a indicare
la misura dellindignazione dei contenuti irrispettosi delle campagne
pubblicitarie in citt fosse stralciato.
Gli intenti di lotta alla pubblicit sessista di questa delibera risultavano
anche per noi importanti, ma altrettanto le parole, il linguaggio, la comunicazione. Ci domandavamo Infatti, quale fosse la normalit che

la comunit di riferimento percepisce? Come la percezione potesse


essere rilevata e una misurazione
adeguata applicata? Chi, tra i tanti
funzionari del Comune di Milano, si
sarebbe accollato larduo compito
amministrativo un giorno dopo
laltro, cartellone dopo cartellone?
Gi nel luglio 2013 Ambrosia aveva
notato E se il pubblico trovasse ripugnante vedere due donne che si
baciano? E se la comunit ritenesse
indecente una donna grassa in bikini? E se trovasse volgari due uomini
che si tengono per mano? La lotta
contro la pubblicit sessista cui la
Delibera e limpegno in questo senso del Comune di Milano sono dedicati infatti una lotta a unimmagine
di normalit femminile, che sia la
madre stereotipata, o una fanciulla
denudata ad accarezzar auto anche questa stata normalit, pi
di dieci anni orsono? Una normalit
che oggi appare invece come immagine stereotipata e sessista.
A seguito di quellarticolo, crediamo,
e delle tante firme che dicevano di
unattenzione e una preoccupazione
condivisi, la Delegata del Sindaco ci
propose un incontro in cui presentammo argomenti e pensieri anche
quando nati in contesti diversi delle
generazioni e dei luoghi della citt e
in quelloccasione ricevemmo attenzione e ascolto. La Delegata Francesca Zajczyk ci disse in quella sede che era stato deciso un periodo
di sperimentazione di sei mesi
dellintera delibera e la disponibilit
a eventuali modifiche se ritenute
necessarie.
A luglio 2014 le modifiche nel testo
della delibera sono infatti queste:
considerato che: dopo un anno
di applicazione della delibera
n1288/13 emersa la necessit di
apportare una modifica al punto 2
dei criteri, eliminandone il riferimen-

to al concetto di normalit difficilmente definibile in astratto e altrettanto difficilmente applicabile in


concreto, nel modo seguente: dal
testo in vigore immagini volgari /
indecenti / ripugnanti / devianti da
quello che la comunit percepisce
come normale tali da ledere la
sensibilit del pubblico al testo modificato: tali da ledere al sensibilit di cittadini e cittadine.
Ci preme sottolineare non solo che
il riferimento alla normalit
scomparso ma anche che il termine
il pubblico stato sostituito da cittadine e cittadini, pi comprensivo
di relazioni e protagonismo nella
vita cittadina politica e culturale.
Ci congratuliamo dunque con la
Giunta per questa modifica, che nasce dalla sensibilit sempre dichiarata nei confronti delle istanze e dei
diritti delle donne, alla luce di un impegno che conferisce alla nostra
citt anche un ruolo di esempio verso le altre amministrazioni. Siamo
liete che la nostra richiesta sia stata
accolta, aggiungiamo anche che
questo fatto, per quanto possa apparire marginale, mostra che insistenza da un lato, attenzione di molte e di molti su principi e fondamenti
di convivenza, e dallaltro disponibilit e apertura allincontro, a un reale a effettivo ascolto sono possibili,
e anzi avvengono. Di questa modifica di un testo e di questa relazione
positiva vogliamo dare qui notizia e
conto a coloro che hanno voluto firmare quasi un anno fa.
Aggiungiamo che se il Comune volesse presentare pubblicamente le
modifiche, e sarebbe bello che lo
facesse per il valore che presentano
di merito e di metodo, noi, avendo
preso parte attiva al processo di
sperimentazione della delibera,
siamo disponibili e interessate a esserci.

MILANO METROPOLI: RIORDINIAMO LE IDEE


Valentino Ballabio
L'alimentazione, come il respiro, il
sesso e il sonno, sta alla base della
piramide dei bisogni di Maslow accanto alle pi elementari esigenze
umane, mentre creativit gusto e
vanit si pongono nei livelli pi alti
della stessa scala. Pertanto la pretesa di considerare tale bisogno
primario addirittura nella dimensione
planetaria, energetica e vitale po-

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ne Milano, sede epocale di Expo


2015, nella condizione di riflettere
innanzitutto su se stessa, sul proprio equilibrio tra hardware fisicoterritoriale e software politicoistituzionale (nonch mediaticoculturale) a cominciare dal proprio
sistema urbano e metropolitano. Tale riflessione incrocia, infatti, la scadenza della Citt Metropolitana qui

e ora richiedendo decisioni politiche chiare e tempestive, superando


la fase delle generiche dissertazioni
sociologiche sul presunto ideal-tipo
(*) nonch le gratuite esternazioni
propagandistiche di buone intenzioni.
Qui l'occasione della costituenda
nuova istituzione potrebbe - se fatta
sul serio, evitando la comoda tenta-

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zione dell'operazione di facciata riportare in primo piano la realt fisica dell'area metropolitana, provare
a risanare e recuperare un territorio
purtroppo assai compromesso da
decenni di governo frammentato e
contraddittorio quando non manifestamente manipolato a meri fini particolaristici. Infatti siamo di fronte a
una situazione in buona parte irrimediabilmente danneggiata: si pensi alla miriade di eco-mostriciattoli
diffusi nei circa duecento comuni
dell'area reale, insieme a milioni di
metri cubi di fabbricato abbandonati
o inutilizzati con ingente quota di
suolo vergine consumato, all'inquinamento dell'aria e al dissesto del
regime delle acque, alle grandi opere inutili per finire con diffuse carenze di manutenzione straordinaria e
ordinaria dei beni pubblici (ad esempio l'estinzione della segnaletica
orizzontale su buona parte delle
strade provinciali e comunali, causa
di rischio per la sicurezza e la salute
collettiva).
tardi per chiudere la stalla: i buoi
sono in buona parte gi scappati e
pertanto si tratta della non facile impresa di recuperarli. Per provarci
occorre un ben addestrato canepastore, uno strumento istituzionale
autorevole, rispettoso delle autonomie comunali ma a sua volta autonomo e sovraordinato rispetto a esse, dotato a differenza della soppressa Provincia di poteri cogenti
in materia di pianificazione territoriale, sistema della mobilit, tutela del
verde e dei valori ambientali. Ma
potrebbe mai una simile creatura,
naturalmente eletta a suffragio universale come proclamato da tutti i
candidati concorrenti alla stesura
dello Statuto - reggere accanto
all'ingombrante permanenza dell'attuale comune di Milano? Il quale a
sua volta si trova ristretto tra due
alternative: o fingere di decentrarsi
in zone autonome eludendo quanto espressamente previsto dalla
legge, o farlo sul serio deprivandosi
di risorse e poteri con l'inevitabile

risultato di ritrovarsi nella situazione


di terzo incomodo.
Nel primo caso, infatti, abbiamo
scherzato, e tanto vale lasciare la
citt metropolitana non elettiva, al
pari delle normali restanti province,
subalterna e marginale rispetto
all'intangibile Capoluogo. Nel secondo si aprirebbe una confusa sovrapposizione di ruoli e funzioni tra
Comune, che come tale conserva le
sue prerogative, e Zone dotate di
autonomia amministrativa, con relativi conflitti di competenze, rimpalli
di responsabilit, ulteriore complicazione delle cose gi ora non del tutto semplici. Resterebbe - facciamoci
coraggio - una terza soluzione: sia il
Comune a fare un passo indietro,
trasformandosi in zona omogenea
non elettiva e riversando effettivamente tutti i poteri locali ai Municipi
decentrati.
Si applicherebbe allora n pi n
meno quanto previsto dal primo paragrafo dell'art. 22 della vigente legge, scartando (ancorch in carne di
oltre tre milioni di abitanti!) l'alternativa del secondo paragrafo in quanto contraddittorio, pericoloso e iniquo. Su queste colonne si gi rilevato infatti che tale ultima ipotesi
discrimina la cittadinanza circa il
fondamentale diritto di voto, creando elettori di serie A, B e C a seconda della residenza anagrafica
nel capoluogo, nell'hinterland o nelle
altre province! Tuttavia pare, a meno di piacevoli smentite, che su tale
delicato ma decisivo argomento
perduri il silenzio assordante dei
candidati e delle liste (peraltro perfettamente dosate per genere, localizzazione, provenienza partitica e
persino civica, ecc.) rotto solo da
flebili voci di gruppi volontari per altro, come puntualmente rilevato dal
direttore di ArcipelagoMilano, poco
o nulla ascoltate o confrontate.
(*) Su tale materia, elaborata da par suo
dal compianto Guido Martinotti, giova
richiamare un breve botta/risposta col

sottoscritto
(ArcipelagoMilano
del
2/11/2011, posta dei lettori):
Ballabio Mi spiace che anche
lautorevole professor Martinotti guardi al
futuro delle istituzioni intermedie con una
prospettiva scientificamente ineccepibile
ma impraticabile sotto il profilo politicoamministrativo (lo Scienziato propone
ma poi il Burocrata che dispone). Con
quali poteri cogenti unipotetica Provincia metropolitana diventerebbe lo strumento reale per la programmazione a
scala metropolitana, che quello che
manca davvero qualora al di sotto (o al
di sopra?) si ritrova un Comune di Milano avente peso politico ed economico
esponenzialmente superiore? La Provincia tout court ci ha gi provato, con
maggioranze di alterno colore ma con
esito pressoch nullo. () Allora o la
citt di Milano, i cui confini si sono opportunamente ampliati almeno tre o
quattro volte nella storia, si estende sino
a unapprossimativa area metropolitana,
o non se ne fa nulla. Temo infatti che le
geometrie variabili generino soltanto
inutili tavoli tra istituzioni invariate mentre la rinuncia a ridefinire i confini (sempre arbitrari ma indispensabili per contenere programmi, bilanci e diritti di cittadinanza) e a distinguere compiti e funzioni
(evitando doppioni, sovrapposizioni e
rimpalli) trovino purtroppo riscontro nella
pigrizia di una classe politica, sinora,
riformista a vuoto.
Martinotti unopinione di tutto rispetto, che conosco bene e di cui prendo
atto. Pu darsi che la mia proposta (definire SCIENTIFICAMENTE cio senza
dirette conseguenze amministrative, la
nuova unit funzionale sul territorio e
INDIPENDENTEMENTE stabilire unit di
governo di sue porzioni senza necessariamente usare come mattone le entit
esistenti ricordo che una almeno, la
provincia in via di eliminazione) sia
impraticabile. Non mi nascondo le difficolt. Mi domando per come si possono risolvere le difficolt di un ulteriore
ampliamento dei confini milanesi. Se la
posizione Allora o la citt di Milano, i
cui confini si sono opportunamente ampliati almeno tre o quattro volte nella storia, si estende sino a unapprossimativa
area metropolitana, o non se ne fa nulla. La mia previsione : non se ne far
nulla. Se mi sbaglio correggetemi. Vorrei
per ricordare cosa diceva Von Humboldt delle innovazioni, che prima ti dicono che risibile, poi dicono che non si
pu fare e poi dicono lavevamo sempre
saputo.

GOVERNO METROPOLITANO: IL NECESSARIO RIEQUILIBRIO DELLE COMPETENZE


Giancarlo Consonni
Lo scollamento tra i problemi indotti
dai processi di metropolitanizzazione e il quadro del governo pubblico
locale questione annosa e incancrenita. Ma correre ai ripari gettando
precipitosamente nellarena modelli
di riassetto istituzionale senza
chiamare in causa le strategie politiche un modo sterile, se non pericoloso, di intendere le cosiddette

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riforme. questa la strada scelta


con la legge 56/2014 istitutiva delle
Citt metropolitane (la cosiddetta
legge Delrio). Per non sapere n di
storia n di geografia (in linea con le
ultime riforme della scuola italiana),
la legge lascia la possibilit di scegliere fra due modelli opposti: a) il
comune capoluogo assume di fatto
il governo dellintero territorio me-

tropolitano; b) il comune capoluogo


sparisce, frantumato in municipi, e il
governo metropolitano, eletto a suffragio universale, si costituisce su
una base avente parvenza egualitaria. Due modelli assurdi, entrambi
antidemocratici (in modo palese il
primo, in modo subdolo il secondo).
La legge, bont sua, in verit offre
la possibilit di una terza via (lo

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chiamer modello c), decisamente
pi ragionevole e praticabile, ma
solo per le citt metropolitane superiori ai tre milioni di abitanti (Roma
Capitale e Milano): per questi due
contesti pu essere condizione
necessaria, affinch si possa far
luogo ad elezione del sindaco e del
consiglio metropolitano a suffragio
universale, che lo statuto della citt
metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee, ai sensi del
comma 11, lettera c), e che il comune capoluogo abbia realizzato la
ripartizione del proprio territorio in
zone dotate di autonomia amministrativa, in coerenza con lo statuto
della citt metropolitana. Premesso che la scelta di non estendere
una simile opportunit anche a Torino, Venezia, Genova, Bologna,
Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria pura follia, non vi dubbio
che intanto per le Citt Metropolitane di Roma e Milano, questa terza
via, se perseguita con Statuti appropriati, pu aprire una prospettiva
proficua, evitando le semplificazioni
nefaste dei modelli a e b.
Evito qui di tornare sulla polemica
innescata, anche su ArcipelagoMilano, dai fautori del modello b.
Lidea di far saltare il banco eliminando dalla sera alla mattina il Comune di Milano potr essere incorniciata come una boutade e, per i
futuri storici, come un indice dello
scadimento culturale e politico di
questo nostro tempo. Linvito poi a
fare come Roma ha aspetti comici: il
Comune capitolino (che pure, bene ricordare, ha pi del doppio della
popolazione di Milano e un territorio
che 7 volte quello ambrosiano)
con listituzione dei Municipi si
guardato e si guarder bene dal fare harakiri. Semmai Milano pu fare
tesoro di quellesperienza per attua-

re seriamente il decentramento
amministrativo.
Se, dunque, la scelta di quello che
ho chiamato modello c per la realt
milanese in qualche modo obbligata, di fronte allorgano costituente chiamato a redigere lo Statuto
della Citt Metropolitana Milanese si
ergono problemi assai rilevanti e
complessi. Con in pi il vincolo, non
scritto ma inderogabile, per cui per
lapparato politico - gestionale della
pubblica amministrazione non vi sia,
complessivamente, alcun aumento
di spesa.
Mi limito qui a porre laccento su
una questione su cui si gi espresso con competenza e lucidit
su ArcipelagoMilano Arturo Calaminici: il necessario riequilibrio delle
competenze esclusive tra i vari livelli
del governo locale.
Un primo nodo quello delle zone
omogenee. Se il Comune di Milano
(che, ai sensi della legge 56/2014,
potr essere considerato come una
di tali zone) non potr che delegare
alcune sue prerogative ai Municipi
(da ripensare rispetto alle attuali
Zone del decentramento), i restanti
Comuni dovranno consorziarsi in
zone omogenee alle quali cedere a
loro volta elementi della propria sovranit. Se cos non fosse, si ricadrebbe di fatto nel modello b: ogni
Comune si troverebbe a misurarsi
isolatamente con il Governo metropolitano con una scarsa capacit di
interloquire e di incidere sulle decisioni di pianificazione territoriale. A
dispetto dellelezione diretta del Governo metropolitano, avremmo una
gestione centralistica con i comuni
alla ricerca di alleanze strumentali,
e non alla luce del sole, per sostenere interessi campanilistici. Anche
per contrastare simili derive, va costituito il livello intermedio (le zone
omogenee, appunto) che abbia la

forza di perseguire politiche di riequilibrio e di valorizzazione delle


potenzialit dei contesti.
Su questo terreno per la realt milanese non si parte da zero: si pu
far tesoro dellesperienza dei cosiddetti Tavoli che la Provincia di Milano ha attivato nellultimo decennio
nellambito dei lavori per la messa a
punto del Ptcp (Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale). Certo:
la vicenda dei Tavoli non esaltante: presenta luci e ombre e quella stessa ripartizione territoriale va
sottoposta a verifica; ma procedere
in sede statutaria ignorando quella
sperimentazione sarebbe lennesima dimostrazione di insensatezza.
Un secondo nodo, non meno rilevante e delicato, il riequilibrio delle
competenze fra la Citt Metropolitana Milanese e la Regione Lombardia. Una via ardua ma appropriata
alla specificit del contesto lombardo che si dia vita a una Federazione di citt metropolitane, in cui la
Regione venga rifondata dal basso
e con compiti di ordinamento e indirizzo nei confronti di un contesto
regionale inteso per quello che : un
sistema policentrico di realt metropolitane interdipendenti.
Sto sconfinando nellutopia? S (anche perch, mentre si sbandiera
labolizione delle province, con la
Legge 56/2014 non si riconosce valenza metropolitana alle realt che
fanno da corona a quella milanese,
per limitarci alla Lombardia). Ma, se
si vuole evitare che nel prossimo
futuro Citt Metropolitana Milanese
e Regione si trovino luna contra
laltra armate, la via pi ragionevole
pensare la sussidiariet in senso
cattaneano.
Gruppo Sandr Petfi, Dialoghi sulla
citt metropolitana

Replica Massimo Cingolani a proposito di bici contromano


Ho usato il termine contromano perch mi sono ispirato ai titoli degli
articoli apparsi sulle maggiori testate milanesi nelle settimane scorse.
Faccio lagente di assicurazione e
posso confermare che, anche se nel
modulo di constatazione amichevole
dincidente si usa il termine controsenso, la maggioranza delle persone usa lespressione contromano,
che spesso viene adoperata anche
nei verbali dei vigili, senza che que-

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sto abbia mai condizionato sentenze e/o risarcimenti.


Lo stesso Ministero dei Trasporti,
riguardo la decurtazione dei punti
dalla patente parla di: 4 (quattro)
per guida contromano e sempre sul
sito del Ministero riportata la seguente dichiarazione: Il ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti diversamente dalle notizie apparse
oggi su alcuni organi di stampa non ha mai autorizzato la circolazione contromano delle biciclette

nelle strade a senso unico.. Il tono


del mio articolo non voleva essere
tecnico, ma se vogliamo approfondire questo argomento penso che il
giorno che si verificheranno sinistri
gravi che coinvolgeranno ciclisti
contromano, il dibattito sar necessario affrontarlo seriamente.
La disponibilit a trasgredire le regole molto umana, basta leggere
la Bibbia, caso mai italiano il cercare di non pagarne le conseguenze. Siamo infatti il paese dei condo-

10

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ni e dei ricorsi. Confermo di essere
contrario al contromano per le biciclette; per le luci di notte, che giustamente il Comune invita a usare e
il Codice obbliga ad accendere, il

problema delluso delle pile al posto


delle dinamo serio, perch oltre a
essere pi inquinanti per lo smaltimento, sono spesso fuori uso o perch scariche o perch deteriorate a

causa delle vibrazioni dovute al fondo stradale.

Scriva Tiziana Gatti a proposito di bici contromano


Premesso che non amo essere polemica, ritengo aggressiva e poco
costruttiva la risposta di Giancarlo
Romanini nei confronti di Massimo
Cingolani. Io sono un pedone investita alcuni mesi orsono da una bicicletta in contromano in una zona del
centro, risultato della caduta gli occhiali da vista rotti poco risarciti
dallassicurazione in quanto vec-

chi. Sono anche unoperatrice


dellemergenza urgenza territoriale
e, a meno che le forze dellordine e
il Ministero dei Trasporti siano impreparati nelluso corretto del dizionario, usano il termine contromano
per quanto riguarda tutti gli autoveicoli, biciclette comprese.
Arriviamo allassurdo dei ciclisti che
hanno messo i bocconi avvelenati

su un sentiero che non solo pista


ciclabile, solo perch infastiditi dai
proprietari di cani che passeggiavano li. Come conclusione direi che la
convivenza tranquilla sempre dettata da norme e regolamenti, come
nei condomini; lasciamo le controtendenze alla moda che risulta meno pericolosa.

Scrive Elio Veltri sull'immoralit milanese


Caro Beltrami Gadola, condivido
anche nelle virgole il tuo articolo.
Aggiungo che Milano non pi capitale morale da molti lustri e che
quando con Barbacetto ho scritto il
libro "Milano degli Scandali"- Laterza 1991 nessun editore milanese
aveva voluto pubblicarlo e andai da
Laterza il quale dovette superare

molti ostacoli all'interno della sua


casa editrice. Solo la bellissima prefazione di Rodot glielo consent.
Quando lo presentammo a Milano il
Circolo della Stampa sembrava la
curva sud della Roma. Ora non
succede nulla. Ti querelano e basta.
A Pavia l'avvocato Pino Neri, condannato in appello a 18 anni di car-

cere per associazione mafiosa


nell'ambito del processo Infinito sulla ndrangheta, gi condannato a
nove anni negli anni '80 per narcotraffico, ha querelato mio fratello e
un nostro amico per diffamazione.
Sembra una puntata di scherzi a
parte, ma non lo .

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
La nuova stagione
Nelle ultime settimane sono stati
pubblicati i programmi delle prossime stagioni concertistiche e possiamo cos avere un quadro sia delle tendenze verso i repertori storici e
contemporanei, sia della musica
che ci verr offerta questinverno; la
prossima estate peraltro coincider
con il grande evento dellEsposizione Universale per cui alcune
istituzioni, come la Scala e
lAuditorium, hanno gi provveduto
a programmare lattivit concertistica da qui fino alla fine del prossimo
anno.
Non ripeto ovviamente i programmi,
tutti reperibili in internet, preferendo
riportare in post scriptum, per comodit del lettore, i link ai siti delle
organizzazioni concertistiche milanesi. Mi preme invece fare alcune
considerazioni sulla stagione complessiva, esaminando i programmi
della Scala (Orchestre Sinfonica e
Filarmonica), dellAuditorium (laVerdi, laVerdi Barocca e i Concerti da
Camera), dei Pomeriggi Musicali,
della Societ del Quartetto, delle

n. 33 VI - 1 ottobre 2014

Serate Musicali, della Societ dei


Concerti, di Milano Classica e trascurando, in questo quadro, le infinite altre organizzazioni, laiche e religiose, che pure hanno loro stagioni
o i loro festival spesso interessantissimi (si pensi solo a PianoCity, a
MI.TO, allOrchestra Carisch, ai
concerti del Conservatorio e nelle
Universit, al Tempio della Chiesa
Valdese, in San Fedele o nella
Chiesa Protestante, solo per citarne
alcuni), che integrano lofferta di
musica delle classiche sale da concerto.
Una prima osservazione riguarda gli
artisti che vengono invitati a Milano:
vi una sostanziale ripetitivit, come se il pubblico si affezionasse a
determinati interpreti che vuole rivedere e risentire anno dopo anno.
Sembra che gran parte di essi non
possa mancare allappuntamento
annuale e che poco a poco si formino come delle scuderie in capo a
ciascuna istituzione, con modestissimi scambi fra una scuderia e
laltra. raro vedere lo stesso diret-

tore una volta alla Scala e unaltra


volta allAuditorium (come DEspinosa), o che il medesimo pianista
suoni una volta per il Quartetto ed
unaltra per le Serate Musicali (come Andras Schiff).
Rispetto agli anni passati aumenta
la mobilit delle orchestre; ospitiamo sempre pi spesso orchestre in
tourne a Milano con i loro direttori,
provenienti anche da paesi lontani,
il che tanto stimolante e utile in
quanto permette a noi ascoltatori di
avere uno spettro ampio delle modalit e delle prassi esecutive, e ai
componenti delle nostre orchestre di
confrontarsi con altri milieux musicali.
C una maggiore libert nel comporre i programmi dei concerti: si
mettono insieme pezzi che fino a
poco tempo fa non avremmo ascoltato nella stessa sera e, nella ricerca di ampliare il repertorio, si accostano mondi molto diversi fra loro
come musiche da balletto e da film,
si riscoprono trascrizioni da uno o
pi strumenti ad altri o per orche-

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stra, si mettono pericolosamente a
confronto opere di compositori pi
celebri a opere di autori sconosciuti.
La crisi economica si fa sentire anche forse soprattutto nelle attivit culturali e la musica non si sottrae alla comune necessit della
spending review; e cos bisogna fare i conti con i cachet degli artisti (si
pu contare sulla loro benevolenza
e talora tirar loro il collo! se li si
invita regolarmente), chiamare artisti abituati nel loro paese di origine
a pretendere meno di altri, contare
su nuovi programmi pi che su nuovi interpreti, e via di seguito senza
perdere per abbonati, sapendo che
i musicisti, e non solo loro, richiamano pubblico e consenso pi con il
loro nome che con le loro qualit
professionali e artistiche.
Nellinsieme possiamo dire che
lofferta di musica a Milano per
fortuna sempre copiosa e mediamente di ottima qualit. Lorchestra
dellAuditorium, ad esempio, ha appena dato una grandissima prova di
s con il concerto della scorsa settimana in cui ha eseguito, diretta da
Gaetano DEspinosa, la difficile De-

cima Sinfonia di Mahler, una delle


grandi opere sinfoniche rimaste incompiute per la morte dellautore,
nellultima ricostruzione proposta
nel 2001 dal direttore dorchestra
russo Rudolf Barshai; laVerdi si riconferma cos ancora una volta una
delle migliori orchestre italiane, se
non la migliore in senso assoluto.
Ci sarebbero tante cose in vista da
segnalare ai lettori ma mi dovr limitare a fare qualche esempio come
la Messa da Requiem di Verdi diretta da Chailly alla Scala in memoria
di Claudio Abbado (il 3 e 4 ottobre)
e quella diretta da Jader Bignamini
allAuditorium (il 30 e 31 ottobre e il
2 novembre), Francesca Dego e
Francesca Leonardi nellintegrale
delle Sonate per violino e pianoforte
di Beethoven (Concerti da Camera
allAuditorium, le domeniche mattina
del 14 dicembre, dell11 gennaio e
del 22 febbraio), limmancabile Nona Sinfonia di Beethoven di Capodanno, eseguita da laVerdi con la
direzione di Oleg Caetani, e poi Rudolf Buchbinder che suoner per la
Societ dei Concerti il 25 marzo, il
duo Gutman-Virsaladze per le Sera-

te Musicali il 28 aprile, Murray Perahia per il Quartetto (il 26 maggio).


Strada facendo, poi, parleremo dei
nuovi musicisti che esordiranno a
Milano augurandoci di trovare, e di
riconoscere, i grandi interpreti di
domani.
Ed ecco i link per i programmi delle
pi importanti organizzazioni di concerti a Milano:
Teatro alla Scala e Filarmonica
della Scala
Auditorium lorchestra Verdi
(laVerdi, largo Mahler)
I pomeriggi Musicali
(Teatro Dal Verme)
Al Conservatorio:
Luned
Marted Mercoled
Milano Classica (Palazzina Liberty)

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Perch il Museo del Duomo un grande museo
Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.

n. 33 VI - 1 ottobre 2014

Larchitetto Guido Canalico lo ha


concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su di-

segno dellArcimboldo, sopraffini


esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture
che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.

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Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della

prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in


quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.

Museo del Duomo Palazzo Reale


piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

Il design al tempo della crisi


Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.

Dal design negli anni trenta, in cui


grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e
alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.

In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

La genesi della bellezza di Salgado


Un fotografo tra i pi amati inaugura
il nuovo Palazzo della Ragione.
Nuovo perch finalmente il Comune
di Milano ha deciso di usare lo storico palazzo per farlo diventare il centro deputato ad accogliere qualcosa
di continuativo, nello specifico mostre di fotografia. Dopo la chiusura
di Spazio Forma, si tenta di ripartire
puntando sul riutilizzo di un edificio
centralissimo e davvero suggestivo,
a contatto con una forma espressiva
tra le pi amate degli ultimi anni.
Ecco perch per la prima mostra in
loco si scelto di partire davvero in
grande con il progetto Genesi,
lultima fatica del brasiliano Sebastiao Salgado.

n. 33 VI - 1 ottobre 2014

Genesi un progetto decennale,


iniziato nel 2003 e concepito, usando le parole di Salgado stesso, come un canto damore per la terra e
un monito per gli uomini. Un viaggio
fatto di 245 scatti in bianco e nero
divisi in cinque sezioni per raccontare un mondo primigenio e ancora
puro, un mondo fatto di animali, natura e uomini che vivono insieme in
armonia ed equilibrio. Quello stesso
equilibrio che viene rovinato ogni
giorno dalla noncuranza della maggior parte del mondo civilizzato,
che sembra dimenticarsi delle sue
stesse origini.
Sono a tratti commoventi le immagini presentate, dagli scatti dei maestosi ghiacciai del circolo polare

artico, alle dune del deserto che


creano disegni quasi perfetti, passando per tutti i cinque continenti.
Montagne, foreste pluviali, canyon,
animali della savana o mandrie di
renne, pinguini e iguane, abitanti di
trib quasi estinte con tradizioni per
noi quasi intollerabili alla vista, come la scarificazione, scorrono davanti agli occhi dello spettatore per
ricordagli la ricchezza e la vastit
del nostro mondo. Cos era allinizio,
cos dovr essere sempre, sembra
ammonire Salgado.
Un vero e proprio atlante animale e
antropologico, che diventa non solo
un viaggio affascinante alla scoperta del nostro pianeta, ma soprattutto
un grido di allarme per cercare di

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riparare ai danni fatti e alla preservazione della flora e della fauna
mondiali.
Una immersione a tutto tondo quella
di Salgado, non solo perch il fotografo stesso ha vissuto per diverso
tempo in ambienti estremi e a contatto con la natura pi vera, ma anche perch Salgado porta in mostra
frammenti di mondo che sembrano
essere lontanissimo da noi, come le

immagini delle trib del Congo, dei


Boscimani e degli indigeni brasiliani,
ritratti davvero in totale armonia con
il proprio habitat naturale.
Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo
ancora come il giorno della genesi
ha detto Salgado in conferenza
stampa, aggiungendo che insieme
tutti possiamo continuare a fare in

modo che la bellezza della Genesi


non scompaia mai.
Genesi, Sebastiao Salgado Fino al
2 novembre Milano, Palazzo della
Ragione Orari: mar - merc - dom:
9.30-20.30 giov - sab: 9.30-22.30
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8,50
euro.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Giorgio Fontana
Morte di un uomo felice
Sellerio editore Palermo, 2014
pp. 280 euro 14
Premio Campiello 2014
L'elemento determinante della felicit umana consiste nell'autorealizzazione virtuosa, vale a dire nel cercare di coltivare, secondo la nostra
particolare virt umana (la ragione)
e nella giusta misura, le facolt che
ci distinguono da tutte le altre creature per realizzare ci che ogni uomo ha dentro di s, il proprio daimon. (Aristotele)
Per questo Giacomo Colnaghi, sostituto procuratore di anni trentasette, un uomo felice. Il suo daimon
quello di creare un ordine giusto
nellanno del Signore 1981, quando,
nel mese di febbraio, Luigi Marangoni, direttore sanitario del Policlinico, ucciso dalle Brigate Rosse; nel
mese di marzo viene arrestato il loro
capo, Mario Moretti e vengono assolti tutti gli imputati della strage di
Piazza Fontana; nel mese di novembre Eleno Viscardi, agente della
Digos, morir per mano di Prima
Linea.
Di queste azioni resta precisa memoria nel romanzo, che si apre
sullomicidio del chirurgo Vissani
(leggi Luigi Marangoni) e si chiude
sullassassinio di Colnaghi; fra i due
punti si snoda lindagine del protagonista, che rappresenta la trama il
cui ordito pi corposo e avvincente la ricerca della vera ragione
per cui egli quello che , e fa quello che fa. Questi due percorsi, narrati in serrato contrappunto, si snodano in alternanza con la storia del
padre, il partigiano Ernesto chegli
non ha mai conosciuto, ucciso dai
militi fuori della caserma di Mozzate.
E dietro c unaltra storia ancora:
quella di unItalia di piccoli uomini
che giocano a fare gli eroi, che si
prendono il diritto di uccidere in nome della legge, in nome della rivo-

n. 33 VI - 1 ottobre 2014

luzione, in nome della vendetta. Un


Paese che non sa dove sia la legge,
per chi si faccia la rivoluzione, quale
fine raggiunga la vendetta. per
questo Paese che egli vive solo, in
un mini appartamento, a Milano; e
rinuncia al rapporto con sua moglie,
a seguire i suoi figli, a star vicino a
sua madre, che non aveva compreso il senso dellazione del marito, e
non potrebbe comprendere le scelte
del figlio:
Se solo avesse potuto spiegare a
sua madre, a chiunque, cosa significava voler conoscere la verit.
Contribuire anche minimamente a
creare un ordine giusto. Se solo avesse trovato le parole per dirle che
questo non dipendeva da un astratto dovere ma da un bisogno fisico,
che gli veniva dalle viscere, un po
come innamorarsi o desiderare un
bel piatto di pasta: e che ogni ripensamento e timore erano lampi momentanei: perch solo cos era felice.
Giacomo cerca di dare un senso
agli eventi, procedendo con rigore
e, insieme, con compassione: Avrebbe salvato chiunque. Per il suo
personaggio Fontana dichiara di essersi ispirato a due magistrati democratici e di grande valore morale,
entrambi uccisi da Prima Linea: Emilio Alessandrini (1979) e Guido
Galli (1980). la dimensione etica,
quella che gli interessa: lethos che
potrebbe portare al regno della ragione, dove la vendetta interrotta
e la giustizia ristabilita. Cos mette
progressivamente a fuoco il daimon
che muove Giacomo e che lo costringe a proseguire nella ricerca
della verit sordo agli affetti, ai ripensamenti, alle paure.

Quel demone aveva mosso il padre


in fabbrica, sino al furto e alla distruzione delle tessere annonarie:
era stato impossibile fermarsi, arrivando a precipizio (e consapevolmente) al momento della morte, in
cui il mondo lavrebbe giudicato
come uomo. Impossibile fermarsi
anche per Giacomo: ma un moto
pi quieto, meno convulso e meno
eroico, in apparenza. La morte per
lui giunge improvvisa, mentre slega
la bicicletta dal semaforo, in un piccolo gesto di banale quotidianit:
Si volt con la chiave della catena
ancora in mano: erano due uomini
con il volto coperto da una sciarpa
di cotone. I proiettili partirono uno
dietro laltro, e nellonda che lo spinse indietro agit solo appena le
braccia. Sangue. Alz lo sguardo e
poi lo abbass di nuovo e cadde a
terra senza riuscire a proteggere la
testa nellimpatto, senza pi alcuna
influenza sul proprio corpo.
Siamo fuori del bar Pandolfi, in Via
Casoretto, una zona di periferia, tra
Via Porpora, Via Palmanova e Piazza Udine: qui lanti-eroe Colnaghi, in
una morte non eroica, per la quale
non aveva potuto prepararsi e recitare alcuna parte: () un lampo improvviso lo lacer da cima a fondo:
un ultimo, insostenibile rimpianto
per la vita che gli restava da vivere
e il desiderio che ancora provava
() rimettere a posto ogni cosa, essere infine luomo che si sforzava di
diventare: no, no, no, voleva ancora
tempo, ancora tempo! lindomito,
ottimista, inguaribile Colnaghi. Ma
tempo non cera.
Ma proprio questa morte precoce,
ingiusta, improvvisa a farne un eroe.
Colnaghi muore in battaglia, giovane, in un agguato che sapeva sa-

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rebbe arrivato: ma non come e
quando. Nellattesa aveva cercato
una ragione forte per vivere e
laveva trovata: era stato un inquieto
cammino che Fontana costruisce

con misura e una eccellente qualit


scrittoria.
Ma al lettore giunge molto di pi di
una storia ben costruita; arriva quello che Giacomo non avrebbe saputo
spiegare a sua madre: conoscere la

verit un bisogno fisico, che ha


lurgenza del respiro; e creare un
ordine giusto lunica strada per la
felicit.
Giuliana Nuvoli

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Da Milano a Wellington: Francesco Ventriglia,
nuovo direttore artistico del Royal New Zealand Ballet
Dopo la triste vicenda del giugno
2013 di Maggio Danza, compagnia di balletto del Maggio Fiorentino, che stata chiusa, nonostante
la brillante direzione e la fortuna in
termini di pubblico, pubblicit e artisti ospiti, lex direttore artistico
Francesco Ventriglia stato di recente nominato direttore artistico
della compagnia nazionale di balletto della Nuova Zelanda.
Il Royal New Zealand Ballet (RNZB)
un prestigioso balletto fondato nel
1953 dal primo ballerino del Reale
Balletto di Danimarca Poul Rudolph
Gnatt, il quale dopo una brillante
carriera a Copenhagen, Parigi, Londra e Sidney, si trasfer a Auckland
in Nuova Zelanda come insegnante
di danza classica e infine fond l e
poi nella capitale Wellington la
compagnia di balletto nazionale.
Durante la sua direzione, ma anche
con i successori, il RNZB si esibito
in importanti tourne, come nel
1962 al Teatro Boloj di Mosca. Nel
tempo al RNZB stata associata
una scuola di ballo e unaccademia,
che prevedono la formazione degli
allievi dalla scuola superiore fino al
dottorato in Performing Arts Dance.
La grande tradizione del balletto
danese, nonch della tecnica di

danza di August Bournonville, ha


unenclave importante a Wellington.
E cos da novembre 2014 la direzione artistica passer nelle mani di
Francesco Ventriglia. Ma chi
Francesco Ventriglia?
Trentasei anni fa nato a Battipaglia (Salerno), ha iniziato e concluso
la sua formazione artistica presso la
Scuola di Ballo del Teatro alla Scala
di Milano, prendendo in seguito parte al corpo di ballo e divenendone
solista. Milanese, quindi dadozione,
Ventriglia ha ballato per Natalja
Makarova (Idolo doro nella Bayadre) e per Roland Petit (Toreador nella Carmen e Quasimodo in NotreDame de Paris), nonch accanto a
Sylvie Guillem nei ruoli protagonisti
di Giselle al Metropolitan di New
York e al Covent Garden di Londra.
Appena trentunenne, dopo alcuni
fortunati tentativi coreografici, abbandona la carriera performativa,
per quella creativa. In veste di coreografo e matre de ballet, crea coreografie molto importanti: per Svetlana Zacharova (toile del Boloj di
Mosca) crea Black e poi Zacharova
Super Game, per Uljana Lopaktina
(toile del Mariinskij di San Pietroburgo) crea Contraddizioni e Stabat
Mater. Francesco Ventriglia stato
anche insignito del premio Gino

Tani per la coreografia e del Premio Positano Lonide Massine


come promessa della coreografia
italiana.
Con questo bagaglio artistico e dirigenziale, Francesco Ventriglia entra
al St. James Theatre di Wellington,
che nel suo repertorio ha i maggiori
balletti del repertorio classico (Lago
dei cigni, Bella addormentata e
Schiaccianoci di ajkovskij, Giselle,
Don Chisciotte, etc.), balletti del Novecento (Cenerentola di Prokofev,
Agon di Balanchine, Concerto di
MacMillan, etc.) e balletti contemporanei.
Anzi, Ventriglia entra in pompa magna, annunciando gi la prossima
stagione ballettistica 2014/15, che
inizier con A Christmas Carol di
Massimo Moricone e proseguir con
Don Chisciotte di Marius Petipa, Salute di Johan Kobborg, concludendosi con A Midsummer Nights
Dream di Liam Scarlett.
In bocca al lupo a Francesco Ventriglia per questa nuova esperienza
oltreoceano, i Neozelandesi che attendono con entusiasmo il suo arrivo non saranno delusi nelle aspettative!
Domenico G. Muscianisi

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Se chiudo gli occhi non sono pi qui
di Vittorio Moroni [Italia, 2013,100']
con Giorgio Colangeli, Beppe Fiorello, Mark Manaloto
Lultimo lungometraggio di Vittorio
Moroni, quarantaduenne nato a
Sondrio, al quarto lavoro di fiction,
attivissimo anche sul fronte della
sceneggiatura e del documentario,
ci porta in Friuli con un film
sulladolescenza: una storia di formazione che molto assomiglia a
quella di tanti nuovi italiani di se-

n. 33 VI - 1 ottobre 2014

conda generazione che studiano


nelle nostre scuole.
Il film a basso budget (meno di un
milione di euro) con compartecipazioni al finanziamento di piccoli
sponsor, portato a compimento dopo cinque anni di gestazione, il
frutto di mesi trascorsi in ricerche,
studi e interviste realizzate passan-

do molto tempo tra i banchi di alcune scuole romane.


Kiko, interpretato dall'esordiente
Mark Manaloto (nato in Italia, tornato nelle filippine neonato e rientrato
da noi a dieci anni) ha sedici anni.
Orfano di padre italiano, vive in Friuli con la madre Marilou, di origine
filippina, e il suo nuovo compagno
Ennio, un uomo senza scrupoli che
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recluta lavoratori clandestini per
sfruttarli.
Il giovane sente di vivere nel luogo/pianeta sbagliato, con leccezione di un angolo davvero per s,
lunico posto dove sia per lui possibile sognare: un vecchio bus abbandonato in una discarica che
diventato il suo magico rifugio.
Vittorio Moroni in unintervista
alluscita del film ha parlato
dellimportanza dei buoni maestri

per questi ragazzi, dividendo gli insegnanti tra insegnanti doganieri e


insegnanti stella cometa", tra quelli
cio che controllano i bagagli e rimandano indietro i ragazzi se i bagagli sono inadeguati, e quelli invece che si mettono a loro disposizione, e sono capaci di orientarli.
Nessuno a scuola coglie la voglia e
la curiosit di Kiko, che finisce per
cedere alle imposizioni del patrigno,
che ogni giorno a fine lezioni, lo co-

stringe a lavorare nei suoi cantieri


edili. Un giorno arriva Ettore, un ex
professore amico del padre, che si
offre di diventare il suo maestro e
aiutarlo negli studi. Un rapporto che
segner profondamente Kiko aiutandolo a imparare a scegliere per
s soltanto.
Adele H.

La colonna sonora, note a margine di Mario Mariani, autore delle musiche del film
"Se chiudo gli occhi non sono pi
qui" il quarto lungometraggio di
Vittorio Moroni per cui ho scritto e
realizzato la colonna sonora. Differentemente dagli altri film di Vittorio,
in cui ho utilizzato orchestre ("Tu
devi essere il lupo", 2004) o
ensemble acustici ("Eva e Adamo",
2009), in questo lavoro abbiamo
deciso di utilizzare sonorit non riconducibili a strumenti reali per sottolineare il carattere immaginifico
del mondo parallelo di Kiko, che si
svolge nella sua testa e nel bus che
ha eletto a personale sancta sanctorum.

Molte timbriche utilizzate sono derivate quindi da manipolazioni di suoni reali e strumentali, come ad esempio il pianoforte, mio strumento
principale, che spesso suono ponendo oggetti e risuonatori sulle
corde. Ho ottenuto cos un suono
allungato e molto profondo: una
specie di bordone, che accompagna
Kiko nei suoi "voli". Le scene pi
intense, come quella della partita a
ping pong che diventa un gioco cosmico con la voce off di Kiko che
indaga sul mistero della vita nel e
dell'Universo sono espresse dal fluire "minimalista" di una melodia ipnotica e reiterata.

Nel finale catartico in cui Kiko a contatto con la natura "lascia" il proprio
passato intravvedendo il futuro, la
musica sempre molto presente fino
ad allora lascia spazio ai suoni naturali, anticipandoli e fondendosi con
loro in un fluire ininterrotto.
Spesso lo spettatore esce dalla sala
canticchiando la melodia dei titoli di
coda (o della title track se orecchiabile e reiterata). Chiss in questo
cosa rester di una musica che dolcemente si sposta su un altro piano
sonoro...
Mario Mariani
Musicista e compositore, autore del

LA FOTO DELLA SETTIMANA

ph_Marco Menghi

MILANO SECONDO [SILVIA]


Silvia Sacchi: I commenti alla settimana milanese 23/09 - 30/09/2014
http://youtu.be/-jR5STJMsBs

n. 33 VI - 1 ottobre 2014

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