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numero 31 anno VI 17 settembre 2014


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GIULIANO PISAPIA CAPOFILA DEGLI UNITARI


Luca Beltrami Gadola
Ci sono momenti nei quali le parole
nella politica ritornano con particolare insistenza e una di queste unit. Sono parole magiche che sembrano fatte per scaldare i cuori ma
anche per gettare sgomento. Forse
un ritorno dovuto alla felice intuizione del Pd di rispolverare il vecchio logo Festa dellUnit e ridarle
quel ruolo che ebbe un tempo e che
andava sbiadendo. Si chiamati
allunit per vincere (uniti si vince)
e si chiamati per progredire (insieme per andare avanti).
C anche lunit di fronte alla paura, il grande collante che fa superare mille divisioni, come dice Massimo Cacciari: "C' la possibilit che
la paura spinga i padri all'autocritica
sui disastri commessi e i figli a
prendere in mano il proprio destino".
In parte quello che sta succedendo ora per con scarsa propensione
allautocritica e per altro con una
brezza giovanilista che, per chi ha
memoria o anni alle spalle ricorda i
Littoriali delle Giovent.
In ogni caso questa parola evocatrice, unit, la stanno usando tutti, dagli uomini politici alle pi alte autorit religiose. Papa Francesco chiama allunit delle fedi monoteiste
per vincere la guerra la cui minaccia
vede allorizzonte, usando parole
che nessuno dei suoi predecessori
ha mai usato, bollandone linutilit e
linevitabile
disumana
ferocia.
Scendendo i gradini della gerarchia
se n parlato molto anche a Milano
proprio alla Festa al Carro Ponte di
Sesto San Giovanni.
Loccasione doro stato lincontro
Milano, una citt che cresce con
Giuliano Pisapia sindaco di Milano,
Carlo Sangalli presidente Confcommercio Milano, Gianfelice Rocca presidente Assolombarda, Ettore
Prandini presidente Coldiretti Lombardia, Pietro Bussolati segretario
Pd metropolitano. Un bel parterre di
comprimari e di unitariper la ripresa del Paese partendo da Milano.
Dal fascino di questa parola nessuno rimasto indenne ma forse il pi

accorato stato il sindaco Pisapia,


un poco il suo stile. Ha insistito
particolarmente su due temi: la questione della Citt Metropolitana e,
naturalmente, Expo 2015. Ma di che
unit stiamo parlando? Tra cittadini?
Tra cittadini e forze politiche? Tra
forze politiche e cittadini? Questo ce
lo dobbiamo spiegare.
Sulla Citt Metropolitana gruppi di
cittadini attivi dibattono, anche su
questo giornale, ma la sensazione
che lascolto sia modesto, vicino allo
zero. Lavvicinarsi della scadenza
elettorale (per pochi elettori eletti e
gi questo stride assai), e lavvio del
dibattito sullo statuto non danno certo sensazione di unit tra cittadini e
classe politica, questultima intenta
a spartirsi spoglie di potere talvolta
grandi come un pisello: siamo tornati al minimo dellinorgoglimento,
quello dei portinai nominati capofabbricato nellera fascista.
Quanto ad Expo, anche sulle questioni della legalit, oltre che su molte altre cose sembra proprio che
lunit sia poca. Eppure esiste in
ogni caso un minimum di unit che
si potrebbe realizzare. Ognuno pu
vedere allorizzonte, anche se non
ne toccato direttamente, il bene
comune. Ma perch questo accada
bisogna che chi si sente meno ascoltato possa osservare linearit di
comportamento da parte di chi le
decisioni le deve prendere. In questo senso il peggior esempio venuto dalla vicenda a cavaliere tra
Expo e citt a proposito di Piazza
Castello.
Stabilito il principio sacrosanto che
Milano non al servizio di Expo ma
caso mai viceversa, e non un palcoscenico per una compagnia di
giro, la vicenda si pu riassumere in
poche battute. Gennaio 2014: annuncio allAcquario del programma
di pedonalizzazione di Piazza Castello. Aprile: partono i lavori con
linstallazione di cartelli stradali e
modifica dei semafori. Maggio: mobilitazione dei cittadini residenti di
fronte al primo utilizzo del genere

strapaese della piazza. Nel frattempo il dibattito politico, culturale e


tecnico si arroventa. Luglio: il Comune e la Triennale danno luogo a
un esperimento di progettazione
condivisa (Atelier Castello) incaricando 11 studi di architettura di
proporre e dibattere con i cittadini
diversi progetti di utilizzo / allestimento della piazza. Il dibattito stato fatto e si in attesa dei risultati e
delle relative decisioni.
Nel frattempo linesorabile plantigrado della burocrazia ha bandito il
24 marzo una gara per realizzare
una pista ciclabile che interessa tutta la piazza. Un lavoro da un milione
di euro che divide la vecchia carreggiata automobilistica dalla pista
ciclabile con un invalicabile marciapiede asfaltato largo almeno un metro e cinquanta e dotato di ogni belluria del caso (cordoli in pietra, caditoie, passaggi pedonali). Laspetto
della piazza modificato e definitivamente compromesso rispetto a
ogni uso futuro, persino alle feste
strapaese.
Il Comune si giustifica dicendo che
questo era un vecchio progetto del
tempo della Moratti e che aveva gi
ottenuto i finanziamenti. Non farlo
voleva dire perdere questi denari.
Primo: fare un lavoro solo perch si
hanno denari da spendere ricorda la
Milano da bere.
Secondo: come ben ribadisce
lassessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza in altre occasioni, i
quattrini pubblici (dei contribuenti)
devono essere prima di tutto rispettati e poi risparmiati; come dice la
vecchia canzone Milanese: n'ha
vanzaa 'nca m 'n cicn /ghe l'ha
daa 'l so fradeln.
Terzo: anche il pi sprovveduto degli architetti sa che uno spazio pedonale fruibile solo se monoplanare; ogni ostacolo in rilevato ne la
negazione.
Per finire uniti si, orientati al bene
comune pure ma anche la disponibilit allunit ha i suoi limiti.

LO STATUTO DELLA CITT METROPOLITANA.


ISTRUZIONI PER LUSO IN UNOCCASIONE IRRIPETIBILE
Salvatore Crapanzano
Nella prossima fase di stesura dello
Statuto della Citt Metropolitana,
servono risposte urgenti:
* Rispondere alla crescente mancanza di fiducia dei Cittadini verso
le Istituzioni: garantire forme aden. 10 VI 12 marzo 2014

guate di democrazia diretta e costruttiva (non solo, ovviamente,


lelezione diretta del Sindaco e del
Consiglio della Citt Metropolitana).
* Rispondere allattuale confusione
istituzionale che deriva dal venir

meno del sistema delle responsabilit: riconoscere a ogni Soggetto


che opera nellarea milanese compiti precisi in via esclusiva, ma in
un quadro di collaborazioni e con-

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trolli che facilino e non ostacolino


decisioni e interventi.
* Rispondere alla necessit di proposte concrete: garantire molteplici
forme efficaci di concreta partecipazione, attuando subito un sistema
strutturale di partecipazione, sempre pi indispensabile per tanti motivi, per rendere i Cittadini, il mondo
delle professioni, lassociazionismo,
sempre pi Soggetti regolarmente
attivi nelle diverse fasi di progettazione, decisione, attuazione e gestione (Partenariato Pubblico Privato) degli interventi da decidere con
forte attenzione al territorio e alla
specificit delle situazioni.
Serve subito una presenza operativa della Citt Metropolitana, di un
livello di Governo, capace di dimostrarsi autorevole perch realmente
al servizio della Comunit che vive
e lavora in questo territorio; un Governo che vuole affrontare con determinazione, capacit e coscienza i
numerosi problemi di carattere sovracomunale che la legge 56/14 gli
affida.
In sede di stesura del nuovo Statuto
della Citt Metropolitana si capir
subito se c veramente volont politica. La sproporzione tra necessit
e disponibilit di risorse nota, ma
serve un cambiamento deciso che
permetta ora di trovare e sperimentare soluzioni adeguate, perch:
* oggi si discute male, cercando
sempre pi le differenze (non solo
quelle politiche) invece che un confronto costruttivo sui contenuti. Invece si devono avviare ora molteplici occasioni di dialogo che produrranno risultati eccellenti per tutti,
perch larea milanese in condizioni di farcela, se pu intervenire a
tutto campo con le sue enormi smisurate risorse (di idee, concretezza,
capacit operativa, tenacia, volontariato, e tanto altro;
* oggi si decide male, lamentandosi
che siamo sempre in ritardo, ma

senza avviare unadeguata fase conoscitiva e collaborativa. Invece


serve formare un Gruppo tecnico
appositamente preparato che inizi a
sperimentare, sui temi pi urgenti, le
forme pi appropriate per discutere
nel merito con i Comuni, con i Cittadini, con le Imprese, con i Professionisti, con le Associazioni, fissando ogni volta percorsi adeguati e
tempi certi.
Molte nuove tecnologie, ormai consolidate, mettono a disposizione di
tutti strumenti prima impensabili:
che permettono di raccogliere ed
elaborare migliaia di informazioni,
che permettono di fare formazione
distanza, che permettono a tutti di
capire e crescere formandosi in una
continua scuola reciproca . e tanto altro ancora.
Contemporaneamente, dentro Milano (che per la 56/14 pu diventare
una delle zone omogenee della Citt Metropolitana) va risolta laltra
faccia della stessa medaglia.
Tutto raccomanda (e nulla vieta)
che insieme allapprovazione dello
Statuto della Citt Metropolitana si
decida di affidare subito agli attuali
Consigli di Zona di Milano alcuni
compiti nuovi che di fatto nessuno
svolge, ma che penso siano invece
essenziali per iniziare a recuperare,
nel livello pi vicino ai Cittadini, la
loro fiducia nellutilit dellente pubblico; e dare subito concreto, anche
se informale, avvio alle prossime
zone dotate di autonomia amministrativa (da ridisegnare poi con adeguata attenzione).
Alcuni compiti nuovi possono dare
subito un ruolo efficace al Decentramento; richiedono poche risorse
di uomini e mezzi (tablet e banca
dati georeferenziata) che non sconvolgono lassetto gerarchico e non
creano la confusione sempre temuta (che ha sempre consigliato di non
fare):

1. La sistematica raccolta di tutte le


informazioni che aggiornano di continuo lo stato di fatto nel territorio di
ogni zona preparando una base
conoscitiva dettagliata e aggiornata,
sempre pi necessaria per affrontare situazioni complesse e fortemente interrelate.
2. Il compito di effettuare efficaci
controlli a posteriori su tutto quanto
si progetta e si realizza in ogni zona
verso un sistema che richieda
sempre meno documenti formali
che, pur debitamente sottoscritti,
non garantiscono quanto effettivamente realizzato.
3. La raccolta puntuale dei costi
completi consuntivi di ogni intervento pubblico che si realizza in ogni zona e la verifica della rispondenza alle attese dei risultati realmente ottenuti al termine dei lavori
costruendo un feedback utilissimo
per tutti, anche per decidere e attuare sempre meglio in futuro.
Per ottenere grandi risultati per tutti
. ma a condizione di spendere
molto in volont politica.
Un consiglio (interessato) ai tantissimi che, per i motivi pi diversi,
cercano di far fallire sul nascere la
Citt Metropolitana: se lo Statuto
non definir subito basi solide, chiare, democratiche, moderne, questo
livello di governo, pur indispensabile
per affrontare i complessi problemi
di questa area vasta, evaporer in
breve tempo, lasciando altri danni e
altra sfiducia.
Chiunque verr eletto nel Consiglio
Metropolitano dia senso a questa
fase con spirito costituente. La situazione richiede molte risposte urgenti, che oltre ad essere efficaci
devono giuste, motivate, convincenti. Da tempo viaggiamo in salita, con
crescente
fatica;
questa

loccasione di decidere di togliere il


freno a mano!

PARTECIPAZIONE E CITTADINANZA ATTIVA: IL PD A MILANO CI PROVA


Paola Bocci
La disgregazione sociale, con tutte
le sue declinazioni, un problema
non aggirabile e non rimandabile :
il tema vero della societ attuale,
quasi un ossimoro politico sociale
che non pu non toccare in primo
luogo i partiti politici e la loro funzione e coinvolgerli nella ricerca di soluzioni.
Il Pd metropolitano sabato 6 settembre allinterno della Festa
dellUnit ha organizzato una intensa giornata di confronto con i suoi

n. 31 VI - 17 settembre 2014

iscritti, coinvolgendo Movement for


Change, Fabrizio Barca, Antonella
Agnoli, Arci e Action Aid in uno
scambio attivo, articolato in gruppi
di lavoro sul 'costruire comunit'.
La giornata rispondeva al bisogno
espresso dagli iscritti di ripensare ai
propri luoghi di presidio territoriale,
di rinnovare metodi e strumenti per
aumentare e facilitare la partecipazione e la cittadinanza attiva.
Come membro della segreteria metropolitana con la delega ai processi

partecipativi ho ricevuto moltissime


sollecitazioni, segno che il bisogno
di trovare strade nuove e di dare un
senso concreto alla parola partecipazione, spesso abusata, forte
non solo nella cosiddetta societ
civile ma anche tra i militanti di un
Partito di grande tradizione di attivismo sul territorio come il Pd.
Il fattore comune delle discussioni di
gruppo stato la consapevolezza
del bisogno che le persone hanno di
luoghi dove stare insieme per discu-

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tere insieme, per imparare a crescere come cittadini, ma soprattutto per
fare delle cose insieme; oltre le
campagne elettorali, oltre i Congressi e le tematiche legate a questioni squisitamente interne allorganizzazione e strutturazione del Partito.
Si cercato di stimolare la discussione sulla (non troppo) sottile differenza tra essere spazio e diventare
luogo, andare cio oltre la caratteristica fisica di essere contenitori, per
diventare capaci di sviluppare contenuti e relazioni nuove e motivanti
tra persone e azioni.
forte anche negli iscritti la percezione della distanza tra partito e cittadini, della difficolt ad avvicinare
alla politica chi ne sempre stato
fuori o chi se ne allontanato.
Le domande: quali azioni possono
trasformare uno spazio in un luogo
di partecipazione e relazione? Quale ripensamento degli spazi, dei
tempi delle attivit di un circolo possono supportare il processo di cambiamento di un partito avvicinandolo
di pi alla societ? E ancora:
compito del partito in prima persona, degli iscritti al partito, dei circoli
fare comunit e servizio?
Quale equilibrio tra accogliere dentro i propri luoghi, e uscire fuori nel
mondo?
La parola partecipazione nei discorsi degli iscritti del partito va spesso
a braccetto con la parola innovazione e concretezza: innovare le modalit di fare politica e ritrovare concretezza nellagire politico legandolo
alle politiche del territorio, a progetto
concreti e ai veri temi emergenti della comunit che lo abita.

In questo bisogno rinnovato di costruire comunit attraverso sperimentazioni di agire politico attivo
che coinvolge la cittadinanza tutta,
sta anche la curiosit per le due
forme che sono state al centro del
lavoro dei gruppi: la pratica del
Community Organizing, dal mondo
anglosassone e il progetto dei Luoghi Ideali promosso a livello nazionale da Fabrizio Barca. E nello
stesso tempo lattenzione per esperienze spontanee come le biblioteche di condominio oppure per le biblioteche di pubblica lettura, che Antonella Agnoli ha ben raccontato nei
suoi libri (Le Piazze del Sapere,
"La biblioteca che vorrei") sottolineando quanto "le nostre citt abbiano
bisogno urgente di biblioteche di
nuova concezione, dove i cittadini si
possano incontrare stabilendo relazioni sia intellettuali che affettive".
Il progetto Luoghi Ideali di Fabrizio
Barca un progetto nazionale (che
coinvolge diversi circoli in citt, alcuni inseriti in realt complesse come quello di via Padova) nato al
termine della sua Traversata, che
propone una nuova idea di Partito
che pu davvero far accadere le cose a partire dai luoghi e dai territori.
Movement for Change, di supporto
a David Miliband per il rilancio del
Labour dal 2011, un movimento
nato per mobilitare le comunit locali allempowerment: si coinvolgono
tutti gli stakeholders per risolvere
problemi concreti o per lanciare
campagne che possono diventare di
interesse nazionale.
Lorganizzazione centrale mette a
disposizione le competenze, la capacit tecnica e raduna le esperienze simili

Su questi modelli e su esperienze


spontanee o civiche ci si confrontati per diverse ore, con momenti
comuni e momenti di lavoro a piccoli
gruppi. Alla fine della giornata rimasto molto di pi del confronto su
questi nuovi strumenti e modelli di
partecipazione e agire politico, sulle
possibilit di formare Community
Organizer e di reperire risorse con
modalit nuove di Crowfunding.
emersa forte la spinta, il desiderio
di non fermarsi qui, ma di andare
oltre, rivendicando la necessit di
un confronto costante anche con
pezzi di societ fuori dai Partiti, per
interrogarsi su quale sia lidentit di
un circolo, sulla capacit di accogliere esperienze e pensieri diversi
da s (accettando anche i conflitti) e
di attivarsi per uscire da s, mantenendo una propria chiara identit.
La partecipazione allattivit sociale
della societ, dellamministrazione,
spesso frenata dalla paura della
contaminazione e del trasformarsi in
sostituti di qualcosaltro, perdendo
la propria specificit e confondendo
i ruoli.
La strada appena cominciata, ma
la consapevolezza di non dover essere altro, ma di poter diventare facilitatori di azioni che coinvolgono
altri attori come istituzioni e associazioni, oppure sperimentatori
temporanei di nuove modalit da
lasciare poi in carico alle istituzioni
locali, gi un segno di cambiamento e di apertura che mette al
centro le relazioni e la possibilit di
fare rete per lavorare non da soli
alla costruzione di comunit pi coese. Questa era la prima puntata,
ma ce ne saranno altre.

COL NUOVO REGOLAMENTO RIVOLUZIONE VERDE A MILANO


Elena Grandi
Il patrimonio del verde di una grande citt un bene prezioso, dal valore inestimabile. grazie alle aree
verdi, piccole o grandi, ai filari alberati, ai parchi, ai giardini, agli orti, ai
terreni agricoli, ai giardini privati,
che si definisce il grado di sostenibilit ambientale di una citt. il verde urbano, con le sue connessioni
con il sistema delle acque, ma anche con ledificato, lelemento capace di conferire (o di non conferire) a
una citt un alto livello di benessere.
Oltre ad avere un importante valore
estetico - paesaggistico, il verde
svolge anche funzioni essenziali per
la salute pubblica come elemento
migliorativo del microclima. Le piante in citt, infatti, interagendo con
l'atmosfera svolgono un'importante

n. 31 VI - 17 settembre 2014

funzione di contrasto dell'inquinamento atmosferico, termico, chimico


e acustico (dalla premessa del
nuovo Regolamento dUso e di Tutela del Verde Urbano).
Lo strumento per dar valore, tutelare, usare nel modo migliore questo
bene un Regolamento del verde:
e questo regolamento, per essere
davvero efficace, deve porre
lattenzione non solo sulluso, ma
anche sulla cura, la manutenzione e
la valorizzazione del verde, sia pubblico che privato: perch quando si
parla di verde urbano si deve comprendere in esso ogni pianta, albero, prato, giardino, parco della citt.
Milano una citt complessa: non
solo perch prossima a divenire citt metropolitana, ragione per cui

necessario ormai pensare in termini


di connessioni con le aree limitrofe;
non solo perch una citt dacqua,
ricca di canali fuori e sottoterra, che
richiedono particolare attenzione
anche in rapporto al sistema di drenaggio delle acque; ma anche perch comprende al suo interno i
grandi parchi della cintura, con i loro
terreni agricoli, le cascine, le rogge,
i canali che contribuiscono a incrementare, a difendere e a valorizzare
la biodiversit.
Quando si parla di verde urbano a
Milano si intende tutto questo.
Alla luce di queste considerazioni,
lAmministrazione ha deciso di adottare un nuovo Regolamento dUso e
di Tutela del Verde Urbano, che sostituisca quello in vigore dal 1995

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che oggi appare, con le sue poche
pagine di norme, incompleto e insufficiente.
Non stato un lavoro semplice:
nellultimo anno si sono studiati, analizzati e valutati i regolamenti di
altre citt, italiane ed europee, per
identificare un buon modello a cui
fare riferimento; quindi si sono ascoltate le idee e le proposte di persone, enti, associazioni, universit
che da sempre si occupano a vario
titolo di verde urbano. Agronomi,
paesaggisti, botanici, giardinieri, esperti di vario genere, insieme ai
tecnici del Comune hanno lavorato,
collaborando tra loro, per dare forma a un documento molto pi articolato e completo del precedente:
che, prendendo spunto da quello
della citt di Torino (che sembrato
migliore di altri e pi adatto alla
condizione di Milano), ne ha perfezionato alcuni aspetti, rendendolo,
pi semplice.
Ora la bozza del Regolamento al
vaglio dei Consigli di Zona, oltre che
di tutti gli altri enti e dei settori che
dovranno esprimere le loro osservazioni; poi, come tutti i regolamenti, sar sottoposto allapprovazione
del Consiglio Comunale.
Questo metodo di lavoro dimostra
come, almeno in questo caso,
lAmministrazione e lAssessorato al
Verde in specie, abbiano deciso di
avvalersi della collaborazione dei
Consigli di Zona nella fase di costruzione del documento, non pi
solo per lespressione di un parere

(consultivo e perci spesso ininfluente) su di un documento ormai redatto in forma definitiva. Un passo
molto importante verso lattuazione
di un vero ed efficace decentramento. I Consigli di Zona rappresentano
infatti lanello di congiunzione tra
citt e territorio e ciascuno di essi
porter utili osservazioni in base alla
conoscenza della realt del proprio
territorio.
Sono moltissime le novit contenute
nel nuovo regolamento, tanto che
non sarebbe possibile riassumerne i
contenuti in poche righe; ma nei
suoi articoli si parla di buona condotta, di rispetto, di tutela, ma anche
di potature, di abbattimenti, di preservazione, di valorizzazione, di
sport, di gioco, di sosta lungo i filari
alberati, di atti vandalici, di condivisione degli spazi, di biodiversit, di
piante autoctone e alloctone e di
molto altro; e si parla anche, in maniera chiara e inequivocabile, di
verde privato. Con il nuovo regolamento, infatti, anche le aree verdi
private e i giardini condominiali saranno soggetti ad alcune regole
che, lasciando ovviamente libert di
azione su interventi di manutenzione e anche di progettazione, non
consentiranno pi, ad esempio,
labbattimento e le potature pesanti
di alberi oltre una certa dimensione
o comunque di pregio, senza che
prima non ne sia stata valutata
leffettiva necessit.
La bozza sottoposta ai Consigli di
Zona un ottimo documento, che

potr migliorare ancora grazie alle


osservazioni che saranno espresse
e deliberate in questi giorni. Alcuni
passaggi potranno essere modificati
e arricchiti per ottenere una maggiore incisivit. Inoltre, a completamento del documento e al fine di renderne pi efficace, chiara e semplificata la sua applicazione, riducendo
drasticamente intoppi di ordine burocratico, si pensa che dovrebbero
essere inseriti, sul modello di quelli
presenti nel Regolamento del Verde
Pubblico e Privato della Citt di Torino, alcuni allegati. Per fare degli
esempi: schede per la segnalazione
degli alberi di pregio, normative sovra comunali, prontuario per le potature in uso nel Comune di Milano,
elenco dei parchi e giardini pubblici
e privati sottoposti a tutela da parte
della Soprintendenza, schemi per la
tutela degli alberi in aree di cantiere,
ecc.
Al termine di questo complesso lavoro, Milano avr compiuto una sua
rivoluzione verde. Una rivoluzione
pacifica, condivisa e sostenibile, che
dar alla citt uno strumento utilissimo nella prospettiva della futura
citt metropolitana; e, anche, in vista dei futuri contratti dappalto per
la manutenzione del verde. Uno
strumento che sar la migliore garanzia di tutela e di salvaguardia di
una delle nostre pi grandi ricchezze: quella degli alberi e dei prati, dei
giardini e dei parchi, dei canali e
delle fontane; e degli animali che li
abitano.

STATUTO METROPOLITANO. ATTENTI ALLEFFETTO CIPOLLA


Roberto Masiero
La Legge 56 non certamente una
legge perfetta. Tuttavia, fra alcune
ambiguit non marginali, introduce
un elemento di forte significato innovativo: il principio della pianificazione strategica del territorio attraverso cui costruire un sistema integrato di infrastrutture e di servizi a
dimensione metropolitana.
Il primo passo previsto dalla Legge
attiene tuttavia alla pianificazione
istituzionale attraverso la definizione dello Statuto, che dovr contenere le funzioni attribuite, e che definir le competenze della Citt metropolitana e dei Comuni, ivi compresi i distretti urbani omogenei e il
tipo di sistema elettorale che dovr
essere adottato.
Questi due processi non possono
essere disgiunti, ma devono procedere insieme sin dallinizio. Nel
momento di redigere lo Statuto
dobbiamo avere gi in mente che
tipo di nuova identit e di vocazione

n. 31 VI - 17 settembre 2014

potr assumere la nuova Citt Metropolitana, per cucirle addosso un


abito istituzionale che ne favorisca il
funzionamento e lo sviluppo. E la
prima priorit quindi quella della
ricognizione delle identit e delle
vocazioni locali dei territori che la
compongono.
Larea metropolitana milanese a
oggi una realt peculiare. L accesso ai beni e ai servizi comuni nel
capoluogo fortemente concentrico, e la qualit della vita, secondo
le analisi del Progetto Galileo diretto dal professor Claudio Conti, degrada progressivamente dal centro
alla periferia: il cosiddetto modello a cipolla.
I comuni circostanti hanno subito un
processo diffuso di desertificazione
industriale e di sviluppo spesso incontrollato del terziario e sono ormai troppo piccoli e frammentati per
rispondere efficacemente alla do-

manda di servizi pubblici e di Welfare da parte delle loro popolazioni.


Si tratta tuttavia di evitare di esportare alla Grande Milano il modello
a cipolla del capoluogo, ma di realizzare una Citt Metropolitana policentrica, basata su aree omogenee
che valorizzino la collaborazione
sovracomunale: il modello potrebbe
essere quello delle Comunit di
Comuni francesi.
Rispetto alle grandi aree metropolitane europee larea milanese ancora caratterizzata da un forte livello di frammentazione: il capoluogo
finora andato per conto suo, i
Comuni circostanti sono rimasti
quasi sempre isolati nei loro territori, e i tentativi di collaborazione sovracomunale sono stati spesso frustrati dalla cultura del campanile.
Intorno a quali assi dunque possibile costruire una nuova identit
complessiva e coesa per la Citt

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Metropolitana? Queste sono alcune
nostre proposte
* Valorizzare le eccellenze della
Milano Citt creativa su scala europea, ricostruendo legami con le
identit e le vocazioni locali dei territori (ad esempio: Turismo dolce, i
Navigli, leccezionale risorsa dei
Parchi, la storia Leonardesca e Viscontea, la cultura del cibo, la riqualificazione dellAgricoltura )
* Identificare nuove missioni produttive che portino attivit ad alto valore aggiunto. Serve un grande sforzo
collettivo delle associazioni imprenditoriali e delle organizzazioni dei
lavoratori per rivitalizzare aree esauste come quelle della Martesana (10.000 posti di lavoro persi nel
settore delle Telecomunicazioni)
colmare il buco lasciato dallAlfa di
Arese, dalla sparizione dellindustria
del vetro, della carta e della ceramica nel Sud Ovest, per non parlare dellicona della desertificazione,

la nuova fabbrica-fantasma della


Mivar di Abbiategrasso .
Leconomia digitale offre molte opportunit per capitalizzare le risorse, la storia e le identit di questi
territori; e molte iniziative potrebbero risultare in grandi progetti di riqualificazione del territorio finanziabili sul mercato Europeo.
In una parola, serve la capacit di
generare nuovo valore.
Unultima considerazione sulla cosiddetta battaglia contro il Milanocentrismo. La diffidenza e talora
lostilit di molti Comuni nei confronti del Capoluogo sono profondamente radicate e spesso francamente motivate. Non illudiamoci di
poterle superare semplicemente
disegnando un bello Statuto.
Saremo in grado di costruire una
Citt Metropolitana veramente integrata e collaborativa solo se saremo capaci di ridisegnarla sulla base

di un sistema di mutue convenienze, di portare nuova ricchezza diffusa attraverso le reti dove ora
rimasto solo deserto, di proteggere
e tutelare insieme il sistema dei
Parchi; se dimostreremo insomma
che con la Citt Metropolitana la
qualit della vita di tutti i cittadini
migliora, che tutti possano accedere alla stessa qualit di servizi a
prescindere da dove abitino e che
possano contare su una viabilit e
su servizi di trasporti decenti.
Per questo il Movimento delle Liste
Civiche, in cui mi riconosco, ha deciso di partire dalla creazione di reti
civiche territoriali e di candidare
quattro rappresentanti dei vari territori nella lista CentroSinistraa per la
Citt Metropolitana. Ma per realizzare tutto questo servir soprattutto
una nuova classe politica metropolitana, dotata di visione, competenza, progettualit e coraggio.

PASTICCI METROPOLITANI. ALLA RISCOPERTA DEL FEUDALESIMO


Daniele Vittorio Comero
Il Parlamento a fine marzo ha votato
la legge 56/14, la cosiddetta legge
Delrio, molto innovativa sulle Province, che non sono abolite, ma
svuotate di risorse e affidate ai sindaci dei comuni. In pi la Delrio ha
istituito le Citt metropolitane.
A Roma, nel corso dei lavori parlamentari, forse preoccupati di aver
concesso troppo, hanno concepito
una gestione tecnicamente elitaria
dove il voto popolare stato abolito
a favore di una ristrettissima elite
politica. A Milano pari allo 0,08%
della base elettorale politica. Non
sicuri dellefficacia elitaria di tale
norma, hanno aggiunto un meccanismo di voto ultra-ponderato, barriera invalicabile posta allingresso
nelle nuove istituzioni territoriali. Il
marchingegno spietato: un sindaco di un piccolo comune milanese
vale 1 voto, un consigliere del comune di Milano vale 120 voti. Sui
piatti della bilancia bisogna mettere
due pullman pieni di consiglieri comunali dei piccoli comuni per competere con uno della citt di Milano.
La legge Delrio un mix di soluzioni, tocca poi alle persone dare vita e
forma alle regole, che sono come
un coltello: possono essere usate
per tagliare ci che non serve oppure per rovinare quanto costruito. In
questo momento il sistema politico
sta veleggiando pi sulla seconda
ipotesi. La Citt metropolitana una
vecchia novit nel panorama delle
istituzioni pubbliche. Per, stavolta
le cose sono state impostate con un

n. 31 VI - 17 settembre 2014

piglio decisionista: a comandare sar il sindaco del capoluogo, che


prender in mano la vecchia baracca della Provincia, accompagnato
dal consiglio metropolitano. Le elezioni di questi consigli devono avvenire entro il 12 ottobre, come deciso a Napoli e Torino, mentre a Milano, Genova e Bologna sono state
fissate per domenica 28 settembre.
I compiti sono ancora molto incerti.
Nei giorni scorsi si svolto un seminario sulle funzioni della Citt
metropolitana (marted 9 settembre), organizzato dal Comune di Milano con il PIM, indirizzato agli amministratori comunali milanesi. Il
luogo dellincontro non casuale,
un simbolo storico: palazzo Reale,
in piazza Duomo. Appare quasi una
convocazione della corte di tutti i
rappresentanti dei piccoli feudi interni al ducato di Milano. Nella sala
delle udienze, pardon, delle conferenze, si sono riversati i vassalli,
valvassori e valvassini. Accolti dal
responsabile della apposita struttura
di progetto e dallassessore delegato, con i tecnici PIM, storico braccio
urbanistico del Comune. Non si
visto il sindaco di Milano Giuliano
Pisapia, che in questo modo si
certamente salvato da questo inopportuno revival storico. Parimenti
non si sono visti i dignitari della signoria uscente, quella della Provincia di Milano, con effetti opposti.
I sindaci e i consiglieri comunali
(praticamente assenti Lega, NCD e
FI) hanno affollato la sala con con-

tenuta allegria, per la cerimonia di


presentazione della struttura che
dar la possibilit di avere 24 nuove
investiture, le poltrone del consiglio
metropolitano.
Rimane da capire ancora qualche
piccolo dettaglio, ad esempio, a cosa servono questi consiglieri e che
compiti avranno. Tema a cui dedicato lincontro. Dopo oltre due ore di
relazione dei tecnici PIM, con il racconto sui tavoli istituzionali e la
meraviglia dei Piani Strategici pluriennali, il pubblico, inizialmente ben
disposto, incomincia a incupirsi. Sono tutti politici abituati ad annusare
laria che tira e il conto presto fatto: sono passati cinque mesi
dallapprovazione della legge, a pochi giorni dal voto, si ancora alle
slide da seminario di alta formazione. Vuol dire che le pentole sul fuoco sono vuote, non si vede lombra
di un osso, n del bollito. I sindaci
quando sentono parlare di piani
arricciano il naso, significa dargli
lavoro e problemi aggiuntivi, senza
vantaggi immediati per la comunit
che rappresentano.
Il bello arriva alla fine, con le domande dellinquieto pubblico, che
stato redarguito sul poco tempo a
disposizione a tale scopo. A chi
chiede lumi sulla effettiva data di
funzionamento della Citt metropolitana il responsabile del progetto
Giorgio Monaci risponde che la Citt
presumibilmente diventer soggetto
giuridico dal 1 gennaio 2015.

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Se fosse veramente cos c da
chiedersi a che serva eleggere il
consiglio frettolosamente il 28 settembre, anticipando di quindici giorni la data normale del voto che buona parte delle Province hanno assunto nel 12 ottobre. Fretta inspiegabile, visto che ogni cosa in ritardo, compreso il governo con i
suoi provvedimenti, e per ora ci sono solo le slide. A risollevare il morale ci prova il sindaco renziano di
Cernusco Eugenio Comencini che
interviene lanciando proposte, con-

cetti di buona politica e buon senso,


che non ricevono accoglienza alcuna, se non sorrisetti di compatimento per tanto ardire.
Dalle poltrone di mezzo, si sente
una timida voce: che ne dite dei
possibili ricorsi al TAR?. Monaci su
questo perentorio: roba che non
ci riguarda, tocca solo la questione
delle elezioni di 2 grado. Strano,
non avr visto le grosse nubi che si
stanno addensando sopra palazzo
Isimbardi, sede di votazione e possibile obiettivo di una parte dei ri-

corsi. Lassessore Benelli cerca di


rassicurare tutti indicando nellidentit metropolitana milanese la chiave di volta. Ottimo, i presenti si sentono gi parte della corte ducale. Gli
interventi migliori arrivano a tempo
scaduto. Ma non c tempo, occorre
andare al voto, per avere a fine mese un Consiglio metropolitano con
compiti incerti, che forse non potr
fare nulla fino al 1 gennaio 2015,
se non litigare con lariosa Provincia.

USCIRE DALLA CRISI IN SETTE MOSSE


Pier Vito Antoniazzi
Se si vuole affrontare la crisi forse
non basta analizzare cause economiche e politiche, forse occorre andare alla radice dei paradigmi culturali dominanti che ci hanno portato
fin qui. Ci hanno provato due lavori,
pubblicati da Feltrinelli, che sono
involontariamente complementari.
Primo dato in comune (a parte l'editore e la tipografia): entrambi sono
scritti con "doppio sguardo" (direbbe
Marina Terragni) cio insieme da un
uomo e una donna. "La societ generosa" di Pier Mario Vello e Martina Reolon stato stampato in febbraio di quest'anno, "Generativi di
tutto il mondo unitevi!" di Mauro
Magatti e Chiara Giaccardi in marzo
2014, freschi di stampa dunque.
Entrambi partono dalla crisi di oggi
e ne inseguono le caratteristiche di
paradigmi culturali che si vanno a
schiantare, portando con se dissesti, dolore, diseguaglianza, depressione. Entrambi impostano un paradigma etico, ovvero di valori comuni
e condivisi che formano una comunit, che non solo morale individuale o religione rivelata.
Entrambi guardano a un "nuovo
umanesimo" che nell'illuminismo ha
le sue radici. Vello e Reolon parlano
delle origini laiche oltrech religiose
della filantropia che ha come sfondo
la lotta alle diseguaglianze e il riconoscimento della universalit del
genere umano. Ma soprattutto danno alla generosit e al dono un carattere fondante di un'identit moderna. Donare riconoscere ed essere riconosciuto, includere, atto
primario, gratuit e insieme utilit.
"Significa vivere l'esperienza di una
appartenenza interpersonale e anche comunitaria che amplifica, ma
insieme limita la personalit e l'identit di ciascun individuo."
Se "il paradigma individualista riduzionistico, atomistico,utilitaristico.
In esso la composizione degli interessi dei singoli che forma la socie-

n. 31 VI - 17 settembre 2014

t." e "il paradigma olistico, al contrario, spiega tutte le azioni, individuali o collettive, ...come manifestazioni dell'influenza esercitata dalla
totalit sociale sugli individui (funzionalista, strutturalista e istituzionalista)". Il dono rappresenta "il terzo
paradigma,orizzontale e pervasivo"
(come lo chiama Caill),in contrapposizione alla verticalit dall'alto
dell'olismo e a quella dal basso
dell'individualismo.
Questo processo comporta che la
coscienza origini la propria autocoscienza nel rapporto con l'altro, un
processo che non si chiude in s,
non un cerchio ma una spirale.
Aver dimenticato il dono e l'escludere la generosit dagli elementi fondanti della societ sintomo e allo
stesso tempo causa del disagio
contemporaneo. Poich attraverso il
dono si struttura l'immagine del bene, la relazione reciproca realizzata
nella generosit attua una vera e
propria formazione del "futuro socialmente desiderabile". "Il dono
un atto etico di costruzione politica".
Nel saggio di Vello e Reolon il discorso si concretizza poi nel difficile
percorso di una cultura generosa e
inclusiva, attraverso le crisi economiche, i miti ideologici, la crisi del
welfare, fino ai dati concreti sul ruolo delle fondazioni e della filantropia
laica (non solo "corporate") nel
mondo intero.
Pier Mario Vello stato per otto anni Segretario Generale di Fondazione Cariplo. Alla fine di giugno una
malattia fulminante ce l'ha portato
via. L'assenza di rappresentati istituzionali di Comune di Milano e Regione Lombardia al suo funerale
stata la conferma pi ridondante (al
di l di tanta retorica del rapporto tra
"pubblico" e societ civile e terzo
settore) di quanti ritardi di comprensione, di quanta presunzione di primato e assolutezza, quanta sterile

autonomia ancora regnino nei mari


della politica.
Magatti e Giaccardi partono invece
dall'affermazione della libert. "Tutti
ci pensiamo e ci vogliamo liberi.
Siamo perdutamente innamorati
della libert". Ma la nostra libert
(che non solo "mia") impegnativa e sfidante (come ogni grande
amore). insidiata da scienza e
tecnologia (che pure hanno contribuito al suo sviluppo), da mercato
ed economia, deve fare i conti con
se stessa.
Nell'era della "globalizzazione" la
libert di massa si pensata nei
termini di pura apertura. Ma che
fosse "sfida al padre", o ricerca del
nuovo e dell'eccesso, o inseguimento del piccolo godimento seriale del
consumo,la strada stata quella di
un individualismo sempre pi spinto,
di un "nichilismo sorridente". Come
se la "volont di potenza" (di nietzscheana memoria ...) si riducesse
a una sorta di adolescenza storica e
culturale.
Come andare oltre questa fase?
Occorre superare alcuni miti come
quello dell'autonomia e dell'autorealizzazione ("nessuno pu vivere se
non in rapporto alla realt che lo circonda, che lo limita, certo, ma al
tempo stesso lo "abilita"). E occorre
imboccare la maturit che viene
(secondo Erik Erikson e secondo gli
autori) dalla generativit. Al soggetto, superata l'autocentratura adolescienziale, richiesto "un decentramento" da s e la disponibilit ad
aprirsi all'altro (dimensione intersoggettiva), agli altri (dimensione
sociale), al tempo (dimensione intergenerazionale) attraverso l'assunzione di un atteggiamento "di
cura e di investimento per ci che
stato generato per amore, per necessit o caso".
Generare non solo 'fare figli'. Generativi si diventa. Generare pi di
un atto biologico: simbolico, politi-

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co, antropologico. farsi tramite
perch qualcosa che vale, grazie a
noi (alla nostra disponibilit) possa
esistere. generativo un educatore,
generativo l'imprenditore, generativo l'artigiano e l'artista, il volontario, il professionista, la guida spirituale, il professore, l'amministratore
locale, il terapeuta .... . generativo
chi riesce a trasformare un trauma
in energia positiva.
Nessun rimpianto dunque per la
"societ solida" ma attenzione alla
mobilit della "societ liquida" cercando la via del rafting una discesa
nel fiume della vita facendosi portare e insieme cercando di darle una
direzione, un senso.
Per fare questo occorre avere un
particolare carattere. Primo: eccedere (che non eccesso), ovvero
cercare una vita ulteriore,un salto di
qualit,una condizione migliore. Se-

condo: intraprendere, assumere responsabilit personale, rischio. Terzo: valorizzare, cio far crescere,
curare, facilitare. Quarto: personalizzare ovvero trovare la propria singolarit, unicit, stile. Quinto: creare
alleanze ovvero creare partecipazione, contagio, diffusione. Sesto:
essere resilienti ovvero flessibile e
resistenti, capaci di superare le crisi,
di andare avanti anche quando non
si riconosciuti, disposti al sacrificio
(dal latino sacrum facere, rendere
sacro, sottrarre alla banalit). Settimo: essere sostenibili ovvero restituire al territorio, alla comunit, alle
nuove generazioni.
Questi e molti altri ancora i suggerimenti di Magatti e Giaccardi che
cercano di immaginare un "nuovo
soggetto storico per una nuova epopea della libert", dialogando con
molti dei temi emersi in questi anni,

dalle opportunit della rete al tema


dei "beni comuni" come laboratorio
di nuove forme istituzionali, dalla
libert religiosa verso un umanesimo integrale all'impresa come istituzione plurale (riscoprendo Olivetti),
all'investimento strategico sull'educazione (o "capacitazione" come la
chiamano Amartya Sen e Martha
Nussbaum).
E speriamo che gli autori abbiano
ragione quando scrivono. "I germogli di una nuova primavera cominciano a spuntare persino nel terreno
arido e ormai sterile delle societ
dei liberi. Chi ha l'orecchio fino gi
la sente, chi non ha smesso di ascoltare la realt gi ne avvolto:
non un vento impetuoso, ma una
brezza leggera si alza dentro e attorno a noi. .... generativi di tutto il
mondo unitevi!!

CITT METROPOLITANA: CITTADINI E ISTITUZIONI SEMPRE PI LONTANI?


Giuseppe Natale*
Lennesima legge istitutiva delle Citt Metropolitane (la n. 56 / 2014 )
ingrossa il fiume in piena di leggi e
leggine, decreti e regolamenti, che
scorre da oltre un trentennio verso
le morte gore del degrado delle istituzioni e della riduzione della democrazia. molto pasticciata, afferma il direttore di ArcipelagoMilano:
come dargli torto? Contiene rischi
di incostituzionalit, dimostra Besostri.
Tutto si tiene nella direzione del rafforzamento del potere esecutivo
(del capo di governo o delluomo
solo al comando, come si usa dire):
legge elettorale ultramaggioritaria e
blindata, abolizione del senato elettivo, privazione del diritto di voto dei
cittadini metropolitani, con finta abolizione delle province non metropolitane che rimangono come organi di
secondo livello, le cui funzioni verranno indicate dalle regioni (come
da ultimo accordo con il governo).
Si consolidano gli apparati centralistici: governo nazionale, regione/staterello (nonch scandalosamente dispendioso ), comune capoluogo.
C nella legge, come del resto nel
rosario delle leggi precedenti (mai
attuate), la previsione dellelezione
diretta del sindaco e del consiglio
metropolitano, ma si deve seguire
un iter complicato e pieno di insidie.
Qui necessario chiarire alcune cose importanti. Prendiamo lintervento del consigliere provinciale,
Calaminici, mandato a casa con tutto il consiglio provinciale dal dispositivo di legge. Pi realista del re, lex

n. 31 VI - 17 settembre 2014

pluriennale consigliere accusa di


vuoto straparlare quelli che pongono seriamente la questione del
diritto di voto e del consolidamento
della democrazia decentrata territoriale. E bolla come idea bislacca
quella che si possa abolire il Comune unico del capoluogo dellarea
metropolitana, nel nostro caso il
Comune di Milano. Ma come si fa a
liquidare in modo cos superficiale e
polemicamente aggressivo le vere
questioni che se non vengono affrontate in termini di partecipazione
democratica e di riequilibrio delle
entit e identit dei comuni dellarea
metropolitana, costituiranno il sempiterno ostacolo alla realizzazione
della Citt Metropolitana come ente
di governo intermedio tra i comuni e
la regione?
A ogni livello, ci si aspetterebbe un
po di autocritica da chi ha avuto responsabilit istituzionali. Perch si
continua a fare come gli struzzi che,
con la testa nella sabbia, non possono (non vogliono?) vedere nelle
caste partitiche e oligarchiche (a
cominciare dal PD) le principali responsabili del precipizio morale e
istituzionale, economico e ambientale, civile e sociale in cui caduto il
bel Paese?
Torniamo alla L. 56. Il comma 22
prevede lelezione diretta, a suffragio universale, del sindaco e del
consiglio di tutte le citt metropolitane, a condizione che entro la data
di indizione delle elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del
comune capoluogo in pi comuni. A
tal fine il comune capoluogo deve

proporre la predetta articolazione


territoriale, con deliberazione del
consiglio comunale (). La proposta del consiglio comunale deve essere sottoposta a referendum tra
tutti i cittadini della citt metropolitana, da effettuare sulla base delle
rispettive leggi regionali, e deve essere approvata dalla maggioranza
dei partecipanti al voto. altres necessario che la regione abbia provveduto con propria legge allistituzione dei nuovi comuni e alla loro
denominazione ai sensi dellarticolo
133 della Costituzione.
Per complicare ancora le cose (per
lasciare intatto il Comune capoluogo
che deve predominare sugli altri?),
si stabilisce che, in alternativa a
quanto previsto dai periodi precedenti (come si maltratta la nostra
bella lingua!?), si possa far luogo
ad elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale nelle sole citt metropolitane con popolazione superiore a
tre milioni di abitanti, a condizione
che il comune capoluogo abbia
realizzato la ripartizione del proprio
territorio in zone dotate di autonomia amministrativa, in coerenza con
lo statuto della citt metropolitana.
Quindi per Milano lopzione della
ripartizione zonale non unica ed
esclusiva. E lha chiarito Ballabio nel
suo articolo Lambiguo enigma dello Statuto Metropolitano (ArcipelagoMilano del 16 luglio scorso). Si
pu quindi superare il comune unico
e articolare lattuale Milano in pi
comuni. Ci ricordiamo che il progetto riformatore, varato nel 1968 e du-

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rato fino al 1999 (lanno della divisione in 9 Zone della citt), articolava il territorio del comune di Milano
in 20 Consigli di Zona che dovevano
diventare
20
municipi/comuni
allinterno del riequilibrio dei centri
urbani dellarea metropolitana per
eliminare il gigantismo del capoluogo e il nanismo dei piccolissimi comuni non autosufficienti?
In tempi in cui si faceva di tutto per
aumentare il numero delle province
e si sottovalutava la centralit delle
aree metropolitane (e di quella milanese in particolare), un gruppo di
cittadini impegnati e competenti si
costituiva in Comitato per la Citt e
la
Cittadinanza
Metropolitana
(2005). Il Comitato redigeva una
bozza di statuto della citt metropolitana e promuoveva incontri pubblici, mettendo sul tappeto - assieme
ad altri comitati - le questioni vere
che affliggevano e affliggono ancor
pi oggi le aree metropolitane (cementificazione e inquinamento ambientale, traffico e mobilit in crisi

permanete, qualit della vita in continuo peggioramento, grandi opere


e speculazione finanziaria, fondiaria
e urbanistica, proliferazione della
criminalit organizzata e della corruzione ecc. ) in una visione di riforma istituzionale degli enti di governo territoriale con la partecipazione democratica.
Per parte loro i partiti e le caste in
tuttaltre faccende affaccendate, con
la loro arroganza e insipienza aggravavano la crisi strutturale del sistema, facevano e fanno ancora
demagogia, continuano a non volere avvicinare le istituzioni ai cittadini
(pardon: fanno di tutto per allontanarle). Anzi dicono una cosa e ne
fanno unaltra, mentre riducono drasticamente la sovranit popolare e
gli spazi di democrazia. Come si fa
a tollerare che latto istitutivo della
Citt Metropolitana (lo Statuto) venga affidato a 24 persone non elette
dai cittadini, come se fosse un fatto
privato, una questione aziendale!

Oggi leredit di quel comitato


confluita nel Forum Civico Metropolitano che nellottobre del 2011 lanciava un Appello per la Citta(dinanza) Metropolitana Milanese.
Ancor pi attuale oggi, lappello viene riproposto ai cittadini, allopinione
pubblica, ai sindaci e consiglieri
comunali della vasta area metropolitana milanese che non pu non
comprendere anche il territorio di
Monza a Brianza.
Il Forum auspica che le proprie riflessioni e proposte vengano conosciute e prese in considerazione.
Che si avvii una discussione con i
cittadini metropolitani. Che si esca
dai Palazzi del Potere e della politica autoreferenziale. La democrazia
si difende, si salva e si sviluppa con
il controllo e la partecipazione delle
cittadine e dei cittadini al governo
della res publica e del bene comune.
*Forum Civico Metropolitano

BINDI SERRACCHIANI E BUSSOLATI. LA PROVA DEL NOVE


Giulia Mattace Raso
Pietro Bussolati chiamato a una
dura prova il 28 settembre. Dimostrare che il neoeletto consiglio metropolitano non in ritardo sul
Tempo delle donne. In quella
stessa domenica in citt si elegge il
consiglio metropolitano e si chiude
la kermesse promossa dal Corriere
della Sera dedicata a indagare su
scienza e politica, arte e cucina,
sessualit, tecnologie e lavoro, per
raccontare come stanno le donne
nel nostro tempo. E, soprattutto,
come vorrebbero stare.
Pietro Bussolati il segretario metropolitano del Partito Democratico
che ha costruito la lista unitaria del
Centro Sinistra allinsegna del diversity management: donne e uomini, consiglieri e sindaci, contado e
citt, nord sud ovest est, Pd, Sel, i
civici e Rifondazione. A lui e alla
sua segreteria il merito di aver costruito una Festa dellUnit aperta al
confronto con la societ, ricca di
contributi, in sintonia con il paradigma dominante della condivisione
/ sharing. Eppure al dibattito chiave
sul futuro della citt in programma
alla festa, Milano citt che cresce,
donne sul palco nemmeno lombra.
Davvero non si fa e non si pu pi
fare.
E tantomeno si pu pensare che nel
prossimo consiglio metropolitano gli
eletti dal centro sinistra non siano al
50 e 50: di queste elezioni di secondo livello si dice che il risultato

n. 31 VI - 17 settembre 2014

sia noto la sera prima, ciascun voto


ponderato in base al numero degli
abitanti, fatti un po di conti, gli esiti
elettorali si avvicinano alle nomine.
Il consiglio metropolitano in questa
fase costituente il luogo dove si
decidono le funzioni della Citt Metropolitana, ne scriver lo statuto, e
solo i consiglieri che ne fanno parte
potranno assumere in futuro le deleghe del sindaco (e diventare dei
simil - assessori): stiamo parlando
di un luogo decisionale e di potere
vero.
Quante donne ne faranno parte?
Non per salire nelle graduatorie
internazionali di gender equity che
ci poniamo la questione. Ma per rispondere a tutte quelle donne che
per coincidenza in quegli stessi
giorni si interrogano su storie idee
azioni per partecipare al cambiamento, interrogano se stesse e la
societ, cercano risposte anche nei
partiti.
una sfida che il Pd metropolitano
milanese (e lombardo) non pu perdere, per adeguatezza culturale al
contesto in cui si esprime e per coerenza con il livello nazionale. Il verso della freccia ben chiaro: dalle 5
capolista alle elezioni europee, alle
nomine nelle partecipate statali, in
segreteria, al governo: 50 e 50.
Stiamo costruendo una nuova
classe dirigente dice Deborah Serracchiani.

Esiste il potere femminile in Italia?


Questa era la meta-domanda cui
stava rispondendo Rosy Bindi, a
Monica Guerzoni per il Tempo delle
donne, quando ha parlato delle ministre del governo Renzi scelte anche perch belle.
La risposta si: In Italia si sta definendo la mappa di un nuovo potere
femminile. La stanno disegnando
quel 31 per cento di deputate e senatrici in Parlamento dal 2013, le
otto ministre su 16 al governo, le
capolista alle elezioni europee. E
ancora: le manager nominate ai vertici delle societ quotate in Borsa, le
alte funzionarie di alcune aziende
pubbliche strategiche, le 5 rettrici
(su 78, pochissime) alla guida di universit influenti. La svolta c. in
corso. come scrive leditoriale de
La27ora.
Ma una fatica collettiva quella di
ragionare sulla icona pubblica del
potere femminile, di confrontarsi con
lo stereotipo, di attribuire ruolo e
immagine: il vissuto di Rosy Bindi
alle prese con il cavaliere, la proiezione di fondo delle interviste un
po voyeuristiche alle ministre in carica. C resistenza attiva al cambiamento, a questa nuova libert di
scelta delle donne: appena si pu si
fa cadere il disegno di legge sul
doppio cognome, o si addita come
svilente per i valori della famiglia (?)
che una donna impegnata in politica

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non faccia la spesa, come ha fatto
affaritaliani di recente.
Ma londa non si ferma: Vorrei essere libera, libera come una donna.. canta Andrea Mir attualizzando Giorgio Gaber, inno inaugurale

della manifestazione milanese de il


Tempo delle donne. Ci ricordiamo
tutti come finisce la canzone: libert partecipazione.
Alessandro Alfieri segretario regionale alla assemblea regionale del

Pd del 14 settembre stato profetico: cambia la societ, cambiano le


istituzioni, cambia il partito. Bene,
questo il primo varco.

RIFLESSIONI SULLE BICI CONTROMANO DI UNO SEMPRE SU DUE RUOTE


Massimo Cingolani
Uno degli ultimi tormentoni estivi
stata la proposta di far circolare liberamente le biciclette contromano.
Nonostante per molti sia gi diventata convinzione, non una proposta che possa diventare realt poich, La bicicletta, secondo il Codice
della Strada un veicolo e pertanto
soggetta alle regole di circolazione degli altri mezzi.
Sulla problematica intervenuto il
Ministero dei Trasporti che, ha espresso parere favorevole alla circolazione nei due sensi di marcia anche nelle strade a senso unico, a
patto che i Comuni autorizzino questo metodo di circolazione su strade
larghe almeno 4,25 metri, in aree
con limite di 30 km/h, nelle zone a
traffico limitato, in assenza di traffico
pesante; tutte condizioni che ben
difficilmente si riscontrano a Milano.
La posizione dei favorevoli porta
come esempio quello che previsto
in alcune citt del Nord Europa e
Svizzera, ma non tiene conto di una
componente complementare del
Codice della Strada che da noi
manca: il senso civico. Esportare la
buona educazione in Italia e in questo caso a Milano unimpresa difficile.
sufficiente circolare in auto a
Chiasso per vedere che, nonostante
il codice stradale sia lo stesso,
quando si esce da un parcheggio
buona norma favorire limmissione
nella carreggiata, idem in autostrada, ecc. In Italia invece, il diritto di
precedenza viene sempre esercitato
come fosse un diritto naturale,

spesso questa logica la causa di


ingorghi e rallentamenti; basta pensare a chi parte subito a semaforo
verde anche se sa di bloccarsi al
centro dell'incrocio.
Lidea che i diritti siano inseparabili
dai doveri e da questi esaltati, che
dovrebbe essere lindividualismo
proprio di una societ democratica
dove tutti sono cittadini e hanno eguali diritti, nel nostro paese estranea.
Purtroppo in questi ultimi anni, ahim anche per responsabilit della
nostra cultura di sinistra, si diffusa
unidea irragionevole: i diritti sono
libert e i doveri costrizione. La
buona educazione e il senso civico
non possono essere imposti per,
possono essere limitati i comportamenti che non ne favoriscono lo sviluppo.
Sempre riguardo alla biciclette contromano, ho notato in alcuni articoli
di giornali, la ricerca del senso di
appartenenza, come se Milano avesse bisogno di dividersi in varie
trib metropolitane; ad esempio
cera la ricerca del nemico
nellautomobilista paragonato a un
talebano. A parte il discorso generale sulla buona educazione che riguarda tutti i milanesi, in questo
momento credo che, a parte i genitori che si ostinano ad accompagnare a scuola i figli in macchina, nessuno pensi allauto come a una
scelta piacevole. I tempi di percorrenza sono lunghi, la ricerca del posteggio estenuante, il redditometro
sconsiglia di esporla a occhi indi-

screti e chi ha un auto depoca o da


collezione cerca di non usarla per
evitare di rovinarla.
Milano cambiata,soprattutto negli
orari e nellorganizzazione del lavoro ma, i trasporti per anni non sono
stati governati e non si pu recuperare il tempo perduto in un momento
come non si deve nemmeno dividere i conducenti di mezzi in buoni e
cattivi, anche perch uno pu essere ciclista alla mattina e automobilista la sera o quando va a fare la
spesa al centro commerciale.
In vent'anni di governo della destra
si sviluppato un individualismo arrogante, con comportamenti prepotenti che notiamo tutti giorni e condizionano molti nostri concittadini,
dalle auto posteggiate male al lavavetri insistente
Cambiare le norme invece di fare
rispettare quelle che ci sono sempre un passo indietro e non vorrei,
visto che gi ampiamente tollerato, che tra un po si voglia autorizzare la doppia fila selvaggia davanti
alle scuole, per il bene dei figli e,
davanti ai supermercati e negozi per
favorire il rilancio economico.
Io personalmente sono quasi sempre su due ruote bici e/o scooter.
Uso principalmente la bicicletta nelle stagioni fredde, mi capita a volte
di andare contromano e di avere le
luci spente da quando non c pi la
dinamo per i fari ma, se mi sanzionano, non pretendo di avere ragione
o di modificare il codice.

Scrive Michele Mario Palma a Emanuele Telesca


Caro Telesca, vorrei ricordarti da
elettore di centro, che abbiamo votato Pisapia perch disamorati dai

comportamenti da principessa della


Moratti.

Scrive Valentino Ballabio ad Arturo Calaminici su citt metropolitana


Grazie per la chiarezza con cui illustri l'idea del gruppo Petfi circa

n. 31 VI - 17 settembre 2014

l'assetto della costituenda citt metropolitana, ammettendo esplicita-

mente quanto da me paventato (ArcipelagoMilano del 16 luglio): tre

10

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livelli elettivi per i cittadini milanesi,
due per gli altri metropolitani, uno
per i restanti provinciali! A parte l'evidente disparit del fondamentale
diritto di cittadinanza, ti immagini la
complicazione e confusione di competenze e ruoli proprio dentro il capoluogo, costretto a ripartirsi in
coerenza con lo statuto in zone dotate di autonomia amministrativa
(non delegabile n revocabile altrimenti che autonomia ?), il quale
per sopravvive accanto alla nuova
istituzione promossa sempre per
statuto a organo elettivo!

Nel migliore dei casi, se non si stava meglio quando si stava peggio
come evocato con arguzia da Felice
Besostri, si riprodurr la situazione
precedente ovvero lo squilibrio tra
Milano, hinterland e resto dell'area
metropolitana, responsabile tra l'altro della fuga dei monzesi-brianzoli;
nonch la perpetuazione del finto
decentramento attuale. Mentre la
(oggi) unanimemente esaltata citt
metropolitana sar ridotta al rango
dell'abolita provincia, ente marginale
ancorch elettivo. Nell'altra ipotesi si
pu discutere se Palazzo Marino si

abbatte oppure si estingue: l'esito


se si vuole fare sul serio il medesimo, altrimenti il gattopardo non
avrebbe ancora una volta che da
leccarsi i baffi!
PS. Sarebbe comunque interessante conoscere eventuali opinioni e
intenzioni, su tale cruciale questione, dei selezionati candidati alla
stesura - entro il 31 dicembre corrente anno - dello Statuto metropolitano.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
E fu sera e fu mattina
di Emanuele Caruso [Italia, 2014, 109']
con Albino Marino, Lorenzo Pedrotti, Francesca Risoli, Sara Francesca Spelta, Simone Riccioni
Cosa fareste se vi restassero solo
49 giorni per vivere? Da questo interrogativo nasce il film che Emanuele Caruso ha girato a La Morra,
un piccolo paese delle Langhe vicino ad Alba a cui ha dato il nome di
Avila. La notizia della imminente fine del mondo si diffonde nella sera
della festa patronale di Santa Eurosia, protettrice dei frutti della terra
particolarmente preziosi in quei luoghi. Tra i tavoli in piazza cominciano
a vedersi le reazioni della gente. Il
parroco e il sindaco diventano il riferimento per i cittadini increduli, spaventati o scettici.
Ma il parroco, chiamato famigliarmente Francesco (come il papa),
apparentemente distratto, occupato
a seguire le vicende della giovane
cameriera del bar, di un giovane

che abita presso la parrocchia e che


pare avere precedenti, di una supplente che convive con il suo compagno suscitando scandalo nel borgo immerso nelle bellissime colline
di vigne del barolo.
Nonostante la vicina apocalisse (il
sole sta per esplodere coinvolgendo
la terra) gli abitanti continuano il loro
chiacchiericcio quotidiano, incapaci
di sottrarsi al rancore per una eredit mancata, alle allusioni sulla vita
della maestra, alle frequentazioni
poco ortodosse del loro parroco che
viene meno ai doveri parrocchiali
generando sospetti sulla sua condotta.
Tra i cittadini c chi vuole confessarsi continuamente per arrivare
puro al momento della morte, chi
ritiene che la tv racconti solo frotto-

le, chi ritiene che i soliti privilegiati


(ecclesiastici e politici) siano gli unici a salvarsi .
E fu sera e fu mattina un film coraggioso, realizzato grazie al crowdfunding, girato in 10 settimane da
un gruppo di giovani con un budget
molto basso (70mila euro). Certo il
film ha qualche incertezza a volte
sembra un po troppo lento e la recitazione ha qualche caduta, cos anche alcuni dialoghi sembrano un po
forzati,
ma
complessivamente
lopera tiene e merita di essere vista.
Passate parola manca la distribuzione ufficiale ma a Torino il film in
proiezione da tempo e a Milano
visibile al cinema Mexico.
Dorothy Parker

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Mito, che guai combini?
Se fosse vero laneddoto raccontato
da Johann Nikolaus Forkel - primo
biografo di Bach e frequentatore di
quei suoi pochi figli che arrivarono
alla maggiore et fra i venti partoriti
dalle sue due mogli - e cio che le
Variazioni Goldberg furono scritte
perch un tal Johann Gottlieb Goldberg (allievo di Johann Sebastian
e clavicembalista personale del conte Hermann Carl von Keyserling,
ambasciatore russo presso la corte

n. 31 VI - 17 settembre 2014

di Dresda e ottimo musicologo) potesse accompagnare le notti insonni


del suo signore con musiche sempre nuove e stimolanti, sarebbe la
migliore dimostrazione che la musica ha assai poco a che fare con le
circostanze che la fanno nascere.
Le Goldberg (che ricordo essere 30
variazioni su una meravigliosa Aria
che letteralmente nasconde un
tema elementare nelle note basse
del sostegno armonico) sono una

sorta di esercizio di composizione


che assomiglia alla parodia di uno
scioglilingua, un virtuosismo per la
tecnica della tastiera, un sofisma
per verificare fino a che punto un
tema apparentemente insignificante
pu essere sviluppato con esiti musicalmente interessanti: in pratica
una scommessa! E non un caso
che per almeno un secolo nessuno
si sia accorto che esse erano e sono un capolavoro, uno dei pi gran-

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www.arcipelagomilano.org
di monumenti della musica europea
di tutte le epoche; Mozart, Beethoven, Schubert le suonavano solo
per tenersi in allenamento, per sciogliersi le dita. Bisogna arrivare agli
anni magici di Mendelsshon e di
Schumann perch ci si rendesse
conto che erano ben altro. Per giunta queste Variazioni erano scarsamente utilizzabili in concerto, perch
si pensava che potessero essere
eseguite solo sul clavicembalo a
due o tre tastiere e dunque, a causa
del modesto volume di quello strumento, praticamente venivano suonate solo nelle case. Inoltre la forma
delle Variazioni era assai poco familiare a Bach, che lha frequentata
raramente o in modo surrettizio (si
pensi allOfferta Musicale), e c da
credere che le abbia scritte anche
perch sperava fossero ben pagate
(come infatti pare sia andata a finire).
Le prime incisioni delle Goldberg
furono quelle memorabili della mitica Wanda Landowska del 1933 e
del 1945, eseguite al clavicembalo;
nel 1954 accadde limpensabile, che
un pianista-fenomeno (quel Glenn
Gould che personalmente ritengo
essere pi il prodotto di un sofisticato marketing discografico che un
autentico musicista), dotato di una
tecnica straordinaria, dimostr che
potevano essere eseguite anche su
un moderno pianoforte e da allora,
poco a poco, entrarono nel repertorio dei grandi pianisti. Per anni furono solo i pi grandi a cimentarsi poi
con il progredire della tecnica insegnata nelle scuole di pianoforte
sono state affrontate da un numero
sempre crescente di concertisti e da
qualche anno a questa parte si ascoltano sempre pi spesso. A Milano le hanno suonate recentemente - solo per citare i pi noti - Andras
Schiff, Andrea Bacchetti, Bruno Canino, Ramin Bahrami, Monica Leone.

Dicevo allinizio che i capolavori


musicali hanno poco a che fare con
le circostanze che li hanno fatti nascere; una volta venuti alla luce vivono e crescono di vita propria. Se
Bach potesse ascoltare oggi le sue
Variazioni, cos come vengono eseguite su un pianoforte gran coda,
non potrebbe riconoscerle. Perso
quel carattere tecnico di esercitazione mentale e fisica, sono diventate un compendio di emozioni e di
sentimenti, una specie di romanzo il
cui protagonista (il tema) racconta
ci che gli accade in una giornata o
in un anno, non importa, ma con il
filo conduttore che segna sempre la
vita di una persona; eccitazione,
depressione, ansia, paura, felicit,
innamoramenti, speranze e delusioni, ogni variazione dipinge uno stato
danimo, momenti diversi di una storia che si dipana nel tempo e nello
spazio intorno a un individuo, sempre lui, il tema. Fino a quando, esausto, dopo aver provato tante
emozioni e sviluppati tanti pensieri,
il tema ritorna in s e si ripresenta
per quello che , spoglio di ogni
mascheramento, come a dire credevate mi fossi perso ma sono qui,
ancora lo stesso, solo un po pi
maturo, ora mi conosco meglio. E
il viaggio di Ulisse, la catarsi della
Commedia dantesca, il percorso di
Faust. Cos un grande musicista,
alla fine delle trenta Variazioni, ripete lAria iniziale dandole un significato affatto diverso, dolente, trasudante nostalgia e malinconia.
Il romanzo che oggi viene raccontato dalle Goldberg, e che le rende
cos gradevoli, amabili, sognanti,
non ha dunque pi nulla a che spartire con quella cabala fatta di variazioni alternate per uno e due manuali, di canoni che si succedono
con rigore matematico (alla seconda, alla terza, alla quarta, ecc. fino
alla nona), intervallati da fughette,
ouverture, ecc. fino a quel giocoso

quodlibet appartenente al lessico


famigliare della grande casa del
Kantor, e che precede il toccante
ritorno dellAria con cui lopera si
conclude.
Ebbene, tutto questo lho raccontato
per dire che luned scorso, nella
chiesa di S. Francesco di Paola in
via Manzoni, nellimprobabile orario
pomeridiano delle 16, il Festival
MI.TO. ha proposto una esecuzione
delle Goldberg affidata al clavicembalo di Onofrio Della Rosa, un pianista/organista/clavicembalista con
una lunga militanza come continuista, accompagnatore pianistico e
pianista di sala. Peggio di cos non
poteva andare. Hanno sbagliato non
solo lorario (riservando di fatto
levento a studenti e pensionati) ma
anche la location ( una musica da
salotto, non da chiesa, tantomeno
una chiesa da controriforma come
quella di via Manzoni), lo strumento
(particolarmente afono in un ambiente cos vasto), e soprattutto
linterprete che ne dato una lettura
scolastica e pedante, senzanima e
senza convinzione, persino imprecisa, e tanto noiosa da sentire il bisogno nella seconda parte di saltare qualche ritornello per accorciarne
i tempi E Ulisse? Dante? Faust?
Solo note, una dopo laltra, senza
capo n coda.
Caro MI.TO, va bene voler essere
evento sostenibile, voler avere
responsabilit socio-culturale, responsabilit economica, responsabilit ambientale e chi pi ne ha pi
ne metta (cos recitano le locandine!), ma non vi sembra irresponsabile sbagliare clamorosamente un
concerto che in un qualsiasi altro
festival musicale minimamente rispettabile sarebbe stato considerato il momento pi significativo, pi
solenne, pi prezioso di tutta la rassegna?

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Rosita Boschetti
Omicidio Pascoli - Il complotto
Mimesis editore
pp.160, euro 18
Dopo quel 10 agosto 1867 nulla fu
pi come prima per la famiglia di
Giovanni Pascoli, al tempo dodicenne. Suo padre, Ruggero, potente amministratore "in pectore" del
principe Torlonia, liberale, sindaco
per un anno nel 1859 di San Mauro,

n. 31 VI - 17 settembre 2014

fu assassinato mentre tornava con il


suo calesse a Savignano. Da questo fatto scatur la dolente e arcinota
poesia "La cavalla storna". Da allora
la famiglia Pascoli, di ben otto fratelli, dovette vivere delle piccole rendite della madre e di una non lauta

pensione a lei offerta dal principe


Torlonia.
Chi lo uccise e perch la finalit
dell'opera di Rosita Boschetti, direttore del Museo Casa Pascoli di San
Mauro, casa natale del poeta. Merito del testo quello di avere rico-

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struito il clima conflittuale politico e
sociale della Romagna di quegli anni tumultuosi a ridosso della annessione, gi sotto lo Stato pontificio, al
Regno di Sardegna. L'autrice ha intessuto ad arte la tela di un presunto complotto ordito ai danni di Ruggero Pascoli, grazie a nuove fonti
reperite tra numerose lettere e documenti di Archivi storici della zona,
carte processuali, testimonianze,
tutte citate nel testo. Pur nella sparizione dolosa di numerose fonti, come la denuncia della contadinella
che aveva assistito al delitto, o la
lettera di minacce al fratello del
Poeta, Giuseppe Pascoli, sul suo
letto di morte, una morte sospetta.
Di certo Ruggero Pascoli aveva
molti nemici, specie all'interno del
Consiglio comunale, a causa della
sua intransigenza e delle simpatie
per la nuova Monarchia dei Savoia,
avverso dunque alla forte componente Repubblicana della zona. E
all'interno di questo partito sembra
debbano ricercarsi il mandante e i
due sicari: nonostante il clima diffuso di omert, i nomi dei responsabili
girarono da subito per le vie e le osterie del paese, ma nonostante ci
il processo allora istruito fu intentato
contro ignoti, e i sicari non furono
mai nemmeno interrogati, un ergastolano che aveva fatto rivelazioni
interessanti sul caso fu assassinato,
non si riusc nemmeno a stabilire
l'arma del delitto, e le carte processuali furono poi date la macero.
Si adombra nel libro che il mandante dell'omicidio, l'influente possiden-

te repubblicano Pietro Cacciaguerra, contendesse al Pascoli la sua


carica di amministratore delle immense propriet del Torlonia, tant'
che dopo la sua morte ne assunse
la carica. Ruggero Pascoli costituiva
un ostacolo a eventuali affari di acquisti e vendite di terreni al Principe,
operazioni immobiliari che poi ebbero corso. Il Caccciaguerra anzi si
distinse per nuove tecniche di coltivazione agraria.
L'esecutore materiale del delitto fu
indicato nel "famigerato" repubblicano Luigi Pagliarani, detto Bigeca,
farmacista, allora ventenne, riconosciuto al tempo del delitto dalla contadina trentenne Filomena Lucchi,
che lo salut nel vicino campo, poco
prima dello sparo al Pascoli: la sua
testimonianza spar dal tavolo del
pretore incaricato dell'indagine, che
subito dopo venne rimosso.
I fratelli Pascoli, proprio perch il
processo non dette loro giustizia,
condussero indagini private e per
questo furono minacciati di morte,
tant' che l'amministratore del capitale degli orfani Pascoli, Ercole Ruffi, industriale dello zolfo, fervente
repubblicano, consigli vivamente
Giovanni Pascoli ad andarsene dal
paese "Tornate a Bologna, mettetevi a dozzina da una vecchia ricca e
fatevi mantenere", perch non sarebbe comunque mai riuscito a conoscere la verit. Forse il Ruffi era
convinto della sua tesi, perch conosceva l'influenza politica del
mandante?

N mancarono i depistaggi sui giornali del tempo, come l'addebito


dell'omicidio ai contrabbandieri del
sale, i quali odiavano Ruggero Pascoli, perch autore del divieto di
attraversare le propriet del Torlonia
con la loro merce fuorilegge.
Si da il caso che nel 1891, a 24 anni
dall'omicidio del padre del Pascoli,
avvenne a San Mauro un omicidio
rivelatore: il presunto assassino Luigi Pagliarani fu ucciso in una pubblica rissa nella piazza del paese,
dall'oste Salvatore Zani, detto il Turon, per futili motivi di gioco delle
carte. Sospetto il fatto che lo Zani,
latitante per un mese, torn, rese
testimonianza e fu assolto per legittima difesa, quando tutta la meccanica del caso rivelava invece un omicidio premeditato. Da chi era protetto? Ecco allora il ragionevole
dubbio, insinuato dall'autrice, che il
Pagliarani, quell'anno caduto un
bancarotta, bisognoso perci di aiuto economico, avesse potuto ricattare l'autorevole mandante, e perci
fu fatto tacere .
Nel 2012, a 100 anni dalla morte del
Poeta, fu inscenato un nuovo singolare processo d'appello, alla presenza di magistrati in carica, e fu
cos pronunciata la definitiva sentenza di condanna per i sicari gi
allora individuati, senza peraltro potere coinvolgere i veri mandanti per
mancanza di prove. Una magra
soddisfazione postuma per la famiglia Pascoli.

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il Don Chisciotte di Nuriev di nuovo alla Scala
Dalla stagione del 1998, che ha visto come interpreti principali Isabel
Seabra (Kitri/Dulcinea), Roberto
Bolle (Basilio) e Nedo Zingoni (Don
Chisciotte), non andava pi in scena
sul palco scaligero il Don Chisciotte
nella versione coreografata da Rudolf Nuriev.
Ora, dal 17 al 27 settembre si rappresenter una nuova produzione
del balletto di Nuriev, firmata Teatro
alla Scala. A interpretare i ruoli dei
protagonisti arriveranno alla Scala
due coppie di danzatori gi noti e
applauditi dal pubblico milanese:
Natalja Osipova (principal al Royal
Opera House di Londra) che danzer con Leonid Sarafanov (primo ballerino al Teatro Michajlovskij di San
Pietroburgo) e Tamara Rojo (principal al Royal Opera House e ora direttrice artistica dellEnglish National
n. 31 VI - 17 settembre 2014

Ballet di Londra) che avrebbe dovuto danzare con Ivan Vasilev (principal allAmerican Ballet Theatre di
New York). Purtroppo - notizia
dell'ultima ora - Vasil'ev per una
polmonite trattenuto a San Pietroburgo e non potr partecipare alle
recite del Don Chisciotte, ma verr
sostituito dal primo ballerino scaligero Claudio Coviello.
Tutti sono gi stati interpreti del Don
Chisciotte nei ruoli di Kitri/Dulcinea
e Basilio. Negli ultimi anni molto nota e di moda stata la coppia Osipova - Vasilev, che insieme sul palco come nella vita avevano fatto
dellamore di Kitri e Basilio lalter
ego della propria storia, fin dai tempi
del diploma e promozione a primi
ballerini al Teatro Boloj di Mosca,
poi al Michajlovskij di San Pietroburgo e al primo periodo come arti-

sti ospiti a New York allABT. Lo


scorso anno la coppia, purtroppo, si
separata come nella vita cos sul
palco, mantenendo per i ruoli di
Kitri e di Basilio, come i propri cavalli di battaglia anche se con partner
differenti.
Della trama e storia del balletto Don
Chisciotte si gi parlato in questa
rubrica lo scorso marzo e si anche
gi accennato alla peculiarit della
versione Nuriev rispetto alloriginale
di Marius Petipa lo scorso luglio.
Quello che adesso si vuole sottolineare sono le novit della produzione scaligera di settembre 2014.
La prima ballerina Nicoletta Manni
per tre recite danzer il ruolo di Kitri
accanto a Leonid Sarafanov (18 e
20 settembre) e a Claudio Coviello
(27 settembre), con questultimo si
gi esibita nel Don Chisciotte duran13

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te la tourne della scorsa estate ad
Astana in Kazakhstan.
Il ruolo del torero Espada affidato,
oltre che al solista Marco Agostini e
al primo ballerino Mick Zeni, al solista Gabriele Corrado, che per la
prima volta torna alla Scala dopo il
suo trasferimento al Balletto di Monte Carlo, e a Christian Fagetti, che

nelle recite della scorsa stagione ha


mostrato le sue doti interpretative e
tecniche (soprattutto nellassolo di
Pink Floyd Ballet), augurandogli cos una meritata promozione.
La recita del 23 settembre sar interpretata dalla solista Virna Toppi e
dal primo ballerino Antonino Sutera.
Mentre come novit assoluta si ve-

dr il 26 settembre il debutto sul


palco scaligero nel ruolo di Basilio
del neodiplomato Angelo Greco, insieme a Lusymay Di Stefano, che
aveva debuttato nel ruolo di Esmeralda in Notre-Dame de Paris di Roland Petit due stagioni fa.
Domenico G. Muscianisi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Il design al tempo della crisi
Se il caldo impazza e si ha voglia di
vedere qualcosa di alternativo e diverso dalle solite mostre, ecco che
la Triennale di Milano offre tante valide opportunit. Ricco come sempre il ventaglio delle mostre temporanee di architettura, ma interessante ancor di pi il nuovo allestimento del TDM, il Triennale Design Museum, giunto alla sua settima edizione.
Dopo La sindrome dellinfluenza,
tema delanno scorso, per la nuova
versione ci si concentrati su temi
quanto mai cruciali, che hanno a
che fare molto e soprattutto con gli
ultimi anni: Autarchia, austerit, autoproduzione sono le parole chiave
che fanno da titolo e da fondo
alledizione di questanno. Un racconto concentrato sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e
affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta,
gli anni settanta e gli anni zero. La
crisi ai giorni nostri, insomma.
Sotto la direzione di Silvana Annichiarico, con la curatela scientifica
di Beppe Finessi, lidea alla base
che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione
particolarmente favorevole allo stimolo della creativit progettuale: da
sempre condizioni difficili stimolano
lingegno, e se questo vero nelle
piccole cose, evidente ancor di pi
parlando del design made in Italy.

Dal design negli anni trenta, in cui


grandi progettisti hanno realizzato
opere esemplari, ai distretti produttivi (nati negli anni settanta in piccole
aree geografiche tra patrimoni basati su tradizioni locali e disponibilit
diretta di materie prime) per arrivare
alle sperimentali forme di produzione dal basso e di autoproduzione.
Viene delineata una storia alternativa del design italiano, fatta anche di
episodi allapparenza minori, attraverso una selezione di oltre 650 opere di autori fra cui Fortunato Depero, Bice Lazzari, Fausto Melotti,
Carlo Mollino, Franco Albini, Gio
Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero
Fornasetti, Bruno Munari, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Ettore
Sottsass, Enzo Mari, Andrea Branzi,
Ugo La Pietra fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami.
Il percorso si sviluppa cronologicamente: si comincia con una stanza
dedicata a Fortunato Depero, artista
poliedrico e davvero a tutto tondo, e
alla sua bottega Casa dArte a Rovereto (dove realizzava quadri e arazzi, mobili e arredamenti, giocattoli e abiti, manifesti pubblicitari e allestimenti) e termina con una stanza
a cura di Denis Santachiara dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.

In mezzo, un racconto fatto di corridoi, box e vetrine, che mette in scena i diversi protagonisti che, dagli
anni trenta a oggi, hanno saputo
sperimentare in modo libero creando nuovi linguaggi e nuove modalit
di produrre. Uno fra tutti Enzo Mari
con la sua semplice e disarmante
autoprogettazione.
Il percorso si arricchisce anche di
momenti dedicati ai diversi materiali, alle diverse aree regionali, alle
varie tecniche o citt che hanno dato vita a opere irripetibili, quasi uniche, come recitano i pannelli esplicativi.
Anche lallestimento segue il concept di base: sono stati scelti infatti
materiali che rievocano il lavoro artigianale e autoprodotto: il metallo e
lOSB (materiale composito di pezzi
di legno di pioppo del Monferrato).
Dopo aver risposto alla domanda
Che Cosa il Design Italiano? con
Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose
siamo, Le fabbriche dei sogni,
TDM5: grafica italiana e Design, La
sindrome dellinfluenza, arriviamo a
scoprire come il design si salva al
tempo della crisi.
Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerit, autoproduzione
Triennale Design Museum, Orari:
Martedi - Domenica 10.30 - 20.30
Gioved 10.30 - 23.00 Biglietti: 8,00
euro intero, 6,50 euro ridotto

La genesi della bellezza di Salgado


Un fotografo tra i pi amati inaugura
il nuovo Palazzo della Ragione.
Nuovo perch finalmente il Comune
di Milano ha deciso di usare lo storico palazzo per farlo diventare il centro deputato ad accogliere qualcosa
di continuativo, nello specifico mostre di fotografia. Dopo la chiusura
di Spazio Forma, si tenta di ripartire
puntando sul riutilizzo di un edificio

n. 31 VI - 17 settembre 2014

centralissimo e davvero suggestivo,


a contatto con una forma espressiva
tra le pi amate degli ultimi anni.
Ecco perch per la prima mostra in
loco si scelto di partire davvero in
grande con il progetto Genesi,
lultima fatica del brasiliano Sebastiao Salgado.
Genesi un progetto decennale,
iniziato nel 2003 e concepito, usan-

do le parole di Salgado stesso, come un canto damore per la terra e


un monito per gli uomini. Un viaggio
fatto di 245 scatti in bianco e nero
divisi in cinque sezioni per raccontare un mondo primigenio e ancora
puro, un mondo fatto di animali, natura e uomini che vivono insieme in
armonia ed equilibrio. Quello stesso
equilibrio che viene rovinato ogni

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giorno dalla noncuranza della maggior parte del mondo civilizzato,
che sembra dimenticarsi delle sue
stesse origini.
Sono a tratti commoventi le immagini presentate, dagli scatti dei maestosi ghiacciai del circolo polare
artico, alle dune del deserto che
creano disegni quasi perfetti, passando per tutti i cinque continenti.
Montagne, foreste pluviali, canyon,
animali della savana o mandrie di
renne, pinguini e iguane, abitanti di
trib quasi estinte con tradizioni per
noi quasi intollerabili alla vista, come la scarificazione, scorrono davanti agli occhi dello spettatore per
ricordagli la ricchezza e la vastit
del nostro mondo. Cos era allinizio,

cos dovr essere sempre, sembra


ammonire Salgado.
Un vero e proprio atlante animale e
antropologico, che diventa non solo
un viaggio affascinante alla scoperta del nostro pianeta, ma soprattutto
un grido di allarme per cercare di
riparare ai danni fatti e alla preservazione della flora e della fauna
mondiali.
Una immersione a tutto tondo quella
di Salgado, non solo perch il fotografo stesso ha vissuto per diverso
tempo in ambienti estremi e a contatto con la natura pi vera, ma anche perch Salgado porta in mostra
frammenti di mondo che sembrano
essere lontanissimo da noi, come le
immagini delle trib del Congo, dei
Boscimani e degli indigeni brasiliani,

ritratti davvero in totale armonia con


il proprio habitat naturale.
Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo
ancora come il giorno della genesi
ha detto Salgado in conferenza
stampa, aggiungendo che insieme
tutti possiamo continuare a fare in
modo che la bellezza della Genesi
non scompaia mai.
Genesi, Sebastiao Salgado Fino al
2 novembre Milano, Palazzo della
Ragione Orari: mar - merc - dom:
9.30-20.30 giov - sab: 9.30-22.30
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8,50
euro.

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

n. 31 VI - 17 settembre 2014

di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture


che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

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LA FOTO DELLA SETTIMANA

ph_Marco Menghi

VIDEO

MILANO SECONDO [MARCO]


Marco Vitale: I commenti alla settimana milanese 10/09 - 17/09/2014
http://youtu.be/iwP4SLl2C8g

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