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numero 12 anno VI 26 marzo 2014


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INFRASTRUTTURE LOMBARDE E LIMPROVVIDO MINISTRO LUPI


Luca Beltrami Gadola
Mercoled scorso il ministro alle infrastrutture
Maurizio
Lupi
in
unintervista pubblicata il giorno dopo su la Repubblica dichiarava:
Un altro risparmio lo otterremo
prendendo una decisione forte ma
che non pi rinviabile: e cio chiudendo lAutorit dei Lavori Pubblici
visto che si pu integrare in altre
Authority..
Due
giorni
dopo
lintervista la procura di Milano mette in galera i vertici di Infrastrutture
Lombarde, con a capo lingegner
Rognoni messo l da Formigoni insieme ai soliti amici della ben nota
famiglia di ciellini della quale fa parte lo stesso ministro.
Ma quali sono le competenze di
questa autorit? Tante, tutte utili ma
fra tutte cito quella che fa al caso
nostro: vigila sui contratti pubblici,
anche regionali, per garantire correttezza e trasparenza nella scelta
del contraente, di economicit ed
efficienza nellesecuzione dei contratti e per garantire il rispetto della
concorrenza nelle procedure di gara.. La stessa autorit in una sua
nota immediatamente successiva
allarresto del Rognoni scrive:
LAutorit con propria delibera n.
29 del 30 luglio 2008 segnal le anomalie, oggi venute alla luce con le
indagini della magistratura, al Presidente della regione Lombardia, al
Consiglio di Sorveglianza ed al
Consiglio di Gestione della societ
IL. S.pA. e aggiunge maggiori dettagli. Vi sembra poco? Dobbiamo
chiuderla e integrarla con altre autorit? Siamo di fronte al solito caso
italiano dinsofferenza per ogni tipo
di controllo. Questautorit, visto
landazzo dovrebbe essere potenziata ma soprattutto costituita da
personale veramente indipendente

e non raccogliendo burocrati


dallinesauribile casta romana.
Ma veniamo al caso specifico: Infrastrutture Lombarde. Che nei suoi
affari ci fosse poca chiarezza lho
detto e lho scritto fin dai tempi della
mia collaborazione con la Repubblica e poi dalle pagine di codesto settimanale e non solo ma anche a orecchie sorde e disattente. Ma la
cosa che desta maggior stupore
che lopposizione in Regione negli
ultimi anni non avesse mai avuto
la curiosit di guardare dentro questa societ che faceva girare milioni.
Per altro non lha fatto nemmeno
nella sanit, dove le cifre in gioco
erano ben maggiori. Io credo che
per i pubblici amministratori valga
quello che vale per gli amministratori delle societ private, lobbligo della sorveglianza: dunque nessun innocente per quello che successo,
anche se la gravit delle colpe
molto diversa tra sorveglianti e sorvegliati. I primi a casa i secondi colti, con le mani nella marmellata, in
galera. Lopposizione i poteri li aveva e laccesso ai documenti pure,
perch non sorvegliare?
Non si pu che ridere alle affermazioni che la legalit stata garantita
dallintervento della magistratura:
chiunque labbia detto un ipocrita.
La magistratura intervenuta su
segnalazione di una vittima di malversazioni in appalto, non certo su
segnalazione di qualche pubblico
amministratore attento e onesto.
Ma quello che finalmente emerge
dalle carte dei magistrati una cosa
ben precisa. Siamo di fronte a
unorganizzazione ben radicata sul
territorio, in grado di pilotare appalti,
di assegnare incarichi di progettazione, consulenze legali, di promuovere candidati a cariche elettive e di

farli eleggere, di sistemare amici in


consigli di amministrazione, di affrettare, rallentare o bloccare carriere, di favorire societ di ogni genere
purch amiche e cos elencando.
Cauti per, salvo qualche grossolanit come nel settore della sanit,
nel far circolare denaro che, come si
visto lascia tracce indelebili o
quasi.
Siamo di fronte alla sottile strategia
del baratto corruttivo che pu essere messo in atto solo da una organizzazione capace ed efficiente in
modo che i percettori delle utilit
siano tanti, difficilmente individuabili,
lontani dal vertice cui per resta
saldamente in pugno il potere, che
in fondo quello che conta perch il
cerchio si chiuda. E il cerchio si
chiude quando si tanto potenti da
rendere inoffensiva qualunque forma di controllo.
Che fare domani? Passare al vaglio
tutti gli appalti e gli incarichi per
consulenze e progettazioni e i relativi concorsi, con un vaglio fine, per
accertare che non solo la forma sia
stata rispettata ma anche la sostanza. Rivedere le scelte fatte per accertare che non vi siano state collusioni tra giurie e giudicati, che la cosiddetta urgenza non sa lampio
mantello che tutto copre e occulta.
Da tempo tutti quelli che si occupano di criminalit organizzata denunciano lassoluta inefficacia ai fini del
contenimento di questo fenomeno e
di quello pi generale della corruzione che la alimenta, linefficacia
dicevamo della legislazione sullappalto pubblico: voci nel deserto.
arrivato il momento di mettervi mano. competenza del ministro delle
infrastrutture e dei trasporti. Al secolo Maurizio Lupi. Siamo in buone
mani?

EXPO E VIE DACQUA: INQUISITI CONTRO FACINOROSI?


Fiorello Cortiana
L'Expo costituisce una vetrina glocal, effettivamente una vetrina locale e globale per la promozione del
brand Milano-Italia. Ci sta portando
sotto i riflettori la sua ambivalenza e
le capacit dei diversi protagonisti.
Da un lato la promozione diniziative
dei portatori dinteressi delle filiere e
dei territori legati al tema "Nutrire il
Pianeta-Energia per la vita". Dall'altro gli esperti degli assalti alla greppia pubblica che creano l'occasione

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come straordinaria e urgente, per


questo necessariamente sovraordinante le norme e le procedure ordinarie. Per questo gli arresti dei dirigenti di Infrastrutture Lombarde costituiscono solo l'inizio di unestesa
azione giudiziaria.
Il Premier Renzi risponde all'appello
del commissario Sala per una responsabilit condivisa dalle istituzioni annunciando il suo impegno
con due giorni a Milano dedicati

all'Expo. Intanto a seguire la sceneggiatura noiosa del balletto intorno alle opere messo in atto da Maroni e Pisapia c' di che farsi cadere
le braccia. Maroni scaricando le criticit su Pisapia in realt gongola
per l'opportunit di sostituire Infrastrutture Lombarde agli uomini di
Formigoni messi fuori gioco, con
quelli della Lega ma non ha alcuna
intenzione e capacit di cambiare il
modulo/modello. Pisapia gli rinfac-

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cia i problemi della Rho-Monza e


ripropone il canale di cemento/via
d'acqua come nulla fosse " un bel
progetto sia dal punto di vista paesaggistico, sia per le possibilit che
offre di bonificare alcune zone e di
risistemare le sponde." C' da chiedersi quale film o quale rendering
abbia visto?
Se la natura e il tracciato della via
d'acqua da realizzare costituiscono
una prova dell'efficacia del lavoro di
squadra delle istituzioni sull'Expo,
preludio per il dopo Expo, c' di che
essere preoccupati e indignati. Qui
la coreografia del balletto dei polli di
Renzi trova unarmonia che Maroni
sincarica di esplicitare "Andiamo
avanti non possiamo fermarci davanti al no di pochi facinorosi.".
Quelli che Maroni chiama facinorosi,
si stanno incontrando con i tecnici
Expo al Pirellone senza averlo occupato. proprio qui che la tenacia,
la competenza e l'intelligenza diffusa degli accademici e dei professionisti, dei costruttori storici del Bosco
in Citt, dei comitati dei cittadini,
stanno definendo un indirizzo per il
tracciato della via d'acqua e per la
sua struttura effettivamente utili. Il
tavolo di confronto e di lavoro attivato dal vice commissario Acerbo sta
dimostrando che se si vuole fare
un'opera utile e armonica con il paesaggio possibile.

Basta passare dove ha pi senso,


utilizzando ci che gi c', con soluzioni di naturalizzazione, riducendo
e compensando l'impatto dell'intera
struttura idraulica. Dal confronto libero da obblighi di un tracciato precostituito (per cosa e per chi?) escono indirizzi non solo utili alle decine di migliaia di cittadini che abitano le zone periurbane e i Corpi
Santi interessati ma capaci di dare
qualit alla costituenda Grande Milano. Legare e non violentare i parchi Pertini, Trenno, delle Cave, con
una via d'acqua armonica, con la
valorizzazione dei tracciati ciclo pedonali esistenti, magari coinvolgendo Ciclobby (a Milano si dice "offelle f el to meste") ed evitando inutili stradoni. Accorpare a questo
sistema di verde periurbano gli spazi di risulta che il PGT non prevede
edificabili.
Gestire il tutto facendo tesoro dell'esperienza e della competenza nella
riqualificazione accumulate e dimostrate nel tempo, attivando processi
di partecipazione informata per la
cittadinanza attiva. Proporre tutto
ci essere dei facinorosi? No, significa vivere l'Expo non come minaccia, neanche di fronte alle tradizionali porcate, piuttosto viverlo come opportunit per esprimere il meglio della pragmaticit realizzativa
milanese. Anche per la multifunzio-

nalit del verde e dell'acqua: dagli


aspetti ambientali a quelli paesaggistici, da quelli colturali del Km zero
a quelli culturali della Cascina Linterno e del Petrarca, da quelli idrici
per l'agricoltura alle pompe per lo
scambio di calore per la bio edilizia.
A dispetto di ogni miopia e di ogni
distorsione non dobbiamo smettere
di provarci per decidere del nostro
futuro.
Per questo una delle proposte per il
dopo Expo parte proprio dalla valorizzazione delle competenze, innovative, sostenibili e di qualit, legate
al tema dell'Expo e alle imprese,
alle associazioni e alle universit del
territorio. Per questo Green Italia
sostiene, con un appello online a
Governo e Expo la proposta dell'inviato ONU per l'Africa Romano Prodi e del vicedirettore del Corriere
Giangiacomo Schiavi di usare l'Expo per lanciare un'Autorit Mondiale dell'Acqua. Una via d'acqua degna della tradizione della regimazione avviata dai Cistercensi, un
dopo Expo utile e sostenibile, la
promozione di un'autorit mondiale
per la gestione di un Bene Comune
scarso e deperibile: non potrebbe
esserci un modo migliore di spiegare il neologismo "glocal", l'essere un
nodo nella rete globale, una parte
consapevole
dell'ecosistema.

LE RIFORME DI RENZI E LA LOGGIA P2. SOLO UNA CURIOSA SOMIGLIANZA?


Michele Crosti
Le riforme proposte dal Governo
Renzi riguardano la legge elettorale
che deve ridurre a due i partiti o le
coalizioni elette in parlamento, la
revisione del ruolo del senato, l'eliminazione delle provincie, la riduzione del numero dei parlamentari e
per finire: La magistratura che deve
essere ricondotta alla funzione di
garante della corretta e scrupolosa
applicazione delle leggi.
Scusate ma non stiamo parlando
delle riforme costituzionali di Matteo
Renzi ma questi sono, alla lettera, i
contenuti del PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA della loggia
massonica P2. Anzi, per certi versi
pi democratica la proposta di
Gelli perch in quella per il Senato
si vota, mentre nella proposta di
Renzi composto di nominati. Ora,
pu darsi che il Senato sia da rivedere, anche se una democrazia occidentale come quella degli Stati
Uniti si basa sul bicameralismo perfetto, ma per dirla con il Sommo
Poeta il modo che ancor m'offende.

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Innanzitutto la nostra costituzione


nata da unassemblea Costituente
regolarmente eletta e che ha raggruppato le migliori menti giuridiche
del tempo per costruire una architettura istituzionale che tiene conto di
pesi e contrappesi. Su ognuno degli
articoli della Costituzione c' stato
un lavoro lunghissimo e un confronto che tiene conto di tutti gli orientamenti della cultura giuridica del
tempo.
Nella proposta Renzi, forse meglio
dire Renzi-Berlusconi, si decide sulla base di un presupposto non proprio giuridico n istituzionale. Dobbiamo risparmiare. C' anche il
"dobbiamo semplificare". Nell'insieme un po' poco anche perch non
sono vere n l'una n l'altra cosa.
Primo perch il Senato resta. Non lo
si vota pi ma resta con tutti gli annessi e connessi, spese di personale, questori e spese varie. Secondo
perch il problema del doppio passaggio non ha impedito sotto il governo Monti di cambiare la costituzione per l'inserimento del pareggio

di bilancio obbligatorio. Ci hanno


messo cinque mesi con la doppia
lettura per approvare la modifica
costituzionale pi stupida che si potesse immaginare. Una modifica
che il parlamento tedesco si rifiutato di approvare.
A giorni la proposta di modifica del
senato sar presentata alle camere
e in un mese deve essere approvata. Ora pur facendo finta che l'ispiratore principale di questa riforma
Renzi-Berlusconi non sia Licio Gelli,
proviamo a entrare nel merito del
testo.
Innanzitutto il nuovo senato non si
elegge. Si nomina. Ne faranno parte
150 persone: circa 108 sindaci dei
capoluoghi di provincia, 21 presidenti delle regioni, e 20 saggi di
nomina del Presidente della Repubblica. Un tipo di nomina che non lo
rende rappresentativo degli italiani
soprattutto se la logica una testa
un voto.
Non si sa ancora in che rapporto
sar con la Camera dei Deputati, se
vaglier ancora le leggi approvate

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della camera e con quali effetti in
caso di bocciatura. Ma la cosa certa
che continuer ad avere una funzione politica e non semplicemente
tecnica e in caso di funzioni politiche la rappresentativit obbligatoria. Una delle conseguenze derivate
che cambier anche il ruolo della
camera e dovr cambiare la costituzione che definisce le regole del bicameralismo perfetto ma di questo
non si parla. Forse in un sistema
democratico che deve cambiare la
costituzione bisognerebbe prendere
in considerazione tutti gli effetti delle
modifiche costituzionali.
S perch c' dell'altro. I 108 sindaci
delle citt capoluogo di provincia
sono gli stessi che dovranno farsi
carico delle Provincie. Anche qui le
provincie non si eliminano: solo non

si votano pi. Cancellati i consigli


provinciali eletti gli stessi saranno
composti dai 25 sindaci dei comuni
della provincia. Sparisce la giunta
provinciale e sar il sindaco che dovr farsi carico di tutto e non potr
neppure delegare. Il tutto ovviamente senza compensi. Chi ha un minimo di esperienza amministrativa sa
che i sindaci sono gi oberati per
conto loro e ora agli si da anche
questo incarico e, come se non bastasse, saranno anche i componenti
del nuovo senato e, sempre senza
compensi, dovranno prendere decisioni nazionali. Secondo alcuni calcoli della Corte dei conti le provincie
in questo modo costeranno anche di
pi.
Sempre chi ha un minimo di esperienza amministrativa sa che in

questi casi quando i politici non sono in grado di sostenere il lavoro


amministrativo la burocrazia che
comanda e decide.
Dulcis in fundo la legge elettorale
appena approvata finisce col dare il
controllo della camera a un solo
partito con meno del 25% degli aventi diritto al voto.
Ora gi il fatto che queste riforme
ricalchino il piano della loggia P2
dovrebbe essere un campanello di
allarme per fermarsi un attimo a riflettere perch il piano di Gelli era
un piano antidemocratico. Ma il rischio di peggiorare la nostra democrazia con riforme per molti versi
idiote grande e dovrebbe spingere
tutti a dire stop a questa faciloneria.

RICOSTRUIRE IL PAESE DIPENDA DA NOI E IL PROBLEMA DELLA SALUTE


Giuseppe Gario
Nel ciclo dincontri Ricostruire il paese: dipende da noi, curato da Vittorio Coda a Milano in Ambrosianeum, Francesco Longo (Bocconi)
ha lucidamente analizzato il nostro
sistema sanitario. Pochi cenni, rispetto allanalisi di Longo. La nostra
spesa sanitaria procapite (a parit di
potere dacquisto, tenuto conto dei
livelli nazionali dei prezzi) di 2.964
$, di cui 2.292 pubblica (3.765 e
2.920 in UE, 27% in pi), vale a dire
il 9,3% del prodotto interno lordo
(10,7). Tra il 2001 e il 2010, la nostra spesa sanitaria procapite totale
aumentata in media del 3,2% (UE
5,4%), quella pubblica del 4% (5,9).
Abbiamo perso terreno rispetto
allEuropa, specie nella spesa privata.
A carico privato il 57,3% di spesa
per visite specialistiche, il 44,4 per
riabilitazione e il 20,9 per accertamenti diagnostici. La divisione degli
oneri evidente: lo Stato paga per
accertare se abbiamo un problema
di salute; se c, per capire come
risolverlo spendiamo soprattutto del
nostro, in buona misura anche per
rimetterci in forma dopo averlo risolto. Ma lo facciamo soprattutto per
problemi ai denti (oltre 9 casi su 10),
ginecologici e ostetrici (7 su 10), di
dieta, di pelle, di occhi (oltre 5 su
10). Problemi, per dir cos, di routine. Ma nelle casistiche pi complesse, anche le visite specialistiche
e la riabilitazione sono soprattutto a
carico della spesa pubblica.
La pi significativa linea di confine
tra spesa privata e pubblica per la
salute forse tracciata dalle badanti
(774 mila nella stima IRS 2008) e
dai dipendenti del servizio sanitario

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nazionale (646 mila a dati Ministero


della salute 2009). Abbiamo pi badanti che addetti, in coerenza col
fatto che il 70% della spesa sanitaria necessaria per il 30% di persone malate croniche, soprattutto
anziane e non autosufficienti, che
vanno curate non in ospedale, fonte
di rischi anche gravi, ma con una
corretta somministrazione dei trattamenti, da parte sia degli interessati sia di chi li assiste.
Con esigenze crescenti e risorse
calanti, la riorganizzazione dei servizi affidata al management finanziario, che taglia le spese per i fattori produttivi, e cos sempre pi allunga le liste di attesa dei pazienti e
peggiora le condizioni di lavoro del
personale. la cosiddetta scelta
Hiroshima: puoi prendere decisioni
dalle conseguenze tragiche concentrandoti sui fattori produttivi (bomba,
aereo, equipaggio) e ignorando le
persone. I guai altrui si tollerano facilmente, lo spirito anche del nostro tempo.
Considerato che le specialit pi
delicate e complesse sono coperte
dalla spesa pubblica e che in esse il
trattamento di un numero minimo di
casi riconosciuta garanzia di sicurezza e qualit, va da s che meglio anzi, un obbligo riorganizzare il sistema qualitativamente e
quantitativamente. Qualit: ovunque
pi efficienza e sinergie, e interazione pubblico-privato entro confini
ben chiari. E ancora: selezione e
valutazione pi efficace del top
management, potenziamento della
gestione operativa del personale,
adeguamento dei metodi di prevenzione e cura. Quantit: diminuzione

e riqualificazione dellofferta ospedaliera unitamente al sistematico


aumento delle competenze in funzione delle cronicit, delle strutture
per pazienti precedentemente spedalizzati, della specialistica ambulatoriale e, infine, della focalizzazione
ospedaliera sulle patologie e fasi
acute.
Anche nel necessario inquadramento economico della sanit, insomma, il fulcro va spostato dai
mezzi ai fini: la qualit e quantit
dei risultati in termini di salute a indicare il migliore utilizzo dei fattori
produttivi disponibili, oltre che quanti
renderne disponibili nel quadro generale delle scelte di pubblico interesse. lo stesso falso dilemma del
tormentone finanziario. La buona e
necessaria gestione economica
consiste nellusare i mezzi (i soldi)
per produrre risultati reali. A partire
dal top-management, sia in sanit
sia in finanza, i criteri di selezione e
valutazione sono la competenza e
la capacit di dare a tutti, non solo a
se stessi, salute e lavoro, rispettivamente.
Nella finanza in gioco la qualit
della nostra vita, nella sanit lo la
nostra stessa vita. Tutti abbiamo un
giorno o laltro usato la siringa, dice
il presidente di un sindacato medico
francese, che vuole restare anonimo, a Laetitia Clavreul (Le Monde,
05/03/2014, p. 10). Largomento
poco discusso tra i medici, ma parlano i dati. Il 60% dei decessi ha
luogo in ospedale e solo il 25,5% a
domicilio, anche se l81% dei francesi dichiara di voler morire a casa.
Secondo lInstitut national des tudes dmographiques, nel 2010 circa

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la met dei decessi stata preceduta da una decisione medica suscettibile di accelerare la morte del paziente e, anche se espressamente
proibito dalla legge, nel 3,1% dei
casi lo si fatto volutamente e in un
altro 2,5 senza consenso del paziente. In un sondaggio Ipsos 2013
per lordine dei medici francesi, 60
medici su cento si sono detti favore-

voli alleutanasia attiva e 37 pronti


a farlo.
Le parole sono importanti, osserva
Clavreul. Io non uccido, aiuto a morire, le ha detto il dottor O. : Pu
darsi che sia la stessa cosa di fatto,
ma non sul piano umano. Non ho
mai pensato di aver ucciso qualcuno. Crinale stretto, dai lati molto
ripidi. Lo riconosce il dottor Farou-

dja, responsabile della sezione etica


dellordine francese dei medici, ricordando la necessaria fedelt al
giuramento di Ippocrate: Tra dare
la morte e addormentare un paziente, la differenza sottile. Ma esiste, conclude Clavreul che come
tutti noi, medici inclusi, rischia di
trovarsi un giorno dalla parte sbagliata della siringa.

NASCE MIWORLD, IDEE E PASSIONE PER MILANO, EXPO E LITALIA


Martino Liva
Milano, si detto tante volte, si presenta al mondo a cominciare dal
suo nome. Citt di mezzo, snodo e
cuore pulsante di tante reti sensibili,
laboratorio di apertura e scambio.
Citt che, nella sua storia, per certi
versi non ha mai perso centralit,
riuscendo di continuo a trovarne di
nuove, evolvendosi nel tempo, sapendo reinventarsi. Passaggio obbligato se si percorre la dorsale verticale del commercio europeo che
da Milano corre su fino ad Amburgo, virando poi verso Londra. Allo
stesso tempo tappa della via mediterranea, che da Barcellona raggiunge Atene. E ancora, vertice meridionale dellideale pentagono centroeuropeo che tocca Parigi, Londra, Amburgo, Vienna e, appunto,
Milano, racchiudendo la zona pi
popolata e industrializzata del vecchio continente.
Cos, partendo da questa consapevolezza sorto MiWorld, comitato
di milanesi illustri pronti a piantare
qualche seme a beneficio della collettivit, in vista di Expo e oltre.
Comitato fatto di persone, non istituzioni. Appassionati cittadini milanesi, eccellenti studiosi, managers,
professionisti. A presiederlo Francesco Micheli annovera, tra gli altri,
il Rettore del Politecnico Giovanni
Azzone, il Prof. Piergaetano Marchetti, Franca Sozzani, Ferruccio
de Bortoli. Uniti dalla preoccupazione di vedere il futuro della citt e
contribuire a costruirlo si sono presentati lo scorso 14 marzo, nellaula
magna del Politecnico, alla presenza del Sindaco Pisapia. MiWorld,
sostanzialmente, nasce come un
gruppo di persone che, senza narcisismo, si mette a disposizione della citt nelle cui mani contenuto il
destino dellItalia intera.
S, perch come dimostra il network
di ricerca di Peter Taylor Globalization and World Cities, Milano, nella
classifica mondiale delle citt,
saldamente ancorata al livello Al-

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pha (che, per citare le citt europee, racchiude anche Madrid, Bruxelles, Amsterdam, restando dietro
solo al davvero esiguo gruppo di
citt di livello Alpha ++ e Alpha +),
di gran lunga prima tra le italiane.
Si tratta, per usare le parole del
prof. Balducci del Politecnico, non
tanto di una citt ma di una Megacity-Region, termine che sta a indicare unarea urbana densa e complessa (quella di Milano tra le
quattro pi significative dEuropa)
che contiene una citt di riferimento
in grado di conglomerare a s una
miriade di centri medio - piccoli. Citt metropolitane, si potrebbero correttamente definire agganciandosi
al dettato costituzionale, in grado di
varcare le frontiere nazionali e influire sugli scenari mondiali, forse, ancor pi degli Stati nazionali stessi.
La competizione globale, oggi, pi
che tra stati tra citt metropolitane. Concetto, questo, espresso a
chiare lettere nel bel libro del prof.
Benjamin Barber, dal titolo emblematico If Mayors Ruled the World
(Se i sindaci governassero il mondo), dove il localismo dipinto come dimensione ideale non solo della rappresentanza democratica e
della buona governance, ma anche
della competizione economica internazionale. In altre parole, emerge un dato che i promotori di MiWorld suggeriscono (ed in qualche
modo anche Pisapia ha confermato
nellaula magna del Politecnico): i
confini nazionali stanno lentamente
perdendo importanza mentre cresce il ruolo delle citt metropolitane.
Cos in questo scenario globale,
Milano, alla vigilia di Expo, necessita di ogni possibile aiuto, idea,
slancio generoso che possa arrivare dai suoi cittadini per recuperare il
ruolo di guida e locomotiva dItalia.
Scriveva Stefano Boeri che Milano
una citt potenzialmente unica,
tra le pi contemporanee ed interessanti che ci siano al mondo. Il

suo collega Cesar Pelli, architetto


argentino che ha progettato la torre
Unicredit, grattacielo pi alto della
citt, parlando alla Triennale alcuni
mesi fa si era spinto ad affermare
come Milano lunica metropoli
del futuro [], lunica dove mi piacerebbe vivere in questo momento.
La nostra citt infatti una citt
densa, policentrica e contemporaneamente piccola, dove si intersecano diversi settori produttivi (dalla
moda al design, dalla finanza
allinformazione e leditoria), convivono 7 universit con una popolazione di circa 250.000 studenti
(considerati anche quelli delle scuole di specializzazione settoriali). Dati, questi, che conseguentemente
fanno sorgere una responsabilit
politica della citt, cui non pu sottrarsi. Forse proprio da ci nasce
un certo calvinismo ambrosiano,
per usare le parole di Ferruccio de
Bortoli, che porta i milanesi a guardare preferibilmente quella parte
del sistema-citt che non funzione.
E un approccio mentale (per altro
smentito da recenti statistiche che
segnalano come oltre il 65% dei
milanesi sia soddisfatto o molto
soddisfatto di vivere a Milano) che
persiste, senza essere necessariamente un punto di debolezza.
Anzi, forse proprio un punto di
forza, in quanto il calvinismo ambrosiano generalmente non sfocia
in disfattismo ma al contrario fa
sorgere progetti come quello di
MiWord. Progetti fondati sulla consapevolezza che il contesto cittadino favorevole allinnovazione,
lattrattivit della citt in crescita,
Expo, nonostante tutto, affascina.
Resta solo da tracciare una rotta
ancor pi dettagliata, senza farci
sfuggire il futuro. Anche perch Milano enigmatica, talvolta sembra
che non succeda nulla ed invece
accade tutto.

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CHE FARE DOMANI? UN NUOVO INDICE LOMBARD PER LA MEGALOPOLI MILANESE


Giuseppe Longhi
Il portale del Comune di Milano, citando il rapporto pubblicato dal Financial Times Citt europee e regioni del futuro per il 2014/2015,
titola: Milano nella top ten delle citt europee per i nuovi investimenti
dall'estero. Prima di Amsterdam,
Berlino, Vienna, Stoccolma e Bruxelles, nonostante la crisi. Le argomentazioni dellarticolo sono state
riprese pari pari dalla stampa e da
numerosi politici, senza che nessuno si sia chiesto, essendo il rapporto in questione composto di 19 pagine di tabelle, quale fosse la posizione di Milano rispetto agli altri indicatori, e neppure quale fosse la
struttura dellindagine. Questa osservazione per ricordare che gli indici non hanno molto significato se
presi singolarmente, in quanto costituiscono un sistema armonico finalizzato a misurare lefficacia con cui
si perseguono gli obiettivi fissati nelle politiche.
Dunque un contesto megapolitano
importante come quello milanese
ovvio che compaia qua e l nelle
numerose classifiche che sono stilate, ma il vero problema che esso
non dispone di una propria metrica
che gli permetta di valutare
lefficacia delle sue politiche. La sintesi ovvia: senza politiche non ci
pu essere metrica.
La sfida del monitoraggio importante: di fronte al diluvio di classifiche che quotidianamente sono pubblicate non dobbiamo dimenticare di
aver imposto il nome lombard
allindice che storicamente segn e
segna la supremazia finanziaria
lombarda a scala internazionale.
Per questo, di fronte alle nuove regole di appartenenza, sociali economiche e spaziali, siamo in grado
di proporre un nuovo indice lombard capace di misurare la capacit
propositiva, di attrazione e di coesione del contesto megapolitano
milanese?
Vediamo dunque com strutturato e
cosa emerge dal monitoraggio del
Financial Times.
Esso si basa su un grappolo di citt
e regioni, appartenenti a tutte le aree mondiali, selezionate per

lintensit delle loro relazioni; per cui


non pi rilevante il confine o la
dimensione fisica dei contesti, ma
un mix composto di scambi materiali
e immateriali, in cui determinante
la disponibilit e la composizione
del capitale umano. Financial Times
in sostanza propone un confronto
fra il sistema megapolitano policentrico, secondo il termine coniato da
Peter Hall in occasione dello studio
europeo ReUrbA, costituito dal sistema urbano europeo e le megalopoli
monocentriche
asiatiche.
Allinterno del sistema europeo procede al confronto fra il sistema urbano della Gran Bretagna, quello
dellEuropa continentale e quello dei
paesi mediterranei. Lobiettivo
chiaro, inserire il cluster britannico
nel processo di rigenerazione della
citt dellEuropa continentale, promosso dallUE, e nei mercati in forte
sviluppo legati alla realizzazione di
nuove megalopoli in Asia.
Per quanto riguarda gli indicatori
qualificanti la forza guida il capitale umano. Nella valutazione del capitale fisico, rilevante lattenzione
verso la capacit di organizzare
grandi progetti, verso la qualit delle
infrastrutture logistiche, e verso la
business friendliness.
Un sistema simile proposto
dallEconomist, con lindagine Hot
Spots: benchmarking global city
competitiveness, che rileva con
maggior dettaglio gli aspetti qualitativi del capitale umano e introduce
come fattore di monitoraggio
lambiente e limpatto del cambiamento climatico. Per inciso anche
nelle classifiche dellEconomist la
valutazione della megalopoli lombarda buona, in quanto appare
per lo pi nel primo o secondo quartile di merito.
I risultati dellindagine del Financial
Times sono importanti: infatti la forza economica di Milano risulta simmetrica a quella di un insieme regionale del Nord-Centro Italia che
comprende le regioni della Lombardia, dellEmilia-Romagna e della
Toscana. Milano risulta cos la testa
di un sistema megapolitano policentrico, cui vengono attribuiti 7 milioni

di abitanti, fino ad arrivare al potenziale di 12 milioni, attribuito dal rapporto Urban world, mapping the
economic power
of cities di
McKinsey. La megalopoli policentrica con testa in Milano, secondo i
parametri del Financial Times, appare la vera potenza del Sud Europa. Una potenza orfana di politiche.
Penso che occorra partire da qui
per definire un nuovo indice lombard capace di monitorare la nostra
megalopoli policentrica nel percorso
di alleanze e coesione con le megalopoli euro-asiatiche, perch questo
il suo ruolo date le sue potenzialit nel sistema mediterraneo.
I punti di riferimento qualificanti del
nuovo indice potrebbero essere:
- per le risorse umane: monitoraggio
delle capacit delle istituzioni, accademiche e produttive, di costituire piattaforme integrate a livello
inter-regionale e internazionale,
per misurare la velocit di recupero di queste istituzioni, in ritardo
nelloperare in modo realmente integrato;
- per il capitale fisico: monitoraggio
degli effetti dei cambiamenti tecnologici, della produzione di grandi progetti esportabili, del rispetto
degli standard europei per quanto
riguarda limpronta ecologica delle
costruzioni;
- per lautonomia nella produzione di
risorse: monitoraggio dello sviluppo delle smart grid, dellautonomia
nella produzione alimentare urbana e del trend di dematerializzazione (vedi gli avanzamenti
nellagenda digitale);
- per le risorse naturali: monitoraggio della crescita della biodiversit
e del suo valore economico;
- resilienza: monitoraggio delle azioni per contrastare il cambiamento climatico, tecnologico e sociale.
Il nuovo indice lombard sar il segnale della riacquistata consapevolezza del ruolo della megalopoli policentrica lombarda nei cambiamenti
che stanno investendo leuro-asia.

ARREDO URBANO: ARCIPELAGOMILANO FA IL PUNTO


Giulia Mattace Raso
Un convegno manifesto. Abbiamo
interpellato su queste colonne e di
persona i progettisti, il comune, gli
investitori, la soprintendenza, le

n. 12 VI - 26 marzo 2014

municipalizzate, i concessionari out


of home, le universit, le associazioni, lordine, i produttori, architetti
e paesaggisti, i comuni cittadini e

posto la questione dellarredo urbano, per stimolare un dialogo e aprire


un confronto tra chi a vario titolo agisce lo spazio pubblico. Questi

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stessi ora invitiamo a convegno in
Triennale, sabato 29 marzo perch
da questo colloquio pubblico scaturisca una azione collettiva e condivisa su tutto il visibile tra 0 e 5 mt,
stimolando lamministrazione comunale ad avere una rega unica e coerente sul tema dellarredo urbano,
per una rinnovata qualit degli spazi
pubblici.
I presupposti. Larredo urbano intrinseco alla gestione e alla progettazione degli spazi pubblici, al loro
uso e alla loro vitalit, cos come
pu essere elemento identitario di
interi quartieri o di singoli episodi
urbani. Pu rappresentare nella sua
ideazione, nella sua progettazione e
nella sua manutenzione un episodio
di vita sociale aggregata. Larredo
urbano assolve un compito fondamentale: dotare la citt di tutti quei
manufatti che ne consentono un uso
facile e corretto, facilmente intuibile
nei rapporti tra la citt costruita e i
suoi abitanti e nei rapporti reciproci
tra cittadini-utenti.
Le criticit. Cerco di riassumere ci
che oggettivamente non va al riguardo del tema arredo urbano in
questa citt e su cui sono certa
converga lopinione generale: la pluralit e frammentazione di prodotti
di arredo confliggenti lun laltro e
compresenti nella stessa via o piazza; la pressoch totale assenza di
capitolati che riguardino posa o contratti per la manutenzione di questi
oggetti e che ne pregiudicano principi di fruibilit e decoro nel tempo;
limpossibilit palese di concertare
principi permanenti su collocazione
in situ, quando anche di stabilirne
leffettiva necessit di posa. In sintesi il disappunto non si palesa quasi mai per il disegno di un oggetto
darredo urbano in s, ma per la disarmante
mancanza
dellunit
dellinsieme nello stesso spazio, per
lespressione del disordine; per la
costante espressione della logica
della gara dappalto caso per caso

lontana anni luce dallidea di un


progetto di immagine collettiva; per
lamara constatazione dello spazio
pubblico come terra di nessuno,
scarico delle contraddizioni di norme che abbondano di dettaglio ma
scarseggiano di principi, come se la
norma salvasse dalla bruttura; per
la necessit di ogni categoria,
quando non del singolo, di dire la
sua, dallinsegna del negozio,
allazienda che posa la rete, alle
municipalizzate, agli uffici tecnici, al
graffitaro., efficacemente inquadrate da Cecilia Bolognesi.
I filoni del dibattito on line. Tra i diversi spunti cinque tracce di riflessione emergono con pi insistenza.
- lapproccio al tema, rigetto
dellarredo urbano come considerazione di dettaglio in favore di una
concezione complessiva dellimpianto spaziale, progetto di suolo cos come concepito da Bernardo
Secchi - valorizzando la gerarchia
degli spazi urbani in ordine a uno
scenario (Gregotti, Battisti).
- la temporalit della trasformazione
degli spazi, che pu essere reversibile, e restituire il dinamismo e la
complessit sociale. Bertelli - Roda
Mei: Il rapporto tra spazi della
produzione creativa, attivit e usi
temporanei, rappresenta infatti oggi
una dimensione di rilevante importanza, non solo nel potenziare nuove pratiche dellabitare, ma anche
nel promuovere processi diffusi di
rigenerazione urbana che vanno
oltre il ben importante processo di
sostegno e sviluppo di nuove forme
di socializzazione. (Crespi, Bisson,
Sclavi, Saibene, Bertelli- Roda Mei).
- lintervento sullesistente in termini
di sottrazione, per arrivare a una
semplificazione e a un riordino. Nicolin: Se uno volesse percorrere la
via del fare, o meglio, dellavere di
meno, nella direzione di una citt
pi
intelligente,
considerando
lobbiettivo della riduzione quantita-

tiva dei componenti darredo, in particolare delle ridondanze segnaletiche e delle barriere fisiche, dovrebbe avere il coraggio di cambiare radicalmente orientamento (Nicolin,
Tognoli, Bolognesi).
- la prassi amministrativa, le norme,
lincisivit degli enti preposti e la loro necessaria sinergia. Franco Repellini: un grande numero di esperienze e di soggetti in gioco con
responsabilit di intervento precise
e una regia unificata che assuma il
punto di vista del paesaggio urbano
nella sua globalit. I settori comunali
che trattano le strade e le infrastrutture sono la base organizzativa e
direttiva di azione e coordinamento
attorno ai quali per necessario
programmare delle competenze
specifiche, pratiche . Kipar: Nelle citt europee, dove ormai lavoro
sempre pi di frequente, c una
pratica consolidata: poche regole
comuni rigorosamente applicate, e
molto spazio alla progettualit complessiva delle aree aperte, che include sempre anche larredo..
(Franco Repellini, Kipar, Romano,
Giorgio).
- la necessit del prendersi cura dei
luoghi, come investimento teorico e
assunzione di responsabilit individuale, Mazzoleni: In sostanza, si
chiede a poveri oggetti inanimati di
farsi carico delle fatiche del nostro
stare in citt e dalla nostra crescente incapacit di usarne gli spazi.
Una cosa, mi pare, poco ragionevole. Forse occorrerebbe ripartire da
qui, dagli abitanti, da noi: dai nostri
valori e dalle pratiche che ne discendono (Nicolin, Mazzoleni, Riboldazzi, Tognoli).
La cultura del progetto. Questa la
sola arma che ci permette di intrecciare laspetto estetico percettivo, a
quello identitario e del brand, con il
fattore tecnico funzionale, e quello
normativo procedurale per costruire
una identit per la citt.

MILANO CAPITALE DEGLI INVESTIMENTI. E LA QUALIT DELLA VITA?


Valentina Magri
Milano notoriamente la capitale
finanziaria dItalia. Ma come si posiziona rispetto alle altre metropoli
europee? E il primato economico
meneghino si traduce in un incremento della qualit della vita dei
suoi abitanti? Vediamo di sciogliere
questi dubbi con laiuto di qualche
dato.
Sotto il profilo finanziario, Milano si
difende bene anche nel contesto
internazionale. Secondo un recente
studio del Financial Times sulle

n. 12 VI - 26 marzo 2014

citt europee e regioni del futuro, il


capoluogo lombardo rientra nella
top ten delle citt europee capaciti
di attrarre capitali e Investimenti Diretti Esteri (Ide), provenienti nel nostro caso soprattutto dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Precisamente, Milano si colloca allottavo
posto della classifica: dietro Londra,
Parigi, Dublino, Barcellona, Monaco
di Baviera e Francoforte. Un ottimo
piazzamento in una classifica che
include 486 localit. Inoltre, il rap-

porto stilato dal Financial Times


riconosce che la Lombardia si
classificata tra le migliori regioni
dellEuropa meridionale per le strategie di investimento, e per il suo
potenziale economico rappresenta
uno dei quattro motori dEuropa insieme al Baden-Wrttemberg in
Germania, al South East in Gran
Bretagna e allle-de-France in
Francia.
Ma si vive bene nel motore economico milanese? Ha provato a ri-

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spondere a questa domanda lultima
ricerca Mercer sulla qualit della
vita. Secondo lindagine, realizzata
nel 2013 con i dati di 223 citt del
mondo, Milano batte Roma (la prima 41ma e la seconda 51esima)
ma comunque non riesce a tenere il
passo con le altre capitali europee.
Raffaele Ricciardi su "Repubblica"
ha notato che il divario a scapito del
capoluogo lombardo scaturisce soprattutto dalle dimensioni di ambiente politico-sociale, abitazioni e salute.
Ma il tema della misurazione del
benessere sociale non sentito solo allestero. stato portato al centro dellattenzione anche da noi grazie allIstat, che lanno scorso ha
redatto Urbes: il primo rapporto sul
Bes (Benessere Equo e Sostenibile). Ecco una sintesi dei risultati ottenuti dal capoluogo lombardo.
Salute. Secondo le stime del 2010,
la speranza di vita nella provincia di
Milano di 80,1 anni per gli uomini
e 85,2 per le donne: valori superiori
alla media nazionale e a quella del
Nord Italia.
Istruzione e formazione. Le competenze numeriche (207,7) e quelle di
scrittura (203,4) degli studenti al 2
anno di scuola superiore sono state
entrambe superiori alla media nazionale
nellanno
scolastico
2011/2012.

Lavoro e suo bilanciamento con la


vita privata. La provincia di Milano
rispecchia il trend nazionale di un
minore tasso di partecipazione al
lavoro da parte delle donne in et
da lavoro (15 - 64 anni). La buona
notizia che nel 2012 il divario fra
uomini e donne in termini di mancata partecipazione al mercato del lavoro inferiore nella provincia di
Milano rispetto alla media nazionale
del 7%.
Benessere economico. Nel 2010, il
reddito disponibile pro-capite delle
famiglie milanesi stato di 25.291
euro lanno, contro i 17.029
dellItalia.
Politica e istituzioni. La propensione
alla partecipazione elettorale del
64,8%: inferiore al dato nazionale,
provinciale e del Nord Italia.
Sicurezza. misurata con il tasso di
omicidi: nel 2011 il suo valore stato di 1 ogni 100mila abitanti: leggermente superiore alla media nazionale e provinciale.
Paesaggio e patrimonio culturale. Il
71,1% degli edifici storici di Milano
costruiti prima del 1919 sono in ottimo o buono stato di conservazione: oltre il 10% in pi della media
nazionale (ma questi dati sono da
leggere con cautela, poich risalgono al Censimento degli Edifici del
2001).
Ambiente. Secondo i dati del 2008,
la fruizione di acqua a Milano di

gran lunga superiore alla media nazionale (70% in pi). Inoltre, nel
2011 il famigerato PM10 (il particolato presente nellaria) ha superato i
limiti di 132 giorni, a fronte di una
media nazionale di 54,4 giorni.
Ricerca e innovazione. La provincia
di Milano traina lItalia per propensione alla brevettazione: nel 2008
stata pari a 16 brevetti ogni 100mila
abitanti, contro i 7 a livello nazionale.
Qualit dei servizi. La quota di
bambini che ha usufruito dei servizi
per linfanzia nella Provincia di Milano ha superato il 25% nel 2010.
Una quota bassa, ma comunque
superiore sia a quella regionale, sia
a quella nazionale. Nello stesso anno, la raccolta differenziata ha interessato solo il 35,9% dei rifiuti: un
valore pressoch in linea con la
media nazionale, ma inferiore al dato regionale (48,5%).
Spese per consumi delle famiglie
milanesi. Secondo i dati della Camera di Commercio e del Comune
di Milano, nel 2011 l86% delle spese non riguarda beni alimentari e le
famiglie monogenitore hanno avuto
una capacit di spesa inferiore del
30% rispetto alle coppie con figli.
Dati alla mano, possiamo dire che i
soldi non fanno la felicit, e nemmeno la qualit della vita.

ELEZIONI EUROPEE, QUEL CHE ACCADE AI NOSTRI CONFINI: RIFLESSIONI E METAFORE


Emilio Molinari
Se qualcuno in vista delle elezioni
europee volesse capire qualcosa di
pi del lato oscuro dell'Unione Europea del fiscal compat e del vincolo
del 3%, di sicuro dovrebbe piantarla
di guardare a Berlino. Dovrebbe
prendersi una settimana di ferie e
correre in Bosnia: a Zenica, Tuzla, e
sopratutto a Sarajevo, dove la protesta, questa volta sociale e operaia, attraversa le divisioni della
guerra e della pulizia etnica.
Andare a Sarajevo viaggiando nella
storia da dove 100 anni fa il colpo di
pistola di Gravilo Princip dava il via
alle due guerre mondiali (la seconda
il continuo della prima), partorite
dall'Europa del laissez fair capitalista... dei nazionalismi e del fallimento
delle
socialdemocrazie.
Dall'inizio del secolo breve degli
orrori, ma anche delle Resistenze,
del welfare e del mai pi guerre. Il
secolo delle grandi mattanze, ma
anche del ripensamento che accantona il liberismo dalle Costituzioni e
giura di fare dell'Europa un continente unito, in pace e senza razzi-

n. 12 VI - 26 marzo 2014

smi. A Sarajevo inizia il '900 e a


Sarajevo finisce il 900, tra le macerie del sogno di poter vivere assieme tra diverse culture.
Sarebbe un viaggio negli omissis
democratici e di sinistra che non
sono solo le foibe ma secoli di storia. Nei ritorni del liberismo e nella
cattiva coscienza dell'Europa, sempre civilissima, sempre mitteleuropea e sempre affascinata dalla superiorit Germanica. E nelle italiche
e provinciali convinzioni che civilt e
democrazia stanno sempre a Nord,
mentre i Balcani ... sono sempre un
buco nero ... una barbarie da ignorare, anche se vicini a noi pi di Parigi. I Balcani non stanno negli itinerari del popolo democratico e di sinistra, non stanno nella nostra conoscenza, nei nostri interessi.
Sono cancellati come luoghi di vita
vissuta da una umanit. Si va a fare
il bagno in Croazia o a caccia in Bosnia, ma non vediamo... Noi e i
nostri ragazzi per vedere andiamo
a Londra, Berlino, Parigi, Barcellona... andiamo a cercare conferma

del nostro essere civilissimi ed europei e per nasconderci il fallimento,


il cannibalismo dei forti, l'autodistruzione delle comunit: sociali, istituzionali, culturali e umane che avanza
La Bosnia il luogo dove se ti
specchi vedi le brutture dellanima
europea nascosta. Vedi le rotture, le
grandi faglie della storia del continente che sincontrano e si accavallano. Chi cerca l'identit europea
deve andare a Sarjevo tra i brandelli
che ancora vivono nella realt e nella memoria delle tante culture che
l'hanno composta: la greca, la romana, la slava, l'ottomana, la mitteleuropea, l'ebraica, l'italiana, la zingara.
Nel Febbraio del 1994 iniziavo il mio
viaggio dentro la Bosnia con Agostino Zanotti e poi con Michele Nardelli entrambi, con altri giovani che
vorrei tutti ricordare, parte di una
pattuglia di europei, portatori di
unaltra Europa: di riconciliazione, di
ambasciate della democrazia locale.
Un viaggio pi volte ripetuto, lungo

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tutte le strade di Bosnia passando in
mezzo a macerie reali e metaforiche
ancora fumanti, in mezzo ai volti dei
criminali di guerra. Chilometri e lunghe discussioni tra di noi, per capire
il senso di una tragedia che ci colpiva occhi, mente e cuore attraverso
la sistematica distruzione della casa del vicino e i profughi. Per capire il senso della domanda: di chi la
colpa?
Del crollo del comunismo? Della fine del coperchio titoista che per decenni ha nascosto antichi odi? Della
mancata rielaborazione dei conflitti
del passato? Della criminalit organizzata e la corruzione politica nate
nel ventre degli apparati del comunismo? Dagli odi delle campagne
verso le citt? Dalla svendita culturale degli intellettuali ai nuovi poteri
etnico religiosi?
Cercavamo le colpe nel passato
della ex Jugoslavia, nel fallimento
del mondo al di la della cortina.
Tutte cose vere, pertinenti, che non
andavano nascoste e giustificate
con il pensiero del complotto occidentale. Ma che non coglievano il
peso avuto dalla volont liberista
europea su quegli avvenimenti e
come questi fossero in forme diverse, l'anticipazione degli attuali disastri economico-sociali dell'UE. della
Grecia, del nostro paese ecc. Non
coglievano il perch, mentre infuriava la guerra, il marco tedesco fosse
(come l'euro) in quelle contrade, l'unico elemento unificante.
Avremmo dato un senso diverso
alla responsabilit della Germania,
del Vaticano, dei partiti europei,

dell'ambientalismo e persino di alcune figure del pacifismo italiano


che soffiarono sul fuoco della separazione della Slovenia e della Croazia dalla Serbia e poi della Bosnia
dove la separazione era impossibile.
Avremmo capito che in quel momento l'Europa applicava la teoria
dello shock di Milton Freedman,
attraverso la quale simpongono ai
cittadini le riforme di struttura che
altrimenti troverebbero resistenze.
Che lo spezzatino delle repubbliche era veicolo per vincoli di bilancio, privatizzazioni dell'apparato industriale, liquidazione di tutto ci
che pubblico, svendita del patrimonio naturale.
E che tutto ci anticipava l'odierna
attualit. Lo potevamo vedere gi
nei nostri viaggi a macerie ancora
calde, nei grandi camion pieni dei
tronchi delle foreste disboscate, nei
trafficanti di rifiuti tossico/nocivi alla
ricerca di discariche, nelle fabbriche
smembrate e comprate al prezzo di
rottame dalle multinazionali. Oggi
lo puoi vedere nell'assalto con le
dighe, all'acqua dei meravigliosi
fiumi di Bosnia da parte delle imprese tedesche e italiane, nelle miniere
e nelle acciaierie privatizzate, negli
operai licenziati in massa, nella disoccupazione, nel territorio venduto
ecc... Un water grabbing e un land
grabbing silenzioso alle porte di casa nostra, che oggi si estende alla
Grecia, all'Italia e al suo patrimonio
artistico e naturale, che diventa politica nelle direttive e nel Bluprint, il
piano europeo delle acque che an-

nuncia la monetizzazione di tutte le


acque: dei fiumi, dei laghi e delle
falde dell'Unione Europea.
Ventidue anni fa, in Bosnia, si misurava la volont europea di tenere
assieme tutte le culture che l'hanno
partorita; la scommessa quindi di
poterci unire noi, i fondatori dell'Unione e trasformarci in effettiva Comunit di popoli, non pi in competizione, non pi portatori di guerre,
non vassalli del pi forte economicamente o dei poteri transnazionali.
La scommessa fu persa e vinse l'avidit.
Ecco perch andare Sarajevo
scoprire la metafora dell'odierno fallimento dell'UE, dei nostri partiti,
della nostra arrogante modernit,
della cecit e della logica di potenza
della Germania che ancora si fa motrice di altre macerie. Tornare a Sarajevo sul ponte della Miljacka o a
Mostar sul ponte della Neretva per
ripensare all'Europa non come Unione ma come Comunit di popoli
e di beni comuni. Per ricordare l'origine: la CECA ... Comunit Europea
del Carbone e dell'Acciaio, beni comuni fondamentali allora, per la ripresa dalla guerra e per l'idea che il
900 aveva dello sviluppo. Per ripensare oggi a una Comunit Europea
dell'Acqua e del Territorio. Una Comunit di popoli che f i conti con il
limite delle risorse e con la crescita
illimitata e che pensa a una gestione in comune dei beni essenziali del
vivere e lavorare assieme: sobriamente e nella dignit.

EXPO GATE, UNA PORTA A MILANO. NIENTE DI MEGLIO?


Marco Romano
C un clamoroso paradosso: tutte
le citt europee anche Milano
sono tate progettate e costruite con
una deliberata volont estetica, di
farle belle, ma quando Bonvesin
della Riva sostiene che la bellezza
di Milano consiste nel suo essere
perfettamente circolare con al centro la curtis del Broletto attribuisce a
un dato di fatto una volont estetica,
proprio perch era dispiaciuto di
non vederne tracce pi convincenti.
Sono gli stessi anni nei quali i mercanti fiorentini affideranno ad Arnolfo di Cambio il progetto di un nuovo
piano regolatore e apriranno nuove
strade proprio con lesplicita intenzione di rendere la loro citt pi bella: o, almeno, quanto sostengono.
E quando il Manzoni irride le grida
milanesi del principe di Castelvetrano, grand commis di Filippo II, dimentica che quel medesimo vicer

n. 12 VI - 26 marzo 2014

era stato a Palermo tra i protettori


della strepitosa iniziativa di tagliarla
con una croce di strade che ne far
una delle pi belle citt dellimpero.
Per dire che da secoli i milanesi non
sono stati cos attenti alla bellezza
della loro citt, e non dobbiamo stupirci pi che tanto se continuano a
non prestarvi una grande attenzione: e perfino quando lo faranno, costruiranno il duomo in uno stile gotico ormai largamente superato a Firenze dal progetto grandioso della
cupola di Santa Maria del Fiore, e
una piazza del duomo quando gli
artisti della Scapigliatura ne avvertivano la goffaggine sullo sfondo della rivalutazione delle piazze irregolari ormai diffusa in Europa che verr codificata qualche decennio dopo
da Camillo Sitte.
Tuttavia la sequenza del tardo Ottocento del Cordusio e di via Dante

con il rond di piazza Cairoli e la


torre del Filarete sullo sfondo esito
della sapiente caparbiet di Luca
Beltrami restava una felice eccezione: e che cosa ha pensato la nostra giunta, nel solco di una secolare insipienza estetica che poi nel
carattere dei milanesi? di deturparla
con uno stravagante coppia di tralicci - nella via dedicata per riconoscenza proprio a Luca Beltrami - tra
il castello e piazza Cairoli.
La cosa curiosa che tutti sostengono con molta convinzione la necessit di valorizzare il nostro patrimonio artistico petrolio dItalia?
ma sembrano dimenticare che il suo
cuore non sono tanto le vantate iscrizioni nella lista dellUNESCO perch poi non vedo siano in molti a
correre in Valcamonica a vedere i
graffiti rupestri ma soprattutto le
nostre citt, costruite tutte con

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lintento di una bellezza che costituiscono la nostra attrattiva.
Ecco che per festeggiare lExpo non
troviamo di meglio, un traliccio nel
nostro cuore, sicch poi sar difficile
convincere i turisti che Milano abbia
qualcosa di meglio da offrire, forse
un Cenacolo o una Piet che non a
caso dobbiamo ad artisti fiorentini.
.
La frenesia di migliorare quanto fatto dai nostri antenati, di riarredare
piazze e rond progettati un tempo
con mano sapiente, una cattiva
consigliera nelle mani di chi quella
mano sapiente neppure in grado
di riconoscere.
Beninteso anche le piazze pi antiche hanno spesso ospitato spettacoli ed eventi senza deturparle, ma
erano
sempre
intrinsecamente
provvisori, questo teatro nella piaz-

za maggiore di Bologna e questo


cavadenti nella grande place di Bruxelles: non resta che sperare di dimenticarli, questo tralicci, finch
possiamo per questanno girando la
testa dallaltra parte, nellattesa di
smontarli o se si vuole perch poi
in se stesi non sono brutti, sono disposti nel posto sbagliato - farne il
motivo dattrazione di qualche altra
piazza, magari a rendere pi accogliente qualcuna di quelle periferie
che a parole tanto vorremmo rendere pi belle.
Una decina di anni fa il Comune di
Milano aveva una Commissione per
i Monumenti e in quella sede Emilio
Tadini lanci lidea di progettare otto
nuove porte per la citt, e mi fu dato
lincarico di indicarne il sito pi appropriato, ma il progetto fin nei cassetti perch il Comune non aveva le

risorse necessarie. La cosa pi curiosa che qualche anno dopo una


societ si offr di costruire a sue
spese le otto porte pur di poter circondare il loro cantiere con quattro
facciate di pubblicit a led per tutta
la sua durata, fino al tempo
dellEXPO.
Nelle mani di Giuseppe Sala, allora
general manager del Comune, neppure a queste straordinarie condizioni finanziarie il progetto riusc a
decollare a testimonianza della
secolare incuria estetica dei milanesi ma il traliccio potrebbe venire
trionfalmente spostato a costituire
una nuova porta della citt, in un
sito certamente pi congruente con
il suo stile di quello nel quale ci toccher di vederlo per tutto il tempo
dellExpo.

CITT METROPOLITANA: DUE OBBIETTIVI DA NON MANCARE


Ugo Targetti
LA CASA. Labitazione un bisogno
sociale particolarmente acuto nelle
aree metropolitane. La politica nazionale per ledilizia residenziale
pubblica finita negli anni 80 con il
Piano decennale (1978). Oggi la
questione affrontata con strumenti
deboli e scoordinati che non sembrano in grado di dare risposte
commisurate ai bisogni. La Citt
metropolitana di Milano deve rivendicare un ruolo primario nel settore
delledilizia residenziale pubblica e
sociale e dunque nello Statuto vanno contemplati poteri di programmazione e di pianificazione urbanistica del settore, chiedendone
lattribuzione a Regione e comuni.
Su quali elementi si pu costruire
una politica metropolitana per la casa? Sulla gestione del patrimonio
pubblico, sulle risorse regionali e
private per lhousing sociale, e sulle
risorse urbanistiche dei comuni. La
gestione del patrimonio pubblico
la risorsa principale a fronte delle
scarsissime risorse finanziarie per
nuovi interventi. Perci la Regione e
i comuni dovrebbero trasferire alla
Citt metropolitana a gestione dei
grandi quartieri di edilizia pubblica;
lALER dovrebbe diventare strumento della Citt metropolitana.
Molti comuni hanno introdotto nei
PGT meccanismi attuativi che riservano allhousing sociale aree gi
destinate a servizi o che devono essere cedute dagli operatori di nuovi
interventi, quote di cubature degli

n. 12 VI - 26 marzo 2014

ambiti di trasformazione e risorse


derivanti dalla valorizzazione immobiliare (contributi di compensazione)
ecc. ma questi interventi, in assenza
di finanziamenti (agevolati), sono
per ora congelati dal crollo del mercato immobiliare. Le (scarse) risorse
finanziarie per lhousing sociale, oggi inscritte nel bilancio regionale,
dovrebbero essere gestite dalla Citt metropolitana e coordinate con
quelle urbanistiche comunali e con
le risorse rese disponibili dai pochi
soggetti privati istituzionali (Cariplo).
Se la Citt metropolitana potr assumere un ruolo centrale nel settore
delledilizia pubblica e sociale e avr
i poteri e i mezzi per sostenere le
operazioni comunali di valenza metropolitana, sar possibile attuare
politiche di gestione del patrimonio
pubblico mirate e integrate con i
nuovi interventi di housing sociale
elevandone la potenzialit di risposta al bisogno casa.
AGRICOLTURA PERIURBANA E
PARCHI. Elemento strutturale e nello stesso tempo emergenziale
dellarea metropolitana il territorio
non urbanizzato: il territorio agricolo
periurbano. Con il piano strategico
la Citt metropolitana dovrebbe
passare dalla pianificazione dei vincoli a una politica dinterventi per la
rigenerazione delle periferie e del
paesaggio periurbano, per la fruizione pubblica delle aree agricole
periurbane e per la diversificazione
dellofferta alimentare.

Per sviluppare una politica attiva per


lambiente e per il territorio agricolo
periurbano, la Citt metropolitana
deve avere competenze in materia
di agricoltura (gestione della PAC,
definizione delle aree agricole strategiche, ecc.) ciclo dellacqua e parchi regionali. Mentre i parchi interprovinciali (Parco Ticino, parchi Adda, ecc) devono restare necessariamente di competenza regionale,
la gestione dei parchi interni alla Citt metropolitana dovrebbe essere
trasferita alla nuova istituzione.
In particolare la gestione del Parco
agricolo Sud Milano, che con
46.173 ettari copre circa il 30% del
territorio metropolitano, dovrebbe
essere trasferita dalla Provincia alla
Citt metropolitana; non alla Regione o al consorzio dei comuni del
parco, gi di fatto consorziati nella
nuova istituzione metropolitana. La
pianificazione attuativa del Parco,
che latto preliminare per passare
dal vincolo alla crescita di qualit e
che la Provincia in quattordici anni
non riuscita ad attuare (il PTC del
Parco stato approvato nel 2000)
deve diventare un obiettivo strategico della Citt metropolitana. In particolare i Piani di cintura urbana che
riguardano quasi tutte le aree agricole del comune di Milano, previsti
dal Piano territoriale del parco, dovrebbero essere proposti come
grandi parchi agricoli metropolitani
nel Piano strategico della Citt metropolitana: da esporre allExpo.

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LIMMAGINARIO INFANTILE E LA CITT


Linda Poletti
Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo
da grandi. Questo il pensiero che
recitava spesso il pittore Pablo Picasso, e che oggi sembra aver trovato ascolto nelle azioni di Progettazione
Partecipata
sostenute
dallAssociazione Pescecolorato. Un
punto di partenza lo forniscono i laboratori E per gioco... progetto!, i
quali sono risultati essere unattivit
di comunicazione visiva, organizzati
inizialmente con Bruno Munari, di
assoluto interesse per le scuole elementari di Milano, Roma, Napoli,
Torino e Monza. Laboratori di progettazione rivolti a bambini di 5/12
anni su argomenti cittadini quali:
spazi, arredo urbano, arredi e complementi per luoghi collettivi a loro
dedicati. Il giovanissimo fruitore del
servizio immagina e sviluppa i suoi
spazi con la sua fantasia priva di
barriere.
I laboratori, iniziati nel 2000, hanno
coinvolto negli anni migliaia di bambini oltre genitori,scuole, il Comune
di Milano, Istituto Europeo del Design, studenti della scuola del Design del Politecnico, A2A, ATM, il
Museo della Scienza e della Tecnologia, Acquario Civico di Milano e
Rotonda della Besana e altri ancora. I laboratori di progettazione portano avanti piccole idee in confronto
a quelle che sono le problematiche
di una citt come Milano. Ma noi
crediamo nelle cose piccole, piccole
azioni che partono dal basso ma
che possono crescere ogni giorno e
svilupparsi sempre di pi entrando
in tutte le case, negli istituti, nelle
aziende.
Il riferimento fondamentale di tutti i
progetti sono i bambini perch sono

il futuro: la loro brillantezza si evince


nellimmediatezza della capacit di
pensiero e creativit e risulta molto
differente da quella dell'adulto, che
spesso ha numerose sovrapposizioni. L'ambizione di incanalare
queste loro capacit in progetti concreti per la nostra citt sottolinea la
volont di definire, tramite processi
educativi, il coinvolgimento anche
delle scuole, delle istituzioni, dei
tecnici e dei professionisti.
Un tale processo conferirebbe al
Comune di Milano lindiscusso ruolo
di precursore a livello europeo su un
tema cos interessante e soprattutto
inedito, consentendogli di sovrintendere e supportare le iniziative, di
dimostrare capacit di ascolto e di
dare importanza alle idee e alle esigenze che vengono dal basso, ricavandone evidenti vantaggi. Primo
tra tanti il collocamento della citt ai
vertici europei per innovazione nel
design urbano.
Queste iniziative che partono con i
piccoli e che coinvolgono automaticamente famiglie, istituti, insegnanti,
giovani studenti e professionisti diventano cos a pieno titolo: Azioni di
Progettazione Partecipata. Dove
l'ascolto dei desideri e dei pensieri,
anche se riguardano piccoli progetti,
creano un legame forte e un senso
di appartenenza con il proprio territorio. Questionari progettuali, incontri generali, e tavole rotonde saranno i nuovi meccanismi che offriranno la possibilit a tutti di partecipare
ad un originale e moderna costruzione della citt.
Alcuni esempi concreti di opere finalizzate alluso pubblico sono riscontrabili presso San Giorgio a Cremano di Napoli, le Biblioteche di Mila-

no, lIstituto Europeo di Milano, Roma e Torino oltre lultimo progetto


Luci Urbane per Bambini concluso a
dicembre 2013. Questa iniziativa ha
visto la partecipazione dei bambini
delle scuole primarie di Milano,
dellospedale Sacco e degli studenti
della Scuola del Politecnico di Milano ed era finalizzata alla progettazione di luci da collocare a Milano in
spazi verdi attrezzati per linfanzia.
Il progetto ha coinvolto anche insegnanti e genitori rendendo tutti partecipi delle problematiche della citt.
Durante i laboratori il motivo ricorrente era se ti stai divertendo vuole
dire che sei sulla strada giusta.
Una frase che dovrebbe valere
sempre anche per chi non pi
bambino. L'intero progetto durato
un anno e mezzo con tavole rotonde, presentazioni e conferenze e ha
coinvolto istituti e privati producendo
risultati considerevoli e ampiamente
apprezzati. L'iniziativa si dimostrata un successo collettivo, patrocinata dal Comune di Milano, ed stata
presentata anche durante il Salone
del Mobile 2013 alla Triennale.
Ma proprio al fianco del Comune,
che riconosce i valori culturali ed
educativi di questi progetti, sar
possibile trovare prossime unioni
con partner commerciali e investitori
privati e trovare interessanti vie di
un mercato da poter sviluppare nel
breve termine.
Un mercato che investe nello sviluppo delle citt, concedendo la
priorit ai suoi aspetti umani, educativi e culturali ma soprattutto
nellattenzione a temi quali ecologia
e ambiente, per imparare ad ascoltare le esigenze di tutti.

Scrive Gianni Lucchini ad ArcipelagoMilano


Sono un lettore saltuario del Vostro
settimanale e professionalmente un
po' lontano dalle vostre competenze
(mi occupo di fisica mentre mi pare
che voi abbiate prevalentemente
competenze urbanistiche, sociologiche o simili, scusate l'approssimazione un po' grossolana). Ho una
domanda da fare: a meno di errori
dovuti a fretta o superficialit, non
ricordo che abbiate mai speso una
parola sul fatto, a mio parere non

n. 12 VI - 26 marzo 2014

indifferente dal punto di vista genericamente "politico", che il corpo di


Polizia Locale ormai una "corporazione" di intoccabili che non svolgono pi nessuna attivit utile ai fini
della regolazione del traffico. Si tratta di oltre 3000 persone che o sono
chiuse in uffici o quando circolano in
auto lo fanno nella totale indifferenza rispetto a quanto accade al di
fuori del loro veicolo. Possibile che
nessuno parli mai pubblicamente

del totale abbandono di una delle


funzioni che, se non mi sbaglio, dovrebbero svolgere? Per chi, come
me, ha vissuto la giovinezza quando
i "ghisa" erano una presenza costante, in parte temuta ma sempre
utile, sconfortante vedere che si
sono arroccati in un atteggiamento
tipico di gruppi di persone "pi uguali" degli altri di Orwelliana memoria.

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Scrive Andrea Maurino a proposito di trasparenza di bilancio


In merito agli articoli sulla trasparenza del bilancio del comune di Milano apparso vi prego di segnalare
a Valentino Ballabio il sito del comune di Firenze open bilancio
(http://opendata.comune.fi.it/open_b
ilancio/) in cui sono disponibili i dati
di bilancio dal 2003 con una delle

pi interessanti infografiche per aiutare i cittadini a comprendere il bilancio del proprio comune. Segnalo
anche che sullo stesso sito sono a
disposizione in formato open data i
dati di dettagli che, a differenza del
metro cubo di carta, possono essere facilmente analizzati da esperti

(anche non dellamministrazione


pubblica) dando cos una vera accountability del bilancio. Un bilancio
trasparente possibile, basta la forte volont politica di farlo.

Replica Valentino Ballabio


Gentile Maurino facile notare
che la serie di "open bilanci" di
Firenze dal 2003 si ferma al 2012,
quindi evidentemente - anche se
non specificato - si riferisce ai

consuntivi; mentre la trasparenza


ai fini della partecipazione altrettanto evidentemente deve riguardare i preventivi (siamo nel 2014).
Come si dice da quelle parti "cosa

fatta capo ha ...". Grazie comunque per l'attenzione e complimenti


per la fiducia nella "forte volont
politica"!
...

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il cinema italiano visto da Milano
Il meglio del cinema made in Italy
passa dal Festival Il Cinema italiano visto da Milano. La dodicesima
edizione del festival, organizzato
dalla Cineteca Italiana con il sostegno di MIbac, Regione, Provincia,
Comune di Milano e Paderno, Agis
Lombardia, Fondazione Milano, apre sabato 29 marzo per concludersi sabato 5 aprile, e propone proiezioni di 38 lungometraggi, eventi
speciali e incontri con gli autori, distribuiti in tre sale: il centrale Spazio
Oberdan, la sala del MIC, Museo
Interattivo del Cinema in viale Fulvio
Testi nella ex sede della Manifattura
Tabacchi, lArea Metropolis di Paterno Dugnano.
Una settimana dal programma ricco
e diversificato, che raccoglie opere
prime e seconde in concorso, anteprime, documentari, retrospettive e
capolavori restaurati, convegni e
incontri con operatori, lezioni di cinema nei licei della citt.
Cuore della manifestazione il concorso Rivelazioni, con 5 film ancora senza distributore in sala, selezionati attraverso un bando: Piccola patria di Alessandro Rossetto, in
concorso a Venezia; I corpi estranei di Mirko Locatelli con Filippo

Timi, Luomo sulla luna, documentario di Giuliano Ricci sulla Sardegna delle antiche credenze e leggende. Fuoristrada di Elisa Amoruso, sulla quotidianit di un amore
transgender. Take Five di Guido
Lombardi, gangster movie dautore.
Tra le anteprime e i fuori concorso,
due storie con il lavoro al centro:
The stone river racconto delle migrazioni dei lavoratori del marmo
che da Carrara e da altre cave
dEuropa vanno a cercare fortuna
nelle immense cave americane di
granito e Mirage lItalienne produzione italo-francese, ambientata
in Alaska.
Molta ricerca tra documentario e
fiction, tra gli altri The special need
che affronta il rapporto tra sessualit e disabilit, programmato il 2 aprile nella giornata mondiale
dellAutismo, The Human Horses
di Rosario Simanella, sul disperato
lavoro degli uomini cavallo di Calcutta, e Ho fatto una barca di soldi
di Dario Acocella, con lartista Fausto Delle Chiaie, e il documentario
dautore Bertolucci on Bertolucci di
Luca Guadagnino, film-saggio dove
Bernardo Bertolucci si racconta in
prima persona.

E ancora possibilit di vedere opere


di giovani talenti italiani che vivono
allestero, come Medeas di Andrea
Pallaoro, girato nella provincia americana, e produzioni italiane recenti,
presenti sugli schermi spesso per
periodi limitati, e opere originali come il road movie Noi non siamo
come James Bond, film in concorso
nella scorsa edizione e ora edito in
dvd a cura della Fondazione Cineteca Italiana.
Il festival offre anche lopportunit
per rivedere sul grande schermo un
Visconti restaurato (Gruppo di Famiglia in un interno) accompagnato
da un documentario sulla sua realizzazione, e per ricordare Carlo
Mazzacurati, con una retrospettiva
al Mic di cinque lungometraggi e un
documentario.
La settimana vedr anche il coinvolgimento degli studenti di cinque
scuole milanesi in percorsi di alfabetizzazione cinematografica, e un
importante momento di confronto tra
autori, produttori e critici sulla situazione del cinema italiano.
per info civm.cinetecamilano.it

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Filarmonica della Scala

n. 12 VI - 26 marzo 2014

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Mi scrive lamico Raffaele Valletta, a


proposito del concerto della Filarmonica della Scala del 10 marzo
scorso, fatico ad accogliere il
tuo invito - di portare la mia testimonianza di spettatore al concerto perch di fronte a un evento del genere il buon gusto di ogni persona
civile dovrebbe imporre un rispettoso silenzio.
Valerij Gergiev dirigeva il 3 Concerto in do maggiore op. 26, per pianoforte e orchestra di Sergej Prokofev, una composizione di grande
impegno, in particolare per il pianista alle prese con grandi passaggi a ottave e grappoli di seconde
maggiori in velocit . (cos il
commento del programma di sala).
Ma questa non una novit n una
sorpresa per il pubblico abituato ai
funambolismi dei giovani talenti e
delle star del mondo artistico internazionale. La sorpresa spiazzante
doveva essere unaltra.
Dal proscenio, accompagnato fino
al pianoforte per mano dallo stesso
direttore Gergiev, si presenta Nobuyuki Tsujii. giapponese e sembra
poco pi di un ragazzo. cieco dalla nascita, ma non solo. Colpisce il
suo modo di muoversi, scoordinato
e incerto. Colpisce il modo in cui fa
ciondolare
la
testa,
quando
lorchestra avvia le prime battute del
concerto, a destra e a sinistra rendendo precaria la sua stabilit sulla
sedia,
denunciando
movimenti
compulsivi fuori controllo. Anche
quando alla fine della sua fatica si
rivolger al pubblico per salutarlo,
agiter la sua manina in modo frenetico quasi inarrestabile. Ma poi
succede che nel momento esatto
dellinserimento delle sue battute,
nel profluvio di note dellorchestra,
avvenga il miracolo.
Questo essere in preda a movimenti
scomposti delle membra che sembravano con fatica rispondere agli
impulsi del cervello, improvvisamente trova una coordinazione assoluta
dettata dalla legge dei rapporti musicali della partitura. Le sue dita volano sulla tastiera a una velocit impressionante producendo un suono
puro, cristallino, scandito nelle singole note, in arpeggi di una difficolt

sovrumana (per come sono eseguiti), perfetti. Non c una nota, un tasto fuori posto, e sono migliaia.
inspiegabile come faccia, se non
pensando alla particolare patologia
da cui affetto. I gangli nervosi cerebrali trovano nel ritmo e
nellarmonia della musica quei legami e quellordine altrimenti per lui
sconosciuti. un fenomeno impressionante, sicuramente non comune,
sembra non umano.
A questo punto ci si interroga se si
possa in coscienza applaudire un
monstrum (nel senso etimologico
del termine) quale sicuramente
Nabuyuki Tsujii. Vien da pensare
che la sua bravura tecnica derivi
dalla malattia. Affiora il ricordo del
non dimenticato campione di scacchi americano Fisher, la cui particolare conformazione mentale favoriva
limpressionante memoria e bravura. Fa pensare come una particolare
conformazione fisica possa favorire
il risultato dei propri exploit.
Se poi ricordiamo il tempo in cui la
menomazione fisica veniva addirittura prodotta per ottenere particolari
risultati, con orrore pensiamo al fenomeno dei castrati ( solo passato poco pi di un secolo) in cui si
interveniva con aberranti operazioni
chirurgiche per ottenere risultati particolarmente apprezzati da una societ oggi giudicata mostruosa. Recentemente si aperto il dibattito
sugli outsider artists (la Lettura
del Corriere della Sera del 16 marzo), artisti ospiti di ospedali psichiatrici, per affrontare il tema se si possa riconoscere un valore artistico
alle loro opere. La gente affolla entusiasta stadi, arene, circhi, per assistere agli exploit di fenomeni che
vincono i limiti fisici imposti a noi,
gente comune; e forse ci fonte di
confusione.
Andare alla Scala, in un teatro, o in
una sala da concerto, dovrebbe (il
condizionale dobbligo) rappresentare unaltra esperienza. Voglio ascoltare linterprete che sappia dare
la vita, con tutta la sua intelligenza,
il suo spirito e i suoi sentimenti a
una pagina bianca con dei piccoli
segni neri, che un tesoro nascosto
(molto spesso anche al suo autore)

da scoprire, aprire e leggere per liberarlo dallinvolucro (la scrittura e il


tecnicismo materiale ) in cui racchiuso.
Sicuramente mi sono sbagliato.
Laltra sera, ho visto, pi che ascoltato Nobuyuki e quindi non sono in
grado di parlarne come artista. Mi
riservo di ascoltarlo in qualche altra
occasione (magari in disco sar pi
facile) e alle prese con qualche diverso autore. Glielo devo!
Mi ha scritto anche Dino Betti van
der Noot a proposito di un altro concerto della Filarmonica alla Scala
(recensito in questa rubrica due settimane fa) ha perfettamente
ragione, personalmente sarei pi
severo a proposito della performance di Barenboim; non soltanto un
problema di doppio ruolo, ma quello
che non funziona la modestia tecnica del pianista e la mancanza di
afflato con la musica di Mozart. Basta ricordare l'ultimo Don Giovanni
.
E, come questi, ricevo tanti commenti che stridono sempre, fortemente, con lapparente successo
che si riscontra a teatro, specialmente alla Scala. Perch?
Un tentativo di risposta, ancorch
molto parziale, lavrei. Credo che la
musica sia diventata anchessa,
come tutto, un mercato e che questo mercato sia dominato in parte
dalle case discografiche e in parte
dalle potenti agenzie che muovono i
loro artisti come pedine sulla
scacchiera. Dapprima li costruiscono, anche dal nulla, poi con tenacia
e prudenza li fanno crescere, infine
li giocano sul tappeto verde dei media, per esempio scambiando informazioni riservate con recensioni favorevoli, oppure li vendono a teatri
e a organizzazioni di concerti a
condizione che insieme prendano
anche i meno buoni, con lastuzia e
il savoir faire dei bravi mercanti
darte (ma si potrebbe anche dire
dei mercanti di tappeti).
Insomma, come dice un altro lettore, ci fanno sentire spesso manipolati!

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Helen Palmer
Lenneagramma
La Geografia Dell'anima Che Rivela Il Vostro Carattere
Astrolabio, Roma, 1996, pag. 297

n. 12 VI - 26 marzo 2014

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Lamericana Helen Palmer, studiosa


di discipline umane e ricercatrice
spirituale a livello internazionale ha
scritto sullEnneagramma uno dei
testi pi completi ed esaurienti. Ma
cos lEnneagramma? La parola
deriva dal greco ennea, nove,
gramma, disegno, e serve appunto
a delineare una figura geometrica
utilizzata in ambito psicologico ed
esoterico. Il simbolo dellEnneagramma, antichissimo strumento di
individuazione e analisi dei tipi psicologici, viene infatti rappresentato
da una stella a 9 punte e si realizza
partendo da una circonferenza suddivisa in nove parti uguali che costituiscono la fusione delle leggi del 3
(si pensi alla trimurti ind o alla trinit cristiana), le tre forze che rispondono allordine cosmico, viste come
creativa - distruttiva - conservativa,
come attiva - ricettiva - conciliativa,
o ancora come conservativa - sessuale - sociale, forze che governano
levoluzione degli eventi nel mondo
fisico.
Lassunto che le nostre personalit sono leffetto della combinazione
delle nostre tendenze emotive e
comportamentali, anche inconscie,
e la geometria dellEnneagramma
la mappa in grado di descrivere in
modo sorprendentemente preciso i
differenti aspetti delle nostre esperienze, tratteggiare i caratteri domi-

nanti e rivelare le forze naturali esistenti in ognuno di noi.


Poich ogni personalit, spiega la
Palmer, si sviluppa attraverso la cristallizzazione e lirrigidimento delle
difese infantili nel processo di adattamento allambiente, strutturandosi
attorno a un nucleo composito, emozionale - cognitivo - istintuale, lo
schema dellEnnegramma guida a
individuarne gli automatismi psichici.
Le sue origini sembrano risalire a
venticinque secoli fa in Babilonia e
forse gli stessi Pitagorici lo conoscevano. Novecento anni fa furono i
sufi, mistici musulmani dalla cultura
assai avanzata, a riprenderne i princpi. Ed probabilmente grazie ad
essi e successivamente ai pochi ricercatori scientifici e spirituali che
questo potente strumento di conoscenza della personalit sopravvissuto, seppure avvolto da unalea
misteriosa. Agli inizi del Novecento
fu il filosofo armeno G.I. Gurdjieff,
erudito quanto controverso conoscitore delle religioni orientali e delle
tradizioni mistiche, a introdurlo in
Francia nella cerchia esclusiva dei
suoi allievi. Negli anni Sessanta,
venne ripreso, studiato e integrato
con la psicologia moderna dal boliviano Oscar Ichazo e successivamente dallo psichiatra cileno Claudio Narajo.

Pi
che
una
classificazione,
lEnneagramma pu definirsi un
modello dinamico in cui ogni enneatipo racchiude potenzialit di evoluzione o involuzione, caratteristiche
positive e negative. Oggi, grazie anche agli studi psicanalitici, sappiamo
che tutti noi applichiamo meccanismi inconsci di difesa per proteggere il nostro senso dellIo (Gurdjieff li
definiva ammortizzatori) e lenneagramma ci guida alla loro individuazione come opportunit di crescita
personale.
In sintesi se lEnneatipo 1 indicato
come il Perfezionista, Critico, Riformatore, caratterizzato dalla passione - ira, teso a essere perfetto in
ogni cosa, il 2 indicato come il
Donatore, Generoso, Nutrice, caratterizzato dalla passione - superbia,
orgoglioso di aiutare gli altri ma incapace di chiedere aiuto. Il 3
lEsecutore, ovvero organizzatore,
amante del prestigio, caratterizzato
dalla passione - vanit, teso a perseguire il successo e molteplici attivit. Gli succedono il Romantico Tragico (4), lOsservatore (5), lo
Scettico leale (6); lEpicureo (7); Il
Capo (8); il Mediatore (9).
In quale ci riconosciamo?
Daniela Muti

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
Don Chisciotte a Gallarate: la professionalit di un sogno
Il ricco Comacho che vuole sposare
la bella e giovane Quitera, che invece innamorata dellaitante squattrinato Basilio. Grazie allarrivo
dellhidalgo, che porta scompiglio
nella piazza della citt, i due amanti
riescono a scappare, trovarsi in peripezie (una rissa in locanda, un
campo di gitani, la foresta) da cui ne
escono con laiuto di Don Chisciotte,
beffare Comacho e celebrare il proprio amore a palazzo del Duca, prima delladdio del cavaliere e del suo
scudiero Sancho Panza.
Lepisodio tratto dal Don Chisciotte
della Mancia di Miguel de Cervantes
resta intatto nel Don Chisciotte di
Marius Petipa (grand ballet in 4 atti
e 8 scene), cambiano solo un po i
nomi, che vengono francesizzati:
Quitera diventa Kitri e Comacho diventa Gamache. Il balletto stato

n. 12 VI - 26 marzo 2014

molto apprezzato fin dalla Prima del


14 dicembre 1869 al Teatro Boloj
di Mosca da pubblico e critica, forse
perch la passione del coreografo,
che nelle danze di carattere spagnole ritrovava le proprie esperienze giovanili molto turbolente della
vita madrilena. Infinite sono state le
riprese coreografiche (da Nuriev a
Barynikov, a Balanchine, per citare
solo le pi importanti e famose) e
tuttora il balletto una presenza fissa nei cartelloni dei pi prestigiosi
teatri del mondo. Il virtuosismo che
caratterizza tutte le danze del balletto rende anche ai danzatori
linterpretazione una delle pi ambite, un sogno, del repertorio classico.
Un sogno, il Don Chisciotte, che con
grande professionalit andato in
scena domenica 16 marzo al Teatro
delle Arti di Gallarate nellambito del

festival FilosofArti, progetto Agor/Comunicazione Marzo 2014. Gli


allievi di Proscaenium, scuola di
danza e associazione culturale di
promozione della danza, della musica e del teatro di Gallarate.
La produzione rientra negli spettacoli degli allievi della scuola. Il balletto stato realizzato in un prologo
e tre atti, con la partecipazione di
alcuni ballerini del Teatro alla Scala
di Milano. Gli interpreti principali sono stati Selene Iris Siddhartha Brumana (da Proscaenium) nel ruolo
di Kitri, Walter Madau (corpo di ballo
della Scala) in quello di Basilio, Stefano Benedini (ex ballerino della
Scala, poi storico mimo del Teatro
per lo scudiero) nel ruolo di Sancho
Panza, Giuseppe Conte (corpo di
ballo della Scala) nel ruolo mimico
di Don Chisciotte ed Eugenio De

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Mello (maestro e coreografo per
Proscaenium) nel ruolo di Gamache. La coreografia e regia stata
di Andrea Piermattei (WM e ballerino del corpo di ballo della Scala).
La professionalit ha coinvolto tutto
lo spettacolo nella sua interezza:
dagli ospiti scaligeri ai pi piccoli
allievi della scuola gallaratese, nessuno escluso. Le scenografie, i costumi, le luci, le danze, lensemble
di danze e mimo hanno reso tutto il
balletto pi simile a uno spettacolo
professionistico o quasi, che un
saggio di una scuola. Il Don Chisciotte anche se leggermente modificato nelle parti di danza pura (il
prologo dellhidalgo, lingresso dei
protagonisti e le loro variazioni, il
grand pas de deux, persino i saluti
di congedo) era sostanzialmente lo
stesso balletto che si potrebbe vedere in un teatro interpretato da una
compagnia di professionisti.

Walter Madau, diplomatosi allAccademia del Teatro alla Scala di Milano e entrato nel corpo di ballo del
teatro, con grande energia ha interpretato Basilio, le cui variazioni si
contraddistinguono per il virtuosismo dei grandi salti, dei giri e dei
manges, ed stato preciso, convincente, divertente dove la mimica
lo richiedeva, anche nelle parti attoriali che nel balletto sono molte.
Splendido porteur nelladagio del
pas de deux, molto complicato nelle
figure, atletico, elegante, tenero e
forte tutto ben bilanciato nelle sequenze della coreografia.
Qualche parola in pi vorrei spenderla per Kitri o, meglio, per Selene
che la ha interpretata. Infatti, a Selene non mi lega solo la passione
per la danza, ma una profonda stima e amicizia, saldata negli anni
universitari condivisi. Non una ballerina professionista, perch la sua

professione unaltra; eppure lo ,


perch danza e interpreta un ruolo
che stato creato per le ballerine
professioniste, senza alcuna modifica o semplificazione nella coreografia originale. Selene realizza (nel
senso di rende realt) un sogno,
quello dei ballerini amatoriali, dimostrando che con impegno e dedizione assoluta, pur facendo un altro
mestiere, si pu arrivare a un livello
di danza tale da ballare insieme a
un ballerino della Scala senza che
al pubblico risulti alcuna differenza
di tecnica, e quello delle ballerine
professioniste, interpretando senza
sbavature n forzature un personaggio (magari gi congeniale e vicino al carattere) che uno dei pi
amati e desiderati dalle ballerine,
che forse interpreteranno dopo alcuni anni di carriera allinterno della
compagnia.
Domenico G. Muscianisi

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Miart tra Fiera e Planetario
Dal 28 al 30 marzo nel padiglione 3
di Fieramilanocity si terr la diciannovesima edizione di miart - Fiera
Internazionale dArte Moderna e
Contemporanea. La manifestazione,
curata anche in questa edizione da
Vincenzo de Bellis, prevede la presenza di 148 gallerie darte moderna, contemporanea e di design. Una
larga fetta di gallerie arriveranno
dallestero, 60 circa, per un totale di
20 Paesi provenienti da diverse parti del mondo.
Come sempre la fiera divisa in sezioni, ognuna rappresentante uno
spirito e unidea ben precisa. Si inizia con Established, sezione che
riunisce le gallerie operanti da anni
nella promozione e nella vendita di
arte moderna e contemporanea. La
sezione si divide in tre sottocategorie Masters Contemporary First
Step, a seconda della tipologia di
galleria e del progetto espositivo
che viene presentato. Emergent:
Sezione riservata alle giovani gallerie davanguardia, con una riconosciuta attivit di ricerca artistica sperimentale. THENnow: Sezione a invito nella quale si confrontano un
artista storico e uno appartenente a
una generazione pi recente; e infine Object,che presenta gallerie attive nella promozione di oggetti di
design contemporaneo concepiti in
edizione limitata e fruiti come opere
darte.

n. 12 VI - 26 marzo 2014

Interessanti poi i progetti collaterali


pensati per arricchire la proposta
culturale della fiera, come Conflux,
nuova piattaforma di miart 2014 che
presenta progetti e installazioni site
- specific di singoli artisti o coppie di
artisti internazionali rappresentati da
gallerie provenienti da Sud America,
Stati Uniti, Medio Oriente e Europa,
allinterno del padiglione stesso. Curata da Abaseh Mirvali, l'intento di
Conflux quello di presentare il lavoro di gallerie e artisti con un focus
particolare sull'America Latina e il
Medio Oriente, aree dove gli scenari
dell'arte contemporanea e dell'architettura sono in continuo mutamento,
e con lo scopo di fare di miart una
vetrina internazionale per giovani
artisti.
Non mancheranno poi i miartalks,
piattaforma che comprende conferenze, conversazioni e interviste ad
artisti, designer, direttori di museo,
critici, curatori e collezionisti. Verranno affrontati i temi della produzione e della distribuzione attorno a
quattro capisaldi che rendono Milano una citt di riferimento a livello
internazionale: arte, collezionismo,
design e moda.
Ma uno degli eventi pi attesi di
questanno un interessante progetto nato dalla collaborazione tra
miart e Fondazione Trussardi, che
avevano gi operato insieme per la
prima volta nelledizione del 2013:

Cine Dreams, rassegna cinematografica dartista, allinterno dellaffascinante cornice del Civico Planetario Ulrico Hoepli, nei giardini di Porta Venezia.
A cura di Massimiliano Gioni e Vincenzo de Bellis, nelle serate di venerd 28, sabato 29 e domenica 30
marzo, dalle ore 22.00 in poi, saranno presentate opere di Stan
VanDerBeek, Jeronimo Voss e Katie Paterson concepite appositamente per i planetari e per
loccasione ripensate per il prezioso
edificio del Portaluppi. Con installazioni, proiezioni multimediali, interventi sonori e video, Cine Dreams
sar un piccolo festival darte incentrato su storie di costellazioni e di
universi, che guarda al planetario
come a un luogo di conoscenza e di
incontro in cui confluiscono diverse
discipline, dallottica al teatro,
dallinformatica alla letteratura, in un
viaggio verso nuovi mondi possibili.
Dagli stand della fiera alle stelle.
Miart 2014 28 30 marzo 2014 Fieramilanocity, ingresso Viale Scarampo, Gate 5, pad. 3, Venerd e
sabato: 12.00 - 19.00 Domenica:
11.00 - 19.00 Prezzi:intero: 15,00,
ridotto: 10,00
Cine dreams Civico Planetario Ulrico Hoepli, Corso Venezia 57 Ingresso libero

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Venerd 28 marzo, dalle 22.00 alle
6.00 Stan VanDerBeek: Cine Dreams: Future Cinema of The Mind

Sabato 29 marzo, dalle 22.00 alle


24.00 Jeronimo Voss: Eternity
Through the Stars

Domenica 30 marzo, dalle 22.00


alle 24.00 Katie Paterson

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berlino. uno degli artisti pi amati,
ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kandinsky, per citare solo alcuni degli
artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del
maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento
molto accattivante e suggestivo, con
opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto
il nome di Art Nouveau, Art Dec o,
appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di
Stefano. I premi assicurativi sono
altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato

nel 2006 da Ronald Lauder per 135


milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione
e la pratica dellarte, che i ragazzi
portano avanti studiando presso la
Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,
alla formazione di Klimt e ai suoi
inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo
scandalo causato con i dipinti per
luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno
in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuo-

chi fatui (una chicca di collezione


privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche
di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi
femme fatale, intrigante e sensuale,
portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli
straordinari disegni su carta. Opere
che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostruzione del Fregio di Beethoven, a
met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato ricostruito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna contrapposizione tra il bene e il male, il
viaggio delluomo - cavaliere e
laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,
rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.
Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

105 disegni di grandi artisti per il Museo Diocesano


Una nuova collezione arricchir il
gi nutrito percorso artistico del Museo Diocesano di Milano. Da venerd 24 gennaio sar infatti possibile
ammirare un nuovo lascito, esposto
insieme alla collezioni vescovili e
della diocesi, donato al Museo dal
grande collezionista e uomo daffari
Antonio Sozzani. Centocinque disegni, perlopi inediti, saranno esposti

n. 12 VI - 26 marzo 2014

in maniera permanente dopo un


lungo restauro che ha visto protagonisti non solo queste preziose e
delicate opere, ma anche le loro
cornici originali.
Sozzani, uomo di spicco della finanza milanese e grande collezionista
di arte dellOttocento francese, su
consiglio di Giovanni Testori, amico
e consigliere, inizia a comprare e

collezionare disegni su carta di molti


significativi maestri, italiani e non,
mettendo insieme una ricca collezione di cui Testori stesso assunse
la guida scientifica.
Forse fu su consiglio di un altro amico, quellAlberto Crespi gi donatore dellomonima collezione Crespi
di fondi oro italiani, depositata presso lo stesso Diocesano, che Sozza-

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ni decise di donare anche i suoi disegni al Museo. Con delle clausole
ben precise: i disegni dovevano essere esposti tutti e tutti insieme, con
le loro cornici, e mai conservati o
esposti diversamente.
La raccolta Sozzani costituita da
disegni databili dal XV al XX secolo,
eseguiti da artisti principalmente italiani e stranieri, soprattutto francesi,
offrendo una ricca variet di fogli
riconducibili a scuole diverse, per
epoca e geografia. Tra questi, per la
sezione antica, spiccano i nomi di
Matteo Rosselli, Luca Cambiaso,
Bartolomeo Passarotti, Ludovico
Carracci, Guercino, Elisabetta Sirani, Gian Lorenzo Bernini, Carlo
Francesco Nuvolone, Francisco
Goya, e altri ancora.

Cospicuo anche il nucleo di disegni attribuiti a maestri dellOttocento


francese e dellImpressionismo,
come Jacques Louis David, JeanAuguste-Dominique Ingres, Camille
Corot, Eugne Delacroix, Thodore
Gericault, Gustave Courbet, douard Manet, Auguste Rodin, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,
Camille Pisarro, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.
Per il Novecento sono presenti alcuni lavori di autori quali Lucio Fontana, Jaques Lipchitz, Marcello Dudovich, Jean Cocteau, Balthus, Toti
Scialoja, Graham Sutherland.
Lapertura di questa nuova sezione
sar accompagnata da un catalogo
scientifico, a cura di Paolo Biscottini
e Giulio Bora, che propone, oltre ai

saggi introduttivi sulla storia e sullo


studio scientifico della collezione
Sozzani, la pubblicazione integrale
dei disegni, quasi tutti inediti, corredata da una documentazione fotografica e da schede scientifiche.
La collezione Antonio Sozzani Museo Diocesano di Milano (Milano,
c.so Porta Ticinese 95)
Dal 24 gennaio 2014 Orari di apertura: marted - domenica, 10.0018.00 (la biglietteria chiude alle ore
17.30) Ingresso: intero: 8.00, Ridotto: 5.00, marted 4 euro

Kandinsky e la nascita della pittura astratta


Che cos lastrattismo? Che significato hanno cerchi, linee, macchie di
colori a prima vista casuali ma di
gran impatto visivo? C qualcosa
oltre la superficie del quadro? Per
rispondere a questi leciti interrogativi arriva a Milano una grande retrospettiva dedicata a uno degli artisti
pi significativi del secolo scorso:
Vassily Kandinsky.
Sono oltre 80 le opere in mostra,
tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e tutte firmate dal padre dellastrattismo. Una esposizione che offre una panoramica completa dellevoluzione dellartista, partito da una figurazione semplice e
legata alla tradizione, ma che arrivato a concepire alcune delle teorie
artistiche pi interessanti del 900.
Un percorso di ricerca lungo e fatto
di molte sperimentazioni, che caratterizza larte di Kandinsky come
qualcosa di complesso ed estremamente affascinante.
Lapertura di grande impatto, con
la ricostruzione, per la prima volta
portata
fuori
dalla
Francia,
dell"ambiente artistico totale" ricreato nel 1977 dal restauratore Jean
Vidal, ovvero pitture parietali eseguite riportando fedelmente i cinque
guazzi originali con cui Kandinsky
decor il salone ottagonale della
Juryfreie Kunstausstellung di Berlino, esposte tra il 1911 e il 1930.
Il percorso prosegue poi in ordine
cronologico, esaminando le tante
fasi vissute da Kandinsky. Gi dalle
prime opere lartista russo dimostra
una passione per il colore, le atmosfere di gusto impressionista e fau-

ve con unattenzione ai temi leggendari e legati al passato, come ad


esempio i cavalieri, soggetti che si
trova ad affrontare allinizio del 900.
Abbandonata la Russia, Monaco
sembra offrire una vita migliore a
Kandinsky, che frequenta lAccademia di Belle Arti e si lega ad artisti
che sperimentano con lui un tipo di
arte ancora di gusto Art Nouveau:
il momento del gruppo Phalanx.
Dopo viaggi che lo conducono in
giro per il mondo insieme alla nuova
compagna, la pittrice Gabriele Munter, Kandinsky si trasferisce a Murnau, in Baviera, ed l che, passo
dopo passo, nascer lastrattismo.
Gradatamente i disegni si fanno
piatti, il colore prende piede e nel
1910 vedr la luce il primo acquerello astratto, dipinto con i colori primari che hanno, agli occhi dellartista,
una valenza e un significato unico e
fondamentale.
Nel 1912, in compagnia dellamico
Franz Marc, nascer il celebre
Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro protagonista degli esordi di Kandinsky e che diverr anche un fortunato almanacco artistico. Seguir a
breve Lo spirituale nellarte, trascrizione del pensiero e della dottrina di
Kandinsky sullarte astratta.
Con lo scoppio della guerra Kandinsky costretto a tornare in Russia, momento in cui torner a una
fugace figurazione e in cui conoscer la futura moglie Nina. Nel 1922
accetta il prestigioso invito del Bauhaus di Gropius e si trasferisce a
Dessau come insegnante. Dopo la
chiusura nazista di questa prestigio-

sa scuola, Kandinsky decide di recarsi a Parigi, sua ultima meta e citt allora pervasa dalle grandi novit
del cubismo e del surrealismo, corrente questultima, che influenzer
fortemente gli ultimi lavori dellartista.
Figure biomorfe sembrano galleggiare leggere e impalpabili su cieli
blu, diagonali di colore, griglie e colori pastello. Il cielo e la luce tanto
amata della ville lumiere lasceranno
unultima suggestione nelle grandi
composizioni cos come nei piccoli
dipinti su cartone che Kandinsky
cre durante la Guerra.
In mostra sono presenti alcune delle
opere pi significative dellartista,
quelle che tenne per s costantemente appese in casa o che don
allamata moglie Nina, e che danno
quindi il resoconto esatto di unarte
che si rivelata fondamentale anche per i pittori moderni. Molto dovettero a Kandinsky Pollock e i suoi
irascibili, cos come, larte astratta
e lInformale ebbero un debito enorme nei confronti di questuomo
che ebbe il coraggio di dire che le
forme e i colori sono fondamentali,
spirituali, e che la pittura deve trasmettere lessenza pi profonda di
chi la crea e di chi la guarda.
Kandinsky: la collezione del Centre Pompidou fino al 4 maggio
2014 Orari: luned:14.30 - 19.30 dal
marted alla domenica: 9.30 - 19.30
gioved e sabato: 9.30 - 22.30 Biglietti: intero 11,5, ridotto 9,5

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novem-

n. 12 VI - 26 marzo 2014

bre, festa di San Carlo, ha riaperto


le sue porte e le sue collezioni il

Grande Museo del Duomo. Ospitato


negli spazi di Palazzo Reale, pro-

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prio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.

E lallestimento colpisce e coinvolge


gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture

che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

GALLERY

VIDEO
MIRIAM GIOVANZANA (Terre di Mezzo): LEDIZIONE 2014 DI FA LA COSA GIUSTA
http://youtu.be/Pmyf6szDJvU

n. 12 VI - 26 marzo 2014

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