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numero 2 anno VI 15 gennaio 2014


edizione stampabile

Luca Beltrami Gadola


LA GIUNTA MILANESE: CHI HA TEMPO (POCO ORMAI) NON
ASPETTI TEMPO
Jacopo Gardella
PIET RONDANINI O DELLINTANGIBILIT DU UN RAPPORTO
Giuseppe Brianza
EURO & MONETA LOCALE. E SE FOSSE LA SOLUZIONE?
Serena Omodeo Sal
DISAGIO MENTALE: MILANO VANTA PERLE. DA UNIRE IN
COLLANE
Giulia Mattace Raso
MARAN: SAPESSI COME STRANO TROVARSI DACCORDO
CON DE CORATO A MILANO
Marco Romano
ARREDO URBANO: LINERZIA NELLE PICCOLE COSE. E NELLE
GRANDI?
Massimo Cingolani
CHI SI RICORDA PI DEI FORCONI? IMPRUDENTE DIMENTICARLI
Gianni Zenoni
NUOVO ASCENSORE AL DUOMO: LE DEBOLISSIME RAGIONI
Rita Bramante
RAI, 60 ANNI DOPO. UN RITORNO A MILANO?
Carlo Tognoli
GREPPI: UN SOCIALISTA CRISTIANO
VIDEO
Basilio Rizzo, presidente del Consiglio comunale:
C DELLORO IN GALLERIA VITTORIO EMANUELE
SUGGERIMENTO MUSICALE
Ed Sheeran canta MASTERS OF WAR
RUBRICHE DI ATTUALIT
CINEMA - Anonimi milanesi
MUSICA - a cura di Paolo Viola
ARTE - a cura di Virginia Colombo
LIBRI - a cura di Marilena Poletti Pasero
SIPARIO - E. Aldrovandi - D. G. Muscianisi
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LA GIUNTA MILANESE: CHI HA TEMPO (POCO ORMAI) NON ASPETTI TEMPO


Luca Beltrami Gadola
Condensare in un centinaio di righe
di piombo, come dicevano i giornalisti di una volta, una mezza giornata
di riunione allargata di Giunta - quella allAcquario di sabato scorso
unimpresa disperata. Leggendo i
loro quotidiani i milanesi per hanno
avuto limpressione che la montagna abbia partorito il topolino: la pedonalizzazione di Piazza Castello e
un referendum sulla spesa di un tesoretto di alcuni milioni di euro.
Prima di parlare di queste due cose
fermiamoci un attimo. Mi sembra
daver capito che questa eccezionale riunione preluda a quello che tutti
ci aspettiamo da tempo: il rapporto
di medio periodo sulla citt. Sar
quella loccasione per ragionare sul
modello milanese di far politica e di
quanto questo si distacchi dal passato e possa avere prospettive future; dalla sua nascita la Giunta milanese ha un carattere suo peculiare:
una coalizione di sinistra con un
sindaco non espressione del primo
partito e gi questo dice qualcosa.
Ma veniamo alla riunione dellAcquario. Sulla pedonalizzazione
di Piazza Castello nulla da dire, anzi, applausi. Sul referendum sulluso
del tesoretto invece vorrei dire la
mia. Durante la discussione in questa Giunta allargata sono venute
fuori ovviamente molte proposte al
riguardo: sistemare le scuole, far
case di demanio pubblico, sistemare quelle malandate, rassettare le
periferie, e cos via. Facciamo dunque un referendum, ma pensiamo
bene a come farlo.
Ci sono molti modi che devono comunque rispondere a due requisiti:

la chiarezza dei quesiti e la rapidit


di svolgimento. La chiarezza dei
quesiti fondamentale com altrettanto fondamentale che chi si esprima abbia a disposizione tutte le
informazioni necessarie per decidere il pi possibile razionalmente.
Tanto per essere chiari un quesito
di tipo spontaneista con una sola
domanda del tipo "indicate qui di
seguito quel che vorreste . e
senza preventiva informazione sarebbe uninutile cialtronata populista. Stesse in me, adotterei una
formula alla svizzera, partendo da
una considerazione strettamente
istituzionale: abbiamo un Consiglio
comunale, una Giunta, un sindaco e
siano loro a fare le proposte; ovviamente in Consiglio vi una opposizione e anche questa deve fare le
sue: inutile spiegarne il perch.
Ci detto ci si metta daccordo sul
fatto che le proposte vanno fatte per
iscritto, come nei referendum svizzeri: poche paginette ma tutte di
egual lunghezza con un contenuto
in parte obbligatorio: indicare la cifra
stanziata, i tempi e il programma di
realizzazione, quali saranno gli uffici
competenti e lindicazione di un responsabile del progetto. Detto per
inciso, a condizione che non si
scelgano gli investimenti a pioggia
tanto per accontentare tutti, la proposta potr contenere anche pi di
un progetto.
Qualcuno potrebbe obbiettare che il
sindaco, padre della proposta di referendum, sembrava ipotizzare che
le idee debbano venire dal basso,
dal territorio (brutta sineddoche per
chi non vuol usare gente, popolo

o cittadini - troppo da rivoluzionario francese).


Qui non sono daccordo. Chi governa ha, o meglio dovrebbe avere, la
percezione precisa di che cosa desideri la gente e, se non ne sia certo, compito suo informarsi, consultare le parti sociali, le associazioni,
ogni referente possibile ma a formulare la proposta deve essere sia
chi governa sia chi sta allopposizione. Tanto per essere pi chiari
gli eletti propongano e se ne assumano la responsabilit. Vogliamo
ridare spazio alla politica? Questo
uno dei modi istituzionalmente corretto di governare lasciando da parte i sondaggi di opinione, pascolo
prediletto dei media. Le opposizioni,
essendo pi partiti e non una colazione, potranno esprimere proposte
tra loro diverse, ma questo non vale
per consiglieri di maggioranza,
Giunta e sindaco. Le loro proposte
dovranno essere unitarie: un accordo va raggiunto nelle apposite sedi
prima della formulazione ufficiale
delle stesse: nulla di peggio di trasformare un referendum in una vetrina/confronto tra assessori o tra
autorevoli esponenti della maggioranza.
Ultima considerazione: bene i referendum ma solo su scelte impreviste e imprevedibili e con grande
moderazione: il resto nei programmi elettorali o nel solco di una
tradizione di orientamento politico:
non servono referendum. Ma anche
sulla questione del solco della tradizione e del suo insostituibile valore
bisogner parlare oggi, in tempi di
rottamazione. Lo faremo.

PIET RONDANINI O DELLINTANGIBILIT DI UN RAPPORTO


Jacopo Gardella
Il progetto di spostare la Piet Rondanini di Michelangelo Buonarroti
dalla sua sede attuale e di trasferirla
in unaltra sala del Castello Sforzesco risale a una proposta dellallora
Assessore Stefano Boeri. Sostituito
lAssessore Boeri e subentrato
lAssessore Dal Corno si sperava
che il progetto venisse accantonato
per sempre. Purtroppo anche
lattuale Assessore, con il consenso
del Soprintendente architetto Artioli,
non intende rinunciare alla rimozione della celebre statua.
Loperazione va giudicata non soltanto inutile, ingiustificata e irresponsabile perch altamente costosa in un momento di grave crisi en. 02 VI - 15 gennaio 2014

conomica, ma anche pesantemente


lesiva della storia e della cultura di
Milano.
Le ragioni di tale severo giudizio
sono le seguenti:
a) La statua fa parte di un allestimento museale che venne concepito come un insieme coordinato di
varie opere tra loro strettamente relazionate; e venne studiato come
una successione di vari ambienti
disposti in una progressiva sequenza attentamente calcolata. Per questi motivi lallestimento progettato
dai noti architetti milanesi dello studio B.B.P.R. fu subito oggetto di interesse e di apprezzamenti elogiativi in campo nazionale e internazio-

nale. Modificare lallestimento significa ignorare lapprovazione generale espressa dalla critica architettonica sia di allora che di oggi.
b) La Statua della Piet rappresenta
latto finale del percorso di visita del
Museo e funge da aulica conclusione delle sale che la precedono. Rimuoverla significa annullare la razionale successione delle opere
lungo il percorso e togliere allintero
itinerario il suo momento finale culminante con il capolavoro di Michelangelo. Significa, in sostanza, decontestualizzare lopera, cio distoglierla dal contesto museale per il
quale essa stata studiata e del
quale costituisce il logico e trionfale
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punto di arrivo. Se collocata in altra


sede lopera viene a perdere la integrazione con tutto il patrimonio
museale che la precede e accompagna; mentre quel patrimonio, a
sua volta, viene privato della conclusione finale che lo valorizza.
c) Va riconosciuto allo studio
B.B.P.R. il merito di avere introdotto
con questo loro allestimento museale una ammirevole innovazione.
Linnovazione consiste nel sostituire
al vecchio concetto di contemplazione il nuovo concetto di compartecipazione. Nei precedenti musei
ottocenteschi lopera darte veniva
contemplata dal pubblico dei visitatori; nel Museo del Castello lopera
e il pubblico compartecipano insieme a una reciproca avventura esplorativa e conoscitiva. Lopera
perde il suo passivo ruolo di oggetto
esposto agli occhi del pubblico e
assume un ruolo attivo di protagonista che stimola, incuriosisce, cattura
lattenzione del pubblico.
Questa nuova prerogativa assegnata alle opere ha modificato i criteri
progettuali dei musei: non si avranno pi allestimenti concepiti secondo regole convenzionali pedanti e
scontate, in ragione delle quali le
opere di minore importanza venivano allineate lungo i lati e le opere di
maggiore rilievo venivano poste nel
centro delle sale; non si avranno pi
collocazioni assiali e simmetriche;
non pi disposizioni gerarchiche rigide e codificante. Il nuovo Museo,
cos come stato inventato dallo
studio B.B.P.R., fa di ogni opera un
personaggio vivente; e mette ogni
opera in rapporto diretto e vitale con
il visitatore. Per ottenere questo effetto di compartecipazione - abbandonati i vecchi criteri espositivi - le
opere vengono messe nei punti e
nelle posizioni pi adatte a farle risaltare nella loro nuova qualit di
personaggi animati, nella loro nuova
vocazione di protagonisti dello spazio museale.
d) Sono questi i criteri con cui stata progettata la collocazione della
Piet Rondinini. In un allestimento
tradizionale la Piet sarebbe stata
collocata in posizione di immediato
rilievo, davanti alla parete pi in vista di una fra le sale principali, al
centro di un ambiente di grande
prestigio, sul fondo di una fuga prospettica che rendesse la scultura
imponente e maestosa.
Il criterio adottato stato esattamente lopposto. La Piet non si
scorge da lontano; non si presenta
alle estremit di un lungo asse prospettico; non occupa trionfalmente il
centro di una sala; al contrario essa
in un primo momento non compare,

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non si vede, non si percepisce; e


solo in un secondo tempo, arrivati al
termine delle rampe di discesa che
la avvolgono lateralmente, essa appare di colpo, si presenta allimprovviso, si manifesta inaspettata in una
veduta non frontale ma di scorcio,
per effetto della quale sembra invitare il visitatore ad avanzare, ad aggirarla, a venirle di fronte per essere
vista nella sua completezza. La statua, da immobile figura di marmo,
come sarebbe stata in un allestimento accademico del secolo XIX,
diventa un attore animato, una persona attiva, un personaggio vivace
e intraprendente che instaura con il
visitatore un rapporto personale,
diretto e intenso: ne attira lattenzione, lo invita ad avanzare, lo attrae verso di s. mai possibile che
un progetto museale cos accurato
e approfondito venga barbaramente
distrutto?
Le persone di buon senso fanno
appello alla sensibilit e alla cultura
degli Amministratori e delle Autorit
competenti affinch siano consapevoli della minaccia che incombe non
solo sul gruppo scultoreo ma anche
sul mirabile allestimento che ha saputo valorizzarlo in modo tanto geniale.
I sostenitori della rimozione della
scultura e del suo trasferimento in
altra sede si dividono in due categorie:
a) Quelli che fanno appello ad astratti principi generali e invocano
processi alle intenzioni a danno di
terzi non personalmente specificati.
b) Quelli che valutano criticamente il
caso singolo, esaminano i fatti concreti e giudicano lopera in s, nel
suo intrinseco significato estetico.
I primi biasimano gli architetti contrari allo spostamento della statua e
li accusano di bigotto conservatorismo, di miope ostilit a ogni innovazione. Li giudicano gretti difensori
delle loro opere, incapaci di adattarle al mutare dei tempi, ottusamente
convinti che niente possa essere
preferibile ai loro progetti e quindi
persuasi che non vi sia nessuna ragione per sostituirli con nuove. I secondi sostengono, con coraggiosa
franchezza, che lallestimento degli
architetti B.B.P.R. non felice; non
convincente; non merita di essere
lodato. E, come tale, non vi nessuna ragione per difenderlo, tutelarlo, conservarlo cos come .
a) A quanti sostengono la necessit
di rimuovere la statua e basano la
loro opinione su affermazioni generiche si pu rispondere che se da un
lato esistono architetti eccessivamente conservatori, dallaltro vi sono direttori di Musei irresponsabili e

avventatamente innovatori. Gli architetti sbagliano quando si ostinano


a imbalsamare allestimenti divenuti
anacronistici e inattuali, ma i direttori, a loro volta, creano guasti irrimediabili quando si avventurano in
cambiamenti rivoluzionari privi reale
necessit, molte volte non felici,
sempre notevolmente costosi.
Il torto di chi sostiene lo spostamento della statua basandola su opinione su astratti principi generali e riferendola a opinabili processi alle intenzioni sta nellallontanarsi dal problema specifico e nellindulgere ad
affermazioni non verificabili n dimostrabili. Ne consegue che loggetto della discussione, il nocciolo
del problema, si affievolisce e
scompare: rimane sul posto laffermazione di un parere enunciato ma
non comprovato. Si gettano anatemi
su quanti non vogliono modificare
lesistente; si innalzano lodi a quanti
sono pronti a trasformazioni radicali;
ma nel caso specifico della Piet
Rondanini, non si spiegano i motivi
per i quali la Piet debba essere rimossa, non si dimostrano le ragioni
per cui quella rimozione indispensabile e non dilazionabile. A una
affermazione di carattere generale
non si pu sacrificare un caso particolare senza averlo prima ben esaminato nei suoi vari e complessi risvolti.
b) A quanti sostengono la necessit
di rimuovere la statua basando la
loro convinzione su analisi concrete
e puntuali si pu rispondere che, se
da un lato lallestimento degli architetti B.B.P.R. presenta delle debolezze, queste tuttavia non sono tali
da giustificare la violenza e la brutalit di una rimozione radicale. Occorre riconoscere, vero, che
nellallestimento della Piet esistono
e si avvertono alcuni eccessi decorativi: lo schermo che circonda la
statua e le fa da sfondo trionfale
non la soluzione migliore per valorizzare il capolavoro di Michelangelo. I grossi conci di Pietra Serena
disposti a maglia allargata, da cui lo
schermo composto, hanno una
tale evidenza plastica da diventare il
centro dellattenzione e distogliere
dallinteresse che merita a statua.
La cornice, lo sfondo, il contorno
diventano pi visibili di quanto non
lo sia lopera esposta.
Ci si domanda tuttavia se sia lecito
compromettere il geniale disegno
che regge lintero Museo, per una
mancanza secondaria imputabile a
una sola parte dellinsieme. Anche
nel Duomo di Milano esiste una parte importante - la facciata - meno
riuscita di quanto non lo siano le altre; e in particolare certamente me-

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no felice della maestosa parte absidale illuminata da gigantesche vetrate; ma chi si sognerebbe di rimuovere la facciata, demolirla, sostituirla con una nuova, solo perch
non allaltezza delle porzioni pi

antiche e pi genuine della costruzione?


Esiste una unit delle opere che va
salvaguardata; ci significa accettarne anche le leggere imperfezioni,
i particolari meno riusciti, i piccoli

difetti; sapendo che i punti deboli


scompaiono di fronte alla complessa unit dellinsieme, soprattutto
quando linsieme riguarda un capolavoro come la Piet o come il
Duomo.

EURO & MONETA LOCALE. E SE FOSSE LA SOLUZIONE?


Giuseppe Brianza
Se penso, da un lato, a Rifkin (Terza Rivoluzione Industriale) e alla
intrinseca sottrazione di potere che
si generer (si sta gi generando)
per la Finanza Internazionale oggi
stradominante; e se penso, dallaltro, alla esortazione localistica di
Bauman, sarebbe possibile delineare un quadro ancora ben approssimato di nuova politica finanziaria.
Prendiamo innanzitutto atto della
follia insita in una idea di lotta alla
Finanza Internazionale. E prendiamo atto del concreto fatto per il quale ben difficile (personalmente
credo impossibile) ricontrattare le
condizioni di appartenenza allEurozona: occorre prendere atto che la
BCE (Banca Centrale Europea)
una societ privata, in mano a capitali privati, che conducono i loro
business con lottica del profitto:
quella strada sostanzialmente
chiusa.
Ma se scendiamo a ragionare e a
progettare politica in chiave locale,
si possono aprire scenari nuovi. Se
la circolazione monetaria - oggi quella che , con la sua rigidit, con
la sua impietosa considerazione per
il Sud del Mondo, immaginiamo per
un momento di lasciarla assolutamente intatta e operante, ma di affiancare a essa una circolazione
monetaria supplementare: locale, di
borgo, localistica.
Se difficile immaginarla, si sappia
che in Italia gi per ben due volte
stata concretamente praticata, e
con grande successo: nella prima
applicazione si trattato di una decisione politica nella seconda applicazione si trattato di un fenomeno privato spontaneo, ma vasto
e certamente risolutivo per i problemi di allora.
A suo tempo in Italia proliferarono le
amlire: subito dopo la guerra: ne
furono stampati circa un milione di
pezzi, per un valore di circa 167 miliardi di lire di allora, al cambio di
100 amlire per un dollaro. Questa
operazione fin nel 1945: contribu
allo scatenamento dellinflazione
italiana, da cui (anche) deriv pochi
anni pi tardi una importante aggressivit dei prodotti italiani sui

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mercati internazionali, unitamente al


bassissimo costo del lavoro.
Pi tardi, dal 1975 al 1978, fiorirono,
sempre in Italia, i miniassegni: furono un particolare tipo di denaro
cartaceo che circol in Italia alla fine
degli anni settanta in sostituzione
degli spiccioli che in quel periodo
scarseggiavano e che fino ad allora
erano stati sostituiti da caramelle,
francobolli, gettoni telefonici e in alcune citt anche biglietti di trasporto
pubblico.
I primi miniassegni fecero la loro
comparsa nel dicembre del 1975 (il
10 dicembre 1975 da parte dell'Istituto Bancario San Paolo e aveva il
valore di 100 lire) e successivamente vennero emessi da molte banche;
avevano il valore nominale di 50,
100, 150, 200, 250, 300 e 350 lire.
Furono chiamati cos perch erano
assegni circolari ma pi piccoli di
quelli normali.
L'escamotage con cui le banche
aggirarono il divieto di emettere
moneta (prerogativa esclusiva delle
banche centrali) fu quello di emettere dei veri e propri assegni circolari
di piccolo taglio intestati a enti e societ; in teoria gli stessi sarebbero
dovuti circolare con le varie girate
dei soggetti che ne entravano in
possesso, ma in pratica venivano
scambiati di mano in mano come se
fosse vera e propria moneta corrente.
Anche alcuni grandi magazzini emisero dei miniassegni sotto forma di
"Buono Merce" e circolarono persino dei miniassegni falsi. Fu una vera e propria invasione. Ne circolarono 835 tipi diversi, emessi da 33
banche, per un ammontare stimato
in oltre 200 miliardi di lire e probabilmente fu un affare colossale per
le banche dato che moltissimi di
questi pezzetti di carta andarono
distrutti, anche a causa della pessima qualit della carta, o finirono in
mano ai collezionisti o ancora dimenticati in qualche cassetto.
I miniassegni sparirono sul finire del
1978 quando l'Istituto Poligrafico e
Zecca dello Stato fu finalmente in
grado di sopperire alla mancanza di
spiccioli provocata dall'inflazione

che in quel periodo era elevatissima.


Parliamo del fenomeno concreto e
gi in essere in Europa delle monete collaterali. Al momento si ha notizia di ben ventitr monete collaterali sorte in Europa: addirittura si ha
notizia di due societ nate per fare
del clearing (compensazione) fra
monete collaterali di Stati diversi.
Occorre rispettare due condizioni:
Lo Stato Italiano, allinterno dei patti
vincolanti Eurozona, non pu emettere moneta, non ha sovranit monetaria. Ogni e qualsiasi moneta
collaterale non pu essere riconosciuta al di fuori del confine: la nascita delle due societ di compensazione comunque un fatto privato: i rischi derivanti sono sempre
privati.
Una considerazione. Il fatto per il
quale degli enti privati (nel senso di
non-statali) abbiano gi intrapreso
questa strada generando in Europa
una sorta di territorio di macchie di
leopardo nel quale queste monete
vengono usate significativo della
necessit di affiancare, in qualche
modo, la circolazione monetaria in
stati che hanno perso il diritto di
stampare moneta: il problema, fosse soltanto per questi casi sporadici,
gi si pone come vasto e riconosciuto da molti angoli dellEuropa
Unita. Ma non e non pu essere
la soluzione.
Occorre pensare a una ipotesi organica, politica, programmata di
lancio di una moneta collaterale lasciando lo Stato Italiano garante dei
patti con lEurozona. I centri potenziali possono essere enti pubblici
e/o privati. Regioni, Province, Comuni; Banche, Societ finanziarie,
; Pool di enti anche diversi fra di
loro fondati ad hoc. Una cosa essenziale: che questo progetto discenda da una decisione organica,
non affidata alla buona volont di
pochi. Un vero e proprio progetto
politico alla luce del sole.
Proseguendo con limmaginazione.
Immaginiamo che questo progetto
sia partito: abbiamo il collateral.
Contemporaneamente opera lEuro,
sia nella circolazione interna che nei
rapporti monetari esterni. Una fun-

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zione rimane costante: ed la raccolta di Euro per pagare rate e interessi alla Finanza internazionale.
Tutto il resto del fabbisogno di Euro
pu subire variazioni in riduzione.
Ma con il collateral possibile operare sui piani diversi. Ad esempio:
possibile imporlo per pagamenti magari parziali - di stipendi di enti
pubblici e/o privati possibile imporlo per pagamenti di merci italiane
(es.: nei supermercati) gli stipendi

e/o paghe possono essere compositi: parte in euro e parte in collateral.


Limmissione di una moneta collateral nel circuito interno italiano comporta un aumento dellinflazione:
fenomeno che ha due aspetti, uno
negativo e uno virtuoso. Laspetto
negativo: crescono i prezzi dei prodotti di consumo e le categorie povere subiscono una pressione
maggiore
di
quelle
agiate.
Laspetto virtuoso: aumenta lespor-

tabilit dei prodotti nazionali, da


quotarsi in euro.
Quindi aumenta il lavoro: quindi
loccupazione; quindi i consumi;
quindi diminuisce la tensione sociale. Pu essere addirittura patrocinato dallo Stato Italiano: che per non
deve entrare nelloperativit. E soprattutto non si viola nessun articolo
o comma degli accordi con la UE.
Questo un possibile, proattivo, legalissimo effetto glocal.

DISAGIO MENTALE: MILANO VANTA PERLE. DA UNIRE IN COLLANE


Serena Omodeo Sal
Con una serata di informazione,
musica e teatro dedicata alla cultura
dellinclusione e alla funzione terapeutica del teatro, a met dicembre il teatro sociale di Lucia Vasini
sbarcato a Milano. Nel suo speech
a UnaTalks Lucia lo presentava cos: "Sono attrice, lavoratrice nell'ambito dello spettacolo, e da tredici
anni mi occupo di teatro sociale
teatro di utilit sociale. Chiedo costantemente aiuto alle istituzioni, e
provoco simpatia e tenerezza ma
ancora per il momento non ho ottenuto finanziamenti. Peter Brook diceva "se non ottieni finanziamenti
prendi un tappetino e fai da sola:
inizia"; e io l'ho fatto: dovunque organizzo corsi; da dieci anni lavoro
con psichiatri e pazienti PSI, realizziamo spettacoli, video, film
Il metodo che uso lo stesso che
utilizzo con gli aspiranti attori - si
ispira al concetto omeopatico - veleno su veleno. Ogni difetto, paura,
blocco viene evidenziato e ampliato:
un percorso che ti aiuta a diventare consapevole di ci che mostri agli
altri. Una specie di psicocommedia.
Utilizzo tutto per arrivare a creare
un personaggio-maschera comico.
Cerco di lasciarmi andare allascolto
e prego perch gli angeli mi portino
idee e intuizioni se l'obiettivo
puro, se si lavora sullessere,
sullesperienza, sulla verit, arrivano
delle idee.".
Vero - ma detto con seriet da un
lato e amaro sarcasmo dall'altro.
Perch occhio a chi promette certi

scenari: qui puntualissima, nel discorso di Lucia, partiva una bordata


contro i metodi della spiritualit fai
da te (a salato pagamento). Per dirne una. Infatti il malessere psicologico conduce quasi sempre in una
prospettiva di paura che i metodi
convenzionali di cura non possono
certo debellare rapidamente. Persone che non trovano un ancoraggio - pur nelle peregrinazioni fra psichiatri e psicanalisti - perdono il filo
e, nell'ansia di trovare soluzioni,
possono iniziare percorsi catastrofici
di continui passaggi dalla padella
nella brace.
Da questi rischi salvano quelle situazioni che, a partire da una solida
professionalit, mettono in campo
solidariet, esperienza, affetto, comunicazione. Si, affetto, comunicazione: parliamo di metodi che ricorrono, come primario strumento terapeutico, alla potente risorsa della
relazione.
Il progetto di Lucia Vasini promuove
la funzione sociale del teatro nella
lotta ai disagi mentali portando sul
palco i pazienti e coinvolgendo, in
continua interazione (potremmo dire
osmosi), psichiatri, psicanalisti e artisti. Attivo gi da molti anni in Emilia Romagna, dove viene sempre
riconfermato per i suoi comprovati
successi, a Milano non aveva mai
trovato sostegni concreti. Ma oggi
sembra che l'attenzione dell'amministrazione si sia svegliata; l'assessore alle Politiche Sociali Majorino,
intervenuto alla serata di presenta-

zione, ha dato il suo pieno appoggio


annunciando che la citt metter a
disposizione la Casa dei Diritti.
A Milano si muovono in tutti i campi
moltissime attivit di volontariato e
singole persone che fanno miracoli
cercando di supplire alle carenze
del pubblico. Ma nell'ambito della
lotta al disagio mentale vorrei citare,
oltre a Lucia Vasini, in particolare
Beatrice Bergamasco e Fabiola De
Clerq.
Tre donne milanesi che nella nostra
citt hanno portato, con le rispettive
associazioni (da molti anni Progetto
Itaca e ABA Associazione Bulimia
Anoressia, e ora ArteperVivere fondata da Vasini con Cristina Pecchioni), tre punte di eccellenza. Sono strutture che affrontano lo stesso
problema accerchiandolo da diverse
prospettive. Cos'hanno in comune?
La cura della relazione. La forza che
nasce da quella dedizione che, sola,
scaturisce da una vera empatia.
L'attenzione. La seriet garantita
dalla capacit di interagire con le
migliori risorse professionali attive
nei rispettivi campi.
da augurarsi che, sul filo che le
lega, si riesca a costruire un gioiello
di interazione che, nel futuro, potrebbe portare a risultati ancora pi
efficaci come risultato di attivit integrate fra di loro. Un gioiello di cui il
Laboratorio - Milano, e questa amministrazione, potrebbero ben andare fieri.

MARAN: SAPESSI COME STRANO TROVARSI DACCORDO CON DE CORATO A MILANO


Giulia Mattace Raso
La Giunta ha deliberato su proposta
dell'assessore Maran: s alle stazioni - o alle intere linee - delle metropolitane sponsorizzate, "mediante
laffiancamento di nome / logo /
marchio dello sponsor alla denominazione". Come gi a Madrid la

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

fermata pi centrale Puerta del Sol


si chiama "Vodafone Sol" e a Roma
troviamo "Termini Vodafone", a Milano potremmo rischiare di scendere a "Duomo Coop".
Riccardo De Corato chiosa cos:
Noto con piacere che la sinistra

cambia idea. Quelli che qualche anno fa mi contestavano perch facevamo le sponsorizzazioni delle aiuole o dei di monumenti cittadini, adesso pensano di offrire agli sponsor addirittura le stazioni della metropolitana. Io non mi scandalizzo

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se si va a chiedere aiuto ai privati:
ma una cosa sponsorizzare una
aiuola o ristrutturare un monumento.
Bisogna darsi un limite perch la
fermata di metropolitana un riferimento per i cittadini e marchiarla
con il nome di unazienda, per quanto prestigiosa, mi pare davvero
troppo. Forse solo io ho fatto un
balzo sulla sedia, anzi due: il primo
a sentire la proposta, il secondo nel
trovarmi concorde con De Corato.
Si vero, ci siamo assuefatti allo
sponsor: ormai normale che la
stagione della Scala sia targata
cos come il campionato di calcio di
serie A, le impalcature delle case in
ristrutturazione, persino la facciata
del Duomo. Lo spazio pubblico ormai disegnato dagli operatori di
comunicazione esterna, i concessionari out of home, i vari Clear
Channel o IGPDeacux che vendono
il servizio di bike sharing o le pensiline delle fermate: autobus e tram
completamente rivestiti, neanche il
muso alle volte lasciato fuori, anche il corrimano della scala mobile.
Non abbiamo battuto ciglio, o meglio non lo battiamo pi.
Lo sponsor dellaiuola almeno manutiene il verde, quello del monumento lo sta restaurando: il fine giustifica i mezzi, con buona pace del
bene comune. Le (poche) reazioni a
caldo in rete, sui forum dei quotidiani o sulle piattaforme di partecipazione, non condannano: si alla pubblicit se fa diminuire i prezzi, o meglio se lobiettivo finalizzato (reintrodurre il biglietto natalizio o un
mese di abbonamento gratis agli
anziani ...).
Lobiezione di fondo di chi osteggia
la proposta ben sintetizzata da
Bruno Alessandro Bertini, che su
PartecipaMi scrive: "In metropolitana sono arrivate le pubblicit nelle
carrozze, quelle sulle banchine, interi treni camuffati da dentifricio o
caramelle, pericolosi cartoncini appesi un po' ovunque a svolazzare,
pubblicit sui finestrini, videoproiettori e televisori con diffusione sonora, ora arriver la sponsorizzazione

della fermata ... Dovrebbero pagarci


per usare la metro visto quello che,
in teoria, gli facciamo guadagnare.
Invece guarda a caso il costo del
biglietto cresce sempre di pi. Poi
se vero che la pubblicit in grado di modificare anche in minima
parte il mio pensiero, posso chiedere di non essere obbligato a vederla? Per la TV si dice che basta spegnerla e poi gratis, la metro invece
io la devo usare per forza e la pago
anche ... perch mi dovr sforzare
di trovare le indicazioni mischiate a
qualche marchio Briccone?.
Ma forse la cosa pi insidiosa non
tanto la vestizione di una fermata o
di una linea con un unico marchio o
prodotto, Atm la stava gi sperimentando: linverno scorso Fastweb ha
trasformato per un giorno Moscova
in Shibuya - Tokyo, un allestimento
temporaneo che ha fatto diventare i
viaggiatori i divertiti protagonisti di
una sorta di flash mob, allinsegna
dellimmagina puoi.
Il nodo proprio il naming, come
tecnicamente
viene
chiamata
loperazione proposta. Sembra quasi che ci si dimentichi quanto il nominare i luoghi crei appartenenza e
che uno dei fili dello scontro ideologico corra sul crinale della toponomastica. La battaglia tra i sostenitori
di Sandra e Raimondo o Franca
Rame per la titolazione del Parco
Adriano cronaca attuale. Uno
sponsor non vale laltro e anche se
Carlo Monguzzi ci rassicura che saranno adeguati allimmagine della
nostra citt, del nostro servizio pubblico ed eticamente ineccepibili non
lo siamo abbastanza perch i criteri
di selezione nella delibera non sono
esplicitati ma rimandati alla valutazione della Giunta, giunte che sicuramente cambiano pi velocemente
dei nomi: linerzia tale che forse
non ci si neanche accorti che in
metr Cadorna ancora FN e Centrale e Porta Garibaldi FS: siamo a
tre societ fa .
Ma soprattutto a quanto vendiamo
(o quanto ci costa?) la rinuncia a dei
riferimenti condivisi? Non ci si pu

trincerare dietro a i costi per il


cambio delle mappe sono a carico
dello sponsor: ma davvero dobbiamo subire tutto questo in nome di
mancati trasferimenti centrali per
garantire i servizi di trasporto pubblico?
Quando affronteremo il nodo di un
trasporto pubblico sussidiato che
non sta in piedi, come Marco Ponti
su queste colonne, e non solo, non
si stanca di ripetere? Ovviamente il
tutto colpa dello Stato patrigno
che
ha
tagliato
i
sussidi!
Lalternativa vera non nemmeno
nominabile, e si chiama fare gare
serie, con lotti piccoli, tali da attirare
molti concorrenti, come insegnano
le migliori esperienze estere.
Quando il momento di guardare pi
da vicino il rapporto tra Comune
Atm? Il Comune di Milano si prende 25 milioni di profitti (erano 55)
dalla virtuosa ATM, cui d ogni
anno 350 milioni di euro netti. Ma
vogliamo scherzare? E far credere a
quei fessi dei cittadini che ATM fa
profitti?!? (assicuro che moltissimi
milanesi ci credono davvero ).
La posta in gioco questa: "La cittadinanza l'invenzione pi interessante dell'Occidente: essa ha degli
uomini un'idea altissima, dal momento che chiede loro di saper governare se stessi, sottraendosi a
due opposte derive, quella del totalitarismo, che ne fa dei sudditi, e
quella del mercato, che ne fa dei
clienti. A queste due forme di eterodirezione essa contrappone la via di
una comunit costruita a partire dalla libert, un equilibrio delicato e
prezioso tra diritti e doveri, attenzione e passione, emozioni e progetti,
ambizioni private e pubbliche virt."
(1)
Vorremmo rimanere cittadini, non
clienti.

(1) Franco Cassano, Homo Civicus,


Edizioni Dedalo, 2004

ARREDO URBANO: LINERZIA NELLE PICCOLE COSE. E NELLE GRANDI?


Marco Romano
La prima scelta, di abitare in una
citt piuttosto che in unaltra, in
qualche modo molto coinvolgente,
forse tu la immagini o quanto meno
immagini che sarai cittadino di quella citt, condividendone vita e problemi per un tempo indeterminato,
e al momento forse per sempre.
Per esserne cittadino devi possedere una casa: a qualsiasi titolo, be-

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

ninteso, in propriet in affitto o in


comodato o quantaltro purch il
vigile, incaricato di verificare la veridicit della tua dichiarazione, possa venirla a controllare prima di rilasciarti la carta didentit.
Il sito e la consistenza della tua casa sono meno radicai di quella della
citt, ti capiter nella vita di cambiarne parecchie per i pi diversi

motivi, ogni volta ragionevoli, e se


mi guardo indietro non mi sento un
nomade qui a Milano anche se, da
quando ho smesso di dormire nella
casa dei miei genitori, ho in un modo o nellaltro cambiato sette case,
sette appartamenti: e ogni volta ho
finito per abitarci mediamente una
decina di anni, ogni volta ritenendo
che dovesse essere quella definiti-

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va ma poi, per un motivo o per
laltro, cambiata.
E poi ogni nuova casa bisogna arredarla, e la mia vocazione di architetto ogni volta ha immaginato un
arredo definitivo come la stessa casa: ma, ecco, qui succede che
loriginaria disposizione non sembra
pi attraente e cominciamo a rigirare i mobili come anime in pena, arrivano televisori sempre pi complicati che pretendono divani pi ampi, spostiamoli in unaltra stanza,
abbiamo conquistato un quadro e
dove lo mettiamo? Il tavolo ereditato dal nonno disperatamente tarlato, il momento di rinnovarlo e
pure le seggiole sono cos usurate
che a rifarle costa pi che a comperane delle altre.
Cos il termine arredo urbano non
del tutto improprio, perch poi le
strade e le piazze della citt sono
cos consolidate che a nessuno verrebbe in mente di spostarle mentre
panchine, insegne, cartelli, lampioni, cestini, pavimentazioni, alberatu-

re sembrano cos lievi che tutti vorrebbero metterle in ordine: che ci


vorrebbe? Che ci vorrebbe a unificare il colore, a evitare sovrapposizioni e selve di pali, a scegliere
corpi illuminanti appropriati?
Francamente, con tutti i problemi
cos gravi che ha Milano, cosa costerebbe al sindaco almeno questo,
stendere unordinanza e sistemare
una volta per tutte la faccenda?
Che interessi consolidati verrebbero
toccati?
Certo, ci deve essere in questa faccenda una qualche insospettata
inerzia. Vi ricordate il re Sole, il sovrano assoluto del quale avete letto
a scuola? Che ci vuole a unificare il
disordine delle insegne di Parigi?
Dunque verr Luigi XIV nominer
una commissione con i rappresentanti dei commercianti, dei funzionari, degli esperti del traffico, dei
designer, e la commissione esprimer un parere, anzi un disegno,
che eccolo qua.

Finalmente siamo riusciti a mettere


ordine almeno nelle insegne,
cherano poi laspetto pi rilevante
dellarredo urbano a quei tempi, e di
certo a Luigi XIV sar bastato un
battere di ciglia perch tutte le insegne di Parigi venissero uniformate a questo disegno: era o non era il
sovrano assoluto?
Niente, non succeder niente, tutti
resteranno a Parigi con le loro insegne di prima: il fatto curioso
che questo arredo urbano, cose di
nessuna importanza che dunque
non dovrebbe essere difficile coordinare, possiedono una intrinseca
misteriosa resistenza al cambiamento della quale nessuno conosce
le ragioni, uno di quei misteri che ci
suggeriscono per una riflessione:
se non riusciamo a ridipingere le
insegne, come possiamo sperare di
poter cambiare quelle cose davvero
importanti che qualche resistenza
invece comportano?

CHI SI RICORDA PI DEI FORCONI? IMPRUDENTE DIMENTICARLI


Massimo Cingolani
Jacquerie il termine pi appropriato per giudicare il movimento dei
forconi. Come le rivolte basso medioevali finivano con lincendio dei
fienili e dei granai per poi spegnersi,
cos il movimento dopo aver agitato
diverse citt si spento, in questo
caso invece dei fienili si tagliata
qualche ruota di autocarro. Adesso
che finito, per necessario fare
una riflessione. Molto probabilmente
rivolte di questo tipo diventeranno
quasi una costante, una nuova rappresentazione della rabbia popolare. Importante che non si affermino con una leadership stabile.
Nella storia del nostro paese non
sono una novit, senza pensare a
Masaniello, fatti analoghi sono stati
una variabile continua. Ad esempio
nel periodo preunitario le insorgenze antigiacobine ebbero questa caratterizzazione di massa, tanto che
una deleteria storiografia della sinistra italiana arriv addirittura a parlare di embrione del movimento popolare cattolico.
Dopo lunit, a cominciare dal brigantaggio, stata una continua jacquerie. Basti pensare alle rivolte
dopo la sconfitta di Adua in Lombardia, in segno di protesta al reclutamento degli Alpini come truppe
coloniali, il movimento del Monte
Amiata, i Fasci Siciliani. Anche con
la presenza di partiti del movimento
operaio, le fughe in avanti ci sono
sempre state, come il separatismo

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

siciliano armato, la rivolta di Reggio


e in generale i moti locali per il capoluogo e/o la retrocessione della
squadra di calcio, la rivolta di S. Benedetto del Tronto nel 1970 dopo il
naufragio del peschereccio Rodi,
sotto certi aspetti anche il movimento No Tav. Molte si trovano solo nella storia locale.
La caratterizzazione acefala e con
poco coordinamento della rivolta dei
forconi, ne rende difficile la direzione politica, tanto che nessuno riuscito a cavalcarla, n la Lega n
lestrema destra che non andata
oltre una generale solidariet.
Il 14 dicembre sono andato in piazza Loreto, sembra sia passato pi di
un anno tanto la memoria del movimento svanita, la composizione
era sorprendentemente varia: molti
piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e anche diversi lavoratori dipendenti di piccole aziende, uniti al
proprio datore di lavoro da vincoli
che vanno oltre la dipendenza, e poi
diversi extracomunitari, quello che
colpiva era la composizione multietnica.
Parlando con alcuni ho scoperto
che dietro una partita iva non c
una figura giuridica imprenditoriale
ma quasi sempre un lavoratore parasubordinato con spese a suo carico, che obiettivamente ha grosse
difficolt a far fronte alle scadenze
di INPS, che deve versare anche se
non lavora, e IVA che deve sborsa-

re anche quando non gli pagano le


fatture emesse. Alcuni lavoratori di
origine extracomunitaria, mi hanno
raccontato di essere imprenditori
edili, cio muratori con partita IVA,
attualmente senza prospettive di
lavoro, visto il livello di crisi in particolare nelledilizia privata,ma con le
quattro rate di INPS che incombono.
La cosa strana che molti immigrati
si sentono italiani e sventolano il
tricolore in un movimento che si riconosce nellantistato. Nonostante il
tentativo di forze dichiaratamente di
destra di inserirsi, questa composizione multietnica almeno a Milano e
Lecco ho potuto verificarla, e mi
colpisce che questo aspetto sia
sfuggito a tutti i commentatori autorevoli.
Lappello continuo alla costituzione,
quasi ingenuo, in un momento in cui
anche la sinistra pi retriva capisce
che deve essere adeguata, e la
presenza del tricolore sono segnali
tutto sommato positivi.
Come sottolineavo precedentemente il movimento si gi esaurito e
non credo che nel prossimo futuro
possa essere un soggetto politico in
grado di creare grandi sconvolgimenti, non penso neanche possa
influenzare le prossime elezioni europee. Ci penseranno i partiti europeisti a perdere da soli i voti.
Per non detto, che grazie alle
nuove tecniche di comunicazione, al
perdurare della crisi, possa supera-

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re le divisioni ed esprimere una
leadership credibile e unificante. Il
Pd per il momento pu tirare a Mila-

no un sospiro di sollievo, ma deve


cominciare a pensare che la citt
non solo il centro e lArea C.

NUOVO ASCENSORE AL DUOMO: LE DEBOLISSIME RAGIONI


Gianni Zenoni
A partire dagli articoli del 15 e 16
dicembre sulla Cronaca Cittadina
del Corriere della Sera che illustravano no e commentavano la nuova
iniziativa del Comune - un ascensore esterno al Duomo di durata limitata all'Expo per accedere alla cosiddetta terrazza il dibattito continua.
La proposta veramente singolare
ma accolta con sorprendete benevolenza dalle personalit intervistate, meno male che il giorno dopo
una lettera della Presidente onoraria
del FAI Giulia Maria Crespi riflette il
vero pensiero dei Milanesi e che
personalmente condivido e alla quale mi ispiro in questo scritto. L'iniziativa da ogni aspetto la si voglia affrontare appare contraddittoria gi
nelle motivazioni esposte dalla
Amministrazione. Vediamo:
1) Problema diversamente abili, che
fino alla chiusura dell'Expo potranno
accedere a uno spazio per loro adesso non agibile. Ma quando a fine
Expo l'ascensore verr smantellato
siamo sicuri che qualche associazione non si opporr, magari a ragione, anche se l'ascensore venne
dichiarato fin dall'inizio a tempo definito?
2) Accedere alla cosiddetta terrazza
per vedere Milano dall'alto non
neanche vero, perch l'altezza della
cosiddetta terrazza appena superiore alle costruzioni del Centro Storico, da li si potr vedere all'orizzonte il profilo dei grattacieli vecchi e
nuovi tutti ben pi alti o poco pi. Se
si vuole veramente vedere Milano
dall'alto si possono utilizzare gli

spazi che la Regione ha opportunamente predisposto nei suoi palazzi oppure la torre Branca.
3) Ma perch, qualcuno ritiene che
Milano dall'alto sia bella? I panorami
delle grandi citt italiane viste dai
vari loro punti di osservazione sono
tutti pi interessanti di Milano, a
causa della estrema carenza in
questa citt di emergenze di pregio
storiche come campanili, torri, cupole e coperture particolari che altrove
abbondano. Le coperture piane a
Milano sono sempre state costituite
da accumuli di corpi tecnici dove il
design sconosciuto e quelle a
falde recentemente degenerate dalla legge dei sottotetti.
4) Qualcuno dice anche che un'opera di architettura come una cattedrale pi bella vista dall'alto: non
condivido affatto questa affermazione perch da quota zero che si
valuta il valore del rapporto uomoarchitettura e soprattutto il disegno
della scena urbana nella quale essa
sostiene il ruolo preminente e che
verrebbe perturbata dalla nuova incongrua presenza. Sempre da quota zero naturalmente si valutano l'interno con l'imponenza delle strutture, le navate e gli spazi architettonici
caratteristici del gotico, le vetrate
colorate, gli altari, l'organo, le cripte
e tutte le numerose opere di pittura
e scultura conservate e rese ben
visibili. La cattedrale all'interno
anche un museo della storia della
citt e di come vissuta la religione
dai suoi cittadini ed per il rispetto
di tutti questi valori che in molte di
esse si paga l'ingresso.

5) E poi Milano per l'uso specifico di


osservatorio panoramico ha gi la
torre Branca alta 108 metri, pi volte
riattata ma poco utilizzata per ragioni di spazio e di comfort. Essa per,
pur nella sua semplicit architettonica ben inserita e facente parte
della grande scena urbana del Parco Sempione. Per non si pu negare che non pi adatta al turismo
di massa se non attraverso una profonda ristrutturazione con aumento
della accessibilit e dei comfort. Allora ristrutturare questa torre potrebbe essere una opzione alternativa, senza problemi di scavi in zone
critiche per la sicura presenza di
reperti archeologici o sottoservizi
tecnologici che abitualmente a Milano non sono mai dove dovrebbero
essere
6) Quanto all'idea di utilizzare la cosiddetta terrazza per funzioni commerciali con bar e ristorante mi
sembra che l'effetto sacrilego sarebbe dirompente, il Duomo non
un qualsiasi altro edificio da sfruttare commercialmente. Mi piacerebbe
sapere cosa ne pensa Papa Francesco, ma secondo la vulgata popolare il Duomo innanzi tutto un edificio sacro e il suo rispetto obbligatorio.
Quindi se l'edificio storico-religioso
va rispettato, se il panorama dalla
terrazza scarso, Milano dall'alto
non cosi bella e la nuova torre si
fa per i diversamente abili per soli
due anni, l'iniziativa improponibile.
Come giustamente afferma la Presidente onoraria del FAI.

RAI, 60 ANNI DOPO. UN RITORNO A MILANO?


Rita Bramante
Una copertina da collezionisti della
'Domenica del Corriere', popolare
settimanale fondato a Milano a fine
Ottocento, ci riporta in un salotto
della borghesia pi agiata (1) disegnato dal vignettista Walter Molino,
che ritrae un pap che sul divano
tiene sulle ginocchia il suo bambino
e lo invita a guardare in TV la partita
di pallone: in mezzo al salotto una
'scatola' destinata a segnare l'esistenza delle nuove generazioni, la
televisione.
il 3 gennaio 1954, quando dalla
sede Rai di Milano prendono il via le

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

trasmissioni ufficiali della televisione


di Stato. Sullo schermo un'annunciatrice, inquadrata dalle telecamere
in bianco e nero: "Siamo a Milano in
diretta dagli studi nuovi di zecca del
Centro di Produzione di Corso
Sempione. La Rai, Radio televisione
italiana, inizia oggi il suo regolare
servizio di trasmissioni televisive."
Un solo canale - il "Primo canale";
gli altri seguiranno a distanza di anni, nel 1961 il Secondo e oltre quindici anni dopo, nel 1979, la Rete
Tre. Inizialmente 24.000 abbonati, 4
ore di programmazione giornaliera e

segnale decodificato soltanto in


Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio; nel 1961 la
giornata televisiva dura 11 ore, gli
abbonati sono quasi 5 milioni e il
segnale ha una copertura del 97%
del Paese.
Nel 1954 la baby TV milanese mandava in onda alle 14.30 Arrivi e Partenze e alle 20.45, dopo una rubrica
dedicata all'arte, il Tg. Seguivano
Teleclub, il primo talk show della
televisione italiana, e la recita di una
commedia di Goldoni; in chiusura
La Domenica Sportiva, la trasmis-

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sione pi longeva della TV, che ha
per sempre legato a doppio filo
sport e televisione. Mike Bongiorno
present il 3 gennaio 1954 la prima
puntata di Arrivi e partenze, interviste volanti a personaggi famosi italiani e stranieri che transitavano nei
porti o negli aeroporti italiani: si trovava in Italia per preparare documentari radiofonici per gli italoamericani, parlava correntemente l'inglese e Vittorio Veltroni riconobbe in
lui le caratteristiche vincenti per un
format da realizzare all'impronta,
spesso con personaggi sconosciuti
all'intervistatore, incontrati e trascinati nello studio da altri collaboratori, mentre il programma era gi in
onda.

Il sindaco Pisapia ha ricordato di


recente la storia gloriosa del centro
di produzione Rai di Milano che ha
realizzato nei suoi studi programmi
cult come Rischiatutto, Portobello,
La Domenica Sportiva e tante altre
trasmissioni culturali. Milano si accinge a essere al centro di tutte le
iniziative del semestre di presidenza
italiana dellUnione europea e tra
meno di due anni ospiter l'evento
Expo 2015, che si svolge in Italia
una volta ogni secolo. Un'occasione
unica per modernizzare e investire
in infrastrutture tecnologiche e formazione per un rilancio del centro di
produzione milanese.
Tutte le istituzioni locali della citt
chiedono a gran voce alla direzione
romana maggior attenzione ai centri

di produzione Rai milanesi, anche e


soprattutto in vista di Expo. Il Direttore Gubitosi ha da poco confermato l'ipotesi di una nuova sede Rai a
Milano nella zona di Expo, uno studio televisivo all'interno del sito espositivo, dove ogni giorno andr in
onda la trasmissione Unomattina
Expo.
La partita del nuovo progetto multipiattaforma Rai Expo, che coinvolger Tv, radio, web e social media
ancora tutta da giocare e Milano la
giocher all'attacco.
(1) A Milano all'inizio degli anni Cinquanta 13 case su 100 non avevano
acqua potabile e in 42 non c'era il
bagno.

GREPPI: UN SOCIALISTA CRISTIANO


Carlo Tognoli
In occasione della presentazione
dei volumi dedicati (*) ad Antonio
Greppi, primo sindaco di Milano nel
dopoguerra, pubblichiamo alcune
parti dell'introduzione di Carlo Tognoli.
In Antonio Greppi il suo socialismo
cristiano metteva doppiamente luomo al centro delle sue attenzioni e
delle sue cure. Mi riferisco al socialismo inteso come aiuto ai meno
abbienti e come emancipazione dei
lavoratori per laffermazione dei loro
diritti - come conquista di una societ pi libera e pi giusta attraverso
la formazione e leducazione del
popolo alle idee socialiste con la
democrazia, senza violenza e senza
prevaricazioni - come fiducia nella
libert accompagnata dalla tolleranza verso chi sbaglia. Questi sono i
principi che ispirano Antonio Greppi
e lo orientano verso limpegno politico e sociale e anche in quello professionale.
Dopo gli studi egli, gi con lanimo
socialista, si era avvicinato a Filippo
Turati, ad Anna Kuliscioff, a Claudio
Treves, a Giacomo Matteotti, stimolato anche dagli insegnamenti liceali
del professor Ugo Guido Mondolfo
che a quei maestri era molto legato.
Nella direzione del Partito socialista
unitario di Matteotti, Greppi era rappresentante dei giovani e collaboratore degli organi di stampa socialisti.
Nel 1923 viene nominato direttore
de La libert, settimanale della giovent del PSU, con una redazione
della quale fa parte tra gli altri Giuseppe Faravelli che sar uno dei
leader del centro socialista interno
(clandestino) organizzazione antifascista e, nel secondo dopoguerra,

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

direttore della Critica Sociale dopo


Ugo Guido Mondolfo.
(...)
Come scriver sulla Critica Sociale
nel 1946 (Il socialismo alla conquista delluomo) il fine dellumanit
pu essere ritrovato solo nella
realt di ogni singola creatura,
unit pensante, cosciente, sensibile
e la missione del socialismo
si trova dove presente luomo con
le sue elementari aspirazioni, i suoi
scrupoli morali, la sua ansia di sapere e il suo anelito alla verit. E
questa, aggiunge, lincantevole magia del socialismo dove il proletariato Tantalo che deve
essere liberato dai suoi ceppi.
Il socialismo, nella sua azione di
stimolo e di sviluppo delle capacit
intellettive e morali delle masse popolari, crea le condizioni e le
premesse pi favorevoli alla rivelazione religiosa . il punto di incontro tra il socialismo umanitario e
il cristianesimo, secondo la visione
di Greppi. Anche sotto il profilo professionale, sullesempio dellavvocato socialista Enrico Gonzales,
vuole fare lavvocato dei poveri e
presta la sua collaborazione allufficio legale per i poveri dellUmanitaria.
Il suo antifascismo non violento lo
porta a lavorare nel 1928 con Faravelli, Fernando Santi e altri alla ricostruzione a Milano del Partito socialista e a dirigere nel 1937, sempre in
clandestinit, nel capoluogo lombardo, il fronte interno socialista dopo larresto di Rodolfo Morandi. Di l
a poco (1938) anchegli finisce nelle
maglie della polizia fascista e poi di
fronte al Tribunale Speciale dove si
salva per una efficace difesa in cui

d prova di non avere commesso


alcun reato (gli addebitavano gli omicidi attribuiti agli antifascisti italiani e lorganizzazione di un attentato
a Hitler) e dimostrando il suo passato patriottico nella prima guerra
mondiale. Viene arrestato di nuovo
nel 1940 e inserito nellelenco di coloro che sono destinati ai campi di
internamento. Ci lo costringe a espatriare in Svizzera dove si ritrova,
tra gli altri, con Faravelli, Emanuele
Modigliani, Mondolfo, Morandi, Ignazio Silone, Ezio Vigorelli.
Nel 1944 viene ucciso in una imboscata il figlio Mariolino Greppi militante nella lotta antifascista. un
brutto colpo al cuore di Antonio che
chiede di partecipare alla lotta partigiana, nella quale entra in Val
dOssola nel gennaio 1945, dopo
essere gi stato indicato dal CLNAI
come sindaco di Milano dopo la Liberazione. La sua candidatura
stata caldeggiata, oltrech dai socialisti, da Alfredo Pizzoni (di formazione liberale, ma senza tessere di
partito) presidente del CLNAI (e poi
del Credito Italiano) galantuomo che
conosceva Greppi e lo considerava
uomo capace di stare al di sopra
delle contrapposizioni strumentali
pure esistenti tra le forze politiche
del Comitato di Liberazione.
Il Sindaco della Liberazione dopo
avere assunto lincarico il 27 aprile
lancia un appello perch cessino le
uccisioni per vendetta che si registrano alla fine della guerra civile e
organizza una squadra di vigili (sapendo che gli appelli non bastano)
per prevenire queste forme di giustizia sommaria e individuale.

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Poi parte il grande lavoro di ricostruzione morale e materiale della
citt nel quale lavvocato dei poveri
ha una parte determinante. Ci sono
un milione e mezzo di metri cubi di
macerie da rimuovere (nasce la
montagnetta di S. Siro). I locali sinistrati sono 450.000, quelli completamente distrutti sono 160.000. (...)
Greppi interviene a favore dei senza
tetto chiedendo a chi ha la possibilit di ospitare di farlo transitoriamente, vincendo gli egoismi.
Provvede allalimentazione della
popolazione anche attraverso mense collettive e ristoranti del popolo;
rimette in sesto i servizi di assistenza sociale e sanitaria del Comune;
fa partire la ricostruzione delle scuole; fa fronte al drammatico problema
degli alloggi; procura i combustibili
necessari alla cittadinanza e ripristina lilluminazione pubblica; affida a
Mario Borsa il fondo per lacquisto
della penicillina e poco dopo provvede per la streptomicina.
Accanto a questo, sia pure con le
immaginabili difficolt, fa riaprire,
dove possibile, musei e biblioteche
e fa proseguire alacremente i lavori
al cantiere della Scala, iniziati poco
dopo il bombardamento del 1943.
Sono avviati gli studi per il Piano
Regolatore.
Dopo un anno dalla formazione della giunta CLN il sindaco Greppi viene premiato dai milanesi con un risultato elettorale straordinario che
fa del Partito socialista, con il 36%
dei voti, il primo partito.
(...) Il Piano Regolatore adottato nel
1948 e definitivamente approvato
nel 1953, sia pure condizionato dalla necessit di rispettare le convenzioni contratte con i privati prima
della guerra, un risultato importante per dare regole allo sviluppo urbano. Si d vita, tra laltro, al quartiere Ottava Triennale, QT8, che
giustifica la ripresa, in tempi di difficolt
economiche,
dellattivit
dellente dedicato alle arti decorative e industriali, e diventa il simbolo
della possibile simbiosi tra cultura e
finalit sociali.
Ledificazione del quartiere sperimentale, su idea dellarchitetto Piero
Bottoni, iniziata nellautunno del
1946, il riferimento centrale
dellesposizione al Palazzo dellArte
che si svolge nellestate del 1947 e
dove il tema della casa - visto in tutti
i suoi aspetti, dallarredo, agli oggetti, al verde - viene inquadrato nel
Piano Regolatore che in via di elaborazione.
Limpegno del Comune di Milano
chiaro: una porzione di citt (sessantasei ettari) con uno sforzo economico rilevante, diventa elemento

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

di realizzazione concreta di abitazioni a favore delle classi meno abbienti sulla base di impostazioni urbanistiche e ambientali di qualit.
(....)Nel 1947 c la rottura del Partito socialista con la formazione a palazzo Barberini, a Roma, del Partito
socialista dei lavoratori italiani
(PSLI) che rifiuta lalleanza elettorale con il Partito comunista. Il sindaco di Milano aderisce al partito di
Giuseppe Saragat in nome dellautonomia socialista, dopo aver cercato, con Pertini e Silone, di evitare la
scissione. In Comune non c ancora la ricaduta della crisi nazionale e
anche dopo le elezioni del 1948 che registrano la sconfitta del Fronte democratico popolare PCI-PSI e
la clamorosa vittoria della Democrazia Cristiana - la giunta Greppi sta
insieme con alcuni aggiustamenti
tra PSLI e PSI nella rappresentanza
socialista. Tuttavia la logica della
guerra fredda e la rigidit del PSI
frontista nel seguire le decisioni del
PCI portano alluscita di socialisti e
comunisti dallesecutivo comunale
nel 1949. Il sindaco continua nel difficile compito di amministrare il comune, di governare la citt, tenendo
la rotta della ricostruzione tra le
tempeste politiche del momento,
con una maggioranza composta da
consiglieri PSLI, DC e repubblicani.
A seguito di unaltra scissione del
PSI, dal quale escono i socialisti autonomisti guidati da G. Romita, si
forma il Partito socialista unitario cui
aderiscono il gruppo di Ignazio Silone e Piero Calamandrei (che a sua
volta proveniva dal Partito dAzione)
e la sinistra del PSLI di Matteo Matteotti, Ugo Guido Mondolfo ed Ezio
Vigorelli. Greppi entra a far parte di
questa nuova formazione (che raccoglie altri sette consiglieri comunali
socialisti) che non determina alcun
contraccolpo nella giunta e nella
maggioranza. Questa giunta arriva
alle elezioni del 1951 con un eccezionale bagaglio di realizzazioni.
(...) Questo bilancio positivo, a causa delle divisioni socialiste, non si
tradurr in successo elettorale. I
due partiti socialisti, infatti, otterranno entrambi una percentuale attorno
al 14%, mentre DC (30,6%) e PCI
(22,6%) si collocano al primo e al
secondo posto. Le amministrative
del 51 erano caratterizzate da una
legge maggioritaria che premiava
la coalizione che otteneva pi voti.
Schierandosi con la DC, il PSDI
(formato dallunione degli spezzoni
PSLI e PSU) ottiene pi consiglieri
del PSI, alleato col PCI. Tuttavia
nellambito della nuova maggioranza DC-PSDI i democristiani pongo-

no un veto alla conferma del sindaco uscente e di l a poco passer


Virgilio Ferrari che sar a capo dell
amministrazione comunale sino al
novembre del 1960.
(...) Con un gruppo della sinistra socialdemocratica (Calamandrei e Tristano Codignola, cui si aggiungono
Antonio Greppi, Giuseppe Faravelli,
Piero Caleffi, Edmondo Cossu, Aldo
Garosci, Paolo Vittorelli) di exrepubblicani (Ferruccio Parri) e con
ladesione di Adriano Olivetti e del
suo movimento Comunit - si crea
una formazione che alle elezioni politiche del 1953 (Unit popolare)
ottiene i voti sufficienti a non far
scattare la legge truffa. Unit popolare si scioglie nel 1957 e una
parte dei suoi fondatori, tra cui
Greppi , entra nel PSI che, dopo la
rivoluzione ungherese del 1956,
prende definitivamente le distanze
dal partito comunista e imbocca la
strada che porter al centro sinistra.
Greppi viene eletto deputato nelle
liste del PSI nel 1958 e nel 1963 e
svolge anche alla Camera una intensissima attivit, come ampiamente documentato da lui e dai
molti saggi storici che riguardano la
sua attivit politica.
Nel 1964 di nuovo capolista del
PSI alle elezioni comunali, voluto
dalla maggioranza del comitato cittadino della quale anchio facevo
parte. Ricordo bene quel passaggio
nel quale i giovani di allora, guidati
da Bettino Craxi, si battono per indicare il sindaco della Liberazione e
della ricostruzione come primo e
simbolico nome della lista socialista
....
Voglio aggiungere un altro ricordo
politico che ha un valore significativo. Nel 1967 il sindaco Pietro Bucalossi (succeduto a Gino Cassinis
morto nel 1963) che entra in conflitto con il suo partito, il Partito socialista (allora unificato) e anche con la
DC sulla politica amministrativa:
Bucalossi vuole limitare gli investimenti infrastrutturali (in particolare
per la MM) preoccupato per
lindebitamento che il Comune dovrebbe contrarre per realizzare le
opere. PSI e DC ritengono invece
che senza il potenziamento della
metropolitana e del pubblico trasporto, Milano non risponderebbe
alle necessit di mobilit dei cittadini
e dei lavoratori e non rimarrebbe
allaltezza del suo ruolo in Italia e in
Europa. Il contrasto molto forte e
nel dicembre del 1967 Bucalossi si
dimette in polemica con il Partito
socialista e poco dopo aderisce al
Partito repubblicano con il quale aveva da tempo contatti (con Ugo La
Malfa).

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Il PSI deve scegliere il nuovo sindaco. Tra i candidati c Aldo Aniasi,
assessore ai Lavori Pubblici,
anchegli molto popolare in citt. Il
segretario della federazione socialista Bettino Craxi. Prima di compiere la scelta definitiva rimessa agli
organi del partito Craxi, accompagnato da Aniasi, chiede a Greppi la
sua eventuale disponibilit ad essere eletto sindaco. Greppi, con grande signorilit, dichiara di non essere
disponibile anche per ragioni politiche non essendo del tutto concorde
sulla linea della maggioranza del
partito in quella fase. Il Partito socialista decide quindi di candidare Aniasi.
Antonio Greppi in quel momento si
era comportato come lavvocato Luigi Majno (primo degli eletti socialisti) nel 1914 quando il partito gli
propose, dopo la vittoria socialista,

di fare il sindaco. Egli rispose che


non era disponibile e indic Emilio
Caldara come sindaco di Milano.
Greppi stato per me un punto di
riferimento costante nella conduzione della politica amministrativa. Anche lattenzione che la giunta che
ho presieduto ha voluto dare alla
cultura, dopo il periodo della crisi
economica e del terrorismo, prendeva spunto dalle iniziative della
giunta Greppi.
Ebbi la grande soddisfazione di averlo vicino nel 1980 durante la
campagna elettorale quando il PSI
ottenne un notevole successo a Milano (dal 14,6% al 19,6%, non paragonabile ovviamente a quello del
1946) e nella festa di ringraziamento agli elettori, dopo il voto, al Castello Sforzesco.
Commentando la sua autobiografia
non celebriamo Greppi come un

santo, ma diciamo che stato un


grande sindaco, un galantuomo integerrimo, un socialista umanitario
molto vicino al popolo e dal popolo
molto amato. Un uomo dagli interessi poliedrici, letteratura, teatro,
diritto, politica, guidato sempre
dallattenzione verso il prossimo,
dalla tolleranza, da una visione ottimistica del genere umano e da una
fede incrollabile nella libert.
(*)
Antonio Greppi Bianca Dal Molin,
Dieci vite in una sola, Edizioni L'Ornitorinco, Milano, 2013
Antonio Greppi, Novant'ani di socialismo, Edizioni L'Ornitorinco, Milano,
2013

Scrive Stefano Zuffi a proposito dell'ascensore sul Duomo


Completamente d'accordo con l'articolo di Jacopo Gardella, con una
marcata sottolineatura sul fatto che i
tetti del Duomo sono gi serviti da
un ascensore, perfettamente inserito all'interno delle strutture. Mi pare
opportuno verificare se non sia possibile potenziare e modernizzare
l'esistente, prima di affrontare una
nuova soluzione. Aggiungerei una
piccola nota: di recente, una signora
milanese ha voluto celebrare il
compimento dei suoi 100 anni d'et

salendo in cima al Duomo, e utilizzando senza problemi l'attuale ascensore... Piuttosto, mi spiace moltissimo che - per ragioni di sicurezza, ma che credo possano essere
risolte! - da anni ormai non sia possibile pi percorrere il deambulatorio
del Duomo (vale a dire la parte pi
antica dell'edificio), varie aree
dell'interno risultino transennate,
non sia possibile accostarsi a un
capolavoro assoluto come il Candelabro Trivulzio, insomma, sincera-

mente mi preoccuperei di pi della


agibilit dell'interno della Cattedrale
piuttosto che delle sue terrazze! E
gi che ci siamo, aggiungerei anche
che una delle opere d'arte pi importanti di Milano, l'altare d'oro della
basilica di Sant'Ambrogio, uno dei
cinque o sei capolavori veramente
incomparabili della nostra citt, non
sia pi visibile da vicino. (storico
dell'arte)

Scrive Dede Mussato a proposito dell'ascensore sul Duomo


Dell'articolo di Jacopo Gardella approvo lopinione dei benpensanti di
quel salotto, disapprovo la veemenza con la quale la signora Crespi si
scaglia contro il progetto. Esprimo
solo un mio parere: in una societ
dove il target degli anziani si amplia
sempre di pi e dove si tenta, spes-

so invano, di abbattere le barriere


architettoniche, ecco l lascensore
sarebbe auspicabile. Abbiamo tutti
sotto gli occhi gli stranieri che viaggiano disinvolti anche seduti in una
carrozzina, perch rimanere ancora
una volta, da Italiani, fanalini di co-

da? Basta una gamba rotta, poi, per


divenire portatore di handicap.
In quanto allarditezza del progetto,
mi viene in mente la scala supermoderna accostata al Palazzo della
Ragione, non mi sembra poi cos
male

Scrive Margherita Candiani a proposito dell'ascensore sul Duomo


Grazie caro Gardella per le chiare e
serie parole in merito all'assurda e
offensiva idea del nuovo ascensore

per il Duomo. Far circolare questo


articolo e nel frattempo vorrei sapere se ci sia modo di far sapere in

Comune la propria opinione in merito.

Scrive Carmine Silvestre a proposito dell'ascensore sul Duomo


Non una novit quella di voler far
prevalere il proprio punto di vista,
ricorrendo, spesso, ad argomentazioni poco consone alla natura
delloggetto, anche nell'ipotesi di
mettere a rischio quello che potreb-

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

be rivelarsi un espediente interessante che faciliti la conoscenza di


unopera architettonica di immenso
prestigio, che la storia e la cultura ci
hanno tramandato, qual il Duomo
di Milano. Le argomentazioni addot-

te si mostrano assai singolari, soprattutto laddove viene rimproverato


al sindaco che, per un intervento di
tale natura, non prevista nel proprio
programma elettorale, intende ricorrere, giustamente, allistituto del re-

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ferendum, presente, non lo si dimentichi, nello Statuto del Comune,
a cui, sembra, non vien data la do-

vuta importanza. Governare non


significa far cadere dallalto, sempre
e comunque, scelte che investono

la sensibilit, anche culturale, perch no?, di unintera collettivit! E vi


sembra poco?

Scrive Mauro Borromeo a proposito dell'ascensore sul Duomo


Totalmente concordo con l'architetto
Gardella in particolare sui richiami
conclusivi tanto al Sindaco quanto
all'Arcivescovo. Ed a proposito del

Duomo e della piazza chiedo al professore che ne pensa dell'orto


anch'esso "pensato!" in relazione
all'Expo!! Cordialmente preoccupa-

to, (classe 1929) gi consigliere di


zona 1

Scrive Tiziana Scalco a Beppe Balzarini


Apprezzo molto l'articolo sul territorio di Malpensa a firma del Presidente di UNI.CO.MAL. Lombardia,
Beppe Balzarini e ritengo importante che vengano sostenute le posizioni da lui esplicitate anche da tutti
gli amministratori di buon senso (se
ne abbiamo) di quel territorio della

provincia (ex) di Varese interessato


da possibili nuovi lavori INUTILI.
Quello che andrebbe fatto oggi
semmai rafforzare l'esistente, anche
per esempio con parcheggi adeguati e a prezzi calmierati, per consentire ai pendolari e ai passeggeri un
uso della tratta ferroviaria pi favo-

revole possibile, rispettando anche i


bisogni ambientali che in quel territorio sono gi stati sufficientemente
aggrediti e resi precari dai diversi
interventi, molti dei quali come si
detto, inutili e devastanti. (residente
a Samarate, cascina costa)

MUSICA
questa rubrica curata da Palo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org
Esecuzione, interpretazione, ascolto
Il modo di ascoltare la musica incredibilmente vario: si va dalla estrema superficialit e impermeabilit (dunque dalla sostanziale incomprensione del testo) alla partecipazione esclusivamente emotiva (senza reale attenzione ai contenuti musicali), dalla esasperata attenzione
alla esecuzione (privi della capacit
di commozione) alla totale immedesimazione nel testo (senza essere
capaci di valutarne linterpretazione). Si troppo facilmente influenzati dal proprio bagaglio culturale, dalla conoscenza della musica
in generale e di quella che si sta ascoltando in particolare, dallumore
e dalla disposizione danimo del
momento, dallambiente fisico (la
sala, la casa, la presenza di altre
persone, il posto in cui si siede) o
ancor pi dal clima che vi aleggia.
Lo stesso pezzo riascoltato in altra
circostanza ci appare diverso (si
pu verificare anche solo con due
repliche alla Scala, ascoltate una
volta in platea e unaltra in palco!); il
pianista che un anno fa ci apparve
mirabile ora ci sembra sciatto;
linterpretazione di una sinfonia che
ci era sembrata improponibile, riascoltata la giudichiamo apprezzabile
e felicemente innovativa.
Chi ascolta musica con impegno lo
sa: bisogna saper distinguere fra il
significato proprio del testo, il valore
dellesecuzione, la qualit dellinterpretazione. Sono tre diverse com-

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

ponenti che necessario sia tenere


distinte, sia fondere in un unico sentire e valutare per provare il complesso piacere dellascolto. Soprattutto bisogna sapersi difendere da
ci che estraneo alla musica e
che pu condizionare il nostro capire e il nostro godere.
Cito a sostegno di questa tesi il fondamentale saggio Fedelt al testo
e interpretazione musicale che Andrea Massimo Grassi - musicologo
e straordinario clarinettista - present a un seminario di filologia musicale (*) tenutosi alcuni anni fa a Pavia, nel quale discusse tre questioni
fondamentali per linterprete ma a
mio avviso ancor pi per noi ascoltatori: (1) cosa significa fedelt al
testo, (2) quali equivoci possono
interferire con essa e sviare
linterprete, e (3) in quale misura
pu limitare linterpretazione musicale.
Grassi sostenne che la fedelt al
testo non consiste nella pedissequa
ripetizione di un testo scritto bens
in una forma mentis che comporta
la conoscenza e la comprensione
del pensiero musicale di un autore
e che dunque lesecuzione un
atto squisitamente intellettuale che
richiede una costante e profonda
riflessione su aspetti estetici, stilistici, interpretativi, analitici e storici.
Ritengo che questo valga non solo
per esecutori e interpreti, ma anche
per
quanti
vogliano
trarre

dallascolto tutto il godimento che


esso pu dare.
Facevo queste considerazioni giorni
orsono mentre ascoltavo un violinista che - sotto un portico affollato di
persone in cerca dei saldi di stagione - suonava pi che egregiamente
la difficilissima Ciaccona di Bach,
dandone una curiosa interpretazione, forse vagamente tzigana ma
non priva di fascino e di emozionalit. Ho fatto molta fatica a raccapezzarmici e a esprimere una opinione
libera da pregiudizi mentre mi si riaffacciava alla mente un episodio da
cui ero rimasto molto suggestionato
qualche anno fa.
Joshua David Bell, come si sa, un
grande concertista americano: ha
iniziato a suonare il violino all'et di
cinque anni e a quattordici gi esordiva come solista con la Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo
Muti. Ha vinto un bel po di premi,
fra cui il Grammy Award, e dal 2011
il direttore stabile dellorchestra
dellAccademia di Saint Martin in the
Fields. Aveva quarantanni nel 2007
quando un giornalista del Washington Post, tale Weingarten, organizz e gli propose un esperimento curioso e molto intrigante: nell'ora di
punta del mattino lo fece suonare in
incognito nell'atrio di una stazione
della metropolitana della capitale,
con il cappello posato in terra davanti a s per raccogliervi le offerte,
proprio come un accattone. Con il

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suo Stradivari del 1713 che valeva
3,5 milioni di dollari Bell ha suonato
Bach, Schubert (lAve Maria),
Ponce, Massenet e poi ancora
Bach; pezzi difficilissimi che, facendo registrare il tutto esaurito, aveva
eseguito appena due sere prima
nella Symphony Hall di Boston dove, per un solo posto, bisognava
sborsare mediamente 100 dollari.
L'evento venne videoregistrato con
una telecamera nascosta e cos si
vide che di oltre 1.000 persone
transitate davanti a lui solo 7 si fermarono brevemente ad ascoltare e
solo una lo riconobbe; in quasi 45
minuti Bell raccolse poco pi di 30
dollari da poco meno di 30 passanti.

Per inciso, l'articolo su questo esperimento frutt a Weingarten il premio Pulitzer del 2008!
Subito dopo, questa storia (vera)
fece il giro del mondo grazie a un
power point che si trovava con facilit in rete. Una storia che ancora
oggi mi frulla per il capo e mi costringe a chiedermi se siamo veramente capaci di riconoscere la qualit di una esecuzione fuori contesto, in situazioni improprie, e
quanto siamo condizionati dal rito
del concerto e dal suo apparato
scenografico: condizionamento diverso, si badi bene, ma non meno
penetrante della pressione mediatica esercitata dallo starsystem che -

come si verifica di continuo - in


grado di decretare a priori il successo di un interprete prescindendo
dalla bont della sua prestazione.
Soprattutto mi domando cosa avrei
pensato, capito, fatto, se mi fossi
trovato quel mattino in quella stazione della metropolitana di Washington.
(*) Universit di Pavia, Dipartimento
di Scienze Musicologiche e Paleografico - filologiche, Centro di Musicologia Walter Stauffer: Quinto Seminario di filologia Musicale Mozart
2006, a cura di Giacomo Fornari,
edizioni ETS

ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Il Seicento lombardo in mostra a Brera
La Pinacoteca di Brera possiede un
ingente patrimonio di dipinti dei
principali protagonisti del Seicento
lombardo, realizzati a partire dallet
di Federico Borromeo fino alla successiva stagione barocca e alla
svolta classicista della seconda Accademia Ambrosiana. Un patrimonio in parte nascosto per per ragioni di spazio espositivo, godibile
fino alla prima settimana di febbraio.
Ecco perch la mostra Brera e il
Seicento lombardo nasce proprio
con lo scopo di approfondire e di
poter vedere alcuni tra le pi significative opere lombarde del XVII secolo. Le 46 opere presentate sono
per lo pi di grande formato, e quindi difficilmente movimentabili al di
fuori degli spazi museali, e ben 21
sono i dipinti provenienti dai depositi
interni ed esterni di Brera, tutti destinati ad essere esposti nel futuro
progetto museale della Grande
Brera.
Pale daltare ma anche quadri di
piccolo formato, che videro la luce
quando Milano era sotto la dominazione spagnola. Unepoca raccontata ne I Promessi Sposi e che viene
ricordata come opprimente e terribile, ma che, grazie allinfluenza dei
cardinali Carlo e Federico Borromeo, sul versante artistico fu ricca di
talento creativo. Milano, sotto la
spinta propulsiva del Concilio di
Trento, divenne la fucina di un modo nuovo di intendere larte: cio un
aiuto alla devozione dei fedeli e un
esempio dei valori autentici della
rinnovata religiosit cristiana. Movere, delectare, docere, per lappunto,
per unarte semplice e alla portata di

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

tutti, senza fronzoli n inutili virtuosismi.


Fra i capolavori esposti ci sono
quattro importanti pale daltare, tre
delle quali firmate e datate: di Fede
Galizia il Noli me tangere (1616),
della maturit di Carlo Francesco
Nuvolone lAssunzione della Vergine (1648), ormai pienamente barocca, e di Giuseppe Nuvolone il
San Francesco in estasi (1650); di
Giovan Battista Crespi detto il Cerano invece il Cristo nel sepolcro,
san Carlo e santi (1610 circa), fino a
qualche mese fa in deposito presso
la chiesa milanese di Santo Stefano.
Accanto alla pala di Fede Galizia,
uno dei rari dipinti di grande formato
della pittrice milanese, nota soprattutto per la produzione di ritratti e
nature morte, viene presentato una
poco conosciuta tela di Agostino
Santagostino, Il congedo di Cristo
dalla madre, che con quella della
Galizia illustrava episodi della vita di
Maria Maddalena entro la distrutta
chiesa del monastero femminile agostiniano dedicato alla santa in Milano.
Lesposizione rende possibile proporre, anche se solo attraverso tre
opere, limportante serie oggi dispersa dei cicli di dipinti gi realizzati per la Sala dei Senatori in Palazzo Ducale (oggi Palazzo Reale) a
Milano. A dare inizio alla decorazione dellambiente era stata lAndata
al Calvario di Daniele Crespi, eseguita alla met degli anni venti, offerta al Senato dal cardinale Cesare
Monti, grande collezionista. Dal ciclo delle Storie della Passione di

Cristo,
provengono
lOrazione
nellorto di Giovanni Stefano Montalto e la Flagellazione di Giuseppe
Nuvolone, entrambe ancora nelle
ricche cornici dorate originali ed eccezionalmente presentate ora a
fianco dellopera del Crespi. Probabile ispiratore, se non diretto committente della decorazione della sala, con il ciclo della Passione e con
quello dedicato al tema delle Allegorie della Giustizia cristiana, era stato
Bartolomeo Arese, Presidente del
Senato di Milano (1660-1674), mecenate e protagonista della vita politica cittadina nei decenni centrali del
XVII secolo.
Il percorso espositivo comprende
altri dipinti di soggetto sacro di piccolo e medio formato, tra i quali si
segnalano il bozzetto per una pala
daltare nella Certosa di Pavia del
Morazzone (La Madonna del Rosario con san Domenico e due angioletti), la tavoletta di Cerano con San
Giorgio e il drago e la Nativit e adorazione dei pastori di Giuseppe
Vermiglio, espressione del realismo
lombardo di un pittore sensibile alla
rivoluzione caravaggesca.
Una nutrita sezione dedicata ai
ritratti e autoritratti, soprattutto di
pittori milanesi e lombardi, appartenuti al Gabinetto de ritratti costituito
da Giuseppe Bossi,
allinizio
dellOttocento segretario dellAccademia di Brera e tra i promotori del
museo stesso. Tra le opere degne
di nota vi sono il ritratto di gruppo
della famiglia Nuvolone, realizzato a
met del XVII secolo dai due fratelli
Carlo Francesco e Giuseppe, e
lAutoritratto di Giulio Cesare Pro-

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caccini, dipinto un anno prima della
morte nel 1624, ora presentati insieme ad altre opere, tra le quali la
coppia dipinta da Tanzio da Varallo
(considerati un tempo effigi dellartista e della di lui consorte) e il ritratto dipinto da Francesco Cairo del
pittore perugino e scrittore darte
Luigi Scaramuccia, appartenuti
anchessi al Gabinetto bossiano.
A completamento del percorso espositivo, dalla ricca collezione del

Gabinetto dei disegni della Pinacoteca di Brera si presentano otto importanti fogli di pittori diversi, tra i
quali spiccano Cerano, Morazzone
e il Moncalvo. Opere di grande interesse e pregio, accumunate da valori di fondo iscrivibili alla rinnovata
religiosit cristiana dopo la Riforma
protestante, e che fanno emergere
valori pittorici come le pennellate
dense e materiche e luso tutto scenografico degli effetti di luce.

Il Seicento lombardo a Brera. Capolavori e riscoperte a cura di Simonetta Coppa e Paola Strada fino
al 12 gennaio 2014 Pinacoteca di
Brera, sale XXX-XXXIV Orari: da
marted a sabato dalle 8:30 alle
19:15 (la biglietteria chiude alle
18.40). Biglietti Intero: 10,00, Ridotto: 7,00

Kandinsky e la nascita della pittura astratta


Che cos lastrattismo? Che significato hanno cerchi, linee, macchie di
colori a prima vista casuali ma di
gran impatto visivo? C qualcosa
oltre la superficie del quadro? Per
rispondere a questi leciti interrogativi arriva a Milano una grande retrospettiva dedicata a uno degli artisti
pi significativi del secolo scorso:
Vassily Kandinsky.
Sono oltre 80 le opere in mostra,
tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e tutte firmate dal padre dellastrattismo. Una esposizione che offre una panoramica completa dellevoluzione dellartista, partito da una figurazione semplice e
legata alla tradizione, ma che arrivato a concepire alcune delle teorie
artistiche pi interessanti del 900.
Un percorso di ricerca lungo e fatto
di molte sperimentazioni, che caratterizza larte di Kandinsky come
qualcosa di complesso ed estremamente affascinante.
Lapertura di grande impatto, con
la ricostruzione, per la prima volta
portata
fuori
dalla
Francia,
dell"ambiente artistico totale" ricreato nel 1977 dal restauratore Jean
Vidal, ovvero pitture parietali eseguite riportando fedelmente i cinque
guazzi originali con cui Kandinsky
decor il salone ottagonale della
Juryfreie Kunstausstellung di Berlino, esposte tra il 1911 e il 1930.
Il percorso prosegue poi in ordine
cronologico, esaminando le tante
fasi vissute da Kandinsky. Gi dalle
prime opere lartista russo dimostra
una passione per il colore, le atmo-

sfere di gusto impressionista e fauve con unattenzione ai temi leggendari e legati al passato, come ad
esempio i cavalieri, soggetti che si
trova ad affrontare allinizio del 900.
Abbandonata la Russia, Monaco
sembra offrire una vita migliore a
Kandinsky, che frequenta lAccademia di Belle Arti e si lega ad artisti
che sperimentano con lui un tipo di
arte ancora di gusto Art Nouveau:
il momento del gruppo Phalanx.
Dopo viaggi che lo conducono in
giro per il mondo insieme alla nuova
compagna, la pittrice Gabriele Munter, Kandinsky si trasferisce a Murnau, in Baviera, ed l che, passo
dopo passo, nascer lastrattismo.
Gradatamente i disegni si fanno
piatti, il colore prende piede e nel
1910 vedr la luce il primo acquerello astratto, dipinto con i colori primari che hanno, agli occhi dellartista,
una valenza e un significato unico e
fondamentale.
Nel 1912, in compagnia dellamico
Franz Marc, nascer il celebre
Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro protagonista degli esordi di Kandinsky e che diverr anche un fortunato almanacco artistico. Seguir a
breve Lo spirituale nellarte, trascrizione del pensiero e della dottrina di
Kandinsky sullarte astratta.
Con lo scoppio della guerra Kandinsky costretto a tornare in Russia, momento in cui torner a una
fugace figurazione e in cui conoscer la futura moglie Nina. Nel 1922
accetta il prestigioso invito del Bauhaus di Gropius e si trasferisce a

Dessau come insegnante. Dopo la


chiusura nazista di questa prestigiosa scuola, Kandinsky decide di recarsi a Parigi, sua ultima meta e citt allora pervasa dalle grandi novit
del cubismo e del surrealismo, corrente questultima, che influenzer
fortemente gli ultimi lavori dellartista.
Figure biomorfe sembrano galleggiare leggere e impalpabili su cieli
blu, diagonali di colore, griglie e colori pastello. Il cielo e la luce tanto
amata della ville lumiere lasceranno
unultima suggestione nelle grandi
composizioni cos come nei piccoli
dipinti su cartone che Kandinsky
cre durante la Guerra.
In mostra sono presenti alcune delle
opere pi significative dellartista,
quelle che tenne per s costantemente appese in casa o che don
allamata moglie Nina, e che danno
quindi il resoconto esatto di unarte
che si rivelata fondamentale anche per i pittori moderni. Molto dovettero a Kandinsky Pollock e i suoi
irascibili, cos come, larte astratta
e lInformale ebbero un debito enorme nei confronti di questuomo
che ebbe il coraggio di dire che le
forme e i colori sono fondamentali,
spirituali, e che la pittura deve trasmettere lessenza pi profonda di
chi la crea e di chi la guarda.
Kandinsky: la collezione del Centre Pompidou fino al 4 maggio
2014 Orari: luned:14.30 - 19.30 dal
marted alla domenica: 9.30 - 19.30
gioved e sabato: 9.30 - 22.30 Biglietti: intero 11,5, ridotto 9,5

La genesi dellopera di Pellizza da Volpedo


Il Quarto Stato, opera che inizia
simbolicamente il percorso del Museo del 900, viene ora studiato e
indagato nella sua genesi lunghissima, dieci anni, che ha portato al
suo compimento definitivo. A cura di
Aurora Scotti, la mostra presenta
circa trenta opere tra disegni e dipinti di Pellizza da Volpedo allestiti
nello spazio mostre al piano terra

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

del museo e una radiografia a grandezza naturale dellopera.


Cos come fu per l'acquisto dell'opera - nel 1920 tramite una pubblica
sottoscrizione - il Museo chieder ai
cittadini e ai visitatori di esprimere il
loro parere in merito a un eventuale
spostamento del capolavoro di Pellizza, trasformando cos l'atrio in sala museale.

Lartista, partendo da una formazione filosofico - storica, sente la necessit di trattare temi allora attuali
come le problematiche sociali e politiche dellItalia unita, in particolare
quelle dello sciopero e della protesta popolare, temi che affronta in
disegni e bozzetti ad olio realizzati
dal 1890, assecondando la convinzione che la pittura di storia doveva

14

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trattare temi di assoluta contemporaneit.
Il lungo iter progettuale dellopera
segnato da due tappe fondamentali:
Ambasciatori della fame (1892) e
Fiumana (1895-96). Una lunga elaborazione che rese lartista consapevole della propria missione intellettuale. A ogni fase corrisponde infatti una peculiare sperimentazione
compositiva e tecnica, il cui sviluppo
pu essere seguito lungo le tre sezioni della mostra, dove sono esposti i bozzetti, i disegni preparatori e
alcune analisi radiografiche.
La prima versione dellopera Ambasciatori della fame, e gi da questa versione Pellizza sceglie il luogo
e il tempo dell'azione: la piazza davanti a palazzo Malaspina, a Volpedo, simbolo del potere signorile di
antica data. Nella luce di un mattino
primaverile - il 25 aprile sullimbocco di Via del Torraglio,
Pellizza fece avanzare un gruppo di
lavoratori guidati da due portavoce
dal piglio deciso in primo piano e
affiancati da un ragazzo pi giovane.
Nel corso del 1893-94 decise di riproporre il tema in un nuovo quadro

di pi grandi dimensioni, cercando


di mettere meglio a fuoco il gruppo
centrale dei personaggi. Abbandonata la tecnica a larghe pennellate,
adotta una tecnica divisionista a
piccoli punti e linee di colori disposti
in modo puro sulla tela, per raggiungere effetti di luminosit ed espressivit. Nel nuovo bozzetto, eseguito nel 1895, Pellizza elimin il
punto di vista dallalto per una presa
diretta frontale dei suoi protagonisti:
numerose figure di artigiani e contadini che avanzano guidati dai due
capi della rivolta affiancati ora da
una donna con un bimbo in braccio,
ritratto di Teresa, moglie dellartista.
Di l a poco vedr la luce Fiumana, il
cui titolo allusivo allingrossarsi
della schiera dei lavoratori, paragonabile ad un fiume in piena, puntando sulla diffusione del messaggio
idealmente rivolto a tutti i lavoratori
e sulladesione di massa ad esso.
Nel 1898 Pellizza decise di riaffrontare il tema su una tela ancora pi
grande, ricominciando a eseguire
disegni per tutte le figure e facendo
nel 1899 un nuovo bozzetto dalle
cromie calde e intense a cui diede
per titolo Il cammino dei lavoratori.

Ancora una volta alla rielaborazione


pittorica il pittore accompagn letture sempre pi attente alle problematiche sociali. Il risultato fu un nuovo
cambio dimpostazione, sostituendo
alla massa indistinta di lavoratori
una sequenza di uomini e qualche
donna disposti su pi file a occupare tutta la scena.
A questa tela Pellizza lavor incessantemente dal 1898 al 1901,
quando scelse di intitolarla Il Quarto
stato. La tela divenuta dunque il
simbolo della fiducia che il cammino
di lavoratori avrebbe portato ad un
futuro migliore, anticipando e incarnando una delle forze motrici del
Ventesimo secolo. Una mostra per
ripercorrere gli studi, i disegni e i
tentativi che hanno preceduto
lopera, divenuta un simbolo universale e che ora diventer uno dei
simboli di Expo 2015.
Giuseppe Pellizza da Volpedo e il
Quarto Stato. Dieci anni di ricerca
appassionata Museo del '900 Spazio mostre fino al 9 marzo 2014 Costo: intero 5, ridotto 3 Orari: lun.
14.30 - 19.30 mar. mer. ven. e dom.
9.30 - 19.30 gio. e sab. 9.30 - 22.30

La lenta rinascita del Maga di Gallarate


A dieci mesi dal terribile incendio
che devast il museo, il MAGA di
Gallarate riapre i battenti. Sabato
scorso, alla presenza delle autorit
cittadine e di un grandissimo pubblico, si svolta linaugurazione, che
ha svelato una parte del museo restaurata e rinnovata, pronta a ospitare una mostra tutta particolare:
With a little help from my friends.
Artisti per il Maga. 180 artisti italiani, tra cui anche qualche grande
nome di risonanza internazionale,
hanno voluto donare unopera destinata a essere esposta temporaneamente al museo per poi essere
venduta, e i cui proventi serviranno
a finanziare parte dei futuri lavori di
restauro del museo.
Il progetto sicuramente molto sentito, come dimostrano le tante decine di visitatori presenti allinaugurazione, cos come sentito da
parte degli artisti stato il bisogno e
la necessit di smuovere qualcosa
per ricreare in fretta un museo sul
territorio, rovinato e distrutto da quel
terribile incendio del febbraio scorso, le cui cause, ancora oggi, sono
avvolte nel mistero.

Se il piano terra stato in parte restaurato e reso pronto per lutilizzo,


la struttura nel suo complesso ancora necessiter di tempo, soldi e attenzioni. Molto gi stato fatto con i
contributi della Regione Lombardia
(150mila euro) e della Fondazione
Cariplo (250mila euro). Senza dimenticare la Triennale di Milano e la
Villa Reale di Monza, che hanno
messo in mostra la collezione permanente del museo, dando un senso di continuit e speranza alle opere darte che con tanta fatica sono
state strappate alle fiamme.
L'idea quella di organizzare una
mostra che permetta di riaprire il
MAGA con un evento informale e
discorsivo capace di far percepire il
museo come un luogo davvero aperto alla collaborazione della comunit da cui nato - spiega Giovanni Orsini presidente del Premio
Gallarate - Le opere in mostra saranno cedute a fronte di un contributo anche modesto, i contribuiti raccolti dal Premio Gallarate avranno
l'obiettivo di costituire un fondo per
permettere lo sviluppo delle attivit
del MAGA nel 2014, e di rispondere

alle necessit di recupero dello stabile. With A Little Help from My


Friends dunque il segnale di come
il Premio Gallarate, come accade
dal 1949, sostenga con forza la presenza di un museo cittadino dedicato alla contemporaneit e che questo museo, il MAGA, sia supportato
e accolto da un'ampia comunit di
artisti, curatori, ma anche appassionati di arte e cultura, in primis da
Gallarate e dalla nostra regione.
Sino al 22 dicembre il MAGA ritorna
a essere spazio di incontro e condivisione, con una mostra che permette non solo di acquistare arte,
ma anche e soprattutto, di farlo per
unottima e validissima causa.
MAGA - Fondazione Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
'Silvio Zanella' - via De Magri, 1,
Gallarate Orari: marted - mercoled
- venerd 11.00 - 18.30 gioved
11.00 - 21.00 sabato - domenica
11.00 - 19.30 Chiuso il luned INGRESSO GRATUITO

Musica e grandi emozioni per i Visitors di Ragnar Kjartansson


The Visitors, la mostra installazione
di Ragnar Kjartansson allHangar

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

Bicocca, una di quelle ormai rare


mostre-esperienze darte che la-

sciano davvero qualcosa allo spettatore, che commuovono e che ci

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fanno sentire parte di qualcosa, di
unesperienza lirica ed emozionante.
Lartista islandese, gi affermato
sulla scena internazionale e sperimentatore di vari linguaggi, come la
musica, il teatro e il cinema, propone una grande e suggestiva installazione di nove video proiezioni in
scala 1:1, per una mostra di grandissimo successo che stata prorogata fino al 5 gennaio 2014.
The Visitors, il cui titolo rimanda
allultimo e malinconico album degli
ABBA, racconta una storia musicale. Nove musicisti diversi, tutti amici
di Kjartansson, cantano e suonano
visivamente in contemporanea per
pi di unora, ognuno con il proprio
strumento, la stessa canzone, una
poesia intitolata Feminine Ways,
composta dallex moglie dellartista
e musicata da Kjartansson stesso.
I musicisti, tra cui le sorelle fondatrici della band Mm e alcuni membri
dei Sigur Rs, sono ripresi da una
videocamera fissa, allinterno di nove stanze differenti, tutte parte di
una antica e malinconica dimora di
propriet della famiglia Astor,
nellUpstate di New York. In uno dei
video, in cui viene ripresa lottocentesca veranda della casa, sono
presenti anche alcuni dei proprietari

stessi, che interpretano una sorta di


coro e di accompagnamento vocale.
Le nove tracce audio e video sono
girate separatamente, ma vengono
proiettate in contemporanea sui
grandi schermi, per far s che lo
spettatore venga circondato, nonch reso partecipe, di questa straordinaria performance ed esperienza sensoriale. Non solo la melodia
straziante e commovente in alcuni
momenti, ma anche la fotografia
delle scene, che sembrano tableaux
vivant daltri tempi, riesce a proiettare lo spettatore al centro di questa
situazione, estraniandolo totalmente
dalla realt quotidiana che lo aspetta dietro la porta dingresso.
Figura trainante dellintera opera
proprio lartista stesso, che canta,
accompagnato da una chitarra, in
una vecchia vasca da bagno, facendo da direttore dorchestra a
questo improbabile e suggestivo
coacervo di artisti islandesi che tramite cuffie, seguono il ritmo, suonano, cantano, e sono parte dellopera.
Kjartansson non nuovo a questo
tipo di operazioni, che vogliono esprimere concetti per lui fondamentali: la forza della musica, le sensazioni e le connessioni psicologiche
che una melodia pu creare, larte

come forza di collaborazione tra diverse persone ed elementi, lamore


per la performance. Si potrebbe dire
molto altro. In realt meglio lasciar
la magia e la sorpresa della scoperta di questopera, cos forte emozionalmente e di grande impatto emotivo.
In contemporanea sar possibile
visitare la mostra Islands, di Dieter
Roth e Bjorn Roth, artisti tedeschi,
padre e figlio, maestri dellaccumulazione e del creare opere in cui si
uniscono pittura, scultura, fotografia,
video ed editoria. Senza dimenticare una serie di opere fatte interamente di zucchero e cioccolato, inediti busti ritratto dartista.

Ragnar Kjartansson The Visitors a cura di Andrea Lissoni e Heike Munder. La mostra riaprir gioved 5 dicembre. prorogata fino al
5 gennaio 2014.
Dieter Roth Bjrn Roth - Islands a
cura di Vicente Todol Fino al 9 febbraio 2014
HANGAR BICOCCA via Chiese 2
Orari: Lun-mar-merc: chiuso Gioven-sab-dom: 11-23 Entrata gratuita

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

quella variet di generi e linguaggi


in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi
di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.

C anche il Cerano con uno dei


Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso
un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture
che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della

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prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre biso-

gnoso di restauro, che il Duomo


stesso.

Museo del Duomo Palazzo Reale


piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

Il marmo vivo di Rodin


Sessanta sculture e un allestimento
che sembra un cantiere in corso,
per dare lidea di un atelier vivo ma
in momentaneo riposo. Cos la sala
delle Cariatidi stata invasa e resa
un cantiere artistico tutto in divenire,
creato appositamente per ospitare i
preziosi marmi di Auguste Rodin,
celebre scultore francese, protagonista della rassegna pi completa
sulle opere in marmo del maestro
francese.
Tre le sezioni presentate, che illustrano temi e modi del lavoro di un
artista che, al pari di Michelangelo,
ha saputo trasformare un materiale
difficile come il marmo in qualcosa
di tenero e seducente.
Lillusione della carne e della sensualit infatti il tema intorno a cui
si sviluppa la prima sezione, nella
quale sono raccolte alcune opere
giovanili e di stampo classico. Protagonista indiscusso di questa prima
parte Il bacio, che spicca, anche
per dimensioni, su tutta la sala, e
che fece scalpore nella Francia di
fine Ottocento per la libert e la
sensualit dei due amanti colti in un
gesto proibito.
La seconda sezione propone alcune
fra le sculture pi conosciute di Rodin e dimostra la piena maturit del
maestro anche dal punto di vista

della capacit di elaborazione delle


figure che emergono dai candidi
blocchi di pietra. Accanto a ritratti di
grande intensit, lontani dalla fredda
precisione dinizio carriera, come il
busto dedicato alla compagna di
una vita Rose Beuret, si alternano
richiami alleros e alla disinibita ricerca formale ed estetica del maestro, manifestando la sua necessit
di tentare nuovi percorsi scultorei.
Qui le commoventi Mains damant
sono un richiamo lirico allamore e
alla sensualit, ma lasciano gi pienamente comprendere il lavoro di
recupero della tradizione che Rodin
conduce insieme allaffermazione di
una nuova idea di scultura.
La poetica dellincompiuto caratterizza la terza sezione dove c il trionfo del non finito, espediente che
rimanda immediatamente a Michelangelo e che Rodin rielabora in una
chiave di assoluta novit.
Una mostra che spiega anche la
modernit del pensiero di Rodin, gi
conscio dellimportanza di avere
opere darte riproducibili e che
chiama a lavorare con alcuni tra i
pi valenti maestri lapicidi dellepoca, diretti e indirizzati proprio da
Rodin stesso nel creare e sbozzare
marmi preziosi. Scrive Aline Magnien conservatore capo del patri-

monio del Muse Rodin di Parigi:


Se la mano dello scultore fondamentale per i suoi interlocutori,
evidente come Rodin tenga separate le cose: da una parte lideazione
e il modello, di cui si assume la piena responsabilit, dallaltra lesecuzione, aperta mente delegata e
alla quale non esita a far partecipare il committente, a cui lascia talvolta scegliere il titolo che preferisce.
Rodin era considerato un maestro
ineguagliabile, i contemporanei dicevano che davanti a lui la materia
tremava. Dominatore di quella
stessa materia, il marmo gli permetteva di studiare la luce e la vita, cos
come il bronzo era strumento per
studiare le ombre. E alcuni marmi
sembrano vivi davvero, sembrano
scavare e farsi strada tra la materia
grezza e incompiuta di alcune opere, e che a fatica fa emergere volti
di fanciulle, amanti abbracciati, mani
che si rivolgono al cielo.
Rodin il marmo, la vita Palazzo
Reale - Sala delle Cariatidi Fino al
26 gennaio 2014 Orari Luned dalle
14.30 alle 19.30 Marted, mercoled,
venerd, domenica dalle 9.30 alle
19.30 Gioved e sabato dalle 9.30
alle 22.30 Biglietti: Intero 11,00,
Ridotto 9,50

Autunno Americano parte 2: Andy Warhol


Dopo la grande mostra in Triennale
del 2004, e una monografica di
stampe al Museo del Novecento
questa primavera, Andy Warhol torna a Milano con una super esposizione: le opere della collezione di
Peter Brant. La mostra si presenta
subito come una grande retrospettiva del lavoro dellartista originario di
Pittsburgh, comprendente alcune
delle sue opere pi famose e conosciute a livello mondiale, per un totale di oltre 150 opere darte, tra dipinti, serigrafie, sculture e fotografie.
La mostra, curata da Francesco
Bonami e dallo stesso Peter Brant,
sar unoccasione interessante per
approfondire la figura, a torto ritenuta spesso solo superficiale e frivola,
di Andy Warhol, artista invece ben
pi complesso e tormentato. Peter
Brant, magnate americano, fu intimo
amico di Warhol, e ad appena
ventanni inizi a comprare i lavori
dellartista, partendo proprio dalla

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

famosa lattina di zuppa Campbell


riprodotta da Warhol.
Sar un legame lungo tutto una vita
quello che accompagner lavventura di Brant e Warhol, che vissero
e segnarono insieme i pazzi anni
60 e 70 della scena newyorchese.
Un sodalizio di vita e lavoro il loro,
che sfocer nella collaborazione
tramite la rivista Interview, fondata
dallo stesso Warhol nel 1969 e acquistata da Brant e dalla sua casa
editrice dopo la morte dellamico,
avvenuta nel 1987 in seguito ad
unoperazione chirurgica finita male.
La mostra presenta capolavori assoluti, che caratterizzano la collezione Brant come una delle pi importanti e significative a livello internazionale rispetto alla produzione
warholiana. Attraverso un percorso
cronologico si potr ricostruire a tutto tondo la figura di Warhol, partendo dai suoi inizi come grafico e
pubblicitario, famoso gi allepoca
per rivoluzionari e particolarissimi

disegni di calzature femminili e per il


suo atteggiamento irriverente.
La pubblicit per era solo linizio.
Warhol voleva far parte dellelite artistica, ecco perch si rivolse sempre pi allarte e al mondo pop, ovvero a quel substrato culturale che
coinvolgeva tutti gli americani, dal
Presidente alluomo comune. Il suo
universo si popola di lattine di zuppa, di Coca-Cola, di scatole di detersivo Brillo; dalle sue tele si affacciano Liz, Marilyn, Elvis, Jackie e
tanti altri divi osannati dallAmerica,
e che per ebbero anche, quasi
Warhol fosse stato un profeta, fini
tragiche o destini infelici. Come a
dire, lapparenza, nonostante i colori
e i sorrisi smaglianti, inganna.
Una presa di coscienza di quello
che lamericano medio aveva sotto
gli occhi tutti i giorni, visto al supermercato o sui giornali, e che Warhol
ripropose ingrandito, ripetuto fino
allo sfinimento, disarticolato, sovrapposto e modulato, ma senza

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mai criticare. Anzi. La pop art di
Warhol lontanissima dal voler lanciare invettive contro il consumo
smodato o il capitalismo. Warhol
stesso ci era cresciuto, e la cosa pi
naturale per lui era proprio partire
da quello che conosceva meglio e
che poteva riguardare tutti. Senza
messaggi nascosti o significati troppo profondi.
Oltre ai famosi Flowers multicolor e
ai ritratti di Mao, paradossale vera
icona pop, la mostra propone anche
le rielaborazioni che Warhol fece di
un grande classico come lUltima
Cena di Leonardo; cos come stupiranno una serie di Portraits, di autoritratti che lartista si fece grazie alle
polaroid che amava tanto, e che u-

sava per riprendere anche i suoi


amici Mick Jagger, Diana Ross e
Jane Fonda. Tutti presenti in mostra.
Emerge cos un Warhol non solo
mondano e padrone del suo palcoscenico, la celeberrima Factory, in
cui numerosi assistenti producevano effettivamente le sue opere, ma
anche un Warhol pi introverso,
spaventato forse da quella celebrit
raggiunta e cercata, ma che era diventata perfino pericolosa. Fu infatti
vittima di un tentato omicidio, per
mano di una femminista, e dal quale
si salv per miracolo nel 1968.
Vittima di un diverso colpo di arma
da fuoco fu invece una delle opere
pi famose di Warhol, una Marilyn

blu che venne colpita da un proiettile in piena fronte, sparato senza


motivo da unamica dellartista nel
1964. Da quella data lopera venne
chiamata, per lappunto, Blue Shoot
Marilyn. Ennesimo esempio del circo che circondava lartista e che lui
osservava quasi in disparte, dietro i
suoi occhiali da sole e al riparo di
una parrucca argentata.
Warhol, dalla collezione Peter
Brant Palazzo Reale fino al 9 marzo 2014 Orari: Luned: 14.3019.30
Dal marted alla domenica: 9.3019.30 Gioved e sabato: 9.30-22.30
Prezzi: Intero 11 euro, ridotto 9,50
euro.

Il volto del 900: capolavori dal Pompidou di Parigi


Cosa ci fanno insieme capolavori di
Matisse, Bacon, Mir, Picasso, Magritte e unaltra cinquantina di artisti
del secolo scorso? Sono solo alcuni
dei protagonisti indiscussi della mostra Il Volto del 900, antologica con
80 opere darte provenienti dal prestigioso Centre Pompidou di Parigi
e che ripercorre la storia del ritratto
dallinizio del 900 ai (quasi) giorni
nostri.
Il ritratto una delle forme darte pi
antiche della storia, il cui uso variato molto nel tempo, a seconda
dellepoca e delle classi dominanti.
Dallarte egizia al Rinascimento,
dalla nascita della borghesia alla
ritrattistica ufficiale, il ritratto stato
veicolo di rappresentazione di mondi interi, ognuno col suo codice linguistico, di valori e di simboli. E nel
'900? Il ritratto sembra essere giunto alla resa dei conti con la grande
invenzione della fotografia:un confronto/scontro che se da una parte
lo ha condotto allemarginazione dal
punto di vista utilitario, dallaltra ne
ha fatto riscoprire anche un nuovo
utilizzo e un nuovo potenziale, come
si resero conto anche gli stessi Impressionisti gi dalla fine dell'800.

Il 900 stato il secolo difficile, nella


storia come nellarte. Gli artisti, testimoni di guerre e genocidi, si sentono impossibilitati a esprimere il
volto umano delle persone, ed ecco
allora che ne rappresentano il volto
tragico. La nascita della psicanalisi
di Freud, lannientamento dellIo
singolare a favore di un Io di massa
portano a rivoluzionare il ritratto,
che diventa non solo rappresentazione fisica ma anche e soprattutto
rappresentazione intima e interiore
del soggetto.
Le avanguardie si scatenano: rovesciano tutti i canoni, lastrazione entra prepotente, i colori si allontanano
dalla realt, i soggetti non sono pi
seduti in posa nello studio
dellartista ma vengono copiati da
fotografie prese dai giornali, dando
vita a opere fino a qualche anno
prima impensabili, di grande rottura
e scandalo. Picasso (in mostra con
3 lavori) docet.
La mostra, curata da Jean-Michel
Bouhours, conservatore del Centre
Pompidou, presenta sei sezioni tematiche, incentrate su temi filosofici
o estetici. I misteri dellanima,
lautoritratto, il formalismo, il surrealismo, caos e disordine e infine larte

dopo la fotografia coinvolgeranno il


visitatore in questa galleria di opere
che si snoda da sculture di eccezionale valore, come la Musa dormiente di Brancusi, e il Ritratto del fratello Diego, di Alberto Giacometti;
passando per lautoritratto angosciante di Bacon e quello a cavallo
tra futurismo e cubismo di Severini;
senza dimenticare i dipinti stranianti
di Magritte e Mir, e per poi concludere, con molti capolavori nel mezzo, con liperrealismo di Chuck Close e il Nouveau Realisme di Raysse.
In un mondo in cui siamo bombardati di immagini e i nostri autoritratti
impazzano sui social network, la
mostra del Pompidou aiuta a contestualizzare e a comprendere perch
questa fame di immagini ci , forse, scaturita.
ll Volto del '900. Da Matisse a
Bacon - I grandi Capolavori del
Centre Pompidou Palazzo Reale
Fino al 9 Febbraio 2014 Prezzi: Intero 11 euro, ridotto 9,5 euro. Luned 14.30-19.30; da Marted a Domenica 9.30-19.30; Gioved e Sabato:
9.30-22.30

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Maurizio Cucchi
Malaspina
A. Mondadori Editore, 2013
pag. 92, euro 16
Mercoled 15 gennaio, ore 18,15, il
libro verr presentato a Palazzo
Sormani, sala del Grechetto. via F.

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

Sforza 7, Milano, con Alberto Pellegatta e Mario Santagostini, Daniela

Muti a cura di Unione Lettori Italiani


Milano

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Malaspina, laghetto alla periferia di
Milano, d il titolo alla nuova raccolta poetica di Maurizio Cucchi e simbolicamente riassume nella lucida
scansione di quadri memorabili, il
passaggio del tempo, lopera di
scavo nel buio dei ricordi, per risalire poi in superficie, alla luce di una
quieta consapevolezza. Tutto il libro
si costruisce attraverso lampi disincantati di memoria, sedimentazioni
dellio, riafferra dal passato luoghi e
persone riportandoli a un toccante,
talvolta tragico presente.
Si tratta di un percorso a ritroso dove storia individuale e storia collettiva si fondono. Ecco la meraviglia
dellultimo Cucchi, che come dice
bene Davide Rondoni, bambino,
vecchio, realista e stupefatto,
chirurgo delle parole e delle visioni.
Da sapiente e con nuova maturit, il
poeta milanese dispiega unironia
nascosta, da silenzioso ascoltatorespettatore della vita usa il linguaggio
delle cose per esprimere il dramma
che la natura umana rappresenta. In
bilico tra poesia e prosa, di pagina
in pagina, nel libro entrano storie
sommerse che si riappropriano di
una fisicit dimenticata, dalle tenebre riemergono, con voce potente,
personaggi come maschere allegoriche.

Ma non si inganni il lettore pensando che nelle sue rivisitazioni il poeta


abbia voluto proiettarsi nel passato
per riviverlo o rimpiangerlo. Nessuna nostalgia, nessun rimpianto per il
tempo andato, bens loccasione di
una dimensione sospesa tra sogno
e realt, liquido amniotico dove
lelemento umano si trasfonde in
vegetale, in meccanico, geologico.
Lintenzione dellautore insomma
quella di una sedimentazione cosmica, vertiginosamente improntata
alla sincerit e alla piena libert
creativa.
Ho imparato a esprimere gli umori/anche gli umori forti - senza camuffarli/ senza infingimenti./ Mi godo brevi soste felici/ di sospensione
e improvvisa/ adesione. Mi oriento/
verso un mondo pi affabile/ e poroso.
Cucchi si lascia, a tratti, attraversare
da una imprevista dolcezza, da un
calmo disincanto. Ha il coraggio di
chi guarda il dramma del vivere, il
disfarsi dellessere e per meglio resistere trova nellaffabilit, nella serena accettazione, lo strumento pi
rivoluzionario.
Ricostruisce storie di uomini e donne, le passeggiate per Milano e ricordi sobriamente autobiografici con
una sensibilit discreta, senza emozione esibita. Mi piacevano certe

parole:/ martello,lattemiele, peoci,/


corriera, schiacciasassi, accetta/ e
pietanza./ Mi piacevano oggetti come:/ le biglie in terracotta colorate,
la carriola ...... Come in un viaggio
catartico, da archeologo, il poeta
richiama in superficie oggetti e persone, macchine, muri e mezzi meccanici, e alberi e animali, e questi si
fanno specchio riflettente, con distacco.
Ma cos Malaspina? Una voce,/
una strana parola, il laghetto/ che
passava fresco nella stanza buia,/
per il ristoro verde di una gita aerea./ Lo rivedo adesso nel gelo, nel
bianco/ totale, in un estremo paesaggio ghiacciato/ siberiano, alla
fantasia, che si compiace/ di
unescursione che il tempo ha gi
ibernato.
Con la delicatezza delle parole e del
ritmo, Cucchi tesse unopera lucidissima, a tratti raggelante, eppure
colma di uninsospettata pietas e di
una serenit contemplativa capaci
di trasformare la realt e la rovinosa
condizione umana in un mondo affabile, concreto e visibile un mondo intero da annusare, da tastare/ e
da leccare come un cane....senza
conflitti/ senza miserabile calcolo/
ma nella pace e nella pi normale/
armonia discreta dellesserci.
Daniela Muti

CINEMA
questa rubrica a cura di Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
Il capitale umano
di Paolo Virz, [Italia, 2014, 109']
con Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio,
Matilde Gioli, Bebo Storti
la Brianza, ma potrebbe essere la
Svizzera o il New Jersey, quello che
conta per Virz sono, come sempre,
le persone, il loro modo di vivere la
loro vita. Tre punti di vista di tre personaggi per la stessa vicenda: un
incidente nella antivigilia di Natale,
su una strada anonima e bagnata.
Chi linvestitore?
Ed proprio con investitori in borsa
che inizia il nostro film: Carlo Bernaschi (Fabrizio Gifuni), squalo della finanza, sposato con Carla (Valeria Bruni Tedeschi), donna fragile e
contraddittoria; Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio) agente immobiliare
in cerca della scalata sociale e Roberta (Valeria Golino) la sua compagna che, assieme alla figlia di Dino, Serena (Matilde Giovi), sono le
uniche figure autentiche e vere in un
mondo sopra le righe, dove la ne-

n. 02 VI - 15 gennaio 2014

gazione di se stessi ha fatto il passo


decisivo senza ritorno.
Con estrema bravura, Virz scompone e ricompone i segmenti narrativi lasciando nello spettatore la
suspense tipica di un noir ben costruito. Entra ed esce, sapendolo,
dagli stilemi della migliore commedia allitaliana anche in relazione ai
personaggi minori: il direttore di
banca, il commissario (un efficace
Bebo Storti), la velleitaria commissione per la rinascita del teatro Politeama voluta da un capriccio di Carla.
Memorabile la battuta del vecchio
teatrante che ricorda la stretta di
mano con Pirandello nel 34. I personaggi sono spettrali, teatranti di
una realt spietata, dove conta il
capitale umano, i soldi, e dove le
parole non hanno nessun significato

se non quello della recita. Chiunque


di noi si rispecchia in questi personaggi ed questo laspetto vero e
inquietante su cui si interroga e ci
interroga il regista.
Virz e molto aiutato da un cast veramente eccezionale: due Valeria e
due Fabrizio. Fabrizio Bentivoglio
esce dalla sua misurata lettura dei
ruoli e interpreta un personaggio
estremo senza cadere mai nella
macchietta; un bellissimo Fabrizio
Gifuni sempre con i nervi a fior di
pelle ma anche impassibile e anaffettivo; Valeria Bruni Tedeschi in
trance, una donna che ha tradito il
proprio sogno, ammesso che ne
avesse avuto uno, e sui suoi tacchi
a spillo cerca, senza trovarlo, un
equilibrio stabile. Sempre brava Valeria Golino autentica e credibile.
Luigi Lo Cascio perfetto nel ruolo

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del disincantato professore e sorprendente la giovanissima Matilde
Giovi, un volto nuovo, che riempie lo

schermo, e di cui senzaltro sentiremo parlare nel futuro.

Lunica critica: impensabile una partita di tennis, allaperto, in Brianza il


23 dicembre!
La strana coppia

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi
rubriche@arcipelagomilano.org
Intervista a Roberto Rustioni
Da marted 14 a domenica 19
gennaio sei in scena al Franco
Parenti con gli Atti unici di Cechov, gi visti lanno scorso al
Teatro I. Qual stata la genesi di
questo spettacolo? Cercando di
sintetizzare al massimo: io credo di
fare un tipo di lavoro che ha una
poetica incentrata sullattore. Si
possono avere tanti approcci alla
scena, partire dallimmagine, dalla
regia, dalla drammaturgia, e sono
tutti rispettabili, ognuno ha il suo
sguardo. Per me, forse perch per
ventanni ho fatto solo lattore, la
recitazione il centro. Cechov mi
sempre sembrato il drammaturgo
classico attraverso il quale il lavoro
dellattore pu emergere ai massimi
livelli. Se ci pensi grazie a Cechov
che Stanislavskij ha fondato il suo
metodo, che attualmente rimane il
metodo di costruzione del personaggio pi utilizzato e pi efficace.
con Cechov che Stanislavskij arriva a formulare il concetto di verit
scenica: lobbiettivo dellattore deve
andare verso il reale, non verso la
finzione. Bisogna far vedere la vita
cos come, che molto semplice
da dire ma molto complesso da
fare.
Lo stimolo iniziale stato questo, da
l poi con umilt - perch Cechov
un gigante - ho deciso di partire dalle cose pi piccole che aveva scritto, dal teatro fra virgolette minore.
Questi vaudeville nascevano come
teatro doccasione e spesso lui li
scriveva in tempi rapidi per guadagnare due soldi, ma io credo che
dentro ci sia un germe di quello che
sar il suo teatro maggiore, perci
ho deciso di iniziare da l.
Il tuo ultimo spettacolo era Lucido di Rafael Spregelburd e il
prossimo, in scena al Teatro I in
primavera, sar Being Norwegian
di David Greig. Sono due autori
contemporanei, vivi e anche abbastanza giovani. S, sono pi giovani di me.
Come mai in mezzo a questi due
lavori hai sentito lesigenza di
confrontarti con un classico?
Nonostante la lontananza degli anni
io trovo ci sia una grande coerenza
con Spregelburd e Greig. Lucido ad
esempio nasce da un frammento
n. 02 VI - 15 gennaio 2014

che Rafael ha letto di Cechov: lei


sogn che quello che era sogno era
la realt e che la realt era sogno.
Erano ipotesi di racconto che poi
magari non venivano sviluppate, e
da questa piccola suggestione lui ha
preso lidea da cui nato quel testo.
Secondo me Cechov il primo
classico che ha una scrittura che va
verso la complessit del reale. un
autore molto complicato. Sai che
Hemingway e Fitzgerald, quando si
ritrovavano nel salotto di Gertrude
Stein, dicevano: Dostoevskij non
scrive bene, invece Cechov s.
Perch lo dicevano? Perch questi,
che saranno poi i grandi del 900,
vedono in lui un loro diretto precursore? Perch secondo me lui non
era un uomo dell800. E se lo metti
in scena con un certo approccio
assolutamente contemporaneo. In
lui ci sono gi tutti gli elementi della
scrittura che vedremo poi, ad esempio, in Pinter e negli altri drammaturghi della seconda met del
900. Io e Chiara Boscaro, la dramaturg, abbiamo lavorato proprio in
questo modo, per renderlo il pi
contemporaneo possibile. stata
una riscrittura, anche se abbiamo
cercato di lasciare in gran parte le
parole di Checov, perch erano gi
attuali cos.
Quindi lo riaffronterai? S, mi piacerebbe molto. Io mi voglio dedicare
alla drammaturgia contemporanea
ma sento che Checov, come dire,
cammina con noi. Adesso lavorer
su Being Norwegian di Graig, un
testo di cinquanta minuti che, attraverso un pretesto semplicissimo,
riesce ad affrontare le tematiche pi
importanti della vita. Carver dice
questa cosa: bisognerebbe scrivere
su poche cose, su quello che conta
nella vita degli uomini, che molto
poco. Lavorando su questo testo
mi sono reso conto che i britannici,
al di l poi delle differenze di qualit
e di brillantezza di ciascun autore,
hanno, da questo punto di vista, una
pratica di scrittura che fortissima.
Come mai, secondo te? Mi immagino che questo fenomeno abbia
unorigine anche politica, nel senso
che la scrittura contemporanea in
Gran Bretagna sostenuta e protetta. Lanno scorso ho fatto un labora-

torio che si chiamava Short Latitude


e cerano questi pedagoghi e
drammaturghi che con un po di
provocazione dicevano: insomma,
tutto questo sospetto che vediamo
in Italia e in altri paesi europei verso
la scrittura contemporanea
uninsensatezza, perch gli spettatori ogni settimana vanno al cinema
a vedere un film nuovo, non chiedono nelle sale di vedere un film vecchio. Non si capisce perch non
potrebbe essere la stessa cosa per
il teatro.
Eh, gi, non dirlo a me. No, no, te
lho detto apposta.
Grazie. Si vede che a pensarla
cos siamo in pochi. Anche se
non saprei in pochi rispetto a chi.
Ma s, infatti, perch il pubblico poi
risponde benissimo quando si mettono in scena gli autori contemporanei.
Secondo te come mai, allora, da
noi non c cos tanto questa abitudine? Beh, proprio diverso il
sistema. Ad esempio, sia Spregelburd in Argentina che Graig in Inghilterra scrivono anche per il cinema e per la televisione. Questo perch c unelasticit nel muoversi fra
i diversi campi che da noi te la scordi. Da noi c ancora er cinema a
Roma a Cinecitt, poi ci sono gli attori e gli sceneggiatori da fiction,
c proprio una settorialit che secondo me, alla lunga, toglie qualit.
Ma il problema pi grande e tocca
anche gli attori, la regia e soprattutto lorganizzazione. C a volte
unidea di teatro autoreferenziale
che secondo me ci danneggia. E
anche il buttare dentro alle produzioni nomi cinematografici o televisivi solo per tirare pubblico e non
allinterno di un progetto pi ampio come stanno facendo negli ultimi
anni - una strategia che non pu
certo dare un futuro serio. Cio, da
noi o c il popolare inteso in senso negativo, oppure c il lavoro elitario, manca quellincontro che, ad
esempio in Inghilterra, rende il teatro una cosa viva per un pubblico
infinitamente maggiore rispetto
allItalia.
Comunque il problema fondamentale politico: chi gestisce il denaro
che va alla cultura ha una mentalit
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vecchia e ha paura di rischiare. Ci
sono alcuni che ti dicono ah, no,
ma Pinter non gira, troppo nuovo.
Pinter! Che morto da cinque anni!
Che c una mentalit vecchia io e
Milena Costanzo lo sentiamo da
venticinque anni, da quando abbiamo iniziato a fare gli attori.
Appunto, tornando a te: come sei
passato dal ruolo di attore (dopo
tanti anni di lavoro con Barberio
Corsetti) al ruolo di regista/produttore? Beh, produzione
una parola grossa. Noi siamo una
piccola realt, io e Milena abbiamo
fondato la compagnia Costanzo/Rustioni perch dopo tanti anni
in cui abbiamo lavorato come attori
avevamo voglia di far partire dei
progetti nostri e dal punto di vista
giuridico creare unassociazione era
la prima cosa da fare. Cerchiamo di
mantenere una struttura e una modalit di lavoro elastica, perch a
volte quando ti strutturi troppo
controproducente.
Con Milena come lavorate? A volte insieme, come in Lucido, a volte separati, come in questo caso?
S, ognuno ha il suo immaginario e

quindi in certi casi le strade si separano, ma - al di l dei progetti individuali o a due - ci dobbiamo sempre
appoggiare ad altre strutture. Abbiamo la grande fortuna di avere
Olinda che ci fa essere da sette anni in residenza al Paolo Pini, e questa non una cosa da poco perch
ci permette di avere un posto in cui
provare e costruire gli spettacoli.
Dal punto di vista pi teatrale per
me il passaggio al dirigere stato
abbastanza naturale, perch i miei
grandi punti di riferimento sono
sempre stati gli autori-attori, Cecchi,
Morganti, Santagata, De Berardinis,
per non parlare di Carmelo Bene o
Eduardo, sono attori che dopo un
po passano alla progettazione/direzione di spettacoli. Ti confesso che dopo Checov mi incuriosisce
molto provare soltanto la regia, senza essere in scena. Perch mi sto
rendendo conto che certi testi necessitano un occhio costante che
sia solo fuori, per aiutare gli attori a
crescere e lavorare.
Lavori spesso con attori giovani,
come Antonio Gargiulo, in scena
in Lucido e negli Atti unici e

questanno candidato agli UBU.


Lintenzione quella di continuare a coinvolgere sempre nuove
leve, come gi fai, attraverso laboratori, oppure quella di creare
una compagnia fissa? Beh, di sicuro non smetter di fare i laboratori, perch per me sono importantissimi. Lho imparato dai miei maestri,
soprattutto Giorgio Barberio Corsetti. Noi siamo entrati in compagnia
con lui che avevamo venticinque
anni proprio in quel modo. I giovani
poi ti garantiscono unenergia e una
generosit che fondamentale. Si
buttano. E poi anche per i testi con
cui lavoro sono pi adatti. Scusa, se
il testo prevede un personaggio di
trentanni, non puoi farlo fare a uno
che ne ha cinquanta, o no? Qui vale
lo stesso discorso che facevamo
prima per la drammaturgia: in Italia
c una gerontocrazia che si estende a tutti gli ambiti.
Ultima domanda, a cui per in
parte hai gi risposto: come vorresti che fosse il teatro fra venti
anni? Svecchiato. E pi accessibile.
Emanuele Aldrovandi

GALLERY

VIDEO
Basilio Rizzo, presidente del Consiglio comunale:
C DELLORO IN GALLERIA VITTORIO EMANUELE
http://youtu.be/PuVvYEZMK18

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