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n. 763512011 r.g.n.r.

n. 31712012 r. g. GIP
(stralciato dal pr0c.n. 8301111 r. g. GIP)

B,mo)

Sentenza n. 57012012

Irrevocabile il
Al P.M. per es. il
Campione Penale no
Redatia scheda il

TRIBUNALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le indagini preliminari

REPUBBLICA ITALIANA

I
NNOME DEL POPOLO ITALIANO
I1 giudice dell'udienza preliminare, Sergio ZIINO
all'udienza dell' l l maggio 20 12, in camera di consiglio, ha pronunciato e pubblicato, mediante
lettura del dispositivo la seguente
SENTENZA
( artt. 442 e ss. C.P.P. )

nei confronti di:

1. BARONE Andrea, nato a Palermo il 23.7.1979, attualmente sottoposto nell'arnbito di questo


procedimento alla misura degli arresti domiciliari
- presente assistito dal difensore di fiducia a w , Antonino TURRISI
2. BARONE Dornenico, nato a Palermo il 19.10.1981, attualmente sottoposto nell'arnbito di
questo procedimento alla misura della custodia cautelare in carcere, presso la Casa Circondariale
- presente di Palermo-Ucciardone
assistito dal difensore di fiducia a w . Antonino TURRISI

3. CAVIGLIA Dornenico, nato a Palermo il 13.3.1976, attualmente sottoposto nell'ambito di


questo procedimento alla misura della custodia cautelare in carcere, presso la Casa Circondariale
presente di Palermo-Pagliarelli
assistito dal difensore di fiducia a w . Salvatore Alberto ZAMMATARO

4. DE LUCA Antonino, nato a Palermo il 12.1.1970, attualmente sottoposto nell'ambito di


questo procedimento alla misura della custodia cautelare in carcere, presso la Casa Circondariale
- presente di Monza
assistito dal difensore di fiducia a w . To,mmaso DE LISI

5. LIGA Salvatore di Francesco Paolo, nato a Palermo il 27.3.1985, attualmente detenuto


nell'ambito di questo procedimento, presso la Casa CircondaUale di Palermo-Pagliarelli
- presente assistito dal difensore di fiducia avv. Dornenico LA BLASCA

I MPUTATI
LIGA Salvatore:

del delitto di estorsione aggravata e continuata (artt. 110, 81 cpv. 629 comma 2' in
relazione al n. 3 comma 2 dell'art, 628 cod pen., e art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152,
conv. nella legge 12 luglio 1991, n. 203 (cavo 8 della richiesta di rinvio a giudizio) per
essersi, in concorso con LO PICCOLO Salvatore, LO PICCOLO Sandro, e NIOSI Giovanni,
e con soggetti allo stato ignoti, con pi azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso,
mediante minaccia, consistita nel manifestare la propria appartenenza all'associazione
mafiosa Cosa Nostra, ed in virt della forza derivante dal vincolo associativo relativo alla
predetta organizzazione, procurato un ingiusto proptto, costringendo ANCIONE Antonio,
socio della ANTEGO s.r.l., a versare euro mille ogni anno, quale "messa a posto" con
l 'organizzazione maposa;
agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese
estorsive, NIOSI Giovanni e LIGA Salvatore (cl. 85), avvicendandosi nel tempo come
esecutori delle richieste estorsive e delle conseguenti riscossioni di denaro.
Con la circostanza aggravante di avere commesso il fatto, awalendosi delle condizioni
previste dall'art. 416bis cod. pen., ed a l j n e di avvantaggiare l'associazione mafiosa Cosa
Nostra, (art. 7 DL. 152/91) .
Con la circostanza della violenza e/o minaccia posta in essere da persona che fa parte della
associazione di cui al1 'art. 416bis cod. pen.
In Palermo dal mese di dicembre 2002 al mese di aprile 2007
BARONE Andrea e BARONE Domenico:

del delitto p. e p. dall'art. 74 comma 2 DPR 309/90 (capo 26 della richiesta di rinvio a
giudizio),
per avere partecipato insieme a PUCCIO Carlo, BOTTA Giovanni, LO PICCOLO Sandro,
per cui di procede separatamente, ad una associazione di cui facevano altres parte altre
persone, alcune delle quali non identljcate, in numero di almeno dieci o pih persone,
jnalizzata alla commissione di pi delitti relativi all'acquisto, alla ricezione a qualsiasi
titolo, alla importazione, alla illecita detenzione, alla vendita od offerta o messa in vendita,
alla cessione, alla distribuzione ed al commercio, al trasporto di sostanze stupefacenti del
tipo hashish e cocaina, tra i quali anche quelli di cui al capo che segue.
In particolare:
- PUCCIO Carlo e BOi'TA Giovanni, coordinando le attivit relative al reperimento ed
alla cessione dello stupefacente, percependo i proventi dei diversi traflci, gestiti dai due
fratelli BARONE, e provvedendo alla relativa ripartizione tra i vari sodali, secondo le
disposizioni impartite da LO PICCOLO Sandro, con il quale tenevano personalmente i
necessari contatti ed al quale rendicontavano direttamente l'esito dei traffici;
- BARONE Andrea e BARONE Dornenico, acquistando e reperendo a loro volta, le
sostanze stupefacenti, curando la distribuzione sulla piazza di Palermo od intrattenendo
personalmente i rapporti con i singoli spacciatori;
- il BARONE Andrea, inoltre, assumendo la responsabilit della gestione dei traflco del
territorio di'~omamsoNatale, Partanna, Sferracavallo, Marinella e Zen;
- il BARONE Dornenico, inoltre, provvedendo pure alla custodia della droga.
Con l'aggravante di cui all'art. 74 comma 3 DPR 309/90, essendo il numero degli associati
+
di dieci o pi.
(omissis)

In Palermo ed altri parti del territorio nazionale ed esterofino al 5.11.2007


del delitto p, e p. dagli arti. 11 0, 81 cpv. cod pen. e 73 co.1 DPR 309/90 (capo 27 della
richiesta di rinvio a giudizio), per avere, in concorso con PUCCIO Carlo, BOTTA
Giovanni, LO PICCOLO Sandro, per cui si procede separatamente, e con ignoti, con pi
azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, senza l'autorizzazione di cui all'art. 17 e
fuori dall 'ipotesi prevista dall 'art. 75 dello stesso DPR, acquistato, ricevuto a qualsiasi
titolo, importato, detenuto illecitamente, venduto od oflerto o messo in vendita, ceduto,
distribuito, commerciato, trasportato sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina.

Con l'aggravante di cui all'art. 73 comma 6 DPR 309/90, per essere stato commesso il fatto
da tre o pi persone, in concorso#a loro.
(omissis)
In Palermo ed altri parti del territorio nazionale ed esterofino al 5.11.2007
CAVIGLIA Domenico
del delitto p. e p. dall'art. 74 comma 2 DPR 309/90 (capo 31 della richiesta di rinvio a
giudizio),
per avere partecipato unitamente a MANGIONE Salvatore, MANGIONE Filippo,
FERRAZZANO Mario, e unitamente a CATALANO Michele, NUCCIO Antonino,
CIARAMITARO Domenico e SERIO Domenico nei cui con$-ontisi procede separatamente,
ad una associazione di cui facevano altres parte altre persone, alcune delle quali allo stato
non ident$cate, in numero di almeno dieci o pi persone, jnalizzata alla commissione di
pi delitti relativi all'acquisto, alla ricezione a qualsiasi titolo, alla importazione, alla
illecita detenzione, alla vendita od offerta o messa in vendita, alla cessione alla
distribuzione ed al commercio, al trasporto di sostanze stupefacenti del tipo hashish e
cocaina, ed eroina tra i quali anche quelli di cui al capo che segue.
In particolare:
- CATALANO Michele, per avere diretto l'associazione, coordinando tutte le attivit
relative al reperimento ed alla cessione dello stupefacente, intrattenendo personalmente
i rapporti con i singoli spacciatori; anche al fine di risolvere i contrasti relativi al
territorio di spaccio della droga;
NUCCIO Antonino e SERIO Domenico per avere acquistato e reperito la sostanza
stupefacente;
CIARAMITARO Domenico, per avere curato il confezionamento e la pesatura della
sostanza stupefacente, nonch i rapporti con gli spacciatori;
- MNGIONE Salvatore e MNGIONE Filippo per avere curato e gestito e controllato,
anche tramite l'opera di altri soggetti loro vicini, il commercio e lo smercio su piazza di
sostanze stupefacenti nel quartiere Zen;
- FERRAZZANO Mario, per avere curato il trasporto, la distribuzione e la consegna ai
singoli acquirenti e rivenditori, nonch la vendita della sostanze stupefacenti, ed infine
la materiale riscossione dei proventi dei diversi tra$%;

Con la recidiva reiterata ed infiaquinquennale per CAVIGLIA Domenico (art. 99 co. l , co 2


n.2 e comma 5 cod. pen.)
(omissis)

In Palermo, sino all'ottobre del 2007

del delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv. cod. pen. e 73 co.1 DPR 309/90 (capo 32 della
richiesta di rinvio a giudizio),
per avere, in concorso con M NGIONE Salvatore, MANGIONE Filippo, FERRAZZA NO
Mario, e unitamente a CATALANO Michele, NUCCIO Antonino, CIARAMITARO Domenico
e SERIO Domenico nei cui confronti si procede separatamente, oltre che con ignoti, con pi
azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, senza l'autorizzazione di cui all'art. 17 e
fuori dall'ipotesi prevista dal1 'art. 75 dello stesso DPR, acquistato, ricevuto a qualsiasi
titolo, importato, detenuto illecitamente, venduto od offerto o messo in vendita, ceduto,
distribuito, commerciato, trasportato sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina ed
eroina.
Con l'aggravante di cui all'art. 73 comma 6 DPR 309/90, per essere stato commesso il fatto
da tre o pi persone, in concorso fia loro.
Con la recidiva reiterata ed infiaquinquennale per CAVIGLIA Domenico (art. 99 co. I, co 2
n.2 e comma 5 cod. pen.)
(omissis)
In Palermo, sino all'ottobre del 2007

DE LUCA Antonino:
del delitto p. e p. dall'art. 74 comma 2 DPR 309/90 (capo 33 della richiesta di rinvio a
giudizio},
per aver partecipato unitamente a SPINA Guido, COSENZA Vincenzo, TOGNETTI
Feliciano, DAVI Salvatore, e unitamente a CATALANO Michele e CHIANCHIANO Fabio,
nei cui conjFonti si procede separatamente, ad una associazione di cui facevano altres
parte altre persone, alcune delle quali rimaste allo stato non identijicate, in numero di
almeno dieci o pi persone, finalizzata alla commissione di pi delitti relativi all'acquisto,
alla ricezione a qualsiasi titolo, alla importazione, alla illecita detenzione, alla vendita od
offerta o messa in vendita, alla cessione alla distribuzione ed al commercio, al trasporto di
sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina, ed eroina tra i quali anche quelli di cui al
capo che segue.
Tutti, in particolare, provvedendo ad approvvigionarsi di sostanze stupefacenti, da portare e
smerciare sulla piazza di Palermo, tenendo i rapporti con i vari fornitori ed occupandosi
poi anche della distribuzione su piazza; provvedendo alla tenuta della contabilit e della
cassa del sodalizio.
Con la recidiva reiterata, specz9ca ed inJi.aquinquennale per DE LUCA Antonino (art. 99
co. I , co. 2 n, I e 2, comma 4 e comma 5 cod. pen.)
(om issis)
I n Palermo, sino all'ottobre del 200 7
del delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv. cod. pen. e 73 co.1 DPR 309/90 (capo 34 della
richiesta di rinvio a giudizio},
per avere, in concorso con SPINA Guido, COSENZA Vincenzo, TOGNETTI Felisiano,
DAVI Salvatore, e unitamente a CATALANO Michele e CHIANCHIANO Fabio, nei cui
confronti si procede separatamente, e con ignoti, con pi azioni esecutive del medesimo
disegno criminoso, senza l'autorizzazione di cui all'art. 17 e fuori dall'ipotesi prevista
dall'art. 75 dello stesso DPR, acquistato, ricevuto a qualsiasi titolo,importato, detenuto
illecitamente, venduto od offerto o messo in vendita, ceduto, distribuito, commerciato,
trasportato sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina ed eroina.

Con l'aggravante di cui all'art. 73 comma 6 DPR 309/90, per essere stato commesso il fatto
da tre o pi persone, in concorso fia loro.
Con la recidiva reiterata, speczjlca ed infiaquinquennale per DE LUCA Antonino (art. 99
co. l, co. 2 n. l e 2, cornma 4 e comma 5 cod. pen.)
(omssis)
In Palermo, sino all'ottobre del 2007
Le parti hanno concluso come segue:

I1 P.M. ha chiesto assolversi BARONE Dornenico e CAVIGLIA Dornenico dall'imputazione di


associazione ex art. 74 DPR 309190, loro rispettivamente mossa, ed affermarsi invece la penale
responsabilita degli stessi imputati in ordine ai delitti loro contestati ai capi 27 e 32 della
richiesta di rinvio a giudizio: Ha chiesto inoltre affermarsi la penale responsabilit di tutti gli
altri imputati, in ordine a ciascuno dei delitti loro rispettivamente contestati, nei termini che
seguono:
per LIGA Salvatore, ha chiesto la condanna per il delitto sub catio 8, alla pena finale di
anni 9 di reclusione ed 2.000 di multa, gi ridotta per il rito..
per BARONE Andrea ha chiesto la condanna per i delitti sub catii 26 e 27 e, ritenuta la
continuazione, che sia inflitta la pena finale di anni 10 e mesi 8 di reclusione ed 40.000
di multa, gi ridotta per il rito.
- per BARONE Dornenico ha chiesto la condanna per il delitto sub 27 alla pena finale di
anni 6 e mesi 8 di reclusione ed 30.000 di multa, gi ridotta per il rito.
- per CAVIGLIA Dornenico ha chiesto la condanna per il delitto sub 32 alla pena finale di
anni 6 e mesi 8 di reclusione ed 30.000 di multa, gi ridotta per il rito.
per DE LUCA Domenico, ha chiesto la condanna per i delitti sub cavi 33 e 34 e, ritenuta
la continuazione, che sia inflitta la pena finale di anni 10 e mesi 8 di reclusione ed
40.000 di multa, gi ridotta per il rito.

I difensori della parti civili costituite 1) Associazione degli Industriali della Provincia di
PalerrnofConf-Industria Palenno, 2) Centro studi e iniziative culturali Pio La Torre, 3)
Comitato Addio Pizzo, 4) Conf-Commercio Palermo, 5) F.A.I., 6) Conf-Industria Sicilia,
7) Associazione Antiracket e Anti-usura, Coordinamento delle vittime dell'estorsione,
dell'usura e della mafia, ONLUS 8) Associazione SOS Impresa, 9) Associazione
Solidaria SCS, 10) Provincia Regionale di Palermo e 11) Comune di Palermo hanno
chiesto che venga affermata la responsabilit penale di LIGA Salvatore ed hanno altres
concluso come da rispettive comparse conclusionali e note spese allegate a verbale.
Il difensore di BARONE Andrea e di BARONE Dornenico ha concluso chiedendo
emettersi sentenza di assoluzione nei confronti dei propri assistiti, perch il fatto non
sussiste o per non aver commesso il fatto. In subordine, ha chiesto: per Barone Andrea,
che sia retrodatata l'epoca di consumazione dei reati rispetto a quanto descritto nei capi
di imputazione, fino al 7.3.2005, che siano escluse le aggravanti contestate di cui all'art.
74 co. 3 DPR 309/90 (capo 26) e 73 cornma 6 DPR 309/90 (capo 27), e siano invece
concesse le attenuanti generiche ex art. 62bis cod. pen., ed inflitto il minimo della pena;
per Barone Dornenico che sia retrodatata l'epoca di consumazione del reato rispetto a
quanto descritto nel capo 27, fino al 2.5.2006, che sia esclusa la aggravante contestata,
di cui all'art. 73 co. 6 DPR 309190 (capo 27), e siano invece concesse le attenuanti
generiche ex art. 62bis cod. pen., ed inflitto il minimo della pena Si associato alla
richiesta di assoluzione del PM, dall'imputazione sub 26), per Barone Dornenico. E si
infine riportato alle conclusioni rassegnate nelle memorie allegate a verbale .

I1 difensore di DE LUCA Antonino ha chiesto emettersi sentenza di assoluzione con


ampia formula, in ordine ad entrambi i capi di imputazione a lui contestati.

I1 difensore di CAVIGLIA Domenico ha concluso associandosi alla richiesta di


assoluzione formulata dal PM, per l'imputazione sub capo 31; ed ha chiesto emettersi
altres sentenza di assoluzione per l'imputazione sub 32 perch il fatto non sussiste. In
subordine ha chiesto che sia applicata la attenuante ex art. 73 comma 5 DPR 309190 e
che sia inflitto il minimo della pena.

Il difensore di LIGA Salvatore ha chiesto emettersi sentenza di assoluzione nei confronti


del proprio assistito, per non avere commesso il fatto.
SVOLGIMENTO del PROCESSO e MOTIVI della DECISIONE

Concluse le indagini preliminari nei confronti di vari imputati, accusati di aver parte fatto di
Cosa Nostra, di aver commesso delitti finalizzati ad agevolare le attivit criminali del predetto
sodalizio mafioso, e di essersi altres resi responsabili di gravi violazioni della normativa sugli
stupefacenti, la Procura della Repubblica presso questo Tribunale avanzava richiesta di rinvio a
giudizio nei confronti di tutti i predetti imputati, e - in particolare - nei confronti di BARONE
Andrea, BARONE Dornenico, CAVIGLIA Dornenico, e DE LUCA Antonino
Costoro erano chiamati a rispondere dei delitti di associazione previsti e puniti dall'art. 74 DPR
309/90, e meglio descritti ai capi 26, 3 1 e 33, per aver fatto parte di sodalizi criminali, promossi
e diretti da soggetti gravitanti in ambito mafioso, o comunque ad essi facenti capo, e finalizzati
alla commissione di pi delitti fra quelli previsti dall'art. 73 DPR 309190.
Nei confronti dei predetti imputati erano altresi mosse le contestazioni ex art. 73 co. 1 DPR
309190, rispettivamente descritte ai capi 27, 32 e 34 della richiesta di rinvio a giudizio.
Con la medesima richiesta, inoltre, il PM chiedeva il rinvio a giudizio dell'imputato LIGA
Salvatore in ordine al delitto di estorsione aggravata previsto e punito dall'art. 629 cpv. cod.
pen. e dall'art. 7 legge 203191(cfi. capo 8).
All'udienza preliminare, verificata la regolarit degli avvisi, era ammessa la costituzione di
parte civile di enti istituzionali e associazioni non aventi scopo di lucro, e - in particolare - delle
parti che avevano avanzato richieste nei confronti di LIGA Salvatore, in relazione al delitto sub

8: ossia il Comune di Palermo, la Provincia Regionale di Palermo, l'Associazione degli


Industriali della Provincia Conf-Industria Palermo, il Centro studi e iniziative culturali Pio La
Torre, il Comitato Addio Pizzo, la Conf-Commercio Palermo, la F.A.I., la Conf-Industria
Sicilia, l'Associazione Antiracket e Anti-usura, Coordinamento delle vittime dell'estorsione,
dell'usura e della mafia ONLUS, l'Associazione SOS Impresa, e 1'Associazione Solidaria SCS.

Quindi, nell'interesse di alcuni imputati, era avanzata istanza di definizione ex art. 438 C.P.P.: ed
in particolare, nell'interesse dei predetti BARONE Andrea e Domenico, CAVIGLIA, DE LUCA
e LIGA.
Tutti gli imputati che ne avevano fatto richiesta erano ammessi a giudizio abbreviato.
In seguito all'accoglimento della richiesta di astensione formulata dal giudice assegnatario del
procedimento, erano separate le posizioni dei fratelli BARONE, di CAVIGLIA, di DE LUCA e
di LIGA.

I1 giudizio a carico dei predetti imputati era assegnato a questo GUP, per la prosecuzione.
All'udienza del 7 marzo 2012, si prowedeva a riassumere il procedimento davanti a questo
giudice.
Infine, PM, difensori delle parti civili (limitatamente alla posizione di LIGA), e difensori degli
imputati formulavano le rispettive conclusioni, e questo giudice decideva come da dispositivo.
Tanto premesso, si osserva che, sulla base degli elementi di prova raccolti, deve essere affermata
la penale responsabilit di Andrea e Domenico BARONE, e Domenico CAVIGLIA in ordine ai
delitti ex art. 73 DPR 309/90, loro rispettivamente contestati ai capi 27 e 32 della rubrica, mentre
tutti i predetti imputati possono andare assolti dai delitti di partecipazione ad associazione ex art.
74 DPR 309/90, previsti ai capi 26 e 3 1.
Ed ancora, Salvatore LIGA va dichiarato colpevole, con le precisazioni che saranno pi avanti

esposte, del delitto di estorsione aggravata contestato al capo 8.


Mentre, per quanto attiene alla posizione di Antonino DE LUCA, va rilevato che gli elementi
proposti dall'accusa appaiono irrisolti ed insufficienti, e l'imputato va conseguentemente assolto
da ogni addebito (cfr. capi 33 e 34), per non avere commesso il fatto.
Le vicende delittuose oggetto di questo procedimento sono state ricostruite grazie alle articolate
attivit investigative svolte negli ultimi anni, in merito alle reiterate condotte delittuose portate a
termine da esponenti di Cosa Nostra nella zona nord-occidentale della citt.
Ed in particolare in merito a quelle condotte che costituiscono ormai, secondo le consolidate
acquisizioni accertate in molteplici sentenze definitive, le pi tradizionali e redditizie espressioni
criminali del sodalizio mafioso: l'imposizione del pizzo mafioso alle attivit commerciali, ed i
traffici di stupefacenti, attivit direttamente collegate al capillare controllo del territorio gestito
dall'organizzazione mafiosa.
Poich le fonti di prova pi significative, raccolte in questo giudizio, sono rappresentate dalle
dichiarazioni auto ed etero-accusatorie provenienti da collaboratori di giustizia escussi
nell'ambito di altre inchieste, ed in parte, nella fase delle indagini preliminari di questo

procedimento, in questa sede vanno premessi brevi cenni in tema di dichiarazioni rese d a
coimputati del medesimo reato, o da persone imputate in procedimento connesso ex artt. 12 e

2 1o C.P.P.
Nel fare rinvio ai noti principi ermeneutici, stabiliti dall'art. 192 C.P.P., (genuinit, spontaneit,
disinteresse e, pi in generale, genesi e motivi della chiamata di correo; sua indipendenza ed
autonomia rispetto ad altri elementi di prova; costanza e logica interna del racconto, ricchezza di
dettagli e coerenza, efficacia dimostrativa della chiamata, corroborata da riscontri estrinseci ed
obiettivi, a carattere individualizzante) occorre premettere alcune brevi considerazioni sulla
attendibilita intrinseca di ciascuno dei soggetti che in questo giudizio hanno ricoperto tale
posizione processuale.
Per owie ragioni di concisione, si tratteranno soltanto le questioni relative a quei collaboratori
di giustizia che hanno reso specifiche dichiarazioni in merito agli odierni imputati.
Si rimanda invece alle parti successive della motivazione, per il vaglio dei contenuti specifici e
per la loro rispondenza alle predette regole interpretative,
Va altres premesso che, pure le collaborazioni risalenti ad epoca relativamente pi recente,
come quelle oggetto di valutazione in questo giudizio, sono state ormai valutate favorevolmente
in svariati provvedimenti restrittivi che sono scaturiti proprio da articolati racconti dei suddetti
collaboratori, e dai consistenti elementi di riscontro che li hanno corroborati.
Tali valutazioni favorevoli sono poi state confermate in sede di riesame, e persino da sentenze di
merito divenute irrevocabili.
Andrea Bonaccorso, quasi subito dopo l'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in
carcere emessa nei suoi confronti, si reso autore di articolata confessione, di rilevanti chiamate
in reit ed in correith nei confronti di un numero dawero considerevole di soggetti indicati quali
esponenti di punta del sodalizio mafioso, e nei confronti di coloro che si erano nel frattempo
insediati in posizione di vertice nelle varie articolazioni territoriali cittadine, dopo i recenti
arresti effettuati nell'arnbito dell'operazione c.d. Gotha.
Fin dalle sue prime dichiarazioni, rese a partire da gennaio 2008, l'imputato ha immediatamente
ammesso di aver fatto parte della cosca mafiosa di Brancaccio, retta dal noto Andrea ADAMO,
che aveva sollecitato la sua affiliazione a Cosa Nostra.

In precedenza, i due avevano intrattenuto un lungo periodo di collaborazione fiduciaria, iniziato


alla fine degli anni novanta, ed interrotto unicamente dai periodi in cui ciascuno di essi era stato
detenuto, per varie vicende delittuose (Bonaccorso ha precedenti per associazione a delinquere
semplice, e per droga).

Egli ha comunque specificato di aver prestato per anni continuativa collaborazione a vari sodali
mafiosi, oltre che alla persona di Andrea Adarno, che aveva assistito costantemente durante la
latitanza, e che aveva coadiuvato spesso prestandosi ad accompagnarlo in incontri e riunioni di
rilievo.
In tale veste, BONACCORSO era riuscito ad acquisire un cospicuo bagaglio di informazioni
sulla composizione e la direzione di diverse famiglie mafiose.
Egli ha ammesso di aver svolto compiti di latore di messaggi, e di essere entrato in contatto per
tale motivo con esponenti di assoluto spicco, compresi Sandro e Salvatore Lo Piccolo, da lui
conosciuti proprio attraverso Andrea Adamo.

I1 suo ruolo di tramite stato indirettamente confermato dal fatto che Andrea Adamo stato
tratto in arresto nel novembre 2007, mentre si trovava insieme a Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Bonaccorso ha inoltre ammesso la sua partecipazione all'omicidio di Nicola Ingarao, deliberato
dai Lo Piccolo, ed ha affermato di essere stato uno degli esecutori materiali di quell'agguato
mafioso.
Le ammissioni di Andrea Bonaccorso sono state riscontrate da svariati dati obiettivi estrinseci,
acquisiti nell'inchiesta aperta dopo l'omicidio.

E sono state altres corroborate dalla convergenti dichiarazioni provenienti da Gaspare Pulizzi, a
sua volta descrittosi come colui che aveva materialmente esploso i colpi mortali contro la
vittima.
In generale, le spontanee propalazioni di Andrea Bonaccorso non possono ritenersi giustificate
dall'intento di costruire accuse indirette e strumentali nei confronti di altri chiamati in correit.

N si vede il motivo per cui egli avrebbe dovuto auto-accusarsi di gravissimi fatti di sangue
(come l'omicidio appena citato) che fino a quel momento non erano stati presi in considerazione
nell'inchiesta avviata nei suoi confronti.
Gli aspetti relativi alle ammissioni personali hanno dunque trovato rispondenza pressoch
completa in altri, autonomi, elementi di prova raccolti a suo carico: e tali dati assumono valore
decisivo, in quanto rafforzano dall'esterno la confessione di Andrea Bonaccorso e la rendono
ancora pi credibile.
Peraltro le dichiarazioni di Bonaccorso, anche se cronologicamente successive o contemporanee
a quelle di altri collaboratori di giustizia, quali Antonio Nuccio, Francesco Franzese, Gaspare
Pulizzi, si distaccano nettamente da queste ultime, nel senso che mantengono una propria
autonomia di fondo, sono caratterizzate da un'originale riorganizzazione dei dati storici, e pi in
particolare dei profili che riguardano genesi e continuit dei contributi forniti a Cosa Nostra, e
composizione delle famiglie.

I1 complesso delle sue articolate conoscenze traccia una ricostruzione plausibile sul mandamento
di S. Lorenzo, sui legami esistenti fra i vari soggetti chiamati in causa, e sul loro inquadramento
all'interno della medesima cosca.
Per tali motivi, il complesso delle dichiarazioni di Andrea Bonaccorso pu reputarsi genuino,
non motivato da secondi fini, ed in definitiva intrinsecamente attendibile.
La collaborazione con la giustizia di Antonio Nuccio ha consentito la puntuale ricostruzione di
gravissime vicende delittuose, consumate soprattutto nel territorio di Partanna-Mondello, in cui
egli aveva operato nel periodo della reggenza di Francesco FRANZESE.
Come ha poi confermato lo stesso Franzese, Nuccio era stato introdotto di fatto fra i ranghi di
Cosa Nostra e di quella peculiare articolazione mafiosa, proprio grazie ad una decisione presa da
Franzese.
Negli ultimi anni, dopo la cattura di vari esponenti mafiosi e l'emissione di ordinanze restrittive,
che avevano costretto alcuni uomini d'onore a darsi alla latitanza, la prerogativa di essere ancora
a piede libero, ed in grado di spostarsi senza limitazioni sul territorio, aveva consentito a Nuccio
di svolgere il ruolo di tramite fra il latitante Franzese ed altri associati.
Antonio Nuccio era poi stato incaricato di mettere in esecuzione tutte le istruzioni provenienti
dai vertici latitanti di quel periodo, e riguardanti il settore delle estorsioni, il controllo della
zona, e pi sporadicamente i rapporti con altre famiglie: e ben presto, tra le sue prerogative, si
era aggiunta anche quella di coordinare un piccolo gruppo di soldati mafiosi.
I1 collaboratore stato anche addetto alla tutela della latitanza di Franzese, ed in tale veste era
gi stato notato pi volte dagli investigatori, nei pressi di un locale che poi risultato il covo in
cui si nascondeva il suo diretto capo gerarchico.
Tali incombenze gli hanno consentito di acquisire un apprezzabile bagaglio di informazioni, che
lo designano come uno dei pochi soggetti a conoscenza degli equilibri interni e degli assetti pi
recenti della famiglia di Partanna-Mondello, e delle attivit illecite svolte in quel territorio.

I1 complesso delle dichiarazioni di Antonio Nuccio ha trovato ampia rispondenza nelle attivit di
controllo svolte dagli inquirenti in epoca precedente al suo arresto, ed risultato in larga parte
convergente con le dichiarazioni di Francesco Franzese e con quelle di altri soggetti che nel
frattempo hanno avviato proficue collaborazioni con la giustizia: e fra queste, quelle provenienti
dallo stesso Andrea BONACCORSO.
emerso infatti che i due si incontravano molto spesso, nelle rispettive qualit di responsabili

della latitanza di FRANZESE e di ADAMO.

Non sono emerse circostanze dalle quali possano dedursi intenti strumentali o motivi di rivalsa
nei confronti dei soggetti chiamati in causa.
Anche in questo caso pu dunque esprimersi una valutazione favorevole sulla sua attendibilit
intrinseca.
Considerazioni non dissimili possono svolgersi in merito all'attendibilit del collaboratore di
giustizia Francesco FRANZESE, tratto in arresto nell'agosto 2007, dopo prolungata latitanza.
Durante tale periodo, egli era stato raggiunto fra l'altro da ulteriori provvedimenti cautelai e
persino da condanne per omicidio e per il delitto di partecipazione alla associazione mafiosa
Cosa Nostra: Franzese era stato segnalato agli inquirenti, dapprima quale semplice esponente
della cosca mafiosa di Partanna/Mondello, e soltanto in secondo momento come reggente della
medesima famiglia.
Al momento del suo arresto, stata recuperata una cospicua quantit di missive (c.d.pizzini) dal
contenuto rilevante, che rimanda immediatamente alle sue incombenze di addetto al controllo
del territorio ed alla gestione delle estorsioni.
Awiata la sua collaborazione con la giustizia nei primi mesi del 2008, FRANZESE ha ammesso
la qualifica di affiliato ed i contributi forniti alla realizzazione dei delitti, anche quelli pi gravi,
di cui era stato accusato.
Ha poi ricostruito con dovizia di particolari il percorso criminale che aveva seguito all'intemo
dell'organizzazione: ed ha ammesso, tra l'altro, i rapporti privilegiati che lo legavano ai noti Lo
PICCOLO, ed in particolare a Sandro LO PICCOLO, il quale in qualit di padrino lo aveva
formalmente combinato in Cosa Nostra, nel luglio 2006.
FRANZESE ha contribuito a decodificare il contenuto dei pizzini sequestrati nel suo covo, ed a
tracciare un quadro generale delle attivit illecite svolte nella zona di competenza.
Ed ha indicato i soggetti che erano addetti a compiti esecutivi di vario genere, sotto il costante
controllo dei vertici mandamentali che, proprio attraverso tali missive, diffondevano istruzioni ai
sottoposti.
I1 suo estesissimo patrimonio di conoscenze riguarda soprattutto la zona nord/occidentale della
citt, ma concerne pure altre propaggini territoriali cittadine.
L'attivit investigativa svolta prima e poco dopo l'inizio della sua collaborazione ha fornito non
pochi riscontri alle sue dichiarazioni.
Sotto tale profilo, deve farsi rinvio soprattutto alle intercettazioni ed ai servizi di appostamento
predisposti a motivo della sua latitanza, che hanno peraltro consentito l'identificazione di altri
personaggi mafiosi, che in quel periodo erano stati suoi diretti collaboratori e fiancheggiatori.

I1 quadro delineatosi risulta del tutto aderente ai principi stabiliti dalla giurisprudenza, ed il suo
livello di attendibilit, pu essere valutato particolarmente elevato, tenuto conto dell'entit e del
rilievo complessivo delle sue dichiarazioni, e della ricchezza di riscontri relativi al periodo sopra
descritto.
Analoghe considerazioni possono svolgersi riguardo alle dichiarazioni del recente collaboratore
di giustizia, Salvatore GIORDANO.
La sua collaborazione si caratterizza in modo peculiare, in quanto awiata spontaneamente prima
che venissero emessi prowedimenti restrittivi a suo carico, quando ancora egli era indagato in
stato di libert, per il delitto di cui all'art. 416bis cod. pen. a causa dei contatti intrattenuti con
esponenti delle zone di S. Lorenzo/Tommaso Natale e Palermo Centro.
Giordano era stato sottoposto ad indagini pure per delitti in materia di traffico di stupefacenti.

E tale dato, del tutto singolare e unico, va letto e valutato unitamente alle motivazioni personali
che hanno determinato la scelta di chiudere con il suo passato criminale: e induce a valutare
lo spessore e la credibilit delle sue affermazioni.
favorevolmente
W

D'altra parte, pu ragionevolmente escludersi che le ricostruzioni restituite da Giordano trovino


giustificazione nell'intento di diffondere accuse strumentali nei confronti dei soggetti da lui
chiamati in correit.
N si vede il motivo per cui egli avrebbe dovuto falsamente auto-accusarsi di fatti gravi, quando

nell'inchiesta awiata nei suoi confronti, prima della collaborazione, non erano stati ancora
acquisiti indizi sufficienti per avanzare richieste di prowedimenti restrittivi a suo carico.
Giordano ha innanzi tutto narrato del suo rapporto di lavoro, alle dipendenze dei noti Raccuglia,
titolari di fatto della ditta Ragel (prodotti surgelati): ed ha riferito sul fatto che, sebbene non sia
mai stato formalmente combinato in Cosa Nostra, egli era riuscito a guadagnarsi la loro fiducia e
la loro considerazione.
Per tali motivi, Giordano era stato incaricato di organizzare (senza poi prendervi parte) tutte le
riunioni che frequentemente si tenevano all'interno dei locali della ditta Ragel, fra esponenti
mafiosi del calibro di Salvatore Cocuzza, Salvatore Lo Presti, Vittorio Mangano, Pasquale Di
Filippo, Giovanni Zerbo ed altri, inquadrati soprattutto nella zona di Palermo Centro, ma anche
in altre articolazioni territoriali cittadine.
Pi recentemente, i contatti di Giordano si erano estesi ad esponenti delle zone nord-occidentali
di Palermo, e da ultimo, egli era stato incaricato di seguire per conto di Cosa Nostra, insieme ad

altri soggetti (fra i quali Nicola Ferrara e Francesco Costa, detto il Pufftto) il noto quartiere S.

Filippo Neri (altrimenti noto come lo ZEN), inserito all'interno del mandamento mafioso di
Tornmaso Natale/Resuttana/S. Lorenzo.
Precedentemente, GIORDANO si era fra l'altro occupato, insieme al gi menzionato Puffetto,
di impone, per conto del sodalizio mafioso, l'installazione di slot machine e video poker
all'interno di numerosi esercizi commerciali di varie zone di Palermo.
I1 collaboratore ha riferito in merito ai nuovi reggenti, che pi recentemente si erano awicendati
al vertice delle zone mafiose di Palermo nord-ovest (l'architetto LIGA ed i suoi fedelissimi), un
tempo feudo inespugnabile dei Lo Piccolo.
Ed ha inoltre parlato dei fondamentali tentativi di riawicinamento, avviati nello stesso periodo,
fra costoro ed i nuovi esponenti delle zone di Palermo CentroIS. Maria di Ges, e delle riunioni
che si erano intrattenute su tale fondamentale progetto.
Tali notizie, come quella sui progetti di alleanza fra i predetti mandamenti, gli erano state fornite
soprattutto da Francesco Costa, detto il Puffetto.
Alla pari di altri, importanti, recenti collaboratori di giustizia (come ad esempio, Manuel Pasta),
Salvatore Giordano ha fornito dichiarazioni rilevanti, risultate spontanee e del tutto autonome
rispetto a quelle di Pasta, sulla composizione attuale delle varie famiglie palermitane.
Le sue accuse, che convergono con quelle del predetto collaboratore su molteplici elementi,
hanno giustificato l'adozione del provvedimento restrittivo, adottato nel giugno del 2010 a
carico di Biondino Giuseppe ed altri imputati, nel proc. n. 11213/08 R.g.n.r..
Pi in generale, le sue chiamate hanno trovato ampia rispondenza in altri, autonomi elementi di
prova, raccolti dagli inquirenti durante le indagini svolte nel medesimo procedimento (sotto tali
profili, si fa rinvio ad argomenti e motivazioni adottate da quel giudice di merito).

I1 complesso delle dichiarazioni del predetto imputato pu reputarsi genuino, non motivato da
secondi fini, ed in definitiva intrinsecamente attendibile.
La collaborazione con la giustizia di Maurizio SPATARO, awiata nel novembre 2008, riguarda
pi da vicino l'ambito territoriale del mandamento di Resuttana.
Gi prima dell'arresto

- eseguito nel luglio 2009, nell'ambito

estorsione mafiosa ai danni di un noto locale cittadino

di un inchiesta relativa ad una

- l'imputato

aveva attirato l'attenzione

degli investigatori per i suoi intensi rapporti di collaborazione con il noto esponente mafioso
Giovanni BONANNO,scomparso nel gennaio 2006.
Negli ultimi anni, SPATARO aveva condiviso con Bonanno molteplici interessi patrimoniali sia
in Cosa Nostra, sia al di fuori del contesto mafioso.
Al punto che - poco dopo l'omicidio del socio e l'arresto di Genova Salvatore, successore di
Bonanno ai vertici del mandamento di Resuttana - egli aveva dovuto necessariamente continuare

ad intrattenere rapporti con i nuovi esponenti di vertice di tale articolazione territoriale (l'anziano
narco-trafficante Gaetano Fidanzati, Salvatore Lo Cicero e Giuseppe Lo Verde): in tal modo,
Spataro era riuscito ad attingendo un variegato ed articolato complesso di nuove informazioni.
Lo spessore notevole delle sue propalazioni emerso soprattutto nell'arnbito del procedimento
relativo alla uccisione di Giovanni BONANNO.
Quel giudizio stato definito con sentenza di condanna all'ergastolo,emessa nei confronti dei
noti cIN Antonino e ROTOLO Antonino, basata anche sulle sue fondamentali chiamate in
reit.
Recentemente, il procedimento nell'arnbito del quale era stato tratto in arresto, stato definito
con sentenza di condanna: in tale contesto, stata riconosciuta a Maurizio SPATARO la speciale
attenuante dell'art. 8 legge 203/91.E tale dato ribadisce e conferma ampiamente la attendibilit
della sua collaborazione.

A valutazioni analoghe si pub pervenire in ordine alla attendibilit intrinseca del collaboratore di
giustizia Angelo CHIANELLO

I1 predetto collaboratore ha dato awio alle sue dichiarazioni, di natura auto ed etero-accusatoria,
sin dal mese di marzo 2008, a poche settimane di distanza dall'esecuzione dell'ordinanza di
custodia in carcere emessa nei suoi confronti, per il delitto di partecipazione ad associazione di
stampo mafioso.
Sin dal primo interrogatorio davanti all'autorit giudiziaria, Chianello ha manifestato il fermo
proposito di collaborare con la giustizia, rivelando il proprio personale coinvolgimento nella
gestione di rilevanti interessi patrimoniali che Cosa Nostra coltivava fuori dalla Sicilia, nella
zona del milanese.
Ed ha ammesso di aver preso parte reiteratamente

- con o senza l'avallo del sodalizio mafioso-

ad ingenti traffici di sostanze stupefacenti, e ad alcuni episodi di rapina, riconducibili comunque


nell'ambito della criminalit organizzata.

CHIANELLO ha specificato che pur non essendo mai entrato formalmente tra i ranghi di Cosa
Nostra

- egli aveva avuto modo di intrattenere a lungo, negli ultimi anni, proficui rapporti di

collaborazione con i massimi vertici di quel periodo, Salvatore e Sandro LO PICCOLO.

E ci, grazie anche al legame di parentela che egli aveva con Luigi BONANNO, soggetto molto
vicino ai due noti latitanti.
I1 collaboratore di giustizia ha altres narrato di importanti vicende criminali, maturate in ambito
mafioso: dal coinvolgimento in prima persona - accanto al cugino BONANNO, e su istigazione
di Antonio NUCCIO - nel progetto di assassinare Gianni NICCHI, all'epoca, giovanissimo uomo

d'onore emergente, militante nella fazione awersa ai LO PICCOLO: il progetto era ben presto
sfumato, in seguito ai tracollo del gruppo dei LO PICCOLO.

Ed ha riportato circostanziate informazioni sui suoi rapporti diretti con esponenti di primissimo
piano nel campo delle estorsioni, come Pierino DI NAPOLI capo mandamento di Cmillas, e
come Pino GERACI, esponente di Altarello.
Di notevole importanza va ritenuto pure il contributo da lui fornito nella ricostruzione di vicende
consumate in collaborazione fia loro, da esponenti mafiosi siciliani e milanesi.
Fra queste, possono citarsi le estorsioni ai danni di un noto ingegnere milanese; ed ancora, le
turbative di gara portate a termine con l'aiuto di Antonino Nuccio e con quello di Carlo Puccio
(parente stretto dei LO PICCOLO).
I1 suo apporto di conoscenze pu definirsi particolarmente ampio ed articolato, e va ben oltre le
notizie circostanziate e approfondite, fornite sul contesto mafioso locale, di cui si appena detto.

Ma comprende una notevole serie di informazioni su ulteriori attivit criminali, che Chianello
aveva avuto modo di apprendere grazie al peculiare ruolo di tramite fra uomini d'onore siciliani
ed esponenti della criminalit organizzata milanese, svolto negli ultimi anni di libert.
Le dichiarazioni di Angelo CHIANELLO, ed in particolare quelle che attengono alla personale
partecipazione del collaboratore a traffici di stupefacenti ed a rapine, hanno trovato immediati e
notevoli riscontri obiettivi, grazie alle attivit investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria, dopo
le sue propalazioni.
La attendibilit intrinseca di Angelo CHIANELLO stata valutata positivamente da vari organi
giurisdizionali, sia in sede di riesame, davanti al Tribunale della Libert, sia in sede di giudizio,
davanti al Tribunale e davanti al GUP.
In particolare, il GIP presso il Tribunale di Milano ha emesso ordinanza di misure coercitive nei
confronti di sedici imputati (cfr. ord. del 21 aprile 2009, in proc. n. 22063108 r.g.n.r.,), basandosi
anche sulle dichiarazioni rese da Angelo Chianello, e valutando l'apporto fornito dal suddetto
collaboratore assolutamente attendibile, e rispondente ai parametri della logicit, della
articolazione, della univocit e della verosirniglianza, oltre che ampiamente riscontrato dai dati

oggettivi acquisiti in quel procedimento.


Infine, va ricordato che stata riconosciuta al predetto collaboratore l'attenuante speciale di cui
all'art. 8 della legge 203/91, con sentenza di condanna emessa da questo ufficio (in proc. n.
38/08 r.g.n.r.), a carico di Andrea Adamo ed altri imputati, fra i quali lo stesso Chianello.
La predetta sentenza stata confermata negli aspetti che qui rilevano dalla Corte di Appello di
Palerm.

Tale dato conferma e rafforza tutti gli altri giudizi favorevoli fin qui espressi sulla attendibilita
intrinseca di Angelo Chianello.

* * * * *
Salvatore LIGA (cauo 8)

Passando alla trattazione delle singole posizioni, va premesso innanzi tutto che l'imputato
Salvatore LIGA (cl. 85) stato chiamato a rispondere del delitto di estorsione aggravata e
continuata (artt. 110, 8 1 cpv. 629 comma 2" in relazione alla n. 3 comma 2 dell'art. 628 cod.
pen. e art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152, conv. nella legge 12 luglio 1991, n. 203) consumato in
danno di Ancione Antonio, socio del mobilificio ANTEGO s.r.1. (cfr. capo 8 della richiesta di
rinvio a giudizio).

I1 predetto imputato stato accusato di avere agito in concorso con i noti Salvatore e Sandro LO
PICCOLO, quali ispiratori/promotori delle condotte illecite, e con Giovanni NIOSI, esponente
di Cosa Nostra che lo aveva in realt preceduto, quale esecutore materiale delle imposizioni
mafiose e quale esattore del pizzo.
Pi specificamente, al predetto Salvatore LIGA (classe 85) stato contestato di aver perpetuato
il piano criminale attuato negli ultimi dieci anni, nei confronti di Ancione Antonio, da parte di
esponenti di vertice di Cosa Nostra, soprattutto nel periodo in cui questa era sotto il controllo
diretto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Ed in particolare, di aver imposto alla predetta vittima, nei mesi compresi fra la fine dell'anno
2006 e la prima met dell'anno 2007, il versamento di due ulteriori rate semestral di pizzo
(corrispondenti a complessivi 1.000 euro annuali).
Si trattava della c.d. messa aposto dell'attivit commerciale svolta dalla predetta ditta.
Va premesso che ANCIONE era gi stato in passato oggetto di attenzione da parte del sodalizio
mafioso, a causa della medesima attivit commerciale, da lui avviata nel lontano 1997.

E come titolare di fatto della ANTEGO s.r.l., egli aveva subito in primo luogo intimidazioni da
parte del noto LIGA Salvatore (classe 3 1) e del figlio di questi, LIGA Federico.
ANCIONE era stato costretto a versare loro consistenti quote di pizzo.

E ci fino a quando in data 16.10.2001, i due LIGA erano stati tratti in arresto, in esecuzione di
un provvedimento cautelare emesso dal GIP di questo Tribunale, per il delitto di estorsione
aggravata ex art. 7 legge 203191, in danno dello stesso ANCIONE.
Alcuni anni pi tardi, nel novembre 2007, in occasione dell'arresto di Salvatore e Sandro Lo
Piccolo, ed in seguito al ritrovamento di copiosa documentazione scritta, custodita all'interno del

covo dei due latitanti, erano stati recuperati alcuni pizzini che facevano esplicito riferimento ai
versamenti di denaro ed alla messa aposto, subiti pi di recente dal predetto commerciante.
In particolare, i brevissimi stralci che riguardavano direttamente la ditta di mobili gestita dalla
vittima (ANTEGO srl), si leggevano accanto a frasi dal tenore significativamente evocativo
(come ad es. "10.000 geometra per capannone acquistato a S. Lorenzo, in via Ugo La

Malfa "oppure "5.000 + 3.000 " R O M " per i villini di Lo S. di Carini "ed ancora "I seimila che
il signor Antonio mi doveva (deve solo 900) ".
Owero erano collocati all'intemo di elenchi di nomi, verosimilmente riferibili ad altre attivit
commerciali, seguiti o preceduti da una cifra che, con ogni probabilit - considerato il contesto si riferiva alla quota di pizzo da esigere per ciascuna di quelle attivit.
A titolo puramente indicativo, possono citarsi le seguenti note, rispettivamente tratte:

dal pizzino classificato come ZD20 (che inizia con la dicitura Entrate 2004, comprende
un elenco di nomi e cifre, ed il seguente inciso: 20/5 Ancione dicembre 2003 ...........500);
-

dal pizzino classificato come ZB2 1 (che tra l'altro, riporta la frase: Ancione ... ... ... casa);

dal pizzino ZB22, con sigla iniziale "Roma" (dove si legge fra gli altri nomi e gli altri
importi, il seguente inciso:

m... .....Ancione);

dal pizzino definito ZB6, che comprende, fra l'altro, in un elenco intitolato Pasaua 2005,
pure la frase: ANCIONE ...... "da rivedere " ... ... ...

m).

In seguito alle predette emergenze, in data 22 aprile 2008, gli investigatori convocavano Antonio
Ancione, in qualit di persona informata sui fatti.
In tale circostanza, la vittima ricostruiva tutte le vessazioni che aveva dovuto subire a partire
dall'anno 1997, quando - come si detto - egli aveva iniziato a versare a Federico LIGA, il

pizzo imposto per la c.d. messa aposto della sua attivit commerciale.
E precisava che tali estorsioni periodiche erano state portate avanti dal predetto esattore, fino alla
Pasqua del 2001, data in cui LIGA Federico era stato tratto in arresto.
Come emerso dal racconto della vittima, in quegli anni, i locali che ospitavano l'attivit di
Ancione erano stati semistrutti da un incendio: ne era seguito un'accesa richiesta di chiarimenti
tra vittima ed esattore, che era stata intercettata sull'utenza telefonica di Ancione, ed aveva infine
condotto gli investigatori ad individuare gli autori di quella estorsione mafiosa.
Nel frattempo, mentre erano ancora in corso le indagini, Federico LIGA aveva appreso che era

stato acquistato un nuovo locale, destinato ad ospitare l'attivit della ANTEGO.

E pretendeva di esigere una cifra consistente (1 0 milioni di lire), corrispondente ad una quota del
prezzo di acquisto dell'immobile: il vessatore sosteneva pretestuosamente che gli era dovuta una
sorta di compenso, a titolo di sensaleria.

Federico LIGA pretendeva altres di imporre l'impresa (quella di Enzo Di MAIO) che avrebbe
dovuto effettuare la ristrutturazione dei nuovi locali, e di prestabilire il prezzo da corrispondere
all'appaltatore di quei lavori.
Antonino ANCIONE rievocava davanti agli inquirenti tutti gli incontri avuti con Federico LIGA,
ed in particolare, quello awenuto alla presenza dell'appaltatore designato, Vincenzo DI MAIO, e
del noto Filippo LO PICCOLO, durante il quale egli aveva inutilmente tentato di far ridurre le
pretese eccessivamente esose, avanzate dai suoi persecutori
Da ultimo, il teste aveva deciso di rivolgersi a Giovanni NIOSI (coimputato di LIGA Salvatore
classe 85, per il quale si procede separatamente): e costui era riuscito ad ottenere una consistente
riduzione di quanto inizialmente richiesto.

Ma Giovanni NIOSI gli aveva confermato che in ogni caso i lavori di rifacimento da appaltare
avrebbero dovuto essere svolti da Enzo Di Maio, come stabilito in precedenza.
La vittima ricordava poi che tale soluzione era stata definitivamente raggiunta e chiarita, durante
un incontro awenuto alla presenza di NIOSI, Federico LIGA e Giuseppe LO CASCIO.
Dopo l'arresto di Federico LIGA (nell'ambito di una operazione che aveva coinvolto pure i citati
Di Maio e Lo Cascio), era seguito un periodo di provvisoria tranquillit, interrotto dopo circa un
anno, dal subentrare di Giovanni NIOSI.

A partire dal mese di dicembre 2002, NIOSI era diventato il soggetto deputato alla raccolta delle
rate semestrali di pizzo mafioso dovute dal teste a Cosa Nostra.
NIOSI aveva ribadito ad ANCIONE che avrebbe dovuto comunque versare la cifra una tantum,
pattuita prima dell'arresto di Federico LIGA e di Enzo DI MA10 (circa 5.000 euro), e destinata
alle famiglie.
La quota periodica complessiva da continuare a corrispondere a Cosa Nostra, ammontava,
invece, sempre alla somma di 1.000 euro annui, suddivisi in due quote semestrali da 500 euro
ciascuna, da versare in prossimit delle feste pasquali e di quelle natalizie.
I versamenti a Giovanni NIOSI si erano protratti fino al 2005, poich pure il predetto imputato
era stato tratto in arresto.
Come accaduto precedentemente, la vittima aveva usufmito di una breve tregua, fino a quando

nel mese di marzo del 2006 - si era presentato LIGA Salvatore (classe 85), imputato di questo
giudizio, a pretendere le stesse rate di pizzo.

E .il teste aveva dovuto corrispondere al nuovo esattore, due quote da 500 euro ciascuna, nel
periodo di Natale 2006 ed in quello di Pasqua 2007.
I versamenti si erano interrotti a causa dell'arresto di Salvatore LIGA, a sua volta bloccato da un
provvedimento coercitivo, emesso nei suoi confronti.

Per maggiore chiarezza, si riportano integralmente le dichiarazioni rese da Antonio ANCIONE,


sulla vicenda oggetto di questo giudizio:

"Sono socio della ANTEGO s.r.l., con sede a Palermo in via Regione Siciliana, n. 9918:
amministratore unico della stessa mia moglie, TEGOLO Maddalena. Fa parte della societ
anche mio cognato, TEGOLO Pietro.

Ho appreso dai giornali che tra la documentazione sequestrata ai LO PICCOLO, si fa


riferimento al pagamento del pizzo da parte della mia azienda.
A tale proposito, dichiaro: ho avviato la mia attivit commerciale, nell'anno 1997. Pochi mesi

dopo, si presentato in azienda ORLANDO Felice, il quale mi chiedeva di mettermi in regola


con l'organizzazione. Ho iniziato apagare nel dicembre dello stesso anno a LIGA Federico.
Nel mese di novembre del 1999, a seguito di un incendio veriJicatosi nella mia azienda, cercavo
di contattare LIGA Federico, per sapere se era al corrente delle cause dell'incendio.
Il colloquio tra me e il LIGA veniva intercettato dalla Polizia: per tale motivo sono stato
contattato nei vostri uffici, per deporre in ordine a tale vicenda.
Ho pagato il pizzo al LIGA (Federico, ndr)fino alla Pasqua del 2001.
Dopo l'arresto del LIGA, per qualche anno, nessuno si presentato a farmi delle richieste.
Un giorno, nella mia azienda si presentato Giovanni NIOSI.. ricordo che questi era
perfettamente a conoscenza della cifra che corrispondevo al LIGA.
Il NIOSI mi disse che dovevo iniziare a pagare mille euro l'anno, in due soluzioni, da
consegnargli a ridosso delle festivit pasquali e natalizie.
Devo precisare che, nell'anno 2000, ho acquistato l'attuale immobile della societ. Per tale
acquisto, LIGA mi chiese il pagamento di 10.000.000 di lire per la sensaleria, e 20 milioni di
lire, per i lavori di ristrutturazione, obbligandomi nel frattempo a farli eseguire a DI MAI0
Vincenzo.
Ricordo che un giorno incontrai LIGA Federico, DI M I 0 Vincenzo e LO PICCOLO Filippo,
con i quali parlai della richiesta esosa che mi avevano fatto, cercando di mediare - quanto
meno - la czfia impostami per iniziare i lavori.
Non riuscendo a mediare la ci9a con i predetti, mi sono rivolto a Giovanni NIOSI, il quale si
interessava per la mediazione della czja, riuscendo a ridurla a 5.000 euro, confermando per
che i lavori dovevano essere realizzati dal DI M I O .

Il chiarimento della vicenda avvenne alla presenza di NIOSI, del DI M I 0 e di Giuseppe LO


CASCIO.
Dopo circa una settimana dall'incontro, DI M I O Vincenzo, LIGA Federico ed il predetto LO
CASCIO, vennero arrestati in una operazione di Polizia.

A quel punto, mi sono rivolto al NIOSI, il quale mi diceva che potevo fare eseguire i lavori a chi
volevo, ma che dovevo corrispondere 5.000 euro per le famiglie, oltre che i 1.000 euro l'anno,
sempre in due soluzioni,
A dicembre 2002, ho iniziato apagare il NIOSI.
Ricordo di avere corrisposto al NIOSI, oltre le 500 euro della tratta semestrale, anche la somma
di 2.080 euro, come anticipo dei 5.000 euro.

Ho pagato il NIOSI sino al suo arresto, che, se non ricordo male, avvenuto intorno al 2005.
Fino al mese di marzo 2006, nessuno si presentato a farmi richieste di alcun genere.
Un giorno del mese di marzo, o aprile 2006, sono stato contattato da LIGA Salvatore,
recentemente da voi arrestato, il quale mi chiedeva di mettermi a posto, in quanto - a suo dire era stato incaricato da altri per la riscossione.

Ho pagato le 500 euro a LIGA Salvatore, nel periodo di natalizio del 2006, e poco prima della
Pasqua del 2007. Da allora, nessuno si pi presentato.
Pi avanti, Antonio Ancione individuava con certezza la foto dell'odierno imputato Salvatore

LIGA, (classe 85), come quella dell'individuo che per ultimo - si era presentato a riscuotere il
pizzo, nel 2006/2007.

Tra l'altro, la vittima si mostrava perfettamente in grado di indicare e di tenere ben distinta la
foto dell'odierno imputato, da quella del suo omonimo Salvatore LIGA (classe 64), soggetto a
sua volta coinvolto nel procedimento principale, ed inserito nell'elenco di indagati per i quali
stata avanzata richiesta di rinvio a giudizio.
Ancione riconosceva correttamente in foto, altres, Giovanni NIOSI, Enzo DI MAIO, Federico
LIGA, Filippo LO PICCOLO e Giuseppe LO CASCIO, ossia tutti i soggetti chiamati in causa, a
vario titolo, nell'arnbito del suo racconto.
Alla stregua di tutto quanto precede, si osserva che l'articolato racconto reso dalla vittima della
estorsione, integra - gi in s e per s - evidente prova a carico dell'odierno imputato.
Secondo un orientamento giurisprudenziale pi volte ribadito dalla Corte di Cassazione, il giudizio di
condanna pu fondarsi anche su un'unica fonte di prova, costituita dall'esame testimoniale della persona
offesa (cfr. Cass. Sez. I11 pen. 17 marzo 97, n. 2540): le dichiarazioni rese dalla vittima del reato, cui la
legge conferisce la capacit di testimoniare, possono essere utilizzate quali fonti di convincimento del
giudice, al pari di qualsiasi altra fonte di prova, senza necessita di fare ricorso a 'riscontri esterni, che
invece sono necessari

- secondo altro canone di valutazione, stabilito dall'art.

nell'ipotesi di dichiarazioni rese da imputato di reato connesso o collegato.

192 C.P.P. co. 3

solo

L e dichiarazioni della vittima del reato non esentano tuttavia il giudice dal compiere un esame

sull'attendibilit intrinseca del dichiarante, che deve essere particolarmente rigoroso, quando
siano carenti dati obiettivi, emergenti dagli atti, a conforto del1 'assunto della persona offesa.
Sull'argomento in esame, in altra pronuncia (cfr. Cass. Sez. V pen., l giugno 1999, n. 6910)
stato ribadito che a base del libero convincimento del giudice possono essere poste (...) le

dichiarazioni della parte offesa (...), ed stato aggiunto che la deposizione dellapersona offesa,
pur se non pu essere equiparata a quella del testimone estraneo, pu tuttavia essere assunta

anche da sola come fonte di prova, ove sia sottoposta ad un attento controllo della credibilit
oggettiva e soggettiva, non richiedendo neppure riscontri esterni, quando non sussistano
situazioni che inducano a dubitare della sua attendibilit.
Nel caso in questione, proprio l'attendibilit della versione di Antonio Ancione a contribuire a
rafforzare il convincimento del giudice, ed fugare qualsiasi, residua perplessit.

I1 racconto del denunciante, innanzi tutto, risultato sempre coerente, congruo e plausibile sotto
il profilo della logica interna.

E non presenta vistosi adattamenti su particolari essenziali, appare spontaneo e genuino, sebbene
la presentazione del teste sia stata sollecitata da notizie pubblicate dai giornali, che accennavano
al contenuto dei pizzini, ritrovati nel covo dei latitanti LO PICCOLO.
Ebbene, quegli stessi appunti - tenuto conto delle modalit e del luogo di rinvenimento, oltre che
del contenuto intrinseco delle frasi riportate - possono senz'altro leggersi e interpretarsi come
veri e propri elenchi di commercianti estorti per conto dell'associazione mafiosa, e come una
sorta di rendiconto/riepilogo fatto ai vertici mafiosi di allora, Salvatore e Sandro LO PICCOLO,
sulle attivit commerciali sottoposte al pizzo e sulle quote da queste corrisposte.

E proprio la reiterata indicazione della ditta di ANCIONE sui predetti pizzini contribuisce a
rendere ancora pi credibili le affermazioni della vittima.

E contribuisce a far collocare tutti i delitti di estorsione commessi in danno del predetto titolare,
nell'arnbito delle attivita criminali svolte per conto, e nell'interesse di cosa Nostra; ivi comprese
le condotte illecite pi recenti, direttamente ascrivibili all'imputato di questo giudizio, Salvatore
LIGA (classe 85).
Ulteriore conferma della credibilit delle affermazioni di Antonio Ancione pu trarsi dai dati
raccolti in merito ai soggetti coinvolti nel suo racconto.
Appare superfluo indugiare sullo spessore criminale di Sandro e Salvatore LO PICCOLO, e
sulla loro inarrestabile carriera nell'ambito di Cosa Nostra: dati ormai ampiamente acquisiti in
numerose pronunce di merito.

LIGA Federico, LO PICCOLO Filippo e DI MAI0 Vincenzo vantano tutti precedenti per delitti
di stampo mafioso, e - tra l'altro - risultano effettivamente tratti in arresto, in data 18 ottobre
2001, per il delitto di associazione mafiosa p. e p. dall'art. 416bis cod. pen..
Gli stessi soggetti erano ancora tutti detenuti, per tali fatti, all'epoca della richiesta di misura
cautelare avanzata dal PM nel procedimento principale, dal quale stato stralciato quello
odierno.
Pi in particolare, sia LO PICCOLO Filippo che LO CASCIO Giuseppe risultano indicati nella
ordinanza del GIP seguita alla predetta richiesta, come uomini d'onore alle dirette dipendenze di
Salvatore e Sandro LO PICCOLO.
Quanto al ruolo di Giovanni NIOSI, va ricordato in primo luogo che nei confronti del predetto
co-imputato si procede separatamente, in ordine alla medesima imputazione contestata in questo
giudizio a Salvatore LIGA (classe 85).
Giovanni NIOSI, nel capo di imputazione 8 della richiesta di rinvio a giudizio, indicato quale
predecessore dell'odiemo imputato, e quale soggetto delegato a riscuotere le quote maturate fino
al 2005, e materialmente versate da Ancione.
Ed ancora, stato precisato che Giovanni NIOSI risulta indicato dalle convergenti dichiarazioni
di Antonio Nuccio e Francesco Franzese, come soggetto vicino ai fratelli Francesco e Giovanni
Bonanno, a disposizione delle cosche di Resuttana/S. Lorenzo.
Le affermazioni dei due collaboratori rivestono peculiare rilevanza anche perch - come noto

- all'epoca della loro affiliazione in Cosa Nostra, Franzese e Nuccio gravitavano entrambi nella
fazione di Cosa Nostra, facente capo a Sandro e Salvatore LO PICCOLO, padroni assoluti di
quel mandamento.

E in questi ultimi anni essi hanno ampiamente dimostrato di dispone di notevoli e approfondite
conoscenze sull'entourage dei predetti vertici mafiosi e sulle articolazioni territoriali della zona
nord-occidentale di Palermo.
Ed infatti, dopo aver riconosciuto la foto del predetto coimputato, nell'ambito dell'interrogatorio
reso in data 5 marzo 2008, Antonino Nuccio, ha dichiarato:
"...S, questo Giovanni NIOSI: era vicino sia a Francesco che a Giovanni Bonanno, e si

interessava degli episodi delittuosi della zona di Resuttana.


Non so se era uomo d'onore, ma so che era a disposizione della cosca, e faceva il vigile del
fuoco. Era vicino a Francesco Bonanno nel periodo~2000/2002.e comunque prima della sua
morte.
Successivamente si avvicin a suo fratello Giovanni, che nel frattempo era stato scarcerato".

In termini del tutto simili, si espresso Francesco FRANZESE, durante l'interrogatorio del 26
novembre 2007:
" Sulla zona di San Lorenzo, sino al momento del suo arresto, vi era Giovanni NIOSI, intimo di

Di BLASI e parente d BONANNO. Gestiva il territorio di San Lorenzo ed era amico dei
GUCALONE dei supermercati GLAC...

'l.

Secondo dati riportati nella menzionata richiesta del PM, articolata nel procedimento principale,
emerso che NIOSI svolgeva effettivamente il lavoro di vigile del fuoco, ed stato condannato

per il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso alla pena di 5 anni di reclusione,
con sentenza del 21.12.2006, confermata dalla Corte di Appello di Palermo.
Considerazioni del tutto simili possono trarsi dai dati raccolti sulla persona di Salvatore LIGA
(classe 85), odierno imputato.
Nell'ambito del pi volte citato proc. n. 38/08 r.g.n.r., Salvatore LIGA stato sottoposto a fermo
ed a misura coercitiva per il delitto di partecipazione a Cosa Nostra e per il delitto di estorsione
continuata ed aggravata ex art. 7 legge 203191, commesso sino al febbraio 2008, in danno del
titolare di una auto-carrozzeria.
Con sentenza emessa dal GUP di questo Tribunale in data 16 luglio 2009, Salvatore LIGA
stato riconosciuto colpevole del delitto di estorsione aggravata e condannato alla pena di anni 6
di reclusione ed 2.000 di multa, mentre stato assolto dalla imputazione di partecipazione alla
associazione mafiosa.
La Corte di Appello, con sentenza de11'8 aprile 201 l , nel confermare le predette statuizioni di
condanna e assoluzione, ha tuttavia ridotto la pena inflitta a Liga, fino a d anni 5 e mesi 4 di
reclusione.
Tale sentenza divenuta irrevocabile, nei confronti di Salvatore LIGA, in data 7 ottobre 201 1.
Risulta pertanto definitivamente accertato con pronuncia giurisdizionale il fatto che, nello stesso
arco di tempo in cui ANCIONE ha collocato le rimesse di denaro consegnate a Salvatore LIGA
(classe 85), costui era impegnato a svolgere lo stesso genere di attivit illecita, in danno di un
altro artigiano/commerciante (tale Rosolino CHIFARI).

E nel procedimento concluso con sentenza di condanna nei confronti di Salvatore LIGA (cl. 85),
CHIFARI aveva a sua volta riconosciuto in foto l'odierno imputato come l'esattore delle somme
che gli erano state estorte.

. .

..

'

Non va trascurato il fatto che pure quest'ultima vittima aveva il suo esercizio commerciale nella
zona nord-occidentale della citt, e quindi nello stesso ambito territoriale che, in quegli anni,
ricadeva sotto il controllo diretto di Sandro e Salvatore LO PICCOLO.

Riferimenti alla estorsione mafiosa consumata ai danni di Rosolino CHIFARI, erano stati
ritrovati su alcuni pizzini, recuperati nel covo dei LO PICCOLO.
Tra l'altro, va sottolineato che in motivazione, la Corte che ha confermato la condanna di LIGA,
ha specificato come il pizzo estorto a Chifari, era stato consegnato proprio negli stessi periodi
che sono stati successivamente indicati citati nel racconto di Antonino ANCIONE (per la
precisione, diversamente da quanto era indicato nei capi di imputazione relativi alla vicenda
CHIFARI, stato accertato che l'esazione del pizzo awenne a gennaio 2007 ed a Pasqua 2007,
e non nell'anno successivo fino al febbraio 2008).

Ed ancora, va sottolineato che fra i dati obiettivi elencati nella predetta sentenza figurano le

ulteriori dichiarazioni rese da Antonino NUCCIO.


Secondo il predetto collaboratore, da confidenze acquisite in ambito mafioso, egli aveva appreso
che componenti della famiglia LIGA erano stati autorizzati da Sandro Lo PICCOLO a riscuotere
denaro proveniente dalle estorsioni, per destinarlo in parte ai propri congiunti carcerati, ed in
parte allo stesso Sandro Lo PICCOLO.
Ebbene, non c' dubbio che tali ultime affermazioni di Antonino Nuccio, sia pure riportate de

relato, si coniugano perfettamente sia con la denuncia di Chifari, sia - a maggior ragione - con
quelle di Antonio ANCIONE.
Costui, infatti, a differenza dell'altra vittima, ha chiamato in causa pi componenti dello stesso
nucleo familiare dei LIGA: dall'odierno imputato Salvatore LIGA (classe 85) a Federico LIGA,
e persino il padre di Federico, Salvatore LIGA (classe 3 1).
Alla stregua di quanto esposto, non

C'&

dubbio che pure tali ultimi elementi obiettivi,e lo stesso

tenore della sentenza definitiva, da un lato, rafforzano in generale la credibilit di Antonio


Ancione.

E, dall'altro, indirettamente confermano la credibilit delle sue specifiche affermazioni in merito


alla persona di Salvatore LIGA (classe 85), ed in merito al contesto mafioso in cui maturarono i
fatti.
Non soltanto emerso che Salvatore LIGA (classe 85) faceva effettivamente parte della stessa
famiglia (i LIGA) citata da Antonino NUCCIO, circostanza che in s per s non basterebbe a
corroborare la chiamata in causa individuale dell'odierno imputato.
M a risulta altres che costui - nello stesso periodo e nella stessa zona di influenza di mafiosa,
sottoposta al controllo dei LO PICCOLO, era stato impegnato nello stesso genere di attivit
illecite che oggi gli vengono contestate in questo giudizio: attivit che erano dirette a favorire gli
interessi patrimoniali del sodalizio mafioso e dei suoi vertici.

E cib elide totalmente gli ultimi residui dubbi sulla complessiva credibilit della vittima
Antonino ANCIONE, e sul ruolo specifico che pub essere attribuito all'imputato.

Il percorso narrativo di Antonio Ancione oltre ad essere plausibile e verosimile, spontaneo e


coerente

- ha trovato dunque molteplici conferme esterne, di carattere obiettivo e logico, che

restituiscono indubbia linearit al racconto della vittima e consentono di collocarlo in un quadro


complessivo di piena e completa affidabilit.
ANCIONE ha partecipato direttamente a tutti gli incontri che hanno punteggiato la sua vicenda,
ed alle consegne di denaro, rimesse personalmente nelle mani dei suoi persecutori.
Ed pertanto del tutto plausibile che egli sia stato in grado di riferire gli eventi e riconoscere

correttamente gli autori delle condotte (per quanto dato sapere, egli aveva avuto precedenti
rapporti di conoscenza diretta, unicamente con Giovanni NIOSI),
Peraltro, non sono emersi elementi di prova di alcun genere in grado di dimostrare che le accuse
mosse dal titolare dell'attivit presa di mira, possano essere state determinate da gravi motivi di
astio, rancore o inimicizia nei confronti dei vari soggetti chiamati in causa, ed in particolare nei
confronti dell'odierno imputato.
N si vede per quale altro genere di motivo, pi o meno occulto, il commerciante, che era del
tutto consapevole dello spessore e della estrema pericolosit dei soggetti accusati, avrebbe
dovuto esporre accuse ingiustificate e false nei confronti di coloro che - facendogli comprendere
con modalit tipicamente mafiose di presentarsi per conto dei vertici mafiosi, e nell'interesse di
Cosa Nostra- lo avevano intimidito al punto tale da costringerlo ad adeguarsi alla richieste di
messa posto, e di periodico versamento del pizzo.
Va ribadita ancora una volta la progressione logica della narrazione di ANCIONE.
La messa a posto della ditta ANTEGO, secondo tale versione, risulta avviata e perpetuata - e, per

quanto dato sapere, definitivamente interrotta soltanto grazie all'apporto decisivo di soggetti
che sono poi risultati appartenere al medesimo nucleo familiare (Salvatore LIGA, classe 31, e
Federico LIGA, rispettivamente nonno e zio patemi dell'ultimo esattore Salvatore LIGA, classe

85).

E risulta, altres, mantenuta ferma grazie all'ulteriore apporto di soggetti, come il NIOSI - e, in

via secondaria, Vincenzo Di Maio, Giuseppe Lo Cascio e Filippo Lo Piccolo gravitanti tutti
nella medesima articolazione territoriale, e risultati poi vincolati fra loro da legami pregressi, e
*,

dalla circostanza di aver fatto tutti capo ai vertici mafiosi Sandro e Salvatore Lo Piccolo.
Sotto tale specifico profilo, si consideri ad esempio l'intervento di intermediazione spiegato, su
richiesta della vittima Antonio Ancione, da parte di Giovanni NIOSI, ed il subentro di costui al
posto di Federico LIGA, quasi a riperconerne i passi, ed a ribadire le medesime pretese di

denaro destinato alle famiglie; o ancora, il fatto che tutti i predetti imputati sono risultati
coinvolti, negli ultimi anni, nei medesimi reati e nelle medesime vicende giudiziarie.
Ora, se si considera che Antonio ANCIONE risultato del tutto estraneo a Cosa Nostra, ed era
pertanto sicuramente ignaro delle strutture interne, degli organici del sodalizio, e dei legami che
preesistevano in ambito mafioso fra i soggetti da lui chiamati in causa, non c' dubbio che deve
reputarsi estremamente significativa la circostanza che la vittima sia riuscita a collocare nel suo
racconto, soggetti che poi - in base a riscontri successivi - sono risultati effettivamente legati fra
loro, nei termini sopra specificati.
Ora, se si esclude ragionevolmente che possa essersi trattato di una mera coincidenza fortuita,
non resta che concludere che ci si verificato soltanto perch le chiamate in causa di Antonio
Ancione sono genuine, e rispondono all'effettivo andamento dei fatti.

N va dimenticato che l'effettiva esistenza della estorsione perpetuata ai danni della ditta di
ANCIONE risulta inconfutabilmente comprovato dai pi volte menzionati appunti, ritrovati nel
covo dei latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Sugli stessi pizzini, non soltanto il nome di Antonio Ancione figura pi volte nell'elenco delle
imprese sottoposte ad estorsione, ma questo compare spesso accanto alla cifra 500.

E ci, atteso l'evidente allusione alla quota semestrale di 500 euro, di cui ha parlato la vittima,
costituisce un riscontro davvero notevole, alle affermazioni ed alle accuse articolate dalla parte
lesa.
vero che - come ha correttamente osservato la difesa - nei pizzini sono riportati riferimenti
cronologici differenti rispetto al periodo curato dall'imputato (e, in particolare, si citano gli anni
2003 e 2005, che, secondo il racconto della vittima, sarebbero stati curati da Giovanni NIOSI e
non da Antonio ANCIONE).
Ma ci significa soltanto che tali documenti riservati non hanno - almeno direttamente - natura
di riscontro individuale e immediato rispetto a quella parte delle affermazioni di ANCIONE che
chiamano in causa Salvatore LIGA (classe 85).
Ora, a parte la owia considerazione relativa al fatto che tali fonti di prova non hanno necessit di
essere assistiti da tale genere di riscontri; non pu ignorarsi che il contenuto dei pizzini rimanda in ogni caso - alla persona di Salvatore LIGA (classe 85).

E ci soprattutto se letto e coordinato con tutti gli altri elementi raccolti in questo giudizio, i
quali danno atto della continuit esistente fra i versamenti originari a Federico LIGA e Giovanni

NIOSI, e quelli successivi, consegnati personalmente all'odierno imputato.


Ci si riferisce al fatto, accertato con sentenza irrevocabile, che - proprio nello stesso periodo - il
suddetto Salvatore Liga, era addetto per conto della associazione Cosa Nostra e su mandato di

Salvatore e Sandro Lo Piccolo, alla riscossione di quote di pizzo presso un'altra ditta, ubicata
nella medesima zona di influenza: ditta, alla quale erano state imposte le medesime condizioni di
pagamento per la messa a posto (500 euro a semestre).

Ed al fatto che la messa a posto di Ancione con i Lo Piccolo era stata avviata dai congiunti
dell'imputato e perpetuata dal NIOSI, alle stesse identiche condizioni poi ribadite e fatte valere
dall'ultimo esattore, Salvatore LIGA (classe 85) nello stesso, identico solco dei predecessori.
Ed anche questi elementi di fatto e queste considerazioni restituiscono coerenza ed affidabilit a
tutte quelle affermazioni della parte lesa, che riguardano pi da vicino la persona dell'attuale
imputato, e rendono senz'altro credibile la chiamata in causa di Salvatore LIGA (classe 85),
come effettivo esattore delle due quote da 500 euro, versate alla fine del 2006 e nella prima met
del 2007.
Possono pertanto ritenersi integrati tutti gli elementi obiettivi e soggettivi del delitto di estorsione
aggravata in danno di Antonio Ancione, consumata fia la fine del 2006 ed i primi mesi del 2007.
11 predetto imputato, Salvatore LIGA (classe 85), va pertanto dichiarato colpevole del delitto
descritto al capo 8).
In base a gli elementi di prova che sono gi stati illustrati nelle parti precedenti della trattazione,
Salvatore LIGA risultato soggetto cooptato da esponenti di assoluto rilievo mafioso, ed
incaricato di svolgere il ruolo esattorelcollettore di cospicue somme di denaro presso la vittima,
da destinarsi alle casse di Cosa Nostra.
I1 complesso degli elementi raccolti in questo giudizio, compresi quelli relativi alla vicenda di
Rosolino CHIFARI, porta alla inevitabile conclusione che non si era trattato di mera iniziativa
personale dell'imputato, bens della ennesima vessazione riconducibile a Cosa Nostra ed ai noti
Lo Piccolo.

Salvatore LIGA aveva agito ancora una volta come era accaduto nella estorsione ai danni di
Chifari, con compiti di tramite e di esattore, nell'interesse del sodalizio mafioso e dei suoi
vertici dell'epoca.
Sotto tale ultimo profilo, si pu fare rinvio ai pizzini recuperati al momento dell'arresto dei Lo
PICCOLO, ed a quanto stato diffusamente esposto nelle pagine precedenti, relativamente alle
affermazioni del collaboratore di giustizia Antonio Nuccio, in merito all'autorizzazione a
riscuotere che i Lo Piccolo avevano concesso alla famiglia dei LIGA.

Sulla natura non equivocabile di tali introiti, e sulla consapevole adesione dell'imputato ai piani
perseguiti dai suoi correi mafiosi, allo scopo di rafforzare il mandarnento e, Cosa Nostra in
generale, pu farsi richiamo a tutte le considerazioni gi trattate in precedenza; ed in particolare,
alle annotazioni contenute nei pizzini ed alle considerazioni che sono ricavabili dal fatto che il

predetto imputato perpetu le stesse pretese e richiese esplicitamente che venissero rispettate le
precedenti imposizioni, nel solco della piii assoluta continuit con gli episodi precedenti.
Sussiste, pertanto in questo caso, per tutti i motivi fin qui precisati, l'aggravante prevista
dall'art. 7 legge 203191: non solo i predetti capi mandamento erano fra i destinatari finali delle
somme estorte ad Ancione (salve le quote destinate direttamente ai carcerati, di cui ha riferito
Nuccio), ma tutte le intimidazioni ed i versamenti imposti alla sua ditta sfnittavano le tipiche
modalit dell'agire mafioso (su tali aspetti, si rinvia alla narrazione di Ancione in merito ai suoi
primi contatti con gli estortori, ed alle cautele che furono da lui adottate per informarsi ed
escludere che si trattasse di semplici millantatori).
Tali modalit tipiche rientrano ampiamente negli schemi ormai noti e collaudati del sistema
delle estorsioni mafiose, da sempre finalizzato - oltre che a trarre profitti patrimoniali dalle
singole attivit commerciali - a permettere a Cosa Nostra di gestire e controllare il territorio, e
di garantire i propri protetti

A tale ultimo proposito, si ricordino ad es. le legittime rimostranze mosse da Ancione, nei

confronti di Federico LIGA, poco dopo l'incendio subito dai vecchi locali della sua ditta.
Quanto all'aggravante prevista dall'art. 629 cpv. cod. pen., in relazione all'art. 628 co. 3 n. 1
cod. pen., va innanzi tutto precisato che con la sentenza della Corte di Appello poco sopra
richiamata, con la quale LIGA stato riconosciuto responsabile della estorsione consumata ai
danni di Chifari, stato contestualmente escluso che l'imputato abbia fatto parte di Cosa Nostra,
in quello stesso periodo.
Poich si tratta della stessa epoca alla quale risalgono i fatti oggetto di questo giudizio, esiste
pertanto nei confronti di Salvatore LIGA, la predetta preclusione alla attribuzione diretta della
qualifica soggettiva di sodale di Cosa Nostra.
Tuttavia, poich i fatti contestati risultano commessi in concorso con Salvatore e Sandro Lo
Piccolo, la cui qualifica di esponenti di spicco di Cosa Nostra non pu essere messa in dubbio,
tale circostanza, a parere di questo giudice, rileva obiettivamente e pu essere pertanto estesa
pure all'odierno imputato.
Ed il fatto che Salvatore LIGA (classe 85) non abbia fatto parte personalmente di Cosa Nostra,
non elimina il dato obiettivo collegato all'accresciuta potenzialit intimidatoria di chi abbia
agito accanto a sodali,mafiosi di spicco, cos trovando impulso e sostegno nella appartenenza di
costoro ad un gruppo qualificato, riunito in forma organizzata e dotato di capacit criminali e
persuasive, ancora maggiori.

L'imputato va quindi dichiarato colpevole del delitto di estorsione aggravata, contestato al capo
8 della richiesta di rinvio a giudizio.
Quanto ai criteri di calcolo della pena stabiliti dall'art. 133 cod. pen., va posto in evidenza, in
primo luogo, il fatto che Salvatore LIGA si era reso disponibile, nello stesso periodo di tempo, a
svolgere funzioni di esattore presso altra vittima, sia pure limitatamente a pochi mesi.

Le frequentazioni dirette e la complicit con personaggi di assoluto spicco in ambito associativo


vanno considerate di notevolissimo rilievo.
I1 giudizio complessivo sulle attitudini criminali e sulla pericolosit di Salvatore LIGA non pu
comunque prescindere dal fatto che non sono stati acquisiti dati obiettivi sulla esecuzione di atti
di violenza e danneggiamenti, da parte sua.

Va segnalato inoltre, sotto il profilo del danno patrimoniale inflitto alla parte lesa, che la somma
complessivamente estorta dall'imputato alla ditta di Ancione, ammontava complessivamente a
"soli" 1.O00 euro (e quindi, tutto sommato, ad una cifra relativamente contenuta).
Particolare significato negativo va attribuito al precedente specifico e recente dell'imputato, pi
volte richiamato nell'ambito di questa motivazione (la condanna definitiva per la vicenda
Chifari).
Quanto al comportamento processuale, si osserva che l'imputato non ha evidenziato particolari
sintomi di rawedimento, n d'altra parte ha cercato di difendersi nel merito e di ridimensionare
le sue acclarate responsabilit personali nella vicenda in esame.
Per tutto quanto esposto, si reputa congrua per Salvatore LIGA (classe 85) la pena finale di anni
cinque di reclusione ed euro 1.400 di multa, cos calcolata:
pena base: tenuto conto di quella prevista dalla aggravante del capoverso dell'art. 629 cod. pen.
=

anni 6 e mesi 3 di reclusione ed euro 1.100 di multa, aumentata ex art. 7 legge 203J91, e

tenuto conto dell'art. 63 cod. pen., fino ad anni sette e mesi tre di reclusione ed euro 2.000 di
multa: Ed infine, ulteriormente aumentata ex art. 81 cpv. cod. pen. di due mesi ed euro cento,
fino a complessivi anni 7 e mesi 5 di reclusione ed euro 2.100 di multa, da ridurre di un terzo
per il rito abbreviato, fino alla pena sopra specificata.
Egli va inoltre condannato, al pagamento delle spese processuali ed inoltre, al pagamento delle
spese di mantenimento in carcere, durante la custodia cautelare.
In conseguenza della predetta condanna, Salvatore LIGA deve essere dichiarato interdetto in
perpetuo dai pubblici uffici, ed in stato di interdizione legale, durante l'esecuzione della pena.

*
Poich Salvatore LIGA (classe 85) l'unico imputato che nell'ambito di questo giudizio stato
riconosciuto colpevole di delitti comunque collegati all'attivit illecita delle articolazioni

territoriali mafiose della zona nord-occidentale di Palermo, va conseguentemente condannato al


risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili: 1) Associazione degli Industriali
della Provincia di PalermoIConf-Industria Palermo, 2) Centro studi e iniziative culturali Pio La
Torre, 3) Comitato Addio Pizzo, 4) Conf-Commercio Palermo, 5) F.A.I., 6) Conf-Industria
Sicilia, 7) Associazione Antiracket e Anti-usura, Coordinamento delle vittime dell'estorsione,
dell'usura e della mafia, ONLUS 8) Associazione SOS Impresa, 9) Associazione Solidaria SCS,
10) Provincia Regionale di Palermo e 11) Comune di Palermo.
Innanzi tutto, deve ribadirsi che - come stato affermato in varie pronunce dei giudici di merito
e di legittimit

- l'attivit illecita posta in essere dall'associazione mafiosa Cosa Nostra, o in

ogni caso ad essa riconducibile, incide pesantemente, compromettendola, sull'immagine e


sull'attivit degli enti territoriali nel cui ambito tali fatti sono commessi.

La Corte di Cassazione ha affermato ad esempio (C&. Cass. Sez. I pen., 921191448) che il
Comune pu essere considerato danneggiato dal delitto ex art. 416bis cod. pen., in quanto tale

reato cagiona pregiudizio di carattere patrimoniale e non patrimoniale, almeno all'immagine


della citt, ed allo sviluppo del turismo e delle attivit produttive di essa, con conseguente
lesione di interessi propri, giuridicamente tutelati, dell 'ente (territoriale) che della collettivit ha
la rappresentanza.
Le medesime considerazioni possono essere estese pure all'altro ente territoriale ammesso a
costituirsi nell'ambito di questo giudizio, la Provincia Regionale di Palermo.
Quanto alle altre associazioni ammesse quali parti civili, pu ribadirsi che - secondo costante

giurisprudenza dei giudici di merito e di legittimit pi in generale, l'attivit illecita posta in


essere nell'interesse di Cosa Nostra, incide sugli interessi degli enti istituzionalmente preposti,
secondo i rispettivi statuti, alla tutela della libert imprenditoriale, ovvero all'adozione di
iniziative culturali dirette alla repressione del fenomeno mafioso.

E incide comunque sugli enti titolari di altre prerogative, giuridicamente riconosciute.


Qui pu farsi riferimento a quella giurispmdenza di legittimit (cfr. Cass. Sez. VI 89J182947)
che ha affermato che gli enti e le associazioni sono legittimate all'esercizio dell'azione di
risarcimento in sede penale, quando dal reato abbiano ricevuto un danno ad un interesse

proprio, sempre che l'interesse leso coincida con un diritto reale o comunque con un diritto
soggettivo del sodalizio, assunto nello statuto a ragione stessa della propria esistenza ed azione,
e come tale oggetto di un diritto assoluto ed essenziale dell'ente. Ci a causa
dell 'immedesimazione fra l'ente stesso e l'interesse perseguito, sia a causa dell'incorporazione

j-a i soci ed il sodalizio medesimo, sicch questo (...) patisce un offesa, e perci anche un danno
non patrimoniale dal reato.

E non c' dubbio che Cosa Nostra, con la sua attivit, la sua capacit di insinuazione e controllo
delle attivit economiche espletate sul territorio, la capacit intimidatoria e le gravissime forme
d i ritorsione contro ogni genere di ribellione, comprima il libero esercizio dell'attivit degli
operatori che agiscono nelle zone controllate dall'associazione mafiosa.

E fra gli scopi statutari perseguiti da tali enti, rientrano sia la libert di iniziativa economica, che
lo sviluppo e l'incremento delle capacit imprenditoriali degli associati.
Pertanto, poich tutti i reati accertati ledono in concreto tali prerogative giuridicamente tutelate,
rientranti per statuto fra gli scopi sociali degli enti, va ad essi riconosciuto il diritto ad essere
risarciti.
Riguardo alla quantificazione dei danni patrimoniali e morali, questa non pu che essere rimessa
davanti alla sede civile competente, in assenza di precisi dati di riferimento relativi alle richieste
avanzate, ed a tutti gli aspetti articolati.
Nell'ambito di questo giudizio va pertanto pronunciata condanna generica al risarcimento dei
danni, nei termini che seguono: Salvatore LIGA va condannato, relativamente alla imputazione

a lui ascritta, al risarcimento dei danni in favore delle predette parti civili costituite, che si
rimandano, per la liquidazione in concreto, davanti al giudice civile competente.
I1 predetto imputato va altres condannato al pagamento delle spese processuali in favore delle
medesime parti civili, che si liquidano in complessivi 1.687,50 ciascuno oltre IVA e CPA (e
specificamente: complessivi 1.500 per onorari e 187,50 per spese forfetarie, in ragione del
12,5% degli onorari )

Pagamento da distrarsi, come richiesto, in favore dei procuratori antistatari di Associazione


degli Industriali della Provincia di Palermo, Conf-Industria Palermo, Centro studi e iniziative
culturali Pio La Torre, Comitato Addio Pizzo, Conf-Commercio Palermo, F.A.I., Conf-Industria
Sicilia, Associazione Antiracket e Anti-usura Coordinamento delle vittime dell'estorsione,
dell'usura e della mafia, Associazione SOS Impresa, Associazione Solidaria SCS.

In merito alle posizioni degli altri imputati di questo giudizio abbreviato Andrea e Dornenico
BARONE, Domenico CAVIGLIA, Antonino DE LUCA - va innanzi tutto precisato che secondo
la ricostruzione dell'accusa, costoro sarebbero risultati coinvolti, 'a vario titolo, in molteplici
episodi delittuosi riconducibili alla previsione dell'art. 73 co. 1 del DPR 309/90 (rispettivamente
capi 27, 32 e 34); e ci, anche perch stabilmente inquadrati all'intemo di gruppi criminali,
differenti da Cosa Nostra, ma tutti promossi, organizzati e gestiti da soggetti facenti parte del

sodalizio mafioso, ed ispirati allo scopo di perseguire programmi delittuosi, specificamente


rientranti nei parametri dell'art. 74 DPR 309/90 (capi 26,3 1 e 33).
Secondo un orientamento della giurisprudenza di legittimit ormai prevalente, configurabile il
concorso fra i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416bis cod. pen., e
quello di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, quando si sia contemporaneamente
in presenza:

da una parte, di un organismo stabile, come quello di Cosa Nostra, caratterizzato da rigidi
principi gerarchici e da organizzazione verticistica, oltre che dall'agire mafioso: principi
e metodi ai quali deve obbligatoriamente soggiacere ciascun sodale;

dall'altra parte, in presenza di una o pi strutture organizzate, caratterizzate dal fatto di

operare nello specifico, esclusivo campo degli stupefacenti; e dal fatto che gli aderenti

pur restando sotto l'eventuale controllo di uno o pi esponenti mafiosi, ed usufmendo


incidentalmente delle strutture logistiche dell'associazione mafiosa

sono invece ben

differenziati rispetto agli organici dell'altro sodalizio, e restano comunque dotati di una
propria, differente, libert operativa.
Secondo altro orientamento le predette figure di associazione possono concorrere materialmente,
e perfino sovrapporsi fra loro (sotto il profilo logistico), purch le condotte dei singoli partecipi
rimangano distinte: ciascun sodale pu o meno aderire al duplice aspetto della realta fenomenica,
far parte della associazione mafiosa, ma restare escluso da attivit criminose nel campo degli
stupefacenti; oppure occuparsi di tale settore, ma restare escluso non solo dagli altri interessi ed
obiettivi perseguiti dalla cosca, ma pure dallo stesso metodo mafioso.
Alla luce dei principi fin qui esposti, risultano evidenti le difficolt che possono insorgere, sotto
il profilo probatorio, quando si ipotizzi - come nei casi oggetto di questo giudizio - l'esistenza di
programmi criminosi ex art. 74 DPR 309/90, perseguiti ed attuati da partecipi organicamente
inseriti all'interno del sodalizio mafioso, con la collaborazione di soggetti a questo esterni, o
comunque non organicamente inquadrati.
Le maggiori difficolt sono costituite

- da un lato - dalla necessit di dimostrare l'autonoma

perdurante esistenza di gruppi stabilmente operativi, finalizzati a porre in essere pi delitti fra
quelli previsti dall'art. 73 DPR 309/90, che siano contemporaneamente avulsi, o quantomeno
ben distinti, rispetto ai programmi propri della associazione mafiosa.

Dall'altro, appare particolarmente arduo comprovare sulla scorta di tutti gli elementi di prova

fin qui raccolti - non soltanto la singole condotte illecite, oggetto di separata contestazione, e
risultate portate a termine da sodali mafiosi in concorso con imputati "esterni"; ma - altres

l'esistenza di vere e proprie strutture differenziate, finalizzate alla commissione di un numero

indeterminato di delitti di cui all'art. 73 DPR 309190, e quindi caratterizzate da peculiare


accordo programmatico non estemporaneo, protratto nel tempo e comunque tendenzialmente
durevole, che prescinda e vada oltre i singoli, parziali accordi, conclusi fra i concorrenti in
occasione di ciascun episodio di traffico illecito.

Ed infatti, non si pu affermare di essere in presenza di una vera e propria struttura associativa,
di un sodalizio composto da almeno tre adepti, legati fra loro da affectio societatis, ossia da un
vincolo tendenzialmente permanente, fino a quando gli elementi acquisiti depongono invece
semplicemente a favore dell'esistenza di pi episodi delittuosi, sia pure connessi fra loro, perch
portati a termine dagli stessi autori.
Secondo consolidati orientamenti giurisprudenziali, la fattispecie associativa non pub ridursi a
semplici accordi fra partecipi, ma deve consistere in un quid pluris, nell'esistenza di un
indispensabile nucleo strutturale, destinato a perpetuarsi anche oltre la consumazione dei singoli
delitti.

Questo quidpluris deve coincidere nel momento costitutivo dell'associazione criminale - con
la predisposizione di un substrato organizzativo e mezzi strumentali, anche minimi, finalizzati
alla commissione di delitti.

E deve coincidere - nelle fasi successive - con una serie di contributi effettivi e consapevoli, da
parte di ciascun adepto, diretti al perseguimento del programma illecito, ed alla perpetuazione
dell' associazione,

E stato altres argomentato che non necessario che il sodalizio criminoso si presenti come una
struttura unitaria o fortemente centralizzata, potendo ben articolarsi anche in due o pi gruppi;
e che non rileva la circostanza che i delitti ai quali siaflnalizzato il vincolo associativo abbiano

caratteristiche dissimili, e vengano commessi separatamente dall'uno o dall'altro gruppo di


associati, anche in concorrenza tra di loro di interessi economici.
Non escluso che i singoli partecipi possano essere motivati da interessi economici speculari:
fra le altre ipotesi, la Cassazione, ha ammesso la configurabilit del delitto previsto dall'art. 74
DPR 309190, pure nei casi in cui l'organizzazione annoveri contestualmente fra i propri adepti
tanto il fornitore abituale di droga, come i compratori che la ricevono periodicamente, al fine di
re-immetterla nuovamente sul mercato (v. sez. I 10.6.96, Timpani; sez V, 23.9.97, Bruciati ed
altri; sez V, 5.1 1.97, Saletta ed altri; sez VI, 6.2.98, Parisi ed altri).
Ma ci che rileva maggiormente che tra tutti i componenti della organizzazione vi sia un

accordo complessivo, con assunzione di funzioni e compiti, in vista di un programma


indeterminato di commissione di reati nel settore del traflco delle sostanze stupefacenti.

E che ciascuno dei componenti agisca consapevolmente, per la realizzazione dei fini generali
perseguiti dalla associazione, e nell'ambito di una attivit coordinata, basata su un trafico
continuo di acquisti, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Ed ancora: "...Ai j n i della conJigurabilit del reato di associazioneper delinquere Fnalizzata


a l trafico di stupefacenti, il patto associativo non deve necessariamente consistere in un
preventivo accordoformale, ma pu essere anche non espresso, e costituirsi di fatto fia soggetti
consapevoli che le attivit proprie, ed altrui, ricevono vicendevole ausilio, e tutte insieme
contribuiscono all'attuazione dello scopo comune".
stato sostenuto che ferma restando l'autonomia rispetto ai reati (eventualmente) posti in

essere in attuazione del programma, la prova in ordine al delitto associativo pu desumersi


anche dalle modalit esecutive dei reati-scopo, dalla loro ripetizione, dai contattifia gli autori,
dalla uniformit delle condotte, specie se protratte per un tempo apprezzabile... " (cfr.
Cassazione sez. I penale, 12 nov. 1997, n. 3 133 Cuomo).

Ma, come si dir oltre, tali caratteristiche specifiche non risultano rintracciabili fra i dati raccolti
durante le indagini preliminari.
Le attuali acquisizioni fanno pensare piuttosto ad una serie di accordi peculiari, limitati e
circoscritti, volta per volta conclusi fra pi imputati, senza alcun riferimento ad un programma

di fondo in comune, senza alcuna consapevolezza n volont di contribuire alla perpetuazione


di una o pi strutture organizzate, dirette a perseguire scopi unitari, ad accrescere e potenziare
un giro complessivo di traffici, dai quali ciascuno possa trarre profitto, per il solo fatto di aderire
all'associazione.
Il quadro probatorio complessivamente delineatosi, conferma che, nelle articolazioni territoriali
del palermitano, il settore del traffico delle sostanze stupefacenti tradizionalmente gestito da
esponenti di vertice di Cosa Nostra.

E non porta ad escludere a priori la probabile esistenza di sottoarticolazioni e gruppi all'interno


della organizzazione mafiosa, finalizzati a controllare intere zone di mercato.
Ma non consente di inserire con certezza i singoli episodi delittuosi oggetto di questo giudizio in
una visione complessiva ed unitaria, che trascenda le singole fattispecie delittuose, per assumere
le connotazioni richieste dall'art. 74 DPR 309/90.

Andrea e Dornenico BARONE (capi 26 e 2n.


Passando al merito delle singole posizioni, si osserva che le predette perplessit attengono pure
alla accuse mosse nei confronti di Andrea e Dornenico BARONE.

Le contestazioni che sono state elevate a carico dei predetti imputati si riferiscono, innanzi tutto,
alla realizzazione di vari episodi delittuosi ex art. 73 DPR 309/90, che si assumono commessi da
Andrea e Dornenico Barone, in concorso con il noto Sandro LO PICCOLO, con altro esponente
mafioso del calibro di Giovanni BOTTA, e comunque con altri soggetti accusati e sottoposti ad
indagine per il delitto di associazione mafiosa, come Carlo PUCCIO (noto per essere figlio di

una sorella della moglie di Tot Lo Piccolo).


Gli addebiti riguardano pure la presunta partecipazione di Andrea e Dornenico BARONE ad un
sodalizio criminale ex art. 74 DPR 309/90, composto da tutte le predette persone, e facente capo
a Sandro Lo Piccolo, coinvolto pure come finanziatore, e/o come collettore di finanziamenti
provenienti da altri sodali mafiosi, e destinati alla realizzazione delle attivit illecite del gruppo.

A proposito di Carlo PUCCIO, va rilevato che il predetto imputato - dopo essere stato assolto,
nel 2006, dall'accusa di aver fatto parte di Cosa Nostra

- stato nuovamente sottoposto alla

misura della custodia in carcere, per il delitto p. e p, dall'art. 416bis C. p,, proprio nell'ambito di
questo procedimento (rectius nell'ambito di quello originario, dal quale stato stralciato questo
giudizio).

E ci, in seguito alle recenti dichiarazioni di altri, noti collaboratori di giustizia, come Francesco
Franzese, Antonino Nuccio e Andrea Bonaccorso.
Quanto all'inserimento di Giovanni BOTTA all'interno di Cosa Nostra, pub farsi richiamo alla
sentenza della Corte di Appello, pi volte menzionata in questa motivazione, e resa nel proc. n.
38/08 r.g.n.r. (c.d. Addio Pizzo), con cui stata confermata - con l'unica eccezione dell'entit
della pena inflitta - la sentenza di condanna emessa dal GUP, a carico del predetto imputato, per
vari delitti di stampo mafioso, e per il delitto p. e p. dall'art. 416bis cod. pen.
Nella citata pronuncia si indicava Giovanni BOTTA come organicamente inquadrato in Cosa
Nostra, e quale soggetto addetto, alle dirette dipendenze di Sandro e Tot Lo Piccolo, al sistema
delle scommesse clandestine, alla gestione delle slot machine e dei video poker imposti da Cosa
t.

Nostra presso gli esercizi commerciali controllati.


Nello stesso giudizio, l'imputato stato ritenuto responsabile altres del delitto p. e p. dall'art.

73 DPR 309190, in concorso con Luigi Bonanno, ed stato giudicato come soggetto da tempo
inserito nel traffico di stupefacenti.
Altra prerogativa attribuita al suddetto coimputato, riguardava la gestione di alcuni punti SNAI
e di un noto auto-salone cittadino, amministrati in nome e per conto dei Lo Piccolo.

Tra l'altro, fra i pizzini rinvenuti nel covo dei noti capi mandamento di San Lorenzo, all'epoca
del loro arresto, vi erano pure alcune missive, a firma EZefantino, tutte stilate dalla stessa mano,
che i tecnici hanno attribuito alla calligrafia di Giovanni Botta.
Alcune missive sono comunque apparse immediatamente riconducibili al suddetto imputato,
proprio perch contenevano molteplici, univoci riferimenti alla gestione ed alla contabilit del
sistema delle scommesse clandestine, alle somme ricavate da video poker e slot machine: settore
certamente attribuito alla competenza di Giovanni Botta.

In altro pizzino stilato con la stessa calligrafia e caratterizzato dalla sigla in codice E1 - sono
state invece rinvenute evidenti allusioni alla persona di Angelo PUCCIO, fratello del coimputato
Carlo PUCCIO, ed alla circostanza

- poi in effetti accertata nella sentenza Addio Pizzo - che

Botta ed il suddetto Angelo Puccio, gestivano insieme, quali prestanome di Sandro Lo Piccolo,
l'autosalone di cui si detto.
Non sembra possa essere messo in dubbio - dunque - il fatto che l'autore dei messaggi a firma
Elefantino, era proprio Giovanni BOTTA.
Ebbene, sul pizzino definito in codice E13, anche questo attribuito dai grafologi direttamente a
Giovanni Botta, sono contenuti alcuni commenti e considerazioni sul mercato della droga.
In particolare, nel pizzino ElefantinolBotta segnalava a Sandro LO PICCOLO che il noto Fabio
CHIANCHIANO aveva invaso la zona dello ZEN, con partite di merce da lui controllate.

E gli spiegava che tale circostanza lo aveva spinto a rivolgersi a Michele Catalano (qui indicato
con la sigla 035, che risulta a lui attribuita in vari messaggi simili, scambiati fra esponenti di
Cosa Nostra), per sollecitargli l'immediata immissione sul mercato di alcune partite di droga,
alle quali era direttamente interessato Sandro Lo Piccolo.

Lo scrivente che evidentemente era interessato in prima persona, ai fatti trattati nella missiva

comunicava al suo capo che non aveva potuto attendere, ed aveva dovuto assumere direttamente
l'iniziativa di far intervenire Catalano, in attesa della eventuale (e per lui scontata) ratifica di
Sandro Lo Piccolo.
Tale documento costituisce, dunque, una prima, importante conferma del fatto che Giovanni
Botta e Sandro Lo Piccolo coltivavano interessi in comune, nell'ambito dei traffici di droga.
La missiva per non contiene alcun riferimento, neanche indiretto, ad altri presunti sodali, come
Andrea e Domenico Barone, o Carlo Puccio.
Ed indica, semmai, altro probabile cointeressato alle questioni di controllo del mercato: Michele
Catalano, esponente mafioso dello ZEN, che pure non citato, nel capo di imputazione (cfr.sub

26).

I1 quadro finale restituito dal contenuto del pizzino, dunque, induce ad ipotizzare l'esistenza di
accordi programmatici preliminari fra Sandro Lo Piccolo e Giovanni Botta, eventualmente
estensibili pure a Michele Catalano, ma non agli altri imputati di questo giudizio, e tanto meno a
Carlo PUCCIO.
Va ricordato tuttavia che i principali elementi di prova a carico dei fratelli Andrea e Domenico
BARONE (detto Mimmo), di Carlo Puccio e di Giovanni Botta sono stati tratti da dichiarazioni
di collaboratori di giustizia.
Francesco FRANZESE, ad esempio, dopo aver posto bene in evidenza (cfr. int. del 14.1 1.07)
interessi e attenzioni che Sandro Lo Piccolo intendeva dedicare ai traffici di droga, ha riferito in
data 26 nov. 2007, dell'acquisto di grossi quantitativi difumo, destinati almeno in parte a Sandro
Lo Piccolo.
Ed ha parlato altres delle persone (i fratelli Fabio e Tonino o NIGRO) che avevano procurato
l'hashish, importandolo con le loro imbarcazioni dall'estero; ed ancora, dei destinatari della

merce (fra i quali, c'era pure Sandro Lo Piccolo), e di coloro che invece si erano occupati di
distribuirlo e rivenderlo per conto di Sandro Lo Piccolo.

"Tonino Lo NIGRO uno dei piU grossi trafficanti di droga, insieme alpatello Fabio. Con loro
ho una volta parlato di una grossa quantit di 'tfurno che avevano importato e che era anche
'l,

per Sandro Lo Piccolo.


Un grosso giro di traffico di droga, in specie 'tfumo", lo aveva Carlo PUCCIO, parente dei LO
PICCOLO. Sandro LO PICCOLO mi disse di dare una mano a Giovanni BOTTA, che. insieme
ad Andrea BARONE, aveva una grossa auantit di "fumo" da vendere.
Questa sostanza stupefacente veniva da Fabio Lo Nigro: di ci sono certo, perch Fabio Lo
Nigro mi disse che, per fare arrivare la sostanza, era stata utilizzata una loro imbarcazione, che
tengono a Mazara del Vallo.
Carlo PUCCIO, mima di essere arrestato, si era occupato di traffici d droga ed era stato
utilizzato da Sandro Lo Picco10,per auesto traffico.
Con Sandro LO PICCOLO, avevamo parlato di comprare cocaina, per venderla su Palermo, e
avevamo parlato, su suggerimento di Tonino Lo Nigro, di rivolgerci a Luigi BONANNO (...).
Sin dalle prime affermazioni, dunque, Franzese ha narrato di un grosso carico di fumo importato
via mare, con le imbarcazioni dei fratelli Lo Nigro, ed in parte destinato a Sandro Lo Piccolo.
Ha spiegato poi, che fra gli uomini di LO PICCOLO, che si occupavano di traffici di fumo, vi
erano Carlo PUCCIO, Giovanni BOTTA e Andrea BARONE.

Ed ha infine precisato che Sandro Lo Piccolo gli aveva chiesto di aiutare Giovanni BOTTA e
Andrea BARONE ad immettere sul mercato la partita procurata dai fratelli Lo Nigro.
Il racconto sembra dunque delineare un episodio circoscritto e peculiare, e lo stesso fatto che sia
stato richiesto l'aiuto del collaboratore per le attivit successive all'acquisto, sembra in contrasto
con la pre-esistenza di una struttura organizzata, come quella descritta nel capo di imputazione,
pronta ad affrontare autonomamente lo smistamento di un quantitativo consistente di hashish.
I1 collaboratore, nella medesima circostanza, ha poi fatto cenno ad altri soggetti abitualmente
coinvolti con i traffici di droga, come ad esempio Fabio CHIANCHIANO.
Come si ricorder, si tratta della stessa persona citata nel pizzino a firma di Elefantino (Giovanni
Botta), descritta come responsabile di una pericolosa operazione di saturazione del mercato, in
grado di danneggiare gli interessi di Sandro LO PICCOLO.
Ed ancora, ne ha menzionato altri, come Nino NUCCIO, Andrea BONACCORSO, ed i fratelli

Mimrno e Nunzio SERIO soggetti, tutti notoriamente gravitanti in ambito mafioso i quali in
quegli anni, si erano occupati a loro volta di acquistare e smistare droga:
" U n altro soggetto che si occupa di stupefacenti allo ZEN Fabio CHIANCHIANO, che non

acquistava la droga a Palermo, ma la prendeva, il pi delle volte, a Napoli.


Nino NUCCIO aveva anche traf3ci di stupefacenti, insieme allo Sculuruto (Bonaccorso Andrea)
e DI PIAZZA.
Nino NUCCIO mi chiese di verwcare con i LO PICCOLO se si poteva avere della marvuana,
dato che NUCCIO sapeva che i LO PICCOLO avevano una piantagione ".
Per inciso, e ad ulteriore sostegno della complessiva credibilit delle dichiarazioni di Francesco
FRANZESE, va qui sottolineato che all'interno del covo dei LO PICCOLO, stato rintracciato

- fra i numerosi altri pizzini - un messaggio indirizzato a Sandro Lo PICCOLO, redatto con la
grafia del predetto collaboratore di giustizia, in cui si faceva cenno proprio ad una piantagione di
erba, gestita dai Lo PICCOLO, ed al periodo in cui doveva essere effettuato il raccolto.
Poich non c' motivo di dubitare dell'autenticit della missiva e della veridicit dei contenuti,
poich il messaggio risale ad epoca certamente non sospetta, quando Francesco Franzese non
poteva sapere che sarebbe stato intercettato e letto dagli inquirenti, evidente che la missiva
costituisce un formidabile riscontro obiettivo alle dichiarazioni complessive rese dallo stesso
Franzese, successivamente, davanti agli inquirenti.
Francesco FRANZESE poi tornato sugli stessi temi, durante l'interrogatorio del 29 nov. 2007:

"In merito a Nino NUCCIO detto "Pizza", in quanto gestore di una pizzeria, lo conosco da
molti anni, quale spacciatore.

In particolare, operava in societ con DI PUZZA e BONACCORSO, detto "u sculuruto", nel
traffco di cocaina.
Successivamente, intorno al 2004, NUCCIO gestiva un piccolo traJfiico di sostanze stupefacenti,
i n particolare di "erba con Mimmo e Nunzio SERIO.
'l,

Tale attivit criminosa aveva suscitato forti critiche da parte di BOTTA Giovanni, Mimmo
BARONE e il fiatello di quest'ultimo (ndr: l'imputato Andrea BARONEL e Carlo PUCCIO,
quando era ancora libero.
Questi ultimi si erano lamentati con Sandro Lo Piccolo, che aveva sollecitato ad allontanare il
NUCCIO.
Invero BOTTA, PUCCIO e BARONE (ndr: rectius, i BARONE, secondo quanto urecisato POCO
sopra) volevano il monopolio del trafico di sostanze stupefacenti,senza soggetti concorrenti

come il NUCCIO.
Allora, decisi di intercedere presso Sandro Lo Piccolo, a favore di NUCCIO, che si sempre
comportato correttamente nei miei confronti, riuscendo nel mio intento: per cui, NUCCIO fu
riabilitato.
PUCCIO, BOTTA e BARONE si rifornivano della sostanza stupefacente da Tonino Lo Nigro,
soprannominato "ciolla ", che utilizzava un peschereccio nella sua disponibilit, a Mazara del
Vallo.
Quando fu tratto in arresto Carlo PUCCIO, Sandro LO PICCOLO mi chiese di aiutare BOTTA
nel trafico di sostanze stupefacenti, al quale era molto interessato, in quanto investiva ingenti
somme di denaro, ottenendo notevoli guadagni.
In tale circostanza, decisi di coinvolgere NUCCIO in tale attivit.
Ricordo che il prezzo al chilo era di 1.200 euro, e che ho fatto acquisti da Mimmo BARONE,
anche per 12.000 euro, mentre NUCCIO si occupava dello spaccio con Nunzio SERIO e due
ragazzi, dei quali non ricordo il nome.
BOTTA e Mimmo BARONE custodivano la sostanza stupefacente nell'interesse di Sandro

LO PICCOLO, anchefino a quantit di 500 chili di 'Ifumo."


In concreto, l'interesse primario era quello di recuperare il capitale investito da Sandro LO
PICCOLO, la parte restante del guadagno era utilizzata da BOTTA per acquistare le licenze
SNAI: invero, a me spettava un "piccolo regalo", perch NUCCIO guadagnava dalla cessione.
Ricordo che Sandro LO PICCOLO aveva intenzione di organizzare un ingente trafico di
sostanze stupefacenti con l 'Olanda, per il quale avevo pensato d utilizzare anche NUCCIO, per

lo spaccio (. ..) ".

Secondo la ricostruzione del collaboratore - dunque - Sandro LO PICCOLO era direttamente


interessato a rivendere la droga che era stata procurata attraverso i LO NIGRO, e pertanto si era
rivolto a FRANZESE, perch li aiutasse a piazzare i cospicui quantitativi acquistati dai LO
NIGRO (del molo dei LO NIGRO, come trasportatori e importatori di droga via mare, Franzese
tornato a riferire nell'intenogatorio del 5.12.2007, quando ha riconosciuto in foto Tonino Lo

Nigro, cfr infia verb. interrog. cit.).


In quel momento, infatti, l'arresto di Carlo PUCCIO aveva ostacolato lo smercio della droga, e
FRANZESE ne aveva fatto personalmente acquisto (fino a dieci chili di fumo), presso Mirnmo
BARONE, per affidarla poi a Nino NUCCIO: costui aveva poi provveduto, a sua volta, a
smistarla presso terzi.
Per awalersi della collaborazione di NUCCIO, Francesco FRANZESE aveva dovuto essere
autorizzato espressamente da Sandro Lo PICCOLO, dato che il predetto complice aveva avuto,
di recente, seri contrasti con Giovanni BOTTA ed i BARONE.
Costoro mal tolleravano la presenza di NUCCIO, come concorrente che si occupava di spacciare

erba autonomamente, negli stessi mercati clandestini,


I1 collaboratore ha poi fatto cenno ad un cospicuo approwigionarnento di fumo che ammontava
a 500 chili, ed al fatto che la merce era stata custodita da BOTTA e Mirnrno BARONE,

Ed infatti, in data 6 dic. 2007 durante l'ennesimo interrogatorio davanti al PM il collaboratore


ha riconosciuto in foto Giovanni BOTTA, indicandolo correttamente come titolare, insieme ad
Angelo Puccio e Sandro Lo Piccolo, di un noto autosalone, in viale dell'olimpo (cfr. i riscontri
ricavabili dalla sentenza emessa nel proc. "Addio Pizzo").

FRANZESE ha poi precisato che Giovanni BOTTA, nel 2005, aveva gestito un ingente traffico
di droga con Carlo PUCCIO, e tornando a parlare di un grosso quantitativo di 500 kg. di fumo,
acquistato da Botta e da Puccio, ha confermato la richiesta di aiuto che era stata avanzata da
Sandro Lo Piccolo, nel momento in cui Puccio fu arrestato.

A specifica domanda del PM, FRANZESE ha precisato i motivi per i quali era stato richiesto il
suo intervento, ed ha sostenuto che Giovanni BOTTA non era ancora molto esperto di vendite di

droga e che, fino ad allora, si era appoggiato a canali di smercio, gestiti personalmente da Carlo
PUCCIO:

P M : Lei ha detto: arrivava ..., arrivato tutto questo materiale ...


FRANZESE: 500
PM: pii di 500 chili, tramite i LO NIGRO, e bisognava trovare i canali per smerciarlo, questo
materiale ...
FRANZESE: Si, gi...
P M : perch, BOTTA di canali diretti, suoi, di spaccio ... ?

FRANZESE: ...No, no ... gi li avevano dei canali con il Carlo PUCCIO, per magari
personalmente a lui non lo conoscevano, per questo ... e poi, magari ...
S i osserva che pure tali aspetti della ricostruzione di Francesco FRANZESE sembrano in netto
contrasto con la tesi sostenuta dall'accusa.
Il fatto che l'arresto di un unico elemento (Carlo PUCCIO)

- peraltro, fin qui descritto come

collaboratore diretto dello stesso Sandro Lo Piccolo, nella fase di organizzazione ed ideazione
dei progetti - possa avere messo in crisi le operazioni di smistarnento della nuova partita droga,

sembra suggerire la conclusione che non esisteva in realt alcuna struttura stabile e duratura,
preventivamente organizzata.
Ed infatti, un gruppo strutturato ed organizzato avrebbe dovuto, come tale, essere in grado di
gestire sotto il profilo logistico un numero indeterminato di operazioni simili, senza necessit di
ricorrere ad estemporanei apporti esterni.

La versione di Francesco FRANZESE piuttosto fa insinuare l'ipotesi di una serie di soggetti


autonomi (ben pi estesa di quella indicata al capo 26), abituati a trattare per conto proprio affari

nel campo della droga, e gravitanti in ambienti mafiosi, i quali - volta per volta si accordavano
alternativamente con uno o pi interlocutori, anche differenti, secondo le esigenze del momento.
Non si vede altrimenti perch Giovanni BOTTA non avrebbe potuto fronteggiare il carico di
fumo, insieme ai presunti sodali Andrea e Mimmo BARONE.
In un'eventuale ottica associativa, tali soggetti avrebbero potuto e dovuto ricoprire il molo di
abituali canali di smistamento della droga, indipendentemente dall'arresto del PUCCIO, parente
di Lo PICCOLO.
Durante interrogatori successivi, il collaboratore ha riconosciuto in foto:

Carlo PUCCIO (cfr. int. del 10.12.07), che ha indicato come cugino, o comunque parente
di Sandro LO PICCOLO, e come soggetto coinvolto nel traffico di sostanze stupefacenti
che intratteneva con Giovanni BOTTA e Andrea BARONE: a tale ultimo proposito, ha
confermato l'acquisto e la successiva cornmercializzazione di 500 chili di fumo, come
operazioni riconducibili a costoro.

Mirnrno BARONE (cfr. int. del 24.12.07), che ha descritto come fratello di Andrea

BARONE, e come intimo amico di Giovanni BOTTA, con il quale traflcava in sostanze
stupefacenti.

Andrea BARONE della Marinella (cfr., int. del 29.2.08), sul cui conto il collaboratore ha
riportato specifiche ed articolate informazioni. In particolare, Franzese ha ricordato un
episodio avvenuto durante un tentativo di intimidazione, a scopo di estorsione, ai danni
di un imprenditore: in tale circostanza, Andrea Barone non aveva temuto di esporsi ai

colpi di arma da fuoco che la vittima gli aveva esploso contro, per difendersi; e per tale
motivo, godeva di grande considerazione da parte di Sandro Lo Piccolo, al punto che
costui avrebbe voluto affiliarlo a Cosa Nostra. Franzese, a conferma delle sue precedenti
affermazioni, ha poi aggiunto: "Il BARONE Andrea si occupava del trafico di droga,

per conto di Carlo PUCCIO e di Giovanni BOTTA. Devo specificare che la droga era
comunque di Sandro LO PICCOLO, ma i responsabili del traffico erano Carlo PUCCIO
e Giovanni BOTTA ".
FRANZESE ha poi svolto correttamente l'individuazione fotografica di:

Fabio Chianchiano (il collaboratore ha spiegato che si trattava di un grosso spacciatore


dello ZEN, autorizzato da Sandro Lo PICCOLO, ad operare sia in proprio, sia insieme ai
Lo Piccolo: quando costoro avevano disponibilit di droga, CHIANCHIANO era tenuto
ad acquistare presso di loro;

Fabio DARICCA (altro spacciatore della Marinella, che sarebbe poi passato a spacciare
per Giovanni BOTTA, grazie alflatello di Andrea Barone);

Sergio MESSERI, trafficante di droga collegato al gruppo di Tonino LUPO, che sarebbe
stato anch'egli direttamente interessato alle partite di fumo, arrivate tramite i pescherecci
dei Lo Nigro.

Su tale ultimo aspetto, durante l'interrogatorio del 19.4.08, FRANZESE tornato a ribadire:

"Insieme a Giovanni BOTTA, Sandro LO PICCOLO e Carlo PUCCIO, i predetti (ndr: si


riferisce a Sergio Messeri e Tonino Lupo), che si sono sempre occupati di traffici di droga,

avevano organizzato un primo traffico di 500 kg. di hashish, che era avvenuto prima che io
intervenissi nella vicenda, nei termini che adesso riferir.
Dopo tale episodio, mi fu detto anche di un ulteriore carico, sempre di 500 kg., per il quale vi
furono problemi, perch poco prima dello stesso, fu arrestato il PUCCIO, ma nonostante ci,
giunse a buonfine.
Al riguardo, preciso che tale carico faceva parte di una partita di maggiore importo (...)
So che il PUCCIO aveva rapporti di parentela con Sandro LO PICCOLO. Oltre a quanto detto
prima, in merito al traffico di droga dello ZEN, posso riferire che il fornitore del1 'hashish era
Tonino Lo Nigro, unitamente al LO PICCOLO, e che la fornitura di 500 kg. di cui prima ho
detto, era parte di un maggior carico di circa 2.000 chilogrammi, divisoJFa le varie famiglie di
Palermo. Ricordo che tutto ci avvenne nel 2005.
Il trasporto della droga avvenne via mare, per mezzo dei pescherecci del LO NIGRO, e
quest 'ultimo ed Andrea ADAMO si occuparono di distribuire nel1 'area di Palermo Centro e di

Brancaccio la maggior parte dello stupefacente, riservandone - come ho detto - 500 kg. al
PUCCIO ed al LO PICCOLO.
Intervenni in questa vicenda proprio in seguito al1 'arresto del PUCCIO, su precisa indicazione
del LO PICCOLO, per creare i necessari collegamenti tra Nino NUCCIO ed il BOTTA.
Le vicende narrate da Francesco FRANZESE hanno trovato conferma, nei termini che seguono,
nelle dichiarazioni autonomamente rese davanti all'autorit giudiziaria, dal collaboratore Nino
NUCCIO.
In data 27 nov. 2007, Antonino NUCCIO, nel ripercorrere vari altri episodi concernenti la sua,
personale partecipazione a traffici di sostanze stupefacenti, maturata in ambienti mafiosi, ed i
suoi rapporti di complicit con i fratelli SERIO, ha confermato i contrasti insorti con BOTTA e
gli altri, che lo avevano messo in cattiva luce presso Sandro Lo PICCOLO.
Al punto che FRANZESE era intervenuto personalmente, e si era prodigato in sua difesa:
" Con Mimmo BARONE ed il BOTTA c'era stato un acceso scambio di battute con me, davanti

al Bar Condor, sempre per questioni attinenti il traffico di droga, in occasione del quale, il
BARONE era stato schiaffeggiato da SERIO Nunzio.
A seguito di questo episodio, SANDRO LO PICCOLO aveva scritto a SERIO Nunzio, dicendo
testualmente:

Ma chi ... questo Nino della Conseria? >> circostanza che mi aveva molto

allarmato.
Di questa situazione era venuto a conoscenza anche Francesco FRANZESE, dal quale in quel
periodo mi rifornivo per il 'tfumo", che mi aveva detto che si sarebbe interessato per fare
chiarezza, e per difendermi (...).

I1 collaboratore ha confermato il coinvolgimento di Tonino e Fabio LO NIGRO nel traffico


degli stupefacenti, sebbene egli abbia fatto genericamente cenno a partite di cocaina.
Antonino NUCCIO ha poi riconosciuto in foto Carlo PUCCIO (cfr. int. del 7.12.07).
In tale data, ha spiegato di conoscere PUCCIO personalmente, ed ha riferito di suoi incontri con
lui, a causa dei traffici di cocaina che PUCCIO gestiva con Sandro Lo Piccolo.
Ed ha pure individuato la foto di Mimmo BARONE (cfr. int. del 14.12.07), fratello di Andrea e
soprannominato Barunieddu.

A proposito del predetto imputato egli ha, tra l'altro, dichiarato:


"Con lui ho avuto rapporti di affari illeciti, relativi agli stupefacenti. Era in societ con
Giovanni BOTTA. nell'interesse di Sandro LO PICCOLO. (...) Si occupava di trafici di hashish

e cocaina. (...) Lui ebbe una lite con Nunzio SERI0,che gli diede uno schiaffo: Giovanni
BOTTA prese le sue difese, e pi& tardi, venimmo tutti redarguiti da Sandro LO PICCOLO, per

questo fatto. Il denaro dei trafJici gestiti da BARONE arrivava a Giovanni BOTTA, che poi lo
divideva con gli altri complici, secondo le disposizioni di Sandro LO PICCOLO.
Identico esito favorevole ha poi avuto l'individuazione in foto di Andrea BARONE, effettuata
durante l'interrogatorio del 5.3.08,quando NUCCIO ha descritto i rapporti assidui dell'imputato
con Sandro LO PICCOLO, e con Giovanni BOTTA:

"Questo Andrea Barone. Di lui posso dire che, Jino al suo arresto, era responsabile del
territorio di Tommaso Natale, Partanna, Sferracavallo, Marinella e Zen, per tutto quanto
riguardava il trafico di droga. Si tratta di persona particolarmente vicina a Sandro Lo Piccolo.
So che era incaricato di tutte le attivit illecite della zona della Marinella, quindi anche
estorsioni e danneggiamenti. So che, sempre prima del suo arresto, si occupava per conto di
Giovanni BOTTA di raccogliere i soldi e le bollette del gioco clandestino: ci mi fu riferito da
lui stesso, nel 2004. Non so se fosse stato totalmente affiliato, ma so che era a disposizione della
cosca di Tommaso Natale, a 360 gradi.
Prima di occuparsi del traffico di stupefacenti, e quindi prima del 2004, so che Andrea
BARONE faceva anche rapine".
Tali ultime affermazioni corroborano il racconto di Francesco FRANZESE, in merito ai rapporti
che esistevano fra Sandro Lo PICCOLO ed Andrea BARONE, e sul fatto che quest'ultimo
gravitava ormai da tempo in ambito mafioso, anche prima di essere sfruttato per la sue
esperienze in materia di droga.
Sulla persona di Fabio CHIANCHIANO, Antonino NUCCIO stato in grado di specificare che
si trattava di soggetto inserito negli affari dell'organizzazione mafiosa, e si occupava di traffici
di cocaina, con l'autorizzazione di Sandro LO PICCOLO, ottenuta grazie alla intercessione di
Giovanni BOTTA e Francesco FRANZESE.
Pi avanti, come si vedr, ha poi parlato dei suoi rapporti di affari con Mimmo BARONE.
In data 10.4.2008, il collaboratore ha quindi affrontato pi specificamente il tema relativo agli
acquisti di notevoli quantitativo di hashish, da lui effettuati presso Mimmo BARONE, insieme a

Nunzio SERIO e appunto - insieme a Francesco FRANZESE.


Sebbene NUCCIO abbia riportato notizie sull'acquisto di complessivi 60 kg. di fumo (mentre
Franzese aveva genericamente rievocato acquisti di quantitativi verosimilmente inferiori, fino a
dieci chili per volta), non pu negarsi che le sue propalazioni confermano i profili essenziali del
racconto di FRANZESE, ed i rapporti che, per tali motivi, essi. avevano instaurato con BOTTA:
" Mi ero riservato di approfondire anche il traffico di <fumo> per conto di FRANZESE.

Ricordo che nel periodo estivo del 2005, CHIANCHIANO mi ha proposto di acquistare del
<fumo> per il quale chiese se vi era l'interesse di FRANZESE.

Per tale motivo, incontrai il predetto FRANZESE e Nunzio SERIO, dal barbiere dello ZEN; ove
decidemmo di acquistare 60 kg. di <fumo>: Mimmo BARONE, fiatello di Andrea, consegn i
60 kg. a Gabriele D A V ~in
, presenza di FRANZESE. Voglioprecisare che il traffico di <fumo>
era gestito da Giovanni BOTTA, nell'interesse di Sandro LO PICCOLO.
Ogni settimana, andavo a casa di FRANZESE, per consegnare il denaro proveniente dalla
cessione del <fumo>, e FRANZESE lo recapitava a Giovanni BOTTA.
Il <fumo> era smerciato nella zona di nostra competenza, in particolare allo ZEN, a Tommaso
Natale, a Sferracavallo, alla Marinella, a Partanna Mondello ed a San Lorenzo...".

Le testuali affermazioni di NUCCIO, pertanto, ribadiscono la circostanza che le acquisizioni di


hashish erano state programmate con Francesco FRANZESE (e, come ha aggiunto Nuccio, con
Nunzio SERIO); ed erano state effettuate presso Mimrno BARONE e Giovanni BOTTA (che
agiva nell'interesse di Sandro LO PICCOLO).
E confermano la circostanza che Antonino NUCCIO aveva effettivamente assolto al compito di
smistare ulteriormente la droga, spacciarla al minuto, e recapitare poi gli incassi a FRANZESE.
Ed infatti, nel corso dell'interrogatorio del 19.5.2008, Nino NUCCIO stato ancora pi preciso
e circostanziato, nel ripercorrere l'origine di tali traffici ed il ruolo di FRANZESE:
" ...Ricordo che nel giugno 2005, FRANZESE mi disse se gli davo una mano a distribuire un

carico di hashish di circa 200/300 chili, e ne acquistai circa 60 kg. ".


Anche qui, va segnalata la differenza evidente fra il carico indicato da FRANZESE (500 kg. di

fumo) e quello riportato da Nuccio (200f300 chili).


Ma in questo caso, owio che l'apparente incongruenza fra le due dichiarazioni deriva dal fatto
che Nuccio

- come ha sostenuto - si era occupato della parte conclusiva della distribuzione ai

consumatori, e quindi non aveva notizie precise sull'effettiva entit del carico originario, nella
disponibilit di BOTTA e degli altri.
La stessa genericit dell'indicazione fornita agli inquirenti (200f300 chili), evidenzia che Nuccio
ha riferito notizie sommarie in ordine alle quantit.
Ci non toglie tuttavia che egli - esattamente come Francesco FRANZESE - ha fatto comunque
concreto riferimento ad una notevole partita di hashish da smaltire, proveniente da Mimmo
BARONE, BOTTA ed in definitiva, da Sandro LO PICCOLO.
Complessivamente, dal racconto di tali ultime vicende, si intuisce che quando Nino NUCCIO
utilizzava l'espressione acquisi.i, intendeva invece riferirsi a quantitativi di hashish consegnati a
credito; sulla Jducia, che sarebbero stati saldati ai fornitori soltanto dopo l'effettivo, ulteriore

smistamento a terzi (cfr. ad es. l'inciso, riportato poco sopra: Ogni settimana, andavo a casa di

FRANZESE, per consegnare il denaro proveniente dalla cessione del <fumo>, e FRANZESE lo
recapitava a Giovanni BOTTA).
Ancora pi chiara ed articolata risulta, infine, la ricostruzione proposta pi recentemente dal
predetto collaboratore di giustizia ,nell'arnbito dell'interrogatorio del 30.1.2009:

"Dopo poco tempo, Mimmo BARONE mi fece sapere che erano sorti dei problemi in merito al
traflco di droga da noi gestito, e pretese un confronto a cui partecip anche Giovanni BOTTA,
che agiva per conto di Sandro LO PICCOLO.
La controversia fu risolta a seguito dell'intewento di FRANZESE, che aveva preso le mie
difese, attesa l'irritazione di Sandro LO PICCOLO, che ancora all'epoca non mi conosceva.
Sandro LO PICCOLO stabil che il traflco di droga doveva essere gestito da Giovanni BOTTA

e d a Mimmo BARONE, per cui noi fummo estromessi, lavorando in maniera occulta per breve
periodo.
Poi, poco dopo, ho ripreso l'attivit di spaccio, a seguito dell'autorizzazione di Sandro Lo
Piccolo, awalendomi delleforniture di hashish di FRANZESE, BOTTA e Mimmo BARONE.
Invero, non sono a conoscenza se FRANZESE percepisse un guadagno da tale attivit con
BARONE e BOTTA, che agivano sempre nell'interesse di Sandro LO PICCOLO".
In definitiva, sia nel racconto di FRANZESE sia nel racconto di NUCCIO appare ben chiaro che
gli acquisti di hashish presso BOTTA e BARONE, awennero con la mediazione di FRANZESE
(a sua volta, incaricato da Sandro LO PICCOLO).

E tali acquisti erano finalizzati a smaltire il grosso carico di fumo nella disponibilit di Giovanni
BOTTA e Mimrno BARONE al quale era direttamente interessato pure Sandro LO PICCOLO:

n sembra possa mettersi in dubbio la circostanza che tali ultimi acquisti di hashish awennero
subito dopo i contrasti fra Serio e M i m o BARONE, che avevano coinvolto pure NUCCIO e
BOTTA.
Tale precisazione importante, perch utile a superare quella che, a prima vista, potrebbe
sembrare una incongruenza interna nelle propalazioni di Antonino NUCCIO.
In data 23.4.2008 (cfi. stralcio del predetto interrogatorio, riportato a p. 498 della ordinanza
emessa a carico di Andrea e Domenico BARONE, in questo procedimento), il collaboratore ha
infatti parlato di forniture a M i m o Barone, fiatello di Andrea, effettuate nel 2005, prima che i

rapporti si interrompessero, a seguito della lite con Nunzio SERIO.


Ebbene, evidente che le vicende alle quali si riferisce Antonino NUCCIO in questo stralcio,
erano avvenute prima della fatidica lite fra SERIO e BARONE.

E non possono pertanto riferirsi agli acquisti di hashish di cui si detto fino a questo momento,
subentrati dOpO la lite, quando ormai Sandro LO PICCOLO era tornato, grazie all'intervento di

FRANZESE, a nutrire fiducia e considerazione nei confronti di Antonino NUCCIO.


Altro dato evidente, che consente di tenere ben distinte le vicende alle quali allude NUCCIO,
pu trarsi dal fatto che in questo ultimo stralcio il collaboratore narra di forniture effettuate
favore di Mimmo BARONE. e non di consegne di droga ricevuta da Mimrno BARONE, come
era accaduto per i 60 kg. di hashish.
Deve pertanto concludersi che l'inciso in esame, riguarda altri rauuorti di collaborazione fra
NUCCIO e BARONE, intrattenuti sempre nel 2005, ma prima che accadesse la lite pi volte
citata, che aveva suscitato le ire e l'intervento di Sandro LO PICCOLO.
Ed infatti, dalla lettura complessiva delle dichiarazioni rese da Antonino NUCCIO, si evince che
il collaboratore ha narrato agli inquirenti altre vicende, che coinvolgono in prima persona gli
odierni imputati ed i loro presunti complici, e non si limitato a narrare unicamente gli episodi
di traffico di hashish, riportati nella convergente versione di Francesco FRANZESE.
La ulteriore parte delle dichiarazioni di Nino NUCCIO si riferisce - questa volta - a traffici di
cocaina, da lui condotti a termine con gli imputati di questo giudizio.
Prima di entrare nel merito di tali dichiarazioni, va ricordato che pure il collaboratore Francesco
Franzese ha fatto cenno all'interesse che Sandro Lo PICCOLO aveva manifestato, a pi riprese,
verso il commercio della cocaina.
Ed infatti, per quanto attiene a tale aspetto, pu farsi richiamo alle dichiarazioni rese da Franzese
che riguardano i progetti coltivati dal giovane figlio del vertice di Cosa Nostra, che intendeva
procurarsi eventuali canali di approvvigionamento, persino all'estero (cfr. int. del 14.11.2007, e
del 26.1 1.2007, e del 4.4.2008):

"Sandro Lo Piccolo aveva un aggancio per gestire un trafico di stupefacenti di tipo cocaina
con l 'Olanda, ma non sapeva come far pervenire questa droga in Sicilia, ed intendeva servirsi
di tale BONANNO(. ..) "
"Con Sandro LO PICCOLO, avevamo parlato di comprare cocaina, per venderla su Palermo, e
avevamo parlato, su suggerimento di Tonino LO NIGRO, di rivolgerci a Luigi BONANNO
(...) ".

"Faccio presente che i LO PICCOLO avevano grandi progetti in materia di trafici di droga, ed
anzi, Sandro mi parl di ci, dicendomi tra l 'altro che < Jino alllOlanda non aveva problemi >
(...)

I',

Ebbene, pure queste ultime dichiarazioni del FRANZESE, sui progetti di Sandro LO PICCOLO,
trovano sostanziale riscontro nelle affermazioni di Nino NUCCIO (cfr. int. del 6.12.2007):
"

LO NIGRO si occupava de trafico di stupefacenti (cocaina), con Andrea BONACCORSO,

Stefano MARINO, Sandro LO PICCOLO ed il Rate110 Fabio LO NIGRO. Nel traffico era
coinvolto anche io, DI PIAZZA e FRANZESE.

Per trovare un canale di trasporto, per fare giungere la cocaina dal1901anda,si decise di
coinvolgere Luigi BONANNO(.. .) ".
Questi aspetti, che non riguardano direttamente le posizioni dei fratelli BARONE, imputati di
questo giudizio, costituiscono comunque dati di indubbio rilievo.
E ci, sia perch rappresentano una sorta di premessa logica ai traffici con la cocaina che poi
Sandro Lo Piccolo avrebbe effettuato insieme ai BARONE; sia perch tali dichiarazioni dei
collaboratori, oltre ad essere del tutto coerenti fra loro, risultano confermate dal contenuto della
missiva datata 1 agosto 2007, stilata da Franzese poco prima di essere tratto in arresto, ed
indirizzata a Sandro Lo Piccolo.
La missiva di FRANZESE, insieme a molti altri reperti simili, era stata recuperata - pochissimi

mesi dopo all'interno del covo di Sandro Lo Piccolo.


Ed il testo scritto contiene espliciti riferimenti sia a Luigi Bonanno, sia ai canali milanesi ed ai
canali olandesi di approvvigionamento della cocaina, come pure al coinvolgimento di Franzese e
Nuccio, che possono essere letti come l'ennesima conferma della complessiva attendibilita dei
due collaboratori.
Tornando alle dichiarazioni che riguardano pi da vicino gli imputati di questo giudizio, va
ricordato che Antonino NUCCIO ha costantemente indicato Mimmo BARONE, come soggetto
con il quale egli aveva avuto a che fare, per questioni di stupefacenti.
E lo ha definito come persona che si occupava di traffici di hashish e di cocaina (cfr int. del
14.12.2007), richiamando il rapporto di collaborazione che Mimrno intratteneva con Giovanni
BOTTA.
NUCCIO ha fatto altres cenno a traffici di cocaina che Mimrno BARONE avrebbe intrattenuto
con Fabio CHIANCHIANO (cfr. int. del 7.4.2008, in cui si parla di piccole forniture settimanali
di cocaina, che Mimmo BARONE poi provvedeva a spacciare al minuto); ed ai traffici che il
'predetto imputato avrebbe intrattenuto personalmente con lui (cfr. int. del 16.4.2008: "... si

tratta del traffico di droga con Mimmo Barone, JYatello di Andrea, al quale consegnavo nel
periodo maggio-luglio 2005, 200 grammi di cocaina la settimana ... ").

Un racconto molto pi articolato e circostanziato il collaboratore ha invece reso, a proposito di


Andrea BARONE.
Sin dall'interrogatorio reso in data 27 nov. 2007, Nino NUCCIO ha ripercorso una complessa
vicenda che coinvolgeva trafficanti di droga milanesi, ed il futuro collaboratore di giustizia
Angelo CHIANELLO, come pure Andrea BARONE, PUCCIO e BOTTA quali destinatari finali
della cocaina da lui acquistata, attraverso i canali di Cosa Nostra, operanti a Milano.
Sullo stesso tema, NUCCIO tornato a riferire in pi occasioni, ed appare opportuno riportare
integralmente le sue affermazioni, soprattutto al fine di evidenziare la costanza e la coerenza del
suo racconto, ed al fine di escludere la presenza di progressioni strumentali ed aggiustamenti,
nelle sue accuse.
Cos il collaboratore si espresso nel primo interrogatorio:
"In quel periodo, avevo conosciuto qualche familiare del LO PICCOLO, e in particolare Carlo

PUCCIO, cugino di Sandro, ed avevo aperto anche unapizzeria, in via Tommaso Natale (...).
Nel 2003, l'avevo venduta, ed avevo acquistato un ristorante (...).
Presso questo locale, veniva Angelo CHIANELLO, che in quel periodo si era trasferito a
Milano, il quale mi aveva proposto di fare affari con la cocaina.
Di tali affari, ne avevo parlato con Carlerto PUCCIO, il quale a sua volta mi aveva detto che ne
avrebbe parlato con Sandro LO PICCOLO.
Avevo acquistato i primi due chilogrammi di cocaina dal CHIANELLO, a 39.000 euro al
chilogrammo, e l 'avevo poi rivenduto ad Andrea BARONE a 47.000 euro.
Mi era recato a Milano la prima volta, per l'acquisto di droga, con Giovanni Di Salvo, uno
degli imputati del processo per le estorsioni alla

Antica Focacceria >. In quella occasione

avevamo utilizzato le nostre generalit, per il viaggio aereo.


A Milano operava con la droga Luigi BONANNO, un parente di CHIANELLO.

Il primo acquisto di cocaina era di due chilogrammi, il cui trasporto a Palermo era avvenuto
tramite Fabio PISPICIA, fratello di Salvatore, il quale era sceso in treno.
Dal ricavato di questo primo acquisto, avevo prelevato la somma di 1.500 euro, che avevo dato

a Carletto PUCCIO, per farli pervenire al cugino Sandro LO PICCOLO.


Il secondo acquisto riguardava un quantitativo di tre chilogrammi, la cui qualit, per, si era
rivelata scarsa. Per questa ragione, il BARONE mi aveva detto che aveva ricevuto da Giovanni

BOTTA l'ordine che non avrebbe acquistato da me altra droga, e che io mi sarei dovuto
fermare.

A causa della scarsa qualit di questa partita, avevo deciso di cedere il canale milanese di
approwigionamento al Di SALVO, e per un periodo non mi ero pi occupato di droga,
limitandomi a gestire il mio ristorante (...l".
molto probabile che queste ultime vicende coincidano con quelle che avevano poi provocato

la lite di Mimmo BARONE con Nunzio SERIO.

Ed infatti, proprio nell'interrogatorio in esame, Antonino NUCCIO aveva poi aggiunto le frasi
gi riportate nelle pagine precedenti: "Con Mimmo BARONE ed il BOTTA C 'era stato un acceso

scambio di battute con me, davanti al Bar Condor, sempre per questioni attinenti il trafico di
droga, in occasione del quale, il BARONE era stato schiaffeggiato da SERIO Nunzio.
A seguito di questo episodio, SANDRO LO PICCOLO aveva scritto a SERIO Nunzio, dicendo
testualmente: << Ma chi questo Nino della Conseria? >> circostanza che mi aveva molto
allarmato.
Di questa situazione era venuto a conoscenza anche Francesco FRANZESE, dal quale in quel
periodo mi rifornivo per il 'ffumo" , che mi aveva detto che si sarebbe interessato per fare
chiarezza e per difendermi (...).
Ed in effetti, tale conclusione appare plausibile, dal punto di vista logico, anche perch del
tutto coerente che i contrasti in questione siano scaturiti dalla pessima qualit della cocaina che
era stata consegnata da NUCCIO al fratello di Mimrno, Andrea BARONE.
NUCCIO ha poi ripercorso la vicenda nel corso dell'interrogatorio del 6.3.2008, quando ha
specificato che prima delle due trasferte milanesi, si era preventivamente recato a Milano con Di
Salvo, per concordare le modalit delle consegne successive insieme ad Angelo CHIANELLO
ed a Luigi BONANNO:
" Nell'estate del 2004 (giugno-luglio), venni in contatto con Angelo CHIANELLO, il quale mi

disse che stava organizzando un grosso trafico di cocaina con l'Olanda; e mi chiese se fossi
interessato. Risposi che dovevo far sapere a chi di competenza, e gli avrei risposto.
Effettivamente ne parlai con Carlo PUCCIO, cugino di Sandro LO PICCOLO, il quale mi fece
sapere che erano interessati: e io organizzai il primo viaggio a Milano, per dare la risposta
positiva ad Angelo CHIANELLO.
Partii per Milano in aereo, insieme a Giovanni Di SAL V 0 (cugino di Tommaso Lo PRESTI, il
lungo) ed a mio figlio. Per prendere l'aereo utilizzammo le nostre reali generalit e i nostri
documenti, anche perch appro$ttammo dell'occasione di una partita di calcio Inter-Palermo,
che si tenne a Milano.

In questa occasione, ci fu un incontro con Angelo CHIANELLO e Luigi BONANNO, nella


tabaccheria di quest 'ultimo.

C i dissero che il trafico con l'Olanda, non era andato a buon$ne, ma che c'era la possibilit
di un trafico di dimensionipi ridotte, sempre di cocaina.
Accettammo questa proposta, e organizzammo una seconda trasferta a Milano.
Anche in questa occasione, prendemmo l'aereo, e questa volta io utilizzai il mio documento
originale, mentre il Di SAL V 0 utilizz un documento falso, intestato a Giovanni MINEO.
C i recammo ancora una volta alla tabaccheria di BONANNO, e acquistammo 2 chili di cocaina
(confezionata in due pacchi, da un chilo) e la pagammo 39.000 euro al chilo.
Inizialmente, il prezzo richiesto era di 40.000 euro, ma il BONANNO ci fece fare uno sconto di
1.000 euro al chilo.
Utilizzammo come corriere, per trasportare la droga da Milano a Palermo, Fabio PISPICIA,
j-atello di Salvatore, che trasport la cocaina in treno, custodendola all'interno del suo zaino.
Per il pagamento, l 'accordofu che avremmo pagato una settimana dopo la consegna.
Cosa che puntualmente avvenne: per quanto concerne invece la divisione della cocaina, io ne
presi un chilo, che consegnai a mia volta a BARONE, e Giovanni Di SAL VOprese invece l'altro
chilo.
Ci siamo recati una terza volta a Milano, stavolta non atterrando a Milano, ma a Bologna, e
recandoci a Milano con il treno che partiva da Modena, il giorno successivo.
Alla Stazione di Milano, ci siamo accorti della presenza di alcuni poliziotti, ed uno di questi ha
anche controllato Giovanni Di SAL V0, chiedendogli i documenti (...).
Questofatto avvenne intorno a met-fine 2004.
In questo caso, la consegna fu rocambolesca, in quanto ci recammo dal CHIANELLO con mezzi
separati, e non riuscimmo ad incontrarci.
In ogni caso, allapne acquistammo tre chili di cocaina, a 40.000 euro al chilo.
Dopo questa consegna, ci accorgemmo che la cocaina era di qualit scadente, e Andrea mifece
sapere che Giovanni BOTTA (che era il suo referente, per l'acquisto della droga), non voleva
pi comprare quella cocaina, e mi disse di fermare il traffico con i milanesi (...)

".

Altro breve compendio della medesima vicenda rintracciabile nella trascrizione del 10.4.2008,
dove si riperconono negli stessi identici termini (cfr. int. a p. 496 della ordinanza di custodia
cautelare in carcere) il primo viaggio di preparazione, i nomi dei partecipanti, dei fornitori e del
soggetto designato a svolgere il ruolo di corriere, ed ancora quantit, prezzi e modalit di
suddivisione della prima partita di cocaina, acquistata presso i milanesi.
" Un chilo di cocaina stato spacciato per conto di Di SALVO, Tommaso LOPRESTI il lungo e

Salvatore PISPICIA, con i quali, in tale occasione, fui in societ.

L 'altro chilo di cocaina stato consegnato ad Andrea BARONE, che lo ha gestito per conto di
Giovanni BOTTA, che operava per Sandro LO PICCOLO.
Voglio precisare che Andrea BARONE era autorizzato personalmente da Sandro Lo PICCOLO

in tale attivit.
Antonino NUCCIO ha poi riconosciuto in foto Giovanni Di SALVO, suo compagno di viaggio
nelle trasferte milanesi (cfi. int. del 20.5.2008) e nella stessa occasione ha nuovamente fatto
cenno alla vicenda, con costanza e coerenza.

In data 30.1.2009, infine, nel rievocare i medesimi traffici, NUCCIO ha cos dichiarato:
"In merito al trafJico di droga nell'ottobre 2004, avevo raggiunto un accordo con CHIANELLO
Angelo e Luigi BONANNO, per una fornitura proveniente da Milano.

La sostanza stupefacente l'ho poi ceduta ad Andrea BARONE, per lo spaccio a Palermo.
Il BARONE era sostenuto da Carlo PUCCIO, che mi richiese uno sconto sul prezzo di acquisto
dello stupefacente. Ho appreso successivamente che da tale trafico di droga Carlo PUCCIO
non percepiva alcun guadagno.
In quel periodo, vi era la societ j?a Andrea BARONE, Giovanni BOTTA e Sandro Lo
PICCOLO. Al BARONE ho fornito dapprima un chilogrammo di cocaina, poi altro mezzo chilo.
Si propone la lettura integrale della trascrizione dell'interrogatorio del 30 gennaio 2009, che
particolarmente significativa, perch ripercorre e riassume in un unico contesto, quasi tutte le
precedenti propalazioni del collaboratore, sulle attivit dei fratelli BARONE, e di Giovanni
BOTTA ispirate e dirette da Sandro LO PICCOLO.
Ed infatti, dopo aver individuato correttamente la foto di Giovanni BOTTA, testualmente
descritto come colui che gestiva le macchinette, quelle per i video poker, le sale gioco, le

scommesse clandestine del lotto e del calcio, ed il traffico di cocaina e di hashish, per conto di
Sandro Lo Piccolo, Antonino Nuccio ha ripercorso le due principali vicende che aveva gi
raccontato in precedenti interrogatori, e che lo avevano visto personalmente coinvolto insieme
con Giovanni BOTTA, e con i fratelli BARONE, indicati quali complici di BOTTA. E cio:

lo smistamento e la distribuzione al minuto di alcuni quantitativi di hashish, provenienti


da un grosso carico di fumo, nella disponibilit di BOTTA e dei BARONE, procurato dai
fratelli LO NIGRO;

gli approwigionamenti di quantitativi di cocaina effettuati a Milano, insieme a DI


SALVO ed attraverso Chianello e Bonanno, destinati ad essere poi rivenduti a BARONE
e BOTTA.

Ed alle esplicite richieste del PM, che tendevano ad accertare se BOTTA si occupasse di droga
per conto di Sandro Lo Piccolo, insieme ad altri, Antonino NUCCIO ha risposto che al1 'inizio lo

faceva con Andrea BARONE, alludendo verosimilmente al fatto che la coppia di complici non
aveva pi lavorato insieme, perch nel marzo 2005, Andrea BARONE era stato tratto in arresto
(circostanza quest'ultima che Nuccio ha pi volte sottolineato nei suoi precedenti interrogatori).
I1 collaboratore ha poi specificato che era certo del coinvolgimento di Andrea BARONE, perch
a questi aveva personalmente consegnato due differenti quantitativi di cocaina (rispettivamente,
da un chilo e da mezzo chilo), con evidente riferimento alla coca acquistata a Milano, presso
Chianello e Bonnano:
" Lo so di certo, perch gli ho consegnato io, due partite di cocaina una di un chilo, ed una di

mezzo chilo. E questo, per quanto riguarda l'episodio che ho avuto io con lui. Poi sempre
insieme ad Andrea BARONE, hanno gestito (ndr: si riferisce ancora a Giovanni BOTTA) un
trafJico di hashish, mi sembra di un 200/300 chili.
Questo, me lo rifer I 'Andrea BARONE. Dico anche il motivo, come l'ha riferito, perch a volte
sembra ... Dice, come fa ... ti riferisce una cosa di questa ? C'era il motivo, perch lui cercava
un magazzino, perch aspettava una fornitura di hashish, e mi ha detto se potevo trovargli un
magazzino ... cosa che mi sono un po ' attivato, ma non l'ho trovato.
Perch un magazzino, per nascondere 2/300 chili di hashish, deve avere tutti i requisiti, cio,
essere un posto tranquillo, una persona pulita ... cio, diflcilmente, da trovare.
Per poi l 'Andrea BARONE mi disse: si ..., no l'ho trovato, dice ..., infatti a giorni ...

E poi lui, Giovanni BOTTA, dopo l'arresto di Andrea BARONE, avvenuto mi sembra 1'8 marzo
del 2005, nell'operazione S. Lorenzo 5... lui ha portato avanti sempre il traffico sia di cocaina,
sia di hashish insieme alffatello di Andrea BARONE, o Domenico o Girolamo ... perch noi lo
chiamavamo Mimmo.,. insieme a Mimmo BARONE, che a me mi hanno fatto una fornitura di
cento chili.
Per, lafornitura me l'ha fatto a me, perch io non volevo avere niente a che fare con Giovanni
BOTTA, in quanto ..., gi l'ho dichiarato, avevo avuto dei problemi ..., me l'ha fatta il
FRANZESE, cio la prima volta di 40 chili, e poi in tre tranches me l'ha fatta sta fornitura, un
40chili) un 30 chili, un 30 chili ....
E questo hashish era di Giovanni BOTTA, Sandro LO PICCOLO, e insieme a loro c 'era Mimmo
BARONE, che si adoperava per custodirlo e per consegnarlo.
Non so il ruolo di Francesco FRANZESE, in questa operazione, se lui si era attivato per dargli
una mano, oppure se lui aveva anche un guadagno ... questo non lo so.
Per, mi ricordo che FRANZESE, siccome quando me lo ... con me aveva a che fare il
FRANZESE, visto il buon rapporto ... mi diceva: quando ti chiedono, qualcuno ..., Mimmo
BARONE ..., dice: non gli dire che tu lo paghi ... perch io lo pagavo in due, tre volte, ogni

settimana ci andavo a casa, e ci portavo i soldi ... perch dice: se no Giovanni BOTTA, dice, ti
fa un altro prezzo, perch contanti ... fa un prezzo ridotto, se lo devi pagare in due, tre volte, te

Io passa pi caro... (. ..)


Cio, per questo so precisamente che Giovanni BOTTA era insieme a loro, per questo traffico di
hashish.

E inoltre, negli ultimi periodi, aveva preso della cocaina, due o tre chili, e Mimmo BARONE mi
aveva fatto l'offerta a me... gli ho detto: no, il prezzo caro ... Lui mi ha detto va b ...devo
parlare con Giovanni (...) che io non I 'hopresa.
Che poi lui scriveva (ndr: intende parlare di Giovanni BOTTA) ma questo, io lo so. .. perch me
lo diceva anche FRANZESE, lui scriveva sempre a Sandro LO PICCOLO..."( cfr. pure la
missiva, a firma Elefantino, di cui si detto nelle parti iniziali di questo capitolo).
Dalla lettura dei passaggi di interrogatorio appena riportati, trova ulteriore, ennesima conferma
la notevolissima convergenza esistente fra il racconto di Francesco FRANZESE e quello di
Antonino NUCCIO, in merito allo smistamento delle partite di hashish provenienti da Giovanni
BOTTA e dai due BARONE.
Hashish che i futuri collaboratori avevano preso in consegna da Giovanni BOTTA, e da Mimmo
BARONE per curarne poi insieme la definitiva diffusione sul mercato clandestino.
Ma nella stessa vicenda, a dire dei due collaboratori, risulta coinvolto pure Andrea BARONE.
Secondo il racconto di Francesco FRANZESE, oltre a Mimmo BARONE, pure il fratello
Andrea BARONE era direttamente interessato - a fianco di Giovanni BOTTA - allo smercio del
quantitativo arrivato sulle imbarcazioni dei LO NIGRO (cfr. verb. int. del 26.1 1.07: Sandro LO
PICCOLO mi disse di dare una mano a Giovanni BOTTA, che, insieme ad Andrea BARONE,

aveva una grossa quantit di 'tfumo" da vendere ...).


NUCCIO invece ha riferito sull'incontro avuto con Andrea, quando il suddetto imputato, poco
prima dell'anivo del carico dei fratelli LO NIGRO, si era mostrato interessato a reperire, con
l'eventuale aiuto di NUCCIO, un deposito/magazzino adatto allo custodia di grossi quantitativi
di merce.
Appare evidente che il collaboratore si riferiva ai carichi di fumo in arrivo, che poi egli stesso
avrebbe contribuito a smaltire, insieme a Francesco FRANZESE.
Permane il contrasto (a parere di questo giudice, trascurabile e non indicativo) fra le quantit di
,

hashish, volta per volta recuperate p;esso Giovanni BOTTA e Mimmo BARONE.
Mentre Antonino NUCCIO ha ricordato con puntualit la consegna di partite da 40, 30 e 30
chili; Francesco FRANZESE stato impreciso, ed ha parlato di vari acquisti presso Mimmo
BARONE, fino a un massimo di 12.000 euro per volta.

Ci tuttavia non altera n tanto meno vanifica - le sostanziali, fondamentali coincidenze fra i
loro racconti, la rispondenza ai canoni interpretativi stabiliti dall'art. 192 C.P.P. e le conseguenze
che se ne possono trarre sotto il profilo dell'efficacia probatoria.
Resta dunque accertato che Andrea e Mirnrno BARONE contribuirono, con l'aiuto di Nuccio e
Franzese sollecitato da Sandro Lo Piccolo, a smaltire e commerciare la cospicua partita di fumo,
pervenuta al loro complice Giovanni BOTTA, attraverso le imbarcazioni dei Lo Nigro.
Alle medesime conclusioni si deve tuttavia pervenire in ordine alla parte delle dichiarazioni di
Nuccio, che concerne i traffici con la cocaina acquistata a Milano, tramite Angelo CHIANELLO
e Luigi BONANNO.
In questo caso, le propalazioni del collaboratore di giustizia Antonio Nuccio risultano del tutto
convergenti con quelle di Angelo CHIANELLO, e cio del soggetto che insieme a Nuccio aveva
procurato la merce destinata a Sandro Lo PICCOLO, e poi materialmente presa in consegna, a
Palermo, da Andrea BARONE.
Sentito dal PM, in data 28 marzo 2008, il collaboratore Angelo CHIANELLO ha cos rievocato
la medesima vicenda:

"Posso riferire anche del trafico di cocaina tra Milano e Palermo, avvenuto tra il 2004 ed il

2005, che doveva arrivare dalla Spagna. (...) Erano interessate a questo trafico, le persone
indicate nel mio appunto, ed inoltre i Lo Piccolo, come mi aveva detto il NUCCIO.
I contatti con LO PICCOLO avvenivano tramite Carletto PUCCIO. Nino NUCCIO mi aveva
detto (...) che era autorizzato dai LO PICCOLO, tramite Carletto PUCCIO, il quale si
preoccupava di informare i suoi parenti.
Nuccio mi aveva detto che la cocaina la cedeva ad Andrea BARONE

'l.

CHIANELLO ha poi ribadito, ed ulteriormente circostanziato, le sue dichiarazioni accusatorie


nei confronti degli altri chiamati in correith, durante l'interrogatorio del 5.6.2008:
"

Nel 2004, dopo che io era andato a Milano, e mi ero messo in contatto con Nino NUCCIO,

per lavorare con la cocaina, il medesimo mi disse che Carlo PUCCIO gli aveva detto che lo
stesso NUCCIO era stato autorizzato a lavorare nel settore della droga, insieme a me ed a
Luigi BONANNO, a Milano, dai LO PICCOLO.
Da quel momento, ho rivisto il PUCCIO presso il ristorante

Il Proverbio> gestito dal

NUCCIO in via Discesa dei Giudici.


Il medesimo PUCCIO era personalmente coinvolto nel primo traffico di due chili di cocaina,
prelevati da me a Milano, da Nino NUCCIO e Giovanni Di SAL V 0 .

Per ci che mi fu detto da Nino NUCCIO, essi si erano divisa la cocaina in ragione di un chilo
ciascuno, e PUCCIO era in societ con lui.
Il NUCCIO mi disse pure che, dopo aver rivenduto la droga, essi avevano inviato un regalo in
denaro ai LO PICCOLO. Non sono certo se ci accadde in occasione della suddetta, prima
fornitura di droga, ovvero di altra, successiva.
Ricordo pure che, successivamente, un altro chilo di droga da me fornito, era stato rivenduto da
NUCCIO e da PUCCIO, che erano in societ, ad Andrea BARONE.
Tali episodi risalgono al 2004, anche perch il PUCCIO, nel 2005, era stato arrestato.
Tanto premesso, evidente che il racconto di Angelo CHIANELLO, sebbene non riporti il
minimo cenno sulla figura e sul ruolo di Giovanni BOTTA, ripercorre negli stessi identici
termini le vicende che condussero alla consegna della cocaina ad Andrea BARONE.

E contiene fondamentali conferme sul coinvolgimento di tutti gli altri protagonisti dei traffici
svolti attraverso i canali milanesi, a partire dall'interesse che Sandro Lo PICCOLO - tramite il
suo congiunto PUCCIO - aveva coltivato e concretizzato in merito a tali operazioni.
La conferma proveniente da Angelo CHIANELLO assume altres peculiare rilievo, in quanto
proveniente proprio da uno dei soggetti che ebbero modo di partecipare direttamente ai fatti,
almeno nella parte che si era svolta a Milano.
Tra l'altro, il predetto collaboratore ha riconosciuto correttamente in foto sia Carletto PUCCIO
sia Andrea BARONE.
Infine, va precisato che altri collaboratori dello spessore di Andrea BONACCORSO, Maurizio
SPATARO e Salvatore GIORDANO hanno contribuito a delineare alcuni aspetti collaterali
delle vicende oggetto di contestazione, o a confermare dati che in generale attengono alle figure
di imputati e coimputati di questo giudizio.
Andrea BONACCORSO, ad esempio, ha reso dichiarazioni (cfr. int. del 6.2. e del 6.3. 2008) in
merito a Tonino LO NIGRO, ed al coinvolgimento di costui nei traffici di cocaina, ricordando
che egli stesso aveva provveduto a raccogliere una cospicua somma di denaro presso altri sodali
mafiosi, per conto di Sandro LO PICCOLO: la stessa cifra era stata poi utilizzata per acquistare
2 kg. di cocaina, presso LO NIGRO.

BONACCORSO ha poi confermato quanto egli aveva appreso direttamente da Nino NUCCIO e
Sandro LO PICCOLO su Luigi BONANNO (ossia, come si visio, il referente di Nino Nuccio
ed Angelo Chianello a Milano), precisando che questa persona "...gli doveva essere presentata,

per organizzare un trafico d cocaina dal1 'Olanda... " (cfr. sullo stesso punto, le dichiarazioni
di Francesco Franzese sui progetti di traffici con l'Olanda e sul ruolo di Luigi Bonanno).

Ed infine, ha riconosciuto correttamente in foto M i m o BARONE (cfr. int. del 25.7.2009), per
poi precisare che si trattava del fratello di Andrea BARONE.
I1 collaboratore ha narrato che, su incarico di Sandro Lo PICCOLO, egli era stato mandato alla
Marinella - dove i BARONE avevano una bottega di fnitta e verdura - per acquistare un certo
quantitativo di cocaina.

Ma Mimmo BARONE non si era fidato di lui, non avendolo mai visto prima.
E soltanto dopo alcune ore, una volta acquisite le dovute informazioni, attraverso i propri canali,
si era scusato con Bonaccorso e aveva consegnato la cocaina:

"Io avevo pure il compito di aiutarlo a vendere la cocaina, e ci accordammo per circa 48.000
euro al chilo: dal BARONE, per, presi solo 1/5 chilo, che vendetti a circa 55.000 al chilo:
consegnai la differenza a Sandro LO PICCOLO".
Ebbene, se vero che non sono stati fin qui recuperati dati di riscontro esterni in grado di
corroborare il racconto di Andrea Bonaccorso sullo specifico episodio delittuoso appena
descritto; tuttavia, questo conferma le dichiarazioni riportate da altri dichiaranti sulla natura ed
entit dei traffici di Mimmo BARONE, in materia di cocaina.
Come si ricorder Antonino Nuccio, nel discutere degli accordi fra Giovanni BOTTA e Mimmo
BARONE, aveva affermato:

"E poi lui, Giovanni BOTTA, dopo l'arresto di Andrea BARONE, avvenuto mi sembra 1'8
marzo del 2005, nell'operazione S. Lorenzo 5... lui ha portato avanti sempre il traffico sia di
cocaina, sia di hashish insieme al fiatello di Andrea BARONE, o Dornenico o Girolamo ...
perch noi lo chiamavamo Mimmo ... ".
La lettura congiunta di tali passaggi di interrogatorio, conferma che pure Mimmo BARONE,
dopo l'arresto di Andrea BARONE, si era occupato di commerciare cocaina insieme a Giovanni
BOTTA.
I1 collaboratore Maurizio SPATARO (cfr. int. del 16 e 17.12.2008, e del 2.4.2009) ha pi volte
riconosciuto in foto Carlo PUCCIO.

E lo ha descritto come un soggetto che si occupava prevalentemente di stupefacenti, per conto di


Sandro LO PICCOLO, acquistando droga tramite Giovanni BOTTA.
Secondo Maurizio SPATARO, Puccio dopo la scarcerazione aveva cambiato totalmente genere
di vita.
I1 collaboratore ha riferito altres le notizie in suo possesso, in merito alla persona di Giovanni
BOTTA (cfr. int. 17.12.08, del 12.1 e del 2.4.2009), riconoscendolo in foto, e dichiarando che si
trattava di soggetto che si occupava di droga e scommesse clandestine, per conto di Lo Piccolo.

Ha poi aggiunto di aver raccolto confidenze direttamente da Giovanni BOTTA, in merito al fatto
che BOTTA aveva acquistato droga da Mirnmo SERIO e da Nino NUCCIO.

Si tratta dunque, pure in questo caso, di notizie che - sia pure non dotate di particolare precisione
e specificit

tuttavia richiamano, confermandole, le affermazioni degli altri collaboratori,

riportate nelle pagine precedenti, sulle occupazioni abituali del predetto coimputato, in materia

di traffrci di stupefacenti.
Infine, Salvatore GIORDANO (cfr. verbale int. del 25.3.2010) ha individuato correttamente in
foto Andrea BARONE, a lui noto soltanto con il nome di Andrea:

"Riconosco tale Andrea, di cui al momento non ricordo il cognome,


Si occupa della vendita di frutta e verdura alla Marinella (,..). Mi risulta che si muoveva
nell'ambito delle vicende della famiglia della Marinella e che si occupava del commercio di
droga.
Acquistava la droga, in quantit rilevanti, dai LO NIGRO, in particolare da Fabio e Tonino LO
NIGRO (...). Affidava la droga a diverse persone che lavoravano per lui, e la distribuivano su
piazza, per suo conto, alla Marinella ...

".

Le affermazioni di Giordano, non particolarmente precise, n ricche di particolari, danno atto di


alcuni aspetti peculiari gi contenuti nelle dichiarazioni di Nuccio e Franzese, e se non altro
confermano la circostanza che Andrea BARONE si occupava abitualmente del commercio di
droga, insieme ad una rete di spacciatori che lavoravano per lui. E che si approvvigionava presso
i fratelli Fabio e Tonino LO NIGRO (dato che, sia pure indirettamente, rimanda alla vicenda dei

500 kg. di fumo, ed alla ricerca del magazzino per custodire hashish, di cui si detto nelle
pagine precedenti).
Va sottolineata, piuttosto, la circostanza che nessuno dei predetti collaboratori, pur dimostrando
di conoscere abbastanza bene Carlo PUCCIO, owero Giovanni BOTTA, owero ancora Mimmo

e Andrea BARONE, ha mai fatto cenno alla esistenza di stabili accordi, conclusi fra tutti predetti
soggetti, in materia di traffici di sostanze stupefacenti.
Costoro hanno invece sottolineato - almeno in parte - l'esistenza di rapporti bilaterali, esistenti
fra alcuni dei predetti imputati (ad es. Giovanni Botta con Carlo Puccio, o Giovanni Botta con
Andrea Barone), senza trascurare tuttavia di citare i legami che ciascuno di questi soggetti
intratteneva - a titolo individuale - con Sandro LO PICCOLO.

In base a tutto quanto precede, deve osservarsi che dal complesso delle dichiarazioni sottoposte
al vaglio di questo giudice, appaiono sostanzialmente limitati i possibili riferimenti relativi alla
effettiva sussistenza di una struttura unitaria organizzata, comprendente pi soggetti coordinati
fra loro.
Ed in particolare, le vicende descritte dai collaboratori che vedono coinvolti i correi indicati nei
capi di imputazione, non sempre evidenziano quel livello di continuit, stabilit, protrazione nel
tempo che dovrebbe caratterizzare un'organizzazione criminale ex art. 74 DPR 309190 o un
programma diretto a commettere un numero indeterminato di violazioni ex art. 73 DPR 309190.
I1 quadro delineato dalle indagini,dunque,risulta in larga parte fiarnrnentario ed episodico, con le
uniche, probabili eccezioni dei rapporti di collaborazione personale instaurati fra Sandro Lo
Piccolo e Carlo Puccio (che pure sembrano pi che altro legati al rapporto di parentela esistente
fra i due imputati, ed hanno registrato la consistente interruzione, dovuta all'arresto di Carlo
PUCCIO); e di quelli di Giovanni BOTTA con i fratelli BARONE, dapprima con Andrea e poi
con Mirnrno BARONE (che non sembrano per estesi agli altri imputati, e che, nei racconti dei
collaboratori, non risultano precisati e approfonditi in modo soddisfacente).
Non si rinviene pertanto traccia di continuit ideale, ed alla disponibilith degli stessi soggetti a
concludere scambi rnerceldenaro fra loro e con altri, non corrisponde continuit tale da

proiettare il singolo atto negoziale oltre la sfera individuale, come elemento della complessiva

ed articolata struttura organizzativa, come esempio di una progettualit condivisa che agevoli

". ..l'intera

attivit criminale ed assicuri il completamento del programma delittuoso,

garantendo il raggiungimento del proJtto. (cfF. Cassazione penale sez. 11, 13 novembre 1996,
Bruni e altro).
Non appare secondario il fatto che le vicende riferite dai collaboratori risalgono, praticamente

tutte, agli anni 200412005, e che entro le prime settimane del 2005 sia Carlo PUCCIO che
Andrea BARONE erano stati tratti in arresto, e furono trattenuti in carcere per periodi non brevi:
circostanza quest'ultima che riduce non poco gli eventuali margini di operativit e di continuit
della presunta associazione criminale, almeno nella "composizione originaria ", quale risulta
descritta al capo 26.
Ne va ignorato, soprattutto, il fatto che i contributi apportati da ciascun presunto sodale, ed in
particolare quelli attribuibili agli imputati di questo giudizio, Andrea e Domenico (Mimrno)
BARONE, appaiono sostanzialmente slegati e discontinui, e ricollegabili piuttosto ad esigenze
transitorie e contingenti, relative a singoli, circoscritti episodi delittuosi.

N, alla stregua delle dichiarazioni raccolte, sembra emergere da parte dei predetti imputati la
consapevolezza di contribuire volontariamente alla attuazione di un programma indeterminato, o
al rafforzamento ed alla perpetuazione di un'associazione criminale, strutturata ed organizzata.
Dal contenuto del noto pizzino a firma Elefantino (cfr. nelle pp. precedenti, dove si parla del
doc. n. E13) sembrano emergere dati concreti, ma riferibili unicamente ad accordi continuativi e
prestabiliti, fra Giovanni BOTTA e Sandro LO PICCOLO con altri soggetti, e non con gli
attuali imputati.

E d'altra parte, l'uso da parte dei collaboratori di espressioni iterative (come: si occupavano di ...
si occupavano con ...) o di frasi (come; era in societ con Giovanni BOTTA), non restituisce poi
in concreto, ed effettivamente, quel significato di continuit e di stabilit nel tempo, che stato
invece individuato nella tesi dell'accusa.
Pu affermarsi senz'altro che Andrea e Domenico BARONE, come pure gli altri presunti sodali,
agivano abitualmente sul mercato degli stupefacenti, facendosi autorizzare dai vertici mafiosi, e
in particolare da Sandro Lo Piccolo, o addirittura sfnittando - in alcuni episodi specifici

- la

diretta complicit di costui.


Ma ci non autorizza a concludere con certezza che gli odierni imputati,ed i coimputati giudicati
separatamente, avevano costituito una struttura stabile e durevole nel tempo, una vera e propria
sottoarticolazione di Cosa Nostra, diretta ad operare nel segno della continuit sui mercati della
droga, sfruttando canali collaudati, con la consapevolezza di agevolarsi a vicenda e di perseguire
un unico programma delittuoso comune.

E ci vale a maggior ragione, soprattutto se si valuta attentamente il tenore complessivo delle


dichiarazioni dei collaboratori (sul punto, si rinvia al numero notevolissimo di vicende analoghe,
riportate nell'ordinanza del 9 dic. 2010) che fanno riferimento a contemporanei, molteplici
legami di complicit, spesso mutevoli e legati ad esigenze transitorie, conclusi volta per volta da
Sandro Lo PICCOLO con i pi svariati soggetti, intranei ovvero esterni a Cosa Nostra.
Complici di Sandro Lo PICCOLO che erano non di rado differenti dai fratelli Barone, e dagli
altri sodali della presunta organizzazione criminale di cui al capo 26.
Sotto tale profilo, pu qui ribadirsi che nemmeno nell'ambito degli unici episodi delittuosi che
sono stati tracciati dai collaboratori, con una certa precisione e ricchezza di particolari, sono
emersi dati obiettivi e concreti, tali far inquadrare l'apporto dei presunti sodali come sintomo
della esistenza di un gruppo strutturato e'pre-esistente, come sintomo della volont di agevolarsi
a vicenda in modo continuativo, di attuare i programmi comuni, e di contribuire in tal modo a
rinsaldare il presunto vincolo associativo.

Si rileva pure la assoluta carenza di mezzi strumentali comuni, anche rudimentali, apprestati in
precedenza e insieme, dai presunti partecipi; con l'unica eccezione, non del tutto certa, derivante
dallo sporadico accenno dei collaboratori Nuccio e Franzese al magazzino destinato a custodire

merce.
Ma pure questo accenno sembra in ogni caso riconducibile unicamente ai rapporti esistenti fra
Giovanni Botta e i due fratelli BARONE, per la vicenda relativa al consistente quantitativo di

fumo, approvvigionato attraverso i fratelli LO NIGRO.


Ulteriori carenze organizzative, che non depongono certamente a favore della tesi della esistenza
di un gruppo criminale ben strutturato e pre-esistente, risultano evidenziate dal fatto che Sandro
Lo Piccolo aveva dovuto awalersi degli apporti decisivi di Antonino Nuccio e di Francesco
Franzese, per condurre a termine le operazioni illecite relative allo smistamento del consistente
carico di hashish trasportato dalle imbarcazioni dei LO NIGRO.
Ed aveva dovuto sfruttare il contributo fondamentale di Nino Nuccio, per avviare ed attuare i

traffici con i quantitativi di cocaina provenienti da Milano, attraverso Angelo Chianello e Luigi
Bonanno.
Infine, appare obiettivamente limitato il numero delle operazioni illecite accertate in concreto,
che sono state caratterizzate dalla collaborazione diretta fra Sandro Lo Piccolo, Giovanni Botta,
Carlo Puccio e gli odierni imputati Mirnrno ed Andrea BARONE.
Sulla base degli elementi raccolti, tali episodi non denotano da parte dei correi, peculiare
consapevolezza e volont di interagire nell'ambito di una struttura organizzata, n di contribuire
vicendevolmente al raggiungimento di obiettivi generali, programmati in comune, ed al
mantenimento di vincoli pre-esistenti.
Tali episodi si caratterizzano piuttosto per evidente fiammentariet e - se si esclude il fatto che
erano stati posti in essere dagli stessi autori - per la reciproca impermeabilit.
Soltanto in senso improprio pu parlarsi di compiti e ruoli stabili, quando invece i racconti dei
collaboranti trattano di una serie molto circoscritta di operazioni analoghe, in cui le medesime
persone hanno svolto lo stesso genere di attivit.
In conclusione, va esclusa la stessa esistenza di una struttura organizzata, comprendente pure gli
odierni imputati, Andrea e Mimmo BARONE.
Ciascuno di essi va dunque assolto dal delitto descritto al capo 26), perch il fatto non sussiste.
Sulla scorta delle dichiarazioni accusatorie di Francesco FRANZESE, Nino NUCCIO, Angelo
CHIANELLO e Andrea BONACCORSO, convergenti nei termini poco sopra riportati, resta

invece confermata la partecipazione di Andrea e di Domenico BARONE ai traffici di hashish e


di cocaina gi descritti nelle pagine precedenti.

Ed in particolare, vanno confermati i contributi rispettivamente forniti da Andrea e Mimrno


Barone all'acquisto, detenzione, occultamento e rivendita, in concorso con Sandro Lo Piccolo,
Giovanni Botta e Carlo Puccio, dei quantitativi di hashish acquistati tramite i fratelli Lo Nigro e
smistati con l'aiuto di Franzese e Nuccio; nonch quelli relativi all'acquisto, detenzione,
occultamento e rivendita, in concorso con Sandro Lo Piccolo, Giovanni Botta e Carlo Puccio, dei
quantitativi di cocaina procurati da Angelo Chianello e dagli altri complici.
Per quanto precede, possono dunque reputarsi integrati gli elementi oggettivi e soggettivi della
fattispecie descritta al capo 27 della rubrica, nei limiti e con le precisazioni fin qui esposte, e pu
essere pertanto affermata la responsabilit penale di Andrea e Mirnrno Barone in ordine ai
predetti delitti ex art. 73 co. 1 DPR 309/90.
L'entit complessiva dei quantitativi di droga trattati dagli imputati
circoscritto

- in effetti notevole, e non

- in un periodo di tempo

autorizza la concessione delle circostanze attenuanti

generiche ai predetti imputati.


Sussiste invece l'aggravante di cui all'art. 73 cornma 6 DPR 309/90, considerato che gli episodi
specifici di cui si detto, risultano commessi da pi di tre persone, in concorso fra loro.
Va riconosciuta la c.d. continuazione interna fra i singoli episodi oggetto di contestazione, come
gi previsto nel capo di imputazione sub 27).
E' di immediata evidenza che i delitti in questione, realizzati da Andrea e Mimrno BARONE in
concorso con i vari correi sopra descritti, sono stati commessi per motivi di lucro, in un contesto
temporale circoscritto, ed in linea di massima, nell'arnbito dei medesimi ambienti.
Possono pertanto reputarsi espressione di un unico disegno criminoso, volta per volta concepito,
programmato ed attuato con ciascuno dei predetti complici.
Relativamente alle sanzioni da infliggere, alla stregua dei parametri previsti dall'art. 133 cod.

pen., deve tenersi conto - innanzi tutto del grado di coinvolgimento di ciascun imputato nei fatti
contestati, della reiterazione dei traffici, delle rispettive attitudini criminali, manifestate nei vari
episodi oggetto di questo giudizio, delle rispettive condotte di vita antecedenti ai fatti.
Mentre Mimmo Dornenico BARONE risulta incensurato, a carico di Andrea BARONE esiste
una precedente condanna definitiva per gravi delitti, sia pure non specifici, commessi fino
all'anno 2001.
Non vanno trascurati, sotto tali profili, i legami di complicit da loro instaurati, a vari livelli, con
soggetti di elevatissima caratura criminale, ed in particolare con esponenti di Cosa Nostra, e
soprattutto, con il noto Sandro Lo Piccolo

Oltre ai rispettivi comportamenti processuali (nessuno dei due imputati ha manifestato sintomi di
resipiscenza), vanno altres presi in considerazione la non lieve entit dei carichi di droga, la
natura degli stupefacenti oggetto di traffici illeciti, e la rispettiva, obiettiva pericolosit dei
carichi trattai, da valutarsi in relazione al potenziale numero di consumatori raggiungibile.

E d'altra parte, deve pure tenersi conto del non indifferente numero di anni trascorso dalla
commissione dei delitti contestati, e della esclusione della pi grave fattispecie di cui all'art. 74
DPR 309190.
In definitiva, si reputa congrua la pena finale di anni 5 e mesi 8 di reclusione ed 26.000 di
multa ciascuno, cos calcolata:
pena base, calcolata sulla sanzione prevista dall'art. 73 co. 1 DPR 309190 = anni 7 di reclusione
ed 30.000 di multa, aumentata per l'aggravante di cui all'art. 73 comma 6", fino ad anni 8 ed
36.000, ulteriormente aumentata ex art. 8 1 cpv. cod. pen. fino ad anni 8 e mesi 6 di reclusione ed
39. 000 di multa, da ridurre infine di un terzo per la diminuente del rito abbreviato, fino alla

pena poco sopra specificata


Ciascuno dei predetti imputati va altres condannato al pagamento delle spese processuali e di
quelle relative al proprio mantenimento in carcere, durante la custodia cautelare.
Sia Andrea BARONE che Domenico BARONE vanno dichiarati interdetti in perpetuo dai
pubblici uffici, ed in stato di interdizione legale durante l'esecuzione della condanna.

Domenico CAVIGLIA ( c a ~31


i e 32)
In ordine alle contestazioni mosse nei confronti di Domenico (Mimmo) CAVIGLIA, si pu
pervenire a conclusioni del tutto simili a quelle appena esposte.
CAVIGLIA stato chiamato a rispondere del delitto di associazione ex art. 74 DPR 309/90 (cfr.
capo 31), per aver fatto parte

- con compiti di carattere sostanzialmente esecutivo - di una

sottoarticolazione criminale di Cosa Nostra, coordinata e diretta da CATALANO Michele (noto


esponente mafioso dello Zen), alla quale avrebbero altres aderito svariati soggetti, nei confronti
dei quali si procede (owero si gi esercitata l'azione penale) separatamente, e cio :

NUCCIO Antonino e Dornenico SERIO, chiamati a svolgere il ruolo di soggetti delegati


all'approwigionamento della droga,

CIARAMITARO Domenico, MANGIONE Salvatore e MANGIONE Filippo, i quali si


sarebbero occupati di preparare la droga per la rivendita al dettaglio e di intrattenere i
rapporti con i grossisti e con i vari spacciatori di piazza;

FERRAZZANO Mario, incaricato invece di curare il trasporto e la distribuzione delle


sostanze stupefacenti, e la riscossione dei proventi.

Altro addebito che stato elevato nei confronti di Mirnmo CAVIGLIA (cfr. capo 32), riguarda la
commissione di vari episodi di acquisto, detenzione e spaccio di hashish, cocaina ed eroina,
risalenti all'ottobre del 2007, e consumati in concorso con gli stessi correi indicati nel precedente
capo di imputazione.
Premessa essenziale della ricostruzione dell'accusa, almeno per quello che riguarda il primo
addebito, dunque la pre-esistenza di una struttura organizzata, coordinata e diretta da Michele
Catalano, all'interno della quale l'imputato di questo giudizio, Domenico CAVIGLIA, avrebbe
svolto il ruolo di rivenditore della droga al dettaglio.
A tale proposito, va ricordato che altro giudice di questo ufficio, con sentenza di condanna

emessa in data 16 luglio 2009, aveva ritenuto Antonino NUCCIO, Domenico SERIO, Domenico
CIARAMITARO e Michele CATALANO, responsabili del delitto di cui all'art. 74 DPR 309190,
per aver fatto parte di una struttura organizzata, operante soprattutto nel noto quartiere cittadino
dello ZEN, e finalizzata al reperimento, all'acquisto ed alla successiva rivendita a terzi - come
pure alla distribuzione al minuto

- di cospicui quantitativi di sostanze stupefacenti, del tipo

eroina, hashish e cocaina.


Secondo l'impostazione seguita in motivazione, i predetti partecipi svolgevano parallelamente il
ruolo di sodali di Cosa Nostra (o di reggenti di articolazioni territoriali mafiose), ma prendevano
comunque parte con continuit alle molteplici attivit relative al commercio degli stupefacenti,
perseguendo in concreto lo scopo di perpetuare e rafforzare l'organizzazione mafiosa e

- allo

stesso tempo - quello di attuare il programma dell'associazione ex art. 74 DRP 309190, dato che i
proventi dei traffici di droga erano in parte destinati a sostenere i carcerati

Nella sentenza sono puntualmente elencati gli elementi di fatto in base ai quali il giudice
pervenuto a tali conclusioni, ed in particolare sono contenuti ampi resoconti sugli appostamenti
di p.g. effettuati fra il settembre 2006 e l'ottobre 2007, presso un noto esercizio commerciale
della zona di S. Lorenzo, e presso le abitazioni di Serio e di Nuccio.
. Altri

mezzi di ricerca della prova che hanno portato alla pronuncia di condanna sono costituiti da

intercettazioni, ambientali e non, disposte ed eseguite nella fase delle indagini preliminari di quel
procedimento.

Gli esiti di tali attivit investigative, che comprovano "l 'intensit e la continuit dei rapporti3.a

gli imputati, coinvolti in parallele questioni delittuose relative all'imposizione e alla riscossione

del pizzo ",hanno poi trovato ulteriore supporto nelle dichiarazioni auto ed etero-accusatorie rese
da collaboratori di giustizia.

A titolo puramente indicativo, e senza pretese di completezza, qui pu farsi brevissimo cenno ad
alcune delle intercettazioni ambientali pi rilevanti riportate nella motivazione della predetta
pronuncia di primo grado, per sostenere la tesi accolta.
opportuno partire dalla rievocazione del colloquio intrattenuto da Antonino NUCCIO e

Mimrno CIARAMITARO, intercettato nell'aprile 2007, in casa del primo.


In tale occasione, i due complici davano ampia prova di abitualit nel trattare insieme acquisti di
droga (in questo caso specifico, di una partita di cocaina), discutevano dei prezzi della merce e
delle fasi successive di smistamento e smercio, e dimostravano che Mimmo CIARAMITARO
(detto Pit-bull) era tenuto a rispettare le direttive ed il molo prioritario dell'altro.

Pur avendo una certa autonomia nella trattative con i fornitori, Ciararnitaro si preoccupava infatti
di spiegare ad Antonio Nuccio i particolari della proposta di vendita che egli aveva ricevuto, e ad
illustragli le sue valutazioni, in attesa della decisione dell'altro.
In altro colloquio, intercettato nel successivo mese di maggio, sempre in casa di Nuccio, si tratta
di un consistente acquisto di hashish (circa 25 kg.) che il padrone di casa aveva concluso, e di
un'ulteriore trattativa di acquisto di droga, che si sarebbe chiusa positivamente, soltanto dopo che

Pitbull ne avesse provato ed accertato in concreto la qualit.


Nel gennaio 2007, risultano captate in ambientale altre tre conversazioni in cui, rispettivamente:

CIARAMITARO discute con uno sconosciuto delle somme arretrate che attende da un
soggetto non indicato per nome, ma che sembra svolgere abitualmente attivit di pusher,
per conto di Ciaramitaro;

lo stesso imputato si sofferma a discutere con altro sconosciuto delle forniture, attuali e
pregresse, che questi gli aveva procurato, in preecedenza: pure questo colloquio denota
contatti frequenti ed abitualit fra Ciararnitaro ed il suo interlocutore;

CIARAMITARO parla con due sconosciuti di debiti accumulati da un cliente, e cerca di


procurarsi, attraverso di loro, un bilancino di precisione,

'

Alla data del 23 luglio 2007 risale altra fondamentale conversazione, intercettata presso un
terreno nella disponibilit di Mimmo SERIO.
Il colloquio vedeva direttamente coinvolti due sconosciuti, che con ogni probabilit svolgevano
l'attivit di pusher, lo stesso Mirnrno SERIO e Michele CATALANO.

Tutti risultano impegnati a trattare questioni sorte fra spacciatori, in merito alla ripartizione delle
piazze per il commercio al minuto.

Lo scambio di frasi ha peculiare importanza, perch si ascoltano gli interlocuton sottolineare che
Mirnmo Ciararnitaro, nel recente passato, aveva dato loro disposizioni in merito alla suddivisione

dei posti, e che queste - evidentemente erano divenute motivo di dissidio.

SERIO e CATALANO promettevano un loro autorevole intervento nella composizione delle liti,
sostenevano di avere a cuore la possibilit per tutti gli spacciatori di buscarsi il pane, ed in tal
modo, evidenziavano il loro ruolo di coordinatori delle piazze di smercio della droga.
Pi avanti, SERIO affermava che intendeva assumersi la responsabilit di risolvere le questioni,
ed in particolare, di controllare l'attivit di un soggetto (tale Agostino) che verosimilmente aveva
violato le regole.

E raccontava poi che Antonino Nuccio - appena la sera precedente

- gli aveva sollecitato la

riscossione degli utili, presso ciascun pusher.


Michele CATALANO, dal canto suo, ribadiva di essere il destinatario finale degli incassi delle
vendite di droga realizzate nella zona c.d. dei padiglioni, mettendo ancora una volta in luce, con
le sue affermazioni, l'esistenza di una fitta rete di spacciatori aggregata ad una struttura articolata
e organizzata, ed il suo stesso ruolo di vertice.
Altrettanto significativa- infine - la conversazione intercettata in data 2 ottobre 2007, quando si
ascolta Michele CATALANO intrattenersi con almeno tre soggetti non individuati, e discutere
con costoro di conteggi sui proventi delle attivit di spaccio, di ritardi, di pagamenti dovuti e non
ancora corrisposti.
Gli ospiti presenti replicavano alle sollecitazioni, lamentando che la pessima qualit della droga
da loro avuta in consegna, aveva allontanato i clienti, creando notevoli difficolt di smaltimento
delle scorte e -conseguentemente - ritardi negli incassi.

Pi avanti sopraggiungeva Mimmo SERIO, che con le sue veementi parole faceva trapelare di
essere stato il rifornitore degli stessi pusher presenti in quel luogo.
SERIO escludeva drasticarnente di aver mai consegnato merce di qualit scadente, e ribaltava
con fermezza le accuse dei tre sconosciuti, prospettando l'ipotesi che la droga fosse stata alterata,
invece, dagli stessi rivenditori.
Costoro

-a

suo dire

avevano di certo effettuato tagli eccessivi della sostanza stupefacente

ricevuta in consegna, pur di ottenere maggiori margini di guadagno.


Pure in questo caso, dunque, il colloquio restituisce un quadro abbastanza esauriente dell'attivit
illecita svolta dal gruppo criminale all'interno del quartiere (dall'approvvigionamento, alla

distribuzione al consumo della droga, fino al rientro dei proventi nelle mani degli organizzatori
dei traffici di droga).

E delinea con una certa chiarezza i ruoli svolti abitualmente dai soggetti coinvolti, a partire dal
responsabile di quella articolazione mafiosa, Michele Catalano.
Tali dato di fatto, obiettivamente emersi dalle intercettazioni ambientali sono stati confermati
dalle dichiarazioni di vari collaboratori.
Ad esempio, Francesco FRANZESE, nell'interrogatorio del 23.1 1.2007 ha affermato, tra l'altro:

"Sono a conoscenza che Catalano aflancato da Mimmo Serio, anche perch quest'ultimo cura
allo ZEN, il traflco del1 'eroina.... ".
Pi recentemente, all'udienza celebrata il 16.12.2010,nel giudizio di appello svoltosi nell'arnbito
del procedimento a carico di Andrea ADAMO ed altri (n. 1676/2010 r.g. e n. 38/08 r.g.n.r.),

Antonino NUCCIO ha tracciato un convincente quadro riepilogativo di quelle stesse attivit


illecite, alle quali - tra l'altro - egli aveva preso direttamente parte (cfr. trasciz. ud. cit., allegata
dalla difesa di Caviglia, davanti al Tribunale del riesame, nell'arnbito del ricorso presentato
awerso l'ordinanza di custodia in carcere emessa in questo procedimento, nei cfr.del1'imputato).
In tale occasione, il collaboratore ha tra l'altro affermato:

"Allora, noi iniziamo ... quando dico noi, dico ... io, Nunzio SERIO, DAVI Gabriele, e Rosolino
DI M I O ... nel 2005, marzo 2005. Iniziamo questa societ, se cos si pu chiamare ... dedita al
traffico di stupefacenti: I 'idea stata di Nunzio SERIO (...)

... avevano arrestato alcuni soggetti,

che erano autorizzati,


Quando dico autorizzati, intendo dire autorizzati da Sandra LO PICCOLO, a potere traflcare
al1 'interno della nostra zona ... con gli stupefacenti,
Nunzio SERIO mi convoc in un appuntamento, dicendomi che noi, cio lui e DAv Gabriele e
Rosolino DI M I O , eravamo autorizzati a poter fare questo tra#co.
Iniziamo tutti e quattro.
Nunzio SERIO poi stato arrestato per, nonostante lui fosse ... si trovasse in detenzione,faceva
sempre parte della societ, in quanto io gli facevo pervenire la parte del guadagno ... tramite il
fratello di Nunzio ... Domenico SERIO (...).
(...) Poi, nel mese di novembre 2005, da questa societ esce fuori DAVI Gabriele (...) e lui se ne

andato al Nord, a Nord Italia, a compiere delle rapine (...).

E con noi entr un altro ragazzo, un certo Gaspare PERNA del quartiere CEP.
Per questo, con noi, non era in societ ... questo con noi lavorava, noi davamo la se... ogni
settimana gli davamo 350 euro. Poi, Gaspare PERNA l'hanno arrestato pure, e diciamo che ci

siamo.. a noi ci aiutavano ragazzi dello ZEN: prima

DAVI ... prima

CATALANO Davide con

Sandro DIELE, poi CAVIGLIA Domenico e poi per ultimo, Domenico CIARAMITARO.
Domenico CIARAMITARO, diciamo che

....

la societ l'aveva lui Mimmo SERIO e Michele

CATALANO, in quanto ... (,..).


Io gli davo la cocaina a Domenico CL4RAMITAR0, per lui ... io gli davo la cocaina e gli
stabilivo un prezzo ... per dire, 50.000 euro al chilo, poi lui la dava all'interno dello ZEN a 60 ...
65.000 euro, e questo guadagno, lui lo di ... lo divideva con Michele CATALANO.
Michele CATALANO in quel periodo era il responsabile dello ZEN: quando dico il responsabile,
intendo dire per tutte le attivit illecite ... ".
Dopo aver rievocato i suoi trascorsi nel campo del commercio della cocaina, ed in particolare i
traffici illeciti svolti grazie agli accordi stretti con Angelo CHIANELLO e Luigi BONANNO
che operavano nella zona di Milano, Antonino NUCCIO ha ricordato che per tali fatti era stato
gi condannato dal Tribunale di Milano.
Ha spiegato inoltre che, una volta abbandonati i traffici con i milanesi, aveva awiato la societ
con Nunzio SERIO e gli altri.
In particolare, ha precisato che mentre egli si occupava di trattare partite di cocaina e hashish
(che poi girava periodicamente a Ciaramitaro, affinch questi ne curasse l'ulteriore distribuzione
fra acquirenti medi e piccoli dello ZEN), Nunzio SERIO si era fatto carico di smistare l'eroina.

Nunzio SERIO acquistava eroina e - con identiche modalit e con gli stessi scopi la consegnava
a Mirnmo Ciararnitaro (cfr., su tali aspetti, in trascriz. ud. cit. il seguente inciso: "... Ciaramitaro

rimane(va) come nostro punto di riferimento all'interno del quartiere ZEN, per la distribuzione
della cocaina: per me, per la cocaina e l'hashish; per Mimmo SERIO, dell'eroina).
Sembra tuttavia che ci sia awenuto fino all'arresto di Nunzio SERIO, risalente al luglio 2005:
dopodich, sembra sia subentrato Mimmo SERIO, al posto di Nunzio..
Durante l'esame dibattimentale, Nino NUCCIO ha poi confermato sue precedenti dichiarazioni,
secondo le quali, una parte dei guadagni da loro realizzati, era stata regolarmente consegnata a
Sandro Lo Piccolo, ma soltanto per un certo periodo, considerata la scarsa entitii dei profitti.
Ha quindi sostenuto che, man mano, gli altri complici si erano allontanati e, dopo una lunga
sospensione delle attivit illecite, pure egli aveva deciso di non continuare a lavorare in societ.
Da quel momento, si era limitato a sporadici traffici di droga soltanto con il noto spacciatore
Fabio Chianchiano, che saltuariamente gli aveva fornito quantitativi di droga.
I1 collaboratore ha poi fornito particolari specifici sull'organizzazione della "societJ' e sulle
abitualit modalit di attuazione dei traffici.

" l o mi dovevo dedicare soltanto ad avere i rapporti con i fornitori della cocaina, perch li
conoscevo io. Rosolino DI MI0 teneva la contabilit dell'incasso (...) era meno rischioso che
fosse tenuto da lui, il foglio della contabilit con i soldi, che tenerli io (...)

DAVI Gabriele doveva invece ... si incaricava soltanto per la distribuzione. e allora poi da qui
nasce il subentro alla distribuzione.. sia prima

... prima di Gaspare PERNA e poi di Dornenico

CIARAMITARO, perch il DAV Gabriele viene a mancare, in quanto lo arrestano, per una
rapina, nel 2005, a Bologna ... Allora ci viene a mancare chi ci fa la distribuzione.
Allora, la potevo fare pure io, per non potevo fare ... avere i rapporti con i fornitori, la
distribuzione, perch significava che, nel giro di due giorni. sfumava tutte cose ..., perch venivo
arrestato e mettevo a rischio anche le persone che mi rifornivano.

E allora, da qui nasce l'idea di

... una volta prendere

Gaspare PERNA per la distribuzione, e

poi prendere Domenico CIARAMITARO per la distribuzione, anche perch lui abitava allo ZEN,
conosceva tutti ed era pi idoneo... ".
Secondo la versione di Antonino NUCCIO, uno dei principali motivi di contrasto all'intemo di
Cosa Nostra era dovuto proprio al fatto che esponenti mafiosi di zone limitrofe, e addirittura lo
stesso reggente della famiglia di Partanna Mondello, Tot DAV, volevano imporre altri soggetti
per la distribuzione dell'eroina, nelle zone di competenza di Mimmo SERIO.
Al punto che lo stesso Sandro LO PICCOLO,aveva dovuto prendere una decisione dirimente, ed
aveva stilato un messaggio scritto, con cui si precisava espressamente che Mimmo SERIO era
autorizzato a lavorare insieme a Michele CATALANO.
La frase riportata sul pizzino indicava qualcosa come mettiti d'accordo con 035, e tutti e due in

armonia a lavorare con l'eroina (035, come noto, era il codice segreto che designava la
persona di Michele CATALANO).
NUCCIO ha poi sostenuto che teneva incontri periodici con Mimmo SERIO, CATALANO e
CIARAMITARO (e Domenico CAVIGLIA, Dure, a volte), per affrontare questioni concernenti la
regolarit dei traffici illeciti: come ad esempio, riprendere i distributori di quartiere che volevano

fare i furbi, e che cercavano di approvvigionarsi altrove.


In varie occasioni, NUCCIO discuteva pure con i suddetti complici di contabilit e proventi, dato
che Michele Catalano pretendeva spesso di verificare gli introiti realizzati da Ciaramitaro, e. non
,

si fidava, pensando che qualcuno volesse imbrogliarlo.


I1 collaboratore ha poi aggiunto, in merito alla fase di smistamento e distribuzione a terzi, curata
proprio da Mimmo Ciaramitaro:

"Mimmo Ciaramitaro non divideva, dico, dosi da

... oppure quantitativi di 10, 20 grammi, n o ...

Mimmo Ciaramitaro divideva ... divideva la cocaina ... C ' chi la prendeva a mezzo chilo, a 200
grammi, a 100 grammi, ma non di meno ... perch poi c 'erano questi ... che noi li chiamiamo ...
ai tempi li chiamavamo i grossisti del traffco, all'interno dello ZEN ... questi che compravano
grossi quantititivi 200, 300 grammi, mezzo chilo...
Poi, erano loro che la rivedevano alpusher di turno, ... quelli che si prendevano 30,20 grammi e
10 grammi ... "..
Dopo aver dichiarato che era suo specifico compito controllare la corretta gestione dei traffici,

Antonio NUCCIO ha sostenuto che egli, per primo, si era preoccupato su esplicita indicazione

di Nunzio SENO di prendere contatti con tutti gli spacciatori ed i grossisti del quartiere dello

ZEN, per spiegare loro le nuove regole, e chiarire che, da quel momento in poi, essi avrebbero

dovuto acquistare e rivendere esclusivamente ed obbligatoriamente - i quantitativi di droga che


sarebbero loro arrivati, tramite Michele CATALANO.
I1 collaboratore ha infine collocato la operativitti del gruppo negli anni compresi fra il 2005 ed il
2007, e quindi, fino all'epoca immediatamente prossima al suo arresto.
In merito alla posizione dell'imputato di questo giudizio, Mirnmo CAVIGLIA, nella stessa
udienza, Antonino NUCCIO tornato nuovamente a descrivere il compito dei c.d. distributori
della droga, ed ha ribadito che CAVIGLIA era stato loro collaboratore, con tale compito, per un
certo periodo di tempo:

"Il DAVI Gabriele aveva il compito della distribuzione della cocaina: poi con il passar del
tempo, stato arrestato, ed subentrato Gaspare PERNA, sempre alla distribuzione ...
Poi Davide CATALANO e Sandro DIELE, e uoi uer un certo ueriodo Domenico CAVIGLIA, e un
ragazzo che si chiama Mario FERRAZZANO (cfr. capi 3 1 e 32) ... FERRAZZANO ... una cosa
del genere, e poi per un

... per

ultimo, dico, per ultimo, sempre, all'inizio del 2007, Dornenico

CIARAMITARO, che sono stato io ... no., sono stato io a deciderlo ... sono stato io, perch lo
vedevo che era un ragazzo attivo ... ".
Pu fin da adesso sottolinearsi che, pure in questa deposizione- effelata pi recentemente - ed
in epoca successiva a quelle di cui si dir pi avanti, Antonino NUCCIO definisce con una certa
precisione gli incarichi affidati a Mimmo CAVIGLIA.

E sostiene che si trattava delle stesse incombenze che da ultimo erano state affidate a Mimrno
CIARAMITARO (che gi lavorava con loro a 360 gradi, occupandosi pure di altri aspetti, in
ambito mafioso); e prima ancora erano state affidate a Gabriele
CATALANO e Gaspare PERNA.

DAVI,

Sandro DIELE, Davide

M a soprattutto, nella sua deposizione, egli ribadisce pi volte che tali incarichi furono affidati a
Mirnmo CAVIGLIA, per un certo periodo di tempo, in sostituzione di una vera e propria folla di
predecessori, e prima del definitivo assetto del molo, verificatosi soltanto con CIARAMITARO.

Se si considera che la predetta associazione sarebbe stata operativa soltanto tra il marzo 2005 e la
fine del 2007 (complessivamente, meno di due anni), si pu rilevare fin da adesso che il tempo in
cui CAVIGLIA avrebbe avuto opportunit di collaborare con gli altri presunti sodali, risulta
dawero limitato e circoscritto.

Le stesse considerazioni possono trarsi dalla lettura delle altre, precedenti dichiarazioni di Nino
NUCCIO, e di quelle degli altri collaboratori che hanno chiamato in causa Mimrno Caviglia,
come spacciatore - distributore di droga, attivo nella medesima zona (e cio, Andrea Bonaccorso
e Salvatore Giordano).
Come owio, nella ricostruzioni e nelle valutazioni vanno privilegiate le dichiarazioni del
primo collaboratore, e cio Antonino Nuccio, che ebbe a che fare pi da vicino con Mimmo
Caviglia, in quanto suo complice diretto, nei traffici illeciti di droga.
Durante uno dei suoi primi interrogatori davanti al PM (cfr. verb. del 14.12.2007), NUCCIO ha
riconosciuto in foto Mimmo Caviglia, detto il Vichingo, per poi precisare che:

"Si adoperava per me, Mimmo SERIO e Michele CATALANO per atti intimidatori, quali quelli
(...) di cui ho gi parlato. Si occupava di chiedere le estorsioni a Partanna, a Tommaso Natale,

secondo le nostre disposizioni.


Si occupava anche dello spaccio di stupefacenti, cocaina ed hashish secondo le disposizioni di
Sandro LO PICCOLO, per conto nostro e di Michele CATALANO, allo ZEN"

Altri importanti dati di fatto sono stati riferiti da NUCCIO, in data 30.1.2008.
In tale occasione, egli ha sostenuto davanti al PM che Mirnmo CAVIGLIA, detto il Vichingo, era
prevalentemente usato da Mirnmo CIARAMITARO, per la raccolta del denaro delle estorsioni, e
che altro collaboratore di Pitbull (noto soprannome di Mirnmo Domenico Ciararnitaro) era pure
tale Filippo MANGIONE, al quale "consegnavamo la somma di 200 euro la settimana, che

proveniva dal ricavato del traflco di sostanze stupefacenti" (Filippo MANGIONE uno dei
coimputati che stato giudicato separatamente).
Vero che, lo stralcio dell'interrogatorio non risulta particolarmente chiaro e preciso, e introduce
anzi margini di dubbio sulla eventualit che in quel periodo Mirnmo CAVIGLIA potesse essere
utilizzato, sotto le direttive di CIARAMITARO, pure per distribuire droga.
Se letta in questi termini, la frase sembrerebbe sconfessare tempi e modalit delle affermazioni
rese da Nuccio davanti alla Corte di Appello, e poco sopra riportate.
In realt, ad una lettura pi attenta tale incongruenza risulta soltanto apparente.

Gi in data 6.3.2008, NUCCIO ha spiegato che Domenico CAVIGLIA, di cui aveva parlato nei
precedenti verbali, era una persona che si occupa(va) di traflco di droga e veniva usato anche

per i danneggiamenti.

E nell'interrogatorio reso poche settimane dopo, in data 10.4.2008, ritornando a riferire sul tema
dei traffici illeciti di droga, e degli spacciatori al minuto, Antonino NUCCIO ha aggiunto e
precisato:
" Allo ZEN agivano anche Davide CATALANO e Sandro DIELE: dopo il loro arresto,

incaricammo Domenico CA VIGLIA.


Invero, CA VIGLU si rivel inaffidabile,per cui ci rivolgemmo a Mario detto "u pappare "(ndr:
soprannome dell'imputato Mario FERRAZZANO), che Jdanzato con la figlia di Salvatore

MANGIONE ... ".


La valutazione complessiva delle predette dichiarazioni autorizza dunque la conclusione che la
frase pronunciata da Antonino NUCCIO il 30.1.2008 (Domenico Ciaramitaro, che si occupava

personalmente della raccolta del denaro delle estorsioni, utilizzava prevalentemente Mimmo
CAVIGLIA, detto "Il Vichingo e Filippo MANGIONE, al quale consegnavamo la somma d
'l,

200 euro la settimana, che proveniva dal ricavato del traflco di sostanze stupefacenti) si riferiva
unicamente alla collaborazione che Ciaramitaro e Caviglia, avevano avviato nel campo delle
estorsioni mafiose, senza alcuna implicazione riguardante i traffici di stupefacenti.
In quest'ultimo campo, Mimmo Ciararnitaro e gli altri si awalevano invece, in quel periodo, del
contributo di Filippo MANGIONE.
Si pu pertanto escludere che NUCCIO abbia inteso sostenere che CAVIGLIA e Ciararnitaro si
siano occupati insieme, nello stesso periodo, di smistare e distribuire a terzi droga, per conto del
gruppo Catalano/Serio.

E non esiste dunque alcun contrasto con la versione da ultimo resa da Nuccio, quando davanti ai
giudici della Corte di Appello, ha sostenuto che Caviglia era stato incaricato, per breve periodo,
degli stessi compiti che - soltanto nei mesi successivi - sarebbero stati svolti autonomamente da
Mimmo Ciaramitaro.
Semmai una incongruenza - di genere differente, che non incide sull'oggetto di questo giudizio pu rilevarsi con riferimento all'alternanza fra FERRAZZANO e CIARAMITARO, nel ruolo di
distributore - spacciatore.

. Ed infatti, nel verbale del 10.4.08, pu leggersi il seguente passaggio, che si riferisce all'arresto
di Mario Terrazzano, detto Pappar: "Primadel suo arresto, operava Domenico Ciaramitaro ".
Ebbene, davanti ai giudici della Corte, Nuccio aveva invece sostenuto che Ciaramitaro era stato
l'ultimo, e definitivo, responsabile della distribuzione.

La contraddizione, tuttavia, sembra potersi attribuire ad un lieve difetto di memoria, e comunque


non intacca il significato delle dichiarazioni che riguardano pi da vicino l'imputato di questo
giudizio, Mirnmo Caviglia, n tanto meno la complessiva attendibilitii del suo racconto.
Sempre il 10.4.08, il collaboratore ha ribadito che

"... il trafico di sostanze stupefacenti

allo

ZEN, avveniva con l'autorizzazione di Michele CATALANO, reggente della zona, per conto di
Sandro LO PICCOLO.
Al CATALANO era versata una quota del denaro provento della vendita di droga .... ".
In data 16.4.2008, NUCCIO ha continuato a delineare il molo dei sodali, soffermandosi sulle
persone di Filippo e Salvatore MANGIONE.
Ha poi descritto il ruolo di Mirnmo SERIO, precisando che costui si rivolgeva soprattutto ad
Andrea BONACCORSO, Paolo DI PIAZZA, Franco BALSAMELI ed altri (come tale Salvatore

LOTA e tale Totb con i capelli rossi, della Vucciria) per rifornirsi di eroina.
Tale sostanza, che acquistava a prezzi esosi, era pure scadente.
Ma Mimrno SERIO poteva contare sull'autorizzazione diretta di Sandro LO PICCOLO, e poteva
pertanto imporre le sue condizioni, in tutto il quartiere.
I1 collaboratore ha nuovamente sostenuto che tanto la cocaina di sua competenza, come l'eroina
trattata da SERIO, erano state distribuite sulla piazza con l'aiuto di Mimmo CIARAMITARO,
Mimmo CAVIGLIA, Sandro DIELE e Davide CATALANO: in tale circostanza, per, non ha
fornito riferimenti cronologici (cfr. verbali del 16.4 e del 23.4.08).
NUCCIO ha ricordato poi la vicenda personale di un acquirente che si procurava ogni 15/20
giorni, 50 grammi di cocaina (cfr. verb. del 26.4.08); ed ha sostenuto che lo aveva segnalato a
Mimmo CAVIGLIA detto il Vichingo - che in quel momento era autorizzato a distribuire droga
nel quartiere - affinch lo trattasse con particolare attenzione.
Infine, nell'interrogatorio del 20 maggio 2008, NUCCIO ha ricostruito nuovamente, in maniera
coerente, i periodi in cui si era awalso di ciascuno dei vari distributori, fin qui indicat :
"Premetto che io non curavo direttamente la distribuzione della droga allo ZEN, servendomi al
riguardo del1 'opera di diversi soggetti, alle mie dipendenze: che all'inizio, erano Sandro DIELE
e Davide CATALANO.
Dopo il loro arresto, subentr Domenico CAVIGLIA, detto il Vichingo, il quale per, si lagnava
del fatto che si trattava di un lavoro che lo impegnava molto, in termini di tempo, e che egli
faceva conseguentemente controvoglia.

Ad un certo punto, gli subentr tale Mario u Pappar, genero di Salvatore MANGIONE (...).
Tale persona, U'Pappare, era un bonaccione, e molti compratori lo prendevano in giro con i
pagamenti, sicch ad un certo punto, venne anch'egli esonerato dall'incarico relativo alla

distribuzione della droga, per contro mio, pur avendo egli continuato a spacciare all'interno
dello ZEN
Della distribuzione venne incaricato, da quel momento,Mimmo Ciaramitaro, detto "pitbull ", che
continu ad occuparsene fino al giorno del mio arresto .... ".
In data 24.5.2008, Antonino NUCCIO ha individuato nella foto di Mario Ferrazzano, la persona

da lui conosciuta come Mario U Pappar.


Le attendibili dichiarazioni di NUCCIO sono state ampiamente confermate ed ulteriormente
arricchite dalla versione resa da Andrea BONACCORSO.
Nel rinviare alle pagine precedenti per le considerazioni relative alla attendibilit intrinseca dei
predetti collaboratori, qui pu essere ricordato in breve

sotto tale profilo

che Andrea

Bonaccorso, all'interno di Cosa Nostra, aveva maturato notevoli competenze specifiche in


materia di traffici illeciti di droga, e le sue affermazioni rivestono pertanto peculiare significato e
spessore.
Sin dai primi interrogatori svolti davanti al PM (cfr. verbale del 6.3.08) Andrea BONACCORSO
ha individuato in foto Mimmo Caviglia, detto il Vichingo.

Ed ha sostenuto che egli aveva avuto modo di conoscere l'imputato, circa un anno prima, quando
gli era stato presentato da Nino NUCCIO e Mimrno SERIO.
Ed ha aggiunto che:

"Tale Mimmo si occupa dello spaccio di droga allo ZEN, per conto di Nuccio, e delle estorsioni
per conto di Michele CATALANO, referente dei LO PICCOLOper la zona dello ZEN.
Mimmo il Vichingo ha partecipato alla aggressione nei conponti di Filippo AMOROSO, che
gestisce video-poker, nella zona della Guadagna... (. ..).
Il predetto Mimmo (CA VIGLIA) spacciava cocaina allo ZEN, per conto di NUCCIO, circa 6- 700

grammi la settimana: la droga era fornita da Tommaso Lo Presti, detto il lungo".


In seguito, il collaboratore ha tracciato pi volte l'elenco di coloro che avevano svolto incarichi
di distribuzione e rivendita a terzi della droga, per conto di Nino Nuccio e Michele Catalano (cfr.
verb. del 15.5.2008), confermando puntualmente la versione dello stesso NUCCIO: come il
primo collaboratore, egli ha individuato in foto e menzionato - oltre a Mimmo Caviglia- Filippo
e Salvatore Mangione e Mario Tenazzano Pappar).
Andrea BONACCORSO ha poi rievocato alcuni episodi specifici di traffici illeciti, affermando
di aver personalmente consegnato a Mimmo CAVIGLIA una partita di eroina bianca, destinata a
Mimmo SERIO (cfr. verb. del 16.5.2008) :

" Per tre volte, ho fatto da tramite tra... (OMISSIS), nella qualit di venditori, e Mimmo SERIO,

quale compratore, per delle cessioni di eroina bianca, per un totale di un chilo e mezzo, pagata

a 50 euro al grammo.
S u tale affare, non ho guadagnato nulla, perch io non ho mai voluto lavorare con l'eroina.
Le relative tre cessioni, ciascuno della quantit di mezzo chilo, avvennero a casa di DI PIAZZA,
dove la droga veniva portata da Salvatore.

E fu ritirata, due volte, da un soggetto a me noto come Pappar, genero di Salvatore Mangione,
ED UN 'ALTRA VOLTA. DA MIMMO IL VICHINGO, sul quale ho gi r ferito nel corso di
precedente interrogatorio, eflettuando anche il relativo riconoscimento fotogra$co.
Il Pappare ha circa 25 anni, ma ne dimostra di pi (...).
un soggetto vicino a noi, in particolare dapprima a Nino NUCCIO, poi dopo l'arresto di

quest'ultimo, a Mimmo SERIO, poi ancora a Michele CATALANO ed infine, a me e a DI


P I A Z . , e cijno al giorno del mio arresto.
Si occupava di trafici di droga, nel senso che trasportava cocaina, quando era necessariofare
arrivare a NUCCIO la droga che gli cedevamo io ed il DI PIAZZ4.
Sempre in materia di stupefacenti, il Pappar ritirava la droga da me e da DI PIAZZA, presso la
casa di quest'ultimo, e poi la distribuiva allo ZEN, insieme - per un periodo - a Mimmo
CIARAMITARO e, per un altro periodo, insieme a Mimmo Il Vichingo.
Vendeva, sempre allo ZEN, anche dell'eroina, in precedenza acquistata da Mimmo SERIO, ed a
lui sfidata per la vendita ".
Nell'ambito del medesimo verbale (cfr. trascriz. integrale del 3.7.2008), Andrea Bonaccorso ha
poi specificato che Mario Pappar Terrazzano aveva collaborato rispettivamente con Ciaramitaro
e con Mimmo Caviglia, nel trasporto e nella distribuzione della droga, ma in periodi differenti

(si, in periodi diversi ... che ci sono stati periodi in cui stato allontanato, poi stato ripreso di
nuovo ... era a periodi

... lui si occupava pure del1 'eroina, con Mimmo SERIO)

Bonaccorso ha pertanto indirettamente confermato l'ulteriore aspetto della versione di Nuccio,


secondo il quale Ciaramitaro e Mirnrno Caviglia avevano avuto modo di collaborare a traffici di
droga, con il gruppo NUCCIO/SERIO/CATALANO, in periodi differenti.
Infine, in epoca molto pi recente, pure il collaboratore di giustizia Salvatore GIORDANO, ha
individuato Mimmo CAVIGLIA e Mario TERRAZZANO, in foto (cfr. verb. del 12.3.08), ed ha
dichiarato:

"Riconosco Mimmo detto Il Vichingo ... era un soggetto a disposizione di Michele CATALANO
(...) Riconosco una persona che tutti chiamano Pappar, che genero di Salvatore MNGIONE

--

(...) coinvolto insieme a Mimmo il Yichinao. a Mjmmo Ciaramitaro a Mangione Salvatore e

Mangione Filippo, figlio di Salvatore, in attivit estorsive, e nel commercio della droga ... ".
Alo stregua di quanto precede, appare evidente come le dichiarazioni dei due collaboratori,
sebbene del tutto autonome e indipendenti, si saldino puntualmente fra loro e convergano verso
untunica ricostruzione della vicenda di Dornenico CAVIGLIA.
Del tutto coerenti, anche se non particolarmente precise e circostanziate risultano le dichiarazioni
di Salvatore GIORDANO sul conto dell'imputato.
Secondo le rispettive dichiarazioni di NUCCIO e BONACCORSO, l'imputato aveva agito per
conto di Antonino NUCCIO, Mimmo SERIO e Michele CATALANO nella zona dello ZEN, ed
aveva assolto ad incarichi di vario genere (oltre a quelli che gli erano affidati per conto di Cosa
Nostra) di natura meramente esecutiva, e che attenevano sostanzialmente alla distribuzione al
consumo o allo smistamento di cocaina ed eroina.
In altre parole, entrambi i collaboranti descrivono Dornenico CAVIGLIA come referente di
NUCCIO e di SERIO, in attivit illecite che rientrano senz'altro fra quelle descritte dall'art. 73

DPR 309/90, e possono pertanto integrare gli elementi oggettivi e soggettivi della predetta
fattispecie.
Sebbene differenti, gli episodi specifici menzionati da Nuccio (le forniture di cocaina a favore di
un conoscente di Nuccio che doveva essere rispettato) e da Bonaccorso (il trasporto di eroina per
conto di Mimrno SERIO, destinatario finale della droga), questi corrispondono entrambi allo
stesso genere di compiti esecutivi, di cui Mimrno CAVIGLIA doveva farsi carico, in quel
periodo, per conto dei suoi complici.

Periodo che tuttavia

- non appare delineato fino in fondo, e non pu dirsi caratterizzato con

assoluta certezza dalle indispensabili connotazioni di frequenza, continuith nel tempo e


tendenziale stabilita.
Si detto dei commenti di Nino Nuccio (si lagnava del fatto che si trattava di un lavoro che lo

impegnava molto, in termini di tempo, e che egli faceva conseguentemente controvoglia) sui
motivi per i quali quel periodo non fu particolarmente intenso, n prolungato.
Sulla base delle dichiarazioni di Antonino Nuccio e degli altri elementi di fatto raccolti in questo
procedimento, pu tentarsi una approssimativa delimitazione di tale periodo.
Secondo le dichiarazioni dello stesso collaboratore, Nuccio aveva deciso di rivolgersi a Mimmo
Caviglia, soltanto dopo l'arresto di Sandro DIELE e Davide CATALANO, ultimi predecessori
dell'imputato, nello svolgimento di mansioni esecutive e di supporto.

Gi nel gennaio 2007 (cfr. int. del 14 gennaio 2007), le intercettazioni ambientali hanno dato atto
che Mirnmo CIARAMITARO faceva parte, ormai stabilmente, e quindi da un periodo di tempo
apprezzabile, della societ di NUCCIO, SERIO e CATALANO.
Prima di lui, lo stesso ruolo era stato ricoperto da TERRAZZANO, subentrato proprio a Mirnmo
CAVIGLIA.
L a societ awiata da NUCCIO e Nunzio SERIO, nel marzo 2005, aveva affidato incarichi simili
e per periodi differenti rispettivamente a Gabriele DAV,

Gaspare P E N A , ed alla coppia

DIELEKATALANO, prima ancora che a Mimmo CAVIGLIA.


Poich si tratta di incarichi che, per quanto dato sapere, non si sono mai sovrapposti fra loro,
ne deriva che lo spazio utile, riservato alla collaborazione di Caviglia con Nuccio e gli altri, non
pu che essere stato necessariamente ridotto e particolarmente circoscritto (probabilmente, non
andato oltre pochi mesi).
In definitiva, la lettura coordinata di tutte le dichiarazioni dei collaboranti restituisce un quadro
complessivo abbastanza chiaro e netto sulle attivit illecite svolte da Mimmo CAVIGLIA, nel
coadiuvare il gruppo coordinato da NUCCIO e da altri coimputati.
Tuttavia, se la rassegna degli elementi di prova mette in luce una serie di condotte illecite - riferibili a
Dornenico Caviglia ed attuate in concorso con pi imputati - cib tuttavia, a giudizio di questo GUP, non
appare sufficiente a comprovare l'adesione tendenzialmente stabile dell'odierno imputato, al predetto
sodalizio criminale.
N dimostra che Caviglia, attraverso le attivitti illecite personalmente svolte con i suddetti complici abbia
avuto consapevolezza e volont di contribuire al programma associativo, diretto alla commissione di un
numero indeterminato di delitti, fra quelli previsti dal DPR 309190, e di perpetuare e rafforzare il gruppo,
anche - ed al di l del suo rapportarsi con esponenti di Cosa Nostra.

Ferma restando la probabile, effettiva esistenza di un gruppo di associati, strutturati e organizzati


nei termini fin qui esposti, non pu affermarsi con assoluta certezza

- per tutti i motivi che

precedono che pure Dornenico Caviglia prese parte a quel gruppo organizzato, e che contribu
consapevolmente e deliberatamente a rafforzarne la struttura e ad attuarne il programma.
In conclusione, se vero che tutti gli elementi fin qui esposti contribuiscono a dimostrare alcuni
peculiari episodi di collaborazione illecita con altri conei, in materia di trasporto e vendita al
dettaglio di stupefacenti da parte di Mirnrno CAVIGLIA, anche vero che tali episodi restano
limitati e circoscritti, e non denotano particolare consuetudine, abitualit, stabilit tendenziale.

N, soprattutto, tali contributi fanno trapelare il medesimo livello di stabilit che connotava
invece le collaborazioni fra tutti gli altri sodali (ad es. SERIO, CIARAMITARIO, NUCCIO e
CATALANO).
I1 predetto imputato va dunque assolto dal delitto sub capo 3 1, per non aver commesso il fatto.

Deve invece essere affermata la penale responsabilit di Mimmo CAVIGLIA, in ordine al


delitto continuato sub capo 32.
Sussistono l'aggravante ex art. 73 co. 6 DPR 309/90 e la recidiva reiterata ed infraquinquennale.
L'imputato non pu invece reputarsi meritevole delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62
bis cod. pen., sia a causa dei precedenti penali che gravano a suo carico, sia per il contesto in cui
i fatti risultano maturati.
Quanto al trattamento sanzionatorio, alla stregua dei parametri di calcolo della pena previsti
dall'art. 133 cod. pen., deve tenersi conto

- innanzi tutto - del grado di coinvolgimento di

Mirnmo CAVIGLIA nei fatti contestati, dei compiti di carattere meramente esecutivo svolti e del
periodo sostanzialmente circoscritto in cui i fatti vennero reiterati.
Indirettamente, sulla base delle indicazioni fornite dai collaboratori di giustizia pu presumersi
che i quantitativi smistati da Mimmo CAVIGLIA, non fossero particolarmente cospicui.
Sotto altro profilo, vanno poste in evidenza sia le attitudini criminali manifestate nelle vicende
oggetto di questo giudizio, sia quelle collegate al suo ruolo di soggetto pi volte coinvolto in
danneggiamenti, violenze e intimidazioni di stampo mafioso.
N pu essere trascurata la condotta di vita, antecedente ai fatti: a carico di Mirnmo CAVIGLIA

gravano varie condanne definitive per delitti non lievi, sia pure non specifici, commessi fino al
luglio 2005.
Non vanno trascurati, sotto lo stesso profilo, i legami di complicit instaurati, a vari livelli, con
soggetti di elevatissima caratura criminale, ed in particolare con esponenti di Cosa Nostra.
Quanto al comportamento processuale, non sono emersi particolari sintomi di ravvedimento, e
l'imputato

- durante esami ed interrogatori - ha sempre scelto di awalersi della facolt di non

rispondere.
D'altra parte, deve pure tenersi conto del numero di anni trascorso dalla commissione dei delitti
contestati, e della esclusione della pi grave fattispecie associativa ex art. 74 DPR 309/90.
Sulla base di tutti i predetti elementi di valutazione, si ritiene equo infliggere la pena finale di
anni 5 e mesi 6 di reclusione ed 26.000 di multa, cosi calcolata:
pena base, calcolata sulla sanzione prevista dall'art. 73 co. 1 DPR 309/90 = anni 6 e mesi 6 di
reclusione ed 30.000 di multa, aumentata per la recidiva fino ad anni 7 e mesi 6 ed 34.000,
ulteriormente aumentata per l'aggravante di cui all'art. 73 cornrna 6", fino ad anni 8 ed 36.000,
ed ancora aumentata ex art. 81 cpv. cod. pen. fino ad anni 8 e mesi 3 di reclusione ed 39. 000
di multa, da ridurre infine di un terzo per la diminuente del rito abbreviato, fino alla pena poco
sopra specificata

CAVIGLIA va altresi condannato al pagamento delle spese processuali e di quelle relative al suo
mantenimento in carcere, durante la custodia cautelare.
Infine Domenico CAVIGLIA va dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, ed in stato
di interdizione legale durante l'esecuzione della condanna.

DE LUCA Antonino ( c a ~33


i e 34)
Gli elementi raccolti nella fase delle indagini preliminari a carico di Antonino De LUCA portano
invece a conclusioni diarnetralmente opposte.
Il predetto imputato stato accusato di aver fatto parte di una struttura criminale organizzata,
dotata delle caratteristiche previste dall'art. 74 DPR 309190 (cfr. capo 33 della rubrica).
Tale associazione, rimasta attiva

- secondo la contestazione - fino agli ultimi mesi del 2007,

sarebbe stata avviata e coordinata dal noto Salvatore (Tot) DAV, in passato reggente della
famiglia mafiosa di Partanna Mondello.
Costui si sarebbe awalso della collaborazione di Feliciano TOGNETTI, esponente di ambienti
mafiosi della zona della Noce, e dei fondamentali contributi fomiti da Michele CATALANO
(reggente dello ZEN, pi volte citato in questa motivazione), nonch dall'imputato di questo
giudizio, Antonino DE LUCA, appartenente al medesimo contesto territoriale mafioso di DAV,
e gi gravato da condanna irrevocabile per alcune estorsioni di stampo mafioso, portate a termine
nella prima met del 2006.
Della predetta organizzazione avrebbero pure fatto parte, Giudo SPINA, Vincenzo COSENZA e
Fabio CHIANCHIANO, grossisti e spacciatori al dettaglio della zona dello ZEN, ai quali invece
sarebbe stato affidato il compito di curare la distribuzione e la vendita a terzi di svariati carichi di
hashish, eroina e cocaina, approwigionati dagli altri sodali.
L'altro addebito mosso nei confionti di Antonino DE LUCA, attiene invece alla commissione,
in concorso con gli altri correi poco sopra elencati, di molteplici episodi di acquisto, ricezione,
importazione, detenzione, offerta in vendita, trasporto, cessione, distribuzione e commercio di
sostanze stupefacenti del tipo hashish, cocaina ed eroina, riconducibili ai parametri normativi
dell'art. 73 comma 1 DPR 309190, e commessi entro il mese di ottobre del 2007 (capo 34).

Pure in questo caso, le principali fonti da cui derivano le contestazioni elevate nei confronti di
De LUCA, sono costituite da dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, i medesimi indicati
nelle pagine precedenti.

Ma i primi indizi sulla esistenza della struttura criminale sono stati tratti dal pizzino pi volte
richiamato in altre parti di questa motivazione (e caratterizzato dalla sigla in codice E13), che era
stato indirizzato da Giovanni Botta a Sandro LO PICCOLO.
La predetta missiva, a firma Elefantino, sebbene non contenga la bench minima indicazione
sulla persona di Antonino De LUCA, fa tuttavia riferimento ai presunti sodali dell'imputato,
Fabio CHIANCHIANO e Guido SPINA, per segnalare testualmente ai vertici di San Lorenzo
che in un determinato periodo ". ..Il signor Fabio CHL4NC. + Guido SPINA + ecc. ecc" avevano
"

invaso il mercato ",con evidente allusione al mercato della droga nel quartiere dello ZEN.

Nella parte successiva del testo, si spiegava a Sandro LO PICCOLO che era gi stato sollecitato
l'intervento del reggente dello ZEN, Michele CATALANO (indicato con la nota sigla in codice
035), affinch si prowedesse a distribuire al consumo un certo quantitativo di droga, al quale era
direttamente interessato lo stesso Sandro LO PICCOLO, ed evitare in tal modo ulteriori danni
commerciali.
Si pu rilevare fin da adesso che tutti gli elementi raccolti - che pure non escludono la probabile
sussistenza di una sottoarticolazione di Cosa Nostra, autonomamente organizzata, n la effettiva
commissione di pi delitti ex art. 73 cornrna 1 DPR 309190, da parte degli altri presunti correi risultano invece insufficienti per quanto attiene alla posizione di DE LUCA.
E non consentono di inquadrare il predetto imputato, n fra i partecipi del sodalizio, n fra gli
autori delle singole condotte illecite, contestate al capo 34 della rubrica.
Tale conclusione deriva, innanzi tutto, dall'analisi delle dichiarazioni dei collaboratori, a partire
da quelle rese da Francesco FRANZESE, durante uno dei primi interrogatori svolti davanti al

PM, all'awio della collaborazione con l'autorit giudiziaria (cfr. verb. interrog. del 23.1 1.07):
"A Partanna, il traflco della droga non ha avuto molto sviluppo, se non quando la reggenza fu
afldata a Tot DA
Quando DAVI e DE LUCA decisero di avviare un intenso trafico di sostanze stupefacenti, si
rivolsero al CATALANO, il quale contatt i vari spacciatori, imponendo loro di rifornirsi dai
predetti DA V .e DE LUCA.
CATALANO non fu molto contento di tale decisione, in quanto gli affari, per qualit e prezzi non
erano molto vantaggiosi

"

Tali affermazioni sembrano dunque rinviare ad un progetto comune che inizialmente avrebbe
coinvolto soltanto le persone di Tot

DAVI

e Antonino DE LUCA, e che doveva essere

necessariamente avallato da Michele CATALANO, il quale per non era del tutto soddisfatto di
concedere la sua autorizzazione.

Nel successivo interrogatorio (cfr. verbale del 26.1 1.2007), Francesco FRANZESE ha invece
cos riferito:
" Quando uscito, Salvatore DA V - insieme a DE LUCA Antonino ed a Feliciano TOGNETTI

della NOCE -prese a commerciare in stupefacenti.

La droga veniva acquistata e venduta allo ZEN.


I tre si avvalsero anche di Michele CATALANO, che gi gestiva trafici di stupefacenti, per
conto suo.
(...)DA

VI lui ha voluto cominciare questa cosa, ha voluto intraprendere questa cosa, da un lato

perch aveva, diciamo, vicino Nino DE LUCA, che aveva questi interessi, e allora erano vicini;
da un lato, perch pensava di potere mettere tutto lo ZEN, diciamo, nelle condizioni di fornirlo
tutto, cio d non fare che ognuno se ne andava per i fatti suoi, a prendere cose di qua e di l, e
lui aveva organizzato questa cosa (...)
Tra l'altro, ce n 'era uno, che l'altro giorno non ne ho parlato, che pure era interessato, che era
dalle parti della Noce, e questo, si chiama Feliciano, ... Feliciano che un nipote di quello delle
casse da morto, CASTAGNA ..., cose ..., Feliciano.

E lui, con questo Feliciano erano molto intimi, per questo traffico .... Feliciano ... TOGNETTI,
una cosa del genere.. .
(...) No, non credo che

DE UCA era la stessa parte, come... come... come DAVI cio, non so

che tipo ... cio, che poi come andavano ... come l'andavano divisi ... cio non

... non so se, tipo,


come una cosa che se ne occupavano tre ... io penso che l'unico che, diciamo ... era il D A v ~
PM: L'unico che?
ADR: Che come ... gestiva, in effetti, come ... (...) e gli altri lo aiutavano, per certo non nella
stessa percentuale di guadagno ..., questo intendo dire (...) S, s, s, soci ... per in una
percentuale minore, va..., questo intendo dire .., ".
In altre parole, FRANZESE ha individuato i soggetti che avrebbero organizzato il commercio di
droga

(DAVI,

DE LUCA, TOGNETTI), ma quando si trattato di stabilire il ruolo di ciascuno

di costoro, ed i motivi per i quali erano stati coinvolti un esponente della zona della Noce, o lo

stesso Antonino DE LUCA, non stato particolarmente prodigo di particolari, n circostanziato

(cio, che poi,come andavano ... come l'andavano divisi ... cio non ... non so se tipo come una
cosa che se ne occupavano tre

... io penso che l'unico che, diciamo ... era il D A v ~(...) gestiva,

in effetti, (...) e gli altri lo aiutavano, per certo non nella stessa percentuale di guadagno,

questo intendo dire...)

Pi avanti, FRANZESE ha cercato di ricostruire il ruolo di Michele CATALANO, spiegando


che gli altri non avrebbero potuto escluderlo, trattandosi di attivit illecite che avrebbe dovuto
svolgersi all'interno del quartiere dello ZEN.

Ma CATALANO era recalcitrante, perch gi si occupava di gestire i suoi traffici illeciti con la
droga, e non vedeva certamente di buon occhio l'avvio di nuove iniziative nel suo quartiere.
Alla fine, per

- secondo le dichiarazioni di FRANZESE - pure Michele CATALANO aveva

finito per mettersi d'accordo con gli altri.


I1 reggente dello ZEN si doveva occupare dei rapporti con il quartiere, assumendosi il compito di
stabilire chi avrebbe acquistato da Tot DAV, e dai suoi complici:
" E invece poi, allajne, si mise d'accordo anche il CATALANO, Michele CATALANO... (...)

Allora, sono tantissimi l, l, ora ... questa una questione di CATALANO andare a vedere poi a
chi... questo doveva occuparsene lui.
Magari qualcuno lo conosceva pure FELICIANO, qualcuno pure DE LUCA, per insomma il
DA V non andava personalmente a venderla, diciamo ".
FRANZESE, tuttavia, non stato in grado di fornire risposte concrete sui fornitori presso i quali
il gruppo si sarebbe approwigionato:

"No, per mi sembra che in questo caso pure DE LUCA sapesse ... sapesse dove
approvvigionarsi di queste cose... Non lo so. "
Questa prima parte del racconto, quindi, delinea un quadro abbastanza generico sulla presunta
esistenza di accordi di massima, finalizzati ad attuare attivit illecite, a commerciare droga in una
determinata zona, soggetta al controllo di CATALANO: ma non riesce per ad essere pi precisa
sulle concrete modalit di attuazione di tali traffici.
I1 collaboratore ha poi correttamente individuato in foto le persone di Guido SPINA e di
Vincenzo COSENZA (cfr. verbali di interrogatorio del 4.4. e del 30.4.2008, nonch quelli del
5.5. e del 7.5.2008), ed ha aggiunto che SPINA era dello ZEN, come Fabio CHIANCHIANO,
con il quale aveva iniziato ad approwigionarsi di fumo e cocaina, sfruttando gli stessi fornitori
della zona di Napoli.
SPINA aveva tuttavia mantenuto una certa indipendenza da CHIANCHIANO, e ciascuno di essi
rivendeva la droga, per conto proprio.

FRANZESE ha poi descritto Vincenzo COSENZA, come titolare di esercizi di rivendita alimenti

e, forse, di un bar e di un pub: a suo dire, COSENZA e SPINA lavoravano insieme sia nel campo
degli esercizi commerciali, sia nel settore dei traffici illeciti di droga.

I1 collaboratore ha dunque fornito, pure in merito agli altri due presunti sodali indicati al capo 33,
notizie di carattere generale, senza accennare, peraltro, ad eventuali rapporti fra COSENZA,
SPINA, e gli altri correi, che si sarebbero aggregati a Tot DAVI.
Durante le indagini preliminari sono state raccolte, altres, le dichiarazioni del collaboratore
Antonino NUCCIO.
In data 20.2.2008, davanti al PM, NUCCIO tornato a riferire sul tema della autorizzazione
esclusiva che Sandro LO PICCOLO aveva conferito a Mimrno SERIO, per lo smercio della
eroina nel quartiere dello ZEN.
Ed ha ribadito come Sandro LO PICCOLO nel fatidico pizzino che aveva spedito a Mirnmo
SERIO, lo aveva sollecitato a mettersi d'accordo con il numero 035 (Michele CATALANO), per
proseguire i traffici illeciti di eroina all'interno del quartiere ZEN, in accordo fra loro.
Nuccio ha poi ricordato le generalit degli spacciatori che aiutavano Mirnmo SERIO in tali
attivit e, fra questi, ha indicato nuovamente Sergio Misseri, persona che ha pure individuato in
foto (cfr. sopra, nelle pagine dedicate alla posizione di Domenico CAVIGLIA).
Senonch, a dire del collaboratore, era accaduto che Tot DAV, senza chiedere preventivamente
il permesso a Sandro LO PICCOLO, aveva iniziato a raggruppare varie persone esperte di droga
(Guido SPINA, Vincenzo COSENZA, TOGNETTI, un certo Giovanni) con il preciso scopo di
commerciare droga nei mercati clandestini dello ZEN:
" Precedentemente,

C 'erano

stati dei problemi con Salvatore DAvX in quanto lui aveva dentro

lo ZEN, senza chiedere il parere o il consenso al Sandro LO PICCOLO ..., di testa sua ..., aveva
messo delle persone (. ..) che sono Guido SPINA, Vincenzo COSENB, Fe Eiciano TOGNETTI, un
certo Giovanni, cugino di Mimmo SERIO di cui non mi ricordo il cognome ... e avevano messo
insieme queste persone per smerciare l'eroina ... dentro lo ZEN, eroina, cocaina, tutte cose di
testa sua...

".

di immediata evidenza dunque che Antonino NUCCIO, sebbene abbia fatto riferimenti del
tutto simili a quelli di Francesco FRANZESE, alle attivit illecite che Tot Dav portava avanti
nel quartiere dello ZEN insieme ai suoi complici, non ha mai menzionato, fra questi ultimi,
l'imputato di questo giudizio, Antonino DE LUCA.

E in data 20.2.2008, quando ha individuato in foto DE LUCA, il predetto collaboratore ha cos


affermato :
" Riconosco DE LUCA Antonino che ha una rivendita dipori nella zona di Partanna Mondello,

in via Venere. So che si occupava anche di traflco di cocaina e hashish, sul quale ritorner in
altra sede, e so che si occupava di estorsioni nella zona di Partanna Mondello, quando reggente
era Davi".

E pure in questa occasione, non si rawede alcun specifico collegamento fra Nino DE LUCA e le
presunte attivit del gmppo di sodali, coordinato da Tot DAV.
Soltanto in data 7.4.2008, dopo aver fatto ampi cenni ad una consistente partita di cocaina, che
egli si era procurata attraverso Tonino LO NIGRO, ed aveva in parte rivenduto a Guido SPINA e
Vincenzo COSENZA, Antonino NUCCIO ha ripreso ad occuparsi della persona di Antonino DE
LUCA, in modo pi articolato e circostanziato.
NUCCIO ha innanzi tutto descritto Guido SPINA come un trafficante di droga che operava allo

ZEN, dove rivendeva eroina, ma che si manteneva attivo pure fuori dal suo quartiere, per
occuparsi di cocaina.
Ed ha poi confermato puntualmente le dichiarazioni di Francesco Franzese relative al fatto che
Guido SPINA aveva canali di approwigionamento a Napoli, precisando inoltre che nella citt
partenopea, costui si recava ogni 15 giorni, per acquistare un chilo di droga alla volta.
In merito all'odierno imputato, ha dichiarato testualmente:
"In una occasione,(SPINA) venne fermato al porto, con Nino DE LUCA, ma non venne trovato

nulla, perch la droga viaggiava su un 'altra autovettura ".

Tale affermazione, pur facendo insinuare il dubbio che pure DE LUCA potesse essere coinvolto
nei traffici illeciti di Guido SPINA con la Campania, risulta tuttavia incompleta e insufficiente,
per quanto qui rileva.
Ed in particolare, incompleta perch non sono stati precisati i motivi per i quali Antonino DE
LUCA

- citato

unicamente perch presente a bordo della vettura dell'altro coimputato - si

accompagnava, in tale circostanza, a Guido SPINA.

Ed comunque generica ed insufficiente, perch - in mancanza di altri dati di fatto esplicativi non permette di attribuire a quella presenza sull'auto di Guido SPINA, lo specifico spessore di
elemento a carico dell'imputato, dato che comunque, in quella occasione, secondo le stesse
parole di NUCCIO, sulla vettura non sarebbe stato occultato alcun carico di droga.
Sulla vicenda proposta dal collaboratore NUCCIO, che stato l'unico a narrare questo specifico
episodio, non sono stati acquisiti elementi esterni di riscontro.
Nell'ambito dello stesso interrogatorio (cfr. verbale int. del 7.4.2008), Nino NUCCIO ha inoltre
raccontato di una riunione che si era tenuta a Villa Filippina verso la fine del 2005.

A questa riunione, secondo le parole del collaborante, avrebbero preso parte Mimmo SERIO,
Feliciano TOGNETTI e Tot DAV.
Tot DAVI intendeva informare Mimmo SERIO che, da quel momento in poi, soltanto SPINA e
COSENZA sarebbero stati legittimati a piazzare sui mercati clandestini del quartiere ZEN, la
droga che costoro si procuravano tramite Feliciano TOGNETTI.

La decisione aveva sollevato generale malcontento, e persino Michele CATALANO aveva mal
tollerato l'imposizione dello SPINA, perch sospettava che questa intrusione avrebbe limitato le
sue prerogative di responsabile di quartiere, nell'ambito di Cosa Nostra.
Al punto che perfino Sandro LO PICCOLO si era fatto carico di intervenire per appianare ogni
eventuale contrasto e, attraverso una missiva fatta recapitare a Totb DAVI, aveva deciso che la
gestione del traffico di eroina allo ZEN doveva fare capo necessariamente a Mirnmo SERIO ed a
Michele CATALANO, soggetti ai quali SPINA e CUSENZA avrebbero dovuto uniformarsi.
A dire di NUCCIO, tali vicende erano state seguite pure da Francesco FRANZESE.
Ebbene, a prescindere da ogni valutazione sul fatto che FRANZESE - pur avendo riferito in
merito alla esistenza ed ai progetti del presunto gruppo criminale che sarebbe stato costituito e
organizzato da Salvatore DAVI, TOGNETTI e Antonino DE LUCA - non ha mai parlato n
dell'aggregazione di SPINA e COSENZA, n dei contrasti sollevati davanti a Sandro LO
PICCOLO (di cui egli si sarebbe personalmente occupato, stando alla versione di Nino
NUCCIO), il punto che qui rileva 6 un altro.
Ed attiene al fatto che Antonino NUCCIO, nel rievocare una fase importantissima delle attivit
del gruppo che faceva capo a Totb DAV (gruppo che, secondo il capo di imputazione, avrebbe
compreso fra i suoi adepti pure l'imputato di questo giudizio), non ha fatto il bench minimo
cenno alla persona di Antonino DE LUCA.
E non lo ha nemmeno inserito fia le persone che presero parte direttamente alla riunione di Villa
Filippina, n fra le persone che furono almeno citate, in quella fondamentale discussione.
Dopo aver narrato di alcuni consistenti acquisti di cocaina, effettuati insieme a Bonaccorso, Di
Piazza e Nunzio Serio, poi conclusi con la rivendita della sostanza stupefacente in parte a Guido
SPINA e Vincenzo COSENZA, ed in parte al CHIANCHIANO; Antonino NUCCIO ha riferito
di altri consistenti acquisti di hashish (ben 10 kg.) ricevuti attraverso Tognetti e di piccole partite
di cocaina, da lui periodicamente cedute alla coppia SPINA e COSENZA (cfr. verb. int. del
10.4.2008 e del 23.4.2008).

E soltanto in data 20.5.2008, Antonino NUCCIO ritornato a rendere dichiarazioni inerenti


all'imputato Antonino DE LUCA; ed in particolare, a ripercorre la vicenda del controllo della
Polizia sulla vettura di Guido SPINA.
Ma stavolta inserendo nuovi particolari, che non aveva p a i citato in precedenza (cfr. verb.cit.):

"Nella foto 8 riconosco Antonino DE LUCA, detto u ciuraro, in quanto egli titolare di una
rivendita di fiori e piante, in via Venere.
Sul conto dello stesso, ho gi reso dichiarazioni al cui contenuto, adesso mi riporto, con le
seguenti integrazioni, relative a vicende in materia di stupefacenti, di cui ancora non avevo

parlato. Nel 2005, aveva preso un carico di 200 kg. di marijuana, di cui aveva ceduto 100 chili,
in pi riprese a Sandro DIELE e a Davide CATALANO, con IJautorizzazione di Michele
CATALANO,fi.atello del secondo, e reggente dello ZEh?

- al di l del fatto che tale aspetto del racconto di


NUCCIO non risulta corroborato da riscontri - va in ogni caso rilevato che il genere di droga
In ordine a questo primo episodio specifico

descritto dal collaborante (marijuana), e le stesse persone dei correi indicate da Nino NUCCIO
(del tutto differenti dai presunti complici indicati al capo 34), portano immediatamente ad
escludere che possa trattarsi di delitto riconducibile alle fattispecie contestate in questo giudizio.

E come tale non va preso in considerazione, per quanto qui interessa.


Considerazioni opposte valgono invece per l'episodio dei controlli in zona portuale, gi narrato
in precedenza.
In questa occasione il collaborante ha rivisitato integralmente ed ampliato le sue accuse; ed ha
cos spiegato:

"DE LUCA traflcava anche in cocaina ed eroina, sfruttando un canale di fornitura a Napoli,
insieme a Guido SPINA dello ZEN e Vincenzo CUSENZA che ftequentava lo ZEN, ma abita al

CEP.
Ricordo che un giorno il DE LUCA e lo SPINA vennero fermati per un controllo di polizia al
Porto di Palermo; ed in tale occasione, fu fermata anche una terza persona, trovata in possesso
di una rilevante somma di denaro, credo 30-40.000 euro, che i due negarono di conoscere, (in
ci poi smentiti, per ci che so, dal1 'esito delle verpche effettuate sui rispettivi telefoni)
In relazione a tale episodio, lo SPINA si vant con me di essere riuscito a fare passare l 'eroina,
speciJicando che non si era rifornito di cocaina, e che anzi - in quel periodo

- non si riusciva a

fare arrivare la cocaina a Palermo, per dijficolt oggettive di mercato.


Non so come fosse strutturato con esattezza il rapporto $+a i tre suddetti soggetti (DE LUCA,
SPINA e COSENZ4) che mi risulta salivano a Napoli tutti e tre, sia insieme, che ciascuno da
solo, e che insieme curavano la successiva distribuzione della droga a Palermo: SPINA e
COSENZA sono sicuramente soci ... ".
Innanzi tutto, va precisato che nel predetto interrogatorio, NUCCIO non soltanto ha introdotto ex

novo il tema del passaggio clandestino di una somma di denaro, al quale non aveva mai fatto
cenno, in precedenza; ma ha affermato altres che l'imputato trafficava anche in cocaina ed
eroina, insieme a Guido SPINA dello ZEN e Vincenzo COSENZA e sfmttava un canale di
fornitura che si trovava nella zona di Napoli.
L'episodio sembrerebbe dunque richiamare da vicino il tenore della contestazione riportata al
capo 34 della rubrica, perch integra una specifica attivit illecita riconducibile al paradigma

dell'art. 73 DPR 309190, consumata peraltro in concorso con SPINA e COSENZA, presunti
correi, anch'essi citati nello stesso capo di imputazione.

Va tuttavia rilevato che, nonostante la maggiore ricchezza di dati e la precisione del racconto,
l'episodio appena narrato non risulta corroborato da riscontri esterni, in grado di conferirgli
rilievo sotto il profilo probatorio, alla stregua dei canoni interpretativi previsti dall'art. 192 C.P.P.
I1 predetto collaboratore - tra l'altro - stata l'unica fonte in grado di fornire dettagli su questa
specifica attivit illecita.
Isolatamente considerate, e nella assoluta carenza di elementi di sostegno, le dichiarazioni di
Antonino NUCCIO, pur dotate di specificit, precisione e plausibilit, non possono essere
sufficienti, dunque, a comprovare la vicenda delittuosa in esame.
Identiche considerazioni valgono,owiamente, per quanto attiene al rilievo ed al significato che
lo stesso episodio potrebbe virtualmente avere, al fine di comprovare la presunta partecipazione
di Antonino DE LUCA all'associazione criminale coordinata e diretta da Salvatore DAVI.
Sotto tale profilo, deve pure aggiungersi che - gi in s e per s - le dichiarazioni di NUCCIO
attengono ad una vicenda circoscritta, non necessariamente indicativa di attivit stabili e durevoli
nel tempo, e di pi ampio respiro.
Non contengono inoltre alcun cenno agli altri sodali della organizzazione (DAVI, e TOGNETTI)
ed appaiono sostanzialmente irrisolte, quando affrontano il tema dei legami e degli accordi,
eventualmente continuativi, che esistevano fra le persone chiamate in causa.
Si fa richiamo, in particolare, al seguente inciso: "Non so come fosse strutturato con esattezza il

rapporto >a i tre suddetti soggetti (DE LUCA, SPINA e COSENZA) che mi risulta salivano a
Napoli tutti e tre, sia insieme che ciascuno da solo, e che insieme curavano la successiva
distribuzione della droga a Palermo: SPINA e COSENZ4 sono sicuramente soci ... " , dove sono
proprio la collocazione ed il ruolo di DE LUCA a restare dubbi e sostanzialmente non chiariti.
Per il resto, pu in breve osservarsi che le successive dichiarazioni di NUCCIO, vertono ancora
sulle attivit lecite e illecite del duo SPINA E CUSENZA, o ribadiscono la circostanza che
Feliciano TOGNETTI, in qualit di fornitore di sostanze stupefacenti, e gli stessi Guido SPINA e
Vincenzo CUSENZA, in qualit di distributori, avevano - in un determinato periodo storico

invaso il mercato clandestino dello ZEN, di eroina, cocaina e hashish (cfr. verbali interrogatorio
del 21 e del 22.5.08 e del 28.3.09 e contenuto del pizzino 013).

E quindi, si tratta di dichiarazioni accusatorie che possono avere rilievo in generale, in ordine
all'eventuale sussistenza del sodalizio criminale, ovvero in merito alla posizione degli altri
correi.

Ma nulla aggiungono, n tanto meno tolgono, al quadro fin qui delineatosi sulla persona di
Antonino DE LUCA.
Non fanno registrare ulteriori progressi, neppure le dichiarazioni rese dall'altro collaboratore di
giustizia, che ha riferito sui fatti contestati: Andrea BONACCORSO.
Nei suoi primi interrogatori, in merito a tali vicende (cfr. verbali di interrogatorio del 12.2.2008,
del 15.5.2008, e del 4.7.2008), Andrea BONACCORSO si limitato ad elencare in breve nomi e
caratteristiche principali di coloro che - per quanto egli aveva appreso - si occupavano di traffici
di droga, nel quartiere dello ZEN.
Ed ha, tra l'altro, confermato il legame di complicit che esisteva da tempo fia Guido SPINA e
Vincenzo COSENZA, li ha individuati in foto, descrivendoli pure come contitolari e gestori di

varie attivit commerciali nel campo degli alimentari e della ristorazione.

Ed ha infine ribadito i contatti che costoro avevano spesso intrattenuto insieme al noto Fabio
Chianchiano - con fornitori di Napoli.
BONACCORSO non ha tuttavia chiamato in causa, a tale ultimo proposito, n Antonino DE
LUCA, n tutti gli altri presunti sodali.
Nell'ennesimo interrogatorio davanti al PM (cfr. verb. int. del 25.7.09), il predetto collaboratore
ha continuato a passare in rassegna vicende di droga alle quali aveva avuto modo di prendere
partecipare personalmente, continuando a parlare, poi, sia di COSENZA che di SPINA.
Nella stessa occasione, a proposito dell'imputato Antonino DE LUCA, dopo averlo riconosciuto
in foto, egli ha affermato:

"...So che era in societ con Davide CATALANO (!), neil 'ambito del commercio di cocaina e
hashish, so che ha lavorato anche con Fabio CUCINA, che me ne ha parlato".

Si tratta, pertanto, di un contributo limitato e non particolarmente preciso, che attiene in via del
tutto generale, e senza alcuna specificazione concreta, pertinente alle altre chiamate - alle attivit
illecite che DE LUCA svolgeva nel campo degli stupefacenti.
Secondo Bonaccorso, addirittura, l'imputato sarebbe stato in societ con Davide CATALANO
(fratello di Michele) e con Fabio CUCINA, e quindi con soggetti che non soltanto non sono mai
stati affiancati al nome di DE LUCA, nelle dichiarazioni degli altri collaboranti, ma che non
figurano nemmeno nei capi di imputazioni di questo giudizio.
Considerazioni assolutamente analoghe possono svolgersi in merito alle dichiarazioni del
collaborante Maurizio SPATARO.
Dopo aver riconosciuto in foto Guido SPINA (cfr. verb. int. del 12.1.2009), e riferito particolari
sul predetto coimputato, Maurizio SPATARO ha affrontato pi da vicino la posizione di Nino

DE LUCA (cfr. verb. int. del 13.1, e del 14.1.2009)

Ed ha cos affermato: "Foto n. IO: riconosco DE LUCA Nino, di Partanna Mondello.

Lo conosco da diversi anni, gli ho venduto anche un auto nel 1996. Nel 2004, Giovanni
BONANNO mi disse che il DE LUCA, insieme al cugino BONANNO Francesco,si occupava del
traf_fico d cocaina, e per tale motivo Giovanni temeva che fosse eccessivamente attenzionato
dalle forze del1 'ordine, e non gradiva pi recarsi al suo vivaio.

Pure in questo caso, dunque, si tratta di affermazioni non particolarmente circostanziate, che
sembrano esulare, per gli stessi motivi poco sopra specificati, dalle vicende delittuose contestate
in questo giudizio.
Generiche, imprecise e laconiche risultano, altres, le dichiarazioni di Salvatore GIORDANO,
sul conto dell'imputato: al contrario, il collaboratore stato molto pi circostanziato e incisivo
nel riportare alcuni dettagli di rilievo che attengono alle posizioni di Guido SPINA e Vincenzo
COSENZA, ed ai legami che la predetta coppia di complici aveva intrattenuto con il noto Pippo

Provenzano dello ZEN (cfr. verbali del 22.2.2010, del 3.3.2010, e del 12.3.2010).
A proposito dell'imputato di questo giudizio, che GIORDANO ha correttamente individuato in

fotografia, come Nino De LUCA detto Ilfioraio (in dialetto u' ciuraro), si fa rinvio al contenuto
dell'interrogatorio del 12 marzo 2010.
In tale occasione, GIORDANO stato in grado di affermare unicamente che:

" ...Il settore principale di attivit del DE LUCA per la droga, in particolare la cocaina. N 3
so se in societ con crualcuno, in tale commercio, n so essere pi specvco al riguardo"
A conclusione della rassegna delle dichiarazioni dei collaboratori, resta senz'altro confermata la
valutazione positiva della rispettiva attendibilit intrinseca, della complessiva credibilit dei loro
racconti.
Si osserva tuttavia che i dati esposti su Antonino DE LUCA non risultano particolarmente
circostanziati e specifici, appaiono framrnentari e poveri di contenuti, oppure non sono stati
corroborati da convincenti elementi esterni di riscontro.
Ed in particolare, l'unico dato di fatto sul quale sembrano effettivamente convergere tutte le
versioni dei collaboranti, riguarda l'affermazione, del tutto generica, che Antonino De LUCA,
detto ilfioraio, si occupava di droga.
Per il resto, FRANZESE ha riferito di un presunto accordo programmatico esistente fra Salvatore
(Tot) DAVI, Feliciano TOGNETTI e Antonino DE LUCA, finalizzato ad acquistare e rivendere
droghe sui mercati clandestini dello ZEN, senza mai specificare - per - n le modalit concrete
attraverso le quali il gruppo avrebbe operato e si sarebbe rifornito; e senza mai precisare se pure
Guido SPINA ed Enzo COSENZA (che ha descritto come una coppia di soci/complici collegati,

semmai, al noto spacciatore Fabio CHIANCHIANO ed a fornitori di Napoli) facessero o meno


parte, come sodali, del gruppo coordinato da Tot DAVI.
Antonino NUCCIO ha rassegnato invece notizie molto pi circostanziate ed molto pi coerenti
rispetto al contenuto dei capi di imputazione.

M a ha parlato - dapprima - di un gruppo di persone coordinate da Tot DAVI, comprendente


SPINA, COSENZA, TOGNETTI, il cugino di Mirnrno SERIO, ma non Antonino DE LUCA,
che avrebbe tentato di arginare il monopolio SERIO/CATALANO sul mercato dell'eroina allo

ZEN, incorrendo infine nelle limitazioni e nei divieti imposti da Sandro LO PICCOLO.
Queste affermazioni sono in effetti parzialmente simili a quelle riportate da Francesco Franzese,
se si escludono gli aspetti che attengono alla posizione dell'imputato DE LUCA: ma proprio tale
unica eccezione fondamentale, in questo giudizio.

E poi, dopo aver descritto ampiamente le reiterate attivit lecite ed illecite dei complici SPINA
COSENZA, i loro contatti con CHIANCHIANO e con lo stesso NUCCIO, in materia di acquisti
e rivendite di droga, il predetto collaboratore ha fatto riferimento ai rapporti periodici che costoro
intrattenevano con vari rifornitori di eroina e cocaina della Carnpania, non meglio individuati.
Ed in tali ultime attivit illecite del duo COSENZNSPINA, ha inserito pure Antonino De LUCA
(ma non TOGNETTI, e nemmeno DAV), attribuendo all'imputato di questo giudizio un ruolo
non del tutto chiaro, di presunto cointeressato ai traffici con i partenopei.
In tale contesto, Nino NUCCIO ha poi coinvolto nuovamente Nino DE LUCA, inserendolo fra i
protagonisti dello specifico episodio, durante il quale Guido SPINA sarebbe riuscito ad eludere i

controlli della p.g., ed a far transitare - senza farsi scoprire droga e denaro.
Si gi detto delle incongruenze e delle carenze che caratterizzano tale ricostruzione.
Ed stato gi sottolineato come Antonino NUCCIO non abbia fatto il bench minimo cenno,
neanche indirettamente, agli altri presunti sodali del gruppo, Tot DAV e Feliciano TOGNETTI
(cos rendendo di fatto tale episodio poco indicativo, e scarsamente sintomatico della eventuale
esistenza del sodalizio ex art. 74 DPR 309/90, di cui al capo 33).
Ma soprattutto stato evidenziato che questa parte del racconto di Antonino Nuccio, non stata
corroborata da altri elementi esterni in grado di confermarne l'attendibilit, come prescritto
dall'art. 192 C.P.P.
Per il resto, tutte le propalazioni residue, che attengono da vicino alla persona di Nino DE LUCA
restituiscono l'immagine di un soggetto genericamente impegnato in traffici illeciti di droga.

Oppure descrivono un soggetto coinvolto in attivit illecite spesso imprecisate, accanto a


complici che non figurano nemmeno nei capi di imputazione (Diele, Davide Catalano, Fabio

Cucina, Francesco Bonanno), e che sono stati sporadicamente citati, volta per volta, dall'uno o
dall'altro collaborante, senza alcuna coincidenza/convergenza fra loro
Vero b che Nino NUCCIO ha narrato pure di un presunto traffico illecito, relativo a 200 kg. di
marijuana, che sarebbe stato portato a temine da DE LUCA insieme a Sandro DIELE e Davide
CATALANO.

Ma tale ulteriore, specifico episodio va ben oltre i margini delle odierne contestazioni e, per il
tipo di sostanza stupefacente trattata, per le persone coinvolte a fianco di Nino De Luca, sembra
doversi ascrivere ad altri contesti e ad ambienti differenti.
Senza contare che nemmeno questo singolo episodio ha trovato sufficiente riscontro in altre
chiamate di collaboratori, ovvero in altri elementi di prova.
In conclusione, sebbene possa reputarsi molto probabile l'esistenza di una struttura organizzata e
diretta da Sandro DAVI, finalizzata a commerciare droga all'interno del quartiere dello ZEN con
o senza l'avallo di Michele CATALANO (cfr. dichiarazioni di FRANZESE e NUCCIO), tuttavia
non pu affermarsi con certezza se Antonino DE LUCA ne abbia fatto parte o meno.
Sebbene sia stato ripetutamente affermato che Antonino DE LUCA u ciuraro (il fioraio) si
occupava prevalentemente di droga, e sebbene sia plausibile che egli possa aver concluso accordi
programmatici ed attuato progetti con l'ex reggente mafioso del suo stesso territorio, e10 con gli
altri correi indicati nel capo di imputazione; tuttavia non sono state fin qui raccolte prove certe
sull'inquadramento di DE LUCA, fra i ranghi della suddetta associazione criminale, su eventuali
consapevoli contributi da parte sua, all'attuazione di programmi aventi carattere di stabilit, e
tendenzialmente protratti nel tempo (le generiche frasi di FRANZESE relativi a tali ultimi
aspetti, sono rimaste sostanzialmente isolate).
N pu sostenersi che sia stato compiutamente provato il coinvolgimento diretto dell'imputato in

singoli episodi illeciti, rientranti nei parametri previsti dall'art. 73 DPR 309190.
Per tutto quanto precede, Antonino DE LUCA deve andare assolto dalle imputazioni previste ai
capi 33 e 34 della rubrica, con ampia formula liberatoria, come descritto in dispositivo.
Conseguentemente va ordinata la immediata liberazione dell'imputato, se non detenuto per altro
titolo, ex art. 300 C.P.P.

Visti gli artt. 442,533, 535,530,544 C.P.P.,29,32 cod. pen, 300 comrna 3 C.P.P.
dichiara

BARONE Andrea, BARONE Domenico, CAVIGLIA Domenico e LIGA Salvatore


colpevoli dei delitti loro rispettivamente contestati ai capi 27) 32) e 8 ) della richiesta di
rinvio a giudizio, riconosciute le aggravanti e la recidiva contestata loro contestate, e
tenuto conto della diminuente del rito abbreviato
condanna
BARONE Andrea e BARONE Domenico alla pena di anni 5 e mesi 8 di reclusione ed euro
26.000 di multa, ciascuno;
CAVIGLIA Domenico alla pena di anni 5 e mesi 6 di reclusione ed euro 26.000 di multa;
LIGA Salvatore alla pena di anni 5 ed euro 1.400 di multa;
tutti al pagamento delle spese processuali, nonch al pagamento di quelle relative al
proprio mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.
Dichiara i predetti imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici ed in stato di
interdizione legale durante l'esecuzione della condanna.
Condanna LIGA Salvatore al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite:
Associazione degli Industriali della Provincia di PalermoIConf-Industria Palermo, Centro
studi e iniziative culturali Pio La Torre, Comitato Addio Pizzo, Conf-Commercio Palermo,
F.A.I., Conf-Industria Sicilia, Associazione Antiracket e Anti-usura Coordinamento delle
vittime dell'estorsione, dell'usura e della mafia, Associazione SOS Impresa, Associazione
Solidaria SCS, Provincia di Palermo e Comune di Palermo che rimette per la liquidazione
davanti al giudice civile.
Condanna il predetto imputato al pagamento delle spese processuali in favore delle
predette parti civili che liquida in complessivi euro 1687,50 per ciascuna di esse, come da
specifica a parte.
Con distrazione delle spese anticipate e degli onorari non riscossi in favore dei procuratori
di Associazione degli Industriali della Provincia di Palermo, Conf-Industria Palermo,
Centro studi e iniziative culturali Pio La Torre, Comitato Addio Pizzo, Conf-Commercio
Palermo,

F.A.I.,

Conf-Industria

Sicilia, Associazione

Antiracket

Anti-usura

Coordinamento delle vittime dell'estorsione, dell'usura e della mafia, Associazione SOS


Impresa, Associazione Solidaria SCS, dichiaratisi antistatari.
Assolve
BARONE Andrea, BARONE Domenico, CAVIGLIA Domenico dalle imputazioni di
associazione loro rispettivamente contestate, e dichiara estinta la misura coercitiva
applicata a BARONE Andrea, limitatamente alla predetta fattispecie (capo 26 della
richiesta di rinvio a giudizio).

Assolve

DE LUCA Antonino dalle imputazioni di cui ai capi 33 e 34 della rubrica, per non aver
commesso i fatti, e ne dispone la immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa.
Visti gli artt. 304 comma 1 lett. C)bis ,e 544 C.P.P.
Indica in gg. 90 il termine per il deposito della motivazione e sospende durante la pendenza
di tale periodo i termini di durata massima della custodia cautelare.
Palermo, 11 maggio 2012
I1 GUP
Sergio ZIINO