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LA TEORIA DELLA PRODUZIONE

Le scelte dellimpresa sono condizionate da alcuni vincoli, imposti dai clienti, dai concorrenti o
dalla tecnologia impiegata, dal momento che solo alcuni modi di trasformare input in output sono
effettivamente realizzabili. Gli input della produzione sono i fattori produttivi impiegati nel
processo produttivo. Si tratta del lavoro, della terra e del capitale, a sua volta classificato in capitale
fisico e capitale finanziario. Il capitale fisico costituito da tutti quei fattori produttivi che a loro
volta sono dei prodotti come gli impianti ed i macchinari; il termine capitale finanziario si riferisce,
invece, alle risorse finanziarie utilizzate per perseguire gli scopi dellimpresa. Loutput invece il
prodotto ottenuto nel processo produttivo utilizzando gli input di produzione.
Normalmente gli input e gli output sono misurati in termini di flussi: ad esempio, occorrono una
certa quantit di lavoro ed un certo numero di ore macchina per settimana per produrre una certa
quantit di prodotto nello stesso arco temporale.
1.1 La funzione di produzione
Come detto, solo alcuni modi di trasformare input in output sono effettivamente realizzabili, il che
impone dei vincoli tecnologici che restringono le scelte a disposizione dellimpresa. Linsieme di
tutte le combinazioni di input e di output tecnicamente realizzabili detto insieme di produzione. Se
il lavoro L il fattore produttivo utilizzato nel processo di produzione ed Y loutput prodotto, un
punto (L, Y) che si trova allinterno dellinsieme di produzione indica che tecnicamente possibile
produrre una quantit y di output impiegando una quantit x di input. Pertanto, il massimo livello di
output che pu essere prodotto impiegando un dato livello di input rappresenta la frontiera
dellinsieme di produzione. La funzione corrispondente alla frontiera dellinsieme di produzione
nota come funzione di produzione:
Y = f (L)
Tale equazione si legge nel modo seguente la quantit massima ottenibile di output una funzione
f della quantit di input usata nel processo produttivo. Essa, quindi, misura il massimo livello di
output che si pu ottenere impiegando un dato livello di lavoro.

Al crescere dellimpiego del fattore lavoro aumenta la quantit prodotta di output, anche se in
misura decrescente al crescere di L. Ci dovuto alla cosiddetta legge della produttivit marginale
decrescente. Supponiamo di impiegare le quantit L (lavoro) e K (capitale) per produrre un certo
output Y. Supponiamo ora di voler aumentare limpiego del fattore L mantenendo inalterato luso
del fattore K. Come varia loutput a seguito della riduzione di uno dei due input impiegati? La
produttivit marginale del fattore produttivo lavoro (PMGL) misura la variazione del prodotto totale

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ottenuta impiegando ununit addizionale del fattore lavoro nel processo produttivo, mantenendo
costante limpiego degli altri fattori. verosimile assumere che, a seguito di un aumento unitario di
uno dei fattori di produzione, loutput totale aumenti. La PMGL , quindi, positiva, ma decrescente,
ovvero, uguali aumenti del fattore produttivo comportano incrementi sempre minori del prodotto.
Da un punto di vista matematico, possiamo scrivere la variazione del prodotto totale (Y) a seguito
di una variazione unitaria del fattore L (L=1) come:
Y
PMGL =
L
Il concetto di prodotto marginale molto simile a quello di utilit marginale, fatta eccezione per la
natura ordinale dellutilit. Il prodotto marginale di un fattore, infatti, ha una natura cardinale,
ovvero un numero preciso che pu essere misurato. La legge dei rendimenti decrescenti afferma
che, mantenendo costante limpiego di tutti gli altri fattori produttivi oltre una certa quantit
impiegata di un fattore variabile, ulteriori unit addizionali del fattore variabile comportano una
produttivit marginale del fattore decrescente.
Notiamo inoltre che gli economisti effettuano una scansione temporale fra breve e lungo periodo
basandosi proprio sulla possibilit di modificare gli input a disposizione dellimpresa. Il breve
periodo quellorizzonte temporale nel quale limpresa pu variare solo parzialmente limpiego
degli input. Solitamente limpresa pu variare con maggiore velocit la quantit di lavoro ma non i
beni capitali. Il lungo periodo invece quellorizzonte temporale pi prolungato nel quale limpresa
pu variare le quantit acquistate di tutti gli input.
1.2 Gli isoquanti di produzione
La nozione di funzione di produzione pu essere estesa anche al caso in cui vi siano pi input. Se,
ad esempio, si considerano due input, L e K, entrambi variabili, la funzione di produzione diventa:
Y = f (L, K)
Essa determina la quantit massima di output che pu essere prodotta impiegando L unit del
fattore lavoro e K unit del fattore capitale. Linsieme di tutte le possibili combinazioni del fattore L
e K esattamente sufficienti a produrre una data quantit di output detto isoquanto. Gli isoquanti
sono molto simili alle curve di indifferenza. Per tale ragione procederemo alla loro descrizione in
modo veloce. Come nella teoria del consumatore, si assume che anche la tecnologia goda di un
certo numero di propriet:
La tecnologia monotona. Aumentando la quantit impiegata di un input possibile
produrre una quantit di output almeno uguale a quella prodotta inizialmente. Tale ipotesi,
proprio come per le curve di indifferenza nella teoria del consumatore, comporta che gli
isoquanti abbiano inclinazione negativa.
La tecnologia convessa. Se esistono due modi di produrre y unit di output, allora la loro
media ponderata produrr almeno y unit di output.
Isoquanti associati a diversi livelli di produzione non possono incrociarsi.
Gli isoquanti di produzione associati a diversi livelli di output, date le propriet viste della
tecnologia sono inclinati negativamente, convessi e monotoni (isoquanti pi a destra corrispondono
a livelli produttivi pi elevati). Lisoquanto descrive una tecnologia che ammette sostituibilit tra i
due input. Tale sostituibilit per imperfetta: se si vuole produrre la quantit data Y, ogni volta
che si riduce K di una unit, L deve essere aumentato sempre di pi. Ad esempio il punto A1 = (3,2)
= combinazione di 3 unit di lavoro e 2 di capitale permette di ottenere una data quantit di unit di

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output (poniamo pari a 4 unit), il punto B1 = (6,1) = combinazione di 6 unit di lavoro e 1 di


capitale permette di ottenere la stessa quantit di output.

Le due combinazioni sono quindi situate su uno stesso isoquanto perch viene prodotta la stessa
quantit, ma A1 viene ottenuto con un processo produttivo (PA) a pi alta intensit di capitale,
mentre B1 appartiene ad un processo produttivo a pi alta intensit di lavoro (PB). Ipotizzando la
possibilit di scegliere fra una infinit di processi produttivi (il cambiamento di tecnologia avviene
senza costi di aggiustamento da un piano produttivo allaltro), limpresa potr ottenere una stessa
quantit di output con una infinit di combinazioni di input. Se limpiego degli input aumenta,
anche la produzione aumenta e rappresentiamo questo passaggio su un altro isoquanto di livello
superiore, ovvero pi a destra del precedente.
1.3 Il saggio tecnico di sostituzione
Linclinazione di una curva di isoquanto in corrispondenza di un punto nota come saggio
marfinale di sostituzione tecnico (SMST). Il SMST rappresenta il saggio al quale la tecnologia
consente di sostituire uno dei due fattori con laltro, senza che la quantit totale di output prodotta
cambi. Ovviamente, il SMST un numero negativo, perch la curva di isoquanto ha inclinazione
negativa. Dire ad esempio che SMST = -2 vuol dire che la tecnologia consente di ridurre di 2 unit
il fattore K e, aumentando di una unit il fattore L senza modificare la quantit prodotta di Y. Il
SMST decrescente mano a mano che ci si sposta lungo la curva di isoquanto da sinistra verso
destra. Se consideriamo una tecnica di produzione sulla curva di isoquanto in alto a sinistra, in cui
sono impiegate molte unit del fattore K e poche unit del fattore L, verosimilmente la tecnologia
consentir di ridurre luso del fattore K di molte unit e di rimanere sullo stesso isoquanto usando
una unit in pi del fattore L; ma, se consideriamo una tecnica sulla curva di isoquanto in basso a
destra, in cui sono impiegate poche unit del fattore K e molte unit del fattore L, verosimilmente la
tecnologia consentir di ridurre di poche unit luso del fattore K per continuare a produrre sempre
lo stesso livello di output usando una unit in pi del fattore L. Matematicamente linclinazione
della curva di isoquanto in un punto altro non che linclinazione della retta tangente alla curva in
quel punto. Se limpresa intende variare la quantit del fattore L rimanendo sulla stessa curva di
isoquanto. E chiaro, allora, come detto, che dobbiamo modificare anche la quantit del fattore K e
fare in modo che le due variazioni di prodotto che ne derivano siano tali da compensarsi e non far
variare il prodotto totale. In formule, poich:
Y
Y
PMGL =
PMGK =
L
K

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allora:

Y = PMGL L

Y = PMGK K

lungo un isoquanto potr variare sia la quantit di L sia quella di K, per cui:
Y = PMGL L + PMGK K = 0
Questa espressione pu anche essere scritta, in maniera equivalente:
PMGK K = PMGL L

K
PMGL
=
= SMST
L
PMGK
Il SMST tra i due fattori pu essere espresso sia come il rapporto tra la variazione delle quantit dei
due input, sia come rapporto (inverso) tra le produttivit marginali.
1.4 I rendimenti di scala
I rendimenti di scala (RS) indicano come varia la produzione al variare dellimpiego degli input
produttivi. Possono verificarsi 3 casi:
RS costanti: se raddoppia la quantit di L e K, raddoppia anche il prodotto.
RS crescenti: se raddoppia la quantit di L e K, la quantit prodotta Y aumenta pi del
doppio.
RS decrescenti: se raddoppiano L e K, la quantit prodotta Y aumenta meno del doppio.
I rendimenti di scala si riferiscono allefficienza tecnica della scala (dimensione) di un processo
produttivo, e quindi alla funzione di produzione. Riguardano quindi la capacit dellimprenditore di
utilizzare gli input in maniera efficiente. Peraltro, perfettamente possibile che una tecnologia
presenti, allo stesso tempo, rendimenti costanti di scala e produttivit marginale dei fattori
decrescente. Infatti, i rendimenti di scala descrivono ci che accade quando si aumentano tutti gli
input di produzione, mentre la produttivit marginale indica cosa accadde al prodotto quando
aumenta un solo fattore produttivo, fermi rimanendo tutti gli altri.
Le economie di scala si riferiscono invece allefficienza economica di un processo produttivo. Si
misurano tramite la funzione del costo medio (non la funzione di produzione). Possiamo distinguere
economie di scala a livello di impianto e economie di scala a livello di impresa. Le prime
riguardano la specializzazione e la divisione del lavoro, una maggiore efficienza degli impianti
grandi, la presenza di indivisibilit nel processo produttivo, la realizzazione di prodotti congiunti.
Le seconde includono principalmente le economie finanziarie, ovvero la capacit di ottenere risorse
finanziarie a costi inferiori e le economie di variet, per cui lofferta di servizi differenziati permette
di ridurre i costi dellimpresa.
1.5 Tecnologia Cobb-Douglas, fattori perfetti sostituti e fattori perfetti complementi
Come nel caso delle preferenze del consumatore possiamo evidenziare diverse conformazioni della
tecnologia con gli esempi seguenti.
Nel caso dei fattori produttivi perfetti sostituti, la quantit di output dipende esclusivamente dalla
quantit totale dei due input impiegata. Cos, se per produrre una unit di prodotto occorrono 5 unit
di L e 5 unit di K, la medesima unit di prodotto potr essere ottenuta anche impiegando ad
esempio le combinazioni (6,4), (8,2), (0,10) e cos via, dei due fattori di produzione. La funzione di
produzione data dalla:
Y = f(L, K) = L + K

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Gli isoquanti di produzione che rappresentano questa tecnologia saranno rette inclinate
negativamente.
Nel caso dei fattori perfetti complementi, i fattori di produzione sono usati in proporzioni fisse.
Supponiamo di produrre buche impiegando un uomo ed un badile. Un uomo in pi senza badile non
produce una buca in pi, cos come un badile in pi senza un uomo non consente di aumentare
loutput. Il numero totale di buche che possono essere prodotte corrisponde, pertanto, al minimo tra
il numero degli uomini e dei badili a disposizione. La funzione di produzione data dalla:
Y = f(L, K) = min ( L, K)
Del tutto analoga alla funzione di utilit che rappresenta i beni perfetti complementi. Gli isoquanti
di produzione, infatti, sono curve ad L.
Infine, la tecnologia Cobb-Douglas data dalla funzione di produzione:
Y = f ( L, K ) = AL K
Il parametro A misura la scala di produzione, ovvero la quantit di output che pu essere prodotta
impiegando una unit di ciascun input. I parametri e , invece, rappresentano la variazione del
livello di Y al variare delle quantit di input impiegate. Gli isoquanti di produzione hanno una
forma regolare.
2. Il profitto
Assumiamo di trovarci in un mercato concorrenziale, ossia in un mercato in cui ciascun produttore
ritiene di non poter influire sui prezzi n dei beni prodotti n dei fattori produttivi impiegati. Il
profitto del produttore la differenza fra i ricavi ed i costi di produzione. Indichiamo con:
Y1 ed Y2 le quantit prodotte da una certa impresa dei beni 1 e 2
P1 e P2 i prezzi di mercato dei due beni
L e K le quantit impiegate nel processo produttivo dei fattori produttivi lavoro e capitale
w (wage=salario) il costo unitario del fattore produttivo lavoro e rK (rate of interest=tasso di
interesse) il costo unitario del fattore produttivo capitale
Allora il profitto dellimpresa p dato da:
= P1Y1 + P2Y2 (wL + rK K)
Nel calcolo del profitto sono inclusi tutti i fattori produttivi impiegati dallimpresa, valutati al loro
costo di mercato. Cos, se ad esempio, un individuo lavora in una impresa di sua propriet, il suo
lavoro va considerato come un input e, dunque, il suo salario va incluso nel calcolo dei costi. Il suo
salario , infatti, un costo opportunit, ovvero corrisponde a quanto lindividuo guadagnerebbe se
offrisse il suo lavoro nel mercato (impiegando il proprio lavoro nella sua stessa impresa lindividuo
perde lopportunit di impiegarlo in un'altra attivit).
2.1 La massimizzazione del profitto e la scelta ottima della quantit prodotta
Descriviamo ora la massimizzazione del profitto di una impresa concorrenziale nel breve periodo.
Ricordiamo che il breve periodo si definisce come quel lasso di tempo in cui si pu variare la
quantit impiegata solo di alcuni input. Il fattore fisso quel quel fattore produttivo che limpresa
deve impiegare in quantit predeterminate, mentre il fattore variabile quel fattore produttivo la cui
quantit pu variare liberamente. Nel breve periodo alcuni fattori sono fissi, mentre nel lungo
periodo la quantit di tutti i fattori pu variare. Nel breve periodo, a causa della presenza di fattori
produttivi fissi il cui costo deve essere sostenuto anche in caso di cessazione dellattivit (si pensi

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allaffitto di un capannone: limpresa deve pagare laffitto alle scadenze prestabilite dal contratto
indipendentemente dal fatto che essa produca o meno) possibile che limpresa realizzi un profitto
negativo.
Supponiamo di considerare una impresa che produce un unico bene Y con tecnologia rappresentata
da una classica funzione di produzione con due fattori produttivi. Nel breve periodo, possiamo porre
la quantit del fattore produttivo K fissa ad un certo livello K . Il problema di massimizzazione del
profitto della nostra impresa , allora:

) (

Max = p * f L, K wL + rK K
L

Questa espressione pu essere letta come segue: limpresa vuole massimizzare il profitto
(rappresentato dalla differenza fra i ricavi, ed i costi di produzione), rispetto al fattore produttivo L,
quando K fisso. La condizione che determina la scelta ottima della quantit da impiegare del
fattore L data dalla massimizzazione di tale funzione. Derivando la funzione per L (loggetto di
scelta dellimpresa) e ponendo la derivata pari a zero otteniamo la condizione di massimo profitto:

= p * f ' L, K w = 0
L

Lelemento f ' L, K

rappresenta il prodotto marginale del fattore lavoro, pertanto la stessa

condizione di equilibrio pu essere scritta in modo equivalente come:


P * PMGL = w
Il produttore massimizza il profitto, cio utilizza la quantit ottimale L* del fattore produttivo
lavoro, quando il valore del prodotto marginale del fattore (la produttivit marginale del fattore L
moltiplicata per il prezzo di mercato) uguale al costo del fattore.
Se il produttore, a partire da una certa quantit usata del fattore L a cui corrisponde una data
quantit di prodotto, decide di aumentare di una unit luso del suddetto fattore, date le propriet
della tecnologia studiate, loutput aumenter di PMGL*dL, e con esso cresceranno i ricavi di
P*PMGL*dL (ovvero, i ricavi crescono di un ammontare pari allincremento di output moltiplicato
per il prezzo di mercato a cui tale incremento di prodotto viene venduto). Ma usare una unit in pi
di L coster di pi allimpresa; la variazione di costo sar data da w*dL. allora:
Se il valore del prodotto marginale (P*PMGL) maggiore del costo del fattore produttivo
(w) lespressione P*PMGLdL wdL > 0 ovvero, lincremento di ricavo (P*PMGLdL)
maggiore dellincremento di costo (wdL) derivante dalluso di una unit in pi di L. Se
aumentando luso del fattore L i profitti aumentano, questo vuol dire che non hanno
raggiunto ancora il loro livello massimo. Cos, in presenza della condizione P*PMGL > w, al
produttore conviene incrementare la produzione.
Se il valore del prodotto marginale (P*PMGL) minore del costo del fattore produttivo (w)
lespressione P*PMGLdL wdL < 0 ovvero, lincremento di ricavo minore
dellincremento di costo derivante dalluso di una unit in pi di L. Quindi, aumentando
luso del fattore lavoro i profitti diminuiscono, questo vuol dire che hanno gi oltrepassato il
loro livello massimo. Cos, in presenza della condizione P*PMGL < w, al produttore
conviene ridurre la produzione.
Se il valore del prodotto marginale (P*PMGL) uguale al costo del fattore produttivo (w)
lespressione P*PMGLdL wdL = 0; ovvero, lincremento di ricavo uguale all
incremento di costo derivante dalluso di una unit in pi di L. Questo vuol dire che i profitti
hanno raggiunto il loro livello massimo e che il fattore lavoro impiegato in quantit

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ottimale L*. Variazioni dellimpiego del fattore L al di sopra o al di sotto di L* non


potranno che ridurre il profitto dellimpresa. Cos, in presenza della condizione P*PMGL =
w, al produttore conviene mantenere invariata la quantit prodotta, perch essa quella
ottima.
2.2 Le rette di isoprofitto e la scelta ottima del fattore
La condizione di massimo profitto pu essere rappresentata graficamente attraverso luso delle rette
di isoprofitto. Le rette di isoprofitto rappresentano combinazioni di output e input che conducono ad
uno stesso livello di profitto. Dalla definizione di profitto:
= PY (wL + rK K)
considerando il capitale come fattore fisso ( K ) e il profitto dato ( ):

= PY wL + rK K

da cui, con opportune operazioni algebriche si ottiene lequazione della retta di isoprofitto:

r K w
Y = + K + L
P P
P
Lungo una retta di isoprofitto costante. Quindi, le rette di isoprofitto corrispondono a tutte le
combinazioni di input ed output associate ad un livello costante di profitto. Al variare di , si
ottiene un fascio di rette parallele, ciascuna con inclinazione positiva w/p ed intercetta sullasse

r K
delle ordinate + K . Lintercetta verticale, invece, corrisponde alla somma del profitto e dei
P
P
costi fissi (derivanti dallimpiego del fattore fisso) dellimpresa. Poich al variare di Y i costi fissi
rimangono gli stessi, spostandoci da una retta di isoprofitto ad un'altra lunica cosa che cambia,
fermi rimanendo i prezzi del bene e del fattore variabile, sono i profitti. Linclinazione della retta di

r K w
isoprofitto corrisponde alla derivata della funzione Y = + K + L rispetto ad L (dY/dL =
P P
P
w/p) e indica la variazione necessaria di Y per raggiungere sempre lo stesso livello di profitto al
variare di L. Linclinazione della retta di isoprofitto pari al PMGL (infatti, ricordate che la PMG di
un fattore indica la variazione della quantit prodotta al variare del fattore produttivo impiegato,
ferme rimanendo le quantit usate degli altri fattori di produzione, dY/dL). La condizione di
massimo profitto, abbiamo detto, richiede che:
P * PMGL = w
Che possiamo scrivere in modo equivalente, dividendo per P, come:
w
PMGL =
P
La scelta ottima del fattore L si ha, quindi, quando linclinazione della funzione di produzione, che
rappresenta il vincolo tecnologico, uguale alla inclinazione della retta di isoprofitto pi alta
raggiungibile. Ci si verifica in corrispondenza del punto di tangenza fra la retta di isoprofitto e la
funzione di produzione. Graficamente:

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La scelta ottima del fattore produttivo L*, cui corrisponde la quantit ottima di prodotto Y* si
verifica laddove verificata la condizione di tangenza tra la funzione di produzione e la retta di
isoprofitto.
Analizziamo ora graficamente come varia la scelta ottima del fattore L quando varia il costo del
fattore e quando varia il prezzo di mercato. Studiamo cio la statica comparata del comportamento
dellimpresa. Allaumentare del prezzo del fattore L, la domanda di tale fattore diminuisce. Le
curve di domanda dei fattori hanno inclinazione negativa. Infatti, se w aumenta, aumenta
linclinazione della retta di isoprofitto, L ed Y di equilibrio si riducono e allaumentare del prezzo
del fattore L la domanda di tale fattore diminuisce: la curva di domanda del fattore ha inclinazione
negativa:

Allaumentare del prezzo di mercato, luso del fattore produttivo aumenta. Ci comporta un
aumento delloutput prodotto. Un aumento del prezzo delloutput comporta un aumento della
quantit prodotta: la curva di offerta ha inclinazione positiva

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2.3 La massimizzazione del profitto nel lungo periodo


Nel lungo periodo limpresa libera di scegliere il livello di tutti i suoi input. Il problema di
massimizzazione del profitto della nostra impresa diventa:
Max = p * f ( L, K ) ( wL + rK K )
L, K

Ora entrambi gli input produttivi possono variare.


La condizione di ottimo, nel lungo periodo deve essere applicata ora a tutti i fattori produttivi
impiegati:
P * PMGL = w

P * PMGK = rK
il valore dellincremento di produzione che deriva dallaumento dellimpiego di ciascun fattore
produttivo deve eguagliare il suo costo. Poich queste due condizioni devono valere
contemporaneamente possiamo scrivere:
PMGL 1 PMGK
= =
w
P
rK
Le produttivit marginali ponderate dei due fattori produttivi devono essere uguali. Se w
diminuisce, PMGL / w aumenta rispetto agli altri fattori produttivi e diventa pi profittevole
limpiego di lavoratori rispetto agli altri input. Questo per due motivi: il lavoro costa meno e
limprenditore pu scegliere tecniche produttive labor-intensive. Pertanto, L aumenta fino a che non
si ristabilisce luguaglianza fra le produttivit marginali ponderate (in seguito alla legge della
produttivit marginale decrescente).
Le quantit ottime da impiegare dei due fattori possono, quindi, essere scritte in funzione dei prezzi:
L* = f(w, rK, p)
K* = f(w, rK, p)
Tali espressioni rappresentano le funzioni di domanda dei fattori produttivi. Le curve di domanda
dei fattori esprimono la relazione tra il prezzo di un fattore e la scelta di questo stesso fattore che
massimizza il profitto; esse sono costruite ponendo il prezzo in ascissa (la variabile indipendente) e
la quantit in ordinata (la variabile dipendente); ci dicono, infatti, dato il prezzo del fattore, quale
la quantit che ne viene domandata. La curva di domanda inversa dei fattori esprime, da un diverso
punto di vista, la stessa relazione. Essa stabilisce quali debbano essere i prezzi dei fattori perch
venga domandata una certa quantit degli input. In tal caso la variabile indipendente la quantit,
mentre la variabile dipendente il prezzo. Se si assume come data la scelta ottima del fattore
capitale, possibile definire in un grafico la curva di domanda inversa del fattore lavoro, che indica
quale deve essere il prezzo del fattore perch ne vengano domandate L unit se il livello dellaltro
fattore K*.

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3. La minimizzazione dei costi e la scelta ottima dei fattori


Se una impresa massimizza il profitto scegliendo di offrire una quantit Y di output, allora significa
anche che minimizza il costo di produzione di Y. Se cos non fosse, dovrebbe esistere un altro modo
pi economico di produrre Y unit di output, e, quindi, limpresa non massimizzerebbe il profitto.
Questa semplice osservazione consente di scomporre il problema di scelta dellimpresa in due fasi:
la minimizzazione dei costi necessari per produrre una quantit Y di output, e la determinazione
della quantit di output che corrisponde alla massimizzazione del profitto. Infatti, minimizzazione
del costo e massimizzazione del profitto sono due modi equivalenti di analizzare il problema di
scelta ottima dellimpresa.
Supponiamo di considerare una impresa che utilizza i fattori produttivi lavoro e capitale il cui costo
, rispettivamente, w e rK. La funzione di produzione dellimpresa (ovvero la tecnologia
disponibile) come di consueto rappresentata dalla Y = f(L, K). Il problema di minimizzazione dei
costi CT consiste nellindividuare il costo minimo di produzione, espresso da una funzione di costo
del tipo CT = c(w, rK, Y), necessario per produrre il livello Y di output. La funzione di costo
esprime il fatto che i costi di produzione totali CT dipendono dal costo dei fattori produttivi
impiegati e dalla quantit di prodotto da produrre. Anche in questo caso, vale lavvertenza data
quando abbiamo studiato la massimizzazione del profitto: nel calcolo dei costi devono essere inclusi
tutti i costi di produzione e si deve fare riferimento allo stesso orizzonte temporale. La funzione di
costo pu essere esplicitata nel modo seguente:
CT = w L + rK K
Il problema di minimizzazione dei costi si presenta, quindi, nella forma:
Min wL + rK K
L, K

tale che Y=f ( L, K )


Questo modo di scrivere significa semplicemente che, limpresa deve scegliere le quantit L e K dei
fattori di produzione in modo tale da minimizzare il costo di produzione necessario per produrre la
quantit Y di prodotto.
3.1 La retta di isocosto
Per risolvere il problema di minimizzazione del costo, rappresentiamo sullo stesso grafico i costi di
produzione ed il vincolo tecnologico. Per quel che riguarda i costi di produzione, riscriviamo la
funzione di costo risolvendo per x2. Supponiamo di voler determinare tutte le combinazioni di input
tali che il costo di produzione sia pari a C, vale a dire:
CT = w L + rK K
Che possiamo scrivere, portando a sinistra K, come:
- rK K = - CT + w L
rK K = CT - w L
CT w
K=
L
rK
rK
La funzione cos ottenuta rappresenta una retta con inclinazione negativa -w/ rK (analiticamente si
tratta, infatti, della derivata della funzione rispetto ad L, ovvero dK/dL) e con intercetta positiva
sullasse delle ordinate pari a CT/rK . Al variare di CT, si ottiene un insieme di rette parallele, dette
rette di isocosto, ovvero rette lungo le quali il costo CT sempre lo stesso. A rette di isocosto pi

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alte (spostate verso destra) corrispondono costi pi elevati. Per quel che riguarda il vincolo
tecnologico, rappresentato dalla curva di isoquanto, che indica tutte le possibili combinazioni di L
e K tali che il livello di output sia pari ad Y. E quindi possibile riformulare il problema di
minimizzazione dei costi nei seguenti termini: dobbiamo individuare sullisoquanto il punto al quale
associata la retta di isocosto pi bassa possibile.

Dato un isoquanto di produzione con forma regolare, la soluzione ottimale richiede che il punto che
corrisponde alla minimizzazione del costo (E) sia caratterizzato dalla condizione di tangenza fra la
curva di isoquanto (che rappresenta il vincolo imposto dalla tecnologia) e la retta di isocosto pi
bassa raggiungibile. Il punto di equilibrio determina le quantit ottimali, L* e K*, che devono essere
impiegate nel processo di produzione.
Poich linclinazione della curva di isoquanto rappresentata dal SMST, mentre linclinazione della
retta di isocosto rappresentata dal rapporto fra i costi dei fattori di produzione, matematicamente
la soluzione del problema di minimizzazione del costo data, in valore assoluto, dalluguaglianza
tra saggio tecnico di sostituzione e rapporto tra i prezzi dei fattori:
PMGL w
SMST =
=
PMGK rK
4. La domanda condizionata dei fattori
Le scelte delle quantit di input che minimizzano i costi dellimpresa dipendono dal costo di questi
e dalloutput che limpresa intende produrre, pertanto vengono indicate come:
L* = f(w, rK, Y)
K* = f(w, rK, Y)
Queste scelte sono dette funzioni di domanda condizionata dei fattori o domande derivate dei fattori
e misurano la relazione tra prezzi, output e scelta ottimale dei fattori condizionata dalla produzione
di un certo livello Y di prodotto. Si osservi la differenza tra domanda condizionata dei fattori e
domanda dei fattori che massimizzano il profitto analizzata in precedenza. La domanda
condizionata fornisce le scelte di minimizzazione dei costi in corrispondenza di un dato livello di
output; la domanda dei fattori d, invece, le scelte di massimizzazione del profitto in corrispondenza
di un dato prezzo delloutput. Le funzioni di domanda condizionata dei fattori sono, in effetti, una
costruzione ipotetica, che ci consente di determinare la quantit di ciascun fattore che una impresa
impiegherebbe se intendesse produrre un livello dato di output al costo minimo. Tali funzioni,
tuttavia, ci permettono di distinguere il problema della determinazione del livello ottimo di output
da quello della determinazione del metodo di produzione cui corrisponde il minimo costo.

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5. Le curve di costo
Le curve di costo vengono impiegate per rappresentare graficamente la funzione di costo di una
impresa. Riprendiamo la funzione di costo CT(w, rK, Y), che esprime il costo minimo che deve
essere sostenuto per produrre una quantit Y di output, dati w e rK. Assumiamo ora che w e rK siano
fissi in modo da poter esprimere il costo di produzione come funzione del solo livello di prodotto Y,
ovvero: CT = f(Y). Cominciamo a notare che, alcuni dei costi di una impresa non dipendono dal
livello di produzione; tali costi sono detti fissi, ovvero indipendenti dalla quantit prodotta. Si pensi
al costo di affitto dei locali dove avviene la produzione da parte di una impresa; tale costo,
ovviamente, non dipende da quanto limpresa produce. I costi, invece, che variano al variare della
quantit prodotta sono detti variabili. I costi totali di impresa sono, quindi, dati dalla somma dei
costi variabili (CV) e dei costi fissi (CF):
CT = CF + CV
Data questa definizione dei costi totali di impresa, vogliamo ora definire i concetti di costo medio e
costo marginale di produzione.
Il costo medio. La funzione di costo medio (AC = average cost) esprime il costo per unit di output
(si tratta cio del costo unitario di produzione). Essa si compone della somma della funzione di
costo medio variabile ACV = CV/Y , che misura i costi variabili per unit di output, e della
funzione di costo medio fisso ACF = CF/Y, che misura i costi fissi per unit di output. In formule,
per ottenere il costo medio, basta dividere il costo totale di produzione per la quantit prodotta:
CT CV CF
AC =
=
+
Y
Y
Y
Analizziamo ora la forma di queste funzioni. Il costo medio fisso AFC = CF/Y decrescente perch
il costo fisso si ripartisce su un numero di unit crescente:

Il costo medio variabile AVC = CV/Y dipende da Y, ovvero dai rendimenti di scala. In caso di
rendimenti di scala decrescenti CV aumenta pi che proporzionalmente al crescere delloutput e il
costo variabile medio (AVC) sar crescente:

In caso di rendimenti di scala crescenti CV aumenta meno che proporzionalmente al crescere


delloutput e il costo variabile medio (AVC) sar decrescente:

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In caso di rendimenti di scala costanti CV aumenta in misura proporzionalmente al crescere


delloutput e il costo variabile medio (AVC) sar costante:

Per ottenere landamento complessivo del costo medio, uniamo AFC e AVC considerando il caso
dei rendimenti decrescenti. Questa ipotesi sembra infatti pi realistica e consente allo stesso tempo
di fornire una soluzione finita al problema di ottimo del produttore. Infatti, in caso di rendimenti
crescenti (o costanti) la quantit che rende massimo il profitto sarebbe infinita. In sintesi, dato che il
costo fisso medio decrescente e il costo variabile medio crescente, il costo medio AC avr una
forma ad U, in quanto per le prime unit prodotte, i costi medi diminuiscono (prevalgono
inizialmente i costi fissi) mentre, da un certo punto in poi, leffetto del costo medio fisso si annulla
e i costi medi iniziano a salire (come AVC).

Il costo marginale. La curva del costo marginale (MC = Marginal Cost) misura la variazione dei
costi totali di produzione corrispondente ad una variazione delloutput. In altri termini, ci dice come
varia il costo totale di produzione al variare della quantit prodotta Y. Matematicamente, quindi, il
costo marginale altro non che la derivata della funzione di costo totale rispetto ad Y:
CT CF CV CV
MC =
=
+
=
Y
Y
Y
Y

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Poich CT = CF + CV e i costi fissi non dipendono da Y, dCF/dY=0 per cui il MC esprime la


variazione del costo variabile al variare della quantit prodotta, appunto dCV/dY.
Per rappresentare la curva del costo marginale, si deve tener conto di alcune propriet delle curve
dei costi:
Inizialmente, la curva del costo medio variabile pu avere inclinazione negativa. A causa
della presenza dei fattori fissi che vincolano la produzione, per, a partire da un certo punto
in poi, la curva di costo medio diventa crescente.
Per la prima unit prodotta il MC ed il costo medio variabile coincidono.
La curva del costo marginale passa per il punto di minimo della curva del costo medio
variabile e della curva del costo medio.
Queste propriet ci consentono di disegnare la curva del costo marginale:

5.1 Rendimenti di scala e costo medio


Esiste una interessante relazione fra il tipo di rendimenti di scala della funzione di produzione e
landamento del costo unitario di produzione.
Se i rendimenti di scala sono costanti, al crescere della quantit prodotta, il costo medio di
produzione rimane costante. Infatti, se i prezzi dei fattori sono fissi, in presenza di
rendimenti costanti di scala, se limpresa decide di produrre una quantit doppia di output,
pu farlo con un costo doppio di produzione, visto che dovr raddoppiare luso dei fattori
produttivi.
Se i rendimenti di scala sono crescenti, al crescere della quantit prodotta, il costo medio di
produzione cresce in misura meno che proporzionale. Infatti, se i prezzi dei fattori sono fissi,
in presenza di rendimenti crescenti di scala, se limpresa decide di produrre una quantit
doppia di output, pu farlo con un costo meno che doppio di produzione, visto che dovr
aumentare meno del doppio luso dei fattori produttivi.
Se i rendimenti di scala sono decrescenti, al crescere della quantit prodotta, il costo medio
di produzione cresce in misura pi che proporzionale. Infatti, se i prezzi dei fattori sono
fissi, in presenza di rendimenti decrescenti di scala, se limpresa decide di produrre una
quantit doppia di output, pu farlo con un costo pi che doppio di produzione, visto che
dovr pi che raddoppiare luso dei fattori produttivi.

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