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Col seno di poi

Il carcinoma mammario raccontato dalle pazienti


Uno studio empirico
Alessandra Ferri
Universit degli Studi di Bergamo
Riassunto
Obiettivo: Questa ricerca si propone di studiare gli aspetti psicologici connessi al carcinoma
mammario e di verificare se esistono delle similitudini nelle modalit di adattamento alla malattia
messe in atto dalle pazienti.
Metodo: Per perseguire tale obiettivo stata effettuata un'analisi qualitativa delle narrazioni scritte
e condivise sul web 2.0 da un campione di donne affette da carcinoma mammario. Per sottolineare
l'importanza del vissuto soggettivo delle pazienti stata adottata una metodologia coerente con gli
assunti fondamentale della Grounded Theory. L'analisi stata supportata da ATLAS.ti, un software
utilizzato in vari ambiti disciplinari per lo studio qualitativo di materiale testuale.
Risultati: Dai testi esaminati sono emerse numerose regolarit; esse riguardano principalmente: la
struttura narrativa dei racconti, le tematiche esposte, il lessico utilizzato, le strategie di coping
messe adottate per fronteggiare il cancro, le cognizioni e le emozioni descritte dalle pazienti.
Abstract
Aim: The research aims to investigate the psychological aspects of breast cancer and to verify if
there are similarities in the ways to cope with the disease.
Method: The stories written by a group of women who decided to share their own experience on
the web 2.0. were analyzed. A methodology consistent with the fundamental assumptions of
Grounded Theory was adopted to highlight the importance of women's subjective experience. The
analysis has been facilitated by ATLAS.ti, a software used in many disciplines to study qualitative
data.
Results: Many similiarities were found between the texts analyzed. The most important similarities
concern: the narrative structure of the stories, topic discussed, vocabulary used, coping strategies,
cognitions and emotions described by patients.
Parole chiave
Carcinoma mammario, web 2.0, narrazioni, scrittura espressiva, ATLAS.ti
Keywords
Breast cancer, web 2.0, narratives, expressive writing, ATLAS.ti
Introduzione
In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 47.000 casi di tumore alla mammella e si stima che
circa 522.235 donne nel corso della loro vita abbiano dovuto confrontarsi con questa neoplasia.
Inoltre, secondo i dati AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), il carcinoma mammario
occupa il primo posto in termini di frequenza, rappresentando il 29% di tutte le patologie tumorali
diagnosticate (Buzzoni, Crocetti & Ferretti, 2011).
1

Oltre ad esercitare un forte impatto sul fisico, il tumore al seno scatena dinamiche psicologiche
complesse e peculiari, in quanto colpisce una parte anatomica strettamente connessa alla sfera della
femminilit e della maternit. Inoltre, sul seno convergono numerose valenze affettive ed
emozionali, nonch valori estetici, ampiamente enfatizzati dai mezzi di comunicazione di massa.
Pertanto, il percorso di malattia delle donne colpite da carcinoma mammario presenta ampie
intersezioni con la loro storia personale (Selmi & Lini, 1996).
Proprio per queste ragioni, nel cercare di offrire un'assistenza globale alle donne affette da
carcinoma mammario non si pu prescindere dal considerare le importanti ripercussioni
psicologiche determinate da tale affezione.
Lobiettivo del presente lavoro di ricerca quello di studiare in modo approfondito gli aspetti
psicologici connessi al carcinoma mammario e verificare se esistono delle similitudini nelle
modalit di adattamento alla malattia messe in atto dalle pazienti.
Per perseguire tale obiettivo stata effettuata unanalisi qualitativa di un campione di narrazioni
scritte da donne affette da carcinoma mammario. Una peculiarit che accomuna i testi analizzati il
fatto che le autrici abbiano deciso di pubblicarli on-line, condividendo con altri utenti del web la
propria esperienza di malattia. Questo aspetto particolarmente interessante e merita di essere
approfondito.
Stato dell'arte sull'oggetto della ricerca
Al giorno doggi il web 2.01 divenuto un importantissimo mezzo di scambio, formazione e
aggiornamento. Le nuove tecnologie offrono ai cybernauti lopportunit di creare reti interpersonali
e vere e proprie web-communities (Santoro, 2011).
Si assiste sempre pi spesso alla nascita di portali che hanno lo specifico intento di aggregare
pazienti affetti dalla medesima patologia. Gli utenti registrati su questi siti internet possiedono una
pagina web personale che aggiornano costantemente descrivendo il proprio stato di salute e
condividendo esperienze, emozioni e pensieri. In questo modo si attivano anche rapporti inattesi
con altri pazienti e con le loro famiglie, dai quali il malato pu ricevere appoggio e sostegno
empatico.
Si viene cos a creare un canale comunicativo di carattere narrativo, che assume le sembianze di un
diario clinico, redatto dal paziente stesso. Tale diario pu essere commentato da altri utenti,

Lespressione web 2.0 fu coniata nel 2004 da Dale Dougherty e Tim OReilly. Tuttavia, risulta difficile fornire
una definizione formale del concetto di web 2.0; esso viene comunemente inteso come un luogo virtuale in cui gli
utenti possono incontrarsi e scambiarsi informazioni attraverso limpiego di software programmati ad hoc, mediante i
quali possibile condividere gratuitamente file, collaborare per creare nuova conoscenza e nel quale gli utenti stessi
sono sia creatori che fruitori dellinformazione (Santoro, 2011).

formando in questo modo un intreccio di narrazioni che aiutano il paziente ad accettare la


condizione di malattia.
Tra i portali maggiormente utilizzati negli Stati Uniti troviamo PatientsLikeMe, CaringBridge e
CarePages (Ruberto, 2011).2
Anche in Italia, negli ultimi anni, diversi siti internet hanno iniziato a creare appositi spazi dedicati
alle narrazioni dei pazienti.3 Inoltre, si sta diffondendo rapidamente il fenomeno dei cancerbloggers, ovvero pazienti oncologici che decidono di aprire un blog personale per raccontare la
propria storia.
Gli strumenti offerti dal web 2.0. vengono utilizzati sempre pi spesso anche dalle donne affette da
carcinoma mammario.
Sembra che le pazienti che navigano regolarmente in Internet siano mediamente pi giovani, pi
istruite e godano di una situazione economica pi agiata rispetto a quelle che non sfruttano questo
mezzo di informazione (Balka, Krueger, Holmes & Stephen, 2010).
Una ricerca condotta su un campione di 188 soggetti ha dimostrato che le pazienti che ricorrono
alluso di Internet per questioni relative alla loro malattia ottengono punteggi significativamente pi
bassi nelle scale cliniche che misurano il grado di solitudine, rispetto alle donne che non utilizzano
Internet o che lo utilizzano per motivi non connessi al cancro. Inoltre, sembra che luso di Internet
favorisca la percezione soggettiva delle pazienti di sentirsi parte di un gruppo e incida
positivamente sulla valutazione del supporto sociale ricevuto (Fogel, Albert, Schnabel, Ditkoff &
Neugut, 2002).
Un altro studio ha rilevato una partecipazione attiva delle donne con cancro al seno anche su
Facebook. Dalla ricerca risultano pi di 620 gruppi che trattano di questa neoplasia, i quali
aggregano pi di un milione di utenti. Tali gruppi sono stati creati per vari motivi, tra cui:
raccogliere fondi (44,7%), aumentare le conoscenze in merito al carcinoma mammario (38,1%),
promuovere prodotti o servizi connessi a campagne di sensibilizzazione (61%) e offrire supporto
alle pazienti (46,7%) (Bender, Jimenez-Marroquin & Jadad, 2011).
Inoltre, numerosi studi scientifici hanno dimostrato che mettere per iscritto o raccontare
unesperienza traumatica pu essere di grande aiuto. Il confronto con il trauma aiuta a comprendere
2

PatientsLikeMe (www.patientslikeme.com) un sito che permette ai pazienti di condividere opinioni sui


trattamenti medici ricevuti o sui farmaci assunti. CaringBridge (www.caringbridge.org) e CarePages
(www.carepages.com) sono organizzazioni che offrono gratuitamente siti web personalizzati a persone affette da gravi
patologie che affrontano lunghe terapie in regime di ricovero ospedaliero (Ruberto, 2011).
3
Ad esempio, lAssociazione Italiana Malati di Cancro (www.aimac.it) ha aperto un forum dove chi affronta la
malattia pu raccontarsi liberamente mantenendo lanonimato.
Unaltra iniziativa degna di nota quella del sito www.oltreilcancro.it, che raccoglie i post pi interessanti
pubblicati sui blog personali di pazienti oncologici che hanno scoperto che scrivere la propria storia pu essere di
grande aiuto.
Per quanto riguarda il tumore al seno, un sito che ha dato spazio alle testimonianze delle pazienti quello
dellAssociazione per la Lotta ai Tumori del Seno (www.alts.it).

e ad assimilare levento. Scrivendo o parlando delle esperienze precedentemente inibite, le persone


traducono levento in linguaggio. Una volta tradotta in parole, lesperienza pu essere meglio
compresa e superata (Pennebaker, 2004).
Un recente studio condotto nella clinica oncologica della Georgetown University di Washington ha
dimostrato che la scrittura espressiva in grado di modificare il modo di considerare la malattia e i
pensieri ad essa connessi: infatti il 49% dei partecipanti allo studio ha rilevato dei cambiamenti
subito dopo aver terminato il compito di scrittura e il 53%, a distanza di tre settimane, ha dichiarato
di aver riscontrato un miglioramento nella propria qualit di vita. I cambiamenti riguardavano
principalmente la famiglia, la spiritualit, il lavoro e la visione del futuro (Morgan et al., 2008).
I benefici della scrittura espressiva sono stati riscontrati anche in studi condotti su donne affette da
carcinoma mammario. Una ricerca condotta su un campione di 60 soggetti ha dimostrato che le
donne invitate ad esprimere i sentimenti pi profondi relativi alla propria malattia, a distanza di tre
mesi, manifestavano meno sintomi somatici, erano in grado di controllare meglio lo stress e
avevano richiesto meno visite mediche rispetto alle pazienti appartenenti al gruppo di controllo, alle
quali era stato chiesto di scrivere attenendosi soltanto ai fatti che avevano caratterizzato il loro
percorso di cura. I risultati ottenuti confermano che il confronto ripetuto con ricordi spiacevoli
facilita una rielaborazione delle esperienze vissute e riduce lo stress ad esse connesso, migliorando
il benessere fisico e psicologico (Low, Stanton & Danoff-Burg, 2006).
I dati riportati sono indubbiamente interessanti e significativi; nonostante ci le ricerche in
questambito sono ancora piuttosto limitate. In particolare, in Italia non sono stati condotti studi
sistematici incentrati sui contenuti, sulle caratteristiche delle narrazioni e sulle modalit espressive
adottate dalle donne affette da carcinoma mammario che scelgono di raccontare e di condividere
on-line la propria esperienza di malattia.
Metodo
Composizione del campione
Le narrazioni analizzate sono state tratte dal sito internet dellAssociazione per la Lotta ai Tumori
del Seno (ALTS) 4. In particolare, sono stati selezionati gli elaborati che rispettavano i seguenti
criteri:
1. le storie dovevano essere scritte in prima persona da donne con esperienza diretta di lotta contro
il carcinoma mammario;
2. le autrici dovevano avere unet compresa tra i 40 e i 60 anni;
3. le storie dovevano avere una lunghezza compresa tra le 900 e le 2800 parole.

www.alts.it

Pertanto sono stati esclusi i racconti scritti da parenti o amici delle pazienti, quelli scritti da donne
troppo giovani o troppo anziane e quelli di lunghezza insufficiente o eccessiva.
Tra tutte le testimonianze presenti nellarchivio del sito dellALTS sono risultate rispondenti ai
criteri sopraelencati 10 storie, le quali hanno formato il campione oggetto di studio.
Metodologia e strumenti utilizzati
Per porre al centro dellattenzione il vissuto soggettivo delle pazienti si scelto di adottare una
metodologia coerente con gli assunti fondamentali della Grounded Theory5. Tale approccio
metodologico prevede un processo di raccolta delle informazioni il pi possibile dettagliato e la
successiva codifica in categorie che permettano di evidenziare le relazioni esistenti tra i dati, in
modo da giungere ad una teoria che possa fornire una spiegazione soddisfacente del fenomeno
oggetto dindagine.
Partendo dalle parole delle autrici, sono state individuate le tematiche e le caratteristiche ricorrenti
nei testi; solo successivamente esse sono state ricondotte a dimensioni maggiormente astratte, in
modo da poter formulare, nellultima parte dellanalisi, alcune considerazioni di carattere generale.
Lanalisi stata effettuata con il supporto del software ATLAS.ti6 e si articola su tre livelli:
I livello la codifica aperta: in questa fase, necessario sviluppare un sistema di categorie
finalizzato a dare un senso al materiale oggetto danalisi, adottando un atteggiamento flessibile e
aperto a cogliere le possibili sfumature di significato. Il ricercatore deve dunque leggere pi
volte il testo da codificare e provare a sintetizzarne il contenuto in Codici.7
II livello di analisi la codifica assiale: essa consiste nel perfezionamento dei risultati ottenuti
dalla codifica aperta: vengono scelte le categorie pi rilevanti ai fini dellanalisi e vengono
definite le relazioni tra esse in termini di causalit, contiguit, opposizione o inclusione.
5

Questa teoria nasce dal lavoro di due sociologi americani, Anselm Glaser e Barney Strauss (1967), i quali
tentarono di dare una risposta al dibattito presente in quegli anni in merito agli orientamenti della ricerca quantitativa e
qualitativa. Il loro modello si fonda sul presupposto che le teorie debbano essere ricercate allinterno dei dati su cui
sono fondate o, come sottolinea il termine grounded, radicate, ancorate.
Secondo il modello originario di Glaser e Strauss, il ricercatore dovrebbe rimanere fedele ai dati che emergono,
evitando linfluenza di costrutti teorici pre-esistenti allindagine. Questo aspetto del modello stato ampiamente
criticato a causa della sua incapacit di riconoscere lesistenza di teorie implicite che inevitabilmente orientano il
ricercatore nel corso dellintero processo di ricerca.
Pertanto, tale approccio ha subto nel corso degli anni alcune riformulazioni importanti: nella versione pi
recente, Strauss e Corbin (1990) tentano di superare le critiche mosse al modello originale introducendo il concetto di
theoretical sensitivity. Esso costituisce il punto di partenza di ogni ricerca e deve essere inteso come linsieme di
conoscenze pregresse che consentono al ricercatore di dare forma alle domande e di elaborare nuove teorie. In
definitiva, secondo la revisione costruttivista di Strauss e Corbin, il ricercatore possiede necessariamente alcune
premesse teoriche e una prospettiva dalla quale iniziare lanalisi, ma deve evitare di applicarle automaticamente ai
nuovi dati emersi dalla ricerca (De Gregorio & Mosiello, 2004).
6
Il software ATLAS.ti stato ideato da Thomas Muhr allinizio degli anni Novanta presso la Technical University
di Berlino; da allora viene utilizzato in vari ambiti disciplinari per lanalisi di dati qualitativi e in particolare per lo
studio approfondito di materiale testuale.
7
Il codice una breve etichetta di testo che spiega il contenuto di una porzione di testo pi ampia (che viene
detta citazione o quotation). I codici possono quindi essere definiti come gli elementi chiave mediante i quali il
ricercatore enuclea i temi narrativi presenti nei testi (De Gregorio & Lattanzi, 2011).

ATLAS.ti mette a disposizione alcuni strumenti pensati appositamente per semplificare questo
processo: ad esempio le Famiglie di Codici (o Code Families), che consentono di collegare
le informazioni rilevate ad un basso livello di astrazione (i codici) a modelli teorici
maggiormente astratti (De Gregorio & Mosiello, 2004).
III livello di analisi la codifica selettiva: lobiettivo della codifica selettiva identificare la
dimensione o il nucleo concettuale che risulta maggiormente significativo e denso di
implicazioni (core category). Intorno a tale elemento possibile che il ricercatore abbia creato
una serie di collegamenti (ad esempio, riferimenti a codici, a famiglie o a quotations di altri
documenti primari); in questa fase i collegamenti diventano visibili e intorno ad essi si inizia a
strutturare la rete concettuale definitiva che verr presentata nel report dei dati.
Le relazioni tra i codici sono state ricercate con laiuto di due strumenti messi a disposizione da
ATLAS.ti: la Codes Co-Occurrency Table e il Query Tool. In particolare, sono stati utilizzati gli
operatori di prossimit contenuti nel Query Tool, che consentono di rilevare relazioni di tipo
spaziale o strutturale tra le porzioni di testo e i relativi codici. I risultati ottenuti sono stati poi
tradotti in forma grafica attraverso le Network Views. (cfr. allegato1) 8
Risultati
Durante la fase di codifica aperta sono stati individuati 11 codici. Nella fase di codifica assiale sono
state introdotte 4 famiglie di codici: ci ha permesso di descrivere con maggior precisione il
significato delle tematiche emerse nella fase di codifica aperta, Inoltre, alcune categorie sono state
scomposte in pi codici, che da 11 sono diventati 16 (cfr. allegato2). Infine, il lavoro di codifica
selettiva consistito in un nuovo esame delle categorie emerse nelle fasi precedenti e
nellesplicitazione delle relazioni esistenti tra di esse. Questo lavoro ha portato allindividuazione
delle core categories e ha permesso di attribuire un ordine logico ai processi mentali e ai vissuti
emotivi narrati nelle storie.
In particolare, emerso che:
1. gli elaborati sono caratterizzati da una struttura narrativa di base che li accomuna: essi sono
infatti dotati di unintroduzione, uno svolgimento e una conclusione.
-

Introduzione: le righe iniziali sono quasi sempre dedicate alla descrizione del momento in
cui il tumore al seno entrato a far parte della vita dellautrice della storia: alcune donne si
soffermano sulla scoperta del nodulo, altre raccontano in maniera particolareggiata il
momento della comunicazione della diagnosi. In sostanza, viene messo in risalto lepisodio

La rete (network) assume una duplice funzione: essa allo stesso tempo metafora e modello. Da una parte, facilita il
lavoro del ricercatore in quanto simula i processi cognitivi necessari per elaborare le conoscenze, impostare i collegamenti,
definire le strutture rappresentazionali e progettare il reporting delle informazioni: la rete dunque metafora di processi di
pensiero aperti e complessi. Dallaltra parte, la struttura reticolare consente unorganizzazione della teoria emergente
secondo modelli multidirezionali e costruttivisti (De Gregorio & Mosiello, 2004).
8

che ha costretto la paziente a prendere coscienza di avere un cancro e che ha segnato linizio
del percorso di malattia.
-

Svolgimento: la parte centrale delle storie generalmente occupata dal racconto


dellesperienza di malattia. Vengono quindi riassunte le tappe fondamentali che hanno
caratterizzato liter di cura di ogni paziente: i primi contatti con i medici, lintervento
chirurgico, i trattamenti post-operatori, il reinserimento sociale e leventuale comparsa di
recidive. Queste tematiche rivestono unimportanza fondamentale per le donne, che vi
dedicano pertanto ampio spazio allinterno dei loro racconti.

Conclusione: nella parte conclusiva delle storie analizzate sono sempre stati formulati dei
bilanci sullesperienza di malattia: tutte le pazienti hanno descritto i cambiamenti provocati
dal cancro e come essi abbiano influito sulla loro vita.

2. Le emozioni e gli affetti provati dalle pazienti sembrano seguire un andamento regolare,
ricorrente in quasi tutte le storie.
Nella parte iniziale, prevalgono lincredulit, lo sgomento e la paura, causati dalla scoperta della
malattia.
Nella parte centrale dei racconti, le pazienti esprimono ansia e preoccupazione per lintervento o
per le terapie, accompagnate da rabbia e sconforto per essere state colpite dal cancro. Questi
sentimenti possono alternarsi o accentuarsi in concomitanza di eventi stressanti, ma solitamente
non scompaiono fino al termine dei trattamenti terapeutici.
Il reinserimento sociale pu far insorgere nella donna altri sentimenti negativi, quali solitudine e
senso di inadeguatezza o di inefficacia. Tuttavia, nei racconti analizzati tali sentimenti sono
sempre stati superati e hanno lasciato spazio ad affetti decisamente pi positivi, quali speranza,
gratitudine, serenit e orgoglio per aver sconfitto la malattia.
Nelle storie dunque possibile ritrovare unampia gamma di sentimenti, affetti e emozioni.
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, non stata rilevata una netta prevalenza dei
sentimenti negativi su quelli positivi; tuttavia si notato che questi ultimi si concentrano
soprattutto nella parte finale dei racconti, ovvero nello spazio dedicato alle riflessioni e ai
bilanci. Ci dimostra che le autrici sono state in grado di ripensare la propria esperienza di
malattia in modo sufficientemente obiettivo e distaccato da coglierne anche gli aspetti positivi.
3. In particolare, nelle storie esaminate sono stati citati tre elementi che hanno incrementato il
benessere psicologico delle pazienti, ovvero:

la consapevolezza di poter contare sul supporto e sullaffetto del partner;

laver instaurato un rapporto positivo con i medici;

il fatto di possedere una solida fede religiosa.

In tutte le storie, le pazienti raccontano di aver tratto giovamento da almeno uno di questi
elementi nei momenti pi difficili della loro malattia.
Anche lesercizio di scrittura espressiva al quale le donne si sono dedicate per produrre i
racconti pu aver influito positivamente sul ricordo della loro esperienza: questa pratica, infatti,
stimola la riflessione e il confronto, permettendo di attribuire nuovi significati anche ad episodi
traumatici e dolorosi, quali sono quelli legati al cancro.
4. Il fatto che le autrici delle storie abbiano rivalutato la loro malattia, riuscendo a coglierne i lati
positivi, testimoniato anche dal lessico utilizzato, che si modifica notevolmente nelle diverse
parti degli elaborati:
-

Nelle righe iniziali prevalgono verbi come soffrire, piangere, sentirsi sconfitti,
disperarsi, rifiutare, ribellarsi; essi sono generalmente accompagnati da sostantivi
come

dolore,

paura,

ansia,

incertezza,

dubbio,

panico,

fragilit,

smarrimento, timore.
-

Nella parte centrale, compaiono locuzioni verbali indicanti processi cognitivi quali rendersi
conto, acquisire la consapevolezza, accorgersi, pensare, comprendere, capire,
mutare, abituarsi, realizzare. Inoltre, vengono gradualmente introdotti vocaboli come
coraggio,

tenacia,

rispetto,

autenticit,

volont,

fiducia,

sicurezza,

speranza.
-

Infine, nella conclusione delle storie predominano verbi come accettare, rivalutare,
cambiare, migliorare, lottare, riprogettare, essere felici, ricominciare,
riscoprire, volersi bene, sorridere. Essi vengono spesso associati a sostantivi quali
gratitudine, amore, serenit, valore, forza, fortuna, scoperta, occasione,
possibilit, rivincita.

Infine, dallanalisi emerso che il focus del racconto si sposta gradualmente: le storie si aprono
sempre con un resoconto di fatti ed episodi connessi alla malattia (scoperta del nodulo, diagnosi,
rapporto con medici e infermieri); successivamente il discorso include argomenti pi personali,
relativi alla vita della paziente (rapporto con il partner e con i figli, rapporto con il corpo, sessualit,
fede religiosa), per poi ampliarsi ulteriormente, lasciando spazio a considerazioni generali sulla vita
prima e dopo il cancro (cambiamenti attribuiti alla malattia).
Discussione
I risultati ottenuti sono in accordo con i dati riportati dalla letteratura scientifica nazionale e
internazionale e sicuramente avvalorano l'ipotesi che condividere le proprie esperienze di malattia
possa essere d'aiuto a molte donne affette da carcinoma mammario.

L'atto di confrontarsi ripetutamente con i ricordi traumatici pu aiutare a valutare lesperienza di


malattia in modo pi obiettivo, traendone in alcuni casi degli insegnamenti positivi. Questo
principio, oltre a chiarire i meccanismi sottostanti agli effetti benefici prodotti dalla scrittura
espressiva, pu avere ampie applicazioni in psicoterapia; in particolare pu costituire un punto di
partenza per il lavoro con le pazienti che, pur avendo sconfitto la malattia, non si sentono
completamente guarite sul piano psicologico.
Nel caso specifico di questo studio, le autrici delle storie sono state in grado di attribuire un senso
allesperienza di malattia; ci ha permesso loro di considerare il cancro come un evento critico
trasformante che le ha portate a modificare il loro punto di vista e le ha aiutate a comprendere quali
fossero le loro reali priorit. Tuttavia bisogna precisare che questo risultato non affatto scontato e
rappresenta lesito ottimale di un complesso percorso psicologico. Tale percorso pu essere
condizionato da vari fattori e il raggiungimento di un esito soddisfacente dipender in buona parte
dalle risorse personali e dalle capacit relazionali delle pazienti.
Questo studio potrebbe essere d'aiuto a tutti i professionisti (medici, infermieri, psicologi) che
quotidianamente si confrontano con donne affette da carcinoma mammario; in particolare potrebbe
fornire loro informazioni utili per relazionarsi con le pazienti in modo pi consapevole. Infatti,
riprendendo le parole di Umberto Veronesi, importante ricordare che il tumore del seno una
malattia che incide profondamente anche nella psiche della paziente: dalla difficolt di scoprirlo
allimpatto con la diagnosi, dalla paura della mutilazione fisica e della perdita dellimmagine
corporea femminile fino alle terapie farmacologiche e radianti, la storia di un cancro al seno segna
in modo importante il vissuto personale di una donna []. Le terapie del futuro nascono dal
bisogno di associare a una maggiore efficacia il rispetto dei risvolti psicologici e umani.
Inoltre, sarebbe interessante se questa ricerca servisse a stimolare gli esperti del settore a
condividere maggiormente le proprie conoscenze e competenze attraverso i canali comunicativi
utilizzati dalle pazienti. Infatti, importante ricordare che gli strumenti offerti dal web 2.0 non
sempre vengono utilizzati in modo corretto e spesso contribuiscono alla diffusione di informazioni
false o incomplete che possono nuocere gravemente al benessere psicologico delle donne affette da
tumore al seno. Sfruttando in modo pi consapevole e controllato le potenzialit offerte dal web si
potrebbero fornire informazioni corrette ed esaustive ad un numero molto elevato di persone. In
questo modo sarebbe possibile prevenire o individuare precocemente non solo la malattia fisica, ma
anche il disagio psicologico ad essa connesso e le eventuali reazioni patologiche messe in atto dalle
pazienti o da altri componenti della loro rete relazionale.

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