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FRANCO GARRONE

LA ROSA E LA CROCE
Romanzo storico

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LA ROSA E LA CROCE

Copyright 2014 Zerounoundici Edizioni


ISBN: 978-88-6307-764-3
Copertina: Immagine Shutterstock.com

Prima edizione Settembre 2014


Stampato da
Logo srl

Borgoricco Padova

Ai miei genitori, Antonietta e Vittorio

Conoscerete la verit e la verit vi far liberi


Giovanni 8, 32

Albintimilium - Liguria Occidentale - Impero Romano.


Nellanno 814 ab urbe condita
la Via Julia, percorso principale per il transito nella Gallia Cisalpina,
fu deviata per permettere il pellegrinaggio in prossimit della
cripta
dove fu seppellita una giovane donna, Ruth.
Ad accompagnare la sepoltura, una croce e tre arbusti di rosa.

Anno Domini 1261

Ora terza - Ville di Burdigheta


Berto e Vanni conoscevano a menadito ogni spanna del territorio. Amavano trascorrere le giornate giocando tra la spiaggia e la boscaglia.
Vivevano con la famiglia presso le Ville di Burdigheta nella parte pi
elevata della collina. Berto aveva compiuto da pochi mesi il settimo anno di vita, Vanni era pi grande, superava i dieci anni. Ambedue erano
abili cacciatori e, per le loro battute, utilizzavano le fionde. Quel giorno
cera una novit: il padre di Vanni aveva confezionato un arco. Larma
possedeva le dimensioni giuste per essere impugnata da un ragazzo della sua et. La corda, realizzata con un budello di capra, aveva la robustezza ideale per un giovane arciere.
I due amici erano entusiasti di sperimentare il nuovo strumento di caccia: era giunto il momento di saggiarlo sulle prede. Vanni, per
loccasione, aveva sagomato molte frecce, intagliando del legno
dulivo. Di buona mattina erano partiti dalle Ville e si erano avviati in
direzione della strada. Si muovevano con cautela per evitare di provocare rumore. Nella pineta si percepiva la presenza di vita. Sui rami degli alberi era facile scorgere volatili dogni genere e non di rado era
possibile avvistare scoiattoli intenti a fare provviste. A volte, se si era
fortunati, si riusciva a osservare anche il cinghiale che, spinto dalla fame, si spostava pi a valle, in direzione della pineta.
Berto era intento a scrutare le fronde degli alberi. I suoi occhi cerulei si
muovevano con rapidit, esaminando con cura le chiome alla ricerca di

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una possibile preda. Vanni aveva montato larco, si era preoccupato di
inserire il budello e ora attendeva un cenno dal compagno.
A sinistra era presente un poderoso pino che si ergeva per unaltezza di
cinquanta piedi. Nella parte centrale lalbero si biforcava in due robusti
rami. Berto aveva indirizzato la sua attenzione su una di queste appendici dove era appollaiato un merlo intento nel suo richiamo. Le penne
color pece incorniciavano il caratteristico becco arancio che distingue i
maschi dalle femmine. Berto fece un cenno con la testa e indic la posizione del volatile. Il compagno annu. Riconobbe il bersaglio, prese la
mira, inizi a tendere la corda per caricare larco e nella massima tensione si arrest, fece una breve pausa, e scaric larma. La freccia guizz in aria, percorse un tragitto non regolare descrivendo una leggera parabola e colp il ramo dove era appollaiato il merlo. La punta sfior il
pennuto conficcandosi nellalbero. Lanimale, colto di sorpresa, apr le
ali e con rapidit sinvol.
No! url, con stizza, Vanni.
Lo hai mancato aggiunse Berto. Era troppo in alto! Non buttarti gi.
Cerchiamone un altro.
Forse ho bisogno di esercitarmi.
Pu darsi... ma proviamo ancora.
Ora nona - Ville di Sanremo
Madama, lultimo tratto di strada che vi separa da Ventimiglia infestato da banditi disse Orengo con voce ferma e prosegu: Io e il Giudice abbiamo pensato che sia pi sicuro percorrerlo in ununica vettura
con la scorta militare. Se siete daccordo, dar disposizioni immediate.
Date ordine comand la Contessa.
Il Giudice organizz la partenza, scese a parlare con gli uomini di scorta e fece pulire la carrozza. Orengo, accompagnando la nobildonna, la
intrattenne ponendole alcuni quesiti.
Contessa, quali notizie portate da Genova?
Buone nuove. La Repubblica sta espandendo i suoi confini a oriente.
Abbiamo raggiunto la Via della Seta e il Doge pensa di procedere oltre rispose, scrutando lespressione dellanziano interlocutore.
Mia signora, quali sono i progetti per questo lembo di Liguria? incalz Orengo.

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Genova desidera ristabilire le condizioni precedenti e portare pace e
prosperit rispose la Contessa.
Ma della flotta di Sanremo, il piano per annetterla? Cosa ne pensate
voi?
Non preoccupatevi, lefficiente flotta sanremese rimarr patrimonio
dei suoi cittadini e vanto della Repubblica di Genova.
Orengo fece un segno di assenso e scort lospite nel cortile dove la
carrozza lattendeva per la partenza. Si attard con il Giudice e, prima
di congedarsi, salut la nobildonna con devozione. Il Giudice e la Contessa si accomodarono. Il conducente schiocc la frusta e mise in moto
la carovana.
Ora nona - Ville di Burdigheta
Berto e Vanni si spostarono. Nella parte meno ripida della collina il fusto di un pino era adagiato a terra. Intorno allalbero si erano sparse
numerose pigne ricolme di semenza. Lattenzione dei due amici si concentr sulla piana dove era apparso uno scoiattolo. Lanimale esibiva
una folta coda. Raccoglieva la semenza e la portava alla bocca. Vanni
lo individu: questa volta non poteva sbagliare, il bersaglio era fermo
ed era alla sua stessa altezza. Caric unaltra volta larma, prese la mira
e lanci il dardo. La freccia sibil nellaria e colp lanimale, Berto si
alz e grid:
Centro!
I ragazzi esultarono e corsero per raggiungere la preda. Un rumore richiam lattenzione. Vanni afferr Berto e lo spinse gi tra le fronde.
Berto non cap e inizi a borbottare, ma lamico copr i lamenti serrandogli la bocca. I due restarono immobili, stesi sul terreno. Il rumore
sintensific e prese forma: apparvero cinque cavalieri con il volto coperto da un cappuccio. Erano armati con archi e faretre. Il primo cavaliere segnal la posizione con un cenno. La squadra si divise, prese la
via e si allontan. Ben presto il rumore degli zoccoli cess, lasciando
posto al silenzio. I ragazzi si scambiarono unocchiata. Si sollevarono e
si accucciarono in prossimit di un albero.
Vanni, chi sono quegli uomini?

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Non li conosco, non li ho mai visti! rispose, con apprensione, il giovane e continu: Hai notato, sono foresti! I loro cavalli erano sudati,
devono aver galoppato per molte miglia, non sono certo giunti dalla
contea.
Vanni, perch avevano il capo coperto? chiese Berto, con animosit.
Non lo so, ma penso non sia cosa buona.
Ora nona - Via Julia
Romualdo, mi hanno parlato degnamente di voi, a corte si vocifera che
conoscete bene il territorio. Avete molte amicizie allinterno della nobilt ventimigliese?
Gentile Contessa, sono lieto di servire il vostro ufficio. Alcune famiglie nobili si rappresentano attraverso il mio operato, altre, come in parte gi sapete, non hanno mai visto di buon grado la sudditanza con la
Repubblica di Genova, ma attendono, in ogni caso, un segno concreto.
La Contessa concentr lo sguardo su Romualdo e continu: Conoscete
bene il trattato firmato dai Ventimigliesi allindomani della resa.
chiaro che tutti i punti in questione devono essere messi in pratica. Non
mi sembra che, in questi anni, la contea abbia rispettato i patti. Le cose
devono cambiare e cambieranno in fretta.
Avete ragione, madama. I precedenti podest, pur con impegno, non
hanno saputo cogliere i problemi; ora di far rispettare i vincoli.
La Contessa riprese la parola.
Cosa mi dite dei moti di ribellione?
Ci sono state manifestazioni cittadine in passato, deboli tentativi di rivolta, ma sono stati sedati sul nascere. I Conti di Ventimiglia, ormai,
sono un ricordo.
Deboli tentativi di rivolta? Ma scherzate Giudice! E cosa sapete dirmi
del conte Emanuele, nostro alleato, ucciso dalla sua stessa famiglia?
Romualdo arross e rest ammutolito. Poi con calma prese fiato, sorrise
e disse: Sono sicuro che con voi tutto questo sar un ricordo.
Lo potete ben dire, sono qui anche per questo.

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Vespro Ville di Burdigheta
Vanni e Berto scrutavano la pineta cercando, tra rami e arbusti, la presenza di piccoli animali da cacciare. Lora nona era trascorsa e la luce
iniziava a mutare colore e intensit. Udirono un rumore, proveniva dalla strada. Arrestarono la loro marcia e indugiarono in ascolto. Il frastuono sintensific e fece sussultare il terreno: era un calpestio di zoccoli. Berto guard Vanni, ci fu un cenno di assenso. I due si gettarono a
terra e si nascosero tra il fogliame. Il convoglio giunse nella piana sulla
sommit della collina e inizi a percorrerla. La carrozza, trainata da
quattro cavalli, prosegu la marcia e sinsinu nel bosco.
Fu un sibilo e poi un altro ancora in sequenza rapida: una pioggia di
frecce invest la scorta. Uno dei dardi trapass la gola del conducente
che lanci un lamento, avvicin le mani alla testa e stramazz al suolo.
Dalla collina comparvero i cavalieri.
La scorta ferm il convoglio e si pose a difesa per fronteggiare
lattacco. Il combattimento sintensific e prosegu. Uno degli assalitori
si par davanti alla carrozza. Scese da cavallo, impugn larma, si avvicin alla vettura e apr con violenza la piccola porta. La Contessa, senza
troppo indugiare, allung la mano, afferr la spada di Romualdo e con
un movimento rapido la conficc nel ventre dellarmato. Il bandito si
pieg su se stesso, cadde sulle ginocchia e croll a terra. Rosanna con
gli occhi and in cerca del Giudice ma lo trov ripiegato su se stesso,
intento a piagnucolare. Ma che uomo siete! url con disprezzo.
Nel frattempo, i soldati della scorta sferrarono un nuovo attacco e, rinforzando lazione, colpirono due dei banditi e li uccisero. I sicari decisero di abbandonare lo scontro, si posero pi in alto, su un rilievo e ripresero a lanciare i dardi. La milizia cerc difesa, uno dei soldati fu
colpito e rovin sul terreno, gli altri si sistemarono a protezione della
carrozza. Molte frecce raggiunsero la vettura, una penetr nella carrozza e si conficc nella spalla della Contessa. La donna si ripieg su se
stessa e si accasci. Gli uomini della scorta rinvigorirono lattacco e si
avvicinarono ai banditi. Gli assassini, presi alle strette, abbandonarono
il combattimento, incitarono i cavalli e si dispersero nella boscaglia dirigendosi verso nord.
La Contessa, riversa sul sedile, respirava con fatica. Il Giudice era in
preda al panico, atterrito alla vista del sangue che colava copioso. Non

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sapendo bene cosa fare, allung una mano e afferr il dardo, tentando
di cavarlo dalla spalla della Contessa. Rosanna si accorse della manovra
e lanci un urlo: No! Giudice? Togliete quella mano!
Il Rosso si blocc, usc dalla vettura e, barcollando sui piedi ancora
tremanti, inizi a chiamare.
Aiuto, soldati, presto accorrete, la Contessa stata ferita!
Il segnale giunse a destinazione. I tre della scorta, che si erano allontanati nellintento di inseguire i banditi, raggiunsero la carovana.
Signor Giudice, cosa succede? chiese uno di loro.
La Contessa stata colpita, perde molto sangue, fate qualcosa vi prego! prosegu, con voce tremula e concitata.
Il soldato pi anziano si avvicin al cavallo, rovist nella sacca e prese
un lembo di stoffa. Apr la borraccia, vers una parte del contenuto sul
cencio, entr nella carrozza e inizio a premere con forza sulla ferita. Il
secondo uomo si avvicin a Romualdo e disse:
Messer Giudice dobbiamo cercare un medico, una mano esperta per
curare la Contessa, non possibile trasportarla in queste condizioni,
siamo ancora lontani dal borgo.
Hai ragione! rispose il Rosso, con tono ritrovato.
Chiamiamo subito qualcuno! Siamo in prossimit delle Ville di Burdigheta, presto andate in cerca di un aiuto.
Vanni e Berto udirono i richiami del Giudice e uscirono allo scoperto.
Uno degli armigeri si accorse della loro presenza.
Voi, chi siete? url, indicandoli con la mano.
Soldato, siamo ragazzi rispose Vanni, con voce timorosa.
Abbiamo un ferito, conoscete un medico o qualcuno che possa aiutarci?
I due si avvicinarono.
Viviamo presso le Ville di Burdigheta, da noi sono tutti contadini, ma
nel nostro borgo vive un giovane, un cerusico che cura i malanni della
povera gente. Se volete corriamo a chiamarlo
Il Giudice udendo i due fanciulli fece una smorfia di disappunto, ma, in
mancanza daltre soluzioni, concesse ai due giovani di andare. I soldati
ammucchiarono alcune foglie e le ricoprirono utilizzando le coperte
delle selle. La Contessa fu trasferita dalla carrozza e adagiata sul pagliericcio improvvisato.
Non erano trascorsi molti minuti che dal costone sovrastante il pianoro,
sintravidero i due ragazzi. Li seguiva con passo svelto un giovane alto

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e longilineo, portando con s una sacca. I tre giunsero con rapidit a destinazione. Vanni, rivolgendosi al Giudice, disse:
Signore ecco la persona di cui vi ho parlato, si chiama Francesco.
Il giovane, con un timido inchino, salut i presenti.
Spero di potervi aiutare.
Non perdiamo tempo reag Romualdo. Venite qua, la Contessa Spinola della Ghirlanda stata colpita da una freccia, la spalla disse strepitando, la spalla sanguina ancora, fate qualcosa.
La donna era stremata. Francesco si avvicin e osserv con attenzione
la ferita.
Vi prego ho bisogno di avere del fuoco, usate delle pigne secche
chiese, rivolgendosi a un armigero.
Il soldato inizi a cercare loccorrente. La nobile dama si accorse della
presenza di un estraneo e con voce flebile si rivolse a Romualdo:
Chi costui?
Il giovane, con dolcezza, guardandola negli occhi, anticip la risposta.
Sono qui per aiutarvi, state tranquilla, mi chiamo Francesco, ho curato
altre persone nelle vostre condizioni. Dovete avere pazienza, presto starete meglio.
La dama chiuse gli occhi e fece un cenno dassenso.
Francesco si assicur che i soldati avessero acceso il fal, poi raccolse
un panno dalla borsa.
Prese unampolla, vers del liquido e, con delicatezza, inizi a pulire la
ferita.
Ora viene la parte pi impegnativa, devo estrarre la freccia, vi prego
aiutatemi. Dovrete tenerla ferma, unoperazione delicata.
Gli armigeri si prepararono cingendo il corpo della donna. Francesco
tir fuori dalla sacca una lama sottile con la punta smussata, la mise a
contatto con la fiamma e poi si avvicin. Inizi ad aprire i lembi della
ferita per creare un varco utile a estrarre la freccia, poi spinse la punta
dal basso verso lalto e tir fuori il dardo. La lesione fu tamponata e
lemorragia si arrest. Ci fu un sospiro collettivo. Francesco si rivolse
alla Contessa e cerc di rassicurarla.
Madama, la freccia non ha causato danni! Ora devo ustionare la ferit
per evitare che sinfetti. Vi sentite pronta?
Fate ci che meglio rispose, con un filo di voce.

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Il cerusico cerc tra i suoi attrezzi una lama piatta e larga. La pose sulla
fiamma e la rese incandescente, attese un istante e lapplic sulla ferita.
La Contessa emise un urlo e il silenzio della pineta si spezz. Una nuvola di fumo chiaro si lev e un odore acre invest tutti i presenti. Rosanna svenne. Il giovane rassicur tutti con un cenno, medic la ferita e
confezion un bendaggio per sostenere larto. La donna fu sollevata e
accompagnata nella carrozza. Quando fu seduta, si riprese, apr gli occhi e, cercando lo sguardo di Francesco, sussurr: Siete molto capace,
terr conto di voi.
Vi ringrazio Contessa! Nei prossimi giorni, se mi autorizzate, vorrei
farvi visita per accertarmi delle vostre condizioni.
Avete il mio consenso.
Il giovane sorrise e salut, poi si diresse insieme a Vanni e Berto in direzione delle Ville di Burdigheta.
I superstiti si prepararono per riprendere la marcia. Romualdo si preoccup di ispezionare i banditi uccisi nel corso dellagguato: rimosse i
cappucci ed esamin i loro corpi, ma non riusc a raccogliere elementi
che potessero individuare la loro provenienza. Decise di abbandonarli
nella pineta e ordin la partenza. La sera era scesa, la strada era buia e
mancava ancora molta strada per giungere allinterno delle mura di
Ventimiglia.
La carrozza arriv a destinazione dopo due ore di cammino. Linferma
fu accompagnata allinterno nel palazzo dei Conti. Il Giudice scort la
nuova Reggente nelle stanze, si preoccup che fosse accudita dalla servit e si avvi nella sua camera. Le incertezze sul futuro della contea lo
accompagnarono per tutta la notte e non lo abbandonarono neanche nei
sogni.

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La contea di Tenda sincastonava nella gola aspra e stretta, in quella


lunga ferita che fendeva il territorio dal Mar Ligure alle vette che lambivano lestesa pianura a nord. Il sole era sceso dietro ai pendii lasciando penetrare il gelido vento nelle strade. Il borgo era deserto.
Lungo il tragitto che portava al castello si ud uno scalpitare di zoccoli.
Il sopraggiungere di due cavalieri fece intimare laltol alle guardie. Gli
uomini a cavallo arrestarono la corsa e, una volta identificati, furono
introdotti allinterno delle mura.
Nello spazio aperto del camino, la fiamma donava tepore alla stanza
ampia e grigia. Guglielmo Pietro I era seduto sul suo comodo scanno e,
assorto nei pensieri, attendeva notizie. Il rumore dei passi sintensific
e le porte si aprirono. Il siniscalco si present, annunci i cavalieri e li
fece entrare. I due sventurati si avvicinarono. Gli occhi fermi e severi
del signore di Tenda indagarono ogni particolare. La mano destra di
Guglielmo accenn un segno e la voce cupa baritonale si fece udire: E
i vostri compagni dove sono?
Morti, tutti morti.
La vostra missione? Cosa mi sapete dire del vostro compito?
Il cavaliere pi anziano, chinando lo sguardo, disse: Un fallimento,
parziale, ma
Ma cosa? sentenzi il Conte, alzandosi di scatto e urlando.
La Contessa stata ferita, forse ora morta, non sappiamo.
Il corpo del nobile Lascaris ricadde sullo scanno. Un mulinare di pensieri simpadron della sua mente. Il secondo cavaliere, che ancora non
aveva proferito parola, manifest la sua presenza:
Signore la mia mano ha scoccato il dardo, ma lo scontro con le guardie non mi ha permesso di avvicinarmi. Non pensavamo di trovare una
scorta numerosa.
E il Giudice, cosa mi dite di lui?
Non lo abbiamo pi visto, sar morto di paura.
La delusione cal con brutalit sul viso di Guglielmo. Il nobile fece un
cenno e conged i due cavalieri. Le sue membra si arrestarono, lo

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sguardo si perse nel nulla e negli occhi scesero le ombre. Il conte di
Tenda conosceva larroganza della Repubblica di Genova. Aveva sperato che le nobili famiglie intemelie potessero porre un freno
allavanzata del dominio della Superba. I suoi cugini, i conti di Ventimiglia, erano stati piegati dal potere e dai tradimenti. Solo lui rimaneva
a baluardo della nobile casata. La solitudine lo impauriva: Tenda era
lontana dal Mar Ligure ed era posta lungo la Via del Sale. Presto la Repubblica avrebbe rivolto lo sguardo anche sulla piccola contea e a nulla
sarebbe valso il consolidamento della sua posizione aristocratica mediante il matrimonio con la figlia sedicenne dellImperatore bizantino
Teodoro II di Nicea, Eudossia Ducas Lascaris.
Guglielmo Pietro richiam alla mente i viaggi, le intrepide avventure in
terra doriente. Spesso seguiva di persona il commercio di spezie, balsami e seta che provenivano dagli empori orientali. Le storiche ostilit
con Genova lo avevano portato a preferire Venezia e le numerose escursioni nella Laguna Veneta lavevano messo in contatto con i pi
importanti rappresentanti del commercio veneziano. Nella mente di
Guglielmo riecheggi il primo incontro con Giorgio, il mercante di spezie, uomo gi maturo e di grande esperienza. I due erano divenuti amici
e avevano stretto un sodalizio. Il primo viaggio in terra orientale Guglielmo Pietro laveva intrapreso con lui nellanno in cui il Basileus
Teodoro II di Nicea regnava sul vasto Impero.
Gli scambi commerciali tra Bisanzio e Venezia avevano generato una
proficua relazione con il monarca. Giorgio Muzalon vantava una solida
amicizia. La notevole esperienza era stata ben apprezzata e, dopo anni
di frequentazione, era divenuto consigliere dellImperatore. Il Basileus
era uomo di cultura, abile conquistatore e sincero amico.
Ora che si sentiva solo, Guglielmo ricordava lamicizia con nostalgia.
Per lui aveva due volti: quello di Giorgio e quello di Teodoro. La conobbe cos e la coltiv con intensit. Gli aristocratici bizantini non amavano il proprio Imperatore, lo consideravano troppo aperto nei confronti del popolo e complottavano per tradirlo. I due mercanti italiani
aiutarono Teodoro e gli permisero di superare le insidie di corte. Fu per
questo motivo che il reggente decise di promettere in sposa al giovane
Guglielmo Pietro la figlia minore Eudossia, allora dodicenne.
Poi tutto cambi: il trentaseienne Teodoro II Ducas Lascaris si ammal
e, sul letto di morte, affid nelle mani dellamico Muzalon le sorti
dellerede al trono, il giovane figlio Giovanni, obbligando la corte bi-

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zantina a promettere fedelt. Le vicende dellImpero vacillarono. Gli
aristocratici ordirono un nuovo complotto e, dopo un solo anno, usurparono il trono.
Con la quarta crociata gli eserciti europei riconquistarono Costantinopoli e la vecchia capitale fu ripristinata. Nicea perse importanza e con
essa la famiglia Lascaris. I rischi crebbero e Guglielmo comprese che
gli empori bizantini non gli avrebbero pi permesso di continuare a
commerciare con libert. Guglielmo intu che la principessa era in pericolo e, per evitare che fosse schiacciata dai tumultuosi eventi, onor la
promessa fatta allamico Teodoro e la spos in una calda giornata di
giugno.
Erano trascorsi pochi mesi, ma tutto ormai sembrava lontano, troppo
lontano. Il conte Lascaris, preso dallo sconforto, decise di ritornare
presso i propri appartamenti. La giornata era stata lunga e faticosa. Attravers un ampio corridoio e sal nel proprio alloggio. Sulle sue membra pesava tutta la gravit della sconfitta. Entr nella camera, una fioca
luce illuminava lambiente. Tra le ombre scorse Eudossia. Distesa mostrava tutta la belt. Rest a osservarla. Lamore aveva preso piede e,
nel suo grezzo cuore di mercante, qualcosa era mutato: ora capiva di
avere al fianco una donna affascinante e intelligente. Gli occhi del Conte contemplarono la sposa, un velo di tristezza segn le guance: come
avrebbe potuto proteggere quel giovane amore?

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Un nuovo giorno si affacci sulla contea. La Contessa si svegli quando il sole raggiunse lo zenit. La notte era trascorsa con difficolt, gli
eventi avevano lasciato il segno. Le fantesche si affrettarono con premurose attenzioni: prepararono un bagno caldo. Rosanna fu accompagnata nella stanza. Mostrava il viso corrugato e stanco. La fantesca pi
anziana la spogli e laiut a entrare nella tinozza ricolma di acqua e
profumi.
Madama Contessa, perdonatemi, avete un brutta ferita. Chi vi ha medicato?
Un giovane uomo, un cerusico di nome Francesco. Perch mi chiedete
ci?
Lo supponevo Madama, si vede la cura con cui stata preparata.
Francesco un bravo giovine e un sapiente cerusico. Nel borgo si dice
che sia pi esperto del medico di corte! rispose la fantesca con un sorriso beffardo.
Chi questo medico di corte?
La fantesca continu a frizionarla, abbass gli occhi per un attimo e rispose.
Il dottor Raimondo. Sono solo pettegolezzi, non faccia conto la prego,
ma si dice che sia un pasticcione messo l dal Giudice.
Bene, bene! rispose la Contessa, esibendo una smorfia.
Il bagno termin. Le fantesche asciugarono la Contessa e laiutarono
nella vestizione.
Rosanna non indugi, decise di mettersi subito allopera e si trasfer
nella sala da pranzo dove ad attenderla vi era il Giudice in compagnia
del nobile Curlo.
Madama Rosanna, buona giornata, come state, vi trovo in gran forma
disse Romualdo, con voce squillante.
O siete stupido o i vostri occhi sono annebbiati, non vedete che sono
un cencio? rispose Rosanna, con tono irritato.
Mia madama, vi trovo stanca, ma
Zitto! Ditemi, chi costui che vi accompagna?

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Permettete che mi presenti, mi chiamo Folco Curlo, sono qui per servirvi. Rappresento la mia famiglia e tutta la nobilt cittadina.
Sono onorata di fare la vostra conoscenza.
Ho avuto notizia dellagguato! Sono costernato replic Curlo.
La situazione molto grave. La Contea di Ventimiglia necessita di un
intervento forte e deciso, non possibile soprassedere a episodi di tale
portata. La Repubblica di Genova non si piega a nulla.
Concordo con voi, mia Madama, ci vuole il pugno di ferro.
Messer Curlo avete idea di chi pu aver desiderato la mia morte?
Abbiamo dei sospetti, solo sospetti. Molti membri delle famiglie nobili della contea non vedono di buon occhio la presenza di Genova nel
nostro comune. possibile che qualcuno abbia organizzato
limboscata, forse con laiuto di forze esterne.
La porta si apr, un domestico entr e fu servita la colazione. La discussione continu intorno alla tavola.
Madama Rosanna disse Curlo, accigliando la fronte, come vi sentite? La vostra spalla?
La mia spalla dolorante, ma sono sicura che guarir in fretta, devo
ringraziare quel ragazzo Francesco, il cerusico che mi ha estratto il
dardo.
Quale ragazzo Romualdo? chiese Curlo, sbarrando gli occhi.
S, Folco, un certo Francesco delle Ville di Burdigheta, un guaritore o
qualcosa di simile, niente dimportante.
Quel niente dimportante mi ha salvato la vita, Giudice, mentre voi
eravate nascosto.
Madama Contessa, ho avvisato il medico di corte, presto verr a farvi
visita.
Non ho bisogno della sua visita!
Ma la vostra ferita? La vostra spalla? replic il Giudice, spalancando
gli occhi.
Sono impicci miei, preoccupatevi del vostro da fare! rispose Rosanna, con voce imperiosa.
Romualdo chin lo sguardo.
Mia Contessa, cosa intendete fare ora? disse Folco, con voce calma.
Per prima cosa dobbiamo intensificare il controllo cittadino. Voi Romualdo mi compilerete un elenco dei sospettati. Oggi stesso ho intenzione di inviare una missiva al Podest di Genova. Deve sapere ci che

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accaduto. Voglio un controllo pi accurato del territorio, richieder
una guarnigione di armati. Mettetevi subito al lavoro!
Con le prime luci del giorno le notizie e i pettegolezzi viaggiarono in
tutta la contea. La Reggente aveva lobbligo di mostrarsi in pubblico. Il
popolo attendeva di sapere se era viva e in possesso delle facolt per
governare. Folco Curlo sincaric di organizzare un incontro con i notabili della citt. Diede ordine ai banditori di informare tutta la gente, la
contessa Spinola presto sarebbe apparsa in pubblico.

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Francesco Basso era un giovane capace e volenteroso. Da poche settimane, dopo aver compiuto il suo ventunesimo anno di et, era ritornato
ad abitare con i suoi genitori dopo aver vissuto per molti anni nel convento di Lerino, dove lo zio, Frate Giuseppe, era Abate. Nel lungo soggiorno aveva imparato a leggere, scrivere, a far di conto e negli ultimi
anni aveva appreso i fondamenti dellars medica.
Il cerusico giunse presso la porta principale dei bastioni di Ventimiglia
e fu fermato dai militari a guardia. Il capo gli si par davanti: alla vista
del giovane, magro e alto, sembrava un molosso. Francesco lo guard
negli occhi e attese un cenno.
Ragazzo dove ti stai recando? disse, con voce profonda e minacciosa.
Sono Francesco da Burdigheta, la contessa della Ghirlanda mi attende
a palazzo rispose, con aria fiera e sicura.
Chi in tua attesa? ribatt la guardia, ridendo con fragore e rivolgendosi ai commilitoni.
Forse non mi credete? Vi prego informatevi, sono colui che ha soccorso la Contessa. Le mie mani hanno curato la sua spalla.
Le particolari indicazioni insospettirono i militi. Larcigna guardia agguant Francesco e lo avvicin.
Conosci dunque la Contessa?
Non solo, anche il giudice Romualdo.
I soldati si cercarono con gli sguardi. Il capo allontan il giovane e bisbigli qualcosa a uno dei suoi sottoposti. Questultimo volse in direzione del palazzo. Francesco rest in attesa di una decisione. Il soldato
che si era allontanato ritorn correndo, fece il saluto al preposto e gli
sussurr alcune frasi. Il capo guardia si avvicin al ragazzo e, scrutandolo, disse: Messer cerusico potete entrare. La Contessa nel palazzo
alla vostra dritta in fondo a questa via.
Grazie guardia rispose Francesco sorridendo.
Il maniero, sede del Capitano del Popolo nel periodo di libero Comune,
era stato edificato nella porzione pi elevata della collina ove sorgeva la
citt. Le sue due torri cinte da mura erano visibili da ogni lato. Dalla

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loro sommit era possibile scorgere a levante il Mar Ligure e la foce del
fiume Roja, a nord la valle che si prolungava in direzione del Piedimonte.
Le guardie scortarono il ragazzo alla porta dingresso. Lo introdussero
nel loggiato e lo accompagnarono nel cortile centrale dove il giudice
Romualdo lo attendeva. Quando Francesco gli fu dinanzi, sinchin:
Messer Giudice i miei saluti.
Cerusico, la vostra visita non era prevista, ma la Contessa vuole vedervi. Seguitemi.
Romualdo accompagn lospite nella porzione privata del maniero e,
con una certa esitazione, lo introdusse nella stanza della Reggente. La
Contessa sedeva su una fastosa seggiola di legno ed era intenta nella
lettura. Al rumore dei passi sollev lo sguardo ed esclam: Francesco,
entrate, non esitate.
Il giovane, con passo lento, si pose al centro della stanza.
Mia Contessa come vi sentite?
Molto stanca, ma pi serena.
Mia Madama sono qui per controllare il mio operato.
Il Giudice lo interruppe: La madama Contessa non necessit pi dei
vostri servigi, qui a palazzo ha tutto.
Tacete Giudice, cedete la parola al cerusico. Anzi vi prego, lasciateci
soli.
Ma Contessa, io desidero
Voi desiderate ci che io desidero, o mi sbaglio?
Ai vostri ordini.
Il Giudice fu costretto ad abbandonare la stanza. Salut con un inchino
e si allontan in fretta.
Bene Francesco avete il permesso di controllarmi la spalla.
Il ragazzo si avvicin alla Reggente. Rimosse il bendaggio, lav la ferita e inizi a esaminarne i lembi.
Ora Madama dovr palpare i tessuti, devo verificare le condizioni della lesione.
Con decisione, utilizzando ambedue le mani, fece pressione: ne fuoriusc un liquido maleodorante.
Contessa, la ferita contiene alcune schegge, sono penetrate con il dardo. Si sono formati umori maligni; necessario un intervento tempestivo per evitare che linfezione si propaghi. Vi chiedo il permesso di po-

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ter utilizzare un medicamento che vi aiuter nella guarigione:
lunguento di licheni di barma.
Licheni di barma?
S mia Dama, licheni e muffe che crescono nelle barme. Si preparano
con olio doliva ed essenza di malva. Hanno unefficacia prodigiosa.
Mi auguro che la vostra cura sia utile e rapida!
Sono qui per servirvi, lasciatemi il tempo di raccogliere loccorrente.
Vi chiedo solo un lasciapassare.
Sia ordine ci di cui avete bisogno.
I preparativi per lincontro ufficiale con i notabili proseguirono per tutta
la giornata. La Contessa desiderava conoscere le autorit cittadine per
poter presentare le direttive che loligarchia genovese aveva impartito.
Lattentato alla sua vita aveva sollecitato limposizione di un rigido
comando.
Scese la sera. Le ombre oscurarono vicoli, strade e piazze. La popolazione si raccolse in attesa. Il salone principale del palazzo dei Conti era
pronto per ricevere gli ospiti. Nella stanza era visibile il baldacchino
che sormontava la poltrona occupata dalla Reggente. Ai lati erano presenti Romualdo e Folco Curlo. La sala si riemp di personalit. Curiosit e ansia si palpavano. La cerimonia ebbe inizio. Il Giudice si alz in
piedi, schiar la voce e si rivolse alla platea.
Madame e messeri, con onore che desidero presentarvi la nostra
Reggente, la contessa Spinola della Ghirlanda. Un applauso copr la
voce.
Madama Contessa ha espresso il desiderio di conoscervi. Vi prego, iniziare a sfilare qui, dinanzi al palco.
Gli invitati si sistemarono. Tra i numerosi partecipanti vi erano anche
alcuni esponenti della famiglia De Giudice e diversi rappresentanti
dellantica famiglia degli Apronio. Le due casate erano le uniche ad avere conservato una certa diffidenza nei confronti della Repubblica.
Con la conquista della contea, le due famiglie avevano tentato di contrastare la presenza di Genova. Ne erano scaturite lotte intestine che
portarono a una pace temporanea. Le condizioni di vita migliorarono e i
commerci ripresero vita. Con il tempo sulla citt gravarono tasse e dazi
che la sottomisero alle attivit della Repubblica. Prese piede una nuova
insofferenza che fece scoppiare numerose sommosse represse con la
forza.

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Ardissone De Giudice si present al cospetto della Reggente ma, a differenza di altri, fece solo un timido cenno di saluto e non singinocchi.
Romualdo li present.
Il nobile Ardissone De Giudice e la sua consorte Carmen.
Madama Contessa vi auguro un buon soggiorno, che le giornate siano
liete.
Vi ringrazio, lo saranno in ogni modo, mia intenzione che ci avvenga.
Sfilarono gli esponenti delle principali corporazioni delle arti e dei mestieri: artigiani e funzionari e poi, a seguire, contadini e pescatori. Il
corteo termin e gli invitati si accomodarono.
La contessa Spinola si alz e, rivolgendosi alla platea, inizi a parlare.
Gentili ospiti, sono felice di rappresentare la forza, lamicizia e la potenza della Repubblica di Genova in questo bellissimo lembo della nostra amata Liguria. Da tempo, da molto tempo, la contea non vive momenti di pace. Una piccola parte della popolazione non vede di buon
occhio lalleanza con Genova e vuole destabilizzare la citt e le sue attivit. Ora la situazione peggiorata e non pu essere tollerata. Il clima
deve cambiare e cambier. La mia mano sar implacabile. Chi trama,
ora dovr aver timore, perch io e voi lotteremo per avere una contea
libera dal terrore.
La Contessa fece una pausa. Nella sala era precipitato il silenzio.
Una staffetta gi in viaggio per Genova, porta la richiesta di rinforzi
urgenti. Presto giunger un contingente di soldati capitanato da un valoroso comandante fedele alla mia famiglia. Sacrificheremo la libert dei
cittadini per ripulire la citt dal marcio.
Le parole scossero la sala. I presenti erano ammutoliti e con gli sguardi
si cercarono, nel desiderio di trovare reciproca comprensione. La Reggente manifest un sorriso e aggiunse: Ora non badiamo ai problemi
ma festeggiamo, un nuovo giorno alle porte.
La musica si diffuse e la festa ebbe inizio. Gli invitati diedero il via alle
danze. I pensieri e le incertezze furono messi da parte: domani la contea
non sarebbe stata pi la stessa.

27

La luce entr in ritardo. La valle alta e stretta riceveva i raggi del sole
per poche ore. Il conte Guglielmo non era riuscito a riposare a dovere
ed era intento a consultare carte e documenti. Il siniscalco buss alla
porta e, a un cenno vocale, entr nella stanza.
Messer Conte, la prego di scusarmi, ma giunto un ospite. Un monaco
per la precisione, un certo Fra Giuseppe da Lerino. Vi attende nella sala
del ricevimento.
Frate Giuseppe? Che sorpresa! Sar subito da lui.
Il Conte termin il lavoro, si precipit negli alloggi inferiori, entr nella
stanza, allarg le braccia e con voce squillante esclam:
Illustrissimo Frate, quale sorpresa, Dio vi benedica.
Luomo ruot il tronco e mostr il volto. Gli occhi cerulei, vibrarono.
Caro figliuolo quanto tempo trascorso! rispose, con voce flebile.
I due si abbracciarono, mostrando familiarit nel gesto.
Avete affrontato un viaggio lungo! Sono felice di vedervi.
Le vicende personali e le vostre imprese hanno separato i nostri destini, ma il disegno di Dio sempre presente. Io, umile servitore, sono qui
come frate e amico nel momento pi delicato.
Guglielmo sgran gli occhi, con un cenno fece accomodare il frate e
ordin alla servit di imbandire la tavola. Fra Giuseppe era labate del
monastero cluniacense dellisola di SantOnorato in Lerino. Aveva ormai raggiunto la tarda et, ma era ancora pieno di vigore intellettuale.
Era arrivato nella Contea di Tenda attraversando unimpervia via che
permetteva, ai pi coraggiosi, di giungere dalla costa ai confini della
Contea Lascaris senza dover transitare nella valle del Roja. Il frate era
uomo schietto e senza panegirici inizi a parlare. Le voci sul fallito tentativo di assassinare la Reggente si erano estese in tutta la costa ligure.
Guglielmo non si sorprese. Fra Giuseppe prosegu e raccont che la
Contessa si era subito data da fare richiedendo al Doge un contingente
armato.
La notizia scosse il giovane Conte.

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Fra Giuseppe, in sincerit secondo voi gli emissari genovesi sospettano di qualcuno in particolare?
Vi sono solo sospetti, nessuna prova, ma molti pensano che lordine
provenga da voi.
Il colore roseo del viso del Conte mut allimprovviso. Lanziano frate
cerc di tranquillizzare Guglielmo: la sua presenza non era dettata dal
caso. Fra Giuseppe aveva rapporti di parentela con i Conti di Ventimiglia.
Conte, sono un umile servo di Dio e penso che nostro Signore non
condivida ci che sta avvenendo nella nostra amata terra. ora che la
libert torni a sventolare.
La Chiesa di Roma criticava con energia lordine dei frati cluniacensi.
LAbbazia di Cluny e le sue consorelle avevano assunto un atteggiamento morbido nei confronti dellortodossia cristiana. I frati sentivano
la necessit di avvicinarsi ai fedeli. Desideravano, in nome di Cristo,
combattere le ingiustizie che la societ feudale aveva creato e sostenevano tutte quelle forme di organizzazione politica che rendevano
luomo, in maggior misura, libero.
Frate come pensate che sia meglio agire?
Guglielmo necessaria una guida, un uomo forte dal carisma universale. Un personaggio che possa concretare le attese di chi non vuol farsi
soggiogare dalla tirannia genovese.
Non conosco nessuno che abbia doti cos elevate. Non penso di essere
la persona adatta per un compito cos importante.
Guglielmo siete molto giovane, ma forse tra i vostri ricordi presente
il nome di un intrepido uomo: Oberto Apronio, figlio di Guglielmo II.
Il conte Lascaris spalanc gli occhi.
Certo, il templare, ma non caduto in battaglia?
Ha partecipato alla settima crociata. Era al fianco del Re Luigi IX di
Francia nel corso della battaglia di El Mansura. Era lotto febbraio milleduecentocinquanta. Da quel giorno non abbiamo ricevuto pi notizie.
Tutti hanno pensato a una tragica fine.
Un velo di tristezza segn lo sguardo di Giuseppe, il ricordo di Oberto
era rilevante. Il cavaliere templare e il monaco avevano condiviso
unamicizia stretta e solida, erano cresciuti insieme tra le vie e i caruggi
del borgo.

29
Caro Guglielmo, circa un mese fa, nella nostra abbazia giunto un
confratello proveniente dalla Terra Santa. Mi ha raccontato di aver conosciuto un cavaliere italiano chiamato da tutti lIntemelio.
La voce del frate assunse un tono metallico, i suoi occhi si bagnarono e
si arrest per un attimo.
Frate, vi prego, continuate.
Il monaco mi ha riferito che il templare italiano stato per molto tempo prigioniero in Siria. Da qualche mese ritornato libero e sta cercando di fare ritorno nella sua terra dorigine. Ogni giorno prego il Signore, spero che Oberto sia vivo e che possa ritornare tra noi. Lui luomo
giusto per riaccendere la speranza.
Oh mio Dio, la notizia mi rende felice. Pregher anchio perch Oberto possa giungere qui con noi. la nostra unica possibilit.
Quando arriver avr bisogno di voi, del vostro aiuto. Oberto pu
cambiare la sorte del nostro popolo.
Fra Giuseppe abbiate fede, sar al suo fianco.
I due uomini si abbracciarono, una tenue speranza infiamm i loro cuori. Venne lora della partenza, Fra Giuseppe ringrazi il conte Lascaris
e si avvi sulla via del ritorno. Guglielmo Pietro lo accompagn fino
alle porte del castello. Il frate sal in groppa allasinello che gli aveva
permesso di giungere a destinazione e, rivolgendo il saluto, sindirizz
verso la mulattiera che lo avrebbe condotto a valle. La stagione tendeva
alla fine, le giornate erano ancora colme di luce; Giuseppe avrebbe raggiunto la costa in prima serata.
Il tragitto era tortuoso e lanimale, procedendo lento e sicuro, arriv
sulla sommit della vetta. I colori del tramonto pennellarono il cielo,
una leggera brezza inizi a spirare. Giuseppe pens a Oberto, al fraterno amico con il quale condivideva unincredibile verit, un segreto talmente sublime e grande da essere oltremodo scomodo da svelare. La
realt aveva acquistato un peso sempre pi grave e ora rischiava di
schiacciare la sua anima. Era giunto il momento di rivelarla a chi
lavrebbe saputa utilizzare al meglio, secondo la volont di Dio.

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Nuvole di rondini volavano sui cieli della contea, pronte alla partenza.
Il campanile della nuova cattedrale si ergeva tra il profilo irregolare dei
tetti spioventi e contornava la porzione pi elevata del borgo. Da quella
posizione era possibile scorgere il fiume Roja con la sua foce a estuario.
Pi in l, la costa delimitava unesile striscia di terra chiusa tra le colline a nord e il mare a sud. La luce del giorno iniziava a scemare e le
ombre della sera acquistavano forma. Nei pressi del ponte, che permetteva lattraversamento del Roja, era possibile distinguere una lunga colonna di uomini a cavallo. Le sentinelle, poste sulle torri delle mura, li
avvistarono e comunicarono le informazioni al corpo di guardia. La carovana giunse sulla passatoia. Gli armigeri a guardia bloccarono la
marcia. Ora che erano vicini alle mura, si contavano cinquanta cavalieri
seguiti da una carrozza trainata da due cavalli. I soldati in prima fila
reggevano i vessilli e i gonfaloni della Repubblica di Genova: la milizia
era giunta a destinazione.
Le assi, allo scalpitio degli zoccoli, iniziarono a tambureggiare. Il passaggio della colonna dest lattenzione dei curiosi, molti si affrettarono
e salirono sui bastioni per scorgere larrivo del corpo armato. La luce
crepuscolare si specchiava nel metallo degli uomini in arme. La colonna impegn la ripida salita che portava allaccesso della porta principale detta di Provenza. Molti sorreggevano scudi, lance e armature. Altri
esibivano balestre, archi e faretre colme di frecce. Le fila si allungarono
e i soldati si affiancarono, due a due, percorrendo la via. Lapice della
colonna si arrest presso la porta. Gli addetti si affrettarono ad aprirla
per consentire il passaggio.
La notizia dellarrivo giunse al palazzo dei Conti. Il giudice Romualdo,
Folco Curlo e il Capitano della guarnigione raggiunsero con celerit la
piazza antistante la cattedrale e si prepararono ad accogliere lesercito
genovese. Alla guida della carovana militare era possibile scorgere un
uomo dalla postura sicura e dallo sguardo intenso. Il cavaliere entr
nella piazza, salut i presenti e si posizion dinanzi ai notabili cittadini.

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Le autorit risposero chinando il capo. Il Giudice, con voce sicura, esclam:
Benvenuto messer Capitano, la Contea di Ventimiglia vi accoglie con
gioia. Lasciate che mi presenti, il mio nome Romualdo Gualdo, Giudice di questa contea. Alla mia destra vi porgono i saluti, messere Folco
Ciurlo, importante patrizio della citt e il nostro Capitano delle guardie,
messer Cecco della Volpe.
Vi ringrazio messeri, sono Lapo del Poggetto, Capitano della milizia
della gloriosa Repubblica di Genova e sono qui per servirvi rispose il
militare, con aria fiera e voce vigorosa.
La carrozza arriv in quel mentre. Il mezzo si arrest sul sagrato della
cattedrale. Le porte della vettura si aprirono e da essa uscirono una giovane donna e un fanciullo, moglie e figlio del Capitano genovese. La
milizia ventimigliese si pose sugli attenti e salut gli ospiti. I notabili
invitarono gli ospiti a seguirli: la contessa della Ghirlanda li attendeva
negli appartamenti a palazzo. Lapo del Poggetto scese da cavallo e inizi a camminare con passo incerto. I presenti si accorsero che il soldato
aveva una menomazione: la gamba destra appariva pi corta e lo costringeva a unandatura claudicante. Nessuno parl. Il Capitano genovese prosegu il suo percorso per raggiungere il palazzo dei Conti. La
contessa della Ghirlanda attese gli ospiti nella sala dei ricevimenti. Alla
vista del Capitano la rigida presenza si mut in un gioviale tributo.
Quanto tempo trascorso dallultimo incontro, nobile Capitano? disse con voce argentina.
Sembra ieri quando la nostra valorosa spedizione rientr nel porto della Superba. Sono trascorsi, ormai, otto mesi rispose, con un filo di malinconia, Lapo. Il Podest mi ha informato dellagguato. Sono lieto di
essere qui, pronto a servirvi, a combattere il nemico.
Sapevo di contare su di voi. Conosco il vostro valore e sono sicura che
presto, in questo lembo di costa, regner ordine e pace.
La contessa della Ghirlanda mostrava serenit nelle parole: il Comandante del Poggetto era stato un fidato collaboratore nei suoi precedenti
incarichi politici. Ripens a quando il Podest Guglielmo Boccanegra
la nomin a capo della spedizione politico-militare presso la penisola di
Crimea. La Repubblica di Genova aveva organizzato empori su tutta la
costa bizantina. I mercanti liguri chiedevano nuovi commerci, nuove
rotte per avvicinare le galee mercantili alla via settentrionale della seta.

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La spedizione era costituita da un piccolo drappello militare guidato dal
capitano Lapo del Poggetto. Le galee genovesi giunsero, dopo un lungo
viaggio, presso uninsenatura posta nella porzione meridionale della costa. La cittadina di Feodosja era costituita da un folto agglomerato
dabitazioni. La flotta genovese approd presso linsediamento di pescatori chiamato Kaf e la contessa Spinola intraprese contatti con il
sultano Temur. In cambio di uningente somma di fiorini genovesi, il
principe orientale accord licenza di poter edificare case e magazzini.
Nacque il primo emporio genovese sul Mar Nero.
Nei ricordi della contessa Rosanna era ancora viva la spettacolare sensazione che si provava nel preciso momento in cui le galee doppiavano
il promontorio roccioso a sud dellinsenatura in cui era posta la baia di
Feodosja. Da quella posizione era possibile scorgere lemporio. La
bianca torre della fortezza era posta nella porzione pi elevata di Kaf.
Da essa dipartivano, a schiera, numerose case che delimitavano i confini dei magazzini posti in vicinanza del porto, dove le navi provenienti
da Genova trovavano un facile approdo.
La Contessa richiam alla mente lattacco subito dalla colonia. Era stata
unesperienza dolorosa. La milizia genovese tent di bloccare i pirati
sul luogo di sbarco. Le orde di filibustieri contavano una maggior presenza umana e lazione degli arabi sembr avere la meglio. Lapo spron i suoi soldati. Il coraggio, la determinazione e, soprattutto, il miglior
addestramento, cambiarono le sorti della battaglia. I genovesi riuscirono a mettere in fuga i pirati. Lapo sub laffronto del nemico. Il suo cavallo fu colpito a morte, rovin sul terreno e lo trascin con s, gli procur un grave danno e una menomazione permanente.
Il colloquio tra il Capitano e la Contessa prosegu nelle stanze private
della Reggente. La moglie del Capitano e il figlio furono accompagnati
presso gli alloggi adibiti agli ospiti. La Contessa era impaziente di descrivere la situazione politica e militare della contea. Il Capitano
sinform delle sue condizioni di salute. Le meticolose cure di Francesco avevano sortito il loro effetto: linfezione era quasi debellata e la
lesione iniziava a prender la strada della guarigione.
Il militare era latore dimportanti disposizioni. Consegn la pergamena
nelle mani di Rosanna: gli ordini erano severi. I cittadini Ventimigliesi
erano costretti a seguire le sorti della Superba. La milizia genovese assumeva il potere in tutta la contea.

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La Contessa allarg il sorriso, i suoi occhi scintillarono: loligarchia
genovese aveva accettato le proposte. Il controllo della citt ora sarebbe
stato capillare.
Lapo, unaltra questione mi a cuore. Ho raccolto notizie sul probabile mandante del mio attentato. Molte voci chiamano in causa il feudatario della contea di Tenda, Guglielmo Lascaris. Desidero che siano fatte
delle indagini accurate per scoprire il suo coinvolgimento. Se le accuse
saranno confermate potremo esercitare maggiori pressioni sui territori a
monte della Via del Sale.
Contessa me ne occuper di persona.

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Regnava il silenzio. Solo lo sciabordare delle onde scuoteva la notte. La


roccia, imponente, si stagliava per trecento piedi. Con la luce avrebbe
rivelato il tipico colorito rossastro che ne indicava il nome: Baussi
Roussi. Aveva laspetto di un gigante, con molte fenditure e numerosi
anfratti: il pi profondo e alto era chiamato Barma Grande. Lampi di
luce roteavano allinterno della cavit. Il chiarore si spandeva lungo le
pareti, un fuoco illuminava la scena riscaldandola. Tre uomini erano
seduti intorno, pesanti mantelli di lana avvolgevano i loro corpi.
La milizia genovese giunta in citt. Il Capitano, un certo Lapo del
Poggetto, ridurr tutta la popolazione in servit. finita amici.
Non farti prendere dallo sconforto Ardissone. Fra Giuseppe ci ha convocato, ascoltiamo le sue parole rispose, con tono deciso, il notaio Del
Coli.
Antonio ha ragione. Vi ho chiamati a raccolta perch ho importanti
notizie. Sono conscio della grave situazione in cui versa la Contea, ma
ho la convinzione che Dio ci sia vicino in ogni attimo di
questinterminabile sofferenza. Messeri, nel nostro ultimo incontro, vi
avevo messo a conoscenza della possibilit che il Magister fosse ancora
vivo. Un uomo, che corrisponde nella descrizione a Oberto, ha incontrato un mio confratello in Palestina. Ora mi giunta unambasciata.
Una galea pisana che faceva rotta a Marsiglia, per mano del suo sopracomito, mi ha consegnato una missiva del Magister
Dio sia lodato, Fra Giuseppe! esclam con emozione Ardissone.
Come dicevo, Oberto minforma che giunto a Tunisi presso
lemporio commerciale pisano, e mi comunica che presto partir per
Lerino.
Finalmente una buona nuova, con lui forse potremmo sperare. Cosa
dice ancora? ribatt, con impeto, il Notaio.
Mi segnala che ha importanti novit e non aggiunge altro. Attenderemo il suo arrivo e insieme decideremo il meglio.

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Anno Domini 1262

La luce rischiar il cielo. Il colore intenso dellalba invase tutta la scena


e dal ponte della galea fu possibile scorgere la costa. Laria fresca di
febbraio inoltrato penetr tra i capelli canuti del cavaliere. Da molti,
troppi anni, aveva atteso questo momento. Per un attimo il suo cuore
fece un tonfo e poi riprese meccanicamente a battere: anche Oberto
provava emozioni. Rimase assiso, sgran gli occhi e concentr la vista,
desideroso comera di poter riconoscere i dettagli. Scrut ogni minimo
particolare e con facilit riconobbe il capo detto dAmpelio.
La galea era obbligata a seguire una navigazione di cabotaggio: la leggera brezza non permetteva lapertura delle vele. La spinta era affidata
ai rematori. A ogni bracciata i remi sfioravano la linea dellacqua e imprimevano il moto. Sul pennone dellalbero maestro sventolava la bandiera di Pisa. La nave, partita dallemporio di Tunisi, era diretta ad Antibo.
Il sole inizi a galleggiare allorizzonte, la luce intensific i colori e la
foce del Roja mostr la sua forma. Gli occhi di Oberto si bagnarono di
un velo cristallino, ora poteva scorgere il borgo: Ventimiglia era l. Mille idee si rincorsero, poi un moto di rabbia fren lemozione: Oberto era
ancora qui, dinanzi alla sua amata terra. Dio aveva in serbo qualcosa di
grande.
I rematori rinvigorirono il ritmo per permettere il controllo della nave.
Lazione esercitata dalle acque del fiume, che entrava in mescola con il
mare, spinsero il legno in direzione del largo. Il sopracomito impart gli
ordini e il mezzo riprese la sua corsa. Sulla spiaggia, antistante il borgo,

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era ben visibile il caratteristico monolite chiamato Scogliu Autu, uno
sperone di roccia alto cinquanta piedi posto in prossimit della spiaggia
a guardia del lazzaretto. Oberto aveva solo dieci anni quando laveva
scalato per la prima volta insieme al fraterno amico Giuseppe. Era stata
unimpresa memorabile che mostrava precocemente il carattere coriaceo del futuro templare.
La galea ammiraglia, seguita da altre quattro navi, orient la direzione
allontanandosi dalla costa per poter doppiare i promontori rocciosi. La
brezza lasci il posto al vento: un gelido levante si alz. Il comito ordin ai marinai di liberare le cime per permettere alle vele di distendersi.
Le navi tesero le velature e il vento le gonfi, mettendo in mostra la tipica forma triangolare. La galea ammiraglia prese il largo e si allontan
dalla costa. Oberto si strinse nello spesso mantello di lana e raggiunse
la sottocoperta. Il sopracomito, un uomo ancora giovane, che dimostrava pi della sua et, gli fece un cenno e lo invit alla sua mensa.
Messer cavaliere, desiderate fare colazione? Il viaggio non ancora
terminato, arriveremo in porto solo nel primo pomeriggio disse, accennando un inchino.
Vi ringrazio comandante, il vento gelido mi ha messo in corpo un certo languore.
Prendete, oggi abbiamo olive e pesce affumicato, servito con
dellottimo pane impastato con le castagne. In quella bottiglia troverete
un po di vino, non esitate.
Grazie, assagger volentieri.
Oberto raccolse il cibo e vers il vino, cerc un angolo nella stiva e vi
si accucci assaporando il pasto. La nave spinta dal vento acquist velocit, il mare sincresp ulteriormente e il legno inizi a rollare. Oberto
Apronio Conte di Ventimiglia si lasci cullare dal moto ondoso e inizi
a ripercorrere con la mente la propria vita.
Riaffior alla memoria la figura di Giuseppe, lamico di sempre.
In quella terra, tra quelle case, si era consumata la loro giovinezza. Nel
corso della bella stagione scorrazzavano in lungo e in largo per le vie e
i caruggi del borgo. Spesso si dirigevano alla marina presso la pria
Margunaira e da l raggiungevano a nuoto la piccola spiaggia delle Calandre. Trascorrevano tutta la giornata costruendo castelli di sabbia,
raccogliendo mitili e patelle che divoravano nei pochi angoli in ombra
che offriva il lido. Sostavano l, nella loro spiaggia, aspettando che il
cielo si colorasse di rosso e, quando il sole annegava nellorizzonte,

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percorrevano il ripido sentiero a strapiombo sul mare per giungere ai
bastioni occidentali. Uninfanzia felice, poi il trascorrere degli anni arriv a dividere i destini: Oberto, al compimento del dodicesimo anno
det, per volere del padre Rinaldo podest di Ventimiglia, fu inviato
presso la Corte di Provenza in qualit di scudiero. Il lungo apprendistato lo port al fianco di nobili cavalieri. Apprese larte della guerra, impar luso delle armi e sistru sul controllo del cavallo in battaglia.
Giuseppe, non essendo di nobili origini, fu avviato alla vita monastica.
Studi presso il piccolo convento di SantAmpelio alle Ville di Burdigheta e, dopo alcuni anni, part per raggiungere labbazia di Lerino dove, trascorso il periodo di noviziato, prese i voti.
Oberto divenne cavaliere e ritorn nella sua amata terra. Insieme al padre intraprese la gestione della contea, ricoprendo incarichi importanti.
Proprio in quel periodo conobbe una giovane fanciulla di nome Beatrice. Gli occhi dei due ragazzi sincontrarono e fu amore improvviso. Beatrice Amandolesio era la primogenita del pi importante notaio della
Contea, uomo stimato a Genova e presso la Corte del Re di Francia.
Oberto e Beatrice si fidanzarono ufficialmente dopo pochi mesi e, trascorso un anno, giunsero a nozze. La cerimonia fu officiata dal vescovo
e vi parteciparono i principali esponenti nobiliari e commerciali della
citt. Trascorsero alcuni mesi e Beatrice si accorse di essere in dolce
attesa. La gioia di Oberto proruppe ogni limite. La gravidanza trascorse
in tranquillit e quando giunse il giorno fatidico, la giovane donna fu
affidata alle cure di una levatrice. Durante il parto subentrarono dei
problemi. Il medico della famiglia Apronio fu avvisato con tempestivit
e giunse al cospetto della gravida. Vane furono le manovre per arrestare
una terribile emorragia. Il bambino fu fatto nascere, ma la madre mor
poco dopo.
La notizia sconvolse lanimo di tutti i cittadini. Il giovane marito non
resse allorribile notizia e sprofond in una grave crisi. La nascita del
figlio, un bambino sano e vivace, non risvegli il giovane cavaliere.
Giuseppe cerc in ogni modo di incoraggiare Oberto. Il neonato fu affidato a una balia ma Oberto, con il trascorrere degli anni, non si rinfranc. Gli eventi politici della contea precipitarono. Lingerenza genovese
prese sempre pi piede. I contrasti cittadini tra la fazione dei nobili che
si opponeva a Genova e i gregari della Superba determinarono nuovi
motivi di sconforto.

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Fu proprio allora che il nobile cavaliere, dopo aver affidato il figlio in
mani sicure sotto la tutela dellamico Giuseppe, decise di abbandonare
tutto e fece voto di povert, obbedienza e castit. Entr nellordine monastico militare dei Cavalieri del Tempio e part per raggiungere una
delle capitanerie. Nellanno domini 1248 fu indetta la settima crociata.
Il cavaliere templare Oberto da Ventimiglia part alla volta del Cairo, al
seguito della flotta guidata dal Re di Francia Luigi IX.

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La nave inizi a beccheggiare. Il vento, in prossimit della costa provenzale, sintensific. Il brusco movimento del legno scosse dai ricordi
Oberto. A pochi metri dal giaciglio del cavaliere, il giovane scudiero
Papito si svegli.
Papito, razza dasino pigro, ora che ti desti. Sei sempre accucciato a
dormire, non ti riconosco pi!
Messere Oberto, perdonatemi, avevo molto sonno, non tollero la nave,
ho dato di stomaco tutta la notte.
Taci, non proseguire nella menzogna, la notte stata calma, il mare
era una tavola e poi non mi sembra di aver visto la tua testa sporgere
dal legno per gettare la cena ai pesci.
Messere, allora sar malato.
Basta! Basta! Destati, tra poco la galea entrer nel porto di Antibo.
Preparati, siamo giunti a destinazione.
Papito Imenez del Castillo era il giovane e fidato scudiero del Conte
Oberto. Gli era stato affidato alla partenza per la settima crociata. Figlio
di un nobile spagnolo, era stato inviato dal padre presso limbarco dei
crociati. La famiglia Imenez del Castillo aveva fatto voto di partecipare
alle crociate se lAltissimo avesse concesso la nascita di un erede maschio. Dio esaud la richiesta: la moglie Natalia diede alla luce due
splendidi gemelli: Bernardo e Papito. Alfonso Imenez del Castillo onor la promessa e sacrific Papito per la fede.
Alla partenza dellesercito crociato, il giovane spagnolo aveva solo dodici anni. Oberto lo conobbe allimbarco nel porto francese di Aigues
Mortes e lo accolse. Papito si leg al templare e lo segu in tutte le sue
peripezie. Fu al suo fianco nelle battaglie e non lo abbandon neanche
durante la prigionia. Oberto lo trattava come uno scudiero, ma nutriva
affetto e protezione.
I due, raccolte le poche cose al loro seguito, si spostarono sul ponte.
Oberto riconobbe in lontananza i bastioni dAntibo. Il mare si era increspato e aveva assunto il tipico colore caleidoscopico: in prossimit
dellorizzonte mostrava il blu abisso e avvicinandosi alla costa degra-

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dava in tonalit sempre pi chiare. Le pennellate di colore erano inframmezzate dalla spuma marina e terminavano sul bagnasciuga in un
intenso turchese. Il sopracomito inizi a impartire gli ordini per lo sbarco. Tutta la ciurma si adoper nelle manovre. La galea orient la prua
verso la costa, le onde provenienti da levante iniziarono a scuotere lo
scafo. Fiotti dacqua lambirono il ponte, il profumo e il sapore del sale
raggiunsero il viso del templare: il legno entr in porto. La nave attracc al molo, iniziarono le operazioni di sbarco. I due reduci scesero a
terra e si avviarono nel piazzale antistante i bastioni. Oberto fece strada
e Papito lo segu senza troppo entusiasmo trasportando i pochi oggetti
di propriet.
Papito dobbiamo entrare nel borgo e cercare il mercato sentenzi il
templare, con voce ferma.
S messere, ho molta fame anchio.
Oberto arrest la marcia e, con viso truce ad alta voce, ribatt: Sei
sempre il solito. Pensi solo a mangiare. Siamo in cerca di un mercante
che si rechi allisola di SantOnorato. Siamo in cerca di un passaggio
per Lerino. Hai capito!
Adesso s.
Incontrarono un pescatore anziano intento a riparare le reti e gli chiesero informazioni per giungere al mercato. Lanziano replic in dialetto e
indic la via. I due giunsero alla meta e adocchiarono i banchi che stipavano il campo. Il Templare, in perfetto occitano, inizi a chiedere ai
commercianti se vi fosse qualche venditore intenzionato a recarsi a Lerino. La voce si sparse per le vie cittadine. La ricerca fu proficua e alla
vista dei due si present un uomo basso e tarchiato che rispondeva al
nome di Ren.
Messeri ho saputo che cercate un passaggio per lisola di
SantOnorato. Io devo recarmi l domani mattina. Sono il fabbricante di
candele e devo portare un ordine ai frati dellAbbazia. Potete farmi
compagnia nel viaggio disse, in un buon volgare, con un forte accento
provenzale.
Vi ringrazio buon uomo, siamo onorati del vostro invito, non vi recheremo nessun disturbo rispose Oberto, con voce gioiosa.
La mattina successiva, alle prime luci dellalba, il Cavaliere e il suo
scudiero incontrarono Ren il candeliere sul molo del porto. Il commerciante, dopo aver caricato alcune casse su un tipico gozzo, invit i due
uomini a prender posto e allung a ciascuno un remo. La giornata era

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plumbea, ma la vista sul mare era aperta ed era possibile scorgere, in
lontananza, la sagoma delle due isole di Lerino.
I tre viaggiatori iniziarono a vogare, la navigazione prosegu per tutta la
mattinata. Papito, pur remando, spesso si lamentava della stanchezza e
della fame che, peraltro, era regolarmente presente. Poco dopo il meriggio, il gozzo doppi la prima isola, detta di Santa Margherita. Ren
diresse la prua verso laltra isola, chiamata SantOnorato. I tre naviganti
giunsero allimbarcadero e attraccarono il legno. Oberto e Papito, dopo
aver aiutato il candeliere a scaricare la merce, lo salutarono e si avviarono lungo il sentiero che conduceva allabbazia. Percorsero un breve
tragitto e si ritrovarono di fronte al portone principale. Papito tir la
corda che azionava la campanella. Dopo pochi secondi si udirono dei
passi. Si apr uno spioncino da dove un frate scrut i due uomini.
Chi siete e cosa volete? sentenzi, con voce imperiosa.
Fratello, il Signore sia con voi. Siamo ospiti e amici di sua Eccellenza
labate Giuseppe rispose Oberto, con voce serena e prosegu: Il mio
nome Oberto da Ventimiglia e codesto il mio scudiero.
Attendete messeri.
Il frate chiuse lo spioncino e si allontan per raggiungere labate. Fra
Giuseppe, appresa la notizia, si precipit ad accogliere gli ospiti. Quando spunt dalluscio, Oberto lo riconobbe e lo abbracci, stringendolo a
s. La commozione sal: erano trascorsi quattordici anni dallultimo incontro. Avete pranzato? chiese il frate, con enfasi.
Non molto, solo un po di pane con fichi secchi. Ti prego, il mio scudiero da molto tempo che non mangia un pasto decente. Io sto bene
cos, non ho fame.
Fra Radioso, occupatevi di questo giovane, sfamatelo e fornitegli un
giaciglio per il riposo.
Papito fu accompagnato nel refettorio, con sua somma gioia. Oberto e
Giuseppe si recarono negli alloggi superiori, nella stanza personale
dellabate. I due amici si salutarono di nuovo. Si accomodarono su due
scanni, uno di fronte allaltro. Fra Giuseppe mostrava gli occhi umidi.
Con voce flebile raccont a Oberto lansia e la preoccupazione di quei
lunghi anni.
Ho sempre invocato laiuto di Dio!
Oberto prest attenzione alle parole e poi disse: Anchio ho dubitato di
fare ritorno.

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Il timbro della voce del templare era trepidante: il ricordo della terra natia era stato un faro ove dirigere sempre i suoi pensieri nei momenti di
sconforto. Gli occhi di Oberto si concentrarono su Giuseppe. Il Templare inizi a raccontare le proprie vicissitudini. La memoria corse indietro
al giorno in cui arriv al porto di partenza della crociata, nella citt provenzale dAigues Mortes. Le navi presero il largo allalba, in una gelida
mattina di fine inverno. La flotta era diretta a Cipro, nella base navale
cristiana. Nel corso della traversata, dopo aver lasciato le coste siciliane
ed essere entrati nel Mar Ionio, gli equipaggi simbatterono in una tempesta. Il vento, la pioggia e il mare, con le sue immani onde, causarono
molte perdite tra i contingenti e arrecarono gravi danni allarmata. La
marina ripar presso le coste maltesi. Dopo una breve permanenza, la
flotta ripart per la sua destinazione. Le navi furono riparate e i contingenti armati si riorganizzarono.
Lo studio di Fra Giuseppe inizi a riempirsi dombre sempre pi lunghe. La luce del tardo pomeriggio cominciava ad affievolirsi mentre le
figure dei due uomini assumevano contorni sempre pi sfumati. Allora
il frate si alz, accese un lume e lo avvicin allo scrittoio. Il Conte prosegu il racconto: loperazione che avrebbe dovuto portare la flotta crociata presso le coste egiziane prevedeva unazione lampo. Le galee partirono nei primi giorni di giugno navigando senza problemi e giunsero
allalba del giorno sei in vista delle fortificazioni di Damietta, il porto
mamelucco sul delta del Nilo. Era lanno Domini 1249.
Ricordo con chiarezza, ancora oggi, gli ordini che comiti e sopracomiti impartirono agli equipaggi aggiunse Oberto, con voce concitata.
La base araba fu attaccata e reag con ritardo. Le truppe mamelucche
furono colte nel sonno. In poche ore espugnammo il porto.
Il Sultano prese contatti con Re Luigi: avrebbe ceduto Gerusalemme in
cambio di Damietta. Il Sovrano si consult con nobili e cavalieri al seguito. Sicuro della vittoria, non volle accettare lo scambio e rifiut con
sdegno la proposta.
Sai Giuseppe, molti di noi, non condivisero la scelta: fu linizio della
fine. Da quel preciso momento cominci il lungo assedio della citt di
El Mansura. Trascorsero molti mesi. Le inusuali capacit dellufficiale
mamelucco Baybars furono premiate dallarrivo di un nutrito contingente di armati inviati dallEmiro della Siria. Le truppe cristiane si organizzarono, i cavalieri francesi decisero di radunare i contingenti prima di attraversare il Nilo. Il Re affid al Maestro Templare Guglielmo

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di Sonnac e al fratello Roberto I dArtois lavanguardia dellesercito. Il
principe Roberto non attese gli ordini e decise di guadare il fiume, era
lotto febbraio dellanno Domini 1250. I cavalieri del Tempio lo seguirono, non volevamo lasciarlo solo, esposto ai pericoli della scellerata
impresa.
Giuseppe ascoltava in silenzio tra i bagliori della flebile fiamma.
Le truppe crociate furono circondate e vennero attaccate a pi riprese.
Il Nilo divenne teatro del martirio. Il sangue dei cavalieri tinse le acque
di porpora. Vidi molti compagni morirmi accanto. Mi ferirono, fui colpito alla testa: la mia battaglia e la mia libert terminarono in quel momento.
Il viso di Fra Giuseppe assunse un colore terreo. Il racconto concitato
dellamico aveva colpito lanimo del frate. Ruppe il silenzio e disse:
terribile. Abbiamo saputo che il fratello di Re Luigi fu fatto a pezzi dai
memelucchi. Un mio confratello ebbe la possibilit di parlare con un
templare sopravvissuto alla battaglia e mi raccont che i cavalieri del
Tempio si scontrarono valorosamente, ma subirono gravi perdite. Furono queste notizie che ci indussero a credere che tu fossi perito in battaglia.
Il templare continu il racconto. Oberto fu recuperato dalla milizia
mamelucca. Rest per molti giorni privo di coscienza e poi, a rilento,
riacquist le facolt. Si ritrov ricoverato in un accampamento adibito
alla cura dei feriti. Un medico arabo, di nome Ben Salah, si occup di
prestargli soccorso e gli pratic le prime cure. Il dotto uomo visitava
ogni giorno linfermo. I due iniziarono a colloquiare utilizzando un misto di diverse lingue: lispanico, il volgare e con frequenza anche il latino. Ben Salah aveva soggiornato, per un lungo periodo, presso il sultanato di Cordoba e conosceva la lingua ispanica. Era anche un uomo assai colto, aveva studiato il latino e il greco antico e amava tradurre in
lingua araba i testi classici. I due divennero amici.
Trovai un amico leale in Ben il medico. Mi aiut.
Ben Salah decise di intercedere presso lEmiro siriano. Molti soldati
cristiani furono deportati nelle fortezze arabe. Oberto fu risparmiato e
part con Ben Salah per Damasco. Il medico era giunto a un compromesso: il templare avrebbe scontato la propria prigionia nei palazzi
dellemirato, alle dirette dipendenze della corte araba, prestando aiuto
nella traduzione dei testi classici. Cos Oberto fu trasferito a Damasco:

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era linverno dellanno 1251. La permanenza nella capitale araba gli
diede la possibilit di consultare limmensa biblioteca presente nel palazzo dellEmiro. Trascorsero dieci anni, lostilit tra musulmani e cristiani sintensific. I prigionieri cristiani divennero scomodi. Ben Salah
cap che la sicurezza dellamico era in pericolo. Prese una decisione e
lo accompagn fuori dai confini dellEmirato. Oberto fu lasciato libero
a poche miglia da un castello cristiano: la sua prigionia termin cos. Il
viso del templare assunse unespressione di dolore: aveva sempre desiderato la libert e la ottenne, ma a sacrificio della vita dellamico. Ben
Salah, al ritorno dalla spedizione, fu giustiziato per tradimento. La notizia raggiunse Oberto: la tristezza lo avvolse e solo dopo molti mesi
riacquist le forze per affrontare il viaggio di ritorno.
Era un grande amico, un fratello.
Sei stato fortunato Oberto, non tutti i musulmani sono cos caritatevoli. Ringrazia Dio per tutto ci.
il disegno del divino che si compie. La Provvidenza mi ha accompagnato nel mio viaggio. Ben Salah era migliore di tanti cristiani che
professano, a voce alta, gli insegnamenti del Vangelo. Caro Giuseppe
pensa, su mia richiesta riusc a salvare il mio giovane scudiero. Il ragazzo si era battuto con valore e quando fui ferito non fugg. Rest vicino al mio corpo a mia protezione. Anchegli, fatto prigioniero, fu incarcerato. Ben riusc a salvarlo dalla vendita al mercato degli schiavi.
Giovane comera a quel tempo, avrebbe fatto gola a pi di un ricco
mercante. Ben lo tratt come un figlio e lo condusse con me a Damasco: divenne il mio assistente nella biblioteca.
Lora del vespro era giunta, i due amici si avviarono nel refettorio per
consumare la cena. La giornata era stata lunga e impegnativa. Oberto
era felice di ritrovarsi in compagnia del fraterno amico e ora, con il calar delle tenebre, sentiva tutto il peso dei lunghi giorni trascorsi in mare.
La notte era in procinto. Uneterea luna viaggiava nel cielo colmo di
nubi, la sua luce rischiarava i contorni di SantOnorato.

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Oberto e Papito trascorsero la notte nelle celle a loro assegnate. Giuseppe svegli Oberto e lo accompagn al Mattutino. I monaci si ritrovarono in chiesa. La cerimonia si svolse normalmente, i frati si alternarono nella lettura dei tre salmi e del passo biblico. Terminata la funzione,
Oberto si avvicin a Giuseppe, accost il capo allorecchio e con voce
fievole, gli sussurr: Dobbiamo proseguire il nostro dialogo in un luogo pi riservato.
Fra Giuseppe fece un cenno dassenso e si allontan dal Templare.
Lidentit del Conte era stata celata, troppe erano le orecchie tra quelle
mura e non tutti gli ospiti giudicavano positiva la sua presenza. La
giornata prosegu con le sue consuetudini, Giuseppe fu occupato da vari
impegni per tutta la mattina. Oberto riordin le poche cose che, con fatica, era riuscito a portare con s nel viaggio di ritorno.
Sopraggiunta lora nona, le attivit dellabbazia si ridussero. Fra Giuseppe si diresse da Oberto e lo invit a seguirlo. I due scesero una lunga
scala che conduceva presso i fondachi dellabbazia. Nella parte pi interna della stanza, adibita alla raccolta delle vivande, del vino e degli
attrezzi, era possibile scorgere una minuscola porta di legno chiusa con
un chiavistello. Giuseppe tir fuori dalla tonaca una chiave e, dopo averla inserita nella toppa, la ruot per due volte consecutive. La porta si
apr e i due amici proseguirono la marcia allinterno di un cunicolo
stretto e buio. Dopo alcune centinaia di piedi il corridoio termin in una
stanza rettangolare. Fra Giuseppe piant la torcia nel sostegno e rischiar lambiente.
Qui siamo al sicuro da sguardi e orecchie indiscrete sentenzi
labate, rivolgendosi allamico. Dio mi perdoni, ma da molto che attendo questo momento. Hai notizie, il nostro segreto aggiunse il frate, con emozione.
Caro amico, la mia prigionia stata opera del Divino, un segno della
Provvidenza. Lattivit in biblioteca mi ha permesso di consultare antichi documenti. Con laiuto di Salah sono riuscito a impossessarmi di
alcuni rotoli provenienti dalla Terra Santa. La loro traduzione ha occu-

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pato le mie giornate per numerosi anni. I documenti sono vergati in un
dialetto di origine copta, non stato facile dipanare la matassa. Il mio
impegno e il concreto aiuto di Ben Salah mi hanno aperto le porte al
cielo. Ho qui con me parte della traduzione in greco antico. Le informazioni che si desumono sono stupefacenti, il mondo potrebbe cambiare in un solo attimo.
Oberto apr la giubba e inser la mano. Con fare deciso port fuori un
astuccio di legno. Lo apr e tir fuori un rotolo di pergamena avvolto
con cura. Distese i fogli e li consegn allamico. Giuseppe li raccolse
nelle mani tremanti, lemozione invadeva tutta la stanza. Inizi a consultarli con delicatezza. I due uomini rimasero in silenzio, poi il frate
alz gli occhi, cerc lo sguardo di Oberto e con voce tremula disse: Se
ci vero, amico mio, sconvolgente. Un segreto di tale portata potrebbe sentenziare la nostra morte. Hai informazioni in merito ai documenti?
Ho saputo che i rotoli sono traduzioni di antichi scritti originali.
Lautore sembra che sia un certo Filippo, un giudeo.
Oberto, la leggenda della Rosa e della Croce forse ha un fondamento!
Quando ero scudiero presso la corte di Provenza ho sentito raccontare
con orgoglio da molti che la stirpe del Re di Francia ha discendenza e
origini giudaiche. Ho ascoltato le storie che narravano larrivo in terra
francese di una giudea proveniente dalla Terra Santa, ma mai avrei pensato a tutto ci!
Giuseppe aggiunse: Abbiamo bisogno di condividere il nostro segreto
con personaggi illustri. Nobili anime che possano sostenere un confronto valido con chi si opporr a questa verit.
Hai perfettamente ragione, dobbiamo utilizzare la notizia.
Oberto conosci bene lo spirito che alberga nellordine cluniacense.
Abbiamo bisogno di una figura importante. Un uomo che possa sposare
le rivelazioni nella loro completezza. Ho gi in mente il personaggio in
questione. Mi dar subito da fare per prendere contatti discreti e indiretti e, se sar il caso, partir di persona per incontrarlo.
Giuseppe, in questi anni ho pensato a lungo alla leggenda della Rosa e
della Croce. Ricordo ancora quellincredibile giornata in cui, ancora ragazzi, ci ritrovammo in quel cunicolo che ci port alla base della cripta
della cattedrale.
Come posso dimenticare.

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Forzammo lingresso. Ricordi il sepolcro, la pietra bianca della Turbia, la scritta latina la scoperta del mio antenato Marco Apronio. Mio
padre mi ha sempre parlato di lui, della sua sposa Ruth e della discendenza Regale della donna. Non avrei mai pensato che una mia antenata
potesse celare un segreto cos stupefacente. Ti rendi conto Giuseppe, io
discendo da Lui!
Oberto, da quel giorno laccesso alla cripta fu murato per sempre. Io
penso che la Chiesa fosse gi a conoscenza della veridicit della leggenda. Da allora la contea divenne oggetto di conquista. Forse dietro
alle mire espansionistiche della Superba c la mano di Roma.
I due amici fecero una pausa, poi il templare aggiunse: La sfida ciclopica, dobbiamo cercare alleanze sicure in nome del terribile segreto
che si cela sotto le mura della Contea. Ho ancora amicizie sincere in
Provenza. Prender contatto con i conti francesi. I tuoi racconti sulle
condizioni politiche e militari di Ventimiglia mi preoccupano molto.
Dobbiamo appoggiare il Conte Lascaris, solo contro lo strapotere di
Genova.
Il templare recuper le importanti pergamene e i due amici terminarono
il colloquio. Oberto segu Giuseppe e sincammin lungo lo stretto cunicolo che portava alluscita.
Fermo! sentenzi il templare.
Cosa c? ribatt labate.
Sst, taci un attimo. Hai udito?
No! Nulla.
Mi sembrato che qualcuno, con passo prudente, si allontanasse da
noi.
Chi pu essere?
Spero non un nemico.

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Il capitano Lapo aveva organizzato con abilit la guardia armata della


Contea. Il passaggio di uomini, animali e merci era soggetto a un controllo serrato lungo tutti i confini. A palazzo gravitava unlite di personaggi. Molti sfruttavano i rapporti politici per ampliare i propri interessi economici. I Curlo, in particolare, per mezzo di Romualdo, controllavano il commercio dellintera Contea. I De Giudice erano, da
sempre, loro acerrimi antagonisti. Lintransigenza di Genova li aveva
obbligati a ridurre i commerci, garantendosi una minima attivit grazie
a una flotta di gozzi che ogni giorno prendeva il largo in cerca del pesce.
La Via del sale, che permetteva il trasporto di sale, olio di oliva e pesce
affumicato dalle coste liguri di ponente e dalla Provenza in direzione
dei territori padani, era presidiata dallesercito genovese. La gabella era
corrisposta lungo tutto il tratto interno della valle del Roja sino ai confini con la contea di Tenda. Loligarchia genovese voleva sottomettere
alle proprie casse i guadagni derivanti dal passaggio delle merci. La
contessa della Ghirlanda ambiva spingere le truppe militari nella contea
dei Lascaris. Il progetto dinvasione era stato discusso in uno dei tanti
incontri che la Reggente organizzava con i suoi pi stretti collaboratori.
La possibilit di creare un varco che permettesse alla Repubblica di
Genova una via diretta con la pianura padana e, pi a nord, con
lEuropa, in particolar modo con i Regni di Francia e Germania, la convinse ancora di pi. Le truppe capitanate da Lapo del Poggetto iniziarono a creare incidenti ai confini tra le due Contee. Si organizzarono incursioni di armati allinterno del territorio di Tenda per saggiare la risposta. Il Conte Guglielmo Pietro I Lascaris tent di frenare queste ingerenze. Il suo esercito contava un numero esiguo di soldati, non avrebbe retto a una seria invasione. La preoccupazione prese il sopravvento: cosa avrebbe potuto fare ora che era solo contro larroganza di
Genova?
La contessa della Ghirlanda aveva chiesto al Podest di Genova linvio
di una flotta navale. Il territorio della contea di Ventimiglia si estendeva

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lungo un ampio tratto di costa: era quindi importante, ai fini di un attento controllo, che si potesse utilizzare una squadra navale per perlustrare
la costa dal mare. La risposta tardava. Su consiglio del giudice Romualdo fu emanato un editto che determin la confisca di tutte le navi
presenti nellinsenatura che fungeva da porto naturale presso lo sbocco
del fiume Roja. La confisca colp anche i gozzi appartenenti alla famiglia dei De Giudice. La citt perse unimportante fonte economica.
Francesco soggiornava nel borgo. Il cerusico si occupava di curare ogni
genere di malanno e le sue prestazioni erano richieste con assiduit. A
palazzo era presente la sarta personale della Reggente, una certa Margherita, detta Rita. La donna era rimasta vedova da molti anni e viveva
con la figlia, una ragazza molto graziosa di nome Lucietta. Un mattino
di aprile Rita si ammal: comparvero un febbrone e un forte malessere.
La donna, in preda ai brividi, fu costretta a mettersi a letto. Le gravi
condizioni preoccuparono Lucietta. La ragazza si rivolse alla contessa
implorando un aiuto. Rosanna Spinola, pur non essendo una donna sensibile alle sofferenze altrui, era molto pratica. Decise che la sarta avrebbe dovuto riprendersi in fretta: chi avrebbe terminato il nuovo abito da
indossare nellimminente domenica di Pasqua?
La contessa invi Francesco al capezzale di Rita. Il ragazzo si precipit
dalla donna e, costatate le pessime condizioni, ordin di eseguire delle
spugnature con acqua fredda su tutto il corpo dellinferma. Il cerusico si
allontan e and in cerca degli ingredienti per preparare un intruglio. Al
ritorno la temperatura di Rita era calata. Francesco inizi a preparare un
unguento a base di olio di oliva e semi di fieno greco poi, con cura, cosparse tutto il corpo della malata e ordin a Lucietta di ripetere
loperazione per tre volte nel corso della giornata.
Ascoltami bene, prima esegui sempre le spugnature e poi cospargi il
corpo di tua madre con lunguento. Domani verr a farvi visita.
Francesco disse con voce ansiosa Lucietta, guarir la mamma?
Non aver paura, fai ci che ti ho ordinato e, con laiuto di Dio, vedrai,
presto si riprender.
Trascorsero i giorni, Francesco continu a fare visita a Rita. Le condizioni dellinferma, con il trascorrere delle giornate, migliorarono. La
febbre scomparve e la sarta inizi a recuperare le forze. Dopo due settimane si alz dal letto e riprese a lavorare: ormai era guarita. Le continue visite del giovane cerusico in casa di Rita crearono tra i due giovani

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unintesa. La guarigione della madre riport il sorriso sulle morbide
labbra di Lucietta. I suoi grandi occhi scuri, ricchi di unintensa luce, il
suo viso dolce e il corpo voluttuoso, facile da distinguere tra le modeste
vesti, ben presto fecero innamorare il ragazzo. Francesco era timido e
non riusciva a esprimere con le parole il sentimento che provava nel
cuore. Avrebbe voluto accarezzarla e stringerla a s, ma non osava. I
due ragazzi iniziarono a frequentarsi ogni giorno. Un pomeriggio decisero di dirigersi alla spiaggia delle Calandre. Passeggiarono lungo il
sentiero fiancheggiando la costa, fino a giungere alla pineta che sormontava la ripida discesa diretta alla spiaggia. Fermarono il loro passo
per ammirare il paesaggio incorniciato dalle fronde dei pini. Francesco
baci Lucietta. La ragazza non reag, si lasci baciare e si strinse con
tutto il corpo. Il loro era vero amore.

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Donna Jasmine, la giovane sposa del capitano Lapo, dedicava buona


parte del proprio tempo alleducazione del figlio Paolo. Abituata a consuetudini differenti, con fatica usciva dalla reggia. Il giudice Romualdo
soggiornava a palazzo e nelle pause di lavoro amava trattenersi sui bastioni della torre, da dove era possibile ammirare una stupenda vista di
tutta la contea. Jasmine non era bella, ma i suoi lineamenti eleganti la
rendevano affascinante. Loriginalit che indossava e laccesa sensualit che ostentava non passavano inosservate. Jasmine si sentiva sola in
un luogo alieno e la presenza del figlio non la frenava dal desiderare
contatti con altre persone. Quando Romualdo la incontrava nei saloni
della reggia scambiava con lei un breve saluto.
Con lo scorrere dei giorni e delle settimane gli incontri
sintensificarono. Tra i due nacque una particolare intesa. Romualdo
sinvagh e non seppe pi resisterle. La giovane, sulle prime, respinse
con forza gli inviti poi, con lo scorrere del tempo, si lasci corteggiare.
I due amanti, temendo gli sguardi indiscreti, decisero di incontrarsi al di
fuori del palazzo. Donna Jasmine inizi a frequentare la nobilt ventimigliese, si cre un alibi stringendo amicizie con le nobildonne. Affid
il figlio Paolo nelle mani di educatori e domestiche.
Il capitano Lapo era alloscuro di tutto: il suo impegno lo tratteneva per
molte ore in sella al cavallo. Era sua intenzione saggiare la reazione
della milizia dei Lascaris. La contessa della Ghirlanda voleva, al pi
presto, inviare una relazione dettagliata a Genova. Lapo decise di porsi
al comando di unincursione notturna. Romualdo conosceva bene i progetti della milizia, era stato uno dei pi accesi promotori.
Il Giudice si era impegnato con pazienza per creare loccasione. Nel
giorno in cui il capitano Lapo si organizz per entrare nel territorio di
Tenda nelle ore notturne, Romualdo pianific un incontro a palazzo con
Jasmine. Attese che la servit terminasse gli uffici e poi si mosse. Donna Jasmine era pronta: un bagno caldo con sali profumati della Persia e
un massaggio ristoratore avevano preparato il suo giovane corpo. Era
avvolta in una tunica damascata e aveva acconciato gli splendidi capelli

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corvini. Il corpo, cosparso dessenze orientali, emanava un intenso profumo di bergamotto. Romualdo raggiunse gli appartamenti. Si fece riconoscere ed entr. Il suo cuore pulsava deciso. Vide, tra i bagliori della lampada a olio, Jasmine distesa sul letto. Si avvicin per baciarla, ma
lei lo blocc, si mosse lentamente e si alz. La lampada si spense e
lambiente precipit nel buio. I due corpi si abbracciarono. Gli occhi si
abituarono pigramente alla tenue luce che filtrava dalla finestra. Jasmine apr la veste e la fece cadere ai suoi piedi, rest l nuda, assisa, davanti a Romualdo. La luna comparve tra le nuvole, i contorni del giovane corpo si mostrarono in tutta la loro belt. Lui non esit pi: i due
si unirono.

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Un pomeriggio di maggio giunse in contea Blaise il commerciante,


proveniente dalla Provenza. Con frequenza il forestiero si spingeva oltre i confini recando spezie di vario genere. Le acquistava presso il porto di Marsiglia e poi le rivendeva lungo tutta la costa. Era un uomo alla
mano, non raggiungeva i trentacinque anni ma ne mostrava almeno dieci di pi. Arrivava sempre con il suo calesse e si fermava nella piazza
della cattedrale per unintera giornata. Al termine della vendita, mentre
riordinava la merce caricandola sul carro, inizi a far di chiacchiera con
due comari che si erano soffermate nella piazza.
Gentili signore, conoscete un certo Francesco? Un ragazzo di buone
maniere, penso che faccia il cerusico.
Cercate Francesco Basso, delle Ville di Burdigheta? chiese la pi
corpulenta, interrompendo Blaise.
Penso sia lui, parente forse con labate di Lerino?
S, proprio lui. Lo trovate da Rita la sarta, a questora a far visita
alla morosa, la bella Lucietta.
Grazie madama, lo cercher l.
Il commerciante si avvi dal lato opposto del borgo dove era situata la
modesta casa di Rita. Giunto in prossimit, si diresse presso
labitazione e buss alla porta.
Lucietta apr e riconobbe il commerciante.
Siete voi Blaise, avete bisogno?
Buona sera damigella disse, con un forte accento provenzale.
Scusate il disturbo, mi hanno assicurato che qui da voi posso trovare
Francesco il cerusico.
S con noi, volete entrare? Prego.
Grazie.
Luomo, con passo delicato, varc luscio. Rita era intenta a cucinare
una minestra sul camino, quando vide Blaise gli sorrise.
Entrate buon uomo, come sta la vostra famiglia?
Bien madame, mon enfants crescono, Louise aspetta un altro petito.
Che bella notizia Blaise, auguri!

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Francesco era seduto vicino al fuoco; quando il provenzale varc la soglia si alz in piedi e gli venne incontro.
Blaise mi cercate?
Gentile ragazzo, sono molti mesi che non vi vedo. Vostro zio mi ha
raccontato. Scusate il disturbo, ma porto unambasciata.
Parlate.
Vostro zio, il reverendo abate, mi ha incaricato di consegnarvi questo
messaggio.
Grazie Blaise, siete gentile.
Di niente, dovere.
Rita avvicinandosi a Blaise aggiunse: Volete fermarvi a cena con
noi?
Vi ringrazio Rita, ma ho gi prenotato un letto e un pasto caldo alla
locanda della marina. Sono stanco e domani partir presto per Marsiglia.
Il commerciante si conged e riprese i propri doveri.
Francesco apr la pergamena con il messaggio di Fra Giuseppe e lesse il
contenuto.
Caro Francesco ho importanti notizie. Ti prego di partire al pi presto.
Ho bisogno del tuo aiuto.
Francesco rimase interdetto. Il messaggio era scarno e non lasciava
dubbi sullinterpretazione. Il ragazzo era costretto a partire, a malincuore doveva separarsi da Lucietta. La notizia rattrist i due giovani amanti. Dopo la cena trascorsero la serata abbracciati nellintimit alla luce
del focolare domestico. Al mattino, Francesco si avvi in direzione della locanda della marina. Trov Blaise intento a preparare il calesse per
la partenza, si fece riconoscere e gli chiese un passaggio per il porto
dAntibo. Il provenzale fu felice della richiesta e invit il ragazzo a salire sul mezzo: la strada da percorrere era molta e un compagno di viaggio lavrebbe resa pi sicura e allegra.

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Fra Matteo, siete sicuro di quello che dite? chiese larcivescovo, con
voce ferma.
Dio mi testimone Eccellenza! rispose il frate, alzando gli occhi al
cielo.
Vi rendete conto di quale blasfemia stanno architettando quei due figli
di satana?
Lespressione del viso dellarcivescovo sirrigid.
Vostra eccellenza ho avuto anchio la stessa reazione. Appena mi
stato possibile sono corso da voi. Con una scusa sintende. Labate non
sa assolutamente che io sono qui. Le mie orecchie, s vedete, queste orecchie hanno udito quelle parole. Dio mi perdoni. Due uomini di Chiesa, personaggi importanti con cariche ecclesiastiche, quale vergogna
per la tonaca che indossano.
Larcivescovo strinse le mani del frate, guardandolo con profondit.
Grazie Fra Matteo, Dio vi ha guidato qui. Lambasciata deve rimanere
segreta, non dovete proferire con nessuno, capite! disse, con voce flebile e prosegu.
Solo noi siamo a conoscenza di tutto ci. La Chiesa deve fermare quei
due peccatori al pi presto. Guai se una notizia di questa portata arrivasse alle orecchie di personaggi in odore deresia sarebbe la fine di
tutto.
Vostra Eccellenza, sono io che vi ringrazio per lascolto che mi avete
dato. Pregher per voi affinch tutto volga al meglio.
Caro Matteo, anchio pregher che Dio vi dia la forza per custodire
questa terribile notizia. Lanziano frate salut larcivescovo, sinchin,
gli baci lanello e si conged per intraprendere il viaggio di ritorno a
Lerino.
Gualtiero da Vezzano rimase in posizione assisa, immobile per qualche
secondo, poi chiam il suo segretario e gli ordin di preparare i cavalli
e la carrozza. Destinazione: , il convento domenicano. Gualtiero era
uomo intransigente, non tollerava il ben che minimo mutamento in materia di fede. La carica ecclesiastica che ricopriva gli era stata concessa

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da pochi mesi. Il papa Urbano IV in persona lo aveva nominato Arcivescovo di Genova. La notizia riportata da Fra Matteo aveva turbato il suo
animo, doveva agire al pi presto. Nel convento di soggiornava uno dei
pi importanti studiosi e sostenitori dellinquisizione: Frate Bruno da
Cosenza. Il frate domenicano era conosciuto in tutti i territori del nord
dItalia. Aveva contatti anche con Roma ed era la persona giusta a cui
affidare il da farsi per arginare leresia. La carrozza dellarcivescovo
era pronta, il prelato si accomod in vettura e il convoglio part alla volta di .

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La giornata era temperata, una leggera brezza spirava sulla spiaggia.


Oberto era intento a osservare la costa provenzale seduto su uno scoglio
e ragionava tra s su come agire. Fra Giuseppe giunse con passo lieve e
si accomod.
Oberto abbiamo discusso di molte faccende, ma non mi hai ancora
chiesto di tuo figlio. Lo hai forse dimenticato?
sempre nei miei pensieri, anche grazie al suo ricordo ho potuto sopportare la prigionia, ma non so nulla di lui. La disperazione per la morte
di Beatrice mi ha allontanato da tutto.
Tuo figlio ora un giovane uomo. Non sar facile, ma capir il tuo dolore.
Il mio comportamento nei suoi confronti stato ripugnante. Ho voluto
fuggire da tutto e da tutti. La morte di Beatrice, il peso di esser rimasto
solo con un figlio da crescere e la responsabilit di guidare la contea nel
periodo di maggior turbolenza con Genova hanno messo in crisi tutti i
miei valori. Il rifugio in Dio e lallontanamento mi sono sembrate le uniche soluzioni.
La contea, i nobili e anche tuo padre non hanno capito il tuo gesto. Io,
per, conoscendoti meglio, ho compreso le tue necessit.
La partenza per la Terra Santa e la vita militare mi hanno portato a vivere situazioni estreme, dove ho dovuto decidere per la sorte di altri.
Con il tempo, lapatia si dileguata. Lo spirito battagliero ha ripreso
forza. La prigionia ha fatto il resto. Ho riconsiderato i miei errori: ora
voglio riscattarmi, soprattutto con Francesco.
giunto il momento dincontrarlo, di raccontargli la verit disse il
frate.
Oberto rest in silenzio e poi, con aria dubbiosa, aggiunse: Non sono
ancora pronto Giuseppe, voglio prima conoscerlo e farmi soprattutto
conoscere.
Fra Giuseppe pose un braccio sulla spalla dellamico e accostando il
viso gli sussurr: Portalo con te nei viaggi che dovrai intraprendere.

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Beh, non saprei, ma ti prometto che ci penser. Grazie Giuseppe per
tutto quello che hai fatto in questi anni. Se Francesco diventato uomo
solo tuo il merito.
un ragazzo intelligente, ti assomiglia molto. Dovrai aiutarlo a capire.
Pregher il buon Dio perch tu possa trovare la forza per avvicinarti nel
migliore dei modi.
Nel pomeriggio seguente giunse allimbarcadero il gozzo che faceva
spola tra la terra ferma e lisola di SantOnorato. Da esso discese Francesco Basso. Il giovane sincammin lungo il sentiero che portava
allabbazia e in pochi minuti arriv dinanzi al portone principale. Il frate a guardia lo riconobbe e lo fece entrare. Non erano trascorsi molti
mesi da quando Francesco aveva lasciato lisola per trasferirsi alle Ville
di Burdigheta. Il ragazzo si precipit alla ricerca dello zio: era curioso
di conoscere il motivo della chiamata. Chiese ai frati che incontr lungo
il percorso dove fosse labate: tutti gli indicarono la biblioteca. Il ragazzo attravers il chiostro e, a met del tragitto, sinfil sulla scala di legno che portava dritto allingresso secondario della biblioteca. Apr la
porta e vide, in fondo alla stanza seduto su uno scrittoio, lo zio in compagnia di un uomo. Si avvicin sorridendo. Labate lo riconobbe, si alz e gli venne incontro abbracciandolo.
Quale gioia rivederti Francesco! disse, con voce allegra.
Caro zio sono felice di essere di nuovo qui con te.
Giuseppe apr le braccia e lo condusse dalluomo.
Francesco voglio presentarti il mio migliore amico, un uomo speciale:
Oberto Apronio Conte di Ventimiglia.
Il templare? Messere, conosco tutto di voi ci fu una pausa.
Ragazzo sono contento di rivederti. Eri molto piccolo lultima volta
che ci siamo incontrati, ora sei un uomo.
Zio, non mi hai detto nulla del suo arrivo.
stata una sorpresa anche per me. Dio ha ascoltato le nostre preghiere.
I tre uomini si sedettero intorno a uno degli scrittoi. Le ampie vetrate
colorate, esposte a levante, davano vita a un gioco di luci e ombre. La
tonalit azzurrina ovattava lo spazio e creava una sorta dintimit. Oberto sentiva pulsare il cuore: stava vivendo il giorno pi bello della sua
vita da quando Beatrice lo aveva lasciato. Francesco volle conoscere
ogni dettaglio delle peripezie del templare. Oberto e Giuseppe chiesero
notizie sulle condizioni in cui versava la contea di Ventimiglia. Il gio-

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vane descrisse il clima in cui vivevano i cittadini. Le forti restrizioni
economiche e il capillare controllo sulla libert individuale avevano
creato un senso di abbandono. La rabbia aveva lasciato il posto al cedimento. Fra Giuseppe fece ancora una domanda: Cosa sai dirmi della
nuova Reggente?
Nei suoi riguardi non posso dire nulla, zio. Sono sempre stato trattato
con benevolenza. una donna molto intelligente e astuta, non sar facile fermarla.
Ragazzo disse il frate, con aria solenne, giunto il momento che tu
decida il ruolo che vuoi assumere nella sfida che stiamo per intraprendere.
Zio Giuseppe, non hai bisogno di chiedermelo: voglio la libert.
Oberto riconobbe in quella risposta parte del suo temperamento: Francesco gli era molto simile. Ruppe il silenzio e disse: Francesco, presto
dovrai tornare nel borgo, le tue informazioni saranno essenziali. Dovremo creare un diversivo per non generare sospetti: manderai
unambasciata alla contessa segnalando la tua presenza in abbazia, troverai una scusa plausibile per la tua ferma.
Il templare fece una pausa e poi riprese a parlare.
Io e tuo zio abbiamo concordato una serie di mosse. Dobbiamo costruire una valida alleanza che possa portare denaro e uomini alla nostra
causa. Devo incontrare il Conte Lascaris di Tenda. La sua contea strategicamente importante per creare una stabilit politica che possa volgere a nostro favore. Vorrei che mi accompagnassi nel viaggio. Cosa ne
pensi ragazzo?
Messere Conte sono onorato del vostro invito.
Bene, domani allalba partiremo per raggiungere la Valle del Roja.
Lestate era prossima. Lalba del nuovo giorno aveva creato
unatmosfera irreale. Una tenue foschia lasciava intravedere la luce del
sole allorizzonte. Oberto e Francesco erano svegli da molte ore, avevano lasciato labbazia con loscurit e si erano diretti con un gozzo
presso la costa continentale. Nel borgo dAntibo la vita iniziava a pulsare, le attivit riprendevano dopo la pausa notturna.
I due uomini presero a pigione due giovani cavalli e lasciarono la costa
per dirigersi nellentroterra. La strada da percorrere era lunga e impervia: avrebbero seguito un sentiero secondario per giungere nella Valle
del Roja senza dover attraversare la contea di Ventimiglia. La prima

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parte del percorso sinerpicava lungo il costone delle colline a ridosso
della costa ed era in forte pendenza. La stretta mulattiera costrinse i due
cavalieri a procedere in fila uno dietro laltro. La giornata era piacevole,
la temperatura mite e la salita, anche se impegnativa, non cre difficolt. Il sole raggiunse lo zenit e laria si fece pi calda. I due viaggiatori
decisero di fare una pausa per far riposare i cavalli. Sostarono allombra
di un castagneto. Fra Giuseppe aveva fatto preparare del cibo e del vino
annacquato. Oberto e Francesco aprirono la sacca delle vivande e iniziarono a gustare pane e formaggio di capra. Durante il viaggio avevano scambiato poche parole, solo indicazioni sul percorso. Francesco si
lasci andare e chiese: Magister, lo zio Giuseppe ha raccontato molto
di voi, della vostra amicizia, della vostra infanzia. Ho sognato le vostre
gesta e il vostro coraggio.
Sono lusingato figliolo, Giuseppe pi di un amico per me. Devo
molto a quelluomo.
un giusto in un mondo dinfamia. unanima illuminata dal Bene
aggiunse Francesco con voce solenne.
Ragazzo mio, il mondo attraversato da luce e ombra, il Male sempre in agguato. un velo scuro che si posa su gli animi deboli.
Magister voi pensate che il Male esista? disse Francesco, con espressione dubbiosa, spezzando lultima fetta di pane.
La mia affermazione ti stupisce, vero? Dimmi cosa sai? rispose Oberto invitandolo a proseguire.
Ho imparato che il Male assenza del Bene. Lo scrive Agostino di Ippona. Egli afferma che solo per mezzo della Grazia di Dio possibile
superarlo.
Vedo che conosci bene Agostino disse il templare, concentrandosi
sul ragazzo.
Saprai, senza altro, che Agostino prima di convertirsi al Cristianesimo
era seguace di una dottrina chiamata Manicheismo?
S Magister, la dottrina di Man il persiano rispose prontamente
Francesco, con interesse.
Dovresti leggere Plutarco, figliolo, lo conosci?
No, Messer Conte.
Plutarco scrisse un saggio intitolato Trattato di Iside e Osiride. Egli
sostiene che esistano due entit distinte e opposte che governano il
mondo. La prima, in piena luce, riferita al Bene, la seconda, in ombra,
legata al Male. Plutarco deduce la sua tesi dallo studio di un antico

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filosofo dellAsia di nome Zoroastro. La teoria dualistica proviene dai
territori a est del fiume Indo, il fiume pi a levante dellantico impero
di Alessandro il Macedone. Un certo Ermippo scrisse alcuni libri sulla
dottrina di Zoroastro, sostenendo che egli era figlio di un saggio filosofo vissuto ben cinquecento anni prima della caduta di Troia di nome
Azorace. Il saggio Azorace affermava che le due entit si opponessero
perpetuamente. Il Bene, sotto forma di Oromaze e il Male, raffigurato
da Arimane, non sono altro che i nomi Persiano-Caldei di Iside e Osiride, divinit dellantico Egitto.
Francesco rimase in silenzio, estasiato dalle parole del magister.
Man, caro figliolo, ha solo ripreso tutta la dottrina nata molti secoli
prima nella sua terra.
Oberto fece una pausa e poi riprese la parola.
Il Male si impossessato del nostro territorio e, come tu hai constatato, non assenza del Bene, ma una lenta e inesorabile attivit che uccide ogni desiderio di libert, amore e fratellanza tra gli uomini.
Magister avete ragione, i fatti confermano le vostre parole rispose il
ragazzo, con un velo di tristezza.
Ogni uomo possiede in s la fiamma del Bene e il lato oscuro del Male. Dentro di noi alberga la lotta. Chi debole nello spirito, chi ha occhi
solo per se stesso, viene, con rapidit, invaso dal lato oscuro e diventa
strumento del Male.
Tra i due uomini si fece silenzio, gli sguardi sintensificarono, poi
Francesco continu: Magister, Ventimiglia deve risorgere. Noi dobbiamo essere strumento del Bene, artefici della luce.
Lo siamo gi, per il fatto stesso che siamo qui a parlarne. Abbiamo
armi poderose, pi taglienti di mille spade. Dio ci ha fornito uno strumento speciale: la conoscenza di se stesso. Possediamo un mezzo dirompente che smuover, vedrai, eserciti e uomini autorevoli per salvare
la nostra amata terra.
I due raccolsero le loro cose e ripresero la marcia di avvicinamento per
giungere nella contea di Tenda. Il percorso li obblig a salire di quota.
Il paesaggio acquistava colore e luce, la natura era in piena esplosione.
Gli alberi avevano chiome verdi, i prati coloravano di fiori e nellaria
era presente profumo di primavera inoltrata.
Giunti sul crinale individuarono la valle che si estendeva ai loro piedi.
La gola in cui scorreva il Roja contrastava con i paesaggi che avevano

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attraversato in precedenza e appariva stretta. Era sormontata da pareti
rocciose costituite da strati di pietra sovrapposti che assumevano gradazioni differenti. La mulattiera, che permetteva la discesa nel territorio di
Tenda, era scoscesa e stretta. I due cavalieri iniziarono a percorrerla con
molta cautela. La luce del sole sfumava e cedeva posto allombra. Ci
vollero due ore buone per giungere a fondo valle. Loscurit inizi a
prendere il sopravvento. Oberto not la presenza di fuochi in direzione
sud, al confine con la contea di Ventimiglia, testimonianza di truppe
della Repubblica adibite al pattugliamento dei confini.
I due viaggiatori percorsero il sentiero che costeggiava il corso dacqua
e, quando ormai nel cielo erano presenti le prime stelle, giunsero presso
i bastioni di Tenda. Il borgo sorgeva su un piccolo costone. La cinta di
mura era posta in vicinanza del letto del fiume. Le case, le vie e la piazza principale si ergevano al di sopra di esso. Nella porzione superiore
era presente il mastio e il castello del Conte.
I visitatori giunsero davanti al portone di accesso e si fecero riconoscere
dalle guardie. Oberto portava con s un lasciapassare che gli aveva fornito Giuseppe. Furono accompagnati al castello. Nel borgo, tra le vie e
le case, la notte stava sopraggiungendo e i primi fal erano gi scoppiettanti.
Oberto e Francesco furono introdotti allinterno. Arrivarono nelle scuderie, consegnarono i cavalli ed entrarono nelle stanze della fortezza.
Guglielmo Pietro I, Conte Lascaris di Tenda, era stato avvisato. Il lasciapassare recava il sigillo della famiglia cadetta, lui stesso lo aveva
donato a Giuseppe nellultimo incontro. Il Conte attendeva con impazienza larrivo dei due ospiti. Neglultimi mesi la situazione era degenerata. Le forze genovesi avevano tentato pi volte di introdursi nel territorio dei Lascaris. Poche settimane prima unintera guarnigione di
soldati genovesi era giunta in prossimit delle mura di cinta del borgo.
Le azioni intimidatorie creavano paura e malumore tra i cittadini. Tra le
vie di Tenda serpeggiava la voce che, a breve, la Repubblica di Genova
avrebbe sferrato un massiccio attacco. Guglielmo era molto preoccupato e attendeva notizie dai pochi amici che ancora lo stimavano. I due
stranieri giunsero alla sua attenzione. Il Conte riconobbe il pi giovane
e sorridendo disse: Francesco, figliuolo, come sei cresciuto, ormai sei
un uomo!
Messer Guglielmo, vi ricordate di me?

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Eri molto piccolo lultima volta che ci siamo incontrati, ma i lineamenti del tuo viso non sono cambiati.
Il Conte Lascaris fece accomodare i suoi ospiti.
Messer Conte, lasciate che vi presenti il mio compagno di viaggio, il
cavaliere templare Oberto Apronio Conte di Ventimiglia.
Oberto? Quale onore per me avervi qui! disse Guglielmo.
Messer Conte mio lonore.
Ho sentito parlare molto di voi. Siete tornato in buona salute dalla crociata?
Sano nel fisico, ma ferito nello spirito. Ho subito la prigionia e ritornando in patria il cuore mi si spezzato. La mia terra ostaggio del
nemico di sempre: Genova.
Avete tutta la mia comprensione Magister. La mia contea oggetto di
continue incursioni nemiche. Ho timore che presto subir un attacco.
Dobbiamo unire le nostre forze per piegare la prepotenza genovese.
La voce di Guglielmo si caric di rabbia.
Conte Lascaris sono qui per questo.
Magister avete forse in mente qualcosa?
Penso che dobbiate trovare un alleato, un sostenitore disse Oberto,
avvicinando il viso al Conte.
Chi mai vorrebbe correre in mio aiuto?
Di sicuro qualcuno che pu trarne un profitto.
Un profitto?
Ho in mente la Provenza.
Giammai! grid Guglielmo, con voce aspra. Quei cani di Francesi
non desiderano altro, vogliono uno sbocco in direzione della padana.
Io li conosco bene, ho imparato il mestiere delle armi presso di loro.
Ho vissuto molti anni in compagnia del Conte di Provenza e ho combattuto al loro fianco in terra dAfrica. Solo loro hanno gli strumenti per
sconfiggere il nostro comune nemico. Hanno armi e uomini utili per
uno scontro in campo. Non vi chiedo di cedere la Contea, potremmo
trovare un compromesso.
Quale compromesso? Lascaris si alz in piedi di scatto.
Un accordo militare che garantisca un controllo commerciale e vi
permetta di mantenere il potere politico sui vostri territori.
Non accetteranno mai! sentenzi il Conte.
Forse avete altre soluzioni in mente?

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No, purtroppo disse Guglielmo.
Mi far latore dellaccordo, vedrete Guglielmo, presto mi esprimerete
gratitudine. Abbiate fede in Dio, lui solo conosce gli imperscrutabili disegni che ci porteranno alla vittoria.
Oberto sono disperato, perdonate il mio umore, temo il peggio. Rimetto nelle vostre mani le sorti della contea di Tenda. Fate presto, il pericolo in agguato.
Non dubitate Conte, siete il mio primo pensiero.
La contea di Tenda rivestiva importanza strategica. La Valle del Roja
era basilare per il passaggio di uomini, animali e merci lungo la Via del
sale che legava le coste mediterranee alla pianura padana. I Conti di
Provenza avevano sempre mostrato interesse per il passaggio. Ora anche la Repubblica genovese aveva posto gli occhi sulla valle. Gli interessi economici che gravitavano lungo quel transito erano enormi. Guglielmo Pietro I temeva di perdere il potere sul territorio, non vedeva di
buon occhio le possibili ingerenze dei francesi, ma i continui attacchi
della milizia genovese presagivano una probabile invasione. La soluzione proposta dal Magister sembrava la migliore tra i due mali. Il Conte di Tenda ripose tutte le speranze nelle mani dOberto. Guglielmo organizz una cena alla quale parteciparono i principali notabili della
Contea. Nel corso del banchetto si discusse di politica. Oberto fu invitato a raccontare le gesta eroiche della crociata. Con il sorgere del nuovo
giorno Oberto e Francesco prepararono la loro partenza. In tarda mattinata lasciarono Tenda e si avviarono sulla strada del ritorno: restava ancora molto da fare, il cammino verso la libert era appena iniziato.

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Il convento dei Domenicani era posto su unaspra collina che fronteggiava la roccia granitica chiamata dai locali Monte Cucco.
Larcivescovo Gualtiero da Vezzano vi era giunto in tarda serata. Era
ansioso di poter incontrare frate Bruno da Cosenza. Linquisizione aveva preso piede in tutta lItalia del nord dopo lemanazione della bolla
papale Ad extirpanda, emessa dal pontefice Innocenzo IV. Il documento sanciva la creazione di una vera e propria milizia. Gli inquisitori
acquistavano libera competenza, territorialit e scelta degli strumenti
per eliminare il credo eretico.
Il frate calabrese possedeva una radicata esperienza nel campo inquisitorio. Era stato ispiratore della bolla papale e aveva svolto la sua opera
di pulizia morale in molti territori del nord della penisola. Da alcuni
mesi soggiornava in Liguria: le sue condizioni fisiche lo costringevano
a dimorare in ambiente marino poich soffriva di mal sottile.. La frequentazione nelle sedi padane aveva causato una recrudescenza del
morbo. Il medico personale lo aveva indirizzato presso il convento di :
l avrebbe trovato il clima adatto per lenire i mali che affliggevano le
sue carni.
Lora ormai tarda posticip lincontro al giorno successivo. Gualtiero
fu ospitato in una cella del convento. Dopo aver cenato, si sdrai sul
letto di paglia. Chiuse gli occhi, desideroso di prender sonno. Le parole
del frate di Lerino gli risuonavano nella testa e linquietudine divenne
ansia. Il prelato non riusc a dormire: si assop solo alle prime luci
dellalba, ma fu svegliato per partecipare al mattutino. Dopo aver licenziato gli impegni, Frate Bruno raggiunse Gualtiero e lo condusse presso
una delle stanze del monastero ove era possibile parlare con una certa
intimit. Larcivescovo non vedeva lora di potersi scaricare dal gravoso segreto che serbava in s.
Caro Arcivescovo chiese il frate, sollevando le sopracciglia, cosa vi
spinge a farmi visita?
Frate Bruno, terribili notizie inizi a balbettare.
Calmatevi prego. Sedetevi e raccontatemi.

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Certo, certo. Ho ricevuto la visita del vicario dellabbazia cistercense
di SantOnorato, presso Lerino disse tutto dun fiato. Egli a conoscenza di un complotto eretico che labate Fra Giuseppe e un suo intimo amico templare, un certo Oberto, stanno costruendo a danno di tutta
la cristianit.
Di quale eresia parlate
Conoscete la leggenda di una certa Ruth?
La leggenda della Rosa e della Croce?
S frate, proprio quella.
Bruno inizi a ridere, Gualtiero rimase interdetto.
Arcivescovo solo una stupida leggenda, una storia popolare tramandata nei secoli
Frate ascoltatemi il templare scampato alla prigionia ed tornato
da Damasco. L sembra, da come racconta frate Matteo, che sia venuto
in possesso di antiche pergamene che confermano la leggenda.
E secondo voi basta una pelle conciata e vergata dinchiostro per fondare una verit? Mi meraviglio Arcivescovo!
Frate Bruno, non metto in dubbio la falsit delle informazioni. Dovete
sapere che la contea di Ventimiglia sotto il governo genovese. Molti
sono gli interessi che gravitano in quella terra. Se circolasse una presunta verit, personaggi importanti si muoverebbero per manipolare
queste false notizie. Capite, Ventimiglia confina con la Provenza. Oberto un templare, sapete tutte quelle storie che si dicono sul Santo Sepolcro, basterebbe poco per sovvertire lordine: la Chiesa potrebbe ricevere un duro colpo.
Il frate rimase in silenzio per qualche secondo, poi rispose: Caro Arcivescovo vedr cosa posso fare. Per precauzione raggiunger la diocesi
di Ventimiglia e indagher sulla vicenda. Vi prego, tranquillizzatevi ora! Appena avr notizie sar mia premura informarvi.
Frate Bruno, vi ringrazio per avermi dato udienza. Dominus vobiscum.
Et cum spiritu tuo.
Larcivescovo di Genova, rinfrancato dalle parole del frate inquisitore,
ripart per fare ritorno presso la propria sede vescovile. Frate Bruno aveva smorzato i toni del colloquio cercando di sminuire la gravit del
problema. In cuor suo era a conoscenza dellantica leggenda di Ruth
lebrea e da tempo stava svolgendo unintensa ricerca a riguardo. La
notizia del ritrovamento di documenti che potessero confermare o, in

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ogni modo, avallare il mito preoccup, non poco, il frate calabrese. Frate Bruno era un uomo sui cinquantanni. Di statura piccola, mostrava
una pronunciata macilenza. Personaggio in vista nellambiente ecclesiastico, aveva acquisito potere allindomani della nascita
dellinquisizione. Era un individuo dintelligenza sopraffina. Aveva
contratto legami solidi con la sede papale e con il potentato genovese.
Senza dubitare decise di organizzare la partenza per la diocesi di Ventimiglia. Con il nuovo giorno avrebbe intrapreso il viaggio.

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I tre fidati amici, Fra Giuseppe, il notaio Del Coli e il nobile De Giudice erano di nuovo insieme. Il luogo, pressoch abbandonato, era ideale
per gli incontri clandestini. I primi insediamenti umani erano posti sulle
colline prospicienti la localit detta dei Grimaldi. Vicino alle barme
vi era solo vegetazione e mare. La pietra rubea contornava la caverna e
mostrava riflessi purpurei alla luce del focolare. Il Frate inizi a parlare:
inform i presenti dellarrivo del Magister creando un certo entusiasmo.
Oberto vi manda i suoi pi cari saluti. In questo momento in viaggio
per Tenda. Cercher di convincere il Conte Lascaris. Abbiamo bisogno
dalleati, dobbiamo volgere lo sguardo alla vicina Provenza. La contea
di Tenda pu diventare oggetto di mediazione.
La Provenza? Sei sicuro che verr in nostro aiuto? disse, con scherno, Ardissone De Giudice.
Non abbiamo altre alternative rispose Giuseppe, con aria tranquilla.
Ascoltiamo il frate, Ardissone non interromperlo! aggiunse il notaio
Del Coli.
Come dicevo, le truppe del Conte di Provenza sono le uniche che possono contrastare sul campo le forze genovesi. Io e Oberto abbiamo pensato anche al fattore mare. Genova una potenza marinara. Oberto conosce personalit autorevoli nella Repubblica pisana.
Pisa, certo da tempo lotta contro la Superba sentenzi il Notaio,
con aria di compiacimento.
Ma noi, cosa possiamo fare? La citt in crisi, tutti i commerci sono
in mano alla Reggente. I miei gozzi sono stati sequestrati.
Noi dobbiamo resistere, Ardissone ribatt nuovamente il Del Coli.
Non solo Antonio, ma dobbiamo creare un clima di tensione, nostro
dovere distrarre il nemico e impegnarlo in uno scontro interno. Ventimiglia deve reagire, e deve farlo subito disse Fra Giuseppe, con vigore.
Hai ragione replic il Notaio. Dobbiamo agire! Ardissone tu mi aiuterai, dobbiamo creare scompiglio tra le vie e i caruggi.

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Dovete preparare il terreno per larrivo delle forze che ci aiuteranno a
sconfiggere il nemico. Ardissone, ascolta Antonio, sei ancora stimato
nel borgo, rianima la speranza della gente, riprendi a sognare e vedrai
che il buon Dio ci aiuter.
Ardissone rest in silenzio per alcuni istanti prima di rispondere.
Sono con voi. Antonio mi muover gi domani, vedrai avrai un valido
aiuto.
Ora ti riconosco! disse il Notaio, ponendo con ardore una mano sulla
spalla del nobile ventimigliese.
Cari amici, pregher per voi, abbiate forza e coraggio.
Lora ormai era tarda, i tre uomini si congedarono. Nel buio della notte
lasciarono la barma per fare ritorno presso le rispettive dimore.

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11

La carrozza giunse allingresso di Ventimiglia nel primo pomeriggio. I


frati inquisitori, a differenza dei semplici monaci, potevano usufruire di
tutti i mezzi e gli agi per compiere il loro ufficio. Larrivo del frate era
stato preceduto da una missiva. Le guardie erano state avvisate dal segretario della curia vescovile e non fecero troppe domande. Gli appartamenti vescovili erano situati nella piazza prospiciente la nuova cattedrale. Il Vescovo si era insediato in Ventimiglia da circa novanta giorni.
La morte improvvisa del predecessore, Norgando da Vercelli, aveva
creato sfiducia nei fedeli che attendevano da quattro anni la nomina del
nuovo vescovo. La citt era rimasta priva di guida ecclesiastica dopo la
morte di Monsignor Azone Visconti, fermo oppositore del dominio genovese. Lingerenza della Repubblica genovese e le dispute che ne erano derivate avevano ritardato la nomina. Il nuovo papa Urbano IV non
aveva indugiato e aveva nominato il vescovo. Il nuovo pastore, dopo
solo quattro mesi dallinsediamento, si era improvvisamente ammalato
e, in pochi giorni, aveva abbandonato la vita terrena. Monsignor Giovanni III da Alzate era giunto dalla Brianza su incarico del Papa. Uomo
gi attempato, ma di notevole esperienza, aveva preso possesso della
curia vescovile nel periodo di maggior tormento per la popolazione
ventimigliese.
Fra Bruno si avvi presso la curia dove fu ricevuto dal segretario vescovile, Monsignor Arduino. Il segretario accompagn il monaco domenicano nello studio del vescovo.
Sua Eminenza lasciate che mi presenti, sono Fra Bruno da Cosenza,
domenicano del convento di .
Fratello, prego, accomodatevi, la vostra missiva vi ha preceduto solo
di poche ore. Cosa vi ha spinto a intraprendere un viaggio cos lungo, in
tutta fretta? chiese il Vescovo Giovanni, con aria interrogativa.
Eminenza sono giunto qui da voi nella veste di inquisitore. Ho ricevuto notizie particolari che hanno mosso il mio ufficio. Dovr avviare
unindagine accurata e discreta. Vi chiedo, quindi, in nome di Dio, di

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non rivelare ad alcuno le informazioni che vi riferir rispose il frate,
pronunciando le parole a voce bassa.
State tranquillo, Fratello. Ma ditemi, cosa cercate?
Alcune personalit molto influenti, autorit con indosso labito talare,
stanno architettando uneresia ai danni dellintera Chiesa.
Il vescovo udendo le parole del frate fece un sussulto sulla poltrona.
Quale eresia? Nella nostra curia?
S Eminenza, tutto nasce da un antico mito popolare: la leggenda di
Ruth la giudea, la conoscete?
Ne sono stato informato, ma solo in modo superficiale. Ho preso ufficio da pochi giorni in curia. I problemi sono tanti qui, e i miti non rientrano nei miei doveri. Vi prego datemi ragguagli pi precisi.
La leggenda di Ruth narra che la giovane sposa del centurione romano
Marco Apronio, divenuto Praefectus Civitatis di Albintimilium, lantica
citt romana alla foce del torrente Nervia, mor precocemente, colpita
da una folgore. La donna di origine semitica, proveniva dai territori
provenzali. Il centurione laveva conosciuta mentre esercitava il comando delle milizie. I due coniugi, in seguito, si trasferirono qui, nella
citt natale del soldato romano. Da Ruth, Apronio ebbe un figlio.
Non vedo nulla di strano sentenzi il vescovo, con unespressione di
scherno.
Non siate precipitoso Eminenza, lasciatemi proseguire. Dicevo, la
morte della giovane ebrea fu motivo di commozione per tutta la popolazione. Il marito seppell la donna in una cripta presso il colle dove
molti secoli dopo fu fondato il borgo odierno di Ventimiglia. Alla base
del sepolcro, il centurione pose uneffige a forma di croce e interr tre
arbusti di rosa provenienti dalla Palestina. Nacque cos la leggenda della Rosa e della Croce. Il sepolcro divenne meta di pellegrinaggi da parte
di molte genti provenienti da luoghi lontani. La fama di Ruth si estese
con lo scorrere dei secoli.
Fratello quale fu il motivo di tanta stima?
Eminenza, si dice che alla base del sepolcro fosse presente un simbolo, si parla di una stella scolpita nella roccia, da cui sembra sgorgasse
una fonte dacqua dal potere soprannaturale. Qualcuno ha parlato di
fonte miracolosa.
Miracolosa? aggiunse il vescovo, sgranando gli occhi.

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Non tutto. Ascoltate con cura. Il mito popolare, tentando di assegnare una spiegazione sovrannaturale agli effetti benefici della fonte,
giunto ad attribuire unorigine regale alla sventurata giudea.
Il frate fece una pausa per caricare dattesa la curiosit del vescovo.
Fratello continuate prego.
La leggenda fa derivare le origini di Ruth in linea diretta da Maria
Maddalena: la giudea sarebbe sua figlia.
La Maddalena? Ma quale nesso pu avere?
Eminenza, la leggenda di Ruth ha legami con un altro mito provenzale
che ancora oggi celebrato con un forte consenso popolare: Maria
Maddalena, dopo aver partecipato alla morte e resurrezione di Nostro
Signore, allindomani delle prime persecuzioni, fugg dalla Palestina
per mezzo di una galea e arriv sulle coste provenzali nei pressi di Santes Maries de la Mer. La donna giunse in compagnia di altre persone
non bene identificate. Il gruppo risal la valle del Rodano per arrivare
sino a Parigi.
Quale empiet!
Non solo Eminenza: il mito popolare rafforzato da un mio confratello, un certo Jacopo da Varagine, frate domenicano, il quale difende la
veridicit della vicenda. Il confratello va oltre e fa derivare la casata
Merovingia dai discendenti di Maria Maddalena, e non si accontenta di
pronunciarlo oralmente, lo scrive. Ha pubblicato unopera dal titolo
Legenda Aurea ove, oltre a descrivere la vita di molti santi, narra anche questa vicenda. Da molto tempo il mio ufficio si occupa di queste
notizie empie. Ora, a mio parere, assumono contorni vicini alleresia.
Fratello sono costernato, possibile che questo lembo di terra sia infarcito di cotanta malvagit? disse il vescovo, asciugandosi la fronte
madida di sudore.
Eminenza, come vedete, ho bisogno del vostro aiuto e della vostra disponibilit. Sono a conoscenza di altre importanti notizie da verificare.
La situazione potrebbe sfuggirci di mano e assumere contorni impensabili che potrebbero minare le fondamenta della Chiesa.
Fratello avete tutto il mio appoggio. Sarete ospitato qui da me in curia.
Avete carta bianca, indagate con discrezione e tenetemi informato. Il
mio segretario, Monsignor Arduino, a vostra disposizione. Che Dio vi
benedica.
Vi ringrazio Eminenza.

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12

Era il mese di giugno e nel borgo di Ventimiglia come dabitudine si


organizzava una fiera per festeggiare larrivo della buona stagione. La
festa si svolgeva lultimo sabato del mese nella piazza di San Michele,
nel quartiere Oliveto. La Reggente aveva curato con impegno
lorganizzazione della manifestazione, poich larrivo di gente foresta
avrebbe portato scompiglio rendendo pi difficile il controllo
dellintera contea. Rosanna si era raccomandata con i propri collaboratori e il Giudice aveva affidato il compito al capitano Cecco della Volpe.
Allalba del giorno prestabilito i venditori iniziarono ad affluire. La milizia cittadina li scort allinterno delle vie cittadine. Con il sopraggiungere dei mercanti, fior un brusio di voci e la piazza si riemp di colori.
La festa ebbe inizio e, con il trascorrere delle ore, si anim sempre pi.
Suonatori e saltimbanchi allietarono le vie del borgo con i loro spettacoli. La popolazione partecip allevento con entusiasmo: da tempo non
si vedeva tanta gioia tra le vie cittadine.
I festeggiamenti si concentrarono nelle vie e nelle contrade lontane dal
maniero dei Conti. La milizia controllava il lato nord del borgo, e in
special modo, i quartieri dellOliveto e del Campo. Le vie di accesso al
villaggio, nelle zone non interessate dalla fiera, erano presidiate con
scarsit.
Nel tardo pomeriggio un folto gruppo di uomini in arme, con il viso coperto da un cencio, irruppe nei caruggi e raggiunse la piazza della cattedrale. I soldati a guardia della porta di accesso alla piazza fornirono
resistenza, ma gli uomini armati di spada e arco ebbero la meglio.
Il gruppo si diresse nei pressi della rampa che portava al palazzo dei
Conti. I militi avvistarono il nemico dagli spalti e dalla torre. Fu dato
lordine e la milizia presente nel maniero serr gli ingressi, ma il gruppo di attentatori riusc ad attraversare il cancello pi esterno. Il corpo
armato si concentr sul manipolo di uomini che era penetrato
allinterno delle mura. Cominci uno scontro uomo a uomo. Un secondo gruppo di banditi cerc di aprire una delle porte della citt. Dalla

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torre del palazzo, gli arcieri iniziarono il lancio di frecce che fiacc
liniziativa. Un nuovo gruppo di armati irruppe attraverso le vie provenienti dal quartiere Lago. La milizia cittadina, dopo una prima confusione, si riorganizz. Un alfiere si mise a sventolare le insegne per avvertire le truppe poste pi a nord, in prossimit del luogo dove avevano
sede i festeggiamenti. Il capitano Cecco fu avvisato, diede ordine immediato e molti soldati si avviarono, attraverso i caruggi e la via principale, in direzione del maniero. Gli attentatori, alla vista delle truppe,
arretrarono presso la zona del Capo. Lungo la via del ripiego, afferrarono alcuni carri e numerose casse e li accatastarono, creando una barricata per proteggersi dal lancio dei dardi. La milizia circond tutte le vie
di accesso. Gli attentatori non avevano pi sbocchi. I genovesi cercarono di sfondare la barricata, ma gli uomini incappucciati conservarono la
posizione. Il capitano Cecco avvis la Reggente.
Mia madama, alcuni uomini, non ben identificati, hanno tentato di attaccare il palazzo!
Chi pu aver osato tanto, Capitano? La citt non era presidiata?
Hanno approfittato dei festeggiamenti in piazza San Michele, le truppe
erano concentrate l.
Fate qualcosa, voglio gli attentatori vivi!
Il Capitano torn tra le truppe e radun i suoi luogotenenti. I graduati
confabularono e consegnarono alla milizia ordini ben precisi. Un ridotto gruppo di uomini si stacc dal grosso delle truppe in assedio e prese
la via in direzione del fiume. La guerriglia prosegu, seguirono altri lanci. Alcuni arcieri tentarono di colpire il legname accatastato nello sbarramento. Utilizzarono frecce incendiarie, ma i dardi che giunsero a destinazione furono spenti con prontezza dal nemico e lazione non sort
leffetto desiderato. La zona, in cui si erano asserragliati i banditi, era
chiamata Il Capo perch si ergeva sopra uno sperone di roccia che
delimitava il confine pi a mezzogiorno del borgo. Lunica via di accesso era stata sbarrata dallesercito, gli uomini incappucciati erano in
trappola. La resistenza del nemico stava sfiancando le truppe delle milizia. I dardi nemici avevano freddato molti miliziani. Leventualit di
intraprendere un attacco in massa non era nei piani del Capitano. Non
era neanche possibile avvisare la guardia genovese, in perlustrazione ai
confini nord della Contea. Cecco della Volpe decise per unazione lampo.

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Le prime ombre di una giornata senza fine iniziarono a scendere. Ci fu
una pausa e in quel dunque, alle spalle del gruppo dei banditi, spuntarono i miliziani che avevano preso la via del fiume. I soldati giunti alla
base dello sperone di roccia avevano asceso la parete granitica e si erano appostati nelle retrovie del nemico. Agevolati dalla prima oscurit,
si mossero con circospezione e si avvicinarono agli attentatori. Quando
furono in posizione di tiro scagliarono un nugolo di saette. La sorpresa
cre il caos tra i banditi, molti furono colpiti e alcuni morirono. Nel
contempo, le truppe della milizia poste davanti alle barricate, nelludire
la reazione del nemico, si mossero allordine di Cecco e sfondarono. Il
contingente dei banditi fu sopraffatto con rapidit, e gli attentatori che
scamparono al massacro furono arrestati e tradotti nelle galere.
Il capitano Cecco della Volpe volle ispezionare i reclusi e si rec nelle
segrete. Ai banditi imprigionati furono rimossi i cappucci. Le guardie
della milizia riconobbero, in quei volti, molti abitanti del borgo. Il
maggior numero dei catturati era composto da giovani marinai che servivano la flotta dei pescherecci un tempo di propriet della famiglia dei
De Giudice. Un gruppo meno rilevante proveniva da frazioni limitrofe
alla Contea.
Cecco stil un elenco approssimativo dei prigionieri, una trentina circa,
e poi si avvi presso gli appartamenti della Reggente. Chiese udienza e
fu introdotto nella sala delle riunioni dove erano presenti la contessa
della Ghirlanda e il giudice Romualdo.
Entrate Capitano, accomodatevi, avete svolto un buon lavoro disse la
Reggente, con aria di soddisfazione.
Grazie Contessa.
Avete notizie dei banditi? Chi sono e cosa vogliono? ribatt la Reggente.
Ho appurato che i prigionieri sono in prevalenza giovani che vivono
nel borgo o nelle zone limitrofe alla Contea. Molti sono uomini della
famiglia dei De Giudice.
Ah, i De Giudice, lo sapevo! sentenzi Romualdo, digrignando i denti.
Contessa gi questa notte i miei uomini sottoporranno a interrogatorio
i prigionieri.
No, Capitano aggiunse il Rosso. Dobbiamo arrestare Ardissone De
Giudice, lui lartefice dellattacco a Palazzo.

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Abbiamo i suoi uomini, ma non sappiamo se ci sia lui dietro le loro
azioni rispose Cecco.
Capitano, inviate le truppe da Ardissone De Giudice e sottoponetelo a
interrogatorio, poi vedremo il da farsi. Attenderemo larrivo del Comandante Lapo del Poggetto.
Ai suoi ordini Contessa, andr di persona a prelevare Ardissone.
La milizia guidata da Cecco della Volpe si avvi presso la dimora di
Ardissone. Tutte le vie di uscita dal borgo e dalla contea furono sbarrate. Nella casa del ricercato i soldati constatarono la fuga del nobile ventimigliese. La moglie fu sottoposta a interrogatorio, ma ebbe un malore
e svenne. I militari iniziarono la ricerca del fuggitivo e, alle prime luci
del nuovo giorno, Ardissone fu arrestato mentre era in procinto di partire con unimbarcazione insieme al figlio Guido.

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Il sole era gi alto quando il gozzo, proveniente dalla terra ferma, giunse presso il molo dellisola di SantOnorato. Oberto e Francesco scesero
dal battello e si avviarono per il sentiero che portava allabbazia. Giunti
entro le mura del convento, i due uomini furono accolti da Fra Giuseppe.
Ben tornati. Come vi sentite? Sarete stanchi dopo un viaggio cos lungo.
Zio, abbiamo fatto sosta ad Antibo e riprese le forze, dopo una buona
dormita, siamo riparti per giungere qui da te.
Caro Giuseppe, il nostro ragazzo magrolino, ma tutto nervi, ha una
tempra che mi ricorda qualcuno che noi conosciamo bene! disse il
templare, con aria compiaciuta.
Oberto, alla sua et, anche noi eravamo agili e forti. Sono trascorsi
troppi anni ormai.
Non rattristarti frate, abbiamo buone notizie.
Sedetevi e raccontatemi. Scusate, ma avete fame? Volete mangiare?
Zio Giuseppe disse Francesco, con interesse, abbiamo fatto colazione da molte ore e, a dire il vero, io sento un languorino.
Ti conosco bene. Vi far portare della ricotta fresca e del buon pane
ancora caldo.
E sia per il pane e ricotta! aggiunse Oberto, con impeto.
Giuseppe, abbiamo fatto visita al Conte Lascaris. molto amareggiato. Ha paura, teme unimminente invasione genovese e non mostra fiducia nei confronti dei Conti di Provenza. Ha tuttavia fede in noi, nella
nostra voglia di riscatto, nel nostro sogno di libert prosegu il templare.
Zio Giuseppe, il Conte Oberto riuscito a convincerlo aggiunse
Francesco, con voce marcata.
Dimmi Oberto cosa hai proposto ai Lascaris?
Un accordo, una collaborazione militare ed economica con i Francesi.
Conosco i Conti di Provenza e mi far ambasciatore presso di loro per
convincerli a muovere in nostro aiuto.

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un buon compromesso.
Si ud battere alluscio, Fra Giuseppe fece voce di entrare. La porta si
apr, un giovane frate entr nella stanza recando nelle mani un vassoio
colmo di vivande. Labate fece cenno di posare la mercanzia e conged
il servitore. Poi, distribuendo i bicchieri, li riemp di un liquido ambrato: un profumo dolce e fruttato inond la stanza. I tre iniziarono a saziarsi. Il frate riprese il discorso.
Oberto dobbiamo agire con rapidit, la situazione precipita di ora in
ora. I nostri fidati amici hanno tentato un colpo di mano in citt, ma la
sorte stata beffarda. Mi sono giunte pessime notizie, molti degli uomini coinvolti sono stati imprigionati e rischiano il peggio. Penso che tu
debba partire subito per raggiungere la Provenza, devi trovare
lappoggio del Conte. Il mio informatore ha segnalato la presenza di un
frate domenicano, un tale Bruno da Cosenza. Sembra che costui sia un
membro della Santa Inquisizione. Ho paura che voglia ficcare il naso
nei nostri segreti uffici. ora che io mi muova. Le confortanti informazioni e i documenti che hai portato da Damasco devono giungere al pi
presto in mani fidate. La notizia rafforzer il credo dei confratelli, sono
sicuro che avremo il loro concreto appoggio.
Zio, di quali uffici parlate? chiese Francesco.
Figliolo ancora prematuro che tu venga a conoscenza di queste notizie riservate, cerca di pazientare, a suo tempo vedrai, io e Oberto, ti informeremo su tutto.
Il Conte Apronio aggiunse: Ne va della tua vita, ora non ancora il
momento giusto. Si legge sul tuo viso linquietudine, ma presto capirai.
Francesco non parl. Abbass gli occhi inarcando le sopracciglia.
Giuseppe condivido le tue preoccupazioni. Dobbiamo assicurarci
lappoggio militare dei francesi. Vedrai che i confratelli sapranno muovere le giuste redini per favorire il nostro intervento su Ventimiglia. Ti
prego, assicurati che i documenti giungano direttamente nelle mani del
Doctor. Lui capir le nostre urgenti necessit e ci sosterr con tutti i
mezzi.
Non dubitare Oberto, mi far ricevere dal suo segretario personale.
Il Conte, rivolgendosi a Francesco, prosegu: Figliolo, per te, abbiamo
in serbo un incarico molto importante. Domani partirai subito per Ventimiglia, ritornerai a svolgere le tue mansioni. Sei ben visto a Corte.

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Non possiamo rischiare di esporti in prima persona. Quando i tempi saranno maturi ci offrirai il tuo contributo.
Magister conoscete la stima che ho per voi, domani sar in viaggio.
Bene ragazzo! Dio ti sar vicino in ogni passo. Poi rivolgendosi al
frate continu: Giuseppe, il tuo viaggio sar molto lungo, avrai bisogno di una scorta. Non puoi partire cos solo in groppa al tuo asinello.
Non posso farmi accompagnare da nessuno, quali spiegazioni potrei
dare?
Giuseppe, non intendevo la compagnia di un frate. Ti affider il mio
scudiero, il giovane Papito Imenez del Castillo. un uomo fidato e valoroso, sapr proteggerti lungo il tragitto.
Caro Oberto, un tempo non avrei avuto bisogno di alcuno, ma ora la
vecchiaia incalza. Accetto.

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I primi bagliori del nuovo giorno lambivano la costa. Frate Bruno era
sveglio, aveva adempiuto agli uffici mattutini e si era gi recato in chiesa. Si sentiva pronto per unindagine accurata. Torn in canonica e and in cerca del segretario. Il prelato era intento a sbrigare le sue mansioni.
Monsignore, siete qui? disse il frate calabrese, con voce squillante.
Frate Bruno, vi ho cercato in tutta la canonica, dove eravate?
In chiesa, dove pensavate che fossi?
Bene, bene, e ditemi posso aiutarvi nelle vostre ricerche?
Sono qui per questo. Vi prego, mostratemi il luogo dove si suppone
sia sepolta la giudea.
Caro frate, non mi possibile. Sedetevi vi spiegher meglio.
Linquisitore mostr contrariet quando ud la risposta. Si accomod
sulla poltroncina dinanzi al prelato e irrigid la postura.
Frate Bruno, il sepolcro di Ruth la giudea stato murato. Circa cinquanta anni fa erano in corso imponenti lavori nella cattedrale. In quel
periodo i mastri costruttori modificarono ampie porzioni dei muri portanti. I lavori determinarono lapertura di molti varchi. Un giorno, quasi
per caso, alcuni ragazzi del luogo, forse per gioco, penetrarono nelle
fondamenta della basilica e scoprirono il luogo ove era sepolta la giudea. La notizia si sparse in tutto il borgo, la leggenda di Ruth aveva superato ogni confine e nei secoli era giunta a noi per mezzo dei racconti
popolari. La fonte miracolosa che sgorgava acqua prodigiosa rimaneva
un mito difficile da cancellare nella memoria della gente. Il vescovo di
allora, un certo Guido, pens bene di avvisare per tempo i mastri costruttori e la notte successiva il ritrovamento delle spoglie della giudea
fece erigere un muraglione, chiuse il varco di accesso alla stanza del
sepolcro e lo isol per sempre. Con ci fiacc la nascita di un probabile
culto di venerazione della pagana. Adesso capite perch non posso mostrarvi la camera sepolcrale?
Dovete aiutarmi, devo accedere al sepolcro. Chiamate un mastro muratore e fatemi aprire un varco.

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Un varco? Ma vi rendete conto del lavoro!
Mi rendo conto, ma importante che io entri in quella stanza. Il vescovo mi ha concesso la massima disponibilit o sbaglio?
Come desiderate rispose il segretario, abbassando lo sguardo.
Chiamer subito i muratori per iniziare i lavori.
I mastri muratori dovettero impegnarsi a lungo per creare un piccolo
passaggio tra le fondamenta della cattedrale. Dopo tre giorni sfondarono lultimo diaframma e diedero accesso alla camera sepolcrale. Monsignor Arduino fece chiamare Frate Bruno e lo accompagn lungo il
cammino che portava in direzione del luogo ove era sepolta Ruth. I due
uomini si munirono di torce e iniziarono a percorrere un lungo corridoio che correva nel basamento delle mura della cattedrale. Giunsero in
prossimit del varco appena aperto. Monsignor Arduino, prima di superare il pertugio, ebbe un attimo desitazione, poi si riprese e oltrepass
la breccia che immetteva nel sepolcro. Anche il frate entr nella camera
ma, essendo molto pi magro del segretario, fece minor fatica. Le fiaccole illuminarono la stanza, il luogo era molto angusto. Sul lato opposto
alla breccia era visibile una parete di roccia su cui poggiavano le fondamenta della basilica. I due uomini si avvicinarono nella parte centrale
della rupe e illuminarono, con maggior chiarezza, un sepolcro marmoreo. La tomba di Ruth la giudea era l, a pochi passi da loro. Sulla lastra
verticale erano incise le parole che Marco Apronio aveva voluto far
scolpire a ricordo di quella sepoltura:
Ruth in hoc sita est. Uxor et optima mater.
In memoria Marcus Apronius maritus.
Frate Bruno singinocchi per leggere la dedica e avvicin la fiaccola
facendola scorrere lungo tutta la lastra di marmo. In lui era visibile la
trepidante emozione. Arduino era assiso e non riusciva a pronunciare
nessun tipo di suono. Rest ad ascoltare le parole che il frate calabrese
pronunciava ad alta voce leggendo lepitaffio.
Ai piedi del sepolcro era presente un terrapieno. I due prelati concentrarono il loro sguardo sul basamento e i loro visi si riempirono di stupore:
dal terreno era possibile scorgere la presenza dei tre ceppi di rose che,
secondo la leggenda, Marco Apronio aveva interrato in onore della consorte. I tre arbusti erano ancora in fase vegetativa. Le foglie verdi e lu-

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centi ricoprivano le numerose propaggini delle piante e allestremit
erano presenti fiori e boccioli ancora chiusi. La sorpresa crebbe a dismisura: era il mese di luglio inoltrato e le rose erano fiorite in condizioni di completa oscurit.
Monsignore disse il frate, avete ben visto cosa accade in questo
luogo?
Frate, non ho parole, sono incredulo, datemi una spiegazione rispose
il segretario, con voce tremula.
Il Maligno, solo il Maligno pu compiere ci!
Il viso di Arduino si segn di terrore.
Questa opera del Male, vedete i segni, cosa ben seria!
Voi credete?
Ne sono certo Monsignore.
Linquisitore inizi a esaminare le lastre di marmo che costituivano il
sepolcro. A un tratto sobbalz e, rivolgendosi al segretario, disse:
Guardate! Guardate Arduino, questo foro alla sommit del sepolcro,
qui stato asportato un tassello di marmo, forse leffige a forma di stella o quantaltro!
Avete ragione frate.
Chi ha compiuto i lavori disolamento di questo luogo?
I mastri costruttori che ampliarono la cattedrale, pi di cinquantanni
or sono.
Conoscete i loro nomi? chiese con insistenza il frate, proseguendo
losservazione dei marmi.
Ora non ricordo, cercheremo insieme tra le carte della canonica. Ho
letto per che provenivano dalla Francia.
Presto, torniamo in superficie. Non fate menzione ad alcuno di quello
che avete visto, mi raccomando, neanche al vescovo.
Al vescovo?
No, troppo pericoloso, dobbiamo proseguire nelle ricerche. Poi si
vedr.
Il frate e Arduino presero la via di accesso che portava alluscita e si
diressero in canonica. Monsignor Arduino entr nella segreteria e inizi, con affanno, la ricerca delle carte su cui erano annotate le indicazioni dei lavori di ristrutturazione della cattedrale. Frate Bruno lo accompagn, ma rimase in disparte a riflettere su ci che aveva visto.

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Ecco, ecco frate mi ricordavo, i muratori provenivano da Arles, furono chiamati dal vescovo Guido. Guardate qui, nel libro mastro vi sono annotate tutte le indicazioni che cercate!
Costruttori francesi, ma avranno utilizzato manodopera locale, spero?
Presumo di s, ma sono trascorsi troppi anni. Per
Per cosa? Parlate su, non fatevi pregare Arduino!
Forse il pi anziano degli scalpellini della citt potrebbe ricordare
qualcosa. ancora in vita anche se ora, piegato dalla fatica, quasi del
tutto infermo. Il suo nome Bac, s Bac Viale.
Muovetevi Arduino, portatemi da lui, voglio interrogarlo! Presto!
Il frate si mostr determinato e perentorio.
Come volete. Seguitemi, raggiungiamo la casa di Bac.
I due prelati uscirono dalla canonica e si diressero, a passo spedito, lungo le vie del borgo. Attraversarono buona parte della via principale e
poi svoltarono in direzione del quartiere del Lago. Dopo pochi minuti
giunsero presso labitazione di Bac Viale. Presi dalla fretta entrarono
nella piccola casa senza neanche chiedere permesso. La moglie di Bac,
alla vista dei due uomini, si spavent ed emise un grido.
Calmatevi vecchia! disse frate Bruno, con voce tonante.
Rachele non abbia paura, sono Arduino, mi riconoscete? aggiunse il
segretario. La donna ravvis il prelato e rispose:
Monsignore, cosa volete? Mi avete fatto paura!
Calmatevi, scusate lintrusione. Siamo qui per vostro marito. Abbiamo
bisogno di chiedergli alcune cose.
Bac? E cosa volete da lui? Sapete bene che molto malato.
Non ci dilungheremo molto, vi prego importante.
Eccellenza prego, entrate in stanza, Bac nel letto.
I due uomini non indugiarono, si fecero accompagnare da Rachele e si
presentarono al cospetto dellanziano scalpellino. Luomo appariva ripiegato su se stesso: il tempo e il duro lavoro avevano segnato, con forza, quel corpo. Il vecchio era costretto a sopravvivere in un letto di paglia per tutte le ore del giorno. Bac riconobbe Arduino e lo salut.
Perdonate il disturbo, sappiamo che siete molto malato. Io e il mio illustrissimo accompagnatore, il frate domenicano Bruno da Cosenza,
stiamo raccogliendo notizie sul restauro della cattedrale. Ricordo che
voi amavate raccontare quellepisodio, rammentate Bac?

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Sono ricordi lontani Monsignore, ma sono tutti qui nella mia testa e
bei tempi quelli! disse il vecchio, con voce fioca.
Vi ricordate che il vescovo Guido vi diede ordine di murare una parte
delle fondamenta?
Le fondamenta? Per quella storia della cripta, la giudea, s rammento.
Bene Bac, il mastro costruttore era presente in quella circostanza?
chiese il frate.
S Eccellenza.
Oltre a murare la cripta, avete forse asportato qualcosa al suo interno?
S. Bastian, il mastro costruttore, rimosse, con il suo scalpello,
uneffige posta sul sepolcro.
Quale effige? chiese Frate Bruno, con impeto.
Illustrissimo, date tempo a Bac di continuare disse Arduino, con
sguardo severo.
La stella a sette punte.
La stella della cattedrale? Bac, la stella della fonte?
S Monsignore, proprio quella. Il mastro costruttore, quando ordin la
costruzione del portale della nostra amatissima cattedrale, decise di posare la stella a sette punte sul pilastro di levante. Disse di conoscere
quel simbolo e assicur che avrebbe protetto per sempre la chiesa.
Ditemi qualcosa Arduino sentenzi Frate Bruno, fremendo.
Abbiate pazienza, dopo vi parler rispose il segretario.
Monsignore prosegu Bac, ricordo che il mastro costruttore rimosse
la croce.
Quale croce?
Il sepolcro della giudea possedeva una croce o qualcosa di simile,
scolpita in pietra della Turbia.
E dove la port?
La rimosse e lavvolse in un telo di color vermiglio. Terminati i lavori,
Bastian ripart per la sua terra dorigine. Ho sempre pensato che labbia
portata con s. Non ricordo altro, scusate.
Non importa Bac, siete stato di grande aiuto, io e Frate Bruno vi ringraziamo di cuore. Che Dio vi benedica.
I due salutarono Rachele e uscirono dalla misera casa per dirigersi in
canonica. Il frate era impaziente, lungo il cammino non profer parola,
ma quando giunse nello studio di Arduino diede sfogo alla propria inquietudine.

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Allora Arduino, ditemi cos questa storia della stella a sette punte e
la croce, cosa sapete?
Calmatevi e sedete, vi racconter tutto quello che so. Dunque, la stella
a sette punte un bassorilievo presente, come ha raccontato il vecchio
Bac, sul fronte del pilastro di levante del portale della cattedrale. Nella
porzione inferiore delleffige posto un canale di scolo. La canaletta
stata costruita per permettere la fuoriuscita delle acque reflue dal tetto
che sormonta il portale. Non ha mai funzionato. Sembra che in occasione della festa dellAssunta, a cui peraltro dedicata la nostra basilica,
nelle ore successive sgorghi un liquido incolore che, a voce di popolo,
ha poteri miracolosi.
Quale blasfemia state dicendo Monsignore? disse il Frate, spalancando gli occhi.
La credenza popolare lo afferma con vigore! Tutti fanno risalire la
produzione del liquido miracoloso allintercessione della madre di nostro Signore. Io ho sempre pensato che la stella a sette punte fosse stata
posta con la costruzione della basilica. Non mi aspettavo che provenisse
dalla cripta.
Arduino, la leggenda popolare della stella e della fonte vera. Non
fraintendetemi, vera la sua presenza nella cripta della giudea. Qualcuno ha voluto sfruttare il mito popolare e ha rimosso, con intenzione,
leffige della stella e dopo ha costruito un canale di scolo per la fuoriuscita dei liquidi: ha ricreato la leggenda in seno alla cattedrale.
Bac ha raccontato che la stella stata asportata da quel Bastian, il
mastro costruttore francese!
Monsignore, voi stesso mi avete detto che il costruttore proveniva da
Arles in Provenza. La leggenda di Maria Maddalena nasce proprio in
quelle terre, ricordate? E poi il costruttore, a dire di Bac, avrebbe asportato anche la croce che era stata posta ai piedi della tomba della
giudea. Noi non abbiamo visto nulla di ci nella cripta. La croce, simbolo di Cristo, perch era nella tomba di una pagana, per giunta ebraica?
Non ho risposte alle vostre domande. Mi sento molto confuso.
tutto chiaro Monsignore. Il maligno allopera. Ha armato la mano
di qualcuno. I francesi, e in particolare i provenzali, amano raccontare
che i loro re hanno discendenze divine. Hanno creato il mito della
Maddalena giunta sulle rive della Provenza, hanno dato una prole alla

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donna: un maschio da cui avrebbe avuto origine la stirpe Merovingia e
una femmina di nome Ruth: la giudea sepolta nella cripta.
Non posso credere alle vostre parole Frate Bruno disse il segretario,
mostrando completo stupore in viso.
Arduino, questa presunta verit, costruita ad arte, ha compiaciuto la
nobilt francese e ha acceso false attese nella gente povera e semplice.
Qualcuno muove interessi politici per rovesciare lordine costituito e
lintera Chiesa.
Cosa volete dire con ci?
Sono solo sospetti, non posso sbilanciarmi troppo, devo agire al pi
presto. Le cose stanno prendendo una piega inaspettata. Vi dir solo
una cosa: conoscete il significato della stella a sette punte?
Non con precisione, un simbolo ma
un simbolo esoterico, Arduino. Il suo nome preciso Eptagramma
Settenario. La stella a sette punte inscritta in un cerchio contiene al suo
interno altri importanti simboli: il punto, il cerchio, la croce e la rosa
celtica. Il simbolo ha origini arcaiche, rappresenta la somma dei sette
elementi. I primi tre, rappresentano il numero del cielo con lordine verticale. La croce a Tau con le tre dimensioni spaziali. Gli altri quattro,
esprimono la terra, ovvero le quattro direzioni del piano. Quindi, il sette
il numero sommativo del cielo con la terra, del divino con luomo. Il
sette rappresenta il numero del Tutto: la comunicazione tra cielo e terra.
Leptagramma spesso viene anche simboleggiato con una fonte di acqua a testimonianza dellazione benefica del divino sul terrestre. Siete
un uomo intelligente, non ho bisogno di dirvi alcunch.
Frate, vi prego, fate subito qualcosa!
Monsignore, domani allalba partir senza indugio. Devo, a ogni costo, porre fine a questa blasfemia.

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15

Nelle umide segrete regnava odore di muffa. Il corridoio lungo e buio


immetteva in un quadrato da cui dipartivano a raggiera altri corridoi
dove erano poste le celle. Un gruppo di uomini stava percorrendo il tragitto che portava alla prigione ove era rinchiuso Ardissone De Giudice.
In testa era presente il capitano Cecco, seguito da Romualdo e due
guardie. Ardissone era seduto sulla panca posta allinterno della cella,
ripiegato sulle spalle, lo sguardo in basso. Mostrava i segni
dellabbandono.
Lagguato era fallito, il tentativo di fuga anche. Nella sua mente turbinavano centinaia di pensieri: si chiedeva quale sarebbe stato il suo destino e quello di suo figlio. Pensava alla famiglia, agli amici, ai pericoli
imminenti che sarebbero nati dal tentativo di soverchiare la dittatura
genovese. Era confuso sul da farsi, ma di una cosa era certo: mai e poi
mai, avrebbe fatto menzione ad alcuno del piano per liberare la citt.
In quel mentre, i quattro uomini, con passo marziale, arrivarono davanti
alla porta che immetteva alla cella. Una delle guardie inser nella serratura una pesante chiave e, ruotandola pi volte, apr lingresso. Il rumore dest Ardissone. La guardia, seguita dal Capitano e da Romualdo,
entr. La seconda rest sulluscio. Ardissone scorse i visitatori e mostr
unespressione alquanto rassegnata.
Nobile Ardissone disse Cecco, con gentilezza, siamo qui per interrogarvi. Collaborate e non vi succeder nulla di male.
Ardissone non profer parola e, alzando la testa, guard con intensit il
viso dei suoi interlocutori. Romualdo, in qualit di giudice, prese la parola.
Ardissone De Giudice, siete sospettato di aver organizzato la rivolta
cittadina. Vi abbiamo colto sul fatto mentre cercavate di fuggire in
compagnia di vostro figlio Guido. Che cosa avete da dire a vostra discolpa?
Non avete prove che io sia lartefice della rivolta. Ero forse presente?
Non stavo certo fuggendo. Ero s in partenza con mio figlio Guido, per

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compiere i miei uffici in altro luogo, dato che, proprio voi, mi avete
privato dei mezzi.
Romualdo rise apertamente.
Molti uomini arrestati hanno fatto il vostro nome. Come osate ancora
negare levidenza!
Parlate o sar peggio per voi. Avete altri complici? chiese il capitano
Cecco, con aria minacciosa.
Non ho nulla da dirvi, sono innocente.
Giudice, non perdiamo altro tempo. Il nobile Ardissone parler, vedrete, e anche presto.
Ardissone, vi consiglio di fare i nomi. La Contessa vuole conoscere
chi appoggia questa rivolta. Se collaborate agiremo con giustizia. Pensate a vostro figlio, alla vostra famiglia, a voi.
Romualdo sapete bene che mio figlio Giorgio alloscuro di tutto.
Sar trattato con benevolenza, se voi sarete benevolo con noi, do ut
des.
Linterrogatorio termin. Gli uomini uscirono dalla cella. Entro una settimana il giudice Romualdo avrebbe processato Ardissone e gli uomini
della rivolta. Ora spettava al capitano Cecco agire con i propri mezzi.
Doveva, a ogni costo, estorcere informazioni importanti. Genova e la
Reggente attendevano di conoscere la trama del complotto. La contessa
era sempre pi convinta che dietro ai tentativi di rovesciare legemonia
genovese, ci fosse una mano esterna che mirava a fini politici e militari
di pi largo respiro.
Rosanna organizz un incontro con i massimi esponenti del potere cittadino. Erano presenti il giudice Romualdo, il nobile Folco Curlo, il capitano Lapo del Poggetto e il comandante della guardia cittadina, Cecco
della Volpe. La contessa espose, senza mezzi termini, le proprie preoccupazioni e chiese con insistenza unaccurata indagine volta a scoprire
il nome dei rivoltosi. Ardissone non poteva aver agito da solo con un
ridotto manipolo di uomini: sicuramente il piano era stato organizzato
da altre importanti figure. Cecco della Volpe si dichiar pronto a usare
qualsiasi mezzo per estorcere una confessione dai prigionieri. Il giudice
Romualdo sugger di controllare il territorio utilizzando un maggior
numero di uomini e mezzi: il nemico poteva giungere anche
dallesterno. Al termine della discussione la contessa Spinola decise di
istituire lo stato di assedio presidiando il borgo e i territori limitrofi. Era
giunto il momento di chiedere consiglio e aiuto al Podest Guglielmo

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Boccanegra. Rosanna stabil la partenza per Genova: la situazione lo
imponeva. In sua assenza ripose il comando della contea nelle mani di
Lapo.

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La brezza spirava: laria calda, proveniente da sud, alimentava la calura


estiva. Le nuvole seguivano il vento: entro breve avrebbero coperto tutta la costa. Fra Giuseppe e lo scudiero Papito, da poco sbarcati sulla terra ferma, erano in cerca di due cavalli. Antibo era la cittadina da cui sarebbero partiti alla volta della loro meta definitiva: la Borgogna. I due
dovevano raggiungere la citt di Cluny, poich Fra Giuseppe era diretto
al monastero. Il viaggio sarebbe stato molto lungo, li attendevano trecento miglia in un territorio esteso, ricco di ampie pianure e ripide colline. Molti erano gli ostacoli che si sovrapponevano, uno fra tutti: la
presenza di briganti. Acquistarono degli ottimi destrieri, spendendo
quasi tutti i denari che avevano, ma si assicurarono due animali giovani
e in buona salute. Li fecero preparare a dovere e, nel primo pomeriggio,
partirono allontanandosi dalla costa. Decisero di percorrere le strade pi
trafficate e orientarono il loro tragitto in direzione di Nimes.
La congregazione cluniacense dipendeva dalla casa madre di Cluny.
Lordine cluniacense era stato fondato nellundicesimo secolo come
rinnovamento della regola benedettina. Labbazia di Cluny era divenuta, con rapidit, il fulcro della vita monastica in tutta lEuropa. Fra Giuseppe aveva soggiornato pi volte presso Cluny e conosceva bene il
percorso per raggiungerla. Questa volta il viaggio aveva unaltra valenza. La partenza dei due uomini era stata preceduta dallinvio di molte
missive. Fra Giuseppe aveva contattato una personalit di rilievo.
Lautorit aveva risposto positivamente ed era stato fissato un colloquio. La spedizione, agli occhi dei frati di Lerino, era apparsa come un
regolare incontro con la casa madre, a nessuno era sembrato nascondesse altri oscuri propositi. Il viaggio era troppo importante, lincolumit
del frate doveva essere garantita. Il Conte Oberto aveva insistito per la
presenza di un accompagnatore. Il misterioso personaggio sarebbe arrivato a Cluny proveniente da Parigi e lincontro avrebbe mutato le sorti
della contea di Ventimiglia. Questo almeno sperava Fra Giuseppe.
I due uomini arrivarono nella periferia di Nimes allimbrunire. Entrati
in citt, cercarono riparo presso la congregazione dei frati cappuccini e

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furono alloggiati in due diverse celle. Fra Giuseppe segu la funzione
del vespro e costrinse lo scudiero ad assistere alla messa serale. Papito
resistette a mala pena. Provava una fame istintiva, come sempre del resto, e quando gli fu servita la cena, si avvent sulle vivande. La notte
trascorse tranquilla. Poco prima dellalba, i due uomini salirono a cavallo e intrapresero litinerario che portava verso Lione. La strada da
percorrere era ancora molto lunga.
La calura si fece sentire. I due viaggiatori fecero tappa nella citt di
Vienne e nel quinto giorno di cammino entrarono in Lione. Fra Giuseppe aveva programmato una sosta. La stanchezza iniziava a farsi sentire
sulle sue vecchie membra. Papito accompagn il frate nel convento dei
benedettini: l Giuseppe sarebbe stato al sicuro.
Allalba i due viandanti ripartirono alla volta della loro meta. Il viaggio
prosegu per tutta la giornata. Fra Giuseppe richiam alla mente le precedenti spedizioni. Erano stati momenti intensi: labbazia madre aveva
suscitato sempre un certo fascino e, oggi pi che mai, il viaggio rivestiva unimportanza rilevante.
La luce del tramonto pennell il paesaggio e sullorizzonte apparve la
sagoma dellabbazia. Alla vista della meta i due viaggiatori sentirono
venir meno la stanchezza. Fra Giuseppe riconobbe la Porta donore, la
Tour des Formages e la cerchia di mura che difendeva lintero complesso monastico. Il sole scomparve alla vista proprio mentre raggiungevano ingresso. Fra Giuseppe ferm il cavallo e scese, si avvicin ai
due frati a guardia e, dopo aver parlottato, esib i documenti. Le porte
dellabbazia si aprirono: il viaggio era terminato.

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Cardinale, credetemi, la situazione assai seria!


Frate Bruno, vi prego, non agitatevi, continuate nel racconto.
Grazie Eminenza. Vedete, da molto tempo che svolgo indagini per la
Santa Inquisizione. In questi ultimi mesi mi sono interessato della leggenda popolare che richiama la presenza della Maddalena in terra di
Provenza. Non ho mai dato consistenza alle dicerie, ma alcuni segnali
hanno destano in me inquietudine
Frate Bruno raccolse il fiato e sospese le parole.
Dicevo, ho capito che dietro alle parole del popolo si nasconde una
mano oscura. In tutti questi anni, e forse direi secoli, ha manovrato questa deplorevole vicenda.
Cosa volete dire Frate? Mano oscura? chiese linterlocutore.
Beh, la storia della Rosa e della Croce. Ho sempre pensato che fosse
riferita alla presenza nel sepolcro della giudea di una presunta croce e
di uneffige che raffigurava una stella. Una stella confusa per una rosa
stilizzata. Ma quando sono entrato nella cripta, i miei occhi hanno notato due elementi essenziali: lesistenza di un roseto fiorito e lassenza
della stella. Allora i miei intendimenti sono mutati. Il mastro costruttore
francese ha spostato volutamente la stella e lha inserita nel contesto
della cattedrale, generando il nuovo mito della fonte miracolosa. Eminenza, la stella rappresenta un eptagramma.
Leptagramma settenario? esclam sobbalzando sulla poltrona
linterlocutore.
S Eminenza, proprio quello. Lincontro tra la croce Tau e la rosa, il
simbolo del Tutto, la fusione tra cielo e terra, tra divino e uomo.
Il viso del Cardinale mut colore, la fronte si bagn di un sudore perlaceo. Le ultime parole del frate inquisitore avevano colpito nel segno. Il
Cardinale Enrico da Susa rest in silenzio per alcuni minuti.
Frate, meritate i miei elogi. Il Signore vi ha guidato. Avete ragione, di
eresia si tratta. Dobbiamo agire subito e con discrezione. Conoscete i
nomi dei personaggi coinvolti?

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Labate di Lerino, un certo Fra Giuseppe, il principale esponente.
Sembra sia sostenuto da un imprecisato templare di nome Oberto. Il cavaliere stato per molti anni prigioniero degli infedeli in Siria e da pochi mesi ritornato nei suoi luoghi di origine. Sembra che il soldato
templare abbia portato con s dalla prigionia alcune pergamene che farebbero riferimento alla leggenda di Ruth la giudea.
Frate, dovete subito fermare quel tal Giuseppe prima che sia troppo
tardi! Io partir per Roma e riferir di persona al Pontefice. Tenetemi
informato.
Vi ringrazio Eccellenza, riceverete informazioni sugli sviluppi della
vicenda. Il frate inquisitore singinocchi, baci lanello e si conged.
Il Cardinale Enrico da Susa era vescovo di Ostia. Uomo influente presso la Santa Sede, aveva rapporti stretti con il papa Urbano IV. Le parole
di Frate Bruno avevano colpito la fervida intelligenza del prelato. Le
notizie della presunta eresia erano macigni enormi, si stava profilando
una verit sconvolgente che avrebbe potuto far crollare tutto il castello
teologico su cui si fondava lintera Chiesa. Il Papa doveva sapere e subito. Troppi erano i nemici, troppi erano i sovrani che avrebbero sfruttato la notizia per sovvertire lordine. Lazione aveva lobbligo di essere
repentina e risoluta: tutti i colpevoli dovevano essere messi a tacere.

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Francesco arriv, di buon passo, presso la localit detta della Mortola e


cap che qualcosa era mutato. Il sentiero che proseguiva in direzione di
Ventimiglia era interrotto da un posto di guardia controllato da cinque
miliziani genovesi. Due erano a cavallo e altri tre sbarravano la via. Il
giovane si accorse troppo tardi della loro presenza, fu notato e quando
comparve le guardie gli intimarono laltol. Uno dei genovesi lo squadr da cima a fondo e chiese informazioni sul suo conto. Il giovane rispose con gentilezza e, visto che gli uomini mostravano irritazione, si
ricord del lasciapassare che portava con s. Lo mostr a uno, quello
che a parer suo sembrava il capo. Il soldato lo consult con cura e poi
fece un cenno agli altri. Francesco pens al peggio, poi comprese che il
salvacondotto aveva sortito leffetto desiderato aprendogli la strada: poteva proseguire il proprio cammino. La via per giungere presso le mura
del borgo era ancora molto lunga. Il caldo si faceva sentire e le provviste di acqua cominciavano a scarseggiare.
In prossimit delle mura occidentali i soldati presidiavano i punti strategici. Francesco si convinse ancor pi che nel borgo doveva esser accaduto qualcosa di molto grave. Dovette superare un altro sbarramento
e un altro ancora. Dopo aver attraversato la Porta di Provenza, una volta
allinterno, pens di essere giunto a destinazione. La citt non era pi
quella che aveva lasciato, anche le vie erano presidiate dalla milizia
ventimigliese: a ogni angolo, a ogni incrocio era possibile scorgere la
presenza dei soldati.
Il giovane cerusico si diresse presso la casa di Lucietta. Mentre percorreva le vie e i caruggi che lo portavano alla meta, prov dentro di s un
senso di smarrimento. Giunto dinanzi alla casa entr senza neanche
bussare. Il rumore della porta fece sobbalzare la giovane Lucietta. La
ragazza riconobbe Francesco e lemozione si centuplic. Tent di pronunciare alcune parole, ma dalle sue labbra non usc che un sussurro
interrotto dal bacio che Francesco si apprest a darle. Poi la ragazza
scoppi a piangere.
Francesco, mio Francesco.

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Lucietta, sono tornato, finalmente sono qui da te.
Ti ho pensato, ho avuto molta paura. Dove ti eri cacciato mascalzone?
Tesoro mio, mi sono trattenuto pi del dovuto per compiere faccende
importanti ma dimmi, cosa successo in citt? Non la riconosco
pi!
La citt sotto assedio. Alcuni rivoltosi hanno tentato di espugnarla.
Ho saputo ma perch tutto questo dispiegamento di forze?
Francesco, si dice che siano ordini della Contessa. Altri affermano che
sia tutta opera di quel Capitano genovese, lo zoppo, per intenderci.
E i rivoltosi?
Sono stati imprigionati, sembra che sia coinvolto anche il nobile Ardissone De Giudice.
Anche lui?
Francesco, la citt divenuta una prigione per tutti.
Amore mio non disperare, ora sono qui io, in qualche modo faremo,
vedrai.

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Oberto osservava con emozione la citt. Erano trascorsi molti anni, forse troppi, da quando ancora ragazzo ne aveva solcato le vie. Alla corte
dei Conti di Provenza aveva imparato tutto quello che era necessario
per diventare un valido cavaliere, era stato accolto con benevolenza e la
sua presenza aveva lasciato un segno. Era cresciuto coltivando amicizie
importanti. Carlo I dAngi, fratello del Re di Francia Luigi IX, aveva
condiviso arme e donne con lui. Roberto I dArtois, fratello anchegli
del Re di Francia, lo aveva voluto al suo fianco nella crociata in terra
dEgitto. Oberto aveva combattuto tentando di salvargli la vita. Oggi
era lui a chiedere aiuto: il viaggio intrapreso per giungere nella capitale
della Provenza emanava un sapore di speranza. Solo Carlo avrebbe potuto fornire un valido sostegno militare da contrapporre al nemico.
Il cavallo del templare giunse in prossimit del mastio principale. Le
guardie sbarrarono laccesso. Oberto scese dal palafreno e, presentate le
credenziali, attese il nullaosta delle sentinelle. La vista della cinta fortificata fece riaffiorare vecchi ricordi. La guardia acconsent e Oberto entr allinterno delle poderose mura. Tutto sembrava essere rimasto come allora, la struttura non aveva subito nessun tipo di modifica. Consegn il cavallo nelle stalle e si present a un armato per essere introdotto
presso gli alloggi del conte. Un funzionario lo accolse nella sala di rappresentanza e lo inform che il Conte Carlo era stato avvisato del suo
arrivo: lo avrebbe ricevuto prima del tramonto. Oberto decise di alleggerire le vesti e si adagi su una panca. Il viaggio e il caldo della stagione inoltrata avevano provato le sue non pi giovani membra. La luce
ponentina entr nelle stanze. Lora era ormai tarda, Oberto pens che la
giornata era al termine, ormai non avrebbe incontrato Carlo dAngi. Il
funzionario che lo aveva accolto in precedenza lo invit a seguirlo. Oberto fu accompagnato nelle stanze private. Carlo I non si era dimenticato di lui, al contrario, in onore del vecchio amico, aveva organizzato
un banchetto.
Mon frre esclam il Conte, ridendo. Benvenuto nella mia contea
prosegu abbracciando Oberto.

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Quale gioia poterti rivedere Carlo.
Quanti anni sono passati, amico mio?
Molti, troppi.
Non abbiamo avuto pi tue notizie e dopo la tua cattura abbiamo pensato il peggio.
Ringrazio il Signore per laiuto che mi ha dato.
Da quanto sei tornato?
Non da molto Carlo, una lunga storia.
Siedi amico, racconta, c la tavola pronta per noi, ci aspettano selvaggina e verdure.
I due amici iniziarono a cenare. Sembrava tutto come allora, quando
ancora molto giovani, colmi di vigore e inesperienza, inseguivano i segreti per diventare cavalieri. Erano tempi lontani, molto belli.
Dunque la situazione della tua contea questa! disse Carlo I, modificando il timbro della voce.
S, amico mio, ho bisogno del tuo aiuto.
Come pu la Provenza venirti in aiuto, mon frre?
Ho bisogno di un esercito forte e ben armato che sconfigga i genovesi.
Un esercito? Oberto, gli equilibri politici sono precari. Le cose non
sono pi le stesse. Io posso impegnarmi in un aiuto sincero, ma devo
rendere conto al Re. Mio fratello ha intenzione di organizzare una nuova crociata. Non mi permetterebbe mai di muovere un esercito regolare
contro i genovesi. Genova ci fornisce appoggio strategico con la sua
flotta.
Carlo potrei convincerlo. Posso offrire un controllo su alcuni territori.
Territori? Quali?
Tenda.
La contea Lascaris?
S, il conte potrebbe accettare un controllo militare senza annessione.
Forse il Re potrebbe persuadersi, da tempo desidera una testa di ponte
verso i territori padani. Le contee del Piedimonte ostacolano, con gabelle ed editti, il percorso delle merci lungo la Via del sale.
Il controllo militare dei Lascaris potrebbe intimidirle.
Resta sempre il problema dellesercito.

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Carlo, ho bisogno di uomini validi e preparati che sappiano tenere testa allesercito genovese.
Carlo I rimase in silenzio con fare pensieroso, poi il suo viso
sillumin.
Truppe, truppe irregolari, dei mercenari: ho trovato! Ti organizzer un
buon esercito, dei soldati che combatteranno in tuo nome.
Mercenari? Io non ho sostanze sufficienti per assoldarli!
Di ci non devi preoccuparti, troveremo il denaro per richiedere i loro
servigi. fatta amico mio, ne parler personalmente al Re, vedrai riuscir a convincerlo. Il tuo nome e il tuo valore sono sempre presenti nei
suoi ricordi. Quando sapr che sei ancora qui tra noi, sar felice di aiutarti.
Oberto spalanc un sorriso, i suoi occhi scintillarono. Le flebili speranze che lo avevano accompagnato in Provenza stavano prendendo forma.
La Provvidenza, ancora una volta, gli stava indicando il percorso migliore per riportare la libert nella sua amata terra.

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Il capitano Cecco della Volpe desiderava mostrare le proprie capacit.


Avrebbe voluto una confessione rapida. Ardissone non cedeva a nessun
tipo dintimidazione, si professava sempre innocente. Cecco era disposto a tutto e decise di rincarare la dose. La sala delle torture era stata allestita nelle profondit delle segrete. Il tavolaccio di legno non veniva
mai ripulito dai brandelli di carne delle vittime che subivano le violenze. Tre armigeri si presentarono da Ardissone e lo prelevarono dalla
cella. In cuor suo immaginava dove sarebbe stato condotto, lo aveva
previsto. Entr nella sala, la luce delle fiaccole gli offusc la vista, erano settimane che viveva nella completa oscurit. Le figure presero forma, riconobbe il capitano Cecco che lo accolse con un sorriso ironico.
Vide il tavolaccio e si accorse che era occupato da una forma umana. Il
corpo giaceva immobile, una serie di cinghie bloccavano, con vigore, le
membra del poveretto.
Ardissone fu fatto sedere su di uno sgabello. Allestremit opposta del
tavolaccio era presente un uomo dal fisico prestante che indossava un
cappuccio. Larcigna figura era intenta a maneggiare dei ferri in un braciere posto di lato nella stanza. Cecco prese la parola.
Ardissone, sei ancora convinto della tua innocenza?
Non ebbe tempo di rispondere, unaltra voce lo anticip.
Padre, padre mio, sei qui?
Fu un colpo al cuore, Ardissone sbianc. Si fece forza e url: Cecco,
cane maledetto, come osi prendertela con mio figlio?
Se fossi in te non mi scalderei tanto rispose, con voce tonante, il Capitano e poi aggiunse: Sei sempre dellidea di non parlare?
Dannato, Dio ti maledica per leternit. Prendi me, ma lascia stare mio
figlio, innocente!
Dipende solo da te sentenzi Cecco, con voce ancora pi aspra.
Luomo con il cappuccio allora sollev dal braciere lasta di metallo.
Lestremit color vermiglio ardeva e lavvicin al corpo del ragazzo.
No, maledetto, non farlo!

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Ardissone url con tutte le sue forze. Il metallo entr nelle carni, un
grido inumano risuon nella stanza. Il fumo biancastro riemp laria insieme a un odore acre.
Cos inizi la tortura. Il giovane fu martoriato per altre cinque volte.
Ardissone rimase sullo sgabello, immobilizzato da due armigeri. Avrebbe voluto morire nello stesso istante in cui suo figlio diede lultimo
respiro, prima di placare per sempre i lamenti. Non profer parola, non
fece un solo nome, un accenno. Da quellistante in poi, nessuno ud pi
la sua voce.

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Era un tarlo. Nella mente del frate calabrese pulsava con ostinazione
lidea di dover fermare la maledizione che si stava compiendo. Frate
Bruno era partito alla volta dellisola di SantOnorato: era dobbligo
raggiungere labate. Il viaggio non fu dei pi comodi, il caldo di agosto
e le pessime condizioni di salute dellinquisitore crearono non pochi
problemi. Il domenicano arriv nellabbazia nel primo pomeriggio. I
frati cistercensi lo ospitarono con una certa diffidenza. Gli inquisitori,
specie se devoti a San Domenico, non erano ben visti.
Bruno fu ricevuto dal vicario, Fra Matteo, lo stesso che aveva denunciato la presunta eresia. Questi lo inform dellassenza dellabate.
Fratello, labate Giuseppe partito da molti giorni per raggiungere la
nostra sede principale a Cluny, in Borgogna.
Partito? E cosa mai andato a fare? esclam frate Bruno.
Una normale visita: il nostro ordine ha una struttura differente dalle
altre confraternite. I nostri membri sono tenuti a far visita alla congregazione madre con una cadenza ciclica.
La partenza era programmata, Fra Matteo?
In verit no. Lincontro era previsto nei primi mesi della stagione autunnale, ma labate ci ha comunicato che Cluny aveva anticipato i tempi.
partito da solo?
Il suo amico templare gli ha affidato la protezione del suo scudiero, un
giovane spagnolo.
E ditemi, sapete se ha portato con s le carte? disse Bruno, con voce
flebile, quasi intimorito.
Che io sappia no!
Comprendete di cosa parlo, vero?
Comprendo fratello, non vi traccia dei rotoli. Poi, bisbigliando, aggiunse: Ho cercato, in lungo e in largo, in ogni angolo dellabbazia.
Credo che li abbia restituiti al templare.
Le cose si complicano. Speravo di trovare leretico, di poterlo fermare
prima che la sua parola blasfema dilagasse fuori da queste mura. Devo

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agire con rapidit. Vi prego, fatemi accompagnare sulla costa, non c
un attimo da perdere. Vigilate Fra Matteo e, in ogni modo, quando ritorner fate in modo di avvisarmi.
Non dubitate, ho a cuore quanto voi la questione.
Frate Bruno ripart subito: doveva raggiungere la terra ferma per avvisare il Cardinale Enrico. Fra Giuseppe da Lerino doveva essere fermato. I rotoli provenienti da Damasco, veri o falsi, contenevano informazioni pericolose. Dovera diretto labate Giuseppe in realt? Quali menzogne erano celate nei manoscritti? Cosa stavano architettando i due
impostori? Molte erano le domande che balenavano nella mente del frate calabrese. La tensione a cui era sottoposto aveva aggravato le sue
condizioni di salute. La malattia era ritornata a tormentarlo. Con difficolt giunse presso il proprio convento. Scrisse una lunga lettera, la sigill e la invi, per mezzo di un fidato corriere, al Cardinale Enrico. Era
ora di agire con tutte le energie possibili, Dio lo imponeva.

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Il soggiorno a Genova si prolung per alcune settimane. La contessa


della Ghirlanda incontr numerose volte il Capitano del Popolo.
Loligarchia genovese, pur riconoscendo le difficolt non era disposta a
cedere altri contingenti armati. Rosanna Spinola rinunci, prese tempo,
verific ogni possibile alleanza tra le famiglie genovesi. Temeva che i
rivoluzionari ventimigliesi potessero riorganizzarsi sfruttando laiuto di
forze esterne. Era una priorit convincere i notabili genovesi. La contessa desiderava avere soldati e mezzi per un controllo pi accurato: sognava di poter conquistare i territori Lascaris di Tenda, ma soprattutto,
chiedeva con insistenza una flotta militare. Prima della partenza aveva
dettato al Giudice precise disposizioni per attuare la confisca del maggior numero di galee presenti nelle regioni limitrofe. Il pattugliamento
della costa era un punto di forza nella strategia di difesa. Romualdo conosceva bene la disponibilit del territorio e, non avendo dubbi, si era
rivolto ai notabili della Villa di Sanremo. La flotta del borgo rivierasco
era conosciuta in tutto il Mediterraneo occidentale. La particolare cura
nella costruzione dei gozzi e delle galee determinava la produzione di
imbarcazioni che potevano raggiungere maneggevolezza e velocit invidiabili. La maestria dei marinai completava lopera in quanto esperta
nelluso della navigazione con le sole vele, tanto che un vecchio adagio
provenzale diceva che Li gens de San Remu navigou san remu, - la gente di Sanremo naviga senza usare i remi . La nobilt sanremese non
vedeva di buon occhio le intrusioni del giudice ventimigliese e, in un
primo momento, neg ogni possibile collaborazione. Tuttavia, nel territorio della Villa di Sanremo soggiornavano stabilmente alcune famiglie
genovesi che risposero con favore alla richiesta di aiuto. In particolare,
la mediazione del nobile Giorgio Orengo, amico della famiglia Spinola,
permise di raggiungere un compromesso. Sanremo cedeva quasi la met della flotta a fronte del pagamento di una gabella onerosa. Una parte
del denaro, anticipato dalle famiglie genovesi, avrebbe consentito alla
contea di Ventimiglia di appropriarsi subito delle navi. Romualdo aveva cos raggiunto un risultato positivo: la nobilt ventimigliese, parti-

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giana delloccupazione genovese, gli rese innumerevoli tributi. La figura del Giudice oscur la presenza del capitano Lapo del Poggetto. Romualdo sentiva di stringere tra le mani quel potere cui tanto aveva anelato. Anche Jasmine, la donna che amava da tempo, presto sarebbe stata
di suo completo dominio.

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La luce inond le vetrate della grande Chiesa, una pioggia


dinnumerevoli colori precipit sui banchi e sulle colonne nelle navate.
Il mese di agosto era al termine e presto laria, ancora carica di calura e
umidit, avrebbe lasciato posto al fresco settembrino. I monaci erano
intenti nelle orazioni. Fra Giuseppe sentiva sulle sue membra il peso del
viaggio. La sera precedente, dopo la Compieta, gli era stata assegnata
una cella. Il sonno lo aveva avvolto e la giornata era iniziata in modo
brusco. La stanchezza aveva protratto i suoi normali ritmi e
allannuncio del Mattutino, il frate si era destato con fatica. Giuseppe
aveva lobbligo di presentarsi al cospetto del Priore Generale. La congregazione dei monaci cluniacensi era costituita da un insieme di numerose comunit distribuite in molti territori del sud dellEuropa. La casa
madre di Cluny controllava periodicamente il funzionamento delle case
satelliti. Con frequenza, gli abati erano invitati a prendere contatto con
il responsabile generale della comunit. In ossequio alla regola di San
Benedetto gli incontri miravano a una sempre maggiore coesione tra i
monaci. Nella Regola di San benedetto era scritto che: il buon zelo allontana dai vizi, conduce a Dio e alla vita eterna. La vita fraterna era
veicolo che dirigeva alla vita mistica e le occasioni di incontro portavano sempre buoni frutti, permettendo a tutto lordine una condivisione di
intenti.
La visita di Giuseppe era prevista in autunno, ma il frate di Lerino era
giunto a Cluny con largo anticipo. La vera ragione che lo aveva portato
a compiere un viaggio cos lungo, in un periodo dellanno ancora caldo,
non ricadeva nei compiti che spettavano allabate. Fra Giuseppe aveva
contatti epistolari con una personalit di spicco che faceva capo ai Frati
Minori. Labbazia in Borgogna rappresentava il luogo migliore per un
incontro rapido e privo di sospetti. Giuseppe si fece ricevere dallabate
Generale, Frate Lorenzo da Bordeaux, presso gli edifici conventuali.
Entrate fratello, voi siete Giuseppe da Lerino, se non sbaglio?
Eminenza, perdonatemi, s, sono labate dellisola di SantOnorato a
Lerino, in Provenza.

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Sedete, prego.
Vi ringrazio Lorenzo.
Sono lieto della vostra presenza, non vi aspettavo in questa stagione.
Ditemi, sono sorti problemi presso la vostra congregazione?
No Eminenza, la vita nel nostro piccolo centro procede con letizia,
ringraziando nostro Signore.
E allora, quali sono le necessit che vi hanno spinto con questa calura
qui in Borgogna?
La possibilit, in ottemperanza alla regola di San Benedetto, di poter
incontrare un amico fraterno, anchegli frate. Egli proviene dalla lontana Hispania e proseguir il viaggio, per congiungersi alla sua congregazione, quella dei frati minori, presso la Villa di Parigi.
Un frate minore, come lo conoscete?
trascorso molto tempo, egli non aveva preso ancora i voti. Allora era
un giovane e intrepido marinaio. La galea su cui navigava, in una disastrosa giornata invernale in cui imperversava una delle pi terribili
tempeste che i miei occhi abbiano visto, naufrag presso lisola di Santa Margherita a Lerino. Noi frati tentammo, in tutti i modi, di salvare
lequipaggio, ma solo Guglielmo rimase in vita. Fu accolto presso il nostro ospitale e, dopo mesi di cure, guar del tutto. La terribile esperienza
e il conforto di Dio mutarono lo spirito di quel giovane. Prese consapevolezza della carit di Nostro Signore e mi consult regolarmente. Nacque cos una fervida amicizia. Guglielmo decise di prendere i voti. Da
allora inizi un fitto e periodico carteggio. Guglielmo divenne frate minore presso il convento di San Germanes a Parigi. In questi ultimi tempi ha trascorso un lungo periodo in terra Hispanica. Desideroso di incontrarmi nuovamente e anche pressato da un ritorno rapido presso la
sua casa madre, mi ha chiesto di raggiungerlo a met del percorso: ora
capite il perch del mio viaggio in anticipo.
Una storia caritatevole! Bene, ospiteremo il francescano, per quando
previsto il suo arrivo?
Lo attendo per lora nona.
La giornata trascorse con i suoi caratteristici ritmi. Fra Giuseppe si sofferm allombra del chiostro alla ricerca di un po di ristoro. Preg con
vigore. Lincontro con Frate Guglielmo da Parigi era di cruciale importanza. La sua stessa vita dipendeva dalle decisioni che sarebbero state
prese nelle ore seguenti.

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Fra Guglielmo viveva a Parigi da molti anni. Era uno dei pochi frati ancora in vita ad aver conosciuto Fra Leone, uno dei principali collaboratori di Francesco dAssisi, fondatore dellordine. Non era francese: nato
in Anglia, era amico fraterno di Fra Roger Bacon, frate francescano tra
i pi discussi dEuropa. Uomo di scienza e filosofia, studioso raffinato
e conoscitore darti magiche, da tutti Roger Bacon era detto il Doctor.
Guglielmo da Parigi giunse a Cluny solo in tarda sera, quando la preghiera del Vespro era terminata e i frati si stavano avviando nel refettorio per consumare la cena. Un novizio si precipit ad avvisare Giuseppe. Lanziano frate si diresse allesterno, sul sagrato della chiesa, e l
scorse le fattezze di Guglielmo. Erano trascorsi molti anni dallultima
volta che si erano visti. Il fisico del francescano mostrava i segni del
tempo: pi giovane di circa dieci anni, ostentava una figura logora e canuta. Laspetto scarno era amplificato dalla notevole altezza. Giuseppe
si affrett e si avvicin: i due si salutarono con calore. Poi accompagn
lospite allinterno del monastero e lo condusse nel refettorio. Il frate
francescano aveva percorso buona parte del tragitto a piedi, solo nelle
ultime miglia un contadino, colto da piet, lo aveva accompagnato con
il suo calesse allingresso dellabbazia. Dopo cena i due frati si diressero nelle celle, entrarono in quella di Giuseppe chiudendosi la porta alle
spalle.
Guglielmo, come vi sentite?
Meglio, Giuseppe, ora che ho cenato, molto meglio disse, il frate minore.
Avete letto con attenzione le mie missive, vero?
Le porto qui con me.
Bene, avete forse fatto parola con il Doctor?
al corrente di tutto, da tempo aspettava notizie.
E gli altri confratelli? ribatt Giuseppe, con aria ansiosa.
Attendono con trepidazione. Avete le pergamene?
Aspettate.
Fra Giuseppe sollev il saio e rimosse la tasca che gli cingeva il petto.
Ripose il contenitore di panno sul piccolo tavolo della cella e, con fare
attento, apr la sacca. Inser con cura la mano e tir fuori due astucci di
legno. Poi apr i contenitori e adagi sul ripiano due pergamene. Alla

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vista dei documenti gli occhi di Guglielmo si accesero di una luce particolare. Le mani del frate iniziarono a tremare per lemozione.
Posso visionarli? chiese, timido.
Siete qui per questo.
Il frate minore raccolse i fogli di pergamena, poi inizi a scrutarli con
attenzione.
Nelle missive avete scritto che li ha redatti un certo Filippo.
Lintero documento viene chiamato Vanghelo di Philippo. Racconta
vari aneddoti della vita di nostro Signore Ges, il Cristo. In particolare,
Guglielmo, nel secondo foglio del primo documento scritto: Erano tre
che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e
la Maddalena, che detta sua consorte.
Mio Dio, ci in cui abbiamo sempre creduto qui testimoniato! esclam, con stupore, il frate minore.
Non tutto Guglielmo, se vi concentrate sulla seconda pergamena circa a met del primo foglio troverete scritto: La consorte di Cristo Maria Maddalena. Il Signore amava Maria pi di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca.
Il Doctor Mirabilis ha sempre creduto in tutto ci. La verit, la verit
trionfa sempre. Il segreto ha sempre accompagnato la nostra Confraternita, ma oggi Giuseppe, con i documenti che voi ci avete fornito, possiamo affermare con certezza gli insegnamenti presenti nellEpistola de
sacro Baptismatis Ritu.
Fratello, conosco bene lEpistola. Grazie a voi, alla vostra amicizia,
sono stato iniziato alla Sacra Confraternita dei Rosacroce. Ho ancora in
mente quel giorno.
Giuseppe, sapete bene quale portata hanno i quattro segreti descritti
nellEpistola. Il loro fine ultimo la contemplazione di Dio. La conoscenza della natura di Nostro Signore ben identificata nel documento.
Ogni iniziato deve seguire un cammino, un sentiero, che lo porti alla
verit. Le vostre pergamene confermano le parole del Doctor. Il Maestro ha di voi unalta considerazione.
Ricordo. Il Doctor ascolt con particolare attenzione le supposizioni
che feci in riferimento alla vicenda del sepolcro di Ruth. Egli stesso mi
fece edotto del manoscritto dellarcivescovo di Magonza, Monsignor
Raban Maar.
Il documento che avete citato del settimo secolo dopo Cristo. Tutto
combacia: il viaggio intrapreso dalla sposa di Cristo per giungere in ter-

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ra di Provenza, la presenza di due figli generati con Nostro Signore, un
maschio, che poi diede discendenza diretta alla dinastia Merovingia e
una femmina di cui non si hanno altre informazioni allinfuori del nome: Ruth.
Il percorso ciclico che Roger Bacon, nostro amatissimo Doctor Mirabilis, ama sempre citare nelle sue epistole. Il cammino che permette, a
chi crede, di ricongiungersi alla verit.
Il tempo trascorse in fretta, giunse lora del riposo. I due amici decisero
di continuare lincontro allindomani. Con il nascere del nuovo giorno
Giuseppe e Guglielmo si rividero per proseguire lo scambio delle importanti informazioni.
Frate Guglielmo ora che tutto chiaro, cosa pensate di fare? disse,
scandendo le parole, Giuseppe.
Riferir al Doctor ogni parola. La Confraternita custodir il segreto e
sapr usarlo con saggezza. Presto si profileranno nuove realt: molti
confratelli risiedono in luoghi e istituzioni importanti. Il sogno di poter
rovesciare la gerarchia di Roma ora inizia a prendere forma. Oltre a voi,
chi a conoscenza delle pergamene?
Colui che ha permesso il loro ritrovamento: il templare Oberto Apronio, Conte di Ventimiglia. Ho avuto sentore che un frate domenicano,
legato alla Santa Inquisizione, abbia iniziato a fare domande scomode.
importante che voi partiate al pi presto. Le pergamene devono essere riposte in un luogo sicuro.
Non dubitate Giuseppe, ho gi previsto di partire domani allalba. Il
Doctor sapr trovare il luogo pi adatto per conservare gli scritti. I Faber sono in attivit un po in tutta la Francia. Presto si edificheranno
imponenti chiese in onore della Maddalena. Forse uno dei templi custodir le pergamene.
Fratello Guglielmo, come avete appreso dai miei scritti ho bisogno di
un sostegno. La Confraternita deve assicurarmi un aiuto.
Ditemi.
La situazione nella contea di Ventimiglia drammatica. La libert, peraltro gi compromessa, ora negata. Genova, sostenuta dal papato, ha
licenza di manovra in tutta la Liguria Occidentale. Il sepolcro di Ruth,
finora occultato, sar sicuramente distrutto se la notizia delle pergamene trapeler. Io sono il portavoce di cittadini che, da tempo, chiedono

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giustizia. C sete di verit. La lotta contro il male non deve essere abbandonata proprio nel momento pi delicato.
La voce di Fra Giuseppe assunse un tono carico di emozione: La Rosacroce ha il dovere di aiutarci.
Calmatevi Giuseppe, ho gi parlato con il Doctor. La Confraternita,
tramite i suoi adepti, ha iniziato a prendere contatti con nobili e artigiani che sposano la nostra causa. Vedrete che un sostegno economico
giunger con rapidit. Le pergamene renderanno onore alla vostra causa, o meglio: alla nostra causa. I Rosacroce combattono lingiustizia e
sono alla ricerca della verit.
Vi ringrazio. Sono certo che la Provvidenza sapr mettere mano. Dio
vuole la verit.
Non dubitate Giuseppe. Ieri sera, prima di prender sonno, ho pensato
alle parole che mi avete detto. Il travaglio che ha portato alla conferma
della verit ha reso giustizia alla leggenda popolare che, come voi avete
sostenuto da sempre, stata tramandata di famiglia in famiglia nel corso dei secoli: vox populi, vox dei.
Gi, lho sempre saputo Guglielmo!

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24

Rita e Lucietta ospitavano Francesco nella loro umile dimora. Il giovane cerusico aveva ripreso il suo mestiere. Nel borgo i disagi erano cresciuti, le nuove restrizioni imponevano continui controlli. Tutta la popolazione viveva un forte senso di sfiducia che si ripercuoteva sulle attivit. In un pomeriggio di settembre, nella piazza detta del Capo qualcosa si anim. Giunsero alcuni carri da cui scesero molti uomini. Fu
trasportato del legname e arrivarono dei mastri falegnami armati di seghe, martelli e chiodi. Iniziarono a lavorare alla costruzione di un imponente palco. Lattivit prosegu anche nella giornata successiva. Con
il procedere dei lavori, la struttura prese la sua forma definitiva ed esib
la sua macabra funzione: un patibolo su cui sarebbero stati giustiziati i
condannati a morte. Poche erano le notizie trapelate. Alcuni prigionieri,
i meno coinvolti nellorganizzazione, avevano parlato fornendo notizie
futili. I condannati pi importanti, anche se sottoposti a minacce e torture, non avevano proferito parola. Uno fra tutti, Ardissone De Giudice,
aveva visto morire di fronte ai propri occhi il figlio Giorgio ma, coerente con le proprie idee, aveva rispettato il silenzio pi totale.
Il Tribunale presieduto dal giudice Romualdo stil lelenco dei rivoltosi
che avrebbero subito la pena di morte. Il banditore ufficiale si rec in
tutta la contea per informare la popolazione. La sentenza sarebbe stata
eseguita il giorno diciassette. I condannati alla forca erano venti e tra
loro vi era Ardissone De Giudice. Il patibolo era stato concepito per
unesecuzione simultanea. La grandiosit del progetto aveva stimolato
la curiosit dei pi pigri. La notizia si era diffusa nelle zone limitrofe, in
Provenza e a levante, presso la roccaforte di Porto Maurizio.
Loligarchia genovese era interessata a dare molta eco: era in mostra la
potenza e la forza della Superba. Tutti i nobili della citt erano stati invitati. Per loro era stato innalzato un piccolo palco da cui avrebbero assistito allevento.
Allalba del giorno fatidico la folla si appost sotto la forca. La giornata
non era limpida: il sole si era eclissato sul nascere e aveva lasciato posto a oscure nubi trasportate da un vento di libeccio. La piazza era ri-

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colma di persone, uomini, donne e bambini. Le autorit decisero di far
sfilare i condannati in corteo per la via principale. I reclusi furono legati
con robuste funi. Si form una fila e i prigionieri, posti uno dietro
allaltro, transitarono accanto alle guardie cittadine. La gente si assiep
lungo il percorso. In testa al corteo erano presenti il vescovo, alcuni sacerdoti e un diacono che sorreggeva una croce lignea. La fila terminava
con il boia, accompagnato dai suoi assistenti. I condannati entrarono
nella piazza e furono scortati sul patibolo dai tamburini che segnavano
il passo percuotendo le pelli dasino. Le grida della folla si fecero ancora pi intense. Il cielo divenne plumbeo e si copr completamente. Tra
la folla era presente il notaio Antonio Del Coli. Aveva ricevuto linvito
dalle mani del giudice Romualdo e si stava avviando per occupare posto sul palco donore. Nella via che immetteva alla piazza era riuscito a
farsi spazio Francesco. Il ragazzo, alla vista dei condannati, impallid e
prov una morsa alla bocca dello stomaco. Avrebbe voluto fuggire, ma
la folla accalcata rendeva difficile svincolarsi. La brezza di ponente
sintensific e le corde del patibolo iniziarono a penzolare. Gli scagnozzi aiutarono i condannati a salire sulle casse, mentre il boia inseriva il cappio a ognuno. Poi ripass e lo strinse a dovere. La piazza ammutol, il vociare e le grida si spensero e un senso dirrealt penetr ogni animo. Per pochi istanti, tutto rest sospeso. Il giudice Romualdo si
alz in piedi e, rivolgendosi alla folla, lesse ad alta voce la sentenza. Il
vescovo e i sacerdoti impartirono la benedizione e si allontanarono ponendosi dietro al patibolo. I tamburi iniziarono a rullare: il ritmo si fece
sempre pi incalzante. Romualdo alz il braccio destro e fisso lo sguardo in direzione del boia. Il carnefice si spost e raggiunse la leva che
azionava il meccanismo mortale. Inizi una lunga attesa: due condannati cominciarono a tremare e furono sorretti dalle guardie. Un altro pronunci una preghiera ad alta voce, ma fu coperto dal ritmo dei tamburi.
Poi, di colpo, il Giudice abbass il braccio e il boia azion la leva. Le
casse si ribaltarono, i condannati si trovarono con le gambe sospese nel
vuoto, il cappio si chiuse e lagonia ebbe inizio. La maggior parte mor
allistante: il peso spezzo loro losso del collo. Emisero solo un gemito
accompagnato dal movimento ritmico delle membra. Due invece, stretti
solo in parte dal cappio, iniziarono ad agonizzare: la lingua fuoriusc
dalla bocca e gli occhi, roteando, strabuzzarono dalle orbite. Poi la morte sopraggiunse e i loro corpi rilasciarono gli umori.

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Il cielo divenne pece e dimprovviso cadde la pioggia che si trasform
in un impetuoso acquazzone. La gente, con difficolt, si allontan in
cerca di un riparo. La moltitudine, assiepata vicino al palco, cerc di
ripararsi con tutti i mezzi. Il boia e i suoi aiutanti, dopo aver accertato la
morte dei condannati, si allontanarono dirigendosi per le vie. La piazza
si svuot e tutti trovarono un riparo. Gli impiccati rimasero l, appesi
alla fune. Con loro, al centro della piazza, indugi soltanto il notaio Del
Coli. Le sue membra, intirizzite dalla pioggia, non si mossero. Antonio
stette a guardare quei corpi. Il rimorso afferr la sua anima e, dentro di
lui, sent morire qualcosa.

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25

Lattesa macina ansia. Erano trascorsi giorni, settimane: Oberto attendeva notizie e di continuo saliva sulla torre maggiore del maniero.
Laria fresca, proveniente da nord, gli intorpidiva le membra: la stagione autunnale era arrivata. Il templare rimirava i campi e la folta vegetazione che si estendeva fuori le mura di Aix en Provence. Bramava poter
realizzare il sogno: la libert di Ventimiglia era priorit assoluta.
La pazienza fu premiata. Carlo DAngi arriv con tutto il suo seguito
proveniente da Parigi. Gioia e ansia, trepidazione e paura invasero ogni
minuscola fibra. Avrebbe voluto precipitarsi al cospetto del Conte, ma
doveva attendere. La giornata si spense e la notte non tard ad arrivare.
Il Conte Carlo non lo chiam. Oberto si ritir in camera, fu una delle
notti pi lunghe della sua vita. Il sonno non sopraggiunse e i ricordi si
accavallarono nelle pieghe dei suoi pensieri. Si alz e passeggiando nella stanza cerc di trovare pace reprimendo lansia. Poi, non contento, si
sedette e apr la Bibbia, quella che portava sempre con s e che lo aveva
accompagnato nei momenti difficili della prigionia. Inizi a leggere frasi a casaccio tra le pagine del Cantico dei Cantici, il suo preferito. Amava quelle righe e la sensualit che proferivano. In giovent, ogni sera, prima di addormentarsi, leggeva quei passi a Beatrice. Scandiva bene ogni parola e, stringendole la mano, tra un verso e laltro, alzava gli
occhi e la osservava. Conosceva ogni minimo tratto del suo viso. Era
felice e sapeva di donare felicit. Poi tutto si era spento e con la morte
di Beatrice la sua vita era cambiata per sempre. I ricordi del passato alimentarono, per un attimo, un anelito di gioia ma, quasi allistante, la
malinconia mont e Oberto prov una stretta al cuore. Beatrice gli
mancava, avrebbe desiderato averla l. Avrebbe voluto confidarle tutte
le speranze e tutte le pene che provava.
Oberto si addorment tra le pagine del testo sacro. La luce penetr nella
stanza dalla piccola finestra rivolta a levante. Il templare si dest
allimprovviso e, aprendo gli occhi, sent la stanchezza invadere tutto il
suo essere. Ud un rumore sordo e numerosi colpi alla porta.
Messere, Conte Apronio Messere, svegliatevi!

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Oberto si avvicin alluscio.
Chi siete? chiese con curiosa apprensione.
Messere sono il siniscalco del Conte DAngi, vi prego aprite.
Il templare apr la porta e vide un giovane.
Cosa volete?
Conte, ascoltate, giunto a palazzo un uomo che chiede di voi.
Oberto allora spalanc la porta.
Chi costui?
Il siniscalco si mostr alquanto preoccupato.
Parla a stento il provenzale, ha un forte accento castigliano e dice di
essere il vostro scudiero.
Papito! Oh mio Dio! esclam il templare. Portatemi da lui.
I due uomini percorsero una serie di corridoi. Il siniscalco scelse la via
pi rapida per raggiungere la foresteria. Giunti a destinazione, Oberto si
precipit nella stanza e vide, disteso su di un tavolaccio di rovere, il suo
fido scudiero, Papito Imenez del Castillo.
Papito cosa fai qui? disse il cavaliere.
Messere Conte, sono contento di vedervi sospir, con voce roca e
flebile.
Cosa ti successo figliolo?
Unimboscata Messere.
Parla per Dio, dov Fra Giuseppe?
Uno degli uomini presenti nella stanza intervenne.
Calmatevi Conte, il ragazzo ferito, non vedete!
grave? profer Oberto.
No, state tranquillo, lho visitato. Ha bisogno di riposo. Ha cavalcato
in queste condizioni per molte ore.
Ho raccolto notizie che vi possono essere utili disse luomo accanto
al cerusico. Permettete che mi presenti, il mio nome Pierre de la
Motte, cavaliere di Provenza.
Onorato di fare la vostra conoscenza, sono Oberto Apronio Conte di
Ventimiglia.
Conosco bene il vostro nome e le vostre gesta.
I due uomini darme si spostarono in un angolo della stanza. Il cavaliere
provenzale prosegu il discorso.
Il vostro scudiero era in viaggio in compagnia dellAbate del convento
di SantOnorato. Ne eravate al corrente?

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S Messere, Fra Giuseppe mio fraterno amico. Egli aveva urgenza di
recarsi presso lAbbazia madre di Cluny. stata mia premura affidargli
la scorta del mio scudiero. Avete notizie del frate?
Sembra che i due, di ritorno dalla Borgogna, giunti nei pressi di Rousset siano caduti in unimboscata mentre attraversavano una zona isolata. Il vostro scudiero ha cercato di affrontare i banditi, ma era solo contro cinque uomini ben armati! Dopo averlo ferito, per fortuna non in
modo grave, lo hanno percosso e hanno rapito lAbate.
Rapito? Misericordia, quale razza di uomini sono? Accanirsi su un
uomo ferito rispose Oberto con rabbia, e continu: Rapire un frate,
un uomo anziano e inerme, e per quale motivo? Vogliono forse chiedere un riscatto?
Queste sono le notizie che ho raccolto dal vostro scudiero, altro non
so.
Capitano Pierre de la Motte, vi prego, ho bisogno di parlare con il
Conte Carlo.
Non preoccupatevi Messere, Carlo DAngi aveva in programma un
colloquio con voi, ancora prima dellarrivo del vostro scudiero. In tarda
mattinata sarete chiamato al suo cospetto.
Vi ringrazio Capitano. Tra le pieghe del suo viso, carico di rughe,
traspariva la preoccupazione: qualcuno ora sapeva.
Papito era ancora disteso sul tavolaccio. La ferita non sanguinava pi, il
cerusico aveva fatto un buon lavoro. Oberto si avvicin, gli strinse la
mano e guardandolo con intensit negli occhi, disse:
Come potuto succedere, amico mio?
Il ragazzo, colto dalla commozione, inizi a piangere.
Maestro ho fatto il possibile per evitare che Fra Giuseppe cadesse nelle mani dei banditi.
La sua voce fu sommersa dai singhiozzi, poi riprese a parlare.
Ho lottato con tutte le mie forze, ma quei felloni erano troppi per un
solo uomo. Due di loro hanno agguantato il frate e gli altri tre si sono
gettati su di me.
Non agitarti Papito, sono sicuro che hai fatto tutto ci che era nelle tue
possibilit. Ringrazia Dio che sei ancora vivo, avrebbero potuto ucciderti rispose Oberto, cercando di rassicurarlo. Ora riposa amico mio,
vedrai che presto ritroveremo Fra Giuseppe.

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Trascorse alcune ore, il templare fu chiamato al cospetto di Carlo I. Il
Conte era nella sala delle udienze in compagnia di Pierre de la Motte,
Oberto entr accompagnato da un servitore.
Oberto, mon frre, ho saputo del grave accaduto.
I miei saluti Conte, aspettavo da molto il tuo ritorno, la sorte beffarda.
Oberto, i miei uomini sono a tua disposizione.
Grazie, Carlo.
Hai forse motivo di sospettare chi siano costoro e che intenzioni abbiano?
Fra Giuseppe un fervido sostenitore della nostra causa, il suo appoggio vitale. Vogliono intimidirci. Pensano di poter estorcere notizie.
Capisco, ma le cose si complicano, qualcuno a conoscenza dei vostri
piani?
Temo di s! Carlo cosa puoi fare per noi?
Ho parlato con il Re. Il mio amato fratello favorevole alla vostra
proposta, ma
Oh, finalmente una buona notizia!
Dicevo che c un ma: ha intenzione di farvi unaltra richiesta. Egli
pensa sia buona cosa che i territori liguri dellestremo ponente siano
sottoposti a un controllo francese.
Vuole annettere la nostra Contea?
Diciamo che desidera il controllo del territorio e, in particolar modo,
delle flotte e dei porti tra Ventimiglia e Oneglia. Anche a Parigi giunta notizia del valore dei marinai liguri. La contea di Ventimiglia e gli
altri territori avranno libert nella gestione dei loro affari pur rimanendo
assoggettati al potere militare francese.
Oberto rest per alcuni istanti in silenzio. Osserv linterlocutore prima
di rispondere.
Sono richieste pesanti Carlo, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ti
prego, informa il tuo Re: in nome di tutto il popolo ventimigliese, io
Oberto Apronio, Conte di Ventimiglia, accetto la vostra proposta. Dora
in poi saremo legati, non solo da amicizia, ma anche da un patto di collaborazione. Ringrazia Re Luigi, che Dio lo protegga.
Oberto, Messere Pier de la Motte a tua disposizione, ti aiuter nella
ricerca del frate.
Sono commosso Carlo. Partir subito.

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Il cavaliere organizz un manipolo di soldati. Diede ordine di sellare i
cavalli e fece preparare il necessario. Poco prima di mezzod la spedizione part dirigendosi a levante. Oberto era preoccupato per la sorte
dellamico Giuseppe, la sua mente continuava a chiedersi chi fosse
lartefice del rapimento. Qualcuno sapeva e aveva parlato. Pierre de la
Motte era un cavaliere esperto. Tutti, nelle terre del Rodano, lo chiamavano Pierre il Dragone per via dello stemma che amava esibire sullo
stendardo: un drago color rosso fuoco su sfondo blu.
La spedizione ispezion i territori limitrofi. Pierre diresse le truppe nei
sobborghi e nelle vie che si allontanavano dal luogo dellagguato. Oberto lo aiut nella raccolta delle notizie. Interrog popolani, contadini e
soldati che incroci sul percorso. Giunta sera, il manipolo fu costretto a
fare sosta presso una delle tante taverne nelle vicinanze di Draguignan.
Oberto e Pierre iniziarono a chiedere informazioni ai viandanti. Conversarono, in particolare, con due commercianti galiziani provenienti da
Venezia. I due hispanici asserivano di aver incontrato cinque cavalieri
dallaria losca scortare un uomo anziano. La descrizione poteva corrispondere ai rapitori. I due mercanti erano certi di averli visti presso il
bivio che consentiva lingresso alle Gorge du Verdon. Pierre e Oberto
decisero che quella sarebbe stata la meta seguente.

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26

Nella stanza semibuia gravava un mutuo consenso. La fiamma delle


fiaccole ardeva, ma il colore vivo non riusciva a illuminare del tutto i
corpi. Le ombre erano lunghe e si univano nel ritmo del respiro. Lui era
intento a possedere ogni minimo dettaglio di lei. Stringeva tra le mani il
suo esile corpo e si muoveva senza tregua, rallentando in prossimit
dellacme, per prolungare il piacere.
Il respiro profondo pervadeva laria. Romualdo non proferiva parola,
desiderava concentrare tutto il suo essere sulle sensazioni. Jasmine
giunse al culmine, si abbandon ed emise un intenso gemito, caricando
di pathos la scena.
Si ud un colpo. La porta della stanza si apr con violenza. I due amanti,
in preda alloblio, non reagirono. Poi, impauriti, si riscossero.
Tra la luce che filtrava dal corridoio videro una sagoma umana prolungarsi sui loro corpi. Romualdo si sollev e balz in piedi, Jasmine si ripieg su se stessa e cerc di coprire le nudit. Furono solo istanti, ma
durarono unimmensit. La figura entr nella stanza con passo lento e
claudicante: allora i due amanti compresero.
Bastardo, figlio di un cane grid, con tutta la sua voce, Lapo del
Poggetto e, con fare minaccioso, tir fuori la spada puntandola in direzione di Romualdo.
E tu sgualdrina, la pagherai cara per avermi tradito sentenzi ancora,
rivolgendo lo sguardo in direzione della moglie.
Il Giudice, mosso dal forte istinto di sopravvivenza, afferr un candelabro e lo lanci contro il Capitano genovese. Lapo intu la mossa, si
scans e, con una manovra rapida, riprese posizione. Romualdo tent di
fuggire e si avvicin verso luscita. La punta della spada di Lapo lo arrest contro il muro: era spacciato, la morte gli era accanto. Lapo caric
larto per sferrare il colpo decisivo, ma, nel momento fatidico, si arrest
lasciando cadere larma. Ruot il capo in direzione di Jasmine e tent di
pronunciare alcune parole, ma cadde in avanti, sbattendo il volto al suolo. Romualdo non reag e, tra lo sfavillare della luce, vide gli occhi neri
e il corpo nudo di Jasmine. Limmagine prese forma, nella mano destra

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dellamante scorse un pugnale e allora cap. I due restarono ammutoliti,
poi Jasmine bisbigliando disse: Romualdo devi far sparire il corpo al
pi presto, o saranno guai!
Il Giudice reag, annuendo. Raccolse il corpo del Capitano e se lo pose
sulle spalle con fatica. Con passo lento si avvi in direzione del corridoio. Giunto in prossimit del varco si arrest e sentenzi:
Jasmine controlla laccesso alle scale della torre.
Lamante raccolse un lenzuolo e se lo avvolse intorno al corpo. Con fare guardingo si fece strada e si avvi alla rampa di scale che portava alla sommit della torre di ponente. Larea era deserta, lora tarda aveva
liberato la roccaforte dalla presenza di ospiti e servitori. Ritornando sui
propri passi, Jasmine si interrog sullarrivo improvviso del marito. Lo
credeva in perlustrazione con lesercito presso i confini a nord, lungo la
valle del Roja. Erano giorni che era partito e, a suo dire, sarebbe tornato
in tarda settimana. Non avrebbe voluto ucciderlo. Le circostanze in cui
si era venuta a trovare avevano mosso listinto e limpulsivit aveva
preso il sopravvento. Rientr nella stanza, scrut Romualdo e gli fece
un cenno dapprovazione. Il Giudice sostenne il corpo con sforzo.
Sincammin in direzione delle scale e inizi la salita. Giunto in prossimit della torre, laria fredda risvegli i suoi sensi. Le tenebre erano
complici, il cielo era in parte coperto da una coltre di nuvole e la luna
era gi tramontata. Romualdo si avvicin ai merli del mastio, nella porzione pi a sud. In quel punto la torre era posta in linea retta sulla collina del Capo. Il Giudice fece alcuni passi, arretr e con un balzo si diresse verso i merli. Giunto a contatto con i bastioni sollev il Capitano
e lo scaravent nel vuoto. Il corpo precipit per circa venti pertiche e
inizi a sobbalzare tra i costoni del dirupo. In prossimit di un picco
roccioso rimbalz e cadde nel punto pi a valle sulla spiaggia del Lazzaretto.

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27

Lidea che svanisse tutto, prima di giungere a compimento, lacerava


lanima di Fra Giuseppe. Non era la prigionia a preoccuparlo: si sentiva
stanco e vecchio e avrebbe voluto morire. Lo inquietava il pensiero di
non veder realizzati i propri sogni, il dubbio di non poter ammirare, anche per poco, la sua amata Ventimiglia nuovamente libera.
Sentiva sul viso laria fresca, gli occhi bendati non gli consentivano di
osservare la natura circostante. Aveva le mani legate allaltezza dei polsi. Udiva lo scrosciare dellacqua: sembrava un corso tortuoso e carico.
I banditi procedevano in circolo, ne sentiva il puzzo. Parlavano un patu molto stretto. Giuseppe riusciva a riconoscere solo alcune parole.
I rapitori erano diretti in uno dei luoghi pi impervi dellalta Provenza:
le gole del fiume Verdon. La valle era costituita da una profonda fenditura di roccia sul cui fondo scorreva il fiume. Il paesaggio era spettrale,
la luce penetrava con fatica.
A circa met della valle, il gruppo di uomini si arrest e scese dai cavalli. I banditi fecero leva ai lati di una fenditura della roccia, spostarono
un masso e aprirono un varco che immetteva in una grotta. Afferrarono
il prigioniero e lo scortarono allinterno. Uno degli aguzzini si avvicin
a Giuseppe e gli diede del pane condito con cipolle. Quello che fungeva
da capo entr nella grotta, si accost al prigioniero.
Frate sar chiaro e sincero. La vostra vita nelle nostre mani. Se collaborate non vi sar fatto alcun male, altrimenti disse con fare minaccioso.
La mia vita non mi appartiene, siamo tutti nelle mani di Dio.
Smettetela con le prediche. Ascoltatemi bene!
Il bandito inizi a spazientirsi.
Sappiamo che avete con voi alcune preziose carte, dove le nascondete?
Quali carte? Io non posseggo nulla.
Tacete!
Larcigno uomo grid, scosse per le spalle il frate e, non pago, lo percosse in viso con un ceffone. Un rivolo di sangue spunt sulla bocca.

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Fra Giuseppe non emise alcun suono: rimase fermo, pronto a riceverne
altri.
Lascer trascorrere la notte, ma domani dovrete parlare e dirci tutto
quello che sapete, ogni segreto che custodite. Le mie guardie non vedono lora di potervi mettere le mani addosso, odiano gli eretici.
Luomo si alz e diede un poderoso calcio al frate. Giuseppe si pieg su
se stesso ma continu a non proferire parola.
Eretico? La parola risuon nella mente del frate. Un bandito cos rozzo,
seppur uomo di mondo, cosa poteva sapere di eresia? Chi era costui, da
chi era manovrato? Quale mano invisibile stava muovendo le fila del
rapimento?
Pierre de la Motte era certo che i rapitori avrebbero raggiunto un luogo
isolato. La Provenza era terra posta tra il mare e i monti, le vie di comunicazione erano scarse. La zona pi impervia era localizzata lungo
lalta valle del fiume Verdon. Il manipolo di banditi si sarebbe diretto
l. Notizie certe, provenienti dalle poste del cambio dei cavalli, avevano
segnalato la presenza di foresti allimbocco delle Gole: il racconto dei
due commercianti galiziani era stato confermato. La milizia provenzale
sincammin per la mulattiera che portava al Verdon e, sopraggiunta in
prossimit della gola, si avvi allinterno. Una leggera pioggia autunnale avvolgeva tutto il paesaggio. La temperatura scese. Fra Giuseppe non
riusc a prender sonno per tutta la notte: il freddo e lidea che tutto svanisse inquietarono il suo animo. Giunse lalba, la luce rischiar la fredda valle. I due banditi di guardia si destarono dal sonno. Il pi anziano
apr il tascapane e tir fuori una piccola forma di pecorino. Prese dalla
cintola un coltellaccio e ne tagli una larga fetta irregolare. Raccolse
dalla saccoccia un tozzo di pane secco, agguant un fiasco di vino e si
diresse nella grotta. Fra Giuseppe si era appisolato.
Il bandito entr nel nascondiglio e sferr una pedata al frate. Giuseppe
si svegli e strinse i denti. Laguzzino lo incalz: Frate della malora,
svegliatevi! Vi ho portato la colazione.
Il frate apr gli occhi e rispose: Non ho fame.
Luomo, ben contento, infil la fetta di formaggio nella bocca e, uscendo dalla grotta, pronunci alcune parole incomprensibili. Trascorsa una
buona mezzora, giunsero nei pressi della grotta gli altri tre banditi. Il
capo chiese ai due che avevano montato la guardia, come fosse trascorsa la nottata. Il pi giovane rispose: Bene, non si mosso di una spanna.

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Egli annu e poi entr nella grotta. Si avvicin al prigioniero, si pieg
sulle gambe e gli si sedette vicino. Allora frate, avete meditato questa
notte? Dio vi ha forse fornito buoni consigli? lo interrog con un ghigno. Il frate alz la testa senza rispondere. Il bandito prosegu: Avete
di certo qualcosa da dirmi, vero?
Il frate continu a restare in silenzio.
Dove sono le carte che nascondete? Poi aggiunse, con voce forte e
imperiosa. Rispondete!
Messere, io non nascondo alcunch. Sono un umile frate in viaggio di
ritorno dalla congregazione madre. Non so cosa voi intendiate!
Sul viso del bandito si accese la rabbia.
Come osate mentire! Vi giuro che parlerete. Oh, se parlerete!
Laguzzino si alz di scatto e usc dalla grotta. Limpeto con cui emerse
dal buio fu tale che i compagni, nel vederlo in quelle condizioni,
simpaurirono.
Quel maledetto frate non vuole parlare, dategli una lezione!
I quattro armigeri entrarono nella spelonca e agguantarono il frate trascinandolo allesterno. Lo strattonarono e lo condussero in direzione
del fiume. La luce inond le pupille di Giuseppe. Lo sciabordare del
fiume divenne sempre pi fragoroso. Gli uomini e il frate si spostarono
sul greto. Lacqua era impetuosa e si mostrava livida tra gli spruzzi di
schiuma. I banditi spinsero il monaco cercando di avvicinarlo alla corrente. Il prigioniero ruzzol sul terreno e urt con violenza le membra,
lacerando la stoffa della tonaca. Emise un mugolio e si pose unaltra
volta in piedi: le sue ginocchia sanguinavano. Gli aguzzini riuscirono a
giungere in prossimit dellacqua. Uno di loro agguant il saio del frate
e url:
Bastardo di un vecchio, allora vuoi parlare?
Giuseppe rest in silenzio. Due di loro afferrarono il prigioniero e gli
immersero la testa nel fiume. Il frate inizi a dibattersi nel tentativo di
riemergere, ma i suoi sforzi furono vani. Dopo un breve periodo lo sollevarono. Con gli occhi strabuzzati e il respiro aspro, Giuseppe cerc di
aspirare aria per ridurre il senso di soffocamento. Uno dei banditi avvicin il viso e gli sussurr: Dammi ascolto, ripensaci, il prossimo bagno potrebbe essere lultimo.
Il frate mosse la testa e fece un cenno di rifiuto. Nostro fratello ha ancora sete! sentenzi il bandito che si era avvicinato.

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Giuseppe fu di nuovo immerso nelle gelide acque del fiume Verdon.
Inizi a dimenarsi nel tentativo di portare la testa in superficie. I due
armigeri lo pressarono con forza. Il frate pens che fosse giunta la fine
dei suoi giorni, si lasci andare. Si ud un sibilo, e ancora un altro. Giuseppe avvert la stretta allentarsi. Con naturalezza, per mezzo della
spinta dellacqua, il suo corpo ritorn in superficie. Tir su la testa ed
emerse, laria entr nei polmoni. Apr gli occhi e vide la superficie tinta
di porpora. Guard di lato e scorse i due banditi: il primo immobile, riverso sul torace; il secondo, immerso nellacqua, con la bocca colma di
sangue. Sulle prime, non comprese bene laccaduto. Poi cap e allora si
chiese:
Dove saranno gli altri due?
Si volt di scatto e li vide intenti a combattere sul greto del fiume. Cosa
stava succedendo? Not la presenza di numerosi uomini armati e, pi in
l, vide giungere altri soldati. Il frate si adagi sulla sabbia. Vide due
sagome avvicinarsi: avevano un aspetto signorile e ud una voce familiare:
Giuseppe, Giuseppe, vecchia quercia, come ti senti?
Oberto? Era la sua voce, cosa ci faceva l? Sgran gli occhi, cerc di
mettere a fuoco il viso e riconobbe lamico. Fu colto dalla commozione,
alcune lacrime bagnarono le sue guance. Oberto lo afferr e lo strinse a
s. I banditi furono disarmati e condotti sulla mulattiera. I soldati accesero un fuoco, le vesti del frate furono messe ad asciugare. Oberto avvolse il corpo di Giuseppe nel suo mantello di lana. Lanziano abate fu
rifocillato con cibo e vino.
Giuseppe, con voce flebile, parl: Oberto ho creduto che queste fossero le mie ultime ore, ma non ho avuto paura della morte.
Io ho pensato al peggio. Ho visto come hanno conciato il mio scudiero.
Chi sono coloro in tua compagnia?
Sono gli uomini del Conte di Provenza. Ti presento la loro guida, il
capitano Pierre de la Motte, uomo fidato di Carlo DAngi.
Giuseppe si volt in direzione del Capitano e inchinando il capo disse:
Messere, vi sono grato per tutto quello che avete fatto. I vostri uomini,
oltre a salvare la mia vita, hanno aiutato una nobile causa. Ringraziate il
Conte DAngi. Dio vi protegga.
Allora Oberto esclam: Sarai tu a porgli i ringraziamenti. Tra non
molto ripartiremo per Aix.

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Ma io devo tornare a Lerino!
troppo pericoloso, sei bersaglio del nemico. Cosa volevano quei figli di cagna?
Sono a conoscenza di molte cose, parlano di eresia e altre fandonie.
Mintendi? Qualcuno molto in alto li ha mossi contro di me.
E tu vorresti tornare a Lerino? No, caro amico, rimarrai al sicuro in
Provenza nel maniero del Conte Carlo. L potrai, in ogni modo, guidare
il nostro progetto. Ho una bella notizia: il Re di Francia verr in nostro
soccorso. Presto avremo un esercito armato.
Non stai scherzando vero?
No frate, ogni tanto un raggio di sole colpisce anche i nostri cuori.
Gli uomini del capitano Pierre de la Motte torchiarono a dovere i banditi e il loro capo. I due sottoposti farfugliarono poche informazioni mentre il capo, pi maldestro, cerc di inventarsi una storia per coprire la
verit. Non fu creduto. Avrebbe parlato con le giuste maniere una
volta rientrati ad Aix en Provence.

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28

La notizia del ritrovamento del corpo del capitano Lapo Del Poggetto si
sparse in tutta la contea di Ventimiglia. Il giudice Romualdo fu svegliato da un luogotenente genovese.
Morto? E dove? chiese Romualdo, con finto stupore.
Messere Giudice, alcuni pescatori hanno ritrovato il corpo del Capitano presso la spiaggia del Lazzaretto.
Cosa pu essergli successo?
Abbiamo chiamato il beccamorto. Ha raccolto le spoglie del Capitano
e mi ha confidato che il corpo presenta segni di caduta e una ferita sul
torace.
Ferite? Caduta? Cosa state dicendo? incalz il Giudice, con maggior
enfasi.
Penso che il Capitano sia stato oggetto di un agguato. Forse stato
pugnalato e poi gettato gi dal dirupo. Ha gambe, braccia e testa fracassate.
Avvisate subito la Guardia cittadina: il capitano Cecco della Volpe
deve essere informato. Date ordine ai vostri armati di presidiare tutta la
citt.
Il Giudice, congedato il luogotenente genovese, si vest e usc dirigendosi nella sala di rappresentanza. Il Consiglio dei Nobili fu convocato
con urgenza. Romualdo forn notizie dettagliate. Decret la necessit di
attuare indagini per scovare e catturare i colpevoli del tragico omicidio.
Chiese, e ottenne, in assenza della Reggente, maggiori poteri. La contessa della Ghirlanda fu informata dellaccaduto. Le furono notificate le
decisioni deliberate dal Consiglio. La notizia addolor la nobile donna.
Lapo Del Poggetto aveva condiviso molto con Rosanna Spinola. Pens
di fare ritorno a Ventimiglia, ma poi, soppesando meglio la situazione,
decise che era giunto il momento di chiedere udienza al Doge di Genova. Sul calar della sera arriv a Palazzo Rosso, nella porzione fortificata
di Genova. Il Doge aveva terminato una lunga discussione con i suoi
consiglieri. Da molto tempo progettava unazione di disturbo nei confronti della marina mercantile Pisana. Era alla ricerca del Casus Belli

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per iniziare le ostilit nei confronti della storica nemica. I consiglieri e i
suoi luogotenenti scoraggiavano unimmediata azione nei confronti del
nemico. Il Doge non voleva darsi pace e raccoglieva informazioni per
un eventuale pretesto. La contessa della Ghirlanda attese per breve
tempo nella stanza che immetteva nella sala del consiglio. Il siniscalco
la salut con un inchino e la introdusse alla vista del Doge. Boccanegra
vedendola entrare, le venne incontro allargando le braccia.
Rosanna, benvenuta a palazzo!
Lei si avvicin e chin il capo in segno di rispetto. Il Doge le afferr la
mano e aggiunse:
Quali notizie mi portate dai confini della Repubblica? Illustrissimo
Doge vorrei dirvi che ogni cosa al suo posto ma Ma Contessa,
cosa succede, ancora ribellioni? rispose il Podest, con fare accigliato.
accaduto un fatto grave, gravissimo!
Sedetevi e parliamone con calma.
Il viso del Doge assunse unaria preoccupata.
Il capitano Lapo Del Poggetto stato assassinato.
Lapo assassinato? E da chi?
Sul viso del Doge scese lo stupore.
Le notizie che ho raccolto sono frammentarie, il corpo stato ritrovato
presso una spiaggia. Non conosciamo ancora il colpevole. Cosa succede Rosanna. Quel maledetto borgo continua a dare problemi alla Superba! Credevo che in citt regnasse tranquillit e, invece, sono costretto a udire, dalla vostra bocca, che uno dei miei migliori capitani, un valoroso soldato, ha trovato morte in quel remoto lembo di terra!
La contessa sbianc: la reazione del Doge la colp.
Illustrissimo Doge, sar fatta giustizia, la citt ora sotto assedio. Tutte le vie di comunicazione, tutte le zone strategiche, sono controllate a
vista dai nostri uomini.
Rosanna dovete agire al pi presto. Ho bisogno che portiate ordine nel
ponente. Non deludetemi, ho ancora stima.
Non diffidate, sar ancora pi spietata con i ventimigliesi. Condurr le
indagini sulla morte del Capitano e vi giuro, scover i colpevoli.
Allora andate, agite e inviatemi notizie al pi presto.
La notizia della morte di Lapo Del Poggetto aveva creato scompiglio
nei piani del Doge. Lavamposto genovese doveva fungere da deterrente per porre un freno alla potenza francese. Il Doge desiderava avere via

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libera per attuare la distruzione di Pisa. Per giungere a questo fine aveva tessuto una forte e consolidata relazione con il papato. Temeva la
potenza provenzale e, in particolar modo, il Re di Francia. La conquista
di Ventimiglia aveva assunto una valenza strategica. Tutto stava vacillando. I consiglieri e i luogotenenti non lo assecondavano nel progetto e
ora, anche la fidata contessa tradiva le sue attese. Non voleva pi attendere, urgeva una soluzione: Pisa doveva capitolare.

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Anno Domini 1263

I portoni della Curia si aprirono. Il cavallo, un giovane pezzato, entr


nel cortile e si arrest in prossimit delle stalle. Frate Bruno smont
dalla sella. Due chierici si sorpresero nel vedere il frate domenicano
giungere a cavallo: non era usuale per gli uomini in abito talare. Ma
Bruno, oltre a essere malato di tisi e quindi impossibilitato a spostarsi
per mezzo delle proprie gambe, possedeva uno spirito particolare. Il segretario del Cardinale si affrett a scendere le scale che portavano agli
appartamenti e, con fare deciso, disse:
Fratello Bruno benvenuto nella nostra diocesi! Non vi aspettavo!
Pace a voi segretario, sono qui con urgenza per conferire con sua Eminenza il Cardinale rispose con tono solenne.
Il Cardinale Enrico occupato nei suoi uffici, non credo che possa ricevervi.
cosa molto urgente! Per amor di Dio, avvisate il Cardinale che ho
notizie della Rosa e della Croce.
Rosa? Croce? Cosa state dicendo?
Ripetete queste parole a sua Eminenza e vedrete che capir!
Il segretario rest per un attimo interdetto, poi raccolse i pensieri e, girando sui propri passi, si diresse unaltra volta per le scale da cui era
sceso. Frate Bruno si avvicin al pozzo posto al centro del cortile e raccolse dellacqua per rinfrescarsi. Non trascorse molto tempo. Il segretario, in tutta fretta, ritorn in cortile e disse: Sua Eminenza vi attende
nel proprio alloggio, seguitemi.
Il frate calabrese non aggiunse nulla. Il viso sillumin e una sorta di
ghigno apparve sulle sue carnose labbra. Il tragitto costrinse i due uo-

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mini ad attraversare una serie di sale sontuosamente arredate. Bruno
pens tra s che il Cardinale non se la passava molto male. La Curia era
simile, per imponenza e sfarzosit, ai palazzotti dei conti al servizio del
Re. Il segretario accompagn il frate di fronte alla porta dingresso dello studio del Cardinale e, rivolgendogli un inchino, lo introdusse
nellalloggio. Enrico da Susa era assiso al centro della stanza. Alz gli
occhi da unenorme bibbia miniata posta su un lussuoso leggio di legno. Il frate entr e si pose in ginocchio davanti allalto prelato. Alzatevi frate, vi prego. Il frate obbed.
Spero che la vostra urgenza abbia motivazioni valide! aggiunse Enrico da Susa, puntando lo sguardo.
Vostra Eminenza, se non fosse urgente e seria la questione, non mi sarei mai permesso di disturbarvi nei vostri uffici rispose, con ossequio.
Parlate Bruno, avete notizie degli eretici?
Il frate rest in silenzio scrutando il viso del Cardinale, poi raccolse un
lungo respiro e disse:
Vostra Eminenza, ho tentato di fermare il principale artefice del misfatto: lAbate di Lerino, quel Giuseppe frate cluniacense. Desideravo
estorcere una confessione e, ancor pi, poter recuperare i documenti
blasfemi che danneggiano la nostra Santa Chiesa. Cardinale, vi ero quasi riuscito, ma
Ma cosa? esclam Enrico, con voce interrogativa.
Purtroppo il maligno, ancora una volta, intervenuto. subentrato un
imprevisto, il frate stato liberato da una guarnigione darmati giunti in
suo soccorso.
Armati? Cosa dite Bruno, quali soldati possono muovere in favore di
un insignificante abate?
Armati e cavalieri di Carlo I DAngi.
Francesi?
S, guidati da quel templare.
Oh mio Dio, mio Santissimo Signore, la questione assai grave. Avevo gi manifestato al Sommo Pontefice i particolari della faccenda e le
ripercussioni su uneventuale manipolazione di quelle false carte, ma
ora
Il Cardinale sinterruppe per un attimo e poi prosegu.
Ma ora la Chiesa nei guai. La Francia appoggia la menzogna, non
posso credere che Re Luigi IX, uomo cos pio, sia a conoscenza di tali
trame. Forse il fratello Carlo agisce a sua insaputa.

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Cardinale sono sicuro che Re Luigi uomo devoto e fedele alla Chiesa. In Provenza la voce popolare sostiene che lorigine della dinastia
Merovingia nasca da Cristo per mezzo della Maddalena. I falsi miti
fanno gola a chi tenta, con mezzi politici e militari, di raggiungere scopi
a noi sconosciuti.
Il Cardinale rest in silenzio, poi con fare meditabondo inizi a passeggiare nella stanza e rivolgendosi al frate disse: Cosa pensate di fare ora?
Mia Eccellenza, mi rimetto alla vostra volont!
Dovr interpellare il Santo Padre. Dovremo agire con forza. Chiederemo aiuto ai nostri alleati. Datemi pochi giorni: se Urbano IV accorder i miei intendimenti, presto dovrete partire per Genova.
Eccellenza sono a vostra completa disposizione!
Il Cardinale Enrico da Susa appariva molto turbato dalle pessime notizie che il suo fidato uomo aveva recapitato. In cuor suo non aveva dato
molto peso alla presunta eresia. Era fiducioso che frate Bruno avesse
risolto il problema. Ora non poteva pi nascondere la gravit al vicario
di Pietro. Solo Urbano IV poteva decidere per uneventuale richiesta
daiuto. La Chiesa era in pericolo, Enrico doveva agire subito.

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Questa terra non mi merita! pens, con insistenza, la contessa della


Ghirlanda giungendo con la sua carrozza in prossimit delle mura di
Ventimiglia. Un fiume di pensieri continuava a invadere la sua mente.
Ho dato molto per portare ordine, rigore e rispetto a tutto il popolo,
nobili, villani e poveri. E vengo ripagata in questo modo! Era furibonda, non riusciva a capacitarsi dellinsolenza che la contea di Ventimiglia continuava ad avere nei suoi confronti: prima il tragico benvenuto
che per poco non la uccideva, poi la tentata ribellione sedata con fatica,
e adesso luccisione del fidato collaboratore, delluomo che laveva affiancata nel lungo peregrinare tra gli empori genovesi. Ora basta, non
poteva e non voleva pi tollerare un simile affronto. Doveva, a costo di
rendere in schiavit tutta la popolazione, far capire a chi non aveva ancora inteso, che era Genova a comandare in quel lembo di terra.
Giunse a palazzo, si affrett e richiese la presenza del giudice Romualdo. Il Rosso usc dalle sue stanze e attravers il lungo corridoio che lo
separava dagli appartamenti della Reggente. La sera era ormai giunta e
il chiarore delle fiaccole illuminava langusto percorso. A ogni passo
lansia montava: sarebbe riuscito a celare ogni minimo segno delle proprie colpe? Entr nella sala delle udienze ed esclam:
Mia Contessa, bentornata!
Entrate Giudice.
Romualdo percep il tono della voce e cap allistante quale poteva essere lumore della Reggente. Senza esitare, inizi a riportare le informazioni relative al ritrovamento del corpo del capitano Lapo. La contessa Spinola ascolt tutti i particolari che il Giudice sciorinava con la
solita parlantina e rest impassibile; il viso mostr solo un accenno di
reazione quando il giudice inizi a descrivere le condizioni in cui era
stato recuperato il corpo. Nella stanza cal un silenzio irreale. Rosanna
punt gli occhi in direzione di Romualdo e chiese: Avete arrestato i
colpevoli?

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Il viso del Giudice sinfiamm. Sulle prime tent di balbettare qualcosa, la bocca simpast di saliva e con difficolt riusc a emettere un
suono.
La contessa osservando la scena si infuri e inizi a inveire contro il
Giudice. La tensione nella stanza mont. Il Giudice pens: finita
poi, listinto di sopravvivenza gli diede coraggio e cerc, con i giusti
modi, di trovare una spiegazione.
Contessa avete tutte le ragioni a essere irritata. La perdita del valoroso
Capitano ha addolorato anche me. Dovete sapere che, sin dal primo
momento, ho dato disposizioni chiare per la ricerca dei colpevoli. La
citt stata messa alle strette, ora assediata da tutte le truppe. Stiamo
svolgendo le indagini del caso e il capitano Cecco della Volpe, insieme
ai suoi fidati uomini, sta torchiando con ogni mezzo i principali personaggi in odore di ribellione per carpire ogni minimo sospetto. Vi prego,
credetemi, stiamo operando per catturare i responsabili e vi assicuro che
presto troveremo chi si macchiato di questorribile misfatto.
Le parole del giudice non convinsero la Reggente. Rosanna cap che
aveva bisogno di infondere fiducia intorno a s. Era importante rendere
le azioni concrete. Pens di coinvolgere il giudice Romualdo e lo nomin responsabile delle indagini. Rosanna Spinola della Ghirlanda doveva temporeggiare, non poteva mostrarsi debole e non poteva pi
chiedere rinforzi al Doge: avrebbe perso prestigio e autorevolezza nei
confronti delloligarchia genovese che molto si aspettava. Decise di utilizzare uomini e mezzi a disposizione. La sua astuzia li avrebbe guidati
per raggiungere gli obiettivi che si era prefissata.

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La buona stagione era arrivata. Le campagne e le colline che si estendevano intorno alle mura fortificate di Aix en Provence avevano assunto colori radiosi. Una distesa viola ondeggiava lievemente nei campi: la
lavanda era fiorita, giugno era alle porte. I mesi freddi erano trascorsi.
Giuseppe e Oberto, ospiti del Conte DAngi, avevano passato insieme
buona parte della stagione. Era stato come ritornare nel passato, negli
anni acerbi della giovent. I due amici si erano impegnati nella preparazione dellazione armata che avrebbe riportato la libert a Ventimiglia. Carlo DAngi, per mezzo del fidato Pierre de la Motte, aveva assicurato la presenza di un cospicuo numero di armati. La Francia avrebbe partecipato di riflesso alla liberazione della contea di Ventimiglia.
Gli armati francesi non erano sufficienti a sconfiggere la Repubblica di
Genova. La Superba avrebbe schierato la sua arma migliore: la marina
militare. La potenza marinara contava su una flotta di primordine presente in tutto il bacino settentrionale del mar Tirreno. Oberto era cosciente del pericolo. Intrattenne molte discussioni, anche accese, con
lamico Giuseppe sulla necessit di richiedere un appoggio valido di
una potenza straniera. Ma chi avrebbe mai avuto interessi tali da schierarsi a favore di una piccola contea ligure? Oberto conosceva Pisa e
della piccola Repubblica marinara ammirava laudacia. La citt toscana
aveva empori in molti territori costieri del Mediterraneo. Molte navi
mercantili pisane solcavano periodicamente il Tirreno e si spingevano
anche in regioni dove la supremazia genovese era di casa. Genova non
permetteva a nessuno di aprire empori commerciali. Le navi mercantili
pisane, con frequenza, subivano attacchi da parte della marina militare
genovese. Pisa pativa perdite di uomini, navi e merci. Oberto desiderava fare breccia nel malcontento e sperava di offrire una nuova opportunit di riscatto. Se Pisa avesse inviato una flotta armata le sorti
dellattacco avrebbero assunto contorni pi solidi. Restava da definire
lattacco armato sul campo. La milizia messa a disposizione dal Re di
Francia non era sufficiente. Lazione aveva lobbligo di essere guidata

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con intelligenza. La citt doveva essere espugnata. Lesercito del Conte
di Ventimiglia richiedeva uomini e mezzi. Giuseppe aveva incontrato
Fra Guglielmo da Parigi postulando la necessit di ricevere un cospicuo
aiuto finanziario, come contributo alla causa ventimigliese. La Confraternita tardava a dare risposte esaurienti ed era indispensabile che qualcuno avviasse contatti per definire, come, e quando, laiuto potesse
giungere a destinazione. Il rapimento di Giuseppe aveva compromesso
la sua gi precaria salute. Gli uomini di Pierre de la Motte erano riusciti, con mezzi coercitivi, a estorcere notizie frammentarie agli aguzzini.
La principale responsabile del rapimento era la Chiesa: una non ben definita entit ecclesiastica aveva reclutato e pagato i banditi. Ora molti
sapevano: la Rosa e la Croce non erano pi un segreto inviolabile. Presto qualcuno avrebbe mosso per far tacere chi era al corrente della verit.
Oberto convinse Giuseppe. Un suo ulteriore viaggio era improponibile
e anche un eventuale ritorno presso lAbbazia di Lerino lo avrebbe esposto a pericoli. La salute malferma non lo avrebbe sostenuto. Era necessario che Giuseppe continuasse a soggiornare ad Aix en Provence
sotto al protezione del Conte Carlo I. Oberto aveva bisogno di uomini
validi e ben preparati. Solo un esercito ben pagato, un esercito costituito
da soldati di ventura, avrebbe assolto con dedizione e impegno il suo
compito. I fondi promessi a Giuseppe dalla Confraternita dovevano
giungere al pi presto. Il reclutamento di uomini in arme non era cosa
semplice. Chi avrebbe potuto raggiungere lemissario della Confraternita per assicurarsi che laiuto economico giungesse a destinazione? Il
cavaliere templare pens che luomo pi fidato in grado di svolgere una
mansione cos pericolosa e importante fosse uno solo: Papito Imenez
del Castillo. Giuseppe e Oberto decisero il da farsi. Labate di Lerino
avrebbe svolto una funzione di collegamento e preparazione. Con
laiuto del capitano Pierre de la Motte si sarebbero organizzati i piani
per lattacco armato. Con la buona stagione Oberto sarebbe salpato dal
porto di Marsiglia alla volta di Pisa. Papito avrebbe mosso alla ricerca
di un nuovo contatto con la Confraternita.
Giuseppe sollev un dubbio. Tutto il castello organizzativo che li portava allo scontro con il nemico genovese avrebbe retto senza un concreto appoggio della popolazione ventimigliese? Era importante anche un
coinvolgimento della cittadinanza. Ma chi poteva essere la persona fi-

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data cui affidare un compito cos delicato? Ardissone era stato giustiziato, del notaio Del Coli non si avevano pi notizie. Lunico ad apparire insospettabile era Francesco Basso. Urgeva un contatto con il ragazzo. Oberto e Giuseppe volevano utilizzarlo per far nascere un moto di
resistenza. Francesco avrebbe coinvolto la popolazione. I due amici
prepararono una missiva e con laiuto di un messo provenzale fornito
dal capitano Pierre De la Motte la indirizzarono a un amico comune:
Blaise, il venditore di spezie. Blaise lavrebbe recapitata a Francesco in
una delle sue numerose visite alla Contea. Il sogno di libert, ora pi
che mai, iniziava a prendere forma. Lesito positivo avrebbe richiesto
impegno, coraggio e fortuna.

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Il Papa aveva deciso. Urgeva unazione energica per contrastare il


complotto ordito nei confronti della Chiesa. Enrico da Susa si era presentato al cospetto del Pontefice e aveva esposto tutta la vicenda non
tralasciando nulla. Il Papato non era scevro da questo genere di attacchi.
In passato erano gi accaduti eventi infelici. Nella memoria di molti era
ancora viva leresia dei Catari. Il predecessore di Urbano IV aveva dovuto frenare il tentativo di sovvertimento utilizzando la forza. Il nuovo
Papa non aveva esitato un attimo. La presunta eresia doveva essere sedata sul nascere. Il Pontefice aveva bisogno di un alleato in grado di realizzare con tempestivit lazione di repressione. Un amico fidato era il
Re di Francia, Luigi IX, ma la particolare situazione rendeva difficile il
suo intervento. Le notizie trapelate e raccolte da frate Bruno da Cosenza segnalavano il coinvolgimento di alcuni cavalieri provenzali. Forse
la nobilt vicina al Conte Carlo I DAngi, fratello del Re di Francia,
tramava alle sue spalle.
Nei territori dove si era sviluppato il complotto eretico era presente
unaltra forza: la Repubblica di Genova. Da sempre fedele al Papato,
esprimeva la vivacit della nobilt mercantile. Aveva partecipato alle
crociate beneficiando della stima della Santa Sede. La Repubblica ligure avrebbe sfruttato la richiesta daiuto come pretesto per conseguire
favori economici e nuovi territori su cui espandere legemonia. Il Pontefice prepar una richiesta formale. La Chiesa era in pericolo e Urbano
IV chiedeva a una repubblica oligarchica cristiana un motivato sostegno. Il Papa decise di inviare un emissario di fiducia e, su indicazione
del Cardinale Enrico da Susa, scelse Frate Bruno da Cosenza. Il Frate
domenicano era uomo fidato e possedeva le ragionevoli capacit per
argomentare al Doge di Genova la deplorevole situazione che si stava
delineando. Genova doveva agire con unazione armata. Il problema
doveva essere estirpato alla radice. Enrico da Susa giunse a Ostia di ritorno da Roma e di gran fretta fece convocare il frate inquisitore.
Eminenza, mi avete fatto chiamare? Eccomi sono a vostra completa
disposizione disse il frate calabrese, con molta riverenza.

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Frate Bruno, ascoltate, il Santo Padre stato informato da me in persona sugli sviluppi della presunta eresia. Ha convenuto che la situazione stia prendendo una piega imbarazzante. Non volendo ricorrere in seguito ai ripari, ha deciso che gli eretici debbano essere scovati. necessario purificare il mondo dalla parola blasfema. Su mio umile consiglio,
Urbano IV ha stabilito di richiedere aiuto alla Repubblica di Genova.
Un emissario papale dovr consegnare, con urgenza, questa bolla autografa in cui si richiede un aiuto formale. La missione di massima segretezza. Frate Bruno, il Papa vi ha delegato e ha disposto che siate voi
a recapitare il documento. Da ora in avanti sarete una diretta appendice
del Vicario di Cristo e con laiuto di Dio, che sono certo vi protegger,
riuscirete a portare a compimento il vostro incarico.
Il frate prov unintensa emozione e rispose con difficolt alle parole
del Cardinale: Vostra Eminenza sono onorato: oggi stesso partir alla
volta di Genova.
E fu cos. La servit del Cardinale prepar lequipaggiamento utile per
un viaggio di tale portata. Fu scelto un cavallo giovane e forte, si predisposero delle vettovaglie e una scorta di acqua. Enrico da Susa consegn la bolla al frate. Bruno raccolse la sottile pergamena tra le mani e la
strinse con cura tra i polpastrelli, quasi fosse la reliquia di un Santo. Gli
occhi del frate si posarono sul sigillo in ceralacca color vermiglio che
era posto sul lembo esterno della bolla. Era la prima volta che vedeva e
sfiorava un oggetto cos prezioso e un leggero fremito aggred le sue
dita ossute. Le giornate di fine maggio erano luminose e il profumo di
primavera riempiva tutta laria. Bruno salut il Cardinale. Enrico da
Susa gli impart la solenne benedizione. Si spalancarono le porte della
Curia e il frate part per la sua missione.

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La stanza era enorme, e il letto anche: non aveva mai dormito in un talamo cos suntuoso. Il sonno non mont, il pensiero era fisso su Papito:
sarebbe stato allaltezza del compito? Oberto si rigirava inquieto in quel
letto cos nobile. Non era abituato a cos tanta comodit.
Il dubbio gremiva i pensieri: Papito era giovane e valoroso, un buon
soldato. Aveva due debolezze, solo due, ma forti e radicate. Oberto doveva fidarsi, Papito ormai era un uomo. Aveva combattuto al suo fianco
in terra dEgitto, lo aveva accompagnato nella prigionia e adesso lo seguiva in questa nuova impresa. S, doveva fidarsi, non avrebbe compromesso tutto per una sottana o un cosciotto di maiale. Era ora di premiare Papito: il giovane spagnolo aveva loccasione di diventare cavaliere. Non vi era miglior luogo per assolvere tale ricompensa, di sicuro
Carlo I avrebbe capito limportanza. Con le prime luci dellalba avrebbe agito. Doveva parlare con Papito, renderlo un vero uomo, un cavaliere al servizio della libert.
Lestate era alle porte e il primo caldo era arrivato. In una stanza del
maniero posta a nord, nel luogo pi fresco, Oberto incontr il giovane
scudiero. Papito giunse con solerzia allincontro. Oberto da molti anni
era padre, padrone, amico e confidente. In lui il giovane spagnolo vedeva la guida della propria vita. La solennit dellinvito caus esitazione nello scudiero. Oberto lo attendeva seduto sopra un comodo scanno.
In mano aveva una coppa ricolma di vino. Papito entr a passi piccoli e
si pose dinanzi al cavaliere.
Siediti Papito, ti prego disse Oberto con voce decisa.
Desideri una coppa di vino?
No, messere, vi ringrazio. Il giovane si accomod su uno sgabello a
lato del templare.
Figliolo, in queste settimane, in questi mesi cos movimentati, non abbiamo avuto modo di conversare. Oberto fece una pausa e poi rischiar la voce. Credimi, le lunghe chiacchierate, i tuoi racconti e le tue avventure amorose mi sono mancate. Siamo insieme da molti anni. Tu sei
cresciuto al mio fianco.

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Messere, io vi devo tutto. Senza i vostri consigli e senza i vostri insegnamenti non sarei qui adesso.
Ragazzo ora, dopo tutte queste peripezie e, soprattutto, dopo avermi
dimostrato coraggio e fede incondizionati, penso che sia giunto il momento che tu possa essere ricompensato.
Io ricompensato? Per cosa e come?
Ti devo affidare una missione importante. La realizzazione cruciale
per la causa che stiamo sostenendo. Ho fiducia in te e so che non mi deluderai.
Una missione, quale onore messere! La felicit per la notizia pervase
ogni fibra del giovane spagnolo.
Dovrai partire al pi presto. Nel corso del viaggio attraverserai i territori francesi per raggiungere la citt di Parigi.
Parigi? Messere e quanto dista?
Molte giornate di cavallo, penso dalle dieci alle quindici.
Ma per fare cosa?
Papito, ti prego, non essere precipitoso come tuo solito, lasciami parlare rispose il templare, con tono risentito.
Dicevo, una volta nella citt, dovrai andare alla ricerca di un uomo,
per la precisione un prelato. Avrai un salvacondotto con tutte le credenziali. Una lettera daccompagnamento ti permetter di avere udienza.
un uomo molto importante, da lui dipende la sorte dei nostri sogni.
Oberto riprese il tono pacato:
Dovrai convincerlo ad agire al pi presto, abbiamo bisogno del suo
aiuto per assoldare truppe. un compito impegnativo e rischioso, ma so
che puoi farcela.
Papito rest in silenzio e ascolt il Magister.
Papito ho altre novit che ti riguardano!
Ora lespressione di Oberto assunse un carattere gioviale.
Presto chieder al Conte Carlo un premio. Limpegno e la dedizione
con cui hai servito la causa del Re di Francia non sono pari a nessuno.
Anche tu eri presente a El Mansura e anche tu hai tentato, con ogni
mezzo, di salvare dalla morte Roberto I dArtois. La Francia in debito
con noi.
Cosa volete dire, Messere, di quale premio parlate?
Linvestitura!
Il giovane scudiero allarg gli occhi, lincredulit anim il suo viso.

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S Papito, chieder al Conte DAngi linvestitura a cavaliere, te lo
meriti.
Papito si alz di scatto e singinocchi davanti al templare, gli afferr la
mano e la baci in segno di ringraziamento. Oberto continu a parlare.
Tuo padre sar orgoglioso. Quando tutto sar finito e potrai tornare
nella tua amata terra, sarai un valoroso cavaliere. Gli occhi del Magister mostrarono commozione nel pronunciare quelle parole cos cariche
di solennit. Il templare conosceva Papito meglio di chiunque altro al
mondo e in cuor suo provava del bene.
Nei giorni seguenti Oberto incontr il Conte Carlo. Defin nei minimi
particolari tutti i dettagli.
Il Conte di Provenza cap limportanza che rivestiva la missione e acconsent: Papito sarebbe diventato cavaliere. Oberto era felice: ancora
una volta lamico Carlo gli aveva dimostrato affetto e comprensione. La
cerimonia dinvestitura fu organizzata personalmente da Oberto. Sarebbe stata semplice e decorosa, consacrando la realizzazione del sogno
cui Papito aspirava da sempre. Ogni cavaliere, prima di ricevere
linvestitura, doveva acquistare lequipaggiamento: un buon cavallo che
potesse permettergli agilit e resistenza nel corso dei combattimenti; un
armamento adeguato, costituito da una spada forgiata di nuovo con un
taglio affilato; unarmatura completa di tutti gli accessori: elmo per proteggere capo e viso, una cotta di maglia di ferro per il torace, le braccia
e parte del bacino e uno scudo di metallo rivestito di cuoio per parare i
colpi del nemico. Papito non possedeva nulla di tutto ci e senza laiuto
di Oberto non avrebbe mai potuto acquistare loccorrente per diventare
cavaliere. Il Magister, daltra parte, era da molto tempo lontano dal suo
fondo e non aveva moneta utile per un acquisto cos importante. Il templare possedeva un solo oggetto di valore, un ricordo che aveva una valenza affettiva inestimabile. Nel quarto dito della mano sinistra portava
la fede nuziale. Rappresentava il legame con lamata moglie. Era un
anello doro massiccio che montava tre pietre dure di color azzurro. Il
suo
valore avrebbe
colmato
le
spese
per
lacquisto
dellequipaggiamento utile a Papito. Oberto non ci pens molto: era sicuro che Beatrice avrebbe capito limportanza di quel gesto e lo avrebbe approvato. Tutto era pronto, Papito aveva la dote per diventare Cavaliere.

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Giunse il giorno dellinvestitura. Il Duomo di Aix era gremito di gente.
Nelle prime file erano presenti i principali esponenti della nobilt cittadina. Dalle prime ore del mattino, molti curiosi si erano assiepati per
assistere alla cerimonia. Erano molti anni che nella citt provenzale non
si assisteva allinvestitura di un cavaliere.
La Provenza era ormai assoggettata al regno di Francia e le cerimonie
di investitura, prerogativa del sovrano, si svolgevano a Parigi. La possibilit di assistere a un evento cos straordinario aveva richiamato centinaia di persone. Si vociferava che il nuovo cavaliere non fosse un provenzale. Alcuni asserivano che fosse di origini italiche, altri lo avevano
sentito parlare in catalano. Il corteo, partito da palazzo, giunse con tutto
lo sfarzo possibile sul sagrato della cattedrale. In testa alla fila marci il
Conte Carlo I DAngi con al fianco i suoi fidati cavalieri, primo fra
tutti, Pierre de la Motte. Di seguito, accompagnato da quattro prelati
che lo contornavano ai lati, arriv Papito Imenez del Castillo. Indossava
una tunica bianca, a mezza manica, lunga sino alle ginocchia. La veste
rappresentava la passione e Papito laveva indosso dalla sera precedente, quando si era ritirato in un volontario isolamento a meditare. La preparazione allinvestitura era un momento importante che precedeva la
cerimonia. Papito era digiuno e questa condizione lo rendeva ancor pi
teso. Dietro ai suoi passi, alcuni paggi e uno scudiero sorreggevano
lelmo, la cotta e la spada.
Il corteo entr in chiesa. Tutte le persone al suo interno, vedendo giungere il Conte Carlo si alzarono in segno di rispetto. Ai piedi dellaltare
erano presenti il Vescovo di Aix, Cardinale Jacques Picard, un prelato e
Fra Giuseppe. La cerimonia inizi con la celebrazione della Santa Messa. Terminata la funzione ebbe inizio linvestitura. Il Vescovo si avvicin agli oggetti che facevano parte dellarmatura e li bened. Il Conte
Carlo si colloc al centro. Papito era in ginocchio, a capo chino, sui lastroni del pavimento. Al cenno di uno dei cavalieri, alz la testa in direzione del Conte. Carlo I, per mezzo del rito dellomaggio, chiese fedelt al nuovo cavaliere e, sfilando la spada dalla guaina, la pose con energia sulla spalla a manca di Papito.
Noi, Carlo I DAngi, Conte di Provenza, in nome del Re di Francia
Luigi IX, investiamo te, Papito Imenez del Castillo, del titolo di cavaliere. Il silenzio colm tutta la chiesa. Il Conte afferr un pugno di terra e lo deposit nel palmo del giovane cavaliere. Con questo gesto Papito ebbe in dono, a testimonianza del legame con il Re, un piccolo ap-

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pezzamento di terra a occidente del Rodano. Il capitano Pierre de la
Motte raccolse la cotta e lelmo e li consegn a Papito. Carlo I sollev
la spada del novello cavaliere. La iss in alto per mostrarla ai presenti,
la pose nelle mani di Papito e con solennit aggiunse: Prendi questa
spada: da oggi tu e Noi siamo legati da un vincolo per leternit.
In quellistante la folla esult, gli spazi della cattedrale riecheggiarono
di grida allegre: la Provenza aveva un nuovo cavaliere.

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La piazza del mercato era gremita di donne e bambini. La particolare


forma rettangolare permetteva ai commercianti di esporre la merce in
file parallele. Sul lato a levante era presente la chiesa di San Michele e,
lateralmente a essa, il campo era circondato da un susseguirsi di abitazioni che lo cingevano. Il pugno di ferro, imposto con i nuovi provvedimenti emessi dalla Reggente, aveva creato un clima di restrizione. I
movimenti dal borgo e per il borgo erano limitati. Lingresso di uomini
e merci era controllato dalla milizia con capillarit. Ventimiglia viveva
un assedio non dichiarato. I mercanti giungevano in contea anche da
villaggi e valli lontane. Erano stati selezionati con cura. La popolazione
attendeva con trepidazione la giornata dedicata al mercato. Le scorte di
generi alimentari, non reperibili in modo regolare, arrivavano in citt
solo con i mercanti. Tra le file dei banchi era possibile scorgere pizzicagnoli, macellai, verdurieri e formaggiai.
Ogni quindici giorni anche Blaise lo speziale giungeva dalla Provenza
per vendere la mercanzia: unguenti, pomate e profumi provenienti dalle
Indie. Blaise era conosciuto nella contea come uomo semplice e cordiale, i suoi prodotti erano apprezzati da tutto il genere femminile. La sua
merce proveniva dai pi importanti empori dellAsia. Alcune erbe, assai rare, avevano viaggiato per terre e mari ancora sconosciuti. Blaise
amava decantare i prodotti invitando donne, fanciulle e bambini ad avvicinarsi al suo piccolo emporio. Spesso pronunciava il nome di Samarcanda descrivendo la mitica citt. Tuttavia, non si trovava a Ventimiglia solo in veste di venditore. Ogni tanto, sotto lauta ricompensa,
svolgeva anche il compito di corriere e spesso trasportava oggetti, lettere e messaggi per gli abitanti del borgo. Prima di giungere a Ventimiglia era stato contattato da un emissario provenzale per svolgere, appunto, unimportante missione: la consegna di un messaggio.
La luce mattutina tinteggiava i contorni della chiesa di San Michele.
Lombra della facciata, proiettandosi sulla piazza, donava un po di refrigerio. I primi giorni di settembre erano arrivati ma la calura non cedeva. Molte dame erano affaccendate nel banco di Blaise alla ricerca di

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profumi e unguenti. I prodotti per la bellezza erano tra le mercanzie pi
richieste dalle giovani donne. Le dame pi mature e maritate si avvicinavano con altri intenti: il mercante provenzale aveva sempre con s
prodotti curativi per i mali pi disparati.
Tra le tante donne presenti arriv anche Rita. Si accost al banco e inizi a guardare curiosa le merci esposte. Poi si spost e si avvicin al
venditore.
Bonjourn Blaise. a va? Come stanno i bambini?
Oh bien, molto bene crescono. Sono sempre pi monelli. La mia moglie non riesce pi a stare dietro rispose, sorridendo, con un forte accento francese e qualche errore grammaticale.
E vostra moglie? Quando partorir?
Tres bien madame, tra due settimane.
Rita si avvicin al mercante e aggiunse:
Vi siete ricordato di ci che vi avevo chiesto lultima volta che ci siamo visti?
Oui. Ho preparato con cura un beau cadeau.
Merci Blaise.
Rita apr leggermente la borsa di rafia che sorreggeva nella piega del
braccio e, dopo aver raccolto il pacchetto dalle mani di Blaise, lo introdusse sul fondo. Poi, con un cenno, salut e si allontan. La donna prese la via di casa e inizi a camminare con passo cadenzato. Rita aveva
superato i cinquanta anni det e mostrava tutto il peso di una vita di
lavoro. Attravers buona parte del borgo per raggiungere la zona detta
del Lago scegliendo i caruggi meno frequentati dalla milizia cittadina.
Il viaggio di ritorno non fu lungo, ma lo sent prolungarsi per
uneternit. Giunta presso la porta dingresso della sua umile dimora,
entr velocemente e tir un profondo sospiro. I rintocchi delle campane
della cattedrale dellAssunta intonarono mezzogiorno. Rita apr la sporta e, dopo aver tirato fuori il pacchetto confezionato da Blaise, fece uscire un cesto ricolmo di fichi bianchi e neri. Pose la frutta sul tavolo,
apr la credenza e afferr un fiaschetto di vino. Il pranzo era pronto.
Presto Francesco, di ritorno dal lavoro, sarebbe arrivato. Lucietta e
Francesco pensavano al matrimonio: i bisogni per metter su famiglia
erano tanti. La ragazza aveva deciso di guadagnare qualche spicciolo
per poter tirar su il denaro sufficiente. Ogni giorno, al mattino, si recava
presso una nobile famiglia di Ventimiglia per fare da balia alle due fi-

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glie gemelle. Ritornava a casa solo in prima serata dopo aver messo a
dormire le bimbe.
Rita apparecchi la tavola: stese uno strofinaccio sul tavolo, vi pose due
bicchieri, il fiasco di vino rosso e il paniere di fichi. La porta si spalanc e comparve Francesco.
Donna Rita, come sono contento di vedervi. Cosa avete preparato di
buono oggi? disse con voce squillante.
Ragazzo mio ho trovato una delizia al mercato, guarda qui!
E con lindice punt il canestro di fichi.
Gli occhi del giovane silluminarono.
Francesco, ho incontrato Blaise il provenzale al mercato continu la
donna cambiando il tono della voce.
Ha portato una cosa per te l insieme al mio unguento per i dolori.
Il viso del ragazzo cambi espressione: curiosit e preoccupazione si
fusero insieme. Blaise era una vecchia conoscenza. Nel lungo periodo
trascorso a Lerino il ragazzo aveva visto con frequenza giungere lo speziale presso il convento. Francesco sapeva che lo zio Giuseppe poneva
in quel piccolo uomo una fiducia estrema. Ora Blaise recava un messaggio: era un messaggio importante, una richiesta che avrebbe cambiato radicalmente la vita del ragazzo. La stima e laffetto per lo zio Giuseppe andavano oltre ogni eventuale considerazione su un ripensamento
ad agire. La citt era prigioniera di una banda di usurpatori. La libert
era diventata una tenue fiammella. Era ora di metter mano al degrado e
alla sofferenza che la popolazione ventimigliese subiva da tempo. Francesco doveva agire, ma non poteva farlo in solitudine. Giuseppe aveva
indicato uomini, mezzi e azioni da compiere. Ventimiglia doveva essere
pronta a ribellarsi.
La vita di Francesco stava per mutare: dopo aver letto con cura la missiva, si avvicin al focolare e attizz il fuoco. Rest in silenzio, assiso
davanti alla fiamma e osserv il foglio di pasta di stracci bruciare. Rita
scrut la scena e lespressione del ragazzo. Non pronunci parola. I due
si sedettero intorno al tavolo e iniziarono a sfamarsi sorseggiando il vino. Dopo uninterminabile quiete, la donna strinse la mano a Francesco
e disse: Lo dirai a Lucietta?
Il ragazzo, intento a sbucciare lultimo frutto del suo pasto, sollev gli
occhi e, con voce calma, rispose: S, questa sera.

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Il primo pugno gli arriv in mezzo allo stomaco. Fu di una tale violenza
che Blaise sent le budella risalire dal ventre sino alla bocca. Poi, senza
poter riprendere fiato, un secondo colpo lo tramort per alcuni istanti. Il
labbro inferiore esplose, inizi a colare sangue lungo il mento. Bastardo di un francese! disse il capitano Cecco della Volpe, con voce ferma
e arrogante. Allora, cosa hai da dire a tua discolpa?
Nulla Capitano, non ho fatto nulla e, asciugandosi il sangue con le
mani, continu: Perch mi fate del male?
Sei un bastardo di francese e puzzi di carogna lo apostrof la guardia
che lo aveva malmenato.
Allora parla aggiunse Cecco.
Non so nulla Capitano mi hanno solo detto di consegnarlo!
Consegnare? Cosa?
Fu un attimo e Blaise cap di aver commesso il pi grande degli errori.
Cosa cercava il Capitano? Forse nulla di ci che lui pensava, voleva
menare le mani per puro sfregio, per odio contro i provenzali che commerciavano merci con i pisani. Blaise si sent svenire, adesso era nei
guai.
Il capitano Cecco della Volpe, che sino ad allora si era limitato solo a
osservare la scena, gli affond un pugno sul naso. Blaise prov un dolore lancinante, come se uno zoccolo gli avesse trapassato la faccia. Si
pieg su se stesso e sent venire gi dalle narici un fiume di sangue. Il
suo viso era una orribile maschera.
Ora, forse, parlerai! disse Cecco, sogghignando.
Vi prego lasciatemi stare non so nulla.
La guardia port la mano alla cintola e sfil un coltello. Lo avvicin al
collo del povero speziale e lo appoggi con la punta sul giugulo. Cecco
incalz: Forse ora ricordi qualcosa?
Blaise inizi a piagnucolare e tra lacrime balbett:
Vi prego non uccidetemi, vi dir tutto! Vi prego mon madame est
grossesse.
Parla!

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Oui, ascoltatemi. Un uomo, che non conosco, mi ha incontrato sulla
strada per Marsiglia. Si avvicinato e mi ha detto che aveva un lavoro
per me.
Blaise respir nervosamente, poi si pul il viso con un lembo della
giubba e continu: Mi ha pagato bene e mi ha consegnato un documento. Ha detto che avrei dovuto impacchettarlo insieme a uno dei miei
unguenti e poi mi ha fatto il nome del destinatario.
Chi era costui che ha inviato il messaggio?
Era la prima volta che vedevo quelluomo. Non lo so, mon capitan,
ma
Ma cosa?
Ho visto che il cavallo portava una sottosella particolare: quella in uso
nelle guardie del Conte DAngi.
Il Conte DAngi! esclam Cecco.
A chi era diretto il messaggio? chiese il Capitano.
Non so per chi fosse. Mi stato detto di consegnare il cadeau a una
donna, una popolana di nome Rita.
Rita la sarta?
Oui, la sarta, la conoscete?
Sai altro?
Mon Capitan, nulla vi prego!
Hai visto il messaggio?
No, era sigillato, non avrei potuto aprirlo.
Cecco della Volpe rest un attimo in silenzio, la sua mente cerc di definire i contorni del racconto.
Dimmi, cosa sai ancora?
Rien, rien! grid Blaise.
Il Capitano fece un cenno e la guardia inizi unaltra volta a malmenare
lo speziale. Blaise cerc, con ogni mezzo, di ripararsi dai colpi e con
insistenza ripet lultima frase.
Basta! disse Cecco. Lascialo perdere, non merita di essere neanche
ucciso.
Blaise era riverso a terra, zuppo di sangue, polvere e sporcizia. Era vivo
ma seriamente malconcio. I due aggressori abbandonarono il povero
speziale sul ciglio della strada che portava alla Porta detta di Canarda,
estremo confine occidentale della contea di Ventimiglia. Cecco della
Volpe ordin di requisire il carro di Blaise. La guardia salt sul calesse
e lo guid in citt.

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Il dedalo di vie e viuzze in cui sintersecava il centro di Genova fece


sospirare Frate Bruno. La luce serotina assunse colori caldi e drappeggio di chiaroscuri le profonde vie della citt marinara. Il viaggio era stato lungo e le condizioni in cui si era svolto non erano state le migliori.
Il frate arriv presso lentrata di Palazzo San Giorgio, present le credenziali consegnando una lettera autografa di Urbano IV e fu accolto
negli appartamenti del Capitano del Popolo, Guglielmo Boccanegra. Il
Reggente aveva ricevuto una segnalazione che indicava la presenza del
un frate domenicano. Cosa poteva volere da lui un fraticello, che a detta
delle informazioni, proveniva da Roma?
La sala della Repubblica era da sempre adibita agli incontri con i visitatori esterni. Boccanegra fece attendere il frate nellanticamera. La porta,
che immetteva nella stanza, si apr e lospite entr. Le fiaccole, disposte
in circolo, rendevano lambiente caldo e carico di tonalit vermiglie.
Guglielmo Boccanegra era seduto su una seggiola simile a un trono.
Con lo sguardo si sofferm a osservare landatura del frate. Il passo era
lento e claudicante. La lunga cavalcata, di quasi trecentocinquanta miglia, gli aveva procurato delle terribili vesciche sui glutei. Giunse dinnanzi al Capitano e si prostr in un deciso inchino. Incuriosito, Boccanegra esclam: Frate alzatevi.
Vi ringrazio Capitano, lasciate che mi presenti disse Bruno, con voce
possente. Sono Fra Bruno da Cosenza, domenicano del convento di .
Sono giunto, or ora da Roma e porto unambasciata del Santo Padre
Urbano IV.
Il Pontefice vi ha inviato da me? chiese, stupito, Boccanegra.
Illustrissimo Capitano, ho percorso molte miglia per far giungere nelle
vostre mani un messaggio di importanza vitale.
Il frate infil la mano sinistra nella piega dellabito talare e tir fuori un
astuccio di legno. Lo apr con cura, ne fece uscire la pergamena sigillata con la cera rossa e la pose nelle mani del Capitano del Popolo.
Messere disse il frate, ritirando la mano, vi prego leggetela senza
indugio.

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Boccanegra fece leva sul sigillo e lo stacc dal lembo della pergamena.
Svolse il foglio e inizi a leggere in silenzio, muovendo le labbra per
accompagnare la lettura. Il frate punt lo sguardo in direzione del Doge.
Boccanegra cambi espressione e, incredulo, alz gli occhi. Gli sguardi
si congiunsero.
Frate, mi confermate tutto quello che Santit ha scritto?
il Vicario di Cristo, messere, non c parola pi vera della sua rispose il frate calabrese, con solennit.
Terribile la situazione veramente grave! sentenzi con voce profonda, rotta da un filo dansia.
Messere, la Chiesa ha estremo bisogno di voi e del vostro aiuto.
Francesi, supponevo qualcosa ho sempre diffidato della nobilt di
quel paese. Troppo altezzosi, troppo pieni di s. Conosco personalmente il Re Luigi, un buon monarca, timorato di Dio. In lui confido sincerit e amore nei confronti della Chiesa. Ma il Capitano del Popolo fece una lunga pausa.
Ditemi, messere.
Il frate sospir nel tentativo di far proseguire il suo interlocutore.
Dicevo, i nobili dei territori della lingua dOca sono di animo inquieto.
Duchi, marchesi e persino il fratello del Re tramano. La bramosia del
potere li acceca. Sono disposti ad assecondare anche presunte idee eretiche per giungere a possedere briciole di potere. Ora hanno superato il
limite.
Il frate abbass gli occhi in segno di timidezza e aggiunse:
Illustrissimo Capitano avete ben compreso la gravit della situazione.
Il Pontefice ha pensato a voi e alla Repubblica di Genova come ultimo
baluardo della cristianit. Uneresia di tale portata potrebbe sconvolgere
i fedeli e porre le basi per un sovvertimento completo degli assetti politici di tutta lEuropa. La nostra civilt in pericolo. Gli infedeli, che gi
calpestano la terra Hispanica, potrebbero sfruttare loccasione.
Condivido le vostre paure. Sono legittime. Parler con il Consiglio
della Repubblica, ma state certo che sar una pura formalit. Gi da ora
posso confermarvi che la Repubblica di Genova sar al fianco del Papa.
Agir con immediatezza per fermare uomini e mezzi che stanno tramando. Dar disposizione alle truppe e alla marina per muovere al pi
presto. Il nemico dovr essere annientato.
La bolla papale aveva sortito leffetto desiderato. Ora la Chiesa poteva
confidare in un valido aiuto. La Repubblica di Genova era pronta ad a-

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gire per fermare la mano di Satana. I territori ai confini della Repubblica, teatro di conquiste per il prestigio delle famiglie nobili genovesi,
acquistavano forma e contorni nuovi. La lotta assumeva valenze non
pi valutabili. La posta era enorme: il Bene e il Male si preparavano allo scontro.

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Tutto era pronto. Per i fraterni amici era giunta lora della partenza. La
meta era lontana e i viaggi avrebbero decretato la riuscita del progetto.
La sera trascorse allegramente: Fra Giuseppe, il conte Oberto e Papito
cenarono insieme. Parlarono a lungo degli ultimi dettagli.
Venne lora del congedo. I tre amici si salutarono con caloroso affetto e
si avviarono presso i rispettivi giacigli. Oberto, con le prime luci
dellalba, si sarebbe diretto a Mezzogiorno. Il porto di Marsiglia lo attendeva. Una galea pisana, che abitualmente faceva spola, lo avrebbe
issato a bordo: destinazione Tunisi. Papito era in partenza per Parigi. Lo
aspettava un lungo viaggio. Nella capitale francese avrebbe incontrato
un membro della Confraternita.
Oberto aveva lobbligo di convincere la nobilt pisana. La flotta della
repubblica marinara toscana era essenziale, senza laiuto pisano ogni
attacco era vano. Lo scontro terrestre aveva bisogno di un contingente
di soldati forti, validi e ben equipaggiati. Solo uningente somma di denaro poteva assoldare un esercito di ventura. Papito doveva compiere
un miracolo. Il denaro doveva giungere in tempo: un esercito di uomini
al soldo non si organizzava in poco tempo.
Fra Giuseppe pens alla sua terra natia. Le persone contattate avrebbero
organizzato una valida reazione anche allinterno delle mura di Ventimiglia? Pochi erano gli uomini fidati e le speranze erano tutte affidate
al giovane Francesco.

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Il tragitto in direzione di Marsiglia fu impegnativo. Oberto era partito


alle prime luci dellalba. Aveva lasciato le mura di Aix con la speranza
nel cuore. Si era aggregato a una carovana di mercanti che ritornavano
sul litorale dopo aver soggiornato nella citt provenzale. Nelle prime
ore del mattino il caldo si fece sentire e vi fu bisogno di numerose soste
per abbeverare gli animali e dissetare i viandanti. Oberto doveva raggiungere il porto entro sera. Avrebbe soggiornato l, in qualche taverna.
La galea pisana sarebbe approdata il giorno successivo. La flotta mercantile di Pisa era attiva in tutto il bacino dellalto Tirreno e spesso trasportava merci e uomini lungo le coste provenzali. Alcune navi facevano la spola tra Pisa e Marsiglia poi, proseguendo in direzione della Corsica, cabotavano le coste sarde per giungere alla foce dellArno. Un
piccolo gruppo di galee pisane nel corso della buona stagione proseguiva dalle coste sarde in direzione dellAfrica. A Tunisi era attivo un emporio pisano. Le navi giungevano cariche di merci provenienti
dallEuropa e ripartivano dalla citt africana ricolme di prodotti locali e
mercanzie orientali.
Oberto era a conoscenza delle rotte della marina pisana e aveva deciso
di intraprendere il viaggio per giungere a Tunisi. La citt africana gli
avrebbe offerto la possibilit di incontrare le autorit di Pisa. La prigionia forzata presso Damasco, dopo la cattura nella battaglia di El Mansura, lo aveva temprato ed educato. Conosceva bene la lingua araba, senza molte difficolt riusciva a farsi capire e sapeva anche leggere lo strano alfabeto. Alla corte di Damasco, crocevia di scambi culturali e passaggio di mercanti, aveva incontrato personalit di rilievo. A Tunisi,
Oberto nutriva la speranza di rivederne qualcuna.
La carovana dei mercanti provenzali giunse a destinazione
allimbrunire. La costa era lambita da un soffice vento di levante. Oberto respir il profumo della salsedine. Si conged dai mercanti e si diresse in una delle molte taverne nei pressi del porto. Era stanco: cen con
acciughe marinate e un bicchiere di buon vino di sabbia. Loste gli as-

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segn un giaciglio. Oberto si accomod sul pagliericcio e si addorment quasi allistante.
Giunse lalba, nella stanza entrarono i primi raggi del sole: si svegli, si
scosse dal torpore e si rimise in piedi. Loste prepar la colazione, della
ricotta fresca e del pane appena sfornato. La nave pisana non sarebbe
giunta in porto prima dellora nona. Il cavaliere pag i debiti e si diresse al molo in attesa dellarrivo della galea. Le navi giunsero con largo
anticipo. Il vento di levante aveva sospinto le vele con maggior impeto.
Levento, inconsueto, fu accolto da Oberto come segno propiziatorio:
Dio stava pensando a lui.
La flotta era composta da una nave ammiraglia e da altre quattro galee.
Le imbarcazioni attraccarono, i marinai sbarcarono sul pontile e iniziarono le attivit. Le operazioni di carico e scarico si prolungarono per
tutta la giornata e i passeggeri salirono a bordo solo nelle prime ore della sera. Oberto si accorse di non essere lunico: not la presenza di altri
uomini. Due, in particolare, sembravano mercanti. Parlavano con vivacit. Oberto riconobbe linconfondibile idioma: erano sardi. Forse si erano spinti in Provenza per fare affari e ora tornavano nella loro isola.
Oberto sal sulla galea, si present al sopracomito poi si avvi in coperta. Cerc un angolo al riparo per prepararsi alla notte. La nave era possente, godeva di una stiva enorme. Contava quattordici banchi di rematori disposti su due file e due alberi, uno di trinchetto e laltro di maestra. Con le prime luci del nuovo giorno avrebbe preso il largo in direzione di Bastia, nella Corsica settentrionale. Le condizioni del mare erano buone, larrivo era previsto dopo circa due giorni.

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Un sogno, non poteva essere che un sogno, ma era vero! Papito era in
marcia lungo la via che lo avrebbe portato a Parigi. Indossava, per la
prima volta, le vesti di cavaliere. Messere Papito Imenez del Castillo
pensava tra s, Mio padre sar fiero.
La strada per giungere alla capitale del Regno di Francia era lunga. Le
miglia da percorrere avrebbero impegnato il giovane cavaliere per pi
di tre settimane. Le giornate trascorsero con fatica. Il giovane cavaliere
cavalc nelle ore diurne, ma il caldo intenso non gli permise di compiere molta strada. Il cavallo, un palafreno pezzato, spesso rallent la marcia. Papito fu costretto a compiere pi soste del dovuto per permettere
allanimale di riposare. A met del percorso decise di cambiare la cadenza della marcia: muoveva landatura nelle prime ore del mattino,
quando il sole era ancora basso. Riposava nelle ore centrali della giornata e, con il calar del sole, rimontava in sella e procedeva spedito sino
a sera per giungere presso una delle numerose locande alla sola luce
delle stelle. Con questo nuovo ritmo, il numero delle miglia percorse in
un giorno aument notevolmente.
Dopo circa diciotto giorni di cammino, Papito giunse alle porte di Parigi. I sobborghi della capitale francese si estendevano in un territorio costituito da innumerevoli paludi. La buona stagione aveva reso le acque
ancora pi fetide, nellaria si spandeva un fetore putrido. Papito attravers lacquitrino cavalcando tra sentieri e pozze dacqua. Lodore intenso gli penetr nelle narici e impregn anche le sue vesti. Il ragazzo
rammentava le storie popolari che assegnavano alle paludi una sinistra
impronta annunciando la presenza, nelle ore notturne, di figure spettrali. Oltrepass quel territorio in piena luce: il solo pensiero di restarvi
impantanato al calar della sera lo atterriva.
Nel primo pomeriggio raggiunse la foresta che separava la zona malsana dalla citt. Laria divenne pi respirabile e la sua anima si tranquillizz. Il rigoglioso verde lasci posto a fattorie, campi e abitazioni della
periferia parigina. Papito chiese al gestore di una locanda la via per
giungere nel centro della citt.

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Buon uomo, sapete indicarmi la strada per il convento dei frati francescani?
Oh, messere, so che esiste, penso che sia presso lIle de la cit, a dritta
della Senna. Avvicinatevi al centro e vedrete che qualche buonanima
sapr indicarvi dove si trova.
Vi ringrazio oste.
Papito mont a cavallo e inizi lultima cavalcata per giungere a destinazione. Si rese subito conto dellimponenza della citt. Le strade erano
enormi. Una miriade di carri, animali e persone occupavano ogni porzione della via che avrebbe portato il cavaliere spagnolo presso lIle de
la cit. Le abitazioni erano tutte in pietra, poste con un ordine ben stabilito. Formavano un lungo filare, a tratti diviso dallintersecarsi di strade
e vie pi piccole. Pens che, dopo tutta questa fatica, si sarebbe concesso un premio: un bagno caldo, una buona cena.
La strada maestra inizi a costeggiare la Senna. Papito cap che presto
avrebbe trovato la porzione centrale della citt. Vide, in lontananza, i
bastioni con le mura fortificate. Limponente castello era stato eretto in
prossimit della riva sinistra della Senna. Dopo aver superato le mura, il
giovane gir a dritta e scorse lIle de la cit, lisola formata dallo sdoppiamento del corso del fiume. Anche lisola era circondata da mura da
cui era possibile scorgere due costruzioni imponenti: una sembrava una
fortificazione, la seconda ricordava una chiesa.
Papito era attratto dalle forme e dai colori. Sul lato a dritta vide uno dei
ponti che collegavano le sponde del fiume con lisola, raggiunse
limbocco e lo attravers. Con passo molto lento transit sotto i bastioni
della Congergerie, vide le torri principali che gli sembrarono imponenti. Incuriosito dalle guglie della chiesa si avvicin. Svolt a manca e, in
breve tempo, si ritrov nella piccola piazza antistante. Smont da cavallo, cerc un ceppo, vi leg le redini e si port al centro della piazza per
ammirare la struttura architettonica. Il suo occhio fu attratto dal rosone
posto nella porzione centrale e dalle due possenti guglie. Non aveva
mai visto, in vita sua, una chiesa di quelle fattezze. Si avvicin a un
uomo seduto in prossimit dellentrata e, con un misto tra provenzale,
italico e ispanico, gli chiese il nome della chiesa.
Leglise sappelle Sainte Chapelle, est la porte du paradise rispose
con una certa enfasi luomo. Papito pens che la porta del paradiso doveva essere visitata ed entr. Percorse il perimetro della porzione inferiore e cerc di raggiungere il piano superiore ma, giunto presso la scala

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di accesso, fu fermato da due guardie che gli sbarrarono la strada. Cerc con tutti i mezzi di convincerli. Uno degli armati, intendendo che era
straniero, gli disse: Cest interdit, la chapelle superior est pour le roi
e la reine.
Papito comprese e si rassegn. Rest ancora un po ad ammirare la
chiesa e poi decise di avviarsi alla ricerca del convento dei frati minori.
Prese la via principale, che attraversava lisola in tutta la sua lunghezza,
e dopo aver raggiunto e superato una serie di case poste in file ordinate,
svolt a dritta e si ritrov in unampia piazza dove scorse unaltra chiesa ancora in corso dopera. Se la Sainte Chapelle gli era sembrata imponente questa gli appariva mastodontica. Nella piazza vi era un brulicare di operai, ponteggi e macchine di vario genere. La chiesa mostrava
gi il suo aspetto, anche se a prima vista, era possibile intuire che fosse
ancora a met dellopera. Di nuovo curioso, Papito chiese informazioni:
la chiesa si sarebbe chiamata Notre Dame e sarebbe divenuta cattedrale
e sede vescovile. Un uomo anziano gli raccont che il cantiere era in
piedi da circa cento anni e a parer suo, i parigini lavrebbero potuta
consacrare solo tra altri cento. Papito era entusiasta: quello che, sulle
prime, sembrava un viaggio lungo, noioso e impegnativo si stava trasformando in qualcosa di molto interessante.
Papito si rivolse alla gente del posto: doveva trovare il convento dei frati minori. Due donne anziane gli indicarono la via da percorrere per
giungere nei pressi dellabbazia francescana. Il giovane cavaliere mont
a cavallo e prese la strada che lo conduceva a destinazione. Il convento
dei frati francescani si trovava sulla sponda destra della Senna ed era
stato fondato in una zona bonificata. Il monastero possedeva un largo
appezzamento di terra dove i frati coltivavano piante da frutto e ortaggi.
Vi era anche un piccolo vivaio utilizzato per la coltivazione delle piante
officinali. Frate Guglielmo era il responsabile del giardino detto dei
semplici dove venivano coltivate le piante a uso medico.
Papito giunse presso il convento nel tardo pomeriggio. In prossimit
dellingresso principale si present ai monaci e chiese di poter vedere
Fra Guglielmo. Gli fu permesso di accedere con il palafreno nel cortile
centrale del convento. Smont da cavallo e si sedette su un ciocco di
legno. Dopo un po giunse in cortile un giovane frate, si avvicin al cavaliere ispanico e disse, con voce chiara e forte: Fra Guglielmo vi sta

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aspettando nella nostra biblioteca. Messere, vi prego di volermi seguire.
Il viso di Papito sillumin, finalmente avrebbe potuto compiere il suo
ufficio. Si alz e inizi a seguire il percorso che il frate segnava
allinterno del convento. I due uomini attraversarono una porta di legno
massiccio e si ritrovarono in un lungo corridoio, dove si apriva il chiostro. Proseguirono per met perimetro del quadrato e, giunti presso
unaltra porta di accesso, sinfilarono in una stretta e ripida scala di pietra. Salirono ai piani superiori, svoltarono sulla destra e presero un lungo corridoio sino a giungere dinanzi a una porta dove il frate si arrest.
Messere, dietro questa porta c la biblioteca. Entrate, Fra Guglielmo
vi attende disse. Poi apr la porta, lasci entrare linterlocutore e richiuse luscio. Papito si ritrov in unenorme stanza. Sul lato interno
erano posti numerosi scaffali colmi di tomi e volumi in cui erano ben
evidenti i dorsi in pelle. La parte centrale della stanza era sorretta da
una fila di colonne che completavano lestensione della volta a crociera.
Lungo tutto lo spazio, numerosi scrittoi di legno: su alcuni si intravedevano tomi aperti, con le pagine decorate da delicati ornamenti. Sulla parete a sud ampie finestre di forma ogivale lasciavano entrare la luce che
andava scemando, allungando le ombre allinterno della biblioteca.
Numerose fiaccole sporgevano dai quattro lati della stanza. Nella porzione centrale, seduto su di un leggio, lo attendeva un frate. Luomo
aveva il viso scarno, con una folta barba di colore perlaceo. Papito si
avvicin e fece un inchino in segno di rispetto. Il frate era intento nella
lettura di un tomo. Al sopraggiungere del cavaliere alz gli occhi, lo
scrut e disse: Fratello, cosa vi porta da me? Il mio nome Papito
Imenez del Castillo, sono un cavaliere provenzale, anche se le mie origini sono castigliane. Un vostro confratello mi ha pregato di intraprendere il viaggio per giungere fino a voi. Il suo nome Giuseppe da Lerino, Abate del convento cluniacense.
E come posso credere che Giuseppe vi abbia indicato il mio nome?
Ho qui con me questo documento.
Papito introdusse la mano nella sacca di pelle che portava a tracolla, estrasse una pergamena e la consegn al frate. Fra Guglielmo la raccolse
tra le mani, la apr con delicatezza, e lallontan dal viso per poterla
leggere meglio. Nella stanza cadde il silenzio, il crepitio delle torce
riemp gli spazi. Poi, Fra Guglielmo alz unaltra volta gli occhi e sorridendo disse: Come lo avete lasciato? sempre vispo?

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Ha la favella vivace, ma le gambe non lo reggono pi come una volta.
Sedetevi messere, dobbiamo parlare.
Papito si avvicin al banco e si accomod accanto al frate.
Fra Giuseppe mi ha raccomandato di salutarvi con calore e gioia. Vi
esorta a considerarlo nelle vostre preghiere.
sempre nei miei pensieri, ogni giorno prego per lui e per la vostra
causa comment, con emozione, il frate.
La nostra situazione inizia a concretarsi e, giorno dopo giorno, i preparativi proseguono. Presto potremo contrastare gli usurpatori. La Confraternita ha promesso un solido aiuto: io sono qui per ricordarvi ci e per
definire i dettagli.
Ci fu una pausa, i due uomini si scrutarono con intensit poi il frate abbassando lo sguardo disse: I programmi sono mutati
Cosa volete dire? sentenzi, con impeto, Papito.
Calmatevi messere, calmatevi! Ora vi spiego. A volte il disegno di Dio
talmente imperscrutabile che anche ai nostri occhi non concesso palesarlo. La Confraternita, da tempo, ha impegnato tutte le sue forze in
un ambizioso progetto.
Cosa volete dirmi fratello? incalz, nuovamente, Papito.
Voglio dirvi che lo scopo, gi prefissato, di onorare la figura della
Maddalena sta prendendo forma in tutta la Francia e non solo. Da anni
iniziata la costruzione di luoghi sacri dedicati alla sposa di Cristo. Entrando in Parigi avrete avuto modo di vedere il cantiere di Notre Dame.
Oh s, maestoso! rispose, con stupore, il giovane cavaliere.
La costruzione di queste opere richiede tempo, lavoro e denaro. Una
quantit enorme di denaro. Tutta la Confraternita impegnata nella raccolta di somme ingenti per giungere alla costruzione di ben quindici
templi sparsi in buona parte dellEuropa. Ogni piccola somma destinata a questo progetto. Io stesso sono responsabile della pianificazione
del cantiere di Notre Dame qui a Parigi. Il Doctor Mirabilis non si
dimenticato di voi: ha ricevuto dalle mie stesse mani la pergamena proveniente dalla Terra Santa. Ho visto i suoi occhi riempirsi di lacrime,
ho vissuto la sua emozione. Con il vostro dono la Confraternita ha ricevuto conferma di ci che intendeva. Le sacre pergamene hanno fornito
maggior impeto alla nostra missione. Non potendo, per, destinare

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somme di denaro per altre cause, il Doctor ha deciso di rendersi sensibile nei confronti del vostro problema. Non possiamo fornirvi denaro
ma
Ma cosa? Avete promesso!
Papito era furibondo e con un gesto di stizza si alz dal banco manifestando il disappunto.
Dicevo, ma possiamo offrirvi il sostegno concreto.
Concreto? Cosa volete dire frate? Parlate! Papito sbott, gridando.
Calmatevi, ragionate, siete troppo impetuoso. Volete che vi senta
lintero convento? Sedetevi vi prego. Dio ha deciso tutto e vedrete che
vi aiuter. Non potendo impegnare denaro per la vostra causa, la Confraternita ha pensato di fornirvi, per cos dire, la materia prima. Alcuni
nostri confratelli svolgono compiti di rilievo nella milizia e, in particolar modo, in quella Bretone, Angla e Normanna.
Milizia? Parlate di soldati frate?
Un mio fidato uomo, il capitano Francis Life, gi al lavoro. Ha ricevuto mandato direttamente dal Doctor. Vi organizzer un esercito di un
migliaio di uomini.
Un esercito? Ho capito bene?
S, avete capito. La maggior parte delle truppe formata da arcieri
Angli con i loro archi Longbow: le armi pi micidiali che esistano al
mondo.
Ma allora dovremo riorganizzare le truppe? disse, tutto eccitato, il
giovane ispanico.
Quando sar tempo invierete una missiva e noi, per mezzo dei nostri
emissari, vi faremo giungere in Provenza gli uomini per sferrare
lattacco al nemico. Come potete capire figliolo, la Confraternita non vi
ha lasciato soli. Comprende la vostra sete di libert. Il Doctor ha insistito molto sul da farsi. La Contea di Ventimiglia luogo sacro. In essa
riposa parte del segreto che alimenta la nostra comunit. anche nostro
dovere difenderla da mani nemiche.
Sul viso di Papito comparve un sorriso di soddisfazione.
Fra Giuseppe sar contento. Mille uomini, ben equipaggiati e di esperienza, di certo faranno la differenza sul campo di battaglia. Frate, in
nome di tutti i figli della libert, vi ringrazio.
Nella Confraternita il legame esclusivo ed eterno: siamo ununica
trama dello stesso tessuto. Ma ditemi, ora cosa farete?

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Fra Guglielmo, soggiorner per qualche giorno in questa splendida
citt e poi riprender la via del ritorno. Ci aspettano ancora tempi inquieti.
Figliolo avete la mia benedizione. Dio con voi e, nellattesa che si
compia il suo disegno, abbiate cura del mio fraterno amico Giuseppe.
Salutatelo e abbracciatelo per conto mio.
Non dubitate, sar fatto!
I due uomini si congedarono. Papito si fece accompagnare presso il cortile dove ritrov il cavallo. La sera su Parigi era scesa, a stento
sintravedeva la via che portava in direzione del centro della citt. Il cavaliere si allontan, colmo di stanchezza, in cerca di una locanda.

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I lunghi finestroni erano aperti, gli ultimi raggi di sole penetravano manifestando riflessi rubini su tutta la sala. Al centro era posto un enorme
tavolo circolare Le pareti erano ornate da alcuni arazzi di pregevole fattura provenienti dai possedimenti asiatici della Superba. Tutti i partecipanti erano ai loro posti: il Gran Consiglio della Repubblica era iniziato. Il Doge aveva convocato lincontro allindomani dellarrivo del frate
domenicano. Boccanegra illustr ai presenti le informazioni in suo possesso.
Messeri, come potete constatare, la situazione precipitata. I nobili
provenzali stanno tramando contro la Chiesa a scapito del loro re. Presto i nostri territori saranno oggetto di conquista.
Uno dei rappresentanti del Consiglio, un nobile della famiglia degli
Embriaco, volle intervenire.
Illustrissimo Doge, le notizie che ci avete fornito sono veritiere, la bolla papale non da adito a dubbi. Ma siete altrettanto certo che le eventuali manovre militari dei provenzali saranno dirette contro i nostri territori?
Il Doge ascolt e, dopo aver fatto una pausa, rispose: Tutto fa pensare
in tal senso. Forse abbiamo sottovalutato la piccola Contea di Ventimiglia. La contessa della Ghirlanda, a dire il vero, ha manifestato, anche
nellultimo incontro, la necessit di intensificare limpiego di forze. Alla luce delle nuove notizie penso che sia necessario muovere. Le parole di Boccanegra furono incalzate da un altro esponente del Gran Consiglio, Simone Doria.
Chi ci dice che non muoveranno anche la flotta? E in questa storia c
forse anche lombra di Pisa?
Messere Doria, nulla da escludere, la posta in gioco enorme: le
congetture eretiche, anche se false, possono minacciare la Chiesa: la
cristianit in pericolo. Io propendo per un intervento deciso. Propongo
linvio di una guarnigione. Penso sia doveroso bloccare subito la situazione, poi vedremo il da farsi. Studieremo il nemico e prepareremo, se

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sar il caso, la milizia e la flotta per un eventuale attacco. Ora mettiamo
ai voti la decisione.
Lassemblea approv la mozione. Buona parte dei rappresentanti vot a
favore di un rafforzamento militare dei territori a ponente. La Repubblica di Genova si preparava alla difesa, e se fosse stato necessario, anche alla guerra.

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Francesco accost luscio: i primi bagliori di un nuovo giorno si stavano affacciando. Da quel momento, tutto sarebbe cambiato. Con la mente era ancora l, la sera prima. Aveva usato le parole pi dolci e il tono
pi leggero per dire ci che non avrebbe mai voluto dire. Lucietta aveva
ascoltato in silenzio e nel silenzio si era bloccata, mostrando inquietudine tra le pieghe del viso. Un nodo alla gola e un forte dolore al petto:
qualcuno, o qualcosa, le stava strappando il cuore. Cosa ne sarebbe stato di quel tenero amore?
Il ragazzo si affrett per giungere nei pressi dellabitazione del notaio
Del Coli. Attese con pazienza, dopo pochi minuti il Notaio comparve
alla porta.
Francesco Basso, siete qui? Bene! Seguitemi, ma fate con garbo, non
ho nessuna intenzione di svegliare la famiglia.
I due uomini salirono per le ripide scale in pietra, superarono il primo
piano e continuarono lascesa per mezzo di una scala a pioli. In breve
tempo si ritrovarono dentro uno stanzone che fungeva da sottotetto.
Sedetevi Francesco disse il Notaio. I due si accomodarono su due
sgabelli, uno di fronte allaltro.
Ora che siete qui, ditemi, perch mi avete cercato? domand con enfasi.
Messere Notaio, ho ricevuto una missiva. Fra Giuseppe, vostro fraterno amico, mi ha incaricato di contattarvi.
Oh, come sta? Non ho sue notizie da molto.
Bene, ora al sicuro. Dicevo, mio zio mi ha incaricato di chiedervi
una cosa che gli sta molto a cuore.
Ditemi figliolo, cosa desidera vostro zio?
Non posso dirvi ora dove si trova, ma posso sincerarvi che i suoi pensieri e le sue preghiere sono rivolte a noi tutti. Ha fiducia in voi e ha bisogno del vostro aiuto. Al pi presto, forze amiche attaccheranno gli
eserciti usurpatori. Giuseppe e altri valorosi cittadini ventimigliesi stanno organizzando la liberazione della citt.
Ne siete sicuro? chiese il Notaio, con voce tremante.

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Non dubitate messere, i tempi sono maturi. Le forze esterne, dicevo,
presto attaccheranno i genovesi. Ma per rendere favorevole il piano
necessario che allinterno delle mura ci sia una sollevazione. Bisogna
organizzare, in seno alla citt, una forza militare che possa agire al
momento giusto. Qualcuno dovr permettere ai liberatori di penetrare
allinterno delle mura senza troppi problemi.
Convengo con voi Francesco, ma io come posso aiutarvi?
Voi siete la persona pi influente per poter organizzare, in poco tempo
e al meglio, una forza interna di liberazione.
Io? Voi vi sbagliate! rispose il Notaio, agitando tutte le membra.
Ma notaro, la rivolta cittadina non stata una vostra idea?
Vi confondete, non so chi vi ha fornito queste false informazioni. Io
non ho niente a che fare con i rivoltosi! Niente a che fare.
Francesco rest per un attimo interdetto.
Ma siete sicuro di cosa state dicendo?
Io non voglio sapere nulla di ci che mi state proponendo. Sono giochi
pericolosi, rischiate tutti di fare la fine del povero Ardissone. Ascoltatemi, lasciate stare, queste strane idee serratele nel vostro cuore. Voi
affermate che presto ci libereremo dal giogo genovese? Mi auguro che
il vostro sogno si avveri.
Francesco non profer pi parola, la reazione del Notaio lo aveva disarmato.
Beh, ora ragazzo mio, il sole in procinto di sorgere, una nuova giornata sta nascendo. Io devo recarmi al lavoro, ho molte cose da sbrigare
oggi. Datemi ascolto, preoccupatevi delle vostre faccende e non pensate
pi a queste cose. Il Notaio fece una pausa e poi aggiunse: Ah, Francesco, mi raccomando, non ci siamo mai incontrati. Vi prego, ora prendete la strada per luscita. La rabbia mont su, Francesco si trattenne a
stento. Il ragazzo scese con rapidit le scale e in un battibaleno si ritrov nel caruggio da dove era giunto.
E ora, cosa avrebbe potuto fare? Si sentiva solo e impotente. Non poteva arrendersi cos, non era da lui, e poi cosa avrebbe pensato lo zio
Giuseppe? E il Conte Oberto? Era giunto il momento di crescere. In
qualche modo avrebbe ovviato alle difficolt che si erano poste sulla
strada. Decise di allontanarsi dalla contea. Ritorn a casa e trov Rita
intenta a preparare limpasto per il pane.
Cosa succede, Francesco?

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Il Notaio non ha voluto ascoltarmi! Non posso pi attendere invano,
lora giunta, devo partire.
Lacceso vociare di Francesco risvegli Lucietta dal sonno. La ragazza
si precipit fuori dal pagliericcio e raggiunse i due. Mostrava gli occhi
lucidi.
Amore, purtroppo Lucietta lo abbracci e con un bacio gli serr le
labbra.
Francesco cap, raccolse qualche straccio, salut Rita e si allontan da
Ventimiglia.

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Le navi pisane giunsero nel porto di Bastia. Sarebbero ripartite nella


giornata successiva. Iniziarono le operazioni di scarico e carico delle
merci. Tutti i marinai si misero allopera. Oberto rest a osservare le
attivit, non aveva intenzione di scendere nel porto corso. La giornata
era lievemente velata, alcune nubi provenienti da ponente avevano coperto lintenso azzurro del cielo.
Il templare sal sul ponte pi alto della nave per scrutare il panorama
della piccola cittadina. Un insieme di case abbarbicate si snodava dai
piedi della collina sino alla sommit ove era presente il fortilizio a difesa. La scena gli sembr familiare: liguri e corsi erano popoli simili per
tradizioni e capacit marinare. A un tratto, Oberto vide una figura avvicinarsi. Uno dei mercanti sardi gli si accost. Lo sconosciuto, sorridendo disse: Messere, ho notato che non siete sceso, siete anche voi un
mercante?
La domanda lo insospett. Oberto era attento, il nemico aveva uomini
ovunque.
Mercante di spezie, per la precisione! rispose, tranquillo.
Oh, bene messere, lasciate che mi presenti, il mio nome Gavino
Foddu. Sono sardo e il mio paese di origine si chiama Aristanis lo conoscete?
Il nome non mi nuovo rispose, cercando di mascherare la tensione.
Io mi chiamo Etienne Duport, sono provenzale, ma mia madre era italiana.
Infatti avete una buona parlata. Lasciate che vi presenti il mio piccioccu, il primogenito, si chiama Eusebio. Ho altri otto figli. Pensate, il
pi piccolo, prende ancora il latte dalla mamma.
Il giovane uomo, un ragazzo di poco pi di ventanni si avvicin al padre.
Siete di ritorno, presumo? chiese Oberto, allentando un poco la tensione.
Abbiamo fatto buoni affari lungo tutta la costa di Provenza e siamo
risaliti anche per un tratto lungo le rive del Rodano. Manchiamo da casa

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da due pleniluni. Chiss quanto cresciuto il mio piccolino. Oberto
studi i due uomini e comprese che non erano un pericolo. Luomo pi
anziano aveva una corporatura opulenta: era di carnagione molto scura
e portava i capelli, in parte canuti, raccolti con una coda. Il giovane era
poco pi alto del padre, di bellaspetto, con una buona muscolatura e la
carnagione di tonalit pi chiara. Nei tratti, i due si assomigliavano alquanto.
E voi, messere, dove vi recate?
Presso lemporio pisano di Tunisi, e poi di l in terra africana. Conoscete bene i maomettani? Si dice che siano abili mercanti.
Abilissimi, con loro si fanno buoni affari.
Ne sanno una pi del diavolo! Pensate messere: non molto tempo fa
un mio caro amico marinaio, che spesso per lavoro si spinge presso le
coste del Magreb, mi ha raccontato di aver visto usare una polvere magica. Oberto ascolt le parole del mercante invitandolo a proseguire
con un cenno.
Dicevo, una polvere che, se incendiata, brucia. Il mio amico mi ha
raccontato che gli arabi la utilizzano per lanciare palle di pietra a lunga
distanza. Impiegano enormi canne di bamb, le caricano con polvere,
stracci e pietre.
Molto interessante messere aggiunse Oberto. E ditemi, sapete dove
possibile vedere ci?
Di preciso non vi so indicare dove. In terra africana troverete qualcuno
disposto a darvi indicazioni.
La notizia sconquass la mente del templare, aveva gi sentito parlare
di una polvere incendiaria: alcuni rotoli nella biblioteca di Damasco ne
descrivevano la preparazione. Il suo amico Ben Salah diceva che la
formula proveniva da una lontana terra a levante chiamata Katai. Luso
descritto dai due mercanti sardi era, in verit, interessante. La notizia
meritava di essere approfondita una volta sbarcato a Tunisi.

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Lassassinio del capitano Lapo del Poggetto era ancora un mistero irrisolto. Jasmine sopravviveva al lutto e trascorreva le giornate nel suo alloggio. La contessa della Ghirlanda aveva disposto che la vedova e il
giovane figlio fossero sostenuti in ogni cosa. Jasmine, dopo la morte del
coniuge, sarebbe dovuta rientrare a Genova per ricongiungersi con la
famiglia del Capitano, ma la particolare situazione non lo consentiva.
Romualdo tent, con ogni mezzo, di celare i propri sentimenti. Nel borgo si vociferava che la relazione fosse iniziata da molto tempo, forse
ancor prima della morte del Capitano. I pettegolezzi raggiunsero ogni
angolo della contea e crearono un certo imbarazzo, cosicch il Giudice
fu costretto a porre rimedio.
Il Doge chiam in udienza Rosanna. La sosta a Genova si prolung per
pochi giorni, poi la Contessa ritorn a Ventimiglia e convoc, con tempestivit, le personalit cittadine manifestando le sue preoccupazioni.
Messeri, quello che, tempo fa, poteva sembrare un tentativo di ribellione di pochi, ora diventato un problema di molti. Sul nostro territorio si stanno concentrando interessi politici, militari e religiosi. La nobilt provenzale si sta muovendo contro di noi. La Chiesa, per mezzo di
un emissario, ci chiede una risposta chiara e ferma. Il Doge molto
preoccupato. La Repubblica ha iniziato a preparare lesercito e la flotta.
Presto sar inviata una milizia a prima difesa: seguir larrivo del grosso delle truppe e, non pi tardi, giunger la flotta navale. Tutta la cristianit in pericolo. La nostra sar una guerra santa per preservare gli
uomini giusti dal maligno. Il discorso colp tutta lassemblea. Il giudice Romualdo osserv tra i presenti smarrimento e incredulit, per cui
decise di intervenire.
Madama Contessa, le vostre parole hanno colpito i nostri cuori. Noi
tutti faremo il possibile per contrastare il nemico e collaboreremo attivamente con le forze genovesi. Io mi prodigher affinch tutto volga
nel migliore dei modi. Satana non passer, Dio con noi.
Cosa mi dite della difesa della citt? chiese Rosanna, con voce ferma.

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Ho dato ordine di vigilare. Temiamo una rivolta interna, stiamo controllando i sospetti. I miei uomini hanno intercettato un messaggio indirizzato al cerusico Francesco Basso.
Francesco? Continuate! incalz la Contessa.
Sembra che sia coinvolto in un progetto di ribellione. Abbiamo cercato di scovarlo ma si allontanato dalla contea.
Tutti tramano contro noi!
La situazione era precipitata: presto Ventimiglia sarebbe diventata territorio di contesa. Lassemblea dei nobili decise di chiudere la citt in
una morsa. Nulla sarebbe potuto uscire o entrare senza essere sottoposto a un controllo serrato. Il Giudice ordin la sospensione dei lasciapassare. Jasmine e suo figlio furono obbligati a sostare ancora entro le
mura della contea. Un viaggio in direzione di Genova avrebbe comportato enormi pericoli.
Il Giudice raggiunse Jasmine nei suoi appartamenti e annunci la notizia. Jasmine si felicit della decisione, non voleva saperne di fare ritorno a Genova dalla famiglia del Poggetto che, con insistenza, chiedeva
di poter rivedere il nipote Paolo, figlio del defunto Lapo. I due amanti si
concessero un po dintimit. Romualdo raccolse tra le braccia il corpo
minuto della sua amante e inizi a parlare.
Jasmine, presto la contea diverr teatro di uno scontro. La citt sar
costretta a chiudersi in difesa.
Ci sar la guerra? Vuoi dire questo?
Genova schierer il suo esercito e la sua flotta e attaccher il nemico,
se sar necessario.
E noi due. Cosa ne sar di noi? chiese la donna, con tono acceso.
Quando finir tutto, parler alla Contessa e dichiareremo il nostro amore.
S, tutti dovranno saperlo!

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I provenzali non erano ben visti in contea. I loro porti erano frequentati
dalla marineria pisana e i pisani erano in aperto contrasto con Genova
per la supremazia nel Mar Ligure. Le informazioni raccolte da Cecco
erano chiare: il conte DAngi tramava alle spalle. Il Giudice decise di
occuparsi della questione e intensific i controlli. Dopo aver saputo da
Blaise che il messaggio giunto in contea, e recapitato a Rita la sarta, era
destinato a un emissario del conte Carlo, Cecco della Volpe aveva con
facilit seguito la scia. Lanziana donna era madre di Lucietta, fidanzata
con Francesco Basso, giovane cerusico scomparso da alcune settimane.
Si diceva che fosse partito per un lungo viaggio. Forse Lucietta sapeva
qualcosa e forse fare leva sul legame sentimentale lavrebbe messa alle
strette. Il Giudice era deciso a utilizzare ogni mezzo per scovare i rivoltosi. Sapeva con certezza che ogni mattina la ragazza usciva per recarsi
al lavoro. Era ottobre inoltrato e laria, carica dumidit, rendeva torbida latmosfera. Romualdo, in compagnia di tre armigeri, si sistem in
uno dei caruggi. Lucietta usc avvolta in uno scialle di lana pesante.
Camminava spedita in direzione della piazza principale, da dove avrebbe imboccato la strada che la conduceva alla dimora dei nobili Galeani.
Gir langolo e si ritrovo dinnanzi tre uomini che le pararono il cammino. Non si aspettava di fare quellincontro e quindi, alla vista degli armigeri, trasal. Con voce vibrante, url: Cosa volete? Lasciatemi passare, vi prego! Uno di loro, il pi anziano, con una folta barba canuta,
lafferr per un braccio e, cercando di avvicinarla a s, grugn. Lucietta
tent di liberarsi. Il secondo uomo, pi giovane, allora parl: Madamigella, dove andate di tutta fretta?
Non sono affari che vi riguardano! rispose, con un tono sempre pi
carico dansia.
E invece ci riguardano! esclam una voce. La figura si spost in avanti e apparve nel chiarore. La ragazza riconobbe luomo e sussult.
Lucietta dove vi state recando, eh, forse dal vostro moroso? Parlate!
Giudice, cosa volete da me? Lasciatemi andare sono in ritardo!

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Ritardo per cosa? Chi dovete incontrare? incalz Romualdo, con voce possente.
Sono diretta dai nobili Galeani, i loro petiti mi attendono, sono la loro
fantesca.
Ditemi Lucietta, dove nascosto Francesco? prosegu il Giudice, avvicinandosi alla ragazza.
Francesco? da molto che non ho sue notizie, vorrei saperlo anchio
dov!
Credete di prendervi beffa di noi? aggiunse Romualdo, con arroganza.
Vi giuro messere, non vedo Francesco da settimane, vi prego lasciatemi.
Allora non volete proprio parlare? esclam larmigero anziano.
Parler, vedrete, parler disse il Rosso. Su ragazzi, fatemi vedere
cosa siete capaci di fare! continu ridacchiando.
I tre armigeri presero di peso la giovane e la spinsero allinterno di uno
scantinato, di lato alla via. Il Giudice li segu per non perdersi la scena.
Lucietta inizi a dimenarsi cercando di svincolarsi dalla presa, ma i tre
lafferrarono e la distesero sul pagliericcio. La luce scarseggiava e si
poteva percepire un forte odore dumido. Uno degli scagnozzi inizi a
palparle il seno, poi prese le sottane, le sollev sino alle ginocchia e inizi ad armeggiare sotto le vesti. Sul viso della giovane comparve
unespressione di terrore. Era nelle grinfie di quattro uomini: pi cercava di divincolarsi e in maggior misura veniva spinta a terra. Tent di
urlare, ma una mano le chiuse la bocca. Uno dei tre, quello che non aveva ancora parlato, si rivolse al Giudice tutto eccitato e disse: Messere, vi prego, mi date consenso per montarla?
Romualdo sogghign e con il capo fece un cenno dassenso. Luomo si
cal le braghe sino alle ginocchia e si accasci tra le cosce della ragazza
nel tentativo di farle violenza. Gli altri due iniziarono a ridacchiare in
preda alla frenesia. Era tutto un crescendo quando, a un tratto, si ud:
Scellerati, cosa state facendo? Lasciatela subito!
I quattro si trovarono dinanzi Antonio Del Coli. Era transitato, per caso,
in quella direzione e, udendo i rumori e le grida, si era avvicinato allo
scantinato. Il giudice Romualdo si blocc. I tre armigeri, presi dalla foga non avvertirono la presenza estranea. Antonio Del Coli entr, riconobbe con stupore Romualdo e con enfasi rinnov lalt. Lasciate subito la ragazza o sar peggio per voi! grid ancora, sfoderando la spada.

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Allora il Giudice si par davanti e disse: Non sono cose che vi riguardano messere notaro! Antonio Del Coli alz larma e la punt al petto
del Giudice. Romualdo sgran gli occhi e url.
Liberate la ragazza! Poi, con ancora pi impeto, aggiunse: Avete
capito, alzatevi!
I tre si fermarono. Il Notaio ne approfitt, ruot la spada e colp, con la
punta, la natica dellarmigero che aveva tentato la violenza. Il malcapitato lanci un urlo e si rintan in un angolo cercando di sollevare le
braghe. Nella concitazione il Notaio si favor e raccolse la giovane tirandola a s. Lucietta si alz tremando e tent di coprirsi. Nel mentre,
rumori e grida richiamarono alcuni passanti. Il Notaio pose la mantella
su Lucietta, la copr e usc nel caruggio. Romualdo e i suoi uomini, vedendo accorrere la gente, lasciarono andare i due fuggiaschi. Antonio e
Lucietta si avviarono nella traversa opposta e scomparvero tra la folla.
Il Giudice cerc di trattenere la moltitudine rivolgendosi con parole dure.
Cosa volete? Non c nulla da vedere.
Messere, chi era quella ragazza in compagnia del notaro?
Ragazza? Notaro? Cosa state dicendo? Non abbiamo visto nulla! Il
Notaio corse subito verso la propria abitazione, fece entrare Lucietta e
la consegn alla moglie. La poverina, in preda al panico, proruppe in un
pianto liberatorio. Antonio Del Coli doveva prendere una decisione.
Cerc di ragionare, poi raggiunse langolo pi nascosto dellabitazione,
sollev un asse del pavimento e afferr tutto il denaro che conservava
in casa, una decina di sacche ricolme di monete, e si avvicin alla moglie.
Danila, il Giudice e le sue guardie verranno a cercarci. Siamo tutti in
pericolo. Raccogli pochi stracci, sveglia i bambini: dobbiamo partire al
pi presto.
Ma Antonio, dove andremo? rispose, corrugando la fronte.
Ho degli amici presso la Rocca del Monaco. Per iniziare andremo l,
poi si vedr. Anche Lucietta verr con noi. La ragazza era ancora in
preda allo sconforto. Danila si prese cura di lei, la ripul e le porse abiti
puliti. Antonio scese nel cortile della casa, prese dalla scuderia il cavallo pezzato, quello pi robusto, e prepar il calesse. Mont un tendaggio
e fece accomodare Danila, Lucietta e i figli nella porzione coperta. Part
e imbocc una via secondaria che giungeva alla porta di San Michele.

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Forse lordine darresto non era stato ancora trasmesso. La citt si stava
svegliando e sulle strade iniziavano a riversarsi colori e voci. Il Notaio
giunse presso il posto di blocco in prossimit della porta e trov la
guardia armata a presidio del varco. La strada era sbarrata, ma il calesse
completamente coperto non permetteva di vedere chi fosse celato
allinterno. Le quattro guardie riconobbero Del Coli.
Buongiorno Notaro, dove vi state recando oggi? disse il capo squadra, con fare amichevole.
Salute a voi Crispino! rispose Antonio, con voce suadente. La mia
vigna carica duva, presto sar pronto il mosto. I miei lavoranti hanno
bisogno delle botti per il vino nuovo.
Ve ne occupate voi?
S, oggi ne approfitto per dare unocchiata alla vendemmia, sapete,
sempre meglio controllare questi villici, voi capite!
Avete il permesso per uscire dalle mura?
Il permesso! Le nuove disposizioni della Contessa, mi sono dimenticato di chiederlo. E ora come posso fare?
Non potreste uscire Notaro.
Voi e i vostri uomini avete gi gustato il vino nuovo? Mi hanno detto
che questanno speciale.
Cosa volete intendere? rispose Crispino, incuriosito.
Tenete, per voi e i vostri uomini, bevete alla mia salute.
Il Notaio allung una manciata di monete luccicanti. Notaro, mi siete
simpatico, oggi voglio essere buono con voi, ma ricordatevi che la
prossima volta
Non ci sar una prossima volta, credetemi!
Aspettiamo qualche fiasco del vostro vino, non dimenticatevi.
Sarete il primo a gustarlo.
La porta di San Michele si apr e il calesse con il prezioso carico usc
dalle mura della citt. Antonio si avvi sulla strada per giungere, al pi
presto, presso la Rocca del Monaco. L avrebbe trovato protezione per
la sua famiglia e per Lucietta. In poche ore tutto era mutato. Le convinzioni di un tempo erano riemerse. La paura che, dopo la morte
dellamico Ardissone, lo aveva sopraffatto, era scomparsa. Ora Antonio
avrebbe lottato con tutte le forze.

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La luce ponentina color le innumerevoli abitazioni che si affollavano


sul litorale della costa africana. Le galee pisane entrarono nel porto di
Tunisi e raggiunsero la banchina per procedere allattracco. Il viaggio
era stato lungo e impegnativo. Partite dal porto corso di Bastia si erano
dirette lungo la costa sarda e avevano fatto scalo nel porto di Caleri. Il
viaggio era proseguito percorrendo il mediterraneo meridionale.
Oberto aveva meditato a lungo sul da farsi. Voleva incontrare una vecchia conoscenza: Mohamed Al Fazari, ricco mercante sostenitore della
corte di Damasco. Il templare lo aveva conosciuto nella lunga prigionia
e ne era diventato amico. La galea arrest la sua marcia e i marinai sollevarono i remi. Il templare salut lequipaggio e ringrazi il comito per
il piacevole viaggio. La banchina del porto era ricolma di gente: un brulicare di mercanti, facchini e curiosi che si erano accalcati con larrivo
delle navi. Dal porto le strade si dirigevano verso le abitazioni e si prolungavano allinterno del nucleo originario della citt. La dinastia berbera degli Hasfidi aveva fatto crescere la citt in ricchezza e potere e,
da qualche anno, con lavvento del nuovo Califfo, Tunisi aveva assimilato nei suoi territori anche la presenza di empori stranieri. La repubblica Pisana era stata la prima a insediarsi e aveva aperto le porte del regno berbero allEuropa.
Oberto raggiunse, con facilit, una delle vie che si proiettavano
allinterno della citt. Luci e colori inondarono i suoi occhi: era entrato
nella Casbah, la porzione fortificata della cittadella. I profumi, i suoni e
il vociare dei mercanti gli fecero riemergere immagini remote della prigionia. Gli venne in mente il suo amico Ben Salah e lemozione lo raggiunse per un attimo. Il suk, il mercato arabo, si estendeva per molti isolati. Le bancarelle erano disposte lungo la via. La gente affollava la
strada e i fanciulli sostavano agli angoli, invitando i presenti ad avvicinarsi ai banchi. Oberto si accost a un venditore di spezie. Il commerciante, un uomo di mezza et con una folta barba bianca e un turbante a
strisce rosse e bianche, scrut lo straniero e, con il tipico accento aspirato, pronunci alcune parole: Comprare, tutto a buon prezzo.

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La presenza dei pisani aveva ingegnato i venditori locali. Pur di vendere, avevano imparato a parlare qualche parola in dialetto pisano. Oberto
sorrise e poi, quasi con impeto, rispose in perfetto arabo: Amico hai
dellottima cannella delle indie?
Il mercante strabuzz gli occhi udendo la richiesta e, compiaciuto, rispose: S, mio signore, la migliore in tutta Tunisi. Oberto condivise
con luomo una simpatica chiacchierata. Acquist la cannella e si fece
confezionare alcune stecche di vaniglia. Dopo aver pagato gli acquisti
chiese unultima indicazione.
Buon uomo sapete dirmi dove si trova labitazione di Mohamed Al
Fazari?
Mohamed il mercante di tessuti? Chiedete di lui?
S, Mohamed il venditore di seta.
Oh, siete fortunato, alcuni giorni or sono, passato per questa via in
compagnia delle sue tre mogli. La sua abitazione posta nella parte pi
orientale della citt, la zona pi ricca di Tunisi. Recatevi l e vedrete
che non sar difficile trovarlo.
Vi ringrazio, siete stato molto gentile.
Il templare si allontan e prosegu il cammino lungo le tortuose vie della citt araba. Giunto nei pressi di una piccola piazza, not che al centro
vi era un pozzo. Si avvicin e vide, in prossimit della fonte, una ragazza intenta a vendere acqua fresca. Il viso della donna era semicoperto
da un velo di color ocra, ma era possibile osservare il suo sguardo. Aveva occhi molto grandi e neri, contornati da ciglia folte che rendevano
enigmatici i lineamenti. Il giovane corpo era avvolto in una veste larga
che cadeva in basso coprendolo del tutto. Non aveva pi di sedici anni.
La vista della ragazza turb Oberto. Il cavaliere si avvicin e porgendo
una moneta, fece cenno per avere dellacqua. La ragazza immerse nel
secchio un otre di terracotta e lo offr allo straniero. Oberto lo avvicin
alla bocca e, con avidit, si disset. Poi si accost alla donna e chiese:
Sapete dirmi come posso recarmi nel quartiere orientale?
La ragazza, intimidita, esit e poi rispose: Signore, oltre la piazza troverete Ashef il cocchiere. Lui vi condurr con il suo asino alla vostra
destinazione. Oberto ringrazi la giovane e, allungando il passo, si rec nella direzione indicata. Ashef il cocchiere possedeva un asino e una
semplice carrozzella. Oberto mise alcune monete in mano allanziano
berbero e sal sul seggiolino. Il cocchio si mosse in direzione del quartiere di levante. Dopo un tragitto tortuoso tra le vie della Casbah, il

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mezzo sinerpic per una salita che portava alla zona residenziale di
Tunisi, abitata dai ricchi. Giunto a destinazione, Ashef arrest la marcia. Oberto si avvicin allingresso, alcuni uomini lo videro e gli vennero incontro. Uno, in particolare, di notevole mole, gli si par davanti e
con voce possente gli chiese: Cosa desiderate straniero, vi siete forse
perso?
Buon uomo sono in visita e provengo da molto lontano. Vi prego annunciatemi, il mio nome Oberto Apronio Conte di Ventimiglia.
Il servo ascolt, corse allinterno dellabitazione e ritorn dopo alcuni
minuti. Si avvicin al Templare e disse: Il mio signore non vi conosce,
non ha mai sentito il vostro nome. Vi ordina di allontanarvi. Oberto
rimase interdetto, poi prov a insistere.
Forse c un errore, vi prego, dite al vostro padrone che ero amico del
Gran Visir Ben Salah!
Il mio padrone non vuole ricevervi.
Vi prego, ditegli questultima cosa!
Oberto allung una sacca con alcune monete. Il servo mostr
unespressione incerta, agguant il denaro e poi rientr. Trascorsero ancora alcuni attimi, poi le porte principali si aprirono e il servo ne usc:
Signore, il mio padrone vi chiede scusa. Mi segua, laccompagner
dinanzi a lui.
Oberto sorrise e sincammin allinterno dellabitazione. Entr in un
porticato retto da sottili colonne di alabastro. Al centro del cortile era
possibile scorgere una fontana. Ai lati erano presenti finestre decorate
con merletti e tessere multicolori. Il servo entr in un ambiente ricolmo
di colori da cui filtrava una tenue luce. Si arrestarono dinnanzi a un portale di legno di cedro: la soglia si apr e Oberto fu introdotto nella nuova stanza. Nella penombra i suoi occhi ebbero un attimo di difficolt,
ma percepirono la presenza di una figura. Siete voi? Il cavaliere crociato?
La voce robusta di Mohamed fece sussultare Oberto.
Mohamed, finalmente mi riconoscete!
Scusatemi ancora, non ho mai conosciuto il vostro nome. Ben Salah,
Allah lo abbia in gloria, vi ha sempre chiamato il cavaliere bianco. Sono contento di ritrovarvi.
Il mercante si avvicin e abbracci Oberto.

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Quanto tempo trascorso dal nostro ultimo incontro? chiese il templare.
Tutto cambiato da allora, Damasco non pi la stessa citt. Dopo la
morte di Ben Salah, il nuovo Visir ha ridotto gli scambi commerciali e
anche gli incontri con il Califfo. S, tutto cambiato.
I due uomini si accomodarono e continuarono a chiacchierare.
Ben Salah stato un amico, un fratello disse Oberto, con voce rotta
dallemozione.
Ben Salah aveva ammirazione per voi. Ditemi Oberto, siete riuscito a
raggiungere la vostra patria?
S, ho fatto ritorno nella mia terra, ma non pi libera, Genova lha
resa schiava. Un velo di tristezza scese sul viso del templare.
La prepotenza della Repubblica nota in tutto il Mediterraneo, non
chiamata anche La Superba? Noi berberi abbiamo aperto relazioni
commerciali con Pisa, non ci sono mai piaciuti i genovesi: li teniamo
alla larga.
Voi vedete lontano.
Cosa vi ha spinto sino a Tunisi, se non sono indiscreto?
La disperazione. Il giogo genovese mi ha ridato vitalit. Ho intenzione
di portare a compimento un progetto di liberazione della mia patria.
Siete venuto a cercare alleanze?
Sono qui per prendere contatti con emissari pisani rispose Oberto,
con enfasi.
E io come posso aiutarvi? Posso fare qualcosa per la vostra causa?
Lo spero ribatt, con un certo piglio, il templare.
Ditemi Oberto
Nel corso della prigionia a Damasco mi occupai, per volere di Ben Salah, della biblioteca del palazzo. Tra le varie carte e gli innumerevoli
rotoli che consultai, mi capit di esaminare il resoconto di un generale
ottomano che aveva partecipato allassedio di Vienna del 1237. Nel diario di guerra il militare descriveva luso di unarma stupefacente: la
polvere nera o polvere del Katai, come lui la chiam. Oberto fece una
pausa.
Vi prego continuate.
La polvere brucia sviluppando enormi fiamme. Nel viaggio che ho intrapreso per giungere a Tunisi, conversando con un mercante sardo, sono venuto a conoscenza di un nuovo impiego. Mohamed sapete qualcosa in merito?

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Il mercante berbero fece un sorriso, poi prese la parola.
Oberto, luso della polvere nera dovrebbe essere un segreto militare.
Le voci corrono, specialmente tra i mercanti, e il desiderio di denaro
spinge anche noi arabi a trasgredire. La polvere nera stata portata in
occidente dai mercanti berberi. Proviene da una lontana regione a levante della Mecca, chiamata Katai. I suoi abitanti la utilizzano per scopi
pacifici. La curiosit del popolo arabo riconosciuta in tutto il mondo.
Ben presto ci siamo accorti che la polvere poteva essere utilizzata anche
come arma doffesa. Il resto della storia lo conoscete. Oggi abbiamo
affinato gli usi. Alcuni militari hanno pensato di allestire una mistura di
polvere e pece. Il preparato viene inserito nelle canne di bamb insieme
a una sfera di granito levigato e al termine gli viene dato fuoco.
E allora cosa succede? chiese il templare, strabuzzando gli occhi.
Una magia Oberto, un vero prodigio, la polvere esplode. La sua forza,
trattenuta dallinvolucro di bamb, scaglia la sfera con una forza e a
una distanza tale da impressionare chiunque. Larma paragonabile a
un trabucco.
La forza di un trabucco in una piccola canna?
S Oberto, ho avuto modo di vederne luso.
Oberto guard con intensit gli occhi di Mohamed e poi avvicinandosi
chiese: Conoscete qualcuno disposto a vendermi questarma?
Volete usarla per liberare la vostra patria? Nessuno vi vender la polvere e, men che meno, le armi di lancio.
Lo sospettavo.
Ma e fece un sospiro, ci potrebbe essere una soluzione alla vostra
richiesta.
Ditemi Mohamed.
Se avete denaro, e anche molto, potreste assoldare della milizia equipaggiata con le canne incendiarie.
Potrebbe essere unidea! Avete modo di mettermi in contatto con la
persona giusta?
Lo far, in nome di Ben Salah, nostro comune amico.

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La notte era fredda, lautunno era giunto. Soffiava un vento di libeccio


e il mare, nello scintillio della luce lunare, lasciava trasparire tutta la
sua potenza. Antonio Del Coli era fermo, assiso sulla scogliera. Fuggito
dal borgo, con la sua famiglia e Lucietta, aveva raggiunto il nascondiglio sicuro presso lamico Ravotto nella Rocca del Monaco.
Il Notaio era certo. Mai pi nulla lo avrebbe allontanato dallunico ideale che nutriva: la liberazione della sua citt. Ora attendeva un segno.
I Baussi erano il luogo segreto dove incontrava i fraterni amici. Ma ora
chi era rimasto? Ardissone era morto. Fra Giuseppe era scomparso, forse aveva abbandonato per sempre il suo convento, e Oberto? Dove era
il cavaliere templare? Era stato annunciato il suo arrivo, ma poi non era
giunta notizia della sua presenza. In chi poteva riporre fiducia? Cera
quel Francesco Basso, scacciato poche settimane or sono, a cui aveva
inviato una missiva nella speranza di poterlo rivedere. Il Notaio guard
ancora una volta il mare gorgogliare nella furia del vento e pens che,
forse, tutto sarebbe stato vano. Si volt per raggiungere il cavallo, ma
unombra gli si par davanti. Sul momento ebbe un fremito, poi
distinto allung la mano per portarla alla spada. In quel mentre ud una
voce: Antonio sono contento di vedervi!
Gli occhi del Notaio gioirono: Francesco Basso era l.
Non vi aspettavo pi disse con voce roca. Anchio sono felice che
siate qui.
I due si abbracciarono. Il Notaio accompagn il giovane presso la Barma Grande, raccolse della legna e accese un fuoco per riscaldare la notte. Antonio inizi a raccontare gli eventi e le cause che lo avevano portato l. Un motto di rabbia invase Francesco. Lasciatemi andare Notaio, sono disposto a ucciderli con queste mani.
Calmatevi Francesco, Lucietta sta bene, solo intimorita e piena di
lividi. Vi assicuro che quegli scellerati non hanno avuto il tempo di violarla disse il Notaio. Francesco era teso, ma le parole di Antonio lo
tranquillizzarono. I due compagni erano decisi ad andare fino in fondo
alla faccenda e anche a costo di perder la vita avrebbero sfidato il nemi-

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co con tutte le loro forze. Francesco inform Antonio: nelle settimane
precedenti non si era lasciato prendere dallo sconforto ed era riuscito a
stringere contatti con alcuni amici per organizzare una forza interna.
Servivano armi e un piano dettagliato che potesse permettere alla piccola compagnia di agire nel momento giusto.
Abbiamo bisogno di un contatto sicuro. Una personalit che sia vicina
a tuo zio Giuseppe e ai suoi alleati.
Antonio, voi non lo sapete ancora: il cavaliere Oberto giunto tra
noi!
Oberto Apronio? Finalmente una buona notizia! esclam il Notaio,
scosso dalla gioia. Voi lavete visto? Ditemi com? Cosa racconta?
Ho potuto incontrarlo, un uomo straordinario. lui lartefice della
rinascita.
Le nostre condizioni non ci permettono di stabilire un contatto. Voi
conoscete altre personalit?
A pensarci bene, il conte Teodoro Lascaris, cugino di Guglielmo podest di Tenda, potrebbe fare a caso nostro.
Bene, la persona giusta, non troppo in vista. Antonio fece una pausa, quasi a prender fiato, e dopo continu: Ascoltatemi Francesco, se
siete daccordo, io mi occuper di prendere contatti con il Lascaris.
Voi, invece, continuerete a organizzare la milizia interna. Chieder al
conte Teodoro di procurarci le armi e tutto ci che occorre. Vedrete che
anche noi saremo pronti per combattere la nostra guerra.
Francesco annui, condividendo.
Notaio, ditemi, posso stare tranquillo per Lucietta?
Non preoccupatevi, in buone mani.
I due uomini spensero il fuoco e uscirono dalla Barma. Il vento di libeccio li avvolse, laria era carica di salsedine. Si salutarono e si diedero appuntamento per un nuovo incontro. Nel loro cuore la paura era assopita, la mente viaggiava verso la libert.

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Mille arcieri? Sei sicuro Papito? domand dubbioso Fra Giuseppe.


Fra Guglielmo stato categorico, non ha moneta disponibile. Non
erano questi i patti. Mi aveva promesso denaro, molto denaro.
Ci invier i Longbow, i migliori arcieri di tutta Europa.
Cos cambia tutto! I nostri piani vengono completamente stravolti
aggiunse Fra Giuseppe, interdetto. Il progetto contava di assoldare
truppe pesanti. In qualche modo dovremo sfondare le linee nemiche!
Oberto non sar contento della notizia.
Giuseppe, non siate cos pessimista! rispose Papito, avvicinandosi al
frate. Io conosco i Longbow, ho avuto modo di vederli in azione
nellassedio di El Mansura. Se utilizzati con astuzia e capacit, possono
essere pi efficaci delle truppe pesanti. Anche il conte Oberto ha una
buona considerazione degli arcieri Angli. Vedrete, tutto si aggiuster.
Lo spero Papito, lo spero.
Le notizie di Papito avevano sconvolto i piani militari tessuti dal capitano Pierre de la Motte. LAbate era in ansia, desiderava che la strategia
di attacco fosse studiata al meglio. Non voleva lasciare nulla al caso.
Giuseppe si precipit a informare il capitano Provenzale. Pierre de la
Motte, in qualit di esperto militare, aveva organizzato le operazioni
belliche stabilendo le modalit, le truppe e le azioni che avrebbero decretato le sorti della battaglia. Il racconto del frate fu concitato: Giuseppe non riusciva a darsi ragione del cambiamento di programma che la
Confraternita aveva deliberato. Il capitano Pierre de la Motte ascolt
con interesse ed esclam: I Longbow? Frate, voi non sapete il privilegio che ci viene offerto! Gli arcieri Angli e le loro armi sono uno strumento micidiale!
Il frate ascolt le parole del Capitano e aggiunse: Voi dite messere?
Forse, con il denaro promesso, avreste potuto assoldare un numero
maggiore di uomini, ma, datemi ascolto, gli arcieri Longbow faranno la
differenza, credetemi!
Capitano, dovrete cambiare tutti i piani di guerra!

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Abbiamo tempo Giuseppe, Oberto ancora in missione.
Ma come sfonderete le linee nemiche?
Il Capitano si avvicin al frate e gli pose una mano sulla spalla. Ricordate, abbiamo stabilito che il grosso delle truppe prender posizione
presso la spianata che divide i due corsi dacqua.
Ricordo bene, laccampamento sar collocato presso la riva del torrente Nervia, a levante della citt. Continuate vi prego
Se riusciremo a dare battaglia su quel terreno potremo utilizzare al
meglio gli arcieri. Useremo le loro armi per sfondare lavanguardia delle truppe genovesi. I Longbow saranno utili per arrestare anche le truppe che sbarcheranno dalle galee nemiche. Non avremo forze pesanti ma
ci muoveremo meglio sul campo.
Il viso del frate si distese.
Le vostre parole Pierre, sono di buon auspicio. Grazie, per un attimo
ho pensato al peggio.
La Provvidenza con noi, voi me lo insegnate!
Avete ragione. A volte lemozione prende il sopravvento su fede e ragione.

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20

Mohamed Al Fazari fu di parola. Oberto si mise in contatto con un ufficiale della milizia berbera, un certo Abu Samyr. Il militare ascolt con
attenzione le richieste del templare. Da buon arabo inizi a sviscerare
problemi e scuse per alzare la posta: il baratto era consuetudine. Oberto
voleva assoldare un sostanzioso numero di uomini, almeno cento. Luso
della nuova arma necessitava della presenza di due militi: il primo caricava il tubo di bamb con la polvere incendiaria; il secondo prendeva la
mira ed esplodeva la carica. Cento uomini corrispondevano a cinquanta
armi. Abu Samyr era disposto a fornire non pi di sessanta uomini per
il prezzo che il templare era disposto a pagare. La trattativa si prolung
per diversi giorni e al tramonto del quinto giunse a termine: Oberto avrebbe arruolato cento miliziani berberi al prezzo concordato, ma le
spese di polvere, canne di bamb e ogive sarebbero state a suo carico.
Apronio pens di aver raggiunto un buon accordo. Il prezzo avrebbe
inciso, non poco, sulle casse della nobilt ventimigliese che dava sostegno alla missione, ma luso della nuova arma avrebbe mutato le sorti
della battaglia. Al conte Apronio ora spettava un ultimo e impegnativo
incarico: trovare il modo per convincere i potentati pisani. Oberto oltrepass la cittadella berbera e si spost nella zona occidentale del promontorio, dove aveva sede lemporio pisano. Super la porta detta dei
leoni e giunse nellarea utilizzata dalla Repubblica toscana per gli
scambi commerciali. Nella piccola enclave erano presenti numerosi
magazzini dove venivano stipate e conservate le merci che giungevano
a Tunisi da tutto il Mediterraneo. Sulla riva posta pi a settentrione, vi
era uninsenatura che fungeva da porto naturale. Le galee si spostavano
in prossimit dellemporio per permettere il ricovero delle merci.
Oberto si avvicin alla banchina dove era attraccata un enorme galea
mercantile. Le operazioni di carico erano in corso, le merci venivano
imbarcate con metodo. Un contabile gestiva lattivit. Luomo annotava
su alcuni fogli quantit e qualit delle derrate. Il templare si present e,
dopo aver scambiato alcune parole, domand informazioni.

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Messere, avrei necessit di incontrare il Balivo. Sapete dirmi dove
posso trovarlo?
Luomo ruot il capo mostrando tutti i suoi anni. Il viso bruciato dal sole africano faceva apparire, con maggiore intensit, i suoi occhi verde
bottiglia.
Voi non siete pisano, il vostro accento vi tradisce. Cosa volete dal nostro Balivo?
Avete ragione! Sono di padre ligure e madre provenzale. Vorrei discutere una proposta interessante!
Proposta? Cosa pu volere un suddito della Superba da Pisa? aggiunse il contabile, con ironia.
Messere, io sono un uomo libero, non sono suddito di quantunque e
men che meno di Genova! esclam, con stizza, Oberto.
Non irritatevi messere, vedete quellabitazione con gli archi? Quella in
prossimit del grande magazzino? Rivolgetevi l: il Balivo dimora in
quella casa.
Vi ringrazio buon uomo, scusate il disturbo.
Oberto si conged e si diresse presso il grande magazzino. Laria era
irrespirabile: anche sul finire di ottobre il caldo non accennava a lasciar
posto ai freschi venti occidentali. In pochi minuti raggiunse la casa. Si
fece annunciare e fu introdotto negli uffici. Il Balivo era uomo corpulento con una folta barba, quando vide entrare lo straniero assunse
unespressione interrogativa. I due uomini si salutarono. Apronio fu fatto accomodare su unampia stuoia contornata di cuscini.
Messere, cosa vi porta a Tunisi? chiese il funzionario pisano, con voce calma. Affari importanti, affari vitali per le persone che rappresento.
E quali commerci rappresentate?
La libert!
Il Balivo, sulle prime rimase interdetto e poi rise con gusto.
Purtroppo non merce in vendita, messere. Forse avete sbagliato articolo aggiunse, con sarcasmo.
La libert non ha prezzo, ma gli strumenti per ottenerla si possono acquistare!
Questo vero! Ma quante migliaia di Grossi ci vogliono?

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Ascoltatemi Il tono di Oberto si fece grave. Le persone che rappresento hanno bisogno di Pisa. Noi e voi abbiamo un nemico comune.
Nemico? E quale sarebbe?
Genova!
Il viso del Balivo si rabbui, luomo si alz dal giaciglio e puntando il
dito in direzione di Oberto aggiunse: Non vorrete scherzare! Che gioco state facendo? Ditemi? Potrei farvi arrestare allistante!
Calmatevi, messere. Le persone che rappresento hanno sete di libert.
La loro terra stata usurpata dalla prepotenza genovese. in atto un
piano per liberarla. Pisa potrebbe fornire un contributo valido. In cambio avrebbe denaro, spazi commerciali e prestigio.
Cosa volete da me dunque, parlate! Lanziano uomo era particolarmente ansioso.
Voi, come Balivo, potete intercedere presso il vostro governo. Voi potete farvi latore delle mie proposte. Voi potete agevolare un accordo,
unalleanza! disse Oberto, con voce rotta dallemozione. Il Pisano fiss gli occhi del templare e pens che un tentativo poteva essere fatto:
avrebbe presentato una richiesta dettagliata presso il governo della Repubblica marinara. Oberto richiedeva mezzi, uomini, navi e soldati. La
posta era enorme. In caso di risposta affermativa i dettagli si sarebbero
discussi a Pisa. Il Conte si tranquillizz e su consiglio del funzionario
pisano, decise di attendere la risposta in terra africana.

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21

Le ore di luce si erano ridotte. Era giunto novembre, il mese dei morti,
come lo chiamavano tradizionalmente i contadini. Nelle terre di ponente il periodo era fonte dintenso lavoro: le olive erano mature, iniziava
la raccolta. Ogni famiglia contadina, in questa terra selvaggia schiacciata tra mare e monti, possedeva almeno un ulivo. I rami contorti, ripiegati su se stessi, sembravano raffigurare tutta la fatica e il giogo che gli
uomini erano costretti a sopportare per poter ricavare quelle poche misure di olio da utilizzare lungo tutto il corso dellanno. La parte migliore del raccolto era destinata al Signore, la rimanenza restava al contadino.
Alle Ville di Burdigheta, la scelta delle olive era iniziata in anticipo. Le
famiglie contadine del piccolo borgo univano le forze. Gli uomini si
occupavano di abbacchiare le olive dagli alberi. Utilizzavano lunghe
pertiche e percuotevano i rami dallestremit della chioma sino alla base. Le donne raccoglievano i frutti maturi caduti sul terreno e li ammucchiavano nelle ceste. Levento diveniva una festa a cui partecipavano anche i bambini. Le colline liguri non facilitavano loperazione. I
contadini, per sfruttare al meglio la poca terra a disposizione, erano obbligati a creare dei terrazzamenti. Con lausilio di lunghi muri a secco
avevano costruito delle fasce di terra a gradoni che, dalla sommit della
collina, scendevano sino a lambire la costa.
La famiglia Basso possedeva un piccolo appezzamento: il nonno di Gin
lo aveva ricevuto a mezzadro molti anni prima, quando la Contea di
Ventimiglia era ancora libero comune. Il terreno era posto a mezza collina in prossimit del borgo ed era costituito da tre fasce. Sulla prima
erano presenti alcuni alberi da frutto. In quella centrale, la pi stretta, i
Basso avevano creato un piccolo orto in cui veniva coltivato anche il
foraggio per i pochi animali che possedevano. La fascia pi larga e pi
elevata conteneva dieci piante dulivo. In quella giornata, lintera comunit di Burdigheta si sarebbe dedicata alla raccolta della famiglia
Basso.

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Gin e Anna Basso erano i genitori adottivi di Francesco. Anna era la
sorella minore di Frate Giuseppe. Si era sposata con Gin dopo esser
fuggita dalla sua famiglia dorigine. Giuseppe nutriva per la sorella un
forte legame. Sapeva che la donna non poteva avere figli e quindi,
allindomani della partenza di Oberto Apronio, le aveva affidato il piccolo Francesco confidando che lo crescesse con cura e amore.
Il colore del cielo era cinereo, la giornata sarebbe stata fredda e piovosa. Grigi erano anche i pensieri di Gin: le notizie che aveva ricevuto lo
preoccupavano. In contea si diceva che il figlio fosse scomparso insieme alla fidanzata Lucietta. Gin non aveva avuto la forza di raccontare i
pettegolezzi ad Anna, ma il pensiero lo attanagliava giorno e notte. Anna non vedeva suo figlio da molti mesi, lo sapeva affaccendato nel mestiere di cerusico. Nel cuore sentiva la distanza, ma credendolo al sicuro
non nutriva apprensione.
Il freddo intenso rendeva la raccolta pi difficile. Gin aveva previsto
che avrebbe abbacchiato tutti gli ulivi in tre giornate. Le campane della
chiesa rintoccarono il mezzod, era il segnale che i contadini attendevano per mettersi in pausa. Il lavoro fu sospeso. Ogni gruppo familiare
cerc un giaciglio dove riposare e fare uno spuntino. Formaggio, carne
secca, olive e alcune cipolle erano il companatico in quella giornata di
duro lavoro. Le nubi si addensarono e al termine del pranzo inizi a
piovere. La pioggia era debole e non arrest lattivit dei contadini. Con
lo scorrere delle ore, il temporale acquist pi veemenza e la raccolta
divenne difficoltosa. Gin e Anna decisero di congedare i presenti. Uomini, donne e bambini corsero al riparo. Lacqua e il freddo avevano
messo a dura prova il loro fisico. I coniugi Basso si attardarono per sistemare gli attrezzi e le ceste ricolme di olive. Si ud uno scalpitare di
zoccoli smorzati dal fango. I due, marito e moglie, fecero appena in
tempo a sollevare lo sguardo dalle loro faccende quando videro sopraggiungere quattro uomini a cavallo. Sul momento non riconobbero i cavalieri poi, sentendosi chiamare, compresero di essere di fronte al giudice Romualdo e ai suoi sgherri. Romualdo smont dalla sella e si avvicin a Gin.
Tu sei Gin, Gin Basso il contadino? lo interrog, con voce imperiosa,
alzando la mano destra e avvicinandola al viso del poveretto.
S, messere, come posso servirvi? rispose Gin, ripiegandosi su se
stesso. Francesco Basso tuo figlio? prosegu Romualdo.
Francesco? Gli capitato qualcosa? chiese Anna, con voce tremula.

189
Zitta donna! sentenzi Romualdo, allontanandola con una spinta.
S, nostro figlio ma vi prego, lasciate stare mia moglie intervenne
Gin, cercando di rabbonire il Giudice.
Allora dimmi, dove posso trovarlo!
Messer Romualdo, non ho sue notizie da molto, penso sia in contea,
forse presso Lucietta, la sua morosa.
Stupido uomo, sarei venuto qui, a cercarlo, se fosse ancora a Ventimiglia? url, stringendo per il bavero il contadino. Parla! Dove si nasconde il fellone!
Gin scosse la testa e rispose unaltra volta. Non lo so, credetemi non
lo so. Intervenne uno degli armigeri. Sei proprio sicuro di non saperlo? Parla o sar peggio per te!
Lasciatelo stare, vi prego, non sappiamo nulla di Francesco. Da molti
mesi non abbiamo sue notizie mormor Anna, piagnucolando.
La disputa si fece pi concitata. Romualdo rivolgendosi ai suoi uomini,
disse: Portiamolo via, vedrete che parler
Gli sgherri agguantarono Gin e lo spinsero in direzione dellulivo pi
imponente. No, no lasciatelo andare! Noi non sappiamo nulla, vi
prego grid Anna, cercando di ostacolare i tre uomini. Uno di loro le
avvent un manrovescio. La donna, per un attimo traball, poi si riprese
e si avvicin unaltra volta. Luomo che laveva percossa perse le staffe
e reag: lagguant e la scaravent verso il basso. Anna ruzzol attraverso la vegetazione e il suo corpo si arrest due fasce pi in gi. Termin la caduta su di un masso e urt con violenza il capo. Rimase immobile, mentre un rivolo di sangue le fuoriusciva dalla fronte. Gin cerc di divincolarsi, nel tentativo di portarle soccorso. Ma gli uomini lo
afferrarono saldamente e lo spinsero via. Il contadino grid, imprecando contro gli sgherri, ma tutto fu vano. Gin fu trasportato presso lulivo
pi grande. Uno agguant una corda e gli leg i polsi. Romualdo si avvicin e, accennando una sorta di ghigno, disse: Basso vuoi parlare o
dobbiamo usare maniere pi forti?
Lasciatemi vi prego, non so nulla, lasciatemi andare da mia moglie, ho
paura che si sia fatta molto male. Vi prego!
Non vuoi proprio capire! Vedrai che parlerai aggiunse Romualdo,
con rabbia, e fece cenno ai suoi uomini. Lo sbirro pi giovane raccolse
dalla sella una robusta corda e, con unabile manovra, la pass sopra il
ramo pi robusto. Strinse il nodo, form un cappio e lo lasci penzolare

190
in prossimit del prigioniero. Gin, intuito cosa stessero preparando, inizi a gridare e a dimenarsi. Il milite pi imponente gli assest un pugno
in pieno viso e gli fece saltare via un paio di denti. Due lo presero e il
terzo avvicin il cavallo. Lo sollevarono e lo posero in sella ficcandogli
la testa dentro il cappio. Il contadino cerc, ancora una volta, di dibattersi, ma il pi giovane, montando in sella, gli agguant i capelli e strinse il cappio intorno al collo.
Gin inizi a piangere: lacrime e pioggia scorrevano sul suo viso martoriato. Lo sgherro salt gi dalla sella e afferr le redini del cavallo.
Romualdo si avvicin al prigioniero e con voce profonda ribad la stessa nenia.
Parla scellerato parla!
Gin mugol qualcosa, mescolando parole a singhiozzi. Per un attimo il
tempo si arrest. I quattro carnefici scrutarono il viso del contadino cercando di percepire un minimo suono. Il fragore della pioggia circondava la scena rendendola ovattata. Romualdo fece un cenno e si gir di
spalle. Il milite pi giovane lasci le redini e quello pi anziano percosse il cavallo. Lanimale guizz via. La corda si tese stringendosi intorno
al collo di Gin: si ud uno schiocco, il collo si ruppe. Il corpo del contadino sussult per un breve istante e inizi a penzolare dal ramo pi alto.
I quattro risalirono a cavallo e lo lasciarono l, ormai privo di vita, avvolto dalla pioggia e dalloscurit.

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22

Il vento freddo, proveniente da occidente, sospingeva la galea in uno


degli ultimi viaggi della flotta a novembre inoltrato. Il mare entusiasmava lanimo di Oberto. La superficie dellacqua era divisa in tre nastri ben distinti: sulla costa predominava il turchese, a met lazzurro e
in profondit il blu velava lacqua oscurando la visuale. Le notizie provenienti dalla Repubblica Pisana erano di conforto. La proposta inoltrata dal Balivo era stata presa in considerazione. Il Conte Apronio si stava
dirigendo a Pisa. Il Gran Consiglio della Repubblica marinara gli forniva loccasione di discutere lofferta militare.
La flotta era partita da Tunisi, aveva fatto scalo presso il porto sardo di
Caleri e, cabotando lisola sul lato orientale, era giunta sul litorale corso. Un nuovo scalo commerciale per poi ripartire alla volta dellisola
dElba e giungere in prossimit delle coste della Toscana. Tra alti e
bassi, tra mareggiate e acquazzoni, le navi erano giunte a Pisa dopo
venti giorni di navigazione. Oberto viaggiava sulla galea ammiraglia,
lunica, per le sue caratteristiche, a poter navigare nelle acque del fiume. Il templare sal in coperta per seguire le operazioni di avvicinamento. Le onde erano alte e il vento deviava la direzione della nave. I rematori segnarono la rotta cercando di opporsi ai repentini cambiamenti. Il
sopracomito controllava il timone e, quando fu in prossimit della bocca del fiume, ruot la barra tutta a prora cosicch la nave inizi a dirigersi verso la confluenza dellArno. Le altre galee si volsero oltre. Erano ricolme di merci e uomini e avrebbero gettato lancora nel bacino
esterno del porto. Nel punto dincontro tra mare e fiume lacqua ribolliva formando, sulla superficie, infinite creste bianche. I rematori impressero ancora pi forza alla voga per penetrare allingresso del canale e,
in pochi istanti, sospinsero la nave oltre il mescolare delle acque. La
corrente si attenu, la superficie si rese piatta e la nave scivol
allinterno dellArno.
La citt si mostr in tutto il suo splendore. Pisa la capitale della tenacia pens Oberto. Una delle repubbliche marinare pi autorevoli. Potente sia in mare che in terra. Nemica da sempre di Genova. Le abita-

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zioni si sviluppavano lungo il corso dellArno e si estendevano creando
un centro abitato smisurato. Le mura, imponenti, riflettevano la luce e
apparivano di un bianco raggiante. La nave si accost alla riva destra,
in prossimit della torre della Verga Doro dove era presente un molo.
Oberto raccolse le poche cose che portava con s e, dopo lattracco, salut gli ufficiali di bordo e tutta la ciurma. Scese dallimbarcazione e si
diresse allinterno della citt. Un brulicare di uomini e mezzi riempiva
le strade tra il porto e il centro cittadino. Oberto si guardava intorno curioso: tra la linea dei tetti, allorizzonte, not una costruzione ancora in
opera. Segu con lo sguardo la struttura e, attraversando spiazzi, chiese
e viottoli, si ritrov in una piazza cinta da stabili mura. Rimase stupefatto dalla bellezza. Di fronte ai suoi occhi si ergeva il duomo, imponente e solido in tutta la sua lunghezza. Sul lato sinistro si contrapponeva il battistero, con la sua armoniosa pianta circolare e nel lato a dritta,
contornato da impalcature, era presente un edificio elevato sino al terzo
ordine darcate. A parer suo, poteva essere una torre campanaria. Lora
era tarda: un giaciglio comodo, un pasto decente e un sonno ristoratore
attendevano il templare presso una locanda.
Al nascere del nuovo giorno, Oberto si prepar per incontrare i membri
del Gran Consiglio. Loligarchia pisana era formata da numerose famiglie. Alla guida del Gran Consiglio vi era il Doge. Come consuetudine,
era foresto: in questo modo limparzialit delle decisioni era salvaguardata. Francesco Morosini, veneziano di nascita, era diventato Doge della Repubblica di Pisa da non molto.
Il conte Apronio si present a palazzo. Fu accolto da un cancelliere che
lo accompagn lungo un corridoio dinanzi a due porte di noce alte pi
di dieci piedi. Lingresso si apr e lospite entr. La sala era immensa.
Sulle pareti erano disposti numerosi arazzi su cui campeggiavano figure
mitologiche. Nella porzione centrale era presente una solida impalcatura che sosteneva uno sgabello. Ai lati, dei tavolacci di legno di rovere
ospitavano i consiglieri. Oberto si accomod su uno scanno posto di
fronte al Gran Consiglio. Luomo sulla seggiola in alto prese la parola:
Noi Doge di Pisa, Francesco Morosini, vi diamo il benvenuto. Sappiamo che avete intrapreso un viaggio lungo e difficile per giungere a
Pisa. Noi e il Gran Consiglio, dopo aver ponderato la vostra richiesta,
abbiamo deciso di ascoltare la vostra offerta. Oberto respir a fondo,
la solennit della cerimonia cre in lui un certo disappunto. Si fece forza e, rischiarando la voce, parl: Illustrissimo Doge, benemeriti consi-

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glieri, io e tutte le persone che rappresento, desideriamo ringraziarvi per
lopportunit che avete voluto concederci.
Il Doge riprese la parola. Abbiamo analizzato la richiesta di aiuto, ma
alcuni aspetti non ci sono chiari. Per esempio, le forze in campo. Descriveteci meglio i vostri alleati.
Illustrissimo Doge, ho la fortuna di ritenermi amico di uno degli uomini pi prestigiosi di tutta la Francia, il conte Carlo I DAngi.
Il Doge Morosini, sentendo quel nome, aggrott le sopracciglia. Molti
dei consiglieri si cercarono con gli sguardi.
Egli mi fornir un esercito, i mezzi e lesperienza per sostenere un
conflitto terrestre.
Parlate forse del fratello del Re di Francia, Luigi IX?
S, illustrissimo Doge, siamo legati da profonda amicizia abbiamo
combattuto insieme nellultima crociata.
Morosini, sincurios, si avvicin con il corpo verso linterlocutore e
chiese: Quale ruolo avete assunto nellultima guerra Santa?
Ero un templare.
Eravate? Perch ora cosa siete divenuto? chiese il veneziano, con una
punta di cinismo.
Illustrissimo, sono stato ferito in battaglia. Il nemico mi ha fatto prigioniero e mi ha deportato in Siria. Ho trascorso dieci anni a Damasco,
poi, con laiuto di un amico, sono fuggito. Non sono pi un soldato di
Cristo! Ora combatto solo per la libert del mio popolo e della mia contea!
Le parole di Oberto stimolarono lintervento di uno dei consiglieri.
Messere, avete combattuto a El Mansura?
Ho seguito tutto lassedio.
Arciboldo della Ghisolfa, questo nome vi nuovo? ribatt, con un
certo piglio, un giovane consigliere.
Arciboldo della Ghisolfa un cavaliere di rara dote. Un uomo intelligente e di vedute ampie: siamo amici. Lo conoscete?
Era mio padre. mancato cinque anni or sono. Ricordo che mi parl
di un cavaliere templare con cui aveva stretto amicizia, mi ha detto che
voi e il vostro scudiero gli avete salvato la vita.
S vero, ma non mi ha mai detto di essere pisano, credevo fosse fiorentino o senese.
Ha sempre pensato che foste genovese, capite!

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Il Doge riprese la parola. Ma voi siete genovese? Come possiamo fidarci delle vostre parole?
Oberto non reag, ma laffermazione colp nel segno.
E ditemi, girano strane notizie su una presunta eresia: si parla di un
vecchio frate, di un templare, di alcune pergamene si parla della vostra terra!
Le parole corrono. Non sono eresie, ma verit! La Chiesa coinvolta
in un terribile misfatto! Abbiamo lappoggio di illustrissimi cittadini,
uomini di chiesa che si oppongono allo strapotere del Papa e dei prelati
a lui legati. Uno fra tutti: Roger Bacon, francescano anglo, dottore in
teologia e filosofia, genio apprezzato in tutta Europa.
Conoscete il Doctor? chiese Morosini.
stato mio maestro rispose Oberto. E prosegu: Con il suo aiuto avremo la possibilit di assoldare altri uomini per combattere Genova.
Credetemi, la Superba ha schiacciato la mia contea e presto volger lo
sguardo anche su di voi!
Vi fu un lungo momento di silenzio, poi il Doge riprese la parola.
Voi, quindi, asserite che nella vostra terra sia presente la discendenza
di Cristo?
Ruth, la giudea, la figlia naturale nata da Ges e Maria Maddalena.
Messere Conte, queste affermazioni sono pretenziose!
Sono la verit illustrissimo.
Noi non ci intendiamo del Sacro e in questa vicenda come possiamo
esservi di aiuto?
La flotta. La vostra flotta militare lunica in grado di poter contrastare Genova. Senza il vostro aiuto tutto sarebbe vano.
Il Doge rimase assorto e poi continu: Un nostro intervento potrebbe
scatenare un conflitto con Genova.
S, comprendo.
Le vostre parole hanno toccato il nostro animo, sono parole di speranza. La vostra fede encomiabile. Fece una pausa e poi riprese. Forse
una soluzione possibile.
Alz la mano destra e la mosse puntando lindice verso lalto.
Potremmo aiutarvi fornendovi un appoggio non convenzionale come dire potremmo usare una maschera. Saremo noi, senza essere noi.
Comprendete?
Penso di aver capito, Doge Morosini.

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Bene, Noi e il Gran Consiglio vi ringraziamo. Decideremo al pi presto e vi faremo sapere.
Il templare chin il capo, in segno di gratitudine, e aggiunse: Io Oberto Apronio, Conte di Ventimiglia, in nome di tutta la popolazione porgo
a Voi e al Gran Consiglio enorme riconoscenza. Sono certo che non ci
abbandonerete a un infausto destino.
Lincontro si concluse e Oberto lasci il palazzo del consiglio. A breve
sarebbe ripartito per raggiungere il porto di Marsiglia. Lanno volgeva
al termine, il templare contava di far ritorno in Provenza in tempo utile
per festeggiare il Natale. Erano trascorsi molti anni da quando aveva
festeggiato lultimo. I mesi e gli anni di prigionia gli avevano tolto ogni
minimo desiderio di fare festa. Ora pi che mai, sentiva voglia di casa,
voglia di tradizioni. Pens, sorridendo tra s, che stava diventando vecchio e gli venne in mente il figlio Francesco. Al suo ritorno lo avrebbe
incontrato: era ora di raccontargli la verit.

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Anno Domini 1264

La flotta genovese era giunta a ponente. Il porto di Oneglia, ampio e


accogliente, si riemp di galee. Dai legni scesero una moltitudine di
uomini, parevano formiche. Il Doge era stato di parola: aveva inviato
venti navi da trasporto e ben trenta galee militari. Le notizie erano preoccupanti: le truppe provenzali marciavano verso sud e tutto faceva
pensare che si sarebbero dirette al confine. Le vedette le avevano avvistate in direzione del basso Piedimonte. La nobilt genovese aveva inviato i massimi rappresentanti. Cavalieri e truppe si stanziarono tra le
colline e la spiaggia, dove fu innalzato un accampamento. Il conte Umberto Embriaco avrebbe diretto le operazioni terrestri.
Lesercito era composto da militari esperti: non si trattava di soldati di
ventura, ma di uomini regolarmente inquadrati nel corpo militare della
Repubblica di Genova. Tra questi, anche numerosi balestrieri, una delle
milizie pi temute in Europa. La balestra era unarma meno duttile
dellarco ma aveva un gran pregio: era micidiale. I suoi dardi potevano
penetrare nelle corazze di metallo anche a distanze considerevoli. I balestrieri genovesi vantavano una lunga tradizione e si erano gi distinti
innumerevoli volte in battaglia. La flotta era comandata
dallammiraglio Oberto Doria. La sua abilit era nota in tutto il Mediterraneo.
La contessa della Ghirlanda fu informata con tempestivit: lesercito
genovese era finalmente arrivato. Invi un dispaccio, invitando Embriaco e i suoi luogotenenti presso la contea. Il comandante genovese
lasci trascorrere alcune settimane prima di acconsentire. Non amava

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avere rapporti militari con una donna. Era solito dire: Le donne sono
buone solo a fare una certa cosa. La contessa della Ghirlanda conosceva il pensiero di Embriaco e, pur riconoscendogli le notevoli doti di
condottiero, avrebbe desiderato collaborare con unaltra persona.
Il conte Embriaco invi prima a Ventimiglia i suoi luogotenenti. La delegazione fu accolta con una certa freddezza, ma sinstaurarono i primi
rapporti. Gli esperti militari analizzarono il territorio e la struttura difensiva della citt. Embriaco pretendeva informazioni dettagliate, non
lasciava mai niente al caso. Il mese di dicembre era al termine: Genova
si aspettava un attacco con la buona stagione, ma la mitezza del clima
avrebbe potuto far anticipare le manovre.
La Reggente cedette e, messo da parte lorgoglio, si rec al campo base
dellesercito genovese per incontrare Umberto Embriaco. Al suo seguito port il giudice Romualdo e il capitano Cecco della Volpe. Il comandante genovese alloggiava nella tenda pi grande, sita al centro del
campo. La delegazione ventimigliese giunse a Oneglia nel primo pomeriggio di una giornata uggiosa. Embriaco attese gli ospiti in compagnia
di Aldo Sturla, primo luogotenente. I visitatori si accomodarono negli
alloggi privati e furono ricevuti solo dopo molte ore dal loro arrivo.
Embriaco li attendeva assiso al centro di due compagni: Sturla e il domenicano Bruno.
Immagino, la contessa della Ghirlanda?
Per servirvi messere rispose la Contessa, chinando il capo.
La delegazione si present, poi venne fatta accomodare intorno a un tavolaccio dove era aperta una carta topografica che illustrava la costa dal
porto di Oneglia a quello di Antibo.
Illustrissimo Conte, vi porgiamo il nostro saluto, tutta la Contea di
Ventimiglia vi grata. Il vostro aiuto vitale.
Lasciate stare i convenevoli Contessa ditemi, piuttosto, avete notizie del nemico?
La contessa Spinola si trattenne: aveva trovato pane per i suoi denti.
Embriaco era un uomo pratico e rude.
Per ora, vi sono scarse azioni al confine. Non si muover nulla prima
della buona stagione.
Anche il Doge lo pensa rispose Embriaco. Poi aggiunse: Se volete
protezione, dovete permettermi di agire su tutto il territorio. Ho bisogno
di affidare il controllo della contea ai miei luogotenenti.

198
Il giudice Romualdo intervenne con impulsivit: Non possibile ci:
solo noi conosciamo al meglio la citt!
Zittite quel mollusco! Se non volete vederlo appeso alla mia spada
url, con voce cupa, Umberto Embriaco.
La Contessa alz la mano in direzione del giudice. Romualdo chin il
capo e arross.
Messer Conte il controllo della contea vostro.
Siete una donna pratica e perspicace disse Embriaco ridacchiando,
poi cambi espressione e, rivolgendosi con lo sguardo in direzione del
frate, prosegu.
Il Papa ci ha inviato un suo legato. Frate Bruno da Cosenza un domenicano, un inquisitore. Seguir le manovre militari e disporr il da
farsi, quando acciufferemo gli eretici.
Il frate prese la parola.
Contessa, messeri, sono qui per seguire le vicende sacrileghe. La cripta della cattedrale dellAssunta non deve essere, per nessun motivo, distrutta. C il rischio che possa essere violata dagli eretici nel tentativo
di cancellare le prove. Vi prego, presidiate tutta larea della cattedrale.
Il Papa gi in preghiera, sono certo che Dio ci aiuter.
La Contessa e il Giudice rassicurarono linquisitore. Una guardia continua avrebbe vegliato sullarea della basilica. Il controllo delle operazioni militari passava nelle mani di Umberto Embriaco. La contessa
della Ghirlanda ora avrebbe svolto solo un ruolo secondario. La delegazione ventimigliese usc dalla tenda militare con aria dimessa. Tutto
stava mutando, il tempo incalzava e nuovi eroi sarebbero giunti
allorizzonte.

199

Un vento gelido sferzava la cima della torre pi alta. Il conte Guglielmo


e i suoi luogotenenti osservavano il lento procedere della lunga colonna
di armati. Lesercito francese, attraversando costoni e cime, era giunto
allinterno della valle del Roya. Il conte Lascaris aveva accettato il
compromesso: la presenza delle truppe francesi in cambio di protezione. La sovranit del feudo restava in mano sua. Ora molte cose sarebbero cambiate. I francesi avrebbero avuto un accesso alla pianura e, da l,
si sarebbero spinti verso i valichi alpini per raggiungere il nord
dellEuropa.
La fila degli armati stava discendendo la tortuosa mulattiera che dal
passo montano permetteva laccesso alle mura della Contea di Tenda. Il
comando dellesercito era governato da un abile cavaliere, il capitano
Etienne Busignac, pupillo di Re Luigi IX. Seguivano numerosi cavalieri
e un nutrito gruppo di armigeri costituito da arcieri, lancieri e milizia
pesante.
Guglielmo Lascaris sent una morsa intorno al cuore: per un attimo
pens di aver sbagliato tutto, poi deglut e ricacci lontano le oscure idee. I portoni principali furono aperti e il contingente entr allinterno
delle mura. Il Conte fece un cenno e si avvi nella sala delle udienze
dove avrebbe ricevuto il comando francese.
La popolazione si era accalcata lungo le strette vie per osservare
larrivo dei soldati stranieri. Tutta Tenda si ferm: donne, bambini, uomini e vecchi erano l per vedere lesercito di Re Luigi. La testa della
milizia giunse nella piazza antistante il maniero dei Lascaris. Etienne
Busignac, insieme a due cavalieri, smont dal cavallo. Il cerimoniere,
un tipo basso e corpulento con unincipiente calvizie, si fece avanti e,
presentandosi, introdusse cavalieri francesi. Luomo sembrava ancora
pi piccolo e goffo in compagnia degli stranieri. Dopo una serie di scale, ballatoi e passaggi, il gruppo giunse nella sala delle udienze. Il cerimoniere annunci gli ospiti e li fece entrare. Guglielmo Lascaris era assiso, attorniato dai suoi uomini pi fidati.

200
Messeri cavalieri, la Contea di Tenda vi da il benvenuto! disse, con
mesto sorriso.
Siamo onorati di essere qui. Lasciate che mi presenti: sono il capitano
Etienne Busignac, comandante dellesercito di sua Maest Re Luigi IX
di Francia, e questi sono i miei cavalieri.
Con un cenno si rivolse ai due uomini che aveva alle spalle.
Alla mia dritta Charles Conte di Arles, e a manca Federique
dOrleans.
Attendevamo il vostro arrivo, ma non ci aspettavamo un contingente
cos numeroso! esclam Guglielmo, con un certo risentimento.
Le truppe che avete visto, messer Conte, non saranno tutte utilizzate
per presidiare il vostro territorio. A tempo debito avremo modo di impiegarle per altri scopi rispose Busignac, cercando di tranquillizzare il
Conte. Gli accordi sono palesi: la sovranit del territorio e la gestione
del feudo restano e resteranno in mano vostra. Le truppe francesi pattuglieranno il territorio e, se sar il caso, utilizzeranno il suolo per la difesa continu Busignac.
Mi sembra tutto chiaro, messeri, ma come intendete agire nei confronti delle ingerenze genovesi?
Difenderemo il feudo e, se sar necessario, respingeremo indietro il
nemico sentenzi, nuovamente, il Capitano francese.
Si vocifera che Genova abbia rafforzato le truppe a valle, in prossimit
della foce del fiume Roja! Voi francesi ne siete a conoscenza?
I genovesi temono una ribellione o ancor peggio, un attacco da forze
estranee.
Bene cavalieri, il viaggio stato lungo e impegnativo. Avremo modo
di approfondire gli argomenti. Domani organizzeremo il da farsi. Il popolo di Tenda vi ringrazia.
Messer Conte, la Francia vi riconoscente, vedrete che la convivenza
sar proficua.
Gli ospiti abbandonarono la sala. Le truppe furono disposte sui campi a
terrazza che circondavano il territorio di Tenda. In seguito avrebbero
preso possesso di tutta la contea. Guglielmo Lascaris prov un senso di
vuoto: la presenza francese non era mai stata di suo gradimento. Le parole del capitano Busignac non lo avevano del tutto rassicurato: forse
ora, il pericolo di cadere in mano genovese si sarebbe annullato, ma la
convivenza come sarebbe stata?

201
Il conte di Tenda rientr nei suoi appartamenti a sera inoltrata. Eudossia, la giovane sposa, gli venne incontro e lo abbracci con tenerezza.
Egli strinse il corpo della donna nel desiderio di scacciare i fantasmi.
Eudossia lo baci, avvicin le labbra al suo orecchio e, con voce sensuale, disse: Guglielmo, presto avrai un erede ho scoperto di essere
incinta! Gli occhi del Conte luccicarono: la sua vita era mutata per
sempre.

202

Natale era alle porte. Fra Giuseppe era riuscito a riunire gli amici con
cui condivideva il sogno di libert: tutte le persone pi care gli erano
vicine. La tavola era ricolma dogni bene. Il vino scorreva e rendeva il
convivio ancora pi allegro. Oberto sei certo che Pisa ci aiuter?
chiese Giuseppe.
Sono fiducioso, il Gran Consiglio non ci abbandoner. Al termine della seduta ho potuto conversare con un certo Giobatta della Ghisolfa, figlio di Arciboldo conosciuto a El Mansura. Egli mi ha assicurato il pieno appoggio. Loligarchia pisana desidera da molto tempo dare una lezione allo strapotere genovese. La possibilit di agire, senza apparire,
rappresenta unoccasione unica. Sono sicuro che presto la buona notizia
arriver.
Bien, trs bien. Con la flotta militare saremo un vero esercito esclam Pierre de la Motte e continu: Lesercito sar composto dalla milizia provenzale, dai mille uomini Angli, gli arcieri con i Longbowl, e dai
nostri cavalieri ma le forze pesanti, quelle promesse?
Non ci serviranno, ho arruolato cento uomini della milizia berbera.
Pierre de la Motte sgran gli occhi e inizi a ridere con vigore.
Ma a cosa ci servono cento beduini?
Capitano, non sia precipitoso! sentenzi Oberto, con un certo risentimento. Non sono beduini, ma soldati ben equipaggiati. Avranno
unarma segreta. Credetemi, ha un potere micidiale. Cento uomini sono
sufficienti, faranno il lavoro di mille.
Conte, su via, non lasciateci nella curiosit, raccontateci qualcosa
disse Papito, con una certa irruenza, dopo aver udito le parole del templare.
Non posso dirvi molto: larma gi stata utilizzata in altre battaglie.
Ho il presentimento che cambier le sorti della guerra.
Bien, conte Apronio, io vi stimo. Se voi dite questo, allora noi non
possiamo che credervi.
I presenti sorrisero e annuirono.

203
Il conte Carlo I DAngi si raccomandato che le forze in campo espongano i vessilli di Ventimiglia. Mai, e poi mai, dovr trasparire un
coinvolgimento della Provenza e di tutta la Francia.
Non dubitate Capitano: tutte le milizie sventoleranno il leone doro in
campo rosso, il vecchio stemma del Comune di Ventimiglia.
Pierre de la Motte, dopo aver sorseggiato un altro bicchiere di vino, riprese la parola.
Non potremo muoverci prima della fine dellinverno, solo allora le
condizioni saranno adatte per uno scontro in campo. Non dimenticate
che avremo bisogno della flotta. Sar necessaria anche unoffensiva interna per espugnare la citt senza doverla attaccare direttamente.
Pierre, la popolazione ventimigliese dovr subire il minor numero
possibile di vittime. Il nostro Francesco ha agito in merito?
Messeri, Francesco ha organizzato al meglio la resistenza cittadina.
fuggito dalla contea e, dopo varie peripezie, con laiuto del notaio Del
Coli, ha incontrato Teodoro Lascaris. Il conte Teodoro ha sempre condiviso i nostri ideali, ma non ha mai manifestato le sue idee. Ora, sotto
la spinta del cugino Guglielmo, Conte di Tenda, ha deciso di prendere
in mano la situazione. In gran segreto sta reclutando uomini e armi per
far fronte al nemico rispose Giuseppe.
un uomo fidato? chiese Pierre de la Motte.
Io e Oberto lo conosciamo bene: si sempre disinteressato degli affari
cittadini, ma non ha mai amato i genovesi. Questa sar loccasione per
il suo riscatto rispose Fra Giuseppe, con fiducia.
Bene, mi sembra che lesercito ci sia. Per i dettagli avremo tempo di
discutere. Ora propongo una bevuta, a noi e alla libert di Ventimiglia.
Tutti risposero in coro. La festa continu sino a tarda notte. Presto la
battaglia sarebbe arrivata.

204

Galee, galee nemiche sono state avvistate navi nemiche! pronunci, ansimando, il capitano Cecco della Volpe, dopo aver percorso
lintera scalinata che portava dalla torre principale del maniero agli appartamenti della Contessa.
Di quali galee parlate, Capitano? chiese Rosanna, preoccupata.
Navi battenti il vessillo del Comune di Ventimiglia.
Cosa state dicendo? chiese il giudice Romualdo, con unespressione
di sorpresa. Il vessillo dellet comunale stato bandito da molti decenni continu.
Vi assicuro che le navi sventolano il leone doro in campo rosso!
I ribelli i ribelli si sono organizzati sentenzi, con tono stizzoso,
Romualdo e prosegu: Quante sono le navi?
Ne ho contate dieci, ma altre possono giungere alla vista.
Contessa, cosa pensate di fare? chiese il Giudice, allarmato.
Inviate una staffetta, avvisate lesercito genovese. Loffensiva iniziata!
Presto Capitano, avete ascoltato la Reggente?
Dar ordini immediati! disse, ponendosi sullattenti.
Le navi nemiche giungevano da ponente, erano salpate dal porto di
Marsiglia due giorni prima. Avevano intrapreso una navigazione di cabotaggio solcando i contorni della costa per giungere, in tarda mattinata, alla vista dei bastioni della contea. La flotta era costituita da dieci
legni reclutati dalla squadra navale provenzale. Pierre de la Motte aveva
deciso di intraprendere un primo sopralluogo. Era importante controllare il terreno su cui si sarebbe svolta la battaglia. La presenza delle galee
avrebbe dato un forte segnale al nemico. Le navi del capitano de la
Motte si spinsero sino al capo detto dAmpelio e, dopo unampia virata,
presero il largo e si allontanarono dalla costa intemelia per fare ritorno
nel porto di Marsiglia.
Il Comandante Embriaco fu informato con rapidit e invi alcune galee
di vedetta. Le navi giunsero in ritardo e non riuscirono a intercettare i

205
legni nemici. Lo sconcerto fu notevole: Embriaco era furibondo. La
Contessa fu richiamata nellaccampamento.
Rosanna avete notizie in merito? chiese, con voce imperiosa.
Le navi sono comparse allimprovviso e battevano bandiera ventimigliese.
I tempi sono maturi: mi aspettavo un attacco in primavera, ma vedo,
con sorpresa, che anche il freddo febbraio non ferma il nemico.
Embriaco stiamo preparando la citt allo scontro ma non siamo ancora
del tutto pronti, ditemi il da farsi.
Le mie truppe si sposteranno. Domani inizieremo il trasferimento e in
pochi giorni ci accamperemo ai piedi del borgo. I miei strateghi hanno
deciso di disporre lesercito sulla sponda sinistra del fiume Roja. La posizione ci permetter di controllare la citt da ogni lato. Trasferiremo
una parte della flotta presso la foce del fiume, nellinsenatura naturale.
La Reggente ascolt le parole di Embriaco e con gesto di assenso disse:
Conte, ci prepareremo per accogliervi. Dar ordine di intensificare i
lavori di difesa della citt.
Bene, e sia cos rispose Embriaco.
I due si congedarono e la Contessa prese la via del ritorno.
Le truppe genovesi si dispiegarono sulla piana antistante la riva sinistra
del fiume Roja. Laccampamento era costituito da decine e decine di
tende, in cui alloggiavano soldati, cavalli e mezzi. Il conte Embriaco fu
ospitato, con i luogotenenti e il frate, entr le mura cittadine.
Trascorse un febbraio freddo e piovoso, ma la presenza del nemico non
fu segnalata. Con linizio di marzo, le truppe genovesi si prepararono
allo scontro. I giorni si spensero in una calma apparente.
Oberto ricevette le attese notizie: il Gran Consiglio di Pisa deliberava
un concreto aiuto. Quaranta galee da guerra erano in partenza per il porto di Marsiglia. Avrebbero battuto bandiera ventimigliese. Le forze in
campo ora potevano contare su una flotta ben addestrata. Le truppe
provenienti dalla Britannia giunsero in Provenza. Mille arcieri, equipaggiati con il micidiale arco Longbow, sfilarono per le vie cittadine
della capitale provenzale, la notizia dellarrivo degli stranieri raccolse
una folla di curiosi. Ora tutto era pronto. Marzo era giunto al termine,
un nuovo mese si affacciava.

206

Loscurit penetrava il cielo freddo e terso. I primi bagliori del nuovo


giorno marcarono lorizzonte. Il sole era ancora nascosto, ma uno spicchio, un sottile frammento del disco, proruppe attraverso la linea, mostrando colori caldi e vibranti. La luce inizi a percorrere la scena e anche la costa fu investita dalle tinte. Sulla collina del Capo, dove si ergeva la citt fortificata, erano ancora presenti le ombre.
Il fiume scorreva ai piedi dellasperit. Nella sponda orientale,
laccampamento genovese iniziava a essere trafitto dai primi raggi solari. La piana si allungava, stretta tra le colline a nord e la spiaggia a sud,
sino a lambire la sponda del torrente Nervia, allo sbocco della valle
omonima.
Le vedette erano intirizzite dalla frescura. Due uomini, posti sulla torre
di levante, osservavano lalba. Uno inizi a stropicciare con forza gli
occhi. Pens di aver bevuto troppo. Osserv con maggiore attenzione la
costa e le sponde del Nervia. Gli parve di vedere una serie di alloggiamenti. Non sicuro della capacit dei suoi occhi, fece cenno al compagno, puntando il dito in direzione dellavvistamento. Il commilitone
guard con fugacit, poi, colto da maggior interesse, protese il busto al
di fuori della cinta per osservare meglio e, volgendosi verso il compagno, url: I nemici i nemici si sono accampati laggi: presto diamo
gli allarmi! Vi fu un attimo di sconcerto, poi i due scesero la stretta e
tortuosa scalinata che li portava alla base della torre e corsero in direzione della gendarmeria. La notizia fu recapitata alla Reggente, al conte
Embriaco e a tutto il potentato: le truppe di Oberto Apronio erano sbarcate. Il nemico aveva nuovamente beffato Genova.
La postazione era emersa dal nulla, nel giro di una notte
laccampamento si era materializzato. Il Nervia aveva reso il suo contributo permettendo alle navi di Oberto di risalirne il letto carico di acqua. Due a due, notte dopo notte, le navi erano sfilate lungo la sponda
giungendo al riparo da occhi indiscreti, nascoste dalla folta vegetazione.
La tattica era riuscita: labilit del capitano Pierre de la Motte aveva dato i suoi frutti.

207
La citt e le truppe si posero in assetto difensivo. Embriaco e la Reggente convennero che fosse necessario prendere ancora tempo prima di
sferrare un attacco. I genovesi inviarono una staffetta
nellaccampamento avversario e il fante consegn un messaggio: Embriaco chiedeva un incontro.
Oberto e Pierre, colti di sorpresa, sulle prime esitarono poi, spinti dalla
necessit di aver maggior tempo per preparare le proprie truppe, si convinsero e accolsero linvito.
La guarnigione genovese, capitanata dal conte Embriaco e da due dei
suoi luogotenenti, usc dalla citt e si pose al centro della piana, a met
strada tra gli accampamenti. Il drappello di soldati guidati da Oberto,
con al fianco Pierre della Motte e un suo luogotenente, non tard ad arrivare. Le delegazioni si fronteggiarono. Embriaco arrest il cavallo e
prese la parola: Messeri, vogliate presentarvi. La Repubblica di Genova chiede chiarimenti sulla vostra presenza nel nostro territorio! Il tono aspro non intimor Oberto. Apronio mosse il cavallo e si avvicin ai
genovesi: Messere, io Oberto Apronio, cavaliere templare, Conte di
Ventimiglia e detentore della sua sovranit, chiedo, a voi e al vostro esercito, di abbandonare la contea.
Su quale base e in nome di quale decreto pensate di dare ordini? rispose Embriaco, con aria beffarda.
Io e il mio esercito abbiamo intenzione di porre armi nei vostri confronti. La citt deve essere liberata dagli usurpatori!
E sia! Le mie truppe sono pronte! sentenzi il genovese.
Anche le nostre, messer Conte. A partir da oggi, trascorse tre notti,
pugneremo contro di voi!

208

La luce, a levante, stent a rischiarare la piana. I due eserciti si destarono e presero posizione con lentezza, schierandosi a circa mezzo miglio
dallaccampamento. Le truppe iniziarono a disporsi sul terreno di scontro. La milizia a cavallo e i luogotenenti si posero in prima fila, mentre
gli scudieri e i valletti occuparono la seconda linea. Sui fianchi si collocarono i soldati pi lenti, quelli che manovravano le armi a lunga gittata. Oberto si sistem vicino a Pierre de la Motte e ai suoi luogotenenti.
Di seguito si alline la cavalleria francese costituita, per buona parte, da
nobili provenzali. Ogni uomo, in sella a un cavallo da guerra, era munito delmo, corazza e cotta di maglia. I soldati a piedi erano disposti con
strategia: in prima fila, su largo raggio, gli arcieri Angli con i loro Longbow, poi di seguito, alabardieri e uomini con le daghe.
Il conte Embriaco possedeva un numero minore di cavalieri e mostrava
una seconda fila pi capiente, formata da balestrieri posti su un ampio
raggio. Ogni balestriere, oltre allarma, possedeva una sorta di scudo,
chiamato pavese, che utilizzava per proteggersi durante le operazioni di
ricarica. La fanteria era costituita da alabardieri e soldati muniti di daghe e spade.
Giunta lora sesta gli eserciti avevano terminato lallineamento. Una
leggera brezza di levante si era mossa e i vessilli dei due schieramenti
iniziarono a sventolare. Da un lato, la croce rossa in campo bianco della
Repubblica di Genova, sul lato opposto, il leone color oro in campo
rosso, simbolo del comune di Ventimiglia.
Una quiete irreale avvolse la piana. Il drappeggiare dei gonfaloni, frapposto al sibilo del vento, graffi il silenzio. Oberto alz la spada, guard per un attimo gli uomini, incit il cavallo e url: Ventimiglia libera! La battaglia ebbe inizio.
La cavalleria si spinse allattacco e i due schieramenti si mossero. Un
rumore di zoccoli, ferraglia e grida riemp lo spazio tra il mare e le colline. I cavalli presero maggiore velocit e una nuvola di polvere si iss.
Le prime fila giunsero in contatto e si scontrarono, provocando un frastuono assordante. Oberto prese di mira un giovane cavaliere. Lo fece

209
sfilare alla sua dritta, parando con lo scudo il colpo, e poi lo centr sulla
spalla, staccandogli buona parte del braccio. Luomo url e cadde a terra sussultando.
Dopo il primo scontro, gli uomini a cavallo si volsero su se stessi e iniziarono a combattere. Uno dei luogotenenti di Pierre de la Motte fu disarcionato e cadde sul terreno, si rialz e tent di difendersi. Par i colpi del primo avversario, ma fu ferito dal secondo, poi continu a combattere e dimenandosi colp uno dei due, facendolo rovinare a terra. Il
secondo ne approfitt, gli si par davanti e gli piant larma
nelladdome, uccidendolo.
Nelle fila genovesi si ud risuonare il corno: i balestrieri entrarono in
azione. I soldati si schierarono, si accovacciarono dietro i pavesi e iniziarono a caricare le armi. Con la mano destra tesero la corda e innestarono il dardo. Il capo dei balestrieri, Nin da Bergeggi, diede il segnale:
si ud un sibilo, centinaia di saette riempirono il cielo. I dardi percorsero la traiettoria e investirono uomini e animali. Il lancio ne fer molti e
ne uccise altrettanti. Per un attimo, tra le fila ventimigliesi, fu il putiferio.
Oberto continu a restare sulle posizioni e ordin ai luogotenenti di far
intervenire gli Angli. Gli arcieri si sistemarono e iniziarono a scagliare i
dardi. I lanci si susseguirono con un ritmo di dieci, quindici frecce il
minuto. La nuvola di saette ricopr il cielo e oscur la luce. Sul nemico
precipit il caos. Embriaco si consult e decise di dar vita a una nuova
manovra.
Date ordine che sia inviata una staffetta, ora che la milizia cittadina
entri in campo! sentenzi, con uno dei suoi luogotenenti. Il messaggero gir il cavallo, si diresse verso le mura e scomparve alla vista. La
battaglia continu a infuriare. I balestrieri ripararono dietro i pavesi e
subirono pochissime perdite.
Era necessario stanarli. Oberto e Pierre de la Motte si consultarono e
decisero di sfondare le linee e, per fare ci, utilizzarono la fanteria. Si
formarono due lunghi corridoi laterali che permisero ai fanti di penetrare oltre la linea nemica. I soldati, armati di spade, daghe e picche si
proiettarono nella retroguardia genovese e iniziarono a colpire le postazioni dei balestrieri. Dal porto naturale, alla foce del fiume Roja, salparono alcune galee genovesi ormeggiate in rada. Le navi, attraversata la

210
foce, diressero la loro prua a levante, costeggiando la riva della piana
dove era in corso lo scontro.
Lesercito genovese era in difficolt: le frecce dei Longbow non permettevano agli uomini di muovere e i balestrieri erano sotto attacco.
Embriaco fremeva. Vide le navi scorrere lungo la riva e pens che avrebbero rovesciato le sorti della battaglia. Le navi, cariche di uomini,
armi e cavalli puntarono le prue verso la spiaggia. La piccola flotta si
posizion dietro al grosso dellesercito nemico e, giunta sulla riva, inizi a sbarcare uomini e mezzi.
Papito Imenez del Castillo aveva ordine di gestire i soldati nelle retrovie. Alla vista delle galee nemiche si rese conto che stavano tentando
una manovra daccerchiamento. Radun gli uomini, richiam quelli in
posizione pi avanzata e si diresse sulla milizia genovese che si stava
raccogliendo sulla spiaggia, a non molti piedi dallaccampamento ventimigliese. La pressione sui balestrieri genovesi si allent, molti uomini
della fanteria francese furono costretti ad arretrare per supportare la retroguardia. Il conte Embriaco fece avanzare i balestrieri. La corta gittata
delle armi imponeva la prima linea. La forza genovese scesa dalle navi
era organizzata, composta per la maggior parte di soldati provenienti
dalla milizia cittadina. Al loro comando vi era Cecco della Volpe. I militi, radunati sulla spiaggia, erano armati di spade, daghe e alabarde.
Cecco ordin la carica: gli uomini si mossero e puntarono in direzione
del nemico. Lo scontro inizi e, con rapidit, si trasform in un combattimento corpo a corpo.
Oberto e Pierre de la Motte si consultarono nuovamente: le sorti della
battaglia si stavano capovolgendo.
Pierre, ci stanno prendendo alle spalle! Non so quanto resister Papito.
Forse troppo presto, ma abbiamo bisogno dei rinforzi!
Oberto, ordina il segnale e controlla che vada a buon fine. Io cercher
di bloccare il tentativo daccerchiamento, portando con me una parte
degli arcieri!
Oberto richiam uno degli staffieri e gli ordin di comunicare, con le
due bandiere dordinanza, il segnale convenuto. Il ragazzo, appena adolescente, si pose su di un carro e inizi a sventolare in direzione del picco detto di Colla Sgarba. I movimenti sintensificarono e furono ripetuti per tre volte consecutive. Alla sommit della vetta comparve un uomo che, raccolto il messaggio, lo diffuse a ponente. La comunicazione
pass, da staffetta a staffetta, lungo il pendio collinare che circondava la

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costa e giunse nella baia di San Bartolomeo. Linformazione arriv a
destinazione. Un segnale di conferma ripart e raggiunse il mittente. La
baia di San Bartolomeo era costituita da unampia insenatura naturale
protetta a nord da unaspra catena collinare. Nella parte centrale del
golfo sgorgavano le acque del rio Latte. La posizione era favorevole per
riunire tutta la flotta pisana. Il luogo era vicino al campo di battaglia e
la sua particolare conformazione permetteva di occultare le navi. Giobatta della Ghisolfa, ammiraglio in capo della flotta pisana, ordin alle
galee di muovere acqua. Cinque navi si mossero e guadagnarono subito
il largo con una voga arrancata, dovendo raggiungere la destinazione
in breve tempo.
I balestrieri giunsero in prima linea, lo spostamento comport molte
difficolt. I genovesi prepararono le armi e iniziarono a tirare in direzione degli Angli. La nuova posizione risult decisiva: ora la gittata dei
dardi era accessibile e le armi riuscivano a colpire il nemico, mietendo
molte vittime. Una parte dellesercito ventimigliese fu costretta a indietreggiare per evitare di essere sopraffatto. Cecco della Volpe e i suoi
uomini continuarono ad avanzare: il capo delle guardie cittadine usava
la spada con forza e asprezza, un uso che andava al di l della semplice
contesa. Papito e i suoi uomini tenevano testa e difendevano la posizione, ma non riuscivano a ricacciare il nemico in mare.

212

Le vedette avvistarono le navi pisane. Le galee procedevano a ritmo


spedito, sventolando il vessillo di Ventimiglia. La vista del nemico allarm le truppe genovesi. La contessa della Ghirlanda ordin ad alcune
navi, poste in rada, di prendere il largo. Il comando era perentorio: intercettare le navi nemiche. I legni pisani, carichi di uomini e mezzi,
puntarono verso sud e, dopo unampia virata, raggiunsero la spiaggia in
prossimit dellaccampamento ventimigliese. Tra gli uomini che scesero sullarenile, alcuni avevano un colorito olivastro: erano i berberi
provenienti dalla lontana Tunisi, con i loro singolari armamenti. Oberto
spron il cavallo e giunse in aiuto agli africani. Parl con il comandante
Faruk Al-Moebi e diede alcune disposizioni. I tunisini iniziarono a preparare gli armamenti. Caricarono i tubi di bamb con la polvere nera,
introdussero i tamponi e inserirono logiva. Il comandante divise la piccola guarnigione in due fazioni: la prima avanz in direzione del grosso
delle forze nemiche, la seconda si spost lungo la riva, per raggiungere
le unit comandate da Papito. Una volta ottenuta la posizione, ogni tiratore singinocchi e pose sulla spalla il tubo di bamb. Lassistente incendi le polveri e larma esplose il colpo, emettendo lunghe lingue di
fuoco. Si udirono, in successione, una serie di botti che echeggiarono su
tutta la piana.
Larrivo degli armati di Tunisi cre nelle forze genovesi un vero sconvolgimento. I lanci delle canne da fuoco iniziarono a mietere vittime. I
soldati comandati da Cecco della Volpe indietreggiarono terrorizzati.
Con lavanzare delle armi da fuoco, lo scompiglio divenne un vero e
proprio caos e molti fuggirono in mare. Lodore della polvere era penetrante e saturava laria di fumo, rendendola acre. Cecco non si capacitava: il comportamento dei suoi soldati lo innervosiva. Inizi a sbraitare,
ma nessuno lo ascolt. Aveva gli occhi fuori dalle orbite, il viso rubino
ed era fradicio di sudore. Inizi ad aggirarsi tra i soldati. Ne vide molti
a terra, alcuni smembrati dai colpi: la follia simpadron di lui. Agguant una frusta di cuoio dalle estremit uncinate e inizi a colpire i suoi
uomini, con rabbia, tentando di farli ritornare in campo. Molti, alla vista

213
del Capitano, cercarono riparo e mossero verso la riva. Cecco si avvicin al pi anziano. Il poveretto, in preda al panico, si era accovacciato su
se stesso. Il Capitano lo raggiunse e lo colp con forza. Il vecchio inizi
a urlare. Il Capitano non mostr nessuna compassione e continu, con
impeto crescente, a sferrare i colpi. Alcuni soldati, non indifferenti a
sangue e grida, si avvicinarono e tentarono di fermarlo, ma luomo non
si arrese e indirizz la furia anche su loro. Lanziano uomo era allo
stremo: le carni erano lacere e grondavano sangue da ogni dove. Uno
dei presenti, allora, sfil la spada e infilz Cecco da parte a parte. Il Capitano emise un grido, si pieg su se stesso e cadde in avanti con il viso
nella sabbia. La morte di Cecco diede sfogo alle ultime paure: gli armati ripiegarono e si diressero in prossimit della riva. Giunti sulla battigia
si tuffarono nelle acque gelide, nel tentativo di raggiungere i legni. I tunisini si avvicinarono e sferrarono un nuovo attacco. Il lancio delle ogive colp una delle imbarcazioni al largo. La galea si spezz e fu inghiottita dalle acque, trascinando molti uomini sul fondo. La fazione berbera,
che si era avviata verso il grosso delle forze genovesi, inizi a esplodere
ogive in direzione del nemico: i balestrieri furono colti di sorpresa e divennero facile preda. Nelle prime fila si cre il panico, molti uomini
fuggirono nelle retrovie abbandonando larmamento.
Oberto incit nuovamente gli uomini. Le truppe avanzarono e costrinsero il nemico a ritirarsi in direzione del fiume. Embriaco impart nuovi
ordini. Le forze genovesi si riorganizzarono a difesa dei balestrieri. Un
piccolo gruppo, impavido, si pose in posizione avanzata e inizi a colpire le truppe berbere mietendo vittime. Allimprovviso si ud un frastuono: tra i genovesi echeggiarono le grida, le retrovie esultarono e
lentusiasmo si estese a tutte le truppe. A levante, sulla linea
dellorizzonte, comparve la flotta genovese. Decine di galee da guerra
cariche di armamenti e uomini dirigevano verso la costa.
Oberto non si scompose: aveva previsto ogni minimo particolare, attendeva questo momento. La battaglia prosegu, i genovesi si disposero a
ranghi serrati in attesa dello sbarco. Le galee della Superba puntarono
la prua a riva. Pierre de la Motte si avvicin a Oberto e, con una certa
preoccupazione, chiese : I Pisani dove sono? Il conte Apronio lo
guard con intensit e puntando il dito in direzione del mare, rispose:
L, come puoi vedere!

214
La flotta pisana spunt: comparvero una moltitudine dimbarcazioni. Le
navi sfilarono sullacqua nella tipica formazione a mezzo arco chiamata
a falcata. I legni genovesi, alla vista della flotta nemica, fecero una
rapida manovra di aggiramento, tentando di prendere di nuovo il largo
per potersi disporre al meglio. Il mare ribolliva di tumulti e grida.
Gli eserciti scrutarono la scena in mare e si riorganizzarono. I genovesi,
che avevano sperato in un aiuto concreto della flotta, dovettero ricredersi: mossero le truppe e si asserragliarono in prossimit della sponda
sinistra del Roja. Lesercito di Oberto spinse le truppe in avanti cercando di parare i lanci dei balestrieri. Terra e mare divennero palcoscenico
di uno spettacolo mortale.
I legni presero contatto, urtando con violenza. I pisani impugnarono
spade, daghe e lance e attesero la discesa dei rostri per arpionare le navi
nemiche. Tutta la tensione esplose: la battaglia ebbe inizio. Gli uomini
superarono le passerelle e si gettarono sugli avversari in uno scontro
corpo a corpo. Urla, ordini e imprecazioni tradirono il vessillo ventimigliese: i genovesi, increduli, si ritrovarono davanti al nemico di sempre,
la Repubblica di Pisa. Le navi genovesi erano cariche di uomini e trasportavano un contingente di balestrieri che avrebbe dovuto rinforzare
le forze terrestri. Lammiraglio genovese ordin di prendere posizione.
I soldati prepararono le armi e iniziarono a lanciare i dardi. La manovra
riusc e cre non poche difficolt al nemico.
A terra, i Longbow Angli ripresero i tiri e obbligarono lesercito genovese a un nuovo ripiegamento. Embriaco ordin ai propri uomini di superare il ponte. Loperazione non riusc e le truppe si arrestarono sulla
passerella. Oberto avanz nuovamente e dispose lesercito sulla sponda
lasciata libera dal nemico. La flotta pisana fu costretta a ripiegare per
evitare di essere colpita dai lanci delle balestre. Alcuni legni si staccarono dal groviglio della battaglia e mossero ai lati, aggirando la flotta
genovese. Gli equipaggi si armarono di picche e iniziarono a lanciarle
in direzione dei balestrieri. La vulnerabilit di questi uomini era nota: la
ricarica delle armi era lunga e difficoltosa e in mare non vi era spazio
per i pavesi. I pisani colpirono a pi riprese il nemico e, in poco tempo,
riuscirono ad annientare le balestre. Larrembaggio alle navi poteva
proseguire. Oberto e Pierre sistemarono lesercito sulla sponda del fiume, i tiri dei longbow continuarono, ma la furia della battaglia si spense. I due eserciti si chiusero nelle rispettive posizioni.

215
Giunse lora nona e lattesa fu ripagata: le truppe del conte Etienne Busignac comparvero al fondo della valle del Roja, provenienti da Tenda.
Lo stupore di Embriaco fu grande: non si aspettava di trovarsi accerchiato da due eserciti. I cavalieri francesi, dopo aver avvistato il nemico, spronarono i cavalli e si diressero contro i genovesi. Il conte Embriaco incit i suoi uomini e ordin ai balestrieri di resistere. Il lancio
dei dardi inizi ad abbattere qualche armato, ma lavanzata non si arrest. Le truppe in seconda fila, costituite da arcieri e picchieri, attaccarono il gruppo delle balestre e le annientarono. Oberto era euforico: il piano aveva funzionato, le truppe di Busignac erano sopraggiunte nel
momento migliore. Decise perci di sfondare lo sbarramento sul ponte,
mentre il nemico era intento a respingere lesercito proveniente da Tenda. I due eserciti accerchiarono i genovesi, a Embriaco non rest molto
da fare: ordin la ritirata al sicuro entro le mura cittadine. Le truppe superstiti risalirono con celerit in direzione delle fortificazioni ed entrarono in citt appostandosi sulle roccaforti e in cima alle torri. Anche in
mare, la forza e la strategia pisana ebbero la meglio. Molte navi furono
incendiate e tanti uomini perirono. I pochi legni che riuscirono a districarsi dal groviglio, lanciarono i remi in acqua e si spinsero al largo, allontanandosi dal teatro della battaglia. Lammiraglio Giobatta della
Ghisolfa, aveva vinto. Lesultanza dei marinai fu tale che le urla di gioia vennero udite allinterno del maniero. Le navi pisane si mossero,
raggiunsero il perimetro della citt esposto al mare, e circondarono il
borgo. Embriaco, i suoi uomini e la Contessa si ritrovarono sotto assedio.

216

La giornata stava volgendo al termine. Oberto e Pierre appostarono gli


uomini sotto i bastioni del borgo poich il loro piano non aveva previsto un assedio: le truppe non erano militarmente pronte per affrontare
un simile evento. Erano necessari uomini, e soprattutto macchine da
guerra: vale a dire torri, arieti, catapulte e trabucchi. Tutti strumenti costosi e difficili da reperire.
Antonio del Coli e Francesco, con laiuto di Teodoro Lascaris, avevano
reclutato alcuni uomini. Il piccolo esercito aveva predisposto delle funi
in prossimit della rupe detta del Cavo. Con il favore della notte, gli
uomini capitanati dal Notaio, risalirono laspra roccia e si posizionarono allinterno della cinta muraria. Il Notaio invi un segnale e le truppe
di Oberto si mossero: un gruppo di Longbow Angli si colloc presso la
zona detta del Funtanin e inizi a lanciare uno sciame di frecce contro
gli appostamenti nemici. I genovesi si allarmarono e risposero con le
balestre. Pierre de la Motte ordin ai suoi armati di simulare un attacco.
Nacque cos un putiferio e allinterno delle mura, molti soldati, disposti
lungo le vie del borgo, furono richiamati nella porzione pi occidentale.
Larea della porta maestra, quella che permetteva laccesso diretto alla
piazza principale della citt, alla cattedrale e al palazzo del Podest, si
sguarn di uomini. Giunse il momento propizio. Gli armati, comandati
dal Notaio, attaccarono la guardia e iniziarono uno scontro diretto, corpo a corpo. Lazione improvvisa caus una debole reazione: la milizia
genovese stent ad agire. Il Del Coli e i suoi uomini ne approfittarono e
si scaraventarono sul portone di ingresso. Rimossero i sigilli e spalancarono laccesso alle truppe di Oberto. Le campane della cattedrale iniziarono a suonare, la guarnigione genovese diede lallarme e molti uomini
corsero in aiuto, ma invano: le porte ormai erano aperte e lattacco era
in corso. Le vie principali divennero terreno di scontro.
La guarnigione francese, proveniente da Tenda, sfond presso la porta
di Provenza e penetr dal lato opposto del borgo. Le truppe di Pierre e
Oberto circondarono i genovesi.

217
Francesco Basso esult, la citt era capitolata. Si avvicin al Notaio e lo
abbracci.
Antonio, ora che il pi fatto, vorrei andare alla ricerca del mio bersaglio disse mostrando unespressione di compiacimento.
Il Notaio rise, gli strizzo locchio. Vai cacciatore. Fai buona caccia!
Il cerusico inizi a correre facendosi spazio tra il trambusto e si avvi in
direzione del palazzo dei conti per intercettare il giudice Romualdo.
Embriaco cerc di limitare i danni e concentr i soldati in vicinanza del
maniero dove erano asserragliati la contessa della Ghirlanda, il giudice
Romualdo e tutta la nobilt genovese.
Embriaco, il nemico dentro le mura! Cosa succede? chiese Rosanna
preoccupata.
Un tranello, Contessa, un tranello. Alcuni uomini hanno attaccato
dallinterno! rispose, furibondo, Embriaco.
Cosa pensate di fare? chiese di nuovo la Contessa.
I miei uomini difendono la posizione. In tutto il borgo sono in corso
scontri, dubito che riusciremo a ricacciarli allesterno. Far preparare le
navi in rada tra poco dovremo salpare!
Volete dirmi che il vostro esercito stato sconfitto?
Urge ritirare le truppe in un luogo pi sicuro!
Poi si ud un fragore enorme: numerose ogive, scagliate dalle armi berbere, colpirono il portone principale del palazzo. Molti soldati genovesi
si precipitarono a difesa, ma furono sopraffatti dal nemico.
Contessa, vi prego, seguitemi, tra non molto il nemico sar qui! grid
il giudice Romualdo, tutto agitato.
Siete sempre il primo a darsi alla fuga rispose la Contessa con un
certo sarcasmo.
Fatemi strada! Embriaco indicateci la via per giungere al porto!
Seguitemi Contessa, per di qua.
Romualdo si affrett e raggiunse Jasmine e Paolo. La donna stava consolando il figlio: le urla dei soldati e il rumore delle ogive lo avevano
spaventato.
Presto Jasmine, dobbiamo fuggire! url, agitando le braccia.
Dove? Romualdo, la citt sotto attacco rispose Jasmine, spalancando gli occhi.
Non disperare, la galea pronta per fare ritorno a Genova.
Genova! No! Non voglio partire singhiozz la donna.

218
Non vedo altre soluzioni. Presto, preparati, il nemico alle porte sentenzi, nuovamente, il Giudice.
La nobilt sincammin attraverso una via tortuosa, per giungere nei
pressi del quartiere Lago dove erano attraccate le poche galee genovesi.
Le donne e i bambini riuscirono a guadagnare linsenatura, gli uomini
si attardarono per proteggerli. Da un caruggio adiacente, sopraggiunse
un piccolo contingente di soldati francesi che, rendendosi conto della
manovra, sbarr la strada di accesso al nemico. I fuggitivi furono costretti a spostarsi nella porzione rocciosa che dominava limbarco e si
aggrapparono ad alcune cime per poter scendere presso il molo di ormeggio. Romualdo avrebbe voluto venire gi per primo, il suo corpo
era un fremito di paura, ma la presenza della nobilt genovese lo fren
e dovette scalare la fune per ultimo. Uno degli uomini di Busignac intercett la discesa, chiam altri commilitoni e inizi a recidere le funi.
Loperazione richiese tempo e si complet quando Romualdo era a met della corsa. La cima si divise e il Giudice precipit sul molo, da
unaltezza di dieci piedi. Il tonfo fu violento. Alcuni militi si gettarono
in suo soccorso: era ancora vivo, ma in pessime condizioni.
Aiutatemi! gridava. Ho un terribile dolore alla schiena!
Due marinai cercarono di sorreggerlo, ma si accorsero che non riusciva
a stare in piedi.
Non sento pi le mie gambe, non le posso muovere. Fu issato su di
una galea, poi le navi ruppero gli ormeggi e salparono allontanandosi
dalla citt.
Nel frattempo Francesco raggiunse il maniero. Sal rapidamente le
rampe per giungere allinterno e incontr alcuni soldati in fuga. Prese la
via che lo portava nelle stanze nobiliari e, nella foga, si scontr con uno
degli uomini del notaio Del Coli.
Francesco, dove andate? chiese, con un certo stupore, luomo.
Cerco il giudice Romualdo, dov quel maiale?
Sono fuggiti tutti! I nobili se la sono fatta addosso e sono scesi verso
linsenatura del Lago.
Il giovane cerusico si arrest. Spalanc le fessure degli occhi e poi ripart, cambiando direzione e ritornando sui suoi passi. Raggiunse la
piazza della cattedrale e scorse, sulla soglia della chiesa, un frate macilento che sorreggeva una torcia. Avrebbe voluto raggiungerlo, ma non
cera tempo: doveva agguantare il Giudice prima che salpasse con il
contingente genovese.

219
Sinfil in un caruggio, inizi a scendere lungo la via che portava al
molo e, a met del tragitto, nello spazio che si apriva tra due abitazioni
vide lansa del molo e la sagoma delle galee genovesi che si allontanavano. Fece un gesto di stizza e si pieg su se stesso per la fatica.
Riprese fiato e imbocc la strada per ritornare nella piazza della cattedrale. Quando la raggiunse not, sul lato della chiesa, la presenza di
fumo denso e scuro. Incuriosito si avvicin e vide un crocchio di persone. Allung il passo e lo raggiunse, si fece strada tra i curiosi e vide il
frate macilento a terra, sorretto da un soldato francese.
Cosa succede? chiese con affanno.
La cripta della cattedrale ha preso fuoco. Siamo subito accorsi per
spegnere lincendio e abbiamo trovato questo monaco riverso sulle scale di accesso rispose uno dei presenti, rivolgendo lo sguardo.
Il frate era malconcio, aveva parte delle vesti annerite dal fumo e respirava con fatica, ansimando. Francesco lo osserv e pens che
dallaspetto poteva corrispondere al religioso che aveva intravisto in
precedenza. Si chin, avvicin il viso e interrog linfermo.
Frate, come vi chiamate?
Luomo emise un sibilo e pronunci alcune parole: Bruno da Cosenza.
Poi strabuzz gli occhi e spir.

220

Il trionfo dellesercito del conte Apronio fu accompagnato da urla, applausi e saluti. Le truppe dei liberatori attraversarono la via maestra
giungendo nella piazza della cattedrale. Le campane delle chiese suonarono: la contea era libera. La cittadinanza si rivers nelle vie. Donne,
uomini, giovani e anziani si strinsero in un abbraccio comune con i soldati e gli eroi della liberazione.
I festeggiamenti proseguirono per tutta la notte. Con i primi bagliori del
nuovo giorno, la citt si addorment e le vie accolsero un velo di pace.
Oberto e il suo stato maggiore sinsediarono nel castello dei conti, antica sede del potere cittadino. Fu organizzato un incontro con la nobilt
ventimigliese rimasta fedele allet comunale. I Curlo e le altre famiglie
ventimigliesi che avevano sostenuto loligarchia genovese furono tradotti nelle segrete. Presto avrebbero avuto un regolare processo. Il contingente di uomini guidato dal notaio Del Coli ricevette gli onori del caso e incontr Oberto e Pierre.
Antonio, amico mio, hai avuto un gran coraggio, meriti onore esclam Oberto, abbracciandolo con amicizia.
Sono io, i miei uomini e la citt intera che dobbiamo ringraziarti! La
tua perseveranza, lintelligenza e laiuto di Dio ci hanno salvato dal
nemico.
Fra Giuseppe dov? Oberto, anche lui un eroe!
Giuseppe e rimasto al sicuro, in Provenza. Presto arriver per festeggiare con noi.
Il conte Apronio si avvicin al Notaio e con voce flebile chiese: E mio
figlio? Come si comportato? Perch non qui con te?
Antonio sorrise.
un ragazzo valoroso, non si risparmiato. Il suo contributo stato
essenziale. Dopo aver capito che i genovesi erano in fuga si allontanato alla ricerca della sua preda: il giudice Romualdo. Ho paura, per, che
non sia riuscito a scovarlo in tempo. Si vocifera che il maiale sia precipitato su di uno scoglio del molo del Lago. Alcuni soldati lo hanno vi-

221
sto mentre veniva portato via di peso su una galea genovese. Ora partito per le Ville di Burdigheta: ma stai tranquillo, presto torner.
Francesco si era avviato lungo la strada che lo avrebbe portato dai suoi
genitori. La notizia della loro morte lo aveva colto mentre si preparava
a liberare la citt. Con le prime luci dellalba raggiunse la propriet dei
Basso. Si avvicin a un imponente ulivo e individu due croci e un cumulo di pietre. Si ferm l assiso, con lo sguardo perso. Un pianto cristallino gli bagn le guance. Poi sent una mano sulle spalle, si volt,
quasi di scatto, e vide Oberto. Erano dei bravi genitori, anchio soffro
per la loro perdita disse il templare, con voce rotta dellemozione.
Erano i migliori e mi hanno cresciuto anche se non ero figlio loro!
Oberto sussult. Hai ragione Francesco, io non sono degno di chiamarmi padre.
Voi mi avete abbandonato! Dove eravate quando avevo bisogno di affetto e di cure? Siete fuggito in Terra Santa a combattere la vostra guerra! imprec il giovane cerusico, alzando la voce.
La morte di tua madre mi aveva fiaccato. Non ho giustificazioni valide
per quello che ti ho fatto e non merito il tuo perdono. Voglio dirti solo
una cosa: tutto ci che ho fatto in questi mesi, dopo il mio ritorno, lho
fatto per te, per rendere migliore la tua vita. Negli anni di prigionia ho
nutrito un forte desiderio di riscatto e di riparazione. Ti chiedo solo
comprensione!
Gli occhi di Oberto luccicarono. Francesco guard il padre e lo raccolse
stringendolo in un intenso abbraccio.
Oberto, il passato difficile da cancellare, ma in questi giorni ho potuto ammirare tutto il lavoro che avete compiuto per la citt, questo sar
un inizio per ricostruire qualcosa tra noi due: tra un padre e un figlio
che non si conoscono.
Il templare proruppe nel pianto che aveva trattenuto: ora il suo cuore
non era pi solo.

222

10

Oberto sinsedi: il libero Comune di Ventimiglia aveva un nuovo Podest. Fu ripristinato lantico parlamento e redatta una nuova carta comunale in cui si sanciva la sovranit della contea.
Le truppe provenzali lasciarono un ridotto gruppo di armati a guardia
dei confini e si ritirarono nei loro territori. Il comandante Busignac part
con la sua guarnigione, attravers la valle del Roja e raggiunse la Contea di Tenda. Intraprese gli ultimi accordi con il conte Lascaris e ritorn
in Provenza. Il conte Guglielmo riprese il controllo della Via del sale e
prosegu le sue attivit commerciali tra la costa mediterranea e il nord
Europa. La sua vita, in pochi mesi, era cambiata radicalmente: da intraprendente viaggiatore in cerca di affari era diventato un posato feudatario con moglie e discendenza in arrivo. La serenit era scesa nel suo
cuore.
I pisani salparono per le coste toscane, la flotta militare fece ritorno nel
porto di Pisa. Lammiraglio firm con Oberto un accordo sullutilizzo
del porto di Ventimiglia. Ora, anche Pisa aveva uno sbocco commerciale con la Via del sale. I cittadini ventimigliesi recuperarono le loro attivit: gli scambi commerciali sintensificarono e la moneta inizi,
unaltra volta, a girare tra commercianti e artigiani. Le corporazioni ripresero vita e la contea respir una nuova aria di benessere dopo aver
subito loppressione militare di Genova. Francesco instaur con il padre
Oberto un buon rapporto. Il conte Apronio lo riconobbe come figlio naturale e il ragazzo acquist il titolo nobiliare, divenendo conte Francesco Apronio.
Giunsero le festivit pasquali e con esse giunse anche Frate Giuseppe.
La salute malferma lo aveva obbligato a soggiornare nel monastero di
Lerino e ora che le condizioni erano migliorate, aveva affrontato il viaggio per ricongiungersi con gli amici. Erano anni che non faceva ritorno nel borgo natio. La carrozza, inviata appositamente da Oberto, entr
nella piazza della cattedrale: allora lemozione mont, la citt era ancora pi bella di come la ricordava. Molti curiosi si radunarono intorno
alla vettura. Giuseppe apr la porta, usc e le persone pi anziane lo ri-

223
conobbero allistante. La voce si sparse: grida, applausi e sorrisi lo
scortarono sino al maniero del podest. Sulla porta dingresso trov il
siniscalco che, dopo averlo salutato con un inchino, lo accompagn direttamente nella sala del podest dove Oberto lo attendeva con impazienza.
Come ti devo chiamare? Messer Podest! Duce! strepit Giuseppe,
entrando nella sala.
Oberto, il mio nome Oberto rispose il templare, sorridendo. Vecchia quercia, come stai?
Meglio, molto meglio. Le cure e il riposo mi hanno ristabilito
I due amici si abbracciarono scambiandosi robuste pacche sulle spalle.
La citt uno splendore, la gente sorride ed esulta continu il frate.
C ancora molto da fare ma, con laiuto del buon Dio, la serenit e la
voglia di vivere sono rincasate.
E dimmi, Francesco?
Il ragazzo in splendida forma e come sai, dalle mie missive, ora
impegnato nella costruzione di un legame forte e duraturo con le contee
limitrofe. Come si dice, lunione fa la forza!
E Genova, di quel demonio si sa qualcosa? riprese il frate, puntando
lo sguardo verso levante.
La sconfitta ha destabilizzato loligarchia. Molte teste sono saltate. Il
capitano Embriaco stato allontanato e il Doge fatica a reggere il potere. Alcune famiglie ostili stanno cercando di destituirlo rispose Oberto, con tono compiaciuto.
Anche la Contessa?
Rosanna Spinola non pi nelle grazie del Doge. La sconfitta ha segnato il suo tempo. Si ritirata nei suoi possedimenti sulle colline genovesi.
Chiss che fine ha fatto il Giudice? Si hanno notizie? continu con
curiosit Giuseppe.
Sembra che, dopo la rovinosa caduta, le sue condizioni siano peggiorate. Non cammina pi.
E la sua amante, quella donna levantina?
La famiglia del Poggetto le ha dato il ben servito. Una volta sottratto il
figlio, erede del Capitano, stata rispedita con una galea nella sua terra
di origine.
Allora il Giudice solo.

224
Dicono che sia stato ospitato in un convento sulle alture di Genova,
sembra che voglia prendere i voti.
I voti? Il Giudice? Stento a crederci ribatt Giuseppe, stralunando gli
occhi.
Nella stanza entr un servo con un boccale, delle olive e del pane appena sfornato. I due amici si accomodarono alla tavola e iniziarono a sorseggiare il vino proseguendo lincontro.
E tu Giuseppe, quali notizie mi porti? chiese Oberto spiluccando il
cibo.
La Confraternita. Ho ricevuto molte notizie. Guglielmo da Parigi mi
ha scritto una lunga lettera.
Continua e mangia qualcosa, dai ribatt Oberto, servendogli il piatto.
Guglielmo mi ha informato che il Doctor, pur esultando per la liberazione di Ventimiglia, si amareggiato per la distruzione del sepolcro di
Ruth. Frate Bacon ha meditato su tutti gli eventi ed giunto a una conclusione: le verit su Cristo e la Maddalena hanno smosso eserciti di
mezza Europa. Invece di portare concordia, hanno seminato odio, guerra, morte. La Confraternita non nata per procurare dolore al prossimo.
Dora in avanti i Rosa Croce porteranno il loro credo tra la gente, edificando templi e cattedrali in tutta Europa e muoveranno uomini e mezzi
per guidare le sorti dellumanit.
Cosa vuoi dire profer il templare, guardandolo con interesse.
A Parigi stiamo edificando Notre Dame, a Chartes la basilica terminata, tra pochi decenni il culto della Maddalena risplender su tutta la
cristianit. I Rosa Croce sono pronti a tessere le trame della storia senza
muovere eserciti e senza spargere il sangue degli innocenti. La nostra
forza nascer dalla verit. Vedrai Oberto, nobili, cavalieri e re ci seguiranno per portare ordine nel mondo.
S, hai ragione, la strada giusta da seguire.
I due amici raccolsero i bicchieri e brindarono, i loro progetti si erano
concretizzati, pace e libert regnavano nuovamente. Giuseppe si appassion e chiese: Il tuo scudiero, il catalano Papito, dove si nascosto?
partito per far ritorno nella sua terra. Desiderava ricongiungersi con
la sua famiglia. Aveva dodici anni quando partito per la crociata e da
quel giorno non ha fatto pi ritorno. Ventimiglia deve ringraziare anche
lui, la sua forza e la dedizione nei miei confronti non hanno eguali. Mi
ha promesso che ritorner per prendere possesso del piccolo feudo che
il conte Carlo gli ha concesso dopo linvestitura. Come vedi, tutte le

225
tessere si sono ricongiunte e ognuno di noi ha raggiunto il suo traguardo.
La Provvidenza muove i destini degli uomini e rende ragione alla volont di Dio.

226

11

I mesi trascorsero, a maggio la contea entr in fermento, una notizia anim il borgo: Lucietta e Francesco decisero di convolare a nozze. Apronio si attiv personalmente e organizz una cerimonia speciale: volle come ospite donore e testimone di nozze il conte Carlo I DAngi.
Il suono a festa delle campane apr la cerimonia nella prima domenica
di giugno. La gente usc per le strade e si assiep tra le vie per assistere
allevento. La luce cristallina si profuse nelle strade e inond il corteo
nuziale in partenza da piazza San Michele. La processione si apr con il
vescovo e i prelati e fu seguita dal conte Carlo DAngi, accompagnato
dallamico Oberto. Al centro del corteo, Francesco Apronio prese posto
alla guida di un cavallo bianco e anticip larrivo della carrozza nuziale
con Lucietta e Rita.
Un vociare di festa riemp ogni angolo del percorso, la citt aveva ritrovato la gioia di vivere. La processione giunse dinanzi alla cattedrale,
tutto il clero entr in chiesa e prese posto davanti allaltare. I cavalli dei
nobili, giunti nello spiazzo, si arrestarono. Carlo DAngi e Oberto
smontarono dalle selle. La carrozza arriv sul sagrato. Due paggi aprirono le portiere e Lucietta ne usc. Il conte Carlo accompagn la sposa
allaltare e anche Oberto raccolse Rita. Le chiarine iniziarono a suonare
e nobili, artigiani e semplici cittadini si accalcarono per prendere posto
allinterno della chiesa. I canti riecheggiarono. La funzione inizi: fu
officiata dal vescovo e da Fra Giuseppe e si svolse come da protocollo.
Nel fatidico momento, allo scambio degli anelli, gli occhi di Oberto si
umettarono, il suo cuore frull e la memoria corse molti anni indietro. Il
cavaliere pens, quasi sussurrando tra le labbra: Beatrice, hai visto,
ora mi sento un padre vero. Gli sposi si baciarono e un applauso invase gli spazi austeri della chiesa. Fu organizzato un banchetto con decine
dinvitati e si distribu cibo anche alla popolazione.
La fonte miracolosa, posta nel pilone della cattedrale, inizi nuovamente a zampillare. La leggenda di Ruth ritorn a colmare i racconti della

227
gente e si un alle sorti della citt e della contea. In quel lembo di terra,
posta tra mare e colline, le vicende religiose furono maschera di interessi economici, politici e territoriali e mossero le coscienze di regni,
repubbliche e contee. Protagonisti come Oberto, Giuseppe e Francesco
furono artefici di un vero miracolo che riport pace, serenit e prosperit.

Indice

Anno Domini 1261


1 ................................................................................................ 9
2 .............................................................................................. 17
3 .............................................................................................. 20
4 .............................................................................................. 23
5 .............................................................................................. 27
6 .............................................................................................. 30
7 .............................................................................................. 34
Anno Domini 1262
1 .............................................................................................. 35
2 .............................................................................................. 39
3 .............................................................................................. 45
4 .............................................................................................. 48
5 .............................................................................................. 51
6 .............................................................................................. 53
7 .............................................................................................. 55
8 .............................................................................................. 57
9 .............................................................................................. 65
10 ............................................................................................ 68
11 ............................................................................................ 70
12 ............................................................................................ 73
13 ............................................................................................ 77
14 ............................................................................................ 80

15 ............................................................................................ 87
16 ............................................................................................ 90
17 ............................................................................................ 92
18 ............................................................................................ 94
19 ............................................................................................ 96
20 ............................................................................................ 99
21 .......................................................................................... 101
22 .......................................................................................... 103
23 .......................................................................................... 105
24 .......................................................................................... 111
25 .......................................................................................... 114
26 .......................................................................................... 119
27 .......................................................................................... 121
28 .......................................................................................... 126
Anno Domini 1263
1 ............................................................................................ 129
2 ............................................................................................ 132
3 ............................................................................................ 134
4 ............................................................................................ 137
5 ............................................................................................ 139
6 ............................................................................................ 144
7 ............................................................................................ 147
8 ............................................................................................ 149
9 ............................................................................................ 152
10 .......................................................................................... 153
11 .......................................................................................... 155
12 .......................................................................................... 162
13 .......................................................................................... 164
14 .......................................................................................... 167

15 .......................................................................................... 169
16 .......................................................................................... 171
17 .......................................................................................... 175
18 .......................................................................................... 180
19 .......................................................................................... 182
20 .......................................................................................... 184
21 .......................................................................................... 187
22 .......................................................................................... 191
Anno Domini 1264
1 ............................................................................................ 196
2 ............................................................................................ 199
3 ............................................................................................ 202
4 ............................................................................................ 204
5 ............................................................................................ 206
6 ............................................................................................ 208
7 ............................................................................................ 212
8 ............................................................................................ 216
9 ............................................................................................ 220
10 .......................................................................................... 222
11 .......................................................................................... 226