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Per i miscredenti come me, la messa unincombenza piuttosto

noiosa. Certo, non un dramma: un po si dormicchia, cullati dalla


cantilena del prete; un po si mormora una preghiera tutti insieme,
fingendo di conoscere le parole; si fa una chiacchiera con la moglie
o il marito che ci stanno accanto; si va a ruota degli altri, come particelle di unonda, quando c da sedersi o alzarsi; si esegue rapidamente il segno della croce quando necessario. Daccordo, i pi intransigenti fra noi miscredenti ripudieranno quel gesto, ostentando
le mani intrecciate dietro la schiena o sullinguine, al costo di un lieve imbarazzo, come di spia smascherata in territorio nemico. Io non
sono cos coraggioso o sfrontato: mi sentirei tutti gli occhi addosso,
soprattutto quelli di mia moglie. Ho provato a spiegarle il mio punto
di vista, che se non credi unipocrisia segnarti; lei mi ha risposto
che allora unipocrisia anche andare a messa; io le ho detto che ci
vado solo per accompagnare lei, e lei mi ha risposto che potevo benissimo trascorrere quellora altrove. Ha vinto lei, e continuo a segnarmi, anche se mi vergogno.
Ci sono altri momenti della messa a cui fatico ad abituarmi. La
questua, ad esempio, con lanziano sagrestano che passa fra i banchi
accostando fin quasi al tuo portafogli un sacchetto di raso rosso fissato a un lungo manico, che mi ricorda il retino con cui da bambino
andavo a caccia di granchi. Lo ammetto: resto sempre incantato dalla sua perizia, e a volte me limmagino durante sfiancanti sedute di
allenamento, come un atleta alla ricerca del gesto perfetto. Quando
arriva il mio turno, sorrido e muovo velocemente gli occhi in direzione di mia moglie, che ha gi le dita nel borsellino. il segnale che
lho delegata a versare un obolo anche a mio nome, ma non vero:
a casa litighiamo sempre per quelle offerte che non si sa cosa vadano a finanziare, anche se lei convinta che si trasformino tutte in
pasti caldi e abiti per i poveri.
Ogni volta nel cesto finiscono cinque euro, che mi sono costati
pressappoco unora di lavoro. Mia moglie dice che si vergogna a dare una moneta: forse trova volgare il suono metallico che produce

cascando su altre monete. Una banconota pi elegante, scivola gi


discreta e silenziosa, come una foglia staccata dal ramo in un grigio
mattino dautunno. Anche il sagrestano sembra apprezzare, perch
abbassa leggermente la testa in segno di rispetto. Non lo fa mai, se
lasci una moneta.
Cinque euro ogni domenica fanno duecentocinquanta euro in
un anno, e nella nostra situazione c poco da scialacquare: ho sempre meno lavoro, linquilino da due anni non paga laffitto della casa
che mi hanno lasciato i miei genitori, e lavvocato continua a mandarmi parcelle salatissime per la causa di sfratto. Mia moglie per
non sente ragioni: per lei non domenica se non spende cinque euro in chiesa e dieci in pasticceria.
Un altro momento imbarazzante quando il prete intima di
scambiarsi un segno di pace. Allora non puoi startene pi per conto
tuo e devi stringere la mano ai tuoi vicini di banco. Che poi la prima
mia moglie, e sta cosa mi fa sempre un po ridere: sembriamo due
che si incontrano per la prima volta, anche se stiamo insieme da sedici anni e abbiamo due figli. Poi ti giri dallaltra parte e fai lo stesso
con uno sconosciuto, sorridi beato e sussurri Pace, come a suggello di un armistizio. Qualcuno addirittura ti picchietta su una spalla,
dal banco di dietro, per non rischiare di perderti, come se avesse urgenza di compiere anche con te quel sacro gesto. Subito dopo mi
capita di pensarci, a quelle persone ignote: minvento i motivi dei
nostri dissapori, i torti e le ragioni, le ripicche e i gesti di buona volont, la rabbia e la commozione, e finisco sempre per riderci su.
Di recente per ho cominciato a pensare che forse c davvero,
qualcosa che dobbiamo farci perdonare, anche fra sconosciuti; che
una rete di ingiustizie ci avviluppa tutti, e siamo tutti, a turno, carnefici e vittime. Penso alla teoria dei sei gradi di separazione, alla farfalla e al ciclone, al fatto che il mondo pi piccolo di quanto sembri, e figuriamoci una cittadina come la nostra, dove se togli il saluto
al fruttivendolo il suo medico si offende, il figlio del medico comin-

cia a farsi le canne, il gatto della fidanzata del figlio del medico
scappa di casa e finisce spiaccicato sotto le ruote della tua macchina.
A proposito, ieri a me e mia moglie toccato un funerale. Un
suo conoscente, un uomo che partecipava con lei a un torneo di
burraco. Giocava a un tavolo in fondo alla sala. Dun tratto ha posato le carte, si portato una mano al petto, ha sussurrato Non mi
sento bene ed crollato a terra.
Ma perch dobbiamo andare al funerale di uno che conosci
appena?, ho detto a mia moglie. Ma che centra, morto davanti a
me!, mi ha risposto. Non ho insistito oltre; anzi, vi dir che la capisco: quando la morte ti sfiora in quel modo senti il bisogno di un
esorcismo, di uno scongiuro, di un sacrificio chiamatelo come volete per tenerla lontana.
Insomma, eravamo a questo funerale in una chiesa del centro.
Mi sentivo un po a disagio perch non era la mia chiesa, ma tutto
sommato non stava andando peggio del solito. Eravamo seduti lontano dallaltare, nel girone dei conoscenti, cos non vedevamo le
facce addolorate dei parenti e degli amici stretti. Ogni tanto ci arrivava dai primi banchi un fioco lamento, ma niente di insopportabile.
Al momento di scambiarsi la pace faccio la solita buffa pantomima con mia moglie, poi mi giro alla mia sinistra, e stringo la mano
a unanziana donna che mi stava appestando col suo intenso profumo di fiore putrefatto. Un uomo mi tende la mano dal banco davanti al mio, gliela stringo, sporgendomi un po. Come ho imparato
a fare ormai in automatico, mi giro dietro, vedo unaltra mano vagare a mezzaria e lafferro come distinto, poi alzo gli occhi verso
luomo a cui appartiene e sussurro Pace!, col mio sorrisino beato
nel mezzo della faccia. Ha una folta barba, e per questo fatico a riconoscerlo, ma certamente lui, il mio inquilino. Alla sua sinistra intravedo quellessere osceno della moglie. Ritiro la mano prima che
lo faccia lui e gli do le spalle. Non saprei se ha detto Pace anche
lui. Ad ogni modo, sono scosso. Non ci vedevamo da un anno,
dallultima inutile udienza per lo sfratto. Mai avuto la barba,

quelluomo l! Chiss che gli ha preso. Non ti girare. Sai chi c nel
banco dietro di noi? Quella carogna di Petrosino con la moglie. Gli
ho pure stretto la mano, ti rendi conto?. Ma come ti venuto in
mente?. Non mi venuto in mente: ho visto una mano, lho stretta, e solo dopo ho capito che era la sua. Sei il solito sbadato.
Gi, per mia moglie sono solo uno sbadato, tutto l il problema. Io invece mi sono chiesto se fosse solo un caso, o una manovra ben congegnata da parte di quella coppia di diavoli, ma non
c stato tempo per discuterne: il prete ha preso lostia, lha spezzata,
ha pronunciato una formula che non ricordo bene, e tutti noi abbiamo ripetuto tre volte Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, abbi piet di noi.
Abbi piet di noi. Pensavo e ripensavo a quella invocazione.
proprio cos, bisogna avere piet delle nostre liti, delle nostre miserie; dei nostri peccati, se vogliamo chiamarli cos. Mi sentivo gli
occhi di Petrosino attaccati alla schiena, sgradevoli come una cacca
di piccione. Immaginavo che mi stesse maledicendo. Magari penser
pure di avere ragione. Non mi meraviglierebbe: certa gente capace
di tutto! Strinsi il braccio di mia moglie, cercavo conforto. Le presi
una mano e gliela baciai. Non lo facevo mai. Non in pubblico, almeno. Lei infatti se ne stup, ma non si tir indietro. In fondo mi
vuole bene, quella donna l.
La messa si avviava velocemente alla conclusione. Il prete pronunci quellAndate in pace che suonava ogni volta come una liberazione, come tornare a galla e respirare dopo una lunga apnea.
Rendiamo grazie a Dio, dicemmo tutti, e per me significava
Grazie a Dio, anche stavolta finita. Uscii rapidamente dal banco
tirandomi dietro mia moglie per un braccio: non volevo trovarmi i
Petrosino davanti, non volevo vederli mai pi, non sarei andato
nemmeno alla prossima udienza. Ci avevano preso in giro, ci avevano lasciato con le pezze al culo, avevo dovuto rinunciare a far andare mia figlia in gita con la scuola, e me lero inimicata.

Ah, troppe, ce ne avevano fatte, troppe! E quella barba cosa


voleva dire? Forse una strategia legale? Dovevo parlarne subito con
lavvocato. Pensavo alla mia mano contaminata da quel contatto.
Forse ci era rimasto attaccato anche il suo profumo. Che orrore!
Ormai chiaro: quei due vogliono farmi schiantare, come quel poveraccio del burraco. Devo buttarli fuori al pi presto e cancellare il
loro nome dalla mia memoria. Prima di Natale, lavvocato me lha
promesso. E vorrei pure vedere, con tutti i soldi che mi succhia! Se
non dovesse riuscirci, prender a calci in culo prima lui e poi i Petrosino. Giuro che lo far, quant vero Iddio.

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