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LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

➢ l' INDUSTRIA DEL COTONE


Il primo settore in cui l' industria inglese spiccò il volo fu quello della lavorazione del cotone, che iniziò la lunga serie
delle lavorazioni in fabbrica.

Questa produzione nel giro di 60 anni


aumentò in maniera esponenziale. Intanto lo
Stato inglese primeggiava nella produzione
ed esportazione della lana (il 46%) , mentre il
cotone veniva impiegato per lavorare tessuti
misti con lana e lino. La creazione di questi
manufatti era perlopiù domiciliare, e cioè gli
operai stavano a lavorare a casa, così la
fabbricazione di tali tessuti era piuttosto
scarsa e la manodopera costava altrettanto
poco. Progressi tecnici che caratterizzarono
questo boom economico avvengono ad
esempio nel 1733 con l'invenzione della
spoletta volante di Jhon Kay, con la quale la
velocità per la tessitura aumentava, ma si era
conseguentemente creato un disequilibrio con
la filatura che avveniva ancora in maniera
piuttosto lenta.

Queste nuove tecniche rimpiazzarono il lavoro a domicilio, facendo così nascere una prima forma di capitalismo
industriale.
Oltre alla scontata importanza delle materie prime, i fattori che permisero all'Inghilterra di progredire così tanto
nell'economia mondiale furono:
• La mancanza di tradizioni nel settore manifatturiero fece sì che l'assorbimento delle nuove tecnologie fosse più
facilitato.
• Inizialmente la produzione industriale del cotone si basava su innovazioni tecnologiche di basso costo. Ciò
permise dunque investimenti abbastanza grandi per investitori con un capitale non troppo cospicuo.
• Un altro fattore che incise era il bisogno di grandi quantità di manodopera, che si trovava molto facilmente
data la semplicità dei movimenti per manovrare le macchine tessili. Così lo sviluppo demografico e il
conseguente aumento di donne e bambini portò innumerevoli braccia per il lavoro in fabbrica, capaci di
sostenere la sempre più crescente domanda.
• Infine i prodotti cotonieri potevano essere venduti a basso prezzo così da essere accessibili anche alle classi
minori che si stavano affacciando per la prima volta al mercato. La conseguenza fu l'assestarsi di una domanda
sempre più flessibile che aumentava proporzionalmente al diminuire dei prezzi.

Spoletta volante, 1733, Jhon Kay.


➢ L'industria del ferro
Anche lo sviluppo dell'industria siderurgica inglese si sviluppò per la maggior parte con la fase di accelerazione della
rivoluzione industriale, ma questa non è una coincidenza. Infatti con il progresso degli altri settori la domanda
siderurgica aumentava copiosamente, perché tutti i nuovi macchinari richiedevano come materia prima il ferro.
E dal canto suo l'industria del ferro riuscì a far fronte a tale domanda con l'introduzione di nuove tecnologie ma dopo
qualche tempo entrò in crisi, causata da:
– Bassa qualità del minerale di ferro
– Ridotta disponibilità d'energia
A proposito del secondo punto, il combustibile adoperato negli altiforni era dato dal carbone di legna, risorsa che però
andava via via esaurendosi a causa dell'aumento demografico e dello sviluppo dell'agricoltura che toglievano spazio alle
foreste.
Si tentò allora di sostituirlo con il coke, prodotto dalla distillazione del carbone fossile, ma anche questo diede dei
problemi, infatti mentre il carbone bruciava in maniera lenta e incompleta, il minerale ferroso era ricco di impurità e la
sua raffinazione chiedeva temperature estremamente elevate.
Questo portò all'importazione di ferro svedese e alla conseguente stagnazione del sistema siderurgico nazionale.
Tutto cambiò con l'invenzione puddlage, di Henry Cort nel 1784, che completava le tecniche per lo sviluppo della
metallurgia, e l'introduzione della macchina a vapore.

- Ora l'industria siderurgica segue questo ciclo:

La macchina a vapore.
Questa nuova fonte d'energia permise la costruzione di macchinari in ferro sempre più più grandi e la produzione della
ghisa (il risultato della raffinazione del ferro negli altiforni). Il risultato non poté che essere positivo, trascinando con sè
l'intera industria del metallo. La quale si concentrò soprattutto nelle zone ricche di risorse minerarie.
La macchina a vapore era nota già dal XVI secolo, ma si sviluppò con le costruzioni di Savery e di Thomas Newcomen
per la realizzazione di pompe a vapore per far uscire l'acqua dalle miniere. La svolta la diede James Watt, che costruì il
primo modello di macchina a vapore (nel 1765), che incarnò il simbolo della rivoluzione industriale. Tuttavia solo nel
1781 Watt riuscì a trarre un utilizzo pratico dalla sua macchina, che fu utilizzata in vari settori. La macchina a vapore
infatti sostituiva le forze energetiche utilizzate fino ad allora (come ad esempio l'acqua), per azionare i macchinari e di
conseguenza aumentava la produttività e soprattutto spostava la costruzione di fabbriche in luoghi non più vicini
all'acqua, ma alle miniere di carbone fossile. Questa innovazione venne applicata anche ai mezzi di trasporto come i
treni, facendo sì che si sviluppasse la ferrovia.

E infatti ecco uno schema della locomotiva a vapore:

Fine.