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HIGHLIGHTS 2014

TRIFIR & PARTNERS AVVOCATI

WWW.TRIFIRO.IT

HIGHLIGHTS T&P 2014

Highlights T&P 2014

Salvatore Trifir e il Comitato editoriale: Francesco Autelitano, Stefano Beretta,


Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti,
Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera, Tommaso Targa,
Marina Tona, Stefano Trifir e Giovanna Vaglio Bianco

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HIGHLIGHTS T&P 2014

EDITORIALE
OLTRE LA FORNERO
Dopo appena due anni dallentrata in vigore della riforma Fornero,
nuove regole si riversano sul mondo del lavoro, introducendo profonde
modifiche che riguardano, in particolare, la flessibilit in entrata e
quella in uscita e, quindi, incidendo proprio sui punti qualificanti della
precedente riforma.
Infatti, il 2014 trascorso sotto il segno del Jobs Act (da qualcuno
definito un forestierismo superfluo).
Due i momenti significativi: il primo contenuto nel decreto legge 20
marzo 2014, n. 34, convertito nella legge n. 78/2014, che ha innovato
la flessibilit in entrata, con particolare riferimento al contratto a
termine acausale, possibile fino a trentasei mesi, pur continuandosi
ad affermare che il contratto di lavoro subordinato a tempo
indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro.
Il secondo concerne, nella sua parte pi discussa e significativa, la
flessibilit in uscita con le restrizioni delle ipotesi in cui prevista la
reintegrazione nel posto di lavoro.
La premessa di questa seconda parte nella legge delega 10 dicembre
2014 n. 183, entrata in vigore il 16 dicembre 2014, contenente deleghe
al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei
servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonch in materia di riordino
della disciplina dei rapporti di lavoro e dellattivit ispettiva e di tutela e
conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

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Il compito del Governo non sar agevole, poich i tempi stabiliti sono
piuttosto ristretti: i decreti attuativi dovranno essere adottati entro sei
mesi (prorogabili a nove mesi) dalla data di entrata in vigore della legge
e, quindi, entro il 16 giugno 2015 (o 16 settembre 2015).
Ad oggi sono stati adottati due testi in data 24 dicembre 2014: luno
contenente lo schema di decreto legislativo in materia di contratto di
lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, laltro concernente
lattuazione dellart. 1 con la nuova disciplina dellASpI (chiamata
NASpI) e la disciplina delle prestazioni ulteriori di sostegno al reddito
(assegno di disoccupazione ed indennit di disoccupazione anche per i
titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e a
progetto).
Entrambi i decreti sono al vaglio delle Commissioni di Camera e Senato
competenti.
Di particolare impatto, quanto alla flessibilit in uscita, sicuramente lo
schema di decreto legislativo sulle tutele crescenti, poich introduce
le nuove regole in tema di licenziamento, mantenendo la reintegrazione
nel posto di lavoro per i licenziamenti discriminatori, nulli e intimati in
forma orale e per i licenziamenti per giustificato motivo soggettivo o per
giusta causa per i quali sia dimostrata in giudizio linsussistenza del
fatto materiale contestato. In tutti gli altri casi di licenziamento, sia per
motivi oggettivi che soggettivi, prevista la sola indennit risarcitoria,
cos ampliando le ipotesi escluse dalla reintegrazione gi previste dalla
riforma Fornero.
Lo schema trasmesso alle Commissioni concerne non solo i
licenziamenti individuali, ma anche quelli collettivi, mantenendo, per
questi ultimi, il regime sanzionatorio della reintegrazione solo nel caso
(molto teorico) in cui il licenziamento sia stato intimato senza
losservanza della forma scritta; quando, invece, risultino violate le
procedure o i criteri di scelta si applica il regime risarcitorio.
Staremo, comunque, a vedere quale sar il testo definitivo, viste le
polemiche, in particolare sui licenziamenti collettivi.
Queste ed altre novit contenute nella legge delega sono trattate negli
Highlights che chiudono un travagliato 2014, non solo sotto laspetto
legislativo.
Con lauspicio che le emanande regole diano ai datori di lavoro e ai
lavoratori, pi che tutele crescenti, effettive possibilit di crescita
nella certezza del diritto e dei diritti.
Stefano Beretta

Salvatore Trifir

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DIRITTO DEL
LAVORO

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NOVIT LEGISLATIVE

A cura di Luca DArco

LE NOVIT LEGISLATIVE DEL 2014: UN ANNO ALLINSEGNA DEL JOBS ACT


Lanno 2014 stato caratterizzato dallapprovazione del c.d. Jobs
Act con il quale il Legislatore intervenuto - in due momenti - in
maniera pesantemente significativa sulla disciplina di alcuni dei
principali istituti giuslavoristici.
Ci si riferisce, in particolare alla Legge 16 maggio 2014, n. 78, di
conversione del decreto legge 20 marzo 2014, n. 34 (di cui abbiamo
dato ampio risalto nella newsletter T&P di maggio) ed alla recentissima
Legge 10 dicembre 2014 n. 183, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.
290 del 15 dicembre 2014 ed entrata in vigore il 16 dicembre 2014 e
dei relativi decreti attuativi.
In realt lanno 2014 era iniziato con la sottoscrizione di un importante
provvedimento in materia di rappresentanza sindacale.
Ci si riferisce al Testo Unico del 10 gennaio 2014 attuativo dellaccordo
interconfederale del 28 giugno 2011 e del Protocollo dIntesa del 31
maggio 2013 (esaminato nella newsletter T&P di marzo).
Una delle novit principali riguarda la regolamentazione della
misurazione della rappresentanza: il datore ha lobbligo di effettuare la
rilevazione del numero delle deleghe dei dipendenti iscritti alle
organizzazioni sindacali di categoria aderenti alle Confederazioni che
hanno sottoscritto le intese. Le imprese sono tenute ad accettare anche
le deleghe a favore delle Organizzazioni Sindacali di categoria che, pur
non avendo siglato laccordo sulla rappresentanza, vi aderiscano e si
obblighino a rispettare integralmente i contenuti.
Il numero delle deleghe sar rilevato dallINPS tramite unapposita
sezione (Uniemens) nelle dichiarazioni aziendali ed i dati raccolti
dallINPS saranno trasmessi al CNEL che li ponderer con i consensi
ottenuti nelle elezioni periodiche delle Rappresentanze Sindacali
Unitarie da rinnovare ogni tre anni. Infine il CNEL comunicher alle

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parti sociali il dato di rappresentanza di ciascuna organizzazione


sindacale di categoria relativo ai singoli contratti collettivi nazionali di
lavoro.
Il T.U. ha confermato sostanzialmente la disciplina di cui allAccordo
Interconfederale 20 dicembre 1993 in tema di funzionamento delle
Rappresentanze Aziendali Unitarie (RSU) ed ha regolamentato la
titolarit alla contrattazione collettiva: a livello nazionale sono
ammesse le Federazioni delle Organizzazioni Sindacali firmatarie delle
nuove regole che abbiano, nellambito di applicazione del contratto
collettivo nazionale di lavoro, una rappresentativit non inferiore al 5%.
Al fine di tale computo, si considerer la media fra il dato associativo,
ossia la percentuale delle iscrizioni certificate, e il dato elettorale, vale a
dire la percentuale dei voti ottenuti su voti espressi, risultante dal
calcolo ponderale elaborato dal CNEL.
Alla luce anche di quanto affermato dalla Corte Costituzionale sullart.
19 dello Statuto dei lavoratori, il T.U. definisce quali sindacati
partecipanti alla negoziazione le Organizzazioni Sindacali che:
hanno raggiunto il 5% di rappresentanza; hanno contribuito alla
definizione della piattaforma ed hanno fatto parte della delegazione
trattante lultimo rinnovo del Contratto Collettivo.
Per quanto attiene allefficacia della contrattazione, il T.U. prevede che
i contratti collettivi nazionali di lavoro, sottoscritti formalmente dalle
organizzazioni sindacali che rappresentino almeno il 50% +1 della
rappresentanza, saranno efficaci ed esigibili previa consultazione
certificata dei lavoratori, a maggioranza semplice.
Gli accordi aziendali sono ammessi per le materie delegate e con le
modalit previste dal Contratto Collettivo nazionale di lavoro di
categoria o dalla legge e sono efficaci se approvati dalla maggioranza
dei componenti delle rappresentanze sindacali ove esistenti, o dalle
rappresentanze sindacali aziendali costituite nellambito delle
associazioni sindacali che, singolarmente o insieme ad altre, risultino
destinatarie della maggioranza delle deleghe. Viene riconosciuta la
possibilit per la contrattazione aziendale di definire, anche in via
sperimentale e temporanea, specifiche intese modificative delle
regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro,
con riferimento agli istituti che disciplinano la prestazione lavorativa, gli
orari e lorganizzazione del lavoro.
Tra le novit pi eclatanti introdotte a far tempo dal 20 maggio scorso
(con il summenzionato D.L. n. 34/2014, convertito nella L. n. 78/2014)
la possibilit di assumere con contratti di lavoro subordinato a
termine, ovvero con contratti di somministrazione a tempo determinato,

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senza pi lobbligo di indicare nel contratto le ragioni tecnico organizzative o produttive giustificatrici, per una durata complessiva che
non pu comunque essere superiore a 36 mesi purch nei limiti del
20% dei dipendenti assunti a tempo indeterminato al 1 dellanno a cui
si riferisce lassunzione. Allinterno dei 36 mesi complessivi devono
essere incluse tutte le eventuali proroghe, nonch gli eventuali ulteriori
(o precedenti) contratti a termine intercorsi, ma soprattutto anche dei
periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti fra i
medesimi soggetti nellambito di contratti di somministrazione.
Nel predetto limite complessivo dei 36 mesi possibile prorogare il
contratto per ben 5 volte, senza che sia necessaria alcuna motivazione
(fermo restando il necessario consenso del lavoratore), a condizione che
resti invariata lattivit lavorativa prevista dal contratto iniziale.
Con riferimento alla clausola di contingentamento, restano valide ed
efficaci le diverse e pi favorevoli percentuali stabilite dai CCNL di
settore. Esulano dal contingentamento (ma non dalla durata complessiva
dei 36 mesi) i contratti a termine stipulati: per lavvio di nuove attivit,
per ragioni di carattere sostitutivo o di stagionalit; per spettacoli
radiofonici o televisivi, per i lavoratori di et superiore ai 55 anni.
In caso di violazione del limite percentuale, prevista una sanzione
amministrativa, pari al 20% della retribuzione del lavoratore, per ogni
mese o frazione di mese superiore ai 15 giorni, ove si tratti di un solo
lavoratore e pari al 50% della retribuzione, ove si tratti di pi di un
lavoratore.
Con la legge n. 78/2014 anche il contratto di apprendistato, stato
modificato per semplificarne ladozione.
stato mantenuto lobbligo della forma scritta sia per il contratto che
per il patto di prova, mentre il piano formativo individuale deve essere
indicato nel contratto, anche se in forma sintetica, utilizzando se del
caso formulari e moduli stabiliti dalla contrattazione collettiva e da Enti
bilaterali. stata invece abrogata la possibilit per la contrattazione
collettiva di prevedere forme e modalit per la conferma in servizio,
senza nuovi maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine del
percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato.
Sono state poi modificate le disposizioni che subordinano lassunzione
di nuovi apprendisti alla avvenuta conferma di una percentuale di
contratti analoghi conclusi in precedenza. Pi precisamente, salva
diversa regolamentazione contenuta nella contrattazione collettiva, per i
datori di lavoro che occupano almeno 50 dipendenti lassunzione di
nuovi apprendisti comunque condizionata dalla prosecuzione (con
contratti di lavoro a tempo indeterminato) nei 36 mesi precedenti la
nuova assunzione, di almeno il 20% degli apprendisti dello stesso

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datore di lavoro. Per il computo di tale percentuale non si deve tenere


conto dei rapporti cessati per dimissioni, licenziamento per giusta causa
o mancato superamento della prova.
Tenuto conto della componente formativa del contratto di
apprendistato, al lavoratore riconosciuta una retribuzione che tenga
conto delle ore di lavoro effettivamente prestate nonch delle ore di
formazione. Salva diversa previsione della contrattazione collettiva, la
retribuzione delle ore di formazione stabilita nella misura del 35%
della retribuzione del livello contrattuale di riferimento. Infine, stato
abrogato (nel contratto di apprendistato professionalizzante o contratto
di mestiere) lobbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione
interna di tipo professionalizzante e di mestiere con lofferta formativa
pubblica interna o esterna allazienda, finalizzata allacquisizione di
competenze di base trasversali.
In relazione alle novit introdotte dalla L.n. 78/2014 il Ministero del
Lavoro in data 30 luglio 2014, ha pubblicato la circolare n. 18/2014
contenente i chiarimenti e orientamenti interpretativi e della quale
abbiamo dato ampia sintesi nella newsletter T&P di agosto.
Altro provvedimento di particolare interesse e dalle importanti ricadute
la Legge 30 ottobre 2014, n. 161 entrata in vigore il successivo 25
novembre ed emanata a seguito della sentenza del 13 febbraio 2014
della Corte di Giustizia UE. La Repubblica Italiana era infatti stata
condannata per aver violato gli obblighi previsti dalla Direttiva 98/59/CE
a causa dellesclusione della categoria dei dirigenti dallambito di
applicazione della procedura di licenziamento collettivo prevista dagli
artt. 4 e 24 della legge n. 223/1991. Con tale normativa si intervenuti
estendendo la procedura di cui alla L. 223/1991 anche ai dirigenti nel
senso che obbligatoria laddove lazienda intenda licenziare 5
dipendenti - tenendo conto anche dei dirigenti - in un arco temporale di
120 giorni. Inoltre i dirigenti rilevano anche ai fini del requisito
dimensionale dei 15 dipendenti. In ragione di tale inclusione ai fini del
corretto svolgimento della procedura dovranno essere coinvolte anche
le rappresentanze sindacali dei dirigenti. In caso di violazioni della
procedura ovvero dei criteri di scelta (di cui allarticolo 5, comma 1), il
datore di lavoro tenuto al pagamento in favore del dirigente di
unindennit in misura compresa tra dodici e ventiquattro mensilit
dellultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo alla natura e alla
gravit della violazione, fatte salve le diverse previsioni sulla misura
dellindennit contenuta nei contratti e negli accordi collettivi applicati
al rapporto di lavoro.

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Il 2014 si concluso con lapprovazione della L.n. 183/2014 (sul quale


e sui relativi decreti attuativi torneremo con approfondimenti nelle
prossime newsletter) con la quale stata conferita delega al Governo
per lemanazione di decreti attuativi in materia di diritto del lavoro.
In questa sede ci limiteremo ad una breve sintesi degli ambiti di
intervento.
Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali e le misure di sostegno al
reddito (art. 1, commi 1 e 2) in data 24 dicembre 2014 il Governo ha
presentato alle Commissioni delle Camere il decreto attuativo relativo
alla disciplina della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per
lImpiego (NASpI). Listituto della cassa integrazione, invece, non ha
ancora ricevuto attuazione, ma sar oggetto di semplificazione per
quanto attiene alle procedure e potr essere concessa solo come
extrema ratio, ove non fossero possibili strumenti alternativi di riduzione
dellorario di lavoro, quali i contratti di solidariet.
Per quanto riguarda le cosiddette politiche attive (art. 1, commi 3 e
4), ossia le misure dirette a favorire loccupazione, prevista la
razionalizzazione degli incentivi gi esistenti per le assunzioni, anche
dei disabili, nonch per la autoimprenditorialit. La delega prevede,
inoltre, listituzione di una Agenzia Nazionale per lOccupazione, con
competenze in materia di servizi per limpiego, politiche attive e ASpI.
La Legge delega prevede, altres, la semplificazione delle procedure e
degli adempimenti a carico di lavoratori e aziende, (commi 5 e 6) tra i
quali quelli relativi alla comunicazione di instaurazione e cessazione
del rapporto di lavoro (dimissioni e risoluzione consensuale), con
revisione dellattuale regime delle sanzioni.
Al fine di incentivare lassunzione a tempo indeterminato il governo
stato delegato ad intervenire da un lato sulla disciplina dei cosiddetti
rapporti atipici o flessibili (in primis, i co.co.co. e i contratti a
progetto), con lobiettivo di un loro graduale superamento e dallaltro,
ad introduzione di una nuova tipologia di rapporto di lavoro
subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, consentita
per solo per le nuove assunzioni effettuate dopo lentrata in vigore del
decreto attuativo. A tale riguardo segnaliamo che in data 24 dicembre
2014 il Governo ha presentato alle Commissioni delle Camere lo
schema di decreto Legislativo attuativo relativo alla disciplina del
contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti.
Nellambito del contratto a tutele crescenti, anticipiamo che la
reintegrazione sar possibile solo per i licenziamenti discriminatori,
nulli, o intimati in forma orale, con le conseguenze gi oggi vigenti,

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nonch in ipotesi di licenziamento per giusta causa (o giustificato


motivo soggettivo) in cui sia direttamente dimostrata in giudizio
linsussistenza del fatto materiale contestato. Negli altri casi, in primis il
licenziamento per giustificato motivo oggettivo, previsto unicamente
un indennizzo parametrato allanzianit di servizio e alla natura del
vizio (formale o sostanziale) riscontrato nel licenziamento.
Anche per quanto attiene i licenziamenti collettivi la reintegra sarebbe
prevista solo nel caso di violazione dellobbligo di forma scritta, mentre
per le violazioni della procedura ovvero dei criteri di scelta le
conseguenze sarebbero solo quelle indennitarie. Ai licenziamenti
intimati ai sensi del decreto attuativo del contratto a tutele crescenti,
non sar applicabile la procedura di cui al c.d. Rito Fornero.
Infine segnaliamo che il comma 7 della suddetta legge delega,
autorizza, altres, il governo a:
riformare lattuale disciplina delle mansioni e dellinquadramento (art.
2103 cod. civ., come modificato dallart. 13 dello Statuto dei
lavoratori) consentendone la modifica, anche in peius, in ipotesi di
riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale o in altri
casi previsti dalla contrattazione collettiva, anche aziendale o di
secondo livello;
riformare lattuale disciplina dei controlli a distanza su impianti e
strumenti di lavoro (art. 4 dello Statuto dei lavoratori) tenendo conto
dellevoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive e
organizzative dellimpresa con la tutela della dignit e della
riservatezza del lavoratore;
introdurre, anche in via sperimentale, il cosiddetto salario orario
minimo, applicabile sia in ambito di rapporto di lavoro subordinato
che parasubordinato, ove non sia applicabile la contrattazione
collettiva di categoria;
estendere i contorni del lavoro accessorio per le attivit lavorative
discontinue e occasionali, in relazione alle quali possibile la
retribuzione attraverso i voucher;
razionalizzare lattivit ispettiva da parte degli enti competenti per
materia (INPS, INAIL, ispettorato del lavoro, ASL), prevedendo forme
di coordinamento dei controlli da svolgersi possibilmente in modo
contestuale.
Lultima parte della delega (commi 8 e 9) riguarda laggiornamento
delle misure volte a tutelare la maternit e le forme di conciliazione
dei tempi di vita e di lavoro.

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LA GIURISPRUDENZA
DEL LAVORO 2014
A cura di Tommaso Targa
Con i contributi di Beatrice Ghiani

DIRITTO SINDACALE
In tema di legittimazione ad agire ex art. 28 St. Lav. Con decreto ex art. 28 St. Lav.
veniva dichiarata lantisindacalit della condotta del datore di lavoro consistita
nellaver impedito la partecipazione di dirigenti esterni del sindacato allassemblea
indetta dalla componente di questultimo della rappresentanza sindacale unitaria
presso uno stabilimento dellazienda. Il datore di lavoro proponeva eccezione relativa
al difetto di legittimazione attiva in capo al sindacato ricorrente ex art. 28 St. Lav. in
quanto tale sigla sindacale sulla base delle circostanze di fatto dedotte ed accertate in
giudizio non sarebbe risultata dotata del requisito della nazionalit previsto dalla
norma. Con sentenza del 9 giugno 2014, n. 12885 la Suprema Corte, richiamando un
proprio e recente orientamento (Cass. 6202/2012; Cass. 16787/2011) ha ribadito che
per "associazioni sindacali nazionali" devono intendersi tutte quelle associazioni che
abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attivit
sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non necessaria la
sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali che rimane, comunque, un indice tipico
- ma non l'unico - rilevante ai fini della individuazione del requisito della
"nazionalit". La Corte ha proseguito facendo presente che non deve confondersi,
anche per la pretesa incidenza della recente sentenza n. 231 del 2013 della Corte
Costituzionale prospettata da parte ricorrente, la legittimazione ai fini dellart. 28, con
i requisiti richiesti dallart. 19 della medesima legge per la costituzione di
rappresentanze sindacali titolari dei diritti di cui al titolo terzo.
In tema di R.S.U. Lart. 4 dellaccordo interconfederale del 20 dicembre 1993 ha
trasferito, dalle R.S.A. alle neocostituite R.S.U., i diritti di cui al titolo III dello Statuto
dei Lavoratori, con esclusione del diritto ai permessi retribuiti di cui allart. 30 titolo IV
dello Statuto dei Lavoratori. A sua volta lAccordo Federmeccanica del 1994,
integrativo di quello interconfederale, ha previsto allart. 4 che con riferimento al
punto 4, parte prima, dellAccordo interconfederale 20 dicembre 1993, le
organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL per lindustria metalmeccanica privata e
dellinstallazione di impianti, restano titolari dei diritti previsti dallart. 4, disciplina

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generale sezione seconda del vigente CCNL, in ordine alle ore di permesso retribuite
nelle unit produttive che occupano fino a 200 dipendenti aggiuntive rispetto a quanto
previsto dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 23, pari al monte ore derivante dalla
porzione di 30 minuti allanno per ciascun dipendente, e in ordine alla titolarit dei
permessi per i dirigenti provinciali e nazionali prevista in termini pi ampi rispetto a
quanto stabilito dallart. 30, legge 20 maggio 1970, n. 300. Ne consegue che la
disposizione che riconosce alle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL dei
metalmeccanici un numero di permessi superiore rispetto a quello previsto dall'art. 30
L. n. 300 del 1970, non si applica ai dirigenti di sindacati non firmatari del CCNL.
Al contempo il subentro dei componenti delle RSU ai dirigenti delle RSA nella
titolarit dei diritti, permessi e libert sindacali, previsto dallart. 4 dellAccordo
interconfederale del 1993, limitato alle disposizioni di cui al titolo III dello St. Lav.
(Cassazione, 22 luglio 2014, n. 16637).
In tema di concorso tra contrattazione collettiva e aziendale. Nellambito
dell'autonomia negoziale di cui all'art. 1322 cod. civ., le parti sociali possono, oltre
che prorogare l'efficacia dei contratti collettivi e modificare, anche in senso
peggiorativo, i pregressi inquadramenti e le pregresse retribuzioni (fermi restando i
diritti quesiti di cui alla precedente contrattazione collettiva), anche disporre in ordine
alla prevalenza da attribuire ad una clausola del contratto collettivo nazionale o del
contratto aziendale, con possibile concorrenza delle due discipline. Con la sentenza
del 15 settembre 2014, n. 19396, la Suprema Corte ha chiarito che il concorso tra la
disciplina nazionale e quella aziendale va risolto non secondo i principi della
gerarchia e della specialit propria delle fonti legislative, bens accertando l'effettiva
volont delle parti, da desumersi attraverso il coordinamento delle varie disposizioni
della contrattazione collettiva, aventi tutti pari dignit e forza vincolante, sicch anche
i contratti aziendali possono derogare in pejus i contratti nazionali, con la sola
salvaguardia dei diritti gi definitivamente acquisiti nel patrimonio dei lavoratori che
non possono, pertanto, ricevere un trattamento deteriore in ragione della posteriore
normativa contrattuale, di eguale o di diverso livello. Pertanto, un accordo sindacale
potr escludere il diritto a percepire l'indennit per la trasferta lavorativa, derogando la
previsione del CCNL.
In tema di rappresentativit sindacale. Con la sentenza del 7 luglio 2014, n. 15437, la
Suprema Corte ha precisato che, fermo restando che l'autonomia collettiva possa
prevedere organismi di rappresentativit sindacale in azienda diversi rispetto alle
rappresentanze sindacali aziendali e che possa assegnare ad essi prerogative sindacali
non necessariamente identiche a quelle delle R.S.A., fatto divieto, ai sensi dell'art. 17
della legge 20 maggio 1970, n. 300, di riconoscere ad un sindacato un'ingiustificata
posizione differenziata, che lo collochi quale interlocutore privilegiato del datore di
lavoro. Da ci consegue che il combinato disposto degli artt. 4 e 5 dell'Accordo
interconfederale del 20 dicembre 1993 (istitutivo delle R.S.U.), deve essere interpretato
nel senso che il diritto di indire assemblee, di cui all'art. 20 della legge n. 300 del

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1970, rientra tra le prerogative attribuite non solo alla R.S.U. considerata
collegialmente, ma anche a ciascun componente della R.S.U., purch questi sia stato
eletto nelle liste di un sindacato che, nella azienda di riferimento, sia, di fatto, dotato
di rappresentativit, ai sensi dell'art. 19 legge n. 300 del 1970, quale risultante a
seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 231 del 2013.
In tema di diritto di sciopero. La Suprema Corte, con sentenza del 5 dicembre 2014,
n. 25817, ha precisato che nel caso in cui un accordo collettivo contenga una
disposizione che obblighi il dipendente a sostituire, oltre la sua prestazione
contrattuale gi determinata, in quota parte oraria, un collega assente, remunerandolo
con una quota di retribuzione inferiore alla maggiorazione per lavoro straordinario, la
relativa astensione collettiva da tale prestazione non attiene al legittimo esercizio del
diritto di sciopero, ma costituisce inadempimento parziale degli obblighi contrattuali,
sicch non sono di per s illegittime le sanzioni disciplinari irrogate dal datore ai
dipendenti che hanno rifiutato la prestazione aggiuntiva loro richiesta. In questo senso
quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unit di tempo non sia
integrale, ma riguardi solo uno o pi tra i compiti che il lavoratore tenuto a svolgere,
si al di fuori del diritto di sciopero.
In tema di riunioni assembleari dei lavoratori. La Suprema Corte ha chiarito che il
datore di lavoro non ha alcun interesse proprio allo svolgimento dellassemblea ed alle
sue modalit, una volta fatta salva la sicurezza dellazienda nel senso pi ampio.
Il diritto di riunione previsto dallart. 20 dello Statuto dei Lavoratori pu essere
esercitato in piena libert di luogo, sia allinterno che allesterno del luogo di lavoro,
con i soli limiti prescritti dalla legge e dalla eventuale contrattazione collettiva (e con
lulteriore, implicito, limite del divieto di atti emulativi). Dunque, in linea generale,
non essendo ravvisabile alcun interesse del datore di lavoro a che lassemblea dei
lavoratori si svolga proprio allinterno del luogo di lavoro, n un dovere dei lavoratori a
riunirsi allinterno dellunit produttiva, la Suprema Corte, con sentenza del 19
novembre 2014, n. 24670, ha confermato la natura antisindacale del comportamento
del datore di lavoro che aveva affisso su ogni bacheca aziendale una nota con cui si
comunicava che l'azienda metteva a disposizione per l'assemblea dei lavoratori il
locale presso la sala mensa, con la dicitura che ogni diversa partecipazione doveva
intendersi non autorizzata e che, successivamente, aveva trattenuto la retribuzione ai
partecipanti all'assemblea stessa che si era svolta nella zona antistante la cancellata
d'ingresso e non nella sala mensa.
DIRITTO DEL LAVORO
In tema di licenziamento illegittimo. La proposizione, da parte del dipendente, di
denuncia penale nei confronti degli amministratori dell'ente pubblico-datore di lavoro
per fatti illeciti dei quali sia venuto a conoscenza non costituisce giusta causa o
giustificato motivo di licenziamento, ma legittimo esercizio di diritti derivanti dagli
articoli 21 e 24 Cost., a meno che non si dia prova della sua precipua volont di

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danneggiare il datore di lavoro mediante false accuse, ovvero del superamento della
soglia del rispetto della verit oggettiva con colpa grave o dolo, e fatta salva l'ipotesi in
cui il dipendente, nel propalare la notizia in ambito lavorativo, abbia arrecato offesa
all'onore ed alla reputazione del datore di lavoro. Anche la risonanza mediatica della
legittima denuncia, peraltro, costituisce un elemento irrilevante ai fini disciplinari e
non pu essere addebitabile al dipendente, derivando dallo stesso ruolo pubblico degli
incolpati, tranne nei casi in cui essa sia provocata artatamente dalla condotta dello
stesso denunciante, o quando il contenuto della notizia sia falsato per effetto del suo
intervento (Cass. Civ. sez. lav., 7 aprile 2014, n. 8077).
Non costituisce illecito disciplinare, n fattispecie determinante danno ingiusto in virt
della scriminante prevista dallart. 598, comma 1 c.p., avente portata generale
nellordinamento , attribuire al proprio datore di lavoro, in uno scritto difensivo, atti o
fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto loggetto della causa,
ancorch tale scritto contenga espressioni, in ipotesi, sconvenienti od offensive, che
restano soggetto solamente alla disciplina prevista dallart. 89 c.p.c. (Cass. Civ. sez. lav.,
11 dicembre 2014, n. 26106).
In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Con sentenza del 9
dicembre 2014, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio pi volte affermato
dalla giurisprudenza secondo cui il motivo oggettivo di licenziamento determinato da
ragioni inerenti allattivit produttiva, nel cui ambito rientra anche lipotesi di riassetto
organizzativo attuato per leconomica gestione dellimpresa, rimesso alla valutazione
del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di
gestione dellimpresa, atteso che tale scelta espressione della libert di iniziativa
economica tutelata dallart. 41 Cost., mentre al giudice spetta il controllo della reale
sussistenza del motivo addotto dallimprenditore; ne consegue che non sindacabile
nei suoi profili di congruit ed opportunit la scelta imprenditoriale che abbia
comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era
addetto il dipendente licenziato, sempre che risulti leffettivit e la non pretestuosit
del riassetto organizzativo operato.
In tema di licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione, con sentenza del 6
giugno 2014, n. 12806, ha ritenuto che la sanzione espulsiva, comminata nei confronti
di una lavoratrice, fosse proporzionata alla gravit delladdebito, consistito
nellassenza dal servizio per un periodo di tempo prolungato e senza giustificazione
alcuna. Bench linsubordinazione avesse riguardato un unico episodio di assenza
ingiustificata, il licenziamento stato ritenuto comunque legittimo in considerazione
della considerevole anzianit di servizio della lavoratrice e del fatto che la stessa
svolgesse attivit sindacale per cui era consapevole del disservizio cagionato con la
sua assenza. Al riguardo, la Corte ha precisato che nella valutazione della condotta di
un lavoratore, in contrasto con gli obblighi che sullo stesso incombono, occorre tenere
conto anche del "disvalore ambientale" che la stessa assume. Infatti, in virt della

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In tema di licenziamento disciplinare. La Corte di Cassazione, con sentenza del 10


dicembre 2014, n. 26039, ha affermato che, in caso di licenziamento di un
dipendente di un istituto di credito, lidoneit del comportamento contestato a ledere il
rapporto fiduciario deve essere valutato con particolare rigore, a prescindere dalla
sussistenza di un danno effettivo e concreto per il datore di lavoro. Per i giudici di
legittimit, il comportamento del dipendente, consistito in prelievi su conti bancari dei
clienti allinsaputa dei titolari ed in concessioni di sconfinamenti senza ordine scritto,
era stato di una gravit tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario e posto,
inoltre, in essere nellambito di un rapporto di lavoro bancario, per cui caratterizzato
da una certa autonomia. Infatti, il ricorrente lavorava in uno sportello molto attivo e
distaccato dalla sede filiale, il che lo sottraeva fisicamente dai controlli quotidiani
diretti.

HIGHLIGHTS T&P 2014

posizione professionale rivestita dal lavoratore, la sua condotta pu assurgere per gli
altri dipendenti a modello diseducativo e disincentivante dal rispetto di detti obblighi.

In tema di licenziamentocollettivo. Il licenziamento collettivo regolato dalla Legge


n. 223 del 1991 e si apre con laccordo tra lazienda e le rappresentanze sindacali sui
criteri di scelta dei lavoratori da porre in mobilit. Tale accordo fondamentale sia dal
punto di vista formale e procedurale, che sostanziale. Esso deve rispettare il principio
di non discriminazione, pena le sanzioni previste dallart. 15 Statuto dei Lavoratori,
nonch il principio di razionalit, alla stregua del quale i criteri concordati devono
avere i caratteri dellobiettivit e della generalit, nonch essere coerenti con la
ragione che ha determinato la mobilit dei lavoratori. Il controllo sulla legittimit del
licenziamento collettivo ed, in particolare, sulleffettiva necessit di riduzione o
trasformazione dellattivit produttiva e sui criteri di scelta dei lavoratori da licenziare,
effettuato, ex ante, dalle parti sociali, in sede di accordo ex art. 4 l. n. 223/1991.
Ne consegue, dunque, che al giudice sia rimesso il mero controllo circa la correttezza
procedurale delloperazione di mobilit. La Corte di Cassazione, con sentenza del 22
dicembre 2014 n. 27237, ha precisato che la bont dei criteri di scelta dei lavoratori
da porre in mobilit valutata, ex ante, in sede di accordo tra azienda e sindacato per
cui il criterio di scelta pu esser anche uno solo (come nel caso di specie il criterio
della prossimit al pensionamento), a condizione che consenta la formazione di una
graduatoria rigida e che sia applicabile dal datore di lavoro senza alcun margine di
discrezionalit. Poich laccordo tra azienda e sindacati va considerato quale inizio e
fulcro della procedura di mobilit, tutte le doglianze potranno attenere alla sola
procedura o tuttal pi ad unincoerente gestione aziendale post mobilit.
In tema di cessione di ramo dazienda. Perch una parte dellazienda (ramo) possa
essere oggetto di trasferimento necessario che la stessa sia un'entit economica
autonoma dotata di una propria identit. Deve, quindi, trattarsi di un'entit economica
organizzata in modo stabile per lo svolgimento di un'attivit economica, essenziale o
accessoria. Accertata l'effettiva presenza dei suddetti elementi, la cessione del
contratto di lavoro dei dipendenti, derivante dal trasferimento del ramo d'azienda, sar

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HIGHLIGHTS T&P 2014

del tutto lecita e consentita anche senza il consenso dei lavoratori. La Corte di
Cassazione, con sentenza del 24 ottobre 2014, n. 22688, ha precisato che i dipendenti
di un ramo d'azienda ceduto non possono chiedere la nullit dell'atto di trasferimento,
perch fatto dal datore di lavoro come tentativo per superare una situazione di crisi
economica; tale motivazione, infatti, insindacabile e non esclude la liceit
dell'operazione realizzata secondo le prescrizioni di legge, in forza delle quali per la
validit dell'operazione si ritiene necessario esclusivamente accertare che l'oggetto del
trasferimento sia un'entit economica con propria identit, vale a dire organizzata in
modo stabile e non destinata all'esecuzione di una sola opera, ovvero di
un'organizzazione quale legame funzionale che renda le attivit dei lavoratori
interagenti e capaci di tradursi in beni o servizi determinati. Il motivo del trasferimento
ben pu consistere nell'intento di superare uno stato di difficolt economica, evitando
il ricorso alla mobilit. Le stesse norme in materia, art. 4, Legge n. 223/1991,
prevedono che nell'ambito dell'esame congiunto con le organizzazioni sindacali
vengono perseguite quelle misure idonee ad evitare in tutto o in parte la mobilit.
La Suprema Corte, con sentenza del 25 novembre 2014, n. 25021, ha precisato che il
principio secondo cui, nel trasferimento d'azienda, il lavoratore conserva tutti i diritti
maturati alla data della cessione non consente al medesimo dipendente di rivendicare,
sulla base delle norme collettive in vigore presso il cessionario ed in modo retroattivo un
diritto a "scatti" retributivi non previsto dalla disciplina collettiva applicata dal cedente.
Per questo, nel caso di trasferimento di azienda, il riconoscimento, in favore dei
lavoratori dell'azienda ceduta, dell'anzianit maturata presso il cedente non implica che
il cessionario debba corrispondere gli scatti in riferimento a tale anzianit, ove presso il
datore di lavoro precedente non esistesse il diritto a percepire gli scatti periodici di
anzianit, essendo questi dovuti solo a partire dal periodo lavorativo regolato dalla
contrattazione applicata presso il cessionario.
In tema di contratto part-time. Il contratto di lavoro subordinato part-time a comando
o a chiamata disciplinato dalla previgente l. n. 863/1984, riconosceva ai dipendenti il
diritto ad una integrazione retributiva in ragione della facolt contrattualmente
concessa al datore di lavoro (ed effettivamente esercitata) di richiedere prestazioni a
chiamata, con breve o addirittura inesistente preavviso. La Corte di Cassazione, con la
sentenza n. 25680, depositata il 4 dicembre 2014, ha affermato che, secondo i
principi generali, deve essere dichiarata nulla la clausola del contratto collettivo che si
ponga in contrasto con una norma imperativa di legge. Ad avviso della Corte, risultava
irrilevante che la facolt di richiedere prestazioni lavorative a comando fosse ammessa
dal CCNL allepoca applicato, poich in contrasto con il principio di specifica
determinazione della collocazione temporale della prestazione part-time previsto
dallart. 5 l. n. 863/1994.
In tema di patto di non concorrenza. Le clausole di non concorrenza sono finalizzate
a salvaguardare limprenditore da qualsiasi esportazione presso imprese concorrenti
del patrimonio immateriale dell'azienda. Lart. 2125 c.c. mira a tutelare il lavoratore

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HIGHLIGHTS T&P 2014

subordinato, affinch le clausole pattizie non comprimano eccessivamente la


possibilit di poter dirigere la propria attivit lavorativa verso altre occupazioni ritenute
pi convenienti. Per la validit del patto di non concorrenza l'art. 2125 c.c. pone limiti
temporali e spaziali e la necessit di un corrispettivo adeguato. La Suprema Corte, con
sentenza del 19 novembre 2014, n. 24662 ha precisato che ove il patto di non
concorrenza sia espressamente limitato ai prodotti oggetto dell'attivit lavorativa del
dipendente, devono escludersi dal possibile oggetto del patto, in quanto inidonee ad
integrare concorrenza, attivit estranee allo specifico settore produttivo o commerciale
nel quale opera l'azienda, ovvero al mercato nelle sue oggettive strutture, ove
convergono domande ed offerte di beni o servizi identici oppure reciprocamente
alternativi o fungibili, comunque parimenti idonei ad offrire beni o servizi nel
medesimo mercato.
DIRITTO PROCESSUALE DEL LAVORO
In tema di continenza nel rito Fornero. In caso di continenza, ci che rileva ai fini
dellattrazione della controversia , anche nel rito speciale, la data di deposito del
ricorso. Nel caso in cui il datore di lavoro abbia anticipato il lavoratore licenziato
chiedendo laccertamento della legittimit del suo recesso dinanzi al Tribunale di
Roma e il dipendente abbia impugnato il provvedimento espulsivo dinanzi al Tribunale
di Catanzaro, la causa deve essere riassunta di fronte allufficio capitolino ove il
giudizio stato incardinato prima. Come riconosciuto dalla Suprema Corte,
nellordinanza interlocutoria n. 23380 depositata il 3 novembre 2014, non lede alcuna
garanzia di difesa la circostanza secondo cui la causa finisce per svolgersi nellunica
fase disponibile, ovvero quella dellopposizione, bench il rito Fornero sia
tendenzialmente strutturato ad assicurare lo svolgimento di entrambe le fasi.
In tema di fase di opposizione nel rito Fornero. La Corte Costituzionale, con sentenza
del 16 luglio 2014, n. 205 ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di
legittimit costituzionale degli artt. 1, comma 51, della legge 28 giugno 2012, n. 92 e
51, comma 1, numero 4), cod. proc. civ., impugnati, in riferimento agli artt. 3, primo e
secondo comma, 24, primo e secondo comma, 25, primo comma, 97 e 111, primo
comma, Cost., nella parte in cui la prima disposizione non prevede che il giudizio di
opposizione alla ordinanza che accoglie o rigetta il licenziamento del lavoratore abbia
svolgimento davanti al medesimo giudice persona fisica della fase sommaria e la
seconda non esclude la fattispecie in parola dall'obbligo di astensione del giudice che
abbia conosciuto della vicenda oggetto del giudizio in altro grado del processo. Infatti,
oltre all'inadeguatezza della motivazione dell'ordinanza di rimessione, alla
prospettazione di inconvenienti fattuali non rilevanti ai fini del sindacato di legittimit
costituzionale ed alla evocazione di plurimi parametri costituzionali in modo
cumulativo, la questione in esame si risolve in un uso distorto dell'incidente di
costituzionalit al fine di ottenere l'avallo dell'interpretazione proposta dal rimettente
in ordine ad un contesto normativo suscettibile di duplice lettura.

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HIGHLIGHTS T&P 2014

In tema di semplificazione del rito del lavoro. La Suprema Corte, con sentenza del 2
ottobre 2014, n. 20820, ha ribadito la possibilit di applicare l'art. 281 sexies c.p.c. che prevede la possibilit per il giudice di esporre a verbale, subito dopo la lettura del
dispositivo di sentenza, le ragioni di fatto e di diritto poste a base della decisione - al
rito del lavoro, che proprio per la sua specialit non richiede la fissazione di
un'udienza ad hoc per la precisazione delle conclusioni, n altre formalit
prodromiche rispetto all'adozione di questo modello decisorio. All'uopo, la Corte ha
richiamato la precedente sentenza n. 13708/2007, ove stato precisato che, nel rito
del lavoro, ogni udienza destinata alla discussione orale e, quindi, alla pronunzia
della sentenza ed alla lettura del dispositivo sulle conclusioni proposte in ricorso, per
l'attore, e nella memoria di costituzione per il convenuto, di modo che il giudice non
tenuto ad invitare le parti alla precisazione delle conclusioni prima della pronunzia
delle sentenze. In quell'occasione, la Suprema Corte ha quindi confermato la
possibilit di applicare l'art. 281 sexies c.p.c. al rito del lavoro, a condizione del suo
adattamento al rito speciale, nel quale non prevista l'udienza di precisazione delle
conclusioni.
In tema di esperibilit del ricorso per cassazione. Il ricorso per cassazione, sia
ordinario che straordinario, non mai esperibile avverso l'ordinanza che dichiari
l'inammissibilit dell'appello ex art. 348 bis c.p.c., e ci a prescindere dalla
circostanza che essa sia stata emessa nei casi in cui ne consentita l'adozione, ovvero
al di fuori di essi, ostando, quanto all'esperibilit del ricorso ordinario, la lettera
dell'art. 348 ter, comma 3, c.p.c. (che definisce impugnabile unicamente la sentenza
di primo grado), mentre, quanto al ricorso straordinario, la non definitivit
dell'ordinanza, dovendosi valutare tale carattere con esclusivo riferimento alla
situazione sostanziale dedotta in giudizio, della quale si chiede tutela, e non anche a
situazioni aventi mero rilievo processuale, quali il diritto a che l'appello sia deciso con
ordinanza soltanto nei casi consentiti, nonch al rispetto delle regole processuali
fissate dall'art. 348 ter c.p.c. (Cass. Civ. 17 aprile 2014, n. 8940; in senso conforme,
Cass. Civ. 22 settembre 2014, n. 19944).

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DIRITTO CIVILE,
COMMERCIALE

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HIGHLIGHTS T&P 2014

GIURISPRUDENZA E
NOVIT IN MATERIA
COMMERCIALE
A cura di Eva De Gtzen e Giovanna Vaglio Bianco

DECISIONI DELLA CORTE DI CASSAZIONE


Appalto - Responsabilit dellappaltatore e del committente
L'autonomia dell'appaltatore, il quale esplica la sua attivit nell'esecuzione dell'opera
assunta con propria organizzazione, comporta che, di regola, il predetto appaltatore
debba ritenersi unico responsabile dei danni derivati a terzi dall'esecuzione dell'opera
(come nel caso, relativo ai danni derivanti dall'esecuzione di lavori di riparazione del
tetto di un edificio in condominio). Tuttavia, una corresponsabilit del committente pu
configurarsi in caso di specifica violazione di regole di cautela nascenti ex art. 2043 c.c.
dal precetto di neminem laedere, ovvero in caso di riferibilit dell'evento al committente
stesso per culpa in eligendo, per essere stata affidata l'opera ad un'impresa
assolutamente inidonea, ovvero quando l'appaltatore in base a patti contrattuali sia stato
un semplice esecutore degli ordini del committente ed abbia agito quale nudus minister
attuandone specifiche direttive.
(Cassazione, 30 settembre 2014, n. 20557)
Amministratori - Azione di responsabilit
L'azione individuale del socio nei confronti dell'amministratore di una societ di capitali
non esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al
patrimonio sociale, giacch l'art. 2395 c.c. esige che il singolo socio sia stato
danneggiato direttamente dagli atti colposi o dolosi dell'amministratore, mentre il
diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla societ; la
mancata percezione degli utili e la diminuzione di valore della quota di partecipazione
non costituiscono danno diretto del singolo socio, poich gli utili fanno parte del
patrimonio sociale fino all'eventuale delibera assembleare di distribuzione e la quota di
partecipazione un bene distinto dal patrimonio sociale, la cui diminuzione di valore
conseguenza soltanto indiretta ed eventuale della condotta dellamministratore.
(Cassazione, 23 ottobre 2014, n. 22573)

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Nellazione revocatoria fallimentare, leventus damni in re ipsa e consiste nella lesione


della par condicio creditorum, ricollegabile, per presunzione legale ed assoluta,
alluscita del bene dalla massa conseguente allatto di disposizione. Perci, il fatto che
attraverso il negozio solutorio impugnato siano stati soddisfatti dei crediti aventi natura
privilegiata non esclude la possibile lesione della par condicio e non fa venir meno
linteresse allazione da parte del curatore, in quanto soltanto in seguito alla
ripartizione dellattivo che potr verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni
di altri creditori privilegiati, i quali potrebbero teoricamente insinuarsi al passivo anche
successivamente allesercizio dellazione revocatoria.
(Cassazione, 12 dicembre 2014, n. 26216)

HIGHLIGHTS T&P 2014

Azione revocatoria - Crediti privilegiati

Annullamento delibere di una S.p.A. - Lo status di socio


L'azione di annullamento delle delibere di una societ per azioni, disciplinata dall'art.
2377 c.c., presuppone, quale requisito di legittimazione, la sussistenza della qualit di
socio dell'attore non solo al momento della proposizione della domanda, ma anche al
momento della decisione della controversia, tranne nel caso in cui il venir meno della
qualit di socio sia diretta conseguenza della deliberazione la cui legittimit egli
contesta. E infatti, qualora l'azione di annullamento della deliberazione sia diretta
proprio al ripristino della qualit di socio dell'attore, sarebbe logicamente incongruo,
oltre che in contrasto con il principio di cui all'art. 24, comma 1 Cost., ritenere come
causa del difetto di legittimazione proprio quel fatto che l'attore assume essere contra
legem e di cui vorrebbe vedere eliminati gli effetti.
(Cassazione, 27 ottobre 2014, n. 22784)
Istanza di fallimento - Trasferimento di sede allestero
Spetta al Giudice italiano la giurisdizione riguardo allistanza di fallimento presentata
nei confronti di una societ di capitali, gi costituita in Italia, che trasferisca allestero la
propria sede legale, dopo il manifestarsi della crisi dellimpresa, qualora
lamministratore e i soci siano cittadini italiani; manchino i dati dellattivit svolta
allestero; ed i creditori siano collocati in Italia. Il trasferimento, in questi casi,
meramente fittizio, e preordinato allo scopo di sottrarre la societ dal rischio di una
prossima probabile dichiarazione di fallimento.
(Cassazione, sez. Unite, 23 settembre 2014, n. 19978)
Risarcimento del danno - Legittimazione attiva della societ eterodiretta
La societ eterodiretta legittimata ad agire in responsabilit nei confronti della holding
innanzitutto perch, riconosciutale la soggettivit giuridica, sarebbe illegittimo impedirle
di agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno causato al suo patrimonio (artt.
3 e 24, comma 1, Cost.) e, in secondo luogo, perch lart. 2497 c.c. intende ampliare
larea di responsabilit dellente dirigente.

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Richiamando i principi generali (artt. 1218, 1223 e 2043 c.c.), configurabile la diretta
responsabilit delle persone fisiche esercenti attivit di direzione e coordinamento verso
la societ eterodiretta per i danni provocati al suo patrimonio dallesercizio illegittimo di
tale attivit, quando lattivit di direzione sia svolta professionalmente, stabilmente e con
adeguato impiego di mezzi, giacch lefficacia escludente della disciplina codicistica,
che contempla la sola legittimazione passiva di societ ed enti, deve essere ritenuta
limitata al perimetro operativo del medesimo art. 2497, comma 1 c.c., e dunque
allipotesi della responsabilit diretta verso i soci e i creditori della societ controllata.
La direzione e coordinamento di societ costituisce attivit di fatto, giuridicamente
rilevante e generativa di responsabilit, rinveniente da un potere di fatto: nondimeno,
quando la legge assume il controllo partecipativo come fondamento della presunzione
dellesercizio di tale attivit (art. 2497sexies c.c.), essa lo riconosce anche quale titolo di
legittimo esercizio (facoltativo) di quel potere.
Lattivit di direzione e coordinamento ha natura gestoria e si distingue
dallamministrazione di fatto della societ controllata poich lente dirigente non agisce
compiendo esso stesso atti di gestione della societ eterodiretta, bens influenza o
determina le scelte gestorie operate dagli amministratori di questultima.
(Tribunale di Milano, sez. impresa B, 20 dicembre 2013)

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DIRITTO ASSICURATIVO
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

Responsabilit dellagente per la condotta del subagente


L'agente di un'impresa di assicurazioni responsabile, ai sensi dell'art.
2049 cod. civ., dei danni arrecati a terzi dalle condotte illecite del
subagente - suo diretto preposto - quando tali condotte siano
riconducibili alle incombenze a lui attribuite; se invece le condotte del
subagente esorbitano dalle predette incombenze, l'agente
responsabile in applicazione del principio dell'apparenza del diritto,
purch sussista la buona fede incolpevole del terzo danneggiato e
l'atteggiamento colposo del preponente, desumibile dalla mancata
adozione delle misure ragionevolmente idonee, in rapporto alla
peculiarit del caso, a prevenire le condotte devianti del preposto.
(Cassazione, 4 novembre 2014, n. 23448)

HIGHLIGHTS T&P 2014

GIURISPRUDENZA

www.trifiro.it

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Litisconsorzio
Nel giudizio di risarcimento del danno proposto dalla vittima di un
sinistro stradale nei confronti dell'assicuratore del responsabile,
litisconsorte necessario ai sensi dell'art. 18 legge n. 990 del 1969
(ovvero, oggi, dell'art. 144 codice assicurazioni) unicamente il
proprietario del veicolo che ha causato il danno, a nulla rilevando che il
contratto di assicurazione sia stato stipulato per conto altrui da persona
diversa tanto dal conducente, quanto dal proprietario.
(Cassazione, 2 dicembre 2014, n. 25421)
Contratto di agenzia - contenuto
Nel contratto di agenzia la prestazione dell'agente consiste in atti di
contenuto vario e non predeterminato - quali il compito di propaganda,
la predisposizione dei contratti, la ricezione e la trasmissione delle
proposte al preponente per l'accettazione - atti che tendono tutti alla
promozione della conclusione di contratti in una zona determinata per
conto del preponente; nessuna di queste attivit costituisce componente
indispensabile della prestazione dell'agente; la standardizzazione delle
condizioni di vendita pu rendere preminente l'azione di propaganda,
rispetto a quella di preparazione ed allestimento del contratto.
(Cassazione, 4 settembre 2014, n. 18690)
Responsabilit ex art. 2043 c.c.
La responsabilit dell'imprenditore che si sia avvalso di impalcature per
l'espletamento di lavori sugli edifici ravvisabile ai sensi dell'art. 2043
cod. civ., ove siano state trascurate le ordinarie norme di diligenza e
non siano state adottate le cautele idonee ad impedire l'uso anomalo
del ponteggio. La responsabilit va ricollegata non alla mera sussistenza
del ponteggio, ma al fatto che sia stato omesso qualunque accorgimento
idoneo ad ovviare alla situazione di pericolo (fattispecie relativa ad un
furto in appartamento agevolato dalla presenza di un ponteggio
installato senza adottare misure anti-intrusive, quali l'illuminazione
notturna).
(Cassazione, 19 dicembre 2014, n. 26900)
Responsabilit del Notaio
Il notaio incaricato di redigere l'atto pubblico di trasferimento
immobiliare, il quale abbia compitato la dichiarazione a fini INVIM,
sottoscritta dal venditore, riportando quanto da questi dichiarato rispetto
ai valori finali e iniziali, e abbia provveduto alla relativa registrazione

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HIGHLIGHTS T&P 2014

senza avvertire la parte delle conseguenze derivanti da dichiarazioni


non veritiere, almeno quando ragionevolmente probabile che quelle
fornite dalla parte non lo siano, pone in essere un comportamento non
conforme alla diligenza qualificata richiesta dalla particolare
qualificazione tecnico/giuridica della prestazione professionale oggetto dell'incarico conferito dal cliente e quindi ricompresa nel
rapporto di prestazione di opera professionale (artt. 1176 e 2230 c.c. e
segg.) e nel contempo intrecciata alle peculiari funzioni notarili
pubblicistiche - atteso che tra i mezzi e i comportamenti rientranti nella
prestazione professionale cui il notaio si obbligato vi quello di
fornire consulenza tecnica alla parte, finalizzata non solo al
raggiungimento dello scopo privatistico e pubblicistico tipico al quale
Tatto rogando preordinato, ma anche a conseguire gli effetti
vantaggiosi eventualmente previsti dalla normativa fiscale e a rispettare
gli obblighi imposti da tale normativa; con la conseguenza di rispondere
dei danni originati da tale comportamento anche nella sola ipotesi di
colpa lieve.
(Cassazione, 16 dicembre 2014, n. 26369)

NORMATIVA
Tra le principali normative del 2014 segnaliamo:
1. Il Regolamento n. 5 del 21 luglio 2014 concernente disposizioni
attuative circa le modalit di adempimento degli obblighi di
adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle
imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi, ai sensi
dellarticolo 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007,
n. 231. Il Regolamento prevede che lIVASS, dintesa con Banca
dItalia e CONSOB, emani disposizioni circa le modalit di
adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di
registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli
intermediari assicurativi.
2. Il Regolamento n. 6 del 2 dicembre 2014 concernente la disciplina
dei requisiti professionali degli intermediari assicurativi e
riassicurativi in attuazione dellart. 22, comma 9, del decreto-legge
18 ottobre 2012, n. 179 convertito nella legge 17 dicembre 2012, n.
221.
Il regolamento ha la finalit di favorire il rafforzamento dei requisiti
professionali dei soggetti tenuti allobbligo di formazione e
aggiornamento, a garanzia della piena ed effettiva osservanza da parte

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In base al regolamento, destinatari degli obblighi formativi sono:

HIGHLIGHTS T&P 2014

degli stessi delle regole di comportamento nei confronti dei contraenti e


degli assicurati.

agenti e brokers (sezioni A e B) limitatamente allaggiornamento


periodico; produttori diretti di imprese (sezione C) e collaboratori
(sezione E) di intermediari di primo livello - ovvero di agenti,
brokers e iscritti in sezione D, quali banche, intermediari finanziari,
SIM, Poste Italiane - tenuti a effettuare sia la formazione prima
delliscrizione, sia laggiornamento periodico;
tutti i soggetti - dipendenti e collaboratori operanti allinterno dei
locali dellintermediario iscritto nelle sezioni A, B e D del RUI, addetti
dei call center dellimpresa e degli intermediari - che, pur non avendo
obbligo di iscrizione nel Registro, sono tenuti a effettuare sia la
formazione prima dellavvio dellattivit, sia laggiornamento
periodico.
3. Il Regolamento n. 7 del 2 dicembre 2014 concernente
lindividuazione dei termini e delle unit organizzative responsabili
dei procedimenti amministrativi dellIvass, ai sensi degli articoli 2 e
4 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

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PUBBLICAZIONI

PUBBLICAZIONI 2014
CONVEGNI,
TRIFIR EVENTI,
& PARTNERS
SEMINARI
AVVOCATI
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PUBBLICAZIONI 2014
TRIFIR & PARTNERS
AVVOCATI
HIGHLIGHTS T&P 2014

Corriere della Sera CorrierEconomia


La Riforma del Lavoro. Dalla legge Fornero al Jobs Act.
Edizione Giugno 2014
A cura di Trifir & Partners Avvocati
Collana: Itinera Guide GiuridicheIPSOA
Guida Lavoro
Edizione Giugno 2014
A cura di Giacinto Favalli e Trifir & Partners Avvocati

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EVENTI, CONVEGNI,
SEMINARI
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Video T&P su JOB24 - Il Sole 24 Ore


A cura di Trifir & Partners Avvocati

HIGHLIGHTS T&P 2014

Elenco Eventi, Convegni, Seminari 2014

Labour Awards 2014


Milano, 16 Ottobre 2014
Giacinto Favalli Avvocato dellanno Relazioni industriali e sindacali

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HIGHLIGHTS T&P 2014

RASSEGNA STAMPA

HIGHLIGHTS T&P 2014

JOB24 Il Sole 24 Ore: 08/01/2014


Job Act. Il contratto unico: di che cosa si parla?
Video intervista a Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore:13/01/2014
Maxi multe per dipendenti in nero e mancata concessione di riposi settimanali
di Vittorio Provera
Diritto24 Il Sole 24 Ore:17/01/2014
I 270 giorni ex L. 183/2010 per il deposito del ricorso decorrono dal 24.11.2010 per i
licenziamenti intimati prima di tale data
di Marina Tona e Francesco Chiarelli
Corriere della Sera: 23/01/2014
Lavoro: il Jobs Act
Lettera di Salvatore Trifir
Corriere Economia Corriere della Sera: 03/02/2014
Ci vorrebbe pi attenzione per i giovanissimi imprenditori
Intervista a Stefano Trifir
Diritto24 Il Sole 24 Ore:04/02/2014
Licenziamento per la falsificazione di un documento aziendale per ottenere un
finanziamento
di Damiana Lesce e Valeria De Lucia
Diritto24 Il Sole 24 Ore:07/02/2014
Pubblico impiego: Rito Fornero e procedimento durgenza
di Stefano Beretta e Diego Meucci
Diritto24 Il Sole 24 Ore:11/02/2014
Le nuove regole del T.U. sulla rappresentanza sindacale
di Damiana Lesce
Diritto24 Il Sole 24 Ore:18/02/2014
Superiore inquadramento e danno non patrimoniale da mobbing
di Tiziano Feriani
Diritto24 Il Sole 24 Ore:19/02/2014
Telemarketing: la posizione del Garante Privacy sulle c.d. chiamate mute
di Vittorio Provera

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Diritto24 Il Sole 24 Ore:25/02/2014


Se il dipendente sottace in fase preassuntiva le proprie condizioni di salute, lazienda
non responsabile della malattia
di Luca Peron e Tiziano Feriani
Diritto24 Il Sole 24 Ore:27/02/2014
Accordi collettivi, scadenza e disdetta, successione e diritti quesiti
di Vittorio Provera e Francesco Cristiano
Diritto24 Il Sole 24 Ore:13/03/2014
Il dirigente licenziato non pu chiedere, con rito Fornero, preavviso e indennit
supplementare senza il motivo illecito
di Stefano Beretta e Orazio Marano
Diritto24 Il Sole 24 Ore:21/03/2014
Jobs Act | Semplificazione: centrato lobiettivo
di Anna Maria Corna
Diritto24 Il Sole 24 Ore:25/03/2014
Contratto di apprendistato: le novit varate dal Governo
di Vittorio Provera
JOB24 Il Sole 24 Ore: 27/03/2014
Decreto Lavoro. I nuovi contratti a termine: che cosa cambia?
Video intervista a Anna Maria Corna
JOB24 Il Sole 24 Ore: 01/04/2014
Decreto Lavoro. Il nuovo apprendistato: che cosa cambia?
Video intervista a Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 03/04/2014
Il recesso orale dal rapporto di agenzia valido se lagente si rifiuta di ritirare la relativa
lettera
di Luca Peron, Tiziano Feriani, Diego Meucci
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 09/04/2014
Lobbligo assunto dallazienda con le O.S. pu risolversi per impossibilit sopravvenuta
di Tommaso Targa
AIDP Newsletter Lavoro: N. 36 Aprile 2014
Il Jobs Act nellevoluzione del Diritto del Lavoro: una breve storia
di Salvatore Trifir

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Diritto24 Il Sole 24 Ore: 14/04/2014


Il risarcimento del danno non patrimoniale: recenti orientamenti della Cassazione
di Antonio Cazzella
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 18/04/2014
Direttive aziendali e lesione del vincolo fiduciario da parte del dipendente
di Claudio Ponari e Anna Minutolo
Giustizia Civile
Obbligazione tributaria solidale e sentenza favorevole a uno dei condebitori
di Francesco Autelitano
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 24/04/2014
Contratti bancari: la firma biometrica sul tablet
di Vittorio Provera
Osservatorio del Diritto Civile e Commerciale: 24/04/2014
Compenso per lincarico di consigliere di amministrazione
di Francesco Cristiano
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 09/05/2014
Trasferimento di azienda: la recente posizione della Corte di Giustizia dellUnione
Europea
di Jacopo Moretti
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 16/05/2014
Oneri probatori dellassicurato che agisce nei confronti dellassicuratore per lillecito
dellagente
di Bonaventura Minutolo e Francesco Torniamenti
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 19/05/2014
La decadenza ex art. 6 L. 604/1966 si applica anche allazione di accertamento della
continuazione del rapporto di lavoro
di Giorgio Molteni
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 22/05/2014
Trasferimento della societ insolvente allestero: limiti e rischi
di Vittorio Provera
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 23/05/2014
Dipendente stacanovista: risarcibile il danno alla salute
di Antonio Cazzella

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HIGHLIGHTS T&P 2014

JOB24 Il Sole 24 Ore: 27/05/2014


Contratti a termine: le nuove regole
Video intervista a Anna Maria Corna
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 29/05/2014
Le reiterate querele e la plateale notifica a mani della citazione integrano un abuso del
diritto
di Vittorio Provera e Carlo Uccella
JOB24 Il Sole 24 Ore: 09/06/2014
Apprendistato: le nuove regole
Video intervista a Tommaso Targa
Corriere della Sera CorrierEconomia: 16/06/2014
La Guida. Il lavoro di cercare lavoro
Intervista a Salvatore Trifir
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 18/06/2014
Inammissibile la reintegrazione se il dipendente si riserva di agire per laccertamento
della qualifica dirigenziale
di Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 23/06/2014
Se le parti hanno formalizzato un rapporto autonomo, rivendicando la subordinazione il
lavoratore deve provare la simulazione del contratto
di Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 30/06/2014
Tra sviluppo tecnologico e privacy: le novit previste dal Garante in tema di biometria
di Vittorio Provera
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 01/07/2014
Dimissioni per giusta causa: requisiti per un legittimo recesso del lavoratore
di Antonio Cazzella
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 07/07/2014
Ingiustificato il licenziamento del dirigente quando sorretto da un motivo arbitrario o
pretestuoso
di Salvatore Trifir, Giampaolo Tagliagambe e Tommaso Targa

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Diritto24 Il Sole 24 Ore: 08/07/2014


Fruizione dei permessi ex L. 104/1992: datore e INPS devono entrambi essere parti del
giudizio
di Marina Olgiati e Francesco Torniamenti
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 11/07/2014
Dequalificazione: danno biologico ed esistenziale dimostrati in giudizio
di Luca Peron
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 14/07/2014
Non beneficia del trattenimento in servizio il giornalista che matura la pensione in
regime retributivo
di Salvatore Trifir, Paola Balletti, Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 17/07/2014
Neoplasia polmonare: non basta lesposizione ad amianto per provare la natura
professionale della malattia
di Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 21/07/2014
Ristrutturazione aziendale: assegnazione a mansioni inferiori, limiti operativi, tutela dei
contrapposti interessi
di Antonio Cazzella
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 29/07/2014
Il lavoratore a cui contestato un furto non pu limitarsi a denunciare una congiura
di Anna Maria Corna e Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 02/09/2014
La pubblicit ansiogena non corretta
di Vittorio Provera
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 08/09/2014
Legittimo il licenziamento in caso di ripetute assenze per malattia
di Antonio Cazzella
Corriere della Sera CorrierEconomia: 08/09/2014
La vera riforma? Tagliare il costo del lavoro
Intervista a Salvatore Trifir

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Diritto24 Il Sole 24 Ore: 16/09/2014


Oneri probatori dellagente per laccertamento della natura subordinata del rapporto di
lavoro
di Antonio Cazzella
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 18/09/2014
Rinuncia del lavoratore al TFR prima del termine del rapporto di lavoro
di Marina Olgiati
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 24/09/2014
Altre soluzioni per lacquisto degli immobili in un contesto di crisi del mercato
di Vittorio Provera
il Giornale: 01/10/2014
Ladri, sabotatori, disonesti: ecco i reintegri pi assurdi
Intervista a Stefano Trifir
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 01/10/2014
La negoziazione assistita: riconosciuto dalla legge il ruolo degli avvocati
di Giorgio Molteni
Il Sole 24 Ore: 01/10/2014
Disciplinari, rischio incertezza del diritto
Intervista a Giacinto Favalli
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 14/10/2014
Licenziamento per giusta causa illegittimo se fondato esclusivamente sulla sentenza
penale di proscioglimento per prescrizione del reato
di Antonio Cazzella
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 14/10/2014
Jobs Act: la situazione attuale
di Stefano Beretta
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 27/10/2014
Il requisito dimensionale di applicabilit dellart. 18 St. Lav. deve essere calcolato sulla
base della media occupazionale
di Orazio Marano e Giuseppe Gemelli
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 27/10/2014
Legittimo il criterio pattizio della maturazione dei requisiti pensionistici per la scelta dei
lavoratori da licenziare
di Vittorio Provera e Andrea Beretta

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Diritto24 Il Sole 24 Ore: 28/10/2014


Controllo occulto degli spostamenti del dipendente allesterno dellazienda
di Marina Olgiati e Francesco Torniamenti
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 30/10/2014
Copertura delle polizze per le responsabilit professionali anche in presenza di fatti
anteriori alla stipula del contratto
di Vittorio Provera
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 03/11/2014
Responsabilit dellamministratore verso lazionista in caso di aumento di capitale
di Salvatore Trifir e Jacopo Moretti
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 06/11/2014
Rito Fornero: inammissibile lopposizione incidentale
di Damiana Lesce
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 11/11/2014
La reiterazione del patto di prova per assunzioni dello stesso lavoratore
di Antonio Cazzella
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 17/11/2014
Difetta di periculum in mora il ricorso durgenza promosso per impugnare la
sospensione in CIGS
di Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 17/11/2014
Il nuovo codice deontologico e le nuove regole sulla presenza in internet degli avvocati
di Francesco Torniamenti
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 19/11/2014
Licenziamento per giusta causa e reintegrazione: quando il fatto contestato inesistente
di Damiana Lesce
Rivista di diritto internazionale privato e processuale
Contratto di lavoro, criteri di collegamento e legge applicabile: luci e ombre del
regolamento (CE) n. 593/2008
di Eva De Gtzen
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 20/11/2014
Jobs Act: lart. 18 entra direttamente nella legge delega
di Stefano Beretta

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HIGHLIGHTS T&P 2014

Diritto24 Il Sole 24 Ore: 25/11/2014


La geolocalizzazione dei dipendenti tramite smartphone
di Vittorio Provera
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 01/12/2014
Estesa ai dirigenti la disciplina dei licenziamenti collettivi
di Damiana Lesce
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 05/12/2014
I limiti della contrattazione di prossimit: si pronuncia il Ministero del Lavoro
di Damiana Lesce
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 11/12/2014
Il Jobs Act detta al Governo le linee guida della riforma del lavoro
di Tommaso Targa
JOB24 Il Sole 24 Ore: 15/12/2014
Jobs Act Che cosa c nella delega, decreto per decreto
Video intervista a Tommaso Targa
Diritto24 Il Sole 24 Ore: 15/12/2014
Il consulente rivendica un rapporto di lavoro subordinato come dirigente
di Orazio Marano
JOB24 Il Sole 24 Ore: 22/12/2014
Norme europee I licenziamenti collettivi e i dirigenti
Video intervista a Giacinto Favalli

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Salvatore Trifir

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Partners

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Mario Cammarata
Luca Peron
Francesco Autelitano
Antonio Cazzella
Damiana Lesce
Mariapaola Rovetta Arici
Valentina Ruzzenenti

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Associati

Praticanti

Francesco Chiarelli

Federica Annoni

Francesco Cristiano

Beatrice Ghiani

Eva De Gtzen

Roberto Pettinelli

Valeria De Lucia

Veronica Rigoni

HIGHLIGHTS T&P 2014

Andrea Beretta

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Barbara Fumai
Giuseppe Gemelli
Raffaella Imondi
Sara Lovecchio
Diego Meucci
Anna Minutolo
Jacopo Moretti
Francesca Retus
Giampaolo Tagliagambe
Francesco Torniamenti
Giovanna Vaglio Bianco

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Sta

HIGHLIGHTS T&P 2014

Giuseppe Milazzotto Responsabile Amministrativo


Titta De Maio Responsabile Segreteria Generale
Carmen De Maio Responsabile Servizi Generali
Martina VenutiResponsabile Biblioteca
Rina Agrillo
Alessandra Aliprandi
Dianora Baretto
Antonella Bartoli Leoncini sede di Parma
Emanuela Carnevale sede di Roma
Vera Colavitti
Stella Curino
Caterina Darii
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Vera Iannelli
Stefano Lard
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Danny Nowbut
Elisa Penna
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Luciana Trezzani
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