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R.

RUSSO
Dialoghi sulle impugnazioni civili
al tempo della spending review
I. PREMESSA
lundici settembre delle impugnazioni civili.
In significativa coincidenza con la nuova disciplina della c.d. legge Pinto, a partire da quel
giorno, anno domini 2012, chi voglia proporre appello (ancorch ammesso tout court dallart.
339 c.p.c. contro le sentenze di prime cure) deve attenersi al nuovo regime disegnato dagli
artt. 342, 345, 348 bis, 348 ter, 383, 434, 436 bis, 447 bis e 702 c.p.c., come modificati ovvero introdotti sia dallart. 54 del D.L. n. 83 del 2012 sia dalla legge di conversione n. 134 del
2012; salve le eccezioni previste (processo tributario e, con qualche variante, cause avviate
con il rito sommario e cause di cui allart. 70, 1 c.p.p.).
Le sentenze di appello emesse a partire dal quel giorno, anno domini 2012, potranno essere
impugnate per cassazione soltanto nei limiti segnati dal novellato art. 360 n. 5 c.p.c., con la
sola eccezione del contenzioso tributario.
Scontando qualche imprecisione od incompletezza, in prima approssimazione il nuovo regime
delle impugnazioni ordinarie civili si pu cos compendiare.

APPELLO
1. Processo tributario: resta escluso dalla riforma 2012, dei cui sperati benefici effetti perci
non si avvantaggia la Quinta Sezione della Suprema Corte.
2. Appelli introdotti prima del d 11.9.2012: vecchio regime, ma (in difetto di disposizioni di
diritto intertemporale1):

1
Nel testo risultante dalla legge di conversione, la disposizione di diritto intertemporale contenuta
nellart. 54, 2 si occupa (tra laltro: v. infra nota n. 2) espressamente delloperativit dellart. 342, 1 c.p.c. sostituito soltanto con la legge di conversione (art. 54, 1, 0a), ma non dellart. 54, 1, 0b) n dellart. 54, 1 bis
(attinenti, rispettivamente, alla modifica dellart. 345, 3 e dellart. 702 quater, 1 c.p.c.) anchessi inseriti soltanto con la legge di conversione, entrata in vigore il 12 agosto 2012. Perci, a volere considerare non soltanto la
dizione letterale della disposizione (art. 54, 2) ma anche il differente trattamento intertemporale significativamente riservato alla sostituzione dellart. 342, 1 c.p.c., si dovrebbe convenire, secondo il principio tempus regit
actum (art. 11 disp. prel. c.c.), sullimmediata operativit dei novellati art. 345, 3 e 702 quater, 1 c.p.c. a far
tempo dal 12 agosto 2012, qualunque sia la data dellintroduzione dellappello. Daltronde, per un verso, non
poteva sfuggire al legislatore (saggio fino a prova del contrario) che la richiesta del novum tendenzialmente deve
essere contenuta nellatto di appello (come prescritto dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 8203 del
20/04/2005); per altro verso, limmediata applicazione delle restrizioni imposte dai novellati artt. 345 e 702 quater c.p.c. denuncia chiaramente lintento dei conditores di 'chiudere' ulteriormente gli appelli anche in corso, in
coerenza con il rigore che ispira lintera riforma. Infine, sul piano puramente teorico non agevole sostenere che
la sola richiesta del novum (prove indispensabili, nel rito ordinario; prove rilevanti in quello sommario), avanzata
anteriormente al 12 agosto 2012 alla stregua del precedente regime, valga a concretizzare di per s un effetto intangibile ad opera dello ius superveniens (secondo la tormentata teoria dei diritti quesiti). Appare comunque evi-

1.1. procedimenti ordinari di cognizione: si applica dal 12 agosto 2012 il novellato art. 345,
terzo comma c.p.c., che esclude dal novum ammissibile nuovi mezzi di prova e nuovi
documenti ancorch ritenuti indispensabili ai fini della decisione;
1.2. procedimenti sommari: si applica dal 12 agosto 2012 il novellato art. 704 quater c.p.c.,
che include nel novum ammissibile nuovi mezzi di prova e nuovi documenti purch ritenuti indispensabili (anzich, come prima, rilevanti) ai fini della decisione.
3. Appelli introdotti in epoca non anteriore al d 11.9.20122:
3.1.A. cause a cognizione ordinaria, di lavoro e locatizie: specificit qualificata dei motivi
di appello (artt. 342,1, 434, 1 e 447 bis, 1 c.p.c, nel testo novellato): una sorta di autosufficienza dellappello, imposta dal legislatore (in veste didascalica) al fine di agevolare il compito del giudice di secondo grado;
3.1.B. inoltre:
3.1.B.a. cause ex art. 70,1 c.p.c.3:
appello vecchio regime, disputandosi di diritti indisponibili, con espressa esclusione quindi del vaglio di ammissibilit;
e perci contro la sentenza di appello che abbia confermato in fatto quella
di prime cure sempre ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 360 n. 5
c.p.c. (nella versione novellata): esclusione del principio della doppia conforme;
3.1.B.b. cause ex art. 702 bis c.p.c.:
appello vecchio regime (con espressa esclusione quindi del vaglio di ammissibilit), al fine di incoraggiare laccesso a tale rito (per altro ammesso soltanto per le cause altrimenti soggette al rito ordinario di competenza del tribunale in composizione monocratica, sempre che non sia ritenuta necessaria unistruzione non sommaria) e velocizzare il primo grado di giudizio;
(ma) contro la sentenza di appello che abbia confermato in fatto quella di
prime cure non ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.
(nella versione novellata): applicazione del principio della doppia conforme;
3.1.B.c. altre cause (filtro dappello):
dente che il legislatore del 2012 ha perso unottima occasione per impedire un contenzioso ampiamente prevedibile.
2
Ai sensi dellart. 54,2 del citato D.L. le nuove disposizioni, ad eccezione degli artt. 345, 3 e 702
quater, 1 c.p.c. (novellati con la legge di conversione: v. retro sub nota n. 1), si applicano ai giudizi di appello
introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno
successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Lart. 1 della legge di
conversione 7.8.2012 n. 134 ne ha previsto lentrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, avvenuta
sulla G.U. n. 171 del d 11 agosto 2012, e cio il 12 agosto 2012. Perci, al netto delle eccezioni, la nuova disciplina dellappello ha per oggetto gli appelli introdotti a far tempo dal trentesimo giorno successivo al 12 agosto
2012, e cio a far tempo dal d 11 settembre 2012 (compreso).
3
Premesso il discrimine temporale determinato dalla data di introduzione dellappello (a seconda
che sia anteriore o non allundici settembre 2012), la riforma 2012 si estrinseca in varie e frastagliate direzioni,
escludendo in ogni caso il contenzioso tributario. Incide innanzi tutto, come si gi affermato dubitativamente
(v. retro sub nota n. 1), sui vecchi appelli (art. 345, 3 e 702 quater c.p.c.). Poi introduce, per i nuovi appelli, il
vaglio di ammissibilit con il nuovo art. 348 bis c.p.c., escludendone le cause su diritti indisponibili e quelle proposte con il rito sommario, per le quali dunque lappello considerato per legge ammissibile (nel senso, pi precisamente, che non ammessa, per la loro trattazione, la valutazione sulla ragionevole probabilit di successo).
Ma gli appelli relativi ai casi eccettuati (con una significativa diversit allinterno di tale categoria) sono poi oggetto della disciplina della doppia decisione conforme; che si applica anche agli appelli su cause non eccettuate,
se abbiano superato il vaglio obbligatorio di ammissibilit, come denuncia chiaramente lart. 348 ter 5 c.p.c.
Ovvio, infine, che la nuova disciplina della forma dellappello (art. 342 c.p.c.) pu applicarsi soltanto ai nuovi
appelli.

nuovo regime dellappello: in sede di trattazione ex art. 350 c.p.c. ovvero


alludienza di discussione ex art. 436 bis c.p.c.: previa audizione delle parti,
obbligatoria valutazione di ammissibilit (artt. 348 bis e 348 ter c.p.c.), con
i seguenti alternativi esiti:
o appello ammissibile > sentenza di appello:
quaestiones facti gi denunciate in appello:
o in caso di doppia conforme in fatto escluso il ricorso
per cassazione ex art. 360 n. 5 nel testo novellato;
o altrimenti ammesso il ricorso per cassazione ex art.
360 n. 5 nel testo novellato;
quaestiones iuris: ammesso il ricorso per cassazione;
ovvero ordinanza di inammissibilit di tutti gli appelli succintamente
motivata, perch nessuno di essi ha una ragionevole probabilit di successo, con statuizione sulle spese: ammesso (soltanto) il ricorso per
cassazione contro la sentenza di prime cure; ma:
quaestiones facti gi denunciate in appello:
o se linammissibilit fondata sulle stesse ragioni inerenti alle questioni di fatto poste a base della decisione impugnata (quella di primo grado) escluso il ricorso per
cassazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.;
o altrimenti ammesso il ricorso per cassazione;
quaestiones iuris: ammesso il ricorso per cassazione;
decisioni della Suprema Corte (Sezione Sesta, in sede di filtro, ovvero
altre Sezioni), a seguito di ricorso avverso la sentenza di primo grado
(essendo stato dichiarato inammissibile lappello):
inammissibilit ovvero rigetto del ricorso: nulla quaestio;
la Suprema Corte accoglie il ricorso (nuovo art. 383, 4 c.p.c.):
per motivi ex art. 382 c.p.c.: statuizione sulla giurisdizione o sulla competenza;
per altri motivi: rinvio al giudice di appello e disciplina
del giudizio di rinvio.
RICORSO PER CASSAZIONE

4. Processo tributario: resta escluso dalla riforma 2012, dei cui sperati benefici effetti perci
non si avvantaggia la Quinta Sezione della Suprema Corte.
5. Decisioni dappello pubblicate prima del d 11.9.20124: vecchio regime (art. 360 c.p.c. nella versione anteriore alla riforma 2012).
6. Decisioni dappello pubblicate in epoca non anteriore al d 11.9.2012:
4
Ai sensi dellart. 54,3 del citato D.L. la riforma dellart. 360, n. 5 c.p.c. si applica alle sentenze
pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto. Lart. 1 della legge di conversione 7.8.2012 n. 134 ne ha previsto lentrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, avvenuta sulla G.U. n. 171 del d 11 agosto 2012, e cio il 12 agosto 2012. Perci, eccettuato il solo processo tributario, la nuova disciplina del ricorso per cassazione ha per oggetto le sentenze depositate a far tempo dal trentesimo giorno successivo al 12 agosto 2012, e cio a far tempo dal d 11 settembre 2012
(compreso). Inoltre, dopo tale data il nuovo regime si applica ratione temporis non solo alle sentenze dappello
decise alla vecchia maniera, ma anche alle decisioni (di primo grado o di secondo grado) emesse in sede
dappello, alla stregua del nuovo regime dellappello (operativo per gli appelli introdotti a partire dal d
11.9.2012).

6.1. se lappello sia stato introdotto in epoca non anteriore al d 11.9.2012:


6.1.A. cause ex art. 70,1 c.p.c.: contro la sentenza di appello che abbia confermato in
fatto quella di prime cure ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.
(nella versione novellata), non operando il principio della doppia conforme;
6.1.B. cause ex art. 702 quater c.p.c.: contro la sentenza di appello che abbia confermato in fatto quella di prime cure non ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 360
n. 5 c.p.c. (nella versione novellata);
6.1.C. altre cause:
6.1.C.a.
appello ammissibile: ricorso avverso la decisione dappello:
quaestiones facti gi denunciate in appello:
o in caso di doppia conforme in fatto escluso il ricorso
per cassazione ex art. 360 n. 5 nel testo novellato;
o altrimenti ammesso il ricorso per cassazione ex art.
360 n. 5 c.p.c. nel testo novellato;
quaestiones iuris: ammesso il ricorso per cassazione;
ordinanza di inammissibilit di tutti gli appelli: ammesso il ricorso
per cassazione contro la sentenza di prime cure; ma:
quaestiones facti gi denunciate in appello:
o se linammissibilit sia fondata sulle stesse ragioni inerenti alle questioni di fatto poste a base della decisione
impugnata (quella di primo grado) escluso il ricorso
per cassazione ex art. 360 n. 5 c.p.c. nel testo novellato;
o altrimenti ammesso il ricorso per cassazione;
quaestiones iuris: ammesso il ricorso per cassazione;
6.2. se lappello sia stato introdotto in epoca anteriore al d 11.9.2012: art. 360 n. 5 novellato: omesso esame di un fatto decisivo disputato esplicitamente tra le parti.

Sul decreto legge si sono gi espressi assai negativamente autorevoli Giuristi, sollecitati dal
sondaggio meritoriamente promosso dal Prof. B. Sassani5; a tal punto che si sperava fino
allultimo in un saggio ripensamento.
Ora che il dado tratto, forse conviene indagare limpatto che, dopo un decennio di tentativi
(tanto impegnativi sul piano interpretativo quanto vani), il nuovo regime impugnatorio avr
sui protagonisti principali della vicenda processuale: (da parte lasciando la Suprema Corte) la
Parte soccombente in prime cure, il suo Avvocato, il Giudice di appello (ai quali si aggiunge
un quarto soggetto, assai meno scontato).
Ne scaturiscono due dialoghi: forma letteraria insolita nei discorsi sul diritto ma consigliabile
se si voglia seriamente tentare di indossare 'dallinterno' cio con viscerale (e quindi sofferta) immedesimazione - i panni di coloro che, con variet di ruoli, sono chiamati ad interpretare e ad attuare il nuovo regime civilprocessuale.
Il primo dialogo, quello tra lAvvocato ed il suo Cliente, vuole fotografare il momento originario in cui i primi protagonisti della vicenda si confrontano con la nuova disciplina, cercando
di dare risposta (alla stregua dei loro doveri e, rispettivamente, dei loro interessi) ai numerosi quesiti che essa propone: un esercizio che potremmo definire microsistemico (ovvero di
microinterpretazione), giacch si confrontano con lordinamento i suoi immediati interlocutori, la Parte ed il suo Difensore.

Sul sito http://www.judicium.it.

Pi ardita e forse troppo ambiziosa si rivela la ricerca tentata con il secondo dialogo; in
cui lordinamento si misura con s stesso (cio con la propria intrinseca coerenza) in un momento delicatissimo, qual quello dellimmaginario procedimento disciplinare nei confronti
del Giudice dappello: unoperazione che potremmo qualificare macrosistemica (o di macrointerpretazione), se non diventa metagiuridica.
Sia ben chiaro, niente a che fare con la teoria dei giochi, perch ne difetta limmancabile
presupposto: la trasparenza e la precisione delle regole su cui i players possano contare per
valutare i rispettivi playoffs. Al pi in votis artigianale esperimento di critical thinking in
salsa dialogica.
II. PRIMO DIALOGO
Il dialogo si svolge, il 15.12.2012 nello studio dellavv. Cicero, tra questo ed il suo cliente
Signor Simplicio, rimasto soccombente nella causa da essi promossa in prime cure.
SIMPLICIO: Avv. Cicero, lei ha criticato aspramente la sentenza emessa dal Giudice onorario del Tribunale, e precisamente la sua valutazione in fatto.
AVV. CICERO: e lo ribadisco. Sennonch, nel frattempo la disciplina processuale
dellappello e del ricorso per cassazione profondamente mutata e mi trovo a mal partito
nellindicarle il rimedio pi appropriato.
SIMPLICIO: vuol cercare di farmi comprendere?
AVV. CICERO: certamente, mio dovere. Fatte alcune eccezioni (tra cui non rientra il nostro caso), il nuovo regime opera, allinterno delle sentenze di primo grado, una netta distinzione tra sentenze illegittime, cio quelle viziate da errore di diritto, e sentenze ingiuste, cio
quelle viziate da errore di fatto (o vizio motivazionale). gi questa distinzione, pur teoricamente valida (o meglio didatticamente comoda), nella vissuta realt processuale rappresenta
quasi una mistificazione, perch come insegnano gli studiosi di logica e di teoria generale
del diritto nellinterpretazione (di cui gli avvocati sono i primi protagonisti) e nel momento
decisionale (che spetta al giudice, sulla base delle prospettazioni delle parti) il profilo puramente normativo (cio la corretta individuazione ed interpretazione della disposizione applicabile al caso) e quello fattuale (cio la ricostruzione dei fatti nudi e crudi, ammesso che ve ne
siano) si rincorrono e si contaminano continuamente; lo chiamano (comprendendovi anche
lapporto storico-culturale dellautore dellinterpretazione e la sua ricerca di senso) circolo
ermeneutica, ma io preferisco chiamarla se mi permessa lenfasi - vertigine ermeneutica:
se lo immagini come un numero consistente di tessere di un puzzle che, non essendo assegnabili isolatamente al diritto ed al fatto, devono trovare faticosamente la loro giusta allocazione,
cos trascorrendosi vertiginosamente (per lappunto) dal fatto al diritto. Questo mi consenta
la digressione - il motivo principale (oltre alla severit formalistica sposata dalla Suprema
Corte) per cui gli Avvocati hanno osteggiato lart. 366 bis c.p.c. Daltronde, proprio in ci
consiste il compito cui chiamato il giurista (avvocato, magistrato e accademico); cui compete a mio modesto avviso - anche il dovere di disvelare, e se del caso di demistificare, quel
che si nasconde dietro i dispositivi normativi, per confrontarlo con il dettato costituzionale.
SIMPLICIO: Avvocato, inizialmente la seguivo; vuole gentilmente riprendere il discorso
dalla indicata distinzione.

AVV. CICERO: Certamente. Orbene, per le questioni di puro diritto (ma si visto che non
sempre tale qualificazione cos selettivamente possibile) lappello funziona come approssimativo filtro rispetto al ricorso per cassazione (il cui procedimento a sua volta gode di una
procedura di filtro), nel senso che la parte soccombente in iure in primo grado, non pu rivolgersi direttamente alla Suprema Corte, ma tenuta a proporre appello, sperando che il giudice di secondo grado colga immediatamente lerrore e lo corregga prontamente con la sentenza dappello. Se questo non avviene (ed il giudice di secondo grado dichiari perci inammissibile limpugnazione, condannando il soccombente alle spese), lappello funziona come
(mi consenta il paragone) scambiatore di binari, nel senso che sar (o meglio diventer) ricorribile per cassazione (non il provvedimento di inammissibilit reso in appello, bens) la
sentenza di prime cure, sempre al solo fine di fare valere lerror in iure gi (invano) denunciato in secondo grado.
SIMPLICIO: comprendo che per le sentenze di prime cure esclusivamente illegittime possibile utilizzare il rimedio dellappello e, se esso non ha successo, quello del ricorso per cassazione avverso la sentenza di prime cure. E, tornando alla mia sentenza, per la sentenza ingiusta, cio non adeguatamente ovvero erroneamente motivata in fatto, che cosa prevede la
riforma del 2012 ?
AVV. CICERO: per le sentenze esclusivamente illegittime la sua conclusione fin troppo
confortante, come vedremo tra poco; ma per le sentenze ingiuste molto peggio. S, perch
qui il vaglio negativo del giudizio di appello, cio la sua ordinanza dinammissibilit, rende
definitivamente inattaccabile in fatto la decisione di prime cure, cio la fa passare sostanzialmente in giudicato. Per completezza aggiungo che, secondo la relazione che accompagna il
decreto legge n. 83 del 2012, avverso lordinanza dinammissibilit sarebbe sempre consentito quel ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., che una volta si chiamava a ragione straordinario, perch praticabile (con ristretta cognizione) soltanto nei confronti delle motivazioni
mancanti ovvero apparenti. Ma, a parte il fatto che gi scontato (anzi prescritto) che la motivazione del giudice di appello deve essere succinta (anche mediante il rinvio agli elementi di
fatto riportati in uno o pi atti di causa e il riferimento a precedenti conformi), mi permetto rilevare che innanzi tutto la dizione letterale del nuovo art. 348 ter c.p.c. non consente tale interpretazione (per quanto suggerita dagli stessi conditores, i cui disegni cedono a fronte dei
verba legis), giacch prescrive in modo stringente che cosa avviene nel caso di dichiarata inammissibilit dellappello (cio soltanto la possibilit di ricorrere per cassazione contro la
sentenza di prime cure), e che, in secondo luogo, se fosse corretta la tesi pur prospettata dagli
stessi conditores, crollerebbe il senso dellintera riforma, atteso che secondo lultimo comma
del gi novellato art. 360 c.p.c. i ricorsi (gi) straordinari per cassazione sono stati parificati in
tutto e per tutto a quelli ordinari (sicch sarebbe ammissibile la deduzione del vizio di cui
allart. 360 n. 5 c.p.c., invece ora espressamente preclusa a fronte di una doppia conforme in
fatto). Resta qualche serio problema per la condanna dellappellante alle spese annessa
allordinanza di inammissibilit emessa dal giudice dappello (condanna che a stretto rigore
dovrebbe essere quasi sempre aggravata dufficio ai sensi dellultimo comma dellart. 96
c.p.c., connessa com ad una decisione dinammissibilit), e si vedr come decider sul punto la Suprema Corte. Ma mi sembra di dovere confermare che di regola la decisione di inammissibilit serve soltanto a consentire il saltus per cassazione (un saltus .con lasta, cio
previo tentativo di appello) per le sole sentenze (ritenute) illegittime di primo grado, secondo
un modulo che lordinamento gi ammetteva, ma soltanto previo accordo tra le parti (art.
360, 2 c.p.c.). Anzi in questa vicenda si registra una grave alogicit, che farebbe inorridire un
cultore del diritto razionale, perch fa comprendere come davvero (al pari del giudicato) il
legislatore (nei limiti impostigli dalla Costituzione) pu disporre quasi tutto, oltre che mutare

in bianco il nero ed il quadrato in cerchio. Chiarisco: finora abbiamo ipotizzato che il giudizio di appello si concluda con una decisione dinammissibilit; se invece il giudice di secondo
grado proceda allappello (ritenendolo ammissibile) ed alla fine lo rigetti au fond, tale decisione parificata quoad effectum a quella dinammissibilit, nel senso che in entrambi i casi
la quaestio facti definitivamente decisa, restando preclusa la possibilit di ricorrere sul
punto per cassazione; e ci ancorch in un caso (appello dichiarato inammissibile con ordinanza) il giudice di secondo grado non abbia neppure trattato lappello, mentre nellaltro caso
(appello considerato implicitamente ammissibile e perci trattato nel merito) in secondo grado la valutazione fattuale sia stata piena e completa. Ora qui si annida la fallacia logica: se A
(ammissibilit dellappello) e B (inammissibilit dellappello) sono diversi, ed anzi tanto diametralmente opposti da escludersi a vicenda, non pu affermarsi, senza disconoscere la proclamata opposizione, che essi abbiano lo stesso effetto preclusivo. Si tratta di due evenienze
ontologicamente opposte, tuttavia per legge (o forse, sarebbe il caso di precisare, per autorit
di legge) parificate.
SIMPLICIO: avvocato, non colgo la differenza; infine, che cosa fa il giudice di secondo
grado nelle due ipotesi ? non uguale il metro della valutazione ?
AVV. CICERO: Purtroppo no, e qui tocchiamo il senso tanto profondo quanto sconvolgente
della riforma. Il giudice di secondo grado non tenuto a procedere alla trattazione
dellappello, come avveniva prima, secondo una tradizione consolidatasi a partire dal diritto
romano dellet del principato (se prima dallora si riconosceva allattivit del giudice carattere assolutamente creativo, da quellepoca il riesame in appello, sottomettendo anche il giudice alla norma, afferm la tendenziale prevalenza di essa). Egli ora deve ripeto deve alla
prima udienza selezionare gli appelli che meritano di essere trattati da quelli che non lo meritano; e lo dovr fare (secondo la logica interna della riforma) senza entrare mi scusi per il
bisticcio nel merito. Infatti, per trattare lappello come tale il Giudice di secondo grado dovr stabilire se esso abbia una ragionevole probabilit di successo (in termini di pura logica
numerica, ammesso che la 'probabilit' sia traducibile in una percentuale maggiore del 50%
per distinguersi dalla mera 'possibilit', il range dellammissibilit resta compreso tra > 50%
e 100%); se non lha, non rigetta lappello, ma lo dichiara inammissibile con le conseguenze
gi viste: se la sentenza di prime cure sia (considerata dallappellante) illegittima residua la
possibilit del ricorso per cassazione in iure; se invece sia (considerata dallappellante) ingiusta, non ammesso alcun rimedio ulteriore, perch ogni ulteriore controllo sulla motivazione
(in fatto) precluso (secondo il principio canonico della doppia sentenza conforme; qui adattato ulteriormente, perch, al netto della condanna alle spese, lordinanza di inammissibilit
tutto tranne che una sentenza).
SIMPLICIO: quindi il giudizio di inammissibilit dellappello costituito da una valutazione statistica sul futuro, una prognosi ?
AVV. CICERO: pi volte, ed anche autorevolmente, si fatto tale accostamento. Sennonch, a volere essere puntuali, nella metodologia clinica la sequenza logico-temporale cos
scandita: diagnosi, terapia e prognosi; e questultima collegata allincertezza (scientifica)
sia della diagnosi sia degli effetti della terapia, cos manifestandosi lo iato tra la scienza (e la
coscienza) del medico ed i risultati naturalistici del suo intervento. Tuttaltra la struttura
epistemica della decisione che il giudice (anche oggi quello dappello, per le cause eccettuate
dal filtro o per quelle positivamente filtrate) tenuto ad emettere: egli obbligato (o condannato, essendo vietato il non liquet) a trasformare in certezza giuridica lincertezza (fattuale e giuridica) che si annida nella controversia (di primo grado ovvero dimpugnazione) che

divide i litiganti. Decidere significa - per lappunto recidere le soluzioni non appropriate per proclamare, al fine di togliere lincertezza e risolvere la lite, quella destinata a diventare il dictum e lo iussum dellordinamento. Di per s tale dictum dunque non un praedictum (o un vaticnium) cio un pronostico, qual ora quello imposto al giudice di appello
dalla riforma 2012. Nellattuare la giurisdizione nel nome del Popolo Italiano, i giudici non
giocano a dadi n in borsa e neppure fanno esercizio di valutazioni statistiche; le quali ultime,
per altro, a stretto rigore presuppongono la registrazione di eventi-campione (cos il clinico
medico pu affermare che la terapia contro la polmonite ha una percentuale di successo X,
perch pu avvalersi di adeguate tabelle e rilevazioni statistiche). Se mai il pronostico sulla
possibile decisione compito dellavvocato, al quale spetta di indagare le possibilit (anche
statistiche, se dispone di appropriate tabelle) dellazione che intenda avviare. anche vero
che talora, quando (per esempio) incombe il c.d. periculum in mora, il giudice si deve accontentare (e deve decidere sulla base) del mero fumus boni iuris ma tale decisione se cautelare
conservativa ne comporta una definitiva a cognizione piena, volta a confermare od a smentire
la prima; se cautelare anticipatoria consente comunque linstaurazione di un apposito giudizio
di merito. Perci, a volere coltivare la similitudine con lesperienza della clinica medica, la
sentenza dappello compendia la diagnosi e la terapia, restandole estranea invece proprio la
prognosi. Alla quale invece accostabile ora la decisione dinammissibilit dellappello imposta dalla riforma, precisandosi che tuttavia essa non prevede alcun controllo sulla prognosi
infausta (e quindi sulla diagnosi e sulla terapia che logicamente la presuppongono), dacch
da essa scaturisce soltanto limpugnabilit in iure della sentenza di prime cure, quasi che la
decisione sullappello pur proposto (con tutti i crismi formali ora imposti dal novellato art.
342 c.p.c.) non fosse stata mai emessa; salvo a riemergere in sede di giudizio di rinvio, qualora la Suprema Corte accolga il ricorso in iure avverso la sentenza di prime cure (ed anche
in questo annientamento, seguito da resurrezione, si rivela la potenza demiurgica del legislatore).
SIMPLICIO: dunque, nel nuovo regime, alla sentenza negativa dappello (dictum iussum)
sempre impugnabile per cassazione si sostituisce una mera predizione negativa (in s e per s)
inattaccabile ?
AVV. CICERO: Non basta. La nuova disciplina esibisce unulteriore patologia sistemica.
Rispetto alle valutazioni fattuali (verit di fatto) possibile ipotizzare teoricamente una molteplicit di soluzioni, o di dicta, tra i quali il giudice di merito (e soltanto egli) deve esprimere
(con un responsabile atto di cognizione e di volont) la propria motivata scelta. Tale molteplicit esclusa invece per le verit di diritto, rispetto alle quali in pratica presunto
dallordinamento che il dictum deve essere uno ed uno solo (secondo uno dei postulati, ribadito dallart. 360 bis, n. 1 c.p.c., del giuspositivismo teorico ed anche del giusnaturalismo), sicch neppure teoricamente proponibile rispetto ad esse una questione di ragionevole probabilit di successo: qui prevale infatti una logica monistica (s, se s; no, se no; il di pi
viene dal maligno), per cui il giudice di appello (tenuto a rispettare soltanto la legge: art.
101 Cost.) giudica legittimamente ma impropriamente se, anche nellinterpretazione e
nellapplicazione del diritto, costretto a fare capo a una valutazione del pi probabile che
non (coerente soltanto con lo scetticismo interpretativo).
SIMPLICIO: Avvocato, lei parla di patologie sistemiche: che significa ? E ve ne sono altre?
AVV. CICERO: anche per assicurare il principio costituzionale delluguaglianza sostanziale,
ogni sistema giuridico ha una propria struttura organica, una intrinseca razionalit che nei ca-

si anzidetti viene interrotta, quasi come uno strappo in un drappo finemente ricamato. Senza
dire che anche giudici ed avvocati subiscono una qualche violenza professionale a discutere e
ad argomentare in termini di una logica probabilit di successo, dove invece (come gi specificato) non sarebbe possibile farlo razionalmente. La riforma 2012 comporta altre storture
sistemiche? Si; consideri che alcuni dispositivi processuali presuppongono che sulla decisione di prime cure possa intervenire in appello un controllo (monocratico ovvero collegiale, ma
comunque) effettivo di merito: cos per esempio rispetto alle decisioni (talora per somme non
irrisorie) del Giudice di pace ovvero del giudice onorario del tribunale. Crolla una stampella
del sistema, se anche in tali ipotesi viene a mancare un effettivo giudizio dappello.
SIMPLICIO: Ma, da questo punto di vista, io stesso ho motivo di dolermi: noi, egregio Avocato, avevamo promosso azione giudiziaria senza fare capo al rito sommario (per altro inappropriato, come lei ha sostenuto, attesa la prevedibile complessit dellistruttoria) confidando, a fronte di un insuccesso in primo grado, su unaltra chance in appello. Dunque vivo
limmediata entrata in vigore della riforma 2012 dellappello come un player che, iniziata la
partita il cui regolamento prevedeva due tempi, si vede dichiarato definitivamente sconfitto
gi dopo il primo tempo, perch larbitro (ovvero il nuovo regolamento) ha deciso di abolire
sostanzialmente il secondo tempo ovvero di renderlo discrezionale; il che francamente non mi
sembra civile. Ma infine, perch cambiato in modo cos incisivo ed intempestivo il regolamento del gioco processuale? Perch lappello vecchia maniera era considerato inutile?
AVV. CICERO: No; a mio avviso soltanto per ragioni economiche, o meglio di finanza pubblica e di politica economica, stante la gravissima crisi economica in cui versa lo Stato italiano. Si ritenuto, innanzi tutto, insopportabile che esso (a differenza della maggior parte degli altri paesi, anche europei) dovesse pagare ingenti indennizzi per la irragionevole durata
del processo civile; si ritenuto altres che gli investitori non fossero attratti da un sistema
giuridico che impiega tempi biblici per dirimere definitivamente le controversie. Non potendo
(ovviamente) abolire il primo grado, senza violare lart. 24 Cost., e potendo soltanto cercare
di limare il ricorso per cassazione, stante lart. 111, penultimo comma, Cost., lappello
diventato lagnello sacrificale. Il sistema processuale era fin qui strutturato su due gradi per
il giudizio sulle verit di fatto e lappello serviva anche da filtro rispetto alle verit di diritto,
da fare valere comunque in ultima istanza davanti alla Suprema Corte. Ora, invece, sostanzialmente lutente finale del servizio giustizia dovr imparare che il giudizio di fatto (ove
non sia stato promosso secondo il rito sommario e non verta su diritti indisponibili) si conclude sostanzialmente in prime cure e che soltanto per le quaestiones iuris gli data la possibilit di ricorrere per cassazione, previo tentativo di appello; un appello che oserei qualificare a discrezione (absit iniuria verbis) del giudice chiamato a delibarne nel modo anzidetto soltanto la ragionevole probabilit di successo. In questa direzione i conditores hanno tratto
spunto da una rivelazione statistica sui dati registrati sotto il precedente regime dellappello:
nel 68% dei casi esso confermava la decisione di primo grado (risultando perci inutile, ma
soltanto a posteriori); dunque si ragionato - occorre allestire uno strumento con cui, per
ridurre o escludere gli indennizzi altrimenti dovuti, il giudice dappello possa celermente
liquidare gli appelli che gli apparissero ragionevolmente destinati allinsuccesso. Non sfugge anche qui la multiforme e straordinaria alogicit di tale argomentazione: innanzi tutto, perch il dato statistico rende (paradossalmente) evidente la palmare utilit dellappello vecchia
maniera, confermando che addirittura un appello su tre risultava comunque (ed in qualche
parte) fondato; in secondo luogo, dacch la distribuzione percentuale degli esiti del vecchio
appello (uno su tre fondato; due su tre infondati, salva impugnazione per cassazione) era frutto di un giudizio di appello trattato con pienezza e completezza di cognizione; proprio quella
ora impedita dal nuovo regime. In altri termini, spinto dallesigenza di contenere il costo degli

indennizzi ex lege Pinto, il legislatore del 2012 ha ritenuto pi importante liberarsi degli appelli (statisticamente) infondati in fatto (due su tre), anche a costo di sacrificare gli appelli
(statisticamente) fondati in fatto (uno su tre). Opzione processualpolitica che anche per chi
non indossa la toga suona quanto meno esageratamente economicistica, per non dire moralmente cinica: come se, accertato che una certa terapia ha efficacia positiva soltanto nella
misura del 32% dei casi, un medico fosse costretto ad astenersi dal prescriverla, soltanto per
fare risparmiare il servizio sanitario seriamente indebitato.
SIMPLICIO: ma, applicando la nuova disciplina delle impugnazioni, almeno la durata complessiva del giudizio rester contenuta in termini tali da escludere lindennizzo della c.d.
legge Pinto, cos salvaguardando almeno le finanze statali?
AVV. CICERO: Con la nuova disciplina della L. Pinto, apprestata contestualmente alla riforma delle impugnazioni, per un verso si stabilisce che il primo, il secondo ed il terzo grado
dei giudizi a cognizione ordinaria devono essere definiti, rispettivamente, entro tre anni, due
anni ed un anno, a pena di indennizzo; ma, per altro verso, previsto che nessun indennizzo
dovuto se comunque lintero giudizio definito in modo irrevocabile entro sei anni. I nuovi
conditores confidano per lappunto nel fatto che limmediata sostanziale abolizione
dellappello (anche nei casi in cui sia stata gi emessa la decisione di prime cure) e la restrizione dei casi in cui consentito accedere al giudizio di legittimit comporti una sostanziale
contrazione della durata complessiva del giudizio, tale da farlo concludere (impugnazioni
comprese, se proposte) nel termine (ragionevole) di sei anni, secondo una delle seguenti alternative estreme: tre anni per il giudizio di prime cure pi tre anni per il nuovo appello e
leventuale nuovo giudizio di cassazione (e qui la coerenza non fa difetto, perch sei anni
rappresentano la somma dei tempi parziali massimi); ma anche sei anni per il solo giudizio
di prime cure, se comunque entro tale termine si coaguli una decisione irrevocabile (e qui invece siamo in presenza di una contraddizione inaccettabile, giacch in tal modo si rendono
irrilevanti i pur dettati termini massimi di ciascun grado, per attribuire rilevanza sanante alla
loro somma). Ovviamente, questo quel che ha sancito in causa propria lo Stato-Soggetto
debitore dellindennizzo, ma la seconda delle accennate alternative difficilmente trover consenso presso la Corte di Strasburgo; cui sar agevole obiettare che, se il giudizio di prime cure deve concludersi al massimo in tre anni (come prevede la Corte e la stessa L. Pinto, perfino
nella versione riformata), non pu affermarsi impunemente che non sia dovuto alcun indennizzo anche se la durata del solo primo grado sia esattamente doppia: nessun legislatore pu
pretendere di dimostrare lequazione X = 2X e che tre gradi siano uguali a un grado o a due
gradi di giudizio. Qui si annida davvero un taglio secco, o forse un colpo daccetta.
SIMPLICIO: Avvocato, ma al postutto lei consiglia lappello della sentenza di prime cure?
AVV. CICERO: Caro Signor Simplicio, se nel suo caso lerrore della sentenza di primo grado fosse di tipo revocatorio (per esempio: per effetto di una mera svista, il giudice avesse
letto che il semaforo era verde dove il testimone aveva dichiarato a verbale che era rosso),
potrei confidare che il giudice di appello si sensibilizzi agevolmente e (ritenuta ammissibile
limpugnazione) annulli la decisione, decidendo in suo favore. Ma la sua causa, per altro di
ingente valore economico, assai pi complessa, perch qui si tratta di interpretare una serie
di clausole contrattuali e soprattutto di scrutinare una molteplicit di fatti, quali emergenti
dalla complessa istruttoria, svolta (quando si dice: il caso.....) in sei anni di istruttoria (prove
orali e documentali, C.T.U. con molteplici integrazioni, etc.). Per cui, ancorch sia mio preciso dovere professionale puntualizzare al massimo con lappello le censure ed i vizi dedotti
(come vuole il nuovo art. 342 c.p.c.), difficilmente il giudice di appello avr modo (e tempo)

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di addentrarsi in una radicale controllo della verit processuale faticosamente proclamata in


prime cure in seno ad una complessa decisione di oltre quaranta pagine, proprio perch glielo
preclude la nuova disciplina dellappello (che non avrebbe senso se non si diversificasse radicalmente dal precedente regime dellappello); e (perfino suo malgrado) considerer probabilmente pi ovvio, ma anche (paradossalmente) pi adeguato allo spirito del nuovo regime
normativo, liquidare il nostro appello con una succinta decisione di inammissibilit, e forse
anche con una condanna aggravata alle spese: ordinanza contro cui, trattandosi di valutazioni
sostanzialmente fattuali, difficilmente potremo adire con successo la Suprema Corte, mentre
per la condanna (specialmente se aggravata) alle spese, la soluzione (come le ho gi specificato) rimane allo stato oggettivamente dubbia.
Per cui lei, ora edotto di tutti gli elementi giuridici necessari e perfino dei possibili rischi patrimoniali, che dovr responsabilmente decidere; spettando a me il dovere di prodigarmi tecnicamente al meglio per la tutela dei suoi interessi.
SIMPLICIO: Ottimo Avvocato, probabilmente in una prospettiva altrettanto economicistica
di quella che ha determinato la riforma, cio fondata esclusivamente sul particulare economico (ancorch dello Stato), dovrei rassegnarmi a subire la ingiusta sentenza resa in prime
cure. Ma, come civis, intendo ribellarmi a tale ingiusta riforma, che mi toglie la possibilit di
un ulteriore riesame in fatto, e perci preferisco sfidare il nuovo ordinamento, utilizzando
quel poco di appello discrezionale che ancora esso mi accorda; niente di socratico, ma soltanto residua voglia e speranza di Giustizia. Per altro, come fruitore finale del servizio giustizia, ritengo che, essendo lo Stato tenuto a conciliare celeritas e iustitia, una decisione celere in appello ma (soltanto per esigenze di bilancio) superficiale, siccome sommariamente
probabilistica, ed insindacabile sia da aborrire pi di una decisione emessa in tempi pi lunghi, ma con pienezza di cognizione. E poi, infine, se lei considera la notevole entit della posta in giuoco e la durata del giudizio di primo grado (sei anni), perch non dovrei tentare
lultima chance?

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III. SECONDO DIALOGO.


Pi che di un dialogo, potrebbe essere la trascrizione di un immaginario verbale di un immaginario interrogatorio: quello, svoltosi in una sala del Palazzaccio romano il 15 dicembre
2013, tra il dott. Celerino Coatto, presidente di un Collegio dappello, ed il dott. Giustino
Sanzio, sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte. Nonostante la veste formale,
il confronto , oltre che articolato, molto garbato e cooperativo, poich entrambi gli interlocutori, a diverso titolo civil servants, sono 'condannati' ad interpretare la contorta riforma del
2012.
Giustino Sanzio: stato presentato un esposto con cui le si addebita, sotto vari profili, violazione del dovere di diligenza nella (confezione e) sottoscrizione di unordinanza
dinammissibilit di un atto dappello, previa dichiarazione di manifesta infondatezza di
uneccezione di illegittimit costituzionale avente per oggetto la riforma 2012. In particolare,
lautore dellesposto si duole della motivazione troppo tacitiana del provvedimento, a suo avviso davvero insoddisfacente a fronte sia della complessit della motivazione della sentenza di
prime cure sia della qualificata specificit dellappello. Il Procuratore Generale vuol vederci
chiaro.
Celerino Coatto: In qualche modo me lo aspettavo, perch la riforma mette in croce proprio i
giudici di secondo grado; a tal punto che qualche giudice dappello sta rispolverando la verbalizzazione (ai sensi dellart. 131, 3 c.p.c.) della dissenting opinion. Mi spiego meglio. Il legislatore del 2012 ha diagnosticato che ancorch i giudici italiani .... hanno smaltito nel 2008
oltre un milione di cause in pi dei loro colleghi francesi e spagnoli (come autorevolmente
riportato nellultima relazione del Primo Presidente della Suprema Corte, pag. 33) i giudici
delle impugnazioni ordinarie non riescono a smaltire in tempi ragionevoli lenorme arretrato
accumulatosi; e perci intervenuto sia per 'filtrare' gli appelli, sia per ridurre laccesso alla
Suprema Corte. Considerando che gi il giudizio di legittimit presuppone un 'filtro', assegnato alla Sesta Sezione, tenuta a decidere immediatamente nei casi di inammissibilit e di improcedibilit, ma anche di evidenza decisoria (positiva o negativa), consegue che ora le impugnazioni ordinarie sono sottoposte ad un doppio filtro sequenziale (cio applicato progressivamente alla stessa causa). Sennonch, mentre la Suprema Corte, allorch il ricorso sia
ammissibile e procedibile, decide (anche nellipotesi di cui allart. 360 bis, n. 1 c.p.c.) au fond
su di esso (secondo il paradigma manifesta fondatezza - manifesta infondatezza), invece il
'filtro' dappello opera in termini di ragionevole probabilit di successo o dinsuccesso: nel
primo caso segue lappello e contro la relativa sentenza ammesso il ricorso per cassazione
anche per denunciare, nei limiti segnati dal novellato art. 360 n. 5 c.p.c., vizi di motivazione,
a meno che la sentenza di secondo grado abbia confermato in fatto quella appellata (principio
della doppia sentenza conforme); nel secondo caso, la sentenza di primo grado diventa ricorribile per cassazione, con esclusione della doppia decisione conforme (in una sua variante,
perch alla sentenza di prime cure si abbina qui non una sentenza di merito di secondo grado,
ma un'ordinanza con prognosi negativa). Orbene, il giudizio prognostico cui tenuto ora obbligatoriamente il giudice dappello in sede di (primo) filtro', con i predetti incisivi effetti, gli
impone una tormentata torsione logica e (perfino) professionale, perch, escluso che sia parificabile sia alloperazione decisionale assegnata alla Sezione filtro della Suprema Corte sia
(a fortiori ) alla valutazione cui era abituato il giudice di secondo grado prima della riforma
del 2012, tale giudizio si risolve necessariamente in una valutazione tanto spedita quanto

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sommaria dellappello stesso, uno screening velocissimo basato sul colpo docchio, sulla capacit di individuare repentinamente il punctum dolens della sentenza appellata.
Giustino Sanzio: ma proprio per questo che lappello deve essere specificamente motivato,
come analiticamente prescritto non a caso proprio dalla stessa riforma; e poi in ogni caso chi
impedisce al giudice dappello di approfondire adeguatamente (in scientia et conscientia) le
ragioni dellappellante ?
Celerino Coatto: lonere di autosufficienza e di auto evidenza imposto ora dalla riforma
allappellante sostanzialmente utile soltanto nel caso in cui lerrore addebitato al primo giudice sia di carattere revocatorio o comunque ictu oculi ostensibile e diagnosticabile. Pensi invece ai casi (tra cui vorr annoverare quello oggetto dellesposto) in cui la decisione impugnata in fatto ed il correlativo appello abbiano per oggetto linterpretazione di complesse clausole
contrattuali o della volont testamentaria o un appalto, per non parlare di complesse indagini
peritali. Ma, infine, lorigine e la ratio stessa della riforma a conclamare non solo
loggettiva impotenza del giudice di secondo grado a valutare lappello con cognizione piena,
ma perfino (oserei sostenere) limpossibilit concreta di una tale completa e satisfattoria cognizione. Ben vero, se il presupposto stesso della novella consiste proprio nella registrata ed
incolpevole incapacit del giudice di secondo grado a far fronte agli appelli vecchia maniera;
se come stato autorevolmente affermato ... lattuale sistema delle impugnazioni civili
un lusso che non possiamo permetterci (Corriere della Sera del 25 luglio 2012); allora deve
concludersi nel nuovo assetto ordinamentale definitivamente scontato che il filtro
dappello per essere tale (non potendo che esser tale) comporta di necessit una valutazione
probabilistica tanto rapida quanto a volo duccello; per dirla in due parole, la possibile (ma
sostanzialmente inevitabile) prevalenza della celeritas sulla cognitio (e quindi sulla stessa iustitia, ove mai si possa convenire su un determinato standard di diligenza e di professionalit
esigibile dal Giudice di secondo grado, come implicitamente postulato dalle norme sulla responsabilit disciplinare dei magistrati).
Giustino Sanzio: vorr ammettere che la sua lettura della riforma molto ardita?
Celerino Coatto: a mio modesto avviso resta lunica ammissibile. Non le pu sfuggire che i
giudici di appello hanno gi programmato la decisione degli appelli ante riforma per i prossimi anni, sicch questo obbligatorio impegno aggiuntivo di filtro del novum, a partire degli
appelli introdotti in epoca non anteriore allundici settembre 2012, li trova gi in patologica ...
dispnea. Quanto tempo vi potranno seriamente e doverosamente dedicare, mentre devono decidere gli appelli introitati, senza accumulare ingenti ritardi censurabili anche in sede disciplinare? Non un caso che con delibera del 5 luglio 2012 il Consiglio Superiore della Magistratura, in seno al parere espresso sullart. 54 del D.L. n. 83 del 2012, abbia ritenuto di temere
non tanto un utilizzo assai spregiudicato della formula legislativa della ragionevole probabilit, ma piuttosto quello opposto che la riforma possa avere una limitata, se non scarsa, applicazione.
Giustino Sanzio: ma il legislatore dovr pur aver considerato lattuale (e certamente non procrastinabile) carico di lavoro dei giudici di secondo grado, atteso che esso costituisce proprio
il problema alla cui soluzione ha deciso di por mano?
Celerino Coatto: certamente, ma, per le cause non escluse dalla riforma, i conditores, piuttosto che abolire lappello, hanno preferito in qualche misura 'delegare' a questo scopo il Giudice di secondo grado, lasciandogli un margine di apprezzamento, tanto ampio quanto insinda-

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bile sulle quaestiones facti. In definitiva, se si tenta una sintesi finale della riforma, deve convenirsi che, limitatamente alle cause su diritti disponibili, essa: a) fa carico alle parti di adottare (ove consentito) il rito sommario, se vogliano garantirsi la chance di un effettivo appello e
di un ricorso per cassazione, questultimo tuttavia depotenziato dalla regola della doppia conforme in fatto e da una limitazione di accesso; b) in caso contrario, come se lordinamento
avesse impartito al giudice di secondo grado la seguente 'disposizione': nei limiti delle tue
scarne possibilit compromesse dallenorme carico di lavoro (che non riesci incolpevolmente
ad evadere) fai quel che puoi per selezionare i nuovi appelli, in modo tale da liquidare rapidamente quelli che ti sembrano ragionevolmente destinati al probabile insuccesso. Non ci
vuol molto a dedurre che, nella situazione di incolpevole collasso dei giudizi di appello, il
mandato fai quel che puoi pu trascendere (o pu essere avvertito da coloro che subiscono linammissibilit) nellaltro fai quel che vuoi; come tale idoneo, per un verso, ad aggravare la dialettica (particolarmente accesa nel nostro paese, per le ragioni a tutti note) tra Avvocatura e Magistratura e, per altro verso, ad incrementare, con il tasso di incertezza
dellordinamento giuridico, la sfiducia nella giustizia da parte dei cives (compresi, ove sia il
caso, gli operatori economici stranieri), e segnatamente di quanti, avendo promosso un giudizio prima della riforma, la sentono come una pregiudizievole 'sorpresa'.
Giustino Sanzio: Mi riprometto di approfondire le sue osservazioni. Ma se esse si rivelassero
fondate potrebbe concludersi che, mentre lart. 339 c.p.c. prescrive(va) una vera e propria regula iuris indefettibile e puntuale (il giudice di secondo grado tenuto a decidere sullappello
more solito), invece, facendo capo ad una previsione in termini di ragionevole probabilit di
successo, il nuovo art. 348 bis c.p.c. (salvi i casi espressamente eccettuati) vi apporta deroga,
dettando al giudice dappello un semplice principio, come tale defettibile e generico, o addirittura limitandosi a conferirgli un potere, per giunta a struttura elastica (perch oggettivamente esercitabile soltanto nei limiti segnati dal carico di lavoro, riconosciuto intollerabile).
Ed, in teoria generale analitica, a differenza delle prescrizioni o regulae iuris (ingl. rules),
che influenzano direttamente il comportamento (in questo caso processuale), tanto le norme
che conferiscono poteri (ingl. power conferring rules) quanto i principi (ingl. principles) sono
classificati tra le norme in senso lato, in quanto dirigono soltanto mediatamente il comportamento. Il che, specialmente trattandosi di materia processuale, non sarebbe davvero poco,
perch lart. 111, 1 Cost. vuole che il giusto processo sia regolato dalla legge. A proposito,
sotto quale profilo il Collegio dappello ha ritenuto manifestamente infondata la questione di
legittimit sollevata dallappellante? Inoltre, comunque sia, non pu trascurarsi che la riforma
stata varata in dichiarata assonanza ai modelli inglesi e tedeschi, che certamente godono di
ampio credito.
Celerino Coatto: Lappellante aveva lamentato lincostituzionalit delleliminazione e del
depotenziamento dellappello vecchia maniera; incostituzionalit, che di per s come Lei sa
- esclusa unanimemente dalla Dottrina. Perfino a proposito dellappello penale, con la sentenza n. 288 del 1997, la Corte Costituzionale ha ritenuto che la previsione dellart. 2 del VII
Protocollo addizionale della Convenzione europea (che proclama il diritto di sottoporre ad
un tribunale della giurisdizione superiore la dichiarazione di colpa o la condanna) non rende
indefettibile il secondo giudizio di merito, risultando idoneo a soddisfare limpegno pattizio il
ricorso per cassazione, quale previsto nel nostro ordinamento.
Il criterio comparativistico, su cui fa perno la relazione al D.L., non pienamente dirimente
innanzi tutto sotto il profilo della scelta dei sistemi inclusi nellambito della comparazione:
tanto per dirne una, non si comprende perch non si faccia riferimento allordinamento francese, che tuttavia non cos gravato dal pagamento per indennizzi come il nostro. Ma poi,
specialmente quando si tratti di microcomparazione, come avviene nel nostro caso (ove si di-

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scute della disciplina dellappello alla stregua dei sistemi adottati per la comparazione), il diritto comparato pu assurgere a cole de vrit soltanto se tenga conto dei differenti approaches e soprattutto che la struttura e la funzionalit, nellambito di ciascun sistema giuridico,
di un istituto processuale come lappello va ricercato non solo nellambito delle regole giuridiche che lo disciplinano, ma anche nellambito dei fenomeni extragiuridici, vale a dire della
cultura e della storia del sistema di riferimento. Orbene, illustri studiosi, tra cui R. Caponi e L.
Passanante, hanno chiarito perch nel processo civile inglese, ancora dominato dalleredit
culturale della giuria (ancorch gradualmente scomparsa dal 1854), i mezzi dimpugnazione
sono considerati eccezionali; a tal segno che, mentre prima della grande riforma del 18731875 la struttura orizzontale dellorganizzazione giudiziaria faceva s che a decidere
sullimpugnazione fosse un collegio di giudici di pari grado rispetto al giudice che aveva emesso la sentenza impugnata, soltanto a partire dalla riforma del 1999 decide sullappello un
giudice superiore, ma soltanto a seguito di permission to appeal del giudice a quo, contro il
cui diniego possibile ricorrere davanti al giudice ad quem (Civile Procedure Rules, 52.4):
evoluzione storica e disposizioni normative la cui distanza siderale dal nostro sistema (nel
quale immaginabile soltanto come salottiera facezia un permesso dappello rilasciato dallo
stesso giudice autore dellimpugnanda decisione) agevolmente misurabile. La fallacia di
trasposizione rispetto al sistema tedesco stata anchessa dimostrata dal prof. R. Caponi: il
legislatore italiano sembra che non abbia tenuto conto della riforma con cui quello tedesco
nellottobre 2011, stemperando la frenesia efficientistica che aveva caratterizzato la precedente riforma del 2001, ha (tra laltro) inasprito il parametro (il difetto di prospettiva di successo deve essere 'manifesto') e soprattutto ha introdotto contro il provvedimento negativo
del giudice dappello il reclamo dinnanzi alla Corte Suprema, qualora il valore della soccombenza superi i 20.000 euro.
Daltronde, in entrambi gli ordinamenti sopraddetti, a differenza di quanto avviene nel nostro,
gi il primo grado di giudizio viene normalmente definito nel termine che la Corte di Strasburgo ritiene ragionevole.
Giustino Sanzio: comunque sia, non par dubbio che, a fronte dellimmane problema
dellarretrato, il legislatore del 2012 sia stato costretto ad intervenire in una gravissima ed urgente situazione di necessit, maturatasi nel corso di decenni.
Celerino Coatto: Non ne dubito minimamente. Il disegno dellintervento legislativo, visto
nella sua diacronica compiutezza, abbastanza chiaro e si dipana in due fasi cronologicamente successive: a) da subito, con la varata riforma delle impugnazioni, bloccare, o quantomeno
severamente ridurre, nuovi input o sopravvenienze davanti ai giudici delle impugnazioni, per
consentire loro di dedicarsi (tendenzialmente soltanto) alleliminazione dellenorme arretrato
accumulatosi; b) in immediata prospettiva, gi allo studio, creare una task-force (Unipotesi
formare dei gruppi di lavoro composti da un magistrato e due avvocati, come ha dichiarato
il Ministro Severino al quotidiano La Stampa il 26 agosto 2012) per smaltire tale arretrato, essendosi calcolato (dal Consiglio Superiore della Magistratura, nel parere gi citato) che altrimenti i benefici della prima fase dellintervento programmato diventerebbero tangibili soltanto dopo 10 o 12 anni. Lo stesso Ministro, nella ricordata intervista, ha riconosciuto che
lefficacia di tale strategia dipende dal numero dei componenti non togati applicati alla taskforce di nuova istituzione; e meritoriamente ha soggiunto che al problema del numero dobbiamo far precedere quello della qualit.
Giustino Sanzio: I magistrati sono tenuti ad applicare puntualmente la legge ma se posso
esprimere una sintetica valutazione tanto personale quanto tecnica - mi sembra un progetto,
certamente animato dalle migliori intenzioni, con molte variabili e irto di ostacoli; ancorch

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abbinato a riforme strutturali, di certo storicamente e meritoriamente innovative, qual quella


della revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Celerino Coatto: Condivido il suo avviso. Se come doveroso si pone al centro della
questione lutente finale del servizio giustizia, non pu farsi a meno di ripetere - come si legge nellultima autorevole relazione del Primo Presidente della Suprema Corte (pag. 59) che
Lesplosione della domanda di giustizia fenomeno planetario che ha in s aspetti indubbiamente positivi, nascendo prevalentemente dalla sempre maggiore e diffusa consapevolezza
di bisogni di tutela che spesso attengono ad aspetti fondamentali della vita delle persone.
Trattasi perci di un servizio pubblico (quello dellamministrazione della giustizia) estremamente qualificante, che di per s in principio va tutelato e disciplinato con categorie interpretative diverse da quelle ortodossamente utilizzate dagli economisti per i beni ed i servizi privati; il che di certo non esclude il ricorso ai metodi di analisi e di intervento in uso nelle grandi organizzazioni amministrative (private o pubbliche). In questa direzione, la prima indicazione metodologicamente radicale. Anche se stretto nella morsa degli indennizzi ex lege
Pinto (che rappresentano soltanto lepifenomeno dellinsostenibile durata dei giudizi civili),
ed anzi proprio per questo, qualunque radicale riforma sistemica dovrebbe prendere le mosse
dallanalisi e dalla cura delle ragioni che hanno creato limmane arretrato che si vuole debellare: non si sana la patologia se non se ne individuano innanzi tutto le cause remote, prossime
ed efficienti. Posto che nessuna analisi, nazionale o sovranazionale, individua la ragione del
male in un deficit produttivo dei magistrati (considerati nel loro complesso), essa va individuata altrove; ed in genere va ravvisata - ed stata riscontrata - in un deficit tanto organizzativo quanto culturale del nostro sistema giustizia, i cui nodi sono per altro sotto gli occhi di tutti, essendo stati ampiamente studiati.
Quanto al deficit organizzativo, valga un esempio per tutti: la riforma 2012 affida allo stesso
giudice dappello lo screening dei nuovi appelli, attraverso il giudizio probabilistico
dammissibilit, cos come alla Sesta Sezione civile della Suprema Corte stato assegnato il
compito di filtrare i ricorsi anche ai sensi dellart. 360 bis c.p.c. Sennonch lesperienza
dellordinamento spagnolo (in cui il Tribunal Supremo si avvale della collaborazione stabile
del Gabinete Tcnico, composto da undici magistrati e di oltre 75 letrados: letteralmente
letterati o giuristi), magistralmente descritta dal cons. A. Manna in una relazione svolta
nellaula magna della Suprema Corte il 12 aprile 2012, dimostra linsuperabile contraddizione tra lo svolgere attivit di nomofilachia e, allo stesso tempo, dover ripulire i ruoli dalla
gran massa di ricorsi pi o meno seriali, irrilevanti, inammissibili o francamente infondati; in
altre parole, come daltronde appare manifesto, le risorse dedicate alla selezione vengono comunque sottratte allattivit decisionale gi in estrema difficolt. Dal che deriva la necessit di
unorganizzazione giudiziaria che, non solo privilegi la specializzazione dei saperi giuridici
(secondo linsegnamento, anche orale, di Virgilio Andrioli), ovvio essendo che (come
lAvvocato ed il Docente) anche il Giudice che conosce funditus il diritto di famiglia non necessariamente parimenti esperto anche di espropriazioni per p.u. o di giurisdizione, ma utilizzi anche il giudice soltanto per le sue specifiche competenze e soltanto nel momento decisorio cruciale, lasciando ad altri (lufficio del giudice o altri uffici collettivi di supporto) compiti preparatori o di servizio (per i quali lattenzione in prima battuta del giudice sarebbe un
vero spreco). Perci, per restare al tema, ancor prima di aumentare (con la preannunciata taskforce) il numero dei decidenti (aggiungendone di non togati, se pure di qualit), forse il caso
di ottimizzare comunque le attuali risorse personali decisionali dei togati, implementando i
supporti (meramente) organizzativi (e informatici) al loro servizio; giacch, come insegna la
scienza dellorganizzazione, un conto decidere ex nihilo, altro conto (controllare e) decidere sui punti davvero cruciali, gi adeguatamente segnalati ed evidenziati da adeguato personale (non togato).

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Sullaltro decisivo versante, quello lato sensu culturale, non ci si pu sottrarre a domande impudicamente impietose: come ci si pu attendere un efficace e celere funzionamento
dellamministrazione della Giustizia, se legalit e giustizia non sono avvertiti da tanti cives
come valori fondanti del nostro ordinamento? E davvero, in tale situazione, un depotenziamento delle impugnazioni rafforza il senso e la speranza di Giustizia? Sono davvero questi i
lussi che dobbiamo innanzi tutto debellare? Non sarebbe il caso invece di investire economicamente e idealmente in quei valori? Non si corre altrimenti il rischio di un pernicioso corto circuito, rivelandosi infine il rimedio peggiore del male?

Giustino Sanzio: Ma tutto ci non idoneo ancora a risolvere in tempi brevi il problema che
il legislatore ha voluto affrontare. Ne conviene?
Celerino Coatto: Sotto tale profilo, la riforma test varata depotenzia da subito (in modo talvolta assai critico) le impugnazioni civili; di per s tuttavia non accelera seriamente lo smaltimento dellarretrato mettendoci al riparo dai dovuti indennizzi, come gi segnalato dallo
stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Di tal che, se ad essa non segua con successo
la seconda fase dellintero progetto (quella volta per lappunto ad operare in concreto detto
smaltimento con misure straordinarie dintervento, necessariamente pluriennali), sarebbe certa, indiscutibile e senza compenso alcuno la perdita di Verit e di Giustizia del sistema. Ma
allora, non sarebbe stato forse pi strategicamente efficace tentare di aggredire con urgenza
tale straordinario arretrato con misure parimenti straordinarie (comunque gi divisate), senza
incidere da subito e cos pesantemente sui mezzi dimpugnazione? E, se da essi bisognava
pur cominciare, non sarebbe stato preferibile avviare una matura e franca revisione dellart.
111, 7 Cost., come da tempo suggerito da autorevole Dottrina?

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