Sei sulla pagina 1di 8

Cenni sulla meccanica quantistica di Feynman

Propagatore

Dato che la formulazione di Feynman della meccanica quantistica `e basata sul concetto di propagatore, sar`a utile richiamare la definizione e le propriet`a principali del propagatore nella teoria
standard.
Nella consueta rappresentazione di Schr
odinger, i vettori di stato dipendono dal tempo secondo la legge
(1)

| (t) i = U (t, t0 ) | (t0 ) i,

dove U (t, t0 ) `e un operatore unitario detto operatore di evoluzione. Se la hamiltoniana H non


dipende dal tempo esso ha la forma

i
(2)
U (t, t0 ) = exp H (t t0 ) .
~
Consideriamo il caso di una particella puntiforme e prendiamo la base { | x i } degli autovettori generalizzati delle coordinate. Questi obbediscono alle relazioni di ortonormalit`a e di
completezza
(
h x | x0 i = (x x0 ),
(3)
R 3
d x | x ih x | = 1l.
Il vettore di stato | (t) i viene rappresentato in questa base dalla funzione donda
(4)

(x, t) = h x | (t) i

e lequazione (1), proiettando sul generico vettore ket | x i, diventa


Z
(5)
(x, t) = d3 x0 K(x, t; x0 , t0 )(x0 , t0 ),
dove si `e posto
(6)

K(x, t; x0 , t0 ) = h x | U (t, t0 ) | x0 i.

La (5) ha la forma di una trasformata integrale di cui K `e il nucleo. La funzione K(x, t; x0 , t0 ),


come appare dalla (6), `e la rappresentazione delloperatore di evoluzione e prende il nome di
propagatore. In particolare K(x, t; x0 , t0 ) rappresenta la funzione donda nel punto x e al tempo
t, della particella che al tempo t0 si trovava nel punto x0 . Questo infatti risulta dalla (5),
prendendo per la funzione donda1 al tempo t0 : (x, t0 ) = (x x0 ).
Il propagatore obbedisce allequazione di Schr
odinger

(7)
i~ H K(x, t; x0 , t0 ) = 0
t
1

Si tratta, come `e noto, di una funzione donda generalizzata, cio`e con norma infinita.

e alle relazioni
(8)

K (x, t; x0 , t0 ) = K(x0 , t0 ; x, t)

(9)

K(x, t0 ; x0 , t0 ) = (x x0 )

che seguono dalle equazioni (3) e (6) e dalle propriet`a delloperatore di evolouzione.
Nel caso stazionario il propagatore si pu`o esprimere per mezzo delle autofunzioni dellenergia
un (x) = h x | En i nel modo seguente:
X
i
(10)
K(x, t; x0 , t0 ) =
h x | e ~ H(tt0 ) | En ih En | x0 i
n

e ~ En (tt0 ) un (x) un (x0 ).

Una propriet`a importante del propagatore `e la seguente regola di composizione:


Z
(11)
K(x2 , t2 ; x1 , t1 ) = d3 x0 K(x2 , t2 ; x0 , t0 )K(x0 , t0 ; x1 , t1 ),
dove t0 `e arbitrario. La (11) si dimostra facilmente usando la regola del prodotto delloperatore
di evoluzione.

I postulati di Feynman

La meccanica quantistica di Feynman `e stata formulata nel 1948, per un punto materiale nello
spazio delle configurazioni, ed `e stata poi estesa a sistemi pi`
u complessi e in particolare con
infiniti gradi di libert`a, come la teoria dei campi. Essa `e basata sul propagatore K(b, a) che
chiameremo ampiezza di Feynman , definito come lampiezza di probabilit`a di una particella
di andare dal punto a (xa , ta ) al punto b (xb , tb ). Esplicitamente la teoria di Feynman si
fonda sui seguenti tre postulati.
Postulato 1. Se una particella `e localizzata nel punto xa al tempo ta , la densit`a di probabilit`a
w(b) di trovarla nel punto xb al tempo tb `e proporzionale al modulo quadro dellampiezza K(b, a):
(12)

w(b) |K(b, a)|2 .

Postulato 2. Lampiezza K(b, a) `e la somma dei contributi di tutti i possibili cammini


che uniscono i punti a e b.
Formalmente possiamo scrivere
X
(13)
K(b, a) =
.

Con Feynman chiameremo cammino una qualunque traiettoria classica fisicamente percorribile
dalla particella, indipendentemente dalle condizioni iniziali del moto. Un dato cammino si
pu`o rappresentare nello spazio R3 delle coordinate con una linea di equazioni parametriche
x = x(t), tali che x(ta ) = xa e x(tb ) = xb . Allora `e un funzionale di x(t), che scriveremo
come = [x(t)]. La somma sui cammini andr`a poi opportunamente definita.
2

Postulato 3. Il contributo di un dato cammino `e dato da

i
(14)
= A exp
S[x(t)] ,
~
dove A `e una opportuna costante e S[x(t)] `e la funzione dazione classica, definita da
Z tb

(15)
S[x(t)] =
L[x(t), x(t),
t] dt.
ta

t) `e la lagrangiana classica e lintegrale su t `e un integrale di linea fatto


Nella (15) L(x, x,
lungo il cammino .
Facciamo una breve discussione sul significato di questi postulati. Il primo corrisponde
allinterpretazione probabailstica della funzione donda. Infatti, se K(b, a) coincide col propagatore del 1, come poi dimostreremo, esso rappresenta la funzione donda2 calcolata nel punto b
della particella che era partita dal punto a.
Il secondo postulato `e unespressione del principio di sovrapposizione degli stati e si pu`o
giustificare con un ragionamento che generalizza lesperimento delle due fenditure schematizzato nella Figura 1.

1
a

b
2
C

Figura 1
Un fascio di particelle (per es. elettroni) emesse da una sorgente posta in a, attraversa lo
schermo C con due fenditure, indicate con 1 e 2, e arriva sullo schermo B, dove gli elettroni
vengono rivelati da appositi rivelatori. Ogni elettrone arriva in un ben definito punto-istante
b, in accordo con lipotesi corpuscolare. Se per`o si considera la distribuzione di un gran numero di elettroni arrivati sullo schermo, si osserva che questa distribuzione riproduce la figura
dinterferenza dellottica ondulatoria. Come `e noto, la meccanica quantistica spiega questo
fenomeno ammettendo che un singolo elettrone non segua un determinato cammino fra a e b,
ma abbia una probabilit`a P (b) di arrivare nel punto b data da
P (b) = | 1 + 2 |2 ,
dove 1 e 2 sono le ampiezze di probabilit`a che lelettrone arrivi in b passando rispettivamente
dalla fenditura 1 e dalla fenditura 2.

R 3
La funzione K(b, a), come funzione di xb , ha norma infinita. Si ha infatti
d xb |K(xb , tb ; xa , ta )|2 =
3

d xb h xa | U (tb ta ) | xb ih xb | U (tb ta ) | xa i = (0) = . Per avere una funzione donda di norma finita
occorre mediare K(b, a) con una funzione di L2 , come avviene nella (5).
R

Supponiamo ora di inserire fra C e B un ulteriore schermo D con tre fenditure, come mostrato
nella Figura 2. In questo caso ognuno dei due cammini precedenti si divide in tre, per cui un
elettrone per andare da a a b pu`o seguire 6 cammini diversi.

Figura 2
La probabilit`a P (b) sar`a allora espressa dalla formula
X
2
3
2 X

P (b) =
ij .
i=1 j=1

Generalizzando al caso di infiniti schermi fra a e b, ciascuno con infinite fenditure, questo ragionamento suggerisce lipotesi che un elettrone per andare da a a b possa seguire una qualunque
traiettoria e che ognuna di queste contribuisca con un termine allampiezza totale.
Riguardo al terzo postulato, la forma specifica della (14) potr`a essere verificata solo dalle
applicazioni. Tuttavia questa espressione trova una notevole giustificazione in base al principio di
corrispondenza. Con un semplice ragionamento dovuto a Feynman, si pu`o infatti capire perche
una particella macroscopica segua la traiettoria classica c . Il contributo di un generico
cammino `e, secondo la (14), un numero complesso la cui fase S /~ `e un numero enorme3 .
Allora, nel fare la somma sui cammini della (13), i contributi di cammini molto vicini su scala
macroscopica hanno fasi molto diverse e si elidono fra loro, salvo il caso che la fase sia stazionaria,
nel qual caso i contributi si sommano. Come `e noto, una propriet`a della traiettoria classica `e
proprio quella di rendere stazionaria lazione (15). Se ne conclude che lampiezza K della (13)
riceve contributi solo da un piccolo intorno della traiettoria classica c e dunque, secondo la
(12), la probabilit`a di trovare la particella fuori da c `e nulla.

La somma sui cammini

Per definire la somma sui cammini consideriamo il caso di una sola dimensione spaziale, per cui
un cammino `e una linea nel piano (x, t), che passa per i punti fissi a (xa , ta ) e b (xb , tb ).
Dividiamo lintervallo temporale tb ta in N intervallini di uguale ampiezza = (tb ta )/N e
poniamo
(
t0 = ta ;
tr = ta + r, (r = 1, . . . , N 1);
tN = tb ;
x0 = xa ;

xr = x(tr );

xN = xb .

Per un corpo macroscopico e in unit`


a CGS, lazione S sar`
a dellordine di 1 o di una piccola potenza di 101 ,
27
mentre `e ~ = 1.05 10
erg s.

Approssimiamo poi il cammino con una spezzata che unisce i punti (xr , tr ), con r = 0, 1, . . . , N ,
con tratti rettilinei, come mostrato nella Figura 3.

t
b

tN
tN 1
t2
t1
t0

a
x0 x1

x2

xN 1xN

Figura 3

Tutti i possibili cammini si ottengono facendo variare x1 , x2 , . . . , xN 1 fra e + e


facendo poi il limite per N . Lidea `e quindi di definire
!
N 1 Z
Y
X
dxr (x1 , . . . , xN 1 ).
= lim
(16)
N

r=1

Per realizzarla scriviamo dato dalla (14) come un prodotto di N fattori funzioni delle xr
nel modo seguente:
" N
#

N
Y
iX
i
N
(17)
Sr
=
A exp Sr = A exp
~
~
r=1

r=1

Z
(18)

Sr =

tr

'

tr

L(x, x)
dt =
tr1

"
(19)

m
2

tr1

xr xr1

1
2
2 mx

i
V (x) dt

xr + xr1
2

#
= S(xr , xr1 ).

La costante A della (14) `e stata riscritta nella forma AN


e una costante che dipende
, dove A `
da . Inoltre nel penultimo passaggio si sono usati il teorema della media per lintegrale su t e
= (xr xr1 )/ e x
le approssimazioni x
= (xr + xr1 )/2, valide per 0.
Dalle precedenti equazioni si ottiene per lampiezza K(b, a) la seguente espressione
N 1 Z
! N
Y
Y
i
(20)
K(b, a) = lim
dxr
A e ~ S(xi ,xi1 ) .
N

r=1

i=1

La costante A dovr`a essere scelta in modo che il limite per N esista. Questo punto
sar`a discusso nel 5 col seguente risultato:
r
m
(21)
A =
.
2i~
5

Con questo valore di A , il secondo membro della (20) definisce la somma sui cammini. Questa
espressione viene generalmente chiamata integrale sui cammini (path integral), o anche integrale
Rb
funzionale e la si indica col simbolo a Dx(t). La (20) si scrive allora simbolicamente
Z
(22)

K(b, a) =

Dx(t) exp
a

i
S[x(t)] .
~

Esempio: la particella libera

Per illustrare in un caso semplice il metodo della somma sui cammini descritto sopra, ci proponiamo di calcolare lampiezza di Feynman K(b, a) per una particella libera. Partiamo dalle
equazioni (20) e (19) con V = 0 e scriviamo
"
#

Z
N
N
1
Y
im X
(xi xi1 )2 .
(23)
K(b, a) = lim A
A
dxr exp
N
2~

r=1

i=1

Facciamo per primo lintegrale su x1 , prendendo solo i fattori che dipendono da x1 e utilizzando la formula
r
Z
2 /4
x2 +x
e
,
Re > 0
(24)
e
dx =

estesa al limite Re 0+. Si ottiene allora

im
2
2
(25)
(x1 x0 ) + (x2 x1 )
A
dx1 exp
2~

m
im 2
2
2
=
2x1 2x1 (x0 + x2 ) + x0 + x2
dx1 exp
2i~
2~

1
im 2
1
m
im
2
2
2
= exp
(x0 + x2 ) +
(x + x2 ) = exp
(x2 x0 ) .
4i~
2~ 0
2 2~
2
2
Facciamo un secondo passo moltiplicando questo risultato per

im
2
A exp
(x3 x2 )
2~
e integrando su x2 . Si ottiene

Z
im
1
im
2
2
(26)
A
dx2 exp
(x3 x2 ) exp
(x2 x0 )
2~
4~
2

Z
i
m
im h 3 2
1 2
2
=
dx2 exp
x x2 (x0 + 2x3 ) + ( 2 x0 + x3 )
4i~
2~ 2 2

m
im 1 2
1
2
2
(x0 + 2x3 ) +
( x + x3 )
= exp
12i~
2~ 2 0
3

im
1
2
(x3 x0 ) .
= exp
3 2~
3

Dai risultati delle equazioni (25) e (26) si vede che c`e una regola molto semplice che permette
di iterare il procedimento delle integrazioni successive. Alla fine delle N 1 integrazioni avremo
quindi come riultato

im
1
2
exp
(xN x0 ) .
N 2~
N
Moltiplicando ancora per A secondo la (23) e usando le relazioni N = tb ta , xN x0 = xb xa ,
si ottiene infine per lampiezza di Feynman

r
m
im (xb xa )2
.
(27)
K(b, a) =
exp
2i~(tb ta )
2~ tb ta

Propriet`
a dellampiezza di Feynman

Lampiezza di Feynman K(b, a) coincide col propagatore definito nel 1, e questo fatto stabilisce
lequivalenza della meccanica quantistica di Feynman con quella tradizionale. Per provare questa
coincidenza dobbiamo dimostrare che lampiezza K(b, a) soddisfa alle relazioni (7-9) e (11) del
propagatore.
La relazione di simmetria (8) si dimostra facilmente partendo dalle definizioni (13-15). Si
vede infatti che la relazione (8) `e soddisfatta dal contributo di ogni singolo cammino, poiche
lo scambio di a con b cambia il segno dellazione (15) e quindi il segno della fase della (14), cos`
come la coniugazione complessa.
Dimostriamo ora la regola di composizione (11), che riscriviamo per semplicit`a per il caso
unidimensionale nella forma
Z
(28)
K(b, a) =
dxc K(b, c)K(c, a).

Supponiamo che sia tb > tc > ta , benche questa condizione non sia essenziale. Partendo dalla
definizione (20), dividiamo gli N intervallini fra ta e tb in M intervallini fra ta e tc pi`
u N M
intervallini fra tc e tb e poniamo xM = xc . Si vede che la (20) pu`o essere riscritta nella forma
!
!Z
N 1 Z
M 1 Z

Y
Y
(29)
dxM
dxs
dxr
lim
lim
M (N M )

r=1

M
Y

A e

i
S(xi ,xi1 )
~

i=1

s=M +1

N
Y

A e ~ S(xj ,xj1 ) .

j=M +1

` facile allora riconoscere che questa espressione corrisponde alla (28).


E
La relazione (9) va intesa come valida nel limite di tempi uguali. Consideriamo allora
lampiezza K(b, a) per tb = ta + , facendo poi il limite per 0. Prendiamo allora la (20) per
un solo intervallino , e quindi senza integrazioni intermedie:

i
i
xb + xa
im
(30)
K(xb , ta + ; xa , ta ) ' A e ~ S(xb ,xa ) = A exp
(xb xa )2 V
,
2~
~
2
dove nellultimo passaggio si `e utilizzata la (19). Nel limite 0 il secondo termine nellesponenziale
si pu`o trascurare e si ha

im
2
(31)
K(xb , ta ; xa , ta ) = lim A exp
(xb xa ) .
0
2~
7

Usiamo ora la seguente rappresentazione della delta di Dirac:


1
2
(x) = lim ex / .
0+

(32)

Si vede allora che prendendo per A lespressione (21)


r
m
A =
2i~
si ottiene
(33)

K(xb , ta ; xa , ta ) = (xb xa ).

Resta da dimostrare che K(b, a) obbedisce allequazione di Schr


odinger che, sempre nel caso
unidimensionale, ha la forma

~2 2
V (x) K(x, t; xa , ta ) = 0.
(34)
i~ +
t 2m x2
Partiamo dallequazione (28) e poniamo
xb = x,

tb = t + ;

xc = x ,

tc = t.

Per infinitesimo K(b, c) ha la forma della (30), per cui si ha:


h
Z
i
i m 2
1
V (x 2 )
(35)
K(x, t + ; a) = A
d exp
K(x , t; a).
~ 2

Sviluppiamo il primo membro e il secondo fattore dellesponenziale al secondo membro fino


al primo ordine in , per cui si ottiene

Z
im 2

i
d exp
(36)
1+
K(x, t; a) = A

1 V (x 21 ) K(x , t; a).
t
2~
~

Osserviamo che, nellintegrale al secondo membro, lesponenziale fa s` che allintegrale stesso


contribuisca solo una piccola regione attorno a = 0, con m 2 . 2~. Infatti dentro questa
regione lesponenziale `e dellordine di 1, mentre lontano da questa lesponenziale `e rapidamente
oscillante e, moltiplicato per una funzione regolare di , d`a un integrale praticamente nullo.
Sviluppiamo allora gli ultimi due fattori dellintegrando fino al secondo ordine in . Dallo
sviluppo del potenziale si avrebbe V (x) 12 V 0 (x), ma il secondo termine, moltiplicato per ,
contribuirebbe allintegrale con un termine di ordine 2 e si pu`o quindi trascurare. Il secondo
membro della (36) si riduce allora a


im 2

1 2 2
A 1 (i/~) V (x)
d exp

1
+
K(x, t; a).
2~
x 2 x2

Facciamo ora lintegrale su . Il termine lineare in nella parentesi tonda d`a zero perche
lintegrando `e dispari. Per gli altri due termini utilizziamo la (21) e le formule:

Z
Z
im 2
im 2
i~
2
A
exp

d = 1;
A
exp

d =
2~
2~
m

Infine, inserendo il risultato nella (36) e uguagliando i termini del primo ordine in , si ottiene
lequazione di Schrodinger (34).
8