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13 gennaio 1915. Una fredda e gelida mattina dinverno.

Nelle case i gesti e le parole di


sempre. Nelle chiese si celebra lEucaristia. Alle 7.52 un boato scuote la terra. Una scossa di
terremoto devastante: undicesimo grado della scala Mercalli. 7.52: lorologio che scandisce la
notte dei morti, delle rovine, delle macerie. La Marsica, unimmensa tomba.
Antonio Scarfoglio vide e scrisse su Il Mattino di Napoli del 15 gennaio 1915: Tutta la Terra dei
Marsi morta per sempre, con la sua gente fiera e nobile [] Pallidi e lividi vagano sulle macerie
gli ultimi superstiti. Piangono e gridano e si disperano. Si gettano a terra, grattando con le unghie
nel terriccio e nelle rovine [] Hanno unaria ebete e stordita, come di gente che non abbia pi la
forza di soffrire. Sotto povere lenzuole le donne hanno negli occhi uno spaventoso orrore,
compongono sui cuscini sventrati le teste dei morti e dei feriti che hanno strappato con le unghie
alle macerie. Accendono ai loro piedi grandi fal di paglia e se li abbracciano e li stringono,
cantando nenie dolci, chiamandoli coi nomi cari della vita di ieri.
Quei nomi, carissimi, vorrei pronunciare uno per uno, per non rimanere dentro la fredda
statistica dei trentamila morti. Dare voci alle storie di vita non vissuta perch sono le nostre
storie, appartengono alla nostra storia. Li deponiamo sullaltare quei nomi e quei volti,
mentre chiediamo a Dio il dono delle lacrime, il dolore dellanima che assume il dolore delle
vittime del sisma e non le affida al vento delloblio.
Ogni lacrima viene raccolta nellotre di Dio e mescolata alle lacrime di Dio dinanzi e dentro la
sofferenza dei suoi figli. Sono le parole del Salmo: Nel Tuo otre, Signore, raccogli le mie lacrime:
non sono forse scritte nel Tuo libro? (Salmo 56,9).
Un libro che ha il suo capitolo riassuntivo nella Croce di Cristo. Sulla Croce sta il Redentore
delluomo, lUomo dei dolori, che in s ha assunto le sofferenze fisiche e morali degli uomini di
tutti i tempi, affinch nellAmore possano trovare il senso salvifico del loro dolore e risposte valide
a tutti i loro interrogativi (Salvifici Doloris, 31).
Nel mistero della sofferenza che non elude la domanda lancinante (Dio mio, perch mi hai
abbandonato), il credente vive lo stupore che proprio quando tocca il fondo della disperazione
che il grido della sua fede si fa pi intenso e pi vero, perch pi consapevole del dramma della
salvezza, del dolore del mondo e dei fratelli, del dolore di Dio che solo morendo ha potuto salvarci,
solo urlando dalla Croce. Il miracolo della fede lo stesso che viene dallamore e dal dolore, dal
dolore condiviso, dal dolore per chi nel dolore. Se Dio ci salva soffrendo perch non si pu
amare che soffrendo quando laltro soffre. La speranza che non si fa carico del dolore del mondo e
di Dio non vera speranza perch spera poco, ama poco, non sa pi cos la fede che le permette di
credere nellimpossibile (Daniele Garota).
Questa speranza si incarn nel volto del mio predecessore, Pio Marcello Bagnoli, dentro una Chiesa
che piangeva i suoi figli morti e, tra questi, 24 sacerdoti diocesani, 4 chierici, 3 missionari, 6 frati
Cappuccini, 5 suore. Nel volto di San Luigi Orione, di San Luigi Guanella, delle prime quattro

religiose del Sacro Cuore, dei preti superstiti, dei giovani di Azione Cattolica. Nei volti solidali dei
sopravvissuti, nei piccoli e grandi gesti che appartengono alla cronaca feriale delle Beatitudini.
Come il gesto della piccola Caterina, di nove anni (da lei stessa, ottantenne, raccontata). Scampata
al crollo della Chiesa incontra Vincenzo, suo compagno di 11 anni, sporco, nudo, uscito dalla sua
casa doverano morti i suoi genitori. Chi ha raccolto questa testimonianza ha scritto: Caterina ci
raccontava ogni volta con le lacrime agli occhi che lunica cosa che pot fare fu dare a lui una
pesante maglia di lana che lei aveva addosso - ne aveva indossate due, una sullaltra, per via del
forte freddo (Il giorno che non vide mai lalba di Antonio Socciarelli).
Caterina e Vincenzo, due tra le migliaia di orfani che camminavano tra le macerie. Caterina e
Vincenzo: occhi e cuore dellumano trasfigurato. Due poveri che si chiamarono per nome lungo la
strada distrutta che ci offrono la parabola dellunica ricostruzione possibile nel nostro tempo
delluomo e della natura ridotti a merce: lintreccio tra la vita di ciascuno e quella degli altri. La
ricostruzione oggi indicata da Papa Francesco.
Carissimi, non possiamo ridurre la memoria nel rito sterile del ricordo. Per noi la memoria
memoriale, loggi che ricuce la lacerazione tra passato e futuro. il pendolo dellorologio
che batte lora presente. E ci rimette sulla strada, la stessa strada di Caterina e Vincenzo, il
luogo simbolico e operativo dellaccoglienza, del fare cultura, dellintervento sociale. Perch la
strada continua ad essere abitata da chi schiacciato dalla precariet, dalla perdita di senso,
da chi va incontrato e aiutato a risollevare lo sguardo e la testa per leggere la propria
biografia e la storia del mondo con gli occhi della Croce e della Resurrezione.
La Chiesa vi parla con il linguaggio del cuore e vuole parlare con la lingua della profezia
testimoniata. Riprendo tra le mani Uscita di sicurezza di Ignazio Silone: Si era a pochi giorni
dal terremoto. La maggior parte dei morti giacevano ancora sotto le macerie. I soccorsi
stentavano a mettersi in opera. Gli atterriti superstiti vivevano nelle vicinanze delle case
distrutte, in rifugi provvisori [] Una di quelle mattine grigie e gelide, dopo una notte
insonne, assistei ad una scena assai strana. Un piccolo prete sporco e malandato, con la barba
duna decina di giorni, si aggirava tra le macerie attorniato da una schiera di bambini e
ragazzi rimasti senza famiglia [] Appena il piccolo prete col suo carico di ragazzi si fu
allontanato, chiesi attorno a me: chi quelluomo straordinario? Una vecchia che gli aveva
affidato il suo nipotino gli rispose: un certo don Orione, un prete piuttosto strano.
Ecco la Chiesa che vogliamo costruire. Una Chiesa strana, estranea a ogni logica mondana,
ma non estranea dalla sofferenza del mondo. Una Chiesa non abitata da donne e uomini che
prendono met pagina del Vangelo (Primo Mazzolari), ma una Chiesa che assume il
Vangelo intero, che sceglie gli ultimi, che pratica lo stile della povert, che fa della
condivisione e dellabbraccio una regola di vita. Sar considerata strana questa Chiesa!
Strana da chi, dentro la Chiesa stessa, la vorrebbe ornata sotto drappeggi spirituali o
pastorali (ma) vuota di Dio (Evangelii Gaudium,

97). Strana da chi nella societ continua a procurare macerie sotto le quali seppellire quanti
sono considerati scarti inutili, non funzionali al sistema della inequit (E.G., 202).
Strana perch capace di ascoltare e raccogliere il grido dei poveri (vedi E.G., 188) che si
leva dalle rovine della giustizia.
Popolo santo di Dio, Eminenza Reverendissima, Confratelli Vescovi, Sacerdoti, Religiosi,
Seminaristi, autorit civili e militari, la Marsica terra di un popolo dal cuore grande, semplice
e appassionato, un popolo che oggi vuole riscoprire e riaffermare la sua pi profonda identit,
erede di una storia che le viene affidata come compito di speranza. E vuole farlo dentro le
ferite di un sisma silenzioso ma non meno sanguinante: la mancanza di lavoro. Lho detto, lo
ripeto, lo dir con voce mai soffocata.
Lo sguardo sui siti industriali di ieri uno sguardo su rovine abbandonate. La Marsica non
chiede privilegi, dentro una situazione di malessere comune allAbruzzo e allItalia. Chiede
solo di non essere sacrificata a logiche che la considerano una periferia ignorata, e non un
investimento di risorse che diano risposta al suo patrimonio dintelligenze e di generosit. Un
patrimonio che oggi continua a non disperdere in una vissuta cultura e prassi
dellaccoglienza, dellinclusione e dellintegrazione.
C chi ha scritto: Una parola muore / Appena detta / Dice qualcuno / Io dico che comincia /
Appena a vivere / Quel giorno (Emily Dickinson).
Carissimi, ho pronunciato parole, nellumilt di credere che esse siano echi della Parola del
Vangelo, e nellaffidamento fiducioso affinch diventino, per me e per tutti, il vocabolario dettato
da Cristo per un nuovo cammino con Cristo, Lui che ha impastato la Sua eternit con i frammenti
del nostro tempo. Nella consapevolezza, com stato detto, che Lombra e la grazia, la pesantezza
e la leggerezza, loscurit e la luce, il dolore dellanima e la stella del mattino, la dignit ferita e la
dignit salvata, sono esperienze che si intrecciano luna allaltra, e fanno parte della vita di ciascuno
di noi nelle loro vertiginose alternanze e nelle loro misteriose alleanze (Eugenio Borgna).
Oscurit e luce che consegno ora a un gesto. Negli scavi effettuati molti anni dopo il grande buio
del 13 gennaio 1915, tra i ruderi della chiesa crollata di San Nicola in Alba Fucens, stata
ritrovata una candela, quella che vediamo davanti allaltare. Riaccender questa candela, la
riaccenderemo dopo 100 anni, chiedendo a Maria Santissima, con le parole della Lumen Fidei
che sia Lei a orientare il cammino della nostra terra illuminata dalla speranza ritrovata.
Aiuta o Madre la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perch riconosciamo la voce di Dio e la Sua chiamata []
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel Suo amore, soprattutto nei momenti di
tribolazione e di croce, quando la nostra fede chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto. Ricordaci che chi crede non mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Ges, affinch Egli sia luce sul nostro cammino.
E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finch arrivi quel giorno senza tramonto, che lo
stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!
+ Pietro Santoro
13 gennaio 2015, Chiesa Cattedrale di Avezzano