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SantAntonio da Padova

Qui, in terra, l'occhio dell'anima l'amore, il solo valido a superare ogni velo. Dove l'intelletto s'arresta, procede
l'amore che con il suo calore porta all'unione con Dio
(Antonio di Padova, Sermones)

Fernando Martins de Bulhes (Lisbona, 15 agosto 1195 Padova, 13 giugno 1231) fu un religioso portoghese
canonizzato dalla Chiesa cattolica come Antonio di Padova (in portoghese Antnio de Lisboa ) e, nel 1946,
proclamato dottore della Chiesa[1]. Da principio monaco agostiniano a Coimbra dal 1210, poi dal 1220 frate
francescano. Viaggi molto, vivendo prima in Portogallo quindi in Italia ed in Francia. Nel 1221 si rec al
Capitolo Generale ad Assisi, dove vide e ascolt di persona san Francesco d'Assisi. Terminato il capitolo, Antonio
fu inviato a Montepaolo di Dovadola, nei pressi di Forl. Dotato di grande umilt, ma anche di grande sapienza e
cultura, per le sue valenti doti di predicatore, mostrate per la prima volta proprio a Forl nel 1222: proprio per
questo, prima di diventare "di Padova", fu a lungo conosciuto come "Antonio da Forl"[2].
Antonio fu incaricato dell'insegnamento della teologia e inviato dallo stesso san Francesco a contrastare la
diffusione dell'eresia catara in Francia. Fu poi trasferito a Bologna e quindi a Padova. Mor all'et di 36 anni.
Rapidamente canonizzato (in meno di un anno) il suo culto fra i pi diffusi del cattolicesimo.

Biografia
Il contesto storico
Gli anni in cui visse Antonio di Padova si collocano intorno alla fine del Medioevo. Tutta l'Europa era scossa da
profondi cambiamenti: la nascita della societ urbana e dei Comuni; l'aumento della produzione agricola e la
conseguente maggior mobilit delle persone con la ripresa di ampi commerci. Artigiani e commercianti, notai e
medici, mercanti e banchieri iniziavano a dar vita ad una nuova classe sociale: la borghesia, che andava ad
aggiungersi ai cavalieri, al clero e ai nobili.
In questo quadro di grandi cambiamenti, la Chiesa visse mutamenti significativi:

Il fiorire delle cattedrali, monumento tipico della citt che rinasceva: dopo l'XI secolo, la cattedrale
divenne (cos come lo erano stati i monasteri nei secoli precedenti) il centro della vita religiosa.
L'epoca delle crociate, in tutto otto: la prima nel 1096, l'ultima nel 1270.
L'epoca dei papi Innocenzo III e suo nipote Gregorio IX, difensori del potere papale e soprattutto papi che
si inserirono nella grande riforma spirituale dei secoli XI-XII; entrambi avvertirono l'esigenza di rinnovare
anche le istituzioni ecclesiastiche. Questo impeto di rinnovamento spirituale si espresse nella nascita di
alcuni ordini religiosi sia contemplativi cistercensi sia pi inseriti nella realt sociale, come i cosiddetti
Ordini mendicanti: francescani e domenicani.

I primi anni
Dell'infanzia di Antonio di Padova si conoscono poche cose con certezza: il nome di battesimo Fernando, la citt
natale Lisbona e l'origine benestante e aristocratica. Gi sulla data di nascita gli storici disputano, anche se la
maggior parte concorda per il 15 agosto 1195; l'anno di nascita calcolato sottraendo dalla data della morte, 13
giugno 1231, gli anni citati dal Liber miraculorum, scritto verso la met del XIV secolo.
La biografia pi antica fu compilata da un frate anonimo nel 1232 sulla base di informazioni ricevute dal vescovo
Soeiro II Viegas, vescovo di Lisbona dal 1210 al 1232. Quest'opera, nota come Vita prima o Assidua riporta le
poche notizie a disposizione sui suoi primi anni.
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I fortunati genitori di Antonio possedevano, dirimpetto al fianco ovest di questo tempio, un'abitazione degna del loro
stato, la cui soglia era situata proprio vicino all'ingresso della chiesa. Erano essi nel primo fiore della giovinezza
allorch misero al mondo questo felice figlio; e al fonte battesimale gli posero nome Fernando. E fu ancora a questa
chiesa, dedicata alla santa Madre di Dio, che lo affidarono affinch apprendesse le lettere sacre e, come guidati da un
presagio, incaricarono i ministri di Cristo dell'educazione del futuro araldo di Cristo.
(Anonimo del XIII secolo, Vita prima o Assidua)

Antonio di Padova nacque dunque a Lisbona, primogenito in una nobile famiglia. Sua madre si chiamava Maria
Tarasia Taveira e suo padre Martino Alfonso de' Buglioni (Martinho Afonso de Bulhes), cavaliere del re e,
secondo alcuni, discendente di Goffredo di Buglione[3]. La residenza della nobile famiglia era nei pressi della
cattedrale di Lisbona, dove egli fu infatti battezzato. Presso questo luogo egli ebbe la prima educazione spirituale
dai canonici della cattedrale. Si ritiene, ma incerto, che il padre lo abbia indirizzato al mestiere delle armi.
Nel 1210, all'et di quindici anni, egli decise di entrare a far parte dei Canonici Regolari Agostiniani dell'Abbazia
di San Vincenzo di Lisbona. Pi avanti negli anni, nei suoi Sermoni scriver:
Chi si ascrive a un ordine religioso per farvi penitenza, simile alle pie donne che, la mattina di Pasqua, si recarono
al sepolcro di Cristo. Considerando la mole della pietra che ne chiudeva l'imboccatura, dicevano: chi ci rotoler la
pietra? Grande la pietra, cio l'asprezza della vita di convento: il difficile ingresso, le lunghe veglie, la frequenza dei
digiuni, la parsimonia dei cibi, la rozzezza delle vesti, la disciplina dura, la povert volontaria, l'obbedienza pronta
Chi ci rotoler questa pietra dall'entrata del sepolcro? Un angelo sceso dal cielo, narra l'evangelista, ha fatto rotolare la
pietra e vi si seduto sopra. Ecco: l'angelo la grazia dello Spirito Santo, che irrobustisce la fragilit, ogni asperit
ammorbidisce, ogni amarezza rende dolce con il suo amore.
(Antonio di Padova, Sermoni)

Rimase nell'abbazia di San Vincenzo per circa due anni. Poi, preferendo un maggior raccoglimento, ostacolato
dalle frequenti visite di amici e parenti, chiese ed ottenne il trasferimento presso il convento di Santa Croce a
Coimbra, citt allora capitale del Portogallo e distante circa 230 km da Lisbona. Non vi notizia che riporta un
suo pur breve passaggio o successivo ritorno nei luoghi nativi. Fernando giunse a Coimbra nel 1212, all'et di
circa 17 anni. Il convento era molto grande ed aveva una settantina di monaci. Qui probabilmente fu ordinato
sacerdote ed essendo versato nelle Sacre Scritture e nella predicazione, gli si prospett una carriera all'interno
dell'Ordine; ma due avvenimenti contribuirono a scrivere una storia diversa.

I difficili inizi
Sant'Antonio al momento dell'uscita in processione il 13 giugno, Chiesa Maria SS. Immacolata di Catenanuova
(EN).
Al re Alfonso I succedette, sul trono del Portogallo, il figlio Sancho I ed alla morte di questi (1211) il nipote
Alfonso II. Alfonso II descritto come un re devoto e rispettoso delle prerogative dei religiosi; i suoi successori,
tuttavia, si dimostrarono insofferenti nei confronti delle autonomie del clero. Alfonso II nomin come priore del
convento agostiniano di Santa Croce in Lisbona una persona che fosse a lui legata e fidata, anche a scapito della
sua modesta vita ascetica e spirituale e della sua scarsa attitudine a gestire il monastero. Costui dilapid le ingenti
risorse del convento in breve tempo, con uno stile di vita molto mondano e poco consono ad un convento. I frati si
divisero in suoi sostenitori e contrari mentre le sue gesta si diffusero ampiamente giungendo fino a Roma dove il
papa Onorio III promulg nel 1220 una scomunica. Il priore forte dell'appoggio reale e per la distanza dalla Santa
Sede, se ne pot disinteressare completamente. Fernando rimase nel convento per circa otto anni ed essendo
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questo dotato di una grande biblioteca, si impegn nello studio teologico in modo assiduo, gettando le solide basi
della sua vasta e notoria cultura.

Il primo incontro con il francescanesimo


Nel 1219 Francesco d'Assisi appront una spedizione missionaria alla volta del Marocco, con l'intento di
convertire i musulmani dell'Africa. I membri della spedizione erano Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, i
primi tre sacerdoti e gli altri due fratelli laici; essi forse transitarono anche a Coimbra e forse fecero una forte
impressione su Fernando.
Giunti in Africa, i cinque furono uccisi per decapitazione, poco dopo l'inizio della loro missione di
evangelizzazione. I loro corpi furono riportati a Coimbra pochi mesi dopo. Antonio rifer in seguito che il martirio
di questi fratelli francescani, costitu per lui la spinta decisiva all'ingresso nell'ordine del santo d'Assisi, nel
settembre 1220. Quindi la missione e la totale disponibilit fino alla morte, furono probabilmente le spinte
interiori che lo portarono al francescanesimo. Egli volendo sottolineare maggiormente questo netto mutamento di
vita, decise di cambiare il suo nome di battesimo: da Fernando in Antonio, in onore del monaco orientale a cui era
dedicato il romitorio di Olivais di Coimbra dove vivevano i primi francescani portoghesi, e che Fernando aveva
da poco tempo conosciuto.
Non appena ebbe superato le opposizioni dei confratelli agostiniani, ed aver ottenuto comunque il permesso dal
priore, si un al romitorio dei francescani e di l a poco chiese a Giovanni Parenti suo nuovo superiore, il permesso
di partire come missionario. Nell'autunno del 1220 s'imbarc con un confratello, Filippino di Castiglia, alla volta
del Marocco. Tuttavia, giunto in Africa, contrasse una non meglio specificata malattia tropicale e dopo alcuni
mesi perdurando il male venne convinto da Filippino a tornare a Coimbra. I due frati si imbarcarono diretti verso
la Spagna, ma la nave si imbatt in una tempesta e fu spinta naufragando sulle coste della Sicilia occidentale.
Soccorsi dai pescatori, i due vennero portati nel vicino convento francescano della citt siciliana. Qui i due frati
furono informati che a maggio, in occasione della Pentecoste, Francesco d'Assisi aveva radunato tutti i suoi frati
per il Capitolo Generale. L'invito a parteciparvi era esteso a tutti e nella primavera del 1221 Antonio e i frati di
Messina cominciarono a risalire l'Italia a piedi.

L'incontro con Francesco di Assisi


San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio di Padova in un affresco di Simone Martini
Il viaggio dur parecchie settimane. Per Antonio il Capitolo Generale si rivel un'occasione fondamentale per
incontrare direttamente Francesco d'Assisi, poich aveva conosciuto il suo insegnamento solo attraverso le
testimonianze indirette. Il capitolo, presieduto dal cardinale cistercense Rainiero Capocci, ebbe luogo nella valle
attorno alla Porziuncola dove si raccolsero pi di tremila frati; si costruirono delle capanne di stuoie e per tale
motivo fu ricordato come il Capitolo delle Stuoie. Il frate Giordano da Giano descrisse l'avvenimento:
Un Capitolo cos, sia per la moltitudine dei religiosi come per la solennit delle cerimonie, io non vidi mai pi nel
nostro Ordine. E bench tanto fosse il numero dei frati, tuttavia con tale abbondanza la popolazione vi provvedeva, che
dopo sette giorni i frati furono costretti a chiudere la porta e a non accettare pi niente; anzi restarono altri due giorni
per consumare le vivande gi offerte e accettate.

Il Capitolo dur per tutta l'Ottava di Pentecoste dal 30 maggio all'8 giugno 1221 e si analizzarono molti problemi:
lo stato dell'Ordine, la richiesta di novanta missionari per la Germania, la discussione sulla nuova Regola.

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Le richieste di modifica della Regola primitiva furono per Francesco un considerevole problema. Lassisti e
Spiritualisti rischiavano di spaccare l'Ordine in due tronconi. L'Ordine s'era troppo ingrandito e ai giovani accorsi
con entusiasmo mancava un'uguale adesione alla disciplina, mentre ai dotti risultavano strette le disposizioni sulla
povert assoluta. Con la mediazione del cardinale Capocci si giunse ad un compromesso che cercava di
salvaguardare ad un tempo l'autorit morale di Francesco e l'integrit dell'Ordine. La nuova Regola verr poi
approvata da Papa Onorio III il 29 novembre 1223. L'Assidua riporta che:
Concluso il Capitolo nel modo consueto, quando i ministri provinciali ebbero inviato i fratelli loro affidati alla
propria destinazione, solo Antonio rest abbandonato nelle mani del ministro generale, non essendo stato chiesto da
nessun provinciale in quanto, essendo sconosciuto, pareva un novellino buono a nulla. Finalmente, chiamato in
disparte frate Graziano, che allora governava i frati della Romagna, Antonio prese a supplicarlo che, chiedendolo al
ministro generale, lo conducesse con s in Romagna e l l'impartisse i primi rudimenti della formazione spirituale.
Nessun accenno fece ai suoi studi, nessun vanto per il ministero ecclesiastico esercitato, ma nascondendo la sua cultura
e intelligenza per amor di Cristo, dichiarava di non voler conoscere, amare e abbracciare altri che Ges crocifisso.

Quando quasi tutti erano partiti per tornare ai loro luoghi di provenienza, Antonio fu notato da frate Graziano, che
apprezzando soprattutto l'umilt e la profonda spiritualit di Antonio, decise di prenderlo con s e lo assegn
all'eremo di Montepaolo, non lontano da Forl, dove gi vivevano sei frati. Qui arriv nel giugno 1221 con gli altri
confratelli e vi rimase un anno dedicandosi ad una vita semplice, a lavori umili, alla preghiera e alla penitenza.
Nella seconda met del 1222 la comunit francescana scese a valle per assistere alle ordinazioni sacerdotali nella
cattedrale di Forl. L'Assidua racconta che
venuta l'ora della conferenza spirituale il Vescovo ebbe bisogno di un buon predicatore che rivolgesse un discorso di
esortazione e di augurio ai nuovi sacerdoti. Tutti i presenti per si schermirono dicendo che non era loro possibile n
lecito improvvisare. Il superiore si spazient e rivoltosi ad Antonio gli impose di mettere da parte ogni timidezza o
modestia e di annunciare ai convenuti quanto gli venisse suggerito dallo Spirito. Questi dovette obbedire suo malgrado
e "La sua lingua, mossa dallo Spirito Santo, prese a ragionare di molti argomenti con ponderatezza, in maniera chiara e
concisa

Della predica di Antonio giunse notizia ai superiori ad Assisi, che lo richiamarono alla predicazione. Antonio
cominci a viaggiare ed a predicare, ormai conosciuto col nome di Antonio da Forl.

Ortodossia e teologia: il martello degli eretici


Scendendo da Montepaolo, cominci il suo nuovo incarico predicando nei villaggi e nelle citt della Romagna
allora funestata da continue guerriglie civili, che sembrano endemiche in tale regione. Diffusi erano gli scontri tra
clan familiari e le vendette reciproche, e se non bastasse l'eresia catara trovava ampio seguito. Antonio senza sosta
vagava esortando alla pace e alla mitezza. Trattava con particolare rigore quelli che chiamava "cani muti": i
potenti e i notabili che avrebbero avuto l'incarico di guidare e proteggere le popolazioni, ma di cui si
disinteressavano per inseguire il proprio tornaconto economico. Nei Sermoni scriver:
La verit genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell'odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto
del silenzio. Se predicassero la verit, come verit stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi
incorrerebbero nell'odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome
camminano secondo la mentalit dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verit,
neppure a costo di scandalo

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Insieme alle istanze morali Antonio si dedic alla predicazione contro i cristiani eterodossi, gli eretici. A quel
tempo i movimenti considerati ereticali pi importanti erano i Catari (significa i puri), detti anche Albigesi, dal
nome dalla citt di Albi nella Francia meridionale, e i patarini diffusi in Lombardia.
Tutti i movimenti si caratterizzavano per un profondo desiderio di rinnovamento spirituale, per una visione del
Cristo come creatura pi divina che umana, per un'aperta ostilit nei confronti di tutto ci che era materiale e
terreno. In tal senso l'ostilit verso la Chiesa, che esse identificavano prevalentemente nel potere temporale del
papa, era estremamente netta. Il Francescanesimo stesso si iscrisse in questa corrente di rinnovamento,
collocandosi per fin dall'inizio dentro la Chiesa con l'intento di modificarla dall'interno.
Contro le eresie anticattoliche Antonio, dotato di vasta cultura teologica, si sent naturalmente portato. Ebbe modo
cos di evidenziare come la riflessione teologica e antieretica era impossibile senza solide basi dottrinali. Per
questo insistette per ottenere, tra l'altro, la fondazione nel 1223 del primo studentato teologico francescano a
Bologna, presso il convento di Santa Maria della Pugliola. Francesco stesso, che pure aveva sperato che la
preghiera e la dedizione potessero bastare, si trov ad approvare l'iniziativa di Antonio:
A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute. Mi piace che tu insegni teologia ai nostri fratelli, a
condizione per che, a causa di tale studio, non si spenga in esso lo spirito di santa orazione e devozione, com'
prescritto nella regola.

L'operato di Antonio contribu, in questo senso, a cambiare il volto del Francescanesimo che in quegli anni si
costruiva una regola e un'identit. Ricevette l'incarico di predicare nell'autunno del 1222 e il territorio affidatogli
comprendeva, oltre alla Romagna, l'Emilia, la Marca Trevigiana, la Lombardia e la Liguria. Il territorio
assegnatogli era molto vasto ma egli non si scoraggi. Fonti tardive inseriscono qui la leggenda della predicazione
ai pesci. Antonio si trovava probabilmente a Rimini dove era una forte comunit catara. Al disprezzo ricevuto per
la sua predicazione egli si rivolse ai pesci che miracolosamente si affollarono verso di lui come per ascoltarlo.
Alla fine del 1223 o all'inizio del 1224 Antonio si rec a Bologna gi all'epoca citt universitaria inferiore solo a
Parigi. Qui San Francesco lo incaric dello studio della teologia. Verso la fine del 1224 quando papa Onorio III
chiese a Francesco di Assisi di inviare qualcuno dei suoi come missionario nella Francia meridionale per
convertire i catari e gli albigesi, questi invi Antonio. Questa sua intensa attivit di predicatore antieretico, gli
valse il famoso appellativo di "martello degli eretici (malleus hereticorum)".

La predicazione francese contro gli eretici


Tempietto del Bramante, edificato a Rimini tra il 1575-1578, dedicato alla memoria del Miracolo eucaristico della
mula che la tradizione vuole l avvenuto per opera di Sant'Antonio

In terra francese, Antonio giunse nel tardo autunno del 1224 e vi rimase un paio d'anni, fino alla morte di
Francesco d'Assisi. La Provenza, la Linguadoca, la Guascogna sono le regioni dove maggiormente predic. Non
conosciuto l'esatto itinerario seguito da Antonio in Francia. Sembra che inizialmente si recasse a Montpellier, citt
universitaria baluardo dell'ortodossia cattolica, dove la leggenda narra che Antonio ebbe il fenomeno della
bilocazione poich predic contemporaneamente in due siti distanti della citt. Successivamente and ad Arles
dove partecip al capitolo provinciale della Provenza; qui narra la leggenda che mentre Antonio predicava ci fu
l'apparizione di Francesco d'Assisi benedicente la folla; tale evento particolare cre un alone di soprannaturalit su
Antonio. Poco tempo dopo a Tolosa affront direttamente gli albigesi con la profonda dialettica basata su
argomenti chiari e semplici; alcune fonti riportano che sia in questa citt francese che si verific il miracolo del
mulo che, nonostante il digiuno, trascur la biada per inginocchiarsi di fronte all'eucarestia. In realt il miracolo
eucaristico della mula si verific a Rimini nel 1223[4].
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Riguardo alla sua oratoria e al suo approccio umano, un cronista dell'epoca, il francese Giovanni Rigauldt, dice
che
gli uomini di lettere ammiravano in lui l'acutezza dell'ingegno e la bella eloquenza () Calibrava il suo dire a
seconda delle persone, cos che l'errante abbandonava la strada sbagliata, il peccatore si sentiva pentito e mutato, il
buono era stimolato a migliorare, nessuno, insomma, si allontanava malcontento

Nel novembre del 1225 Antonio partecip al Sinodo di Bourges, convocato dal primate d'Aquitania per valutare la
situazione della Chiesa francese e per pacificare le regioni meridionali. All'arcivescovo Simone de Sully, che si
lamentava degli eretici, Antonio, invitato quel giorno a predicare, disse: Adesso ho da dire una parola a te, che
siedi mitrato in questa cattedrale... L'esempio della vita dev'essere l'arma di persuasione; getta la rete con successo
solo chi vive secondo ci che insegna....
Lo stesso Arcivescovo, riportano le cronache, chiese ad Antonio che lo confessasse per trovare la forza di mettere
in pratica ci che gli aveva ricordato. Il Provinciale della Provenza, Giovanni Bonelli da Firenze, lo nomin prima
Guardiano del convento di Le Puy-en-Velay e poi Custode, cio superiore, di un gruppo di conventi attorno a
Limoges. Qui, vicino a Brive, Antonio trov una grotta che gli ricordava gli anni passati nel romitorio di
Montepaolo, e l amava ritirarsi, da solo, in una grande austerit di vita, applicandosi alla contemplazione e alla
preghiera. L'esperienza francese si concluse nell'arco di un biennio: il 3 ottobre 1226, in una cella della
Porziuncola mor a 44 anni Francesco d'Assisi. Frate Elia, vicario generale dell'Ordine, fiss per la Pentecoste
dell'anno seguente il Capitolo Generale per la nomina del successore, estendendo l'invito anche ad Antonio,
superiore dei conventi di Limoges.

L'arrivo a Padova
Le fonti sono incerte sul periodo del viaggio di ritorno di Antonio in Italia dalla Francia; un'antica tradizione
riporta che imbarcatosi per mare naufrag nuovamente in Sicilia, dove sono conservate numerose reliquie a lui
attribuite. Raggiunse comunque Assisi il 30 maggio 1227, festa di Pentecoste e giorno d'apertura del Capitolo
Generale, nel quale si doveva eleggere il successore di Francesco. Molti prevedevano l'elezione di frate Elia,
vicario generale di Francesco e suo compagno di missione in Oriente. Le cronache riportano che frate Elia fosse
geniale organizzatore ma di temperamento piuttosto focoso. I superiori dell'Ordine gli preferirono il pi prudente
frate Giovanni Parenti, ex magistrato, nativo di Civita Castellana e Provinciale della Spagna. Questi, che aveva
accolto Antonio nell'Ordine francescano alcuni anni prima, lo nomin ministro provinciale per l'Italia
settentrionale; in pratica, la seconda carica per importanza dopo la sua. Antonio aveva 32 anni. I successivi
quattro, gli ultimi della sua vita, saranno i pi importanti per la sua eredit spirituale. Nonostante l'incarico
comportasse per Antonio la visita degli ormai numerosi conventi dell'Italia settentrionale; Milano, Venezia,
Vicenza, Verona, Ferrara (dove avvenne il miracolo dell'infante che proclama l'innocenza della madre); ma anche
Trento, Brescia, Cremona e Varese. Fra tutte queste citt Antonio scelse per il convento di Padova come sua
residenza fissa quando non era in viaggio. La citt aveva circa quindicimila abitanti ed era un grande centro di
commerci e industrie. Qui Antonio cerc di portare a termine senza riuscirci la sua pi importante opera scritta "I
Sermoni", un'opera dottrinaria di profonda teologia, che lo far proclamare Dottore della Chiesa. La predicazione
per non gli lasci il tempo di finire quest'opera. Una folla notevole lo seguiva nelle sue prediche tanto che si
riempivano le chiese e le piazze, e tanto che a Padova Antonio era divenuto estremamente famoso e ricercato. Tra
predicazioni instancabili e lunghe ore dedicate al confessionale spesso Antonio compiva lunghi digiuni.

Lo stile di vita
Le cronache e le agiografie riferite a quegli anni riportano come Antonio sapesse far convivere grande rigore e
dolcezza d'animo. Riporta la Benignitas: Resse con lode per pi anni il servizio dei frati, e sebbene per
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eloquenza e dottrina si pu dire superasse ogni uomo d'Italia, tuttavia nell'ufficio di prelato si mostrava cortese in
modo mirabile e governava i suoi frati con clemenza e benignit. Giovanni Rigauld, suo biografo francese, dir
che nonostante la carica di Guardiano: non sembrava affatto superiore, ma compagno dei frati; voleva essere
considerato uno di loro, anzi inferiore a tutti. Quando era in viaggio, lasciava la precedenza al suo compagno E
pensando che Cristo lav i piedi ai suoi discepoli, lavava anche lui i piedi ai frati e si adoperava a tenere puliti gli
utensili della cucina
Antonio stesso nei sermoni scrisse:
La vita del prelato deve splendere d'intima purezza, dev'essere pacifica con i sudditi, che il superiore ha da
riconciliare con Dio e tra loro; modesta, cio di costumi irreprensibili; colma di bont verso i bisognosi. Invero, i beni
di cui egli dispone, fatta eccezione del necessario, appartengono ai poveri, e se non li dona generosamente un
rapinatore, e come rapinatore sar giudicato. Deve governare senza doppiezza, cio senza parzialit, e caricare s
stesso della penitenza che toccherebbe agli altri Inargntino i prelati le loro parole con l'umilt di Cristo,
comandando con benignit e affabilit, con previdenza e comprensione. Ch non nel vento gagliardo, non nel sussulto
del terremoto, non nell'incendio il Signore, ma nel sussurro di una brezza soave ivi il Signore.

In un'altra predicazione scrisse: Assai pi vi piaccia essere amati che temuti. L'amore rende dolci le cose aspre e
leggere le cose pesanti; il timore, invece, rende insopportabili anche le cose pi lievi.
A differenza di quanto accadeva in altri contesti religiosi, la Regola francescana imponeva ai Ministri Provinciali
di visitare i conventi e i religiosi affidati alle loro cure:
I frati, che sono ministri e servi degli altri frati, vsitino e ammonscano i loro fratelli e li corrggano con umilt e
carit (...) Bench sia permesso di provvedersi un buon corredo di cultura, pur si ricordi pi di ogni altro di essere
semplice nei costumi e nel contegno, favorendo cos la virt. Abbia in orrore il denaro, rovina principale della nostra
professione e perfezione; sapendo di essere capo di un Ordine povero e di dover dare il buon esempio agli altri, non si
permetta alcun abuso in fatto di denaro. Non sia appassionato raccoglitore di libri e non sia troppo intento allo studio e
all'insegnamento, per non sottrarre all'ufficio ci che dedica allo studio. Sia un uomo capace di consolare gli afflitti,
perch l'ultimo rifugio dei tribolati, onde evitare che, venendo a mancare i rimedi per guarire, gli infermi non cadano
nella disperazione. Per piegare i protervi alla mansuetudine non si vergogni di umiliare e abbassare s stesso
rinunciando in parte al suo diritto per guadagnare l'anima.

La provincia di Padova allora ricopriva un ampio territorio. Accompagnato dal giovane padovano Luca Belludi,
cominci dall'estremit orientale, da Trieste; di l sconfin in Istria e Dalmazia. Nuovi conventi vennero fondati a
Pola, Muggia e Parenzo; rientrato in Friuli, pass per Udine, Cividale, Gorizia, Gemona. Da l a Conegliano,
Treviso, Venezia per poi tornare a Padova, prima di proseguire per i conventi dell'Emilia, della Lombardia e della
Liguria.

Il rientro a Padova

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La Basilica di Sant'Antonio di Padova


Nella quaresima del 1228 Antonio rientr a Padova dove coltiv legami e relazioni anche con gli esponenti di altri
ordini. Divenne amico del superiore dei benedettini, l'abate Giordano Forzat, e del conte Tiso VI da
Camposampiero, facoltoso e generoso verso i francescani. Nel giardino dei conti Papafava e dei Carraresi la
tradizione colloca la pietra sulla quale Antonio saliva per predicare. Tra le persone conosciute e pi fidate Antonio
fond una sorta di confraternita, cos com'era in uso nel Medioevo. Dal nome della chiesa di Santa Maria della
Colomba, dov'erano soliti ritrovarsi, presero il nome di "Colombini". Avevano per divisa un saio grigio e si
dedicavano ad opere caritative. Antonio soggiorn a Padova per pochi mesi, ma decise, una volta scaduto il
mandato di Ministro Provinciale nel 1230, di tornarvi definitivamente.
Nei Sermoni tracci il profilo del superiore che deve eccellere per purezza di vita, avere larga cognizione delle
Sacre Scritture, possedere doti di eloquenza, disciplina e fermezza.

Antonio e Gregorio IX: Antonio "arca del Testamento"


Durante il suo mandato di Superiore dell'Italia settentrionale, Antonio lasci la Provincia soltanto in due
occasioni, nel 1228 e nel 1230: entrambe le volte per diversi mesi le mete furono Roma e Assisi.
A marzo 1228 il Ministro Generale, fra Giovanni Parenti, lo mand a chiamare per un'urgente necessit della sua
famiglia religiosa: si era nuovamente infiammata la disputa tra l'ala conservatrice e quella riformatrice
dell'Ordine ed era necessario trovare un accordo che salvaguardasse tanto l'unit dell'ordine quanto l'integrit del
messaggio di Francesco. Antonio fu scelto anche in virt del suo passato: s'era battuto per aprire ai frati la via
dello studio, ma aveva saputo mantenere viva la povert francescana. Dava ampie garanzie d'imparzialit ad
entrambi gli schieramenti contrapposti di un ordine che si era ingigantito in pochissimi anni e non poteva pi
trovare conforto nella guida di Francesco.
Vanno inoltre ricordate le difficolt logistiche legate al governo di decine di migliaia di frati disseminati per tutta
l'Europa in un tempo dove la maggior parte dei viaggi veniva intrapresa a piedi, su strade insicure e dove i mezzi
di comunicazione erano pressoch inesistenti.
La vertenza gravava attorno a punti diversi: c'era chi spingeva ad un maggior impegno negli studi, privilegiando il
frate sacerdote a discapito del frate laico; altri volevano mitigare la rigida povert di Francesco con una
regolamentazione pi consona ad una comunit che da "girovaga" stava trasformandosi in "residenziale". La
questione aveva ormai raggiunto posizioni radicali e apertamente polemiche trasformandosi in uno sgradevole: o
con Francesco o contro Francesco.
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L'Ordine decise che la disputa aveva travalicato la sua stessa autorit e che era giunto il momento di sottoporre la
questione al Papa. Antonio venne incaricato in tutta fretta di prepararsi per andare a Roma e sottoporre al papa
Gregorio IX i termini della questione.
Il primo viaggio a Roma
Cappella di Sant'Antonio di Padova nel Santuario della Verna nel luogo dove il Santo dimor per qualche mese
nel 1230
Le cronache non riportano i particolari di come Antonio port a termine questo suo incarico, tuttavia pare che al
papa Gregorio IX il giovane frate piacque molto e anzich congedarlo, lo trattenne con s perch predicasse a lui e
ai cardinali le meditazioni quaresimali. Quelle prediche furono un tale successo che l'ottuagenario Pontefice,
rompendo ogni protocollo, lo chiam arca del Testamento, peritissimo esegeta, esimio teologo. Quattro
anni pi tardi, canonizzandolo, ricorder quei giorni di quaresima: personalmente sperimentammo la santit e
l'ammirevole vita di lui, quando ebbe a dimorare con grande lode presso di noi. L'impressione fu molto forte
anche tra i cardinali e i prelati della curia, i quali scrive ancora l'Assidua l'ascoltarono con devozione
ardentissima e qualcuno di loro lo invit a predicare al popolo.
Erano i giorni della Settimana Santa e a Roma confluivano pellegrini da ogni parte. Antonio, sebbene conoscesse
alcune di quelle lingue, inizi a predicare nella volgata del popolo di Roma[5]. Da l a pochi mesi Antonio ebbe
modo di incontrarsi nuovamente con il Pontefice, che giunse in Assisi per canonizzare Francesco, dichiararlo
santo e benedire la prima pietra della Basilica dove avrebbe riposato il suo corpo.
Il secondo viaggio a Roma
La basilica di cui Gregorio IX aveva benedetto la prima pietra venne completata in due anni. L'ordine scelse la
Pentecoste per fissare il Capitolo Generale e per traslare il corpo di Francesco dalla chiesa di San Giorgio alla
cripta del nuovo edificio. La basilica venne inaugurata il 25 giugno. Ancora una volta i frati erano accorsi a
migliaia da ogni parte d'Europa, e con loro sfilarono in processione autorit di ogni grado, prelati, vescovi e i tre
Cardinali Legati inviati per l'occasione da papa Gregorio IX. La folla fu tale che travolse il servizio d'ordine e si
temette per le spoglie di Francesco. Frate Elia, si vide costretto a sbarrare le porte e mettere in salvo il corpo
sotto lastre di marmo. L rimase, nonostante le critiche di cui Elia fu fatto oggetto per la decisione, sino al 1818
quando papa Pio VII ne autorizz la rimozione.
La folla non grad affatto la piega che gli avvenimenti avevano preso e la situazione degener tristemente in una
rissa collettiva, con grande scandalo e maggiori proteste, che misero in imbarazzo l'Ordine Francescano
giungendo sino alle orecchie del Papa.
Se nel periodo di costruzione della Basilica la disputa interna all'Ordine si era sopita, con l'apertura del nuovo
Capitolo essa per si riacutizz. Il testamento di Francesco infatti ribadiva la necessit della povert assoluta e una
parte dei Francescani voleva inserirlo come parte integrante della Regola dell'Ordine. Nell'impossibilit di
dirimere la questione si decise di nominare una commissione di sette frati per riportare a papa Gregorio IX la
questione. Antonio, chiamato a farne parte dovette partire nuovamente per Roma. Gregorio IX prese la sua
decisione da l a pochi mesi, promulgando il 28 settembre la bolla Quo elongati.
Tornato ad Assisi, Antonio accus diversi disturbi: chiese ed ottenne d'essere sollevato dall'incarico di ministro
provinciale. Si ritir a Padova, dove gli succedette come superiore provinciale il pisano fra Alberto.

Ritorno alle origini: la predicazione


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Termin la stesura del secondo volume dei Sermoni che gli era stato commissionato dal cardinale Rinaldo Conti
che diverr Alessandro IV. Privilegi poi la predicazione e il confessionale; in questo senso la quaresima del 1231
fu il suo testamento spirituale.
Antonio predic in favore dei poveri e delle vittime dell'usura:
Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L'usuraio non rispetta n il
Signore, n gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli
orfani e delle vedove E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri. Vi sono usurai
che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi;
altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole

Il linguaggio della sua predicazione, che in buona parte ci stata tramandata, era semplice e diretto: La natura ci
genera poveri, nudi si viene al mondo, nudi si muore. stata la malizia che ha creato i ricchi, e chi brama
diventare ricco inciampa nella trappola tesa dal demonio.

Il testamento di Antonio: la quaresima del 1231


Durante la Quaresima dal 6 febbraio al 23 marzo 1231, la sua predicazione fu una novit per quei tempi; secondo
l'Assidua gli venne assegnato un gruppo di guardie del corpo, che formassero un cordone di sicurezza tra lui e la
folla.
Il 15 marzo 1231 fu modificata la legge sui debiti: su istanza del venerabile fratello il beato Antonio, confessore
dell'ordine dei frati minori il podest di Padova Stefano Badoer stabil che il debitore insolvente senza colpa, una
volta ceduti in contropartita i propri beni, non venisse pi imprigionato n esiliato.

La morte
La Quaresima e la predicazione avevano fiaccato Antonio, che in diverse occasioni aveva dovuto farsi portare a
braccia sul pulpito. Afflitto dall'idropisia e dall'asma forse sintomi di cardiopatia, trovava a volte difficile anche il
solo camminare. Acconsent a ritirarsi per una convalescenza nel convento di Santa Maria Mater Domini. Questo
suo breve riposo, tuttavia, si interruppe bruscamente. Spadroneggiava in quel tempo, tra Verona e Vicenza,
Ezzelino III da Romano, emissario dell'imperatore Federico II contro i liberi Comuni. Riuscito a farsi eleggere
Podest di Verona, citt guidata dai conti di Sambonifacio, aveva intrecciato con loro un doppio matrimonio: lui
con Zilia, sorella del conte Rizzardo, e questi con sua sorella Cunizza. Una volta ottenuto il potere, pass sopra i
legami di parentela e ruppe l'alleanza con i Sambonifacio, mandando in carcere il cognato. Alcuni cavalieri del
conte Rizzardo ripararono a Padova e da l cercarono di organizzarne la liberazione. Verso la fine di maggio
Antonio part alla volta di Verona, per chiedere ad Ezzelino di concedere la grazia al conte Rizzardo; ma non
riusc ad ottenere nulla. Ezzelino fu veramente irremovibile, ed anzi risparmi ad Antonio la stessa sorte del conte
Rizzardo soltanto per rispetto dell'abito che portava.
Nel giugno 1231, pochi giorni prima della sua morte, Antonio soggiorn a Camposampiero, invitato dal conte
Tiso per un periodo di meditazione e riposo nel piccolo romitorio nei pressi del castello. La tradizione narra che
qui si ebbe la famosa predica del Noce e sempre qui si ebbe la visione di Antonio con in braccio il Bambino Ges,
nella celletta dove si ritirava per la preghiera ed il riposo. Il 13 giugno 1231 si sent mancare e avendo compreso
che non gli restava molto da vivere, chiese di essere riportato a Padova dove desiderava morire. Fu trasportato
verso Padova su un carro agricolo trainato da buoi (i venti chilometri della strada romana oggi sono chiamati via
"del Santo"). In vista delle mura la comitiva incontr frate Vinotto che, viste le sue gravi condizioni, consigli di
fermarsi all'Arcella, nell'ospizio accanto al monastero delle Clarisse dove sarebbe stato al sicuro dalle "sante
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intemperanze" della folla quando si fosse sparsa la notizia della morte. I confratelli temevano che la folla si
precipitasse sul carro per toccare il corpo del Santo.
Al convento di Arcella i confratelli adagiarono Antonio per terra. Ricevuta l'estrema unzione, ascolt i confratelli
cantare l'inno mariano da lui prediletto,"O gloriosa Domina"; quindi, pronunciate, secondo quanto riferito
dall'Assidua, le parole Video Dominum meum (Vedo il mio Signore), mor. Aveva 36 anni.

La disputa per la sepoltura


La notizia della morte di Antonio si diffuse rapidamente e quel che temeva padre Vinotto s'avver. Le reliquie di
un Santo erano viste come portatrici, oltre che di vantaggi spirituali e miracoli, di prosperit sicura in tempi di
pellegrinaggi e di fede diffusa. Gli abitanti di Capodiponte, nella cui giurisdizione si trovava Arcella, arrivarono
per primi: Qui morto e qui resta; spalleggiati dalle clarisse: Non lo abbiamo potuto vedere da vivo, che ci
resti almeno da morto. L'indomani giunsero all'Arcella i frati di Santa Maria Mater Domini per traslare la salma,
ma furono affrontati, armi in pugno, dagli uomini pi giovani di Capodiponte. Ogni forma di dialogo pacato
risult inutile, sicch i frati rientrarono a Padova dove si rivolsero al Vescovo. Questi, saputo che Antonio aveva
espresso precisa volont di morire in citt, nel suo convento, diede loro ragione e incaric il Podest di sedare gli
animi, anche con la forza, se necessario. L'uso della forza non si rese necessario e il 17 giugno, all'Arcella, si
svolse la cerimonia funebre. La sera dello stesso giorno, la salma del Santo fu trasportata al convento di Santa
Maria Mater Domini a Padova.

Il culto
La canonizzazione
La Chiesa nella persona del papa Gregorio IX, in considerazione della mole di miracoli attribuitagli, lo canonizz
dopo solo un anno dalla morte. Pio XII, che nel 1946 ha innalzato sant'Antonio tra i Dottori della Chiesa cattolica,
gli ha conferito il titolo di Doctor Evangelicus, in quanto nei suoi scritti e nelle prediche che ci sono giunte era
solito sostenere le sue affermazioni con citazioni del Vangelo.
Gli fu dedicata la grande Basilica di Padova; sia la basilica che Sant'Antonio vengono comunemente chiamati in
citt "il Santo". La sua data di nascita ci stata tramandata dalla tradizione, e la sua festa cade il 13 giugno, giorno
della sua morte e della sua nascita in cielo; a Padova, in occasione della ricorrenza, si svolge un'imponente
celebrazione con una grande e sentita processione.
Fin dal giorno dei funerali la tomba di Antonio divenne meta di pellegrinaggi che durarono per giorni. Devoti di
ogni condizione sociale sfilavano davanti alla sua tomba toccando il sarcofago e chiedendo miracoli, grazie e
guarigioni. A causa della folla le autorit decisero di disciplinare il flusso e tutta Padova si legge nell'Assidua
nei giorni prefissati veniva in processione a piedi nudi, anche di notte.
In quel periodo furono attribuiti alla sua intercessione molti miracoli e, a furor di popolo, il vescovo e il podest
li sottoposero al giudizio del Papa.
Papa Gregorio IX, che conosceva Antonio, avendo assistito alle sue prediche, accolse gli ambasciatori padovani e
nomin una commissione di periti, presieduta dal vescovo di Padova, per raccogliere le testimonianze e le prove
documentarie utili al processo di canonizzazione.
Secondo l'Assidua la commissione fu sommersa a Padova da una gran folla, accorsa per deporre con le prove
della verit, di essere stata liberata da svariate sciagure grazie ai meriti gloriosi del beato Antonio. Il Vescovo
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ascolt le deposizioni confermate con giuramento, mise per iscritto i miracoli approvati e promosse le
indagini necessarie. Completato l'esame diocesano, invi al Papa una seconda delegazione. A Roma l'istruttoria fu
assegnata al cardinale Giovanni d'Abbeville, che in pochi mesi esaur il compito assegnatogli.
Fu Gregorio IX stesso che pose fine al processo quando tagli ogni ritrosia rimasta fissando al 30 maggio, festa di
Pentecoste, la cerimonia ufficiale di canonizzazione e che invi per questo una Bolla ai fedeli e al podest di
Padova. Nella Cattedrale di Spoleto, Gregorio IX ascolt la lettura dei cinquantatr miracoli approvati e, dopo il
canto del Te Deum, proclam solennemente e ufficialmente santo frate Antonio, fissandone la festa liturgica nel
giorno anniversario della sua nascita in cielo, il 13 giugno. I fedeli poterono festeggiare Antonio come santo
esattamente un anno dopo la sua morte.
Per l'afflusso di pellegrini che affluiva a Padova sulla tomba, si inizi la costruzione di una chiesa pi capiente
che fu terminata nel 1240. Nel 1263 il Ministro Generale dei francescani, Bonaventura da Bagnoregio, fece
traslare la salma di Antonio di Padova nella nuova basilica. Si narra che durante l'ispezione prima del trasporto dei
resti mortali, sarebbe stata rinvenuta la lingua intatta e rosea come fosse viva. Ogni anno, ancora oggi, i frati
Antoniani in Padova ricordano quel ritrovamento.
Ancora oggi sono milioni le persone che annualmente visitano la sua tomba nella Basilica di Padova, e la maggior
parte di queste persone porta nell'animo una profonda venerazione per questo grande frate francescano.

La denominazione
Sebbene "il Santo" venga comunemente chiamato "Sant'Antonio da Padova", questa denominazione non indica la
sua originaria provenienza poich egli era nato e cresciuto nel Portogallo. Il suo nome viene affiancato alla citt di
Padova perch qui ha avuto luogo la sua attivit pi significativa. Tra l'altro usanza che i frati prendano il nome
di provenienza dal convento a cui appartengono, quindi in questo senso corretto riferirsi a Sant'Antonio di
Padova (nel senso di appartenenza) ma non da Padova. Soltanto in Portogallo egli chiamato comunemente Santo
Antnio de Lisboa, ovvero "Sant'Antonio da Lisbona", sua citt natale.

Reliquie
Una reliquia di Sant'Antonio di Padova si trova anche a Zugliano, dove si pu visitare la chiesa di San Zenone,
santuario antoniano. Entrati sulla destra ci si ferma davanti allArca del Santo, laltare che custodisce, per
singolare privilegio, dei frammenti dellosso radio, preziosissime reliquie date in dono alla parrocchia nel lontano
1656.

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