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Marin Mersenne

MERSENNE
Claude
V.PRO
Palisca
GALILEI
fu il primo
CONTRAaZARLINO
rendersi conto dellimportanza del contributo che Vin
cenzo Galilei diede alle questioni musicali della scienza del suono. Mersenne ri
conobbe pubblicamente che Galilei cerc di basare i principi di questa scienza su o
sservazioni accurate e prove sperimentali piuttosto che sul mito, la metafisica
o le leggende. Mentre i lettori italiani erano occupati da altre faccende nella
polemica che opponeva Galilei al suo antico maestro Gioseffo Zarlino, Mersenne pu
ntualizzava i progressi scientifici fatti da Galilei, sostenendone cos le parti n
ella disputa. La polemica riguardava la questione del tipo di intonazione fosse
Mersenne
in uso edimostra
fosse lanei
pi suoi
conveniente
trattatiper
e nella
la polifonia
corrispondenza
vocale.di aver profonda cono
scenza degli scritti sia di Zarlino come di Galilei. I curatori e i traduttori d
egli scritti di Mersenne non hanno sempre identificato correttamente i suoi debit
i nei confronti di trattati specifici. Mersenne fornisce le prove daver letto Le
institutioni harmoniche (Venezia, 1558), le Dimostrationi harmoniche (1571) e i
Sopplimenti musicali (1588) di Zarlino; di Galilei Mersenne conosceva tanto il D
iscorso intorno allopere di Zarlino (Firenze, 1589) che il Dialogo della musica a
ntica et della moderna (Firenze, 1581). Quantunque Mersenne non citi mai il Disc
orso usandone esplicitamente il titolo, v pi di un indizio che egli lo conoscesse co
munque a fondo. Negli Harmonicorum libri (Parigi, 1635) Mersenne fa riferimento
al Discorso in relazione alla difesa da parte di Galilei del Diatonico Incitato
o Sintono di Aristosseno, come Apologia sua adversus Zarlinum invece che con il su
o titolo. NellHarmonie Universelle Mersenne dedica unintera Proposition alla disput
a tra Zarlino (nei Sopplimenti) e Galilei (nel Discorso) sulla questione se gli s
trumenti musicali fossero costruiti ad imitazione della voce o la voce venisse g
overnata dagli intervalli acquisiti dagli strumenti. Mersenne sta dalla parte di
Per
Galilei.
quanto Mersenne facesse assegnamento su Zarlino riguardo alla composizione m
usicale, al sistema modale e ad altri aspetti della pratica musicale, era scettic
o sulle teorie speculative di Zarlino. In una lettera del 1647 Mersenne esprimev
a la sua delusione nei confronti di Zarlino come autore di scienza musicale: in Z
arlino et Salinas nil reperio quid mihi satisfaciat. Non dico in numeris (ubi ve
ra dicunt et pulchra), sed in rationibus physicis. [In Zarlino e in Salinas non t
rovo nulla che mi sia soddisfacente. Non parlo dei numeri (in relazione ai quali
Questa
diconopregiudiziale
cose vere e belle),
scientifica
ma dei
predispone
ragionamenti
Mersenne
fisici.]
a preferire le opinioni di
Galilei fu indotto a indagare sulle basi fisiche della consonanza dalla polemica
Galilei.
con il suo antico maestro Gioseffo Zarlino riguardante lintonazione in uso nella
musica polifonica vocale. Galilei aveva studiato con Zarlino a Venezia intorno
al 1564; quindici anni dopo il suo ritorno a Firenze prese inizio una disputa co
n Zarlino sulla questione dellintonazione, esplicata prima per lettera, quindi in
trattati dati alle stampe. Il principale punto di disaccordo di Galilei con gli
insegnamenti di Zarlino riguardava lintonazione vocale, ma ben presto si estese a
problemi pi essenziali, come lautentica natura e i rapporti numerici delle consona
nze. Zarlino riteneva che le voci tendessero prepotentemente allintonazione pi pur
a possibile sia delle consonanze perfette che di quelle imperfette, cio a questi
intervalli espressi nei loro rapporti numerici pi semplici, 2:1 per lottava, 3:2
e 4:3 per la quinta e la quarta, e 5:4 e 6:5 per la terza maggiore e minore. Que
sti rapporti utilizzano solo i primi sei numeri, il numero senario che per Zarli
no costituiva il sacello della consonanza. Il sistema di intonazione prodotto da
questi rapporti semplici era la divisione dellottava chiamata da Tolomeo diatonico
Pur
sintono.
apprezzando la bellezza del sistema tolemaico, Galilei deve ammettere che es
so era impraticabile per la musica moderna. Nel suo Dialogo della musica antica
e della moderna egli evidenzia che una quantit di consonanze sia perfette che impe
rfette sarebbero risultate stonate qualora questo sistema fosse applicato nella
pratica polifonica. La fede di Zarlino nel diatonico sintonico rimaneva tuttavia
incrollabile essendo sostenuta dalla convinzione che i rapporti semplici fossero
naturali
Per
verificare
e stabiliti
lideadalla
che certi
menterapporti
divina. erano naturali, Galilei fece valutazioni
sperimentali per determinare quali fossero veramente i rapporti che producevano
consonanze in varie situazioni. La teoria tradizionale, che si supponeva discend
esse da Pitagora per esser trasmessa poi da Boezio e ripresa da Zarlino, stabili
va che il rapporto 2:1 produceva lottava, 3:2 la quinta, e 4:3 la quarta. Si rite
neva che questi rapporti fossero tali in tutte le situazioni, vuoi applicati all
a lunghezza di corde o canne, vuoi alla tensione valutata da pesi applicati alle

corde. Galilei scopr sperimentalmente che nel caso di pesi applicati a corde, era
necessario tendere una corda con un peso non doppio, ma quadruplo per far in mod
o che ascendesse di unottava. La proporzione tra i pesi doveva essere 9:4 per ott
enere una quinta, per esempio, e 36:25 per una terza maggiore. Questi numeri era
no uguali al quadrato dei numeri consegnati dalla tradizione (3:2 e 6:5). La leg
ge scoperta da Galilei, esposta in termini moderni, afferma che, a parit di altre
condizioni, laltezza di un suono prodotto da una corda vibrante varia inversamen
te alla radice quadrata della tensione. I rapporti da lungo tempo noti risultavan
o da unaltra legge: laltezza del tono, a parit di altre condizioni, come la tension
e, variamette
Galilei
inversamente
alla prova
allai rapporti
lunghezzastandard
della corda.
anche nei confronti dei pesi di dis
chi metallici (monete), dei volumi di campane e canne dorgano, e delle dimensioni
di altri corpi sonori. Egli trov che le relazioni numeriche talora differivano dai
rapporti standard e riporta le sue scoperte riguardanti corde e canne nel passo
...
segvoglio
uente del
avvertire
Discorso
dueintorno
false openioni
alloperenate
di Zarlino
negli huomini,
del 1589.
persuasi dagli scrit
ti di alcuni, nelle quali sono stato ancorio, di che sendomi ultimamente accertat
o con il mezzo dellesperienza delle cose maestra, dico cosi. Credano che i pesi i
quali Pitagora attac alle corde per meglio udire le consonanze: fussino i medesim
i di quelli de martelli da quali prima udite le haveva, hora che questo non fus
se ne possessere in modo alcuno, lesperienza (comio ho detto) ce lo dimostra. impero
che colui che da due corde dugual lunghezza, grossezza, & bont , udir volesse il Dia
pason, gli farebbe di mestiere sospendervi pesi che fussino non in dupla (come e
rano i martelli) ma in quadrupla proportione, la Diapente si udir tuttavolta che
alle medesime corde si sospendino pesi di proportione dupla sesquiquarta. la Dia
tessaron da quelli che fussino in supersette partiente nove. & il Tuono sequiott
avo dalla superdiciassette partiente sessanta quattro ... non
vero adunque (& qu
esto laltro abuso) che le consonanze non si possino haver da altri generi di propo
rtioni, che dal molteplice, & dal superparticolare. & tornando alle corde dico, c
he si potranno parimente haver tutti glintervalli dallugualit di pesi, sempre che la
lunghezza delle corde corrisponda alla forma che gli intervalli prendono dalla
detta aritmetica facult . Si haver dalle canne parimente il Diapason, sempre che la
lunghezza & il vacuo o vogliamo dire il Diametro della grave, sia duplo dellacuta
. Si haver la Diapente da quelle che il diametro & la lunghezza sia sesquialtera.
& la Diatessaron da quelle che il diametro, e la lunghezza loro sia Sesquiterza
. Con la qual regola si haveranno tutti gli altri intervalli consonanti & disson
anti. di maniera che il vacuo di queste corrisponde al Cubo. i pesi sospesi alle
corde, alle Superficie. & le corde semplicemente nello strumento alla Linea. Laq
ual dottrina publicata per vera da Pitagora huomo di grandissima autorit , gli si
prest tanta fede, che ancor hoggi appresso alcuni si mantiene senza cercar pi oltr
Mersenne
e; contentan
citadosi
le solo
scoperte
che Pitagora
di Galileilhabbia
in uno detto.
dei suoi primi trattati, La verit des
sciences (1625), parafrasando parte del passo succitato. Galilei avversava lopini
one, dice Mersenne, de ceux qui croyoient que Pythagore avoit suppendu les martea
us (quil avoit vuis, & quil avoit trevuez estre en raison double, sesquialtere, &
sesquitiere,) aus chordes par lesquelles il avoit experiment le mesme quavec les m
arteaus. Il [Galilei] aioute quil faut un poids double sesquiquarte [9:4] pour fa
ire la quinte, un poids qui soit en raison surseptpartiente neuf [16:9] pour fai
re la quarte, & pour faire le ton majeur un poids qui soit en raison surdixsept
partiente soixante & quatre [81:64]. Cio a dire: Pitagora non poteva aver sospeso i
pesi che riteneva provocassero le consonanze negli stessi rapporti dei martelli
, come 2:1 per lottava per esempio, perch si rendeva necessario raddoppiarne il peso
, ovverosia elevarlo al quadrato. Galilei e Mersenne fan qui riferimento allanedd
oto che si raccontava intorno a Pitagora che, si diceva, passando davanti alla b
ottega di un fabbroferraio, ud dei suoni consonanti provenire dal martellare dei f
abbri. Pitagora ne concluse che le consonanze erano da attribuire ai differenti
pesi dei martelli che, quando erano in proporzione 2:1, facevano udire unottava,
quando in proporzione 3:2 una quinta, e cos via. Pitagora, cos prosegue la leggend
a, in seguito prov questi numeri sulle lunghezze delle corde, su pesi sospesi alle
corde, sulla quantit di acqua contenuta in coppe che venivano percosse, e sulla
lunghezza di canne. La teoria riportata in questa leggenda era tanto manifestamen
te falsa
Sono
veramente
che Mersenne
stupitonelche1627
Macrobio,
esclamava:
Boezio ed altri antichi, e dopo di loro Zarl
ino e Cerone, fossero tanto trascurati da non fare un singolo esperimento per sc

oprire la verit e disingannare il mondo. Non credo che vi sia uomo di buon senso
che possa oggi credere a tutto quanto questi autori dicono se non dopo averlo so
ttoposto ad esperimento prima, perch essi ci han proposto invenzioni in luogo di r
Se
esoconti
i numeri
riguardo
dei rapporti
a un argomento
che Galilei
che cita,
di per
alcuni
s chiaro
dei quali
ed evidente.
sono lontani dallesse
r semplici, erano in grado di produrre consonanze il senario e i rapporti sempli
ci non avevano pi nulla di sacrale o il sistema diatonico sintonico aveva pi alcun
ch di particolarmente naturale. Tuttavia Galilei non mise in dubbio i rapporti se
mplici in riferimento al peso dei martelli che battono su unincudine, come avrebb
e poi fatto Mersenne, egli fece esperimenti con monete, canne e campane, che mostr
arono altre inopinate relazioni numeriche. La regola generale che le lunghezze de
lle corde obbediscono a rapporti alla linea, cio proporzionali semplici, mentre i p
esi sospesi alle corde obbediscono a rapporti alle superficie, ovverosia quadratici
, vien ripresa da Mersenne nel suo Primo Libro degli Strumenti a Corde [dellHarmo
La
nierelazione
Universelle].
di Galilei su questi esperimenti deve aver attratto in modo partico
lare lattenzione di Mersenne. Pu essere che gli ancor informi esordi di Galilei ab
biano indotto Mersenne a procedere agli innumerevoli esperimenti che risultano d
alle dettagliate tavole fornite nei suoi Libri degli strumenti [dellHarmonie Univ
erselle]. Per esempio, alla Proposizione VII del Terzo Libro degli Strumenti a Co
rde egli fornisce una Tablature harmonique pour les sourds (Intavolatura armonica
per i sordi; vedi figura 1). Si tratta di una lista dettagliata delle dimensioni
richiesta per produrre gli intervalli entro unottava diatonica: in termini di te
nsione, espressa in libbre, once, dramme e grani; in termini di spessore delle c
orde (di calibro, quindi) in decimi di linea [la dodicesima parte di un pollice=
2,12 mm; N.d.T.]; in termini di lunghezza delle corde in piedi, pollici e linee;
e la tensione delle corde necessaria in relazione ai rapporti ordinari degli in
tervalli. A parit delle altre condizioni, dimostra Mersenne, i rapporti sono gli
stessi di quelli relativi alla lunghezza delle corde; ma nel caso della tensione
, come aveva fatto notare Galilei, i rapporti devon essere raddoppiati, cio elevati
al quadrato. Queste osservazioni permettono a Mersenne di indicare nove regole
FIGURA
da
perM.Mersenne,
ottenere
1
leHarmonie
consonanze
Universelle,
dalle corde.
Livre Troisiesme des Instrumens
chordes, Pr
oposition
Quando
ci si
VII,occupa
p. 125delle canne, fa notare Galilei nel Discorso, per ottenere le
proporzioni volumetriche che producano intervalli equivalenti
necessario elevare
al cubo i rapporti ordinari della lunghezza delle corde. Cos il 2:1 dellottava dive
nta 8:1 quando si tratta di un rapporto di volumi cubici di canne. Un paio danni p
rima di morire nel 1591, Galilei svilupp la sua teoria che per volumi contenuti i
n canne i rapporti convenzionali dovessero esser resi cubici in un saggio rimast
o manoscritto: Discorso particolare intorno alla diversit delle forme del diapaso
n. Qui egli spiega come si possa ottenere lottava dalle corde in due modi diversi:
1) dividendo una corda in tre parti uguali, sollecitandone quindi un terzo e poi
due terzi, e 2) tendendo alternativamente una corda con pesi in rapporto di 4:1
. Quindi
La
terza et
espone
ultima
punto
maniera
per punto
di udire
una il
terza
Diapason,
maniera ditra
ottenere
il suono
lottava:
che uscir dai corpi
concavi, sendo il vano di essi in ottupla et non in dupla proportione; come alt
ri hanno creduto; et ci verr fatto sempre con due canne alOrgano di qualsivoglino f
orme simile tra di loro, il diametro et la lunghezza delle quali sia in proporti
Galilei
one dupla:
si chiede
le quali
pure
sonate
qualeinsieme
dovrebbe
faranno
essereudire
lintervallo
lOttava.intonato da due canne de
lla stessa lunghezza ma una del diametro doppio dellaltra. La risposta che da che d
ovrebbero suonare una terza maggiore della dimensione dellintonazione incitata di A
ristosseno [Il Diatonico Sintono] (approssimativamente una terza temperata), agg
iungendo infine che due canne di eguale diametro ma di cui luna sia quattro volte
Mersenne
pi lunga
conferma
dellaltra
le osservazioni
suoneranno una
di Galilei
sesta minore
nellHarmonie
della stessa
Universelle.
intonazione.
Egli sottol
inea che sia le dimensioni della lunghezza che della sezione (longueur e grosseur
) sono al pari importanti nella produzione del suono delle canne e si propone di
definire quale relazione vi debba essere tra loro. Dopo aver fatto una serie di
esperimenti con varie lunghezze e diametri, arriva alla conclusione che la migl
iore ottava si ottiene quando le lunghezze sono in rapporto di 2:1 e i diametri s
ono in rapporto uguale; fornisce a tal proposito un esempio di una canna lunga u
n piede e del diametro di 22 linee: una canna lunga mezzo piede con un diametro
di 11 linee produrr con quella unottava perfettamente intonata. Mersenne presenta u
na tavola (Figura 2) che attribuisce a un tal Monsieur Cornu nella quale il rappo
rto delle lunghezze (e di conseguenza anche i diametri) sta in una colonna e i r

apporti del volume (vide) delle colonne daria delle canne nella seconda colonna.
I numeri a destra sono cubi dei numeri a sinistra: due canne che risuonino allott
avaM.Mersenne,
FIGURA
da
la 2cui lunghezza
Harmoniein
Universelle,
rapporto diLivre
2:1 avranno
Sixiesmecapacit
des Orgues,
cubiche
Proposition
in rapporto
XIV,8:1.
Mersenne
p. 335 in precedenza risponde alla domanda: quale tipo di scala sarebbe prodot
to da canne dorgano la lunghezza delle quali rimanesse la stessa, mentre a variar
e fosse il diametro? La scala dei volumi, conclude, sar identica a quella che risu
lta da diametri costanti e lunghezze variabili. Ma le altezze non saranno affatt
o paragonabili. Lesperimento di Mersenne
simile a quello di Galilei, ma se ne dis
costa lievemente. Mentre Galilei identifica lintervallo tra due canne di identica
lunghezza ma con diametri in rapporto doppio come una terza maggiore stretta, M
ersenne afferma che esse produrrebbero una terza minore. Per la serie di diametr
i 1, 1/2, 1/3, 1/4, 1/5, Mersenne rileva altezze secondo una serie di terze mino
ri, ma nota che la canna pi piccola ascende solo di un tono rispetto alla precede
nte, invece di una terza minore, come si pu vedere nella Figura 3. Una serie di l
unghezze di corde seguente gli stessi rapporti produrrebbe la comune serie armon
ica,
FIGURA
Suoni
chedi
3 sicinque
estenderebbe
canne diper
stessa
una doppia
lunghezza,
ottavatrascritta
pi una terza
da M.Mersenne,
maggiore. Harmonie Univ
erselle,
Se
la questione
Livre Sixiesme
appena esposta
des Orgues,
sta alProposition
di fuori degli
XII, interessi
p. 332. della pratica mus
icale, essa
comunque di rilevanza scientifica; diverse delle altre questioni all
e cui Mersenne si sforza di dare risposta nellHarmonie Universelle sono ai limiti
della pura accademia e della stravaganza, questioni alle quali non esisteva e sp
esso ancora adesso non esiste risposta alcuna. Per esempio la Proposizione 38 de
l Primo Libro della Voce suona: Come si possa fare che gli uccelli imparino a can
tare e a parlare, e se traggono piacere dal canto, la Proposizione 40 dello stess
o libro si assume il compito di Spiegare com che lasina di Balaam e il serpente dellE
den parlassero, e in che modo Dio e gli angeli possano parlare. Mersenne era affa
scinato dalle questioni statistiche e particolarmente da quelle riguardanti il n
umero di differenti melodie possibili. La Proposizione 19 del Secondo Libro dell
e Melodie si incarica di determinare il numero di melodie che possono essere fatt
e da un determinato numero di note, qualunque possano essere, variando le durate
di una o di alcune o di tutte le note; (la risposta esatta data per 22 note e 22
Una
differenti
questionedurate
suggerita
un dalla
numeropolemica
di 60 cifre!).
tra Zarlino e Galilei che, come molte,
pi
di carattere filosofico che scientifico, enunciata da Mersenne in questi termini
: Determinare se gli strumenti musicali son stati fatti ad imitazione della voce,
o se gli intervalli della voce sono stati regolati a partire da quelli degli st
rumenti, e conseguentemente se lArte pu perfezionare le Natura, o se la Natura per
feziona lArte: e se si debba giudicare cose artificiali attraverso quelle natural
i. Si tratta di un commento ad un capitolo dei Sopplimenti di Zarlino e alla relati
va risposta di Galilei. Mersenne nellintera Proposizione fa riferimento a questa
disputa. Zarlino argomentava in favore della voce e della natura, mentre Galilei
prendeva le parti degli strumenti e dellarte nel suo Discorso del 1589. Mersenne
correttamente afferma che Zarlino nei Sopplimenti rispondeva al Galilei dei dialog
hi che quegli scrisse sulla Musica antica e moderna, nei quali aveva attaccato l
e Institutioni di Zarlino in diversi passi. Peraltro, nel resto della proposizione
di quasi tre pagine, Mersenne riporta la posizione di Galilei nella disputa non
dal Dialogo bens dal Discorso del 1589. Mersenne cita con approvazione le argomen
tazioni di Galilei che se gli strumenti sono accordati in sintonia con la perfezi
one teorica, non c dubbio che non abbiano necessit della voce, la quale pu esser cor
retta e regolata per mezzo loro, perch non si pu dimostrare che le voci cantano in
tono se non dimostrando che si conformano allo strumento perfettamente intonato,
cosa che Zarlino avrebbe ammesso se avesse considerato la questione con attenzio
Mersenne
ne.
difende Galilei anche per ci che attiene le considerazioni pratiche che
aveva portato nella polemica sulla natura e larte. Era convinzione di Galilei che
i cantanti non intonassero le consonanze secondo i rapporti del diatonico sintoni
co di Tolomeo, come riteneva Zarlino: Mersenne concorda sul fatto che le imperfe
zioniitaliani
Gli
di tale si
intonazione
sono arrovellati
la rendessero
assai su
inutilizzabile
questa questione,
per laparticolarmente
musica moderna:Zarli
no e Galilei. Ma se noi consideriamo la pochezza di questo Genere cos come ci vie
n riportato da Tolomeo,
evidente che la nostra Musica, che ha tutte le Terze e
le Seste consonanti, usa un semitono di mediet , un semitono minore e molti altri
intervalli, non il Sintonico di Tolomeo, n alcun altro di tutti quelli proposti d
Purtuttavia,
ai Greci. come Galilei, Mersenne asserisce che le consonanze derivate dai rap

porti pi semplici suonerebbero meglio e sarebbero preferibili, se i cantanti o gl


i strumentisti fossero in grado di praticarle, cosa che per non
regolarmente possi
bile nel
Marin
Mersenne,
diatonico
chesintono
faceva grande
.
affidamento sui suoi corrispondenti per le info
rmazioni e le teorizzazioni espresse nei suoi numerosi testi, era anche un attent
o lettore di molte fonti stampate e manoscritte. Le opere di Zarlino e Galilei st
avano tra i suoi punti di riferimento principali nel campo della musica. Dei due
autori Zarlino fu utile a Mersenne soprattutto nellarte tutta pratica dello scri
vere musica polifonica, ma per ci che riguardava le questioni di scienza musicale,
Mersenne trov unanima gemella in Galilei e lo segu nei suoi esperimenti pionierist
ici. Lesempio galileiano fu particolarmente significativo nel tentativo di Mersen
ne diFrank
[traduzione
da:
fondare
Callaway
italiana
le basi
(ed.),
didella
Stefano
Essays
moderna
A.E.
in honour
acustica.
Leoni]of David Evatt Tunley, CIRCME, The Un
iversity of Western Australia, tradotto con il permesso dellautore per il numero
in
Liber
preparazione
V, De Dissonantiis,
.... della
Propositio
rivista Nuova
XXXVIII,
Civilt
p. 85.
delle
NellHarmonie
Macchine, ERI,
Universelle,
Roma, 1998
Li
vre second des Instrumens
chordes, Proposition VIII, pp. 70-71, Mersenne cita i
l Discorso come la responce au Supplement de Zarlin di Galilei. Edizione anastatic
aMersenne,
dellopera:
Harmonie
Paris,universelle,
CNRS, 1963. Livre premier des instrumens
chordes, Propositio
n III; Zarlino, Sopplimenti, Libro I, cap. 6, pp. 23-24; Galilei, Discorso, pp.
74-83.
LetteraVedi
di Mersenne
sotto. a Jan H welcke in Gdansk, 1 Gennaio 1647, Correspondance du P.
Marin Mersenne Religieux Minime publi e par Mme Paul Tannery dit e et annot e par Corn
elis de Waard avec la collaboration de Ren Pintard, 17 voll., Parigi, G. Beauches
ne,
Gioseffo
1932 [i.e.
Zarlino,
1933]-1988,
Le Istitutioni
15 (1983):
harmoniche
9-10. , Venezia, 1558, Parte I, cap. 14; e
d.Vincenzo
Tolomeo,
anastatica
Armonici,
Galilei,
N.Y.,Dialogo
Broude della
1.15.
Bros.,musica
1965. antica et della moderna , Firenze, G. Mar
escotti, 1581, pp. 9-19. Giovanni Battista Benedetti aveva dimostrato linadeguate
zza di questa intonazione praticamente per le stesse ragioni in due lettere a Ci
priano de Rore del 1563 circa, ma Zarlino non era a conoscenza di queste, neppur
e dopo che furono pubblicate nellopera di Benedetti diversarum speculationum math
ematicarum et physicorum liber,Torino, N. Bevilaqua, 1585, pp. 278-83. Vedi Pali
sca, Scientific Empiricism in Musical Tought in Hedley H. Rhys (ed.) Seventeenth C
entury Science and the Arts, Princeton, Princeton University Press, 1961, pp. 91
-137, ristampato con una nota a prefazione in Palisca, Studies in the History of
Italian Music and Music Theory, Oxford, Clarendon Press, 1994, pp. 200-35; trad
uzione italiana per ampi estratti: Empirismo scientifico nel pensiero musicale in
P. Gozza (a cura di), La musica nella rivoluzione scientifica del Seicento, Bolo
gna,
La famosa
Il Mulino,
xilografia
1989, presente
pp. 167-77in Franchino Gaffurio, Theorica musice, Milano, 14
92, ed. anastatica, Bologna, Forni, 1969, che si trova al termine del Liber Prim
us presuppone che gli stessi rapporti governino tutte queste modalit per ottenere
 Vincenzo
le consonanze.
Galilei, Discorso intorno allopere di messer Gioseffo Zarlino da Chioggi
a, Firenze, G. Marescotti, 1589, pp. 103-105; ed. anastatica, Milano, tip. La Mu
Msica
ersenne,
Moderna,
La verit
1933. des sciences contre les septiques [sic!] ou Pyrrhoniens, Paris,
Toussainct du Bray, 1625, pp. 617-18. Vedi Correspondance du P. Marin Mersenne,
1 (1932):203. I curatori identificano, commettendo un errore, lopera in cui Gali
lei annuncia questa scoperta con il Dialogo, laddove si tratta del Discorso into
rno allopere di messer Gioseffo Zarlino. Vedi sopra la nota 8. [Per comodit del le
ttore
Traitsiderendono,
lharmonie
qui universelle,
e innanzi, inParis,
grafiaGuillaume
moderna le
Baudry,
u da1627,
leggersi
p. 447:
comeEtv
certes
NdT] i
e m tonne de ce que Macrobe, Bo ce, & autres anciens, & apres eux Zarlin & Cerone, on
t est si negligens quils nont pas fait une seule experience pour d couvrir la verit , &
pour desabuser le monde. Ie ne pense pas quil y ait un homme de iugement qui vue
ille maintenant croire ce que disent tous ces Autheurs sils ne lexperimentent aupa
ravant, puisquils nous ont donn des fables pour des histoires en une chose qui est
si claire & si evidente. Pedro Cerone, il cui El Melopeo y maestro fu pubblicat
o a Napoli nel 1613, non aveva preso nota della correzione galileiana della legg
enda.
Nelle Questions Harmoniques, Paris, Villery, 1634, Question 2, corollaire 1, pp.
167-68, Mersenne nega che martelli che pesino 12, nove, otto e sei unit possano
dare lottava, la quinta e la quarta, come nellaneddoto riferito a Pitagora. Egli a
fferma che chiunque batta su unincudine con martelli di tali pesi trover che tutti
suonano allunisono, come accadr anche se le stesse dimensioni vengono applicate a
lle loro lunghezze o superfici. Mersenne ritorna sulla leggenda riguardante Pita
gora nelle Nouvelle observations physiques et mathematiques al termine dei libri d
egli
Riguardo
Livre
strumenti
premier
alle des
canne,
dellHarmonie
Instrumens
vedi sotto.
Universelle:
chordes, Proposition
ObservationXVI,
XII,p.
pp.45:
25-26.
la longueur des cho
rdes suit la raison simple des lignes, & des racines, & la grandeur des poids su

itIllalavoro
raisonscientifico
double dessuccessivo
plans ou des
di Galilei
quarrez. per molti versi simile a quelli mers
enniani; nei suoi ultimi saggi Galilei studia gli effetti del materiale, del c
alibro e della densit delle corde nellottenere unisoni, i rapporti dei pesi [che l
e tendono], il volume cubico, ecc. per ottenere lottava, e questo atraverso prove
sperimentali. I saggi scientifici sono pubblicati in italiano e in inglese, con
unintroduzione, in Palisca, The Florentine Camerata: Documentary Studies and Tra
nslations, New Haven and London, Yale University Press, 1989, pp. 152-207. Vedi
anche Palisca, Was Galileos Father an Experimental Scientist? in Victor Coelho (ed.
), Music and Science in the Age of Galileo, Dordrecht, Boston, London, Kluwer Ac
ademic
Harmonie
Publishers,
Universelle,
1992,
Livre
pp. troisiesme
143-51.
des instrumens
chordes, Proposition VII,
p.
Vedi
Lopinione
125.
p. 105.di D.P. Walker espressa in Studies in Musical Science in the Late Renai
ssance, London, The Warburg Institute; Leiden, Brill, 1978, p. 24 [tr. it. di pa
rte del saggio in Gozza, op. cit. pp. 179-86] secondo cui Galilei non poteva ave
r rilevato tale rapporto
indifendibile. Com dimostrato sotto, Mersenne cnoferm le c
onclusioni di Galilei nei suoi studi sulle canne dorgano nellHarmonie Universelle,
Livre sixiesme des orgues, Prop. XII, pp. 331-32. Vedi il mio articolo gi citato
:Ibidem,
Tradotto
Was Galileos
p.e 184.
pp.
curato
188-89.
Father
daNel
Claude
an
testo
Experimental
V.siPalisca
legge lo
in
Scientist?.
The Florentine
stesso
diametroCamerata,
e doppia lunghezza,
pp. 180-97.ma
 Livre
il contesto
Ibidem,
cinquiesme
pp. 190-91
dimostra
des instrumens
che si tratta
a vent,
di unLivre
lapsus.
sixiesme des orgues, Prop. XIV, pp
.I334-36.
calcoli di M. Cornu sono corretti. La relazione che lega il volume (V) di un c
ilindro, laltezza (h) e il raggio (r)
V =r2h. Il volume di una canna lunga 16 pied
i e di raggio 6 pollici sarebbe 12,5664 piedi cubici, quello di una canna di 8 p
iedi con un raggio di 3 pollici sarebbe 1,5708 piedi cubici. Il rapporto tra que
sti
Harmonie
volumiUniverselle,
8:1.
Livre des instrumens. Livre sixiesme des orgues, Prop. XII
,Zarlino,
Harmonie
pp. 331-32.
Universelle, Libro
Sopplimenti,
Livre I,
premier
cap. 6,
despp.
instrumens
23-24: Chechordes,
quello ch
Prop.fatto
III, pp.
secondo
7-9 la Na
tura, non si pu ben correggere col mezzo di quelle cose, che sono fatte dellArte,
&Galilei,
che non Discorso
si pu concluder
intorno allopere
bene dalledicose
messer
dellArte
Gioseffo
in Zarlino...,
quelle dellapp.
Natura.
74-83. Roge
r E. Chapman, nella sua traduzione inglese mersenniana Harmonie Universelle, The
Books on Instruments, The Hague, M. Nijhoff, 1957, p. 21, identifica, commetten
do un errore, lopera di Galilei in questione con il Dialogo. Chapman colloca pure
lanalisi del diatonico incitato di Aristosseno nel Dialogo, laddove il passo in
realt
Harmonie
staUniverselle,
nel Discorso,
Livre
p. 109.
premier des instrumens
chordes, Prop. III, p. 7: Dial
ogues que celuy l avoi [sic] escrit de lancienne, & de la nouvelle Musique, dans l
esquels
Come silvisto
avoitsopra,
reprisMersenne
les Institutions
aveva dato
deprova
Zarlindienconoscere
plusieursilendroits.
discorso gi da quando
 Ibidem,
scrisse p.
La 8:
Verit
En effect
des sciences,
si lonpubblicato
accorde lesnel
Instrumens
1625.
selon la perfection de la Th
eorie, il ny a nul doute quils nont pas besoin de la voix, laquelle peut estre corr
ig e, & adiust e par leur moyen, car lon ne peut demonstrer si les voix chantent iust
ement quen faisant voir quelles sont conformes au parfait Instrument: ce que Zarli
n eust avo sil leust consider attentivement. Lo strumento perfetto cui Mersenne fa rif
erimento uno strumento ideato da Mersenne stesso con una tastiera che permette d
i ottenere consonanze intonate in maniera pura tra tutte le note della scala cro
matica.
Harmonie Universelle, Livre second des instrumens
chordes, Prop. VIII, p. 70: Les
Italiens se sont fort exercez en cette question, & particulierment Zarlin & Gal
il e: mais si lon considere la pauvret de ce Genre, suivant la description quen fait
Ptolom e, il est evident que nostre Musique, qui a toutes ses Tierces & ses Sextes
consonantes, & qui use du demy-ton moyen, du mineur, & de plusieurs autres, nest
 La
paspubblicazione
le Synton de della
Ptolomcorrispondenza
e, ny aucun autre
di Mersenne,
de tous ceux
iniziata
que les
nelGrecs
1933,ontstata
propos
rece
....
ntemente completata in 17 volumi e dotata di un indice: Correspondance du P. Mar
in Mersenne, 1932 [i.e. 1933]-1988; vedi nota 3.