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Aria.

Mancato rispetto della normativa nazionale e europea sulla adozione dei piani di risanamento
dell'aria da parte della Regione siciliana
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Categoria principale: Aria
Categoria: Giurisprudenza Penale Merito
Pubblicato: 02 Dicembre 2014
N.17603\12 (proveniente dal N. 9963\2009)
GIP Tribunale Palermo ord.13 novembre 2014
Est. Petruzzella
Aria.Mancato rispetto della normativa nazionale e europea sulla adozione dei piani di
risanamento dell'aria da parte della Regione siciliana
Ordinanza che dispone il giudizio per violazione dell' art. 328 c.p. per la mancata adozione dei
piani dell'Aria da parte di Dirigenti del servizio tutela dall'inquinamento dell'aria, Direttori
generali e Assessori all'ambiente della Regione siciliana

1. Poich nozione di base che laria, come lacqua, costituisce per luomo uno dei principali
nutrimenti e la scienza specialistica dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei rapporti
tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di normative sulla
salubrit dellaria, con lindividuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno di questi limiti di
emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di monitoraggio e di
intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalit di curarne il rientro e
garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per le
Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento,
attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
2. In breve, le norme sullaria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, lacquisizione che
linquinamento dellaria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo
termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosit dellinquinamento
suscettibile di variare in relazione allet, allo stato fisico, alle condizioni di salute dellindividuo
che ne colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei
mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati
dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dallintensit e
dalla frequenza dellesposizione.
3.-Lintera normativa sull inquinamento dellaria, assume lacquisizione specialistica scientifica
che la presenza nellaria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute
della popolazione e della necessit di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si
sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di
quantit pericolose.
4.-In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di normazione pure secondaria, devono individuare le
aree inquinate, vigilare sulle emissioni, provvedere alla programmazione e curare il compimento di
azioni concrete finalizzate alla riduzione delle emissioni a tutela della salute e dellambiente nel
rispetto dei criteri e con gli obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della
comunit europea, di cui pi avanti.
5. -In materia di OBBLIGHI amministrativi afferenti alla qualit dellaria la minuziosa
formulazione e la tipizzazione da parte del legislatore degli obblighi specifici -di cui presuppone
la necessit per la tutela della salute pubblica (che vanno dagli obblighi di monitoraggio degli
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inquinanti, conformemente alle modalit e criteri ammessi, agli obblighi di zonizzazione e


pianificazione degli interventi a quelli di adozione ed attuazione di misure concrete di intervento
sulle fonti inquinanti)- comporta limmediata individuazione delle condotte omissive dei soggetti
investiti, almeno dal punto di visto oggettivo.
7.-Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una
materia talmente normata e cos determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un
principio di responsabilit e di assoluta prudenza, ne pi e ne meno come le discipline di altri settori
che incidono direttamente o indirettamente sullambiente e sulla salute delle persone, come ad
esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.
8.In dottrina proprio in tema di inquinamento dellaria si rileva che le norme che riguardano i limiti
delle emissioni degli inquinanti nellaria e le regole del suo governo sono norme che interessano lo
studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione
in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il
disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai
sensi del comma I dellart. 328 c.p..
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte, che
incisivamente, in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di
situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui allart. 328 c.p., definendo la
fattispecie come reato di mero pericolo integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del
comma primo dellart. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una
situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei
requisiti previsti per la potabilit dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla
qualit delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad
eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il
reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga
denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento,
indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n.
38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosit delle acque,
risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per s ad elidere la potenziale
pericolosit delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente
dovere, per le autorit preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza
ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento.(v. inoltre Cass.
VI 13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 Il delitto di omissione di atti d'ufficio un reato di pericolo
la cui previsione sanziona il rifiuto non gi di un atto urgente, bens di un atto dovuto che deve
essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestivit, in modo da conseguire gli effetti che gli sono
propri in relazione al bene oggetto di tutela ;
- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto
consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come
evidenziato da autorevole dottrina - pu parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e
secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento
lesivo. In conformit alla funzione preventiva dei reati di pericolo, pertanto essenziale che la
valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
9.-In materia di aria, proprio la non materiale percettibilit visiva dei rapporti
tra il superamento di certi limiti dello smog e gli effetti sulla salute uniti ad una limitata
informazione porta con s una diffusa scarsa percezione sociale della gravit di tale fenomeno e la
possibilit di ingenerare confusione, comode manipolazioni ed equivoci, che possono portare a
negare la stessa esistenza degli obblighi giuridici di agire, dettati dalla disciplina del settore, e le
omissioni, sia pure a volte evidenti, della pubbliche amministrazioni competenti (cnfr. ad es. i brevi
cenni fatti allinizio sulle schematizzazioni degli specialistiche circa le modalit di incidenza delle
diverse sostanze inquinanti dellaria sulla salute delluomo). Ed invero in un contesto di
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informazione approssimativa e di disattenzione per le questioni ambientali, fin tanto che essi restano
non immediatamente visibili, la comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli per la salute
rimane appannaggio di una cerchia di specialisti medici, epidemiologi, biologi e chimici e operatori
del diritto pi accorti, nonostante dagli anni trenta rigorosi studi di settore rilevino le evidenze di
dette relazioni e continuino incessantemente con lavanzare delle tecnologie a riceverne conferme
(vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni del OMS negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero).
10.-E proprio questa caratteristica di invisibilit degli effetti deleteri dei contaminanti dellaria
sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il fenomeno, la ragione per cui
il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al governo dellaria obblighi di
informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti delle sostanze rispetto ai limiti
consentiti.
6.-Possono configurano gli estremi del reato di cui allart. 328 c.p. nella fattispecie in cui risultano
sistematici e anche gravissimi dei limiti della omissione e specifiche trasgressioni e sistematiche
anche di altri aspetti della normativa europea e nazionale sulla qualit dellaria, da parte di
Assessori (che avevano il dovere di rendersi competenti ed avvertiti delle problematiche esistenti e
di avvalersi di dirigenti adeguatamente selezionati secondo criteri congrui, e di vigilare sul metodo
e sui risultati del loro operato ed eventualmente di agire per trovare le soluzioni pi adeguate) di
dirigenti di dipartimento (che avevano lobbligo di razionalizzare le modalit delloperare dei settori
affidati ai loro poteri con azioni congrue) e di dirigenti dei servizi dedicati (che avevano il dovere di
studiare e mettere a punto e proporre i migliori sistemi per il raggiungimento degli obiettivi di legge
e per la tutela della salute della popolazione dalle aree interessate allinquinamento, e di porre in
essere tutte le procedure per superare gli inghippi e risolvere i problemi presenti di mal
funzionamento dei settori, anche attraverso conferenze di servizio anche con altri settori ed enti, con
finalit risolutive e deliberative).
11.-Gli obblighi di azione istituzionalmente gravanti, sui dirigenti degli organismi competenti e le
specifiche omissioni e negligenze delle condotte di ciascuno, determinanti delle omissioni degli atti
di tipo tecnico attribuibili ai loro uffici (causa nella specie del mancato risanamento dellaria nelle
zone inquinate e delle sanzioni europee), li rendono penalmente responsabili ai sensi del comma
uno dellart. 328 c.p.. Ed invero sebbene i dirigenti non siano autori degli atti deliberativi esterni
dellAssessore o del Presidente della giunta della Regione, con cui vengono adottati i piani, il
compimento dei loro atti costituisce un anello essenziale ed anzi la conditio sine qua non per i
Decreto deliberativi.
12. Mentre i dirigenti del preposto sono individuabili come responsabili delle omissioni di cui si
discute, in quanto tecnici investiti di quei particolari adempimenti e procedure di legge (che
avrebbero portato alle deliberazioni dei piani e alla adozione delle azioni concrete), i DIRETTORI
generali del Dipartimento sono responsabili in quanto garanti dellefficienza del Settore, con poteri
di controllo e ampi poteri ed obblighi di fermo intervento, ove necessario a fronte di gravi
emergenze e di disfunzioni dei servizi.
13. Ma non meno rilevanti di quelle dei dirigenti possono essere le responsabilit omissive degli
ASSESSORI, laddove ataviche stasi e inefficienze dei servizi del loro assessorato siano
esperimentate e abbiano cura di occuparsene adottando i rimedi, che sono in loro potere per rendere
il sistema pi efficiente, a cominciare dalle linee per la selezione dei collaboratori, e laddove si
limitino ad accettare un sistema condiviso di inerzia congiunta di assessori, direttori e dirigenti di
servizi speciali.
13 bis Deve aggiungersi che la non cura o tantomeno lignoranza di un ASSESSORE regionale, o la
mancanza in lui di strumenti per districarsi nelle materie di sua competenza, non potrebbe mai a
fronte di gravi omissioni di atti dovuti, soprattutto se per ragioni di igiene e salute pubblica,
costituire una scriminante , ma al contrario un elemento di maggiore intensit del dolo. Colui che
accetti di rivestire un ruolo di indirizzo in situazioni che richiedono lassunzione di decisioni
fondamentali su servizi decisivi per la vivibilit e la salute pubblica (come appunto un assessore
allambiente della Regione siciliana -in una situazioni di disordine amministrativo e con un
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territorio da governare denso di problemi ambientali, di salute e sicurezza diffusi), ove non dovesse
averne le capacit necessarie sarebbe comunque ben avvertito dei rischi delle sue omissioni o azioni
inesperte e prive di orientamento. Ne pi e ne meno come per chi, senza averne gli strumenti (e
senza che ci sia necessit proprio di lui), voglia avventurarsi alla guida di una missione delicata e
pericolosa che coinvolga le sorti di una popolazione, sapendo di non sapere vigilare e intervenire
sulloperato dei suoi collaboratori e accettando leventualit dei danni di altrettante proporzioni che
possono derivarne (cnfr. la giurisprudenza sulla responsabilit di chi esercita le sue funzioni
delegandole ad altri e sul dolo generico della fattispecie dellart. 328 c.p.c.1 : -Cass. VI n. 422 del
03/12/1999 : in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale
scriminante della responsabilit penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la
natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale,
nel senso della conformit alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte
degli organi competenti; c)la specificit, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicit;
e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una
completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilit economica; f) le dimensioni
dell'impresa, tali da giustificare la necessit di decentrare compiti e responsabilit; g) la capacit ed
idoneit tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del
delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneit del delegato; l) che l'
inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura
eccezionale della delega e la necessit di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni
di legge).
(((((-nella specie i dirigenti e gli assessori, pur avendo a disposizione margini di azione e lauti fondi
a disposizione o da ottenere con gli adempimenti comunitari (di cui alcuni di essi hanno pure
riferito), non hanno compiuto nei tempi utili alcuna di quelle azioni delle quali la legge non solo
imponeva lobbligo ma, come si rilevato, dettava anche dettagliatamente le modalit operative
agevolandone lesecuzione.))))
- la Commissione europea preposta alla vigilanze delle norme del trattato e delle direttive da parte
degli stati membri, non ha mai invece mancato di pretendere il rispetto e di considerare non
plausibili le motivazioni addotte con riferimento, per quanto qui interessa, alla Sicilia, in
considerazione dellallarme per la salute umana che i livelli di taluni inquinanti da troppi anni
presenti nellaria di alcune zone ed agglomerati dellisola continua a suscitare (la sentenza della
Corte europea del 19 dicembre 2012 ha appunto giudicato ingiustificata la mancata adozione da
parte della Regione siciliana dei piani dellaria per le suddette zone inquinate 8, 9, 10, 11 e 12 Catania, Palermo, Agrigento, Siracusa e Messina).
-Le argomentazioni addotte dai suddetti indagati a giustificazione del loro carente operato non
appaiono allo stato poter costituisce una giustificazione delle omissioni rilevate, cos come ritenuto
nella puntualissima analisi della Corte europea nella sentenza del 19.12.12, che ha stigmatizzato
i comportamenti dilatori della Regione siciliana, ritenendo generiche e poco convincenti le
giustificazioni addotte dallo stato italiano.
-La citata sentenza del 19.12.12 la Corte europea (nel respingere le giustificazione dello stato
italiano sulla mancato rispetto delle direttive sul PM 10, secondo cui la pretesa di adeguamento alla
normativa europea avrebbe comportato per i cittadini italiani violazioni delle libert costituzionali
di movimento e sacrifici economici impossibili) ne ha stigmatizzato la pretestuosit e
linconsistenza, rilevando in particolare che se esistono cause di forza maggiore si devono
affrontare entro termini sufficienti e che comunque la forza maggiore nel caso dellItalia non era
ravviabile poich le prospettazione addotte a sostegno erano troppo generiche e poco convincenti
(vedi motivazioni della sentenza e in particolare paragrafi "64 e 65 In ogni caso, uno Stato
membro che si trovi a dover far fronte a difficolt momentaneamente insormontabili che gli
impediscono di conformarsi agli obblighi derivanti dal diritto dellUnione pu appellarsi a una
situazione di forza maggiore solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficolt (v., in tal
senso, sentenza del 13 dicembre 2001, Commissione/Francia, C-1/00, Racc. pag. I-9989, punto
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131). "65 Invece, nel caso di specie, gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana sono troppo
generici e imprecisi per poter configurare un caso di forza maggiore che giustifichi il mancato
rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 nelle 55 zone e agglomerati italiani
considerati dalla Commissione").
IL PROVVEDIMENTO
N.17603\12 (proveniente dal N. 9963\2009)
RGNR -N. 11184\12 RGGIP
TRIBUNALE DI PALERMO
SEZIONE GIUDICE INDAGIINI PRELIMINARI
Il Giudice, dott.ssa Marina Petruzzella, a scioglimento della riserva di cui alludienza del 10 giugno
2014, sulla richiesta di archiviazione del PM nei confronti di:
XXXXX dirigente del servizio 3 del dipartimento ambiente dellAss.Reg. Terr.Amb. dal 2001 fino
al gennaio 2007, XXXXX dirigente del medesimo servizio 3 del Dipartimento suddetto dal gennaio
2007 fin oltre il giugno 2009, XXXX, direttore del dipartimento ambiente dellARTA fino al
20.6.2005, XXXXXi direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 21.6.2005 al 2006, XXXX
direttore dello stesso Dipartimento ambiente dal 12.10.06 al 25.2.2009, XXXXX assessore
allambiente della Regione siciliana dal 10 agosto 2010 al 7.11.11, XXXXX, assessore allambiente
della Regione siciliana dal 18 aprile 2003 fino al 31 agosto 2004, XXXX, della Regione siciliana
dal 14.8. 2010 al dicembre 2010
INDAGATI
Tutti per il reato di cui agli artt. artt. 110,112, 81 cpv, e 328 c.p., perch, agendo in concorso tra loro
con pi omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nelle rispettive qualit e quindi
responsabili del governo locale dell'ambiente, anche nel senso di assicurare il diritto delle persone a
vivere in un ambiente salubre; essendo investiti di competenze di prevenzione sanitaria e di tutela
ambientale del territorio ed avendo conferiti a tal fine specifici competenze finalizzate alla
preventiva conoscenza del fenomeno dell inquinamento dellaria e alla conseguente adozione degli
strumenti per rimuoverne o attenuarne le cause,-avendo tutti piena consapevolezza delle gravi e
attuali conseguenze per la salute umana, dovute alla prolungata esposizione della popolazione a
valori di inquinanti dell aria superiori ai limiti fissati dalla normativa nazionale e comunitaria, anche
alla luce del contenuto dei piani sanitari nazionali emanati dal Ministero della Sanita, in accordo
con le deliberazioni della Conferenza Stato-Regioni, PSN 2003- 2005, PSN 2006-2008, PSN 20092011], che recependo, tra l'altro, gli studi epidemiologici in merito ai rischi per la salute umana
evidenziano i rapporti diretti tra inquinamento atmosferico e danni agli apparati respiratorio e
cardiovascolare dei soggetti esposti al medesimo; -avendo tutti piena conoscenza, in quanto
informati dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell'andamento
della qualit dell'aria -ambiente sul proprio territorio, del persistere dei fenomeni negativi di
inquimamento con superamento dei limiti di legge e della completa incoerenza tra gli obiettivi di
qualit dellaria imposti dalla legge e i programmi di intervento adottati con riferimento ai picchi
giornalieri sia con riferimento alle medie annue ed idonei a cagionare
Vedi CAPI DACCUSA
OSSERVA
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Il PM chiede larchiviazione, sul rilevo preminente che gli indagati che rivestirono ruoli dirigenziali
allinterno del Dipartimento Ambiente dellAssessorato Territorio e Ambiente della Regione
siciliana, competenti in materia di inquinamento atmosferico (vale a dire XXX, XXX, XXX, XXX e
XXX) non avevano poteri deliberativi finali in ordine agli atti oggetto delle imputazioni gi
formulate e che quindi non sarebbero loro imputabili le omissioni descritte al capo daccusa,
riferibili in linea di principio solo ad assessori e presidenti della Regione. Con riferimento agli ex
assessori XXX, XXX e XXXX il PM reputa che invece larchiviazione vada disposta in quanto per
il primo i reati si sono gi da tempo prescritti e gli altri ebbero troppo poco tempo per potere agire.
I.
-Premesse sulla ratio delle leggi sulla qualit dellaria a tutela della salute umana;
Giurisprenza su omissioni e configurbalit dellart. 328 c.p.
-Brevi nozioni su chimica degli inquinanti ed effetti sulla salute,
dallo studio EPIAIR sugli effetti a breve termine dellinquinamento atmosferico in 10 citt, tra cui
Palermo, 2001-2005, promosso dal CCM (Centro Nazionale prevenzione e controllo delle malattie)
organismo di coordinamento tra Ministero della salute Ministero del lavoro e le REGIONI, per le
attivit di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.
Ogni valutazione sull istanza di archiviazione avanzata dai PM passa inevitabilmente dallesame
della configurabilit astratta nelle condotte degli indagati (in quanto allepoca dei fatti susseguitisi
come assessori allambiente e dirigenti del dipartimento e del settore che si occupava, presso
lassessorato allambiente Regione siciliana, responsabili dell applicazione della normativa
sullinquinamento dellaria) degli estremi del reato di rifiuto di atti dufficio di cui allart. 328
comma primo c.p., con riferimento alle omesse violazioni della normativa europea e nazionale che
imponeva interventi e adempimenti specifici a tutela della salute umana dallinquinamento.
A tal fine occorre partire dalla costatazione che la lintera normativa sull inquinamento dellaria,
per le cui violazioni i predetti sono dunque indagati, assume lacquisizione specialistica scientifica
che la presenza nellaria di talune sostanze contaminanti costituisce un serio rischio per la salute
della popolazione e della necessit di un governo da parte del Comuni e dalle Regioni che si
sostanzi in azioni responsabili che agiscano sulle fonti emissive al fine di impedire sforamenti di
quantit pericolose.
Per inciso importante pure premettere che la documentazione dellindagine racchiude un prezioso
patrimonio di conoscenze della materia sia dal punto di vista della scienza sia dal punto di vista
giuridico e della complesse evenienze del caso concreto.
Poich dunque nozione di base che laria, come lacqua, costituisce per luomo uno dei principali
nutrimenti e la scienza specialistica almeno dagli anni trenta mette in luce specifiche evidenze dei
rapporti tra tipologie di contaminanti e di danni alla salute, gli stati moderni si sono dotati di
normative sulla salubrit dellaria, con lindividuarne specifici contaminati, col fissare di ciascuno
di questi limiti di emissione non valicabili, col sancire e normare in dettaglio gli obblighi di
monitoraggio e di intervento delle amministrazioni pubbliche designate -con la finalit di curarne il
rientro e garantirne il mantenimento nei parametri stabiliti dalla stessa normativa-, col disporre per
le Regioni obblighi di controllo dei monitoraggi locali ed azioni di intervento in caso di sforamento,
attraverso la programmazione di piani di risanamento e di intervento con misure concrete.
In breve, le norme sullaria presuppongono e dichiarano anche nei suoi titoli, lacquisizione che
linquinamento dellaria produce nella popolazione effetti pericolosi per la salute, a breve e a lungo
termine, o addirittura immediatamente dannosi, e che la soglia di pericolosit dellinquinamento
suscettibile di variare in relazione allet, allo stato fisico, alle condizioni di salute dellindividuo
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che ne colpito e a seconda delle concentrazioni e della tipologia della sostanza inquinante e dei
mix, a volte anche micidiali (le stesse norme ne definiscono alcuni), che possono essere determinati
dalla chimica della loro composizione e naturalmente dalla struttura degli ambienti e dallintensit e
dalla frequenza dellesposizione.
Osserva ancora il giudice che le applicazioni che le amministrazioni investite del governo di una
materia talmente normata e cos determinante per la salute collettiva deve essere improntata a un
principio di responsabilit e di assoluta prudenza, ne pi e ne meno come le discipline di altri settori
che incidono direttamente o indirettamente sullambiente e sulla salute delle persone, come ad
esempio quella delle discariche dei rifiuti e a tutela delle acque.
Ci posto e riservando al termine della presente motivazione lesame degli elementi della fattispecie
descritta allart. 328 c.p. e la riconducibilit nella stessa dei comportamenti degli indagati, pu
intanto rilevarsi che in dottrina proprio in tema di inquinamento dellaria si rileva che le norme che
riguardano i limiti delle emissioni degli inquinanti nellaria e le regole del suo governo sono norme
che interessano lo studio del diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della
pubblica amministrazione in funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della
salute umana , il disprezzo delle quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di
ufficio ai sensi del comma I dellart. 328 c.p..
Gli stessi principi sono significativamente da tempo espressi dalla Suprema Corte.
Ed infatti incisivamente la Cassazione in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni
del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui allart.
328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo integra il reato di rifiuto di atti
d'ufficio ai sensi del comma primo dellart. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa
dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilit dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE
98/83 sulla qualit delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti
idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in
materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual
volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati
dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6,
19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosit
delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per s ad elidere la
potenziale pericolosit delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il
conseguente dovere, per le autorit preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire
senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento.(v. inoltre Cass. VI
13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 Il delitto di omissione di atti d'ufficio un reato di pericolo la
cui previsione sanziona il rifiuto non gi di un atto urgente, bens di un atto dovuto che deve essere
compiuto senza ritardo, ossia con tempestivit, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri
in relazione al bene oggetto di tutela -in fattispecie relativa alla mancata adozione di un'ordinanza
sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilit e con gravi carenze
igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui; Sez. 3,
E interessante anche per le analogie che il caso che esamina pu avere con le condotte omissive di
una p.a. deputata agli interventi sullinquinamento la Sentenza Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : in
materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della
responsabilit penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed
espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della
conformit alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi
competenti; c)la specificit, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicit; e)l'effettivo
trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa
autonomia di gestione e con piena e completa disponibilit economica; f) le dimensioni
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dell'impresa, tali da giustificare la necessit di decentrare compiti e responsabilit; g) la capacit ed


idoneit tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del
delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneit del delegato; l) che l'
inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura
eccezionale della delega e la necessit di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni
di legge- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico
protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come
evidenziato da autorevole dottrina - pu parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e
secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento
lesivo. In conformit alla funzione preventiva dei reati di pericolo, pertanto essenziale che la
valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
In un paragrafo successivo si enunceranno brevemente alcune nozioni scientifiche che costituiscono
la base cognitiva della normazione sul governo dellaria di cui si discute.
Non visibilit del fenomeno
Ancora ai fini delle valutazioni che ci occupano non di secondaria importanza notare che in
materia di aria, proprio la non materiale percettibilit visiva del rapporto, immediato o a lungo
termine, tra certi sforamenti delle smog e la salute (come lindagine ci dimostra accertato accadere
in Sicilia in aree industriali gravemente inquinate e negli agglomerati urbani pure interessati a gravi
sforamenti di pericolose emissioni) porta con s una diffusa scarsa percezione sociale del fenomeno,
rischi di confusione e di comode manipolazioni tendenti a negarne i rapporti con la salute.
Generalmente pertanto, come pure lindagine dimostra, in un contesto di scarsa informazione e
disattenzione per le questioni ambientali fin tanto che restano non visibili, anche socialmente, la
comprensione dei nessi tra inquinamento e pericoli sulla salute rimane limitata ad una cerchia
specialisti legislatori, medici epidemiologi, biologi e chimici pi accorti.
Linteressante studio EPIAIR, tra gli atti del fascicolo dellindagine, riporta che dagli anni trenta
rigorosi studi di settore rilevano quelle che sono considerate dagli esperti evidenze circa le
relazioni tra dati inquinanti ed effetti sulla salute, con continue incessanti conferme (vedi studio
citato EPIAIR e dichiarazioni dell OMS, queste ultime pure enunciate in atti dufficio e nelle
dichiarazioni degli INDAGATI; v. note e verbali di tavoli tecnici contenute nel fascicolo del PM).
E va sottolineato che proprio questa caratteristica di invisibilit degli effetti deleteri dei
contaminanti dellaria sulla salute della popolazione, e la tendenza ad eludere e nascondere il
fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate al
governo dellaria obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti dai limiti
delle sostanze rispetto ai limiti consentiti.

Brevi cenni su alcune nozioni scientifiche a base della normativa


Ci posto, la base prettamente scientifica e molto settoriale della normativa sulla qualit dellaria, e
sugli obblighi della p.a. di monitoraggio ed intervento, non pu esimere dalla considerazione di tale
aspetto. E pertanto opportuno un breve accenno circa alcuni dei tipi degli inquinanti considerati
dalle medesime norme e i meccanismi di interazione con la salute delluomo, traendo direttamente
le relative informazioni dal ricco materiale dindagine (v. anche relazioni dei consulenti chimici e
vari altri documenti).
Laria costituisce per luomo il principale nutrimento insieme all'acqua. Gli inquinanti atmosferici
agiscono principalmente sulle vie respiratorie ed entrano nel corpo umano anche attraverso la pelle,
la bocca e i polmoni. Gli inquinanti gassosi (es. Pm 10 e Pm 2,5 trasportano con essi una serie di
inquinanti quali i metalli pesanti, che comportano modificazioni genetiche se non direttamente a
malattie cancerogene, come ormai ritenuto dalla OMS) possono penetrare profondamente
nell'apparato respiratorio ed essere assorbiti dai tessuti bagnati del corpo durante il loro percorso.
8

Ci pu comportare una alterazione del pH dei fluidi fisiologici, causando delle irritazioni che alla
lunga possono comportare lesioni dei tessuti. I solventi organici possono essere assorbiti facilmente
dal sangue, che li trasporta velocemente attraverso l'intero corpo. Le probabilit di penetrazione di
contaminanti nel corpo umano dipende principalmente dalle dimensioni delle particelle. Le
particelle pi grandi rimangono nel naso o vengono inghiottite, ma le particelle pi piccole possono
penetrare nei polmoni. Le particelle pi piccole assorbono pi materiale tossico, che possono
portare pi profondamente nel corpo. Quando gli agenti inquinanti sono solubili in acqua, possono
essere immediatamente assorbiti dal sangue umano. Quando la concentrazione dellinquinante
aumenta il rischio di effetti sulla salute diventa pi alto. Le sostanze inquinanti atmosferiche
possono causare effetti acuti, come tosse e mal di gola, ma esistono inquinanti atmosferici che
hanno soltanto gli effetti cronici. Gli specialisti affermano inoltre che evidenze crescenti mostrano
che allesposizione a inquinanti presenti nellambiente di vita si possono attribuire quote non
trascurabili della morbosit e mortalit per neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie. Negli
ultimi 30-40 anni in molte citt europee se diminuito linquinante tradizionale costituito dal
biossido di zolfo (SO2, in seguito a ristrutturazioni industriali, innovazioni tecnologiche,
miglioramenti nella qualit dei combustibili e normative per il controllo della qualit dellaria)
andato crescendo il volume di traffico auto veicolare e il livello dei nuovi inquinanti. Le
caratteristiche morfologiche dei centri urbani e i fattori meteoclimatici ne favoriscono laccumulo, i
livelli di concentrazione innescando la formazione di ulteriori inquinanti mediante trasformazioni
chimiche; si parla di precursori e inquinanti secondari : la riduzione di un precursore non porta
automaticamente a un decremento proporzionale nel livello di un inquinante secondario (per
esempio, il livello di O3 nellaria pu aumentare al diminuire delle emissioni di monossido di azoto
NO-). Gli effetti degli inquinanti sui diversi organismi variano a seconda della concentrazione in
aria, del tempo di permanenza e delle loro caratteristiche fisico-chimiche.
Sono inquinanti da traffico autoveicololare, da combustione di combustibili fossili (carbone/derivati
del petrolio) o legno, da impianti di riscaldamento, industrie, centrali termoelettriche e incendi : il
CO monossido di carbonio, CO2 anidride carbonica, lNO2 biossido di azoto (rappresenta quasi
esclusivamente un inquinante secondario dal momento che deriva dallossidazione dellNO in
atmosfera. LNO2 svolge un ruolo fondamentale nella formazione dello smog fotochimico essendo
lintermedio di base per la produzione di una serie di inquinanti secondari molto dannosi come
lO3, lacido nitrico, lacido nitroso, gli alchilnitrati, i perossiacetilnitrat; ne sono fonti impianti di
riscaldamento non metanizzato, centrali termoelettriche, processi industriali, emissioni dei motori
dei veicolari); gli HC idrocarburi incombusti, gli IPA idrocarburi policiclici aromatici, i COV
composti organici volatili, lO3 ozono (lozono un gas tossico di colore bluastro, costituito da
molecole instabili formate da tre atomi di ossigeno -O3-per le sue caratteristiche un energico
ossidante in grado di demolire materiali organici e inorganici. LO3 di origine naturale presente
negli strati alti dellatmosfera (stratosfera) ed utilissimo per la protezione dalle radiazioni
ultraviolette solari; per effetto della circolazione atmosferica viene in piccola parte trasportato anche
negli strati pi bassi dellatmosfera (troposfera). Questo un fenomeno prettamente estivo, legato
allinterazione tra radiazione solare e sostanze chimiche (idrocarburi e NO2), che a temperature
elevate attivano e alimentano le reazioni fotochimiche producendo O3, radicali liberi, perossidi e
altre sostanze organiche fortemente ossidanti. Ha la capacit di spostarsi con le masse daria anche a
diversi chilometri dalla fonte e comporta la presenza di concentrazioni elevate a grandi distanze,
determinando il rischio di esposizioni significative in gruppi di popolazione relativamente distanti
dalle fonti principali di O3 e danneggiando la componente vegetale dellecosistema e le attivit
agricole).
Vi inoltre il cos detto PM o particolato.
Va chiarito che il termine PM o particolato indica laspetto delle dimensioni, infatti le particelle
sospese in aria possono essere campionate mediante filtri di determinate dimensioni identificate in
base al loro massimo diametro aerodinamico. Il simbolo PM che appunto le designa deriva
9

dallinglese Particulate Matter, o materiale particolato, seguito dal numero che indica il diametro
massimo delle particelle.
In particolare, il PM10 la frazione di materiale particolato che passa attraverso un diametro
aerodinamico di 10 m, il PM2.5 un di diametro aerodinamico di 2,5 m.
LOrganizzazione mondiale della sanit (OMS) ha stabilito linee guida per la concentrazione di
PM2.5 e di PM10. Queste linee guida dichiarano di riflettere le attuali conoscenze epidemiologiche
sugli incrementi di morbosit e mortalit per cause cardiovascolari e respiratorie allaumentare dei
livelli ambientali di PM2.5 e PM10.
Sebbene il PM2.5 rappresenti un sottoinsieme del PM10, esso regolamentato in modo separato per
assicurare un adeguato controllo di queste particelle, che avendo una massa inferiore possono
penetrare pi profondamente nellapparato respiratorio e quindi avere una maggiore tossicit.
Sotto laspetto qualitativo il materiale particolato ( PM x) presente nellaria costituito da una
miscela di particelle solide e liquide, che possono rimanere sospese anche per lunghi periodi,
costituite da una miscela di elementi quali carbonio, piombo, nichel, nitrati, solfati, composti
organici, frammenti di suolo, etc..
Le polveri totali vengono generalmente distinte in tre classi dimensionali corrispondenti alla
capacit di penetrazione nelle vie respiratorie da cui dipende lintensit degli effetti nocivi.13
In particolare:
PM10 particolato formato da particelle con diametro < 10 m, una polvere inalabile, ovvero in
grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso, faringe e laringe).
PM2.5 particolato fine con diametro < 2,5 m, una polvere toracica,cio in grado di penetrare
nel tratto tracheobronchiale (trachea,bronchi, bronchioli).
PM0.1 particolato ultrafine con diametro < 0,1 m, una polvere in grado di penetrare
profondamente nei polmoni fino agli alveoli.
C oggi tra i ricercatori un grande interesse sulla frazione pi piccola di particolato, rappresentata
dalle particelle ultrafini ( anche usato il termine nanoparticelle a indicare prodotti industriali,
farmaci, cosmetici, nuovi materiali) che per le loro dimensioni possono diffondersi in tutte le parti
del tratto respiratorio, entrare pi facilmente allinterno delle cellule e quindi potenzialmente
superare le barriere epiteliali ed endoteliali. La loro tossicit si basa su un pi elevato potenziale
infiammatorio.
Il contributo specifico delle particelle ultrafini alla tossicit nelluomo in studio con approccio sia
tossicologico sia epidemiologico.
Il PM pu dunque veicolare numerosi microinquinanti adsorbiti sulla sua superficie, come metalli e
IPA, e questo spiega la sua capacit di indurre anche effetti mutageni sulluomo. E riportato in
letteratura leffetto combinato di PM e Nitro-IPA, composto organico che si forma dai processi di
combustione dei composti organici reagenti con lNO2 presente in atmosfera. La combinazione di
elevata intensit di traffico e di elevata percentuale di motori diesel determina una elevata
concentrazione di Nitro-IPA in atmosfera e quindi aumenta la probabilit di effetti mutageni nelle
cellule da parte del PM.
Per una visione approfondita su altri aspetti si rimanda alla lettura del rapporto EPIAIR nel faldone
n. 1 degli atti del PM, anche fascicolo sugli effetti dellinquinamento sulla salute che tra laltro
illustra i metodi di indagine.
Avendo riguardo al contenuto delle relazioni dei consulenti del PM,
che hanno preso in esame con rigore i rilevanti a loro disposizione, non pare dunque poter essere
intanto ignorato o negato da parte degli operatori del diritto, che i livelli oltre soglia raggiunti degli
inquinanti dellaria nelle zone della Sicilia costituiscono (analiticamente messi in fila nelle
pregevoli relazioni) un serio pericolo per la salute della popolazione -in termini di elevato allarme
in particolare per alcune categorie come gli affetti a particolari patologie, i bambini, i neonati e le
10

donne incinte (come sempre sottolineato nelle citate relazioni). Lo stesso a dirsi per le omissioni
refluenti sulla misurazione degli inquinanti e sui piani delaria e sulla attuazione del risanamento, di
cui oltre1,.
(1) Secondo losservazione, divenuta nota, espressa -allesito della procedura dinfrazione subta
dallItalia per via della violazione delle normative sulla tutela della salute umana in materia di
inquinamento dellaria, oggetto tra laltro della presente indagine- dal Commissario UE per
lambiente Janez Potonik, linquinamento atmosferico continua a causare ogni anno pi di 350.000
morti premature in Europa e che in Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10000 abitanti,
pi di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato, e che gli Stati membri
devono prendere sul serio le norme europee sulla qualit dellaria e adottare i provvedimenti
necessari per ridurre le emissioni.
(2) I risultati dello studio condotto dall'OMS insieme all'allora APAT (oggi Ispra) si legge nel
dossier 2010 Malaria di Citt di Legambiente -pubblicati nel giugno 2006, avevano colpito nel
dichiarare che in 13 citt italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre,
Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo) negli anni 2002-2004 si sarebbero
potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 g/m3 previsto per
legge di concentrazione di PM10. Portando la concentrazione di polveri sottili a livelli ancora pi
bassi, al di sotto dei 20 g/m3, le morti evitate salirebbero addirittura a 8220.
(3) In una denuncia del marzo 2014, presentata da alcune associazioni alla commissione europea
per lambiente, e divulgata dagli organi di stampa, con riguardo ai siti di Priolo, Milazzo e Gela,
elencando varie Violazioni delle direttive europee in materia di qualit dellaria (Milazzo, Priolo e
Gela, sono tre SIN siti di interesse nazionale da bonificare, ad alto rischio
ambientale)RIGUARDANTI anche la INADEGUATEZZA DELLA RETE DI MONITORAGGIO
E QUANTO AI DATI SANITARI, si fa riferimento ad alcuni dati sanitari, nei seguenti termini
stato accertato che le falde sono state inquinate da Idrocarburi come nel caso di Priolo, e che ad
oggi nessun piano di bonifica e risanamento ambientale stato avviato nei siti inquinati, tranne
sporadici e non complessivi interventi nonostante ingenti risorse economiche, anche comunitarie,
siano state investite; e che Le conseguenze dellinquinamento sulla salute della popolazione destano
preoccupazione, poich a Priolo-Siracusa vi unincidenza di nascituri geneticamente malformati
pari al 5.6%.. Ad esempio lo studio epidemiologico dellISS denominato studio Sentieri nel
periodo 1995-2000 e 2001 -2005 ha evidenziato un eccesso di mortalit tra la popolazione di
Priolo,Melilli, e Siracusa. A Gela invece secondo lo studio dellosservatorio regionale
epidemiologico il tumore infantile al +159,2%. Lanalisi delle tabelle sulla mortalit in alcuni
casi sono persino peggiori rispetto a quelle di Taranto. Rispetto alle citt pi vicine, a Gela i maschi
muoiono di pi per tutti i tipi di tumore (+ 18,3%), per il cancro infantile (+ 159,2%), per il tumore
allo stomaco (+ 47,5%), alla pleura (+ 67,3%), alla vescica (+ 9,6), o per morbo di Hodgkin (+
72,4), del mieloma multiplo (+ 31,8) e delle malattie del sistema circolatorio (+ 14,2). A Milazzo
Lanalisi per le specifiche sedi tumorali ha permesso di osservare tra gli uomini eccessi
statisticamente significativi sul livello di confronto locale per il tumore maligno del colon e del retto
(SMR=152) e del mieloma multiplo (SMR=424).Tra le donne eccessi statisticamente significativi
sono stati osservati per il tumore maligno del sistema nervoso centrale sia sul confronto locale
(SMR=187) che regionale (SMR=203), mentre sul confronto locale per il tumore maligno della
trachea, bronchi e polmoni (SMR=199) e tumore maligno delle ossa e del connettivo (SMR=461))
Altre brevi premesse sulla gestione dellaria in Sicilia da parte delle p.a. competenti
Altro materiale dindagine sugli effetti sulla salute

11

Ai fini di ogni valutazione circa la pregnanza degli obblighi omessi dalla Regione siciliana, per un
migliore orientamento sulloggetto composito della presente indagine utile ancora evidenziare
schematicamente anche i seguenti punti :
-che partendo dal genere di acquisizioni litalia e leuropa si sono dotati di specifiche normative
sulla disciplina e il governo dellaria (fissando limiti di emissioni per ogni sostanza tra quelle
considerate ed imponendo monitoraggi e piani di intervento concreto per il risanamento delle zone
dove si rilevano inquinamenti oltre i limiti), affidando lamministrazione delle fonti emissive ai
Ministeri dellambiente e alle amministrazioni locali. In Italia le Regioni, anche attraverso poteri di
normazione pure secondaria, devono individuare le aree inquinate, vigilare sulle emissioni,
provvedere alla programmazione e curare il compimento di azioni concrete finalizzate alla
riduzione delle emissioni a tutela della salute e dellambiente nel rispetto dei criteri e con gli
obiettivi fissati dalla norme primarie dello stato e dalle direttive della comunit europea, di cui pi
avanti. I capi daccusa enunciano con particolare analiticit le normative specifiche di riferimento al
caso concreto (cnfr. anche per una disamina esplicata della normativa di riferimento e degli
adempimenti correlativi la relazione CTU citata);
--che sebbene, a questo ultimo riguardo, uno degli spunti della qui procedimento -a carico degli
assessori allambiente e dei dirigenti della Regione siciliana dei settori investiti della attuazione
delle normative sulla qualit dellaria-, siano le inadempienze (seguite ai superamenti del limiti
consentiti dalla legge nei comuni di Palermo e Catania e poi in altre zone della Sicilia, che
obbligavano ladozione in tempi brevi di piani di risanamento dellaria, di agli artt. 8 della direttiva
96\62 CE in relazione allart. 5 della direttiva 1999\30) conseguenti al recepimento della Direttiva
Quadro europea sulla qualit dell'aria, gi prima dell'entrata in vigore dei Decreti attuativi, la
legislazione vigente derivata dal DPCM 203/88, regolava la materia dell'inquinamento atmosferico
in modo sostanzialmente analogo certamente con riguardo ai piani di risanamento (cnfr. le rigorose
relazioni dei dottori Sanna e Stoli e Felici laltrettanto chiara anche se sintetica relazione del ctu
dottor Allegrini, e la sentenza della Corte di giustizia europea del 19.12.12. che ha dichiarato
lomissione da parte della Repubblica italiana dei provvedimenti affinch nel 2006 e nel 2007 le
concentrazioni di PM 10 nelle 55 zone della diffida del 2.2.2009 non superassero i valori limite
fissati allart. 5 par. 1 direttiva 1999\30 CONCERNENTI il PM 10 per il biossido di zolfo, il
biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo).
-che le pacifiche, gravi e reiterate omissioni della Regione siciliana hanno avuto un peso rilevante
sulle procedure dinfrazione e sulla condanna della corte europea intervenuta con la nota sentenza
del 19.12.12, e hanno comportato non solo le sanzioni economiche conseguenti , ma nel tempo
anche la perdita di consistenti finanziamenti comunitari e la mancata utilizzazione di fondi
disponibili (cnfr. tutte le dichiarazioni rese nellindagine da Genchi, Anza, Tolomeo -e altri sentiti
come persone-, i quali rilevano essi stessi tali situazioni di illegali omissioni, sostenendo per
ciascuno di non esserne responsabile e attribuendone le responsabilit relative ad altri);
-che in tale contesto, e nonostante quindi laccertamento di tale serie di gravi inadempimenti e
dellassenza di ogni segno di avvio di un progetto da parte della Regione siciliana e dei comuni, dal
2002 a tutto il 2007 per le citt di Palermo e Catania stato mantenuta la dichiarazione di
emergenza ambientale, per Palermo con il DPCM Berlusconi del 18 ottobre 2002, cui collegata
linvestitura dei sindaci rispettivi come commissari straordinari (recita il DPCM relativo a
Palermo ll Presidente del Consiglio dei Ministri, Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n.
225;Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; Visto il decreto-legge 7
settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,n401; Vista la
richiesta del Sindaco di Palermo, in data 8 aprile 2002; Considerato che le condizioni di traffico e di
mobilit nella citt di Palermo hanno determinato il superamento delle soglie di attenzione dei
parametri identificativi dell'inquinamento atmosferico stabiliti dalla normativa vigente e che la crisi
del fenomeno circolatorio comporta ormai conseguenze insostenibili anche sul piano del governo
urbano e dei rapporti sociali; Considerato che il livello di rischio dell'incolumit dei cittadini
12

durante gli spostamenti giornalieri nella citt di Palermo ha raggiunto valori preoccupanti data
l'elevata frequenza di incidenti stradali e che la congestione del traffico veicolare genera nei
cittadini gravi disturbi alla salute psichico-fisica dovuti allo stress ed all'inquinamento acustico e
atmosferico; Considerata la gravit della situazione di emergenza abitativa, ripetutamente
evidenziata dal Prefetto di Palermo anche in relazione alla possibile compromissione della sicurezza
pubblica, che risulta interessare un consistente numero di nuclei familiari, unitamente alla notevole
diffusione del fenomeno di abusivismo edilizio che sta compromettendo l'efficienza dei servizi, lo
sviluppo urbanistico della citt e che, conseguentemente, produce gravi pregiudizi all'ordinario
svolgimento della vita associata; Considerato, altres, che il pregiudizio ambientale evidenziato dal
Comune di Palermo non solo persister nel tempo, ma sar, presumibilmente, suscettibile di
ulteriore incremento; Ritenuto quindi che le situazioni sopra evidenziate realizzano una condizione
di pericolo per persone e cose, sicch ricorrono i presupposti previsti dalla normativa vigente per la
dichiarazione dello stato di emergenza, anche sulla base di quanto statuito in materia dalla
giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato Sezione IV, decisione n. 2361/2000); Tenuto
conto che le misure e gli interventi attuabili in via ordinaria non consentono di fronteggiare
l'emergenza, per cui tale situazione di pericolo deve essere fronteggiata con mezzi e poteri
straordinari; Ritenuto necessario procedere con la massima sollecitudine all'eliminazione dello stato
di pericolo ambientale in atto sul territorio della citt di Palermo; Acquisita l'intesa del Presidente
della Regione siciliana che ha richiamato le motivazioni contenute nel parere espresso dal
Dipartimento regionale ai trasporti, evidenziando elementi di particolare criticit per quanto
concerne la qualit dell'aria e la congestione del traffico in specifiche fasce orarie ed in determinati
ambiti urbani; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 18 ottobre
2002; Decreta: Ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992,
n. 225, dichiarato fino al 31 dicembre 2003, lo stato di emergenza ambientale determinatasi nel
settore del traffico e della mobilit nella citt di Palermo. (*)Il presente decreto verr pubblicato
nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 18 ottobre 2002; Al sindaco sono stati
conferiti i Poteri di Commissario straordinario per la soluzione del traffico e dello smog con
Ord.Pres.Cons.Min., Berlusconi n. 3255 del 2002, prorogati fino al 31.12. 2006, CNFR. atti al
faldone n.1 del PM);
-che le relazioni dei consulenti dei PM e tutti gli altri atti dellindagine mettono a nudo che in Sicilia
ogni anno la popolazione di vaste aree industriali (soltanto due delle quali gi dichiarate ad alto
rischio nel 2005 e 2006) e dei comuni pi popolati e delle loro aree metropolitane esposta a
quantit consistenti di pericolosiveleni nellaria, e che tale situazione (che ha inciso pure sulle
numerose procedure di infrazione che fioccano della Commissione europea) sia il portato degli
inadempimenti dei vertici politici ed amministrativi degli uffici della Regione siciliana investiti del
governo di tale settore dellambiente. Lapparato regionale , come mette in evidenza lindagine,
infatti pur possedendo tutti gli strumenti per adeguarsi alle normative del settore non ha mai
provveduto ad avviare e attuare autentici programmi di intervento e le procedure dirette
alladozione di misure concrete, cui la legge obbligava per porre freno a questa situazione di
inquinamento, che, come sempre rivelano le crude analisi dei consulenti del PM, ed anche i dati
forniti dagli organismi delle stessa Regione siciliana, come ARPA ed inoltre anche lISPRA, in
alcune zone divenuto addirittura incontrollato (vedi, nella citata relazione dei CTU ad es. i
paragrafi sulle violazioni reiterate di tutte la normativa sui piani dellaria che andavano adottati a
seguito dei rilevanti degli sforamenti e di tutti gli adempimenti conseguenti, ed altres sullassenza
di ogni progetto al riguardo, sulla dismissione delle misurazioni nella citt di Palermo, Catania e le
arre industriali di Messina e Siracusa, con un danno ambientale incontrollato, sulla inadeguatezza
dellunico piano approvato per le due sole aree ad altro rischio individuate nellapposito decreto
regionale del 2005 nella zona di Siracusa e del Comprensoorio del Mele Milazzo e altri comuni).
--che in particolare risulta che nel 2008 Siracusa e Palermo sono state per lItalia punti critici per
superamenti dei limiti consentiti, che nel 2009 ancora a Palermo (stazione Di Blasi) sono stati
registrati 48 superamenti e Catania (stazione viale Vittorio Veneto) 33 superamenti (le citt pi a
13

rischio). Messina per il biossido di azoto aveva 70 superamenti, primo posto d'Italia, mentre Catania
con 56,1 superamenti. A Siracusa nel mese di dicembre, oltre i 10 sforamenti del limite consentito,
la centralina di viale Teracati ha registrato percentuali con un valore di 190 microgrammi per metro
cubo, un valore pi di tre volte superiore ai limiti di legge (secondo i dati dellOMS insieme
all'allora APAT -oggi Ispra- pubblicati nel giugno 2006, in 13 citt italiane -Torino, Genova,
Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e
Palermo- negli anni 2002-2004 si sarebbero potute evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il
limite annuale di 40 g/m3 previsto per legge di concentrazione di PM10. Labbassamento delle
concentrazione di polveri sottili al di sotto dei 20 g/m3 avrebbe evitato 8220;
--che, sulla base dei loro rigorosi rilevamenti, i consulenti del PM, depositate nel febbraio 2012
concludono che la situazione sullo stato della qualit dellaria in alcune aree del territorio siciliano
rimane nel tempo scadente e che la concentrazione media degli inquinanti misurati continua ad
avere un costantemente peggioramento nel tempo, e che tale condizione confermata alle stesse
valutazioni di ARPA Sicilia sullo stato della qualit dellaria della regione (periodo 2005-2009;
riportate nel capitolo 3.9 della relazione dei CTU Sanna : le principali sorgenti emissive presenti nel
territorio della regione siciliana -descritte dai Ctu in dettaglio nel capitolo 2 della relazione- sono,
per quanto riguarda lNOx, per il 39,5% i trasporti stradali, per il 23,6 % la combustione
nell'industria dell'energia e la trasformazione delle fonti energetiche, per il 20% altre sorgenti
mobili e macchine e per il 10,7% gli impianti di combustione industriale e processi di combustione;
- le emissioni delle polveri fini -PMm primario- sono dovute per il 43,1% ai trasporti stradali, per il
13,4% alla combustione nell'industria dell'energia ed alla trasformazione delle fonti energetiche, per
il 13,5% ad altre sorgenti mobili e macchine e per il 8,1% agli impianti di combustione industriale e
processi di combustione; inoltre per quanto riguarda le polveri fini PM, si deve tenere anche conto
del contributo determinato dal PMm secondario, tale frazione, sulla base delle quantit degli
inquinanti precursori emessi nella regione Siciliana, come dettagliato al capitolo 2.1, risulta
predominante -94,6 %- rispetto a quella primaria -5,4 %- . Infatti gli ossidi di azoto contribuiscono
con il 63% della fonnazione del PM10 secondario, il biossido di zolfo contribuisce con una
percentuale del 33 %, mentre l'ammoniaca contribuisce per il rimanente 4%. Pertanto per attuare
una riduzione delle concentrazioni in aria di PM 10 nelle aree urbane si dovr operare sia sulle
emissioni di PM 10 primario che su quelle dei precursori della componente secondaria).
-che nella sintesi finale del capitolo relativo agli effetti dellinquinanti dellaria sulla salute umana
della relazione documentatissima dei consulenti Sanna e Rino Felici del 2005 nel proc. n. 4331\04
RGNR, relativo agli sformanti nella citt di Palermo (alle pagg. 41-53 della citata relazione; faldone
n. 2 pag.g.259 e segg. ), si conclude che La speranza di vita dei cittadini che vivono in aree con
livelli di inquinamento elevato diminuita. Gli effetti si verificano ai livelli attuali di inquinamento
ambientale e non sembra esserci una soglia al di sotto della quale non si osservano danni. I gruppi
di popolazione pi colpiti dallinquinamento ambientale sono soprattutto gli anziani e le persone in
condizione di salute pi compromessa, come i malati di patologie cardiache e respiratorie. Per
queste persone, lesposizione ad inquinamento ambientale peggiora la prognosi e aumenta la
probabilit di morte. E stato documentato che i bambini tendono ad ammalarsi pi frequentemente
per cause respiratorie, in particolare bronchite ed asma, e lesposizione ad inquinanti peggiora lo
stato di malattia in bambini affetti da compromissione cronica delle vie aeree. Anche i neonati,
infine, risultano essere soggetti a particolare rischio di morte per effetto dellinquinamento
ambientale. Sulla base delle stime di impatto condotte dalla Organizzazione Mondiale della Sanit,
linquinamento ambientale costituisce un problema di sanit pubblica molto rilevante.
Su altri atti presenti nel fascicolo dellIndagine, e dichiarazioni rese dagli indagati, conferenze non
sfociati in decisioni

14

Deve ribadirsi che gli atti della presente indagine costituiscono una straordinaria fonte di
conoscenza e informazione su tutte le peculiari articolazioni assunte in Sicilia del fenomeno
dellinquinamento, oltre che degli aspetti normativi e delle omissioni specifiche attribuibili agli
indagati.
Deve inoltre ribadirsi che informazioni di altrettanta profondit, provengono dalle dichiarazioni rese
dagli indagati XXX ed XXX, dimostratisi, a fronte della loro condotte lacunose, informati nei
dettagli delle normative e delle evenienze specifiche del loro settore, sia riguardo a tutte le annose
questioni dei piani dellaria -mai varati-, sia sotto gli aspetti chimici, legislativi e sia rispetto agli
obblighi delloperare amministrativo gravanti sul settore da essi stessi in tempi diversi diretto (XXX
dalla fine del 2001 al gennaio del 2007, XXX da allora in avanti-).
Tra le loro numerose produzioni vi sono ad esempio il Quadro sintetico di riferimento sullo stato
normativo e sugli interventi di risanamento nellAREA ad elevato rischio ambientale del
Comprensorio del Mela (ME), ove si riferisce che larea era stata dichiarata al altro rischio con
D.A. 50\gab del 4.9.2002, in relazione allimpatto dovuto alla presenza di impianti industriali di
notevole dimensioni- centrale termoelettrica EDIPOWER, raffineria di petrolio di Milazzo, ecc..,e
che con lo stesso decreto era stata istituita la commissione Stato-Regione- Provincia Enti Locali
con il compito di predisporre il piano di risanamento ambientale e rilancio economico del
comprensorio integrata nella composizione con decreto ASs. 883\16.7.2003 e che tali atti curati dal
servizio 3 (di cui era quando a capo XXX), prevedevano la possibilit di affidare ad un ente
pubblico di comprovata capacit scientifica Universit di Messina- la predisposizione delle linnee
guida per la redazione del piano di risanamento in nove mesi. Che tuttavia lassessore nuovo
decideva di affidare il lavoro ad un soggetto da selezionasi con bando europeo, -DA 10.3.2004 poi
costato 25.000,00 euro, veniva revocato in autotutela , che il nuovo assessore invece decideva di
affidare la cosa a alla comm. provinciale per la tutela dallinquinamento di Messina , non avente la
comprovata capacit tecnica di cui al DA 883\2003, e che presentava il lavoro il giugno 2005 che
si limitava ad una enunciazione di linee prive di indirizzi concreto rimandando la stesura del piano
entro il termine del 31.1.2006, impostazione molto contestata dai comuni di San Filippo del Mela. Il
documento continua esponendo che intanto a seguito della cessazione del commissariamento
ministeriale in atto dal 1999 per le zone di ad elevato rischio ambientale dei territori di Siracusa
(Augusta, Melilli Priolo etc.. ) e Calatnissetta (Gela Butera etc..) che consentiva il rientro nella
disponibilit dellASSESSORATO delle somme in origine stanziate, di 140 miliardi di lire, in gran
parte non utilizzati per il risanamento, il servizio 3 aveva predisposto il decreto di dichiarazione di
aree ad altro rischio che veniva formalizzato con Decreto assessoriale. Veniva predisposto nel luglio
lufficio speciale per le aree ad alto rischio per predisporre e gestire i pini di risanamento locali e le
risorse economiche ; al 31.1.2006 il piano per Comprensorio del Mela; E si trovavano a coesistere
tutti gli organismi suddetti con compiti sovrapposti.
Nel mese di giugno 2006 continua il documento- luniversit di Palermo aveva completato
lindagine commissionata sui metalli pesanti con tecniche di biomonitoraggio (con uso di licheni),
che accertavano la lo stato di generale compromissione ambientale in relazione alla presenza e
distribuzione spaziale nella matrice biologica dei metalli pesanti tracciati dai processi di
combustione e delle attivit antropiche .Contemporaneamente i risultati dall Universit di Palermo
facolt di ingegneria dellindagine per un sistema di valutazione e gestione della qualit dellaria
nelle aree metropolitane della regione, anche con indicatori compositi, per iniziare a tracciare le
mappe del rischio per la popolazione esposta.
Quanto alla EDIPOWER espone che il sistema CTE rimaneva la principale fonte di biossido di
azoto e che destava preoccupazione il fatto che nel 2005 alcuni superanti della sostanza erano
dovuti ai gruppi da 320 MW, dotati di sistema DESOX di abbattimento spinto del biossido di zolfo
con produzione di solfato di calcio non erano stati segnalati , gli interventi che si prevedeva di
attivare nei confronti dellazienda, con la celerit richiesta dalla grave situazione, consisteranno
nella accelerazione dei lavori di ambientalizzazioni dei gruppi da 160 MW, verifiche relative ai
15

sistemi di trattamento degli inquinanti, revisione e abbassamento dei limiti autorizzati, in virt del
comprovato stato di deterioramento ambientale e delle gravi patologie rilevate a carico della
popolazione locale -la Raffineria di Milazzo era assurta allonore delle cronache per fenomeni di
intossicazione della popolazioni collegate a sostanze organiche volatili odorigene- esponedo la
strategia degli interventi (sistemi di aspirazione del gas emesid dalle navi cisterna, interventi diretti
a far si che le torce della raffineria riducano il loro ruolo a quello di dispositivo di sicurezza grazie
al quale il gas in eccesso siano bruciati in condizioni controllate e non invece usate come sistema
routinario di combustione e di rilascio incontrollato di grandi quantit di inquinanti , revisione
dellartificio sistema di calcolo delle emissioni ad es. del biosido di zolfo.
Era in corso la definizione con LARPA e con il gestore della rete pubblica prov. di Messina
ladegumto rete monitoraggio alle linee APAT , con il riposizionamento delle centraline e
lammodernamento della struttura analitica per un api ampia copertura dei parametri ambntali. La
rete anche EDIPOWER era di antica concezione e solo biossido di zolfo non coerenti con indirizzi
APAT e CNEIA- ; il dipartimento aggiunge- ha in fase di avvvio con lARPA un monitoraggio
sulla caratterizzazione chimica del PM 2,5 e PM 1.
Per dare un quadro ancora pi ampio della variegata provenienza del materiale dindagine, pu qui
rilevarsi che tra gli altri nel fascicolo del PM sono presenti anche:
-la denuncia, che ha dato adito allindagine presentata presso la Procura di Messina e
Barcellona Pozzo di Gotto, da una associazioni di abitanti della Valle del Mele nel 2006;
numerosi verbali delle dichiarazioni delle persone informate, i documenti ufficiali dagli indagati
forniti al PM; gli atti della Commissione europea inquirente nella procedura dinfrazione sfociata
nella sentenza della Corte di Giustizia europea del 19.12.12, che ha condannato lItalia per lo
sforamento dei limiti del PM 10 e la mancata adozione dei piani dellaria (oggetto della presente
procedimento, ed in cui gli inadempimenti della regione Sicilia hanno avuto un peso consistente);
-la relazione interessante del dottor Ivo Allegrini consegnata nel 2009, sugli inadempimenti della
Regione siciliana in materia di aria.
-la denuncia presentata da WWF e Legambiente nel 2009 sui livelli di inquinamento della citt di
Palermo e la vicenda della dichiarazione dello stato di emergenza ambientale e nomina del sindaco
come commissario straordinario del governo Berlusconi, e sulle interrogazioni parlamentari sui
correlativi finanziamenti, protrattasi dal 2002 al 2007, con linteressante gi citato rapporto
EPIAIR del 2010, ai ministeri commissionari, che al suo interno riporta tra laltro anche i dati
epidemiologici di Palermo (atti del proc. riunito n. 14930\12, contenuti nel faldone n. 1 del fasc.
PM).
Per cogliere gli aspetti pi pratici delle azioni che sarebbero dovute conseguire a breve distanza di
tempo dai rilevamenti dei superanti urbani di legge, delle varie sostanze inquinanti, il citato
rapporto EPIAIR fa riferimento alle misure concrete relative anche alla mobilit urbana, dirette alla
riduzione delluso del veicolo a motore privato (-pure oggetto di precise indicazioni contenute nelle
leggi del settore; cnfr. limportante il decreto Ronchi, ministro dellAmbiente, del 27 marzo 1998,
sulla mobilit sostenibile nelle aree urbane -GU n. 179 del 3-8-1998-) e da adottarsi dai comuni a
tutela della salute della popolazione, ed alle risposte ai questionari sulladozioni di tali misure che
erano stati sottoposti ai 10 comuni dellindagine, tra cui anche Palermo. Il rapporto contiene anche i
dati epidemiologici delle citt della Sicilia sottoposte allesame.
II.
NORMATIVA
Una ricostruzione sistematica della normativa sulla qualit dellaria che pi afferisce alloggetto
dellindagine pu trarsi dalla relazione di CTU cos come dagli atti acquisiti dal PM ma anche dalla
pi volte citata sentenza della Corte di giustizia europea del 19.1.2.12di condanna dellItalia.
.
Normativa europea : Direttive 96/62/CE, 1999/30/CE, 2000/69/Ce, 2002/3/C
16

e Direttiva 2008/50 precedenti direttive CE


La norma principale attualmente in vigore nella Comunit Europea la DIRETTIVA 2008/50 CE
DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 21 maggio 2008, relativa alla qualit
dell'aria ambiente e per un'aria pi pulita in Europa.
Tale norma in vigore dall'11 giugno 2008, dispone la progressiva abrogazione delle direttive
96/62/Ce. 1999/30/Ce. 2000/69/Ce e 2002/3/Ce delle quali assorbe e riordina il contenuti, e
richiama gli Stati membri ad innalzare il livello qualitativo dell'aria tra il 2010 ed il 2020.
Parte centrale del provvedimento in materia di qualit dell'aria, sono le particelle inquinanti
maggiormente responsabili dei danni alla salute umana, come le PM2.5 e le P M id .
Tale direttiva di sintesi, 2008/50/Ce, impone agli Stati membri di procedere ad una accurata
valutazione della qualit dell'aria ambiente e di adottare precisi provvedimenti in caso di
superamento di valori massimi critici. Le Autorit designate dai singoli Stati come competenti
materia dovranno procedere alla valutazione della qualit dell'aria ambiente utilizzando i criteri
dettati dagli allegati tecnici alla direttiva 2008/50/Ce. Modalit e procedure di valutazione sono
declinate in modo differente in base alla tipologia di inquinante considerata.
Obbligo degli Stati membri preservare la migliore qualit dell'aria che sia compatibile con lo
sviluppo sostenibile. Il livello di inquinamento dell'aria non dovr tuttavia essere superiore ai valori
stabiliti dagli allegati tecnici alla direttiva in relazione ai singoli anni di riferimento.
Deroghe ai livelli di qualit sono ammessi solo per zone o agglomerati critici e per un massimo di 5
anni rispetto ai tennini stabiliti dalla direttiva. In caso di superamento dei valori limite, gli Stati
devono attivarsi per ridurre gli inquinanti nel pi breve tempo possibile.
A livelli di inquinamento elevati espressamente stabilito il parallelo obbligo di informare il
pubblico con tutti i media a disposizione. Se l'inquinamento assume dimensioni transfrontaliere, gli
Stati membri interessati sono chiamati a collaborare su iniziative congiunte per rientrare nei limiti
normativi stabiliti dalla direttiva 2008/50/Ce.
Normativa nazionale :
D. Lgs. 351/1999 e dalle altre nonne correlate e/o collegatc (D.M. 2 aprile 2002, n. 60; D.M. 1
ottobre 2002, n. 261; D. Lgs. 21 maggio 2004, n. 183 ; D. Lgs. 19 agosto 2005, n. 195;
D. Lgs. 3 agosto 2007. n. 152
La normativa nazionale derivante dal recepimento delle specifiche direttive europee costituita dal
D. Lgs. 351/1999 e dalle altre norme correlate o collegate (D.M. 2 aprile 2002, n. 60; DM 1 ottobre
2002, n. 261; D.lgs. 21 maggio 2004, n. 183 ; D. Lgs. 19 agosto 2005, n. 195; D. Lgs. 3 agosto
2007. n. 152 ).
Tale nonna prevede per le Regioni l'obbligo di:
individuare, sulla base della valutazione preliminare e/o definitiva, le zone del proprio territorio
nelle quali i livelli degli inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori limite e delle
soglie di allarme. e individuare lautorit competente alla gestione del rischio;
definire piani d'azione contenenti le misure da attuare nel breve periodo, affinch sia ridotto il
rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme, con misure di controllo e, se
necessario, di sospensione delle attivit - ivi compreso il traffico veicolare - che contribuiscono al
superamento dei valori limite e delle soglie di allarme;
definire zone e agglomerati nei quali i livelli di inquinanti superano il valore limite, aumentato del
margine di tolleranza, o sono compresi tra il valore limite ed il valore limite aumentato del margine
di tolleranza;
definire, per l'ozono, zone e agglomerati nei quali i livelli di inquinanti superano il
valore bersaglio (o obiettivo) e lobiettivo a lungo termine;
definire, per IPA e metalli, zone e agglomerati nei quali i livelli di inquinanti superano il valore
bersaglio (o obiettivo);
17

adottare specifici piani o programmi per ridurre i livelli degli inquinanti al di sotto
del valore limite (o per lozono del valore bersaglio, o obiettivo e dell'obiettivo a
lungo termine e per gli IPA e i metalli del valore obiettivo), entro un termine stabilito;
mettere i piani e i programmi adottati a disposizione del pubblico e degli enti locali;
garantire che, qualora le soglie d'allarme venissero superate, siano prese le misure
necessarie per informare la popolazione;
garantire che informazioni aggiornate sulla qualit dell'aria ambiente, relativamente
agli inquinanti normati dalla vigente normativa di settore, siano messe a disposizione
del pubblico e degli enfi interessati, facendo in modo che tali informazioni siano
chiare, comprensibili e accessibili.
Tale impianto normativo stato sostanzialmente confermato dalla Direttiva 2008/50/CE recepita
con il D. Lgs. 13 agosto 2010 n. 155 ''Attuazione della diretliva 2008/50)/CE relativa alla qualit
dell'aria ambiente e per un'aria pi pulita in Europa", entrato in vigore il 30 settembre 2010.
Sinteticamente,
le Regioni e le Province autonome, in base al D. Lgs. 351/99. hanno l'obbligo di effettuare una
valutazione della qualit dellaria, sia attraverso misure rappresentative dei livelli degli inquinanti
riportati nellallegato 1 dello stesso decreto, sia attraverso luso di modelli o di metodi di
valutazione obiettiva.
II Decreto Legislativo 351/99, definisce i criteri per la valutazione e la gestione della
qualit dell'aria ambiente. Essi si basano su una serie di passaggi che vanno dalla
valutazione della qualit dell'aria all'elaborazione di piani e programmi di tutela {piani d'azione,
piani di risanamento, piani di mantenimento), i cui contenuti riguardano, tra gli altri aspetti, i
provvedimenti volti alla tutela della qualit dell'aria ed al rispetto dei valori limite imposti per gli
inquinanti alla luce delle caratteristiche del territorio e delle sorgenti emissive.
L'elaborazione di un piano o programma di risanamento avviene attraverso le
seguenti fasi:
fase conoscitiva, che comprende l'analisi del quadro normativo, delle caratteristiche del territorio,
delle fonti di emissione degli inquinanti in aria (inventari delle emissioni), delle condizioni
climatiche e meteorologiche tipiche del territorio;
fase valutativa, che consiste nella valutazione della qualit dell'aria effettuata mediante misure
puntuali di concentrazione fornite dalla rete di rilevamento e mediante tecniche di modellazione;
fase propositiva, che deve contenere gli elementi necessari per:
- individuare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera
necessari a conseguire il rispetto dei limiti di qualit dell'aria.
- indicare le misure "di risanamento" attraverso le quali la regione/provincia autonoma conta di
raggiungere tali obiettivi. Le misure da individuare potranno essere di tipo economico/fiscale
{sgravi, incentivi), di tipo tecnico (utilizzo di tecnologie a minor impatto), o anche di tipo
infonnativo (campagne di sensibilizzazione)
- quantificare i benefci sulla qualit dell'aria derivanti dall'applicazione delle
misure di risanamento e il tempo stimato per raggiungerli.
Secondo quanto contenuto nel D. Lgs. 351/1999 (art. 12, comma 3) le regioni devono trasmettere,
per il tramite APAT i piani e/o i programmi di risanamento della qualit dell'aria al Ministero della
Salute (MINSAL) e al Ministero dellAmbiente e della Tutela del territorio e del mare (MATTM)
entro diciotto mesi dalla fine dell'anno durante il quale stato registrato il superamento del valore
soglia (VL + MDT), definito come la somma di un valore limite (VL) e di un relativo margine di
tolleranza (MDT); il MATTM a sua volta, trasmette i piani e i programmi di risanamento alla
Commissione Europea entro due anni dalla fine di ciascun anno in cui si registrato il superamento
valore soglia (VL+MDT).
Le informazioni sui piani o programmi vengono trasmesse secondo le modalit stabilite dalla
Decisione 2()()4/224/CE, attraverso un questionario, indicato come questionario sui piani e
programmi di risanamento o questionario PPs, costituito da sette moduli in cui vengono riportate in
18

modo sintetico tutte le informazioni contenute nei piani: il modulo l fornisce informazioni generali
sul piano o sul programma in questione; nei moduli da 2 a 6 ogni colonna descrive una situazione di
superamento presa in considerazione dal piano o dal programma, mentre ogni riga contiene un
elemento descrittivo della situazione di superamento; nei moduli 5. 6 e 7 sono descritte
sinteticamente le singole misure [Decisione 2004/224/CE].
Considerata la situazione critica emersa dagli esiti dell'attivit di monitoraggio della qualit dell'aria
effettuata sul territorio nazionale, soprattutto nelle aree urbane anche a seguito dell'entrata in vigore,
a decorrere dal 1 gennaio 2005, dei limiti alle concentrazioni atmosferiche di materiale particolato
(PM10), stata istituita, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio (con DM
18 febbraio 2005), la Commissione nazionale per l'emergenza inquinamento atmosferico (CNEIA).
con la finalit di fornire informazioni e valutazioni scientifiche a supporto delle decisioni che a
livello nazionale, regionale e locale devono essere assunte in merito agli interventi emergenziali,
nonch a quelli di medio e lungo periodo.
Per i lavori della Commissione sono stati costituiti 9 gruppi di lavoro, il cui coordinamento stato
affidato ai rappresentanti delle Regioni, delle Province e del Ministero della salute e. per gli aspetti
tecnico-scientifici, a esperti dell'APAT, del CNR e dell'ENEA. Il Ministero della salute ha operato
attraverso la costituzione di un apposito gruppo di esperti nominati con decreto dirigenziale del
20/05/2005. Le altre Amministrazioni centrali (Ministero dello sviluppo economico e Ministero dei
trasporti e delle infrastrutture) hanno attivamente partecipato ai gruppi di lavoro di loro interesse.
Nella relazione finale del 20 marzo 2006 e rappresenta la sintesi sia dellattivit di analisi e
approfondimento condotta all'interno dei suddetti gruppi di lavoro sia. pi in generale, delle
audizioni e della documentazione a disposizione della Commissione.
Il documento, sulla base di tale attivit conoscitiva, individua le azioni prioritarie da porre in essere
nei rispettivi settori d'intervento.
La Commissione, sulla base del proprio mandato, ha individuato una serie di indicazioni di merito,
misure e strumenti operativi a sostegno dello sviluppo di una pianificazione integrata che, se
supportai da adeguate risorse economiche, consentono alle Regioni e agli Enti Locali di
organizzarsi in modo utile per dare attuazione alle norme nazionali e comunitarie.

III.
CTU
Inadempimenti della Regione siciliana relativi ai piani dellaria
Frantumazione delle competenze operata attraverso il conferimento di specifici poteri della Regione
ad altri enti e soggetti, e delegando a tavoli tecnici la discussione e deliberazioni varie di piani
sempre di la da venire, senza fissare regole certe sul funzionamento di tali tavoli
Dismissione delle centraline di rilevamento di Palermo e altri comuni, che impedisce la redazione
dei piani e degli adempimenti di legge.
E indispensabile soffermarsi sul punto degli obblighi inadempiuti dalla Regione siciliana circa i
piani dellaria, come pure evidenziati nella pregevole approfondita disamina dei consulenti
del PM, dottori Sanna, Stoli e Felici (la relazione prende in esame tutti gli altri punti pure rilevanti
oggetto degli altri quesiti posti dai PM, quali lefficienza della rete di rilevazione e i superamenti
dei limiti rilevati, che hanno ricevuto tutti risposta negativa).
In breve risulta come siano stati violati tutti gli adempimenti imposti dalle direttive europee e dalle
norme di recepimento e dai decreto di attuazione, e come quei soli piani frettolosamente decretati
dalla Regione siciliana siano non conformi alle normative relative ed assolutamente inconsistenti e
non consoni alla loro funzione di individuare ed attuare gli obiettivi sanciti dalla legge di
risanamento dellaria nelle zone inquinate, oltre i limiti.

19

La relazione, dei CTU supportata rigorosamente dalle delibere e dagli atti ufficiali della Regione
siciliana, dagli atti della commissione europea che si occupata del caso, anche nel riferire del c.d.
Piano di Coordimento, che fu deliberato con decreto dellAssessore Interlandi -durante i
controlli della Commisione europea- del 9 agosto 2007 (varato dal dirigente del settore 3 XXX,
succeduto a XXX che era stato destituito a gennaio 2007-; Direttore del dipartimento XXX). I
consulenti mettono in luce lo spezzettamento arbitrario delle competenze operato dalla Regione
attraverso il conferimento di specifici suoi poteri a altri enti e soggetti e delegando a tavoli tecnici la
discussione e deliberazioni varie, e come in assenza di regole certe sul funzionamento di tali tavoli
gli stessi non abbiano funzionato (un ''Tavolo tecnico di coordinamento sulla qualit dell'aria
ambiente" e nove Tavoli di settore provinciali, per il coordinamento delle iniziative aventi influenza
in ambito provinciale ai quali stato assegnato il compito di definire, in via preliminare ed a scala
provinciale, gli interventi previsti dagli articoli 7. 8. 9 -comma 2- e IO del D. Lgs. 351/99; CNFR. il
testo del Decreto assessoriale dellARTA n. 176GAb del 9 agosto 2007, in particolare lart. 3 che
indica tali tavoli e la quantit variegata di soggetti partecipanti, in copia alle pag. 533 -537 del
fascicolo del PM).
Facendo integrale rinvio alla lettura dellintera relazione, si passa di seguito a dar conto delle
conclusioni dei CTU relative agli aspetti salienti dei reiterati inadempimenti della Regione
siciliana afferenti ai piani dellaria.
-La Regione Siciliana -rilevano i consulenti dopo avere passato in rassegna la storia dei
superamenti- in considerazione dei gravi e ripetuti superamenti dei valori medi annuali rilevati nel
2002 per il PM10, biossido di azoto (NO2) e benzene (C^Hfi), a Palermo e per il biossido di azoto
(NO2) nell'agglomerato di Catania, sulla base allart. 8 comma 3 del D. Lgs. 351/99 doveva
adottare entro 18 mesi, dalla fine di quellanno cio entro giugno 2004, un piano o un programma
per il raggiungimento dei valori limite ai fni della protezione della salute della popolazione. Invece
non svolgeva alcuna azione e non predisponeva alcun atto entro lanno 2004. Questa inadempienza
veniva anche espressamente evidenziata a pag. 77 del 1 Rapporto APAT (Edizione 2004) sulla
Qualit dell'Ambiente Urbano. Tale situazione risulta anche pi rilevante poich nel 2005 nelle
zone di Siracusa e di Catania venivano registrati superamenti dei valori medi annuali e giornalieri
relativi al PMm e nell'anno 2006 nelle zone di Agrigento e di Messina superamenti per lo stesso
inquinante dei valori medi giornalieri, e la Regione (che era tenuta ad adottare entro giugno 2007
per Siracusa e Catania ed entro giugno 2008 per Agrigento e Messina, i medesimi piani per il
raggiungimento dei valori limite), non svolse alcuna azione. Inoltre la Regione Siciliana in
contrasto con quanto previsto dalla norma suddetta, non invi al Ministero dell'Ambiente
nessuna comunicazione relativa alle informazioni sul piano di risanamento per gli anni 2005,
2006 e 2007 e nel 2008 n trasmetteva il questionario sulla qualit dell'aria (fonte ISPRA annuario 2009).
Zonizzazione avvenuta in ritardo e senza comunicazione dei metodi
- I Consulenti inoltre rilevano che latto adottato dalla Regione siciliana, la zonizzazione, non
avvenuto a norma : con il Decreto Assessoriale del 2005 n 305/GAB la Regione Siciliana, in ritardo
rispetto ai tempi previsti dalla norma nazionale (scadenza 13 aprile 2003 per SO2, N0X, particelle
PM. Pb. benzene e CO) nel dicembre 2005 ha adottato la zonizzazione preliminare del territorio
della regione, individuando appunto in funzione preliminare (allazione) le zone del territorio
regionale dove era necessario adottare i piani di azione e di risanamento, ma contro la previsione
dell'art. 5 del D.M. 60/02 successivamente non comunicava al Ministero dell'Ambiente, per il
tramite di ANPA (ora ISPRA) i metodi seguiti per la valutazione preliminare della qualit dell'aria e
per la zonizzazione (la scadenza per gli inquinanti sopra citati era prevista al 28 luglio 2003).
L'omissione pi rilevante tuttavia hanno ancora evidenziato i Consulenti del PM, non era quella di
cui sopra ma la mancata adozione del piano di risanamento e mantenimento per le zone individuate
con lo stesso Decreto Assessoriale n. 305/GAB del 19 dicembre 2005, da elaborarsi secondo quanto
dettato dal D.M. del 1 ottobre 2002, n. 261 (Direttive tecniche per la valutazione della qualit

20

dell'aria ambiente - elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del D. Lgs.
351/1999).
Il piano da elaborare, in particolare doveva:
- definire gli scenari di qualit dell'aria riferiti al termine entro il quale il valore limite deve essere
raggiunto, sulla base dei provvedimenti regionale, provinciale e comunale aventi rilievo in materia
di inquinamento atmosferico e delle misure conseguentemente adottate:
- individuare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera necessari a
conseguire il rispetto dei limiti di qualit dell'aria entro i termini temporali entro i quali essi
dovevano essere raggiunti:
- individuare le misure, aggiuntive o modificative rispetto a quelle previste sulla base dei
provvedimenti suddetti, da attuare per il conseguimento degli obiettivi previsti. Ciascuna misura
doveva essere corredata da opportuni indicatori e analizzata sotto il profilo dei risultati attesi in
termini di miglioramento della qualit dell'aria, di riduzione delle emissioni inquinanti dell'aria, dei
costi associati, dell'impatto sociale, dei tempi di attuazione e della fattibilit tecnico economica;
selezionare l'insieme di misure pi efficaci per realizzare gli obiettivi previsti, tenuto conto dei
costi, dell'impatto sociale e degli inquinanti per i quali si ottiene una riduzione delle emissioni:
indicare, per ciascuna le misure selezionate le fasi di attuazione, i soggetti responsabili, i
meccanismi di controllo e. laddove necessarie, le risorse destinate all'attuazione delle misure:
indicare le modalit di monitoraggio delle singole fasi di attuazione e dei relativi risultati, anche al
fine di modificare o di integrare le misure individuate, ove necessario per il raggiungimento degli
obiettivi previsti.
I Soli piani , e per il breve periodo, adottati dalla Regione siciliana per nel 2006 per le Aree ad
Elevato Rischio di Crisi Ambientale, interessano solo due comprensori della regione siciliana e
solo un numero limitato di parametri SO2 (anidride s o l f o r o s a ) , NO2 (biossido d1 azoto)
e NMHC (idrocarburi non metanici); i relativi rilevamenti a partire dal 2006 sono stati del
tutto parziali e insufficienti a monitorare le situazioni e non utili al fne dell'adozione degli
eventuali provvedimenti stabiliti dai suddetti Piani di azioni.
Continuando, la relazione dei consulenti del PM d inoltre contezza del fatto che gli unici piani che
risultano adottati dalla Regione Siciliana, sono quelli approvati da un ufficio speciale,
denominato Ufficio speciale aree ad elevato rischio di crisi ambientale, con D.D.U.S. n.7 del 14
giugno 2006 e con D.D.U.S. n. 19 del 5 settembre 2006, contenenti i Piani d'azione con le
misure da attuare nel breve periodo affinch sia ridotto il rischio di superamento dei valori
limite e delle soglie d'allarme nell'Area ad elevato rischio di crisi ambientale, rispettivamente
per la provincia di Siracusa, (per i territori dei comuni di Siracusa, Augusta, Melilli, Floridia,
Solarino, Priolo Gargallo) e per il comprensorio del Mela, (territori dei comuni di Condr,
Gualtieri Sicamin, Milazzo. Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela e San
Pier Niceto). Tali piani di azione prevedono che tutte le volte che vengono registrati, dalle reti
installate nelle suddette zone, valori superiori a quelli prestabiliti per l'inquinamento nell'aria
ambiente, siano adottati comportamenti e procedure di limitazione delle emissioni degli
impianti industriali a cui i gestori debbono attenersi. E' evidenziato dai CTU a riguardo che,
rispetto a quanto previsto nei piani di risanamento e mantenimento, tali provvedimenti
interessano solo due comprensori della regione siciliana e solo un numero limitato di
parametri SO2 (anidride solforosa) , NO2 (biossido d1 azoto) e NMHC (idrocarburi non
metanici). Inoltre nelle aree prese in considerazione, sulla base degli atti messi a disposizione
da Arpa Sicilia, risulta che i rilevamenti a partire dall'anno 2006 sono stati del tutto parziali e
quindi i dati rilevati erano comunque insufficienti a monitorare le situazioni in essere e
conseguentemente utili al fne dell'adozione degli eventuali provvedimenti stabiliti dai
suddetti Piani di azioni.

21

La relazione dei consulenti del PM sintetizza ancora la vicenda del Piano Regionale denominato di
Coordinamento Per la Tutela della qualit dell aria ambiente della Regione Siciliana (tipo di piano
non contemplato dalla legge), adottato con Decreto Assessoriale n. 176/GAB del 9 agosto 2007. I
consulenti mettono a nudo gli elementi di tale piano di coordinamento da cui si desume, nota il
giudice, la sua natura di strumento dilatorio .
Tale piano fu varato nota ancora il giudice- dallallora dirigente XXX del settore 3 del
Dipartimento competente lAssessorato allambiente (dipartimento diretto allora
dallindagato Tolomeo), in corso di procedura dinfrazione. I consulenti ne rilevano la non
conformit alla legge, poich esso non prevedeva misure adeguate a ricondurre gli inquinanti
rilevati entro i limiti stabiliti e poich gli obbiettivi di risanamento e tutela fssati non erano
raggiunti, cos da ridurre nel tempo i livelli degli agenti inquinanti nell'aria ambiente.
Rileva il giudice che nel corso dellindagine lallora dirigente XXX rendendo dichiarazioni al PM
ha affermato che la responsabilit della assenza del piano era del dirigente che lo aveva
preceduto, Gioacchino GENCHI; e di essersi trovato quindi costretto ad agire in quel modo dalla
ristrettezza dei tempi per cercare di evitare le conseguenze della procedura dinfrazione europea
sopperendo alle omissioni del precedente dirigente (cnfr. tra gli altri : esposto presentato da
Giuseppe Trifir, sacerdote, Presidente dell Associazione Tutela della Salute dei Cittadini, di
Pace del Mela il 31.7.2006; verbali del 5 agosto 2009 incontro col P.M., del 14.12.2007, del
15.9.2008 delle dichiarazioni di Anz, che nel 2006 era il Presidente della Commissione Provinciale
Tutela Ambiente -CPTA - di Messina, di cui al verbale al verbale della riunione del 14.6.2005 per
esporre le linee guida per la formazione del piano di risanamento ambientale e rilancio del
Comprensorio del Mela ).
In estrema sintesi rilevano i consulenti che in realt a distanza di sei anni (Giugno 2004) per i
superamenti verificatosi nellanno 2002, non era stato ancora attuato il piano di risanamento per le
zone di Palermo e Catania; e che dalla disamina degli atti continua la relazione - emerge come solo
nel luglio 2010 veniva predisposto dall'Assessorato Ambiente il documento: Adempimenti attuativi
della legislazione di settore in materia di valutazione e gestione della qualit dell'aria ambiente, ma
che tali adempimenti non avevano avuto , per i motivi sotto elencati, ancora piena applicazione.
Sintetizzano i consulenti che quindi agli inizi dell anno 2007 la Regione Siciliana, esclusi i
provvedimenti relativi alle aree ad elevato rischio di crisi ambientale ,prima citati, non aveva ancora
adottato alcuna azione finalizzata al risanamento della qualit dellaria conforme alla normativa
statale ed europea, poich infatti a tale data non risultavano attuati: i modelli di dispersione degli
inquinanti, 1 inventario regionale delle emissioni puntuali, lineari e diffuse, gli strumenti di
prevenzione/contrasto antinquinamento atmosferico previsti dal D. Lgs. 351/99, programmi di
informazione al pubblico sui dati di qualit dellaria (inventano, reti, piani e programmi. e le azioni
per la prevenzione della salute, ecc.), ed era soprattutto assente un quadro programmatico regionale
chiaro, con regole certe e condivise sulle attivit da portate avanti, sulle procedure da seguire, sui
ruoli e sui compiti dei diversi soggetti, istituzionali e non, coinvolti (Regione, Province. Comuni,
Arpa, aziende, ecc.).
Tali inadempienze e carenze sono state anche evidenziate dal Dipartimento Regionale
dell'Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana (Presentazione in data 16 luglio
2009 del Tavolo tecnico regionale di coordinamento per la tutela della qualit dell 'aria ambiente).
L assenza di un piano di risanamento ha comportato anche una limitazione all'accesso e alla
diffusione delle informazioni al pubblico e questo non ha favorito una presa di coscienza del
problema.
Tornando ai dettagli del citato piano del 9 agosto del 2007, denominato di Coordinamento come dettagliato nel capitolo 5.1.1 della relazione dei CTU stessi- a differenza di quanto
attuato dalle altre Regioni italiane, non prevedeva ancora un vero e proprio Piano di
22

risanamento e mantenimento per la qualit dell aria nella Regione Siciliana, conforme alle
norme europee e nazionali, in quanto si limitava a definire in sostanza soltanto principi e
linee-guida di carattere generale, rinviando ancora una volta a momenti successivi
lelaborazioni e ladozione degli strumenti attuativi. In tal modo l'attuazione del piano vero e
proprio stato rinviato, coinvolgendo gli enti Territoriali nella scelta degli effettivi programmi
concreti per risanare e mantenere la qualit dellaria ambiente sul territorio regionale. Infatti per
realizzare l'obiettivo sopra indicato era stato istituito un ''Tavolo tecnico di coordinamento sulla
qualit dell'aria ambiente" e nove Tavoli di settore provinciali, per li coordinamento delle iniziative
aventi influenza in ambito provinciale ai quali stato assegnato il compito di definire, in via
preliminare ed a scala provinciale, gli interventi previsti dagli articoli 7. 8. 9 (comma 2} e IO del D.
Lgs. 351/99'.
Concludono al riguardo i consulenti del PM (facendo presente di non volere entrare a dare giudizi
sulle modalit scelte per pervenire alla pianificazione e programmazione degli interventi) mettendo
in evidenza che tale Decreto Assessoriale n. 176 dellagosto del 2007 non disciplinava in modo
analitico il funzionamento dei Tavoli tecnici di coordinamento (regionale e provinciale), non
stabiliva chi dovesse convocarli, i tempi e le frequenze degli incontri e le modalit di partecipazione
n infine le modalit di supplenza in caso di inadempienza degli Enti coinvolti, e dunque in
concreto non ha posto in essere n verificato che fossero adottate le iniziative necessarie. Al
riguardo, la Regione siciliana, dopo aver attivato in data 12 marzo 2008 con il D. A. n. 42/GAB i
Tavoli di settore provinciali suddetti, si limitava a sollecitare varie volte le commissioni provinciali
per il loro effettivo funzionamento (note del Servizio 3 del D.R.T. e A. in data 27.10.2008 prot.
n.80911, in data 12.01.2009 prot. n.l749 e in data 31.03.2009 prot. n. 24948 pei le C.P.T.A. di
Ragusa e Trapani), al fine di attuare i compiti suoi propri, che essa aveva di fatto delegato ai diversi
enti. In conclusione, il funzionamento di tutti i tavoli previsti, indispensabile, per le modalit
adottate, per la redazione del piano di coordinamento avveniva solo a distanza di un anno (2009).
Questo determinava che le proposte ultime avanzate dai Tavoli di Settore Provinciali, con i
Documenti di piano provinciali elaborati su scala locale, in adempimento a quanto previsto dal D.A.
n. 42/GAB del 12 marzo 2008, siano state trasmesse alla Regione nel maggio 2009.
Conseguentemente ed in estrema sintesi si pu affermare che la Regione Siciliana alla fine
dell'anno 2009 non essendo stati realizzati tutti gli adempimenti previsti dal piano di
coordinamento (D. A. 176/GAB del 9 agosto 2007), non aveva di fatto ancora adottato un
piano di risanamento e mantenimento della qualit dell'aria conforme alla normativa statale
ed europea.
Decisione dell1 febbraio del 2010 della Commissione europea
Le medesime carenze, costituite sostanzialmente dall'assenza di informazioni e/o specifiche azioni
di risanamento, venivano anche sottolineate dalla Commissione Europea nella Decisione del
1.02.2010 emanata in risposta alla notifica, effettuata dall Italia il 5 maggio 2009, ai sensi della
direttiva 2008/50/Ce, per richiedere la deroga ai valori limite per il PM 10 per la qualit dellaria in
12 zone del territorio nazionale, tra cui le zone 8, 9. 10. 11 e 12 della Regione Siciliana Catania
Palermo, Siracusa Messina e Agrigento-.
Rinviando per quanto espresso nel parere dalla Commissione, alla sintesi riportata al capitolo 5.1.1
ed al testo integrale contenuto nellAppendice 2 della relazione dei CTU, si evidenzia che la
Commissione con tale decisione non ha accolto la richiesta dellITALIA di derogare allobbligo del
rispetto del valore limite giornaliero e annuale (articolo 22 c. 4 Dir. 2008/50/CE) nelle zone otto
(Catania, Misterbianco e Motta Santa Anastasia), nove (Palermo. Villabate. Bagheria. Monreale e
Altofonte). dieci (Siracusa. Priolo. Melilli. Augusta. Florida e Solarino) e dodici (Agrigento. Porto

23

Empedocle e Canicatti) e del valore limite giornaliero per il PM|o nella zona undici (Messina) della
Regione Siciliana, previsto dall'allegato XI della direttiva 2008/50/CE.
In conclusione, si ribadisce che ladozione del piano o del programma per il raggiungimento dei
valori limite per il PM10 finalizzato alla protezione della salute della popolazione doveva avvenire
entro giugno del 2004 per gli agglomerati di Palermo e Catania, entro giugno del 2007 per Siracusa
e Catania ed entro giugno 2008 per gli agglomerati di Agrigento e Messina Solo con le azioni
aggiuntive, finalizzate al miglioramento della qualit dell'aria, riportate nel documento
Adempimenti attuativi della legislazione di settore in materia di valutazione e gestione della qualit
dell'aria ambiente, redatto a luglio 2010 dall'Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente della
Regione Siciliana, con ben sei anni di ritardo dal giugno 2004 (termine determinato dai superamenti
riscontrati nellanno 2002 negli agglomerati di Palermo e Catania), che ha recepito i documenti
provinciali con specifiche proposte operative in particolare nelle zone di risanamento, si pu
affermare che stato emanato il piano regionale di risanamento e mantenimento della qualit dell
aria in conformit a quanto previsto dalla normativa vigente in materia.
Lattuazione di tale piano appare per del tutto ininfluente e soprattutto non controllabile a causa
della situazione in cui versa le rete regionale di rilevamento, per le gravi carenze che essa presenta
al momento e per le necessit di ristrutturazione e riqualificazione evidenziate nella risposta alla
parte prima del primo quesito posti dai PM , vale adire la dismissione delle centraline di Palermo
Messina e Agrigento. Con l'attuale configurazione delle reti pubbliche e private -la rete di
monitoraggio regionale esistente senza una riqualificazione e ristrutturazione- la valutazione dello
stato della qualit dell'aria non solo sar problematica ma sar irrealizzabile, considerato le
disattivazioni di fatto delle centraline per gli agglomerati di Palermo, Messina e Agrigento (come
dettagliato al capitolo 3.1 della relazione della consulenza tecnica conferita il giorno 11 marzo 2010
ai dottori Mauro SANNA, Angelo STOLI e Rino FELICI e depositata nel febbraio 2012).
RETE di RILEVANTO
Per quanto concerne la rete di rilevamento della qualit dell 'aria attraverso le reti di monitoraggio
dell 'inquinamento atmosferico installate nella Regione Siciliana, la stessa relazione dei CTU
afferma che questo non avvenuto secondo quanto previsto dalle normative tecniche, ch l'insieme
delle reti pubbliche e private che attualmente operano sul territorio regionale siciliano si configura
come un sistema non conforme alla normativa tecnica vigente nell'Unione Europea, recepita
dall'Italia con il decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 155 '"Attuazione della direttiva 2008/5O/C E
relativa alla qualit dell'aria ambiente e per un'aria pi pulita in Europa", entrato in vigore il 30
settembre 2010.
Sulla rete di rilevamento la relazione esplica inoltre che ha un numero eccessivo di gestori (pubblici
e/o privati), con centraline distribuite in modo non ottimale, che operano con protocolli non sempre
omogenei, immettendo dati nel circuito istituzionale con modalit incontrollate e senza preventiva
validazione da parte un organismo regionale di verifica e supervisione. Allo stato esisteva solo un
Progetto di Razionalizzazione della Rete Regionale di monitoraggio e controllo della qualit
dell'aria e degli strumenti di informazione, al di l da venireche se attuato potrebbe risolvere
l'attuale situazione di non conformit della rete di monitoraggio regionale. Allo stato attuale, nelle
more dell'attuazione di tale progetto, con la disattivazione della rete comunale di Palermo e delle
reti provinciali di Messina e Agrigento si determinata una situazione di rischio ambientale
incontrollato.
Tali condizioni emergono anche da quanto dichiarato dal Dott. Gaetano Capilli di Arpa Sicilia nel
verbale del 18 novembre 2010, a cui si rimanda per i dettagli (Documento IF allegato alla relazione
dei ctu) per l'assenza di qualsiasi ricognizione della qualit dell'aria nel corso degli anni 2009 e
2010 e per la situazione di completo abbandono in cui giacciono alcune stazioni di rilevamento,
emersa durante i sopralluoghi svolti (Appendice 1).
24

Per quanto riguarda la domanda se '" i valori rilevati dall anno 2002 fino al 2009, e in particolare se
il biossido di azoto e del PM 10 siano risultati conformi ai limiti previsti dalla normativa tecnica per
la qualit dell 'aria ambiente", rinviando per il dettaglio al capitolo 3.2 dell'elaborato, i consulenti
evidenziano, in relazione ai diversi parametri e alle diverse situazioni territoriali, le seguenti
condizioni.
Biossido di azoto (NO2)
Le seguenti reti di monitoraggio hanno rilevato valori superiori al limite annuale per la protezione
della salute umana di 40 |.ig/nr\ tenendo anche conto del relativo margine di tolleranza (VL +
MDT), per i relativi periodi.
Rete comunale di Palermo (Tabella 3.2a)
stazione di Castelnuovo. negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2007 e 2009;
stazione di Indipendenza, negli anni 2002, 2003, 2004 e 2007;
stazione di Belgio, negli anni 2002, 2003, 2005, 2006 e 2009;
stazione Unit DTtalia nei periodi 2002-2004 e 2006-2009;
stazioni Di Blasi e Giulio Cesare per l'intero periodo 2002-2009.
Rete provinciale di Caltanisetta-Gela (Tabella 3.4a)
stazione Calafato nell'anno 2007;
stazione Gori-Niscemi c.s. negli anni 2008 e 2009.
p . p . 9 9 6 3 / 0 9 R.G.N.R. SANNA - FELICI pugiiui 117
Rete comunale di Catania (Tabella 3.5a)
stazioni di P. Gioieni. P. Michelangelo e V. Giuffrida nel periodo 2002-2009;
stazione di V.le V. Veneto nel periodo 2002-2007 e nell'anno 2009;
stazioni di P. Europa, P. Stesicoro e Osp. Garibaldi, nel periodo 2003-2009;
stazione di P. Giovanni XXlll nel periodo 2003-2005;
stazione di P. Risorgimento negli anni 2003, 2005 e 2009;
stazione di V.le F. Fontana negli anni 2003, 2007, 2008 e 2009;
stazioni di V. del Cristallo e V. Passo Gravina nell'anno 2003;
stazione della Zona Industriale nell'anno 2009.
Rete provinciale di Messina (Tabella 3.6a)
stazione di Boccetta negli anni 2008 e 2009;
stazione di Archimede negli anni 2008 e 2009.
Rete provinciale urbana di Siracusa (Tabella 3.7a)
stazione Siracusa-Scala Greca negli anni 2007 e 2009.
Sempre per il biossido di azoto (NO2) valori inferiori al limite annuale per la protezione della salute
umana di 40 ).ig/m3 sono stati rilevati dalle seguenti reti di monitoraggio e per i relativi periodi :
Rete provinciale di Agrigento (Tabella 3.3a) negli anni 2006 e 2007,
Rete provinciale industriale di Siracusa (Tabella 3.8a) negli anni 2008 e 2009.
Polveri fini PM 10
Valori superiori al limite annuale per la protezione della salute umana di 40 f-ig/m3, tenendo anche
conto del relativo margine di tolleranza (VL + MDT), sono stati rilevati dalle seguenti reti di
monitoraggio e per i relativi periodi.
Rete comunale di Palermo (Tabella 3.2b)
stazione di Castelnuovo, negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2007 e 2009
stazione di Indipendenza, negli anni 2002, 2003, 2004 e 2007;;
stazione di Giulio Cesare negli anni 2002, 2003, 2004, 2007 e 2009;
stazione Unit D'Italia negli anni 2006 e 2007;
stazioni di Castelnuovo e Belgio nell'anno 2006;
stazione Di Blasi per l'intero periodo 2002-2009.
Rete provinciale di Agrigento (Tabella 3.3b)
stazione di Porto Empedocle l nell'anno 2007;
stazione di Porto Empedocle_3 nell'anno 2007.
25

Rete provinciale di Caltanisetta-Gela (Tabella 3.4b)


stazione Gori - Niscemi c.s. negli anni 2008 e 2009.
Rete comunale di Catania (Tabella 3.5b)
stazione di V. Giuffrida nell'anno 2005.
Rete provinciale di Messina (Tabella 3.6b)
stazioni di Boccetta e Minissale nell'anno 2008.
Rete provinciale urbana di Siracusa (Tabella 3.7b)
stazione di C. da Fusco nell'anno 2005:
stazioni di Bixio, Specchi e Teracati per l'intero periodo 2005-2009.
I superamenti del valore limite giornaliero per le polveri fini PMm. pari a 50 |.ig/m3. sulla
base delle analisi dei dati rilevati, sono risultati superiori alle 35 volte consentite per anno
civile, nelle seguenti reti di monitoraggio e per i relativi periodi.
Rete comunale di Palermo (Tabella 3.2c)
stazione Unit DTtalia negli anni 2002, 2004, 2005, 2006 e 2007;
stazione Castelnuovo nel periodo 2004-2008;
stazione Belgio nel periodo 2004-2009;
stazione Indipendenza negli anni 2006 e 2007;
stazione di Ton-elunga nell'anno 2007;
stazioni di Giulio Cesare e Di Blasi per l'intero periodo 2003-2009.
Rete provinciale di Agrigento (Tabella 3.3c)
stazione di Porto Empedocle l negli anni 2006 e 2007;
stazione di Porto Empcdocle_3 negli anni 2006 e 2007.
Rete provinciale di Caltanisetta-Gela (Tabella 3.4c)
stazione Gori - Niscemi c.s negli anni 2008 e 2009;
stazione Gela di Via Venezia nell'anno 2009.
Rete comunale di Catania (Tabella 3.5c)
stazione di V. Giuffrida 2005;
stazione di P. Stesicoro nell'anno 2008.
Rete provinciale di Messina (Tabella 3.6c)
stazione di Archimede negli anni 2006, 2008 e 2009;
stazioni di Boccetta e Minissale e nell'anno 2008.
Rete provinciale urbana di Siracusa (Tabella 3.7c)
stazione di Archimede negli anni 2006, 2008 e 2009;
stazioni di Boccetta e Minissale e nell'anno 2008 alle;
stazioni Acquedotto e C. da Fusco nell'anno 2005;
stazione di Teracati per il periodo 2006-2009;
stazioni di Bixio e Specchi per l'intero periodo 2005-2009.
Rete provinciale industriale di Siracusa {Tabella 3.8c)
stazione di Augusta nell'anno 2009.
Sulla base dei dati sopra riportati, emerge in generale come la situazione sullo stato della qualit
dellaria in alcune aree del territorio siciliano rimane nel tempo scadente e che la concentrazione
media degli inquinanti misurati continua ad avere costantemente un andamento negativo nel tempo.
Tale condizione confermata anche dalle valutazioni di Arpa Sicilia sullo stato della qualit
dellaria della regione (periodo 2005-2009), riportate nel capitolo 3.9 a cui si rimanda per i dettagli.
Tenuto conto delle principali sorgenti emissive presenti nel territorio della regione siciliana
(descritte in dettaglio nel capitolo 2) riportate wqWh invantario regionale delle emissioni in aria
ambiente, aggiornato a luglio 2008 con il D. A. 94/GAB, per quanto riguarda lorigine degli
inquinanti suddetti in breve sintesi si pu evidenziare quanto segue:
- le emissioni degli NOx sono dovute per il 39,5% ai trasporti stradali, per il 23,6 % alla
combustione nell'industria dell'energia e alla trasformazione delle fonti energetiche, per il 20% ad
26

altre sorgenti mobili e macchine e per il 10,7% agli impianti di combustione industriale e processi
di combustione;
- le emissioni delle polveri fini {PMn) primario) sono dovute per il 43,1% ai trasporti stradali, per il
13,4% alla combustione nell'industria dell'energia ed alla trasformazione delle fonti energetiche, per
il 13,5% ad altre sorgenti mobili e macchine e per il 8,1% agli impianti di combustione industriale e
processi di combustione;
Inoltre per quanto riguarda le polveri fini PM, si deve tenere anche conto del contributo determinato
dal PMm secondario, tale frazione, sulla base delle quantit degli inquinanti
precursori emessi nella regione Siciliana, come dettagliato al capitolo 2.1, risulta predominante
(94,6 %) rispetto a quella primaria (5,4 %). Infatti gli ossidi di azoto contribuiscono con il 63%
della fonnazione del PM 10 secondario, il biossido di zolfo contribuisce con una percentuale del 33
%, mentre l'ammoniaca contribuisce per il rimanente 4%. Pertanto per attuare una riduzione delle
concentrazioni in aria di PM 10 nelle aree urbane si dovr operare sia sulle emissioni di PM 10
primario che su quelle dei precursori della componente secondaria (per quanto riguarda il quesito
concernente la conformit alla legge degli atti, disposizioni e provvedimenti adottati dagli Enti ed
Uffici competenti, la risposta negativa).
Non deve trascurarsi da parte del giudice che sulle stesse circostanze anche la gi segnalata
relazione in atti del CTU Allegrini, dallinizio dellindagine ha rappresentato con efficace sintesi la
somma delle omissioni imputabili a quegli uffici della Regione siciliana.

IV
Responsabilit dei singoli indagati, Dirigenti responsabili del servizio 3, Assessori e Direttori del
Dipartimento, per rifiuto di atti dufficio
Nessuno degli indagati, n tantomeno XXX ed XXX, che figurano tra i principali protagonisti nelle
vicende in esame, per via del ruolo di dirigenti del servizio 3 del dipartimento ambiente tutela
dallinquinamento dellaria (rivestito da XXX dal 2001 al gennaio 2007 e successivamente da
XXX, che and a sostituire XXX dopo la sua rimozione), ha negato tali omissioni, ma ciascuno di
loro, rimarcandole, ne ha attribuita lintera la responsabilit ad altri.
Pi precisamente XXX da una parte ha elencato la disattenzione dei responsabili della Regione alle
sue denunce circa lallarmante gravit dellinquinamento soprattutto in alcune aree della Sicilia e
ripercorso linfinita vicenda delle prime due aree dichiarate ad alto rischio ambientale, e della
dichiarazione della terza, ha sottolineato che la competenza della redazione dei piani di risanamento
in quelle zone non era attribuita al settore 3 dellAss., da lui diretto, ma a quella serie di organismi
amministrativi speciali costituti dalla Regione siciliana (da ultimo lufficio speciale regionale per
le tre aree a rischio con un direttore alle dirette dipendenze della Presidenza della Regione) ,
che in alcune fasi furono anche commissariati -con i Prefetti rispettivamente di Gela e di
Siracusa- che non hanno mai attuato i piani di risanamento in quelle zone come sarebbe stato
loro compito, col risultato dello stato di rischio permanente e dati epidemiologici allarmanti.
In queste sue accuse XXX ha ricordato anche le storture finanziarie rispetto ai 140 milioni di
euro destinati dal Ministero solo al risanamento delle due prime aree a rischio della provincia
di Siracusa Augusta, Priolo etc..- e Caltanissetta -Gela etc..-100 miliardi di lire per Siracusa e
40 miliardi per Gela-, riferendo che lui era riuscito a trasferire 30 milioni di euro al Prefetto
di Siracusa e 8 a quello di Caltanissetta, e di avere nellottobre 2002 posto in essere gli atti
prodromici per la dichiararne regionale della terza area a rischio del Comprensorio del Mela,
e lo schema del decreto per la istituzione della Commissione Stato Regione Enti locali, per
sovrintendere alla redazione del piano di risanamento e alla attuazione degli interventi di
risanamento, con lo stanziamento di 7 milioni di euro. Per la terza area ,il comprensorio del
Mela, ha ricordato, non ha mai redatto il piano di risanamento nonostante Anz avesse
assicurato che nel 20006 sarebbe stato varato. Ma, rileva il giudice, sul punto delle omissioni
27

circa le azioni e i piani che afferivano alle competenze del settore da lui diretto, XXX ha
attribuito non a se la responsabilit (che cost anche la procedura di infrazione e la condanna
dellItalia), ma allARPA ch, ha affermato, non trasmetteva i rilevanti impedendogli di
procedere allelaborazione delle procedure per la stesura dei piani, tanto che -ha pure
aggiunto- nel 2004, ci lo aveva costretto ad acquisire, bypassando lARPA, direttamente dalle
amministrazioni provinciali e comunali i dati delle reti di monitoraggio urbane e provinciali.
Altra responsabilit sarebbe stata, secondo XXX, la scarsa qualit dei progetti dellARPA cui
era stata intestata la redazione , con costi milionari approvati con decreti del dirigente
generale del Dipartimento XXX, ricordando al riguardo che invece lui aveva stipulava due
convenzioni con le universit anche in modo da rendere operativi i fondi non usati dalla fine
degli anni 90 e gettare le basi per la predisposizione del piano di risanamento.
Riferendosi sempre alle responsabilit altrui, XXX non ha mancato di sottolineare che dopo la sua
rimozione dal servizio 3 il suo successore XXX var il Piano di Coordinamento, del 9 agosto 2007
(per la predisposizione del piano di risanamento vero e proprio), che si rivel non conforme alle
finalit di legge e copiato platealmente da un piano della Regione Veneto gi bocciato (come prima
riferito, CNFR: ad es. verbali del 14.12.2010, nota sulla procedura di infrazione del 2.7.2013,
verbale del 9.12.2007, e del 18.3.2008 memorie prodotte dal difensore di XXX).
XXX a sua volta ha invece addossato tutte le responsabilit di tale situazione di assenza dei piani e
del procedimento di infrazione al caos e alle omissioni del suo predecessore XXX, lamentando nel
corso delle sue dichiarazioni di non avere avuto riscontro dei diversi esposti inviati in Procura, e ha
giustificato linadeguatezza del piano di Coordinamento per la predisposizione del piano, deliberato
con DA del 9.8. 2007 (e poi revocato dallAssessore), predisposto da lui e dal suo ufficio, con la
necessit di dovere in qualche modo sopperire in pochissimo tempo per tentare di evitare la
procedura dinfrazione in corso (dagli atti si evince che la vicenda fu al centro di scoop giornalistici
nei quali si dava notizia di frettolose scopiazzature in questo piano del piano della Regione Veneto
non accolto dalla commissione europea ; si sono gi richiamati cnfr. lesposto del 2006 presentato
dal Presidente dell Associazione Tutela della Salute dei Cittadini, di Pace del Mela, territorio
dichiarato ad Alto rischio Ambientale; verbali delle dichiarazioni di XXX del 5 agosto 2009, nota
per incontro col P.M., del 14.12.2007 e del 15.9.2008.
Nota il giudice che non ha data alcuna valida spiegazione circa la mancata successiva
attuazione del vero piano n del mancato funzionamento dei tavoli predisposti nel suo piano
per la conclusione del vero piano (cnfr. per una sintesi efficace le conclusioni, su tale specifico
punto, contenute nella relazione dei CTU).
Va ricordato ancora che XXX, prima di diventare dirigente del servizio 3 del dipartimento ambiente
delARTA, era stato Presidente della Commissione Provinciale Tutela Ambiente -CPTA- di
Messina. Tale organismo, come messo in luce dai consulenti e rivelato da alcuni documenti in
atti diede prova di inefficienza nonostante i gravissimi problemi di inquinamento della zona
del Mela.
Un significativo documento sulle logiche delloperare pure messi in luce dai consulenti del PM
costituito dal verbale della riunione del 14.6.2005, alla quale parteciparono lassessore allambiente
della Regione XXX, XXX come Presidente del suddetto organismo regionale, XXX come
dirigente del servizio 3 del Dipartimento ambiente dellAssessorato ed una pluralit di
rappresentanti dellARPA , di vari altri enti del Comprensorio tra cui sindaci e consulenti. La
riunione era stata convocata per esporre le linee guida per la formazione del piano di risanamento
ambientale e rilancio del Comprensorio del Mela. Alcuni dei partecipanti formularono lurgenza di
provvedere a dismettere gli impianti industriali a causa dei gravissimi livelli di inquinamento anche
del suolo e del mare, oltre che dellaria, e della perdita di valore turistico della zona. Si evince dal
verbale che la riunione si risolse nellesposizione dei contenuti che avrebbero potuto avere delle
linee guida ancora da venire, e nelle lagnanze del direttore dellARPA Marino, relative alle

28

comunicazioni dei dati dei rilevamenti, che affermava mai richiesti dagli uffici dellassessorato ed
essere in possesso dellARPA stessa ed utili per procedere ai piani.
Tornando ai dirigenti del servizio 3 dellARTA, nel periodo in questione, si ripete, furono XXX dal
31.12.2001 all8.1.2007, data della sua destituzione, e Salvatore XXX dalla rimozione di XXX fino
ad oltre il 16.6.2009 (data del suo ultimo interrogatorio, quando ancora rivestiva tale funzione).
Quanto a XXX deve precisarsi che sebbene lo stesso abbia fornito estese e reiterate motivazioni a
giustificazione sullinconsistente operato dellufficio da lui diretto dal 2001 al 2007, la sue condotte
apparirebbero perlomeno suscettibili di un ulteriore approfondimento dindagine . Lavvenuto
decorso della prescrizione dei reati nei suoi confronti tuttavia impedisce ogni altra attivit. Se
assodato il difficile contesto da lui descritto, come daltra parte dagli altri indagati che hanno scelto
di rendere dichiarazioni, le giustificazioni addotte in ordine al mancato compimento dei compiti che
era obbligo del suo ufficio portare a termine appaiono a tratti poco chiari, soprattutto con rifermento
alla lunga durata del suo incarico. Ad esempio non chiara la necessit, in quel contesto, degli
incarichi dati ad alcune Universit siciliane per studi preliminari pure sulle modalit dei rilevamenti
(e di cui pure alla riunione per le linnee guida del comprensorio del Mela ). E poco rilevante, alla
luce del quadro di inadempienze complessive, appare il dato, rimarcato tra le sue accuse, che
lARPA non gli trasmetteva i rilevanti, laddove egli stessi dichiara di esserseli poi procurato senza
necessit dellARPA.
Sulla ragioni della inconsistenza delle motivazioni addotte da XXX a sua difesa e sull evidenza
della incongruit del suo operato, anche a proposito del piano di coordinamento di cui al Decreto
del 9 agosto 2007, e dai suoi contenuti dilatori e dalla assenza di una successiva azione, si rimanda a
quanto gi in dettaglio osservato.

Tirando le somme dunque innanzitutto relativamente alle condotte dei dirigenti del servizio 3 e i
direttori generali del relativo Dipartimento dellAssessorato allambiente della Regione siciliana, e
nei limiti della funzione della presente ordinanza, deve concludersi che gli obblighi di azione
istituzionalmente gravanti, sugli uni e su gli altri, e le specifiche omissioni e negligenze delle
condotte di ciascuno, cos come emerse, determinanti delle omissioni degli atti di tipo tecnico
attribuibili ai loro uffici (causa del mancato risanamento dellaria nelle zone inquinate e delle
sanzioni europee), li rendono penalmente responsabili ai sensi del comma uno dellart. 328 c.p. (pi
avanti si esamineranno le caratteristiche della fattispecie e linquadramento in essa delle condotte
degli indagati).
Ed invero sebbene detti dirigenti non fossero autori degli atti deliberativi esterni dellAssessore o
del Presidente della giunta della Regione, con cui sarebbero stati adottati i piani, il compimento dei
loro atti costituiva un anello essenziale ed anzi la conditio sine qua non per i Decreto deliberativi in
questione. E va puntualizzato che mentre i dirigenti del Servizio 3 sono individuabili come
responsabili delle omissioni di cui si discute in quanto tecnici investiti di quei particolari
adempimenti e procedure di legge (che avrebbero portato alle deliberazioni dei piani e alla adozione
delle azioni concrete), i DIRETTORI generali del Dipartimento sono responsabili in quanto garanti
dellefficienza del Settore, con poteri di controllo e ampi poteri ed obblighi di fermo intervento, ove
necessario a fronte di gravi emergenze e di disfunzioni dei servizi, come era nel caso in esame.
Anche tra i direttori generali, chi ha voluto rilasciare dichiarazioni e sottoporsi ad interrogatorio, pur
dichiarando di avere avuto piena coscienza di tale situazione di non rispetto degli obblighi di legge
e dei rischi conseguenti, a giustificazione della violazione in cui incorsero ripetutamente (e dei
rischi per la salute della popolazione, tra laltro ripetutamente comunicati nellambito dalle varie
procedure dinfrazione), ha addotto a propria discolpa le responsabilit di altri o le difficolt dovute
29

al disordine del sistema. Dirigenti generali del Dipartimento regionale territorio e ambiente nel
corso delle vicende degli inadempimenti che ci occupano furono XXX dal 12.10.2006 e fin al
25.2.2009, e prima XXX, fino al 20.6.2005 e XXX, dal 21.6.2005 al 2006. Rispetto a questi due
ultimi pertanto i reati risultano prescritti. Deve darsi pure atto della morte di XXX, avvenuta nelle
more del procedimento, di cui ha avvisato il suo difensore in udienza.
Le dichiarazioni rese da XXX, osserva ancora il giudice, appaiono alquanto labili e generiche e di
sostanziale ammissione della assoluta inazione del suo dipartimento durante il suo incarico su tutte
la diverse situazioni di inadempimento degli obblighi afferenti alle azioni sullaria. Dalle
espressioni di XXX traspare un atteggiamento di scarsa valutazione degli inadempimenti cui
avrebbe dovuto far fronte, con gli ampi strumenti offertigli dai suoi potere e dalla disponibilit di
mezzi, che la stessa indagine rivela avere avuto a disposizione. Lo stesso ha per di pi esternato la
sua idea della estraneit degli Assessori alle problematiche concrete del Dipartimento allambiente
che egli presiedeva, rivelando al riguardo che osserva ora il giudice- non sent mai la necessit di
coinvolgere assessori e presidenti della regione, nonostante la gravit della situazione di arretratezza
sui modi e sui tempi , anche al cospetto dellEuropa, in cui versavano gli uffici di cui era
responsabile (e dei rischi crescenti per la salute della popolazione).
Tra laltro XXX ha dichiarato che effettivamente durante il suo mandato non era stata data alcuna
attuazione al d.lg 351\1999 se non in maniera limitata , con lapprovazione della valutazione
preliminare della qualit dellaria con atto del 19.12.2005 c.d. zonizzazione, e che le uniche
iniziative erano partite dal suo dipartimento, dal dottor XXX, capo del servizio 3 da gennaio 2007,
autore del famoso piano di coordinamento, confluito nel decreto dellassessore Interlandi del 9
agosto 2007. Ha riferito inoltre che trattandosi di atti di programmazione i decreti, in base alla
Bassanini, dovevano essere firmati dallASSESSORE, anche se erano curati e predisposti in tutto e
per tutto dal suo dipartimento, ribadendo che non vi erano interventi di alcun tipo da parte
dellassessore n dei Presidenti della Regione (con cui non parl mai dei piani), e che un
interessamento dellassessore vi sarebbero stato solo se sollecitato da lui, in quanto capo
dipartimento. XXX ancora ha dichiarato che ai rilevamenti provvedeva lARPA, e che la redazione
dei piani avrebbe richiesto notevole impegno e coinvolto varie professionalit, ma non investimenti
di rilevo da parte del Dipartimento. XXX a conclusione del sue interrogatorio del 23 luglio 2009 ha
notato che non gli sembrava proprio corretto dire che non si era fatto nulla, perch -ha precisatogi a gennaio del 2007 abbiamo iniziato a lavorare proprio per la predisposizione del piano stesso
(9 agosto 2007; ndg), che costato moltissimo lavoro per tutti i miei collaboratori.
Non possono non associarsi a queste espressioni, nota il giudice, limmagine del numero di
dipendenti assegnati al Dipartimento e delle operazioni a vuoto compiute ed alle somme non
spese e perdute (cnfr. verbali delle dichiarazioni di XXX del 29 gennaio e del 23 luglio 2009).
Ma non meno rilevanti di quelle dei dirigenti appaiono le responsabilit omissive degli ex assessori
XXX e XXX (luno assessore dallaprile del 2003 al 31agosto 2004 e laltro dal 14 agosto 2010),
dal momento che quelle ataviche stasi e le inefficienze di quei servizi del loro assessorato erano
tutte ben esperimentate e che essi non ebbero cura di occuparsene adottando i rimedi, che erano in
loro potere per rendere realmente il sistema pi efficiente, a cominciare dalle linee per la selezione
dei collaboratori.
Per quanta riguarda lex assessore XXX, che ricopr quellincarico dal 16 luglio al 29 dicembre del
2010, lesiguit del tempo a sua disposizione impedisce effettivamente di ravvisare in capo a lui
profili di responsabilit omissive.

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XXX nel rendere dichiarazioni al PM si soffermato sui suoi sforzi per reperire i fondi per
provvedere alle centraline di rilevamento che non ebbe il tempo di assegnare in appalto, e sulla
circostanza della modifica della normativa sulla redazione dei piani in questione e sul poco tempo
avuto a disposizione. Ma lanalisi degli atti indica una direzione delle sue azioni non dissimile da
quelle di chi lo precedette nellintero arco di tempo che ebbe a disposizione (cnfr. anche le
dichiarazioni di XXX sui Presidenti della Regione Cuffaro e Lombardo e sugli assessori
allAmbiente, secondo cui non erano affatto partecipi sulle questioni dellinquinamento e della
inadempienze di quegli uffici).
XXX nel suo interrogatori del 28.2.202, ha iniziato invocando la separazione operata dalla legge del
2000 tra poteri di indirizzo e programmazione attribuiti agli Assessori dai poteri veri e propri
dell'amministrazione, spiegando che l'Assessorato aveva due direzioni, urbanistica e ambiente e gli
uffici speciali per la qualit dell'aria e il rischio dal punto di vista ambientale di Siracusa e di Gela
(e che che poi fu istituito quello di Milazzo), ai cui direttori lAssessore consegnava allinizio del
suo mandato un volume a per la realizzazione di questi programmi e dei piani, e che li si
concludeva la sua azione, non potendo fare altro lAssessore stesso da quel momento che sollecitare
l'azione amministrativa attraverso il direttore, che non solo ha il potere di firma ma che anche ha il
potere di chiamare i responsabili di servizio e quindi da li iniziare tutta quella procedura che
necessaria per la realizzazione di un piano del genere..Si riporta di seguito qualche altro breve
stralcio di detto interrogatorio emblematico della sostanziale accettazione anche da parte di XXX di
un sistema condiviso di inerzia congiunta di assessori, direttori e dirigenti di servizi speciali :
Quando si parla di attivit di programmazione e di linee di indirizzo, significa anche che un piano
del genere ha un costo, giusto, anche per l'amministrazione regionale. Quindi chiaro che ... poi
l'amministrazione deve trovare le risorse, si pu avvalere dell'ARPA, si pu avvalere di tante realt
che gli consentono anche di potere portare avanti tutto ci. per dico esiste anche una norma che
mette fuori chiaramente in un percorso di avvicinamento a un piano cosi importante, chiaramente
mette fuori poi le varie responsabilit. Io ritengo, lo dico, l'ho detto, appunto bisogna tener conto di
questo, un Assessore non si pu sostituire, anzi sarebbe cosa gravissima sostituirsi
all'amministrazione, perch se no l si entrerebbe in un campo di diverso tipo.
P-M" ... per c' anche diciamo un intervento politico che dice s, vai a spendere quello che ci vuole
per realizzare .,,
XXX: Certo. --- che non che stiamo parlando ... stiamo parlando di cose che hanno ..
P*M.: E lei in particolare ... scusi, nel suo periodo diciamo come ha detto lei... 2003-2004 ..
XXXX: S. PM con chi in concreto di soggetti aveva rapporti...
XXX: dottore XXX e dottore XXX.
P-M.: Che erano i rispettivi capi.
XXX: Infatti io in premessa l'ho detto, ho detto c' un atto di programmazione ... chiaramente che
poi bisogna mettere accanto all'atto di programmazione tutti quegli atti necessari per fare svolgere il
compito ai tecnici, chiaro. Ma nel mio periodo nessuno mai ha chiesto nulla, anzi ero io che li
inseguivo. Tra l'altro ....
XXX: Ritengo che sia stato un poco ... come dire ... di inerzia nel volere portare avanti alcune cose.
Noi il piano regionale di smaltimento rifiuti l'abbiamo fatto, per esempio ... per dico ...fu
approvato dalla Commissione Europea ... dico poi magari era sbagliato, per dico nella prima fase
si fecero determinate cose ... non lo so, si vede che non c'era .,.
P.M.: Non c'era cosa la volont?
XXX: La volont...
P.M.: La volont tecnica o la volont politica? Perch questo ..
XXX: Io ritengo ... io ritengo che non ... devo dire con molta franchezza che non ci sia stata una
spinta forte da parte dell'amministrazione. Chiaro che a questo accoppiamo anche le responsabilit
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della politica, inutile nasconderlo ,.. no? ... forse ci ... tra tante ... tra miliardi di cose che ... e di
competenze che un Assessorato di quel tipo ha, chiaro che pu sfuggire anche una cosa cos
importante, dico sfuggire tra virgolette, quindi c' una corresponsabilit sicuramente, questo con
molta sincerit,
P.M.: A lei... dopo di lei si sono succeduti...
XXX: Un poco di Assessori.
P.M.: Un bello poco di assessori,
XXX: CASCIO...
P.M.Mi pare che si dimesso. Quindi e che lei sappia, per quanto a sua conoscenza, se pu
essere a sua conoscenza, alcuni di questi Assessori hanno svolto questa stessa attivit, diciamo, di
...chiamiamola sollecitazione .,, impulso?
XXX: Non lo so.
P-M.: Non ce n' mai stato modo di parlare, lei stato mai stato contattato da un precedente
Assessore o in forza di queste competenze anche che aveva, che giustamente lei ha descritto di
XXX: No. No, no. Nessuno mai mi ha cercato.
P.M.: Non stato mai cercato da nessuno. A questo punto ...
XXX: Tra l'altro io tecnico ... l'unico tecnico nella Giunta di politici si pu immaginare ...
Deve aggiungersi da parte del giudice che la non cura o tantomeno lignoranza di un assessore
regionale, o la mancanza in lui di strumenti per districarsi nelle materie di sua competenza, non
potrebbe mai a fronte di gravi omissioni di atti dovuti, soprattutto se per ragioni di igiene e salute
pubblica, costituire una scriminante , ma al contrario un elemento di maggiore intensit del dolo.
Colui che accetti di rivestire un ruolo di indirizzo in situazioni che richiedono lassunzione di
decisioni fondamentali su servizi decisivi per la vivibilit e la salute pubblica (come appunto un
assessore allambiente della Regione siciliana -in una situazioni di disordine amministrativo e con
un territorio da governare denso di problemi ambientali, di salute e sicurezza diffusi), ove non
dovesse averne le capacit necessarie sarebbe comunque ben avvertito dei rischi delle sue omissioni
o azioni inesperte e prive di orientamento. Ne pi e ne meno come per chi, senza averne gli
strumenti (e senza che ci sia necessit proprio di lui), voglia avventurarsi alla guida di una missione
delicata e pericolosa che coinvolga le sorti di una popolazione, sapendo di non sapere vigilare e
intervenire sulloperato dei suoi collaboratori e accettando leventualit dei danni di altrettante
proporzioni che possono derivarne (cnfr. la giurisprudenza, citata anche pi avanti, sulla
responsabilit di chi esercita le sue funzioni delegandole ad altri e sul dolo generico della fattispecie
dellart. 328 c.p.c.1).
Alla luce di quanto fin qui osservato, sul punto delle responsabilit dei singoli indagati, pu
ripetersi intanto senza mezzi termini che gli uffici della Regione siciliana obbligati dalla legge di
tutti gli specifici atti a tutela della salute pubblica contro linquinamento atmosferico, di cui si
detto, siano tra i diretti principali responsabili della scadente qualit dellaria in molte zone
dellisola (Assessori regionali al Territorio e Ambiente, Direttori generali del Dipartimento
Territorio e Ambiente e Responsabili del Servizio 3 Tutela dallInquinamento Atmosferico del
medesimo dipartimento della Regione siciliana), o pi precisamente -come fotografato dagli esperti
consulenti tecnici del PM- dei livelli crescenti di inquinamento oltre i limiti consentiti dalla legge,
che da anni non smettono di registrarsi nellisola (cnfr. le parti relative delle efficaci analisi dei
CTU, nel rispondere a tutti i precisi e adeguati quesiti del PM, cnfr. anche le conclusioni della cit.
relazione)..
Non vi un atto del fascicolo delle indagini che gi da solo non riveli spaccati del coacervo di
persistenti inazioni e deformit, omissioni di specifichi obblighi o di azioni grossolanamente
inadeguate, che sono consumati nei predetti uffici della Regione Siciliana, in uno scenario di
sovrapposizioni di contenziosi col Ministero allAmbiente e di procedure dinfrazione, che da anni
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continuano a fioccare dalla Commissione europea (come messo in evidenza dalla sentenza del
19.12.12 della Comunit europea; cnfr. al riguardo pure le dichiarazioni di XXXX, XXX, XXX, e
XXX) e nonostante i connessi allarmi sanitari degli agglomerati urbani tra laltro di Palermo,
Catania e Messina e dei poli industriali nelle zone di Gela, Augusta e Milazzo (cnfr. le dettagliate
analisi ed anche gli atti dei dirigenti del settore 3 su tali specifiche aree della mappatura del
territorio della Sicilia).
E stato evidenziato che la presente indagine ha anche il merito di avere messo di fronte ad una
ampissima documentazione che consente di sostenere che a base delle condotte degli indagati con
leccezione suddetta di XXX, che non ebbe tempi tecnici per operare- vi fosse una volont di non
azione o una negligenza, che si faceva schermo della cortina intricata e caotica del contesto, a detta
di ciascuno provocato da colpe di altri o da inviluppi senza responsabili e senza vie duscita, dove le
responsabilit individuali possono sempre apparire sfumate e inafferrabili.
In verit i fatti rivelati dallindagine rappresentano lo scarso interesse e volont di risolvere
veramente i problemi di inefficienza esistenti in quei settori, dimostrati dai Presidenti della Regione,
dagli assessori e dagli stessi dirigenti, susseguitisi alla guida dellARTA, ognuno dei quali a fronte
della gravit della situazione avrebbe dovuto usare massimo impegno e fermezza.
I criteri usati dagli assessori per la scelta dei dirigenti generali designati, a giudicare dai fatti non
sembra avessero privilegiato le capacit e lefficienza. Lanalisi degli atti e delle reciproche accuse
degli indagati, rivelano condotte che comunque non contribuivano alla fuoriuscita dagli inviluppi
che essi stessi additano. Non azioni dirette a venir fuori da quellindebito sfaldamento di
competenze sulladozione dei piani, ad esempio, determinata delegando altri enti, rilevato con
chiarezza assoluta anche nelle conclusioni della relazione dei CTU . E risultano al contrario una
serie di atti di nessuna utilit e dalleffetto dilatorio rispetto ai problemi urgenti che si ponevano.
Lindagine mostra che i suddetti dirigenti e assessori, pur avendo a disposizione margini di azione e
lauti fondi a disposizione o da ottenere con gli adempimenti comunitari (di cui alcuni di essi hanno
pure riferito), non hanno compiuto nei tempi utili alcuna di quelle azioni delle quali la legge non
solo imponeva lobbligo ma, come si rilevato, dettava anche dettagliatamente le modalit
operative agevolandone lesecuzione (sono interessanti al riguardo pure le annotazioni e lindice
della relazione del dottor Ivo Allegrini consulente del PM.).
Con atteggiamento ben differente da quello dimostrato dagli assessori e responsabili degli uffici
della Regione siciliana, qui indagati, la Commissione europea preposta alla vigilanze delle norme
del trattato e delle direttive da parte degli stati membri, non ha mai invece mancato di pretendere il
rispetto e di considerare non plausibili le motivazioni addotte con riferimento, per quanto qui
interessa, alla Sicilia, in considerazione dellallarme per la salute umana che i livelli di taluni
inquinanti da troppi anni presenti nellaria di alcune zone ed agglomerati dellisola continua a
suscitare (la citata sentenza della Corte europea del 19 dicembre 2012 ha appunto giudicato
ingiustificata la mancata adozione da parte della Regione siciliana dei piani dellaria per le suddette
zone inquinate 8, 9, 10, 11 e 12 -Catania, Palermo, Agrigento, Siracusa e Messina).
La materia degli obblighi di controllo e di azione al fine di ridurre e mantenere nei limiti di legge le
sostanze inquinanti come si visto complessa, ma lindagine mostra con assoluta chiarezza che i
responsabili degli uffici competenti della Regione siciliana ne hanno sempre avuto assoluta
contezza e dominio, cos hanno sempre avuto consapevolezza dei loro correlativi obblighi. Ci
reso particolarmente evidente dalle numerose note ufficiali in atti, di cui alcuni degli stessi indagati
furono autori, in costanza dei loro rispettivi incarichi ( si detto della ricca produzione di XXX e di
XXX, in cui enunciano punto per tutto tutti gli obblighi e le scadenze delle diverse leggi che i loro
uffici avrebbero dovuto rispettare, e anche le note relative allannosa vicenda della mancato
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adozione dei piani che dovevano conseguire ai rilevamenti dei superamenti per Palermo e Catania e
poi ai superamenti nelle altre zone pure viste, e la vicenda del piano di coordinamento deliberato
con decreto assessoriale del 9 agosto 2007, a ridosso dellultimo termine dato dalla Commissione
europea per ladozione dei piani della direttiva comunitaria (cnfr. anche la nota di XXX del
17.3.2008 -alla fine-, del 15.9.2008, del 5.8.2009 -con memoria per il PM allegata).
In sintesi dunque le argomentazioni addotte dai suddetti indagati a giustificazione del loro carente
operato non appaiono allo stato poter costituisce una giustificazione delle omissioni rilevate, cos
come ritenuto nella puntualissima analisi della Corte europea nella sentenza del 19.12.12, che ha
stigmatizzato i comportamenti dilatori della Regione siciliana, ritenendo generiche e poco
convincenti le giustificazioni addotte dallo stato italiano.
Rispetto proprio ad alcune delle vaghe motivazioni addotte da taluni degli indagati, come nel caso
di XXX o XXX e XXX, sulla complessit dellimpegno che la predisposizione dei piani dellaria
richiedeva e sulle difficolt di comunicazione tra settori, sembrano calzare le osservazioni
logicamente rigorose, con cui la citata sentenza del 19.12.12 la Corte europea (nel respingere le
giustificazione dello stato italiano sulla mancato rispetto delle direttive sul PM 10, secondo cui la
pretesa di adeguamento alla normativa europea avrebbe comportato per i cittadini italiani violazioni
delle libert costituzionali di movimento e sacrifici economici impossibili) ne ha stigmatizzato la
pretestuosit e linconsistenza, rilevando in particolare che se esistono cause di forza maggiore si
devono affrontare entro termini sufficienti e che comunque la forza maggiore nel caso dellItalia
non era ravviabile poich le prospettazione addotte a sostegno erano troppo generiche e poco
convincenti (vedi motivazioni della sentenza e in particolare paragrafi "64 e 65 In ogni caso, uno
Stato membro che si trovi a dover far fronte a difficolt momentaneamente insormontabili che gli
impediscono di conformarsi agli obblighi derivanti dal diritto dellUnione pu appellarsi a una
situazione di fORZa mAggiore solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficolt (v., in
tal senso, sentenza del 13 dicembre 2001, Commissione/Francia, C 1/00, Racc. pag. I 9989,
punto 131). "65Invece, nel caso di specie, gli argomenti addotti dalla Repubblica italiana sono
troppo generici e imprecisi per poter configurare un caso di forza maggiore che giustifichi il
mancato rispetto dei valori limite applicabili alle concentrazioni di PM10 nelle 55 zone e
agglomerati italiani considerati dalla Commissione").
Rifiuto di atti dufficio, art. 328 comma primo c.p..
Le omissioni responsabili specificamente attribuibili a ciascuno dei suddetti indagati, nei contesti
pure messi in luce della vicenda esaminata, consentono(con lunica eccezione delex assessore
XXX per il troppo breve periodo del suo mandato), di ravvisarvi gli estremi della fattispecie del
rifiuto di atti dufficio, cos come disciplinata al comma primo dellart. 328 c.p., avendo costoro in
qualit di pubblici ufficiali preposti, in breve, a specifici adempimenti di cui allesaminata
disciplina sullinquinamento dellaria a tutela della salute pubblica, omesso di compiere atti del loro
ufficio, cui erano oltretutto obbligati a provvedere con urgenza anche a causa dei ripetuti sforamenti
dei limiti consentiti dalle normative.
In primo luogo, se la disciplina primaria e secondaria sulla qualit dellaria e i correlativi specifici
obblighi di intervento, previsti fin nei dettagli per le amministrazione designate (leggi quadro e
decreti attuativi; predisposizione di reti di monitoraggio e di azioni programmatiche e concrete di
intervento per la riqualificazione dellaria), hanno come finalit espressamente dichiarata fin nei
loro titoli, la tutela della salute umana, non ve dubbio che le omissioni degli interventi dettati da
tale disciplina, in presenza di determinate condizioni da essa pure descritte (situazioni presupposte
dunque ex lege come di allarme per la salute pubblica es. sforamenti dei limiti minimi e massimi
consentiti), ove ingiustificate, configurano in capo ai pubblici ufficiali responsabili gli estremi del
reato di rifiuto di atti dufficio, ai sensi dellart. 328 c.p..

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Il primo comma dellart. 328 c.p. descrive infatti, come anche da giurisprudenza pacifica, un reato
di pericolo e non di danno : dal punto di vista oggettivo la condotta incriminata si realizza in
presenza della situazione di rischio per la salute pubblica, che impone lintervento, e dellomissione
della condotta che sarebbe stata funzionale alleliminazione o alla riduzione di tale rischio.
In sostanza per ritenere la sussistenza dellelemento oggettivo del reato non sar necessaria la prova
di un nesso causale tra lomissione e un danno effettivo, ma la violazione di un obbligo dazione da
parte del pubblico ufficiale competente, in presenza di una situazione che reclamava un suo
intervento perch rischiosa per la salute pubblica.
La fattispecie del rifiuto configurabile non necessariamente in presenza di una richiesta in
ottemperata di taluno, ma tutte le volte che sussista una urgenza sostanziale dellatto, resa evidente
da fatti oggettivi posti allattenzione dellagente obbligato ad intervenire, di modo che linerzia
assuma le fattezze del rifiuto (Cass. 11.5. 98 Buzzanca ced 210497, ove si parla di emergenza di
natura oggettiva, ed anche Cass. 8.3.2005).
Anche la dottrina in materia di ambiente ritiene penalmente rilevante lomissione della p.a. in
materia di superamento dei limiti precisi dalla legge in tema di inquinamento atmosferico. Allo
stesso modo la Cassazione che ha ritenuto che lomesso intervento dellassessore in materia di
acque dovuto alla disattivazione del depuratore comunale integra il reato di omissione di atti
dufficio visto il potere dovere di sorveglianza e la sua inosservanza (CASS. 23.1.88 Egidi, ced
177461; Cass. 2.10.85 Puccini, Cass. 15.3.94 Belloni ced 196813).
Vuole osservarsi che il caso di specie rende palese che in materia di OBBLIGHI amministrativi
afferenti alla qualit dellaria la minuziosa formulazione e la tipizzazione da parte del legislatore
degli obblighi specifici -di cui presuppone la necessit per la tutela della salute pubblica (che vanno
dagli obblighi di monitoraggio degli inquinanti, conformemente alle modalit e criteri ammessi, agli
obblighi di zonizzazione e pianificazione degli interventi a quelli di adozione ed attuazione di
misure concrete di intervento sulle fonti inquinanti)- comporta limmediata individuazione delle
condotte omissive dei soggetti investiti, almeno dal punto di visto oggettivo.
Nella fattispecie sono state rilevate superamenti sistematici e a volte anche gravissimi dei limiti
della omissione e specifiche trasgressioni e sistematiche anche di altri aspetti della normativa
europea e nazionale sulla qualit dellaria, da parte di Assessori (che avevano il dovere di rendersi
competenti ed avvertiti delle problematiche esistenti e di avvalersi di dirigenti adeguatamente
selezionati secondo criteri congrui, e di vigilare sul metodo e sui risultati del loro operato ed
eventualmente di agire per trovare le soluzioni pi adeguate) di dirigenti di dipartimento (che
avevano lobbligo di razionalizzare le modalit delloperare dei settori affidati ai loro poteri con
azioni congrue) e di dirigenti dei servizi dedicati (che avevano il dovere di studiare e mettere a
punto e proporre i migliori sistemi per il raggiungimento degli obiettivi di legge e per la tutela della
salute della popolazione dalle aree interessate allinquinamento, e di porre in essere tutte le
procedure per superare gli inghippi e risolvere i problemi presenti di mal funzionamento dei settori,
anche attraverso conferenze di servizio anche con altri settori ed enti, con finalit risolutive e
deliberative).
Al riguardo va ancora rilevato che la fattispecie di cui allart. 328 comma primo c.p. richiede per
giurisprudenza e dottrina incontrastate un dolo generico, vale a dire la consapevolezza della
presenza della situazione di fatto che imponeva un intervento e la libera scelta di non intervenire
adeguatamente, nella consapevolezza di contravvenire ad un obbligo giuridico di intervento, dettato
a tutela della salute pubblica dellordine pubblico o di ragioni di giustizia, senza che rilevi la
volont del soggetto che era tenuto a provvedere diretta a ottenere il risultato dannoso
dellomissione.
Sulla ratio legis stato evidenziato che con la riforma del 90 dellart. 328 c.p. il legislatore
limitando la rilevanza penale solo ad alcune aree dellazione amministrativa ha mostrato di porre in
primo piano la salvaguardia di interessi generali di intangibile importanza piuttosto che linteresse
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laspetto formale della fedelt ai suoi compiti del pubblico funzionario. La specifica funzione di
tutela dellart. 328 va dunque ricostruita alla luce delle specifiche esigenze di tutele collettive che
reclamano lintervento indefettibile del pubblico funzionario in settori in cui alla p.a. affidato il
controllo delle fonti di pericolo che possono incombere su preminenti interessi collettivi. Beni
rispetto ai quali il p.u. assume una posizione di garanzia, in forza dei suoi poteri di intervento e
della posizione di fatto, assunta in forza di questi, di soggetto in grado di porre in essere azioni
concrete, anche autoritative, valide a fronteggiare date situazioni di rischio per beni della vita di
primaria importanza.
La dottrina specialistica tradizionalmente rileva che le norme che riguarda i limiti
dellinquinamento dellaria e le regole del suo governo sono norme che interessano lo studio del
diritto penale, rappresentando la fonte di obblighi a carico della pubblica amministrazione in
funzione di garantire le migliori condizioni per la prevenzione della salute umana , il disprezzo delle
quali potrebbe essere evidentemente rilevante come rifiuto di atti di ufficio ai sensi del comma I
dellart. 328 c.p..
Sugli stessi principi espressi da sempre dalla giurisprudenza di legittimit, appare emblematica e
perfettamente pertinente al caso di specie la sentenza della Cassazione del 12.2.2009 Sez. VI n.
12147, che, proprio in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a
fronte di situazioni potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui allart. 328 c.p., definendo la
fattispecie come reato di mero pericolo : integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del
comma primo dellart. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una
situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei
requisiti previsti per la potabilit dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla
qualit delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad
eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il
reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga
denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento,
indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n.
38386 ;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosit delle acque,
risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per s ad elidere la potenziale
pericolosit delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente
dovere, per le autorit preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza
ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento (v. inoltre Cass. VI 13519
del 29/01/2009 Rv. 243684 Il delitto di omissione di atti d'ufficio un reato di pericolo la cui
previsione sanziona il rifiuto non gi di un atto urgente, bens di un atto dovuto che deve essere
compiuto senza ritardo, ossia con tempestivit, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri
in relazione al bene oggetto di tutela -in fattispecie relativa alla mancata adozione di un'ordinanza
sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilit e con gravi carenze
igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui; Sez. 3,
E interessante anche per le analogie che il caso che esamina pu avere con le condotte omissive di
una p.a. deputata agli interventi sullinquinamento la Sentenza Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : in
materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della
responsabilit penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed
espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della
conformit alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi
competenti; c)la specificit, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicit; e)l'effettivo
trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa
autonomia di gestione e con piena e completa disponibilit economica; f) le dimensioni
dell'impresa, tali da giustificare la necessit di decentrare compiti e responsabilit; g) la capacit ed
idoneit tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del
delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneit del delegato; l) che l'
36

inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura
eccezionale della delega e la necessit di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni
di leggeE ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto
consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come
evidenziato da autorevole dottrina - pu parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e
secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento
lesivo. In conformit alla funzione preventiva dei reati di pericolo, pertanto essenziale che la
valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
Art. 328 c.p. in materia di inquinamento dellaria
Nota il giudice che in materia di aria, proprio la non materiale percettibilit visiva dei rapporti tra il
superamento di certi limiti dello smog e gli effetti sulla salute uniti ad una limitata informazione
porta con s una diffusa scarsa percezione sociale della gravit di tale fenomeno e la possibilit di
ingenerare confusione, comode manipolazioni ed equivoci, che possono portare a negare la stessa
esistenza degli obblighi giuridici di agire, dettati dalla disciplina del settore, e le omissioni, sia pure
a volte evidenti, della pubbliche amministrazioni competenti (cnfr. ad es. i brevi cenni fatti
allinizio sulle schematizzazioni degli specialistiche circa le modalit di incidenza delle diverse
sostanze inquinanti dellaria sulla salute delluomo).
Ed invero in un contesto di informazione approssimativa e di disattenzione per le questioni
ambientali, fin tanto che essi restano non immediatamente visibili, la comprensione dei nessi tra
inquinamento e pericoli per la salute rimane appannaggio di una cerchia di specialisti medici,
epidemiologi, biologi e chimici e operatori del diritto pi accorti, nonostante dagli anni trenta
rigorosi studi di settore rilevino le evidenze di dette relazioni e continuino incessantemente con
lavanzare delle tecnologie a riceverne conferme (vedi studio citato EPIAIR e dichiarazioni del
OMS negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero).
E gi stato sottolineato che proprio questa caratteristica di invisibilit degli effetti deleteri dei
contaminanti dellaria sulla salute della popolazione, e la tendenza a eludere i problemi del
fenomeno, la ragione per cui il legislatore pone al centro degli obblighi delle p.a. designate gli
obblighi di informazione al pubblico delle rilevazioni e degli sformanti delle sostanze rispetto ai
limiti consentiti.
Art. 328 c.p. e discrezionalit amministrativa
La natura discrezionale di un atto amministrativo non di per se di ostacolo al suo sindacato da
parte di un giudice ordinario, anche penale, soprattutto quanto la discrezionalit riguardi solo il
contenuto e non dell'azione , quando cio l'adozione di un atto discrezionale sia obbligatoria, come
evidentemente nei casi in cui l'urgente necessit di intervento con atti di autorit riguardi la salute.
Un giudice in sostanza non potr mai sottrarsi all'esercizio di un controllo (oltre che sulla
conformit dell'atto alla legge) afferente ai profili visibili di logica intrinseca ed estrinseca dell'atto,
ai fini ad esempio di valutarne la strumentalizzazione distorta (l'eccesso di potere che potrebbe
addirittura travalicare nella assenza dello stesso). Va sempre in breve esercitato da parte del
giudice investito di una vicenda, che passi attraverso provvedimenti amministrativi
discrezionali, un controllo, che pu definirsi di legalit dell'atto discrezionale, condotto in
modo da non invadere alcun ambito del potere amministrativo e che far salvo il principio
della suddivisione dei poteri. Detto controllo, si ripete, deve cio limitarsi ad una valutazione della
logicit e congruenza intrinseca ed estrinseca dell'atto, in base a quelle regole imprescindibili di
generale ragionevolezza e logicit, che devono sorreggere qualsiasi atto delle autorit (tanto che la
stessa Corte costituzionale adotta nel sindacato sulla legge il principio costituzionale di
ragionevolezza). Nell'ambito di detto tipo di valutazione potranno ravvisarsi indici di vizi ed
incongruenze logiche ad esempio nella contraddittoriet intrinseca di parti della motivazione
dell'atto amministrativo, nella palese incongruenza tra diverse misure disposte con lo stesso atto,
37

nella assoluta inefficacia tecnica della misura adottata con l'atto rispetto al problema, nella
irragionevolezza della scelta rispetto a parametri tecnici comprovati all'entit della situazione di
fatto da risolvere, nel palese ed immotivato scostamento da regole tecniche rivelatesi valide gi
adottate dallo stesso ufficio, nella contraddittoriet tra le motivazioni di atti consecutivi e connessi
in parti essenziali, e cos via).
Correttamente questo genere di sindacato del giudice penale sugli atti discrezionali
dell'amministrazione viene condotta preliminarmente e senza la pretesa di soprapporre una sua
soluzione di merito (tra le tante possibili) su quelle che competono esclusivamente
all'amministrazione. Un sindacato in tal modo limitato eviter una sostituzione del giudice alla
amministrazione nell'esercizio dei suoi poteri e l'invasione della sua sfera di potere.
Una diversa interpretazione della norma in commento, meno attenta alla sua ratio ed ai pregnanti
valori costituzionale che intende tutelare, in situazioni di grave negligenza di un potere
amministrativo, camuffata sotto la forma di un atto amministrativo, ma pur inesistente nei contenuti
e negli effetti, lascerebbe sprovvisti di ogni presidio penalistico settori di rilevanza costituzionale
primaria come quello delle normative che riguardano la salute pubblica.
CONCLUSIONI
In ultima analisi larchiviazione va disposta in ordine al capo B, relativo alla contravvenzione ex
art. 674 c.p., per tutti gli indagati, essendo trascorso il termine di prescrizione. Per le ragioni diverse
gi per ciascuno approfondite, larchiviazione va poi disposta nei confronti di XXX, XXX, XXX,
XXX e XXX.
Invece, per i motivi diffusamente messi in luce la richiesta va rigettata in ordine al capo A nei
confronti di XXX, XXX e XXX e va pertanto ordinato al PM di formulare limputazione nei
confronti dei predetti relativamente al reato di cui allart. 328 comma primo c.p., cos come
gi rubricato (ma si intende con i necessari adattamenti) nei confronti degli altri originari
coindagati (a giudizio, ex presidenti della Regione ed assessori, Cuffaro, Lombardo, Interlandi
ed altri).
Tali responsabilit sono ravvisabili in altri termini non per il solo fatto che costoro -assessori e
direttori generali del dipartimento Ambiente e dirigenti preposti al Servizio 3 tutela
dallinquinamento dello stesso Dipartimento, che si sono susseguiti nel tempo- rivestissero le
funzioni che li obbligavano alla vigilanza, alla predisposizione e allattuazione dei provvedimenti e
delle azioni preliminari fissate dalla legge, ma per non avere agito o per avere posto in essere azioni
del tutto incongrue, inadeguate ed elusive degli obblighi diretti alla predisposizione delle misure e
dei rilevamenti necessari alle comunicazioni (anche al Ministero, oltre che al pubblico) e alle azioni
concrete per garantire la qualit dellaria, secondo i parametri di legge. E soprattutto per non avere
posto in essere azioni realmente dirette a sbloccare gli inviluppi di competenze e di inconcludenza
da essi stessi additata e a volte provocati o deliberatamente mantenuti (da alcuni di essi evidenziati
anche in note inviate durante i loro mandati). Le analisi e le valutazioni tecniche dei consulenti del
PM, altamente documentate, scevre si ripete da ogni pregiudizio ideologico e al contrario molto
concrete, mettono a nudo le strette correlazioni che esistono tra i livelli dellinquinamento
atmosferico delle suddette aree del territorio siciliano e le inefficienze e le omissioni specifiche dei
responsabili della amministrazione regionale, detentori dei poteri amministrativi di intervento in
materia e di una serie di strumenti atti ad ottenere il risultati elle deliberazioni richieste dalla legge.
Con altrettanta concretezza le medesime omissioni degli obblighi delle direttive europee gravanti
sulla Regione siciliana sono rilevate nella decisione del 1 febbraio 2010 della Commissione europea
(allegata alla relazione Sanna, Stoli, Felici), che rappresenta punto per punto i mancati interventi
38

rispetto alle zone inquinate della Sicilia e la genericit e scarsa congruenza delle giustificazioni
addotte negli atti relativi.
Materia di detti poteri infatti il governo delle fonti di emissione inquinanti, attraverso misure che
vanno prese con provvedimenti espressione di potest amministrative esercitate nel rispetto della
legge e del fine di salvaguardia della salute pubblica, atti che come tali quindi incidono
unilateralmente nella sfera dei destinatari. In termini di fatto si visto che i piani e le attuazioni
omesse riguardano le misure da attuare a salvaguardia delle popolazioni delle aree metropolitane
inquinate e dei poli industriali pi inquinati dellisola.
Listruttiva decisione della Commissione europea del 1 febbraio 2010, esamina il caso Sicilia,
riportando e commentando i dati forniti dalla Regione Sicilia, citata al paragrafo n. 26 della
sentenza menzionata della Corte di Giustizia europea del 19.12.12, che ha condannato lItalia per la
violazione delle normative sul PM 10 in ordine allo zolfo e altre sostanze. Ma le relazioni dei
consulenti non sono gli unici atti che documentano le suddette omissioni , poich non vi un solo
atto dellindagine che non rappresenti con estrema chiarezza le sistematiche violazione degli
obblighi dazione a tutela della qualit dellaria da parte dei responsabili degli uffici della Regione
Siciliana -come di altre amministrazioni locali- investiti di volta in volta della loro applicazione. Gli
stessi atti mostrano anche lassenza, al di la degli annunci e della predisposizione di tavoli tecnici
(che si concludevano senza deliberazioni che attuassero realmente gli obblighi imposti dalla legge)
di un progetto presso gli uffici dellARTA per il recupero del rispetto di tali normative e della tutela
della salute pubblica.
Appare pertinente a questo riguardo rilevare che infatti dopo tale condanna del 2012 (che ha
confermato il mancato rispetto nel 2006 e nel 2007 dei limiti di PM10 in 55 zone), la Commissione
Europea ha respinto la richiesta italiana che chiedeva di avere ulteriore tempo per intervenire in
alcune aree inquinate, tra cui la Sicilia. La nuova procedura di infrazione risulta aperta nel luglio
2014 sempre per il superamento dei limiti delle polveri sottili in 19 "zone e agglomerati" di dieci
Regioni, tra cui la SICILIA (Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise,
Campania e Umbria; dopo la messa in mora a cui le autorit italiane dovevano rispondere, fornendo
chiarimenti entro fine ottobre 2014. Se la risposta non dovesse essere ritenuta soddisfacente, la
Commissione europea potr passare alla seconda fase della procedura attraverso un parere motivato
in cui inviter l'Italia a mettersi in regola al pi presto con le norme sulla qualit dell'aria l'esame dei
valori di polveri sottili ha mostrato che in 13 di queste 55 aeree i valori massimi sono stati
continuamente superati anche nel periodo 2008-2012. Per questo motivo la Commissione europea
ha deciso di avviare tale nuova procedura d'infrazione).
Con riferimento alla Sicilia, tra le vicende gi rilevate (e altre documentate in atti) costituiscono
fulgidi esempi della non casualit di tale sistema di omissioni la stessa non predisposizione e
attuazione dei piani dellaria, che ha contribuito ad inceppare per lunghi anni il corso delle citate
procedure dinfrazione -una conclusasi con la citata sentenza di condanna dellItalia del 19.12.12-,
che si va ad incrociare con il peculiare caso del piano c.d. di coordinamento deliberato con
decreto assessoriale del 9 agosto del 2007 (stilato in tutta fretta per evitare la procedura
dinfrazione, ma rivelatosi nientaffatto conforme alla legge e di nessuna validit e
palesemente elusivo dei tempi e delle azioni dovute e privo delle indicazioni, che sia pure
successivamente avrebbero potuto contribuire a varare i piani voluti dalla legge), e la vicenda
della dismissione di centraline di rilevamento dello smog in alcune citt, tra cui Palermo citt tra le
pi inquinate pur in assenza di poli industriali- affidate prima dallARPA passate poi allAMIA,
travolte dal noto dissesto della ex municipalizzata (come dichiarato agli investigatori dalling.
Capilli dellARPA; la dismissione delle centraline a giudizio dei CTU ha comportato un rischio
ambientale incontrollato ; v. primo parte delle conclusioni della relazione dei CTU e le chiare
dichiarazioni delling. Capilli dellARPA rese il 18 novembre 2010 ai carabinieri del NOE, allegate
alla CTU e di cui pure al primo capitolo della sessa relazione dei dottori Sanna, Stoli e Felici).

39

PQM
Visto lart. 409 c.p.p.;
Ordina larchiviazione in ordine al capo B (art. 674 c.p.) per tutti gli indagati, essendosi prescritto il
reato. Ordina altres larchiviazione nei confronti di XXX, XXX, XXX, XXX e XXX, per le distinte
ragioni prescrizione e altre- di cui in motivazione, anche relativamente al capo A art. 328 c.p.).
Rigetta la richiesta di archiviazione, disponendo che nel termine di dieci giorni il PM formuli
limputazione nei confronti di XXX, XXX e XXX, relativamente al reato di cui allart. 328 comma
primo c.p., cos come gi formulata nei confronti degli altri originari coindagati (ex presidenti della
Regione e assessori allambiente) nel medesimo procedimento, con i necessari adattamenti cui
provveder il pubblico ministero.
Si notifichi anche alle parti offese gi identificate nella Regione siciliana, Ministero
dellambiente, WWF Italia, Legambiente sede di Palermo.
Palermo 12 novembre 2014 Il Giudice
dott.ssa Marina Petruzzella

http://lexambiente.it/aria/122-giurisprudenza-penale-merito122/11126-ariamancato-rispetto-dellanormativa-nazionale-e-europea-sulla-adozione-dei-piani-di-risanamento-dellaria-da-parte-dellaregione-siciliana.html

REATI AMBIENTALI

E intanto l'ex governatore rischia il processo


Sabato 17 Novembre 2012 - 17:52 di Riccardo Lo Verso
Raffaele Lombardo, Tot Cuffaro e gli ex assessori Francesco Cascio, Rossana Interlandi,
Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro sono tutti imputati per non avere impedito che lo
smog inquinasse l'aria delle citt siciliane. Gi fissata l'udienza preliminare.

PALERMO - Chiss adesso chi si costituir parte civile contro di


lui. Contro Raffaele Lombardo, il suo predecessore Tot Cuffaro e tre
ex assessori regionali al Territorio: Francesco Cascio, Rossana
Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro. Naturalmente, si
attende
di
sapere
se
saranno
rinviati
a
giudizio.
Sono tutti imputati di omissione datti dufficio e getto pericoloso
di cose. Dove per cose bisogna intendere lo smog che inquina laria.
Un reato ambientale, proprio come quello contestato a Cammarata ed
altri dieci imputati nel processo in cui Lombardo ha dato mandato di
costituirsi parte civile Il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i
sostituti Geri Ferarra e Claudia Bevilacqua hanno chiesto il rinvio a
40

giudizio e il giudice Marina Pitruzzella ha fissato l'udienza il 18 gennaio


del
2013.
A Lombardo, Cuffaro e agli assessori in carica tra il 2004 e il
2010 viene contestato di non avere adottato le misure imposte dalla
legge per il contrasto dellinquinamento atmosferico nonostante
fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento
poste sul territorio regionale, dellandamento della qualit dellaria, del
persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di
legge". In particolare, gli indagati non hanno mai adottato "il piano di
risanamento e mantenimento relativo all'inquinamento atmosferico, i
programmi per il raggiungimento dei valori limite ai fini della
protezione della salute della popolazione, da predisporre entro 18
mesi, e i piani di risanamento della qualit dellaria".
Ultima modifica: 17 Novembre 2013 ore 17:53
http://livesicilia.it/2012/11/17/e-intanto-lex-governatore-rischia-il-processo_215960/

QUARANTA MILIONI SPESI DALLA REGIONE PER LE BONIFICHE


INDUSTRIALI MAI FATTE
Soldi stanziati per le aree a rischio, da Milazzo a Priolo Gargallo, ma
senza obbligo di rendicontazione: e gli appalti sono finiti nel nulla
di ALESSANDRA ZINITI
Almeno un terzo dei fondi, gi stanziati, impegnati ed erogati, se ne sono
andati per il mantenimento delle strutture commissariali, per pagare gli
straordinari del personale, i compensi dei tanti esperti scomodati, gli studi
commissionati, i progetti, persino la pubblicazione di bandi di gara poi mai
espletati. Quel che certo che con gli oltre 40 milioni di euro erogati
dalla Regione negli ultimi vent'anni per la bonifica delle aree industriali a
rischio, da quella di Augusta-Priolo-Melilli a quella di Gela e, per ultimo, al
comprensorio di Milazzo-San Filippo del Mela, tutto stato fatto tranne quello
che doveva essere fatto: nessun intervento sostanziale, niente di quello che
dal 1990 esperti e commissioni di Unione europea, ministero per l'Ambiente,
Regione pur hanno individuato e messo per iscritto in decine di relazioni. Non
un sistema di monitoraggio permanente degli indicatori di rischio nelle aree
industriali, non la messa in sicurezza di impianti che - come in tanti
denunciano da anni - lavorano inquinando l'ambiente in zone della Sicilia
dove l'incidenza delle patologie tumorali vertiginosamente in aumento.

41

LEGGI / Gela, inchiesta sui bimbi malformati


Il giallo dei 40 milioni di euro erogati senza alcun obbligo di
rendicontazione, mai spesi per le finalit per le quali erano stati impegnati e
finiti chiss dove tutto nelle carte agli atti dell'Ufficio speciale per le aree ad
elevato rischio di crisi ambientale diretto da Antonino Cuspilici. Ufficio
speciale istituito alla scadenza delle strutture commissariali che per 15
anni avrebbero dovuto gestire la bonifica delle aree industriali di
Siracusa e Caltanissetta dichiarate aree a rischio nel 1990.
E' una storia lunga pi di vent'anni quella del mancato risanamento delle
zone che gravitano attorno a petrolchimici, raffinerie e centrali elettriche che
ancora oggi lavorano con le torce che sfiatano 24 ore su 24 inondando i
territori di fumi e residui di lavorazione, con le cosiddette bolle di raffineria e
soprattutto senza centraline che rilevino sistematicamente i livelli di
inquinamento cos come disposto dalla rigida disciplina europea che in Sicilia
viene sistematicamente violata senza alcun intervento della magistratura.
Nel 1990, dunque, lo stanziamento per gli interventi di bonifica su Siracusa e
Gela, dopo la dichiarazione di aree a rischio, di 100 miliardi di vecchie lire.
Nel 1995 viene redatto il piano di risanamento con il trasferimento dei fondi
dal ministero dell'Ambiente alla Regione ma nulla si muove. Il governo decide
dunque di creare delle strutture commissariali affidandone la guida ai prefetti
di Siracusa e Caltanissetta.
Le strutture non producono nulla, in termini di interventi, ma costano: ben 40
milioni di euro vengono erogati, poco pi di 30 milioni a Siracusa, il resto
a Gela. Ma mentre del previsto "potenziamento delle strutture di controllo
ambientale" e di interventi nelle zone a rischio non c' traccia, cifre a sei e
nove zero vengono impegnate alle voci "straordinario personale" e "compenso
esperti": pi di due milioni e mezzo di euro in un anno, tra il 2000 e il
2001 solo nel Siracusano. Un altro milione di euro viene "girato" ai
comuni interessati, Priolo, Augusta, Melilli, pi di venti milioni di euro sono
impegnati per generiche "esigenze finanziarie per intervento nella provincia di
Siracusa". Non va meglio alla struttura commissariale di Caltanissetta che
impegna pi di 8 milioni di euro per l'appalto di opere (mai
realizzate) per le quali sono gi state definite progettazioni esecutive, per
anticipazioni di somme per indagini, studi e progettazioni. Un milione e 220
mila euro se ne vanno per la pubblicazione e l'aggiornamento del piano
di risanamento, per gli oneri previsti per il funzionamento della struttura
commissariale, oltre 430 mila euro in spese di pubblicit di bandi di gara e
progettazione.
Nell'ottobre 2002 viene dichiarata area a rischio anche il comprensorio
del Mela e la Regione stanzia sette milioni di euro. Venticinquemila euro
se ne vanno subito per la pubblicazione di un bando di gara che poi viene
revocato, 273 mila euro sono impegnati per la gestione 2003-2004 della rete di
monitoraggio degli inquinanti atmosferici dell'area a rischio e 3 milioni e
42

seicentomila euro per un appalto a base d'asta per l'affidamento


dell'incarico per la creazione di un sistema informativo territoriale.
Vent'anni dopo, le dichiarazioni di aree a rischio a Siracusa e Gela, reiterate
per 15 anni, il massimo previsto dalla legge, sono decadute, nessuno sa come
sono stati spesi quei soldi e dove sono finiti e soprattutto in nessuna dei
territori a forte rischio ambientale stata realizzata neanche una rete
di monitoraggio che permetta ai cittadini di quei territori di sapere se e
quanto veleno respirano ogni giorno.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/11/03/news/quaranta_
milioni_spesi_dalla_regione_per_le_bonifiche_industriali_mai_fatte45847365/
DOCUMENTO APPROVATO DALLA 13 COMMISSIONE PERMANENTE
SENATO DELLA REPUBBLICA nella seduta del 23 luglio 2002
Relatore BERGAMO
A CONCLUSIONE DELLINDAGINE CONOSCITIVA
Bonifica dellarea industriale di Priolo-Augusta
Nella disanima dei siti inquinati nazionali assume rilievo di partico-lare criticit la situazione
dellarea industriale di Priolo-Augusta, in provincia di Siracusa, che presenta delle
peculiarit e delle emergenze speci-fiche e differenziate rispetto ad altri siti inquinati
nazionali.
Larea industriale di Priolo-Augusta pu, senza dubbio, essere consi-derata larea con il
numero pi rilevante di impianti di raffinazione, esten-dendosi per una superficie di circa
570 km quadrati, pari a circa un quarto della provincia di Siracusa, con una escursione
altimetrica che va dal li-vello del mare fino ad unaltitudine massima di 500 metri.
Le attivit industriali della zona hanno progressivamente soppiantato uneconomia povera,
prevalentemente
agricola,
dando
vita
ad
un
processo
di nuova
occupazione, diretta ed indotta, che nel tempo ha raggiunto il culmine di 25 mila unit,
contribuendo indubbiamente ad un elevamento delle condizioni di vita economico-sociali
della zona.
Lindustrializzazione si sviluppata in 4 fasi:
la prima nel periodo 1949-1955 in cui prende avvio la trasformazione economica
dellarea con la localizzazione di una prima grande raffineria di petrolio (la Rasiom)
lungo la costa ad ovest della citt isola di Augusta , vista la collocazione
strategica nel Mediterraneo per laccosto delle grandi navi petroliere, e con la
nascita di una serie di impianti per la produzione e la lavorazione del cemento e di
altri materiali per ledilizia;
la seconda nel periodo tra il 1956 e il 1965 che realizza il salto di qualit con la
scelta preferenziale per lindustria di base, in particolare la raffinazione del petrolio
e la chimica pesante, determinando la radicale trasformazione di centinaia di ettari
a nord e a sud dellabitato di Priolo destinati ad accogliere un complesso industriale
43

integrato,
con
forte
crescita
occupazionale, nellordine di migliaia di addetti e impiegati
prima
della costruzione e, poi, nellattivazione degli impianti, con la realizzazione
della
centrale termoelettrica e con il proliferare di un insieme di imprese medio-piccole e
piccolissime che danno vita al settore dellindotto legato alla dinamica della grande
industria;
la terza nel periodo dal 1966-1975 nel quale le attivit industriali
raggiungono la piena maturazione, con destinazioni duso
molto ampie,dalla manutenzione degli impianti alla fornitura di materiale di costruzi
one, dalle imprese di trasporto a quelle di pulizia; nella prima met degli
anni 70 lagglomerato di Augusta si arricchisce di una nuova installazione petrolchi
mica-liquichimica, mentre nei pressi di Marina di Melilli sorge la terza grande
raffineria Isab il cui impatto economico territoriale portatore di conseguenze,
quali la trasformazione del polo petrol-chimico siracusano in uno dei pi importanti
dEuropa
e
la
creazione
di
un nuovo nucleo industriale che si consolida con la costruzione di un
nuovo
terminal marittimo.
Queste trasformazioni territoriali introducono, come conseguenza, lo sviluppo
di un degrado ambientale che raggiunge gi allora livelli incontrollabili, il cui
risultato pi emblematico
levacuazione forzata del villaggio di Marina di Melilli nel 1976, costantemente
minacciato dallinquinamento dellarea e delle acque e dal rischio di esplosioni;
la quarta dal 1975, data di entrata in esercizio dellIsab, ad oggi caratterizzata da
uninversione della crescita dovuta alla crisi nazionale e internazionale del comparto
chimico.
Ci ha
comportato
un
ridimensionamento dellapparato produttivo e la ristrutturazione
delle grandi aziende con conseguenti forti tagli occupazionali, ampi ricorsi alla cassa
integrazione e dirompenti effetti sullassetto sociale ed economico dellintera
provincia. Questo riflusso non impedisce che vengano portati a termine al-cuni
nuovi investimenti in campi ad alto livello tecnologico e con buone
prospettive di mercato, ma con una crescita occupazionale marginale ri-spetto alle
consistenti perdite subite in seguito alla crisi degli anni prece-denti e che vede
consolidata,
oggi,
una
presenza
occupazionale
di
circa
10mila addetti che costituisce, pur sempre, la principale ed insostituibile
fonte
produttiva per larea che richiede rigorose azioni di salvaguardia e tenuta nella
conferma
della
presenza
delle
attivit petrolifere
e
di
raffinazione nel paese e dellattivit chimica nazionale
e della
collocazione diparti
importanti di queste nellarea di Priolo-Augusta.
La diversa sensibilit ambientale delle prime fasi di industrializzazione rispetto ad oggi,
la mancanza di sviluppate tecnologie di salvaguardia del territorio e di tutela
dallinquinamento, la carenza di una cultura di rigoroso rispetto dellambiente hanno
creato situazioni di alto degrado ambientale con preoccupanti fenomeni di
inquinamento di aree pubbliche e private a causa, anche, dello smaltimento
incontrollato
e
dissennato
di
materiali di risulta spesso
44

nocivi, dellinquinamento atmosferico con conseguente rischio per la salute delle


popolazioni e del possibile inquinamento delle acque superficiali e sotterranee e della
zona costiera. In questo quadro, grazie ad una diversa sensibilit ambientale matu-rata
nel mondo e nel Paese negli anni pi recenti, si giunti a considerare larea di PrioloAugusta area a rischio di crisi ambientale e ad approvare,con il decreto del Presidente
della Repubblica 17 gennaio 1995, il piano di disinquinamento per il risanamento del
territorio della provincia di Siracusa che ha dato vita nel gennaio 96 ad un accordo di
programma corre-dato da circa 80 schede relative ad interventi ritenuti utili ed
indispensa-bili, pur se con diversa priorit, per eliminare le cause
dellinquinamento,riqualificare le aree, monitorare i fenomeni di emissioni e rischio indu
striale;
tali interventi sono stati suddivisi in opere di competenza di parte pubblica e di parte
privata e quantificati in circa 1000 miliardi di lire. Contestualmente a tale
provvedimento veniva stanziato dallo Stato a favore della regione Sicilia un
primo importo di lire 100 miliardi per i comuni interessati.
Mentre i privati hanno eseguito gli interventi di loro competenza sia di ristrutturazione
che di riduzione dellinquinamento atmosferico e acustico e di monitoraggio in rete,
nessun intervento di quelli di competenza pubblica stato realizzato, n di
monitoraggio ambientale n di in fra strutturazione n di riconversione di aree
pubbliche n di tutela della qualit dellarea e delle acque, compromettendo con
ci lefficacia stessa del piano. Non risultando utilizzate le risorse trasferite dallo Stato
alla regione Sicilia, dopo quasi 5 anni, nel luglio 2000 veniva nominato Commissario
per lattuazione del piano di risanamento ambientale per le opere di competenza
pubblica il prefetto di Siracusa che, ad oggi, non ha potuto attivare alcuno degli
interventi
previsti
nel
Piano
di
risanamento
stesso
non
avendo ottenuto ancora il trasferimento delle risorse attribuite nel 1995 alla regione
Sicilia e avendo ricevuto, soltanto agli inizi del 2002, comunicazione dellimpegno di
trasferire una prima tranche di 10 miliardi di lire (50.950.221,63 euro) nel corso del
corrente anno.
Successivamente, in ottemperanza allarticolo 17 del decreto legislativo n. 22 del 1997, che
prevede la bonifica ed il ripristino dei siti inquinati, ed allarticolo 1 della legge n. 426 del
1998 che considera, tra laltro, primi interventi di bonifica dinteresse nazionale quelli
dellarea industriale di Priolo, con il decreto del Ministro dellambiente del 10 gennaio 2000
(perimetrazione del sito dinteresse nazionale di Gela e Priolo) sono state individuate le
aree da sottoporre ad interventi di caratterizzazione e,in caso di inquinamento, ad
attivit di messa in sicurezza, bonifica, ripristino ambientale e monitoraggio dei siti.
Le attivit di caratterizzazione sono in fase di svolgimento in tutti i siti inquinati e potranno
essere ultimate entro il corrente anno.
Si intrecciano con tutte le attivit, competenze e responsabilit sopraindicate, le
competenze, le attivit e le responsabilit del Commissario delegato per lordinanza rifiuti,
della provincia regionale di Siracusa,
dellAgenzia regionale per la protezione dellambiente (ARPA), la cui recente costituzione e
il cui imminente potenziamento con circa 30 unit, in continuit con il pregiato lavoro
svolto dall ex laboratorio di igiene e profilassi di Siracusa, permetteranno
45

lo svolgimento del compito fondamentale di monitoraggio, programmazione e verifica degli


interventi, ritenuti necessari, di disinquinamento e bonifica.
Purtroppo, fenomeni recenti quali quelli avvenuti allinterno degli impianti che sono costati
la vita ad alcuni lavoratori e hanno dato vita anche
a commissioni dindagine del Ministero dellambiente (la commissione
guidata dal professor Clini ha ritenuto necessario predisporre un esame epidemiologico
sulla popolazione, nonch piani di sicurezza e di prevenzione dellinquinamento diffuso e
delle falde idriche) e, soprattutto, la recente individuazione in un pozzo di irrigazione della
presenza di idrocar-buri, dimostra come i siti di Priolo e Augusta non siano pi unarea a
rischio di crisi ambientale, ma unarea in crisi ambientale per cui si rendono indispensabili
interventi legislativi e finanziari che consentano di affrontare con tempestivit la
drammatica emergenza.
Non ammissibile che una ex fabbrica di eternit che utilizzava amianto e che ha
provocato un pesante inquinamento dellintero territorio in cui era insediata e delle aree
limitrofe,
ivi
compresa
la
costa,
non
solo
non sia radicalmente bonificata ma non sia neppure posta in sicurezza,come pure non
ammissibile che a pochi metri dallabitato di Priolo sia mantenuto in attivit un impianto di
stoccaggio di ammoniaca di evidente pericolosit,non funzionale ad attivit produttive
della zona e che comunque richiede di essere ulteriormente stoccato anche nel sito di Gela
ove utilizzato per attivit produttive.
Appare inoltre inaccettabile che non sia stato approntato un piano di utilizzo delle acque
ad uso industriale, che privilegi lapprovvigionamento di acqua non potabile, laddove con
un semplice allacciamento di poche centinaia di metri, potrebbe essere recuperata per fini
industriali una quantit di circa 10 milioni di metri cubi
di acqua depurata, oggi versata in mare, con conseguente riduzione del fabbisogno idrico
in una zona dove lemergenza idrica ormai endemica;
altrettanto inopportuno ritardare il trasferimento di fondi gi stanziati ed il loro
incremento per realizzare i piani di risanamento ambientale;
mentre si dovrebbe prevedere la costituzione di ununica autorit per la gestione dellintero
processo di risanamento, bonifica e riqualificazione ambientale che pur si avvalga di tutte
le strutture pubbliche disponibili.
Del resto bisognerebbe prevedere anche laggiornamento costante dei piani
di intervento, attraverso un rinnovato accordo di programma tra tutti i soggetti pubblici e
privati chiamati alla sua realizzazione, e linsediamento di un tavolo di coordinamento
permanente con laffidamento di una funzione di sorveglianza sulla sua esecuzione.
Inoltre non ammissibile che le imprese non conseguano le pi avanzate certificazioni
internazionali di funzionalita` degli impianti, mentre inaccettabile che, a fronte di un
rischio di inquinamento delle falde acquifere ed alla evidente traccia di diffusione di
idrocarburi nel sottosuolo circostante i depositi, si discuta sulle responsabilit temporali
delle singole aziende e non si concordi un piano dintervento di risanamento radicale del
territorio;
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alla realizzazione di tale piano anche i soggetti privati dovrebbero da subito dichiararsi
disponibili, al di l delle responsabilit che richiederanno molti anni per essere
definitivamente accertate. In questo modo, si potr dare certezza immediata di
mantenimento di livelli di qualit delle acque potabili, imponendo, anche
legislativamente, lobbligo di verifica periodica con adeguata certificazione della
funzionalit di tutti i depositi petroliferi insistenti sul territorio nazionale.
Si rende, quindi, indispensabile che le autorit preposte attuino immediatamente gli
interventi di loro competenza laddove sussistono delle responsabilit per la salute pubblica
e che, sotto il profilo legislativo, si attuino i correttivi per rendere pi efficace e tempestiva
lazione di risanamento, ricorrendo anche a procedure e allindividuazione dei regimi commissariali e garantendo un adeguato supporto finanziario, sia per le azioni di monitoraggio
ambientale che di risanamento di siti inquinati.
Nel confermare che la chimica rimane strategica per il Paese, cos come linsediamento
delle attivit di stoccaggio e di raffinazione del pe-trolio, in particolare nellarea qui
considerata, onde dare certezza agli operatori del settore cui si chiede un costante
intervento finanziario di ammo-dernamento tecnologico, non si possono sottovalutare gli
improcrastinabili interventi per raggiungere lequilibrio di uno sviluppo ecocompatibile.
https://www.scribd.com/doc/243182471/Genchi-2002-Aree-Rischio-Ambientale-CuspiliciAree-Ad-Elevato-Rischio-Ambientale-Pag-7-84250
http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2014/05/gela-arsenico-inorganico-nel-sangue-e.html
http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2014/12/blog-post_12.html
http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2012/01/piano-del-bacino-aerologico-padano.html
QUARANTA MILIONI SPESI DALLA REGIONE PER LE BONIFICHE INDUSTRIALI MAI
FATTE
http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2013/01/blog-post.html
CUSPILICI FONDAZIONE CUTGANA INCHIESTA PROCURA CATANIA 1 2
PUNTATA

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2014/04/cuspilici-fondazione-cutgana-inchiesta_1046.html
a cura del Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2014/12/blog-post_12.html

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