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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

RACCOLTA
DEI CRITERI ED INDIRIZZI
DELLAUTORIT DI BACINO REGIONALE
IN MATERIA DI PIANIFICAZIONE DI BACINO
PER LASSETTO IDROGEOLOGICO

Marzo 2009

Testo coordinato di criteri ed indirizzi dellAutorit di Bacino regionale


in materia di Pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico

Testo coordinato di criteri ed indirizzi dellAutorit di Bacino regionale


in materia di Pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico

PREMESSA AL DOCUMENTO
Il presente testo coordinato rappresenta la raccolta dei criteri,
indirizzi e chiarimenti emanati dallAutorit di Bacino regionale in
materia di pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico.
I documenti fondamentali di riferimento rimangono gli allegati 1 e 2
alla DGR 357/01 e ss.mm. e ii. (documenti 1.1 e 1.2 della
presente raccolta), che contengono rispettivamente i criteri per la
redazione della normativa dei piani di bacino stralcio regionali per
lassetto idrogeologico e la normativa-tipo prodotta quale esempio
tecnico di conformit ai suddetti criteri, assunta a riferimento nelle
normative di attuazione dei piani di bacino stralcio regionali vigenti.
Nel corso del tempo, peraltro, sono stati forniti chiarimenti ed indirizzi
interpretativi su tali criteri, nonch emanati ulteriori indirizzi
procedurali e/o nuovi criteri su aspetti specifici della normativa di che
trattasi.
Nel seguito vengono pertanto riportati gli estratti dei documenti di
rilievo per la pianificazione di bacino regionale. Al fine di agevolare la
lettura e la consultazione di tutti i testi attinenti allo stesso
argomento, stato anche introdotto nei documenti relativi ai criteri e
alla normativa ex DGR 357/01 (documenti 1.1 e 1.2 ), laddove
possibile, un richiamo specifico ai documenti di integrazioni, indirizzi
o chiarimenti successivamente approvati e riportati nella presente
raccolta.
Restano invariati il valore e lefficacia dei provvedimenti originari.

Testo coordinato di criteri ed indirizzi dellAutorit di Bacino regionale


in materia di Pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico

Testo coordinato di criteri ed indirizzi dellAutorit di Bacino regionale


in materia di Pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico

Indice dei documenti


1) Criteri e normativa-tipo per la redazione della normativa di
attuazione dei piani di bacino stralcio per lassetto idrogeologico.
Documento 1.1. Testo integrato dei criteri per la normativa

dei piani di bacino stralcio regionali per la tutela dal rischio


idrogeologico, ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm.

Documento 1.2. Testo integrato della Normativatipo, ex all.

2 DGR 357/01 e ss.mm., quale esempio tecnico di conformit ai


criteri per la redazione della normativa di attuazione dei piani di
bacino per la tutela dal rischio idrogeologico.

2) Indirizzi interpretativi, chiarimenti e ulteriori specificazioni


rispetto ai criteri e normativa-tipo di cui alla DGR 357/01 e
ss.mm. e ii.
- Aspetti generali e normativi sulla normativa di piano di bacino
Documento 2.1.

Allegato 1 alla DGR 848/2003: Indirizzi


interpretativi e chiarimenti dei criteri per la redazione della
normativa dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di
cui alla DGR 357/01.

- Aspetti relativi allassetto idraulico


Documento 2.2. Circolare CTR prot. n. 165209/4714/2002:

Chiarimenti tecnici e normativi sui franchi di sicurezza per la


progettazione di opere in alveo- Approvati dal CTR nella seduta del
11/11/2002 -.

Documento 2.3.

Allegato 1 alla DGR 16/2007: Indirizzi per la


riperimetrazione delle fasce di inondabilit nell'ambito della
pianificazione di bacino stralcio per l'assetto idrogeologico di rilievo
regionale Riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di
interventi di sistemazione idraulica.

Documento 2.4.

Allegato 2 alla DGR 16/2007: Indirizzi per la


riperimetrazione delle fasce di inondabilit nell'ambito della
pianificazione di bacino stralcio per l'assetto idrogeologico di rilievo
regionale Riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di
studi di maggior dettaglio.

Documento 2.5.

Allegato 1 alla DGR 359/2007: Chiarimenti


sulla nozione di "centro urbano" ai fini dell'applicazione dell'art. 8,
c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio regionali per
il rischio idrogeologico ex DGR 357/01.

Testo coordinato di criteri ed indirizzi dellAutorit di Bacino regionale


in materia di Pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico

Documento 2.6.

Allegato 1 alla DGR 1339/2007: Chiarimenti


sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit
assoluta dai limiti dell'alveo ai sensi dell'art. 8, c.3 della normativatipo dei piani di bacino stralcio regionali per il rischio idrogeologico
ex DGR 357/01.

- Aspetti relativi allassetto geologico e geomorfologico


Documento 2.7. Allegato 1 alla DGR 1338/2007: Indirizzi per

riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti che


determinano aree a suscettivit elevata e molto elevata, a seguito di
studi di maggior dettaglio nella pianificazione di bacino di rilievo
regionale.

3) Indirizzi e chiarimenti di tipo procedurale in merito ad


integrazioni, modifiche ed aggiornamenti dei piani di bacino
regionali.
Documento 3.1. Allegato 1 alla DGR 1624/04: Chiarimenti in

merito allart. 97, c.15 della l.r. 18/99, relativo alle modifiche e/o
integrazioni dei piani di bacino di rilievo regionale.

Documento 3.2.

Allegato 1 alla DGR 1634/05: Indirizzi


procedurali per l'aggiornamento dei piani di bacino regionali vigenti
in relazione a modifiche dei valori delle portate di piena di
riferimento.

Documento 3.3.

Allegato 1 alla DGR 893/2008: Indirizzi e


modalit procedurali ai fini dellespressione del previsto parere da
parte della Sezione per le funzioni dellAutorit di Bacino del CTR, di
cui allart. 97, c. 15, l.r. 18/99.

Documento 3.4.

DGR 1509/2008: Integrazione


1624/04. Modifiche del reticolo idrografico principale.

alla

DGR

4) Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di


inondabilit e relativi indirizzi procedurali.
Documento 4.1.

Allegato 1 alla DGR 250/05: Criteri di


definizione degli ambiti normativi relativi alle fasce di inondabilit dei
piani di bacino regionali in funzione dei tiranti idrici e delle velocit di
scorrimento.

Documento 4.2.

Allegato 1 alla D.G.R. 1532/05: Indirizzi


procedurali in merito all'aggiornamento dei piani di bacino regionali
conseguente all'individuazione degli "ambiti normativi delle fasce di
inondabilit in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento" ex
D.G.R. 250/05.

Documento 4.3. Allegato 2 alla D.G.R. 1532/05: Normativa-tipo

relativa agli ambiti normativi delle fasce di inondabilit.

Testo coordinato di criteri ed indirizzi dellAutorit di Bacino regionale


in materia di Pianificazione di bacino per lassetto idrogeologico

5) Indirizzi tecnici per problematiche specifiche.


Documento 5.1. D.G.R. 357/08: Criteri ed indirizzi tecnici per la

verifica e valutazione delle portate e degli idrogrammi di piena


attraverso studi idrologici di dettaglio nei bacini idrografici liguri Parte I - Linee guida.

Documento 5.2. Allegato 1 alla D.G.R. 226/09: Criteri e direttive

in materia di asportazione di materiale litoide dai corsi dacqua dei


bacini idrografici regionali.

6) Altri documenti di interesse per lAutorit di Bacino regionale.


Documento 6.1. Circolare Dipartimento Ambiente Edilizia e Lavori

Pubblici
n. 27699/519 del 08.02.2005: Circolare applicativa
dellart.110 bis della l.r. n. 18/1999, introdotto dalla l.r. n. 24/2004,
relativo alla facolt di rilascio di titoli abilitativi edilizi
contestualmente alla realizzazione di interventi di sistemazione
idraulica.

Documento 6.2.

Allegato alla DGR 1142/05: Linee guida per


gli interventi di riqualificazione idrogeologica e vegetazionale nelle
aree percorse dal fuoco.

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

TESTO DEI CRITERI


PER LA REDAZIONE DELLA NORMATIVA DI
ATTUAZIONE DEI PIANI DI BACINO
PER LA TUTELA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO
E RELATIVI ALLEGATI TECNICI
di cui allallegato 1
della deliberazione regionale:
n. 357 del 23.03.2001
coordinato con le modifiche ed integrazioni di cui
alle deliberazioni regionali:
n.1095 del 28.09.2001
n. 290 del 22.03.2002
n. 509 del 9.05.2003

Documento 1.1

TESTO INTEGRATO DEI CRITERI


PER LA REDAZIONE DELLA NORMATIVA DI ATTUAZIONE
DEI PIANI DI BACINO PER LA TUTELA
DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO E RELATIVI ALLEGATI TECNICI
EX DGR 357/01 E SS.MM.
Nel presente documento viene riportato il testo dellallegato 1 della deliberazione
Giunta regionale n. 357 del 23.03.2001 (Approvazione dei criteri per la redazione
della normativa di attuazione dei piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico e relativi allegati tecnici) coordinato con i corrispondenti allegati delle
seguenti deliberazioni:
-

deliberazione Giunta regionale n.1095 del 28.09.2001 (Modifiche ed


integrazioni ai criteri per lelaborazione delle norme di attuazione dei Piani di
bacino per la tutela dal rischio idrogeologico, di cui alla D.G.R. n.357 del
23.03.2001);

deliberazione Giunta regionale n. 290 del 22.03.2002 (Modifiche ed


integrazioni ai criteri per lelaborazione delle norme di attuazione dei Piani di
bacino per la tutela dal rischio idrogeologico, di cui alla D.G.R. n.357 del
23.03.2001);

deliberazione Giunta regionale n. 509 del 9.5.2003 (Integrazioni ai criteri per la


elaborazione delle norme di attuazione dei Piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico, di cui alla D.G.R. n.357 del 23.03.2001), per quanto attiene alle
integrazioni gi attualmente efficaci.

Il presente documento riporta, pertanto, il testo dei criteri per la redazione


della normativa di attuazione dei piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico, approvati dalla Giunta Regionale nella sua qualit di
Comitato Istituzionale dellAutorit di bacino di rilievo regionale ai sensi
dellart. 97 della l.r. 18/99.
Tali criteri sono vincolanti e devono essere rispettati nella formazione ed
approvazione dei piani di bacino e delle loro varianti da parte delle Province,
anchesse nella loro qualit di organi dellAutorit di Bacino regionale.

AVVERTENZA:
Le modifiche e le integrazioni al testo iniziale (DGR 357/01) sono segnalate con nota
esplicativa.
Nella presente versione sono inoltre evidenziati, laddove possibile, i richiami ad altri
documenti di rilievo, contenenti chiarimenti e/o indirizzi interpretativi forniti
dallAutorit di Bacino ovvero indirizzi procedurali e/o integrazione ai criteri emanati
in merito a specifici aspetti.
Restano invariati il valore e lefficacia dei provvedimenti originari.

Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

Premessa
Il presente elaborato si inserisce nellambito della complessa attivit di indirizzo e coordinamento
connessa alla pianificazione di bacino, posta in essere dallAutorit di Bacino di rilievo regionale
al fine di standardizzare ed omogeneizzare i criteri e i metodi relativi alla individuazione delle
aree a rischio di inondazione e di frana sul territorio regionale e le conseguenti modalit di
utilizzazione del suolo, che consentano la tutela dal rischio idrogeologico e la salvaguardia della
pubblica incolumit.
Nellelaborazione dei presenti indirizzi si tenuto conto dei criteri e delle raccomandazioni gi
adottate dallAutorit di bacino di rilievo regionale e dei risultati della attivit di pianificazione in
corso, oltrech a quanto previsto dallatto di indirizzo e coordinamento per lindividuazione dei
criteri relativi agli adempimenti di cui allart. 1, commi 1 e 2, del D.L. 180/98 di cui al DPCM del
29/09/1998.
Con i presenti criteri si persegue la finalit di garantire lomogeneit di gestione del rischio
idrogeologico sul territorio regionale, in modo che situazioni di uguale pericolosit abbiano
identico regime di salvaguardia. A tal fine relativamente alla pericolosit idraulica ed alla
pericolosit geomorfologica, sono individuati gli indirizzi di gestione del territorio, che consentono
il non aumento del rischio idrogeologico attuale e la salvaguardia della pubblica incolumit.
In particolare, tali criteri individuano i contenuti minimi essenziali della normativa relativa ai piani
di bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico da adottarsi entro giugno 2001 ai sensi
del comma 1, art.1, del D.L. 180/98, che, ai sensi del comma 6ter, dellart. 17 della L. 183/89,
costituiscono uno stralcio per settori funzionali, e che pertanto rappresentano parte integrante dei
piani di bacino, anche stralcio, gi in fase di elaborazione. In ogni caso detti contenuti sono
suscettibili di integrazioni in termini di individuazione di aree, di tematiche trattate, di maggiore
dettaglio degli studi, restando ferma la possibilit di adottare normative con contenuti pi
restrittivi.

1. Schema della normativa


Al fine di garantire una facile lettura ed applicazione delle norme di attuazione del piano di bacino
lelaborazione della normativa di cui trattasi pu essere effettuata alla luce delle indicazioni
contenute nella raccomandazione n. 6/99 Schema di normativa tipo di un piano stralcio per
lassetto idrogeologico, approvata dal Comitato Tecnico Regionale dellAutorit di bacino di
rilievo regionale nella seduta dell11.2.1999, che fornisce la struttura dellarticolato di una
normativa tipo per un piano di bacino stralcio per lassetto idrogeologico. Peraltro in
considerazione del contenuto minimo, che connota i piani stralcio per la tutela dal rischio
idrogeologico da adottarsi ai sensi del D.L.180/98, il suddetto schema pu essere semplificato
come segue:
Titolo I.
Finalit, contenuti ed elaborati del Piano
Titolo II
Disciplina dellassetto idrogeologico
a) Norme di carattere generale: settore idraulico e settore idrogeologico
b) Disciplina assetto idraulico
c) Disciplina assetto geomorfologico
Titolo III
Interventi di sistemazione idrogeologica e di mitigazione del rischio
Titolo IV
Attuazione del piano
Titolo V
Norme finali e transitorie
In ogni caso la normativa del piano pu essere integrata con allegati tecnici ed esplicativi.

Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

2 Norme di carattere generale


Il redigendo piano di bacino deve prevedere norme generali sia di carattere idrogeologico sia di
carattere idraulico.

2.1 Indirizzi tecnici di carattere idrogeologico per la prevenzione del dissesto


Possono essere previsti indirizzi tecnici di corretta gestione del territorio al fine di prevenire o di
non aggravare situazioni di dissesto, nonch indicazioni generali tecnico-esecutive per la
realizzazione di interventi od opere.
Tali indirizzi devono essere coerenti con le finalit e i contenuti delle direttive e delle normative
vigenti in materia.

2.2 Norme generali di carattere idraulico


Nel Piano devono essere disciplinati i seguenti elementi, la cui individuazione rileva ai fini della
pericolosit idraulica.
a)
Il reticolo idrografico principale 1
Comprende i corsi dacqua gi iscritti negli elenchi delle acque pubbliche e gli ulteriori tratti
che rivestano una significativa rilevanza idraulica, ma non necessariamente lintero reticolo
idrografico. Il reticolo soggetto alla disciplina vincolistica del Piano. Nel caso in cui il reticolo
idrografico principale non venga individuato, il regime vincolistico si applicher allintero
reticolo idrografico.
b)

La portata di piena di progetto e i relativi franchi minimi di sicurezza.

La portata da assumere quella con tempo di ritorno duecentennale individuata nella


relazione generale del Piano. Detta portata pu essere motivatamente modificata dalla
Provincia al sopravvenire di nuove evidenze scientifiche o di studi idrologici di maggior
dettaglio. Nel caso di interventi che rappresentino fasi realizzative intermedie di interventi di
sistemazione idraulica o che concorrano a migliorare significativamente il deflusso delle piene
in caso di impossibilit di realizzazione di interventi definitivi a breve termine, pu essere
assunta una diversa portata di piena previo parere favorevole della Provincia.

Vedere anche il Documento 3.4, contenente il testo della DGR 1509/2008 con la
quale stato chiarito quali modifiche al reticolo principale siano configurabili come
modifiche od integrazioni da approvarsi con al procedura di cui al c. 15 dellart. 97
della l.r. 18/99.

Vedere anche:

Documento 3.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1634/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi laggiornamento dei piani di bacino in relazione a modifiche dei valori delle
portate di piena di riferimento

Documento 5.1, contenente le linee guida per la verifica e valutazione delle portate

e degli idrogrammi di piena attraverso studi idrologici di dettaglio nei bacini


idrografici liguri, di cui alla DGR 357/08.

Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

Per quanto riguarda i franchi minimi di sicurezza si rinvia alle indicazioni riportate nellallegato
A (Paragrafo 3) al presente atto, del quale costituisce parte integrante e sostanziale. 3
c)

Le fasce di inedificabilit assoluta dai limiti dellalveo.

Al fine di garantire un congruo rispetto dellambiente fluviale devono essere individuate lungo
lintero corso dacqua fasce di inedificabilit assoluta, a prescindere dalle condizioni di
pericolosit idrauliche esistenti. In ogni caso nella determinazione della relativa ampiezza si
deve tenere conto delle caratteristiche dei vari tratti del corso dacqua oggetto di disciplina.
d)

Le fasce di rispetto relative ai tratti di corsi dacqua non indagati con studi
idraulici nellambito del piano. 5

Al fine di evitare che esistano nel bacino zone non soggette alla disciplina vincolistica prevista
dal piano relativa alla pericolosit idraulica, in considerazione del fatto che delle stesse non
noto leffettivo stato di pericolosit, trattandosi di aree interessanti tratti di corsi dacqua non
oggetto di studi, ogni qual volta si intenda procedere ad interventi urbanistico-edilizi
necessaria una verifica preventiva della potenziale inondabilit di dette zone.
Nelle fasce di rispetto di cui trattasi, in conformit con quanto previsto dallart. 26 della L.R.
9/93, non possono essere consentiti interventi edilizi se non previo parere favorevole della
Provincia, basato su uno specifico studio idraulico che individui le fasce di inondabilit delle
aree secondo i criteri di cui allallegato A. Lampiezza minima di tale fascia di rispetto deve
essere pari a 40 m dai limiti dellalveo.
e)

Tombinature e coperture.

In considerazione del fatto che il piano di bacino deve prospettare soluzioni alle criticit, che
tengano conto anche degli aspetti urbanistico-ambientali e che le tombinature, configurandosi
quali elementi di notevole criticit idraulica (v. nota sul Rischio idraulico residuale nellambito
della pianificazione di bacino regionale approvata dal C.T.R. il 24.3.99), non possono essere
considerate opere di difesa idraulica, il Piano deve prevedere il divieto di nuove tombinature e
coperture, salvo il caso di quelle dirette ad ovviare a situazioni di pericolo, a garantire la tutela
della pubblica incolumit e la tutela igienico-sanitaria, o necessarie per la realizzazione di
discariche di rifiuti solidi urbani e di inerti qualora non siano possibili soluzioni alternative (v.
Nota su rischio idraulico residuale associato alla realizzazione delle discariche di inerti,
approvata dal C.T.R. il 01.07.99). Le tombinature ammesse devono comunque garantire,
almeno sul reticolo idrografico principale, il deflusso della portata duecentennale con adeguato
franco di sicurezza. Oltre a ci il Piano deve prevedere le dimensioni minime della sezione di
deflusso, che consentano lispezionabilit e le necessarie attivit di manutenzione,

Vedere anche il Documento 2.2, recante alcuni chiarimenti tecnici e normativi sui
franchi di sicurezza per la progettazione di opere in alveo, approvati dal CTR nella
seduta del 11/11/2002.

Vedere anche il Documento 2.6, contenente lallegato alla DGR 1339/07 recante
chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit assoluta dai
limiti dell'alveo ai sensi dell'art. 8, c.3 della normativa-tipo dei piani di bacino
stralcio regionali per il rischio idrogeologico.

Vedere anche il Documento 2.5, contenente lallegato 1 alla DGR 359/07, nel quale
sono stati forniti chiarimenti sulla nozione di centro urbano ai fini dell'applicazione
dell'art. 8, c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio.
Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

nonch le opportune opere di intercettazione del materiale a monte delle zone di imbocco ed i
programmi di mantenimento e di pulizia periodica.

3 Disciplina dellassetto idrogeologico: individuazione e disciplina delle


categorie di aree
In conformit a quanto previsto dal D.L. 180/98 i criteri che seguono sono diretti alla gestione
delle aree a diversa pericolosit idrogeologica, al fine di prevenire e non aumentare il rischio
idrogeologico attuale per le popolazioni, che vivono in dette aree.
Sono elaborati sulla base delle classi di pericolosit idrogeologica, individuate nei piani di bacino
stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico, distinte in fasce di inondabilit e di riassetto fluviale
per la pericolosit idraulica e nelle fasce di suscettivit al dissesto di versante per la pericolosit
geomorfologica. Tali categorie di aree possono essere integrate o meglio identificate, in
considerazione di altri aspetti relativi alla pericolosit idrogeologica, quali lo studio di aree
interessate dallevoluzione dinamica dei fenomeni franosi, linterazione di fenomeni
geomorfologici ed idraulici o la gradazione del livello della pericolosit, nellambito delle fasce di
inondabilit in considerazione dellentit dei tiranti idrici e delle velocit di scorrimento.

3.1 Disciplina dellassetto idraulico

Ai fini della determinazione della disciplina relativa alle diverse categorie di aree sopra
richiamate, si rinvia alla raccomandazione n.7/99 Definizione delle fasce di inondabilit e di
riassetto fluviale, approvata dal Comitato Istituzionale il 30.04.1999, da integrare con le
indicazioni di seguito enunciate.
a)

Alveo Attuale.
Nellambito del Piano deve essere effettuata una individuazione dellalveo attuale, anche di
massima, sui tratti principali. La stessa deve comunque essere condotta sulla base di una
definizione oggettiva ed univoca che tenga conto di rilievi fisici e catastali, con la eventuale
previsione delle ulteriori specificazioni alla scala pi opportuna in sede di predisposizione
degli atti per i quali sia necessario.
Nellalveo attuale, in conformit anche a quanto previsto dalle normative vigenti, non deve
essere previsto alcun tipo di nuova edificazione, di ampliamento dei manufatti esistenti o
di recupero del patrimonio edilizio esistente eccedenti la manutenzione ordinaria come
definita dalla lett. a), c.1, art. 31, l. n.457/78, n linstallazione di manufatti anche non
qualificabili come volumi edilizi n la sistemazione di aree, che comportino la permanenza
o sosta di persone n depositi di qualsiasi genere. Devono inoltre essere vietate opere che
restringano lalveo, le rettificazioni, le deviazioni e le plateazioni, salvo specifiche deroghe
normate dal Piano.
Coerentemente devono invece essere previsti interventi di rimozione dellesistente.

Vedere anche Documento 2.1 contenente lallegato 1 alla DGR 848/03, che riporta
indirizzi interpretativi e chiarimenti dei criteri per la redazione della normativa dei
piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01, nel
quale sono forniti, tra laltro, chiarimenti ed indirizzi interpretativi su specifiche
definizioni di tipo urbanistico-edilizio nellottica della pianificazione di bacino.
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
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b)

Fascia di riassetto fluviale.


Tale fascia comprende le aree esterne allalveo attuale necessarie per ladeguamento del
corso dacqua allassetto definitivo previsto dal Piano. La sua delimitazione effettuata
sulla base delle strategie e delle scelte pianificatorie del Piano e dellinsieme degli
interventi strutturali individuati nellambito dello stesso. Comprende, in particolare, le aree
necessarie al ripristino della idonea sezione idraulica, tutte le forme fluviali riattivabili
durante gli stati di piena e le aree da destinare alle opere di sistemazione idraulica
previste. Pu comprendere aree ritenute di pertinenza fluviale e/o di elevato pregio
naturalistico-ambientale limitrofe al corso dacqua.
Poich lobiettivo principale conseguito dallindividuazione della fascia di riassetto fluviale
quello di mantenere o di recuperare la disponibilit delle aree necessarie per lassetto
definitivo del corso dacqua, ne consegue linammissibilit di interventi di nuova
edificazione, di recupero del patrimonio edilizio esistente eccedenti gli interventi di
manutenzione straordinaria come definita dalla lett. b), c.1, art. 31, l. n. 457/78 e di
realizzazione di nuove infrastrutture. Pu essere previsto che la perimetrazione di dette
aree venga modificata a seguito di specifici progetti di messa in sicurezza, sulla base dei
quali pu essere prevista la delocalizzazione al di fuori della fascia dei manufatti esistenti.
Posto che in via generale il Piano deve prevedere lindividuazione di una fascia di riassetto
fluviale, che consenta il deflusso senza esondazioni della portata duecentennale, pu
essere prevista una fascia di riassetto dimensionata su portate inferiori in casi particolari a
condizione che:
1) lindividuazione risulti adeguatamente motivata
nella relazione di piano con
particolare riferimento ai risultati di unanalisi costi-benefici;
2) riguardi centri urbani consolidati, difficilmente delocalizzabili o derivi dalla oggettiva
impossibilit di realizzare a breve termine interventi di messa in sicurezza definitiva;
3) rappresenti un primo stralcio in grado di produrre una significativa diminuzione del
rischio;
4) siano individuate le due ipotesi, quella proposta dal piano e quella relativa allo
smaltimento della portata duecentennale, che dovrebbe rappresentare comunque un
obiettivo di lungo termine.

c)

Fasce di inondabilit.
Rappresentano porzioni di territorio esterne allalveo caratterizzate da uguale probabilit di
inondazione, e quindi da uguale pericolosit idraulica.
Secondo i criteri gi forniti
dallAutorit di bacino di rilievo regionale, in accordo anche con indirizzi nazionali, tali
fasce rappresentano tre livelli di pericolosit idraulica: elevata, media e bassa.
1) Fascia A - pericolosit idraulica molto elevata (Pi3) 7 : aree perifluviali inondabili al
verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a periodo di
ritorno T=50 anni.
In ragione della caratteristica di elevata pericolosit idraulica di tale fascia, possono essere
consentiti solo gli interventi edilizi sul patrimonio edilizio esistente fino al restauro e
risanamento conservativo come definito dalla lett. c), c.1, art. 31, l. n.457/78, che non
aumentino la vulnerabilit e non comportino cambi di destinazione duso che aumentino il
carico insediativo. Non sono invece consentiti linstallazione di manufatti anche non

Punto cos modificato dalla deliberazione Giunta Regionale n.1095/2001.


Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

qualificabili come volumi edilizi o la sistemazione di aree che comportino la permanenza o


la sosta di persone. Negli ambiti di tessuto urbano consolidato o da completare possono
essere consentiti interventi di ristrutturazione edilizia come definita dalla lett. d), c.1, art.
31, l. n.457/78 (*) purch non aumentino la vulnerabilit rispetto ad eventi alluvionali, anche
attraverso lassunzione di idonee misure e di accorgimenti tecnico-costruttivi, e non
comportino cambi di destinazione duso, che aumentino il carico insediativo anche
temporaneo, e purch risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile previste
nel Piano stesso e nei piani comunali di protezione civile. Nel caso di interventi di
demolizione con ricostruzione deve essere assicurata la riduzione della vulnerabilit
delledificio, anche attraverso la messa in opera di tutti gli accorgimenti e le misure
finalizzate a tutelare la pubblica incolumit, fermo restando il rispetto delle condizioni
previste per procedere ad interventi di ristrutturazione edilizia come sopra descritte.
Sono inoltre consentiti interventi di manutenzione, ampliamento o ristrutturazione di
infrastrutture pubbliche esistenti purch non aumentino le condizioni di rischio. nonch la
realizzazione di infrastrutture pubbliche connesse alla mobilit progettate sulla base di uno
specifico studio di compatibilit idraulica (**) e coniugate alle idonee azioni e misure di
protezione civile, e previo parere favorevole della Provincia.
Il Piano peraltro pu prevedere che in casi di tessuto urbano consolidato, nellambito
della fascia A siano individuate aree a minor pericolosit idraulica in ragione dellentit
dei tiranti idrici e delle velocit di scorrimento. Tale individuazione deve necessariamente
basarsi su analisi tecnico-scientifiche di dettaglio, che permettano anche di perimetrare
con maggior accuratezza la stessa fascia A. Su dette aree, come sopra individuate,
deve essere prevista una disciplina specifica compatibile con le finalit del Piano, che in
ogni caso preveda gli opportuni accorgimenti tecnico-costruttivi e specifiche misure di
protezione civile. 8

(*)

Ai sensi della L.R. 26 agosto 2001, n. 24 sono compresi tra gli interventi di ristrutturazione edilizia
anche quelli volti al recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti.
In proposito, appare opportuno chiarire che, anche se urbanisticamente pu essere considerato cambio
di destinazione duso, il recupero dei sottotetti, tenuto conto delle finalit proprie della normativa di
piano di bacino, deve essere ritenuto ammissibile purch riguardi edifici aventi destinazione in
prevalenza residenziale o turistico-ricettiva che mantengano tale destinazione. Resta fermo in ogni
caso ogni altro requisito previsto nel presente criterio.

(**)

Tale studio di compatibilit idraulica finalizzato a valutare se lintervento compatibile con le


condizioni dellarea, in termini di pericolosit e di rischio. Lo stesso deve essere basato su uno studio
idraulico di dettaglio redatto in conformit allallegato A, che permetta la valutazione delle
conseguenze in termini idraulico-ambientali della realizzazione dellopera per un tratto significativo del
corso dacqua. La tipologia e le caratteristiche progettuali dellopera stessa devono essere individuati
sulla base del suddetto studio idraulico, al fine di minimizzare il rischio connesso in tutte le aree
interessate e di individuare tutti gli accorgimenti costruttivi e le misure necessarie per la tutela della
pubblica incolumit.

Vedere anche:

Documento 4.1

contenente lallegato 1 alla DGR 250/05, nel quale sono forniti i


criteri di definizione degli ambiti normativi relativi alle fasce di inondabilit dei piani
di bacino regionali in funzione dei tiranti idrici e delle velocit di scorrimento;
Documento 4.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1532/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi procedurali per laggiornamento dei piani di bacino in relazione
allindividuazione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit ex DGR 250/05.
Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

2) Fascia B - pericolosit idraulica media (Pi2) 9 : aree perifluviali, esterne alle precedenti,
inondabili al verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a
periodo di ritorno T=200 anni.
Sono consentiti interventi edilizi fino al restauro e risanamento conservativo come definito
dalla lett. c), c.1, art. 31, l. n.457/78. Possono inoltre essere consentiti interventi edilizi fino
alla ristrutturazione edilizia (art. 31, c.1 lett.c) l. n.457/78), purch non aumentino la
vulnerabilit degli edifici stessi rispetto ad eventi alluvionali, anche attraverso lassunzione
di idonee misure e di accorgimenti tecnico-costruttivi e purch risultino assunte le azioni e
le misure di protezione civile previste nel Piano stesso e nei piani comunali di protezione
civile. Sono altres consentiti, in tessuti di contesto urbano consolidato o da completare e a
seguito del parere favorevole della Provincia, interventi di nuova edificazione e di
ristrutturazione urbanistica, come definita dalla lett. e), comma 1, art. 31 della l. n.457/78,
purch interessino aree individuate a minor pericolosit, prevedano le opportune misure
od accorgimenti tecnico-costruttivi, e risultino assunte le azioni e le misure di protezione
civile di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile. Sono infine
consentite le nuove infrastrutture corredate da uno specifico studio di compatibilit
idraulica (**) e coniugate alle idonee azioni e misure di protezione civile.
Sono altres consentiti, sempre in tessuti di contesto urbano consolidato o da completare e
a seguito del parere favorevole della Provincia, interventi di nuova edificazione e di
ristrutturazione urbanistica, come definita dalla lett. e), comma 1, art. 31 della l. n.457/78,
purch interessino aree individuate a minor pericolosit, prevedano le opportune misure
od accorgimenti tecnico-costruttivi, e risultino assunte le azioni e le misure di protezione
civile di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile.
Sono infine consentite le nuove infrastrutture corredate da uno specifico studio di
compatibilit idraulica (**) e coniugate alle idonee azioni e misure di protezione civile.
3) Fascia C pericolosit idraulica bassa (Pi1): aree perifluviali, esterne alle precedenti,
inondabili al verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a
periodo di ritorno T=500 anni, o aree storicamente inondate ove pi ampie, laddove non si
siano verificate modifiche definitive del territorio tali da escludere il ripetersi dellevento.
Questa fascia deve essere considerata una zona di attenzione, sulla quale sono consentiti
tutti gli interventi purch realizzati con tipologie tali da ridurre la vulnerabilit e coerenti con
e misure di protezione civile.
d)

Aree storicamente inondate in tratti non indagati


Nel caso in cui gli studi idraulici a supporto della individuazione delle criticit e della
conseguente determinazione delle fasce di inondabilit siano inadeguati e non rispondenti
alla raccomandazioni del CTR in merito o siano del tutto mancanti, in attesa delle
necessarie integrazioni, i tratti dei corsi dacqua di cui trattasi sono da considerarsi non
indagati come indicato nella lett. d) del paragrafo 2.2 del presente criterio.
Sulle aree storicamente inondate, o su altre aree individuate come pericolose sulla base di
altre considerazioni, non indagate nel Piano con apposite verifiche idrauliche o

Punto cos modificato dalla deliberazione Giunta Regionale n.1095/2001.


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indagate con studi inadeguati, deve essere prevista la definizione di una ulteriore fascia,
individuata ad esempio come B*, sulla quale vige, in fase transitoria sino allintegrazione
degli studi, la normativa della fascia B. Tale disciplina, in analogia con quanto previsto per
i tratti non indagati di cui al punto 2.2, lett b), pu essere aggiornata attraverso un
adeguato studio idraulico che determini nel tratto corrispondente le fasce di inondabilit
con i criteri dellallegato A. Ove emerga una particolare criticit delle aree suddette, per
esempio in rapporto alla frequenza degli eventi storici, pu essere prevista una disciplina
pi restrittiva quale quella della fascia A (definizione di una fascia A* anzich B*). 10

e)

Accorgimenti tecnico-costruttivi per il non aumento del rischio idraulico


In ogni caso tutti gli interventi, che prevedono la messa in opera di accorgimenti tecnicocostruttivi per la riduzione del rischio idraulico, devono essere realizzati in conformit a
quanto previsto dallallegato B, parte integrante e sostanziale del presente atto.

f)

Condizioni generali di ammissibilit degli interventi in aree inondabili 11


Qualsiasi intervento realizzato nelle aree inondabili non deve pregiudicare la sistemazione
idraulica definitiva del corso dacqua, aumentare la pericolosit di inondazione ed il rischio
connesso, sia localmente, sia a monte e a valle, costituire significativo ostacolo al deflusso
delle acque di piena, ridurre significativamente la capacit di invaso delle aree stesse principio richiamato, tra laltro, anche nellAtto di indirizzo e coordinamento relativo al D.L.
180/98, di cui al D.P.C.M. 29/09/1998.

g)

Condizioni di ammissibilit di interventi comportanti modificazioni morfologiche in


aree inondabili 12
In coerenza con il principio generale di cui alla lettera f), risultano ammissibili eventuali
interventi, che comportino limitate modifiche morfologiche dei terreni ricadenti in aree
inondabili, ove ammessi dallo strumento urbanistico vigente e dal piano paesistico, diretti
ad evitare o mitigare linondabilit delle aree stesse attraverso il raggiungimento di una
adeguata quota del terreno, a condizione che:
a) siano corredati da parere favorevole della Provincia, basato su un adeguato studio
di compatibilit idraulica (i) , che verifichi che gli interventi previsti:
1. non alterino significativamente la capacit di laminazione delle acque di
esondazione;
2. non aumentino significativamente le condizioni di pericolosit e di rischio (ii)
dellarea di interesse e delle aree limitrofe, a monte e a valle;

10
11
12
(i)

(ii)

Periodo introdotto dalla deliberazione Giunta Regionale n.1095/2001


Lettera introdotta dalla deliberazione Giunta Regionale n. 509/2003
Lettera introdotta dalla deliberazione Giunta Regionale n. 509/2003
Tale studio di compatibilit idraulica finalizzato principalmente a valutare se lintervento previsto
compatibile con le condizioni dellarea, in termini di pericolosit e di rischio. Lo stesso deve,
quindi, essere basato su una adeguata analisi idraulica, che permetta la valutazione delle
conseguenze in termini idraulico-ambientali della realizzazione dellopera per un tratto significativo
del corso dacqua.
Con i termini pericolosit e rischio si fa riferimento alle consuete definizioni adottate nei criteri e
raccomandazioni regionali in merito.
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3. non pregiudichino la possibilit di realizzare gli interventi di messa in


sicurezza previsti dal Piano e non interferiscano con la fascia di riassetto
fluviale;
4. prevedano adeguate caratteristiche di stabilit dei rilevati, anche in
considerazione delle possibili azioni erosive e demolitive degli eventi di piena
in relazione alla piena di riferimento;
b) si proceda in aree poste ai margini esterni della fasce di inondabilit (A o B) o degli
ambiti relativi ove individuati (AA, BB o B0), allo scopo di ampliare, attraverso le
suddette modifiche, le aree di pericolosit inferiore ad esse contigue;
c) risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile di cui al presente Piano e
quelle previste dallart.6, comma 1 lettere c), d) ed e) della L.R. 17/2/2000 n.9
ascritte alle competenze del Sindaco.
Nel formulare il parere di competenza la Provincia tiene conto degli eventuali pareri gi
rilasciati, al fine di evitare un significativo aumento complessivo del livello di pericolosit,
rispetto allo stato originario, dellarea inondabile, unitariamente considerata.
Per quanto concerne la valutazione dellaumento delle condizioni di pericolosit e rischio
di cui ai punti 1. e 2. della precedente lettera a), si specifica che per aumento non
significativo si intende un aumento trascurabile, in termini percentuali ed assoluti, delle
attuali condizioni, da valutarsi negli specifici casi, sulla base di adeguate analisi. In
particolare, al fine di non alterare significativamente le condizioni di pericolosit, deve
essere garantito che i volumi sottratti alla espansione della piena di riferimento siano
percentualmente non rilevanti e non condizionino la dinamica attuale dellesondazione,
anche con riferimento allintero tratto di corso dacqua analizzato. In tal senso, non
devono in ogni caso risultare ampliate le fasce di inondabilit a classe di pericolosit
superiore, garantendo di non interessare con lallagamento zone che attualmente non ne
sono raggiunte e di non aumentarne la classe di pericolosit idraulica, n risultare
aumentati in modo percentualmente significativo i volumi invasati, le entit dei tiranti idrici
e delle velocit di scorrimento previste.

3.2 Disciplina dellassetto geomorfologico

13

Sulla base di quanto gi previsto dalla raccomandazione n. 4B/96 Valutazione della pericolosit
e del rischio idrogeologico. Carte derivate. approvata dal CTR il 29.11.96, dalla
raccomandazione 8/2000 Redazione della carta del rischio idrogeologico nei piani di bacino
stralcio e di quanto concordato ai fini delladempimento al DL 180/98 in relazione ai contenuti
dellatto di indirizzo e coordinamento del dl stesso, vengono individuate, di norma, le seguenti
classi con la relativa normativa di riferimento. Nel caso di piani che non prevedano la distinzione
tra le classi di suscettivit al dissesto molto elevata (Pg4) ed elevata (Pg3), le stesse devono
essere accorpate e assoggettate alla disciplina relativa alle aree a suscettivit al dissesto molto
elevata (Pg4).
13

Vedere anche Documento 2.1 contenente lallegato 1 alla DGR 848/03, che riporta
indirizzi interpretativi e chiarimenti dei criteri per la redazione della normativa dei
piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01, nel
quale sono forniti, tra laltro, chiarimenti ed indirizzi interpretativi su specifiche
definizioni di tipo urbanistico-edilizio nellottica della pianificazione di bacino.

Documento 1.1
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Qualora, inoltre, nella Carta di suscettivit al dissesto siano individuate classi speciali, quali cave
abbandonate, discariche dismesse nonch riporti, la Provincia, con valutazione da effettuare
caso per caso, determina la normativa di riferimento in considerazione degli effetti che le stesse
producono sul territorio in termini di suscettivit al dissesto.
Infine, le indagini e gli studi previsti devono tenere in debita considerazione eventuali aree a
maggiore suscettivit presenti nei pressi della zona di intervento, valutando anche possibili
espansioni di movimenti gravitativi.
a) Suscettivit al dissesto molto elevata - frana attiva (Pg4)
movimenti di massa in atto.

14

: aree in cui sono presenti

In considerazione delle caratteristiche di pericolosit molto elevata di queste aree, non


devono essere previsti interventi edificatori eccedenti la manutenzione straordinaria, come
definita alla lett. b), c.1, art. 31, l. n.457/78, fatti salvi quelli necessari a ridurre la vulnerabilit
delle opere esistenti e a migliorare la tutela della pubblica incolumit, senza che comportino
peraltro aumenti di superficie e volume o aumento del carico insediativo. Non sono altres
consentiti linstallazione di manufatti anche non qualificabili come volumi edilizi e la
sistemazione di aree che comportino la permanenza o la sosta di persone o la posa in opera
di tubazioni, condotte o similari. 3
b) Suscettivit al dissesto elevata (Pg3) 15 : aree, in cui sono presenti indicatori geomorfologici
diretti, quali lesistenza di frane quiescenti o di segni precursori o premonitori di movimenti
gravitativi, ovvero indicatori indiretti valutabili, dalla combinazione di elementi geomorfologici
e di uso del suolo anche se prive al momento di movimenti gravitativi.
In considerazione della alta pericolosit delle aree suddette, non devono essere previste
nuove edificazioni; sono peraltro consentiti gli interventi edilizi fino al ristrutturazione edilizia
come definita dalla lett.d), c.1, art. 31, l.n. 457/78. nonch interventi pertinenziali, che le
norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione ed al pregio
ambientale e paesaggistico delle aree, non qualifichino come interventi di nuova costruzione.
Gli interventi ammessi, in ogni caso, non devono aumentare la vulnerabilit degli edifici e le
condizioni di rischio rispetto ai fenomeni di dissesto; nel caso di interventi di demolizione con
ricostruzione deve essere assicurata la riduzione della vulnerabilit delledificio, rendendo il
manufatto maggiormente compatibile con la condizione di elevata pericolosit dellarea,
anche attraverso la messa in opera di tutti gli accorgimenti tecnici e le misure finalizzate a
tutelare la pubblica incolumit. Sono inoltre consentiti interventi di viabilit, servizi tecnologici
ed aree a verde attrezzato, corredati di progetti supportati dal parere vincolante della
Provincia e basati su specifici studi di dettaglio.
Peraltro in considerazione del fatto che la classe di suscettivit al dissesto elevata (Pg3)
comprende sia indicatori diretti, relativi agli areali delle frane quiescenti, perimetrabili
direttamente sul terreno, sia indicatori indiretti, valutabili dalla combinazione di elementi
geomorfologici e di uso del suolo, cartografabile solo a seguito di unelaborazione dei
parametri territoriali rilevati, il Piano di bacino pu prevedere la possibilit di effettuare
unindagine di maggior dettaglio sulle aree classificate Pg3.
In particolare tale indagine, sulla base delle specifiche caratteristiche geologiche,
geomorfologiche e geotecniche valutate nel contesto dellintero versante interessato dalla
Pg3, diretta a:
14

Lettera cos modificata dalla deliberazione Giunta regionale n.290/2002.

15

Lettera cos modificata dalla deliberazione Giunta regionale n.290/2002


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A) verificare, in coerenza con la metodologia di classificazione sviluppata nel piano, se tali


aree presentino caratteristiche fisiche tali da confermare il relativo inquadramento nella
classe di suscettivit al dissesto elevata (Pg3);
B) valutare se, peraltro, tali aree presentino un livello di pericolosit pi contenuto rispetto
allentit dei parametri geologici geomorfologici geotecnici e alla propensione al
movimento gravitativo proprio delle frane quiescenti, tale da consentire interventi di tipo
edificatorio di maggior portata rispetto a quelli ammessi nelle stesse aree di frana
quiescente e nelle restanti aree ricomprese nella Pg3 non oggetto di indagine, compresi
gli interventi di nuova edificazione;
Inoltre tale indagine, sussistendo i presupposti di cui alla precedente lettera B), verifica che:
1) lattuazione degli interventi consentiti non aggravi il grado di suscettivit al dissesto
dellarea ma anzi, permetta, ove possibile, il miglioramento delle condizioni di stabilit
dellareale interessato, attraverso le opportune e le possibili opere volte a modificare i
fattori geomorfologici e geotecnici determinanti lelevato grado di suscettivit al dissesto;
2) le condizioni di suscettivit del territorio a contorno dellarea di intervento non
interferiscano negativamente sullintervento stesso;
3) gli interventi prevedano ogni accorgimento tecnico-costruttivo necessario ad assicurare
la tutela della pubblica incolumit e il non aumento del rischio.
Lindagine di maggior dettaglio pu essere svolta dalla Provincia ovvero dai soggetti pubblici
o privati interessati alla realizzazione dellintervento. Ricorrendo questultima ipotesi si rende
necessario anche il parere della Provincia, che viene espresso sulla base delle risultanze
dellindagine di maggior dettaglio ed diretto, in particolare, a valutare la compatibilit della
realizzazione dellintervento stesso con le condizioni di suscettivit al dissesto accertate. Le
risultanze dellindagine sono assunte dal Piano e costituiscono aggiornamento dello stesso.
Resta inteso che, nel caso di mancata elaborazione dellindagine di maggior dettaglio sopra
descritta, si applica la disciplina vincolistica propria della classe di suscettivit al dissesto
elevata (Pg3), prevista ai primi due periodi del presente paragrafo (cfr. art. 16 comma 3 della
normativa tipo).
c) Suscettivit al dissesto media (Pg2): aree in cui sono presenti elementi geomorfologici e
di uso del suolo, dalla cui valutazione combinata risulta una propensione al dissesto di grado
inferiore a quella relativa alla classe Pg3,
d) suscettivit al dissesto bassa (Pg1): aree in cui sono presenti elementi geomorfologici e di
uso del suolo caratterizzati da una bassa incidenza sulla instabilit, dalla cui valutazione
risulta una propensione al dissesto di grado inferiore a quella della classe Pg2.
Su tali aree, anche in considerazione della scala di bacino alla quale sono state effettuate le
individuazioni, viene demandato ai Comuni la definizione della disciplina specifica di dette
aree, attraverso indagini specifiche, che tengano conto del relativo grado di suscettivit al
dissesto.
e) suscettivit al dissesto molto bassa (Pg0): aree, in cui i processi geomorfologici e le
caratteristiche fisiche dei terreni non costituiscono, se non occasionalmente, fattori
predisponenti al verificarsi di movimenti di massa.
Su tali aree non sono necessarie condizioni ulteriori rispetto alle prescrizioni del
D.M.11/03/1988.

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4 Modifica delle aree a pericolosit idrogeologica

16

Il Piano pu prevedere che, a seguito della realizzazione di interventi di sistemazione idraulica


e/o di bonifica dei dissesti idrogeologici, i limiti delle fasce di inondabilit e/o delle aree a diversa
suscettivit al dissesto possano essere modificati da parte della Provincia al fine di conformarli
alla nuova situazione con la procedura di cui al comma 15, dellart. 97 della l.r. n.18/99. 17
Relativamente alle aree a suscettivit al dissesto il Piano deve inoltre prevedere che detta
riperimetrazione sia subordinata ad idonei monitoraggi comprovanti la stabilizzazione dellareale
oggetto dellintervento.
ll piano pu altres prevedere esplicitamente che i limiti delle fasce di inondabilit e/o delle aree a
diversa suscettivit al dissesto possano essere modificati da parete della provincia con la
procedura semplificata di cui al citato art.97, c.15 della l.r.18/1999, anche sulla base di studi di
maggior dettaglio 18 19 , quali studi integrativi eseguiti dalla Provincia ovvero quelli svolti
nellambito degli studi fondativi degli strumenti urbanistici comunali, riguardanti le intere zone
perimetrate o che interessino, in ogni caso, tratti e/o areali di ampiezza significativa. Pu inoltre
essere esplicitamente prevista, previo parere favorevole della Provincia, la possibilit di
approvazione di strumenti urbanistici attuativi relativi ad interventi complessi, in siti ricadenti in
fasce di inondabilit, individuate nel Piano, nelle quali non sarebbero realizzabili purch sia
prevista contestualmente la progettazione delle opere di sistemazione idraulica indicate dal
piano, e a condizione che, in ogni caso, la realizzazione degli interventi edilizi sia sempre
subordinata alla realizzazione delle opere di messa in sicurezza con verifica dellattuazione da
parte della Provincia. 20
Al riguardo si intendono ricompresi tra gli interventi di bonifica e di sistemazione dei dissesti sia
quelli che interessano i corpi di frana sia quelli tesi a mitigare le condizioni di suscettivit al
dissesto, relativi ad aree prive di corpi gravitativi, ma caratterizzate da fattori, geologici,
geomorfologici e geotecnici indiretti. 21
Inoltre nel caso di interventi di bonifica, fermo restando il principio dellobbligatoriet della previa
verifica dellopera di bonifica realizzata, sono necessari, di norma, i monitoraggi successivi alla
relativa realizzazione al fine di verificare la stabilizzazione dellareale interessato. Spetta alla
Provincia, in quanto ente competente, stabilire le modalit attuative di tali monitoraggi in funzione
della tipologia del dissesto. 20

15
17

18

19

20
21

Paragrafo cos modificato dalle deliberazioni Giunta regionale n.1095/2001 e 290/2002.


Vedere anche Documento 2.3, contenente lallegato 1 alla DGR 16/07, nel quale sono
forniti indirizzi per la riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di
interventi di sistemazione idraulica.
Vedere anche Documento 2.4, contenente lallegato 2 alla DGR 16/07, nel quale sono
forniti indirizzi per la riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di studi
di maggior dettaglio.
Vedere anche Documento 2.7, contenente lallegato 1 alla DGR 1338/07, nel quale
sono forniti indirizzi per la riperimetrazione e la riclassificazione delle frane attive
e quiescenti a seguito di studi di maggior dettaglio.
Periodo introdotto dalla deliberazione Giunta regionale n.1095/2001.
Modifica introdotta dalla D.G.R. n. 290/2002.
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per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

5 Manufatti edilizi esistenti


Relativamente ai manufatti edilizi, alle opere, a depositi o insediamenti esistenti nelle aree a
pericolosit idrogeologica individuate nel Piano necessario prevedere la normativa relativa a
casi specifici in conformit a quanto previsto nel piano di interventi di mitigazione del rischio o
nelle misure di protezione civile.
Nelle fasce di inondabilit A e B e nelle aree a pi elevata suscettivit al dissesto il Piano deve
prevedere le modalit con cui, nellambito degli strumenti urbanistici, dei piani di settore, e dei
piani di prevenzione ed emergenza di protezione civile (l.r. n.9/2000), debbano venire assunte le
ulteriori misure opportune per ridurre il rischio per la pubblica incolumit, da promuovere anche
attraverso incentivi, e da attivare prioritariamente per le strutture altamente vulnerabili.

6 Norme transitorie fino allapprovazione del Piano stralcio


Considerato che il fine principale del Piano stralcio quello della tutela dal rischio idrogeologico
e della salvaguardia della pubblica incolumit, interventi urbanistico-edilizi, pur gi autorizzati od
approvati alla data di adozione del Piano, che risultino in contrasto con i divieti e le prescrizioni
contenuti nel Piano, non possono essere realizzati perch, trovandosi in situazioni di pericolosit
idraulica o geomorfologica elevata, potenzialmente non garantiscono la pubblica incolumit. La
Provincia individua la norma da applicare ogni volta che vi siano interventi i cui lavori risultino gi
iniziati alla data di adozione del Piano.
Inoltre poich si pu verificare il caso che studi di maggior dettaglio rispetto a quelli alla scala di
bacino portino ad una pi accurata individuazione delle aree a diversa pericolosit, ovvero casi in
cui gli interventi edilizi siano gi stati progettati tenendo conto del grado di pericolosit del sito, la
Provincia pu esprimere parere favorevole alla realizzazione dei suddetti interventi approvati od
autorizzati, sulla base di una specifica verifica che lintervento stesso non aumenti le attuali
condizioni di rischio, anche attraverso ladozione delle opportune misure ed accorgimenti
tecnico-costruttivi, e lassunzione delle idonee misure di protezione civile.

7 Indirizzi di protezione civile


Il Piano, in considerazione degli scenari di pericolosit (suscettivit al dissesto e fasce di
inondabilit) e di rischio idrogeologico, deve fornire gli elementi propedeutici alla predisposizione
dei piani provinciali e comunali di previsione, prevenzione ed emergenza di cui alla l.r. n.9/2000.
Oltre ad individuare, quindi, gli indirizzi generali a cui tali piani devono attenersi nella loro
formazione, il Piano individua indirizzi e disposizioni specifiche a riguardo di situazioni di
particolare criticit.

8 Condoni edilizi

22

A riguardo degli interventi abusivi soggetti a regime di condono edilizio ai sensi del capo IV della
L. 47/85 il Piano prevede le condizioni in base alle quali le opere oggetto di istanza di condono
edilizio possono essere sanate, previo parere favorevole della Provincia, in quanto trattasi di

22

Paragrafo inserito dalla deliberazione Giunta Regionale n. 1095/2001


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interventi gi a suo tempo realizzati, sia pure abusivamente, e, come tali, oggi di fatto esistenti e,
quindi, non assoggettabili alla nuova disciplina introdotta dal Piano con riferimento alle opere
ancora da realizzare.
La Provincia pu peraltro esprimere parere favorevole a condizione che tali interventi non
pregiudichino o interferiscano con il deflusso della portata al colmo di piena duecentennale, non
pregiudichino la stabilit del versante, non siano compresi nellalveo attuale o nella fascia di
riassetto fluviale, non pregiudichino la possibilit di attuazione delle previsioni del Piano. Il parere
della Provincia pu peraltro prevedere limposizione di opportuni accorgimenti tecnico-costruttivi
e/o di misure e cautele per la tutela della pubblica incolumit sotto forma di prescrizioni.
Non pu essere rilasciato parere favorevole nei casi di tratti di corsi dacqua non sufficienti allo
smaltimento della portata duecentennale relativamente ai quali il Piano non individui la fascia di
riassetto fluviale ovvero interventi alternativi in grado di riportare il rischio di inondazione ai livelli
stabiliti, stante limpossibilit di valutare leventuale interferenza degli interventi edilizi in
questione con la messa in sicurezza del corso dacqua.

9 Adeguamento del Piano

23

Il Piano pu prevedere che le modifiche puntuali e le integrazioni relative, previste dallart. 97


comma 15 l.r.18/1999 24 , quali quelle conseguenti a studi di maggior dettaglio, possano essere
approvate dalla Giunta Provinciale, acquisito il parere del proprio organo tecnico.

23

Paragrafo inserito dalla deliberazione Giunta regionale n.290/2002.

24

Vedere anche:

Documento 3.1 contenente lallegato 1 alla DGR 1624/04, nel quale sono forniti

chiarimenti in merito allapplicazione dellart. 97, c. 15, l.r. 18/99 reltivamente alle
modifiche ed integrazioni dei piani di bacino regionali;
Documento 3.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1634/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi laggiornamento dei piani di bacino in relazione a modifiche dei valori delle
portate di piena di riferimento.
Documento 3.3 contenente lallegato 1 alla DGR 893/08, contenente indirizzi e
modalit procedurali per lespressione del parere della Sez. competente del CTR ai
sensi del c. 15, art. 97, l.r. 18/99.
Documento 3.4 contenente la DGR 1509/08, con la quale sono stati forniti
chiarimenti relativamente alle modifiche del reticolo idrografico principale dei piani
di bacino.
Documento 4.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1532/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi procedurali per laggiornamento dei piani di bacino in relazione
allindividuazione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit ex DGR 250/05.

Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

ALLEGATI TECNICI

ALLEGATO A:
INDIRIZZI TECNICI PER LA REDAZIONE DI STUDI IDRAULICI

Gli studi idraulici finalizzati sia alla determinazione delle aree inondabili sia alla progettazione ed
alla verifica di opere, devono essere conformi alle seguenti indicazioni.

1. Caratteristiche tecniche degli studi


Gli studi idraulici devono contenere il censimento e il rilievo delle opere e del profilo dellalveo,
sul quale basare le verifiche idrauliche per le diverse portate. Sulla base di tali dati ed
eventualmente della conoscenza topografica delle aree limitrofe al corso dacqua si
determinano i livelli idrici attesi in corrispondenza alle portate di piena da esaminare.
In considerazione della complessit del fenomeno da studiare e del grado di approfondimento
necessario, possono essere utilizzati schemi di moto permanente monodimensionale, moto
vario monodimensionale o quasi-bidimensionale, moto vario bidimensionale, ciascuno dei quali
tiene conto di rappresentazioni delle condizioni di moto di complessit crescente.
Di norma, ed in particolare nel caso della progettazione e della verifica di opere, pu essere
impiegato lo schema di corrente monodimensionale in condizioni di moto permanente, salvi i
casi in cui sia necessario determinare valori locali della velocit della corrente o modificazioni
della capacit di laminazione, o salvo specifiche indicazioni della Provincia.
In ogni caso, lo studio va condotto per tratti idraulicamente significativi del corso dacqua,
delimitati cio da sezioni in cui sia possibile assegnare il valore del livello idrico della corrente.
Nello studio deve essere sinteticamente descritto il modello matematico utilizzato per le verifiche
idrauliche, con lesplicita indicazione di ogni elemento utile alla interpretazione dei risultati, con
particolare riferimento alle scabrezze utilizzate, alle condizioni al contorno assunte, e a ogni altra
ipotesi adottata nel calcolo.
Negli studi finalizzati alla determinazione delle aree inondabili, nei vari tratti del corso dacqua si
deve determinare il valore della massima portata smaltibile senza esondazioni allo stato attuale e
le aree perifluviali inondabili per portate corrispondenti almeno ai tempi di ritorno di 50, 200, e
500 anni. Particolare attenzione va posta ai tratti in corrispondenza di opere, per le quali, in
assenza di specifiche analisi sugli effetti del trasporto solido, opportuno prevedere valutazioni
di riduzione di sezione utile per gli effetti di piena (ostruzioni di arcate di ponti o coperture per
eccezionale trasporto solido, etc.).
Nei tratti in cui le portate di massima piena, corrispondenti ai vari tempi di ritorno, non trovano pi
capienza certa nellalveo, devono essere determinate, alla scala almeno 1:5000, le aree
perifluviali contigue ai corsi dacqua conseguentemente inondabili. La relativa determinazione

Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

effettuata applicando schema di moto pi opportuno, tra quelli sopra indicati, in considerazione
della morfologia del sito e delle caratteristiche del fenomeno fisico da considerare.
In particolare, al fine di valutare il grado di pericolosit delle aree inondabili, devono essere
determinati, almeno in corrispondenza della portata duecentennale, i livelli idrici che vi si
realizzano, anche attraverso la suddivisione in opportune classi di tiranti idrici, nonch, con
particolare riferimento alle aree urbane, le zone a pi alta velocit di scorrimento.
Negli studi connessi alla progettazione di opere i calcoli idraulici per la definizione della
condizione di deflusso vanno condotti con riferimento alle condizioni antecedenti e successive
alla realizzazione dellopera nella configurazione definitiva; vanno esaminate le condizioni di
deflusso relative alle fasi intermedie di realizzazione dellopera nel caso in cui le stesse
aggravino il regolare deflusso rispetto alla fase finale.
I progetti di sistemazione idraulica, che non garantiscano il deflusso di portata duecentennale,
devono quantificare il rischio residuo e determinare le aree ancora inondabili a seguito della
realizzazione delle opere.
In generale, poich il trasporto di sedimenti costituisce una componente che pu influenzare in
modo significativo la dinamica della corrente, opportuno che gli studi idraulici effettuino
considerazioni, anche qualitative, relative al trasporto solido, finalizzate a valutare limportanza di
tale fenomeno nel caso in esame (ad esempio, effetto della dinamica dellalveo sui livelli idrici
durante gli eventi di piena e/o effetto dellopera sulla dinamica del trasporto di sedimenti) e ad
evidenziare la necessit di eventuali approfondimenti in tal senso attraverso modelli a fondo
mobile. Ove necessario, ovvero su indicazione della Provincia, la capacit di trasporto della
corrente in diverse condizioni di piena pu essere valutata, in prima approssimazione, sulla base
della modellazione idraulica effettuata nello studio e di una speditiva caratterizzazione dei
sedimenti in alveo, ottenendo indicazioni di massima sulla quantit e sulla tipologia del materiale
trasportato e sulla tendenza morfologica evolutiva (deposito o erosione) dei vari tratti d alveo.

2. Parametri di scabrezza
Nella modellazione di moto permanente monodimensionale il parametro di scabrezza
rappresenta, per il tronco fluviale compreso fra due sezioni di calcolo, oltre alla natura e alle
condizioni dellalveo e delle sponde, macroresistenze dovute alla variabilit longitudinale della
geometria o a possibili variazioni brusche del perimetro bagnato al crescere della portata; ci
assume particolare rilevanza nei casi in cui il rilievo delle sezioni disponibile non sia fitto lungo il
corso dacqua. In questi casi, il parametro di scabrezza deve tener conto di molteplici processi
di resistenza e dovrebbe essere assunto superiore (inferiore in termini di Gauckler-Strickler) a
quanto detterebbero condizioni solo locali dellalveo.
I parametri di scabrezza da utilizzare nel calcolo idraulico, ai fini sia delle verifiche idrauliche
sia della determinazione delle aree inondabili, devono tenere conto delle reali e documentabili
condizioni di manutenzione del corso dacqua. Tali valori di parametro di scabrezza devono
essere desunti da quelli individuati dalla tabella seguente (per semplicit riportati solo in termini
di scabrezza di Gauckler-Strickler; si ricorda, comunque, che il coefficiente di Manning n pari
allinverso del coefficiente Ks di Gauckler-Strickler), tenendo conto che gli stessi dovrebbero
essere considerati valori massimi non superabili.

Documento 1.1
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Coeff. di scabrezza di
1/3 -1
Gauckler-Strickler Ks (m s )

Descrizione corso dacqua


Tratti di corsi dacqua naturali con salti, rocce o vegetazione anche
arbustiva-arborea in alveo

25-30

Corsi dacqua naturali con vegetazione e movimento di materiale sul


fondo

30-35

Tratti urbanizzati di corsi dacqua naturali con argini cementati (e/o


platee) in buono stato

35-40

Corsi dacqua con fondo ed argini totalmente cementati in ottimo stato


ed assenza di manufatti (tubi, cavi, ecc.) o discontinuit interferenti
con le acque

40-45

tombinature perfettamente lisciate e dotate a monte di dispositivi atti


ad assicurare la trattenuta di trasporto solido di fondo e in
sospensione (briglie selettive, vasche di sedimentazioni, ecc.)

45-55

3. Franchi di sicurezza

25

Tutte le opere devono avere franchi adeguati, rispetto al livello di piena previsto per la portata
duecentennale. Alla loro valutazione devono concorrere considerazioni sia relative alla tipologia
di opera e alla sua rilevanza determinata anche in funzione della vulnerabilit delle zone
limitrofe, sia relative alle caratteristiche cinetiche della corrente, con la distinzione dei casi di
correnti lente e di correnti veloci.
Per i corsi dacqua sul reticolo idrografico principale i franchi non devono essere inferiori al valore
maggiore tra:
a) il carico cinetico della corrente determinabile come U2/2g, dove U la velocit media della
corrente (m/s) e g laccelerazione di gravit (m/s2) (valore particolarmente rilevante per
correnti veloci)
ed
b) i valori per categorie di opere di seguito indicati:
I. argini e difese spondali
cm. 50/100
1
II. ponti e similari fino a estensioni longitudinali di m. 10
cm. 100/150
III. coperture o tombinature, ponti e similari oltre m. 10
cm. 150/200
ove i due valori estremi corrispondono rispettivamente a bacini poco dissestati con
previsione di modesto trasporto solido ed a bacini molto dissestati con previsione di forte
trasporto solido in caso di piena.
Per le opere di cui al punto III, nel caso di modesta rilevanza dellopera stessa e di bacini
ben sistemati, il valore minimo del franco come sopra indicato pu essere derogato
dallamministrazione competente fino a 100 cm.

25

Vedere anche il Documento 2.2, recante alcuni chiarimenti tecnici e normativi sui
franchi di sicurezza per la progettazione di opere in alveo, approvati dal CTR nella
seduta del 11/11/2002.

Per estensione longitudinale si intende lestensione dellopera misurata parallelamente alla direzione
della corrente. Per opere non ortogonali alla direzione della corrente si valuta come estensione la
distanza, sempre misurata in senso parallelo alla corrente, tra il lembo pi a monte e quello pi a valle
dellopera stessa.
Documento 1.1
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Testo integrato dei criteri per la normativa dei piani di bacino stralcio
per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 1 DGR 357/01 e ss.mm

ALLEGATO B:
ACCORGIMENTI TECNICO-COSTRUTTIVI PER IL
NON AUMENTO DELLE CONDIZIONI DI RISCHIO IDRAULICO

Vengono di seguito definite le caratteristiche fondamentali degli accorgimenti tecnico-costruttivi


finalizzati al non aumento del rischio idraulico attuale.
A tal fine rileva la definizione di rischio idrogeologico assunta nei piani di bacino stralcio, che,
come noto, risulta dalla combinazione dei seguenti tre fattori: (1) pericolosit, (2) valore degli
elementi a rischio in termini di persone e beni; (3) vulnerabilit degli elementi a rischio, intesa
come capacit dellelemento a resistere allevento. Nella specie, con riferimento al rischio
idraulico, la pericolosit rappresentata dalle fasce di inondabilit.
Dalla definizione generale del rischio si evince che, affinch lintroduzione di un nuovo elemento
in unarea interessata da possibili inondazioni non determini un aumento delle condizioni di
rischio, deve poter essere eliminata la vulnerabilit dellelemento stesso nei confronti dellevento
temuto. Pertanto gli accorgimenti tecnico-costruttivi finalizzati al non aumento del rischio attuale
devono essere in grado di proteggere lelemento stesso dagli allagamenti e limitare gli effetti
dannosi per la pubblica incolumit conseguenti allintroduzione del nuovo elemento in occasione
di un evento alluvionale.
Occorre, quindi, verificare, caso per caso, lefficacia degli accorgimenti nella protezione del
nuovo elemento dagli allagamenti, in considerazione in particolare sia delle caratteristiche
dellevento atteso (quali altezze idriche e velocit di scorrimento previste in caso di piena
duecentennale) sia della alta vulnerabilit intrinseca di alcuni elementi (per esempio locali
interrati o campeggi); tale verifica deve essere effettuata mediante unanalisi tecnico-idraulica
basata sulle determinazioni del Piano relativamente alla portata duecentennale. Qualora tali
determinazioni non risultino sufficientemente approfondite per i casi in questione deve essere
prodotto uno studio idraulico di dettaglio finalizzato a valutare lentit e le caratteristiche del
fenomeno nellarea interessata dalledificazione.
Le finalit sopra indicate possono essere perseguite attraverso ladozione, sia singolarmente sia
congiuntamente, delle seguenti misure od accorgimenti tecnico-costruttivi, elencati a titolo
meramente esemplificativo:
1. il confinamento idraulico dellarea oggetto dellintervento mediante sopraelevazione o
realizzazione di barriere fisiche per la corrente di inondazione;
2. limpermeabilizzazione dei manufatti fino a una quota congruamente superiore al livello di
piena di riferimento mediante il relativo sovralzo delle soglie di accesso, delle prese daria e,
in generale, di qualsiasi apertura;
3. il diniego di concessioni per locali interrati o insediamenti ad alta vulnerabilit;
4. il divieto di destinazioni duso che comportino la permanenza nei locali interrati.
In ogni caso la quota del piano terra abitabile delle nuove edificazioni deve essere posta ad un
livello adeguatamente superiore a quello del tirante idrico associato alla piena duecentennale e
le eventuali strutture interrate devono prevedere accessi posti ad una quota superiore al tirante
anzidetto maggiorato di almeno 0.50 metri ed essere completamente stagne e non collegate
direttamente con le reti di smaltimento bianche e nere.
Ulteriori accorgimenti tecnico-costruttivi complementari ai precedenti possono essere:
5. linstallazione di stazioni di pompaggio;
6. la riorganizzazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche nelle aree limitrofe;
7. la difesa mediante sistemi passivi dal rigurgito delle acque nella rete di smaltimento delle
acque meteoriche, dei quali sia predisposto un adeguato programma di manutenzione;
8. linstallazione di sistemi di allarme.

Documento 1.1
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

TESTO DELLA NORMATIVA-TIPO


PER LA REDAZIONE DELLA NORMATIVA DI
ATTUAZIONE DEI PIANI DI BACINO
PER LA TUTELA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO
E RELATIVI ALLEGATI TECNICI
di cui allallegato 2
della deliberazione regionale:
n. 357 del 23.03.2001
coordinato con le modifiche ed integrazioni
di cui alle deliberazioni regionali:
n.1095 del 28.09.2001
n. 290 del 22.03.2002
n. 509 del 9.05.2003

Documento 1.2

TESTO INTEGRATO DELLA NORMATIVA-TIPO


PER LA REDAZIONE DELLA NORMATIVA DI ATTUAZIONE
DEI PIANI DI BACINO PER LA TUTELA
DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO E RELATIVI ALLEGATI TECNICI
EX DGR 357/01 E SS.MM.
Nel presente documento viene riportato il testo dellallegato 2 della deliberazione
Giunta regionale n. 357 del 23.03.2001 (Approvazione dei criteri per la redazione
della normativa di attuazione dei piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico e relativi allegati tecnici) coordinato con i corrispondenti allegati
delle seguenti deliberazioni:
-

deliberazione Giunta regionale n.1095 del 28.09.2001 (Modifiche ed


integrazioni ai criteri per lelaborazione delle norme di attuazione dei Piani di
bacino per la tutela dal rischio idrogeologico, di cui alla D.G.R. n.357 del
23.03.2001);

deliberazione Giunta regionale n. 290 del 22.03.2002 (Modifiche ed


integrazioni ai criteri per lelaborazione delle norme di attuazione dei Piani di
bacino per la tutela dal rischio idrogeologico, di cui alla D.G.R. n.357 del
23.03.2001);

deliberazione Giunta regionale n. 509 del 9.5.2003 (Integrazioni ai criteri per


la elaborazione delle norme di attuazione dei Piani di bacino per la tutela dal
rischio idrogeologico, di cui alla D.G.R. n.357 del 23.03.2001), per quanto
attiene alle integrazioni gi attualmente efficaci.

Il documento rappresenta, pertanto, il modello di normativa dei piani di


bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico, approvato dalla
Giunta Regionale, nella sua qualit di Comitato Istituzionale dellAutorit
di bacino di rilievo regionale ai sensi dellart. 97 della l.r. 18/99, quale
esempio tecnico di conformit ai criteri per la redazione della normativa di
attuazione dei piani di bacino stessi, approvati nella stessa deliberazione, e
riportati nel documento 1.1 della presenta raccolta.
Sulla base di tale modello sono state redatte le normative di attuazione dei piani di
bacino stralcio liguri approvati dalle Province liguri, anchesse in qualit di organi
dellAutorit di Bacino regionale, tuttora vigenti.
AVVERTENZA:
Le modifiche e le integrazioni al testo iniziale (DGR 357/01) sono segnalate con
nota esplicativa.
Nella presente versione sono inoltre evidenziati, laddove possibile, i richiami ad
altri documenti di rilievo, contenenti chiarimenti e/o indirizzi interpretativi forniti
dallAutorit di Bacino ovvero indirizzi procedurali e/o integrazione ai criteri emanati
in merito a specifici aspetti.
Restano invariati il valore e lefficacia dei provvedimenti originari.

Documento 1.2
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

TITOLO I
FINALIT, CONTENUTI ED ELABORATI DI PIANO

CAPO I
Finalit ed ambito di applicazione del Piano
Art. 1 Finalit generali del Piano
1. Il presente Piano per la tutela dal rischio idrogeologico nei bacini del (o dei)
., redatto ai sensi del comma 1, dellart. 1, del d.l. 11 giugno 1998
n.180 convertito, con modificazioni, in legge 3 agosto 1998 n.267:
a) costituisce piano stralcio di bacino ai sensi del comma 6 ter, dellart.17 della l. n. 18
maggio 1989 n.183 relativo ai settori funzionali individuati dal comma 3 dello stesso
art.17;
b) ha valore di piano territoriale di settore;
c) lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico operativo mediante il quale sono
pianificate e programmate le azioni e le norme duso relative alle aree suscettibili di
dissesto idrogeologico finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione
del suolo, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio.
2. Il Piano definisce le sue scelte attraverso la valutazione unitaria dei vari settori di disciplina
con lobiettivo di assicurare un livello di sicurezza adeguato rispetto ai fenomeni di
esondazione, di perseguire il ripristino, la riqualificazione e la tutela delle caratteristiche del
territorio, nonch la programmazione degli usi del suolo ai fini della difesa, della
stabilizzazione e del consolidamento dei terreni.
3. Il Piano persegue le finalit della difesa idrogeologica e della rete idrografica, il miglioramento
delle condizioni di stabilit del suolo, di recupero delle aree interessate da particolari
fenomeni di degrado e dissesto, di salvaguardia della naturalit mediante la definizione :
a) del quadro della pericolosit e del rischio idrogeologico in relazione ai fenomeni di
inondazione e di dissesto considerati;
b) dei vincoli e delle limitazioni duso del suolo in relazione al diverso grado di pericolosit;
c) delle esigenze di manutenzione, completamento ed integrazione dei sistemi di difesa
esistenti in funzione del loro livello di efficacia in termini di sicurezza;
d) degli interventi per la sistemazione del dissesto dei versanti e delle aree instabili a
protezione degli abitati e delle infrastrutture, adottando modalit di intervento che
privilegino la conservazione ed il recupero delle caratteristiche naturali del territorio;
e) degli interventi per la difesa e la regolazione dei corsi dacqua;
f) di nuovi sistemi di difesa, ad integrazione di quelli esistenti, con funzioni di controllo
dellevoluzione dei fenomeni di dissesto e di esondazione, in relazione al livello di
riduzione del rischio da conseguire.

Documento 1.2
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

Art. 2 Ambito di applicazione


1.

Le previsioni del Piano si applicano al bacino (o ai bacini) idrografico del T..,


che interessa i Comuni di.. e le Comunit Montane di.

2.

Per gli aspetti non trattatati nel presente Piano continuano a restare in vigore le norme di
salvaguardia di cui alle lett. a), c), d) ed e) del comma 1, dellarticolo 26 l.r. n.9/93.

CAPO II
Contenuti del Piano
Art. 3 Oggetto del Piano
1. Il Piano persegue gli obiettivi di settore ai sensi dell art. 15 della l.r. n.9/93 e successive
modificazioni ed integrazioni, con particolare riferimento alle lettere a, c, d, e, g, m, o, t, v,
per gli aspetti attinenti allassetto idrogeologico ed ha i seguenti contenuti essenziali:
I.
II.
III.
IV.
V.
VI.

quadro conoscitivo del territorio e delle sue caratteristiche


individuazione delle problematiche e delle criticit del bacino e delle relative
cause
individuazione delle aree a diversa pericolosit idraulica e geomorfologica
individuazione dei livelli di rischio idrogeologico in relazione agli elementi
presenti nelle varie aree
definizione del piano degli interventi di mitigazione del rischio
determinazione delle norme duso, dei vincoli e delle prescrizioni in funzione
delle specifiche condizioni idrogeologiche.

Art. 4 Elaborati di Piano


1. Il Piano costituito dai seguenti elaborati, contenenti le previsioni di piano:
I.
Relazione generale
II.
Piano degli interventi di mitigazione del rischio
III.
Norme di attuazione e relativi allegati
IV.
Carta della suscettivit al dissesto (pericolosit geomorfologica)
V.
Carta delle fasce di inondabilit (pericolosit idraulica)
VI.
Carta della fascia di riassetto fluviale
VII.
Carta del rischio idrogeologico
VIII.
Carta degli interventi
IX.
Carta delle norme idrogeologiche (qualora prodotta).
2. Costituiscono elaborati di analisi del Piano le seguenti cartografie, schede e documenti di
indagine e studio (1), (2) :
X.
Carta dellacclivit
XI.
Carta geologica
(1)

Tale materiale non oggetto di pubblicazione in fase di divulgazione del piano approvato, ma
deve essere tenuto a disposizione per la consultazione presso la Regione, la Provincia ed i Comuni
e le Comunit Montane competenti.
(2)
Tale elenco suscettibile di integrazioni e/o modifiche in considerazione delle cartografie
elaborate nellambito degli specifici piani. In ogni caso gli elaborati del presente articolo
costituiscono elementi propedeutici alla elaborazione della descrizione fondativa dei PUC ai sensi
della l.r. n.36/1997.
Documento 1.2
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

XII.
XIII.
XIV.
XV.
XVI.
XVII.
XVIII.
XIX.
XX.
XXI.
XXII.

Carta geomorfologica
Carta idrogeologica
Carta della franosit reale
Carta delluso del suolo
Carta delle aree storicamente inondate
Carta delle tracce delle sezioni idrauliche
Carta delle aree inondabili (qualora prodotta)
Carta dei tiranti idrici per aree inondabili a T= 50, 200, 500 anni
Carta degli elementi a rischio
Allegati relativi alle verifiche idrauliche (profili, sezioni, tabelle, etc.)
Schede di censimento dei movimenti franosi.

TITOLO II
DISCIPLINA DELLASSETTO IDROGEOLOGICO DEL TERRITORIO
CAPO I
Indirizzi e norme di carattere generale
Sezione I - Norme generali di carattere idrogeologico

Art. 5 Indirizzi tecnici vincolanti


1. Nell'ambito del bacino del t. valgono i seguenti indirizzi vincolanti:
a) non sono consentiti gli interventi che richiedano sbancamenti e riporti, che modifichino
negativamente la configurazione morfologica esistente o compromettano la stabilit dei
versanti;
b) devono essere impiegate modalit esecutive tali da limitare limpermeabilizzazione
superficiale del suolo, consentendo la ritenzione temporanea delle acque attraverso
adeguate reti di regimazione e di drenaggio;
c) nelle aree percorse da incendi boschivi devono essere approntate misure di
contenimento dellerosione del suolo, anche mediante lutilizzo del materiale legnoso a
terra e di quello ricavato dal taglio dei fusti in piedi gravemente compromessi e/o in
precarie condizioni di stabilit; ove ricorrano condizioni di possibile rischio di fluitazione
del rimanente materiale legnoso a terra per effetto di eventi meteorici, devono essere
adottate idonee misure di rimozione, riduzione o sistemazione dello stesso;
d) la realizzazione degli interventi di sistemazione subordinata, per quanto possibile,
allimpiego di tecniche naturalistiche, della rinaturalizzazione degli alvei dei corsi
dacqua e di opere di ingegneria ambientale volte alla sistemazione dei versanti al fine
di garantire un corretto utilizzo del territorio.
2. Ulteriori indicazioni di corretta gestione del territorio sono indicate nellallegato 1.

Documento 1.2
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


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Sezione II - Norme di Carattere idraulico


Art. 6 Identificazione del reticolo idrografico principale
1. Fermo restando il disposto del comma 1, dellart.1 del D.P.R. 18 febbraio 1999 n.238,
recante norme per lattuazione di talune disposizioni della legge 5 gennaio 1994 n.36 in
materia di risorse idriche, in forza del quale tutte le acque sotterranee e le acque
superficiali, anche raccolte in invasi e cisterne appartengono allo Stato, la disciplina
vincolistica, di cui al Titolo Capo del Piano, si applica ai segmenti di asta fluviale
identificati con apposito tratto nella Tav. n- Carta del reticolo idrografico.. (3) I

Art 7 Portata di piena di progetto

II

1. La portata di piena da assumere nella progettazione relativa ad opere strutturali quella


con tempo di ritorno duecentennale (T=200) indicata nella relazione generale del Piano.
Tale valore di portata pu essere motivatamente modificato dalla Provincia (4) al
sopravvenire di nuove evidenze scientifiche o di studi idrologici pi dettagliati.
2. La Provincia, a seguito della presentazione, a cura dellinteressato, di adeguata
documentazione tecnica, rilascia le autorizzazioni in deroga al valore di cui al comma 1, in
presenza di interventi che:
a) rappresentino una fase realizzativa intermedia, coerente con il quadro sistematorio
previsto nel presente Piano;
b) concorrano a migliorare il deflusso delle piene, riducano significativamente il rischio di
(3)

Il reticolo idrografico principale comprende i segmenti di asta fluviale, gli affluenti ed i


subaffluenti gi iscritti negli elenchi delle acque pubbliche, nonch quelli che, sulla base del
criterio di gerarchizzazione di Horton-Strahler, rivestono una significativa rilevanza idraulica.
Qualora non si proceda alla identificazione del reticolo idrografico principale la disciplina
vincolistica del presente piano si applica a tutti i corsi dacqua dellintero reticolo idrografico.

Vedere anche il Documento 3.4, contenente il testo della DGR 1509/2008, che, ad
integrazione della DGR 1624/04, d indirizzi procedurali in merito alle modifiche
relative al reticolo principale.
I

II

Vedere anche:

Documento 3.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1634/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi laggiornamento dei piani di bacino in relazione a modifiche dei valori delle
portate di piena di riferimento

Documento 5.1, contenente le linee guida per la verifica e valutazione delle portate

e degli idrogrammi di piena attraverso studi idrologici di dettaglio nei bacini


idrografici liguri, di cui alla DGR 357/08.

(4)

Ogni volta che nel testo della presente normativa compare il termine Provincia ci si riferisce alla
Provincia in quanto organo dellAutorit di Bacino ai sensi del comma 2, dellart. 96 della l.r.
n.18/99. La Provincia pu inserire nel testo la previsione dellacquisizione del parere del proprio
Comitato Tecnico in qualit di organo tecnico consultivo ai sensi del comma 1 dellart. 97 della l.r.
n. 18/99.

Documento 1.2
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

inondazione, e non pregiudichino una soluzione definitiva, qualora venga dimostrata


limpossibilit di prevedere a breve/medio termine opere tali da riportare il rischio di
inondazione al tempo di ritorno di 200 anni.
3. Uno schema riassuntivo delle portate a tempo di ritorno di 200 anni e ad altri tempi di ritorno
rilevanti, relative al bacino in oggetto, sono riportate nellallegato 2.
4. Gli indirizzi di carattere tecnico ed i requisiti minimi degli studi idraulici relativi a progetti di
sistemazione idraulica, a richieste di autorizzazioni idrauliche, ad indagini relative alle fasce
di rispetto per zone non studiate nel Piano, a studi di compatibilit idraulica relativi a nuove
infrastrutture in fasce di inondabilit, nonch i franchi di sicurezza minimi da osservare
III
sono riportati nellallegato 3.

Art.8 Distanze dai corsi dacqua


1. In conformit alla definizione dellalveo attuale, di cui alla lett. a), del comma 1 dellart.12, le
distanze, di cui ai commi successivi, si misurano dal limite pi esterno delle sponde dei
corsi dacqua o dal piede arginale ovvero dal limite catastale demaniale, se pi esterno.
2. In caso di alvei incassati con sponde naturali, ove la suddetta definizione risulti non
significativa, le distanze possono essere misurate a partire dallintersezione del livello di
piena duecentennale con la superficie topografica.
3. stabilita una fascia di inedificabilit assoluta IV dai limiti dell'alveo come definiti ai commi 1
e 2, pari rispettivamente a metri cinque e a metri dieci allinterno e allesterno del perimetro
dei centri urbani. V Sono fatti salvi gli interventi diretti alla realizzazione delle strade purch
a raso.
4. Relativamente ai tratti dei corsi dacqua, che non hanno formato oggetto di studi idraulici
finalizzati alla individuazione delle fasce di inondabilit, di cui alla lett. a), del comma 2
dell'art. 12, rappresentati nella Tav.. (5) , stabilita altres una fascia di rispetto pari a

Vedere anche il Documento 2.2, recante alcuni chiarimenti tecnici e normativi sui
franchi di sicurezza per la progettazione di opere in alveo, approvati dal CTR nella
seduta del 11/11/2002.

III

Vedere anche il Documento 2.6, contenente lallegato alla DGR 1339/07 recante
chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit assoluta dai
limiti dell'alveo ai sensi dell'art. 8, c.3 della normativa-tipo dei piani di bacino
stralcio regionali per il rischio idrogeologico.
IV

Vedere anche il Documento 2.5, contenente lallegato 1 alla DGR 359/07, nel quale
sono stati forniti chiarimenti sulla nozione di centro urbano ai fini dell'applicazione
dell'art. 8, c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio.

(5)

Lindividuazione dei tratti dei corsi dacqua, che non hanno formato oggetto di studi idraulici
nellambito del Piano, pu essere effettuata mediante sia una apposita tavola sia una delle tavole di
cui allart. 4 della presente normativa. Qualora non si proceda alla suddetta individuazione la
fascia di rispetto, di cui al comma in oggetto, deve essere stabilita lungo lintero corso dacqua, ad
eccezione dei tratti ricadenti nelle fasce di inondabilit.

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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


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40 m (5 bis) , misurata dai limiti dellalveo, come definiti ai commi 1 e 2, nella quale sono
consentiti interventi urbanistico-edilizi, a condizione che la Provincia esprima parere
favorevole (5 ter) , sulla base di uno studio idraulico, che individui le fasce di inondabilit delle
aree secondo i criteri di cui allallegato 3.
Le risultanze dei suddetti studi idraulici sono recepite nelle fasi di aggiornamento del Piano
secondo la procedura di cui al comma 15 dellart. 97, della l.r. n.18/1999.

Art. 9 Tombinature e coperture


1. Sul reticolo idrografico principale, di cui all'art.6, non sono consentite le nuove tombinature
o coperture non inquadrabili tra i ponti, o lampliamento di quelle esistenti salvo, previo
parere favorevole della Provincia, quelle dirette ad ovviare a situazioni di pericolo, a
garantire la tutela della pubblica incolumit e la tutela igienico-sanitaria, nonch quelle
necessarie per consentire la realizzazione delle discariche di rifiuti solidi urbani e di inerti
2. In ogni caso tutte le tombinature o coperture, ove ammesse, devono garantire il deflusso
della portata di piena con tempo di ritorno duecentennale, di cui al comma 1 dellart. 7, nel
rispetto delle prescrizioni di cui allallegato 3, ed essere realizzate, salvo specifiche
integrazioni richieste da parte della Provincia, secondo gli indirizzi generali di cui allallegato
4.

Art. 10 Adeguamento opere in concessione


1. Le opere che risultino insufficienti, per i valori di portata di cui allart.7, devono essere
adeguate, secondo le modalit previste nel Piano, in sede di rinnovo delle concessioni
ovvero a seguito di accertamenti di polizia idraulica.
Tale adeguamento pu essere
effettuato anche con gradualit nel rispetto delle indicazioni della Provincia.

Art.11 Manutenzione degli alvei


1. Gli interventi di manutenzione degli alvei devono essere effettuati nel rispetto delle direttive
vigenti dellAutorit di Bacino di rilievo regionale.

CAPO II
Articolazione del territorio in categorie
Art.12 Individuazione e categorie di aree
1. Sono individuate le seguenti tipologie di aree :
a) Alveo Attuale: individuato sulla base di rilievi fisici e catastali, considerando il pi
esterno tra il limite catastale demaniale e le opere di arginatura e/o protezione esistenti,
salvo una eventuale pi affinata determinazione in sede di adeguamento o

(5 bis)

Qualora esistano tratti di corsi dacqua ricadenti in ambiente urbano, non studiati con apposite
verifiche idrauliche nellambito del presente Piano, la Provincia pu, allinterno dei perimetri dei
centri urbani, ridurre la fascia di rispetto, di cui al presente comma, a 20 m.

(5 ter)

In coerenza con la disciplina dellassetto idraulico della presente normativa, gli interventi
urbanistico-edilizi che possono essere realizzati nella fascia di rispetto, senza il preventivo parere
della Provincia, sono quelli ammessi nella fascia A, di cui al comma 2 dellart. 15.
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aggiornamento del Piano (6) . La sua individuazione di massima per i tratti principali e
per quelli che presentano situazioni di criticit riportata nella Tav. Carta delle
fasce di inondabilit (scala 1:5000); ulteriori specificazioni vengono individuate dagli
Enti e dai privati interessati, in sede di predisposizione degli atti che lo richiedano;
b) Fascia di riassetto fluviale (RF): individuata nella Tav. Carta e
comprende le aree esterne allalveo attuale necessarie per ladeguamento del corso
dacqua allassetto definitivo previsto dal presente Piano. La sua delimitazione
effettuata sulla base delle strategie e delle scelte pianificatorie del Piano e dellinsieme
degli interventi strutturali individuati nellambito dello stesso. Comprende in particolare le
aree necessarie al ripristino della idonea sezione idraulica, tutte le forme fluviali
riattivabili durante gli stati di piena e le aree da destinare alle opere di sistemazione
idraulica previste. Pu comprendere, inoltre, aree ritenute di pertinenza fluviale e/o di
elevato pregio naturalistico-ambientale limitrofe al corso dacqua.
2. Sono individuate le seguenti categorie di aree relative alla pericolosit idrogeologica

(7), (8)

a) Fasce di inondabilit (Aree AIN): sono individuate nella Tav. Carta delle
fasce di inondabilit ed articolate nel modo seguente:
1) Fascia A pericolosit idraulica molto elevata (Pi3): aree perifluviali inondabili al
verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a
periodo di ritorno T=50 anni;
2) Fascia B pericolosit idraulica media (Pi2): aree perifluviali, esterne alle
precedenti, inondabili al verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di
piena corrispondente a periodo di ritorno T=200 anni;
3) Fascia C pericolosit idraulica bassa (Pi1): aree perifluviali, esterne alle
precedenti, inondabili al verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di
piena corrispondente a periodo di ritorno T=500 anni, o aree storicamente
inondate ove pi ampie, laddove non si siano verificate modifiche definitive del
territorio tali da escludere il ripetersi dellevento;
4) Fascia B* (ovvero A*): aree storicamente inondate, per le quali non siano
avvenute modifiche definitive del territorio tali da escludere il ripetersi dellevento,
ovvero aree individuate come a rischio di inondazione sulla base di considerazioni
geomorfologiche o di altra evidenze di criticit, in corrispondenza delle quali non
siano state effettuate nellambito del Piano le adeguate verifiche idrauliche
finalizzate allindividuazione delle fasce di inondabilit.
(6)

In ogni caso una pi precisa individuazione dellalveo attuale pu essere effettuata, attraverso
uno specifico elaborato cartografico a scala adeguata, gi in sede di elaborazione del presente
piano.

(7)

Tali aree sono sovrapponibili alle eventuali aree soggette ai regimi normativi di assetto del
territorio con conseguente applicazione delle norme pi restrittive.

(8)

Le Province nella redazione del piano possono integrare le categorie di aree relative alla
pericolosit idrogeologica. Le nuove categorie di aree a diversa pericolosit sono individuate in
considerazione di aspetti non trattati nella presente normativa, quali lo studio di aree interessate
dallevoluzione dinamica dei fenomeni franosi, linterazione di fenomeni geomorfologici ed idraulici
o la gradazione del livello della pericolosit nellambito delle fasce di inondabilit in
considerazione dellentit dei tiranti idrici e delle velocit di scorrimento. Resta ferma la
possibilit di accorpare le suddette categorie di aree a quelle definite nella presente normativa tipo.

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b) Aree a diversa suscettivit al dissesto di versante (Aree SDV): sono individuate


nella Tav.. Carta della suscettivit al dissesto articolata in base alle seguenti
classi, metodologicamente determinate sulla base di
quanto indicato nel
cap. del Piano e di seguito sinteticamente riassunte (9):
1) suscettivit al dissesto molto elevata - frana attiva (Pg4): aree in cui sono
presenti movimenti di massa in atto;
2) suscettivit al dissesto elevata (Pg3): aree, in cui sono presenti indicatori
geomorfologici diretti, quali lesistenza di frane quiescenti o di segni precursori o
premonitori di movimenti gravitativi, ovvero indicatori indiretti valutabili dalla
combinazione di elementi geomorfologici e di uso del suolo anche se prive al
momento di movimenti gravitativi;
3) suscettivit al dissesto media (Pg2): aree, in cui sono presenti elementi
geomorfologici e di uso del suolo, dalla cui valutazione combinata risulta una
propensione al dissesto di grado inferiore a quella indicata al punto 2);
4) suscettivit al dissesto bassa (Pg1): aree, in cui sono presenti elementi
geomorfologici e di uso del suolo caratterizzati da una bassa incidenza sulla
instabilit, dalla cui valutazione risulta una propensione al dissesto di grado
inferiore a quella indicata al punto 3);
5) suscettivit al dissesto molto bassa (Pg0): aree, in cui i processi geomorfologici
e le caratteristiche fisiche dei terreni non costituiscono, se non occasionalmente,
fattori predisponenti al verificarsi di movimenti di massa.
3. Sono altres individuate nella Tav - Carta del rischio idrogeologico, ai fini della
valutazione della priorit degli interventi di mitigazione del rischio e delle attivit di protezione
civile, le aree soggette a rischio idrogeologico di diverso livello in relazione agli elementi
nelle stesse presenti, metodologicamente determinato sulla base di quanto indicato nel
cap del Piano e articolato nelle seguenti classi a gravosit decrescente:
a)
b)
c)
d)
e)

R4: rischio molto elevato


R3: rischio elevato
R2: rischio medio
R1: rischio moderato
R0: rischio lieve

(9)

Nel caso di piani che non prevedano la distinzione tra le classi di suscettivit al dissesto molto
elevata (Pg4) ed elevata (Pg3), le stesse si intendono accorpate e sono soggette alla disciplina
relativa alle aree a suscettivit al dissesto molto elevata (Pg4).
Qualora, inoltre, nella Carta di suscettivit al dissesto siano individuate classi speciali, quali cave
abbandonate, discariche dismesse nonch riporti, la Provincia applica, con valutazione da
effettuare caso per caso, la normativa di riferimento, di cui al Presente Piano, in considerazione
degli effetti che le stesse producono sul territorio in termini di suscettivit al dissesto.

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CAPO III
Norme specifiche per ciascuna categoria di area
Sezione I - Disciplina dellassetto idraulico dei fondovalle

VI

Art. 13 Alveo attuale


1. Nellalveo attuale, di cui alla lett. a) del comma 1 dellart. 12, non sono consentiti:
a) interventi di nuova edificazione, di ampliamento dei manufatti esistenti e di recupero del
patrimonio edilizio esistente eccedenti quelli di manutenzione ordinaria, come definita
dalla lett. a), comma 1, dell'art. 31 della legge 5 agosto 1978 n.457, salve le demolizioni
senza ricostruzioni;
b) linstallazione di manufatti anche non qualificabili come volumi edilizi e la sistemazione di
aree che comportino la permanenza o la sosta di persone;
c) scavi e posa in opera di cavi, tubazioni o similari, che comportino possibili interferenze
con gli interventi previsti nel Piano o precludano la possibilit di attenuare o di eliminare
le cause che determinano le condizioni di rischio;
d) depositi di materiale di qualsiasi genere;
e) opere di regimazione idraulica o altri interventi che restringano lalveo, salvo quelle
necessarie ad ovviare a situazioni di pericolo ed a tutelare la pubblica incolumit;
f)

le plateazioni, le deviazioni, le rettificazioni salvo quelle necessarie ad ovviare a


situazioni di pericolo, a tutelare la pubblica e privata incolumit nonch quelle
necessarie per consentire la realizzazione delle discariche di rifiuti solidi urbani e di
inerti.

2. In tali ambiti sono previsti interventi di rimozione dei manufatti esistenti.

Art.14 Fascia di riassetto fluviale


1. Nella fascia di riassetto fluviale (RF), di cui alla lett. b), comma 1, dellart. 12, non sono
consentiti:
a) interventi di nuova edificazione, di ampliamento dei manufatti esistenti, e di recupero
del patrimonio edilizio esistente eccedenti quelli di manutenzione straordinaria, come
definita dalla lett. b), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78;
b) interventi di realizzazione di nuove infrastrutture nonch lampliamento di quelle
esistenti.

Vedere anche il Documento 2.1 contenente lallegato 1 alla DGR 848/03, che
riporta indirizzi interpretativi e chiarimenti dei criteri per la redazione della
normativa dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR
357/01, nel quale sono forniti, tra laltro, chiarimenti ed indirizzi interpretativi su
specifiche definizioni di tipo urbanistico-edilizio nellottica della pianificazione di
bacino.
VI

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2. In tali ambiti sono previsti eventuali interventi di delocalizzazione al di fuori della fascia dei
manufatti esistenti, a seguito di specifici progetti di messa in sicurezza.
3. A seguito della progettazione degli interventi di messa in sicurezza di cui al comma
precedente la Provincia pu procedere ad nuova perimetrazione della fascia con la
procedura di cui al comma 15 dell'art. 97, della l.r. n.18/99.
4. Delleventuale maggior valore acquisito degli immobili a seguito degli interventi di
manutenzione straordinaria come definita dalla lett. b), comma 1, dell'art. 31 della l.
n.457/78 non si tiene conto ai fini della determinazione dellindennit di espropriazione.

Art.15 Fasce di inondabilit


1. Nelle fasce di inondabilit di cui alla lett. a), comma 2, dellart. 12, vigono le seguenti norme.
2. Nella fascia A, fermo restando che gli interventi ammessi sul patrimonio edilizio esistente
non devono comunque aumentarne la vulnerabilit rispetto ad eventi alluvionali, anche
attraverso lassunzione di misure e accorgimenti tecnico-costruttivi di cui allallegato 5, e
non devono comportare cambi di destinazione duso, che aumentino il carico insediativo
anche temporaneo, non sono consentiti:
a) interventi di nuova edificazione, di ampliamento dei manufatti esistenti, e di
recupero del patrimonio edilizio esistente eccedenti quelli di restauro o risanamento
conservativo, come definito dalla lett. c), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, fatti
salvi gli interventi di ristrutturazione edilizia come definita dalla lett. d), comma 1,
dell'art. 31 della l. n.457/78 ricadenti negli ambiti di tessuto urbano consolidato o da
completare mediante interventi di integrazione urbanistico-edilizia sempre allinterno
di ambiti gi edificati e purch risultino assunte le azioni e le misure di protezione
civile previste nel Piano stesso e nei piani comunali di protezione civile; nel caso di
interventi di demolizione con ricostruzione deve essere assicurata la riduzione della
vulnerabilit delledificio, anche attraverso la messa in opera di tutti gli accorgimenti
e le misure finalizzate a tutelare la pubblica incolumit, fermo restando il rispetto
delle condizioni previste per procedere ad interventi di ristrutturazione edilizia di cui
sopra;

b) linstallazione di manufatti anche non qualificabili come volumi edilizi e la


sistemazione di aree che comportino la permanenza o la sosta di persone, salvi gli
interventi inseriti nellambito di parchi urbani o di aree di verde attrezzato, come
individuati dagli strumenti urbanistici comunali vigenti, i cui progetti prevedano
lassunzione delle azioni e delle misure di protezione civile di cui al presente Piano
e ai piani comunali di protezione civile, purch corredati da parere positivo della
Provincia;

c)

la realizzazione di nuove infrastrutture non inquadrabili tra le opere di


attraversamento, fatti salvi gli interventi necessari ai fini della tutela della pubblica
incolumit e quelli relativi a nuove infrastrutture pubbliche connesse alla mobilit,
previo parere favorevole della Provincia, purch progettate sulla base di uno
specifico studio di compatibilit idraulica (9bis) , non aumentino le condizioni di rischio,

(9bis)

Tale studio di compatibilit idraulica finalizzato a valutare se lintervento compatibile con le


condizioni dellarea, in termini di pericolosit e di rischio. Lo stesso deve essere basato su uno
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e risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile di cui al presente Piano e


ai piani comunali di protezione civile.

d) interventi di manutenzione, ampliamento o ristrutturazione di infrastrutture pubbliche


connesse alla mobilit esistenti, fatti salvi quelli che non aumentano le condizioni di
rischio, ed in relazione ai quali risultano assunte le azioni e misure di protezione civile
di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile.
3.

Nella fascia B non sono consentiti:


a) gli interventi di nuova edificazione nonch di ristrutturazione urbanistica, come definita
dalla lett. e), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, salvi i casi in cui gli stessi siano
corredati da parere favorevole della Provincia, ricadano in contesti di tessuto urbano
consolidato, o da completare mediante interventi di integrazione urbanistico-edilizia
sempre allinterno di ambiti gi edificati, e interessino aree individuate a minor
pericolosit in relazione a modesti tiranti idrici e a ridotte velocit di scorrimento, e
purch prevedano le opportune misure od accorgimenti tecnico-costruttivi di cui
allallegato 5, e risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile di cui al
presente Piano e ai piani comunali di protezione civile;
b) interventi di ampliamento dei manufatti esistenti e di recupero del patrimonio edilizio
esistente eccedenti quelli di restauro o risanamento conservativo, come definito dalla
lett. c), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, fatti salvi gli interventi di ristrutturazione
edilizia, come definita dalla lett. d), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, purch non
aumentino la vulnerabilit degli edifici stessi rispetto ad eventi alluvionali, anche
attraverso lassunzione di misure e di accorgimenti tecnico-costruttivi di cui allallegato
5, e purch risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile di cui al presente
Piano e ai piani comunali di protezione civile;
c) gli interventi di realizzazione di nuove infrastrutture connesse alla mobilit non
inquadrabili tra le opere di attraversamento, salvi quelli progettati sulla base di uno
specifico studio di compatibilit idraulica (9-bis), che non aumentino le condizioni di
rischio, e in relazione ai quali risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile
di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile.

4. Nella fascia C consentito ogni tipo di intervento purch realizzato con tipologie costruttive
finalizzate alla riduzione della vulnerabilit delle opere e, quindi, del rischio per la pubblica
incolumit, e coerenti con le azioni e misure di protezione civile previste dal presente Piano
e dai piani di protezione civile comunali.
4-bis: Nella fascia B* (ovvero A*) si applica la normativa di cui al comma 3 (ovvero: la
normativa di cui al comma 2). A seguito di adeguato studio idraulico, che individui le fasce
di inondabilit delle aree secondo i criteri di cui allallegato 3, sono consentiti gli interventi
studio idraulico di dettaglio redatto in conformit allallegato 3 alla normativa-tipo di cui alla DGR
357/2001, che permetta la valutazione delle conseguenze in termini idraulico-ambientali della
realizzazione dellopera per un tratto significativo del corso dacqua.
La tipologia e le
caratteristiche progettuali dellopera stessa devono essere individuati sulla base del suddetto
studio idraulico, al fine di minimizzare il rischio connesso in tutte le aree interessate e di
individuare tutti gli accorgimenti costruttivi e le misure necessarie per la tutela della pubblica
incolumit.

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compatibili con la disciplina prevista nelle diverse fasce individuate.


5. In ogni caso sono consentiti gli interventi di sistemazione idraulica ed idraulico-ambientale
previsti dal Piano.
6. I progetti relativi agli interventi di sistemazione idraulica previsti dal Piano sono subordinati
al parere positivo della Provincia.
7. A seguito della realizzazione degli interventi di sistemazione idraulica previsti dal Piano, la
Provincia provvede alla conseguente modifica dei limiti della fasce A, B, C di cui ai commi
precedenti, al fine di conformarli alla nuova situazione, con la procedura di cui al comma 15
dell'art. 97, della l.r. n.18/99. VII
Nel caso di interventi complessi, sottoposti a strumentazione urbanistica attuativa,
comprensivi anche del progetto delle opere di sistemazione idraulica congruenti con quelle
previste dal Piano, la riperimetrazione delle fasce A, B e C pu essere deliberata dalla
Provincia, ai sensi del comma 15 dell'art. 97, della l.r. n.18/99, anche contestualmente
allapprovazione e/o al controllo dello strumento attuativo, ferma restando la natura
prioritaria delle opere di sistemazione idraulica, la cui effettiva esecuzione, previa verifica
della Provincia, condiziona lefficacia della riperimetrazione e costituisce presupposto per le
successive concessioni edilizie.
7 bis. La Provincia pu altres ridefinire, con le procedure di cui al comma 15, dellart.97, le
classi di pericolosit idraulica e procedere alla conseguente modifica dei limiti della fasce
A, B, C, B* (A*) a seguito di studi di maggior dettaglio riguardanti le intere zone perimetrate
e comunque tratti significativi dei corsi dacqua, quali quelli svolti nellambito degli studi
fondativi degli strumenti urbanistici comunali ovvero quelli integrativi eseguiti dalla
Provincia stessa. VIII
8. La realizzazione di opere di pubblica utilit indifferibili e urgenti pu essere autorizzata dalla
competente amministrazione in deroga ai divieti di cui ai precedenti commi 2 e 3, previa
acquisizione di parere favorevole della Provincia, se ricadenti in contesti di tessuto urbano
consolidato o da completare mediante interventi di integrazione urbanistico-edilizia sempre
allinterno di ambiti gi edificati, purch siano adottate le opportune misure e accorgimenti
tecnico-costruttivi di cui allallegato 5, e risultino assunte le azioni e misure di protezione
civile di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile.
9. Relativamente ai manufatti edilizi, alle opere, a depositi o insediamenti esistenti nelle fasce
di inondabilit A e B, oltre a quanto gi disposto dal Piano relativamente a casi specifici e
VII

Vedere anche:
il Documento 2.1, contenente lAllegato 1 alla DGR 848/03 con particolare
riferimento al punto 8) che ha specificato gli elementi minimi necessari per la
riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di interventi di sistemazione
idraulica;
il Documento 2.3, contenente lallegato 1 alla DGR 16/07, recante indirizzi per la
riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di interventi di sistemazione
idraulica.

Vedere anche il Documento 2.4, contenente lAllegato 2 alla DGR 16/07, recante
indirizzi per la riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di studi di
maggior dettaglio.
VIII

Documento 1.2
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contenuto nel piano di interventi di mitigazione del rischio o nelle misure di protezione civile,
il Piano demanda ai Comuni lassunzione, nellambito degli strumenti urbanistici, dei piani di
settore, e dei piani di prevenzione ed emergenza di protezione civile (l.r. n.9/2000), di tutte
le misure opportune per ridurre il rischio per la pubblica incolumit, delle quali, a titolo
esemplificativo, riportata una elencazione non esaustiva nellallegato 6, da promuovere
anche attraverso incentivi, e da attivare prioritariamente per le strutture altamente
vulnerabili.

Sezione II - Disciplina dellassetto geomorfologico

IX

Art.16 Aree a diversa suscettivit al dissesto


1. Nelle aree di cui alla lett. b), comma 2, dellart. 12, nel rispetto delle prescrizioni del
D.M.11/03/1988, valgono le seguenti norme.
2. Nelle aree a suscettivit al dissesto molto elevata (Pg4 - frana attiva) non sono
consentiti:
a) gli interventi di nuova edificazione;
b) gli interventi eccedenti la manutenzione straordinaria, come definita dalla lett. b),
comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, salvi quelli di demolizione senza ricostruzione e
strettamente necessari a ridurre la vulnerabilit delle opere esistenti e a migliorare la
tutela della pubblica incolumit, non comportanti peraltro aumenti di superficie e
volume;
c) linstallazione di manufatti anche non qualificabili come volumi edilizi e la sistemazione
di aree che comportino la permanenza o la sosta di persone;
d) la posa in opera di tubazioni, condotte o similari.
Gli interventi consentiti non possono in ogni caso comportare aumento del carico insediativo.
3. Nelle aree a suscettivit al dissesto elevata Pg3 non sono consentiti:
a) gli interventi di nuova edificazione;
b) gli interventi eccedenti la ristrutturazione edilizia, come definita dalla lett. d), comma 1,
dellarticolo 31 l. 457/1978, fatti salvi gli interventi pertinenziali, che le norme tecniche
degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione ed al pregio ambientale e
paesaggistico delle aree, non qualifichino come interventi di nuova costruzione, fermo
restando che gli interventi ammessi non devono aumentare la vulnerabilit degli edifici
e le condizioni di rischio rispetto a fenomeni di dissesto; nel caso di interventi di
demolizione con ricostruzione deve essere assicurata la riduzione della vulnerabilit
delledificio, rendendola maggiormente compatibile con la condizione di elevata

Vedere anche il Documento 2.1 contenente lallegato 1 alla DGR 848/03, che
riporta indirizzi interpretativi e chiarimenti dei criteri per la redazione della
normativa dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR
357/01, nel quale sono forniti, tra laltro, chiarimenti ed indirizzi interpretativi su
specifiche definizioni di tipo urbanistico-edilizio nellottica della pianificazione di
bacino.
IX

Documento 1.2
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


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pericolosit dellarea anche attraverso la messa in opera di tutti gli accorgimenti tecnici
e le misure finalizzate a tutelare la pubblica incolumit. Sono fatti salvi gli interventi di
viabilit, servizi tecnologici ed aree a verde attrezzato, corredati di progetti supportati
dal parere vincolante della Provincia e basati su studi che dettaglino le caratteristiche
geologiche, geomorfologiche e geotecniche che determinano la suscettivit elevata e
che verifichino che la realizzazione dellopera non interferisca negativamente con le
condizioni di stabilit dellintera area.
3 bis. (9ter) Nelle aree classificate Pg3 indagini di maggior dettaglio possono accertare se,
allinterno delle stesse, siano individuabili aree che presentino un livello di pericolosit pi
contenuto rispetto allentit dei parametri geologici, geomorfologici e geotecnici ed alla
propensione al movimento gravitativo proprio delle frane quiescenti.
3 ter. Le indagini, sulla base delle specifiche caratteristiche geologiche, geomorfologiche e
geotecniche delle aree considerate, sono dirette a verificare che:
a) in coerenza con la metodologia di classificazione sviluppata nel piano, tali aree
presentino caratteristiche fisiche tali da confermare il relativo inquadramento nella
classe di suscettivit al dissesto elevata (Pg3);
b) tali aree presentino, peraltro, un livello di pericolosit pi contenuto rispetto allentit dei
parametri geologici geomorfologici geotecnici e alla propensione al movimento
gravitativo proprio delle frane quiescenti, tale da consentire anche interventi di nuova
edificazione;
3 quater. Nel caso sussistano i presupposti di cui alla precedente lettera b) comma 3 ter, le
indagini verificano che:
a) lattuazione degli interventi consentiti non aggravi il grado di suscettivit al dissesto
dellarea ma permetta il miglioramento delle condizioni di stabilit dellareale
interessato, attraverso le opportune e le possibili opere volte a modificare i fattori
geomorfologici e geotecnici, determinanti il relativo grado di suscettivit al dissesto;
b) le condizioni di suscettivit del territorio a contorno dellarea di intervento non
interferiscano negativamente sullintervento stesso;
c) gli interventi prevedano ogni accorgimento tecnico-costruttivo necessario ad assicurare
la tutela della pubblica incolumit e il non aumento del rischio.
3 quinquies. Le indagini di maggior dettaglio, di cui al precedente comma 3bis, possono essere
svolte dalla Provincia ovvero dai soggetti pubblici o privati interessati. In questo secondo
caso la Provincia approva lindagine di maggior dettaglio ed indica, contestualmente, gli
interventi compatibili con le condizioni di suscettivit al dissesto accertate.
3 sexies. Le risultanze dellindagine di maggior dettaglio approvate dalla Provincia, di cui al
precedente comma 3 quinquies, costituiscono aggiornamento del piano. (9quater)
4. Nelle aree a suscettivit al dissesto media (Pg2) e bassa (Pg1) si demanda ai Comuni,
(9ter)

I commi 3 bis e seguenti sono da inserire solo nel caso in cui il piano di bacino effettui la
scelta che, nelle aree classificate Pg3, non di frana quiescente, si possano effettuare indagini di
maggior dettaglio volte a verificare il livello di pericolosit dellarea e la compatibilit di interventi
di tipo edificatorio di maggiore entit rispetto a quelli previsti in via generale nelle aree Pg3.
(9quater)
Le modifiche conseguenti allaggiornamento del piano, previste dal presente comma,
possono essere approvate dalla Giunta Provinciale, acquisito il parere del proprio organo tecnico.
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

nellambito della norma geologica di attuazione degli strumenti urbanistici o in occasione


dellapprovazione sotto il profilo urbanistico-edilizio di nuovi interventi insediativi e
infrastrutturali, la definizione della disciplina specifica di dette aree, attraverso indagini
specifiche, che tengano conto del relativo grado di suscettivit al dissesto. Tali indagini
devono essere volte a definire gli elementi che determinano il livello di pericolosit, ad
individuare le modalit tecnico-esecutive dellintervento, nonch ad attestare che gli stessi
non aggravino le condizioni di stabilit del versante.
5. Le indagini e gli studi di cui ai commi precedenti devono tenere in debita considerazione
eventuali aree a maggiore suscettivit presenti nei pressi della zona di intervento, valutando
anche possibili espansioni di movimenti gravitativi.
6. In ogni caso sono consentiti gli interventi di realizzazione di opere di bonifica e di
sistemazione dei movimenti franosi diretti alla messa in sicurezza degli edifici, delle
strutture esistenti e delle aree in dissesto.
7. A seguito della realizzazione degli interventi di bonifica e di sistemazione la Provincia su
richiesta del soggetto attuatore, corredata di idonei monitoraggi comprovanti la
stabilizzazione dell'areale oggetto dintervento, modifica la perimetrazione delle zone e
ridefinisce la classe di suscettivit al dissesto con le procedure di cui al comma 15,
dellart.97, della l.r. n.18/1999.
7 bis. La Provincia pu altres ridefinire, con le procedure di cui al comma 15, dellart.97, della
l.r. n.18/1999 le classi di suscettivit al dissesto e procedere alla conseguente modifica
della perimetrazione delle zone a seguito di studi di maggior dettaglio riguardanti lintero
areale perimetrato e comunque areali di ampiezza significativa, quali quelli svolti
nellambito degli studi fondativi degli strumenti urbanistici comunali ovvero quelli integrativi
eseguiti dalla Provincia stessa. X
8. Relativamente ai manufatti edilizi, alle opere, depositi o insediamenti esistenti oltre a quanto
gi disposto dal Piano relativamente a casi specifici e contenuto nel piano di interventi di
mitigazione del rischio o nelle misure di protezione civile, il Piano demanda ai Comuni
lassunzione, nellambito degli strumenti urbanistici, dei piani di settore, e dei piani di
prevenzione ed emergenza di protezione civile (l.r. n.9/2000), di tutte le misure opportune
per ridurre il rischio per la pubblica incolumit, delle quali riportata una elencazione non
esaustiva nellallegato 6.

Vedere anche il Documento 2.7, contenente lallegato 1 alla DGR 1338/07, che
riporta indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e
quiescenti a seguito di studi di maggior dettaglio

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per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

TITOLO III
INTERVENTI DI SISTEMAZIONE IDROGEOLOGICA E
DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO
Art. 17 Interventi di sistemazione idrogeologica dei versanti e sui corsi d'acqua
1. Gli interventi di cui alla tabella . del capitolo .. del Piano hanno carattere vincolante
in relazione alle priorit e ai soggetti tenuti alla realizzazione degli stessi, in rapporto alle
disponibilit finanziarie.
2. La tabella degli interventi e le relative priorit possono essere aggiornate dalla Provincia a
seguito del verificarsi di gravi emergenze successive allapprovazione del Piano con le
procedure di cui al comma 15, dellarticolo 97, della l.r. n.18/1999.

Art 18 Indirizzi in materia di Protezione Civile


1. Il Piano, in considerazione degli scenari di pericolosit, intesa come suscettivit al dissesto
e fasce di inondabilit, e di rischio idrogeologico, fornisce gli elementi propedeutici alla
predisposizione dei piani provinciali e comunali di previsione, prevenzione ed emergenza di
cui alla l.r. n.9/2000, come indicato nellallegato 7.

TITOLO IV
ATTUAZIONE DEL PIANO
Art 19 Effetti del Piano nei confronti dei restanti strumenti di pianificazione
territoriale
1. Le prescrizioni degli articoli 5, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 16, 17 prevalgono, ai sensi e per gli
effetti del comma 2, dellart. 17, della l.r. n.9/1993, sulle previsioni contenute negli strumenti
urbanistici comunali e vincolano, in base al combinato disposto del comma 4, dell art. 17
della l.r. n.9/1993, del comma 5 dellart. 2 della l.r. n.36/1997 e del comma 3 dellart.8 della
l.r. n.18/1999, la pianificazione territoriale di livello regionale, provinciale e comunale, con
effetto di integrazione della stessa e, in caso di contrasto, di prevalenza su di essa.
2. Il Piano specifica quali previsioni impongono ladeguamento da parte dei Comuni, i cui
territori rientrano nellambito di applicazione del Piano, dei rispettivi strumenti urbanistici
entro e non oltre il termine di 270 gg. dalla data della sua entrata in vigore ai sensi del
comma 3, dellart.17, della l.r. n.9/1993 (10) .

Art 20 Gestione del Piano - soggetti preposti alla sua applicazione


1. Sono preposti allattuazione del Piano, alla corretta applicazione delle sue norme, nonch
alla divulgazione dei contenuti relativi, in conformit a quanto previsto dalle ll.rr. nn.418/1999, lAmministrazione Provinciale di., la Comunit Montana ed i

(10)

Tale previsione va inserita solo se il Piano individua interventi che richiedano ladeguamento
degli strumenti urbanistici.

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Comuni, i cui territori rientrano nellambito di applicazione del presente Piano.

Art 21 Indicazione dei soggetti attuatori


1. Ferme restando le previsioni dellart.22, lattuazione del Piano demandata ai soggetti
attuatori individuati nel Piano stesso.

Art.22 Programmi di intervento


1. Il Piano attuato in fasi successive, anche per stralci funzionali, attraverso programmi
triennali di intervento ai sensi degli artt.21 e segg. della l. n.183/1989, dellart.19 della l.r.
n.9/1993 e dellart.1 l.r. n.46/1996, suscettibili di aggiornamento e/o integrazioni a fronte di
nuove situazioni di rischio.
2. Il Piano pu essere attuato anche mediante accordi di programma ai sensi della normativa
vigente. Nel caso in cui allapprovazione degli interventi per lattuazione del Piano
partecipino pi soggetti pubblici si procede mediante una conferenza di servizi convocata ai
sensi dellart.14 della l. n.241/1990 dallAutorit competente al rilascio del provvedimento.
3. Nellambito delle procedure suddette la Provincia pu assumere il compito di promuovere le
intese nonch il ruolo di autorit preposta al coordinamento degli interventi programmati.

TITOLO V
DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
Art.23 Regime transitorio
1. Dalla data di adozione del Piano, nel caso di interventi urbanistici ed edilizi gi assentiti
mediante rilascio di concessioni od autorizzazioni edilizie o di interventi previsti da strumenti
urbanistici attuativi approvati prima della data di adozione del Piano, non possono essere
realizzate le opere che risultino in contrasto con i divieti e le prescrizioni contenuti nel Piano
medesimo, fatti salvi i casi in cui i relativi lavori siano stati effettivamente iniziati ai sensi
dellart. 1, penultimo e ultimo comma della l.r. 18.1.1975 n. 4, ovvero la Provincia esprima
parere favorevole previa verifica che, sulla base degli scenari di pericolosit del presente
Piano, lintervento non aumenti le attuali condizioni di rischio, anche attraverso ladozione
delle opportune misure ed accorgimenti tecnico-costruttivi, di cui allallegato 5 nel caso di
inondabilit, e lassunzione delle misure di protezione civile di cui allallegato 7.

Art.24 Durata del Piano e suo adeguamento


1. In conformit a quanto previsto dal comma 15, dellart.97 della l.r. n.18/1999 le previsioni
del presente Piano possono essere oggetto di modifiche puntuali e/o integrazioni in
considerazione di nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche, di studi o indagini di
maggior dettaglio, di rischi residuali, sussistenti anche a seguito della realizzazione di
interventi, nonch in considerazione di sopravvenute situazioni di pericolosit o di rischio.

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XI

Art. 25 Condoni edilizi pareri ex art. 32, L.47/85


1. Relativamente alle domande di condono edilizio inerenti opere abusivamente realizzate, la
Provincia, previo parere vincolante del CTP, esprime parere favorevole ai sensi dellart. 32
della L. 47/85 a condizione che:
a) sia stata individuata la fascia di riassetto fluviale ovvero specifici interventi di
sistemazione alternativi finalizzati alla messa in sicurezza per portate duecentennali
relativamente ai tratti di corsi dacqua non sufficienti allo smaltimento della portata
duecentennale;
b) tali opere non pregiudichino o interferiscano con il deflusso della portata con tempo di
ritorno duecentennale e non aggravino le condizioni di rischio a monte e valle;
c) tali opere non pregiudichino la stabilit del versante;
d) tali opere non siano ricomprese nellalveo attuale n nella fascia di riassetto fluviale;
e) tali opere non pregiudichino la possibilit di attuare le previsioni di piano e la
sistemazione idraulica o idrogeologica definitiva.
2. Il parere della Provincia pu prevedere limposizione di opportuni accorgimenti tecnicocostruttivi e/o di misure e cautele per la tutela della pubblica incolumit sotto forma di
prescrizioni.

XI

Vedere anche:

Documento 3.1 contenente lallegato 1 alla DGR 1624/04, nel quale sono forniti

chiarimenti in merito allapplicazione dellart. 97, c. 15, l.r. 18/99 reltivamente alle
modifiche ed integrazioni dei piani di bacino regionali;
Documento 3.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1634/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi laggiornamento dei piani di bacino in relazione a modifiche dei valori delle
portate di piena di riferimento.
Documento 3.3 contenente lallegato 1 alla DGR 893/08, contenente indirizzi e
modalit procedurali per lespressione del parere della Sez. competente del CTR ai
sensi del c. 15, art. 97, l.r. 18/99.
Documento 3.4 contenente la DGR 1509/08, con la quale sono stati forniti
chiarimenti relativamente alle modifiche del reticolo idrografico principale dei piani di
bacino.
Documento 4.2 contenente lallegato 1 alla DGR 1532/05, nel quale sono forniti gli
indirizzi procedurali per laggiornamento dei piani di bacino in relazione
allindividuazione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit ex DGR 250/05.

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ALLEGATI ALLA NORMATIVA-TIPO

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ALLEGATO 1: INDIRIZZI PER UNA CORRETTA


GESTIONE DEL TERRITORIO
Al fine di prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico devono essere applicati i seguenti
indirizzi:
1. vanno promosse le attivit dirette a mantenere efficiente la rete scolante generale (fossi,
cunette stradali) e la viabilit minore (poderale, interpoderale, forestale, sentieri, mulattiere
e le carrarecce), che a tal fine deve essere dotata di cunette taglia acqua e di altre opere
simili;
2. qualora venga individuata, in occasione di scavi connessi alla realizzazione di interventi
urbanistico-edilizi, la presenza di acque sotterranee, vanno eseguite opere dirette alla
relativa intercettazione;
3. vanno favoriti, nei territori boscati in abbandono e nelle zone arbustive e prative un tempo
coltivate, sistematici interventi di recupero qualitativo dellambiente mediante lintroduzione
di specie autoctone arboree ed arbustive;
4. in ogni caso devono essere rispettate le previsioni sulla gestione e miglioramento dei boschi
e dei pascoli e sulle relative modalit di utilizzazione prevista dai Piani di assestamento e
utilizzazione del patrimonio silvo - pastorale di cui allart.19 della l.r. n.4/99, se vigenti.

ALLEGATO 2: PORTATE DI PIENA


I valori di portata al colmo di piena per tempi di ritorno duecentennali ed altri tempi di ritorno
rilevanti nel bacino (almeno T0 50 e 500 anni) del torrente/i. sono sinteticamente
riportati nello schema seguente
-- inserire schema reticolo idrografico e valori di portata relativi
alle sezioni esaminate per lo specifico bacino-..
..
Nelle sezioni dei corsi dacqua ove il Piano non indica il valore della portata di piena
duecentennale, si applica il valore individuato nella prima sezione immediatamente a valle di
quella considerata lungo lo stesso tratto di asta fluviale ovvero, nei casi in cui tali sezioni
risultino troppo distanziate, il valore derivato per interpolazione lineare tra i valori relativi alle
sezioni immediatamente a monte e a valle di quella considerata.
Per i corsi dacqua minori nonch per gli affluenti dei torrenti principali con bacino inferiore a 2
Km2, salvo diversa indicazione prevista nel presente Piano, si assume una portata massima
ottenuta utilizzando un contributo unitario pari a 40 m3/s per ogni chilometro quadrato di
superficie del bacino sotteso.

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ALLEGATO 3: INDIRIZZI TECNICI PER LA REDAZIONE DI STUDI


IDRAULICI
Gli studi idraulici di cui allart. 7, comma 3 della presente normativa, finalizzati sia alla
determinazione delle aree inondabili sia alla progettazione ed alla verifica di opere, devono
essere conformi alle seguenti indicazioni.
1. Caratteristiche tecniche degli studi
Gli studi idraulici devono contenere il censimento e il rilievo delle opere e del profilo dellalveo,
sul quale basare le verifiche idrauliche per le diverse portate. Sulla base di tali dati ed
eventualmente della conoscenza topografica delle aree limitrofe al corso dacqua si
determinano i livelli idrici attesi in corrispondenza alle portate di piena da esaminare.
In considerazione della complessit del fenomeno da studiare e del grado di approfondimento
necessario, possono essere utilizzati schemi di moto permanente monodimensionale, moto
vario monodimensionale o quasi-bidimensionale, moto vario bidimensionale, ciascuno dei
quali tiene conto di rappresentazioni delle condizioni di moto di complessit crescente.
Di norma, ed in particolare nel caso della progettazione e della verifica di opere, pu essere
impiegato lo schema di corrente monodimensionale in condizioni di moto permanente, salvi i
casi in cui sia necessario determinare valori locali della velocit della corrente o modificazioni
della capacit di laminazione, o salvo specifiche indicazioni della Provincia.
In ogni caso, lo studio va condotto per tratti idraulicamente significativi del corso dacqua,
delimitati cio da sezioni in cui sia possibile assegnare il valore del livello idrico della corrente.
Nello studio deve essere sinteticamente descritto il modello matematico utilizzato per le
verifiche idrauliche, con lesplicita indicazione di ogni elemento utile alla interpretazione dei
risultati, con particolare riferimento alle scabrezze utilizzate, alle condizioni al contorno assunte,
e a ogni altra ipotesi adottata nel calcolo.
Negli studi finalizzati alla determinazione delle aree inondabili, nei vari tratti del corso dacqua si
deve determinare il valore della massima portata smaltibile senza esondazioni allo stato attuale
e le aree perifluviali inondabili per portate corrispondenti almeno ai tempi di ritorno di 50, 200, e
500 anni. Particolare attenzione va posta ai tratti in corrispondenza di opere, per le quali, in
assenza di specifiche analisi sugli effetti del trasporto solido, opportuno prevedere valutazioni
di riduzione di sezione utile per gli effetti di piena (ostruzioni di arcate di ponti o coperture per
eccezionale trasporto solido, etc.).
Nei tratti in cui le portate di massima piena, corrispondenti ai vari tempi di ritorno, non trovano
pi capienza certa nellalveo, devono essere determinate, alla scala almeno 1:5000, le aree
perifluviali contigue ai corsi dacqua conseguentemente inondabili. La relativa determinazione
effettuata applicando schema di moto pi opportuno, tra quelli sopra indicati, in
considerazione della morfologia del sito e delle caratteristiche del fenomeno fisico da
considerare.
In particolare, al fine di valutare il grado di pericolosit delle aree inondabili, devono essere
determinati, almeno in corrispondenza della portata duecentennale, i livelli idrici che vi si
realizzano, anche attraverso la suddivisione in opportune classi di tiranti idrici, nonch, con
particolare riferimento alle aree urbane, le zone a pi alta velocit di scorrimento.
Negli studi connessi alla progettazione di opere i calcoli idraulici per la definizione della
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


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condizione di deflusso vanno condotti con riferimento alle condizioni antecedenti e successive
alla realizzazione dellopera nella configurazione definitiva; vanno esaminate le condizioni di
deflusso relative alle fasi intermedie di realizzazione dellopera nel caso in cui le stesse
aggravino il regolare deflusso rispetto alla fase finale.
I progetti di sistemazione idraulica, che non garantiscano il deflusso di portata duecentennale,
devono quantificare il rischio residuo e determinare le aree ancora inondabili a seguito della
realizzazione delle opere.
In generale, poich il trasporto di sedimenti costituisce una componente che pu influenzare in
modo significativo la dinamica della corrente, opportuno che gli studi idraulici effettuino
considerazioni, anche qualitative, relative al trasporto solido, finalizzate a valutare limportanza
di tale fenomeno nel caso in esame (ad esempio, effetto della dinamica dellalveo sui livelli idrici
durante gli eventi di piena e/o effetto dellopera sulla dinamica del trasporto di sedimenti) e ad
evidenziare la necessit di eventuali approfondimenti in tal senso attraverso modelli a fondo
mobile. Ove necessario, ovvero su indicazione della Provincia, la capacit di trasporto della
corrente in diverse condizioni di piena pu essere valutata, in prima approssimazione, sulla
base della modellazione idraulica effettuata nello studio e di una speditiva caratterizzazione dei
sedimenti in alveo, ottenendo indicazioni di massima sulla quantit e sulla tipologia del
materiale trasportato e sulla tendenza morfologica evolutiva (deposito o erosione) dei vari tratti
d alveo.
2. Parametri di scabrezza
Nella modellazione di moto permanente monodimensionale il parametro di scabrezza
rappresenta, per il tronco fluviale compreso fra due sezioni di calcolo, oltre alla natura e alle
condizioni dellalveo e delle sponde, macroresistenze dovute alla variabilit longitudinale della
geometria o a possibili variazioni brusche del perimetro bagnato al crescere della portata; ci
assume particolare rilevanza nei casi in cui il rilievo delle sezioni disponibile non sia fitto lungo
il corso dacqua. In questi casi, il parametro di scabrezza deve tener conto di molteplici
processi di resistenza e dovrebbe essere assunto superiore (inferiore in termini di GaucklerStrickler) a quanto detterebbero condizioni solo locali dellalveo.
I parametri di scabrezza da utilizzare nel calcolo idraulico, ai fini sia delle verifiche
idrauliche sia della determinazione delle aree inondabili, devono tenere conto delle reali e
documentabili condizioni di manutenzione del corso dacqua. Tali valori di parametro di
scabrezza devono essere desunti da quelli individuati dalla tabella seguente (per semplicit
riportati solo in termini di scabrezza di Gauckler-Strickler; si ricorda, comunque, che il
coefficiente di Manning n pari allinverso del coefficiente Ks di Gauckler-Strickler), tenendo
conto che gli stessi dovrebbero essere considerati valori massimi non superabili.

Descrizione corso dacqua

Coeff. di scabrezza di
Gauckler-Strickler Ks (m1/3s-1)

tratti di corsi dacqua naturali con salti, rocce o vegetazione


anche arbustiva-arborea in alveo

25-30

corsi dacqua naturali con vegetazione e movimento di materiale


sul fondo

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tratti urbanizzati di corsi dacqua naturali con argini cementati


(e/o platee) in buono stato

35-40

corsi dacqua con fondo ed argini totalmente cementati in ottimo


stato ed assenza di manufatti (tubi, cavi, ecc.) o discontinuit
interferenti con le acque

40-45

Tombinature perfettamente lisciate e dotate a monte di


dispositivi atti ad assicurare la trattenuta di trasporto solido di
fondo e in sospensione (briglie selettive, vasche di
sedimentazioni, ecc.)

45-55

3. Franchi di sicurezza XII


Tutte le opere devono avere franchi adeguati, rispetto al livello di piena previsto per la portata
duecentennale. Alla loro valutazione devono concorrere considerazioni sia relative alla
tipologia di opera e alla sua rilevanza determinata anche in funzione della vulnerabilit delle
zone limitrofe, sia relative alle caratteristiche cinetiche della corrente, con la distinzione dei casi
di correnti lente e di correnti veloci.
Per i corsi dacqua sul reticolo idrografico principale i franchi non devono essere inferiori al
valore maggiore tra:
a) il carico cinetico della corrente determinabile come U2/2g, dove U la velocit media della
corrente (m/s) e g laccelerazione di gravit (m/s2) (valore particolarmente rilevante per
correnti veloci)
ed
b) i valori per categorie di opere di seguito indicati:
I. argini e difese spondali
II. ponti e similari fino a estensioni longitudinali di m. 10
III. coperture o tombinature, ponti e similari oltre m. 10

(1)

cm. 50/100
cm. 100/150
cm. 150/200

ove i due valori estremi corrispondono rispettivamente a bacini poco dissestati con
previsione di modesto trasporto solido ed a bacini molto dissestati con previsione di forte
trasporto solido in caso di piena.
Per le opere di cui al punto III, nel caso di modesta rilevanza dellopera stessa e di bacini
ben sistemati, il valore minimo del franco come sopra indicato pu essere derogato
dallamministrazione competente fino a 100 cm.

Vedere anche il Documento 2.2, recante alcuni chiarimenti tecnici e normativi sui
franchi di sicurezza per la progettazione di opere in alveo, approvati dal CTR nella
seduta del 11/11/2002.

XII

(1)

Per estensione longitudinale si intende lestensione dellopera misurata parallelamente alla


direzione della corrente. Per opere non ortogonali alla direzione della corrente si valuta come
estensione la distanza, sempre misurata in senso parallelo alla corrente, tra il lembo pi a monte e
quello pi a valle dellopera stessa.

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ALLEGATO 4: INDIRIZZI TECNICI PER LA REALIZZAZIONE DI


TOMBINATURE
Le opere di tombinatura e di copertura, ove ammesse, devono essere realizzate, salvo
specifiche integrazioni richieste da parte della Provincia, secondo i seguenti indirizzi generali:
1. deve essere garantita una sezione di deflusso netta interna di dimensioni minime di
1,60x1,60 metri, salvo il caso di tombinature o coperture connesse alla realizzazione di
infrastrutture viarie sui colatori minori per le quali deve essere garantita una sezione di
deflusso minima superiore al metro quadrato, fermo restando la possibilit per la Provincia,
qualora se ne ravveda la necessit, di prescrivere dimensioni superiori al fine di consentire
manutenzioni anche con macchine operatrici;
2. deve essere predisposto un programma di mantenimento della sezione di deflusso di
progetto ed effettuata almeno due volte allanno, e comunque ogni qualvolta se ne presenti
la necessit, la pulizia degli attraversamenti da parte del proprietario e/o concessionario;
3. devono essere previste opere di intercettazione del materiale nelle zone di imbocco e, in
casi specifici, per i corsi dacqua del reticolo principale, apposita vasca di sedimentazione a
monte; di detta vasca deve essere predisposto un adeguato programma di sghiaiamento.

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ALLEGATO 5: ACCORGIMENTI TECNICO-COSTRUTTIVI PER IL


NON AUMENTO DELLE CONDIZIONI DI RISCHIO IDRAULICO
Vengono di seguito definiti gli accorgimenti tecnico-costruttivi finalizzati al non aumento del
rischio attuale, da adottarsi ai sensi delle lettere a) e b) del comma 3 nonch del comma 8
dellart. 15 della presente normativa-tipo.
A tal fine rileva la definizione di rischio idrogeologico assunta nel presente Piano, che, come
noto, risulta dalla combinazione dei seguenti tre fattori: (1) pericolosit, (2) valore degli
elementi a rischio in termini di persone e beni; (3) vulnerabilit degli elementi a rischio, intesa
come capacit dellelemento a resistere allevento. Nella specie, con riferimento al rischio
idraulico, la pericolosit rappresentata dalle fasce di inondabilit.
Dalla definizione generale del rischio si evince che, affinch lintroduzione di un nuovo elemento
in unarea interessata da possibili inondazioni non determini un aumento delle condizioni di
rischio, deve poter essere eliminata la vulnerabilit dellelemento stesso nei confronti dellevento
temuto. Pertanto gli accorgimenti tecnico-costruttivi finalizzati al non aumento del rischio attuale
devono essere in grado di proteggere lelemento stesso dagli allagamenti e limitare gli effetti
dannosi per la pubblica incolumit conseguenti allintroduzione del nuovo elemento in
occasione di un evento alluvionale.
Ai fini della ammissibilit degli interventi di cui alle lettere a) e b) del comma 3 e di cui al comma
8 dellart. 15 della presente normativa, occorre verificare, caso per caso, lefficacia degli
accorgimenti nella protezione del nuovo elemento dagli allagamenti, in considerazione in
particolare sia delle caratteristiche dellevento atteso (quali altezze idriche e velocit di
scorrimento previste in caso di piena duecentennale) sia della alta vulnerabilit intrinseca di
alcuni elementi (per esempio locali interrati o campeggi); tale verifica deve essere effettuata
mediante unanalisi tecnico-idraulica basata sulle determinazioni del presente piano
relativamente alla portata duecentennale.
Qualora tali determinazioni non risultino
sufficientemente approfondite per i casi in questione deve essere prodotto uno studio idraulico
di dettaglio finalizzato a valutare lentit e le caratteristiche del fenomeno nellarea interessata
dalledificazione.
Le finalit sopra indicate possono essere perseguite attraverso ladozione, sia singolarmente sia
congiuntamente, delle seguenti misure od accorgimenti tecnico-costruttivi, elencati a titolo
meramente esemplificativo:
1. il confinamento idraulico dellarea oggetto dellintervento mediante sopraelevazione o
realizzazione di barriere fisiche per la corrente di inondazione;
2. limpermeabilizzazione dei manufatti fino a una quota congruamente superiore al livello di
piena di riferimento mediante il relativo sovralzo delle soglie di accesso, delle prese daria e,
in generale, di qualsiasi apertura;
3. il diniego di concessioni per locali interrati o insediamenti ad alta vulnerabilit;
4. il divieto di destinazioni duso che comportino la permanenza nei locali interrati.
In ogni caso la quota del piano terra abitabile delle nuove edificazioni deve essere posta ad un
livello adeguatamente superiore a quello del tirante idirico associato alla piena duecentennale e
le eventuali strutture interrate devono prevedere accessi posti ad una quota superiore al tirante
anzidetto maggiorato di metri 0.50 ed essere completamente stagne e non collegate
direttamente con le reti di smaltimento bianche e nere.
Ulteriori accorgimenti tecnico-costruttivi complementari ai precedenti possono essere:
1. linstallazione di stazioni di pompaggio;
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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

2. la riorganizzazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche nelle aree limitrofe;
3. la difesa mediante sistemi passivi dal rigurgito delle acque nella rete di smaltimento delle
acque meteoriche, dei quali sia predisposto un adeguato programma di manutenzione;
4. linstallazione di sistemi di allarme.

ALLEGATO 6: INDIVIDUAZIONE DI MISURE FINALIZZATE ALLA


RIDUZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO PER OPERE ESISTENTI
Viene di seguito riportata una elencazione non esaustitiva delle possibili misure dirette alla
mitigazione del rischio del patrimonio edilizio esistente sito in aree ad elevata probabilit di
inondazione o di frana, da adottare da parte dellEnte locale competente, e da attivare
prioritariamente per le strutture altamente vulnerabili, anche sulla base di specifiche analisi
costi-benefici.
1. la delocalizzazione o rilocalizzazione degli elementi a maggior rischio, situati in particolare
nella fascia A e nella aree a molto elevata ed elevata suscettivit al dissesto (Pg4 e Pg3);
2. provvedimenti di inabitabilit per locali posti a quote non compatibili con linondabilit
dellarea e/o diniego di concessione edilizia per locali seminterrati;
3. la messa in opera di misure o accorgimenti tecnico costruttivi o, in generale, la
realizzazione di opere per la riduzione del rischio dei locali od edifici soggetti ad alto rischio
idraulico o ad alto rischio geomorfologico;
4. variazioni di destinazione duso dei manufatti edilizi esistenti finalizzate a renderli il pi
possibile compatibili con linondabilit o la propensione al dissesto dellarea.

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Testo integrato della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio


per la tutela dal rischio idrogeologico ex all. 2 DGR 357/01 e ss.mm

ALLEGATO 7: INDIRIZZI DI PROTEZIONE CIVILE


(Prevenzione ed emergenza)
Le carte di pericolosit redatte nellambito del presente Piano, quali la carta della suscettivit a
dissesto e la carta delle fasce di inondabilit, nonch la carta del rischio idrogeologico, sono
propedeutiche alla predisposizione dei piani di protezione civile provinciali e comunali di cui alla
l.r. n.9/2000 per quanto attiene al rischio idrogeologico. Nellambito di tali piani spetta ai
Comuni competenti:
1. redigere una carta del rischio idrogeologico di maggior dettaglio finalizzata allindividuazione
di situazioni puntuali con problematiche specifiche di protezione civile, ed in particolare che
individui gli specifici elementi presenti e che diversifichi, in considerazione della loro
caratteristica vulnerabilit, le aree a rischio.
2. individuare, relativamente ai manufatti soggetti a rischio elevato, attraverso analisi di
dettaglio anche sotto laspetto costi-benefici, le soluzioni pi opportune per la riduzione
del rischio connesso (quali delocalizzazione, cambi di destinazione duso, provvedimenti di
inabitabilit, sistemi di allarme, accorgimenti tecnico-costruttivi, ecc.).
3. fornire adeguata informazione alla cittadinanza circa il grado di esposizione al rischio
desunto dalle carte di pericolosit e rischio, ed in particolare disporre lapposizione lungo la
viabilit ed in adiacenza ai manufatti siti in zone inserite nelle fasce di inondabilit,
parzialmente o totalmente inondabili e/o allagabili, apposita segnaletica permanente del
pericolo, e nei punti nevralgici, di pannelli a messaggio variabile, con alimentazione
autonoma, che, sulla base dei bollettini di allerta, informano la popolazione sulle possibili
situazioni di rischio.
Relativamente agli immobili destinati ad uso commerciale o ricreativo, agli impianti sportivi e ad
altri locali aperti al pubblico devono essere predisposti idonei piani di evacuazione e/o messa in
sicurezza degli edifici, coordinati con le azioni previste dal piano comunale di protezione civile.
In ogni caso, spetta al Comune vietare e/o disciplinare, mediante apposite segnalazioni o
tramite la polizia comunale, la limitazione o la interdizione degli accessi nelle aree o
infrastrutture esposte al rischio, la permanenza nei locali interrati e/o seminterrati nonch in
quelli siti allo stesso livello del piano stradale a rischio di inondazione e/o di allagamento
contestualmente alla diramazione dello stato di allerta.

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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI INTERPRETATIVI E CHIARIMENTI IN


MERITO AI CRITERI PER LA REDAZIONE DELLA
NORMATIVADEI PIANI DI BACINO
PER LA TUTELA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO
DI CUI ALLA DGR 357/01

Documento approvato
con DGR 848 del 18.7.2003

Documento 2.1

ALLEGATO1 ALLA DGR 848/2003


INDIRIZZI INTERPRETATIVI E CHIARIMENTI
IN MERITO AI CRITERI PER LA REDAZIONE DELLA NORMATIVA
DEI PIANI DI BACINO PER LA TUTELA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO
DI CUI ALLA DGR 357/01

Premessa

A seguito di numerosi quesiti pervenuti alla scrivente amministrazione in merito alla


corretta applicazione dei criteri per lelaborazione delle norme di attuazione dei piani di
bacino per la tutela dal rischio idrogeologico, assunti dalla Giunta regionale nella sua
qualit di Comitato Istituzionale dellAutorit di bacino di rilievo regionale con
deliberazione n.357/2001, si rende opportuno fornire i seguenti chiarimenti.
Innanzitutto si ricorda che i criteri di cui si tratta attengono alle tematiche della
pericolosit idrogeologica e del connesso grado di rischio nellambito della
pianificazione di bacino e corrispondono allesigenza di garantire lomogeneit di
gestione del rischio idrogeologico sul territorio regionale. In tal senso i criteri
individuano i contenuti minimi essenziali della normativa relativa alla tematica della
pericolosit e rischio idrogeologico nei piani di bacino o in loro stralci funzionali ai sensi
del comma 6ter, dellart. 17 della L. 183/89, ed in particolare, quindi, dei piani di bacino
stralcio che sono stati approvati dallAutorit di Bacino di rilievo regionale ai sensi del
comma 1, art.1, del D.L. 180/98.
Si intende inoltre ribadire e meglio precisare la finalit propria dei piani di bacino anche
stralcio, attualmente approvati, a riguardo delle tematiche di cui sopra. Il piano di
bacino, in tale ambito, infatti, investe il governo del territorio e la corretta utilizzazione
dello stesso, perseguendo, in via prioritaria, la gestione delle situazioni di pericolosit e
rischio al fine del non aumento delle condizioni di rischio attuale e della tutela
della pubblica e privata incolumit.
La finalit in questione, rappresenta, pertanto, la corretta chiave di lettura delle norme
del piano di bacino ogni qualvolta si presentino fattispecie concrete di dubbia
applicazione, superando, se del caso, la qualificazione strettamente edilizia degli
interventi ammessi e/o vietati o le varie accezioni riscontrabili negli specifici strumenti
urbanistici.
Avuto riguardo alle specifiche finalit sottese ai limiti indicati nei criteri stessi,
nellindividuazione degli interventi edilizi esclusi da tali normative, quindi, il criterio
interpretativo da privilegiare, a fronte di nozioni pi restrittive a diversi effetti,
quello della tutela sottesa alle normative stesse.
In tal senso, quindi, si ritiene che i chiarimenti e le interpretazioni riportate nel presente
documento possano rimanere validi anche a seguito della entrata in vigore del Testo
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Allegato 1 alla DGR 848/2003


Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

unico delledilizia (D.P.R. n. 380/2001), che innova le definizioni degli interventi edilizi
delineate nella l.n.457/1978, cui fa riferimento la normativa di piano stralcio. Infatti, tali
definizioni devono ritenersi prevalenti per quanto concerne il regime dei titoli abilitativi e
non anche in termini sostanziali, rispetto alle definizioni degli interventi stessi contenuti
negli strumenti urbanistici generali vigenti ovvero ad altre disposizioni quali la disciplina
dei piani di bacino i cui divieti e limiti vanno riferiti alla natura sostanziale
dellintervento, a prescindere dalla categoria in cui gli stessi sono ascritti in base allo
strumento urbanistico ovvero al T.U.
di tutta evidenza che lammissibilit degli interventi che non risultano tra quelli vietati
nella normativa del piano di bacino comunque subordinata alla loro ammissibilit
negli specifici SUG.
Si ricorda inoltre che resta fermo il principio generale, sotteso alla pianificazione di
bacino relativamente alle tematiche del rischio idrogeologico, in base al quale qualsiasi
intervento, pur se non incluso tra quelli esplicitamente vietati, non deve aumentare la
pericolosit di inondazione o di frana ed il rischio connesso, sia localmente, sia
a monte e a valle, e non deve pregiudicare la realizzabilit degli interventi di
sistemazione e di mitigazione del rischio previsti dal Piano; riguardo alla
pericolosit idraulica, non deve inoltre costituire significativo ostacolo al deflusso delle
acque di piena o ridurre significativamente la capacit di invaso delle aree stesse.
Si evidenzia infine che lapplicazione della normativa del Piano di bacino, finalizzata al
non aumento delle condizioni attuali di rischio, non dispensa dalla necessit di
prevedere le adeguate azioni e misure di protezione civile in considerazione delle
condizioni di pericolosit idrogeologica delle diverse aree individuate dal Piano stesso,
condizioni che, tra laltro, devono essere assunte come base per la redazione dei piani
di protezione civile comunali.

Chiarimenti sui criteri di cui alla DGR 357/01


Gli indirizzi interpretativi qui indicati, che discendono dai principi generali illustrati in
premessa, confermano e meglio specificano gli indirizzi gi forniti su analoghi
argomenti nelle circolari esplicative a suo tempo emanate a riguardo dellapplicazione
dellart. 26 della L.R. 9/93 e del disposto della DGR 2615/98.
Sono forniti, tra laltro, chiarimenti ed indirizzi interpretativi su specifiche definizioni di
tipo urbanistico-edilizio introdotte dai criteri regionali ex DGR 357/01; va da s che le
singole norme del piano di bacino vanno in ogni caso applicate nella loro completezza,
valutando contestualmente le varie condizioni di volta in volta specificate e rispettando
il principio generale del non aumento della pericolosit e del rischio richiamato in
premessa.
Si segnala, inoltre, che per semplicit espositiva, i chiarimenti che seguono fanno
riferimento agli articoli della normativa-tipo di cui allallegato 2 della DGR 357/2001, e
ss. mm. ed ii.

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Allegato 1 alla DGR 848/2003


Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

1) Fasce di inondabilit (Art. 15)


Aree a suscettivit al dissesto (Art. 16)
Ammissibilit degli interventi consistenti in modesti ampliamenti a fini
igienico-sanitari e tecnologici
Si specifica che ai presenti fini, i modesti ampliamenti a fini igienico-sanitari e
tecnologici entro soglie predeterminate dallo strumento urbanistico generale e,
quindi, senza il rispetto dellindice edificatorio, non sono da ricomprendere nella
definizione di nuova costruzione, risultando gli stessi ascrivibili, a questi soli fini,
nella categoria della ristrutturazione edilizia, ovvero del risanamento
conservativo.
Tali ampliamenti sono quindi da ritenersi ammissibili, fermo restando il rispetto delle
condizioni di volta in volta specificate, laddove nella normativa del Piano di Bacino
siano ammessi gli interventi di risanamento conservativo e di ristrutturazione
edilizia, semprech gli stessi siano ammessi dagli SUG comunali una tantum e
quindi senza il rispetto degli indici di edificabilit.

2) Fasce di inondabilit (Art. 15, commi 2, 3 e 8)


Aree a suscettivit al dissesto (Art. 16, commi 2 e 3)
Definizione degli interventi di nuova edificazione
Anche nel caso degli interventi di nuova edificazione, richiamati nei commi succitati,
si chiarisce che tale definizione va intesa, al di l delle possibili diverse
classificazioni contenute nello SUG o nel T.U. delledilizia appena entrato in vigore,
in relazione alle caratteristiche dellintervento in termini di pericolosit e rischio
per beni e persone. In tal senso, a titolo di esempio, non sono da ritenersi
interventi di nuova edificazione ai sensi della normativa di piano di bacino interventi
quali linstallazione di serre di tipo a tunnel, recinzioni, tettoie, pali, tralicci,
condotte di servizi, etc.; cos come verande o balconi, in quanto riconducibili, nella
sostanza, ai modesti ampliamenti di cui al punto 1).
Non sono inoltre da considerarsi rientranti nella nuova edificazione le
sopraelevazioni connesse al recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti in
conformit al disposto della L.R. 24/2001, ovvero quelle ascrivibili alla categoria dei
modesti ampliamenti di cui al punto 1).

3) Fasce di inondabilit (Art. 15, comma 2, lett. b))


Aree a suscettivit al dissesto (Art. 16, comma 2, lett. b))
Ammissibilit di manufatti anche non qualificabili come volumi edilizi e
sistemazione di aree che comportino la permanenza o la sosta di persone
Nellambito della finalit generale dei piani di bacino in tema di rischio
idrogeologico, la finalit della norma in oggetto quella di garantire che non siano
attuate trasformazioni urbanistiche di zone gi riconosciute come a pericolosit
molto elevata (T=50 anni ovvero frana attiva) tali da comportare la permanenza

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Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

di persone in insediamenti non adeguatamente protetti o proteggibili dagli


eventi calamitosi. In questo senso, quindi, la norma intesa a vietare interventi
quali linstallazione di campeggi, villaggi turistici, o insediamenti comunque legati
alla ricettivit turistica quali roulottes o case mobili, in ragione della loro sostanziale
assimilabilit, dal punto di vista dellaumento del rischio idraulico, agli interventi di
nuova edificazione nonch della loro intrinseca elevata vulnerabilit rispetto agli
eventi alluvionali. Analogamente sono da ricomprendere in tali divieti capannoni e
simili, anche non realizzati in muratura, ove siano insediabili attivit produttive,
commerciali o similari.
Sono invece da ritenersi ammissibili, a titolo di esempio, interventi quali
linstallazione di dehors o similari, lallestimento di mercati temporanei, fieristici o
similari, attrezzature balneari, parcheggi a raso, purch siano previste le
adeguate azioni e misure di protezione civile.

4) Fasce di inondabilit (Art. 15, comma 2)


Ammissibilit degli interventi sul patrimonio edilizio esistente comportanti
cambio di destinazione duso con aumento del carico insediativo
Al comma 2 viene specificato che gli interventi ammessi sul patrimonio edilizio
esistente non devono comunque comportare cambi di destinazione duso che
aumentino il carico insediativo anche temporaneo.
Si ricorda innanzitutto che la contestualit delle due condizioni sopra citate a
rendere non ammissibile un dato intervento (ferme restando le altre limitazioni
poste nella normativa del piano di bacino); la motivazione della norma risiede infatti
nel non ammettere, in unarea a pericolosit idraulica molto elevata, dove sono
peraltro ammessi solo interventi sul patrimonio edilizio esistente, trasformazioni di
edifici o insediamenti che prevedano un cambio di destinazione duso tale da
comportare un aumento del grado di rischio degli stessi a causa di un aumento
del carico insediativo.
In primo luogo rientrano quindi nel divieto quelle trasformazioni che prevedano la
permanenza di persone in siti ove attualmente non sia prevista (a mero titolo di
esempio, cambio di destinazione da magazzino ad abitazione).
Daltra parte, in conformit con quanto gi precisato nella circolare esplicativa della
DGR 2615/98, la nozione di carico insediativo va intesa in senso sostanziale,
riferendosi con tale dizione ai casi di interventi comportanti un apprezzabile
incremento del numero di abitanti, di addetti o di utenti, semprech derivanti da
mutamenti della destinazione duso di immobili esistenti che determinino, come
conseguenza, un maggior fabbisogno di standards urbanistici.
Inoltre, tenuto conto delle specifiche finalit proprie della normativa di piano di
bacino, possono essere ammissibili interventi che, pur qualificandosi come
interventi di cambio di destinazione duso sotto il profilo strettamente edilizio,
mantengano in modo prevalente la destinazione originaria.
In tal senso, a titolo di esempio, ove la normativa di piano di bacino ammette gli
interventi di ristrutturazione edilizia, sono da considerarsi ammissibili, alle
condizioni di volta in volta specificate, gli interventi di frazionamento interno,
semprech ovviamente la disciplina del piano urbanistico espressamente li
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Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

ammetta, nonch gli interventi volti al recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti,
posto che gli stessi comportano il mutamento di destinazione duso di una parte di
edifici gi destinati ad un prevalente uso abitativo.

5) Fasce di inondabilit (Art. 15: comma 2, lett. a); comma 3, lett. a); comma 8)
Definizione di tessuto urbano consolidato o da completare mediante interventi
di integrazione urbanistico-edilizia sempre allinterno di ambiti gi edificati.
In conformit con quanto gi precisato nella circolare esplicativa della DGR
2615/98, con la dizione contesti di tessuto urbano consolidato o da completare
mediante interventi di integrazione urbanistico-edilizia sempre allinterno di ambiti
gi edificati si intende di norma far riferimento a zone omogenee classificate di tipo
A e/o B in base al DM 2-4-1968. Vi possono rientrare anche zone di tipo D
che inglobino insediamenti produttivi di varia natura (industriali, commerciali,
artigianali o misti) gi esistenti o da riconvertire o da completare, nonch altre zone
comunque classificate, e quindi anche al limite di tipo C, che siano
sostanzialmente assimilabili a zone di tipo A o B e che, in ogni caso, risultino
caratterizzate dalla presenza di un tessuto edilizio consolidato ovvero da
completare in alcune sue parti.
Di conseguenza, tali completamenti devono
necessariamente riguardare lotti di limitata estensione ancora liberi ma interni a
zone gi densamente edificate.
In coerenza con le finalit del piano di bacino per la tematica di riferimento,
sicuramente non rientrano in tali ipotesi i casi in cui lintervento edilizio, qualora
realizzato, determini un aumento della classe di rischio attuale valutata secondo i
criteri regionali.
Si precisa ancora che laddove il Comune sia dotato di PUC, dovr comunque far
riferimento al criterio sopra indicato, tenuto conto che tale strumento, a norma
dellart. 27, comma 3, della L.R. 36/97 deve contenere lindicazione di riferimento
delle proprie previsioni alle zonizzazioni in base al DM 2-4-1968.

6) Fasce di inondabilit (Art. 15, commi 2 e 3)


Non aumento della vulnerabilit rispetto ad eventi alluvionali e non aumento
del rischio idraulico.
Riguardo alla condizione di ammissibilit di interventi a condizione che non venga
aumentata la vulnerabilit rispetto ad eventi alluvionali o il non aumento del rischio
idraulico richiamata dalla norma in oggetto, si precisa quanto segue, in conformit a
quanto gi evidenziato nellallegato B ai criteri di cui allAllegato 1 alla DGR 357/01.
a) Nella normativa di piano il concetto di vulnerabilit viene richiamato con
riferimento al patrimonio edilizio esistente. Si ricorda che la vulnerabilit di un
edificio o di un manufatto deriva dalla capacit o inidoneit dellelemento a
resistere allevento alluvionale di riferimento (minore tale capacit, maggiore
la vulnerabilit).
Laddove gli interventi sul patrimonio edilizio esistente risultano ammissibili se
non aumentano il grado di vulnerabilit attuale dellelemento in esame, tali
interventi non devono quindi provocare una diminuzione del suo attuale
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Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

grado di protezione dagli eventi alluvionali. In tal senso, a titolo di esempio,


interventi quali aperture previste sotto il livello della massima piena o
realizzazione di interrati o seminterrati rientrano, in generale, nella tipologia di
interventi che aumentano la vulnerabilit, a meno che non vengano assunti le
opportune misure ed accorgimenti tecnico-costruttivi in grado di assicurarne la
protezione dagli allagamenti.
b) Nella normativa di piano il concetto di non aumento del rischio idraulico viene
richiamato con riferimento agli interventi di nuova edificazione o di nuove
infrastrutture. Tale concetto connesso alla consueta definizione di rischio
idrogeologico adottata nei criteri e raccomandazioni regionali in merito. In
conformit al contenuto dellallegato B sopra citato, si ricorda che lintroduzione
di un nuovo elemento in unarea interessata da possibili inondazioni determina
necessariamente un aumento delle condizioni di rischio, a meno che
lelemento stesso risulti non vulnerabile nei confronti dellevento di piena
di riferimento. Tale obiettivo pu essere raggiunto anche attraverso adeguati
accorgimenti tecnico-costruttivi che devono, quindi, essere progettati, caso per
caso, in modo tale da proteggere efficacemente lelemento stesso dagli
allagamenti rispetto allevento di riferimento e limitare, in occasione di un evento
alluvionale, gli effetti dannosi per la pubblica incolumit conseguenti
allintroduzione del nuovo elemento, nelle aree di interesse e nelle aree limitrofe.

7) Fasce di inondabilit (Art. 15, comma 2, lett. d))


Ammissibilit di interventi su infrastrutture
Poich dalla lettura delle lettera d) del comma 2., dellart. 15 della normativa-tipo
potrebbe non risultare chiaro lambito di applicazione della norma stessa, con
particolare riferimento allammissibilit di interventi su infrastrutture private, si
chiarisce che la norma-tipo in oggetto va interpretata alla luce del criterio di cui
allAllegato 1 alla DGR 357/01, ed in particolare del paragrafo 3.1, lett. c), punto 1),
che specifica che, in fascia A, sono consentiti interventi di manutenzione,
ampliamento o ristrutturazione di infrastrutture pubbliche esistenti purch non
aumentino le condizioni di rischio, nonch la realizzazione di infrastrutture
pubbliche connesse alla mobilit progettate sulla base di uno specifico studio di
compatibilit idraulica e coniugate alle idonee azioni e misure di protezione civile, e
previo parere favorevole della Provincia.

8) Fasce di inondabilit (Art. 15, comma 7)


Elementi per la riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di
interventi di sistemazione idraulica
Si specifica che, ai fini dellefficacia della riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito degli interventi di sistemazione idraulica, sufficiente verificare la
sussistenza dei seguenti presupposti:
- Le opere realizzate devono essere conformi al Piano di bacino relativo ed, in
ogni caso, al progetto approvato dagli Enti competenti, previa acquisizione degli
eventuali necessari pareri di conformit al Piano di bacino.

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Allegato 1 alla DGR 848/2003


Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

Le opere realizzate devono riguardare la realizzazione di lotti funzionali


dellintervento complessivo previsto dal Piano e comunque essere in grado di
eliminare il livello di pericolosit di inondazione per il quale sono state
progettate (di norma T=200 anni) in porzioni significative del territorio. Sulla
base di idonea documentazione, da acquisire qualora non fosse stata prodotta
in sede progettuale, dovr essere valutata e perimetrata leventuale pericolosit
residua in relazione alla portata di progetto, nonch allassetto idraulico
complessivo dellarea protetta dalla difesa idraulica (a titolo di esempio,
interferenze con eventuali colatori minori o inondabilit residua proveniente da
monte).
Le opere devono essere state regolarmente terminate e collaudate.
Deve essere specificato il soggetto responsabile della manutenzione delle
opere al fine di assicurarne la corretta funzionalit nel tempo ed il conseguente
mantenimento delle raggiunte condizioni di mitigazione della pericolosit
idraulica.

9) Art. 25 Condoni edilizi pareri ex art. 32, L.47/85


Obbligo di richiesta di parere al soggetto che ha apposto il vincolo
Nel caso di interventi abusivi, soggetti a regime di condono edilizio ai sensi del
capo IV della L.47/85, corrispondenti a tipologie di interventi ammessi dalla
normativa di Piano di bacino senza bisogno di alcun parere da parte della
Provincia, non risulta necessaria lespressione del parere previsto allart. 32 della
stessa L. 47/85 in relazione al condono edilizio da parte del soggetto che ha posto
il vincolo. Poich, infatti, non esiste un vincolo che vieti lo specifico intervento in
caso di nuova realizzazione, n una disposizione che imponga lacquisizione del
parere della Provincia, lintervento stesso, ancorch abusivamente realizzato, non
rientra nella fattispecie del citato art. 32.

10) Pareri della Provincia


Si evidenzia che i criteri regionali prevedono la necessit di un parere della
Provincia solo in alcuni casi specifici, ove sia indispensabile una valutazione caso
per caso, relativa sia alle caratteristiche del fenomeno calamitoso previsto sia alle
necessarie caratteristiche e tipologie costruttive. In particolare, a riguardo del
regime proprio delle fasce di inondabilit e delle aree a diversa suscettivit al
dissesto, e con riferimento allammissibilit di interventi di tipo urbanisticoedilizio, tale parere previsto solo nei casi seguenti:
-

in fascia A, relativamente alla ammissibilit di manufatti non qualificabili come


volumi edilizi e la sistemazione di aree che comportino la permanenza o la
sosta di persone nellambito di parchi urbani o di aree di verde attrezzato,
nonch per la realizzabilit di nuove infrastrutture pubbliche;
in fascia B, relativamente allammissibilit della nuova edificazione e degli
interventi di ristrutturazione urbanistica in aree a minor pericolosit e nellambito
di tessuto urbano consolidato o da consolidare;
in fascia A e B, relativamente allammissibilit di interventi in deroga ai divieti
relativi alle fasce A e B stesse per opere di pubblica utilit indifferibili e urgenti;
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Allegato 1 alla DGR 848/2003


Indirizzi interpretativi e chiarimenti In merito ai criteri per la redazione della normativa
dei piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01

in aree Pg3 suscettivit al dissesto elevata, relativamente allammissibilit di


interventi viabilit, servizi tecnologici ed aree a verde attrezzato.

In tutti gli altri casi i criteri regionali individuano interventi ammessi o vietati in
ciascuna classe di pericolosit sulla base della tipologia degli interventi stessi,
senza necessit dellespressione di pareri da parte della Provincia.
Si evidenzia, inoltre, che i criteri regionali non prevedono un ruolo del Comitato
Tecnico Provinciale (CTP) nellespressione dei pareri, che sono invece di
competenza delle Province. I CTP, ai sensi della LR 18/99, sono, infatti, organo
consultivo della Provincia ed quindi una scelta autonoma delle Province stesse se
e quando richiedere un parere del CTP al fine di formulare il proprio parere di
competenza, ai sensi della normativa di piano di bacino.

Documento 2.1
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CHIARIMENTI TECNICI E NORMATIVI


IN MERITO AI
FRANCHI DI SICUREZZA IDRAULICI
PER LA PROGETTAZIONE DI OPERE IN ALVEO
Documento approvato dal CTR
nella seduta dell11/11/2008
Nota prot. n. 165209/4714/2002

Documento 2.2

CIRCOLARE DEL CTR


PROT. N. 165209/4714/2002

Franchi di sicurezza
per la progettazione di opere in alveo

Al fine di meglio chiarire gli aspetti tecnici e normativi connessi alla applicazione
dei franchi di sicurezza previsti per la progettazione di opere interferenti con
lalveo dei corsi dacqua, la Sezione del Comitato Tecnico Regionale per il
Territorio per le funzioni dellAutorit di Bacino di rilievo Regionale, nella seduta
dell11.11.2002, si espressa nei termini seguenti.

1) Sotto il profilo tecnico noto che, nellambito della progettazione di opere che
interessano lalveo dei corsi dacqua, necessario prevedere adeguati franchi tra la
sommit arginale o lintradosso delle strutture in progetto ed il previsto livello della
piena di riferimento, al fine di garantire il corretto funzionamento delle opere in
questione ed assicurare il deflusso della portata di progetto con un adeguato
coefficiente di sicurezza, tenendo conto di tutte le incertezze legate alla modellazione
idrologico-idraulica e ai vari fenomeni che possono occorrere durante levento di piena,
dei quali la modellazione non tiene solitamente conto (a titolo di esempio ostruzioni,
trasporto solido, forti depositi etc.).
A tal fine i criteri regionali per lelaborazione della normativa dei piani di bacino per la
tutela dal rischio idrogeologico, di cui alla DGR 357/2001 e ss.mm. e ii., prevedono che
i franchi di sicurezza non debbano essere inferiori al maggiore tra:
(a) il carico cinetico della corrente determinabile come U2/2g, dove U la velocit
media della corrente (m/s) e g laccelerazione di gravit (m/s2) (valore
particolarmente rilevante per correnti veloci)
ed
b) i valori per categorie di opere di seguito indicati:
I. argini e difese spondali
II. ponti e similari fino a estensioni longitudinali di m. 10
III. coperture o tombinature, ponti e similari oltre m. 10

cm. 50/100
cm. 100/150
cm. 150/200

ove i due valori estremi corrispondono rispettivamente a bacini poco dissestati


con previsione di modesto trasporto solido ed a bacini molto dissestati con
previsione di forte trasporto solido in caso di piena.
Per le opere di cui al punto III, nel caso di modesta rilevanza dellopera stessa e di
bacini ben sistemati, il valore minimo del franco come sopra indicato pu essere
derogato dallamministrazione competente fino a 100 cm.

Documento 2.2
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Chiarimenti tecnici e normativi in merito


ai franchi di sicurezza idraulici per la progettazione di opere in alveo

Si noti che tali valori, compresa la valutazione del carico cinetico quale parametro di
riferimento per la determinazione dei franchi di sicurezza, erano gi stati introdotti nella
circolare applicativa dellart. 26 della L.R 9/93, assunta con nota n. 3410/93,che
richiamava, peraltro, il piano di bacino campione del t. Bisagno redatto dalla
Commissione Scientifica Regionale per la difesa del suolo (DGR 975/1978).

In particolare si ricorda che il carico cinetico rappresenta il massimo valore che pu


assumere linnalzamento del pelo libero qualora si verifichino condizioni di moto
diverse rispetto a quelle assunte nella modellazione e quindi lassumere il valore del
carico cinetico quale valore limite permette di garantire il corretto funzionamento
dellopera. Questo vale in particolare in condizioni di correnti veloci (supercritiche) per
le quali, come noto, anche un modesto ostacolo o una variazione di natura dellalveo
possono provocare un innalzamento anche rilevante della superficie libera; si
rammenta, infatti, a tale proposito che, nel caso di correnti veloci, la somma di
profondit e carico cinetico (detta carico specifico) approssima la corrispondente
profondit di corrente lenta con stessa energia, la profondit, cio, che si potrebbe
concretamente realizzare in caso di brusca transizione della corrente da veloce a lenta.
Nel caso le velocit della corrente in prossimit dellopera che si intende realizzare
siano particolarmente elevate, il valore del carico cinetico pu risultare elevato, ed in
particolare maggiore dei valori standard di riferimento tradizionalmente assunti, ma
rappresenta il possibile reale innalzamento, che pu subire la corrente in particolare
condizioni e deve quindi essere necessariamente tenuto in considerazione al fine della
sicurezza.
Si richiama inoltre lattenzione sul fatto che velocit di deflusso molto elevate
rappresentano elemento di criticit non solo nei termini suddetti ma anche dal punto di
vista delle sollecitazioni sulle strutture, che interferiscono con il deflusso (scalzamento,
erosione spondale etc). In questi casi, peraltro, deve essere valutata, gi a livello
progettuale, la compatibilit della realizzazione di unopera interferente con il deflusso
con tali condizioni di moto, prevedendo, se del caso, una corretta sistemazione della
zona, che potr significativamente diminuire le velocit di riferimento.
Alla luce di quanto sopra, risulta pertanto evidente la congruit e la fondatezza tecnica
del criterio di determinazione dei franchi assunto nei criteri regionali, che finalizzato
a tutelare la pubblica e privata incolumit assicurando, con adeguata sicurezza, il
transito senza esondazioni della portata di progetto anche in condizioni non previste
dalla modellazione matematica utilizzata per il calcolo, ma che possono in concreto
realizzarsi durante eventi di piena anche ordinaria.

2)

Sotto il profilo normativo appare opportuno precisare che, anche a seguito


dellentrata in vigore della L.R. 18/99, permane in capo alle Province la facolt di
ammettere, nellambito delle autorizzazioni e dei pareri di competenza, motivatamente
ed in relazione a casi specifici, deroghe ai franchi di sicurezza rispetto alla piene di
progetto delle opere idrauliche, come peraltro gi previsto dalla L.R. 9/93.
Competenza che sussiste anche in presenza dei piani di bacino approvati.

Documento 2.2
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Chiarimenti tecnici e normativi in merito


ai franchi di sicurezza idraulici per la progettazione di opere in alveo

In ogni caso e senza soluzione di continuit rispetto allapplicazione dellart. 26 della


L.R. 9/93 posta in essere da parte degli uffici provinciali, si conferma la necessit di
adottare particolare cautela nellapplicazione di tali deroghe in quanto, come
precedentemente ricordato, i franchi stabiliti dai criteri regionali sono finalizzati ad
assicurare con un adeguato coefficiente di sicurezza il transito senza esondazioni della
portata di progetto e concorrono quindi alla tutela della pubblica e privata incolumit. Si
evidenzia peraltro che lapprovazione dei piani di bacino comporta il superamento di
talune incertezze a riguardo di elementi tecnici di conoscenza, in particolare a riguardo
della portata di progetto, determinata con analisi specifiche per ogni singolo bacino.
Alla luce degli argomenti sopra svolti ne consegue che, fermo restando lobbligo di
conformit della normativa degli approvandi piani di bacino ai citati regionali anche
relativamente ai franchi di sicurezza (cfr. all. B dei criteri di cui alla DR 357/02), la
Provincia possa autorizzare deroghe a tali franchi motivatamente ed in relazione a casi
specifici, ed a seguito di adeguate analisi e valutazioni, a condizione che sia comunque
assicurata ladeguata sicurezza delle opere in progetto e delle aree limitrofe ai fini della
tutela della pubblica e privata incolumit.
Si sottolinea peraltro la necessit che, nellambito di autorizzazione di deroghe ai
franchi rispetto alla portata di progetto (tempo di ritorno di 200 anni), sia sempre
indicata la portata smaltibile con ladeguato franco, che deve essere considerata,
quindi, come la portata per la quale lopera in progetto assicura il deflusso senza
esondazioni, pur non rappresentando la messa in sicurezza definita dalla normativa
vigente (cfr possibilit di deroga alla portata di progetto ai sensi dellart. 7, comma 2
della normativa-tipo di cui alla DGR 357/01 e ss.mm. e ii.).
In particolare nellautorizzare deroghe ai franchi la Provincia deve valutare
esplicitamente, caso per caso, sulla base di adeguate analisi idrauliche (vedi ancora
all. B dei criteri di cui alla DGR 357/02), almeno gli aspetti di seguito evidenziati,
conformemente alle indicazioni tecniche a tuttoggi in uso, al fine di accertare che si
possa ragionevolmente escludere la possibilit di notevoli innalzamenti del livello di
piena rispetto a quanto determinato con la modellazione utilizzata, dando atto delle
risultanze di tale valutazione negli atti di competenza.

a) Rilevanza dei corsi dacqua in esame e dellestensione dei bacini sottesi.


A questo proposito, in particolare, possano essere qualificati come corsi dacqua
minori quelli con superficie inferiore a circa 2 km2.
b) Caratteristiche del corso dacqua e del bacino sotteso.
A questo proposito occorre valutare se tali caratteristiche permettano di escludere
levenienza di fenomeni non tenuti in conto nella modellazione matematica
utilizzata per determinare il livello di piena (valutazione ad esempio dellentit della
pendenza di fondo, delluniformit longitudinale delle sezioni fluviali, del trasporto
solido, dellinfluenza di opere interferenti con il deflusso, etc.). In particolare deve
essere valutata lentit del possibile trasporto solido durante un evento di piena,
fenomeno che pu significativamente alterare gli effetti previsti con la modellazione
matematica (ad esempio effetto della dinamica dellalveo sui livelli idrici durante gli
eventi di piena e/o effetto dellopera sulla dinamica del trasporto di sedimenti).

Documento 2.2
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Chiarimenti tecnici e normativi in merito


ai franchi di sicurezza idraulici per la progettazione di opere in alveo

c) Caratteristiche idrauliche della corrente.


In particolare, devono essere verificate le condizioni di deflusso nel tratto in esame
con la distinzione tra corrente veloce (detta anche supercritica in quanto superiore
alla velocit critica) o lenta (subcritica); si ricorda infatti che, in caso di correnti
veloci, anche un modesto ostacolo o una variazione di natura dellalveo possono
provocare un innalzamento anche rilevante della superficie libera, che pu
raggiungere il valore del carico cinetico U2/2g, e provocare quindi esondazioni non
previste qualora le opere non abbiano previsto ladeguato franco.
Inoltre, si richiama lattenzione sul fatto che velocit elevate rappresentano, senza
dubbio, un elemento di criticit progettuale dal punto di vista delle sollecitazioni
sulle strutture che interferiscono con il deflusso (scalzamenti, erosioni spondali,
etc); in tali condizioni di moto deve quindi essere prioritariamente valutata la
compatibilit della realizzazione di unopera interferente con il deflusso,
prevedendo, se del caso, una corretta sistemazione della zona, che potr
significativamente diminuire le velocit di riferimento.
d) Caratteristiche progettuali dellopera.
In particolare va valutata la rilevanza dellopera in progetto e la sua interferenza
con il normale deflusso del corso dacqua, tenendo conto che, se lopera
interferisce significativamente con la corrente (ad es. una tombinatura), la stessa
pu essere causa di modifiche non trascurabili delle condizioni del moto della
corrente stessa, anche in funzione di fenomeni non considerati nella modellazione.
e) Caratteristiche delle zone limitrofe allopera e valutazione del danno atteso in
caso di esondazione della portata di progetto
In particolare deve essere valutata la possibilit connessa ad una esondazione
della portata di progetto conseguente alla mancata previsione delladeguato franco
al sopravvenire di circostanze non prese in considerazione esplicitamente nella
schematizzazione modellistica. Deve inoltre essere valutato il relativo danno atteso
in funzione delle caratteristiche delle zone limitrofe; a tale proposito possono
essere distinte, a titolo di esempio, zone urbanizzate per le quali il danno atteso di
una eventuale esondazione sempre elevato e zone non urbanizzate ove tale
danno possa essere, al contrario, ritenuto non rilevante.

Documento 2.2
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI RELATIVI
ALLA RIPERIMETRAZIONE
DELLE FASCE DI INONDABILIT
A SEGUITO DI
INTERVENTI DI SISTEMAZIONE IDRAULICA

Documento approvato
con DGR 16 del 12.1.2007
- Allegato 1 -

Documento 2.3

ALLEGATO 1 ALLA DGR 16/07


INDIRIZZI RELATIVI ALLA
RIPERIMETRAZIONE DELLE FASCE DI INONDABILIT
A SEGUITO DI INTERVENTI DI SISTEMAZIONE IDRAULICA.

1. Premessa
I piani di bacino stralcio per lassetto idrogeologico determinano le aree inondabili a
diversi tempi di ritorno in funzione delle varie criticit idrauliche individuate per i vari
corsi dacqua indagati. Individuano altres il quadro di interventi di sistemazione
idraulica che consentano leliminazione o la riduzione delle criticit idrauliche e di
conseguenza la mitigazione delle condizioni di pericolosit delle aree limitrofe.
I criteri per la normativa di attuazione dei piani di bacino stralcio di cui alla DGR 357/01
e ss.mm. prevedono che a seguito della realizzazione degli interventi previsti i limiti
delle fasce di inondabilit possano essere modificati da parte della Provincia al fine di
conformarli alla nuova situazione con la procedura semplificata di cui al comma 15,
dellart. 97 della l.r. n.18/99. Tali criteri sono stati recepiti dalla normativa-tipo di cui
allallegato 2 della DGR 357/01 1 e dalle normative di attuazione dei vari piani stralcio
regionali approvati.
Con DGR 848/03 sono stati emanati alcuni chiarimenti ed indirizzi interpretativi sulla
normativa di cui sopra, trattando, tra laltro, anche laspetto delle riperimetrazioni delle
aree inondabili conseguenti ad interventi di messa in sicurezza idraulica. In quella
sede, infatti, a seguito di manifestati dubbi interpretativi si reso opportuno richiamare i
requisiti minimi per procedere, in tali casi, alle riperimetrazioni delle aree inondabili.
Si ricorda ancora che, secondo i criteri regionali, in coerenza con gli indirizzi nazionali,
la messa in sicurezza del corso dacqua e conseguentemente delle corrispondenti
aree perifluviali stata convenzionalmente associata allo smaltimento senza
esondazioni e con adeguato franco di sicurezza della portata a tempo di ritorno
1

Il comma 7 dellarticolo 15 della normativa-tipo recita:


A seguito della realizzazione degli interventi di sistemazione idraulica previsti dal Piano, la
Provincia provvede alla conseguente modifica dei limiti della fasce A, B, C di cui ai commi
precedenti, al fine di conformarli alla nuova situazione, con la procedura di cui al comma 15 dell'art.
97, della l.r. n.18/99.
Nel caso di interventi complessi, sottoposti a strumentazione urbanistica attuativa, comprensivi anche
del progetto delle opere di sistemazione idraulica congruenti con quelle previste dal Piano, la
riperimetrazione delle fasce A, B e C pu essere deliberata dalla Provincia, ai sensi del comma 15
dell'art. 97, della l.r. n.18/99, anche contestualmente allapprovazione e/o al controllo dello strumento
attuativo, ferma restando la natura prioritaria delle opere di sistemazione idraulica, la cui effettiva
esecuzione, previa verifica della Provincia, condiziona lefficacia della riperimetrazione e costituisce
presupposto per le successive concessioni edilizie.

Documento 2.3
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Allegato 1 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di interventi di sistemazione idraulica

duecentennale.
Bench questa rappresenti di norma la finalit degli interventi di
sistemazione idraulica, peraltro possibile procedere ad interventi dimensionati su
portate a tempi di ritorno inferiori, nei casi in cui non sia possibile raggiungere la messa
in sicurezza a breve termine e comunque sui tratti di interventi che si configurino come
una fase realizzativa intermedia e che consentano una significativa mitigazione del
rischio, individuando contestualmente lo stato di pericolosit residua per le portate
superiori a quelle di progetto.
Poich allo stato attuale sono stati finanziati molti interventi di sistemazione idraulica
ed una buona parte di essi si trovano in fase realizzativa o sono stati conclusi, assume
particolare rilevanza lomogeneit a livello regionale nellapplicazione dei criteri per le
riperimetrazioni e la valutazione degli esiti delle riperimetrazioni stesse sul territorio,
anche avuto riguardo alle conseguenze sul regime normativo delle fasce.

2. Elementi per riperimetrazione di aree inondabili a seguito di interventi


idraulici
Si richiamano gli elementi forniti nellallegato 1 alla DGR 848/2003 contenente Indirizzi
interpretativi e chiarimenti in merito ai criteri per la redazione della normativa dei piani
di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01. Al punto 8, in
particolare, stato specificato che, ai fini dellefficacia della riperimetrazione delle fasce
di inondabilit a seguito degli interventi di sistemazione idraulica, deve esse verificata
la sussistenza dei seguenti presupposti:
a) Le opere realizzate devono essere conformi al Piano di bacino relativo ed, in ogni
caso, al progetto approvato dagli Enti competenti, previa acquisizione degli
eventuali necessari pareri di conformit al Piano di bacino.
b) Le opere realizzate devono riguardare la realizzazione di lotti funzionali
dellintervento complessivo previsto dal Piano e comunque essere in grado di
eliminare il livello di pericolosit di inondazione per il quale sono state progettate
(di norma T=200 anni) in porzioni significative del territorio. Sulla base di idonea
documentazione, da acquisire qualora non fosse stata prodotta in sede progettuale,
dovr essere valutata e perimetrata leventuale pericolosit residua in relazione alla
portata di progetto, nonch allassetto idraulico complessivo dellarea protetta dalla
difesa idraulica (a titolo di esempio, interferenze con eventuali colatori minori o
inondabilit residua proveniente da monte).
c) Le opere devono essere state regolarmente terminate e collaudate.
d) Deve essere specificato il soggetto responsabile della manutenzione delle opere al
fine di assicurarne la corretta funzionalit nel tempo ed il conseguente
mantenimento delle raggiunte condizioni di mitigazione della pericolosit idraulica.
Tali criteri vanno applicati anche nei casi di riperimetrazione preventiva, laddove la
stessa, cio, possa venire approvata gi sulla base del progetto di sistemazione,
restando ferma la necessit di verificare la sussistenza degli elementi evidenziati a
seguito del completamento degli interventi, ai fini dellefficacia normativa della
riperimetrazione stessa. Questo aspetto stato, tra laltro, sottolineato anche nella
Documento 2.3
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Allegato 1 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di interventi di sistemazione idraulica

circolare prot. n.27699/519 del 2.8.2005, pubblicata sul BURL n. 8 parte II del
23.2.2005 relativa allapplicazione dellart. 110 bis della L.R. 18/99.
Nel confermare la validit generale di tali criteri, ed a fronte della esigenza di
assicurare lomogeneit a livello regionale delle procedure di riperimetrazione, si
forniscono nel seguito alcuni ulteriori elementi tecnici, ad integrazione e migliore
esplicitazione dei criteri di cui alla DGR 357/01 e ss.mm.m in particolare a riguardo
della fase di determinazione della pericolosit residua, richiamata anche tra gli
elementi sopra ricordati.

3. Pericolosit residua a seguito di interventi di sistemazione idraulica


La realizzazione di interventi di sistemazione idraulica comporta, di norma,
laggiornamento delle fasce di inondabilit previgenti, attraverso la valutazione delle
condizioni di pericolosit residua, come gi specificato al precedente punto 2, lett. b),
che risulta connessa alla valutazione dellefficacia degli interventi stessi rispetto alle
portate di progetto.
La determinazione delle condizioni di pericolosit residua a seguito di interventi di
sistemazione idraulica rappresenta unoperazione delicata e talvolta complessa, che
richiede la necessaria attenzione e valutazione al fine della consapevolezza degli
effettivi livelli di rischio raggiunti e della loro adeguata gestione nellottica della tutela
della pubblica e privata incolumit.
In proposito, si ricorda che si possono verificare due grandi categorie di situazioni in
relazione alla tipologia di interventi di sistemazione idraulica posti in essere:
1) interventi c.d. di messa in sicurezza, dimensionati cio per lo smaltimento senza
esondazioni della portata di piena duecentennale con adeguato franco,
conformemente agli indirizzi regionali e nazionali recepiti nei piani di bacino;
2) interventi c.d. di mitigazione del rischio, dimensionati cio su portate inferiori
rispetto alla portata duecentennale o che comunque non assicurino in modo certo il
contenimento di tale portata, ma che contribuiscano a ridurre in modo significativo il
livello di pericolosit e rischio attuale.
Va ricordato, innanzitutto, che le condizioni di rischio nullo non sono mai raggiungibili
nella realt, e che la cosiddetta messa in sicurezza corrispondente ad una soglia
stabilita convenzionalmente. Anche in questo caso, quindi, necessario valutare le
potenziali condizioni di pericolosit residua, tenendo anche conto che la progettazione
degli interventi ed il successivo studio delle aree inondabili residue sono
necessariamente basati su modellazioni idrauliche, e quindi su schematizzazioni e
semplificazioni matematico-numeriche.
Pertanto, si evidenzia che, anche in aree protette da opere idrauliche, esiste la
possibilit che si verifichino eventi di tipo alluvionale, sia per il realizzarsi di eventi di
entit superiore a quelli utilizzati come riferimento nella progettazione, comunque
possibili (sormonto arginale), o per fenomeni non tenuti in considerazione nella
modellazione matematica (quali ostruzioni, trasporto solido, accumulo delle acque a
tergo delle strutture, etc.), sia per problemi di funzionalit delle opere idrauliche di
difesa (quale ad es. il cedimento di una struttura arginale).
Documento 2.3
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Allegato 1 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di interventi di sistemazione idraulica

Nellambito della documentazione tecnica da produrre ai fini della riperimetrazione


delle aree inondabili dovranno quindi essere valutate tutte le condizioni che possano
condurre a livelli di pericolosit residua sui territori protetti da opere di sistemazione
idraulica, sia nel caso di interventi dimensionati sulla portata duecentennale, sia, ancor
di pi, di quelli dimensionati su portate inferiori.
Si evidenziano nel seguito, a maggior precisazione dei criteri tecnici gi forniti, alcuni
aspetti generali da tenere in considerazione e requisiti minimi da rispettare nella fase
della valutazione delle condizioni di pericolosit residua ai fini delle riperimetrazioni,
della cui valutazione dare atto esplicitamente nellambito dei relativi atti.
1. Valutazione esplicita e documentata del quadro di pericolosit residua attesa, con
riferimento allo scenario che si prefigura a seguito della realizzazione dellintero
progetto di messa in sicurezza idraulica nonch di quello del progetto del lotto di
interesse, con una loro comparazione ai fini della valutazione del grado di efficacia
raggiunto tramite la realizzazione del lotto stesso.
2. Ove il lotto non preveda il raggiungimento della messa in sicurezza da piene con
tempo di ritorno duecentennale, determinazione della pericolosit residua riferita
alla inondabilit che ancora permane rispetto alle portate con tempi di ritorno di 50,
200 e 500 anni, e ove, possibile a quelle con tempi di ritorno di 30 e 100 anni. Va
da s che alle perimetrazioni delle aree inondabili corrispondenti alle portate di
riferimento sar associata la corrispondente normativa in relazione al livello di
pericolosit in cui ricade.
In tali casi andr anche assicurata, gi in fase di progettazione, ladeguatezza
delle strutture di difesa ai fini della funzionalit ed affidabilit delle opere (ad
esempio, progettazione di argini sormontabili), ovvero sar necessario analizzare
e determinare le condizioni di funzionalit e di possibile criticit delle opere in caso
di accadimento di eventi con portate superiori a quelle di progetto.
3. Valutazione, anche di prima approssimazione, sulle possibili condizioni di
pericolosit residua riferita allopera di difesa eseguita nel lotto, in relazione a
scenari di sifonamento e/o di crollo e/o di sormonto per cedimento fondazionale.
Sulla base degli esiti di tale valutazione, in casi particolari, anche in funzione della
tipologia ed entit dellopera o del contesto in cui la stessa ricade, potr risultare
necessario produrre analisi o studi specifici per le valutazione di dettaglio delle
problematiche sopra accennate.
Resta ferma naturalmente la necessit di verificare altre cause di inondabilit o
allagamento delle zone in questione (ad es. interazione con altri corsi dacqua o
colatori minori, acque di esondazione provenienti da tratti a monte, etc.).
Nel caso in cui gli interventi realizzati assicurino il contenimento della portata
duecentennale con adeguato franco e non si riscontri la necessit di valutazioni
specifiche pi approfondite di cui ai punti precedenti, si ritiene che, a fini di conoscenza
storica e di protezione civile, ed in coerenza con quanto effettuato nellambito dei piani
vigenti per le aree storicamente inondate, sia necessario, come livello minimo,
perimetrare le aree a pericolosit residua in corrispondenza a quelle precedentemente

Documento 2.3
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Allegato 1 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di interventi di sistemazione idraulica

inondabili con tempo di ritorno di 200/500 anni, facendole rientrare in fascia C, e


distinguendole graficamente dalle reali aree inondabili 500-ennali post-intervento per
una pi facile lettura ed interpretazione.
Si richiama infine lattenzione sulla cautela che richiede la perimetrazione della
pericolosit residua in due fattispecie di intervento, per le quali risulta necessario
procedere a specifiche valutazioni caso per caso:

a) Interventi di risagomatura delle sezioni idrauliche e scavo del fondo alveo.


Tali interventi, pur potendosi configurare come interventi di mitigazione del rischio,
non si configurano, in generale, come interventi di messa in sicurezza in quanto
non certa, a priori, la stabilit nel tempo della configurazione di progetto, e
pertanto non presuppongono, di norma, una riperimetrazione delle aree inondabili.
Nel caso in cui tali interventi esulino da una normale manutenzione e presentino i
presupposti per una riperimetrazione delle aree inondabili, la valutazione del livello
di pericolosit residua non potr che essere effettuata sulla base di studi specifici
ed approfonditi comprensivi di analisi sul trasporto solido e sulla morfodinamica
fluviale.
Lefficacia della riperimetrazione conseguente agli interventi di cui trattasi dovr
quindi essere subordinata:
a studi ed indagini che consentano di valutare gi a livello progettuale la
stabilit della configurazione ottenuta e di garantirla nel tempo, anche
attraverso la definizione di specifici piani di manutenzione, che descrivano
modalit, tempistica e costi della stessa; si sottolinea la necessit di
individuazione esplicita del soggetto preposto alla manutenzione (vedi
paragrafo 2, lett d), in questo caso particolarmente rilevante;
ovvero

alla esecuzione di adeguati programmi di monitoraggi successivi alla


realizzazione dellintervento, da individuare gi in sede progettuale, al fine di
verificare la variabilit della configurazione attesa nel tempo, per tratti
significativi anche a monte e a valle del tratto di interesse.

b) Interventi di sistemazione idraulica dimensionati su portata duecentennale


ma senza il franco di sicurezza previsto.
Si ricorda a questo proposito che il franco idraulico rappresenta il coefficiente di
sicurezza che assicura il corretto funzionamento delle opere realizzate, tenendo
conto di tutte le incertezze legate alla modellazione idrologico-idraulica e ai vari
fenomeni che possono occorrere durante levento di piena, dei quali la
modellazione non tiene solitamente conto, in particolare fenomeni di trasporto
solido e di flottanti durante levento stesso.
Nel caso, quindi, che gli interventi realizzati non prevedano ladeguato franco
idraulico, necessaria una valutazione specifica e dettagliata che consenta di
analizzarne le conseguenze. Qualora, in particolare, la deroga al franco previsto dal
piano di bacino non sia supportata da specifiche motivazioni tecniche che
consentano di escludere ragionevolmente la possibilit di livelli di piena superiori
rispetto a quanto determinato con la modellazione utilizzata (vedere in particolare il
Documento 2.3
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Allegato 1 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di interventi di sistemazione idraulica

documento approvato dal CTR nella seduta del 11 novembre 2002 e trasmesso
agli uffici provinciali con nota n.165209/4714/2002), necessario prevedere la
permanenza di una pericolosit residua, e quindi la permanenza di aree inondabili,
per la portata di progetto.
In particolare, in accordo con il contenuto del
documento sopracitato, la portata per la quale lopera progettata assicura il
deflusso senza esondazioni deve essere identificata con la portata smaltibile con
ladeguato franco, presupponendo, quindi, un livello di pericolosit residua per le
portate superiori.

Documento 2.3
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI RELATIVI
ALLA RIPERIMETRAZIONE
DELLE FASCE DI INONDABILIT
A SEGUITO DI
STUDI DI MAGGIOR DETTAGLIO

Documento approvato
con DGR 16 del 12.1.2007
- Allegato 2 -

Documento 2.4

ALLEGATO 2 ALLA DGR 16/2007


INDIRIZZI RELATIVI ALLA
RIPERIMETRAZIONE DELLE FASCE DI INONDABILIT
A SEGUITO DI STUDI DI MAGGIOR DETTAGLIO

1.

Premessa

I piani di bacino stralcio per lassetto idrogeologico determinano le aree inondabili a


diversi tempi di ritorno in funzione delle varie criticit idrauliche individuate per i vari
corsi dacqua indagati.
I criteri per la normativa di attuazione dei piani di bacino stralcio di cui alla DGR 357/01
e ss.mm. prevedono che i limiti delle fasce di inondabilit possano essere aggiornati da
parte della Provincia con la procedura semplificata di cui allart.97, c.15 della
l.r.18/1999, sulla base di studi di maggior dettaglio, quali studi integrativi eseguiti dalla
Provincia ovvero quelli svolti nellambito degli studi fondativi degli strumenti urbanistici
comunali, riguardanti le intere zone perimetrate o che interessino, in ogni caso, tratti
e/o areali di ampiezza significativa.
Tali criteri sono stati recepiti dalla normativa-tipo di cui allallegato 2 della DGR 357/01 1
e dalle normative di attuazione dei vari piani stralcio regionali approvati e vigenti.
Gli studi idraulici finalizzati alla determinazione o aggiornamento delle aree inondabili
devono corrispondere alle indicazioni minime dellallegato A dei criteri di cui alla DGR
357/01 (Allegato 3 della normativo-tipo di cui allallegato 2 alla DGR 357/01).

2.

Aggiornamento delle perimetrazioni delle fasce di inondabilit

2.1 Aspetti generali


Secondo quanto previsto dai criteri per la redazione dei piani di bacino, principio
generale alla base dellaggiornamento e la modifica della cartografia relativa alle fasce
di inondabilit, sulla quale si applica la disciplina del piano per i diversi livelli di
pericolosit idraulica, che tali aggiornamenti devono derivare dallacquisizione di
nuove conoscenze o da studi o indagini di maggior dettaglio rispetto a quanto
effettuato nellambito della redazione del Piano stralcio.

Il comma 7 dellarticolo 15 della normativa-tipo recita:


La Provincia pu altres ridefinire, con le procedure di cui al comma 15, dellart.97, le classi di
pericolosit idraulica e procedere alla conseguente modifica dei limiti della fasce A, B, C, B* (A*) a
seguito di studi di maggior dettaglio riguardanti le intere zone perimetrate e comunque tratti
significativi dei corsi dacqua, quali quelli svolti nellambito degli studi fondativi degli strumenti
urbanistici comunali ovvero quelli integrativi eseguiti dalla Provincia stessa.

Documento 2.4
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Allegato 2 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di studi di maggior dettaglio

Si sottolinea, quindi, che, in generale, al fine di approvare nuovi studi volti a


riperimetrare aree inondabili:
-

deve essere verificato che gli studi sulla base dei quali vengono effettuate la nuove
determinazioni siano effettivamente di maggior dettaglio e di approfondimento
rispetto a quelli del piano di bacino vigente;

deve inoltre essere verificato che lo studio porti sempre ad una determinazione pi
affidabile delle aree inondabili e delle relative caratteristiche di inondazione, avendo
cura di determinare i margini di incertezza sia delle aree inondabili gia perimetrate,
sia delle nuove perimetrazioni;

in tal senso, devono risultare evidenziate, in particolare, le ragioni tecniche che


portano ad una diversa valutazione del valore delle stesse grandezze e parametri
(ad es. eliminazione di errori materiali, diversi valori dei dati di base, diverso e pi
dettagliato supporto cartografico, diverso dettaglio nella delimitazione e
caratterizzazione del bacino, diversa e pi approfondita modellazione idraulica,
etc.)

Pur dando atto che il tipo di indagine e di acquisizione di nuovi dati devono essere
commisurati anche allentit e alla motivazione della riperimetrazione richiesta, e che il
maggior dettaglio dipende da vari fattori, spesso interagenti, si rileva quindi che la
modifica alle perimetrazioni vigenti va sempre accompagnata da un reale e concreto
approfondimento di dati di base, valutazioni, modellistica, etc., come meglio
evidenziato ai paragrafi seguenti.
Tutto ci va evidenziato in uno specifico allegato tecnico di sintesi che illustri le
peculiarit dello studio di dettaglio rispetto agli studi precedenti a fondamento delle
perimetrazioni del piano in essere e che verifichi che gli studi presentati contengano gli
elementi adeguati per valutare tali aspetti e certifichi la sussistenza delle condizioni di
cui sopra.

2.2 Rilievi topografici e di sezioni


Bench, come detto, gli approfondimenti di maggior dettaglio possano riguardare vari
aspetti, si ritiene che gli stessi non possano prescindere da un adeguato rilievo
topografico di dettaglio dei luoghi, che potr peraltro essere proporzionato allentit e
alla rilevanza della modifica.
Pertanto gli studi finalizzati allaggiornamento delle perimetrazioni, per assumere
caratteristiche di maggior dettaglio, devono prevedere rilievi topografici
sufficientemente accurati della zona di indagine, riguardanti le sezioni dalveo, le
golene e comunque le aree interessate dalla propagazione della piena e limitrofe.
Lestensione dei rilievi plano-altimetrici e la numerosit dei punti battuti sar
commisurata allentit ed alla rilevanza della modifica richiesta, risultando sufficiente,
ad esempio, estendere lindagine su aree limitrofe in caso di errori materiali o di
modeste modifiche conseguenti alla sola morfologia locale.
Fermo restando che i rilievi di cui trattasi debbano essere acquisiti e restituiti in quote
assolute, indicazioni dordine generale sul dettaglio topografico necessario alla
conduzione degli studi di dettaglio, rispettivamente per il piano quotato dellarea
potenzialmente inondabile e per il transetto che comprende la sezione attiva
dellalveo fluviale, possono essere dedotte da direttive della FEMA (Federal
Documento 2.4
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Allegato 2 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di studi di maggior dettaglio

Emergency Management Agency) americana, sinteticamente riprese nella DGR 299/03


e riportate in allegato al presente documento.

2.3 Tratto di corso dacqua oggetto di studio


Le verifiche idrauliche, ai fini della loro affidabilit, devono sempre riguardare tratti di
corsi dacqua idraulicamente significativi.
Dal punto di vista della simulazione idraulica in alveo, nellallegato A ai criteri di cui alla
DGR 357/01 sono gi definiti come idraulicamente significativi tratti di corso dacqua
delimitati da sezioni per le quali sia possibile assegnare a priori il livello idrico della
corrente (es. attraversamento della profondit critica per brusco restringimento o
allargamento, presenza di soglie, ponti, traverse etc. oppure, ad esempio, deflusso in
un ricettore con livello noto). Questo principio consente di individuare tratti di corso
dacqua idraulicamente sconnessi luno dallaltro, tali da poter assumere che il
comportamento idraulico di un tratto non sia influenzato e non sia influenzabile da tratti
a monte e a valle.
Ai fini dellomogeneit e dellaffidabilit dei risultati degli studi in termini di aree
inondabili appare tuttavia necessaria una ulteriore precisazione riguardo la
significativit del tratto studiato.
Considerato che la riperimetrazione proposta va ad inserirsi in aree gi perimetrate,
comunque preferibile che gli approfondimenti interessino lintero tratto studiato
nellambito del piano di bacino vigente, in particolare per corsi dacqua di dimensioni
limitate.
Nel caso, tuttavia, si debba procedere per stralci pi limitati, deve essere valutato e
dimostrato che, oltre al tratto di corso dacqua, anche le aree inondabili oggetto di
studio e di approfondimento risultino sconnesse da quelle limitrofe, poste a monte e a
valle.
Ci significa, in generale, che le rideterminazioni effettuate in una zona, per poter
costituire aggiornamento delle perimetrazioni di piano, devono risultare coerenti con
quelle delle aree limitrofe e devono essere tali da non influire sulle valutazioni
precedentemente effettuate, e da non essere influenzate da fenomeni di esondazione
indiretti provenienti da sezioni del corso dacqua esterne al tratto indagato.
Analogamente dovr essere dimostrato che i fenomeni di esondazione che si
verificano nel tratto oggetto di indagine non interessino aree a valle di quella di studio.

2.4 Modellistica idraulica


Laggiornamento del quadro conoscitivo conseguente alla presentazione di studi ed
indagini di maggiore dettaglio deve sempre avvenire in un contesto di coerenza ed
omogeneit tecnica con gli studi condotti nellambito del piano vigente.
Come sopra evidenziato, nel caso di approfondimenti riferiti a porzioni di aree gi
oggetto di studi, necessario che tali studi riguardino un intorno idraulicamente
significativo, in modo da assicurare la coerenza dei risultati rispetto alle aree limitrofe o
comunque idraulicamente connesse.

Documento 2.4
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Allegato 2 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di studi di maggior dettaglio

Qualora infine le valutazioni relative al deflusso delle acque di piena siano basate su
ipotesi relative alla dinamica dellesondazione diverse da quelle previste negli studi
originari, deve essere adeguatamente dimostrata la fondatezza delle nuove ipotesi di
base.
Inoltre, lo studio idraulico di dettaglio deve riportare una validazione del metodo
adottato basata sulla ricostruzione delle alluvioni salienti registrate nel sito. Essa va
condotta tramite la ricostruzione idrologica dellevento generatore, la ricostruzione
dellarea allagata e il confronto tra tale ricostruzione e le tracce dellevento determinate
da unapprofondita analisi storico documentale, tenendo altres conto delleffettivo
assetto topografico dellepoca, riportato sulla base cartografica di dettaglio adottata. In
assenza di episodi documentati nel sito in esame, la validazione andr comunque
condotta su un sito campione.
In particolare quando il moto ed il deflusso risulti condizionato da situazioni non
rappresentate da opere idrauliche (quali ad esempio allagamento tramite sottopassi,
aperture o discontinuit nelle opere esistenti, ovvero presenza di muretti o recinzioni,
etc.), e pertanto legato a situazioni che possono rivelarsi contingenti, in quanto
derivanti da motivi e condizioni di tipo urbanistico-edilizio, deve essere garantito che le
ipotesi poste a base dello studio non abbiano a venir meno n siano influenzate e
modificate da eventuali interventi antropici, in quanto questi interventi non risultano
soggetti a pareri ed autorizzazioni da parte delle autorit idrauliche competenti.
In assenza delle garanzie suddette devono essere assunte perimetrazioni che
prendano contemporaneamente in considerazione le diverse ipotesi di dinamica
dellevento di esondazione, attraverso linviluppo dei diversi possibili scenari di
pericolosit idraulica od una loro opportuna combinazione sulla base della loro
probabilit di evenienza.
In tal senso vanno evitate, di norma, riperimetrazioni che dipendono esclusivamente da
fattori urbanistico-edilizi.
Le fasce di inondabilit sono infatti delle zone a valenza normativa derivanti dalle aree
inondabili e non possono presentare morfologie ad isola in corrispondenza di
manufatti edilizi o blocchi di manufatti o interi isolati. A meno che tale morfologia non
risulti suffragata da particolari conformazioni topografiche, evidenziate dalla planimetria
e dai transetti, tale morfologia non consentita anche qualora la tipologia e
conformazione degli edifici, dei blocchi o degli isolati li renda protetti da barriere
impermeabili.
Le eventuali protezioni edilizie corrispondono, infatti, non ad una messa in sicurezza
areale della zone, ma piuttosto ad accorgimenti tecnico-costruttivi, attivabili nelle zone
a rischio, al fine di proteggere passivamente gli insediamenti dagli allagamenti e di non
aumentare il rischio attuale. Proprio perch tali interventi non rappresentano opere
idrauliche con obbligo di controllo e manutenzione, n sono soggetti a polizia idraulica
n sono di propriet demaniale, essi non sono soggetti ad alcuna autorizzazione di tipo
idraulico in occasione di modifiche degli elementi edilizi in questione. Di conseguenza,
le aree protette da strumenti di difesa passiva a scala locale non possono essere tenuti
in considerazione ai fini della perimetrazione delle aree a pericolosit idraulica di cui si
tratta.

Documento 2.4
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Allegato 2 alla DGR 16/2007


Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di inondabilit
a seguito di studi di maggior dettaglio

Estratto da allegato a DGRL 299/03 Paragrafo 6


[omissis]
Seguendo le prescrizioni della Federal Emergency Management Agency si possono suggerire le seguenti
indicazioni dordine generale sul dettaglio topografico necessario alla conduzione degli studi di dettaglio,
rispettivamente per il piano quotato dellarea potenzialmente inondabile e per il transetto che comprende
la sezione attiva dellalveo fluviale.
Area potenzialmente inondabile
La base topografica del terreno su cui si propaga linondazione va ricostruita con un dettaglio adeguato in
considerazione della sua influenza sullaffidabilit della previsione delle grandezze in gioco.
In particolare il rilievo topografico delle aree necessario al fine di ricostruire il piano quotato delle aree
interessate dalle inondazioni delle aree al fine dellapplicazione dei modelli matematico-numerici di
inondazione. In tal senso, quindi, va definito ladeguato dettaglio del rilievo che, deve rappresentare
adeguatamente la morfologia e le quote delle aree interessate al fine di ottenere risultati affidabili
dallapplicazione dei modelli, in termini sia di perimetrazione di aree che di valutazione delle
caratteristiche delle inondazioni quali tiranti e velocit; di conseguenza il dettaglio di tale rilievo pu
anche, ove del caso, essere differenziato ed adeguatamente infittito in relazione alle caratteristiche
morfologiche delle aree, prevedendo il rilievo con un dettaglio diverso in zone in cui si prevedano
variazioni pi rapide delle grandezze idrauliche di riferimento da zone pi uniformi rispetto alle quote.
Per il rilievo dellarea potenzialmente inondabile, il relativo piano quotato deve essere caratterizzato
indicativamente da:
- una risoluzione verticale delle isoipse sul supporto cartografico - ovvero da una risoluzione delle
quote dei modelli digitali del terreno (DEM) della porzione di territorio potenzialmente
inondabile - almeno pari a 3050 cm nelle zone pianeggianti e 80120 cm altrove;
- ladeguato rilievo di tutti i bruschi cambiamenti di quota relativi, p.e., a infrastrutture viarie e
ferroviarie, rilevati in genere, ecc.;
- lopportuno aggiornamento del rilevamento topografico rispetto ai cambiamenti intervenuti in
seguito alla costruzione del supporto cartografico standard eventualmente utilizzato.
Transetto e sezione fluviali
Le sezioni fluviali devono essere rilevate avendo cura che:

la distanza verticale tra due punti adiacenti lungo il transetto della piana alluvionale non superi il
10% della dimensione verticale totale (altezza) del transetto;

la distanza orizzontale tra due punti adiacenti lungo il transetto della piana alluvionale non superi il
5% della larghezza totale del transetto;

la distanza orizzontale tra due punti adiacenti lungo la sezione dellalveo fluviale non superi il 10%
della larghezza totale della sezione attiva.

Opere idrauliche
Sia le opere longitudinali, sia quelle trasversali presenti nellalveo attivo e nella zona golenale devono
essere accuratamente rilevate, con una tolleranza verticale inferiore almeno della met di quella adottata
nel rilievo del piano quotato e una tolleranza orizzontale appropriata alla geometria e alla dimensione dei
particolari di interesse idraulico dellopera.

Documento 2.4
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CHIARIMENTI SULLA NOZIONE DI


CENTRO URBANO AI FINI DELLAPPLICAZIONE
DELLART. 8, C.3 E 4, DELLA NORMATIVA-TIPO
DEI PIANI DI BACINO STRALCIO REGIONALI
PER LA TUTELA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO
EX DGR 357/01.
Documento approvato
con DGR 359 DEL 6.4.2007

Documento 2.5

ALLEGATO 1 ALLA DGR 359/07


CHIARIMENTI SULLA NOZIONE DI CENTRO URBANO
AI FINI DELLAPPLICAZIONE DELLART. 8, C.3 E 4, DELLA
NORMATIVA-TIPO DEI PIANI DI BACINO STRALCIO REGIONALI
PER IL RISCHIO IDROGEOLOGICO EX DGR 357/01.

PREMESSA
I presenti chiarimenti riguardano la nozione di centro urbano cos come richiamata
nellart. 8, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio regionali per il rischio
idrogeologico allegata alla DGR 357/01 quale esempio tecnico di conformit ai criteri
approvati con la stessa deliberazione, e recepita dai piani di bacino stralcio regionali
vigenti.
La disposizione normativa di cui trattasi riguarda le distanze dai corsi dacqua, con
particolare riferimento alle fasce di inedificabilit assoluta dai limiti dellalveo e alle
fasce di rispetto relative ai tratti di corsi dacqua non indagati con studi idraulici
nellambito del piano di bacino approvato.
Tali disposizioni, come si evince dai criteri approvati con DGR 357/01, sono finalizzate
a porre lappropriato regime normativo in relazione allesigenza, da una parte, di
garantire un adeguato rispetto dellambiente fluviale a prescindere dalle condizioni di
pericolosit idraulica esistente, anche tenuto conto delle caratteristiche dei vari tratti di
corsi dacqua, e dallaltra di assicurare unopportuna disciplina alle zone perifluviali
(cosiddette fasce di rispetto), limitrofe a tratti di corsi dacqua non studiati nellambito
del Piano, per i quali, quindi, non noto leffettivo stato di pericolosit idraulica. In
questo ultimo caso, al fine della realizzazione di interventi edilizi in tali zone, pertanto
previsto un parere favorevole della Provincia, basato su uno specifico studio idraulico
che individui le fasce di inondabilit ai tempi di ritorno stabiliti.
La corrispondente normativa-tipo (recepita dai piani di bacino stralcio approvati)
prevede, allart. 8, comma 3, che sia stabilita una fascia di inedificabilit assoluta dai
limiti dellalveo, la cui ampiezza differenziata allinterno e allesterno del perimetro dei
centri urbani; prevede inoltre, al comma 4, che sia altres stabilita una fascia di 40 m,
riducibile dalla Provincia a 20 m allinterno dei centri urbani, nella quale subordinare gli
interventi urbanistico-edilizi a parere della Provincia sulla base di adeguati studi
idraulici.
A fini di completezza, in allegato al presente documento sono riportati gli estratti dei
criteri e della normativa tipo di cui alla DGR 357/01 relativi agli aspetti su richiamati,
rilevanti per i presenti chiarimenti.

Documento 2.5
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Allegato 1 alla DGR 359/2007


Chiarimenti sulla nozione di centro urbano ai fini dellapplicazione
dellart. 8, c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio regionali

INQUADRAMENTO TECNICO-NORMATIVO
Lapprovazione dei piani di bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico, ha
determinato il superamento delle disposizioni dellart. 26 della L.R. 9/93, recante il
regime transitorio da osservare nelle more dellapprovazione dei piani di bacino,
laddove le disposizioni stesse siano relative ad aspetti compiutamente trattati
nellambito del piano di bacino, anche stralcio.
Per quanto riguarda, in particolare, i piani di bacino stralcio regionali (bacini liguri
escluso il bacino del F. Magra), il combinato disposto dei commi 3 e 4 dellart. 8 sopra
ricordati disciplina gli aspetti relativi al rispetto di distanze dai corsi dacqua,
comportando quindi il superamento del regime relativo alle cosiddette deroghe alle
distanze di cui alla lettera b) del comma 2 del citato art. 26, da ritenersi perci
attualmente non pi vigente.
Peraltro, il nuovo assetto normativo, per quanto riguarda gli aspetti analoghi, si pone in
piena continuit con il precedente assetto come definito dalla legge regionale citata,
ancorch non vi si faccia pi esplicito riferimento, come di seguito meglio specificato.
Lart. 26 della L. R. 9/93, come regime transitorio in attesa dellapprovazione dei piani
di bacino, prevedeva, infatti, un uguale regime normativo su tutti corsi dacqua in
quanto, al momento, in assenza dei piani di bacino, non era noto lo stato di
insufficienza idraulica e quindi di pericolosit degli stessi. Subordinava, quindi, gli
interventi edilizi ricadenti in una fascia di 40 m dallalveo, ridotti a 20 m nel perimetro
dei centri urbani, ad una valutazione di esondabilit per la portata maggiore tra quella a
tempo di ritorno di 200 anni e quella certificata dal Servizio Idrografico dello Stato. Nei
casi in cui fossero state accertate le condizioni dettate dalla legge stessa, la distanza
minima dal corso dacqua poteva essere derogata fino a 3 m.
I piani di bacino hanno introdotto rilevanti elementi di conoscenza ed approfondimento
che hanno condotto, oltre alla determinazione della portate ad assegnati tempi di
ritorno, alla individuazione dei tratti di corsi dacqua insufficienti allo smaltimento delle
piene di riferimento e alla conseguente determinazione delle aree inondabili. In questi
tratti stato quindi valutato lo stato di pericolosit ed apposta una corrispondente
specifica normativa (si fa particolare riferimento alla fascia di riassetto fluviale e alle
fasce A, B e C individuate nei piani stralcio). Evidentemente, in questo caso, il
disposto dellart. 26 e le verifiche ivi previste ai fini degli interventi edilizi non hanno pi
alcun motivo di esistere, e sono pertanto completamente superati.
Esistono, peraltro, nei Piani vigenti tratti di corsi dacqua, pur ricompresi nel reticolo
idrografico principale, non indagati attraverso adeguate verifiche idrauliche, per i quali,
al contrario, permane una condizione di non conoscenza dello stato di criticit idraulica
e conseguente pericolo nelle aree limitrofe. Per tale motivo, al comma 4 dellart. 8,
prevista, in coerenza con il disposto del citato art. 26, la definizione di fasce di
rispetto nelle quali subordinare gli interventi edilizi ad approfondimenti idraulici. In tale
ambito, il Piano di bacino prevede uno studio idraulico pi completo di quello previsto
dallex art. 26, finalizzato non solo alla verifica dellesondabilit della portata 200ennale, ma anche alla determinazione delle aree inondabili per le tre portate di
riferimento adottate nel Piano. Tali studi, infatti, consentono ladozione dello stesso
regime normativo dei tratti studiati in relazione a stesse condizioni di pericolosit

Documento 2.5
Pagina 2 di 4

Allegato 1 alla DGR 359/2007


Chiarimenti sulla nozione di centro urbano ai fini dellapplicazione
dellart. 8, c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio regionali

idraulica, nonch laggiornamento dei piani vigenti con le risultanze ottenute,


trasformando cos i tratti di corsi dacqua da non studiati a studiati.
Resta ferma, in ogni caso, la necessit di prevedere una distanza minima dai limiti
dellalveo nel quale vietare gli interventi edilizi, indipendentemente dallo stato di
pericolosit (e quindi valida sia per tratti studiati che non studiati nellambito del Piano),
quale quella posta dal comma 3 dellart. 8 citato, anchessa in continuit con quanto
stabilito dallex art. 26 della L.R. 9/93. In particolare i piani di bacino stralcio hanno
previsto distanze minime inferiori allinterno dei centri urbani rispetto a quelle esterne,
sulla base del presupposto che in centri gi edificati ed urbanizzati sia pi difficile
reperire gli spazi adeguati per mantenere distanze superiori e che comunque si tratti di
ambiti territoriali gi maggiormente compromessi dal punto di vista ambientale.

NOZIONE DI CENTRO URBANO


Come sopra detto, sia il comma 3 che il comma 4 dellart. 8 della normativa dei piani di
bacino stralcio regionali vigenti richiamano il concetto di centro urbano per la
definizione e differenziazione delle distanze dai limiti dellalveo.
Per quanto sopra illustrato, considerato che tale norma stata formulata in continuit
con il disposto dellart. 26 della L.R. 9/93 prima vigente, e comunque tesa ad
assolvere ad analoga finalit, la definizione di centro urbano richiamata nella normativa
di Piano pu essere mutuata in modo diretto da quella di cui allart. 26 sopra citato,
come risulta prassi consolidata nellambito delle attivit di competenza relative alla
pianificazione di bacino di rilievo regionale.
Si ricorda a questo proposito che tale definizione stata esplicitata nella circolare n.
3410 del 31/5/1993, emanata relativamente al regime transitorio di cui allart. 26 della
L.R. 9/93. In tale circolare si chiariva, infatti, che per lindividuazione del centro urbano
ai fini dellapplicazione di tale art. 26, si doveva far riferimento al centro edificato
come definito dallart. 18 della L. 865/71 e di seguito riportato:
Il centro edificato delimitato, per ciascun centro o nucleo abitato, dal
perimetro continuo che comprende tutte le aree edificate con continuit ed i
lotti interclusi. Non possono essere compresi nel perimetro dei centri
edificati gli insediamenti sparsi e le aree esterne, anche se interessate dal
processo di urbanizzazione.
Bench, infatti, la finalit della legge nazionale richiamata e linteresso pubblico
perseguito fossero differenti, tale definizione risultava congrua con la ratio della norma
regionale, risultando la locuzione centro urbano sinonimo di ambiti territoriali con
grado di urbanizzazione omogenea e tessuto edilizio continuo.
Tale definizione appare ancora oggi in grado di rappresentare adeguatamente la
finalit sottesa dalla normativa di piano di bacino, tenuto tra laltro conto che viene
anche ripresa la stessa terminologia gi introdotta dalla L.R. 9/93.
Si conferma quindi la validit della definizione sopra ricordata anche ai fini
dellapplicazione dei commi 3 e 4 dellart. 8 della normativa di attuazione dei piani di
bacino stralcio regionali vigenti, come di prassi gi in uso.
Documento 2.5
Pagina 3 di 4

Allegato 1 alla DGR 359/2007


Chiarimenti sulla nozione di centro urbano ai fini dellapplicazione
dellart. 8, c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio regionali

Peraltro, in coerenza con quanto gi specificato nella nota n. 28134 del 18 marzo 1997
inviata dallallora struttura regionale Assetto e Rischio idrico alle Province Liguri ai fini
dellapplicazione dellart. 26 della L.R. 9/93, laddove un Comune non sia dotato della
perimetrazione del centro edificato (considerato anche che ad oggi la L. 865/71 non
pi vigente) ovvero la perimetrazione esista ma sia palesemente superata, si deve
fondare lapplicazione della normativa di Piano in questione su una specifica verifica
della rispondenza della situazione di fatto dellarea oggetto di intervento alla definizione
generale sopra riportata.
Pertanto, allorch tale delimitazione non esista ovvero sia palesemente superata, il
Comune dovr procedere ad una adozione o aggiornamento della stessa sulla base
della definizione sopra ricordata, o comunque ad acquisire e fornire i dati e gli elementi
necessari a comprovare la collocazione dellarea stessa allinterno del centro urbano,
sia a corredo degli atti urbanistici di competenza dello stesso Comune sia nellambito di
procedimenti di istanze alla Provincia per lacquisizione dei pareri che ad essa
competono per i tratti non studiati.
Va da s che in tali casi, il Comune e/o la Provincia, oltre che ad esercitare il proprio
potere-dovere di verificare lattendibilit di detti elementi di prova, devono tenere conto
degli atti e dei pareri gi rilasciati, nellottica della coerenza e della omogeneit della
applicazione normativa.

Documento 2.5
Pagina 4 di 4

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CHIARIMENTI SUL REGIME NORMATIVO


APPLICABILE NELLA FASCIA DI INEDIFICABILIT
ASSOLUTA DAI LIMITI DELLALVEO
AI SENSI DELLART. 8, C.3
DELLA NORMATIVA-TIPO DEI PIANI
DI BACINO STRALCIO REGIONALI
PER IL RISCHIO IDROGEOLOGICO
EX DGR 357/01.
Documento approvato
con DGR 1339 del 9.11.2007

Documento 2.6

ALLEGATO 1 ALLA DGR 1339/07


CHIARIMENTI SUL REGIME NORMATIVO APPLICABILE
NELLA FASCIA DI INEDIFICABILIT ASSOLUTA
DAI LIMITI DELLALVEO
AI SENSI DELLART. 8, C.3 DELLA NORMATIVA-TIPO
DEI PIANI DI BACINO STRALCIO REGIONALI
PER IL RISCHIO IDROGEOLOGICO EX DGR 357/01.

1. PREMESSA
I presenti chiarimenti riguardano il regime normativo associato alla fascia di
inedificabilit assoluta dai limiti dellalveo, introdotta dai criteri per la redazione della
normativa dei piani di bacino stralcio per il rischio idrogeologico di cui alla DGR 357/01
e come richiamata nellart. 8, c. 3 della normativa-tipo approvata con DGR 357/01
quale esempio tecnico di conformit ai criteri sopraccitati, e recepita dai piani di bacino
stralcio regionali vigenti.
Ai sensi del punto 2.2, lett. c) dellallegato 1 alla DGR 357/01 1 , prevista una fascia di
inedificabilit assoluta lungo lintero corso dacqua, finalizzata a garantire un congruo
rispetto dellambiente fluviale, a prescindere dalle condizioni di pericolosit idrauliche
esistenti; previsto altres che nella determinazione della relativa ampiezza si debba
tenere conto delle caratteristiche dei vari tratti del corso dacqua oggetto di disciplina.
La corrispondente normativa tipo, allart. 8, prevede la disciplina relativa al rispetto di
distanze dai corsi dacqua. In particolare, al comma 3 2 , prevede che sia stabilita una
fascia di inedificabilit assoluta dai limiti dellalveo, come definiti dai commi 1 e 2 dello
stesso articolo, la cui ampiezza differenziata allinterno e allesterno del perimetro dei
centri urbani, proponendo un limite rispettivamente di metri 5 e metri 10.

Criteri di cui allallegato 1 alla DGR 357/01 punto 2.2:


c) Le fasce di inedificabilit assoluta dai limiti dellalveo.
Al fine di garantire un congruo rispetto dellambiente fluviale devono essere individuate lungo
lintero corso dacqua fasce di inedificabilit assoluta, a prescindere dalle condizioni di
pericolosit idrauliche esistenti. In ogni caso nella determinazione della relativa ampiezza si
deve tenere conto delle caratteristiche dei vari tratti del corso dacqua oggetto di disciplina.

Normativa-tipo di cui allallegato 2 alla DGR 357/01 - Art. 8, c. 3:


stabilita una fascia di inedificabilit assoluta dai limiti dell'alveo come definiti ai commi 1 e
2, pari rispettivamente a metri cinque e a metri dieci allinterno e allesterno del perimetro dei
centri urbani. Sono fatti salvi gli interventi diretti alla realizzazione delle strade purch a raso.

Documento 2.6
Pagina 1 di 5

Allegato 1 alla DGR 1339/2007


Chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit assoluta
dai limiti dellalveo nella normativa dei piani di bacino stralcio regionali

A seguito di dubbi interpretativi ed applicativi segnalati alla scrivente Amministrazione


da parte di Enti locali, emersi anche nellambito delle procedure relative alle pratiche di
condono edilizio di cui alla l.r n. 5/2004, si rende opportuno fornire chiarimenti in merito
alla ratio ed al contenuto vincolistico della disposizione normativa in esame, al fine di
uniformare linterpretazione su tutto il territorio dellAutorit di bacino regionale.

2. INQUADRAMENTO NORMATIVO
Il regime di cui allart. 96 lett. f) del R.D. n. 523/1904 3 , Testo unico sulle opere
idrauliche, prevede il divieto di alcune fattispecie di interventi entro determinate
distanze dalle arginature dei corsi dacqua; in particolare sono vietate in modo assoluto
le piantagioni di alberi e siepi e lo smovimento del terreno a distanza minore di metri
quattro dal piede dellargine, le fabbriche e gli scavi a distanza minore di metri 10, a
meno di diverse distanze stabilite dalle discipline vigenti nelle diverse localit. Divieto
che si applica anche ai corsi dacqua non muniti di argini artificiali, misurando la
distanza di cui sopra dal ciglio della sponda o del c.d. argine naturale.
Tale disciplina, riguardo agli interventi edilizi, si riferisce essenzialmente alle opere di
nuova edificazione o comunque comportanti scavi o movimenti di terra.
Successivamente, lart. 26 della l.r. 9/93 ha introdotto, come regime transitorio nelle
more dellapprovazione dei piani di bacino, un regime vincolistico di rispetto di
distanze dai corsi dacqua, stante la mancata conoscenza dello stato di sufficienza
idraulica e, conseguentemente, delle condizioni di pericolosit degli stessi.
Tale disposizione, al comma 2, lett. b) vietava le nuove edificazioni ad una distanza
inferiore a metri venti all' interno del perimetro dei centri urbani e a metri quaranta al di
fuori di esso dai corsi d' acqua pubblici a sponde naturali o protette, distanza da
misurarsi dal piede della sponda o dell'opera di protezione e comunque dal limite della
propriet demaniale. Potevano peraltro essere autorizzate deroghe alle distanze
suddette fino a metri 3 e metri 10, rispettivamente allinterno ed allesterno dei centri
urbani, sulla base di specifiche valutazioni circa il regolare deflusso senza esondazioni,
e con adeguato franco, della portata maggiore tra quella a tempo di ritorno di 200 anni
e quella certificata dal Servizio Idrografico dello Stato.
Al comma 2, lett. c), inoltre, erano vietate, senza possibilit di deroghe, le nuove
edificazioni a distanza inferiore a metri dieci dal piede esterno degli argini maestri
soprelevato dal piano di campagna per i corsi d' acqua arginati per le portate sopra
ricordate.

R.D. 523/1904 - Art. 96, lett f):


Le piantagioni di alberi e siepi, le fabbriche, gli scavi e lo smovimento del terreno a distanza
dal piede degli argini e loro accessori come sopra, minore di quella stabilita dalle discipline
vigenti nelle diverse localit, ed in mancanza di tali discipline a distanza minore di metri
quattro per le piantagioni e smovimento del terreno e di metri dieci per le fabbriche e per gli
scavi;

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Allegato 1 alla DGR 1339/2007


Chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit assoluta
dai limiti dellalveo nella normativa dei piani di bacino stralcio regionali

Anche la disciplina di cui al citato art. 26, relativamente ad interventi edilizi, pone,
quindi, il divieto di interventi di nuova edificazione.
Alcune specificazioni sullapplicazione del regime transitorio di cui allart 26 sono fornite
dalla circolare applicativa n. 3410 del 31/5/1993; in particolare stato precisato che i
divieti di cui sopra valevano indifferentemente per le nuove edificazioni sia interrate sia
in elevazione. Riguardo alla riconducibilit o meno di alcune tipologie di interventi
edilizi alla categoria della nuova edificazione sono anche state fornite, nel tempo,
alcune ulteriori precisazioni. A titolo di esempio, con nota n. 4524/1994 dellallora
Servizio Difesa del Suolo - Ufficio Opere idrauliche, veniva specificato che, ai fini della
norma in esame, non erano ascrivibili alla categoria della nuova edificazione i modesti
ampliamenti di manufatti preesistenti finalizzati ad adeguamenti igienico-sanitari e
tecnologici, purch non riducessero la distanza del fabbricato esistente dal corso
dacqua, cos come sbalzi o poggioli, recinzioni, cancelli, condotte di servizio. Erano
invece da considerarsi nuova edificazione, e pertanto vietati, la demolizione e
ricostruzione fabbricati esistenti nonch le soprelevazioni (a meno che non rientrassero
nei modesti ampliamenti di cui sopra).

Come noto, lapprovazione dei piani di bacino stralcio per la tutela dal rischio
idrogeologico, ha determinato il superamento delle disposizioni dellart. 26 della L.R.
9/93, relativamente agli aspetti compiutamente trattati nellambito del piano stralcio, ed
in particolare del regime relativo alle cosiddette deroghe di cui alla lettera b) del
comma 2.
Peraltro va evidenziato come il nuovo assetto normativo si pone in continuit ed in
coerenza con il precedente assetto definito dalla legge regionale, alla luce dei dati e
degli elementi acquisiti sulla base degli studi propedeutici ai piani di bacino. In
particolare si rileva che nellambito della pianificazione di bacino di rilievo regionale la
materia complessivamente disciplinata come segue:
1) stata introdotta la fascia di inedificabilit assoluta, che prevede una distanza
minima dai limiti dellalveo nel quale sono vietati interventi edilizi,
indipendentemente dallo stato di pericolosit (e quindi valida sia per tratti studiati
che non studiati nellambito del Piano), quale quella posta dal comma 3 dellart. 8
della normativa-tipo di cui alla DGR 357/01, la cui ampiezza, in particolare, stata
definita in continuit con quanto stabilito dallex art. 26 della l.r. 9/93;
2) gli elementi di conoscenza ed approfondimento acquisiti hanno condotto alla
individuazione dei tratti di corsi dacqua insufficienti allo smaltimento delle piene di
riferimento e alla conseguente determinazione delle aree inondabili a diversi tempi
di ritorno. In questi tratti stato quindi valutato lo stato di pericolosit,
corrispondente alla perimetrazione delle cosiddette fasce di inondabilit, ed
apposta una corrispondente specifica disciplina di tutela (punto 3.1 dei criteri di cui
allallegato 1 alla DGR 357/01 e ss.mm., corrispondente allart. 15 della normativatipo di cui allallegato 2 della stessa deliberazione);
3) per i tratti di corsi dacqua, pur significativi, ma non indagati attraverso adeguate
verifiche idrauliche nellambito del piano, permane una condizione di non
conoscenza dello stato di criticit idraulica e conseguente pericolo nelle aree

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Allegato 1 alla DGR 1339/2007


Chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit assoluta
dai limiti dellalveo nella normativa dei piani di bacino stralcio regionali

limitrofe. Per tale motivo, al comma 4 dellart. 8 4 , prevista, in sostanziale


coerenza con il previgente disposto del citato art. 26, la definizione di fasce di
rispetto nelle quali subordinare gli interventi edilizi ad adeguati approfondimenti
idraulici finalizzati ad appurare le condizioni di pericolosit delle aree di interesse,
che costituiscono aggiornamento del piano di bacino vigente;
4) stata, infine, prevista, sulla base delle risultanze del piano stesso, la cosiddetta
fascia di riassetto fluviale (punto 3.1 lett. b) dei citati criteri ex DGR 357/01,
corrispondente allart. 14 della suddetta normativa-tipo) al fine di individuare le aree
esterne allalveo attuale necessarie per ladeguamento del corso dacqua
allassetto definitivo previsto dal presente Piano, e comprendenti, in particolare, le
aree necessarie al ripristino della idonea sezione idraulica, tutte le forme fluviali
riattivabili durante gli stati di piena e le aree da destinare alle opere di sistemazione
idraulica previste, nonch aree ritenute di pertinenza fluviale e/o di elevato pregio
naturalistico-ambientale limitrofe al corso dacqua.

Le disposizioni di cui sopra necessitano di una lettura ed applicazione coordinata ed


integrata, in quanto soltanto se considerate nella loro completezza soddisfano le
finalit sottese dalla pianificazione di bacino in essere, sotto i vari aspetti di rilievo.
In particolare, il combinato disposto dei commi 3 e 4 dellart. 8 della normativa-tipo
citata, in relazione alla altre disposizioni normative del piano stesso, di cui agli artt. 14
e 15 relativi rispettivamente alle ipotesi di intervento e alle condizioni di pericolosit
idraulica, disciplina compiutamente tutti gli aspetti relativi al rispetto di distanze dai
corsi dacqua, comportando, nella sua interezza il superamento del regime relativo alle
cosiddette deroghe di cui alla lettera b) del comma 2 del citato art. 26.

3. REGIME NORMATIVO ASSOCIATO ALLA FASCIA DI INEDIFICABILIT


ASSOLUTA DAI LIMITI DELLALVEO.
Alla luce di tutto quanto sopra premesso riguardo alla ricostruzione dellevoluzione
normativa relativa, si pu affermare che il regime normativo della c.d. fascia di
inedificabilit assoluta di cui allart. 8, comma 3 della normativa-tipo, approvata in
conformit al punto 2.2, lett c) dei criteri di cui alla DGR 357/01, comporta il divieto di
realizzazione di interventi di nuova edificazione. Possono invece essere, in
4

Normativa-tipo di cui allallegato 2 alla DGR 357/01 - Art. 8, c. 4:


Relativamente ai tratti dei corsi dacqua, che non hanno formato oggetto di studi idraulici
finalizzati alla individuazione delle fasce di inondabilit, di cui alla lett. a), del comma 2 dell'art.
12, rappresentati nella Tav.), stabilita altres una fascia di rispetto pari a 40 m),
misurata dai limiti dellalveo, come definiti ai commi 1 e 2, nella quale sono consentiti
interventi urbanistico-edilizi, a condizione che la Provincia esprima parere favorevole), sulla
base di uno studio idraulico, che individui le fasce di inondabilit delle aree secondo i criteri di
cui allallegato 3.
Le risultanze dei suddetti studi idraulici sono recepite nelle fasi di aggiornamento del Piano
secondo la procedura di cui al comma 15 dellart. 97, della l.r. n.18/1999.

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Allegato 1 alla DGR 1339/2007


Chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia di inedificabilit assoluta
dai limiti dellalveo nella normativa dei piani di bacino stralcio regionali

generale, realizzati interventi sul patrimonio edilizio non eccedenti la ristrutturazione


edilizia di cui al DPR 380/01, ad esclusione degli interventi di demolizione con
ricostruzione in quanto non rispondenti alla finalit della norma.
Sulla base anche dei chiarimenti interpretativi sulla normativa dei piani di bacino
stralcio gi forniti con DGR 848/03, con particolare riferimento ai punti 1) e 2)
dellallegato alla stessa, rientrano in particolare tra gli interventi ammissibili, ad
esempio:

modesti ampliamenti a fini igienico-sanitari e tecnologici, purch non riducano la


distanza del fabbricato esistente dal corso dacqua, in quanto altrimenti non
rispondenti alla finalit della norma;
balconi, recinzioni o tettoie, pali o tralicci;
interventi di frazionamento interni, mutamenti di destinazione duso, ed il recupero
a fini abitativi dei sottotetti esistenti oppure, pi in generale, le sopraelevazioni che
non configurino interventi di nuova costruzione nei termini chiariti con la circolare
applicativa della l.r. 24/01, n.160220/504 del 16/11/2005.

La disciplina della fascia di inedificabilit assoluta sopra descritta va peraltro letta ed


applicata in termini integrati e complementari con la disciplina relativa alle aree
connesse alla pericolosit idrogeologica definite dal piano di bacino, con particolare
riferimento alle fasce di inondabilit a diversi tempi di ritorno, che individuano il grado di
pericolosit della aree limitrofe ai corsi dacqua, ed alla fascia di riassetto fluviale, che
individua le aree relative allassetto definitivo previsto per il corso dacqua stesso.
Listituzione della fascia di inedificabilit assoluta risponde, infatti, ad una esigenza di
tutela del corso dacqua, ed stata volutamente resa indipendente dalle condizioni di
pericolosit idraulica del corso dacqua stesso, tanto che nella disciplina associata non
previsto alcun parere o valutazione di tipo idraulico per la valutazione
dellammissibilit degli interventi corrispondenti.
Al fine di individuare, quindi, in ciascuna area di interesse ricadente nella fascia di
inedificabilit dai limiti dellalveo, la disciplina effettivamente vigente, non si pu che
far riferimento al combinato disposto delle diverse disposizioni normative del
piano di bacino, con prevalenza, caso per caso, della disciplina pi restrittiva.

A titolo di esempio, tale circostanza si verifica qualora un tratto di corso dacqua sia
risultato non idoneo allo smaltimento della portata cinquantennale e abbia pertanto
dato origine ad una fascia di inondabilit di tipo A: in tal caso il regime normativo di cui
alla fascia di inedificabilit assoluta (relativo al rispetto della distanza dei corsi dacqua)
risulter integrato da quello della fascia di inondabilit A (relativo alle condizioni di
pericolosit dellarea), talch, ad esempio, un eventuale intervento di ristrutturazione
edilizia, ammesso senza limitazioni dalla disciplina della fascia di inedificabilit
assoluta, viene ad essere condizionato al rispetto dei limiti derivanti dalla disciplina
della fascia di A.

Documento 2.6
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI PER LA RIPERIMETRAZIONE


E LA RICLASSIFICAZIONE DELLE FRANE ATTIVE
E QUIESCENTI, CHE DETERMINANO
AREE A SUSCETTIVIT AL DISSESTO
ELEVATA E MOLTO ELEVATA (PG3 E PG4),
A SEGUITO DI STUDI DI MAGGIOR DETTAGLIO
NELLA PIANIFICAZIONE DI BACINO STRALCIO
PER LASSETTO IDROGEOLOGICO
DI RILIEVO REGIONALE.
Documento approvato
con DGR 1338 del 9/11/2007

Documento 2.7

ALLEGATO 1 ALLA DGR 1338/2007


PARTE A
INDIRIZZI PER LA RIPERIMETRAZIONE 1 E LA RICLASSIFICAZIONE 2
DELLE FRANE ATTIVE E QUIESCENTI, CHE DETERMINANO AREE A
SUSCETTIVIT AL DISSESTO ELEVATA E MOLTO ELEVATA (PG3 E PG4),
A SEGUITO DI STUDI DI MAGGIOR DETTAGLIO NELLA PIANIFICAZIONE
DI BACINO STRALCIO PER LASSETTO IDROGEOLOGICO
DI RILIEVO REGIONALE.
Premessa.
I criteri per la normativa di attuazione dei piani di bacino stralcio di cui alla DGR 357/01
e ss.mm. prevedono che le classi di suscettivit al dissesto e le relative perimetrazioni
possano essere modificate da parte delle Province con la procedura semplificata di cui
allart.97, c.15 della l.r.18/1999. A tal fine individuano nella realizzazione di interventi di
sistemazione e di bonifica del dissesto ovvero nellelaborazione di studi di maggior
dettaglio i presupposti della modifica.
Nellattuale fase di gestione dei piani di bacino stralcio risultano frequenti le modifiche
alle classi di pericolosit elevata e molto elevata, Pg3 e Pg4 , definite nella cartografia
della suscettivit al dissesto dei piani, conseguenti ad approfondimenti del quadro
conoscitivo dei corpi franosi basati su studi di maggior dettaglio.
Al riguardo i criteri di cui al paragrafo 4, approvati con DGR 357/01, dispongono che gli
studi di maggior dettaglio prendano in esame lintero areale perimetrato e comunque
areali di ampiezza significativa, quali quelli svolti nellambito degli studi fondativi degli
strumenti urbanistici comunali ovvero quelli integrativi eseguiti dalla Provincia stessa.
Tali criteri sono stati recepiti dalla normativa-tipo di cui allallegato 2 della DGR 357/01
(art. 16 comma 7 bis) e dalle normative di attuazione dei vari piani stralcio regionali
approvati e vigenti.
Assume, pertanto, particolare rilevanza, tenuto conto delle conseguenze sul regime
normativo dei piani di bacino, tracciare un percorso metodologico omogeneo,
attraverso una migliore esplicitazione dei criteri vigenti, che definisca ulteriori elementi
tecnici relativi, in particolare, al contenuto degli studi di maggior dettaglio, anche al fine
di assicurarne luniformit a livello regionale in sede di applicazione.
A tale scopo vengono individuati i contenuti tecnici essenziali che assumono carattere
vincolante, nel momento in cui si proceda alla riperimetrazione delle aree a suscettivit
al dissesto sulla base di studi di dettaglio.
1

Per riperimetrazione di frana si intende la ridefinizione del perimetro della frana stessa senza modifica
dello stato di attivit.
2
Per riclassificazione si intende il passaggio dello stato di attivit della frana da attivo a quiescente, da
quiescente a stabilizzato.
Documento 2.7
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Allegato 1 alla DGR 1338/2007


Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

Si fornisce, inoltre, una Linea guida, non vincolante, avente ad oggetto gli elaborati
geologici a supporto delle istanze di riperimetrazione e riclassificazione delle aree di
frana attiva e quiescente che determinano aree a suscettivit al dissesto elevata e
molto elevata Pg3 e Pg4, che costituisce, peraltro, un valido strumento di riferimento,
quale manuale duso, nel caso si proceda ad approfondimenti tecnici sui corpi franosi.
Tale documento, infatti, individua gli aspetti qualitativi della documentazione tecnica a
supporto delle istanze in oggetto, esplicitando i rilievi, le carte, le indagini e le analisi
che concorrono alla definizione del modello geologico e del modello geotecnico
dellareale oggetto della proposta di modifica.

Elementi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e


quiescenti a seguito di studi di maggior dettaglio.
In base a quanto previsto dai criteri per la redazione dei piani di bacino, richiamati in
premessa, le richieste di modifica relative alla perimetrazione ed alla classificazione
delle aree Pg3 e Pg4 direttamente conseguenti alle proposte di riperimetrazione e di
riclassificazione di corpi franosi, devono essere supportate da un approfondimento del
quadro conoscitivo del piano mediante lacquisizione di nuove conoscenze, studi e/o
indagini di maggior dettaglio, fatti salvi gli errori cartografici materiali, e devono
riguardare interi corpi di frana o porzioni di essi.
Lapprovazione delle modifiche di che trattasi da parte delle Province, in quanto organo
dellAutorit di Bacino di rilievo regionale, presuppone la sussistenza dei seguenti
elementi tecnici vincolanti, che costituiscono una integrazione e migliore specificazione
dei criteri generali sopra enunciati.
Lareale oggetto dello studio deve essere identificato nellintero corpo di frana o in una
porzione dello stesso caratterizzata, in ogni caso, da una propria identit e dinamica
geomorfologica.
Lo studio deve inoltre considerare ed escludere che eventuali evoluzioni nel tempo di
settori di frana contigui interessino o abbiano ripercussioni sui settori riperimetrati.
La riclassazione dello stato di attivit e la riperimetrazione del corpo franoso devono
essere supportate da osservazioni di campagna, da indagini geologiche, geotecniche
ed idonee tecniche di monitoraggio nei termini di seguito esplicitati.
E necessario innanzitutto inquadrare larea oggetto di modifica nel contesto generale
di assetto geologico, geomorfologico, idrogeologico, duso del suolo (presenza di
eventuali elementi a rischio), suscettivit d'uso, esteso ad un areale significativo del
versante, con particolare riguardo agli elementi che possano produrre fenomeni di
instabilit attivi o potenziali ed alle problematiche connesse con la circolazione idrica
delle acque superficiali e sotterranee.
Per areale significativo si deve intendere lareale che comprende il territorio che, caso
per caso, include gli elementi geolitologico - formazionali, tettonico - strutturali,
geomorfologici e idrogeologici facenti capo all'unit geomorfologica di riferimento nel
quale ricade la richiesta di riperimetrazione o di riclassificazione; l'analisi di tali elementi

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Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

concorre, insieme alla ricostruzione dei caratteri stratigrafici, alla definizione del
modello geologico dell'area in esame.
E pertanto fondamentale, sulla base di rilievi, analisi di dettaglio, studi e ricerche,
considerare i seguenti elementi:
a) lineamenti geologici e geomorfologici, derivati da osservazioni di campagna
integrate da analisi di fotointerpretazione e comunque sempre desunti da rilievi
specificatamente finalizzati, che rappresentino gli affioramenti, lassetto
stratigrafico, tettonico-strutturale e giaciturale, la valutazione della potenza delle
coltri detritiche ed ogni altro elemento ritenuto significativo ai fini della
riperimetrazione o riclassificazione dellarea;
b) raccolta di notizie storiche riferite allevoluzione morfologica del versante con
specifico riferimento agli eventi franosi storicamente documentabili nonch ad
eventuali danni subiti dalle strutture o infrastutture esistenti;
c) rilievo di indicatori cinematici significativi, quali ad esempio lo stato di consistenza
dei manufatti nel tempo, compresa lanalisi temporale del quadro fessurativo
(geometrie, sviluppo, evoluzione ecc. delle lesioni), lassenza o la presenza sul
terreno di fratture, trincee, crolli, rigonfiamenti ecc., lo stato e lo sviluppo della
copertura vegetazionale comprese le condizioni del soprassuolo;
d) schema della circolazione idrica sia superficiale che sotterranea, per valutare
eventuali rapporti con possibili fenomeni di innesco e di riattivazione del corpo
franoso;
e) eventuale presenza ed efficienza di interventi di consolidamento precedentemente
realizzati .
Qualora linsieme delle risultanze degli elementi sopraindicati non risultasse sufficiente
ed esaustivo per la ricostruzione dei caratteri stratigrafici, strutturali, idrogeologici, e pi
in generale di pericolosit geologica ai fini della caratterizzazione e della modellazione
geologica del sito per la riperimetrazione e la riclassificazione dei corpi franosi, il
quadro degli approfondimenti deve essere completato con lacquisizione dei dati
stratigrafici e geotecnici di sottosuolo e con lutilizzo di strumenti e tecniche di
monitoraggio.
Gli strumenti e le tecniche di monitoraggio, quali inclinometri, fessurimetri, GPS,
traguardi topografici, interferometria radar-satellitare, ecc., utilizzati anche in modo
complementare, costituiscono, infatti, oggettivi strumenti a supporto delle istanze,
qualora siano disponibili misure per un periodo temporale adeguato, e, comunque,
caratterizzato da valori di precipitazione rientranti almeno nelle medie annuali, su cui
fondare la determinazione dello stato di attivit del corpo franoso.
La riclassificazione dellarea non pu essere, in ogni caso, basata esclusivamente sugli
esiti dei monitoraggi strumentali ma necessariamente deve anche derivare da
valutazioni dinsieme del corpo franoso con particolare riferimento alle evidenze
geomorfologiche ed alla presenza o meno di elementi potenzialmente destabilizzanti
(es. erosione al piede da corso dacqua ecc.).

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Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

Dei dati raccolti attraverso le indagini geologiche, le indagini geotecniche ed i


monitoraggi strumentali si deve tener conto nella verifica di stabilit del versante. La
superficie del pendio deve essere definita attraverso un rilievo plano-altimetrico in
scala adeguata ed esteso ad una zona sufficientemente ampia a monte e valle del
pendio stesso e comunque riguardare tutta larea oggetto della richiesta ed un intorno
significativo. La verifica deve essere effettuata con metodi che tengano conto della
forma della superficie di scorrimento, dellassetto strutturale, dei parametri geotecnici e
del regime delle pressioni interstiziali.
Si evidenzia, infine, che le problematiche connesse a valutazioni di eventuali
interferenze tra eventi sismici attesi e possibili riattivazioni di corpi franosi, ritenute
meritevoli di considerazione, verranno affrontate in un successivo aggiornamento dei
presenti indirizzi che terr conto dei riferimenti tecnico-normativi in materia, allo stato
attuale in fase di definizione a livello regionale. Ad ogni buon conto si ritiene comunque
opportuno tenere fin dora in considerazione, almeno nellambito della procedura delle
verifiche di stabilit per le istanze di riclassificazione da frana quiescente a stabilizzata,
dei possibili effetti dovuti allazione sismica locale in base alle normative vigenti.

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Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

PARTE B
Linea guida in merito agli elaborati geologici a supporto delle
istanze di riperimetrazione e riclassificazione delle aree di frana
attiva e quiescente che determinano aree a suscettivit al
dissesto elevata e molto elevata (Pg3 e Pg4), a seguito di studi
di maggior dettaglio nella pianificazione di bacino di rilievo
regionale modifiche ai sensi dellart.97, comma 15 della
L.R.18/1999

Il presente documento vuole costituire una prima edizione di un manuale duso di


riferimento per i professionisti ed i tecnici degli enti locali chiamati a definire ed
esaminare la documentazione tecnica a supporto delle istanze di riperimetrazione e
riclassificazione al fine di poter disporre, in maniera sistematica, di riferimenti efficaci
ed uniformi agli scopi prefissi. 1

1 Cartografia
Listanza di riperimetrazione o riclassificazione corredata dai seguenti stralci
cartografici alla scala di maggior dettaglio e comunque adeguata ad una
rappresentazione esaustiva delle problematiche. Le simbologie delle legende fanno
riferimento agli standard gi codificati con le seguenti Raccomandazioni: n.3bis/1999
"Legende per: Carta Geolitologica - Carta dell'orientamento dei versanti - Carta
dell'acclivit dei versanti - carta Idrogeologica - Carta Geomorfologica" e n.4/1996
"Legende per: Carta della vegetazione reale - Carta di copertura e di uso del suoloCarta di dettaglio dei movimenti franosi- Scheda per il censimento dei movimenti
franosi".
Larea viene inquadrata nel contesto geologico generale attraverso:
-

Cartografia geologica nella quale sono riportati gli affioramenti del substrato
roccioso, le aree con roccia sub affiorante (spessore copertura < 1 m) e le
coperture, indicandone la natura (eluvio colluviali, gravitative) e lo spessore
stimato (almeno diviso nelle due categorie coperture sottili spessore da 1 a 3 m
e coperture potenti spessore oltre 3 m). Sono, inoltre, cartografate le eventuali
giaciture di strato, i sistemi di discontinuit e le lineazioni tettoniche riconosciute o
presunte.

La struttura di tale guida richiama in buona parte quella del documento approvato dal Comitato Tecnico
dellAutorit di Bacino del F.Magra nella seduta del 19/06/07 ad oggetto Allegato 7 modalit
applicative.
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Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

La rappresentazione degli aspetti specifici di dettaglio vengono definiti nei seguenti


elaborati:
-

Carta geomorfologica: in merito allindividuazione, perimetrazione e classificazione


dei dissesti (scivolamento rotazionale, scivolamento planare, crollo, colamento
ecc.) specificato, con apposita simbologia, se si tratti di forme superficiali o
profonde che coinvolgono il substrato roccioso.
E, inoltre, segnalata leventuale presenza di indicatori cinematici (lesioni dei
manufatti, inclinazione di alberi e tralicci, deformazioni di muri di contenimento e
sedi stradali, rigonfiamenti e contropendenze, fratture di trazione ecc.),
riconoscendo anche le principali forme, processi e depositi presenti, dovuti sia alla
gravit che alle acque correnti superficiali che allazione antropica, nonch le
relative tendenze evolutive (ad es. scarpate in erosione, alvei in approfondimento
ecc).
Si raccomanda, ovunque possibile, di integrare il rilievo di campagna con
fotointerpretazione, preferibilmente multitemporale (citando voli, anno di ripresa,
scala, strisciata e fotogrammi nella Relazione geologico-tecnica di seguito definita
al punto 8).

Carta idrogeologica: vengono riportate, oltre la permeabilit relativa delle


formazioni presenti ed il reticolo idrografico superficiale, anche le eventuali sorgenti
(libere o captate), pozzi (profondit, stratigrafia e livello di falda se disponibili) e le
aree caratterizzate da ristagni idrici; sono anche individuati eventuali punti critici
(attraversamenti, tombamenti, pozzetti, griglie ecc.).
Sono fornite indicazioni in merito alla presenza/assenza di falda sotterranea,
derivanti da osservazioni dirette di piezometri e/o pozzi esistenti e/o appositamente
installati o realizzati.

Carta della suscettivit al dissesto e delle modifiche proposte: cartografia in scala


idonea (almeno uguale a quella della cartografia di piano) contenente la proposta di
nuova perimetrazione e/o classificazione del grado di suscettivit al dissesto, anche
con stato di raffronto rispetto alla perimetrazione/classificazione riportata nel piano
di bacino. Tale cartografia da redigersi secondo i criteri e le classificazioni
adottate nei piani di bacino. In ogni caso si ribadisce che le riperimetrazioni
proposte devono avere un significato geomorfologico e non essere limitate a
singoli lotti di terreno.

2 Caratterizzazione litotecnica
Le formazioni ed i terreni presenti possono essere classificati in Unit litologico
tecniche in base al comportamento geotecnico. Per valutare il comportamento globale
di un ammasso roccioso in termini di resistenza, si pu ricorrere a:
-

metodi indiretti basati su indici di qualit (classificazioni geomeccaniche)

criteri di rottura empirici e semiempirici (tipo Hoek e Brown)

modelli matematici basati su back analysis.

Tale cartografia tematica pu altres utilizzare i dati ricavati dalle prove in situ e dalle
eventuali prospezioni geofisiche.

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Allegato 1 alla DGR 1338/2007


Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

3 Sezioni geologiche
Le sezioni geologiche sono convenientemente estese in senso longitudinale e
trasversale al versante e realizzate in scala adeguata. Il loro numero deve essere tale
da consentire la ricostruzione e la comprensione dellassetto stratigrafico e geologicostrutturale dellarea indagata. Ove effettuate vengono altres riportati i dati acquisiti con
le prove in situ.
Viene evidenziato landamento delleventuale stratificazione/fratturazione del substrato
e dei piani di scivolamento riconosciuti o ipotizzati, sia nella coltre superficiale che nel
substrato roccioso.

4 Indagini in sito e in laboratorio


Lindagine viene corredata da indagini di tipo diretto (sondaggi, pozzetti, prove
penetrometriche dinamiche e/o statiche ecc.) e indiretto (geofisiche, stese sismiche
ecc.) eseguite ex-novo o derivanti dalla bibliografia raccolta relativamente ad indagini
pregresse gi eseguite in loco. I sondaggi potranno essere, se del caso, attrezzati con
piezometri, per la rilevazione dell'andamento dei livelli di falda/e, e con inclinometri atti
a determinare il movimento e direzione del corpo di frana e la superficie/i di
scivolamento. Verr eseguito un programma di campionamento nei fori di sonda e nei
pozzetti geognostici, i campioni, indisturbati e rimaneggiati, verranno sottoposti alle
prove di laboratorio necessarie ad individuare i parametri geotecnici dei litotipi che
caratterizzano il corpo di frana, necessari allo sviluppo delle verifiche di stabilit.
Linsieme delle indagini in sito concorre, con i rilievi di campagna di maggior dettaglio,
alla definizione della caratterizzazione e modellazione geologica e del modello
geotecnico dellarea in esame, definiti al successivo punto 8. Le indagini e le prove
eseguite devono essere ubicate in cartografia.

5 Verifiche di stabilit del versante


Sulla base del modello geologico di riferimento, ricostruito ed adeguatamente illustrato
con le sezioni geologiche e dagli esiti di specifiche indagini per la caratterizzazione
geotecnica dei terreni e delle rocce dovr essere elaborato il modello geotecnico
adottato per le verifiche di stabilit del versante.
Le verifiche di stabilit del versante sono redatte in scala adeguata ed eseguite
secondo le disposizioni di legge vigenti condotte tenendo conto delle pi recenti
normative di settore; devono essere, comunque, effettuate con metodi che tengano
conto della forma della superficie di scorrimento, dellassetto strutturale, dei parametri
geotecnici e del regime delle pressioni interstiziali.
Le verifiche di stabilit dovranno riguardare tutta larea oggetto della richiesta ed
essere estese ad una zona sufficientemente ampia a monte e a valle del pendio stesso
e comprendere anche eventuali superfici profonde; fondamentale la valutazione
della presenza della falda acquifera.
Si esplicita la metodologia adottata, lo schema di calcolo nonch sono riportate tutte le
superfici studiate con i relativi risultati.

Documento 2.7
Pagina 7 di 9

Allegato 1 alla DGR 1338/2007


Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

Ulteriori elementi da valutare nellinsieme dei dati raccolti sono costituiti dallo stato
della vegetazione e dalle condizioni del soprassuolo. In particolare viene rilevato lo
stato e la funzionalit idrogeologica della copertura vegetazionale, con particolare
riferimento a forma di governo e struttura del soprassuolo (stratificata, monoplana,
ecc.), composizione specifica (copertura del suolo, sviluppo degli apparati radicali
ecc.), stato vegetativo e fitosanitario, valutazione della stabilit complessiva del
soprassuolo, presenza di indicatori di ristagno idrico (specie igrofile) e/o di movimento
dellarea (singoli fusti e/o soprassuoli inclinati, distacco di ceppaie,..), valutazione dei
precedenti aspetti in relazione allo stato dei suoli.
Infine per le istanze di riclassificazione da frana quiescente a stabilizzata opportuno
tenere conto in tali verifiche dei possibili effetti dovuti allazione sismica locale
utilizzando i parametri di riferimento in base alla normativa vigente, a tale proposito si
richiamano le indicazioni contenute nelle Nuove norme tecniche per le costruzioni
(NTC) in corso di imminente emanazione.

6 Valutazioni sullevoluzione pregressa del dissesto


La valutazione del comportamento pregresso dellarea indagata pu essere ottenuta
mediante lanalisi multitemporale di foto aeree (ortofoto, immagini da satellite o altro,
citando, come precedentemente indicato, volo, anno di ripresa, scala, strisciata e
fotogrammi), da analisi di fonti storiche e documentali (ricerche darchivio) nonch da
quanto eventualmente rilevato sul terreno.
Tra le possibili ed auspicabili indagini capaci di fornire dati sullo stato di acquisita o
congenita stabilit, ovvero di quiescenza o di attivit, e sulle caratteristiche
dellevoluzione geomorfologica del corpo in esame nei decenni precedenti, si
raccomanda il rilevamento strutturale e dello stato di consistenza dei manufatti nel
tempo, compresa lanalisi temporale del quadro fessurativo: rilievo delle geometrie,
dello sviluppo e considerazione dellevoluzione delle lesioni sui fabbricati esistenti
allinterno ed eventualmente nellimmediata periferia del corpo franoso. Tali rilievi sono
sottoscritti da tecnico competente.

7 Monitoraggi
Sulla base del grado di conoscenza delle caratteristiche cinematiche del corpo di frana
viene stabilita la necessit dellimpiego di tecniche e strumenti di monitoraggio quali:
inclinometri, fessurimetri, crepemetri, traguardi topografici, rilievi GPS, ecc. Inoltre
valutazioni in merito alle risultanze di analisi dei dati di interferometria radar-satellitare
relative al periodo temporale 1996-2003, qualora disponibili, possono essere messi a
disposizione dalla Regione.
Gli strumenti di monitoraggio in generale devono essere letti per un periodo
significativo e sufficiente e comunque caratterizzato da valori di precipitazione rientranti
almeno nelle medie annuali.

Documento 2.7
Pagina 8 di 9

Allegato 1 alla DGR 1338/2007


Indirizzi per la riperimetrazione e riclassificazione delle frane attive e quiescenti
a seguito di studi di maggior dettaglio

8 Relazione geologico - tecnica


La Relazione geologico-tecnica in particolare descrive la metodologia di lavoro adottata
e la finalit perseguita, commenta tutte le cartografie prodotte, le indagini svolte ed i
risultati conseguiti.
In particolare, fermo restando quanto disposto dalla legislazione vigente, vengono
descritte larea studiata (ubicazione, quote massima e minima, esposizione, pendenza
media, uso del suolo, idrografia) e tutte le evidenze geometriche, geologiche e
geomorfologiche di campagna. Con specifico riferimento alla cartografia ed agli
elaborati prodotti in allegato viene fornita una valutazione, anche qualitativa, del grado
di stabilit dellarea studiata ed una descrizione delle modifiche cartografiche richieste,
con riferimento a quanto riportato nel piano di bacino..
Tutte le informazioni raccolte durante le indagini geologiche servono per definire la
caratterizzazione e la modellazione geologica 2 dellarea.
Qualora siano state effettuate indagini geotecniche la relazione deve altres motivare
adeguatamente ed esplicitamente le scelte progettuali riguardanti il tipo ed i mezzi
dindagine utilizzati, la natura, lubicazione e la quantit delle indagini effettuate, in
accordo con le condizioni geologiche locali e con lestensione dellarea oggetto della
richiesta; la significativit dei dati ottenuti, che concorrono alla definizione del modello
geotecnico 3 , deve essere esplicitamente attestata con assunzione specifica di
responsabilit da parte del professionista.

9 Documentazione fotografica
A corredo di quanto sopra viene prodotta idonea documentazione fotografica dellarea
indagata, degli affioramenti, del rilevamento strutturale e dello stato di integrit dei
manufatti, della campagna di indagini condotta e dei saggi, se eseguiti, e comunque di
tutti gli aspetti ritenuti pi significativi.
I punti e le direzioni di ripresa sono ubicati su idonea cartografia ed opportunamente
numerati.

BIBLIOGRAFIA DOCUMENTI CONSULTATI


-

Allegato tecnico alla DGR n. 1182/2002 Approvazione ai sensi dellart. 17,c.6, della L.R.
183/89 delle disposizioni riguardanti lattuazione del PAI del F.Po nel settore urbanistico
Regione Liguria

Allegato 7 Modalit applicative Comitato Tecnico dellAutorit di Bacino del F.Magra


seduta del 19/06/2007

Bozza Norme Tecniche per le costruzioni testo approvato dallAssemblea Generale del
Consiglio Superiore dei LL.PP. in data 27/07/2007

La caratterizzazione e la modellazione geologica del sito consiste nella ricostruzione dei caratteri
litologici, stratigrafici, strutturali, idrogeologic, geomorfologici e, pi in generale, di pericolosit
geologica del territorio.

Per modello geotecnico si intende, in generale, uno schema rappresentativo delle condizioni
stratigrafiche, del regime delle pressioni interstiziali e della caratterizzazione fisico-meccanica dei terreni
e delle rocce, comprese nel volume significativo, finalizzato allanalisi quantitativa di uno specifico
problema geotecnico.
Documento 2.7
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CHIARIMENTI IN MERITO
ALLART. 97 COMMA 15 DELLA L.R. 18/1999,
RELATIVO ALLE MODIFICHE E/O INTEGRAZIONI
DEI PIANI DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE.

Documento approvato
con DGR 1624 del 23.12.2004

Documento 3.1

ALLEGATO 1 ALLA DGR 1624/2004

CHIARIMENTI IN MERITO ALLART. 97 COMMA 15


DELLA L.R. 18/1999, RELATIVO ALLE MODIFICHE E/O
INTEGRAZIONI DEI PIANI DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE.

Larticolo 97 della l.r. 18/1999 disciplina il complesso procedimento di formazione dei


piani di bacino, anche stralcio, di rilievo regionale, articolato nelle due fasi
consequenziali di adozione e di approvazione da parte della Provincia in qualit di
organo dellautorit di bacino.
Esigenze di semplificazione e di celerit connesse a modifiche non incidenti sulle linee
fondamentali del piano sopravvenute allapprovazione del piano di bacino hanno
indotto il legislatore, peraltro, a prevedere, a fronte della procedura ordinaria delineata
ai commi da 4 a 14, una procedura semplificata quale risulta dal comma 15, senza
pregiudicare i diritti dei terzi interessati.
Poich lapplicazione concreta della citata procedura semplificata ha determinato dubbi
interpretativi soprattutto connessi alla mancata definizione delle modifiche e/o
integrazioni, che ne costituiscono i presupposti oggettivi, appare opportuno fornire
alcuni chiarimenti in merito.
Un primo criterio interpretativo ricavabile dal disposto dei commi 14 e 15 dellart. 97.
In particolare il comma 15 individua due fattispecie, che possono presentarsi
congiuntamente ovvero autonomamente:
1) la prima quella di modifiche puntuali derivanti da studi od approfondimenti
specifici su singole zone;
2) la seconda attiene ad integrazioni, che possono riguardare anche aree aggiuntive a
quelle originariamente indagate.
La condizione perch si possa far ricorso a tale procedura quella che le modifiche e
le integrazioni non incidano sulla impostazione e sulle linee fondamentali di assetto del
piano indicate nella normativa del piano stesso. Si tratta, infatti, di modifiche di natura
sostanzialmente tecnica, basate sullacquisizione di nuovi dati e/o sullapplicazione di
metodologie di maggior dettaglio, per esempio, a scale locali rispetto alla scala di
bacino.
E, pertanto, a questultima condizione, che si deve far riferimento per acclarare se le
modifiche ovvero le integrazioni necessitino di una forma pi complessa di
approvazione.

Documento 3.1
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Allegato 1 alla DGR 1624/2004


Chiarimenti in merito allart. 97 comma 15 della l.r. 18/1999,
relativo alle modifiche e/o integrazioni dei piani di bacino di rilievo regionale

Un altro criterio interpretativo rappresentato dagli elementi desumibili dai noti criteri
per lelaborazione delle norme di attuazione dei piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico, approvati dal Comitato istituzionale dellautorit di bacino di rilievo
regionale con d.g.r. n. 357/2001.
A tal fine si rinvia al paragrafo 9 dei criteri, che, non solo, individua, a titolo
esemplificativo, talune fattispecie, ma indica anche il possibile iter procedurale da
seguire. Fattispecie analoghe sono, inoltre, individuate al paragrafo 4 e, daltra parte,
chiarificatore lo stesso art.24 recante durata del piano e suo adeguamento della
normativa tipo allegata ai criteri. Per completezza si evidenzia che sono riconducibili
alla fattispecie in esame le modifiche conseguenti a studi di maggior dettaglio, quali
quelli integrativi eseguiti dalla Provincia ovvero quelli svolti nellambito degli studi
fondativi degli strumenti urbanistici comunali, riguardanti le zone perimetrate,
relativamente alla prevista possibilit di prevedere nel piano che i limiti delle fasce di
inondabilit e/o delle aree a diversa suscettivit al dissesto possono essere modificati
con tale procedura semplificata, che trova, altres, applicazione anche nei casi di
riperimetrazioni conseguenti allattuazione di interventi di sistemazione idrogeologica.
A ci si aggiunga che la scelta della procedura applicabile nel caso concreto risolta, a
priori, dagli stessi piani di bacino stralcio approvati, che, nella normativa di attuazione
del piano stesso, individuano le ipotesi riconducibili allambito di applicazione della
procedura di che trattasi.
In conclusione la Provincia applicher la procedura ordinaria di riadozione ex art. 97,
c.4 e segg. nelle sole ipotesi, in cui le parti di Piano, sia testuali sia cartografiche, siano
oggetto di modifiche sostanziali, in quanto incidono sullimpostazione del piano stesso
con lattivazione conseguente del sistema di garanzie ivi previsto.
Sicuramente costituiscono modifica sostanziale le variazioni della normativa del piano,
in quanto per loro natura disciplinano limpostazione, gli obiettivi e le metodologie del
piano stesso.
Qualora, peraltro, le modifiche ovvero le integrazioni, pur ricadendo nelle ipotesi di cui
allart.97, c.15, interessino ampie porzioni di territorio, ovvero siano diffuse su ampie
zone del territorio del bacino, appare opportuno che la loro efficacia sia
preliminarmente preceduta da una fase di inchiesta pubblica 1 , ovvero da altre forme
di pubblicit da valutarsi di volta in volta da parte della Provincia, che consentano agli
interessati pubblici e privati di far pervenire eventuali osservazioni. Avviso specifico
dellinchiesta pubblica deve essere dato al Comitato Istituzionale dellAutorit di bacino
di rilievo regionale.

Ai fini della definizione della procedura di inchiesta pubblica, si pu prendere a riferimento, in via
analogica, lart.12 della l.r. n. 18/1999, che individua le modalit dellinchiesta ai fini della
approvazione dei piani regionali ambientali. In ogni caso si pu parlare di inchiesta pubblica in
presenza di una procedura che consenta agli interessati, sia pubblici sia privati, assicurando le
necessarie forme di pubblicit, di venire a conoscenza di un documento e di presentare osservazioni al
riguardo in un tempo predefinito.
Documento 3.1
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Allegato 1 alla DGR 1624/2004


Chiarimenti in merito allart. 97 comma 15 della l.r. 18/1999,
relativo alle modifiche e/o integrazioni dei piani di bacino di rilievo regionale

ALLEGATO 1
CASI TIPO SOGGETTI ALLA PROCEDURA SEMPLIFICATA DI CUI ALLART. 97,
C.15 L.R. 18/1999 SULLA BASE DEI CRITERI E DELLA NORMATIVA TIPO DI CUI
ALLA D.G.R. 357/2001.
1.Pericolosit Idraulica:
a) nel caso di tratti di corso dacqua non studiati recepimento delle risultanze degli
studi idraulici, che individuano le fasce di inondabilit delle aree secondo i criteri di
cui allallegato 3 (art. 8, c.4 normativa-tipo ex d.g.r. 357/2001);
b) nella fascia di riassetto fluviale: modifica della perimetrazione della fascia a seguito
della progettazione degli interventi di messa in sicurezza (art. 14, c. 3 normativatipo ex d.g.r. 357/2001);
c) nelle aree inondabili:
1. modifica dei limiti della fasce A, B e C a seguito della realizzazione degli
interventi di sistemazione idraulica previsti dal Piano (art.15, c. 7 normativa-tipo
ex d.g.r. 357/2001);
2. modifica dei limiti della fasce A, B, C, B* (A*) a seguito di studi di maggior
dettaglio riguardanti le intere zone perimetrate, e, comunque tratti significativi
dei corsi dacqua, quali quelli svolti nellambito degli studi fondativi degli
strumenti urbanistici comunali ovvero quelli integrativi eseguiti dalla Provincia
stessa (art. 15, c. 7 bis normativa-tipo ex d.g.r. 357/2001).
2. Suscettivit al dissesto:
1. modifica da parte della Provincia della classe di suscettivit al dissesto, a seguito
della realizzazione degli interventi di bonifica e di sistemazione su richiesta del
soggetto attuatore, corredata di idonei monitoraggi comprovanti la stabilizzazione
dell'areale oggetto dintervento (art. 16, c. 7 normativa-tipo ex d.g.r. 357/2001);
2. modifica della perimetrazione delle zone a suscettivit al dissesto a seguito di studi
di maggior dettaglio riguardanti lintero areale perimetrato o comunque areali di
ampiezza significativa, quali quelli svolti nellambito degli studi fondativi degli
strumenti urbanistici comunali ovvero quelli integrativi eseguiti dalla Provincia
stessa (art.16, c.7 bis normativa-tipo ex d.g.r. 357/2001).
3. Interventi di sistemazione idrogeologica dei versanti e dei corsi dacqua:
Aggiornamento, da parte della Provincia, della tabella degli interventi e delle
relative priorit a seguito del verificarsi di gravi emergenze successive
allapprovazione del Piano (art. 17, c.2 normativa-tipo ex d.g.r. 357/2001).
4.Adeguamento del Piano:
modifiche puntuali e/o integrazioni delle previsioni del Piano in considerazione
di nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche, di studi o indagini di maggior
dettaglio, di rischi residuali, sussistenti anche a seguito della realizzazione di
interventi, nonch in considerazione di sopravvenute situazioni di pericolosit o
di rischio (Art.24 normativa tipo ex d.g.r. 357/2001).

Documento 3.1
Pagina 3 di 3

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI PROCEDURALI PER


LAGGIORNAMENTO DEI PIANI DI
BACINO REGIONALI VIGENTI
IN RELAZIONE A MODIFICHE DEI VALORI
DELLE PORTATE DI PIENA DI RIFERIMENTO.
Documento approvato
con DGR 1634 del 16.12.2005

Documento 3.2

ALLEGATO 1 ALLA DGR 1634/2005


INDIRIZZI PROCEDURALI IN MERITO ALLAGGIORNAMENTO
DEI PIANI DI BACINO VIGENTI RELATIVAMENTE ALLA
MODIFICA DEI VALORI DI RIFERIMENTO
PER LE PORTATE MASSIME ANNUALI
A FISSATI TEMPI DI RITORNO
Premessa
I piani di bacino stralcio per lassetto idrogeologico hanno tra i loro compiti
fondamentali quello di individuare, attraverso adeguati studi idrologici, i valori di portata
massima annuale per fissati tempi di ritorno, sulla base dei quali determinato il
quadro di pericolosit idraulica attuale, e quindi le aree inondabili a diverse probabilit
di accadimento, nonch il quadro degli interventi di messa in sicurezza o mitigazione
del rischio necessari per riportare il territorio a condizioni di pericolosit compatibili.
Si ricorda che nei piani di bacino stralcio vigenti sul territorio dellAutorit di Bacino di
rilievo regionale si sono assunte come riferimento per le fasce di inondabilit le portate
a tempi di ritorno pari a 50, 200 e 500 anni e come portata di progetto per la messa in
sicurezza, e quindi di norma per la progettazione delle opere di sistemazione idraulica,
la portata a tempo di ritorno 200ennale.
fondamentale quindi evidenziare innanzitutto che, in generale, la variazione dei
valori di portata massima annuale di riferimento individuati dal piano di bacino
approvato, riveste una notevole rilevanza nellambito del piano di bacino stesso,
comportando, in primis, inevitabili valutazioni in relazione sia al quadro di pericolosit
attuale sia al piano degli interventi di messa in sicurezza previsti.
Gli eventuali adeguamenti necessari da una revisione della determinazione dei valori di
portata saranno, naturalmente, tanto pi rimarchevoli quanto pi i valori aggiornati si
discostano da quelli approvati.
Nellambito della normativa dei piani di bacino prevista, peraltro, la possibilit di
variare il valore della portata di progetto, in relazione al possibile sopravvenire di nuove
evidenze scientifiche o della realizzazione di studi idrologici pi dettagliati, con
lobiettivo di giungere a valutazioni via via pi approfondite ed affidabili. Per esempio,
ci pu avvenire in occasione della realizzazione di studi idraulici di dettaglio o della
progettazione di interventi di sistemazione idraulica di una certa complessit, che
richiedono una valutazione pi approfondita dellidrogramma e del colmo di piena
rispetto a quanto effettuato dal piano di bacino.
Va da s che si tratta, in ogni caso, di una modifica da attivarsi con la massima
cautela, anzitutto nei casi in cui si intenda ridurre significativamente il valore di portata
di riferimento. In particolare deve essere verificato che gli studi sulla base dei quali
viene effettuata la nuova stima siano effettivamente di maggior dettaglio e di
approfondimento rispetto a quelli del piano di bacino vigente e che risultino chiare le
ragioni tecniche che portano ad una diversa valutazione del valore della stessa entit.

Documento 3.2
Pagina 1 di 3

Allegato 1 alla DGR 1634/2005


Indirizzi procedurali per laggiornamento dei piani di bacino regionali vigenti
in relazione a modifiche dei valori delle portate di piena di riferimento.

Procedura di aggiornamento del piano di bacino


Per quanto sopra premesso, non immediato valutare se e quando la modifica dei
valori delle portate di riferimento, ancorch si tratti di valutazioni di tipo tecnico, sia tale
da potersi considerare puntuale e non incidere sulle linee fondamentali del piano di
bacino, presupposto per lattivazione della procedura semplificata di cui al comma 15
dellart. 97 della L.R. 18/99.
Dalle considerazioni precedenti emerge, infatti, che la determinazione in tal senso non
possa che effettuarsi attraverso valutazioni caso per caso, sulla base della specificit
delle varie condizioni che si possono verificare e delle ricadute e dellincidenza che una
tale modifica ha sul piano di bacino nel suo complesso.
Si dovr quindi procedere ad una valutazione caso per caso sulla rilevanza e sugli
effetti che la diversa stima di portata comportano alle risultanze e alle previsioni del
piano vigente, adottando la procedura semplificata del comma 15 dellart. 97 solo nei
casi in cui tali effetti siano modesti e non risultanti incidenti sulle linee fondamentali del
piano stesso.
Al fine di procedere alla variazione dei valori di portata di riferimento la Provincia, in via
preliminare, deve, in ogni caso, analizzare i seguenti aspetti ed effettuare almeno le
seguenti verifiche, formalizzandone gli esiti nelliter procedurale:
-

deve essere verificato ed attestato che gli studi idrologici sulla base dei quali viene
effettuata la nuova stima siano effettivamente di maggior dettaglio e di
approfondimento rispetto a quelli del piano di bacino vigente;

deve inoltre essere verificato che lo studio porti sempre ad una determinazione pi
affidabile del valore della massima portata di piena a ciascun tempo di ritorno,
assicurandosi quindi che lapprofondimento abbia presupposti tecnico-scientifici tali
da escludere ragionevolmente che eventuali ulteriori affinamenti possano
nuovamente mutare in modo sostanziale i risultati ottenuti; ci in particolare nei
casi in cui lo studio conduca ad una riduzione di tale valore, tenuto conto
dellesigenza della tutela della pubblica e privata incolumit;

in tal senso, devono, in particolare, risultare evidenziate le ragioni tecniche che


portano ad una diversa valutazione del valore della stessa entit (ad es.
eliminazione di errori materiali, diversi valori dei dati di base, diverso dettaglio nella
delimitazione e caratterizzazione del bacino, diversa e pi approfondita
modellazione idrologica, etc.)

devono sempre essere valutate e verificate tutte le conseguenze della modifica


proposta sulle determinazioni del piano vigente, in termini sia di determinazione
delle criticit idraulica e conseguenti aree inondabili sia di interventi di sistemazione
idraulica previsti.

Per quanto sopra, quindi, la modifica dei valori di portata di un piano di bacino vigente
non pu mai costituire una modifica a s stante, ma deve necessariamente includere la
valutazione degli effetti sulla cartografia di piano e sulle conseguenti previsioni. La
variante di cui trattasi, sia essa configurata come variante sostanziale al piano e
pertanto soggetta alla procedura di cui al comma 14 dello stesso articolo o come
modifica puntuale ai sensi del comma 15 dellart. 97 nei casi di modesta rilevanza,
dovr quindi essere costituita almeno dai seguenti elaborati:
Documento 3.2
Pagina 2 di 3

Allegato 1 alla DGR 1634/2005


Indirizzi procedurali per laggiornamento dei piani di bacino regionali vigenti
in relazione a modifiche dei valori delle portate di piena di riferimento.

a) studio idrologico di dettaglio per tutte le portate di riferimento, e quindi almeno


per i tempi di ritorno di 50, 200 e 500 anni, e preferibilmente per 30 e 100 anni,
con le specificazioni di cui sopra;
b) verifica e revisione delle verifiche idrauliche condotte nel piano alla luce dei
nuovi valori;
c) verifica ed eventuale revisione delle criticit idrauliche individuate e delle aree
inondabili perimetrate per i vari tempi di ritorno;
d) verifica ed eventuale revisione del quadro di interventi di messa in sicurezza o
mitigazione del rischio previsti.
Solo sulla base delle suddette verifiche sar possibile evincere quando le modifiche
sono sostanziali e necessitanti quindi di una nuova adozione, e quando possono
essere ritenute puntuali, ed eventualmente soggette a forme di pubblicit e
condivisione quali forme di inchiesta pubblica.
In ogni caso, appare una modifica che, anche quando comportante riflessi puntuali
sul piano, e come tale da non richiedere lattivazione della procedura di adozione di
variante sostanziale di cui al comma 14 dellarticolo citato, ricade in quei casi
evidenziati dai chiarimenti di cui alla DGR 1624/2004, per i quali risulta opportuna una
preventiva verifica e confronto con i soggetti pubblici e privati interessati, o comunque
lattivazione di adeguate forme di pubblicit.
In particolare appare necessario un
coinvolgimento della Sezione per le funzioni dellAutorit di Bacino del Comitato
Tecnico Regionale, organo dellAutorit di Bacino di rilievo regionale, eventualmente
anche nella forma di un apporto istruttorio di primo livello, al fine di giungere a risultati
condivisi e conformi ai criteri regionali.

Al fine di consentire una migliore applicazione dei criteri sopra esposti il CTR fornir
indicazioni di tipo tecnico, che, in particolare, individuano la metodologia ed il
contenuto minimo degli studi idrologici di maggior dettaglio qualora si intenda
procedere ad una verifica ed eventuale modifica dei valori assunti dal piano di bacino
vigente per le portate di massima piena, al fine di assicurarne una rideterminazione pi
affidabile ed omogenea.

Documento 3.2
Pagina 3 di 3

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI E MODALIT PROCEDURALI


AI FINI DELLESPRESSIONE DEL PARERE
DA PARTE DELLA SEZIONE PER LE FUNZIONI
DELLAUTORIT DI BACINO REGIONALE DEL CTR
AI SENSI DEL COMMA 15 DELLART. 97
DELLA L.R. 18/99

Documento approvato
con DGR 893 del 25.07.2008

Documento 3.3

ALLEGATO 1 alla DGR 893/2008


INDIRIZZI E MODALIT PROCEDURALI AI FINI
DELLESPRESSIONE DEL PARERE DA PARTE
DELLA SEZIONE PER LE FUNZIONI
DELLAUTORIT DI BACINO REGIONALE DEL CTR
AI SENSI DEL COMMA 15 DELLART. 97 DELLA L.R. 18/99
PREMESSA
La L.R. 18/99 regola la materia di pianificazione di bacino a livello regionale ed, in
particolare:
1) stabilisce, allart. 96, che l'Autorit di bacino di rilievo regionale costituita dai
seguenti organi:
a) il Comitato istituzionale, costituito dalla Giunta regionale;
b) il Comitato tecnico regionale;
c) il Presidente della Giunta, la Giunta e il Consiglio provinciale.
2) disciplina, allart. 97 (c. 4 - 13), il complesso procedimento di formazione dei piani di
bacino di rilievo regionale, anche stralcio, nonch le procedure di aggiornamento e
modifica dei piani stessi (c. 14-15).
A riguardo delle procedure di cui al punto 2), il citato articolo 97 prevede, in particolare:
-

al comma 14, che gli aggiornamenti dei piani vigenti siano approvati con le modalit
della procedura ordinaria;

al comma 15, una procedura semplificata da applicare nel caso di modifiche


puntuali od integrazioni che non incidano sulla impostazione e sulle linee
fondamentali di assetto del piano stesso indicate nella normativa del piano,
demandando tali approvazioni alla Provincia, nella sua qualit di organo dellAutorit
di Bacino.

Lart. 45 della l.r. 10/2008 ha innovato parzialmente il disposto del comma 15


sopracitato 1 .
1

Larticolo 97, c. 15 della l.r. 18/99 attualmente vigente recita:


Modifiche puntuali o integrazioni che non incidano sulla impostazione e sulle linee
fondamentali di assetto del piano stesso indicate nella normativa del piano, sono
approvate dalla Provincia su proposta del Comitato tecnico provinciale. Lefficacia delle
modifiche od integrazioni subordinata allespressione, da parte della Sezione
competente del CTR per il territorio, nel termine di sessanta giorni, di un parere in
merito alla conformit con gli indirizzi, criteri e disposizioni vigenti dellAutorit di bacino,
secondo indirizzi e modalit stabilite dal Comitato Istituzionale. Il Comitato Istituzionale
pu, altres, stabilire criteri ed indirizzi procedurali nel caso di modifiche o integrazioni
che interessino ampie porzioni di territorio o territori non precedentemente vincolati.
Avviso delle avvenute modifiche o integrazioni dato sul Bollettino Ufficiale e
comunicato alla Sezione competente del CTR per il territorio secondo le indicazioni del
Comitato Istituzionale.

Documento 3.3
Pagina 1 di 10

Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

La modifica introdotta di natura esclusivamente procedurale, e consiste nel


subordinare lefficacia delle modifiche ed integrazioni non incidenti sulle linee
fondamentali del piano approvate dalla Provincia alla preventiva espressione di un
parere della competente sezione del C.T.R. circa la conformit con gli indirizzi, criteri e
disposizioni vigenti dellAutorit di Bacino.
La norma muove dallesigenza di perseguire la massima omogeneit territoriale
nellapplicazione dei criteri ed indirizzi emanati, competenza riservata al Comitato
Istituzionale. E ci anche in relazione allesigenza di garantire lo stesso regime di
salvaguardia e tutela su aree caratterizzate da stesse caratteristiche di pericolosit e
rischio sul territorio di competenza dellAutorit di bacino regionale.
Ancorch, infatti, la legge abbia previsto una specifica organizzazione delle attivit e
delle competenze tra gli organi dellAutorit di Bacino regionale, riservando gran parte
delle attivit operative e gestionali alle Province, il piano di bacino un prodotto
dellAutorit nella sua interezza.
pertanto chiaro che il rispetto dei criteri ed indirizzi emanati dallAutorit di Bacino
debba essere sempre garantito, anche laddove si proceda ad approfondimenti del
quadro conoscitivo dei piani di bacino stralcio ricadenti nelle fattispecie di cui al citato
comma 15, per le quali ogni Provincia ha titolo a procedere autonomamente, secondo
la propria organizzazione interna, sempre in qualit di organo dellAutorit di bacino.
La norma in esame consente il perseguimento degli obiettivi sopra descritti ed, in
particolare, lomogeneit di applicazione, a scala regionale, dei criteri dellautorit di
bacino, senza peraltro modificare lattuazione e la gestione dei piani di bacino stralcio
vigenti. La norma stessa, si pone, del resto, in linea di continuit con gli indirizzi
procedurali gi assunti con la deliberazione della Giunta regionale n. 700/2007,
consentendo anche, tra laltro, di assicurare a tutti gli organi dellAutorit di bacino di
rilievo regionale un aggiornamento costante sul quadro conoscitivo e sulla sua
evoluzione nel tempo.
Peraltro, la possibilit prevista dalla legge dellespressione di un parere da parte del
CTR preventivo rispetto allentrata in vigore e alla divulgazione delle modifiche od
integrazioni consente di assicurare la massima omogeneit di applicazione dei criteri
nonch di rendere pi semplice e pi chiaro e trasparente liter, anche verso terzi.
Consente inoltre di sistematizzare e rendere organici i vari chiarimenti ed indirizzi forniti
nel tempo rispetto alla procedura di cui al comma 15.

1.

ASPETTI PROCEDURALI

1.1 Iter procedurale


La modifica apportata dallart. 45 della l.r. 10/08 al comma 15 dellart. 97 della l.r. 18/99
non ha introdotto variazioni sostanziali alla procedura generale di approvazione delle
modifiche non sostanziali ed ai presupposti gi previsti dal comma 15, rimanendo
confermato quando disposto in proposito dalle normative dei piani di bacino stralcio
vigenti.

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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

Fermo restando che per rientrare nei requisiti di cui al citato comma 15, le fattispecie di
approfondimenti devono necessariamente riguardare modifiche od integrazioni del
piano vigente che siano puntuali o che non incidano sulle linee e sullimpostazione
del piano, e non costituire aggiornamenti o variazioni che sostituiscano integralmente il
piano vigente, e che rappresentino quindi varianti non sostanziali al piano vigente, le
attivit istruttorie e le connesse valutazioni su tali modifiche ed integrazioni rimangono
immutate rispetto a quanto gi veniva effettuato. Linnovazione della norma sta nella
previsione della sospensione dellefficacia delle modifiche od integrazioni ex comma 15
per lespressione di un parere da parte del CTR - Sezione per le funzioni dellAutorit di
Bacino regionale (nel seguito abbreviato con CTR) entro 60 gg dalla comunicazione.
Liter procedurale da seguire, pertanto, pu essere schematizzato come segue.
1) Le Province procedono alla istruttoria e valutazione delle modifiche ed integrazioni
e, ai sensi del citato comma 15, alla conseguente approvazione secondo la propria
autonoma organizzazione interna, dando atto nel provvedimento di approvazione
della sospensione dellefficacia delle stesse (e quindi della loro non entrata in
vigore) nelle more dellespressione del parere della competente sezione del CTR.
Resta ferma che in tale periodo resta in vigore il piano previgente.
2) Le Province procedono quindi alla comunicazione al CTR, per il tramite dellufficio
regionale competente, delle modifiche approvate, ed alla contestuale trasmissione
delladeguata documentazione, come meglio specificata nel seguito (vedi
successivo paragrafo 3);
3) Dal ricevimento della comunicazione di cui sopra il CTR ha 60 gg per esprimere un
parere in merito alla compatibilit delle modifiche od integrazioni ai criteri ed
indirizzi dellAutorit di Bacino.
4) Qualora il CTR, anche per il tramite dellufficio regionale competente, ravvisi la
necessit di chiarimenti e/o integrazioni rispetto alla documentazione prodotta, ne
fa richiesta alla Provincia, con conseguente sospensione dei termini.
5) Nel caso che nellesame da parte del CTR non emerga la necessit di apportare
rettifiche o variazioni delle modifiche in questione, latto di approvazione pu
assumere immediata validit; dovr essere previsto quindi un apposito atto (la cui
tipologia determinata da parte delle Province secondo la propria organizzazione)
con il quale, dando atto della conferma delle modifiche od integrazioni gi
approvate, le si renda efficaci, stabilendone quindi la effettiva data di entrata in
vigore.
6) Nel caso invece ci siano osservazioni o rilievi che prevedano lacquisizione di
ulteriori elementi, o la necessit di approfondimenti, revisioni o modifiche, il CTR
ne d tempestiva comunicazione alla Provincia; la Provincia esamina le
osservazioni pervenute, recependo le indicazioni del CTR in relazione alla
conformit ai criteri ed indirizzi regionali.
7) Qualora lo ritenga opportuno, la Provincia pu presentare controdeduzioni alle
osservazioni del CTR, attraverso la fornitura di adeguati elementi o chiarimenti, che
mettano in luce la coerenza con i criteri regionali; in questo caso i termini di
sospensione dellefficacia vengono riavviati ai fini di una verifica ed eventuale
aggiornamento del parere espresso.

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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

8) A seguito dellaggiornamento delle modifiche od integrazioni secondo i criteri


regionali, la Provincia, con nuovo specifico atto, approva le modifiche definitive.
9) A seguito dellatto di definitiva entrata in vigore delle modifiche (sia esso di
conferma degli atti precedenti caso di cui al punto 5) ovvero di rettifica caso
di cui al punto 6) , si procede al previsto avviso sul BURL, nonch con la
consueta divulgazione degli atti agli enti e soggetti interessati. Contestualmente ne
viene data comunicazione alla competente sezione del CTR, per il tramite
dellufficio regionale competente, specificando le date di effettiva entrata in vigore e
trasmettendo gli elaborati di piano modificati e/o integrati in versione definitiva.
Alla luce di quanto sopra opportuno che gi nellatto di iniziale approvazione delle
modifiche od integrazioni di che trattasi, sia individuato liter successivo e gli atti da
assumere nei vari casi, prevedendo, a titolo di esempio, ladozione di un
provvedimento semplificato per la presa datto della mancanza di rilievi da parte del
CTR (caso di cui al punto 5), con conseguente determinazione dellentrata in vigore
delle modifiche senza la necessit di ulteriori passaggi nellorgano collegiale.
Pur prevedendo le valutazioni provinciali e regionali in due fasi successive, la norma
non esclude, peraltro, la possibilit di stabilire delle modalit procedurali, che
consentano un raccordo con le Province, nella loro qualit di organi dellAutorit di
bacino.
Nellottica della massima sintonia e coordinamento tra organi, tale raccordo anzi
auspicabile, sia gi in fase di formazione delle modifiche od integrazioni di che trattasi,
sia in fase di illustrazione e confronto a seguito della loro approvazione.
Possono pertanto essere previsti incontri e confronti preventivi allapprovazione delle
modifiche sia con gli uffici regionali competenti sia con il CTR, da attivarsi su richiesta
delle singole Province, nonch la presenza di rappresentanti degli uffici provinciali
competenti alle sedute del CTR nelle quali sia prevista lespressione del parere ex
comma 15, ai fini dellillustrazione delle modifiche stesse.
1.2 Riperimetrazioni preventive
Procedura analoga a quella generale sopra ricordata va seguita anche nel caso delle
cosiddette riperimetrazioni preventive delle fasce di inondabilit, approvate ai sensi
dellart. 15, comma 7, secondo capoverso 2 , della normativa-tipo di cui alla DGR

Lart. 15, comma 7 della normativa-tipo di cui alla DGR 357/01 recita come segue:
A seguito della realizzazione degli interventi di sistemazione idraulica previsti dal
Piano, la Provincia provvede alla conseguente modifica dei limiti della fasce A, B, C di
cui ai commi precedenti, al fine di conformarli alla nuova situazione, con la procedura di
cui al comma 15 dell'art. 97, della l.r. n.18/99.
Nel caso di interventi complessi, sottoposti a strumentazione urbanistica attuativa,
comprensivi anche del progetto delle opere di sistemazione idraulica congruenti con
quelle previste dal Piano, la riperimetrazione delle fasce A, B e C pu essere deliberata
dalla Provincia, ai sensi del comma 15 dell'art. 97, della l.r. n.18/99, anche
contestualmente allapprovazione e/o al controllo dello strumento attuativo, ferma
restando la natura prioritaria delle opere di sistemazione idraulica, la cui effettiva
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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

357/01, o in applicazione dellart. 110-bis della l.r. 18/99 (cfr. anche circolare
applicativa n. 27699/519/2005), laddove, rispettivamente, siano stati progettati e/o
consegnati i lavori interventi di sistemazione idraulica.
Come noto, gli scenari di pericolosit modificati possono essere approvati
preliminarmente in relazione agli interventi previsti, ma possono costituire effettiva
modifica al piano vigente solo al momento delle completa realizzazione, collaudo e
verifica da parte della Provincia, secondo i criteri regionali (cfr. chiarimenti di cui alla
DGR 848/03, punto 8, o allegato 1 alla DGR 16/07). Di tale condizione si deve dare
atto gi nellatto di prima approvazione della variante stessa.
Anche in tali casi, trattandosi di una approvazione, ancorch preventiva, deve esserne
data comunicazione al CTR, che render il proprio parere in merito ai sensi del comma
15. A seguito dellespressione di tale parere, fermo restando che la modifica non pu
assumere comunque efficacia se non a seguito della completa e verificata conclusione
degli interventi, si pu inviare la comunicazione dellavvenuta approvazione preventiva
agli enti e soggetti interessati, con specificazione (da apportare anche sulla relativa
cartografia) della natura di riperimetrazione preventiva, non in vigore, quindi, e
soggetta a successiva verifica.
Si ritiene peraltro, in questo caso, che, tenuto conto che la riperimetrazione non entra
in vigore e non nota a priori la data di inizio efficacia, e pertanto non pu considerarsi
avvenuta ai sensi del comma 15, la Provincia non debba procedere alla immediata
pubblicazione di avviso sul BURL, da demandare invece alla effettiva entrata in vigore.
Deve essere, in ogni caso, previsto un successivo atto da parte delle Provincia (di
tipologia da determinare da parte della Provincia stessa secondo la propria
organizzazione) con cui si attestano le avvenute verifiche sugli interventi realizzati e si
stabilisce lefficacia e lentrata in vigore della modifica, della quale, invece, avviso va
pubblicato sul BURL.
Resta fermo, comunque, che la cartografia di piano non pu essere aggiornata fino a
che le nuove perimetrazioni siano state rese efficaci ed effettivamente entrate in vigore,
a seguito della conclusione e verifica degli interventi, in coerenza con i criteri regionali
gi citati.

2.

ASPETTI TECNICI

Relativamente ai contenuti e alle metodologie di tipo sia tecnico sia normativo, come
noto, sono stati emanati nel tempo criteri ed indirizzi per la formazione dei piani di
bacino stralcio per lassetto idrogeologico. Si ricorda in particolare la DGR 357/01 3 e
ss.mm., che rappresenta tuttora il riferimento fondamentale per i contenuti dei piani di
bacino stralcio per lassetto idrogeologico, nonch chiarimenti ed indirizzi interpretativi

esecuzione, previa verifica della Provincia, condiziona lefficacia della riperimetrazione e


costituisce presupposto per le successive concessioni edilizie.
3

DGR 357/2001, ad oggetto: Approvazione dei criteri per la redazione della normativa di
attuazione dei Piani di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico e relativi allegati
tecnici

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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

in merito sia ad alcuni aspetti normativi (quali la DGR 848/03 4 ) sia ad aspetti tecnici di
applicazione dei criteri (quali, in parte, la stessa DGR 848/03, la DGR 16/07 5 , e la
DGR 1338/07 6 ).
In tale ambito, la Giunta Regionale, quale Comitato Istituzionale dellAutorit di Bacino,
ha fornito, nel tempo, chiarimenti ed indirizzi relativi alle procedure di aggiornamento e
modifica dei piani di bacino stralcio vigenti, in relazione a diversi aspetti (quali le DGR
1624/2004 7 , DGR 1532/2005 8 , DGR 1634/2005 9 , DGR 359/07 10 , DGR 1339/07 11 ).
A riguardo del contenuto delle modifiche da approvarsi con le procedura del citato
comma 15, occorre ricordare la necessit che le modifiche c.d. puntuali rispondano a
specifiche disposizioni delle Norme di attuazione dei PAI e ai criteri vigenti. Lart. 97
della l.r. 18/99, spesso indicato quale presupposto per le modifiche effettuate,
definisce, infatti, soltanto le procedure che devono essere seguite nel caso di modifiche
non sostanziali, cos come previste dal Piano, ma non pu rappresentare la
motivazione tecnica sottesa alle modifiche stesse, motivazione da ascrivere invece alle
disposizioni del piano di bacino e/o ai criteri ed indirizzi dellAdB regionale (si veda ad
esempio la ricostruzione effettuata nellallegato 1 alla DGR 1624/04).
Per tale ragione, si ritiene innanzi tutto necessario richiamare le Province ad
unapplicazione coerente con lo spirito e le finalit degli indirizzi e dei criteri emanati
dallAutorit di Bacino Regionale, considerati nel loro complesso, e sulla necessit in
particolare di non snaturare la visione unitaria a scala di bacino, che rappresenta
laspetto peculiare dei piani stessi, attraverso una continua serie di modifiche puntuali,
potenzialmente disorganiche.
4

DGR 848/2003, ad oggetto: Approvazione indirizzi interpretativi dei criteri per la


redazione delle norme di attuazione dei piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico ex DGR 357/01

DGR 16/2007, ad oggetto: Indirizzi relativi alla riperimetrazione delle fasce di


inondabilit nellambito della pianificazione di bacino stralcio per lassetto idrogeologico
di rilievo regionale

DGR 1338/2008, ad oggetto: Indirizzi per riperimetrazione e riclassificazione delle frane


attive e quiescenti, che determinano aree a suscettivit al dissesto elevata e molto
elevata, a seguito di studi di maggior dettaglio nella pianificazione di bacino rilievo
regionale

DGR 1624/2004 ad oggetto: Approvazione chiarimenti in merito allart. 97 comma 15


della l.r. 18/1999, relativo alle modifiche e/o integrazioni dei piani di bacino regionali

DGR 1532/2005 ad oggetto: Indirizzi procedurali in merito allaggiornamento dei piani


di bacino regionali conseguente allindividuazione degli ambiti normativi delle fasce di
inondabilit in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento ex D.G.R. 250/05.

DGR 1634/2004 ad oggetto: Indirizzi procedurali per laggiornamento dei piani di


bacino regionali vigenti in relazione a modifiche dei valori delle portate di piena di
riferimento.

10

DGR 359/2007, ad oggetto: Chiarimenti sulla nozione di centro urbano ai fini


dellapplicazione dellart. 8, c.3 e 4, della normativa-tipo dei piani di bacino stralcio
regionali per il rischio idrogeologico ex DGR 357/01

11

DGR 1339/2007, ad oggetto: Chiarimenti sul regime normativo applicabile nella fascia
di inedificabilit assoluta dai limiti dellalveo ai sensi dellart. 8, c.3 della normativa-tipo
dei piani di bacino stralcio regionali per il rischio idrogeologico ex DGR 357/01

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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

sempre necessario quindi fare riferimento ai criteri ed indirizzi emanati dallAutorit di


Bacino, con particolare riferimento ai principi generali dei criteri di cui alla DGR 357/01
e ss.mm., nonch agli indirizzi e chiarimenti forniti con DGR 16/07 e con DGR
1338/07.
Possono, peraltro, fin dora essere valutati, nellambito dellapprovazione delle
modifiche e della conseguente espressione del parere previsto, i seguenti aspetti,
emersi in esito alle prime fasi di monitoraggio delle modifiche ed integrazioni non
sostanziali attivate ai sensi della DGR 700/07, (cfr. nota n. 41066/555 del 20/03/2008,
inviata alle Province, il cui contenuto si richiama integralmente).
In particolare per gli aspetti idraulici, fermo restando quanto previsto dalla DGR 357/01
e ss.mm. e della DGR 16/07, si deve sottolineare quanto segue:
a) gli approfondimenti di tipo idraulico, nellottica della pianificazione di bacino,
devono riguardare possibilmente gli interi tratti studiati, e comunque tratti
idraulicamente significativi, salvaguardando quindi la visione complessiva a livello
di bacino idrografico, anche a fronte delle possibili ricadute prodotte dal sommarsi
degli effetti di una serie di modifiche di tipo puntuale.
Vanno quindi evitati, di norma, aggiornamenti od integrazioni limitati a tratti non in
continuit, o comunque disomogenei, rispetto ai tratti studiati e alle aree inondabili
gi perimetrate.
b) devono essere pertanto attentamente individuati i tratti di indagine sulla base delle
motivazioni tecniche sottese, al fine di verificare che il tratto stesso risulti
sufficientemente esteso ed idraulicamente sconnesso dai tratti a monte e a valle,
e non sia pertanto influenzato ed influenzabile dal comportamento di tali tratti, sia in
termini strettamente idraulici sia in termini di inondabilit.
c) Particolare attenzione va posta ai tratti non indagati nellambito del piano vigente,
specie riguardo alla significativit dei tratti ed alla continuit con i tratti gi indagati,
con particolare riferimento allinfluenza delle condizioni di inondabilit a monte e
valle del tratto oggetto di indagine. In tali tratti gli studi di inondabilit devono
essere inoltre preliminari e propedeutici allindividuazione di eventuali situazioni di
progetto, che possono diventare aggiornamento di piano solo a seguito della
realizzazione degli adeguati interventi, mentre gli studi di inondabilit allo stato
attuale devono da subito costituire integrazione del piano vigente
d) Gli studi di approfondimento devono sempre avere un carattere di maggior dettaglio
rispetto a quanto effettuato nellambito del piano, evidenziando e valutando nei vari
casi gli elementi di maggior dettaglio acquisiti e gli specifici effetti di tali elementi
sulle risultanze degli studi e delle modifiche approvate.
e) Gli aggiornamenti delle fasce di inondabilit a seguito della realizzazione di
interventi idraulici devono attenersi a quanto espresso nellall. 1 alla DGR 16/07.
Deve essere pertanto garantita la coerenza e lorganicit complessiva delle
modellazioni idrauliche effettuate a livello di bacino, ed in particolare necessario
valutare ed attestare i presupposti previsti nei criteri regionali.
f)

La perimetrazione o la modifica della fascia di riassetto fluviale deve essere


adeguatamente motivata e rispondente ad unottica di bacino, secondo quanto
previsto dalla definizione assunta con DGR 357/01, con valutazione della

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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

conseguenze in termini idraulico-ambientali della modifica e previsione di eventuali


interventi o modifiche a compensazione.
Per gli aspetti geomorfologici, fermo restando quanto previsto dalla DGR 357/01 e
ss.mm. e della DGR 1338/07, si sottolinea quanto segue:
g) gli approfondimenti di tipo geomorfologico, nellottica della pianificazione di bacino,
devono riguardare possibilmente gli interi areali gi studiati o comunque porzioni
significative; in ogni caso, gli studi di maggior dettaglio, quando non siano estesi
all'intero corpo di frana, devono considerare aree contraddistinte da una propria
identit e dinamica geomorfologica.
h) In particolare gli studi di maggior dettaglio:

i)

j)

- devono valutare ed escludere che i settori stralciati dalla perimetrazione


originale possano risentire di eventuali evoluzioni, arretramenti o allargamenti,
del corpo franoso residuo;
- devono evitare, altres, di enucleare all'interno dei corpi franosi (ad esempio al
piede o in corona) porzioni delle stesse riclassificandole come semplice
deposito detritico e ricalcolandole, ai fini della classificazione di pericolosit, in
base alla mera applicazione del metodo della suscettivit al dissesto sulla base
di considerazioni localizzate, perdendo lunitariet dellinsieme del corpo
geomorfologico;
- devono essere supportati da un approfondimento del quadro conoscitivo
mediante lacquisizione di nuove conoscenze attraverso limpiego di congrue
tipologie e strumenti dindagine in situ, da esplicitarsi nella scheda;
- devono dare adeguato conto delle modalit e degli esiti delle attivit di
monitoraggio messe in atto, necessarie per la rivalutazione dello stato di attivit
dei corpi franosi.
nella riperimetrazione di aree a suscettivit al dissesto elevata non derivate da
frana quiescente ma dalla combinazione di elementi geomorfologici e d'uso del
suolo, le risultanze acquisite a scala di maggior dettaglio devono essere analizzate
e valutate nel contesto pi ampio dell'unit geomorfologica nel quale inserita
l'area di interesse.
Gli aggiornamenti delle aree a suscettivit a dissesto a seguito di realizzazione di
interventi di sistemazione richiedono la valutazione da parte delle Province della
necessit di acquisire adeguati dati di monitoraggio comprovanti leffettiva
stabilizzazione dell'areale oggetto di intervento, come richiamato nellultimo
capoverso del cap. 4 dei criteri di cui alla DGR 357/01, definendone tipologie,
modalit e tempi di tali attivit.

Si richiama altres la necessit del rispetto dei seguenti criteri regionali:


-

nelle Pg3 per frana quiescente non sono consentite mai nuove edificazioni, anche
a fronte di studi di maggior dettaglio;

nelle Pg3 non per frana quiescente, a fronte di studi di maggior dettaglio, la
Provincia, oltre ad approvare lindagine di dettaglio, deve di norma indicare
contestualmente gli interventi compatibili in relazione alle condizioni di suscettivit
al dissesto accertate.

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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

Le suddette indicazioni (sia per gli aspetti idraulici sia geomorfologici) possono essere
integrate o maggiormente specificate a seguito dei primi esiti dellapplicazione del
novellato comma 15 dellart. 97.
3.

DOCUMENTAZIONE

Ai fini dellespressione del parere del CTR ex comma 15, ed in continuit con quanto
gi previsto dalla DGR 700/07, la comunicazione dellapprovazione della modifica od
integrazione deve essere accompagnata da una relazione di sintesi, da produrre sulla
base degli elementi acquisiti e degli atti assunti in merito, nonch delle indicazione di
cui al presente documento, finalizzata ad illustrare nel dettaglio la modifica effettuata e
le motivazioni tecniche sottese, inclusi gli elaborati di analisi necessari per la
comprensione della modifica apportata.
In particolare la suddetta relazione (da inviare anche in formato informatico) deve
avere i seguenti contenuti minimi:
1)

2)
3)

4)

5)

indicazione del piano di bacino e del bacino di riferimento in cui ricade la modifica
di cui trattasi, con specificazione della localizzazione della modifica (comune,
corso dacqua, localit, etc.);
specificazione della norma di piano ai sensi della quale si approvata la modifica
e criteri ed indirizzi dellAdB applicati per la modifica specifica;
descrizione di dettaglio della modifica apportata, con specificazione dellarea
interessata e relativa tipologia di pericolosit, tipologia della modifica stessa,
sintesi degli esiti degli studi alla base della modifica, carte modificate,
motivazione, etc.;
descrizione degli elementi di approfondimento acquisiti in merito alla modifica
apportata (ad esempio: rilievi topografici, studi di dettaglio, approfondimenti
tecnici, rilevamenti geologici e geotecnci, monitoraggi, etc) e degli specifici effetti
di tali elementi sulle risultanze degli studi e sulle modifiche approvate, anche in
rapporto a quanto previsto dai criteri dellAutorit di bacino;
Esplicitazione degli elementi tecnici determinanti che hanno supportato la
modifica.

Tale relazione deve essere altres corredata almeno:


-

dai necessari stralci cartografici, corredati dai rispettivi file vettoriali, che
evidenzino le modifiche o integrazioni apportate e riportino il necessario raffronto
con il piano oggetto della modifica stessa;

- dalla copia dei provvedimenti con i quali la Provincia ha approvato le suddette


modifiche od integrazioni (in particolare copia delle deliberazioni o altro
provvedimento con il quale la Provincia ha approvato la modifica in questione,
con i suoi eventuali allegati sostanziali).
necessario che nella relazione di sintesi siano chiaramente desumibili le modifiche
effettuate, sia nel merito sia nei presupposti tecnico-normativi, e sia sempre
desumibile quali sono gli elementi di novit, rispetto agli elaborati previgenti, che hanno
portato alla necessit di modifica degli stessi, in relazione ai criteri ed indirizzi regionali.
In caso contrario pu essere richiesta una revisione della relazione.

Documento 3.3
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Allegato 1 alla DGR 893/2008


Indirizzi e modalit procedurali ai fini dellespressione del parere
da parte del CTR ai sensi del c.15, art. 97, l.r. 18/99

Lufficio regionale che acquisisce la documentazione, cos come la competente


sezione del CTR, laddove la stessa non risulti chiara o completa per le finalit
sopraddette, ha facolt di richiedere integrazioni e/o chiarimenti, con sospensione dei
termini di espressione del parere. Eventuali chiarimenti potranno essere resi dai
rappresentanti provinciali anche nellambito della stessa seduta del CTR.

A conclusione delliter procedurale previsto dal comma 15, allatto della comunicazione
al CTR della avvenuta entrata in vigore delle modifiche approvate, la trasmissione degli
elaborati finali deve essere corredata anche dai corrispondenti file informatici ai fini
dellaggiornamento sul sito web regionale, previsto dallart. 33 della l.r. 20/06,
relativamente agli strati informativi della pericolosit e del rischio dei piani di bacino
stralcio.

Si ribadisce infine che, al fine di perseguire la massima trasparenza e di garantire il


mantenimento della conoscenza delle modifiche apportate nonch dellevoluzione
temporale del piano di bacino, necessario che le Province rendano pubblica e
disponibile per la consultazione la documentazione di cui sopra con i relativi stralci
cartografici, anche attraverso le procedure di divulgazione di norma utilizzate, quale la
pubblicazione sui siti web delle Province stesse.

Documento 3.3
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CHIARIMENTI RELATIVI ALLE


MODIFICHEDEL RETICOLO
IDROGRAFICO PRINCIPALE DEI PIANI DI BACINO
STRALCIO PER LASSETTO IDROGEOLOGICO.
INTEGRAZIONE ALLA DGR 1624/2004
Documento approvato
con DGR 1509 del 21.11.2008

Documento 3.4

ESTRATTO DELLA DGR 1509/2008

INTEGRAZIONE ALLA DGR 1624/2004


MODIFICHE AL RETICOLO IDROGRAFICO PRINCIPALE

LA GIUNTA REGIONALE
[omissis]
RITENUTO pertanto di approvare, in qualit di Comitato Istituzionale dellAutorit di
bacino di rilievo regionale ai sensi dellart. 96, c.3 della l.r. n. 18/1999, ad integrazione
della DGR n 1624/2004 i chiarimenti relativi alle modifiche puntuali del reticolo
idrografico principale, da applicare anche qualora risulti nella normativa di piano una
differente denominazione del reticolo, sul quale deve essere applicata la normativa di
piano, fermo restando, ai fini dellespressione del parere del CTR ex comma 15,
quanto stabilito al punto 3, (Documentazione), dellAllegato 1 parte integrate e
sostanziale della DGR 893/2008;
SU PROPOSTA dellAssessore allAmbiente
DELIBERA
per i motivi indicati in premessa:
1. di stabilire, ad integrazione della D.G.R. n. 1624/2004 anche ai fini
dellespressione del parere di cui allart 97 c.15 l.r. n. 18/99, che costituiscono
modifiche puntuali od integrazioni ai sensi del citato comma 15, le sole modifiche
relative alla correzione di eventuali errori materiali o alla miglior definizione del
tracciato, con particolare riferimento ai tratti tombinati, sia che le stesse
interessino corsi dacqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche, sia corsi
dacqua ricompresi nel reticolo idrografico principale in ragione di una significativa
rilevanza idraulica;
2. di disporre la pubblicazione del presente atto sul Bollettino Ufficiale Regionale.

Documento 3.4
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CRITERI PER LA REDAZIONE DEI PIANI


DI BACINO:

AMBITI NORMATIVI DELLE


FASCE DI INONDABILIT
IN FUNZIONE DI
TIRANTI IDRICI E VELOCIT DI SCORRIMENTO

Documento approvato
con DGR 250 del 15.2.2005

Documento 4.1

Allegato 1 alla DGR 250/2005


Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

PREMESSA
I criteri regionali, di cui alla raccomandazione n.7/99 Definizione delle fasce di inondabilit e di
riassetto fluviale e alla DGR 357/2001 e ss. mm. e ii., prevedono che, nellambito della
pianificazione di bacino di rilievo regionale, il livello standard di individuazione della
pericolosit idraulica sia rappresentato dalla individuazione delle cosiddette fasce di
inondabilit, che rappresentano porzioni di territorio esterne allalveo caratterizzate da uguale
probabilit di inondazione. In particolare la normativa regionale prevede lindividuazione di 3
fasce di inondabilit, che corrispondono a tre tempi di ritorno della piena di riferimento,
rispettivamente pari a 50, 200, e 500 anni.
Questa impostazione si basa sulla consolidata assunzione che un evento di inondazione sia
tanto pi pericoloso quanto pi frequente; la pericolosit idraulica, pertanto, attualmente
legata al solo tempo di ritorno T della piena di riferimento, il quale fornisce una stima del
valore di portata che pu venire mediamente superato ogni T anni.
I criteri regionali, peraltro, prevedono la possibilit di individuare, sulla base di opportuni
approfondimenti, allinterno delle aree inondabili ad assegnato tempo di ritorno, aree che
risultino a minor pericolosit relativa, sulle quali prevedere una disciplina pi adeguata che
consenta possibilit edificatorie diversificate rispetto a quelle ammesse nelle rispettive fascia di
inondabilit (rif.: paragrafo 3.1, lettera c), punto 1) e punto 2) dei criteri approvati con D.G.R.
357/2001).
In particolare sulla base di opportuni approfondimenti degli studi idrologico-idraulici di supporto,
possono essere determinate appropriate grandezze di riferimento, utili per il conseguimento di
una pi puntuale determinazione delle aree inondabili ed una conseguente migliore definizione
del grado di pericolosit idraulica, tale da risultare maggiormente rappresentativa delleffettivo
assetto dei territori e degli eventi di riferimento. Lentit dei massimi tiranti idrici e delle velocit
di scorrimento che si realizzano nelle aree inondabili stesse rappresentano grandezze
fondamentali a questo fine, delle quali devono, quindi, essere determinate le soglie
caratteristiche per la discriminazione di classi di diversa pericolosit relativa.
Il presente documento definisce in modo omogeneo sul territorio i criteri che permettono, sulla
base dellelaborazione dei dati e delle informazioni provenienti dagli studi idraulici, di individuare
1
Tali criteri
le succitate aree a minor pericolosit relativa e la corrispondente normativa.
costituiscono, in particolare, una attuazione e migliore specificazione dei criteri assunti con
D.G.R. 357/2001 e, come tali, hanno carattere vincolante.
E importante ricordare che la finalit del presente documento individuare un criterio per
definire, sulla base delle caratteristiche di inondabilit delle zone, specifici ambiti sui quali
prevedere una disciplina differenziata, connessa, in sostanza, alla possibilit di nuova
edificazione. Quanto segue non quindi finalizzato alla definizione della pericolosit in senso
assoluto, ai fini per esempio di protezione civile, ma alla individuazione di un criterio a fini
normativi, da applicare nellattuale contesto normativo della pianificazione di bacino a riguardo
delle fasce di inondabilit.

Il tema di notevole attualit e, per la relativa carenza di studi specifici in materia di vulnerabilit del
territorio in relazione ai fenomeni di inondazione, fortemente innovativo nel campo della pianificazione di
bacino. Per tali ragioni, la Regione Liguria ha affidato una apposita consulenza scientifica al Prof. Renzo
Rosso, Professore Ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia del Politecnico di Milano, che
ha, in una prima fase fornito limpostazione metodologica necessaria alla definizione di aree a minor
pericolosit relativa nellambito delle fasce di inondabilit nonch lindividuazione dei pi adeguati valori
dei parametri di riferimento, ed in una seconda fase analizzato le osservazioni pervenute nellambito
dellinchiesta pubblica indetta a seguito delladozione dei primi criteri e valutato le prime applicazioni
sperimentali della metodologia. Sugli esiti di tale lavoro basato il presente documento.

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Allegato 1 alla DGR 250/2005


Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

FINALIT GENERALE
La finalit generale della metodologia qui delineata lelaborazione di una carta di applicazione
normativa relativa agli eventi di inondazione, definita degli ambiti normativi delle fasce di
inondabilit, che tenga conto di caratteristiche delle inondazioni ulteriori rispetto al tempo di
ritorno della piena di riferimento, quali tiranti idrici e relative velocit di scorrimento che si
realizzano nelle aree inondabili. Tale metodologia elaborata nel rispetto dellimpostazione
normativa dei piani di bacino stralcio vigente, e non ne rappresenta quindi una modifica ma
piuttosto una migliore specificazione ed articolazione.
In tal senso, la carta degli ambiti normativi relativi alla pericolosit delle inondazioni sar
costruita a partire dalla determinazione delle fasce di inondabilit relative ai diversi periodi di
ritorno secondo il metodo standard dei criteri regionali, attraverso una impostazione che
interessa i seguenti due aspetti, come illustrato nel dettaglio nel seguito:
1) il criterio di individuazione degli ambiti normativi con costruzione della relativa
cartografia e di associazione della relativa normativa;
2) lindividuazione dei valori di soglia delle grandezze considerate (tiranti e velocit) sulla
base dei quali definire sottozone delle aree inondabilI quali aree a minor pericolosit
relativa.
In tal senso, si evidenzia che la determinazione di aree a diversa pericolosit relativa, al fine
della differenziazione della corrispondente disciplina, si applica alle sole fasce A e B, in quanto
non influenza in modo significativo la fascia C, la cui disciplina consiste, nella sostanza, in una
semplice normativa di attenzione.

1. CRITERIO DI PERICOLOSIT RELATIVA


Gli studi effettuati nellambito della consulenza tecnico-scientifica affidata dalla Regione Liguria
al Prof. R. Rosso del Politecnico di Milano e del suo successivo aggiornamento a seguito della
fase di inchiesta pubblica, hanno condotto ad individuare valori limite per la definizione dei gradi
di pericolosit relativa facendo riferimento ad una molteplicit di aspetti.
In particolare il criterio fondamentale assunto come riferimento basato sulla determinazione
di soglie idrodinamiche di pericolosit fondate sul concetto di spinta tollerabile condizionata
allenergia specifica, considerando lazione meccanica di una corrente in termini di spinta e di
energia. Lapplicazione di tale criterio porta alla definizione della relazione tirante-velocit
associato ad una spinta assegnata condizionata dallenergia specifica. In merito ai valori di
spinta tollerabile, in base ai risultati sperimentali e alle diverse prescrizioni ricavabili dalla
letteratura, stato assunto il valore di 1500 N/m quale rappresentativo della bassa
pericolosit, mentre al superamento di un valore di circa 2500 N/m, si realizzano invece
condizioni di alta pericolosit. Tale criterio stato confrontato ed integrato con altre
conoscenze e valutazioni in merito, con particolare riferimento alla stabilit degli individui, alla
resistenza strutturale degli edifici e alla mobilizzazione degli autoveicoli in condizioni di
inondazione.
Dalla valutazione congiunta dei vari aspetti succitati si giunti alla definizione del criterio che si
assume per la definizione della pericolosit idraulica relativa sulla base dellentit di tiranti idrici
e velocit di scorrimento finalizzata alla individuazione di ambiti normativi, quale riportato
graficamente nella seguente figura 1.
In altri termini, le soglie di riferimento delle coppie di valori tirante idrico-velocit di scorrimento,
che si realizzano in un evento di inondazione per la individuazione delle condizioni di bassa e

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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

alta pericolosit relativa, indipendentemente dal tempo di ritorno dellevento che li ha prodotti,
sono riportate in tabella 1.
Con riferimento alla figura 1, quindi, le coppie di valori tirante idrico-velocit di scorrimento
superiori alla soglia indicata dalla linea intera, sono individuate come ricadenti in condizioni
di alta pericolosit relativa, mentre le coppie di valori inferiori alla soglia indicata dalla
linea tratteggiata ricadono in condizioni di bassa pericolosit relativa. La zona compresa
tra le due relazioni non risulta definibile con certezza in relazione alla pericolosit relativa e,
quindi, ai fini applicativi, viene qui indicata come zona a media pericolosit relativa.
Tale criterio relativo ai soli valori di tiranti idrici e velocit di scorrimento in un evento di
inondazione, indipendentemente cio dal tempo di ritorno dellevento che li ha prodotti.
Nellambito della pianificazione di bacino ed ai fini dellapplicazione alla normativa di riferimento,
si dovr necessariamente tenere conto anche del periodo di ritorno dellevento di riferimento, in
coerenza con gli indirizzi consolidati, che individuano levento con tempo di ritorno 50-ennale a
pericolosit pi elevata di quello a tempo di ritorno 200-ennale in quanto pi frequente.
0,8
0,7

Tirante idrico (m)

Alta pericolosit
Alta pericolosit
relativa
relativa

Media pericolosit
relativa

0,6
0,5
0,4
0,3

Bassa pericolosit
relativa

0,2
0,1
0
0

0,5

1,5

2,5

Velocit (m/s)

Figura 1. Soglie di pericolosit relativa in termini di tirante idrico condizionato alla velocit
della corrente.

Condizioni di tirante idrico


Condizioni di
Bassa pericolosit relativa

Alta pericolosit relativa

0 m/s < v < 1 m/s

h < 0,50 m

h > 0,70 m

1 m/s < v < 1,5 m/s

h < 0,30 m

h > 0,50 m

1,5 m/s < v < 2 m/s

h < 0,30 m

h > 0,30 m

elocit di scorrimento

Tabella 1. Soglie di pericolosit relativa in termini di tirante idrico condizionato alla velocit della
corrente.

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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

2. INDIVIDUAZIONE CARTOGRAFICA DEGLI AMBITI NORMATIVI


2.1 CRITERIO GENERALE DI DEFINIZIONE DEGLI AMBITI NORMATIVI
Il criterio generale di individuazione degli ambiti normativi allinterno delle fasce e di attribuzione
della relativa normativa di riferimento consiste, in sintesi, nel pesare la pericolosit dellevento
a dato tempo di ritorno con la pericolosit in termini di tirante idrico e velocit, in modo da
tenere conto di tutti i suddetti parametri per la associazione della pi adeguata normativa di
riferimento.
Il criterio pu essere cos schematizzato:
a) allinterno della fascia A si individuano, sulla base delle caratteristiche dellinondazione a
T=50 anni, aree a minor pericolosit relativa A0, tali da ritenersi assimilabili ad una fascia
B; tali aree, cio, pur essendo inondabili a T=50 anni, presentano caratteristiche di
pericolosit relativa tali da poter risultare adeguatamente disciplinate dalla norma di fascia
B. Sulle restanti aree AA rimane appropriata la normativa generale di fascia A.
b) allinterno della fascia B si individuano, sulla base delle caratteristiche dellinondazione a
T=200 anni, aree a minor pericolosit relativa B0, nelle quali sia consentito procedere ad
interventi di nuova edificazione e di ristrutturazione urbanistica con la messa in opera di
accorgimenti tecnico-costruttivi efficaci per il non aumento del rischio accompagnati dalle
adeguate misure di protezione civile. Sulle restanti aree BB rimane appropriata la normativa
generale di fascia B.
E importante evidenziare che la definizione di minor pericolosit relativa si riferisce
non tanto alla pericolosit intesa in senso prettamente tecnico delle zone, che, in
relazione alla frequenza attesa delle inondazioni, continuano a mantenere caratteristiche di
pericolosit non trascurabili e richiederanno comunque ladeguata considerazione in
termini di protezione civile e di tutela degli insediamenti esistenti, ma piuttosto alla
valutazione della pi appropriata disciplina per gli interventi di nuova realizzazione
rispetto alle specifiche caratteristiche delle inondazioni.
Lapplicazione della metodologia di individuazione cartografica degli ambiti normativi delineata
nel seguito deve, in ogni caso, basarsi su risultati di studi idraulici di dettaglio, che permettano
di determinare affidabilmente, oltre alla perimetrazione delle aree inondabili, le entit dei tiranti
idrici e delle velocit di scorrimento che vi si realizzano.

2.2 AMBITI NORMATIVI DI FASCIA A:


In coerenza con limpostazione generale sopra delineata, sulla base della valutazione dei
valori massimi di tiranti idrici e velocit di scorrimento per la portata 50-ennale:
a) si individuano le aree a minor pericolosit relativa, denominate A0, come quelle
corrispondenti alle aree a bassa pericolosit relativa del criterio di pericolosit riportato
in figura 1., attraverso lapplicazione del metodo indicato graficamente in figura 2; tali aree
vengono riclassificate come aree di fascia B, accorpandole, cio, alle aree inondabili a
T200; si noti che tali aree non vengono perimetrate nella cartografia finale in quanto
rianalizzate insieme alle aree di fascia B sulla base delle loro caratteristiche per levento
T200.
b) si classificano le restanti aree quali aree AA, che rappresentano quindi, secondo il criterio
di figura 1., aree inondabili a T50 con tiranti e velocit caratteristici di condizioni di media e
alta pericolosit relativa.

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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

0,8

Ambiti normativi di fascia A

Fascia A individuazione
ambiti AA
Evento di piena per T= 50 anni

Tirante idrico T50 (m)

0,7
AMBITO AA
AMBITO NORMATIVO AA

0,6
0,5
0,4

V 50< 1 m/s

0,3

Aree A0 da
riclassificare come
ambiti di fascia B

0,2

h50 > 0,50 m

1 m/s V50 <2 h50 > 0,30 m


m/s

0,1
0
0

0,5

1,5

2,5

Velocit T50 (m/s)

V50 2 m/s

h50 > 0 m

Figura 2. Soglie di pericolosit relativa in termini di tirante idrico locale h50 condizionato alla
velocit della corrente locale V50 ai fini della definizione degli ambiti normativi in
fascia A.

2.3 AMBITI NORMATIVI DI FASCIA B:


In coerenza con limpostazione generale sopra delineata, sulla base della valutazione dei
valori massimi di tiranti idrici e velocit di scorrimento per la portata 200-ennale:
a) si individuano le aree corrispondenti alle aree ad alta pericolosit relativa del criterio di
pericolosit riportato in figura 1., attraverso il metodo indicato in figura 3, che vengono
individuate come ambito normativo BB;
b) si classificano le restanti aree, che rappresentano quindi, secondo il criterio di figura 1.,
aree inondabili a T200 con tiranti e velocit caratteristici di condizioni di bassa e media
pericolosit relativa, come ambito normativo B0.
0,8

Fascia B individuazione
ambiti BB
Evento di piena per T= 200 anni

Ambiti normativi di fascia B

Tirante idrico T200 (m)

0,7
AMBITO
AMBITOBB
NORMATIVO BB

0,6
0,5

V 200< 1 m/s

h200 0,70 m

1 m/s V 200< 1,5


m/s

H200 > 0,50 m

1,5 m/s V200 <2


m/s

h50 > 0,30 m

0,4
0,3
AMBITO
AMBITO
NORMATIVO
BO
B0

0,2
0,1
0
0

0,5

1,5

Velocit T200 (m/s)

2,5

V50 2 m/s

h50 > 0 m

Figura 3. Soglie di pericolosit relativa in termini di tirante idrico locale h200 condizionato
alla velocit locale della corrente v200 ai fini della definizione degli ambiti
normativi in fascia B

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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

2.4 AMBITI NORMATIVI IN ASSENZA DI VALUTAZIONI SULLE VELOCIT


Anche sulla base di studi idraulici di supporto caratterizzati da un minor grado di
approfondimento della modellistica matematica, possibile procedere ad una prima verifica che
consenta di addivenire allindividuazione delle zone A0 e B0 e dei conseguenti ambiti
normativi AA e BB.
Purch lo studio idraulico di supporto abbia comunque caratteristiche di sufficiente
approfondimento, tali da permettere lindividuazione dellentit dei tiranti idrici massimi
allinterno delle aree inondabili stesse, e purch una valutazione, anche di massima, permetta
di garantire che non vi si possano realizzare velocit elevate, in particolare superiori a circa 2
m/s, si pu procedere alla redazione della carta degli ambiti normativi classificando, infatti, le
zone A0 e le zone B0 quali quelle in cui si verifichino valori dei tiranti massimi,
rispettivamente 50ennali e 200ennali inferiori a 0,30m, in quanto soglia che, anche nei vari
metodi esaminati, individua condizioni di pericolosit modeste.
2.5 CARTOGRAFIA DEGLI AMBITI NORMATIVI
Al fine della produzione della carta degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit, vale la
pena ricordare che, le aree A0, aree a minor pericolosit relativa rispetto alla T50 ed
assimilate ad una fascia B, non risulteranno mappate nella carta finale degli ambiti normativi, in
quanto automaticamente ricomprese nelle aree BB o nelle aree B0 in funzione dellentit di
tiranti e velocit, che si determinano per la T200.
Fermo restando che, in assenza di studi di dettaglio, le fasce di inondabilit attualmente
mappate mantengono la loro classificazione in zone A e B, la mappatura finale, nei termini pi
generali, composta dai tre livelli normativi AA, BB, B0. possibile, peraltro, che lo studio di
dettaglio sia effettuato per uno solo dei tempi di ritorno di riferimento, producendo diverse
situazioni dalla combinazione dei diversi ambiti normativi. Ad esempio in caso di studi di
dettaglio, finalizzati allanalisi della sola pericolosit relativa dellevento 200ennale, le aree da
mappare nella carta delle fasce di inondabilit per lapplicazione della normativa risulterebbero
le zone A, BB, B0.

3. SPECIFICAZIONI SULLAPPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA


Ai fini applicativi si segnalano i seguenti ulteriori aspetti di rilievo nella elaborazione della
cartografia degli ambiti normativi alla quale viene associata la normativa corrispondente:
1. I valori dei tiranti idrici e delle velocit, cui si fa riferimento nella procedura delineata ai
paragrafi precedenti per lindividuazione della minor pericolosit, sono, in ogni zona, quelli
massimi che si possono realizzare nella zona stessa durante levoluzione della piena. Tale
assunzione cautelativa e di semplice applicazione e verifica; tuttavia, poich, i valori
massimi di tiranti e velocit in un punto non si verificano, in generale, contestualmente
durante levoluzione della inondazione, possono, in alternativa, essere utilizzati i valori
massimi del solo tirante idrico accoppiati ai contestuali valori di velocit.
2. La definizione di soglie di bassa ed alta pericolosit relativa richiede anche una valutazione
del margine di incertezza con cui le grandezze di riferimento - tirante e velocit- vengono
valutate nei singoli casi. Nelle applicazioni pratiche di elaborazione della carta degli ambiti
normativi a partire dai dati di tiranti e velocit provenienti dai modelli idraulici applicati, il
redattore dello studio potr quindi valutare nel merito le singole situazioni, tenendo conto
sia delle caratteristiche del modello di simulazione adottato sia della specifica realt
territoriale, accorpando, ove opportuno, in termini sia di diminuzione che di aumento, valori
che si discostino dalle soglie individuate di quantit percentualmente modeste e non
significative. In particolare, nelle situazioni di bassissima velocit della corrente (0-0,5 m/s),
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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

si ritiene che, attraverso una puntuale definizione delle perimetrazioni, il valore di tirante
massimo di 0,70 m possa essere incremententato fino a ulteriori 0,20 m massimi,
motivatamente ed in ragione delle specifiche condizioni dei siti.
3. Nella cartografia dovr essere inoltre evitata la mappatura di aree a bassa pericolosit
relativa inglobate in aree ad alta pericolosit relativa, specie se di modesta estensione
rispetto alla area complessiva, anche se risultante dalla applicazione automatica dei criteri
descritti (ad es. ambito B0 completamente contornate da un ambito BB o AA); le singole
situazioni dovranno, quindi, essere valutate nel merito dal redattore dello studio, in quanto
tali isole, derivanti dalla mera applicazione della procedura sui risultati degli studi idraulici,
sono da ritenersi non significative in termini di pianificazione di bacino, sia relativamente
allapplicazione della relativa disciplina, sia relativamente alle condizioni di sicurezza e di
non aumento del rischio.
4. Nellambito degli studi di dettaglio e della redazione della cartografia finale, in
considerazione della normativa ad essa associata, opportuno valutare anche eventuali
ulteriori problematiche relative ad altre cause, quali linsufficienza dello smaltimento delle
acque superficiali da parte delle reti di drenaggio urbano, o linterferenza con corsi dacqua
non studiati nellambito del Piano.

4. ELABORATI GRAFICI
Al fine di fornire tutti i dati di rilievo per assicurare la completa conoscenza delle caratteristiche
delle aree inondabili e di garantire la corretta applicazione della normativa di riferimento,
devono essere prodotti, nellambito del Piano di bacino, i seguenti elaborati (nellipotesi pi
generale di studio di dettaglio completo sia per T=50 anni sia per T=200 anni):
1) Carta aggiornata delle aree inondabili ai tempi di ritorno di 50 e 200 anni (senza distinzione
di tiranti e velocit) sulla base della modellistica di maggior dettaglio;
2) Carta dei tiranti idrici massimi per le aree inondabili a tempi di ritorno di 50 e 200 anni (1
carta ciascuno);
3) Carta delle velocit di scorrimento massime (ovvero contestuali ai tiranti massimi di cui al
punto 1) per le aree inondabili a tempi di ritorno di 50 e 200 anni (1 carta ciascuno);
4) Carta delle fasce di inondabilit di cui ai criteri regionali (A, B e C) con indicazione delle
zone A0 e B0 individuate come a minor pericolosit relativa ciascuna per il corrispondente
tempo di ritorno; tale carta rimane la base per la determinazione delle classi di rischio per la
redazione della carta del rischio idraulico secondo i criteri regionali vigenti;
5) Carta degli ambiti normativi relativi alle fasce di inondabilit (AA, BB, B0, C).
Le cartografie devono essere prodotte alla scala almeno 1:5000 e far parte degli elaborati
di piano, in quanto contenenti elementi indispensabili per la applicazione della normativa;
quelle di cui ai punti 1) e 4) possono, se del caso, essere accorpate..

5. NORMATIVA ASSOCIATA AGLI AMBITI NORMATIVI


La definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit come sopra illustrata rientra
nellimpostazione vigente della normativa dei piani di bacino stralcio per lassetto idrogeologico,
cos come delineata dai criteri di cui alla DGR 357/01. Si tratta in sostanza di una migliore
specificazione di concetti gi insiti nei criteri approvati ed una pi approfondita articolazione
della normativa gi vigente.
A tale proposito si specifica quindi che:

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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

1)

Ove non si proceda alla individuazione degli ambiti normativi (AA, BB, B0), rimangono in
vigore le consuete norme delle fasce di inondabilit (A, B). Si specifica che, a riguardo
della disciplina di fascia B come attualmente vigente, la quale prevede la possibilit di
nuova edificazione e ristrutturazione urbanistica prevista in tessuto urbano consolidato o
da completare, con parere della Provincia, se ricadenti nelle c.d. aree a minor
pericolosit, tali aree vanno determinate con riferimento alle condizioni di tirante idrico e
velocit di scorrimento indicate nel presente documento (figura 3).

2)

Ove si proceda alla individuazione degli ambiti normativi (AA, BB, B0) attraverso la
procedura qui delineata, per le porzioni di territorio relativamente alle quali sia stata
approvata la relativa perimetrazione, tali ambiti sostituiscono, ai fini normativi, le fasce di
inondabilit standard (A e B), con la seguente articolazione generale, come specificato
nello schema riassuntivo di tabella 2:
-

nellambito normativo AA vige la disciplina di cui alla fascia A;

nellambito BB vige la norma generale di fascia B, con lesclusione quindi della


possibilit di nuova edificazione e ristrutturazione urbanistica prevista. Ci in quanto le
aree a minor pericolosit risultano gi escluse di fatto allatto della perimetrazione
dellambito BB;

nellambito B0 vige la norma della fascia B nella sua interezza, che prevede la
ammissibilit, quindi, di nuova edificazione e ristrutturazione urbanistica prevista in
tessuto urbano consolidato o da completare, previo parere favorevole della Provincia, e
purch siano assunte le opportune misure od accorgimenti tecnico-costruttivi nonch le
azioni e le misure di protezione civile

Uno schema riassuntivo della classificazione degli ambiti normativi e della normativa
associata riportato in tabella 2.
importante evidenziare che nelle aree denominate B0 la disciplina prevista dai criteri, di cui
alla DGR 357/01, consente la possibilit di interventi di nuova edificazione nonch di
ristrutturazione urbanistica nei casi in cui gli stessi siano corredati da parere favorevole della
Provincia, ricadano in contesti di tessuto urbano consolidato, o da completare mediante
interventi di integrazione urbanistico-edilizia sempre allinterno di ambiti gi edificati, e
interessino aree individuate a minor pericolosit in relazione a modesti tiranti idrici e a ridotte
velocit di scorrimento, e purch prevedano le opportune misure od accorgimenti tecnicocostruttivi di cui allallegato 5, e risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile
di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile.
Sar compito della progettazione dei singoli interventi valutare la possibilit di
individuare, nelle specifiche situazioni e caratteristiche dellevento atteso, accorgimenti
tecnico-costruttivi o altre misure che consentano ladeguata protezione dellelemento
dalle inondazioni, e prevederne la messa in opera, anche attraverso ulteriori analisi di dettaglio
relative al sito specifico.
La Provincia, ai fini dellespressione del parere previsto dalla disciplina in questione, valuter,
nellambito del previsto parere di competenza, lefficacia e laffidabilit delle misure
progettate in funzione delle grandezze idrauliche di riferimento. Inoltre, effettuer, anche
in funzione dellentit dellintervento edilizio in questione e dellentit delle grandezze idrauliche
di riferimento, una valutazione della possibile influenza sia dellintervento edilizio richiesto sia
degli accorgimenti costruttivi proposti sulla dinamica dellinondazione, garantendo che non
vengano aumentate le condizioni di pericolosit ed di rischio nelle aree limitrofe.
Ai fini della tutela della pubblica e privata incolumit e con riferimento alla necessit di non
aumento delle condizioni di pericolo e rischio, specie se si agisce in contesti di aree vaste,
costituisce, in ogni caso, indirizzo di riferimento quanto indicato nei criteri approvati con DGR

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Criteri per la definizione degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit
in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento

509/2003, con particolare riferimento alle cautele e verifiche da porre in essere da parte della
Provincia.
Si ricorda inoltre la necessit che la realizzazione di interventi in aree B0, aree che sono
comunque suscettibili di inondazione, sia accompagnata da tutte le adeguate misure e
azioni di protezione civile, previste dai piani di bacino vigenti nonch dalla L.R.9/2000.
Si specifica, infine, che la mappatura degli ambiti normativi non pu sostituire la mappatura
delle fasce di inondabilit ai fini della redazione della carta del rischio, in quanto tale carta
rappresenta la fotografia delle condizioni di rischio attuale delle varie zone, fornendo la base
per lindividuazione delle priorit degli interventi di messa in sicurezza e per la messa in opera
di azioni e misure di protezione civile e di tutela della pubblica e privata incolumit.

Ambito

Fasce di inondabilit e definizione


ambiti normativi

Disciplina associata
secondo la normativa-tipo di cui alla
DGR 357/01 ss.mm. e ii.
Disciplina di Fascia A

AA

aree perifluviali inondabili al verificarsi


dellevento di piena 50ennale ad alta e
media pericolosit relativa

Art.15, c.2

valutazione tramite studi di dettaglio


per levento di piena 50ennale

BB

aree perifluviali, esterne alle Zone A o


AA, inondabili al verificarsi dellevento di
piena 200ennale, ad alta pericolosit
relativa
valutazione tramite studi di dettaglio
per levento di piena 200ennale

B0

Disciplina di Fascia B,
Art. 15, c.3, lett a) ad esclusione della
possibilit di nuova edificazione e
ristrutturazione urbanistica, lett. b) e c),

aree perifluviali, esterne alle Zone A,


AA e BB, inondabili al verificarsi
dellevento di piena 200ennale, a bassa
e media pericolosit relativa

Disciplina di Fascia B,
laddove, in contesto di tessuto urbano
consolidato sono consentite nuove
edificazioni con accorgimenti tecnico
costruttivi, accompagnati da misure di
protezione civile]

valutazione tramite studi di dettaglio


per levento di piena 200ennale

Art. 15, c.3, lett. a), b) e c)

cfr. Allegato 5 della Normativa-tipo (DGR


357/2001 e ss.mm. e ii.).

Tabella 2. Quadro riassuntivo degli ambiti normativi relativi alle fasce di


inondabilit individuati sulla base di studi di dettaglio e normativa
corrispondente

Documento 4.1
Pagina 9 di 9

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

INDIRIZZI PROCEDURALI IN MERITO


ALLAGGIORNAMENTO
DEI PIANI DI BACINO CONSEGUENTE
ALLINDIVIDUAZIONE DEGLI
AMBITI NORMATIVI DELLE FASCE DI
INONDABILIT

Documento approvato
con DGR 1532 del 2.12.2005
- Allegato 1 -

Documento 4.2

ALLEGATO 1 ALLA DGR 1532/05


INDIRIZZI PROCEDURALI IN MERITO
ALLAGGIORNAMENTO DEI PIANI DI BACINO
CONSEGUENTE ALLINDIVIDUAZIONE DEGLI
AMBITI NORMATIVI DELLE FASCE DI INONDABILIT EX DGR250/05

Premessa
La Giunta Regionale, in qualit di Comitato Istituzionale dellAutorit di bacino di rilievo
regionale, ha approvato, con DGR 250/05, i criteri per la definizione di ambiti normativi
delle fasce di inondabilit in funzione di tiranti idrici e velocit di scorrimento, che
modificano ed integrano gli analoghi criteri adottati con DGR 299/03 e sottoposti ad
inchiesta pubblica.
In estrema sintesi, tali criteri prevedono che, sulla base di studi idraulici di dettaglio,
possano essere determinate allinterno sia della fascia A (T=50 anni) sia della fascia B
(T=200 anni) aree a minor pericolosit relativa, sulle quali pu essere posta una
disciplina meno restrittiva, con particolare riferimento alla possibilit di nuova
edificazione e ristrutturazione urbanistica. Lapplicazione di tali criteri non comporta,
peraltro, alcun adeguamento obbligatorio a carico delle Province, che hanno pertanto
la facolt, e non lobbligo, di apportare ai piani gli approfondimenti e le modifiche di cui
trattasi, e quindi potranno valutare nel merito delle singole situazioni la priorit e la
significativit dellelaborazione di studi di dettaglio, anche in relazione ad analisi del
tipo costi-benefici. Non infatti necessario coprire tutto il territorio con studi di dettaglio
al fine di determinare gli ambiti normativi, in particolare laddove gli studi gi effettuati
siano di sufficiente dettaglio ed affidabilit, caso in cui peraltro possibile effettuare la
suddivisione in ambiti normativi anche sulla base della metodologia semplificata di cui
alla DGR 250/05 che permette di riclassificare le aree sulla base di classi di tiranti max
di 30 cm.
A seguito dellapprovazione dei criteri in oggetto, emersa la necessit di chiarimenti
a riguardo della procedura di modifica ed integrazione dei piani vigenti per recepire i
criteri di cui trattasi, con particolare riferimento ai casi ricadenti nella fattispecie delle
modifiche puntuali di cui al comma 15 dellart. 97 della L.R. 18/99 ovvero alla
necessit di adozione di varianti sostanziali dei piani, con la procedura ordinaria di cui
al comma 14 dello stesso articolo.
Al fine di inquadrare al meglio la problematica di che trattasi, si ricorda che:
-

per quanto riguarda la fascia A, allo stato attuale non prevista dalle normative
dei piani di bacino vigenti alcuna differenziazione di disciplina in relazione ad
aree a minor pericolosit, anche se la sua possibilit era stata introdotta, come
linea di principio generale, nei criteri regionali di cui alla DGR 357/01;

per quanto riguarda la fascia B, nei piani di bacino vigenti esiste gi attualmente,
ancorch solo a livello normativo e non cartografico, la distinzione tra aree a
Documento 4.2
Pagina 1 di 3

Allegato 1 alla DGR 1532/2005


Indirizzi procedurali in merito allaggiornamento dei piani di bacino
per lindividuazione degli ambiti normativi ex DGR 250/05

minor e maggior pericolosit relativa; la disciplina di fascia B, infatti, prevede


la possibilit di nuova edificazione solo nelle porzioni di territorio ricadenti in
tessuto urbano consolidato e in aree a minor pericolosit, senza peraltro
specificare lentit delle soglie di tiranti idrici e velocit di scorrimento che
permettono di individuarle. I criteri di cui alla DGR 250/05 forniscono tali valori di
soglia. Bench, in tal senso, tali criteri rappresentino una specificazione ed un
approfondimento dei criteri e delle normative gi in atto, la suddivisione in ambiti
con relativa perimetrazione introdotta dalla DGR 250/05 (specificamente ambiti
BB e B0) rappresenta, anche in fascia B, una impostazione innovativa della
normativa dei piani vigenti.

Procedura di aggiornamento dei piani vigenti


Le modifiche ed integrazioni, conseguenti allapplicazione dei criteri di cui alla DGR
250/2005 nellambito di un piano di bacino vigente, coinvolgono sostanzialmente due
aspetti:
a)

il recepimento di uno studio idraulico di dettaglio che, di norma, consente di


addivenire alla distribuzione dei massimi tiranti idrici e velocit di scorrimento per
ciascun tempo di ritorno analizzato, nonch ad una migliore determinazione della
perimetrazione delle fasce di inondabilit (A, B e C);

b)

larticolazione delle fasce di inondabilit in ambiti normativi (AA, BB, B0) sulla
base dei risultati dello studio di cui sopra con la relativa associazione di una
specifico regime normativo.

Per tutto quanto sopra premesso, e alla luce di quanto indicato nei chiarimenti di cui
alla DGR 1624/04, lindividuazione sulla base dello studio idraulico di dettaglio, degli
ambiti normativi di cui alla DGR 250/05 (AA, BB, B0) con lapplicazione del relativo
regime normativo, rientra pertanto nel campo delle modifiche sostanziali, e quindi
rappresenta una variante al piano vigente da assoggettare alla procedura
ordinaria di cui al comma 14 dellart. 97.
La variante di cui trattasi, che comprende necessariamente sia le parti cartografiche sia
quelle normative, deve essere costituita dagli elaborati minimi individuati dai criteri di
cui alla DGR 250/05 (vedi paragrafo 5 dellallegato alla stessa 1) e dalla modifica
normativa connessa (vedi normativa-tipo di cui allallegato 2 al presente atto).
Nellambito della procedura ordinaria dovr essere acquisito, tra laltro, lapporto
istruttorio da parte del CTR Sezione per le funzioni dellAdB regionale, che appare

Tale paragrafo recita: Nel piano di bacino devono essere prodotti, nellambito del Piano di bacino, i seguenti
elaborati (nellipotesi pi generale di studio di dettaglio completo sia per T=50 anni sia per T=200 anni):
1) Carta aggiornata delle aree inondabili ai tempi di ritorno di 50 e 200 anni (senza distinzione di tiranti e velocit)
sulla base della modellistica di maggior dettaglio;
2) Carta dei tiranti idrici massimi per le aree inondabili a tempi di ritorno di 50 e 200 anni (1 carta ciascuno);
3) Carta delle velocit di scorrimento massime (ovvero contestuali ai tiranti massimi di cui al punto 1) per le aree
inondabili a tempi di ritorno di 50 e 200 anni (1 carta ciascuno);
4) Carta delle fasce di inondabilit di cui ai criteri regionali (A, B e C) con indicazione delle zone A0 e B0 individuate
come a minor pericolosit relativa ciascuna per il corrispondente tempo di ritorno; tale carta rimane la base per la
determinazione delle classi di rischio per la redazione della carta del rischio idraulico secondo i criteri regionali
vigenti;
5) Carta degli ambiti normativi relativi alle fasce di inondabilit (AA, BB, B0, C).

Documento 4.2
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Allegato 1 alla DGR 1532/2005


Indirizzi procedurali in merito allaggiornamento dei piani di bacino
per lindividuazione degli ambiti normativi ex DGR 250/05

fondamentale anche ai fini della valutazione della conformit e dellomogeneit dei


metodi adottati negli studi di dettaglio rispetto ai criteri regionali.
Si specifica peraltro che, qualora si intendano recepire i risultati dello studio idraulico di
dettaglio soltanto nella forma di aggiornamento delle fasce di inondabilit, si ricade in
una di quelle integrazioni di approfondimento di tipo esclusivamente tecnico, cui si fa
riferimento nei chiarimenti di cui alla DGR 1624/04. Tale modifica ricade pertanto, in
generale, nel campo delle modifiche non influenti sulle linee fondamentali del piano, e
come tale assoggettabile alla procedura di cui al comma 15 dellart. 97, ferma restando
la valutazione caso per caso da parte della Provincia della necessit di adozione di
forme di pubblicit e condivisione con enti pubblici e privati, incluso il Comitato
Tecnico Regionale, qualora le modifiche siano territorialmente estese o vadano ad
interessare zone precedentemente non vincolate. I risultati degli studi in termini di
tiranti idrici e velocit di scorrimento potranno comunque essere tenuti in debito conto
nel rilascio del parere previsto da parte della Provincia nellapplicazione della
normativa di fascia B (art. 15, c. 3 lett. a) della normativa-tipo di cui alla DGR 357/01).

Documento 4.2
Pagina 3 di 3

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

NORMATIVA-TIPO RELATIVA AGLI


AMBITI NORMATIVI DELLE FASCE DI
INONDABILIT
EX DGR 250/05

Documento approvato
con DGR 1532 del 2.12.2005
- Allegato 2 -

Documento 4.3

ALLEGATO 2 ALLA DGR 1532/05


NORMATIVA-TIPO RELATIVA ALLINDIVIDUAZIONE
DEGLI AMBITI NORMATIVI DELLE FASCE DI INONDABILIT
EX DGR250/05

Viene di seguito definita la normativa-tipo relativa alle fasce di inondabilit qualora si


sia proceduto, sulla base di idonei studi idraulici di dettaglio, allindividuazione degli
ambiti normativi con lapplicazione dei criteri approvati con DGR 250 del 15/2/2005.
Tale normativa, costituente esempio tecnico di conformit ai citati criteri, individua gli
emendamenti rispetto alla normativa-tipo di cui alla DGR 357/01 e ss. mm., ed
predisposta nellipotesi pi generale di disponibilit di uno studio di dettaglio completo
che consenta la determinazione di tiranti massimi e velocit massime sia per T=50 anni
sia per T=200 anni (vedi tabella 2 dellallegato 1 alla DGR 250/2005), e tiene altres
conto dei criteri di cui alla DGR 509/2003, che hanno assunto efficacia allatto
dellapprovazione dei criteri di cui alla DGR 250/2005.

Emendamento allArt. 4 Elaborati di Piano


Dopo il comma 1, inserito il seguente comma:
1-bis. Relativamente allo studio idraulico di dettaglio, presupposto per lapplicazione
del regime degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit di cui allart. 15-bis,
costituiscono, altres, elaborati di piano le seguenti cartografie relative alle porzioni di
territorio oggetto dello studio:
-

carta delle aree inondabili ai tempi di ritorno di 50 e 200 anni (ed eventualmente 500 anni
se studiato) (senza distinzione di tiranti e velocit) sulla base della modellistica di maggior
dettaglio;
carta dei tiranti idrici massimi per le aree inondabili a tempo di ritorno di 50 anni;
carta dei tiranti idrici massimi per le aree inondabili a tempo di ritorno di 200 anni;
carta delle velocit di scorrimento massime (ovvero contestuali ai tiranti massimi) per le
aree inondabili a tempo di ritorno di 50 anni;
carta delle velocit di scorrimento massime (ovvero contestuali ai tiranti massimi) per le
aree inondabili a tempo di ritorno di 200 anni;
carta delle fasce di inondabilit (A, B e C) con indicazione delle zone A0 e B0 individuate
come a minor pericolosit relativa ciascuna per il corrispondente tempo di ritorno;
carta degli ambiti normativi relativi alle fasce di inondabilit (AA, BB, B0, C).

Documento 4.3
Pagina 1 di 6

Allegato 2 alla DGR 1532/2005


Normativa-tipo relativa allindividuazione
degli ambiti normativi ex DGR 250/05

Emendamento allArt.12 Individuazione e categorie di aree


Dopo il comma 2, inserito il seguente comma:
2 bis. Sulla base di studi idraulici di dettaglio, sono inoltre individuate, nella Tav.
Carta degli ambiti normativi delle fasce di inondabilit, le aree corrispondenti agli ambiti
normativi relativi alle fasce di inondabilit di cui al comma 2, lettera a), come di seguito
articolati sinteticamente richiamati nellallegato 8 alla presente normativa 1 :
1) Ambito AA: aree perifluviali inondabili al verificarsi dellevento di piena a tempo di
ritorno T=50 anni a maggior pericolosit relativa rispetto ai massimi tiranti idrici e
velocit di scorrimento corrispondenti alla portata di piena cinquantennale, in
conformit a quanto indicato nellallegato 8 della presente normativa;
2) Ambito BB: aree perifluviali, esterne alle aree AA 2 , inondabili al verificarsi
dellevento di piena a tempo di ritorno T=200 anni a maggior pericolosit relativa
rispetto ai massimi tiranti idrici e velocit di scorrimento corrispondenti alla piena
duecentennale, in conformit a quanto indicato nellallegato 8 della presente
normativa;
3) Ambito B0: aree perifluviali, esterne alle aree AA o BB 3 , inondabili al verificarsi
dellevento di piena a tempo di ritorno T=200 anni a minor pericolosit relativa
rispetto ai massimi tiranti idrici e le velocit di scorrimento corrispondenti alla piena
duecentennale, in conformit a quanto indicato nellallegato 8 della presente
normativa.
Per le porzioni di territorio relativamente alle quali nel presente Piano siano stati
individuati i suddetti ambiti, gli stessi sostituiscono, ai soli fini dellapplicazione
normativa, le fasce di inondabilit A e B di cui alla lettera a) del comma 2.

Emendamento allArt.15 Fasce di inondabilit


Il comma 3, lett. a) integrato come segue:
3.
Nella fascia B non sono consentiti:
a) gli interventi di nuova edificazione nonch di ristrutturazione urbanistica, come
definita dalla lett. e), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, salvi i casi in cui gli
stessi siano corredati da parere favorevole della Provincia, ricadano in contesti di
1

Larticolazione proposta relativa allipotesi pi generale di studio di dettaglio completo, che


fornisca lentit di massimi tiranti e velocit sia per T=50 anni sia per T=200 anni (ambiti AA,
BB, B0) ; nel caso lo studio riguardi solo le aree duecentennali, larticolazione pu essere
conseguentemente modificata (fascia A, ambiti BB, B0).
2

Ovvero: esterne alla fascia A nel caso non si sia proceduto alla determinazione degli ambiti
normativi di fascia A.

Ovvero: esterne alla fascia A e/o alle aree BB nel caso non si sia proceduto alla
determinazione degli ambiti normativi di fascia A.

Documento 4.3
Pagina 2 di 6

Allegato 2 alla DGR 1532/2005


Normativa-tipo relativa allindividuazione
degli ambiti normativi ex DGR 250/05

tessuto urbano consolidato, o da completare mediante interventi di integrazione


urbanistico-edilizia sempre allinterno di ambiti gi edificati, e interessino aree
individuate a minor pericolosit in relazione a modesti tiranti idrici e a ridotte
velocit di scorrimento secondo il criterio di pericolosit relativa delle aree
duecentennali in conformit a quanto indicato nellallegato 8, .omissis.

Dopo lart. 15 inserito il seguente articolo 15-bis:


Art.15-bis Ambiti normativi delle fasce di inondabilit

1. Nelle porzioni di territorio nelle quali siano stati perimetrati gli ambiti normativi delle
fasce di inondabilit di cui allart. 12, comma 2 bis, individuati nella tav, si applica
la seguente disciplina:
a) negli ambiti AA si applica la disciplina di cui al comma 2 dellart. 15;
b) negli ambiti BB si applica la norma di cui al comma 3 dellart. 15 ad esclusione
dellammissibilit degli interventi di nuova edificazione e ristrutturazione urbanistica
di cui alla lettera a) dello stesso comma 3;
c) negli ambiti B0 si applica la norma di cui al comma 3 dellart.15. 4

2. In deroga a quanto previsto dal precedente comma 1, lettera c), negli ambiti B0
possono essere consentiti interventi di nuova edificazione nonch di ristrutturazione
urbanistica, come definita dalla lett. e), comma 1, dell'art. 31 della l. n.457/78, ricadenti
al di fuori di contesti di tessuto urbano consolidato o da completare, esclusivamente a
condizione che gli stessi:
a) siano corredati da parere favorevole della Provincia, che verifichi in particolare che
gli interventi previsti:
4

La fattibilit degli interventi ammissibili comunque subordinata alla previsione delle


opportune misure ed accorgimenti tecnico-costruttivi, e allassunzione delle azioni e delle
misure di protezione civile di cui al presente Piano e ai piani comunali di protezione civile.
quindi compito della progettazione dei singoli interventi edilizi valutare la possibilit di
individuare, nelle specifiche situazioni e caratteristiche dellevento atteso, accorgimenti tecnicocostruttivi o altre misure che consentano ladeguata protezione dellelemento dalle inondazioni,
e prevederne la messa in opera, anche attraverso ulteriori analisi di dettaglio relative al sito
specifico.
La Provincia, ai fini dellespressione del parere previsto dalla disciplina in questione, valuter
lefficacia e laffidabilit delle misure progettate in funzione delle grandezze idrauliche di
riferimento. Effettuer, inoltre, anche in funzione dellentit dellintervento edilizio in questione e
dellentit delle grandezze idrauliche di riferimento, una valutazione della possibile influenza sia
dellintervento edilizio richiesto sia degli accorgimenti costruttivi proposti sulla dinamica
dellinondazione, garantendo che non vengano aumentate le condizioni di pericolosit ed di
rischio nelle aree limitrofe, tenendo anche conto di altri pareri rilasciati nella stessa area al fine
di evitare un significativo aumento complessivo del livello di pericolosit, rispetto allo stato
originario.

Documento 4.3
Pagina 3 di 6

Allegato 2 alla DGR 1532/2005


Normativa-tipo relativa allindividuazione
degli ambiti normativi ex DGR 250/05

- si configurino come interventi puntuali che non modifichino in modo significativo


le attuali caratteristiche urbanistiche ed insediative della zona;
- non aumentino significativamente ( 5) le condizioni di pericolosit e rischio
dellarea di interesse e delle aree limitrofe, a monte e a valle, sia localmente sia
nel contesto dellintera area B0;
- non pregiudichino la possibilit di realizzazione degli interventi di messa in
sicurezza e/o di riqualificazione fluviale previsti dal Piano o da successive
progettazioni approvate e non interferiscano con la fascia di riassetto fluviale;
b) prevedano le opportune misure od accorgimenti tecnico-costruttivi, di cui allallegato
5 della presente normativa;
c) risultino assunte le azioni e le misure di protezione civile di cui al presente Piano e
ai piani comunali di protezione civile, e quelle previste dallart.6, comma 1 lettere c),
d) ed e) della L.R. 17/2/2000 n.9 ascritte alle competenze del Sindaco.
Nel formulare il parere di cui alla precedente lett. a) la Provincia tiene conto anche
degli eventuali pareri gi rilasciati, al fine di evitare un significativo aumento
complessivo del livello di pericolosit, rispetto allo stato originario, dellarea inondabile
unitariamente considerata.

Emendamento agli allegati tecnici alla normativa di piano:


Dopo lallegato 7 , inserito il seguente allegato 8:

Per aumento non significativo si intende un aumento trascurabile, in termini percentuali ed


assoluti, delle attuali condizioni, da valutarsi negli specifici casi, sulla base di adeguate
analisi.
In particolare, al fine di non alterare significativamente le condizioni di pericolosit, deve
essere garantito che i volumi sottratti alla espansione della piena di riferimento siano
percentualmente non rilevanti e non condizionino la dinamica attuale dellesondazione,
anche con riferimento allintero tratto di corso dacqua analizzato. In tal senso, non devono
in ogni caso risultare ampliate le fasce di inondabilit a classe di pericolosit superiore,
garantendo di non interessare con lallagamento zone che attualmente non ne sono
raggiunte e di non aumentarne la classe di pericolosit idraulica, n risultare aumentati in
modo percentualmente significativo i volumi invasati, le entit dei tiranti idrici e delle velocit
di scorrimento previste.
Inoltre, relativamente alle condizioni di rischio, la modifica di tali condizioni non deve
comportare la modifica della classe di rischio rispetto allo stato attuale valutata secondo i
criteri regionali.

Documento 4.3
Pagina 4 di 6

Allegato 2 alla DGR 1532/2005


Normativa-tipo relativa allindividuazione
degli ambiti normativi ex DGR 250/05

ALLEGATO 8:
CARTA DEGLI AMBITI NORMATIVI DELLE FASCE DI INONDABILIT
In conformit a quanto previsto nei criteri approvati con DGR 250/2005, che si intendono
integralmente richiamati, la carta degli ambiti normativi relativi alle fasce di inondabilit di
cui al comma 2bis dellart. 12 della presente normativa deve essere definita, a partire dalla
determinazione delle fasce di inondabilit corrispondenti ai diversi periodi di ritorno, seguendo
la procedura delineata nel seguito.
Nelle porzioni di territorio in cui tali ambiti sono stati perimetrati, essi sostituiscono, ai fini
dellapplicazione normativa, le corrispondenti fasce di inondabilit, la cui perimetrazione
permane peraltro tra gli elaborati di piano in qualit di dato conoscitivo e ai fini di protezione
civile, nonch come base per la determinazione delle classi di rischio.
La metodologia di costruzione della carta degli ambiti normativi, sulla base di studi idraulici di
dettaglio che consentono lindividuazione dei valori di tiranti idrici e velocit di scorrimento per
eventi di inondazione a vari tempi di ritorno, pu essere cos sintetizzata:
Individuazione
cartografica
normativi di fascia A.

ambiti

Individuazione cartografica ambiti


normativi di fascia B.

Sulla base della valutazione dei valori


massimi di tiranti idrici e velocit di
scorrimento per la portata 50-ennale (h50 e
V50) si individuano:

Sulla base della valutazione dei valori


massimi di tiranti idrici e velocit di
scorrimento per la portata 200-ennale (h200 e
V200) si individuano:

gli ambiti AA

gli ambiti BB e

attraverso lapplicazione delle soglie indicate


gli ambiti B0
graficamente nella figura 1.
Le restanti aree, denominate A0, non attraverso lapplicazione delle soglie indicate
vengono perimetrate nella cartografia finale, graficamente nella seguente figura 2.
ma vengono rianalizzate insieme alle aree di
fascia B e conseguentemente classificate in
ambiti BB o B0 in relazione alle loro
caratteristiche per levento a T200.

Figura 1 Soglie di pericolosit relativa in termini


di tirante idrico h50 condizionato alla velocit
della corrente V50 per la definizione degli ambiti
normativi in fascia A.
.

Figura 2 Soglie di pericolosit relativa in termini


di tirante idrico h200 condizionato alla velocit
della corrente V200 per la definizione degli ambiti
normativi in fascia B.
0,8

0,8

0,7

0,7
AMBITO
AA
AMBITO
NORMATIVO
AA

0,6

Tirante idrico T200 (m)

Tirante idrico T50 (m)

Ambiti normativi di fascia B

Ambiti normativi di fascia A

0,5
0,4
0,3

Aree A0 da
riclassificare come
ambiti di fascia B

0,2

AMBITO
AMBITOBB
NORMATIVO BB

0,6
0,5
0,4
0,3
AMBITO
AMBITO
NORMATIVO
BO
B0

0,2
0,1

0,1

0
0

0,5

1,5

2,5

0,5

1,5

Velocit T200 (m/s)

Velocit T50 (m/s)

Documento 4.3
Pagina 5 di 6

2,5

Allegato 2 alla DGR 1532/2005


Normativa-tipo relativa allindividuazione
degli ambiti normativi ex DGR 250/05

Nel caso si disponga di studi idraulici di supporto caratterizzati da un minor grado di


approfondimento della modellistica matematica, ma comunque con caratteristiche di sufficiente
approfondimento, tali da permettere lindividuazione dellentit dei tiranti idrici massimi
allinterno delle aree inondabili stesse, e purch una valutazione, anche di massima, permetta di
garantire che non vi si possano realizzare velocit elevate -in particolare significativamente
superiori a circa 2 m/s- si pu procedere alla redazione della carta degli ambiti normativi
classificando le zone A0 e le zone B0 quali quelle in cui si verifichino valori dei tiranti massimi,
rispettivamente 50ennali e 200ennali inferiori a 0,30m, soglia che sostituisce quindi, in questa
fattispecie, le soglie di cui alle precedenti fig. 1 e 2
La metodologia graficamente sintetizzata nello schema seguente.

metodologia
standard,
in assenza
di studi di dettaglio

metodologia
DGR 250/05,
in presenza di
studi di dettaglio

Ambito AA
Soglie fig.1
FASCIA A
Aree A0

Ambito BB
Soglie fig.2
FASCIA B
Ambito B0
Soglie fig.2

Figura 3. Schema della individuazione cartografica degli ambiti normativi


in funzione della pericolosit relativa delle fasce di inondabilit

Documento 4.3
Pagina 6 di 6

AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CRITERI ED INDIRIZZI TECNICI PER LA VERIFICA


E VALUTAZIONE DELLE PORTATE E DEGLI
IDROGRAMMI DI PIENA ATTRAVERSO STUDI
IDROLOGICI DI DETTAGLIO NEI BACINI
IDROGRAFICI LIGURI
DGR 357 del 4.4.2008

Parte I
LINEE GUIDA

Documento 5.1

AVVERTENZA: Si specifica che nella presente raccolta, per brevit,


viene riprodotta solo la parte I dei documenti approvati, contenenti
le linee guida, che contengono gli elementi essenziali per studi di verifica
ed eventuale aggiornamento dei valori di piena di riferimento.
Si specifica peraltro che gli elaborati approvati dalla Sezione competente
del CTR e dalla Giunta Regionale, nella sua qualit di Comitato istituzionale
dellAutorit di bacino regionale, sono articolati in due parti principali:
I)

Linee guida

II) Allegato Tecnico.


corredate da una parte III, costituita da schede operative in cui vengono
esemplificati i diversi passi delle procedure individuate, sulla base di casi e
dati reali della Liguria.
La documentazione integrale dei documenti approvati e di quelli a corredo
quale esito dellincarico al Politecnico di Milano a disposizione presso gli
uffici regionali competenti.
.

Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Premessa al documento
Nei piani di bacino stralcio vigenti sul territorio dellAutorit di Bacino di rilievo
regionale, in conformit a quanto previsto dai criteri di cui alla DGR 357/01 e ss.mm., si
sono assunti i valori di portata massima annuale a tempi di ritorno pari a 50, 200 e 500
anni come riferimento per la determinazione delle fasce di inondabilit, e la portata a
tempo di ritorno duecentennale come portata di progetto per gli interventi di messa in
sicurezza, di norma assunta per la progettazione delle opere di sistemazione idraulica.
In tali piani sono state calcolate le portate massime annuali corrispondenti ai suddetti
tempi di ritorno, sulle quali sono basate le determinazioni del piano stesso in relazione al
quadro di pericolosit idraulico determinato. prevista, peraltro, dalla normativa di
attuazione dei piani di bacino stralcio regionali vigenti la possibilit di variare il valore
della portata di progetto, in relazione al possibile sopravvenire di nuove evidenze
scientifiche o della realizzazione di studi idrologici pi dettagliati, ove questo permetta di
giungere a valutazioni via via pi approfondite ed affidabili.
Con DGR 1634/2005 la Giunta Regionale in qualit di Comitato Istituzionale ha fornito
chiarimenti a riguardo della procedura di aggiornamento dei piani vigenti per recepire i
risultati degli studi ed approfondimenti di cui sopra, con particolare riferimento alla
procedura di approvazione delle varianti, di cui al comma 14 e al comma 15 dellart. 97
della L.R. 18/99.
Nellambito di tale deliberazione stato chiarito che si tratta, in ogni caso, di una modifica
da attivarsi con la massima cautela. In particolare deve essere verificato che gli studi sulla
base dei quali viene effettuata la nuova stima siano effettivamente di maggior dettaglio e di
approfondimento rispetto a quelli del piano di bacino vigente e che risultino chiare le
ragioni tecniche che portano ad una diversa valutazione del valore della stessa entit.
stato inoltre chiarito che, considerata la centralit della determinazione dei valori di
portata nellambito dei singoli piani, si tratta, di norma, di varianti di tipo sostanziale (ex
art. 14 l.r. 18/99) a meno che le modifiche si configurino come modesti aggiustamenti delle
precedenti valutazioni senza conseguenze di rilievo sulle stesse.
Nellambito della DGR 1634/05 stato, tra laltro, dato mandato al CTR- Sezione per le
funzioni dellAutorit di Bacino (per brevit nel seguito: CTR-AdB), organo dellAutorit
di Bacino di rilievo regionale ai sensi della .r.r 18/9, di fornire indicazioni di tipo tecnico,
al fine di individuare, in particolare, la metodologia ed il contenuto minimo degli studi
idrologici di maggior dettaglio qualora risulti necessario procedere ad una verifica ed
eventuale modifica dei valori assunti dal piano di bacino vigente per le portate di massima
piena, al fine di assicurarne una rideterminazione pi affidabile ed omogenea sul territorio.
Al fine di corrispondere adeguatamente al mandato della Giunta Regionale, nella sua
qualit di Comitato istituzionale, ed in considerazione della indubbia esigenza di
affidabilit dei risultati conseguibili e di omogeneit sul territorio dellAutorit di Bacino
regionale per il tema in oggetto, stato affidato un apposito incarico di ricerca al
Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Ambientale, Infrastrutture
viarie, Rilevamento (DIIAR) finalizzato alla definizione di criteri e/o linee guida di tipo
tecnico relative alla metodologia di riferimento per studi idrologici di maggior dettaglio
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

rispetto a quanto effettuato nella vigente pianificazione di bacino per quei casi in cui
emerga la necessit di una verifica delle portate massime annuali al colmo piena a vari
tempi di ritorno e/o la determinazione del relativo idrogramma di piena.
A conclusione della ricerca condotta dal citato istituto universitario, il CTR-AdB ha
verificato che la stessa risponde a quanto richiesto dal Comitato Istituzionale in sede di
approvazione della DGR 1634/05, in quanto fornisce adeguate indicazioni ed indirizzi di
tipo tecnico, che, in particolare, individuano la metodologia ed il contenuto minimo degli
studi idrologici di maggior dettaglio, ivi incluse indicazioni sulla determinazione degli
idrogrammi di piena.
Il CTR-AdB, nella seduta del 19/03/2008, ha pertanto espresso parere favorevole in ordine
agli elaborati prodotti nellambito della convenzione con il Politecnico di Milano,
assumendoli quali linee guida ed indirizzi di tipo tecnico per la verifica e valutazione delle
portate al colmo di piena e dei relativi idrogrammi.
Ha conseguentemente stabilito, altres, che tali linee guida costituiscano il riferimento
obbligatorio per valutazione degli studi idrologici di dettaglio da parte del CTR-AdB,
finalizzati alla verifica ed alleventuale aggiornamento delle portate al colmo di piena ad
assegnati tempi di ritorno nonch alla determinazione dei corrispondenti idrogrammi di
piena, qualora, in specifici casi, si ravvisi la necessit di una verifica ed eventuale
modifica dei valori assunti dal piano di bacino vigente per le portate di massima piena.
Tali linee guida costituiscono pertanto riferimento a cui attenersi nella elaborazione di
studi idrologici di dettaglio sopraddetti.
Con DGR 357/2008, la Giunta Regionale, in qualit di Comitato Istituzionale dellAutorit
di Bacino Regionale, ha preso atto dellavvenuta approvazione da parte CTR-AdB delle
suddette linee guida ed indirizzi tecnici, quale attuazione del mandato corrisposto
nellambito della DGR 1634/05; ha altres dato mandato agli uffici regionali competenti di
intraprendere le iniziative opportune al fine di corrispondere alle finalit poste dal CTR
AdB, prevedendo in particolare ladeguata divulgazione ed illustrazione degli elaborati
approvati nei termini e modalit previste dal CTR-AdB stesso.
Ci premesso si specifica che i presenti elaborati, cos come approvati, sono articolati in
due parti principali:
III) Linee guida, nelle quali sono descritti i criteri e le procedure utili alla valutazione
della portata al colmo di piena e degli idrogrammi di riferimento. In particolare
viene individuato il percorso metodologico da seguire per la valutazioni di dette
grandezze in sede di studi di dettaglio, con indicazione a possibili diverse tipologie
di casi in relazione ai dati disponibili.
IV) Allegato Tecnico. Le metodologie sopra introdotte sono descritte in maggior
dettaglio, con una trattazione pi estesa di alcuni aspetti, quali lapplicazione dei
metodi a livello regionale e a livello locale, la valutazione dellincertezza delle
stime di piena, la valutazione dellidrogramma di piena, nonch alcune osservazioni
ed approfondimenti per temi specifici.

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CRITERI ED INDIRIZZI TECNICI PER LA VERIFICA E


VALUTAZIONE DELLE PORTATE E DEGLI IDROGRAMMI DI
PIENA ATTRAVERSO STUDI IDROLOGICI DI DETTAGLIO NEI
BACINI IDROGRAFICI LIGURI
Parte I LINEE GUIDA

Indice
PREMESSA ................................................................................................................................................4
INTRODUZIONE ......................................................................................................................................6
A. VALUTAZIONE DELLA PORTATA AL COLMO DI PIENA.......................................................9
A.1.
GENERALIT ..............................................................................................................................9
A.2.
VALUTAZIONE DEL FATTORE DI CRESCITA ...............................................................................10
A.3.
VALUTAZIONE DELLA PORTATA INDICE ...................................................................................14
A.3.1. Siti fluviali dotati di stazioni idrometriche .........................................................................16
Impostazione del problema .......................................................................................................................... 16
Stima della CDF locale contro metodo della portata indice ......................................................................... 17
Stima della portata indice ............................................................................................................................. 19

A.3.3.
A.3.4.
A.3.5.
A.3.6.
A.3.7.

Siti fluviali prossimi a stazioni idrometriche ......................................................................21


Siti fluviali di bacini dotati di stazioni idrometriche ..........................................................24
Siti fluviali di bacini privi di stazioni idrometriche ............................................................26
Siti fluviali in corrispondenza o prossimi alle dighe ..........................................................28
Siti fluviali caratterizzati da elevata antropizzazione.........................................................30

B. IDROGRAMMI DI PIENA DI RIFERIMENTO.............................................................................33


B.1.
INTRODUZIONE .........................................................................................................................33
B.2.
SITI FLUVIALI DOTATI DI MISURE IDROMETROGRAFICHE: METODI DIRETTI...............................34
B.2.1. Metodo probabilistico.........................................................................................................34
B.2.2. Metodo della curva di riduzione.........................................................................................36
B.3.
SITI FLUVIALI PRIVI DI MISURE IDROMETROGRAFICHE: METODI INDIRETTI ...............................37
B.3.1. Simulazione idrologica a ingressi noti ...............................................................................38
B.3.2. Simulazione idrologica a ingressi stocastici.......................................................................38
B.3.3. Metodo dellevento idrometeorologico critico ...................................................................39
C. METODO DELLA SIMULAZIONE DELLEVENTO CRITICO ................................................42
C.1. VALUTAZIONE STATISTICA DELLE PIOGGE DI FORTE INTENSIT E BREVE DURATA ..........................42
C.2. VALUTAZIONE DELLA PORTATA INDICE ..........................................................................................43
C.3. VALUTAZIONE DELLA PORTATA T-ENNALE DI PROGETTO ...............................................................46
C.4. VALUTAZIONE DEGLI IDROGRAMMI DI PIENA ..................................................................................46
Simulazione dellevento idrometeorologico critico...................................................................................... 46
Simulazione degli idrogrammi equivalenti................................................................................................... 49
Applicazione del metodo indiretto dellevento idrometeorologico critico ................................................... 51
Affidabilit del metodo indiretto dellevento idrometeorologico critico ...................................................... 52

GLOSSARIO ............................................................................................................................................55

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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

PREMESSA

Questa relazione illustra la procedura per la valutazione della portata al colmo di piena
associata a un prefissato valore di periodo di ritorno, o frequenza di superamento, da
utilizzare al fine dello sviluppo di studi idrologici di dettaglio nei bacini idrografici
liguri, sia con versante tirrenico, sia ricadenti nel bacino del fiume Po di pertinenza
ligure. La procedura proposta si basa sui metodi sviluppati a suo tempo dallUnit
Operativa 1.8 del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche
(GNDCI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nel quadro del Progetto
Speciale di Valutazione delle Piene (VAPI) promosso dalla Linea di Ricerca sulla
Previsione e prevenzione dagli eventi idrologici estremi (Linea 1). Essa si avvale anche
dei risultati di altri progetti, quali il Progetto Speciale sulla Modellazione degli Eventi di
Piena (MIUR) e il Progetto Framework (Commissione Europea) promossi nello stesso
ambito scientifico, dove sono stati condotti approfondimenti della tematica sia di natura
generale, sia di specifico riferimento a casi di studio liguri. Le linee guida qui
presentate, rivolte ai tecnici della Regione Liguria e delle pubbliche amministrazioni
liguri, intendono fornire un ausilio per la pianificazione, la progettazione e la gestione
dei sistemi e delle infrastrutture che interagiscono con i corsi dacqua e, pi in generale,
per la prevenzione del rischio idrogeologico, anche in relazione allapplicazione delle
normative in materia emanate negli anni recenti dalla stessa Regione Liguria.
Sotto il profilo scientifico, la procedura qui delineata rappresenta un ulteriore stato di
avanzamento degli studi rispetto alla preliminare sintesi tecnica di Brath & Rosso
(1994) e alla procedura di De Michele & Rosso (2000) per la valutazione delle piene
nellItalia Nord Occidentale. Infatti, essa tiene conto dei successivi approfondimenti di
De Michele & Rosso (2002) in merito alla metodologia di regionalizzazione, di
Bocchiola et al. (2003) in materia di valutazione della piena indice, e di Bocchiola et al.
(2004) relativamente allestensione del modello GEV a scala nazionale. Inoltre, sono
presentate in modo dettagliato le modalit di applicazione della procedura nellarea
geografica in esame, al fine di guidare i tecnici e gli operatori nella valutazione pratica
della portata al colmo di piena.
Il rapporto di sintesi qui presentato si articola in tre parti.
La prima parte (Linee Guida, qui riportata) illustra in modo sequenziale i criteri e le
procedure utili alla valutazione della portata al colmo di piena (Capitolo A) e degli
idrogrammi di riferimento (Capitolo B). Essa definisce il percorso metodologico che
viene suggerito per la valutazione di tali grandezze in sede di studi di dettaglio. A tal
fine, delinea i percorsi da seguire nelle diverse tipologie di casi pratici, con particolare
riferimento ai dati idrologici disponibili.
La seconda parte (Allegato Tecnico) descrive in dettaglio le metodologie proposte. Il
Capitolo 1 dellAllegato Tecnico introduce la metodologia proposta, che prevede due
fasi di valutazione. La prima fase, a sua volta descritta nel Capitolo 2, viene svolta a
livello regionale, mentre la seconda fase, di cui riferisce il Capitolo 3, viene condotta a
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

livello locale ed legata allo specifico sito fluviale oggetto di valutazione. Il Capitolo 4
illustra i criteri con cui valutare lincertezza delle stime di piena. Il Capitolo 5 affronta il
problema della valutazione dellidrogramma di piena. Nel Capitolo 6 alle valutazioni di
piena a frequenza assegnata sono associati i concetti di orizzonte progettuale e rischio
residuale, utili a finalizzare le decisioni sulla mitigazione del rischio alluvionale nelle
diverse situazioni. Nel Capitolo 7 sono riportate alcune avvertenze per limpiego delle
metodologie, alcune indicazioni di larga massima per affrontare i casi non contemplati
dalla tale metodologia e, infine, alcune considerazioni sui futuri percorsi da
intraprendere per approfondire i vari aspetti, tuttora inesplorati, della materia trattata.
Infine viene riportato un ampio elenco bibliografico delle citazioni, che comprendono
pubblicazioni e rapporti scientifici su specifici aspetti della problematica affrontata. In
Appendice allAllegato Tecnico si riportano anche (i) un glossario minimo per la
comprensione di alcuni termini specialistici usati nel testo, nel quale si richiamano in
modo semplice e sintetico le definizioni di base e le notazioni adottate; (ii) la
caratterizzazione delle piogge intense tramite la procedura CNR-GNDCI-VAPI, utile
allapplicazione pratica dei metodi proposti nei bacini della Regione Liguria.
Poich nella stesura di queste Linee Guida e del relativo Allegato Tecnico ci si rivolge
specificamente a tecnici e operatori, sono state ridotte al minimo indispensabile, ma non
eliminate, le formulazioni matematiche, presentando soltanto quelle necessarie allo
sviluppo pratico delle metodologie proposte. Allo stesso modo, la discussione delle
questioni scientifiche viene rimandata alle varie pubblicazioni specialistiche citate.

I riquadri mettono in evidenza le diverse fasi della procedura, comprese le


varie alternative metodologiche necessarie ad affrontare le diverse
situazioni, che si presentano nella pratica. Ogni applicazione va infatti
disegnata sia in ragione della tipologia, della qualit e della quantit dei dati
disponibili, sia in relazione alle finalit dello studio intrapreso. Seguendo le
indicazioni contenute nei riquadri e i percorsi delineati in forma di
diagrammi a blocchi, loperatore sar in grado di tracciare il proprio
percorso per risolvere il problema di valutazione della portata al colmo di
piena secondo la procedura pi adatta alla specifica applicazione.

I diversi passi della procedura sono anche illustrati da esemplificazioni, tradotti in


schede di calcolo operativo nella terza parte (Schede di Valutazione). Esse forniscono
una traccia logica e computazionale per lapplicazione dei metodi presentati e sono
basate su casi e dati reali dellarea geografica in esame. Tali esempi sono disegnati in
modo da descrivere una vasta gamma di situazioni, quali si possono presentare nelle
diverse condizioni operative a seconda della tipologia, della qualit e della quantit dei
dati a disposizione.

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

INTRODUZIONE

Con riferimento alla normativa vigente, la valutazione della pericolosit idraulica fa


riferimento alla massima portata al colmo temibile con assegnato e prefissato periodo di
ritorno.
Al fine della delimitazione delle aree potenzialmente inondabili, la valutazione
idrologica richiede altres la determinazione di idrogrammi caratteristici della stessa
piena temibile.
Il primo aspetto trattato nel Capitolo A della presente relazione, mentre al secondo
dedicato il Capitolo B.
Poich nella maggioranza dei casi pratici si deve ricorrere a metodi indiretti, nel
Capitolo C viene riportato un cenno alla procedura di simulazione dellevento critico,
utile alla valutazione indiretta della portata al colmo temibile, e alla procedura di
simulazione dellevento idro-meteorologico critico, utile alla valutazione indiretta degli
idrogrammi caratteristici.
Viene infine riportato un glossario minimo per la comprensione di alcuni termini
specialistici usati nel testo, nel quale si richiamano in modo semplice e sintetico le
definizioni di base e le notazioni adottate.
In relazione alla definizione degli eventi idrologici di riferimento, sono utili alcune
preliminari considerazioni.
Nel caso di unopera di asservimento fluviale, la sicurezza intrinseca dellopera legata
al valore della portata al colmo di piena che la sollecita. La crisi idrologica di un ponte
determinata dalla spinta ed eventuale sormonto delle acque, che superano la quota di
intradosso ed eventualmente di estradosso: in questo caso contano il livello idrometrico
e la velocit del flusso, entrambi legati alla portata al colmo che si realizza nel corso
dacqua. Analoghe considerazioni si possono fare per la maggior parte delle opere
longitudinali di difesa idraulica e per molti manufatti soggetti alla furia delle acque.
La pericolosit idraulica di un territorio ripario invece legata a una fenomenologia pi
complessa dal punto di vista idrologico. Una piena con portata al colmo molto elevata
pu essere meno pericolosa, in termini di vastit dellarea inondata e di capacit di
incidere il territorio, rispetto ad una piena con portata al colmo inferiore, ma
caratterizzata da un volume idrico esondato assai pi rilevante. In questo caso conta
lintera evoluzione temporale dellevento idrologico (idrogramma) al di sopra della
soglia di esondazione.
In generale, la pericolosit idraulica scaturisce dalla intensit e dalla struttura temporale
dellevento idrologico. Tipico il caso della sicurezza idrologica delle dighe o delle
casse di espansione, per cui necessario innanzi tutto accertarsi che gli scarichi di
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

superficie siano dimensionati in modo tale da poter smaltire la massima portata di piena
prevista, senza che il livello superi la quota franca al coronamento. Tale verifica
consiste nel sollecitare il serbatoio con lidrogramma di piena pi gravoso rispetto alla
vita dellopera e controllare che gli scarichi di superficie siano in grado di smaltire la
piena in maniera tale che il livello non superi la quota franca al coronamento. In molti
casi, lidrogramma pi gravoso non quello con la massima portata, ma, per via della
laminazione, gioca un ruolo fondamentale leffetto combinato della portata e del volume
idrico, che assieme determinano la capacit o meno degli scarichi di soddisfare la
sicurezza del regolare smaltimento della piena.
Dal punto di vista normativo, la valutazione della pericolosit idraulica si fonda su una
indicazione abbastanza generica degli eventi di riferimento.
Per esempio, il D.P.C.M. 29 settembre 1998 (Atto di indirizzo e coordinamento per
lindividuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui allart. 1, commi 1 e 2, del
decreto legge 11 giugno 1998, n. 180, Gazzetta Ufficiale Serie gen. - n. 3 del 5 gennaio
1999) recita
Disponendo di adeguati studi idraulici ed idrogeologici, saranno identificate sulla cartografia aree,
caratterizzate da tre diverse probabilit di evento e, conseguentemente, da diverse rilevanze di piena:
a) aree ad alta probabilit di inondazione (indicativamente con tempo di ritorno "Tr" di 20-50 anni);
b) aree a moderata probabilit di inondazione (indicativamente con "Tr" di 100-200 anni);
c) aree a bassa probabilit di inondazione (indicativamente con "Tr" di 300-500 anni).

senza definire esplicitamente se con tempo di ritorno si intenda quello della portata al
colmo di piena, del volume di piena ovvero della coppia di valori portata-volume. Il
significato specifico di evento idrologico T-ennale resta indeterminato. In senso
stretto, la pericolosit dovrebbe essere valutata tramite una molteplicit di scenari
idrologici volti a valutare lassetto dellarea inondata. Ci comporterebbe una procedura
di simulazione Montecarlo assai complessa e, allo stato attuale, mai affrontata in modo
sistematico sotto laspetto tecnico-scientifico.
Soltanto la successiva indicazione:
i valori delle portate di piena con un assegnato tempo di ritorno possono essere dedotti anche sulla
scorta di valutazioni idrologiche speditive o di semplici elaborazioni statistiche su serie storiche di dati
idrometrici. Comunque, ove possibile, e' consigliabile che gli esecutori traggano i valori di riferimento
della portata al colmo di piena con assegnato tempo di ritorno dalle elaborazioni eseguite dal Servizio
idrografico e mareografico nazionale oppure dai rapporti tecnici del progetto VAPI messo a disposizione
dal GNDCI-CNR.

indica nella portata al colmo il riferimento primario.


La Normativa tipo dei piani di bacino stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico
dellAutorit di Bacino di Rilievo Regionale, da adottarsi ai sensi del comma 1, art. 1,
del D.l. 180/98, convertito con modifiche in l. 267/98 (v. Testo integrato normativatipo: DGR 357/01, DGR 1095/01, DGR 290/02) della Regione Liguria riprende
sostanzialmente questa impostazione. Nel definire le categorie di aree relative alla
pericolosit idrogeologica, si precisa che tali aree sono identificabili come
aree perifluviali inondabili al verificarsi dellevento di piena con portata al colmo di piena
corrispondente a periodo di ritorno T=50 anni, omissis T=200 anni, omissis T=500 anni.

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Quindi, nel definire la pericolosit idraulica, anche lAutorit della Regione Liguria
indica quale principale riferimento la portata al colmo T-ennale.
Nello stesso tempo, la necessit di delimitare le aree potenzialmente inondabili, prevista
dalla stessa normativa, richiede la valutazione di un idrogramma di riferimento o,
meglio, di un insieme di idrogrammi di riferimento.

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A. VALUTAZIONE DELLA PORTATA


AL COLMO DI PIENA

A.1. Generalit
La procedura di valutazione si basa sul metodo della portata indice, che integra
linformazione idrometrica a scala regionale con lanalisi idrologica di dettaglio
dellassetto del bacino idrografico sotteso dalla sezione fluviale di interesse 1 . Il metodo
porge la portata al colmo temibile sotto forma di prodotto di due fattori: il fattore di
crescita, xT, valutato a scala regionale, e la portata indice, qindice, valutata a scala di
bacino per lo specifico sito fluviale preso in esame. Si ha quindi
qT = qindice xT ,

(A.1)

dove qT indica il valore della portata al colmo che pu venire superato con periodo di
ritorno T, in anni (vedi Figura A.1). Per il suo significato probabilistico, il valore di qT
viene anche denominato quantile T-ennale.
Parametri
Regionali della
Curva di
Crescita GEV

Periodo di Ritorno

y = ln ln

T 1

Figure A.1.1.
Schema di calcolo
della massima
portata temibile in
un sito fluviale per
un assegnato
periodo di ritorno
di T anni.

Regione
Omogenea

xT = +

xT

qT = qindice xT

(1 e )

xT
qindice

qindice
Bacino
Idrografico

ky

Metodo
Diretto
Metodi
Indiretti

Il metodo, basato sulla regionalizzazione statistica, muove dal presupposto che, per via
della carenza intrinseca di informazione in una singola serie di osservazioni di piena al

De Michele, C. & R. Rosso, La valutazione delle piene nellItalia Nord-Occidentale: bacino padano e
Liguria tirrenica, in: La valutazione delle piene, a cura di S. Gabriele & F. Rossi, Pubbl. CNRGNDCI, Roma, 2000.
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

fine di estrapolarne le previsioni a bassa frequenza, sia possibile sostituire lo spazio al


tempo. Linsieme delle osservazioni idrometriche di una regione omogenea (serie AFS,
ossia valori osservati massimi annuali di portata la colmo) viene cos impiegato per
esplorare un campo di frequenze osservate di gran lunga superiore a quello coperto da
una singola serie di osservazioni. A tale scopo, la metodologia prende in esame una
serie indicizzata o rinormalizzata di dati di portata al colmo, che presenta una lunghezza
sufficiente a stabilire la frequenza degli eventi rari, ossia dei valori di portata indicizzata
con elevato periodo di ritorno.

Metodo della portata indice. La portata al colmo di massima piena qT


temibile in un generico sito fluviale valutabile tramite la relazione
qT = qindice xT ,

(A.1)

dove xT indica un fattore di crescita, la cui dipendenza dal prefissato


periodo di ritorno T viene fissata da una legge valida a scala regionale, e
qindice rappresenta un valore indice della portata al colmo massima annuale,
caratteristico del generico sito fluviale.

A.2. Valutazione del fattore di crescita


Il fattore di crescita xT che compare nella formula (A.1) viene determinato in base alla
applicazione a scala regionale del modello probabilistico generalizzato del valore
estremo, ossia la distribuzione GEV della variabile aleatoria X = Q/qindice, dove Q indica
il massimo annuale della portata al colmo e la portata indice per il generico sito fluviale
corrisponde al valore atteso dei massimi annuali di portata al colmo nel sito stesso.
In questo caso, la relazione tra x e T, detta anche curva di crescita, risulta espressa dalla
relazione

xT = +

(1 e ),
k

kyT

(A.2)

dove yT indica la variabile ridotta di Gumbel, funzione del periodo di ritorno T in anni,
data da

yT = ln ln
,
T 1

(A.3)

mentre i parametri k, ed rappresentano, rispettivamente, il parametro di forma, il


parametro di scala e il parametro di posizione della distribuzione.
I confini delle regioni omogenee di piena dellItalia Nord Occidentale sono delineati in
Figura A.2.1 e, per larea di interesse ligure, in Tabella A.2.1.
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Per le regioni omogenee di interesse ligure, in Tabella A.2.2 sono riportati i relativi
valori dei parametri k, ed ; le curve di crescita sono anche tracciate nellabaco di
Figura A.2.2, mentre la Tabella A.2.3 riporta i valori del fattore di crescita per alcuni
valori salienti del periodo di ritorno.
Una pi dettagliata descrizione della soluzione adottata per la regionalizzazione 2 e la
valutazione del fattore di crescita3 viene riportata nel Capitolo 2 dellAllegato Tecnico,
dove si riportano anche le considerazioni e le metodologie utili alla valutazione delle
incertezze di stima 4 .

Regione A
Regione B

aa
ZT1
Regione D

Figura A.2.1. Regioni


omogenee dellItalia
Nord-Occidentale in
relazione al regime di
piena.

ZT2

Regione C

De Michele, C. & R., Rosso, A multi-level approach to flood frequency regionalization, Hydrology and
Earth System Sciences, Vol.6, no.2, p.185-194, 2002.
3
Bocchiola, D., De Michele, C., & R. Rosso, Lapplicazione della legge generalizzata del valore estremo
GEV allanalisi regionale delle piene in Italia, LAcqua, no.1/2004, p.3552, 2004.
4
De Michele, C. & R. Rosso, Uncertainty assessment of regionalized flood frequency estimates, Journal
of Hydrologic Engineering ASCE, Vol.6, no.6, p.453-459, 2001.
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

8
B

Figura A.2.2. Curve di


crescita GEV regionali
dellItalia NordOccidentale di interesse
per la Liguria tirrenica e
padana.

Fattore di crescita, xT

Regione B

6
Regione C

5
4
3
2
1
1

10

100

1000

Periodo di ritorno, T, in anni

Tabella A.2.1. - Regioni omogenee di piena dellItalia Nord Occidentale di interesse per il territorio della
Regione Liguria e loro campo di validit in funzione dellarea A del bacino idrografico sotteso.

Area idrografica

A, km2

Bacini padani dalla Dora Baltea al torrente


Grana

401900

Regione
B

Alpi e Prealpi Occidentali

Appennino Nord
Occidentale e Bacini
Tirrenici

Bacini liguri con foce al litorale tirrenico e bacini


padani dallo Scrivia al Taro

151500

Zona disomogenea delle


ZT2 Alpi Marittime: transizione
tra Regione B e Regione C

Bacino del Tanaro e suoi affluenti

501500

Tabella A.2.2 Parametri della distribuzione GEV del fattore di crescita xT per le regioni omogenee di
piena dellItalia Nord Occidentale di interesse per il territorio della Regione Liguria (n indica la numerosit
del campione utilizzato).

Regione

Alpi e Prealpi Occidentali

347

0.352

0.635

-0.320

Appennino NO & Bacini Tirrenici

753

0.377

0.643

-0.276

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Tabella A.2.3 Valori del fattore di crescita xT per alcuni valori salienti del periodo di ritorno T.

Periodo di Ritorno, anni


(Variabile ridotta, yT)

Regione

10

20

50

100

200

500

(2.250)

(2.970)

(3.902)

(4.600)

(5.296)

(6.214)

Alpi e Prealpi Occidentali

1.80

2.38

3.37

4.33

5.52

7.57

Appennino NO & B. Tirrenici

1.82

2.38

3.29

4.14

5.17

6.87

Per le caratteristiche delle serie AFS osservate in sei stazioni idrometriche, il bacino del
fiume Tanaro non raggruppabile tra i bacini della Regione B, n tra quelli della
Regione C. Poich le massime piene osservate descrivono un regime tipicamente di
transizione tra queste due regioni, tale bacino viene considerato come una zona di
transizione (ZT2) tra le stesse regioni B e C. Per valutare le piene nei corsi dacqua
della ZT2 si consiglia quindi la parametrizzazione della curva di crescita GEV sito per
sito, pesando i parametri della legge GEV in base alla distanze minime del sito stesso
dai confini delle limitrofe regioni B e C. Ai fini pratici, linterpolazione pesata con la
distanza dalle regioni limitrofe si pu condurre direttamente sui valori del fattore di
crescita (p.es., sui valori di Tabella A.2.3 per i periodi di ritorno salienti ivi riportati).

Fattore di crescita atteso. Una volta individuata lappartenenza del sito


fluviale di interesse a una data regione omogenea in base ai confini di
tabella.A.2.1, il fattore di crescita viene dedotto dalla Tabella A.2.3 ovvero
determinato, per lassegnato periodo di ritorno di T anni, tramite la relazione

xT = +

(1 e ),
k

kyT

(A.2)

dove la variabile ridotta yT va calcolata con la formula


T

yT = ln ln
,
T 1

(A.3)

e i valori dei parametri k, ed sono dedotti dalla Tabella A.2.2.

Va osservato che, per via della


prossimit dei bacini con versante padano in territorio ligure, che ricadono in ZT2,
alla Regione C, che comprende la Liguria tirrenica,
deviazione non molto accentuata tra le curve di crescita delle Regioni B e C,
lutilizzo della curva di crescita della Regione C anche per i bacini con versante padano
della ZT2 comporta unapprossimazione generalmente accettabile.

Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

A.3. Valutazione della portata indice

Alla portata indice compete un periodo di ritorno variabile da regione a regione, con
valori compresi comunque tra 2.86 anni (Regione C: Appennino Nord-Occidentale e
Bacini Tirrenici, che comprende lintera Liguria Tirrenica) e 2.98 anni (Regione B: Alpi
e Prealpi Occidentali, di interesse per il versante padano). Questa considerazione
permette di valutare, ancorch in modo affatto approssimato e qualitativo, il valore della
portata indice in un sito di interesse in base a osservazioni e ricostruzioni di piena e/o
tramite considerazioni di geomorfologia fluviale.
Per valutare in modo quantitativo la portata indice, qindice, ossia il valore atteso di portata
al colmo massima annuale che particolarizza la formula (A.1) per un generico sito
fluviale di interesse, si possono applicare diverse metodologie 5 .
Esse comprendono sia metodi diretti, sia metodi indiretti, caratterizzati da vario grado di
complessit (v. Figura A.3.1). Con i metodi diretti il valore di qindice viene calcolato
dalle statistiche osservate in situ ed utilizzabile se e soltanto se, nel sito in esame, sono
disponibili sufficienti osservazioni dirette di portata al colmo. Con i metodi indiretti il
valore di qindice viene derivato, per via della carenza o dellinsufficienza di osservazioni
dirette, da quello di grandezze esogene. Una dettagliata descrizione di tali metodi viene
riportata nel Capitolo 3 dellAllegato Tecnico, cui si fa riferimento per le metodologie
e le tecniche di stima citate nel seguito.

Metodi Diretti

Portata Indice
Figura A.3.1.
Metodi di
valutazione
della portata
indice in un sito
fluviale.

Metodi Indiretti

AFS
PDS
Formule
empiriche
Tracce
storiche
Metodo geomorfoclimatico

Simulazione a
Ingressi Noti

Simulazione
Idrologica

Simulazione
dellEvento Critico
Simulazione a
Ingressi Stocastici

Va subito premesso come la scelta di una particolare metodologia dipenda sia


dallinformazione disponibile, sia dallaffidabilit della previsione statistica che viene
richiesta dalla specifica applicazione. Inoltre, ogni situazione pratica va affrontata

Bocchiola, D., De Michele, C. & R. Rosso, Review of recent advances in index flood estimation,
Hydrology and Earth System Sciences, Vol.7, no.3, p.283-296, 2003.
Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

sviluppando un appropriato ventaglio di metodologie, in ragione della possibilit o


meno di applicare correttamente un certo metodo al caso in esame.
In pratica, ogni situazione va affrontata sviluppando la metodologia adatta nel quadro di
un ventaglio pi o meno ampio di metodologie appropriate, in ragione della possibilit o
meno di applicare correttamente un certo metodo al caso in esame. Il percorso da
seguire va quindi individuato soprattutto in ragione dellinformazione disponibile,
delineando diverse tipologie di situazioni, quali quelle descritte in Figura A.3.2.
In generale, si possono distinguere sei diverse tipologie di casi pratici, a seconda che le
previsioni di piena siano condotte in un

sito fluviale dotato di stazione idrometrica,

sito fluviale prossimo a una stazione idrometrica,

sito fluviale di un bacino dotato di stazioni idrometriche,

sito fluviale di un bacino privo di stazioni idrometriche,

sito fluviale in corrispondenza o prossimo a uno sbarramento,

sito fluviale caratterizzato da forte antropizzazione.

Le tipologie sopra delineate non sono mutuamente esclusive, in quanto una specifica
applicazione pu essere talora assimilata a pi di una tipologia. In questa circostanza, si
possono incrociare le diverse opzioni metodologiche, confrontandone le prestazioni.

Siti fluviali dotati di


stazioni idrometriche
Siti fluviali prossimi a
stazioni idrometriche
Siti fluviali di bacini
dotati di stazioni
idrometriche

Figura A.3.2.
Schema di calcolo
della portata
indice in un sito
fluviale.

Metodi
Indiretti

Traslazione

Metodi
Diretti

Siti fluviali di bacini privi


di stazioni idrometriche
Siti fluviali in
corrispondenza o prossimi
alle dighe

Ricostruzione
idrogrammi
indisturbati

Siti fluviali di bacini


fortemente antropizzati
privi di registrazioni
idrometriche

Analisi storico
documentale

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Nel primo e nel secondo caso, la stima della portata indice va principalmente condotta
con i metodi diretti, ossia stimando il valore di qindice dalla media osservata dei massimi
annuali di portata al colmo (AFS) o della corrispondente serie di durata parziale (PDS).
Nel secondo caso, per i siti prossimi a stazioni idrometrografiche, va adottata
lavvertenza di riscalare la media osservata rispetto allarea del bacino idrografico
sotteso. Lapplicazione dei metodi diretti comunque vincolata dalla disponibilit di
serie di dati osservati per un periodo sufficientemente lungo con sufficiente affidabilit.
Anche in presenza di serie osservate, si possono quindi presentare situazioni in cui
bisogna ricorrere a metodi indiretti.
Nel terzo caso si possono adottare sia metodi diretti, con la successiva traslazione scalainvariante rispetto allarea sottesa, sia metodi indiretti. Nei primi tre casi, inoltre, le
osservazioni dirette disponibili, lungo la stessa asta fluviale ovvero in corsi dacqua
dello stesso bacino, agevolano lapplicazione dei metodi indiretti, che pu giovarsi
dellinformazione locale al fine di restringere i larghi margini di incertezza che affligge
comunque le stime indirette.
Nel quarto caso la stima della portata indice va giocoforza condotta con metodi indiretti,
ossia stimando il valore di qindice per mezzo di una delle opzioni previste nel
Paragrafo 3 del Capitolo 3 dellAllegato Tecnico.
Un quinto caso, affatto particolare, riguarda i siti fluviali in corrispondenza o prossimi
agli sbarramenti e, in particolare, alle dighe di ritenuta. Le dighe italiane sono state
realizzate prevalentemente nel corso del secolo scorso, se non in precedenza. Poich
molte dighe sono in esercizio da lungo tempo, sono disponibili registrazioni pi o meno
lunghe dei livelli dinvaso, che lattuale normativa prescrive peraltro ai gestori degli
impianti di conservare e mettere a disposizione degli organi di controllo. Questo tipo di
informazione pu fornire indicazioni assai utili per i bacini interessati da questo tipo di
asservimento.
Lultimo caso si applica alle sezioni torrentizie e fluviali prossime ad agglomerati
urbani dove storicamente si sono verificate esondazioni, ovvero laddove sia possibile
ricostruire i livelli idrici di massima piena in base a documentazioni affidabili,
soprattutto in relazione a opere di ingegneria idraulica di asservimento del corso
dacqua (quali ponti, restringimenti, canalizzazioni) e di difesa fluviale (quali argini,
scolmatori, casse di espansione).

A.3.1.

Siti fluviali dotati di stazioni idrometriche

Impostazione del problema

Per i siti fluviali dove sono localizzate stazioni idrometrografiche dotate di scala delle
portate la procedura di valutazione segue lo schema di Figura A.3.3, che discende dalla
posizione di due ordini di problemi.
(i)

Conviene utilizzare il metodo regionale, ovvero eseguire una estrapolazione


statistica dei dati osservati, identificando e stimando una CDF locale in base a
tali dati?

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(ii)

Se si utilizza la curva di crescita regionale, conviene valutare la portata indice


per via diretta o indiretta?

Siti fluviali dotati di


stazioni idrometriche

Metodo della
Portata Indice

Stima CDF Locale


Figura A.3.3.
Procedura di
valutazione
per i siti fluviali
dotati di
stazioni
idrometriche.

Metodi di
Inferenza
Statistica
Metodi Diretti

Stima
Diretta
AFS

Stima
Diretta
PDS

Curva di Crescita
Regionale

Portata
Indice
Metodi Indiretti

Simulazione
Idrologica

Tracce
storiche

Metodo
Geomorfoclimatico

Formule
Empiriche

Prima di rispondere ai due quesiti, va ricordato come il metodo della portata indice,
basato sulla regionalizzazione statistica, muova dal presupposto che, per via
dellintrinseca carenza di informazione in una singola serie di osservazioni di piena al
fine di estrapolarne le previsioni a bassa frequenza, sia possibile sostituire lo spazio al
tempo. Linsieme delle osservazioni idrometriche di una regione omogenea viene perci
impiegato per esplorare un campo di frequenze osservate di gran lunga superiore a
quello coperto da una singola serie di osservazioni. A tale scopo, si prende in esame una
serie (rinormalizzata) di dati di portata al colmo, che presenta una lunghezza sufficiente
a stabilire la frequenza degli eventi rari, ossia dei valori di portata (rinormalizzata) con
elevato periodo di ritorno.
Stima della CDF locale contro metodo della portata indice

Per rispondere compiutamente al primo quesito, bisogna confrontare le due diverse


procedure, luna basata sul metodo regionale e laltra basata sulla tradizionale
estrapolazione dei dati locali. Lefficienza relativa dei due metodi pu essere valutata
tramite un confronto tra la varianza campionaria di stima del quantile T-ennale previsto
dal metodo regionale e quella propria dello stesso quantile stimato a partire da una serie
di dati osservati nel sito. Lindice di efficienza , definito dal rapporto delle due
varianze di stima

T =

{Var[qT ]}Regionale
,
{Var[qT ]}InSitu
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

assume valori inferiori allunit per stime regionali a minor varianza di quelle locali;
valori superiori in caso contrario. Esso dipende dal periodo di ritorno (=T) e dalla
specifica legge probabilistica di previsione che viene adottata e, quindi, stimata. Il
calcolo di T richiede quindi che siano noti a-priori la legge (distribuzione)
probabilistica della portata al colmo di piena e la tecnica inferenziale adottata per la
stima dei parametri.
In caso di distribuzione GEV/PWM con k0, il valore di T si pu valutare come
2


kyT
k + 1 e

2 k
k

n' +
,
+

k 2 H k ,T
nk 2
T n
n' 2 ( + y )2 2
T
+
+
,

n
6
H
n

k ,T

per k < 0;

(A.4)

per k = 0;

dove k, e sono i parametri della legge GEV regionale qui adottata; inoltre,
k = (1 + 2k ) 2 (1 + k ) ,

(A.5)

dove (.) indica la funzione gamma, e

H k ,T = exp[ yT exp( 1.823k 0.165)] ,

(A.6)

dove yT la variabile ridotta di Gumbel, il cui valore viene calcolato con la formula
(A.3).
In base allindice di efficienza T, gli abachi di Figura A.3.4 discriminano, per ognuna
delle regioni omogenee illustrate in precedenza, tra procedura regionale ed
estrapolazione locale in ragione del periodo di ritorno prefissato.

2.5

2.5
T = 5 anni

T = 5 anni

T = 10 anni

2.0

T = 10 anni

2.0

T = 25 anni

T = 25 anni

T = 100 anni

T = 100 anni
1.5

Stima
Locale
1.0

Metodo
Portata
Indice

0.5

Regione B

0.0

Stima
Locale

1.5

1.0

Metodo
Portata
Indice

0.5

Regione C

0.0
0.0

0.2

0.4

0.6

0.8

1.0

0.0

n'/n

0.2

0.4

0.6

0.8

1.0

n'/n

Figura A.3.4. Abachi di efficienza. Lefficienza diagrammata in funzione del rapporto n/n per valori salienti
del periodo di ritorno di 5, 10, 50 e 100 anni. Ogni abaco si riferisce a una specifica regione omogenea
caratterizzata da valori noti dei parametri k, ed della curva di crescita regionale GEV. Lefficienza di stima
definita come rapporto tra la varianza di stima del quantile T-ennale determinato con il metodo della portata
indice (essendo n la numerosit del campione regionale) e quella relativa allo stesso quantile stimato dai dati
locali, di numerosit n.

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Stima locale della distribuzione di probabilit della portata al colmo di


piena. Nei siti dotati di osservazioni idrometrografiche di una regione
omogenea, la formula
2


kyT
k + 1 e

2 k
k

n' +
+
,

k 2 H k ,T
nk 2
T n
n' 2 ( + y )2 2
T
+
+

,
n
6
H
n

k ,T

per k < 0;

(A.4)

per k = 0;

consente di discriminare tra metodo regionale ed estrapolazione locale in


base allindice di efficienza T, minore o maggiore dellunit, essendo n la
numerosit del campione regionale e n quella del campione locale. In
alternativa, si possono usare gli abachi di Figura A.3.4, che indicano, a
seconda del periodo di ritorno, lopportunit o meno di ricorrere alla legge
regionale in luogo della interpolazione/estrapolazione statistica dei soli dati
locali.

Quando conviene eseguire una procedimento di interpolazione/estrapolazione statistica


dei dati locali, la scelta della legge probabilistica va condotta in base al criterio del
migliore adeguamento ai dati campionari, utilizzando test statistici specifici per le
distribuzioni dei valori estremi 6 .

Stima della portata indice

Il secondo quesito (se si utilizza la curva di crescita regionale, conviene valutare la


portata indice per via diretta o indiretta?) si pone quando non sia possibile stimare la
CDF della portata al colmo di piena dai dati di stazione. La risposta dipende anche qui
dalla lunghezza delle osservazioni disponibili in situ, in base alla quale si pu decidere
di applicare il metodo diretto AFS, il metodo diretto PDS o un metodo indiretto. La
Tabella A.3.1 porge indicazioni di larga massima sullopportunit di procedere a stime
dirette (AFS o PDS) o indirette della portata indice in ragione della numerosit n del
campione disponibile in situ. Tali indicazioni sono tratte dal Flood Estimation
Handbook 7 inglese e sono suggerite alcune modifiche cautelative in base a simulazioni
Montecarlo di prima approssimazione.

Kottegoda, N.T. & R. Rosso, Statistics, Probability and Reliability for Civil and Environmental
Engineers, Mc-Graw-Hill Publishing Company, New York, 1997, pp.290-293.
7
Reed, D., Flood Estimation Handbook, 1. Overview, Institute of Hydrology, Wallingford, U.K., 1999.
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Tabella A.3.1 Metodologia di valutazione della portata indice in un sito dotato di stazione idrometrica in
ragione della lunghezza del campione locale disponibile. Si riportano le indicazioni del Flood Estimation
Handbook (Reed, 1999) che sono per riferite alla mediana e non alla media del massimo annuale di
portata al colmo, nonch alla distribuzione log-logistica della curva di crescita, anzich alla distribuzione
GEV utilizzata in questa sede. Tali indicazioni sono state modificate in base ad alcune simulazioni
Montecarlo riferite alla media della distribuzione GEV.

FEH
FEH modificata

Lunghezza del campione locale, n, anni


Metodi Indiretti Metodo diretto PDS Metodo diretto AFS
<2
> 13
2 13
<5
> 20
5 20

I suggerimenti di Tabella A.3.1 sono affatto indicativi; per una migliore risposta al
quesito, bisogna operare unanalisi specifica sui campioni estratti di diversa lunghezza
di dei campioni dati disponibili per il bacino del fiume Po (Regione B e C) e la Liguria
Tirrenica. Tali indicazioni vanno riferite a una ipotesi statistica, ossia allassunto che il
metodo diretto fornisca comunque una stima contenuta entro i limiti di confidenza
dellipotesi nulla a un prefissato livello di significativit a (p.e. 0.05, livello di
confidenza del 95%). Si possono anche condurre simulazioni Montecarlo al fine di
determinare i limiti di applicabilit delle diverse metodologie. La valutazione diretta
presenta vantaggi anche quando siano disponibili pochi anni di registrazioni e va
comunque confrontata con i risultati dellapplicazione di eventuali metodi indiretti.
In caso di difficolt di reperimento dei dati osservati della serie PDS, si ricorrer
comunque al metodo diretto AFS in tutti i casi i cui la stima della CDF locale non sia
affidabile secondo le indicazioni di Tabella A.3.1.

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Portata indice nei siti dotati di osservazioni idrometriche. In caso di


impiego della procedura regionale, la portata indice da inserire nella
procedura va stimata con il metodo diretto, ossia in base alle osservazioni
stesse, se protratte per un numero di anni sufficiente, variabile da regione a
regione secondo i limiti indicati in Tabella A.3.1. Quando si pu adottare il
metodo diretto AFS, il calcolo va eseguito tramite la formula

qindice =

1 n'
q'i ,
n' i=1

(A.7)

applicata alla serie dei massimi annuali, q1,,qn, con n anni di


osservazione. Quando si deve invece adottare il metodo diretto PDS, si
utilizza la formula
1 n"
q PDS = q"i ,
n" i =1

(A.8)

applicata alla serie di durata parziale q1,,qn, con n episodi salienti


osservati. Quindi, si usa la formula
qindice =

1k
q PDS

k
, se < (1 + k )1 + ,

k
+ 1
k 1 + k

(A.9)

dove indica il numero medio annuo di eventi, pari a n/n, e utilizzando i


valori dei parametri , e k relativi alla regione di pertinenza del sito in
esame. Se, invece, la serie disponibile di lunghezza insufficiente, va
utilizzato un metodo indiretto. I migliori risultati si ottengono costruendo e
tarando un modello idrologico di piena con cui derivare la portata indice via
simulazione e i dati osservati forniscono in questo caso uninformazione
assai utile per tarare e validare il modello. I risultati del metodo vanno
comunque confrontati con quelli ottenuti con la stima diretta.

A.3.3.

Siti fluviali prossimi a stazioni idrometriche

Per i siti fluviali prossimi a stazioni idrometriche dotate di scala di deflusso il problema
riconducibile al caso precedente, con lavvertenza che i valori di progetto vanno
riscalati in base alla superficie del bacino idrografico sotteso. In pratica, questo caso
corrisponde alla traslazione monte-valle o valle-monte dellinformazione idrologica.
La prossimit definita dalla circostanza che stazione idrometrica S1 e sito fluviale in
esame S2 insistano sullo stesso tronco fluviale, definito, per esempio, in base al criterio
gerarchico di classificazione della rete idrografica secondo lo schema Horton-Strahler

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

(v. Figura A.3.5). Essa va quindi stabilita non soltanto in base a intuitivi criteri
geografici, ma anche in base a considerazioni di geomorfologia fluviale.
In questo caso, inoltre, bisogna tenere conto della omogeneit di risposta dei versanti
nei bacini identificati dalle sezioni S1 e S2. A tale fine, il calcolo dellindice CN o
Curve Number, che si esegue combinando le informazioni qualitative sulla natura
idrologica del suolo e sulluso del suolo pu fornire utili indicazioni al riguardo 8,9 .
Un altro fattore di omogeneit rappresentato dalle caratteristiche statistiche dei
nubifragi. Quali indici di riferimento si possono considerare, secondo il modello scalainvariante, il valore atteso a1 dellaltezza di pioggia massima annuale per durata unitaria
(unora) e lesponente di scala , che esprime la variazione di tale grandezza con la
durata. I valori di questi due indici vanno pesati sullarea di bacino sotteso nelle due
sezioni.

Figura A.3.5. Schema di ordinamento gerarchico


(classificazione Horton-Strahler) della rete idrografica. Le
sorgenti originano rami e canali di ordine 1. Quando due
rami di ordine i-esimo e j-esimo si congiungono, il ramo
risultante assume lordine

A2
1

1
1

S1

1
1

A1
1

i + j
k = Max i, j, int 1 +

e due o pi rami in successione, aventi medesimo


10
ordine, formano un canale del loro stesso ordine .
Lordine del bacino di drenaggio corrisponde a quello
del canale di ordine massimo.

S2

Soil Conservation Service, National Engineering Handbook, section 4, Hydrology, Rev. ed., U.S.
Department of Agriculture, Washington D.C., U.S.A, 1986.
9
De Michele, C., Guidi, G. & R. Rosso, La valutazione della risposta idrologica del terreno nel bacino
padano. Caratterizzazione spaziale e mappatura del massimo potenziale di ritenzione idrica,
LAcqua, no.6, p.17-24, 2000.
10
Rosso, R., Bacchi, B. & P. La Barbera, Fractal relation of mainstream length to catchment area in river
networks, Water Resour. Res., 27(3), 381-388, 1991.
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Portata indice in siti fluviali prossimi a stazioni idrometriche (bacini


omogenei). In caso di prossimit dei siti e di omogeneit dei bacini scolanti,
una volta stimata la portata indice qindice[S1] nel sito S1 dove ubicata la
stazione idrometrica, il corrispondente valore qindice[S2] nel sito S2 in esame
si pu ricavare con la formula
m

A
qindice [S 2 ] = qindice [S1 ] 2 ,
A1

(A.10)

dove A1 e A2 sono le aree dei rispettivi bacini idrografici sottesi, mentre


lesponente m caratterizza linvarianza di scala a livello regionale.

Nel caso particolare in cui siano disponibili osservazioni idrometriche in pi stazioni


che insistono sullo stesso ramo fluviale di interesse, definito dal criterio gerarchico di
classificazione secondo Horton-Strahler, anche consigliabile stimare direttamente
lesponente m della legge di potenza (A.10) in base ai relativi valori di portata indice e
di superficie imbrifera sottesa.
In caso di forte disomogeneit dei bacini sottesi rispettivamente dalle sezioni S1 e S2,
bisogna invece ricorre a metodi indiretti, quali il metodo geomorfoclimatico e la
simulazione idrologica. I dati disponibili per la sezione S1 consentono in tale caso un
controllo di qualit del metodo e una eventuale taratura dei parametri del modello
impiegato caratterizzati da maggiore incertezza. Il metodo della traslazione
geomorfoclimatica si presta a valutazioni speditive, ma la sua applicazione piuttosto
sensibile al controllo di un operatore esperto. Di conseguenza, va consigliato nella
maggior parte dei casi limpiego della simulazione idrologica.

Portata indice in siti fluviali prossimi a stazioni idrometriche (bacini


disomogenei). In caso di prossimit dei siti e di disomogeneit dei bacini
scolanti, conviene identificare e tarare un modello idrologico di simulazione
afflussi-deflussi per il sito idrometrico S1 sulla base dei dati idrometrici e
pluviometrici ivi disponibili. In particolare, il metodo della simulazione
dellevento critico fornisce un buon compromesso tra complessit delle
elaborazioni e affidabilit dei risultati. I parametri del modello devono
consentire una concettualizzazione delle caratteristiche salienti del bacino
idrografico, in modo da poter riutilizzare tale modello, una volta ricalibrato
in base alle caratteristiche del bacino sotteso dal sito S2 in esame, per
valutare qindice[S2] via simulazione. Unalternativa costituita dal metodo
della traslazione geomorfoclimatica.

Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

In definitiva, la procedura di valutazione per i siti fluviali prossimi a stazioni


idrometriche, con risposte di versante omogenee e disomogenee, segue lo schema di
Figura A.3.6.

Siti fluviali prossimi a


stazioni idrometriche

Metodo della
Portata Indice

Figura A.3.6.
Procedure di
valutazione per
i siti fluviali
prossimi a
stazioni
idrometriche.

Curva di
Crescita
Regionale

Portata Indice
Portata Indice nel
Sito Idrometrico
Omogenea
Risposta dei
Versanti

Traslazione

Procedura per i siti dotati di


stazioni idrometriche

Simulazione
Idrologica
Disomogenea
Risposta dei
Versanti

Metodo
Scala-Invariante
Traslazione
geomorfoclimatica

A.3.4.

Siti fluviali di bacini dotati di stazioni idrometriche

Questo caso saliente, in parte assimilabile al caso precedente, si riferisce alla situazione
in cui non sono disponibili osservazioni di portata lungo lasta fluviale in esame, ma
sono presenti nel bacino stazioni idrometriche dotate di scala di deflusso (v.
Figura A.3.7). A rigore, in caso di omogenea risposta dei versanti del bacino in esame e
di quello dotato di stazione idrometrica, si potrebbe ancora ricorrere al metodo della
traslazione scala-invariante. In questo caso, per, le incertezze di stima sono di norma
maggiori che nel caso precedente.

Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

A1
A3

Figura A.3.7. Situazione tipica di


valutazione nei siti S2 e S3 di un
bacino dotato di stazione
idrometrica nel sito S1.

S3

S1
A2

S2

Portata indice in siti fluviali di bacini dotati di stazioni idrometriche


(bacini omogenei). In caso di prossimit e omogeneit dei bacini scolanti,
una volta stimata la portata indice qindice[S1] nel sito S1 dove ubicata la
stazione idrometrica, il corrispondente valore qindice[S2] nel sito S2 in esame
si pu ricavare con la formula
m

A
qindice [S 2 ] = qindice [S1 ] 2 ,
A1

(A.10)

dove A1 e A2 sono le aree dei rispettivi bacini idrografici sottesi, mentre


lesponente m caratterizza linvarianza di scala a livello regionale.

La valutazione dellomogeneit un esercizio abbastanza complesso e soggetto, in


questo caso, a un elevato margine di incertezza. In generale, conviene quindi ricorrere
allapplicazione dei metodi indiretti, sfruttando le osservazioni disponibili per operare
un controllo della metodologia adottata. Tale controllo va condotto applicando in via
preliminare la metodologia indiretta al sito dotato di stazione idrometrica, in modo da
ottenere indicazioni sulle prestazioni del modello per il macro-bacino preso in esame.
In ordine di affidabilit crescente, sono applicabili sia le formule empiriche, sia il
metodo geomorfoclimatico, sia la simulazione idrologica (v. Figura A.3.8). La
simulazione idrologica richiede la costruzione di un modello di trasformazione afflussideflussi per il sito di interesse, mentre il metodo geomorfoclimatico si basa su una
approssimazione del secondo ordine delle statistiche di piena a partire da quelle degli
eventi di precipitazione intensa. Nei primi due casi va operato un controllo dei risultati
confrontando le stime indirette nel sito idrometrico con quelle dirette, se linformazione
ivi disponibile consente valutazioni affidabili di tipo diretto. In caso di simulazione
idrologica, tale informazione consente leventuale taratura del modello di
trasformazione afflussi-deflussi, qualora il modello adottato contenga parametri di
calibrazione. Se si utilizzano invece modelli concettuali o fisicamente basati che non
prevedono parametri di calibrazione, linformazione sperimentale consente la
validazione del modello.
Documento 5.1
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Portata indice in siti fluviali di bacini dotati di stazioni idrometriche


(bacini disomogenei). Nei siti fluviali di bacini disomogenei dotati di
stazioni idrometriche sono applicabili, in ordine di affidabilit crescente sia
il metodo geomorfoclimatico, sia la simulazione idrologica. Se
linformazione idrometrica disponibile consente valutazioni affidabili di tipo
diretto, conviene operare un controllo dei risultati del metodo
geomorfoclimatico confrontando le stime indirette nel sito idrometrico con
le stime dirette. In caso di impiego della simulazione idrologica,
linformazione idrometrica va utilizzata per lidentificazione, leventuale
taratura e la validazione del modello di trasformazione afflussi-deflussi. In
particolare, il metodo della simulazione dellevento critico fornisce un
buon compromesso tra complessit delle elaborazioni e affidabilit dei
risultati.

Siti fluviali di bacini dotati di


stazioni idrometriche

Metodo della
Portata Indice
Curva di
Crescita
Regionale

Portata Indice

Metodi Indiretti

Simulazione
Idrologica
Taratura e validazione del
modello per i bacini
limitrofi dotati di stazioni
idrometriche

Procedura per i siti prossimi a


stazioni idrometriche

Traslazione

Metodo
Geomorfoclimatico

Formule
Empiriche

Controllo del metodo per i


bacini limitrofi dotati di
stazioni idrometriche

Figura A.3.8. Procedura di valutazione per i siti fluviali di bacini dotati di stazioni idrometriche.

A.3.5.

Siti fluviali di bacini privi di stazioni idrometriche

Questa tipologia dipinge la situazione che si presenta nella maggior parte delle
applicazioni pratiche, laddove la necessit di valutare la piena di progetto si scontra con
lassoluta carenza di informazioni idrometriche. La stima della portata indice va
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

giocoforza condotta con metodi indiretti, ossia stimando il valore di qindice per mezzo di
una delle opzioni illustrate nel Paragrafo 3 del Capitolo 3 dellAllegato Tecnico.
Quando si dispone di osservazioni dirette in corsi dacqua di bacini idrologicamente
simili, lapplicazione del metodo indiretto pu altres giovarsi di tale informazione al
fine di restringere i larghi margini di incertezza che affligge comunque le stime
indirette, come indicato nello schema di Figura A.3.9.
Quali parametri di identificazione del bacino idrologicamente simile per il controllo di
qualit della procedura si possono utilizzare, in prima istanza,

gli indici di composizione dalla rete idrografica di Horton-Strahler ovvero, la


dimensione frattale del reticolo, pari al rapporto D = Log(RB) / Log(RL), dove RB
indica il rapporto di biforcazione e RL il rapporto di lunghezza 11 ovvero, utilizzando
lo schema topologico, D = Log(2M 1) / Log(L), dove M e L indicano
rispettivamente la magnitudo e il diametro topologico della rete 12 ;

lindice di assorbimento CN o Curve Number, che si ottiene combinando


informazioni qualitative sulla natura idrologica del suolo e sulluso del suolo 13,14 ;

i parametri delle linee segnalatrici di probabilit pluviometrica scala-invarianti,


valutate in unallocazione possibilmente baricentrica nel bacino; se h indica laltezza
di pioggia e d la durata, esse sono esprimibili come h = a1 wT d, dove a1 rappresenta
il valore atteso dellaltezza di pioggia massima annuale per una durata unitaria, wT
una funzione di frequenza legata, in prima approssimazione, al coefficiente di
variazione dellaltezza di pioggia indipendente dalla durata, e un esponente di
scala 15 .

I parametri D, CN, a1 e si possono utilizzare quali indici-guida, in quanto giocano un


ruolo importante nellassetto idrologico di piena.

11

12

13

14

15

La Barbera, P. & R. Rosso, On the fractal dimension of stream networks, Water Resour. Res., 25(4),
735-741, 1989.
Agnese, C., Dasaro, F., Grossi, G. & R. Rosso, Scaling properties of topologically random channel
networks, Journal of Hydrology, Vol. 187, p.183-193, 1996.
Soil Conservation Service, National Engineering Handbook, section 4, Hydrology, Rev. ed., U.S.
Department of Agriculture, Washington D.C., U.S.A, 1986.
De Michele, C., Guidi, G. & R. Rosso, La valutazione della risposta idrologica del terreno nel bacino
padano. Caratterizzazione spaziale e mappatura del massimo potenziale di ritenzione idrica,
LAcqua, no.6, p.17-24, 2000.
Rosso, R., De Michele, C. & A. Montanari, La previsione statistica delle piogge di forte intensit e
breve durata. Applicazione alla liguria tirrenica e al bacino del Po, in: La difesa idraulica del
territorio, a cura di U. Maione e A. Brath, Editoriale Bios, 1-30, Cosenza, 1997.
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Portata indice nei siti fluviali privi di osservazioni idrometriche. Nei siti
fluviali di bacini privi di stazioni idrometriche sono applicabili, in ordine di
affidabilit crescente, le formule empiriche, il metodo geomorfoclimatico, e
la simulazione idrologica. Questultima fornisce le maggiori garanzie di
robustezza ed affidabilit delle stime.

Tra i metodi di simulazione idrologica, il metodo della simulazione


dellevento critico offre un accettabile compromesso tra complessit di
calcolo, quantit e qualit dei dati pluviometrici necessari
allimplementazione, e affidabilit di stima.
Adottando le prime due opzioni (formule empiriche e del metodo
geomorfoclimatico) conviene operare in via preliminare un controllo dei
risultati, confrontando le stime dirette nel sito idrometrico di un bacino
idrologicamente simile con le stime indirette del metodo prescelto.
Anche in caso di impiego della simulazione idrologica, lidentificazione,
leventuale taratura e la validazione del modello di trasformazione afflussideflussi va condotta in via preliminare su un bacino strumentato
idrologicamente simile.

Siti fluviali di bacini privi di


stazioni idrometriche

Metodo della
Portata Indice
Figura A.3.9.
Procedura di
valutazione
per i siti
fluviali di
bacini privi di
stazioni
idrometriche.

Simulazione
Idrologica

Metodo
Geomorfoclimatico

Taratura del modello su


bacini idrologicamente
simili dotati di stazioni
idrometriche

A.3.6.

Curva di
Crescita
Regionale

Portata Indice

Formule
Empiriche

Controllo del metodo su


bacini idrologicamente
simili dotati di stazioni
idrometriche

Siti fluviali in corrispondenza o prossimi alle dighe

Per i siti fluviali in corrispondenza o prossimi alle dighe, laddove si dispone di serie
consistenti di registrazioni del livello idrometrico, la procedura di valutazione segue lo

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

schema di Figura A.3.10. Almeno in via teorica, il patrimonio storico dei rilevamenti
condotti sugli organi di scarico delle dighe reperibile presso i diversi Servizi Tecnici
di controllo nazionali e regionali o presso gli stessi concessionari. Tale patrimonio
rappresenta in questi casi una importante fonte alternativa di osservazioni dirette
rispetto ai dati ufficiali pubblicati dallex-SIMN (o dagli enti regionali poi subentrati).
Limpiego di tale informazione richiede un notevole sforzo di ricostruzione
dellidrogramma in ingresso agli invasi, al fine di determinare il dato di portata al colmo
di piena indisturbata. La procedura di simulazione idraulica necessaria alla ricostruzione
degli idrogrammi in ingresso viene illustrata nellAllegato Tecnico. Sono peraltro
disponibili diversi prodotti software implementabili a tale scopo.
In base alla ricostruzione dellidrogramma in ingresso q(t) per lintero periodo
disponibile, viene determinata la serie indisturbata dei massimi annuali (AFS) ovvero,
se la durata delle osservazioni disponibili limitata, la serie indisturbata di durata
parziale (PDS). Le serie di dati indisturbati cos ricostruiti sono assimilabili a serie
osservate e la procedura di valutazione prosegue quindi secondo le indicazioni
introdotte in precedenza per i metodi diretti AFS e PDS. Rispetto alle osservazioni nei
siti dotati di stazione idrometrica, i dati ottenuti dalla procedura di ricostruzione
possono comunque presentare una maggiore incertezza di campionamento legata alla
qualit dellinformazione disponibile. Le maggiori fonti di incertezza sono date dalla
risoluzione relativa con cui viene osservata la quota dinvaso rispetto ai volumi
invasabili; dalla modalit e dalle procedure di acquisizione e archiviazione dei dati di
gestione dellimpianto; e dalleffettivo funzionamento idraulico delle luci di efflusso
rispetto alla configurazione di progetto della diga.
In particolare, se la serie AFS dei dati ricostruiti (q1,, qn) di lunghezza sufficiente,
si pu stimare la portata indice con il metodo diretto tramite la formula (A.7). Tramite la
metodologia riportata nellAllegato Tecnico si calcola il relativo errore standard di
stima. Quando si utilizza la serie PDS, se ne calcola il valore medio con la formula
(A.8) e si valuta la portata indice con la formula (A.9) particolarizzata per la regione
omogenea in esame. Quando la durata delle osservazioni insufficiente allapplicazione
del metodo diretto AFS o PDS, gli idrogrammi ricostruiti fornisco dati utili per
lapplicazione del metodo della simulazione idrologica, che, in questo caso, costituisce
il metodo indiretto di riferimento. In caso di simulazione, gli idrogrammi ricostruiti
costituiranno una preziosa fonte di informazione. Quando il modello di trasformazione
afflussi-deflussi contiene parametri di calibrazione, tali informazioni consentono infatti
la taratura del modello. Se si utilizza invece un modello concettuale o fisicamente
basato, che non prevede parametri di calibrazione, questa informazione consente la
validazione del modello stesso.

Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Siti fluviali in corrispondenza o prossimi alle dighe


Simulazione Idraulica del Serbatoio
Serie AFS/PDS Ricostruita

Figura A.3.10.
Procedura di
valutazione per i siti
fluviali in
corrispondenza o
prossimi alle dighe.

Metodo della
Portata Indice

Stima CDF Locale

Curva di
Crescita
Regionale

Portata Indice
Metodo Diretto

Stima
Diretta
AFS

Metodo Indiretto

Stima
Diretta
PDS

Simulazione
Idrologica

Tracce
storiche

Metodo
Geomorfoclimatico

Formule
Empiriche

Portata indice nei siti diga. Per i siti fluviali in corrispondenza o prossimi
alle dighe, laddove si dispone di serie consistenti di registrazioni del livello
idrometrico, viene ricostruita la serie indisturbata delle portate al colmo di
piena tramite simulazione idraulica dellinvaso. I dati ottenuti vengono
quindi elaborati con metodi diretti o indiretti, secondo il ventaglio
procedurale illustrato in precedenza per i siti dotati di stazione idrometrica.

A.3.7.

Siti fluviali caratterizzati da elevata antropizzazione

Nei siti fluviali in corrispondenza o prossimi ad agglomerati urbani dove non sono
applicabili i metodi diretti in assenza di dati specifici, si possono spesso surrogare i dati
idrometrici tradizionali con dati di origine storico-documentale, legati a eventi
alluvionali salienti, ovvero si pu fare riferimento a sezioni idrauliche di controllo,
laddove si ha notizia certa del superamento di prefissati livelli caratteristici.
In questi casi il metodo delle tracce storiche (v. Capitolo 3 dellAllegato Tecnico)
fornisce uno strumento utile ad affrontare le situazioni dove storicamente si sono
verificate esondazioni, ovvero laddove sia possibile ricostruire i livelli idrici di massima
piena in base a documentazioni affidabili, soprattutto in relazione a opere di ingegneria
idraulica di asservimento del corso dacqua (quali ponti, restringimenti, canalizzazioni e
coperture) e di difesa fluviale (quali argini, scolmatori e casse di espansione).
Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Nellimpiego delle fonti storico-documentali va comunque esaminato con attenzione il


carattere evolutivo del sistema fluviale, soprattutto in relazione agli interventi
delluomo. A tal fine, i dati del Censimento delle aree italiane storicamente colpite da
frane e da inondazioni del CNR-GNDCI possono costituire una utile base di partenza 16 .
Lapplicazione del metodo delle tracce storiche ha comunque una valenza
complementare rispetto alluso di altri metodi indiretti di stima. Lo schema di
Figura A.3.11 fornisce una sintesi della procedura di valutazione per queste situazioni
nei casi che non ricadono nelle situazioni speciali descritte in precedenza. In ordine di
affidabilit fortemente crescente, sono applicabili sia le formule empiriche, sia il metodo
geomorfoclimatico, sia la simulazione idrologica. Questultima risponde anche alla
necessit di garantire una corretta valutazione di modificazioni del territorio e
dellassetto fluviale eventualmente intervenute nel corso del tempo.

Siti fluviali di bacini fortemente antropizzati


privi di registrazioni idrometriche

Figura A.3.11.
Procedura di
valutazione per i siti
fluviali di bacini
fortemente
antropizzati, non
dotati n prossimi a
una stazione
idrometrica, n
posti in bacini dotati
di stazioni
idrometriche.

Metodo della
Portata Indice

Metodo Indiretto

Simulazione
Idrologica
MAPPAVI

16

Curva di
Crescita
Regionale

Portata Indice

Tracce
storiche

Metodo
Geomorfoclimatico

Formule
Empiriche

Analisi storico-documentale

CNR-GNDCI, MAPPAVI: Censimento delle aree italiane storicamente colpite da frane e da


inondazioni, Versione 1.2, mappavi@gndci.pg.cnr.it, CNR-GNDCI, Dicembre, 1998.
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Portata indice in siti fluviali fortemente antropizzati. Per i siti fluviali in


corrispondenza o prossimi ad agglomerati urbani dove non sono applicabili i
metodi diretti in assenza di dati idrometrici, la portata indice viene valutata
utilizzando i metodi indiretti di 3.3.4 dellAllegato Tecnico, a seconda
della specifica tipologia di situazione.

A complemento di tale valutazione il metodo delle tracce storiche fornisce


uno strumento utile ad affrontare le situazioni dove storicamente si sono
verificate esondazioni, ovvero laddove sia possibile ricostruire i livelli idrici
di massima piena in base ad affidabili informazioni storico-documentali.
Quando sono stati documentati h superamenti in n anni della soglia qs
identificata dalle tracce storiche, la portata indice viene stimata con la
formula

qindice =

qs
,
xT

(A.11)

a partire dai valori della portata di riferimento storicamente documentata e


del relativo fattore di crescita stimato con la formula (A.2) per il periodo di
ritorno campionario valutato con la formula

n'+1
.
Tq s =
h +1

(A.12)

La simulazione idrologica, specie se spazialmente distribuita in questo caso,


consente di valutare gli effetti di modificazioni duso del territorio e gli
effetti di modificazioni dellassetto fluviale eventualmente intervenuti nel
corso del tempo.

Documento 5.1
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

B. IDROGRAMMI DI PIENA DI
RIFERIMENTO

B.1. Introduzione

A rigore, un idrogramma di piena la realizzazione di una porzione di traiettoria del


processo stocastico dei deflussi fluviali. Una valutazione esauriente dovrebbe quindi
esaminare tale processo stocastico, caratterizzarne le propriet e modellarne le
caratteristiche salienti, almeno fino alle statistiche di secondo ordine (valori attesi e
covarianza). Se in linea teorica questo approccio sarebbe possibile, in pratica tuttora
irrealizzabile, in quanto

non si dispone di serie storiche continue sufficientemente lunghe da garantire la


consistenza delle valutazioni statistiche,

la non stazionariet (p.e. componenti stagionali) e talora lintermittenza del


processo non consentono lapplicazione di modelli stocastici parsimoniosi in
termini di parametrizzazione,

difficilmente valutabile lipotesi di ergodicit.

In estrema sintesi, lidrogramma di una piena fluviale si caratterizza per il valore della
portata di picco, ossia della portata la colmo, e del volume idrico, ossia il valore
integrale del processo, valutato generalmente dallistante in cui inizia la fase di risalita
allistante in cui il contributo del ruscellamento superficiale viene ad esaurirsi.
Dal punto di vista probabilistico, se si considerano quali variabili progettuali soltanto la
portata al colmo di piena, Q, e il volume di piena, V, e si assume il quadro normativo
sopra delineato, vanno caratterizzati in modo quantitativo gli eventi
EV*T ,QT , = [{V v} {Q q} , con v vT e q qT ] ,

(B.1)

assumendo una forma sintetica per descrivere lidrogramma, noti la portata al colmo e
il volume idrico dello stesso.
La valutazione di un idrogramma di riferimento o, meglio, di un insieme di idrogrammi
di riferimento pu essere condotta con varie e diverse metodologie.
In caso di disponibilit di dati osservati per un periodo di tempo sufficientemente
prolungato, possono essere impiegati a tal scopo metodi diretti. Poich non si tratta di
un caso frequente, bens assolutamente eccezionale, bisogna generalmente ricorrere in
pratica a metodi indiretti.

Documento 5.1
Pagina 33 di 56

Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

B.2. Siti fluviali dotati di misure idrometrografiche: metodi diretti

Se si dispone nel sito in esame di dati osservati di portata idrica in continuo per un
periodo di tempo sufficientemente prolungato, possono essere implementati i seguenti
metodi diretti.
B.2.1.

Metodo probabilistico

NellAllegato Tecnico viene descritto un metodo diretto per la determinazione di


idrogrammi di piena di assegnato periodo di ritorno a partire dalla distribuzione di
probabilit congiunta delle variabili portata al colmo di piena (indicata nel seguito con
Q) e volume di piena (indicato nel seguito con V). Questo metodo in grado di
rappresentare la complessit del fenomeno di piena che si manifesta con unampia
gamma di eventi caratterizzati da portata al colmo e volume di piena mutuamente
variabili tra loro in senso probabilistico (v. Figura B.2.1).

Realizzazioni (Q,V)
Q50
V50
Tr(Q,V)=50anni
Tr(Q,V|Q<=Q50,V<=V50)=50anni
5.000

Volume di Piena, Mmc

Figura B.2.1.
Eventi di
riferimento per
la valutazione
della
pericolosit
idraulica
(T=50anni) alla
luce della
normativa. I
punti indicano
le possibili
realizzazioni
(Q,V)
determinate via
simulazione
Montecarlo per
un caso di
studio.

4.000

3.000

2.000

1.000
100

200

300

400

500

Portata al Colmo, mc/s

Il metodo diretto porge limpostazione concettualmente pi corretta per la generazione


di idrogrammi sintetici e consente una valutazione accurata del periodo di ritorno.
Poich esso si basa sulla distribuzione di probabilit bivariata congiunta delle variabili
aleatorie portata al colmo di piena e volume di piena, bisogna analizzare un
Documento 5.1
Pagina 34 di 56

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

congruo campione di osservazioni sperimentali, in modo da poter identificare e stimare


un modello probabilistico idoneo a descrivere le statistiche congiunte di Q e V. Gioca
quindi un ruolo essenziale la corretta identificazione dellevento di piena e delle sue
caratteristiche salienti, Q e V.
Lanalisi dei dati idrometrici richiede la definizione a priori degli istanti iniziale e finale
dellevento di piena, in quanto essi determinano lentit del volume idrico associato
allevento stesso. La maggior difficolt riguarda la determinazione dellistante finale, in
quanto linizio dellevento di piena contraddistinto, in genere, da una rapida risalita
dellidrogramma e, quindi, da un improvviso elevato gradiente positivo di portata. In
prima approssimazione, si pu determinare listante finale in modo assai semplice,
assumendo che tale istante venga identificato da un valore di portata pari a quello
relativo allistante iniziale scelto. In pratica, una volta individuato listante iniziale, cui
associata una portata pari a qi, si considera quale istante finale quello per il quale la
portata di esaurimento nel ramo discendente dellidrogramma, qf, eguaglia qi. Se tale
criterio ragionevolmente adatto a rappresentare le piene nei piccoli bacini montani,
allaumentare della dimensione del bacino gli effetti di esaurimento possono diventare
assai rilevanti. In questo caso, bisogna identificare sul ramo discendente
dellidrogramma lesaurirsi della fase superficiale di deflusso, che si attua sia per
ruscellamento superficiale diretto, sia per deflusso subsuperficiale rapido.
Una volta scelto il criterio per la determinazione degli istanti di inizio e fine degli
idrogrammi, possibile, a partire da un numero sufficiente di anni di osservazione,
ricavare una serie storica di coppie di valori di portata al colmo e volume di piena
massime annuali (serie AFS). In alternativa, alla serie AFS, si pu prendere in
considerazione la serie degli episodi di piena con portata al colmo superiore a un
prefissato valore di soglia (serie POT o PDS). Sia la serie AFS che la PDS permette di
studiare sia la distribuzione di probabilit delle due variabili considerate separatamente
(distribuzione marginale) che la distribuzione congiunta di entrambe
contemporaneamente (distribuzione congiunta). La scelta tra lapproccio AFS e quello
PDS dipende dalla lunghezza del campione disponibile, essendo la PDS preferibile
quando si dispone di un numero non troppo elevato di anni di osservazione.
La distribuzione di probabilit congiunta consente di tenere conto della mutua
dipendenza che lega la portata al colmo e il volume di piena. Una volta identificato e
stimato il modello probabilistico, si possono generare, via simulazione Montecarlo,
coppie di valori di portata e volume che, da un lato, rispettino le distribuzioni marginali
delle due variabili e, dallaltro, costituiscano due realizzazioni congiunte caratterizzate
da una struttura di dipendenza stocastica coerente con quella osservata. In base a tali
valori, si pu quindi procedere alla costruzione di idrogrammi sintetici di progetto, a
patto di fissarne la forma. La forma dellidrogramma ha una importanza minore,
relativamente a quella del valore della portata di picco e del volume. Esso pu quindi
essere scelto, per esempio, di semplice forma triangolare, oppure, in maniera tale che
lidrogramma unitario istantaneo coincida con quello relativo a un prefissato modello
concettuale della trasformazione della pioggia netta in deflusso alveato.
Lapplicabilit pratica di questa metodologia comunque assai limitata, per via della
necessit di disporre di lunghe serie di osservazioni di portata in continuo (o almeno per
gli eventi pi significativi di ogni anno di osservazione) a fine scala temporale (oraria o
suboraria in una situazione geografica come quella ligure).
Documento 5.1
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

B.2.2.

Metodo della curva di riduzione

La curva di riduzione volume-durata si basa sullestrazione dalle onde di piena storiche


delle massime portate medie in assegnate durate temporali (v. Figure B.2.2 - B.2.3).
In pratica, la procedura affatto analoga a quella impiegata nel campo dellidrologia
urbana per la costruzione di ietogrammi sintetici di progetto del tipo Chicago a partire
dalle linee segnalatrici di probabilit pluviometrica. A differenza delle reti di fognatura,
generalmente dimensionate con periodo di ritorno dellordine di 101 anni, le fasce
fluviali richiedono la valutazione delle variabili di progetto con periodo di ritorno assai
pi elevato, dellordine di 102, mentre manufatti importanti quali le dighe vanno
verificati per periodo di ritorno ancor pi elevato, dellordine di 103 o 104 anni. Di
conseguenza, alcune ipotesi che, per periodi di ritorno modesti, non portano a eccessive
approssimazioni, nei casi di interesse conducono a forti limitazioni del metodo.
800

1200

700

Portata (m /s)

500

Portata (m 3/s)

T = 100 anni

1000

600

400
300

T = 50 anni

800
600
T = 10 anni

400

200

rD

0
0

24

48

72

96

T = 5 anni

200

100

120 144 168 192 216 240 264 288

12

24

36

48

60

72

Durata (ore)

Tempo (ore)

Figura B.2.2 Estrazione della massima portata


media nella durata D e della corrispondente
posizione del picco da un evento osservato.

Figura B.2.3 Curva di riduzione dei colmi di piena.

Questa metodologia consente di ottenere idrogrammi sintetici per i quali la massima


portata media in ogni assegnata durata parziale, compresa tra 0 e D, coincide con quella
fornita dalla curva di riduzione dei colmi di piena di assegnato periodo di ritorno. A
ciascun idrogramma viene attribuito convenzionalmente lo stesso periodo di ritorno
della curva di riduzione dei colmi di piena impiegata per la sua costruzione. Il periodo
di ritorno effettivo dellidrogramma pu tuttavia risultare assai differente: questa
circostanza costituisce un limite non soltanto teorico, ma anche applicativo della
metodologia stessa.
Lapplicabilit pratica di questa metodologia comunque assai limitata per via della
necessit di disporre di osservazioni di portata in continuo (o almeno per gli eventi pi
significativi di ogni anno di osservazione) a fine scala temporale (oraria o suboraria in
una situazione geografica come quella ligure).

Documento 5.1
Pagina 36 di 56

Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Idrogrammi di riferimento nei siti dotati di osservazioni idrometriche.


Una volta stimata la portata al colmo con il metodo diretto oppure con il
metodo della portata indice, gli idrogrammi di riferimento potranno essere
valutati a rigore tramite lo sviluppo del metodo probabilistico diretto.
Questa metodologia risulta affidabile soltanto se la serie delle osservazioni
presenta una lunghezza significativa.

In alternativa, si potr eseguire lanalisi delle registrazioni idrometriche in


continuo e determinare sperimentalmente la curva di riduzione volumeportata. Anche in questo caso, la metodologia risulta affidabile soltanto se la
serie delle osservazioni presenta una lunghezza significativa. Altrimenti,
consigliabile ladozione dei metodi indiretti descritti nel seguito.

B.3. Siti fluviali privi di misure idrometrografiche: metodi indiretti

Per via delle difficolt che si incontrano in pratica sia nellapplicazione delle
metodologia probabilistica, sia nella valutazione delle curve di riduzione, si deve
ricorrere allimpiego dei metodi indiretti nella maggior parte dei casi.
La valutazione indiretta dellidrogramma di piena richiede a costruzione di un modello
idrologico di piena, che descrive la trasformazione afflussi-deflussi e consente di
ricostruire una successione di eventi di piena nel sito fluviale di interesse, ovvero eventi
sintetici in grado di cogliere le caratteristiche salienti del fenomeno.
Sono state anche sviluppate svariate metodologie indirette di calcolo, talora speditivo,
scarsamente documentate dal punto di vista scientifico, ma largamente adottate in
pratica. Anche questi metodi si basano generalmente su semplificazioni della
trasformazione afflussi deflussi con il metodo razionale o con formule empiriche. Per
via della modesta letteratura disponibile e per la natura fortemente empirica di tali
procedure, sconsigliabile ladozione di questi metodi se si vuole addivenire a un
sistema organico di valutazione di dettaglio.
In linea teorica, sarebbe possibile ricorrere a una vasta gamma di soluzioni, che
comprendono ladozione di procedure di

simulazione a ingressi noti

simulazione a ingressi stocastici.

Questa impostazione comporta peraltro un carico assai gravoso, sia per la quantit e la
qualit dei dati necessari, sia per lo sviluppo delle simulazioni idrologiche.
In alternativa, si pu sviluppare un variante del metodo della simulazione dellevento
critico, condizionato al verificarsi di una portata al colmo pari alla portata T-ennale di
riferimento.

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B.3.1.

Simulazione idrologica a ingressi noti

La simulazione a ingressi noti ricostruisce, tramite il modello di trasformazione afflussideflussi, una serie esaustiva di episodi di piena per un congruo periodo, documentato da
registrazioni pluviografiche sullarea del bacino sotteso dal sito fluviale di interesse.
Dagli idrogrammi vengono quindi estratte le serie ricostruite q1,, qn e v1,, vn
di n anni di portata al colmo e volume, in base alle quali calcolare la distribuzione
congiunta. Poich si opera nel continuo temporale, il modello idrologico di piena deve
prevedere laggiornamento continuo dello stato di imbibimento del terreno o, almeno, la
sua valutazione allinizio di ogni scroscio saliente.
Il metodo abbastanza consolidato con numerose applicazioni tecniche, ma richiede
uno sforzo non indifferente di raccolta e digitalizzazione delle serie storiche di dati di
precipitazione a fine risoluzione temporale (p.es. oraria).
La simulazione a ingressi noti fornisce per campioni di numerosit abbastanza limitata
nel contesto bi-variato [portata, volume] e la stima della distribuzione congiunta portatavolume per un singolo sito risulta affetta da un elevato (e intrinseco) grado di
incertezza.
B.3.2.

Simulazione idrologica a ingressi stocastici

I metodi pi avanzati di simulazione prevedono la simulazione stocastica del campo di


precipitazione. Con questo procedimento, si possono produrre lunghe serie sintetiche di
tasso di pioggia a fine risoluzione temporale, tipicamente oraria o sub-oraria, talvolta
anche in pi siti, utilizzando modelli multisito o modelli spazio-temporali. I dati sintetici
vengono quindi utilizzati in ingresso al modello deterministico di trasformazione
afflussi-deflussi come in caso di ingressi noti.
Poich generalmente si opera nel continuo temporale, il modello di piena deve
prevedere laggiornamento continuo dello stato di imbibimento del terreno o, almeno, la
sua corretta valutazione allinizio di ogni scroscio. Dallidrogramma vengono poi
estratte le serie ricostruite q1,, qn, e v1,, vn di n anni di portata al colmo e
volume, in base alle quale calcolare la distribuzione congiunta.
Per ottenere risultati consistenti con il metodo Montecarlo bisogna condurre stime di
ensemble, le quali comportano la generazione di un insieme di storie parallele
sufficientemente lunghe (sequenze o porzioni di traiettoria del processo stocastico) in
base alle quali la stima del valore atteso viene condotta come media di ensemble. La
letteratura fornisce alcuni esempi di applicazione del metodo, il cui utilizzo comporta
peraltro una tecnologia complessa e costosa, che ne confina ancora limpiego
nellambito della ricerca applicata e dello studio di casi particolari 17 .
Va rilevato come, tra i metodi indiretti, la simulazione a ingressi stocastici sia quella in
grado di ridurre significativamente lincertezza di stima delle previsioni statistiche di
piena, altrimenti elevata. Infatti, la simulazione a ingressi noti fornisce campioni di
numerosit abbastanza limitata, in base ai quali la stima della distribuzione congiunta
portata-volume per un singolo sito risulta affetta da un elevato (e intrinseco) grado di
17

Rosso, R. & M.C. Rulli, An integrated simulation approach for flash-flood risk assessment: 2. Effects
of changes in land use under a historical perspective, Hydrology and Earth System Sciences, Vol.6,
no.2, p.285-294, 2002.
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incertezza. In prospettiva, la simulazione Montecarlo rappresenta la metodologia


passibile dei maggiori progressi. Allo stato attuale, la sua applicazione incontra per due
problemi, che ne limitano lutilizzo pratico a livello tecnico.
Il primo problema, di natura pratica, riguarda la mole di dati ed elaborazioni necessari
allo sviluppo di tale procedura. In genere, tali dati non sono disponibili sotto forma di
archivi digitali, se non per gli ultimi anni, ossia da quando sono state installate stazioni
pluviografiche di tipo automatico. Si richiede quindi unonerosa procedura di
restituzione digitale degli archivi storici reperibili in formato cartaceo, tenuto conto che
bisogna disporre di serie continue di precipitazioni orarie e/o suborarie per un congruo
numero di anni di osservazione.
Il secondo problema, di natura non soltanto pratica ma anche concettuale, legato alla
tuttora scarsa affidabilit dei modelli stocastici di precipitazione nella riproduzione della
coda della distribuzione di probabilit degli eventi estremi. In generale, tali modelli
sono basati sulla clusterizzazione di Neyman-Scott o di Bartlett-Lewis, necessaria a
riprodurre la variabilit temporale e lintermittenza del processo di precipitazione. Essi
riproducono in modo consistente le statistiche di primo e secondo ordine delle
precipitazioni alle diverse scale temporali, ma non sempre sono in grado di riprodurre le
statistiche di ordine superiore e i quantili a bassa frequenza. Inoltre, tali modelli sono
assai sensibili agli algoritmi di ottimizzazione necessari alla calibrazione dei
parametri 18 . Per questo motivo, se adottata per la valutazione della portata indice o del
volume indice (valore atteso massimo annuale) la metodologia risulta assai robusta,
mentre nella riproduzione degli eventi a bassa frequenza possono talora verificarsi
sottostime sistematiche, specie se la procedura di calibrazione non tiene esplicitamente
conto di questa necessit.
B.3.3.

Metodo dellevento idrometeorologico critico

Questo metodo si presta alla valutazione approssimata degli eventi di interesse alla luce
della normativa, EV*T ,QT , = [{V v} {Q q} , con v vT e q qT ] , ossia le coppie di
valori di portata e volume che si possono verificare con periodo di ritorno
incondizionato T-ennale della portata al colmo qT, che si assume nota. Per via delle
difficolt a valutare vT, si considerano cautelativamente gli eventi

[{V v} {Q q} , con

q qT ].

Il metodo muove dallassunto che le piogge temibili siano rappresentate dal modello
scala-invariante e che gli eventi di interesse siano comunque prodotti da un assetto
meteorologico caratterizzato dalla struttura di invarianza di scala tipica dellarea in
esame, rappresentata dallesponente caratteristico . In pratica, si assume che
lesponente caratteristico rappresenti limpronta climatica degli eventi pluviali estremi
nellarea in esame. Questa ipotesi di lavoro implica che la portata T-ennale di progetto
qT sia prodotta da una precipitazione h = a d, dove lesponente caratteristico della
pluviometria del bacino sotteso dalla sezione di interesse, e il parametro a dato dal

18

Burlando, P. & R. Rosso, Comment on Parameter estimation and sensitivity analysis for the modified
Bartlett-Lewis rectangular pulses model of rainfall by S. Islam et al., Journal of Geophysical
Research, Vol.96, no.D5, p.9391-9395, 1991.
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valore del coefficiente pluviale che, con il metodo dellevento critico, produce la portata
al colmo qT.
Dato il valore T-ennale di portata al colmo qT, calcolato con il metodo della portata
indice illustrato nel precedente Capitolo A, viene quindi ricercata la coppia di valori
{a , dCR} che produce come risultato la portata di picco qT quando si applichi la
trasformazione afflussi-deflussi, essendo dCR la durata critica. La soluzione del
problema viene illustrata in dettaglio nel Capitolo C.
Con questo procedimento viene determinato lidrogramma di riferimento dellevento
[{V v} {Q q} , con q = qT ] e, contestualmente, il modello idrometeorologico di
riferimento in grado di descrivere in modo sintetico il complesso fenomeno che pu
produrre una portata al colmo qT nella sezione fluviale di interesse.
Per la valutazione approssimata degli altri eventi di interesse alla luce della normativa,
[{V v} {Q q} , con q < qT ] , si utilizza lipotesi di criticit idrometeorologica, in
base alla quale gli eventi di interesse sono comunque prodotti da un assetto
meteorologico caratterizzato dalla struttura di invarianza di scala, rappresentata
dallesponente caratteristico . Nel Capitolo C viene quindi illustrato il procedimento
per la determinazione degli idrogrammi di riferimento per la valutazione della
pericolosit idraulica T-ennale, in quanto prodotti da situazioni meteorologiche simili
(in termini di autosomiglianza statistica o invarianza di scala) a quella che pu produrre
levento critico T-ennale in termini di portata al colmo. Si ottengono cos idrogrammi
equivalenti che presentano una portata al colmo inferiore a qT, ma volumi di piena
superiori.
Questo procedimento indipendente dal modello di trasformazione afflussi-deflussi che
viene adottato, anche se si adatta soprattutto allimpiego di modelli globali di tipo
concettuale.
Questa procedura comporta varie incertezze, legate sia allaffidabilit del modello di
trasformazione della pioggia temibile in portata temibile, sia alla congettura di evento
critico, sia alle approssimazioni sulla configurazione spazio-temporale della pioggia
stessa. Questo ultimo svantaggio pu essere tuttavia annullato utilizzando modelli di
tipo spazialmente distribuito, sia del campo di precipitazione, sia dellidrologia al suolo.
La procedura indiretta dellevento idrometeorologico critico si ispira ad una consolidata
pratica applicativa e pu essere impiegata con successo nei calcoli speditivi, tenendo
comunque presente il margine di incertezza dei risultati ottenibili. Va peraltro rilevato
che, se si vogliono determinare in modo quantitativo idrogrammi di piena a frequenza
assegnata, va comunque accettato un notevole grado di incertezza nella valutazione.
Il metodo si presta anche alla valutazione del massimo volume esondabile nei casi
pratici, in cui si vogliano valutare gli idrogrammi di riferimento per eventi che superano
una certa soglia stabile di esondazione, ossia una portata di smaltimento q0 < qT data
dallofficiosit idraulica del tronco fluviale in esame.
Nei casi in cui la soglia non sia stabile, ma venga modificata dal sormonto delle acque,
gli idrogrammi di riferimento andranno invece valutati sollecitando la struttura di difesa
e valutando la dinamica di tale struttura in risposta allevoluzione dellidrogramma.

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Come tutti i metodi idrologici basati su ipotesi semplificative e approssimazioni


necessarie al calcolo pratico, i risultati che questo metodo in grado di fornire
presentano un certo grado di incertezza. Il primo livello di incertezza senzaltro legato
allipotesi di lavoro, che assume la portata al colmo quale riferimento primario, prevista
dalle normative.

Idrogrammi di riferimento nei siti privi di osservazioni idrometriche.


Una volta stimata la portata al colmo con il metodo diretto oppure con il
metodo della portata indice, gli idrogrammi di riferimento possono essere
valutati tramite il metodo della simulazione dellevento idrometeorologico critico. Tale procedura comporta la costruzione di un
modello idrologico afflussi-deflussi in grado di riprodurre la portata al
colmo T-ennale con il metodo dellevento critico per una pioggia scalainvariante caratteristica del bacino in esame. Tramite la simulazione
idrologica del sistema in risposta a piogge scala-invarianti con diversa
durata, sono determinabili idrogrammi equivalenti allidrogramma critico,
ma con portata al colmo inferiore e volume di piena superiore.

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C. METODO DELLA SIMULAZIONE


DELLEVENTO CRITICO

C.1. Valutazione statistica delle piogge di forte intensit e breve durata

Per lapplicazione del metodo della simulazione dellevento critico vanno considerate le
precipitazioni di forte intensit e breve durata, caratterizzabili a partire dalle
osservazioni condotte nelle stazioni pluviografiche comprese e/o prossime al bacino in
esame. Tale regime, per un certo intervallo di durate dello scroscio pi intenso del
nubifragio, caratterizzabile tramite la costruzione delle Linee Segnalatrici di
Probabilit Pluviometrica (LSPP).
Le LSPP caratterizzano il regime pluviometrico delle piogge puntuali di forte intensit e
breve durata, segnalando il valore di altezza di pioggia, rilasciabile da un nubifragio in
un intervallo di tempo pari a d, che pu venire superato con probabilit 1-F, ovvero
caratterizzate da un periodo di ritorno T = 1/(1 F) in anni.
Una valutazione di tali curve pu essere condotta in base alle osservazioni disponibili
utilizzando la legge generalizzata del valore estremo GEV 19 e il metodo scala
invariante 20 . Nel suo complesso, il modello noto in letteratura come Scale-Invariance
Generalized Extreme Value (SIGEV). Tale modello stato altres adottato dal CNRGNDCI per lanalisi pluviometrica dellItalia Nord-Occidentale 21 .
In forma generalizzata, una LSPP scala-invariante si pu scrivere come 22
hT (d ) = a1 wT d ,

(C.1)

o in modo equivalente, in termini di intensit o tasso di precipitazione, come


pT (d ) = a1 wT d 1 ,
dove

(C.2)

a1 = E[H(1)] rappresenta il coefficiente di scala della linea segnalatrice, pari al


valore atteso dellaltezza di pioggia massima annuale H per la durata unitaria di

19

Rosso, R., De Michele, C. & A. Montanari, La previsione statistica delle piogge di forte intensit e
breve durata. Applicazione alla liguria tirrenica e al bacino del Po, in: La difesa idraulica del
territorio, a cura di U. Maione e A. Brath, Editoriale Bios, 1-30, Cosenza, 1997.
20
Burlando, P. & R. Rosso, Scaling and multiscaling models of depth-duration-frequency curves of storm
precipitation, J. Hydrol., 187, 45-64, 1996.
21
De Michele, C. & R. Rosso, La valutazione delle piene nellItalia Nord-Occidentale: bacino padano e
Liguria tirrenica, in: La valutazione delle piene, a cura di S. Gabriele & F. Rossi, Pubbl. CNRGNDCI, Roma, 2000.
22
Kottegoda, N.T. & R. Rosso, Statistics, Probability and Reliability for Civil and Environmental
Engineers, Mc-Graw-Hill Publishing Company, New York, 1997, pp.470-472.
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riferimento, per esempio, unora. Questo coefficiente viene anche indicato con la
denominazione di pioggia indice;
rappresenta lesponente di scala con cui la variabilit del fenomeno si
trasmette dalla scala temporale di riferimento alle altre scale temporali;
wT rappresenta il fattore di crescita in frequenza, in quanto esso dipende del
tempo di ritorno T e dalla distribuzione di probabilit scelta per rappresentare la
variabile normalizzata W a media unitaria (E[W] = 1) che si ottiene dal campione
dei dati di pioggia massima annuale normalizzati rispetto alla relativa media per
ogni durata.

Per la distribuzione GEV, wT assume la forma


wT = '+

{1 [ln(T /(T 1))] },


k'

'

k'

(C.3)

dove indica il parametro di posizione, indica il parametro di scala, e k indica il


parametro di forma della distribuzione, tutti adimensionali. Per k = 0, la distribuzione
GEV collassa nella distribuzione di Gumbel, ossia del valore estremo di primo tipo
(EV1). I valori di tali parametri possono essere stimati tramite il metodo L-moments
consigliato dalla procedura CNR-VAPI o con il metodo Probability Weighted Moments
(PWM), adottando la plotting position di Weibull 23 .
Per durate della precipitazione locale comprese tra 1 e 24 ore in Liguria, i valori stimati
per a1 variano da circa 20 a 50 mm/ore, e per da 0.27 a pi di 0.5. Lampiezza di
questi intervalli richiede un modello di variabilit spaziale dei parametri. Nel caso in
esame, si pu fare riferimento a un modello geostatistico a variabilit continua ai fini
della stima locale in punti griglia, ovvero ai tradizionali topoieti quando si voglia
ragguagliare linformazione rispetto allarea di un bacino idrografico.

C.2. Valutazione della portata indice

Questa semplice procedura approssimata di simulazione idrologica utilizza, in luogo


della serie storica dei dati pluviometrici, la linea segnalatrice di probabilit
pluviometrica attesa nel centro di scroscio localizzato in posizione baricentrica,
esprimibile in forma di equazione monomia
E [h] = a1d ,

(C.4)

dove E[h] indica il valore atteso della altezza di pioggia cumulata temibile in d ore
consecutive sul bacino sotteso, mentre i valori dei parametri a1 (coefficiente pluviale
orario, pari al valore atteso della pioggia oraria massima annuale) e (esponente di
scala, 0<<1) sono da intendersi ragguagliati sullarea del bacino sotteso dalla sezione
di interesse, ovvero in posizione baricentrica rispetto allarea drenata.
Il tasso medio (temporale) di precipitazione risulta quindi
E [ p ] = a1d 1 ,
23

(C.5)

Salvadori G., De Michele C., Kottegoda N. T., & R. Rosso, Extremes in Nature: An approach using
Copulas, Springer, 298 pp., 2007.
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dove E[p] indica il valore atteso del tasso medio di pioggia temibile in d ore consecutive
sul bacino sotteso.
Applicando questa metodologia, bisogna altres ridurre il tasso di pioggia in ragione
della superficie del bacino sotteso e della durata dello scroscio secondo formulazioni
adeguate 24 . Va rilevato in proposito che gli usuali abachi di letteratura si basano su
osservazioni della costa orientale degli Stati Uniti 25 e su alcune aree italiane 26 , che non
comprendono la Liguria, la riduzione va quindi apportata con una certa cautela.
Inoltre, bisogna eventualmente introdurre un verosimile profilo di pioggia in grado di
riprodurre gli ietogrammi osservati, ossia la variabilit temporale della pioggia durante
lo scroscio stesso (profilo di pioggia). A tal fine bisogna tenere conto che questo aspetto
va valutato in ragione sia della sensibilit del modello di trasformazione afflussideflussi e sia della durata critica. Molti modelli concettuali sono sta costruiti e
sperimentati nellipotesi di profilo uniforme della pioggia incidente, cos come per brevi
durate la sensitivit al profilo abbastanza ridotta.
Le precipitazioni calcolate a partire dalla linea segnalatrice attesa di probabilit
pluviometrica vengono quindi utilizzate in ingresso al modello di trasformazione
afflussi-deflussi, determinando lidrogramma di risposta e il relativo valore di picco.
Per via della indeterminatezza della durata dello scroscio critico, bisogna procedere a un
insieme di simulazioni per diverse durate. Per ogni simulazione si ricava il valore di
portata di picco, qp = maxt[q(t; d)]. Ripetendo la simulazione con precipitazioni di
diversa durata d, si determina levento critico, ossia la piena che produce la massima qp,
la quale si realizza per una particolare durata di pioggia d, detta durata critica dCR (v.
Figura C.1.1).
In pratica, si risolve il problema di ottimo
dCR : maxd {maxt [q(t; d)]}

(C.6)

dove maxt [q(t; d)] indica la portata di picco qp dellidrogramma q(t) prodotto da un
precipitazione di durata d. La portata indice quindi data da
qindice = maxt [q(t; dCR)]},

(C.7)

essendo E[p(dCR)] q(t; dCR) la trasformazione afflussi-deflussi operata dal modello (e


indicata con il simbolo ).
Questa procedura comporta varie incertezze, legate sia alla ipotesi di trasformazione
della pioggia temibile attesa in portata temibile attesa, sia alla congettura di evento
critico, sia alle approssimazioni sulla configurazione spazio-temporale della pioggia
stessa. Il maggiore svantaggio di questa procedura risiede comunque nella sua
insensibilit alla variabilit spaziale delle precipitazioni. Tale procedura, per la sua
consolidata pratica applicativa, pu essere peraltro impiegata con successo nei calcoli

24

De Michele, C. Kottegoda, N.T. & R. Rosso, The derivation of areal reduction factor of storm rainfall
from its scaling properties, Water Resources Research, Vol.37, no.12, p.3247-3252, 2001.
25
U.S. Weather Bureau, Rainfall intensity-frequency regime, Technical Report 29, Washington, D.C.,
1958.
26
De Michele, C., Kottegoda, N. T. & R., Rosso, IDAF curves of extreme storm rainfall: A scaling
approach, Water Science and Techology, Vol.45, no.2, p.8390, 2002.
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speditivi e nei bacini di piccola e media dimensione, dove tale variabilit ha modesta
importanza, tenendo comunque presente il margine di incertezza dei risultati ottenibili.

E[h(d)]
E[p(d)]

E[h(d)]

E[p(d)]=h(d)/d

d1 dCR

d2

q(t)

qndice= qp(dCR) qp(d1) qp(d2)

t
Figura C.1.1. Schema di soluzione per la simulazione idrologica dellevento critico.

Quando utilizzata per la stima della portata indice, questa procedura peraltro meno
distorta di quanto avvenga quando essa viene applicata alla stima dei quantili, per i quali
lipotesi di isofrequenza tra piogge intense e deflussi di piena in molti casi confutata
dagli episodi osservati. Tale ipotesi peraltro anche confutabile sotto laspetto teorico,
per via del comportamento nonlineare della trasformazione afflussi-deflussi.
Il metodo indipendente dal modello idrologico adottato. Lesperienza indica che, nei
bacini liguri, si ottengono risultati in accordo con le osservazioni utilizzando anche
modelli concettuali di tipo semplice. Per esempio,

fattore di riduzione auto-affine 27 o il fattore di riduzione areale standard WMO 28


per la valutazione della pioggia areale;

27

De Michele, C., Kottegoda, N. T. & R., Rosso, IDAF curves of extreme storm rainfall: A scaling
approach, Water Science and Techology, Vol.45, no.2, p.8390, 2002.
U.S. Weather Bureau, Rainfall intensity-frequency regime, Technical Report 29, Washington, D.C.,
1958.

28

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il metodo CN-SCS 29 , generalmente con CN in classe III di AMC, per la


valutazione dellassorbimento del terreno, mentre una valida alternativa
costituita dal Top-Model 30 soprattutto nei casi in cui il ruscellamento avvenga
totalmente per saturazione del suolo;

il metodo dellidrogramma unitario istantaneo geomorfologico (GIUH) di forma


gamma 31 per la modellazione del ruscellamento nella rete idrografica. In
alternativa, nei casi pi semplici si pu anche adottare lidrogramma sintetico SCS
del Soil Conservation Service 32 che utilizza lapprossimazione triangolare33 .

C.3. Valutazione della portata T-ennale di progetto

La portata di progetto qT viene quindi calcolata con il metodo della portata indice in
base alla relazione (A.1) e risulta

qT = qindice xT = qindice + 1 e kyT ,


k

(C.8)

dove qindice data dal valore precedentemente calcolato e yT indica la variabile ridotta di
Gumbel, funzione del periodo di ritorno T in anni, data da
T

yT = ln ln
,
T 1

(C.9)

mentre i parametri k, ed rappresentano, rispettivamente, il parametro di forma, il


parametro di scala e il parametro di posizione della distribuzione della curva di crescita
regionale, contenuti in Tabella A.2.2.

C.4. Valutazione degli idrogrammi di piena


Simulazione dellevento idrometeorologico critico

E stata sopra illustrata, ai fini della valutazione della portata indice, la procedura della
simulazione idrologica che utilizza (in ingresso a un modello di trasformazione afflussideflussi) la linea segnalatrice di probabilit pluviometrica attesa nel centro di scroscio
localizzato in posizione baricentrica.
Si vuole ora procedere alla valutazione approssimata degli eventi di interesse alla luce
della normativa, EV ,Q = {V > v} | {Qmax q} , che sono illustrati schematicamente in
29

Soil Conservation Service, National Engineering Handbook, section 4, Hydrology, Rev. ed., U.S.
Department of Agriculture, Washington D.C., U.S.A, 1986.
30
Beven, K.J. & M.J Kyrkby, A physically-based variable contributing area model of basin hydrology,
Hydrol. Sci. Bull., 24, 43-69, 1979.
31
Rosso, R., Nash model relation to Horton order ratios, Water Resour. Res., 20(7), 914-920, 1984.
32
Soil Conservation Service, National Engineering Handbook, section 4, Hydrology, Soil Conservation
Service, U. S. Department of Agriculture, Washington, D.C., 1972.
33
Chow, V.T., Maidment, D.R. & L.W. Mays, Applied Hydrology, McGraw-Hill, New York, 1988, pp.
228-230.
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Figura C.4.1, ossia le coppie di valori di portata e volume che si possono verificare con
periodo di ritorno incondizionato T-ennale della portata al colmo qT.
Quando questa procedura viene utilizzata per la stima della portata T-ennale, utilizzando
a tal scopo la linea segnalatrice di probabilit pluviometrica T-ennale, questa procedura
fornisce in generale risultati distorti. Ci dovuto alla nonlinearit della risposta
idrologica dei bacini imbriferi. In pratica, lipotesi di isofrequenza tra piogge intense e
deflussi di piena confutata non solo sotto il profilo teorico ma, in molti casi, anche
confutata dallanalisi degli episodi di piena osservati.
Q50
Tr(Q,V)=50anni
Tr(Q,V|Q<=Q50)=50anni

Portata al
Colmo

q(t)

Tr(Q)

Volume di Piena

100 50 20

20
50
100

Tr(V)
Fig. C.4.1. Idrogrammi di riferimento di interesse per la determinazione di idrogrammi di riferimento T-ennali.

Secondo il modello scala-invariante, la linea segnalatrice nel centro di scroscio


rappresentata da una generica equazione monomia del tipo

h = ad ,

(C.10)

in una forma nota gi dagli studi idrometeorologici della fine del secolo XIX, dove h
indica il valore atteso della altezza di pioggia cumulata temibile in d ore consecutive sul
bacino sotteso, il parametro a indica il coefficiente pluviale orario, di norma in mm/h
(pari al valore della pioggia oraria in mm) e lesponente caratteristico di scala
(0<<1). In termini di tasso medio di pioggia, p, la (C.3.1) si pu anche scrivere come

p = at 1 .

(C.11)

Si pu assumere a tale scopo che gli eventi di interesse siano comunque prodotti da un
assetto meteorologico caratterizzato dalla struttura di invarianza di scala tipica dellarea
in esame, rappresentata dallesponente caratteristico . In pratica, si assume che

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lesponente caratteristico rappresenti limpronta climatica degli eventi pluviali estremi


nellarea in esame.
Questa ipotesi di lavoro implica che la portata T-ennale di progetto qT sia prodotta da
una precipitazione

h = aT* d,

(C.12)

dove lesponente caratteristico della pluviometria del bacino sotteso dalla sezione di
interesse, e il parametro aT* dato dal valore di a che, con il metodo dellevento critico,
produce la portata al colmo qT.
In generale, il valore di aT* differente dal valore di aT proprio della linea segnalatrice
T-ennale, poich in generale lipotesi di isofrequenza non applicabile, sia sotto il
profilo teorico, sia, nella maggioranza dei casi, sotto laspetto pratico 34 .
La procedura da applicare quindi la seguente: dato il valore T-ennale di portata al
colmo qT, va ricercata la coppia di valori {aT* , dCR} che produce come risultato la
portata di picco qT quando si applichi la trasformazione afflussi-deflussi. Il problema
risulta indeterminato se non si tiene conto del secondo assioma di criticit, ossia che il
campo di pioggia critico sia anche quello che corrisponde alla minima altezza di pioggia
cumulata in grado di provocare una piena con portata di picco pari a qT. Quindi, la
coppia di valori {aT* , dCR} dovr anche soddisfare la condizione aT* = min{a}. In
pratica, la criticit idrometeorologica dellevento comporta anche che, tra tutte le
possibili situazioni rappresentate dalla curva h = aT* d, quella che produce la portata di
picco qT sia anche quella pi frequente, ossia quella che presenta il minimo coefficiente
pluviale a.
Dato il valore T-ennale di portata al colmo qT, tramite il modello di trasformazione
afflussi-deflussi,
[ p(d) = ad-1 ] q(t; a ,d)
indicata con il simbolo , va ricercata la coppia di valori {aT* dCR} che produce la
portata di picco qT, sotto la condizione che aT* = min{a}.
Viene cos caratterizzato levento [{V v} {Q q} , con q = qT ] , ottenendo il volume
critico V(qT) e ricavandone contestualmente lidrogramma caratteristico.
Nella maggioranza dei casi, la ricerca dei valori della durata dello scroscio critico e del
coefficiente pluviometrico critico va condotta tramite un procedimento di soluzione
numerica. Infatti, una soluzione analitica in forma esplicita pu essere sviluppata solo
per modelli di trasformazione di tipo elementare. Bisogna quindi procedere a un insieme
di simulazioni per diverse durate e diversi valori del coefficiente pluviale critico, in base
alle quali ricavare il valore di portata di picco con il metodo dellevento critico.
In pratica, utilizzando il modello di trasformazione afflussi-deflussi in modo iterativo, si
risolve un problema di ottimo, determinando la coppia di valori a = aT* e d = dCR per cui
si ha
{ maxt [q(t ; aT*, dCR)] = qT } { aT*,= min a }

34

(C.13)

Reed, D., Flood Estimation Handbook, 1. Overview, Institute of Hydrology, Wallingford, U.K., 1999.
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

dove:

maxt[q(t; a, d)] indica la portata di picco qp dellidrogramma q(t) prodotto da una


precipitazione di altezza h = ad e generica durata d, e

qT il valore T-ennale di portata al colmo valutato precedentemente con il metodo


della portata indice.

Il problema di risolve ricercando tra tutte le possibili coppie {a, d} di valori di a e d,


linsieme ={a, d} delle coppie che producono una portata di picco qp pari a qT. Tra
queste, la coppia {aT* dCR} quella che, nellinsieme delle coppie ={a, d}, ha il
minimo valore di a.
Una procedura speditiva di calcolo si imposta operando la ricerca diretta di { min a }
sotto il vincolo di { qp = qT }, esplorando direttamente tutte le possibili coppie {a, d}
dei valori di a, ed che producono, tramite il modello di trasformazione afflussi-deflussi,
la portata di picco qp = qp(a, d).
Tale procedura pu essere condotta inizializzando correttamente il procedimento di
ricerca con valori di durata prossimi al tempo di ritardo del bacino e valori del
coefficiente pluviometrici prossimi al valore T-ennale della linea segnalatrice di
probabilit pluviometrica.
In alternativa possibile calcolare iterativamente i due valori di dCR ed aT* incogniti,
sulla base di due equazioni: la prima data dalla condizione di massimo valore di q(t)
coincidente con qT, la seconda da quella di annullamento del gradiente di q(t) in
funzione di dCR ed aT*. Questa procedura , dal punto di vista del calcolo, pi laboriosa,
ma non richiede un algoritmo dottimo ad alta efficienza come nel caso della procedura
precedente.
Con il procedimento sopra illustrato viene determinato il modello idrometereologico di
riferimento in grado di descrivere in modo sintetico il complesso fenomeno che pu
produrre una portata al colmo qT nella sezione fluviale di interesse.
Simulazione degli idrogrammi equivalenti

Per la valutazione approssimata degli altri eventi di interesse alla luce della normativa,
[{V v} {Q q} , con q < qT ] , si utilizza lipotesi di criticit idrometeorologica, in
base alla quale gli eventi di interesse sono comunque prodotti da un assetto
meteorologico caratterizzato dalla struttura di invarianza di scala, rappresentata
dallesponente caratteristico . Il procedimento illustrato dal diagramma di flusso di
Figura C.4.2.
Una volta noto il valore del coefficiente pluviometrico critico aT* e determinata quindi
la linea segnalatrice critica (C.12), tale relazione pu essere quindi impiegata in ingresso
al modello di trasformazione afflussi-deflussi, assumendo una generica durata di
pioggia dp diversa da dCR, ossia
[ p(dp) = aT* dp-1 ] q(t; aT* ,dp)
e calcolando il valore di picco qp(aT* ,dp) = maxt [q(t; aT* ,dp)]. Il valore della portata al
colmo risulter sempre inferiore a qT, in virt del concetto di evento critico, ma per
valori di durata della precipitazione dp maggiori di dCR si otterranno volumi di piena
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

maggiori di V(qT) e idrogrammi con durata di base maggiore dellidrogramma


caratteristico determinato in precedenza.

Modello
Episodico
Globale

Portata al
Colmo T-ennale

Linea segnalatrice di
probabilit
pluviometrica

Simulazione
dellEvento Critico
Durata critica, dCR
Coefficente pluviale critico, aT*

Modello
Afflussi
Deflussi

Linea segnalatrice di probabilit


pluviometrica critica

Durata di pioggia
d =dCR

Modello
Episodico
Globale

Durata di pioggia
d >dCR

Evento (idrogramma)
T-ennale Equivalente
qp< qT

Evento (idrogramma)

T-ennale Riferimento
qp = qT

Figura C.4.2. Procedura di simulazione idrologica con il metodo dellevento meteorologico critico.

Tali idrogrammi potranno quindi essere considerati di riferimento per la valutazione


della pericolosit idraulica T-ennale, in quanto prodotti da situazioni meteorologiche
simili (in termini di autosomiglianza statistica o invarianza di scala) a quella che pu
produrre levento critico T-ennale in termini di portata al colmo.
Il procedimento complessivo ulteriormente schematizzato in Figura C.4.3.

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Portata al
Colmo T-ennale
0

12

16

20

28

32

36

40

44

48
0

p = aT*d1-

m3/s
1500

Portata [m 3/s]

Durata di pioggia
10,29 ore
Tempo Corrivazione
6,80 ore
Coeff Afflusso
0,49

24

2000

1122

Simulazione
dellEvento
Critico

20

Portata
Pioggia Locale
Pioggia Ragguagliata

1000

40

Pioggia Netta
LSPP

500

60

Volume di Piena
39,617 106 mc

Tasso di Pioggia [mm/ora]

Durata
Critica, dCR

Torrente
Cellina
a Barcis
Torrente
..
a

Portata al
colmo,
q max

80
0

12

16

20

24

28

32

36

40

44

48

Tempo dall'inizio della precipitazione [ore]

Evento Critico per assegnata portata T-ennale

12

16

20

24

28

32

40

44

48

1500

aT*d1-
20

Portata
Pioggia Locale
Pioggia Ragguagliata

1000

40

Pioggia Netta
LSPP

500

60

Tasso di Pioggia [mm/ora]

p=

1069

Volume di Piena
56,060 106 mc

36

2000

m3/s

Durata di pioggia
15,43 ore
Tempo Corrivazione
6,80 ore
Coeff Afflusso
0,56

Linea
segnalatrice
di probabilit
pluviometrica
critica

Torrente
Cellina
a Barcis
Torrente
..
a

Portata al
colmo,
q max

Portata [m 3/s]

Durata di pioggia
d p > dCR

Evento
(idrogramma)
T-ennale
Equivalente

Evento
(idrogramma)
T-ennale
Equivalente

80
0

12

16

20

24

28

32

36

40

44

48

Tempo dall'inizio della precipitazione [ore]

Idrogramma equivalente 50-ennale

Fig. C.4.3. Schema di simulazione idrologica con il metodo dellevento meteorologico critico.

Applicazione del metodo indiretto dellevento idrometeorologico critico

Questo procedimento indipendente dal modello di trasformazione afflussi-deflussi che


viene adottato, anche se si adatta soprattutto allimpiego di modelli globali di tipo
concettuale, cos come indicato negli schemi sopra riportati.
La procedura sopra delineata comporta varie incertezze, legate sia allaffidabilit del
modello di trasformazione della pioggia temibile in portata temibile, sia alla congettura
di evento critico, sia alle approssimazioni sulla configurazione spazio-temporale della
pioggia stessa. Proprio qui risiede il maggiore svantaggio di questa procedura, per via
della sua insensibilit alla variabilit spaziale delle precipitazioni, che, anche in bacini
di media dimensione potrebbe risultare un fattore chiave delle dinamica alluvionale.
Tale svantaggio pu essere tuttavia annullato utilizzando modelli di tipo spazialmente
distribuito, sia del campo di precipitazione, sia dellidrologia al suolo. Lapplicazione di
tali metodologie resta oggi confinata nellambito della sperimentazione, anche per la
carenza di dati sufficienti a garantire accurate validazioni dei modelli spazialmente
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Linee guida per la verifica e valutazione delle portate


e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

distribuiti. Soltanto in casi affatto particolari, dove limportanza economica del danno
atteso e delle opere eventualmente necessarie alla sua mitigazione risulti di impatto
elevato, si potranno adottare tali tecnologie, che comportano anche elevati costi di
implementazione.
La procedura indiretta dellevento idrometeorologico critico, che muove da una
consolidata pratica applicativa, pu essere peraltro impiegata con successo per i calcoli
speditivi, tenendo comunque presente il margine di incertezza dei risultati ottenibili. Va
peraltro rilevato che, se si vogliono determinare in modo quantitativo idrogrammi di
piena a frequenza assegnata, va comunque accettato un notevole grado di incertezza
nella valutazione.
Il metodo si presta anche alla valutazione del massimo volume esondabile nei casi
pratici, in cui si vogliano valutare gli idrogrammi di riferimento per eventi che superano
una certa soglia stabile di esondazione, ossia una portata di smaltimento q0 < qT data
dallofficiosit idraulica del tronco fluviale in esame.
In questo caso, andr ricercata la durata di precipitazione d0 che produce lidrogramma
di riferimento con il massimo volume al di sopra della soglia q0. Matematicamente, di
risolve il problema di ottimo incondizionato:

t 2

d 0 : max d [q(t ; aT * , d ) q0 ]dt


t1

(C.14)

dove:

q(t; aT*, d) indica lidrogramma q(t) prodotto da un precipitazione di altezza


h = aT*d e durata d,

q0 il valore della portata di soglia, e

t2 t1 lintervallo temporale in cui q(t; aT*, d) > q0.

Dal punto di vista pratico, la soluzione di pu ottenere rapidamente per via iterativa
tramite una serie di simulazioni successive.
Affidabilit del metodo indiretto dellevento idrometeorologico critico

Come tutti i metodi idrologici basati su ipotesi semplificative e approssimazioni


necessarie al calcolo pratico, i risultati che questo metodo in grado di fornire
presentano un certo grado di incertezza.
Tra i diversi fattori di incertezza, va senza dubbio considerata lipotesi di lavoro che
assume la portata al colmo quale riferimento primario, prevista peraltro dalle normative
vigenti.
In Figura C.4.4 sono riportati i risultati di alcune simulazioni Montecarlo condotte
utilizzando in ingresso al modello idrologico le precipitazioni generate da un modello
stocastico, in base alle quali possibile inferire landamento della isolinea che
rappresenta la frequenza di superamento relativa allevento 50-ennale. Tali risultati sono
anche confrontati con quelli ricavati dallapplicazione del metodo dellevento
idrometeorologico critico descritto in questa sede.

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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Simulazione Monte Carlo


Metodo EIC
Q50(Qindice) V(SEC)
Tr(Q,V)=50anni

Portata, mc/s

500

Portata al Colmo, mc/s

450
400
350
300
250
200
150
100
1

Tempo, ore

Volume di Piena, Mmc

Fig. C.4.4. Confronto tra simulazione idrologica con il metodo dellevento meteorologico critico e
risultati della simulazione Montecarlo.

Si osserva come il metodo, in ossequio allipotesi normativa, trascuri in pratica tutti i


potenziali eventi che si caratterizzano per un valore di portata al colmo superiore alla
portata 50-ennale di riferimento. Tali eventi presentano comunque volumi di piena (e
durate della pioggia generatrice) assai modesti, il cui impatto sul territorio
assimilabile, anche se in modo non proprio cautelativo, dallevento critico con portata
50-ennale.
Al contrario, il metodo produce una sequenza di idrogrammi di piena con portata al
colmo inferiore a quella di riferimento, ma volumi assai pi cospicui, che meritano
quindi una particolare attenzione ai fini della valutazione delle potenziali inondazioni.
Inoltre, tali eventi appaiono affatto congruenti con quelli ricavabili tramite simulazione
Montecarlo.
Il metodo indiretto della simulazione dellevento idrometeorologico presenta quindi una
certa semplicit di utilizzo, assieme a una buona capacit di rappresentare in modo
sintetico il regime di piena.
Come osservato in precedenza, tale metodo si presta in modo efficace alla valutazione
degli idrogrammi di riferimento nei casi in cui le potenziali inondazioni sono legate al
superamento di una quota arginale fissa e stabile, rappresentabile tramite una soglia di
portata che, in questi casi, corrisponde allofficiosit idraulica del corso dacqua, come
schematizzato in Figura C.4.5.
Nei casi in cui la soglia non sia stabile, ma venga modificata dal sormonto delle acque,
gli idrogrammi di riferimento andranno invece valutati sollecitando la struttura di difesa
e valutando la dinamica di tale struttura in risposta allevoluzione dellidrogramma.

Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

Simulazione Monte Carlo


Metodo EIC
Q50(Qindice) V(SEC)
Tr(Q,V)=50anni

Portata, mc/s

500

Portata al Colmo, mc/s

450
400
350
300

Soglia di
esondazione

250

q0

200
150
100
1

Tempo, ore

Volume di Piena, Mmc

Fig. C.4.5. Applicazione della simulazione idrologica con il metodo dellevento meteorologico
critico per la determinazione di idrogrammi di riferimento in caso di potenziali inondazioni
associate al superamento di una soglia di esondazione stabile.

Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

GLOSSARIO

AFS: acronimo di Annual Flood Series, ovvero serie di dati massimi annuali di di
portata al colmo di piena, qi con i = 1,, n, generalmente espressi in m3s-1.
Contributo unitario di piena: portata al colmo per unit di superficie del bacino
idrografico sotteso dalla sezione di interesse del corso dacqua, espresso in m3s-1km-2.
Durata critica: durata di pioggia per la quale, nella sezione di chiusura del bacino
idrografico, si manifesta la massima portata al colmo tra tutte quelle potenzialmente
prodotte da un tasso di pioggia variabile con la durata stessa secondo una legge nota,
p.es. la legge di potenza che discende dalla propriet dellinvarianza di scala. -attesa:
durata dellevento critico prodotto dal valore atteso del tasso di pioggia.
Evento critico: evento idrologico (puramente ipotetico) caratterizzato da un tasso di
pioggia corrispondente alla durata critica e dalla corrispondente portata al colmo nella
sezione di chiusura del bacino idrografico.
Funzione di distribuzione cumulata di probabilit o CDF: esprime la probabilit che
una variabile aleatoria X assuma valori inferiori o uguali a un valore x, FX(x) = Pr[Xx].
La corrispondente probabilit di superamento pari a Pr[X>x] = 1 - FX(x). La relativa
funzione di densit di probabilit o pdf data da fX(x) = dFX(x)/dx.
GEV: acronimo di Generalised Extreme Value distribution, ovvero la funzione di
distribuzione di probabilit generalizzata del valore estremo, che comprende, come casi
particolari, le leggi di Gumbel e Frchet.
Idrogramma: diagramma (andamento) dellevoluzione temporale della portata idrica in
un corso dacqua; diretto: la quota parte del deflusso idrico che non deriva dalla
restituzione delle acque accumulate nelle falde sotterranee.
Ietogramma: diagramma (andamento) dellevoluzione temporale del tasso di
precipitazione; netto: la funzione temporale della pioggia netta, ossia la quota parte di
precipitazione che origina il ruscellamento.
Invarianza di scala: propriet statistica di una variabile aleatoria X a parametro t (scala
temporale, scala spaziale, ecc.) per cui si ha Pr[X(t)x] = Pr[nX(t)x] per ogni valore
x di X, dove >0 un fattore di scala e lesponente n viene chiamato esponente di scala.
IUH o idrogramma unitario istantaneo, u(t): risposta impulsiva di un sistema lineare
che descrive la trasformazione della funzione temporale di ingresso (ietogramma netto)
in funzione temporale uscita (portata). Pu anche essere interpretato come la funzione di
densit di probabilit del tempo di residenza della pioggia netta nel bacino idrografico.
Linea segnalatrice di probabilit pluviometrica: funzione h = h(d;T) non decrescente
dellaltezza di pioggia caduta in funzione del tempo (o durata, d) che esprime la
variabilit dellaltezza di precipitazione meteorica massima annuale H con la scala
temporale d di aggregazione, a parit di frequenza o periodo di ritorno T. scala
Documento 5.1
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e degli idrogrammi di piena nei piani di bacino regionali

invariante: la funzione h(d;T) segue una legge di potenza del tipo hT = a1 wT d, dove hT
indica il quantile di H caratterizzato da un periodo di ritorno pari a T, a1 indica il valore
atteso dellaltezza di pioggia massima annuale per una durata unitaria, ossia
a1 = E[H(1)], un esponente di scala e wT una funzione del periodo di ritorno, il cui
valore dipende dalla legge probabilistica utilizzata; il corrispondente tasso di pioggia
pari a pT = a1 wT d-1. scala invariante attesa massima annuale: valore atteso o media
dellaltezza di pioggia massima annuale E[H] = a1 d, cui corrisponde un tasso di
pioggia atteso pari a E[p] = a1 d-1, essendo E[W] = 1 per definizione.
PDS: acronimo di Partial Duration Series, ovvero serie di dati di portata al colmo di
piena con valore superiore a un livello di soglia qs prefissato, qi con i = 1,, n e
qi > qs, generalmente espressi in m3s-1.
Quantile: termine statistico con cui si indica il valore di una variabile aleatoria X al
quale corrisponde una prefissata frequenza di non superamento ovvero un prefissato
periodo di ritorno, u : FX() = u, ovvero Pr[X>x] = 1 u.
Periodo di ritorno, T: per una variabile idrologica (p.es. la portata al colmo di piena in
un sito fluviale, la pioggia oraria in una stazione pluviografica, ecc.) T il reciproco
della probabilit di superamento di un assegnato valore di progetto nel corso di un
prefissato intervallo temporale di riferimento, p.es. un anno; T anche pari alla media
dellintervallo di tempo tra due superamenti successivi di tale valore (v. Kottegoda e
Rosso, 1997, p.190-191).
Plotting position: frequenza campionaria Fi = Pr[Qi qi] che compete alla generica
realizzazione qi (i = 1,, n) di una serie ordinata di osservazioni
q1 ... qi qi+1 ... qn. formule di valutazione: la plotting position di Weibull, data
dalla formula Fi = i / (n + 1), porge la probabilit indistorta Fi; per ottenere il quantile
indistorto E[Qi] della statistica ordinata delle vv.aa. Q1 ... Qi qi+1 ... Qn si pu
utilizzare la formula approssimata Fi = (i 0.2) / (n + 0.4) di Cunnane (1978).
Portata al colmo: massimo assoluto della portata idrica in un sito fluviale durante un
evento di piena. massima annuale: massimo valore nel corso di un anno (solare).
Rischio residuale, r: probabilit che, nel sito fluviale di interesse, il valore qr,L della
portata di progetto venga superato almeno una volta in un orizzonte temporale di L anni.
Tempo di ritardo, tL: momento del primo ordine della funzione IUH rispetto
allorigine, ossia la distanza temporale tra il baricentro dellidrogramma diretto e il
baricentro dello ietogramma netto.
Valore atteso, E[X]: indica il valore atteso o media o speranza matematica della
variabile aleatoria X indicata dallargomento.
Variabile aleatoria, X: rappresenta una grandezza misurabile la cui entit incerta o
deterministicamente imprevedibile; ovvero: funzione misurabile, il cui dominio lo
spazio dei campioni (insieme di tutte le possibili realizzazioni di valori di X) e
codominio un sottoinsieme dei numeri reali, ossia [0, 1].
Varianza, Var[X] = E[X2] (E[X])2: indica la varianza della variabile aleatoria X
indicata dallargomento.

Documento 5.1
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CRITERI E DIRETTIVE
IN MATERIA DI ASPORTAZIONE
DI MATERIALI LITOIDI DAI CORSI DACQUA
DEI BACINI IDROGRAFICI REGIONALI

Documento approvato
con DGR 226 del 6.3.2009
- Allegato 1 -

Documento 5.2

ALLEGATO ALLA DGR 226/2009


CRITERI E DIRETTIVE
IN MATERIA DI ASPORTAZIONE DI MATERIALE LITOIDE
DAI CORSI DACQUA DEI BACINI IDROGRAFICI REGIONALI

PREMESSA
Il presente documento finalizzato a specificare le direttive vincolanti in materia di
movimentazione ed asportazione di materiale litoide e di gestione degli stessi nei corsi
dacqua dellAutorit di Bacino regionale, quale riorganizzazione ed aggiornamento
integrazione di criteri, indirizzi e direttive gi emanati.
Tali criteri e direttive sono pertanto elaborati in continuit con quanto gi disposto
precedentemente in merito dallAutorit di Bacino regionale, ed in coerenza con quanto
disposto dalle altre Autorit di Bacino operanti sul territorio sulla stessa materia e si
configurano come direttive vincolanti per lesercizio delle competenze in materia di
polizia idraulica in capo alle Province, di cui allart. 8 della l.r. 9/93, nonch come criteri
ed indirizzi per la formazione dei piani di bacino, ad integrazione della DGR 357/01 e
ss.mm.
Il presente provvedimento sar integrato da linee guida su aspetti tecnici al fine della
predisposizione di studi e progetti che interessino aspetti di morfodinamica fluviale,
sulla base degli esiti della convenzione sottoscritta con il DICAT dellUniversit di
Genova.

CRITERI E DIRETTIVE
Al fine di mantenere il regime dei corsi dacqua e perseguire lequilibrio del trasporto
solido nei corsi dacqua e nei bacini idrografici, con riferimento agli impatti generati sui
sistemi idrogeologici ed ecologicoambientali, sugli arenili dei litorali connessi ai bacini
idrografici, e sui sistemi idrogeologici di fondovalle, sono approvati i seguenti criteri e
direttive vincolanti per i bacini idrografici ricadenti nel territorio di competenza
dellAutorit di bacino di rilievo regionale.
1.

Nei bacini idrografici ricadenti nel territorio di competenza dellAutorit di bacino di


rilievo regionale vietata lasportazione di materiale litoide dagli alvei dei corsi
dacqua, dal demanio fluviale e lacuale, ad eccezione degli interventi di seguito
specificati.

Documento 5.2
Pagina 1 di 4

Allegato 1 alla DGR 226/2009


Criteri e direttive in materia di asportazione
di materiali litoidi dai corsi dacqua

2.

Lasportazione dei materiale litoide dagli alvei dei corsi dacqua e dalle aree di
demanio fluviale e lacuale consentita, salvo obblighi derivanti da norme speciali
in materia ambientale, solo nei seguenti casi:
a) interventi che si rendano necessari per finalit di riduzione delle condizioni di
rischio idraulico e di connessa tutela della pubblica e privata incolumit. Si
possono configurare in particolare come:
a1) interventi finalizzati alla conservazione della sezione utile di deflusso, alla
eliminazione di manifesti sovralluvionamenti di alveo a seguito di eventi di
piena eccezionali, al mantenimento o al recupero dellofficiosit delle opere
e delle infrastrutture, laddove, sulla base di adeguati studi, verifiche e
progettazioni, tali interventi risultino necessari ed adeguati alla mitigazione
del rischio idraulico;
a2) asportazioni incluse, sulla base di adeguati studi e verifiche, in interventi di
difesa e sistemazione idraulica finalizzati alla riduzione delle condizioni di
rischio idraulico, purch conformi ai criteri ed indirizzi dellAutorit di bacino
regionale;
b) asportazione di materiali in bacini regolati da opere di sbarramento idraulico, al
fine di mantenere lofficiosit idraulica dei canali di scarico e/o del volume di
ritenzione dei bacini stessi;
c) asportazioni costituenti parte integrante di interventi di rinaturazione e
riqualificazione di ambiti fluviali.

3.

Non possono essere qualificati come interventi di manutenzione ordinaria, di cui


agli artt. 42 e 43 della l.r. 20/2006, recante Nuovo ordinamento dellAgenzia
Regionale per la Protezione dellAmbiente Ligure e riorganizzazione delle attivit e
degli organismi di pianificazione, programmazione, gestione e controllo in campo
ambientale, gli interventi di asportazione e rimozione di materiale litoide non
finalizzati alla movimentazione, fatti salvi gli interventi necessari per il
mantenimento di sezioni di deflusso di progetto derivanti da interventi di
sistemazione idraulica approvati che, sulla base dei criteri dellAutorit di bacino
(cfr. in particolare punto 3, lett. a), dellall.1 alla DGR 16/07), hanno condotto alla
mitigazione del rischio di inondazione e alla riperimetrazione delle aree inondabili.

4.

Lasportazione e la movimentazione di materiale litoide dalla barra di foce dei corsi


dacqua non rientra nel disposto della presente direttiva in quanto la stessa barra
di foce parte integrante del sistema spiaggia, per il quale vigono specifici criteri e
direttive, emanati ai sensi della l.r. 28 aprile 1999 n. 13, recante Disciplina delle
funzioni in materia di difesa della costa, ripascimento degli arenili, protezione e
osservazione dell'ambiente marino e costiero, demanio marittimo e porti.

5.

Fermi restando i presupposti di ammissibilit degli interventi di cui al punto 2, e


richiamate, in particolare, le finalit di mitigazione del rischio idraulico e di tutela
della pubblica incolumit di cui alla lettera a), gli interventi previsti al punto 2 sono
consentiti a condizione che il materiale asportato sia utilizzato, salvo obblighi
derivanti da norme speciali in materia ambientale, nei seguenti modi e priorit, da
definirsi nellambito delle relative progettazioni:

Documento 5.2
Pagina 2 di 4

Allegato 1 alla DGR 226/2009


Criteri e direttive in materia di asportazione
di materiali litoidi dai corsi dacqua

a) movimentazione in loco o nelle immediate pertinenze dellalveo del medesimo


corso dacqua;
b) risistemazione in sezioni dello stesso corso dacqua;
c) ripascimento dei litorali afferenti allunit fisiografica sottesa al bacino di
prelievo, come definite dal Piano della Costa regionale e dalla DGR 173/2006;
d) solo per le quantit per cui sia dimostrata, sulla base di specifiche analisi e
valutazioni, limpossibilit della risistemazione nei modi di cui sopra, previa
intesa tra gli enti interessati, in particolare con i Comuni ricadenti nellambito
dellunit fisiografica in relazione alluso prioritario di cui alla precedente lett. c),
consentito lutilizzo per:
- realizzazione di opere di sistemazione idraulica in loco;
- ripascimento di litorali al di fuori dellunit fisiografica.
6.

Utilizzi diversi da quelli previsti al precedente punto 5 sono consentiti, ferma


restando la loro ammissibilit rispetto alla legislazione e alle normative vigenti,
solo a condizione che il materiale asportato risulti non idoneo per gli utilizzi di cui al
medesimo punto 5.

7.

Tutti gli interventi di asportazione di materiale litoide di cui ai punti precedenti,


anche ai fini autorizzativi, devono essere oggetto di adeguata progettazione, in
conformit alla disposizioni della legislazione vigente e sulla base dei criteri ed
indirizzi tecnici dallAutorit di bacino stessa.

8.

La progettazione degli interventi di cui trattasi deve contenere gli elementi e gli
approfondimenti necessari per garantire il raggiungimento degli obiettivi preposti e
assicurare la rispondenza degli interventi ai criteri di ammissibilit e di priorit di
cui ai presenti criteri.
A tale scopo la progettazione deve contenere almeno i seguenti elementi, fermo
restando che lapprofondimento progettuale sar commisurato alla rilevanza e
allimporto degli interventi previsti:
a) adeguate valutazioni e studi al fine di dimostrare la necessit degli interventi ai
sensi del punto 2, con particolare riferimento alle situazioni di rischio da
mitigare, nonch di definirne le modalit di utilizzo di cui al punto 5; tali
valutazioni, devono, in particolare, evidenziare i previsti benefici idraulici sulla
base di adeguate analisi, anche di tipo morfodinamico, estese a tratti
significativi del corso dacqua, anche in relazione alla stabilit nel tempo della
configurazione ottenuta ed alle possibili ripercussioni a monte e a valle;
b) la previsione di specifici piani di manutenzione, laddove necessari per la
garanzia di mantenimento delle sezioni di deflusso ottenuto, che individuino
modalit, tempistica e costi della stessa, nonch indicazione esplicita del
soggetto preposto alla manutenzione stessa, in coerenza con quanto previsto
nellallegato 1 alla DGR 16/07;
c) adeguate valutazioni sugli aspetti di tutela degli elementi ambientali coinvolti
dagli interventi, anche in relazione al contesto ambientale-naturalistico in cui
lintervento si inserisce;
d) previsione di attivit di monitoraggio a seguito della realizzazione
dellintervento, di norma attraverso un monitoraggio delle sezioni interessate
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Allegato 1 alla DGR 226/2009


Criteri e direttive in materia di asportazione
di materiali litoidi dai corsi dacqua

anche al fine della verifica della tendenza evolutiva del corso dacqua, di durata,
modalit e caratteristiche da valutare nellambito delle progettazioni in funzione
delle tipologie dellintervento.
9.

Gli studi e le valutazioni necessarie a stabilire la necessit e le modalit di


intervento ai sensi dei punti 2 e 5, da effettuarsi nellambito delle relative
progettazioni di cui al punto 8, sono verificati ed approvati dalle Province, in qualit
di Amministrazioni competenti al rilascio del provvedimento autorizzativo.
Nellambito del procedimento autorizzativo, in particolare, la Provincia, nella sua
qualit di organo dellAutorit di Bacino Regionale, valuta ed esplicita la
compatibilit del progetto con i criteri ed indirizzi dellAutorit di bacino stessa.

10. Lasportazione dei materiale litoide dalle aree golenali limitrofe allalveo attivo ed,
in particolare, dalle aree individuate come fascia di riassetto fluviale ai sensi della
definizione di cui alla DGR 357/01 e ss.mm., pu riguardare, oltre gli interventi di
cui al punto 2:
a) interventi di sistemazione idraulica e/o di rinaturalizzazione degli alvei fluviali e
dei territori alluvionali connessi, anche mediante la creazione di zone umide o di
ripristino dei collegamenti con le zone di pertinenza fluviale;
b) interventi finalizzati alla creazione di aree di espansione o casse di laminazione.
I relativi progetti di asportazione sono approvati previo parere della Provincia, nella
sua qualit di organo dellAutorit di Bacino regionale ed il materiale rimosso deve
essere utilizzato nei modi e con le priorit indicate al punto 5.
11. A fini di monitoraggio e di verifica dellimpatto degli interventi, le Province inviano
alla Sezione dellAutorit di Bacino del Comitato Tecnico Regionale per il territorio
una relazione informativa annuale a consuntivo, riguardante lo stato di
approvazione ed attuazione degli interventi di cui al punto 2.
12. Resta fermo quanto gi disposto dai criteri ed indirizzi regionali dellAutorit di
Bacino in relazione alla possibilit di riperimetrazione delle aree inondabili a
seguito di interventi di risagomatura e di scavo degli alvei, con particolare
riferimento a quanto previsto nellallegato 1 alla DGR 16/07, nonch quanto
disposto in criteri e direttive emanati dalla Giunta regionale in materia di
ripascimento degli arenili, con particolare riferimento a quanto previsto dalla DGR
173/06.

Documento 5.2
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

CIRCOLARE APPLICATIVA DELLART.110 BIS


DELLA L.R. N. 18/1999,
INTRODOTTO DALLA L.R. N. 24/2004
in relazione alla facolt di rilascio di titoli abilitativi
edilizi contestualmente alla realizzazione di
interventi di sistemazione idraulica

Circolare del
Dipartimento Ambiente Edilizia e Lavori Pubblici
Prot. n. 27699/519 del 08.02.2005
Pubblicata sul BURL n8, parte II,
del 23.02.2005

Documento 6.1

Circolare applicativa dellart.110 bis della l.r. n. 18/1999,


introdotto dalla l.r. n. 24/2004
DIPARTIMENTO AMBIENTE EDILIZIA E LAVORI PUBBLICI
Circolare prot. n. 27699/519 del 08.02.2005)
BURL n8 parte II 23.02.2005

Con la legge regionale n. 24 del 29 novembre 2004, pubblicata sul BURL n.11, parte I,
del 1 dicembre 2004, entrata in vigore il 16 dicembre 2004, stato inserito larticolo
110 bis 1 nella legge regionale n.18 del 21 giugno 1999.
Tale articolo volto a consentire il rilascio di titoli abilitativi edilizi per interventi
conformi agli strumenti urbanistici vigenti, in aree che saranno difese da interventi di
sistemazione idraulica gi in corso, anche contestualmente alla realizzazione degli
interventi stessi e comunque prima della loro conclusione e collaudo.
La finalit della norma in questione , pertanto, quella di permettere, ed, anzi, ove
possibile, agevolare, uno sviluppo di tipo edilizio e socio-economico in aree in cui il
livello di pericolosit idraulica sar ricondotto, a breve termine, ai livelli previsti dai piani
di bacino attraverso adeguati interventi di sistemazione idraulica, senza dover
attendere la completa conclusione delle opere e la conseguente riperimetrazione delle
aree inondabili, diversamente da questo previsto nella procedura ordinaria dei piani
stessi.
Tale possibilit, anticipando gli effetti urbanistici della messa in sicurezza delle aree,
pu consentire, in particolare, di promuovere ed incentivare sinergie sia tra i vari enti
locali coinvolti sia con soggetti privati interessati.
In considerazione del fatto che la normativa in oggetto pone in capo ai Comuni non un
obbligo ma una facolt, caratterizzata da unampia discrezionalit tecnica, e tenuto
conto della delicatezza delle problematiche connesse e del relativo livello di
responsabilit, si rende opportuno fornire criteri ed indirizzi che consentano un
omogeneo ed uniforme esercizio della suddetta discrezionalit.
Nella presente circolare sono forniti altres alcuni chiarimenti in merito alle condizioni di
applicabilit della disciplina contenuta nella norma in esame, nonch criteri ed indirizzi
al fine di assicurare omogeneit a livello regionale a riguardo dellespressione del
previsto parere da parte delle Autorit di Bacino.

Larticolo recita: I Comuni che sul proprio territorio abbiano in corso cantieri per lattuazione di opere
idrauliche, il cui finanziamento sia gi interamente disponibile, deliberato ed impegnato, debitamente
assentite dallEnte competente in materia idraulica, atte a condurre il livello di rischio finale di un
comparto alle previsioni del Piano di bacino ivi vigente, possono in tale zona, previo parere favorevole
dellAutorit di bacino competente, rilasciare concessioni edilizie, comunque congruenti con gli strumenti
urbanistici. Il rilascio del certificato di abitabilit e/o di agibilit della nuova struttura edilizia sar
vincolato allacquisizione, da parte dellamministrazione comunale, del verbale di collaudo attestante il
completamento delle opere idrauliche su menzionate.

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Circolare applicativa art. 110-bis l.r. 18/99, relativo alla contestualit


di realizzazione di interventi idraulici ed interventi edilizi

1. COMPETENZE E RESPONSABILIT
Il rilascio del titolo edilizio secondo quanto previsto dallart. 110 bis in esame, pur
subordinato al parere favorevole dellAutorit di bacino competente, rientra nelle
competenze del Comune interessato, al quale quindi spettano le necessarie valutazioni
e verifiche finalizzate ad assicurare il corretto risultato delloperazione, in
considerazione da un lato delle esigenze di tutela della pubblica e privata incolumit e
dallaltro dei diritti che i terzi acquisiscono con il titolo edilizio.
Si evidenzia, pertanto, che tali procedimenti comportano un alto livello di responsabilit
in termini di sicurezza ma anche di possibili danni e di contenzioso conseguente alla
discrezionalit insita nella facolt che la norma offre ai Comuni.
fondamentale, di conseguenza, che il rilascio del titolo edilizio, ed, in particolare,
lavvio dei lavori relativi che pu avvenire contestualmente alla consegna dei lavori
delle opere di messa in sicurezza idraulica, sia effettuato a seguito dellaccertamento
da parte del Comune della sussistenza delle condizioni che ne garantiscano la
fattibilit, assicurando la tutela della pubblica e privata incolumit nonch il rispetto
degli interessi della collettivit.
Per tali ragioni, il titolo edilizio deve contenere lesplicito riferimento alla particolare
fattispecie di rilascio secondo le disposizioni dellart.110 bis e quindi alla stretta
correlazione con la realizzazione delle opere di sistemazione idraulica secondo la
norma in esame, nonch riportare chiaramente tutti i presupposti e le condizioni di
efficacia.
In particolare dovranno essere tenuti in debito conto almeno i seguenti elementi, da
acquisire anche attraverso lopportuno raccordo con gli altri enti coinvolti, dando atto
degli esiti della loro valutazione negli atti di competenza:
a) deve essere verificata la congruenza dei tempi di realizzazione delle opere di
sistemazione idraulica con quelli propri degli interventi urbanistico-edilizi per i quali
richiesto il titolo edilizio; in particolare i tempi di conclusione degli interventi edilizi
dovrebbero essere tali da consentire di prevedere lultimazione degli stessi
contestualmente o successivamente al termine di ultimazione dei lavori di
sistemazione idraulica. Ci al fine di evitare situazioni in cui nuove opere edilizie
risultino completate in aree che si trovino ancora a livelli di pericolosit idraulica
non compatibili con la nuova edificazione, e si debba mantenere, per periodi lunghi,
lesistenza di strutture, regolarmente dotate di titolo edilizio, ma per le quali non
possa essere rilasciato il certificato di abitabilit o agibilit, con elevata possibilit di
contenzioso;
b) deve essere specificata la responsabilit riguardo agli eventuali danni alle opere
connesse al titolo edilizio che si verifichino prima della conclusione e collaudo delle
opere di messa in sicurezza e del conseguente rilascio del certificato di abitabilit o
agibilit. Tenuto conto che tali danni non potranno essere risarciti dagli enti pubblici
quali danni alluvionali, affinch gli stessi non debbano gravare sul Comune e
restino, di norma, a carico del soggetto realizzatore, si ritiene opportuno che alla
richiesta del titolo edilizio sia allegato un atto unilaterale dobbligo con il quale il
soggetto attuatore dichiara di volersi avvalere della norma regionale con
conseguente assunzione dei relativi oneri in caso di danni, sottoscrivendo la
rinuncia alla richiesta del risarcimento degli stessi;

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Circolare applicativa art. 110-bis l.r. 18/99, relativo alla contestualit


di realizzazione di interventi idraulici ed interventi edilizi

c) deve essere prevista, a carico del Comune che ne responsabile, la messa in


opera di tutte le misure di protezione civile e di tutela della pubblica e privata
incolumit nel corso dei lavori edilizi e nelle more della conclusione delle opere
idrauliche.
Particolare attenzione va inoltre posta allipotesi di coinvolgimento di soggetti privati,
che partecipino allonere connesso alla realizzazione delle opere di messa in sicurezza
idraulica, che pu concretizzarsi mediante contributo economico, cessione gratuita di
aree necessarie alla realizzazione stessa o altre forme di cooperazione. Tale
coinvolgimento va adeguatamente disciplinato e si evidenzia, in particolare,
lopportunit per il Comune di prevedere, da parte dei soggetti privati, il rilascio di
idonee fideiussioni o altri strumenti di garanzia per assicurare la corretta conclusione
delle opere idrauliche nei tempi previsti.

2. PRESUPPOSTI DI APPLICABILIT
Circa le possibilit di applicazione della norma opportuno evidenziare e chiarire
quanto segue:
1) la norma prevede per i Comuni la facolt di poter rilasciare titoli edilizi
antecedentemente la conclusione dei lavori di sistemazione idraulica a condizione
che siano in corso cantieri per lattuazione delle opere idrauliche; di tutta
evidenza quindi che condizione di applicabilit e presupposto per il rilascio dei titoli
edilizi lavvenuta consegna dei lavori delle stesse;
2) le potenzialit della norma, peraltro, non sono ristrette ai casi di lavori gi in corso,
ma possono essere efficacemente messe a frutto anche nei casi in cui i lavori non
siano ancora iniziati. E infatti possibile, ed anzi preferibile, procedere alla
predisposizione e sottoscrizione di appositi accordi che coinvolgano sia enti
pubblici sia, ove necessario, soggetti privati, come meglio descritto nel seguito, tali
da consentire lavvio delle iniziative sulla base di un quadro di riferimento
complessivo, eventualmente prevedendo la progettazione contestuale degli
interventi urbanistico-edilizi e delle opere di sistemazione idraulica, e fornendo
adeguate garanzie per tutti gli "attori" coinvolti;
3) il rilascio del titolo abilitativo nei modi previsti dalla legge presuppone che
lattuazione delle opere di sistemazione idraulica, anche se parziale, consenta il
superamento delle problematiche di tipo idraulico nel comparto di interesse.
Considerato il termine comparto, non propriamente tecnico, usato dalla legge,
opportuno chiarire che condizione fondamentale che gli interventi di sistemazione
idraulica di cui si tratta consentano la completa sistemazione del corso dacqua o
costituiscano almeno un lotto funzionale dellintervento complessivo, in grado cio
di ricondurre nelle aree di interesse il grado di pericolosit di inondazione a livelli
compatibili con la disciplina del relativo piano di bacino e, quindi, con lo specifico
intervento oggetto del titolo edilizio. In altri termini, lopera idraulica in corso pu
anche essere relativa ad un primo lotto di intervento, ma in ogni caso deve
garantire, alla conclusione delle opere, la possibilit di riperimetrazione
dellinondabilit nellarea in cui ricade lintervento edilizio, tenendo anche conto, tra

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Circolare applicativa art. 110-bis l.r. 18/99, relativo alla contestualit


di realizzazione di interventi idraulici ed interventi edilizi

laltro, delle condizioni di allagabilit da monte o da valle del corso dacqua o da


altri corsi dacqua che possano interferire;
4) la facolt offerta dalla norma pu essere esercitata solo ove ci sia la certezza che
lopera idraulica abbia la necessaria copertura finanziaria per poter essere
conclusa, nel rispetto dei tempi programmati, almeno relativamente al lotto
funzionale che consente la prevista riduzione della pericolosit nellintera area di
interesse. In tal senso va inteso linciso dellarticolo in esame relativo al fatto che il
finanziamento sia interamente disponibile, deliberato ed impegnato. Il
finanziamento disponibile, cio, deve essere sufficiente per completare lintero lotto
funzionale. Si specifica, inoltre, che, considerato che si tratta di lavori gi in corso,
deve essere stata impegnata la somma relativa al lotto oggetto del contratto da
parte del soggetto che ha appaltato i lavori;
5) la norma prevede che gli interventi idraulici in questione siano stati assentiti
dallAutorit idraulica competente: si tratta quindi dellautorizzazione idraulica sulle
opere, rilasciata nellambito delle competenze in materia di polizia idraulica.
opportuno specificare che tale autorizzazione non assimilabile al previsto parere
dellAutorit di Bacino, che ha finalit e contenuti diversi ed rilasciato, in generale,
da organi od Enti diversi;
6) le opere di sistemazione idraulica di cui trattasi devono essere conformi ai piani di
bacino e gli interventi urbanistico-edilizi per i quali si richiede il rilascio del titolo
edilizio devono essere compatibili, secondo la relativa normativa, con il livello di
pericolosit idraulica che sar raggiunto. A tale riguardo, relativamente al Bacino
del Fiume Magra, si ritiene che la disciplina di cui allart. 110 bis possa trovare
applicazione anche con riferimento ai progetti di piano di bacino stralcio adottati
nonch alle Misure salvaguardia approvate ai sensi dellart. 17, comma 6-bis della
L. 183/89 nelle more dellapprovazione del piano di bacino stralcio.

3. INDIRIZZI IN MERITO AL PARERE DELLAUTORIT DI BACINO


3.1 Organo competente dellAutorit di bacino
Il rilascio del titolo edilizio nei modi previsti dalla legge subordinato al parere
favorevole dellAutorit di Bacino competente, che rappresenta quindi un parere
obbligatorio e vincolante.
A riguardo si ricorda che, secondo quanto previsto dalla L. 183/89 e dalla L.R. 9/93, sul
territorio ligure operano tre distinte Autorit di bacino (nel seguito talvolta: AdB),
ciascuna delle quali ha una propria organizzazione: lAutorit di Bacino nazionale del
Fiume Po, lAutorit di Bacino interregionale del Fiume Magra, e lAutorit di Bacino di
rilievo regionale.
Per quanto riguarda le AdB interregionale e nazionale, lindividuazione dellorgano
competente per lespressione del suddetto parere demandata alla organizzazione
interna delle AdB stesse; competenza delle AdB stesse, quindi, la designazione
dellorgano deputato al rilascio del parere in oggetto.
Lorganizzazione dellAdB di rilievo regionale invece regolata dallart. 96 della L.R.
18/99. Tenuto conto della necessit di valutazione del quadro conoscitivo e delle
risultanze dei piani di bacino approvati, da porre alla base del parere previsto dalla
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Circolare applicativa art. 110-bis l.r. 18/99, relativo alla contestualit


di realizzazione di interventi idraulici ed interventi edilizi

norma in esame, e alla luce della procedura di formazione ed approvazione dei piani di
bacino regionali lorgano deputato a rilasciare il parere la Provincia. Peraltro, la
Giunta Regionale, in qualit di Comitato Istituzionale dellAdB regionale, potr fornire,
con successivo atto, criteri ed indirizzi specifici per lattuazione della disciplina in
esame ed il recepimento dei contenuti della presente circolare.

3.2 Contenuti del parere


Il parere che deve essere espresso dallAdB competente relativo non tanto al titolo
abilitativo, che essendo materia urbanistico-edilizia e permane competenza
comunale, ma attiene alle valutazioni di compatibilit degli interventi di sistemazione
idraulica previsti nonch delle relative conseguenze in termini di inondabilit con il
quadro conoscitivo e le previsioni dei piani di bacino o delle relative misure di
salvaguardia ex L. 183/89.
Pertanto lespressione del suddetto parere dovr basarsi almeno sui seguenti elementi,
la cui sussistenza va appurata sulla base di idonea documentazione ed elaborati:
a) le opere di sistemazione idraulica fermo restando che, come di norma,
devono essere tali da non provocare un significativo aumento delle condizioni di
pericolosit idraulica in aree circostanti devono costituire almeno un lotto
funzionale in grado di eliminare o ricondurre a livelli compatibili, nelle aree di
interesse, il livello di pericolosit di inondazione per il quale sono state
progettate.
A tal fine il lotto di interesse deve essere compatibile con le
previsioni del relativo piano di bacino e deve rappresentare uno stralcio del
progetto complessivo di sistemazione idraulica. In specifici casi, qualora il lotto
di intervento finanziato non sia funzionale, nel senso che da solo non pu
garantire la messa in sicurezza dellarea di interesse, potr essere integrato,
nella more della totale realizzazione delle opere di sistemazione idraulica
complessiva, anche con opere provvisionali strettamente collegate alle stesse
tali da renderlo funzionale, purch non risultino aumentate le condizioni di
pericolosit e di rischio di aree limitrofe;
b) devono essere individuati gli scenari di pericolosit residua in relazione alla
portata di progetto, nonch la previsione dellassetto idraulico complessivo
dellarea protetta dalla difesa idraulica di cui trattasi; tali scenari possono
essere individuati nellambito del progetto definitivo degli interventi di messa in
sicurezza approvato o in apposito studio successivo, condotto conformemente
agli indirizzi e i criteri forniti da ciascuna AdB. Gli scenari cos determinati
devono dimostrare che il livello di pericolosit che sar raggiunto a seguito della
conclusione degli interventi idraulici nellarea di interesse compatibile con gli
interventi per cui richiesto il rilascio del titolo edilizio;
c) deve essere individuato il soggetto responsabile della manutenzione delle
opere idrauliche in questione, al fine di assicurarne la corretta funzionalit nel
tempo ed il conseguente mantenimento delle raggiunte condizioni di
mitigazione della pericolosit idraulica;
d) la tipologia delle opere edilizie oggetto del titolo abilitativo devono essere tali da
non aumentare significativamente, nelle more della ultimazione delle opere
idrauliche, le condizioni di pericolosit e rischio nelle aree circostanti.

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Circolare applicativa art. 110-bis l.r. 18/99, relativo alla contestualit


di realizzazione di interventi idraulici ed interventi edilizi

Nellambito del rilascio del parere, lAdB pu richiedere la documentazione necessaria


alle proprie valutazioni, e pu, altres, impartire prescrizioni ed indirizzi, anche con
limposizione di eventuali accorgimenti tecnico-costruttivi e/o di misure e cautele per la
tutela della pubblica incolumit.
Lorgano competente dellAdB, sulla base della documentazione acquisita, e sulla base
del progetto delle opere idrauliche approvato, pu approvare preventivamente la
modifica alla perimetrazione delle aree inondabili conseguenti alla realizzazione degli
interventi di sistemazione idraulica, fermo restando che gli effetti sulla cartografia del
piano di bacino relativa alla pericolosit idraulica e la conseguente efficacia normativa
della riperimetrazione sono subordinati alla effettiva conclusione delle opere, e quindi
al collaudo definitivo o al rilascio del certificato di regolare esecuzione delle opere di
messa in sicurezza e alle altre eventuali ulteriori verifiche necessarie.
A riguardo e con riferimento allAdB di rilievo regionale, si rinvia al punto 8) dellallegato
alla DGR 848/2003, contenente Indirizzi interpretativi e chiarimenti in merito ai criteri
per la redazione della normativa dei piani di bacino per la tutela dal rischio
idrogeologico di cui alla DGR 357/01, nel quale sono gi stati forniti gli elementi per
lefficacia normativa della riperimetrazione delle fasce di inondabilit a seguito di
interventi di sistemazione idraulica.
In particolari casi, lorgano competente dellAdB pu valutare lopportunit di rilasciare il
parere, anzich in occasione delle richieste dei singoli titoli edilizi, in un unico momento
in relazione allo stesso intervento idraulico e quindi alla stessa area che sar messa in
sicurezza, purch siano individuati chiaramente quali sono le porzioni di territorio sulle
quali efficace il parere stesso ed il tipo di interventi edilizi per i quali non occorre una
successiva richiesta di parere, nonch le eventuali condizioni da verificare o rispettare
nei singoli titoli edilizi.

4. ACCORDI PREVENTIVI
Tenuto conto delle considerazioni sopra svolte, che evidenziano la complessit e
delicatezza della questione nonch i livelli di responsabilit conseguente che gravano
su tutti gli interessati, la forma pi adeguata di attuazione della normativa in oggetto
appare la stipula di accordi preventivi, quali accordi di programma, accordi di
pianificazione, programmi complessi, convenzioni, ecc., da sottoscriversi tra tutti gli
Enti che possono essere a vario titolo interessati, quali Regione, Provincia, Comuni,
AdB, ecc., nonch i soggetti privati interessati dalla realizzazione delle opere di messa
in sicurezza idraulica e dagli interventi per i quali sia richiesto il contestuale rilascio del
titolo edilizio.
Nellambito di tali accordi dovranno essere affrontati e disciplinati tutti gli aspetti
delineati in precedenza, ed, in particolare, definiti tempi, finanziamenti, suddivisione dei
compiti e modalit di esecuzione tali da garantire la congruenza delle opere di messa
in sicurezza idraulica con gli interventi da avviare contestualmente alle stesse, e tali da
individuare da un lato le responsabilit e dallaltro i diritti di ciascun sottoscrittore e
contestualmente assicurare la tutela della pubblica e privata incolumit.
Tali accordi appaiono essenziali soprattutto nei casi in cui gli interventi di sistemazione
idraulica non siano ancora iniziati e consentono, tra laltro, di promuovere pi
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Circolare applicativa art. 110-bis l.r. 18/99, relativo alla contestualit


di realizzazione di interventi idraulici ed interventi edilizi

agevolmente iniziative complesse favorendo sinergie, anche del tipo pubblico privato. La norma, infatti, consente, ed anzi incoraggia, lente pubblico ad agire in una
fase preventiva per coinvolgere i soggetti privati che potrebbero beneficiare dagli
interventi, al fine di ricevere da essi contributi, sotto le varie forme possibili, che
consentano la realizzazione od il completamento di opere di interesse pubblico.
Nellaccordo potrebbe pertanto essere anche prevista la destinazione degli oneri di
urbanizzazione ad integrazione della copertura finanziaria dellopera di sistemazione
idraulica, con leventuale impegno a corrisponderli anticipatamente rispetto alleffettivo
rilascio del titolo edilizio.
In conformit allo spirito della norma, si ritiene, infine, che, attraverso i suddetti accordi,
la disciplina prevista possa essere applicabile anche ai casi in cui unarea sia messa in
sicurezza grazie ad interventi localizzati nel territorio di un altro Comune.

Documento 6.1
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AUTORITA DI BACINO DI RILIEVO REGIONALE

LINEE GUIDA PER GLI INTERVENTI DI


RIQUALIFICAZIONE IDROGEOLOGICA E
VEGETAZIONALE NELLE AREE
PERCORSE DAL FUOCO

Documento approvato con


DGR 1142 del 30.09.2005

Documento 6.2

ALLEGATO ALLA DGR 1142/2005


LINEE GUIDA PER GLI INTERVENTI DI
RIQUALIFICAZIONE IDROGEOLOGICA E VEGETAZIONALE
NELLE AREE PERCORSE DAL FUOCO

FINALIT
Ogni anno il territorio della nostra Regione percorsa da incendi boschivi con
ingenti danni non solo al patrimonio naturalistico. Gli incendi, che colpiscono
lattenzione dellopinione pubblica per gli aspetti visivi connessi, soprattutto, se ne
risultano interessate aree di elevato pregio ambientale ovvero messa in pericolo la
pubblica e privata incolumit, assumono, infatti, rilevanza anche sotto il profilo
strettamente idrogeologico. E noto che, oltre ai danni allassetto vegetazionale, effetti
evidenti del passaggio del fuoco sono i fenomeni di degrado, che comportano riduzione
della funzione protettiva della vegetazione sul suolo, modificazioni dirette della
componente pedologica, nonch fenomeni erosivi diffusi ed accelerati, che incidono
sulla suscettivit al dissesto.
A fronte di tali fenomeni la Regione Liguria ha predisposto le seguenti linee guida
che rappresentano le prime indicazioni tecniche applicabili in presenza di criticit
idrogeologiche ed ambientali legate al passaggio del fuoco.
Con le presenti linee guida, che non hanno carattere vincolante anche in
considerazione delle differenti casistiche che un accidente ambientale come il
passaggio del fuoco pu causare, lamministrazione regionale auspica di fornire agli
operatori pubblici e privati UNA BUONA PRATICA utile nella predisposizione di progetti
di riqualificazione territoriale di aree percorse da incendio boschivo, che devono
privilegiare il ricorso alle tecniche di ingegneria naturalistica.
In ogni caso lattuazione degli interventi di riqualificazione idrogeologica e
vegetazionale resta soggetta allambito di applicazione della normativa vigente in
materia ed, in particolare, all art. 10 della legge n.353 /2000, Legge quadro in materia
di incendi boschivi, che dispone: sono vietate per cinque anni, sui soprassuoli percorsi
dal fuoco, le attivit di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con
risorse finanziarie pubbliche salvo specifica autorizzazione concessa dal Ministero
dellAmbiente per le aree naturali protette statali, o dalla Regione 1 competente, negli
altri casi, per documentate situazioni di dissesto idrogeologico e nelle situazioni in cui
sia urgente un intervento per la tutela di particolari valori ambientali e paesaggistici.

Nellattuale assetto di competenze quale risulta dalla l.r. 4/1999 spetta alle Comunit Montane ovvero alle Province

nelle rispettive aree di competenza la valutazione ed il rilascio dellautorizzazione in deroga, qualora ne ricorrano le condizioni, in
quanto enti competenti in relazione alla tutela del vincolo idrogeologico

Documento 6.2
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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

FATTORI DETERMINANTI LA PROPENSIONE AL DISSESTO IN AREE


PERCORSE DA INCENDI BOSCHIVI
Nelle aree boschive percorse da incendi sono evidenti, soprattutto per gli addetti ai
lavori, le problematiche di dissesto idrogeologico indotte dal passaggio del fuoco. Di
seguito si individuano taluni fattori determinanti la propensione al dissesto quali
risultano dallesame della letteratura di settore e da esperienze in campo, che
consentono di individuare lentit dei problemi indotti dagli incendi:
1.

erosione superficiale con perdita di suolo fertile;

2.

alterazioni chimico-fisiche dei suoli;

3.

diminuzione della capacit di infiltrazione;

4.

riduzione dei tempi di corrivazione;

5.

erosione accelerata incanalata.

Nei primi due casi si tratta di impatti di tipo geopedologico, riscontrabili nel breve
periodo, se si considera che le perdite di suolo avvengono nel corso dei due mesi
successivi allincendio. Gli altri aspetti interessano, propriamente il dissesto
idrogeologico e si esprimono nel medio e lungo periodo.
Appare evidente come le criticit suddette siano strettamente legate tra loro, e tali
da innescare elementi di criticit idrologica sino a veri e propri fenomeni di propensione
alla desertificazione e allinstaurarsi di nuove fitocenosi con caratteristiche a volte
differenti rispetto alla copertura vegetale pre-incendio .
I processi di danno idrogeologico hanno luogo a partire in presenza di temperature
che alterano sensibilmente le caratteristiche chimico-fisiche dei suoli; i dati vanno da
temperature di circa 170 C per incendi di residui di vegetazione erbacea (stoppie o
praterie ad erbe alte), fino ad 850 C negli incendi di bosco.
A tali temperature le alterazioni dei suoli sono molto importanti; in condizioni
particolari si forma uno strato idrorepellente, formato da sostanza organica migrata
verso il basso dopo un processo di pirolisi; tale strato idrorepellente subsuperficiale
determina condizioni di maggiore ritenzione idrica sul sottile strato soprastante che, in
presenza di piogge, facimente soggetto ad erosione accelerata.
Anche le caratteristiche fisiche dei suoli sono profondamente modificate; il suolo
perde plasticit, si riduce la porosit (e la capacit di ritenzione idrica) e si perde la
coesione; in definitiva, vengono favorite le condizioni di erosione del suolo stesso.
Dal punto di vista chimico, vero che lincendio, nel breve periodo, rende disponibili
elementi inorganici facilmente solubili ed assimilabili da parte del terreno,
aumentandone sostanzialmente la fertilit, ma occorre sottolineare che tali elementi
sono anche molto pi facilmente erodibili con le prime piogge; infatti prima dellincendio
erano presenti in composti organici legati al suolo, risultando pi difficilmente
asportabili dalle piogge.
In caso di asportazione della copertura i suoli vengono pesantemente esposti
allerosione, con la seguente cadenza di fasi:
- splash erosion: indotta dallimpatto diretto delle gocce sul suolo, determina la
disgregazione del suolo, la fluidificazione della componente humifera e
locclusione dei pori;
- sheet erosion: o erosione laminare, in terreni a bassa pendenza;

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

- rill erosion e gully erosion: erosione in rivoli e erosione incanalata, in terreni a


media e forte pendenza
La quantit di suolo erosa nel corso di un anno risulta molto influenzata dalla
intensit con cui il fuoco ha aggredito il bosco ma rispetto ad una area ricoperta da
vegetazione, il suolo asportato dopo il passaggio di un incendio particolarmente
devastante per il substrato pedologico, pu essere anche 35 volte superiore lerosione
normale mentre un fuoco leggero implica una erosione di circa cinque volte la normale
asportazione.
Anche la ridotta capacit di infiltrazione rappresenta un problema importante nel
sistema idrogeologico e idrologico del post-incendio sia per la ridotta o nulla attivit di
veicolazione dellacqua nel suolo da parte dellapparato radicale sia per la minore
porosit del suolo stesso sia per la formazione nel corso dellincendio di livelli
idrofobici dovuti alla deposizione di sostanze idrorepellenti come sopra ricordato.
Il calore prodotto da un incendio boschivo pu far diminuire, per un limitato lasso di
tempo, anche 80 volte la normale capacit di infiltrazione di un suolo.
In termini stagionali, lerosione del suolo di maggiore consistenza avviene nei mesi
immediatamente successivi allincendio, soprattutto in corrispondenza delle piogge
autunnali successive allincendio estivo.
Tali perdite di suolo sono particolarmente gravi soprattutto in considerazione della
lentissima pedogenesi che caratterizza gran parte dei suoli liguri con particolare
riferimento ai substrati serpentinosi.

AZIONI PRIORITARIE DI INTERVENTO


In funzione del tipo e dellintensit dellincendio si possono generare danni di
diversa entit, che, nei migliori dei casi, determinano danni alla vegetazione e perdite
di suolo piuttosto contenuti, che consentono il recupero dellassetto del territorio in
pochi anni, prescindendo da valutazioni di ordine ecologico sulle modificazioni
comunque indotte alla vegetazione, al suolo ed alla fauna.
Nel caso, invece, di danni di maggiore rilevanza che possono essere percepiti sia in
termini estetico-paesaggisti sia, soprattutto, in termini di danno al soprassuolo ed alla
sua funzionalit idrogeologica, presumibile che incendi di forte intensit possano
provocare danni allassetto del territorio ed il recupero naturale delle aree sia lento e
parziale.
Di fronte ad una situazione di degrado quale quella che si presenta agli operatori del
settore nellimmediatezza dellincendio boschivo si suggerisce, pertanto, di intervenire
tenuto conto delle seguenti indicazioni:

intraprendere, in tempi contenuti, le azioni necessarie ad evitare ulteriori


fenomeni di degrado;

pianificare e progettare interventi combinati di difesa del suolo e recupero della


copertura vegetazionale;

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

utilizzare, prioritariamente, tecniche a basso impatto ambientale per le opere di


difesa del suolo;

utilizzare, prioritariamente, criteri ecologici e di selvicoltura naturalistica nella


ricostruzione della vegetazione;

reintegrare, per quanto possibile, le perdite di sostanza organica e di biomassa


vegetale mediante il reimpiego di materiali naturali (materiali legnosi, prodotti
derivati da compostaggio,ecc.).

Considerate le difficolt di recupero di aree totalmente distrutte dal fuoco, appare,


altres, opportuno che sia accuratamente studiata e predisposta la fase di
progettazione degli interventi di sistemazione idraulico-forestale e di recupero
ambientale, da affidare a professionalit con competenze multidisciplinari, esperti, in
particolare, in materia di Ingegneria naturalistica, dinamiche vegetazionali e dissesto
dei versanti.

INDICAZIONI PER LIDENTIFICAZIONE DELLE AREE A PRIORIT DI


INTERVENTO
Come noto le aree percorse da incendio boschivo possono presentare una propria
intrinseca fragilit dovuta principalmente:
1. al degrado delle capacit di salvaguardia idrogeologica, con conseguente elevato
trasporto solido, maggiori tempi di corrivazione e possibile innesco di frane
superficiali;
2. alla perdita di suolo fertile con conseguenti situazioni di propensione alla
desertificazione e, con particolare riferimento allambiente ligure, alla perdita di
elementi vegetazionali di pregio.
La maggiore propensione al dissesto, in caso di piogge particolarmente intense, si
manifesta nelle aree acclivi con coltre detritica di potenza anche non elevata, ed in
particolare in aree gi soggette a movimenti gravitativi, mentre le vie preferenziali per
lallontanamento del consistente trasporto solido prodotto risulta ovviamente il reticolo
idrografico del bacino idrologico interessato.
Le condizioni geomorfologiche e orografiche del sito nonch lo stato di
urbanizzazione del territorio a valle del sito stesso rappresentano, pertanto, i fattori di
maggiore criticit, che gli Enti competenti sono chiamati a tenere presente ai fini
dellindividuazione delle priorit di intervento.
Gli elementi fondativi per un primo screening mirato a stabilire la maggiore o minore
criticit del sito percorso da incendio anche in funzione degli elementi a rischio presenti
sul territorio a valle dello stesso, sono desumibili dalla cartografia tematica e dalle
conseguenti carte di sintesi dei Piani di bacino vigenti.
In funzione degli elementi deducibili dalle cartografie citate e dalle conoscenze
idrologiche dei Piani di Bacino sono, infatti, individuabili aree che, tenuto conto delle
situazioni idrogeologiche ed idrauliche particolarmente critiche, risultano

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potenzialmente pericolose per gli elementi antropici presenti a valle ovvero allinterno
delle stesse e pertanto da ritenersi a rischio.
Di seguito si individua un primo elenco di fattori che, se presenti nellareale in esame,
costituito dalla zona percorsa dallincendio boschivo e dalla sua immediata espansione
a valle, possono rendere lo stesso come areale a rischio in caso di piogge
particolarmente intense.
1. Sono state interessate da incendio boschivo aree in frana attiva (pg4), aree con
suscettivit al dissesto elevata o in frana quiescente (pg3) e media (pg2) solo se
queste ultime presentano particolari criticit geomorfologiche desumibili dalla carta
geomorfologica stessa;
2. Larea, particolarmente acclive, percorsa da incendio sottende un elemento a
rischio ovvero lo stesso risulta in prossimit di un corso dacqua o di un impluvio
direttamente interessato dallincendio boschivo;
3. In prossimit dellelemento a rischio e comunque a valle di una estesa area
interessata da incendio il corso dacqua presenta elementi idraulici di particolare
criticit quali tombinamenti, ponti non verificati etc.
4. sono state interessate da incendio boschivo aree antropizzate quali discariche di
rifiuti inerti, terrapieni etc, boscate prima del passaggio del fuoco.

Indirizzi progettuali
Si indicano di seguito alcuni indirizzi progettuali utili per la stesura del progetto di
riqualificazione e di mitigazione del rischio dellarea dinteresse. Si ritiene, infatti,
opportuno che:
1. le opere di salvaguardia siano realizzate prioritariamente lungo le aree prospicienti i
corsi dacqua;
2. gli interventi applichino, per quanto possibile, tecniche di ingegneria naturalistica
(IN) recuperando i materiali di risulta presenti in situ o utilizzando materiali di
origine comunque naturale;
3. le opere per il consolidamento e il trattenimento del suolo consistano
prevalentemente in briglie in legname e pietrame o palizzate utilizzando, ove
possibile, le ceppaie rimaste se presentano ancora le necessarie capacit di
ancoraggio al substrato;
4. il materiale legnoso morto sia in piedi che a terra sia riutilizzato in opere di I.N. e,
pertanto, reso solidale al terreno ovvero asportato dal sito in questione o cippato
sul luogo stesso al fine di evitarne la fluitazione e la conseguente ostruzione di
manufatti in alveo ;
5. le vie di accesso alle aree di cantiere siano realizzate con tutti gli accorgimenti
necessari ad evitare fenomeni di infiltrazione preferenziale delle acque di
ruscellamento ed ad aumentare, comunque, la propensione al dissesto;
6. nel caso in cui si debba intervenire in aree interessate da frane attive o quescienti o
coltri superficiali con potenza tale da poter essere causa di frane superficiali se

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

intaccate, siano posti preventivamente in opera tutti gli accorgimenti necessari alla
prevenzione del possibile dissesto;
7. per la ricostituzione del suolo e della sua frazione organica, a supporto di possibili
operazioni di idrosemina e stesura di bio reti, sia utilizzato, tra laltro, il materiale
cippato nonch, se del caso in aree campione e previa verifica qualitativa del
materiale , compost di qualit;
8. si proceda ad una valutazione comparativa delle fitocenosi esistenti prima
dellincendio e del nuovo assetto vegetazionale dellarea interessata dagli
interventi, tenuto conto della capacit di recupero spontaneo delle fitocenosi
incendiate;
9. sia previsto un programma di gestione e manutenzione dellarea interessata
dallintervento.

Risultati attesi
Dallapplicazione dei sopra citati indirizzi progettuali possono derivare i seguenti
risultati ad avvenuta realizzazione degli interventi di riqualificazione dellarea con le
modalit indicate nel presente documento:
1. la regimazione delle acque superficiali e il conseguente ripristino della funzionalit
idrogeologica dellarea al fine di:
a) limitare il trasporto solido e la conseguente perdita di suolo;
b) evitare linnesco di movimenti franosi anche superficiali recuperando le aree in
dissesto anche di limitata potenza;
c) riportare i tempi di corrivazione a valori naturali recuperando la permeabilit
propria del suolo e la sua capacit di infiltrazione diffusa;
2. la messa in sicurezza degli elementi, che in occasione di eventi meteorologici
anche non eccezionali, possono ostruire le opere in alveo poste a valle;
3. la ricostituzione di un soprassuolo confacente con le caratteristiche vegetazionali
del sito e, per quanto possibile, gli ambienti naturali distrutti dal passaggio del fuoco
se in linea con gli indirizzi di programmazione forestale della Regione Liguria.

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

TECNICHE DI DIFESA DEL SUOLO E DI RECUPERO AMBIENTALE


Le problematiche da affrontare nel recupero delle aree percorse dal fuoco sono
sostanzialmente le seguenti:
1. la sistemazione dei versanti e dei corsi dacqua con interventi di difesa del suolo e
di ricostituzione del substrato pedologico;
2. la ricostituzione della copertura vegetazionale.
Le diverse fasi che verranno illustrate devono essere naturalmente intese come
complementari tra loro. La ricostituzione della copertura vegetazionale si attua, infatti,
contestualmente alla realizzazione delle opere di ingegneria naturalistica, cos come la
stabilizzazione di un area in erosione superficiale si ottiene sia con strutture specifiche
che con rivestimenti vegetativi, con semine, ecc..
Nel presente paragrafo vengono descritte alcune tecniche ed alcuni accorgimenti
tecnici, che possono essere osservati nella progettazione e, soprattutto, nella
esecuzione di interventi di difesa del suolo e di recupero ambientale, che possono
identificarsi nel generico settore delle sistemazioni idraulico-forestali. Si tratta,
comunque, di indirizzi progettuali da non intendersi come indirizzi standardizzati e
codificati e sar cura del tecnico effettuare eventuali modifiche o migliorie finalizzate
alladattamento dellintervento alle singole zone.
Quanto agli interventi prevalgono, in particolare, quelli che vengono, di solito,
individuati come interventi estensivi di sistemazione dei versanti, diretti
principalmente al contenimento ed alla sistemazione di fenomeni erosivi e di
movimento di terreno superficiali.
In genere, nelle aree percorse dal fuoco della Regione Liguria gli interventi di
riqualificazione ambientale sono, prioritariamente, attuati con interventi di Ingegneria
naturalistica ove le condizioni risultino favorevoli .
Resta inteso che le opere devono, comunque, essere caratterizzate da basso
impatto ambientale, intendendo con tale espressione non solo laspetto estetico
dellopera, che deve ben inserirsi nel paesaggio, ma soprattutto laspetto funzionale,
che deve adattarsi alle singole condizioni della zona di intervento.
Quanto alle opere di ingegneria naturalistica, si rinvia a quanto indicato dalla
Regione Liguria nel manuale Opere e tecniche di ingegneria naturalistica e
recupero ambientale e nello schema di Contratto e capitolato speciale
dappalto per opere di Ingegneria Naturalistica.
Si richiama, peraltro, lattenzione sui seguenti aspetti tecnico -funzionali delle opere
di ingegneria naturalistica finalizzati al recupero delle aree percorse dal fuoco:
1. impiego di materiali legnosi, fibre biodegradabili, ecc., che, oltre a fornire strutture e
supporto alle opere di rinverdimento, apportano consistenti quantit di sostanza
organica ai suoli;
2. efficace azione di completamento per lattecchimento della vegetazione posta a
dimora nelle strutture;
3. sviluppo di condizioni microclimatiche ed edafiche favorevoli alla vegetazione,
soprattutto nelle condizioni di difficolt ed aridit dei siti in oggetto;

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

4. modularit e facile adattabilit di molte tecniche a situazioni anche molto


diversificate, oltre che elasticit e leggerezza delle strutture;
5. facilit di trasporto dei materiali;
6. buon inserimento nel paesaggio;
7. utilizzo di materiale anche parzialmente combusto, di risulta dai tagli di bonifica
dellarea.
Quanto alle tipologie di intervento realizzabili nelle aree percorse da fuoco mediante
tecniche di I.N. le principali possono essere cos elencate:
-

interventi di sistemazione del terreno;

opere di consolidamento al piede;

opere di stabilizzazione superficiale;

opere di rivestimento vegetativo.

Interventi di sistemazione del terreno


Rientrano in questo ambito gli interventi di preparazione dellarea, di profilatura di
scarpate, ecc. . In relazione alla delicatezza delle aree di intervento, dove il suolo ed il
terreno sono risorse preziose, appare opportuno

riutilizzare i materiali di risulta per il ricarico di aree con limitati profili pedologici, e
per il riempimento di opere di I.N.;

limitare al massimo i movimenti terra e favorire la pedogenesi in caso assenza di


suolo;

in caso di riporti di terreno, privilegiare il rinterro delle opere di I.N. e la posa del

Opere di consolidamento al piede


Comprendono le opere di I.N. con maggiore utilizzo delle strutture in legname e/o di
altri materiali morti. Si tratta in genere di strutture, che consentono, infatti, il
consolidamento al piede di fenomeni di dissesto. Le principali sono:
1. palificata viva in legname a doppia parete:
lopera di maggiore utilizzo tra quelle di consolidamento al piede. Pu essere
utilmente impiegata per:
-

la sistemazione al piede di limitati fenomeni franosi e scarpate stradali;

la formazione di gradonature per il rimodellamento dei versanti;

la sistemazione di erosioni incanalate in solchi e calanchi;

il consolidamento a valle di tracciati forestali e di servizio;

la formazione di linee di drenaggio in impluvi, con riempimento in pietrame nelle


parti interessate da ruscellamento dellacqua.

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

Considerata la limitata potenza media del suolo, gli scavi di fondazione possono
essere poco approfonditi e, comunque, realizzati tenuto conto della presenza della
roccia. In ogni caso deve essere mantenuta la contropendenza a monte.
Tale tipologia di opera offre il grande vantaggio della modularit, della leggerezza
e del trasporto del materiale. Il terreno di riempimento rappresenta un punto di facile
attecchimento e sviluppo della vegetazione. In caso di limitata disponibilit di terreno
in loco o di sterilit dello stesso, il riempimento potr essere effettuato in parte con
terreno e detrito locale, in parte con terreno di riporto, compost, chips legnosi, ecc..
2. palificata viva in legname a parete semplice:
pu essere utilmente impiegata per:
- la sistemazione al piede di piccoli fenomeni franosi e scarpate stradali;
- la formazione di gradonature sui versanti per piccoli rimodellamenti;
- il consolidamento a valle di tracciati forestali e di servizio;
In relazione alle limitate necessit di terreno per il loro riempimento possono
essere utili in zone con limitata disponibilit di materiali per i rinterri in loco,
mantenendo buone condizioni per lattecchimento di piantine e semine.
Offre il grande vantaggio della modularit, della leggerezza e del trasporto del
materiale.
3. scogliera rinverdita:
un opera poco utilizzata per la sistemazione dei versanti, considerata la necessit di
accesso al sito di intervento con mezzi di trasporto pesanti e della mobilizzazione dei
massi con mezzi meccanici pesanti.
Pu, comunque, essere usata per :
- la sistemazione al piede di fenomeni franosi e scarpate stradali;
- la formazione di gradonature sui versanti per il loro rimodellamento;
- la sistemazione di erosioni incanalate in solchi e calanchi;
- il consolidamento a valle di tracciati forestali e di servizio;
In caso di utilizzo di massi di limitate dimensioni (per sistemazione di piccole
scarpate stradali, nicchie di erosione e piccoli impluvi sui versanti, ecc.) possono
essere realizzate strutture con pietrame a secco, riutilizzando materiale locale in zone
ad elevata pietrosit, con caratteristiche simili ai muri a secco.
Non presentano elementi particolarmente favorevoli per lo sviluppo di piantine, fatti
salvi eventuali riporti e riempimenti a tergo con terreno
4.gabbioni rinverditi:
valgono le considerazioni usualmente effettuate per limpiego di gabbioni. Il loro
impiego pu essere favorevole in presenza di abbondante pietrosit, che pu essere
reimpiegata per il loro riempimento.
Possono, comunque, essere usati per :
- la sistemazione al piede di limitati fenomeni franosi e scarpate stradali;

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

- la sistemazione di erosioni incanalate in solchi e calanchi;


- il consolidamento a valle di tracciati forestali e di servizio.
Non rappresentano una struttura particolarmente favorevole per lo sviluppo della
vegetazione in aree a forte aridit media.
5.briglie in legname e pietrame:
presentano i vantaggi delle palificate in legname a doppia parete, con costi maggiori
per il riempimento con pietrame e per la formazione della gveta. Sono utilizzabili per:
- la sistemazione di erosioni incanalate in solchi e calanchi, con abbondante
presenza di acqua che debba essere convogliata con la gveta;
- la sistemazione di corsi dacqua.
Al fine di sfruttare il rinterro della struttura per la posa delle piante, il riempimento
con pietrame potr essere limitato al nucleo centrale della briglia, intorno alla gveta. Il
riempimento delle ali della briglia con terreno consente di porre a dimora piantine per il
recupero della copertura vegetale.
6. terre armate:
possono essere utilizzate quando vi sia disponibilit di materiale terroso in loco oppure
sia agevole il trasporto di materiali di riporto ed offrono il grande vantaggio della
modularit, della leggerezza e del trasporto del materiale.
Non favoriscono, invece, lo sviluppo delle piantine in zone a forte aridit.

Opere di stabilizzazione superficiale


Comprendono le opere di I.N. maggiormente utilizzate nella sistemazione di aree
percorse dal fuoco, grazie al loro impiego in zone con scarsa potenza del terreno e
laddove sia necessario contenere fenomeni erosivi superficiali e diffusi.
1. palizzate semplici:
consistono nella posa di picchetti infissi nel terreno e pali di legname con diametro
(d)=10-15 cm. disposti trasversalmente a tergo. Sono ottime strutture di stabilizzazione
superficiale in terreni di scarsa potenza, leggere, modulabili in tutte le situazioni. Il
rinterro a tergo di spessore limitato ma sufficiente per lo sviluppo di piantine e
semine. Possono essere impiegate per:
-

la sistemazione estensiva di tratti di versante in erosione diffusa;

la formazione di gradonature sui versanti per piccoli rimodellamenti;

il consolidamento di piccoli solchi di erosione, di profondit massima di 30-40


cm.;

la stabilizzazione di piccoli movimenti franosi e scarpate stradali.

I picchetti infissi nel terreno devono essere preferibilmente di legno; in caso di roccia
subaffiorante, detrito, ecc. si potranno utilizzare piloti in acciaio, anche ad aderenza
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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

migliorata. Ove possibile saranno, comunque, preferibili i picchetti in legno per evitare
la posa di ostacoli potenzialmente pericolosi sui versanti.
Le palizzate devono essere disposte in piccoli tratti di 4-5 m. di sviluppo, alternati sui
versanti, con andamento irregolare; tali accorgimenti tecnico-costruttivi sono
particolarmente importanti in aree ampie come quelle percorse dal fuoco, in relazione
allinserimento paesaggistico dellintervento.
Nel rinterro a monte la posa di compost, terre di coltivo ed altro materiale organico
(paglia, chips legnosi, ecc.) migliora le condizioni di attecchimento delle piantine.
2.graticciate, viminate morte:
consistono nella posa di picchetti infissi nel terreno e fasci di ramaglia morta posti a
tergo o ad intreccio tra i picchetti. Sono strutture utilizzabili solo in caso di forte
disponibilit di materiale vegetale sul terreno. In caso contrario la ramaglia non svolge
efficace azione di contenimento del terreno e non apporta consistente sostanza
organica al suolo.
Si tratta di strutture, da utilizzare solo dove il rinterro a monte sia di quantit e
qualit tale da garantire un rapido attecchimento delle piantine.
Laddove vi sia disponibilit di ramaglia fine, la situazione migliore la cippatura ed il
reimpiego dei chips sul terreno.
3.grata viva:
tra le opere di stabilizzazione superficiale la pi massiccia e la pi onerosa. Offre
indubbi vantaggi per la stabilizzazione e la ricostituzione della vegetazione in aree a
fortissima pendenza e roccia affiorante, spesso in abbinamento con palificate a doppia
parete. Pu essere utilizzata per:
-

la sistemazione del corpo di scarpate in scavo;

la ricostituzione del terreno e della copertura vegetale di zone a roccia


subaffiorante;

la stabilizzazione a valle di tracciati forestali e di servizio.

Anche in questo caso, il rinterro delle maglie della struttura, piuttosto limitato, pu
essere integrato con materiali ad alta componente di sostanza organica (compost, terre
di coltivo, ecc.), a vantaggio delle piantine e delle semine.

Opere di rivestimento vegetativo


Rappresentano un completamento fondamentale degli interventi di riqualificazione
del suolo nel caso specifico del recupero delle aree percorse dal fuoco.
Dalle opere di rinverdimento collegate alle opere di I.N. prendono, infatti, avvio i
processi di colonizzazione del terreno da parte della vegetazione.
1.posa di reti antierosione:
il settore dove il mercato offre la maggiore variet di prodotti e materiali specifici,
con reti, feltri, georeti, ecc. . Si suggerisce di definire, in fase di progettazione, le
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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

specifiche di prodotto pi dettagliatamente possibile, al fine di evitare confusioni


terminologiche e la fornitura di materiali non previsti.
Trovano ampio campo di applicazione in:
-

sistemazione di intere porzioni di versante in forte erosione superficiale diffusa,


previe piccole operazioni di livellamento del terreno;

sistemazione di scarpate stradali;

sistemazione superficiale di movimenti franosi.

Si sottolinea che la funzione delle reti antierosione esclusivamente quella di


contenimento dellerosione, al fine di facilitare lattecchimento delle sementi e delle
piantine poste a dimora, fornendo anche un equilibratore dellumidit al suolo ed un
apporto di sostanza organica. Proprio in riferimento a queste funzioni ed alla situazione
dei suoli, si consiglia di utilizzare sempre reti biodegradabili (juta, cocco, ecc.) che
svolgono efficaci azioni antierosive, trattengono umidit ed apportano S.O. con la loro
degradazione. Reti plastiche tridimensionali, miste di materiali plastici e ferrosi, ecc.
non offrono particolari vantaggi, devono essere rinterrate per funzionare e non essere
impattanti sul paesaggio (altrimenti permangono come macchie scure sul terreno).
2. idrosemine:
una tecnica ampiamente utilizzata, con numerosissime varianti, brevettate e non,
con grande scelta di materiali. In linea generale, consigliabile il ricorso ad idrosemine,
ricche di substrati organici di coltivazione (mulch, cellulosa, fibre varie, ecc.), concimi,
terricci e collanti evitando idrosemine a basso costo con soli collanti e pochi concimi; in
quanto i risultati sono inferiori a quelli conseguibili con buone semine manuali.
3.semine:
si intendono le semine manuali, effettuate a spaglio da personale a terra.
Prescindendo dalla scelta delle sementi, le semine daranno buoni risultati se
localizzate in zone con presenza di terreno; dove il substrato pedologico limitato,
sarebbe opportuno effettuare semine protette con materiali vegetali di risulta da tagli
del fieno, da paglia, compost e/o chips legnosi. La formazione di un feltro di sostanza
organica favorisce la ritenzione idrica, a favore della germinazione del seme, ed
apporta sementi e sostanza organica al terreno
Quanto ai materiali legnosi per le strutture di I.N. opportuno utilizzare legname
ad alta durabilit, scelto tra i seguenti:

legname di castagno scortecciato;

legname di resinose impregnato a pressione.

Nelle aree percorse dal fuoco , peraltro, utilizzabile il legname di risulta dalle
operazioni di bonifica della vegetazione colpita dallincendio, purch risulti ancora
funzionale per almeno del proprio volume e purch sia impiegato per opere di
stabilizzazione superficiale, quali palizzate semplici per sviluppare principalmente la
funzione di contenimento del suolo lungo i versanti soggetti ad erosione diffusa
escludendo palificate e grate. Per queste ultime il legname di risulta potr essere
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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

impiegato solo valutando, caso per caso, che le funzioni strutturali possano ancora
essere svolte efficacemente. Inoltre dovr essere particolarmente curato il rinterro di
tali opere, eventualmente con parti di compost, concimi e/o terre ricche di humus,
nonch la scelta delle specie di nuovo impianto.
In sostanza, si pu accettare una minore durabilit dei materiali strutturali (legname)
a fronte di una maggiore attenzione per lo sviluppo di vegetazione con funzione di
consolidamento del suolo.
Resta, comunque, inteso che limpiego di legname di risulta dalle operazioni di
bonifica, adatto in termini dimensionali, risulta, comunque, preferibile sia per i costi
contenuti sia per il reimpiego di biomasse legnose che, a lungo termine, contribuiranno
al riequilibrio della sostanza organica al suolo, asportata dallincendio. In tale senso, i
materiali di risulta dalle operazioni di bonifica non dovranno essere oggetto di
abbruciamento, fatti salvi quei casi in cui vi possano essere rischi concreti di innesco di
nuovi incendi, con interessamento di elementi a rischio.

GLI INTERVENTI DI RECUPERO E Di RICOSTITUZIONE DELLA VEGETAZIONE


La resilienza della vegetazione, che definisce la capacit di ritornare alle condizioni
iniziali a seguito degli incendi, varia in funzione delle forme biologiche presenti e del
tipo di riproduzione successiva al passaggio del fuoco. Il fuoco , infatti, un
componente naturale dellecosistema mediterrane, che ha avuto un ruolo fondamentale
nella determinazione dellattuale paesaggio vegetale.
Le specie legnose sempreverdi della macchia e della lecceta hanno, in genere,
capacit di ripresa vegetativa tramite lemissione di polloni dagli organi ipogei non
bruciati, mentre producono pochi semi. Le specie con capacit di ripresa vegetativa
posseggono poi un sistema radicale pi sviluppato delle specie legnose con
rigenerazione da seme, che garantisce un miglior consolidamento del suolo.
Le conifere sono, in genere, specie con rigenerazione da seme, producono
moltissimi semi, ma non hanno capacit di ripresa vegetativa.
Nel bacino del Mediterraneo levoluzione delle fitocenosi in presenza del fuoco ha
premiato le specie sempreverdi con capacit di riproduzione vegetativa (leccio, fillirea,
lentisco alaterno, etc.) rispetto alle specie sempreverdi a riproduzione da seme (pini,
cisti).
Ne risulta una miglior efficienza della macchia e della lecceta rispetto al
bosco di conifere, nella maggioranza dei casi di impianto artificiale, nel
recupero della vegetazione e nella difesa del suolo.
La resilienza della vegetazione mediterranea nella capacit di ricostituire lassetto
vegetazionale preesistente lincendio trova, peraltro, un limite nella frequenza degli
incendi. Gli incendi ripetuti alterano la vegetazione mantenendola negli stadi pionieri e
causano limpoverimento del suolo e lerosione. Tale degradazione irreversibile
comporta la distruzione della foresta sempreverde mediterranea e la comparsa di una
gariga a cisti ed eriche. Il degrado del suolo pu essere talmente avanzato che, anche
cessando limpatto, il recupero della vegetazione verso le forme pi evolute
particolarmente difficoltosa.
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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

Gli interventi di recupero e di ricostituzione della copertura vegetale costituiscono,


pertanto, una operazione difficile e delicata, in considerazione delle condizioni delle
aree percorse da incendi molto intensi, dove i danni al soprassuolo sono stati
pressoch totali ed i danni ai suoli sono stati rilevanti. Lo stato di degrado, infatti, pu
peggiorare con il trascorrere del tempo dal momento dellincendio sempre in funzione
dellasportazione delle componenti fertili del terreno.
Inoltre le scelte relative alla ricostituzione della vegetazione non sono generalizzabili
o codificabili, in considerazione della variabilit propria del settore vegetale. Appare,
peraltro, preferibile che lintervento di ricostituzione della vegetazione sia avviato
laddove siano gi presenti le opere di I.N. in considerazione della maggiore
disponibilit di terreno, della maggiore porosit dovuta al riporto del terreno, del
migliore mantenimento dellumidit, ecc., evitando la posa di piantine isolate su terreno
privo di copertura, specialmente se di specie arboree climaciche.
Sar, comunque, difficile ottenere coperture continue in tempi ridotti considerate le
difficolt e lo stato di degrado delle aree percorse da incendi a forte intensit. Anche
per questo motivo la scelta di arbusti ricostruttori sembra fondamentale per il recupero
ambientale delle aree interessate.
Si forniscono, di seguito, alcune indicazioni tecniche, che consentono di effettuare le
scelte operative pi consone al sito di intervento individuando le specie pi adatte al
sito stesso.
1. trattamento della eventuale vegetazione esistente:
Nel caso di trattamento della vegetazione esistente valgono i seguenti indirizzi
generali:
bonifica della vegetazione:
si intende leliminazione del materiale legnoso morto in piedi per combustione
e/o attacchi parassitari, ecc.. Si procede al taglio al colletto di tutte le piante, che
saranno sramate e depezzate in misure adatte ad un eventuale reimpiego in opere
di I.N. quando lo stato di degrado ed i diametri del legname siano soddisfacenti. La
ramaglia ed il materiale minuto devono essere preferibilmente sminuzzate con
cippatrice, ridotto in scaglie (chips), che potranno essere reimpiegate sul terreno.
In mancanza di viabilit per laccesso della cippatrice, la ramaglia potr essere
concentrata in piccoli mucchi e sminuzzata con la motosega, in pezzi da 40-50 cm.
massimo, in modo da facilitarne la decomposizione sul terreno e la cessione di
sostanza organica. Il legname non utilizzabile per opere di I.N. potr comunque
essere depezzato e posato sul terreno, lungo le curve di livello, fissandolo
sommariamente con picchetti reperiti in loco o altro, svolgendo comunque una
azione di rallentamento dellacqua.
trattamento delle ceppaie di latifoglie:
le latifoglie hanno la capacit di emettere polloni dal colletto della ceppaia.
Lentit ed il vigore di tale ricaccio sar direttamente dipendente dai danni subti
dalla ceppaia stessa, ma raramente sono state osservate ceppaie completamente
danneggiate. In ogni caso preferibile procedere ad un taglio selettivo, a favore
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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

dei ricacci esistenti, eliminando i fusti morti in piedi; nel caso in cui tale operazione
sia materialmente difficoltosa e purch i ricacci siano giovani, si provvede al
rinnovo della ceppaia, tagliando tutti i polloni al di sotto del loro punto di inserzione,
favorendo la ripresa vegetativa della ceppaia. Per i materiali di risulta valgono le
stesse considerazioni gi fatte per la bonifica.
2. impianto della vegetazione ex-novo
Per limpianto della vegetazione ex-novo, valgono i seguenti criteri generali:

effettuare rilievi, anche speditivi, della composizione della vegetazione


esistente e nelle aree limitrofe con caratteristiche analoghe allarea percorsa
dal fuoco;

valutare se la composizione specifica di aree indisturbate dal fuoco, anche se


in analoghe condizioni, sia applicabile nellarea percorsa dal fuoco, dove le
condizioni di degrado sono maggiori.

utilizzare prevalentemente arbusti ricostruttori autoctoni, impostando il


recupero della vegetazione dagli stadi iniziali, in relazione sempre allo stato di
degrado dellarea;

impostare limpianto di arbusti in misura pari ad almeno il 70-90 % della


composizione specifica del nuovo impianto di vegetazione;

riservare una quota del 10-30 % alle specie arboree, che, in ogni caso,
dovranno essere scelte tra quelle pioniere, proprie degli stadi di transizione tra
gli arbusteti ed il bosco;

evitare limpiego di specie climatiche (le specie che costituiscono lo stadio


finale del soprassuolo, in assenza di disturbi),come ad es. il leccio, che
potrebbero incontrare serie difficolt in aree molto esposte e degradate, sia
nel suolo che nella copertura vegetazionale;

nel miscuglio delle specie arbustive, riservare una quota del 30-40 % a
leguminose (come le ginestre) che consentono buone garanzie di
attecchimento ed ottime qualit di miglioramento del suolo, a vantaggio anche
delle altre specie;

anche nelle specie arboree, almeno in piccole aree ristrette e/o nellambito di
eventuali parcelle pilota, riservare una quota minima a leguminose arboree
come la mimosa, lalbero di Giuda, ecc., al fine di verificare le capacit di
miglioramento del suolo e di aumento dellaccrescimento;

nella scelta del miscuglio di sementi per le idrosemine e le semine manuali,


usare sempre miscugli molto diversificati, purch di specie adatte ai siti di
intervento;

nel miscuglio per le semine inserire sempre specie arbustive (ginestre) e


leguminose erbacee (ginestrino, trifoglie, erba medica, ecc.) purch
compatibili con il sito, in misura pari ad almeno il 25-35 % del miscuglio;

per quanto riguarda il materiale vegetale di impianto, privilegiare la fornitura di


vivai esistenti in loco;

utilizzare sempre, salvo casi particolari, piantine con pane di terra (fitocella,
paper pot, ecc.) per ridurre gli stress di impianto;

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

utilizzare sempre piante giovani (1-2 anni) che meglio si adattano alle difficili
condizioni dei siti di intervento;

non utilizzare talee di salici nelle opere di ingegneria naturalistica in aree


litoranee, salvo casi specifici valutati dal tecnico (in zone di ristagno idrico,
impluvi, ecc.);

utilizzare chips legnosi per la pacciamatura intorno alle piantine, per il


mantenimento dellumidit.

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

ALLEGATO 1
INDICAZIONI PROGETTUALI
Di seguito si forniscono talune indicazioni, desunte dalla normativa sui lavori
pubblici, per la redazione di un progetto di recupero di un area percorsa dal fuoco,
articolato per approfondimenti tecnici successivi, utilizzabili dagli operatori pubblici e
privati impegnati nella riqualificazione del territorio.
PROGETTO PRELIMINARE
Rappresenta la fase di avvo della progettazione ed finalizzato alla definizione dei
criteri tecnici fondamentali del progetto, i costi, la sua fattibilit. Nel caso specifico di un
progetto di opera di recupero si suggerisce di sviluppare la progettazione avendo
presente la seguente documentazione tecnica:
relazione tecnico-illustrativa, articolata in:
- inquadramento dellopera, del finanziamento, delle motivazioni;
- descrizione dello stato attuale, negli aspetti vegetazionali, di degrado e
dissesto idrogeologico, di elementi a rischio;
- indicazioni di progetto, con individuazione degli obiettivi e dei criteri di scelta
del progetto, individuazione e descrizione degli interventi;
- valutazioni sulla fattibilit dellopera, con riferimento alla documentazione
geologica preliminare;
- valutazioni sulla disponibilit delle aree ed eventuali espropri o occupazioni
temporanee;
- cronoprogramma delle fasi attuative;
- individuazione delle operazioni di accessibilit al cantiere, di manutenzione
delle opere;
- prime indicazioni e disposizioni per il piano di sicurezza.
studio di prefattibilit ambientale, comprensivo di:
- verifica compatibilit Assetto Vegetazionale P.T.C.P. 1:25.000;
- verifica compatibilit Assetto Geomorfologico P.T.C.P. 1:25.000;
- verifica compatibilit Assetto Insediativo P.T.C.P. 1:25.000;
- verifica di compatibilit con la pianificazione di bacino;
- eventuali presenze di aree Parco, SIC, ecc.;
- verifica disposizioni in materia urbanistica (PUC, PRG,ecc.);
- valutazioni di fattibilit, incidenza sulla salute dei cittadini, mitigazione degli
impatti, ecc.
planimetria generale, in scala 1:10.000 o 1:5.000

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

schemi grafici, comprensivi di:


- stralcio cartografico Assetto Vegetazionale P.T.C.P. 1:25.000;
- stralcio cartografico Assetto Geomorfologico P.T.C.P. 1:25.000;
- stralcio cartografico Assetto Insediativo P.T.C.P. 1:25.000
- stralci cartografici di aree Parco, SIC, Piani di Assestamento forestale, Piani di
Bacino, ecc.;
- stralci cartografia strumenti urbanistici (PUC, PRG,ecc.);
schemi grafici ed opere darte tipo, comprensivi di:
- sezioni, prospetti, planimetrie delle opere darte tipo (opere di I.N. quali
palificate, grate, palizzate, ecc.);
- opere di regimazione acque lungo viabilit forestale, ecc.
calcolo sommario della spesa
documentazione fotografica
rilievi, eventuali rilievi forestali, vegetazionali, climatici, ecc.

PROGETTO DEFINITIVO
Rappresenta la fase di progettazione finalizzata allottenimento dei titoli abilitativi
necessari alla realizzazione delle opere di recupero, alla maggiore definizione dei
criteri tecnici di progetto. Nel caso specifico di un progetto di opera di recupero si
suggerisce di sviluppare la progettazione avendo presente la seguente
documentazione tecnica:
relazione descrittiva, articolata in:
inquadramento dellopera, del finanziamento, delle motivazioni;
descrizione dello stato attuale, negli aspetti vegetazionali, di degrado e dissesto
idrogeologico, di elementi a rischio, con riguardo a tutti gli aspetti esplorati del
territorio;
indicazioni di progetto, con individuazione degli obiettivi e dei criteri di scelta del
progetto, individuazione e descrizione degli interventi, motivazioni di eventuali
modifiche rispetto al preliminare;
valutazioni sulla disponibilit delle aree ed eventuali espropri o occupazioni
temporanee;
eventuali modifiche al cronoprogramma delle fasi attuative;
individuazione delle operazioni di accessibilit al cantiere, di manutenzione
delle opere;
studio di fattibilit ambientale, con approfondimenti rispetto al preliminare ed
individuazione di tutti gli aspetti relativi ad autorizzazioni in campo ambientale;
relazioni geologica, geotecnica, idrologica, idraulica, in relazione alle singole
necessit dellarea e degli interventi;

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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

rilievi planoaltimetrici, in scala 1:500 o 1:1.000;


tavole di inquadramento generale, in scale varie:
stralcio cartografico Assetto Vegetazionale P.T.C.P. 1:25.000;
stralcio cartografico Assetto Geomorfologico P.T.C.P. 1:25.000;
stralcio cartografico Assetto Insediativo P.T.C.P. 1:25.000;
stralci cartografici dei piani di bacino;
stralci cartografici di aree Parco, SIC, Piani di Assestamento forestale;
stralci cartografia strumenti urbanistici (PUC, PRG,ecc.);
localizzazione aree percorse dal fuoco;
aspetti logistici legati ad accessibilit, presenza di linee aeree per interventi con
elicottero, ecc.;
planimetria catastale;
planimetrie e sezioni di progetto, in scale 1:500, 1:200;
planimetrie e sezioni di viabilit di servizio, in scal1:500,1:50;
particolari costruttivi, in scale varie;
computo metrico estimativo e quadro economico-riassuntivo;
disciplinare descrittivo e prestazionale, comprendente:
descrizione dei lavori;
norme tecniche sui materiali (legname, materiale vivaistico, reti, ecc.);
norme tecniche sui lavori (opere I.N., viabilit, ricostituzione vegetazione, ecc.);
piano particellare di esproprio, o di occupazione temporanea dei terreni;
documentazione fotografica;
rilievi, eventuali rilievi forestali, vegetazionali, climatici, ecc.;
calcoli preliminari di strutture ed eventuali impianti;
stima sommaria dellintervento e delle espropriazioni.

PROGETTO ESECUTIVO
Definisce compiutamente tutte le opere previste in progetto ed redatto nel rispetto
delle indicazioni del definitivo, fatte salve eventuali modifiche imposte da prescrizioni in
fase autorizzativa. Nel caso specifico di un progetto di opera di recupero si suggerisce
di sviluppare la progettazione avendo presente la seguente documentazione tecnica:
relazione generale, articolata in:
illustrazione dei criteri seguiti e delle scelte per rendere esecutivi ed oggetto di
contratto tutte le lavorazioni previste, le caratteristiche dei materiali, ecc.;
definizione delle indagini e dei rilievi realizzati al fine di evitare imprevisti;
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idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

relazioni specialistiche, quali relazioni geologica, geotecnica, idrologica, idraulica;


elaborati grafici esecutivi, in scale adeguate a valutazioni di dettaglio;
calcoli esecutivi delle strutture e di eventuali impianti, compresa relazione
illustrativa di criteri e modalit di calcolo;
planimetrie e sezioni di progetto esecutivo, in scale 1:500, 1:200;
particolari costruttivi, in scale varie;
piano di manutenzione dellopera, con eventuale redazione di:
manuale e programma di manutenzione;
piano di sicurezza e coordinamento;
cronoprogramma delle lavorazioni;
computo metrico estimativo definitivo e quadro economico;
analisi dei prezzi, se necessario, per per:
prezzi a corpo
prezzi a misura
elenco prezzi unitari;
schema di contratto e capitolato speciale dappalto.

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

ALLEGATO 2
Caratterizzazione di alcune aree percorse dal fuoco in Liguria
Relativamente al problema del recupero del territorio dopo il passaggio del fuoco, la
Regione Liguria ha effettuato studi specifici nelle seguenti aree:
9 loc. S.Bernardino, Comune di Sestri L. (GE), incendio agosto 1999
9 loc. S.Anna, Comune di Sestri L. (GE), incendio settembre 2000
9 loc. Tosse e Voze, Comuni di Spotorno e Noli (SV), incendio agosto 1998
9 loc. Rio Portigliolo, Comuni di Cogoleto e Varazze (Ge e SV), incendio
settembre 2001
Dallesame delle risultanze degli studi condotti emerso che:
o

la Liguria un territorio ad elevato rischio di incendio, sia in termini di numero


che di superficie; per le aree di studio sono state prescelte alcune zone dove i
danni sono stati particolarmente rilevanti. Tutte le zone prescelte erano
interessate da pinete di pino marittimo, prevalentemente in condizioni di
degrado per precedenti incendi ed attacchi fitosanitari;

nelle aree oggetto di studio si sono innescati fenomeni di erosione, cos attribuiti
nelle 31 aree di rilievo:

erosione idrica diffusa (EID): n 18 osservazioni;

erosione idrica incanalata moderata (EIM): n 8 osservazioni;

erosione idrica incanalata severa (EIS): n 5 osservazioni.

In alcune aree sono presenti diversi tipi di erosione;


o

in termini di riduzione della copertura vegetazionale, nellarea di S.Anna, dove


erano disponibili dati ante incendio, il passaggio del fuoco ha ridotto la
copertura del suolo a meno di un terzo di quella originaria (da 40,15 a 12,5 %);
la copertura attuale delle altre tre aree decisamente inferiore al 12,5 % di
S.Anna (dal 6,5 di Noli-Spotorno al 9,5-9,7 % di S.Bernardino);

in tutte le aree si osserva la pressoch totale distruzione della biomassa in


piedi, con rilascio in piedi di fusti carbonizzati; tuttavia diverse intensit e
temperature dellincendio influenzano anche le capacit di ripresa della
vegetazione; infatti sia a S.Anna che sul Rio Portigliolo la ripresa della
vegetazione, a pochi mesi e pochi anni dallincendio, determina una copertura
media con valori intorno al 10-12 %, che non sono assolutamente soddisfacenti
ai fini della copertura del suolo, ma decisamente migliori di quelli di
S.Bernardino, dove a distanza di alcuni mesi la copertura era inferiore al 3 % ed
a distanza di tre anni ancora inferiore al 10 %. Infatti a S.Bernardino, a
differenza di S.Anna e Rio Postigliolo, sono stati trovati completamente
combusti anche parecchi apparati radicali, di cui non si pi trovata traccia se
non per le cavit nel terreno nel terreno;

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

la situazione di maggior criticit in termini di copertura del suolo si trova


nellarea di Noli-Spotorno, dove la vegetazione copre il 6,5 % del suolo, con
minimi del 2,4 %, e questo nonostante siano passati oltre tre stagioni vegetative
dallincendio. Laltezza media della vegetazione di 25,6 cm., pari ad un
accrescimento medio di 8,5 cm./anno, corrispondente a 1/3-1/5
dellaccrescimento medio delle specie presenti, in condizioni favorevoli;

lerosione del suolo determina un aumento generalizzato della pietrosit. Dai


dati raccolti nelle aree di saggio si deduce:

aree molto pietrose (MP): n 6 osservazioni

aree pietrose (MP): n 14 osservazioni

assenza di pietrosit (MP): n 13 osservazioni

La pietrosit dipende, comunque, dal substrato roccioso. Ad es. a NoliSpotorno larea caratterizzata da un substrato molto alterabile, che tende a
frantumarsi molto, creando detrito fine. Sul Rio Portigliolo, al contrario, la
pietrosit molto rilevante;
o

lerosione del suolo determina un aumento generalizzato della rocciosit. Dai


dati raccolti nelle aree di saggio si deduce:

terreno roccioso (TR): n 4 osservazioni

estremamente roccioso (ER): n 3 osservazioni

aree rocciose (RO): n 13 osservazioni

assenza di rocciosit (AS): n 13 osservazioni


Anche in questo caso il substrato geologico influenza la rocciosit, che era
certamente presente anche prima dellincendio, anche se in misura minore per
la minore erosione dei suoli indisturbati da incendio;

il passaggio del fuoco elimina la sostanza organica nel suolo, peggiorando


notevolmente le possibilit di ripresa della vegetazione sia da ceppaia che,
soprattutto, da seme; si rilevano infatti ricacci di polloni dalle ceppaie di latifoglie
arboree ed arbustive (se lintensit dellincendio non le ha distrutte), mentre la
rinnovazione naturale da seme pressoch assente;

la presenza di necromassa a terra generalmente limitata, in relazione alla sua


eliminazione mediante combustione; comunque, anche quando presente, sono
stati rilevati modestissimi fenomeni di degradazione del legname che
consentirebbe un parziale recupero di sostanza organica per i suoli; ad es.
nellarea di Noli-Spotorno sono presenti zone con necromassa a terra, che, pur
essendo di piccolo diametro e di specie con legno non particolarmente durabile,
a distanza di quasi 4 anni dallincendio non sembrano in condizioni di
marcescenza tali da favorire un minimo processo di pedogenesi e di apporto di
sostanza al suolo. Probabilmente incidono condizioni microclimatiche ed
edafiche particolarmente siccitose, oltre alla alterazione dei tessuti legnosi
indotta dal fuoco;

su substrati alterabili ed in condizioni di forte pendenza, lerosione diffusa tende


ad incanalarsi dando origine a fenomeni di rill erosion e gully erosion, con
formazione di solchi calanchivi anche molto pronunciati, in grado di determinare
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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

ALLEGATO 3
LIMPIEGO DEL COMPOST E DEL CIPPATO NEL RECUPERO AMBIENTALE
Tra i principali effetti degli incendi in aree forestali, ed in particolare di quelli che si
sviluppano in territori come quello costiero ligure, vi sono le modificazioni chimicofisiche a danno del suolo, provocate dalle temperature raggiunte durante il passaggio
del fuoco, oltre ai fenomeni erosivi e di eliminazione della copertura edafica, che
succedono levento vero e proprio.
Le ricerche e le sperimentazioni effettuate in Italia ed allestero hanno accertato che
le possibilit di un efficace recupero ambientale di aree percorse dal fuoco, risultano
strettamente correlate con la capacit degli operatori di limitare tali processi erosivi con
immediati interventi di difesa del suolo.
In Liguria eventi ambientalmente traumatici di varia natura, quali incendi boschivi,
varie fitopatologie, fenomeni meteorologici di particolare intensit etc., hanno ridotto in
numerose zone la potenza dei suoli e impoverito le loro caratteristiche chimico-fisiche,
con il risultato evidente di ampie aree in cui si verificano fenomeni di propensione alla
desertificazione, per la difficolt di insediamento di formazioni vegetali adeguate.
1) Un valido supporto meccanico e chimico-fisico per limpianto e lo sviluppo di
una adeguata copertura vegetale pu essere rappresentato dallimpiego del
compost di qualit e del cippato , che consentono la riqualificazione delle
porzioni di suolo asportate. A tal fine questi materiali devono presentare le
seguenti caratteristiche:
2) larga disponibilit e relativa economicit che ne consentano un impiego
estensivo su aree vaste;
3) buone caratteristiche di stabilit fisica e di drenaggio;
4) un adeguata fertilit;
5) assenza di elementi inquinanti (inquinanti organici, metalli pesanti etc.).
E inutile soffermarsi sullimpiego estensivo di terreno vegetale, tal quale o miscelato
con materiali inerti, nel ripristino di aree percorse da incendi, soprattutto per il costo
eccessivo di tale materiale. Discorso diverso vale quanto allutilizzo del compost di
qualit, ottenuto dalla lavorazione di matrici selezionate provenienti da rifiuti solidi
urbani o da altre biomasse di scarto. Tale materiale, diretto alla ricostituzione di
substrati in grado di ospitare il reinsediamento di coperture vegetali e di permettere,
quindi, la ricostituzione di situazioni ecologiche adeguate ai principali processi
pedogenetici, appare, infatti, come una delle poche soluzioni percorribili nel ripristino di
aree forestali percorse dal fuoco.
Il compost pu garantire un buon contenuto in sostanza organica, un sufficiente
apporto in elementi nutritivi, una buona dotazione in microelementi e caratteristiche
fisiche assimilabili al terreno naturale per quanto riguarda granulometria, capacit
idrologiche, omogeneit.
Le capacit fertilizzanti del compost di qualit possono essere comparate a
quelle di mezzi agronomici pi tradizionalmente conosciuti, quali per esempio i

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

letami, utilizzati in agricoltura per larricchimento in elementi nutritivi di suoli


impoveriti. A seconda dei prodotti di partenza nella produzione del compost, i
quantitativi di azoto, fosforo e potassio, variano in maniera anche considerevole.
Acqu
a%
Letame vaccino

75

Sostan
Sostanz
Azo
Fosfo
Potas
za secca a organica to %
ro %
sio %
%
%
35

19,2

0,5

0,66

0,6

0,5

0,25

0,2

0,9

1,05

0,7

5
Compost da scarti
verdi

50

Compost da scarti
alimentari

50

50

22,0
5

50

25,1

Apporto in elementi nutritivi di compost di qualit comparato con quello di


letame vaccino
Nella tabella precedente sono confrontati gli apporti in nutritivi del letame
vaccino con quelli relativi alle composizioni medie di compost di varia natura,
prodotti in Italia.
Nelluso agronomico ed eventualmente forestale, i compost prodotti da scarti verdi
presentano, rispetto al letame vaccino, quantit maggiori di sostanza organica e
comparabili per quanto riguarda lazoto, mentre i quantitativi di fosforo e potassio si
attestano intorno a un terzo di quali apportati con lutilizzo di fertilizzanti.
Il significato di questultimo dato si rivela di maggiore importanza nellimpiego
agronomico di questo compost, mentre nelluso per ripristini ambientali, tali capacit
fertilizzanti risultano di gran lunga sufficienti.
I compost di derivazione alimentare presentano, invece, contenuti in nutritivi
superiori a quelli del letame, anche se tale dato va ovviamente confrontato con le
capacit di cessione di tali elementi al suolo.
Per quanto riguarda la capacit del compost di ospitare la germinazione di
semi da varie specie vegetali, diverse sperimentazioni sono state compiute
anche nel nostro paese e tra queste, le pi interessanti sono quelle svolte presso
il Dipartimento di Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie dellUniversit di
Udine dal prof. G. Zerbi.
Durante queste ricerche sono state impiegate varie specie vegetali, principalmente
erbacee, tra quelle che pi di frequente si rinvengono nelle miscele utilizzate per
inerbimenti anche in aree degradate (Dactylis glomerata Lolium spp., Poa pratensis ,
etc. tra le graminacee e Lotus corniculatus, Trifolium pratense, Medicago sativa etc. tra
le leguminose).
Queste specie sono state seminate su miscele costituite da compost e suolo
in varie percentuali, su suolo 100% e su compost 100%, in serra a temperatura
ed irrigazione controllate.

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

Substrato

Germinazione %

Energia germinativa

100/0

70,7

4,71

80/20

62,9

6,40

60/40

63,2

6,41

40/60

60,8

7,13

20/80

51,6

7,77

0/100

49,4

8,17

suolo/compost

Percentuale di germinazione ed energia germinativa osservate nella media


delle specie testate
Nella tabella precedente sono riportati i risultati relativi ai tassi di germinazione
allenergia germinativa (n. di semi germogliati * giorni esperimento / totale semi
germinati) riscontrati nella media delle specie verificate.
I risultati dimostrano come sia le miscele di compost e suolo sia il solo impiego di
compost hanno influito sul successo di germinazione e sul tempo necessario al suo
compimento, con una maggiore risposta da parte delle graminacee rispetto alle
leguminose.
Assodate quindi le notevoli potenzialit fertilizzanti ed ammendanti del compost, le
ricerche svolte sottolineano la necessit di procedere, prima dellesecuzione degli
interventi di ripristino ambientale, ad accurati studi sulle miscele inerbanti da utilizzarsi
in relazione alle caratteristiche chimico-fisiche dei substrati impiegati.
Un altro metodo di controllo dei fenomeni erosivi diffusi con limpiego di materiali,
che possano, nelle prime fasi di intervento di ripristino ambientale, sostituire il substrato
pedologico vero e proprio, rappresentato dallutilizzo di materiale legnoso cippato
utilizzabile tal quale o altrimenti compostato.
Luso di materiale legnoso cippato come pacciamante o ammendante su suoli erosi
o interessati da incendi boschivi ha trovato sperimentazione anche presso la Provincia
di Genova, dove nel 2001 sono state realizzate e studiate alcune parcelle sperimentali
in aree, in cui il passaggio del fuoco aveva provocato danni anche notevoli al suolo
innescando fenomeni di erosione diffusa. Nellambito di tale progetto stata verificata
la resistenza di diversi strati di cippato al dilavamento delle piogge, ottenendo risultati
molto interessanti e, in parte, inaspettati.
Infatti, lelevata pendenza media di molte parcelle nelle quali stato posto a dimora
il cippato poneva seri dubbi sulla possibilit che il cippato stesso venisse dilavato in
occasione delle prime piogge intense; tuttavia le prime osservazioni analitiche hanno
dimostrato una buona resistenza nonostante nel periodo di osservazione (agosto 2001)
le piogge siano state limitate, con alcuni temporali e scrosci intensi, che rappresentano
un fattore di criticit per il dilavamento di materiali sciolti in scarpata come il cippato.

Documento 6.2
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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

Pertanto si ritiene che i dati rilevati siano sostanzialmente validi, anche se rilevati in un
breve lasso di tempo.
Infatti, anche a distanza di pochissimi mesi dalla posa dei chips si osservata una
buona coesione nello strato superficiale degli stessi, tale da conferirgli una valida
funzione antierosiva. Tale strato pu essere indicato in 1-3 cm. di spessore.
Ne consegue che limpiego di chips su terreni percorsi dal fuoco pu fornire una
duplice funzione:
o a breve termine, a partire dai primissimi mesi post-incendio, pu fornire uno sorta
di feltro biodegradabile con evidenti funzioni antierosive;
o a medio-lungo termine contribuisce allapporto di sostanza organica in terreni
che, proprio per il passaggio del fuoco, ne risultano fortemente carenti.
In termini pratici, si ritiene che nella progettazione e nella esecuzione degli interventi
sia opportuno procedere alla cippatura dei materiali legnosi ancora presenti in sito,
compresi quelli parzialmente combusti, provvedendo a spargere i chips
omogeneamente sul terreno e si ritengono sufficienti strati di 2-3 cm.
Nel cantiere di Noli-Spotorno si impiegata tale tecnica, sia con la cippatura della
necromassa presente, sia con lapporto di cippato da altri cantieri.
Infine rimanendo in un contesto di sperimentazione pratica di sistemi e
tecniche innovative per il recupero delle aree percorse dal fuoco, occorre fare
accenno allimpiego delle micorrize. Si tratta di funghi che possono formare
simbiosi con gli apparati radicali del 90% delle specie vegetali presenti sul
pianeta. Questa relazione e particolarmente importante per le piante che in
agricoltura hanno bisogno di considerevoli quantita di nutrienti ed acqua per
raggiungere ottimi risultati di crescita.
Il fungo micorrizico produce enzimi che aiutano ad estrarre facilmente dalle
particelle del suolo elementi come azoto, calcio, ferro e fosforo; favorisce anche
lassorbimento dellacqua, ritarda lazione degli agenti patogeni del suolo, e facilita
laggregazione delle particelle del terreno in una struttura porosa migliorandone le
condizioni. In cambio, riceve dalle piante, con cui ha attivato la simbiosi, carboidrati ed
altri composti importanti per le sue attivit vitali.
Si possono dividere in due principali categorie :
o le Ectomycorrhizae, le pi numerose, che si attaccano alla parete esterna delle
cellule dellapparato radicale delle conifere;
o le Endomycorrhizae che invece colonizzano il tessuto radicale penetrando
direttamente nelle cellule;
Queste ultime si associano preferibilmente con specie arbustive ed erbacee, incluse
le pi importanti piante a livello commerciale nel settore agricolo ed ornamentale.
La continua ricerca e sperimentazione ha dimostrato che questa simbiosi migliora
considerevolmente lassorbimento, da parte del vegetale, dei nutrienti, favorisce la
crescita dellapparato radicale, la resistenza ad una vasta gamma di patologie, riduce
lo shock del trapianto, lo stress dovuto alla siccit e ad altre situazioni atmosferiche
molto critiche, e luso di fertilizzanti.

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Linee guida per gli interventi di riqualificazione


idrogeologica e vegetazionale nelle aree percorse dal fuoco

Negli Stati Uniti le micorrize vengono utilizzate nelle aree percorse dal fuoco per
stimolare laccrescimento degli apparati radicali e delle parti di piante (semi, parti di
fusto, ecc.) ancora presenti in sito, favorendo pertanto la ripresa vegetativa delle
formazioni forestali un tempo presenti nellarea danneggiata, e migliorandone
contestualmente le caratteristiche del suolo.
Lapparato radicale micorizzato di un albero sviluppa una fitta ed estesa rete di
filamenti da 2 a 5 volte pi sottili delle normali radici, ed hanno una superficie di
assorbimento per unita di volume da 10 a 1000 volte superiore; questo consente ai
suddetti filamenti di esplorare gli spazi meno accessibili del terreno ed un assorbimento
molto pi efficiente e permette anche una maggiore tolleranza alla siccit, alla salinit,
agli agenti patogeni ed agli squilibri chimici del suolo.
Inoltre, come gi detto, questi filamenti micorrizici producono humus e collanti
organici che aiutano laggregazione delle particelle del terreno e ne aumentano la
porosit, quindi laerazione e la permeabilit del suolo.
Tutti questi elementi influenzano positivamente il trapianto e la crescita di specie
arboree od arbustive di ogni genere, oltre ad una riduzione ed un maggior controllo dei
fenomeni erosivi.

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