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La letteratura argentina contemporanea secondo Damin Tabarovsky


Pubblicato il 16 dicembre 2014

Illustrazione di Martn Kovonsky


Pubblichiamo oggi un lungo approfondimento di Damin Tabarovsky, scrittore e editore argentino, sulla
letteratura argentina contemporanea e le sue molteplici declinazioni. Il pezzo apparso su Letras Libres, che
ringraziamo.
La letteratura argentina di oggi: quanto pi marginale, pi centrale
di Damin Tabarovsky
traduzione di Gianluca Di Cara
Che cosa rende argentina la letteratura argentina? C qualcosa che la definisca come argentina? Qualche
particolare tratto identificativo, qualche identit ultima? La risposta riporta alla domanda e al suo errore: una
domanda posta male. Si potrebbe dire, questo s, che esistono diverse tradizioni argentine e, fra queste, una che
comprende, fin principio, la disputa, la discussione, la dimensione agonistica. E la follia. LArgentina, con la sua
letteratura, ma non solo, un territorio attraversato da un costante conflitto interno, sempre irrisolto, che va
avanti di lite in lite, di dibattito in dibattito. Questa posizione tanto controversa non mi affatto estranea e direi
che mi sembra quasi attraente, vitale. Provo invidia per gli scrittori francesi o tedeschi, che non esitano a parlare
di letteratura francese o tedesca, fermi e convinti nellaffermare che qualcosa che porti questo nome esista
davvero. A noi o quantomeno a me questa certezza non data; al contrario, sappiamo che esiste un
interrogativo sullesistenza stessa della tradizione letteraria argentina. Ma allora esiste la letteratura argentina?
Se la letteratura una lotta fra tradizioni, perch la tradizione , prima di tutto, una costruzione che ritorna
attuale a ogni nuovo scontro e a ogni nuova frattura. Non esiste una tradizione identitaria che stabilisca una
direzione univoca per la letteratura e la cultura, anche se molto semplice identificare i diversi momenti storici in
cui si tentata una semplificazione del genere. Quindi, possiamo immaginare uno scrittore argentino, un
qualsiasi scrittore argentino, anche il sottoscritto, al centro di diverse lotte, strategie e situazioni irrisolte. In
Argentina il polemos sempre presente, ed eccoci qui, ora, a invocarne il fantasma.
Su questa mappa presente almeno una tradizione argentina che mi interessa, sulla quale torno spesso e non
smetto mai di discutere. una tradizione che riappare a pi riprese e che ha contribuito alla creazione di uno dei
migliori periodi della narrativa argentina se non il migliore in assoluto, tout court. Una tradizione che non si
scontra solo con altre tradizioni argentine, ma anche con s stessa: appare sotto forma di rovina, appare in

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rovina, vestigia di ci che avrebbe potuto essere, ma non stata. Non parlo rovine intese come ci che viene dopo
prima ledificio, poi le sue rovine, per intenderci ma come una condizione che permette di riflettere. Prima la
rovina e poi la tradizione argentina: un percorso privo di centro, una costellazione a s stante, una comunit
immaginaria o persino un gruppo senza gruppo, se questa calzante definizione non fosse gi stata applicata agli
scrittori contemporanei messicani. In altre parole, si tratta di una tradizione che non esiste. Che non esiste nella
realt. E allora tocca a noi crearla, inventarla, darle spessore intellettuale. Non un capriccio. Non arbitraria.
Non intercambiabile con altre tradizioni. una poderosa operazione di lettura, un atto strategico che non che
il risultato della storia nazionale e del dibattito sulleffettiva esistenza di una storia nazionale e che sfocia
nella costruzione di un immaginario letterario.
Questa tradizione argentina riunisce, in un solo movimento, una dimensione politica e unaltra caratterizzata,
invece, dalleccentricit. una tradizione folle, strana e inclassificabile che, al contempo, pone in modo erudito le
domande pi radicali sullo stato della frase, sullo stato della prosa. Eccentrica e politica, e ci che la rende
politica proprio la sua eccentricit. In questo caso, eccentricit non sinonimo di frivolezza, snobismo,
arbitrariet o superficialit, ma lesatto contrario. Eccentrica la topografia, il luogo della mappa occupato dalla
letteratura argentina pi radicale, e quel luogo laterale, decentrato, minore, quello che permette di leggere in
chiave politica lo stato della frase. Perch di questo che si tratta, degli interrogativi sulla frase, degli
interrogativi riguardo a quale parola ne segua unaltra e a quali parole vengano invece scartate. E in che modo
queste parole compongano una frase. E quale altra frase la segua, e in che modo le varie frasi assumano un senso
compiuto. Tali interrogativi le domande fondamentali della letteratura moderna in un modo o nellaltro
ricompaiono in questa tradizione, e sono ci che rende politica la letteratura. Un romanzo non politico perch
parla di dittatori, n sociale perch parla di narcotrafficanti, o ancora filosofico perch tra i suoi personaggi
troviamo Heidegger. Questa non che una soluzione semplice e perfino grossolana. Insignificante. la
letteratura che viene creata per essere riprodotta, acclamata dal mercato (Un grandioso romanzo
sullArgentina!, solo perch parla di Videla o di un desaparecido). Ci che davvero rende politica la letteratura
sono gli interrogativi sulla frase. Sono le decisioni prese sulle parole o sulle frasi da utilizzare a rendere politico
un testo. Tale interrogativo, e tale tradizione, possono riguardare varie letterature; ma in questa tradizione
delleccentricit argentina che ben presente ed particolarmente produttivo.
Prendiamo due casi, due nomi, due secoli: il XIX e il XX. Sarmiento e Borges. Sarmiento scrive Facundo, o civilt
e barbarie, libro chiave del pensiero argentino e dellintera America Latina. Ma che cos Facundo? A quale
genere appartiene? un saggio? Un romanzo? Sono memorie? Rientra nel filone dellesotismo? un Tocqueville
in salsa argentina? quello che oggi chiameremmo una cronaca? Non lo sappiamo. Sicuramente tutto ci.
Oppure no. Ma soprattutto: non importa. Linclassificabile singolarit di Sarmiento ha prodotto effetti radicali sul
pensiero e sulla letteratura argentina, evidenti ancora oggi.
Il pi grande scrittore della letteratura argentina del secolo scorso, Borges, non scrisse mai un romanzo. Anzi,
disprezz il genere canonico per eccellenza e si dedic alla scrittura di racconti, che molto spesso non sono
nemmeno tali: sono finzioni, brevi narrazioni, miscellanee, riscritture. Frammenti. Ne Lo scrittore argentino e
la tradizione, indica in modo esplicito quale sia la sua posizione sulla mappa (che nella sua megalomania
equivaleva al luogo della letteratura argentina): totalmente inserito nella letteratura universale, eppure
marginale, in prossimit del bordo, su una piega. Diversi e a tratti anche opposti, Sarmiento e Borges senza
dubbio integrano questa tradizione, una tradizione in costante inventarsi, in costante divenire: la tradizione resta
nel futuro che trasforma in un gesto politico la stranezza, linclassificabile, il piacere per le cose meno
importanti, rare ed eccentriche (anche Ezequiel Martnez Estrada, come molti altri, naturalmente, parte di
questa costellazione, ma preferisco non farmi esagerare: la digressione il mio destino).
Questa tradizione argentina che riunisce eccentricit e politica si scontra quindi con la lunga tradizione argentina
che alla ricerca di una letteratura normale (un sogno che coinvolge anche la politica: a ogni elezione vince

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sempre il candidato che afferma che lArgentina un paese normale; ma a chi interesserebbe vivere in un paese
normale? Avere una letteratura normale?). Qui il normale si scontra con molte difficolt, concentriamoci su
almeno due di esse: la prima lillusione del mainstream. La tentazione di una letteratura che raggiunga le classi
medie (lesistenza di grandi classi medie illuminate uno dei felici miti nazionali: la pi grande differenza tra noi
e il resto dellAmerica Latina!). Da Ernesto Sabato a Osvaldo Soriano, da Cortzar alla maggior parte del catalogo
della casa editrice Planeta negli anni Novanta, con tutte le dovute differenze, abbiamo davanti letterature che
sognano di toccare la meta di una classe media che si sente nel pieno dellascesa sociale.
La seconda difficolt di una tradizione argentina normale passa invece per la lingua, intrappolata ormai in una
meta-narrativa accademica e prevedibile, in una letteratura contenutistica (com avvenuto per unimportante
parte dei romanzi degli anni Ottanta, costruiti con banali contenuti pedagogici sulla dittatura e sui
desaparecidos) o in un realismo grossolano. Tutte variazioni che riprendono la lingua dominante per applicarla
in modo acritico alla letteratura. La letteratura che interessa a me, per, guarda sempre con sospetto la lingua.
Sa, come diceva giustamente Barthes, che il linguaggio fascista o, per dirla in un altro modo, che nella lingua
si concentrano giochi di potere, egemonie e battaglie culturali. La tradizione eccentrica e politica invece scritta
contro la lingua ufficiale, al margine della norma stabilita, e sospetta della sintassi cristallizzata.
Allunghiamo il passo e avviciniamoci al presente. Negli anni Sessanta questa tradizione laterale, sempre in
costruzione, fragile e particolare, diviene esplicita: largomento viene approfondito da Saer e Osvaldo
Lamborghini, da Copi e Puig, da Hctor Libertella e Nstor Snchez, e, successivamente, negli anni Ottanta, da
Fogwill e Aira, che radicalizzano linterrogativo politico sulla frase e introducono il paradosso, la sintassi sopra le
righe, la respirazione convulsa, la critica al realismo dallinterno del realismo stesso. Per dirlo con le parole usate
da Foucault su Bataille, sono una prefazione alla trasgressione.
Arriviamo, finalmente, al presente. Al difficile momento in cui nascono nuove generazioni di scrittori,
confondendo norma e sovversione, avanguardia e normalit. Troppi scrittori argentini ormai scrivono come Aira,
respirano come Saer, usano violenza come Lamborghini. Come se scegliessero solo le strade pi ovvie e palesi,
solo alcune caratteristiche stilistiche, dimenticandosi invece di tutto ci che c dietro, di ci che, in realt, la
parte veramente importante: una sintassi folle, una cultura sorprendente, il piacere del polemos. Questo il
momento in cui una tradizione in divenire sembra essersi trasformata in tradizione accademica. Chi, fra noi, si
sente parte di questa tradizione deve ricordare che non si tratta di scrivere come loro, ma di scrivere con loro e
persino contro di loro, di spingersi oltre.
Tuttavia, la narrativa argentina recente presenta una vitalit pi che interessante e una diversit (un eclettismo?)
che non smette mai di sorprendere. A volte io stesso, vecchio avanguardista dmod, sento la mancanza di certi
punti di rottura, di certe scissioni, dibattiti e divisioni, per lo pi assenti nella letteratura argentina di oggi. Mi
piace discutere dellestetica e della tensione tra estetica e politica, ma questo orizzonte, oggi, sembra non esserci.
Eppure, da un altro punto di vista (dal punto di vista di una certa democratizzazione), interessante notare
come ogni scrittore stia realizzando la propria opera senza occuparsi della discussione su programmi, stili e
strategie culturali.
Pablo Katchadjian (Buenos Aires, 1977) uno degli autori pi coerenti nel suo
interrogarsi su che cosa sia una frase e sugli effetti radicali di questa domanda. Autore di
testi sperimentali in cui gioca con i classici argentini (Martn Fierro, Borges, per esempio) e
di vari romanzi, ricordato in particolare per essere lautore di Qu hacer, un autentico tour
de force in cui spezza la linearit narrativa tradizionale e, in una sola mossa, rende di nuovo
attuale leredit del nonsense, dellassurdo, del tardo surrealismo e del gioco di parole. Nel
romanzo, Alberto e il narratore passano continuamente da un luogo a un altro, da un tempo a un altro, con una
naturalezza stupefacente che il risultato di una serie di biforcazioni che si susseguono fino a sfociare in una

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profonda indagine letteraria interessata alla mutazione come fenomeno estetico. Di tanto in tanto, Alberto e il
narratore ritornano alla scena originale laula di ununiversit inglese come in un ritornello sempre ricco di
sensodellumorismo. Quella di Katchadjian una delle pi importanti figure degli ultimi anni. Sempre su questo
filone, seppur con le dovute sfumature, differenze e divergenze, troviamo anche Emilio Jurado Nan (Buenos
Aires, 1989) e il suo primo libro, A rebato, racconti brevi in cui lhumour assurdo e il funzionamento macchinico
del testo ci lasciano senza respiro.
Ariana Harwicz (Buenos Aires, 1977, residente in Francia) con solo due romanzi brevi,
Matate, amor e La dbil mental, riuscita ad attrarre su di s, e meritatamente, lattenzione
di pubblico e critica. Scritto come un flusso di coscienza che richiama molto da vicino la
tradizione moderna di Virginia Woolf e Nathalie Sarraut, e attraversato da una violenza
scatenata davvero poco frequente nella narrativa contemporanea, La dbil mental narra di
una relazione quasi animalesca tra madre e figlia, di una pulsione sessuale inesauribile,
della biografia di un corpo in cui tutto sepolto. Narrata attraverso tremende quanto brevi scene (madre e figlia
in discoteca, con degli uomini, a bere whisky, o a giocare insieme, divertendosi), il romanzo non sfocia mai nel
sordido ma, al contrario, sfiora la poesia, ponendo importanti interrogativi sulla condizione umana, sul desiderio,
su mandati familiari impossibili. La scrittura della Harwicz una delle pi forti degli ultimi tempi, cos intensa da
catturarci fin dalle primissime righe. Non esiste unaltra letteratura come la sua nella narrativa argentina
contemporanea.
Acuto lettore di Miguel Briante, di Juan Jos Saer e di Rodolfo Walsh, Hernn Ronsino
(Chivilcoy, 1975) uno dei pi validi narratori non solo della sua generazione, ma dellintera
letteratura argentina degli ultimi decenni. I suoi tre romanzi, La descomposicin, Glaxo e
Lumbre, attraversano e abbandonano un tema e un luogo (un piccolo paese nella provincia
di Buenos Aires), gli girano attorno, lo riprendono e lo ampliano, sviluppando al contempo
una serie di personaggi che riflettono su ricordi, assenze, conflitti personali e situazioni
politiche. Lultima dittatura militare, la vita in fabbrica, i conflitti generazionali sono tutti temi sviluppati da
Ronsino in una narrativa caratterizzata da frasi lente, costruite con la meticolosit di un orafo. Senza dubbio
quella di Ronsino una delle letterature che pi a fondo riflettono sul bisogno di memoria e che si domandano
fin dove pu arrivare la memoria di un paese un termine da intendersi in entrambe le sue accezioni che ha
fatto della dimenticanza e della mancanza di senso critico i suoi tratti caratteristici. Non sembra che Ronsino stia
scrivendo dei romanzi, nel senso di scriverne semplicemente uno e poi un altro ancora: la sua ambizione
(peraltro finora completamente realizzata) quella di creare unopera. Ha un progetto, ha un suo punto di vista,
ha un modo tutto suo di guardare alla letteratura come a un modo per rendere spessore intellettuale e densit
letteraria agli interrogativi sul passare del tempo.
Selva Almada (Villa Elisa, 1973) per molti, incluso il sottoscritto, una delle figure pi
interessanti se non la pi interessante della narrativa argentina moderna. Iniziata con
un primo libro di racconti edito nel 2005 e una lunga cronaca su gli omicidi di tre donne,
pubblicata questanno, la sua opera ha indubbiamente raggiunto una posizione di notevole
centralit con i suoi romanzi del 2012 e del 2013, El viento que arrasa e Ladrilleros. Con
una letteratura esigente e una scrittura sorprendentemente precisa riuscita a farsi
apprezzare al tempo stesso (fatto raro, rarissimo) dalla critica pi specialistica e da un vasto pubblico, spesso non
interessato da questo genere letterario. I suoi testi riportano in vita una letteratura tipica del Ro de la Plata degli
anni Cinquanta e Sessanta, influenzata dalla letteratura del sud degli Stati Uniti (scrittori cos diversi come Saer e
Onetti sarebbero impensabili senza linfluenza di Faulkner). In El viento que arrasa e in Ladrilleros possiamo
sentire leco di Flannery OConnor mescolato, in modo davvero innovativo, con la parlata popolare della regione
mesopotamica argentina (la zona limitrofa a Brasile e Paraguay) da cui proviene la Almada. Se c una cosa che

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manca nella letteratura di Selva Almada, per, una seppur minima briciola di costumbrismo, di regionalismo.
piuttosto un incrocio tra un realismo cinematografico e uno squisito volo poetico. Oliverio Coelho (Buenos Aires,
1977), un altro dei migliori scrittori contemporanei, non appena fu pubblicato El viento que arrasa, scrisse un
articolo su La Nacin in cui afferm che il romanzo era destinato a diventare un classico della letteratura
argentina (unopinione condivisa da molti). Per quanto mi riguarda, anchio adoro il modo in cui la Almada
costruisce i propri personaggi e le situazioni secondarie, i latrati dei cani, le auto che si rompono, le tormente che
esplodono allimprovviso, il clima dei suoi romanzi. unautentica maestra della narrativa.
Fermiamoci qui un momento, per non perderci in una selva di nomi e per segnalare un altro punto molto
importante. Sia i libri di Pablo Katchadjian, sia quelli di Ariana Harwicz, Hernn Ronsino e Selva Almada (salvo
Chicas muertas, il suo libro di cronaca) sono stati pubblicati da piccole casi editrici. E non solo loro, ma anche di
quelli di molti altri, altrettanto apprezzabili. Si potrebbe dire, senza incorrere in errore, che una buona parte della
pi interessante narrativa argentina degli ultimi dieci anni stata pubblicata da piccole case editrici indipendenti.
Si potrebbe inoltre affermare che, seppur esistano scrittori davvero talentuosi, difficile poter parlare di una
nuova letteratura argentina. Al contrario, sono certo che esista qualcosa che potremmo definire nuova editoria
argentina. Concedetemi unaltra parentesi per dare una rapida idea del contesto: negli anni Novanta, gli anni del
neoliberismo selvaggio, si verificato un terribile processo di concentrazione editoriale. Le case editrici
tradizionali argentine furono acquisite da grandi multinazionali e le piccole case editrici di qualit scomparvero
quasi del tutto. Beatriz Viterbo e Paradiso, nate agli inizi degli anni Novanta, e Adriana Hidalgo, nata invece alla
fine di quel decennio (e oggi divenuta una casa editrice di medie dimensioni, con forte presenza in tutti i paesi di
lingua spagnola) furono in pratica le uniche eccezioni. Dopo la crisi del 2001 e la successiva ripresa economica
nacque un ampio gruppo di piccole editrici. Labbassamento generalizzato dei costi dovuto ai progressi
tecnologici, il ricambio generazionale e i notevoli cambiamenti nei profili degli editori (che permisero di
abbandonare il paradigma delleditore come responsabile marketing, un concetto tipico degli anni Novanta,
lasciando spazio a una figura colta, coraggiosa e inquieta) non sono certo fattori ininfluenti. Una notevole
percentuale di queste case editrici riusc a conciliare lalta qualit dei propri cataloghi con un alto livello di
professionalit, offrendo cos libri ben fatti, ben distribuiti, molto presenti sulla stampa e sugli scaffali delle
librerie. Da allora abbiamo avuto almeno due generazioni di piccole case editrici argentine molto note che oggi
iniziano a essere presenti anche in Spagna e nel resto dellAmerica Latina. Entropa, Interzona, Mansalva, Eterna
Cadencia, Katz, Caja Negra, Bajo la Luna, La Bestia Equiltera e Mardulce sono solo alcune di esse. Queste case
editrici pubblicano autori giovani, ma anche mostri sacri (che sanno che, pubblicando con loro, potranno avere
meno pubblicit e meno riconoscimento di quanto ne otterrebbero affidandosi a case editrici multinazionali o
comunque di grandi dimensioni) e testi tradotti. Gli autori argentini, inoltre, iniziano ad acquisire fama
internazionale senza dover passare per grandi editori, come avveniva un tempo: Lumbre, di Hernn Ronsino,
sar pubblicato lanno prossimo in Francia da Gallimard, mentre El viento que arrasa, di Selva Almada stato
pubblicato o in corso di traduzione in francese, tedesco, portoghese, italiano, olandese e svedese. Unultima
osservazione, questa volta sulle traduzioni spagnole di autori stranieri svolte da queste case editrici. Com noto,
le traduzioni in spagnolo commissionate dalle grandi case editrici multinazionali sono svolte in Spagna, nella
variante peninsulare della lingua spagnola. In Spagna le traduzioni sono svolte anche da eccellenti editori
indipendenti, da quelli internazionali (Anagrama, Pre-Textos, ecc.) e da quelli nati pi di recente. Alcune
traduzioni sono buone, altre discrete, altre pessime, come avviene un po ovunque (detesto questo nostro luogo
comune che afferma che in Spagna traducono sempre male e in Argentina lo fanno sempre alla perfezione: una
presunzione che, ancora una volta, ci mostra la megalomania della pampa). Com risaputo, in Argentina la
distribuzione di opere tradotte in spagnolo e pubblicate da case editrici messicane o di altri stati dellAmerica
Latina piuttosto limitata e non proprio svolta a regola darte: in pratica, se i piccoli editori argentini non
esistessero, non disporremmo di traduzioni fatte in Argentina e perderemmo in un colpo solo ricchezza
linguistica e diversit bibliografica. Queste piccole case editrici, per via delle loro dimensioni, traducono pochi
libri lanno. Messe insieme, per, ci permettono di godere di una quantit di libri che, se non ci fosse, lascerebbe

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ai lettori argentini soltanto opere tradotte nello spagnolo peninsulare o nelle sue varianti dellAmerica Latina,
non in quella del Ro de la Plata. Pur senza lo Stato (per lo pi assente quanto si tratta di sostegno alleditoria
indipendente), queste case editrici svolgono anche oserei anzi dire soprattutto un ruolo politico:
permettono, infatti, di creare un dibattito sullo status dello spagnolo parlato in ogni regione e paese, un dibattito
che nasce con la formazione degli stati nazionali. Si tratta di una discussione di fondamentale attualit e
importanza, che unisce la lingua alleconomia e lestetica con la politica.
Fine di questa lunga parentesi: torniamo alla letteratura argentina di oggi e ai suoi autori. Per il critico
Maximiliano Tomas, che nel 2000 ha pubblicato La joven guardia, libro che garant una maggiore circolazione a
molti degli allora giovani autori, La hora de losmonos, di Federico Falco (Cordoba, 1977) uno dei migliori
libri di racconti pubblicati negli ultimi anni. Mauro Libertella (Messico, 1983, residente fin da piccolo a
Buenos Aires) il figlio del grande scrittore Hctor Libertella. Quello che, al momento, il suo unico libro, Mi
libro enterrado, una commovente testimonianza della sua relazione col padre, alcolista, malato e ormai
defunto, che affida al proprio titolo un notevole gioco di parole, quasi concettuale: Liber-Tella, Liber-Terra,
Libro-Enterrado, ovvero sepolto. Leonardo Sabbatella (Buenos Aires, 1986) ha pubblicato due romanzi: El
modelo areo ed El pez rojo. Sono entrambi eccellenti e si distinguono per una scrittura che richiama una ben
determinata tradizione di negativit letteraria (alla Kafka o alla Bartleby). A meno di trentanni, Sabbatella ha gi
una propria riconoscibilissima voce. Roque Larraquy (Buenos Aires, 1975) ha scritto La Comemadre e Informe
sobre ectoplasma animal in cui, con un gran senso dellumorismo, ha creato una pseudoscienza che sfocia in una
critica forte al positivismo ambientale. Fernanda Garca Lao (Mendoza, 1966) ha da poco pubblicato il
romanzo Fuera de la jaula; tra i suoi libri ricordiamo Cmo usar un cuchillo, che le valso numerosi
riconoscimenti e che si caratterizza per uno stile che unisce tratti di assurdo e ironia mordace. Molto letta in
Argentina, ma anche allestero, dato che i suoi libri sono tradotti in varie lingue, oggi ormai una scrittrice di
riferimento.
Fermiamoci qui, prima che questo articolo diventi una noiosa serie di nomi impossibili da ricordare (sempre che
non sia gi successo). Sicuramente, senza volerlo non ho citato alcuni libri che meriterebbero invece di essere
menzionati: la letteratura unattivit arbitraria e gli articoli che si propongono di presentare panorami
letterari lo sono ancora di pi. anche difficile, per non dire impossibile, trovare punti in comune e associazioni
tra i libri e gli autori che ho citato. Prima di cercare queste similitudini, magari forzate, preferisco pensare a
questi libri come a dei punti di fuga, come a un sistema ormai esploso, formato da evidenti diversit; in fin dei
conti, per trovare qualcosa in comune tra loro, bisogna procedere per esclusione. La parte pi interessante della
narrativa argentina recente si sottrae al realismo grossolano, non sono polizieschi ambientati a Oxford, non
riprendono i luoghi comuni dei romanzi su dittatura e desaparecidos, non sono testi predigeriti e very typical
pronti a inserirsi nella cosiddetta letteratura internazionale, n sono romanzi mainstream che mirano a
diventare best-seller ricorrendo a colpi bassi e addentrandosi nel sordido, parlando di povert, di violenza e della
dura vita argentina. No, non sono nulla di tutto ci. Sono romanzi eterogenei, cos eterogenei che spesso
impossibile anche solo pensare di accostarli, che, in un modo o nellaltro, mettono in discussione le convenzioni
del passato per interrogarsi da un punto di vista politico su cosa sia una frase, una briciola di follia, una passione
per leccentricit e un luogo marcatamente laterale sulla mappa della letteratura mondiale.
Pensando ai luoghi sulla mappa, la letteratura argentina recente probabilmente risente dellinfluenza della
geniale definizione di Hctor Libertella: Se lArgentina un paese periferico nel mondo, il suo scrittore pi
periferico sar allora il pi centrale in Argentina. stato molto difficile, per me, sostenere questo paradosso ma
Quanto pi si marginali, pi si centrali!
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Questa voce stata pubblicata in Approfondimenti, Editoria, Interventi, Letteratura, Libri, Scrittura e contrassegnata con Ariana Harwicz, Damin Tabarovsky, Federico Falco,
Fernanda Garca Lao, Gianluca Di Cara, Hernn Ronsino, Leonardo Sabbatella, Mauro Libertella, Pablo Katchadjian, Roque Larraquy, Selva Almada. Contrassegna il

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