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Cosa sono gli Ooparts?

A questa domanda possiamo rispondere molto semplicemente: la storia come la


conosciamo noi ci parla dell'evoluzione dell'uomo come un evento graduale, che
passato certamente da strumenti primitivi fino ad arrivare a quelli che tutti noi
oggi conosciamo, questo passaggio stato molto lento. Gli OOPARTS (Out Of
Place Artifacts - "artefatti fuori posto") sono, come indica il nome, degli oggetti che
non dovrebbero assolutamente esistere nell'epoca alla quale risalgono, stiamo
parlando di oggetti realizzati da uomini primitivi, che sono per risultati avere una
funzione molto pi avanzata a quella apparente (in genere gli oggetti non compresi
sono considerati dai ricercatori come "oggetti di culto"). Tali artefatti sono stati
rinvenuti in molte parti del mondo e in diverse epoche, ma il vero mistero sta nel
capire in che modo e con quali conoscenze questi popoli siano riusciti a costruire
oggetti di questa portata tecnologica; alcuni ipotizzano l'esistenza di civilt pi
avanzate sconosciute a noi, in effetti questa ipotesi riscontrerebbe qualche punto in
favore dai fatti.

Lo Zed
Costruzioni futuristiche del
passato presenti sul nostro
pianeta . Uno di questi lo
dello Zed , la famosa torre
di Osiride chiusa nella
piramide di Cheope. Le
domande senza risposta
sulla torre sono ancora
molte e per approfondire la
questione e' necessario
muovere dagli antichi scritti
in nostro possesso e dalle
ipotesi degli studiosi piu'
autorevoli. L'ingegnere
italiano Mario Pincherle,
autore di ben quattro libri
sullo Zed, ritiene che lo Zed sia stato costruito da un'antica civilta' assai evoluta.
Secondo Pincherle, lo Zed si sarebbe inizialmente trovato sulla cima della piramide
a gradoni di Zoser e sarebbe stato trasportato nella Piramide di Cheope in un
secondo momento , a causa del progressivo imbarbarimento dell'umanita' . La
torre di granito , sacra al dio egizio Osiride, sarebbe stata capace di convogliare
l'energia dell'universo. Pincherle, in uno dei suoi scritti, al fine di sostenere che la
piramide fosse una sorta di bunker costruito per proteggere lo Zed , fa notare che
"la parte interna della piramide e' in ricco granito levigato, in onore del prezioso
reperto che custodiva; mentre all'esterno essa e' molto misera, e' in scadente pietra
calcarea di fattura poco pregevole. L'opinione che la piramide non fosse opera degli
egizi viene condivisa dal giornalista scientifico inglese Colin Wilson secondo il quale
la civilta' egizia era assai arretrata tecnologicamente . Ma cosa simboleggerebbe lo
Zed ? . Fra le numerosi ipotesi citiamo quella per cui la torre sarebbe stata la
riproduzione di una colonna vertebrale con quattro vertebre . L'asse verticale del
pilastro sarebbe il simbolo dell'energia che circola liberamente, mentre i quattro
piani orizzontali, in relazione con i punti cardinali, fisserebbero tale energia.
Adagiato a terra lo Zed sarebbe la immagine della morte, eretto, sarebbe simbolo di
resurrezione .

Teschio del destino


Un mattino del marzo 1927 la
giovane Anna Mitchelle-Hedges,
figlia di un archeologo dilettante,
stava giocando tra le rovine
dell'antica citt Maya di
Lubaantum, riportata alla luce
qualche anno prima dal padre. A
un certo punto, ai piedi di un
altare, not qualcosa di lucido
che emergeva dal terreno. Era la
parte superiore di uno
straordinario e misterioso teschio
di cristallo. Alcuni mesi dopo,
scavando nei dintorni, venne alla
luce anche una mandibola che si
incastrata perfettamente in quel cranio. Sebbene non esistano metodi scientifici per
la datazione dei cristalli, si pensa che il manufatto possa risalire ad almeno 1600
anni prima di Cristo. Si calcola che ci siano voluti 150 anni di paziente lavoro per
levigare con la sabbia un immenso blocco di cristallo di rocca prima di farne
emergere la forma perfetta di un teschio. Sicuramente il suo utilizzo era legato a
pratiche religiose e magiche ma i dettagli ci sono sconosciuti. Per quanto
straordinario, per questo oggetto non unico. Un secondo teschio vitreo,
probabilmente di origini azteche, conservato al museo di Antropologia di Londra,
mentre un terzo cranio di cristallo esposto al museo dell'Uomo di Parigi. Il cranio
di cristallo una scultura che rappresenta un cranio umano a grandezza naturale
finemente intagliato da un pezzo unico di cristallo di rocca, apparentemente
riportato alla luce nell'America centrale. Non se ne conosce n l'et, n l'origine n
la funzione originale. A quanto si dice il cranio fu scoperto nel 1927 da Anna
Mitchell-Hedges, figlia adottiva dello esploratore e avventuriero inglese Frederick
A. Mitchell-Hedges. Pur essendo stato rinvenuto fra i ruderi della citt maya
Lubaantun, nel Belize (allora Honduras britannico), la sua tecnica superiore a
quella di analoghi manufatti indiani, e questo fatto ha sollevato degli interrogativi
in merito alla sua origine. Di un quarzo chiaro e trasparente, con bellissime
venature e bollicine interne, il cranio fu intagliato apparentemente senza arnesi di
metallo, perch il microscopio non ha messo in luce nessun graffio di un qualsiasi
utensile. La sua superficie levigata, e pu darsi che sia stata lavorata sfregando il
quarzo originale con della sabbia. In tal caso per ci sarebbero voluti fino a 150
anni di sforzi costanti da parte di parecchie generazioni di artigiani per portare a
termine l'opera. La mascella inferiore separata e mobile, e le arcate zigomatiche
(che vanno dall'incavo degli occhi alla base del cranio) sono state rese cave e
servono a incanalare i fasci luminosi in modo da far tremolare di luce l'incavo degli

occhi. Tutto l'oggetto alto circa 13 cm., lungo circa 18 e pesa cinque chili e 188
grammi. Varie caratteristiche anatomiche fanno pensare che il cranio sia stato
modellato su quello di una donna. Crani di argilla, legno, osso e conchiglia erano in
uso in tutte le civilt delle Americhe come oggetti rituali connessi con le credenze
relative alla morte e alla rinascita. Tuttavia il cranio della Mitchell-Hedges l'unico
esemplare di cristallo articolato e di grandezza naturale, e la fattura e la cura dei
particolari realistici sono di gran lunga superiori a quelle di altri crani di cristallo
esistenti. Dopo la sua scoperta, vari fenomeni soprannaturali sono stati attribuiti a
questo cranio dalla sua scopritrice e da altri che ne sono venuti a contatto. A detta
della Mitchell-Hedges, i 300 indiani che lavoravano con lei agli scavi si
inginocchiarono e baciarono il terreno quando l'oggetto fu portato alla luce, dopo
di che, pregarono e piansero per due settimane. Frank Dorland, un restauratore
d'arte che fece vari esperimenti col cranio per sei anni, afferm che una volta un
alone lo circond per parecchi minuti, a volte dei suoni acuti, argentini, simili a
scampanellii, riempivano la sua casa, altre volte all'interno del cranio comparivano
veli, luci e immagini di crani, volti, montagne e altri oggetti, mentre in altre
occasioni esso diventava completamente trasparente e talora ne usciva un odore
caratteristico.
Tanto lui e la Mitchell-Hedges quanto altri
osservatori attribuirono al cranio il potere di
influire sui pensieri e sull'umore delle persone. Il
problema dell'origine del cranio reso difficile
dall'impossibilit di datarlo coi metodi attuali.
Non ci sono per altro molte ragioni per dubitare
che si tratti di una produzione dell'America
centrale, ammessa la sincerit della famiglia
Mitchell-Hedges. I crani erano un motivo artistico
comune della regione. Il centro del calendario
azteco era un viso privo di tratti caratteristici, i
crani delle vittime dei sacrifici degli aztechi erano
incrostati a volte di turchese e di ossidiana, e i
mixtec usavano il motivo del cranio nella loro
oreficeria. Poich il cranio fu scoperto in quello
che si direbbe un complesso di templi, pu darsi benissimo che fosse stato usato nei
riti religiosi. Quanto alle sue propriet occulte, non se ne manifest nessuna
nell'anno in cui il cranio fu esposto al Museum of the American Indian di New
York agli inizi degli anni '70. C' da dire per che, mentre ruotava sul suo
piedistallo nel museo, produceva degli smaglianti effetti visivi. Anno 1927, Rovine
Maya di Lubaantun (Belize, tra Guatemala e Portorico). Il suo scopritore e'
Frederick Mitchell-Hedges, un esploratore inglese, che si trova in Sudamerica alla
ricerca di prove sull'esistenza di Atlantide, di cui e' un convinto assertore. Le
ricerche proseguivano ormai da alcuni anni (per l'esattezza dal 1924), cosi' l'uomo
invito' sua figlia adottiva Anna a raggiungerlo. Fu proprio l'attenzione di
quest'ultima, attratta da qualcosa che luccica tra alcune rocce, a portare alla luce
un misterioso reperto. E' un Teschio di Cristallo: la perfetta riproduzione di un

cranio umano. Il manufatto rappresenta probabilmente un teschio femminile, pesa


circa 5kg, e' lungo 18cm, largo 12 ed alto 13, ed e' stato creato partendo da un
unico pezzo di quarzo. La precisione e' sconcertante ed enigmatica. Quaranta anni
dopo il suo ritrovamento (1970), l'artefatto e' stato oggetto di una serie di test e
analisi approfonditi e completi, ad opera di esperti in cristallografia computerizzata
nei laboratori dell' Hewlett Packard, con Frank Dorland (un restauratore) in
qualita' di supervisore. Emerse che il teschio era stato scolpito lungo l'asse
principale del cristallo: una tecnica estremamente avanzata in uso tra i moderni
scultori che sfrutta l'asse di simetria su cui si sistemani gli atomi del soldi e che
abbassa notevolmente la possibilita' di frantumare il pezzo. Inoltre sulla superficie
del teschio non c'era la piu' minima e microscopica graffiatura (che avrebbe quindi
provato l'uso di strumenti metallici o moderni). Secondo Dorland la lavorazione era
avvenuta utilizzando punte di diamante e tutto era stato rifinito con una miscela
abrasiva di polvere di silicio e acqua: ci sarebbero pero' voluti approssivamente 300
anni di lavoro, 24 ore su 24! Attualmente, si e' a conoscenza di 13 teschi di cristallo:
l'esemplare di cui vi ho narrato la storia e' ancora nelle mani di Anna MitchellHedges (che periodicamente lo espone ai turisti), un altro e' al British Museum, un
altro ancora si trova al Muse de l'Homme di Parigi (estremamente somigliante a
quello custodito nel museo londinese -si pensa siano stati acquistati da mercenari
messicani alla fine dell'800-), un teschio di cristallo si trova alla Smithsonian
Institute of Washington, un cranio originario del Guatemala (del peso di 8 kg) e'
posseduto dalla famiglia "Parks" che a sua volta mostra il reperto in giro per gli
Stati Uniti, un'altro (anch'esso scoperto nel Guatemala nei primi del '900) e' noto
come il "Teschio d'Ametista" perche' scolpito nel quarzo viola (gli studi su di esso
hanno dimostrato che e' stato tagliato rispettando l'asse di simetria), gli altri pezzi
appartengono a privati ed altri musei mondiali. Fra tutti, il piu' dettagliato e
trasparente e' proprio quello di Mitchell-Hedges. La storia ufficiale sul suo
ritrovamento ha molti punti oscuri (in nessuna foto dell'epoca appare la figlia
dell'esploratore e tantomeno il manufatto). Il mistero su come siano effettivamente
create queste fedeli riproduzioni anatomiche resta tuttora irrisolto. Com'e' stato
possibile creare simili oggetti? E qual e' il loro scopo? Gli esperti non hanno saputo
dare una spiegazione chiara e plausibile a nessun interrogativo. Certo e' che la
civilta' Maya considerava questi reperti estremamente importanti e sacri: in alcune
raffigurazioni sembrerebbero considerare il teschio come al centro dell'universo. Si
dice che i teschi si riuniranno all'inizio della nuova era, nel dicembre del 2012...

Il geode di Coso
Uno dei primi enigmatici
reperti archeologici di cui si
abbia avuto notizia e' "il geode
di Coso", una pietra
stranamente priva della sua
tipica cavita'. Il 13 febbraio del
1961 tre gioiellieri, Mike
Mikesell, Wallace Lane e
Virginia Maxey , a caccia di
minerali sulle montagne
Californiane di Coso ,
trovarono un geode ricoperto
di fossili nella roccia. Pensando
ad un raro minerale i tre
vollero esaminarlo prima di una eventuale lavorazione. L'oggetto fu tagliato a
meta' con un'apposita sega e nel suo interno fu trovato un oggetto di natura
artificiale. L'oggetto presentava un nucleo di metallo circondato da strati di
materiale simile alla ceramica ed una copertura esagonale in legno.I tre gioiellieri si
rivolsero ad alcuni scienziati: vennero fatte delle radiografie dell'oggetto, ancora
incastrato nella pietra, e si scopri' che era composto da una molla a spirale, un
chiodo ed una rondella . Sembrava la candela di una macchina , ma...di epoca
preistorica dato che le incrostazioni fossili della pietra erano risultate vecchie di 500
mila anni ! Sottoposto ai raggi-X l'oggetto ricorda molto la candela di accensione di
un motore a scoppio. Ulteriori indagini effettuate sulle fotografie e sulle radiografie
rivelano che il pezzo metallico piu' importante dello oggetto, situato nella parte
superiore , non sembra tuttavia corrispondere a nessuna parte della candela
normalmente in uso ai giorni nostri. I gioiellieri misero in vendita il loro tesoro per
25.000 dollari, ma l'offerta non ebbe fortuna dato che nessuno lo acquisto' per
timore di una frode.

Il
meccanism
o di
Antikyther
a
Il meccanismo di
Antikythera un
oggetto di metallo,
scoperto nel relitto
di una nave vecchia
di duemila anni, che
apparentemente
contiene degli
ingranaggi e che
costituisce quindi
una sorta di
strumento . Nel 1900 un gruppo di pescatori di spugne greci scopr i l relitto di una
nave al largo della piccola isola di Antikythera, fra la Grecia e Creta . Spedizioni
archeologiche sottomarine inviate sul posto recuperarono vasellame, statue e
oggetti corrosi , che facevano risalire il relitto a circa 2000 anni prima. Nel 1902 un
archeologo del Museo Nazionale di Atene, Valerios Stais, esamin alcuni di quegli
oggetti e gliene capit fra le mani uno di metallo che divent noto con il nome di
meccanismo di Antikythera. Uno studio pi attento rivel che si trattava di una
scatola che allo esterno aveva dei misuratori e all'interno una massa complessa di
ingranaggi, fra cui almeno venti ruote dentate . Tutte le superfici del congegno
erano ricoperte di iscrizioni greche. Prima della scoperta di quel meccanismo, non
era stato mai rinvenuto o descritto nessun oggetto o congegno paragonabile. Quel
che si sapeva fino a quel momento della tecnologia ellenica escludeva la possibilit
che in quel periodo si potesse costruire un congegno del genere. Sulla base delle
anfore , del vasellame e degli oggetti rinvenuti nel relitto, i ricercatori sono
ragionevolmente sicuri che il naufragio avvenne intorno al 65 a.C. , con un margine
di 15 anni. Un esame delle lettere delle iscrizioni rivela che esse risalgono al primo
secolo a.C. e che non sono certo posteriori alla nascita di Cristo. Questa data
corrisponde alla lingua usata e alla natura dei riferimenti astronomici delle
iscrizioni. L'iscrizione pi estesa, per esempio, fa parte di un calendario
astronomico straordinariamente simile a quello di cui si sa che fu compilato nel 77
a.C.- Attualmente si ritiene assai probabile che quel congegno fosse un calcolatore
astronomico che meccanizzava i rapporti ciclici fra il sistema solare e le stelle.
Forse era installato in una statua e usato come pezzo da esposizione. Forse

funzionava a energia idraulica. Quasi tutto il lavoro di restauro e di ricostruzione


che port a questa conclusione si svolto sotto la direzione di Derek J. de Solla
Price, dell'Universit di Yale. A partire dagli inizi degli anni '50 Price inizi il
restauro del congegno, che era incrostato e gravemente corroso. Lo stadio
successivo fu la traduzione delle iscrizioni, che per la maggior parte sono illeggibili.
Il sole menzionato parecchie volte, Venere una volta, ed nominata l'eclittica.
Un'iscrizione, "76 anni, 19 anni," si riferisce al cosiddetto ciclo calippico di 76 anni
e al ciclo metonico 19 anni (235 mesi lunari). La riga successiva comprende il
numero 223 - un riferimento al ciclo delle eclissi di 223 mesi lunari. Nel 1972, dopo
aver analizzato ai raggi X e ai raggi gamma i vari frammenti, Price stabil molti
particolari della costruzione e del funzionamento del congegno, che a quanto pare
era costruito con un'asse centrale. Quando l'asse girava, entrava in funzione un
sistema di alberi e di ingranaggi che faceva muovere delle lancette a varie velocit
intorno a una serie di quadranti. Questi ultimi sono difficili da interpretare per via
della corrosione. Quello anteriore tuttavia mostra chiaramente il moto del sole nello
zodiaco e il sorgere e il tramontare di stelle e costellazioni importanti. I quadranti
posteriori, che sono pi complessi e meno leggibili, riguardavano i pianeti e i
fenomeni lunari. A detta di Price il quadrante anteriore "l'unico grande
esemplare noto di uno strumento graduato dell'antichit". A suo parere quel
congegno era racchiuso in una scatola di circa trenta cm. per 15 per 7,5 e sulle facce
pi grandi aveva dei pannelli con cerniere che portavano le iscrizioni. Dentro
c'erano probabilmente almeno trenta ingranaggi, tutti di bronzo, e probabilmente
tagliati da un unico pezzo di metallo. La potenza, a suo dire, era trasmessa a un
grande ingranaggio che aveva quattro raggi uniti a mortasa nel bordo, dove erano
saldati e fissati da ribattini. Secondo Price, "la caratteristica meccanica pi
spettacolare del meccanismo di Antikythera" una piattaforma girevole
differenziale, un meccanismo che si sarebbe rivisto soltanto nell'Europa del '500.
Sulla base della sua ricerca, Price ha concluso che, contrariamente a quanto si era
creduto in precedenza, una tradizione di alta tecnologia esisteva effettivamente in
Grecia intorno all'epoca di Cristo. Prima si dava per scontato che i greci
conoscessero il principio degli ingranaggi, ma si riteneva che i loro congegni muniti
di ingranaggi fossero relativamente rudimentali. . Il mistero consiste nel fatto
che, nell'80 a.C., simili apparecchi non avrebbero dovuto esistere: gli studiosi di
cose antiche concordano infatti nell'affermare che in quel tempo la tecnologia non
era in grado di produrre apparecchiature di tale precisione. Del resto non ne
avrebbe prodotte per altri sedici secoli: nel meccanismo si trova infatti un
ingranaggio differenziale, inventato (o reinventato) soltanto verso la fine del
cinquecento. L'esistenza di oggetti impossibili e di scienze dimenticate stimolano
alcune considerazioni. O si ammette l'esistenza di conoscenze perdute per
qualche ragione ignota e poi riemerse (il che imporrebbe una riscrittura della storia
dell'umanit su basi molto diverse da quelle comunemente accettate) o si deve
riconoscere un altissimo grado di fallibilit da parte della storiografia ufficiale. Il
Meccanismo di Antikythera non pu essere il parto di un inventore solitario e
ingegnoso (vi sono coinvolte troppe diverse conoscenze); di conseguenza la civilt
greca doveva essere, al contrario di ci che si sempre affermato, tecnologicamente
evoluta.

Statue impossibili
Chi scolpiva statue, sulla terra, prima dell'uomo? Cominciano a
chiederselo gli scienziati dopo che in diverse parti del mondo
sono state rinvenute manifestazioni artistiche ben pi vecchie
della data di nascita "ufficiale" dell'arte e pi antiche della
stessa specie umana moderna (che sarebbe "emersa" in Africa
attorno ai 200 mila anni fa). Opere che, proprio perch non
sono inseribili nel quadro delle conoscienze consolidate,
vengono tenute in una sorta di limbo e raramente vengono
pubblicate, quasi non esistessero. Ecco tre casi "insoluti".
VENERE PRIMORDIALE . Si tratta di una statuetta di pietra
raffigurante una donna che venne rinvenuta negli anni Ottanta
dell'archeologa israleana Na'am Goren-Imbar nel sito di
Berekhat Ram, nel Golan settentrionale. E' incisa nel tufo
vulcanico e ha forme molto rudumentali: si distinguono
comunque la testa e il corpo e, nell'insieme, ricorda le tipiche "Veneri" paleolitiche.
Con un'unica importante differenza: mentre le pi vecchie fra queste ultime hanno
20-25mila anni, la figurina di Berekhat Ram ne avrebbe 300mila. Una data, che ha
ovviamente suscitato molto scetticismo: ma la Goren-Inbar ha confermato che la
statuetta stata trovata all'interno di uno strato di tufo vulcanico spesso quattro
metri, il che escluderebbe ogni possibilit di frammissioni fra strati geologici
diversi. Attualmente il reperto studiato dal professor Alexander Marschack,
esperto di arte preistorica della Harvard University, che si gi espresso
favorevolmente per quanto riguarda la datazione .

Aerei
precolombiani di
Bogot
In un'antica tomba nel sud
America fu trovato un gioiello
in oro molto originale. Il
reperto, risalente a 1800 anni
fa, venne frettolosamente
classificato come "ornamento
religioso". La sua forma cos
simile ai pi veloci aerei
contemporanei che i tecnici
dell'Aereonautical Institute di New York lo esaminarono approfonditamente. Si
riconoscono le ali a delta, la cabina, il parabrezza, la coda. Attualmente il prezioso
aereoplanino si trova alla State Bank di Bogot (Colombia). Non l'unico
esemplare. Nelle tombe precolombiane sono stati trovati molti altri oggetti simili.

Le lampade
di Dendera
In diversi luoghi
allinterno del tempio
tardo Tolemaico di
Hathor a Dendera, in
Egitto, strani
bassorilievi sulle
pareti intrigano da
anni gli studiosi.
Difficile, infatti, per
loro spiegarne la
natura, sulla scorta
di temi miticoreligiosi tradizionali,
ma nuove e pi
moderne
interpretazioni ci giungono dal campo dellingegneria elettronica. In una camera, il
numero 17, il pannello superiore, mostra alcuni sacerdoti egiziani che fanno
funzionare quelli che appaiono come tubi oblunghi che compiono diverse funzioni
specifiche. Ogni tubo ha allinterno un serpente che si estende per tutta la sua
lunghezza. Lingegnere svedese Henry Kjellson, nel suo libro "Forvunen Teknik"
(tecnologia scomparsa) fece notare che nei geroglifici quei serpenti sono descritti
come "seref", che significa illuminare, e ritiene che si riferisca a qualche forma di
corrente elettrica. Nella scena, allestrema destra, appare una scatola sulla quale
siede unimmagine del Dio egiziano Atum-Ra, che identifica la scatola quale fonte
di energia. Attaccato alla scatola c un cavo intrecciato che lingegner Alfred D.
Bielek identifica come una copia esatta delle illustrazioni odierne che
rappresentano un fascio di fili elettrici. I cavi partono dalla scatola e corrono su
tutto il pavimento, arrivando alle basi degli oggetti tubolari, ciascuno dei quali
poggia su un sostegno chiamato "djed" (lo Zed) che Bielek identific con un
isolatore ad alto voltaggio. Ulteriori immagini trovate allinterno della cripta
mostrano quelle che potrebbero essere altre applicazioni del congegno: sui
bassorilievi si vedono uomini e donne assisi sotto i tubi, come in una postura per
creare una modalit ricettiva. Che tipo di trattamento irradiante vi si stava
svolgendo?

Un proiettile contro un uomo di Neanderthal?


Nel museo di Storia Naturale di Londra
si trova un teschio datato circa 38.000
anni fa, periodo Paleolitico, rinvenuto in
Zambia nel 1921. Sulla parete sinistra del
teschio c un foro perfettamente
rotondo. Stranamente non ci sono linee
radiali attorno al foro o altri segni che
indichino sia stato prodotto da unarma,
una freccia o una lancia. Nella parete opposta al foro, il teschio spaccato e la
ricostruzione dei frammenti mostra che il reperto stato rotto dallinterno verso
lesterno, come si fosse trattato di un colpo di fucile. Esperti forensi dichiarano che
non pu essere stato nulla di diverso da un colpo esploso ad alta velocit con
lintenzione di uccidere. Chi possedeva un fucile 38.000 anni fa? Certamente non
luomo delle caverne, ma forse una razza pi avanzata e civilizzata. Nel Museo di
Paleontologia di Mosca, inoltre, presente un altro reperto simile, il cranio di un
bisonte, rinvenuto a Yakuzia (Siberia) e vissuto dai 30.000 ai 70.000 anni fa, sulla
cui fronte presente un buco circolare. Un altro caso simile viene citato dal
giornalista Victor Louis dalla Russia, il quale riferisce che nel Museo di
Paleontologia di Mosca si trova un cranio perfettamente conservato di un bisonte
dalle lunghe corna rinvenuto nella Yakuzia (Siberia orientale). Secondo i
paleontologi tale specie sarebbe vissuta dai 30.000 ai 70.000 anni fa. Al centro della
sua fronte visibile un foro rotondo che, secondo alcuni studiosi, potrebbe essere
stato causato da una pallottola!

La mappa di Piri Reis


Ecco uno di quegli oggetti che a norma di
storia non dovrebbe esistere: "La Mappa di
Piri Reis". Piri Reis nacque nel 1470 a
Gelibolu l'attuale Gallipoli. All'et di 14
anni s'imbarc sulla nave dello zio Kemal
Reis corsaro turco dedito a scorrerie nel
Mediterraneo. Nel 1499 Piri Reis fu
nominato ammiraglio della flotta Ottomana.
Come risultato dei suoi numerosi viaggi
scrisse un trattatato di geografia " Kitabi
Babriye", in cui riport la dislocazione dei
golfi, delle insenature, delle secche, e delle
rotte in uso all'epoca nel mar Mediteranneo
Egli disegn nel 1513 su una pelle di
gazzella finemente conciata una carta
geografica. E dalle note scritte
dall'ammiraglio a margine del documento,
sappiamo per sua ammissione, che il
disegno stato copiato da mappe pi
antiche (circa venti) Dove Piri Reis abbia
raccolto quelle mappe sorgenti, non ci dato di sapere. Si pu supporre che siano
state portate a Costantinopoli, insieme a molti altri documenti, in un estremo
tentativo di preservarli dopo la distruzione della biblioteca d'Alessandria d'Egitto
causata dal terremoto e conseguente maremoto nel 390 d.C. La mappa (molto
probabilmente frammento di una pi grande) fu scoperta arrotolata su un
polveroso scaffale nel 1929 quando si decise di fare un inventario dei reperti
conservati nel Palazzo Topkapi a Costantinopoli (l'attuale Istanbul). Solo nel 1960,
un eminente studioso, Charles Hapgood, volle cercare di capire a cosa si riferisse la
mappa. Senza specificare cosa fosse, ma facendola copiare dai suoi studenti e
presentandola come un lavoro di quel gruppo, sped i frammenti dei disegni alla
Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e alla Nasa, chiedendo se fosse possibile
sapere a cosa si riferissero. La prima risposta venne dalla Nasa, e fu stupefacente!
Non sono carte strane, sono semplicemente la rappresentazione delle coste
dell'America sull'Atlantico, delle coste Africane e della Costa della Principessa
Martha della Terra della Regina Maud nell'Antartide com'era prima che fosse
sepolto dai ghiacci, vale a dire dai 4000 ai 6000 anni a.C. E ancor pi stupefacente,
la mappa pare a volte ripresa dall'alto. Chi aveva fatto quei disegni 4000 anni
prima di Cristo? E dall'alto per giunta? La conformazione delle coste
dell'Antartide sono stati rilevati sotto la crosta di ghiaccio solo nel 1949 grazie a
rilievi sismografici. Inoltre nelle numerse note apportate da Piri Reis a margine, si
parla di terre in cui popolazioni non civili girano nude, agghindate con penne di
pappagalli di vari colori; di mostri con pellicce bianche, ed enormi serpenti. Si
possono vedere le Ande e il disegno di lama, animali sconosciuti in Europa. La

scienza ufficiale fino ad allora non si era mai occupata della mappa di Piri Reis
perch "scomoda". Con ricerche pi approfondite si venne a sapere che
l'Ammiraglio da ragazzo aveva conosciuto un marinaio catturato in una delle sue
scorrerie dallo zio corsaro. Il marinaio aveva navigato con Cristoforo Colombo e
raccont come Colombo consultasse strane mappe diverse da quelle allora
conosciute. Furono queste che ritenute attendibili dal navigante genovese lo
convinsero ad intraprendere il suo viaggio? Altre mappe antiche da quella di
Oronzio Fineo disegnata nel 1532 all'atlante di Mercatore, riportano i confini di un
mondo che all'epoca in cui questi eminenti e accreditati geografi vissero, non
potevano essere conosciuti. Si suppone quindi che anche questi illustri cartografi
abbiano avuto accesso a mappe molto antiche. Anche la Carta Mondiale di Re
Giacomo ci mostra il deserto del Sahara come una terra fertile con laghi e fiumi e
grandi citt. E la Buache World Map ci mostra come l'Antartide fosse un continene
diviso in due grandi isole con un grande mare interno come si potrebbe vedere oggi
se non fosse coperto da 1,5 km. di ghiaccio. Possiamo osare pensare allora, a scanso
della scienza ufficiale, che queste testimonianze scritte, insieme agli innumerevoli e
misteriosi reperti archeologici che affiorano nelle foreste, nei deserti, in localit
distanti tra loro in tutto mondo siano la prova che noi "moderni" non siamo stati i
primi nella lunga storia del nostro pianeta, ma che una grande civilt sia esistita
prima, distrutta da un enorme cataclisma che ne ha cancellato le tracce? Tutto
farebbe supporre di s perch non solo i documenti a cui abbiamo accennato ce ne
danno conferma, ma se volgiamo la nostra attenzione ai miti e alle tradizioni degli
innumerevoli popoli che abitano il nostro pianeta notiamo che tutti hanno un
denominatore comune che preso in esame ci porter inevitabilmente ad una visione
pi ampia e dilatata nel tempo della comprensione delle nostre origini.

La pila di Bagdad
Nel museo di Bagdad conservato un
vaso di argilla di 15cm e mezzo di
altezza contenente un cilindro di
rame di 12cm x4. La parte superiore
del cilindro saldata con una lega 6040 di piombo-stagno e sigillata con
bitume mentre il fondo chiuso con
un disco di rame e sigillato anchesso
con bitume.
Nella parte
superiore vi inoltre
unasta di ferro
abbastanza corrosa sospesa al centro del cilindro di rame. Ora
ovvio che le analogie con una pila elettrica si sprecano.Per la
cronaca il vaso risale a 2000 anni fa circa ed stato scoperto
dallarcheologo australiano Wilhelm Konig.

La carta di Oronzio Fineo


Charles Hapgood
nella sua ricerca
di portolani
antichi,oltre alla
carta di Pir Res,
si imbatt in una
raffigurazione del
1531, opera di
Oronzio Fineo
chiamata,
appunto,
"Mappamondo di
Oronzio Fineo".
Tale mappa il
risultato di
copiature di
numerose carte
"sorgenti" e rappresenta la parte costiera del continente antartico priva di
ghiacci.In essa il continente antartico fedelmente riprodotto e posizionato ,
geograficamente, perfettamente. Su di esso vengono annotate catene montuose e
fiumi, quali effettivamente abbiamo scoperto siano esistiti, ora coperti dalla coltre
di ghiacci. La parte interna invece e priva di raffigurazioni fluviali e montuose, il
che ci indica che tale parte, a differenza di quella costiera, era gi ricoperta di
ghiacci.Il mappamondo di Fineo sembra essere un'altra prova convincente
riguardo alla possibilit di una remota colonizzazione del continente australe e lo
ritrae in un'epoca corrispondente alla fine dell'ultimo periodo glaciale.La carta
mostra anche numerosi estuari, insenature e fiumi, a sostegno delle moderne teorie
che ipotizzano antichi fiumi in Antartide in punti in cui sono oggi presenti ghiacciai
come il Beardmore e lo Scott. I vari carotaggi effettuati negli ultimi tempi sono a
sostegno della tesi che l'Antartide era un tempo abitabile: i campioni sono ricchi di
sedimenti che rivelano condizioni differenti di clima, ma soprattutto si nota una
rilevante presenza di grana fine, come quella che viene trasportata dai fiumi.
Inoltre, i carotaggi rivelano che solo intorno al 4000 a.C. l'Antartide venne
completamente ricoperto dai ghiacci.

La pietra di Ica
Ad Ica in Per vi un fisico appassionato
di archeologia , il dottor Javier Cabrera
che in possesso di circa ventimila pietre
decorate con incisioni ad oggi considerate
senza un senso storico. Queste pietre in
andesite grigia (materiale difficilissimo da
incidere per la sua durezza) raffigurano
uomini che cavalcano dinosauri,
operazioni chirurgiche a cuore aperto,
trasfusioni di sangue, tagli cesarei ecc. Il
Professor Cabrera ha ricevuto in dono le
prime pietre da un contadino del posto, e
poi accortosi dellanomalia di alcuni
disegni ha cominciato ad interessarsi a
tali oggetti, ed ha scoperto che la gente
locale solita ritrovare tali pietre sin dal
1500. Purtroppo non semplice analizzare questi oggetti per scoprirne la datazione,
comunque rimangono un mistero.

Sfere misteriose
C' un mistero in Sud
Africa. Da anni, i
minatori del
Transvaal
occidentale, nei pressi
della cittadina di
Ottosdal, continuano
a trovare sfere
metalliche in uno
strato sedimentario
del Precambriano. Le
sfere sono di due tipi.
Il primo
rappresentato da
semplici sfere di
metallo bluastro
chiazzato di bianco.
Le sfere del secondo
tipo sono invece cave,
e al loro interno si
trova un materiale bianco spugnoso. La maggior parte delle sfere ha le dimensioni
di una palla da baseball e la somiglianza, in una di tali sfere, accentuata da tre
linee parallele che ne solcano la superficie. Fino a oggi sono state dissotterrate
centinaia di queste sfere. Per il loro aspetto le si direbbe opera dell'uomo, ma la
loro localizzazione le fa risalire ad almeno 2,8 miliardi di anni fa. Il professor A.
Bisschoff, un noto geologo dell'Universit di Potchefstroom, ritiene che si tratti di
concrezioni di limonite, ma tale teoria presenta parecchi punti deboli. La limonite
una sorta di ferro che si forma dall'ossidazione di diversi minerali ferrosi. E'
comune nelle paludi e in alcuni tipi di roccia sedimentaria, in particolar modo nel
calcare. I pittori la conoscono come una fonte di pigmenti d'ocra e di terra
d'ombra. E' assodata la sua tendenza a formare concrezioni (il termine geologico
per le dure masse rocciose che si formano col tempo intorno a un nucleo centrale),
ma le concrezioni di limonite sono gialle, marroni o nere; certamente non blu a
chiazze bianche. Non le si trova come sfere isolate ma in grappoli, solitamente
saldate l'una all'altra, e non si mai riscontrata su di esse alcuna scanalatura. La
loro durezza, secondo la scala di Mohs, va da 4 a 5,5; sono quindi relativamente
tenere. Le sfere di metallo del Sudafrica sono talmente dure che l'acciaio non le
scalfisce.Se non si tratta di limonite, di quale sostanza sono fatte? Secondo Roelf
Marx, curatore del Klerksdorp Museum dove sono raccolte diverse di tali sfere,
sono state ritrovate in uno strato di pirofillite. Potrebbero dunque essere delle
concrezioni di tale minerale siliceo? Ancora una volta, la risposta non sembra
essere quella giusta. Se sottoposti a pressione, i minerali silicei danno origine a
cristalli, non a sfere metalliche. La pirofillite somiglia molto al talco e viene

utilizzata pi o meno per gli stessi scopi. Pu formare masse granulari, che
risultano per untuose al tatto e sono di colore molto chiaro. La questione della
durezza l'argomento definitivo: i valori della scala di Mohs per la pirofillite vanno
da 1 a 2, tra i pi bassi in assoluto. Ma se non sono formazioni naturali, qual'
l'origine delle sfere? Il loro aspetto quelle di un manufatto, creato in fonderia
utilizzando un acciaio di speciale durezza per uno scopo preciso. A dispetto di tutto
ci, non possono essere opera dell'uomo. Secondo gli esperti, la prima comparsa
dell'umanit moderna, Homo sapiens sapiens, risale a circa 100.000 anni fa,
nell'Africa meridionale. Il luogo quello giusto, ma il tempo e il livello di sviluppo
tecnologico sono completamente sbagliati. Questi primi esseri umani vivevano
l'esistenza semplice dei cacciatori-raccoglitori. Utilizzavano rocce, ossa e legno, ma
non conoscevano l'uso dei metalli. Anche il pi semplice manufatto in ferro era ben
al di l delle loro possibilit, per non parlare poi dell'acciaio temprato. Anche
volendo ignorare il problema dell'abilit tecnica, la datazione resta inconciliabile. Il
predecessore dell'uomo moderno, l'Homo erectus, costruiva i propri ripari nella
gola di Olduvai 1,8 milioni di anni fa, molto prima della comparsa dei sapiens ma
di gran lunga dopo la comparsa delle sfere nel Transvaal occidentale. Anche il pi
antico Homo abilis costruiva primitivi attrezzi di pietra (ma non sfere metalliche)
tra i 2,5 e i 3 milioni di anni fa: sempre troppo tardi per render conto dei misteriosi
ritrovamenti. Difatti le sfere erano gi al loro posto quando i primissimi ominidi si
differenziarono dalle scimmie, in un momento indefinito tra i cinque e gli otto
milioni di anni fa! Il periodo Precambriano comprende quel lungo arco della storia
geologica che va dalla formazione del pianeta, 4,6 miliardi di anni fa, all'inizio
dell'era Paleozoica, circa 600 milioni di anni fa. I ritrovamenti fossili risalenti a tale
periodo sono rari, ma i geologi sono riusciti a ricostruire un possibile scenario.
L'atmosfera, innanzitutto, era molto probabilmente simile a quella odierna: un
miscuglio di azoto, anidride carbonica, vapore acqueo e ossigeno. Esistevano mari e
continenti, ma i loro confini erano totalmente diversi da quelli odierni. Il mondo era
dominato da ci che gli scienziati chiamano supercontinenti, enormi masse terrestri
primeve che col tempo si frantumarono per formare i continenti attuali. La vita era
gi presente sul pianeta. Alghe e batteri fossili sono stati ritrovati in rocce
sudafricane risalenti a pi di 3 miliardi di anni fa. Un'ulteriore conferma viene
dalla presenza di stromatoliti, strutture rocciose che si formano nelle acque basse,
sotto le praterie di alghe. non vi era traccia della presenza della vita sulla
terraferma e persino le conchiglie - un'indicazione di vita marina come la si conosce
oggi - erano ancora inesistenti. Le tracce pi avanzate di vita che i geologi hanno
ritrovato sono quelle di organismi multicellulari invertebrati, i quali sono
classificati come animali, ma si trovano, sulla scala evolutiva, qualche gradino sotto
la medusa. Appare ovvio che nessuna delle creature viventi del Precambriano pu
aver fabbricato le sfere del Transvaal.Ma questi non sono i soli manufatti strani che
richiedono una spiegazione. Maximilien Melleville, vicepresidente della Socit
Acadmique di Laon, in Francia, riport in the Geologist dell'aprile del 1862 la
scoperta di una perfetta sfera di gesso in un letto di lignite dell'Eocene, nei pressi
della sua abitazione. la sfera e l'ambiente immediatamente circostante mostravano
strani segni di un'accurata lavorazione. Da un blocco di maggiori dimensioni era
stata ricavata la sfera, la quale era stata successivamente liberata con un taglio

netto. In poche parole, un manufatto. Era da escludere, secondo quanto riportato


dallo stesso Melleville, che la sfera fosse stata posta nello strato in epoca pi tarda.
Ancora una volta ci troviamo in presenza di un oggetto che sembra opera
dell'uomo, ma la posizione della sfera nello strato di lignite gli assegna un'et tra i
45 e i 55 milioni di anni, ben prima della comparsa dell'uomo sul pianeta . Un
mistero ancor pi grande circonda il resoconto di un ritrovamento pi recente. Nel
1928 un certo Atlas Almond Mathis, un minatore, stava lavorando in profondit in
una miniera due miglia a nord di Heavener, in Oklahoma, quando un'esplosione
dissotterr alcuni blocchi cubici, ben levigati, il cui lato misurava all'incirca 30
centimetri e che sembravano fatti di un qualche tipo di cemento. Uno scavo
successivo rivel che i blocchi appartenevano a un muro lungo pi di 130 metri. Il
fatto che fossero stati trovati in un filone di carbone in quell'area attribuiva loro
un'et di almeno 286 milioni di anni. L'ovvia domanda era: chi aveva costruito il
muro? Forse le stesse persone che avevano posto la catena d'oro "di antica e
caratteristica fattura" in ci che nei millenni era diventata la vena carbonifera delle
miniere di Taylorville o Pana, nel sud dell'Illinois. Fu scoperta dalla signora S. W.
Culp in un grosso pezzo di carbone che aveva spezzato per accendere il suo
focolare.

L'impronta di Burdick
The Burdick Trak, unimpronta di piede umana,
nel limo del cretaceo, trovato nello strato del Cross
Branch, un affluente del Paluxy River in Glen
Rose ,Texas, Esso stato al centro di controversie
per la perfezione della figura, ed stato
considerato da alcuni come fosse unintaglio. Nel
1990 il direttore Carl Baugh e il geologo Don
Patton fece una ricerca a largo raggio per
verificarne lautenticit. Fin dalla rimozione
dellimpronta dal fiume molti anni fa, doveva
essere trovato il sito originario. Questo venne
ricercato prendendo come indizio la struttura
morfologica e della composizione minerale
originale. Dopo molti giorni di ricerca uno strato
di Cross Branch fu messo in rilievo e
apparve,come la "matrice" (colore corteccia
avorio, grana fine,con incluso calciti cristalline).
Un esperto gioielliere tagli una sottile porzione sia dallo strato Della Burdick
Track che dal Cross Branch. Per prova. Cordell Van Huse, esperto gioielliere di
Dallas, fece la sezione dell impronta. Attraverso la sezione del calcagno,rilev la
struttura della roccia intorno al contorno del calcagno. Attraverso la sezione
dellarea del dito del piede si mostra chiaramente le linee di pressione intorno al
contorno delle linee del dito.Questa traccia pu non essere stata intagliata e ancora
contiene queste fattezze. The Burdick Track larga16,5 cm e 35,5 cm lunga. Queste
dimensioni di unimpronta non sono in contraddizione con quegli individui che
abitualmente vanno a piedi scalzi. La lunghezza dellimpronta indicherebbe che la
persona potrebbe essere stata alta 2,13 metri. Lo staff del Creation Evidence
Museum ha scoperto pi di 80 impronte di piedi umani in situ" tra le impronte dei
piedi di dinosauri sul Paluxy River. Limpronta di Burdick, trovata molti anni fa,
un esempio originario.

L'impronta di una mano risalente al periodo


Cretaceo
Questa foto mostra
limpronta di una mano
umana trovata in una roccia
risalente al periodo
Cretaceo, nello stesso strato
con limpronte dei piedi dei
dinosauri di Glen
Rose.Limpronta fossile della
mano sinistra cos precisa
che mostra leffetto delle
impronte digitali,limpronta
del tessuto connettivo tra il
dito pollice ed il dito indice, e
limpronta profonda dovuta
alla penetrazione del dito
medio nel fango.

Tazze da th
Questa , la dichiarazione giurata di Frank
J. Kennard,( in data 27 Novembre 1948 a
Jullia L. Eldred N.P. My commission
expires May 21, 1951 - Benton Co):
Mentre stavo lavorando nel Municipal
Electric Plant in Thomas, Okla in
1912,venne alla luce un pezzo di solido
carbone che era troppo grande per luso.Lo
ruppi con un martello da fabbro. Questa
ciotola di ferro ,cadde dal centro, lasciando
il calco,o la matrice della stessa nel pezzo di carbone. Jim Stull ( un dipendente
della compagnia) era presente alla rottura del pezzo di carbone, e vide la ciotola
uscire da esso .Rintracciai lorigine del carbone, e trovai che esso veniva dalle
WILBURTON, OKLAHOMA Mines Al Carbone delle miniere di Wilburton
riconosciuta unet di 295 milioni di anni.

La pi vecchia impronta di scarpe


La pi vecchia impronte di piede finora
trovata fu scoperta nel giugno 1968 da
William J. Meister in una spedizione ad
Antilope Spring, 43 miglia da ovest di Delta,
Utah. Era accompagnato da sua moglie e
due figlie, e da Mr. e Mrs. Francis Shape e
le loro due figlie.Durante la campagna di
scavo inoltre scoprirono diversi fossili di
trilobiti. Quando Meister, spacc aprendo
una spessa lastra di circa due pollici di
roccia con il suo martello e scopr
limpronta. La roccia si apr come un libro, rivelando su una parte limpronta di un
piede umano, con un trilobite nella stessa impronta destra. Laltra met della lastra
di roccia mostr un altro perfetto modello dellimpronta del piede e del fossile. Con
sorpresa, limpronta umana indossava un sandalo! Il sandalo che sembrava aver
schiacciato, un trilobite vivente, era lungo 26,03 cm e largo 8,9 cm; il calcagno era
intagliato pi leggermente della suola, come dovrebbe essere limpronta di una
calzatura umana.The Meister Sandal Track, un altro pezzo forte dellevidenza
che la teoria dellevoluzione promossa nelle scuole attraverso gli stati ed il
mondo,non incoraggia la verit ma invece mostra che un fallimento la base
stessa della teoria.

Il martello di London
La testa del martello lunga
circa quindici (15) centimetri e
ha un diametro di circa due e
mezzo (2,5) e dagli esami
condotti risulato che il
metallo del quale composta
sembra un ferro purissimo
privo di bolle e di variazioni di
densit (tipo pi duro in certi
punti meno duro in altri) che
neanche la industria moderna
pu produrre. proprio per
questa sua composizione il
metallo non si corroso e
neanche ossidato, in tutto
questo tempo, nonostante gli esami sulla sua et dicono che risale forse a milioni di
anni fa. la prova pi importante della sua antichit sono i fossili incrostati sulla
superficie esterna del blocco che sono secondo gli studiosi risalenti al periodo
siluriano, cio intorno ai quattrocento milioni di anni fa .

Papiro Tulli
Il 'Papiro Tulli' fu
individuato nel
1934 nel negozio
di un antiquario,
dal professor
Alberto Tulli
(allora direttore
del Pontificio
Museo Egizio
Vaticano),
durante un suo
viaggio di studio,
in Egitto,
effettuato con il
fratello,
Monsignor
Augusto Tulli. La
complessa e alterna vicenda del papiro incuriosisce perch nel testo del papiro pare
venga riportata la storia di una prodigiosa vicenda, cio una serie di strani
avvistamenti di misteriosi oggetti nel cielo, cui avrebbero assistito il Faraone
Thuthmosis llI (1504- l450, circa a. C.) e molti dei suoi sudditi. Il mistero si infittisce
poich il documento reca la presenza di alcune cancellature in punti chiave del
testo, che rendevano nebuloso il suo significato, ma che lo proiettano tra quei
reperti meritevoli di approfondimento e considerazione.

Astronauta di Kiev
Ecco il notissimo "Astronauta di Kiev",cos
denominato da Peter Kolosimo per
l'abbigliamento caratteristico dei cosmonauti
o dei palombari.La statuetta in oro, dotata
di un casco che ricopre interamente il
capo,fino al collo,dove si osserva una sorta di
'giuntura';la 'tuta'parrebbe trapuntata,divisa
alla vita da una fascia e alle mani indossa dei
...guanti.Viene attribuito alla cultura Sciita
(gruppo di trib nomadi di origine iranica
stanziatisi, tra il II ed il I sec. a.C., nella
Russia meridionale).

716 dischi di pietra con bizzarre iscrizioni


geroglifiche
Bisogna tornare al 1937/38 e andare
in Cina,nella provincia di Qinghai.
Nelle montagne del BAYAN-KARAULA, l'archeologo Chin Pu-Tei
ritrova delle caverne contenenti
scheletri minuti,gracili e con la testa
enormemente sviluppata, nessun
indizio eccetto 716 dischi di pietra
con bizzarre iscrizioni geroglifiche
disposte a spirale. Nel 1947, uno
scienziato britannico, Karyl Robin Evans sostenne di aver raggiunto le
montagne sopracitate e di avervi
trovato un centinaio di persone,note con il nome di DOZPA, alte in media 120 cm;
visse con loro per circa sei mesi, ne impar la lingua e gli usi e venne cos a sapere
che erano o si ritenevano "originari"di un pianeta nel sistema stellare di SIRIO(
dopo la collisione su quell'area montuosa molto tempo prima, i superstiti si
sarebbero adattati a vivere sul nostro pianeta selvaggio).Con un piccolo salto nel
tempo, si arriva al 1960.Il prof.Tsum Um Nuj riesce a tradurre parzialmente le
iscrizioni presenti sui dischi ,ne resta sconcertato e cerca di pubblicare i suoi studi
ma viene bloccata l'operazione a causa del suo contenuto:le iscrizioni sui
dischi,infatti, avrebbero narrato l'"INCIDENTE"occorso ad una navicella aliena
su quelle montagne 12.000 anni fa!Riesce comunque a far uscire la pubblicazione,
che viene derisa e giudicata senza senso e il professore viene deriso da tutti.Decide
di emigrare in Giappone, dove termina l'ultimo manoscritto al riguardo e muore
senza che nessuno,ora,sappia dove sia sepolto e dove siano le sue pubblicazioni.Va
ricordato che in quella provincia,la popolazione NARRA di questa leggenda aliena
e temono che gli esseri "discesi"dallo spazio possano tornare.Facciamo un altro
piccolo salto nel tempo:siamo nel 1974.E'l'ultima volta che qualcuno vede i
dischi(erano finiti in vari musei,nel frattempo). E' E.Wegerer, che riesce (aiutato
dalla allora direttrice del museo, probabilmente)a fotografarne 2 al museo Bompo
di Xi an: pesano circa 1 Kg, hanno 30 cm di diametro, con un foro centrale; in
parte sono sbriciolati.Il periodo non dei migliori:dal 1966 al '76-infatti-la
rivoluzione culturale incombe sulla Cina. Altro "salto":siamo nel 1994.H.Hausdorf
inizia ad interessarsi alla faccenda della quale venuto a conoscenza e si reca al
museo Bompo.Stavolta vi un direttore che gli spiega che i dischi e la ex-direttrice
sono spariti senza lasciare traccia. Tutto pu essere relegato alla leggenda?
Fantascienza? Eppure, nel nov.1995, l'agenzia Associated Press ha riferito che
proprio su quelle montagne era stata scoperta una comunit di 120 gnomi, il pi
alto dei quali misurava 120 cm e il pi basso 72 cm. Da internet sono venuta a
sapere che il governo ha "deportato"in tempi recenti questo popolo,forse relegando

lontano dagli occhi di tutti la loro presenza e non se ne sa pi nulla!!Il villaggio si


chiama Huilong e dista poche centinaia di Km dalle montagne del Bayan-Kara-Ula.
Alcuni scienziati hanno tentato di spiegare la bassa statura con un'alta
concentrazione di mercurio presente nel suolo e che per generazioni sarebbe stato
assunto attraverso l'acqua.Ma stata smentita poich il mercurio un veleno che
pu essere mortale ma non d modificazioni sul DNA .

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