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A. MANZONI & C. SpA

Carrara

IL TIRRENO VENERD 12 OTTOBRE 2012

Carrara
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VI

Numeroverde 800019036
Ag.fotografica ClaudioCuffaro
email carrara@iltirreno.it

di Massimo Braglia
CARRARA

Un milione a pagina, euro pi


euro meno. Ecco quanto fa risparmiare, a un folto gruppo di
imprenditori carraresi, leditto
di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1 febbraio del 1751. Per
toglierci la curiosit, siamo andati allArchivio di Stato di Massa, per vedere come fosse fatto
questo terribile editto che - secondo linterpretazione decisamente pi benevola verso gli
imprenditori e pi negativa per
i cittadini - avrebbe (come sappiamo il condizionale molto
dobbligo) concesso a coloro
che avevano gi iscritto allestimo da oltre ventanni (quindi
da prima del 1731...) le cave
allibrate, il fatto che queste
non potessero essere rivendicate dalla vicinanza - in senso lato, dal Comune - non altrimenti
che se a favore dei possessori
medesimi militasse limmemorabile, o la centenaria, o concorresse a pro loro un titolo il legittimo che immaginare si possa.
Leditto si trova nel volume numero 62, dei bandi di Carrara:
una pagellina, quattro pagine.
Una curiosit: leditto successivo a quello delle cave porta la
data del 10 febbraio del 1751, e
con quello Maria Teresa Cybo
Malaspina, Duchessa di Massa,
Principessa di Carrara e Principessa ereditaria di Modena,
metteva una taglia sugli insigni
banditi Giuseppe Antonio Camorani, detto Pant, e Giambattista Manfredi detto Zara: 100
scudi per chi li avesse ammazzati, 120 per chi li avesse consegnati vivi e, se per caso a catturarli o ucciderli fosse stato un
bandito, questultimo avrebbe
ottenuto la grazia. Insomma, i
bandi si occupavano di tutto e
di pi: la vita di una comunit.
C il bando che impone di legare i cani alla catena, c il bando
che fissa le tasse per il commercio.
Il punto base, su cui si fondano tutti i dubbi sulla legittimit
di considerare - come stato
fatto nei secoli e lo si fa tuttora i beni estimati alla stregua di
propriet private, essenzialmente uno: poteva Maria Teresa Cybo Malaspina legiferare
espropriando le vicinanze,
cio il Comune? E quindi, il privilegio assegnato ai proprietari
di cave allibrate un titolo di
propriet in grado di reggere
per quasi tre secoli, oppure
tutto un gigantesco equivoco,
che costa alle casse comunali
circa quattro milioni di euro
lanno?

Quelle quattro pagine


che ci costano 4 milioni
Pubblichiamo loriginale delleditto di Maria Teresa sui beni estimati,
diventati beni privati: secondo gli esperti, un gigantesco equivoco
Secondo i pareri
degli avvocati
Piccioli, Barile e
Battistoni Ferrara,
la Principessa non era
unimperatrice e quindi
non poteva spossessare
il Comune delle cave
Lo scriveva fin dal 1956 lavvocato Cesare Piccioli, massimi
esperto delle cave di Carrara,
nel libro Gli agri marmiferi del
Comune di Carrara, edito fra i
quaderni della Camera di Commercio, e lo ribadiva lo stesso
Piccioli, 33 anni dopo, nel parere sui beni estimati, rilasciato
quasi in contemporanea con gli

altri grandi esperti professor


Battistoni Ferrara e professor
Barile (tutti pareri lasciati nel dimenticatoio, ad oggi). Da un lato, spiegava lavvovato Piccioli,
nelleditto non si parla di passaggio di propriet, ma si fa divieto alla vicinanza di proporre
azioni di rivendica; non solo aggiungeva, al pari di quanto fa-

Nei secoli, i beni


estimati si sono
estesi a ben
cinquantadue cave su 81,
in percentuale varia,
riducendo drasticamente
gli incassi del canone
di concessione
ranno Battistoni Ferrara e Barile - un principe, feudatario
dellimpero, non poteva spossessare una collettivit di suoi
diritti quesiti su agri comunitari, perch i diritti degli enti minori erano riconosciuti dal diritto imperiale, in contrapposizione al diritto del feudo. Gi, ma
allora perch sono sopravvissu-

ti fino a oggi, fra laltro allargandosi a dismisura e senza certezza che gli attuali beni estimati
corrispondessero a quelli del
1731?
Pi volte i politici hanno ripetuto che magari in sinergia con
la Regione cercheranno di cancellare questa anomalia, ma a
leggere i pareri dei pi grandi

Ecco la copia delleditto scritto nel 1751


Una strada per riuscire ad annullarne gli effetti: la revisione della legge regionale 78-98
CARRARA

Pagina 1 (ASMS, aut.min. 152)

Pagina 2 (ASMS, aut.min.152)

Pagina 3 (ASMS, aut.min. 152)

Pag. 4 (ASMS, aut. min. 152)

Nellessere stata portata avanti di Noi certa controversia insorta fra certi Ufficiali della vicinanza di Torano, e alcuni
particolari sopra il diritto di parire negli Agri di quella, cave di
marmo, siamo venuti nella deliberazione di fissare un regolamento, il quale decida essa
controversia, e dia insieme
norma a tutte le altre, che in
rapporto degli Agri delle altre
vicinanze di Carrara, eccitare
si potessero in qualsivoglia
tempo avvenire su consimile
soggetto.

esperti di cave, di fatto, sarebbero gi superati. Potrebbe bastare addirittura una modifica del
regolamento degli agri marmiferi, perch comunque la sentenza della Corte Costituzionale
del 1995 ha gi annullato le Leggi Estensi. E in pi, risalire con
precisione ai beni estimati primigeni, a quelli del 1731, difficilissimo.
Fatto sta che da pochi livelli,
siamo arrivati ormai a beni estimati estesi a 52 cave su 81, otto
completamente beni estimati, e
alcune delle pi pregiate. Il canone di concessione - 8 per cento sul valore del marmo, attribuito dal Comune - si riduce drasticamente: zero (per le cave tutte in regime di bene estimato)
oppure, la percentuale legata ai
mappali non in regime di agro

Inizia cos leditto del 1 Febbraio del 1751 di Maria Teresa


Cybo Malaspina, Duchessa di
Massa, Principessa di Carrara
e Principessa Ereditaria di Modena. Una pagellina protocollo di 261 anni fa, tenuta in copia (probabilmente loriginale
a Modena) dallArchivio di
Stato di Massa, al quale abbiamo chiesto e ottenuto lautorizzazione alla pubblicazione.
Lindicazione completa che
la documentazione proviene
dallASMS (Archivio di Stato di
Massa), Archivio Cybo Malaspina, Bandi di Carrara, n. 62
(1751), aut.min. 152.
Come diciamo a parte, una
speranza di cancellare in fretta
gli effetti - quasi certamente
fraintesi - delleditto di 261 anni fa potrebbe essere gi la revisione della legge regionale
78-98.
(m.b.)