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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE QUINTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. MARASCA Gennar - Presidente Dott. VESSICHELLI Maria - Consigliere Dott. MICHELI Paolo - Consigliere Dott. POSITANO G - rel. Consigliere Dott. DEMARCHI ALBENGO P.G. - Consigliere ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso proposto da:
D.M.C. (DETTA B.) N. IL (OMISSIS);
nei confronti di:
T.L. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 585/2013 GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di ROMA, del
06/06/2013;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;
Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dr Enrico Delhaye, ha concluso
chiedendo l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata.
Svolgimento del processo
1. Il difensore di D.M.C., detta B., persona offesa costituita parte civile, propone ricorso per
cassazione contro la sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti di T. L. in
data 6 giugno 2013 dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma. T.
era imputato di diffamazione aggravata per avere pubblicato sulla bacheca di Facebook
alcuni messaggi aventi ad oggetto la trasmissione televisiva (OMISSIS) alla quale
partecipava la figlia e nei quali si offendeva la reputazione di D.B..
2. Secondo il GIP l'oggettiva difficolt, se non l'impossibilit, di identificare chi abbia
elaborato gli scritti poi diffusi tramite Facebook sulla rete, non consentiva di ritenere
sussistenti elementi probatori idonei per celebrare un futuro dibattimento a carico del
titolare del profilo Facebook, identificato nell'imputato.
3. Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il difensore della parte civile
lamentando:
4. vizio di motivazione, nella parte in cui il giudice pone a fondamento della decisione la
nota della Polizia Postale dell'8 agosto 2012, secondo la quale ipotizzabile che
Facebook non possa pi fornire i log inerenti l'invio dei messaggi indicati, per decorrenza
del termine di 60 giorni previsto dalla normativa statunitense per la loro conservazione.
Tale argomentazione costituisce una resa dello Stato di fronte alla complessit
dell'accertamento penale. In ogni caso, sia la difficolt, che l'impossibilit viene affermata
sulla base di un dato formale, cio la difficolt di recuperare i file di log, solo presunto. Al

contrario, il giudice avrebbe dovuto considerare che l'imputato, solo quattro mesi dopo
essere venuto a conoscenza dei fatti addebitati, ha manifestato l'intenzione di presentare
denunzia per furto della password del proprio account di Facebook con ci consentendo a
terzi di utilizzare liberamente il suo account, pur nella consapevolezza di essere stato
indagato per un reato commesso proprio attraverso quello strumento informatico.
5. In data 11 aprile 2014 T.L. ha depositato memorie difensive.
motivi della decisione
1. La sentenza impugnata merita censura.
2. La valutazione che il giudice dell'udienza preliminare opera con l'emissione della
sentenza di non luogo a procedere attiene alla mancanza delle condizioni su cui fondare la
prognosi di evoluzione, in senso favorevole all'accusa, del materiale di prova raccolto (Rv.
239514). Il controllo del giudice di legittimit sulla motivazione della sentenza di non luogo
a procedere non pu, conseguentemente, avere per oggetto gli elementi acquisiti dal P.M.,
ma solo la riconoscibilit del criterio prognostico adottato dal giudice dell'udienza
preliminare - alla stregua della sommaria valutazione delle fonti di prova offerte dal P.M. per escludere che l'accusa sia sostenibile in giudizio (Rv. 246874). Si aggiunto, sulla
stessa linea , in tema di requisiti per il proscioglimento dell'imputato all'esito dell'udienza
preliminare, che il legislatore ha inteso evitare che pervengano alla fase del giudizio
situazioni nelle quali risulti, con ragionevole certezza, che l'imputato meriti il
proscioglimento; ci avviene nei casi di sicura infondatezza dell'accusa, quando cio gli
atti offrono la prova dell'innocenza dell'accusato o la totale mancanza di elementi a carico,
ma altres in presenza di sicura inidoneit delle fonti di prova acquisite ad un adeguato
sviluppo probatorio, nella dialettica del contraddittorio dibattimentale (Rv. 214047). E ci in
quanto, a seguito della modifica apportata all'art. 425 c.p.p., della L. 8 aprile 1993, n.
105, art. 1, (soppressione del requisito dell'"evidenza" dei presupposti per l'emissione del
provvedimento), s'impone oggi la necessit di pronunziare sentenza di non luogo a
procedere, sia nel caso di prova positiva dell'innocenza, sia nel caso di mancanza,
insufficienza o contraddittoriet della prova di colpevolezza, sempre che essa non appaia
integrabile nella successiva fase del dibattimento (Rv. 212335). Si per anche osservato,
nella giurisprudenza di legittimit, che il giudice dell'udienza preliminare, a fronte di
elementi di prova favorevoli all'imputato che in dibattimento condurrebbero all'assoluzione,
deve pronunciare sentenza di non luogo a procedere "solo" in forza di un giudizio
prognostico di immutabilit del quadro probatorio, specificamente di non modificabilit in
dibattimento per effetto dell'acquisizione di nuove prove o di una diversa rivalutazione
degli elementi in atti (Rv. 242092).
Se ne fatto discendere il corollario per cui , se vero che il giudice dell'udienza
preliminare pu oggi prosciogliere nel merito l'imputato anche quando gli elementi acquisiti
risultano insufficienti e contraddittori e sempre che i detti elementi siano comunque non
idonei a sostenere l'accusa in giudizio, anche vero che l'insufficienza o la
contraddittoriet delle fonti di prova a carico degli imputati ha comunque quale parametro
la prognosi dell'inutilit del dibattimento, sicch correttamente deve essere escluso il
proscioglimento in tutti i casi in cui tali fonti di prova si prestino a soluzioni alternative e
aperte (Rv. 221303).
3. In conclusione, quando gli elementi probatori analizzati dal Gup sarebbero pur adeguati,
in un giudizio ordinario o abbreviato, a condurre al proscioglimento, ma si presentano,
all'udienza preliminare, come suscettibili di interpretazioni alternative e in evoluzione da
parte del giudice compente, anche alla luce degli sviluppi ordinari della dinamica
dibattimentale, il Gup deve prescindere dalla formula liberatoria e lasciare che abbia vita la
fase della delibazione ordinaria. Nel caso di specie la motivazione insufficiente poich il

primo giudice non chiarisce le ragioni specifiche della sicura inidoneit delle fonti di prova,
omettendo di considerare il profilo della esigibilit, in concreto, dell'onere di controllo del
profilo facebook da parte del titolare ovvero altra causa che escluda soluzioni aperte e
alternative in dibattimento.
Conseguentemente, la sentenza va annullata sul punto.
pqm
Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma per nuovo esame.
Cos deciso in Roma, il 18 aprile 2014.
Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2014