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CARLO SERAFINI

De bello gaddico1.
Giornale di guerra e di prigionia
di Carlo Emilio Gadda

Tutti gli altri soldati andavano in guerra,


solo Gadda invece part per Caporetto
(Walter Pedull)

Il clima politico e sociale degli anni immediatamente precedenti la Grande


guerra, le campagne interventiste e gli studenti di Milano scesi in piazza non
lasciarono indifferente il giovanissimo Carlo Emilio Gadda, allora ventiduenne
studente del Politecnico, che prima ancora dellingresso italiano in guerra aveva
fatto (il 27 marzo) domanda di arruolamento nella milizia territoriale senza ricevere risposta.
Il 5 maggio del 1915, DAnnunzio, invitato a commemorare limpresa dei
Mille, pronunci sullo scoglio di Quarto un memorabile discorso interventista
sulla falsa riga del discorso della montagna del Vangelo di Matteo (Beati i.;
Beati i); nello stesso maggio del 1915, insieme ad altri due amici, Gadda
invia al Vate un accorato appello a favore della propria partenza per la guerra:
A colui che ha instituito ed accresciuto nel nostro spirito la coscienza della vita nazionale,
noi chiediamo conforto di consentimento e di opera in unora angosciosa della vita, perch
non venga disconosciuto un nostro antico diritto.
Una prescrizione ministeriale ci vuol trattenere agli studi durante il mese di giugno che
vedr linizio fervoroso della lotta: ora, impossibile che la nostra anima possa venire
costretta dagli interessi non generosi dun bilancio di convenienze future, mentre altri ha
posto donore e di gloria nella linea di combattimento.

Ringrazio Cristiano Spila per avermi suggerito questo divertente titolo.

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Carlo Serafini
A colui che ha raccolto e affinato nella Sua tutte le nobili voci, tutti i voti pi puri e pi
fervidi della nazione, chiediamo aiuto perch il calcolo di insufficienti valutatori delle nostre
energie e delle necessit del nostro spirito non prevalga sulla nostra fede. Luogo donore e
non dignominia ci deve essere assegnato.
Tre studenti del Politecnico di Milano porgono a Gabriele DAnnunzio il loro deferente
saluto.
Emilio Fornasini Carlo Emilio Gadda Luigi Semenza2.

Finalmente il 1 giugno riceve la chiamata ed inizia a prestare servizio presso il 1 Reggimento Granatieri a Parma; la sua permanenza nellesercito si concluder il 3 ottobre del 1919. Quattro anni e 3 mesi, cio 51 mesi. Che anni!
Quanti desideri e rimpianti, ripensando, che atroci dolori, e come sono invecchiato di spirito scrive Gadda il 17 settembre del 1919, giorno in cui riceve
una licenza illimitata per 15 giorni, fino al 4 ottobre che segna, come detto, la
sua definitiva uscita dallesercito italiano e labbandono della mia cara divisa
di alpino.
Gadda parte per la guerra con un entusiasmo straordinario, spirito ardimentoso, una volont di azione spinta anche allestremo sacrificio. Educato ai valori
della patria, del dovere, della famiglia, della disciplina, del coraggio, del sacrificio, sente che la guerra il luogo dove pu raggiungere il suo ideale di eroismo.
Dovr ricredersi e subire poi anche lumiliazione della prigionia.
Ma non questa la sede per ripercorrere storicamente le innumerevoli testimonianze della sua dedizione alla causa o le varie vicende che portano il
Sottotenente del V Reggimento Alpini (dove era stato quasi subito trasferito)
Carlo Emilio Gadda a doversi arrendere ai Tedeschi a Caporetto il 25 ottobre del
1917. Occorre, invece, spostare lattenzione sul documento di queglanni, su
quel Giornale (per comodit lo chiameremo sempre diario, in realt diario
solo il quarto dei sei quaderni lasciati da Gadda) che dal 24 agosto 1915 al 31
dicembre 1919 annota con meticolosa precisione lavventura, in guerra prima e
in prigionia poi, dello scrittore lombardo.
Sei quaderni, il terzo dei quali purtroppo definitivamente perso proprio negli
eventi di Caporetto, sei block notes dove Gadda rivive la propria vita in forma
scritta, riportando tanto gli eventi militari e di vita vissuta quanto le proprie
impressioni, i propri commenti, i propri sfoghi a volte tanto rabbiosi quanto
liberatori. E in pi disegni, schemi, piantine, immagini che rievocano o che
meglio chiariscono quanto scritto. Oltre poi a una serie lunghissima di numeri3.
2

La lettera stata ripubblicata da Il Sole 24 Ore del 18 Novembre 2001, da cui si cita.
da notare che scorrendo il diario ci si imbatte di frequente in pagine che sembrano
quasi testi di matematica o geometria per la presenza di formule o grafici (si veda ad es. il 17
dicembre del 1915 il problema della trisezione dellangolo). G. C. ROSCIONI, Il Duca di
SantAquila. Infanzia e giovinezza di Gadda, Milano, Mondadori, 1997, p. 152 ricorda che
appunti scientifici anteriori o posteriori a Caporetto figurano in altri quaderni: Gadda ora
3

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De bello gaddico. Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda

Una prima considerazione va fatta sui titoli dei sei quaderni 4: i primi due
hanno come titolo la parola Giornale, precisamente Anno 1915. Giornale di
Campagna il primo e Giornale di Guerra per lanno 1916 il secondo. Il terzo,
sappiamo, andato perduto. Il quarto quaderno porta il titolo di Diario di guerra per lanno 1917; il quinto Note autobiografiche redatte in Cellelager; il
sesto Vita notata. Storia. Da un giornale a una storia quindi, passando attraverso un diario, delle note autobiografiche e una vita notata5.
Se la parola giornale riporta allannotazione rapida, ad una sorta di notiziario del giorno, che nel gergo militare significa un registro cronologico di operazioni (cosa che in Gadda comunque non mai solo e soltanto cos, accanto
alle notizie abbondano infatti i suoi interventi personali), gi nel termine diario emerge la volont di affiancare ai ricordi e agli avvenimenti anche le osservazioni. Come appena detto, non sono mai mancate, ma osservarlo nel titolo
lascia intravedere la presa di coscienza nellautore di cosa stava man mano
facendo del suo diario.
Il penultimo ha come intestazione Note biografiche []: se delle note
sono, gi di per s, qualcosa di diverso dai capitoli di una cronaca, laggettivo
autobiografiche introduce un elemento diacronico di distanza dai fatti narrati che contrasta con limmediatezza di un giornale6. Infine la vita notata e
la storia se da un lato presuppongono un volgere alla conclusione, dallaltro
devono aprire per forza ad una narrazione precedente: cio se lavventura di
guerra e di prigionia di Gadda stata una storia, i sei quaderni sono il racconto
di quella storia che ora volge al termine. Il diario di guerra e prigionia quindi
unopera unica, omogenea, non una serie di appunti, tanto meno semplice materiale per la biografia di Gadda. Il lirismo poi, la forza, lintensit della scrittura e

studiava una questioncella di geometria analitica, ora redigeva (prima a Rastatt, poi a
Celle-Lager) uno scritto di Teoria dei numeri complessi. Al momento della cattura aveva
con s, insieme alle Laudi di DAnnunzio e alle Prose di Carducci (dono della madre), un
Trattato sul calcolo di Isaac Todhunter e un libro di fisica di Oreste Murani. Occorre per
fermare lattenzione anche sul fatto che la presenza dei numeri ricorrente nella letteratura
di prigionia, dove il carcerato o il prigioniero identificato appunto con un numero.
4
Il primo quaderno Anno 1915. Giornale di Campagna va dal 24 agosto 1915 al 15 febbraio 1916; il secondo Giornale di Guerra per lanno 1916 dal 4 giugno 1916 al 31 ottobre
1916; il terzo (perduto) dallottobre del 1916 allottobre del 1917; il quarto Diario di guerra
per lanno 1917 dallottobre del 1917 allaprile del 1918; il quinto Note autobiografiche
redatte in Cellelager dal maggio del 1918 al 4 novembre del 1918; il sesto Vita notata. Storia
dal 18 dicembre del 1918 al 31 dicembre del 1919.
5
Sul tema cfr. M. GUGLIELMINETTI, Gadda/Gaddus: diari, giornali e note autobiografiche di guerra, in Carlo Emilio Gadda. La coscienza infelice, a cura di A. Andreini e M.
Guglielminetti, Milano, Guerini studio, 1996, pp. 127-139.
6
Cfr. ROSCIONI. Il Duca di SantAquila. Infanzia e giovinezza di Gadda, cit., p. 166.

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liniziale esplodere del linguaggio, lo rende infine unopera di notevole spessore letterario ed artistico.
Alla luce di questa considerazione risulta lecito chiedersi il perch Gadda
abbia scritto questi diari che prendono in toto, poco pi poco meno, lintero
periodo della sua appartenenza allesercito.
Una prima risposta facilmente identificabile nella volont di creare un
documento di quello che stava vivendo; un soldato che parte per la guerra pu
anche non tornare, un prigioniero pu anche essere ucciso, e quindi scrivere
lasciare traccia appunto, una testimonianza di quello che accaduto. Inoltre lo
stesso Gadda, costantemente preoccupato di non essere un bravo soldato, che in
pi di un passo pensa a quello che un giorno, in un ipotetico processo che mai
avverr, qualcuno potrebbe dire di lui una volta tornato a casa. Scrive l11 maggio del 1918: Oh! Con quali parole, con quali affermazioni potr smentire la
taccia di vile che mi sar fatta in eterno? Qual forza di chiacchiere o di sdegnoso silenzio potr conferire altrui la certezza chio fossi un bravo soldato?
Nessun documento mi rimane, nessun vivo ricordo della mia vita nelle battaglie.
Non fotografie, non lettere di superiori, non premi di sorta. Avendo girato qua e
l, in diversi reparti, come potr rintracciare i capi che mi hanno visto al mio
posto? Come, daltronde, potrei pregarli duna testimonianza efficace? Il mio
diario del Carso, le carte topografiche, gli schizzi, sono andati preda ai tedeschi.
I miei soldati andranno dispersi nel mondo..
Roscioni, tra le altre, avanza lipotesi della suggestione di Giulio Cesare
quale motivo della scrittura: Ma i primi giornali a noi noti sembrano soddisfare
anche unaltra, vecchia aspirazione, che possiamo far risalire al culto infantile
per Giulio Cesare. Sappiamo quale passione nutrano, o nutrissero una volta, i
bambini per le figure dei condottieri. Ma nella mente del piccolo Carlo, al sogno
di imitare le gesta di Cesare, dovette presto sovrapporsene un altro, assai meno
comune: quello di prendere a modello dal suo eroe, oltre che le imprese, le non
meno celebri, nitidissime cronache7. Il culto di Cesare, trasmesso al giovane
Gadda dalla madre, non era quindi solo nei riguardi del grande condottiero, dellabile stratega, del politico ecc. ecc., ma era soprattutto nel fascino della precisione espressiva dei commentarii e nelle capacit persuasive della sua eloquenza8. Emblematico infine che si firmi Gaddus, che usi a volte la terza persona
per raccontarsi o che inserisca parole in latino.
Ma una terza risposta alla domanda precedentemente fatta sul perch Gadda
scriva questo diario, la fornisce lo stesso Gadda in una pagina da Cellelager del
21 maggio 1918:

Ivi, p. 165.
Cfr. E. NARDUCCI, La gallina Cicerone. Carlo Emilio Gadda e gli scrittori antichi,
Firenze, Olschki, 2003, pp. 74-86.
8

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De bello gaddico. Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda


Non cosa nuova per me essere mal giudicato nella vita; riconosco in me difetti gravissimi, qualit negative: (ipersensibilit, timidezza, pigrizia, nevrastenia, distrazione fino al ridicolo). Ma troppo severi e troppo superficiali sono i giudizi che fanno di me anche molti che
credono di conoscermi a fondo. La mia adorata mamma essa stessa non mi ha sempre compreso; ci anche perch io sono essenzialmente infelice nel contegno e nellespressione; lunica espressione vivida e corretta, di cui posso rispondere, lespressione mediante il pensiero scritto. Ricordo che, inginocchiato al letto di mio padre morto, esclamai nel pianto: Ho
appena quindici anni!, intendendo di dire: Solo per questo breve periodo ti sono stato vicino, o babbo. Questa frase fu invece interpretata, e forse ragionevolmente, nel senso egoistico: O babbo, mi lasci in et nella quale il tuo aiuto mera necessario. Bisogna riconoscere
che questo era il pensiero rispondente allespressione, e che lespressione non rispondeva
invece al mio pensiero. questo un esempio tra mille. Cos nella vita mi occorse sovente, lo
confesso a me medesimo, di passare per imbecille, o per orgoglioso, o per egoista, o per
pazzo: mentre ero distratto, timido, riservato, stanco 9.

Per essere capito Gadda deve scrivere. Il diario segue una articolata vicenda
editoriale: nel 1955 Alessandro Bonsanti pubblica per Sansoni il secondo, il
quinto e il sesto quaderno; dieci anni dopo Roscioni ripubblica per Einaudi (con
massicci interventi di Gadda stesso) gli stessi tre quaderni ai quali aggiunge il
primo. Nel 1973 Gadda muore. Lultimo dei quaderni inediti, il quarto (che contiene anche le vicende che costrinsero Gadda il 25 ottobre 1917 ad arrendersi ai
Tedeschi, vicende sulle quali lo scrittore ha redatto una Relazione ufficiale nonch un particolareggiato Memoriale) era stato affidato da Gadda ad Alessandro
Bonsanti perch lo custodisse proteggendolo col pi rigoroso segreto ed
stato pubblicato nel 1991 presso Garzanti in unedizione curata da Giorgio e
Sandra Bonsanti con una nota filologica di Dante Isella, cui si deve nel 1992 la
pubblicazione integrale di tutto il diario per il II volume dei Saggi Giornali
Favole (Garzanti). Gadda sempre stato molto riluttante alla pubblicazione del
suo diario, sia per linevitabile coinvolgimento delle persone citate sia per la
difficolt che mai lo ha abbandonato nella vita di fare i conti con il periodo
tanto della guerra che della prigionia, vissuta come una vera e propria sconfitta
personale, umiliazione, impotenza allazione, ecc. N una figura migliore lavrebbe fatta lItalia, o i generali o i comandanti o gli stessi italiani. Negli anni
Cinquanta, proprio quando vide la luce la prima pubblicazione del diario, Gadda
dichiarer che la guerra in questo mondo non la si vince mai. Una sorta di rassegnazione che gli permette di far uscire, con riserve, una parte dei suoi scritti. Ma
su questo molto si scritto e dibattuto10.

9
Cfr. C.E. GADDA, Giornale di guerra e di prigionia. Con il Diario di Caporetto, Milano, Garzanti, 2002, p. 357.
10
Cfr. W. PEDULL, Carlo Emilio Gadda. Il narratore come delinquente, Rizzoli, Milano, 1997, pp. 89 sgg.

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Per restare vicini al tema della scrittura in rapporto alla prigionia, occorre
osservare che in questopera di Gadda non si pu tracciare una linea netta di
separazione tra la scrittura della guerra e quella della prigionia. Gadda non
risparmia nel diario di ricorrere spesso al vocabolo deficiente. Lo rivolge non
solo agli altri, ma anche e spesso a se stesso. Chi il deficiente? Deficiente (dal
latino deficere mancare) colui che manca di qualcosa, scarso, insufficiente
alle necessit, colui che in guerra si fa prendere prigioniero e non diventa un
eroe.
Gadda parte per la guerra carico di ambizioni, ideali, valori sacri, coraggio,
culto della disciplina e dellordine. I suoi superiori diranno sempre che stato
un ottimo soldato, non ci saranno mai parole denigratorie verso il soldato
Gadda. Accanto a lui per regnano meschineria, disorganizzazione, affari,
vigliaccheria, faciloneria; lo scrittore si sente tradito da una patria e da dei compatrioti palesemente non allaltezza del compito che devono svolgere. La guerra
per lItalia e per gli italiani un noioso compito dal quale sarebbe molto meglio
tirarsi fuori; imboscarsi sembra pi dignitoso che lottare. Gadda spietato verso
chi tenta in tutti i modi di sottrarsi al dovere militare, e nel romanzo La
Meccanica torner sul tema dellimboscamento. E la stessa meschineria dei
commilitoni la si trova anche nei comandanti, che sembrano aver abbandonato
lintelligenza in ragione dello spreco e della disorganizzazione. Gadda si sente
impotente in guerra, mancante (deficiente, appunto) di qualcosa si sente che a
combattere, credendo profondamente non solo in quello che sta facendo ma
soprattutto nel senso di quello che sta facendo, sia lui solo. Deve combattere,
oltre il nemico, anche linfingardaggine dei suoi commilitoni e di conseguenza
la propria voglia di urlare loro in faccia il proprio disprezzo. Deve trattenersi
Gadda dal dire al suo comandante ci che pu scrivergli solamente nella pagine
del suo diario. Cos quel comandante verso il quale era stato rispettosissimo
eccolo nel diario il 6 ottobre del 1915: lo sputacchierei e colpirei a calci nella
vescica fino a vederlo sfigurato. Oppure: Ancora da quel puttano de dio che
comanda il reggimento non venuta alcuna disposizione per mandarci al corso
di Bormio o di Vezza che sia (9 novembre 1915). Non risparmia nemmeno
quello scemo balbuziente dun re. E anche contro i suoi compagni, che per
quieto vivere e disciplina militare deve sopportare Che porca rabbia, che
porchi Italiani! Quand che i miei luridi compatrioti di tutte le classi, di tutti i
ceti, impareranno a tener ordinato il proprio tavolino da lavoro. E ancor pi
memorabile linvettiva contro i commilitoni che riempiono di merde le trincee.
Lordine una delle sue esigenze principali (forse anche una delle ragioni che lo
spinsero inizialmente a vedere con simpatia il fascismo). Scrive il 21 luglio del
1916: ragione della mia indolenza e prostrazione unantica, intrinseca
qualit del mio spirito, per cui il pasticcio e il disordine mi annientano. Io non
posso fare qualcosa, sia pure leggere un romanzo, se intorno a me non v ordine. Sul termine pasticcio usato da Gadda si potrebbe scrivere un intero libro,

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ma per ora possiamo limitarci ad affermare che perch si possa capire quello
che Gadda sta vivendo quando di fronte a qualche superiore o commilitone,
bisogna leggere cosa lui di quella persona ha scritto. Tanto riesce a trattenersi
nella vita, tanto non pu mentire quando scrive. Quella la sua vera vita.
Della guerra detesta anche la retorica o luso improprio di formule preconfezionate, come lui stesso dice indicando le sue volont in caso di morte:
lannuncio della mia caduta, ecc. ecc. sia fatto nella forma pi laconica e pi
seria possibile: cio senza amplificazioni, n lodi, n parole come: Patria,
onore, fervente giovinezza, fiore degli anni, odiato nemico, fieri e addolorati,
costernati ma fieri, triste o tragico annunzio, ecc. ecc.. Mi raccomando soprattutto di non cader nel ridicolo facendomi guidare il mio plotone allassalto,
mentre io comando una sezione di mitragliatrici, che somiglia per il suo peso, a
una batteria dassedio11. A tutto questo preferisce che venga detto Carlo
Emilio Gadda Sottotenente del 3 [?] Regg.to Alpini cadde nelle linee di
combattimento12.
E in prigionia le cose non cambiano di molto. Come Gadda in guerra impedito nellazione dai limiti dellItalia e degli Italiani, cos in prigionia Gadda
impedito dalla mancanza di libert. Ma il suo cruccio sempre lo stesso: non
poter essere un eroe. Certo nella prigionia il discorso pi evidente e diciamo
pure semplice. Ma la sostanza non cambia. Le invettive di Gadda travolgono gli
argini, che lui faticosamente gli pone davanti, quando vede i commilitoni equiparare la prigionia alla guerra. Per loro sono due torture uguali.
Se Gadda prima era libero tra i deficienti che rendevano di fatto forzatamente deficiente anche lui, ora Gadda deficiente tra i deficienti. Guerra e prigionia
sono purtroppo due sfaccettature di una stessa realt di fallimento. E la realt
genera nellipersensibile Gadda impotenza, che a sua volta genera dolore, che a
sua volta genera rabbia che sfocia nella scrittura.
La scrittura del carcere di Gadda allora scrittura della rabbia, una scrittura che non riesce a trattenersi, una scrittura che a volte rompe i margini, travolge
e invade. Il punto di vista di Gadda emerge in queste inondazioni, in queste
improvvise impennate del tono che sono tragedia, dolore, disperazione, terrore,
sofferenza, nevrastenia.
Walter Pedull13 ad evidenziare come nel diario Gadda non sia ancora lartista della parola, quello che fa meraviglie con la metafora. La sua una scrittura piana. Inizialmente la prosa evidenzia una condizione psicologica e morale
salda e lucida. Le descrizioni di luoghi, le analisi di se stesso e degli altri sono
caratterizzate da buon senso, acume interpretativo, chiara visione dei compiti e
11
Lettera al Sig. Semenza del 16 settembre 1916. Si cita da ROSCIONI, Il Duca di
SantAquila, cit., p. 129.
12
Ibidem.
13
Cfr. PEDULL, Carlo Emilio Gadda, cit., pp. 89 sgg.

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dei compagni combattenti. Gadda tiene sotto controllo la situazione reale e


soprattutto se stesso. Quando poi invece emerge il suo punto di vista, allora la
scrittura piana si impenna, qualsiasi forma di espressione non pi in grado di
reggere alla forza che, devastata da ci che lo scrittore vede, diventa devastante.
Le parole restano quelle, ma vengono urlate in modo tale che assumono tutto un
altro significato.
Durante la prigionia, per Gadda il tormento maggiore, oltre la fame, limpossibilit dellazione. Dovere di un bravo soldato, se prigioniero, tentare la
fuga, ma c linverno, quasi duecento chilometri da fare a piedi e mancanza
assoluta di scorte. Non si pu scappare, bisogna resistere, attendere. Scrive il 29
novembre 1917: Le sofferenze della fame sono assai gravi; per me in special
modo gravissime, torturanti. La debolezza fisica ha raggiunto uno stato notevole, opprimente. Ma soprattutto la tortura morale della reclusione, del non poter
essere pi utili in alcun modo al paese, e della poco simpatica compagnia di
alcuni colleghi, mi affligge e mi prostra. Vado pensando e ripensando a quanto
potrei fare se fossi libero: linesauribile mia volont e passione per la vita di soldato, splendida vita, l dove essa pi dura, farebbero di me un ottimo e provetto ufficiale, capace di rendere utili servigi.
Le fughe di Gadda allora sono allucinazioni, sogni, o apparente distrazione che
se da un lato suscita lilarit dei compagni, dallaltro smaschera un Gadda che
vive, parallelamente alla vita che vive, la vita che vorrebbe vivere. Cos capita che
durante la notte tornino le fantasie del Battaglione Retico, grandi sogni di
marce e battaglie, imprese eroiche alle quali si prepara con cura meticolosa.
Oltre ad Ugo Betti, Gadda a Cellelager si lega con profonda amicizia a
Bonaventura Tecchi; in un profilo di molti anni dopo, Tecchi sembra aver capito
la complessit di Gadda, che cos descrive:
Carlo Emilio Gadda era, a Cellelager, semplice ed insieme misterioso; cordiale, alla
mano, partecipe alle vicende di tutti e insieme appartato; ingenuo fino alla credulit, eppure
complicatissimo.
Ma questo groviglio di cose diverse non si pales subito; la vena delle estrose impennate
che dovevano costituir poi la sua forza di scrittore e far di lui il pi singolare e nuovo e antico
dei nostri scrittori viventi, io non la scorsi che assai lentamente... La prima impressione che
Gadda mi fece alla caponiera e poi, quando fummo insieme, alla baracca 15 c di Cellelager,
fu di una persona di estrema gentilezza e riguardo alle regole del viver civile e anche a quelle
delleccezionale momento in cui vivevamo. Era uno de pi disciplinati entro la cortina dei
fili di ferro; come se fosse sempre memore e orgoglioso lui, ufficiale degli alpini, fratello di
un eroico aviatore delle stellette che son la disciplina di noi sold...
[...]
Questo era lalpino Carlo Emilio Gadda: luomo che di giorno era il pi riguardoso, il pi
attento, il pi serio fra gli studiosi della baracca 15 c (studiava lingue e matematica, leggeva
quasi compitando, aprendo un poco le labbra, come se assaporasse ogni parola) e di notte si trasformava in quella specie di spettro lungo ed estroso o componeva in segreto certi suoi sonetti
[...]

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De bello gaddico. Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda


Ho detto che Gadda era attento alle parole: a quelle che leggeva, a quelle che volavano
nellaria della baracca. Qualcuno di noi, nei rari contatti con i tedeschi, usava il francese,
qualche altro un poco il tedesco; i pi sesprimevano, fra loro, in dialetto.
E Gadda era tuttorecchi alle variet delle locuzioni, alle particolarit idiomatiche non
solo delle diverse lingue ma anche dei dialetti. Non potevo allora immaginare che questamore allesattezza delle parole preludiasse a una delle caratteristiche pi scoperte di lui come
scrittore; non potevo allora sospettare che da unattenzione minuta e tecnica e quasi ingegneresca alla misura e al colore delle parole, sarebbe poi venuto fuori quellestroso imbrigliamento delle immagini che proprio dellarte di Gadda []
Doveva poi capitare proprio a me, dieci e pi anni dopo, nelle lunghe lettere che Gadda
mi mand a Firenze dal Sud-America, di scoprire tra riga e riga, e specie in certe impennate e
risentimenti, la presenza indubitabile di uno scrittore, e di raccomandare per la pubblicazione
al direttore, allora amico, di una rivista fiorentina alcuni brani di quelle lettere, alcune di
quelle prime prove di Gadda, che poi andarono a formare il suo primo volume: La
Madonnina dei filosofi.
[]
Ugo Betti, e lo prendeva un poco in giro. Gli diceva, Betti, passati i mesi della fame e
facendo per ischerzo il viso un po scuro, che nei momenti brutti, allorch Gadda aveva accettato linvito, del resto regolarissimo, da parte dei tedeschi, di sorvegliare per il bene di tutti,
alluscita dalle cucine, le caldaie fumanti di brodaglia, il nostro amico se lera in fondo svignata e ci aveva certo fregato cos diceva Betti qualche patata o carota che sarebbe toccata a noi.
Glielho ripetuta anchio, qualche volta, questa facezia a distanza di anni; ma per volergli
pi bene, per dimostrargli la mia simpatia. Ogni volta che glielho detto, Gadda stato ad
ascoltare, sorridendo bonario, battendomi leggermente sulla spalla, come se capisse lo scherzo e tutto fosse a posto. Ma a un certo momento unombra, ecco, nel suo sorriso, un dubbio
sembra nascere nel suo occhio, mi guarda sospettoso...
Scommetto che, se glielo ridico, ci crede ancora14.

La lunghissima testimonianza ci porta a concludere con una serie di considerazioni su un Gadda che potremmo definire prima di Gadda. Tecchi infatti
dice che non avrebbe potuto immaginare allora che quel gentilissimo e compito
ragazzo sarebbe diventato uno dei pi grandi scrittori del Novecento, ma pu
dirlo ora, con il senno di poi, rileggendo quei comportamenti alla luce fatta
dagli anni trascorsi. Inoltre la testimonianza finale, quellombra nel sorriso di
Gadda, la dice lunga sul come quel periodo rimasto nello scrittore lombardo
fino alla fine dei suoi giorni. Senza avanzare infondate ipotesi sul fatto se siano
state guerra e prigionia a fare delluomo lo scrittore, innegabile per che nel
diario si possano vedere tutti gli elementi presenti nelle opere letterarie successive. Attraverso il diario passa la formazione della personalit dello scrittore,
scrittore che dice di terminare le sue note il 31 dicembre 1919 (Qui finiscono
note autobiografiche [] non ne incominciano altre n qui n altrove), in
realt torner sulla guerra ma con altre note, cio con tonalit diverse.
14

Cfr. B. TECCHI, Baracca c, Milano, Bompiani, 1960, p. 29.

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Uno dei capitoli del Castello di Udine si intitola Impossibilit di un diario di


guerra, dove Gadda sostiene che il suo diario di guerra, contenendo dei giudizi,
impossibile. Le prose che lo scrittore lombardo pubblicher sulla guerra negli
Anni Trenta nella Madonna dei Filosofi e nel Castello di Udine sono lontane dal
diario per il fatto che i loro contenuti sono mediati dalla distanza dai fatti e
quindi dalla memoria. Inoltre la maniera di scrivere di Gadda quella di chi ha
ormai imparato ad usare la parola per esorcizzare il dolore, o almeno per controllarlo a distanza. Di chi anzi pu raccontare usando frammenti di vita vissuta,
rimescolandoli per in una storia di cui resta lunico regista e lunico inventore.
Non mutare la realt, ma riscriverla: rimetterla in un ordine che durante lo svolgimento non si poteva n riconoscere, n registrare15.
Cos come avverr nella Cognizione la rielaborazione del fratello. Il 31 ottobre 1917 Gadda, disperato per la morte di un suo carissimo commilitone, scrive
nel diario piango come se avessi perduto mio fratello pianto che in qualche
modo prevedeva che sarebbe arrivato. Infatti, con profonda angoscia, scrive il
30 giugno del 1915 16: Vorrei pregar la guerra di scegliere me, ma non lui! e
pi di una volta ripeter questa invocazione. Il fratello spesso nei suoi pensieri, nelle sue preoccupazioni, nella sua nostalgia, come ad esempio il 21 maggio
1918: Il giorno 18 fu gramo; lanimo preda della disperazione, il corpo accasciato sul lettino. A sera laffetto di mio fratello assunse violenza nostalgica,
tenerezza accorata, che mi costrinse al pianto. Forse questo lepisodio pi
doloroso di tutto il diario, la notizia della morte di Enrico data dalla mamma,
che arriver il 18 gennaio del 1919 a paralizzare la scrittura Non voglio pi
scrivere; ricordo troppo!. qui forse, pi che il 31 dicembre sopra ricordato,
che si chiude il diario di Gadda e si apre la strada al grande scrittore.

15
Cfr. M.A. TERZOLI, Lanima si governa per alfabeti. Note su Gadda scrittore di guerra, in La Grande Guerra: Storia e Memoria. Erster Weltkrieg: Geschichte und Erinnerung, a
cura di M. Rech, Seren del Grappa, Rasai, 2001, p. 98.
16
Lettera indirizzata collettivamente agli amici Gobbi, Marchetti e Semenza. Si cita da
G.C. ROSCIONI, cit., p. 162.

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