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Pecch De Marco che fatte cristiane, o vvulite cap s o no?

1
Mancavano tre settimane a Natale, e pi di cinque mesi alle elezioni comunali a Salerno. Sui giornali locali non si parlava ancora
di candidati e di liste, ma il consigliere uscente di maggioranza Antonio Vernieri detto Totonno era gi partito, zitto zitto, con la sua
campagna elettorale in favore del sindaco uscente ed eternamente
rientrante, Vincenzo De Marco. Si portava dietro addosso, diceva lui i voti di settecentottantasei cristiani, e sapeva che la rielezione gli spettava: ma stavolta puntava a superare i mille, perch solo cos poteva sperare di fare lassessore.
La gente del centro storico gli voleva bene: era l che aveva
preso il grosso dei voti, tra le Fornelle, il Campo, i Barbuti e San
Giovanniello. In quei vicoli cera nato e cresciuto: mai se nera staccato, al contrario di altri che avevano cambiato quartiere o addirittura se nerano andati in provincia, ma poi tutti gli anni rinnovavano la
tessera del club ultras Centro Storico senza farsi mai vedere in sede, solo per fare anzianit e vantarsene, e alloccorrenza bussare a
favori.
Totonno invece si vantava di altro; per esempio, che lo avevano votato pure i vecchi che quando era bambino gli urlavano i morti, per via che gli toglieva la pace, a furia di pallonate nelle saracinesche e di botti sparati pure a Ferragosto. Ora invece lo salutavano,
lo riverivano e lo votavano, ma era vero pure che teneva quarantacinque anni, e aveva smesso da tempo di fare tutto quel fracasso per
strada.
In quelle tiepide giornate di inizio dicembre, la campagna elettorale di Totonno consisteva nel farsi vedere nel quartiere a braccetto con qualche persona distinta. Uno di fuori dal centro storico, per, per mettere soggezione. Insieme giravano i vicoli, prendevano il
caff, e ogni tanto si fermavano davanti a un palazzo sgarrupato, dove
Totonno puntava il dito e faceva ampi gesti con certi sguardi cor1

Perch De Marco ci ha resi cristiani, volete capirlo s o no?. Cristiani, qui, va inteso nel senso di persone civili. Pi avanti, il significato quello di persone.

rucciati, che non sapevi dire se pareva pi un muratore che passa


una mano di intonaco, o un profeta che annuncia il regno dei cieli.
Si veniva a sapere poi che quella persona distinta era un geometra che stava tazza e cucchiara2 col Comune, o forse lavorava proprio l, allufficio tecnico. Insomma, era uno che se voleva, le cose le
faceva. Ed era amico caro di Totonno. Altre volte invece era un imprenditore di rango che voleva avviare unattivit in zona e gli sarebbe servito personale. Ed era sempre amico caro di Totonno.
Pure Totonno si definiva imprenditore, ma stemperava sempre
quella parola impegnativa con altre pi modeste. Si era diplomato
ragioniere, e per dieci anni aveva lavorato a studio da un commercialista, ma stare sotto padrone non gli era mai andato a genio, e appena ci fu loccasione avvi unagenzia di pratiche automobilistiche
insieme a Pietro, il fratello pi piccolo. Ora che la passione per la
politica laveva mozzicato, il lavoro se laccollava quasi tutto Pietro,
che tanto era diventato bravo quanto lui.
Se di giorno se ne andava a spasso con tutte quelle cape quadrate,3 la sera Totonno faceva spesso lo struscio con sua moglie Filomena detta Mena; che tutto era, fuorch una capa quadrata. Se lera
sposata da giovane, quando non pensava alla carriera, e in una donna cercava cose che poi col tempo finiscono per perdere valore. Agli
occhi di certi uomini, almeno. E lui ormai trovava pi soddisfazione
a prendere sottobraccio i suoi amici importanti, che a farsi prendere
sottobraccio da Mena. Ma sapeva che un uomo politico senza una
moglie al suo fianco non ha futuro, e non era quello il momento di
fare stupidaggini.
O vvulite cap s o no, ca Vicienzo c pate a tutte quante?4
2

Equivalente dialettale di culo e camicia.


Persone dingegno.
4
Volete capirlo s o no, che Vincenzo il padre di tutti noi?. Il riferimento, quasi
certamente involontario e automatico (anche perch la frase detta senza nessuna
ironia), a una celebre battuta di Miseria e nobilt.
3

Era domenica, e Totonno si sbracciava in mezzo alla piazzetta


delle Fornelle davanti a un gruppetto di tre conoscenti, appoggiati
allantica fontana di pietra a forma di vasca come al muro della fucilazione. I suoi occhi, gi sporgenti per naturale conformazione,
sembrava che pi ancora delle braccia, pi ancora di certi temibili
lapilli di saliva volessero saltare addosso a quei disgraziati, per scuoterli dal loro torpore. Comera possibile che ancora dubitassero dei
miracolosi progressi della citt nei ventanni che il sindaco laveva
guidata, direttamente o per interposta persona? Vincenzo era il padre che li aveva strappati allabbrutimento, che per amore si era fatto carico del loro riscatto e li aveva portati per mano nel cuore
dellEuropa! E se Totonno portava il peso di settecentottantasei elettori, Vincenzo aveva su di s un popolo di centotrentamila e passa anime, proprio come Matteo evangelista, il santo patrono. Un po
erano santi tutti e due: Matteo era la mente, Vincenzo il braccio. O
forse Vincenzo era la mente e Matteo il cuore. Ma questo alla fine
conta poco: erano una squadra, e in una squadra non importano i
ruoli ma fare gol, e non prenderne. E non un caso se nel giorno
della processione arrivavano al sindaco gli stessi baci del santo, e
quasi le stesse richieste di grazia.
S, vabbuo, u sinneco parla e parla, ma ha miso e luminarie pe tutta
Salierno e nun lha mise inte Furnelle!5
Erano tre ore che Totonno ci ripensava, a quelle parole. Sul momento non aveva trovato da rispondere: se lera cavata con qualche
verso di amichevole insofferenza, aveva ritirato in tutta fretta la saliva, le braccia e gli occhi, e aveva salutato con la scusa che sua moglie lo aspettava per laperitivo. Ma dopo laperitivo e dopo il pranzo, seduto sul divano a guardarsi le partite col bicchierino di Averna
in mano, Totonno si mise a fare qualche conto, e stim che portare
le luminarie nelle Fornelle gli poteva fruttare una sessantina di voti.
5

S, vabb, il sindaco parla e parla, ma ha messo le luminarie in tutta Salerno e non


le ha messe nelle Fornelle!.

Prese il cellulare, e fregandosene del giorno e dellora chiam


Aniello Baratta, il direttore del Settore Impianti del Comune. Era a
lui che rispondevano le squadre di operai che per due settimane avevano fatto turni mai visti per portare le luminarie nelle vie e nelle
piazze della citt. Come giardinieri, le avevano abbarbicate ai lampioni e agli alberi, disseminate sul terreno, sospese nel vuoto fra i
palazzi come giardini pensili, trattandole con la delicatezza che si riserva a cosa viva. E non prendevano forse vita, quando il caposquadra, con gesto divino, le faceva percorrere da una corrente sublime,
inondandole per qualche istante di bagliori multicolori, prima di
mettere una crocetta sul suo foglio di servizio e andare avanti?
Non mi potevi chiamare domani in ufficio?
Anie, tieni ragione, ma io mo devo capire bene sto fatto, se
no mintossico la giornata...
E che ci sta da capire? Ti pare che mettevamo le luminarie
nelle Fornelle? Quelle so per i turisti, o per fare contenti i negozianti, e dentro alle Fornelle i turisti non centrano manco per sbaglio, e
negozi non ce ne stanno proprio.
Con tutta lintimit che cera fra loro, Totonno non glielo poteva dire, che le luminarie gli servivano per la campagna elettorale.
Scusa, ma a te che ti costa?
Aveva detto una cazzata, lo sapeva bene. Ma era solo per prendere tempo.
Come, che mi costa? inutile che mi metto a spiegare tutti i
fatti, tanto la cosa semplice: altre luminarie non ce ne stanno, le
abbiamo montate tutte.
Non t rimasto manco qualche scarto? Qualcuna rotta, difettata, una che mezza funziona mezza no?
Ma questa mica roba nostra che la teniamo buttata nei magazzini! Questa la noleggiamo, bello mio, e a caro prezzo: se me ne
davano una che non funzionava, ti pare che non glielavevo gi
mandata indietro?

E non ne possiamo spostare qualcuna? Giusto un paio... Alla


Villa Comunale pieno, chi se naccorge?
Quella carogna di Aniello, che aveva il posto fisso e se ne fotteva degli elettori, cominciava proprio a divertirsi.
S, bravo! Andiamo io e tre operai alle due di notte, smontiamo un paio di pezzi aumma aumma,6 li portiamo nelle Fornelle, li
rimontiamo non si sa come prima dellalba, e poi? Ammesso e non
concesso che nessuno se ne accorge, il giorno dopo qualcuno se lo
chieder, da dove sono uscite, o no? Che dici?
Che dico? Dico che questi mi stanno facendo una testa tanta,
loro e le luminarie. Sembrano tanti bambini che vanno cercando le
caramelle.
E le vanno cercando da te? E tu che centri?
Aniello lo sapeva benissimo, che centrava, ma glielo doveva
dire Totonno, se no non cera sfizio. Solo che Totonno non teneva
voglia: con tutta lintimit che cera fra loro, di quella carogna non si
riusciva proprio a fidare.
Quindi secondo te non si pu fare niente? Che mi consigli?
Posso parlare col sindaco?
Tu ci puoi pure parlare, ma lui sai che ti risponde? Caro Totonno, se io mo faccio arrivare le luminarie nelle Fornelle, quelli di
Torrione Alto che stanno al buio mi aprono il culo, e me lo aprono
quelli di Giovi, e quelli di qua e quelli di l. E io un culo solo cho, e
se permetti me lo tengo stretto. Questo ti dir Vicienzo, se gli vai a
proporre una cosa del genere.
S, lo so, meglio che non lo vado a sfottere: quello gi cha
troppi cazzi che gli ballano per la testa. Va a finire che il culo me lo
apre lui a me, e se permetti purio ci tengo, al mio.
Aniello si fece una risata.
Stammi a sentire: se ti vuoi fare amico qualcuno nelle Fornelle sotto Natale, la cosa migliore sempre panettone e spumante,
come ogni anno.
6

Di nascosto, senza dare nellocchio.

No, ma che amico! una cosa che ci tengono, volevo solo


dare una mano.
La telefonata si chiuse l, senza che ne venisse niente di buono.
Una cosa Totonno laveva capita: se la doveva piangere da solo,
perch se aspetti laiuto di certa gente puoi anche buttare il sangue.
*
Quando Totonno arriv allo scasso e chiese di Zaccaria, un operaio
gli disse che stava lavorando al ragno. And verso il piazzale polveroso, dove decine di carcasse di auto ammonticchiate aspettavano di
finire nella pressa, e girato langolo degli uffici riconobbe quella gran
testa bianca ai comandi. Il ragno, la benna arancione che afferrava e
muoveva le auto, pareva pi unaragosta. Unaragosta con cinque
potentissime chele di ferro, che Zaccaria sapeva far danzare a meraviglia pure a pieno carico.
Zaccaria Memoli era il proprietario dello scasso. Erano
trentanni che aveva aperto, ormai aveva fatto i soldi e poteva benissimo starsene in ufficio a farsi un solitario, o a casa; ma lui si sentiva
bene solo in mezzo alle macchine, intere o smembrate che fossero.
Per questo non di rado si avvicinava al ragno, diceva alloperaio che
stava ai comandi di andarsi a prendere un caff, e continuava lui.
Totonno e Zaccaria avevano stretto negli anni una specie di accordo. Niente di formale, ovvio: semplicemente si raccomandavano
a vicenda presso i rispettivi clienti. Pare che dei soldi girassero, fra
loro, ma erano solo voci, e in fondo a nessuno interessava approfondire: erano fatti loro, e non cera niente di illegale.
Tenendosi a distanza, Totonno agit una mano per farsi vedere, e Zaccaria gli fece un gesto secco di aspettare. Il braccio meccanico rote agilmente, si ferm senza incertezze in un punto che
sembrava stabilito da leggi universali, e subito dopo le sue chele si
aprirono, lasciando cadere nella pressa, con grande strepito, lauto
che tenevano prigioniera. Totonno aveva fatto in tempo a ricono-

scere il modello: una Peugeot 205 Cabrio dei primi anni Novanta. Si
ricord di quante ne aveva immatricolate, e quanti passaggi di propriet! Allora pareva che quel turbinio non avrebbe avuto fine, e che
a lui bastasse trovarsi l nel mezzo per raccogliere senza sforzo la
sua quota di benessere e felicit.
Quando Zaccaria mise piede fuori dalla cabina per tornare a
terra, pareva una foca, che guizzando dallacqua sulla spiaggia perde
tutta la leggerezza e leleganza del nuoto. I suoi passi gi per gli scalini, cos incerti e sgraziati, rivelavano quello che era: un vecchio di
settantanni.
Buongiorno, maestro! disse Totonno festosamente, mentre
Zaccaria si avvicinava.
Tot, che ? rispose Zaccaria, spiccio come al solito. Poi
per si addolc un poco, perch Totonno era sempre uno che gli
portava lavoro. E poi, certo, era pure consigliere comunale.
Comme jamme?7 aggiunse, che per lui era il massimo della
cordialit.
Non c male, non c male... Ve vulevo parl nu mumento. Tenite che fa?8
Dipende! Si so cose bone, nun tengo a fa niente. Si so cose malamente, meglio ca te ne vaje mo mo!9
Totonno si mise a ridere e prese Zaccaria sottobraccio. Era il
suo modo di dichiararsi sottomesso, come un cane quando si accuccia davanti al padrone. Era ammirevole, che la politica su certe cose
non gli avesse dato alla testa: Zaccaria era una persona anziana, che
gli aveva dato fiducia quando lui aveva appena cominciato a lavorare e alla politica manco ci pensava. Questo non se lo scordava, e
portava rispetto. Se pure fosse diventato assessore, non sarebbe
cambiato niente.
7

Come andiamo?.
Volevo parlarvi un attimo. Avete da fare?
9
Se sono cose buone, non ho nulla da fare. Se sono cose cattive, meglio che te ne
vai subito!
8

Quel giorno Totonno non era andato allo scasso per parlare di
pratiche: Zaccaria gli serviva perch era un artista. Erano anni che lo
vedeva lavorare alle sue opere, sculture ingegnose assemblate con
tutti i materiali che lo scasso gli metteva a disposizione: plastica, lamiera, gomma, vetroresina, fil di ferro. Qualunque materiale di scarto andava bene, se riusciva a dare sapore e colore al soggetto. Di solito creava animali: cervi, gatti, orsi, pesci. Si metteva ai bordi del
piazzale, su una sedia allombra dellufficio, e incollava, montava, legava, inchiodava, smontava, fino a quando il lavoro non gli era venuto come diceva lui. E se qualcosa andava storto, volavano le bestemmie, e gli operai che passavano l vicino tremavano, pensando
che volassero per loro.
Una volta Totonno laveva visto seduto su un altro lato del
piazzale, pi nascosto, che lavorava alla scultura di un topo. E aveva
davanti a s, come modello, il cadavere di un grosso ratto. Totonno
prima si schif, ma poi sinfiamm di ammirazione per quelluomo
che se ne fotteva di passare per pazzo, quando si trattava di fare le
cose come si deve.
Cio, famme cap buono disse Zaccaria. Io ti do le sculture
mie, tu ci metti le luci attorno, e poi le appendi nelle Fornelle?
Stavano seduti allombra, fianco a fianco, sotto al muro
dellufficio, dove Zaccaria di solito lavorava. Totonno gli aveva offerto una sigaretta, ma Zaccaria se nera accesa una delle sue.
Un mese solamente! Facciamo Natale, Capodanno e la Befana, e poi ve le riprendete.
Ma scusa nu mumento, te lha detto il sindaco di venire da me?
No, veramente stata n idea mia.
Ma il sindaco lo sa? daccordo?
A Totonno gli stava venendo lansia. Zaccaria era proprio uno
scassacazzo, e se non gli dava un poco di soddisfazione quello era
capace che gli diceva di no.
S, glielho accennato.

E che ha detto?
Che ha detto? Bella idea, Tot, vai avanti. Questo ha detto.
Quindi la corrente ce la mette il Comune?
Voi non ve ne incaricate, questa una cosa che me la vedo
io.
Uhm... E quante te ne servono?
A Totonno gli pareva un mezzo s.
Mah, secondo me quattro cinque bastano e avanzano. Tanto
quella una piazza sola .
Zaccaria le Fornelle se le ricordava bene. Pure se da ventanni
aveva preso casa vicino allo scasso e in citt ci andava raramente,
Salerno la conosceva tutta. Per un anno, quandera giovane, caveva
avuto pure una fidanzata, alle Fornelle. Chiss se campa ancora, e
se sta sempre l, pens. Ma di questo a Totonno non disse niente.
Come sarebbe, una piazza sola? E tutti i vicoli attorno? A
loro non gli spetta niente?
No, ma per carit! Le luminarie sono un fatto simbolico, basta il pensiero.
Zaccaria non rispose. Si concentr invece sulla sigaretta: tir
unultima volta e butt il mozzicone pi lontano che gli riusc. Pure
Totonno aveva finito la sua, ma per non sembrare scostumato spense il mozzicone a terra e lappoggi sul bracciolo della sedia. Zaccaria lo guard come si guarda uno scemo.
Ma che fai, te lo vuoi portare a casa? Butta a terra, nun te preoccup, poi qualcuno pulisce!
Se lo dite voi che siete il padrone...
Il mozzicone fin a terra, e Zaccaria finalmente disse quello che
gli premeva dire.
Ma a me che me ne viene, da tutta questa storia?
Totonno se laspettava, una domanda cos, e la risposta se lera
preparata bene bene.

Ho pensato che ci faccio mettere una bella targa, imbullonata


al muro sotto a ogni opera, col nome vostro e il titolo. Per esempio:
Memoli Zaccaria, Ciuccio che vola.
Ah, te lo ricordi, Ciuccio che vola, eh?
E chi se lo scorda! Bello, bello assai.
Per cos pare che il ciuccio che vola sono io. meglio
Ciuccio che vola, di Memoli Zaccaria.
Come volete voi, maestro!
Per ci devi mettere pure lanno che stata fatta lopera.
Come si fa nei musei.
Maestro, se mi dite di s ci faccio mettere pure il giorno e il
mese. Per nun callargammo cchi si no me costano nu patrimonio!10
*
Nellenorme baracca di lamiera, che in un angolo dello scasso faceva
da deposito, Totonno stava morendo dal freddo. Fuori era gi buio,
e dentro cera un solo neon a fare luce. Non appena gli occhi si furono adattati, Totonno riconobbe, dispersi e accatastati alla meno
peggio, tutti quegli oggetti che non erano parti di automobili, e che
un tempo, ciascuno a suo modo, avevano partecipato al funzionamento dello scasso: scale, secchi, frullini, teli, calamite. Le opere di
Zaccaria vi erano mescolate senza nessun privilegio, se non quello
di trovarsi in cima alle cataste; oppure, per quelle che erano in terra,
di non avere niente che le schiacciasse da sopra. Totonno non si
stup di quella mescolanza: anche quelle opere erano state parte di
tante giornate di lavoro, erano servite per un po, avevano esaurito il
loro compito, ed erano finite in quel limbo, dal quale ogni oggetto,
in cuor suo, sperava un giorno di poter evadere, per tornare di nuovo utile.
Si erano accordati per quattro pezzi: di pi il vecchio non si fidava a dargliene, e daltra parte per Totonno ognuno di quegli og10

Per non allarghiamoci oltre, altrimenti mi costano un patrimonio!

10

getti poteva trasformarsi in una rogna. Che poi, fossero due, tre o
dieci, quello che contava era che le luminarie nelle Fornelle ce le aveva portate lui, e nessun altro.
Pigliate o zucculone!11 fece Zaccaria, e gli usc una risata rauca,
e poi una tosse che pareva dovesse scoppiargli il petto l per l.
Jatece chiano, cu sti sigarette!12 rispose Totonno, lasciando cadere la battuta.
Sinoltr nel deposito, e facendo attenzione si mise a tirare fuori tutti i pezzi, che poggiava per terra nello stretto corridoio libero.
Per i pezzi pi ingombranti e peggio sistemati si faceva aiutare da
Zaccaria, che sapeva maneggiarli come unostetrica esperta i suoi
neonati. Pareva che dovesse frantumarli da un momento allaltro, e
invece li posava in terra senza nemmeno unammaccatura.
Tolto il topo, la scelta restava abbondante: il cane, il gatto, la
ciucciuvettola,13 il delfino; figure pi infantili, come il cuore, la stella, il
fiore, o bizzarre come la bicicletta, lombrello, le forbici, il martello,
la macchinetta del caff.
A Totonno gli stava venendo mal di testa: doveva sceglierne
quattro, e non trovava il bandolo. Dun tratto gli venne in mente la
parola tema. Laveva sentita mille volte, da quando a Salerno si
mettevano le Luci dArtista. Ogni anno cera un tema, quella era la
chiave! Stavolta erano i Draghi, le Stelle, la Magia, e unaltra cosa...
gli Elfi! Senza sapere n come n perch, si vide davanti la faccia di
Generoso Scannapieco, quello che si lamentava che nelle Fornelle
non cerano luminarie. Poco prima si era lamentato che arrivato a
cinquantanni non trovava pi da lavorare, lui che pure sarrangiava
con mille mestieri, primo fra tutti quello di fravecatore.14 E cos, come
se la sua mente si fosse finalmente riscossa dal torpore a cui laveva

11

Prenditi il topo
Andateci piano, con queste sigarette!
13
In dialetto, civetta, portatrice di malaugurio.
14
Muratore.
12

11

costretta quel gelido deposito, Totonno trov il suo tema: I Mestieri delle Fornelle.
Zaccar, stamme a sent... Me piglio u martiello, a forbice... Famme
ver buono che ce sta cchi...15
Continu a cercare, ma stavolta sapeva bene cosa gli serviva:
attrezzi, ferri del mestiere... Ecco qua lncora, che in mancanza di
meglio poteva rappresentare i pescatori, e hai voglia quanti ce
nerano, nelle Fornelle! E l nei pressi una scopa, e pure gli scopatori16
abbondavano. Solo che gli sembr un mestiere terra terra, e gi
simmaginava i doppi sensi; cos la scopa la scart. Cera un annaffiatoio, ma di giardinieri nel quartiere non ne conosceva, e pass oltre.
U Tot, ma allora?! Me stai arrevutann17 u deposito!
Zaccar, ci siamo quasi... Uno, me ne manca...
E j, ca me ne vogli casa.
Zaccaria si stava facendo nervoso, pure perch non aveva capito Totonno che teneva in testa. Poi finalmente Totonno vide spuntare da un angolo la luminaria che gli mancava: uno stivale! Di scarpari18 del quartiere ne conosceva almeno tre, due in attivit e uno in
pensione, tutti con famiglie numerose. Pure togliendo i minorenni,
restavano ancora un bel po di voti da intercettare.
Con laiuto di Zaccaria, Totonno port fuori le quattro opere, e
insieme le sistemarono nel vano di un furgoncino che un amico gli
aveva prestato.
Marraccumann!19 fece Zaccaria non appena Totonno ebbe
chiuso il portello.
State senza pensiero! rispose Totonno, stringendogli la mano.
15

Zaccaria, stammi a sentire... Mi prendo il martello, le forbici... Fammi vedere bene


cosaltro c...
16
Spazzini.
17
Rivoltando.
18
Ciabattini.
19
Mi raccomando!

12

Mont su, e nel mettere in moto e nella gagliarda partenza url


tutta la sua esultanza.
E mo facimm arrevut e Furnelle, e tutta Salierno!20
Zaccaria fece di s con la testa e alz una mano in segno di saluto. Non gli pareva vero che stava per diventare la celebrit di un
quartiere storico, e forse di unintera citt. Poi per gli venne un
dubbio, una premonizione, e quando Totonno era gi lontano gli
url dietro:
Si succere coccosa, povera te!21
Aveva parlato come si parla dei figli.
*
Sulla tangenziale verso Salerno, Totonno rimase impigliato nel traffico delle Luci: centinaia di macchine, migliaia di persone che nel fine settimana sciamavano in citt dalla provincia e oltre per passare
un paio dore col naso allins a fare Ooohhh, che bello!. Ci mise
unora buona e innumerevoli bestemmie per riuscire a parcheggiare
davanti alla bottega di fabbro di Catello, a San Giovanniello. Catello
si affacci e scese i pochi gradini che separavano luscio dalla strada.
U, Cate, tutta posto?
Tutta posto rispose fiaccamente Catello, che non stava
proprio morendo dalla voglia di mettersi a fare il lavoro che Totonno gli aveva chiesto.
Il povero Catello aveva sempre questaria scontrosa, un po
perch passava le giornate da solo nel chiuso della bottega solo
Maurizio, suo figlio di quindici anni, andava ogni tanto a dargli una
mano o a fargli compagnia un po perch da quando era piccolo lo
sfottevano per via del nome. Nessuno a Salerno si chiama Catello.
Se ti chiami cos, vuol dire che sei un cafone di Castellammare di
Stabia, perch solo l hanno San Catello per patrono. E infatti i suoi
20
21

E adesso facciamo rivoltare le Fornelle, e tutta Salerno!


Se succede qualcosa [di brutto], guai a te!

13

genitori erano stabiesi; solo che nel Sessantadue suo padre aveva
trovato lavoro alle Cotoniere, e insieme alla moglie se nera venuto a
Salerno, con Catello piccolo che, bench cresciuto a San Giovanniello, era rimasto sempre un napulillo22 dal nome ridicolo. Pure Totonno, da bambino, laveva sfottuto, ma mai in faccia, perch Catello era di sei anni pi grande, e lavrebbe riempito di mazzate.
Senza fare tante chiacchiere, portarono dentro le opere di Zaccaria. Totonno le teneva come abbracciate, e andava veloce, perch
nessuno doveva vedere o sapere prima del tempo.
Le luci in bottega erano forti e calde, e sembravano fatte apposta per esaltare la bellezza dei macchinari e degli arnesi disposti con
ordine lungo le pareti e al centro dellunico stanzone oblungo.
Quando le opere furono sistemate su un ampio tavolaccio opportunamente sgombrato e ripulito, anchesse sembrarono ricoprirsi di un
pi acuto splendore.
Tot, allora... Queste so le batterie di luci che mi avevi chiesto, giusto? e gli mostr dei grovigli di fili costellati di led multicolori, che stavano poggiati per terra in un angolo.
S, s. Poi mi dici quanto ti devo.
Nun ce penz, poi facciamo tutto un conto.
Limportante che bastano.
Eh, hai voglia! Per ste quattro sciartapelle23 avanzano pure
ma subito gli fece un sorriso di scusa, per dire che non voleva offendere.
Vabb, allora chiaro come devi fare? Segui la forma, e non
ti puoi sbagliare.
Stai senza pensiero, questo mestiere mio.
S, perch a Catello il mestiere di fabbro non bastava per tirare
avanti, e da qualche anno si era messo a fare pure lelettricista e
lidraulico, dopo essersi fatto le ossa con una vita di lavoretti in casa
propria e dei parenti. Totonno si era rivolto a lui perch gli costava
22
23

Appellativo irridente dato dai salernitani ai napoletani di citt e della provincia.


Oggetti di poco conto.

14

meno di chiunque altro, e perch sulla sua discrezione non aveva


nessun dubbio.
*
Il giorno dopo, di buonora, Catello si era messo gi al lavoro.
Lordine di Totonno era di finire in giornata, per poter montare il
mattino dopo, di sabato, prima dellalba. Quando Totonno gli aveva
esposto la sua idea, Catello era andato a fare un sopralluogo nelle
Fornelle, e aveva notato sotto certi davanzali le carrucole nelle quali
scorrevano un tempo i fili di ferro sui quali si metteva ad asciugare il
bucato, fra un palazzo e laltro. Erano dismesse, perch ormai ogni
famiglia aveva alle finestre i propri stendini, non pi condivisi con i
dirimpettai. A Catello sembrarono la soluzione ideale per agganciare
i cavi che dovevano sostenere le luminarie.
Il lavoro prese pi tempo del previsto. Catello era uno al quale
piacevano le cose fatte bene, e a furia di mettere, togliere, spostare,
cambiare, sera messo a letto a mezzanotte. Alle quattro di mattina,
come stabilito, Totonno, Catello e Maurizio parcheggiarono il furgoncino al centro della piazza delle Fornelle, davanti alla fontana. La
piazza era vuota e immobile, appena rischiarata dalla luce giallognola
di due lampioncini. Totonno aveva il batticuore, come se fosse l per
rubare. Per fortuna cera da scaricare, e quellimpegno urgente gli
scacci subito dalla testa ogni fantasia.
Cariche comerano di lucine, le opere si erano fatte pi delicate
e pesanti. Per muoverle in sicurezza ci volevano due persone: ci
pensarono Totonno e Maurizio, mentre Catello si occup degli attrezzi, della scala e dei cavi da tirare da un palazzo allaltro.
Una luce bianca si accese dietro una finestra, e Totonno riconobbe lombra di Franco Balsamo. Franco era uno dei pochi che
sapeva delle luci, perch una delle opere avrebbe preso la corrente
da casa sua. Si era svegliato apposta cos presto per godersi lo spettacolo.

15

Tot, aizamm sta scala, j!24


Catello e Maurizio stavano gi aprendo la lunga scala che avrebbe portato Catello fino al secondo piano del palazzo con gli archi per agganciare una delle estremit del primo cavo, che aveva gi
fissato alle forbici. Totonno aveva parlato a Teresa Schiavone in
gran segreto, e si erano accordati per cinquanta euro per allacciarsi a
una presa di casa sua per un mese. A conti fatti, quei led consumavano meno delle lucine per lalbero di Natale che Teresa aveva in
casa, e quei soldi erano pi che altro per il fastidio che si prendeva.
Tirarono su la scala e la poggiarono al muro, di fianco a una
carrucola, badando a che non traballasse. Catello mise un piede sul
primo gradino, poi tir su anche laltro. Si fece passare il cavo da
Maurizio, si arrampic fino alla carrucola, inser il grillo e lo avvit
stretto. Tir il cavo per saggiare la resistenza della carrucola, che rest salda nel muro. Con qualche fatica, riusc a fissare il cavo anche
sullaltro lato, e finalmente lombra delle forbici rest sospesa in aria.
A quel punto Franco scese in piazza, ancora in vestaglia, portando un thermos di caff e i bicchierini di plastica. Il freddo cominciava a intorpidire le mani, e tutti si avvicinarono a lui come a
una stufa, e gli fecero le feste, e bevvero con piacere quel caff bruciato e troppo dolce.
Cate, jamm bell, j! Nun fa sempe o napulillo!
Totonno lo sfotteva perch gli pareva che andasse a rilento, ma
sotto sotto era davvero preoccupato di non finire in tempo per
lalba. Non voleva che il quartiere si svegliasse con loro ancora l ad
armeggiare in piazza. Catello taceva, stringeva i denti e lavorava. In
testa sua malediceva di essersi preso quella rogna, per quelle quattro
lire che Totonno gli aveva promesso. E si permetteva pure di pigliarlo per il culo! Pens che aveva fatto bene a mettere sul conto

24

Tot, alziamo questa scala, su!

16

anche la fila di angioletti per lalbero di Natale di casa sua, che almeno aveva fatto contenta Marilena, la sua figlia piccola.
Per ultimo era rimasto da montare lo stivale. Quando Catello
arriv a fissare il cavo alla carrucola sotto la finestra di Marcello
Gatto, si accorse che questa tentennava nel muro. Forse avrebbe
dovuto fermarsi, dire a Totonno che bisognava fissarla meglio, infilarci una zeppa o, meglio ancora, buttarci dentro un po di stucco;
ma loscillazione era minima, la stanchezza tanta. Erano le sei e
mezza, e il sole era l dietro langolo che aspettava di spuntare. In
fondo doveva tenere duro per un mese, mica per dieci anni! Decise
quindi di andare avanti come niente fosse, che poi gli restavano un
paio di ore di sonno e doveva rimettersi a lavorare.
Totonno si mise a citofonare a chi, come Teresa, gli aveva garantito la disponibilit per la corrente. Poi Maurizio saliva su e faceva il lavoro, che non presentava grosse difficolt. Consumate dal
tempo e dallincuria, le finestre lasciavano passare agevolmente un
po di tutto: aria, polvere, insetti, e ora anche fili elettrici. Maurizio
mostrava linterruttore al padrone di casa, spiegandogli che andava
acceso alle cinque di sera, e alle due di notte si poteva gi spegnere.
E se nessuno in casa restava sveglio fino a quellora, bastava che il
pi nottambulo premesse linterruttore subito prima di mettersi a
letto, e buonanotte.
Alle sette il lavoro era finito. Catello fece affacciare tutti alle finestre e diede il segnale. Le luci si accesero quasi nello stesso istante:
un minimo di pratica in pi, e la sincronia sarebbe stata perfetta.
E quest tutto? fece Totonno, che era rimasto un po deluso.
Non ti preoccupare rispose Catello Non si vedono bene
perch sta facendo giorno. Mo che accendiamo stasera, col buio,
far tutto un altro effetto.

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Voglio proprio ver. Megg fatt u mazz tant, si facimm nu flop ce tiren
e cuppetiell appriess!25
Stai tranquillo, farai la figura tua disse Catello ambiguamente. Mo scusami, ma me ne devo andare a dormire, che poi mi aspetta unaltra giornata di fatica.
Vai, Cate, e grazie. Poi sti giorni passo da te e ti vengo a saldare. Ma oggi alle cinque ci stai per linaugurazione? Non sia mai ci
sta qualche problema...
Sine, ti ho gi detto di s. Mo fammi andare. Mauri, jammungemme!26
Maurizio si mise al fianco del padre, pronto a seguirlo. Totonno fece segno a chi stava alle finestre che era tutto a posto, che potevano spegnere e tornare ai fatti loro. Lassemblea si sciolse rapidamente, mentre milioni di miliardi di led, come ogni santo giorno,
cominciavano a illuminare lintera citt.
Totonno aveva fatto girare la voce che alle cinque anche le Fornelle
avrebbero avuto le loro luminarie. Si era assicurato la presenza di un
paio di amici giornalisti, e forse sarebbe venuto anche un operatore
di EuroTv.
Per primo aveva avvisato il sindaco, che per non laveva presa
bene. Come cazzo ti viene di fare una cosa del genere senza chiederlo prima a me?, gli aveva urlato al telefono. Volevo fare una
sorpresa, era stata la blanda giustificazione di Totonno. Una sorpresa a me? Mi vuoi pigliare per il culo?. Totonno aveva provato a
difendersi, ma Vincenzo era infuriato. Alla fine, visto che non conveniva a nessuno fermare quel meccanismo che si era messo in moto, si accordarono cos: allinaugurazione sarebbe andato un assesso25

Voglio proprio vedere! Mi sono fatto un culo cos, se facciamo un flop ci tirano i
cuppetielli appresso. I cuppetielli sono piccoli pezzi di carta piegati a forma di tronco di cono, che i ragazzini usano lanciarsi addosso. Lespressione sta di solito a indicare un gesto di irrisione.
26
Maurizio, andiamocene!

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re, presentando liniziativa come unidea del sindaco per valorizzare


un artista locale, su suggerimento del consigliere Antonio Vernieri.
Totonno stava nero, ma alternative non ne aveva: doveva fare
buon viso a cattivo gioco, se no Vincenzo ci metteva un attimo a
spezzargli le gambe. Che poi gi sapeva di doversi sentire la sfuriata
di Zaccaria, perch le targhe non erano pronte.
Tot, ma come me le avete concertate, le cose mie? E le targhe
dove stanno?
Erano le quattro e mezza, Zaccaria era appena arrivato e gi
rompeva i coglioni che non gli andava bene niente. Si era messo il
vestito buono, e si aspettava una festa allaltezza.
Zaccar, rateme nu poco e pace!27
A Totonno gli giravano parecchio. Gi cera Mena che lo tirava
di qua e di l, e ora doveva dar retta pure a questo e a quello, con
tutti a criticare e a dare consigli, mentre si aspettava solo ringraziamenti. Va a fa bene gente!,28 pensava, amareggiato. Ma si trattava
di resistere un altro poco, poi avrebbe avuto il momento di gloria
per il quale si era sbattuto cos tanto.
Arriv Michele Petrone, lassessore al Turismo, scortato da due
vigili urbani. La gente delle Fornelle cominciava a riempire la piazza
e le finestre, mentre i bambini si contendevano i posti a sedere sul
bordo della fontana. Zaccaria si era messo in un angolo, deciso a fare loffeso, e intanto cercava di capire se fra quelle donne anziane
che vedeva assieparsi in un angolo ci fosse pure la sua vecchia fidanzata. Totonno si svincol dal braccio di Mena, agguant
lassessore e lo port da Zaccaria per presentarglielo. Lo incens un
poco, raccontandolo come un uomo del popolo che si era fatto una
posizione contando solo sulle sue capacit, e allo stesso tempo aveva coltivato il suo animo artistico, e bla bla bla. Zaccaria si ammor27

Zaccaria, datemi un po di pace!


Vai a fare del bene alla gente!. Espressione con la quale ci si lamenta della vera o
presunta irriconoscenza di chi abbiamo beneficato.

28

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bid, borbott qualcosa per schermirsi, e senza fare nomi si lament


solo del fatto che gli avevano promesso delle targhe, e non ne aveva
visto manco lombra.
Maestro, non vi preoccupate, domani le mettiamo disse
Totonno, e si tir dietro lassessore mentre andava a cercare Catello.
Senza di lui non si fidava a dare lordine di accendere. Lo vide arrivare insieme a Maurizio, si sbracci per farsi vedere, e Catello lo
raggiunse. Un giornalista della Gazzetta and a stringergli la mano.
Ora tutto era pronto.
Miche, allora sei pronto per il discorso?
Ma che devo dire? Non ne so niente.
Dici cos: Ringraziamo il sindaco che ha accolto la proposta
del consigliere Antonio Vernieri di portare le Luci dArtista anche in
un quartiere storico di Salerno come le Fornelle. Lartista Zaccaria
Memoli, un salernitano vero, un lavoratore, un figlio del popolo.
Poi fai tu, non ti mancano le parole.
Si fece silenzio, lassessore cominci a parlare, Totonno si consult con Catello, mentre alle finestre erano tutti pronti col dito
sullinterruttore. Dietro Capo dOrso il sole calava secondo le previsioni, tirandosi dietro tutta la luce del giorno. Era arrivato il momento. Totonno aveva studiato a lungo la frase da dire, e lo fece
con la voce pi solenne che gli riusc.
E ora... Si accendano le Luci dArtista delle Fornelle!
Sar stata lemozione del momento, sar stato qualche problema di comunicazione, ma la perfetta sincronia che Totonno sperava
non ci fu. Per prime silluminarono le forbici, seguite dal martello, e
part lapplauso della piazza. Poi fu la volta dellncora, e ci fu un altro applauso, pi fiacco. Infine sillumin lo stivale, e gi qualcuno
non applaudiva pi. Qualcuno disse Ooohhh, che bello!, qualcun
altro Ma che so?, molti scattarono foto. I bambini, seduti sul
bordo della fontana, facevano un gran baccano. Uno di loro prese

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una pietruzza da terra e la lanci verso lncora. Un led si ruppe facendo Plop!.
Uaglio, te vuo ciunc? Azz, accumminciamm buon! 29 url Totonno, andandogli incontro con gli occhi che sembrava volessero
saltargli addosso. Quello non simpression manco un poco, e rimase immobile a guardarlo mentre Totonno e i suoi occhi si avvicinavano.
Tutto questo lho fatto per voi, lo volete capire? continu a
predicare quando gli fu accanto. E visto che cerano adulti votanti
tuttintorno, ci mise il resto. Stiamo cercando di creare una citt
turistica, di livello europeo, da lasciare in eredit a voi...
Tot, nun meglio si ce lasce na cusarella e srde?30 disse il padre
di uno dei ragazzi, con laria di volerlo prendere per il culo.
Giua, statte zitto e famme parla! rispose Totonno, e torn
a roteare gli occhi verso i ragazzini. Non c pi posto per la cafonaggine e il degrado. Quello che vedete in questa citt appartiene a
tutti, e tutti devono fare la loro parte per conservarlo. Anche queste
luci fanno parte del patrimonio di tutti. Chi le rompe sta distruggendo una parte del suo futuro.
Azz, sient chi parla! Allet loro h fatt for o futur e meza Saliern!31
disse il vecchio Benito, che il ragazzo Totonno se lo ricordava bene.
Ci fu qualche risata, e i ragazzini ne approfittarono per svignarsela, lasciando Totonno da solo davanti alla vasca. Poi arriv qualcuno a fargli le congratulazioni, e gli altri dietro. Totonno stringeva
mani e si rianimava, e cominci a pensare che forse non era stata
una fatica inutile.
*
29

Ragazzino, vuoi stare fermo? Cominciamo bene!


Tot, non meglio se ci lasci un po di soldi?
31
Senti chi parla! Allet loro hai fatto fuori il futuro di mezza Salerno!
30

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Quella notte ci fu una violenta tramontana che non finiva pi. Il


vento faceva volare carte e polvere, il bucato messo ad asciugare sui
balconi si attorcigliava ai fili e alle mollette che li tenevano prigionieri, i rari passanti faticavano ad andare per la propria strada. Cariche
di luci, le quattro luminarie delle Fornelle oscillavano in giri sempre
pi ampi.
Nel suo letto, Catello non riusciva a dormire sentendo i rumori
che arrivavano dalla strada e i vetri delle finestre che tinnivano: pensava a quella carrucola malferma nel muro, al peso dello stivale che
aveva ben saggiato tirando il cavo su per la scala, a quel denso groviglio di balsa, spago, fil di ferro, filo elettrico e led. Doveva tornare
a dare una sistemata, ch scrupoli non ne voleva avere. Passare un
guaio per quella carogna di Totonno non era proprio una cosa da
mettere in conto. Che poi aveva gi deciso che non lavrebbe pi
votato: prima delle ultime elezioni Totonno gli aveva fatto una
promessa e non laveva mantenuta. Il suo voto lavrebbe dato a un
altro candidato, uno nuovo, che gli aveva promesso quella stessa cosa, ma sembrava pi convincente.
Alle sei del mattino, la sessantenne Margherita Budetta attravers la piazza delle Fornelle per raggiungere la sua auto parcheggiata su via Roma. Doveva andare allospedale, dove alle sette cominciava il turno da portantina. La tramontana soffiava ancora a tutta
forza, la spingeva e provava a farle lo sgambetto. Margherita vide le
luminarie agitarsi e fischiare sopra di lei, e ne ebbe paura. Poi sent
un sibilo diverso dagli altri e si ritrov per terra con un forte dolore
alla testa. Subito dopo ci fu uno schianto. Si gir da un lato, e vide
lo stivale fracassato su un muro. Si port la mano alla testa, e sent
qualcosa di bagnato. Era sangue. Allospedale ci arriv in ambulanza.
Totonno fu tra i primi a farle visita in ospedale, con Mena e un
codazzo che pareva il presidente della repubblica. Si era informato
sulla diagnosi: ferita lacero-contusa e stato di choc, trenta giorni di

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prognosi. Aveva lasciato a casa il solito panettone Bauli e lo spumante Gancia, e si era presentato con il miglior panettone artigianale della citt e una bottiglia di Dom Perignon. Fece una carezza a Margherita, parl col marito, consegn i suoi doni, e tutti lodarono quella sciccheria dello champagne. Si mostr rammaricato per laccaduto, e
butt l che il suo errore era stato di affidarsi alla persona sbagliata.
Mai mettere il futuro di Salerno nelle mani di un napulillo, disse,
guardandosi intorno con un ghigno. Margherita sorrise, disse che
era vero, che lei ne conosceva tanti, di napulilli, e non ne aveva mai
avuto bene. Poi le venne una fitta alla testa, e suo marito chiese di
liberare la stanza per lasciarla riposare. Totonno le fece unaltra carezza e usc, prendendo Mena sottobraccio. Sul comodino cera una
copia della Gazzetta aperta a pagina sette, dove un articolo lodava
liniziativa delle Luci dArtista nelle Fornelle voluta dal sindaco, inaugurata alla presenza dellassessore Petrone e del consigliere Vernieri.
*
La magistratura avvi dufficio unindagine a carico di Vernieri Antonio e Moscati Catello per lesioni personali colpose con dolo eventuale, e le luminarie nelle Fornelle vennero smontate perch illegali e
pericolose. Zaccaria era infuriato e voleva denunciare tutti perch lo
stivale era andato distrutto e le altre opere erano state danneggiate;
ma gli bruciava soprattutto che le luminarie fossero apparse e
scomparse senza che le targhe fossero state mai esposte; e pure perch non aveva incontrato la sua vecchia fidanzata, che se cera non
si era fatta riconoscere, nonostante che il nome di Zaccaria Memoli
quel pomeriggio avesse risuonato forte e chiaro.
Nelle settimane successive Catello si accorse di aver perso
clienti, e un mattino trov le quattro ruote dellauto squarciate. Totonno non laveva pi pagato, perch aspettava di capire come sarebbe andata a finire la faccenda giudiziaria. Cominci a pensare che

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quella citt non faceva pi per lui, ma di tornarsene a Castellammare


non se ne parlava: oltre a un pezzo della sua famiglia, laggi non aveva niente. Doveva stringere i denti e provare a farsi perdonare di
essere un napulillo. Se non per s, doveva farlo per i suoi figli, che al
contrario di lui a Salerno cerano nati, e i loro nomi non suonavano
come una condanna.
*
Totonno condusse la campagna elettorale dichiarandosi vittima di
una persecuzione giudiziaria: la sua unica colpa era quella di aver voluto portare anche il suo quartiere allaltezza del resto della citt, sottraendolo al degrado, e di aver valorizzato un artista locale. Nella
foga dei comizi fece anche notare che tutte le altre Luci dArtista
venivano da fuori, solo le sue erano salernitane purosangue. Margherita usc dallospedale con una garza in testa e si fece vedere in
giro sottobraccio a Totonno, manco fosse una capa quadrata pure lei.
Arriv il giorno delle elezioni, e Totonno prese milleventi voti,
mentre il candidato di Catello ne prese solo duecentocinquanta e
non fu eletto. Per altri cinque anni almeno, la richiesta di Catello sarebbe rimasta inevasa.
Totonno era raggiante, sicuro che lassessorato gli spettasse di
diritto, e che gli restasse solo da contrattare. Eppure gli arrivarono
dei segnali poco incoraggianti: il sindaco lo tratt freddamente durante i festeggiamenti per la vittoria, persone del suo entourage gli fecero capire che Vicienzo non era per niente contento di comera andata la faccenda delle luminarie nelle Fornelle, che si era sentito scavalcato, e quel suo insistere sullartista locale gli era sembrato un voler prendere le distanze.
Totonno pens che se lo facevano fuori era uninfamit, ma a
restare solo consigliere comunale un vantaggio ce laveva, che era la
volta buona che poteva lasciare Mena e venire allo scoperto con
Giovanna, che aveva dieci anni meno di lui. Con lei al suo fianco

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poteva candidarsi pure alle Regionali. Non ce lavrebbe mai fatta al


primo tentativo, ma se riusciva a prendere almeno cinquemila voti il
partito avrebbe dovuto trovare il modo di ringraziarlo. Con la politica poteva sistemarsi a vita: avrebbe ceduto a Pietro lagenzia, avrebbe comprato una casa sul Corso, e un giorno sarebbe diventato
sindaco. Salerno avrebbe finalmente avuto come primo cittadino un
figlio del popolo, un uomo che si era fatto da s, lorgoglio delle
Fornelle.

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