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Danaro, lavoro, macchine in Hegel


di Remo Bodei

appena uscita per il Mulino l'edizione rivista e aumentata di uno dei libri pi importanti di Remo
Bodei, Sistema ed epoca in Hegel. Del testo, che porta un nuovo titolo (La civetta e la talpa.
Sistema ed epoca in Hegel), pubblichiamo, per gentile concessione dell'autore, un estratto in cui
viene affrontato il tema dell'immagine hegeliana delle contraddizioni sociali e politiche moderne.

Il modello hegeliano di sistema quale circolo di circoli - che non chiusura al nuovo, ma
piuttosto la sua costante assimilazione per espansione e ritorno in s - ha il suo fondamento
analogico nella natura del danaro. La circolarit del sistema , infatti, un ininterrotto processo di
arricchimento, analogo alla ricchezza circolante, la quale aumenta ogni volta la sua massa in
proporzione alle dimensioni gi raggiunte, inglobando il concreto, attraverso contraddizioni che
non sembrano attualmente trovare una soluzione.
Tale arricchimento del pensiero, mediante circolazione allargata anche storicamente lo
schema di sviluppo economico e politico di tutta la civilisierte Welt, poich tutti i fenomeni pi
diversi hanno la radice comune nello Zeitgeist che ha dato lordine di avanzare e di ingrandire le
proprie forze. Ormai la morta ricchezza esiste ora solo nei tesori dei Cosacchi, dei Tartari; nel
mondo civilizzato si tratta della ricchezza circolante, che, tuttavia, si distribuisce in maniera
estremamente disuguale: Nella stessa proporzione in cui si accresce la ricchezza, si accresce pure
la miseria, se non si provvede a deviarla diversamente tramite ad esempio la colonizzazione.
Uno dei meriti maggiori della Rivoluzione francese, con labolizione del feudalesimo, stato
appunto per Hegel limpulso dato alla propriet e alla ricchezza circolanti, sia pure allinterno di
laceranti contraddizioni. La dialettica del danaro e del Kapital si presenta in forma assai
articolata nelle Vorlesungen ber Rechtsphilosophie del periodo berlinese.
Hegel descrive qui in maniera quasi dickensiana uneconomia contraddistinta
dallelevatissima concentrazione della ricchezza in poche mani e dal conseguente crearsi di una
immensa massa di lavoratori poveri o disoccupati, esseri umani sospinti dalla miseria pi
spaventosa nellumiliazione e nellabbrutimento, una situazione alla quale gli Stati cercano
inutilmente di porre rimedio con dei palliativi, come lemigrazione nelle colonie. Di fonte a un
simile spettacolo, Hegel giunge a dire che lestrema povert rende lecito, a chi la subisce, anche il
furto finalizzato alla propria sopravvivenza: tale azione illegale, ma sarebbe ingiusto

considerarla come un furto comune. S, luomo ha diritto a tale azione illegale. Il tramonto
dellepoca quindi per lui connesso, oltre che alla farsa della Restaurazione, allinsolubilit di
conflitti come questi, che la filosofia deve indagare con i suoi grandi occhi di civetta.
Il danaro e le banche appaiono ora come strutture portanti non solo della vita economica, ma
anche della vita politica delle nazioni: Poich il danaro il grande mezzo, il ceto commerciale
ora tanto legato alla politica. Esso , cosi, particolarmente occupato con i bisogni dei diversi Stati in
quanto corpi politici, e il commercio del danaro, le banche, ha ottenuto questa grande importanza
[...]; dato che gli Stati hanno bisogno di danaro per i loro interessi, essi dipendono da questa
circolazione di danaro (Geldverkehr) in s indipendente. Nel periodo che precede immediatamente
la Rivoluzione di luglio che avrebbe visto i Laffitte, i Prier e i Rothschild assumere anche il
controllo del potere politico non era sfuggito a Hegel il fatto nuovo che il danaro, in veste di
potenza astratta e indipendente, limitava nella sua assolutezza persino la sovranit di quel dio
terreno, di quel geroglifico della ragione che lo Stato. Del resto, a prescindere dalla traduzione
filosofica compiuta da Hegel con acutezza di questi temi, essi non erano poi tanto reconditi per un
contemporaneo del primo Balzac, per un amico di banchieri e di uomini daffari, quali Beer e
August Friedrich Bloch, per un conoscitore attento, attraverso i giornali e attraverso Cousin, della
grande politica londinese o parigina, per un frequentatore del salotto di Rahel, la signora Varnhagen
von Ense, dove si discuteva di economia politica e di saint-simonismo. labitudine consolidata a
vedere Hegel come filosofo puro che fa guardare ancora a questa sua tematica con locchio
rivolto a semplici precorrimenti di Marx, mentre in realt si tratta di problemi ampiamente
dibattuti (in quellepoca prosaica seguita alla caduta del mito eroico napoleonico), che Hegel ha
comunque saputo cogliere nel pensiero.
Il Kapital, oltre a possedere questa capacit di dettare legge ai governi, ha anche la mirabile
capacit di crescere per forza propria, di sconfiggere i concorrenti pi deboli e di costringere gli
operai a lavorare a salari pi bassi: Quanto pi grande il capitale, pi grandi sono le imprese che
si possono condurre a termine, ed il possessore del capitale pu accontentarsi di un profitto minore,
per cui il capitale viene di nuovo ingrossato [...] In una situazione di grande miseria, il capitalista
trova molta gente che lavora per un salario minore e ci ha, a sua volta, come conseguenza che i
capitalisti pi piccoli cadono in miseria. La logica del capitale un circolo di espansione, di
lievitazione dialettica, ma non facile entrare dentro di esso, n facile lo sviluppo se non si
raggiunto un certo grado quantitativo. Infatti, tale logica si riassume nella proposizione hegeliana:
A chi ha, vien dato, e, per converso, a chi ha poco, anche questo poco vien tolto. La ricchezza si
alimenta della povert dei pi: La ricchezza, come ogni massa, diventa forza. Laccumulazione
della ricchezza si verifica in parte per caso, in parte per luniversalit prodotta dalla divisione. un
punto magnetico in un modo tale che esso getta il suo sguardo su tutto il resto e lo raccoglie in s
come una massa grande attira a s la massa pi piccola. A chi ha gi, a questo vien dato. Il
guadagno diventa un sistema multilaterale, che d profitto da tutti i lati, che unimpresa pi piccola

non pu utilizzare. Inoltre: Chi ha capitale, pu guadagnare. Questa per soltanto la condizione
di base, lelemento principale costituito dallabilit. Ma essa, a sua volta, condizionata dal
capitale, poich [per conseguirla] ci vogliono spese, da investire solo sul soggetto, senza che nel
frattempo questi produca dapprima qualcosa di scambiabile (ein Vertauschbares).
Lavanzare della ricchezza e del capitale avviene come noto anche dalla Filosofia del
diritto del 1821 attraverso immani rivolgimenti sociali e la condanna di grandi masse duomini
allabbrutimento, alla ribellione interiore e al risentimento della povert. Lintroduzione delle
macchine ha provocato, da un lato, un vertiginoso aumento della produzione, dallaltro
lottundimento spirituale del lavoro di fabbrica, i bassi salari e la disoccupazione. Tuttavia, per
Hegel, non si pu tornare indietro a improbabili stati di natura, a robinsonate, n si pu
utopisticamente immaginare una qualche soluzione immediata, bisogna accettare le contraddizioni
e trovare una soluzione che passi attraverso di loro: Hic Rhodus, hic salta!. Certo, la miseria
generata dal capitale e dallindustria impressionante: Non possiamo neppure immaginare come a
Londra, questa citt infinitamente ricca, siano spaventosamente grandi indigenza, miseria, povert.
Accrescendosi, la ricchezza si concentra in poche mani; e una volta verificatasi questa differenza
per cui grossi capitali sono in poche mani, ci permette di guadagnare vendendo a prezzi pi bassi
di quelli consentiti da un capitale pi ridotto, sicch la differenza diviene sempre pi grande. Gli
operai se la prendono con le macchine e le spaccano: in Inghilterra sono [state] in parte distrutte
da operai disoccupati (brodtlose Arbeiter); ma gli uomini potrebbero essere utilizzati per qualcosa
di meglio che non per le operazioni che sono in grado di svolgere le macchine.
Il fatto , per, che il lavoro, una volta ricondotto a poche operazioni semplicissime, secondo
la scissione imposta dallintelletto, non richiede pi uomini, ma soltanto macchine: Non appena
il lavoro diventato del tutto semplice, astratto, allora si pu sostituire luomo con le macchine.
LInghilterra avrebbe bisogno di molte centinaia di migliaia di uomini per sostituire il lavoro delle
macchine. Gli operai, soprattutto gli operai di fabbrica, che perdono il loro sostentamento a causa
delle macchine, divengono facilmente scontenti, e bisogna necessariamente schiudere loro nuovi
settori. Hegel sembra adombrare molto cautamente lipotesi che il lavoro delle macchine (dato che
aumenta il prodotto sociale complessivo, pur sacrificando i singoli) possa essere alla fine uno
strumento di liberazione, nel senso che le macchine potrebbero svolgere quei compiti per i quali
luomo sprecato e gli uomini potrebbero fare qualcosa di meglio: Lindustria sar certo
abbandonata spontaneamente, ma col sacrificio di questa generazione e laccrescimento della
povert. Passato un determinato periodo, presumibilmente non limitato a questa generazione,
sar forse lecito liberarsi dagli effetti negativi, individuali e sociali, dellindustrializzazione e del
lavoro meccanico: Inoltre, lastrazione del produrre rende il lavoro sempre pi m e c c a n i c o
e, quindi, alla fine, atto a che luomo ne sia rimosso e possa essere introdotta, al suo posto, la
m a c c h i n a .

Ma attualmente, questa soluzione prematura e la difficolt di trovare uno sbocco nel


presente alle contraddizioni spinge verso lottativo o il passato remoto: Lorripilante descrizione
della miseria, la quale impedisce la soddisfazione dei bisogni, la troviamo particolarmente in
Rousseau e in alcuni altri. Si tratta di uomini profondamente colpiti dalla miseria del loro tempo,
del loro popolo, di uomini che conoscono profondamente ed espongono in modo commovente la
corruzione etica che ne deriva, la rabbia, la ribellione degli uomini per la loro miseria, per la
contraddizione fra ci che essi sono in grado di pretendere e la condizione in cui si trovano, la
esasperazione per tale contraddizione, la vergogna per questa situazione e con ci linterna
amarezza, la cattiva volont che ne scaturisce. Tutto questo causato veramente dalla societ civile
(brgerliche Gesellschaft), e, nella ribellione contro tutto ci, quegli spiriti, che pensavano e
sentivano profondamente, lhanno rifiutata e son passati ad un altro estremo. Essi non hanno visto
altra salvezza in quanto tale che nellabbandonare interamente un sistema (ein System ganz
aufzugeben) e, giacch non potevano negare i vantaggi della societ civile, hanno ritenuto pi
vantaggioso sacrificarla interamente e ritornare ad una situazione che sia senza bisogni cos
molteplici, ad uno stato di natura come quello dei selvaggi del Nord-America, presso i quali la
miseria e linfelicit non pu aver luogo cos. Non si sono accorti che non pi possibile tornare
indietro e che, anzi, persino quelle zone residue di naturalit e di limitazione dei bisogni stanno per
essere travolte da un sistema economico che ha necessit di non lasciare fuori di s il diverso non
assimilato, di espandersi se non vuol morire, un sistema che costretto ad avanzare: Esso deve
artificialmente svegliare i bisogni dei popoli per poter esportare, e deve esportare per infrangere di
volta in volta il circolo sovrapproduzione/sottoconsumo. In tal modo, le nazioni che pi soffrono di
questultima contraddizione irrisolta, e della sua pi macroscopica conseguenza sociale (il contrasto
fra grande ricchezza e grande povert), cercano lespansione nella conquista di nuovi mercati non
saturati, esportando contemporaneamente corruzione, per gli ordinamenti dei paesi che ricevono
le merci, e civilt: Con gli inglesi ci avviene soprattutto mediante donazioni di armi, polvere da
sparo, stoffe, acquavite, [mediante] fiere. La felice situazione di una tale nazione che ha un
commercio mondiale che il suo benessere connesso al benessere del mondo intero, la sua cultura
alla cultura di tutti i popoli; il suo benessere fondato sul benessere cosmopolitico di tutte le
nazioni. In quanto queste nazioni imparano a conoscere i bisogni, escono dallo stato di natura,
vengono corrotte; daltro canto esse devono creare i mezzi per i loro bisogni i regali si fanno solo
allinizio hanno necessit di lavorare, sono spinte allattivit, sono portate a prender coscienza di
ci, a questa autocoscienza; ne scaturisce sicurezza della propriet, rispetto dei trattati, e tali nazioni
pervengono cos alla cultura (Bildung) etica.
Il circolo di circoli, la totalit in movimento, si plasma cos nella realt e nella coscienza
attraverso la corruzione portata dallastratto, dal danaro e dal pensiero, dai nemici di ogni
immediatezza naturale, rappresentati socialmente dalla classe industriale (che comprende tutti i
ceti produttivi, ossia, oltre agli industriali in senso stretto, gli operai e gli artigiani), nella quale si

manifesta maggiormente la coscienza della libert. Ma la loro prevalenza , per converso, un


indice della crisi e del tramontare di un mondo reale, che si manifesta con la formazione della
plebe e latomismo della societ civile. Al pari delle astrazioni giuridiche dominanti nellantica
Roma (in presenza di una plebe corrotta e di governanti incapaci di frenare il declino e la caduta
dellimpero), anche in et moderna astrazione e disgregazione sociale, scienza e rovina di un
popolo, si presentano assieme.
Limportanza assunta dalla societ civile, e la forte sottolineatura del ruolo dello Stato,
devono ricondursi a questa crisi storica, alla necessit di subordinare e controllare la disgregazione,
di arginare gli interessi dei singoli convogliandoli verso luniversale concreto, la mediazione
attiva di universalit e particolarit. Il tramonto sul quale si innalza la civetta della filosofia per
Hegel questa dissoluzione etica: Il fenomeno del tramontare ha le sue diverse forme; la corruzione
prorompe dallinterno, le cupidigie si scatenano, le entit singole cercano la loro soddisfazione, in
tal modo lo spirito sostanziale viene sconfitto e distrutto. Gli interessi singoli attirano a s le energie
e le capacit che prima erano dedicate al tutto [...] Gli individui si racchiudono in s e tendono a
fini propri; abbiamo gi fatto osservare come ci sia la rovina del popolo; ognuno si propone i suoi
fini secondo le proprie passioni. Ma nel tempo stesso, in questo ritirarsi dello spirito in s, il
pensiero si fa innanzi come particolare realt, e nascono le scienze. Cos le scienze e la rovina, il
declino di un popolo vanno sempre di pari passo. Tuttavia a differenza delle epoche precedenti
esiste per Hegel nel suo tempo la possibilit di guidare la crisi, di gestire il mutamento gettando
luce sui lati pi distruttivi e corrosivi delle presenti forme di vita associata.
Perch ci accada, si devono scoprire nel pensiero e realizzare nel mondo le istituzioni atte a
canalizzare creativamente lenergia potenziale degli elementi che generano la crisi. Infatti, da un
lato non pensabile leliminazione degli egoismi e delle contraddizioni della societ civile senza un
regredire astratto allo stadio dei selvaggi del Nord-America, senza rinunciare allo sviluppo;
dallaltro, son proprio questi egoismi scatenati come espressione individuale di rapporti sociali
a produrre la corruzione del presente, di cui la filosofia la coscienza e il tentativo di andare
oltre. Nellurgenza stessa della questione del sistema in Hegel, nellarchitettonica della relazione fra
il tutto e le parti si ha la cifra della situazione storica del tempo, l'allegoria filosofica pi alta ed
abbreviata dellepoca trascritta in pensieri: la ricerca di una perpetua ricomposizione della totalit
che, stimolata dalla contraddizione e dalla disgregazione, si realizzi mediante lespansione;
lavvertito bisogno se non si vuol scardinare il sistema della realt sociale di conservare in
posizione subalterna, teleologicamente asservita, quella stessa cecit istintuale che lelemento
attivo della crisi.
Ma con la Rivoluzione di luglio in Francia e con il progetto di riforma elettorale in
Inghilterra, per Hegel lorizzonte storico si oscura di nuovo: i conflitti si fanno pi acuti e le
soluzioni pi difficili. Come potr rappresentare linteresse collettivo quello stesso Stato che
subordinato alla ricchezza dei privati? Come potr trovarsi un equilibrio politico stabile, dopo la gi

ricordata farsa dei quindici anni della Restaurazione, che tocca ormai molti aspetti
dellesperienza comune? Come potr porsi rimedio alla povert, che ha assunto ormai proporzioni
tali che neppure lo sbocco della colonizzazione, presentato nella Filosofia del diritto, sembra pi
sufficiente?: Si proposto di fondare colonie per far partire il sovrappi dei poveri, ma perch
questa misura sia efficace dovrebbe assicurare lesodo di almeno un milione di abitanti; e come
ottenere questo risultato?. In Inghilterra, inoltre dove maggiore lo sviluppo economico e
sociale, ma anche il divario di ricchezza e povert i contrasti, provocati dalla tenace difesa dei
privilegi da parte della classe dirigente, presentano unasprezza estrema: lattivit legiferante del
parlamento resta, anche dopo la riforma elettorale, nelle mani di quella classe che tenuta dai suoi
interessi, e pi ancora dalle sue caparbie abitudini, nellambito del vigente sistema di propriet, e
che finora si preoccupata soltanto di affrontare le conseguenze del sistema quando il bisogno e la
miseria diventano troppo clamorosi, ma con palliativi (come il Sub-letting Act) o con pii desideri
(che chi possiede beni in Irlanda vi stabilisca la sua residenza, e simili). Lottusa difesa dei
privilegi feudali da parte dellaristocrazia terriera britannica (nella quale soprattutto radicato e
imperturbabile il pregiudizio che colui al quale nascita e ricchezza danno una carica, riceva insieme
lintelligenza necessaria ad esercitarla) porta a stridenti ingiustizie: NellInghilterra vera e
propria ai contadini vien reso impossibile possedere dei campi: ridotti al rango di fittavoli o di
giornalieri, cercano, in parte, quel lavoro che offerto dallopulenza inglese, e in particolare dalle
immense fabbriche, quando sono in periodo di prosperit; ma assai pi di questo, a proteggerli dalle
conseguenze della estrema miseria sono le leggi sui poveri, che fanno obbligo ad ogni parrocchia di
provvedere ai suoi poveri. Ancor pi duramente i proprietari inglesi si comportano con i contadini
irlandesi: se trovano pi redditizia una cultura agricola per la quale abbiano bisogno di minor
mano dopera, cacciano dalle loro campagne, che non erano propriet degli abitanti, centinaia e
migliaia di contadini i quali, proprio come i servi della gleba, erano legati a quel suolo per il loro
sostentamento, e le cui famiglie da secoli abitavano capanne edificate su quella terra, e la
coltivavano; cos a coloro che erano gi senza alcuna propriet, viene tolta anche la patria, e la
tradizionale possibilit di lavoro, e tutto ci per via legale. Ed legale che i proprietari, onde
cacciare una volta per tutte i contadini da quelle capanne, ed evitare che ritardino la partenza, o che
tornino di soppiatto sotto quel tetto, le facciano incendiare.
Dalla Francia la scossa rivoluzionaria si propagata in Europa, e in Inghilterra ha portato
alla formulazione di un Reformbill per abolire i borghi putridi e per ammettere in parlamento
anche i rappresentanti della ricca borghesia. In tal modo sorto il timore da una parte, e la
speranza dallaltra, che la riforma del sistema elettorale porter con s altre riforme materiali. La
plebe d ora segni di maggior inquietudine: spacca le macchine a vapore in Inghilterra e prende
in Francia iniziative politiche che dovrebbero spettare al governo. Hegel indubbiamente
preoccupato e inquieto per questo riaprirsi di prospettive rivoluzionarie in tal forma, forse perch
esse incrinano trop la base sur laquelle repose la libert e comunque perch possono sfuggire ad

ogni controllo razionale. Ma si sforza di comprenderne il senso, di prestar loro ascolto:


laristocrazia inglese ritiene superfluo indagare i fondamenti dellorganizzazione politica e del
diritto vigente, mentre i popoli che ne sentono loppressione, sono stimolati a far ci dalle miserie
esteriori, e dal bisogno della ragione che esse suscitano. Loppressione e le miserie esteriori
spingono nuovamente la filosofia allindagine, alla prefigurazione di soluzioni razionali per una
crisi reale.
Dopo le giornate parigine del luglio 1830 la talpa ha ripreso a scavare pi alacremente in un
mondo che comincia a farsi pi buio, anche se non ancora giunto alla notte polare di fredde
tenebre e di stenti, quale si manifester pi tardi. Latteggiamento hegeliano diventa allora pi
amletico, ma nel senso della talpa: in un appunto che egli aveva preparato per lintroduzione al
corso di filosofia del diritto del 1831-32, al posto tenuto dalla civetta nella Prefazione del 1820,
compare ora la talpa, quasi a significare che lavvenire segnato dalle oscure forze dellistinto e
che lunica cosa che gli occhi di civetta della filosofia sembrano ora cogliere proprio lincertezza
del futuro. Il mondo ha di nuovo accelerato il suo movimento inconscio, costringendo la filosofia a
portare i propri lumi in un crepuscolo su cui incombe lo spirito nascosto, che batte alle porte del
presente. Il lavoro di decifrazione della realt effettuale attraverso il pensiero non pu, dunque,
giungere a compimento [].
Analogamente, anche il nostro avvenire, oscurandosi, sembra aver accentuato la sua natura
di assoluta contingenza, di luogo di esplicazione di forze che sfuggono sempre pi al controllo
degli uomini. Lincertezza si perci estesa, insinuando negli animi la percezione della precariet
come normale condizione dellesistenza, un atteggiamento che allenta i legami sociali, mina la
fiducia reciproca e rende pi difficile lindividuazione di possibili vie duscita a una crisi che non
soltanto economica o politica (che grave, ma certo non peggiore delle tante che si sono
attraversate solo nel secolo scorso).
Diversamente da Hegel, noi non abbiamo per (e non crediamo ragionevolmente di avere)
alcun coerente sistema di idee che pretenda di orientarci a capire il nostro tempo e il nostro futuro,
alcuna civetta filosofica che, con sguardo panoramico, interroghi la sua apparente oscurit. La talpa
della storia continua, come sempre, a scavare in profondit e direzioni imprevedibili le sue gallerie,
da cui emerger non si sa quando e non si sa dove, quasi a conferma dellasserzione di Keynes,
secondo cui linevitabile non accade mai, linatteso sempre.