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LOSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO

Unicuique suum
Anno CLIV n. 119 (46.661)

POLITICO RELIGIOSO
Non praevalebunt

Citt del Vaticano

luned-marted 26-27 maggio 2014

Dopo linvito rivolto ai presidenti palestinese e israeliano si conclude a Gerusalemme il viaggio di Papa Francesco in Terra santa

La mia casa per costruire la pace


Labbraccio con il patriarca Bartolomeo a cinquantanni dallo storico incontro fra Paolo

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g.m.v.

e Atenagora

Papa Francesco ha invitato i presidenti palestinese e israeliano a un


incontro di preghiera nella sua casa in Vaticano, per invocare insieme il dono della pace. Da Betlemme
il Pontefice ha annunciato la sua iniziativa al termine della messa celebrata nella tarda mattinata di domenica 25 maggio, parlando dinanzi a
Mahmud Abbas. Un invito rinnovato poche ore dopo a Shimon Peres
durante la cerimonia di benvenuto
in Israele, svoltasi nel pomeriggio
allaeroporto di Tel Aviv.
Il gesto del Pontefice, subito accolto con favore dai due leader, ha
suscitato uneco vastissima in tutto il
mondo, caratterizzando in modo
preminente la seconda giornata del
viaggio in Terra santa, che si chiusa con un altro momento di grande
significato: labbraccio tra il Papa e
il patriarca Bartolomeo a cinquantanni dal primo incontro tra
Paolo VI e Atenagora, avvenuto il 5
gennaio 1964 sul monte degli Ulivi.
Liniziativa di pace del vescovo di
Roma ha riproposto agli occhi
dellopinione pubblica internazionale
il dramma causato dal perdurare del
conflitto israelo-palestinese: situazione che il Papa nel discorso pronunciato domenica mattina allarrivo
a Betlemme ha condannato come
inaccettabile, chiedendo alle parti
in causa di raddoppiare gli sforzi e
le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile. Per Francesco giunto il momento per tutti
di avere il coraggio della generosit
e della creativit al servizio del bene,
il coraggio della pace, che poggia
sul riconoscimento da parte di tutti
del diritto di due Stati ad esistere e
a godere di pace e sicurezza entro
confini internazionalmente riconosciuti.
La soluzione di due Stati stata poi rilanciata dal Pontefice nel
pomeriggio al suo arrivo in Israele.
Sia universalmente riconosciuto
ha detto rivolgendosi al presidente
Peres e al premier Netanyahu che
lo Stato dIsraele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza
entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il
diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignit e a viaggiare liberamente. Il Papa ha anche ricordato
la tragedia della Shoah e ha espresso
ferma deplorazione per il criminoso

Un futuro
possibile
Una forte iniziativa di fede e di
pace al centro di un viaggio sorprendente e coraggioso, sui passi
indimenticabili del pellegrinaggio
fondatore di Paolo VI, mezzo secolo fa. Ecco in poche parole litinerario in Terra santa di Francesco, avvenimento di prima importanza che sta suscitando moltissimi commenti ancor prima della
sua conclusione. Come aveva previsto lo stesso Papa, bisogner
molto riflettere su questi giorni,
fitti di impegni ma essenziali, nei
quali religione e politica si sono
intrecciate, come era del resto
prevedibile.
Non si trattato di un intreccio indebito, come spesso nella
storia si verificato ma, proprio
al contrario, di un incontro tra le
due dimensioni che sembra aprirsi a imprevedibili sviluppi. Sulla
base dellesigenza di purificare la
religione da ogni strumentalizzazione, soprattutto dalluso della
violenza che si richiama alla fede
ma in realt offende il nome di
Dio, e poi dalle tentazioni fondamentaliste presenti, con effetti devastanti sulle minoranze, in regioni dove la libert religiosa diritto umano fondamentale viene
conculcata o limitata.
I temi della violenza, soprattutto quella che si pretende in nome
di Dio, e della libert religiosa sono stati evocati sin dagli incontri
in Giordania, fino a quelli a Betlemme e Gerusalemme, ognuno
carico di simboli antichi e vivi.
Con la preoccupazione, da parte
del vescovo di Roma, soprattutto
di guardare al futuro. La violenza si vince con la pace ha raccomandato con nettezza ai giovani
palestinesi vittime di situazioni
insopportabili, chiedendo loro di
non restare prigionieri del passato
ma di costruire un avvenire diverso con coraggio e con dignit.
Limpressione che davvero sia
stata capita la preoccupazione di
Francesco, che ha elogiato con le
stesse parole limpegno personale
di re Abdullah II e dei presidenti
Mahmud Abbas e Shimon Peres.
E una prima impegnativa conferma viene dal prossimo incontro di
preghiera in Vaticano, nella casa
del Papa, tra i presidenti di due
popoli il palestinese e lisraeliano che devono trovare una via
di pace. In questo le religioni devono ispirare la politica, come
con accenti diversi hanno ripetuto
il re, Abu Mazen e Peres, che
hanno riconosciuto al Pontefice,
davvero costruttore di ponti tra
uomini e religioni, unautorit che
pu trasformare la realt.
Cos il Papa durante limportante incontro con il presidente
israeliano, che ha definito uomo
saggio e buono ha parlato
della necessit di una pazienza
creativa che sappia superare i
conflitti, sanguinosi e preoccupanti, nella Terra santa e in altre
regioni del mondo. Per questo,
per respingere ogni violenza e
mostrare visibile vicinanza a chi
soffre, Francesco ha pregato davanti al muro di Betlemme, ricordando in Israele le vittime del
terrorismo e rendendo un commosso omaggio a quelle dellindicibile tragedia della Shoah. E davanti al Muro occidentale ha lasciato il Padre nostro, che con il
patriarca Bartolomeo aveva recitato davanti al Santo sepolcro, vero
cuore di questo viaggio alla ricerca della pace.

VI

atto di odio antisemita avvenuto


sabato a Bruxelles.
Trasferitosi poi a Gerusalemme,
Francesco ha incontrato il patriarca
Bartolomeo. Dopo un lungo colloquio privato e la firma di una dichiarazione comune, i due sono stati
protagonisti della celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro con cui si
chiusa lintensa giornata domenicale.
Luned la terza e conclusiva giornata del viaggio del Papa si svolta
allinsegna del dialogo tra le religioni. Prima lincontro con il gran mufti di Gerusalemme, poi la sosta al
Muro occidentale e al memoriale
Yad Vashem, quindi il saluto ai gran
rabbini di Israele: occasioni per ribadire che la costruzione della pace
esige anzitutto il rispetto per la libert e la dignit di ogni persona
umana, che ebrei, cristiani e musulmani credono ugualmente essere
creata da Dio e destinata alla vita
eterna.
PAGINE 4-12

Shimon Peres
e Mahmud Abbas
accettano linvito
TEL AVIV, 26. I presidenti israeliano, Shimon Peres, e palestinese,
Mahmud Abbas, hanno accettato
linvito di Papa Francesco a recarsi, insieme, in Vaticano. Lo hanno
confermato gli uffici dei due leader alle agenzie di stampa internazionali.
Gi ieri, fonti dellufficio del
presidente israeliano avevano dichiarato che Shimon Peres accetta linvito di Papa Francesco e
ha sempre appoggiato e seguita
ad appoggiare qualsiasi iniziativa
per sostenere la causa della pace. Linvito stato accettato anche da Mahmud Abbas, secondo
quanto dichiarato dal suo portavoce, Nabil Abu Rdeneh, che si
spinto anche a indicare la data
dellincontro, il 6 giugno.

Crescita dei partiti anti-Ue nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento

Segnali allEuropa per un cambio di passo


BRUXELLES, 26. Il blocco del Partito
popolare (Ppe) mantiene la leadership allinterno del Parlamento europeo con 214 seggi, ma a vincere sono
soprattutto i partiti euroscettici e antieuropeisti, che avranno oltre 140
rappresentanti, pur non costituendo
un blocco omogeneo. questo lesito delle elezioni per il rinnovo del
Parlamento europeo nei ventotto
Stati dellUe, con i socialisti che
perdono sette seggi, passano da 196
a 189, e i liberali che restano il terzo
gruppo parlamentare (71 deputati),
seguiti dai Verdi (52).
Tutte e quattro le formazioni filoeuropee hanno per perso voti e
seggi (523, contro i 612 del 2009). In
crescita la sinistra radicale, che passa
da 35 a 45 deputati, mentre risulta al
momento complessa la situazione
nellestrema destra, con il gruppo di
euroscettici
che
ruota
attorno
allUkip britannico di Nigel Farage
con 36 seggi e i partiti alleati con il

Fronte nazionale di Marine le Pen


(gli austriaci della Fp e gli olandesi
del Pvv) che avranno i numeri per
formare un proprio gruppo, con 40
deputati, met dei quali francesi.
Il leader del Ppe e candidato alla
Commissione europea, Jean-Claude
Juncker, ha reclamato la vittoria, dicendo che spetta ai popolari scegliere il futuro presidente, che verr
eletto dai capi di Stato allinterno

del Consiglio europeo, ma con la ratifica dellAssemblea di Strasburgo.


Lautentico terremoto politico anti-Ue partito dalla Francia, con la
clamorosa, anche se annunciata, affermazione del Fronte nazionale (25
per cento). Secondo il centrodestra
dellUmp (21 per cento) e addirittura terzi (14 per cento) i socialisti del
presidente, Franois Hollande. Un
tracollo senza precedenti.

Il risultato in Italia
MARCO BELLIZI

A PAGINA

Un manifesto europeista davanti alla porta di Brandeburgo a Berlino (Ap)

La seconda faglia del sisma si


aperta, fragorosa, in Gran Bretagna,
dopo che lUkip (dichiaratamente
anti-Ue) decollato al primo posto
con 24 deputati (ben 11 in pi rispetto al 2009). Secondi i laburisti
con 20 seggi (pi sette), seguiti dai
Tory del premier Cameron con 19
deputati (sette in meno). Quasi
scomparsi i liberaldemocratici di
Nick Clegg, alleati nella coalizione
con Cameron, che hanno perso nove
seggi e ne hanno conservato solo
uno la prima volta dal 1906 che il
voto in Gran Bretagna non premia
conservatori o laburisti.
In Germania, tiene lUnione guidata dal cancelliere, Angela Merkel.
La Cdu-Csu, infatti, sempre la prima formazione tedesca, riportando il
36 per cento dei voti. Di rilievo anche il risultato dei socialdemocratici
dellSpd, ma la vera novit rappresentata dagli euroscettici dellAlternative fr Deutschland, che sarebbero al 7 per cento.
In Spagna sono state punite le
due formazioni principali che hanno
governato negli ultimi anni di austerit: il Pp al 26,03 e passa da 24
deputati a 16 (meno otto); peggio
andata ai socialisti con il 23,04 per

cento, che da 23 scendono a 14, perdendone nove.


In Grecia affermazione del partito
anti-Ue di sinistra Syriza, di Alexis
Tsipras, con il 26,5 per cento, mentre
in Portogallo stata punita la coalizione di Governo del premier, Pedro
Passos Cohelo, (socialdemocratico),
che ha imposto severe misure di austerit.

NOSTRE
INFORMAZIONI
Nomina
di Vicario Apostolico
Il Santo Padre ha nominato
Vicario Apostolico di Caron
(Venezuela) Sua Eccellenza
Reverendissima
Monsignor
Felipe Gonzlez Gonzlez,
O.F.M. Cap., Vescovo titolare
di Sinnuara, trasferendolo dal
Vicariato Apostolico di Tucupita.

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pagina 2

luned-marted 26-27 maggio 2014

Il ministro degli Esteri russo sostiene che Mosca rispetter la volont del popolo

Il risultato in Italia delle elezioni europee

Petro Poroshenko
verso la presidenza dellUcraina

Forte affermazione
di Matteo Renzi
di MARCO BELLIZI

KIEV, 26. Le presidenziali in Ucraina


si sono rivelate un vero e proprio
trionfo per Petro Poroshenko. Loligarca filo-occidentale che ha sostenuto la rivolta di Maidan gi virtualmente il quinto presidente ucraino avendo raccolto a pi del 60
per cento delle schede scrutinate
oltre il 50 per cento dei voti. Immenso il divario con lex premier e
leader della rivoluzione arancione,
Yulia Tymoshenko, data al 13 per
cento circa. In terza posizione il nazionalista radicale Oleg Liashko con
un inaspettato 8,48 per cento.
Mosca rispetter la volont del
popolo ucraino: lo ha detto oggi il
ministro degli Esteri russo, Serghiei
Lavrov, commentando lesito delle
presidenziali ucraine di ieri vinte da
Poroshenko. Mosca pronta al dialogo con Kiev e con il nuovo presidente ma senza mediatori esterni:
il messaggio indirizzato oggi allUcraina del dopo-voto dal capo
della diplomazia del Cremlino. Anche il deposto presidente ucraino,
Viktor Ianukovich, commentando le
presidenziali ha annunciato oggi di
rispettare la scelta fatta dal popolo
ucraino nei tempi pi difficili per la
nostra patria, indipendentemente
dallaffluenza alle urne in diverse regioni e dalla scelta fatta.
Poroshenko ha ribadito oggi in
una conferenza stampa che non permetter a nessuno di trasformare
lest dellUcraina in una nuova Somalia. Inoltre, ha sottolineato che
non ha intenzione di interrompere
loperazione militare contro i separatisti nellest del Paese. Ieri sera, dopo i primi risultati delle presidenziali, Poroshenko ha precisato che le
sue priorit saranno lintegrazione
con lEuropa e la fine della guerra nellest separatista, dove ha intenzione di fare il suo primo viaggio da capo dello Stato. E proprio
a est, nelle tormentate regioni di
Donetsk e Lugansk, votare ieri stato pressoch impossibile, perch i
miliziani filo-russi hanno impedito
lapertura della maggior parte dei
seggi elettorali. Ma oggi uno dei
suoi leader si detto disposto al dialogo ma solo con la presenza di
mediatori, tra cui la Russia.
Nonostante le mille difficolt,
lUcraina comunque riuscita ad

Lo spoglio delle schede in un seggio a Kiev (Ansa)

avere le sue elezioni presidenziali, e


il presidente statunitense, Barack
Obama, si complimentato con i
cittadini ucraini per il loro coraggio, salutando il voto come un passo avanti verso lunit del Paese.
Ununit rafforzata dallaffluenza alle urne (oltre il 60 per cento) e dal
successo di Poroshenko che pu
portare a una de-escalation delle
tensioni tra Kiev e Mosca, che il

Lantisemitismo torna a insanguinare lEuropa


Due fratelli brutalmente picchiati alluscita da una sinagoga in Francia
BRUXELLES, 26. Lantisemitismo torna a insanguinare lEuropa. In Belgio sono quattro le persone uccise
da un uomo che ha fatto irruzione
sabato nel Museo ebraico di Bruxelles, aprendo il fuoco contro i presenti. Le vittime sono una coppia di
turisti israeliani, una cittadina francese e un belga morto alcune ore
dopo il ricovero in ospedale. La po-

Grybauskait
confermata
capo dello Stato
in Lituania

VARSAVIA, 26. morto ieri nellospedale militare di Varsavia Wojciech


Jaruzelski. Aveva 90 anni. Lo ha reso noto il presidente polacco, Aleksander Kwaniewski.
Generale dellesercito, figura di
spicco del Partito comunista polacco, Jaruzelski stato protagonista
della politica della Polonia per pi
di trentanni.
Tra le sue scelte politiche, le pi
discusse furono la non opposizione
al massacro della Primavera di Praga
del 1968, e la legge marziale introdotta nel 1981 per combattere il sindacato di Solidarno di Lech
Wasa.
Jaruzelski ha sempre giustificato
quella mossa come il male minore,
lunica che allora potesse salvare la
Polonia da uninvasione sovietica:
un merito che i suoi oppositori, a
cominciare da Wasa, gli hanno poi
sempre riconosciuto.
Con la disgregazione dellUrss,
nel 1989 fu nominato presidente della Repubblica, trasformandosi in
promotore del dialogo tra Esecutivo
e opposizione, non ostacolando la
transizione che negli anni Novanta
port la democrazia in Polonia e arrivando a sostenere il programma di
Governo di Tadeusz Mazowiecki, il
primo premier non comunista. Nel
1990 lasci il proprio mandato presidenziale, cedendolo a Wasa e ritirandosi a vita privata.

VILNIUS, 26. Dalia Grybauskait


sar presidente della Lituania per
un secondo mandato di cinque
anni. questo lesito del ballottaggio che si svolto ieri nella
Repubblica baltica, che ha assegnato alla presidente uscente il
58 per cento dei voti, contro il
42,6 per cento andato al candidato del centrosinistra, Zigmantas
Balytis. Lo hanno confermato
fonti della commissione elettorale
di Vilnius. Gi vice ministro degli
Esteri, ministro delle Finanze e
commissario europeo per la Programmazione finanziaria e il Bilancio, Grybauskait che come
nel 2009 si presentata da indipendente, anche se appoggiata
dal partito conservatore aveva
ottenuto al primo turno di due
settimane fa il 46 per cento dei
consensi. Conosciuta negli ambienti politici con lo pseudonimo
di lady di ferro, tra le sue figure politiche di riferimento ha
sempre indicato lex premier britannico, Margaret Thatcher.
Il candidato di sinistra Balytis
stato invece per breve tempo
incaricato come primo ministro
del Paese nel 2006, ma non riuscito a ottenere una maggioranza
parlamentare.
Nel primo turno, Balytis aveva ottenuto soltanto il 13 per cento dei voti.

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Governo ucraino accusa di appoggiare e armare i separatisti.


Il re del cioccolato infatti un
uomo daffari pragmatico, prestato s
alla politica ma decisamente pi
portato al compromesso. Ed per
questo sicuramente capace di raggiungere una tregua con il presidente russo, Vladimir Putin. Non per
niente Poroshenko contrario
alladesione di Kiev alla Nato e le

Il presidente del Consiglio dei ministri e segretario del Partito democratico (Pd) Matteo Renzi il
grande vincitore e Beppe Grillo,
leader del Movimento 5 Stelle, il
grande sconfitto. questo il doppio dato che si ricava dalle votazioni in Italia per il Parlamento europeo, istituzione nella quale il Pd,
con il suo storico 40,8 per cento di
consensi, potr giocare un ruolo di
rilievo, in quanto compagine pi
numerosa allinterno del partito dei
socialisti europei. Il risultato uscito
dalle urne certo da leggere, oltre
che alla luce delle caratteristiche
peculiari di queste consultazioni,
tenendo conto del notevole numero
di astenuti, pari quasi al 43 per
cento. Ma indiscutibili sono il successo del Pd e quello personale di
Matteo Renzi.
Altrettanto chiaro il risultato,
deludente rispetto alle attese, del
Movimento 5 Stelle. Nel corso della campagna elettorale Grillo aveva
cercato da una parte di mobilitare
gli antieuropei e gli scontenti nei
confronti dellEuropa e dallaltra di
motivare lelettorato deluso dalla
politica italiana, facendo balenare
la possibilit che dallesito del voto
potesse anche dipendere la vita del
Governo. Questa linea non ha convinto gli elettori, e non essere riu-

Quattro persone uccise nel Museo ebraico di Bruxelles

Morto
in Polonia
il generale
Jaruzelski

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sue prime parole da presidente in


pectore sono state abbastanza concilianti con Mosca dicendosi disposto
al dialogo da subito e sottolineando
che la Russia un vicino senza il
quale non possibile garantire la sicurezza dellUcraina.
Scendere a compromessi non significa per cedere su tutta la linea,
anzi, Poroshenko ha subito messo le
cose in chiaro con il Cremlino, precisando che non riconoscer n il referendum separatista nellest del Paese n tantomeno lannessione della
Crimea alla Russia. Certo, sembra
alquanto difficile che la penisola sul
Mar Nero possa tornare sotto la
bandiera ucraina, ma il Governo di
Kiev non ha comunque gradito minimamente la visita del premier russo, Dmitri Medvedev, in Crimea
proprio nel giorno delle elezioni, e
lha subito bollata come una provocazione deliberata per destabilizzare la situazione in Ucraina.
Lest continua a essere sconvolto
da aspri combattimenti fra le truppe
fedeli a Kiev e gli insorti separatisti.
Oggi i filo-russi hanno imposto la
legge marziale nella regione orientale di Donetsk e hanno tentato di occupare laeroporto. Sabato rimasto
ucciso, alle porte di Sloviansk, un
giovane fotoreporter italiano, ma
Kiev ha negato la responsabilit delle sue truppe nellepisodio.

GIOVANNI MARIA VIAN


direttore responsabile

Carlo Di Cicco
vicedirettore

Piero Di Domenicantonio

lizia ha diffuso un video delle telecamere di sicurezza con le drammatiche fasi della strage, nella speranza
che possa essere di aiuto a identificare il colpevole. In Francia, intanto, due giovani fratelli ebrei sono
stati brutalmente picchiati alluscita
dalla sinagoga di Creteil, una
banlieue di Parigi.
Alle condanne nazionali e internazionali di questo rigurgito dellodio antisemita si aggiunge quella
delle comunit cattoliche di entrambi i Paesi, in piena comunione con
quanto ha dichiarato Papa Francesco appena appresa la notizia della
strage a Bruxelles.
I vescovi del Belgio hanno diffuso una nota di condanna dellaccaduto e di vicinanza alle famiglie delle vittime e alla comunit ebraica
del Paese, ribadendo con forza che
nessuna violenza pu essere giustificata, a maggior ragione per motivi
religiosi. Il cardinale Andr VingtTrois, arcivescovo di Parigi, commentando ieri in una trasmissione
televisiva il viaggio di Papa Francesco in Terra santa, ha espresso orrore per quanto accaduto in Belgio,
ha denunciato un antisemitismo latente, pi o meno confessato, che
tracima dalle coscienze europee da
diverse decine di anni e ha parlato
di soglie ormai superate e di banalizzazione del passaggio agli atti
concreti di violenza contro gli ebrei.

Gaetano Vallini

Il museo ebraico a Bruxelles subito dopo la sparatoria (Ansa)

Ballottaggio in Colombia

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caporedattore

segretario di redazione

In Venezuela
elette le mogli
di due sindaci
in carcere

Tra Juan Manuel Santos e scar Ivn Zuluaga

BO GOT, 26. Al ballottaggio del 15


giugno si decide chi sar il nuovo
presidente della Colombia. La prima carica dello Stato se la contenderanno il presidente uscente,
Juan Manuel Santos, che alle
elezioni di ieri ha ottenuto il
25,58 per cento dei voti, e scar
Ivn Zuluaga, che ha invece avuto
il 29,25 per cento dei consensi. Rilevano gli osservatori che la sfida
finale per la presidenza si giocher
soprattutto intorno alla trattativa di
pace con le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).

Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998


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scito a intercettare almeno parte di


quel voto di protesta che si manifestato attraverso lastensionismo
un dato che dovrebbe preoccupare
e far riflettere il movimento di
Grillo. Infatti, tenendo conto che il
tema di una radicale riforma delle
istituzioni europee quasi identitario per i 5 Stelle, la sconfitta di
domenica equivale a una dura sentenza.
La vittoria, per molti aspetti clamorosa, di Matteo Renzi e del suo
Pd maturata in un contesto dove
sono mancati veri antagonisti. Ma
innanzi tutto il risultato ha premiato quanto finora ha realizzato
lEsecutivo e limmagine di pacato
e razionale riformismo che il capo
del Governo ha saputo trasmettere,
anche in una campagna elettorale
nella quale i suoi principali avversari si sono concentrati pi sugli
insulti che sulle proposte. Il frazionamento dellopposizione ha tuttavia contribuito allentit della vittoria del Partito democratico. E il risultato ottenuto dal principale alleato di governo, il Nuovo centrodestra (Ncd) di Angelino Alfano
che riuscito di poco a superare il
quorum, ottenendo il 4,4 per cento
dei voti sembra confermare tale
analisi.
Considerati
questi
elementi,
Renzi vede senza dubbio rafforzato
il suo Governo. Il risultato di queste elezioni europee consente infatti allEsecutivo di continuare a lavorare con relativa tranquillit.
Daltra parte, per, il cammino delle riforme, sulle quali Renzi ha investito molto, facendone dipendere
addirittura la sua stessa carriera politica, potrebbe risentire dellesito
del voto europeo. Forza Italia, al
16,8 per cento e guidata ancora da
Silvio Berlusconi, guarda infatti
con qualche diffidenza a un accordo sulla riforma elettorale di fronte
a un Pd cos travolgente. E lo stesso Ncd sinterroga sugli effetti a
lungo termine dellabbraccio di
Governo con il partito di Renzi.
Con la Lega al 6,2, unipotetica
implosione dei 5 Stelle potrebbe
portare poi a scenari fluidi. Che
potrebbero intralciare il cammino
verso la riforma, necessaria e
urgente, del sistema politico italiano, alla quale tante volte ha autorevolmente e fondatamente richiamato lo stesso presidente della Repubblica.

In questi ultimi mesi Juan


Manuel Santos ha rilanciato le trattative con le Farc dopo mezzo secolo di guerra. E ieri, dopo aver
appreso del necessario ballottaggio,
ha dichiarato: Ora bisogna scegliere fra quelli che come noi vogliono la fine della guerra e quelli
che invece vogliono la guerra senza
fine. Dal canto suo scar Ivn
Zuluaga ha promesso che se sar
nominato presidente la gente potr
vedere una Colombia diversa.
Santos, durante la campagna
elettorale, ha puntato proprio sulle
speranze suscitate dagli accordi gi

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Tipografia Vaticana
Editrice LOsservatore Romano

don Sergio Pellini S.D.B.


direttore generale

raggiunti sui primi tre punti in


agenda nel negoziato con le Farc in
corso a Cuba. Concordano gli osservatori che, in caso di rielezione,
Santos sar chiamato allarduo
compito di promuovere una concreta e costruttiva integrazione delle Forze armate rivoluzionarie della
Colombia nella vita politica e nelle
istituzioni del Paese. Secondo alcune indiscrezioni, citate dalle agenzie di stampa internazionali, al momento Santos avrebbe lintenzione
di far entrare in Parlamento un numero ristretto di ex guerriglieri senza poteri decisionali.

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Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675

CARACAS, 26. Le mogli di due sindaci dellopposizione destituiti e


attualmente in carcere in Venezuela
sono state elette, con ampio margine rispetto agli altri candidati, al
posto dei loro mariti a San Cristbal, capitale dello Stato di Tachira,
nellest, e a San Diego, nello Stato
di Carabobo, nel centro-ovest.
Patrizia Gutirrez, moglie di Daniel Ceballos, ha vinto con il 73,69
dei voti per cento a San Cristbal,
da dove partita, nel febbraio
scorso, londata di protesta studentesca contro il Governo di Nicols
Maduro.
A San Diego, Rosa Brandonisio,
moglie di Enzo Scarano, si imposta con uno schiacciante 87,68 per
cento di voti. Ceballos e Scarano,
ricorda lAnsa, sono stati condannati a un anno di prigione dal Tribunale supremo di giustizia, con
una sentenza molto discussa: lAlta
corte ha dapprima emesso unordinanza perch i sindaci garantissero
lordine nei loro comuni, e cio impedissero le manifestazioni antigovernative, e poi li ha processati per
aver disubbidito. Maduro ha
detto che riconoscer qualsiasi autorit scelta nelle urne, purch non
inciti a manifestazioni che minaccino lordine pubblico.

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luned-marted 26-27 maggio 2014

pagina 3

Obama in visita nella base militare di Bagram sostiene che la missione compiuta

Oltre cinquanta milioni di elettori per le presidenziali

Entro il 2014
la sicurezza agli afghani

Urne aperte in Egitto

KABUL, 26. Entro la fine dellanno


gli afghani assumeranno la piena responsabilit della loro sicurezza e la
nostra missione di combattimento
sar finita: lo ha dichiarato il presidente statunitense, Barack Obama,
parlando alle truppe americane nella
base aerea di Bagram, dove ieri arrivato per una visita a sorpresa.
Obama ha detto che la guerra
americana in Afghanistan arriver a
una conclusione responsabile e ha
ricordato tutti i sacrifici fatti dai
soldati americani: sacrifici che han-

Sinsedia
a New Delhi
il primo ministro
indiano Modi
NEW DELHI, 26. Sinsedia oggi il
nuovo primo ministro indiano, il
leader nazionalista ind Narendra Modi. Nelle legislative, infatti, il Bharatiya Janata Party ha
scalzato il Congresso I, da dieci
anni al potere. Appena certo della vittoria, Modi aveva affermato
che per lintero Paese si preparano giorni felici. E ieri, sul piano politico, il premier designato
Modi aveva indicato che il Governo avr solo 45 membri: 24
ministri principali (erano 35 nella
precedente legislatura guidata dal
Congresso I), a cui si aggiungeranno dieci sottosegretari con
rango di ministro e undici sottosegretari semplici.
Alla cerimonia di giuramento
sar presente, tra gli altri, il primo ministro pakistano, Nawaz
Sharif. Un fatto significativo, in
considerazione dei difficili rapporti che hanno sempre caratterizzato i due Paesi. Basti pensare
che quando nel maggio dello
scorso anno Sharif si insedi come premier, alla cerimonia di
giuramento fu invitato il collega
indiano Manmohan Singh: ma
allora lIndia prefer farsi rappresentare dal suo ambasciatore in
Pakistan. Questa volta, dunque,
almeno su questo versante, si
potuto registrare un progresso
nei rapporti fra le autorit di
New Delhi e Islamabad.
Ma c anche dellaltro, non
meno importante. Ieri infatti le
autorit pakistane hanno liberato
151 pescatori indiani detenuti nelle carceri di Karachi e Hyderabad, come gesto di buona volont nei confronti dellIndia alla vigilia dellinsediamento di Modi.
Sistemati su autobus (dotati di
aria condizionata), riferisce Geo
Tv, gli ex detenuti sono stati fatti
convergere verso Lahore, dove le
autorit pakistane li hanno consegnati a responsabili indiani al
posto di frontiera di Wagah. Riferisce lagenzia Ansa che i pescatori indiani liberati hanno rivolto un appello al Governo di
New Delhi affinch liberi i pescatori pakistani detenuti nelle
carceri indiane.

no permesso di raggiungere conquiste che ora vanno preservate.


Da rilevare, come riferiscono le
agenzie di stampa internazionali,
che il presidente afghano, Hamid
Karzai, ha declinato linvito rivoltogli da Obama a incontrarlo nella
base di Bagram. Le agenzie di stampa citano, tra laltro, un comunicato
ufficiale diramato a Kabul. Secondo
questa nota, lambasciata statunitense nella capitale afghana avrebbe
proposto a Karzai di recarsi a
Bagram per incontrare Obama, ma,
precisa il comunicato, il presidente
afghano ha risposto che il Governo
di Kabul pronto a dare un caloroso benvenuto al presidente americano nel palazzo presidenziale afghano, precisando poi di non avere
intenzione di recarsi a Bagram per
questo incontro.
Successivamente si appreso che
dallAir Force One, di ritorno a
Washington, Obama ha chiamato il
presidente afghano ribadendo la volont degli Stati Uniti di raggiungere un accordo sulla sicurezza con il
successore di Karzai. Nello stesso
tempo il capo della Casa Bianca ha
assicurato che riferir la decisione
statunitense sulle truppe da mantenere in Afghanistan al presidente afghano prima di renderla pubblica.
Il prossimo 14 giugno, con il ballottaggio per le presidenziali, si sa-

pr se a succedere a Karzai sar lex


ministro degli Esteri, Abdullah
Abdullah, o lex ministro delle Finanze, Ashraf Ghani. La comunit
internazionale guarda con particolare interesse a quella data perch dalla scelta del nuovo presidente dipenderanno molte cose sul futuro
del Paese: non ultima, la politica
estera di Kabul.
Infatti, come ha confermato il
mancato incontro tra Obama e Karzai, negli ultimi mesi i rapporti fra
Stati Uniti e Afghanistan si sono
andati deteriorando, con il conseguente, progressivo isolamento di
Kabul dalla scena internazionale. A
estendere il solco tra Washington e
Karzai ha contribuito la mancata
firma dellaccordo sulla sicurezza
per il dopo 2014, quando cio sar
stato completato il ritiro del contingente internazionale.
Gli Stati Uniti avevano intenzione di firmare laccordo il prima possibile, Karzai ha invece preferito
prendere tempo. Sottolineano dunque gli analisti che al successore di
Karzai toccher anche il compito,
non facile, di rilanciare il ruolo
dellAfghanistan in politica estera: e
ci nella consapevolezza del peso
importante che Kabul ha sempre
avuto nellambito dei delicati e complessi equilibri nella regione.

Unelettrice alluscita del seggio al Cairo (Afp)

IL CAIRO, 26. Si sono aperte oggi le urne in Egitto, dove 53,9 milioni di elettori su una popolazione di circa
novanta milioni sono chiamati a recarsi alle urne per
eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Due i
candidati: lex capo delle forze armate ed ex ministro
della Difesa, Abdel Fattah El Sissi, e il nasserista,
Hamden Sabbahi. Il primo, favorito, ha gi trionfato
tra gli elettori allestero, che gli hanno conferito il 94,5
per cento degli oltre trecentomila voti espressi. Le urne
resteranno aperte fino alle 21 di oggi, per poi riaprire
domani dalle 9 alle 21. Dal momento che sono solo due

i candidati viene escluso a priori il ballottaggio e quindi


il futuro presidente potr iniziare il suo mandato subito
dopo la conclusione dello spoglio delle schede elettorali, prevista per il 5 giugno. A supervisionare le operazioni di voto la Commissione elettorale presidenziale, come stabilito dallarticolo 3 della legge sulle elezioni approvata l8 marzo scorso dal presidente ad interim Adly
Mansour. Un monitoraggio del corretto svolgimento
delle operazioni di voto viene svolto anche da osservatori della Lega Araba, dellUnione europea, dellUnione
africana e di organizzazioni non governative.

Sfidando gli anti-islamisti del generale Haftar

Il Parlamento libico vota la fiducia al premier Miitig


TRIPOLI, 26. Sfidando le forze anti
islamiste del generale Khalifa Haftar
e, di fatto, lo stesso Governo uscente
di Abdullah Al Thani, il Parlamento
libico ha votato ieri sera la fiducia al
neo premier Ahmed Miitig. A favore
hanno votato 83 dei 94 deputati presenti. La situazione cos precaria
che i membri del Congresso generale
nazionale non si sono potuti riunire
nella sede del Parlamento, attaccata
e danneggiata dagli uomini del generale Haftar, ma in un albergo nel
centro di Tripoli. Miitig era gi stato
scelto oltre due settimane fa ma la
sua vicinanza ai Fratelli mususlmani
ha indotto Haftar a chiedere che la
nomina non venisse ratificata e a
sciogliere il Parlamento, per cui si
voter il prossimo 25 giugno.
La situazione resta dunque tesissima in Libia: mentre non si sa ancora
come reagiranno le forze del generale Haftar e le milizie con lui alleate
a quanto deciso ieri sera da una parte dei deputati a Tripoli, almeno due
civili sono stati uccisi. accaduto
sabato sera a Bengasi, nella zona
orientale del Paese, dove una base
delle forze speciali libiche stata attaccata con razzi che hanno tuttavia
mancato il bersaglio e colpito
unarea residenziale. A Bengasi in
corso da una settimana una vasta offensiva degli uomini di Haftar, sostenuta da reparti delle forze armate
e alcune formazioni tribali, contro le
milizie islamiste attive nellarea.
Le forze speciali libiche hanno annunciato in settimana il proprio so-

Forze della sicurezza libica a Tripoli (Reuters)

stegno alloperazione condotta da


Haftar, ed dunque probabile che
del lancio di razzi siano responsabili
i gruppi jihadisti in Cirenaica. Non
la prima volta che la base di
Benina viene attaccata, da quando le
forze speciali hanno detto di appoggiare il generale Haftar, ha spiegato un ufficiale dellesercito.
Dal canto suo, il generale Haftar
ha detto ieri di aver ricevuto un
mandato dal popolo per combattere
i gruppi radicali, dopo le manifestazioni a sostegno della sua operazione antiterrorismo nellest del Paese.
Abbiamo accettato il mandato del
popolo, ha detto Haftar, leggendo
un comunicato dellautoproclamato
Consiglio supremo dellesercito, aggiungendo: Ci impegniamo a non
abbandonare questa missione per
eliminare dalla Libia terroristi ed
estremisti e chi li sostiene.
Nel frattempo, militanti islamici
libici e tunisini, che avevano con s
materiale esplosivo, sono stati arrestati nel sud della Tunisia. Lo riferisce il ministro dellInterno, Lotfi
Ben Jeddou. Queste persone si sono introdotte in Tunisia provenienti
dalla Libia e i loro obiettivi erano le
zone turistiche e industriali e, in un
secondo momento, anche personalit, ha detto il ministro alla radio
tunisina. Sono stati arrestati, e abbiamo sequestrato mine e cinture
esplosive, ha aggiunto senza fornire
ulteriori dettagli. Secondo il portavoce del ministero, in totale sono
state arrestate 16 persone.

Lislam nigeriano condanna il gruppo terroristico

Gli insorti tuareg e arabi mantengono il controllo delle localit occupate

Boko Haram colpisce ancora

Tregua armata nel nord del Mali

ABUJA, 26. Almeno ventiquattro


persone sono state uccise ieri
nellattacco sferrato a Kamuya, un
villaggio dello Stato nordorientale
nigeriano del Borno, da uomini armati ritenuti appartenenti a Boko
Haram, il gruppo di matrice fondamentalista islamica, del quale proprio ieri ha pronunciato unesplicita
condanna la massima autorit dei
musulmani nigeriani, il sultano di
Sokoto, Muhammad Sad Abubakar III.
Secondo quanto riferito telefonicamente da abitanti di Kamuya
allagenzia di stampa France Presse,
decine di assalitori a bordo di moto
hanno fatto irruzione nel villaggio
allalba, mentre si stava aprendo il
mercato settimanale, e hanno aperto il fuoco sulla folla. Dopo aver
ucciso ventiquattro persone, gli aggressori sono fuggiti nella foresta.
Siamo certi che erano membri di

Boko Haram, ha dichiarato un


abitante del villaggio.
Come detto, a condannare Boko
Haram, sono anche le maggiori autorit islamiche. Muhammad Sad
Abubakar III, ha rivolto ieri un appello a unirsi contro il gruppo terrorista, garantendo il suo sostegno
al Governo nella lotta contro di esso. Lappello giunto nella giornata di preghiera per la pace e la sicurezza che egli stesso aveva promosso. Il terrorismo non ha posto
nellislam, ha detto il sultano di
Sokoto, rivolgendosi alla folla nella
quale erano presenti anche il vice
presidente nigeriano, Namadi Sambo, e diversi leader religiosi. Siamo impegnati su tutti i livelli per
portare la pace in Nigeria, ha detto ancora Muhammad Sad Abubakar III, che parlava in pubblico per
la prima volta dopo il sequestro da
parte di Boko Haram di centinaia
di studentesse a Chibok, nel Borno.

BAMAKO, 26. Sembra reggere la tregua in atto da sabato nellAzawad,


la regione settentrionale del Mali,
tra lesercito governativo e i gruppi
tuareg e arabi di nuovo insorti la
scorsa settimana e che mantengono
comunque il controllo delle localit
occupate. Di un accordo che apre
la strada al cessate il fuoco, aveva
parlato sabato mattina il presidente
della Mauritania, Mohamed Ould
Abdel Aziz, recatosi il giorno prima
nella capitale maliana Bamako nella
sua veste di presidente di turno
dellUnione africana. La tregua
stata firmata dal Movimento nazionale per la liberazione dellAzawad
(Mnla), dallAlto consiglio per lunit dellAzawad (Hcuc) e dal Movimento arabo dellAzawad (Maa).
Mnla, Hcuc e Maa sono i tre movimenti che nei mesi scorsi avevano
raggiunto un accordo preliminare

con il Governo ai negoziati tenuti in


Burkina Faso.
Secondo fonti citate concordemente dalla stampa locale e internazionale, lintesa raggiunta nella notte tra venerd e sabato prevede il rilancio dei colloqui di pace e il rilascio di trecento prigionieri tuareg.
Nel frattempo, lesercito ha comunicato oggi il bilancio dei nuovi
scontri armati, riferendo luccisione
di cinquanta soldati e aggiungendo
di non avere notizie precise sui
caduti in battaglia tra le file degli
insorti, che avrebbero comunque
anchessi subito perdite. Venti
soldati maliani erano stati uccisi
venerd, in un fallito tentativo
dellesercito di riprendere il controllo di Kidal, il principale capoluogo
dellAzawad. Da parte sua, il portavoce dellMnla, Moussa Ag Attaher,
ha rivendicato di nuovo il controllo

di Kidal, Menaka, Aguelhok, Anefis, Tessalit e Anderamboukane,


confermando
in
dichiarazioni
allemittente britannica Bbc che i
combattenti tuareg resteranno nelle
loro postazioni.
La ripresa dei negoziati e un cessate il fuoco immediato erano stati
chiesti anche dal presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keta, in un
messaggio diffuso domenica 18, poche ore dopo che i combattenti
dellMnla avevano occupato a Kidal
la base della Minusco, la missione
dellOnu, e la sede dellamministrazione governativa, uccidendo diverse persone e prendendo in ostaggio
una trentina di funzionari. Il primo
ministro maliano, Moussa Mara,
che proprio il giorno prima si era
recato a Kidal, aveva detto a quel
punto che il suo Governo era in
guerra.

Vertice a Istanbul
sul nucleare
tra Iran e Ue
ANKARA, 26. A sorpresa un incontro informale tra il ministro degli
Esteri di Teheran, Mohammad
Javad Zarif, e lalto rappresentante
per la Politica estera e di sicurezza
comune
dellUe,
Catherine
Ashton, si sta svolgendo a Istanbul. Secondo fonti negoziali iraniane i due sono impegnati ad approfondire i progressi registrati sul
dossier del programma nucleare
dellIran nellultima sessione dei
colloqui di Vienna con il gruppo
cinque pi uno (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza
dellOnu: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina; pi la
Germania). Il confronto tra Zarif
e Ashton dovrebbe durare fino a
domani: lobiettivo resta la definizione dun testo di accordo entro
la scadenza del 20 luglio.
Il presidente iraniano, Hassan
Rohani, ha detto la scorsa settimana che molto probabilmente
un accordo definitivo fra Iran e il
gruppo cinque pi uno verr raggiunto come previsto entro luglio.
La dichiarazione di Rohani arrivata dopo una serie di commenti
negativi, venuti da pi parti,
sullesito dellultima tornata negoziale. Dal canto suo, lAgenzia internazionale per lenergia atomica
(Aiea) in un rapporto ha sostenuto nei giorni scorsi che Teheran rispetta gli impegni sottoscritti lanno scorso a Ginevra sul congelamento del programma nucleare.

Attentati
in Somalia
e a Gibuti
MO GADISCIO, 26. Il Corno dAfrica resta esposto alla violenza, come confermato dalle vittime causate ieri da due attentati, al Parlamento di Mogadiscio e contro un
ristorante di Gibuti frequentato da
stranieri. Nel primo caso, pi che
di un attentato, si trattato di
una vera e propria battaglia ingaggiata dalle milizie radicali islamiche di Al Shabaab. Dopo lesplosione di unautobomba, infatti, ci
sono state quattro ore di scontri,
che hanno provocato dieci morti,
prima che le forze governative e
quelle dellAmisom, la missione
dellUnione africana in Somalia,
riprendessero il controllo della situazione. Ad Al Shabaab alcune
fonti attribuiscono anche lattentato a Gibuti, che ha causato almeno due morti e numerosi feriti.

LOSSERVATORE ROMANO

pagina 4

luned-marted 26-27 maggio 2014

Nella messa ad Amman linvito del Papa a essere operatori di pace

Come pazienti artigiani


Nel primo pomeriggio
di sabato 24 maggio, allo stadio
internazionale di Amman,
Papa Francesco ha celebrato la messa
durante la quale 1.400 bambini
hanno ricevuto la prima comunione.
Questa lomelia
pronunciata dal Pontefice.
Nel Vangelo abbiamo ascoltato la
promessa di Ges ai discepoli: Io
pregher il Padre ed egli vi dar un
altro Paraclito perch rimanga con
voi per sempre (Gv 14, 16). Il primo Paraclito Ges stesso; laltro
lo Spirito Santo.
Qui ci troviamo non lontano dal
luogo in cui lo Spirito Santo discese
con potenza su Ges di Nazareth,

dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano (cfr. Mt 3,


16), e oggi mi recher l. Dunque il
Vangelo di questa domenica, e anche questo luogo nel quale grazie a
Dio mi trovo pellegrino, ci invitano
a meditare sullo Spirito Santo, su
ci che Egli compie in Cristo e in
noi, e che possiamo riassumere in
questo modo: lo Spirito compie tre
azioni: prepara, unge e invia.
Nel momento del battesimo, lo
Spirito si posa su Ges per prepararlo alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata dallo stile del
Servo umile e mite, pronto alla condivisione e alla donazione totale di
s. Ma lo Spirito Santo, presente fin
dallinizio della storia della salvezza,

I saluti del patriarca Fouad Twal

Poveri di risorse
ma ricchi di umanit
Il saluto dei discendenti di quei
primi cristiani arabi, che, a Pentecoste erano convenuti a Gerusalemme assieme ai credenti di tutto il
mondo stato rivolto al Papa al
termine della messa dal patriarca di
Gerusalemme dei Latini, Fouad
Twal.
Un benvenuto espresso a nome
di tutta la Giordania, che guidata
dal proprio sovrano oggi celebra
la festa dellindipendenza, assieme
al governo, al popolo, e alle tante
istituzioni educative e sociali presenti nel Paese.
Monsignor Twal ha poi presentato al Pontefice le tante sfide che
il Patriarcato latino di Gerusalemme si trova ad affrontare. Di questa
diocesi ha spiegato la Giordania rappresenta la parte pi consistente per numero di famiglie e
istituzioni. Numerosi sono i sacerdoti e i seminaristi, anche se non
mancano le preoccupazioni.
Quindi ha ricordato che la Terra Santa conosce troppe divisioni
e che la Chiesa cattolica impegnata in uno sforzo di unit in primis al suo interno, poi tra le Chiese e tra tutta la popolazione. Siamo la Chiesa che ascolta, che accompagna il popolo di Dio, con le
sue modeste forze, in un cammino
di conversione. La Giordania, cos
come la Chiesa di questo Paese,
piccola, ridotta di estensioni e povera di risorse, ma ricca, nel suo
elemento umano, ricca di vocazioni, esemplare nellospitalit verso
gli stranieri, gli oppressi, i rifugiati
e quanti cercano lavoro.
In proposito il patriarca ha assicurato che la Chiesa in Giordania, con tutti i suoi membri giordani, palestinesi, siriani rifugiati e
arabi di tutto il Medio Oriente e
asiatici trova nella persona del
vescovo di Roma il Padre che
ama e ascolta, il Padre che condivide con noi anche le croci quotidiane, tra cui lemigrazione verso il
mondo arabo o verso lAmerica del
Nord. Non c una famiglia che
non abbia un figlio allestero.
Lemigrazione dei giovani pi preparati e competenti dalla Giordania, equivale a una vera emorragia
umana. Qui cristiani e musulmani
viviamo in armonia. Assieme alle
Suore del Rosario, unica congregazione religiosa autoctona, impegnata nel settore educativo in tutto il
mondo arabo. E per loro monsignor Twal ha auspicato la canonizzazione della fondatrice: la Beata
Maria Alphonsine.
Infine il patriarca ha detto che
nella persona di Papa Francesco i
giordani rivedono la bella figura di
Giovanni il Battista, patrono del
Paese. Lei il Battista di questo
nostro secolo, che prepara la strada
al Salvatore ed esige la conversione
del cuore. Il Battista che alza la
sua voce contro ogni ingiustizia e
contro ogni violenza in difesa dei
pi deboli. E poich abbiamo
tanto, tanto bisogno della sua parola serena, forte e coraggiosa, e
non da ultimo del suo bel sorriso e
della sua buona salute, ha assicurato da parte di tutti i presenti
preghiere e fedelt.

Successivamente, al sito del battesimo del Signore di Betania al di


l del Giordano, il patriarca ha
presentato al Papa il piccolo
gruppo di bambini e di giovani,
amici di Ges Bambino, che rappresenta lumanit ferita di questa
regione mediorientale.
Si tratta, ha aggiunto di rifugiati siriani, che hanno trovato in
Giordania un accogliente asilo, solidariet, attraverso la Caritas Giordana, braccio operativo della Chiesa, e la collaborazione di tanti altri
organismi umanitari, mentre altri
sono ragazzi, segnati da varie malattie, aiutati dalla principessa Rania, direttrice del Centro nazionale
di lotta contro il Cancro.
Da qui linvito a tutti i cristiani a
seguire le orme del vescovo di Roma e a visitare questo luogo per
meglio apprendere e approfondire
le nostre radici e la nostra appartenenza alla Chiesa, visto che qui
Ges ha iniziato la sua missione
pubblica. Per tanti questo fiume
una frontiera ha sottolineato
monsignor Twal per noi un posto che unisce, un richiamo alla comunione e allunit.
Per questo motivo il patriarca di
Gerusalemme ha voluto presentare
a Papa Francesco la famiglia giordana Muashar, che ha reso possibile la realizzazione del centro, su un
terreno che stato donato al Patriarcato latino dallo Stato anche
grazie allamicizia del principe
Ghazi bin Muhammed.

aveva gi operato in Ges nel momento del suo concepimento nel


grembo verginale di Maria di Nazareth, realizzando levento mirabile
dellIncarnazione: lo Spirito Santo
ti colmer, ti adombrer dice lAngelo a Maria e tu partorirai un Figlio al quale porrai nome Ges (cfr.
Lc 1, 35). In seguito, lo Spirito Santo
aveva agito in Simeone e Anna nel
giorno della presentazione di Ges
al Tempio (cfr. Lc 2, 22). Entrambi
in attesa del Messia; entrambi ispirati dallo Spirito Santo, Simeone ed
Anna alla vista del Bambino intuiscono che proprio lAtteso da tutto
il popolo. Nellatteggiamento profetico dei due vegliardi si esprime la
gioia dellincontro con il Redentore
e si attua in certo senso una preparazione dellincontro tra il Messia e il
popolo.
I diversi interventi dello Spirito
Santo fanno parte di unazione armonica, di un unico progetto divino
damore. La missione dello Spirito
Santo, infatti, di generare armonia
Egli stesso armonia e di operare la pace nei differenti contesti e tra
i soggetti diversi. La diversit di persone e di pensiero non deve provocare rifiuto e ostacoli, perch la variet sempre arricchimento. Pertanto, oggi, invochiamo con cuore ardente lo Spirito Santo, chiedendogli
di preparare la strada della pace e
dellunit.
In secondo luogo, lo Spirito Santo unge. Ha unto interiormente Ges, e unge i discepoli, perch abbiano gli stessi sentimenti di Ges e

possano cos assumere nella loro vita


atteggiamenti che favoriscono la pace e la comunione. Con lunzione
dello Spirito, la nostra umanit viene segnata dalla santit di Ges Cristo e ci rende capaci di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio
ci ama. Pertanto, necessario porre
gesti di umilt, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti
sono premessa e condizione per una
pace vera, solida e duratura. Chiediamo al Padre di ungerci affinch
diventiamo pienamente suoi figli,
sempre pi conformi a Cristo, per
sentirci tutti fratelli e cos allontanare da noi rancori e divisioni e poter
amarci fraternamente. quanto ci
ha chiesto Ges nel Vangelo: Se mi
amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregher il Padre ed egli
vi dar un altro Parclito, perch rimanga con voi per sempre (Gv 14,
15-16).
E infine lo Spirito Santo invia.
Ges lInviato, pieno dello Spirito
del Padre. Unti dallo stesso Spirito,
anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto
bisogno ha il mondo di noi come
messaggeri di pace, come testimoni
di pace! una necessit che ha il
mondo. Anche il mondo ci chiede di
fare questo: portare la pace, testimoniare la pace!
La pace non si pu comperare,
non si vende. La pace un dono da
ricercare pazientemente e costruire
artigianalmente mediante piccoli e
grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino del-

la pace si consolida se riconosciamo


che tutti abbiamo lo stesso sangue e
facciamo parte del genere umano; se
non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti
suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza.
In questo spirito abbraccio tutti
voi: il Patriarca, i fratelli Vescovi, i
sacerdoti, le persone consacrate, i fedeli laici, i tanti bambini che oggi ricevono la Prima Comunione e i loro
familiari. Il mio cuore si rivolge anche ai numerosi rifugiati cristiani;
anche tutti noi, con il nostro cuore,
rivolgiamoci a loro, ai numerosi rifugiati cristiani provenienti dalla Palestina, dalla Siria e dallIraq: portate

alle vostre famiglie e comunit il


mio saluto e la mia vicinanza.
Cari amici, cari fratelli, lo Spirito
Santo disceso su Ges presso il
Giordano e ha dato avvio alla sua
opera di redenzione per liberare il
mondo dal peccato e dalla morte. A
Lui chiediamo di preparare i nostri
cuori allincontro con i fratelli al di
l delle differenze di idee, lingua,
cultura, religione; di ungere tutto il
nostro essere con lolio della sua misericordia che guarisce le ferite degli
errori, delle incomprensioni, delle
controversie; la grazia di inviarci con
umilt e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della
pace. Amen!

Con piedi nudi


e cuore aperto
Pubblichiamo in una traduzione italiana il testo
che Papa Francesco ha lasciato scritto nel libro donore
del sito del battesimo di Ges a Betania.
La citazione del sacerdote
e poeta spagnolo Jos de Valdivielso (1560-1638).
Denudati lanima e i piedi
si avvicinarono al battesimo
dodici trib di Israele
Chiedo a Dio onnipotente e misericordioso
che ci insegni a tutti a camminare nella Sua
presenza con lanima e con i piedi nudi
e il cuore aperto alla misericordia divina
e allamore
per i fratelli. Cos Dio sar tutto in tutti
e regner la pace.
Grazie per offrire allumanit questo luogo
di testimonianza.
Francesco
24.5.14

Nuovo appello per la Siria durante lincontro con giovani rifugiati e disabili

Dietro la guerra i mercanti di armi


Nel tardo pomeriggio di sabato 24 maggio
Papa Francesco ha visitato
il sito del battesimo di Ges a Betania
al di l del Giordano. Qui, nella chiesa latina
ancora in costruzione, ha incontrato
rifugiati e giovani disabili.
Dopo aver ascoltato le testimonianze
di alcuni dei presenti, il vescovo di Roma
ha pronunciato il seguente discorso.
Stimate Autorit, Eminenze, Eccellenze,
cari fratelli e sorelle,
Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente
incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la
vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi,
cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico.
Il luogo in cui ci troviamo ci ricorda il battesimo di Ges. Venendo qui al Giordano a
farsi battezzare da Giovanni, Egli mostra la
sua umilt e la condivisione della condizione
umana: si abbassa fino a noi e con il suo amore ci restituisce la dignit e ci dona la salvezza. Ci colpisce sempre questa umilt di Ges,
il suo chinarsi sulle ferite umane per risanarle.
Questo chinarsi di Ges su tutte le ferite umane per risanarle! E a nostra volta siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite
del nostro tempo, in modo speciale da quelle
provocate dai conflitti ancora aperti in Medio
Oriente. Penso in primo luogo allamata Siria,

lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha gi mietuto innumerevoli
vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi. Tutti vogliamo la pace! Ma guardando questo dramma
della guerra, guardando queste ferite, guardando tanta gente che ha lasciato la sua patria, che stata costretta ad andarsene via, io
mi domando: chi vende le armi a questa gente
per fare la guerra? Ecco la radice del male!
Lodio e la cupidigia del denaro nelle fabbriche e nelle vendite delle armi. Questo ci deve
far pensare a chi dietro, che d a tutti coloro
che sono in conflitto le armi per continuare il
conflitto! Pensiamo, e dal nostro cuore diciamo anche una parola per questa povera gente
criminale, perch si converta.
Ringrazio le Autorit e il popolo giordano
per la generosa accoglienza di un numero elevatissimo di profughi provenienti dalla Siria e
dallIraq, ed estendo il mio grazie a tutti coloro che prestano la loro opera di assistenza e di
solidariet verso i rifugiati. Penso anche
allopera di carit svolta da istituzioni della
Chiesa come Caritas Giordania e altre che, assistendo i bisognosi senza distinzione di fede
religiosa, appartenenza etnica o ideologica,
manifestano lo splendore del volto caritatevole
di Ges, che misericordioso. Dio Onnipotente e Clemente benedica tutti voi e ogni vostro sforzo nellalleviare le sofferenze causate
dalla guerra!
Mi rivolgo alla comunit internazionale
perch non lasci sola la Giordania, tanto

accogliente e coraggiosa, nel far fronte


allemergenza umanitaria derivante dallarrivo
sul suo territorio di un numero cos elevato di
profughi, ma continui e incrementi la sua
azione di sostegno e di aiuto. Rinnovo il mio
pi accorato appello per la pace in Siria.

Cessino le violenze e venga rispettato il diritto


umanitario, garantendo la necessaria assistenza alla popolazione sofferente! Si abbandoni
da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi
la soluzione dei problemi e si ritorni alla via
del negoziato. La soluzione, infatti, pu
venire unicamente dal dialogo e dalla moderazione, dalla compassione per chi soffre, dalla
ricerca di una soluzione politica e dal senso di
responsabilit verso i fratelli.
A voi giovani chiedo di unirvi alla mia preghiera per la pace. Potete farlo anche offrendo
a Dio le vostre fatiche quotidiane, e cos la
vostra preghiera diventa particolarmente preziosa ed efficace. E vi incoraggio a collaborare, col vostro impegno e la vostra sensibilit,
alla costruzione di una societ rispettosa dei
pi deboli, dei malati, dei bambini, degli anziani. Pur nelle difficolt della vita, siate segno di speranza. Voi siete nel cuore di Dio,
voi siete nelle mie preghiere, e vi ringrazio per
la vostra calorosa e gioiosa e numerosa presenza. Grazie!
Al termine di questo incontro, rinnovo lauspicio che prevalgano la ragione e la moderazione e, con laiuto della comunit internazionale, la Siria ritrovi la via della pace. Dio converta i violenti! Dio converta coloro che hanno progetti di guerra! Dio converta coloro che
fabbricano e vendono le armi e rafforzi i cuori
e le menti degli operatori di pace e li ricompensi con ogni benedizione. Che il Signore
benedica tutti voi!

LOSSERVATORE ROMANO

luned-marted 26-27 maggio 2014

pagina 5

Il momento centrale del viaggio

Tra Pietro e Andrea


un abbraccio
cinquantanni dopo
Cinquantanni dopo. Il Papa di Roma e il patriarca di Costantinopoli
di nuovo insieme, come Pietro e Andrea, in Terra santa per proseguire
un cammino. Diversi, naturalmente,
gli interpreti; identico lobiettivo,
anche se lorizzonte ormai pi sereno.
Eccoli, Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo, pronti a guidare
le loro Chiese verso la meta pi ambita. E queste Chiese oggi sono qui
in ginocchio, luna accanto allaltra
nel Santo Sepolcro, cuore della
cristianit ma anche simbolo di divisioni.
Arrivano alla piazza distintamente, anche da strade diverse. Entrano
da porte diverse. Francesco dalla
porta del Muristan; Bartolomeo dalla porta di SantElena. Poi si incontrano da soli al centro della piazza e
si abbracciano. A sottolineare la solennit del momento le campane
delle chiese suonano a distesa.
Insieme si dirigono allingresso
della basilica del Santo Sepolcro,
laddove li attendono i superiori delle
tre comunit cosiddette dello status
quo, eredit della sofferta storica
questione del possesso dei luoghi

santi che termin l8 febbraio 1852,


quando un firmano emanato
dallimpero ottomano sanc lo status
quo nunc circa la propriet e i diritti
delle differenti comunit cristiane
greco ortodossa, armeno apostolica e
cattolica sul Santo Sepolcro.
Li accolgono il patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, Teofilo; il
patriarca armeno apostolico, Nourhan; il custode di Terra santa, il
francescano Pierbattista Pizzaballa, i
quali, subito dopo laccoglienza, venerano la pietra sulla quale stato
unto il corpo del Signore. Atto di
venerazione che successivamente
compiono insieme il Papa e il patriarca di Costantinopoli. Quindi
raggiungono ledicola dellAnastasis.

Davanti allaltare si parlano, si scambiano labbraccio gesto tuttaltro


che rituale e recitano insieme, loro
due soltanto, il Padre Nostro. Poi

ascoltano tutti gli altri che recitano


la stessa preghiera. Quindi sostano
brevemente davanti alla tomba dove
Ges fu sepolto. Infine benedicono i
presenti e, ancora insieme, raggiungono la scalinata che sale al
Calvario.
un attimo di rara intensit, la
cui dimensione si coglie negli sguardi, pi che nei gesti o nelle parole.
Il Papa e il patriarca sanno che stanno dando un segno molto forte,
mentre gettano le basi per un futuro
che si spera sia sempre pi prossimo. E davanti a loro ci sono i rappresentanti di tutte le altre Chiese e
comunit cristiane, per la prima vol-

te riunite in una celebrazione comune pubblica, durante la quale pregano insieme. Ci sono gli ordinari di
Terra santa, larcivescovo copto,
quello siriaco, quello etiopico; c il
vescovo anglicano, il vescovo luterano e numerosi altri presuli. indubbiamente il momento ecumenico pi
importante del viaggio, e in un luogo come questo, dove si realizzato
il mistero centrale della fede cristiana, la morte e la resurrezione di
Ges.
Alla fine il Papa e il patriarca
escono insieme dalla basilica e a
bordo della stessa automobile rag-

giungono la sede del Patriarcato latino, dove si fermano per la cena.


La celebrazione nel Santo Sepolcro ha avuto un significativo prologo
nel primo pomeriggio, nella sede
della delegazione apostolica, dove il
Papa ha risieduto durante la permanenza a Gerusalemme. C stato infatti un lungo incontro privato tra il
Pontefice e il patriarca, che si svolto nella stessa stanza in cui come
ricorda una ceramica appesa a una
parete avvenne lincontro tra Paolo VI e Atenagora. Al termine stata
firmata una dichiarazione comune.
(mario ponzi)

La domenica trascorsa nella citt della Nativit

Parole e gesti a Betlemme


dal nostro inviato MARIO PONZI
Le parole e i gesti. Con Papa Francesco un
binomio che si ripropone ogni volta con toni
e sfumature nuove. Le circa sei ore trascorse
domenica mattina a Betlemme ne sono forse
lesempio pi eclatante. Ormai le notizie
hanno fatto il giro del mondo. Praticamente
in contemporanea con i fatti cui si riferivano. Si sono rincorse nello spazio di pochi
minuti. Un gesto prima la preghiera al
muro di separazione che avanza lungo il
confine tra Palestina e Israele e poi linvito rivolto sia al presidente palestinese
Mahmoud Abbas sia a quello israeliano Shimon Peres per una comune preghiera per la
pace, da recitare insieme a casa mia ha
detto loro in Vaticano.
E se labbraccio con il patriarca Bartolomeo stato e rester indubbiamente il motivo ispiratore di questa visita, dunque il suo
momento centrale, la sosta in Palestina, gi
consegnata alla storia come la grande provocazione a fare la pace.
Il racconto di quelle immagini che hanno
avuto per protagonista il Papa insieme a
tanta gente che, nello stringersi con calore
attorno a lui, ha voluto comunque fargli sentire quanto pesa sulle loro spalle il fardello
di anni di sofferenza la fotografia di una
situazione da troppo tempo inaccettabile,
come ha denunciato lo stesso Francesco appena giunto in Palestina.
Per le strade di Betlemme, sin da quando
il Pontefice arrivato e ha cominciato a girare tra loro prima della messa, i palestinesi
si sono accostati a lui quanto pi hanno potuto. Chi con la kefiah, chi con un crocifisso
dorato al collo, chi con un piccolo velo, ma
ognuno desideroso di raccontargli la propria
storia personale, la propria sofferenza da
condividere. Cos come quel nugolo di giovani palestinesi che, sventolando le bandiere
del loro Paese, hanno fatto ressa attorno a
lui quando, nel punto pi vicino al muro
lungo venti chilometri, ha fatto fermare la
papamobile ed sceso per pregare.
Il corteo, lasciato il palazzo presidenziale
dopo lincontro con il capo dello Stato e le
altre autorit palestinesi, stava percorrendo
la Jerusalem Hebron road per raggiungere la
piazza della Mangiatoia dove avrebbe celebrato la messa. Al momento di girare sulla
Manger street la fila di auto si trovata praticamente a ridosso del muro che, iniziato a
costruire nellaprile del 2002, sta piano piano cingendo completamente Betlemme e tutta la zona di confine con Israele. Papa Francesco ha improvvisamente fatto fermare la
propria vettura. sceso, si accostato alla
barriera di cemento, ha appoggiato la mano
in un punto in cui si incrociano le parole free
town (citt libera) tracciate chiss quanto
tempo fa da una mano che sapeva di rappresentare il desiderio di un popolo intero e
ha pregato intensamente per alcuni minuti.

Ha poggiato la fronte su quel muro per rendere ancora pi evidente la sua volont di
condividere le sofferenze del popolo palestinese. Poi risalito in auto tra le acclamazioni di quanti a quel gesto spontaneo e imprevisto hanno assistito, e ha ripreso il suo percorso.
E dopo il Regina caeli a conclusione della
messa, celebrata nella piazza della Mangia-

toia, il coraggioso invito a quanti hanno nelle mani i destini dei loro popoli. Invito che
pi tardi ha poi rivolto direttamente anche
al presidente Peres durante la cerimonia di
benvenuto in Israele allaeroporto di Tel
Aviv.
stato come se li avesse messi di fronte
alle loro responsabilit. Ma allo stesso tempo ha anche offerto la possibilit di imboccare una strada percorribile dignitosamente
da entrambi, e di costruire, finalmente insieme, quella pace alla quale la loro gente, oltre
al mondo intero, aspirano. E di farlo pregando, anche luno per laltro.
La gente ha compreso la grandezza di
quel gesto e di quelle parole, e non solo ha
applaudito a lungo appena il Papa ha finito
di parlare: quando tornato a passare in
mezzo a loro il calore dellabbraccio diventato pi grande. A Papa Francesco che li
guardava dritto negli occhi, che rispondeva
alla loro gioia, che alternava ampi gesti con
le mani a un segno di croce benedicente,
hanno dimostrato che non c niente che
valga di pi di una storia umana. Ecco cosa
sono venuti a dire oggi al Pontefice, allindirizzo del quale continuavano a gridargli ancor pi forte in inglese: Sei il nostro padre,
la nostra speranza.

Poi, nelle prime ore del pomeriggio, nel


campo profughi di Dheisheh, tutto il dramma di questa gente si materializzato nel
nugolo di bambini che si sono accalcati attorno al Papa: sono i piccoli condannati a
sperimentare una sofferenza innaturale, e
perci tanto pi ingiusta per la loro et. Come comprensibile, dunque, la sosta in Palestina stata vissuta in un crescendo di sentimenti.
Papa Francesco arrivato di buon ora a
bordo di un elicottero giordano. Ha reso visita al presidente Mahmoud Abbas, che lo
ha accolto nel piazzale antistante il palazzo
presidenziale di Betlemme. Poi insieme sono
saliti al primo piano per un incontro al quale hanno partecipato le due delegazioni. Al
termine una piccola rappresentanza di cristiani provenienti dalla Cisgiordania e dalla
striscia di Gaza ha consegnato al Papa un
pacco di lettere e di messaggi.
La messa stata celebrata sulla piazza
della Mangiatoia, la stessa sulla quale avevano gi celebrato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Singolarit della celebrazione
stata la scelta della liturgia, quella della nativit, solitamente destinata alla messa di Natale. Tra laltro, a fare da sfondo allaltare
cera un gigantesco dipinto che rappresenta
proprio la nativit. Un dipinto ricco di sim-

bolismi. Per esempio, i re magi erano i Pontefici che hanno visitato la Terra santa:
Montini, Wojtya e Ratzinger. Papa Francesco era raffigurato nelle vesti del suo patrono, san Francesco, protettore dei luoghi santi. Dietro di loro uno stormo di colombe
bianche a significare il desiderio di pace che
sono venuti a deporre ai piedi della mangiatoia. Le suore raffigurate hanno le sembianze di due religiose di queste terre: la carmelitana Mariam di Betlemme e suor Maria Alfonsina Ghattas, nata a Gerusalemme, che
ha trascorso gran parte della sua vita a Betlemme e ha fondato le suore del rosario, la
prima congregazione palestinese. Due beate
locali del XIX secolo per le quali in corso il
processo di canonizzazione. San Giuseppe
invece ha il capo coperto con una kefiah
bianca e nera, tradizionale copricapo divenuto emblema della Palestina. Anche il Bambinello nella mangiatoia rivestito in panni
dello stesso colore.
Significativa la partecipazione di rappresentanze delle altre Chiese in Terra santa,
quelle greco ortodossa, copta ortodossa,
etiopica ortodossa, siro ortodossa, apostolica
orientale, russa ortodossa, romeno ortodossa.
Presenti anche rappresentanti anglicani e luterani. Oltre agli abitanti di Betlemme,
cerano fedeli provenienti da tutta la Palestina, da Gaza; numerosi quelli giunti dalla
Galilea; cera anche una folta rappresentanza
di migranti asiatici. Tantissimi i bambini,
straordinariamente composti. Cerano anche
i piccoli sordomuti dellistituto Effet Paolo
VI. E proprio guardando a loro, cos come al
Bambino nella mangiatoia, Papa Francesco
ha usato parole forti contro un mondo che si
vanta delle sue conquiste tecnologiche mentre dimentica, quando non condanna, tanti
bambini ai margini dell societ, affamati,
malati, schiavizzati, violentati o fatti oggetto
di traffici illeciti.
La mattinata si conclusa con il pranzo
nella Casa Nova, nel convento francescano.
Alla tavola del Papa hanno seduto alcune famiglie palestinesi.
In un altro scenario lincontro del primo
pomeriggio con i profughi dei campi palestinesi, bambini soprattutto. Papa Francesco
dopo una visita in privato alla grotta della
Nativit giunto in auto a Dheisheh, un
luogo in cui possibile vedere il volto pi
drammatico del conflitto. Al Papa hanno reso unaccoglienza festosa oltre ogni immaginazione. Avevano preparato per lui centinaia
di disegni e avrebbero voluto mostrarglieli.
Alcuni erano espressione di tutta la sofferenza accumulata, dellorrore di cui spesso sono
stati incolpevoli spettatori. Il Papa ha raccolto quei disegni e li ha messi nellenorme
bagaglio che porter con s in Vaticano dopo le giornate trascorse in questa terra. Con
un leggero ritardo, il decollo dellelicottero
giordano ha letteralmente strappato Papa
Francesco dallabbraccio del popolo palestinese, ma non certo dal suo cuore.

pagina 6

LOSSERVATORE ROMANO

luned-marted 26-27 maggio 2014

Dichiarazione comune firmata da Francesco e Bartolomeo

Verso la piena unit


Pubblichiamo in una traduzione
italiana il testo della dichiarazione
comune firmata da Papa Francesco
e dal patriarca Bartolomeo,
sottoscritta nel pomeriggio di domenica
25 maggio, nella sede della
delegazione apostolica di
Gerusalemme.
1. Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI ed il Patriarca
Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquantanni fa, cos anche noi, Papa
Francesco e Bartolomeo, Patriarca
Ecumenico, abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, dove il
nostro comune Redentore, Cristo
Signore, vissuto, ha insegnato,
morto, risuscitato ed asceso al
cielo, da dove ha inviato lo Spirito
Santo sulla Chiesa nascente (Comunicato congiunto di Papa Paolo VI
e del Patriarca Athenagoras, pubblicato dopo lincontro del 6 gennaio
1964). Questo nostro incontro, un
ulteriore ritrovo dei Vescovi delle
Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due
fratelli Apostoli Pietro e Andrea,
per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre lopportunit di riflettere sulla profondit e sullautenticit dei legami esistenti tra noi,
frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha
guidato, a partire da quel giorno
benedetto di cinquantanni fa.
2. Il nostro incontro fraterno di
oggi un nuovo, necessario passo
sul cammino verso lunit alla quale
soltanto lo Spirito Santo pu guidarci: quella della comunione nella
legittima diversit. Ricordiamo con
viva gratitudine i passi che il Signore ci ha gi concesso di compiere.
Labbraccio scambiato tra Papa
Paolo VI ed il Patriarca Athenagoras
qui a Gerusalemme, dopo molti secoli di silenzio, prepar la strada ad
un gesto di straordinaria valenza, la
rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054. Seguirono scambi di visite nelle rispettive
sedi di Roma e di Costantinopoli,
frequenti contatti epistolari e, successivamente, la decisione di Papa
Giovanni Paolo II e del Patriarca
Dimitrios, entrambi di venerata memoria, di avviare un dialogo teologico della verit tra Cattolici e Ortodossi. Lungo questi anni Dio,
fonte di ogni pace e amore, ci ha
insegnato a considerarci gli uni gli
altri come membri della stessa famiglia cristiana, sotto un solo Signore
e Salvatore, Cristo Ges, e ad
amarci gli uni gli altri, di modo che
possiamo professare la nostra fede
nello stesso Vangelo di Cristo, cos
come stato ricevuto dagli Apostoli, espresso e trasmesso a noi dai
Concili ecumenici e dai Padri della
Chiesa. Pienamente consapevoli di
non avere raggiunto lobiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare
a camminare insieme verso lunit
per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre, perch tutti siano
una sola cosa (Gv 17, 21).
3. Ben consapevoli che tale unit
si manifesta nellamore di Dio e
nellamore del prossimo, aneliamo
al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico. Come cristiani, ci spetta il
compito di prepararci a ricevere
questo dono della comunione eucaristica, secondo linsegnamento di
SantIreneo di Lione, attraverso la
professione dellunica fede, la pre-

ghiera costante, la conversione interiore, il rinnovamento di vita e il


dialogo fraterno (Adversus haereses,
IV, 18, 5. PG 7, 1028). Nel raggiungere questo obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo lamore di
Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Ges
Cristo (cfr. Gv 13, 35).
4. A tal fine, un contributo fondamentale alla ricerca della piena
comunione tra Cattolici ed Ortodossi offerto dal dialogo teologico
condotto dalla Commissione mista
internazionale. Durante il tempo
successivo dei Papi Giovanni Paolo
II e Benedetto XVI e del Patriarca

Dimitrios, il progresso realizzato


dai nostri incontri teologici stato
sostanziale. Oggi vogliamo esprimere il nostro sentito apprezzamento per i risultati raggiunti, cos come per gli sforzi che attualmente si
stanno compiendo. Non si tratta di
un mero esercizio teorico, ma di un
esercizio nella verit e nella carit,
che richiede una sempre pi profonda conoscenza delle tradizioni
gli uni degli altri, per comprenderle
e per apprendere da esse. Per questo, affermiamo ancora una volta
che il dialogo teologico non
cerca
un

minimo comune denominatore teologico sul quale raggiungere un


compromesso, ma si basa piuttosto
sullapprofondimento della verit
tutta intera, che Cristo ha donato
alla sua Chiesa e che, mossi dallo
Spirito Santo, non cessiamo mai di
comprendere meglio. Affermiamo
quindi insieme che la nostra fedelt
al Signore esige lincontro fraterno
ed il vero dialogo. Tale ricerca comune non ci allontana dalla verit,
piuttosto, attraverso uno scambio di
doni, ci condurr, sotto la guida
dello Spirito, a tutta la verit (cfr.
Gv 16, 13).
5. Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, ab-

biamo sin dora il dovere di offrire


una testimonianza comune allamore di Dio verso tutti, collaborando
nel servizio allumanit, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignit della persona umana in
ogni fase della vita e della santit
della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del
bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il
nostro mondo. Riconosciamo che
devono essere costantemente affrontati la fame, lindigenza, lanalfabetismo, la non equa distribuzione dei
beni. nostro dovere sforzarci di
costruire insieme una societ giusta
ed umana, nella quale nessuno si
senta escluso o emarginato.
6. Siamo profondamente convinti
che il futuro della famiglia umana
dipende anche da come sapremo
custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed equit, il
dono della creazione affidatoci da
Dio. Riconosciamo dunque pentiti
lingiusto sfruttamento del nostro
pianeta, che costituisce un peccato
davanti agli occhi di Dio. Ribadiamo la nostra responsabilit e il dovere di alimentare un senso di umilt e moderazione, perch tutti sentano la necessit di rispettare la
creazione e salvaguardarla con cura.
Insieme, affermiamo il nostro impegno a risvegliare le coscienze nei
confronti della custodia del creato;
facciamo appello a tutti gli uomini
e donne di buona volont a cercare
i modi in cui vivere con minore
spreco e maggiore sobriet, manifestando minore avidit e maggiore
generosit per la protezione del
mondo di Dio e per il bene del suo
popolo.
7. Esiste altres un urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad
esprimere pubblicamente la propria

fede e ad essere trattati con equit


quando si intende promuovere il
contributo che il Cristianesimo continua ad offrire alla societ e alla
cultura contemporanee. A questo
proposito, esortiamo tutti i cristiani
a promuovere un autentico dialogo
con lEbraismo, con lIslam e con le
altre tradizioni religiose. Lindifferenza e la reciproca ignoranza possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo, persino al conflitto.
8. Da questa Citt Santa di Gerusalemme, vogliamo esprimere la
nostra comune profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e per il loro
diritto a rimanere cittadini a pieno
titolo delle loro patrie. Rivolgiamo
fiduciosi la nostra preghiera al Dio
onnipotente e misericordioso per la
pace in Terra Santa e in tutto il
Medio Oriente. Preghiamo specialmente per le Chiese in Egitto, in
Siria e in Iraq, che hanno sofferto
molto duramente a causa di eventi
recenti. Incoraggiamo tutte le parti,
indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, a continuare a lavorare per la riconciliazione e per il
giusto riconoscimento dei diritti dei
popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo,
il perdono e la riconciliazione sono
gli unici strumenti possibili per
conseguire la pace.
9. In un contesto storico segnato
da violenza, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne si sentono oggi smarriti. proprio con la
testimonianza comune della lieta
notizia del Vangelo, che potremo
aiutare luomo del nostro tempo a
ritrovare la strada che lo conduce
alla verit, alla giustizia e alla pace.
In unione di intenti, e ricordando
lesempio offerto cinquantanni fa
qui a Gerusalemme da Papa Paolo
VI e dal Patriarca Athenagoras, facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e
a tutti gli uomini di buona volont,
a riconoscere lurgenza dellora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e lunit della famiglia
umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene
dellumanit intera e delle generazioni future.
8. Mentre viviamo questo comune pellegrinaggio al luogo dove il
nostro unico e medesimo Signore
Ges Cristo stato crocifisso, stato sepolto ed risorto, affidiamo
umilmente allintercessione di Maria Santissima e Sempre Vergine i
passi futuri del nostro cammino
verso la piena unit e raccomandiamo allamore infinito di Dio lintera
famiglia umana.
Il Signore faccia risplendere per te
il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti
conceda pace (Nm 6, 25-26).
Gerusalemme, 25 maggio 2014

luned-marted 26-27 maggio 2014

Il Papa alla celebrazione ecumenica

Le parole del patriarca

La pietra ribaltata
del sepolcro

Nessuna paura
dellaltro

Papa Francesco ha concluso


la giornata di domenica 25 maggio
insieme con il patriarca Bartolomeo
al Santo Sepolcro di Gerusalemme,
dove ha avuto luogo la celebrazione
ecumenica con gli ordinari cattolici
di Terra Santa
e rappresentanti di tutte le Chiese
e confessioni cristiane presenti
nella citt santa. Ecco le parole
del Pontefice pronunciate dopo quelle
del patriarca.
Santit, carissimi fratelli Vescovi,
carissimi fratelli e sorelle,
in questa Basilica, alla quale ogni
cristiano guarda con profonda venerazione, raggiunge il suo culmine
il pellegrinaggio che sto compiendo
insieme con il mio amato fratello in
Cristo, Sua Santit Bartolomeo. Lo
compiamo sulle orme dei nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI
e il Patriarca Atenagora, i quali, con
coraggio e docilit allo Spirito Santo, diedero luogo cinquantanni fa,
nella Citt santa di Gerusalemme,
allo storico incontro tra il Vescovo
di Roma e il Patriarca di Costantinopoli. Saluto cordialmente tutti
voi presenti. In particolare, ringrazio vivamente per avere reso possibile questo momento Sua Beatitudine Teofilo, che ha voluto rivolgerci gentili parole di benvenuto, come
pure a Sua Beatitudine Nourhan
Manoogian e al Reverendo Padre
Pierbattista Pizzaballa.
una grazia straordinaria essere
qui riuniti in preghiera. La Tomba
vuota, quel sepolcro nuovo situato
in un giardino, dove Giuseppe
dArimatea aveva devotamente deposto il corpo di Ges, il luogo
da cui parte lannuncio della Risurrezione: Voi non abbiate paura! So
che cercate Ges, il crocifisso. Non
qui. risorto, infatti, come aveva
detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate
a dire ai suoi discepoli: risorto
dai morti (Mt 28, 5-7). Questo
annuncio, confermato dalla testimonianza di coloro ai quali apparve il
Signore Risorto, il cuore del messaggio cristiano, trasmesso fedelmente di generazione in generazione, come fin dal principio attesta
lapostolo Paolo: A voi infatti ho
trasmesso, anzitutto, quello che anchio ho ricevuto, cio che Cristo
mor per i nostri peccati secondo le
Scritture e che fu sepolto e che risorto il terzo giorno secondo le
Scritture (1 Cor 15, 3-4). il fondamento della fede che ci unisce,

Lauspicio espresso dal patriarca greco-cattolico di Gerusalemme Teofilo nella basilica del Santo Sepolcro

I luoghi santi speranza per tutti


Dai luoghi santi, che sono una speranza per
tutti gli uomini, una preghiera per lunit
dei cristiani e per la pace nel mondo, specialmente per la Siria insanguinata, quella
che il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo, ha pronunciato nel suo discorso di benvenuto a Papa Francesco e al
patriarca Bartolomeo, durante la celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro. Un benvenuto rimarcato, allinizio e alla fine del suo
intervento, dal tradizionale saluto augurale
Cristo risorto!.
Siamo qui riuniti in questo luogo santo,
di fronte al santo e vivificante sepolcro di
nostro Signore Ges Cristo, per ricordare lo
storico incontro, avvenuto cinquantanni fa
tra il patriarca Atenagora e Papa Paolo VI
ha detto il patriarca Teofilo, ripetendo poi
le parole con cui preghiamo, in ogni celebrazione della divina liturgia di san Giovanni Crisostomo, per la pace del mondo intero, per la prosperit delle sante Chiese di
Dio e per lunione di tutti. Preghiamo il Signore.
E in spirito di preghiera noi ha affermato ai quali la divina Provvidenza ha affidato la custodia e diaconia dei luoghi santi
e la cura pastorale delle comunit cristiane
della Terra santa, diamo il benvenuto a voi,
Papa Francesco e patriarca Bartolomeo, in

questo incontro nella luminosa e santa luce


della resurrezione.
Proprio questo nostro incontro qui ha
continuato il patriarca Teofilo una conferma e una celebrazione del comune cammino verso la riconciliazione e la piena comunione iniziato cinquantanni fa in questo
stesso luogo santo. E, ha proseguito, nel
corso di questo mezzo secolo abbiamo goduto i frutti di un sempre pi profondo dialogo teologico tra le nostre Chiese.
Questo dialogo ha affermato Teofilo
ha favorito incontri tra i nostri fedeli, ha rimosso i pi diversi ostacoli tra noi e ha incoraggiato la riconciliazione, ha favorito la
ricucitura delle ferite di un triste passato e
ed stato un esempio per i cristiani di altre
comunit per cercare una pi profonda e durevole unit in Cristo.
Il patriarca ha poi ricordato le parole di
san Macario dEgitto, secondo cui il Signore venuto in questa terra per soffrire per
tutti e salvarci con il suo sangue e mettere il
divino lievito del bene in anime fedeli. E,
ha aggiunto, ha anche detto che il Signore
continua a perfezionare nelle anime fedeli
tutte le virt cosicch, penetrate da questo
lievito, siano unite nel bene e formino un solo spirito con il Signore.
Il nostro impegno nel pellegrinaggio
dellunit ha assicurato proprio que-

sto: crescere nella perfezione delle virt cos


che il lievito divino, che ci rende un solo
Spirito con il Signore, possa lievitare in noi
ed essere un segno di speranza in una strada
segnata dalla disperazione e dalla confusione. Perch, ha detto ancora Teofilo, come
ha scritto san Macario, senza questo lievito
divino, che il potere dello Spirito divino,
per noi impossibile essere lievito con la bont del Signore e raggiungere la vita.

Quindi ha invitato a pregare oggi non


solo per lunit delle nostre Chiese e per
lunit di tutti, ma anche per la pace nel
mondo e, in particolare, per la pace in questa regione che la culla della pace. E, ha
rimarcato, ricordiamo le nostre sorelle e fratelli e tutte le vittime innocenti nella Siria
insanguinata.
Il patriarca ha poi insistito sul significato
dei luoghi santi in questa Terra santa e li

pagina 7

ha indicati come leloquente testimonianza


della nostra fede nel Signore Ges Cristo
crocifisso e risorto, oggi incoronato nella
gloria e nellonore. Inoltre i luoghi santi
sono il rifugio comune di tutta lumanit e
brillano della vera luce: luce di pace e freschezza spirituale per tutti.
Teofilo ha quindi dato voce alla comune
preghiera al Padre da parte dei nostri fratelli, il custode di Terra santa e il patriarcato
armeno di Gerusalemme e gli altri capi delle
altre Chiese e comunit cristiane qui riunite,
affinch la luce della risurrezione, che brilla
dal santissimo sepolcro di suo Figlio, nostro
Signore Ges Cristo, illumini le nostre menti
e riscaldi i nostri cuori, cosicch lo Spirito
Santo, che lo spirito dellunit del vincolo
dellamore, possa guidare i nostri passi verso
la pienezza di quellunit per la quale Cristo
aveva pregato.
O Cristo vera luce stata la preghiera
con la quale Teofilo ha concluso il suo saluto a Papa Francesco tu illumini e santifichi ogni persona che viene al mondo. Possa
la tua luce brillare su di noi perch nella tua
luce possiamo vedere la luce irraggiungibile
e che essa diriga i nostri passi perch possiamo tenere fede ai tuoi comandamenti attraverso lintercessione della tua santissima Madre e di tutti i santi.

grazie alla quale insieme professiamo che Ges Cristo, unigenito Figlio del Padre e nostro unico Signore, pat sotto Ponzio Pilato, fu
crocifisso, mor e fu sepolto; discese
agli inferi; il terzo giorno risuscit
da morte (Simbolo degli Apostoli).
Ciascuno di noi, ogni battezzato in
Cristo, spiritualmente risorto da
questo sepolcro, poich tutti nel
Battesimo siamo stati realmente incorporati al Primogenito di tutta la
creazione, sepolti insieme con Lui,
per essere con Lui risuscitati e poter camminare in una vita nuova
(cfr. Rm 6, 4).
Accogliamo la grazia speciale di
questo momento. Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro
vuoto, per riscoprire la grandezza
della nostra vocazione cristiana: siamo uomini e donne di risurrezione,
non di morte. Apprendiamo, da
questo luogo, a vivere la nostra vita,
i travagli delle nostre Chiese e del
mondo intero nella luce del mattino
di Pasqua. Ogni ferita, ogni sofferenza, ogni dolore, sono stati caricati sulle proprie spalle dal Buon Pastore, che ha offerto s stesso e con
il suo sacrificio ci ha aperto il passaggio alla vita eterna. Le sue piaghe aperte sono come il varco attraverso cui si riversa sul mondo il torrente della sua misericordia. Non lasciamoci rubare il fondamento della
nostra speranza, che proprio questo: Christs anesti! Non priviamo il
mondo del lieto annuncio della Risurrezione! E non siamo sordi al
potente appello allunit che risuona proprio da questo luogo, nelle
parole di Colui che, da Risorto,
chiama tutti noi i miei fratelli (cfr.
Mt 28, 10; Gv 20, 17).

Questa una traduzione italiana


delle parole pronunciate dal
patriarca Bartolomeo dopo la
proclamazione delle letture, nel
corso della celebrazione ecumenica
al Santo Sepolcro.
Voi non abbiate paura! So che
cercate Ges, il crocifisso. Non
qui. risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto (Mt
28, 5-6).
Vostra Santit
e amato fratello in Cristo,

Certo, non possiamo negare le


divisioni che ancora esistono tra di
noi, discepoli di Ges: questo sacro
luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma. Eppure,
a cinquantanni dallabbraccio di
quei due venerabili Padri, riconosciamo con gratitudine e rinnovato
stupore come sia stato possibile,
per impulso dello Spirito Santo,
compiere passi davvero importanti
verso lunit. Siamo consapevoli
che resta da percorrere ancora altra
strada per raggiungere quella pienezza di comunione che possa
esprimersi anche nella condivisione
della stessa Mensa eucaristica, che
ardentemente desideriamo; ma le
divergenze non devono spaventarci
e paralizzare il nostro cammino.
Dobbiamo credere che, come stata ribaltata la pietra del sepolcro,
cos potranno essere rimossi tutti

In dono il Codex Pauli


Durante lincontro privato
con il patriarca ecumenico
nella sede della delegazione
apostolica di Gerusalemme,
Papa Francesco ha donato a
Bartolomeo una preziosa copia del Codex Pauli. Si tratta
di un tomo unico di 424 pagine di grandi dimensioni (centimetri 35 x 48 x 10), realizzato in una tiratura limitata di
998 copie numerate. Dedicato
a Benedetto XVI, che ha indetto lAnno paolino, il volume
ospita contributi, appositamente preparati, dello stesso
Bartolomeo, del patriarca di
Mosca e di tutte le Russie Cirillo e di altri leader di Chiese
e confessioni cristiane, i quali
presentano la figura e il messaggio dellapostolo in dialogo con le culture e la sensibilit dei nostri giorni. La presentazione e le introduzioni
agli scritti paolini sono del
cardinale Gianfranco Ravasi e
di altri autorevoli studiosi, biblisti e teologi. Per il Codex
Pauli stato creato il font originale Paulus 2008 che rispecchia la grafia dellamanuense della Bibbia Carolingia (IX secolo). La copertinaevangeliario allestita su
piatto in legno 1,2 centimetri, rivestito interamente in
pelle di vitello, di colore grigio chiaro ed corredata da
otto formelle bronzee ispirate
alla porta bizantina della basilica di San Paolo fuori le Mura, con scene tratte dai misteri
di Cristo (sul fronte) e della
Chiesa (sul retro).
Concepita sullo stile degli
antichi
codici
monastici,
lopera arricchita da una selezione di fregi, miniature e illustrazioni, provenienti da
manoscritti di datazione diversa dellabbazia di San Paolo fuori le Mura.
Sfogliando queste pagine il
Paolo di ieri, presente nel te-

sto originale greco, raggiunge


il lettore attraverso la traduzione in lingua corrente. Accanto al corpus Paulinum integrale, contenente le tredici lettere dellapostolo, viene offerto anche il testo italiano-greco
degli Atti degli apostoli, della

Lettera agli Ebrei e una selezione degli apocrifi riguardanti Paolo. Ogni singolo testo si apre con una presentazione curata dai pi noti esegeti dellapostolo e si conclude con una pagina di lectio
monastica.

gli ostacoli che ancora impediscono


la piena comunione tra noi. Sar
una grazia di risurrezione, che possiamo gi oggi pregustare. Ogni
volta che chiediamo perdono gli
uni agli altri per i peccati commessi
nei confronti di altri cristiani e ogni
volta che abbiamo il coraggio di
concedere e di ricevere questo perdono, noi facciamo esperienza della
risurrezione! Ogni volta che, superati antichi pregiudizi, abbiamo il
coraggio di promuovere nuovi rapporti fraterni, noi confessiamo che
Cristo davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della
Chiesa a partire dalla sua vocazione
allunit, brilla la luce del mattino
di Pasqua! A tale riguardo, desidero
rinnovare lauspicio gi espresso dai
miei Predecessori, di mantenere un
dialogo con tutti i fratelli in Cristo
per trovare una forma di esercizio
del ministero proprio del Vescovo
di Roma che, in conformit con la
sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio di amore e
di comunione riconosciuto da tutti
(cfr Giovanni Paolo II, Enc. Ut
unum sint, 95-96).
Mentre sostiamo come pellegrini
in questi santi Luoghi, il nostro ricordo orante va allintera regione
del Medio Oriente, purtroppo cos
spesso segnata da violenze e conflitti. E non dimentichiamo, nella
nostra preghiera, tanti altri uomini
e donne che, in diverse parti del
pianeta, soffrono a motivo della
guerra, della povert, della fame;
cos come i molti cristiani perseguitati per la loro fede nel Signore Risorto. Quando cristiani di diverse
confessioni si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a
prestarsi gli uni gli altri aiuto con
carit fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si realizza lecumenismo del sangue, che
possiede una particolare efficacia
non solo per i contesti in cui esso
ha luogo, ma, in virt della comunione dei santi, anche per tutta la
Chiesa. Quelli che per odio alla fede uccidono, perseguitano i cristiani, non domandano loro se sono
ortodossi o se sono cattolici: sono
cristiani. Il sangue cristiano lo
stesso.
Santit, amato Fratello, carissimi
fratelli tutti, mettiamo da parte le
esitazioni che abbiamo ereditato dal
passato e apriamo il nostro cuore
allazione dello Spirito Santo, lo
Spirito dellAmore (cfr. Rm 5, 5),
per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra
ritrovata piena comunione. In questo cammino ci sentiamo sostenuti
dalla preghiera che Ges stesso, in
questa Citt, alla vigilia della sua
passione, morte e risurrezione, ha
elevato al Padre per i suoi discepoli, e che non ci stanchiamo con
umilt di fare nostra: Che siano
una sola cosa ... perch il mondo
creda (Gv 17, 21). E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti
sotto il manto della Santa Madre di
Dio. Quando nellanima cristiana ci
sono turbolenze spirituali, soltanto
sotto il manto della Santa Madre di
Dio troveremo pace. Che Lei ci aiuti in questo cammino.

Vostra Beatitudine Patriarca della Citt Santa di Gerusalemme,


amatissimo fratello e concelebrante nel Signore,
Vostre Eminenze, Vostre Eccellenze, e molto reverendi rappresentanti delle Chiese e delle confessioni cristiane,
Stimati fratelli e sorelle,
con timore, emozione e rispetto che noi ci troviamo davanti al luogo dove il Signore
giacque, la vivificante tomba
dalla quale emersa la vita. E
noi rendiamo gloria a Dio misericordioso, che ha reso degni
noi, Suoi indegni servi, della suprema benedizione di farci pellegrini nel luogo in cui si rivelato il mistero della salvezza del
mondo. Quanto terribile questo luogo! Questa proprio la
casa di Dio, questa la porta del
cielo (Gen 28, 17).

Siamo venuti qui come la


donna che porta la mirra il primo giorno della settimana per
vedere il sepolcro (Mt 28, 1), e
anche noi come le donne ascoltiamo
lesortazione
angelica:
Non abbiate paura. Togliete
dai vostri cuori ogni paura, non
esitate, non disperate. Questa
tomba irradia messaggi di coraggio, speranza e vita.
Il primo e pi grande messaggio che scaturisce da questo sepolcro vuoto che la morte,
questo nostro ultimo nemico
(cfr. 1 Cor 15, 26), fonte di ogni
paura e di ogni passione, stato
sconfitto; essa non detiene pi la
parola finale nella nostra vita.
stata vinta dallamore, da Lui,
che volontariamente ha accettato
di patire la morte per amore degli altri. Ogni morte per amore,
per amore dellaltro, trasformata in vita, vera vita. Cristo risorto dai morti, con la morte ha
calpestato la morte e a quelli che
giacevano nella tomba Egli ha
concesso la vita.
Non si abbia allora paura della morte; non si abbia paura
neppure del male, nonostante
qualsiasi forma possa assumere
nella nostra vita. La Croce di
Cristo si addossata tutte le
frecce del male: lodio, la violenza, lingiustizia, il dolore, lumiliazione qualsiasi cosa sofferta
dai poveri, dalle persone fragili,
dagli oppressi, dagli sfruttati, dagli emarginati e dagli afflitti in
questo mondo. Comunque sia
chiaro: chiunque, come nel caso
di Cristo, crocifisso in questa
vita, vedr seguire la risurrezione
alla croce; lodio, la violenza e
lingiustizia non hanno futuro,
che invece appartiene alla giustizia, allamore e alla vita. Perci
si dovrebbe lavorare per questo
fine con tutte le risorse disponi-

bili, risorse damore, di fede e di


pazienza.
Cionondimeno, vi un altro
messaggio che promana da questa venerabile tomba, dinanzi alla quale ci troviamo in questo
momento. il messaggio che la
storia non pu essere programmata, che lultima parola nella
storia non appartiene alluomo,
ma a Dio. Le guardie del potere
secolare hanno sorvegliato invano questa tomba. Invano hanno
posto una gran pietra a chiusura
dellingresso cosicch nessuno
potesse farla rotolare via. Sono
vane le strategie di lungo termine dei poteri mondani e a ben
vedere, tutto contingente di
fronte al giudizio e alla volont
di
Dio.
Qualsiasi
sforzo
dellumanit contemporanea di
modellare il suo futuro autonomamente e senza Dio una vana
presunzione.
Infine, questa tomba sacra ci
invita a respingere un altro timore che forse il pi diffuso nella
nostra era moderna, vale a dire
la paura dellaltro, del diverso, la
paura di chi aderisce ad unaltra
fede, unaltra religione o unaltra
confessione. In molte delle nostre societ contemporanee rimangono tuttora diffuse le discriminazioni razziali e altre forme di discriminazione; ci che
ancora peggio che esse permeano frequentemente persino la
vita religiosa delle persone. Il fanatismo religioso minaccia ormai
la pace in molte regioni del globo, dove lo stesso dono della vita viene sacrificato sullaltare
dellodio religioso. Davanti a tale situazione, il messaggio che
promana dalla tomba che d la
vita urgente e chiaro: amare
laltro, laltro con le sue differenze, chi segue altre fedi e confessioni. Amarli come fratelli e sorelle. Lodio conduce alla morte,
mentre lamore scaccia il timore (1 Gv 4, 18) e conduce alla
vita.
Cari amici,
cinquantanni fa, due grandi
guide della Chiesa, il Papa Paolo
VI e il Patriarca Ecumenico Atenagora, scacciarono il timore,
scacciarono via da s il timore
che aveva prevalso per un millennio, una paura che mantenne
le due antiche Chiese, quella occidentale e quella orientale, a distanza luna dallaltra, qualche
volta addirittura costituendosi gli
uni contro gli altri. Invece, da
quando si sono posti davanti a
questo spazio sacro, essi hanno
mutato la paura nellamore. E
cos siamo qui con Sua Santit
Papa Francesco, come loro successori, seguendo le loro orme e
onorando la loro eroica iniziativa. Ci siamo scambiati un abbraccio damore, per continuare
il cammino verso la piena comunione nellamore e nella verit
(cfr. Ef 4, 15) affinch il mondo
creda (Gv 17, 21), poich nessunaltra via conduce alla vita eccetto la via dellamore, della riconciliazione, della pace autentica e della fedelt alla Verit.
Questo il cammino che tutti
i cristiani sono chiamati a seguire nelle loro relazioni reciproche
a qualsiasi Chiesa o confessione appartengano con ci fornendo un esempio per il mondo
intero. La strada pu essere lunga e faticosa; davvero a qualcuno
pu alle volte apparire unimpasse. Comunque lunica via che
porta alladempimento della volont del Signore che tutti siano una sola cosa (Gv 17, 21).
questa divina volont che ha
aperto la strada percorsa dalla
guida della nostra fede, il nostro
Signore Ges Cristo, crocifisso e
risorto in questo luogo santo. A
Lui appartiene la gloria e il potere, in unit col Padre e lo Spirito Santo, per i secoli dei secoli.
Amen.
Carissimi, amiamoci gli uni
gli altri, perch lamore da
Dio (1 Gv 4, 7).

LOSSERVATORE ROMANO

pagina 8

luned-marted 26-27 maggio 2014

Il saluto del presidente

Oggi
abbiamo
bisogno
di ponti
Nella mattina di domenica 25 maggio
il Papa ha lasciato la Giordania
e ha raggiunto Betlemme, dove
nel palazzo presidenziale ha incontrato
le autorit palestinesi. Dopo il saluto
rivoltogli dal presidente Mahmoud
Abbas, il Pontefice ha pronunciato
il seguente discorso.
Signor Presidente,
Cari amici,
Cari fratelli,
ringrazio il Presidente Signor
Mahmoud Abbas per le sue espressioni di benvenuto e rivolgo il mio
cordiale saluto ai rappresentanti del
Governo e a tutto il popolo palestinese. Sono grato al Signore di essere
oggi qui con voi nel luogo in cui
nato Ges, il Principe della Pace, e
vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza.
Il Medio Oriente da decenni vive
le drammatiche conseguenze del
protrarsi di un conflitto che ha prodotto tante ferite difficili da rimarginare e, anche quando fortunatamente non divampa la violenza, lincertezza della situazione e lincomprensione tra le parti producono insicurezza, diritti negati, isolamento ed
esodo di intere comunit, divisioni,
carenze e sofferenze di ogni tipo.
Nel manifestare la mia vicinanza a
quanti soffrono maggiormente le
conseguenze di tale conflitto, vorrei
dire dal profondo del mio cuore che
ora di porre fine a questa situazione, che diventa sempre pi inaccettabile, e ci per il bene di tutti. Si
raddoppino dunque gli sforzi e le
iniziative volte a creare le condizioni
di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti
di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. giunto il momento per tutti di
avere il coraggio della generosit e
della creativit al servizio del bene,
il coraggio della pace, che poggia
sul riconoscimento da parte di tutti
del diritto di due Stati ad esistere e
a godere di pace e sicurezza entro
confini internazionalmente riconosciuti.
Auspico vivamente che a tal fine
si evitino da parte di tutti iniziative
e atti che contraddicono alla dichiarata volont di giungere ad un vero
accordo e che non ci si stanchi di
perseguire la pace con determinazione e coerenza. La pace porter con

Allarrivo a Betlemme il Pontefice invita a gesti generosi e creativi per porre fine al conflitto

lora del coraggio


s innumerevoli benefici per i popoli
di questa regione e per il mondo intero. Occorre dunque incamminarsi
risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa.
Auguro ai popoli palestinese e
israeliano e alle rispettive Autorit di

intraprendere questo felice esodo


verso la pace con quel coraggio e
quella fermezza necessari per ogni
esodo. La pace nella sicurezza e la
mutua fiducia diverranno il quadro
di riferimento stabile per affrontare e
risolvere gli altri problemi e offrire

cos unoccasione di equilibrato sviluppo, tale da diventare modello per


altre aree di crisi.
Mi caro fare riferimento allattiva comunit cristiana, che offre il
suo significativo contributo al bene
comune della societ e che partecipa
alle gioie e sofferenze di tutto il popolo. I cristiani intendono continuare a svolgere questo loro ruolo come
cittadini a pieno diritto, insieme con
gli altri concittadini considerati come fratelli.
Signor Presidente, Lei noto come uomo di pace e artefice di pace.
Il recente incontro in Vaticano con
Lei e la mia odierna presenza in Palestina attestano le buone relazioni
esistenti tra la Santa Sede e lo Stato
di Palestina, che mi auguro possano
ulteriormente incrementarsi per il
bene di tutti. A tale riguardo esprimo il mio apprezzamento per limpegno volto ad elaborare un Accordo tra le Parti, riguardante diversi
aspetti della vita della Comunit
cattolica del Paese, con speciale attenzione alla libert religiosa. Il rispetto di questo fondamentale diritto umano , infatti, una delle condizioni irrinunciabili della pace, della
fratellanza e dellarmonia; dice al
mondo che doveroso e possibile

trovare un buon accordo tra culture


e religioni differenti; testimonia che
le cose che abbiamo in comune sono
cos tante e importanti che possibile individuare una via di convivenza
serena, ordinata e pacifica, nellaccoglienza delle differenze e nella gioia
di essere fratelli perch figli di un
unico Dio.
Signor Presidente, cari fratelli
riuniti qui a Betlemme, Dio onnipotente vi benedica, vi protegga e vi
conceda la saggezza e la forza necessarie a portare avanti il coraggioso cammino della pace, in modo che
le spade si trasformino in aratri e
questa Terra possa tornare a fiorire
nella prosperit e nella concordia.
Salam!

una pace giusta e duratura


per i nostri popoli quella auspicata dal presidente palestinese
Mahmoud Abbas, nel suo discorso di benvenuto al Pontefice, domenica mattina, a Betlemme.
un grande onore accogliere il Papa proprio a Betlemme, luogo di
nascita del Signore, principe della
Pace ha affermato il presidente
ricevendo lospite donore che
porta il nome Francesco: un
nome, ha detto, che richiama la
pace e la difesa dei deboli.
Mahmoud Abbas ha espresso
anzitutto la propria gioia nellaccogliere il Papa, ricordando anche
la sua attenzione per il popolo
palestinese e i rapporti di amicizia reciproci. La Terra santa ha
detto il presidente meta di
pellegrinaggi e vuole essere esempio di uguaglianza di diritti e doveri e di convivenza. E, in questa
prospettiva, aspettiamo il suo abbraccio con il patriarca di Costantinopoli.
Auspicando, appunto, una
pace giusta e duratura per i nostri
popoli il presidente palestinese
ha detto al Papa che difficile il
percorso di pace per le tante
problematiche aperte. Oggi, pi
che mai ha affermato abbiamo bisogno di ponti, di una societ pacifica, lontani dallodio.
Il presidente palestinese, da
parte sua, ha lanciato un
messaggio di pace e per il rispetto
reciproco. La sicurezza e la stabilit un bene per i popoli. E la
pace, ha concluso, si fa ragionando e con coscienza, stando attenti
allaltro,
lasciando
da
parte
lingiustizia, con sincerit di intenzioni, per una pace stabile e duratura.

Con i piccoli ospitati nel campo profughi di Dheisheh

La violenza
non si vince con la violenza
buon Dio vi conceda tutto quello che desiderate.
Mi hanno detto che volete cantare. vero?

Nel pomeriggio di domenica 25 maggio, dopo


la visita alla grotta della Nativit, a Betlemme,
il Papa si recato nel Phoenix Centre, che sorge
allinterno del campo profughi di Dheisheh, per
incontrare un gruppo di bambini provenienti anche
dai campi di Aida e Beit Jibrin. Parlando
in spagnolo, il Pontefice li ha salutati
con le parole che pubblichiamo in una traduzione
italiana.

Successivamente ha preso la parola un bambino, che


ha parlato al Papa della drammatica situazione
delle popolazioni palestinesi, invitando il mondo a
porre fine a sofferenze e umiliazioni. Francesco gli
ha cos risposto.

Prima di tutto, un saluto a tutti voi. Vi auguro


che stiate bene in salute, che la vostra famiglia
stia bene e che voi stiate bene.
Sono molto contento di farvi visita e vedo
che nel cuore avete molte cose, e spero che il

Vi ringrazio per i canti. Molto belli! Cantate


molto bene.
E ringrazio per le tue parole che hai pronunciato a nome di tutti.
Ringrazio per il regalo, molto significativo!

Ho letto quello che avevate scritto nei fogli; ho


capito quello che era scritto in inglese e il padre
mi ha tradotto quello che era scritto in arabo.
Comprendo quello che mi state dicendo e il messaggio che mi state dando.
Non lasciate mai che il passato determini la vostra vita. Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete. Per, sappiate
una cosa, che la violenza non si vince con la violenza! La violenza si vince con la pace! Con la
pace, con il lavoro, con la dignit di far andare
avanti la patria!
Tante grazie per avermi ricevuto! E chiedo a
Dio che vi benedica! E a voi chiedo che preghiate per me! Molte grazie!

Quel pranzo
con famiglie segnate dalla sofferenza
Nel convento francescano Casa Nova, struttura di ospitalit per i pellegrini che si recano a Betlemme, il
Pontefice ha pranzato domenica
con alcune famiglie palestinesi, ciascuna delle quali sperimenta al suo
interno una situazione di dolore, di
privazione, di indigenza.
Tra quanti hanno potuto condividere le proprie sofferenze con Papa
Francesco, cerano George e Shadia
Sbeit, con i figli Nicole, quindicenne, e Cesar, tredicenne, rifugiati
perch originari di un villaggio cristiano evacuato, dove gli abitanti
non hanno pi potuto fare ritorno.
Accanto a loro, Elias Abu Mohor,
con la moglie Juliet e le piccole Isabel ed Elizabeth, di appena tre anni, che rischiano di perdere i loro
terreni se verr continuata la costruzione del muro di separazione.
I coniugi Joseph e Riam Hazmoun, che hanno due figli adolescenti, vivono invece lesperienza
comune a tante famiglie di non po-

ter essere riunite, perch cittadini


uno di Betlemme e laltra di Gerusalemme.
Shawki Halabi, con la moglie
Abale e i figli adulti Fadi e Tamer,
di Gerusalemme, hanno parlato al
Papa del loro congiunto che in
prigione; e la vedova Layla Shatara,
di suo figlio esiliato a Gaza; mentre
Rania Michel Mizak rappresentava
proprio la comunit cristiana della
Striscia.
Infine erano presenti Mike Abed
Rabbo, ventitreenne di Beit Jala
che per motivi politici non pu
avere alcun documento di identit,
e Zakaria Zakaria, di Betlemme, che
stato tossicodipendente e che ora
ha problemi di salute.
Il complesso, che pu accogliere
129 pellegrini, animato dai 38 padri francescani del vicino convento,
ai quali il vescovo di Roma ha lasciato in dono un servizio liturgico
in ceramica di Deruta.

LOSSERVATORE ROMANO

luned-marted 26-27 maggio 2014

pagina 9

Papa Francesco invita i presidenti palestinese e israeliano a un incontro di preghiera in Vaticano

Nella mia casa di pace


Papa Francesco ha invitato i presidenti Abbas e Peres
a un incontro di preghiera nella sua casa
in Vaticano, per invocare il dono
della pace. Lannuncio stato reso noto al termine
della messa celebrata nella tarda mattinata
di domenica 25 maggio, sulla piazza
della mangiatoia a Betlemme. Queste le parole
pronunciate dal Pontefice dopo la recita dellantifona
mariana del Regina caeli.
In questo Luogo, dove nato il Principe della
pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor
Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me
unintensa preghiera invocando da Dio il dono
della pace. Offro la mia casa in Vaticano per
ospitare questo incontro di preghiera.
Tutti desideriamo la pace; tante persone la
costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti
soffrono e sopportano pazientemente la fatica di
tanti tentativi per costruirla. E tutti specialmente coloro che sono posti al servizio dei

propri popoli abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella
preghiera.
Costruire la pace difficile, ma vivere senza pace un tormento. Tutti gli uomini e le donne di
questa Terra e del mondo intero ci chiedono di
portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione
alla pace.
Cari fratelli e sorelle,
mentre ci avviamo a concludere questa celebrazione, rivolgiamo il nostro pensiero a Maria Santissima, che proprio qui a Betlemme ha dato alla
luce il suo figlio Ges. La Vergine colei che
pi di ogni altro ha contemplato Dio nel volto
umano di Ges. Aiutata da san Giuseppe, lo ha
avvolto in fasce e lo ha adagiato nella mangiatoia.
A Lei affidiamo questo territorio e tutti coloro
che vi abitano, perch possano vivere nella giustizia, nella pace e nella fraternit. Affidiamo anche

Nellomelia della messa a Betlemme

Il segno del bambino


Pubblichiamo il testo dellomelia
pronunciata da Papa Francesco a
Betlemme durante la celebrazione della
messa sulla piazza della Mangiatoia,
presso la basilica della Nativit.
Questo per voi il segno: troverete
un bambino avvolto in fasce,
adagiato in una mangiatoia
(Lc 2, 12).
Che grazia grande celebrare lEucaristia presso il luogo dove nato Ges! Ringrazio Dio e ringrazio voi che
mi avete accolto in questo mio pellegrinaggio: il Presidente Mahmoud
Abbas e le altre Autorit; il Patriarca
Fouad Twal, gli altri Vescovi e gli
Ordinari di Terra Santa, i sacerdoti, i
bravi francescani, le persone consacrate e quanti si adoperano per tenere viva la fede, la speranza e la carit in questi territori; le rappresen-

tanze di fedeli provenienti da Gaza,


dalla Galilea, i migranti dallAsia e
dallAfrica. Grazie della vostra accoglienza!
Il Bambino Ges, nato a Betlemme, il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per
sempre il segno della tenerezza di
Dio e della sua presenza nel mondo.
Langelo dice ai pastori: Questo
per voi il segno: troverete un bambino....
Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno diagnostico per
capire lo stato di salute di una famiglia, di una societ, del mondo intero. Quando i bambini sono accolti,
amati, custoditi, tutelati, la famiglia
sana, la societ migliora, il mondo
pi umano. Pensiamo allopera che
svolge lIstituto Effet Paolo VI in fa-

vore dei bambini palestinesi sordomuti: un segno concreto della bont di Dio. un segno concreto che
la societ migliora.
Dio oggi ripete anche a noi, uomini e donne del XXI secolo: Questo per voi il segno, cercate il bambino...
Il Bambino di Betlemme fragile,
come tutti i neonati. Non sa parlare,
eppure la Parola che si fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la
vita degli uomini. Quel Bambino,
come ogni bambino, debole e ha
bisogno di essere aiutato e protetto.
Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal
grembo materno.
Purtroppo, in questo mondo che
ha sviluppato le tecnologie pi sofisticate, ci sono ancora tanti bambini

Saluto del patriarca Twal

Dalla grotta della Nativit un messaggio di accoglienza


Il desiderio che questa visita possa
ravvivare nel cuore degli uomini il
messaggio di Natale, la pace e il calore della Grotta di Betlemme
stato espresso dal patriarca Fouad
Twal nel saluto rivolto al Pontefice
nella parte conclusiva della celebrazione. Dopo aver ringraziato per
questa bella Eucaristia, celebrata
cos vicino alla Grotta della Nativit, il presule ha fatto notare larmonia totale tra la persona del vescovo di Roma, il suo modo di
parlare al mondo e il messaggio
di Betlemme. Tanti ha spiegato
sono ormai i bambini, che i grandi
di questo mondo hanno costretto a
vivere errando, e che sono spesso
abbandonati: bambini senza casa,
senza genitori, obbligati a correre

sulle strade polverose dei campi dei


rifugiati, perch non hanno pi case. Tanti sono i bambini e i ragazzi
amici di Ges, che sentono oggi le
stesse parole dette a Maria e Giuseppe che non c pi posto per
loro nellalbergo. I nostri giovani
hanno sperimentato, sulle orme del
Divino Bambino, lemigrazione, la
fame, il freddo.
Sono stati privati di un pezzo di
pane! Sono affamati: affamati di
pi giustizia, di pace e sono desiderosi di una casa, di un hogar che li
accolga. Non sono ancora finiti gli
Erodi moderni, che hanno pi paura della pace che della guerra.
Da qui linvito a chiedere al
Bambino Ges che allarghi la sua
Grotta per accogliere i numerosi

bambini vittime della violenza umana e dellingiustizia, e il ricordo


dei tanti prigionieri, anche giovani, che affollano le carceri.
Recando al Pontefice il saluto
dei discendenti dei primi pastori
che accolsero linvito degli angeli
a recarsi a Betlemme, per adorare
il Bambino e a congratularsi con i
suoi genitori, monsignor Twal si
fatto portavoce anche dei sentimenti di gratitudine del Consiglio dei
patriarchi, dellAssemblea degli ordinari cattolici, del popolo palestinese, e dei tanti pellegrini che a Betlemme si sentono a casa. Infine ha
assicurato al Pontefice la preghiera
e lamicizia di tutti i bambini dei
vari centri a Betlemme: bambini sani e bambini disabili.

in condizioni disumane, che vivono


ai margini della societ, nelle periferie delle grandi citt o nelle zone rurali. Tanti bambini sono ancora oggi
sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti.
Troppi bambini oggi sono profughi,
rifugiati, a volte affondati nei mari,
specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio
che si fatto Bambino.
E ci domandiamo: chi siamo noi
davanti a Ges Bambino? Chi siamo
noi davanti ai bambini di oggi? Siamo come Maria e Giuseppe, che accolgono Ges e se ne prendono cura
con amore materno e paterno? O
siamo come Erode, che vuole eliminarlo? Siamo come i pastori, che
vanno in fretta, si inginocchiano per
adorarlo e offrono i loro umili doni?
Oppure siamo indifferenti? Siamo
forse retorici e pietisti, persone che
sfruttano le immagini dei bambini
poveri a scopo di lucro? Siamo capaci di stare accanto a loro, di perdere tempo con loro? Sappiamo
ascoltarli, custodirli, pregare per loro
e con loro? O li trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi?
Questo per noi il segno: troverete un bambino.... Forse quel bambino piange. Piange perch ha fame,
perch ha freddo, perch vuole stare
in braccio... Anche oggi piangono i
bambini, piangono molto, e il loro
pianto ci interpella. In un mondo
che scarta ogni giorno tonnellate di
cibo e di farmaci, ci sono bambini
che piangono invano per la fame e
per malattie facilmente curabili. In
un tempo che proclama la tutela dei
minori, si commerciano armi che finiscono tra le mani di bambini-soldato; si commerciano prodotti confezionati da piccoli lavoratori-schiavi.
Il loro pianto soffocato: il pianto
di questi bambini soffocato! Devono combattere, devono lavorare, non
possono piangere! Ma piangono per
loro le madri, odierne Rachele: piangono i loro figli, e non vogliono essere consolate (cfr. Mt 2, 18).
Questo per voi il segno: troverete un bambino. Il Bambino Ges
nato a Betlemme, ogni bambino che
nasce e cresce in ogni parte del
mondo, segno diagnostico, che ci
permette di verificare lo stato di salute della nostra famiglia, della nostra comunit, della nostra nazione.
Da questa diagnosi schietta e onesta,
pu scaturire uno stile nuovo di vita,
dove i rapporti non siano pi di
conflitto, di sopraffazione, di consumismo, ma siano rapporti di fraternit, di perdono e riconciliazione, di
condivisione e di amore.
O Maria, Madre di Ges,
tu che hai accolto, insegnaci ad
accogliere;
tu che hai adorato, insegnaci ad
adorare;
tu che hai seguito, insegnaci a seguire. Amen.

i pellegrini che qui giungono per attingere alle


sorgenti della fede cristiana ce ne sono presenti
anche a questa Santa Messa.
Veglia, o Maria, sulle famiglie, sui giovani, sugli anziani. Veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e
tutti i sofferenti; sostieni i Pastori e lintera Comunit dei credenti, perch siano sale e luce in
questa terra benedetta; sostieni le opere educative,
in particolare la Bethlehem University.
Contemplando la Santa Famiglia qui, a Betlemme, il mio pensiero va spontaneamente a Nazareth, dove spero di potermi recare, se Dio vorr, in
unaltra occasione. Abbraccio da qui i fedeli cristiani che vivono in Galilea e incoraggio la realizzazione a Nazareth del Centro Internazionale per
la Famiglia.
Alla Vergine Santa affidiamo le sorti dellumanit, perch si dischiudano nel mondo gli orizzonti nuovi e promettenti della fraternit, della
solidariet e della pace.

LOSSERVATORE ROMANO

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luned-marted 26-27 maggio 2014

Nel benvenuto del presidente Peres

I dieci comandamenti
fiaccola per il futuro

Allarrivo in Israele il Pontefice ripropone linvito a pregare per la pace e rilancia la soluzione dei due Stati

Dal sogno alla realt


Il ricordo della tragedia della Shoah e la condanna del criminoso attentato di Bruxelles
Congedatosi dalla Palestina, nel
pomeriggio di domenica 25 maggio
Papa Francesco si trasferito in
Israele. La cerimonia di benvenuto si
svolta allaeroporto Ben Gourion di
Tel Aviv, dove dopo i saluti del
presidente e del primo ministro, il
Pontefice ha pronunciato il discorso che
pubblichiamo di seguito.
Signor Presidente,
Signor Primo Ministro,
Eminenze, Eccellenze, Signore e
Signori, Fratelli,
vi ringrazio cordialmente per laccoglienza nello Stato di Israele, che ho
la gioia di visitare in questo mio
pellegrinaggio. Sono grato al Presidente, Signor Shimon Peres, e al
Primo Ministro, Signor Benjamin
Netanyahu, per le cortesi espressioni
rivoltemi, e ricordo volentieri gli incontri avuti con loro in Vaticano.
Come sapete, vengo pellegrino a 50
anni dallo storico viaggio del Papa
Paolo VI. Da allora sono cambiate
molte cose tra la Santa Sede e lo
Stato di Israele: le relazioni diplomatiche, che ormai da un ventennio
esistono tra noi, hanno favorito laccrescersi di rapporti buoni e cordiali, come testimoniano i due Accordi
gi firmati e ratificati e quello in via
di perfezionamento. In questo spirito rivolgo il mio saluto a tutto il popolo dIsraele ed auguro che si realizzino le sue aspirazioni di pace e
prosperit.
Sulle orme dei miei Predecessori
sono giunto come pellegrino in Terra Santa, dove si dispiegata una
storia plurimillenaria e sono accaduti i principali eventi legati alla nascita e allo sviluppo delle tre grandi religioni monoteiste, lEbraismo, il
Cristianesimo e lIslam; perci essa
punto di riferimento spirituale per
tanta parte dellumanit. Auspico

dunque che questa Terra benedetta


sia un luogo in cui non vi sia alcuno
spazio per chi, strumentalizzando ed
esasperando il valore della propria
appartenenza religiosa, diventa intollerante e violento verso quella altrui.
Durante questo mio pellegrinaggio in Terra Santa visiter alcuni
luoghi tra i pi significativi di Gerusalemme, citt di valore universale.
Gerusalemme significa citt della
pace. Cos la vuole Dio e cos desiderano che sia tutti gli uomini di
buona volont. Ma purtroppo questa citt ancora tormentata dalle
conseguenze di lunghi conflitti. Tutti noi sappiamo quanto sia urgente
la necessit della pace, non solo per
Israele, ma anche per tutta la regione. Si moltiplichino perci gli sforzi
e le energie allo scopo di giungere
ad una composizione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato
tante sofferenze. In unione con tutti
gli uomini di buona volont, supplico quanti sono investiti di responsabilit a non lasciare nulla di intentato per la ricerca di soluzioni eque
alle complesse difficolt, cos che
Israeliani e Palestinesi possano vivere in pace. Bisogna intraprendere
sempre con coraggio e senza stancarsi la via del dialogo, della riconciliazione e della pace. Non ce n
unaltra. Pertanto rinnovo lappello
che da questo luogo rivolse Benedetto XVI: sia universalmente riconosciuto che lo Stato dIsraele ha il diritto di esistere e di godere pace e
sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo
palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignit e a
viaggiare liberamente. La soluzione
di due Stati diventi realt e non rimanga un sogno.

Padre Valentin Arteaga C.R., Preposito


Generale dei Chierici Regolari (Teatini) e
la comunit di SantAndrea della Valle,
comunicano che il

LOsservatore Romano in tutte le sue


componenti direzione, redazione, anticamera, edizioni periodiche, segreteria, archivio, ufficio correttori, ufficio grafici, ufficio abbonamenti e diffusione, servizio fotografico, tipografia, amministrazione, direzione generale partecipa con affetto al
profondo dolore del collega Giuseppe
Fiorentino per la morte della mamma

Reverendo Padre

BARTOLOMEO MAS C.R.


Direttore di Regnum Dei, Collettanea
Teatina; Archivista, Bibliotecario e Postulatore emerito delle Cause dei Santi
dellOrdine e della Diocesi di Mallorca
(Spagna) la Domenica VI di Pasqua, alle
ore 18.30, confortato dai Sacramenti e dalla preghiera dei suoi Confratelli stato
chiamato al cielo dal Signore Risorto.
I funerali verranno celebrati marted 27
maggio alle ore 11 nella Basilica SantAndrea della Valle - Roma.

ELISABETTA
TROFA
e assicura fraterna vicinanza nella preghiera.
I funerali si celebrano alle 10 del 27
maggio nella parrocchia di San Gregorio
Barbarigo al Laurentino.
Citt del Vaticano, 26 maggio 2014

La Segreteria di Stato comunica che deceduta la

Signora

LINA DIOMEDI
madre della Signora Paola Marcucci, Ausiliare della Segreteria di Stato.
I Superiori, i Colleghi e il Personale
tutto della Segreteria di Stato partecipano
al dolore della Signora Paola e della sua
Famiglia assicurando la vicinanza nellamicizia e nella preghiera per la cara defunta,
che affidano allamore misericordioso del
Signore risorto.

Don Sergio Pellini, Giovanni Maria Vian,


Carlo Di Cicco, Gaetano Vallini, Piero Di
Domenicantonio, Francesco M. Valiante,
Marco Bellizi, Maurizio Fontana, e tutti i
colleghi sono vicini con affetto a Giuseppe Fiorentino per la morte della mamma

ELISABETTA
TROFA
partecipando nel ricordo e nella preghiera
al dolore di tutta la famiglia.
Citt del Vaticano, 26 maggio 2014

Un momento particolarmente toccante del mio soggiorno nel vostro


Paese sar la visita al Memoriale di
Yad Vashem, a ricordo dei sei milioni
di ebrei vittime della Shoah, tragedia
che rimane come simbolo di dove
pu arrivare la malvagit delluomo
quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignit fondamentale di ogni persona, la quale merita
rispetto assoluto qualunque sia il
popolo a cui appartiene e la religione che professa. Prego Dio che non
accada mai pi un tale crimine, di
cui sono state vittime in primo luogo ebrei e anche tanti cristiani e altri. Sempre memori del passato, promuoviamo uneducazione in cui
lesclusione e lo scontro lascino il
posto allinclusione e allincontro,
dove non ci sia posto per lantisemitismo, in qualsiasi forma si manifesti, e per ogni espressione di ostilit,
discriminazione o intolleranza verso
persone e popoli.
Con cuore profondamente addolorato penso a quanti hanno perso
la vita nellefferato attentato avvenuto ieri a Bruxelles. Nel rinnovare la
mia viva deplorazione per tale criminoso atto di odio antisemita, affido
a Dio Misericordioso le vittime e invoco la guarigione per i feriti.
La brevit del viaggio limita inevitabilmente le possibilit di incontro. Vorrei da qui salutare tutti i cittadini israeliani ed esprimere loro la
mia vicinanza, in particolare a chi
vive a Nazareth e in Galilea, dove
sono presenti anche tante comunit
cristiane.

Ai Vescovi e ai fedeli cristiani rivolgo il mio saluto fraterno e cordiale. Li incoraggio a proseguire con fiducia e speranza la loro serena testimonianza a favore della riconciliazione e del perdono, seguendo linsegnamento e lesempio del Signore
Ges, che ha dato la vita per la pace
tra luomo e Dio, tra fratello e fratello. Siate fermento di riconciliazione, portatori di speranza, testimoni
di carit. Sappiate che siete sempre
nelle mie preghiere.
Desidero rivolgere un invito a Lei,
Signor Presidente, e al Signor Presidente Mahmoud Abbas, ad elevare
insieme con me unintensa preghiera, invocando da Dio il dono della
pace. Offro la mia casa in Vaticano
per ospitare questo incontro di preghiera. Tutti desideriamo la pace;
tante persone la costruiscono ogni
giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la
fatica di tanti tentativi per costruirla;
e tutti, specialmente coloro che sono
posti al servizio dei propri popoli,
abbiamo il dovere di farci strumenti
e costruttori di pace, prima di tutto
nella preghiera. Costruire la pace
difficile, ma vivere senza pace un
tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa terra e del mondo intero, ci chiedono di portare davanti a
Dio lardente aspirazione alla pace.
Signor Presidente, Signor Primo
Ministro, Signore e Signori, vi ringrazio nuovamente per la vostra accoglienza. Che la pace e la prosperit scendano in abbondanza su Israele. Dio benedica il suo popolo con
la pace! Shalom!

Anche se la pace non vicina,


stiamo cercando di fare di tutto per
giungere a un momento di maggiore pace. con queste parole che il
presidente israeliano Shimon Peres
ha dato il benvenuto al Papa, chiamandolo nostro fratello, domenica pomeriggio, 25 maggio, allaeroporto di Tel Aviv.
Lei arriva oggi in un Paese in
cui convivono popolazioni di varie
fedi ha detto Peres, sottolineando
che Israele uno Stato democratico, rispetta libert di espressione e
di religione. E non permetteremo
a nessuno di mettere in discussione
questi valori.
Lei arriva con grandi speranze
ha proseguito il presidente rivolgendosi al Papa con valori di
amicizia e di rispetto per il prossimo. Nulla arricchisce di pi che
lamore per il prossimo e non c
nulla di peggio che lodio per il
prossimo. pi importante rispettare i valori che la materialit e la
buona volont meglio della violenza.
Lidentificazione con i poveri,
con i sofferenti ha affermato
ci che potr aiutare lessere umano
a migliorare la sua situazione. Questi valori sono stati espressi dai profeti e sono stati ripetuti anche da
Ges Cristo.
Al Pontefice, poi, Shimon Peres
ha espresso gratitudine per le sue
prese di posizione, sempre e

comunque, davanti a qualsiasi atto


di antisemitismo, come ieri a
Bruxelles, nei confronti di persone
innocenti. E speriamo ha aggiunto che i colpevoli vengano
arrestati.
Papa Francesco, ha affermato il
presidente, sta costruendo ponti e
ottimi rapporti tra popoli che, fino
a oggi, sono stati tra loro nemici.
Anche per questo i cittadini israeliani sono molto emozionati per il
suo arrivo: hanno grandi speranze e
vedono in lei una speranza per il
futuro e per la pace.
Il popolo ebraico sono le parole di Peres ha rifiutato lidolatria per primo, ma poi ha conosciuto distruzione, lesilio, la Shoah, ma
anche nei momenti peggiori non ha
rinunciato al proprio spirito, ha
mantenuto leredit dei padri, riuscito a trasformare il deserto in un
giardino.
In questo, ha proseguito, siamo
stati aiutati dai Paesi amici e siamo
oggi disponibili a mettere in comune le nostre ricchezze con i nostri
vicini. Cos tendiamo la mano ai
nostri vicini e preghiamo insieme
per la pace nel mondo, per la giustizia sociale nella speranza, come
dice il profeta Isaia, che non ci sar pi la guerra. E, ha concluso
Peres, speriamo che i dieci comandamenti ci servano ancora da fiaccola per il futuro.

Saluto del primo ministro Netanyahu

Mano tesa
alla convivenza
un impegno a continuare a credere nella pace e a tendere la mano
per una convivenza pacifica quello
espresso dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Papa,
nella cerimonia di benvenuto a Tel
Aviv, domenica pomeriggio 25
maggio.
Lei ha detto al Pontefice
porta con s la riconciliazione e la
pace dei cristiani nel mondo e
anche di quelli che non sono cri-

atti di antisemitismo, come quello


di ieri.
Questa visita, ha auspicato ancora Netanyahu, sia unoccasione di
farle conoscere il vero Israele, Paese democratico e molto avanzato,
con molti successi. Israele unisola di tolleranza e noi salvaguardiamo i diritti di tutte le fedi,
garantiamo la libert di culto per
tutti e siamo impegnati nel mantenere lo status quo dei luoghi sacri

stiani, ma che sono influenzati dal


suo spirito. In questa prospettiva
la visita del Pontefice un capitolo importante nei rapporti tra ebrei
e cristiani. Un rapporto che continua da duemila anni; un rapporto
che citato nel Libro dei libri, su
cui fondato lebraismo e da cui
deriva anche il cristianesimo. Proprio nel Libro ha proseguito il
primo ministro si definisce il rapporto tra esseri umani e il rapporto
tra esseri umani e Dio. E in esso
c laspettativa del tempo in cui
un uomo non alzer unarma contro un altro uomo e vivr in pace
con il suo vicino.
Netanyahu ha quindi espresso
soddisfazione per i buoni rapporti
che in questa generazione si stanno
consolidando tra il nostro popolo e
la cristianit. E, ha aggiunto, siamo molto contenti della sua decisione di fare visita al fondatore del
sionismo, Hertzl. Inoltre, ha detto
ancora, sappiamo che la sua visita
allo Yad Vashem, in onore di un
terzo degli ebrei morti nella Shoah,
sar un atto di rispetto per le
vittime e di condanna per tutti gli

per i cristiani, i musulmani e gli


ebrei.
Il primo ministro ha ricordato
lincontro con il Papa avvenuto in
Vaticano sei mesi fa. Un incontro,
ha detto Netanyahu, che ha lasciato in me un segno molto profondo:
sono rimasto impressionato dalla
sua personalit spirituale, dal suo
sincero rapporto con il popolo
ebraico, con la comunit ebraica in
Argentina e dal libro che lei ha
scritto insieme al rabbino Skorka.
E, ha proseguito, abbiamo parlato
anche della nostra volont di riappacificarci con i palestinesi: la nostra mano tesa verso tutti coloro
che vorranno convivere con noi, in
pace.
Da Tel Aviv, ha detto ancora il
primo ministro al Papa, lei andr
a Gerusalemme dove si realizza
la visione dei nostri profeti. Questa
ha concluso non solo la storia del popolo ebraico, ma
dellumanit in generale che non si
arrende alle ingiustizie della storia e
riesce a superare tutti gli ostacoli
per riuscire a realizzare successi, soprattutto per continuare a credere
nella pace.

Il cardinale Beniamino Stella


ha preso possesso
della diaconia dei Santi Cosma e Damiano
Il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero,
nella mattina di domenica 25 maggio ha preso solennemente possesso
della diaconia dei Santi Cosma e Damiano. Nella chiesa romana di via
dei Fori Imperiali, il porporato stato accolto dal rettore padre Nicholas
Edward Polichnowski, ministro generale del terzordine regolare di san
Francesco, che gli ha presentato il crocifisso per il bacio e la venerazione.
seguita la messa, concelebrata, tra gli altri, dagli arcivescovi Celso
Morga Iruzubieta, segretario della Congregazione per il clero, e Jorge
Carlos Patrn Wong, segretario per i seminari, e monsignor Antonio
Neri sotto-segretario del dicastero. Tra gli altri, erano presenti al rito
diretto da monsignor Kevin Gillespie, cerimoniere pontificio officiali
della Congregazione per il clero e lambasciatore di Croazia presso la
Santa Sede, Filip Vuak.

LOSSERVATORE ROMANO

luned-marted 26-27 maggio 2014

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Lappello durante la visita al gran mufti

Nessuno strumentalizzi il nome di Dio


Nella mattina di luned 26 maggio Papa Francesco si recato alla spianata
delle Moschee, dove ha visitato la Cupola della roccia. Successivamente
nelledificio del Gran consiglio del Wafq che custodisce i beni appartenenti a
enti religiosi islamici ha avuto luogo lincontro con la comunit musulmana.
Dopo i saluti rivoltigli dal gran mufti di Gerusalemme e dal presidente del
Consiglio supremo musulmano, il Papa ha pronunciato il seguente discorso.
Eccellenza,
Fedeli musulmani,
cari amici,
sono grato di potervi incontrare in
questo luogo sacro. Vi ringrazio di
cuore per il cortese invito che avete
voluto rivolgermi, e in particolare
ringrazio Lei, Eccellenza, e il Presidente del Consiglio Supremo musulmano.

Ponendomi sulle orme dei miei


Predecessori, e in particolare nella
luminosa scia del viaggio di Paolo
VI di cinquantanni fa, il primo di
un Papa in Terra Santa, ho desiderato tanto venire come pellegrino per
visitare i luoghi che hanno visto la
presenza terrena di Ges Cristo. Ma
questo mio pellegrinaggio non sarebbe completo se non contemplasse
anche lincontro con le persone e le

comunit che vivono in questa Terra, e pertanto sono particolarmente


lieto di ritrovarmi con voi, fedeli
musulmani, fratelli cari.
In questo momento il mio pensiero va alla figura di Abramo, che visse come pellegrino in queste terre.
Musulmani, Cristiani ed Ebrei riconoscono in Abramo, seppure ciascuno in modo diverso, un padre nella
fede e un grande esempio da imitare. Egli si fece pellegrino, lasciando
la propria gente, la propria casa, per
intraprendere quellavventura spirituale alla quale Dio lo chiamava.
Un pellegrino una persona che
si fa povera, che si mette in cammino, protesa verso una meta grande

Il saluto dei rappresentanti musulmani


A salutare il Papa e a ringraziarlo per la sua visita, a
nome del mondo musulmano, stato innanzitutto il
gran mufti Muhamad Abmad Hussein. Le diamo il
benvenuto ha detto nella citt santa di Gerusalemme dove hanno camminato, nelle sue strade, i profeti di Dio che sono venuti per illuminare le genti. E,
ha proseguito, in particolare le diamo il benvenuto
nella moschea di al-Aqsa. A Gerusalemme, ha proseguito il gran mufti, cristiani e musulmani vivono una
vita di comunione e la moschea di Omar, ha aggiunto, accanto alla basilica della Risurrezione per indicare vicinanza e rispetto reciproco. Ha quindi preso
la parola il presidente del consiglio supremo musulma-

no, salutando il Pontefice a nome di tutta la nostra


popolazione palestinese, musulmani e cristiani, e sottolineando poi limportanza di questa moschea che
per i musulmani viene subito dopo quella della Mecca. Il nostro vivere insieme, cristiani e musulmani, e
condividere gioie e dolori diventato ormai ha affermato un esempio da seguire. E noi, in questa
parte del mondo che ha goduto di poca pace, vogliamo instaurare rapporti basati sul rispetto dellaltro,
sulla dignit umana. La pace, ha aggiunto, non pu
avvenire se non prendendoci le mani, luno con laltro,
e collaborando insieme per migliorare la situazione attuale.

e sospirata, vive della speranza di


una promessa ricevuta (cfr. Eb 11, 819). Questa fu la condizione di
Abramo, questa dovrebbe essere anche il nostro atteggiamento spirituale. Non possiamo mai ritenerci autosufficienti, padroni della nostra vita;
non possiamo limitarci a rimanere
chiusi, sicuri nelle nostre convinzioni. Davanti al mistero di Dio siamo
tutti poveri, sentiamo di dover essere sempre pronti ad uscire da noi
stessi, docili alla chiamata che Dio
ci rivolge, aperti al futuro che Lui
vuole costruire per noi.
In questo nostro pellegrinaggio
terreno non siamo soli: incrociamo il
cammino di altri fedeli, a volte condividiamo con loro un tratto di strada, a volte viviamo insieme una sosta che ci rinfranca. Tale lincontro
di oggi, e lo vivo con gratitudine
particolare: una gradita sosta comune, resa possibile dalla vostra
ospitalit, in quel pellegrinaggio che
la vita nostra e delle nostre comunit. Viviamo una comunicazione e
uno scambio fraterni che possono
darci ristoro e offrirci nuove forze
per affrontare le sfide comuni che ci
si pongono innanzi.
Non possiamo dimenticare, infatti, che il pellegrinaggio di Abramo
stato anche una chiamata per la giustizia: Dio lo ha voluto testimone
del suo agire e suo imitatore. Anche
noi vorremmo essere testimoni
dellagire di Dio nel mondo e per
questo, proprio in questo nostro incontro, sentiamo risuonare in profondit la chiamata ad essere operatori di pace e di giustizia, ad invocare nella preghiera questi doni e ad
apprendere dallalto la misericordia,
la grandezza danimo, la compassione.
Cari fratelli, cari amici, da questo
luogo santo lancio un accorato appello a tutte le persone e le comunit che si riconoscono in Abramo:
rispettiamoci ed amiamoci gli uni
gli altri come fratelli e sorelle!
Impariamo a comprendere il dolore dellaltro!
Nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio!
Lavoriamo insieme per la giustizia
e per la pace!
Salam!

Ai gran rabbini di Israele

Insieme contro ogni discriminazione


Alla visita allo Yad Vashem seguita
quella al Centro Hechal Shlomo di
Gerusalemme, sede del Gran rabbinato
di Israele. Papa Francesco vi stato
accolto dai due gran rabbini, sefardita
e ashkenazita, che gli hanno rivolto
parole di saluto. Questa la risposta del
Pontefice.
Stimati Gran Rabbini di Israele,
fratelli e sorelle.
Sono particolarmente lieto di poter
essere oggi insieme con voi: vi sono
grato per la calorosa accoglienza e
per le gentili parole di benvenuto
che mi avete rivolto.
Come sapete, fin dal tempo in cui
ero Arcivescovo di Buenos Aires ho
potuto contare sullamicizia di molti
fratelli ebrei. Oggi sono qui due
Rabbini amici. Insieme ad essi abbiamo organizzato fruttuose iniziative di incontro e dialogo, e con loro
ho vissuto anche momenti significativi di condivisione sul piano spirituale. Nei primi mesi di pontificato
ho potuto ricevere diverse organizzazioni ed esponenti dellebraismo
mondiale. Come gi per i miei predecessori, queste richieste di incontro sono numerose. Esse si aggiungono alle tante iniziative che hanno
luogo su scala nazionale o locale e
tutto ci attesta il desiderio reciproco di meglio conoscerci, di ascoltarci, di costruire legami di autentica
fraternit.
Questo cammino di amicizia rappresenta uno dei frutti del Concilio
Vaticano II, in particolare della Dichiarazione Nostra aetate, che tanto
peso ha avuto e di cui ricorderemo
nel prossimo anno il 50 anniversario. In realt, sono convinto che
quanto accaduto negli ultimi decenni nelle relazioni tra ebrei e cattolici sia stato un autentico dono di

Dio, una delle meraviglie da Lui


compiute, per le quali siamo chiamati a benedire il suo nome: Rendete
grazie al Signore dei Signori, / perch il suo amore per sempre. / Lui
solo ha compiuto grandi meraviglie,
/ perch il suo amore per sempre
(Sal 136, 3-4).
Un dono di Dio, che per non
avrebbe potuto manifestarsi senza
limpegno di moltissime persone co-

raggiose e generose, sia ebrei che cristiani. Desidero in particolare fare


menzione qui dellimportanza assunta dal dialogo tra il Gran Rabbinato
dIsraele e la Commissione della
Santa Sede per i Rapporti Religiosi
con lEbraismo. Un dialogo che,
ispirato dalla visita del Santo Padre
Giovanni Paolo II in Terra Santa,
prese inizio nel 2002 ed ormai al
suo dodicesimo anno di vita. Mi
piace pensare, con riferimento al Bar

La pace venga
da Gerusalemme
Vi ringrazio tanto per il vostro benvenuto. Ringrazio per questa calda
accoglienza, questa fraterna accoglienza. buono essere fra i fratelli! E
se i fratelli sono i fratelli maggiori meglio ancora. Cos Papa Francesco ha risposto, a braccio, alle parole di benvenuto che gli sono state
rivolte durante lincontro privato, svoltosi luned mattina, con i due
gran rabbini di Israele, nella sede del rabbinato.
Benvenuto a Gerusalemme stato il saluto che i rabbini hanno rivolto al Pontefice: una citt che, hanno spiegato, ha due significati:
C la Gerusalemme terrena, dove vivono cristiani, ebrei e musulmani e poi c la Gerusalemme celeste, il posto dove vivono tutti quanti, tutte le religioni del mondo. E la speranza che proprio da Gerusalemme possa uscire una voce di pace per tutto il mondo.
Successivamente stato il direttore generale del Rabbinato a salutare il Papa, dicendogli Ti accogliamo con benedizione in questa Terra
Santa, in questa citt di Gerusalemme e ringraziandolo anche per la
sua determinazione e le sue parole contro lantisemitismo e per i
buoni rapporti reciproci. Poi il rabbino capo sefardita Yitzhak Yosef
ha ricordato che non si pu arrivare al prossimo se non si rispetta
Dio: le due cose sono legate. E ha ribadito limpegno del popolo
ebraico per una pace permanente e non per una pace passeggera. Infine il rabbino capo ashkenazi David Lau ha rimarcato il valore della
vita e limportanza di educare la gente ad amare il prossimo per
far capire che non c odio, non c terrore in nome della religione.
E ha concluso invitando tutti a costruire insieme la pace.

Mitzvah della tradizione ebraica, che


esso sia ormai prossimo allet adulta: sono fiducioso che possa continuare ed abbia un futuro luminoso
davanti a s.
Non si tratta solamente di stabilire, su di un piano umano, relazioni
di reciproco rispetto: siamo chiamati, come Cristiani e come Ebrei, ad
interrogarci in profondit sul significato spirituale del legame che ci unisce. Si tratta di un legame che viene
dallalto, che sorpassa la nostra volont e che rimane integro, nonostante tutte le difficolt di rapporti
purtroppo vissute nella storia.
Da parte cattolica vi certamente
lintenzione di considerare appieno il
senso delle radici ebraiche della propria fede. Confido, con il vostro aiuto, che anche da parte ebraica si
mantenga, e se possibile si accresca,
linteresse per la conoscenza del cristianesimo, anche in questa terra benedetta in cui esso riconosce le proprie origini e specialmente tra le giovani generazioni.
La conoscenza reciproca del nostro patrimonio spirituale, lapprezzamento per ci che abbiamo in comune e il rispetto in ci che ci divide, potranno fare da guida per lulteriore futuro sviluppo delle nostre
relazioni, che affidiamo alle mani di
Dio. Insieme potremo dare un grande contributo per la causa della pace; insieme potremo testimoniare, in
un mondo in rapida trasformazione,
il significato perenne del piano divino della creazione; insieme potremo
contrastare con fermezza ogni forma
di antisemitismo e le diverse altre
forme di discriminazione. Il Signore
ci aiuti a camminare con fiducia e
fortezza danimo nelle sue vie. Shalom!

Allo Yad Vashem linvocazione del Papa

Mai pi
Lasciata la spianata delle Moschee,
Papa Francesco nella mattina di
luned 26 maggio ha visitato il Muro
occidentale di Gerusalemme, il monte
Herzl e il memoriale di Yad Vashem.
Allinterno del mausoleo costruito in
memoria delle vittime della Shoah,
nella sala della Rimembranza, il
Pontefice ha pronunciato il seguente
discorso.
Adamo, dove sei? (cfr. Gen 3, 9).
Dove sei, uomo? Dove sei finito?
In questo luogo, memoriale della
Shoah, sentiamo risuonare questa
domanda di Dio: Adamo, dove
sei?.
In questa domanda c tutto il
dolore del Padre che ha perso il figlio.
Il Padre conosceva il rischio della
libert; sapeva che il figlio avrebbe
potuto perdersi... ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una
tale caduta, un tale abisso!
Quel grido: Dove sei?, qui, di
fronte alla tragedia incommensurabile dellOlocausto, risuona come
una voce che si perde in un abisso
senza fondo...
Uomo, chi sei? Non ti riconosco
pi.
Chi sei, uomo? Chi sei diventato?
Di quale orrore sei stato capace?
Che cosa ti ha fatto cadere cos
in basso?
Non la polvere del suolo, da
cui sei tratto. La polvere del suolo
cosa buona, opera delle mie mani.
Non lalito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio
viene da me, cosa molto buona
(cfr. Gen 2, 7).
No, questo abisso non pu essere
solo opera tua, delle tue mani, del

tuo cuore... Chi ti ha corrotto? Chi


ti ha sfigurato?
Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del
male?
Chi ti ha convinto che eri dio?
Non solo hai torturato e ucciso i
tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perch ti sei
eretto a dio. Oggi torniamo ad
ascoltare qui la voce di Dio: Adamo, dove sei?.
Dal suolo si leva un gemito sommesso: Piet di noi, Signore!
A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la
vergogna (cfr. Bar 1, 15).
Ci venuto addosso un male
quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo (cfr. Bar 2, 2). Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera,
ascolta la nostra supplica, salvaci
per la tua misericordia. Salvaci da
questa mostruosit.
Signore onnipotente, unanima
nellangoscia grida verso di te.
Ascolta, Signore, abbi piet!
Abbiamo peccato contro di te.
Tu regni per sempre (cfr. Bar 3, 12).
Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ci che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria,
di aver disprezzato e distrutto la
nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita.
Mai pi, Signore, mai pi!
Adamo, dove sei?.
Eccoci, Signore, con la vergogna
di ci che luomo, creato a tua immagine e somiglianza, stato capace di fare.
Ricordati di noi nella tua misericordia.

LOSSERVATORE ROMANO

pagina 12

luned-marted 26-27 maggio 2014

In preghiera
davanti
al Muro occidentale
Ho scritto il Padre Nostro di mio pugno nella lingua in cui lho imparato da mia madre: sono le parole con cui Papa Francesco, ripetendo un gesto gi
compiuto dai suoi predecessori in Terra santa, ha deposto la propria preghiera allinterno di una fessura
del Muro occidentale di Gerusalemme. Nella mattina
di luned 26 maggio il Pontefice vi ha sostato in silenziosa preghiera. Firmando poi il libro doro, in
spagnolo ha scritto le parole del primo versetto del
Salmo 121/122: Quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!. Gi sono fermi i nostri
piedi alle tue porte, Gerusalemme! aggiungendo:
Con questi sentimenti di gioia verso i miei fratelli
maggiori, sono venuto ora e ho chiesto al Signore la
grazia della pace.

Al presidente Peres il Papa rinnova lappello a superare controversie e conflitti

La pace esige il rispetto di tutti


Durante la visita al presidente di
Israele, Papa Francesco ha pronunciato
lultimo discorso pubblico della mattina
di luned 26 maggio, trascorsa
interamente a Gerusalemme. Nel
giardino della residenza presidenziale i
due hanno piantato insieme un ulivo.
Quindi, dopo il saluto rivoltogli da
Shimon Peres, il Pontefice ha
pronunciato le seguenti parole.
Signor Presidente,
Eccellenze,
Signore e Signori,
Le sono grato, Signor Presidente,
per laccoglienza riservatami e per le
Sue gentili e sagge espressioni di saluto, e sono lieto di poterLa nuovamente incontrare qui a Gerusalemme, citt che custodisce i Luoghi
Santi cari alle tre grandi religioni
che adorano il Dio che chiam
Abramo. I Luoghi Santi non sono

musei o monumenti per turisti, ma


luoghi dove le comunit dei credenti
vivono la loro fede, la loro cultura,
le loro iniziative caritative. Perci
vanno perpetuamente salvaguardati
nella loro sacralit, tutelando cos
non solo leredit del passato ma anche le persone che li frequentano
oggi e li frequenteranno in futuro.
Che Gerusalemme sia veramente la
Citt della pace! Che risplendano
pienamente la sua identit e il suo
carattere sacro, il suo universale valore religioso e culturale, come tesoro per tutta lumanit! Com bello
quando i pellegrini e i residenti possono accedere liberamente ai Luoghi
Santi e partecipare alle celebrazioni!
Signor Presidente, Lei noto come uomo di pace e artefice di pace.
Le esprimo la mia riconoscenza e la
mia ammirazione per questo Suo atteggiamento. La costruzione della

pace esige anzitutto il rispetto per la


libert e la dignit di ogni persona
umana, che Ebrei, Cristiani e Musulmani credono ugualmente essere
creata da Dio e destinata alla vita
eterna. A partire da questo punto
fermo che abbiamo in comune,
possibile perseguire limpegno per
una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti. A questo riguardo rinnovo lauspicio che si evitino da parte di tutti iniziative e atti
che contraddicono alla dichiarata
volont di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e
coerenza.
Va respinto con fermezza tutto ci
che si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra Ebrei, Cristiani e Musulmani:
il ricorso alla violenza e al terrorismo, qualsiasi genere di discrimina-

zione per motivi razziali o religiosi,


la pretesa di imporre il proprio punto di vista a scapito dei diritti altrui,
lantisemitismo in tutte le sue possibili forme, cos come la violenza o le
manifestazioni di intolleranza contro
persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani.
Nello Stato dIsraele vivono e
operano diverse comunit cristiane.
Esse sono parte integrante della societ e partecipano a pieno titolo
delle sue vicende civili, politiche e
culturali. I fedeli cristiani desiderano
portare, a partire dalla propria identit, il loro contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, come cittadini a pieno diritto
che, rigettando ogni estremismo, si
impegnano ad essere artefici di riconciliazione e di concordia.
La loro presenza e il rispetto dei
loro diritti come del resto dei di-

ritti di ogni altra denominazione religiosa e di ogni minoranza sono


garanzia di un sano pluralismo e
prova della vitalit dei valori democratici, del loro reale radicamento
nella prassi e nella concretezza della
vita dello Stato.
Signor Presidente, Lei sa che io
prego per lei ed io so che lei prega
per me, e Le assicuro la continua
preghiera per le Istituzioni e per tutti i cittadini dIsraele. Assicuro in
modo particolare la mia costante

supplica a Dio per lottenimento


della pace e con essa dei beni inestimabili che le sono strettamente correlati, quali la sicurezza, la tranquillit di vita, la prosperit, e quello
che pi bello la fratellanza. Rivolgo infine il mio pensiero a tutti
coloro che soffrono per le conseguenze delle crisi ancora aperte nella
regione medio-orientale, perch al
pi presto vengano alleviate le loro
pene mediante lonorevole composizione dei conflitti. Pace su Israele e
in tutto il Medio Oriente! Shalom!

Gli incontri a Gerusalemme

Perch un cammino comune possibile


dal nostro inviato MARIO PONZI
Dalla spianata delle Moschee alla
Cupola della roccia, al Muro occidentale, al memoriale Yad Vashem,
allOrto degli ulivi, al Getsemani e,
per finire, al Cenacolo. Si conclude
cos, allinsegna del dialogo tra le religioni, la visita di Papa Francesco in
Terra santa.
Lultima giornata come un filo
che si snoda tra fedi e tradizioni diverse, spesso tra incomprensioni e
chiusure. Anche se poi per, alla fine del percorso, ci si ritrova davanti
a quella santit di cui Gerusalemme
rivestita per tutte e tre le religioni
monoteiste. E che Francesco abbia
voluto mostrare come un cammino
comune sia sempre possibile, testimoniato gi dalla scelta di farsi accompagnare da due suoi amici argentini di vecchia data, musulmano
luno, ebreo laltro.
Ed proprio in questa giornata
che la loro presenza assume il suo significato. Essere amici, viaggiare insieme, camminare insieme anche se
legati a fedi, culture e tradizioni diverse cos come hanno fatto in
questi giorni Jorge Mario Bergoglio,
vescovo di Roma, Abraham Skorka,
rabbino argentino, e Omar Abboud,
presidente islamico dellistituto per il
dialogo interreligioso di Buenos Aires la cosa pi semplice e naturale che ci sia.
Il segreto sta proprio qui: in quel
sentimento vecchio quanto luomo,
lamicizia, con tutti i suoi corollari di
amore, rispetto, solidariet.
la testimonianza che essi hanno
dato al mondo. Il Papa lo ha ripetuto in ogni momento di questa viaggio. Gi domenica pomeriggio,
quando giunto allaeroporto di Tel
Aviv, ha chiesto a quanti hanno responsabilit di favorire la ricerca di
soluzioni eque alle complesse difficolt, affinch israeliani e palestinesi possano vivere in pace.
Poi luned mattina, davanti al
gran mufti, ha rilanciato lappello al

rispetto reciproco, alla comprensione


del dolore dellaltro, al rifiuto della
violenza in nome di Dio e alla collaborazione tra ebrei, musulmani e cristiani. E nel memoriale delle vittime
della Shoah, a Yad Vashem, Papa
Francesco si lasciato andare a uno
di quei gesti spontanei spesso pi significativi delle parole stesse. Ha baciato la mano a ciascuno dei sei superstiti dei campi di sterminio nazisti che gli sono stati presentati. Venivano da diversi Paesi del mondo e
ognuno di loro gli ha brevemente
raccontato la propria storia drammatica.
La giornata di luned iniziata di
buon ora con larrivo sulla spianata
delle moschee, una grande distesa
artificiale che occupa una larga parte
della citt vecchia, dove sorgono
moschee e altri luoghi sacri. Ricevuto dal gran mufti di Gerusalemme e
di tutta la Palestina Sheikh Muhamad Ahmad Hussein, cugino del re
di Giordania, Papa Francesco entrato nella Cupola della roccia scalzo in segno di rispetto per le tradizioni dellislam. Ha visitato la moschea ammirato e ha seguito con interesse le spiegazioni che gli venivano date. Poi nel vicino palazzo del
Gran consiglio avvenuto lincontro
con gli esponenti della comunit
musulmana con lo scambio dei discorsi.
Successivamente il rabbino capo
lo ha accolto allingresso della zona
di preghiera al Muro occidentale.
Gli hanno spiegato, usando dei modellini in plastica, la storia dellantico tempio di cui oggi rimane solo il
Muro occidentale, quello dinnanzi al
quale anche il Pontefice, da solo, ha
pregato intensamente. Poi ha posto
tra le fessure la sua fituch come chiamano gli ebrei il foglio sul quale
scrivono le loro preghiere o i loro
pensieri da deporre tra quelle pietre.
Nel foglio Papa Francesco aveva
scritto il Padre Nostro in castigliano.
Subito dopo ha raggiunto il monte Herzl per deporre una corona di

fiori in omaggio ai caduti israeliani e


per sostare dinnanzi alle lapidi che,
poco distante, ricordano le vittime
del terrorismo. Che ha definito un
male perch nasce dallodio, non costruisce, ma distrugge. Il nostro popolo capisce che la via del terrorismo non aiuta, capisce che il cammino del terrorismo fondamentalmente criminale. E ha concluso con
uninvocazione per tutte le vittime
del terrorismo: mai pi terrorismo
nel mondo!.
Quindi il Papa si recato presso il
museo Yad Vashem, luogo estremamente significativo per la popolazione ebraica e certamente monito per
lumanit intera. Il monumento alle
vittime dellolocausto collocato
sulle verdi pendici del monte Har
HaZikaron, il monte del ricordo,
sulla cui cima stato collocato uno
dei carri ferroviari utilizzati dai tedeschi per trasportare le loro vittime
nei campi di concentramento. Francesco stato accolto dal canto melodioso di un coro di bambini. Difficile trattenere la commozione in un
luogo fatto apposta per provocare la
coscienza dellumanit.
Da l ci poi avviati verso il centro Heichal Shlomo, sede del Gran
rabbinato di Israele. Un edificio imponente, dove il Pontefice stato
accolto dai due gran rabbini dIsraele, lashkenazita Yona Metzger e il
sefardita Shlomo Amar. Il Papa si
intrattenuto affabilmente con i suoi
ospiti prima dello scambio dei discorsi.
Quasi familiare lincontro con il
presidente israeliano Shimon Peres.
Lo ha accolto nel giardino dingresso del palazzo presidenziale, ma il
primo benvenuto a Papa Francesco
lo ha dato Micaela, una bambina
che in italiano lo ha ringraziato per
la visita e ha espresso laugurio che
la pace possa partire da Israele per
allargarsi poi a tutti i suoi vicini.
Lo stesso augurio stato poi rinnovato da due suoi giovanissimi amici,

che hanno dato al Papa il benvenuto di Israele.


Nel salone, dopo aver firmato il
libro doro, il Papa e il presidente, si
sono scambiati doni. Peres ha offerto
al Pontefice un arazzo fatto da bambini disabili. Francesco ha donato al
presidente una ceramica che raffigura lincontro tra Paolo VI e Atenagora nel 1964. Poi hanno scambiato
poche ma significative parole, riconoscendo reciprocamente il ruolo di
costruttori di pace. La pace questione di creativit e ispirazione e tu
le porti entrambe con te, ha detto
il presidente di Israele.
La pace tra le religioni ha aggiunto un viatico per la pace in
altri campi. E, ha concluso, chi ha
responsabilit ha il dovere di diffondere la pace. Da parte sua il Papa
ha risposto: Io ringrazio lei, signor
presidente, per le sue parole e la sua
accoglienza. E con la mia immaginazione e fantasia vorrei inventare una
nuova beatitudine, che applico oggi
a me in questo momento: Beato colui che entra nella casa di un uomo
saggio e buono. Ed io mi sento
beato. Grazie di vero cuore.
Quindi, scesi di nuovo in giardino, hanno piantato un ulivo. Accanto un centinaio di bambini, di diverse estrazioni sociali e di diverse religioni. Il Papa, una volta conclusi i
discorsi ufficiali, si avvicinato a loro per un brevissimo saluto e si
poi diretto al Pontificio istituto Notre Dame di Gerusalemme, dove era
in arrivo il primo ministro di Israele,
Benjamin Netanyau, per unudienza
privata.
Nel pomeriggio prima tappa al
monte degli Ulivi, per salutare ancora il patriarca Bartolomeo. Poi nella
chiesa del Getsemani lincontro con
sacerdoti, religiosi e religiose. E a
conclusione la messa nel Cenacolo
con gli ordinari di Terra santa, prima di imbarcarsi alla volta dellaeroporto romano di Ciampino.
Arrivo previsto intorno alle ore 23.

Il saluto
del presidente dIsraele
Vi accolgo con una benedizione
di pace: shalom. Cos Shimon Peres, presidente di Israele, ha dato il
benvenuto a Papa Francesco e alla
delegazione della Santa Sede, luned mattina nel palazzo presidenziale a Gerusalemme.
Molte persone, ha messo in evidenza il presidente nel suo discorso, si sono raccolte per ascoltare
le sue parole, in questa citt che
la capitale della pace, da lei che ha
tanto lottato contro ogni antisemitismo e contro ogni violenza. Vogliamo, ha aggiunto, che questa visita porti una benedizione nella
nostra vita.
Il presidente ha poi fermamente
denunciato il terrorismo e i terroristi, per i quali non c Dio. Loro
ammazzano senza alcun ragionamento. Noi, ha sottolineato,
dobbiamo unirci insieme per evitare tutto questo e portare la pace.
Abbiamo la responsabilit di poter
salvare questo! Mi indirizzo a tutti
i capi religiosi: il mondo non pu
vivere nel terrore!.

Rivolgendosi al Papa, il presidente ha detto di essere con lui,


con tutto il cuore e con tutta
lanima per lottare contro la guerra
e vivere per la pace. Insieme, ha
aggiunto, possiamo sottolineare il
valore spirituale che abbiamo in
comune tutti, evitando cos paura e
guerra. Infatti, ha evidenziato come la visita del Pontefice sia un
richiamo alla pace e avr uneco in
tutta la regione. Avr anche uninfluenza nelle trattative di pace fra i
palestinesi e gli israeliani, permettendoci di lavorare insieme, mano
nella mano. Del resto, tutta la
regione vuole la pace. Siamo pronti
per la pace, con tutti i vicini, con
tutti quelli che circondano il nostro
Paese. Non vogliamo pi persone
che muoiono.
solo con la pace, ha detto in
conclusione , che possiamo fermare la violenza. Per questo vogliamo lavorare insieme, ebrei, cristiani
e musulmani, e mettere la parola fine; vogliamo vivere e lavorare per
una giustizia per tutti.