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L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum

L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLIV n. 84

POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt

Anno CLIV n. 84 (46.626)

Città del Vaticano

sabato 12 aprile 2014

.

Papa Francesco chiede perdono per gli abusi compiuti da alcuni sacerdoti

Dalla parte dei bambini

E con fermezza ribadisce l’opposizione a ogni attentato alla vita umana

Messaggio del Papa per l’incontro tra Governo e opposizione

Dialogo nel rispetto delle differenze in Venezuela

Dialogo nel rispetto delle differenze in Venezuela Il tavolo negoziale a Caracas (Afp) «Nel rispetto e

Il tavolo negoziale a Caracas (Afp)

«Nel rispetto e nel riconoscimento

delle differenze che esistono tra le

parti, si favorirà il bene comune». Lo scrive Papa Francesco nel mes- saggio letto ieri dal nunzio aposto- lico in Venezuela, l’arcivescovo Al- do Giordano, all’apertura del dia- logo formale tra Governo e opposi-

zione volto a superare la crisi in at-

to

da due mesi nel Paese, dove non

s’interrompono le proteste, sfociate in più occasioni in violenze che hanno provocato finora 39 morti e portato a migliaia di arresti. Il messaggio è indirizzato al presi- dente, Nicolás Maduro Moros, ai membri del Governo, ai rappresen- tanti del Tavolo di unità democra-

tica — la coalizione dell’opposizio-

ne guidata da Henrique Capriles —

ai mediatori per conto dell’Unio-

e

ne delle Nazioni sudamericane (Unasur), i ministri degli esteri del- la Colombia, María Ángela Hol- guín Cuéllar, dell’Ecuador, Ricardo Armando Patiño Aroca, e del Bra- sile, Luiz Figueiredo. Il Papa ringrazia per l’invito «ri- volto alla Santa Sede a partecipare

processo di dialogo e di pace» e

al

assicura anzitutto preghiere «per- ché l’incontro ed il processo che

state intraprendendo portino i frut-

desiderati di riconciliazione na-

ti

zionale e di pace». Il Pontefice si dice «profondamente convinto che

zione peggiora giorno dopo gior- no, nonostante la presenza appun- to della Misca e di duemila soldati francesi della missione Salgaris de- cisa autonomamente da Parigi.

la violenza non potrà mai portare pace e benessere ad un Paese, poi- ché essa genera sempre e solo vio- lenza. Al contrario, attraverso il dialogo potete riscoprire la base comune e condivisa che conduce a superare il momento attuale di conflitto e di polarizzazione, che

ferisce così profondamente il Vene-

zuela, per trovare forme di collabo- razione». La situazione nel Paese è difficile soprattutto sul piano economico, con un’inflazione record, una sva- lutazione costante della moneta e grossi problemi di approvvigiona- mento dei prodotti di prima neces- sità. Sulla prima tornata dei collo- qui ha dato un giudizio molto po-

sitivo il ministro dell’Ecuador, Pati-

ño Aroca, anche se i mediatori dell’Unasur non ignorano di avan- zare in un terreno minato da setti- mane e settimane di scontri fisici e verbali. Nonostante che almeno per il momento non si siano regi- strati mutamenti significativi delle posizioni delle due parti, Patiño

Aroca ha infatti sottolineato che «tutti hanno anche mostrato la vo- lontà di avanzare nel processo di pace e di trovare soluzioni ai pro-

blemi strutturali».

PAGINA 8

Cinquecento anni fa moriva Donato Bramante

La regola del centro

PAOLO PORTO GHESI A PAGINA 5

NOSTRE

INFORMAZIONI

Il Santo Padre ha ricevuto que- sta mattina in udienza:

Sua Eminenza Reverendissi- ma il Signor Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Sua Eccellenza Reverendissi- ma Monsignor Oscar Cantoni, Vescovo di Crema (Italia).

Predica di Quaresima

Questa mattina, nella Cap- pella «Redemptoris Mater», al- la presenza del Santo Padre, il Predicatore della Casa Pontifi- cia, Padre Raniero Cantalames- sa, O.F.M. Cap., ha tenuto la quinta predica di Quaresima.

Papa Francesco ha chiesto perdono per gli abusi sui minori perpetrati da alcuni sacerdoti. Ha
Papa Francesco ha chiesto perdono
per gli abusi sui minori perpetrati da
alcuni sacerdoti. Ha scelto di farlo
davanti ai membri dell’Ufficio inter-
nazionale cattolico dell’infanzia (Bi-
ce), ricevuti in udienza questa matti-
na, venerdì 11 aprile, nella Biblioteca
privata. In un lungo passaggio a
braccio del discorso ha detto di sen-
tirsi chiamato a farsi carico «di tutto
re
un passo indietro in quello che si
dal lavoro schiavo al reclutamento
il
male» compiuto da alcuni sacer-
doti e «a chiedere perdono per il
riferisce al trattamento di questo
problema e alle sanzioni che devono
danno che hanno compiuto, per gli
essere comminate. Al contrario, cre-
come soldati e a ogni tipo di malva-
gità — rivendicando con decisione il
loro diritto a crescere in una fami-
abusi sessuali sui bambini». La
do
che dobbiamo essere molto forti.
glia, con un papà e una mamma ca-
Chiesa — ha aggiunto — è cosciente
Con i bambini non si scherza!».
di
questo danno. È un danno perso-
nale e morale loro, ma di uomini di
Poi il Santo Padre ha rivolto la
sua attenzione alle tante altre forme
paci di creare un ambiente idoneo al
loro sviluppo. Ma soprattutto ha
condannato senza mezze parole ogni
Chiesa. E noi non vogliamo compie-
di
violenza che subiscono i bambini
tentativo di sottoporre i bambini agli
«orrori della manipolazione educati-
va» e della sperimentazione nel cam-
po della formazione: «non sono ca-
vie
da laboratorio» ha sottolineato.
Nella successiva udienza al Movi-
mento per la vita italiano Papa Fran-
cesco ha ribadito la sua ferma con-
danna dell’aborto e della «cultura
dello scarto». L’essere umano, ha
detto, non è uno di quei prodotti
«usa e getta». La vita umana «è sa-
cra e inviolabile» e «ogni diritto ci-
vile — ha evidenziato — poggia sul
riconoscimento del primo e fonda-
mentale diritto, quello alla vita, che
non è subordinato ad alcuna condi-
zione, né qualitativa né economica
tantomeno ideologica». Oggi, ha
insistito il Pontefice, «dobbiamo di-
re
“no a un’economia dell’esclusione
e
della inequità”» perché «questa
economia uccide». E tra le sue vitti-
me ha ricordato in particolare «i
bambini e i nonni», che sono «la
speranza di un popolo».
PAGINA 8

Washington non esclude nuove sanzioni contro la Russia

Scaduto l’ultimatum di Kiev ai ribelli dell’est

KIEV, 11. È scaduto alle 11 di oggi l’ultimatum lanciato dalle autorità di Kiev contro i separatisti delle regioni russofone dell’Ucraina orientale, ai quali è stata garantita l’amnistia se deporranno le armi e lasceranno gli

edifici governativi occupati (il palaz-

zo dell’amministrazione regionale di

Donetsk e la sede dei servizi segreti

di Lugansk).

In vista, però, di un possibile peg- gioramento della situazione, il presi-

dente degli Stati Uniti, Barack Oba-

la

frontiera con l’Ucraina sono dislo-

ma, ha invitato l’Ue a prepararsi ad adottare nuove sanzioni contro Mo-

cati quarantamila soldati russi pronti a combattere.

sca. In una dichiarazione rilasciata

cancelliere tedesco, Angela Merkel,

 

Il

segretario al Tesoro statuniten-

dopo un colloquio telefonico con il

se,

stro delle Finanze russo, Anton

Jacob Lew, ha avvertito il mini-

il

presidente ha fatto riferimento alla

Siluanov, che «gli Stati Uniti sono

buirà a far precipitare la situazione

«situazione allarmante nelle regioni

pronti a prendere nuove misure si-

orientali ucraine, dove gruppi sepa-

ratisti filorussi continuano a minare

gnificative contro Mosca, se contri-

la

stabilità del Paese, con l’appoggio

in

Ucraina». E anche la Banca mon-

del Cremlino». Secondo la Nato, al-

diale e il Fondo monetario interna- zionale hanno messo in guardia sui

rischi per l’economia globale legati

al

E mentre stamane il Parlamento

della Crimea — penisola annessa il

prolungarsi della crisi.

mese scorso dalla Russia dopo un referendum locale — ha approvato all’unanimità la sua nuova Costitu- zione, la Gran Bretagna ha annun-

ciato di avere pronto un piano per ridurre le tensioni. Si tratta di un compromesso tra la richiesta di fede- ralizzare l’Ucraina e le istanze di in- tegrità territoriale di Kiev. Lo hanno indicato fonti europee, precisando

che la proposta sarà presentata nel consiglio degli Esteri di lunedì, a

Lussemburgo. Nel piano, il via libe-

a un consiglio delle regioni e la

ra

delle

revisione

lingua russa.

della

legge

sull’uso

Un manifestante filo-russo a Donetsk (LaPresse/Ap) y(7HA3J1*QSSKKM( +&!"![!#!?!
Un manifestante filo-russo a Donetsk (LaPresse/Ap)
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Il Consiglio di sicurezza ha approvato la missione Minusca nella Repubblica Centroafricana

Sì dell’Onu ai caschi blu a Bangui

NEW YORK, 11. Il segretario gene- rale delle Nazioni Unite, Ban Ki- moon, si è detto soddisfatto dalla risoluzione approvata ieri dal Con- siglio di sicurezza per l’invio dei caschi blu nella Repubblica Cen- troafricana. Un comunicato dell’Onu riferisce come Ban Ki- moon confidi nel fatto che questa «importante decisione della comu- nità internazionale garantirà il so- stegno di cui il popolo ha biso- gno». Il Segretario generale lancia inoltre un nuovo appello affinché «cessino immediatamente le ucci-

sioni e gli attacchi mirati che conti- nuano ad essere commessi in un clima di totale impunità». La risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza, presentata dalla Francia, prevede l’invio, a partire dal prossimo 15 settembre,

di

diecimila soldati e 1.800 agenti

di

polizia che comporranno la Mi-

nusca, destinata a subentrare alla Misca, la missione africana forte di

seimila uomini già presenti nella

capitale centroafricana, Bangui, e

in

parte attiva anche in altre zone

del Paese.

 

Sebbene i cinque mesi che anco-

ra

mancano al dispiegamento della

Minusca siano ritenuti dai respon-

sabili dell’Onu indispensabili per organizzare la missione, si tratta di un arco di tempo che lascia intatte le preoccupazioni. Nella Repubbli- ca Centroafricana, infatti, la situa-

Nella Repubbli- ca Centroafricana, infatti, la situa- Civili nella capitale della Repubblica Centroafricana (Afp)

Civili nella capitale della Repubblica Centroafricana (Afp)

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L’OSSERVATORE ROMANO

sabato 12 aprile 2014

Attesa per il fine settimana la formazione del nuovo Esecutivo guidato da Moussa Mara

Mali ancora in cerca di sicurezza e riconciliazione

Contro la politica economica del Governo

Sciopero generale paralizza l’Argentina

BAMAKO, 11. La sicurezza dei maliani «ai quattro angoli del territorio na-

Moussa Mara si è impegnato ci sono

del territorio na- Moussa Mara si è impegnato ci sono B UENOS A IRES , 11.

BUENOS AIRES, 11. L’Argentina è

testa di settori dell’estrema sinistra,

Il Governo ha espresso forte di-

zionale» e il processo di riconcilia- zione «per ricucire annosi strappi sociali» sono i principali impegni di- chiarati nel primo discorso ufficiale

rimasta paralizzata ieri da uno scio- pero generale proclamato da tre delle cinque centrali sindacali del Paese contro la politica economica

la metropolitana della capitale, do-

con picchetti sulle principali vie di accesso a Buenos Aires per impedi- re la circolazione dei veicoli.

pronunciato da Moussa Mara, nomi- nato sabato scorso primo ministro dal presidente Ibrahim Boubacar Keïta, dopo le dimissioni di Oumar Tatam Ly. Tra i punti sui quali

del Governo di Cristina Fernández. Le strade di Buenos Aires e delle principali città del Paese sono an- date in tilt: i conducenti dei bus hanno incrociato le braccia e anche

sappunto per le proteste. Le mani- festazioni hanno avuto luogo nello stesso giorno in cui il ministro dell’Economia, Axel Kiciloff, è vo-

lato a Washington per partecipare

il

rafforzamento del buon Governo,

ve il sindacato di settore non aderi-

l’integrità assoluta dei futuri ministri

e

l’accesso per tutti i cittadini ai ser-

vizi pubblici essenziali.

va alla protesta, si è vista obbligata

a

anche i treni e gli aerei.

chiudere le porte. Si sono fermati

all’assemblea del Fondo monetario internazionale e della Banca mon-

diale. Un appuntamento importan-

te per Buenos Aires, che vuole tor-

 

Nella capitale Bamako proseguo-

I principali motivi dello sciopero

nare ad avere accesso al circuito di

no serrate trattative per formare il

sono legati all’effetto dell’inflazione

crediti a livello globale.

nuovo Esecutivo, il cui varo è atteso

(oltre il 20 per cento nel 2013 e già

nelle prossime ore. Fonti concordi

al

di sopra del 10 per cento nel pri-

citate dalle agenzie di stampa inter-

mo trimestre del 2014), la svaluta-

 

nazionali affermano che già durante

 

zione del peso (meno 13 per cento)

il fine settimana il Governo sarà in

 

Caschi blu dell’Onu nei pressi di Timbuctu (LaPresse/Ap)

 

e

una politica economica che i sin-

Forte

funzione.

 

dacati d’opposizione hanno defini-

 

I recentissimi sviluppi politici in

 

to una «manovra nascosta» da par-

scossa sismica

Mali, tuttavia, accrescono l’incertez-

che nel Governo uscente era mini-

In

ogni caso, lo sforzo di restituire

da due anni di violenze, prima

te

del Governo.

za

di molti osservatori sulle possibi-

stro per l’urbanizzazione, erano state

il

Mali alla pace e alla normalità de-

dall’insurrezione tuareg nel nord nel

La protesta è arrivata mentre

di

opposizione si è aggiunta la pro-

 

in Nicaragua

lità di restituire definitivamente alla pace il Paese e di consolidare la

annunciate dalla presidenza senza fornire motivazioni. Secondo la

mocratica al quale è chiamato il nuovo Governo si annuncia come

daco di uno dei municipi di Bamako

gennaio 2012 e dal colpo di Stato militare di marzo, poi dall’occupa-

molti sindacati stanno aprendo le trattative per il rinnovo dei contrat-

transizione formalmente conclusa con l’elezione alla presidenza, lo scorso agosto, appunto di Ibrahim

stampa locale, comunque, Oumar Tatam Ly, un banchiere cinquanten- ne, avrebbe spiegato la sua decisione

non da poco, anche se in molti ri- tengono che Moussa Mara, ex sin-

zione delle regioni settentrionali da parte di gruppi fondamentalisti isla- mici e dall’intervento contro di loro

ti di settore reclamando aumenti per lo meno del 30 per cento e un innalzamento della soglia minima

MANAGUA, 11. Un forte terremo-

to di magnitudo 6.1 sulla scala

Boubacar Keïta.

con «punti di vista divergenti con la

e

con

la reputazione di uomo rigoro-

delle truppe francesi. Queste, un an-

per l’applicazione dell’imposta sul

Richter ha scosso nella notte

collegamenti telefonici. Un mor-

Le dimissioni di Umar Tatam Ly dopo appena sette mesi da primo ministro e l’incarico a Moussa Mara,

presidenza che riducono le mie ca- pacità a far fronte alle sfide» poste al Paese.

so, abbia possibilità di successo. Si tratta, comunque, di un cammino ancora lungo per un Paese devastato

no dopo la prevista data di ritiro, so- no ancora presenti e spesso impe- gnate in combattimento.

reddito. Alla mobilitazione dei sindacati

Managua, privando la capitale del Nicaragua della luce e dei

 

to

e almeno 24 i feriti, mentre

Passi avanti

nel dialogo

nazionale

in Sudan

KHARTOUM, 11. Un decreto firmato ieri dal presidente sudanese, Omar

Hassam el Bashir, autorizza tutti i partiti politici a svolgere le proprie attività, dai seminari ai comizi pub- blici, e sancisce un loro equo accesso

a

Il

ne» collega il decreto al dialogo po-

litico in corso a Khartoum tra il Par- tito del Congresso nazionale, quello

di

Sudan, e le principali forze di oppo- sizione, che, nelle intenzioni del pre-

sidente, dovrebbe portare alla ricon- ciliazione nazionale. Rappresentanti di più di sessanta partiti — compresi quelli presieduti

da Hassan al Turabi e da Sadek al

Mahdi, ex alleati di el Bashir, ma ora tra i suoi principali avversari — hanno partecipato a un incontro con quest’ultimo. Turabi ha proposto un immediato cessate il fuoco con i mo- vimenti ribelli del Darfur, del Kor- dofan meridionale e del Nilo Blu, mentre Mahdi ha sollecitato la for- mazione di specifiche commissioni per riportare la pace nel Paese e per combattere la corruzione.

el Bashir da sempre al potere in

mezzi di comunicazione pubblici.

quotidiano locale «Sudan Tribu-

Secondo il «Sudan Tribune», con- siderato interprete attendibile delle posizioni governative, con questa iniziativa il Governo auspica «un miglioramento della libertà di stam-

pa,

che in vista delle elezioni presiden- ziali in agenda nel 2015, oltre ad an- nunciare la scarcerazione dei detenu-

ti politici non coinvolti in atti crimi-

nali. Sempre dal Sudan, intanto, si se-

gnala un nuovo caso di contrasto

con un rappresentante della comuni-

tà internazionale. Il Governo ha or-

dinato l’espulsione della statunitense Pamela De Largy, responsabile nel Paese del fondo dell’Onu per le po- polazioni (Unfpa), accusandola di non aver rispettato le leggi sudanesi

e

«inappropriata per un rappresentan-

te

del ministero degli Esteri di Khar- toum, nell’annunciare il provvedi- mento, precisa comunque che la de- cisione «non ha nulla a che fare con Unfpa, le cui attività e programmi sono molto apprezzati dal Governo sudanese».

delle Nazioni Unite». Una nota

di ingerenza negli affari interni

ma nel rispetto delle regole», an-

Battaglia intorno a Malakal

Si riaccendono i combattimenti in Sud Sudan

JUBA, 11. Si riaccendono, dopo alcu-

ni

battimenti nel Sud Sudan, sprofon- dato da quasi quattro mesi nella guerra civile tra i reparti dell’esercito fedeli al presidente Salva Kiir Ma-

yardit e quelli ribelli che fanno rife-

rimento all’ex vicepresidente Rijek

giorni di relativa tregua, i com-

Machar. Violenti scontri armati sono segnalati in due località strategiche della zona di Malakal, capoluogo

Possibile

presenza

di armi chimiche in Nigeria

ABUJA, 11. Negli scontri tra etnie che nei giorni scorsi hanno pro- vocato un centinaio di morti nel nord della Nigeria si sarebbe fatto uso di armi chimiche. Un allarme in merito è stato lanciato ieri dal governatore dello Stato di Benue, Gabriel Suswam, in un

intervento davanti alle com- missioni senatoriali congiunte In- telligence, Difesa, Interni e Sicu-

rezza.

Secondo Suswam, tracce di prodotti chimici sono state trova-

in alcuni villaggi dello Stato

teatro nei giorni scorsi di attacchi

di miliziani fulani, pastori noma-

di di religione musulmana, con-

tro comunità di coltivatori hausa,

in maggioranza cristiani. Non è

stato comunque possibile esami- nare la composizione di tali pro- dotti. «Abbiamo bisogno di rassicu-

rare i nigeriani e la comunità in- ternazionale — ha detto Suswam

che i prodotti chimici utilizzati

non sono armi di distruzione di

massa, ma anche di sapere a qua-

rischio andiamo incontro nel

caso che queste fossero veramente

armi chimiche». Le autorità federali nigeriane hanno richiesto agli specialisti dell’Onu di procedere a esami accurati.

le

te

della regione petrolifera dell’Alto

Nilo. Le versioni delle due parti so-

no

Aguer, il portavoce dell’esercito, ha accusato i ribelli di aver attaccato due posizioni delle forze governati-

nella prima mattinata di ieri, pro- vocando nuove fughe di civili. Un

portavoce della ribellione, Lul Ruai,

ha

fa

cacciato da Kaka le forze governati-

ve

tentare ieri una controffensiva. Lul Ruai ha aggiunto di non poter con- fermare combattimenti a Wodikona. Sulla crisi sudsudanese è di nuo-

vo

di

to,

intervenuto, intanto, il Governo

Washington. Il segretario di Sta-

John Kerry, ha invitato i leader

e che sarebbero state queste a

gli uomini di Machar avevano

invece detto che già tre settimane

ve

contrastanti. Il colonnello Philip

sudsudanesi, pena misure interna- zionali, a «non dare priorità agli in-

teressi personali o etnici a spese del-

la

ha

fermare immediatamente i com-

battimenti, guardarsi da ulteriori

molestie e minacce contro la missio-

dell’Onu nel Paese e garantire

accesso umanitario alle popolazioni. L’avvertimento giunge a pochi gior-

ne

no

aggiunto che i belligeranti devo-

popolazione e del Paese». Kerry

ni dal provvedimento voluto dal

presidente Barack Obama che pre-

vede sanzioni per quanti fomentino

le

distinzione tra Governo e ribelli.

violenze in Sud Sudan, senza fare

tra Governo e ribelli. violenze in Sud Sudan, senza fare Una profuga sudsudanese (Afp) Campagna di

Una profuga sudsudanese (Afp)

Campagna di sensibilizzazione

per impedire la diffusione dell’ebola

GINEVRA, 11. L’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unicef e la Croce Rossa stanno in questi giorni

intensificando gli sforzi per cercare

di

sione di ebola in Africa occidentale.

In

ha

in

in

poi stati segnalati casi sospetti an- che in Sierra Leone e in Mali. In comunicati separati, le tre or- ganizzazioni internazionali hanno annunciato l’avvio di una campagna

Liberia (su ventuno casi). Sono

Guinea (su 157 contagiati) e dieci

provocato, da gennaio, 101 morti

questa area la febbre emorragica

contrastare efficacemente la diffu-

comune di formazione e di diffusio-

ne

a rischio su come evitare il contagio.

campagna, che sarà condotta in

collaborazione con i ministeri della Sanità dei Paesi coinvolti dal conta-

gio, si baserà su una vasta gamma

di

radiofonici e televisivi, fino alla

comunicazione porta a porta: il tut-

to

l’Unicef. Nei giorni scorsi a Ginevra il vice direttore generale dell’Oms, Keiji Fukuda, aveva sottolineato che l’epi-

mi

strumenti, dagli sms ai program-

La

di informazioni alle popolazioni

in varie lingue, tiene a precisare

demia di ebola in corso in Africa

occidentale è tra le più gravi da

quando, circa quarant’anni fa, la

malattia apparve per la prima volta. Nello stesso tempo Fukuda aveva prospettato che per superare l’emer-

genza servirà un grande impegno da

profondere per i prossimi tre, quat-

tro mesi. Solo allora e non prima,

aveva evidenziato, si potrà stare

tranquilli. L’Oms ha già inviato in Guinea una missione di cinquanta esperti, tra i quali medici di Ugan- da, Repubblica Democratica del Congo e Gabon.

molte abitazioni hanno subito gravi danni. La portavoce del Governo, Rosaria Murillo, ha precisato che l’epicentro del si- sma è stato individuato a una

ventina di chilometri a nord del-

la capitale, non lontano dal vul-

cano Apoyeque, a una profondi-

tà di circa dieci chilometri. Il forte terremoto, legato alla

faglia della catena vulcanica del Nicaragua, è stato seguito da tre scosse di assestamento. A Naga-

rote, sul lago Managua, la gente

è

stato colpito all’inizio del mese

da due scosse di terremoto, ri-

spettivamente di magnitudo 8.2

scesa in strada. Anche il Cile è

7.8, con un’allerta maremoto

poi ritirata.

Il presidente, Daniel Ortega,

emanato un decreto di emer-

genza, chiudendo le scuole a Managua e nella vicina città di León e sollecitando la popola-

zione alla cautela. Il sisma è sta-

avvertito anche nella Costari-

ca

to

e

ha

e nel Salvador.

Dimissioni

del segretario

alla Sanità

statunitense

WASHINGTON, 11. Il segretario alla Sanità statunitense, Kath- leen Sebelius, si è dimessa dall’incarico. Lo ha reso noto oggi la Casa Bianca. Le dimis-

sioni di Sebelius, ex governatri-

democratica del Kansas, ver-

ranno ufficializzate nelle prossi- me ore e arrivano a cinque anni dall’inizio del suo mandato e a una sola settimana dalla chiusu-

ra del primo periodo di iscrizio- ne al contestato programma di copertura sanitaria voluto dal presidente, Barack Obama, il

cosiddetto Obamacare. Dopo l'i- nizio catastrofico del primo ot- tobre scorso a causa del malfun- zionamento del relativo sito web

— con Sebelius che aveva dichia-

rato pubblicamente di «essere colpevole» — la situazione è mi- gliorata ed è stato raggiunto il numero di sette milioni di iscrit- ti. Sempre secondo fonti della Casa Bianca, il presidente Obama ha accettato le dimis- sioni di Sebelius e nominerà come nuovo segretario alla Sa- nità Sylvia Mathews Burwell, at- tuale direttore dell’ufficio Ge- stione e bilancio.

ce

L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO

Unicuique suum

ce L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt 00120 Città del

POLITICO RELIGIOSO

Non praevalebunt

00120 Città del Vaticano

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sabato 12 aprile 2014

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 3

Ripresi gli incontri

Distanze

accorciate

tra israeliani

e palestinesi

TEL AVIV, 11. Piccoli passi avanti nei colloqui di pace israelo-pale- stinesi. L’incontro di ieri a Geru-

salemme tra il capo dei negoziato-

ri

israeliani, Tzipi Livni, e Saeb

Erekat, che guida la delegazione

palestinese — con la mediazione dell’inviato statunitense per il Vi- cino Oriente, Martin Indyk — avrebbe, infatti, registrato sviluppi positivi. «C’è stato qualche progresso, le distanze si sono accorciate, ma è ancora presto per parlare di inte- sa» ha dichiarato una fonte israe- liana citata dai media. Nella riunione si sarebbero in- trodotte migliorie all’accordo delle settimane scorse, in modo da veni-

re incontro alle richieste dei pale-

stinesi. Indyk avrebbe insistito con le parti sulla necessità di estendere il negoziato di pace ol-

tre

la data finale, prevista alla fine

di

aprile, per altri dodici mesi. Al-

lo

studio il possibile rilascio da

parte di Israele del quarto e ulti-

mo gruppo di detenuti palestinesi

rilascio che sarebbe dovuto av-

venire a fine marzo — e, inoltre, la scarcerazione di altri quattrocento palestinesi che non si sono mac- chiati di reati di sangue. Israele dovrebbe inoltre fermare le costru- zioni nei maggiori insediamenti in Cisgiordania. Nell’arco dei dodici mesi, i palestinesi si impegnereb-

bero invece a non entrare nelle istituzioni internazionali alle quali hanno chiesto di aderire. Nei commenti di tutte e due le parti prevale la cautela. Sembra, comunque, che i negoziatori si siano dati un nuovo appuntamen-

to,

anche se per ora non si cono-

sce la data ufficiale. Indyk rientre-

rà nei prossimi giorni a Washin-

gton per avviare nuove consulta- zioni, che cercano di rilanciare

una trattativa interrotta da quando

i

palestinesi si sono accreditati

presso una quindicina di istituzio- ni internazionali, gli israeliani hanno fermato il rilascio concor- dato del quarto gruppo di dete- nuti. Sui colloqui, però, pesano le re- centi decisioni di Israele di conge-

lare il trasferimento delle tasse ai palestinesi — proprio come rispo- sta alla richiesta palestinese di adesione agli organismi interna- zionali — di sospendere la parteci- pazione allo sviluppo di un im- pianto per il gas nei pressi della Striscia di Gaza e di porre un tet-

to ai depositi bancari palestinesi

nelle istituzioni finanziarie israe- liane.

Violenti scontri nell’area al confine con l’Iraq causano decine di morti in Siria

Battaglia tra gruppi islamisti

Offensiva dei ribelli su Latakia ostacola la distruzione delle armi chimiche

su Latakia ostacola la distruzione delle armi chimiche Combattenti cercano riparo durante una sparatoria nei pressi

Combattenti cercano riparo durante una sparatoria nei pressi di Damasco (Reuters)

DAMASCO, 11. Violenti scontri sono in corso in Si-

wr, capoluogo dell’omonima regione orientale, e

gnando all’Onu e all’Organizzazione per la pre-

ria,

nell’area al confine con l’Iraq, tra contrappo-

Abukamal.

venzione delle armi chimiche (Opac) secondo

sti

gruppi armati di matrice fondamentalista isla-

Da parte sua, l’Esercito libero siriano, che ade-

l’impegno preso lo scorso settembre con la comu-

mica. A fronteggiarsi per il controllo della città di Abukamal sono le milizie dello Stato islamico

risce alla Coalizione nazionale considerata da gran parte dei soggetti internazionali l’unica legit-

nità internazionale. L’ammiraglio Robert P. Bur- ke, direttore delle operazioni delle Forze navali

dell’Iraq e del Levante (Isil), che avrebbero già

timata a rappresentare l’opposizione, ha dichiara- to di avere ancora il controllo del posto di fron-

statunitensi in Europa, ha detto ieri che dieci Na- zioni si sono offerte di partecipare alla forza di

preso il controllo di alcuni quartieri, e i loro ex

tiera con l’Iraq, verso il quale si stanno dirigendo

difesa impiegata per la sicurezza della nave statu-

alleati del Fronte al Nusra, in passato in posizio-

le milizie dell’Isil, che hanno comunicato di esse-

nitense Cape Ray, che procederà alla distruzione

ne

di dominio a Boukamal, dalla quale avevano

re intenzionati a «raggiungere i nostri fratelli in

in mare delle armi chimiche. Burke ha aggiunto

costretto al ritiro nel novembre 2012 le forze go- vernative di Damasco. Secondo fonti di stampa

Iraq». Il Fronte al Nusra, intanto, ha rivendicato il duplice attentato con autobombe a Homs, che

che i ministeri dell’Interno e della Difesa italiani garantiranno la sicurezza nelle acque italiane e

concordi, nella sola giornata di ieri ci sono stati

l’altro ieri ha causato 25 morti e più di cento feriti

nel porto di Gioia Tauro, dove avverrà il trasbor-

più di cinquanta morti. Ieri mattina, fonti citate dall’agenzia Ansa avevano riferito che le milizie

nel quartiere di Karm al Kawz, abitato da alawiti, la confessione islamica alla quale appartiene il

do dei container provenienti dalla Siria. L’operazione dell’Onu e dell’Opac sta comun-

dell’Isis — formate in gran parte da miliziani non

presidente siriano Bashar Al Assad.

que procedendo con qualche ritardo rispetto ai

siriani, come del resto quelle del Fronte al Nusra

Nel frattempo si va delineando meglio l’opera-

tempi previsti, anche perché ostacolata dall’offen-

avevano preso il controllo di Quriye, un villag-

zione di distruzione in mare dell’arsenale chimico

siva che i ribelli stanno tentando su Latakia, il

gio

lungo l’Eufrate a metà strada tra Dayr az Za-

siriano che il Governo di Damasco sta conse-

porto dove vengono imbarcati gli agenti chimici.

Merkel

in un’Atene blindata

imbarcati gli agenti chimici. Merkel in un’Atene blindata La Serbia e la bonifica dalle mine B

La Serbia e la bonifica dalle mine

BELGRADO, 11. In Serbia, dal 2003, sono state trovate e rimosse oltre

grosse bombe d’aereo inesplose. Ogni anno, in Serbia, vengono

cinquemila mine e quindicimila

controllati e sminati fra un milione

pezzi di munizioni inesplose, risa-

e

mezzo e tre milioni di metri qua-

lenti ai bombardamenti della Nato nella primavera del 1999. Come ha dichiarato nel corso di

drati di territorio, ha precisato Jovanović ai giornalisti. Per la bonifica di quei territori

una conferenza stampa Branislav

da mine, bombe a frammentazione

Jovanović, direttore del Centro ser-

e

granate — un pericolo ampiamen-

bo

per lo sminamento, le aree più

te

presente — sono necessari fra i 14

contaminate da mine e da pezzi di

e

i

20 milioni di euro. E da que-

bombe sono risultate quelle di Preševo, Bujanovac, Sjenica, nel

st’anno, per la prima volta, alle operazioni di bonifica prendono

sud del Paese balcanico, non lonta-

parte gli artificieri russi del ministe-

no

dal Kosovo, mentre nella regio-

ro delle Situazioni di emergenza.

ne settentrionale della Vojvodina

Gli specialisti rimarranno in Serbia

sono state rinvenute per lo più

fino a settembre.

Mille migranti tratti in salvo nel Mediterraneo

Sospesi tutti i voli all’aeroporto di Bengasi

TRIPOLI, 11. A causa del peggiora- mento della situazione della sicu- rezza, sono stati sospesi tutti i voli nazionali da e per l’aeroporto in- ternazionale Benina di Bengasi, nella Libia orientale. Lo ha an- nunciato il direttore dell’aeropor- to, Ibrahim Farkach, all’agenzia di stampa libica Solidarity Press. Farkach non ha indicato quando lo scalo tornerà a riprendere la normale attività. La scorsa settimana, gruppi di abitanti di Bengasi — la seconda città della Libia — avevano annun- ciato una campagna di disobbe- dienza civile per chiedere le dimis- sioni del Congresso generale na- zionale (il Parlamento), nuove ele- zioni e per protestare contro la si- tuazione della sicurezza in città. Domenica scorsa, l’aeroporto era stato chiuso per molte ore nel mezzo delle proteste, che avevano interessato anche lo scalo, con i manifestanti che avevano bloccato per ore la strada per l’aeroporto. Dalla rivoluzione del 2011 contro il colonnello Gheddafi, l’est del Paese, e in particolare Bengasi, è teatro di assassinii, scontri armati, attacchi vari e rapimenti giornalie- ri di membri delle forze di sicu- rezza, attivisti, giornalisti, giudici, ma anche contro stranieri e civili. Mercoledì scorso, due membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco in pieno centro cittadino.

Algeria verso il voto tra violenze e proteste

ALGERI, 11. Continua, tra le prote- ste, la campagna elettorale in Al- geria in vista delle presidenziali del prossimo 17 aprile. Le manife- stazioni, secondo quanto riferisce l’emittente televisiva Al Jazeera, non riguardano solo i comizi elet- torali del presidente uscente, Abdelaziz Bouteflika, candidato al suo quarto mandato presidenziale, ma anche quelli dei suoi avversari. Un gruppo di fautori dell’asten- sionismo ha contestato una mani- festazione politica del candidato indipendente, Ali Benflis, nella re- gione di Al Bouira, ad est di Al- geri, mentre un corteo contro le elezioni ha avuto luogo a Bajaia. I manifestanti hanno interrotto il comizio di Benflis — che promette

un piano di aiuti economici e

azioni concrete per risanare il Pae- se e battere la forte disoccupazio- ne — chiedendo al candidato riva- le del capo dello Stato di ritirarsi

dalla competizione elettorale, non

credendo nella regolarità del pros-

simo appuntamento delle urne.

Tutta la campagna elettorale è caratterizzata da forti polemiche sulla corruzione degli apparati sta- tali. L’unica donna candidata è Louisa Hanoune, leader del Parti- to dei lavoratori.

Ancora sangue

nel Nord

Waziristan

ISLAMABAD, 11. Ancora sangue nel

territorio pakistano. Questa matti-

na tredici persone sono morte in

seguito allo scoppio di un ordigno

attivato a distanza e al lancio di

un razzo nel Nord Waziristan, ter-

ritorio tribale al confine con l’Af-

ghanistan. Lo hanno reso noto le

autorità locali. Lo scoppio dell’or- digno, avvenuto non lontano dal capoluogo Miranshah, ha investi-

to

un veicolo che stava passando,

e

ha provocato la morte dei tre

occupanti. Poco dopo miliziani

hanno sparato un razzo contro un convoglio di veicoli, provocando dieci morti. Questi attacchi s’inseriscono in

un delicato contesto per il Paese,

sempre alla ricerca di un dialogo costruttivo con i talebani. Secon- do alcuni osservatori, si starebbe

 

Agenti davanti alla Banca centrale, bersaglio di un attentato (Afp)

approfondendo, proprio in questi

ATENE, 11. In una città blindata da

reddito. Proprio ieri la Grecia ha

ultimi tempi, il solco tra i milizia-

rigide misure di sicurezza a causa

fatto ritorno sul mercato internazio-

ni favorevoli a trattative con il

di

preannunciate manifestazioni di

nale

con la collocazione — coronata

protesta, arriva oggi ad Atene il

da

successi — di titolo di Stato a 5

Governo di Islamabad e quelli

cancelliere tedesco, Angela Merkel,

anni pari a 2,5 miliardi di euro. Co-

che invece sono contrari a ogni

per

una visita di poche ore, durante

me

già avvenuto nella visita di

forma di negoziato. Il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, ha nuovamente ri-

quale incontrerà il primo mini-

stro greco, Antonis Samaras. Il can- celliere tedesco, indicano fonti di-

la

Merkel il 9 ottobre di due anni fa, nelle strade della capitale sono stati

dispiegati oggi circa seimila agenti

badito la propria determinazione a

di

riconciliazione nel Paese avreb-

plomatiche, esprimerà durante il

Sforzi costati molto alla popolazio-

ne, che in pochi anni ha visto ri-

di

polizia per evitare incidenti.

proseguire nella ricerca di un dia-

colloquio la propria ammirazione

Inoltre, su decisione della direzione

logo: ciò nella consapevolezza che senza un reale coinvolgimento dell’elemento talebano, il processo

per gli sforzi compiuti dalla Grecia per uscire dalla crisi economica.

generale della polizia dell’Attica, sono state vietate le manifestazioni e le marce di protesta nel centro della capitale greca per l’intera

be

fiato corto.

dursi del 40 per cento il proprio

giornata di oggi.

Secondo il presidente della Bce

Non c’è ripresa senza lavoro

 

WASHINGTON, 11. Il nodo della di-

stanza per sostenere anzitutto i gio-

ROMA, 11. Per tutta la notte, le na-

soccupazione continua a condizio-

vani nella sempre difficile ricerca di

vi

della marina militare italiana,

nare pesantemente il faticoso cam-

negli ultimi tempi si siano registrati

un lavoro. S’impone dunque l’esi-

supportate da motovedette della capitaneria di porto e della guar-

mino della zona euro, nonostante

genza di strategie mirate, che con- tribuiscano a riddrre drasticamente

dia

di finanza, hanno tratto in sal-

progressi che fanno pensare che la

il

numero di coloro che sono privi

vo

non meno di mille migranti —

recessione sia ormai alle spalle. È lo

di

un impiego.

tra

cui molte donne e bambini —

scenario indicato ieri dal presidente

Riguardo agli aspetti positivi ri-

nel

Canale di Sicilia. Tutti i profu-

della Banca centrale europead

scontrati di recente nella zona euro,

ghi

soccorsi sono in buone condi-

(Bce), Mario Draghi, intervenendo

cial Commettee, il braccio operati-

Draghi ha sottolineato i progressi

zioni e sono stati trasferiti sulla

nave anfibia San Giorgio. È inve-

all’International Monetary Finan-

del prodotto interno lordo (pil), che è infatti aumentato per tre tri-

morto nell’ospedale di Ragusa

uno degli immigrati sbarcati mar- tedì sera a Pozzallo dopo essere

ce

vo del Fondo monetario internazio- nale (Fmi). Draghi ha sottolineato come l’al-

mestri consecutivi. Il presidente della Bce ha poi in- vitato a non cadere nella «trappola

stato soccorso dalla marina milita-

to tasso di disoccupazione continui

del compiacimento» di fronte ai

re. Già all’arrivo era apparso in

a frenare l’attività economica, oltre

positivi risultati ottenuti sul fronte

condizioni di salute molto preca-

a costituire un pesante fardello che

del risanamento dei conti pubblici.

rie. A Trapani, intanto, è atteso l’arrivo della fregata Zeffiro con a bordo oltre 400 migranti, tratti in salvo ieri nelle acque a sud di Lampedusa.

grava sulla vita di migliaia di fami-

glie. È vero che sul fronte dell’im- piego sono stati compiuti passi avanti, rispetto al recente passato, ma ancora non è stato fatto abba-

Infatti abbassare la guardia, ha am- monito il numero uno della Bce, si- gnificherebbe correre il rischio di ri- petere i gravi errori già commessi in passato.

la il e 1505. tale coro marmoreo di Baccio Bandinelli, realizzato a partire dagli anni
la
il
e 1505.
tale coro
marmoreo
di Baccio
Bandinelli,
realizzato a
partire dagli
anni 1540
per Cosimo I

de’

Ma

vari passaggi sembra essere ri-

masto sull’arco dietro l’altare mag-

il Crocifisso di Benedetto da

Maiano, che, nella risistemazione bandinelliana del presbiterio, diven- ne l’elemento centrale di un vero e

giore

questi

Medici.

in

tutti

proprio dramma scultoreo, con sta- tue colossali di Dio Padre benedicente

e Cristo deposto sorretto da un angelo

di esso, le titaniche sculture di

Baccio oggi a Santa Croce. Simili rimandi al Cinquecento gettano luce su questo Cristo scolpi-

to prima del 1497 ma dipinto solo

sotto

nel 1510: su un’opera cioè in cui la monumentalità e classicità del Davi-

de michelangiolesco, realizzato tra il

1501 e il 1504, erano sia preannuncia-

te che commentate. Perché se da una

il capolavoro di Benedetto da

Maiano adombrava il gusto aulico

del secolo che stava per nascere,

parte

dall’altra la policromia del crocifisso, eseguita mentre il Buonarroti affre-

la volta della Sistina, raffermò

scava

la perdurante indole naturalistica

pagina 4

L’OSSERVATORE ROMANO

sabato 12 aprile 2014

Tolto lo strato di nero e ripristinata l’originaria policromia l’intensa umanità della figura viene restituita ai fedeli Che vedranno così un corpo vero

Torna restaurato sull’altare maggiore del duomo di Firenze il crocifisso di Benedetto da Maiano

Il legno dell’uomo

di TIMOTHY VERDON

D opo un restauro a cura

dell’Opificio delle Pie-

tre Dure durato quasi

quattro anni, torna al

suo posto nel duomo di

Firenze il massimo capolavoro della plastica d’epoca savonaroliana, il Crocifisso ligneo di Benedetto da

Maiano. Veristico ed eroico, patetico

e lirico, colloca sopra l’altare mag-

giore del duomo la visione parados- sale della «debolezza di Dio [che] è

più forte degli uomini» (1 Corinzi, 1,

25b), Gesù Cristo offerto-

si

peccatori. E l’intensa umanità della figura del Salvatore, per un secolo e mezzo oscurata dallo stra-

to di nero simulando il

bronzo applicato da un maestro ottocentesco, Giovanni Dupré, torna come elemento lessicale dominante della liturgia del duomo, grazie alla ri- scoperta policromia origi-

nale dell’opera, che la ele-

va dalla categoria del se-

gno a quella di “segno vi- tale”. I fedeli vedranno

cioè l’immagine di un corpo vero, convulso da

vera sofferenza, nobilitato

volontariamente per i

da vera speranza. Insieme al recupero del colore, il restauro ha reso note le dimensioni e la ti- pologia dell’originale pe- rizoma. Quello modellato

in stoffa intrisa di cera dell’edizione ottocentesca era cortissimo, poco più

di

rimossa la finta bronzatura, le tracce

una fascia mossa di tessuto. Ma

policromia sulle gambe del Cristo

hanno indicato invece che il perizo- ma quattrocentesco doveva ricoprire

tutta la parte superiore della coscia,

un nuovo perizoma è stato perciò

realizzato dai restauratori, simile a quanto vediamo in altri crocifissi del

periodo. Il Crocifisso del duomo ha una sto- ria ben documentata ma non per

e

di

questo affatto chiara. Fu acquistato

dall’Opera del duomo nel luglio del

1509 dal figlio dello scultore, Gio- vanni di Benedetto da Maiano (mor-

to il padre nel 1497), e venne poi di-

pinto nel maggio del 1510 da Loren-

di Credi. Nel giugno dello stesso

anno un «octonaio», certo Michela-

zo

gnolo di Guglielmo, fu pagato per

«opera della diadema di rame do-

rata e della corona di spine facta per

il crucifixo dello altare maggiore».

Nel medesimo gruppo di docu- menti conservati all’Archivio

dell’Opera di Santa Maria del Fiore

è anche il pagamento per due

vi

la

di Santa Maria del Fiore è anche il pagamento per due vi la braccia e un

braccia e un quarto di «taffecta ale-

xandrino per aggiungere al mantelli-

del crocifixo». Si tratta cioè di

un’opera scolpita prima del 1497, an-

di decesso dell’artista, ma rimasta

nella sua bottega fino al 1509, che in

quell’anno e nel successivo viene

adattata per assumere il ruolo di principale arredo liturgico della cat-

tedrale. Ma per chi avrebbe realizzato un Cristo così monumentale, più gran-

no

no

del naturale (190 centimetri per

177) e iperbolico nella definizione muscolare, Benedetto da Majano? E

quando? E perché non ha provvedu-

to lui a farlo dipingere, com’era

l’uso? Perché non lo ha consegnato

al committente? Sono domande ine-

ludibili: gli scultori del periodo non

producevano costose opere in gran-

de formato per speculazione, nella

speranza cioè di trovare un compra-

tore. Lavoravano quasi sempre su commissione. Alle ultime due domande, la ri-

sposta è quasi scontata: il Crocifisso

non fu né dipinto né consegnato per il sopraggiunto decesso di Benedetto

da Maiano nel 1497. Tale interpreta-

zione a sua volta implica la risposta alla domanda riguardante la data dell’opera, che verrebbe così a collo- carsi negli ultimi anni di vita dell’ar- tista. Una datazione, del resto, con- sona con lo stile dell’opera, che è quella che troviamo nei grandi croci- fissi raffigurati nelle xilografie dei coevi trattati savonaroliani. Ma chi avrebbe potuto commis- sionare un’opera di queste dimensio-

ni? È troppo grande per una casa o

oratorio privato, e l’unica delle gran-

di chiese di Firenze che negli anni

1490 stava realizzando importanti ar- redi liturgici era il duomo stesso, che

nel 1491-1492 fece partire il progetto

di decorazione musiva della Cappel-

di San Zanobi dietro l’altare mag-

la

de

giore, coinvolgendo nella prima fase Domenico e Davide del Ghirlan- daio, Sandro Botticelli, Gherardo e Monte di Giovanni.

Vi è motivo di pensare che nello

stesso periodo fu fatto qualche ten- tativo di nobilitare il coro ligneo in- torno all’altare maggiore, che era sempre quello provvisorio realizzato

da Filippo Brunelleschi nel 1436.

Una miniatura di Monte di Giovan-

raffigurante l’ingresso in duomo

Leone X nel 1515, fa vedere il coro

ni,

di

brunelleschiano con l’aggiunta di un arco marmoreo all’ovest e un altro

dietro l’altare maggiore a est, che ve- rosimilmente fanno parte di queste migliorie iniziate presumibilmente

già alla fine del Quattrocento.

dell’arte devota. Se potessimo espor-

re accanto ai crocifissi lignei di Do- natello, Filippo Brunelleschi e Mi- chelangelo giovane questo di Bene-

detto da Maiano, l’opera troverebbe

sua giusta cornice stilistica e spiri-

tuale. Andrebbe aggiunta poi un’altra immagine, non una scultura ma una tela di Luca Signorelli di analoghe

dimensioni (247 centimetri per 165):

Cristo in croce adorato dalla Mad-

dalena degli Uffizi, databile tra 1502

Grazie al restauro sopra l’altare in duomo il Crocifisso di Benedetto da Maiano torna a stagliarsi con la stes- sa drammaticità che vediamo nella tela signorellianana, con lo stesso

grande, «esizial dolor». Sarà poi l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, a svelare l’opera restaurata, nel contesto della solenne azione liturgica del Venerdì santo, quando per tre volte canterà le paro-

le: Ecce lignum crucis, «Ecco il legno

della croce».

Canonizzazioni

equipollenti

Possesso antico del culto;

costante e comune

attestazione di storici degni

di

martirio; ininterrotta fama

di prodigi: sono le tre

condizioni per le quali il

Papa, di sua autorità, può

procedere alla

canonizzazione

equipollente, cioè all’estensione alla Chiesa universale della recita dell’ufficio divino e della celebrazione della messa. Vengono ricordate dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, nei due volumetti appena pubblicati e dedicati

alle canonizzazioni equipollenti firmate nel 2013

fede sulle virtù o sul

da

(Sant’Angela da Foligno, Città del Vaticano, Libreria

Editrice Vaticana, 2014, pagine 73, euro 10; San Pietro Favre, Lev, 2014, pagine 73, euro 10). Il cardinale ripercorre le vicende biografiche dei due santi, tracciandone con rapidi e incisivi tocchi l’itinerario e l’eredità spirituali.

Papa Francesco

Nella miniatura, sopra l’arco orientale scorgiamo un crocifisso po-

licromo che, anche se molto sempli-

ficato, deve essere quello di Benedet-

to

il 1509-1510. Dietro il crocifisso poi

da Maiano comprato e dipinto tra

Monte di Giovanni fa vedere il drappo d’onore allungato con il «taffecta alexandrino» menzionato

nel documento del 1510.

La commissione del Crocifisso di Benedetto poteva rientrare cioè in

progetto a lungo termine di am-

modernamento dell’area liturgica sotto la cupola e più a est, nella cap- pella absidale di San Zanobi: un progetto forse concepito in chiave

savonaroliana, in cui il crocifisso già

esistente, d’incerta paternità e “vec- chio” di almeno vent’anni, non sem- brava adeguato. Realizzato il nuovo crocifisso però sia la morte di Bene- detto da Maiano nel 1497, sia il tem-

tumultuoso che seguì, posticipa-

po

rono alla fine del primo decennio

del secolo successivo il completa- mento dell’opera e la sua collocazio- ne. Nel 1519 l’Opera di Santa Maria

Fiore delibererà di sostituire fi-

del

nalmente il vecchio coro brunelle-

schiano, descritto come valde dirutus

in pluribus partibus corrosus, e

1520 Giovanni d’Alessio e Nanni

Unghero vengono pagati per un

nel

et

un

(

)

nuovo coro ligneo, destinato a essere

sostituito a sua volta dal monumen-

Il Requiem di Verdi nella cattedrale di Toledo

Muti per El Greco

In onore di Domenicos Theotocopoulos, alias El Greco, Riccardo

Muti dirige sabato 12 aprile nella cattedrale di Toledo il Requiem di

Giuseppe Verdi, con l’orchestra giovanile Cherubini, assieme al coro

e all’orchestra titolare del Teatro Real, dove il maestro replicherà

con la stessa formazione lunedì 14 aprile. Il concerto è uno dei mo- menti centrali delle celebrazioni per il quarto centenario della morte

del pittore. Lo riferisce il quotidiano «El País», a margine di un’in- tervista nel quale il maestro definisce la musica come «un’arma im-

portantissima per unire». Ma i Governi, aggiunge, «non ci credono.

A loro interessano più i cannoni che la musica e la cultura».

di LUCA PANICHI

Dan Brown non è il solo ad ambientare un suo rac- conto in un ospedale di Firenze. L’ho fatto anch’io.

Ma se per il suo “Inferno” lo scrittore lavora di fan- tasia, io all’ospedale dell’Annunziata mi ci sono tro- vato senza possibilità di scelta. Per trent’anni ho fat-

to l’atleta, correndo gare tra i 1500 metri e la mara-

tona. Oggi, a quarantacinque anni, continuo a occu-

parmi di atletica come allenatore. E pensavo che, vi-

sta l’età, la mia carriera da agonista fosse finita. Mi

sbagliavo. Il 14 dicembre 2012 ho sentito il colpo di

pistola che ha dato il via alla gara più difficile e du-

ra della mia vita. Stavolta il mio avversario non è un velocissimo kenyano. Ho a che fare con il cancro.

Un adenocarcinoma ai polmoni. La sentenza, secca

e precisa come il verbale del giudice di gara, preve-

de che io campi altri cinque anni, con solo il cinque

per cento di possibilità di guarire. La mia corsa, dunque, continua. Nella gara che ora sto vivendo a perdifiato mi trovo a competere con l’avversario più forte che abbia mai affrontato. Stavolta la corsa è solo per il primo posto, non si può puntare ad altro. A volte mi sembra di essere in vantaggio contro il mio acerrimo rivale. Aumento il ritmo di corsa e lui ne risente. Altre volte, come ac- cade in una corsa lunga e di resistenza, sono io ad

avere il fiato corto, ad avvertire la fatica. In tanti an-

ni di gare ho imparato a non mollare mai, a resistere

proprio quando sembra che la crisi sia irrisolvibile.

Il fascino della corsa sta anche nel confronto conti-

nuo con i propri limiti per superarli. In questa gara decisiva non sono solo. Ho i miei tifosi. La mia famiglia, mia moglie e i miei due figli

Ilaria e Federico. E non dimentico le parole del più piccolo che, con lo stupore dei suoi 14 anni, mi ha

chiesto a bruciapelo “babbo, tu guarisci vero?”. È una frase che ripeto quasi come un mantra, nello stile dei maratoneti, correndo spalla a spalla con e contro il cancro. E tra i miei tifosi ci sono anche i

ragazzi che continuo ad allenare in pista, cercando

di

comunicare la bellezza dello sport vero.

Sto riscoprendo, soprattutto, che la tabella perfet-

ta

per trovare l’andatura giusta verso il traguardo è

la

fede in Dio. L’esperienza della malattia ha reso

Dall’atletica leggera alla lotta contro il tumore

La mia corsa

centellinare le energie, per far saltare il banco e sov- vertire i pronostici. Proprio quello che serve ora:

sovvertire il pronostico. I pensieri durante le terapie mi riportano alle tan- te gare corse, vinte e perse. Alla vittoria nella classi- ca fiorentina “Notturna di San Giovanni” con un re-

cord ancora imbattuto persino dai fenomeni africa-

ni, alla maratona di New York e a quella volta che sono sceso sotto i 30 minuti sui 10.000 metri, meri- tando la convocazione nell’atletica che conta. E an-

che una proposta di ricorrere al doping che ho rifiutato.

Di fatica ne ho

fatta tanta, ma la corsa non è mai sta-

ta un sacrificio: piut- tosto uno stile di vi- ta e oggi Dio solo sa quanto mi aiuta aver imparato a soffrire. Il cancro mi ha fatto morire e rina- scere. Mi ha ridato la voglia di vivere. Senza la malattia non avrei cambiato

in meglio la mia vi- ta. Ringraziare il cancro, sembra un paradosso vero? Ma non credo di essere matto. Piuttosto for-

temente umano, rea- lista. Oggi vedo questa vita che scor-

più forte la mia fede perché ha cambiato me. Ho ri- trovato il tempo di pregare, di leggere una pagina

del Vangelo. Preso dalle faccende della vita avevo

messo un po’ da parte il Signore. Se io mi ero al- lontanato, Lui è sempre stato con me. Ora la vita

terrena mi appare come un test in preparazione alla

corsa celeste, l’incontro con Dio: quella corsa che non finisce mai e, attraverso il percorso della fede,

ha il Paradiso come traguardo.

So anche di avere un’ottima “lepre”— come dicia- mo in gergo noi atleti — una guida che scandisce il

passo e indica la strada: è la Madre di Dio. Sono

molto devoto alla Madonna di Rugiano, santuario

vicino a Rufina, il mio paese natale. Quando ho sa- puto della mia malattia sono andato subito lì e ho

pregato davanti alla chiesa, nel punto esatto dove

l’8 settembre 1944 mia nonna perse la vita pestando

una mina sistemata dai tedeschi.

Lo ammetto, ho faticato ad accettare la malattia

perché io dovevo stare bene: il mio tempo era trop-

po prezioso e la programmazione della stagione in-

vernale alle porte. Poi ecco che la clessidra del mio tempo improvvisamente si è capovolta. E ho fatto

appello all’atleta. Mi sono detto: non posso lasciar-

mi andare, devo trovare le motivazioni giuste, pro-

prio come ogni sportivo. Ora le giornate passano e

la gara contro il cancro è in pieno svolgimento.

L’ospedale dell’Annunziata, precisamente il reparto oncologico, è il mio nuovo campo di allenamento. Oltretutto è vicinissima la mia vecchia pista di atle- tica, quella pista dove rincorrevo i miei sogni di

atleta. Sì, il reparto è ora la mia nuova pista. Infer- miere e capo sala sono i giudici che controllano il regolare svolgimento della mia corsa. Per la prima volta in vita mia mi allenano due donne: due medici professionalmente e umanamente eccezionali. Pro- prio come dovrebbe essere un vero coach. Da loro

ho

Anche le chemioterapie sono gare che non avevo messo in calendario. Ma che devo fare. Sono corse al buio, con la speranza di trovare una luce. Anni fa progettavo di andare a correre la 100 km nel deser- to. Bene, la chemio è proprio quella gara nel deserto

che non ho mai corso. E in questo deserto ho sco-

perto di essere ancora un atleta, consapevole che

con la passione e la testa si può fare la differenza.

che con la passione e la testa si può fare la differenza. Il libro Luca Panichi,

Il libro

Luca Panichi, fiorentino 45 anni, ex atleta e

ora allenatore, racconta la sua “gara contro il

cancro” nel libro La mia corsa

(Montevarchi, Faliero, 2014, pagine 142), scritto con Vania Piovosi e in vendita a offerta libera: il ricavato va al reparto oncologico dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze e all’associazione di volontariato «Regalami un sorriso». La prefazione è di Stefano Mei, campione dell’atletica italiana. «Se questa contro il cancro è una gara — scrive Mei — Luca è quello giusto per vincerla:

ha il carattere, la forza, la testa. E poi gli

brillano gli occhi!». Tra le testimonianze, spicca quella di Barbara Cimmarusti che,

allenata proprio da Panichi, il 30 marzo ha

vinto il campionato italiano di 100 chilometri.

tantissimo da imparare.

continua

Ho

capito che il cancro lo posso sfidare e che lui sa

re e mi entusiasma come non mai. La mattina,

che

io ci sono e faccio la mia gara.

quando mi sveglio, sentire il profumo dell’aria mi

Sì, il cancro ha capito che con me se la dovrà gio- care fino all’ultimo metro, perché io non mollo. “At-

rende felice e leggero: è una scossa di adrenalina im- pagabile.

tacca” è sempre stato il mio grido di battaglia in ga- ra. Mi sono sempre messo in testa a tirare il gruppo, anche quando sarebbe stato meglio seguire una tat-

Le giornate ora sono piene, mi sento una persona che vive in modo utile. E mi rendo conto che le co- se non sono mai banali. La malattia mi ha fatto ca-

tica

più accorta. Ma non sono mai stato un runner

pire che la vita è un dono di Dio da affrontare con

di

retrovia. Ho corso con il vento in faccia, senza

speranza e con il sorriso.

sabato 12 aprile 2014

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 5

sabato 12 aprile 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Cinquecento anni fa, l’11 aprile 1514, moriva Donato

Cinquecento anni fa, l’11 aprile 1514, moriva Donato Bramante

La regola del centro

L’aspetto più affascinante è la semplicità del risultato

dei riflessi simbolici delle scelte geometri- che.

La densità di aggettivazione comune al-

la volta e ai monumenti sansoviniani si

riassorbe nelle forme grandiose e semplifi-

cate della architettura bramantesca che raggiunge qui uno dei suoi risultati più al-

ti. La decorazione è accettata nella misura

in cui il suo ruolo può essere circoscritto e

delimitato esattamente senza interferire con la calcolata gerarchia delle strutture.

Che la forma architettonica voglia fare

da protagonista nell’immagine complessiva

Giulio II in un momento tragico di fru-

strazioni e di attesa. Nel 1505 infatti nessu-

no

dei grandi problemi che egli ha in ani-

mo

di affrontare è risolto, a Roma infuria

la peste, l’integrità territoriale dello Stato

è minacciata da più parti. L’idea sembra nascere dalla meditazione

della morte; in principio il Papa pensa

unicamente al suo sepolcro e lo immagina

— a somiglianza di quello dello zio Sisto

IV — isolato come un’arca, ma altissimo:

come un antico mausoleo. Poiché nessuna

cappella della vecchia basilica può conte-

nerlo occorre pensare a un organismo in scala con il monumento. È probabil- mente la grandiosità del nuovo programma che rende palese la inadegua- tezza della concezione con cui il restauro di San Pie- tro è stato iniziato dal Rossellino. Sebbene sia poco atten- dibile la tesi vasariana se-

condo cui la nuova chiesa sarebbe dovuta sorgere attorno al sepolcro, è pur vero che mausoleo e chiesa sono nella visione giu- liana organicamente collegati. Il sepolcro

avrebbe probabilmente occupato una cap-

pella minore; ma questa cappella doveva essere parte omogenea di un tutto abba- stanza grande da po-

ter accogliere al suo

centro, con debita

proporzione, la tom-

ba dell’apostolo Pie-

tro.

Quando progetta la basilica vaticana parte da una grande area coperta da una cupola Dalla quale si irradiano una serie di eventi spaziali omogenei

del presbiterio è dimostrato dalla accen- tuazione luminosa della nicchia absidale

colpita dalla luce radente con due finestre ricavate sul lato destro. Le due fonti lumi- nose agiscono come fari tra le quinte di

un palcoscenico, determinando nel catino

scanalato e nelle membrature che incorni-

ciano la nicchia un giuoco di sbattimenti

luminosi che tradisce la consumata espe-

rienza di Bramante pittore. Solo una illu-

minazione radente poteva creare un effetto

di gradazioni e inversioni tonali così raffi-

nato come quello che rende illusoriamente

Bramante, quando

è incaricato di pro-

gettare la basilica va- ticana, punta sull’or- ganismo in senso al-

bertiano fatto di parti concatenate e dotato

di un alto grado di

complessità. Il punto

di partenza è un

grande spazio coper-

to a cupola, ma que-

domi-

nante non si isola dal contesto, ne diventa invece il nucleo di sviluppo intorno al quale germinano una serie conchiusa di eventi spaziali omo- genei. Il principio della concrescita si generalizza. Lo spa-

centrale, come fis-

sato in un processo

zio

sto

elemento

Paolo Portoghesi «Peribolo circolare del tempietto di San Pietro in Montorio»

di PAOLO PORTOGHESI

o

contro dal tutto nasce incessantemente il singolo e al tempo stesso esso è singolo e tutto; certo esso appare come una parte, ma a un occhio acuto si disvela come tut- to» (Enneade, V, IV, 28).

A un’altra pagina di Plotino fa pensare

il rapporto tra cavità e sodi murari della

planimetria bramantesca: un rapporto di complementarità e di equilibrio dinamico

forse suggerito dalla tecnica del getto che l’architetto aveva studiato nei monumenti romani. «Ma come può il corporeo, accor- darsi con ciò che è superiore al corpo? —

si chiede Plotino nella prima Enneade, e

traendo un paragone dall’architettura ag- giunge — ebbene dimmi come l’architetto, dopo aver commisurato la forma esterna della casa alla intima forma di essa la giu-

dica bella? La ragione è nel fatto che tolte

le pietre quanto vi è d’esterno non è altro

che forma interna, suddivisa sì nella este- riore massa materiale, ma esistente, indivi-

sibile, pur se raffigurata nel molteplice». Bramante arriva al suo risultato di unità spaziale utilizzando con straordinaria ca- pacità sintetica una serie di esperienze lontane nello spazio e nel tempo. Le ter- me romane suggeriscono la scala e l’ordi- ne; ma la loro struttura per sequenza di spazi autosufficienti è respinta a vantaggio della fusione spaziale tardo-antica. Della

tradizione medievale viene assorbito il

procedimento “proposizionale” usato nella

connessione delle campate, che deriva dal-

la logica scolastica, e il carattere verticali-

stico dello spazio centrale.

Il progetto bramantesco conteneva in sé

una potenzialità urbanistica nel senso di

una estensione della regola della centralità

a un grandioso recinto in cui la basilica si

inscrive, riferimento evidente alla Gerusa- lemme Celeste descritta nell’Apocalisse. Bramante studia questa idea in due diver- se soluzioni collegando il recinto all’orga- nismo o lasciando la chiesa nel suo isola- mento. Così è raffigurata nel disegno a matita (il n. 104 della collezione degli Uf- fizi). Questo disegno, forse l’unico per cui è dimostrabile l’autografia bramantesca, è una delle testimonianze più intense dell’itinerario progettuale della basilica ed esprime in modo radicale l’esigenza di un rinnovamento che dalla chiesa come edifi- cio si estenda alla Chiesa come istituzione coinvolgendo la Curia e la struttura stessa della città anticipata nel microcosmo dell’edificio. È un disegno senza dettagli, una idea abbozzata come descrizione di

un sogno: un riflesso, probabilmente, delle accese appassionanti discussioni dell’archi-

«I chiamo secolo non

la ordinaria misura del tempo, ma quelle grandi tappe del- l’umanità, in cui ap- pariscono dei principi nuovi e si trasforma la

faccia del mondo. Questo avviene per una lenta e costante elaborazione di tutti gli elementi sociali, i quali vi lavorano inconsapevolmente; ma prima di dare il colpo mortale all’edificio crollante, si aspetta un uomo che è desti- nato a riassumere in sé tutto quel movi- mento, al quale tanti elementi cospirano senza saperlo, e che è destinato a dargli il nome». Questa la incisiva descrizione data da Francesco de Santis del ruolo di Machia- velli e che forse ancor meglio che al gran-

de

pensatore si attaglia a Donato Braman-

te

l’architetto che con le sue opere mature

ha

messo in crisi il pluralismo regionale

Il primo atto della collaborazione tra

che aveva caratterizzato l’architettura quattrocentesca italiana e al quale egli

Giulio II e Bramante è il cortile del Belve- dere, il monumentale congiungimento cioè

stesso aveva dato un importante contribu-

di

due strutture edilizie separate, divise da

to,

non per resuscitare l’architettura roma-

un

paesaggio campestre: il palazzo Vatica-

na, come si credeva un tempo, ma per su- perarla utilizzando le regole vitruviane e l’esempio dei monu-

menti antichi in una nuova sintesi, forgiata sul modello della Chiesa, dotata quindi del crisma della unità

e

della universalità.

A Urbino, la capi- tale del Montefeltro, vicino alla quale si trova il villaggio di Asdrubaldo, in cui nacque nel 1444, Bra- mante deve la sua vo-

cazione alla chiarezza,

no, intessuto intorno all’angusto cortile

del Pappagallo e la palazzina del Belvede-

re costruita da Innocenzo sullo sprone di

una collina affacciata sui prati di Castello.

Le due costruzioni si trovavano su piani diversi e avevano una volumetria piuttosto irregolare così che l’impresa del collega- mento appariva ardua e rischiosa. Il solo

fatto di vedere le due unità staccate, inse-

rite in uno scenario naturale, come colle- gabili in un solo organismo, denuncia un nuovo modo di pensare in termini dimen- sionali. Per la prima volta infatti nel Bel- vedere è recuperata la dimensione urbani-

stica della città antica e di conseguenza la prassi di riplasmare artificialmente il pae- saggio. Come la costruzione del foro di

Traiano aveva richiesto la demolizione del-

la Velia, la celebre collina che separava la

regione dei Fori dalla Suburra, così la co- struzione del cortile del Belvedere richiese

un massiccio ritocco della situazione natu-

rale e come i Fori Imperiali si contrappo- nevano alla città antica in qualità di orga- nismi autonomi, chiusi e introversi, esso si

pone quale recinto autonomo, ordinato ri-

spetto a una visuale gerarchica corrispon-

dente a una delle finestre dell’appartamen-

to pontificio.

dente a una delle finestre dell’appartamen- to pontificio. L’architetto marchigiano la sua abilità prospet- tica e

L’architetto marchigiano

la sua abilità prospet-

tica e il suo amore per l’antico. La vici-

nanza di Piero della Francesca, del Laura- na, di Francesco di Giorgio sono alla base di una formazione culturale non facile per quello che un suo

allievo, il Cesariano, definì patiente filio de paupertate.

A Milano, dove arriva più che trenten-

ne, Bramante confronta arditamente l’ere- dità di Brunelleschi con quella dell’Alber-

ti, associa alla riconquista degli ordini

quella dell’effetto spaziale dei monumenti antichi, a Santa Maria presso San Satiro a Santa Maria delle Grazie, e in modo pa- radigmatico nella incisione Prevedari, elabora un sistema compositivo in cui archi, colonne e pilastri si combinano nelle tre dimensioni

in un meccanismo che incatena

sostegni e volte in modo rigo-

roso e consequenziale. La veste decorativa nelle

opere milanesi è ancora un elemento essenziale, secondo

la

in

li

linguaggio prospetta una di-

versa ipotesi di arricchimento plastico degli archetipi derivati dall’antichità.

plastico degli archetipi derivati dall’antichità. «Santa Maria del Popolo» (foto Portoghesi) tetto con il

«Santa Maria del Popolo» (foto Portoghesi)

tetto con il Pontefice in cui convergevano due vocazioni profetiche. Bramante è entrato nella storia come

fondatore di un nuovo linguaggio diffuso

gradualmente in tutta Europa, anche in grazia della maestria dei suoi allievi, Raf-

faello, Baldassarre Peruzzi, Jacopo Sanso- vino, Antonio da Sangallo il giovane, il Sanmicheli e via dicendo. La sua fama di radicale impaziente in-

e lio
e
lio

Paolo Portoghesi «Progetto definitivo di Bramante per San Pietro»

Quando si entra nel presbiterio di San-

ta Maria del Popolo la memoria torna

spontaneamente alla pala di Brera di Piero

della Francesca, in cui appaiono tanti ele- menti analoghi: i cassettoni, la conchiglia

del catino, l’abside con il vano voltato a

botte che le fa da preludio; ma al prototi-

po

pierfrancescano l’architetto ha aggiun-

to

oltre alla potenza della struttura artico-

lata, il valore di una luce intrinseca all’og- getto, non più lume universale ma lume particolare generatore di “effetto”. L’organizzazione gerarchica dell’insieme possiede analogie strutturali molto forti

con la pianta bramantesca di San Pietro, tanto da far pensare che qui possa essere

ricercata una chiave iconologica per lo

schema della basilica, dove la tematica dell’ottagono del quadrato e del cerchio fu affrontata probabilmente tenendo conto

magicamente profonda l’abside di Santa

Maria del Popolo e solo a patto che la connessione tra le forme pure, i semici- lindri, il quarto di sfera, i prismi fosse

calibrata con esattezza millesimale. Nel tempietto di San Pietro in Montorio, il più minuscolo dei monumenti chiave della storia dell’architettura la centralità è l’idea dominante che immedia- tamente si impossessa dell’os- servatore e lo costringe a una indagine mentale sulle ragioni, sulle regole, sulle proprietà di questa legge strutturale. Per ap- prezzare in tutta la sua comples- sità e chiarezza l’enunciato bra- mantesco occorre reintegrare men- talmente il tempietto nel suo origi- nario spazio-ambiente che, come il Serlio ci ha tramandato, doveva essere definito da un loggiato concentrico anulare.

C’è una pagina del commento di Marsi- Ficino al Convivio di Platone che sem-

bra fatta apposta per commentare il tem- pietto bramantesco e coglierne le aree di

significazione simbolica al di là di coinci- denze univoche difficilmente dimostrabili.

«E non senza proposito — scrive il Ficino

— gli antichi teologi posero la Bontà nel

centro: e nel cerchio la Bellezza. Dico cer-

tamente la Bontà in un centro: e in quat- tro cerchi la Bellezza. L’unico centro di tutte le cose è Dio. I quattro cerchi che d’intorno a Dio continovamente si rivol-

gono, sono la Mente, l’Anima, la Natura e

la Materia. La Mente Angelica è cerchio

stabile: l’Anima, per sé mobile: la Natura,

in altri, ma non per altri si muove: la Ma-

teria non solo in altri, ma ancora da altri è mossa. Ma perché noi Dio chiamiamo

Centro e quelli altri quattro perché cerchi, dichiareremo? Il Centro è un punto del cerchio stabile e indivisibile: donde molte linee divisibili e mobili, vanno a la lor si- mile circonferenza». L’idea di ricostruire integralmente la ba- silica di San Pietro, abbandonando la «piccola riforma» iniziata da Niccolò V e traducendo in scala eroica la primitiva ba- silica costantiniana, nasce nella mente di

prassi quattrocentesca che ciascuno dei centri regiona-

di elaborazione del nuovo

È solo dopo il trasferimento a

Roma, che precede di poco l’inizio del nuovo secolo, che l’architetto ri- nuncia consapevolmente alla decorazio-

ne per orientare la sua ricerca verso il pu- ro enunciato degli elementi compositivi.

Nel chiostro di Santa Maria della Pace interpreta mirabilmente nella purezza as-

soluta della forma costruttiva la mite inti- mità del chiostro, come simbolo della vita monastica. Siamo nei primi anni romani

di Bramante nella Roma di Alessandro VI

Borgia e l’architetto è interessato soprat-

tutto allo studio e al rilievo dei monumen-

ti antichi. Nel 1503 l’elezione di Giulio II

produce un profondo mutamento nella vi-

ta dell’architetto: il suo programma filolo-

gico è messo in crisi da ciò che il nuovo Papa gli chiede: di aiutarlo cioè in una se-

rie di imprese di vastissimo respiro per le

quali non sarebbe bastata una intera vita.

L’incontro tra il bellicoso Pontefice ormai settantenne e l’architetto che stava per compiere i sessant’anni si risolse in una profonda amicizia basata sulla comple- mentarità dei caratteri e sul comune entu- siasmo per un ideale pragmatico e ottimi- stico. L’aneddoto dell’architetto che legge

e commenta Dante al capezzale del Papa

malato è indizio rivelatore di una solida- rietà che oltrepassa la specificità dell’im- pegno architettonico.

di crescita, si espande in quattro direzioni

attraverso i bracci della croce. In questo modo viene fissato un modello spaziale

che si ripete quasi identico nei quattro va-

ni cupolati disposti diagonalmente.

Il principio della espansione lungo gli

assi ortogonali si ripete poi in forma sem-

plificata in tutta la catena di quelli che potremmo definire “spazi di mediazione”. Questi spazi, ora sfruttati come passaggi,

ora

come cappelle, assorbono la dilatazio-

novatore ha colpito la fantasia popolare

ne

dello spessore dei grandi muri di spina

ed è ironicamente condensata nel fantasio-

che

affiancano i bracci della croce deter-

so aneddoto narrato dal Guarna nella sua

«Prima di tutto io voglio eliminare questa

minata dalla forma “smussata” dei piloni della cupola. L’aspetto più affascinante della plani- metria bramantesca è la limpidezza delle leggi aggregative e la semplicità del risul-

tato. In effetti l’architetto è riuscito in mo-

Simia. Giunto in Paradiso in cospetto di san Pietro l’architetto avrebbe dichiarato:

strada di accesso così aspra e difficile da salire che conduce dalla terra al cielo; io ne farò un altra così dolce e larga, che le

do

impressionante a realizzare l’unità nella

anime dei deboli e dei vecchi vi possano

molteplicità attraverso un rapporto di omogeneità tra parte e tutto che fa pensa-

salire a cavallo. Inoltre penso di buttar giù questo paradiso e farne uno nuovo

re

a una pagina di Plotino sul rapporto

con più belle e più allegre abitazioni per i

tra

realtà mondana e idea: «Quaggiù

beati. Se queste cose vi accomodano sono

ogni parte nasce sempre da un’altra e ogni

con voi; altrimenti me ne vado a casa di

singolo è semplicemente parte; lassù per

Plutone».

pagina 6

L’OSSERVATORE ROMANO

sabato 12 aprile 2014

KIEV, 11. La Conferenza episcopale

ucraina si unisce all’appello alla pa-

ce

e all’integrità territoriale lanciato

nei

giorni scorsi dal Consiglio ucrai-

no

delle Chiese e delle organizza-

zioni religiose (Auccro). I vescovi cattolici, secondo i quali bisogna evitare qualsiasi coinvolgimento o scontro per motivi religiosi, aderi-

scono appieno alla posizione comu-

ne

espressa dalle altre confessioni e

fedi. «Condanniamo — si legge nel comunicato dell’Auccro — le manife- stazioni di separatismo e sosteniamo

l’integrità dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello interna- zionale». Sulla stessa lunghezza d’onda la Conferenza episcopale che «condanna ogni tentativo di provocare e infiammare l’odio per motivi religiosi» e «sostiene l’inte- grità del Paese». Inoltre si incorag-

giano i fedeli a continuare a «prega-

re

il Cuore Immacolato di Maria,

a «prega- re il Cuore Immacolato di Maria, come abbiamo fatto il 20 marzo scorso a

come abbiamo fatto il 20 marzo scorso a Kharkiv». Dal canto suo la Chiesa ortodossa

La Conferenza episcopale si unisce all’appello dell’Auccro

ucraina legata al patriarcato di Mo-

sca

— riferiscono il Religious infor-

Pace

mation service of Ukraine e il Sir —

ha

chiesto in una lettera al presiden-

te

russo Vladimir Putin di non per-

per l’Ucraina

mettere una scissione dell’Ucraina e

di fermare un possibile scontro mili-

tare tra i due popoli. In un’intervi-

sta, il metropolita di Boryspil e Bro-

vary, Anthony (Pakanych), respon- sabile degli affari religiosi della

Chiesa ortodossa ucraina - Patriar-

cato di Mosca, ha dichiarato di spe- rare che «sia ancora possibile non accettare la guerra», aggiungendo

che

«la Chiesa ortodossa ucraina ha

risposto all’appello delle autorità e

sta raccogliendo mezzi, prodotti ali-

mentari e medicine per l’esercito

ucraino come loro dovere non solo

civile ma anche cristiano». Secondo Anthony, «il patriarca russo Cirillo

sta

facendo tutto il possibile e sta

usando tutta la sua autorità per non

permettere lo spargimento di sangue

tra

due popoli fraterni».

Restano tuttavia forti i timori del-

la comunità cattolica dopo l’ultima-

 

di

clausura e una cattedrale che si

tum lanciato ai manifestanti filorussi perché pongano fine alle proteste. Preoccupa soprattutto la minaccia dell’uso della forza. Secondo fonti

della Chiesa cattolica latina citate

trova al centro della città, proprio dove si sono svolte le manifestazio- ni), «c’è tantissima gente che sta

dal Sir, «tutto si gioca in queste ul-

provocando la popolazione: hanno tolto le bandiere ucraine dagli edifi-

time ore. L’ultimatum è stato lancia-

ci

occupati, vogliono distruggere

to

mercoledì scorso dal ministro

l’unità della nostra Patria. Abbiamo

dell’Interno, Arsen Avakov, ai mani-

vissuto un clima di guerra: macchi-

festanti filorussi affinché pongano

ne

bruciate, lancio di bombe, occu-

fine alle azioni di protesta in Ucrai-

pazione di edifici pubblici. La gente

na orientale, tramite negoziato o

sta

ancora in strada e i nostri par-

con l’uso della forza. Chiediamo di

rocchiani hanno paura di andare

pregare, perché tutto si risolva nella

nella cattedrale. Siamo preoccupati

pace». A Kharkiv, cuore della dioce-

per le suore del monastero di clau-

si

cattolica latina (che conta cinque

sura perché ci dicono che non san-

parrocchie, un monastero di suore

no

cosa sta succedendo».

Cerimonia presieduta dal metropolita Hilarion

Ritorno alla fede

MOSCA, 11. Il rito viene amministra-

to

due volte all’anno e simboleggia

il

ritorno alla Chiesa ortodossa russa

di

coloro che si sono temporanea-

mente allontanati dalla fede per se-

guire sette e altri insegnamenti pseudoreligiosi. Mercoledì scorso la cerimonia ha avuto luogo, come sempre, nella chiesa di Nostra Si- gnora Gioia di Tutti gli Afflitti in Bolshaya Ordynka, a Mosca, ed è stata presieduta dal metropolita di Volokolamsk, Hilarion, responsabile

del

Dipartimento per le relazioni ec-

clesiastiche esterne del patriarcato di Mosca. Cinquantaquattro le persone — informa un comunicato — che «han-

no

rinunciato al paganesimo, alle il-

lusioni delle sette e a false credenze

scismatiche, promettendo sul Vange-

lo

fedeltà alla Chiesa».

Dopo il giuramento, Hilarion ha posato il suo omoforio sulla testa di ciascuno di coloro che sono tornati alla fede. «Oggi — ha recitato il me- tropolita — il Signore ti ha riportato alla santa Chiesa, la Chiesa alla

quale un tempo eri stato condotto

da

Dio attraverso il sacramento del

santo Battesimo, dalla quale te ne

sei andato per seguire delle illusioni

e

alla quale sei tornato oggi attra-

verso il pentimento». Parlando poi della vita nella

Chiesa, il metropolita di Volokolam-

sk

ha detto che essa «possiede tutto

il

necessario per rendere una perso-

na

felice in questa vita e per prepa-

rarla al passaggio alla vita futura.

Solo i non credenti e coloro che

hanno poca fede possono pensare

l’esistenza come se fosse uno spazio

di

tempo nel quale si deve prendere

il

più possibile di tutto e che ciò

che li attende dopo la morte è sco-

nosciuto. Questo è spesso detto da

coloro i quali credono che non si

deve pensare alla morte ma prima

mento religioso intrinseco e che

di tutto alla ricchezza materiale e al

successo». E ci sono poi coloro, ha

l’anima umana ha un desiderio istintivo di Dio, «insegnano ogni ti-

concluso il metropolita Hilarion, che, pur essendo consapevoli del fatto che ognuno di noi ha un senti-

po di menzogna, false dottrine e la superstizione, invece di insegnare al- la gente la verità».

Il patriarcato di Mosca sollecita interventi di restauro

Corsa contro il tempo

per salvare le chiese di legno

Corsa contro il tempo per salvare le chiese di legno di cristiani comprendono le sacre Scritture?

di

cristiani comprendono le sacre

Scritture? Sono in grado di cogliere

l’attualità e la ricchezza della Parola

di Dio? Sanno porsi in ascolto in

modo da rafforzare il cammino ecu-

menico? Con queste domande si è aperto il convegno ecumenico intito- lato Lire la Bible, écouter la Parole. Enjeux et expériences œcuméniques, te- nutosi a Parigi nei giorni scorsi. Il convegno è stato promosso dall’Isti- tuto superiore di studi ecumenici (Iseo) dell’Institut Catholique de Pa-

ris in collaborazione con l’Istituto

I

RICCARDO BURIGANA

protestante di teologia e l’Istituto di teologia ortodossa Saint-Serge, se-

condo una tradizione che va avanti

Crescono

i minareti

in Danimarca

COPENAGHEN, 11. Presto (si parla

di poche settimane) a Copena-

ghen, nel quartiere centrale di

Nørrebro, verrà inaugurata la più grande moschea della Danimarca. Costata ventuno milioni di euro,

in gran parte arrivati dall’ex so-

vrano del Qatar, emiro Hamad bin Khalifa al-Thani, una volta aperta si sosterrà con mezzi pro-

pri

prie sale e strutture, come ha di- chiarato al Sir il portavoce del

Consiglio islamico, Mohamed al-

Mainouni. La sua costruzione ha suscitato polemiche in un Paese

nel

delle violente reazioni seguite alla

pubblicazione, nel 2005, sul quo- tidiano «Jyllands-Posten», delle vignette satiriche su Maometto.

quale è ancora vivo il ricordo

derivanti dall’affitto delle pro-

Ma, assicurano gli osservatori, per gran parte dei cittadini la nuova

moschea — mentre per altre è sta-

to

tuisce un segno di pacifica convi-

venza tra cristiani e musulmani (il

4,3

presentato il progetto — costi-

per cento della popolazione).

Convegno a Parigi sulla centralità della Parola di Dio

Bibbia questione ecumenica

da diversi anni, nata per offrire l’op-

portunità di una riflessione e di con-

fronto su un tema particolarmente importante nel campo del dialogo ecumenico.

Il tema scelto quest’anno è stato lettura e ascolto della Bibbia come campo privilegiato del cammino ecu- menico: in esso si confrontano tradi- zioni storiche ed esperienze quotidia- ne che, da una parte sostengono il dialogo ecumenico, dall’altro mostra- no chiaramente come proprio a par-

tire dalla lettura delle sacre Scritture

dalla loro interpretazione si siano

e

sviluppate e accentuate le divisioni

tra i cristiani. Questo tema è stato

scelto anche per favorire un maggior coinvolgimento dei giovani nella let- tura e nell’ascolto della Parola di Dio in prospettiva ecumenica (al ter- mine dell’incontro è stata data la pa-

rola a tre giovani teologi per una lo-

valutazione). Al convegno, aperto

ro

da Jacques-Noël Pérès, direttore dell’Iseo, si è a lungo discusso del valore ecumenico delle traduzioni in- terconfessionali, soprattutto in rap-

porto all’uso che ne viene fatto nelle liturgie delle singole comunità; sul tema delle traduzioni, come su altri argomenti, non ci si è limitati

all’orizzonte francese, in considera-

zione del fatto che, in Francia come

in altri Paesi europei, si hanno ormai

presenze cristiane provenienti da tut- to il mondo. Tali presenze arrivano

portandosi dietro approcci molto di-

versi tra loro nei confronti della Pa- rola di Dio, tanto più quando provengono da luoghi dove forte è il dibattito su Bibbia, antiche tra-

dizioni religiose e nuove forme di predicazione dell’universo penteco- stale. Il convegno parigino ha messo in evidenza come in Francia si possa

accedere, a costi ragionevolmente

bassi, al testo biblico, così come esi- sta una vasta letteratura di introdu- zioni e di commenti alla Scrittura, molti dei quali pensati e scritti in termini ecumenici, tanto da favorire

comprensione delle diverse letture

la

date dalle Chiese e dalle comunità ecclesiali nel corso dei secoli. Come

presentare il testo biblico all’uomo e alla donna di oggi? Si tratta, è stato spiegato nei vari interventi, di una

questione ecumenica, che tocca tra-

sversalmente tutte le comunità cri- stiane, sulla quale si è sviluppato un ampio dibattito, andato oltre la di- mensione del rapporto tra Bibbia e predicazione domenicale. A partire da alcune relazioni c’è stata infatti una valutazione della presenza delle sacre Scritture nelle pratiche devo- zionali e nelle liturgie delle diverse tradizioni, con una particolare atten- zione alla riscoperta della centralità della Bibbia nella liturgia della Chie- sa cattolica, soprattutto dopo la cele- brazione del concilio Vaticano II. Si

è poi parlato della presenza della Bibbia nella pastorale quotidiana, ponendo l’accento su come la lettura della Scrittura debba essere una fon- te privilegiata nell’azione caritativa dei cristiani, nell’accoglienza degli ultimi della società; proprio una let- tura condivisa può essere uno stru-

mento privilegiato in tale azione, at-

traverso la quale i cristiani testimo- niano un’unità che si alimenta dalla condivisione della Parola di Dio, co- me dimostrano molte esperienze ecu- meniche realizzatesi in Francia negli ultimi anni, oggetto di comunicazio- ni e interventi. Il convegno ha infine affrontato il rapporto tra l’animazione biblica (anche attraverso il confronto tra i

percorsi formativi nelle diverse tradi- zioni cristiane) e il reale peso che le sacre Scritture hanno nella vita delle comunità. Su quest’ultimo punto si è manifestata ampia convergenza: una formazione ecumenica alla lettura e all’ascolto della Parola di Dio costi- tuisce una premessa fondamentale e irrinunciabile per costruire una co- munità che ponga al centro della propria esperienza di fede la costru- zione della comunione, al suo inter-

no e con altre comunità locali pur di

tradizioni cristiane diverse. A quasi cinquant’anni dalla promulgazione della costituzione Dei Verbum, che ha indicato strade nuove nel rapporto

tra Parola di Dio, vita della Chiesa e

dialogo ecumenico, con questo con-

vegno — concluso da monsignor Vin- cent Jordy, vescovo di Saint-Claude, presidente del Consiglio per l’unità

dei cristiani e le relazioni con l’ebrai-

smo della Conferenza episcopale francese — si è voluto riaffermare la centralità della lettura della Bibbia

un cammino ecumenico che vo-

non solo scoprire un patrimonio

glia

per

spirituale in comune ma aiutare i cri- stiani ad annunciare, insieme, con maggiore efficacia, la buona novella

al mondo.

insieme, con maggiore efficacia, la buona novella al mondo. M OSCA , 11. Due anni di

MOSCA, 11. Due anni di tempo per salvare dalla distruzione le tipiche chiese di legno della Russia setten-

trionale. È l’appello lanciato, attra- verso il sito in rete del patriarcato

di Mosca, da padre Alex Yakovlev,

responsabile del progetto Common Cause e membro del dipartimento

sinodale. Più della metà delle chie-

se costruite in legno, sopravvissute

al periodo del regime sovietico nei

boschi e nelle aree settentrionali di Arcangelo, Vologda, San Pietrobur-

Compie 150 anni la presenza ortodossa

in Mongolia

ULAN BATOR, 11. Compie cento-

cinquant’anni la presenza orto-

dossa in Mongolia. Il 3 aprile 1864, nella piccola chiesa della

Santa Trinità adiacente il conso-

lato russo di Urga (il vecchio

nome della capitale Ulan Ba-

tor), veniva celebrata la prima

divina liturgia. L’anniversario di

quella che è considerata la data

di nascita dell’ortodossia in

Mongolia è stato ricordato nei giorni scorsi con uno speciale

annullo postale e una cerimonia

alla quale — come riferito dal si-

to

le

relazioni esterne della Chiesa

in rete del Dipartimento del-

ortodossa russa — hanno parte- cipato autorità e numerosi fede-

li. L’incontro è stato l’occasione

per ricordare le varie tappe del-

la presenza ortodossa in terra

mongola. In particolare sono stati rievocati i tempi bui del

periodo sovietico. Nel Paese la

vita

nel

crollo dei regimi comunisti in Europa orientale alla fine del

1989, la Mongolia ha intrapreso

una

1990. Infatti, solo dopo il

della Chiesa è ripresa solo

lenta e tortuosa transizione

verso la democrazia. Così, nel 2001, il metropolita di Smolen-

sk e Kaliningrad, Cirillo, oggi

patriarca di Mosca, ha potuto

porre la prima pietra della nuo-

va

Trinità. Il tempio è stato realiz-

chiesa dedicata alla Santa

zato e consacrato nel 2009.

go e della Carelia, ha urgente biso- gno di restauro. «Abbiamo due anni di tempo per intervenire, altrimenti andran-

no completamente distrutte», ha

detto il sacerdote, il quale sottoli- nea anche come il lavoro di recu- pero e conservazione di questi luo-

ghi di culto, testimoni della tradi-

zione russa e della resistenza della

fede negli anni della dittatura, sia particolarmente apprezzato dal pa- triarca Cirillo. Nei sei anni passati, sono state compiute circa novanta spedizioni, esaminate oltre cento- settanta chiese e cappelle e com- piuti novantacinque interventi di emergenza. Tre chiese e tre cappel- le sono state finora completamente restaurate. «Nel 2013 abbiamo or- ganizzato e condotto ventitré spe- dizioni di recupero, nel 2014 do- vremmo arrivare a cento. Invitia- mo tutte le persone interessate a rispondere e ad aiutarci. Sarebbe bello se partecipassero le organiz- zazioni giovanili delle chiese orto- dosse», scrive padre Alex. Negli anni scorsi sono spesso in- tervenuti giovani seminaristi, mo- naci, studenti accompagnati dai

professori: «Non c’è bisogno di particolari qualifiche e competen- ze. Per la conservazione del monu- mento è sufficiente togliere i detri- ti all’interno e all’esterno, rattop-

pare il tetto se perde, puntellare le finestre ed estirpare l’erba intor- no». Per gli interventi di restauro, Common Cause si avvale invece di

professionisti, secondo le norme

definite per la tutela del patrimo-

nio culturale.

Il Preside, Monsignor Livio Melina, e la

comunità accademica del Pontificio Isti-

tuto Giovanni Paolo II per Studi su Ma-

trimonio e Famiglia partecipano con

profonda commozione al lutto per la scomparsa di

FLORENCIO NORIEGA RUIZ

padre del Prof. José Noriega, DCJM. Il

Preside, i colleghi e tutta la comunità

accademica si raccolgono nella preghiera

suffragio nella comune speranza del

Signore Risorto, affinché accolga nella

Sua pace il caro defunto e doni consola- zione ai suoi familiari.

di

sabato 12 aprile 2014

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 7

Messa del Pontefice a Santa Marta

Il diavolo sicuramente

Documento conclusivo della Settimana sociale dei cattolici italiani

La famiglia fa la differenza

«Il diavolo c’è anche nel ventunesi- mo secolo e noi dobbiamo imparare

dal Vangelo come lottare» contro di

lui per non cadere in trappola. Ma per farlo non bisogna essere «inge-

nui». E perciò si devono conoscere

le sue strategie per le tentazioni che

hanno sempre «tre caratteristiche»:

cominciano piano, poi crescono per contagio e alla fine trovano il modo per giustificarsi. Papa Francesco ha messo in guardia dal ritenere che

parlare del diavolo oggi sia roba

«da antichi» e proprio su questo ha incentrato la sua meditazione nella messa celebrata venerdì 11 aprile nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice ha parlato espressa- mente di «lotta». Del resto, ha spiegato, anche «la vita di Gesù è stata una lotta: lui è venuto per vincere il male, per vincere il princi- pe di questo mondo, per vincere il demonio». Gesù ha lottato con il demonio che lo ha tentato tante volte e «ha sentito nella sua vita le tentazioni e anche le persecuzioni». Così «anche noi cristiani che vo- gliamo seguire Gesù, e che per mezzo del battesimo siamo proprio nella strada di Gesù, dobbiamo co-

noscere bene questa verità: anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio». Questo avviene «perché lo spirito del male non vuole la nostra santi- tà, non vuole la testimonianza cri- stiana, non vuole che noi siamo di- scepoli di Gesù». Ma, si è chiesto il Papa, «come fa lo spirito del male per allonta- narci dalla strada di Gesù con la sua tentazione?». La risposta a que- sto interrogativo è decisiva. «La tentazione del demonio — ha spie- gato il Pontefice — ha tre caratteri- stiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole». An- zitutto «la tentazione incomincia lievemente ma cresce, sempre cre- sce». Poi «contagia un altro»: si «trasmette a un altro, cerca di esse- re comunitaria». E «alla fine, per

tranquillizzare l’anima, si giustifi-

ca». Dunque le caratteristiche della tentazione si esprimono in tre paro- le: «cresce, contagia e si giustifica». Lo si evince anche dalla «prima tentazione di Gesù» nel deserto, che «sembra quasi una seduzione. Il diavolo va lentamente» e dice a Gesù: «Ma perché non fai questo?

Buttati dal tempio e risparmi

trent’anni di vita, in un giorno tutti

ti diranno: ecco il Messia!». È la stessa cosa «che ha fatto con Ada- mo ed Eva». Il diavolo dice loro:

«Assaggiatela questa mela, è buona, darà saggezza!». Il diavolo segue la tattica della «seduzione»: parla «quasi come se fosse un maestro spirituale, come se fosse un consi- gliere». Ma se «la tentazione viene re- spinta», poi «cresce e torna più for- te». Gesù, ha spiegato il Papa, lo dice nel Vangelo di Luca e avverte che «quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda torna». Ed ecco che «la tentazione è più forte, cresce. Ma cresce anche coinvolgendo al- tri». È proprio quello che è succes-

so con Gesù, come racconta il pas-

so evangelico di Giovanni (10, 31- 42) proposto dalla liturgia. «Il de- monio — ha affermato il Pontefice

dalla liturgia. «Il de- monio — ha affermato il Pontefice — coinvolge questi nemici di Gesù

coinvolge questi nemici di Gesù

che, a questo punto, parlano con

lui con le pietre nelle mani», pronti

a

ucciderlo. E qui «si vede chiarissi-

ma la forza di questa crescita» per contagio della tentazione. Così «quello che sembrava un filo d’ac- qua, un piccolo filo d’acqua tran- quillo, diviene una marea, un fiume forte che ti porta avanti». Perché, appunto, la tentazione «cresce sem- pre e contagia». La terza caratteristica della tenta- zione del demonio è che «alla fine si giustifica». Papa Francesco, in proposito, ha ricordato la reazione del popolo quando Gesù è tornato «per la prima volta a casa a Naza- reth» e si è recato nella sinagoga. Prima tutti sono rimasti colpiti dal- le sue parole, poi ecco subito la tentazione: «Ma costui non è il fi- glio di Giuseppe il falegname, e di Maria? Con quale autorità parla se non è mai andato all’università e non ha mai studiato?». Dunque

hanno cercato di giustificare il loro proposito di «ucciderlo in quel mo- mento, buttarlo già dal monte». Anche nel brano di Giovanni gli interlocutori di Gesù vogliono ucci- derlo, tanto che «hanno le pietre nelle mani e discutono con lui». Così «la tentazione ha coinvolto tutti contro Gesù»; e tutti «si giu- stificano» per questo. Per Papa Francesco «il punto più alto, più forte della giustificazione è quello del sacerdote» che dice: «Ma finia- mola, voi non capite niente! Non sapete che è meglio che un uomo muoia per il popolo? Deve morire per salvare il popolo!». E tutti gli altri gli danno ragione: è «la giusti- ficazione totale». Anche noi, ha avvertito il Ponte- fice, «quando siamo tentati, andia- mo su questa stessa strada. Abbia- mo una tentazione che cresce e contagia un altro». Basta pensare alle chiacchiere: se abbiamo «un po’ di invidia per quella persona o per l’altra», non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, par- landone male in giro. È così che la chiacchiera «cerca di crescere e con- tagia un altro e un altro ancora Proprio «questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere» ha riconosciuto il Papa, confidando:

«Anche io sono stato tentato di chiacchierare! È una tentazione quotidiana», che «comincia così, soavemente, come il filo d’acqua».

 

Ecco perché, ha affermato ancora

il

Pontefice, si deve stare «attenti

quando nel nostro cuore sentiamo

qualcosa che finirà per distruggere

le

persone, distruggere la fama, di-

struggere la nostra vita, portandoci alla mondanità, al peccato». Si de- ve stare «attenti — ha aggiunto — perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando cresce e contagia sarà un marea tale che porterà a giustificarci del male»; proprio «come si sono giustificate queste persone» presentate nel Van- gelo, che sono arrivate a dire di Ge- sù: «È meglio che muoia un uomo per il popolo». «Tutti siamo tentati — ha affer- mato il Pontefice — perché la legge della nostra vita spirituale, della no-

stra vita cristiana, è una lotta». E lo

è

in conseguenza del fatto che «il

principe di questo mondo non vuo- le la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo». Certo, ha concluso il Papa, «qualcuno di voi — forse, non so — può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo nel secolo ventunesimo!» Ma, ha ribadito «guardate che il diavolo c’è! Il dia- volo c’è anche nel secolo ventunesi- mo. E non dobbiamo essere inge- nui. Dobbiamo imparare dal Van- gelo come fare la lotta contro di lui».

ROMA, 11. È la famiglia che fa la dif- ferenza. All’indomani del duplice in- tervento della presidenza della Con- ferenza episcopale italiana (Cei) — sulla trascrizione a Grosseto di un matrimonio tra persone dello stesso sesso e sulla decisione della Corte costituzionale in materia di feconda- zione eterologa medicalmente assi- stita — la Chiesa in Italia torna a far sentire la propria voce sulla famiglia che rappresenta «la differenza fon- damentale» tra una società aperta e una società chiusa in un individuali- smo autosufficiente. La famiglia fa

differenza. Per il futuro, per la città, per la politica è appunto l’articolato titolo del documento conclusivo del-

la quarantasettesima Settimana so-

ciale dei cattolici italiani, svoltasi a Torino nel settembre 2013 e che, co- me si ricorderà, ha avuto per tema proprio la famiglia, quale soggetto

di «speranza» e di «futuro» per la

società italiana. Il documento, presentato questa mattina a Roma dal presidente del Comitato scientifico-organizzatore, Arrigo Miglio, arcivescovo di Ca- gliari, e dal vicepresidente, Luca Diotallevi, richiama nelle sue prime righe il messaggio che Papa France-

sco volle inviare ai partecipanti alla Settimana sociale di Torino per

esprimere vicinanza alla «sofferenza

tante famiglie» che, soprattutto in

un contesto di crisi economica che

per molti versi ricorda quella del do- poguerra, sperimentano il peso di

povertà sociali e morali. «L’azione e

pensiero di Papa Francesco — ha

chiarito introducendo l’incontro con

la stampa monsignor Domenico

Pompili, sottosegretario della Cei — stanno restituendo maggiore eviden-

za

insieme” e non si può parlare di fa- miglia semplicemente a partire da una descrizione astratta e avulsa dal

contesto storico-sociale, ma neanche

lasciarsi schiacciare solo sui presunti dati di fatto, a cui sarebbe giocofor-

za conformarsi».

In tale prospettiva, dopo avere

approfondito i fondamenti della vi-

sione cattolica sulla famiglia, il do- cumento prende in considerazione alcuni aspetti legati all’attualità poli- tica e culturale. Così parla delle «priorità» che «l’agenda della politi- ca» del Paese dovrebbe assumere ri-

principio per cui “tutto si tiene

il

di

biamo paura di chi pone il proble-

ma della identità e del ruolo pubbli-

della famiglia fondata sul matri-

monio di un uomo e di una donna. Né abbiamo paura che il problema

sia posto. Abbiamo paura di chi vuole imporre una soluzione evitan- do che la questione sia pubblica-

mente discussa e che le alternative

gioco e le loro principali implica-

in

zioni appaiano per quello che sono.

abbiamo paura di chi minimizza

scala dei problemi che coinvolgo-

la

E

co

la famiglia e anche di chi stru-

mentalizza le questioni familiari ri-

ducendole a bandiera ideologica».

anche la necessità di «rende-

più efficace il riconoscimento del

valore e del ruolo pubblico dell’isti-

tuto familiare». In tal senso, è anche «necessario e urgentissimo che la

re

Di

no

qui

pressione fiscale sia abbassata e allo

stesso tempo anche riformata in mo-

da riconoscere lo specifico e co-

do

stoso contributo che l’istituto fami-

liare fornisce alla collettività».

al

La presidenza della Cei e il rabbino capo di Roma

Sulla decisione della Corte costituzionale

ROMA, 11. La decisione della Corte costituzionale in materia di fecon- dazione eterologa medicalmente assistita presenta «alcuni nodi pro- blematici che suscitano dubbi e preoccupazioni, sotto il profilo an- tropologico e culturale». È quanto sostiene una dichiarazione della presidenza della Conferenza epi- scopale italiana in merito alla re- cente sentenza della Consulta che ha sancito l’illegittimità del divieto per la fecondazione eterologa pre- visto dalla legge 40. «La decisione della Corte costi- tuzionale verso il cui operato si conferma il necessario rispetto — sottolineano i vescovi — entra nel merito di una delicata esperienza umana. Il desiderio di avere un fi- glio è profondo e indiscutibile e merita il massimo rispetto e la più delicata comprensione». Tuttavia, «in attesa di conoscere le relative motivazioni della Corte costituzio- nale», i presuli italiani ritengono appunto doveroso «segnalare alcu- ni nodi problematici». In primo

luogo, «viene affermato un non meglio precisato “diritto al figlio”

o “diritto alla genitorialità”, col ri- schio di confondere o, peggio, identificare il piano dei desideri con il piano dei diritti, sottacendo che il figlio è una persona da acco- gliere e non l’oggetto di una prete- sa resa possibile dal progresso scientifico». In secondo luogo, «si assume come parametro di valore un preteso diritto individuale, sganciato da qualsiasi visione rela- zionale; in questo modo si trascu-

ra, tra l’altro, il diritto del figlio a conoscere la propria origine biolo- gica». Quindi, «si cambia e si sna- tura il concetto e l’esperienza di paternità e di maternità, che sono elementi preziosi per l’unità pro- fonda e inviolabile della coppia». Infine, concludono i vescovi, «si determina un pericoloso vuoto normativo nel quale rischia di esse-

re legittimata ogni tecnica di ripro-

duzione umana. La cultura giuridi- ca non dovrebbe semplicemente avvalorare il dominio della tecno- scienza, ma porsi la questione del

senso e anche quella del limite. In- fatti, come la storia ha dimostrato, non tutto ciò che è fattibile giova

al genere umano».

Di «un’iniziativa da evitare»,

con riferimento alla fecondazione eterologa, parla anche Riccardo Di Segni. Nel commentare, per «Pagi- ne Ebraiche 24», la sentenza della Corte costituzionale, il rabbino ca- po di Roma rileva che quanto a questa specifica pratica «c’è in am- bito rabbinico una letteratura una- nime nel considerarla un’iniziativa da evitare». Infatti, «è una proce- dura sconsigliata anche per motivi etici e psicologici e, nel caso in cui questa avvenga, è imprescindibile porsi alcune domande. Ci si deve per esempio interrogare sull’identi- tà del donatore, sulle possibilità che vengano trasgrediti alcuni di- vieti, tra cui quello gravissimo

dell’incesto (sui figli del donatore),

e sui problemi che possono sorgere