Sei sulla pagina 1di 8

Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004

Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00

L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO

Unicuique suum

Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata €

POLITICO RELIGIOSO

Non praevalebunt

Anno CLIV n. 39 (46.581)

Città del Vaticano

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

.

Il vescovo di Roma in visita alla parrocchia di San Tommaso apostolo

L’esortazione apostolica di Papa Francesco

Parole che uccidono

Per rivitalizzare la missione della Chiesa

E all’Angelus ricorda che evitare le chiacchiere fa diventare santi

  • di UGO SARTORIO

    • C i vorrà del tempo per com- prendere le lezioni, le pro- vocazioni e le sfide del-

l’Evangelii gaudium , un documento che rilegge schiettamente il nostro tempo alla luce del Vangelo e in- tende rivitalizzare l’azione missio- naria della Chiesa. Un documento che non ammette di essere scim- miottato, perché le espressioni di Papa Francesco non si lasciano scomporre e ricomporre dentro le- vigati sermoni di seconda mano. Non ci si può appropriare di alcu- ne parole se non si accoglie la vi- sione d’insieme che le rende davve- ro efficaci, se non si accede al tutto che si riflette nelle singole parti esaltandone il significato. Non a caso l’ultimo dei quattro grandi principi che il vescovo di Roma pone a fondamento dello «svilup- po della convivenza sociale» (221), ma che vale anche in senso più ampio, è che «il tutto è più della parte» (234). Nel documento è in causa la po- larità globale-locale — nel contesto del richiamarsi di bene comune e pace sociale — ma il principio si di- mostra fecondo a più livelli, non ultimo come chiave interpretativa del testo che lo contiene. Sono di grande interesse, e funzionano allo stesso modo, anche gli altri tre principi, che il Papa esplicita in brevi paragrafi e che, ognuno per parte sua, allargano gli orizzonti del pensiero e dell’azione. Com’è il caso del primo in ordine di presen- tazione, e cioè che «il tempo è su- periore allo spazio» (222). Infatti, «dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi» (223), col- locandosi nella prospettiva del se- me e del suo crescere inaspettato e non coercibile, che vede i cristiani come gioiosi seminatori del Vange- lo più che come estirpatori di ziz- zania. Nella Evangelii gaudium tutto è nuovo inizio, tutto sembra ricomin- ciare. E anche se l’e s p re s s i o n e «nuova evangelizzazione» non ri- corre molte volte, la nota sorgiva della novità del Vangelo è costante- mente in primo piano e mette in movimento la vita. Quello che ab- biamo tra le mani, quindi, è un do- cumento apripista, segnavia, desti- nato a maturare in riflessioni più ampie legittimate da azioni corri- spondenti, da fatti che hanno il sa- pore del Vangelo e ne esprimono la

gioia incondizionata: troppe volte,

purtroppo, mettiamo all’a c c a d e re della gioia condizioni proibitive (cfr. n. 7), poco umane e per niente evangeliche. Anche il secondo principio enunciato da Papa Francesco nel contesto sopra detto, vale a dire «l’unità prevale sul conflitto» (226), ha — oltre alla lettura che ne fa un valido criterio di attraversa- mento di violenze e lacerazioni col- lettive e personali — una possibile applicazione in tutta l’esortazione apostolica. Mai battute d’a r re s t o , mai disimpegno o temporeggia- menti, di fronte a una complessità sociale ma anche ecclesiale impres- sionante, bensì fiducia in una sinte- si superiore sempre dinamica. Vi è un entusiasmo trascinante che tra- suda da ogni pagina e che nulla concede né al vittimismo né al trionfalismo, e che punta, oltre la superficie conflittuale, alla «comu- nione nelle differenze» (228). Il cerchio si chiude, o si apre, a seconda dei punti di vista, con il terzo dei quattro principi: «la real- tà è superiore all’idea» (233). Per un Papa latinoamericano che ben conosce come l’ideologia — quella marxista, per esempio, assunta da una corrente minoritaria della teo- logia della liberazione — possa fa- gocitare la realtà e manipolarla, af- fermare il primato della realtà è un richiamo doveroso. Più ci si allon- tana dalla realtà, infatti, più si mol- tiplicano purismi e fondamentali- smi. Insomma, «l’idea staccata dal- la realtà origina idealismi e nomi- nalismi inefficaci» (232). Mentre, secondo la logica dell’incarnazione, la Parola va appunto incarnata, in- culturata, messa in pratica, e que- sto per evitare ogni forma di sterile intimismo e infruttuoso gnostici- smo. In tal senso, l’esortazione apo- stolica di Papa Francesco è tutto fuorché un sistema che mette il lucchetto alla realtà. Le idee espresse servono alla vita vera delle comunità cristiane, non a fornire l’elenco di «quello che si dovrebbe fare» (96). Ecco un esempio di as- soluta precedenza della realtà sull’idea astratta: nell’Evangelii gau- dium il termine “p overtà” r i c o r re otto volte mentre per ben 58 sono le occorrenze della parola “p overi” (al singolare, dieci volte). L’atten- zione è ai volti, alla gente concreta, ai poveri incontrati e da incontrare.

Quello che sporca l’anima è ciò che nasce dal cuore ed esce dalla bocca. Per questo è molto importante cono- scere quanto si annida dentro di noi, avere il coraggio di tirar fuori le cose che non vanno bene e dire sempre la verità. È certo molto esigente quello che Papa Francesco ha chiesto, a più riprese, ai fedeli ieri, domenica 16 febbraio. Prima all’Angelus, poi in una parrocchia della periferia roma- na, il Pontefice ha insistito sulla ne- cessità di non lasciar sporcare l’ani- ma da quei sentimenti «di odio, di vendetta e di tante situazioni pecca- minose» che sgorgano dall’intimo di ciascuno. Il Pontefice ne ha parlato a mez- zogiorno, con i fedeli durante l’An- gelus in piazza San Pietro. Li ha un p o’ sorpresi quando ha detto che «non bisogna attentare alla vita del prossimo»; ma poi ha spiegato che si può uccidere anche con le chiac- chiere, perché si uccide la reputazio- ne di una persona. E si è detto anzi convinto che «se ognuno di noi fa- cesse il proposito di evitare le chiac- chiere, alla fine diventerebbe santo». Ciò sarebbe anche una dimostrazio- ne di aver compreso l’amore di Ge- sù, di aver fatto propria l’esigenza di riconciliarsi con i fratelli ancor pri- ma di «manifestare la nostra devo- zione al Signore nella preghiera». Poi, poco più tardi, in uno dei quartieri più a sud della diocesi di Roma, visitando la parrocchia di San Tommaso apostolo, il Papa ha riproposto l’invito ad abbandonare le pessime abitudini del chiacchieric- cio, dell’insulto, della calunnia, dell’odio contro gli altri: tutte cose, ha ripetuto, che uccidono. Ed è an- che tornato a consigliare un conti- nuo esame di coscienza per capire cosa c’è effettivamente nel cuore: «È amore o odio?» è la domanda che ha posto ai parrocchiani. Un dialogo iniziato sin dalle prime battute dell’omelia della messa, pronunciata a braccio, e proseguito poi nei diver- si momenti dell’i n c o n t ro .

Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata €

Cento persone uccise nell’attacco di Boko Haram a un villaggio nello Stato del Borno

Nigeria travolta dalla ferocia

ABUJA, 17. Oltre cento persone sono state uccise nello Stato nordorienta- le nigeriano del Borno in un attac- co sferrato nel fine settimana contro il villaggio di Izghe, al confine con il Camerun, abitato in maggioranza da cristiani, ma anche da musulma- ni. «In base alle informazioni che ho ricevuto, le vittime sarebbero

Ali Ndume, originario della zona. L’attacco non ha avuto rivendica- zioni, ma tutte le fonti concordano nell’attribuirlo a Boko Haram, il gruppo di matrice fondamentalista islamica responsabile da quattro an- ni di violenze che hanno provocato migliaia di vittime, in gran parte ci- vili.

cessi rilevanti. Sempre secondo il senatore Ndume, gli attacchi dei miliziani islamisti contro le popola- zioni civili si vanno anzi facendo sempre più frequenti e sanguinosi. Ancora sabato, centinaia di abi- tanti della città di Bama, teatro a più riprese di incursioni di Boko Haram, sono scappati verso Maidu- guri per paura di un ennesimo at- tacco. A loro si sono ora aggiunti i fuggiaschi di Izghe, che attraversa- no a piedi la boscaglia rischiando un nuovo massacro. Diverse fonti ritengono la feroce incursione a Izghe una rappresaglia per una serie di bombardamenti ae- rei da parte delle forze nigeriane contro postazioni di Boko Haram nella zona.

106. Una sessantina sono già state Un agricoltore di scampato all’at- sepolte», ha detto ieri il
106. Una sessantina sono già state
Un agricoltore di scampato all’at-
sepolte», ha
detto ieri
il senatore
PAGINA 8
Nella notte fra il 17 e il 18 febbraio 1564
Quattro cento cinquant’anni fa
moriva Michelangelo
tacco ha raccontato che gli aggres-
sori, arrivati a bordo di sei autocar-
ri e di alcune motociclette, indossa-
vano uniformi militari e hanno se-
tacciato le abitazioni una per una.
Quella di indossare uniformi milita-
ri è una delle tattiche adottate dai
combattenti di Boko Haram. Gli
aggressori hanno costretto gli uomi-
ni, ma sembra anche alcune donne,
a radunarsi ai margini del villaggio
e li hanno massacrati a colpi d’arma
da fuoco e con coltelli e machete.
Fonti locali parlano di vittime an-
che musulmane. Gli autori della
strage hanno poi saccheggiato ma-
gazzini e depositi di generi alimen-
tari e sono fuggiti nella boscaglia.
Le stesse dinamiche avevano segna-
to gli ultimi massacri registrati
nell’area, come quello dello scorso
27 gennaio in una chiesa dove era-
no stati uccisi più di venti fedeli.
Secondo le testimonianze riporta-
te dalla stampa locale, al momento
degli attacchi a presidiare il villag-
gio non c’erano forze di sicurezza,
né governative né delle milizie di
autodifesa costituite in molte locali-
tà contro Boko Haram.
Numerosi centri abitati della zo-
na intorno Maidugori, la capitale
del Borno, sono stati attaccati negli
ultimi mesi, nonostante lo stato
d’emergenza in vigore dallo scorso
maggio. Il Borno, con lo Yobe e
l’Adamawa, è infatti uno dei tre
Stati nei quali il presidente nigeria-
no, Jonathan Goodluck, ha procla-
mato la legge marziale e ha inviato
l’esercito contro Boko Haram, sen-
za peraltro riuscire a ottenere suc-
Particolare della Cappella Sistina con l’autoritratto dell’artista
La crisi siriana
sembra riconsegnata
alle armi
PAGINA 4
PAGINA 3
y(7HA3J1*QSSKKM( +[!"!?!#!:!

Ascoltata la Commissione sull’organizzazione economico-amministrativa della Santa Sede

Terza riunione del Papa con il Consiglio di cardinali

Ha avuto inizio stamattina, lunedì 17 febbraio, in Vaticano, la terza riunione di Papa Francesco con il Consiglio di cardinali creato il 13 aprile 2013 e confermato con chiro- grafo del 28 settembre, per aiutarlo nel governo della Chiesa universale

è anche revisore internazionale del- la Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, i quali hanno ri- ferito sul lavoro finora compiuto dalla Commissione in adempimen- to al mandato ricevuto dal Pontefi- ce. In merito, ha precisato padre

il suo lavoro nel pomeriggio.

e per studiare un progetto di revi- sione della costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana. Sulla riunione, che si concluderà mercoledì 19, ha riferito nel corso

Lombardi, «non è stata presa alcu- na decisione. Il Consiglio di cardi- nali poi approfondirà la riflessione su questa relazione», continuando

di

un briefing il direttore della Sala

Martedì mattina, invece, è previ-

stampa della Santa Sede, padre Fe-

sta l’audizione dell’altra Commis-

derico Lombardi.

sione referente, quella sull’Istituto

Consiglio per lo studio dei proble-

Alla sessione mattutina, che ha avuto inizio dopo la concelebrazio- ne della messa a Santa Marta e si è svolta in una sala vicino alla cap- pella, è stato presente il segretario

per le opere di religione (Ior). Nel pomeriggio di mercoledì è in pro- gramma una riunione congiunta anche con i cardinali membri del

di

Stato, l’arcivescovo Pietro Paro-

mi

organizzativi ed economici della

lin, che prende parte anche ai lavo- ri del pomeriggio. La sessione è stata dedicata all’audizione di tre rappresentanti della Commissione referente di stu- dio e indirizzo sull’o rg a n i z z a z i o n e della struttura economico-ammini- strativa della Santa Sede. Si tratta del presidente, il professor Joseph F.X. Zahra, del segretario, monsi-

Santa Sede che saranno già giunti a Roma per il Concistoro straordi- nario. Che — ha ricordato padre Lombardi — comincerà alle 9.30 di giovedì 20, nell’Aula nuova del Si- nodo, con la celebrazione dell’O ra terza, il saluto del cardinale deca- no, Angelo Sodano, e un breve in- tervento del Santo Padre, al quale seguirà la relazione introduttiva del

gnor Lucio Ángel Vallejo Balda, e

cardinale Walter Kasper dedicata al

del tedesco Jochen Messemer, che

tema «Il vangelo della famiglia».

Successivamente sarà dato spazio agli interventi liberi dei cardinali, che si protrarranno fino alle 12.30 e, nel pomeriggio, dalle 16.30 alle 19. Stessi orari anche per la giorna- ta successiva di venerdì.

NOSTRE

INFORMAZIONI

Il Santo Padre ha ricevuto in udienza nel pomeriggio di sabato 15 Sua Eminenza Re- verendissima il Signor Cardi- nale Albert Malcolm Ranjith

Patabendige Don, Arcivesco- vo di Colombo (Sri Lanka).

Provvista di Chiesa

Il Santo Padre ha nomina- to Vescovo di Mpanda (Tan- zania) Sua Eccellenza Reve- rendissima Monsignor Ger- vas John Mwasikwabhila Nyaisonga, finora Vescovo della Diocesi di Dodoma.

pagina 2

L’OSSERVATORE ROMANO

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

Sgomberato il municipio di Kiev

Amnistia per i manifestanti in Ucraina

Annunciato un programma ambizioso con scadenze precise

A Renzi l’incarico per il nuovo Governo

KI E V, 17. Dopo quasi tre mesi, la grave crisi politico-istituzionale che sta attanagliando l’Ucraina potrebbe essere arrivata a una svolta positiva. Il procuratore generale, Viktor Pshonka, ha infatti annunciato sta- mane che le condizioni per l’applica- zione di una legge d’amnistia per i manifestanti antigovernativi sono state soddisfatte e tutte le accuse re- lative a reati penali contro gli oppo- sitori verranno lasciate cadere. Lo aveva garantito nei giorni scor- si all’opposizione il presidente, Viktor Ianukovich, a patto che le se-

K I E V , 17. Dopo quasi tre mesi, la grave crisi politico-istituzionale che sta

testo del 2004, e inoltre premono per elezioni presidenziali e legislati- ve anticipate con il dichiarato obiet- tivo di dare la spallata definitiva al Governo del presidente Ianukovich. Lo sgombero del municipio di Kiev è stato sicuramente un passo molto importante per convincere le autorità a concedere l’amnistia. L’edificio, che sorge a poche centi- naia di metri da Maidan, la piazza di Kiev cuore della protesta antigo- vernativa, è stato preso d’assalto e occupato dai manifestanti il primo dicembre scorso, diventando il quar-

ROMA, 17. Il presidente della Re- pubblica italiana, Giorgio Napoli- tano, ha conferito questa mattina al segretario del Partito democratico (Pd), Matteo Renzi, l’incarico di formare il nuovo Governo. Renzi, il quale ha accettato con riserva, ha comunicato, al termine dell’incon- tro al Quirinale con il capo dello Stato, che avvierà da martedì le consultazioni formali con i partiti, dopo aver incontrato i presidenti della Camera dei deputati e del Se- nato. Non ci sono al momento cer- tezze circa la data in cui il segreta-

cisione. Fino a notte, circa 200 para-

militari sono stati schierati davanti

mier, Mikola Azarov, e l’a b ro g a z i o n e

stano comunque ai domiciliari.

«Al presidente, alle forze politiche

to il coraggio e l’energia di cui so- no capace», a partire «dall’emer- genza del lavoro». Il presidente del Consiglio incaricato ha affermato che la riforma della legge elettorale e le riforme costituzionali saranno pronte entro il mese di febbraio, per essere poi presentate in Parla- mento. Seguiranno poi, a marzo, la riforma del lavoro, ad aprile quella della pubblica amministrazione, a maggio la riforma del fisco. Un programma ambizioso e dettaglia- to, del quale Renzi si assume — fat- to certo non usuale nella politica

di

governative occupate — alcune da

tier generale della rivolta.

rio del Pd potrà sciogliere la riser-

italiana — tutta la responsabilità,

mesi — fossero sgomberate. L’ultima,

Dopo lo sgombero — mediato an-

va e presentarsi in Parlamento per

mettendo sul tavolo «il suo corag-

il municipio di Kiev, uno dei simbo-

che dalla Svizzera, che ha la presi-

il voto. Renzi ha chiarito che i

gio» e «tutte le sue energie». È

li

della protesta, è stata liberata ieri

denza di turno dell’Osce — ci sono

tempi della formazione del Gover-

fondamentale, tuttavia, «che le for-

sera dai dimostranti, scesi in piazza da oltre due mesi per chiedere un avvicinamento all’E u ro p a .

stati momenti di tensione, perché non tutti erano d’accordo con la de-

no non saranno brevissimi: «Ci prendiamo il tempo necessario — ha detto — sapendo che fuori da

ze della maggioranza, per quanto riguarda il Governo, e di tutto l’ar- co costituzionale, per quanto ri-

Oltre al municipio della capitale,

Oppositori nella sede del municipio della capitale (Ansa)

qui c’è un senso di urgenza delica- to, ma è altrettanto vero che un

guarda le riforme, siano ben consa-

gli oppositori hanno anche tolto parte delle barricate erette di fronte allo stadio della Dinamo, in modo da riaprire al traffico via Grushevski, dove a fine gennaio ci sono stati gli scontri più violenti tra manifestanti e polizia, in cui hanno perso la vita al- meno quattro persone. Secondo il ministero dell’Interno, i manifestanti hanno anche sgomberato i palazzi della Regione a Leopoli, Ternopil, Ivano-Frankivsk e Poltava.

Lo sgombero degli edifici entro oggi era l’ultima condizione per dare il via libera alla controversa legge d’amnistia per i manifestanti, appro- vata a fine gennaio dalla maggioran- za. Una sorta di ultimatum, a cui comunque i dimostranti sembra stia- no obbedendo. Certo, anche il Go- verno ha dovuto fare delle conces- sioni: dopo il siluramento del pre-

manifestanti arrestati. Non pochi re-

delle leggi anti-protesta, venerdì scorso la procura generale ha annun- ciato la scarcerazione di tutti i 234

Opposizione e dimostranti chie- dono un’importante riforma costitu- zionale che limiti i poteri del capo dello Stato, ritornando, di fatto, al

all’ingresso per evitare che venisse occupato nuovamente, ma anche pronti a fare una nuova irruzione. Intanto, già oggi il cancelliere te- desco, Angela Merkel, riceverà a Berlino due dei leader dell’opp osi- zione, l’ex pugile Vitali Klitschko e il capogruppo del partito di Tymoshenko, Arseni Iatseniuk. E proprio Iatseniuk ha annunciato alla piazza che durante l’incontro chiede- rà all’Ue un aiuto finanziario.

orizzonte di legislatura necessita di qualche giorno di tempo per arri- vare a sciogliere la riserva». L’im- pegno, dunque, «è di un allunga- mento della prospettiva politica della legislatura, che si colloca nel suo orizzonte naturale», ossia il 2018. Ha aggiunto ancora Renzi:

e tutte le persone, agli italiani che stanno assistendo a questa crisi di Governo, assicuro che metterò tut-

pevoli dei prossimi passaggi», ha aggiunto Renzi.

So ccorsi più di mille migranti

 

Superiore alle attese il surplus di bilancio greco

D

irottato

a Ginevra un aereo

Per l’estensione alla Croazia del trattato sulla libera circolazione

Berna non sigla

ROMA, 17. Sono 1079, tra i quali 64 minori e un neonato, i mi- granti soccorsi dalle navi della

Marina militare italiana nelle ul- time ore nel Canale di Sicilia,

I dubbi di Merkel sugli aiuti ad Atene

p ro v e n i e n t e dall’Etiopia

l’intesa europea

dove spesso terminano tragica- mente i viaggi della speranza di coloro che si vedono costretti a lasciare la propria terra alla ri- cerca di un futuro migliore. Due barconi sono stati inter-

 

cettati dagli elicotteri del dispo-

ATENE, 17. La Grecia non potrà otte- nere segnali in merito a nuovi aiuti prima della fine delle elezioni euro- pee: lo ha affermato il cancelliere te- desco, Angela Merkel, citata dal set- timanale «Der Spiegel». Il cancellie- re teme infatti che il partito «Alter- nativa per la Germania» possa trarre vantaggio da un dibattito su even- tuali, nuovi aiuti alla Grecia. Dal canto suo il ministero delle Finanze tedesco ha affermato che le autorità federali competenti in materia «stan- no lavorando a ulteriori interventi di cooperazione per la Grecia». Fonti del dicastero hanno quindi ricordato che il programma di aiuti per Atene dura fino alla fine del 2014 e hanno evidenziato che si capirà solo a metà del 2014 se vi sarà ancora bisogno di

Nel frattempo il primo ministro greco, Antonis Samaras, ha comuni- cato che il surplus di bilancio nel 2013, al netto del pagamento degli interessi e degli oneri straordinari, è salito a oltre 1,5 miliardi di euro, quindi oltre le attese: ciò, ha detto il premier, consentirà un incremento della spesa sociale in vista delle ele- zioni europee di maggio. «Il surplus commerciale è molto più alto di quanto avevamo inizialmente previ- sto, ora supera gli 1,5 miliardi di eu- ro, ovvero tre volte oltre le stime» ha dichiarato Samaras aggiungendo che questo avanzo sarà utilizzato per al- leviare i sacrifici dell’austerità. Per la metà di quest’anno, intanto, si profila l’eventualità di nuove trat- tative sulla ristrutturazione del debi-

GINEVRA, 17. Due ore di paura a bordo di un aereo dell’Ethiopian Airlines diretto a Roma con 193 passeggeri a bordo, fra cui 140 italiani. Il velivolo è stato dirotta- to dal copilota etiope che voleva chiedere asilo politico alla Svizze- ra e ha ottenuto di atterrare a Gi- nevra, dove è stato arrestato senza alcun problema per il resto dell’equipaggio e le altre persone a bordo. Il volo Et702 era partito da Addis Abeba mezz’ora dopo la mezzanotte ora locale (le 22.30 in Italia) ed era atterrato nello scalo elvetico alle 6 del mattino, dopo che a bordo si erano vissuti momenti di terrore per alcune manovre che avevano fatto pensa- re a un’avaria. Il dirottamento ha

G INEVRA , 17. Due ore di paura a bordo di un aereo dell’Ethiopian Airlines diretto

Il palazzo federale di Berna (Reuters)

BERNA, 17. La Svizzera non firmerà

Fra le altre cose, il consigliere fe-

donne, trentacinque minori e un

tovedette della Capitaneria di

sitivo aeronavale dell’op erazione Mare Nostrum. La nave anfibia San Giusto e la fregata Espero hanno soccorso il primo natante recuperando 244 migranti, tra i quali quarantuno donne e undi- ci minori. La fregata Aliseo e la rifornitrice Stromboli sono inter- venute in aiuto del secondo barcone, in cooperazione con due motovedette della Capitane- ria di porto, portando in salvo 263 migranti, tra i quali trenta

neonato. Dei 1079 migranti, 816 sono a bordo della nave San Giusto, che li sbarcherà domani ad Au- gusta: i restanti 263 saranno in- vece portati a terra, in un porto

aiuti.

to della Grecia: l’indicazione, a tale

avuto inizio quando il copilota si

ancora da scegliere, con le mo-

 

In Thailandia

proposito, è venuta da Benoît Coeu- ré, membro del board esecutivo del-

è rinchiuso da solo nella cabina di pilotaggi durante il sorvolo del

p orto.

la Bce, durante un suo intervento al Parlamento europeo. In base all’ac- cordo tra il Fondo monetario inter- nazionale e l’Eurogruppo le discus- sioni sulla sostenibilità del debito el-

Sudan. Il portavoce dell’aerop or- to, Bertrand Staempfli, ha spiega- to che il copilota non era armato. «Si sentiva minacciato nel suo Paese e voleva chiedere asilo in

l’accordo, nella sua forma attuale, per l’estensione alla Croazia del

derale ha spiegato che la modifica apportata dal referendum è diretta-

Neve record

assediata la sede governativa

BA N G KO K , 17. Migliaia di manife- stanti hanno ripreso ad assediare stamane la sede del Governo thai- landese, a Bangkok, chiedendo le dimissioni della premier, Yingluck Shinawatra. La protesta antigo- vernativa continua, dunque, no- nostante una recente operazione

lenico verranno affrontate più in là, nel corso del 2014» ha affermato Coeur. Nel frattempo sul fronte dell’emergenza lavoro nuove stime mostrano che il tasso di disoccupa- zione, nel novembre scorso, ha rag- giunto il 28 per cento: a ottobre si era attestato sul 27,7 per cento.

Svizzera. Ha contattato le autori- tà aeroportuali svizzere dicendo che aveva bisogno di atterrare per fare rifornimento. Mezz'ora dopo ha comunicato che l’aereo era sta- to dirottato. Il Boeing è atterrato e il copilota è sceso dall’aereo ca- landosi con una corda dalla cabi- na di pilotaggio».

trattato sulla libera circolazione del- le persone. Il consigliere federale, Simonetta Sommaruga, ha informa- to ieri della decisione — e delle con- seguenze dell’approvazione del re- cente referendum sull’immigrazione di massa — il ministro croato degli Affari esteri di Zagabria, Vesna Pusić.

mente applicabile, e che per tale ra- gione non è più possibile conclude- re accordi che vadano contro il nuo- vo articolo. Il protocollo per l’esten- sione alla Croazia della libera circo- lazione non è, quindi, applicabile nella sua forma attuale. Il Consiglio federale è ora all’opera per evitare di discriminare i cittadini croati.

in Giappone

TO KY O, 17. Il maltempo e le bu- fere di neve record sul Giappo- ne hanno provocato finora venti morti e più di 1.650 feriti, in particolare nelle prefetture di Gunma, Saitama, Yamanashi, Nagano, Shizuoka, Shiga e Oita. Circa 7.000 persone sono

di

polizia per sgomberare l’intera

Bancomat cinese in Australia

bloccate in piccole comunità che

area. «Non lasceremo che l’Ese- cutivo torni al lavoro» ha detto alla stampa il leader della prote- sta, l’ex premier Suthep Thaugsu- ban. Venerdì scorso, centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa avevano allontanato i manifestanti dalla sede del Governo e ricon- quistato diversi siti strategici oc- cupati dagli oppositori. Ma subi- to dopo gli attivisti — p ro v e n i e n t i in particolare dal sud nazionalista del Paese asiatico — erano tornati a ricostruire le loro barricate di

Negli scontri tra polizia e manife-

C ANBERRA , 17. La China Construction Bank (Ccb) ha aperto ieri a Melbour- ne, la

CANBERRA, 17. La China Construction Bank (Ccb) ha aperto ieri a Melbour- ne, la seconda città australiana, il suo primo Atm (la macchina conosciuta in Italia come bancomat) all’e s t e ro . Si tratta di un segno tangibile dell’ambizione del colosso finanziario cinese di allargare il business ai merca- ti occidentali. Nel suo discorso alla cerimonia inaugurale, il presidente di Ccb, Wang Hongzhang, ha lodato Canberra per il

E a conferma dei sempre più profi- cui legami economico, nei mesi scorsi la Reserve Bank of Australia ha acqui- stato obbligazioni in Cina. L’a c c o rd o ha permesso alla Banca centrale, per la prima volta, di investire in titoli di Stato della Cina. L’intesa ha reso il dollaro australiano e lo yuan valute di- rettamente convertibili, rendendo po- tenzialmente i rapporti tra le due fron- tiere più convenienti per le aziende di

sono state isolate dalla tempesta anche a causa della paralisi di strade e linee ferroviarie. Più di un migliaio i veicoli sono ancora intrappolati nel manto bianco su due strade di collegamento tra Nagano-Gunma e Nagano-Ya- manashi, con i soccorritori im- pegnati a distribuire acqua, ci- bo, coperte e benzina. La tem- pesta — la più potente da quasi mezzo secolo — si sta dirigendo ora verso Hokkaido. Tokyo ha fatto registrare ben ventisette centimetri di neve La compa-

pneumatici e sacchi di sabbia.

 

contesto favorevole che offre agli inve-

stitori esteri, «poiché — ha detto — è

un’economia molto forte nella regione

entrambi i Paesi. Il dollaro australiano sarà così la terza valuta — dopo il dol- laro statunitense e lo yen giapponese

terni e dodici voli interna-

gnia aerea del Paese è stata co- stretta a cancellare 338 voli in-

stanti sono già morte undici per- sone.

La sede pechinese della China Construction Bank (Reuters)

dell’A s i a - Pa c i f i c o » .

— ad avere convertibilità diretta con la valuta cinese.

zionali.

L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Unicuique suum Non praevalebunt
L’OSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO
POLITICO RELIGIOSO
Unicuique suum
Non praevalebunt

GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile

Carlo Di Cicco

TIPO GRAFIA VAT I C A N A EDITRICE L’OS S E R VAT O R E ROMANO

don Sergio Pellini S.D.B.

Servizio vaticano: vaticano@ossrom.va Servizio internazionale: internazionale@ossrom.va

Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605

Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665

Concessionaria di pubblicità

Il Sole 24 Ore S.p.A System Comunicazione Pubblicitaria

Aziende promotrici della diffusione de «L’Osservatore Romano»

  • v i c e d i re t t o re

direttore generale

Servizio culturale: cultura@ossrom.va

Servizio religioso: religione@ossrom.va

America Nord, Oceania: 500; $ 740

Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30):

Alfonso Dell’Erario, direttore generale

Intesa San Paolo

 

Piero Di Domenicantonio

Romano Ruosi, vicedirettore generale

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

 

00120 Città del Vaticano

o r n e t @ o s s ro m .v a

cap oredattore

Gaetano Vallini

Segreteria di redazione

telefono 06 698 83461, 06 698 84442

Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998

telefono 06 698 99480, 06 698 99483 fax 06 69885164, 06 698 82818, info@ossrom.va d i f f u s i o n e @ o s s ro m .v a

Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675

Sede legale Via Monte Rosa 91, 20149 Milano telefono 02 30221/3003, fax 02 30223214

Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione

h t t p : / / w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o .v a

segretario di redazione

fax 06 698 83675 s e g re t e r i a @ o s s ro m .v a

photo@ossrom.va w w w. p h o t o .v a

s e g re t e r i a d i re z i o n e s y s t e m @ i l s o l e 2 4 o re . c o m

Credito Valtellinese

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 3

Dopo il fallimento della seconda tornata di negoziati a Ginevra

Cercatori d’oro illegali bloccati da un crollo rifiutano i soccorsi per timore di essere a r re s t a t i

La crisi siriana sembra riconsegnata alle armi

DA M A S C O, 17. Gli sviluppi della crisi siriana sembrano purtroppo riconse- gnati alle armi dopo il fallimento della seconda tornata di colloqui della conferenza Ginevra 2, conclusi sabato senza che sia stato possibile neppure fissare la data di una nuova sessione negoziale. Sui fronti siriani non si registrano diminuzioni di combattimenti e la stessa capitale Damasco è una città blindata e «quando sembra che si stia vivendo una giornata normale piovono all’improvviso colpi di mortaio», se-

Attentato

al confine

tra Egitto

e Israele

IL CA I R O, 17. L’Egitto ripiomba nell’incubo del terrorismo. A Ta- ba, nel Sinai, al confine con Israele, un attentato contro un bus di turisti sudcoreani ha pro- vocato la morte di cinque perso- ne. Le vittime sono quattro turi- sti sudcoreani e l’autista egiziano. Molti i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. Un attacco che riporta alla mente quello avvenu- to, sempre a Taba, nell’ottobre di nove anni fa: una bomba in un hotel causò 34 morti tra i quali anche due ragazze italiane. L’autobus, di una compagnia turistica egiziana, era partito dal Cairo ed aveva sostato nel mona- stero greco ortodosso di Santa Caterina, nel Sinai meridionale, da dove i turisti erano poi ripar- titi per recarsi in Israele. L’esplo- sione è avvenuta a circa 50 metri dalla frontiera, che i turisti avreb- bero dovuto attraversare a piedi dopo essere scesi dall’automezzo. Prima che scendessero, però, è avvenuta la deflagrazione. Secon- do i primi accertamenti, sarebbe stata provocata da un ordigno, forse telecomandato, collocato o sotto il sedile dell’autista o sotto la parte anteriore del veicolo. Il grave attentato ha portato — per la prima volta dalla firma del trattato di pace tra Egitto ed Israele del 1978 — alla decisione dei due Governi di chiudere la frontiera di Taba. Sono stati an- che rafforzati i posti di blocco di polizia ed esercito su tutte le strade del Sinai. Non ci sono state finora riven- dicazioni, ma fonti della sicurez- za non escludono sia da attribui- re alle stesse forze che hanno già compiuto numerosi attentati a ca- serme della polizia in varie parti del Paese, anche al Cairo e nel Delta del Nilo, dopo la deposi- zione del presidente Mursi.

Per la prima volta una donna dirige un quotidiano in Arabia Saudita

RIAD, 17. Importante svolta in Arabia Saudita. Da ieri, infatti, una donna è stata per la prima volta nominata direttrice di un quotidiano pubblicato nel regno. Somayya Jabarti è la nuova diret- trice della versione in inglese del «Saudi Gazette», quotidiano di Gedda edito dal 1976 con una ti- ratura di circa cinquantamila co- pie al giorno. Somayya Jabarti, che dal 2011 rivestiva la carica di vicedirettore, è stata scelta dal direttore uscente Khaled Almaeena: in passato en- trambi avevano lavorato, per cir- ca tredici anni, ad «Arab News», un altro quotidiano saudita in versione inglese. La scelta — ha scritto il diretto- re uscente in un editoriale di commiato pubblicato domenica — non è dovuta al genere, ma è una questione di merito e di ca- pacità. Somayya Jabarti viene inoltre descritta da suo predeces- sore come una giornalista appas- sionata e decisa.

Miniere tragiche in Sud Africa

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Dopo il fallimento della seconda tornata di negoziati

condo quanto dichiarato ieri dal nunzio apostolico in Siria, l’a rc i v e - scovo Mario Zenari, in collegamen- to con una trasmissione televisiva della Rai. Tornano intanto a inasprirsi i toni delle diplomazie internazionali, so- prattutto tra Stati Uniti e Russia che della conferenza Ginevra 2 sono promotori insieme all’Onu. Secondo il segretario di Stato americano, John Kerry, il fallimento negoziale è da imputare all’ostruzionismo del Governo di Damasco, mentre la de- legazione della Coalizione siriana, unica accreditata a Ginevra 2 tra le diverse componenti dell’opp osizione al presidente Bashar Al Assad, avrebbe a suo dire dato prova di co- raggio e serietà. Analoghe espressio- ni sono arrivate dai Governi di Lon- dra e di Parigi. Diametralmente opposta è la po- sizione di Damasco, sostenuta da Mosca. Il ministro degli Esteri siria- no, Walid Muallem, ha negato che i colloqui a Ginevra siano stati un to- tale fallimento, nonostante che saba- to si sia sostanzialmente espresso in questo senso l’inviato dell’Onu e della Lega araba, Lakhdar Brahimi, che presiede la conferenza. Secondo Muallem, infatti, la sessione nego- ziale della settimana scorsa ha otte- nuto un risultato molto importante, cioè l’approvazione dell’ordine del

giorno proposto da Brahimi, a par- tire dal primo punto che riguarda la violenza e la lotta al terrorismo, espressione con la quale Damasco definisce l’azione di tutti i gruppi armati dell’opp osizione. Come noto, quest’ultima e i suoi alleati internazionali puntano invece soprattutto a una transizione politi- ca che a loro giudizio deve implica- re l’uscita di scena di Assad. In questo senso, Kerry ha accusa- to Mosca di non favorire una solu- zione della crisi, ma al contrario di promuovere appunto l’intensifica- zione delle violenze da parte del Governo siriano al quale fornisce ar- mi e aiuti. Diverse fonti, peraltro, fanno notare come anche gli insorti possa- no contare su persistenti rifor- nimenti militari. Proprio nel conte- sto bellico, inoltre, si colloca la no- tizia, diffusa questa mattina, che l’E s e rcito libero siriano (Els) ha so- stituito il suo comandante, Selim Idriss, con Abdel Al Ilah Al Bashir. L’Els, il gruppo originario della ri- volta armata, è formato, prevalente- mente da ex militari legati alla Coa- lizione nazionale siriana. Un comu- nicato dell’Els parla di un necessa- rio ricambio in risposta alle «diffi- coltà affrontate nella rivoluzione si- riana».

A dieci mesi dal conferimento dell’incarico a Tammam Salam

Formato l’Esecutivo libanese

BE I R U T, 17. Dopo dieci mesi di stallo politico, si è inse- diato nel fine settimana in Libano il nuovo Governo di unità nazionale, formato da 24 ministri e guidato dal sunnnita Tammam Salam. Questi aveva ricevuto dal presidente Michel Sleiman l’incarico di formare l’Esecu- tivo il 16 aprile 2013, dopo le dimissioni dell’ex premier Najib Miqati. Del Governo fanno parte esponenti delle due principali coalizioni: da una parte le Forze del 14 Marzo, guidate da «Futuro», la formazione sunnita di Saad Hariri, dall’altra le Forze dell’8 Marzo di cui fa parte il movimento sciita Hezbollah, che esprime due

ministri. Nell’Esecutivo non entrano invece Forze liba- nesi, il partito di Samir Geagea che si è rifiutato di far parte di un Governo con Hezbollah. Salam ha il difficile compito di superare le contrappo- sizioni interne. Non è un compito facile, in un momento di forte contrasto, alimentato dal vicino e prolungato conflitto siriano a cui partecipano attivamente miliziani Hezbollah. A questo fa riscontro da mesi un crescente deterioramento delle condizioni di sicurezza, con nume- rosi attentati, anche suicidi, contro obiettivi politici dell’uno e dell’altro campo.

condo quanto dichiarato ieri dal nunzio apostolico in Siria, l’a rc i v e - scovo
 

Tammam Salam (Reuters)

In Argentina

pesanti conseguenze

del maltempo

BUENOS AIRES, 17. Circa 2.600 per- sone sono state fatte sgomberare dalle proprie abitazioni nelle pro- vince argentine di San Juan e Mendoza, confinanti con il Cile, dopo intense precipitazioni che da mercoledì a domenica hanno pro- vocato ingenti danni e allagamenti in diverse aree. «È il peggior tem- porale in molti anni. A San Juan

CARACAS, 17. La protesta studente- sca incominciata due settimane fa in Venezuela non s’interrompe e mi- naccia, tra l’altro, di riacuire le ten-

sioni tra il Governo di Caracas e quello di Washington. Il presidente Nicolás Maduro ha annunciato l’espulsione di tre funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti che avevano incontrato gli studenti du- rante le recenti proteste. «Ho ordi- nato al ministro degli Affari Esteri

zione contro Maduro dalla sua ele- zione alla presidenza nell’aprile scorso. La manifestazione era stata segnata da violenti scontri che ave- vano provocato tre morti e una ses- santina di feriti ed erano stati segui- ti da numerosi arresti. Secondo Ker- ry, «il Governo venezuelano deve promuovere il dialogo politico e ri- lasciare gli arrestati». Durante il fine settimana gli stu- denti hanno manifestato di nuovo.

non era mai piovuto tanto per così

di

dichiararli persone non gradite e

In piazza a Caracas sono scesi però

tanti giorni quasi ininterrottamen-

di

procedere all’espulsione. Vadano

anche i sostenitori del Governo, ac-

te», hanno precisato le autorità

a cospirare a Washington», ha detto

cogliendo la richiesta di Maduro di

locali, annunciando i provvedi-

Maduro in televisione. La decisione

rispondere a quelli che definisce

menti di sgombero. La stampa lo-

di

Maduro segue di poche ore di-

tentativi dell’opposizione di sfrutta-

cale ricorda che a essere particolar- mente colpite sono state le fasce più deboli della popolazione. Gli abitanti più poveri di alcuni villag-

chiarazioni rilasciate ieri dal segreta- rio di Stato americano, John Kerry, che ha parlato di violenza insensata esercitata per diversi giorni contro i manifestanti.

re i fatti per destabilizzare il Paese, spingendosi a parlare di colpo di Stato. Secondo Maduro, tra quanti ali-

gi investiti dal maltempo hanno vi- sto infatti distrutte le loro precarie abitazioni.

Mercoledì scorso si era svolta a Caracas la più imponente manifesta-

mentano tali tentativi di destabiliz- zazione ci sarebbe anche l’ex presi- dente della Colombia, Álvaro Uribe,

Soccorritori rimuovo un masso che ostruiva il pozzo di accesso (Reuters)

CITTÀ DEL CA P O, 17. Diverse decine di cercatori d’o ro non autorizzati — ma potrebbero essere oltre duecento — sono bloccati da due giorni in una miniera abbando- nata nella cittadina rurale di Benoni, alle porte di Johannesburg, in seguito a una frana. A rendere ancora più inquietante la situazione è il rifiuto della gran parte di loro di essere riportati in superficie per timore dell’arresto. La ditta privata di soccorso ingaggiata, do- po aver rimosso l’ostruzione al pozzo d’accesso che li aveva intrappolati e averne portati in salvo undici, ha interrotto ieri sera le operazioni, ritenendo che ormai

possano risalire in superficie da soli quando lo vorran- no. La polizia ha già annunciato che sono pronte le manette. L’estrazione illegale, infatti, oltre a essere peri- colosa — la maggioranza dei minatori morti sul lavoro agiscono in tale condizione — è considerata una perdita colossale per il settore minerario, componente vitale dell’economia sudafricana. Secondo la stampa locale, la miniera è sotto la gestione della compagnia cinese Gold One, che però non ha ancora iniziato l’attività. Nel frattempo le sue potenzialità vengono sfruttate illegal- mente, come accade di frequente in Sud Africa.

Uccise dodici guardie di frontiera in un attacco a Karachi

A rischio i colloqui tra Islamabad e talebani

ISLAMABAD, 17. A rischio la conti- nuazione dei colloqui di pace tra il Governo pakistano e i talebani. Do- po l’attacco compiuto dai miliziani, ieri a Karachi, in cui sono rimaste uccise dodici guardie di frontiera, il già tenue filo che legava le due de- legazioni al tavolo delle trattative potrebbe rompersi. Come rileva «The Wall Street Journal», l’attacco perpetrato dai talebani acquista un significato ancor più forte perché è da cinque mesi che il Governo ha intensificato la controffensiva per debellare la presenza dei miliziani sia a Karachi sia nelle zone limitro- fe. Ma dopo un periodo di relativa calma, i miliziani sono tornati a colpire, minacciando tra l’altro nuo- vi attacchi nell’a re a . In questo scenario l’inquietante elemento di fondo è rappresentato dal fatto che mentre da un lato i ta- lebani siedono al tavolo delle tratta- tive per negoziare una soluzione che metta fine alle violenze, dall’al- tro compiono attentati allo scopo di destabilizzare il territorio. Citato dal «Wall Street Journal», il ministro dell’Interno pakistano, Chaudry Nisar Ali Khan, in visita a Karachi, ha detto che ciò che atten- de il Paese è un «cammino diffici- le», come pure sarà arduo riportare ordine e stabilità nella città di Ka- rachi, che rappresenta un centro

commerciale di grande importanza strategica. I residenti di Karachi nel frat- tempo esprimono preoccupazione per la presenza talebana nell’a re a , nonostante il rafforzamento delle misure di sicurezza. Si stima che dallo scorso settembre siano state arrestate, nel corso di operazioni condotte dalla polizia e dalle forze paramilitari, migliaia di persone so- spettate di legami con le varie cel- lule di miliziani. Ma, allo stato del- le cose, sembra che finora l’azione compiuta su iniziativa del Governo di Islamabad non sia sufficiente a garantire all’intera zona un suffi- ciente livello di sicurezza. Certamente la situazione per il Paese diventerebbe ancora più criti- ca se dovessero fallire i colloqui fra il Governo e i talebani, avviati nei giorni scorsi dopo mesi di laboriose trattative. Il fatto positivo è che una delegazione talebana si sia se- duta al tavolo delle trattative, sce- nario a dir poco remoto fino a qualche mese fa. Ma nello stesso tempo è da rilevare che le distanze tra i due interlocutori sono al mo- menti molto ampie e, dunque, sem- bra assai difficile che nell’arco di breve tempo si possa raggiungere una qualche forma d’intesa in gra- do di mettere fine alle sanguinose violenze.

Sparatoria in una favela di Rio

BRASILIA, 17. Il comandante delle Unità di polizia pacificatrice (Upp) di Rio de Janeiro, colon- nello Federico Caldas, è rimasto ferito ieri a un braccio e alla testa nel corso di una sparatoria con al- cuni narcotrafficanti all’interno della favela di Rocinha, la più grande del Brasile. Caldas stava dirigendo una operazione del Battaglione operazioni speciali della polizia militare all’interno della turbolenta favela, dopo un agguato agli agenti da parte dei narcotrafficanti. Ferita lievemente a un polso anche il comandante della Upp di Rocinha, maggiore Priscilla Azevedo. Scontri a fuoco tra criminali e polizia si susseguo- no dall’inizio dell’anno all’interno della sterminata baraccopoli della capitale carioca.

Tensioni diplomatiche legate alle proteste studentesche in Venezuela

Caracas e Washington di nuovo ai ferri corti

a suo dire responsabile di aver par- tecipato all’organizzazione delle ma- nifestazioni di Caracas. Maduro ha sostenuto che Uribe, anche utiliz- zando una rete televisiva antivene- zuelana, ha cercato di «diffondere il disordine e portare il nostro Paese verso uno scenario di destabilizza- zione per giustificare così un colpo di Stato». Da parte sua, il leader dell’opp o- sizione venezuelana, Henrique Ca-

priles, sconfitto da Maduro nelle

presidenziali dello scorso aprile, ha annunciato per i prossimi giorni una manifestazione a livello nazionale

per chiedere il disarmo di quelli che definisce gruppi paramilitari filogo- vernativi. Secondo Capriles, l’onda- ta di violenza nel Paese sarebbe la conseguenza di un piano promosso dal Governo per nascondere i pro- blemi economici e sociali che schiacciano il Venezuela.

pagina 4

L’OSSERVATORE ROMANO

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

Nella notte fra il 17 e il 18 febbraio 1564 moriva a Roma Michelangelo Bellezza misteriosa

Nella notte fra il 17 e il 18 febbraio 1564 moriva a Roma Michelangelo

Bellezza misteriosa

 

P er la terza volta, duran-

niamo quanto mai ricco di signifi-

roso ed elegante, maestoso e reli-

siete stati Voi, Artisti e Cultori

di

sincera adesione alle nostre at-

tese e alle nostre speranze. Oggi

ci

ritroviamo insieme nella atmo-

San Pietro

29 febbraio 1976

Pubblichiamo il testo dell’omelia

Come lo ricordava Paolo VI

rispetto cioè che è dovuto a così

coli, alla singhiozzante Pietà Ron-

danini, e via, via

...

E si arresta lo

di

gratitudine la quale, dopo che

te il nostro Pontificato, Voi siete stati convoca- ti, e quest’oggi per un avvenimento che rite-

cato. Il primo incontro nella Cap- pella Sistina volle esprimere la volontà di un dialogo, o meglio la ripresa di una conversazione per il cammino dell’amicizia e di una rinnovata comunione di sen- timenti e di pensieri. Nel secondo incontro i protagonisti principali

gioso, già mette i nostri spiriti in esaltante contatto, in umile con- fronto, in riconoscente venerazio- ne con l’incomparabile artista. Qui l’anima percepisce più che mai lo stimolo a salire verso l’al- to, per qualcosa che trascende l’uomo stesso e la sua storia, in intimo e beatificante colloquio con Dio, sospinta dal medesimo desiderio di Michelangelo, che

eccelso rappresentante del mondo dell’arte, in ciò che questa ha di più elevato nella sua potenza espressiva, nella sua capacità di essere tramite di realtà invisibili, nella superiore grandezza della sua missione, come già in tanti al- tri messaggi della sua vocazione, divinatrice dell’arcana bellezza, ch’è nelle scoperte proporzioni delle cose e delle loro innate mi- sure, e specialmente nelle forme dell’uomo, creato ad immagine stessa di

sguardo alla rivelazione, non nuo- va, ma qui insuperabile di Miche- langelo pittore, alla Sistina, a quel sacrario dell’arte che col suo possente compendio della storia umana ricapitolata in Cristo, esprime nella maniera più subli- me la grandezza religiosa dell’arte michelangiolesca. Ci piace imma- ginare l’artista aggirarsi negli spa- zi architettonici solenni, che lo vi- dero per lunghi anni, in periodi

a Dio, si rivolge a Michelangelo per l’aiuto che egli stesso ha do- nato alla nostra preghiera, inco- raggiandoci con la sua visione di arte ad elevarci verso il divino, come si eleva al cielo la maestosa Cupola ideata dal suo genio, sot- to la quale insieme a tante anime cantiamo il Credo e gli inni della nostra fede. Ed ora, amici Artisti e Cultori dell’arte qui presenti, in un mo- mento così solenne e suggestivo il nostro pensiero si rivolge partico-

dell’arte, con opere di pittura e di

Dio

(cfr.

Genesi,

1,

27). «La funzione di

ogni arte

diceva il

Predecessore

XII

di

venerata

diversi della sua vita e in momen- ti successivi dell’attività artistica,

poema di Dante, cielo e terra.

larmente a voi. L’esempio che ci

scultura destinate alla Collezione

sui ponti di lavoro, in compagnia

viene da Michelangelo è una le-

d’Arte religiosa contemporanea

del suo vasto poema pittorico, a

zione che deve avere anche ai no-

dei Musei Vaticani, testimonianza

nostro

cui collaborarono, come per il

 

Pio

 

stri giorni una sua continuità, per

memoria — sta

Chi guarda quelle sequenze pitto-

la dignità della vostra missione, come pure per la gioia di una

 

nell’infrangere

il

re-

riche, si chiede che rappor-

sfera grave e solenne di una cele-

brazione liturgica che ha lo scopo

di

dare degna commemorazione

al quinto Centenario della nascita

di

Michelangelo.

pronunciata in San Pietro da Paolo VI il 29 febbraio 1976 in occasione di una

messa celebrata con gli artisti al termine

dell’anno di manifestazioni per il quinto

centenario della nascita di Michelangelo.

cinto angusto e an-

goscioso

del

finito,

in cui l’uomo è im- merso, finché vive

quaggiù, e nell’a p r i re

come una finestra al

to possa avere con noi quella popolazione di figu-

re vigorose: noi veniamo al-

cuni secoli dopo, e tanto la

società come il mondo cri-

sfera grave e solenne di una cele- brazione liturgica che ha lo scopo di dare degna

Il sacro rito si svolge sotto le volte gigantesche e maestose della

anelava ad uscire dall’«orribil

to di questa celebrazione. Tutto

che in questa solenne circostanza

suo

stiano hanno problemi ben

spirito

anelante

Cupola michelangiolesca. Nessun luogo era più adatto, a noi pare, per cogliere il valore e il significa-

procella in dolce calma». È pertanto con grande rispetto

verso l’infinito» (Discorso dell’8 aprile 1952). In questo sta la nota inconfon-

diversi da allora. Eppure la Sistina ci dà come il reso- conto di una lotta e di una conquista, quasi un mondo

  • ci sono gli angeli, i profeti, gli

Apostoli, i Pontefici, i martiri, i

dibile del genio artistico di Mi-

in fieri, dove i figli della lu-

 

La volta della Cappella Sistina

parla di Michelangelo qui, dove la mole stessa dell’edificio pode-

noi ci avviciniamo a questa gigan- tesca figura del genio umano; col

chelangelo e l’attualità del suo messaggio. Maestro per ogni ge-

ce, per il carattere sacra- mentale che è il loro, corag-

Mentre fuori impazzava il carnevale

L’ultimo duello

nerazione di un’arte che, conquisa dei valori umanistici, fino a com- piacersi delle forme di pagane espressioni, trae tuttavia la sua più alta e genuina ispirazione dai

giosamente combattono, senza stancarsi, per il trion- fo della verità. Le forme, qui più che mai, sono in funzione diret-

valori religiosi, Michelangelo non solo con essa intese liberare l’im- magine dalla materia, la figura dalla pietra, l’idea dal disegno, ma si sforzò altresì, attraverso am-

ta delle idee religiose. Pos- siamo sostare ammirati da- vanti alla folla della Sistina, evocata dal genio di Miche- langelo; ma non si può tra- lasciare l’ascolto della paro-

di

ANTONIO PAOLUCCI

testa e mani solo per la Pietà . Ce lo

dice il testimone oculare Daniele da

ammalò (

)

lavorò tutto il Sabato

della Domenica di Carnevale e lavo-

Commuove l’idea che gli ultimi

testa e mani solo per la Pietà . Ce lo dice il testimone oculare Daniele da

La Pietà Rondanini

San Pietro che apparve co-

di Giorgio Vasari («È un

Vasari avrebbe voluto che venisse ri-

mirabili forme sensibili, di rivelar-

la, così bene individuabile

Daniele da Volterra, «Michelangelo»

  • I l vecchio Michelangelo abita- va nella casa studio di Macel

Volterra scrivendo a Giorgio Vasari il 17 Marzo 1564, a un mese esatto

ci gli aspetti più veri della dignità dell’uomo, della sacralità della vi- ta, della bellezza misteriosa e per-

nell’atteggiamento dei corpi e nell’espressione del volto:

nuova primavera dell’arte cristia-

de’ Corvi, un quartiere di Roma che stava fra Piazza

dalla morte del Maestro, e poi al ni- pote Leonardo Buonarroti l’11 giu-

fino terribile della concezione cri- stiana.

confessori della fede, il mondo

na, che, sotto l’impulso del Con- cilio Vaticano II, si annunzia ricca

Venezia e la Colonna Traiana

Volentieri ognuno si sofferma a

delle Sibille. Domina sovrana la

di

promesse in seno alla Chiesa.

gno successivo: «Egli lavorò tutto il Sabato che fu inanti al lunedì che si

considerare l’artista tutto assorto

E tanto più urgente ed opportuno

e che oggi non esiste più, demolito

voleva un bizzarro spirito fiorentino

Nei suoi giorni finali i pensieri

dire quello che noi oggi pensiamo:

nelle sue creazioni, vivo dentro la

presenza di Dio, di un Dio giusto

ci

appare questo richiamo, in

alla fine dell’Ottocento per fare spa- zio al Vittoriano poi Altare della Pa- tria. Abbiamo un testimone dei gior- ni ultimi dell’artista. È Daniele Ric-

rò in piedi studiando sopra quel cor- po della Pietà».

cerchia delle fattezze umane dei suoi personaggi, emulo degli anti- chi nello sforzo titanico di ingi- gantire idealmente l’umana statu-

e misericordioso, che all’umanità decaduta offre il soccorso della redenzione per una vita nuova. Il collegamento dell’immenso scena-

quanto falsi principii ispirati ad una concezione della vita senza speranza superiore minacciano di

far decadere l’arte dai suoi subli-

ciarelli, meglio noto come Daniele

Pensiamo a quel sabato, vigilia

ra, e nel rapimento estatico di

rio è la Bibbia, emergente nei

mi

compiti. Se l’arte, secondo la

da Volterra dalla città di origine,

dell’ultima domenica di Carnevale,

eguagliare la perfezione ellenica.

suoi valori sacri attraverso le im-

scultorea definizione dantesca, è a

l’allievo devoto e affettuoso al quale

quando la festa impazza per le stra-

Ma ciò che a noi piace maggior-

magini che col loro linguaggio fi-

Dio quasi nipote, essa ha bisogno

toccherà in sorte l’imbarazzante

de di Roma e il grande vecchio af-

di

avvicinarsi a Dio, di conoscerlo

compito di coprire con panneggi le nudità più appariscenti del Giudizio. Come è noto l’affresco con la Resur- rezione dei corpi e la Parusia aveva su- scitato imbarazzi e polemiche. Tutti quei nudi e natiche e seni e sessi squadernati in gloriosa evidenza, sembravano fatti apposta per mette- re in crisi gli animi più timorati. Ci

come Antonio Francesco Doni per

andavano all’assoluto e all’a l t ro v e Nel momento liminare della vita terrena aveva testa e mani solo per la Pietà

fronta in solitudine il suo ultimo duello con l’arte. Lo fa «in piedi» e «studiando» perché l’arte richiede un affronto virile e un impegno in- tellettuale duro, vigile, determinato, senza pause e senza riserve. Poi, al termine di quella notte — dice Da- niele da Volterra — Michelangelo si ammala, si mette a letto e nel giro di breve tempo muore.

pensieri di Michelangelo — lui senza figli e senza fa- miglia — siano per il rap- porto tra Madre e Figlio. È un tema che attraversa tutta intera la vita dell’arti- sta dalla giovanile Pietà di

me un miracolo agli occhi

scattata la Pietà oggi nel Museo di Santa Maria del Fiore. Occorreva

mente notare in questo momento è la coerenza e la forza grandiosa di realizzazione di tante opere, nelle quali il tema fon- damentale, Dio e l’uo-

mo, stanno continua- mente di fronte. Medi- tando e contemplando il mistero del Dio vivente, creatore, redentore, giu- dice, Michelangelo defi-

nì il destino di ogni umana esistenza attorno all’adorabile figura di Cristo. A questo punto il nostro pen- siero vede sorgere dinanzi a sé le figure incantevoli delle più celebri sculture di Michelangelo, a co- minciare da quella incredibile per un giovane non ancora venticin- quenne, della Madonna che ora veglia, dolorosa e piissima, alle soglie di questa Basilica. «Con

gurativo aggiungono un contribu- to di poesia e di profezia all’ese- gesi del testo sacro.

Non c’è parola umana che faccia tanto riflettere e meditare quanto la rappresentazione che di quelle verità ha dato il Buonarroti

Michelangelo è l’artefice, è il demiurgo, di questa grande predi- cazione religiosa che a noi, non meno che agli uomini del suo tempo, appare prodigiosa per l’arditezza della sua impostazione iconografica e per la sua potenza espressiva. Non c’è parola umana che possa suscitare tanta emozio- ne, che faccia tanto riflettere e

dotti e agli incolti, ai fedeli e ai

«fanciulli sbattuti da ogni vento

  • di dottrine per gli inganni degli

uomini» (Efesini, 4, 14-15). La no-

e di amarlo in uno sforzo costan- te di purificazione e di dona- zione. Chi conosce la biografia di Mi- chelangelo ben sa che al vespro della sua lunga vita (egli morì a 89 anni nel 1564), lo spirito in- quieto e veggente dell’Artista eb- be un tormentato pensiero, il quale non paralizzò la sua mano sempre armata di scalpello, ma sconvolse il suo giudizio di valore niente meno che su l’arte, la sua arte, quasi fosse vana fatica, osta- colo alla sua salvezza. Ultimo pensiero triste e agitato del Gran- de, ma pensiero sapiente: egli vi- de che l’arte, per quanto regale e sublime, non è, nel quadro dell’umana esistenza, fine a se stessa; è e dev’essere una scala che sale; essa conta per quanto è

ni, Vita di Michelangelo, p. 999).

come ogni attività umana, deve

essere tesa in uno sforzo di subli-

questi in essa il continuo stimolo

«In quel dì che Cristo verrà in Divi- nità, meriterà che egli imponga che tutti facciano quelle attitudini, dimo- strino quella bellezza, e l’inferno tenga quelle tenebre che voi avete dipinte, per non si poter miglio- r a re » . Che è come dire: quando verrà il Giudizio Finale, quello vero, Nostro Signore dovrà attenersi a quello che Michelangelo ha già dipinto perché neanche Lui saprebbe o potrebbe immaginarne uno migliore! Così scriveva il Doni in una nota lettera a

miracolo che un sasso da principio senza forma alcuna si sia mai ridotto a quella perfezione che a fatica la natura suol formare nella carne») al- la Pietà fiorentina oggi nel Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, scultura drammatica, tormentata, da ultimo rinnegata, che l’artista avreb- be voluto collocare sopra la sua tomba, alla Pietà Rondanini, quasi un testamento spirituale, la dolente meditazione degli anni ultimi. In tutte le tre Pietà , attraverso un arco cronologico lungo poco meno di set- tanta anni (dal 1499 al 1564) è domi-

comprarla, al prezzo di qualche cen- tinaio di ducati, dai Bandini che a Roma ne erano proprietari. Se il progetto vasariano fosse andato a buon fine oggi Michelangelo ripose- rebbe in Santa Croce sotto una la- stra terragna avendo sopra di lui la Pietà che porta, nel personaggio di San Giuseppe d’Arimatea, il suo au- toritratto. Quale mirabile monumen- to memoriale avrebbe avuto Miche- langelo civis florentinus nel cuore del- la sua città! Ma i soldi per il riscatto della Pie-

questa Pietà , commenta il Papini (Giovanni Papini, Vita di Miche- langelo, p. 435), non è soltanto il genio giovane di Michelangelo che si afferma con vittorioso splendore agli occhi di tutti, ma nasce la grande scultura cristiana moderna, sintesi miracolosa della perfezione ellenica e della spiri- tualità medioevale». E poi gli al- tri colossali simulacri famosi, che definiscono questo massimo scul- tore, dal giovane atleta ch’è il Davide fiorentino, al Mosè gigante corrucciato di San Pietro in Vin-

meditare, quanto la rappresenta- zione che di quelle verità ha dato il Buonarroti. La Cappella Sistina con il suo Giudizio universale di- venta così quasi un libro aperto ai

non credenti, come pure un effi- cace richiamo al popolo di Dio per continuare a vivere le certezze del Vangelo, per non cadere come

stra celebrazione liturgica vuol es- sere una doverosa testimonianza

rivolta al supremo vertice della nostra vita, a Dio. Ricordate le sue gravi parole, rese più espressi- ve dalla poesia (forse del 1555)? «Né pinger, né scolpir fia più che quieti / l’anima volta all’amor di- vino / c’aperse, a prender noi, ‘n croce le braccia» (Giovanni Pa p i -

Cioè l’arte, specialmente l’arte,

mazione, come la musica, come la poesia, come il lavoro, come il

Michelangelo poco dopo la scoper- tura del grande murale e questo iperbolico paradosso, al limite della irriverenza, è l’apprezzamento più geniale che mai sia stato fatto al

nante il tema della Madre che con- templa il corpo del Figlio morto fi- no a riappropriarsene, fino a ripor- tarlo nel grembo che l’ha generato.

Bandini non si trovarono.

pensiero, come la preghiera, deve rivolgersi in alto. Michelangelo perciò vi ricorda di quanto aiuto sia la fede per l’artista, trovando

Giudizio.

All’indomani della morte di Mi- chelangelo entrò subito in azione il

Ebrei e cristiani nelle lunette della Cappella Sistina

Il torpore degli antenati

 

a superarsi, a meglio esprimersi, a

Ma nel febbraio del 1564 Miche- langelo non pensava agli affreschi si- stini e ai suoi stolidi detrattori e

partito fiorentino che voleva riporta- re in patria le spoglie mortali del

fondere le sue esperienze in quel- le magnifiche sintesi, di cui la storia dell’arte, nei suoi momenti

elevi ad amare «tutto ciò che vi è

neppure alla cupola già impostata e interamente realizzata fino al tambu-

grande figlio. I romani avrebbero voluto che Michelangelo avesse se- poltura in San Pietro ma si riuscì a trasferirne furtivamente la salma a

Lorenzo, chiesa palatina della fami-

glia Medici, accanto alle sculture

data a lutto e ornata dei dipinti che

celebravano la vita e le opere di quel

grande.

Oggi, come tutti sanno, la tomba

È tutta la storia della Sistina la vera protagonista della suggestiva ricerca di uno storico dell’arte che insegna in Francia (Giovanni Careri, La tor-

peur des Ancêtres. Juifs et chrétiens dans la chapelle Sixtine,

Paris, École des

hautes études en sciences sociales, 2013, pagine 328, euro 36). Il titolo al-

lude a un versetto della lettera di Paolo ai Romani (11, 8) che combina

gelo con invenzioni e maniere «straordinarie e nuove» avvertite già dai

contemporanei. Il libro affronta il Giudizio universale e poi il «montaggio

della storia» nell’intera cappella, per arrivare infine all’esame attento del-

le lunette con i nomi della genealogia del messia. In queste raffigurazio-

grande figlio. I romani avrebbero voluto che Michelangelo avesse se- poltura in San Pietro ma si

Cappella Sistina: particolare della lunetta

più alti, ci ha dato incomparabili modelli. Solo così, come esige l’altissima vostra missione, saprete

ro. I suoi pensieri andavano all’As- soluto e all’Altrove. Si dissolvevano

in quei giorni gli ideali di bellezza e

di

gloria che pure avevano acceso il

suo ingegno e guidato la sua mano.

Firenze. Le esequie si tennero in San

della Sagrestia Nuova e furono ono-

due citazioni veterotestamentarie (D e u t e ro n o m i o , 29, 3 e Isaia , 29, 10) e il

mettervi a servizio nobile e co- sciente dell’uomo, che ha conti- nuamente bisogno di essere aiuta- to ed istruito a ben pensare, a

Ce lo fa capire in quel celebre sonet-

ranze solennissime nella chiesa arre-

“torp ore” è quello degli “antenati” di Cristo rappresentati da Michelan-

ben sentire e a ben vivere. Por-

to degli anni tardi che è una specie

di

ritrattazione e quasi di confiteor:

gendogli la mano fraterna che lo

«onde l’affettuosa fantasia che l’arte

di

vero, di puro, di giusto, di san-

mi

fece idolo e monarca conosco or

to, di amabile» (Filippesi, 4, 8),

ben com’era d’error carca». Adesso, nel momento liminare della vita terrena, Michelangelo ha

del Buonarroti sta in Santa Croce collocata all’interno di un modesto apparato tardo manierista. Giorgio

ni l’autore vede mescolate le vicende di “ebrei e cristiani” in un’i n t e r p re - tazione coscientemente non «univoca», aperta a «una vita postuma» cer- to non ancora esaurita. (g . m . v. )

di Ezechia, Manasse e Amon

voi avrete contribuito all’op era della pace, e il «Dio della pace sarà con voi».

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 5

Di fronte alle domande di Papa Francesco

I portavoce della speranza

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Di fronte alle domande di Papa Francesco I

Come nacque nel 1908 la squadra del San Lorenzo de Almagro

Un oratorio per i forzati della vittoria

C’è però un combattivo gruppo di ragazzini fra i dodici e i quindici anni di età che, sotto l’egida del carismatico Federico Monti detto El Carbuña , perché impiegato nel

negozio di famiglia, una rivendita

di

carbone, a fine giornata invade

l’angolo fra Calle México e Calle Treinta y Tres Orientales, giocan- dosi reputazione e gloria con il pallone. Con il grande Monti (an- cora oggi considerato una delle fi- gure più importanti della storia del club), ci sono, tra gli altri, anche il suo amico del cuore e fedele scu- diero Antonio Scaramusso, il “Pe t i - so” Gianella, Xarau, Assali, Gore- na e i fratelli Manara. C’è anche un nome ufficiale: Los Forzosos de Almagro (dove il termine “forzo- sos” esprime il concetto di «forza- ti», obbligati a vincere sempre per l’onore del quartiere, come spie- gherà direttamente Scaramusso). C’è anche un motto: Para vencernos

hay que romperse todos (“per batter-

ci

bisogna rompersi tutto”). Man-

cano solo un paio di cose, fonda- mentali: un campo e un avversario. Per questo Los Forzosos giocano continuamente fra di loro, nelle strade, divertendosi e allenandosi per i tempi in cui ci sarà qualcuno tanto temerario da sfidarli. Ed è in una sera come tante che

El Carbuña Monti si riunisce con gli amici del quartiere per giocare. Stavolta però c’è qualcosa di diver- so, di inedito: uno spettatore, che si affaccia dalla porta dell’oratorio antistante il crocevia. Si tratta del neoarrivato curato, una figura an- cora semisconosciuta e tendenzial- mente non molto ben vista nel quartiere, in particolar modo da Monti che, provenendo da una fa-

di ST E FA N O BORGHI

A gli inizi del Novecento Almagro è un quartiere popoloso e vivo, dove i ragazzi battono le stra- de praticando quello

che già da decenni è il principale divertimento del popolo argentino:

il fútbol. Come in qualsiasi angolo del mondo, il calcio era arrivato da quelle parti portato dagli inglesi a metà del XIX secolo e aveva trovato un terreno fertilissimo, diventando immediatamente un fenomeno dal- la diffusione impressionante. Oggi in Argentina più dell’1,5 per cento della popolazione è tesserata per un club calcistico e nove abitanti su dieci si dichiarano tifosi di una squadra. A quel tempo, il “calcio o rg a n i z z a t o ” stava nascendo, gra-

Un gruppo di ragazzini a fine giornata invade l’angolo fra Calle México e Calle Treinta y Tres Orientales Giocandosi reputazione e gloria con il pallone

zie allo scozzese Alexander Watson Hutton: la Argentine Association Football League, genitrice dell’at- tuale Asociación del Fútbol Argen- tino, fu fondata nel 1893 (è l’ottava più antica del mondo) e nello stes- so anno si disputò anche il primo campionato, quando all’epoca solo in Gran Bretagna e in Olanda esi- steva qualcosa di simile. Ad Alma- gro, invece, nei primi anni del No- vecento una squadra vera non c’è.

I tanti volti dei pellegrini ad Assisi

La squadra

del cuore

Pubblichiamo una parte del primo capitolo del libro San Lorenzo de Almagro. La squadra del cuore di Papa Fra n c e s c o (Reggio Emilia, Imprimatur Editore, 2013, pagine 173, euro 14).

  • di LAU R E N T STA L L A -BOURDILLON

    • M entre il mondo con- tinua a scoprire la radiosa personalità di Papa Francesco, i cattolici sono ri-

chiamati, senza mezzi termini, al giusto equilibrio della loro respon- sabilità nella Chiesa e per il mon- do. Basandosi sull’esigenza di fe- deltà alla parola di felicità offerta nell’umanità di Gesù, il Papa ricor- da i due interrogativi che condizio- nano lo sviluppo di ogni vita real-

La Croix

Pubblichiamo un articolo

direttore del Servizio pastorale

di

studi politici a Parigi.

mente umana: «Chi sono?» e «Per chi sono?». Riguardo alla prima domanda, si tratta di dar conto, con sempre maggiore chiarezza, della consape- volezza della dignità e della voca- zione di ogni persona. Da dove ve- niamo? Che cos’è la nostra natura umana? Verso quale fine possiamo tendere? L’insieme delle risposte forma un c o rp u s di verità, nato dall’incontro e dall’ascolto di Cristo Gesù. La Chiesa si riceve da Cristo e prolunga la sua missione nella storia al servizio di tutte le genera- zioni. Guidata dal suo Spirito, essa è servitrice di una verità ultima che orienta l’azione degli uomini. La seconda domanda permette di scoprire il modo più perfetto di tra- smettere questa verità: incarnando il messaggio. Perciò la Chiesa ha bi- sogno di rinnovarsi guardando co- stantemente al suo modello: Cristo morto e risorto. Papa Francesco ap- pare allora come una risposta vi- vente all’interrogativo posto da Be- nedetto XVI l’8 novembre 2009 ai suoi confratelli vescovi d’Italia:

«Come non vedere che la questione della Chiesa, della sua necessità nel disegno di salvezza e del suo rap- porto con il mondo, rimane anche oggi assolutamente centrale?». I cattolici devono essere testimo- ni di un messaggio di speranza per tutta l’umanità. Lungi dal costrin- gere altri a osservare precetti reli- giosi, la fede in Cristo è innanzitut- to una risposta libera a una chiama- ta, il frutto di un incontro ricco di promesse. Questa parola illumina pian piano il senso ultimo dell’esi- stenza, sino alla sua estrema fragili- tà, alla sua vulnerabilità e, infine, al suo stesso termine: la morte. Se è vero che nessuno è costretto a cre- dervi, nessuno però vi crederà senza la testimonianza della trasformazio- ne che la sua presenza opera nella vita dei cristiani. Ed è proprio que- sta la prima difficoltà che Papa Francesco deve affrontare. Non di- mentichiamo che ogni cultura è fi- glia della “fede”. Poiché noi credia- mo che i beni materiali realizzino i nostri desideri, vediamo crescere sempre più una cultura consumisti- ca. In altre epoche, la fede nelle ca- pacità umane e nel sapere aveva da- to vita a una cultura umanistica, e la cultura spirituale esprimeva la fe- de nelle capacità della mente di raggiungere le realtà essenziali. Og- gi ci dimentichiamo che il cuore umano non può essere mai colmato da oggetti, per quanto siano tecno- logicamente performanti, e neppure dalla concessione di diritti, per quanto siano il frutto della libertà sovrana. Stiamo facendo finta di non sapere tutto ciò, per puntiglio o per pigrizia. Il racconto biblico della Genesi consente di comprendere qual è la costante posta in gioco nella storia. Spiega che l’uomo raggiunge la sua pienezza solo se conserva anche una parola, il comandamento di Dio. L’obbedienza è così sul piano spirituale il modo di “m a n g i a re ” la parola, di provare la sua potenza di vita. La parola dell’astuto, il ser- pente, suggerisce all’uomo di im- possessarsi del frutto (come ogget- to) per raggiungere la perfezione:

«Sarete come dei». Il testo biblico non fa che descri- vere una situazione che si presenta costantemente e dalla quale non sappiamo più come uscire. «Puoi quindi devi», è l’eco moderna della tentazione originale. Papa France-

sco s’impone una sobrietà di natura

tale da far apparire la parola che lo nutre interiormente. «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni pa- rola che esce dalla bocca di Dio». Invita i suoi fratelli a seguire come lui san Francesco d’Assisi. Le rea- zioni di quei cittadini che chiedono una società rispettosa di una vera laicità, sottolineano l’imp ortanza del rispetto delle convinzioni perso- nali e religiose di ciascuno. Ognu- no ha le proprie ragioni per vivere e agire e ognuno deve anche essere pronto a renderne conto. La Chiesa propone un’idea molto alta della dignità della persona umana, poiché vi vede l’immagine stessa di Dio. Si preoccupa quando le nostre conquiste sulla vita e il dominio e il perfezio-

namento del corpo non

sono accompagnate da

 

La richiesta arriva dai giocatori e spiazza padre Lorenzo. Va avanti, come sempre, Scaramusso: «Po- tremmo avere un’aula per realizza- re l’assemblea dei soci?» Un atti- mo di silenzio, poi: «E chi sareb- bero i soci?» È il momento dell’in- tervento di Monti: «Eccoli qua, siamo noi». L’idea prende piede e l’assem- blea si realizza, aperta dalla lettura

dell’atto costituivo. «Buenos Aires, giorno 1 di Aprile del 1908, riuniti in assemblea gli integranti del club

Los Forzosos de Almagro

»

Il no-

miglia la cui unica fede era il so- cialismo, non aveva molto feeling con los cuervos (“i corvi”, come vengono chiamati in modo dispre- giativo i preti in Argentina). Allora

 

come oggi, per padre Lorenzo co-

Lorenzo per ricordare sia la figura

me per Papa Francesco, essere uo- mo dalla fede coerente (qualunque essa sia), in una società tendenzial-

del santo sia la Battaglia di San Lorenzo, avvenuta nella zona di Santa Fe nel 1813 e terminata con

La richiesta arriva dai giocatori e spiazza padre Lorenzo. Va avanti, come sempre, Scaramusso: «Po- tremmo

Papa Francesco ritratto nella copertina del libro e, nella foto in alto, la prima squadra

del San Lorenzo de Almagro riunita attorno a padre Lorenzo Massa

 

mente povera, era affare per corag- giosi e innovatori. Padre Lorenzo Massa è appas- sionato di sport in generale: nel collegio Pio IX, dove insegnava prima di essere inviato ad Alma- gro, si dilettava nell’impartire ai propri studenti assortite lezioni di educazione fisica (soprattutto di

la prima vittoria per le forze delle Province unite del Rio de La Pla- ta, comandate dal colonnello José de San Martín, sull’armata colonia- le spagnola durante la guerra di indipendenza argentina. Così può funzionare, i consensi crescono, manca però quello fon- damentale di Federico Monti, che

O melie

lotta libera, perché si dice fosse

accetta solo a patto che venga

particolarmente vigoroso

).

Il cal-

mantenuto il suffisso «de Alma-

 

gro». L’unanimità è raggiunta e così, il primo aprile 1908, nasce uf- ficialmente il San Lorenzo de Al- magro, con il quindicenne Antonio Scaramusso come presidente, Luis Manara come segretario e Federico Monti in veste di tesoriere. Tutti gli altri giocatori sono nominati soci con diritto di parola.

del mattino

 

zi imparano anche a leggere e scri-

La minaccia del pettegolezzo e l’amore per il prossimo, la necessità della preghiera e la lotta contro il demonio: sono alcuni dei temi affrontati da Papa Francesco durante le messe celebrate la mattina nella cappella della Domus Sanctae Marthae in Vaticano. È appena uscito in libreria il il secondo volume delle Omelie del mattino (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana) che pubblica i testi apparsi

vere: la comunità è formata, il pas- so successivo è quello di fondare ufficialmente la squadra per poter partecipare al campionato.

ogni giorno su L’Osservatore Romano tra il 2 settembre 2013 e il 31 gennaio 2014.

Un seminario organizzato da «Pagine Ebraiche»

Dialogo a porte aperte

«Legge ebraica e problemi dell’informazione» è il titolo del seminario or- ganizzato il 18 e il 19 febbraio presso l’Associazione Stampa Romana da «Pagine Ebraiche» e dal Portale dell’ebraismo italiano www.moked.it in collaborazione col Collegio Rabbinico Italiano. Per la prima volta l’in- contro è aperto a tutti i giornalisti. Interverranno, tra gli altri, il rabbino

capo di Roma Riccardo Di Segni, il rabbino capo di Milano Alfonso Ar-

bib, e i rabbini Yuval Cherlov (università Bar Ilan di Tel Aviv) e Alberto Moshe Somekh (Torino).

scritto su «la Croix» del 15-16 febbraio dal

uno sforzo quantomeno

equivalente di ponderare il senso stesso della no- stra esistenza. Papa Francesco contempla la ve- rità sull’uomo nella persona di Ge- sù. Si fa carne anche nella persona dei cristiani, e nella loro vita con- creta. Essi diventano i “p ortavo ce della speranza”, che Dio rivolge a

Due interrogativi condizionano lo sviluppo di ogni vita realmente umana «Chi sono?» e «Per chi sono?»

tutti. I cristiani sarebbero dunque delle “lettere viventi” dell’amore di Dio per tutti? La sfida non è facile in un conte- sto di tensioni e di ripiegamento identitario. I cristiani, in Europa, in Africa, come pure in Oriente, sono «la carne di questa promessa che dà vita» al mondo. Una vita di cui de- vono essere il sapore (il sale) e il chiarore (la luce). Il sapore perché la vita è sempre un dono — mai una cosa dovuta — destinato a un dono di vita ancora più grande. Il chiaro- re perché la realtà più oscura, che è la morte, è vinta dalla forza dell’amore capace di risvegliare da quel sonno. Se nessuno è obbligato a credere nella speranza che anima la Chiesa cattolica, Papa Francesco prende le proprie responsabilità. Come ha fatto il suo predecessore, è «in co- scienza, davanti al Signore e per il bene della Chiesa» che invita i cri- stiani a testimoniare l’amore che è all’inizio e alla fine di tutto.

Nube di testimoni

«Questa basilica ha i colori della Resurrezione» scrive Bruce Springsteen sul retro della rivista dei francescani di Assisi, «San Francesco patrono d’Italia», subito dopo la visita “in notturna” alla chiesa del Poverello; qualche parola annotata in fretta, a caldo, per documentare l’impatto con i colori freschi di restauro di Giotto, e poi di nuovo a Perugia, per il concerto del giorno dopo. È una delle testimonianze raccolte nel libro di padre En- zo Fortunato Vado da Francesco (Milano, Monda- dori, 2014, pagine 192, euro 16,5) in uscita in que- sti giorni, in cui si raccontano le visite (illustri e non) al Sacro Convento: da Patti Smith a Robert McNamara, da Franco Zeffirelli a Kathleen Ken- nedy. «Per usare una suggestiva immagine biblica, è come se fosse una “nube di testimoni” (E b re i , 12, 1) — scrive il cardinale Gianfranco Ra- vasi nella prefazione — nella quale ogni goccia è irradiata dalla luce di quel sole. Se vogliamo continuare la metafora, potremmo dire che padre Enzo fissa il suo ideale obiettivo nar- rativo su alcune di quelle gocce cer- cando idealmente di ricomporle in un arcobaleno dai colori mutevoli e diffe- renti. Sono alcuni dei tanti volti dei pellegrini che hanno raggiunto, come me e come tanti altri uomini e donne, il grandioso complesso della basilica e del sacro convento. Certo, ci sono visi che si sono affacciati nella storia della politica e negli schermi televisivi; altri che sono saliti alla ribalta della crona- ca oppure si sono presentati davanti a sterminate platee di fan, attratti dalle loro canzoni, dalla loro musica, dalle loro recite oppure dal loro sport; ci so- no, poi, altri personaggi che sono stati al centro di vicende capitali di nazioni

e imperi». I personaggi che tra poco scorreranno davanti ai nostri occhi, attraverso l’evocazione di padre Enzo, continua Ravasi, «sono l’attestazione di questa umanità che, pur nella molteplicità dei caratteri e delle esperienze, può incontrarsi in sin- tonia di ideali e di opere. Si ripete in pratica il miracolo divino della creazione come lo esprimeva un antico aforisma rabbinico: “Gli uomini con un unico conio producono monete tutte uguali, il Creatore con un unico conio [l’essere creature umane] fa gli uomini e le donne tutti uguali e tut- ti diversi”. Ma c’è un’ultima stella che si accende nel cielo di san Francesco e di tutti coloro che si mettono in viaggio per raggiungere la sua città. Essa si riflette già nel titolo suggestivo del libro:

Vado da Francesco».

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Di fronte alle domande di Papa Francesco I

La cantante Patti Smith ad Assisi

pagina 6

L’OSSERVATORE ROMANO

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

Il presidente dell’episcopato di Inghilterra e Galles sulla riforma del welfare

Ta g l i che fanno male

Per l’arcivescovo di Los Angeles anche gli immigrati sono la forza di una grande nazione

Il sogno di una nuova America

LONDRA, 17. Una «disgrazia». È presule, che tra pochi giorni riceve- Con la riforma — ha
LONDRA, 17. Una «disgrazia». È
presule, che tra pochi giorni riceve-
Con la riforma — ha detto il pre-
netta la bocciatura che l’a rc i v e s c o v o
rà la berretta cardinalizia da Papa
sidente della Conferenza episcopale
di
Westminster, presidente della
Conferenza episcopale di Inghilterra
e Galles, Vincent Gerard Nichols, fa
della riforma dei servizi sociali volu-
ta dal governo di David Cameron.
In una intervista rilasciata al quoti-
diano «The Daily Telegraph», il
Francesco, ha severamente stigma-
tizzato la normativa — definita ap-
punto una «disgrazia» — che rischia
di aggravare la già delicata situazio-
ne di crisi sociale presente nel Paese
e che finisce per lasciare le persone
nella «miseria».
— «stanno accadendo due cose: la
prima è che la rete di sicurezza di
base, che dovrebbe far sì che la gen-
te non sia lasciata alla fame e alla
miseria, è stata lacerata. Non esiste
più, e questa è una crisi veramente
drammatica. La seconda è che, in
questo contesto, l’amministrazione
dell’assistenza sociale, mi dicono, è
diventata sempre più punitiva».
Il Governo ha infatti tagliato mi-
liardi di spesa pubblica nel tentativo
di frenare l’enorme deficit del Paese.
Ma in molti sostengono che le ridu-
zioni delle spese in favore dei disoc-
cupati, delle abitazioni, e degli inva-
lidi siano sproporzionate, colpendo
soprattutto quelli che sono già più
poveri. Nichols ha detto che la gen-
te ha capito la necessità di «stringe-
re la cinghia» e di tagliare la spesa
pubblica, ma quello che sta acca-
dendo «in un Paese come il nostro,
è francamente una disgrazia».
Parole che si aggiungono a quelle
dell’arcivescovo di Canterbury, Ju-
stin Welby, primate della Comunio-
ne anglicana, che più volte ha criti-
cato le misure di austerità. Già nel
marzo dell’anno scorso infatti più di
quaranta presuli anglicani hanno se-
veramente condannato le allora solo
annunciate modifiche ai parametri
per l’accesso a servizi e benefit, sot-
tolineando che ciò sarebbe andato a
scapito delle famiglie, in particolare
di quelle più bisognose e dei loro
bambini. La situazione in Gran Bre-
tagna appare sempre più drammati-
ca con quasi cinque milioni di adul-
ti che, pur lavorando, non guada-
gnano abbastanza per vivere, e oltre
tre milioni e mezzo di milioni di
bambini che non hanno da mangia-
re. «I nostri alunni arrivano in divi-
se immacolate in aule dotate delle
ultime tecnologie senza che nessuno
sospetti che hanno saltato colazione
e cena e stanno morendo di fame»,
ha testimoniato nei mesi scorsi, nel
corso di un incontro con dei parla-
LOS ANGELES, 17. «Sono un pastore,
non un politico, ma noi cattolici vo-
gliamo la stessa cosa che volevano i
padri fondatori di questo Paese:
Aperto a Chişinău il primo consultorio cattolico
Un piccolo seme
per le famiglie in Moldova
CHIŞI N Ă U, 17. «La Chiesa cattolica
moldava avverte il bisogno urgente
ti soli per strada con effetti deva-
stanti. Noi vogliamo credere che
mentari, il vescovo ausiliare di We-
di
rilanciare il valore della fami-
glia, in una terra dove la disgrega-
zione familiare è elevata, oltre ad
avere uno sguardo premuroso ver-
so la vita umana»: lo ha detto —
riferisce il Sir — il vescovo di
Chişinău, Anton Coşa, partecipan-
do nei giorni scorsi all’inaugura-
zione del primo consultorio fami-
liare cattolico nella capitale della
Moldova. «Riprendendo quanto
insegna Papa Francesco, posso di-
re che con questa struttura toc-
chiamo e serviamo la carne soffe-
rente del popolo moldavo», ha ag-
giunto monsignor Coşa, ri-
cordando che «questo accade
nell’anno in cui Papa Francesco ha
indetto il sinodo dei vescovi sulla
famiglia», dal 5 al 19 ottobre 2014
in Vaticano.
anche un piccolo seme possa ger-
mogliare e portare frutti di speran-
za a questo popolo». Un progetto
di aiuto alle famiglie moldave so-
stenuto dai lavoratori italiani che,
pur in un periodo difficilissimo da
un punto di vista economico,
«non hanno perso il senso del
dono».
stminster, John Arnold, il quale ha
detto che «non c’è mai stato alcun
altro momento della nostra storia in
cui così tante persone si sono trova-
te in miseria». Una situazione a cui
le comunità cristiane cercano di ve-
nire incontro dando vita alle cosid-
dette banche del cibo.
un’America giusta per tutti, che di-
fenda gli innocenti e permetta ai de-
boli di migliorare la loro condizio-
ne, un’America che promuova la di-
gnità della persona umana, special-
mente quella dei poveri». Parole
dell’arcivescovo di Los Angeles, Jo-
sé Horacio Gómez, che in una re-
cente intervista al Sir parla della ri-
forma dell’immigrazione, ferma alla
Camera dei rappresentanti, un prov-
vedimento definito urgente, più che
mai necessario, perché potrebbe
portare alla regolarizzazione di dieci
milioni di persone contribuendo alla
riduzione del debito degli Stati
Uniti, oltre a dare un’iniezione di
forza propulsiva al Paese.
Monsignor Gómez, originario di
Monterrey, in Messico, guida la dio-
cesi con la più ampia rappresentan-
za di cattolici negli Stati Uniti; ne
fanno parte più di cinque milioni di
fedeli, in maggioranza latinos, molti
dei quali senza documenti. Il presu-
le qualche mese fa ha pubblicato un
libro, intitolato Immigration and the
New America , in cui parla fra l’a l t ro
di una “sotto classe” che si arrangia
tra le pieghe della società statuni-
tense: «Mi riferisco a giardinieri, la-
vapiatti, spazzini, badanti, lavoratori
a cottimo nei cantieri edili. La gente
non li nota neppure. Ci abbiamo
fatto l’abitudine. Ma sono persone
che sopravvivono ai margini di que-
sto grande Paese. Senza diritti, sen-
za sicurezza, senza assistenza sanita-
ria. A oggi hanno poche ragioni per
essere ottimisti e questo è triste e in-
giusto. Sono loro i volti della rifor-
ma dell’immigrazione, e quando li
guardiamo negli occhi capiamo
quanto la politica possa a volte es-
sere inadeguata rispetto alle necessi-
tà della gente».
L’arcivescovo si dice d’a c c o rd o
con il presidente Barack Obama
che, nel recente discorso sullo stato
dell’Unione, ha invitato la Camera
dei rappresentanti ad approvare al
più presto la riforma dell’immigra-
zione. «La mia — ha spiegato al
Servizio informazione religiosa — è
una prospettiva pastorale. Nelle no-
stre parrocchie siamo al servizio de-
gli immigrati, con o senza docu-
menti. Almeno un milione di essi
vacilla sotto la soglia della povertà.
Vediamo ogni giorno Los Angeles
attraverso gli occhi degli ultimi, dei
padri e delle madri che lavorano so-
do per dare un futuro ai loro figli».
E ricorda che anche lui è un immi-
grato, che è diventato statunitense
quasi vent’anni fa (anche se la fami-
glia da parte di madre ha abitato
nella regione che oggi corrisponde
al Texas fin dal 1805): «Oggi ho fa-
miliari da una parte e dall’altra del
confine. Per me l’immigrazione è un
aspetto cruciale della vita, perché ri-
guarda le famiglie, soprattutto i
bambini, e concerne la dignità uma-
Indagine del Pew Research Center di Washington
Più ortodossi in Russia ma pochi vanno in chiesa
na. L’immigrazione è anche una
questione che interessa l’America
tutta, lo spirito della nostra nazione,
la sua anima. Si tratta di capire che
Paese vogliamo essere. I padri fon-
datori degli Stati Uniti sognavano
una nazione dove persone di ogni
etnia, religione e retroterra culturale
potessero vivere insieme, come fra-
telli e sorelle, come figli dello stesso
Dio. Questa bellissima visione ci ha
aiutato a rendere questo Paese una
grande nazione di immigrati, un po-
polo di persone provenienti da più
nazioni. La domanda oggi è: credia-
mo ancora in questo sogno?», con-
clude Gómez.
Non è una questione politica o
economica, al centro ci sono perso-
ne in difficoltà, che soffrono, ribadi-
sce il presule, invitando gli “attori
di questa grande democrazia” a ra-
gionamenti di più ampio respiro,
che vadano cioè al di là dei sottili
giochi elettorali. Ma che soluzione
trovare per dare dignità a questi
dieci milioni di individui, senza
continuare a infrangere il diritto? La
faccenda è complicata: «È vero — ri-
sponde l’arcivescovo di Los Angeles
— che questi migranti sans papiers
non hanno rispettato le leggi degli
Stati Uniti. Questo non va bene.
Siamo una nazione fondata sul di-
ritto, che riveste un ruolo fonda-
mentale in ogni società. Bisogna
quindi trovare delle misure per con-
sentire ai sans papiers di espiare la
pena per aver infranto la legge. Per-
sonalmente, comunque, penso a
programmi di servizio alla comunità
più che a deportazioni. Al contem-
po, dobbiamo offrire agli indocumen-
tados l’opportunità di normalizzare
il loro status e invitarli a prendere
parte alla costruzione della nuova
America».
Di recente, monsignor Gómez è
intervenuto a difesa delle famiglie
dei migranti che, subendo un trasfe-
rimento coattivo, si vedono costretti
a tornare in patria.
Il consultorio, progetto della
Fondazione Regina Pacis, è «al
servizio delle famiglie, a tutela del-
la vita, a sostegno dei disabili, ac-
canto a chi vive situazioni di disa-
gio sociale». All’inaugurazione
erano presenti fra gli altri l’amba-
sciatore italiano a Chişinău, Enrico
Nunziata, e Antonio Di Matteo,
vicepresidente del Movimento cri-
stiano lavoratori che ha sostenuto
la creazione dell’op era.
La Moldova presenta dati
preoccupanti: centocinquantamila
minori sono lontani dalla famiglia
a causa dell’emigrazione; un terzo
dei matrimoni contratti ogni anno
si conclude con separazioni o di-
vorzi; la vita non viene rispettata
fin dal concepimento e l’aborto è
usato come forma anticonceziona-
le; molto alto il numero dei suicidi
soprattutto fra i ragazzi e gli uo-
mini; forte disagio per la povertà
che coinvolge una buona parte
della popolazione.
La struttura, subito operativa, si
avvarrà di un gruppo di professio-
nisti moldavi, dal pedagogista allo
psicologo, dal mediatore familiare
al consulente etico e giuridico. Sa-
ranno presenti figure professionali
italiane, che con attività di volon-
tariato daranno il loro supporto, in
particolare nel settore della disabi-
lità. Il Movimento cristiano lavora-
tori è presente in Moldova dal
2000 e sostiene diverse opere sia
attraverso la formazione sia con la
solidarietà. Il consultorio — spiega
WASHINGTON, 17. «I russi tornano
alla religione, ma non in chiesa»: è
quanto afferma il titolo di uno stu-
dio del Pew Research Center di
Washington pubblicato nei giorni
scorsi. Tra il 1991 (anno dello scio-
glimento dell’Unione Sovietica) e il
2008 c’è stato un forte incremento
del numero di persone che si identi-
ficano nel cristianesimo ortodosso,
passato dal 31 al 72 per cento. Nello
stesso periodo, la quota di coloro
che si definiscono non credenti è
scesa dal 61 al 18 per cento, mentre
è cresciuta dall’1 al 6 per cento
quella comprendente le religioni di-
verse dalla confessione ortodossa (i
musulmani, da soli, sarebbero il 5
per cento della popolazione ma sti-
me più recenti parlano del 6-7 per
cento). Eppure — afferma la ricerca,
effettuata nell’ambito dell’Interna-
Di
Matteo al Sir — è «un piccolo
seme gettato in una terra provata e
colpita nel suo cuore, la famiglia,
con una forte immigrazione fem-
minile e migliaia di bambini lascia-
tional Social Survey Programme
(coinvolti studiosi di una cinquanti-
na di Paesi) — al ritorno alla religio-
ne non corrisponderebbe un au-
mento della pratica: solo un russo
su dieci, fra gli intervistati, ha detto
di frequentare le funzioni religiose
almeno una volta al mese; coloro
che si recano in chiesa con una cer-
ta frequenza erano il due per cento
nel 1991, il nove nel 1998 e il sette
nel 2008. Percentuali esigue che
fanno pensare, a detta del Pew Re-
search Center, che oggi i fedeli os-
servanti non siano molti di più ri-
spetto al passato.
Negli ultimi due decenni è salito
dal 38 al 56 per cento il numero di
coloro che dicono di credere in Dio
e dall’11 al 54 il dato di chi si sente
“in qualche modo” religioso. Inol-
tre, poco più del 30 per cento pen-
sa che ci sia la vita dopo la morte.
«Per secoli — si legge nel rappor-
to — il cristianesimo ortodosso è
stato la religione dominante in Rus-
sia. Le cose sono cominciate a cam-
biare nel ventesimo secolo, dopo la
Rivoluzione bolscevica del 1917 e
l’imposizione di un ateismo di Sta-
to, facente parte dell’ideologia co-
munista. Durante il periodo sovieti-
co, molti preti sono stati imprigio-
nati, molte chiese convertite ad altri
usi o lasciate cadere in rovina, e alle
persone che professavano pubblica-
mente un credo religioso sono stati
negati posti di lavoro di prestigio e
l’ammissione alle università. Mentre
è probabile che parte della popola-
zione abbia continuato, in privato,
a identificarsi con la Chiesa orto-
dossa e con altri gruppi religiosi, è
impossibile misurare quanto questa
devozione sia sopravvissuta sotterra-
neamente durante il periodo sovieti-
co e quanto invece sia svanita». Al-
lo stesso modo, affermano i ricerca-
tori, è difficile distinguere quanto il
forte avvicinamento all’orto dossia
emerso nell’indagine rappresenti
un’espressione di fede di vecchia
data oppure una vera e propria
nuova ondata di appartenenza reli-
giosa. «È possibile che, dopo la ca-
duta dell’Unione Sovietica nel 1991,
i russi si siano sentiti più liberi di
esprimere l’identità religiosa che
avevano tenuto silente durante l’era
sovietica. Tuttavia, dato che la quo-
ta di russi che si identifica con una
religione è aumentata, fra il 1998 e
il 2008, quasi quanto nel periodo
1991-1998, la statistica suggerisce
che il cambiamento non è solo un
effetto collaterale immediatamente
successivo al crollo del sistema so-
vietico». Il dossier fornisce ulteriori
analisi. Per esempio la percentuale
di donne russe che si definiscono
cristiane ortodosse è cresciuta di 38
punti fra il 1991 e il 2008, mentre è
scesa di 36, nel medesimo periodo,
quella delle non credenti. Ancora
più pronunciato il cambiamento fra
gli uomini: nel 2008 il 63 per cento
si identificava come ortodosso (+46
per cento rispetto al 1991), con un
crollo di 52 punti di quelli senza af-
filiazione religiosa. In assoluto, tut-
tavia, le donne restano più religiose
degli uomini: 81 contro 63 per cen-
to (fra gli ortodossi) nel 2008.
L’adesione al cristianesimo ortodos-
so risulta forte sia tra i giovani che
tra i più anziani, a tutti i livelli di
istruzione, in particolare fra i lau-
reati. La nota dolente resta la prati-
ca: soprattutto fra gli uomini, entra
in chiesa a pregare, almeno una vol-
ta al mese, non più del 10 per cento
dei credenti.

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 7

Messa a Santa Marta

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Messa a Santa Marta Nomina episcopale in Tanzania

Nomina episcopale

in Tanzania

Santa pazienza

tratte dalla prima lettura, il Papa ha notato che «sembra un po’ strano quello che ci dice l’apostolo Giaco- mo». Pare quasi — ha osservato — «un invito a fare il fachiro». Infatti, si è chiesto, «subire una prova come

ci

può dare letizia?». Il Pontefice ha

proseguito la lettura del passo di san Giacomo: «Sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pa- zienza. E la pazienza completi l’op e- ra sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla».

 

Il suggerimento, ha spiegato, è

«portare la vita in questo ritmo di pazienza». Ma «la pazienza — ha avvertito — non è rassegnazione, è un’altra cosa». Pazienza vuol dire infatti «sopportare sulle spalle le co- se della vita, le cose che non sono buone, le cose brutte, le cose che noi non vogliamo. E sarà proprio questa pazienza che farà matura la nostra vita». Chi invece non ha pa- zienza «vuole tutto subito, tutto di fretta». E «chi non conosce questa saggezza della pazienza è una perso- na capricciosa», che finisce per com- portarsi proprio «come i bambini capricciosi», i quali dicono: «io vo- glio questo, voglio quello, questo non mi piace», e non si accontenta- no mai di niente. «Perché questa generazione chie- de un segno?» domanda il Signore nel brano evangelico di Marco ri- spondendo alla richiesta dei farisei. E così intendeva dire, ha affermato il Papa, che «questa generazione è come i bambini che se sentono mu- sica di gioia non ballano e se sento- no musica di lutto non piangono. Nessuna cosa va bene!». Infatti, ha proseguito il Papa, «la persona che non ha pazienza è una persona che non cresce, che rimane nei capricci dei bambini, che non sa prendere la

hanno donato. Vorrei dire davvero che il passaggio dello tsunami è ora- mai storia, ma sfortunatamente è una cosa che non si può affermare». Infatti, numerosi gruppi di volontari cattolici sono ancora nell’area, ag- giunge il presule, «ci mandano rap- porti quasi ogni giorno, e il sentire comune dimostra che la strada della piena ripresa non sarà veloce. Van-

no poi ricordati tutti coloro che, a

causa degli incidenti avvenuti nella centrale nucleare di Fukushima, non possono ancora rientrare nelle pro- prie case. Ancora tanta gente non può vedere con chiarezza il futuro, e soffre di ansia per la propria salute e per le condizioni di vita quotidia- na. Possiamo solo immaginare quanti vorrebbero vivere una vita ordinaria, ma non possono a causa

di

fenomeni che non sono controlla-

 

La

nomina

di

oggi

riguarda

la

Chiesa in Tanzania.

 

Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga vescovo di Mpanda

Nato il 3 novembre 1966 a Bun- da, dal 1976 al 1982 ha compiuto gli studi nella Mwenge Primary School di Vwawa e l’anno succes- sivo è entrato nel seminario mino- re Saint Joseph’s di Kaengesa, diocesi di Sumbawanga. Dopo il 1986 ha proseguito nella Sangu Secondary School di Mbeya e nel 1989 è entrato nel seminario mag- giore filosofico di Kibosho. Nel 1991 ha continuato gli studi teolo- gici nel Saint Charles Lwanga

Major Seminary di Dar-es-Salaam.

Ordinato sacerdote l’11 luglio 1996, è stato incardinato nella dio-

ti, dovevano nascondersi nelle spe-

Per questo non hanno riconosciuto

cesi di Mbeya e fino al 1998 è sta-

lonche, nelle caverne. E hanno avu- to la gioia, la letizia — come dice l’apostolo Giacomo — di salutare da lontano le promesse». È proprio questa «la pazienza che noi dobbia- mo avere nelle prove». È «la pazien- za di una persona adulta; la pazien- za di Dio che ci porta, ci supporta sulle sue spalle; e la pazienza del nostro popolo» ha fatto notare il Pontefice esclamando: «Quanto è paziente il nostro popolo ancora adesso!». Il vescovo di Roma ha quindi ri-

Gesù». La Lettera agli Ebrei, ha detto il Papa, dice chiaramente che «il mon- do era indegno del popolo di Dio». Ma oggi «possiamo dire lo stesso di questa gente del nostro popolo: gen- te che soffre, che soffre tante, tante cose, ma non perde il sorriso della fede, che ha la gioia della fede». Sì, anche di tutti loro «non è degno il mondo!». È proprio «questa gente, il nostro popolo, nelle nostre par- rocchie, nelle nostre istituzioni», che porta «avanti la Chiesa con la sua santità di tutti i giorni, di ogni gior-

to vicario parrocchiale a Itumba, direttore diocesano degli scout e insegnante al Mbalizi Junior Se- minary, ove ha svolto anche l’inca- rico di direttore spirituale. Mentre seguiva per tre anni corsi universi- tari in scienze dell’educazione presso l’Università di Dar-es-Sa- laam (Saut), dove ha conseguito il baccalaureato, è stato responsabile degli scout della regione di Mbe- ya; quindi dal 2001 al 2006 ha in- segnato alla Pandahill Secondary School e ha diretto il medesimo

cordato che sono tante le persone

sofferenti capaci di portare «avanti con pazienza la vita. Non chiedono un segno», come i farisei, «ma san- no leggere i segni dei tempi». Così «sanno che quando germoglia il fico viene la primavera». Invece le perso- ne «impazienti» presentate nel Van- gelo «volevano un segno» ma «non sapevano leggere i segni dei tempi.

no». In conclusione il Papa ha riletto il passo di san Giacomo riproposto an- che all’inizio dell’omelia. E ha chie- sto al Signore di dare «a tutti noi la pazienza: la pazienza gioiosa, la pa- zienza del lavoro, della pace», do- nandoci «la pazienza di Dio» e «la pazienza del nostro popolo fedele che è tanto esemplare».

istituto. Per altri tre anni ha segui- to corsi di studio post-graduate presso la Facoltà di Arts and So- cial Sciences dell’Università di Dar-es-Salaam, ove ha conseguito il master. Dal 2009 al 2011 profes- sore assistente presso la Saut. Il 9 gennaio 2011 è stato eletto alla se- de residenziale di Dodoma e il successivo 19 marzo ha ricevuto l’ordinazione episcopale.

Documento finale della plenaria della Catholic Bishops’ Conference of India

 

Dalla parte dei poveri

 
La nomina di oggi riguarda la Chiesa in Tanzania. Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga vescovo di Mpanda

NEW DELHI, 17. «La Chiesa cattoli-

to, notizie sul continente asiatico e

spirito di dialogo e comprensione

Chiesa coinvolta nelle lotte

ca si augura vivamente che le elezio- ni generali diano al Paese leader che

i

n t e r re l i g i o s o » . Al termine dell’assemblea plenaria

dell’umanità sofferente, sulla base dei principi di rispetto per la perso-

«L’esperienza di Dio porta a una

comprendano le ansie della gente e rispondano e alle loro esigenze»: è quanto afferma la lettera pastorale diffusa dai vescovi indiani, in vista delle elezioni generali, previste nel maggio prossimo. Il documento è firmato dal cardinale Osvald Gra- cias ed è stato diffuso a conclusione della assemblea dei vescovi. Il testo invita i politici a «sostenere il carat- tere laico della nostra nazione e pro- muovere l'armonia comune e uno

sull’attività delle locali comunità cattoliche. Il volume raccoglie il messaggio inviato da Papa France- sco in occasione della ricorrenza e, fra gli altri, i contributi del cardi- nale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evange- lizzazione dei popoli, e del cardi- nale George Pell, arcivescovo di S y d n e y.

della Catholic Bishops’ C o n f e re n c e of India (Cbci), riunitasi nei giorni scorsi a Palai (Kerala) sul tema «Una Chiesa rinnovata per una so- cietà rinnovata» è stato inoltre dif- fuso un comunicato, nel quale si spiega che la Chiesa, per essere fe- dele alla sua missione evangelizza- trice, è chiamata a diventare esem- pio di semplicità, trasparenza, giu- stizia, misericordia, in una società macchiata da corruzione e violenza. Nel testo, i presuli, citando il magi- stero di Papa Francesco, dicono chiaramente: «Vogliamo che la Chiesa sia veramente una Chiesa dei poveri». Al termine dell’assise du- rante la quale, come è noto, è stato eletto presidente il cardinale Base- lios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro- Malankaresi, i vescovi hanno ribadi- to che «la Chiesa in India cerca di vivere secondo la visione del conci- lio Vaticano II». In particolare, «riaffermiamo la visione di Chiesa, sancita nella costituzione Lumen gentium , come popolo di Dio in cammino verso Cristo» e come «co- munità evangelizzatrice», indicata nel decreto Ad gentes. Inoltre «vo- gliamo essere, come detto nella co- stituzione Gaudium et spes, una

na, di solidarietà e dialogo». Nella dinamica interna della Chiesa, i presuli intendono valoriz- zare «le piccole comunità cristiane, nate in molti luoghi, radicate nella Parola e nell’Eucaristia», che «sono segno di vitalità e strumento di for- mazione e di evangelizzazione». Sui piani e gli orientamenti futuri, i ve- scovi notano che occorre promuove- re l’esperienza e l’incontro con Dio, attraverso la Parola e i sacramenti. Da qui deriva tutto il resto:

conversione interiore resa visibile nella semplicità della nostra vita, nell’atteggiamento di amore, com- passione e perdono, sull’esempio di Papa Francesco», affermano. «L’esperienza di Dio porterà al coinvolgimento con gli emarginati, con quanti vivono nelle periferie economiche, culturali e sociali. Par- leremo contro tutte le forme di in- giustizia perpetrate contro di loro e faremo valere i loro diritti», prose- gue il testo. «Vogliamo che la Chie- sa sia veramente una Chiesa dei po- veri», dicono i presuli riaffermando «piena solidarietà con i dalit in India che continuano a essere op- p re s s i » .

Ci

sono persone che sanno soffrire

con il sorriso e che conservano «la

gioia della fede» nonostante prove e

malattie. Sono queste persone a «portare avanti la Chiesa con la loro santità di ogni giorno», fino a dive- nire autentici punti di riferimento «nelle nostre parrocchie, nelle nostre istituzioni». Nella riflessione di Papa Francesco sulla «pazienza esemplare del popolo di Dio», proposta lunedì 17 febbraio durante la messa nella Cappella della Casa Santa Marta, ci sono dunque gli echi degli incontri

di

domenica pomeriggio con la co-

munità parrocchiale della periferia romana dell’Infernetto. «Quando andiamo nelle parroc- chie — ha detto infatti il vescovo di Roma — troviamo persone che sof- frono, che hanno problemi, che han- no un figlio disabile o hanno una malattia, ma portano avanti con pa- zienza la vita». Sono persone che non chiedono «un miracolo» ma vi- vono con «la pazienza di Dio» leg- gendo «i segni dei tempi». E pro- prio di questo santo popolo di Dio «è indegno il mondo» ha affermato il Papa citando espressamente il ca- pitolo 11 della Lettera agli Ebrei e affermando che anche «di questa gente del nostro popolo — gente che soffre, che soffre tante, tante cose ma non perde il sorriso della fede, che hanno la gioia della fede — p os- siamo dire che di loro non è degno il mondo: è indegno! Lo spirito del mondo è indegno di questa gente!». La riflessione del Pontefice sul va-

lore della pazienza ha preso le mos- se, come di consueto, dalla liturgia odierna: il passo della Lettera di Giacomo (1, 1-11) e il brano del Van- gelo di Marco (8, 11-13). «Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove»: commentando queste parole

TO KY O, 17. Quella della testimo- nianza cristiana è l’unica via da per- correre per annunciare il Vangelo. È quanto ha sottolineato il vescovo di Niigata, Tarcisio Isao Kikuchi, nella lettera pastorale diffusa quando mancano poche settimane al terzo anniversario (11 marzo 2011) del violento terremoto che ha sconvolto il Giappone. «Sin dal primo giorno

di

quella tragedia — ricorda il pre-

sule — la Chiesa cattolica giappone- se ha offerto tutto il proprio soste- gno alla diocesi di Sendai», che, co- me è noto, comprende le zone più colpite dal sisma e dal conseguente tsunami. Tale aiuto «si è concretizzato con l’impegno dei volontari che hanno lavorato nell’area, di quelli che han- no fornito aiuto logistico, di coloro che hanno pregato e di coloro che

vita come viene», e sa dire solo: «o questo o niente!». Quando non c’è la pazienza, «questa è una delle tentazioni: di- ventare capricciosi» come bambini. E un’altra tentazione di coloro «che

non hanno pazienza è l’onnip oten- za», racchiusa nella pretesa: «Io vo- glio subito le cose!». Proprio a que- sto si riferisce il Signore quando i farisei gli chiedono «un segno dal cielo». In realtà, ha sottolineato il Pontefice, «cosa volevano? Volevano

uno spettacolo, un miracolo». È in

fin dei conti la stessa tentazione che il diavolo propone a Gesù nel deser- to, domandandogli di fare qualcosa — così tutti crediamo e questa pietra diventa pane — o di buttarsi giù dal tempio per mostrare la sua potenza. Nel chiedere a Gesù un segno, però, i farisei «confondono il modo

di

agire di Dio con il modo di agire

di

uno stregone». Ma, ha precisato

il Santo Padre, «Dio non agisce co- me uno stregone. Dio ha il suo mo-

do di andare avanti: la pazienza di Dio». E noi «ogni volta che andia- mo al sacramento della riconci- liazione cantiamo un inno alla pa- zienza di Dio. Il Signore come ci porta sulle sue spalle, con quanta pazienza!». «La vita cristiana — è il suggeri- mento del Papa — deve svolgersi su questa musica della pazienza, perché è stata proprio la musica dei nostri padri: il popolo di Dio». La musica

di

«quelli che hanno creduto alla

parola di Dio, che hanno seguito il comandamento che il Signore aveva dato al nostro padre Abramo: cam- mina davanti a me e sii irrepren- sibile!». Il popolo di Dio, ha proseguito

citando ancora il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei, «ha sofferto tan- to: sono stati perseguitati, ammazza-

bili e che non sono stati provocati da loro». Tuttavia, il presule sottolinea che oltre al pur importante aiuto mate- riale, la Chiesa e i cattolici «devono soprattutto fornire il proprio esem- pio, la propria testimonianza di vita come discepoli di Cristo. In questo modo, e pregando con costanza, po- tranno superare le proprie debolez-

ze e raggiungere i propri obiettivi».

In questo senso, il vescovo di Niiga- ta ricorda l’insegnamento di Papa Francesco, quando sottolinea che «senza l’amore, anche i doni più straordinari sono vani, ecco perché è necessario che l’amore ci unisca. Il più piccolo dei nostri gesti d’a m o re ha effetti buoni per tutti. Pertanto, vivere l’unità della Chiesa, la comu- nione della carità significa non cer-

care il proprio interesse, ma condivi-

dere le sofferenze e le gioie dei fra-

telli, pronti a portare i pesi di quelli

più deboli e poveri. Questa solida-

rietà fraterna non è una figura reto- rica, un modo di dire, ma è parte integrante della comunione tra i cri- stiani. Se la viviamo, noi siamo nel mondo segno, noi siamo sacramento dell’amore di Dio». Dal punto di vista missionario, il vescovo ricorda ai fedeli l’imp ortan- za di testimoniare al mondo la scel- ta di essere discepoli di Cristo. «La priorità missionaria è quella di pro- clamare il Vangelo. Ognuno di voi guardi di nuovo agli impegni che si è assunto e ritrovi l’energia per compiere la propria promessa. Pre- ghiamo Dio che ci dia la forza, mentre riconosciamo le nostre debo- lezze, di poter raggiungere i nostri obiettivi».

 

«Asia, la sfida del terzo millennio. I dieci anni di AsiaNews» è il tito- lo del volume curato da padre Bernardo Cervellera (Edizione Cantagalli, Siena, 2014, pp. 207, euro 13), che raccoglie gli atti di un simposio tenuto in occasione dei dieci anni di lavoro dell’agen- zia giornalistica. AsiaNews, diretta dallo stesso Cervellera, fornisce

ogni giorno, da dieci anni appun-

Il vescovo di Niigata a tre anni dal terremoto che ha sconvolto il Giappone

Tra le macerie con il Vangelo

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Messa a Santa Marta Nomina episcopale in Tanzania

Dieci di anni di lavoro di AsiaNews

pagina 8

L’OSSERVATORE ROMANO

lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014

Papa Francesco in visita alla parrocchia romana di San Tommaso apostolo

Quello che sporca l’anima

Bisogna avere il coraggio di scoprire

non

compie la legge!». E Gesù ri-

ciò che non

è buono nel nostro cuore,

spose: “Non sporca l’anima quello

perché è questo che sporca l’anima. E per fare pulizia c’è solo un modo:

che noi prendiamo da fuori. Sporca l’anima quello che viene da dentro,

chiedere perdono. Soprattutto quando con le parole si uccide un fratello. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della messa presieduta nel pomeriggio

dal tuo cuore”. E credo che ci farà bene, oggi, pensare non se la mia anima è pulita o sporca, ma pensare cosa c’è nel mio cuore, cosa ho den-

di

domenica 16 febbraio, durante la

tro, che

io

so

di avere

e nessuno lo

visita pastorale alla parrocchia romana

sa. Dire la verità a noi stessi: e que-

di

San Tommaso apostolo

sto

non

è

facile! Perché noi sempre

all’Infernetto.

cerchiamo di coprirci quando vedia-

no? Cosa c’è nel nostro cuore: c’è

Una volta, i discepoli di Gesù man-

mo qualcosa che non va bene den- tro di noi, no? Che non venga fuori,

giavano grano, perché avevano fa- me; ma era sabato, e il sabato non si

amore? Pensiamo: io amo i miei ge-

poteva mangiare il grano. E lo pren-

nitori, i

miei figli, mia

moglie, mio

devano, facevano così [strofina le

marito,

la

gente

del

quartiere,

gli

ammalati?

amo? C’è odio? Io

mani] e mangiavano il grano. E [i farisei] hanno detto: «Ma guarda cosa fanno! Chi fa questo, va contro

odio qualcuno? Perché tante volte noi troviamo che c’è odio, no? “Io

la legge e sporca l’anima, perché

amo tutti tranne questo, questo e

questa!”. Questo è odio, no? Che cosa c’è nel mio cuore, perdono? C’è un atteggiamento di perdono per quelli che mi hanno offeso, o c’è un atteggiamento di vendetta — “me la pagherai!”. Dobbiamo domandar-

  • ci cosa c’è dentro, perché questo che

è dentro viene fuori e fa il male, se è

male; e se è buono, viene fuori e fa il bene. Ed è tanto bello dire la veri-

tà a noi stessi, e vergognarci quando

  • ci troviamo in una situazione che

non è come Dio la vuole, non è buona; quando il mio cuore è in una situazione di odio, di vendetta, tante situazioni peccaminose. Come è il mio cuore? ...

Gesù diceva oggi, per esempio – darò soltanto un esempio: «Avete inteso che fu detto agli antichi:

“Non ucciderai”. Ma io vi dico,

chiunque si adira con il proprio fra-

è

peccato. E perché parlo male

di

una persona? Perché ho nel mio

cuore

odio,

antipatia,

non

amore.

Chiedere sempre questa grazia: co-

noscere cosa succede nel mio cuore,

per

fare sempre

la

scelta giusta, la

scelta

del

bene.

E

che

il Signore

ci

aiuti a volerci bene. E se io non

posso

volere

bene

a

una

persona,

perché non posso? Pregare per que-

sta

persona,

perché

il

Signore

mi

faccia

volerle

bene.

E

così

andare

avanti,

ricordando

che

quello

che

sporca cattivo esce dal nostro cuore. E che il Signore ci aiuti.

la nostra

vita

è

ciò

che

di

pagina 8 L’OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 Papa Francesco in visita alla parrocchia romana di

L’Angelus in piazza San Pietro

tello, lo ha ucciso nel suo cuore». E

chiunque insulta suo fratello, lo uc-

cide nel suo cuore, chiunque odia suo fratello, uccide suo fratello nel suo cuore; chiunque chiacchiera contro suo fratello, lo uccide nel suo cuore. Noi forse non ci accorgiamo

  • di questo, e poi parliamo, “sp edia-

mo” all’uno e all’altro, sparliamo di

questo e di quello

... dere il fratello. Per questo è impor-

E questo è ucci-

tante conoscere cosa c’è dentro di me, cosa succede nel mio cuore. Se uno capisce suo fratello, le persone, ama, perché perdona: capisce, per-

... odio? Dobbiamo, questo, conoscerlo bene. E chiedere al Signore due gra- zie. La prima: conoscere cosa c’è nel mio cuore, per non ingannarci, per non vivere ingannati. La seconda grazia: fare quel bene che è nel no- stro cuore, e non fare il male che è nel nostro cuore. E su questo di “uc- c i d e re ”, ricordare che le parole ucci- dono. Anche i cattivi desideri contro l’altro uccidono. Tante volte, quan- do sentiamo parlare le persone, par- lare male di altri, sembra che il pec- cato di calunnia, il peccato della dif- famazione siano stati tolti dal deca-

logo, e parlare male di una persona

dona, è paziente

È amore o è

Parole che uccidono

più autentica. Dice

infatti

ai

suoi

discepoli: «Se la vostra giustizia

non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5, 20).

Ma che cosa significa questo «pieno compimento» della Legge? E questa giustizia superiore in che cosa consiste? Gesù stesso ci rispon- de con alcuni esempi. Gesù era pra- tico, parlava sempre con gli esempi per farsi capire. Inizia dal quinto comandamento del decalogo: «Ave-

te inteso che fu detto agli antichi:

“Non ucciderai”;

Ma io vi dico:

pagina 8 L’OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 Papa Francesco in visita alla parrocchia romana di

Chiacchierare può essere piacevole. Ma quando si sconfina nella calunnia allora si uccide

una persona. Lo ha detto il Pontefice domenica 16 febbraio, rivolgendosi ai fedeli durante il consueto

appuntamento

dell’An g e l u s

in piazza San Pietro.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa domenica fa parte ancora del cosiddetto “discor- so della montagna”, la prima gran- de predicazione di Gesù. Oggi il te- ma è l’atteggiamento di Gesù ri- spetto alla Legge ebraica. Egli affer- ma: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5, 17). Ge- sù dunque non vuole cancellare i comandamenti che il Signore ha da- to per mezzo di Mosè, ma vuole portarli alla loro pienezza. E subito dopo aggiunge che questo “compi- mento” della Legge richiede una giustizia superiore, una osservanza

su di lui. Arriviamo alle chiacchiere:

le chiacchiere, pure, possono ucci- dere, perché uccidono la fama delle persone! È tanto brutto chiacchiera- re! All’inizio può sembrare una cosa piacevole, anche divertente, come succhiare una caramella. Ma alla fi- ne, ci riempie il cuore di amarezza, e avvelena anche noi. Vi dico la ve- rità, sono convinto che se ognuno di noi facesse il proposito di evitare le chiacchiere, alla fine diventerebbe santo! È una bella strada! Vogliamo diventare santi? Sì o no? [Piazza:

Si!] Vogliamo vivere attaccati alle chiacchiere come abitudine? Sì o no? [Piazza: No!] Allora siamo d’accordo: niente chiacchiere! Gesù propone a chi lo segue la perfezio- ne dell’amore: un amore la cui uni- ca misura è di non avere misura, di andare oltre ogni calcolo. L’a m o re al prossimo è un atteggiamento tal- mente fondamentale che Gesù arri- va ad affermare che il nostro rap- porto con Dio non può essere sin- cero se non vogliamo fare pace con il prossimo. E dice così: «Se dun- que tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fra- tello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’alta- re, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello» (vv. 23-24). Perciò sia- mo chiamati a riconciliarci con i no- stri fratelli prima di manifestare la nostra devozione al Signore nella p re g h i e r a .

Da tutto questo si capisce che Gesù non dà importanza semplice- mente all’osservanza disciplinare e alla condotta esteriore. Egli va alla radice della Legge, puntando so- prattutto sull’intenzione e quindi sul cuore dell’uomo, da dove pren- dono origine le nostre azioni buone o malvagie. Per ottenere comporta- menti buoni e onesti non bastano le norme giuridiche, ma occorrono delle motivazioni profonde, espres- sione di una sapienza nascosta, la Sapienza di Dio, che può essere ac- colta grazie allo Spirito Santo. E noi, attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all’azione dello Spirito, che ci rende capaci di vive- re l’amore divino.

Alla luce di questo insegnamento,

ogni precetto rivela il suo pieno si- gnificato come esigenza d’amore, e tutti si ricongiungono nel più gran- de comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo co- me te stesso.

Al termine della preghiera mariana il Papa ha salutato, come di consueto, alcuni dei gruppi di fedeli presenti in piazza San Pietro.

Saluto con affetto tutti i romani e i pellegrini presenti, le famiglie, le parrocchie, i giovani di tanti Paesi del mondo. In particolare saluto i

numerosi fedeli della Repubblica

Ceca che hanno accompagnato i lo-

ro Vescovi nella visita ad limina , e quelli spagnoli provenienti dalle Diocesi di Orihuela-Alicante, Jerez de la Frontera, Cádiz y Ceuta.

Saluto i gruppi parrocchiali di Calenzano, Aversa e Napoli; quelli di Santa Maria Regina Pacis in Ostia e di Sant’Andrea Avellino in Roma; come pure il Movimento Giovanile Guanelliano, i ragazzi del Movimento Arcobaleno di Modena e la Corale Santo Stefano di Caor- le.

Saluto anche il gruppo di militari italiani.

A tutti auguro buona domenica e buon pranzo! Arrivederci!

Francesco, batti il cinque!

Papa Francesco che «batte il cinque» con An- drea, il giovanissimo ospite che gli ha dato il benvenuto alla parrocchia romana San Tom- maso apostolo, è forse l’immagine più reale di un pomeriggio fuori dagli schemi vissuto dal- la gente di un quartiere, l’Infernetto, ancora

alle prese con le conseguenze della pesante al- luvione dei giorni scorsi. Almeno in diecimila hanno fatto festa attorno al Papa, giunto in auto poco prima delle 16. Subito circondato dai più giovani il Papa ha iniziato a dialogare e si è reso conto di quanto da queste parti sia conosciuto e amato. Andrea infatti nel suo sa- luto “proto collare” gli ha subito rivelato la da- ta del suo battesimo: «Tu ce l’hai chiesto e io

  • mi sono informato». Poi però gli ha doman-

dato: «Come si fa a mantenere l’amicizia con

Gesù anche quando il catechismo è finito ...

ora sembra più facile, ma sappiamo che do-

po

...

quando

si

è

più

grandi

è difficile

...

tu

Poi — accompagnato dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal vescovo ausiliare Paolino Schiavon, da monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, dal parroco don Antonio d’Errico e dal vice- parroco don Pierangelo Margiotta — rasentan- do le transenne e scambiando saluti e battute con la gente che era nei pressi, è giunto sul piazzale antistante la parrocchia e ha rivolto un breve saluto alla gente che non ha trovato posto in chiesa. «Prima di continuare a salu- tare tutti voi — ha detto — vi saluto tutti, e grazie per l’accoglienza tanto calorosa, tanto buona. E per favore, vi chiedo di pregare per me, eh? Non dimenticatelo, per favore! E gra-

zie per l’accoglienza». All’interno della par- rocchia, il Papa ha poi incontrato le varie realtà della comunità. I primi sono stati gli ul- timi arrivati in parrocchia, una cinquantina di bambini battezzati nel 2013 e nelle prime set- timane del 2014. Li ha benedetti uno ad uno e poi ha ringraziato i genitori per l’omaggio re- sogli. Li ha poi salutati senza mancare di rac- comandare loro «l’educazione di questi figli; e poi di pregare sempre per i figli». Ciò è tanto

importante, «pregare, perché il Signore sia vi- cino a loro: il Signore li benedica e la Ma- donna li custodisca». Toccante è stato l’incontro successivo, quel- lo con i familiari di Gianni Danieli, il quaran- tunenne motociclista ucciso, il 1° dicembre scorso, da un albero cadutogli addosso, men- tre percorreva la via Cristoforo Colombo. Il Papa ha espresso il suo dolore al fratello della vittima, alla moglie e al figlio Matteo, e si è detto convinto che «Gianni è nella luce del S i g n o re » . Tono diverso per l’incontro con gli anziani della parrocchia. Papa Francesco si è visto ap- plaudire con un incredibile entusiasmo da tre fan ultracentenarie: 106 anni la più scalmanata (gli ha gridato la sua età almeno quattro vol-

e altre due più tranquille di 102 anni e

altri cinque ultranovantenni. «Tanta gioventù accumulata!» ha commentato simpaticamente il Papa abbracciandole. È stato poi il turno di diciotto malati e disabili accompagnati dai pa- renti e dalle volontarie dell’Unitalsi. Anche a loro il vescovo di Roma ha chiesto di pregare per lui. Poi l’abbraccio con dieci assistiti e dieci accompagnatori dell’Associazione Hap- py time Infernetto onlus, un’associazione che promuove la cultura dell’integrazione e della solidarietà nella condivisione, nella reciproci-

tà, e nell’accoglienza. Prima di celebrare la messa il Pontefice ha come di consueto confessato alcuni parroc- chiani: Benedetta, Grazia, Debora, Enrica e Mario i cinque fortunati.

Quindi la messa. Hanno concelebrato il cardinale Vallini, il vescovo Schiavon, don d’Errico, don Margiotta, don Insero, don Pin- to, don Cigozie Onya, don Larrey, don Ca- veada. Ha animato la liturgia il coro, diretto dal maestro Mauro, composto dagli adulti, dai bambini, dai giovani e da alcuni neocate- cumenali. All’offertorio sono stati portati all’altare dalle famiglie Baldi e Balbo di Vina- dio, oltre ai consueti doni, anche la somma raccolta dai parrocchiani per la carità del Pa- pa. Al termine della messa, il parroco ha rivolto un breve saluto, nel quale a nome di tutti ha espresso il «più vivo e filiale ringraziamento

per il dono grande e immeritato della sua pre-

senza in mezzo a noi». Don d’Errico ha poi sottolineato come la comunità proprio in que- sto giorno, alla presenza del Vescovo di Ro- ma, abbia inaugurato il proprio anno giubila- re, in occasione del cinquantesimo anniversa- rio della sua erezione. «Noi siamo il suo po-

pagina 8 L’OSSERVATORE ROMANO lunedì-martedì 17-18 febbraio 2014 Papa Francesco in visita alla parrocchia romana di

polo — ha detto il parroco — quello al quale lei ha guardato da quella loggia della basilica di San Pietro il giorno della sua elezione a Vescovo di Roma e al quale ha chiesto un cammino di fratellanza, di amore e di fidu- cia». E questo, ha sottolineato don d’Errico, «pur con i nostri limiti, abbiamo cercato di fare fino a oggi e continueremo a farlo». Terminata la celebrazione, il Papa ha salu- tato i familiari del parroco, che gli hanno re- galato la serie dei film di Peppone e don Ca- millo, e del vice parroco. Ha salutato anche le suore che prestano servizio nella sagrestia del- la parrocchia e nel catechismo, Daria, Susan- na, Anna e Leontina delle missionarie della Sacra Famiglia e Gerarda, Liji, Bindu e Jyo- sna della congregazione di Santa Maria Mad-

dalena Postel, che gestiscono la scuola cattoli- ca Istituto Bambin Gesù. Un incontro significativo è stato quello con il consiglio pastorale parrocchiale, nel quale il Papa ha ringraziato per il lavoro svolto e ha parlato dell’importanza della collaborazione con il parroco. Il consiglio pastorale è fonda- mentale, perché aiuta il parroco a portare avanti la parrocchia. Può farlo perché «la gente della parrocchia conosce tante cose che il parroco non conosce, e ha tante idee per portare avanti l’apostolato, che il parroco non ha». Il Papa ha poi fatto notare come un par- roco senza consiglio pastorale «corre, ma cor- re il rischio di portare la parrocchia avanti con uno stile clericale, e dobbiamo togliere il clericalismo dalla Chiesa». Infatti, è il pensie- ro del Papa, il clericalismo «fa male, non la- scia crescere la parrocchia, non lascia crescere i laici». Il clericalismo «confonde la figura del parroco, perché non si sa se è un prete, un sa- cerdote o un padrone di ditta, no?». Invece,

ha sottolineato il Pontefice, quando il parroco

«ha l’aiuto dei consigli, lui è il prete. Decide,

certamente, perché lui ha il potere di decide- re; ma decide sentendo, si fa consigliare, sen- te, dialoga». Questo è il compito dei membri del consiglio, ma ha avvertito, «questa non è democrazia! È chiaro: perché noi finiremmo al contrario, no?, è un po’ l’anarchia, no? No, no, non è democrazia, il consiglio pastorale». Nelle parrocchie dove manca il consiglio pa- storale «vanno fino a qui, e poi si fermano lì e finiscono in questo atteggiamento clericale che non aiuta nessuno». Il Papa ha poi ripreso il discorso sulle chiacchiere di cui aveva parlato nell’omelia al- la messa e ha invitato a riflettere sui rapporti tra i membri del consiglio pastorale. «Sempre — ha detto — sempre il diavolo ci mette la co- da: il diavolo non vuole l’unità della parroc-

chia». Il pericolo delle chiacchiere è sempre

dietro l’angolo. Infatti, ha avvertito il Papa, «per me, le chiacchiere sono il pericolo nume- ro uno delle istituzioni ecclesiali: della parroc- chia, dei collegi, di ogni istituzione: anche dei vescovadi, anche della Curia del Papa». Que- sto perché «il diavolo va e rompe l’unione, di- strugge l’unione, con la lingua, le gelosie, le cattiverie che noi tutti abbiamo dentro». Da qui la richiesta: «Per favore, niente chiacchie- re! È l’unica maniera per difendere la parroc- chia, difendere l’unità della parrocchia». E quando vi sono opinioni differenti all’interno del consiglio, è bene che le obiezioni diverse o i disaccordi siano verbalizzati di persona ai diretti interessati, senza parlare alle spalle. Di- re tutto in faccia! «Non da dietro — ha con- cluso — perché le chiacchiere distruggono l’unità della Chiesa e dobbiamo difenderci da questo». (nicola gori)

come hai fatto?». Se tu ci dai una mano a ca-

pirlo, ha proseguito Andrea, noi «ti daremo una mano!». E a confermare le sue parole è spuntato tra i bambini un cartellone con l’im- pronta della mano con su scritto il proposito

  • di portare in casa, agli amici, a scuola, anche

ai lontani, il messaggio di Gesù. Anche Giulia ha raccontato felice di essersi informata e di sapere la data del suo battesimo. E di averlo fatto in preparazione ai sacramenti della con- fessione. Anche Sophie, una ragazza che si sta preparando a ricevere la cresima, ha voluto far sapere al Papa che lo ascoltano e che sono pronti a interpretare il cammino della loro vi- ta secondo le indicazioni che aveva dato ai lo- ro coetanei della parrocchia di San Cirillo Alessandrino, durante la visita del 1° dicembre scorso: «Camminare per incontrare Gesù». Anche in questo caso l’adesione degli altri giovani è stata affidata all’immagine: hanno realizzato delle sagome di orme dei piedi e vi hanno scritto alcuni pensieri, perché «tu sap- pia quanto sei importante per noi!». E Papa Francesco proprio da queste singo- lari forme che i giovani hanno voluto dare al- le loro promesse, ha tratto lo spunto per le ri- flessioni da proporre loro. «Si deve cammina- re con i piedi — ha detto — e applaudire con le mani»; eppure c’è chi «vuole camminare con le mani e applaudire con i piedi: no, la cosa non va!». Il Pontefice ha poi invitato i ragazzi a riflettere sul modo in cui si vuole bene a Gesù, perché a volte non riusciamo ad amarlo o a sentirlo. Poi ha rivelato «un segre- to», ha detto, per poter amare Gesù: «Sentite bene: per amare Gesù bisogna lasciarsi amare da Lui. Avete capito? È Lui che fa il lavoro, non noi!». Infine l’ultimo gesto di familiarità:

te

...

)

ha scambiato con un bambino lo zucchetto.