Sei sulla pagina 1di 18

Capitolo 4

La virtualizzazione delle pratiche comunicative: lipertesto1


4.1 Dal testo allipertesto
Nel nostro percorso interpretativo, abbiamo analizzato le
trasformazioni e gli slittamenti di significato che, le nozioni di
comunit e individuo subiscono a contatto con le tecnologie
digitali. Individui e comunit hanno sempre fatto uso di strumenti,
di supporti di comunicazione, per accumulare e trasmettere sapere
come per produrre relazioni e aggregazioni. Per millenni, e fino
allinizio del Novecento in maniera quasi esclusiva, il testo stato
il mediatore fondamentale delle relazioni culturali e sociali, la
pietra angolare sulla quale si sono edificati interi sistemi culturali.
Anche in questo campo, come abbiamo rapsodicamente accennato
in precedenza, leffetto della rivoluzione digitale eclatante.
Nel 1992, quando negli Stati Uniti fu pubblicato Ipertesto,2
nessuno, tranne pochi addetti ai lavori nel campo delle nuove
tecnologie, avrebbe potuto immaginare che il fenomeno degli
ipertesti, di cui George P. Landow indagava le potenzialit nel
campo della teoria letteraria, fosse destinato a trasformare
radicalmente il nostro modo di produrre, trasmettere, archiviare e
diffondere il sapere. Allora nessuno poteva immaginare che nel
giro di tre anni attorno al mondo si sarebbe intessuta una rete
telematica globale composta da centinaia di milioni di nodi e
popolata da testi, immagini e suoni. Una rete che funziona sulla
base della tecnologia degli ipertesti, o meglio una rete di ipertesti
e ipermedia. Http, infatti, la sigla che premessa a ogni indirizzo
Internet e seguita dal fatidico www.xxxxx.com, lacronimo di Hyper
Text Transfert protocol. Si tratta del protocollo attraverso il quale
le informazioni vengono trasferite in modalit ipertestuale da un
computer allaltro. Le prime reti telematiche,3 la pioniera Arpanet,
NSFnet (National Science Foundation Network), BitNet (Because
It's Time Network), CSnet (Computer Science Network) e la
stessa Internet, fino agli anni novanta potevano trasmettere
Questo capitolo riprende, con modifiche, la mia Introduzione al volume di
G.P. Landow, Lipertesto, cit.
2
G.P. Landow., Ipertesto. Il futuro della scrittura, a cura di Bruno Bassi,
Baskerville, Bologna 1993.
3
Su questo argomento si veda il capitolo 2.
1

informazioni solamente in modalit testo, non esisteva cio la


possibilit di muoversi attraverso le informazioni della rete
cliccando su un pulsante allinterno di un ambiente grafico: , non
era possibile navigare tra le informazioni. Quando i ricercatori del
Cern di Ginevra inventarono la tecnologia che ha reso popolare la
rete, misero a punto un sistema di Hyper Text Transfert, appunto,
che consentiva di trasferire documenti ipertestuali rendendo
possibile una navigazione grafica tra i siti.
Nnacque cos il World Wide Web (WWW) e con esso i programmi
come Mosaic (1993), Netscape Navigator (1995), Internet
Explorer (1996), che consentono di navigare sul World Wide
Web. Mediante uninterfaccia grafica, essi permettono di
visualizzare sul proprio computer i documenti ipertestuali che
costituiscono la rete: testi, immagini e filmati, e possono
riprodurre anche suoni digitalizzati.
Lipertesto divenuto in questo modo un fenomeno di massa. Ma
quanti tra coloro che accedono a Internet hanno la consapevolezza
di navigare di in un mare di ipertesti? Che cosa significa il termine
ipertesto? In che modo questa nuova modalit di produrre,
trasmettere e divulgare il sapere modifica i nostri quadri
concettuali? Nel 1992, con la prima versione di Hypetext4,
Landow tentava di dare, in maniera pionieristica, una risposta a
queste domande, mettendo in relazione la definizione di questo
nuovo oggetto teorico alle trasformazioni dei paradigmi
epistemologici della critica letteraria.
Nove anni dopo, la rivoluzione digitale nel 1992 ancora agli
albori un fenomeno dispiegato, le reti telematiche sono uscite
dal territorio protetto delle universit e dei centri di ricerca e
cominciano ad abitare le nostre case: non solo le nostre modalit
di trasmettere il sapere, ma anche quelle di vivere, lavorare,
ammalarci, amare ne sono coinvolte.
Oggi tanto pi importante e strategico comprendere il fenomeno
dellipertestualizzazione dei saperi e le sue conseguenze sul
nostro mondo, poich lipertesto diventato parte integrante di
questo.

4.2 Un nuovo spazio della scrittura


4

Per una bibliografia sintetica delle opere di Landow si veda il capitolo 1.


2

Per introdurci alla comprensione del fenomeno ipertesto, e cio


alla teoria degli ipertesti,5 necessario comprendere, come ha
sostenuto lo studioso americano Jay David Bolter, che lipertesto
apre di fronte a noi un nuovo spazio dello scrivere.6 Per spazio
della scrittura, si intende qui ogni spazio, sia esso fisico o visivo
o immateriale, che sia circoscritto e definito da una tecnologia
della scrittura. Tutte le forme di scrittura sono spaziali, dal
momento possibile vedere e comprendere solamente segni scritti
che posseggano unestensione in uno spazio bi- o
pluridimensionale. Ciascuna delle tecnologie della scrittura che si
sono susseguite nel corso del tempo presenta uno spazio fisico
specifico che ha proprie caratteristiche e che implica forme di
creazione, produzione, trasmissione e diffusione del sapere
differenti. Ognuna di esse stabilisce e delimita il suo spazio.7
La pi recente opera italiana sul tema dellipertesto il volume di A.
Cadioli, Il critico navigante. Saggio sullipertesto e la critica letteraria,
Marietti, Milano 1998. Di particolare interesse per il ragionamento qui
sviluppato sono il capitoli 2 Tra i flussi dellipertesto, pp. 65-98, e il
capitolo 3 Sugli strumenti di bordo e su altri strumenti, pp. 99-120. A
questo testo si rimanda, inoltre, per la ricca bibliografia dedicata al tema
degli ipertesti, pp.147-155. Sullipertesto si vedano inoltre M. Ricciardi (a
cura di), Oltre il testo gli ipertesti, Bollati Boringhieri, Torino 1995; M.
Ricciardi, (a cura di), Lingua letteratura e computer, Bollati Boringhieri,
Torino, 1996. (proseguire); M. Ricciardi (a cura di), Scrivere, comunicare,
apprendere con le nuove tecnologie, Bollati Boringheri, Torino 1995; C.
Rovelli, I percorsi dellipertesto, Synergon, Bologna 1994; C. Cazal
Bernard, Intorno allipertesto: riflessioni teoriche e applicazioni. Il
progetto Hyperdecameron, in Umanesimo e informatica. Le nuove
frontiere della ricerca e della didattica nel campo degli studi letterari, a
cura di D. Gruber e P. Pauletto, Atti del Convegno Umanesimo e
informatica, Trento, 24-25 maggio 1996, Metauro Edizioni, Fossombrone
(Pesaro) 1997; G. Gigliozzi, Il testo e il computer. Manuale di informatica
per gli studi letterari, Bruno Mondadori, Milano 1997, in particolare pp.
142-160. Sulle problematiche della progettazione e della produzione di
ipertesti e hypermedia si veda L. Toselli, Il progettista multimediale, Bollati
Boringhieri, Torino 1998; P. Attanasio, M. Marandola, (a cura di), La nuova
economia del libro. Leditoria elettronica e le professioni del libro,
Quaderni di Libri e riviste dItalia, 39, Istituto poligrafico e zecca dello
Stato, Roma 1998; N. Piro, Come si produce un CD ROM, tecniche, metodi,
lavoro di squadra: comunicare mixando media, Castelvecchi, Roma 1997.
6
J.D. Bolter, Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della
scrittura, a cura di M. Groppo e I. Grazani, Vita e pensiero, Milano 1993.
7
Per unintroduzione ai differenti sistemi di scrittura si veda G. Sampson, Writing Systems. An
Introduction, Stantford Univeristy Press, Stantford (CA) 1985, in particolare, pp.1-67.
5

Nelle forme di scrittura pi arcaiche, lo spazio della scrittura la


superficie angusta di una tavoletta di argilla, di una parete o di una
stele di pietra. Nel mondo antico, lo spazio dello scrivere la
parte interna di un rotolo continuo di papiro che lo scriba (egizio,
greco o romano che sia) divide in colonne. Con il passaggio al
libro o manoscritto papiraceo lo spazio della scrittura diviene pi
articolato e composito.8 Allinterno di uno scriptorium medievale,
dopo la sostituzione del papiro con la pergamena, il monaco
organizza lo spazio della scrittura allinterno dellampia pagina di
pergamena bianca, che viene pazientemente riempita di testi,
glosse, commenti e immagini,9 articolando la forma di quello che,
con linvenzione della stampa, sarebbe divenuto il bozzolo della
struttura del libro moderno. Rispetto al papiro, la pergamena
presenta vantaggi e svantaggi: se infatti pi resistente e permette
di suddividere in differenti fogli fisici lo spazio dello scrivere,
tuttavia, pi rara e meno facile da produrre; inoltre, rispetto al
rotolo, il manoscritto decisamente meno maneggevole.
A partire dal XII secolo, la pergamena viene progressivamente
sostituita dalla carta che, in un primo tempo, ricavata dagli
stracci. Pi facile da produrre in maggiori quantit, essa permette
di rispondere in maniera pi adeguata alla crescente domanda di
testi scritti.10 Con la rivoluzione della stampa, la rivoluzione di
Gutenberg, per il tipografo moderno lo spazio la superficie
bianca della pagina, specialmente quella contenuta in un volume
rilegato.11
Per il lettore della tarda et della stampa lo spazio della lettura e
della scrittura si sta sempre pi trasformando nello schermo di un
computer su cui appare il testo, e nella memoria digitale
elettronica in cui esso immagazzinato. Il testo sta perdendo la
sua fisicit e la sua materialit, trasformandosi in qualcosa di
virtuale. Si tratta ormai, infatti, di una sequenza ordinata e infinita
Sul passaggio avvenuto tra il secondo e il terzo secolo d..C. dal rotolo
papiraceo al manoscritto si veda L.D. Reynolds e N.G. Wilson, Copisiti e
filologi: la tradizione dei classici dallantichit ai tempi moderni, Antenore,
Padova 1987, pp.30-32.
9
Ivi, pp.75 e sgg.
10
Sul processo di sostituzione della pergamena con la carta si veda L. Febvre,
H.J. Martin, La nascita del libro, Laterza, Roma-Bari 1977, pp. 39-60; A.
Gaurr, A History of Writing, The British Library, London 1984.
11
Si vedano a questo proposito E. Eisenstein, La rivoluzione inavvertita. La
stampa come fattore di cambiamento, cit.; R. Chartier, Letture e lettori nella
Francia di Antico Regime, Einaudi, Torino 1988.
8

di 0 e di 1, che vengono poi ritradotti in significanti a noi familiari


mediante luso di specifici hardware e software. La
digitalizzazione che tumultuosamente in atto del patrimonio
culturale dellumanit fa s che i testi ci si presentino in una forma
differente da quella tradizionale. Essi vanno sempre pi
rapidamente trasformandosi in reti di significanti che appaiono
sullo schermo, e attraverso i quali possiamo muoverci con un
clik del mouse del nostro computer. Per testualit, in atto un
processo di smaterializzazione paragonabile a quello che, dopo
Kant, ha coinvolto, il concetto di verit in filosofia. Noi
possiamo dire di percepire solamente il phainomenon, il
fenomeno, lapparire del testo, mentre il noumenon, la cosa in
s, ci sempre pi celata, resta inattingibile, coperto dalla
strumentazione tecnica e tecnologica. Nella pratica quotidiana si
sta realizzando ed un fenomeno poco osservato, soprattutto in
Italia una vera rivoluzione, che va sotto il nome di
ipertestualizzzione dei saperi. Lipertesto sta divenendo la nuova
tecnologia caratterizzante della nostra epoca, e la rivoluzione
cui stiamo andando incontro paragonata da molti teorici a quella
operata da Guttenberg con linvenzione allintroduzione della
stampa a caratteri mobili. Senza entrare nel merito del realismo di
queste previsioni, chiaro che il passaggio dal testo allipertesto,
come ogni rivoluzione in ambito tecnologico, comporta una
ridefinizione dellinsieme delle modalit di produzione e
trasmissione del sapere.
Non occorre essere laureati in Scienze dellinformazione per
comprendere come lo spazio di scrittura del computer sia molto
differente da quello di un testo a stampa. Ma quali caratteristiche
incarna la nuova tecnologia della scrittura che va sotto il nome di
ipertesto?
In primo luogo, forniremo una definizione di questo concetto, poi
ci occuperemo di analizzare le differenze tra lo spazio della
scrittura relativo al libro a stampa e quello dellipertesto.

4.3 Una definizione di ipertesto

Come afferma Alberto Cadioli nel suo Il critico navigante: La


maggior parte degli autori che si interrogano sui problemi
introdotti dalle applicazioni informatiche [] introduce, prima di
ogni riflessione, una personale definizione di ipertesto. Questo
comportamento, facilmente spiegabile e destinato naturalmente a
svanire con la diffusione di questa cultura digitale, diventato
quasi una regola: definire lipertesto sembra avere una funzione di
invitare, proprio sulla soglia di studi dedicati alle nuove
possibilit offerte alla cultura, a un cambio di percezione e di
prospettiva, a prepararsi a esperienze talvolta lontane da quelle
sulle quali si sono fondate, per secoli, la scrittura, la lettura, la
critica.12 Proviamo dunque anche noi a fornire una definizione del
nostro oggetto.
Secondo una prima e semplicistica approssimazione, posiamo dire
che lipertesto la connessione, che nella maggior parte dei casi si
attua allinterno di un media elettronico, di elementi informativi
parole, testi, lesse, immagini, simboli attraverso connessioni
elettroniche (link) che permettono allutente di muoversi
liberamente tra i differenti elementi. In particolare, una struttura
ipertestuale consente di selezionare una determinata parola e di
ricevere informazioni aggiuntive riguardo a essa semplicemente
cliccando sulla medesima. Per esempio, se allinterno di
unenciclopedia elettronica cerco la parola felini, cliccando su
questa posso accedere alla sezione dedicata alle differenti specie
che questo genere contiene. Mi appariranno quindi sullo schermo
le parole o le icone leone, pantera, tigre ecc. cliccando sulle quali
potr accedere a ulteriori informazioni relative a questi animali.
Una connessione ipertestuale di solito evidenziata sullo schermo
dal colore differente che la parola che supporta un link
(connessione) ha rispetto alle altre. Connettendo attraverso
opportuni link le diverse parti di un documento o differenti
documenti, possibile creare una struttura a rete che permette di
accedere direttamente alle informazioni correlate a una
determinata parola, di saltare da una parte allaltra del documento,
evadendo dallordine sequenziale di un testo scritto. Anche da
questa prima definizione, chiaro come una struttura ipertestuale
lalbero ramificato delle connessioni possibili si presenta come
12

A. Cadioli, Il critico navigante, cit., pp. 65-66.


6

alternativo alla struttura lineare e gerarchicamente chiusa di


un'enciclopedia a stampa o di un dizionario. In questultimo caso,
infatti, i contenuti sono fisicamente accessibili solo attraverso una
sequenza statica e lineare di ingressi che generalmente sono posti
in ordine alfabetico. Nel caso della struttura ipertestuale
elettronica, invece, il lettore che costruisce il proprio percorso
dingresso e di movimento allinterno della struttura delle lesse.
In un certo senso, le connessioni ipertestuali sono la realizzazione
di riferimenti incrociati che, nel caso del media elettronico,
permettono un passaggio istantaneo dalla parola linkata al suo
oggetto.
Anche nella nostra definizione, i concetti di ipertesto e di media
elettronico continuano a intersecarsi, e tuttavia questi concetti
hanno due storie separate e radicalmente disomogenee. Di
ipertesti cartacei ante litteram, indici analitici, mappe concettuali,
teatri della memoria, colma la nostra tradizione culturale, mentre
la storia dello studio informatico degli ipertesti piuttosto
recente.13 Ma proprio questo secondo aspetto del problema,
lapertura del nuovo spazio della scrittura digitale, reso possibile
dalle nuove tecnologie, che mette in discussione la natura stessa
dei concetti che stanno alla base della nostra tradizione culturale: i
concetti di testo, autore, lettore, narrativa e storia della letteratura.
Ancora oggi, infatti, in quella che abbiamo indicato come la tarda
et della stampa, scrittori e lettori continuano a concepire il testo
in s, o se si preferisce lidea del testo, come unentit localizzata
entro lo spazio definito del libro a stampa. E concepiscono il loro
ruolo di autori e lettori, i modi della narrazione, la nozione di
canone culturale e di storia della letteratura, le modalit di
creazione, trasmissione, divulgazione e conservazione dei testi,
facendo implicito riferimento a tale idea di testo.
Lo spazio del libro stampato il luogo nel quale la scrittura
assume un carattere stabile, quasi monumentale, sempre sotto il
controllo esclusivo dellautore. lo spazio definito dai volumi che
circolano in migliaia di copie identiche. Rispetto a questo spazio,
Su questo tema si vedano in particolare J.D. Bolter, Lo spazio della
scrittura, cit., pp. 21-43; J.B. Smith, S.F. Weiss (a cura di), Hypertext,
comunication of ACM, 31, 7. Sulle implicazioni teoriche del concetto di
iIpertesto si vedano, inoltre, P. Delany, G.P. Landow (a cura di), Hypertext,
Hypermedia and Litterary Studies, The Mit Press, Cambridge (Mass.)
London (England) 1991.
13

quello della scrittura elettronica si distingue per la fluidit e per la


relazione interattiva tra autore e lettore. Concettualmente, questi
diversi spazi alimentano differenti stili e generi di scrittura e
differenti teorie della letteratura. Loggetto dellindagine di
Landow sono i contorni e i limiti del nuovo spazio della scrittura
elettronica.

4.4 Lipertesto secondo Landow


Analizziamo, seguendo la riflessione di Landow,14 le differenze tra
testo cartaceo e iIpertesto elettronico. Lintroduzione dei testi a
stampa, come dimostrano Marshall McLuhan15 ed Elizabeth
Eisenstein,16 produsse una rivoluzione che deriva in prima istanza
dalla loro capacit di combinare fissit, inamovibilit del testo e
molteplicit. Il libro gutenberghiano una macchina di auto
apprendimento, che ha prodotto le nozioni moderne di autore,
creativit, propriet intellettuale e copyright, e insieme un modello
di diffusione e trasmissione della cultura. Ma che cosa succede
quando il libro diventa elettronico, trasformandosi in una
successione di byte, e la scrittura, che sempre stata costituita da
un insieme di segni materiali, tracciati su una superficie
materiale, prende la forma di sequenze di codici elettronici? Il
testo elettronico mantiene la molteplicit di quello a stampa ma
perde la sua fissit. Esso si caratterizza infatti per il suo essere:
virtuale,17 infinitamente modificabile, aperto;, per la possibilit di
essere analizzabile, infinitamente duplicato, contestualizzato e
decontestualizzato molto velocemente, messo in rete.
Il testo elettronico rappresenta quindi una nuova forma di
testualit. ipertesto appunto. Landow, riprendendo la
definizione dellinventore di questo termine Ted Nelson18 (e quella
G.P. Landow, The Convergence of Contemporary Critical Theory and
Technology, Internet e le muse, cit., pp. 77-84.
15
M. McLuhan, La galassia Gutenberg: nascita delluomo tipografico, cit.
16
E. Eisenstein, La rivoluzione inavvertita. La stampa come fattore di
cambiamento, cit.
17
Sul rapporto tra il concetto di virtuale e quello di ipertesto si veda D.J.
Bolter, Digreees of Freedom, 1996. Testo consultabile presso il sito
http://www.lcc.gatech.edu/~bolter/degrees.html.
18
Con ipertesto intendo scrittura non sequenziale, testo che si dirama e
consente al lettore di scegliere; qualcosa che si usufruisce al meglio davanti a
uno schermo interattivo. Cos com comunemente inteso, un ipertesto un
14

precedente al termine stesso di Vannevar Bush19) afferma:


Ipertesto, un termine che include il termine ipermedia, significa
una testo composto di blocchi di parole (o immagini) connesse
elettronicamente da percorsi multipli, catene o tracce in una rete
aperta (o libro elettronico). Lipertesto in altre parole una
tecnologia dellinformazione nella quale un nuovo elemento il link
(connessione, collegamento) svolge un ruolo centrale. Tutte le
caratteristiche pratiche, culturali e cognitive di questo media
derivano dal fatto che la connessione degli elementi (linking) crea
un nuovo mondo di connessioni e di scelte per il lettore.
Lipertesto pu essere pi propriamente definito come una forma
di scrittura multisequenziale o multilineare pi che non lineare.20
Volendo trarre alcune conseguenze dalla definizione di ipertesto
che Landow propone, possiamo affermare che esso rompe i
canoni tradizionali della testualit cartacea almeno rispetto a due
parametri fondamentali:
- l'organizzazione e la gerarchia interna delle parti del testo;
- la trasformazione del rapporto tra autore e lettore.
Per ci che riguarda il primo tema, si passa da un strutturazione
lineare, improntata a un ordine successivo e in ultima istanza
temporale del racconto o dell'argomentazione saggistica, a una
struttura a rete, dove prevale l'elemento spaziale,
nell'organizzazione del testo e delle sue parti. Un testo
tradizionale dominato dalla logica della successione ordinata e
unidirezionale degli elementi: viene letto da pagina 1 a pagina
200, gli elementi significanti che lo compongono sono disposti in
una configurazione ordinata gerarchicamente, definita una volta
per tutte e immodificabile. Nell'ipertesto un tale ordine del
discorso completamente sovvertito.
Esso si presenta come una rete elementi significanti, di lesse, che
strutturalmente prevede la possibilit di molteplici attraversamenti.
Lo spazio della scrittura elettronica un continuum infinitamente
modificabile e modulabile sulla base delle esigenze del lettore. Pi
insieme di brani di testo tra cui sono definiti legami che consentono al lettore
differenti cammini (T.H. Nelson, Litteray Machines 90.1, Muzio, Padova
1992, p. 2).
19
V. Bush, Come possiamo pensare, in T.h. Nelson, Litterary machines 90.1,
cit.
20
G.P. Landow, The Digital Word and Digital Image - The Electronic Text,
in Victorian Poetry on the Web?, Conferenza elettronica consutabile presso il
sito della Brown University http://www.stg.brown.edu/ (tr. del curatore).
9

che come una catena di significanti come vogliono la


semiotica e la linguistica l'ipertesto si presenta per cos dire
come un ambiente cognitivo a dimensioni multiple, dove elementi
linguistici, grafici, visivi e sonori si intersecano in una struttura a
rete (network). Un tale ambiente cognitivo prevede, inoltre, una
tipologia di interazione tra i diversi media, che presenta
caratteristiche molto differenti da quel minimo livello di
multimedialit (laccoppiamento di testo e immagine) che pu
essere contenuto in un testo di natura tradizionale. Si tratta di
utilizzare e mixare, in maniera appropriata, i differenti media.
Per evocare uno stato danimo in un libro tradizionale non si pu
che ricorrere a un descrizione; in un ipertesto o in un ipermedia,
uno stato danimo pu essere evocato attraverso la musica, oppure
attraverso un particolare colore dello sfondo dello schermo. I
codici e la comunicazione di un ambiente cognitivo a dimensioni
multiple sono molto differenti da quelli di un libro tradizionale, e
soprattutto non sono ancora stati indagati. La tensione narrativa,
per esempio, in un testo tradizionale viene mantenuta alta
dallautore, attraverso una sapiente distribuzione degli elementi
lungo lo svolgersi delle pagine. In ambiente cognitivo a
dimensioni multiple, dove leuristica della scoperta prevale
sullanalitica dellaccumulazione delle conoscenze, possibile
che la tensione narrativa vada mantenuta alta attraverso un
potenziamento del carattere interattivo della trama. Come in un
adventure game, sono lesplorazione dellambiente, le scoperte
successive che il fruitore realizza allintero della realt virtuale
dellipermedia, che possono tenerlo legato alla fruizione di un
testo che ha perso la caratteristica successiva della narrazione
tradizionale.21
Inoltre, come ha notato Jay David Bolter Se tutti i testi sono, in
ultima analisi, reti verbali, il computer il primo mezzo in grado
di registrare e presentare queste reti a chi scrive e a chi legge.22
Ma se l'ipertesto sovverte la gerarchia e l'ordine interni del testo
cartaceo, trasforma in maniera radicale anche il rapporto tra
autore e lettore.
Il lettore di un ipertesto non pu pi essere un lettore
dimezzato, passivo, ma per definizione un lettore attivo;
In questa direzione di analisi si muove lo studio di E.I. Aareseth, Cybertext,
Johns Hopkins Univesity Press, Baltimore,1997.
22
J.D. Bolter, Lo spazio dello scrivere, cit., pp.31-32.
21

10

infatti il lettore che sceglie il percorso secondo il quale


attraversare l'ipertesto, il lettore che rende attiva la trama di un
ipertesto creativo. Nota George Landow: L'ipertesto, che crea un
lettore attivo, addirittura invadente, porta questa convergenza di
attivit ancora pi vicino al suo compimento; ma cos facendo
usurpa il potere dell'autore, gliene toglie una parte e la affida al
lettore.
Un chiaro segno di questo trasferimento di prerogative si
manifesta nella possibilit da parte del lettore di scegliere il suo
cammino attraverso il metatesto, di annotare testi scritti da altri e
di creare collegamenti fra documenti scritti da altri. L'ipertesto non
permette al lettore attivo di cambiare il testo prodotto da un'altra
persona, ma abbrevia la distanza fenomenologica che separa i
singoli documenti tra loro nei mondi della stampa e del
manoscritto.23
Se si considerano alcuni esempi di ipertesto creativo, quali quelli
che vengono presi in esame da Landow, in particolare nei capitoli
6 e 7 di Lipertesto,24 si pu comprendere la portata di questa
trasformazione: autore in un ipertesto non solamente chi
definisce linsieme delle lesse che lo compongono, autore chi
realizza la struttura elettronica dellipertesto, chi compone i suoni
che lo costituiscono, chi realizza le immagini o i filmati che lo
accompagnano e autore allo stesso modo il lettore che ogni volta
attraversa la rete di questo ambiente cognitivo in una maniera
differente dalla precedente; per questo non solo necessario
riconfigurare il ruolo dellautore allinterno dello spazio
ipertestuale, ma necessario ripensare la scrittura nei termini di
una scrittura in collaborazione,25 cio un forma di scrittura che
vede la collaborazione dellautore, del lettore, del tecnologo e
delleditore, secondo una schema di interazione radicalmente
differente rispetto alla triade gutenberghiana autore, editore,
lettore.

4.5 La teoria della convergenza

G.P. Landow, Lipertesto, cit., p. 127.


Si veda a questo proposito A. Cadioli, Il critico navigante, pp. 83-92.
25
G.P. Landow, Lipertesto, cit., pp. 142-155.
23
24

11

La frammentazione e l'indefinibilit dei confini di un ipertesto, la


sua struttura costituita da un insieme di lesse infinatmente
riconfigurabili dal lettore, non costituiscono in s un elemento
intrinsecamente rivoluzionario nel campo della teoria della
letteratura: come ha ben dimostrato Bolter,26 sono molti gli esempi
tanto nel campo saggistico - si pensi solamente alle Ricerche
filosofiche di Wittgenstein -,27 quanto nel campo della narrativa di
autori Joyce nellUlisse e in Finnegans Wake, Borges in
Finzioni28, fino allo sperimentalismo di Queneau, Calvino e Marc
Saporta -29 che hanno cercato nel corso del Novecento di evadere
dalla tradizionale struttura successiva e monologica del testo.
Ci che radicalmente nuovo, il fatto che mentre prima della
rivoluzione digitale questi tentativi potevano essere considerati
come esperimenti pionieristici di unlite intellettuale, oggi
lipertesto in quanto tecnologia della scrittura - sta diventando il
principale strumento di creazione, produzione e diffusione delle
cultura, del sapere, e delle informazioni. Inoltre, e qui veniamo
allassunto teorico che guida molte delle riflessioni di Landow, le
nuove tecnologie della scrittura sembrano convergere,
incorporare, e mettere in pratica quanto la teoria letteraria - la
"teoria critica" per utilizzare l'espressione di Landow - ha da
tempo suggerito. Si tratta della teoria della convergenza. Le pi
significative acquisizioni della critica letteraria e dell'estetica
contemporanea- per fare solo alcuni esempi, Barthes, Foucault e
Deridda cos come James Hillis Miller30 e Franois Lyotard - non
fanno che costruire l'infrastruttura teorica sulla quale il nuovo
spazio della scrittura ipertestuale stato edificato. Teoria critica
post-strutturalista e nuove tecnologie "convergono", infatti, nel
momento in cui entrambe mettono in discussione il sistema
gutenberghiano di creazione, trasmissione e diffusione dei saperi e
insieme, ma soprattutto, i grandi quadri di riferimento
epistemologici che al sistema di Gutenberg fanno riferimento: i
J.D. Bolter, Lo spazio dello scrivere, cit., p. 146-151, 166-186.
Particolarmente interessante su questo tema l'analisi della struttura
compositiva delle Ricerche filosofiche di Wittgenstein condotta da G.P.
Baker e P.M.S. Haker nel loro Wittgenstein: Understandig and Meaning,
Univesity of Chicago Press 1980, pp. 23-26.
28
H.L. Borges, Finzioni, Feltrinelli, Milano 1962.
29
M. Saporta, Composizione n. 1, C.M., Lerici 1962.
30
J.H. Miller, Fiction end Repetition: Seven English Novels, Harward
Univesity Press, Cambridge 1992.
26
27

12

concetti di testo, autore, lettore, scrittura, narrativa, storia della


letteratura ed educazione, linearit, soggetto.
Le nuove tecnologie della scrittura ci offrirebbero quindi, ancora
una volta, la possibilit di mettere alla prova, di saggiare limiti e
possibilit
della
Welthanschauung
postmoderna.
Una
impostazione, questa, che, come sappiamo, condivisa da molti
dei teorici della cultura cyber.31 Analizziamo pi in dettaglio
largomentazione di Landow.
Roland Barthes, Michel Foucault e Jaques Derrida, da punti di
vista differenti e partendo da approcci teorici per molti versi
divergenti - strutturalista, genealogico, decostruzionista - hanno
sostenuto la necessit di rompere con i tradizionali canoni della
testualit, mettendo il discussione in particolare i concetti di
autore, lettore e linearit del testo. Barthes in S/Z32 - unanalisi
critica della novella di Honor de Balzac Sarrasine - ha messo
alla prova una struttura saggistica di tipo multilinare: il testo di
Balzac infatti suddiviso da Barthes in 561 blocchi di
significazione o lesse, con i quali sono intrecciate le 93 lesse
che compongono il commento di Barthes medesimo; inoltre,
nellappendice vengono suggeriti percorsi alternativi di ingresso
nel testo e rimontaggi della struttura delle lesse, suggeriti dai temi
che vengono analizzati nel racconto. Lintento di Barthes quello
di liberare la pluralit del testo e dimostrare come la "tecnologia
del libro incatena la molteplicit dei suoi significati a una
struttura fissa scandita dalla successione delle pagine, mentre il
testo vive nella pluralit dei suoi rimandi, vive come rete di
significanti infinitamente aperti allinterpretazione.33 La testualit,
secondo Barthes, non chiusa ma aperta, necessario liberare il
lettore dalla sua condizione di minorit, una condizione prodotta
da una forma di testualit rigida che esclude il fruitore dal piacere
del testo e lo condanna a esprimere puramente un giudizio di
approvazione o di condanna rispetto a un universo di significato
predeterminato. La testualit ideale che Barthes suggerisce
una testualit che si esprime secondo percorsi molteplici, una
testualit aperta e perpetuamente incompiuta, descritta dai termini
di collegamento, nodo, rete, tela e percorso.34
Per esempio S. Turkle, La vita sullo schermo, cit., pp. 3-35
R. Barthes, S/Z, Einaudi, Torino 1970.
33
Ivi, p. 13.
31
32

13

Allo stesso modo Foucault, ne LArcheologia del sapere, sostiene


che il testo caratterizzato dallessere infinito. Esso non mai un
universo di significato chiuso. Il testo viene definito da Foucault
come un meccanismo di rimandi,35 una struttura di collegamenti
ad altri testi, che vive solamente nella rete di libri e nelle
corrispondenze di significato che si stabiliscono tra i testi
medesimi. Solo concependo il testo in questo modo possibile
comprendere e smascherare le ideologie, i nessi genealogici di
unopera con il sistema sociale e politico e con i rapporti di potere
e di domino che vengono veicolati o implicitamente incarnati da
un testo. Ma il principale teorico post-strutturalista con il quale
dialoga Landow, spesso assumendone in toto le posizioni
teoriche, il filosofo francese Jacques Derrida, il padre del
decostruzionismo.
La filosofia di Derrida fornisce, infatti, il punto appoggio teorico
pi significativo alle teorie dell'ipertesto. La centralit del testo, il
logocentrismo e il fonocentrismo che caratterizzano la nostra
cultura, incarnano il verbo della metafisica. Incarnano, cio, lidea
dellesistenza di un originale, di un senso definito una volta per
tutte, di un soggetto e di un verit con la V maiuscola. Ora, una
tale forma di testualit, che incorpora lidea metafisica
dellesistenza di una verit assoluta, deve essere decostruita e la
scrittura, cos come la testualit, in questa operazione di
decostruzione assumono un significato nuovo. Ogni testo per
Derrida costituisce una illimitata disseminanzione, ogni testo per
sua natura decontestualizzabile. Esso vive solo nella iterabilit
infinita, nellimpossibilit dellassegnazione definita di una
destinazione o di un senso compiuto, sempre rinvio (il link nel
linguaggio ipertestuale?), traccia di una assenza.
Il testo disseminato,36 decostruito e ridotto a brandelli di Derrida,
la teoria della fine del libro, insieme a quella della fine della
In questo testo dice Barthes le reti sono multiple e giocano tra loro
senza che nessuna possa ricoprire le altre; questo testo una galassia di
significanti, non una struttura di significati; non ha inizio; reversibile; vi si
accede da pi entrate di cui nessuna pu essere decretata con la certezza la
principale; i codici che mobilita si mobilita a perdita d'occhio, sono
indecidibili [...]. All'interno di questo testo assolutamente plurale possono
esistere per cos dire dei sistemi di senso dominanti essi possono certo
impadronirsi del testo stesso ma il loro numero non mai chiuso,
misurandosi sullinfinit del linguaggio (Ivi, p. 11).
35
M. Foucault, L'archeologia del sapere, Rizzoli, Milano 1980, p.32.
36
J. Derrida, La disseminazione, Jaka Book, Milano 1989.
34

14

scrittura lineare, da lui teorizzata in Della grammatologia, 37


incarano per Landow l'acquisita consapevolezza, da parte della
teoria critica, della necessit dell'abbandono di una logica lineare,
non solo nel campo della testualit ma anche in quello dei
paradigmi epistemologici che reggono tale nozione di testualit.
Non esiste una versione finale e definitiva di un testo elettronico,
esso mobile per definizione, fluttuante nello spazio virtuale
dell'interfaccia di un computer. Il testo elettronico, lipertesto,
decostruito per definizione. Esso non si presenta come un'Autorit
da rispettare e glossare, bens come una rete da navigare. Una rete
di significanti e significati che possono essere manipolati e
modulati, criticati, annotati e decontestualizzati, rimontati
all'interno di una logica altra, di una struttura culturale differente.
L'ipertesto inserito in una rete di rimandi, di lesse che ne aprono
i contorni e i confini; una rete di lesse che permette per
definizione che venga fruito in maniera multipla e modulabile
rispetto alla cultura del suo utente.
La cultura del Testo, il suo essere Verbo e Codice tassonomico,
Autorit, nello spazio della scrittura elettronica abolita e
sostituita da un testo molteplice, multiculturale e non tassonomico.
Ci che accade alla nozione di testo analogo a quanto accade al
modello di soggettivit: non vale pi, infatti, come ha messo in
rilievo Donna J. Haraway,38 il modello di soggettivit classico,
quello che identificava il soggetto in generale con un particolare
tipo umano: uomo, bianco, maschio, occidentale, eterosessuale,
escludendo in questo modo tutti i soggetti altri. Allo stesso
modo, necessario mettere in discussione anche la nozione
"metafisica" di testo, che sta alla base non solamente della cultura
occidentale ma che anche il cardine dei metodi tradizionali di
produzione, trasmissione e divulgazione della cultura.
La messa in discussione della nozione di autore, di testo e di
propriet intellettuale; la scrittura in collaborazione,39 resa
possibile dai nuovi media telematici; la possibilit di consentire un
accesso pi democratico e soprattutto quantitativamente molte
maggiore all'istruzione universitaria e alla cultura alta; la
possibilit di mettere in rete i centri universitari di formazione e
J. Derrida, Della grammatologia, Jaka Book, Milano 1969, p. 101-102.
Si vedano il capitolo 3 del presente volume e D.J. Haraway, Manifesto
Cyborg, cit., pp. 39-101.
39
Cfr. G.L. Landow, Lipertesto, cit., 142-154.
37
38

15

i nodi di produzione della cultura, rappresentano unopportunit


concreta di aprire quel nuovo spazio di civilizzazione che Pierre
Lvy, come abbiamo visto nel Capitolo 2 del presente lavoro,
definisce spazio ipertestuale del sapere.40 Uno spazio cognitivo
dove, attraverso il continuo scambio dei saperi e attraverso un
processo ininterrotto di mediazione e di ridefinizione dei valori, si
possa approdare a una nuova forma di democratizzazione della
cultura.
Un tale ottimismo per, a volte esagerato, proprio pi dei
tecnologi che dei teorici della critica.
I teorici postmoderni, infatti, in particolare Derrida, sembrano
essere attanagliati da una forma di malinconia nostalgica, da una
sorta di estasi del negativo: la fine del soggetto della filosofia
classica ototocentesca spesso vissuta e presentata come la fine
del soggetto tout court; la fine della testualit lineare come la fine
della testualit. Unimpostazione critica che spesso confina con la
sfiducia nella possibilit, dopo la decostruzione, dopo la
demolizione critica dei modelli culturali esistenti, di costruire un
modello alternativo. Alla malinconia della teorici della critica fa da
contraltare l'entusiasmo a volte eccessivo dei pionieri delle nuove
tecnologie. Il progresso sembra per loro non ammettere limiti. La
nuova testualit elettronica permetterebbe di lasciarci alle spalle la
nostalgia per un modello culturale che non regge alle sfide della
postmodernit, e dedicarci cos alla definizione di nuovi modelli
plurali di produzione, trasmissione e diffusione del sapere.
Da Landow, cos come da molti altri teorici dellipertestualit,
vengono infatti messe in rilevo le potenzialit creative, euristiche e
didattiche delle applicazioni dei nuovi media agli studi letterari: in
particolare, le potenzialit eversive della scrittura e della didattica
elettronica rispetto ai canoni e ai paradigmi disciplinari
tradizionali. Ma qui la teoria della letteratura lascia il campo ed
entra in giuoco la politica, perch di un problema politico, di
gestione politica delle nuove tecnologie, in ultima analisi si tratta.
Il problema chi controlla il testo; nel caso del testo elettronico, il
problema di chi controlla i media elettronici di produzione,
trasmissione e diffusione del sapere letterario. Lalternativa tra
un modello democratico e uno autoritario, o nella migliore delle
P. Lvy, Lintelligenza colletiva, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 137-146,
175-217.
40

16

ipotesi litista e oligarchico: sfruttare le nuove tecnologie per


ampliare la formazione, l'educazione e le possibilit di messa in
rete di culture ed esperienze differenti, oppure trasformare le
nuove tecnologie ipertestuali in uno strumeento di controllo e di
esclusione? Una domanda senza risposta, ma che scontorna un
problema che diverr centrale nelle nostre societ neotecnologiche ad alto tasso di interconessione elettronica: il
problema del controllo democratico sui nuovi media della societ
dellinformazione.
Il modello a rete dellipertesto non si applica solamente al campo
degli studi letterari ma tende a divenire un modello per linsieme
del corpo sociale. Gli elementi della societ contemporanea
virtualizzata, infatti, - come ha ben notato Pierre Lvy nel suo Il
virtuale41 - l'impresa, la cultura, l'informazione, le nuove comunit,
sono come le lesse che compongono un ipertesto nella rete. Esse,
in quanto virtuali, non sono pi localizzabili con precisione, come
lo erano nella loro solo solida fissit e attualit, ad esempio, le
imprese fordiste. I mattoni di base della nostra societ virtualizzata
sono nomadi, dispersi, e la pertinenza della loro posizione
geografica, della loro materialit e fisicit ridotta. Per questo il
processo di virtualizzazione della nostra societ pu essere
paragonato alla transizione dal testo allipertesto. Il testo attuale, il
libro di carta che tengo in mano in questo momento, ha una sua
fisicit che occupa una porzione definita dello spazio fisico. Un
ipertesto la virtualizzazione di questo testo attuale. E'
unorganizzazione virtuale di lesse che possono di volta in volta
attualizzarsi in una pluralit di lingue, di versioni e di edizioni, in
una miriade di vesti grafiche e di percorsi di lettura che sono tutti
virtualmente presenti nella sua struttura ma mai attualmente
presenti insieme al lettore.
Lipertesto collocato nella rete telematica globale occupa
virtualmente una porzione della rete della memoria di questo o di
quel computer, deterritorializzato, fuori dalla dimensione del
qui e ora, cos come noi la conosciamo, e proprio questa sua
virtualizzazione gli fornisce una possibilit di trasmissione del
sapere, di comunicazione e di nuove forme di fruizione e
manipolazione, impensabili rispetto al testo cartaceo.

41

P. Lvy, Il virtuale, cit., 1997.


17

Si aperto un nuovo spazio della scrittura, con i suoi rischi e le sue


opportunit, che coincide con, e ad un tempo simbolizza, la
transizione dall'analogico al digitale di un'intera societ.
Afferma Lvy: Deterritorializzato, interamente presente in
ciascuna delle sue versioni, delle sue copie, delle sue proiezioni,
sprovvisto d'inerzia, ubiquitario abitatore del cyber-spazio,
l'ipertesto contribuisce a produrre qua e l degli eventi di
attualizzazione testuale, di navigazione e di lettura. Solo questi
eventi sono situati in senso proprio42.
Questa , che ci piaccia o no, la nuova realt con la quale
confrontarsi, non solo per ci che riguarda lo statuto
epistemologico dei testi ma, come abbiamo visto, anche per ci che
riguarda l'economia, la comunicazione, le relazioni comunitarie.

42

P. Lvy, Il virtuale, cit., p. 9-10.


18